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CIRCOLO DI PSICOBIOFISICA

AMICI DI MARCO TODESCHINI


presenta:





" "
DI BELLA – TODESCHINI


GLI ESPERIMENTI DEL PROF. ALFIO DI BELLA
CONFERMANO LA VALIDITÀ ED IL
FUNZIONAMENTO DEL DISPOSITIVO SEMOVENTE
A MASSE ROTANTI








a cura di
Fiorenzo Zampieri
Circolo di Psicobiofisica
“Amici di Marco Todeschini”

1

PREMESSA

Con questo documento vogliamo ritornare a parlare del cosiddetto “motore a forze centrifughe” o inerziale
di Marco Todeschini.
L’occasione ci è data dal “ritrovamento” di una relazione dal titolo “Sugli effetti propulsivi di una massa
rotante”, trattata dal prof. Alfio Di Bella, nell’ambito del 7° Simposio di Idrodinamica Navale svoltosi a Roma
nell’agosto del 1968.
In quella relazione il Di Bella illustra con dovizia di particolari e formulazioni fisico-matematiche i molteplici
esperimenti effettuati nel 1967 con i mezzi, le attrezzature e la collaborazione del personale dell’Università
di Architettura Navale di Genova al fine di testare il dispositivo a masse rotanti di sua invenzione.
Esaminando il documento risalta però immediatamente l’evidenza della perfetta similitudine dell’apparato
del Di Bella con quello del Todeschini, il che giustifica la ben nota rivendicazione fatta da quest’ultimo,
attraverso i quotidiani e riviste dell’epoca, sulla priorità di tale ritrovato in quanto da lui già realizzato e
brevettato nei primi anni ’30 del 1900.
Al di là di tale questione, nondimeno, resta il fatto, assai interessante, che la illustrazione data dal Di Bella
del suo apparecchio dà modo di esaminare con rigore scientifico, oltre che nella teoria, anche
nell’applicazione pratica, il funzionamento di un tale congegno.
Allo scopo di essere il più esaustivi possibili nell’esporre l’argomento proponiamo una sorta di “dossier”
contenente tutto il materiale a nostra disposizione per mettere in condizione il lettore di giudicare appieno
la questione.
Alleghiamo perciò la seguente documentazione:
- Relazione dal titolo: “Effetti propulsivi di una massa rotante” in lingua italiana (traduzione) ed originale in
inglese
- Articoli tratti da quotidiani e riviste nei quali si parla dei brevetti Di Bella e Todeschini
- Copia dei brevetti originali del Di Bella (U.S.A. - Inglese - Francese - Tedesco)
Per quanto riguarda il brevetto Todeschini, inutile riproporlo in quanto già oltremodo conosciuto dai nostri
lettori, oltreché facilmente recuperabile nell’ambito dei documenti contenuti nel presente sito internet.
Nell’occasione invitiamo i nostri Amici, a consultare anche il Blog presente nel seguente link:
http://perpetualmotion21.blogspot.com/2014/07/the-todeschinidi-bella-device-part-i.html
dove si esaminano appunto il brevetto Di Bella assieme a quello di Todeschini.







2

EFFETTI PROPULSIVI DI UNA MASSA ROTANTE
Prof. Alfio Di Bella
Istituto di Architettura Navale dell'Università di Genova , Italia

ABSTRACT

Questo documento è dedicato allo studio di particolari moti rotatori di masse nello spazio.
Si è dimostrato sperimentalmente che entro certi limiti, piccoli movimenti di un veicolo, nella direzione
desiderata, possono essere ottenuti ponendo in esso una massa mantenuta in costante rotazione da un
motore. Nella presente relazione sono descritti i dispositivi che sono stati utilizzati, oltre che illustrarne,
mediante una sintesi completa, i risultati che sono stati ottenuti.
Viene anche sottolineato quali probabilmente saranno, una volta superate alcune difficoltà, le più
importanti applicazioni di questi dispositivi, e cioè: su alcuni tipi di navi, per poterle muovere in avanti o
indietro, oppure lateralmente o eseguire altre evoluzioni, a bassa velocità; nelle automobili, per consentire
loro dei moti laterali utili per il parcheggio, o movimenti in avanti e indietro, o dei cambi di direzione del
moto.

DESCRIZIONE DEI DISPOSITIVI TESTATI

Nel gennaio 1962 abbiamo proposto di avviare uno studio sul movimento rotatorio di una massa nello
spazio, per vedere se le azioni dinamiche prodotte da essa potevano dare modo di ottenere possibili
applicazioni nel campo della propulsione. Si è deciso di cominciare considerando il moto rotatorio di una
massa attorno ad un punto.





Il dispositivo indicato in fig. 1 apparve immediatamente utile per il nostro studio. Esso esegue il moto di un
punto su un emisfero. Con semplici meccanismi, era possibile ottenere un braccio = , ruotante
attorno ad un punto , avente l'estremità coincidente con , e l'estremità libera di muoversi
sull’emisfero. Una massa è concentrata in .
Si ritiene interessante ricordare che la traiettoria descritta da appartiene alla famiglia delle hypopedes ,
studiate in astronomia da Eudosso , un contemporaneo di Platone. Più precisamente, la traiettoria
rappresenta la finestra di Viviani, allievo di Galilei, che ha posto il problema di rintracciare quattro finestre
di area massima su un emisfero. (La soluzione del problema, proposta da Gauss, richiede che ogni finestra
3

abbia come contorno la traiettoria descritta da , che è anche l'intersezione di un emisfero con un cilindro
di sezione circolare, avente il raggio della sfera come suo diametro).

Il dispositivo è stato testato ampiamente sul terreno e sulla superficie dell'acqua con risultati nel complesso
soddisfacenti.





Continuando il nostro studio, abbiamo pensato di inserire tra e un braccio = . Così abbiamo
ottenuto il dispositivo indicato in fig. 2 che rappresenta una massa che ruota attorno ad un asse, con
quest'ultimo in rotazione attorno ad un altro asse. La massa si muove su una sfera di raggio

1
= (
2
+
2
)
1 2 ⁄
. Il dispositivo, che può essere considerato la base del presente documento, è
formato come segue.

Su una base (1) posta su un piano orizzontale, viene posizionato un motore (2) che, per mezzo di una
trasmissione (3), muove l'albero orizzontale (4) che è sostenuto da due supporti (5) e (6) fissati alla base.
L'albero ha un collare (7) entro il quale può ruotare un braccio
0
= , che è saldato in
0
a 90 ° ad un
altro braccio
0

0
= , alla cui estremità
0
è concentrata una massa . Ci sono anche due ruote
coniche dentate di uguale diametro (non indicate in figura), una a formare una connessione
0
e l'altra
collegata a uno dei supporti. Così, quando il motore, e quindi l'albero, sono in rotazione, il collare costringe
il braccio
0
a ruotare attorno all'albero (4), mentre le due ruote dentate li fanno ruotare su se stessi.
Pertanto, ruota attorno
0
che, a sua volta, ruota intorno all'albero (4).

Se il peso di tutti i componenti rotanti sono trascurabili rispetto al peso () della massa () e se i due
bracci sono di uguale lunghezza ( = ), tutto questo dimostra sperimentalmente il seguente fatto
peculiare: quando raggiunge il punto
1
il dispositivo si comporta come se fosse colpito da un forza
esterna passando per
1
.
La forza viene trasmessa alla base (1) per mezzo dei bracci, l'albero, e i supporti; la base è così costretta a
subire un piccolo spostamento sul piano di appoggio nella direzione indicata dalla freccia. La stessa cosa
non si ripete per
0
, simmetrico a
1
né per gli altri punti. Da ciò il dispositivo, ad ogni giro dell'albero (4),
acquisisce un piccolo spostamento in una sola direzione. E se l'albero ruota con continuità, il dispositivo
completa una successione di piccoli strappi, e quindi, un movimento in avanti sul piano di appoggio.

4

Pertanto, il moto rotatorio della massa determina un movimento in avanti del dispositivo sul piano di
appoggio.

L'esperimento dimostra anche che lo spostamento si verifica quando la velocità angolare () dell'albero
motore (4) viene adattata alle dimensioni del dispositivo. Infatti, se è relativamente piccola, la spinta
provocata dalla massa non è sufficiente a superare la resistenza di attrito da contatto della base (1) con il
piano di appoggio, e il dispositivo rimane immobile; se, invece, è relativamente alta, il dispositivo
sottoposto a forti vibrazioni, saltella sul piano di appoggio in modo disordinato.

L'esperimento dimostra, infine, che l'effetto propulsivo del massa rotante può anche essere ottenuto senza
far fare un giro completo di 360 ° alla rotazione dell'albero. Infatti, se si lascia
1
e viene fatto ruotare
l'albero di alcuni gradi, prima in un senso e poi nell'altro, ogni volta che attraversa
1
si osserva la
formazione di una forza che sposta il dispositivo sul piano di appoggio sempre nella stessa direzione.

Il moto della massa può essere correlato al sistema di assi ortogonali 0, x, y, e z fissato con il dispositivo e
avente l'origine nel punto di intersezione dell'asse dell'albero (4) con il braccio lungo ; x parallelo alla
base (1) del dispositivo; y coincidente con l'asse dell'albero (4); e z perpendicolare alla base. Se il punto
0

appartenente al piano x y è assunto come origine del movimento, allora anche il punto
1
si trova sul piano
x y, ma ruotato di 180 ° rispetto a
0
; per esempio, da
0
passa a
1
, costringendo l'albero (4) a ruotare di
180 °.






Il dispositivo realizza, come già detto, un effetto propulsivo per ogni giro dell'albero (4). Se, tuttavia, (Fig. 3)
si aggiunge un braccio ′ uguale a , saldiamo a
0
′un braccio ′ pari a braccio , e poniamo in
0
′ una
massa ′ uguale alla massa posto in
0
, si ottiene come risultato un dispositivo con due masse, che, in
un giro dell'albero, genera due effetti propulsivi. Infatti, assumiamo il punto
0
come origine del moto. Per
una rotazione di 180 °, la massa da
0
passa per
1
generando lì l’effetto propulsivo. Nello stesso istante, la
massa ′ è in
1
′ e dopo una rotazione di 180 ° passa in
0
′ generando lì il suo effetto propulsivo.

5



La disposizione del dispositivo con tre ruote dentate (una fissa e due mobili) e due masse rotanti, indicati in
fig. 4, consente due effetti propulsivi da eseguire per ogni giro dell'albero motore: uno è generato da
quando è al
1
e l'altro è generato da ′ quando, dopo una rotazione dell'albero motore di 180 °, è allo
punto
1
.



Se, invece, le due masse rotanti sono disposti come indicato in fig. 5, allora il dispositivo, per ogni giro
dell'albero motore, genera nello stesso istante due effetti propulsivi, simmetrici rispetto all'asse y : uno è
generato da nel momento in cui essa è a
1
e l'altro è generato da ′ che allo stesso momento è in

1
′ . Questa descrizione mostra come è stato efficacemente osservato il moto dei dispositivi, e può essere
verificata disponendo gli stessi su un piano orizzontale e mettendoli in moto.




6

EQUAZIONI DEL MOTO DELLA MASSA CON I DISPOSITIVI FISSATI AL PIANO DI APPOGGIO

Sembra piuttosto difficile poter scrivere le equazioni generali del moto dei dispositivi testati; in primo
luogo, perché la causa del movimento in avanti in una direzione desiderata, invece di un movimento di va e
vieni, non è molto chiaro; in secondo luogo, perché il moto dei dispositivi è accompagnato da forti
vibrazioni, a seconda del numero e del peso delle masse in rotazione, la velocità rotatoria dell'albero
motore, le reazioni del supporto, ecc .

Di conseguenza, non possiamo fare nulla, ma limitarci al caso in cui le basi dei dispositivi non sono liberi di
muoversi sul piano di appoggio, ma sono fissati rigidamente a questo piano. Allo stesso modo, per
semplicità, dobbiamo supporre che la massa è concentrata in un solo punto, che i bracci di lunghezza e
e le ruote dentate hanno un peso trascurabile rispetto al peso della massa , e, infine, che le resistenze
passive siano nulle. Con queste semplificazioni, possiamo scrivere le equazioni per il moto della massa ed
ottenere risultati utili.




Cominciamo con il caso del dispositivo di base indicato in fig. 6, che, come è già stato menzionato, esegue
un movimento rotatorio di una massa attorno ad un asse, con quest'ultimo a sua volta rotante intorno a un
altro asse. Chiamiamo il moto della massa al sistema di assi
0 , x , y e z come precedentemente indicato. Supponiamo
0
il punto origine del moto sul piano x y
corrispondente all'angolo di rotazione = 0 . Al tempo i due bracci sono trasformati da ; quindi, da
0
0

0
si passa in 0 . Se ′ è la proiezione di sul piano
z 0 x, abbiamo ′ = = . Le coordinate di sono dunque:

x = AC − AB = AP

sin0 −r cos 0 = Rsin
2
0 − cos 0

y = −Rcos 0 (1)

z = DC +CP′ = OAsin0 +AP

cos 0 = (Rcos 0 + r) sin0

7

Queste espressioni rappresentano una traiettoria le cui proiezioni sui tre piani di coordinate hanno le forme
indicate in fig. 7.



In
1
abbiamo un check¬point. Se la velocità angolare e l'accelerazione sono indicati con
= e = , le componenti della velocità e l'accelerazione assumono la forma:

= ( sin2 + sin)

= sin (2)

= (cos 2 + cos ) .

= (2cos 2 + cos )
2
+ (sin2 + sin)

= cos
2
+sin (3)

= − (2sin2 + sin)
2
+ (cos 2 + cos ) .


La velocità della massa diventa:

= (

+

+

)

= [

( +

) +

+ ]

. (4)

Per = e = , cioè, in

, abbiamo = .

Nello studio della dinamica del punto, viene spesso usato il principio di conservazione dell'energia. Se
supponiamo che nel sistema che stiamo considerando l'energia rimane costante, possiamo derivare
un'espressione che può darci un'indicazione circa il modo di variare e al variare della angolare.
Per questa espressione possiamo scrivere:

=
1
2

2
+
1
2

2
+ = . . (5)

8

Dove
1
2

2
è l'energia cinetica della massa ,
1
2

2
è l'energia cinetica delle restanti masse che
ruotano intorno all'asse y e rispetto al quale il momento di inerzia è uguale e è l'energia del moto
verticale del peso .

Le equazioni (5), (4), e la terza equazione di Eqs. (1) danno:


=
1
2
[
2
(1 +sin
2
) +
2
+ 2 cos ]
2
+
1
2

2
+(cos + ) sin .

Se poniamo ℎ = /
2
, otteniamo
= {
−(cos +) sin
1
2
[
2
(1+sin
2
)+
2
+2 cos +ℎ
2
]
}
1 2 ⁄
(6)

Differenziando Eq. (5) rispetto al tempo , . Per determinare il valore di necessario per
il calcolo di si può ricorrere al valore medio del numero di giri Ñ .
Infatti, per = , usando l'Eq. (6), si ottiene il periodo:

= ∫ = ∫

0

0
= ∫ {
1
2
[
2
(1+sin
2
)+
2
+2 cos +ℎ
2
]
−( cos +) sin
}
2
0
1 2 ⁄
(7)

Per ricavare da questa espressione, possiamo procedere graficamente, scegliendo i valori arbitrari

1
,
2
,
3
,. . . , calcolando l'integrale e determinando i valori corrispondenti
1
,
2
,
3
,. . . .
Entrando nei grafici aventi come funzione di con il valore di 1/Ñ , possiamo ottenere il valore di
.

Applicando la procedura utilizzata per il dispositivo indicato in fig, 3 ad altri dispositivi, possono essere
ottenute le espressioni corrispondenti.
È particolarmente utile per quanto si dirà, considerare il dispositivo indicato in fig. 5.

Le coordinate di punti
1
e
2
in cui sono concentrate le masse, sono:

1
= sin
2
− cos
2
= −sin
2
+ cos

1
= − cos
2
= − cos

1
= (cos + ) sin
2
= −(cos + ) sin .

Con = e ponendo
1
=
2
= / 2 l e coordinate del centro di gravità delle due masse
risultano:

= 0 ,

= − cos ,

= 0 .

