Altieri Gianmarco - Sociologia - Prof.

Riva Claudio

Georg Simmel : Le metropoli e la vita dello spirito
Introduzione di Paolo Jedlowski La sociologia di Simmel si fonda sullʼinterazione. Il suo sguardo verso la sociologia è quello di un eterno “straniero”. Egli ha la rara capacità di appartenere certo al mondo ma di sentirsi contemporaneamente “fuori luogo” e “fuori tempo”. Ciò gli rende possibile di osservare il mondo ogni volta come se fosse la prima. Dunque egli è dotato di straordinaria curiosità, capacità di riconoscere e rintracciare analogie connessioni tra i fenomeni allʼapparenza più diversi. Il suo è uno sguardo perpetuamente curioso e fresco, che affascina ed insegna. Simmel, per questo molte volte criticato, crede fortemente nella universale interazione e compenetrazione di tutti i fenomeni. Questo avviene per mezzo del così detto effetto di reciprocità (azione reciproca). Tale effetto deriva da una concezione della realtà come rete di relazioni di influenza reciproca tra una pluralità di elementi (definizione di Alessandro Cavalli). Lʼeffetto di reciprocità è la chiave del pensiero e della sociologia simmeliana. Nella sua opera “Le metropoli e la vita dello spirito” Simmel mostra e analizza la costellazione della modernità, spiegando i legami, corrispondenze e nessi di causazione reciproca (o retroattiva) tra gli elementi che la compongono. Basarsi sul concetto di “reciprocità” delle influenze significa rinunciare ai tentativi di trovare una struttura di fonda ben precisa, una singola SERIE CAUSALE, che spieghi in modo completo ed esaustivo i fenomeni. (Si abbandona lo schema causa-effetto perchè, se si abbraccia la reciprocità di Simmel, ben presto si capisce come ogni componente di un fenomeno sia insieme causa e effetto di qualcosʼaltro, in un disegno circolare). Non solo un fenomeno è connesso con innumerevoli altri, ma ciascuno retroagisce anche su quelli che appaiono esserne causa. Dunque alla nozione “causa”, che sta ad indicare una direzione (la causa di un fenomeno “va”, “porta” alla sua conseguenza), si sostituisce la nozione di “corrispondenza”, ovvero influenza in entrambi i sensi (detta perciò scambievole) tra diversi fenomeni. Anche per mezzo di questo approcio di reciprocità è possibile rendere la propria analisi più fine e dunque scorgere nessi tra fenomeni che prima sembravano non solo slegati tra loro, ma soprattutto totalmente diversi. Lʼoggetto della sociologia sono le forme delle relazioni di influenza reciproca che avvengono tra gli uomini. Si ha società solo se e quanto più gli individui entrano in azione reciproca. Da qui cosa intende Simmel per società: cerchia di individui legati lʼuno allʼaltro da varie FORME DI RECIPROCITÀ. La società è interazione ma non solo. Infatti oltre a “reciprocità” cʼè un altro elemento fondante della sociologia di Simmel: sociazione. La sociazione è il processo mediante il quale una forma di azione reciproca si consolida nel tempo. Infinite azioni reciproche: scambiarsi uno sguardo, salutarsi, giocare, pranzare insieme, sposarsi, essere grati o aggredirsi, allontanarsi (persino allontanarsi è azione reciproca). In ciascuna di queste azioni reciproche ciascuno influenza lʼaltro E VICEVERSA: ci si influenza SCAMBIEVOLMENTE. Simmel rivolge particolare attenzione a forme di azione reciproca ad un primo sguardo “minori” e “meno appariscenti” come lʼamicizia, gratitudine, fedeltà, la moda. Egli è convinto infatti che grandi sistemi e organizzazioni pluriindividuali (come la società) siano il protrarsi nel tempo di queste stesse forme poco appariscenti di azioni reciproche. Protrandosi nel tempo acquisiscono una propria fisionomia ben definita e da azioni “di poco conto” diventano grandi sistemi. Così la società si può vedere come il risultato di azioni “minori” quali lʼamicizia, la gratitudine, la fedeltà, ecc.
