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Bullettino della Commissione

Archeologica Comunale
di Roma
CXII
2011
«L’ERMA» di BRETSCHNEIDER
COPYRIGHT © 2012 by «L’ERMA» di BRETSCHNEIDER - ROMA
Via Cassiodoro, 19
Curatore redazionale Daniele F. Maras
con Alice Landi
Periodico: Autorizzazione Tribunale di Roma n. 523 del 24-10-1988
Bullettino della Commissione Archeologica Comunale di Roma. - N.S. 1
(1987/88)- . - Roma : «L’ERMA» di BRETSCHNEIDER, 1989- . - v. ; 29 cm.
- Annuale
ISSN 0392-7636
CDD 20. 930.1’05
Moles Martis, il turpe sepulcrum di Tarpea e la Luna dell’Arx
di Francesco Marcattili 7
Appendice. Moles Martis. Appunti e spunti d’etimologia e di semantica, di Paola Paolucci 31
Nuove ipotesi per una rilettura del settore meridionale del Foro di Augusto
di Elisabetta Carnabuci, Laura Braccalenti 35
Nuovi frammenti di piante marmoree dagli scavi dell’aula di culto del Templum Pacis 67
di Ersilia D’Ambrosio, Roberto Meneghini, Rossella Rea
Gli impianti di scale del Foro di Traiano
di Elisabetta Bianchi, Roberto Meneghini 77
Appendice I. Calcestruzzi dei muri e delle scale del Foro di Traiano, di Marie D. Jackson 105
Appendice II. Saggio strutturale nei sotterranei della chiesa del SS. Nome di Maria,
di Antonella Lumacone 109
Appendice III. Indagini sperimentali su materiali e strutture del settore nord del Foro di Traiano
sotto la chiesa del SS. Nome di Maria, di Roberto Serafini, Gianluca Primi 115
Una testa giovanile dal Foro di Traiano: copia, rielaborazione o originale d’epoca imperiale?
di Francesco Paolo Arata 119
L’utilizzo delle tecnologie geomantiche e la Forma Urbis: un nuovo approccio
di Mattia Crespi, Ulisse Fabiani, Paolo Carafa, Maria Teresa D’Alessio 129
Le trasformazioni di un blocco di granito. Da sostegno di un obelisco antico
all’«Ara dei caduti per la rivoluzione fascista» sul Campidoglio (1926-1944)
di Sylvia Diebner 153
AREA DEL TEATRO DI MARCELLO:
RICERCHE E STUDI SUI MATERIALI DELL’AREA SUD-EST DEL CIRCO FLAMINIO
(Atti della Giornata di Studi tenutasi all’Istituto Archeologico Germanico, giugno 2004)
Introduzione
di Marilda De Nuccio 173
Valori metrici e simbolici nella FUR Severiana. I frammenti della lastra 31
di Luca Sasso D’Elia 175
Analisi della lavorazione degli elementi architettonici del tempio di Apollo Sosiano
di Andrea Coletta 179
La decorazione architettonica del tempio di Bellona
di Marilda De Nuccio 191
L’intervento di scavo dello spigolo nord-orientale del tempio di Bellona
di Alessandria Pollio 227
Sommario
6 Sommario
La statua di culto del tempio di Bellona: una proposta di ricostruzione iconografica
di Stefania Pergola 235
Il portichetto tuscanico presso i templi di Apollo Sosiano e di Bellona e la “ Via Trionfale”
di Patrizio Pensabene 251
Capitelli a foglie lisce di epoca tarda
di Sabrina Violante 293
Un esempio di rilavorazione di manufatti marmorei in età altomedievale: il caso dei sarcofagi
di Alessandra Milella 341
Materiali lapidei di età altomedievale dall’area del teatro di Marcello per la storia del quartiere
di Anna Campese Simone 349
Ottone III e l’aristocrazia romana: le fondazioni cultuali di Domina Mizzina “Miro Sermone Senatria”
di Margherita Cecchelli 373
Bibliografia 385
Tavole 399
Area del Teatro di Marcello
Ricerche e studi sui materiali
dell’area sud-est del Circo Flaminico
a cura di

Marilda De Nuccio
Sovraintendenza ai Beni Culturali di Roma Capitale
Atti della giornata di studi
(Roma, Istituto Archeologico Germanico, 10 giugno 2004)
1
Alcuni dati dell’articolo sono stati già da me presentati nel
Congresso Internazionale tenutosi a Cartagena nel 2003, per cui
v. De Nuccio 2004, pp. 37-53, rispetto ai quali questo contribu-
to costituisce un ulteriore avanzamento degli studi.
2
Fidenzoni 1970, passim; sui lavori di scavo nell’area vedi
Ciancio Rossetto 1995a, pp. 69-76; v. inoltre Vitti 2010.
3
Viscogliosi 1996, passim e bibliografia ivi contenuta.
4
Gatti 1960, p. 3 ss.
5
Nash 1968, pp. 500-501, figg. 616-617, viene identificato come
“Ianus, Templum”.
6
Platner‒Ashby 1936, pp. 82-83; Coarelli 1965-1967, p. 37
ss.; Lugli 1970, pp. 414-415; Coarelli 1997, p. 391 ss. e biblio-
grafia precedente ivi contenuta; Ziolkowski 1992, pp. 18-19, 187,
e 193-234, sulla questione votum, locatio, dedicatio.
7
Ov., Fast., vi, 201-204: Hoc sacrata die Tusco Bellona duello /
dicitur et latio prospera semper adest / Appius est auctor…; Id. 209-
212: altera pars Circi Custode sub Hercule tuta est; La Rocca 1987,
p. 365, nota 95; Kardos 2000, pp. 143-144.
8
Viscogliosi 1993a, p. 190 ss., s.v. Bellona, aedes in circo; Stam-
per 2005, pp. 54-56, 121, fig. 92.
9
Daremberg‒Saglio, i, p. 685, s.v. Bellona.
10
La Rocca 1987, p. 365, nota 98.
11
RE, iii, 2, c. 91, Appius Claudius Caecus; erroneamente in De Nuc-
cio 2004, p. 37 per un refuso risulta scritto Pulcher al posto di Caecus.
Nel clima di valenza ideologica e di prestigio
all’interno del quale si sviluppa il nuovo pro-
gramma edificativo e decorativo augusteo, avvia-
to dopo la battaglia di Azio nel 31 a.C., si attua
un progetto organico che investe in modo parti-
colare la parte meridionale del Circo Flaminio
(fig. 1) con il nuovo teatro di Marcello e la riedi-
ficazione dei due templi di Apollo Sosiano e di
Bellona (tavv. i-ii)
1
.
Gli scavi condotti nell’area nel 1932-1933 e
1937-1938 in particolare
2
, (figg. 2-3) misero in
luce ad est del più noto tempio di Apollo
3
, le strut-
ture di un tempio allora sconosciuto: in tutti gli
appunti manoscritti, anche di Colini, è definito
“ignoto” e quindi forse per questo un po’ ignorato.
Fino al 1960, fino cioè alla fondamentale sco-
perta di Guglielmo Gatti
4
della reale posizio-
ne del Circo Flaminio – che fino ad allora si era
localizzato al posto del poi identificato teatro
di Balbo – veniva denominato come tempio di
Bellona il tempio nella odierna via delle Botte-
ghe Oscure e il nostro “tempio ignoto”
5
. Dopo
questa nuova identificazione del Circo Flaminio,
Filippo Coarelli ha poi riconosciuto molto con-
vincentemente e in maniera definitiva il tempio
ignoto come tempio di Bellona
6
(fig. 4).
D’altra parte le stesse fonti letterarie
7
sembra-
no riferire della presenza dei due templi di Her-
cules Custos e di Bellona ai due lati opposti del
Circo Flaminio, sui lati brevi.
La vita del tempio dovette essere stata assai
lunga
8
e le sue funzioni notevoli, non solo nei
tre secoli successivi alla sua fondazione ma an-
che dopo la sua quasi totale riedificazione che,
come dimostreremo, sembra essere avvenuta in
età augustea: funzioni che, comunque, rientrano
a pieno nel campo del diritto pubblico romano.
Il tempio fu votato a Bellona
9
, divinità guer-
riera di antica origine italica, nota anche come
Duellona o Duelona, o con il nome greco di
`Lvto: al suo culto era legata l’importantissima
cerimonia della dichiarazione di guerra da par-
te dei Feziali
10
. Fu fondato nel 296 a.C. da Ap-
pius Claudius Caecus
11
in seguito ad una vittoria
La decorazione architettonica del tempio di Bellona
192 Marilda De Nuccio
sugli Etruschi, secondo quanto ci testimoniano
Livio
12
e Ovidio
13
. Questa data è confermata an-
che da altri elementi tra cui una vaso dipinto, un
poculum (fig. 5) dell’Atelier des Petites Estampil-
les ora conservato al museo del Louvre, con l’i-
scrizione Belolai pocolom
14
: all’interno è rappre-
sentata una testa femminile con una capigliatura
arrufata, tanto che si è supposto sia costituita da
serpenti aggrovigliati, a modo di Medusa.
Inoltre una moneta, uno dei primi denari co-
niati a Roma tra il 294 e il 270 a.C., può essere
considerato un ulteriore elemento contempora-
neo alla fondazione del culto di Bellona
15
, solo
se si potesse riconoscere con maggiore certezza
l’immagine della dea anziché quella di Roma
16
.
Il tempio era situato fuori del pomerio
17
, anche
se molto vicino alle mura: secondo Plutarco
18
era
12
Liv., x, 19, 17: Dicitur Appius Claudius in medio pugnae discri-
minae, ita ut inter prima signa manibus ad caelum sublatis conspice-
retur, ita praecatus esse: ‘Bellona, si hodie nobis victoriam duis, astego
tibi templum voveo’.
13
Per la medesima fonte cfr. supra, nota 6; più completamente
Ov., Fast., vi, 201 ss. ci informa: hoc sacrata die Tusco Bellona duel-
lo / dicitur et Latio prospera semper adest. /Appius est auctor, Pyrrho
qui face negata/ multum animum vidit, lumine captus erat / prospicit a
templo summum brevis area Circum: / est ibi non parve parva columna
notae / hinc solet hasta manu, belli praenuntia, mitti, in regem et gentes
cum placet arma capi. / Altera pars Circi Custode sub Hercule tuta est
/ quod deus Euboico carmina munus habet; ne abbiamo anche notizia
nell’elogium di Appius Claudius riportato nel CIL (i, 2, nn. ix-x).
14
LIMC, iii, 1, p. 192; Id., ii, 1, p. 71. È una ciotola di forma
prossima alla 27b, inv. K 614 della Coll. Campana. La sua prove-
nienza è sconosciuta, probabilmente dall’Etruria meridionale o zone
vicine: ha una decorazione sovradipinta in bianco, giallo e rosso con
una testa femminile con capigliatura a riccioli, come serpenti, cir-
condata da filetti bianchi e rossi e da un fregio ornamentale di foglie
e corimbi. Il vaso è datato entro la prima metà del sec. iii a.C.: la sua
fabbrica è stata localizzata con una certa sicurezza a Roma stessa.
Vero è che i ritrovamenti di questi manufatti sono avvenuti quasi
esclusivamente nell’Etruria meridionale e nel Lazio ma l’iscrizione
in latino dovrebbe escludere però che si tratti di fabbrica etrusca. Del
resto lo stesso Paolo Moreno (EAA, vi, 1965, p. 254 ss., s.v. Pocola)
ha notato che trattandosi certamente di coppe ex voto dedicate a va-
rie divinità, può essere concepibile in quegli anni solo a Roma; sulla
ipotetica ipotesi della falsità dell’iscrizione v. infra Pergola.
15
Breglia 1952, p. 67 ss.
16
Sulla questione della iconografia di Bellona, ancora non com-
pletamente certa, si veda infra il contributo di Stefania Pergola.
17
Ziolkowski 1992, pp. 18-19, 283, e 284, fig. 1 con la loca-
lizzazione dei templi all’interno e all’esterno del pomerio, dove il
tempio di Bellona è identificato con il n. 60; ancora pp. 287 e 290;
la percezione dello spazio, legata originariamente al diritto augura-
le, si collega e si realizza indissolubilmente sulla base dei concetti
di pomerium, ager e mundus i quali, insieme a quello di templum si
formalizzano nel processo di fondazione della città di Roma, coa-
relli 2000, p. 285 ss.
18
Plut., Sulla, 32.
1. Veduta aerea del Campo Marzio meridionale.
2. Roma. Scavi del Governatorato nell’area dell’ex piazza Monta-
nara: sullo sfondo il teatro di Marcello, in primo piano comincia ad
aforare il podio del tempio di Bellona.
La decorazione architettonica del tempio di Bellona 193
in circo presso una agorà, evidentemente il forum
holitorium, molto vicino al tempio di Apollo; se-
condo Ovidio
19
“prospicit a templo summum bre-
vis area circum / est ibi non parvae parva columna
notae / hinc solet hasta manu belli praenuntia mitti
/ in regem et gentes cum placet arma capi”; sempre
in circo lo pongono i Mirabilia
20
, fonte cronolo-
gicamente molto distante, la cui più antica reda-
19
Ov., Fast., vi, 205.
20
Marchetti 1914, pp. 65, e 383, nota 194; Valentini‒Zuc-
chetti 1940-1953, iii, 48; Accame–Dell’Oro 2004, pp. 154-155:
Ante Palatium Alexandri fuere duo templa, Florae et Phoebi: post Pa-
latium (Alexandri), ubi nunc est conc<h>a fuit templum Bellonae; ibi
fuit scriptum: Roma vetusta fui, sed nunc nova Roma vocabor / eruta
ruderibus, culmen ad alta fero. Il tempio quindi viene collocato die-
tro il palatium Alexandri, dietro cioè alle Terme Alessandrine, ma è
opportuno dire che il termine palatium dopo l’età imperiale veniva
attribuito a qualunque edificio antico di grandi dimensioni, che po-
teva essere destinato ad usi diversi; ibid., p. 82; cfr. anche Jordan
1871, pp. 401-403.
4. Roma. Veduta attuale del tempio di Bellona. 5. Poculum con l’immagine di Bellona (da LIMC, iii).
3. Roma. Scavi del Governatorato nell’area del tempio di Bellona.
194 Marilda De Nuccio
nemico ha molti confronti in Grecia e nel mondo
ellenistico. Sappiamo che Alessandro, giunto in
vista dell’Asia Minore, “iaculum velut in hostilem
terram iecit armatusque de navi tripudianti simili
prosiluit atque ita hostias caedit…”
27
anche se non
è sicuro che il rito romano, di per sé complesso
e ampiamente documentato già in età repubbli-
cana, debba necessariamente derivare da quello
ellenistico
28
.
Davanti al tempio di Apollo (fig. 6) troviamo
un “monumento” circolare, un monoptero
29
, un
edificio circolare con colonnato corinzio; su una
fascia dell’architrave rimane ancora visibile una
iscrizione: una dedica frammentaria in cui si leg-
ge imp caes vespasianvs. Si tratta quindi della
ricostruzione vespasianea di un perirrhanterion
30
,
il contenitore di acqua lustrale dove, come sap-
piamo dalle fonti, Catilina
31
si lavò le mani spor-
che di sangue mostrando a Silla la testa di Mario
Gratidiano, suo avversario politico, una sorta di
purificazione rituale
32
.
Tutto ciò avveniva mentre Sulla
33
si trovava in
una riunione del Senato nell’aedes Bellonae da
dove si potevano udire le grida dei partigiani di
Mario che egli stesso aveva ordinato di trucida-
re nella vicina villa Publica: infatti all’interno del
tempio, come pure all’interno del contiguo tem-
pio di Apollo
34
, si svolgevano speciali riunioni se-
natoriali, extra pomerium, destinata a deliberare in
particolare sullo ius triumphandi, in relazione forse
anche alla specifica valenza guerriera della dea
35
.
zione, databile agli anni 1140-1143, ci è traman-
data in un’opera della Curia romana di caratte-
re amministrativo-liturgico, il cosiddetto Liber
Polypticus, composto da Benedetto Canonico di
S. Pietro
21
.
A conferma di ciò un altro elemento: poco
dopo la fondazione del tempio, all’inizio della
guerra con Pirro, fu innalzata davanti al tempio
una columna bellica, evidentemente di dimen-
sioni alquanto contenute, tanto da essere men-
zionata “columella”
22
. Era in una piccola area
esclusa dalla proprietà dello Stato romano, sim-
bolicamente terra nemica, la cui funzione e lo-
calizzazione è ben espressa da Servio
23
: “denique,
cum Pyrrhi temporibus adversum transmarinum
hostem bellum Romani gesturi essent nec invenirent
locum, ubi hanc solemnitatem per fetiales indicen-
di belli celebrarent, dederunt operam, ut unus de
Pyrrhi militibus caperetura, quem fecerunt in circo
Flaminio locum emere, ut quasi in hostili loco ius
belli indicendi implerent. Denique in eo loco ante
aedem Bellonae consacrata est columna”. L’area
quindi era destinata alle cerimonie della dichia-
razione di guerra da parte dei feziali con il lancio
di un’asta insanguinata, al di là dei confini, in
territorio nemico, ed era ante aedem Bellonae
24
.
È stata avanzata l’ipotesi da Thomas Wiede-
mann
25
che il rito presso la columna bellica sia
una innovazione di Ottaviano, al momento della
dichiarazione di guerra contro Cleopatra
26
: ma la
simbologia del lancio di una hasta in territorio
21
Accame–Dell’Oro 2004, p. 15.
22
Paul. Fest., 30 L.: Bellona dicebatur deas bellorum, ante civis
templum erat columella, quae bellica vocabatur, super quam hastam
iaciebant, cum bellum indicebantur.
23
Serv. Dan., Ad Aen., ix, 52.
24
Si costrinse un prigioniero dell’esercito di Pirro ad acquistare
un lembo di terra nel Circo Flaminio, davanti al tempio di Bello-
na e questo lembo fu proclamato territorio nemico: la cosa fu resa
possibile solo dal fatto che si trovava fuori del pomerio; De Fran-
cisci 1954, p. 189 ss.
25
Wiedemann 1986, pp. 478-490.
26
Secondo una notizia di Cass. dio., l, 4, 5: xoi tpoç :o `Lv\ciov
cì0ov:cç tov:o :o tpotoìcµio xo:o :o voµi¸ oµcvov, óio :o\ xoi
oopoç co xoi ¡g:ioìio\ ctoigoov.
27
Iustinus, xi, 5, 10.
28
Da Cass. Dio., lxxii, 33 (i. 1o\:o :c c\tcv xoi :o óop\ :o
oiµo:cócç topo :( `Lv\cic cç :o toìcµiov óg ¿cpiov cç yc xoi
:(v o\yycvoµcvcv o¡:( gxo\oo, oxov:iooç cçcpµg0g...·) risulta
che ancora all’epoca di Marco Aurelio (178 d.C.) si compiva questa
particolare cerimonia e che l’asta che veniva impiegata era conser-
vata all’interno del tempio di Bellona.
29
Sulla localizzazione della columna bellica v. La Rocca 1993a,
p. 21 ss., figg. 2-3, 5-8; su questo argomento anche Rodriguez Al-
meida 1993, p. 39 ss, figg. 9-12.
