LA CONCEZIONE DELL’ETERE DI MARCO TODESCHINI

(sintesi divulgativa)

Fiorenzo Zampieri

LA CONCEZIONE DELL’ETERE DI MARCO TODESCHINI
(sintesi divulgativa)

PREMESSA Marco Todeschini rappresenta lo scienziato fisico-matematico tipo degli anni ‘20 ‘30 del secolo scorso, formatosi sui testi scientifici degli ultimi anni del 1800 e primi del 1900 nei quali l’Etere, quale ente universale, era considerato essere il mezzo necessario ed indispensabile, come l’aria per il suono, per la trasmissione delle onde elettromagnetiche che in quegli anni si cominciavano a studiare per scoprirne le leggi. Tanto è vero che se andiamo a consultare una vecchia Enciclopedia, ad esempio la Pomba, dell’anno 1926, addirittura sotto il lemma “Etere cosmico” si scrive:

mezzo straordinario, tenue ed elastico che pervade tutto lo spazio e si rende veicolo delle azioni a distanza, le quali non si potrebbero altrimenti giustificare. La prima idea dell’etere cosmico fu lanciata da Cartesio; sostenuta ed applicata nella teoria ondulatoria della luce da Huyghens, prese salde basi nel campo delle scienze fisiche per opera di Joung, Fresnel, Faraday, ecc. La densità dell’etere e la sua elasticità variano penetrando nei corpi, qualunque sia il loro stato di aggregazione.
E similmente nell’Enciclopedia Motta, primi anni ’50 del secolo scorso, si scrive ancora: sostanza imponderabile e tenuissima che costituisce il mezzo di

propagazione delle vibrazioni che caratterizzano i fenomeni luminosi e della quale dovrebbe essere pregno tutto l’Universo. Questo secondo le teorie di Cartesio e Fresnel, abbandonate poi definitivamente da Maxwell che le sostituì con quelle dell’etere elettromagnetico. Hertz e Lorentz stabilirono in modo assoluto la funzione nei fenomeni elettro-dinamici ed ottici dell’etere elettromagnetico.
Nel mezzo, in ordine temporale, è venuta la Teoria della Relatività di Einstein che, con l’appoggio dei famosi esperimenti di Michelson e Morley intesi a dimostrare l’esistenza dell’etere, ma che ebbero esito apparentemente negativo, dichiara l’inutilità e quindi la non esistenza del fluido cosmico ai fini delle dimostrazioni scientifiche dei fenomeni fisici. E’ noto a tutti che con l’accoglimento entusiasta di
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gran parte del mondo accademico delle teorie einsteniane, l’ipotesi dell’esistenza dell’etere cosmico è stata abbandonata. Ma se analizziamo in maniera profonda sia la storia della filosofia che la storia della ricerca scientifica ci appare una realtà profondamente diversa. E questo è quanto ha fatto Todeschini all’inizio dei sui studi. LO SPAZIO E’ VUOTO O PIENO? Leggendo Todeschini si evince che questa domanda ha le sue radici in quest’altra: il movimento dei corpi si provoca con l’urto o premendoli con altri corpi, oppure applicando loro delle forze? La risposta sembra apparentemente semplice perché è evidente che un corpo si può muovere urtandolo con un altro o premendolo con una corrente liquida o aeriforme. Però è noto a tutti che vi sono anche dei corpi che sembrano muoversi senza essere urtati o spinti da alcun mezzo solido o fluido, come un pezzo di ferro attratto dalla calamita o un corpo che cade a terra o un satellite che si muove attorno al suo pianeta o il pianeta che rivoluisce attorno al sole o l’elettrone che rivoluisce attorno al nucleo dell’atomo, ecc.. E’ certo che per spiegare questi fenomeni o si deve ammettere che una particolare forma di materia invisibile ai nostri sensi ed agli strumenti d’indagine scientifica investa questi corpi urtandoli, oppure che essi siano mossi da misteriose forze emanate da corpi distanti fra di loro. Da ciò risulta che per la spiegazione di uno stesso fenomeno dovremmo ammettere due cause diverse. Ma questo non è accettabile. Bisogna quindi chiarire quale delle due sia la vera causa del moto della materia. Mentre siamo certi, sotto tutti i punti di vista per l’evidenza dei fatti, che il movimento dei corpi materiali possa essere provocato dall’urto reciproco degli stessi, non siamo altrettanto certi invece che tale movimento possa essere provocato dalle cosiddette forze ( gravità, magnetica, nucleari, ecc.) che in maniera invisibile sia ai sensi che agli strumenti agiscono sui corpi stessi. Vediamo quindi, con un esempio di facile comprensione, di analizzare, con le parole del Todeschini stesso, la questione. Supponiamo di avere una sfera di massa una seconda sfera immobile di massa in movimento rettilineo che urtando , subisca nell’urto una decelerazione , come nel gioco del
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imprimendo alla seconda sfera una accelerazione