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La sociologia è per Simmel una scienza che si occupa delle forme (scienza formale). Descrive cioè le forme che le relazioni di reciprocità vanno ad assumere in situazioni e tempi differenti, sedimentandosi in grandi sistemi o al contrario rimanendo effimeri e di poca appariscenza. Simmel considera quello che Musil definisce “aspetto spettrale dellʼaccadere”, ovvero la tendenza, la piega verso cui normalmente un fenomeno, indipendentemente dai fatti che di volta in volta cambiano, tende. In sostanza si tratta della famosa “forma”, una struttura latente/nascosta che sta dietro gli stessi fenomeni, detta anche lo “spiritualmente tipico”. Nel saggio sulle Metropoli, Simmel si occupa proprio dello spiritualmente tipico. In questa opera lo spiritualmente tipico è lʼintersezione del sociale con lo psicologico ovvero il modo con cui la configurazione psichica degli individui si modella in relazione agli elementi sociali, dunque circostanti e li modella a sua volta. Lo studio delle forme caratterizza lʼintera vita di Simmel, il quale riconosce che la vita è sia un fluire incessante, sia un produrre forme in cui questo fluire si fissa e direziona. La vita produce forme di relazioni, istituzioni, simboli, idee, prodotti della vita economica ed opere artistiche: ovvero la cultura. Vi è una tensione tra lʼoggettività delle forme che la vita va creando e il carattere fluido proprio della vita (il suo scorrere). Il prodotto di tale tensione determina il mutamento culturale. La vita produce le forme ma, nel suo essere fluida e nel suo scorrere, le scavalca (supera) allo stesso tempo. Da questa contraddizione emerge il dinamismo della storia della cultura. E la sua tragedia (vedi pagina 4). Perchè tragedia? Si ha tragedia perchè la vita stessa si può comprendere solo mediante le forme (simboli, categorie, raffigurazioni) che, dato il loro ruolo di organizzare e far fluire in modo ordinato e “previsto” la vita e il suo essere fluida, inevitabilmente o si contrappongono a lei (alla vita) o la riducono, autocondannandosi al proprio superamento. Se sia la comprensione ingenua sia quella scientifica del mondo avvengono mediante costruzione di forme (simboli, concetti, narrazioni, schemi), che in quanto tali sono si espressione della vita ma anche per forza una sua riduzione (semplificazione), allora un sapere esaustivo è impossibile. Simmel, e anche qui è stato fortemente criticato soprattutto dai sociologi americani, è fortemente a-sistematico: non si può far altro che dare una direzione iniziale ad una via infinitamente lunga, pretendere completezza sistematica e definitiva sarebbe solo una auto-illusione. Simmel riconosce di non poter nulla dinanzi allʼinfinito, se non cercare di dare una direzione iniziale. Lʼinfinito di cui si parla è dato innanzi tutto dalla reciprocità che lega tutti i fenomeni tra loro e che dunque può portare a qualsiasi via/strada/risultato, senza essere previsto. La reciprocità rende le vie che un fenomeno può prendere infinite. Si parla di infinito anche perchè la vita immancabilmente, grazie alla sua infinità di natura, fugge dinanzi al pensiero (limitato) che cerca di afferrarla. Il pensiero interpreta le cose, il mondo, da una prospettiva. Le prospettive però sono infinite, data la grandezza, lʼinfinità grandezza, lʼincommensurabilità della vita. Dunque pensare ad un pensiero sistematicamente perfetto e definito, nonché completo, che spieghi tutti i fenomeni della vita è una illusione. La metropoli è il nucleo, lʼentità più pura, la quintessenza della modernità. La modernità è in sé, essenzialmente crisi permanente, non solo e non tanto perchè sconvolge gli ordini sociali esistenti (dunque tradizionali) ma perchè il principio che la regola è il mutamento fine a sé stesso. Nella modernità il mutamento diventa necessario, anzi di più, si fa norma, “tutto ciò che è solido si scioglie nellʼaria”. La modernità è flusso e instabilità di ogni forma, e la cultura che elabora il concetto di modernità tenta di venire a patti con lʼinfinito: nel momento in cui la cultura riconosce la necessità della modernità avverte anche che lʼinfinito nega lei stessa (nega la cultura) e i suoi concetti.
