12 APRILE AULA ’400

Teatro interattivo “Le streghe di Salem” ore 21.30

Il giornale degli studenti dell’Università di Pavia

13 APRILE AULA ’400
Presentazione libro “Il teatro della mente”

Anno 12 * Numero 71 * 12 APRILE 2007 * Distribuzione gratuita

ore 21.00

Rendere razionale l’irrazionale...
di Alberto Bianchi
“Ratzinger ha un grande limite, è senza dubbi: e coloro che non hanno dubbi non sono aperti al dialogo, né sono capaci di apprendere dagli altri”. Con queste parole, Leonardo Boff1, tra i fondatori della teologia della liberazione2, commentava l’avvenuta elezione dell’attuale pontefice. Un giudizio che può non essere condiviso ma che contiene un importante fondo di verità, ovvero la totale intransigenza di Benedetto XVI nei confronti di qualsiasi sollevazione di dubbio nei confronti di qualsiasi azione intrapresa dalla Chiesa Cattolica. Si sostiene, assai giustamente, che dal punto di vista teologico il pensiero di Karol Wojtyla e quello di Joseph Ratzinger si intreccino senza soluzione di continuità. Conservatori, intransigenti nella difesa dei capisaldi della dottrina e dei principi etico-morali, strenui avversari delle ideologie, del materialismo e della società capitalista nei suoi eccessi edonistici. Due difensori della Fede, coerenti nella loro azione di salvaguardia e di ricerca di quella Verità - ammesso che esista - così inafferrabile per chi non crede. Due uomini, al contrario, totalmente differenti nel loro modo di porsi, di apparire, di presentare le proprie convinzioni. Il pontefice polacco lo ricordiamo bene. La veste bianca. La dolcezza del sorriso capace quasi di offuscare quell’intransigenza di cui si faceva portatore. Il modo di apparire, indiscreto. Il modo di parlare, profondamente umano. E poi la storia, quella della guerra fredda e delle ideologie fallite e disilluse. Ma oggi è un altro mondo. E un altro Papa. Le vesti antiche, a ricordare i pontefici medievali. Il volto serio, quasi teso anche nel sorriso. Il modo di apparire distaccato, fermo e rigoroso. Il modo di parlare ricercato, saldamente imbrigliato nelle redini del ragionamento filosofico. Ed ecco la forza e la debolezza dell’attuaale pontefice-teologo: pretendere di utilizzare la ragione filosofica per giungere a giustificare la verità della Fede. Una contraddizione sottile, difficile da cogliere. Da un lato, infatti, si loda la sua capacità di elaborare discorsi sorretti da complessi meccanismi razionali in grado di affascinare e convincere l’uditorio. Ma dall’altro lato la sua pretesa di sfumare i rapporti tra fede e ragione cade in una contraddizione palese: rendere razionale ciò che razionale non è per definizione3. Portare al centro del dibattito politico e sociale i temi etici degli ultimi anni è stato un grande risultato ottenuto da Benedetto XVI: l’attenzione mediatica è ora altissima e il dibattito è aperto. Il pensiero laico, al di là delle ingerenze ecclesiastiche spesso eccessive, è in difficoltà perché la reazione al pensiero del Pontefice è di semplice condanna della Chiesa e del suo diritto di espressione. Non si affrontano più i temi etici attraverso il ragionamento socratico, tentando di giungere alla verità argomentando le proprie ragioni. Non si risponde con argomenti razionali ma con argomenti di principio. E così la classe politica non ha coraggio delle proprie decisioni. E così si lascia che a votare siano i Vescovi e non i parlamentari. E così colui che rimane sulla cresta dell’onda è sempre l’integerrimo guardiano della Fede messo nella paradossale condizione di poter rendere razionale l’irrazionale.
(Footnotes) 1 Nel 1992, dopo una serie di pressioni esercitate dall’allora prefetto della Congregazione della Fede – l’attuale pontefice – abbandonò per sempre la Chiesa. 2 Pensiero teologico di matrice marxista elaborato negli anni ottanta in Brasile, nel tentativo di richiamare la Chiesa al suo compito originario di assistenza ai più poveri in cerca di giustizia. 3 Vista l’insufficienza di spazio, per un approfondimento di questa e altre questioni, è vivamente consigliata la lettura del libro “Contro Ratzinger” di autore anonimo edito nel 2006 per i tipi della Isbn Edizioni. Nonostante il titolo, infelice perché apparentemente di parte, i contenuti sono assai documentati e argomentati.

Contenuti e forme
ˇ di Bonac
Nella nostra epoca, essere poco inclini all’esposizione mediatica penalizza chi deve vivere sotto i riflettori. Un Nixon senza trucco e parrucco perse una campagna elettorale, un attore che non si fa vedere nelle occasioni mondane ha meno presa sul grande pubblico. Il problema colpisce Benedetto XVI, tanto diverso da Karol Wojtyla sotto questo punto di vista. Eppure, l’impianto dottrinale di Ratzinger coincide con quello del predecessore polacco – e non potrebbe essere altrimenti: le verità di fede del Cattolicesimo sono rivelate da Cristo e non mutano. E il compito del Papa è testimoniare alle donne e agli uomini del suo tempo queste verità, aiutare a comprenderle e essere il punto di riferimento della Chiesa: è l’incarico che Gesù diede a Pietro. Diverso è anche l’approccio alla materia di fede, e di conseguenza il modo di esprimerla: dove Giovanni Paolo II lasciava “esplodere” un messaggio per mezzo di un gesto, Benedetto XVI usa piuttosto illustrarlo attraverso la parola. Questione di personalità. E certamente il primo modo, al costo di perdere alcune sfumature, è di più semplice fruizione; ma abbiamo davvero bisogno, noi uomini del terzo millennio attrezzati di tutti i lumi, di appiattire ogni ricchezza contenutistica e filosofica puntando tutto sulla brevità di un gesto? Di un approccio semplicistico perché tutto sia a tutti i costi semplice? Io dico di no: non si può abdicare alla ragione per avvicinarsi al mistero cristiano, che anzi deve essere capito nella sua dimensione umana e storica per poter essere pienamente accolto nella sua pienezza trascendente. I gesti sono comunque importanti, la scintilla da cui può scaturire il desiderio di approfondimento, e a partire da Giovanni XXIII nessun Papa ha mancato di comunicare ricorrendo ad essi; inoltre, è fuor di dubbio che, date le moderne risorse di comunicazione di massa, è e sarà sempre più cruciale utilizzarle al meglio per offrire il messaggio della religione cattolica. Questo messaggio, comunque, resta la priorità assoluta, seppur non svincolabile dalla ricezione del messaggio stesso. Ma forse la gente che in massa esaltava Giovanni Paolo II era così attratta dal suo carismatico personaggio da tralasciare i contenuti, che poi sono quelli dell’attuale Pontefice (il quale, anzi, ne è stato uno dei maggiori organizzatori, pur operando in secondo piano)? Credo di sì, e la volontaria “amnesia della sostanza” (sia da parte dei cattolici che in generale dei credenti, ma anche dei non credenti) non può essere imputata a Ratzinger, che porta avanti il suo ministero preferendo la riflessione alla ribalta. Giovanni Paolo II, Papa fortemente mediatico, ha segnato una direzione importante da seguire. Ma la gente va in chiesa per fede e convinzione, non la si trascina a suon di slogan; né è interesse della Chiesa un quasi-fedele in più a costo di compromessi, piuttosto deve riuscire a toccare la sensibilità dell’uomo contemporaneo senza ignorare i temi le sfide della nostra società. Benedetto XVI ha la solidità necessaria al suo compito, e gli strumenti per offrire al nostro tempo le verità cristiane.

TUTTI PAZZI

PER PAPA RATZI?
SERVIZIO SPECIALE PAGINE 4 & 5

UNIVERSITA'

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Tabelle iniziative ACERSAT finanziate e respinte
COMMISSIONE ACERSAT INIZIATIVE FINANZIATE - SCADENZA 4.12.2006
ASSOCIAZIONE O GRUPPO STUDENTESCO PROPONENTE IMPORTO RICHIESTO

BANDO ANNO 2007

Dopo tre anni di battaglie ecco finalmente le tabelle (fino ad oggi inaccessibili ad Inchiostro) delle iniziative culturali e ricreative degli studenti finanziate e respinte dalla Commissione A.C.E.R.S.A.T.. Purtroppo non è stato possibile ottenere le motivazioni addotte per ogni singola iniziativa e i nominativi dei singoli titolari delle richieste di finanziamento.
COMMISSIONE ACERSAT INIZIATIVE FINANZIATE - SCADENZA 4.12.2006 BANDO ANNO 2007

N.

TITOLO DELL'INIZIATIVA

DESCRIZIONE INIZIATIVA

CONTRIBUTO ASSEGNATO DALLA COMMISSIONE

DATA DI SVOLGIMENTO PREVISTA

LUOGO DI SVOLGIMENTO PREVISTO

12 STAMPA LIBERA 13 SCRITTURA CREATIVA 2.0.

CONFERENZA SULLA LIBERTA' DI STAMPA CON OSPITI D' ECCEZIONE PROVENIENTI DAL MONDO EDITORIALE, TELEVISIVO E POLITICO

INCHIOSTRO

€ €

1.500,00 4.750,00

€ €

1.200,00 MAGGIO 2007 1.650,00 2007
MARZO-APRILE

AULA DEL ' 400

CORSO DI SCRITTURA CREATIVA DEDICATO INCHIOSTRO AL WEB E AL GIORNALISMO ESPOSIZIONE FOTO GRAFFITI ESEGUITI SU MURI LEGALI, WORKSHOP E DIBATTITI TRA COLOR SKIN WALL WRITER AFFERMATI ITALIANI (BROS, 108, MICROBO., STYLE 1), REALIZZAZIONE DI UN (C.S.W.) CATALOGO, SITO INTERNET TEMPORANEO, ESPOSIZIONE PANNELLI

UNIVERSITA'

N.

