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Octave MIRBEAU, Il portafoglio (1902)

(traduzione di Fausto Valsecchi, 1914)

Personaggi :

GIOVANNI GUENILLE.

IL DELEGATO DI PUBBLICA SICUREZZA.

GEROLAMO MALTENU.

PRIMO AGENTE.

SECONDO AGENTE.

FLORA TAMBOUR.

La scena avviene a Parigi, - nell’ufficio del delegato di pubblica sicurezza,


ai nostri giorni.

UN UFFICIO DI DELEGATO DI PUBBLICA SICUREZZA.

All’alzarsi del sipario, la scena è vuota. Une lampada a gas, semispenta,


spande nella stanza oscura tappezzata di carta verde, come una luce
triste di candela. Mobilio ordinario degli uffici di polizia... Sui muri, affissi,
manifesti, decreti. A sinistra, un vecchio divano... Si odono andirivieni e
grosse voci nelle quinte.

SCENA PRIMA

IL DELEGATO, GEROLAMO MALTENU

Il delegato entra da destra, seguito da Maltenu, il quale subito, umile,


premuroso, va a girare la chiavetta della lampada e fa luce... Il delegato è
in cilindro e soprabito dal bavero di pelliccia... sciarpa intorno al collo,
scarpe di vernice...

IL DELEGATO. Maledetto tempo !... questo a parte... nulla di nuovo, signor


Maltenu ?

MALTENU. Niente, signor Commissario...

IL DELEGATO. Niente davvero ?...

MALTENU. Dio mio !... Alcuni giornalisti venuti per informazioni...

IL DELEGATO. Per l’affare Le Franchart ?... Siete stato amabile ?...

MALTENU. Disgustoso d’amabilità, signor delegato...

IL DELEGATO. E questo è tutto ?

MALTENU. Qualche vagabondo, come sempre... qualche rissa senza


importanza... qualche furto... qua e là...
IL DELEGATO. Benissimo.

MALTENU. Poco movimento, insomma...

IL DELEGATO. Perfettamente...

MALTENU. In questo periodo, Parigi gode della più gran tranquillità...

IL DELEGATO. Tranquillità superficiale, signor Maltenu... Ci sono dei vulcani


che rumoreggiano nel profondo... Non è venuto nessuno a chiedere di
me ?

MALTENLI. Nessuno... (Pausa, durante la quale, il delegato pone sopra la


sedia il suo bostone e la sua sciarpa appena levata.) È stato un successo ?

IL DELEGATO. Che cosa ?

MALTENU. La prima rappresentazione al Vaudeville ?

IL DELEGATO. Così !... Bella sala però... bellissima sala... belle donne...
sempre le stesse... il re dei Belgi...

MALTENU (entusiasta alzando gli occhi al soffitto). Ah ! il teatro !...

IL DELEGATO. Peuh !... (Togliendosi il soprabito che appende a un


attaccapanni e mostrandosi in abito da sera.) Molto ingannevole, il teatro...
trovo che il teatro si trascina, signor Maltenu, in ripetizioni faticose... in
banalità... oziose... Non si affronta abbastanza apertamente la questione
sociale, che diavolo !...

MALTENU. Ah ! Se noi facessimo un poco di teatro... noi che viviamo con la


questione sociale... costantemente ?...

IL DELEGATO. Maritalmente... quasi.. si può dirlo... Perbacco ! (Posa il


cappello sulla scrivania, davanti alla quale si siede... compulsando alcune
carte.) Sentimento... Scappatelle... adulterio... t’adoro... prendimi... dammi
le tue labbra... fin che se ne vuole... Ma riforme... idee... mai...
MALTENU. Non fa pensare... il teatro...

IL DELEGATO. No... fa... (A un gesto pudico di Maltenu.) Perfettamente !...


(Stropicciandosi le mani.) E se non ci fosse la sala... le donnine della
sala ?... Dico io... che volete, Maltenu... bisogna farsi una ragione... quando
non ci sono tordi... si mangiano le gru... (Ride.)

MALTENU (pure ridendo). Sfido io !

IL DELEGATO (guardando la pendola della caminiera). Un’ora meno un


quarto... sapristi !... Sapete che stasera non ho bisogno di voi, Maltenu...
Debbo lavorare... Via, buona notte...

MALTENU. Buona notte, signor delegato... (fa per uscire... voltandosi.)


Signor delegato ?... (Il delegato alza la testa.) E il mio articolo ?

IL DELEGATO. Il vostro articolo ?... È vero... dimenticavo... ho visto il


direttore del Movimento...

MALTENU. Ah !... Ebbene ?...

IL DELEGATO. Ebbene... sembra che non vada bene... che non sia vissuto...
Non c’è brio nel vostro articolo, Maltenu.., non c’è... (finisce la frase con un
gesto) comprendete ?... Ci vorrebbe un po’ di brio... di leggerezza... di...
(come sopra.) Insomma qualche cosa di più parigino...

MALTENU (con aspetto deluso). Ma è uno studio molto serio... molto


documentato... sulla polizia in Patagonia... (Ironico.) Dunque non può
essere molto parigino...

IL DELEGATO (evasivo). Che casa volete ?... Fosse per me, è vero ?...

MALTENU. Vi ringrazio ugualmente, signor delegato... (Amaro.) E ci si


lamenta dell’inferiorità... della decadenza della stampa francese...

IL DELEGATO. Tutto è in decadenza, Maltenu... la stampa... il teatro... il


gusto del pubblico... la polizia pure è in decadenza... e la Patagonia
anche... Viviamo in un’epoca di decadenza... Che volete ?... E questo non
ci ringiovanisce... Via... Buona sera !...

MALTENU. Fa lo stesso... tutto ciò è triste... molto triste... Buona sera,


signor delegato...

(Maltenu esce facendo gesti di desolazione.)

SCENA II

Il DELEGATO

poi FLORA TAMBOUR, PRIMO AGENTE e SECONDO AGENTE.