30
La sua superstite decorazione architettonica è in corso di stu-
dio da parte di Marina Bertoletti e il suo alzato è stato in parte ri-
composto al Museo della Centrale Montemartini a Roma.
31
Plut., Sulla, xxxii, 2: :ot:o\ ó :( ltììo ¿opiv cx:ivcv
Mopxov :ivo Mopiov :cv cx :gç cvov:ioç o:ooccç otox:civoç
:gv µ v xc¡oìgv cv oyopç xo0cçoµcvc :o\ `Atoììcvoç cyy¡ç ov:i
tpoocì0cv otcvigo:o :oç ¿cipoç.
Ancora Plut., Sulla, xxx, 2: cxoìci :gv otyxìc:ov ciç :o :gç
`Lv\o\ç icpov.
32
RE, xiv, 2, c. 42, M. Marius Gratidianus. Sui riti relativi al
culto della dea, vedi infra Pergola.
33
Plut., Sulla, vii, 6: :gç ó o\yxìg:o\ :o\ç µov\coi tcpi
:ot:cv o¿oìo¸otogç xoi xo0gµcvgç cv :( vo( :gç `Lv\o\ç,
o:po\0oç cioct:g tov:cv opcv:cv : ::iyo ¡ pcv :( o:oµo:i, xoi
:o µ v cxpoìcv µcpoç o¡:o\ xo:cìitc, :o ó c¿cv otgì0cv.
A proposito delle uccisioni Seneca ci informa al riguardo (Sen.,
Clem., i, 12, 2): Qui (Sulla) septem milia civium romanorum contru-
cidari iussit et, cum vicino ad aedem Bellonae sedens exandisset concla-
mationem tot milium sub gladio gementium exterrito senatu: « Hoc aga-
mus» inquit «patres conscripti; seditiosi pauculi meo iussu occiduntur».
34
I due templi avevano un ruolo importante nella vita politica
romana: i senatori disponevano in tal modo di questi edifici che
erano situati non lontano dai luoghi di riunione del popolo vale a
dire il vicinissimo Circo Flaminio, la cui edificazione nel 220 a.C.
sostituisce in certo qual modo i Prata Flaminia, luogo in cui la tra-
dizione collocava le riunioni della plebe che, dopo l’abdicazione dei
decemviri nel 449 a.C., avevano posto fine alla secessione e rista-
bilito il consolato (Liv., iii, 54, 14 ss.); poco più lontano i Saepta
(E. Gatti, in LTUR, iv, 1999, pp. 228-229, s.v. Saepta Iulia) il cui
edificio occupò il luogo destinato in età repubblicana alle votazioni
del popolo, detto ovile consistente in una grande piazza rettangola-
re circondata da un portico.
35
Fest., 470 L.: senacula tria fuisse Romae, in quibus senatus haberi
solitus sit memoriae <p>rodidit Nicostratus…: …senaculum tertium,
citra aedem Bellonae, in quo exterarum nationum legatis, quos in urbem
admittere nolebant, senatus dabatur. A tal proposito Coarelli 1968a,
p. 56 e Viscogliosi 1993a, p. 191 si pongono la questione se nelle
citazioni del tempio negli altri autori come in aede Bellonae, oppure
ad aedem Bellonae oppure ancora apud aedem Duelonai, ci si riferi-
sca sempre ad eventi accaduti nel tempio vero e proprio o altrimenti
all’interno del senaculum di cui altrimenti non si comprenderebbe
la necessità. La spiegazione grammaticale è fornita da un passo di
Varrone (De lingua Latina, Fragmenta, ed. Goetz e Shoell, 224 ss.):
Item ad et apud locum signicant[um], ut « accede ad me », «qui domi
nati apud me sunt », «apud illum est »…Ite vitiose dicitur «senatum ha-
bere apud aedem Apollinis» quod «in aede[m] dicitur oportet».
La decorazione architettonica del tempio di Bellona 195
la loro provincia
38
o per salutare il loro ritorno
39
;
sempre al suo interno si svolgevano gli incontri
del senato con gli ambasciatori di popoli che erano
in guerra con Roma o che non erano suoi alleati:
anch’essi non potevano essere ammessi all’inter-
no del pomerio
40
. Un uso del tempio per funzioni
Il senato deliberava sulla concessione degli onori
del trionfo
36
, qui incontrava i magistrati dotati di
imperiumche in quanto tali non potevano oltrepas-
sare il pomerio e accedere in città
37
; è noto anche
che il senato vi si riuniva per congedare i gover-
natori, proconsoli e propretori che partivano per
36
Solamente Livio, pur con tutte le sue lacune, cita i casi di
M. Marcellus nel 211 a.C. (xxvi, 21, 21), di Livius Salinator e
Claudius Nero nel 207 a.C. (xxviii, 9, 5), di P. Cornelius Scipio nel
206 a.C. (xxviii, 38, 2) ‒ Senatu extra urbem dato in aede Bello-
nae, quas res in Hispania gessisset disseruit…Ob has res gestas ma-
gis temprata est triumphi spes quam petita pertinaciter…‒, di L.
Furius Purpureo nel 200 a.C. (xxxi, 47, 69), di Q. Minucius e C.
Cornelius nel 197 a.C. (xxxiii, 22, 1), di Cn. Manlius nel 187 a.C.
(xxxviii, 44, 10), di L. Manlius nel 185 a.C. (xxxix, 29, 4), di T.
Sempronius Gracchus e L. Postumius Albinus nel 178 a.C. (xli, 6,
4),di C. Cicereius nel 172 a.C. (xlii, 21, 6) e di C. Popilliius nel
172 a.C. (xlii, 28, 2).
37
Come ad esempio M. Popillius nel 173 a.C. secondo quanto ci
dice Liv., xlii, 9, 2.
38
Cic., Verr., 5, 41: o divina senatus frequentis in aede bellonae
admurmuratio…Cum inveniretur nemo qui in illa loca cum imperio
mitteretur, dixissitque quidam Verrem esse non longe a Tempsa….
39
Sall., Hist., 5, 25: Verum occupavit nescio quae vos torpedo, qua
non gloria movemini neque flagitio, cunctaque praesenti ignavia muta-
vistis, abunde libertatem rati, <scilicet> quia tegis abstinetur et huc ire
licet atque illuc, munera ditium dominorum.
40
Come i Cartaginesi nel 203 e nel 201 a.C. (Liv., xxx, 21, 12) o i
Macedoni nel 195 e nel 171 a.C. (Liv., xxxiii, 24, 5; xlii, 36, 2); Da-
vid 2000, p. 62 ss. sulla delimitazione del pomerio nel Campo Marzio.
6. Roma. Planimetria dell’area del tempio di Bellona. Il perirrhanterion e la columna bellica, i due monumenti a pianta circolare, davanti rispet-
tivamente al tempio di Apollo e al tempio di Bellona (da Viscogliosi 1996).
196 Marilda De Nuccio
Appius Maior, console nel 38 a.C., che il 1° giu-
gno del 33 o del 32 a.C. trionfava ex Hispania:
uno strettissimo amico di Augusto sin dall’epoca
della guerra siciliana contro Sesto Pompeo e, fat-
to abbastanza significativo, parente di Livia.
Sappiamo che nei paraggi del tempio doveva
essere il sepolcro della famiglia dei Claudii eret-
to alle pendici del Campidoglio, per uno specia-
le privilegio accordato al momento del trasferi-
mento della gens Sabina a Roma. Svetonio, nella
vita di Tiberio
47
, dice “locumque sibi ad sepultu-
ram sub Capitolio publice accepit”: sepolcro che
quindi non doveva essere del tutto isolato nell’a-
rea alle pendici del Campidoglio
48
. Nel 1615
presso il teatro di Marcello si rinvenne un vaso in
alabastro pertinente ad un sacerdote di Amon e
legislative è attestato a proposito del senatus con-
sultum de Bacchanalibus, promulgato nel 186 a.C.
apud aedem Duelonai
41
.
Ancora Plinio
42
riporta che un Appius Clau-
dius, console con un Servilius, pose nel tempio le
imagines clipeatae dei suoi antenati e riferisce la
notizia ai consoli del 495 a.C.: ma verosimilmen-
te si tratta di un errore di Plinio da leggere cor-
rettamente
43
come Appius Claudius Pulcher Ap.
f. C. n. Pulcher
44
console nel 79 a.C. insieme a
Publius Servilius Vatia Isauricus
45
.
Il tempio di Bellona (fig. 7), che faceva parte
dell’area in circo Flaminio
46
, aveva il suo dies na-
talis il 3 giugno e non risulta dedicato a proprio
nome dal princeps (Augusto); il dedicante potreb-
be essere Appius Claudius Pulcher, noto come
41
CIL, i, 196 = x, 104: Q. Marcius L.f. S(p) Postumius L.f. cos.
senatum consoluerunt. Octob. Apud aedem Duelonai.
42
Plin., N.H., xxxv, 12: Vero clipeos in sacro vel publicos dicare
privatim primis instituit, ut referio, Appius Claudius …Posuit enim in
Bellonae aede maiores suos….
43
La Rocca 1987, p. 365, nota 100.
44
Appius Claudius Ap. f. C. n. Pulcher, RE, iii, 2, c. 296, Ap-
pius Claudius Pulcher: quello stesso Appius Claudius ricordato per
i medesimi anni nell’iscrizione posta sull’architrave a tre fasce dei
propilei minori di Eleusi da lui eretti, per cui vedi Hörmann 1932,
pp. 2-4, tav. 42 b.
45
RE. iiA, 2, c. 93, P. Servilius Isauricus.
46
Stamper 2005, pp. 119-125
47
Suet., Tib., 1, 2.
48
Ad un monumento funerario alle pendici del Campidoglio vanno
collegati due frammenti di un fregio figurato di travertino con proces-
sione, provenienti dagli scavi per la costruzione dell’Anagrafe, lungo
la via del Mare, ora al Museo dei Conservatori: Helbig
4
, ii, n. 1603
[E. Simon]; Bianchi Bandinelli‒Torelli 2006, n. 25. Gli autori ri-
tengono che il rilievo, già datato ad epoca cesariana sul terminus ante
quem della toga exigua indossata dai vari personaggi, abbia uno stile
che lo riporta all’antica tradizione etrusco-italica (vedi la produzione
sud-etrusca di sarcofagi del tardo iii secolo a.C.): ciò consente di pen-
sare, trattandosi di un’opera urbana, ad epoca ben anteriore, confer-
mata anche dall’uso del travertino al posto del marmo. D’altro canto lo
stretto legame tra la gens Claudia e la divinità Bellona è rilevata anche
fuori della città di Roma (cfr. Iasiello 1995, p. 303 ss., figg. 1-2): lo te-
stimonia una epigrafe inscritta su una tabella bronzea rinvenuta nel se-
colo xix in una località ligure, nel territorio dei Ligures Baebiani e oggi
conservata presso l’Ashmolean Museum of Oxford (n. inv. 1892.33 a,
CIL, ix, 1456). La tabella ansata opistografa reca inciso il seguente te-
sto, ripetuto con poche varianti sulle due facce:
7. Roma. Tempio di Bellona. Veduta dall’alto del tempio, sullo sfondo la chiesa di S. Rita.
La decorazione architettonica del tempio di Bellona 197
perfetta tecnica di collegamento tra i due sistemi
costruttivi per edifici di grande mole. I letti ri-
partitori degli sforzi, come sappiamo dallo stesso
Colini, dovevano essere in blocchi di travertino:
di essi rimangono vistose tracce ed esempi molto
significativi, diversamente dal tempio di Apollo
Sosiano dove ci sono blocchi di tufo.
Ancora dagli appunti manoscritti di Colini ap-
prendiamo che la platea di fondazione si arresta
alla profondità di m 0,80 sotto la quota delle la-
stre pavimentali dell’area immediatamente cir-
costante il tempio e tra questo e il portico retro-
stante, il cui pavimento si trova all’incirca allo
stesso livello. Il suo spessore, accertato alla per-
forazione, è di m 10 circa e riposa su argilla gial-
lognola di media consistenza.
In corrispondenza del pronao, e solo sulla par-
te sinistra, almeno fino alla metà del tempio, si
registra un settore interamente in opera a sacco
con scaglie di selce (fig. 9) che potrebbe riferirsi
ad un rifacimento anche se di datazione piuttosto
incerta, o ad una tamponatura localizzata, con-
temporanea al calcestruzzo o immediatamente
successiva. D’altra parte l’uso degli scapoli in
selce nell’opera cementizia, sia in fondazione che
in alzato, sembra essere documentata a Roma
alla fine del periodo cesariano, nel periodo augu-
steo ed anche in quello di Tiberio e di Caligola.
La selce comincia ad essere usata specialmente
nella costruzione delle cisterne d’acqua
54
, poi per
costruzioni di ville o nelle fondazioni dei piloni
Moutou, di nome Nibnouterou, vissuto all’epoca
di Osorkou III, faraone della xxii dinastia, che fu
riusato come vaso cinerario per P. Claudius Pul-
cher, figlio di Clodio e di Fulvia, nonché fratello
di Claudia, la prima moglie di Ottaviano
49
.
Fa parte oramai della storia degli studi consi-
derare un tempio eretto da un antenato della gens
Claudia a fianco di un tempio dedicato da un ante-
nato della gens Iulia, cioè il tempio di Apollo Me-
dico: forse proprio a causa dei vincoli di parente-
la con i Claudii Augusto non vide la necessità di
mutare il dies natalis del tempio
50
, tanto più che
veniva in ogni caso confermato il suo programma
urbanistico con la trasformazione dell’area in circo
secondo un significato prettamente dinastico.
Durante gli scavi del tempio fu rinvenuto il
nucleo del podio (fig. 8) riferibile alla fase augu-
stea del tempio: è in opera cementizia con sca-
glie piuttosto piccole di tufo di Grotta Oscura
e dell’Aniene, con rare scaglie di cappellaccio; è
molto probabile che le fondazioni di questo po-
dio ricalchino quelle del tempio repubblicano, le
cui strutture sicuramente furono distrutte per
far posto al nuovo tempio
51
.
Al giorno d’oggi risulta interamente spogliato
delle sue strutture portanti le colonne della pe-
ristasi e delle parti a blocchi di opera quadrata
che lo rivestivano, la cui impronta è rimasta ben
chiara sul cementizio che forma il nucleo interno
del basamento: già il tempio dei Castori
52
e anco-
ra prima il tempio della Concordia
53
, mostrano la
R) T(ito) StatilioTauro / M(anio) Aemilio Lepido co(n)s(elibus) /
Tricunda Ti(beri) Caludi Neronis ser(vus) vilic(us) / macist(er)
Bellonae lucerna(m) cum / suis ornament(is) libens animo donum
/ dat idib(us) Iun(is) in Licures Baebianos.
V) T(ito) StatilioTauro / M(anio) Aemilio Lepido co(n)s(elibus)
/Tricunda Ti(beri) Caludi Neronis ser(vus) vilic(us) / mag-
ist(er) Bellonae lucernam cum / suis ornamentis libens animo do-
num / dat idibus Iunis in Ligures Baebianos.
L’epigrafe è stata datata da Degrassi 1952, p. 7 al 13 giugno
dell’11 d.C.
49
La Rocca 1987, p. 367, figg. 1-2 (da CIL, i, Suppl.).
50
La Rocca 1987, pp. 366-368; Viscogliosi 1993a, p. 190 ss.
51
Le nostre conoscenze in merito ed eventuali sondaggi futuri
sono forzatamente limitati dalla attuale condizione del monumento
inficiata dalle fondazioni del Palazzetto di Flaminio Ponzio a nord
e dalle cantine delle case “moderne” nell’angolo sud-est.
52
Lugli 1957, pp. 314 e 375, tavv. xlviii,1, e xcviii,1.
53
Gasparri 1979, pp. 27-436, figg. 9, 11-12.
54
Come l’imponente rudere nel Trioprio di Erode Attico che
sorge sul punto più alto della collina e che limita a sud-ovest la val-
le della Cafarella, tutto in scaglie di selce senza paramento: Lugli
1957, tav. cv, 1.
8. Roma. Tempio di Bellona. Veduta del nucleo cementizio del fian-
co sinistro.
9. Roma. Tempio di Bellona. Veduta del fianco sinistro con il nu-
cleo cementizio in scaglie di selce.
198 Marilda De Nuccio
la fondazione della fronte del Tempio della Pace,
di età vespasianea, tutta in scaglie di selce. Come
nell’elevato del podio del tempio di Bellona, l’u-
so della selce non in fondazione è testimoniato
ad esempio nel corridoio di ingresso del Mauso-
leo di Augusto
60
e in una volta della Cloaca Mas-
sima
61
. Ancora sul lato occidentale del Foro di
Nerva, durante gli ultimi scavi nei Fori Impe-
riali, è venuto alla luce il podio, anch’esso tutto
in scaglie di selce, di un tempio domizianeo, non
completato e abbandonato in corso d’opera
62
.
Alle spalle dei due templi afancati di Apollo
Sosiano e di Bellona (fig. 10) troviamo un porti-
co
63
che dal Portico d’Ottavia corre lungo il lato
nord di entrambi, piega ad angolo retto sul lato
orientale del tempio di Bellona in direzione sud,
dei ponti, in modo particolare per la sua caratte-
ristica di impermeabilità idraulica
55
: per questa
sua specifica funzione fu quindi quasi certamen-
te usata nelle fondazioni dei templi Nord e Sud
del Foro Olitorio, nella ii fase, quella augustea
56
.
A Roma è documentata, oltre ai già ben noti
esempi nella Casa di Augusto sul Palatino, in al-
cuni muri portanti coperti da pitture di secondo
stile
57
, nelle fondazioni del tempio di Giove Sta-
tore
58
, tanto per citarne solo alcuni; a queste si
aggiungono strutture che sono venute alla luce in
scavi recenti come la fondazione ad L di un edifi-
cio con andamento “pre-fori” sulla quale si va ad
incastrare la fondazione in blocchi del muro della
cella del tempio di Minerva nel Foro Transito-
rio
59
, quindi sicuramente predomizianeo, oppure
55
Crozzoli Aite 1981, p. 104, nota 10 per gli esempi nella cam-
pagna romana.
56
La vicinanza con il Tevere poteva creare una pericolosa umi-
dità: Crozzoli Aite 1981, p. 104, tavv. iii, ivc, ix.
57
Lugli 1957, tav. c: nella casa di Livia sul Palatino rimane un
recinto quadrangolare in compatta opera cementizia con scaglie di
selce senza paramento.
58
Ibid., pp. 240-241, tav. xcvii, 4, sulla platea composta preva-
lentemente di piccole scaglie di selce, si cui posa l’opera quadrata.
59
Viscogliosi 2000, p. 74, fig. 51.
60
Colini–Giglioli 1927, pp. 192-193.
61
Blake 1947, p. 159.
62
Un sincero grazie a Riccardo Santangeli Valenzani cui debbo
queste notizie sugli ultimi ritrovamenti: i risultati degli scavi del
1995 nel Foro di Nerva sono stati presentati al pubblico nell’aprile
del ’96 in una conferenza presso l’Istituto Archeologico Germanico
e sono attualmente in corso di pubblicazione.
63
Colini 1941, pp. 385-393.