INIZIATIVE FINANZIATE DALLA COMMISSIONE A.C.E.R.S.A.T. DELL'UNIVERSITA' PER L'ANNO 2007 CONTRIBUTO ASSOCIAZIONE O DATA DI ASSEGNATO IMPORTO GRUPPO SVOLGIMENTO TITOLO DELL'INIZIATIVA DESCRIZIONE INIZIATIVA RICHIESTO STUDENTESCO DALLA PREVISTA PROPONENTE COMMISSIONE
I DIVERSI VOLTI DELL' AFRICA 3 INCONTRI RELATIVI ALL' UNIVERSO AFRICA CON LA PARTECIPAZIONE DI ESPERTI E PERSONALITA' PER LE TEMATICHE DI GRUPPO KOS IMMIGRAZIONE, INTEGRAZIONE, L' AFRICA NEGLI OCCHI DI UN REPORTER, LA CULTURA GUIDE SCRITTE DA STUDENTI DELL' UNIVERSITA' PER LE MATRICOLE, SUSSIDIARIE E NON SOSTITUTIVE DELLE GUIDE UFFICIALI 4 GIORNI DI STUDIO E INCONTRI RIVOLTI IN MODO PARTICOLARE A STUDENTI PRIMI ANNI PER LA PREPARAZIONE DELLA SESSIONE E L' APPROFONDIMENTO DI ARGOMENTI TRATTATI NEL CORSO DEI REGOLARI STUDI ACCADEMICI € 1.500,00

14 GRAFIC BLOOM
LUOGO DI SVOLGIMENTO PREVISTO

5.000,00

2.000,00 PRIMAVERA 2007

CORTILI UNIVERSITA' CENTRALE + AULA DEL ' 400 AULA MAGNA COLLEGIO CAIROLI, CHIESA S. FRANCESCO AULA '400

APPUNTAMENTI MUSICALI CON LA DIRETTA CORO COLLEGIO 15 STAGIONE MUSICALE 2007 PARTECIPAZIONE DEL CORO E DI MUSICISTI CAIROLI PROFESSIONISTI EUTANASIA E CONFERENZA SUI TEMI DELL' EUTANASIA E 16 TESTAMENTO BIOLOGICO: DEL TESTAMENTO BIOLOGICO DIRITTI DEL CITTADINO 17 UNIVERSITY MUSIC FESTIVAL CONCORSO PER GRUPPI MUSICALI UNIVERSITARI RASSEGNA CINEMATOGRAFICA KRONSTADT E' UNA RIVISTA MENSILE DEDICATA AGLI STUDENTI E ALLA CITTA' DI PAVIA CHE SI PROPONE DI PROMUOVERE LA LIBERA DIFFUSIONE DELL' INFORMAZIONE E DELLA CULTURA COORDINAMENTO DIRITTO ALLO STUDIO - UDU COORD. DIRITTO ALLO STUDIO - UDU COORD. DIRITTO ALLO STUDIO - UDU

6.790,00

2.300,00 ANNO 2007

1

1.500,00 2007

16, 13, 20 MARZO

AULA DEL '400

1.500,00

€ € €

1.200,00 PRIMAVERA 2007 11.000,00 2007
MARZO - GIUGNO

2

GUIDE DEGLI STUDENTI PER GLI STUDENTI

ATENEO STUDENTI

3.912,00

3.900,00 SETTEMBRE 2007 STUDENTI/ UFFICIO

SEGRETERIA

€ €

14.000,00 7.000,00

SPAZI UNIVERSITARI CINEMA CORALLO/POLITEAMA

IMMATRICOLAZIONI

18 INDIE
ATENEO STUDENTI € 8.820,00

3 SEMINARIO DI STUDI

ULTIMA SETT. MAGGIO/ PRIMA 7.000,00 SETT. GIUGNO 2007

5.000,00 MAGGIO 2007

MARZO - APRILE -

PIANAZZE (PC)

19

KRONSTADT, RIVISTA INDIPENDENTE PAVIA LIVEU - IL PROGRAMMA UNIVERSITARI

KRONSTADT

3.000,00

1.800,00 DA GENNAIO 2007 COMUNE DI PAVIA

4 IL GOLIARDA 5 ARTURO LO CHEF 6 IL DOPING NEL MONDO DEL CALCIO

PUBBLICAZIONE N. 5 USCITE DEL GIORNALE AZIONE UNIVERSITARIO "IL GOLIARDA" UNIVERSITARIA AZIONE SPETTACOLO TEATRALE UNIVERSITARIA SEMINARIO IN 2 LEZIONI IN CUI ESPERTI DEL AZIONE SETTORE DISCUTERANNO SULLE UNIVERSITARIA PROBLEMATICHE DEL DOPING SEMINARIO DI 2 LEZIONI IN CUI ESPERTI AZIONE (POLITICI, UOMINI DI CULTURA, PROFESSORI) PARLERANNO DI DESTRA E DI UNIVERSITARIA CULTURA MOSTRA FOTOGRAFICA CHE SI PROPONE DI AZIONE FAR CONOSCERE AGLI STUDENTI I MARTIRI UNIVERSITARIA DELLE FOIBE

€ € €

8.000,00 3.500,00 4.200,00

€ € € € € € € €

5.500,00 PRIMAVERA 2007 1.500,00 AUTUNNO 2007 2.500,00 PRIMAVARA 2007 2.000,00 PRIMAVERA 2007
10/02/2007 E 2.000,00 GIORNI SUCCESSIVI APRILE / MAGGIO 1.250,00 2007 AULA 400

20 COMMISSIONE ACERSAT RADIOFONICO DEGLI

PROGRAMMA D' INTRATTENIMENTO E INFORMAZIONE, CONDOTTO EINIZIATIVE FINANZIATE REALIZZATO PAVIALIVEU DA STUDENTI UNIVERSITARI

€ 4.000,00 - SCADENZA 4.12.2006 €

2.000,00 ANNO 2007

7 LA DESTRA DIFFUSA

4.200,00

AULA 400

INTERAZIONE E SOCIALIZZAZIONE STRANIERI A INIZIATIVA N. REALIZZAZIONE ATTIVITA' STUDENTI DESCRIZIONEPAVIA 21 TITOLO DELL'INIZIATIVA PROMOZIONE PROGRAMMA ERASMUS ESN PAVIA / STEP STUDENTI DELL' ATENEO TOTALI

ASSOCIAZIONE O GRUPPO ESN PAVIA / STEP STUDENTESCO PROPONENTE

IMPORTO € RICHIESTO 5.000,00

CONTRIBUTO DATA ASSEGNATO GENNAIO - DI SVOLGIMENTO € DALLA 1.500,00 GIUGNO 2007 PREVISTA COMMISSIONE 99.472,00 € 59.750,00

RADIOTICINOPAVIA, VIA MENOCCHIO 4 2007 BANDO ANNO PAVIA
LUOGO DI SVOLGIMENTO PREVISTO

8 IL GIORNO DEL RICORDO

€ € € €

3.500,00 2.850,00 3.550,00 2.900,00

AULA 400 BAR DELL' UNIVERSITA' UNIVERSITA' ATENEO

SCOPO DELL' INIZIATIVA E' UNIRE MUSICA E ARTJAZZ "PERCORSI TRA 9 ARTE VISIVA IN UNA PERFORMANCE INCHIOSTRO ARTE E MUSICA" ORIGINALE E COINVOLGENTE CONFERENZA CON REGISTI DI FAMA 10 SGUARDI INCHIOSTRO MONDIALE 11 INCHIOSTRO A VOLONTA' CONCORSO DI RACCONTI E FOTOGRAFICO INCHIOSTRO

1.250,00 A.A. 2006/2007 1.700,00 OTTOBRE 2007
GIUGNO -

INIZIATIVE FINANZIATE PER L'ANNO 2006 (NON REALIZZATE Pagina 2 di 3 PER COMPROVATE CAUSE DI FORZA MAGGIORE) CHE LA COMMISSIONE Ufficio Mobilità studentesca 02/04/2007 A.C.E.R.S.A.T. HA CONCESSO DI REALIZZARE NELL'ANNO 2007 CONTRIBUTO ASSOCIAZIONE O CONTRIBUTO LUOGO DI DATA DI CONFERMATO GRUPPO SVOLGIMENTO SVOLGIMENTO N. TITOLO DELL'INIZIATIVA DESCRIZIONE INIZIATIVA ASSEGNATO PER STUDENTESCO DALLA PREVISTO PREVISTA IL 2006 PROPONENTE COMMISSIONE
1 LE MALATTIE DIMENTICATE Incontro con l'associazione "Carlo Urbani" 2 TICINENSIS RELAY KOS Gara a staffetta per studenti universitari a scopo COORDINAMENTO promozionale del concetto di sport per tutti come PER IL DIRITTO elemento di diritto allo studio ALLO STUDIO € 600,00 € 3.257,70

TABELLA 1
Pagina 1 FINANZIATE - SCADENZA 4.12.2006 INIZIATIVE RESPINTE - SCADENZA 4.12.2006 BANDO ANNO 2007 INIZIATIVE NON di 3
DESCRIZIONE INIZIATIVA ASSOCIAZIONE O GRUPPO IMPORTO RICHIESTO

€ 600,00 2007 € 3.257,70

MARZO/APRILE

AULA DEL '400 CENTRO STORICO DI PAVIA

21 MARZO 2007

Ufficio Mobilità studentesca COMMISSIONE ACERSAT COMMISSIONE ACERSAT
N. TITOLO DELL'INIZIATIVA

02/04/2007

TABELLA 2

BANDO ANNO 2007

DATA PREVISTA DI LUOGO PREVISTO DI SVOLGIMENTO SVOLGIMENTO

1 NEMESI MEDICA

E SE E' IL MEDICO CHE SI AMMALA? ESPERIENZE DI MEDICI E DIBATTITO SUL LIBRO "DALL' ALTRA PARTE" A CURA DI P. BARNARD (di Bonadonna, Bertaccioni, Sartori)

GRUPPO KOS

1.500,00

MARZO-APRILE 2007

AULA DEL '400 O AULA MAGNA

2 PRE-TEST DI MEDICINA ORCHESTRA DI PIAZZA VIITTORIO

SIMULAZIONE IN PREPARAZIONE DEL TEST DI AMMISSIONE ALLA FACOLTA' DI MEDICINA ATENEO STUDENTI E CHIRURGIA PROIEZIONE DEL DOCUMENTARIO "L' ORCHESTRA DI PIAZZA VITTORIO" ED ESIBIZIONE DAL VIVO DELL' ORCHESTRA INCHIOSTRO

