PETRARKA - KANCONIJER

1. Voi ch’ascoltate in rime sprase il suono I 1!
*Voi ch’ascoltate in rime sparse il suono
di quei sospiri ond’io nudriva ’l core
in sul mio primo giovenile errore
quand’era in parte altr’uom da quel ch’i’ sono,
*del vario stile in ch’io piango et ragiono
fra le vane speranze e ’l van dolore,
ove sia chi per prova intenda amore,
spero trovar pietà, nonché perdono.
*Ma ben veggio or sì come al popol tutto
favola fui gran tempo, onde sovente
di me medesmo meco mi vergogno
*et del mio vaneggiar vergogna ! ’l frutto,
e ’l pentersi, e ’l conoscer chiaramente
che quanto piace al mondo ! breve sogno.
". Era il #iorno ch’al sol si scoloraro III $!
*"ra il giorno ch’al sol si scoloraro
per la pietà del suo factore i rai,
quando i’ fui preso, et non me ne guardai,
ché i be’ vostr’occhi, donna, mi legaro.
*#empo non mi parea da far riparo
contra colpi d’$mor% per& m’andai
secur, senza sospetto onde i miei guai
nel commune dolor s’incominciaro.
*#rovommi $mor del tutto disarmato
et aperta la via per gli occhi al core,
che di lagrime son fatti uscio et varco%
*per&, al mio parer, non li fu honore
ferir me de saetta in quello stato,
a voi armata non mostrar pur l’arco.
$. %o&esi il &ecchierel canuto et 'ianco (VI 1)!
*Movesi il vecchierel canuto et biancho
del dolce loco ov’à sua età fornita
et da la famigliuola sbigottita
che vede il caro padre venir manco
*indi trahendo poi l’antiquo fianco
per l’e'treme giornate di sua vita,
quanto pi( p&, col buon voler s’aita,
rotto dagli anni, et dal camino stanco
*et viene a )oma, seguendo ’l desio,
per mirar la sembianza di colui
ch’ancor lass( nel ciel vedere spera%
*cos*, lasso, talor vo cerchand’io,
donna, quanto ! possibile, in altrui
la dis+ata vostra forma vera.
*. +olo et pensoso i pi, -eserti campi ((V $.!
*,olo et pensoso i pi( deserti campi
vo mesurando a passi tardi et lenti,
et gli occhi porto per fuggire intenti
ove vestigio human l’arena stampi.
*$ltro schermo non trovo che mi scampi
dal manifesto accorger de le genti,
perché negli atti d’alegrezza spenti
di fuor si legge com’io dentro avampi%
*sì ch’io mi credo omai che monti et piagge
et fiumi et selve sappian di che tempre
sia la mia vita, ch’! celata altrui.
*Ma pur s* aspre vie né s* selvagge
cercar non so ch’$mor non venga sempre
ragionando con meco, et io co’llui.
). Pace non tro&o/ e non 0 -a 1ar #uerra C(((IC 1$*!
*-ace non trovo, et non & da far guerra
e temo, et spero et ardo, et son un ghiaccio
et volo sopra ’l cielo, et giaccio in terra
et nulla stringo, et tutto ’l mondo abbraccio.
*#al m’à in pregion, che non m’apre né serra,
né per suo mi riten né scioglie il laccio
et non m’ancide $more, et non mi sferra,
né mi vuol vivo, né mi trae d’impaccio.
*Veggio senza occhi, et non & lingua et grido
./et bramo di perir, et cheggio aita
et & in odio me stesso, et amo altrui.
*-ascomi di dolor, piangendo rido
egualmente mi spiace morte et vita%
in questo stato son, donna, per voi.
2. Passa la na&e mia colma -’o'lio C3(((I( 145!
6-assa la nave mia colma d’oblio
per aspro mare, a mezza notte il verno,
enfra ,cilla et 0aribdi et al governo
siede ’l signore, anzi ’l nimico mio.
*$ ciascun remo un penser pronto et rio
che la tempesta e ’l fin par ch’abbi a scherno
la vela rompe un vento humido eterno
di sospir’, di speranze, et di desio.
*-ioggia di lagrimar, nebbia di sdegni
bagna et rallenta le già stanche sarte,
che son d’error con ignorantia attorto.
*0elansi i duo mei dolci usati segni
morta fra l’onde ! la ragion et l’arte,
tal ch’incomincio a desperar del porto.
4. 3a &ita 1u##e/ et non s’arresta un’hora CC3((II "2"!
*1a vita fugge, et non s’arresta una hora,
et la morte vien dietro a gran giornate,
et le cose presenti et le passate
mi dànno guerra, et le future anchora
*e ’l rimembrare et l’aspettar m’accora,
or quinci or quindi, s* che ’n veritate,
se non ch’i’ & di me stesso pietate,
i’ sarei già di questi penser’ f&ra.
*#ornami avanti, s’alcun dolce mai
ebbe ’l cor tristo et poi da l’altra parte
veggio al mio navigar turbati i v!nti
*veggio fortuna in porto, et stanco omai
il mio nocchier, et rotte arbore et sarte,
e i lumi bei che mirar soglio, spenti.

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