Ciò significa che, in sostituzione delle due masse simmetriche in ogni momento rispetto all'asse y , una
singola massa può essere adottata se si muove con un tempestivo movimento di va e vieni lungo l'asse
y . Le quantità di moto e loro derivati sono:

= 0 ′

= 0

= sin ′

= (cos
2
+sin )
9

= 0 ′

= 0

L'energia del sistema è:

=
1
2

1

1
2
+
1
2

2

2
2
+
1
2

2
= .

Continuando questi calcoli, utilizzando ℎ = /
2
, otteniamo

=
2
[sin
2
+2(1 +cos ) + ℎ]
2
(8)

e quindi,

= 1 ( ⁄ )
1 2 ⁄
⁄ [sin
2
+ 2(1 + cos ) + ℎ]
−1 2 ⁄
= ⁄ (9)

Da questa espressione, ne consegue:

= ∫ = (

)
1 2 ⁄

0

[sin
2
+ 2(1 +cos ) + ℎ]
1 2 ⁄
2
0
=
1
Ñ
. (10)

Con questa espressione si può ottenere . Sostituendo nell'eq. (9), e si ottiene, e quindi derivando dall'eq.
(8), abbiamo:

=
sin (1−cos )
2
[sin
2
+2(1+cos )+ℎ]
2


L'espressione di diventa quindi:

=
2
1+(2+ℎ) cos +cos
2

[sin
2
+2(1+cos )+ℎ]
2
. (11)

Se tracciamo ′

contro , si ottiene un grafico del tipo indicato in fig. 8.


10

RISULTATI DELLE PROVE

I dispositivi descritti sono stati sottoposti ad una lunga serie di test per stabilire quali risultati concreti si
potrebbero ottenere per scopi propulsivi da una massa in rotazione nello spazio. Abbiamo studiato
soprattutto il dispositivo con due masse indicate in fig. 3. Le prove sono state eseguite su terra, in acqua e
in aria, senza risparmio di tempo. Possiamo ora riportare i risultati più importanti di questi test.

Test su terra

Queste prove sono state eseguite sul pavimento, su tavoli orizzontali, e su piani inclinati.
La Figura 9 mostra un dispositivo con due masse poste alle estremità anteriori delle due serie di pali
longitudinali, uno dei quali è fissato a due poli trasversali che poggiano sul pavimento per mezzo di quattro
talloni. Il dispositivo pesa 30 kg; le due masse sono costituiti da due pezzi di piombo di 200 grammi ognuno
di peso, e sono azionati da un motore elettrico.







Nella Fig. 10 sono riportati i risultati delle prove; in ascissa abbiamo la velocità con cui il dispositivo si
muove sul pavimento, e in ordinata la potenza del motore lorda assorbita dall'apparato. Dato che era un
piccolo motore e dato che non abbiamo avuto a nostra disposizione ogni metro di coppia qualificata per
calibrare questi motori, non possiamo effettivamente dire la potenza netta assorbita dal dispositivo.
Se, nel caso che stiamo considerando, si assume che l'efficienza è 0,25 per il motore e la trasmissione,
possiamo dedurre che alla velocità massima di 0,41 m / sec la potenza netta misurata sull'albero motore è
di 50 watt.
11



Con un dispositivo avente due masse dello stesso tipo, ma con un peso di 450 grammi e con due pezzi di
piombo da 20 grammi ciascuno, abbiamo ottenuto i risultati mostrati in fig. 11. Se assumiamo l'efficienza
del micromotore elettrico e la trasmissione pari al 0.20 alla velocità massima di 0,61 m / sec, la potenza
assorbita misurata sull'albero motore è 4,6 watt. Il dispositivo avanza verso destra o verso sinistra, a
seconda del modo in cui le masse rotanti sono orientate.





La figura 12 mostra un dispositivo posto su quattro appoggi di legno ricoperti di gomma morbida. Pesa
1.275 grammi e si arrampica su una lastra di vetro, inclinata di 59 ° sul piano orizzontale.
12



La Figura 13 mostra una delle varie curve ottenute per misurare l'efficienza di un dispositivo che sale una
tavola inclinata di un angolo su un piano orizzontale. Sono stati assunti differenti valori di , e per ogni
valore, sono stati misurati l'altezza della salita (ℎ) e il tempo di salita () del dispositivo. Moltiplicando il
peso del dispositivo per ℎ / abbiamo ottenuto la potenza resa dal dispositivo. Si può dedurre dalla
figura che il dispositivo rende la più grande potenza quando si arrampica su un tavolo inclinato di un angolo
β data da = 0,41 .



La Figura 14 mostra un dispositivo posto sulla parte posteriore di un telaio di legno di 2 metri di lunghezza
ed 1 metro di larghezza con quattro ruote di automobile. Il dispositivo, con due masse di 3 kg ciascuno,
13

messe in moto da una batteria di un'automobile di 12 volt, gira il telaio intorno agli assi verticali. La parte
anteriore del telaio rimane sostanzialmente nella stessa posizione, mentre la parte posteriore si muove
lateralmente verso destra o verso sinistra, a seconda del senso di rotazione delle due masse.





La Figura 15 mostra una automobile Fiat 1100. Sul retro, nella parte inferiore del mezzo, è posto un
dispositivo con due masse, rivolto verso la superficie stradale. Il peso di ciascuna massa è di 6 kg, e il
motore del dispositivo, messo in moto dalla batteria dell'automobile, assorbe una potenza di 220 watt.
Il fenomeno descritto nel caso precedente si ripete. E cioè, la parte posteriore della macchina si muove
lateralmente verso destra o verso sinistra, secondo la direzione di rotazione delle masse. In circa 40
secondi, la parte posteriore della vettura si sposta lateralmente di circa 2 metri. Ciò significa che se la
macchina si avvicina per parcheggiare vicino ad un marciapiede e il suo piano longitudinale forma un
angolo di 30 ° con la pavimentazione stessa, un dispositivo con due masse è in grado di spostare tutta la
macchina in breve tempo. Cambiando il senso di rotazione delle due masse, la macchina viene riportata
nella posizione di partenza.
Un'indicazione dell'efficienza del dispositivo può essere ottenuto nel modo seguente. Supponiamo
un'automobile di 800 kg di peso, che distribuisce 500 kg sulle ruote anteriori e 300 kg sulle ruote posteriori.
Se si assume un coefficiente di attrito tra ruote e pavimentazione pari a 0,60, la forza necessaria per
spostare la parte posteriore della macchina lateralmente è pari a 300 x 0,6 = 180 kg. Dal momento che lo
spostamento laterale di 2 metri avviene in circa 40 secondi, la potenza utile è 180x 2/40 x 75 = 0,12 CV. Il
rapporto tra le potenze è 0,80.

Test sulla superficie dell'acqua

Abbiamo dedicato molto tempo per i test sulla superficie dell'acqua. Abbiamo testato modelli di navi
mercantili e militari, pontoni, catamarani, e contenitori di legno e di plastica. Riportare qui alcuni dei
risultati.
14




La figura 16 mostra un dispositivo con hyppopedes posti sulla parte anteriore di un modello di nave lunga
1,60 metri e pesante 15 kg. Il modello avanza a bassa velocità sulla superficie dell'acqua, con un moto
rettilineo.




La Figura 17 mostra una imbarcazione a fondo piatto e lati verticali. La sua lunghezza è di 4 metri, la
larghezza è di 0,74 metri, e il dislocamento è 77 kg. Ha un dispositivo a doppia massa con ciascuna
massa con un peso
1
di 4,900 kg. Bracci = di lunghezza 0,16 metri. La relazione del peso delle due
masse per lo spostamento è 2
1
/ = 2 x 4,90 / 77 = 0,127. La relazione tra il doppio della lunghezza
dei bracci e la lunghezza dello scafo è 2 / = 2 x 0,16 / 4 = 0,08. L’imbarcazione si muove ad una
velocità di 0,36 m / sec.
Un'altra imbarcazione simile alla precedente, di 1,60 metri di lunghezza, e con
2
1
/ = 2 x 0.300 / 4,20 = 0,142 e 2 / = 2 x 0,04 / 1,60 = 0,05, ha una velocità
di 0,22 m / sec. Poiché la scala dei modelli è = 4,00 / 1,60 = 2,5, i risultati delle prove indicano
che il funzionamento dei dispositivi può essere regolata in modo tale da soddisfare la relazione =
()
1 2 ⁄
.

15

Con un altro scafo con un fondo piatto e lati verticali, e con 2
1
/ = 2 x 0,30 / 24,90 = 0,02 e
2 / = 2 x 0,10 / 4 = 0,05 , abbiamo ottenuto la velocità di 0.085 m / sec.
Se a questo scafo venisse estesa, in modo proporzionale, una lunghezza di 160 metri, sarebbe in grado di
raggiungere una velocità = ()
1 2 ⁄
= 0,085 / 0,514 x (160/4)
1 2 ⁄
= 1.04 nodi. Il dispositivo
occuperebbe 5/100 x 160 = 8 metri della lunghezza dello scafo, e 2% dello spostamento.
L’imbarcazione di fig. 17, d'altra parte, se allungata a 160 metri sarebbe in grado di raggiungere una
velocità = 0,36 / 0.514 (40)
1 2 ⁄
= 4,45 nodi. Il dispositivo occuperebbe 8/100 x 160 = 12,8
metri della lunghezza dello scafo, ma 12,7% dello spostamento.


La Figura 18 mostra lo scafo indicato in fig. 17 testato nel porto di Genova. L'onda prodotta dagli
spostamenti laterali dello scafo è ben visibile.



La Figura 19 mostra uno scafo molto leggero, lunga 1,40 metri, con un fondo piatto, azionato da un
dispositivo con due masse. Lo scafo può avanzare in qualsiasi direzione. Compie una rotazione di 360° in 30
secondi.
16


In fig. 20 è Indicato un modello con 2
1
/ = 0,062 e 2 / = 0.039 In una superficie d'acqua di
10,5 metri quadrati, si gira in breve tempo.





La figura 21 mostra un lungo dispositivo con = = 0,80 metri. Sarà testato in mare non appena sarà
trovata una piccola nave adatta. In questo modo speriamo di vedere cosa si può ottenere su una nave in
navigazione normale in mare aperto.
17


Va sottolineato che pochissima forza è necessaria per spostare un galleggiante su una superficie
assolutamente calma dell'acqua. Ad esempio, il modello indicato in fig. 20, che pesa 24 kg può
essere spostato applicando su di esso una forza di 1 grammo. Poiché, come si è visto, il dispositivo
testato ha la capacità di muovere un galleggiante, ne consegue che il dispositivo genera un effetto
propulsivo anche quando la resistenza è molto bassa.


Test in immersione

Questi test sono stati effettuati ponendo un dispositivo con due di massa su uno scafo immerso
completamente, lungo 3,10 metri e largo 0,48 metri, con 2
1
/ = 2 x 4,90 / 470 = 0,208 e
2 / = 0,18 / 3,10 = 0.116 . La velocità risultante era molto bassa, ma era sufficiente a
dimostrare che il dispositivo funziona anche quando è collocato su uno scafo completamente
immerso. Tuttavia, a causa delle eccessive dimensioni del dispositivo, il suo peso, e la sua velocità
molto bassa, non si hanno applicazioni pratiche per la navigazione in immersione.
Dobbiamo però aggiungere che le prove di immersione sono piuttosto difficili e che abbiamo
dedicato loro molto poco tempo. Per lo studio della navigazione in immersione dobbiamo tornare in
un altro momento.


Prove in aria

Le prove sono state effettuate collocando un piccolo dispositivo con doppia massa su due palloncini
riempiti di idrogeno, inserito in un telaio di legno molto leggero. I test sono stati eseguiti in una
stanza chiusa con l'aria assolutamente immobile.

Posto il dispositivo (Fig. 4) ad una estremità dei due palloncini con l'asse y orizzontale, ha fatto sì
che i palloncini girassero attorno all’asse verticale. Con il dispositivo ruotato di 180 ° attorno all'asse
y , i palloncini ruotano nella direzione opposto. Il dispositivo ha la capacità di impartire ai palloncini
un movimento in avanti, ma ad una velocità molto bassa.

Anche questi test erano molto difficile. Abbiamo dovuto evitare la formazione di correnti d'aria,
eliminare le vibrazioni delle due palloncini, ridurre al minimo l'effetto propulsivo dell'apparato che
suscita nell'aria, e limitare il peso dell'apparecchio per quanto possibile.
I risultati di tali esami non permettono di prevedere applicazioni pratiche immediate dei dispositivi
per la navigazione aerea, dal momento che anche in questo caso abbiamo dedicato alle prove un
tempo piuttosto.


Prove in aria rarefatta

Questi test sono stati effettuati con lo scopo di osservare l'influenza dell’aria sul funzionamento del
dispositivo. Abbiamo realizzato un contenitore ermetico, di forma cubica, del quale ogni lato misura
60 cm. Con una pompa è stato creato in esso il vuoto, che è stata misurato per mezzo di una colonna
di mercurio. Una asta verticale con una punta metallica era fissata sul fondo del contenitore. Attorno
ad essa può ruotare un'asta orizzontale, portando un dispositivo ad una estremità e collegamenti
elettrici all'altra. Il baricentro del complesso dispositivo-asta orizzontale-asta verticale, cade sulla
verticale passando attraverso la punta (Fig. 22).

18

Il risultato del test è stato che il dispositivo non è risultato influenzato dalla assenza di aria. Infatti, il
dispositivo, a parità di potenza del motore, ha ruotato sull’asta orizzontale con lo stesso numero di
giri (i 24 precedenti) a pressione atmosferica, anche in un vuoto al 98,4%.

Al posto del dispositivo abbiamo posto una piccola elica con dimensioni uguali a quelli del
dispositivo. Abbiamo scoperto con ciò che l'elica, con la stessa potenza del motore utilizzato per il
dispositivo, fa sì che l’asta ruota a 74 giri al minuto in presenza di pressione atmosferica; ma che nel
vuoto sopra indicato, l'elica acquisisce un numero molto elevato di giri senza generare spinta, e
l’asta avanza ancora.

Il dispositivo fa ruotare l’asta, anche se il centro di gravità non cade sul verticale. Infatti, se

è la distanza di da , l’asta per

= 0, 0 − 1, 6 −3 e 2 cm completa rispettivamente 31, 31,
e 26 giri al minuto.
Il numero massimo di giri raggiunto dall’asta sono stati 61 rpm. Poiché la distanza del dispositivo
dall'asse di rotazione era di 0,25 metri, ne consegue che la velocità massima raggiunta dal dispositivo
è stata 1,6 m / sec.


Test con il dispositivo sospeso da un filo



La figura 23 mostra l’asta orizzontale con un dispositivo
1
e le pile (
2
) . Un recipiente
avente sezione circolare contiene acqua in cui è posto un galleggiante , anch’esso a sezione
circolare. Un filo sottile sospende l’asta al galleggiante. Azionando il motore del dispositivo,
l’asta comincia a ruotare, e per mezzo del filo, impone anche al galleggiante di ruotare. In tal modo
sia l’asta che il galleggiante girano lentamente nella stessa direzione con continuità.


Prove di movimento su ghiaccio secco o su lastra di ardesia orizzontale

Come è noto, secondo i principi della meccanica, un corpo non sottoposto ad alcuna forza o rimane
fermo o si muove ad una velocità uniforme. In pratica accade che un corpo messo in moto da una
spinta iniziale, rallenta gradualmente a causa dell'attrito, e si ferma. Tuttavia, se l'attrito è molto
piccolo, il corpo è in grado di mantenere una velocità costante per un tempo abbastanza lungo.


19

Al fine di creare in laboratorio un movimento con attrito molto basso, siamo ricorsi a dei piccoli pezzi
di ghiaccio secco lisci su una lastra orizzontale che è stata altrettanto accuratamente levigata.
L'attrito che ne derivava era, in effetti, molto basso. Infatti, un pezzo di ghiaccio secco spinto da un
soffio leggero dell'aria, può eseguire la lunghezza della lastra praticamente con una velocità
uniforme. Il vetro è meno adatto dell ardesia, perché il ghiaccio che si scioglie a poco a poco si
attacca al vetro molto facilmente.
Il coefficiente di attrito per il ghiaccio secco in movimento su una lavagna levigato, negli esperimenti
da noi espressamente effettuati, è pari a circa 0.001. Come si ricorderà, il coefficiente di attrito per
l'acciaio sul ghiaccio, come indicato dai manuali, è 0,01.