3.850,00

ULTIMA SETT. AGOSTO - PRIMA ZONA CRAVINO DELL' SETT. SETTEMBRE UNIVERSITA' 2007 TRA OTTOBRE E DICEMBRE 2007 AULA DEL '400 E TEATRO FRASCHINI

3

15.300,00

4 WHAT ARE WE DOING

SETTIMANA DEDICATA ALLA COOPERAZIONE INTERNAZIONALE, ALLO SVILUPPO, ALLO SVILUPPO CON INCONTRI, DIBATTITI, INCHIOSTRO ESIBIZIONI MUSICALI, BUFFET SOLIDALI, PRESENTAZIONE LIBRI SETTIMANA DEDICATA AI G.D.R. : 1) MINICORSO PER NARRATORI - WEBMASTER 2) SESSIONE TEATRO INTENSIVO REALIZZAZIONE DEL GIORNALE UNIVERSITARIO INCHIOSTRO INTEGRAZIONE FONDI REALIZZAZIONE CD MULTIMEDIALE CON I SETTANTA NUMERI DI INCHIOSTRO MOSTRA E CONFERENZA PER LANCIARE IL CD RASSEGNA CINEMATOGRAFICA LEGATA AL TEMA DELLA DIVERSITA' SESSUALE, PROIEZIONE DI FILM ANALISI E DIBATTITO INCHIOSTRO INCHIOSTRO

2.600,00

NOVEMBRE / DICEMBRE 2007

AULE DELL' UNIVERSITA'

5

IL GIOCO DEI RUOLI: TRA TEATRO E FANTASIA

€ €

1.700,00 5.000,00

MARZO - APRILE 2007 GENNAIO 2007 DICEMBRE 2007

UNIVERSITA', S.M.G., LIBRERIA DELFINO

INCHIOSTRO, IL GIORNALE 6 DEGLI STUDENTI DELL' UNIVERSITA' 7 INCHIOSTRO, ERA ORA CINEFORUM: CINEMA E OMOSESSUALITA'

Ufficio Mobilità studentesca
ATENEO

INCHIOSTRO STUDENTI COLLEGIO FRACCARO

10.000,00 MAGGIO 2007

AULEE UNIVERSITA'

8

2.270,00 MAGGIO 2007

AULA DEL '400

RINNOVO BIBLIOTECA CON 9 ARCHIVIAZIONE COMMISSIONE ACERSAT INFORMATIZZATA STRUMENTI DI CONTRASTO N. ALTITOLO DELL'INIZIATIVA 10 TERRORISMO INTERNAZIONALE

ACQUISTO DI LIBRI DIDATTICI E DI CONSULTAZIONE. ACQUISTO DI UN GOLGI 2 COMPUTER PER L' ARCHIVIAZIONEFINANZIATE - SCADENZA INIZIATIVE NON INFORMATICA CONFERENZA SUL TEMA DEGLI STRUMENTI DESCRIZIONE INIZIATIVA DI CONTRASTO AL TERRORISMO INTERNAZIONALE ASSOCIAZIONE COORD. DIRITTO O ALLO GRUPPO- UDU STUDIO

4.12.2006

15.000,00 ANNO 2007

BIBLIOTECA GOLGI 2

BANDO ANNO 2007

IMPORTO DATA PREVISTA DI LUOGO PREVISTO DI 1.500,00 PRIMAVERA 2007 AULA DEL '400 RICHIESTO SVOLGIMENTO SVOLGIMENTO

11 DIVENTARE MAGISTRATO

IL LAVORO DEL MAGISTRATO, L' ACCESSO ALLA MAGISTRATURA E IL FUNZIONAMENTO COORD. DIRITTO PRATICO DI PROCURE E TRIBUNALI ALLO STUDIO - UDU ANALIZZATI E APPROFONDITI GRAZIE ALL' ESPERIENZA DEGLI STESSI MAGISTRATI

1.500,00

APRILE - MAGGIO 2007

AULA UNIVERSITARIA

Ufficio Mobilità studentesca
12 13

SETTIMANA CONTRO LE TOSSICODIPENDENZE SITO INTERNET STUDENTIPAVIA.IT

Pagina 1 di 2 3 EVENTI: CONFERENZA DIBATTITO; CONCERTO CON I SUBSONICA; CONCORSO STUDENTI PAVIA FOTOGRAFICO
PORTALE INFORMATICO PER GLI STUDENTI, STUDENTI PAVIA CON FORUM, BACHECA E COMMUNITY TOTALE FONDI RICHIESTI

€ € €

15.100,00 APRILE 2007 6.000,00 ANNO 2007 81.320,00

02/04/2007
UNIVERSITA'

Alcune note Alcune note importanti per quanto riguarda i finanziamenti ad Inchiostro: 1. I fondi assegnati per le iniziative “Sguardi” (n° 10 tab. 1) e “Scrittura Creativa 2.0” (n° 13 tab. 1) NON sono stati accettati dalla redazione poiché insufficienti all’effettiva realizzazione delle stesse. Per questo motivo non ci sarà possibile invitare a Pavia un regista di fama mondiale come Wim Wenders (iniziativa Sguardi) e una serie di personaggi del mondo del cinema e dell’editoria (iniziativa Scrittura Creativa 2.0). Pagina 3 di 3 02/04/2007 2. L’iniziativa respinta “Il gioco dei ruoli, tra teatro e fantasia” (n° 5 tab. 3) verrà comunque realizzata con il contributo della Consulta Provinciale degli Studenti e sarà in parte autofinanziata dai redattori. 3. L’insufficienza di fondi a disposizione per stampare tutti i numeri del giornale per il 2007 (7000,00 €) ha spinto la redazione a inoltrare richiesta per un’estensione degli stessi (richiesta n° 6 tab. 3 “Inchiostro, il giornale degli studenti dell’Università”). La richiesta in questione NON è stata accettata, come si evince dalla tabella. Tenteremo di ripresentare la richiesta alla seconda scadenza del bando di maggio. Se non verrà accettata…beh, immaginate il seguito: niente più Inchiostro…

TABELLA 3

Il World Community Grid, nuova frontiera della ricerca
di Manuela Ragni
progetto World Community Grid, programmi di ricerca che richiederebbero molti anni di elaborazione vengono sviluppati in pochi mesi e producono risultati estremamente utili per la comunità scientifica”. I progetti scientifici, sanitari ed umanitari sostenuti sono selezionati dall’Advisory Pagina 2 Board deldi 2 World Community Grid, un ente autonomo che seleziona le richieste inoltrate da enti di ricerca ed associazioni no profit. I progetti in atto sono 5: Human Proteom Folding, per identificare il proteoma umano e comprendere cause e potenziali cure di malattie quali la malaria e la tubercolosi; FightAIDS@Home, per ricercare nuove cure contro l’AIDS; Help Defeat Cancer, per mettere a punto nuovi strumenti diagnostici e possibili trattamen-

La IBM Corporation dal 2004 sta promuovendo l’iniziativa “World Community Grid”, da oggi affiancata dalla Facoltà di Ingegneria dell’Università degli Studi di Pavia e dal Dipartimento di Information and Ufficio Mobilità studentesca Communication Technology dell’Università degli Studi di Trento. Ma che cos’è? Spiega Angelo Failla, Direttore della Fondazione IBM Italia: “Si tratta di connettere e utilizzare, tramite la tecnologia Grid Computing, molti computer in maniera flessibile, ovunque essi siano, e di utilizzarli come un unico sistema con un’elevata potenza di calcolo. Grazie agli oltre 500.000 computer di imprese pubbliche e private o anche di singole persone, che sostengono il

ti per il cancro; Genome Comparison, per migliorare l’interpretazione dei dati biologici e sviluppare nuovi medicinali, vaccini e procedure diagnostiche; Help Cure Muscular Dystrophy, per creare nuove molecole in grado di contrastare quelle che generano la malattia. È possibile partecipare attivamente al progetto: basta scaricare dal sito www. worldcommunitygrid.org un agente di rete 02/04/2007 che permetta di aprire un canale di scambio con il World Community Grid. IBM Italia si è dimostrata assai soddisfatta per la collaborazione in atto con le due Università di Pavia e di Trento, e auspica che l’esempio possa essere seguito al più presto da altre Università italiane. Commenta il rettore dell’Università di Pavia Angiolino Stella: “L’Università di Pavia ha aderito con grande favore al progetto di IBM; apprezzandone le finalità sociali, umanitarie e soprattutto gli aspetti di innovazione

tecnologica, del tutto in linea con i nostri obiettivi di Research University. Grazie a IBM per averci scelto come partner di un progetto di grande innovazione, al quale speriamo di poter dare un contributo importante”. Anche il Rettore Davide Bassi dell’Università degli studi di Trento si esprime in termini positivi: “Il nostro è un ateneo giovane, e per questo naturalmente portato a sostenere progetti all’avanguardia e di alto profilo in campo europeo e internazionale. L’adesione del Dipartimento di Informatica e Telecomunicazioni ad un progetto tanto innovativo quanto utile dal punto di vista umanitario e sociale, rappresenta per noi un ulteriore banco di prova per rafforzare la sinergia già esistente tra IBM e L’università degli Studi di Trento”. La parola d’ordine è: collaborare a un grande progetto. Per informazioni è possibile consultare il sito internet www.worldcommunitygrid. org e il sito www.fondazioneibm.it/sociale/world_community_grid.htm.

