You are on page 1of 5

Pensieri in libertà… verso

Parigi 2011.

Premessa
E’ dà molto tempo che volevo mettere nero su bianco i miei “aneddoti” per riuscire a
portare a termine le Randonnè.

Questo mio scritto non vuole essere un “testo sacro” ma un semplice racconto delle mie
esperienze sulle lunghe distanze in bicicletta.

In effetti oltre alla “pazzia” che ci accompagna in questo tipo di prove, esistono dei
particolari che vanno curati e studiati per la buona riuscita della nostra impresa.

I materiali
Io partirei dal “basso…” per la precisione partirei dai pantaloncini, oggi in commercio ne
esistono di tutti i tipi comodi, traspiranti con grafiche coloratissime.. però qui si parla di
randonnè che tradotto in una misura di tempo vuol dire stare in sella ore su ore!

Ho avuto modo di notare che i veri randonneurs spesso hanno bici di scarso valore sia
economico che tecnologico … però i pantaloncini che usano sono sempre i migliori che
esistono in commercio!

Le coperture

In genere nel ciclismo da strada moderno si usano quelle con la sezione da 23mm.
Anche qui ho notato che qualcuno durante le lunghe percorrenze usava al posteriore un
25mm , in modo da avere una ruota anteriore filante e precisa mentre al posteriore dove
la nostra schiena assorbe il 70-80% delle vibrazioni trasmesse dalla sella usavano un
copertoncino più largo di 2mm.

2 mm non sono molti, ma sembra che siano molto più comodi a fronte di una perdita di
energia molto bassa. Ho sentito in tv durante una telecronaca di una Parigi-Rubaix che
qualche professionista usava questa combinazione!

Le ruote.. qui il discorso potrebbe essere lunghissimo ! però ci sono dei punti fermi che non
si possono discutere.

La ruota adatta alle lunghe distanze deve essere a basso profilo e avere tanti raggi,
queste caratteristiche sono proprie di una ruota comoda, robusta e che non soffra il vento
laterale.. vi immaginate fare 100-200km con forte vento laterale con una ruota ad alto
profilo? Fare un lungo tratto di strada pieno di buche con una ruota rigida dopo 300 km
di corsa?.
1
La sella, qui vi racconto la mie esperienza diretta.. quando sono arrivato in Francia ho
equipaggiato la sella con un rivestimento in gel esterno che costa pochi soldi e si trova
facilmente nei negozi sportivi.

Ancora adesso penso che sia stato uno dei motivi per cui sono riuscito a concludere la
prova!

Non pensiate sia obbligatorio, l’importante e avere una buona sella con una buona
imbottitura.

Il manubrio dovrebbe avere un nastro bello imbottito(anche doppio), perché alla lunga
una posizione statica delle mani sul manubrio provoca dei dolori fastidiosi che possono
aggravarsi fino a perdere la sensibilità delle mani…con conseguenze pericolose in caso di
frenata.

Banale? No! Ho provato anche questo!

Il telaio anche se potrebbe sembrare il punto cardine di tutto il materiale in realtà non lo
è!

Ho notato che i randonneurs usano telai molto diversi, dal ferro(non scherzo, ho visto in
Francia telai auto costruiti in ferro!) al carbonio alto modulo, ma allora cos’è che gli
accomuna?

Una sella comoda, un paio di ruote semplici ma affidabili un buon paio di copertoncini
rigati per la pioggia e qualche giro di nastro in più sul manubrio!

In ultima non per importanza ci sono le luci.. in Francia ho visto che molti usano la dinamo
all’interno del mozzo, soluzione che in Italia non viene usata da nessuno eppure.. è il
sistema migliore anche se attualmente risulta costoso per l’alto costo del mozzo e per la
ruota dedicata.

Comunque una buona luce e di vitale importanza e non sarebbe male prevedere una
seconda da usare in caso di guasto o scaricamento della principale.