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Nellʼopera sulle Metropoli, Simmel analizza questʼepoca del fortuito, del volatile e del transitorio. Egli ne delinea i tratti distintivi, essendo tale epoca una formazione storica. Il punto di vista dal quale Simmel prende spunto è quello di indagare i movimenti con cui la personalità si adegua alle forze ad essa esterne. Egli osserva dunque lʼesperienza moderna che, a suo modo di vedere, coincide con lʼesperienza metropolitana. Vediamo ora alcuni punti fondamentali dellʼopera. • Simmel inizia osservando la corrispondenza esistente tra tendenze intellettuali e economia monetaria. Qui è importante distinguere tra intelletto e ragione. Nel linguaggio di Simmel (tedesco) il termine “intelletto”ha un significato più specifico rispetto allʼitaliano. Mentre la ragione è un principio che da ordine alle conoscenze empiriche mediante domande che riguardano il loro “senso”, che non rinuncia al confronto con sentimenti e valori, lʼintelletto è una facoltà logico-combinatoria, orientata alla calcolabilità. Lʼintelletto è dunque la facoltà umana più superficiale e adattabile. Nella modernità si registra una ipertrofia dellʼintelletto, un aumento sconsiderato. Secondo Simmel questa ipertrofia spiega lo sviluppo di atteggiamento strumentale e calcolistico sia verso le relazioni tra persone sia nei confronti della vita in generale. Lʼintelletto prescinde, data la sua natura orientata al calcolo, dalle differenze qualitative. Lo sviluppo dellʼeconomia monetaria porta allo stesso atteggiamento. Il denaro è indifferente alla qualità dei beni per i quali permette lo scambio. Scarpe e carbone possono non aver nulla in comune ma, se quantificate in denaro, sono alla pari viste come merci. Con il denaro tutto può essere accomunato: il denaro è lʼequivalente universale. Quanto più esso si pone come intermediario negli scambi, tanto più la differenza qualitativa (e dunque in primis la sensibilità qualitativa) tra le cose viene meno (dato che via via tutto diventa uguale, tutto diventa merce). Simmel introduce la figura dellʼuomo blasé: lʼabitante della metropoli disincantato e annoiato, il cui atteggiamento dice che ha già visto tutto. Il blasé è esattamente figlio di questo sistema dellʼintelletto (intellettualizzazione) e dellʼeconomia monetaria, che annienta la sensibilità qualitativa. Il blasé è indifferente nei confronti delle varietà qualitative delle cose (indifferenza qualitativa). Tale annoiata indifferenza, a cui tengono compagnia altri tratti tipici come il riserbo e la relativa anonimità delle relazioni, è anche una difesa nei confronti della metropoli. Lʼabitante della metropoli infatti si trova di fronte ad un eccesso di stimoli che caratterizza la vita metropolitana e per questo si difende, rispondendo con indifferenza annoiata verso le varietà qualitative, riserbo, anonimato relazionale. Lʼabitante metropolitano, il blasé, sente dunque lʼesigenza di proteggere la propria psiche da una eccessiva quantità e contraddittorietà di stimoli e dunque avverte la necessità di non farsi coinvolgere emotivamente da questi. • Simmel procede osservando il rapporto tra differenziazione sociale e libertà dellʼindividuo. Eʼ un tema affrontato in tutta lʼopera. Più una cerchia sociale è stretta, poco numerosa e indifferenziata al suo interno, meno individualizzati sono i contenuti della coscienza dei suoi membri. Al contrario, più la cerchia sociale va allargandosi, e più i singoli possono, in un certo senso devono, sviluppare la propria autonomia e la propria unicità. La metropoli riguarda questʼultimo caso, essendo il luogo della massima differenziazione sociale e della massima concentrazione. La metropoli