Corriere della Sera Venerdì 18 Aprile 2014

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Tempi liberi 37

Futuro Le suggestioni di «Transcendence». I programmi di ricerca europei e americani Primi dati

«Fra 10 anni un pc da 1.000 dollari avrà le stesse capacità del cervello»
MAIL
1 Evitare di avere più account: non ci mette al riparo dagli scocciatori 2 Imparare a riconoscere l’importanza di una mail dal mittente e dall’oggetto 3 Non rispondere alle mail che non necessitano risposta (evitiamo di mandare un messaggio solo per dire Grazie, ricevuto) 4 Evitare le abbreviazioni: una mail non è un messaggino. E pretendere lo stesso dagli altri 5 Non allegare file pesanti: è stata inventata una fantastica cosa che si chiama «we transfer,» ci eviterà EJ QBTTBSF PSF B mTTBSF lo schermo nell’attesa DIF JM EPXOMPBE TJB mOJUP

La tv e Twitter Le serie italiane non cinguettano I talent sì
La tv vola su Twitter. E se cinguettare e fare zapping vanno ormai di pari passo, ora, con il Twitter Tv Ratings di Nielsen (da poco sbarcato in Italia) è possibile sapere con che frequenza gli utenti/spettatori scrivono/pronunciano durante una partita importante o durante la finale del Grande Fratello. Una manna per chi fa e vende pubblicità. Secondo le statistiche di Blogmeter di Vincenzo Cosenza, in Italia, è Amici di Maria de Filippi a vincere nella classifica della tv social. Svetta dunque il talent show, seguito dai programmi di attualità. Mentre faticano ad entrare in classifica le serie. Si tratta di un dato in contrasto con la realtà americana, dove ormai gli sceneggiatori usano Twitter per valutare gli sviluppi del copione. Ma che ha una spiegazione logica secondo Giorgio Simonelli, docente di giornalismo radiofonico e televisivo: «Le nostre fiction hanno una struttura narrativa molto diversa da quelle americane, sono più popolari e dunque meno adatte alla discussione. Ma si tratta di una realtà in evoluzione».

Il film con Johnny Depp e i passi (reali) della scienza

E

se il sogno della vita eterna si realizzasse non attraverso una Fonte della giovinezza o un Sacro Graal, ma per mezzo della tecnologia? Se i nostri pensieri, ricordi, esperienze e personalità potessero essere «riversati» dentro un super-computer per superare il decadimento del corpo fisico e persino la morte? Su questi presupposti si basa Transcendence , il nuovo film con Johnny Depp arrivato ieri nelle sale italiane. Una storia di fantascienza, ovviamente. Ma una storia i cui presupposti non sono (del tutto) campati in aria, benché si parli di tecnologie che allo stato attuale sono embrionali, anzi più teoriche che reali. Depp nel film è Will Caster, un guru dell’intelligenza artificiale che lavora su un «computer senziente» chiamato Pinn (Physically Indipendent Neural Network). Un gruppo terrorista neo-luddista lo avvelena con il polonio e nel mese di vita che gli rimane, la moglie (e sua partner nel lavoro), aiutata da un amico neurobiologo, «travasa» la mente del marito all’interno di Pinn. Will, dopo la morte, ritorna «in vita» sotto forma di bit. «Oggi non siamo neanche lontanamente in grado di poter tentare una cosa del genere — spiega il futurologo David Orban —, ovvero analizzare, memorizzare e sintetizzare una persona e risvegliarla in un ambito non biologico per poi e produrre il

Il film Un’immagine di Transcendence, di Wally Pfister con Johnny Depp protagonista

non va a finire benissimo. Prima di spaventarci, è bene ricordare che oggi non sappiamo se e come delle macchine dalla capacità «super-umane» riusciranno anche a dotarsi di autocoscienza. «Tra gli addetti ai lavori — spiega Orban, che è anche advisor della Singularity University, ente di ricerca e formazione californiano che si occupa proprio di questi temi “di frontiera” — sempre meno dicono che non accadrà mai. Sulla data i maggiori consensi si con-

centrano sui decenni tra il 2030 e il 2050». Per evitare la fine di Terminator, allora è meglio — conclude Orban — far esercizio con le Intelligenze artificiali: «Con rispetto ed empatia porremo le premesse per evitare futuri conflitti uomo-macchina». Potete allenarvi con gli assistenti vocali del vostro smartphone, tipo Siri o Cortana. Per Hal 9000 in salotto c’è ancora un po’ di tempo.

