RENZO PIANO

Un maestro di luce e leggerezza.
Richard Rogers

Renzo Piano (Genova, 14 settembre 1937), architetto contemporaneo, figlio di un imprenditore edile, subisce, dal lavoro del padre Carlo, il fascino del cantiere, dei materiali e delle tecniche costruttive. Finito il liceo classico di Genova, Renzo, quindi, decide di frequentare, prima a Firenze e poi a Milano, la facoltà di Architettura prendendo la laurea nel 1964. Il periodo milanese di Piano è stato molto importante, egli passava alcune notti ad occupare l'università, in quanto convinto attivista politico, e invece, le giornate lavorando presso lo studio di Franco Albini. Da Albini, impara ad “eliminare tutto ciò che non è essenziale” e ad attuare il “processo di smaterializzazione” e quindi a creare architetture mai “monolitiche”, perché sempre somma di vari elementi studiati nei minimi dettagli e particolari. L'università, per Piano, è stato un “momento di maturazione, di confronto con la realtà”. In questo periodo, infatti, egli ha acquisito un alta coscienza sociale e la voglia di migliorare la comunità. Egli, infatti, predilige progetti ubicati nelle periferie, un esempio di ciò ne è la riqualificazione dell'area dell'ex Falck di Sesto San Giovanni a Milano. Successivamente al periodo universitario, egli diventa assistente di Marco Zanuso al corso “caratteri tipologici dei materiali”. Da Zanuso impara come “ogni materiale abbia una sua vocazione formale”. I lavori di Piano, infatti, sono caratterizzati da un ampio studio dei materiali, che all'inizio riguardava solo quelli high-tech e, invece, successivamente anche quelli più “classici”, come, ad esempio, il legno delle opere in Nuova Caledonia, o la terracotta degli auditori di Roma o dell'IRCAM di Parigi. Importante per la sua formazione è stato, anche, l'amico e maestro francese Jean Prouvé, con il quale ha condiviso l'interesse nei confronti delle nuove tecnologie e dei nuovi

materiali, e, allo stesso tempo, il disinteresse per i componenti standardizzati che portano all'uniformità dell'architettura, “alla perdita di individualità dei singoli edifici”. Nel 1966 Piano progettò un padiglione per la XIV Triennale, che lo lanciò sul panorama nazionale, e, di conseguenza, gli permise di ottenere l'incarico per realizzare il padiglione dell'industria italiana all'Expo di Osaka del 1970. Tra il 1964 ed il 1970 viaggia tra gli Stati Uniti e l'Inghilterra. In particolare tra il 1968 e il 1969, lavora, a Philadelfia, con Luis Kahn. Tra il 1964 e il 1970 collabora con Richard Rogers, con il quale, nel 1971, partecipa e vince il concorso per il Centre Pompidou di Parigi. Piano afferma, che questo progetto segnò, il suo passaggio da artigiano ad architetto. Successivamente, egli effettua una serie di interventi sui centri storici; fra i quali possiamo ricordare quelli di Otranto (1979), Genova (1980), Pompei, Matera e Burano, che denotano il suo interesse per il recupero e la riqualifica delle aree degradate. Nel 1981 Piano fonda il “Renzo Piano Building Workshop”, che, oggi, ha sede a Punta Nave (Genova) e a Parigi. In essi sono presenti oltre cento persone, che, in alcuni casi, lavorano con lui da oltre trent'anni. Oggi, il RPBW, ha realizzato oltre 70 opere in 5 continenti. Nel suo percorso professionale è ben visibile come ogni progetto sia un'avventura nuova e diversa; si può notare come Piano non rientri in quella sfera di architetti che devono difendere un marchio: un atteggiamento che lui stesso definisce di prigione. Nel 1998, Renzo Piano ha vinto il Premio Pritzker per l'architettura.