10. Roma. Area del portico dietro i templi di Apollo Sosiano e di Bellona durante gli scavi degli anni ’50 del secolo scorso.
La decorazione architettonica del tempio di Bellona 199
in direzione cioè del portico del Foro Olitorio,
con il quale potrebbe avere una qualche attinen-
za
64
; gli scavi eseguiti negli anni passati in questo
settore hanno evidenziato come le sue strutture si
mantengano almeno fino all’altezza del pronao del
tempio, ma poi un grosso scasso eseguito in tempi
recenti per la costruzione delle cantine delle case,
ne ha fatto completamente perdere le tracce
65
.
È rimasto così danneggiato il muro di fonda-
zione della parte nord-est della peristasi e del-
la cella, come si può anche vedere dal rafronto
della situazione odierna con quella documenta-
ta negli anni ’30 (fig. 12) dove si vede l’angolo
nord-orientale del tempio oramai completamen-
te rimesso in luce: importante notare come i per-
sonaggi siano sopra la cella del tempio e il corri-
doio tra la peristasi e la cella sembra completa-
mente svuotato
66
.
64
Su questo argomento vedi infra Pensabene.
65
Gli scavi dell’area eseguiti di recente sono in corso di studio
da parte di Paola Rossetto che li ha diretti e che ringrazio per le in-
formazioni fornitemi.
66
Il corridoio tra la peristasi e il muro della cella dopo lo scavo
e nella fase della sistemazione dell’area ha subito certamente un
riempimento.
11. Roma. La chiesa di S. Rita sotto le pendici del Campidoglio in
una stampa di Giovanni Rossi del 1665.
12. Roma. Tempio di Bellona. L’angolo nord-est del tempio: a si-
nistra la situazione attuale con le fondazioni della chiesa di S. Rita,
a destra la medesima angolazione in una foto del 1930.
200 Marilda De Nuccio
architettoniche, datate al v sec. a.C.
69
, pertinen-
ti a lastre di rivestimento e con una decorazione
a meandro dipinto, pongono la questione della
loro coerenza con un edificio templare cui dove-
vano essere collegate
70
.
Prendiamo ora in considerazione alcuni detta-
gli del podio del tempio, almeno per quello che è
rimasto attualmente (fig. 13): il limite della cella
è ben definito a nord, e sui lati lunghi, mentre
senz’altro è meno chiaro verso la fronte del tem-
pio dove interventi di restauro integrativo e con-
servativo attuati negli anni ’40 del secolo scorso
ne hanno in parte alterato l’andamento (fig. 4);
recentissimamente poi durante una pulizia in-
torno alle strutture della fronte è emerso, sotto
un leggero strato di terra, un elemento in tra-
vertino costituito da un unico blocco tagliato a
L (fig. 14); i suoi margini sono rifiniti e il suo
allineamento con la metà destra del tempio sot-
tintende – in un ribaltamento grafico – la sua as-
sialità rispetto all’edificio e per di più non sem-
bra fare parte della pavimentazione circostante.
Nessuna ipotesi si può proporre per il momento,
se non aver dopo efettuato una ulteriore pulizia
in questo tratto in modo da chiarire la situazione
più in profondità
67
.
L’angolo sud-est (destro) del tempio è stato ta-
gliato (fig. 15): su questo angolo correva la stra-
da di accesso all’area archeologica così come era
stata sistemata per la sua inaugurazione nel Na-
tale di Roma del 1940 (fig. 16). Gli scavi esegui-
ti recentemente hanno evidenziato una situazio-
ne molto compromessa da muri di cantine degli
edifici sovrastanti; i muri scendono ad una quota
molto bassa dove gli scavi si sono fermati a cau-
sa delle infiltrazioni d’acqua. Comunque queste
fondazioni hanno distrutto sia l’angolo del tem-
pio che il corrispondente tratto del portico dei
quali non sembra si sia trovata traccia.
L’angolo sud-ovest (sinistro) è stato oggetto
negli scorsi anni di un saggio di scavo
68
che ha
restituito materiali di un certo interesse: in giaci-
tura secondaria si è rinvenuto un nucleo costitu-
ito da più di 1000 frammenti cronologicamente
omogenei. Le loro caratteristiche, pur non rien-
trando appieno nella tipologia nota delle favisse,
tuttavia denunciano un contesto di probabile ca-
rattere votivo. Tale contesto ingloba per la mag-
gior parte materiali con alcune classi di produ-
zione locali, in particolare l’impasto rosso bruno,
oltre a frammenti di importazione, soprattutto
di area falisca, pochi di ceramica attica, a figure
nere e a figure rosse, mentre è assente il bucche-
ro. La sua datazione tra la fine del vi e il iv sec.
a.C., insieme ad alcuni frammenti di terrecotte
67
Questo dato costituisce l’anticipazione di un argomento che
dovrà essere approfondito: non è escluso che si possa avere in se-
guito qualche nuovo elemento sull’area immediatamente a ridosso
del tempio.
68
Ciancio Rossetto 1997-1998, pp. 193-195, fig. 18: i materiali
rinvenuti sono attualmente in corso di studio.
69
Ibid., p. 194, fig. 19.
70
Ipoteticamente e con le dovute cautele è stato ipotizzato come
edificio di appartenenza il tempio di Apollo Medico, l’unico esi-
stente nell’area nel sec. v a.C. Rimane comunque ancora abbastanza
problematico risolvere e spiegare la loro presenza in una stratigrafia
adiacente alla struttura del tempio di Bellona. Inoltre ci troviamo ad
un livello stratigrafico che doveva già essere stato interessato quanto
meno dalla platea di fondazione del tempio stesso se, come è lecito
supporre, le dimensioni e la planimetria dell’edificio templare non
subiscono mutazioni di rilievo nel corso dei secoli.
13. Roma. Tempio di Bellona.
14. Roma. Tempio di Bellona. Blocco di travertino a L davanti alla
gradinata del tempio.
La decorazione architettonica del tempio di Bellona 201
Alle spalle del tempio gran parte della pavi-
mentazione dell’area è andata perduta per la co-
struzione della chiesa di S. Rita: in questo pun-
to, proprio dove la pavimentazione era stata in
parte asportata, ma la situazione non si presen-
tava compromessa, è stato eseguito un piccolo
saggio
71
, che ha messo in luce (fig. 17) la platea
di fondazione del tempio (a) e ha messo ben in
evidenza sul nucleo cementizio le impronte (b)
dei blocchi di travertino di rivestimento del po-
dio, che fungevano anche da sostegno degli sfor-
zi della colonna. La base del rivestimento del po-
dio (c)
72
poggia su un blocco parallelepipedo di
marmo (d), in cui è visibile l’anathyrosis sul lato
posteriore e sui lati corti (e); al di sotto, in fon-
dazione, si conserva un testimone di un filare di
71
I lavori sono stati eseguiti da Alessandra Pollio, per cui vedi
infra.
72
Per l’elemento architettonico vedi schede nn. 1 e 2; il blocco
di marmo che lo sostiene è delle medesime dimensioni dei blocchi
di travertino di rivestimento del podio: la modanatura quindi non
partiva direttamente dal piano di calpestio. Un esempio simile di
rivestimento marmoreo del podio troviamo nel tratto superstite del
tempio di Marte Ultore, per cui vedi Ganzert 2002, p. 37, fig. 52
, Gros 1979, p. 65, fig. 7, e Id. 1996, p. 147, fig. 145 dove l’autore
presenta raccolti alcuni esempi di coronamenti di podi di templi
impiegati in età tardo repubblicana e primo augustea. Ancora un
confronto è possibile con il podio del templum Divi Vespasiani, De
Angelis 1992, pp. 70-73, figg. 48, 50, 53-54. Un ulteriore confron-
to è possibile con il podio della Maison Carrèe, per cui vedi Amy‒
Gros 1979, pl. 33: il rivestimento poggia su un plinto di m 0,22,
una modanatura di m 0,49, la lastra di rivestimento è alta m 1,80 e
il coronamento m 0,382, una struttura quindi molto simile a quella
del tempio di Bellona ma di dimensioni molto più ridotte.
16. Roma. Scavi nell’area del teatro di Marcello negli anni ’30 del
secolo scorso.
15. Roma. Tempio di Bellona. Lato destro del tempio.
202 Marilda De Nuccio
re all’altezza della scala. I resti, anche se in parte
ricostruiti, del conglomerato relativo al’imposta
della scala di accesso al tempio di Apollo Sosia-
no presuppongono un rapporto molto ravvicina-
to tra i due monumenti, sembra quasi esserci una
contiguità. Di conseguenza, volendo supporre
nell’area un grande cantiere che si dovette impo-
stare nell’arco di alcuni anni, è difcile stabilire
in questo punto dell’area cosa sia stato messo in
opera prima, se la scala di accesso oppure il ri-
vestimento del tempio, anche se tra i rifacimenti
della decorazione architettonica dei due templi
intercorrono alcuni decenni.
Rimane comunque ben chiara una evidenza
strutturale per cui dobbiamo ritenere che il rive-
stimento del podio del tempio di Bellona si inter-
rompesse e fosse ripreso sulla fronte del tempio
stesso all’altezza dell’inizio della scala di accesso
sul fianco destro del tempio di Apollo, nello stesso
punto in cui si attesta di nuovo la pavimentazione
dell’area
73
.
In una vecchia foto eseguita (fig. 19) intorno al
1960 in occasione di uno scavo/trincea lungo il
fianco destro del tempio si vede il blocco in fon-
dazione e più a sinistra, in sezione l’imbocco di
una fogna a cappuccina
74
.
Torniamo sul lato frontale: la parte tra il pronao
e l’inizio (fig. 20) della scala di accesso è rimasta al-
quanto compromessa sia dagli scavi degli anni ’30
sia dal riporto di terra e quant’altro che si è potuto
blocchi di travertino (f), allettato direttamente
sulla platea di fondazione del tempio. Tutti gli
altri blocchi sono stati asportati. Questa testi-
monianza ci ha fornito il limite est, cioè l’angolo
nord-est del tempio che arriva a circa cm 50 dal
limite esterno delle semicolonne del portichetto.
Sul fianco sinistro (fig. 18) il limite del tempio,
considerando le medesime misure dei blocchi di
travertino, arriva a ridosso della pavimentazio-
ne di un ambiente – forse di servizio – posto tra
i templi di Apollo Sosiano e Bellona: su di essa
rimangono chiare e vistose tracce nei punti in cui
il contiguo blocco di rivestimento del tempio si
andava ad ammorsare.
Il rivestimento del podio con la zoccolatura e
la cornice si doveva evidentemente interrompe-
73
Oppure, in seconda ipotesi, dobbiamo supporre che comun-
que il rivestimento del podio fu messo in opera nella sua interezza
e che tra l’alzato della scala e quello del tempio ci fosse un picco-
lo spazio risparmiato. È una ipotesi verosimile visto che allo sta-
to attuale della ricerca non sono emersi elementi che possano far
propendere per una ipotesi piuttosto che per l’altra. D’altra parte
la soluzione della contiguità strutturale tra scale e tempio può far
supporre che questo accesso, che sicuramente serviva il contiguo
tempio di Apollo, avesse, al livello del pavimento dei due templi,
una platea di raccordo anche con il tempio di Bellona, costituen-
done un ulteriore ingresso, in aggiunta naturalmente alla scalinata
frontale. Questa, come vedremo più oltre, risulta limitata sia dalla
chiusura delle guance laterali sia dalla presenza, al centro di essa, di
un altare e quindi la sua capienza poteva non essere sufciente per
la pur ampia frequentazione che il tempio doveva avere, soprattut-
to se rapportata alle sue funzioni specifiche.
74
Sulla questione del sistema fognario v. Bianchini 2010; Vitti
2010; e infra Pollio.
17. Roma. Tempio di Bellona. Scavo nell’angolo nord-est del tem-
pio.
18. Roma. Veduta dall’alto del fianco sinistro del tempio di Bellona
e del fianco destro del tempio di Apollo.
La decorazione architettonica del tempio di Bellona 203
La faccia superiore è scalpellata a gradina, con
i fori – con tracce di piombo – per i perni di in-
casso di una lastra, evidentemente di rivestimen-
to che doveva sovrapporsi.
Il tempio di Bellona, già noto dai frammen-
ti (fig. 23) della F.U.R. 31 e 31e sulla base
dei resti archeologici risulta essere un perip-
tero (fig. 24) esastilo su alto podio con gra-
dinata frontale e undici colonne sui lati lun-
ghi
75
. L’edificio, insieme al limitrofo tempio
di Apollo Sosiano
76
, è l’unico a presentare un
orientamento nord-sud tra i templi del Circo
verificare nel corso di questi ultimi decenni; si nota
comunque la presenza di un gradino di travertino
in situ e visibilmente consumato, cosa che testimo-
nia l’esistenza di almeno un altro gradino, attiguo
alla pavimentazione dell’area circostante il teatro di
Marcello. Quest’ultima, datata ad età domizianea,
non subisce modifiche sostanziali rispetto all’età
augustea e quindi questo gradino è sicuramente
il primo, testimoniato sia dalle tracce in situ sia da
una foto degli anni ’50 del secolo scorso quando
ancora si vedeva qualche resto in più della fronte
del tempio, con i gradini e una parte del rivesti-
mento del podio (fig. 22, indicati dalla freccia). Il
blocco di travertino del primo gradino (fig. 21) è ta-
gliato sul fianco sinistro e rifinito a gradina: sul lato
posteriore invece è presente un foro quadrangolare
con un perno di ferro inserito e sulla faccia poste-
riore un’area profondamente scalpellata evidenzia
l’attacco con il blocco ad esso perpendicolare che
andava a chiudere la guancia sinistra.
Sopra si imposta un basamento (fig. 22) rife-
ribile al rivestimento di una struttura, la cui se-
zione presenta un plinto di cm 27, un astragalo
liscio, listello - gola diritta - listello e cavetto, per
un altezza totale di cm 45. L’elemento termina
alle due estremità con fori per grappe che pre-
suppongono la ovvia presenza di altri blocchi le-
gati, di cui il sinistro ad angolo retto.
75
Questa planimetria si riferisce alla fase augustea del tempio:
sulla sua forma e sulle sue dimensioni in età repubblicana non ab-
biamo notizia né resti archeologici, ma presumibilmente si deve
supporre che fossero già così dal momento che il piccolo saggio
di pulizia efettuato nell’angolo nord-est (vedi infra il contributo
di Alessandra Pollio la quale non ha rilevato limiti diversi. Già
al momento dello scavo (Lugli 1946, p. 542) si presuppose che
all’interno si nascondessero “gli avanzi di un edificio più antico”.
Anche gli stessi saggi lungo i due lati lunghi del tempio non sem-
bra abbiano evidenziato la presenza di strutture di epoca prece-
dente.
76
Ai due templi deve essere aggiunto anche il tempio di Nettu-
no, per cui v. Coarelli 1997, p. 392, nota 11: tale caratteristica è
analoga a quella del Campo Marzio centrale.
19. Roma. Tempio di Bellona. Saggio
di scavo del 1957 sul fianco sinistro del
tempio.
20. Roma. Tempio di Bellona. Fronte del tempio con l’inizio della gradinata e l’altare al centro.
21. Roma. Tempio di Bellona. Veduta della fronte del tempio.
204 Marilda De Nuccio
operato dopo l’incendio del 14 a.C., ad opera di
Tiberio che lo inaugura nel 6 d.C.
Come è noto la pianta periptera non ha avu-
to molta fortuna a Roma dove non sembra si sia
veramente mai imposta
80
, probabilmente perché
non aveva nessun fondamento rituale, per la na-
tura stessa dell’edificio religioso italico: la nozio-
ne di una ambulatio ossia di un percorso esterno
attorno alla cella non ha mai avuto molta fortu-
na e comunque non sembra sia stata utilizzata in
pieno nelle principali fondazioni di età augustea.
Il tempio di Bellona ha 34 supporti liberi, contro
i 38 dei Castori
81
, che ricordo comunque ottasti-
lo, con proporzioni slanciate, fatto dovuto sia alle
dimensioni della pianta che a quelle dell’alzato: si
riscontra la rafnata formula, presente nei grandi
templi a fronte esastila o ottastila
82
(superfluo ri-
cordare anche Marte Ultore
83
) del raddoppiamento
delle colonne laterali tra le ante del muro della cella
e il colonnato anteriore. La presenza quindi di due
file di colonne lungo le facce laterali del suo am-
pio pronao e testimoniata finora dalla rafgurazio-
ne della Forma Urbis, viene ora supportata anche
dallo sviluppo planimetrico delle sue dimensioni,
dei suoi rapporti e dei suoi limiti. Questo modulo
particolare si inserisce nel ruolo fondamentale che
hanno queste colonne nella concezione della fac-
ciata come unità architettonica in sé conclusa, de-
finendo così lo spazio luminoso del pronao come
prosecuzione diretta del santuario e della perista-
si. Diventa oramai canonico in questo periodo l’in-
fittirsi delle colonne libere; con lo sviluppo della
dimensione verticale che accentua il motivo del-
la frontalità, con la visione prospettica evidenzia-
ta dalla densità che scaturisce dal ritmo picnostilo.
Il periptero tempio di Bellona si va così ad af-
fiancare ad altri due templi che a Roma, tra la
fine della repubblica e l’inizio dell’età augustea
sono provvisti di colonnato esterno. Il tempio
a di Largo Argentina, che nella sua ultima fase
databile alla prima metà del i sec. a.C.
84
si pre-
senta come un periptero con sei colonne sulla
fronte e nove sui lati lunghi: il restauro domi-
Flaminio il cui posizionamento li ha in qual-
che modo condizionati: è rivolto quasi per-
fettamente a sud con un orientamento quindi
dissonante rispetto a quello degli altri monu-
menti dell’area in circo e quindi entrambi pre-
cedenti al circus Flaminius
77
.
Le sue proporzioni (tav. v.1) sono individuabili
per una larghezza di m 24,25 (= 82 piedi) e una
lunghezza di m 46,70 (= 158 piedi), mentre la
cella è individuata di m 14,25 di larghezza (= 5
piedi) × m 21 di lunghezza (= 7 piedi).
Il ritmo della facciata è decisamente picnosti-
lo
78
e la pianta alquanto allungata di 6 × 11 co-
lonne; un tempio quindi pienamente periptero
insieme al monumentale tempio dei Dioscuri nel
Foro
79
per il quale si tratta anche del restauro
77
Coarelli 1968a, p. 72; Viscogliosi 1993b, pp. 52 e 269 ss.,
s.v. Circus Flaminius; Id. 1996, p. 2.
78
Sulle diferenze dei rapporti all’interno degli elementi architet-
tonici del tempio e sui parametri vitruviani si veda da ultimo Hasel-
berger 2003, p. 151 ss.; Vitr., iii, 3, 1 (a cura di P. Gros, p. 245 ss.):
Species autem aedium sunt quinque, quarum ea sunt vocabula, pycnosti-
los id est crebris columnis, systilos paulo remissioribus, dyastilos amplius
patentibus, rare quam oportet inter se diductis araeostylos, eustylos in-
tervallorum iusta distributione. Ergo pycnostilos est cuius intercolumnio
unius et dimidiatae columnae crassitudo interponi potest, quemadmodum
est divi Iulii et in Caesaris foro Veneris et si quae aliae sic sunt composita.
