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ALFABETO SANSCRITO

Dario Giansanti
LINGUA E LETTERATURA
Nella grande famiglia delle lingue indoeuropee, un posto di primaria importanza spetta al sanscrito, lingua di un'antica e illustre civilt quale
l'indiana nonch tramite di una letteratura immensa come qualit letteraria, profondit filosofica, intensit religiosa. La parola samskrta
significa "perfetto", e fino a non molti anni fa, gli studiosi erano addirittura persuasi, vista la perfezione formale del sistema fonetico e la
precisione grammaticale, che il sanscrito dovesse essere la lingua che pi di ogni altra avesse conservato la struttura dell'originaria parlata
proto-indoeuropea. Oggi questo giudizio alquanto ridimensionato, nondimeno il sanscrito riveste tuttora un'importanza capitale per il
linguista, il filologo, il religioso, il letterato e il filosofo.
Gli studiosi dividono la storia del sanscrito in varie fasi. La forma pi antica il vedico, la lingua degli inni dei Veda, che risalgono al 1000
a.C. circa. Questa lingua, regolata dall'uso dei Brhmani, raggiunse la forma definitiva nella fase del sanscrito classico, allorch fu
definitivamente codificata dal grammatico Pnini, (IV sec. a.C.), autore dell'Asthdhyy, un sensazionale trattato grammaticale in otto libri,
scritto interamente sotto forma di aforismi. In sanscrito classico sono scritte le grandi epiche del Mahbhrata e del Rmyana (III sec. a.C.), i
drammi di Klidsa (IV sec. d.C.), il Pacatantra e l'intera letteratura filosofica. Il sanscrito tuttavia non fu mai lingua di un paese o di una
regione, ma solo la lingua usata da alcune caste, soprattutto i Bramini e i Guerrieri. Col nome di sanscrito, la lingua "perfetta" veniva distinta
dal pracrito, l'insieme delle lingue "naturali" parlate dalle caste incolte.
Ancora oggi, il sanscrito considerata lingua dotta dell'India, di cui si servono le persone colte, e continua a produrre una letteratura non
indifferente.
Nel corso dei secoli dal i vari dialetti pracriti si svilupparono le lingue volgari dell'india, i cui pi antichi documenti epigrafici sono le
iscrizioni di re Aoka (250 a.C.). Il principale di questi dialetti fu il pli, la lingua in cui venne scritto il canone buddhista della scuola
Theravda, nonch la lingua della religione giainista. Dal pracrito sono derivate le attuali lingue indiane, anch'esse ricche di letteratura, quali
l'hind, l'urd, il bengal, il panjb, il gujart, il sindh, il marth e molte altre.

LESSICO FONDAMENTALE
SOMMARIO


Lingua e letteratura
Lessico fondamentale
Scrittura
Vocali
Dittonghi
Consonanti
Consonanti vediche
Note sulla scrittura devangrica
Vocalizzazione
Assenza di vocale
Nessi consonantici
Aspirazione finale
Nasalizzazione
Punteggiatura
Accento
Numerali
Separazione
Abbreviazione
Appendice: Le divinit indiane
Bibliografia e letture consigliate
Uomo Nara
Donna Str
Padre Pitr
Madre Mtr
Cielo Kham
Terra Prthiv
Sole Srya
Luna Candra
Acqua Jala
Albero Vrksa
Cane van
Gatto Mrjra
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SCRITTURA
Il devangri, la scrittura della "citt degli di", la pi importante delle molte scritture indiane. Come molte altre scritture del subcontinente,
la devangrica derivata dalla brhm, un adattamento indiano di un alfabeto semitico (forse l'aramaico) penetrato in India attraverso la
Mesopotamia, probabilmente intorno al 700 a.C. La scrittura devangrica fu usata dapprima per scopi commerciali e solo in seguito applicata
alle trascrizioni dei testi sacri, raggiungendo l'attuale aspetto non prima dell'VIII secolo.
Assai eleganti, splendidamente incurvate, le lettere devangriche hanno la singolarit di essere "appese" sotto il rigo invece che sopra, dando
alla scrittura sanscrita la sua particolare caratteristica e fisionomia.
Al contrario dell'alfabeto latino, in cui consonanti e vocali seguono una successione casuale, l'alfabeto sanscrito ci appare splendidamente
ordinato secondo precisi criteri fonologici. Inizia con le vocali, seguono i dittonghi, quindi le consonanti. Ogni gruppo a sua volta ordinato
secondo la successione del punto di articolazione.