“L'architettura è sopratutto un servizio”. Renzo Piano
Parcheggio, dismesso, di un supermercato. L'architetto deve studiare la società, deve donar ad essa delle strutture che la rendono più felice. Ogni errore architettonico inciderà sul futuro, l'architetto, quindi, non può permettersi di costruire edifici “inutili”, che seguono una moda temporanea, egli non deve, assolutamente, vendersi al volere degli imprenditori.
Autore Foto: Funky64 Titolo: Auchan decay Link:www.flickr.com/photos/funky64/352 4468473/

LE RESPONSABILITA' DELL'ARCHITETTO
Secondo Piano, l'architettura è un'arte pericolosa, perché imposta a tutti, nessuno può fare a meno di vedere un edificio “scomodo”, “brutto” o “morto”, quindi, l'architetto, a differenza del poeta, del musicista, del regista o del pittore, non può compiere errori perché essi incideranno sulla vita di tutti i cittadini, egli, quindi, ha un compito sociale, prima che estetico. L'architettura, comunque, deve relazionare con le altre arti, deve studiare la storia, deve lavorare con le scienze; essa si serve di esse, dei nuovi materiali, delle nuove tecniche e dei nuovi processi costruttivi. L'architettura è uno “specchio del tempo” che cambia con/per la società. Secondo Piano l'architettura deve anche prendersi cura della natura, perché bisogna ridare alla società gli spazi verdi che, nel secondo dopoguerra, sono stati rubati dal “cemento”. Egli, infatti, afferma che architettura significa: “capire la natura, rispettare la fauna e la flora, collocare correttamente gli edifici e gli impianti, sfruttare la luce e il vento”. L'architetto, quindi, deve tenere conto del luogo sul quale l'architettura si ubica, e quindi, oltre a considerare le condizioni climatiche, deve rispettare le tradizioni, la cultura, le credenze religiose e la storia.

“La città è una stupenda emozione dell'uomo. La città è un'invenzione, anzi: è l'invenzione dell'uomo! La città non è un fatto virtuale, è un fatto fisico perché è piena di umanità. La città è un continuo divenire”. Renzo Piano
Autore Foto: Stuck in Customs Titolo: The Neo Monoliths of Chicago Link:www.flickr.com/photos/stuckincust oms/211566219/

LA CITTA'
Secondo Piano la città deve esprimere gioia, quindi deve essere un luogo felice nella quale l'uomo può vivere in modo allegro, propizio, gaio. Per far si che ciò avvenga non bisogna disegnare una città dal nulla, ma piuttosto bisogna studiare il tessuto sociale, la cultura del luogo, le condizioni geografiche-atmosferiche. “La città è il riflesso di tante storie”, l'urbanista, quindi, non può costruire una città per pochi, ma deve studiare un luogo nella quale tutti possano vivere bene, uno spazio che rifletta le varie storie e vite. La città, quindi, deve essere un luogo di incontro, uno spazio sempre vivo costruito da tutti i cittadini; essa è un luogo di sorpresa perché “nulla è programmato, scendi in strada e incontri persone che conosci e ti imbatti in sconosciuti che però entrano nel tuo mondo”. La città, quindi, non può essere soltanto uno spaziodormitorio, ma deve essere, necessariamente, un luogo multietnico e multiculturale e, quindi, di “miscela” di culture, religioni, filosofie e idee.

“L'acqua trasmette delle vibrazioni, raddoppia le immagini, restituisce la complessità della visione”. Renzo Piano

LA LEGGEREZZA E LA TRANSITORIETA'
La ricerca della leggerezza, la sfida con la gravità, è da sempre riscontrabile nell'opera di Piano, che, influenzato probabilmente da Le Courbusier, raggiunge l'obbiettivo, non grazie ai Pilotis che alzano la struttura da terra, ma attraverso la trasparenza, la vibrazione della luce, la scelta di strutture esili. Piano ama anche tutti gli elementi transitori, quali l'acqua, il vento, la luce. Egli cerca di “rubare” da essi le loro capacità “poetiche” e “funzionali”. L'acqua, secondo Piano, “ha il dono di rendere tutto vibrante” e quindi si collega all'idea di trasparenza, transitorietà, e, grazie alla sua “vibrazione, che crea una sorta di texture o tessitura”, all'idea di architettura “fatta di pezzi” che compongono a un “organismo” unico. L'acqua, poi, sempre secondo lo stesso Piano, “instilla la curiosità di sapere cosa c'è al di là”. Simbolo della transitorietà, secondo Piano, è il porto, perché in esso vi è l'acqua e, soprattutto, tutte le gru, i pesi, e i container che si muovono continuamente nella leggerezza dell'aria creando, così, sempre paesaggi nuovi.

