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IPERSONETTO

premessa
(Sonetto dello schivarsi e dell'inchinarsi)
Galatei, sparsi enunciati, dulcedini
di giusto a voi, fronde e ombre, egregio codice...
Codice di cui pregno o bosco godi
e abbondi e incombi, in nascite e putredini...
Lasciate ovunque scorrere le redini
intricando e sciogliendo glomi e nodi...
Svischiate ovunque forze e glorie, o modici
bollori d'ingredienti, indici, albedini...
Non pi che in brezze ragna, o filigrana
dubbiamente filmata in echi e luci
sia il tuo schivarti, penna, e l'inchinarti...
Non sia peso nei rai che da te emanano
prescrivendo e secando a te riduci
segno, te stesso, e le tue labili arti...
!
(Sonetto di grifi ife e fili)
"raessi dalla terra io in mille grifi
minimi e in unghie birbe le ife e i fili
di nervi spenti, i sedimenti vili
del rito, voglie cos# come schifi
manovrando l'invitto occhial scientifico
e al di l$ d'esso in viste pi sottili,
da lincee linee traessi gli stili
per congegnare il galateo mirifico
onde, minuzie riiarse da morte
% corimbi a greggia, ombre dive, erme fronde %
risorgeste per dirci e nomi e forme&
rovesciati gli stomaci, le immonde
fauci divaricare, la coorte
dei denti diroccata& ecco le norme.
!!
(Sonetto degli interminabili lavoro dentarii)
!n debil morso ahim' denti perdenti,
lungo iniqua sottil falcidia espunti
o a colpi a strappi, e in falso poi congiunti,
masticazioni, bulimie dolenti,
come infiniti addendi trovo denti
di giorni e di anni in ebbre ire consunti&
impronte e ponti, tagli incastri punti,
del trauma orale essenza ed accidenti.
(hi che testa non fui, non bocca o zanna
di fera o serpe, ma incerta collana
di segni%morsi da pr)tesi inferti&
odio chi in pasto reo si affanna e scanna,
ma pi chi indura a cincischiar la vana
sorte battendo i denti in gesso inserti.
!!!
(Sonetto di stragi e di belle maniere)
*oto e modi cos# soavemente
ed infinitamente lievi+sadici,
dondolii, fibre e febbri, troppo radi
o fitti per qualunque fede o mente,
stasi tra nulla e quasi, imprese lente o
pi rapide che ovunque rai s'irradino,
per inciampi stretture varchi guadi
un reticolo gi$ vi stringe argenteo,
un codice per cui vento e bufera,
estremo ciel, braciere, cataclisma
cederanno furor per altre regole...
*a quali mai ,distinguo-, e in qual maniera,
quali belle maniere, qual sofisma
le stragi vostre aggireranno, prego.
!/
(Sonetto del decremento e dell'alimento)
(hi sottil pena ahi ago ahi rovo e spina,
ahi frangersi di stelo, ahi della foglia
esaurirsi allo sguardo, ahi sparsa doglia
di tutto il bosco che all'autunno inclina...
(hi languore che in strami si trascina&
e s#& ma d'alimento cresce voglia,
e s#& ma tutto al trogolo convoglia
la gran voglia, appetiti figlia, affina.
Catene alimentari vanno al trogolo,
in miriadi s'impennano mandibole
a vuoto o a pieno, salivati stimoli.
0isciolta furia e cura dentro il fimo
aureo, macello senza sangui, rogo
senza fiamma, pia le1& per te peribo.
/
(Sonetto dell'amoroso e del parassita)
*entre d'erba la man ritraggo ratto,
dall'erba+serpe infida in fitte e spini,
mentre mi discorono dai divini
rai serali e la notte prendo in atto,
o memoria con meco t'incammini,
lo sparso accordi e riconformi il fratto&
qui gi$ per lei venni in furore e matto
qui da lei ebbi succhi suoi pi fini.
Col passo avaro, indocile, acre, rompo
all'aldil$ che in falde e felci sfrangia
sul botro oltre le serpi e i pruni zompo.
2 nell'alto aldil$, nei fondi teneri
do di tacco, do a sacco, sfregio veneri,
falsifico simbiosi& ora si mangia.
/!
(Sonetto notturno con fari e guardone)
Spesso ove mi sommerse il cuor del bosco
o nel mezzo a cesure che verzure
follemente feriscono, nel losco
trarsi a iatture delle mie venture,
l$ dove tutto che fu mio conosco,
acri sciami di pollini, erbe impure
e purissime al mel siccome al tosco,
ore preste alla sferza in pioggie o arsure,
l$ dove sottopalmo e sottofelce
la fragola rinvenni e dell'accesa
fichina l'umido lieve turgore,
coi fari sfonda il guardone, tra l'elce
e l'orno e il faggio, tra la foglia e il fiore
deluso fa retromarcia, ' in ripresa.
/!!
(Sonetto del soma in bosco e agopuntura)
Graffio di sottil tigre, ideogramma
cui do a cura la mia sostanza grama,
di 3in e 3ang tremando nella trama,
cercando i punti in cui la vita ' fiamma,
mentre l'ago mi fruga dramma a dramma %
spine unghie lame da una man che ama %
meriidiane linee in me dirama
3in e 3ang frangendo ogni diaframma.
S# mi sent'io, s# il mio torpido soma
sotto tal man, sotto tal tigre estrema,
qual se Cupido a mille in me s'imprima
ma non ' che per) di "e fia doma
la fisima, il sofisma, l'entimema,
e del tuo stral deliro pi che in prima.
4sic5
/!!!