VOCALI
Nella scrittura sanscrita vi sono cinque vocali, a i u pi r ed l vocaliche. Queste ultime due lettere sono indicate in trascrizione con un puntino
posto sotto il corpo della lettera:

Le vocali possono essere sia brevi che lunghe. In trascrizione le lunghe sono distinte da un macron:

Nell'alfabeto devangrico, le vocali hanno due forme, una iniziale pi elaborata, e una seconda pi semplice da usarsi allorch la vocale
articolata a una consonante. Alcune vocali hanno due forme grafiche, essendo una delle due (in questo caso la seconda) pi antica e in seguito
disusata:
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Si noti che nel caso di a vi differenza di colore tra la lunga e la breve, essendo la breve pronunciata chiusa [], come u nell'inglese "but".
In realt vi una sottile differenza anche nel caso di r vocalica, essendo la breve e la lunga pronunciate rispettivamente con delle lievissime
colorazioni i e u. Ci atteniamo qui, tuttavia, alla pronuncia "corretta" secondo l'ideale fonologia sanscrita.


DITTONGHI
Alle vocali seguono, nell'ordine alfabetico, i dittonghi. I dittonghi brevi sono trascritti e pronunciati come semplici vocali:
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I dittonghi lunghi mostrano invece, in trascrizione e pronuncia, la loro natura:

Anche qui vi sono delle diverse forme grafiche, di cui la seconda pi antica:

Ci si pu stupire del fatto che in sanscrito le vocali e ed o siano considerate dei dittonghi. C' per una precisa ragione filologica, derivando e
ed o da due antichi dittonghi indoeuropei pronunciati [ai] ed [au]. Si noti che e ed o sono in realt pronunciate come [e:] ed [o:] lunghe. La
ragione per cui non vengono segnalate col macron, che, mancando in sanscrito [e] ed [o] brevi, non c' rischio di ambiguit.


CONSONANTI
Il sistema consonantico del sanscrito mirabilmente preciso.
Le consonanti sono distinte in otto serie.
Le prime cinque serie comprendono le consonanti occlusive, a loro volta ordinate secondo il punto di articolazione: prima le velari, poi le
palatali, le retroflesse, le dentali e le labiali, seguendo un ordine di intacco che avanza dal fondo del palato alle labbra. Ogni serie
regolarmente formata da cinque lettere: sorda, sorda aspirata, sonora, sonora aspirata, nasale.
Le successive tre serie riguardano invece le consonanti fricative: sibilanti, semivocali e aspirate, anch'esse ordinate secondo il punto di
articolazione.

Vediamo ora per esteso l'intero sistema consonantico, con trascrizione e pronuncia.
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Occlusive

Sono le consonanti "velari", sorda e sonora, articolate sul fondo del velo palatino. Fonologicamente corrispondono alle occlusive velari, e si
pronunciano come la c e la g dure dell'italiano.

Sono le consonanti "palatali", sorda e sonora, articolate all'altezza del palato. Fonologicamente corrispondono alle affricate postalveolari, e si
pronunciano come la c(i) e la g(i) morbide dell'italiano.

Sono le consonanti "cacuminali" (che i sanscritisti chiamano anche "cerebrali"), sorda e sonora. Fonologicamente corrispondono alle occlusive
retroflesse, articolate tra gli alveoli e il palato, e corrispondono alla t e alla d del siciliano "motto" e "cavaddu".

Sono le consonanti "dentali", sorda e sonora, articolate all'altezza dei denti. Fonologicamente corrispondono alle occlusive dentali, e si
pronunciano come la t e la d dell'italiano.