Un dispositivo con due masse, con un peso complessivo di 140 grammi, è stato sperimentato,
collocato su di un telaio in legno chiaro, su quattro piccoli pezzi di ghiaccio secco collocati su una
lastra accuratamente liscia lunga 3,20 metri e larga 0.50 metri. Sono state effettuate numerose
prove in maniera sistematica con il dispositivo che percorre la lastra in tutte le direzioni. Le prove
sono state ripetute anche con un altro dispositivo dal peso di 120 grammi. Il risultato finale di questi
test è stato che il dispositivo così conformato, a seconda del modo in cui il dispositivo è stato
orientato sulla lastra:
(a) avanza sulla lastra con moto rettilineo e uniforme,
(b) si gira a destra,
(c) si gira a sinistra,
(d) lanciato a bassa velocità dalla estremità A a B all'altra estremità della lastra, ad un certo punto
si ferma e torna indietro. Come è risultato evidente, una resistenza di attrito che è dell'ordine di
millesimi di grammi non ostacola il funzionamento dell'apparato.
Va notato che in quest'ultimo caso, sia l'azione dinamica delle masse rotanti che montate sul telaio
che la resistenza di attrito, sono diretti nella stessa direzione: da B verso A.


Grafico dello spostamento in avanti del dispositivo

Un grande foglio di carta è stato disposto sul pavimento, e su di esso è stato fatto avanzare il
dispositivo (Fig. 9), portando un pennarello per scrivere sulla carta. Il pennarello era più o meno in
corrispondenza della verticale passante attraverso il baricentro del dispositivo. Il dispositivo è stato
testato sia con una massa che con due masse, a diverso numero di giri. La traiettoria descritta dal
pennarello, nei vari casi, è mostrata in fig. 24 Abbiamo:



(1) one arm and N = 150 (5) two arms and N = 132
(2) one arm and N = 200 (6) two arms and N = 170
(3) one arm and N « 224 (7) two arms and n = 210
(4) one arm and N = 318 (8) two arms and N = 250


20



E chiaramente da notare che per ogni giro dell'albero motore, abbiamo un movimento in avanti (
1
)
e un movimento all'indietro (
1

) del dispositivo. Il secondo è molto più piccolo del primo, per
esempio, si ha:

(
1

) /
1
= 0,10 per N = 200 e un dispositivo con un braccio
(
1

) /
1
= 0,25 per N = 224 e un dispositivo con un braccio
(
1

) /
1
= 0,27 per N = 250 e un dispositivo con due bracci

Grafico utilizzando un Oscillografo

Al fine di completare la serie di esperimenti, si è ritenuto opportuno avere un grafico della variazione
di N e della potenza del motore durante una rotazione dell'albero motore di 360 °. Sono stati
utilizzati Oscillografi Siemens e complessivamente sono stati effettuati otto grafici di tensione,
corrente e N con dispositivi ad una massa o due masse.

La Figura 25 mostra uno di questi grafici. È stata effettuata sul dispositivo indicato in fig. 9, fissato al
pavimento, e caratterizzato da una singola massa rotante.


21


Nella ascissa abbiamo l'angolo di rotazione dell'albero motore e in ordinata N , il voltaggio V e la
corrente I , misurata sui morsetti del motore. Per passare dalla potenza in ingresso a quella
misurata sull'albero dell'eq. (4), è stato necessario rimuovere da l della potenza assorbita da
tutte le resistenze passive e moltiplicare la potenza che rimane per il rendimento del motore. La
potenza assorbita dalla resistenza passiva era 9 watt.

Per = 0 e per = 2 abbiamo = 26 v , = 0,46 amp, e = 11.96 w . La
potenza corrispondente sul dispositivo è di 2.96 w.
Nei punti = 0 e = 2 abbiamo = 1.42 / e al massimo 2,22 / . Il valore
medio misurato da un tachimetro durante la prova è stato di Ñ = 95 / = 1.58 / . Il
periodo corrispondente = 0,6316 / .
Con questo valore di , Eq. (7) si ha = 0,1828 . Avendo nel dispositivo = 0.20 ,
= 0,15 , = 0,200 , ed ℎ = 2.15 , è stato possibile calcolare con Eq. (6) la velocità
angolare .


22

Nella Fig. 26 i valori di ottenuti durante la prova sono indicate con (+) e quelli calcolati con l'eq.
(6) sono indicati con (o).

Volevamo vedere il contributo dato dal e 1 2 ⁄
2
per i valori di e di . In Eq. (6) ,
ponendo = 0 si produce una curva indicata con (•) , e ponendo ℎ = 0 la curva indicata con
(Δ) . I valori di sono 0,1666 kgm nel primo caso, e 0,0927 kgm nel secondo.
Per = , ℎ = 0 , = 180 ° , dalla Eq. (6) si ottiene = ∞ .


Considerazioni sui dispositivi testati

Il primo dispositivo che ha prodotto il massimo interesse è quello indicato in fig. 5. Infatti, è
perfettamente bilanciato, si muove in avanti sul pavimento, e si arrampica un piano inclinato. Un
piccolo dispositivo di questo tipo, tenuto in mano, dà prova evidente della possibilità che ha per
generare una spinta propulsiva notevole per ogni giro dell'albero motore.
Tuttavia, questo dispositivo non funziona in acqua o nell'aria, né quando è sospeso da un filo, e
neanche su piccoli blocchi di ghiaccio secco che sono liberi di muoversi su una lastra orizzontale.
Quando il dispositivo è posizionato su un modello di una nave, ad esempio, fa sì che il modello vada
avanti e indietro, mentre il centro di gravità del modello rimane nella stessa posizione. Il dispositivo,
quindi, funziona solo se esiste un opportuno valore di resistenza di attrito; se questa resistenza è
troppo bassa o inesistente, il dispositivo non funziona.

Per dare una spiegazione di questo, è necessario prendere in considerazione solo la derivata della
quantità di moto (Fig. 8). Poiché l'area di questo schema è zero, ne consegue che, se non c'è attrito,
il dispositivo va avanti e indietro; se c'è attrito, lineare o non, il dispositivo acquisisce un movimento
in avanti.
Infatti, se la resistenza di attrito è rappresentato da linee +

, e −

come indicato in fig. 8,
allora il dispositivo avanza ma non va indietro. Questo perché il diagramma della forza che spinge il
dispositivo indietro è sempre inferiore alla resistenza di attrito, mentre nel frattempo il punto del
diagramma della forza che spinge in avanti il dispositivo è superiore alla resistenza di attrito. Il
dispositivo, in corrispondenza di questo punto, subisce uno scatto in avanti. Se invece la resistenza di
attrito è molto basso, le due linee +

, e −

che lo rappresentano sono molto vicino all'asse
, in modo che le due aree del diagramma rimangono sostanzialmente uguali tra loro, e il dispositivo
non avanza. Il dispositivo così definito rimane, sia nel suo funzionamento che nelle sue applicazioni
pratiche limitate.
Questa conclusione non può essere estesa ai dispositivi indicati nelle Figg. 2 e 3. Essi, infatti,
funzionano anche con un attrito molto basso, come si può vedere nelle prove in acqua e ghiaccio
secco. D'altra parte, se si analizza la traiettoria o il movimento in avanti del dispositivo (Fig. 27)
dedotta dalla fig. 24,



23

è chiaramente indicato che quando la massa raggiunge il punto
1
e rimane lì immobile, il
dispositivo si sposta di +
1
; quando la massa è nei rimanenti punti della traiettoria, il dispositivo va
avanti e indietro; quando la massa torna a
1
c'è di nuovo lo spostamento +
1
; e così si muove in
avanti. La traiettoria del moto del dispositivo si compone quindi di due parti: una chiusa, in cui il
dispositivo completa un movimento di avanti e indietro, e l'altra aperta, dando prova del movimento
in avanti del dispositivo. Sembra molto difficile dare una spiegazione a questo movimento in avanti.
Da un lato, abbiamo prova definitiva che il dispositivo avanza, anche in presenza di una quantità
estremamente piccola di attrito; dall'altro, abbiamo il teorema del moto del centro di gravità, che
esclude la possibilità del dispositivo di avanzamento, a meno che vi sia una resistenza di attrito.
Nessuna forza "interna" e nessun meccanismo "interno", semplice o complesso, possono influenzare
il movimento del centro di gravità.

La spiegazione del movimento in avanti alla fine sarà trovato. Ciò che è necessario è un esame
approfondito del funzionamento del dispositivo, sia dal il punto di vista teorico che sperimentale. Per
quanto riguarda il punto di vista teorico, sarà necessario essere in grado di formare le equazioni
generali per il movimento del dispositivo, per ritrovare la traiettoria indicata in fig. 27, e per
dimostrare che lo spostamento +
1
cessa di esistere se viene effettuata una mancanza di resistenza
di attrito a causa del contatto del dispositivo con la superficie del supporto. Per quanto riguarda il
punto di vista sperimentale, si tratta di trovare un test di laboratorio in cui la resistenza di attrito sia
abbastanza piccola per rimuovere la possibilità che il dispositivo possa spostarsi.

Per ora, abbiamo stabilito il fatto che un veicolo, per mezzo di un meccanismo "interno", può
muoversi in presenza di un attrito minimo.


CONCLUSIONI

Durante i test che sono stati fatti, i migliori risultati sono stati ottenuti con il dispositivo indicato in
fig. 3; così, abbiamo intenzione di fare riferimento a questo dispositivo nelle nostre considerazioni di
sintesi finale.

1. Il dispositivo, come si è detto, non genera una spinta continua, come avviene ad esempio nel caso
di un propulsore, ma produce due effetti propulsivi per ogni giro dell'albero motore. Nell'intervallo
tra un effetto propulsivo e l'altro, il dispositivo subisce la reazione del veicolo che riceve la spinta. Ne
consegue che il funzionamento del dispositivo dipende dal tipo di veicolo, e dalla luogo e dal modo
in cui viene posizionato sul veicolo.

2. Il numero di giri del motore non può essere aumentata notevolmente, perché oltre un certo
valore il dispositivo inizia a saltare sul piano di appoggio, e la potenza assorbita è quindi dispersa in
vibrazioni.

3. Fino ad oggi, non è stato possibile combinare più di due masse rotanti in modo da poter avere più
di due effetti propulsivi per ogni giro dell'albero motore. Anche dopo aver riconosciuto la grande
importanza che avrebbe per la risoluzione di questo problema, siamo stati in grado di dedicare solo
un tempo piuttosto limitato ad esso.

4. Il dispositivo genera vibrazioni che possono essere tollerabili sulle navi e galleggianti in genere, ma
piuttosto sgradevoli in veicoli terrestri. È necessario prevedere una disposizione dei meccanismi in
grado di assorbire le vibrazioni. Nel caso di automobili, se il dispositivo è collegato all'asse delle
ruote posteriori, è necessario prevedere una disposizione di ammortizzatori che permetta di passare
le vibrazioni dall'asse delle ruote al telaio.
24


5. Il peso e le dimensioni del dispositivo possono costituire un grave ostacolo per l'uso sulle navi.
Esso dipende dalla velocità che deve raggiungere. Se ci si limita alla velocità minima necessaria per
spostare una nave in porto, con un mare calmo e senza vento, il peso e le dimensioni del dispositivo
possono essere tollerabili. Indicazioni numeriche relative a questo problema potranno essere
ottenuti solo dopo aver test effettuati su alcune navi.

6. Non abbiamo effettuato alcun test di dispositivi immessi su scafi in movimento per vedere se un
dispositivo produce un movimento in avanti anche quando lo scafo ha l'elica in azione, o se produce
il suo moto di rotazione, anche quando lo scafo ha l'elica da sola o l'elica e il timone in azione.
Queste sono prove che sarebbero di grande interesse per l'applicazione pratica del dispositivo. Se
l'esito dei test fossero soddisfacenti, l'uso del dispositivo potrebbe diventare utile anche solo per il
contributo reso a sostegno del timone. Queste prove devono essere eseguite, naturalmente, su una
nave in condizioni di navigazione normali.

7. Non è stato possibile per noi condurre ricerche su traiettorie differenti da quelli indicati in
precedenza; per esempio, traiettorie che siano meno complicate e più efficienti.
Avendo visto sin da subito che, anche con determinati limiti, esisteva la possibilità di spostamento di
un veicolo in una direzione desiderata, facendo ruotare una massa all'interno di esso, noi ci siamo
dedicati esclusivamente alla realizzazione di una vasta serie di test allo scopo di dare una prova
definitiva dell'esistenza di questa possibilità.

Noi siamo della convinzione che ciò che è di interesse è principalmente la costruzione di prove per
un dato fenomeno. Se risulta utile per applicazioni pratiche, le modifiche necessarie si trovano
sempre al fine di eseguire il fenomeno nel miglior modo possibile.

Infine, vorremmo precisare che il presente lavoro è originale e che i dispositivi in esso descritti sono
brevettati.






DISCUSSIONE

Prof, M. Poreh
Technion-Israel Institute of Technology Hafia, Israele


L'effetto di propulsione di alcuni movimenti instabili di una massa all'interno di un sistema chiuso
con confini rigidi sembra, a prima vista, sorprendente e contraria a leggi fisiche. Il fenomeno non è
nuovo, però. Il "Mexican jumping bean" è solo un esempio di un movimento causato da una
accelerazione polarizzata. L'attrito è il fattore dominante in tutti gli esperimenti del Prof. Di Bella. In
alcuni di essi, il coefficiente di attrito è molto piccolo, ma lo è anche la potenza necessaria per
mantenere il moto.





25

RISPOSTA A DISCUSSIONE
Prof. Alfio Di Bella

Vorrei ringraziare il Prof. Poreh per il suo contributo alla discussione e di scrivere qui alcune mie
considerazioni.

Per dimostrare che i risultati delle prove dei miei dispositivi sono in accordo con i principi della
meccanica non è necessario tracciare un'analogia con gli insetti larvali; basta ricordare questi
principi.

Il capitolo riguardante il moto di qualsiasi sistema materiale è trattato in maniera classica nella
Meccanica Razionale che afferma: " Il baricentro del sistema si muove come un punto materiale che
ha per massa quella totale del sistema, e che risulta essere soggetto a delle forze uguali e parallele
alle forze esterne”. Possiamo vedere quindi che qualsiasi condizione di forza è accettabile, purché sia
"esterna".

I risultati delle prove dei miei dispositivi sono stati ottenuti in presenza di forze esterne. Infatti:

- Nei test su ghiaccio secco, la resistenza di attrito è il fattore dominante; è molto piccola
(praticamente trascurabile), ma non strettamente pari a zero.

- Nei test in acqua la pressione dell'acqua che agisce contro lo scafo è il fattore dominante.

- Nei test in aria la pressione contro il palloncino su cui è collocato il dispositivo è il fattore
dominante.

Per queste ragioni il funzionamento dei dispositivi segue i principi meccanici classici, e il fattore
dominante nei miei esperimenti non è il coefficiente di attrito da solo.

Tuttavia, sarebbe interessante conoscere i valori minimi delle forze esterne necessarie per impedire
al dispositivo di funzionare. Teoricamente questo potrebbe essere fatto scrivendo le equazioni del
moto del dispositivo; e in modo pratico, effettuando test in presenza di forze esterne che
diminuiscono gradualmente fino a zero.

Per quanto riguarda la potenza assorbita dal dispositivo, non è stato possibile individuare
sperimentalmente se la potenza diminuisce con le forze esterne. Il dispositivo da 140 grammi
funziona con la stessa piccola batteria sia in ghiaccio secco che su un tavolo di legno. Dobbiamo
ricordare, tuttavia, che il dispositivo è soggetto a vibrazioni e urti sulla struttura di supporto.

Al momento, è difficile dire quanta potenza è assorbita e distribuita dal dispositivo.