(Il delegato si è messo al lavoro... lavora fischiettando...Improvvisamente,


nelle quinte, si sente come il rumore di una disputa... grosse voci d’uomini
che di quando in quando sono dominate da una voce aspretta di donna... Il
delegato alza il capo in direzione del rumore, si liscia i capelli. Si toglie i
polsini, prende una posa conquistatrice... il rumore si avvicina e la porta
s’apre. I due agenti entrano trascinando brutalmente Flora Tambour che si
dibatte... Flora, vestita da cocotte... Gran cappello chiassoso a piume
rosse... molto imbellettata... abito chiaro sotto un mantello foderato di
pellicce.)

FLORA (dibattendosi). Selvaggi... bruti... arcibruti !... Non avete vergogna


di maltrattare una donna così ?... Ma lasciatemi dunque... razza di bruti !

IL DELEGATO. Che cosa c’è ?... Che cosa c’è ? (Guardando Flora... Con
voce severa.) Come ?... Ancora voi ?...

PRIMO AGENTE. Sì, signor delegato... ancora questa donna... che abbiamo
catturata mentre faceva la spoletta... sul marciapiede... davanti alla
questura...
IL DELEGATO (indignato). Davanti alla questura ?... Oh !...

FLORA. Non è vero... siete dei selvaggi !...

IL DELEGATO. Tacete !.. Ma cosa avete dunque in corpo ?... Con un tempo
simile e con quel cappello ?... È forse la ventesima volta che vi conducono
qui !

PRIMO AGENTE (a Flora). Volete star tranquilla ?

SECONDO AGENTE. Di più, signor delegato... la trentesima almeno.

FLORA. Ah ! Davvero !...

IL DELEGATO. È cosi che voi riconoscete la mia bontà... la mia pietà.. la


mia debolezza ?...

FLORA. Ma lasciatemi !... Mi fate male ! Non vi manca più ora che di
bastonarmi...

PRIMO AGENTE (ridendo). Ah !... ah !... la mammina...

SECONDO AGENTE (come sopra). Via...

FLORA. Siete due malati...

IL DELEGATO. Tacete !... Non complicate il vostro caso... È abbastanza


grave...

FLORA. Ma, signor delegato... non è colpa mia... Sono due selvaggi...

IL DELEGATO. Tacete ! (Agli agenti.) E voi lasciatemi solo con questa


delinquente... (A un movimento degli agenti, flerissimamente.) Non ho
paura... (A Flora, gonfiando la voce.) Bisogna finirla una buona volta, con
voi... Davanti alla questura !... Una vergogna !... la sflda aggiunta alla
spudoratezza.
FLORA. Ah !... questo poi...

IL DELEGATO. La rivolta aggiunta all’attentato contro I buoni costumi... ai


buoni costumi delle brave guardie ?...

FLORA (con un tono prolungato di stupore). Ah !

IL DELEGATO. Va bene !... (Alle guardie.) Vi potete ritirare... (Mentre gli


agenti si ritirano.) Niente ribellioni, è vero ?

FLORA. Ma... signor delegato ?...

IL DELEGATO. Basta !... Come vi chiamate ?... (Gli agenti si sono ritirati. Si
sentono I loro passi pesanti e le loro voci brontolanti nelle quinte.) Come vi
chiamate ?... (Più forte)... Rispondete (Entrambi, Flora e delegato,
ascoltano, l’occhio fisso sulla porta... Silenzio... All’improvviso, scoppiando
in una risata, Flora si slancia e si siede sulle ginocchie del delegato che la
circonda con le braccia.)

SCENA III

FLORA, il DELEGATO

FLORA. Ah! caro... caro... caro !

IL DELEGATO. Sempre monella... sempre monella... (Ridendo.) Buona sera,


bebè ! (L’abbraccia.) Il cappello...

FLORA (togliendosi il cappello che depone sulla scrivania e imitando il


delegato). Tacete !... Come vi chiamate ? (Lo abbraccia.) Sei terribile
davvero... non lo sai ? Oh ! Ma... (Il delegato, molto allegro, la fa danzare
sui ginocchi, come un bebè.) No... no... Ettore... te ne prego...
IL DELEGATO (canticchiando). Tra là là... Tra là là...

FLORA. No... no... Mi hanno abbastanza sballottata poco fa...

IL DELEGATO. Povero cavoluccio !...

FLORA. E poi... sai... sono sicura d’avere lividure su tutto il corpo...

IL DELEGATO (arzillo). Vediamo un po’... (la vuol prendere, Flora si libera.)


Ebbene, che cosa ?...

FLORA. No... no... ne ho abbastanza di questo trucco... (Si alza, si strofina


le braccia, le gambe, ripara un po’ il disordine dell’abbigliamento.) Mi
conciano per bene, quei selvaggi... Vedrai che un giomo mi romperanno
qualche cosa... E tu chiami questo, amore ?

IL DELEGATO (si alza, si avvicina a Flora e la vuole accarezzare). Amore ?...


Naturalmente, tesoruccio mio... Amore romanzesco... amore d’altri tempi...
Ciò mi ricorda i balconi... le scale di seta... le berline... gli staffieri... (Con
un gesto di suonatore di chitarra.) E la luna su tutto questo... In un secolo
ove non ci sono più avventure... ove l’amore è così mediocre... così
banale... io trovo tutto questo delizioso, imprevisto... shakespeariano...

FLORA. Cosa dici ?

IL DELEGAT0. Dico che è shakespeariano... ecco.

FLORA. Ancora un termine di polizia, indubbiamente... Ah ! davvero... (Ê


diventata pensierosa.)

IL DELEGATO. È sorprendente d’ingenuità... (Da pensierosa ch’era, Flora è


diventata triste.) Mia piccola Flora... che cosa hai ?

FLORA. Niente.

IL DELEGATO. Hai qualche cosa... via !


FLORA. Ebbene non trovo che questo sia amore... ah !...

IL DELEGATO. E che cosa ti occorre, allora ?

FLORA. Essere trascinata come una ragazza della strada... come una
criminale, Fra due guardie... è strano tuttavia... sai ?... In principio, questo
mi divertiva... è possibile... Ora... ebbene, sì... ora mi indispettisce...

IL DELEGATO. Via... via !...

FLORA (con maggiori smorfie). È cosa umiliante... (Pausa.) E sono sicura


che fra poco tu mi obbligherai a recarmi all’appuntamento nel furgone...
perchè la cosa sia ancora più romanzesca...