Sono le consonanti "labiali", articolate all'altezza delle labbra. Fonologicamente corrispondono alle occlusive labiali e corrispondono alle
normali p e b dell'italiano.
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Occlusive aspirate
Ogni occlusiva pu presentarsi anche in forma aspirata. Abbiamo allora la serie

Ogni lettera viene pronunciata con una simultanea aspirazione, fonologicamente una fricativa glottale. Dunque th non va pronunciare come
il th inglese [0], bens come [t] + [h]; ph non [f], bens [p] + [h], e cos via. Inoltre, l'aspirazione sorda o sonora a seconda che la
consonante sia sorda o sonora. Da sorda, h si pronuncia come l'aspirazione iniziale della parola inglese "house", da sonora il suono rassomiglia
pi all'aspirazione iniziale della pronuncia fiorentina di "casa".

Occlusive nasali
Se ogni serie di occlusive termina in una nasale, perch i grammatici indiani hanno distinto le varie pronunce di n e m dal punto di
articolazione. Abbiamo cos una serie di cinque consonanti nasali:
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Che sono rispettivamente la nasale velare, palatale, cacuminale, dentale e labiale.
La loro differenziazione dipende dell'ambiente in cui viene a cadere la consonante nasale. In pratica, la nasale la velare n quando precede le
consonanti velari k g (dunque la n italiana di "manco" o "mango"); la palatale quando precede le consonanti velari c j (la n italiana di
"mancia" o "mangia"); la cacuminale n quando precede le consonanti cacuminali t d; la dentale n quando precede le consonanti velari t d
(la n italiana di "monto" o "mondo"); la labiale m quando precede le consonanti labiali p b (la m italiana di "rompo" o "rombo").
Questi esempi renderanno evidente l'ambito fonetico dei diversi tipi di nasale:

Fricative semiconsonanti
Secondo la fonetica tradizionale sanscrita, le lettere

sono considerate semiconsonanti, rispettivamente palatale, cacuminale, dentale e labiale (ordinate anche qui a seconda del punto di
articolazione), cosa che pu parer strana soprattutto nel caso di r ed l. Ne ragione che i grammatici indiani le hanno messe in correlazione
con le vocali:
In particolare, y e v corrispondono alle semiconsonanti i e u dell'italiano "ieri" e "uovo". In particolare, la pronuncia di v un po' pi
complessa, essendo passata, gi in un'epoca piuttosto antica, da [w] semiconsonante alla labiodentale [v] ( questa oggi la pronuncia corrente
nell'hind). Nei nostri esempi, riportiamo la pronuncia tradizionale [w], anche se non sbagliato pronunciare questa lettera come la normale v
labiondentale italiana [v].
Le due semiconsonanti r l sono rispettivamente la vibrante dentale e la liquida dentale dell'italiano. La fonetica sanscrita considera r una
cacuminale piuttosto che una dentale, forse allo scopo di mantenere l'ordine tradizionale dell'intacco delle lettere. In trascrizione diamo ad r il
suo valore "ufficiale", anche se a tutti gli effetti non sbagliato pronunciare questa cacuminale (anche perch non v' rischio di confusione)
come la normale r dentale italiana [r].

Fricative sibilanti.

Sono rispettivamente la sibilante palatale, cacuminale e dentale (sempre ordinate dal punto di articolazione). La prima la sc(i) italiana; la
seconda una s retroflessa, da pronunciarsi in maniera simile a sc(i) ma con la lingua tra gli alveoli e il palato; la terza la normale s sorda
dell'italiano.
la semiconsonante palatale y corrisponde alla vocale i
la semiconsonante retroflessa r corrisponde alla vocale r
la semiconsonante dentale l corrisponde alla vocale l
la semiconsonante labiale v corrisponde alla vocale u
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Fricative aspirate.
L'ultima lettera dell'alfabeto devangrico l'aspirata

Molti testi la assimilano, erroneamente, all'aspirazione inglese di "house", ma fonologicamente la h inglese una fricativa glottale sorda,
mentre la h sanscrita sonora, dunque pronunciata similmente all'aspirazione iniziale della pronuncia fiorentina della parola "casa".