biliardo. Immaginiamo, per semplicità di calcolo, che nell’urto non vi sia alcuna

dispersione in calore, suono, ecc. e che la sfera urtante dopo l’urto resti immobile (trasferimento totale del movimento dall’una all’altra sfera). Il fenomeno lo si può rappresentare con la seguente uguaglianza:

Per il principio d’inerzia di Newton (

), sia il primo che il secondo membro e cioè:

dell’equazione, sono equivalenti ad una forza

Ora si tratta di accertare se l’urto della massa

ha impresso sulla massa

una forza o una accelerazione oppure se le ha impresso una forza ed anche una accelerazione. Se quest’ultimo caso fosse vero, dopo l’urto nella massa dovremmo trovare sia la forza sia l’accelerazione , e cioè:

che sostituita nella precedente uguaglianza ci darà:

E quindi, essendo

:

Dalla quale essendo

risulta:

Che costituisce evidentemente

oltre che un assurdo matematico anche un

assurdo fisico in quanto ci dice che la sfera urtata, dopo l’urto, possiede una forza d’inerzia doppia di quella che le ha ceduto quella urtante. Alla luce di quanto descritto, per non cadere nell’assurdo, si deve concludere che la massa urtante può avere ceduto a quella urtante solamente una forza, oppure solamente un’accelerazione.
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Poiché dopo l’urto nella sfera urtata troviamo realmente la sua massa l’accelerazione

e

ne consegue che tra le due sfere non si è trasmessa forza ma

soltanto un’accelerazione di massa. L’unica realtà esistente nel mondo fisico, dopo l’urto, è la massa materiale urtata che accelera e non possiamo sostituire questa realtà fisica con una forza astratta. Infatti se dal punto di vista matematico è lecito sostituire il prodotto della massa urtante per la sua accelerazione con la forza equivalente, secondo la legge di Newton: , dal punto di vista fisico tale sostituzione appare ingiustificata perché senza la realtà oggettiva del corpo che decelera contro il corpo urtato (urto) questo non si muove. Non possiamo però nemmeno trascurare il fatto che in effetti esiste in noi la sensazione di forza, prodotta, alla pari delle altre sensazioni, dai nostri organi di senso. Infatti alla pari delle sensazioni di luce, suono, gusto, olfatto, anche la forza è una sensazione che prodotta dagli organi di senso periferici del corpo umano (il tatto in questo caso) trova la sua realtà nella nostra psiche. Per cui chi ha veramente ragione? Chi sostiene che l’universo è formato da una sostanza unica e primordiale che attraverso i suoi moti genera la materia ed i suoi movimenti o che l’universo è vuoto e che il movimento dei corpi in esso presenti è generato da forze misteriose che ancor più misteriosamente vengono trasmesse da corpo a corpo? Todeschini risolve la questione ragionando in questo modo. Se con l’ipotesi del pieno, si riescono a sviluppare ed a dimostrare tutte le formule e le leggi conosciute della fisica, della chimica, dell’astronomia, ecc., arrivando alle stesse conclusioni, alle stesse dimostrazioni fisico-matematiche, ma con una più chiara comprensione dei fenomeni, perché preferire l’ipotesi del vuoto, che, come abbiamo dimostrato, ci porta a conferire al vuoto e cioè al nulla delle qualità che davvero difficilmente si possono accettare e giustificare se non con un atto di fede? Todeschini ha fatto proprio questo; è riuscito attraverso la fluidodinamica, scienza che studia il moto dei fluidi, a dimostrare scientificamente che tutte le leggi universalmente conosciute che regolano i fenomeni fisici, chimici, atomici, astronomici, ecc., si possono ricavare tali e quali e con la medesima valenza scientifica anche nell’ipotesi che l’universo sia formato da quel fluido cosmico di antiche origini che tutto riempie e tutto genera, da sempre chiamato ETERE. L’ETERE SECONDO TODESCHINI

