L’energia oscura

© Ing. Silvano D’Onofrio

Sommario
L’energia oscura................................................................................................................................................. 1
L’energia oscura c’è o non c’è? ..................................................................................................................... 2
La fine dell’universo................................................................................................................................... 2
Big Crunch. ................................................................................................................................................. 3
Big Freeze. ................................................................................................................................................. 3
Il falso problema della energia oscura....................................................................................................... 4
Big Rip ............................................................................................................................................................ 6

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L’energia oscura c’è o non c’è?

Sui siti specializzati circola una domanda: l’energia oscura è un falso problema?
Questo interrogativo è venuto a seguito di uno studio condotto dal professor Edward Kipreos della
University of Georgia.
Di cosa si tratta?
Sappiamo che l’energia oscura rappresenta il mistero più profondo della moderna cosmologia.
Non si sa di preciso cosa sia. Gli astronomi ritengono che si tratti di una forma sconosciuta di
energia che sembra responsabile dell’espansione accelerata dell’Universo.
Per Edward Kipreos il problema dell’espansione dell’universo va visto con un altro approccio già
previsto dalla teoria della relatività, ovvero in un modo diverso di pensare alla dilatazione dei tempi.
Beh, andiamo per ordine, altrimenti con capiamo più nulla.
L’universo è nato con una grande esplosione con conseguente espansione. C’era solo da domandarsi
se questa espansione si sarebbe fermata.
La fine dell’universo.

Da quella domanda sono nate diverse ipotesi tutte legate alla quantità di materia presente
nell’universo. Più precisamente alla sua densità media. Le sorti dell’universo sembravano quindi
legate alla grande battaglia tra la forza di espansione dell’universo e quindi delle galassie e la forza
di gravità esercitata dalla materia che attrae le stesse galassie.
Se la sua densità media è superiore, inferiore o uguale ad un valore critico si avrà un universo
chiuso (universo finito), un universo aperto (universo infinito), o piatto (anche in questo caso
infinito).
Secondo le ricerche la densità della materia nell’universo avrebbe esattamente il valore critico.
L’esistenza dell’Universo sarebbe legato a questo precario equilibrio. Un valore più alto della
densità lo farebbe inevitabilmente collassare su se stesso in un punto di singolarità a densità e
temperatura infinita per dare, forse, origine ad un altro Big Bang per ricominciare tutto da capo.
A causa di questo “fortunato” equilibrio che ci mantiene in vita, quindi, è più probabile un destino
di una lenta espansione senza fine. L’universo si espande uniformante in ogni direzione. La sua
morte sarà lenta.
Ma ecco l’imprevisto.

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Big Crunch.

Per rendere conto della dinamica delle galassie, e in
particolare della velocità delle loro porzioni più
periferiche gli scienziati hanno ipotizzato la presenza
di una materia invisibile composta da particelle che
non assorbono, non emettono e non riflettono la
radiazione, e che quindi non possono essere rivelate
studiando la radiazione elettromagnetica. E’ per
questo motivo che è chiamata “oscura”.
Ebbene questa materia oscura è predominante
nell’universo. Sarebbe quattro volte più abbondante
di quella ordinaria, e costituirebbe tra il 25 e il 27 per
cento dell’universo.
Gli effetti di questa materia oscura rivoluziona e ribalta il destino dell’universo. La materia oscura
con la sua invisibile forza non solo si opporrebbe all’espansione ma addirittura la rallenterebbe fino
a far collassare l’universo in un punto di singolarità (Big Crunch). E, forse, tutto avrà un nuovo
inizio.
Cosa c’entra la energia oscura con la materia oscura?
Ok, ora ve lo dico.
Big Freeze.

