Progetti

Alberto Ferraresi *

Il percorso dalla città al sito di progetto permette di comprendere meglio perché i progettisti considerino la torretta d’ingresso, per altro nemmeno troppo alta, elemento capace di attribuire all’intervento una precisa connotazione civica: l’edificato della periferia di Melbourne è ripetitivamente basso, più esteso in pianta che non in alzato, immerso nella natura che spesso ingloba gli edifici e, se consideriamo pure il cielo sempre terso, sovrastante l’edificato, il tutto appare ancora più schiacciato a terra. Ad eccezione di questo volume appena più accentuato, per verticalità, ri-

kerstin thompson architects

Carrum Downs Police Station a Melbourne

Vista del fonte principale.

spetto allo sviluppo tipico del progetto, le dimensioni dell’intervento si allineano a quelle dell’intorno costruito, rifuggendo di alcuni metri il margine stradale e il suo traffico. La veste esteriore della centrale di polizia di Carrum Downs cerca al contrario di ridurre la distanza con la comunità, scegliendo la familiarità del rapporto fra persone e mattone quale strategia predominante. L’idea di stabilità, di equilibrio, e in definitiva di rassicurazione, indotta inconsciamente dall’uso del materiale noto a tutti e sempre radicato al suolo, il laterizio, non rinuncia a ricercare esiti accattivanti, capaci anche di incuriosire il passante e di invitarlo a entrare. L’abbinamento di due colori contrastanti, e di finiture superficiali pure opposte, lucide e ruvide, cattura

The brick assumes the primary role: symbolically, creating the material sense of buildings of a small town, made within the new police station, and then physically, constituting the functional blocks of the building, however, open to sharing solutions instead of spaces segregation

l’attenzione sotto gli effetti della luce diurna; la notte invece esalta la trama delle porzioni di parete hit and miss, come scrivono gli elaborati grafici in lingua originale, permettendo all’illuminazione artificiale giochi d’ombra fra interno ed esterno. All’interno, la necessità funzionale di accorpare più funzioni diverse è risolta in modo aperto, per così dire, a volte proprio con soluzioni open space, cercando di uscire dalla logica scatolare di specifiche stanze in cui rigidamente espletare specifiche mansioni, creando una atmosfera lavorativa più partecipata e orientata al lavoro di squadra. La stazione di polizia è pensata come una piccola città: gli spazi programmaticamente distinti, sono caratterizzati ciascuno dal colore e dalla propria matericità, come se fossero edifici, ciascuno adottando uno specifico tipo di mattone, distinto per finitura, colore e tipo di esecuzione della fuga fra i conci. Raramente una realizzazione applica un materiale in modo così pervicace, a base della strategia compositiva: in questo caso gli stessi schemi del layout di progetto richiamano visivamente i mattoni, di colori differenti, composti ordinatamente a terra. In essi appare evidente come il tipo di città prescelta appartenga a un modello urbano ben specifico, in cui gli spazi pedonali pubblici assumono forme e modi peculiari: gli schemi ricordano quelli veneziani di David Chipperfield per l’ampliamento del cimitero di San Michele in Isola, a loro volta citazioni del progetto di Le Corbusier per il nuovo ospedale di Venezia; entrambi i lavori reinterpretano i rapporti più tipici dello spazio pubblico del centro storico veneziano. Nella stazione di polizia anche i percorsi, come in città, in talune intersezioni localmente s’allargano, a creare piccole piazze. In corrispondenza di alcuni crocevia, proprio come a volte avviene nei quadrivi dei centri metropolitani in favore di sole, irrompono perentoria-

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CIL 155

di finitura superficiale e di pieni/vuoti si gioca la dinamica composizione degli affacci principali.Nei contrasti di colore. L’area dell’intervento e il suo immediato intorno. La torretta d’ingresso attribuisce all’edificio la sua connotazione civica. 31 CIL 155 .

Victoria (Australia) Committente: Victoria Police Progettazione architettonica: Kerstin Thompson Architects Cronologia: progetto 2008/2010.La parete hit and miss regala pretesti scenografici all’illuminazione artificiale.225 m2 Fotografie: Peter Bennetts Il dettaglio costruttivo della parete traforata.800 m2 Area di progetto: 4. 32 CIL 155 . Scheda tecnica Collocazione: Ballarto Road. Carrum Downs. realizzazione 2010 Superficie coperta: 1.

33 CIL 155 .

La parete hit and miss (letteralmente si può forse tradurre: ora si tocca. in cui «i quartieri sono le storie. appena oltre la recinzione. senza uso di malte. è realizzata con sistema di posa regolare dei mattoni «a secco». libero professionista 34 CIL 155 . con richiami spaziali alla città storica europea. Le tonalità calde prescelte accrescono il senso di familiare rassicurazione offerto dalle pareti laterizie. aiutano ad accrescere nel fruitore il senso di orientamento all’interno della piccola città. ora manca). sostenuta tramite una intelaiatura metallica celata alla vista dall’esterno. mente tagli di luce naturale. e di identità. Diversi colori e. edifici. fuori. Mediante i traguardi visivi offerti dalla soluzione traforata di porzioni della parete perimetrale. Riesce nell’architettura quanto Alessandro Baricco ha costruito nel suo City. Lo schema di base della distribuzione interna. ¶ * Alberto Ferraresi La planimetria generale di progetto. metaforicamente.Ad ogni edificio della piccola città interna corrisponde un proprio colore e finitura superficiale del mattone. lo sguardo vede Melbourne. Architetto. da corti ricavate nel perimetro d’intervento. le strade i personaggi».

35 CIL 155 .Il più conviviale degli open spaces organizzati all’interno della centrale.

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