L’alimentazione
Anche qui ho provato varie soluzioni, ma alla fine sono riuscito a trovare la formula
corretta.

Nelle prime distanze, ossia i 200 km e i 300km ho usato la formula del buon gran fondista,
fette biscottate marmellata zuccheri liquidi e barrette energetiche e fin qui è andato tutto
a meraviglia.

All’aumentare dei chilometraggi ho notato che questo tipo di dieta ricca di carboidrati
mi dava dei problemi con delle fitte allo stomaco e spasmi lungo il tratto intestinale tutti
sintomi riconducibili alla fermentazioni delle grosse quantità di zucchero che avevo
ingerito.

2
Pensandoci su, mi resi conto che non potevo tralasciare le proteine. Questo perché, se in
una gara di 50-80km fatta a ritmi sostenuti si bruciano esclusivamente carboidrati.. in una
randonnè di molte ore percorsa solitamente a ritmi mediamente impegnativi si bruciano
anche i grassi e le proteine e si disperdono molte vitamine e minerali.

Come alimentarsi dunque in distanze superiori ai 200km? In maniera normale! Ogni 5-6 ore
si dovrebbe fare un pasto composto da un buon piatto di pasta anche condito ed un
secondo dove ci sia carne, anche grassa! E un po’ di verdura, meglio se cotta come
contorno.

La psicologia
Si! C’è anche questo in una randonnè.. in questo tipo di prove si ha molto tempo per
pensare e spesso ci si trova a relazionarsi con sé stessi.

L’aspetto più importante da questo punto di vista è la famosa “botta”… io la chiamo così
e adesso vi spiego il perché.

E’ un fatto certo che prima o poi ognuno di noi, e qui nessuno è esente ..arriveremo al
punto che cominceremo a chiederci che cosa facciamo qui in mezzo alla strada alle 3 di
notte, al freddo … in bici e magari sono già 10 ore che pedaliamo e non ce la facciamo
più..

E qui che dobbiamo tirare fuori il nostro vero potenziale! Dobbiamo renderci conto che
siamo in crisi, e che una crisi per quanto brutta sia..passa! possiamo fermarci e stare
meglio oppure possiamo continuare e stare meglio lo stesso.

Non è un controsenso, se scartiamo la rinuncia per problemi fisici che è più che ovvia , il
rendersi conto che la nostra è una crisi passeggera ci farà superare qualsiasi momento
critico!

Anche al sottoscritto è successo durante le notti passate in bicicletta magari quando il


gruppo si allunga e diventa silenzioso di pensare al senso della corsa, alla fatica .. ad un
buon letto caldo! Però alla fine ho sempre pensato ad arrivare, al gruppo e sopratutto al
prossimo ristoro!

La pedalata
La pedalata giusta per una lunga percorrenza e quella che bada all’economia del gesto.
Non dovrebbe essere troppo agile e nemmeno troppo dura.

Nel primo caso si sollecitano troppo le articolazioni e si sfibra il muscolo con il rischio di
infiammarsi qualche legamento nel secondo invece si infiammano i tendini.

Anche qui ho notato che la maggior parte dei randonneurs pedala a circa 80-90
pedalate al minuto e ogni tanto variano il ritmo allungando i rapporti e facendo dei fuori
sella.

3
Il fuori sella, in gergo sarebbe la pedalata in piedi sui pedali.. io l’ho usata molto
soprattutto quando i km erano tanti.

Uno dei motivi e quello che attraverso questa pedalata si riesce a rilassare e a
rivascolarizzare i tessuti del nostro corpo che appoggiano per ore alla sella.

Un altro motivo e quello di mettere in gioco ogni tanto la parte superiore del corpo, in
modo da evitare indolenzimenti.

Il gruppo
Argomento importantissimo per economizzare le nostre forze durante una randonnè.