“La tecnologia va utilizzata con discrezione, non va ostentata”. Renzo Piano

LA TECNOLOGIA E LA SCIENZA
Secondo Piano nell'architettura si incontrano artigianato e alta tecnologia. L'architetto, per realizzare le sue opere, si serve della scienza, egli, infatti, deve usare gli strumenti del suo tempo. La scienza è un elemento cardine dell'architettura di Piano, infatti, soprattutto nelle ultime architetture, egli si serve degli scienziati e della tecnologia per realizzare i suoi progetti eco-sostenibili, segnati dall'energia pulita ed alternativa. Penso che uno degli obbiettivi di Piano, in questi ultimi anni, è quello di favorire e incentivare il costruire in modo ambientalmente intelligente, facendo leva sulla visibilità e l'influenza che il suo operato ha sui suoi colleghi, sull'opinione pubblica e sulle istituzioni statali. Egli, infatti, attraverso le sue architetture, vuole “migliorare”, e far migliorare, l'ecosistema mondiale.

OPERE E PROGETTI
11 progetti rilevanti di Renzo Piano

“Si può dire, insomma, che il Beaubourg è un grande prototipo, un gigantesco oggetto artigianale fatto a mano, pezzo per pezzo. E' una sorta di parodia dell'immaginario tecnologico dei nostri tempi”. Renzo Piano
Schizzo della “macchina urbana” del Beaubourg.

CENTRE GEORGES POMPIDOU
Parigi, Francia, 1971-1977
Il Centro Georges Pompidou, conosciuto anche con il nome Beaubourg, è un centro culturale dedicato alla musica, al cinema, al design e, sopratutto, all'arte moderna e contemporanea. Il progetto, nato dalla volontà dell'ex presidente francese Georges Pompidou, puntava alla creazione di un centro interdisciplinare, un museo vivo all'interno del quale si poteva raccogliere, divulgare e “fare cultura”. Nel 1971, gli architetti Renzo Piano e Richard Rogers, assieme agli ingegneri Edmund Happold e Piter Rice, hanno partecipato, e vinto il concorso per la costruzione del centro. Il Beaubourg è una macchina, priva di carrozzeria, progettata “pezzo per pezzo”, ogni suo elemento, infatti, è frutto di uno studio proprio. Nel Centro Georges Pompidou, Piano e Rogers, realizzano un edificio funzionale, flessibile, in grado di accogliere ogni tipo di manifestazione, esso, infatti, deve poter essere modificato continuamente cosi che esso possa crescere con la società.

“Per me Otranto è stato un momento fondamentale di riappropriazione, da parte dei cittadini, del degradatissimo centro storico”. Renzo Piano
Schizzo del “cubo-laboratorio” e della tenda di copertura.

LABORATORIO DI QUARTIERE
Otranto, Italia, 1979
Il progetto, patrocinato dall'UNESCO, puntava ad “educare gli abitanti a vivere, e far vivere, il centro storico”. Piano, pensa ad un “laboratorio itinerante” flessibile, che poteva essere spostato e modificato in base alla varie funzioni che esso doveva svolgere. Il progetto, studiato in compagnia di sociologi, urbanisti, giuristi e amministratori locali, è stato posto nella piazza principale di Otranto, e divenne, per un intera settimana, un luogo d'incontro per la popolazione, che sotto la struttura a tenda, poteva, ad esempio, discutere sulle proposte da attuare sul quartiere, oppure, poteva avere delle consulenze riguardo ai lavori di manutenzione ordinaria della propria abitazione.

“A Genova convivono, infatti, due realtà opposte: la città storica e il porto. La città storica è fatta di strade e case fatte per durare, rappresenta la stabilità, l'introversione. Il porto è un paesaggio forte, fatto di grandi elementi, ma al tempo stesso effimero, perché cambia continuamente: i riflessi dell'acqua, i carichi sospesi, le gru in movimento e poi, naturalmente, le navi che vanno e vengono”. Renzo Piano
Schizzo del progetto di recupero del porto antico di Genova.