IL. DELEGATO. Tu esageri...

FLORA. Insomma... ecco... ne ho abbastanza...

IL DELEGATO (malinconico). Tu non hai immaginazione, tesoruccio mio...


non hai poesia... amore per le sensazioni rare... Non sei un’appassionata...

FLORA (con rimprovero). Io ?... (Guardandolo fissamente negli occhi,


accarezzandogli i capelli, la testa.) Ah !... Ettore... ricordati !

IL DELEGATO. Sì... sì... Comprendo benissimo... voglio dire che non sei
un’appassionata cerebrale... Sei per l’amore normale... regolare...
familiare... Mio Dio... È un genere... Ma io amo l’amore pittoresco... la
lotta... il pericolo... l’ostacolo... Romeo... Ernani... Che vuoi ?... sono così
fatto...

FLORA. Oh ! Tu !...

IL DELEGATO. Via... vieni qui. ., venite qui... (La trascina verso il divano
ch’è in fondo.)

FLORA (dopo una leggera resistenza, si lascia condurre al divano e si


ritrova sulle ginocchia del delegato). È vero, pure... ascolta, caro... Bisogna
trovare un altro modo per vederci... Insomma... devi ben avere qualche
altro modo, tu... della polizia ?

IL DELEGAT0. No... ti assicuro... che non ne ho. È l’unico che accontenti il


mio gusto per l’avventura... contemporaneamente a quello della
sicurezza... Ho bisogno di sicurezza... Non per me... Comprendi ?... per la
mia funzione... Che cosa vuoi ?... E poi mia moglie è tanto gelosa... mi
sorveglia... mi spia, mi segue... Poco fa... ecco !... era là... dirimpetto... in
una carrozza... velata... terribile... per vedere se rientravo nell’ufficio... È
capace di tutto... di tutto, mia moglie.

FLORA. Tua moglie !.. tua moglie !... (lo guarda fissamente, alcuni
secondi.) Intanto... donde vieni, così bello ?

IL DELEGATO. Dal teatro...

FLORA. Dal teatro ?... tua moglie ?... (Sta per piangere.) Tu non mi ami.

IL DELEGATO. Come... non ti amo ?

FLORA. No... almeno... non m’ami più...

IL DELEGATO. Ma... t’adoro... dammi 1e labbra...

FLORA (si lascia baciare) Oh ! per questo... certamente... non sei mai in
ritardo.

IL DELEGATO (con una passione comica). Le tue labbra... le tue labbra...


Non ti amo ?... Ma se non ti amassi, mio piccolo bebè... forse che ti farei
attendere per ore e ore... la notte, sul marciapiede... nella pioggia... al
freddo... nella neve ? Ti esporrei così apertamente ai grossolani insulti dei
passanti... alle brutalità dei miei agenti... alle congestioni polmonari... e
forse a peggio ancora ?... Rifletti un poco... senza nervosismo,.. con
sangue freddo... (Grave, enfatico.) Bambina mia... questi sacrifici... che
purificano l’anima... che l’elevano... questi sacrifici sublimi... non si
esigono che dalle creature che si amano... veramente...
appassionatamente...

FLORA (un po’ stupita, non comprendendo bene). Dici questo...


IL DELEGATO. Sicuro !... dico questo... Evidentemente, dico questo... dico
questo perchè è la verità... perbacco !... (Flora alza la testa.) Non hai letto
Bourget ?... (Flora fa segno di no.) Ebbrezza nel sacrificio... voluttà nella
sofferenza... sofferenza nella voluttà.

FLORA (alzando le spalle). Storie !

IL DELEGATO. Perchè storie ?... la verità psicologica... psicologica e


cristiana, bebè mio... Ciò che mi addolora... ciò che mi irrita.., è d’aver
bisogno di dire tutto questo... Le altre donne... le donne che hanno letto
Bourget... avrebbero compreso questo... lo avrebbero sentito... subito...

FL0RA (dopo una pausa, pensierosa). Tu mi ami, forse... ma non mi


rispetti.... (Il delegato protesta con un gesto.) No... tu non mi rispetti... ho
un bell’essere una cocottina... tu non mi rispetti... abbastanza.

IL DELEGATO. Questo per esempio... è un po’ forte... Ma tu sei pazza...


(Con un gran gesto.) Ecco l’ingiustizia delle donne... e la loro incoerenza !

FLORA. No... no... (Il delegato vuole accarezzarla). Lascia quelle mani...
Insomma... mi reco qui a un appuntamento d’amore, come a San Lazzaro...

IL DELEGATO. Proprio così... E questo che è sbalorditivo...

FLORA. Ah ! Davvero...

IL DELEGATO. Sbaborditivo... shakespeariano... Come ?... mi ingegno a farti


passare davanti agli occhi dei miei impiegati e dei miei agenti... di tutta. la
questura... per una vagabonda di marciapiede... piuttosto che per mia
amante... la mia amante adorata... E non ti rispetto ?... Abbiate dunque
della delicatezza !

FLORA (un po’ commossa). Ettore !

IL DELEGATO. Ah ! No, sai... È scoraggiante... ed è... penoso... (Riscaldato.)


Ma per Dio, chi ti ha mai testimoniato più rispetto di me ?... E in ogni
modo ?... Mi puoi tu rimproverare d’aver pagato il tuo amore ?
FLORA. Questo no...

IL DELEGATO. Ti ho mai dato un soldo... un solo soldo ?

FLORA. È vero... neppure un mazzolino di violette...

IL DELEGATO. Ebbene, e allora ?... tu vedi...

FLORA. Sì... ma non è questo il problema.

IL DELEGATO. Come ?... Non è questo il problema ?... È tutto qui...

FLORA. Puoi dire ciò che vuoi... Ma... io mi secco a venire qui... così... Ho il
mio pudore... E poi... t’assicuro... mi toglie il piacere... Perchè non vieni a
casa mia ?

IL DELEGATO. Impossibile...

FLORA. È bello a casa mia... tutto è roseo e tutto è giallo... Non si sente
odore di tabacco e di vecchie guardie, come nella tua baracca... E abbiamo
tutto sottomano... Ettore ?... Andiamo ?...