Ad andature prossime ai 30 km/h lo stare in gruppo porta benefici notevoli, soprattutto in


caso di vento. Dunque non lasciamoci scappare una buona ruota e cerchiamo un
ciclista più grosso di noi, magari con due buone spalle larghe che ci possano riparare
dall’aria e dalla fatica!!

Solo in certe situazioni e meglio mollare un po’ il gruppo, di notte durante le ore più tarde
per evitare qualche sbandamento provocato dal sonno e in caso di pioggia.

Il sonno e le pause
Durante le randonnè più lunghe, quelle oltre i 400 km, e inevitabile per le persone
“umane” di sentire il bisogno di dormire. Per esperienza ho capito che il sonno è
importantissimo e vista la possibilità che ci viene data nelle randonnè dove i cancelli orari
sono generosi , possiamo permetterci anche qualche ora di sonno durante la prova.

L’ideale sarebbe fare piccole pause(1-2 ore) a ritmi regolari, non bisognerebbe mai
cercare di rimandare il momento della fermata per andare più in là… questa formula non
funziona e può essere un motivo di fallimento.

I brevetti
Per qualificarsi e ottenere il proprio posto alla partenza di Parigi bisogna portare a termine
un minimo di 2 brevetti nel 2010 e 4 nel 2011.

Nel 2010 l’ARI (Audax Randonneurs Italia) consiglia di prendere parte ad un 400 e a un
600km, mentre nel 2011 si devono compiere le classiche distanze di 200-300-400-600km.

Nelle distanze di 200 e 300 km non sono previste solitamente soste per dormire, in effetti la
partenza e sempre al mattino presto e si ha tutta la giornata davanti.

Invece nei 400 e oltre spesso si parte nel tardo pomeriggio, questo per ovvi motivi nel
contenere la prova in un massimo di 2 giorni e anche per fare esperienza ai randonneurs
con l’andare in bici di notte.

4
Personalmente trovo molto interessanti i brevetti di 400 e 600km, prove molto dure ..però
sicuramente non noiose! Con questi chilometraggi si ha modo di vedere il paesaggio
cambiare, paesi e posti nuovi che di notte hanno un fascino tutto particolare.

Mi ricordo ancora vividamente il lago di Lugano alle due di notte, oppure quel paesino
arroccato (chissà dove!), bellissimo e silenzioso per l’ora tarda…

In Francia di notte è incredibile! Non si è mai soli a qualsiasi ora, e nei paesi c’è sempre il
tifo dei locali con balli,canti fisarmoniche e più di qualcuno apre la propria casa per un
caffè o addirittura mette a disposizione una camera per far dormire i randonneurs.

L’allenamento
Un buon allenamento consiste in fare ore in sella a ritmi regolari con qualche facile salita
in mezzo.

Purtroppo per molti non è possibile effettuare uscite di 6 o più ore, però i brevetti ci danno
modo di poter fare queste esperienze.

L’importante sarebbe quello di arrivare in Francia con almeno 5000 km nelle gambe, che
sottraendo i 1500 dei brevetti sarebbero 3500 km in 8 mesi… con un po’ di conti vi
renderete conto che non sono cosi impossibili.

Ovviamente chi farà più allenamento sicuramente farà meno fatica. Attenzione però!
Voglio darvi qualche dato:

L’età media dei partecipanti nell’ edizione 2007 è stata di 49,7 anni e la fascia di età con
il maggior numero di ritiri è stata quella che và dai 18 anni ai 30!

Sicuramente questo dà l’idea di quanto conta lo spirito di sacrificio e la tenacia e quanto


poco valgano fattori come l’età e la prestanza fisica.

Qui finisco il mio scritto e lascio al lettore le proprie riflessioni, spero possa esservi d’aiuto
anche se molti argomenti sono stati trattati in modo abbastanza generico e poco
esaustivo.

Ma in fondo, ognuno troverà la propria soluzione e soprattutto la strada che lo porterà a


Parigi nel 2011.

Pegoraro Dario

Finisher Paris-Brest-Paris 2007