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Se, come dice Todeschini, tutti i fenomeni naturali sono riconducibili a movimenti di spazio, è possibile trovare un sistema generale di equazioni matematiche che contemplano e pongono in relazione tutti i possibili movimenti dello spazio con le equivalenti forze in gioco, allo scopo di trarre da tali equazioni generali, le leggi relative ad un particolare movimento di spazio nel quale si fosse eventualmente identificato un determinato fenomeno. Se poi lo spazio, nell’ipotesi dell’etere, possiede le caratteristiche di mobilità e densità di un fluido si devono applicare ad esso le leggi generali della fluidodinamica. Ma un fluido può essere liquido o gassoso e quindi quali possono essere le leggi che segue lo spazio fluido? Quelle dei liquidi o quelle dei gas? La risposta è immediata in quanto sappiamo che i gas hanno densità diversa a seconda della pressione, mentre i liquidi a temperatura costante mantengono volume e quindi densità costante. Quindi, poiché, secondo Todeschini, lo spazio nei suoi movimenti, mantiene densità costante, ne consegue che ad esso si adattano meglio le leggi dei liquidi anziché quelle dei gas. Ecco qui di seguito le caratteristiche fondamentali dell’ETERE di Todeschini: Possiede un peso Possiede una massa Possiede densità costante di 9.1020 minore di quella dell’acqua È dotato di mobilità È dotato di attrito È vischioso È inerziale È incompressibile Ha natura granulosa ed è composto di particelle mobili (materioni) È suddivisibile È esteso ovunque e si identifica quindi con lo Spazio

Dalle caratteristiche succitate sorge immediata la difficoltà di comprensione di un etere composto di particelle piccolissime e mobili le une rispetto alle altre in quanto ci si chiede cosa può esserci nello spazio che divide una particella dall’altra. Questa difficoltà deriva però dalla nostra abitudine di concepire lo spazio come un ente immobile. Per cui se invece dell’avvicendamento di parti di etere, pensiamo all’avvicendamento di parti di spazio, la mobilità di questo non rimane più ostica al nostro intelletto. Infatti chi non riesca ad immaginare uno spazio sferico che ruoti intorno ad un suo asse polare, rispetto allo spazio immobile circostante? E chi non riesce ad immaginare una porzione di spazio
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prismatico o di altra qualsiasi forma, muoversi in linea retta, seguito dallo spazio retrostante e preceduto da quello antistante? Si potrà obiettare che tra il volume di spazio mosso e quello fermo circostante si crea una discontinuità di spazio e di velocità, ma, sia la discontinuità di spazio, sia la discontinuità di velocità, secondo Todeschini, sono eventi fenomeni. LE PROVE SPERIMENTALI Quali sono le prove sperimentali che dimostrano che lo spazio si può muovere come un fluido? Secondo Todeschini esse sono numerose e si possono dividere in due grandi categorie: quelle comuni alla portata di tutti e quelle specialistiche. Prove comuni: 1. La materia 2. Il peso 3. La massa, 4. L’inerzia 5. La gravità, 6. Il volume dei corpi 7. La forza centrifuga 8. Gli effetti giroscopici 9. L’effetto Magnus 10. La luce 11. L’elettricità 12. Il magnetismo 13. Il calore radiante, 14. Il moto astronomico 15. Il moto atomico 16. La caduta dei gravi Fra le prove specialistiche si annoverano: 17. Il fenomeno Bradley 18. L’esperimento Michelson 19. L’esperimento Fizeau 20. L’effetto Doppler 21. L’esperimento Truton-Noble
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indispensabili per l’origine della materia e di tutti i

22. L’esperimento Rankine, 23. La rifrazione luminosa, 24. L’incurvamento dei raggi di luce vicino alle masse 25. L’esperimento Todeschini, 26. Il magnetismo terrestre Le dimostrazioni scientifiche di tutte queste prove sperimentali si trovano nell’opera principale di Todeschini dal titolo “La Teoria delle Apparenze” nella quale vengono sviluppate ad una ad una con chiarezza di esposizione. Il principio fondamentale che accomuna tutte queste prove sperimentali è quello del movimento dello spazio fluido che genera tutti questi effetti ed altri ancora. ETERE E PSICHE Una volta accertata sperimentalmente l’esistenza dell’etere e che questi con i suoi movimenti genera la materia e tutti i suoi fenomeni fisici relativi, sorge legittima la domanda di come lo spazio fluido interagisca con il corpo umano e la sua psiche. Todeschini in merito a questo ha formulato il Principio Unifenomenico che recita: “l’Universo è costituito solamente da spazio fluido inerziale i cui moti rotanti