IL DELEGATO. Impossibile !...

FLORA. La mamma ci farà delle buone bavaresi...

IL DELEGATO. No... no...

FLORA. È vero... Non c’è mai nulla qui... Vieni da me, dunque !...

IL DELEGATO. E mia moglie ?... Non ci pensi ?... Ah ! no, grazie... Perchè
mia moglie ci sorprenda con le bocche congiunte... Mi vedi sorpreso da
mia moghe... e obbligato come funzionario... a constatare il flagrante
delitto del marito ?... Che situazione !
FLORA (carezzevole). Ebbene ?... sarebbe divertente... poichè tu ami le
sensazioni rare... shak... shak... Come si dice questo ?

IL DELEGATO. No... no... Non di queste storie !... Stiamo benissimo qui !...
(La prende per la vita.) Abbiamo tutto sottomano... Ah ! Ah !

FLORA (allontanando le mani del delegato). Lascia... lascia... Non lo


meriti...

IL DELEGATO (esaltato). E poi, io che ho immaginazione... che sono un


cerebrale... (Flora alza le spalle) un passionale... (Più piano, vicinissimo
all’orecchio.) un aberrazionale... Ebbene... si... ecco... un aberrazionale...
quando giungi... spettinata... stracciata... un po’ violata... dibattendoti
come un uccellino nelle grosse zampe dei miei bravi segugi... che vuoi ?
mi sento... subito... di buon umore... col sangue in subbuglio... una cosa
che mi... (Vuole stringerla di più.)

FLORA (si alza). Mi disgusti... Sei un grande egoista... ecco... un vecchio


libertino... un tipaccio... E non mi racconti che delle storie... E tua
moglie ?... Ah ! Ah !... me ne frego... io... di tua moglie... sei veramente
sposato ?... Lo so io, forse ?...

IL DELEGATO (levandosi). Flora !

FLORA. E il tuo teatro ?... Il signore torna sempre dal teatro. Com’è
naturale !

IL DELEGATO. Il mio servizio...

FLORA. Ah ! Lo vedo di qui il tuo servizio... Molto pulito, il tuo servizio...


Prostitute !

IL DELEGATO. Flora !

FLORA. Lasciami tranquilla.

IL DELEGATO. Ascoltami... via...


FLORA. Ne ho abbastanza... poi... mi secchi. (Piccolo silenzio.)

IL DELEGATO (seccatamente). Tu sai, mia piccola Flora, che non amo le


scene... ho orrore delle scene... se amassi le scene... rimarrei in casa mia...
resterei presso mia moglie... che me ne fa più che non me ne meriti...

FLORA. Ebbene, restaci...

IL DELEGATO. Flora ! (L’insegue.)

FLORA. Sst !

IL DELEGATO. Suvvia !

FLORA. Sst !

IL DELEGATO. Hai torto... t’assicuro che hai torto...

FLORA. Sst !... Sst !...

IL DELEGATO. Non sai a quale estremo... la collera può spingere un


delegato di pubblica sicurezza...

FLORA (ridendo nervosamente). Ah ! Ah ! Ah !

(In questo momento si sente nel corridoio un rumore di passi pesanti e di


grosse voci... Entrambi, Flora e il Commissario, si fermano... ascoltano...
silenziosamcnte, con lo sguardo verso la porta.)

IL DELEGATO. Proprio questo !... Che cosa c’è ancora ?

FLORA (amara). Forse un’altra amante... che ti vien condotta.

IL DELEGATO. Taci !... Vengono qui... (Riprende velocemente il suo posto.)


Riprendi il tuo posto... là... come poco fa... Il tuo cappello... (Le getta il
cappello.) e protesta... ribellati... Ti metti il cappello alla rovescia... Presto,
presto... Non temere di rivoltarti... Dimmi parolone... Amo le parolone...
gettami ingiurie gravi... gravissime... offendimi... (Il rumore si avvicina.)
Offendimi... dunque... spicciati...

FLORA (finendo di mettersi il cappello). Lo vuoi proprio ?

IL DELEGATO. Ma sì... per Dio !... Suvvia... (La porta si apre e due agenti,
trascinando un mendicante, entrano rumorosamente negli uffici.) Tacete...
tacete... siete un’insolente... Volete dunque tacere ?

FLORA. Non è vero... hanno mentito... sono bruti... vigliacchi... selvaggi...


assassini... E tu pure... sei un bruto... un tipaccio... Bruto... bruto...
bruto !...

IL DELEGATO (incoraggiandola). Benissimo... Così... (riprendendosi.)


Tacete... come vi chiamate ? Vi proibisco di darmi del tu...

FLORA. Mascherotto !...

SCENA IV

Gli stessi, GIOVANNI GUENILLE, mendicante, PRIMO AGENTE, SECONDO


AGENTE

(I due agenti lasciano per un momento il prigioniero e vogliono sianciarsi


su Flora, alla quale mostrano i pugni e gettano sguardi terribili.)

PRIMO AGENTE. Perdio !

SECONDO AGENTE. In guardina !


IL DELEGATO. Lasciate quella donna... Non ho ancora finito con lei... Ha il
diavolo in corpo... Poco fa... (Indicando Giovanni Guenille.) Chi è... (A
Giovanni Guenille.) Che cosa c’è ?... (Guardandolo)... Brutto tipo... Com’è
che vi trovate a girare per le strade in un’ora così avanzata della notte ?

GIOVANNI GUENILLE (si toglie il cappello, si strofina il braccio e guarda


Flora con simpatico stupore. Dolcissimo). Ahimè ! Signor delegato... non
c’è ora... per i poveri...

IL DELEGATO. Non c’è ora... non e’è ora. Che cosa dite ? Procurate di non
prendervi gioco di me... (Agli agenti.) E voi... perchè non l’avete
direttamente messo in guardina ?

PRIMO AGENTE. Quest’uomo è entrato liberamente...

IL DELEGATO. Non è una buona ragione... Qui si entra liberamente... ma


non si esce con la stessa facilità.

PRIMO AGENTE. Chiedeva di parlarvi d’urgenza. (Giovanni Guenille fa un


gesto di assenso.)