“Invece ci sono cinque categorie di templi, di cui queste sono le deno-
minazioni, picnostilo cioè con colonne ravvicinate, sistilo con colonne
dal ritmo più allentato, diastilo con spazi maggiormente aperti, areo-
stilo con tali spazi allargati ma più ampiamente di quanto conviene e
l’eustilo con una giusta distribuzione degli intercolumni. Pertanto è
picnostilo il tempio nell’intercolumnio del quale può essere frapposta
la larghezza di una sola colonna e mezza, come è quella del Divo Giu-
lio, nel Foro di Cesare quello di Venere e qualsivoglia altro presentan-
te tale disposizione”. Quindi lo spessore (la crassitudo) della colonna
equivale evidentemente al diametro inferiore della stessa.
79
Gros 1996, p. 143, fig. 157; cfr. anche Nielsen‒Poulsen
1992, p. 181 ss, in un confronto comparativo di templi.
80
Gros 1996, p. 157: “Le principali fondazioni di età augustea
non sembrano aver utilizzato la pianta periptera. Si assiste, inne-
gabilmente, a una vera e propria disafezione, malgrado l’ostentato
classicismo tipico del periodo”.
81
Nella sua terza fase, dedicata da Tiberio nel 6 d.C.; Kähler 1970,
p. 36, tavv. 31-32; Nylander‒Zahle 1985, p. 135 ss.; Sande 1990, p.
38 ss.; Sande‒Zahle 1988, p. 218 ss.; Stamper 2005, p. 145, fig. 107.
82
Gros 1996, pp. 168-169.
83
Ganzert–Kockel 1988, p. 149 ss., e in particolare figg. 51-52,
59, e 73; v. inoltre ibid., p. 163, Kat. 47, e p. 172, Kat. 70.
84
Coarelli 1981, pp. 16-18, tav. i, 3-4, e tav. iv, 2.
85
Iacopi 1972, pp. 115-125, tavv. xvii-xviii; Stamper 2005, p.
81, fig. 62.
22. Roma. Tempio di Bellona. Lato anteriore del tempio: ancora
visibili i gradini di accesso.
La decorazione architettonica del tempio di Bellona 205
Si avverte la persistenza nelle provincie ibe-
riche in età augustea della pianta periptera, fe-
nomeno che è quasi del tutto ignoto nelle altre
provincie occidentali
89
. Abbiamo tre templi
90
con
peristasi di 11 × 6 colonne:
a) il tempio di Barcellona (calle Paradis) di età
augustea
91
;
b) il tempio di Evora, in Portogallo, della prima
metà del i sec. d.C
92
;
c) il cd. tempio di Diana a Merida
93
.
zianeo
85
ne alza il livello lasciando comunque
la planimetria intatta. Ad esso va ad aggiunto
il tempio centrale (o b) del Foro Olitorio
86
, che
nel restauro di età augustea mantiene la sua for-
ma originaria del 90 a.C. con sei colonne sul-
la fronte e undici sui lati lunghi
87
. In entrambi
i casi si tratta però di proporzioni sicuramen-
te non molto slanciate, con una profondità del
pronao che, pur nel variare delle proporzioni,
rimane costante
88
.
86
Crozzoli Aite 1981, pp 86-87, tav. i; sui tre templi del Foro
Olitorio cfr. anche Stamper 2005, p. 59 ss., figg. 39-41.
87
Anche se cronologicamente distante, a questo elenco si deve
aggiungere il tempio di via S. Salvatore in Campo, nella proposta di
ricostruzione, sulla base delle tre colonne ancora visibili nelle canti-
ne dell’edificio sovrastante, come periptero, o periptero sine postico,
di 6 colonne × 11, in marmo pentelico, con la presenza o meno della
crepidine su tutti i lati (v. Tortorici 1988, fig. 16), molto diversa dal
tradizionale podio e con la base con un solo toro, che si può conside-
rare un unicum nel panorama dell’architettura del tempo. L’edificio,
che sembra doversi identificare con il tempio di Marte in Circo Fla-
minio (Coarelli 1968c, p. 305; Id. 1970-1971, p. 241 ss.; Id. 1976,
p. 27) dove venne fatto erigere da Bruto Callaico, console nel 138
a.C., dopo il trionfo sulla Lusitania nel 133-132 a.C., su progetto
di Ermodoro di Salamina (Tortorici 1988, p. 73). Ma ci sono pre-
cedenti illustri: sappiamo da fonti letterarie e testimonianze arche-
ologiche che nel Campo Marzio meridionale, nel Circo Flaminio, si
situava il tempio di Iuppiter Stator, ossia la aedes Metelli costruita
tra il 146 e il 143 a.C. da Q. Cecilio Metello Macedonico all’interno
del quadriportico che portava il nome del generale trionfatore, fino
a quando non fu riedificato da Augusto come porticus Octaviae. Il
tempio era un periptero, anche se nella Forma Urbis Severiana l’ae-
des Iovis è rappresentato come un periptero sine postico, ma sappia-
mo da Vitruvio (iii, 2, 5) che era stato costruito come periptero dal
suo architetto Ermodoro di Salamina di Cipro e per la prima volta a
Roma fu realizzato un edificio interamente in marmo.
88
Gros 1996, p. 145 ritiene questo tipo di pronao “con le colon-
ne che lo circondano una specie di «camera chiara» davanti alla cel-
la: fedele alla tradizione della pars antica essa fa da contrappunto,
sulla fronte dell’edificio, all’oscurità del recesso sacro”.
89
In età augustea nelle provincie iberiche si costruiscono nume-
rosi edifici religiosi il cui impianto deve essere inquadrato all’inter-
no delle nuove creazioni e nel clima di rinnovamento urbanistico
che le pervade e che si protrae fino ai primi anni dell’età giulio-
claudia.
90
Hauschild 1982, pp. 146-147 con le planimetrie dei tre tem-
pli a rafronto.
91
Bassedoga 1974, p. 105 ss.
92
Gros 1996, p. 169, fig. 173; Hauschild 1992, pp. 107-117; Id.
2002, p. 215 ss.
93
Alvarez–Nogales 2003, passim; sia il tempio di Meri-
da che quello di Barcellona hanno le gradinate di accesso con
23. Roma. Tempio di Bellona. Rivestimento dell’altare visto da est e sezione (disegno da campo di T. Semeraro).
206 Marilda De Nuccio
L’accesso al tempio quindi avveniva dalla mo-
numentale scalinata frontale
95
pur interrotta da
questo elemento (forse di altare come abbiamo
visto). Degli accessi del vicinissimo tempio di
Apollo
96
, che in luogo di una scalea frontale ave-
va due accessi laterali, sono conservati solo i resti
del lato destro o orientale: di essi rimane la strut-
tura in conglomerato cementizio, come si vede
in due foto di archivio degli anni intorno al 1930
(tav. v.2), in cui si vede molto chiaramente l’im-
posta della scala sia da nord che da sud.
Quindi quello che attualmente risulta essere un
passaggio tra i due templi in realtà è stato creato
con gli scavi, sicuramente non percorribile dal
momento che doveva essere occupato dai bloc-
chi e dalla cornice di rivestimento del tempio che
andava a ridosso anche della impostazione della
prima rampa della scala: la rampa sinistra, occi-
dentale, non è altrimenti nota
97
.
La decorazione architettonica
Sappiamo che dopo la battaglia di Azio nel 31
a.C. e dopo il conseguimento del potere assoluto,
Augusto avviò un processo di rinnovamento cul-
turale e religioso insieme, teso alla restitutio rei
publicae e alla rinascita religiosa e morale del po-
polo romano
98
. Parallelamente la formulazione
di un nuovo linguaggio architettonico e il conse-
guente mutamento dei simboli e delle immagini
di propaganda politica trovano diretta applica-
zione nel campo della edilizia pubblica, sia civile
che sacra: iniziò così un grande programma di
risanamento dei vecchi templi
99
. Le facciate dei
nuovi templi vennero abbellite e sontuosamen-
te decorate con il marmo bianco che proveniva
dalla cave di Luni: un grande uso fu fatto di tale
materia nell’edilizia pubblica di Roma in questo
periodo che per il suo aspetto e per le sue qua-
lità intrinseche risultava essere il più simile, tra
quelli cavati non lontano da Roma, ai più pregia-
ti e famosi marmi greci o insulari
100
.
Addirittura nella Gallia Narbonese sembrano
mancare del tutto.
Le guance laterali del nostro tempio si inter-
rompono fino all’altezza dell’altare: a destra
come abbiamo visto sopra i muri delle cantine
degli edifici hanno tagliato le strutture preesi-
stenti, ma a sinistra, o meglio sull’angolo sini-
stro nella campagna di scavo ivi condotta
94
non
è stato rinvenuto nessun elemento, nemmeno in
fondazione, né si può pensare a fontane per l’as-
senza di una qualsivoglia conduttura d’acqua.
rampe laterali: non presentano la gradinata frontale così come si
evidenzia in alcuni edifici di culto della Lusitania e nel tempio
del foro di Clunia, provincia di Burgos (Gros 1996, p. 169); lo
stesso tipo di accesso si riscontra a Roma nel tempio di Apol-
lo Sosiano per cui v. Viscogliosi 1996, p. 29: “Non è dato sa-
pere se l’attuale orientamento del teatro di Marcello sia parte
del disegno cesariano o frutto della realizzazione augustea, ma
è certo che fu il suo incombere a rendere obbligatoria la rachi-
tica soluzione di due scalette ad andamento spezzato ai due lati
del pronao del tempio, in luogo di una scalea monumentale (cfr.
Colini 1940a, p. 18): la scala orientale è ancora ben testimonia-
ta in situ nelle sue varie fasi; quella occidentale, non ben nota,
dette accesso probabilmente non soltanto al pronao del tempio
ma anche ad una terrazza che, alla stessa quota da cui spiccava
il podio, introduceva ad un piano superiore, finora insospettato,
della Porticus Octaviae”.
94
Grazie a Paola Rossetto per le informazioni che mi ha dato al
riguardo; v. anche Vitti 2010.
95
Con scalinata frontale è stato rappresentato anche il tempio
periptero di Barcellona: Bassedoga 1974, pp. 125-128, nn. 15-
18, nei disegni ricostruttivi originali di Antonio Celles, conservati
all’Archivio della Diputación. Una variante con l’altare inserito in
basso, al centro della scalinate, è rafgurata in una ricostruzione
prospettica di autore ignoto, qui a p. 150.
96
Colini 1941, p. 18; supra, nota 91.
97
Viene citata da Colini 1940a, p. 18, ma allo stato attuale delle
nostre conoscenze archeologiche non se ne è rinvenuta traccia sul
lato sinistro del tempio.
98
Zanker 1989, passim.
99
Res Gestae divi Augusti, 20: Duo et octoginta templa deum un
urbe consul sex[tem ex autoritate] senatus refecit, nullo praetermisso
quo e[o] temp[ore refici debebat].
100
Amadori et al. 1998, p. 51 ss.
24. Le lastre della Forma Urbis.
La decorazione architettonica del tempio di Bellona 207
ca spoliazione che solo in minima parte sembra
aver investito il vicino tempio di Apollo, protetto
dalla presenza di un annesso convento
104
.
Le analisi isotopiche e petrografiche
105
, con
lo studio delle provenienze dei marmi, l’analisi
delle tracce di lavorazione, insieme agli elaborati
grafici di alcuni degli elementi architettonici, ci
consentono di circoscrivere il contesto e il par-
tito decorativo del tempio, teso alla valutazione
storico-architettonica dell’edificio: si è cercato
quindi, sulla base dello studio morfologico dei
suoi elementi, di definire l’alzato architettoni-
co, in modo particolare quello relativo all’ordine
esterno.
L’edificio è realizzato in marmo lunense e in tra-
vertino stuccato; una evidente rispondenza sia sti-
listica che strutturale propone una duplice utiliz-
zazione di due materiali diversi per lo stesso parti-
to decorativo: il tempio di Bellona, sul modello del
tempio di Apollo, era realizzato in marmo verosi-
milmente la fronte e il pronao, mentre il resto della
peristasi risulta in travertino stuccato. Anche se lo
sfruttamento delle cave di Luni è intensivo già a
partire dall’età cesariana, purtuttavia ancora per-
siste l’uso di questo materiale che risultava esse-
Il nuovo piano di edilizia templare fu uno dei
compiti per eccellenza di Augusto, compito che
fu riservato alla stessa casa imperiale: solo Tibe-
rio, in quanto erede designato, poté restaurare i
templi del Foro Olitorio, il tempio dei Dioscuri e
il tempio della Concordia, e infine anche il tem-
pio di Bellona.
La scarsa conoscenza del nostro tempio al mo-
mento degli scavi ha sicuramente compromes-
so anche l’identificazione degli elementi lapidei
che pur dovevano venir via via fuori dagli sca-
vi. L’edificio templare deve aver subito pesanti
danneggiamenti, con un sistematico smantella-
mento di gran parte del suo apparato decorativo,
quasi una cava a cielo aperto per il riutilizzo del
materiale in altre costruzioni
101
: prova ne sia il
fatto che il numero degli elementi architettonici
giunti fino a noi è veramente esiguo
102
rispetto
alla mole che doveva essere stata messa in ope-
ra nella decorazione architettonica dell’esterno,
in un monumento di tali dimensioni. Il ritrova-
mento poi da parte di Antonio Colini
103
di una
calcara altomedievale alle spalle del tempio, an-
che se distante alcune decine di metri, fa pensare
alla messa in atto di una devastante e sistemati-
101
Il medesimo fenomeno e la medesima sorte subiscono nume-
rose aree monumentali a Roma, come il Foro di Augusto: vedi Un-
garo 2006, p. 1981 ss. e bibliografia ivi contenuta.
102
Ci riserviamo di aggiornarne l’elenco nel caso in cui i prossi-
mi interventi di riordino all’interno dei fornici del teatro di Mar-
cello, dove gran parte degli elementi lapidei sono conservati, diano
novità al riguardo.
103
Colini 1941, p. 385 ss.
104
Viscogliosi 1996, p. 6 ss.
105
De Nuccio et al. 2002, pp. 295-297, tav. i.
25. Roma. Area del teatro di Marcello. Scavi degli anni ’30 del secolo scorso: aforano i resti dei podi dei templi di Apollo Sosiano e di Bello-
na. La freccia indica la scala ancora ben conservata tra i due templi.
208 Marilda De Nuccio
Catalogo
106
1) tm 6547. Basamento.
Marmo lunense. Alt. max. 62; largh. max. 136; sp-
ess. inf. 59.
Bibliografia: De Nuccio 1995, p. 72, fig. 3; Ead.
2004, p. 42, fig. 4.
Questo basamento (fig. 26, a) è uno dei blocchi della
base del rivestimento del podio del tempio. Il profilo
si articola con una serie di modanature con la seguen-
te sequenza: su un plinto alto 20 (spess. 11) presenta
in sequenza dal basso un toro (alt. 12), un listello (alt.
2), un cavetto (alt. 4), un listello (alt. 0,5), due tondi-
ni (alt. 4), un listello (alt. 1), una gola rovescia rove-
sciata
107
(alt. 8) limitata superiormente da un gradino
(spess. 1,4), un tondino (alt. 3,6).
Un confronto abbastanza vicino rinveniamo con il
profilo della zoccolatura del lato sud-ovest dei Propi-
lei interni di Eleusi
108
con la sola diferenza che nell’e-
sempio di Bellona è presente il raddoppiamento dei
re, sicuramente meglio del tufo e del peperino così
usati a Roma tra il ii e il i sec. a.C., il più simile o
quello che meglio dava un efetto cromatico finale
analogo a quello del marmo. È un gusto polima-
terico ben rappresentato a Roma: il tempio della
Magna Mater sul Palatino, il cui rifacimento dopo
l’incendio del 3 d.C. lo vede in peperino stuccato;
ancora il rifacimento dei tre templi del Foro Oli-
torio, conclusosi in età tiberiana, contempla l’uso
dell’architettura in un materiale “povero” come il
tufo, ma reso con un forte aspetto decorativo tra-
mite proprio la veste in stucco.
I due templi del Circo Flaminio testimoniano
come ancora in età augustea il marmo fosse uti-
lizzato ancora con cautela: alla fronte in marmo
lunense era assegnato particolarmente il messag-
gio principale di celebrazione che lega il culto re-
ligioso alle valenze ideologiche e al prestigio del-
la publica magnificentia.
106
Le misure degli elementi della decorazione lapidea, quando
non diversamente specificato, sono espressi in centimetri; alcuni
di questi sono già stati pubblicati in De Nuccio 1995, p. 71 ss.;
Ead. 2004, p. 37 ss.
107
Anche se dobbiamo parlare più precisamente di una gola ro-
vescia rovesciata.
108
Hörmann 1932, pp. 35-39, figg. 27-29.
26. Roma. Basamento del rivestimento del podio (disegno di T. Semeraro).
La decorazione architettonica del tempio di Bellona 209
La zoccolatura poggia su un blocco parallelepipedo di
marmo (di cui esistono numerosi altri elementi), sui lati
corti del quale è visibile l’anathyrosis. Il retro si presen-
ta lavorato a gradina mentre il piano di appoggio infe-
tondini tra il cavetto e la gola rovesciata. È una mo-
danatura di base che ben si distanzia dalla tipologia
presente a Roma nei profili di una serie di podi fino
all’età augustea (fig. 27)
109
.
109
Gros 1996, p. 147, fig. 145. In Crozzoli Aite 1981, p. 109,
fig. 137 sono messe a confronto le sagome di base di alcuni podi
di templi: con il n. 16 è indicato “il tempio parallelo al tempio di
Apollo Sosiano”. Evidentemente si tratta del tempio di Bellona,
ma come si può notare il profilo è decisamente diverso e non sap-
piamo a cosa si riferisca quello rappresentato nella figura.
27. Sagome di podi di templi messe a confronto (da Crozzoli Aite 1981).
210 Marilda De Nuccio
Della base di tipo attico (fig. 28) rimane il toro in-
feriore, un listello (alt. 5) e l’attacco della scozia. Si
presenta nella sua forma canonica ad una scozia: le
dimensioni totali sono ricostruibili, secondo il cano-
ne vitruviano, per una altezza di circa cm 75 (= circa
2,5 piedi), misura che si avvicina molto a quella del-
la base del tempio di Apollo; il diametro ricostruito
all’altezza del toro inferiore è di m 1,85.