è caratterizzata dallʼindividualità, anzi ne è la sede per eccellenza. Nella metropoli vi è massima libertà di movimento e di espressione per il singolo. Simmel, a questo punto, rifiuta lʼequazione libertà=felicità. Il singolo è sempre più dipendente da istituzioni, tecniche, apparati che lo sovrastano. • Simmel nella parte conclusiva del saggio registra una crescente differenza tra contenuti dello spirito oggettivo e contenuti dello spirito soggettivo. Lo spirito oggettivo è la cultura oggettivata nei prodotti dellʼuomo, depositata nelle enciclopedie ma anche nelle realizzazioni/opere dellʼuomo come una rete elettrica, un
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computer. Lo spirito soggettivo si manifesta viceversa nella cultura di un uomo o una donna e dunque rappresenta ciò che lʼuomo/donna sa perchè così lʼha imparato, vissuto, elaborato personalmente. La cultura dei soggetti/individui dipende da quella oggettiva ma se ne differenzia: quella soggettiva non esiste se non entro un individuo concreto. Altro punto che giustifica la tragedia (vedi pagina 2) della modernità è questo: nella modernità viene a crearsi una sproporzione tra spirito oggettivo e soggettivo. Simmel stesso, in un altro saggio dice:
“Soprattutto in periodi di complessità sociale e estesa divisione del lavoro (metropoli-modernità), le realizzazioni della cultura oggettiva vengono a costruire una sorta di regno autonomo (a sé). Le cose diventano più perfezionate, più “intellettuali”, e più controllate da un legame logico intrinseco con la loro strumentalità; ma la “coltivazione” suprema, quella del soggetto, non cresce in modo proporzionato. E in verità, visto lʼenorme incremento della cultura oggettiva, in cui il mondo delle cose viene parcellizzato fra innumerevoli lavoratori, la cultura soggettiva non può crescere allo stesso modo. (...) La dissonanza della cultura moderna ,e in particolare quella che si manifesta nei progressi della tecnica in ogni settore e nella contemporanea, profonda, insoddisfazione verso questo stesso progresso, è causata in gran parte dal fatto che le cose diventano sempre più “colte”, mentre gli uomini sono sempre meno capaci di guadagnare dalla perfezione delle cose un perfezionamento della loro vita soggettiva”.

Se le cose diventano sempre più colte e, in proporzione lʼuomo lo diventa sempre meno, allora la società moderna dispone di un sapere che sovrasta le capacità di elaborazione di ogni singolo individuo. Sta in questo punto la dissonanza della modernità. Oggi potremmo aggiungere che in questo non solo cʼè la dissonanza della modernità ma anche la potenzialità della sua catastrofe finale. Possiamo leggere i disastri nucleari ed ecologici con il punto di vista di Simmel. E ne deriva che ci troviamo in una situazione in cui i soggetti non sono capaci di comprendere e gestire responsabilmente ciò che loro stessi hanno prodotto. La metropoli è il luogo dove tutte le tendenze della modernità si concentrano e si potenziano reciprocamente. Nessuna tendenza è causa delle altre dato che ciascuna interagisce reciprocamente. Il giudizio di Simmel è ambivalente. La metropoli è si il regno della libertà e della massima espressione dellʼindividualità, ma anche il regno dellʼintellettualizzazione e della capacità di percepire le differenze. La metropoli amplia la possibilità di movimento ma lega anche ciascuno ad un sistema di interdipendenze superiore a lui. Questo continuo cogliere ambivalenze è proprio di Simmel (che raramente, quasi mai, si lascia andare a prese di posizione nette), e per certi versi corrisponde alla avalutatività teorizzata da Weber. Simmel: nulla si dà nella vita senza essere in relazione con il resto.