IL DELEGATO. D’urgenza ?... È straordinario... E se tutti i malfattori di Parigi


chiedessero di parlarmi d’urgenza... a un’ora e mezza del mattino...
quando lavoro... forse che li condurreste così... nel mio ufficio ?

PRIM0 AGENTE. Ma... signor delegato... (Giovanni Guenille fa sempre segni


d’assentimento.) Non seccatemi, voi... fermo !.. (Lo scuote.)

IL DELEGATO (a Giovanni Guenille). Suvvia parlate... poichè siete qui...


Fate presto...

GIOVANNI GUENIIJLE. Perdono... Vi faccio le mie scuse.. signor delegato. ..


Vi dirò...

IL DELEGATO. Mi direte.. mi direte... Che cosa mi direte ?...


GIOVANNI GUENILLE (senza affrettarsi). Ecco, signor delegato...
(sorridendo.) Vi porto una cosa... una cosa non ordinaria... che ho trovata...
dieci minuti or sono... sul marciapiede...

IL DELEGATO. Sul marciapiede... ancora ?... (Guardando Flora.) È


spaventevole ciò che si può trovare in una notte sui marciapiedi di Parigi...

FLORA. Badate... voi... brutto ceffo !

PRIMO AGENTE (vuole slanciarsi). Perdio !

IL DELEGATO. Lasciate !... lasciate !... sono al di sopra di questo... Prendo


nota... (A Giovanni Guenille.) Che cosa avete trovato... (con sfida.) sul
marciapiede.

GIOVANNI GUENILLE. Questo, signor delegato... (Estrae dai suoi cenci un


portafoglio che tende al delegato.)

IL DELEGATO. Che cosa ?...

GIOVANNI GUENILLE. Un portafoglio, signor delegato... un portafog!io di


marrocchino nero, con gli angoli d’argento...

IL DELEGATO. Un portafoglio ?... (Scettico.) Ah ! Ah !... lo conosco... E


naturalmente... non c’è nulla in questo portafoglio ?... In fatto di valore,
indubbiamente, non ci sono che gli angoli ? (Egli alza le spalle, gli agenti
pure.)

GIOVANNI GUENILLE (sorridendo con malizia). Guardate voi stesso, signor


delegato...

IL DELEGATO. Disturbarmi a un’ora e mezzo del mattino per un


portafoglio... (Aprendolo.) Se non c’è nulla... badate... (Esamina il
portafoglio, ne estrae un fascicolo di biglietti di banca che conta ad alta
voce.) Via... via... è una pazzia !... È impossibile !... (Riconta i biglietti...
Durante questo tempo Giovanni Guenille fa segni agli agenti... segni che
esprimono la sorpresa che deve provare il delegato... Gli agenti
rispondono con sguardi furiosi e gesti burberi.)
IL DELEGATO (con gli occhi rotondi di sorpresa). Ma dite dunque ?... Ma
dite dunque ?... È una fantasmagoria... Ci sono dieci mila lire !... (Riconta il
fascicolo per la terza volta.) Parola d’onore... ci sono dieci mila lire !...

GIOVANNI GUENILLE (scuotendo il capo bonariamente). Dieci mila lire,


signor delegato... proprio così... (Gli agenti guardano ora Giovanni Guenille
con espressione successiva di dubbio, di stupore prodigioso, di rispetto.)
Ma sì... ma sì...

IL DELEGATO (esaminando gli altri scompartimenti del portafoglio).


Perdio !... È una somma enorme... una somma enorme... una fortuna...
perdio !

GIOVANNI GUENILLE (filosoficamente). Quando penso che vi sono persone


che hanno decine di migliaia di lire nel loro portafoglio... e che girano
cosi... è una cosa che fa pietà...

IL DELEGATO. E siete voi che l’avete trovato ?

GIOVANNI GUENILLE. Certamente, signor delegato...

IL DELEGATO. Ah ! ma... ah ! ma... è sbalorditivo...

FLORA. È shak... è shak...

PRIMO AGENTE. Tacete !...

SECONDO AGENTE. Perdio !

IL DELEGATO. Lasciate... lasciate... (A Giovanni Guenille.) E come l’avete


trovato ?

GIOVANNI GUENILLE. Nel modo più semplice, signor delegato... (Si


accomoda per are il suo racconto.) Ecco quello che... è accaduto...
(Pausa.) Poteva essere mezzanotte e un quarto... mezzanotte e mezza...
Ero sul Boulevard.... all’uscita del Vaudeville...
IL DELEGATO. Ah !... siete anche voi un frequentatore di prime
rappresentazioni ?...

GIOVANNI GUENILLE (modestamente). Per forza !... (Riprendendosi.) Ma la


concorrenza sempre più numerosa... la fatica d’una giomata senza pane...
la mia ernia anche... poichè ho, signor delegato, un’ernia che mi disturba
molto... e che fa sì ch’io non sia troppo agile... tanto è vero che sono stato
riformato, anticamente, dal servizio militare per causa di questa
infermità... si... insomma... tutto questo... mi aveva valso una sera
derisoria... ah ! mise-ria !... due soldi... stranieri anche... che un gran
signore... del vostro tipo, signor delegato... un signore ben messo...
d’altronde... cravatta bianca... sparato di camicia abbottonato con le
perle... bastone dal manico d’oro... sete e pelliccia dappertutto... mi aveva
affibbiato per avergli aperto la portiera della carrozza... (Alzando le spalle.)
Due soldi... due brutti soldi... a un poveraccio come me... un milionarlo !...
Non fa pietà ?

IL DELEGATO. È doloroso indubbiamente... ma a chi, più povero di voi,


volevate dunque che li girasse ?... Non attaccate mai i milionari,
brav’uomo... sono indispensabili al meccanisino sociale. E se non ci fossero
più milionari... forse che trovereste sui marciapiedi... portafogli.. come
questo ?... Continuate...

GIOVANNI GUENILLE (un po’ imbarazzato). Allora... mi dico, considerando


quei due soldi che non avevano corso : « Cattiva giomata... per Dio ! Da
tre settimane non ne avevo avuta una cosi cattiva... Ah ! si ha proprio
ragione di pretendere che il commercio non va !... E se la colpa è degli
Inglesi... come ci assicurano i giomali...

