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Corriere Fiorentino Domenica 11 Maggio 2014

21

FI

Corriere Fiorentino Domenica 11 Maggio 2014 21 FI Culture Il Premio Chianti a Fabio Stassi È
Corriere Fiorentino Domenica 11 Maggio 2014 21 FI Culture Il Premio Chianti a Fabio Stassi È

Culture

Il Premio Chianti a Fabio Stassi

È Fabio Stassi, con «L’ultimo ballo di Charlot» (Sellerio), il vincitore della XXVII edizione del premio letterario Chianti. Stassi è stato proclamato ieri al termine delle votazioni della giuria popolare di 350 lettori alla Fattoria Castello di Verrazzano, a Greve in Chianti (Firenze), e ha ricevuto 2.200 euro, offerti dal Rotary, dal presidente del Rotary Club San Casciano-Chianti, Patrizio Giaconi. Gli altri finalisti erano: Ilaria Bernardini con «Domenica» (Feltrinelli), Alberto Prunetti con «Amianto» (Agenzia X), Franca Rizzi Martini con «Il mantello della zebra» (Tullio Pironti editore) e Gaetano Cappelli con «Romanzo irresistibile della mia vita vera» (Marsilio).

«Romanzo irresistibile della mia vita vera» (Marsilio). Il Monito del Giardino e l’appello dei cento Un

Il Monito del Giardino e l’appello dei cento

Un appello per chiedere al governo Renzi di uscire dall’era dei fossili, passare alle energie pulite e rinnovabili, appoggiare «un’azione coraggiosa che, attraverso lo sviluppo delle rinnovabili, dell’efficienza energetica e della chimica verde, ci avvicini al traguardo dell’80 per cento di taglio delle emissioni necessario per il 2050». Lo hanno firmato in cento; tra loro ci sono Giovanni Sartori, Sergio Staino, Stefano Merlini, Marco Vichi, Alexander Lonquich, Jin Ju, Antonio Paolucci. L’appello è parte integrante dell’edizione 2014 del Premio «Il Monito del Giardino», evento organizzato dalla Fondazione Ente Cassa di Risparmio che si terrà nell’Aula Magna del Rettorato dell’università di Firenze il 14 maggio, e che sarà dedicato proprio alle fonti energetiche rinnovabili.

Editoria Lo scrittore lancia a Torino «Tunué/Romanzi». «Solo quattro uscite l’anno per non compromettere la qualità»

L’indice degli esordienti

La nuova sfida di Vanni Santoni «Una collana con giovani autori Ma devono saper scrivere bene»

di EDOARDO SEMMOLA

Libri «in incubatrice». Svezzati, «coccolati» addirittura. Imboccati e fatti crescere giorno dopo giorno, co- me un bambino, finché non saranno in grado di camminare con le pro- prie gambe. Libri dal passo «pop». Giovani, e non solo per l’anagrafe de- gli autori. Come giovane è la casa editrice, Tunué, specializzata in graphic novel e ora lanciata sul ro- manzo. Con la voglia di tagliare per vie oblique la realtà:

«Quattro quinti di realtà, uno di sconfinamento. È il nostro motto» raccon- ta Vanni Santoni, scritto- re fiorentino che ieri al Salone del Libro di To- rino ha presentato, insie- me al direttore editoriale della casa editrice Tunué Massimiliano Cle- mente e allo scrittore e traduttore Christian Rai- mo, la sua nuova avven- tura: la neonata collana chiamata semplicemente «Romanzi» della Tunué, ideata e diretta da Santo- ni. Insieme a loro, ieri a Torino anche gli autori dei primi due libri proposti dalla collana stes- sa: Sergio Peter e Iacopo Barison. I cui esordi, Dettato e Stalin+Bianca saranno in tutte le librerie da giove- dì 15 maggio. Parole d’ordine: «Esordio, giova- ne età, romanzo breve, letterario, no- stalgico». E a livello commerciale «la filosofia è quella dell’accessibili- tà: prezzo a soli 9.90 euro, distribu- zione con licenza Creative Com- mons». Anche le copertine pareggia- no in stile il mordente della collana:

grafica scarna, essenziale, a tinta uni- ta con al centro un enigmatico sim-

a tinta uni- ta con al centro un enigmatico sim- lapalissiano, ma penso anzi che sia
a tinta uni- ta con al centro un enigmatico sim- lapalissiano, ma penso anzi che sia