26


DATA ARTICOLO
17/05/1954 GIORNALE DE POPOLO di Bergamo 17 maggio 1954
Interessante esperimento di un ingegnere di Albino
Come annunciato, si sono oggi dato convegno ad Albino numerosi studiosi del
circolo psicobiofisico milanese "Il Crogiuolo" che, accompagnati dal concittadino
ing. Todeschini, hanno voluto assistere al funzionamento di un apparecchio
ideato dallo stesso e costruito dal tecnico albunese signor Fagioli.
Si tratta, per sommi capi, di uno speciale meccanismo che riproduce i movimenti
dei neutroni attorno al nucleo centrale di un atomo, ottenendo, artificialmente,
come risultato la forza di gravità. Infatti una piccola stadera posta sotto
l'apparecchio accusa il peso prodotto dall'insieme di diversi movimenti.
L'esperimento ha suscitato vivo interesse e molta curiosità per i risultati
veramente importanti ottenuti in sede sperimentale e la cosa avrà certamente
seguito negli ambienti tecnici nazionale ed esteri, data la presenza di alcuni
ingegneri stranieri.
Il gruppo di circa quaranta persone, provenienti da Bergamo e da Milano, è stato
ricevuto nella sala consigliare del Comune dal vicesindaco signor Cuminetti, dal
Signor Calura e dall'assessore signor Cedro.
A nome del sindaco, il signor Cuminetti ha rivolto ai presenti parole di
benvenuto. E' stato poi offerto un cocktail al quale hanno partecipato anche le
signore dei convenuti, la moglie dell'ing. Todeschini con la figlia Antonella,
infaticabile segretaria del padre.
Il luogo dell'esperimento era situato qualche chilometro fuori dal paese, in una
casetta in mezzo ai campi dove in una piccola officina d'artigiano è stato messo a
punto un meccanismo che rivoluzionerà diverse teorie e potrà avere applicazioni
impensate.

17/05/1954 L’ECO DI BERGAMO di Bergamo 17 maggio 1954
La Teoria delle Apparenze sottoposta a una prova con un
modello atomico

L’interessante esperimento eseguito di fronte ad un gruppo di scienziati convenuti
ad Albino dopo una visita alla città
Invitati dal Movimento Pontificio «S. Marco» sono convenuti a Bergamo nella
festività di ieri studiosi del circolo scientifico «Il Crogiuolo» di Milano. I graditi
ospiti accolti al loro arrivo dal Presidente del Movimento bergamasco
psicobiofisico, l’ing. Todeschini e dal comm. Albergoni che gentilmente ha offerto
loro un rinfresco, si sono portati in Città Alta dove lo scultore Ajolfi, all’uopo
delegato dall’Ente Turismo, ha loro ampliamente illustrato le bellezze del centro
artistico di Piazza Vecchia. Successivamente il gruppo si è spostato in Colle Aperto
ed è stato accolto nella sede del Ducato di Piazza Pontida.
Simpaticissimo è riuscito il signorile ricevimento nella caratteristica taverna, dove
il Serenissimo Duca, comm. Lodovico Quadri, contornato dalla sua corte, ha porto
il benvenuto con la sua nota bonaria cordialità. L’avv. Riva poi ha rivolto ai
27

DATA ARTICOLO
milanesi con la sua arguta e brillante esposizione parole miranti a valorizzare al
massimo i motivi superiori nella ricerca scientifica.
Nel pomeriggio gli studiosi si recavano ad Albino, dove il Sindaco li accoglieva con
squisita ospitalità e venivano accompagnati presso il laboratorio tecnico del sig.
Fasoli, per assistere all’esperimento dell’ing. Todeschini. L’ingegner Todeschini
infatti aveva costruito un apparecchio per dimostrare con una prova sperimentale
la genesi della famosa forza di gravità secondo la sua ben nota Teoria delle
Apparenze.
Nella concezione Todeschiniana del mondo fisico le masse rotorivoluenti sia nel
mondo macroscopico che in quello microscopico, essendo immerse in un etere
fluido, producono le forze e le spinte che a noi appaiono. Così l’ingegner
Todeschini oltre ad aver dimostrato con tutti i procedimenti matematici come la
concezione spazio dinamica dell’universo dia tutti i risultati rilevati
sperimentalmente, ha anche costruito apparecchi che, dandoci il modello atomico
della materia ci dimostrano più evidenti i risultati.
L’apparecchio presentato ieri al gruppo di studiosi convenuti ad Albino consisteva
appunto in un modello atomico e le masse che rotorivoluivano a velocità
fortissima spinte da motorini elettrici ad elevatissimo numero di giri, davano
spinte rilevabili con misurazioni, dimostrando così la concezione spazio dinamica
dell’Universo.
L’esperimento riuscitissimo ha lasciato entusiasti gli studiosi convenuti i quali si
sono ripromessi di ritornare sull’argomento nei prossimi convegni.

23/05/1954 LA DOMENICA DEL POPOLO di Bergamo 23 maggio 1954

GUIDATA DALL’ING. TODESCHINI
Importante riunione ad Albino del circolo scientifico “Il
Crogiuolo„

Presso l’eremo del nostro Pietro Fasoli, il noto dilettante- studioso di meccanica,
sono convenuti domenica una quarantina di scienziati di fisica appartenenti al
Circolo scientifico «Il Crogiuolo» di Milano e a quello biofisico di Bergamo.
Erano guidati dal noto ing. Marco Todeschini. Scopo: con un apparecchio –
modello atomico – disegnato dall’ing. Todeschini e costruito da nostro buon Fasoli
si è potuto esperimentare la genesi della famosa forza di gravità secondo la ben
nota teoria delle Apparenze dell’ingegnere stesso.
L’apparecchio presentato al gruppo di studiosi convenuti nella minuscola officina
del Fasoli, posta a destra di chi sale la provinciale dopo l’abitato di Comenduno,
consisteva appunto in un modello atomico e le masse che rorivoluivono a velocità
fortissima spinte da motorini elettrici ad elevatissimo numero di giri, davano le
spinte rilevabili con misurazione, dimostrando così la concezione spazio dinamica
dell’universo.
L’esperimento riuscitissimo ha lasciato entusiasti gli studiosi convenuti i quali
pensano che l’applicazione della nuova invenzione rivoluzionerà molte teorie con
impensate applicazioni.
28

DATA ARTICOLO
In precedenza la comitiva di scienziati era stata ricevuta in Municipio dove
l’assessore delegato sig. Battista Cuminetti, in assenza del Sindaco, aveva porto il
saluto e l’augurio di Albino.

30/04/1967 CORRIERE DELLA SERA di Milano 30 aprile 1967
PRESENTATO AD UN GRUPPO DI GIORNALISTI

Nuovo sistema propulsivo inventato da un Professore a
Genova

Con esso di potranno far muovere le navi anche di lato - Previsto un'utile
applicazione anche per parcheggiare le automobili - L'inventore è il professor Di
Bella, titolare della cattedra di architettura navale

Una tavoletta di legno munita di uno speciale apparecchietto mosso da un
motorino elettrico a pila, ma assolutamente privo di ruote o di ventose, si
arrampica abbastanza disinvoltamente lungo una lastra di vetro inclinata a
sessanta gradi. Un barcone lungo otto metri, dotato dello stesso apparecchio
(più grande naturalmente), ma privo di elica trasporta undici persone a mezzo
nodo di velocità. Vuoto, raggiunge tre quarti di nodo. Una vecchia "1100", col
medesimo apparecchio applicato sotto il bagagliaio ed azionato dalla batteria
del motore, si sposta lateralmente.
Sono queste le prime applicazioni sperimentali di un nuovo sistema propulsivo
che è stato presentato stamane ad alcuni giornalisti dal suo ideatore, il professor
Alfio Di Bella, titolare della cattedra di architettura navale dell'università di
Genova, il quale, in cinque anni di ricerche è riuscito a sfruttare gli effetti
propulsivi dì una massa rotante, con un sistema veramente semplice.
Cerchiamo, per quanto possibile, di capire come funziona. Un'automobile
cammina perché le ruote, azionate dal motore, fanno attrito sul selciato; una
nave procede perché l'elica spinge indietro una certa massa d'acqua; un' aereo è
spinto in avanti perché le eliche o il getto di un reattore spingono indietro una
certa massa d'aria. L'elica, come diceva Leonardo, ruotata "prestamente si fa
femmina nell'aria".
L'apparecchio del professor Di Bella - che è già stato brevettato in Italia e in
Francia, ed è allo studio in varie università italiane - prescinde, invece,
dall'attrito delle ruote sull'asfalto o dalla massa di fluidi (acqua o aria) spinti da
eliche o "jets". L'apparecchio del professor Di Bella - come ha rilevato io stesso
studioso - sembra pertanto rivoluzionare alcune leggi della meccanica come ad
esempio il "teorema del moto del baricentro''. Secondo questo teorema un
corpo non può muoversi se non spinto da una forza esterna, "In realtà - ha
osservato invece il professor Di Bella - il mio apparecchio funziona applicando
rigorosamente i principi della meccanica". Esso si compone di un albero
poggiante su due supporti, fatto girare da un motore che aziona un sistema di
ingranaggi del tutto simile a quello del differenziale di una automobile. Al posto
dei semiassi, per restare nel paragone, ci sono delle braccia che portano
all'estremità delle piccole masse di piombo. Facendo ruotare il sistema, si
ottiene una discreta forza centrifuga, "vi è un istante della rotazione - spiega il
professor Dì Bella - nei quale le masse si fermano e, in quel momento,
29

DATA ARTICOLO
restituiscono una parte dell'energia assorbita che va a scaricarsi sui supporti del
sistema. Orientando opportunamente le masse, si può ottenere una spinta in
una certa direzione predeterminabile".
Nelle vasche dell'istituto di architettura navale si possono vedere numerosi
modelli di navi, prive dì elica e di timone, che possono compiere qualsiasi
evoluzione, in avanti, indietro, virate a dritta o a sinistra o quegli spostamenti
laterali che finora le navi hanno sempre dovuto compiere con l'aiuto di
rimorchiatori o con gli argani di bordo dopo aver assicurato delle cime alla
banchina.
La prima idea del suo sistema propulsivo venne al professor Di Bella cinque anni
fa, partendo dal principio che le forze centrifughe possono assumere valori
grandissimi anche con piccole masse e si propose di sfruttarlo. Lo aiutarono
alcune considerazioni apparentemente banali: stando seduti su una sedia, coi
piedi sollevati dal pavimento, dando un colpo di reni, sì può ottenere che essa si
sposti. Se una vettura è su un lieve pendio, basta un leggero movimento del
guidatore perché essa vinca gli attriti e si muova. Questa spinta può essere
fornita in misura considerevole dalle braccia rotanti con il sistema che si è detto.
Su questi studi il professor Di Bella ha ora preparato una memoria che sarà fra
breve pubblicato da una rivista scientifica. Le principali applicazioni del nuovo
sistema, secondo l'ideatore, si potrebbero avere in campo navale, non tanto per
la normale propulsione della nave, quanto per le manovre, con la sostituzione
parziale o anche totale del timone. Oppure per natanti, come le chiatte, che
operano a basse velocità nei porti e sono soggetti a continue e complesse
evoluzioni. In campo terrestre, almeno finora, è pensabile una utilizzazione sulle
automobili per i parcheggi. Per ora l'obbiettivo più vicino del professor Di Bella è
quello dì ottenere una vecchia nave sulla quale poter compiere esperimenti e
per studiare ed eliminare in pratica certi difetti secondari e cioè le forti
vibrazioni che il sistema produce.

Gianni Migliorino

16/05/1967 IL CORRIERE DELLA SERA di Milano 16 maggio 1967
Singolari esperimenti nella vasca navale dell'università di
Genova

Navi più agili nei porti con la propulsione a masse rotanti.
L'invenzione del professor Alfio Di Bella - Tra breve le prove nel mare della
Liguria

Il mondo scientifico che si occupa dei fenomeni della meccanica, soprattutto in
rapporto alla propulsione dei veicoli, è a rumore in questi giorni per la singolare
invenzione di un professore di Genova, il quale ha ideato e costruito uno
straordinario dispositivo che consente spinte di notevoli entità, prescindendo
completamente da tutti i sistemi finora in uso e che noi siamo abituati a vedere
sulle nostre auto, sulle navi, sugli aerei.
L'apparecchio del professor Alfio Di Bella - questo il nome dell'inventore, titolare
della cattedra di architettura navale (teoria della nave) dell'ateneo genovese - si
basa sulla rotazione intorno a due assi perpendicolari l'uno all'altro di una massa
sbilanciata. La massa rotante, per le note leggi della meccanica, è così sottoposta
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DATA ARTICOLO
alla forza centrifuga, che è tanto più grande, quanto più elevata è la velocità di
rotazione. Il movimento è realizzato in modo tale che ad un certo punto e in un
certo istante la velocità periferica della massa diventa nulla. In quello stesso
momento buona parte dell'energia accumulata dalla massa per effetto della
rotazione viene restituita al sistema sotto forma di azione dinamica: in altre
parole si ha una vera e propria spinta. "Tutto - mi dice il professor Di Bella -
cominciò cinque anni fa. Stavo studiando un modello di 'hover-craft' (il veicolo
che, come è noto, si sposta in terra e sull'acqua librato sopra un cuscino d'aria) e
riflettevo sull'enorme quantità di energia che noi siamo costretti a erogare per
ottenere che un veicolo si sposti, qualunque esso sia. Mi domandavo se c'era la
possibilità di trovare un qualunque altro sistema propulsivo, un sistema che ad
esempio sfruttasse l'azione dinamica di grande valore che si ottiene per mezzo
della forza centrifuga quando una massa, anche piccola, viene fatta ruotare
velocemente. Non so quanti prima di me abbiano avuto questa stessa idea, ma
certo il problema deve essere apparso insolubile così come lo sembrò a me per
molto tempo. Pensavo a questa cosa giorno e notte, finché una domenica
mattina, mentre mi facevo la barba, ebbi la soluzione. Avrei fatto ruotare la
massa in modo da farle descrivere nello spazio una traiettoria simile alla curva
che I matematici conoscono come l'ipopeda di Eudosso. Mi misi al lavoro. Feci
qualche calcolo, gettai uno schizzo sulla carta e costruii un primo rudimentale
apparecchio.
Il risultato fu un pò deludente; lo strumento dava vibrazioni di grande intensità,
ma spinte dinamiche in senso traslatorio non ne vedevo. Quel primo dispositivo
però mi dette anche la prova che la mia idea non era sbagliata. Perfezionai lo
strumento e finalmente ottenni il risultato sperato. La massa in rotazione
descrive ora una traiettoria simile ad un otto iscritto in una semisfera."
Questo lo scarno racconto del professor Di Bella, un uomo giovane e gioviale che
dimostra almeno dieci anni di meno dei cinquantanove che ha. Laureatosi in
ingegneria navale meccanica ne divenne libero docente nel '42 e dopo aver
operato a La Spezia nella marina militare come addetto al Centro Studi e
ricerche dell'Ansaldo, diventò assistente e incaricato. Ebbe la cattedra nel 1949.
L'Università di Genova è una delle più antiche e gloriose scuole del mondo per le
costruzioni navali. Di Bella vi ha dedicato la vita. Per l'amore dei suoi studi non si
è nemmeno sposato. A lui si deve fra l'altro la creazione di quella vasca navale
unica al mondo per la prova dei modelli di navi in acqua corrente o agitata da
moto ondoso, che ora ho davanti.
Praticamente l'apparecchio di Di Bella è formato da un albero munito di un
sistema di ingranaggi assai simile ad un mezzo differenziale di automobile con la
particolarità che al posto dei semiassi si trovano due asticelle all'estremità delle
quali sono solidamente fissate le masse di rotazione (due pezzi di piombo). Il
tutto azionato da un motorino elettrico. In un istante della loro traiettoria (il
segreto sta appunto nella particolare curva che descrivono) le due masse si
trovano a turno ad avere una velocità periferica nulla. E' allora che forniscono al
sistema la spinta, scaricando l'energia accumulata precedentemente per effetto
della rotazione. Ne risulta un movimento traslatorio a piccoli scatti che possono
essere avvicinati nel tempo l'uno all'altro, aia aumentando il numero di giri, sia
con altri accorgimenti in modo da evitare al massimo le vibrazioni che ne
derivano.
Ora lo studioso, dopo aver brevettato la sua invenzione in Italia, in Germania, in
Francia ed in altre nazioni (un brevetto è in corso negli Stati Uniti) ha ottenuto la
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DATA ARTICOLO
possibilità di compiere prove non più sui modellini della sua vasca (fra l'altro egli
ha montato un apparecchio su una vecchia millecento che si sposta
curiosamente di lato come spinta da una mano invisibile, insperato aiuto, ad
esempio, per i parcheggi difficili), ma su battelli veri, nelle acque della Liguria.
Per quanto riguarda le esperienze fatte ecco i risultati più significativi: una barca
di quattro metri e di 50 chilogrammi si sposta alla velocità di mezzo nodo con
una massa rotante di un chilo, azionata da un motorino da 25 watt, un valore di
potenza simile a quello di una lampada da tavolo; un modello di nave lungo un
metro e sessanta con masse da 10 mgrammi e un motorino da 12 watt ruota di
360 gradi in un senso o nell'altro in 25 secondi; un barcone di otto metri e di
mezza tonnellata viene spinto alla velocità di tre quarti di nodo con masse
rotanti di appena nove chilogrammi. In similitudine una nave di mille tonnellate
e di cento metri di lunghezza potrà muoversi alla velocità di due nodi e mezzo. Vi
sono poi decine di altri modelli che funzionano su terreno pianeggiante, su piani
inclinati o in aria. Ecco perché già si può pensare alle applicazioni per manovre
nei porti senza bisogno dei rimorchiatori: ecco perché tecnologici d'industria ed
armatori si stanno interessando alla scoperta di Di Bella.
Sul piano scientifico il funzionamento del nuovo apparecchio si può spiegare con
le leggi della meccanica classica che legano lo spostamento del baricentro di un
corpo all'attrito del mezzo (terreno, acqua, aria) nel quale esso si trova. Se
l'attrito venisse a mancare il baricentro del veicolo dovrebbe rimanere fermo. Se
per caso, tanto per intendersi, il dispositivo di Di Bella potesse funzionare in un
sistema isolato, esempio in un veicolo spaziale, allora ne risulterebbe che le leggi
della meccanica non sarebbero più valide a spiegare il fenomeno. Ma di questa
eventualità e di questi argomenti il professor Di Bella non ritiene che sia ora il
caso di parlare. Quello che ora gli interessa è di perfezionare sempre più il suo
dispositivo e di vederlo applicato utilmente il più presto possibile.
Fra l'altro c'è da dire che l'apparecchio Di Bella non ha nulla da spartire con le
cosiddette "macchine vibranti" (se pensi alla sveglia che balla sul comò o alla
lavatrice sbilanciata) tantoché, ad esempio, ai natanti, il professor Di Bella è già
riuscito ad eliminare quasi completamente le vibrazioni.
Difficoltà ne ha avute? "Immense" - mi risponde il professor Di Bella - ma non
serve parlarne. (Ci fu chi lo accusò perfino di avere inventato il moto perpetuo.
Qualunque studioso al suo posto - prosegue - le avrebbe avute ugualmente. Ora
però, che i più increduli fra i miei colleghi si ricredono basta che osservino il mio
apparecchio in funzione": gli effetti repulsivi di una massa rotante (come egli ha
intitolato una memoria scientifica a proposito) sono una realtà.