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Georg Simmel - Le metropoli e la vita dello spirito I problemi più profondi della vita moderna nascono dalla pretesa dellʼindividuo di preservare la propria indipendenza di fronte alle forze della società, della storia, della cultura, della tecnica. Si nota dunque una resistenza dellʼindividuo per impedire dʼessere livellato e dissolto allʼinterno di un meccanismo tecnico-sociale. Si vuole indagare riguardo i movimenti con cui la personalità si adegua alle forze ad essa esterne. Lʼindividuo metropolitano, psicologicamente parlando è caratterizzato da intensificazione della vita nervosa, causata dal rapido e ininterrotto susseguirsi di impressioni esteriori e interiori. La vita metropolitana è caratterizzata da un consumo di coscienza elevato a causa del veloce accumularsi di immagini cangianti, contrasti, impressioni opposte che richiedono ad intermittenza lʼattenzione. Eʼ qui il contrasto rispetto alla vita di campagna, di provincia: il ritmo, che nelle metropoli è velocissimo. La vita psichica metropolitana è caratterizzata dallʼintellettualismo, mentre quella di campagna dalle relazioni affettive e dalla sentimentalità. La sentimentalità e la sensibilità alle relazioni affettive si radicano nella parte inferiore della psiche e dunque nei suoi strati meno consci così da determinare azioni abitudinarie. Lʼintellettualismo invece si radica nella parte più conscia della psiche. Lʼintelletto è la forza interiore più adattabile a differenza della sentimentalità che risulta conservatrice a causa del suo carattere abitudinario. Lʼindividuo metropolitano, minacciato quotidianamente da discrepanze e flussi contrastanti, crea un meccanismo per difendere la propria psiche. Egli infatti, anziché con i sentimenti, reagisce con lʼintelletto. Dunque la reazione ai fenomeni viene spostata verso quella parte della psiche meno profonda. Lʼintellettualismo, questa risposta dellʼindividuo alla violenza della metropoli, si interseca con altri fenomeni. Si vedrà lʼeconomia monetaria, ergo il denaro. Lʼeconomia monetaria trova naturalmente un terreno fertile nelle metropoli. Economia monetaria e dominio (dunque utilizzo esclusivo) dellʼintelletto si corrispondono profondamente. Entrambi hanno in comune un atteggiamento di neutralità oggettiva con cui si trattano uomini e cose, un atteggiamento che il più delle volte da giustizia formale diventa durezza senza scrupoli. Lʼuomo puramente intellettuale è indifferente alle relazioni affettive e a tutto ciò che è propriamente individuale dato che da questi conseguono reazioni che non possono essere affrontate con intelletto logico. Le relazioni affettive tra persone si basano sulla individualità di ciascuno, mentre quelle intellettuali non considerano minimamente lʼindividualità, operando come se gli individui fossero numeri che interessano solo in base al rendimento che assicurano. Così, lʼabitante metropolitano si rapporta con fornitori e clienti, con schiavi e con padroni, o con simili instaurando relazioni intellettuali. In un sistema più ristretto, cerchia ristretta, le relazioni prenderebbero inevitabilmente una piega affettiva che va oltre il calcolo prestazione - controprestazione. In condizioni più primitive, dove comunque esiste un rapporto (e prima ancora una corrispondente figura) tra produttore e cliente, il produttore conosce il cliente che ordina la merce. Qui avviene un conoscersi reciproco. Nella metropoli si produce non tanto per quel cliente o per quellʼaltro cliente, ma per vendere, più in generale, senza conoscere direttamente e senza instaurare legami e relazioni con chi compra. Da qui deriva che nelle metropoli entrambi, compratore e produttore, operano con una spietata oggettività derivante dal loro esclusivo calcolo intellettuale. Non si può dire se sia lʼeconomia monetaria - il denaro/la moneta a determinare il dominio dellʼintelletto o il contrario. Sicuramente si pongono lʼuno allʼaltro in un rapporto di reciprocità così da alimentarsi a vicenda. Lo spirito moderno diventa sempre più calcolatore. Il denaro ha contribuito a rendere lʼindividuo incapace a distinguere il valore qualitativo delle cose. Lʼindividuo moderno utilizza il denaro, lʼequivalente universale, per valutare le cose e la valutazione è solo ed esclusivamente quantitativa, spietatamente oggettiva.
