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Elettronica Applicata

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by Alberto Tibaldi and Luca de Villa Palù
by Alberto Tibaldi and Luca de Villa Palù

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Abbiamo acquisito abbastanza elementi di teoria per poter tentare il progetto
di un amplificatore logaritmico; nella fattispecie, si richiede di progettare un
amplificatore logaritmico in grado di realizzare la transcaratteristica di fig

153

R

R

0

R

1

R

2

R

3

R

4

T

1

T

2

V

R
E
F

V

A
L

V

u

Figura 4.4: Amplificatore logaritmico a BJT nella versione migliorata.

154

0

2

4

6

8

10

0.0001 0.001 0.01

0.1

1

10

100

Vu

Vi

Figura 4.5: Transcaratteristica richiesta nell’esempio di progettazione 4.1.1,
si noti che l’asse delle ascisse è in scala logaritmica.

4.5, con un amplificatore operazionale LM741, e tensione di alimentazione
pari a 15 V.

Si noti che l’asse delle ascisse della transconduttanza è in scala logaritmica
(lineare rispetto a scala logaritmica significa, di fatto, logaritmico).
Ciò che dobbiamo fare è dimensionare in maniera intelligente i parametri
del circuito precedentemente presentato. La prima scelta da fare in modo
intelligente è quella del punto centrale della transcaratteristica, ossia il punto

di lavoro del sistema, in un senso un po’ particolare: trattandosi di un am-
plificatore logaritmico, il punto di lavoro si imposterà attraverso i parametri
contenuti nell’argomento del logaritmo:

Vi

RI0

Il punto “più meglio” da scegliere è quello tale per cui la deriva termica
sia nulla: nel quale si abbia una minima variazione della corrente variando di
poco la temperatura. Questo punto mistico, è il punto in cui il logaritmo si
annulla, ossia in cui l’argomento vale 1:

Vi

RI0

= 1

In questo modo, errori causati dalla deriva termica sono meno influenti
sulla transcaratteristica del circuito (fig. 4.6).

155

−1

1

3

5

7

9

11

0.1

1

10

1

3

5

7

9

11

0.1

1

10

Figura 4.6: Effetto della deriva termica sulla caratteristica. Scegliendo il
punto di lavoro si deve tenere conto di come viene modificata.

156

In questo modo, posizionando come centro della parte logaritmica della
transcaratteristica il punto di lavoro a deriva termica nulla, si riducono gli
errori sul punto di lavoro causati da sbalzi termici. In altre parole, la tensione
di uscita avrà una dipendenza molto ridotta dall’equivalente in tensione della
temperatura, VT.

Abbiamo occupato il primo grado di libertà del circuito e ora, invertendo
questa espressione, ricaviamo il valore di R:

R = Vi,AVE
I0

Vi,AVE, dove AVE sta per average (tensione media in ingresso al circuito).
A partire da questo parametro, è possibile determinare un estremo infe-
riore ed uno superiore per quanto riguarda la resistenza R da introdurre nel
circuito, mediante alcune osservazioni:

La massima tensione di ingresso è Vi,MAX = 10V, come si può leg-
gere dalla transcaratteristica fornita con le specifiche; invece leggendo
il datasheet dell’amplificatore operazionale usato per il progetto, si può
determinare la massima corrente di uscita, e dunque dire che:

R≫ Vi,MAX
Iu,MAX

Questo è un limite inferiore per il valore della resistenza R;

Per quanto riguarda il limite superiore della resistenza, si può fare il
seguente ragionamento: sarebbe buona cosa il fatto che la corretne su R
per effetto della tensione di ingresso sia abbastanza maggiore di quella
che scorre a causa di polarizzazione e offset:

Vi,min

R ≫Ib + Ioff
2

Per farci un’idea, possiamo procedere con un esempio numerico, utiliz-
zando il LM741 (non avendo a disposizione il vero datasheet, alcuni dati
saranno “spannometrici”); dato che il valore massimo di tensione sulla
transcaratteristica grafica è Vu = 10V (e la transcaratteristica è de-
crescente), sappiamo che, in corrispondenza a 10 V, si ha RL = 2kΩ1
,
ma quindi possiamo determinare banalmente la corrente da generare
come limite inferiore, I0, come:

1

per chi non se lo ricordasse, sono state date un paio di caratteristiche tecniche di
questo amplificatore operazionale nel paragrafo 1.8.