Quando il destino dell’universo sembrava quasi per dato per scontato (salvo la prova della esistenza
della materia oscura e della sua quantità) le osservazioni dello highredshift delle supernovae di tipoI hanno inaspettatamente mostrato che l’espansione cosmica è attualmente in una fase di
accelerazione (espansione di Hubble).
In termini più comprensibili questa ulteriore spinta sarebbe attribuita ad una misteriosa energia che
rappresenta circa il 75% e forse il 90% della densità di energia totale dell’Universo.
La causa fisica è sconosciuta.
Ma gli effetti di questa energia oscura è che si
opporrebbe alla forza gravitazionale tra le stelle, tra
le galassie, tra gli ammassi stellari, malgrado la
presenza di un una notevole quantità di materia
oscura presente nell’universo che tenderebbe ad
attrarle. Insomma contribuirebbe ad una più veloce
espansione dell’universo. L’Universo non solo si
espande ma accelera sempre di più la sua fuga.
L’Universo in questa condizione diventerà sempre
più rarefatto. La materia disperdendosi non favorirà più la nascita di altre stelle. E’ la morte per
congelamento dell’universo.
Fine della storia?
Macché!
Ok, veniamo a noi.

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Il falso problema della energia oscura.

Non c’è giorno che passi che la stessa esistenza di questa energia oscura viene messa in discussione.
Molti altri scienziati hanno trattato l’argomento. Ma si sa, gli scienziati sono molto curiosi e,
spesso, come dei ciclisti in fuga solitaria, vogliono arrivare per primi al traguardo allo scopo di
svelare “da soli” gli enigmi della natura.
Ora è il turno di Edward Kipreos.
Cosa dice?
Il professore parte dal concetto della dilatazione dei tempi, fenomeno fisico che si manifesta nella
durata di un evento relativo ad un osservatore che viaggia a qualsiasi velocità.
Kipreos introduce una ipotesi in base alla quale la dilatazione dei tempi sia direzionale, anziché
reciproca, rispetto al moto, per cui è solo l’oggetto che si muove a subire l’effetto previsto dalla
relatività speciale.
Nell’universo descritto dalla relatività speciale, le misure di intervalli temporali e di lunghezze
spaziali effettuate da osservatori inerziali non corrispondono necessariamente fra loro, dando luogo
a fenomeni come la dilatazione del tempo e la contrazione delle lunghezze.
Queste dilatazioni diventano comunque rilevanti solo quando un oggetto si avvicina a velocità
nell’ordine dei 30.000 km/s, circa 1/10 della velocità della luce.
Tale dilatazione è data dalla formula:

(formula 1)