2

DALLA CITTA'...

di Marzio Remus
Ore 19:00 la bicicletta si rompe. Aperitivo dall’altra parte della città alle 19:30. Che fare? In Stazione c’è – pare – un luogo ove riparano le biciclette che resta aperto fino a tardi. Tentar non nuoce, e intanto hai già rinunciato all’appuntamento. E invece no. Ritorni verso le 21:00 e la bicicletta è pronta. Il prezzo? Da non credere. E’ difficile credere ad una storia nata, grazie a un forno per panificare, agli inizi del 2000 nel carcere di Pavia e cresciuta, tramite la pizza, sino a coinvolgere gli studenti Erasmus. Andiamo con ordine. Il forno è il primo passo della Cooperativa sociale-onlus “Il Convoglio” all’interno del carcere pavese. Due i risultati: pane buono e lavoro per i detenuti. Il pane per lo stomaco, il lavoro per la testa e la vita. Senza lavoro non c’è dignità, non c’è recupero. Senza lavoro la “rieducazione della pena” rimane solo un bel concetto. Scritto e basta. Il Convoglio si occupa di trovare lavoro a persone in stato di necessità: non solo ex detenuti ma anche disabili. La Cooperativa prende piede. E cresce. Siamo nel 2002. Si apre in Via Fossarmato 98/A ( stesso luogo della sede) un Centro di Accoglienza per carcerati ed ex-carcerati senza riferimenti abitativi. Il Centro, creato grazie al contributo del Comune, è terminato nel 2004. Nello stesso anno parte anche l’avventura del deposito biciclette l’ABiCi, sempre grazie al Comune, che trova i locali e paga le spese vive. Deposito custodito, noleggio (gratuito sino a 3 ore), e piccole riparazioni. Una manna per i pendolari e per gli studenti che subito l’adottano. Il deposito, infatti, non solo è aperto tutti i giorni dalle 06:45 alle 21:15 (la domenica è aperto solo durante la bella stagione) ma se la riparazione è breve la fanno quasi subito e danno un altro mezzo in sostituzione. Il deposito è parte integrate del progetto l’ABiCi curato dall’Assessorato alla Mobilità del Comune di Pavia. Il progetto prevede una serie di ciclopoint sparsi per la città dove è possibile noleggiare gratuitamente delle biciclette. L’iniziativa ha preso piede: i noleggi sono oltre 600 l’anno. La Cooperativa è diventata un punto di ritrovo per molti studenti Erasmus. E’ possibile, oltre al noleggio occasionale e alle riparazioni, stipulare un abbonamento per la custodia del proprio velocipede. I clienti si fidelizzano ed il rapporto cresce: spesso, a causa dei ritardi dei treni, i responsabili hanno prolungato l’orario per permettere a qualche cliente di recuperare il mezzo. E’ addirittura capitato che ne abbiano accompagnato a casa qualcuno. Siamo nel 2005: il forno esce dal carcere e diventa pizzeria. E’ oggi possibile comprare il pane e ordinare dell’ottima pizza da consegnarsi a domicilio. Unica accortezza: alle 21:00 il servizio, per ovvi motivi, termina ma vale la pena di provarlo. Davvero. Insomma, quello che ha fatto la Cooperativa Sociale Il Convoglio dal 2000 ad oggi è molto, moltissimo, ma altrettanto resta da fare. Servono volontari che aiutino a portare avanti i progetti, servono giovani che diano nuova linfa. C’è sempre bisogno di una mano. E magari noi universitari, invece di guardare sempre all’Africa o a giocare fare gli alternativi riparando biciclette potremmo guardare alla città di Pavia con nuovi occhi: sarebbe un vero viaggio di scoperta. Informazioni: Deposito, Manutenzione Biciclette e Ciclopoint in P.le Stazione - Pavia Tel. 0382.462156 Il Convoglio Cooperativa sociale Sede e Forno - Pizzeria Via Fossarmato n. 98/a – Pavia Tel. 0382.583118 email- convoglioscarl@yahoo.it

La bottega dell’altromercato: un salto di e-qualità!
di Francesca Macca
Dlin dlin … trilla il campanellino della porta di vetro che dal signorile Corso Garibaldi, un po’ in fondo se imboccato da Strada Nuova, dà accesso ad un eclettico emporio: la Bottega del Commercio Equo e Solidale. Appena all’interno, un lieve mix di odori diversi preannuncia la varietà dei prodotti che, dopo un lungo viaggio, attendono l’ultima tappa: casa nostra. Gli scaffali conciliano gli interessi più vari: è un posto ideale per farvi un giro con la mamma che ha la fissa per l’arredamento, o con l’amica un po’ frivola che s’incanta di fronte a collane e sciarpine, mentre voi, o menti, potete sfogliare i saggi libri nel cestone davanti alla cassa (che la curiosità vi spinga a vedere di che si tratta!)... E’ prevedibile, poi, una sosta comunitaria nell’an-goloso (traduci: angolo goloso), dove prendono posto cioccolata, caffè, spezzafame dolci e salati, riso e pasta, tisane e spezie multiessenza. Un occhio alla “piccola etica” ehm… all’etichetta: dai Paesi dell’America Latina si arriva in India circumnavigando l’Africa. Provenienze diverse, dunque, ma con “segnali stradali” unici, che l’associazione AGICES (Assemblea Generale Italiana del Commercio Equo e Solidale), costituita nel Maggio 2003, ha depositato nella Carta Italiana dei Criteri del Commercio Equo. Eccone uno stralcio: • OBBLIGO DI: 1. Migliorare le condizioni di vita dei produttori, pagando loro un prezzo migliore e assicurando continuità nelle relazioni commerciali; 2. Promuovere opportunità di sviluppo per produttori svantaggiati, stimolando le istituzioni nazionali e internazionali a collaborare; 3. Divulgare informazioni sull’argomento, spostando in là gli orizzonti di noi consumatori. Tutto in un substrato di rispetto per le persone e l’ambiente che le (ci) circonda, con più attenzione ai Paesi economicamente svantaggiati. • DIVIETO DI: 1. perseguire fini di lucro 2. sfruttare i lavoratori e il lavoro minorile 3. consentire l’esportazione dei prodotti a discapito del mercato locale • PERICOLO DI: Il pericolo, per l’attuale sistema economico, potremmo essere noi consumatori, se entriamo nell’ottica del consumo critico: porre attenzione, oltre che alla qualità e al prezzo, anche al comportamento delle imprese produttrici, è dire con un gesto “Anch’io da qui posso fare qualcosa per questo mondo!”. E perché non provare l’”aperitivoalternativo”, presso la Bottega ogni dieci giorni circa (Occhio alle bacheche!)? E’ un’occasione per degustare nuovi ingredienti che lì per lì ci fanno storcere il naso! E una Bottega di tal fatta va ben oltre il suo cantuccio: un banchetto itinerante prende spesso posto laddove vi siano iniziative a sfondo sociale, grazie anche ai volontari, che… non sono mai troppi! (Chi ha orecchie per intendere…). Chi volesse esplorare il mondo Equo e Solidale, prenda mouse e tastiera e scriva a cafepavia@yahoogroups.it, la mailing-list della Bottega, e/o ne diventi socio (costo della tessera per studenti: 7€): sconti del 10% sui libri e agevolazioni su iniziative varie, sulle orme degli obiettivi esposti, sono assicurati.

Pubblichiamo una poesia ispirata a un articolo apparso sul numero 70 di Inchiostro, ricevuta via posta da un cittadino pavese.
Leggendo “Inchiostro”, periodico degli studenti
Mia madre mi diceva: «devi fare l’avvocato» diventi principe del foro una carriera che val tant’oro. Non tentare è veramente un peccato. Tutte le porte si aprono a te: Procuratore, Giudice, Magistrato. Fare il Notaio, toccare il cielo con le dita, ogni preoccupazione è finita Azzeccagarbugli ci ha provato Bella vita fare l’avvocato. Cav. Rino Zucca, Pavia

L’aperitivo alla bottega equosolidale

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PANE, PIZZE & BICICLETTE

S P E C I A L E

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DICO & EUTANASIA: OP
In occasione della visita di Benedetto XVI a Pavia, Inchiostro dedica due pagine al dibattito sui grandi temi etici messi in discussione negli ultimi mesi. Il punto di vista e le diverse opinioni dei redattori messi a confronto. I temi scelti, tra i tanti possibili, sono Eutanasia/Accanimento terapeutico e Coppie di Fatto (D.I.Co). E il dibattito prosegue sul blog: http://inblostro.blogspot.com. Inviate i vostri commenti! Buona lettura…!

Contro l’eutanasia
di Francesca Macca
Cambiano i tempi, si evolvono i pensieri, che si specchiano in ogni aspetto della nostra vita…senza esclusione per la morte. Emerge subito la differenza: fino agli “anni verdi” dei nonni di oggi si moriva spesso prematuramente, in modo imprevedibile, con un’agonia breve e senza la possibilità di prolungare un processo vitale compromesso dalla malattia. Oggi è l’esatto contrario: il “trapasso” avviene dopo precise scelte terapeutiche, per l’80% dei casi su di un letto ospedaliero e sempre meno sotto il proprio tetto. In “altri tempi” era plausibile la dottrina del vitalismo medico, secondo cui la vita biologica è sempre buona in sé, mentre la morte è il peggiore dei mali. Segue il corollario per cui il dovere primo del medico è fare tutto il possibile per sottrarre il paziente alla morte. Secondo dopoguerra: Pio XII, quando emergono i primi dubbi sul vitalismo, osserva che certamente esiste il dovere «di adottare le cure necessarie per conservare la vita e la salute», ma non dobbiamo dimenticare che «tutta l’attività temporale è subordinata a fini spirituali». Il Papa smorza, in una visione fideistica, la detta teoria. In ogni caso, laici e cattolici ritengono che essa conduca all’accanimento terapeutico, pratica che consente di estendere il segmento di vita del paziente, ma anche il suo stato di grave sofferenza: è per questo che i più dissentono da essa. Dagli anni set-