Il plinto manca ma il piano inferiore è lavorato
a grossa subbia; non sappiamo se questa sorta di
rifinitura molto grossolana prevedesse o meno il
plinto, che quindi dobbiamo pensare scalpellato e
distrutto in un secondo momento
113
. Certo è che
la base del tempio di Apollo, per la quale, come
è noto, è controverso se avesse o meno il plinto, è
comunque intagliata in un blocco separato ed ha il
piano inferiore finemente lavorato a gradina
114
. An-
cora si ricorda che la base di lesena della cella del
tempio di Marte Ultore, di tipo composito, poggia
su alto plinto, intagliato nello stesso blocco di mar-
mo
115
. Anche se la base attica con plinto compare
ugualmente a Roma già verso la fine del secolo ii
a.C., tuttavia non diventa una regola almeno fino a
buona parte dell’età augustea, come testimonia an-
che l’esempio del tempio della Magna Mater
116
: il
medesimo tipo di base si ritrova anche a Cherchel
riore, per quanto visibile, è lisciato. Esaminando i tratti
della gradina e il suo campo piuttosto limitato nella fac-
cia laterale del blocco, si può inquadrare il basamento
all’interno di una datazione augustea, avvalorata anche
dal confronto con l’anathyrosis di un capitello d’anta
della cella del tempio di Marte Ultore
110
e quella del-
le giunture verticali presenti sullo stilobate del tempio
del Divo Giulio al Foro Romano
111
: è visibile lo stesso
tipo di anathyrosis anche sui conci dell’arco di Ottavia-
no sul Palatino
112
. Il blocco è spezzato a destra, mentre
a sinistra è tagliato e si attacca con il n. 2. Allo stato at-
tuale delle ricerche non si è rinvenuto nessun elemen-
to relativo alla modanatura del coronamento del podio:
maggiormente soggetta ad essere rovinata o demolita
nel tempo, si conserva in pochi monumenti. Non è pos-
sibile quindi seguirne chiaramente lo sviluppo.
2) tm 6546. Basamento.
Marmo lunense. Alt. max. 62; largh. max. 61,5; sp-
ess. inf. 59.
Bibliografia: De Nuccio 1995, p. 72. fig. 3; Ead.
2004, p. 42, fig. 4.
Come n. 1 (fig. 26, b).
3) tm 7424. Base.
Marmo lunense. Alt. max. 27,3; largh. max. 75,6;
spess. max. 17,8.
110
Gros 1976, pl. iv.
111
Id., pl. iii, 1-2.
112
Tomei 2000, p. 567, fig. 4.
113
Potrebbe essere stato ricavato da un lastrone a parte e quin-
di non essere stato riconosciuto tra i materiali lapidei conserva-
ti nell’area archeologica, anche se questa soluzione appare decisa-
mente remota. Finora sono stati recuperati quattro grandi fram-
menti della base: in tutti è conservato il toro inferiore e tutti hanno
la medesima scalpellatura a subbia.
114
Gros 1976, p. 227, n. 266; Viscogliosi 1996, p. 43, fig. 42;
una base senza plinto è utilizzata nel già citato tempio di Barcelona:
Bassedoga 1974, pp. 115-117, nn. 8-10 e in particolare il disegno a
p. 140, n. 11; Gutierrez Behemerid 1992, p. 97, fig. 3.
115
Ungaro–Milella, 1995, pp. 24-25.
116
Hülsen 1895, p. 17: come dice Vitruvio (iv, 7, 3) per il
tempio etrusco e porta come esempio il tempio di Alatri e il
tempio rotondo del Foro Boario: “Spirare earum altare dimidia
parte crassitudinis fiant. Habeant spirare earum plinthum ad cir-
cinum altam suae crassitudinis dimidia parte, torum insuper cum
apophysi crassum quantum plinthus. Capitulis dimidia crassitudi-
nis. Abaci latitudo quanta ima crassitudo columnae”. “Le loro basi
siano fatte con una altezza corrispondente alla metà del diame-
tro. Le loro basi abbiano il plinto a forma circolare alto la metà
dell’altezza della base, il toro al di sopra con l’apofisi alto quanto
il plinto. L’altezza del capitello sia la metà del diametro. La lar-
ghezza dell’abaco sia corrispondente al diametro inferiore della
28. Roma. Tempio di Bellona. Base della colonna del tempio (disegno di T. Semeraro).
La decorazione architettonica del tempio di Bellona 211
Bibliografia: De Nuccio 1995, p. 74, fig. 6; Ead.
2004, p. 44, fig. 7.
Della metà inferiore del capitello corinzio (fig. 33,
a) rimane parte della circonferenza del kalathos e par-
e a Ostia
117
. Una base attica, pur di dimensioni in-
feriori, ma scolpita in un unico blocco con un alto
plinto (ca. 31,5), è presente nell’angolo sud-ovest
dei propilei interni di Eleusi
118
.
4) tm 7422. Base.
Marmo lunense. Alt. max. 26,3; largh. max. 44,5;
spess. max. 19,6; alt. listello 3,5.
Bibliografia: De Nuccio 2004, p. 43, fig. 5.
Come il n. 3. In questo frammento rimane una por-
zione del toro con accenno di una scozia (fig. 29, a).
5) tm 10150. Base.
Marmo lunense. Alt. max. 20; largh. max. 44; sp-
ess. max. 12.
Come i nn. 3 e 4. In questo frammento è conservato
solo il toro inferiore (fig. 29, b).
6) tm 9929. Base.
Marmo lunense. Alt. max. 22; largh. max. 38,2; sp-
ess. max. 15,3; alt. listello 3,2.
Come nn. 3, 4 e 5 (fig. 29, c).
7) tm 6512. Fusto di colonna.
Marmo lunense. Alt. max. 197; diam. max. 120.
Bibliografia: De Nuccio 1995, p. 76, fig. 14.
I fusti delle colonne (fig. 30) sono scanalati e proba-
bilmente costituiti da rocchi di misure diverse anche
se i pur grossi frammenti rimasti non riconducono ad
un rocchio finito.
8) tm 6511. Fusto di colonna.
Marmo lunense. Alt. max. 140,5; diam. max. 128.
Bibliografia: De Nuccio 2004, p. 43, fig. 6.
Come il n. 7 (fig. 31).
9) tm 6531. Fusto di colonna.
Travertino. Alt. max. 22,5; largh. max. 62 × 80.
Bibliografia: De Nuccio 1995, p. 76, fig. 12.
Il fusto (fig. 32, a) si presenta articolato in scana-
lature (largh. 17, prof. 8) separate da dentelli (largh.
3): il fondo della scanalatura è rifinito a gradina e pre-
senta vistose tracce del rivestimento in stucco che lo
ricopriva. Su di una faccia presenta una cavità qua-
drangolare con il lato di cm 4; è notevolmente fram-
mentaria: le sue misure corrispondono esattamente
all’esemplare in marmo (vedi i nn. 7 e 8), ovviamente
considerato lo spessore dello stucco. Il diametro rico-
struito è di m 1,48 (= 5 piedi) per una altezza di 42
piedi
119
.
10) tm 6530. Fusto di colonna.
Travertino. Alt. max. 28; largh. max. 67 × 68.
Come il n. 9 (fig 34, b).
11) tm 6544. Capitello corinzio.
Marmo lunense. Alt. max. 77,5, largh. max. 86, sp-
ess. max. 51,5.
colonna”; Pensabene 1979, p. 116 ss.; Id., Il tempio della Magna
Mater, cds.
117
Id. 1979, p. 143 ss., tav. 46, nn. 185-188; tav. 47, nn. 206-207,
e tav. 70, n. 4, per l’esempio di Ostia.
118
Hörmann 1932, pp. 28-29, figg. 20-22.
119
Wilson Jones 1982, pp. 35-151; Id. 1991, pp. 89-147.
29. Roma. Tempio di Bellona. Basi della colonna del tempio.
A
C
B
212 Marilda De Nuccio
della nervatura a spigolo che le raggiunge. Questi det-
tagli decorativi si ritrovano anche nel capitello ango-
lare di lesena del tempio di Roma e Augusto a Ostia
123
che è molto vicino al nostro per stile e datazione an-
che se dimensioni minori: particolare è il confronto
te del piano di appoggio inferiore: nella parte poste-
riore è scheggiato.
Canonica è la forma del kalathos intorno al quale si
articolano inferiormente due corone di otto foglie di
acanto ciascuna: le foglie, costituite da cinque lobi a
fogliette leggermente lanceolate
120
, hanno la costola-
tura centrale separata da quelle laterali da profonde
scanalature che si allargano superiormente creando
nelle foglie in particolare della i corona due concavità
ai lati della cima, meno evidente in quelle della secon-
da corona. I lobi sono separati da quelli contigui della
stessa foglia tramite una zona d’ombra a occhio incli-
nato
121
; le foglie d’acanto mantengono una certa pla-
sticità (diversamente dal piatto geometrismo che ave-
va caratterizzato i capitelli del periodo del ii triumvi-
rato, con una certa esuberanza di particolari vegetali).
Negli intervalli delle foglie della seconda corona na-
scono i caulicoli (fig. 33), leggermente inclinati, sca-
nalati e sormontati da un orlo liscio convesso. Alcu-
ni dettagli dell’intaglio dei lobi della prima corona di
foglie, dove nasce il caulicolo, e della seconda corona
sono notevolmente simili a quelli del tempio dei Ca-
stori
122
, in particolare il modo in cui ripiega il margine
inferiore delle zone d’ombra e la superficie scanalata
120
I capitelli del tempio di Marte Ultore e del tempio dei Ca-
stori presentano una foglia d’acanto con quattro lobi, mentre
quelli dell’ordine interno della Basilica Aemilia presentano cin-
que lobi; anche un capitello dell’esedra nord del Foro di Augu-
sto ha una foglia con cinque lobi per cui vedi Heilmayer 1970,
pl. 3a.
121
Kähler 1939, p. 18, Beilage 6, 4 e 5: il medesimo modo di
rendere le foglie e le zone d’ombra si osserva nel capitello di pila-
stro di Nîmes.
122
Leon 1971, Taf. 62, 3-4; Strong‒Ward Perkins 1962, p. 12
ss., pl. iii; Sande–Zahle 1988, p. 219, Kat. 94-95.
123
Leon 1971, Taf. 63, 3; Strong‒Ward Perkins 1962, pl.
xiv, b; Hänlein Shäfer 1985, tav. 4c; Pensabene 1973, n. 216; Id.
2004, p. 77, fig. 6.
30. Roma. Tempio di Bellona. Colonna in marmo lunense, inv. tm
6512.
31. Roma. Tempio di Bellona. Colonna in marmo lunense, inv. tm
6511.
32. Roma. Tempio di Bellona. Frammenti di colonna in travertino.
A B
La decorazione architettonica del tempio di Bellona 213
cio kalathos: i calici sono costituiti da due foglie d’a-
canto viste di profilo che superiormente con la cima
leggermente ripiegata – qui mancante – sorreggono le
spirali molto aggettanti delle elici e delle volute. Dalle
foglie escono le elici il cui nastro è a sezione legger-
mente concava delimitato da due listelli lisci con l’ap-
parente funzione di sorreggere l’orlo piuttosto spor-
gente di un kalathos molto svasato, che termina con
un orlo a listello obliquo su cui poggia l’abaco: così
come le volute, qui mancanti, sorreggono gli spigoli
dell’abaco. Tra le spirali delle elici si alza lo stelo del
fiore dell’abaco con il piccolo calice a gemma che si
dischiude con i margini interni continui. Il piano di
posa superiore è rifinito a gradina.
Le proporzioni del capitello sono quelle abituali nei
capitelli databili a partire dall’inizio dell’età imperia-
le
125
: come abbiamo detto la metà inferiore è circa la
metà dell’altezza totale ricostruita (tenendo presente
che i rocchi ritrovati non corrispondono tra di loro) di
6 piedi (= m 1,80) per un diametro di base di m 1,37;
la distanza da abaco ad abaco è di cm 182 mentre la
larghezza da volute a voluta è di cm 2,26. Quindi ci
troviamo di fronte ad una colonna di larghezza e al-
tezza uguale a quella del vicino tempio di Apollo, ma
con un capitello un po’ più alto e snello che arriva fino
a 6 piedi contro i 5,5 del tempio di Apollo (m 1,62),
del tempio dei Dioscuri (m 1,61) e dell’Adrianeo (m
1,66).
Il forte aggetto del kalathos e delle elici (fig. 35) fa
pensare alla soluzione delle elici intrecciate: qui sono
molto ravvicinate e non sembra esserci spazio per le
volute, a destra e a sinistra dello stelo la cui parte su-
periore per di più non è lisciata ma conserva tracce di
colpi di scalpello. Il motivo delle elici intrecciate è uno
schema raro e rafnato che bene si armonizza nell’ap-
parato vegetale del capitello corinzio
126
. Nell’ordine ca-
con la prima corona di foglie la cui costolatura centra-
le si allarga alla base a formare un triangolo.
Alcuni dettagli dell’intaglio della foglia sono poi
notevolmente simili a quelli del tempio di Marte Ul-
tore
124
, il modo in cui si ripiega il margine inferiore
delle zone d’ ombra e la superficie scanalata della ner-
vatura a spigolo che le raggiunge.
L’altezza della metà inferiore, cioè fino alla seconda
corona di foglie, corrisponde circa alla metà dell’altez-
za totale del capitello, elemento architettonico tipico
soprattutto in età augustea e primo giulio-claudia.
12) tm 6539. Capitello corinzio.
Marmo lunense. Alt. max. 63, 5; largh. max. 73;
spess. max. 37.
Come il n. 11 (fig. 32, b).
13) tm 6548. Capitello corinzio.
Marmo lunense. Alt. max. 16; largh. max. 69; sp-
ess. max. 33.
Come i nn.10 e 11. Del capitello rimane solo una
piccola parte del kalathos, dove è visibile l’estremità
inferiore di due foglie d’acanto della prima corona e
parte del piano di appoggio inferiore lisciato.
14) tm 6513. Capitello corinzio.
Marmo lunense. Alt. 101 × diam. max. 159.
Bibliografia: Leon 1971, Taf. 63,2; De Nuccio
1995, p. 74, fig. 5; Ead. 2004, p. 45, fig. 10.
Il pezzo (fig. 34) appartiene al rocchio superiore di
un capitello intagliato in due blocchi: è spezzato su
circa metà della circonferenza del kalathos, così come
sono spezzati gli spigoli dell’abaco e le parti sporgenti
degli elementi vegetali.
Il rocchio superiore è piuttosto abraso ma ben si di-
stinguono gli elementi che si impostano su un massic-
124
Ganzert 2002, p. 59, fig. 93, e p. 64, fig. 104.
125
Sui rapporti del capitello corinzio secondo Vitruvio v. Gros
1993a, p. 27 ss.;Wilson Jones 1991, p. 89 ss, figg.1-2 cui si rimanda
per tutte le analisi proporzionali; Id. 2000, p. 147 ss.
126
Il motivo è più frequente nei capitelli corinzieggianti per cui
v. Pensabene 1984, p. 30 e Strong‒Ward Perkins 1962, p. 14.
A B
33. Roma. Tempio di Bellona. Capitello, metà inferiore, in marmo lunense. a) inv. tm 6544; b) inv. tm 6539.
214 Marilda De Nuccio
anche da maneggiare. Tale pratica andò gradualmen-
te scemando con lo stabile incremento dell’approvvi-
gionamento del marmo, che arrivava a Roma in bloc-
chi anche molto grandi. Dalla metà del secolo i d.C.
capitelli di marmo di qualsiasi dimensione furono re-
golarmente scolpiti in un unico blocco.
nonico pare incontrarsi soprattutto nel primo periodo
imperiale: a Roma è presente nel capitello del tempio
dei Castori
127
(fig. 36) dove le elici terminano intrecciate
come due viticci intorno al fiore dell’abaco e si legano
sulle cime delle foglie dei calici. In ambiente provin-
ciale lo ritroviamo in un capitello di calcare d’aurisina
di Aquileia
128
; esempi simili si ritrovano anche su alcu-
ni capitelli di Cherchel anche se la composizione sem-
bra essere un po’ più esasperata: le elici sono realmente
proprio viticci che si intrecciano
129
e tale caratteristica
verrà imitata anche in un capitello del tempio di Giove
a Baalbek, attribuito al primo periodo imperiale
130
.
Il capitello di Bellona è quindi intagliato in due
blocchi distinti e sovrapposti.
La divisione in due blocchi è da considerarsi una
convenienza pratica
131
, vuoi per economia nell’estra-
zione, vuoi per una maggiore maneggevolezza sia nel
trasporto che nella messa in opera, considerando an-
che che la metà inferiore può essere intagliata in un
blocco abbastanza più piccolo di quello necessario per
la metà superiore.
È una cronologia abbastanza ristretta quella all’in-
terno della quale dobbiamo porre questa caratteristi-
ca, che deriva soprattutto dalla necessità di utilizzare
questo escamotage in riferimento ai blocchi cubici di
travertino o di tufo difcili non solo da procurarsi ma
127
Strong–Ward Perkins 1962, pl. vii, a; Sande 1990, p. 41,
fig. 7; Sande–Zahle 1988, p. 221, Kat. 99, a in un disegno del capi-
tello del tempio dei Castori di G.F. Hetsch del 1788-1864; lo stesso
capitello è segnalato come “tre colonne de campo Vaccino a Roma”
in Desgodets 2008, p. 129.
128
Cavalieri Manasse 1978, p. 65, n. 33, tav. 13, 2; un altro
esempio troviamo a Napoli per cui vedi Strong–Ward Perkins
1962, pp. 13-14; Heilmayer 1970, p. 116, tav. 47, 1-2.
129
Pensabene 1984, tav. 24, n. 66 a-b, e tav. 25, n. 68.
130
van Ess–Weber 1999, p. 97, fig. 96, c-d; Wiegand 1914, p.
43 ss., fig. 1.4, e Baalbek i, Taf. 65, left. L’intreccio delle elici ha
precedenti in capitelli tardo ellenistici dell’Asia Minore, come ad
esempio nel tempio di Zeus a Olba in Cilicia; cfr. Börker 1971, p.
50, figg. 2-3, dove le elici del capitello, costruito in due blocchi so-
vrapposti si alzano sopra i caulicoli, si incrociano e poi si allargano
di nuovo fino a descrivere le due volute sotto l’abaco.
131
Strong–Ward Perkins 1962, p. 13. Nello stesso modo è
scolpito l’esemplare di capitello corinzio di colonna nel teatro di
Verona (cfr. Sperti 1993, pp. 29-30) e forse appartenente alla frons
scaenae: a tal proposito Kähler 1939, p. 13. Il capitello, nonostante
le sue dimensioni siano più ridotte rispetto al nostro – avendo una
altezza totale di cm 82 – viene comunque realizzato con la tecnica
dei due blocchi distinti anche se cronologicamente si deve porre
poco dopo la metà del i secolo d.C.: forti sembrano le analogie con
il capitello del tempio di Bellona, in modo particolare nella risolu-
zione delle volute e dell’abaco liscio.
34. Roma. Tempio di Bellona. Particolari delle foglie e del caulicolo del capitello, inv. tm 6539.
35. Roma. Tempio di Bellona. Capitello, metà superiore, inv. tm 6513.
La decorazione architettonica del tempio di Bellona 215
18) tm 6563. Abaco di capitello corinzio.
Marmo lunense. Alt. max. 28; largh. max. 42; sp-
ess. max. 66.
Come i nn. 15, 16 e 17.
19) tm 6564. Abaco di capitello corinzio.
Marmo lunense. Alt. max. 29; largh. max.42; spess.
max. 80.
Come i nn. 15-18.
20) tm 6567. Abaco di capitello corinzio.
Marmo lunense. Alt. max 25, largh. max. 46, spess.
max. 77.
Come i nn. 15-19.