Δt è l`intervallo di tempo osservato dell’osservatore non solidale al sistema,
Δt0 è l’intervallo di tempo misurato dall’osservatore in moto,
γ è il fattore di Lorenz
Con β = u/c (dove “u” è la velocità dell’osservatore, “c” la velocità della luce)
Per “u” tendente a “c”, Δt diventa infinitamente grande.
Avete capito qualcosa? No?
Tranquilli, non siete soltanto voi a non aver capito, allora cerco di descrive questo fenomeno con
l’esempio riportato dallo stesso autore.
In pratica è quello che succede nei gps satellitari.
I satelliti si muovono abbastanza velocemente in relazione alla Terra perciò è necessario correggere
gli orologi dal momento che vengono rallentati a causa della loro velocità orbitale. Se non si
correggesse questo effetto relativistico, la misura fornita dai satelliti GPS sarebbe stata errata di
circa due chilometri al giorno.
Questo esempio molto semplice si basa sulla teoria di Einstein e sulle cosiddette trasformazioni di
Lorentz.
Ma mi spiego meglio.
Sulla base della teoria di Einstein gli orologi satellitari e quelli sulla Terra scorrono a velocità
differenti.
Se si guarda ai GPS satelliti, l’orologio sta rallentando, ma secondo i satelliti GPS il nostro orologio
non sta rallentando. Il nostro orologio va più veloce rispetto ai satelliti e lo sappiamo per il fatto che
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siamo in continua comunicazione.
Ciò è dovuto alla dilatazione del tempo e dello spazio quando l’oggetto della misura è in moto
uniforme rispetto all’osservatore. Insomma è solo l’oggetto che si muove a subire l’effetto previsto
dalla relatività speciale.
Non aggiungo nient’altro altrimenti la questione si potrebbe ingarbugliare. Spero che abbiate capito.
Più o meno.
A questo punto Kipreos ritiene che ci sia una
precisa applicazione della trasformazione assoluta
di Lorentz (dilatazione dei tempi) ai dati
cosmologici. Ovvero si può applicare lo stesso
ragionamento alle galassie in allontanamento.
Man mano che l’Universo si espande, le strutture
cosmiche, come le galassie, si allontanano molto
più rapidamente le une rispetto alle altre secondo
un processo noto come espansione di Hubble:
v=H0D
H0 = costante di Hubble, D = distanza di una
galassia.
La trasformazione assoluta di Lorentz (formula 1)
indica che l’aumento delle velocità determina una
dilatazione dei tempi direzionale.
Se si applica questa trasformazione alle velocità incrementate, che sono associate all’espansione di
Hubble nell’Universo di oggi, si ottiene uno scenario in cui il presente subisce una dilatazione
temporale relativa al passato.
In altre parole, il trascorrere del tempo sarebbe più lento nel presente e più veloce nel passato.
Secondo questo ragionamento quali sono, allora, le conseguenze per quanto riguarda il concetto di
energia oscura?
L’ipotesi della energia oscura è una conseguenza della osservazione delle esplosioni delle
supernove che determina l’andamento della distanza, ricavata dal redshift, in funzione della
luminosità. Ebbene per Kipreos questo evento sarebbe legato alle trasformate di Lorenz che produce
un allungamento del tempo producendo uno sfasamento tra presente e passato.
Gli effetti previsti dal fatto che il tempo trascorrerebbe più velocemente nel passato potrebbero far
sì che i dati ricavati dalle esplosioni delle supernovae diventi lineare su tutte le distanze cosmiche, il
che implicherebbe che non esiste alcuna accelerazione dell’espansione cosmica.
In questo scenario, quindi, non ci sarebbe la necessità di invocare l’esistenza dell’energia oscura,
conclude Kipreos.
La nostra brava casalinga di Verona può stare tranquilla, secondo Kipreos non c’è nessuna energia
oscura che accelera la morte dell’universo.
Ma molti scienziati sono scettici e non condividono questa ipotesi. E allora?
Ho chiesto un parere al mio cane.

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Questa teoria – mi dice – è suggestiva e va confermata. D’altra parte non c’è nemmeno la
conferma della esistenza della energia oscura.
Insomma il mio cane è cauto e lascia spazio alle ipotesi di altri ricercatori. Non ha fretta di
conoscere la soluzione di questo mistero.
Saggio il mio cane.

Big Rip
E’ una grigia ed umida giornata d’inverno, l’ideale per starsene tranquilli al bar con amici dopo aver
fatto colazione e discutere.
Avevo già parlato ai miei amici della materia oscura e dell’energia oscura presenti nell’universo. Di
queste due misteriose “presenze” che potrebbero condizionare le sorti dello stesso universo. E la
cosa ha mostrato interesse. Il mistero è una argomento che affascina.
Allora approfitto.

Ragazzi, oggi vi spiego un’altra implicazione della energia oscura – dico ai miei amici – una
implicazione ancora più drammatica del Big Freeze.
I miei amici si guardano come per dirmi di non avere nient’altro di meglio da raccontare. Ma sanno
di non avere scampo.
Eravamo rimasti – comincio – al fatto che la energia oscura sarebbe la causa della espansione
accelerata dell’universo. La sua presenza non solo contrasta la forza gravitazionale della materia
oscura che tiene assieme le galassie attirandole a se, ma addirittura la sovrasta in potenza.