costituiscono i sistemi atomici ed astronomici che formano la materia ed i cui moti ondosi, quando e solamente quando colpiscono i nostri organi di senso, suscitano in noi le sensazioni di forza, elettricità, suono, calore, luce, odore, sapore, ecc..”
Per dare la dimostrazione della validità di questo enunciato bisogna dimostrare che le sensazioni non fanno parte del mondo fisico. Già ne abbiamo parlato nel paragrafo dedicato alla forza dove si evidenzia che la forza non è una entità fisica reale. A questo punto bisogna descrivere come Todeschini dimostra la genesi delle sensazioni. E’ noto a tutti, come conferma anche la scienza accademica odierna, che quando i movimenti dello spazio fluido urtano contro i nostri organi di senso questi trasformano gli urti in correnti bio-elettriche le quali mediante la rete nervosa del corpo umano sono trasmesse ai centri cerebrali preposti a trasformarle in sensazioni. Proprio studiando la fisiologia del corpo umano Todeschini ha scoperto che gli organi di senso e di moto funzionano come apparati elettrotrasmittenti a filo, elaborando così la concezione elettronica del sistema nervoso.
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Infatti ha svelato che l’organo della vista funziona come un apparato televisivo a filo che trasforma le vibrazioni elettromagnetiche buie in vibrazioni elettroniche che trasmette mediante il nervo ottico al cervello. Ha svelato che l’organo dell’udito funziona come un telefono poiché trasforma le vibrazioni atmosferiche in vibrazioni elettroniche che trasmette mediante il nervo acustico al cervello. Allo stesso modo l’odorato, il gusto ed il tatto, funzionano come elettrosuscitatori di vibrazioni elettroniche che anch’esse sono trasmesse mediante la rete nervosa al cervello. Le linee nervose sono costituite e funzionano come conduttori di elettricità. La materia grigia del midollo spinale è la centrale di energia che alimenta tutti gli organi e circuiti nervosi. I neuroni sono stazioni intermedie di rinforzo delle correnti di linea. Il cervelletto è costituito e funziona come un complesso di goniometri e telepuntatori automatici ed a comando. Il cervello è la centrale suprema dove si trovano tutti gli apparecchi di ricezione delle correnti provenienti dagli organi di senso periferici, tutti gli apparati trasmittenti per teleazionare gli organi di moto periferici, gli apparecchi della regolazione delle ghiandole secretive e del moto ritmico degli organi vegetativi periferici, tutti i complessi di amplificazione, rivelazione, commutazione, trasformazione delle correnti elettriche in arrivo ed in partenza, nonché i centri psicofisici di percezione e di moto. Se la trasformazione delle correnti elettriche trasmesse dagli organi di senso fosse dovuta al cervello, quale organo materiale, questi non farebbe altro che vibrare e trasmettere gli urti ricevuti (principio unifenomenico). Poiché invece quelle correnti elettriche vengono trasformate in sensazioni immateriali, l'organo che permette questa trasformazione non può che essere immateriale identificandosi quindi con la Psiche. La psiche, essendo immateriale, è perciò di natura spirituale e quindi si identifica con l' ANIMA UMANA scoprendo così che le sensazioni costituiscono le prove sperimentali incontrovertibili della sua esistenza. Di enorme rilievo il fatto che l'azione della psiche (anima) è reversibile. Essa, infatti, si esprime sia nell'elaborare le correnti bio-elettriche in arrivo dagli organi di senso, sia nel generare le stesse correnti per comandare i movimenti e le funzioni del corpo umano.

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Ma se le piccole forze della nostra anima non possono produrre che l'energia elettrica sufficiente ad azionare i nostri organi, quali entità spirituali sono in grado di generare le immani forze necessarie a muovere le masse dell'Universo? Da ciò discende la certezza scientifica sperimentale dell'esistenza, oltre che dell'anima umana, anche del mondo spirituale e di DIO DIO. Scoperta la realtà del mondo spirituale Todeschini si addentra quindi nel mondo metafisico per spiegarne i fenomeni ed infatti nella sua Teoria delle Apparenze elabora la base scientifica per spiegare i fenomeni metapsichici sinora avvolti nel mistero, quali: telecinesi, apparizioni luminose, suoni misteriosi, telepatia, rabdomanzia, ecc. oltre che fornire finalmente la spiegazione scientifica delle medicine naturali quali la pranoterapia, l’agopuntura e agopressione, l’omeopatia, ecc..

