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o non sono di quei tipi che dicono "Voglio la pizza con più roba sopra ", prima di

tutto perché il verbo volere non rientra propriamente nel mio vocabolario (è tra i
verbi che cerco di usare meno), poi perché preferirei una pizza alla cipolla
giusto per mantenere un buon alito.

E penso che questo "Oh My Darling" (Rough Trade 2007) sia un po' come una pizza
delle vostre preferite perché diciamolo, a chi è che non piace almeno un tipo di
pizza??? Magari con due semplici cose messe li giusto per dare un po' di colore e
impreziosire di un niente (per la vista ma di un mondo intero il palato) il pasto.

Il paragonare la pizza a questo gioiellino forse dipende dal formato promozionale


dell' album che mi è arrivato per posta (ed io che mi aspettavo uno sfavillante
libricino allegato all' album) di forma circolare proprio come la tradizionale
pizza al piatto.

Il paragonare la pizza all' album mi serve per farvi capire che in un era dominata
da sintetizzatori e diavolerie simili, suoni sparati a mille, colori fluorescenti
ovunque la semplicità esiste ancora e come nella pizza anche in questo lavoro di
una ragazzina poco più che ventenne proveniente dal Canada (per l' esattezza
London, Ontario, zona che centra poco con la pizza).

La semplicità di un inizio album strepitoso che ti lascia cullare sull' amaca di


una "Befor I Knew" fatta di battiti di mani, arpeggi delicati e una voce calda e
accogliente e successivamente una crescente "I Was A Daughter", rincalza la
bellezza della precedente "Befor I Knew" e l' interesse verso le tracce
successive. Arriviamo poi alla traccia numero cinque, "Snakes And Ladders", in cui
personalmente ho notato in più che nelle altre la tecnica vocale e la passione di
Basia nel cantarsi, la mia preferita.

Sono felice di aver trovato questo album, e forse è quello che cerco in ogni
ascolto, la spensieratezza di un insieme di piccole storie ("melodramatic popular
songs" come le chiama la stessa Basia ) e mi fermerò qui nella descrizione
abbastanza rarefatta dell' album.

Come in tutte (anche se pochine) le mie rece non traspare quale genere possa
essere in questione (ciò per me ha poco senso) posso mettere una decina di lettere
chiare e tonde che possono dare un idea: pop-folk con battiti di mani che
qualcosa ha che vedere con l' indie-folk di Devendra Banhart, si avvicina ai suoi
album nelle canzoni più allegrotte, e del Neil Young e del Bob Dylan vecchio
stampo se ne sente il passaggio (inevitabile la cosa).

Mi permetto di riprendere da un' altra recensione una piccola parte di un'


intervista alla dolce Basia Bulat :

"(...) sono stata influenzata più dalle letture che dagli ascolti, anche se credo
sia presto per valutare con esattezza chi o cosa ha avuto un impatto sul mio modo
di scrivere e di pensare"... ed è proprio per questa umiltà e chiarezza di cui ne
risentono anche le varie canzoni nell' album che voglio dare un bel 5 di
incoraggiamento a un talento che spero dovrà sbocciare, per un album che si
incastra tra un neurone all' altro (per chi ne abbia più di uno) e non riesce ad
andarsene senza far battere le mani un po'. Tu ascoltatore di spessore o meno non
riuscirai ad accontentarti di un solo assaggio e di nuovo un' altra pizza .