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tanta, infatti, si è diffusa la concezione secondo cui più che “anni alla vita”, bisogna aggiungere “vita agli anni”, creare in altre parole un’atmosfera familiare in cui il paziente trascorra al meglio i suoi ultimi giorni. Ecco delinearsi la medicina palliativa, accolta dalla Chiesa Cattolica e da molte Associazioni mediche nel mondo come la soluzione etica ed efficace ai problemi di fine – vita. Essa interviene con una serie di cure che garantiscono una morte dignitosa e serena, puntando alla “qualità della vita” del malato terminale. Questa posizione risponde in primis all’idea secondo cui c’è una differenza essenziale tra il “fare” e il “lasciare accadere”, che tradotto sta per “uccidere” e “lasciar morire”: ove l’agonia comporta grave dolore è moralmente lecito lenirlo, ma è sempre illecito causare la morte. La posizione accoglie anche la diffusa idea secondo cui le eventuali richieste di “essere aiutati a morire” vanno interpretate come richieste d’affetto, oltre al fatto che il dovere del medico sia quello di guarire, e mai di uccidere. Strano ma vero, nel mondo cristiano, oltre all’assunto secondo cui «la morte volontaria costituisce, da parte dell’uomo, il rifiuto della Sovranità di Dio e del Suo disegno d’amore» (Dichiarazione sull’eutanasia, n. 1), alcune Chiese, come quel-

la Valdese, hanno un atteggiamento anche favorevole all’eutanasia, parola del teologo metodista Leslie Weatherhead: «Credo che i nostri posteri si meraviglieranno molto del perché sulla Terra noi teniamo vivo un essere umano contro la sua volontà, anche quando la sua dignità sia completamente svanita, quando saremmo puniti dallo Stato se tenessimo vivo un animale in simili condizioni fisiche». Nella prima prospettiva è ammesso un “disegno divino” conoscibile e da rispettare (come afferma l’attuale magistero ecclesiastico cattolico), nella seconda invece non si può presumere di conoscere tale disegno con certezza, anzi può darsi che Dio abbia affidato all’uomo il compito di capire quale sia la soluzione migliore di volta in volta. Personalmente, ritengo che le cure palliative siano la soluzione al problema, mentre se mi trovassi dinanzi a una richiesta di eutanasia non credo la esaudirei, perché non detengo il potere di porre fine alla vita di alcuno. Da credente, penso e credo che questo sia attribuibile solo a Dio. Tuttavia, sono consapevole del fatto che ogni paziente ha una sua storia, e soprattutto degli occhi più eloquenti d’ogni parola, dunque, caso per caso, potrò solo affidarmi a Dio con la preghiera per capire come comportarmi.

L’era del diritto & il delitto della vita
di Matteo Bertani
Verso le ore 23.45 del 20 dicembre 2006 moriva Piergiorgio Welby. Tutti ricorderanno il tam tam mediatico sviluppato attorno alla vicenda. Tutti si saranno più o meno fatti il loro giro di pensieri. Alcuni meno il loro giro di parole. Senza dilungarmi in un inutile preludio, passo al dunque. Dunque: ciò che mi ha infastidito non è stato il solito tam-tam politico religioso che si è scatenato, ma piuttosto la strumentalizzazione becera e fuorviante che si è creata di riflesso. Ciò che avrei desiderato leggere e ascoltare, infatti, sarebbe stata una seria e approfondita discussione circa il limite giuridicamente e ragionevolmente imponibile alla medicina e al corpo dei medici medicei, ogni qualvolta si vorrebbe strappare una vita al corso degli eventi. Sorrido infatti ogni qual volta sento dichiarare al prelato di turno che la vita è un dono di Dio e che l’uomo non ha il diritto di esprimersi. Alla necessità di queste cariche di far corrispondere la natura delle cose alla volontà divina, vorrei tanto rispondere che ogni qual volta ci sottoponiamo ad una cura più o meno radicale stiamo ragionevolmente influendo sulla natura delle cose e quindi, chiudendo il cerchio, sulla volontà divina. Bisognerebbe negare la cristianità della medicina stessa. E rido. Piango invece quando noto per l’ennesima volta un vuoto culturale e politico aberrante, rappresentato da personaggi illustri, che son soliti schierarsi da una o dall’altra parte della barricata. Una politica sterile che si esprime in relazione all’opinione scontata del popolo, senza avere opinioni in grado di influire realmente sul popolo. Per contro rido di gusto poiché si ha l’impressione che la medicina, complice la tecnologia, cominci a considerarsi a sua volta soprannaturale, onnipotente e infallibile, a tal punto da voler a tutti i costi salvare una vita, senza garantirne una vera, nella volontà di affermarsi come salvifica. Ricordo che nel caso in questione il malato si era da tempo espresso chiaramente e razionalmente, anche in conseguenza dei danni emotivi, sociali ed economici che da troppo tempo riversava sulle persone che lo accudivano: una compagna fedele e pronta al sacrificio che ha rinunciato ad una vita libera per il vero amore. Non si è trattato di eutanasia in questo caso. Bensì si trattava di accanimento terapeutico. Quello che si è perpetuato nei giorni, nei mesi e negli anni è stato uno dei tanti duplici, se non plurimi, delitti giuridicamente accettati e tutelati. Il 1 febbraio 2007 l’Ordine dei Medici ha riconosciuto che il dottor Mario Riccio, l’anestesista che aveva ammesso di aver aiutato Piergiorgio, ha agito nella piena legittimità del

comportamento etico e professionale, chiudendo la procedura aperta nei suoi confronti. Punto, a capo, lettera maiuscola. Onore ai Caduti perché di Essi è il Regno della Ragione.

“Addio, signori che fate della tortura infinita il mezzo, lo strumento obbligato di realizzazione o di difesa dei vostri valori”
(P. Welby) Fonte: flickr.com, some rights reserved, by “Il Conte”

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S P E C I A L E

No ma… DICO! – Tanto rumore per nulla
di Valentina D’Agnano
Il disegno di legge sui DI.CO (DIritti e doveri delle persone stabilmente COnviventi), varato dal Consiglio dei Ministri l’8 febbraio, è stato creato nell’intento di rispondere ad una necessità di riconoscimento delle coppie di fatto sul piano legale. I destinatari sarebbero i conviventi ovvero «due persone maggiorenni, anche dello stesso sesso, unite da reciproci vincoli affettivi, che convivono stabilmente e si prestano assistenza e solidarietà materiale e morale». Brevemente: i diritti/doveri trattati spaziano dalle decisioni in materia di salute ed in caso di morte ai contratti di locazione, dagli obblighi alimentari alle agevolazioni in materia di lavoro (trasferimenti); ed il riconoscimento della coppia convivente avverrebbe con una registrazione all’anagrafe secondo due “gradi” di convivenza relativamente alla durata della stessa: dopo tre anni vengono riconosciuti i diritti e le tutele del lavoro, e dopo nove i diritti di successione. Come prevedibile si è aperto un dibattito spesso con toni particolarmente accesi (che novità), che ha visto aspre critiche un po’ su tutti i fronti contrariamente a quanto ci si potesse attendere; da una parte i cattolici protestano per l’immoralità della “trovata”, dall’altra gli stessi beneficiari ritengono i DI.CO una scelta poco coraggiosa e non sufficientemente incisiva. Cercando di documentarmi al meglio per affrontare questo discorso, mi sono resa conto che le idee sono parecchio confuse: se, come in un certo senso la stessa Rosi Bindi ha ammesso, in realtà i DI.CO non introducono molto di più di ciò che già esiste, disperso “qua e là, nella giurisprudenza e nelle leggi”, allora perché questo accapigliarsi? Se ciò che i DI.CO dovrebbero tutelare in realtà è già protetto dalla legge, perché scaldarsi tanto? Più comprensibile è il malcontento delle coppie omosessuali, che propongono delle modifiche, non necessariamente più radicali, ma che ovvino a delle incongruenze strutturali. (“Altro problema spinoso è il partner extracomunitario. Se ci si registra all’anagrafe, ha diritto al permesso di soggiorno. Ma come fa a registrarsi se il permesso di soggiorno non ce l’ha ancora? Una coppia eterosessuale potrebbe sposarsi. Una coppia gay rischia la separazione forzata.” - sito Arcigay - “10 regole per migliorare il DICO”). I DI.CO forse non sono la migliore risposta possibile, ma senza dubbio è forte la necessità di creare una legge che regoli e tuteli queste situazioni e tuteli delle situazioni di fatto esistenti da tempo… E’ una realtà, le coppie omosessuali (e quelle di semplici conviventi) esistono ed hanno diritto ad una sicurezza ed un riconoscimento. La Chiesa tende a nascondersi dietro alla convinzione che per la morale cattolica ciò è inammissibile, ma la realtà è ben diversa, e tenere la testa sotto la sabbia non risolve il problema. Mi irritano gli appelli alla religiosità per la difesa della famiglia come se una coppia omosessuale impedisse la creazione di una famiglia “standard” o i DI.CO impedissero ad una coppia eterosessuale di sposarsi (ricordandoci che esiste anche il matrimonio unicamente civile). La via della Chiesa dovrebbe essere la tolleranza, non la repulsione. “Famiglia” non sono necessariamente due persone di sesso differente, ma dovrebbe essere un centro d’amore, e in ogni caso i DI.CO non equiparano una coppia gay ad una famiglia, ma semplicemente li definiscono conviventi e ne tutelano i diritti-doveri (almeno secondo la definizione). In oltre è pur vero che buona parte degli italiani è cattolica, ma ciò non giustifica un’ingerenza così massiccia della Chiesa nella vita politica, visto e considerato che l’Italia si definisce costituzionalmente come stato laico. La nostra quotidianità evolve, la società evolve, e con essa dovrebbero svilupparsi anche le riforme statali, dando sempre maggiore sicurezza e libertà ai cittadini, senza discriminazioni, e la Chiesa dovrebbe (ri)trovare il suo ruolo in questo processo, che non è certo quello di congelarlo, o peggio, invertirlo.

