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I fatti, le persone ed i luoghi riportati nelle pagine seguenti sono tutti assolutamente

veri e reali.
I racconti sono pubblicati seguendo l'ordine alfabetico dei cognomi degli autori.
I nomi di battesimo dei protagonisti delle storie, laddove indicati, sono stati lasciati mentre i
cognomi sono stati citati con le sole iniziali. Le storie sono state riportate per intero, nel rispetto
dell'opera dell'autore, apportando le variazioni ritenute essenziali per la comprensione della
narrazione.

come il richiamo di una bellissima sirena ammaliatrice. Ed è un emozione comune a noi pompieri. aperto un varco tra le lamiere ed arrivata l'ambulanza.. come un pugile che va KO Allora ti ritrovi steso e non sai neanche da che parte è arrivato il colpo. Entrammo nell'abitacolo e chiedemmo ai nostri colleghi di sollecitare l'arrivo dell'ambulanza. e con cui devi imparare a convivere. Tutte diverse ma accomunate da uno stesso spirito. Una sconfitta che brucia ancor di più perché il prezzo più alto non lo paghi tu. Era incastrata e mentre gli altri operavano. Ma l'ambulanza tardava ad arrivare. così posso descrivere i sintomi della malattia che mi colpì fin dalla nascita e che. un ultimo sguardo e poi gli occhi si chiusero. Purtroppo ci sono anche vicende che alle volte ti illudono e quando credi di avercela fatta. che per noi valgono più di qualsiasi altra cosa. la provo ancor oggi. sul suo viso pian piano scompariva la smorfia di dolore e riusciva addirittura a sorridere e a rispondere alle nostre domande. il destino beffardo ti si rivolta contro e ti sconfigge in maniera fulminea. prontezza di riflessi. che appena ci vide sorrise e ci disse: "Finalmente!" Il fatto che ci avesse riconosciuto era già un buon segno per noi. Sarebbero tante e troppe le storie da raccontare. noi pompieri non possiamo e non vogliamo accettarlo. Sempre in ansia e con l'orecchio teso per udire il trillo della campana. Ed è da questa voglia di rivincita e dì vittoria nei confronti delle . pensiero. noi continuavamo a parlarle. Ci basta poco. Iniziammo a parlare con la giovane ragazza che ci prese la mano stringendola forte come volesse chiederci di non lasciarla più.LE SCONFITTE CHE NON VORRESTI MAI SUBIRE Umberto Cerri Coraggio. Tutto quello che può essere distrutto dal fuoco. illudendoci e massacrandoci senza pietà. ci fa correre verso ogni dove. nel tuo aiuto. Ma una vita no . Appena adagiata sulla barella. con un beffardo colpo di coda si è rivoltato contro dì noi e contro di lei. ma che preferiamo custodire gelosamente dentro di noi. la "Nostra" campana che. forza. Ed anche se ogni minuto che passava sembrava un eternità. Sono passati ormai un po' di anni da quel fatidico 15 novembre in cui squillò il telefono ed una voce dall'altra parte mi disse: "C'è una lettera per lei". E il mio ricordo va a quel pomeriggio di settembre. Diventi impotente e furioso per il tuo insuccesso. ma che accadono. ma quella volta non fu così. ma a volte anche questo ci è negato. mi segue ogni giorno che passa e da cui spero di non guarire mai.. pur di alleviare sofferenze o portare in salvo chi poi ci ricompenserà anche solo con un sorriso o con un "grazie". Ormai eravamo tranquilli. come un sogno che si avvera. ci fanno capire. tutte le volte che esco di casa per andare a prendere servizio. Si parte e come ogni volta speri sempre di fare una corsa inutile. pervasi da un indomabile istinto di aiutare qualcuno in difficoltà. Il nostro dialogo continuava e ci sembrava dì conoscere da tempo quella giovane. Trovammo una ragazza sola. dall'acqua o da qualsiasi altra causa lo puoi ricostruire. ma colui che sperava in te. azione che possa farti accettare queste sconfitte.. Se il destino ti illude e poi ti beffa. Mauro ed io ci precipitammo a vedere se ci fosse qualcuno all’interno. sicuri di esserci riusciti ed invece il destino.. Era fatta! Vittoria! Anche questa volta eravamo riusciti! Ma ecco l'atroce realtà! Mentre i nostri pensieri erano rivolti alla riuscita dell'impresa e la tensione accumulata stava per lasciare il posto alla tranquillità. Storie che ci costruiscono. bontà d'animo. Ecco. che filava via liscia e tranquilla. Quando ti succedono queste cose non c'è gesto. riuscimmo a tirarla fuori da quella prigione. ci arricchiscono. Eppure la stessa gioia di quel mattino. Trovammo l'auto ribaltata in un fosso dove per fortuna non vi era acqua. Finalmente. una giornata solare. imbattibilità. Storie che non vorresti mai raccontare. rendendoci fieri più di qualsiasi medaglia o riconoscimento. di arrivare e non trovare nulla. ma che ad un certo punto viene interrotta da una chiamata per incidente stradale. quasi volesse legarsi a noi per raggiungere la salvezza. e invece. pronti a qualunque sacrificio. arrivò il colpo da KO.

