Anno scolastico 2008/09 Scuola Primaria Duprè Classi 2^A, 2^B, 2^C.

Insegnanti: Stefania Bucciarelli, Margherita Dipersia. LE PIANTE. L’ESPERIENZA . Durante l’anno scolastico 2008/09, le classi seconde hanno cominciato il percorso di biologia nel periodo autunnale parlando delle foglie, già protagoniste della programmazione di arte/immagine e di lingua italiana. Partendo proprio dalle foglie ci è sembrato giusto guidare gli alunni verso una conoscenza più approfondita delle piante che lo scorso anno scolastico hanno visto svilupparsi dai semi, protagonisti del percorso di biologia del secondo quadrimestre. I bambini sono stati invitati a portare a scuola foglie di vario tipo. Prima hanno avuto la possibilità di manipolarle per la costruzione di un cartellone sull’autunno. Dopo è stata data a ciascuno di loro una foglia uguale per tutti (per alcune classi di tiglio, per altre di cachi). I bambini l’hanno osservata attraverso i 5 sensi, quindi con le stesse modalità dello scorso anno, poi l’hanno disegnata e hanno messo per iscritto la loro piccola descrizione personale. Con la metodologia consueta hanno confrontato le loro descrizioni e da tale confronto sono uscite fuori le proprietà di quella foglia. Senza rendersene conto i bambini hanno usato la parola “forma”, si sono accorti che aveva un “bordo” (un “confine”), un “gambino”….A questo punto si sono estrapolate le caratteristiche della foglia in generale: forma, margine, picciolo, ecc.. Il lavoro sulle foglie è proseguito con la loro classificazione in base al margine e alla forma. Gruppi di bambini hanno osservato un insieme di foglie e creato sottoinsiemi ora in base alla forma ora in base al margine. I nomi scientifici non sono mai stati dati dall’insegnante direttamente, ma sono stati i bambini che hanno riconosciuto a cosa assomigliavano di più e da qui è scaturita la parola scientifica ( forma a cuore, ovale, lobata, palmata... margini lisci, seghettati...) La maestra ha avuto la funzione di guida. Successivamente le foglie sono state attaccate dai bimbi su una grande tabella e classificate in base alle proprietà conosciute. Limitare il percorso alla foglia sarebbe stato incompleto, quindi abbiamo proseguito pensando di individuare e classificare altre parti delle piante: fusto e radici. Abbiamo seminato di nuovo i fagioli, ma questa volta in un vasetto di vetro per vedere anche le radici; alcuni bambini hanno portato piantine da casa e anche la maestra ha fatto la sua parte. Sono arrivati in classe sedani, ciclamini, edera, patate, carote, varie piantine del cortile, ecc…Tutte sono state descritte a voce e per iscritto, talvolta individualmente, talvolta con lavori di gruppo, ad occhio nudo e con l’uso dello stereomicroscopio. Le osservazioni, le descrizioni e le rappresentazioni grafiche si sono ripetute anche a distanza di tempo per registrare i cambiamenti della piantina. Tutti i concetti ai quali alla fine siamo arrivati, sono stati fissati sui cartelloni.

L’ATTEGGIAMENTO DEI BAMBINI. I bambini, dopo l’esperienza effettuata lo scorso anno scolastico, erano già abituati a lavorare con questo metodo sperimentale e si sono dimostrati dei buoni osservatori. Non si sono verificati, al contrario del precedente anno, momenti di stanchezza o di noia: in generale l’interesse si è mantenuto costante e ad un livello buono. Hanno partecipato più volentieri alle attività proposte, soprattutto a quelle di gruppo e a quelle che richiedevano l’utilizzo dello stereomicroscopio. Una volta fuori dall’aula hanno cercato di applicare i concetti imparati osservando e classificando vari aspetti delle piante da loro trovate a casa o nel cortile della scuola. Un traguardo, secondo noi importante, è che gli alunni si sono avvicinati spontaneamente al concetto di “vivente”: essi stessi hanno cominciato a” tirar fuori” osservazioni che li hanno indirizzati verso l’intuizione delle caratteristiche fondamentali della vita: nascere, nutrirsi, crescere,morire, riprodursi. LE CONSIDERAZIONI DELLE INSEGNANTI. Il percorso svolto ha richiesto molto tempo. Sicuramente ai bambini è stato fornito un numero di contenuti minori rispetto ad una didattica tradizionale, ma hanno raggiunto competenze più profonde e significative. E’ rimasto loro l’interesse e la curiosità, per cui sono stati essi stessi a voler conoscere nuovi contenuti. Al centro dell’intero percorso non c’è il programma da svolgere, ma l’alunno che “impara ad imparare”. L’insegnante a volte ha avuto la sensazione di non procedere nel lavoro. Al contrario gli alunni, già abituati a lavorare con questo metodo, hanno risposto sempre con entusiasmo e spirito di osservazione.

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