Io dico no
Irene Sterpi
Dopo tante discussioni, promesse, approvazioni e smentite, la pluri contestata legge sui “Dico” si è arenata. Stallo totale. Intanto tutta l’Italia, dai monti alle isole, sta dibattendo con fervore sull’argomento: cattolici e “tradizionalisti” da una parte, laici e “progressisti” dall’altra. Ecco, già vedo lo studentello un po’ svampito, che vive sulla sua nuvoletta immerso tra i libri di scuola, prendere il dizionario per cercare la nuova parola misteriosa: “Dico”. Ovviamente non la troverà mai... Per aiutarlo, si può tradurre con i “diritti e doveri riconosciuti ai conviventi”. Non ci sarebbero neppure distinzioni di sesso. Una legge giusta e necessaria, quindi? Invece non è proprio così: basta pensare alla situazione dell’Italia, Paese in cui la burocrazia e i cavilli legali regnano sovrani. In mezzo ad un tale marasma di postille, comma e note, è già difficile orientarsi ora, data la mole di leggi in uso e disuso esistenti. Figuriamoci aggiungendone altre! Inoltre, gli Italiani (voi, i vostri coinquilini, i compagni di facoltà...) sentono veramente la necessità di un altro provvedimento per regolarizzare le unioni? Analizziamo le possibilità che si aprono di fronte ad una giovane coppia (ma anche di mezza età...) che ha deciso di passare il resto della propria vita insieme (sì, sì, come no! Dicono tutti così!) 1. Essendo entrambi credenti in una qualche religione, possono sposarsi con rito religioso. 2. Se non sono credenti, sono già stati sposati, o per altri motivi, possono andare in municipio e fare un bel matrimonio civile. 3. Ultima possibilità, i due piccioncini decidono di vivere felici e contenti senza nessun pezzo di carta che attesti la loro posizione di coppia. “E perché mai dovremmo metterci ‘sto anello al dito? Noi stiamo bene così!”. Bene, tre è il numero perfetto a detta di molti, quindi tre scelte dovrebbero essere sufficienti...Invece no, è saltata fuori la quarta, ibrido infelice tra sposalizio e convivenza. D’accordo, per le coppie gay rappresenterebbe un passo avanti importantissimo, e allora si crei una legge apposta per loro! Ma che necessità c’è di estendere i Dico anche agli etero? Qui si tratta, fondamentalmente, di prendere una decisione: ma, oggi, la parola “matrimonio” fa troppa paura. Dà come l’idea di una catena che ti lega o di un boa che ti avvolge con le sue spire... Poco importa se, poi, le stesse persone che rifuggono l’idea di sposarsi stanno insieme da più di 20 anni e non hanno la minima intenzione di lasciarsi. Per loro, però, la convivenza pare vada meglio: meno responsabilità (ma dove?!) meno impicci burocratici (e allora perché vogliono i Dico, solo per intascarsi la pensione del consorte defunto?!) e più libertà (sì, andatelo a dire alla vostra cara mezza mela dopo che vi ha beccati con un altro/a). Lasciamo perdere le lamentele sollevate dai cattolici sui presunti valori famigliari che si perderebbero coi Dico (valori? Ma quali valori? Basta pensare che ogni giorno, quando non c’è un coniuge che ammazza l’altro, si tratta di una madre che uccide il suo bambino, o di un figlio che assassina i genitori per intascarsi l’eredità!). I Dico non aggiungono niente ai diritti e doveri già riconosciuti dal matrimonio, casomai portano una perdita: i due “dicenti” non si possono neanche chiamare marito e moglie.

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PINIONI A CONFRONTO

CULTURA & SVAGO

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L’arte tra espressione ed espiazione
La tormentata rappresentazione di una morte interiore che dal nulla sembra prendere forma e gridare vendetta, straziante denuncia contro l’indifferenza umana, in ogni sua opera traccia il difficile calvario dell’artista pronto a trasfigurarsi anche nella dolente figura del “Manichino legato” pur di urlare alla vita la sua protesta. Ecco allora animarsi di una irreale solitudine la tela, dominata da personaggi che ricordano le sculture di Giacometti, esilissime e affusolate, immortalate nel dipinto e quasi arse e deformate dalla leggera e incorporea ma atroce dannazione dell’esistenza umana. Forme solitarie, strette in un rettangolo che le chiude in una ferrea geometria, sembrano ribellarsi anch’esse quando il manichino, non più dipinto, si fa reale, tangibile, lacerando la tela ed uscendo da essa per immolarsi e offrirsi a quegli “altri” che pur essendo secondo l’amato Sartre, “ il nostro inferno”, tuttavia sono anche i principali testimoni della metamorfosi artistica. “L’uomo è condannato ad essere libero”, diceva anche il padre dell’esistenzialismo; ed il manichino si fa così portavoce di una libertà impossibile, legato alla contingenza dell’esistere e dell’avvenire. La corda degli eventi lo stringe implacabilmente su una tela grigia al centro che si tinge ai lati di un blu tracciato con pennellate intense e violente; il busto proteso in avanti,

di Elisa Zanola
il ginocchio piegato in una posizione dolorosa e inumana che solo un manichino può sopportare. Quando lo vidi riconobbi in esso la feroce agonia delle opere di Bacon, l’incorporea sospensione delle Muse Inquietanti di de Chirico, l’atmosfera irreale dell’isola dei morti di Bocklin. Come un nuovo Prometeo, questo manichino divenne ai miei occhi emblema di una radicale, inestinguibile sofferenza, quel dolore che è il drammatico dono che rende possibile la condizione stessa dell’arte: perché solo attraverso di esso è possibile sondare la complessa, caravaggesca, indecifrabile profondità dell’animo umano e della vita. Il percorso di Maurizio N. Cipolla conta anche altre interessanti suggestioni: ben 20 quadri sono il suo tributo a 1984 di Orwell, e ispirazione dei suoi dipinti sono stati anche i tratti ludici, infantili ma decisi, di Basquiat e le opere sia letterarie che plastiche di Baj, soprattutto nelle sue ultime tele, nature morte, rigide ed essenziali, plasmate dai giochi di una luce quasi artificiale. Dopo le prime esperienze di realismo pittorico alla Scuola di Castello a Milano e i nudi di Brera, l’esigenza dell’astrattismo si fa imperativo in lui, anche comprendendo che l’arte non è più la michelangiolesca sfida di un passato dove era ancora possibile cogliere il reale in una rappresentazione integra e fedele della sua bellezza, quanto piuttosto la sua

Manichino legato di M. N. Cipolla

deformazione e ricostruzione intellettuale. Anche la metafisica, tuttavia, a lungo andare si rivela un vincolo e la fuga da essa un’impresa irrealizzabile se non, forse, nei vivaci trovati della Patafisica. Resta la consolazione demiurgica della genesi artistica, consolazione che non cede nemmeno davanti alla delusione di fronte ad un mondo, quello dell’arte, che oggi è diventato anch’esso mercato, retto dai giudizi di qualche mistico guru e dalle logiche del consumismo. Quanti pittori una volta ottenuta una certa celebrità, avidi tanto di dollari quanto di fama, quasi si divertono a prendere in giro tanto lo spettatore quanto la stessa arte… Mentre ho notato in lui imbarazzo domandandogli il valore economico attribuibile ad una sua opera; scindere il livello meramente finanziario dall’espressione artistica conferma la genuinità di un animo raro, nitido anche nella sua complessità. La sua arte si fa così fragile nella sua apparente violenza alla quale, aderendo in parte al Futurismo statico, dimostra di opporsi fermamente. L’inquietante e tragica sostanza dei suoi dipinti diventa allora espressione di un impeto tutto interiore che nella sua controversa e solenne solitudine si rivolge, non vinto, alla crudeltà di una natura che silenziosa ci circonda e sovrasta, “pietosa no, ma spettatrice almeno”.

Les Hommes Livres
MORIRE PER RACCONTARLA
di Giulia Bertuzzi
Dopo essere rimasti affascinati dalla copertina assolutamente nobile del libro (il cartonato è sempre un tocco di classe), vi siete decisi ad investire dei sani 13 euro nell’ultimo romanzo di Philip Roth. Per prima cosa una nota: “everyman” non è un libro grottesco, noir, tanto meno un inno alla morte (avviso a tutti gli amanti del genere che potrebbero essere stati ingannati dalla quarta di copertina), nessun riferimento al regno dei cieli o l’arguzia straziante delle fiamme eterne. Il libro è solo (e non è poco) l’intima confessione sincera e spassionata, scevra da ogni pudore della vita di un uomo. Facciamo un piccolo gioco di parole: “morire per raccontarla” (col plauso di Marquez). Quando anche l’ultima manciata di terra ricopre interamente la fossa tutto ciò che c’è sotto le palpebre del defunto prende vita ricostruendo passo passo la vita di un ipocondriaco salutista per niente affidabile tanto meno fedele, collezionista di tre mogli e di un paio di tradimenti. Ma nonostante questo breve elenco di qualità di sicuro non lodevoli qualcosa lo rende vicino:d è la paura ancestrale ed universale della morte, la consapevolezza che si aciusce col passare degli anni della caducità del corpo, di come si sgretola colpito dai giorni ( e nel caso del nostro protagonista da una serie multipla di interventi al cuore), dal diminuire vistoso e progressivo di coloro che prima accorrevano al suo capezzale. Dal ricordo evocato dal continuo e lungo flashback che sorregge tutto il libro, si delinea i contorni dei protagonisti principali e delle comparse attraverso il puro narrare, il riassunto lucido dei fatti passati e tutto questo senza cadere mai in considerazioni banali, logore sul senso/significato della vita/morte. E’ un racconto intenso perché estremamente semplice, senza evidenti costruzioni psicologiche. Il chiunque che si racconta potrebbe essere un uomo qualsiasi incontrato in un posto qualsiasi ed è in questo che si rivela la bravura di Roth cioè nel sapere rendere appassionata e avvincente una storia che riassunta sarebbe quasi banale. Non si potrebbe immaginare un racconto più onesto e che attraversa in modo nuovo il tema della “vanitas”.
Avete letto la recensione di “Everyman”, l’ultimo romanzo di Philip Roth, gentilmente offerto dalla libreria “Il Delfino” di Pavia. Lo potete trovare in giro per la città grazie al Bookcrossing di Inchiostro!