non importa. . Un istinto che abbiamo dentro e che non si esaurirà mai: per noi "pompieri" è un faro guida. perduto l'equilibrio. il bambino. LA PICCOLA MANO E LA GRANDE INDIFFERENZA Giuseppe Civitate Mi chiamo Giuseppe Civitate e sono un ex Capo Reparto dei Vigili del Fuoco in pensione. poi rivolgendomi in modo aggressivo verso le persone presenti dissi: "Possibile che da quando è successo l'incidente fino al nostro arrivo non avete pensato in alcun modo ad alleviare dolore di questo adolescente?". Durante il tragitto non riuscivo a capire che cosa fosse successo. Trovai un tavolino e glielo misi sotto i piedi. l'obiettivo del nostro vivere e se anche nessuna parola potrà mai far capire a chi non indossa la nostra divisa queste emozioni. ad aiutare le persone con problemi di natura diversa. Questo episodio ha suscitato in me tenerezza per il bambino. ha cercato di agguantare il cancello per frenare la caduta. indeciso se sfilare la mano o tagliare il pezzo del cancello. persone estratte dalle lamiere. Sì. Giunti nel luogo segnalato. ad essere pronto e determinato ad affrontare. durante i vari interventi di soccorso e di pubblica utilità. al momento di slacciare i pantaloni il bambino mi fece tenerezza in quanto si vergognava. presso le mura antiche della città di Asti. ha arricchito il mio bagaglio culturale. Noi nel frattempo tagliavamo le barre per poter così poi far trasportare il ragazzo al pronto soccorso con la mano infilata nel ferro. noi vogliamo che sia così. Un pomeriggio d'estate ci chiamano per un soccorso a un bambino di circa dieci anni rimasto appeso a un cancello di ferro. Vi dico che vedere una persona in quelle condizioni era scioccante: sembrava un animale macellato e appeso a un uncino. ma solo chi vive le nostre esperienze può capire. terremoti: esperienze che ho vissuto durante l'attività lavorativa presso il Comando Provinciale di Asti: ne ho scelta una in particolare in quanto sono ancora oggi legato a quel ricordo.avversità. gli dissi di fare al bambino una puntura di tranquillante. cadendo. La prima cosa che feci fu quella di trovare qualcosa da mette sotto i piedi del ragazzo come sostegno. catastrofi più gravi non mi hanno tanto impressionato quanto l'incidente del bambino con la manina ferita infilzata nell'asta di un cancello. alluvioni. anche in questi frangenti ci accontentiamo di vivere da soli la felicità di aver dato un piccolo aiuto a qualcuno in difficoltà. che il bambino non aveva subito né fratture né traumi alla mano. siano esse di qualunque natura che noi traiamo la forza per correre sempre più velocemente verso chi ha bisogno. Dopo pochi giorni ho saputo. mi ha insegnato ad avere rispetto per il prossimo. C'era un medico: era un giovincello inesperto. e fra molte cose. Avrei tante cose da raccontare. i mattoni vetusti non hanno retto e così. qualsiasi ostacolo. la scena che mi si presentò era sconcertante : un bambino era appeso con la mano destra infilzata nell'asta di un cancello di ferro con le punte arrotondate. forse potrà sembrare assurdo e fantasioso. tramite mia sorella che lavora all'ospedale nel reparto ortopedia. lo tranquillizzai abbassandogli i pantaloni solo per quel tanto necessario ad effettuare la puntura. Arrivato al pilastro del cancello. La disgrazia è avvenuta perché il bambino stava camminando sul muro antico della città. Vorrei sottolineare innanzi tutto che la carriera del Vigile del Fuoco mi ha dato molte soddisfazioni di cui sono orgoglioso. ma tra me dicevo: "Quando arriveremo sul posto si vedrà". E che continui a rimanere così. e nello stesso tempo rabbia per l'indifferenza della gente: è possibile che non si riesca a capire che non c'è bisogno dei pompieri per fare le cose più banali come quella che ho raccontato? Sì. episodi come il recupero di cadaveri. Vista la titubanza. Non vi furono risposte.