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Le conseguenze della sua azione sarebbero che l’universo si espanderà con una accelerazione
crescente rendendolo sempre più rarefatto e impedirà il formarsi di altre stelle. L’universo si
spegnerà e morirà di freddo. Il Big Freeze, per l’appunto.
Bene, a questo punto viene spontanea una domanda. Se la energia oscura incrementasse ancora
l’accelerazione dell’universo, cosa succede?
I miei amici non sanno rispondere. Luigi prova ad ipotizzare che il processo di spegnimento delle
stelle verrà anticipato.
Giusta osservazione – rispondo – con l’aggravante di eventi catastrofici.
Ci sono prove sperimentali in questo momento che, anche se non sono ben consolidate, l’energia
oscura possa diventare più forte nel tempo. Con conseguenze disastrose.
Se ciò dovesse accadere, le distanze non avranno più alcuna rilevanza. Qualsiasi oggetto verrà
smembrato.
Se l’energia oscura fosse superiore ad un certo valore, tutta la materia verrebbe, alla fine, fatta
letteralmente a pezzi.
Vedo la fa faccia dei miei amici meravigliati, quasi increduli.
Sarà proprio così – dico e continuo.
A causa della crescente accelerazione è come se le distanze si squarciassero. Dapprima tutte le
galassie si allontaneranno una dall’altra. Lo spazio che le separa cominciano a diventare sempre più
grandi, sempre più veloce. Poi le galassie cominceranno ad essere smembrate. La gravità sarebbe
troppo debole per tenerle assieme e le stelle si separerebbero.
A questo punto faccio un attimo di silenzio per meglio far rendere conto ai miei amici di quello che
potrebbe accadere.
Quando mi accorgo di avere attirato a me una loro maggiore attenzione, continuo.
E’ la volta che anche i sistemi solari si separano. Circa tre mesi prima della fine i pianeti saranno
strappati dalle loro orbite, dai loro sistemi solari per disperdersi nell’universo.
Le stesse stelle e pianeti sarebbero disintegrati.
E poi altri oggetti che in genere sono tenuti insieme da forze molto più forti, gli oggetti tenuti
assieme dalla forza elettromagnetica saranno allontanati, e poi alla fine toccherà ai nuclei.
Gli atomi verrebbero distrutti una frazione di secondo prima della fine.
Cosa resterà?
l’Universo sarebbe ridotto ad una serie di particelle elementari isolate le une dalle altre, in cui ogni
attività sarebbe impossibile.
Quindi, se l’energia oscura si comporta in modo tale che diventa sempre più forte col passare del
tempo, tutta la materia sarà smembrata e dispersa, e avremo un universo con dentro …. niente.
Questo è il ‘Big Rip’.
Fuori il tempo è migliorato. I miei amici stanno per alzarsi, quando intervengo.
Fermi tutti. Non ho mica finito. Ho ancora una ultima cosa da dire.
Non siete curiosi di sapere quando l’universo morirà?
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Avanti diccelo, ma in fretta – mi sollecitano i miei amici – che è ora di rientrare.
Ok. C’è chi ha calcolato il tempo intercorrente da oggi alla fine dell’universo.
Ed è dato da una semplice formula (semplice per modo di dire).
Prendo un tovagliolo, chiedo una penna alla cameriera (niente male) e scrivo (mi ero già preparato a
casa):

Dove:
ω è il valore della forza repulsiva dell’energia oscura,
H0 è la costante di Hubble
Ωm il valore attuale della densità complessiva di materia dell’universo.
Cosa sono questi bastoncini al denominatore – mi chiede Nicola
Quei bastoncini, come li chiami tu – rispondo – stanno a significare il valore assoluto, ovvero i
valori negativi vengono trasformati in valori positivi.
Ora ponendo, come suggeriscono gli scienziati, ad esempio ω = −1,5, H0 = 70 km/s/Mpc e Ωm=
0,3, ne deriva che il momento finale sarebbe circa 3,5 × 1010 anni dopo il Big Bang, il che equivale
a circa 2,1 × 1010.
Ovvero detta in maniera più comprensibile la fine dell’universo avverrà fra 21 miliardi di anni da
adesso.
Bene, ragazzi – dico ai miei amici – cosa c’avete da guardare con quell’aria, mica ho detto
domattina.

Fine

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