Sporcizie di primavera
di Walter Patrucco
Vi sarà capitato, in questi giorni, di svegliarvi e di avvertire una strana atmosfera giuliva e festosa nell’aria, lieto annuncio dell’imminente sopraggiungere della primavera! Così allietati da questo risveglio dei sensi e da questo sboccio di ormoni scendete dal letto festosi e vi ritrovate con il piede immerso in una montagnola di cartastraccia (cosa ci faccia li è un mistero). Vi guardate attorno e capite che: o in camera vostra è iniziata la terza guerra mondiale o è da un intero inverno che non fate le pulizie. Dicevate: “Domani…” oppure “Ora non ho tempo…”, “Gli esami…”, e così la vostra allegra casetta inizia ad assomigliare alla tana di Shrek. Provate a pensare per l’ennesima volta “Ma si, domani…”, ma appena entrate in bagno e vedete le pantegane che stanno facendo una doccia di gruppo e i ragni che ballano la maccarena sulla tavoletta del WC vi decidete: “NO!! È ora!”. E qui appare lo spettro delle pulizie di primavera: un ENORME peso psicofisico per ogni studente appartamento-munito. Iniziate così a progettare il piano di battaglia maledicendo il fatto che la mamma abiti a svariati chilometri di distanza e non può dunque darvi man forte. Andate all’Esselunga e svaligiate gli scaffali dei prodotti igienici e dei gelati (che non servono a pulire casa, però son buoni) e da li in poi si da inizio alle ostilità. Nonostante un’inizio un po’ incerto, in cui le pantegane si ribellano e gli acari per resistervi si coalizzano meglio della sinistra di Prodi, le operazioni sembrano riuscire. Un mare di detersivi viene consumato per tutta la casa, riscoprite il colore delle piastrelle del pavimento (che nel frattempo si era perso sotto la sporcizia), i vetri incrostati ricominciano a farvi intravedere il mondo esterno e nei punti più ostici del bagno l’acido muriatico elimina anche le più tenaci forme di vita primordiali. In venti comode ore di pulizia la casa torna a risplendere. Potete finalmente andare a letto contenti del vostro lavoro, immaginandovi mastro lindo in persona che viene a rimboccarvi le coperte. Il giorno dopo potrete svegliarvi e godervi finalmente la primavera (forse… gli acari sono sempre in agguato…). P.S. Le gentili donzelle nonostante la loro reputazione di maniache dell’ordine in realtà non sfuggono minimamente agli avvenimenti descritti sopra.

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STUDENTI

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DINTORNI

Senza rete-senza-fili – In attesa di Unipv Wi-Fi…
di Andrea Giambartolomei
L’utilità di internet per gli studenti, che sia per ragioni di studio, lavoro, approfondimento o divertimento, è un dato di fatto, soprattutto ora che i servizi telematici forniti dall’ Università aumentano di anno in anno e permettono agli studenti di risparmiare tempo e nervi agli sportelli e nelle segreterie. Però per uno studente è difficile poter disporre di una connessione in un qualsiasi momento della giornata. Le aule studio hanno posti limitati, non sono sempre aperte o a disposizione. Inoltre i costi d’attivazione di una linea adsl o a banda larga superiori ai 50 euro, e i contratti dalla durata minima di un anno, possono essere poco convenienti e scoraggiare la scelta di questa soluzione. E se un week-end o una sera, quando l’Ateneo è chiuso, lo studente avesse bisogno di iscriversi urgentemente a un esame o verificare dove sia una certa lezione? A rimediare a questo problema ci avrebbe pensato l’Università di Pavia in collaborazione con una società di internet a banda larga attivando una linea wireless nei vari poli didattici. L’Università ha usufruito della possibilità data agli atenei italiani dall’iniziativa “Un cappuccino per un pc” che, oltre ai buoni per l’acquisto di un computer per gli studenti, prevedeva l’erogazione di fondi per la creazione di reti wireless. Il nostro ateneo ha così ottenuto l’ 8 settembre 2006, un co-finanziamento statale pari a 45.000 euro “per progetti finalizzati alla realizzazione di reti di connettività senza fili nelle aree ed edifici universitari per permettere ai docenti e agli studenti di accedere gratuitamente ai servizi per la didattica avanzata e servizi amministrativi on line”. A Pavia prenderà il nome di UNIPV-WiFi. Un risultato positivo annunciato nell’ Ottobre 2006 sulla newsletter unipv.news. Grazia Bruttocao, portavoce del Rettore e capo ufficio-stampa, ha poi scritto sul forum di Beppe Severgnini alcuni dati tecnici: a Novembre erano “già in fase di installazione 39 postazioni (8 delle quali interne) al Polo scientifico e 31 nelle sedi storiche del centro (13 nelle aule storiche e all’interno)” e ha annunciato che “il servizio sarà fortemente potenziato dal prossimo gennaio 2007”, notizia confermata dal Magnifico Rettore nella sua intervista sul numero di gennaio di Inchiostro: : “Da metà gennaio 2007 dovrebbe essere attivata la rete wireless che coprirà sostanzialmente tutta l’Università dal Centro agli Istituti con una settantina di postazioni”. Dovrebbe… Ad oggi pc e mac possono rilevare una rete wireless che però non è ancora accessibile e quindi risulta inutile. Perché non entra in funzione? Perché non diventa utilizzabile? L’ingegner Flavio Ferlini, uno dei responsabili del progetto, avreb-

Una centralina wireless

be potuto fornirci una risposta, trasformatasi tuttavia in un invito a chiedere nuovamente informazioni l’8 marzo. A inizio marzo Unipv-WiFi non decolla ancora, la rete c’è ma l’attivazione degli accessi non è stata ancora fatta. Interpellato di nuovo, come secondo gli accordi, Ferlini afferma che “siamo in anticipo” rispetto alla “pianificazione del progetto previsto dalla convenzione che il Magnifico Rettore ha firmato con la Presidenza del Consiglio dei Ministri”. La convenzione statale prevede che entro dieci mesi i lavori siano completi e non che il lavoro debba terminarsi per forza alla fine della scadenza. Ma, ahimé, l’Italia funge così e intanto abbiamo passato di molto la metà: per una volta in cui dei lavori potrebbero finire in anticipo portando un notevole beneficio degli studenti e facendo fare una bella figura all’ateneo, ci si appoggia sugli allori e magari si attende anche l’8 luglio, data secondo la quale i lavori devono essere terminati (pena la revoca totale o parziale del co-finanziamento concesso) e periodo in cui, notoriamente, l’Università è maggiormente popolata (da zanzare).

Ricordiamo, come sempre, che sulle pagine di Inchiostro è disponibile uno spazio per i rappresentanti degli studenti. Invitiamo anche gli altri rappresentanti a inviare notizie e commenti, contattando la redazione all’indirizzo mail redazione@inchiostro.unipv.it. La redazione non risponde dei contenuti di tali articoli e si limita a pubblicarli.
PROBLEMI NELL’ASSEGNAZIONE DELE BORSE DI STUDIO: Nella seduta del Consiglio di Amministrazione del 20 marzo ho sottoposto al Rettore e al Consiglio un grave problema verificatosi nella attribuzione delle borse di studio erogate per il 2006-2007 agli studenti iscritti al primo anno di corso. Ci sono state infatti numerose lamentele, del tutto fondate, circa i criteri e gli esiti dell’assegnazione. 1) In primo luogo la percentuale di studenti italiani “idonei” che ha ottenuto la borsa è solo del 15% ( 554 studenti su 653 sono invece rimasti esclusi). Degli studenti stranieri, invece, ben l’84% ha ottenuto

Notizie dal CDA
di Stefano Pellegrino – ATENEO STUDENTI
l’erogazione del sussidio (101 vincitori su 120 “idonei”). Questo sbilanciamento è causato dal fatto che studenti italiani e stranieri, che hanno alle loro spalle situazioni economiche tra loro non paragonabili, sono inseriti da una legge del 2001 in un’unica graduatoria. Vi invito a dare un’occhiata alla graduatoria dell’ISU (cliccando sull’indirizzo: http://www.isu.pv.it/documenti/ GRADM.PUNT.PDF) per rendervi conto dell’assurdità di questo stato di cose. 2) Come se non bastasse nella maggior parte dei casi l’unica documentazione economica richiesta agli studenti stranieri del primo anno è una semplice autocertificazione (in molti paesi in via di sviluppo non esiste una Guardia di Finanza in grado di fare controlli o certificazioni). La conseguenza di questo è che per alcuni studenti è sufficiente autodichiararsi nullatenenti per ritrovarsi automaticamente in vetta alla graduatoria. 3) La situazione è ulteriormente aggravata dal fatto che gli studenti iscritti al primo anno delle lauree specialistiche (di fatto sono iscritti al IV anno) sono inseriti nella stessa graduatoria delle matricole, che prevede solo 200 borse di studio, anziché in quella dedicata agli anni successivi attraverso cui sono assegnate 1250 borse (cfr. bando ISU all’indirizzo: http://www.isu.pv.it/ documenti/2006BdS.pdf). Il risultato di questa combinazione micidiale è che quasi nessuno degli studenti iscritti al IV anno dovrebbe ricevere alcunché dalla nostra Università per il 2006-2007. L’unica possibilità per loro è che la Regione Lombardia, la quale ogni anno eroga più borse di studio di quante sarebbe tenuta a garantire per legge, operi anche per il 2007 questo “allargamento”. Ritengo che sia necessario che l’Università continui a garantire la borsa agli stranieri che si trovano in condizioni disagiate. Tuttavia la presente situazione lede il diritto allo

studio di tanti studenti del nostro Ateneo. Il sistema attuale infatti è basato su norme come l’art. 13 del decreto del Presidente del Consiglio dei Ministri del 9 aprile 2001 le quali, in nome di un malinteso principio di uguaglianza, pretendono di trattare in modo uniforme delle situazioni tra loro diversissime. La soluzione a mio giudizio migliore sarebbe quella di istituire delle graduatorie separate per studenti italiani e stranieri. Lo stesso vale per gli studenti del primo e del quarto anno. La giustizia sostanziale infatti si esplica nel trattare in modo uniforme le situazioni uguali tra loro e in modo differenziato quelle tra loro diverse. Purtroppo né gli studenti, né il CdA, né tanto meno l’ISU hanno l’autorità di modificare delle norme di legge. Tutto ciò che posso fare è chiedere che il Rettore si assuma il compito di farsi portavoce di queste istanze presso il Ministero. Sarebbe il primo passo per modificare una legge iniqua e per risolvere alla radice i problemi qui esposti.
Potete sempre contattarmi all’indirizzo: stefano.pellegrino01@ateneopv.it.