a volte. Nel frattempo che mi avvicinavo indossando il giubbetto di galleggiamento.. ripenso a come ho agito. non riesco a capire il perché ma in quel momento non provai emozioni di timore. . Stavo scendendo a valle costeggiando il fiume proprio durante l'ora dell'addestramento. ho 35 anni. Durante il corso di addestramento per entrare nel corpo dei Vigili del Fuoco. alla fine di aver provato una delle più grandi emozioni che una persona può provare nella sua vita L’AUTOGRU’ DI PININ E TILLIO Domenico Gallo E’ da tempo che sono vigile in pensione. Ora penso alle coincidenze che ci sono state. Guardo il mio viso allo specchio. Sono solo due anni che svolgo questa professione e già mi è capitato di partecipare come protagonista ad una reale situazione di soccorso. avvertiti dall'uomo che avevo visto nei fiume. cerco somiglianze a me giovane pompiere . Ero contento. Talvolta i pensieri ritornano a molti anni fa quando ventenne. Nel frattempo. Guardandomi intorno vidi un uomo che freneticamente cercava di afferrare qualcosa in acqua. Fu proprio nel sentire la sua voce che provai gioia. Ora lo stavo facendo su una persona vera e in quel momento ero l'unico che poteva fare qualcosa per lei. Era spaventato. non ero teso. Infatti proprio in quei giorni stavo partecipando ad un corso di salvataggio fluviale a Varallo Sesia. mi raggiunsero i miei colleghi e lei fortunatamente ini/iò a riprendere pian piano conoscenza. Per me era come aver sentito la conferma che era viva e stava bene. quando scorsi una canoa rovesciata e un'altra incastrata tra le rocce. capii realmente la gravita della situazione. e sono un Vigile del Fuoco del comando di Asti. Questa fu la mia maggiore preoccupazione. nemmeno agitato ma sentii come una distensione totale. Dopo qualche minuto iniziò a dare segni di miglioramento. che quella ragazza poteva morire o la situazione sfuggirmi di mano. Subito dopo arrivò l'unità mobile di pronto soccorso ma lei già parlava e rispondeva a qualche domanda. che era finito tutto mi stavo rendendo conto di questa cosa. vedendo il corpo inerme dell'altra persona scivolare nell'acqua. Afferrai la persona e girandola per agganciarla meglio. Lo sfortunato canoista galleggiava trascinato dalla forte corrente e sbatteva sulle pietre. paura o indecisione.DISAVVENTURA AL FIUME Roberto Coltella Mi chiamo Roberto Colella. ho provato tante volte queste tecniche studiandole in maniera teorica o mettendole in pratica su manichini. Dovevo far qualcosa. Durante tutto l'intervento ero stato presente a me stesso e sapevo ciò che stavo facendo ma non ne capivo l'entità. È strano. il suo comportamento insolito mi allertò. Sono riuscito a mettere in salvo una giovane canoista francese che era caduta nel fiume. può sembrare veramente bizzarro. ma non riuscivo a capire cosa. ripenso alla situazione e credo.. Da quel momento ricordo solo pensai che dovevo agire in fretta. vidi quei maestri pompieri che ora purtroppo non ci sono più. In quell'istante iniziai a rilassarmi. lui riuscì a liberare dal rullo dell'acqua il compagno. Mi tuffai senza esitare. per la prima volta. per tutta la durata dell'intervento. era come se stessi facendo una cosa già fatta mille volte. Lo dovevo aiutare. dopodiché iniziai a praticarle la rianimazione cardio polmonare. mi accorsi che era una donna. In quel momento. fiero. Non pensai mai. Il destino. Ero consapevole delle mie capacità e questo mi rese tranquillo. Avevo salvato una vita umana e solo ora. Il suo volto era viola e aveva gli occhi chiusi. La trascinai fuori e la misi in posizione di sicurezza. scosso. somi-glianze che non riesco a scorgere.