Giancarlo Masiero

28/05/1967 GIORNALE DI BERGAMO 28 maggio 1967
Lo scienziato bergamasco l'ha brevettato e costruito fin dal 1928
MARCO TODESCHINI RIVENDICA L'INVENZIONE DEL MOTORE A
FORZA PROPULSIVA CENTRIFUGA
Si tratta di un apparecchio - sostiene il Todeschini - identico a quello ideato e
costruito dal professor Alfio Di Bella, titolare della cattedra di architettura
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DATA ARTICOLO
dell'Università di Genova, che costituisce "un nuovo sistema propulsivo a masse
rotanti" applicato su modellini di navi
Con una sua lettera al nostro Giornale lo scienziato bergamasco, prof. Marco
Todeschini, rivendica a sé l'invenzione del motore a forza propulsiva centrifuga da
lui brevettato e costruito sin dal 1928, perfezionato in seguito e nuovamente
brevettato nel 1937. La rivendicazione è fatta dal Todeschini, con garbo ma con
tutta decisione, e soprattutto con larga documentazione, dopo che i giornali
hanno dato con rilievo notizia recentemente di un "nuovo" apparecchio ideato e
costruito a Genova.
Ecco il testo della lettera:
Signor Direttore,
In due articoli apparsi sul Corriere della Sera, rispettivamente il 30 aprile u.s. ed il
16 corrente, è stato riferito che il prof. Alfio Di Bella, titolare della cattedra di
architettura navale all'università di Genova, ha ideato e costruito un nuovo
sistema propulsivo a masse rotanti che applicato su vari modellini di navi le fa
agevolmente spostare sulla superficie dell'acqua contenuta nella vasca idrica
sperimentale di quell'ateneo.
Nei citati articoli viene spiegato che l'apparecchio è costituito da un sistema di tre
ingranaggi conici, simile ad un differenziale per automobili, con la diversità che sui
due semiassi laterali, al posto delle ruote, sono calettate due asticelle che portano
all'estremità due masse le quali seguendo il moto di rotazione e rivoluzione dei
satelliti sviluppano la forza centrifuga di propulsione che si vuole sfruttare. Il tutto
è azionato da un motore elettrico.
Ora, per ragioni di giustizia e verità storica, faccio presente che un apparecchio
identico a quello sopra descritto è stato da me ideato e brevettato sino dal 1928.
Anzi le modifiche ed i perfezionamenti introdotti in seguito resero indispensabile
chiedere un secondo brevetto che fu rilasciato dal Ministero competente col
numero 312496 in data 17 novembre 1933, con il titolo significativo di "Motore a
forza propulsiva centrifuga, ecc."
Nel 1937 poi, la descrizione ed i disegni del trovato vennero anche stampati
sull'apposito opuscolo posto in vendita al pubblico a cura dell'Ufficio Ministeriale
della Proprietà Intellettuale, come prescritto dalla legge per assicurare la massima
divulgazione dell'invenzione.
Alla costruzione e sperimentazione dei vari modelli del motore in parole,
collaborarono con me, nei successivi decorsi anni, le seguenti persone: il tecnico
Italo Magotti, il Comm. Berio Giovanni, l'Ing. Guglielmo Carducci, il dott. Luigi
Serra, il tecnico Pietro Fasoli e l'ing. Luciano Oberto, i quali possono testimoniare
della mia priorità anche nella realizzazione pratica del trovato.
A tale proposito pongo in evidenza che il 16 maggio 1954 venne anche effettuata,
con esito positivo, una serie di esperimenti col motore in parola nell'officina Fasoli
di Albino, alla presenza di 50 scienziati provenienti da varie città italiane e dal
circolo "Il Crogiolo" di Milano, i quali vennero poi ricevuti solennemente in
Municipio dalle Autorità Civiche.
Di questo avvenimento hanno riferito nei giorni successivi "Il Giornale del Popolo",
"L'Eco di Bergamo" e "La Domenica del Popolo", i cui articoli costituiscono notizia
di cronaca documentativa e sperimentale, nonché della pubblicità che hanno
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DATA ARTICOLO
avuto, sia il principio scientifico su cui venne basato l'apparecchio, sia la sua
costituzione che il suo funzionamento.
Per chiarire questi tre elementi è bene ricordare che il noto teorema del moto del
baricentro, ci assicura che un sistema nel vuoto non può spostarsi con forze
generate nel suo interno. Si sposta invece se è munito di eliche che ruotando si
avvitano e trovano presa in un mezzo fluido ambiente, come ad esempio gli
aeroplani e le navi. Poiché il nostro apparecchio si sposta anche in ambiente privo
di aria, come risulta dagli esperimenti da me effettuati, esso ci dimostra che lo
spazio in qualsiasi punto non è mai vuoto, perché si comporta come un fluido che
reagendo sulle masse rotanti dell'apparecchio lo sottopone a forza centrifuga. La
natura sinora misteriosa di tale forza resta così svelata. Com'è noto essa è
equivalente al prodotto della massa del corpo ruotante per la sua accelerazione.
Ma accelerazione rispetto a cosa? Poiché nelle mie pubblicazioni ho dimostrato
che una massa non può manifestare forze ed entrare in accelerazione se non è
urtata da altre masse solide, liquide, gassose o sciolte allo stato di spazio fluido,
posso chiarire che la forza centrifuga di un corpo che rivoluisce attorno ad un
centro è dovuta alla sua accelerazione centripeta rispetto allo spazio fluido
immobile in cui è immerso, è cioè dovuta alla reazione che tale mezzo fluido
universale, oppone alla accelerazione radiale del corpo. Tra la massa di tale corpo
che rivoluisce a velocità costante e lo spazio fluido ambiente immobile, vi è infatti
una accelerazione relativa diretta verso il centro del moto, ergo di atomi disposti
ai nodi del reticolo di Bragg che costituiscono il corpo, urtando contro lo spazio
fluido immobile con tale accelerazione centripeta, trovano da parte di questo una
reazione la quale è proprio la forza centrifuga, la cui genesi resta così chiaramente
svelata.
Anche con una serie di prove sulla trasmissione della luce ho potuto dimostrare
che lo spazio si comporta come un fluido avente una densità dieci elevato venti
volte minore dell'acqua, che i suoi vortici sferici costituiscono I sistemi atomici ed
astronomici della materia con i loro campi di forze attrattive e che le sue
oscillazioni costituiscono, a seconda della loro frequenza di vibrazione, le
differenti qualità di energia ondulatoria. In base a tali dimostrazioni sperimentali
ho potuto anzi unificare i diversi campi della fisica in quello della spaziodinamica,
dimostrando che tutti i fenomeni naturali hanno per realtà oggettiva solo
particolari movimenti di spazio, retti da una sola equazione matematica.
Ho potuto spiegare poi come questi movimenti, allorché si infrangono contro gli
organi di senso del corpo umano, provocano in questo delle correnti elettriche, le
quali trasmesse dalle linee nervose al cervello, suscitano nella nostra psiche, ed
esclusivamente in essa, le sensazioni di luce, calore, elettricità, suono, odore,
sapore, ecc.
Mi è stato così possibile svelare la meravigliosa tecnologia elettronica di tutti gli
organi di senso, di moto e di regolazione del sistema nervoso periferico e centrale,
il che mi ha consentito di determinare le azioni e reazioni che si esplicano tra la
materia del mondo fisico oggettivo, il nostro corpo e la psiche.
Questo complesso di dimostrazioni teoriche e sperimentali scoprono le modalità
con le quali si svolgono e sono collegate tra di loro i fenomeni fisici, biologici e
psichici, determinandone le precise relazioni matematiche reciproche e di
insieme, coordinandoli tutti in una scienza cosmica unitaria madre di tutte le altre,
che appunto perciò venne da me denominata: "Psicobiofisica".
Questa è convalidata sia dal fatto che dall'unica equazione della spaziodinamica su
cui si basa, si ricavano tutte le leggi che riguardano le varie scienze, sia dalle
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DATA ARTICOLO
numerose applicazioni pratiche che sono state dedotte dai suoi principi basilari,
tra le quali va annoverata l'invenzione qui in argomento del motore a forza
propulsiva centrifuga.
Il valore di questo trovato, trascende perciò l'utilità che può avere il suo impiego
pratico od il suo rendimento economico, poiché esso ci assicura l'esistenza di un
fluido universale substrato di ogni materia ed energia che, come ho dimostrato
nelle mie pubblicazioni, ci permette di giungere alla Psicobiofisica, l'unica scienza
cosmica unitaria che comprende in sé e spiega i fenomeni fisici, biologici e psichici,
sintetizzandone le leggi in una sola equazione matematica in armonia con la
cinematica classica.
L'elaborazione di tale scienza mi è costata 40 anni di studi, ricerche ed
esperimenti e la mia priorità in tutti i nuovi traguardi raggiunti, compresa
l'invenzione del motore a forza propulsiva centrifuga, oltre che delle privative
industriali sopra elencate, è resa incontestabile anche dalla seguente
documentazione:
1) -dalla pubblicazione di 5 volumi intitolati rispettivamente: "La teoria delle
apparenze", "La Psicobiofisica", "Qual'è la chiave dell'universo", " L'unificazione
della materia e dei suoi campi di forze", " Esperimenti decisivi per la fisica
moderna", un complesso di 2000 pagine pubblicato a cura del Centro Int. di
Psicobiofisica, via Frà Damiano, 20, Bergamo, e protette da copyright
internazionale rilasciato in data 1949.
2) -Da circa 10.000 articoli apparsi in varie lingue e nazioni su giornali, riviste, atti
accademici e libri che hanno riferito sulla mia teoria e le sue applicazioni.
3) -Dalla testimonianza di migliaia di allievi che hanno assistito alle mie lezioni e di
migliaia di uditori che hanno ascoltato le conferenze da me svolte presso
università ed accademie italiane ed estere; dai milioni di lettori delle mie opere e
degli articoli scritti su di esse.
4) -Dalle centinaia di comunicazioni e memorie da me presentate od esposte
personalmente nei Congressi Scientifici internazionali di Fisica o Medicina.
5) -Dalle motivazioni con le quali mi furono attribuite sia le nomine a Membro di
varie Accademie Scientifiche italiane ed estere, sia diverse onorificenze.
Non sappiamo se il prof. Di Bella abbia raccolta l'idea dell'invenzione in
argomento da uno dei numerosi precedenti sopracitati, oppure se l'abbia trovata
da se.
Comunque sia, Egli apporta ora la sua autorevole conferma di scienziato all'esito
dei miei esperimenti ed alla certezza che la fluidodinamica costituisce veramente
quella scienza cosmica unitaria che era nell'aspirazione umana da secoli, il che
spero, servirà a richiamare una più vasta e meditata attenzione sulle pubblicazioni
sopra citate che la espongono, onde i lettori interessati possano trarne tutte le
invenzioni nuove e gli ulteriori sviluppi teorici che essa consente, per un più rapido
progresso del sapere umano.

Marco Todeschini

29/05/1967 IL MATTINO di Napoli 29 maggio 1967
Fu brevettato nel 1928 un sistema propulsivo identico a quello
del Prof. Di Bella

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DATA ARTICOLO
In merito a quanto reso noto in questi giorni su una invenzione del prof. A. Di Bella
dell'Università di Genova di un nuovo sistema propulsivo a masse rotanti che,
applicato a vari modellini di navi prive di elica, le fa agevolmente spostare
sull'acqua contenuta nella vasca sperimentale di quell’ateneo, lo scienziato prof.
Dottore, ing. Marco Todeschini ha fatto presente che un apparecchio identico a
quello sopra descritto è stato da lui ideato e brevettato fin dal 1928. Le modifiche
ed i perfezionamenti introdotti in seguito resero indispensabile chiedere un
secondo brevetto che gli fu rilasciato dal Ministero competente col numero
312406 in data 17-11-1933 con il titolo significativo di «motore a forza propulsiva
centrifuga». Nel 1937 poi, la descrizione e i disegni dell'invenzione vennero anche
stampati su un'apposito opuscolo e posti in vendita al pubblico a cura dell'ufficio
ministeriale della proprietà intellettuale, come prescritto dalla legge per
assicurare la massima divulgazione dell'invenzione.
Todeschini, nel mostrare ai giornalisti i brevetti citati e gli articoli dei quotidiani
che riferirono a suo tempo sul motore e gli esperimenti con esso compiuti, ha
dichiarato: «Il nuovo principio fisico - matematico sul quale ai basa l’apparecchio è
quello stesso che sta a fondamento della scienza cosmica unitaria da me elaborata
ed esposta nelle mie pubblicazioni edite a cura del Centro internazionale di
Psicobiofisica di Bergamo dal 1949 in poi. Essa, in un recente congresso scientifico,
è stata giudicata l’unica scienza unitaria che comprende in sé e spiega i fenomeni
fisici, biologici e psichici, sintetizzandone tutte le leggi in una sola equazione
matematica in armonia con la cinematica classica». Poi ha aggiunto: «Non so se il
Prof. Di Bella abbia raccolto l’idea dell’invenzione da uno dei numerosi precedenti
sopra citati, oppure se l’abbia trovata da sé. Comunque sia, egli apporta ora la sua
autorevole conferma di scienziato all’esito dei miei esperimenti e la certezza che
la fluidodinamica costituisce veramente quella scienza comica unitaria che era
nell’aspirazione umana da secoli».