RECUPERO DEL PORTO ANTICO
Genova, Italia, 1985-2001

LA BOLLA
Genova, Italia, 2000-2001
L'intervento, avvenuto in occasione del cinquecentesimo anniversario del viaggio di Cristoforo Colombo in America, ha riqualificato gli edifici preesistenti, e quindi il magazzino del cotone, il Millo, e i quattro magazzini doganali, e ha realizzato nuove strutture: l'acquario, il Bigo, la “piazza delle feste”, la bolla ed uno spazio all'aperto. L'intervento ha portato, anche, all’interramento di un tratto della strada urbana ad alto traffico che funziona da collegamento tra porto e quartieri storici.

“Come nella bottega, nel nostro studio si sviluppano i progetti in un ampia partecipazione di tutti, ciascuno con il suo contributo particolare ad ogni fase dell'opera”. Renzo Piano
Schizzo del progetto del RPBW di Punta Nave.

RENZO PIANO BUILDING WORKSHOP
Punta Nave (Genova), Italia, 1989-1991
Il RPBW di Punta Nave è una costruzione circondata dalla vegetazione, in contatto con la natura. Il tetto spiovente, in vetro, permette alla luce naturale di entrare nello studio, e, allo stesso tempo, a coloro che sono all'interno di osservare il mare. Questa “bottega”, quindi, è un luogo dove la riflessione e il raccoglimento porteranno alla progettazione.

“Cercammo un legame forte con il territorio, che scolpisse il Centro culturale nella geografia dell'isola; rubammo alla cultura locale gli elementi dinamici, la tensione che avrebbe legato il costruito alla vita degli abitanti”. Renzo Piano
Schizzo del progetto: Centro culturale Jean-Marie Tjibaou.

CENTRO CULTURALE JEAN-MARIE TJIBAOU
Nouméa, Nuova Caledonia, 1991-1998
Il centro, situato in Nuova Caledonia, è dedicato a Jean Marie Tjibaou, leader della comunità Kanak, che, nel 1989 fu assassinato perché chiedeva la creazione di uno stato indipendente: il “Kanaky”. In seguito a questo avvenimento, il governo francese, promulgò una gara internazionale per la costruzione di un centro culturale che rispecchiasse e tramandasse ai posteri la cultura Kanak. Piano, così, progetta 10 gusci ricurvi, formati da listelli di legno, che ricordano la forma delle capanne del luogo. Essi, al loro interno, ospitano una mostra permanente sulla cultura Kanak, una caffetteria, un auditorium da 400 posti, una biblioteca multimediale, una sala conferenze, degli spazi per l’amministrazione, la ricerca e lo studio, una scuola per educare i bambini alla conoscenza della cultura indigena e, infine, una serie di spazi dedicati ad attività creative, quali la danza, la pittura, la scultura, la musica.

“Abbiamo cercato il rapporto con la gente evitando la scelta monofunzionale, evitando di farne un pezzo di città viva di giorno e deserta di notte”. Renzo Piano
Schizzo dell'area di intervento

POTSDAMER PLATZ

Berlino, Germania, 1992-2000
Potsdamer Platz, piazza del quartiere di Tiergarten di Berlino, è un luogo segnato dalla storia, e, in particolare, dai bombardamenti della seconda guerra mondiale e dal muro di Berlino, che, dal 13 agosto 1961, la divise in due fino al 9 novembre 1989, quando, il muro fu fatto cadere da decine di migliaia di cittadini di Berlino Est. Con la caduta del muro si crearono, in Potsdamer Platz, dozzine di spazi vuoti. Dopo il 1990, la piazza divenne fulcro delle discussioni dei migliori architetti europei. Il governo cittadino, così, decise di dividere l'area in quattro parti, da vendere separatamente a quattro diversi investitori. La più ampia delle quattro fu acquistata dalla Daimler-Benz, che incaricò Piano della pianificazione dell'opera. Egli decise di ubicare su quest'area 18 edifici (di cui 8 sono progettati dal Piano) nei quali sono presenti uffici, residenze, negozi, cinema, ristoranti, hotel, casinò, e un teatro. Il RPBW ha coordinato l'operato dei vari architetti; il suo compito, infatti, era progettare un Masterplan che ha permesso, a Potsdamer Platz, di riacquistare la vitalità presente prima della seconda guerra mondiale.