Sei studente e suoni uno strumento? info@cameratadebardi.it cell. 328.9582878
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LE GRANDI INTERVISTE

L’agenda di tutti gli appuntamenti è su http://inchiostro.unipv.it

Ammaniti & me
Intervista a cura di Luca Restivo
«Ti ricordi di quando, dieci anni fa, sei stato a Pavia, invitato dall’allora redazione di Inchiostro, per presentare il tuo romanzo “Branchie”?». «No». Incomincia nel migliore dei modi l’incontro tra Ammaniti & me, incontro che, nonostante l’uso del verbo presente, si è svolto il 27 febbraio scorso al Collegio Nuovo, il giorno successivo alla conferenza tenuta nella sala convegni dello stesso Collegio nella quale il “Nic” ha incontrato i suoi fan pavesi per parlare del suo ultimo libro, “Ho voglia di te”. (No, il libro di Ammaniti è “Come dio comanda”, ed. Mondadori, e, se siamo fortunati, nell’eventuale film non ci sarà Riccardo Scamarcio). La lapidaria risposta di Ammaniti (che rimane tale nonostante gli mostri la locandina dell’evento a riprova del fatto che, pur essendo giornalista, non mi sono inventato niente) rende inutilizzabili le 13 domande successive, tutte concentrate su quell’evento, a mio avviso memorabile nella sua vita, se non per Pavia (che si dimentica in fretta, per fortuna), almeno per Inchiostro. Salto anche la domanda 15, che fin da subito non mi convinceva affatto ma che ho messo nel blocco degli appunti solo perché spesso la usa Fabio Fazio quando la situazione di una realtà che mi affascina parecchio, quella dei grandi parchi urbani, quelli dove può veramente accadere di tutto». E nel racconto, scritto quando era veramente un narratore esordiente (tuttora viene chiamato esordiente, ma solo perché per la critica “esordiente” e “vivente” sono sinonimi) succede veramente di tutto in una notte a Villa Borghese, parco romano dove, tra zingari e guardie notturne, si può incontrare persino… Alba Parietti. Ma come ha iniziato uno scrittore che, secondo il gossip letterario (thank you Dagospia), sarebbe tra i papabili del prossimo Premio Strega? «Niente agenzie letterarie, niente invii di manoscritti a casa editrici. Avevo detto ai miei che mi stavo per laureare in biologia quando invece di esami indietro ne avevo ancora parecchi, così, obbligato a passare ore e ore davanti al computer per fingere di scrivere la tesi, ne ho approfittato per scrivere una storia, che poi è diventata il mio primo libro, “Branchie”» (di cui ne hanno fatto un film, con Gianluca Grignani: tremendo, come mangiare farina cruda con un cucchiaio). Ovviamente, pur essendo “Branchie” un romanzo godibilissimo, i genitori di Ammaniti non prendono molto bene il piccolo particolare della bugia sul numero di esami sostenuti («glielo ho detto due giorni prima della laurea») e il nostro si trova sbattuto fuori di casa, per poi tornarci pochi mesi dopo. Morale: se avete detto un sacco di balle ai vostri genitori sulla vostra condizione accademica, uno dei modi migliori per rimediare potrebbe essere quello di scrivere un best seller da qualche centinaia di migliaia di copie. Proprio a questo proposito, come scrive Ammaniti un romanzo? Ha qualche rito particolare prima di iniziare? «Nessuno, niente scaramanzia o portafortuna. Mi metto davanti al computer e incomincio». Tiene inoltre a precisare che è una «stronzata» la storia che circola in rete e che lo vedrebbe come un divoratore di Mars e Twix, a discapito di ogni benché minimo buon senso alimentare: «mangio come una persona normale», e mostra chiaramente di voler chiudere il discorso una volta per tutte. Già che ci sono, gli chiedo come è stata la gestazione della sua ultima fatica. «Lunga, molto lunga. Ad un certo punto, quando la storia era già iniziata ed ero oltre il punto di non ritorno, quello dove

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degenera, e passo direttamente alla 16, e con essa le cose iniziano a prendere una piega ben migliore. Perché tutto poteva aspettarsi, ma non che alle dieci di mattina di un giorno qualsiasi di febbraio a Pavia qualcuno (io) gli ricordasse l’esistenza di “Alba tragica”, racconto semisconosciuto ai più scritto per l’antologia curata da Valerio Evangelisti “I denti del mostro sono perfetti”, ed. Mondadori (1997). «E come hai fatto a scovarlo?» chiede, perplesso, ignorando forse l’abilità senza pari delle bibliotecarie romagnole «E’ un racconto al quale sono molto affezionato» continua «un po’ perché ricorda i miei inizi, un po’ perché parla

puoi ancora tornare indietro mente. Alla fine si sono presi di Smith (Scott Smith, ed. Rize riscrivere tutto da capo, ho il libro così com’è, e le vendite zoli, 18.50€): non dice niente capito che per portare avanti sono pure andata bene». per cento e passa pagine, per la trama come volevo aveCome in ogni discussione che questo lo trovo molto interesvo assolutamente bisogno di si rispetti, anche in questa si sante» (voto medio su IBS.it: ritirarmi dal mondo e restafinisce a parlare di tv. Ammet4.85 su 5). re completamente solo con i te di amare molto i telefilm, È banale chiedergli un consimiei personaggi, di non avere soprattutto americani. Ad un glio di lettura, che ovviamente nessuna distrazione. Così ho mago nel creare mirabolanti escluda i suoi romanzi? ”Revochiesto ai miei editori di farmi intrecci (vedi “L’ultimo capolutionary road” edito da Miniavere un alloggio nel posto danno dell’umanità”) chiemum Fax, ma l’autore non me più triste del mondo, in modo dere una previsione su come lo ricordo, devi cercartelo tu»: è da poter essere completamenfinisca Lost è un riflesso immeRichard Yates e a quanto pare te assorbito dalla mia storia». diato: «Lo guarderò, perché mi sembra una storia sulla middle E dove ti hanno portato? «A piace molto, ma soprattutto class americana sulla falsa riga Milano 2, in uno stanzino dal sono curioso di vedere dove di “American beauty”. quale uscivo solo per fare la spesa, e basta». “Come dio comanda” ha al centro della vicenda un terribile fatto di sangue, anzi, “il” fatto di sangue per eccellenza, ed è uscito proprio nei giorni nei quali tutti i media erano catalizzati dalla strage di Erba. Forse un presentimento? «No, non ho notato alcuna rassomiglianza tra la mia storia e quello che è successo. Però è vero, ora che ci penso, l’ambiente di cui parlo in “Come dio comanda” potrebbe avere qualcosa a che fare con quella vicenda», non è molto convinto e lo ringrazio per non avermi fatto pesare l’imbecillità del mio paragone. Alcune domande veloci, stile “Invasioni Barbariche”, per ravvivare il ritmo, che vedo Ammaniti, con occhiaie figlie della movida pavese, sull’orlo di addormentarsi: ti piace scrivere Nicolò Ammaniti nel parco del Collegio Nuovo in coppia? «Dipende: i racconti sì, specialmente quelli grotteandranno a parare. Hanno A questo punto ci sarebbe una schi. Ma per i romanzi lunghi messo troppa carne al fuoco, super esclusiva da confidarvi, no, molto meglio la solitudine» e arrivare ad una fine decenqualcosa di clamoroso che ri(infatti, per quelli che come il te è praticamente impossibile. guarda la carriera di Ammaniti sottoscritto amano l’Ammaniti Vedremo». Di sfuggita ammete che probabilmente potrebbe ironico e truce, è d’obbligo “Il te che il suo serial preferito è rivoluzionare gli assetti editomio tesoro”, scritto con Anto“Nip/tuck” e, sotto pressione, riali di questo paese, ma purnio Manzini, rintracciabile nelconfida che «mi piacerebbe troppo i caratteri a disposiziol’antologia “Crimini”, edita da confrontarmi con una lunga ne stanno per terminare e mi Einaudi). Il racconto a puntaserialità, ma con la tv che ci ritoccherà lasciare la questione te che stai scrivendo su Roltroviamo in Italia è impossibile in sospeso. ling Stone (“Il libro italiano tirare fuori qualcosa di decenGiusto il tempo per ringraziardei morti viventi”) diventete». Il suo film preferito, quelo per l’attenzione che mi/ci ha rà un romanzo? «No, è nato st’anno, è stato “Babel”, ma concesso, sicuri che quando come un gioco e non credo non ha avuto molto tempo, tornerà a Pavia, tra dieci anni, si trasformerà in qualcosa di dice, per frequentare le sale. si sarà dimenticato di questo più serio» (perché non ci creUltime battute, lo aspetta un nostro breve incontro. do? Perché immagino gli editreno per Parma dove dovrà tor di Mondadori sbellicarsi a tenere l’ennesima presentaquesta affermazione?). Come Ps: thanks to dott.ssa Saskia zione del suo libro. è andata la pubblicazione Avalle del Collegio Nuovo per Gli chiedo cosa sta leggendo in America del tuo maggior la preziosa collaborazione. in questo momento: ”Rovine” successo, “Io non ho paura”? «Il romanzo era piaciuto, e molto, ma con una riserva: a parer loro, il finale rimaneva troppo aperto. Via Mentana, 4 - Pavia - tel. 333.1950756 Quindi, sebbeemail: redazione@inchiostro.unipv.it - internet: inchiostro.unipv.it ne leggendolo Anno 12 - Numero 71 - 12 aprile 2007 un po’ meglio Il giornale degli Studenti dell’Università di Pavia si poteva caIniziativa realizzata con il contributo concesso dalla commissione A.C.E.R.S.A.T. dell’Università di Pavia pire benissimo nell’ambito del programma per la promozione delle attività culturali e ricreative degli studenti. che il protagonista non moStampa: Direttore responsabile: Alberto Bianchi Industria Grafica Pavese s.a.s. riva, mi hanno Tesoriere: Elisa Zanola chiesto di scriWebmaster: Alessio Palmero Aprosio vere un finale Registrazione n. 481 del Redazione: Registro della Stampa Periodica diverso, più Roberto Bonacina, Walter Patrucco, Irene Sterpi, Autorizzazione del Tribunale di Pavia chiaro». E tu Rossana Usai, Valentina D’Agnano, del 23 febbraio 1998 l’hai fatto? «Sì, Francesco Rossella, Alberta Spreafico, Tiratura: 3500 copie. Andrea Giambartolomei, Francesca Macca, ma era venuto Questo giornale è distribuito con la licenza Creative Giulia Schiavetta, Elena Provenzi, Alessio Palmero Aprosio, uno schifo, e Commons Attribution-ShareAlike. Luca Restivo, Raffaele D’Angelo, Gabriele Ruberto, mi sono rifiuFondi Acersat “Inchiostro”: 7.000 Euro. Marco Pedone, Manuela Ragni, Paola Cabuto, tato di modifiGiulia Bertuzzi, Alice Gioia. carlo ulterior-