Citiamo qui di seguito alcuni esempi a Roma che si
inquadrano in un arco di tempo che va dal sec. i a.C.
al periodo augusteo e che presentano i capitelli scol-
piti in due blocchi distinti ma uguali:
– tempio b – rotondo – di Largo Argentina
132
in tra-
vertino
– tempio rotondo sul Tevere in pentelico
– tempio della Magna Mater in tufo/peperino
133
– tempio di Apollo Palatino
134
– tempio di Apollo Sosiano
135
– tempio di Marte Ultore
136
– tempio dei Castori
137
– arco partico di Augusto
138
– foro di Cesare
139
Questi ultimi tutti in marmo lunense.
È presente in questo capitello di Bellona la caratte-
ristica fondamentale che nasce dal modello elabora-
to in questo periodo nella costruzione del tempio di
Marte Ultore e del Foro di Augusto e cioè l’impian-
to architettonico degli elementi vegetali: le volute e
i caulicoli hanno la funzione di sostegno dell’abaco.
L’esemplare trova confronto con un capitello dell’or-
dine interno superiore della Basilica Aemilia, nel re-
stauro di età tiberiana
140
e in particolare con alcuni
capitelli di Cherchel
141
.
15) tm 6565. Abaco di capitello corinzio.
Marmo lunense. Alt. 36; largh. max. 73,5; prof.
max. 71,5.
Bibliografia: De Nuccio 1995, p. 75, fig. 7; Ead.
2004,p. 46, fig. 12.
Di questo esemplare di capitello rimangono una se-
rie di spigoli dell’abaco con le sottostanti volute. In
questo elemento (fig. 37) i lati dell’abaco (alt. 20,5)
sono modanati con un tondino (alt. 7,5; spess. 3,5) e
un cavetto (alt. 11,5; spess. 6) separati da un listello
(alt. 2); gli spigoli dell’abaco sono sorretti dalle spi-
rali delle volute il cui nastro si va a sovrapporre al ca-
vetto e termina, dopo una spirale molto aggettante
142
.
Tra le volute e l’abaco è presente il particolare motivo
della foglietta liscia bilobata e arricciata sotto la punta
dell’abaco stesso.
16) tm 14416. Abaco di capitello corinzio.
Marmo lunense. Alt. 20; largh. max. 41,5; spess.
78.
Come il n. 15.
17) tm 6562. Abaco di capitello corinzio.
Marmo lunense. Alt. max. 22,5; largh. max. 42,5;
spess. max. 42,5.
Come i nn. 15 e 16 anche se in questo esempio si
conserva solo la parte dell’abaco senza le volute.
132
Coarelli 1981, pp. 19-21, tav. v, 3b.
133
Heilmayer 1970, tav. 44, 1C; Mattern 2000, fig. 4 in cui
si vede il sommoscapo con la metà inferiore del capitello che
misura cm 56,5 di altezza, mentre la metà superiore, compreso
l’abaco, è di cm 49,5; Pensabene, Il tempio della Magna Ma-
ter, cds.
134
Gros 1993b; v. inoltre Gros 1996, pp. 156-157.
135
Viscogliosi 1996, pp. 45-46.
136
Strong–Ward Perkins 1962, pl. xi; Ungaro–Milella 1995,
p. 120.
137
Strong–Ward Perkins 1962, p. 12, pl. iii; Sande–Zahle
1988, p. 218, fig. 113.
138
Ganzert–Kockel 1988, pp. 232-233, Abb. 134.
139
Kähler 1939, Beilage 2, 9.
140
Leon 1971, p. 160, Taf. 65, 1;vedi anche Lipps 1997, p. 147
ss., figg. 6-8.
141
Pensabene 1982a, pp. 24-25, tavv. xvi, 38, e xvii, 40.
142
Un confronto e una similitudine molto evidente troviamo
con il capitello della peristasi del tempio di Marte Ultore, per cui
vedi Ganzert 2002, p. 62, fig. 101.
37. Roma. Tempio dei Castori. Capitello del tempio, particolare
delle elici intrecciate (da Strong‒Ward Perkins 1962).
36. Roma. Tempio
di Bellona. Capitel-
lo, metà superiore,
particolare del ka-
lathos.
216 Marilda De Nuccio
Bibliografia: De Nuccio 1995, p. 75, fig. 8; Ead.
2004 p. 46, fig. 13.
Il fiore dell’abaco (fig. 39) è costituito da un fiore
con corolla a sei petali, con il pistillo centrale reso con
il consueto motivo vegetale a serpentina
143
.
25) tm 14406. Architrave.
Marmo lunense. Alt. 110 × largh. max. 59 × spess.
max. 46,5.
Bibliografia: De Nuccio 2004 p. 46, fig. 14.
L’architrave del tempio di Bellona è a tre fasce (fig.
40), secondo la forma oramai generalizzata, con una
altezza crescente dal basso verso l’alto modello che si
aferma a Roma verso la fine del sec. i a.C. con Marte
Ultore
144
, e più tardi con la Magna Mater
145
a dife-
renza di molti edifici protoaugustei in cui sono pre-
senti solo due fasce: corrente l’uso di dare alla fascia
inferiore una minore altezza
146
.
Le fasce sono separate da astragali a fuseruole bi-
convesse e perle oblunghe: il particolare dell’astragalo
21) tm 6549. Abaco di capitello corinzio.
Marmo lunense. Alt. max. 24, largh. max. 46, sp-
ess. max. 44.
Come i nn. 15-20.
22) tm 6550. Abaco di capitello corinzio.
Marmo lunense. Alt. max. 22,5, largh. max. 70,5,
spess. max. 50,5.
Come i nn. 15-21.
23) tm 10120. Abaco di capitello corinzio.
Travertino. Alt. max. 33, largh. max. 62, spess.
max. 50.
È tipologicamente uguale ai nn. 15-22 e pertinente
ad un capitello di travertino della parte tergale o dei
lati lunghi, ma oltre il pronao (fig. 38).
24) tm 6537. Fiore d’abaco di capitello corinzio.
Marmo lunense. Alt. max. 27; largh. max. 36,5; sp-
ess. max. 35.
143
Cfr. Amy‒Gros 1979, pp. 132-145.
144
Ganzert 2002, p. 59, fig. 93, e p. 62, fig. 102.
145
Pensabene, Il tempio della Magna Mater, cds.
146
Leon 1971, p. 169, fig. 3, tavv. 67-69; cfr. anche con l’esem-
pio della Maison Carrée per cui vedi Amy‒Gros 1979, pp. 147-148,
pl. 66-67.
38. Roma. Tempio di Bellona. Abaco del capitello corinzio, inv.
tm 6565.
39. Roma. Tempio di Bellona. Fiore d’abaco del capitello corinzio,
inv. tm 6537.
40. Roma. Tempio di Bellona. Architrave, inv. tm 14406.
La decorazione architettonica del tempio di Bellona 217
grandi foglie d’acanto alternate a quattro foglie lisce
con costolatura centrale che fanno da coronamento ad
un ulteriore elemento floreale composto da una co-
rolla di sei piccole foglie a margine liscio, un bottone
a quattro petali e un pistillo centrale. Un confronto
può essere fatto con il cassettone di Marte Ultore
152
di cui ripercorre il modello con una certa puntualità
e similitudine.
Il medesimo fiore e il medesimo kyma ricorrono an-
che in un lacunare sistemato a mo’ di parapetto nella
finestra a destra della porta principale della Casa dei
Crescenzi a Roma
153
, sulla via del Teatro di Marcello,
a poche decine di metri dal tempio. Qui il fiore cen-
trale è inquadrato in una cornice a forma romboidale
delimitata da una sequenza e una ricchezza plastica
di più kyma ionici e palmette negli spazi triangolari
di risulta tra il rombo e il limite del lacunare. Le forti
similitudini con la cornice della trabeazione del tem-
pio permettono di individuarne il sof tto del pronao
come contesto di appartenenza.
28) tm 937. Cornice.
Marmo lunense. Alt. 15, largh. max. 16, spess. 7.
Come nn 26 e 27.
29) tm 14409. Cornice.
Marmo lunense. Alt. max. 33, largh. max.57, spess.
max. 43,5.
Come i nn. 26, 27 e 28. Questo frammento presenta
la particolarità di avere il lato superiore finito e liscia-
to con due cavità per grappa a U di collegamento con
la parte sovrastante.
30) tm 6505. Cornice
Travertino. Alt. max. 59, largh. max. 127, spess.
max. 80.
Bibliografia: De Nuccio 2004, p. 47, fig. 17.
collocato tra il coronamento
147
e la prima fascia, forse
a gola diritta o magari decorato con un kyma lesbio
(il “Bügelkymation”) proprio come il suo modello.
Nel tempio di Marte Ultore
148
nasce probabilmente
il modello qui impiegato che verrà poi utilizzato an-
che a Cherchel: in Marte Ultore c’è un perfetto col-
legamento assiale delle fuseruole con gli elementi del
kyma lesbio di coronamento, particolare che è trala-
sciato a Cherchel
149
.
26) tm 11900. Cornice.
Marmo lunense. Alt. max. 66,2; largh. max. 41,5;
spess. max. 70,4.
Bibliografia: De Nuccio 2004, p. 48, fig. 18.
Si tratta dell’elemento angolare di una cornice di
cui si conserva soltanto la mensola (fig. 41). È una
mensola di tipo a S, a profilo ondulato e rigonfia nella
parte posteriore: il fianco destro è lisciato su tutta la
superficie, mentre il fianco sinistro è decorato con un
kyma lesbio trilobato, da una fascia liscia sovrastata
da un kyma ionico che conserva l’angolo retto che l’e-
lemento forma presso il lato anteriore della mensola.
Il kyma lesbio trilobato, con tulipani divisori, prose-
gue sul fianco sinistro. I fianchi della mensola sono
intagliati a rilievo con una semipalmetta di profilo e
il dorso con nervatura centrale; la faccia inferiore, in-
curvata, è seguita da un comune motivo a treccia
150
che si arrotola nel rocchetto. Il motivo a treccia è ac-
compagnato da due baccellature
151
.
27) tm 923. Cornice.
Marmo lunense. Alt. max. 38, largh. max. 44, sp-
ess. max. 31.
Bibliografia: De Nuccio 1995 pp. 75, fig. 9; Ead.
2004, p. 48, fig. 19.
Frammento della cornice con il fiore del cassettone
(fig. 42) in marmo lunense: otto petali resi con quattro
147
Il coronamento, così ben realizzato nel tempio di Marte Ul-
tore, non è qui visibile dal momento che è frammentario.
148
Ganzert 1988, p. 118, Kat. 11; Ganzert–Kockel 1988, p.
168, Kat. 60; Ganzert 2002, p. 62, figg. 93, 102.
149
Pensabene 1979, p. 355, Taf. 42, 167.
150
Söderstrom 1948, pp. 145-156.
151
Per questo tipo di mensola un confronto diretto è possibile
con la mensola della trabeazione del tempio di Marte Ultore, La
Rocca 1995a, p. 123.
152
Leon 1971, p. 188, tav. 78, 3, e p. 266, type D; Ganzert–Ko-
ckel 1988, p. 168, Kat. 61.
153
Barbanera–Pergola 1997, pp. 305-306, fig. 4.
42. Roma. Tempio di Bellona. Frammento della
cornice con il fiore del cassettone, inv. tm 923.
41. Roma. Tempio di Bellona. Elemento angolare di cornice, mensola, inv. tm 11900.
218 Marilda De Nuccio
Altri due tipi vanno considerati in questo breve
elenco: troviamo un ovolo solo prima dei dentelli nel
tempio di Cesare
173
e nella Basilica Aemilia
174
in un
frammento di cornice dell’ordine superiore esterno
mentre nell’ordine inferiore interno tra le mensole e
i dentelli compaiono astragalo e perline e il kyma io-
nico
175
.
È questa una ulteriore conferma di quanto già con-
templato nella storia degli studi e cioè che il Foro di
Augusto e il tempio di Marte Ultore hanno avuto un
ruolo decisivo non solo nella elaborazione definitiva
del tipo canonico del capitello corinzio romano ma
anche nelle cornici fissando il modello per la sequen-
za delle modanature nella successiva epoca imperiale:
ci saranno poi variazioni sostanziali solo quando più
forti si faranno sentire gli influssi asiatici
176
.
Nota di restauro:
I reperti di travertino stuccato, relativi alla cor-
nice del tempio e ai rocchi di colonna scanalata,
fin dal loro ritrovamento negli anni ’30, non sono
mai stati esposti all’aperto: hanno però subito un
degrado diferenziato proprio per il fatto di essere
rimasti per lungo tempo in ambiente semicon-
finato che ne ha in qualche modo compromesso
la loro conservazione. Infatti, nell’ambito di al-
cuni interventi di restauro e di consolidamento
efettuato negli anni passati, sulla loro superficie
si sono riscontrate molteplici alterazioni dovu-
Elemento della cornice esterna del tempio (fig. 43)
con alternanza di mensole e cassettoni, ricca di efetti
plastici e coloristici: il kyma lesbio trilobato (con ar-
chetti a nastro largo e piatto – con lo spazio interno
superiore decorato con una foglia lanceolata – e con
gli archetti separati dal canonico fiore a tulipano) è
come in tutti gli altri esemplari conservati, intagliato
nel travertino e ricoperto di stucco; questo elemento
conserva anche la corona liscia e il sof tto con cas-
settone, incorniciato dal kyma ionico con fiore cen-
trale e si vede bene la mensola a S, a profilo ondu-
lato e rigonfia nella parte posteriore, incorniciata dal
kyma lesbio trilobato e decorata con il comune motivo
a treccia
154
che si arrotola nel rocchetto anteriore. Non
è chiaro se il motivo della treccia fosse o meno accom-
pagnato da baccellatura. Anche se in questo esempio i
resti non sono evidenti, tuttavia il motivo della treccia
doveva essere accompagnato da due baccellature, così
come si evince dall’esempio della medesima mensola
nella versione in marmo (per cui vedi il n. 26, inv. tm
11900). Questo tipo di sof tti sostenuti da mensole si
aferma a Roma nella tarda età repubblicana e nell’e-
tà augustea nelle varianti che riguardano soprattutto
il tipo di mensola
155
: il tipo del tempio di Bellona, a S
con leggera curvatura posteriore e fronte rettilinea,
“Geisa mit geschweiften Konsolen”
156
si ritrova anche
in questa fase, nel tempio di Saturno
157
, nel tempio
della Magna Mater nel suo restauro del 3 d.C.
158
e nel
tempio di Roma e Augusto a Ostia
159
. Le mensole a
S con leggera curvatura anteriore, di origine greco-
orientale, “Rhodische Konsolgeison”
160
sono nel tempio
di Apollo Sosiano
161
, nel tempio di Apollo Palatino
e nella Basilica Aemilia, nell’ordine inferiore interno
e nel secondo ordine esterno
162
e infine nella Maison
Carrée di Nimes
163
. A queste tipologie si af ancano
quelle dell’ultima fase augustea, nel tempio dei Dio-
scuri nel restauro del 6 d.C.
164
e della Concordia nella
ricostruzione di Tiberio del 10 d.C.
165
, nel tempio di
Marte Ultore
166
a Roma e infine nel tempio di Augu-
sto e Roma a Pola
167
.
Si nota la presenza del kyma ionico alla base del
sof tto, cioè come modanatura che sagoma il passag-
gio dalla cornice alla sottocornice, normale in questa
posizione anche nel Foro di Augusto
168
e nel tempio
della Concordia
169
; al sof tto seguono direttamente i
dentelli ad esempio nel tempio della Magna Mater
170
e nel tempio di Apollo Sosiano
171
, anche se viene in-
serita la mediazione di un cavetto
172
.
154
Söderstrom 1948, pp. 145-156.
155
Pensabene 1979, p. 350, tavv. 33-35 per gli esempi impiegati
nel teatro di Cherchel.
156
von Hesberg 1980, p. 151.
157
Pensabene 1984, pp. 119-120, nel disegno cat. n. 69.
158
Hülsen 1895, p. 16; Pensabene 1979, p. 350; Pensabene, Il
tempio della Magna Mater, cds.
159
Id. 2004, p. 75, figg. 9-10.
160
von Hesberg 1980, p. 186.
161
Viscogliosi 1996, p. 49, fig. 49.
162
Wegner 1987, p. 326, tav. 144, 3.
163
Amy‒Gros 1979, pp. 161-162.
164
von Hesberg 1980, p. 208.
165
Strong–Ward Perkins 1962, pls. vi a, vii b; Pensabene
1979, p. 351.
166
La Rocca 1995a, p. 123.
167
Pavan 2000, p. 158, fig. 8.
168
Leon 1971, p. 182 ss., tavv. 75-76.
169
Gasparri 1979, p. 46 ss., tav. ii, 1; Wilson Jones 2000, p.
142, figg. 7.15 e 7.16, con il dettaglio della cornice attualmente sul-
la parete del Tabularium, dove si individua bene la sima del geison
decorata con un fregio continuo di grandi foglie d’acanto. In que-
sto catalogo cfr. con il n. 30 inv. tm 6543; v. inoltre Stamper 2005,
p. 143, fig. 105.
170
Pensabene 1979, p. 151.
171
Viscogliosi 1996, pp. 51, fig. 49.
172
Gros 1976, p. 232 ss., tavv. 43, 54, 65.
173
Montagna Pasquinucci 1973, p. 263 ss., tav. 3b.
174
von Hesberg 1980, p. 186, tav. 26, 3.
175
Leon 1971, p. 199, tav. 78, 1; Pensabene 1979, p. 351.
176
Strong 1953, p. 121 ss.
43. Roma. Tempio di Bellona. Elemento della cornice esterna, inv.
tm 6505.
La decorazione architettonica del tempio di Bellona 219
strato di stucco a volte ricopre semplicemente le
parti scolpite nel travertino, a volte modella di-
rettamente la decorazione nello stucco applicato
poi sul travertino liscio: tale diverso trattamento
nella resa dell’apparato decorativo si può consta-
tare anche in uno stesso elemento, come nel caso
di tm 6535.
31) tm 6535. Cornice.
Travertino. Alt. max. (all’interno del cassettone)
78,6; largh. max. 72,5; spess. max. 74,2.
Bibliografia: De Nuccio 1995, p. 75, fig. 10.
Altro esempio di cornice (fig. 44) che presenta il
pannello centrale di un cassettone incorniciato da un
kyma ionico intagliato nel travertino e ricoperto di
stucco con uno spessore di ca. cm 6. Qui è interessan-
te notare come il kyma lesbio trilobato sia realizza-
to interamente in stucco modellato su una sima liscia
(a gola diritta); lo stucco è molto ben conservato e lo
spessore raggiunge i cm 3.
Un recente intervento di restauro
177
ha messo in
luce lungo il kyma lesbio tracce di colore giallo e cele-
ste: la decorazione architettonica del tempio, in modo
particolare quella di travertino stuccato, doveva esse-
re in origine policroma, realizzata con un vivace e ric-
co efetto coloristico, ma il concetto deve essere esteso
anche all’apparato architettonico decorativo realizza-
to in marmo lunense.
32) tm 6507. Cornice.