BIBLIOGRAFIA •1931 - L'aberrazione cinetica dei raggi catodici •1949 – 1984 - La Teoria delle Apparenze •1953 – 1978 – Psicobiofisica •1955 – Einstein o Todeschini. Qual'è la chiave dell'Universo? •1957 – L'unificazione della materia e dei suoi campi di forza •1960 – Le vie che portano alla scienza cosmica unitaria •1961 – Esperimenti decisivi per la fisica moderna •1961 – Scienza universale

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Marco Todeschini
nacque a Valsecca di Bergamo il 25 aprile 1899, da Carlo e Valentina Invernizzi, nei Càrevi Alti, nella casa della Teori. Orfano della madre dalla nascita, fu preso a balia dalla zia materna Barbara. A 4 anni il padre lo portò con sé a Cremona e lo collocò nel collegio Dante di Casalmaggiore di Cremona, dove vi rimase fino all’età di 17 anni, anno in cui entrò nell’esercito come pilota aviatore. Fu proprio a Casalmaggiore, durante una gita sul Po a 15 anni, che osservando un mulinello d’acqua e alcuni pezzi di sughero roteanti attorno ad esso in cerchi concentrici, ebbe la prima ispirazione, all’origine di tutti i suoi studi. Si laureò nel 1926 in ingegneria meccanica ed elettronica al Politecnico di Torino. Nella sua vita di studioso si specializzò e si diplomò in vari rami della fisica e della fisioneurologia ed insegnò come Professore Ordinario di meccanica razionale ed elettronica al biennio di Ingegneria Superiore STGM in Roma oltre ad essere stato docente di Termodinamica all’Istituto Tecnico Industriale Paleocapa di Stato in Bergamo. Fu Colonnello pluridecorato del Servizio Studi ed Esperienze del Genio nella riserva. Negli attrezzatissimi laboratori del Centro Studi suddetto, realizzò varie invenzioni e compì una classica serie di ricerche teoriche e sperimentali giungendo a scoprire le modalità con le quali si svolgono e sono collegati tra loro i fenomeni fisici, biologici e psichici, di cui determinò le precise relazioni matematiche reciproche e di assieme coordinandoli tutti in una scienza universale denominata appunto perciò “PsicoBioFisica”. Questa ha avuto un’eco mondiale, perché supera la relatività di Einstein, la meccanica ondulatoria di Schrodinger, la quantistica di Heisemberg, la dualità complementare onda-corpuscolo di Bohr e la cibernetica di Wiener; teorie che ammettendo solo realtà materiali oggettive vengono ad escludere le realtà biologiche e spirituali soggettive che pur si manifestano, dominano e brillano per l’Universo intero. Insomma, la fisica attuale contemplando solo fenomeni materiali oggettivi è del tutto unilaterale e non può assurgere a scienza unitaria del Creato, perché questa deve comprendere tutte le discipline fondamentali che in verità si manifestano nel Cosmo. La Psicobiofisica di Todeschini infatti comprende in sé:
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una parte fisica che dimostra come tutti i fenomeni naturali si identificano in particolari movimenti di spazio fluido, retti da una sola equazione matematica; una parte biologica che dimostra come tali movimenti allorquando si infrangono contro i nostri organi di senso producono in questi delle correnti elettriche che vengono trasmesse dalle linee nervose al cervello suscitando nella psiche, ed esclusivamente in essa, le sensazioni di luce, elettricità, calore, suono, ecc. e svela la meravigliosa tecnologia elettronica di tutti gli organi del sistema nervoso;

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una parte psichica che dà le dimostrazioni scientifiche dell’esistenza dell’anima umana, del mondo spirituale e di Dio.