29/05/1967 CARLINO SERA di Bologna 29 maggio 1967
Rivendica paternità del motore centrifugo
Il sistema propulsivo a masse rotanti, illustrato recentemente da un professore di
Genova, fu brevettato nel 1928 e nel 1933
Il professor Di Bella dell'università di Genova ha annunciato e illustrato, qualche
tempo fa un nuovo sistema propulsivo a masse rotanti che, applicato a vari
modellini di navi prive di elica le fa agevolmente spostare sull'acqua (la
dimostrazione è stata fatta nella vasca sperimentale dell'ateneo ligure).
Ora a Bergamo lo scienziato, professor, ingegner, Marco Todeschini ha fatto
presente che un apparecchio identico fu da lui ideato e brevettato nel 1928. Le
modifiche e i perfezionamenti introdotti in seguito, resero indispensabile
chiedere un secondo brevetto che gli fu rilasciato dal ministero competente col
numero 312.496 il 17 novembre 1933 con il titolo di « motore a forza propulsiva
centrifuga ».
Nel 1937 la descrizione e i disegni dell'invenzione vennero anche stampati su un
opuscolo e messi in vendita al pubblico a cura dell'ufficio ministeriale della
proprietà intellettuale, come prescritto dalla legge, per assi curare la massima
divulgazione dell'invenzione.
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DATA ARTICOLO
Todeschini, nel mostrare ai giornalisti i brevetti citati e gli articoli dei quotidiani
che parlarono del motore e degli esperimenti ha dichiarato: « Il nuovo principio
fisico-matematico sul quale si basa l'apparecchio è quello stesso che sta a
fondamento della scienza cosmica unitaria da me elaborata ed esposta nelle mie
pubblicazioni edite a cura del centro internazionale di psicobiofisica di Bergamo
dal 1949 in poi. Essa in un recente congresso scientifico è stata giudicata l'unica
scienza unitaria che comprende in sè e spiega i fenomeni fisici, biologici e psichici,
sintetizzandone tutte le leggi in una sola equazione matematica in armonia con la
cinematica classica ».
Poi ha aggiunto: « Non so se il professor Di Bella abbia raccolta l'idea
dell'invenzione da uno dei numerosi precedenti sopra citati, oppure se l'abbia tro-
vata da sè. Comunque sia, egli apporta ora la sua autorevole conferma di
scienziato all'esito dei miei esperimenti e la certezza che la fluidodinamica costitui-
sce veramente quella scienza cosmica unitaria che era nell'aspirazione umana da
secoli».
L'apparecchio inventato dal professor Di Bella è costituito da un sistema di tre
ingranaggi conici simile a un differenziale per automobili, con la diversità che sui
semiassi laterali al posto delle ruote sono calettate due assicelle recanti
all'estremità due masse le quali, seguendo il moto di rotazione e rivoluzione
proprio dei satelliti, sviluppano la forza centrifuga propulsiva che si vuole sfruttare.
Il tutto è azionato da un motorino elettrico.

29/05/1967 NAZIONE SERA di Firenze 29 maggio 1967
UNO SCIENZIATO BERGAMASCO
Rivendica la paternità del motore centrifugo
Il sistema propulsivo a masse rotanti, illustrato recentemente da un professore di
Genova, fu brevettato nel 1928 e nel 1933
Il professor Di Bella dell'università di Genova ha annunciato e illustrato, qualche
tempo fa un nuovo sistema propulsivo a masse rotanti che, applicato a vari
modellini di navi prive di elica le fa agevolmente spostare sull'acqua (la
dimostrazione è stata fatta nella vasca sperimentale dell'ateneo ligure).
Ora a Bergamo lo scienziato, professor, ingegner, Marco Todeschini ha fatto
presente che un apparecchio identico fu da lui ideato e brevettato nel 1928. Le
modifiche e i perfezionamenti introdotti in seguito, resero indispensabile
chiedere un secondo brevetto che gli fu rilasciato dal ministero competente col
numero 312.496 il 17 novembre 1933 con il titolo di « motore a forza propulsiva
centrifuga ».
Nel 1937 la descrizione e i disegni dell'invenzione vennero anche stampati su un
opuscolo e messi in vendita al pubblico a cura dell'ufficio ministeriale della
proprietà intellettuale, come prescritto dalla legge, per assi curare la massima
divulgazione dell'invenzione.
Todeschini, nel mostrare ai giornalisti i brevetti citati e gli articoli dei quotidiani
che parlarono del motore e degli esperimenti ha dichiarato: « Il nuovo principio
fisico-matematico sul quale si basa l'apparecchio è quello stesso che sta a
fondamento della scienza cosmica unitaria da me elaborata ed esposta nelle mie
pubblicazioni edite a cura del centro internazionale di psicobiofisica di Bergamo
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DATA ARTICOLO
dal 1949 in poi. Essa in un recente congresso scientifico è stata giudicata l'unica
scienza unitaria che comprende in sè e spiega i fenomeni fisici, biologici e psichici,
sintetizzandone tutte le leggi in una sola equazione matematica in armonia con la
cinematica classica ».
Poi ha aggiunto: « Non so se il professor Di Bella abbia raccolta l'idea
dell'invenzione da uno dei numerosi precedenti sopra citati, oppure se l'abbia tro-
vata da sè. Comunque sia, egli apporta ora la sua autorevole conferma di
scienziato all'esito dei miei esperimenti e la certezza che la fluidodinamica costitui-
sce veramente quella scienza cosmica unitaria che era nell'aspirazione umana da
secoli».
L'apparecchio inventato dal professor Di Bella è costituito da un sistema di tre
ingranaggi conici simile a un differenziale per automobili, con la diversità che sui
semiassi laterali al posto delle ruote sono calettate due assicelle recanti
all'estremità due masse le quali, seguendo il moto di rotazione e rivoluzione
proprio dei satelliti, sviluppano la forza centrifuga propulsiva che si vuole sfruttare.
Il tutto è azionato da un motorino elettrico.

01/06/1967 VOCE ADRIATICA di Ancona 01 giugno 1967
LETTERE AL DIRETTORE
”Scoperte nuove, invenzioni antiche„
L’ing. Marco Todeschini di Bergamo, rivendica la priorità negli studi e nei risultati
conseguiti sul motore a forza propulsiva centrifuga ora costruito dal prof. Alfio di
Bella.
Illustrissimo Signor Direttore,
in due articoli apparsi sul «Corriere della Sera», rispettivamente il 30 aprile u.s. ed
il 16 corrente, e in altri giornali fra cui il suo, è stato riferito che il prof. Alfio Di
Bella, titolare della cattedra d'architettura navale all'Università di Genova, ha
ideato e costruito un nuovo sistema propulsivo a masse rotanti che, applicato su
vari modellini di navi, le fa agevolmente spostare sulla superficie dell'acqua
contenuta nella vasca idrica sperimentale di quest'ateneo.
Nei citati articoli viene spiegato che l'apparecchio è costituito da un sistema di tre
ingranaggi conici, simile ad un differenziale per automobili, con la diversità che sui
due semiassi laterali, al posto delle ruote, sono calettate due asticelle che portano
all'estremità due masse le quali, seguendo il moto di rotazione e rivoluzione dei
satelliti, sviluppano la forza centrifuga di propulsione che si vuole sfruttare, il tutto
è azionato da un motore elettrico.
Ora, per ragioni di giustizia e verità storica, faccio presente che un apparecchio
identico a quello sopra descritto è stato da me ideato e brevettato sino dal 1928.
Anzi le modifiche ed i perfezionamenti introdotti in seguito resero indispensabile
chiedere un secondo brevetto che fu rilasciato dal Ministero competente col n.
312496 in data 17-11-933, con il titolo significativo di: « Motore a forza propulsiva
centrifuga, ecc. ».
Nel 1937 poi, la descrizione ed i disegni dei trovato vennero anche stampati
sull'apposito opuscolo posto in vendita al pubblico a cura dell’ufficio Ministeriale
della Proprietà Intellettuale, come prescritto dalla legge per assicurare la massima
divulgazione dell'invenzione. Alla costruzione e sperimentazione dei vari modelli
del motore in parola collaborarono con me nei successivi decorsi anni le seguenti
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DATA ARTICOLO
persone: il tenente Paolo Magotti, il comm. Giovanni Berlo, il dott. Cesare
Paolucci, l’ing. Guglielmo Carducci, il dott. Luigi Serra, il tecnico Pietro Fasoli, e
l'ing. Luciano Oberto, i quali possono testimoniare della mia priorità anche nella
realizzazione pratica del trovato.
A tale proposito pongo in evidenza che il 16-5-1954 venne anche effettuata, con
esito positivo, una serie di esperimenti col motore in parola nell'officina Fasoli di
Albino, alla presenza di 50 scienziati provenienti da varie città italiane e dal Circolo
«Il Crogiolo» di Milano, i quali vennero poi ricevuti solennemente in Municipio
dalle autorità civiche.
Di questo avvenimento hanno riferito nei giorni successivi « L'eco di Bergamo », «
Il Giornale del Popolo » e « La Domenica del Popolo », i cui articoli costituiscono
notizia di cronaca documentativa della mia priorità inventiva e sperimentale,
nonché della pubblicità che hanno avuto, sia il principio scientifico su cui venne
basato l'apparecchio, sia la sua costituzione che il suo funzionamento.
Per chiarire questi tre elementi è bene ricordare che il noto teorema del moto del
baricentro, ci assicura che un sistema nel vuoto non può spostarsi con forze
generate nel suo interno. Si sposta invece se è munito di eliche che, ruotando, si
avvitano e trovano presa in un mezzo fluido ambiente, come ad esempio gli
aereoplani e le navi. Poiché il nostro apparecchio si sposta anche in ambiente
privo di aria, come risulta dagli esperimenti da me effettuati, esso ci dimostra che
lo spazio in qualsiasi punto dell'Universo non è mai vuoto, perché si comporta
come un fluido che, reagendo sulle masse rotanti dell'apparecchio, le sottopone e
forza centrifuga.
La natura sinora misteriosa di tale forza resta così svelata. Com'è noto essa è equi-
valente al prodotto della massa dei corpo ruotante per la sua accelerazione. Ma
accelerazione rispetto a che cosa?
Poiché nelle mie pubblicazioni ho dimostrato che una massa non può manifestare,
forze ed entrare in accelerazione se non è urtata da altre masse solide, liquide,
gassose o sciolte allo stato di spazio fluido, posso chiarire che la forza centrifuga di
un corpo che rivoluisce attorno ad un centro è dovuta alla sua accelerazione
centripeta rispetto allo spazio fluido immobile in cui è immerso, è cioè dovuta alla
reazione che tale mezzo fluido universale oppone alla accelerazione radiale del
corpo.
Tra la massa di tale corpo che rivoluisce a velocità costante e lo spazio fluido am-
biente immobile, vi è infatti un'accelerazione relativa diretta verso il centro del
moto, ergo gli atomi disposti ai nodi del reticolo di Bragg che costituiscono il
corpo, urtando contro lo spazio fluido immobile con tale accelerazione centripeta,
trovano da parte di questo una reazione la quale è proprio la forza centrifuga, la
cui genesi resta così chiaramente svelata.
Anche con una serie di prove sulla trasmissione della luce ho potuto dimostrare
che lo spazio si comporta come un fluido avente una densità dieci elevato venti
volte minore dell'acqua, che i suoi vortici sferici costituiscono i sistemi atomici ed
astronomici della materia con i loro campi di forze attrattive e che le sue
oscillazioni costituiscono, a seconda della loro frequenza di vibrazione, le diffe-
renti qualità di energia ondulatoria.
In base a tali dimostrazioni sperimentali ho potuto anzi unificare i diversi campi
della fisica in quello detta Spaziodinamica, dimostrando che tutti i fenomeni
naturali hanno per realtà oggettiva solo particolari movimenti di spazio, retti da
una sola equazione matematica. Ho potuto spiegare poi come questi movimenti,
allorché si infrangono contro gli organi di senso del corpo umano, provocano in
39

DATA ARTICOLO
questi delle correnti elettriche, le quali trasmesse dalle linee nervose al cervello,
suscitano nella nostra psiche, ed esclusivamente in essa, le sensazioni di luce,
calore, elettricità. suono, odore, sapore, ecc..
Mi è stato così possibile svelare la meravigliosa tecnologia elettronica di tutti gli
organi di senso, di moto e di regolazione del sistema nervoso periferico e centrale,
il che mi ha consentito di determinare le azioni e reazioni che si esplicano tra la
materia del mondo fisico oggettivo, il nostro corpo e la psiche. Questo complesso
di dimostrazioni teoriche e sperimentali scoprono le modalità con le quali si
svolgono e sono collegate tra di loro i fenomeni fisici, biologici e psichici,
determinandone le precise relazioni matematiche reciproche e di insieme,
coordinandoli tutti in una scienza cosmica unitaria madre di tutte le altre, che
appunto perciò venne da me denominata: « Psicobiofìsica ».
L'elaborazione di tale scienza mi è costata 40 anni di studi, ricerche ed
esperimenti e la mia priorità in tutti i nuovi traguardi raggiunti, compresa
l'invenzione del motore a forza propulsiva centrifuga, oltre che dalle privative
industriali sopra elencate, è resa incontestabile anche dalla seguente
documentazione: .
1) Dalla pubblicazione di 5 volumi intitolati rispettivamente: « La teoria delle
apparenze » - « La Psicobiofìsica » - « Qual è la chiave dell'Universo » - «
L'unificazione della materia e dei suoi campi di forze » - « Esperimenti decisivi per
la fisica moderna ». Un complesso di 2000 pagine pubblicato a cura del Centro In-
ternazionale di Psicobiofisica, via Frà Damiano 20, Bergamo, e protette da
copyright internazionali rilasciato in data 1949.
2) Da circa 10.000 articoli apparsi in varie lingue e nazioni su giornali, riviste,
atti accademici e libri che hanno riferito sulla mia teoria e le sue applicazioni.
3) Dalla testimonianza di migliaia di allievi che hanno assistito alle mie lezioni e
di migliaia di uditori che hanno ascoltato le conferenze da me svolte presso
università ed accademie italiane ed estere; dai milioni di lettori delle mie opere e
degli articoli scritti su di esse.
4) Dalle centinaia di comunicazioni e memorie da me presentate od esposte
personalmente nei Congressi Scientifici internazionali di Fisica e Medicina.
5) Dalle motivazioni con le quali mi furono attribuite sia le nomine a Membro
di varie Accademie Scientifiche italiane ed estere, sia diverse onorificenze. Non
sappiamo se il prof. Di Bella abbia raccolto l'idea dell'invenzione in argomento da
uno dei numerosi precedenti sopra citati, oppure se l'abbia trovato da sé.
Comunque sia, egli apporta ora la sua autorevole conferma di scienziato all'esito
dei miei esperimenti ed alla certezza che la fluidodinamica costituisce veramente
quella scienza cosmica unitaria che era nell'aspirazione umana da secoli, il che
spero, servirà a richiamare una più vasta e meditata attenzione sulle pubblicazioni
sopra citate che la espongono,
Con distinti saluti. Dott. Ing. Marco Todeschini, Bergamo, 30 maggio 1967


15/06/1967 IL PROGRESSO ITALO-AMERICANO di New Kork 15 giugno 1967
Lo scienziato italiano l’ha brevettato e costruito fin dal 1928
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DATA ARTICOLO
MARCO TODESCHINI RIVENDICA L’INVENZIONE DEL MOTORE A
FORZA PROPULSIVA CENTRIFUGA
Si tratta di un apparecchio – sostiene e documenta il Todeschini – identico a
quello ideato e costruito dal professore Alfio di Bella, titolare della cattedra di
architettura dell’Università di Genova, che costituisce «un nuovo sistema
propulsivo a masse rotanti» applicato su modellini di navi
Con una sua lettera al nostro Giornale lo scienziato bergamasco, prof. Marco
Todeschini, rivendica a sè l'invenzione del motore a forza propulsiva centrifuga da
lui brevettato e costruito sin dal 1928, perfezionato in seguito e nuovamente
brevettato nel 1937. La rivendicazione è fatta dal Todeschini, con garbo ma con
tutta decisione, e soprattutto con larga documentazione, dopo che i giornali
hanno dato con rilievo notizia recentemente di un « nuovo » apparecchio ideato
e costruito a Genova.
Ecco il testo della lettera:

Signor Direttore,
In due articoli apparsi sul Corriere della Sera, rispettivamente il 30 aprile u.s. ed il
16 corrente, è stato riferito che il prof. Alfio Di Bella, titolare della cattedra di
architettura navale all'università di Genova, ha ideato e costruito un nuovo
sistema propulsivo a masse rotanti che applicato su vari modellini di navi le fa
agevolmente spostare sulla superficie dell'acqua contenuta nella vasca idrica
sperimentale di quell'ateneo.
Nei citati articoli viene spiegato che l'apparecchio è costituito da un sistema di tre
ingranaggi conici, simile ad un differenziale per automobili, con la diversità che sui
due semiassi laterali, al posto delle ruote, sono calettate due asticelle che portano
all'estremità due masse le quali seguendo il moto di rotazione e rivoluzione dei
satelliti sviluppano la forza centrifuga di propulsione che si vuole sfruttare. Il tutto
è azionato da un motore elettrico.
Ora, per ragioni di giustizia e verità storica, faccio presente che un apparecchio
identico a quello sopra descritto è stato da me ideato e brevettato sino dal 1928.
Anzi le modifiche ed i perfezionamenti introdotti in seguito resero indispensabile
chiedere un secondo brevetto che fu rilasciato dal Ministero competente col
numero 312496 in data 17 novembre 1933, con il titolo significativo di "Motore a
forza propulsiva centrifuga, ecc."
Nel 1937 poi, la descrizione ed i disegni del trovato vennero anche stampati
sull'apposito opuscolo posto in vendita al pubblico a cura dell'Ufficio Ministeriale
della Proprietà Intellettuale, come prescritto dalla legge per assicurare la massima
divulgazione dell'invenzione.
Alla costruzione e sperimentazione dei vari modelli del motore in parole,
collaborarono con me, nei successivi decorsi anni, le seguenti persone: il tecnico
Italo Magotti, il Comm. Berio Giovanni, l'Ing. Guglielmo Carducci, il dott. Luigi
Serra, il tecnico Pietro Fasoli e l'ing. Luciano Oberto, i quali possono testimoniare
della mia priorità anche nella realizzazione pratica del trovato.
A tale proposito pongo in evidenza che il 16 maggio 1954 venne anche effettuata,
con esito positivo, una serie di esperimenti col motore in parola nell'officina Fasoli
di Albino, alla presenza di 50 scienziati provenienti da varie città italiane e dal
circolo "Il Crogiolo" di Milano, i quali vennero poi ricevuti solennemente in
Municipio dalle Autorità Civiche.
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DATA ARTICOLO
Di questo avvenimento hanno riferito nei giorni successivi "Il Giornale del Popolo",
"L'Eco di Bergamo" e "La Domenica del Popolo", i cui articoli costituiscono notizia
di cronaca documentativa e sperimentale, nonché della pubblicità che hanno
avuto, sia il principio scientifico su cui venne basato l'apparecchio, sia la sua
costituzione che il suo funzionamento.
Per chiarire questi tre elementi è bene ricordare che il noto teorema del moto del
baricentro, ci assicura che un sistema nel vuoto non può spostarsi con forze
generate nel suo interno. Si sposta invece se è munito di eliche che ruotando si
avvitano e trovano presa in un mezzo fluido ambiente, come ad esempio gli
aeroplani e le navi. Poiché il nostro apparecchio si sposta anche in ambiente privo
di aria, come risulta dagli esperimenti da me effettuati, esso ci dimostra che lo
spazio in qualsiasi punto non è mai vuoto, perché si comporta come un fluido che
reagendo sulle masse rotanti dell'apparecchio lo sottopone a forza centrifuga. La
natura sinora misteriosa di tale forza resta così svelata. Com'è noto essa è
equivalente al prodotto della massa del corpo ruotante per la sua accelerazione.
Ma accelerazione rispetto a cosa? Poiché nelle mie pubblicazioni ho dimostrato
che una massa non può manifestare forze ed entrare in accelerazione se non è
urtata da altre masse solide, liquide, gassose o sciolte allo stato di spazio fluido,
posso chiarire che la forza centrifuga di un corpo che rivoluisce attorno ad un
centro è dovuta alla sua accelerazione centripeta rispetto allo spazio fluido
immobile in cui è immerso, è cioè dovuta alla reazione che tale mezzo fluido
universale, oppone alla accelerazione radiale del corpo. Tra la massa di tale corpo
che rivoluisce a velocità costante e lo spazio fluido ambiente immobile, vi è infatti
una accelerazione relativa diretta verso il centro del moto, ergo di atomi disposti
ai nodi del reticolo di Bragg che costituiscono il corpo, urtando contro lo spazio
fluido immobile con tale accelerazione centripeta, trovano da parte di questo una
reazione la quale è proprio la forza centrifuga, la cui genesi resta così chiaramente
svelata.
Anche con una serie di prove sulla trasmissione della luce ho potuto dimostrare
che lo spazio si comporta come un fluido avente una densità dieci elevato venti
volte minore dell'acqua, che i suoi vortici sferici costituiscono I sistemi atomici ed
astronomici della materia con i loro campi di forze attrattive e che le sue
oscillazioni costituiscono, a seconda della loro frequenza di vibrazione, le
differenti qualità di energia ondulatoria. In base a tali dimostrazioni sperimentali
ho potuto anzi unificare i diversi campi della fisica in quello della spaziodinamica,
dimostrando che tutti i fenomeni naturali hanno per realtà oggettiva solo
particolari movimenti di spazio, retti da una sola equazione matematica.
Ho potuto spiegare poi come questi movimenti, allorché si infrangono contro gli
organi di senso del corpo umano, provocano in questo delle correnti elettriche, le
quali trasmesse dalle linee nervose al cervello, suscitano nella nostra psiche, ed
esclusivamente in essa, le sensazioni di luce, calore, elettricità, suono, odore,
sapore, ecc.
Mi è stato così possibile svelare la meravigliosa tecnologia elettronica di tutti gli
organi di senso, di moto e di regolazione del sistema nervoso periferico e centrale,
il che mi ha consentito di determinare le azioni e reazioni che si esplicano tra la
materia del mondo fisico oggettivo, il nostro corpo e la psiche.
Questo complesso di dimostrazioni teoriche e sperimentali scoprono le modalità
con le quali si svolgono e sono collegate tra di loro i fenomeni fisici, biologici e
psichici, determinandone le precise relazioni matematiche reciproche e di
42

DATA ARTICOLO
insieme, coordinandoli tutti in una scienza cosmica unitaria madre di tutte le altre,
che appunto perciò venne da me denominata: "Psicobiofisica".
Questa è convalidata sia dal fatto che dall'unica equazione della spaziodinamica su
cui si basa, si ricavano tutte le leggi che riguardano le varie scienze, sia dalle
numerose applicazioni pratiche che sono state dedotte dai suoi principi basilari,
tra le quali va annoverata l'invenzione qui in argomento del motore a forza
propulsiva centrifuga.
Il valore di questo trovato, trascende perciò l'utilità che può avere il suo impiego
pratico od il suo rendimento economico, poiché esso ci assicura l'esistenza di un
fluido universale substrato di ogni materia ed energia che, come ho dimostrato
nelle mie pubblicazioni, ci permette di giungere alla Psicobiofisica, l'unica scienza
cosmica unitaria che comprende in sé e spiega i fenomeni fisici, biologici e psichici,
sintetizzandone le leggi in una sola equazione matematica in armonia con la
cinematica classica.
L'elaborazione di tale scienza mi è costata 40 anni di studi, ricerche ed
esperimenti e la mia priorità in tutti i nuovi traguardi raggiunti, compresa
l'invenzione del motore a forza propulsiva centrifuga, oltre che delle privative
industriali sopra elencate, è resa incontestabile anche dalla seguente
documentazione:
1) dalla pubblicazione di 5 volumi intitolati rispettivamente: "La teoria delle
apparenze", "La Psicobiofisica", "Qual'è la chiave dell'universo", "
L'unificazione della materia e dei suoi campi di forze", " Esperimenti decisivi
per la fisica moderna", un complesso di 2000 pagine pubblicato a cura del
Centro Int. di Psicobiofisica, via Frà Damiano, 20, Bergamo, e protette da
copyright internazionale rilasciato in data 1949.
2) Da circa 10.000 articoli apparsi in varie lingue e nazioni su giornali, riviste, atti
accademici e libri che hanno riferito sulla mia teoria e le sue applicazioni.
3) Dalla testimonianza di migliaia di allievi che hanno assistito alle mie lezioni e
di migliaia di uditori che hanno ascoltato le conferenze da me svolte presso
università ed accademie italiane ed estere; dai milioni di lettori delle mie opere e
degli articoli scritti su di esse.
4) Dalle centinaia di comunicazioni e memorie da me presentate od esposte
personalmente nei Congressi Scientifici internazionali di Fisica o Medicina.
5) Dalle motivazioni con le quali mi furono attribuite sia le nomine a Membro di
varie Accademie Scientifiche italiane ed estere, sia diverse onorificenze.
Non sappiamo se il prof. Di Bella abbia raccolta l'idea dell'invenzione in
argomento da uno dei numerosi precedenti sopracitati, oppure se l'abbia trovata
da se.
Comunque sia, Egli apporta ora la sua autorevole conferma di scienziato all'esito
dei miei esperimenti ed alla certezza che la fluidodinamica costituisce veramente
quella scienza cosmica unitaria che era nell'aspirazione umana da secoli, il che
spero, servirà a richiamare una più vasta e meditata attenzione sulle pubblicazioni
sopra citate che la espongono, onde i lettori interessati possano trarne tutte le
invenzioni nuove e gli ulteriori sviluppi teorici che essa consente, per un più rapido
progresso del sapere umano.

Marco Todeschini


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DATA ARTICOLO
16/6/1967 ESPRESSO SERA di Catania 16 giugno 1967
L’UNIVERSO E’ RETTO DALLE LEGGI DELLA FLUIDODINAMICA
Il motore ad acqua fu ideato nel 1928 da un bergamasco
Il Prof. Todeschini ha dichiarato ai giornalisti che le recenti prove effettuate a
Genova dallo scienziato Prof. Di Bella non sarebbero altro che la conferma della
validità dei suoi quarantennali esperimenti – Il brevetto citato a sostegno della
tesi porta il n. 312496 del 17 novembre 1933
In questi giorni la stampa ha riferito che il prof. Di Bella dell’università di Genova,
ha recentemente costruito un nuovo sistema propulsivo a forza centrifuga
generata da masse rotanti, che applicato a vari modellini di navi prive di elica, le fa
agevolmente spostare sull’acqua di una vasca sperimentale.
L’apparecchio è costituito da un sistema di 2 ingranaggi troco-conici, simile ad un
differenziale per automobili, con la diversità che sui semiassi laterali, al posto
delle ruote della vettura, sono calettate due asticelle che portano alle estremità
due masse, le quali, seguendo il moto di rotazione e di rivoluzione del satellite,
sviluppano la forza centrifuga che si vuole sfruttare. Il tutto è azionato da un
motorino elettrico.
Ora a Bergamo lo scienziato italiano, prof. Dott. Ing. Marco Todeschini ha fatto
presente che un apparecchio identico a quello sopra descritto è stato da lui ideato
e brevettato fin dal 1928. Anzi le modifiche ed i perfezionamenti introdotti in
seguito resero indispensabile chiedere un secondo brevetto che gli fu rilasciato dal
Ministero competente col numero 312406 in data 17-11-1933 con il titolo
significativo di «Motore a forza propulsiva centrifuga».
Nel 1937 poi, la descrizione e i disegni del trovato vennero anche stampati
sull’apposito opuscolo e posti in vendita al pubblico a cura dell'ufficio ministeriale
della proprietà intellettuale, come prescritto dalla legge per assicurare la massima
divulgazione dell'invenzione.
Todeschini, nel mostrare ai giornalisti i brevetti citati e gli articoli dei quotidiani
che riferirono a suo tempo sul motore e gli esperimenti con esso compiuti, ha
dichiarato: «Il nuovo principio della fluidodinamica dello spazio sul quale ai basa
l’apparecchio è quello stesso che sta a fondamento della scienza cosmica unitaria
da me elaborata ed esposta nelle mie pubblicazioni edite a cura del Centro di
Psicobiofisica (via frà Damiano, 20-Bergamo) dal 1949 in poi. Essa, in un recente
congresso scientifico, è stata giudicata l’unica scienza unitaria che comprende in
sé e spiega i fenomeni fisici, biologici e psichici, sintetizzandone tutte le leggi in
una sola equazione matematica in armonia con la cinematica classica».
Poi ha aggiunto: «Non so se il Prof. Di Bella abbia raccolto l’idea dell’invenzione da
uno dei numerosi precedenti sopra citati, oppure se l’abbia trovata da sé.
Comunque sia, egli apporta ora la sua autorevole conferma di scienziato all’esito
dei miei esperimenti e la certezza che la fluidodinamica costituisce veramente
quella scienza comica unitaria che era nell’aspirazione umana da secoli».



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DATA ARTICOLO
01/07/1967 NATURA E SALUTE 01luglio 1967
Lo Scienziato Marco Todeschini rivendica l’invenzione
delmotore a forza propulsiva centrifuga
da lui brevettato e costruito dal 1928
Il trovato conferma che l’universo è retto dalle leggi della fluidodinamica