(Sonetto di sterpi e limiti)
Sguiscio gentile che fra mezzo erbe serpi,
difficil guizzo che un enigma orienta,
che nulla enigma orienta, e pur spaventa
il cor che in serpi vede mutar sterpi
nausea, che da una debil quiete scerpi
me nel vacuo onde ogni erba qui s'imprenta,
per) che in vie e vie di serpi annienta
luci ed arbusti, in sfrigolio di serpi
e tu mia mente, o permanere, al limite
del furbo orrido incavo incastro rischio,
o tu che a rischi e a limiti ti limi&
e non posso mai far che non m'immischio,
nervi occhi orecchi al soprassalto primi
se da ombre e agguati vien di serpe il fischio.
!6
(Sonetto di Linneo e Dioscoride)
/ige il lume, s'allenta in prode roride
stacca e scavalca, a s7 fidando, il lume&
erba e fronde a vorago marea fiume
che a me per colmi e conche foste floride,
di Linneo l'occhio invidio e 0iioscoride
tanto fecondo ' il far vostro, e il costume
molteplice e l'aspetto, e i nomi acume
pi che a lingua dulcedo di clitoride.
*a ' testa ahim', ma punta ' questa testa,
di serpe, squama e schiena a serpe ' questa
in che v'inchiostro e innodo e circonfondo.
*a non testa ' la mia non voce o testo
che venga a penna, a gola non ' qesto
non mondo o immondo io n7 mai pur mondo.
6
(Sonetto di furtivit e traversie)
!eri, di maggio freddissimo vento
ondando di erbe in erbe, immoto io vidi,
scolorando erbe e de le fronde i fidi
aspetti sconvolgendo il mutamento
e pur era di luci acri lo stento
fin del folto nei pi riposti nidi,
intime angustie strisci sfasci stridi
orgasmi in cieca fuga in cieco avvento %
e imprendibilit$, come di plurime
serpi sospite a traversie, di tossiche
invenzioni onde al niente si va appresso&
cos# quanto imprendibile a me stesso
a tutto, a tutti, com'' il tutto, io fossi,
furtivit$ per dossi orme echi oscuri.
6!
(Sonetto del che fare e che pensare)
Che fai. Che pensi. 2d a chi mai chi parla.
Chi e che cerecec' d'aug'l distinguo,
con che stillii di rivi il vacuo impinguo
del paese che intorno a me s'intarla.
( chi porgo, a quale ago per riattarla
quella logica a cui fili m'estinguo,
a che e per chi di nota in nota illinguo
questo che non fu canto, eloquio, ciarla.
Che pensi tu, che mai non fosti, mai
n7 pur in segno, in sogno di fantasma,
sogno di segno, mah di mah, che fai.
/oci d'augei, di rii, di selve, intensi
moti del niente che s7 a niente plasma,
pensier di non pensier, pensa& che pensi.
6!!
(Sonetto di sembianti e diva)
0eh mostra a noi, mostra il tuo bel sembiante&
ma sembiante non hai pi che la polla
di lume onde la selva l$ s'ammolla
e satolla, in se stessa vagolante
n7 spiiarti giammai valse tra piante
tu in secco aspro trapianto entro la folla
d'ombre che di se stessa ora s'accolla
s# come ora si disfa, fredda amante...
Casta, diva, ulcerale stigma, errante
anzi aberrante ardir che di legami
mai visti intreschi stili steli stami
e ratta li rintuzzi, nel roveschio
d'ogni sentir, d'ogni cognosco o nescio %
mero licor di lingua, e mai%sembiante...
6!!!
(Sonetto di Ugo, Martino e Pollicino)
!!"#$!"
8ual fia ristoro a' d# perduri un sasso&
ma qual sasso tra erratiche macerie,
quale scaglia da cumuli e congerie
identificher) nel bosco, ahi lasso.
Ch7 se pur m'aggirassi passo passo
per 9olz:ege sbiadenti in mille serie,
quale a conferir nome alle miserie
mie pietra svilirei, carierei masso.
Nel buio%orco che si maciulla in rupi,
dell'orbe a rupi dento i covi cupi,
quali mai galatei cemeteriali
rasoterra e rasoombra noteranno
almen la traccia in che l'affanno e il danno
dei d#, persi lapilli, ' vivo quali.
6!/
(Sonetto di veti e iridi)
8uali torpori di radici porto,
pigre radici in urto, in moto sordo,
sforzo che non ha tregua e insegue ingordo
per stasi e stacchi il proprio senso morto,
il proprio vivo senso che arde assorto
e d'ombre e selve eterne cede al bordo
con che radici terre e terre mordo
ma in quante tetre piante torno aborto.
"erre e radici plumbee faccio viridi,
veti nella vetaia estirpo e tolgo,
poi vengo meno e in mie asme impaludo
qua e l$, sangue, per secche sto e trasudo
vetusta talpa grufolo, sconvolgo,
e spio nel piombo insorgere mille iridi.
;<S"!LL(
(Sonetto infamia e mandala)
Somma di sommi d'irrealt$, paese
che a zero smotta e pur genere a vista
vermi mutanti in d'i, cos# che acquista
nel suo perdersi, e inventa e inforca imprese,
vanno da falso a falso tue contese,
ma in s# variata ed infinita lista
che quanto in falso qui s'intigna e intrista
l$ col vero via guizza a nozze e intese.
=also pur io, clone di tanto falso,
od aborto, e peggiore in ci) del padre,
accalco detti in fatto ovver misfatto
cos# ancora di te mi sono avvalso,
di te sonetto, righe infami e ladre %
mandala in cui di frusto in frusto accatto.