Il sanscrito ha infatti conservato la distinzione tra le due fricative glottali, sorda e sonora. La rispettiva sorda, che cade solo in fin di parola,
viene invece indicata con un segno particolare chiamato visarga.

CONSONANTI VEDICHE
Alla scrittura devangrica bisogna aggiungere un'ultima consonante, una liquida cacuminale, trascritta l e lh. Presente solo nei testi vedici e
foneticamente sostituita dalle cacuminali d e dh gi all'epoca di Pnini, questa lettera non compresa nel computo alfabetico.


NOTE SULLA SCRITTURA DEVANGRICA
Abbiamo trattato la scrittura devangrica come si trattasse di un alfabeto, ma pi corretto parlare di un sillabario, e questo per la principale
ragione che in ogni singola consonante, presa singolarmente, sempre inerente una -a breve, rappresentata dalla linea verticale. Dunque, una
singola consonante, non mai k o t o p, ma sempre ka o ta o pa.
Che si debba parlare di sillabe e non di lettere a s stanti giustificato dal meccanismo di vocalizzazione, in cui, come vedremo, le diverse
colorazioni vocaliche sono date da diacritici sistemati sopra o sotto la consonante; e ancora, dalla formazione di nessi consonantici, in cui le
consonanti precedenti perdono la vocale inerente -a per combinarsi graficamente con le consonanti successive.
La maggior parte delle consonanti devangriche formata da tre elementi:
1. un elemento distintivo della lettera
2. un linea verticale
3. un linea orizzontale
L'elemento distintivo (1) ci che d la fisionomia e permette di riconoscere la consonante; la linea verticale (2) richiama la vocale inerente -
a; la linea orizzontale (3) il rigo lungo cui si allinea la scrittura.
1
Elemento
distintivo
2
Linea
verticale
3
Linea
orizzontale
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VOCALIZZAZIONE
Abbiamo visto che le vocali e i dittonghi possiedono due forme: una pi elaborata si usa soltanto all'inizio di parola, allorch la vocale fa
sillaba a s. Quando la vocale (o il dittongo) articolato con una consonante, allora si usa una seconda forma che viene combinata con la
consonante per formare la sillaba.
Il segno di consonante, privo di qualsiasi diacritico, gi vocalizzato in -a breve: questa vocale sempre inerente nella consonante.
La vocalizzazione lunga si ottiene facendo seguire alla consonante un secondo elemento verticale, in pratica una nuova a breve che
raddoppia la durata di quella gi inerente.
Per le altre vocali, si usano invece particolari diacritici posti sopra o sotto la consonante, oppure combinazioni tra diacritici e la a di
prolungamento.
Nel caso particolare della i breve, la lettera viene posta prima della consonante a cui si riferisce.

Si tenga presente che, in molti casi, l'uso ha stilizzato la forma di alcune sillabe, che non sono immediatamente riconoscibili. Ad esempio,
l'articolazione di r con la vocale u, nei gruppi ru e r si scrive in maniera particolare:


ASSENZA DI VOCALE
In ogni consonante sempre presente una vocale inerente -a. Quando necessario usare una consonante non seguita da vocale, ad esempio
alla fine di una parola che termina in consonante, si usa un particolare segno diacritico chiamato virma a indicare l'assenza di vocale.

Il virma consiste in una sorta di virgoletta posta in basso a destra rispetto alla consonante. Posto su una consonante, ne elimina la -a inerente:
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NESSI CONSONANTICI
Qualora si debbano creare dei nessi consonantici, ovvero dei gruppi ove due o pi consonanti sono articolate tra loro, si utilizzano delle
combinazioni grafiche delle consonanti stesse, che vengono fuse tra loro creando delle nuove sillabe in -a.
La fusione avviene spesso in sequenza, con l'eliminazione dell'elemento verticale delle consonanti iniziali del nesso (quell'elemento, abbiamo
detto, rappresenta la vocale inerente -a, donde la logica della sua rimozione).