lapalissiano, ma penso anzi che sia importante stabilire subito questa cosa e farne la chiave di volta di tut- to. Quello che mi interessa, in una editoria che è andata progressiva- mente sfasciandosi inseguendo il ‘‘lettore da un libro l’anno’’, è torna- re a dare invece attenzione al lettore forte, e costui chiede anzitutto buo- na prosa». Quando pensa al modus operandi distributivo delle grandi ca- se editrici (da cui si dissocia fin dal-

l’approccio iniziale), Vanni Santoni intravede qualcosa «che rassomiglia alla pesca con la dinamite: sul breve può dare frutti anche straordinari, ma a lungo termine distrugge e inari- disce l’ecosistema letterario. Ci tro- viamo quindi in un momento delica- to, in cui è necessario ristabilire un patto di fiducia col lettore. Il lato ne- gativo sta nel fatto che per ricostrui- re un ecosistema ci vuole molto più tempo e molta più pazienza che a di-

ci vuole molto più tempo e molta più pazienza che a di- Lo scrittore Vanni Santoni
ci vuole molto più tempo e molta più pazienza che a di- Lo scrittore Vanni Santoni

Lo scrittore Vanni Santoni e sopra i libri di Iacopo Barison e Sergio Peter (Tunué/Romanzi), a destra un disegno di Doriano Solinas

bolo ogni volta diverso concordato con l’autore: «Ero e sono convinto che la crisi dell’editoria si debba an- che al fatto che gli editori abbiano ti- rato troppo la corda, troppi ‘‘casi edi- toriali dell’anno’’, troppi specchietti per le allodole e troppo poco lavoro sul testo, sull’autore, sull’identità di collana. Così abbiamo pensato a una grafica ridotta al minimo, senza fron- zoli, che inviasse anzitutto un mes- saggio: al centro del nostro lavoro

c’è il testo». Ecco che «incidental- mente, questa scelta minimale si è ri- velata felice anche perché segna una rottura rispetto ai fumetti — territo- rio forte per la Tunué — e avere co- pertine troppo “disegnate” ci avreb- be fatto correre il rischio di generare confusione». Doverosa premessa. Va bene fare da «incubatrice» ma «ci si entra solo se si scrive bene» avverte Vanni San- toni. «Può sembrare banale, se non

struggerlo». Il lavoro è e sarà lungo, faticoso. «Sono finiti i bei tempi in cui, nel momento in cui vedevi il tuo libro sullo scaffale, il tuo lavoro co- me autore era finito». La pacchia è finita. Occorre invece continuare a

correre. Anzi, dopo aver finito di scri- vere, la fatica paradossalmente au- menta: presentazioni in giro per il Paese, promozione serrata, rapporto quotidiano con i lettori sui social network, reti tra autori, festival, blog e aggregatori. Tutto va (ma non solo questo) dentro quella che Santo-

ni chiama «incubatrice», modello

che ora lui ha portato dalla pratica quotidiana alla pratica professiona-

le, con l’operazione «Romanzi» della

Tunué. Ma dopo il giro di boa, cosa esce dall’incubatrice? «Pochi, seleziona- tissimi romanzi, solo quattro uscite l’anno, proprio per non rischiare di compromettere la qualità, seguiti con attenzione maniacale in ogni fa- se». La parola chiave è «maniacale». Stile di vita a tambur battente che proviene appunto dall’esperienza

personale di Santoni con i suoi pri-

mi

lavori. «Quando ho cominciato a

me

nessuno l’aveva spiegato, questo

aspetto. E l’ho pagato sulla mia pel- le». E ora che lo ha imparato, il «se- greto» per far conoscere ciò che si crea, il passo successivo è trasmette- re questa esperienza ai nuovi autori. Peter ha 28 anni, viene da Como. Barison 26, è piemontese. Ma «solo il libro di Barison tradisce l’età del

suo autore: un melodramma adole-

scenziale, una storia di fuga, amore

e violenza». Dettato è invece «un te-

sto atemporale, che si colloca nella tradizione de Le città invisibili di Cal-

vino e dei Narratori delle pianure di Celati». Dopo di loro «sto seguendo

da vicino anche Firenze e la Toscana

e con enorme attenzione, per il nuo-

vo

fermento letterario che si è forma-

to

negli ultimi due anni». Infatti

«possiamo anticipare che tra le usci- te Tunué d’autunno ci sarà il roman-

zo

della pistoiese Francesca Matteo-

ni,

già affermata come poetessa, ma

all’esordio in narrativa. L’esperienza

di Barison è importante perché ri-

chiama, in un certo senso, lo stesso percorso di Vanni Santoni con i suoi

Personaggi precari : entrambi i ro- manzi d’esordio nascono dai loro blog: 28 grammi Dopo, prima prova

del giovane piemontese è nato come

una raccolta degli scritti sul suo blog.