Perciò il futuro Papa Giovanni XXIII nell’agosto del 1950 in una serie di colloqui avuti a Sotto il Monte col Todeschini si propose di fargli tenere un ciclo di conferenze per diffondere la sua teoria in Parigi ed in altre città della Francia, dove Monsignor Roncalli era allora Nunzio Apostolico. Ma la nomina di questi a Cardinale di Venezia ritardò il progetto, che venne poi attuato per iniziativa del Presidente del Consiglio dei Ministri francese Bidault e del Ministro della P.I. Petit, i quali vollero partecipare anche al pranzo dato in onore al Todeschini dalle più alte autorità culturali. Questi venne allora nominato Membro delle Accademie Scientifiche di S.Etienne, di Valence e di Parigi, e gli venne offerta la lampada da minatore, simbolizzante la luce che egli ha portato sui misteri del Cosmo cercando nel sottosuolo la radice dei fenomeni. In vari congressi è stato riconosciuto che la Psicobiofisica spiega bene anche i fenomeni metapsichici (telepatia, rabdomanzia, capacità terapeutiche dei guaritori, telecinesi, spiritismo, ecc.) e svela chiaramente

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le cause e gli effetti dell’ipnosi, dell’elettromagnetoterapia, dell’agopuntura, della dermatologia, della psicoanalisi, della vertebroterapia, dell’omeopatia, dell’orgonomia, dell’auricoloterapia, dell’immunologia, ecc. Notevole il fatto che questa scienza universale è confermata in pieno perché dall’unica equazione della spaziodinamica su cui si basa, si ricavano tutte le leggi che riguardano le varie scienze sperimentali e perché dai suoi principi sono state tratte molte applicazioni pratiche sia nel campo fisico che in quello medico, che la confermano in ogni sua parte e nel suo chiaro disegno di sintesi cosmica. Essa interessa in sommo grado: fisici, chimici, ingegneri, industriali, medici, filosofi, teologi, scienziati e docenti di tutti i rami del sapere. Perciò in Europa ed in America sono sorte cattedre di Psicobiofisica, ed i suoi principi sono stati introdotti in alcuni testi in dotazione ad Università ed Istituti ed esposti da scienziati in migliaia di articoli su giornali, riviste, libri, ed in conferenze radio e televisive. Todeschini ha partecipato con importanti relazioni a vari Congressi Internazionali di Fisica e Medicina. E’ stato incoraggiato e sostenuto da illustri scienziati tra i quali ricordiamo l’On. Colonnetti, Presidente del Consiglio Nazionale delle Ricerche, il Prof. Levi-Civita che condivideva la fluidodinamica benchè avesse fornito il calcolo tensoriale ad Einstein, il Prof. B. Finzi Preside del Politecnico di Milano, il Prof. G. Castelfranchi docente di fisica moderna in varie Università, il celebre fisico Quirino Majorana, fu collaboratore di Guglielmo Marconi, che lo incoraggiò a proseguire nei suoi studi, l’On. Prof. E. Medi, Presidente dell’Euratom di Ginevra, l’insigne clinico G. Petroni, i premi Nobel E. Fermi, B. Chain, A. W. Heisemberg, W. Pauli, P Blackett, D. C. Anderson, Dirac, ecc.. e molti altri celebri filosofi, teologi e scienziati. E’ stato nominato Uff. e Comm. dell’Ord. “ Al Merito della Repubblica Italiana”; Cav., Uff. e Gr. Uff. della Cr. D’Italia. Fu Presidente dell’Accademia Internazionale di Psicobiofisica, Membro d’Onore del Consiglio Nazionale delle Ricerche Scientifiche di Haiti e di 25 Accademie italiane ed estere, ed è stato proposto, nel 1974, per il premio Nobel. La sua vita e le sue opere sono state citate in varie enciclopedie, tra le quali: Who’s Who in Europe, Dizionario delle personalità europee, Mayer, Ed Feniks 1966, Bruxelles – Grande Dizionario Enciclopedico Fedele, ed. UTET 1961, Torino – Dizionario Generale di Cultura, Brunicci, Ed: SEI 1958, Torino – Storia di Bergamo e dei Bergamaschi, Belotti, Ed: Bolis 1959, Bergamo – Miscellanea Francescana, Ed. Pontificia Facoltà di Teologia F. M., 1951, Roma – Enciclopedia degli Italiani illustri: Lui chi è?, ed. E.T. 1971, Torino – Dictionnary of International Biography, Ed. I.B.C. Cambridge CB2.3QP, England, 1975. Marco Todeschini nei suoi studi, ebbe sempre vicino la moglie Lina Ghisi e la figlia Antonella. Scomparve il 13 ottobre del 1988 e venne sepolto nella “sua“ Valsecca di Bergamo ove gli venne intitolata la piazza principale del paese e posto un monumento in suo onore.

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