Altre volte il nesso viene stabilito verticalmente:

Alcuni gruppi, presentano delle forme del tutto differenti, come:

Particolari sono i nessi consonantici con r. Qualora r sia elemento iniziale del nesso, viene indicata con un uncino posto sopra l'ultimo
elemento della sillaba. Qualora questo sia una consonante, cade sulla consonante; qualora sia una vocale, cade sulla vocale.


Qualora r sia secondo o terzo elemento, allora viene indicato con una barra trasversale sotto la consonante che lo precede.
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La difficolt di questo sistema che spesso ci si trova di fronte a qualche complicato nesso di cui bisogna andare a cercare tutti gli elementi,
che vanno poi distinti e identificati.
Facciamo ora una panoramica di tutti i pi importanti nessi consonantici della scrittura devangrica. Si tenga presente che vi sono altri
elementi, oltre a quelli elencati, e che alcuni presentano diverse varianti grafiche.
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L'utilizzo di mezzi elettronici ha portato, oggi, a una semplificazione dei nessi consonantici, che vengono sempre pi spesso collegati
orizzontalmente invece che verticalmente. Alcuni dei gruppo sopraelencati possono essere segnati in maniera diversa, come ad esempio:

ASPIRAZIONE FINALE
L'aspirazione sonora, trascritta con la lettera h, cpita generalmente all'inizio o al centro della parola. L'aspirazione sorda, che cade invece in
fin di parola, invece contrassegnata con un particolare simbolo chiamato visarga, consistente in due puntini verticali.

In realt il visarga non un carattere originario, ma solo un sostituto per la s o r finale.

La pronuncia classica consiste in un'aspirazione sorda [h] (come nell'inglese "house"). Nell'uso, tuttavia, il visarga viene pronunciato in diversi
modi, spesso come una fricativa palatale [] o velare [x] (rispettivamente il ch tedesco di "ich" o il ch tedesco di "Bach"). Molti studenti fanno
seguire al visarga un'eco appena accennata della vocale immediatamente precedente.
Vi sono dunque diverse possibili pronunce:


NASALIZZAZIONE
Vi sono in sanscrito due distinti simboli di nasalizzazione: l'anusvra e l'anunsika.

L'anusvra, che consiste in un punto posto al di sopra della vocale e viene indicata in trascrizione come m (con un puntino sotto), fa' s che
quella vocale sia seguita da una consonante nasale. Tale consonante [m] in fin di parola e davanti alle sibilanti e all'aspirata h. In altri ambiti
consonantici pu invece mutare lungo tutto lo spettro delle nasali:

ca invece di ca

kka invece di kka
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Insomma, se la consonante seguente una dentale, allora l'anusvra assume il timbro della nasale dentale n; se la consonante una palatale,
allora si pronuncia come la nasale palatale , e cos via.

L'anunsika, consistente in una mezzaluna posto al di sopra della vocale (generalmente a) e indicata in trascrizione con una m (con un
puntino sopra), fa s che quella vocale sia nasalizzata, analogamente come avviene in francese.


PUNTEGGIATURA
La scrittura devangrica non conosce alcuna punteggiatura, a parte una linea orizzontale chiamata danda. Esistono due tipi di danda, semplice
e doppio. Il primo indica la chiusura di una semistrofa, il secondo di una strofa.