Travertino. Alt. max. 61; largh. max. 126,4; spess.
max. 76.
te a diversi fattori ambientali: alcune alterazioni
sono state prodotte dalla prolungata permanenza
nel terreno quali abbondanti incrostazioni terro-
se, resti di radici, difuse croste di tipo calcareo,
alterazioni cromatiche di colore rosso bruno, al-
veolizzazione della superficie, in alcuni casi ma-
croscopica, causata dall’infiltrazione di acqua
piovana, difuse scagliature, fessurazioni, attacchi
biodeteriogeni (quali muschi e alghe) ancora atti-
vi che hanno provocato la caratteristica alterazio-
ne cromatica di colore verde rosato.
In altri casi sono state evidenziate alterazioni
caratteristiche dell’esposizione in ambiente ur-
bano interessato da atmosfera inquinata, quali
croste nere e depositi di particellato grigiastri e
aderenti al substrato lapideo e allo stucco. Ciò è
dovuto al fatto che gli ambienti dei fornici del te-
atro di Marcello, dove i frammenti sono rimasti
per circa 70 anni dal momento della loro scoper-
ta, sono di enormi dimensioni, coperti con volta
a botte, ma aperti sulla fronte, cosa che non ha
potuto impedire comunque il sovrapporsi di pol-
vere e di smog.
Tutti i frammenti di travertino presentano que-
sto strato di stucco di spessore variabile, eseguito
utilizzando la tipica tecnica romana a strati so-
vrapposti che prevede l’esecuzione di uno strato
più grossolano composto da malta di calce, coc-
ciopesto e polvere di marmo a grana grossa, se-
guito da strati di calce mista a polvere di marmo
sempre più setacciata fino alla rifinitura in su-
perficie con uno strato più sottile e raf nato. Lo
177
L’intervento di restauro è stato eseguito nel 1999 dalla CO-
NART, Consorzio Artigiano Restauro e Conservazione delle opere
d’arte, in particolare da M. Orrù e C. Ranzi; a tal proposito v. De
Nuccio‒Pergola 2000.
44. Roma. Tempio di Bellona. Elemento della cornice esterna, inv. tm 6535.
220 Marilda De Nuccio
quadrato (4 × 4, prof. 3) che doveva legare alla cor-
nice orizzontale. Nel frammento conservato non è vi-
sibile alcuna traccia dell’esistenza di un gocciolatoio,
magari a protome leonina, di cui invece rimangono
alcuni esempi non identificati nel loro contesto di ap-
partenenza tra i materiali conservati nell’area archeo-
logica del teatro di Marcello.
38) tm 1037. Capitello d’anta.
Marmo lunense. Alt. 66; largh. max. 110; spess. 88.
Bibliografia: Bertoletti 1993, p. 140, Kat. 33; Vi-
scogliosi 1993b, pp. 190-192; De Nuccio 2002, p.
420, fig. 134; Ead. 2004, p. 48, fig. 21; Ead. 2008, p. 213.
Di questo grande capitello di anta (fig. 46) rima-
ne soltanto poco più della metà superiore sinistra:
sul kalathos piatto la decorazione superstite mostra
al centro un tropaion rappresentato come una coraz-
za anatomica con pettorali e addominali accentuati;
sotto il suo bordo, piuttosto spesso, compare l’attacco
dei lambrecchini
178
.
Due foglie di palma sovrapposte sostituiscono l’a-
canto e costituiscono il calice da cui si origina la vo-
luta a nastro
179
; la foglia di palma più piccola a mo’
di elice si va ad appoggiare con la sua estremità sugli
spallacci della corazza: nello spazio sottostante pen-
de un grappolo di datteri. Sulla destra della corazza
Come i nn. 30 e 31. In particolare questo frammen-
to conserva parti residue di stucco di vario spessore
nel kyma che, in alcune parti, è ricoperto da uno stra-
to di malta pozzolanica.
33) tm 6534. Cornice.
Travertino. Alt. max. 50,6; largh. max. 45; spess.
max. 70,8.
Come i nn. 30, 31 e 32. In questo esempio rimane
un accenno della mensola con il kyma intorno.
34) tm 6542. Cornice.
Travertino. Alt. max. (alla mensola) 42; largh.
max.72,5; spess. max. 80.
Bibliografia: De Nuccio 1995, p. 74, fig. 11
Come i nn. 30-33. In questo esempio rimane un ac-
cenno della mensola con il kyma intorno e l’inizio del
cassettone.
35) tm 9004. Cornice.
Travertino. Alt. max. 19; largh. max. 42,5; spess.
max. 15.
Il frammento è pertinente ad un cassettone di sof-
fitto: di esso rimane la decorazione centrale costitui-
ta dal medesimo fiore, come negli esempi precedenti.
Accanto alle foglie di acanto rimangono due tratti del
piano di fondo del lacunare.
36) tm 16562. Cornice.
Travertino. Alt. max. 46,6; largh. max.55,8; spess.
max. 68,8.
Il frammento presenta ancora visibili, del lato ante-
riore, un listello (alt. 5; spess. 2,5), una gola rovescia
(alt. 10,5; spess. 8), un gradino (spess. 2,5) e tracce
della corona liscia. Del sof tto si conserva una pic-
cola parte del riquadro di un cassettone con la punta
di una delle foglie del fiore centrale, e parte del kyma
ionico di incorniciatura dello stesso.
37) tm 6543. Cornice di frontone
Travertino. Alt. max. 70; largh. max. 122; spess.
max. 92,5.
Bibliografia: De Nuccio 1995, p. 76, fig. 13; Ead.
2004, p. 48, fig. 20.
Si tratta del geison obliquo liscio in travertino (fig.
45), ricollocabile con certezza all’estremità destra del
frontone posteriore: è frammentario ed è articolato
in sequenza dal basso con la corona liscia, un den-
tello (alt. 5), una gola rovescia (alt. 12,5), un listello
(alt. 7,5) e ampia sima a gola diritta (alt. 40); proprio
questa è di misura corrispondente a quella del cas-
settone angolare di travertino (vedi fig. 43). Questo
elemento architettonico, come la cornice con casset-
toni e mensole, è frammentario nella parte inferiore e
quindi privo della consueta dentellatura. La piccola
parte conservata del piano di posa superiore è rifinita
a gradina; del piano di appoggio inferiore si conserva
la parte destra che forma un angolo ottuso con il pia-
no di posa superiore, ugualmente rifinito a gradina. A
cm 7 dal margine superiore è visibile un piccolo foro
178
Per la rappresentazione di un personaggio maschile loricato alla
destra di una divinità interpretata come Bellona vedi infra Pergola.
179
Sauron 1993, p. 83.
45. Roma. Tempio di Bellona. Elemento della cornice del fronto-
ne, geison obliquo, inv. tm 6543.
46. Roma. Tempio di Bellona. Capitello d’anta, inv. tm 1037.
La decorazione architettonica del tempio di Bellona 221
Si propone una ricostruzione (fig. 47) del capitello
in forma schematica per quello che riguarda le foglie
della metà inferiore mancante
184
, con l’elmo a mo’ di
fiore d’abaco.
Considerando che l’altezza della metà superiore è
di cm 78/80 e che la larghezza in pianta dallo spigo-
lo del kalathos al centro della corazza misura cm 65,
si viene a sviluppare una larghezza totale di cm 130
senza le volute quindi una larghezza di base uguale a
quella del capitello di colonna.
* * *
Da ultimo tra gli elementi lapidei attribuibili al
tempio sono da prendere in considerazione alcu-
ne disiecta membra di elementi lapidei di marmo
colorato.
L’uso del marmo colorato si difonde nell’ar-
chitettura pubblica augustea afancandosi a quel
processo di privata luxuria che già dalla fine
dell’età repubblicana aveva trovato così ampi
consensi all’interno della società romana
185
, tro-
vando la massima espressione nel lusso smodato
delle ville e delle case private: questa si estende e
si propaga anche negli edifici pubblici, in ordine
a quella publica magnificentia che si ispirava in
primo luogo all’evergetismo imperiale
186
.
compare l’altro grappolo speculare mentre sullo spal-
laccio rimangono le tracce dell’altra foglia di palma.
Tra la voluta e l’elice un elemento vegetale sinuoso,
come uno stelo, rivestito di piccole foglie d’acanto, si
alza fino a lambire la parte inferiore dell’abaco e ter-
mina con una rosetta a cinque petali.
L’abaco è decorato con un kyma ionico che rima-
ne solo sul fianco sinistro dove la lavorazione appare
poco accurata in ragione forse della sua scarsa visi-
bilità: il kyma è certamente di età augustea dal mo-
mento che si distingue chiaramente come le lancette
rimangano staccate dai gusci anche superiormente.
Questo capitello, che era già stato attribuito al tem-
pio di Apollo
180
cui evidentemente non può appartene-
re per evidenti ragioni tecnico-architettoniche, è inve-
ce riferibile non solo strutturalmente ma anche tipolo-
gicamente alla dea guerriera Bellona e al nostro tempio
a lei dedicato. I rapporti tra le sue misure e quelle degli
altri elementi architettonici esaminati lo testimoniano
e il suo posizionamento più verosimile, in assenza di
resti di strutture che ce ne possano confermare l’ubica-
zione, deve essere considerato sulle ante della cella
181
.
Il tema della palma, con grossi grappoli di datteri,
è collegato alla figura della vittoria alata con larghe
ali distese, vestita di peplum mentre tiene tra le mani
un vexillum, in una lastra Campana ritrovata lungo
la via Ostiense
182
. Ancora un ramo di palma, tenu-
to in mano da una vittoria alata che incede vestita di
chitone, è il protagonista dei disegni ricostruttivi agli
estremi del fregio del prospetto anteriore del tempio
di Augusto e Roma a Pola
183
.
L’analisi stilistica della fronte del capitello eviden-
zia una lavorazione piuttosto rafnata nei particolari
delle foglie di palma, dei frutti pendenti, fino all’ac-
curatezza dei dettagli anatomici della corazza priva
degli pteryges: questa elegante resa della superficie la-
pidea se da un lato si avvicina alla lavorazione di al-
cuni elementi architettonici quali ad esempio le men-
sole della cornice esterna, oppure lo stesso cassetto
nato con fiore centrale, sembrerebbe pur tuttavia con-
trastare con altri elementi architettonici appartenenti
alla medesima decorazione esterna come ad esempio
i capitelli corinzi della peristasi che denotano invece
una maggiore trascuratezza.
Tutti gli elementi stilistici fin qui considerati e la
tipologia del kyma ionico sull’abaco, in unione con
la sua appartenenza ormai certa alla cella del tempio
di Bellona, riconducono al medesimo arco cronolo-
gico.
180
von Mercklin 1962, p. 267, n. 631; Bertoletti 1988, p. 140,
Kat. 33; Viscogliosi 1993a, pp. 190-192; Sauron 1993, p. 83, fig. 10.
181
Sappiamo dai diari di scavo che il capitello è stato ritrovato
nell’area archeologica e, anche se il suo stile rafnato ci conduce a
pensare, come vedremo in seguito, a una duplice ofcina all’interno
del cantiere del tempio di Bellona, tuttavia risulta quasi obbligato-
rio riconoscerne la coerenza, dal momento che questo risulta essere
l’unico edificio compatibile.
182
La lastra fu donata da A. Muñoz e attualmente si trova al
Museo Nazionale Romano. Si tratta di una scena più complessa
dove sono presenti anche scudi oblunghi e rotondi accatastati ai
piedi della palma, insieme ad una grande tuba e a due prigionieri:
un uomo barbato, nudo, seduto a terra con le mani legate dietro il
dorso e una donna in piedi, con il braccio destro che si sostiene il
capo; per questa lastra cfr. Paribeni 1941, p. 78, fig. 18.
183
Hänlein–Shäfer 1985, p. 151, tav 18, a, secondo la ricostru-
zione di Stuart–Revett 1832-1844, cap. ii, tav. 18: la sua colloca-
zione cronologica tra il 2 a.C. e il 14 d.C. fornisce spunti per un più
agevole inserimento della decorazione della palma e della tematica
ad essa connessa in questo arco temporale; da ultimo v. anche Pa-
van 2000, tav. x.
184
La decorazione della metà inferiore è mancante e per que-
sto le foglie sono rappresentate lisce ma possiamo supporre qua-
si con certezza che fossero di acanto; è stata ricostruita anche la
parte terminale della foglia di palma sugli spallacci della corazza.
185
Sulla questione v. in particolare Pensabene 2002a, p. 3 ss.
186
Quattro colonne di africano alte 38 piedi (m 11,24) poste a
decorazione della Porta Regia del teatro di Marcello erano state
importate insieme ad altre di vari marmi da P. Scauro, edile nel 58
a.C., per la scena del suo teatro provvisorio, destando meraviglia
47. Roma. Tempio di Bellona. Capitello d’anta, ricostruzione sche-
matica (disegno di C. Semeraro).
222 Marilda De Nuccio
nuti negli anni passati hanno evidenziato la pre-
senza delle sottostanti camere della fondazione):
tale quota corrisponde perfettamente a quella
della quota del pavimento della cella del tempio
di Apollo Sosiano
190
.
La formula del colonnato sovrapposto è una
soluzione già applicata a Roma anche nel tem-
pio di Venere Genitrice e di Marte Ultore – due
templi ad abside assiale – e accreditata nei san-
tuari della Grecia continentale già nel sec. iv
a.C., ricordo il tempio di Atena a Tegea
191
e il
tempio di Zeus Nemea.
Si attua quindi, in questo settore dell’area in
circus Flaminius, un importante e vasto program-
ma di rinnovamento architettonico e urbanisti-
co
192
che coinvolge anche, nello stesso periodo e
in modo particolare il complesso del Foro Au-
gusto.
Lavorano nel tempio di Bellona sicuramen-
te maestranze locali di Roma nel periodo augu-
All’interno del tempio di Bellona si doveva di-
spiegare in tutto il suo sfarzo l’arredo architetto-
nico che fa largo uso di marmi colorati in alter-
nanza con i marmi bianchi: su questo forte con-
trasto cromatico si fondava la decorazione della
cella la cui ricostruzione, allo stato attuale de-
gli studi rimane però sicuramente più incerta e
più problematica di quella del vicino nel tempio
di Apollo Sosiano, a causa della ancora per cer-
ti versi sconosciuta ricostruzione degli spazi in-
terni della cella. Della decorazione interna della
cella del tempio faceva sicuramente parte il si-
mulacro di culto della dea: due frammenti mar-
morei appartenenti ad una statua di dimensioni
colossali vengono riferiti all’acrolito rappresen-
tato come un statua femminile seduta sul tro-
no
187
.
Due frammenti di colonne scanalate di pavo-
nazzetto hanno un diametro rispettivamente di
cm 0,60 (int. scan. 6,7 - dent. 0,2) e cm 0,50 (int.
scan. 5,5 - dent. 1,8): le misure, sia del diame-
tro che della dentellatura, sono in proporzione
così da poter supporre un loro inserimento sui
due ordini distinti e sovrapposti della cella del
tempio.
Inoltre è stato rinvenuto un altissimo numero
di frammenti di lesena in pavonazzetto (fig. 48)
che sappiamo dai diari di scavo rinvenuti “pres-
so il tempio ignoto
188
”: la lesena presenta larghe
scanalature, alquanto ribassate, con dentelli di
circa cm 1, separati da un listello tondeggiante.
I frammenti che si riferiscono alle parti termina-
li, sia di destra che di sinistra, sono lavorati sul
fianco a gradina: la loro coerenza con altri fram-
menti pertinenti al rivestimento del fianco del-
la lesena porta a supporre uno spessore dell’ele-
mento strutturale intorno ai cm 15.
Sicuramente anche il tempio di Bellona dove-
va avere due ordini interni così come Alessandro
Viscogliosi ha ben dimostrato nel vicino tempio
di Apollo Sosiano
189
; i due templi sono di uguale
dimensione – ad eccezione ovviamente della sca-
linata frontale – e sicuramente di uguale altezza.
Il piano superiore della cella del tempio di Bello-
na, sul piano del conglomerato ancora esistente,
ha una quota di m 6,30 (due piccoli crolli avve-
per la loro altezza e per la loro bellezza (Plin., N.H., xxxvi, 2, 6).
Dopo la fine degli spettacoli teatrali andarono ad abbellire in un
primo momento la sua casa, poi furono trasferite, probabilmente
per ordine di Augusto, nel teatro di Marcello dove, come ci testi-
monia Asconio Pedio, descrivendo la casa di Scauro alle pendici
del Palatino (Asc. Ped., Pro Scauro, 45) “nunc esse in Regia Tea-
tri Marcelli”: De Nuccio 2002a, p. 151; sull’evergetismo v. von
Hesberg 1992, pp. 125-147; le soluzioni più sgargianti e fantasio-
se, fastose e ricche di colore, già realizzate nel tempio di Apollo
Sosiano (Viscogliosi 1996, p. 57 ss.) troveranno il loro punto di
arrivo e di riferimento nel tempio di Marte Ultore e nel Foro di
Augusto (Ungaro 2002, p. 109 ss.).
187
Sulla ricostruzione e sulla coerenza dei due manufatti, si veda
infra il contributo di Pergola.
188
Non si vuole in questa sede entrare nello specifico nel ca-
talogo di questi elementi di marmo colorato dal momento che il
loro rinvenimento all’interno dei fornici è ancora in atto, e an-
cora ne venivano rinvenuti mentre questi atti erano in corso di
stampa: si preferisce quindi rimandare la pubblicazione quando
si avrà un quadro più completo del loro numero. Per il momen-
to è stata proposta e presentata una loro ricostruzione lungo il
percorso della mostra “I marmi colorati della Roma imperia-
le” che si è tenuta a Roma dal 27 settembre 2002 per cui vedi
De Nuccio 2002a, p. 421, cat. 135.
189
Viscogliosi 1996, pp. 169-180, figg. 193-195.
190
Ibid., pp.180-184, figg. 196 e 200
191
Norman 1984, p. 182, ill. 8; Pakkinen 1996, p. 153 ss.
192
De Nuccio 2002a, p. 147 ss.
48. Roma. Tempio di Bellona. Frammenti di lesena in pavonazzetto.
La decorazione architettonica del tempio di Bellona 223
virato pare oramai superato e il capitello assume
un certo slancio che è dato non solo dalle sue di-
mensioni
196
, ma è una vera e propria impressio-
ne che scaturisce anche dalla stessa lavorazione
dei particolari vegetali, con una ricchezza orna-
mentale che insieme ad una alta – a volte meno –
qualità dell’esecuzione, carica di significati sim-
bolici.
Abbiamo visto poi come gli elementi architet-
tonici di travertino stuccato fossero impreziositi
dalle applicazioni di colori dalle brillanti tonali-

197
. Pertanto i due templi nell’area del teatro di
Marcello, vale a dire il tempio di Apollo Sosia-
no e il tempio di Bellona, si afancavano eviden-
ziando un vivace efetto policromo: se poi con-
sideriamo che le sculture frontonali di Apollo
198
erano anch’esse dipinte, come testimoniano le
tracce di colore superstiti, si può veramente pen-
sare ad uno spazio colmo di ricche suggestioni e
di esaltanti efetti coloristici.