Paolo Ottolina
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M. Ser.
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bb Upload della mente
«Fare un upload della mente? Per ora abbiamo mappato i neuroni del topo»

bb Computer quantistici
«Sullo schermo si vedono macchine quantistiche: la prima, il D-Wave, è già stata venduta»
su Facebook, Caio ti sta seguendo su Twitter, o simili) e mi ha permesso di aumentare la concentrazione per un lasso di tempo più o meno lungo migliorando l’attività svolta in quel momento», avverte Ziccardi. Per disintossicarsi, importante è anche tenersi alla larga dalle discussioni politiche ed evitare replicare ai flame (i messaggi provocatori). Il rischio è finire in mezzo a una tempesta di risposte e contro risposte (con relative notifiche) e essere dati in pasto ai troll. Che dire poi della tempesta perfetta di mail che ogni giorno ci investe? Qui il consiglio per rispettare e farci rispettare è di tipo puramente pratico. «Basta non rispondere alle mail che non necessitano risposta (ad esempio: evitiamo di mandare un messaggio solo per dire Grazie, ricevuto)». Non importa se saremo poco educati. Avremmo fenomeno dell’autocoscienza in una macchina». Per fare un «upload della mente» troppo poco si conosce del cervello umano e dei suoi meccanismi. Però, come ricorda Orban «siamo arrivati a mappare i neuroni del topo. In una configurazione statica. Poi si tratterà di catalogare le connessioni tra i neuroni, le loro attività, per delineare via via modelli più complessi». E in futuro passare all’uomo. Una strada a cui dovrebbero contribuire i progetti pubblici per mappare il cervello umano avviati sia nell’Unione Europa (Human Brain Project) che negli Stati Uniti (Brain Initiative). L’altro problema è quello della potenza di calcolo necessaria per replicare quella dei neuroni. Ma questo è un ostacolo più facile da superare. Secondo alcune stime, nel 2025 un computer da 1.000 dollari, dunque alla portata di tutti, avrà capacità pari al cervello umano. Nel film si vedono in azione computer quantistici, con potenzialità molto superiori agli attuali elaboratori digitali (basati sui bit, ovvero sui numeri «0» e «1»): la prima di queste macchine, il D-Wave, è stata commercializzata l’anno scorso. Un’esplosione di potenza che potrebbe portare al concetto di «singolarità tecnologica»: un punto della Storia in cui il progresso tecnologico accelera oltre la capacità di comprendere e prevedere degli esseri umani. Ovvero la nascita di un’intelligenza superiore a quella umana. Un tema ampiamente battuto dalla fantascienza: solo per limitarsi al cinema, come non citare Hal 9000 (2001: Odissea nello Spazio), Skynet (Terminator) o le macchine di Matrix. In queste narrazioni per l’essere umano

Le due tribù Il 59% della popolazione è composto da «dipendenti tecnologici non patologici» mentre l’altra grande categoria è quella dei «tecnofili moderati»
guadagnato secondi preziosi per vivere. Un lusso non da poco. E che sia chiaro, se durante la lettura non vi siete interrotti e distratti è solo per i vostri sensi di colpa. Ed è ora di ammetterlo con voi stessi e di fronte al mondo. Dedicate ormai più tempo al vostro smartphone che agli altri. E questo non è per nulla carino.

Marta Serafini @martaserafini seigradi.corriere.it
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