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Dr.

Geol Del Pero Gianni
GEOLOGIA E AMBIENTE
Via dei Mille, 4 20821 Meda (MB)
tel e fax 0362/343493 cell 330/225140
email gianni.delpero@teletu.it

MEDA, IL TARO’ E LE ESONDAZIONI. POSSIAMO FARE QUALCOSA?
Egregio sig. Sindaco, dall’8 Luglio a Meda, anche a causa della piena del Terrò e della conseguente
esondazione, mancano tratti di argine, mentre in più punti del corso d’acqua sono presenti macerie,
detriti, rifiuti, depositi anomali di ghiaie e altri materiali che creano ostruzioni al deflusso delle acque.
Ancor da prima, le valli ed i rii che scendono dall’altopiano del Parco della Brughiera si presentano in
condizioni di degrado idraulico e forestale. Non si contano le ostruzioni, le sovraescavazioni e i
sovralluvionamenti che, durante le piene, favoriscono fenomeni erosivi con ingente trasporto solido.
Il Comune dovrebbe essere dalla parte dei cittadini per contrastare questa situazione, anche per
prevenire i danni conseguenti o, ancora, per vederseli risarciti qualora, come purtroppo avvenuto, si
verificassero. Ma, in particolare, i cittadini si aspettano che i soggetti deputati ricostruiscano gli argini
crollati, ripristinando condizioni di sicurezza.
E invece il Comune, nella sua persona, su probabile sollecitazione di Regione Lombardia, ha emesso
un’ordinanza che pone a carico di un alluvionato alcuni interventi di manutenzione del torrente, che
invece, come lei dovrebbe poter sapere, competono a Regione Lombardia.
Durante l’evento del 15 Novembre lei ha avuto modo di “addebitare” le cause dei danni prodotti dalla
piena ai cittadini residenti in quanto non hanno fatto nulla per “impedire la piena e l’esondazione”,
cosa che va ben oltre il limite del buon senso, oltre che delle umane cose.
Altre accuse, mi consenta davvero fuori luogo, che i cittadini alluvionati non abbiano collaborato con la
Protezione Civile e che poi, comunque, non vi abbiano aderito. Il volontario lo si fa per scelta e le
modalità per farlo sono varie (chi scrive ha avuto l’onore di tenere corsi di formazione per la
Protezione Civile, anche a Meda, e continua a fare il volontario di protezione civile da ambientalista,
senza la necessità di avere una divisa, ma rispettando molto quanto fatto dai nostri concittadini
volontari della P.C.)
Altre sue esternazioni, che facendo intendere che lei non fosse adeguatamente informato di quello di
cui stava parlando, hanno creato prima preoccupazione, poi anche un po’ di indignazione: “hanno
aperto le chiuse di Montorfano”, poi corretto in “hanno aperto le chiuse di Carugo”. Per poi venire a
conoscenza che a Carugo non ci sono chiuse, che qualcuno apre per colpire Meda, ma una vasca di
laminazione che ha trattenuto un po’ della piena che invece si sarebbe riversata, in assenza di tale
opera (come ancora più tardi avrebbe detto, facendosi merito della loro gestione). E ancora "bisogna
fermare l’acqua dove si genera" (ma, purtroppo, parlava di montagne, forse per passione, ubicando
con “approssimazione” le sorgenti del Tarò, non una ma, con il suo affluente principale, Roggia
Vecchia, in più comuni a Cantù, Capiago, Montorfano, e rii da Orsenigo e Alzate).
Ora lei parla di una vasca di decantazione ad Alzate, ma in quel comune la Roggia ha dimensione di
qualche decimetro, e le portate sono ancora molto scarse.

Dr. Geol Del Pero Gianni
GEOLOGIA E AMBIENTE
Via dei Mille, 4 20821 Meda (MB)
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E’ giusto laminare le piene, consentendo anche l’esondazione controllata in zone non urbanizzate. Ma
si possono ottenere obiettivi anche non costruendo ulteriormente su aree verdi (e quindi attenzione
nella fase di redazione della variante al PGT) o rendendo di nuovo permeabili, dove possibile, le aree
dove si è cementificato (Regione Lombardia finanzia interventi per deimpermeabilizzare aree
pavimentate, ad es. parcheggi, o per realizzare tetti verdi su grandi edifici per potere, in tal modo,
accumulare acqua).

Ma perché prima non cominciamo a fare qualcosa nel nostro comune? Richieda alla Regione di
ricostruire gli argini crollati e di riprofilare il letto del Tarò, abbassandolo, particolarmente in prossimità
dei ponti di Via Luigi Rho, Via Cialdini, del tratto tombinato di Largo Europa, Via dei Cipressi e di Via
Cadorna, dove gli interventi realizzati già dal 2000 da Regione Lombardia (l’ex Genio Civile) hanno
modificato il regime della corrente.
Basta dare un’occhiata, anche nei momenti di magra, la corrente rallenta prima dei ponti ed accelera,
erodendo in cascata, subito a valle. Questa condizione ha innescato diversi fenomeni di rigurgito che
hanno portato all’esondazione, proprio in corrispondenza dei ponti (lei era con me la sera del 15
Novembre, ed abbiamo visto, “in diretta”, prima l’esondazione all’altezza del tratto di argine mancante,
da Vicolo Luigi Rho, e poi quella dal rigurgito al ponte della Svizera di Via Luigi Rho e, infine, l’onda di
piena proveniente dal “condominio” a valle del ponte di Via Val Seriana).
Ma un’altra cosa dovremmo cominciare a fare, senza aspettare nessuno: fare la manutenzione delle
vallette, che essendo elementi del reticolo idrico minore, sono esclusiva competenza dei comuni.
In particolare durante la piena dell’8 Luglio abbiamo avuto forti erosioni e notevole trasporto di fango
che, con il materiale forestale schiantato, che ha contribuito al rigurgito della corrente all’altezza del
ponte della Svizera, alla confluenza tra la Valle della Brughiera e il Tarò.
Esiste un progetto preliminare di interventi di sistemazione idrogeologica e forestale, anche per la
nostra città, redatto per il Parco della Brughiera nel 1997 (ma gli interventi previsti sono stati realizzati
solo a Cabiate e Mariano), ma ancora più recentemente il Parco ha sviluppato e realizzato progetti per
il suo territorio: Cabiate, Brenna e Carugo ne hanno beneficiato.
In questo modo si tiene sotto controllo il dissesto idrogeologico, si contiene il trasporto solido, in buona
sostanza, si previene il rischio esondazioni operando in ambito locale.
Possiamo sperare anche a Meda in un prossimo futuro?.

Cordialmente.
Meda, 13 Dicembre 2014
Il consigliere regionale WWF Lombardia
dr.geol. Gianni Del Pero
Ordine dei Geologi della Lombardia al n. 517