© RIPRODUZIONE RISERVATA

degli scritti sul suo blog. © RIPRODUZIONE RISERVATA Sopra Michelangelo, «Dio fluviale» (deposito Accademia

Sopra Michelangelo, «Dio fluviale» (deposito Accademia delle Arti del disegno presso Casa Buonarroti); accanto «Figurino per la guardia accademica»

Buonarroti); accanto «Figurino per la guardia accademica» La mostra All’Archivio di Stato i 450 anni

La mostra All’Archivio di Stato i 450 anni dell’Accademia delle arti con i maestri che hanno fatto la sua storia

La Compagnia dei geni, da Michelangelo a oggi

 

L’unica donna che poté fre-

tori, Morandi, Giorgio de Chiri-

giarsi del titolo di accademico

co e architetti viventi come

fu

Artemisia Gentileschi. Altre

Franco Purini e Renzo Piano,

non ce ne saranno per molto tempo nella storia di questa isti- tuzione fondata nel 1563 da Co- simo I dei Medici, sulle orme della Compagnia di San Luca che già nel tardo medioevo riu-

presente con una sezione del progetto «Muse» a Trento. La storia di questa istituzio- ne, i cui antenati dunque — pit- tori, scultori e architetti — face- vano capo alla Compagnia detta

niva pittori, scultori e architetti. Ma non è l’unica curiosità quel-

anche dei pittori, una corpora- zione con finalità religiose, è

la

che riserva la mostra Da Mi-

ora nelle sale dell’Archivio di

chelangelo alla contemporanei- tà. Storia di un primato mon- diale. 450 anni dell’Accademia

Stato che dei tesori di questa sorta di Ordine professionale, detiene il nucleo più antico. A

delle Arti del Disegno, che fino

causa dello scarso spazio —

al

17 maggio celebra sé stessa al-

spiega il professor Luigi Zanghe-

l’Archivio di Stato, mettendo in fila i grandi artisti che da Firen-

ri, presidente dell’antica istitu- zione da cui origina l’Accade-

ze

hanno fatto la storia dell’arte

mia di Belle Arti in piazza San

di

tutti i tempi, a partire da Mi-

Marco — era consuetudine di-

chelangelo e Vasari passando per Canova e più di recente Fat-

slocare le collezioni in altre se- di, per esempio presso la stessa

Cappella di San Luca alla Santis- sima Annunziata, che ospitava le tombe degli accademici, co- me agli Uffizi, al Bargello, alla Pergola o all’Opera del Duomo. Delle opere ancora custodite nel- la sede di Orsanmichele ne ab- biamo mandato in mostra solo una parte, tra cui i ritratti dei luogotenenti e dei pittori del tempo». E se agli studiosi appa- riranno straordinari i documen- ti sulle esequie del Buonarroti custoditi nelle teche al centro

della sala, o l’elezione di Galileo

cademia è ancora viva e insie-

a

console (1640), con un com-

me ai gessi e ai marmi che porta-

mento a margine «troppo vec- chio!», per il visitatore curioso potrà essere interessante spiare l’abbigliamento del tempo con- sigliato nel giorno del consegui- mento del diploma di Accademi- co, documentato da un enorme librone aperto alla pagina del protocollo. Titolo, quello di «ac- cademico» documentato inol-

tre da medaglie, attestati e ad al- tre onorificenze sopravvissute

no

la firma di Canova e Bartoli-

ni,

la truculenta testa di cera di

Francesco Susini, e gli esercizi

di

stile di insospettabili pittori

come l’antiquario Stefano Bardi-

ni

che firma un nudo maschile,

c'è spazio per scultori contem- poranei come Giuliano Vangi o pittori emergenti come Pietro Manzo con la cui opera, un pae- saggio urbano, si conclude la

mostra. «Questo artista — spie-

 

ai

secoli. «La mostra — osserva

ga

Zangheri — per 5 anni ha

Tra i documenti L’elezione di Galileo a console con il commento «troppo vecchio!»

la

direttrice dell’Archivio di Sta-

usufruito di uno studio in piaz-

to, Carla Zarrilli — celebra una doppia ricorrenza, i 450 anni dell’Accademia delle Arti e del Disegno e la morte del grande Michelangelo, che di questa, col Granduca, fu padre, appena in tempo prima di morire. Ma l’Ac-

za

Donatello messo a disposizio-

ne

dall’Accademia. Una tradizio-

ne

che si perpetua dall’800 che

vede alternarsi artisti seleziona- ti da una commissione».

 

Loredana Ficicchia

 

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