157

I0 = Vu,MAX
RL

= 5mA

Per restare ben dentro al range ora esposto e non tenersi troppo vicini
al bordo del burrone, ci teniamo numericamente un po’ più larghi,
R≫RL,min = 20kΩ

Da datasheet, ipotizzata una temperatura di lavoro di 25◦C, si ha una
corrente di circa 1µA (considerando un caso abbastanza pessimistico);
considerando una tensione minima di ingresso, Vi,min, pari a 0,1V,
avremo:

Vi,min

R ≫Ib + Ioff

2 −→R≪ 0,1

1·10−6 = 105

Quindi, diminuendo di un ordine di grandezza il bound:

R < 10kΩ

Ops, problema: dovremmo avere, per soddisfare entrambi i bound (già
aumentati o diminuiti di un ordine di grandezza), una resistenza maggiore di
20 kΩ, o minore di 10 kΩ; ciò non è molto bello come risultato, dal momento
che l’intersezione tra i due intervalli è nulla. Decidiamo dunque di soddisfare
solo il lower bound, e di minorare di solo 5 volte (anzichè di 10) l’upper bound,
introducendo una resistenza da 22 kΩ.
Calcoliamo a questo punto la corrente I0, dividendo la tensione di ingresso
media (punto a deriva termica nulla stabilito all’inizio del problema) per la
resistenza da noi scelta:

I0 = Ve,AVE

R = 1

22·103 = 45µA
Consideriamo come tensione di polarizzazione del circuito VAL (forni-
ta dalle specifiche); perchè si possa avere una corrente pari a I0, bisogna
dimensionare R0 in modo che:

R0 = 15

45·10−6 = 330kΩ
Su R4 deve inoltre cadere al più una tensione pari a quella di uscita,
a meno della VBE del BJT; per non aver dubbi togliamo una abbondante

VBE = 1V e quindi, tenendo conto che dobbiamo avere al più un ordine di
grandezza in meno della corrente di uscita totale nella retroazione:

158

IF ≪Iu,MAX = 5

10 = 0,5mA

Dunque:

R4 = Vu−VBE
IF

= 101
0,5·10−3 = 18kΩ

Poichè la dinamica di uscita è tra 0 V e 10 V, per poter mettere il punto
a deriva termica nulla al centro della transcaratteristica (al centro di tutte
le possibili ordinate ottenibili dal circuito di amplificazione), Vu,AVE = 5V;
dovremo dunque introdurre una VREF nel sistema, tale da spostare il punto
a deriva termica nulla al centro delle ordinate della transcaratteristica. Per
far ciò, ricordando che l’ingresso di VREF si ottiene a partire da VAL = 15
V; dovremo fornire un partitore in grado di dare circa 1

3 di VAL in ingresso a

VREF, quindi:

VAL· R2
R3

= VREF −→ VAL
VREF

= R3
R2

= 15

5 = 3

R3 = 3R2

Supponiamo di aver ricavato, da uno studio del singolo stadio, che R2 =
100kΩ, R3 = 3·100kΩ330kΩ.
Resta solo più un parametro da dimensionare: R1. Per farlo, consideriamo
la transcaratteristica in un punto comodo da studiare (Vi = 10V;Vu = 0V).
Riprendendo la formula finale della transcaratteristica del circuito:

Vu =−VT

1 + R2
R1⊕R3

·ln

Vi

R · R0
V
AL

−VREF · R2
R3

Sostituendo i valori del punto comodo che abbiamo scelto, vediamo che
l’espressione si riduce a:

0 =−VT

1 + R2
R1⊕R3

·ln(10) + 5V
Invertendo l’equazione, si ricava R1, ossia l’ultimo parametro del progetto.

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