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Le relazioni del tipico abitante metropolitano tendono ad essere molteplici e complesse. Si concentrano gli interessi, talvolta diversissimi, delle persone sino a creare una moltitudine di interessi e relazioni. Per questo le attività che qui avvengono devono essere fortemente regolate, precise, puntuali, altrimenti sfocerebbero immediatamente nel caos. Blasé: abitante della metropoli che mette in moto meccanismi di difesa visti in precedenza per riparare la propria psiche da continui stimoli contraddittori lanciati con violenza dalla metropoli stessa. Il meccanismo di difesa utilizzato mira a instaurare lʼintellettualismo, come scudo. Il blasé, sottoposto ad una elevata quantità di stimoli nervosi, è indifferente, lo diventa, smettendo di reagire a questo continuo sollecitare i nervi. Questa incapacità di reagire agli stimoli è il tratto fondamentale del blasé. Il blasé, macchina dellʼintelletto e figlio dellʼeconomia monetaria, è inoltre incapace di cogliere le differenze e dunque i diversi significati delle cose. Agli occhi del blasé tutto appare come opaco e irrilevante. Questo a causa del denaro che è un equivalente universale, capace di livellare ogni cosa e ogni valore, di trasformare le proprietà qualitative delle cose in quantità sempre e comunque confrontabili. Il blasé è caratterizzato inoltre dal riserbo. Eʼ riservato da un lato perchè il continuo contatto esteriore con una infinità di persone porterebbe ad una condizione psichica insostenibile, dallʼaltro lato perchè vi è una legittima diffidenza verso tutti dato il funzionamento calcolatore e freddo e caratterizzato da una durezza senza scrupoli della metropoli. Lʼantipatia porta si gli individui a separarsi, voltandosi le spalle ma non rappresenta dissociazione dato che è fondante della metropoli e in quanto tale va vista come una sua forma elementare di socializzazione (che fa sopravvivere la metropoli stessa). Nella metropoli lʼindividuo gode di una libertà personale non paragonabile a nessuna altra situazione. Riguardo alle libertà personali cʼè da distinguere in due tipologie di situazione. In una cerchia relativamente stretta di persone, chiusa allʼesterno, vi è una forte coesione interna. Questa è così forte da limitare le possibilità di azione dei singoli, mediante limiti severi da rispettare ed entro i quali muoversi. Al crescere della cerchia, al crescere del numero die partecipanti, nello spazio, nei contenuti di vita, i confini iniziano ad essere meno netti e dunque le libertà individuali aumentano, permettendo a ciascuno sempre più alti livelli di specificità. La libertà dellʼabitante metropolitano è comunque relativa dato che egli è sempre vincolato da un sistema superiore, e dunque deve rispettare tecniche, sottostare a strutture, idee, concetti. In questo senso quindi, il blasé è libero in confronto ai giochi di pregiudizi e “da paese” che dominano la città di provincia limitandola ancora di più. Agli occhi del contadino il blasé è la persona più libera al mondo. Leggere lʼintroduzione: libertà vuol dire felicità? Non è detto. Il blasé è solo, indifferente nonostante attorno abbia una infinità di persone. La libertà va intesa non solo come libertà di movimento e assenza di pregiudizi e chiusure (tipiche della città di provincia). Il seguire le proprie leggi, quelle della propria natura (e qui sta la libertà) risulta evidente e persuasivo a noi e agli altri solo quando lʼesprimersi di questa nostra natura, le sue connotazioni, si distinguono effettivamente da quelle degli altri. Ergo solo la nostra inconfondibilità, il nostro aderire ad una nostra natura diversa dalle altre, comprova che viviamo in un modo non impostoci da altri. (Se la metropoli è la forma di cerchia sociale più differenziata e ampia allora il cosmopolitismo è la sua “esasperazione”. ) Le città ergo le metropoli sono i luoghi dove avviene la divisione del lavoro più sviluppata. Si ricorda lʼesistenza a Parigi del così detto quatorzième - francese di “quattordicesimo”, colui che, identificabile mediante un cartello apposto sul portone di casa, si rendeva disponibile per situazioni “di emergenza” in cui ci si trovava in tredici a tavola e mancava il