“Nel momento in cui ti metti in testa un progetto come questo, non sei più l'architetto, sei la città di Roma, sei i musicisti. E' un compito estremamente complesso, devi realizzare qualcosa che sia nello stesso tempo urbanizzazione, ma anche un opera che attrezza la città, la feconda, un luogo dove far musica di frontiera, non musica di élite o magari di un certo stile, ma tutta la musica affinché si contamini gioiosamente”. Renzo Piano
Schizzo della cavea all'aperto e dei prospetti delle sale da concerto

AUDITORIUM PARCO DELLA MUSICA
Roma, Italia, 1994-2002
L'auditorium Parco della Musica, complesso multifunzionale, costituito da grandi “scarabei” di diverse dimensioni e da un anfiteatro all'aperto. La struttura, oltre a tre sale da concerto, comprende tre diversi studi di registrazione, un foyer, un Teatro Studio, un bar-caffetteria, un bar-ristorante, una libreria, gli uffici della “Fondazione Musica per Roma”, e la sede della “Accademia Nazionale di Santa Cecilia”. Durante gli scavi fatti per la costruzione del complesso sono stati ritrovati dei resti di una villa patrizia del 500 a.C., che oggi possono essere visti dal foyer comune alle tre sale. L'auditorium Parco della Musica è un complesso che accoglie eventi multidisciplinari, quindi concerti di musica classica, lirica, jazz, rock, pop, etnica, elettronica, o rassegne di teatro, danza, circo, letteratura, poesia, o festival di matematica, filosofia, cinema o, infine, eventi sportivi. I tre “scarabei” sono, esternamente, formati da una base in mattone a vista e da una copertura di listelli in Piombo. Piano, in questo progetto, ha collaborato con l’Accademia di Santa Cecilia, con Helmut Müller e i compositori Luciano Berio e Pierre Boulez, con i quali ha studiato la resa acustica. L'architetto-paesaggista Franco Zagari, invece, si è occupato dell'impatto paesaggistico e urbanistico dell'opera.

“Gioca a nascondino con la natura”. Renzo Piano
Schizzo che riflette la morfologia curvilinea dell'edificio.

ZENTRUM PAUL KLEE

Berna, Svizzera, 1999-2005
L'edificio, ispirato dall'idea di leggerezza e di luce, rende omaggio al poliedrico Klee, pittore, musicista e poeta svizzero. Tre colline artificiali, in vetro e acciaio, ospitano al loro interno un area espositiva, un auditorium per eventi musicali, un centro di comunicazione con ambienti per seminari, conferenze e sperimentazioni, una biblioteca, un museo e dei laboratori didattici dedicati ai bambini. Il centro occupa una superficie di 16.000 metri, situata in aperta campagna. Le tre collini artificiali giocano con i campi arati, esse vengono alternativamente sommerse ed esaltate dalla natura.

“Il New York Times è pensato come una struttura che non si arrocca, non si manifesta in maniera dura, aggressiva, arrogante, ma vibra con la luce, con l'aria, dialoga con la strada”. Renzo Piano
Schizzo del grattacielo

THE NEW YORK TIMES BUILDING
New York, Stati Uniti, 2000-2007
Il New York Times Building, sede della “New York Times Company”, si trova nella parte occidentale di Manhattan. L'edificio presenta una “doppia pelle”, infatti, la struttura interna di vetro è avvolta da un'intelaiatura in ceramica, che permette migliori prestazioni energetiche, in quanto l'involucro protegge le vetrate interne dai raggi solari, creando però, allo stesso tempo, un rapporto con la città, elemento, che secondo Piano è necessario in qualsiasi sede di giornale che deve essere “un edificio in ascolto. E' questo il carattere saliente di un giornale: saper ascoltare per poter comunicare e informare”.