ACCENTO
In vedico l'accento era libero, cio non determinato dal numero delle sillabe, e musicale, la sillaba accentata pronunciata in tono pi alto.
L'accento musicale sopravvisse almeno fino all'epoca di Pnini, ma in seguito fu sostituito dal normale accento intensivo.
Gli accenti sono segnati solo nei Veda e nei testi coevi dei Brhmana, mentre nelle scuole europee si prese a leggere il sanscrito con
accettatura pi o meno fittizia, similmente a quella latina. In altre parole, invalso l'uso di lasciar cadere l'accento sulla penultima sillaba se
lunga; se la penultima breve, sulla terzultima; se anche la terzultima breve, sulla quartultima.
I grammatici indiani distinguono vari tipi di svara o accenti.
Vi l'udtta ["elevato"], corrispondente al nostro acuto. La sua negazione appunto l'anudtta ["inelevato"], cio il grave. Lo svarita ["quasi
accento"] un accento misto dei due, una sorta di circonflesso, che segue l'udtta. Si dice anudttara ["pi che inelevato"], l'anudtta che
precede la sillaba udtta.
Le notazioni dei manoscritti sono spesso molto diverse. Nelle stampe si usa indicare la sillaba udtta sovrapponendole un apposito segno
simile a un 3.
Altre volte si usa un altro sistema. Si nota con una lineetta orizzontale sottoposta l'anudttara che precede l'udtta, e con una lineetta verticale
sovrapposta lo svarita che segue l'udtta, cos che la sillaba accentata si trova tra le due che la chiudono.
Queste, le forme grafiche dei tre accenti:
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Si noti tuttavia che o si usa l'udtta, o si usano l'anudttara e lo svarita. Vediamo come funzionano questi due criteri di accentazione,
prendendo ad esempio i versi iniziali del Rgveda:

Di norma, per, gli accenti non vengono segnati.

NUMERALI
Il sistema di numerazione sanscrito molto semplice e questo per la ragione che identico al nostro. Furono infatti i matematici indiani ad
inventare il concetto di zero e la numerazione posizionale, che poi gli arabi adottarono e trasmisero in Europa.
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Si noti la rassomiglianza dei nomi dei numerali indiani a quelli latini o italiani, essendo il sanscrito una lingua indoeuropea.
Il numero 2 viene usato nella scrittura per indicare iterazione o ripetizione di un termine:


SEPARAZIONE
Un particolare simbolo chiamato avagraha ["separazione"] serve a indicare, all'inizio di parola, la scomparsa di una a breve iniziale.

Generalmente l'avagraha non viene indicata in trascrizione, anche se alcuni specialisti usano allo scopo il segno >. Ad esempio:

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ABBREVIAZIONE
Un piccolo circolo all'altezza della linea indica un'abbreviazione. Si trova in genere in un contesto dove un nome viene ripetuto. Ad esempio,
citando l'eroina dell'omonimo dramma di Klidsa o l'arcinoto grammatico indiano Pnini, si pu trovare:

Tali abbreviazioni sono anche usate nelle declinazioni e coniugazioni, per non ripetere il tema della radice.

APPENDICE: LE DIVINIT INDIANE
Per completezza, ma anche quale esercizio di lettura, diamo infine l'esatta grafia e trascrizione dei nomi delle divinit indiane. Si tratta di una
lista altamente incompleta, ogni nome seguito da una descrizione per forza di cose superficiale:


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BIBLIOGRAFIA E LETTURE CONSIGLIATE
Pizzagalli: Elementi di grammatica sanscrita. Hoepli 1931 [1995].
Coulson: Sanskrit. Hodder and Stoughton 1976.
Pontillo: Dizionario sanscrito. Vallardi 1993.

UN MONDO DI SCRITTURE
Scritture latine: Alfabeto Irlandese
Scritture latine: Alfabeto Gallese
Scritture latine: Alfabeto Bretone
Scritture latine: Alfabeto Cco
Scritture latine: Alfabeto Slovacco
Scritture latine: Alfabeto Polacco
Scritture latine: Alfabeto Sloveno
Scritture latine: Alfabeto Lettone
Scritture latine: Alfabeto Lituano
Scritture latine: Alfabeto Estone
Scritture latine: Alfabeto Finlandese
Scritture latine: Alfabeto Ungherese
Scritture barbare: Alfabeto Ogamico
Scritture arabiche: Introduzione
Scritture arabiche: Alfabeto Sudarabo
Scritture arabiche: Alfabeto Arabo
Scritture arabiche: Alfabeto Persiano
Scritture ebraiche: Alfabeto Ebraico Biblico
Scritture ebraiche: Alfabeto Neoebraico
Scritture indiane: Alfabeto Sanscrito
L'ANGOLO DI DARIO

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