IL DELEGATO. Tutto è colpa degli Inglesi...

GIOVANNI GUENILLE. Porci Inglesi, allora... che il diavolo se li porti !

IL DELEGATO. Evviva ! Siete un patriotta, voi... Ma veniamo al fatto !... al


fatto !

GIOVANNI GUENILLE. Ci vengo... signor delegato... Anche l’ernia


maledetta !

IL DELEGATO. Spicciamoci... spicciamoci !...


GIOVANNI GUENILLE. Ecco... Io abito in piazza d’Anvers signor delegato... È
lontano... Mi decidevo a rincasare... non avendo perduto la speranza
d’incontrare per la strada qualche borsaiolo generoso... un bravo ruffiano...
o una povera ragazza da strada... perchè, vedete... esse almeno... hanno
cuore...

FLORA. Certamente...

GIOVANNI GUENILLE (proseguendo). Che mi donasse due soldi... due veri


soldi... coi quali potessi comperarmi un po’ di pane, l’indomani... E poichè
camminavo da un quarto d’ora... zoppicando... senza aver incontrato
nessuno... ecco che sento... a un tratto... sotto i piedi... qualche cosa di
molle. Dapprima pensai che potesse essere del sudiciume... e poi...
riflettei che poteva essere qualche cosa buona a mangiarsi... (Pausa.)
qualche cosa buona a mangiarsi !... (si strofina il ventre.) Il caso non ama i
poveri e non serba loro spesso sorprese felici... Ma... non si sa mai...
Ecco... ricordo d’aver trovato una notte... in via Blanche... un pezzo di
castrato... Ah ! me la son goduta... quella notte... me la son goduta come
un povero cane... (Pausa.) Mi abbassai per prendere l’oggetto... e appena
l’ebbi toccato : « Vai a spasso, dico allora, non è cosa che si mangia... sono
derubato ». Ero derubato veramente, signor delegato, perchè era questo
portafoglio del malanno... Naturalmente... alla luce di un becco di gas
vicinissimo, aprii il portafoglio e i’esaminai... In uno scompartimento trovai
un fascio di biglietti di banca, puntati con uno spillo... Nessuno nella
strada, nè un passante, nè un cane, nè una bottega illuminata... non avevo
mai visto la strada così triste... così triste... nè mai mi ero sentito così
povero... così povero... (abbassa un poco il capo e si passa la mano nei
capelli.) Nulla, negli altri scompartimenti... non un biglietto da visita. .. non
una fotografia... non una lettera... non un minimo indizio che potesse far
conoscere il proprietario della fortuna che avevo nelle mani... E mi dissi
allora : grazie tante ! Bisogna che io porti tutto questo al delegato di
pubblica sicurezza... La cosa mi distoglie dalla mia strada... e sono molto...
molto stanco... No... veramente... questa notte... non ho proprio fortuna !...
Ed ecco, signor delegato... Cercavo due soldi... due veri soldi... e cado su
dieci mila lire (Gesto di scoraggiamento)... È una cosa pietosa !...

FLORA (che si è mostrata interessata dal racconto). Ah ! Davvero !... Che


zucca !

(Gesti burberi, minacce degli agenti.)

GIOVANNI GUENILLE. Ed ora, signor delegato... è tardi... ho le membra


rotte e molta strada a fare... Me ne vado, se permettete ?...
IL DELEGATO. Un istante !... Non potete andarvene così... Non lo potete,
per Dio !... Ma è un racconto sbalorditivo, quello che mi fate... quasi un
racconto di fate... E shakesperiano !... Ma caspiterella... se tutto ciò è
vero !...

GIOVANNI GUENILLE. Giuro sul mio capo, signor delegato...

IL DELEGATO. Lo credo... ne sono sicuro... Voi avete l’accento della verità...


Ma... per Dio !... Siete un galantuomo, voi... Siete un eroe... Non c’è che
dire... siete un eroe !...

GIOVANNI GUENILLE (modestamente). Oh ! Signor delegato di Pubblica


Sicurezza !

IL DELEGATO (imperioso). Un eroe... Non c’è sbaglio... Sono pratico... Non


cesserô di gridare ovunque « Siete un eroe ! »

GIOVANNI GUENILLE. Una supposizione, signor delegato... Se fossero stati


questi bravi agenti a trovare il portafogli ?

PRIMO AGENTE (con gli occhi rotondi). Che ?... Che ?...

SECONDO AGENTE (a bassa voce, ma con convinzione). Perdio !

GIOVANNI GUENILLE (a Flora). Oppure quella gentile signorina ?

FLORA. Oh ! là là !...

GIOVANNI GUENILLE. Oppure voi... ah !...

IL DELEGATO. Io ?... (Esitando.) Diavolo !... (Subitamente categorico.)


Ebbene... io pure sarei un eroe... un eroe... capite ?... Non mi disdico...
pensate dunque... alla strada deserta... la notte... il silenzio... Avreste
potuto... Insomma... galantuomo... siete un eroe... Eh !

GIOVANNI GUENILLE (sorridendo bonariamente). Questo non mi fa la


gamba migliore... Signor delegato...
IL DELEGATO. Non dite così... non calunniatevi... È un atto ammirevole ...
splendido... un atto eroico... Perdio !... Non trovo altre parole... un atto
d’una portata morale... considerevole... un atto insensato... Meritate il
premio Montyon... Di più anzi... meritate il premio Nobel... Perfettamente...
perfettamente ! (Amabile.) Come vi chiamate ?

GIOVANNI GUENILLE. Giovanni Guenille, signor delegato...

IL DELEGATO (lirico). E’ si chiama Giovanni Guenille !... È meraviglioso...


Giovanni Guenille !.,.. Ma è incredibile... E da mettere in un libro...
(Sorridente.) La vostra professione ?

GIOVANNI GUENILLE. Che cosa ?

IL DELEGATO. Vi domando quello che fate... a che cosa lavorate ?... La


vostra professione infine ?

GIOVANNI GUENILLE. Ahimè !... Signor delegato...

IL DELEGATO. Raccoglitore di portafogli... non è una professione...

GIOVANNI GUENILLE. Non ne ho altre...