“Questo museo è un regalo ai nostri figli e alle generazioni future. Uno strumento attraverso cui la prossima generazione possa dare alla Terra tutto l’aiuto di cui ha bisogno”. Renzo Piano
Schizzo dell'edificio

AMPLIAMENTO CALIFORNIA ACADEMY OF SCIENCES
San Francisco (California), Stati Uniti, 2000-2008
La nuova sede della California Academy of Science di Golden Gate Park a San Francisco, si sviluppa sull'area della vecchia sede, che è stata per lo più demolita. Piano, quindi, ingloba le vecchie parti (l'African e la North American Hall) con nuovi spazi dedicati alla ricerca e all'esposizione. Il tetto-giardino, piantumato con essenze locali, ha il compito di unificare le differenti funzioni dell’Academy, infatti, esso prende forma dagli spazi interni. Le tre colline, ad esempio, nascono dalla dallo spazio che il nuovo planetario, il Rainforest Exhibit, e l'ingresso dello Steinhart Aquarium necessitavano. Il tetto-giardino ha soprattutto una funzione energetica, infatti, esso, si estende oltre il perimetro dei muri garantendo ombra, protezione dalla pioggia ed energia fotovoltaica catturata dal sole attraverso 60 mila cellule.

“Credo nell'idea di una crescita sostenibile della città attraverso un processo di completamento del tessuto esistente”. Renzo Piano
Schizzo delle “torri” che caratterizzano il progetto.

RIQUALIFICAZIONE DELL'AREA EX FALCK
Sesto San Giovanni (Milano), Italia, dal 2005
Progetto di riqualifica che unisce le due parti di Sesto San Giovanni divise dalla ferrovia e dalle ex aree industriali Falck. Piano, infatti, progetta un masterplan nel quale i vecchi stabilimenti vengono conservati e riconvertiti. Il Museo del Lavoro e la biblioteca, ad esempio, diventeranno luoghi per concerti e mostre. La riqualifica prevede, poi, anche la realizzazione di residenze, uffici, laboratori di ricerca, università, piccoli spazi commerciali, una nuova stazione ferroviaria ed uno spazio verde di un milione di metri. L'area, 1.300.000 metri quadrati di superficie complessiva, sarà dotata di un sistema autonomo che prevede l’utilizzo di risorse locali attraverso lo sfruttamento dell’acqua di falda, delle biomasse e dell’energia solare. Questo studio, riguardo all'utilizzo delle energie pulite, è stato condotto in collaborazione al premio Nobel Carlo Rubbia. Il masterplan prevede, anche, l'ampliamento della rete di trasporto, e l'adozione di bus a basso impatto ambientale. I lavori di bonifica , demolizione e costruzione, iniziati nel 2007, saranno conclusi intorno al 2014.

“L'architettura è l'arte di dare rifugio alle attività dell'uomo: abitare, lavorare, curarsi, insegnare e, naturalmente, stare insieme. E' quindi anche l'arte di costruire la città e i suoi spazi, come le strade, le piazze, i ponti, i giardini. E, dentro la città, i luoghi di incontro. Quei luoghi di incontro che danno alla città la sua funzione sociale e culturale. Ma naturalmente non è tutto. Perché l'architettura è anche una visione del mondo. L'architettura non può che essere umanista, perché la città con i suoi edifici è un modo di vedere, costruire e cambiare il mondo. E poi l'architettura è struggimento per quella cosa bellissima che è la bellezza. Ma questa è un altra storia ed è impossibile da raccontare”. Renzo Piano

BIBLIOGRAFIA
Libri
-Cassigoli Renzo (2007), Renzo Piano. Le responsabilità dell'architetto, Passigli Editori -Dal Co Francesco (2007), Understatement. Quello che la torre del “New York Times” di Renzo Piano può suggerire, Casabella, n.756, pp.3-7 -De Seta Daria (2000), Cinquantadue domande a Renzo Piano, Clean Edizioni -Irace Fulvio (2007), Renzo Piano Building Workshop. Le città visibili, Triennale Electra -Nicolin Pierluigi (2008), Zentrum Paul Klee, Editoriale Lotus, n.135, pp.24-25 -Nicolin Pierluigi (2008), California Academy of Sciences, Editoriale Lotus, n.135, pp.26-27 -Odifreddi Piergiorgio, Renzo Piano. Che cos'è l'architettura?, Luca Sossella editore

Sitografia

-www.archimagazine.com -www.archiportale.com -www.architettiroma.it/archivio.aspx?id=7377 -rpbw.r.ui-pro.com -www.wikipedia.org