Illustrissimo Signor Direttore,
In due articoli apparsi sul Corriere della Sera, rispettivamente il 30 aprile u.s. ed il
16 corrente, è stato riferito che il prof. Alfio Di Bella, titolare della cattedra di
architettura navale all'università di Genova, ha ideato e costruito un nuovo
sistema propulsivo a masse rotanti che applicato su vari modellini di navi le fa
agevolmente spostare sulla superficie dell'acqua contenuta nella vasca idrica
sperimentale di quell'ateneo.
Nei citati articoli viene spiegato che l'apparecchio è costituito da un sistema di tre
ingranaggi conici, simile ad un differenziale per automobili, con la diversità che sui
due semiassi laterali, al posto delle ruote, sono calettate due asticelle che portano
all'estremità due masse le quali seguendo il moto di rotazione e rivoluzione dei
satelliti sviluppano la forza centrifuga di propulsione che si vuole sfruttare. Il tutto
è azionato da un motore elettrico.
Ora, per ragioni di giustizia e verità storica, faccio presente che un apparecchio
identico a quello sopra descritto è stato da me ideato e brevettato sino dal 1928.
Anzi le modifiche ed i perfezionamenti introdotti in seguito resero indispensabile
chiedere un secondo brevetto che fu rilasciato dal Ministero competente col
numero 312496 in data 17 novembre 1933, con il titolo significativo di "Motore a
forza propulsiva centrifuga, ecc."
Nel 1937 poi, la descrizione ed i disegni del trovato vennero anche stampati
sull'apposito opuscolo posto in vendita al pubblico a cura dell'Ufficio Ministeriale
della Proprietà Intellettuale, come prescritto dalla legge per assicurare la massima
divulgazione dell'invenzione.
Alla costruzione e sperimentazione dei vari modelli del motore in parole,
collaborarono con me, nei successivi decorsi anni, le seguenti persone: il tecnico
Italo Magotti, il Comm. Berio Giovanni, l'Ing. Guglielmo Carducci, il dott. Luigi
Serra, il tecnico Pietro Fasoli e l'ing. Luciano Oberto, i quali possono testimoniare
della mia priorità anche nella realizzazione pratica del trovato.
A tale proposito pongo in evidenza che il 16 maggio 1954 venne anche effettuata,
con esito positivo, una serie di esperimenti col motore in parola nell'officina Fasoli
di Albino, alla presenza di 50 scienziati provenienti da varie città italiane e dal
circolo "Il Crogiolo" di Milano, i quali vennero poi ricevuti solennemente in
Municipio dalle Autorità Civiche.
Di questo avvenimento hanno riferito nei giorni successivi "Il Giornale del Popolo",
"L'Eco di Bergamo" e "La Domenica del Popolo", i cui articoli costituiscono notizia
di cronaca documentativa e sperimentale, nonché della pubblicità che hanno
avuto, sia il principio scientifico su cui venne basato l'apparecchio, sia la sua
costituzione che il suo funzionamento.
Per chiarire questi tre elementi è bene ricordare che il noto teorema del moto del
baricentro, ci assicura che un sistema nel vuoto non può spostarsi con forze
generate nel suo interno. Si sposta invece se è munito di eliche che ruotando si
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DATA ARTICOLO
avvitano e trovano presa in un mezzo fluido ambiente, come ad esempio gli
aeroplani e le navi. Poiché il nostro apparecchio si sposta anche in ambiente privo
di aria, come risulta dagli esperimenti da me effettuati, esso ci dimostra che lo
spazio in qualsiasi punto non è mai vuoto, perché si comporta come un fluido che
reagendo sulle masse rotanti dell'apparecchio lo sottopone a forza centrifuga. La
natura sinora misteriosa di tale forza resta così svelata. Com'è noto essa è
equivalente al prodotto della massa del corpo ruotante per la sua accelerazione.
Ma accelerazione rispetto a cosa? Poiché nelle mie pubblicazioni ho dimostrato
che una massa non può manifestare forze ed entrare in accelerazione se non è
urtata da altre masse solide, liquide, gassose o sciolte allo stato di spazio fluido,
posso chiarire che la forza centrifuga di un corpo che rivoluisce attorno ad un
centro è dovuta alla sua accelerazione centripeta rispetto allo spazio fluido
immobile in cui è immerso, è cioè dovuta alla reazione che tale mezzo fluido
universale, oppone alla accelerazione radiale del corpo. Tra la massa di tale corpo
che rivoluisce a velocità costante e lo spazio fluido ambiente immobile, vi è infatti
una accelerazione relativa diretta verso il centro del moto, ergo di atomi disposti
ai nodi del reticolo di Bragg che costituiscono il corpo, urtando contro lo spazio
fluido immobile con tale accelerazione centripeta, trovano da parte di questo una
reazione la quale è proprio la forza centrifuga, la cui genesi resta così chiaramente
svelata.
Anche con una serie di prove sulla trasmissione della luce ho potuto dimostrare
che lo spazio si comporta come un fluido avente una densità dieci elevato venti
volte minore dell'acqua, che i suoi vortici sferici costituiscono I sistemi atomici ed
astronomici della materia con i loro campi di forze attrattive e che le sue
oscillazioni costituiscono, a seconda della loro frequenza di vibrazione, le
differenti qualità di energia ondulatoria. In base a tali dimostrazioni sperimentali
ho potuto anzi unificare i diversi campi della fisica in quello della spaziodinamica,
dimostrando che tutti i fenomeni naturali hanno per realtà oggettiva solo
particolari movimenti di spazio, retti da una sola equazione matematica.
Ho potuto spiegare poi come questi movimenti, allorché si infrangono contro gli
organi di senso del corpo umano, provocano in questo delle correnti elettriche, le
quali trasmesse dalle linee nervose al cervello, suscitano nella nostra psiche, ed
esclusivamente in essa, le sensazioni di luce, calore, elettricità, suono, odore,
sapore, ecc.
Mi è stato così possibile svelare la meravigliosa tecnologia elettronica di tutti gli
organi di senso, di moto e di regolazione del sistema nervoso periferico e centrale,
il che mi ha consentito di determinare le azioni e reazioni che si esplicano tra la
materia del mondo fisico oggettivo, il nostro corpo e la psiche.
Questo complesso di dimostrazioni teoriche e sperimentali scoprono le modalità
con le quali si svolgono e sono collegate tra di loro i fenomeni fisici, biologici e
psichici, determinandone le precise relazioni matematiche reciproche e di
insieme, coordinandoli tutti in una scienza cosmica unitaria madre di tutte le altre,
che appunto perciò venne da me denominata: "Psicobiofisica".
Questa è convalidata sia dal fatto che dall'unica equazione della spaziodinamica su
cui si basa, si ricavano tutte le leggi che riguardano le varie scienze, sia dalle
numerose applicazioni pratiche che sono state dedotte dai suoi principi basilari,
tra le quali va annoverata l'invenzione qui in argomento del motore a forza
propulsiva centrifuga.
Il valore di questo trovato, trascende perciò l'utilità che può avere il suo impiego
pratico od il suo rendimento economico, poiché esso ci assicura l'esistenza di un
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DATA ARTICOLO
fluido universale substrato di ogni materia ed energia che, come ho dimostrato
nelle mie pubblicazioni, ci permette di giungere alla Psicobiofisica, l'unica scienza
cosmica unitaria che comprende in sé e spiega i fenomeni fisici, biologici e psichici,
sintetizzandone le leggi in una sola equazione matematica in armonia con la
cinematica classica.
L'elaborazione di tale scienza mi è costata 40 anni di studi, ricerche ed
esperimenti e la mia priorità in tutti i nuovi traguardi raggiunti, compresa
l'invenzione del motore a forza propulsiva centrifuga, oltre che delle privative
industriali sopra elencate, è resa incontestabile anche dalla seguente
documentazione:
1) dalla pubblicazione di 5 volumi intitolati rispettivamente: "La teoria delle
apparenze", "La Psicobiofisica", "Qual'è la chiave dell'universo", "
L'unificazione della materia e dei suoi campi di forze", " Esperimenti decisivi
per la fisica moderna", un complesso di 2000 pagine pubblicato a cura del
Centro Int. di Psicobiofisica, via Frà Damiano, 20, Bergamo, e protette da
copyright internazionale rilasciato in data 1949.
2) Da circa 10.000 articoli apparsi in varie lingue e nazioni su giornali, riviste, atti
accademici e libri che hanno riferito sulla mia teoria e le sue applicazioni.
3) Dalla testimonianza di migliaia di allievi che hanno assistito alle mie lezioni e
di migliaia di uditori che hanno ascoltato le conferenze da me svolte presso
università ed accademie italiane ed estere; dai milioni di lettori delle mie
opere e degli articoli scritti su di esse.
4) Dalle centinaia di comunicazioni e memorie da me presentate od esposte
personalmente nei Congressi Scientifici internazionali di Fisica o Medicina.
5) Dalle motivazioni con le quali mi furono attribuite sia le nomine a Membro di
varie Accademie Scientifiche italiane ed estere, sia diverse onorificenze.
Non sappiamo se il prof. Di Bella abbia raccolta l'idea dell'invenzione in
argomento da uno dei numerosi precedenti sopracitati, oppure se l'abbia trovata
da se.
Comunque sia, Egli apporta ora la sua autorevole conferma di scienziato all'esito
dei miei esperimenti ed alla certezza che la fluidodinamica costituisce veramente
quella scienza cosmica unitaria che era nell'aspirazione umana da secoli, il che
spero, servirà a richiamare una più vasta e meditata attenzione sulle pubblicazioni
sopra citate che la espongono, onde i lettori interessati possano trarne tutte le
invenzioni nuove e gli ulteriori sviluppi teorici che essa consente, per un più rapido
progresso del sapere umano.
Marco Todeschini

01/07/1967 IL GIORNALE D’ITALIA di Roma 1 luglio 1967
Un brevetto del ’28 sul motore a forza centrifuga
Di recente il dott. Di Bella di Genova ha sperimentato un sistema propulsivo a
forza centrifuga generato da masse rotanti che, applicato a vari modellini di navi
privi di elica, li fa spostare nell'acqua.
L'apparecchio è costituito da un sistema di 2 ingranaggi tronconici, simile a un
differenziale per automobili, con la diversità che, sull'asse del satellite, sono
calettate due masse le quali, seguendo il moto di rotazione e rivoluzione del
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DATA ARTICOLO
satellite stesso, sviluppano la forza centrifuga propulsiva che si vuole sfruttare. Il
tutto è azionato da un motorino elettrico.
Ora a Bergamo il professor Mario Todeschini ha fatto presente che un
apparecchio identico a quello sopra descritto fu da lui ideato e brevettato sin dal
1928. Anzi, le modifiche introdotte in seguito resero indispensabile chiedere un
secondo brevetto che gli fu rilasciato dal competente ministero col numero
312496, in data 17 noviembre 1933 con il titolo di "Motore a forza propulsiva
centrifuga".
Dal '37 in poi la descrizione ed i disegni di tale invenzione vennero anche
stampati in un apposito opuscoletto e posti in vendita al pubblico a cura del-
l'ufficio ministeriale della proprietà intellettuale, come prescritto dalla legge per
assicurare la massima divulgazione all'invenzione medesima.

15/08/1967 IL PENSIERO MILITARE di Firenze 15 agosto 1967
Ufficiale scienziato che si fa onore
Recentemente la stampa ha riferito che il Prof. Di Bella ha ideato e sperimentato
un nuovo sistema propulsivo a forza centrifuga generata da masse rotanti, che
applica a vari modellini di navi prive di elica, le fa spostare lentamente sull'acqua.
L'apparecchio è costituito da un sistema di ingranaggi tronco-conici, simile ad un
differenziale per automobili, con la diversità che sugli assi dei satelliti sono
calettate due masse, le quali seguendo il moto di rotazione e rivoluzione dei sa-
telliti stessi, sviluppano la forza centrifuga propulsiva che si vuole sfruttare. Il tutto
è azionato da un motorino elettrico.
Ora la stampa ha fatto rilevare che un apparecchio identico a quello sopra de-
scritto risulta già ideato e brevettato sin dal 1928 dal noto scienziato Prof. Dott.
Ing. Marco Todeschini. Anzi i perfezionamenti introdotti da questi in seguito,
resero indispensabile chiedere un secondo brevetto, che gli fu rilasciato dal Mini-
stero competente col n. 312496 in data 17-11-1933, sotto il titolo significativo di:
« Motore a forza propulsiva centrifuga ».
Nel 1937 poi la descrizione ed i disegni del trovato costituirono oggetto del-
l'apposito opuscolo stampato e posto in vendita al pubblico a cura dell'Ufficio
della Proprietà Intellettuale, come prescritto dalla legge per assicurare la massima
divulgazione dell'invenzione e della priorità spettante al suo autore.
Il 16-5-1954 vennero anche effettuati ad Albino di Bergamo, numerosi esperi-
menti col motore in parola alla presenza dì vari scienziati ed autorità, di cui la
stampa diede allora notizia.
Per chiarire il principio di funzionamento dell'apparecchio è bene ricordare che il
teorema del moto del baricentro, ci assicura che un sistema nel vuoto non può
spostarsi con forze generate nel suo interno. Si sposta invece se è munito di eliche
che ruotando si avvitano e trovano presa in un mezzo ambiente, come ad esempio
gli aeroplani e le navi. Poiché nelle sue pubblicazioni Todeschini ha dimostrato che
lo spazio in qualsiasi punto dell'Universo non è mai vuoto perché si comporta
come un fluido, così risulta che è tale fluido che opponendosi al moto di
rivoluzione delle masse dell'apparecchio, le sottopone a forza centrifuga. La
natura sinora misteriosa di tale forza resta così svelata come reazione del mezzo
fluido ambiente all'accelerazione di qualsiasi massa in esso immersa. Infatti la
forza centrifuga è equivalente al prodotto della massa del corpo rivoluente per la
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sua accelerazione. Ma accelerazione rispetto a che cosa? Poiché Todeschini ha
dimostrato che una massa non può manifestare forze ed entrare in accelerazione
se non è urtata da altre masse solide, liquide, gassose o sciolte allo stato di spazio
fluido, è chiaro che anche la forza centrifuga di un corpo che rivoluisce intorno ad
un centro è dovuta alla sua accelerazione centripeta rispetto allo spazio fluido
immobile in cui è immerso e contro il quale urta. Infatti gli atomi disposti ai nodi
del reticolo di Bragg che costituiscono il corpo, rivoluendo tutti assieme contro lo
spazio fluido, sono soggetti ciascuno ad una reazione radiale, la cui risultante è la
forza centrifuga totale del corpo stesso.
Il nuovo principio della fluido dinamicità dello spazio sul quale si basa l'ap-
parecchio, è perciò quello stesso che sta a fondamento della scienza cosmica uni-
taria ideata da Todeschini ed esposta nelle sue pubblicazioni. Egli infatti con una
serie di prove sulla trasmissione della luce ha potuto dimostrare che lo spazio si
comporta come un fluido avente una densità dieci elevato venti volte minore
dell'acqua, i cui vortici sferici costituiscopo i sistemi atomici ed astronomici della
materia con i loro campi di forze attrattive e le cui oscillazioni costituiscono, a
seconda della loro frequenza di vibrazione, le differenti qualità di energia
ondulatoria.
In base a tali dimostrazioni sperimentali egli ha potuto unificare i diversi campi
della fisica in quello della spaziodinamica, dimostrando che tutti i fenomeni
naturali hanno per realtà oggettiva solo particolari movimenti di spazio fluido,
retti da un'unica equazione matematica.
Todeschini ha spiegato poi come questi movimenti, allorché si infrangono contro il
corpo umano, provocano negli organi di senso delle correnti elettriche, le quali
trasmesse dalle linee nervose al cervello, suscitano nella nostra psiche, ed
esclusivamente in essa, le sensazioni dì luce, calore, elettricità, suono, odore,
sapore, forza, ecc.
Gli è stato così possibile svelare la meravigliosa tecnologia elettronica di tutti gli
organi di senso, di moto e di regolazione del sistema nervoso periferico,
intermedio e centrale, determinando le azioni e reazioni che si esplicano tra la
materia del mondo fisico oggettivo, il corpo umano e la psiche.
Gli è stato possibile, in altre parole, scoprire le modalità con le quali si svolgono e
sono collegati tra di loro i fenomeni fisici, biologici e psichici, determinarne le
precise relazioni matematiche reciproche e di assieme e coordinarli tutti in una
scienza cosmica unitaria, denominata perciò psicobiofisica.
Essa è convalidata, sia dal fatto che dall'unica equazione della fluidodinamica su
cui si basa, si ricavano tutte le leggi che riguardano le varie scienze, sia dal fatto
che dai suoi principi sono state dedotte centinaia di applicazioni pratiche, tra le
quali va appunto annoverata l'invenzione qui in argomento del motore a forza
propulsiva centrifuga.
Il valore di questo trovato trascende perciò l’utilità che può avere il suo impiego
pratico od il suo rendimento economico, poiché il suo funzionamento ci assicura
l'esistenza di un fluido universale, substrato di ogni materia ed energia, che come
ha dimostrato Todeschini nelle sue pubblicazioni, ci consente di giungere alla
psicobiofisica, l'unica scienza cosmica unitaria che comprende in se e spiega i
fenomeni fisici, biologici e psichici, sintetizzandone le leggi in una sola equazione
matematica in armonia con la cinematica classica.
L'elaborazione di tale scienza è costata al Todeschini 40 anni di studi, ricerche ed
esperimenti, e la di lui priorità in tutti i traguardi raggiunti con essa, compresa
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l'invenzione del motore a forza propulsiva centrifuga, oltre che dai brevetti sopra
elencati, è resa incontestabile anche dalle seguenti documentazioni:
1°) Dalla pubblicazione di 5 volumi intitolati: « La teoria delle apparenze », « La
Psicobiofìsica », « Qual'è la chiave dell'universo », « L'unificazione della materia e
dei suoi campi di forza », « Esperimenti decisivi per la fisica moderna », un
complesso di 2000 pagine pubblicato a cura del Centro Int. di Psicobiofisica di via
Frà Damiano 20 in Bergamo, dal 1949 in poi.
2°) Da migliaia di articoli apparsi in varie lingue e nazioni su giornali e riviste, atti
accademici e libri che hanno riferito sulla sua teoria e le sue applicazioni.
3°) Dalla testimonianza di migliaia di allievi che hanno assistito alle sue lezioni e di
uditori che hanno ascoltato le conferenze da lui svolte in congressi scientifici,
università, accademie italiane ed estere; dai milioni di lettori delle sue opere e
degli articoli scritti su di esse.
Todeschini interpellato in merito ha dichiarato: « Non so se il Prof. Di Bella abbia
raccolta l'idea dell'invenzione da uno dei miei numerosi precedenti, oppure se
l'abbia trovata da se. Comunque sia, egli apporta ora anche la sua autorevole
conferma all'esito degli esperimenti da me effettuati ed alla certezza che la
fluidodinamica costituisce vera mente quella scienza cosmica unitaria che era
nell'aspirazione umana da secoli.

Gen. Igino Salvetti


















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