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quattordicesimo. Questo è un esempio estremo di come la divisione del lavoro si era cristallizzata dando vita a lavori persino inusuali, di certo molto specifici. Nella vita urbana è avvenuto un cambio di rotta: dalla lotta con la natura per il cibo si è passati ad una lotta per lʼuomo. La posta in gioco non è la natura ma lʼuomo. La divisione del lavoro non porta solo alla specializzazione ma a qualcosa di molto più profondo: lʼofferente produttore inizia a cercare di andare oltre i limiti, cercando di suscitare sempre nuovi bisogni nei confronti di coloro a cui si rivolge (probabili acquirenti). Il fine è il guadagno e il mezzo è “inventare” nuove specializzazioni che rispondano a nuovi bisogni inventati via via. Questo porta la differenziazione anche dallʼaltra parte, dunque rendendo differenziato non solo il lato dellʼofferta ma anche quello della domanda, ovvero “il pubblico”. Questo meccanismo della specializzazione che dal lato offerta si estende in differenziazione del lato domanda, porta ad una complessiva individualizzazione spirituale che, come visto, avviene proprio in cerchie ampie come per lʼappunto le metropoli. Le cause della individualizzazione sono diverse. Innanzi tutto è causa la difficoltà di far emergere la propria personalità nel tessuto metropolitano. Dato che inoltre il senso quantitativo ha toccato livelli elevati e perciò limite, si ricorre per distinguersi alla particolarizzazione qualitativa sperando così di riuscire ad attirare su di sé lʼattenzione dellʼambiente. In questo modo si stimola talvolta eccessivamente il senso delle differenze e nascono comportamenti tipicamente metropolitani, come le stravaganze, la ricercatezza, la preziosità, i capricci. E tutti questi comportamenti non si fanno portatori di veri contenuti ma piuttosto di finzioni, il loro obiettivo è fingere di caratterizzare in modo diverso lʼindividuo, mostrandolo eccessivamente, fintamente diverso. Questo comportarsi rimane per molti lʼunico modo per salvare la stima in sé e la coscienza di occupare un posto. Altro aspetto da mettere in evidenza (e che causa lʼindividualizzazione) sono la rarità e la brevità degli incontri metropolitani. Incontri così rari e brevi portano lʼindividuo a presentarsi, per quelle rare volte che ne ha occasione, in modo caratteristico e vivace dʼingegno (arguto). Il motivo più profondo dellʼindividualizzazione è dato dallo squilibrio tra spirito soggettivo e oggettivo. Lʼoggettivo nella metropoli si sviluppa prepotentemente e cresce a dismisura sulle spalle di quello soggettivo, che non solo cresce di poco ma talvolta decresce. Ovvero, nel linguaggio, nel diritto, nella tecnica, nellʼarte e nella scienza si osserva uno sviluppo quotidiano sempre più grande che è sempre più imponente rispetto al relativo incrementare dello sviluppo spirituale connesso. In altri termini, provando a considerare lʼimmensa quantità di cultura che negli ultimi tempi si è incorporata in tecniche, scienze, istituzioni e provando poi a paragonarla al processo culturale degli individui, si noterà facilmente come la cultura (spirito oggettivo) superi spropositatamente il progresso culturale degli individui. Questa sproporzione deriva dalla divisione del lavoro. (Riassumendo, lʼindividualizzazione è causata, tra le altre cose, anche dal prevalere dello spirito oggettivo su quello soggettivo che a sua volta è causato dalla differenziazione del lavoro). Le metropoli sono caratterizzate dunque da una cultura che eccede e sovrasta ogni elemento personale. Dunque da una parte la vita viene resa facile, caratterizzata da tanti stimoli diversi, modi di riempire il tempo e la coscienza, dallʼaltra parte però vi sono sempre più strutture entro cui stare, contenuti e rappresentazioni impersonali, che tendono a eliminare le colorazioni e le avversioni più intimamente singolari. Ecco perchè lʼindividuo, per salvarsi e per salvare la sua singolarità e le sue particolarità deve dar prova di singolarità e particolarità estreme: esagerare per farsi sentire, anche da sé stesso. In altre parole si registra nella vita metropolitana una atrofia della cultura individuale, del progresso culturale individuale dovuta allʼipertrofia della cultura oggettiva. Proprio a causa di questo Nietzsche odia la metropoli e proprio a causa di questo egli è così amato nelle metropoli, visto come salvatore e profeta.
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