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Elettronica Applicata

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by Alberto Tibaldi and Luca de Villa Palù
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La cella di Sallen-Key è una delle celle del primo tipo; presentiamone la forma
più generale, esprimendo ciascun componente in termini di ammettenze (che
si preferiscono alle impedenze per velocizzare i calcoli).
Vogliamo ricavare la funzione di trasferimento di questa rete, in modo
da poterla utilizzare come punto di partenza per la progettazione di generici
filtri.

Definiamo Vx la tensione sul nodo A, e osserviamo che su Y4 vi è una
tensione pari alla tensione di uscita, Vu: dal punto C al punto B vi è infatti
un corto circuito, e tra - e + la stessa tensione; ricaviamo dunque a partire
da queste osservazioni le equazioni ai nodi:

104

nC

C

mR

R

Vu

Ve

Figura 2.16: Schema circuitale della cella di Sallen-Key nella versione che si
comporta come un filtro passa-basso.

(Vi−Vx)Y1 = (Vx−Vu)(Y2 + Y3)

IY3 = IY4 = (Vx−Vu)Y3 = VuY4

Risolvendo il sistema di queste due equazioni, si ricava:

Vu

Vi

=

Y1Y3

Y4(Y1 + Y2 + Y3) + Y1Y3

Scegliendo a questo punto una certa ammettenza per ciascuno degli Yi,
si può scegliere il tipo di filtro che si vuole ottenere. Supponendo ad es-
empio di voler avere un filtro passa basso, si dovrà avere un numeratore
costante (quindi con due resistenze pure), e al denominatore la solita espres-
sione in s2

+ξω0s+ω2

0, in modo da ottenere un’espressione in qualche modo
simile al filtro passa basso precedentemente ricavato sotto il punto di vista
“matematico”:

Y1 = 1
R1

; Y3 = 1
R3

; Y4 = sC4;Y2 = sC2

Gli altri due componenti utilizzati saranno due condensatori. Si noti che,
solitamente, è buona cosa evitare di introdurre induttanze nel circuito, poichè
difficili da realizzare, pesanti, spesso rumorose, e con grosse perdite.
Si otterrà dunque un circuito come in fig. 2.16
E una funzione di trasferimento di questo genere:

Vu

Vi

=

1

mR2

sC

1

mR + snC + 1
R

+ 1

mR2

=

105

=

1

s2

mnR2

C2

+ sRC(m+ 1) + 1 =

1

mnR2

C2

s2

+ RC(m+1)
mnR2

C2 s+ 1
mnR2

C2

Da qui, riconducendosi all’espressione del filtro passa basso, è possibile
ricavare ω0 e Q come:

ω0 = 1

√mnRC

ω0

Q = m+ 1

mnRC −→Q =

√mn

m+ 1

Sotto il punto di vista del progetto, questo filtro non è proprio la cosa
più bella che potevamo pensare: da un lato si ha solo un amplificatore oper-
azionale, dall’altro un fatto decisamente brutto: se i parametri ω0 e Q non
andassero bene in seguito al processo di realizzazione su di un integrato, per
variare un parametro (modificando ad esempio Ri), si finirebbe per modifi-
care pure l’altro, e così via: i due parametri sono interdipendenti, nel
senso che, modificandone uno, si finisce per modificare pure l’altro.
Ciò ci fa capire che questo filtro sia assolutamente inadatto per dispositivi

di precisione!

Cosa buona di questo filtro è invece il seguente fatto: scambiando con-
densatori e resistori, si ottiene un passa-alto con funzionamento del tutto
uguale!

Esempio Pratico 3 Proponiamo un esempietto pratico di progetto di filtro

passa basso, a partire dalla cella di Sallen-Key, date come specifiche f0 =
2kHz, Q = 2.

Come si procede? Abbiamo visto che Q e f0 sono tra di loro interdipen-

denti, e dipendenti a loro volta da tutti i parametri. Si è cercato dunque di

estrapolare da ciò che abbiamo finora detto, procedure semplici per il progetto.

Tentiamo di fare dei conti “spannometrici”: la cosa fondamentale da fis-

sare è il valore dei condensatori, dal momento che sono gli elementi circuitali

più critici del filtro; avremo a disposizione condensatori della serie E12 (con

12 valori per decade, ossia: 1,0; 1,2; 1,5; 1,8; 2,2; 2,7; 3,3; 3,9; 4,7; 5,6; 6,8;

8,2); al fine di fissare i valori dei condensatori, a partire da valori casuali

(purchè minimamente sensati) delle resistenze, decidiamo che:

• m = 1: abbiamo due resistori tra loro uguali;
• R∈
[10;100]kΩ (al fine di avere una discreta dinamica)

106

Scegliamo ad esempio, a caso, 22 k, uno dei valori normalizzati per la

E12; date le ipotesi:

C =

1
2π√n22·103

·f0

; Q =

√n

2

Quindi:

C = 1

4πQf0R =

1
4π·2·22·103

·2000 = 904pF

Non essendo un valore normalizzato secondo la E12, ne scegliamo quello

più vicino: 1 nF; dal momento che:

n = 4Q2

−→n·C ≥4Q2

C = 18nF

Maggiore o uguale, perchè già il primo è stato scelto “maggiorando”, quin-

di, per evitare di aumentare le approssimazioni, si sceglie di approssimare

“nella stessa direzione di prima”; siamo tuttavia fortunati, poichè 18 nF è

un valore normalizzato!

n e C sono ormai fissati; stabiliamo, quindi, con una seconda iterazione,

m e R, in modo da terminare il dimensionamento del circuito:

Q =

√mn

m+ 1;n = 18; Q = 2

−→m2

n

Q −2

m+ 1 = 0−→m = 2

Questo risultato si ottiene risolvendo l’equazione di secondo grado, e con-

siderando la sola radice positiva.

Per quanto riguarda R:

R =

1

2πf0

√mnC = 13,3kΩ

Quindi:

m·R = 26,6kΩ27kΩ

Rivediamo, in parole brevi, quale è stato il processo utilizzato per il

progetto del circuito:

1. Dati valori casuali (purchè non insensati rispetto alle caratteristiche
dell’amplificatore operazionale, utilizzando dunque ordini di grandezza
sensati) delle resistenze, si calcolano i parametri capacitivi, ossia n e
C;

107

Y1

Y2

Y3

Y4

K

Vu

Vi

Vx

Vu

K

Figura 2.17: Schema circuitale della configurazione KRC.

2. Dati e fissati i valori capacitivi, si calcolano i parametri m e R, com-
pletando il progetto.

Alcune note aggiuntive:

Due condensatori uguali non si devono mai usare, al fine di evitare
alcuni problemi legati al Q del circuito;

Al fine di non utilizzare, nei circuiti reali, condensatori elettrolitici, si
cerchi di evitare di superare la soglia di capacità dei 330 nF.

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