Non abbiamo date certe per la sua ricostruzio-
ne, anche le fonti tacciono al riguardo e non ci
forniscono nessun elemento utile, ma la sua col-
locazione intorno al primo decennio del i secolo
d.C., tra il 5 e il 15 d.C., sembra la soluzione più
probabile. E accettando l’ipotesi del dedicante
nella figura di Appius Claudius Pulcher, e quindi
di un intervento della gens Claudia, si deve ricor-
dare che negli stessi anni intorno al 17 d.C. nel
Foro Olitorio Tiberio completa il restauro del
tempio di Giano, Germanico dedica il tempio
della Spes, e Iuno Sospita fu restaurata all’incirca
nello stesso periodo.
All’interno del nuovo programma edificativo e
decorativo la famiglia imperiale è molto presen-
te: ogni intervento edilizio monumentale operato
sui templi a Roma aveva la presenza diretta del
princeps o di personaggi illustri che, appartenen-
ti o gravitanti e in qualche modo legati alla fa-
miglia imperiale, ne erano stati autorizzati. Lad-
dove poi la publica magnificentia si legava con il
culto religioso fu d’obbligo tracciare linee diret-
trici e programmatiche cui i vari artisti e archi-
tetti dovevano attenersi: la sua esibizione espri-
meva anche un significato di potenza che doveva
fare molta presa sul favore popolare.
Rimane quindi ferma la manifestazione di con-
sensus alla politica imperiale: la gloria del princeps
veniva così altamente celebrata a spese del dedi-
cante. In questa ottica quindi ben si inquadra il
capitello d’anta: la presenza di quegli elementi te-
matici come la palma, i datteri e la corazza po-
trebbero ricondurre cronologicamente e temati-
steo e primo giulio-claudio in cui si sperimen-
tano diverse soluzioni anche nella decorazione
architettonica e numerosi elementi formali e sti-
listici, diversi per origine, scopo ed efetto deco-
rativo. Dal momento che è molto probabile che
alla maggior parte dei monumenti augustei par-
tecipassero le medesime maestranze, ad eccezio-
ne del tempio di Apollo Sosiano dove si è vista
la collaborazione di una ofcina asiatica
193
, i di-
versi materiali rinviano comunque a due princi-
pali filoni di queste: uno più esperto e di tradi-
zione orientale che scolpisce il marmo, un altro
di tradizione repubblicana e primo augustea che
scolpisce le parti di travertino. Contemporanea-
mente ai grandi ateliers di Roma, commissiona-
ti prima da Cesare, poi da Augusto e da mem-
bri della sua famiglia, erano attive altre ofcine
che in parte li riflettevano e in parte conserva-
vano una certa libertà dipendente dalla loro par-
ticolare tradizione decorativa, nella scelta della
successione degli ornati. È stato già tante volte
sottolineato come il modello dei capitelli e degli
altri elementi decorativi viene fornito in questo
periodo – ma in modo molto evidente per il tem-
pio di Bellona – dal Foro di Augusto e dall’an-
nesso tempio di Marte Ultore
194
, dove dobbiamo
sicuramente porre la presenza di maestranze di
origine greco-asiatica
195
. Non così abbiamo visto
si può afermare di Bellona anche se, riguardo
al capitello d’anta, la accurata lavorazione, anche
piuttosto rafnata nei particolari delle foglie di
palma, nei frutti pendenti, ci riconduce alla la-
vorazione della cornice a cassettoni e mensole,
non solo nella realizzazione in travertino stuc-
cato, ma in modo particolare nella versione in
marmo: tutto ci porta a considerare la presenza
sul cantiere dell’aedes Bellonae di due maestran-
ze, delle quali una sicuramente più avanzata e
che maggiormente doveva aver risentito dell’in-
fluenza degli artigiani che quasi contemporanea-
mente – o poco prima – lavorano nel cantiere di
Marte Ultore.
Ma i capitelli corinzi di Bellona, forse più di
questi ultimi, pur comprendendo tutti gli ele-
menti della precedente tradizione ellenistica,
tuttavia se ne distaccano sostanzialmente, non
solo per il tipo o per la mano che li ha lavorati,
ma soprattutto per alcune caratteristiche: le vo-
lute è vero mancano, sono presenti solo sull’aba-
co, ma di questo sembra che abbiano proprio la
funzione di sostegno come le elici. Le foglie han-
no una certa plasticità e severità insieme: il piat-
to geometrismo dei capitelli del secondo trium-
193
V. Viscogliosi 1996, passim.
194
Cfr Ganzert 2002, p. 64, fig. 104, in una immagine dove è
possibile recuperare l’alzato del tempio in prospettiva.
195
Heilmayer 1970, pp. 26-30.
196
Ricordo che è più alto e più stretto rispetto agli altri templi
coevi.
197
Come dimostrano i resti di pigmento giallo e azzurro messi in
luce dalla pulitura sul kyma lesbio del frammento tm 6535.
198
La Rocca 1985, p. 25 ss.
224 Marilda De Nuccio
ro questi dati che pongono il tempio di Bellona
proprio laddove è stato poi identificato; ancora di
più riesce difcile immaginarlo se consideriamo
che siamo in un epoca in cui quasi sicuramente i
resti del tempio non dovevano essere più visibi-
li ai passanti. Abbiamo visto prima come già alla
metà del ’500 dai disegni e dalle piante dell’epoca
non si veda alcun edificio templare, ma solo nu-
clei di quartieri come soluzioni abitative contem-
poranee. È quindi probabile che gli stessi autori
traessero quelle conclusioni dalle stesse fonti let-
terarie antiche che sono note anche oggi.
In un disegno a penna acquerellato di Gio-
vanni Antonio Dosio, attivo intorno alla metà
del ’500, con titolo autografo di piazza Monta-
nara
207
, si vede una immagine della piazza con il
teatro di Marcello, mentre a destra si individua
un isolato con case. Questa situazione abitativa
con un nucleo di abitazioni private tra il teatro
di Marcello, piazza Montanara, via del Teatro di
Marcello e il portico d’Ottavia è documentata sia
dalla pianta del Bufalini del 1551, sia nella Map-
pa di Roma di G.B. Nolli del 1748
208
dove si nota
il semicerchio tratteggiato del teatro di Marcello
con il palazzo Orsini e il giardino annesso. Tra S.
Angelo in Pescheria e la piazza Montanara si in-
dividuano solo nuclei di edifici: dobbiamo sup-
porre che tale situazione rimase inalterata fino
agli scavi del 1930 quando, dalle demolizioni
e dallo smantellamento del quartiere abitativo,
vennero alla luce le strutture dei due templi di
Apollo e di Bellona.
Sono state riconosciute poi alcune strutture in
blocchi di tufo e in opera vittata che si concen-
trano sulle parti superstiti del portico che con
le sue arcate su pilastri circondava i templi di
Apollo e di Bellona. Questi edifici sembrano es-
sere connessi con la vicinissima diaconia di S.
Angelo in Foro Piscio (odierna S. Angelo in Pe-
scheria), edifici con una valenza pubblica e con
una componente balneare dal momento che un
piccolo ambiente semicircolare è stato identifi-
cato come un balneum
209
. Quindi nell’immagine
ricostruita questa struttura si va ad appoggiare
camente all’evento della Iudaea capta, alla costi-
tuzione nel 6 d.C. della Giudea provincia romana.
Dobbiamo supporre che in questa veste archi-
tettonica il tempio di Bellona sopravvisse per
tutta l’età imperiale: l’evidenza monumentale ci
attesta, almeno sulla base della decorazione ar-
chitettonica fino ad oggi recuperata, una certa
uniformità stilistica né sono stati riconosciuti,
come pertinenti al partito decorativo del tempio
elementi collocabili cronologicamente in una età
successiva a quella augustea.
Dalle fonti, in particolare da Cassio Dione
199
,
siamo a conoscenza di una statua equestre di Fa-
rasmane re degli Iberi, posta all’interno del tem-
pio da Antonino Pio, dalla Historia Augusta
200
sappiamo che il tempio esisteva ancora al tempo
di Settimio Severo (222-235 d.C.), che prima di
una guerra contro gli Sciti scagliò egli stesso la
lancia insanguinata.
È noto che soprattutto questo imperatore, e
prima di lui Vespasiano (69-79 d.C.), eseguì la-
vori di restauro del teatro di Marcello a segui-
to di incendi che forse hanno interessato anche
le aree circostanti. Lo stesso teatro, poi, sembra
che fosse in uno stato di distruzione molto avan-
zato già nel 370 d.C. quando – ma la notizia non
è del tutto degna di fede – blocchi del monumen-
to furono adoperati per il restauro del ponte Ce-
stio
201
.
Le fonti rinascimentali anteriori a Pirro Logo-
rio, che per primo aveva collocato il Circo Fla-
minio lungo la direttrice dell’attuale via delle
Botteghe Oscure
202
, collocano il tempio di Bel-
lona variamente: “templum Bellonae post plate-
am Montanariam, Campum Martium versus
203
”,
mentre Apollo è definito “in proximo”; “aedes
Bellonae versus Portam Carmentalem
204
”; “proxi-
me post forum Holitorium, campum Martium ver-
sus templum Bellonae. Ideo ante Portam Carmen-
talem id fuisse scribit Sex. Rufus
205
”; “iuxta eun-
dem Circum (Flaminium) aedis Bellonae versus
Portam Carmentalem, ut scribit P.Victor
206
”. Certo
è che in efetti riesce di non facile soluzione capi-
re dove e come gli autori rinascimentali traesse-
199
Cass. Dio., lxix, 15, 3: 'O:i 4opooµovg :( `Ipgpi cç :gv
Poµgv µc:o :gç y\voi¿oç cì0ov:i :gv :c op¿gv ctgtçgoc ¿oi
0\ooi cv :( Koti:cìic c¡g¿cv ovóp\ov:o :c cti ítto\ cv :(
`Lv\cic co:goc.
200
Sev., 22, 6: et civitatem veniens cum rem divinam vellem face-
re, primun ad Bellon‹a›e templum ductus est terrore haruspicis rustici,
deinde hostia fuvae sunt adplicitae.
201
NSc 1886, p. 159: “Demolendosi la rampa di accesso al ponte
Cestio-Graziano, dalla parte dell’isola di S. Bartolomeo, si è rico-
nosciuto che i muraglioni paralleli […]. Furono risarciti nell’anno
370 con travertini tolti dal vicino teatro di Marcello”; la medesi-
ma notizia si trova in Gatti 1886, p. 200 e Lanciani‒Gatti 1886,
p. 170: “Regione xiv. Demolendosi la rampa di accesso al ponte
Cestio-Graziano, dalla parte dell’isola di S. Bartolomeo, si è rico-
nosciuto che i muraglioni paralleli, onde è costruita la rampa stessa
furono risarciti nell’anno 370 con travertini tolti dal vicino teatro
di Marcello”; cfr. anche Bartoli 1911, pl. xcvii: disegno a penna
di Gianfrancesco Grimaldi, attivo a Bologna e a Roma alla metà del
’600, con una veduta della riva dell’isola Tiberina ripresa “a monte
del ponte Cestio”; il commento di Bartoli al disegno cita una rico-
struzione del ponte nel 365 d.C. da Lucio Aurelio Aviano Simmaco
con i travertini del teatro di Marcello. Bartoli 1911, pl. lvi.
202
Coarelli 1968a, p. 57, note 96-100.
203
Marchetti 1914 , p. 65.
204
De Rossi 1882, iii, p. 79; Valentini‒Zucchetti 1940-1953,
i, p. 235.
205
G.B. Marliani, Urbis Romae Topographia, Roma 1534, p. 8.
206
A. Fulvius, Antiquitates urbis Romae, Roma 1527, iii, p. 65.
207
Firenze, Ufzi, 2532.
208
David 1998, p. 47.
209
Meneghini 1997, p. 51 ss., fig. 6; Meneghini–Santangeli
Valenzani 2004, pp. 84-91.
La decorazione architettonica del tempio di Bellona 225
Lato lungo:
- interasse m 3,25 (= 11 piedi)
- intercolumnio m 1,97 (= piedi 6,5)
Lato corto:
- interasse m 4,26 (= piedi 14,5)
- intercolumnio m 2,97 (= 10 piedi)
Gradini (n. 29) cm 41/42 (pedata) × 23 ca.
(alzata)
Il gradino conservato in situ, cioè il secondo, si
attesta dopo il primo dove sono evidenti le trac-
ce del calpestio e della frequentazione assidua.
Quest’ultimo, certamente di dimensioni inferio-
ri rispetto agli altri della salita, ha una alzata di
cm 20 e una pedata di cm 33,5.
Altezza del podio m 6,30
Quota m 19,60 s.l.m. al livello del conglome-
rato e a partire dal primo gradino la quota del
podio di Apollo ricostruito da Colini m. 19,40.
Base alt. ric. ca. cm 70/75
(= piedi 2,5)
diam. inf. ric. m 1,85
Fusto diam. m 1,48 (= 5 piedi)
alt. fusto ca. m 12/12,30
(= 42 piedi)
Capitello alt. metà inf. m 0,78
alt. metà sup. m 99/100
alt. tot. m 1,80 (= 6 piedi)
diam. inf. m 1,37
diam. ric. m 1,40
Colonna alt. tot. m 15 (= 50 piedi)
Architrave alt. m 1,10
Fregio alt. m 1,10
Cornice alt. m 0,60
Geison alt. m 0,70
Il geison presenta una inclinazione di 20°, quin-
di nella norma
212
.
Il rilievo e la restituzione grafica di una par-
te degli elementi architettonici, accompagnati
dal rilievo delle strutture emergenti, ha porta-
to da una parte alla ricomposizione della plani-
metria del tempio (vedi tav. v.1), come la pianta
inserita ed integrata all’interno di un’area dal
complesso valore urbanistico ed ideologico;
dall’altro ha costituito la documentazione di
base per tentare di realizzare una soluzione re-
– per ottenere l’inclinazione dei tetti – agli ele-
vati dei due templi di Apollo Sosiano e di Bello-
na: la loro struttura doveva quindi essere ancora
in piedi nella seconda metà dell’viii secolo, dal
momento che sembra provato che la diaconia di
S. Angelo in Foro Piscio sia stata fondata tra il
755 e il 770. Questo almeno doveva succedere
nella parte tergale, dove il nuovo insediamen-
to poteva sicuramente costituire un elemento di
conservazione per le strutture ad esso adiacenti.
Non sappiamo però quanto doveva rimanere
nello stesso periodo della fronte e del pronao, i
cui elementi scultorei, in marmo lunense, dove-
vano essere sicuramente più appetibili per quella
calcara che come abbiamo visto prima fu rinve-
nuta nei pressi.
Della parte anteriore del tempio di Apollo sap-
piamo che sicuramente il pronao rovinò in un’e-
poca in cui la facciata del teatro di Marcello do-
veva già essere parzialmente crollata
210
nell’ordine
esterno verso ovest: le tre colonne dell’angolo sud-
occidentale del tempio crollando si andarono ad
incuneare sotto l’ambulacro in direzione dei for-
nici.
D’altra parte uno dei pochissimi punti nell’a-
rea non completamente scavato negli anni ’30
è quello della colonna dell’angolo nord-est del-
lo pseudoperiptero tempio di Apollo, che giace
tuttora nella indisturbata posizione di crollo. Lo
spesso strato di terra su cui giace conserva una
stratigrafia intatta: dalla sua sezione si eviden-
ziano molteplici scaglie di lavorazione sia di tra-
vertino che di marmo. È probabile, se siamo for-
tunati, che una meticolosa pulizia o un piccolo
scavo possano fornirci una datazione o una in-
dicazione più precisa del crollo che sicuramen-
te, data l’altezza del tempio di Apollo e la sua
estrema vicinanza, avrà sicuramente danneggia-
to nella corrispondente parte della peristasi an-
che il tempio di Bellona.
* * *
Si propone quindi un alzato ricostruttivo del
tempio
211
che vede ricollocati gli elementi perti-
nenti al partito decorativo. Quindi il tempio ha le
seguenti misure:
Dimensioni m 24,25 × 46,70
(= piedi 82 × 158)
Dimensioni cella m 14,25 × 20,996
(= piedi 5 × 7)
210
Viscogliosi 1996, p. 8, fig. 8.
211
V. Wilson Jones 1991, p. 89 ss. In particolare figg. 8-11 per
le analisi proporzionali.
212
Ricordo il confronto con l’altezza del capitello del tempio di
Apollo Sosiano di m 1,62 (= piedi 5,5), di quello dei Castori (m
1,61) e di quello dell’Adrianeo (m 1,66).
226 Marilda De Nuccio
Ancora vediamo questo elemento in situ che oggi
si presenta come una sorta di pilastro formato di
blocchi di travertino – alzati di testa e di taglio a
due a due, elemento che si colloca sia in pianta che
in elevato, afogato all’interno del conglomera-
to cementizio delle guance laterali della scalinata
frontale – anche se oggi è completamente visibile.
Sul piano del podio è quindi segnalata in pian-
ta l’area dei blocchi di travertino: sono indicati
così a livello del podio dal quale però sicuramen-
te fuoriuscivano; per il momento ci siamo limita-
ti solo a segnalarli in attesa di poter proporre una
loro ipotesi in elevato.
È evidente comunque che sono elementi di sfor-
zo su cui poggiava sicuramente un forte peso,
forse una colonna con sopra una statua, o un al-
tro monumento celebrativo. Elementi decorativi
di tale portata non sono afatto infrequenti: nella
ricostruzione in elevato che ci è giunta dal Palla-
dio
214
del tempio di Portuno, vengono ricollocate
due statue di grandi dimensioni proprio al di sopra
delle due guance laterali della scalinata frontale.
Marilda De Nuccio
stituiva dei volumi del tempio. Il lavoro è sta-
to compiuto secondo un dialogo di interdipen-
denza tra la pianta e l’elevato dell’edificio pe-
riptero con un vicendevole tipo di impatto che,
pur contemplando principalmente un abbrac-
cio frontale, tuttavia è una formula che, come
si è visto, occupa uno spazio alquanto ristret-
to all’interno della realizzazione degli edifici di
culto a Roma
213
.
La griglia (tav. v.3) quindi costituisce una fase
intermedia di studio dove la trasparenza dei pia-
ni e delle linee rende evidente l’anastilosi in una
struttura unitaria e tridimensionale: nel colore
verde è stato realizzato il filare verticale di bloc-
chi di travertino che rimane completamente af-
fogato nel conglomerato del podio del tempio,
anche se oggi è completamente visibile in quan-
to la parte del conglomerato che lo conteneva ,
è andata distrutta. Il piano attuale del cielo, che
sembra comunque proseguire in altezza, è poco
meno del livello del pronao.
E dalla griglia di studio siamo quindi arrivati a
formulare una ipotesi tridimensionale sia di fac-
ciata che in prospettiva (fig. 49).
213
A tal proposito v. Wilson Jones 2000, p. 63 ss.
214
Palladio 1965, IV, pl. 32 (in Stamper 2005, fig. 47).
49. Roma. Tempio di Bellona. Ipotesi ricostruttiva del tempio (ricostruzione di C. Semeraro).
Abstract
This paper is focused on the architectonical reconstruction of temple of Bellona in its Augustean
phase: we could distinguish the typology of its huge architectonical elements, like columns, capitals
and architraves, in comparison with those of temple of Apollo.
Morever, we had finally the opportunity of drawing the map and the axonometry of the tample,
on the grounds of the mortar nucleus of the podium, and of the prints of blocks impressed in it.