IL DELEGATO (stupito). Come ?... Non avete professione ?.. Senza pro-fes-
sio-ne ?

GIOVANNI GUENILLE. Mi sembra che si veda...

IL DELEGATO. Vivete delle vostre rendite ?

GIOVANNI GUENILLE. Neppure di quelle degli altri... Vivo della carità


pubblica, signor delegato... E veramente... posso dire che ne vivo ?...

IL DELEGATO (si gratta il capo). Ah ! diavolo !... Ah ! perdio !... Ecco che la
cosa si guasta !... (Qui il delegato abbozza una smorfia.) Corpo d’un cane...
ammirazione per voi... (Con una voce meno entusiasta, quasi secca.)
Chiamiamo le cose col loro vero nome... Siete un mendicante... no ?
GIOVANNI GUENILLE. In nome di Dio !... non me ne vanto... signor
delegato... Certamente... se potessi... preferirei un’altra posizione...

IL DELEGATO (diventato grave) Ta !... Ta !... Pigrizia... indisciplina... rifiuto


di compiere i doveri di cittadino... individualismo. (Dopo una pausa.) Dove
abitate ?

GIOVANNI GUENILLE. In piazza d’Anvers...

IL DELEGATO. Ah ! abitate... in piazza d’Anvers... è molto come si deve... Il


vostro numero ?

GIOVANNI GUENILLE. Non è un numero che io abito, signor delegato... è un


banco...

IL DELEGATO (corrugando le sopracciglia). Un banco ?

GIOVANNI GUENILLE. Si... un banco... nella strada... sotto un castagno...

IL DELEGATO. Volete ridere, galantuomo ?

GIOVANNI GUENILLE. Ahimè ! no !... E se vi dicessi che quel banco è


l’ultimo portato dell’abitazione modema... non mi credereste, signor
delegato.

IL DELEGATO. Allora... non avete... neppure... domicilio ?... do-mi-ci-lio ?...

GIOVANNI GUENILLE. Eh !

IL DELEGATO. È gravissimo... sapete che è eccessivamente grave... Siete


obbligato ad avere un domicilio... obbligato dalla legge...

GIOVANNI GUENILLE. La miseria e la legge, signor delegato, sono due cose


diverse...

IL DELEGATO. Un uomo senza domicilio... sapete che cosa è ?


GIOVANNI GUENILLE. Un disgraziato... probabilmente...

IL DELEGATO. No... un refrattario... qualche cosa come un disertore civile...


un criminale... talvolta... un delinquente sempre... siete un delinquente,
Giovanni Guenille...

GIOVANNI GUENILLE (scuotendo il capo). Non so se sono un delinquente...


Quello che so... è di non aver lavoro... risorse... nulla... nulla... mi si scaccia
sempre... E quando tendo la mano... vedete, signor delegato... non mi si
danno che soldi stranieri...

IL DELEGATO. Evidentemente... poichè siete un pericolo sociale...

GIOVANNI GUENILLE. Un pericolo sociale ? Ah ! Signor delegato...


Guardatemi... guardate il mio viso... e le mie mani... e le mie povere
gambe così stanche... Per colmo... sono vecchio e infermo... È una cosa
pietosa... Ho un’ernia...

IL DELEGATO. Un’ernia !... un’ernia !... Non è questo il problema... II


problema è di sapere... non quello che avete... ma quello che non avete...
Avete un’ernia... va benissimo... ma non avete domicilio... Per
conseguenza siete in istato di vagabondaggio... Siete dunque passibile del
delitto di vagabondaggio... Ah ! Ecco una cosa noiosa e complicata ! Un
eroe... è evidente... siete un eroe... ma siete anche un vagabondo... E se
non c’è una legge in favore degli eroi... ce ne sono moltissime contro i
vagabondi... moltissime, Giovanni Guenille...

GIOVANNI GUENILLE. Ah ! Sicuramente... non son quelle che mancano !...

IL DELEGATO (ironico).. Non avevate pensato a tutto questo, è vero,


raccogliendo il portafoglio ?... V’immaginavate che fosse una cosa
semplicissima... un gesto facile... raccogliere un portafoglio sul
marciapiede ?... Ebbene, ecco !... Diavolo d’un maledetto galantuomo !...
Che idea, però, che malaugurata idea !...

GIOVANNI GUENILLE. Ah ! Sicuramente... Se avessi saputo... la legge...


l’avrei ben lasciato raccogliere da qualche aitro... da qualche ricco...

IL DELEGATO. E avreste fatto bene... Giovanni Guenille... Il denaro è


proprietà dei ricchi... e i ricchi prendono il loro bene là dove lo trovano...
GIOVANNI GUENILLE. Poichè i ricchi... non sono i poveri...

IL DELEGATO. Evidentemente... Ragionate bene, ora... Disgraziatamente è


troppo tardi...

GIOVANNI GUENILLE. Ciò nonostante non è incoraggiante essere onesti...

IL DELEGATO. Non si tratta d’essere onesti... Nessuno vi chiede d’essere


onesto, Giovanni Guenille... Si tratta, solamente di rispettar la legge... o di
girarla... cià che è la stessa cosa...

GIOVANNI GUENILLE. Capisco bene... sì... sì... Ma bisogna essere ricchi per
potere...

IL DELEGATO. Che cosa volete ?... È così !... (Facendo saltare nella mano il
porta/oglio.) Ecco questo portafoglio... d’accordo... al vostro posto... e nella
vostra situazione... non ce ne sarebbero molti che avrebbero consegnato
questo portafoglio... Ne convengo... Non voglio con questo dire, badate
bene, che siete stato un imbecille consegnandolo... No... al contrario... ma
avete mancato di prudenza... d’opportunità... di riflessione... tutt’al più...
Insomma... moralmente parlando... la vostra azione non è che
maggiormente meritoria... È anzi degna d’una ricompensa... che non
giudico inferiore a cento soldi... l’avrete indubbiamente... appena avremo
ritrovata... se mai la troveremo... la persona alla quale appartenne il
portafoglio e i dieci biglietti da mille lire che esso contiene... Si... ma...
legalmente ?... legalmente... vi siete messo in un pessimo caso...

GIOVANNI GUENILLE. Capisco bene... capisco benissimo...

IL DELEGATO (insistente). In un pessimo caso... Comprendetemi... É per


l’avvenire... Non esiste nè nel codice, nè altrove... un articolo di legge che
vi obbligi a ritrovare, nella strada, la notte, portafogli con biglietti di
banca... (Prende il codice salla scrivania.) Prendete, ecco il codice...
cercate... Non ce n’è uno...

GIOVANNI GUENILLE. Capisco bene... Capisco benissimo...

IL DELEGATO. Ce n’è uno al contrario che con le pene più severe... vi


obbliga ad avere un domicilio... (Rimette il codice a posto sulla scrivania).
Ah ! avreste fatto meglio, vi assicuro, a trovare un domicilio... piuttosto
che questo portafoglio...

GIOVANNI GUENILLE. Comprendo benissimo... signor delegato... E allora ?

IL DELEGATO (alzandosi con amabilità). Io... vi darò un domicilio...

GIOVANNI GUENILLE. Davvero ?

IL DELEGATO. Parola d’onore !...

GIOVANNI GUENILLE. Siete mollo buono, signor delegato !...

IL DELEGATO. Ecco... Stanotte dormirete in guardina...

GIOVANNI GUENILLE. Questa è bella !

IL DELEGATO. E domattina... vi manderô al cellulare...

GI0VANNI GUENILLE (stupito). Al cellulare ?

IL DELEGATO (alzandosi). Sì...

FLORA. Ah ! ma questa !...

GIOVANNI GUENILLE. Questa poi !...

IL DELEGATO (agli agenti). prendete quest’uomo. Siate dolci con lui... un


eroe...

FLORA (al colmo dello stupore.) Ah !...

I DUE AGENTI (impadronendosi brutalmente di Giovanni Guenille). Su, su,


via... In guardina !... (Lo trascinano, scuotendolo, coprendolo di colpi.)
GIOVANNI GUENILLE (senza resistere). Veramente... non ho fortuna...
oggi... Questi maledetti borghe... vi dico io !...

PRIMO AGENTE (picchiandolo). Su !... Parlerai dopo !... Razza d’eroe...

G1OVANNI GUENILLE. È una cosa pietosa... (Scompariscono.)

SCENA V

IL DELEGATO e FLORA.

(Flora è costernata. S’avaflza verso il delegato. Piccolo silenzio.)

FLORA. Allora ?... Hai scherzato ?...

IL DELEGATO. Che cosa ?

FLORA. Nel mandare al cel1ulare quel poverø vecchio ?

IL DELEGATO. Seriamente...

FLORA. Sulla tua parola d’onore ?

IL DELEGATO. Ma sì...

FLORA (dopo una pausa). Ah ! no... sai... Ti detesto...

IL DELEGATO. È inutile gridare così... non c’è più nessuno.


FLORA. Oh ! questa volta è per mio conto... è per davvero... (Battendo i
piedi.) Non voglio più sapern di te... Ho vergogna di te... Dio, come sei
brutto !

IL DELEGATO. Ah ! Mi secchi, poi...

FLORA. Ti secco ?... Ebbene... non ho finito...

IL DELEGATO. Sì ?... Ebbene, fammi il favore d’andartene di qui...

FLORA. No... non me ne andrò...

IL DELEGATO. Non vuoi andartene...

FLORA. No... e no...

IL DELEGATO. È proprio inteso ?

FLORA. Sì...

IL DELEGATO. Come vorrai.

(Preme il dito sul bottone d’un campanello elettrico.)

FLORA. Che cosa fai ?

IL DELEGATO. Adesso vedrai.

SCENA VI

Gli stessi, PRIMO AGENTE e SECONDO AGENTE


IL DELEGATO (agli agenti). Impadronitevi di questa donna...

FLORA (potendo appena parlare per la sorpresa e la collera). No, eh ! ? IL


DELEGATO. E conducetela in guardina.

FLORA (come sopra). Ah !

IL DELEGATO. Vedrò io domani...

(Gli agenti si precipitano.)

PRIMO AGENTE. Non c’è male...

SECONDO AGENTE. Finalmente !...

(Afferrano ognuno per un braccio Flora che si dibatte, protesta e grida.)

FLORA. No... no... non voglio...

PRIMO AGENTE. Oh ! che carina !...

SECONDO AGENTE. Taci dunque... Via... Marche !

FLORA (fra le grosse voci degli agenti e il rumore della lotta, non si
sentono che pezzi di frase.) Lasciatemi... Non vogilo... Bruti... Canaglie...
No... No...

PRIMO AGENTE. Ma taci dunque ! (La brutalizza.)

IL DELEGATO. Siate dolci con lei... È una donna, dopo tutto...

SECONDO AGENTE. Ma è inferocita...


(Grida... pianti... invettive di Flora, presto trascinata dagli agenti ehe
scompariscono.)

SCENA VII

IL DELEGATO, poi GEROLAMO MALTENTU

(Il delegato rimasto solo cammina in lungo e in largo per la scena... Non si
sente più nulla nette quinte... Poi egli va alto scrittoio dove riordina le
carte.)

IL DELEGATO (prendendo il portafoglio che considera e che rimette in un


tiretto che chiude a dopplo giro). Imbecille ! (Poi, con gesti febbrili, indossa
il soprabito, rimette la sciarpa, il cappello, accende una sigaretta.) Quelle
maledette donne !... Con loro non si possono avere otto giomi di
tranquillità...

(Fa per uscire. Gerolamo Maltenu appare nel rettangolo delta porta di
destra.)

MALTENU. Perdono, signor delegato...

IL DELEGAT0. Voi ?... O questo poi !... Che cosa fate qui ?... Non siete
dunque partito ?...

MALTENU. Signor delegato...

IL DELEGATO. Volete dunque andarvene ?...

MALTENU. Ma... signor delegato... ci ho messo... del brio.. della...

IL DELEGATO. Non rompetemi le scatole... (Lo spinge.) O vi metto in


guardina... (Si volge e vede gli agenti che sono entrati al rumore della
disputa.) E voi pure... (Esce urtando gli agenti.)
CALA LA TELA.