tanta fiducia da farmi sentire forte (. con quel foglio di viaggio: Roma . consumati. uno per turno. un piccolo braccio posteriore fisso e senza rotazione ed è per questo motivo che avevano una grande importanza le binde e il trapezio.. lì c'è posto solo per loro due. sarei dovuto scendere nell'officina del comando dove era parcheggiata l'autogrù e scoprire così che la binde sono pesantissime e il trapezio deve essere ben conficcato nell'asfalto.. Ricordo con emozione e suggestione il momento in cui Nicola mi consegnò elmo. Le binde erano il solo strumento di sollevamento anche se solo per pochi centimetri. ma che contemporaneamente mi dettero consigli per addentrarmi in quel mestiere che sarebbe diventato la mia vita. Alle otto del mattino seguente.". Senza di loro poche volte il "Diamond" si era mosso: essi venivano richiamati in caso di necessità quando tutte e due erano assenti. Nicola e Pinin salgono in cabina. cinturone. Tojou. Quella notte la trascorsi insonne. fossi su quell'autogrù aggrappato al traliccio del braccio. Indescrivibile l'emozione provata: foltissima. Con il tempo imparai a conoscere l'autogrù "Diamond". residuo bellico della Seconda Guerra Mondiale: un'enorme motore a benzina il cui rifornimento a fine intervento prevedeva il doppio dei litri rispetto ai chilometri percorsi. ma di breve durata perché mentre gli altri vigili si dirigevano verso l'autorimessa. . molto famosa in città. mi dimostrarono tanta professionalità. ed io per la prima volta mi sono sentito pompiere. fieri. I componenti della squadra con il loro modo di svolgere il lavoro. Ed io durante le pulizie non avevo altro in testa che quel domani ricco di felicità e paure. tavole di legno e lunghe leve. Con il fiato in gola corro in cortile con l'elmo e il cinturone. invece di sfuggita mi dissero di stare attento alle binde e al trapezio. circondato da cavi d'acciaio. Raimond.. andai nel gruppo di ausiliari che mi dettero da fare tutti i lavori a loro poco graditi. Tra le mura della caserma di Asti trovo quei miti che tante volte avevo visto sfrecciare per le vie della città.Mi piacerebbe avere davanti agli occhi quel ragazzo che nella primavera del 1966 si presentò per la prima volta in caserma impacciato ma molto orgoglioso. poi il gruppo di vigili temporanei e noi ausiliari. Durante questo mio "lavoro" osservavo l'autogrù parcheggiata e i vigili in tuta da lavoro che con riverenza ne pulivano e sistemavano il motore. Invece il trapezio era lo strumento che veniva utilizzato per ancorare l'autogrù compensando così l'enorme potenza del verricello. ma è come se ancora adesso. importanti. e fortunatamente binda e trapezio non si usarono!)..Asti. Ricordo le raccomandazioni per superare le prime curve e frenate. L'autogrù era munita di un potentissimo verricello anteriore. In quel cortile c'erano tutti i vigili scelti: Pinin. "Domani sarai di servizio nella squadra autogrù". ci siamo trovati tutti in cortile per il cambio della guardia. coperte e poi mi disse: "Sistemati e poi vai a fare le pulizie con gli altri ausiliari. Nicola. Non ricordo più il tipo di intervento. umanità: un grande cuore. La loro vita era divisa tra la caserma e l'officina di riparazioni. ricordo il mio sguardo intimorito che cercava le binde e il trapezio.. pensieri caotici non mi davano pace: cosa sono le binde? E il trapezio? E quante brutte figure farò? Forse invece di farmi mille domande. Avrei voluto avere dagli ausiliari ogni tipo di informazione su cosa avrei dovuto fare il giorno seguente. io mi recai al mio lavoro di pulizia. belli. io ero nella prima con Nicola e Pinin. Nicola comunica le composizioni delle squadre.. Non ebbi il coraggio di fare domande. Tillio. grosse catene. La leggenda prevedeva che solo due fossero gli autisti in grado di guidare l'autogrù: i fratelli Pinin e Tillio. io e altri due vigili saliamo sul pianale posteriore scoperto. Quell'intervento fu un momento importantissimo per il mio futuro nei pompieri: quella squadra mi trasmise moltissima fiducia. sguardi austeri. lenzuola. All'improvviso sento il segnale di partenza con autogrù.

Pinin e Nicola abbiano dato uno sguardo alla nuova autogrù. Una nuova autogrù arrivò nel cortile della caserma: cabina spaziosa a sei posti. Subito dopo giunge sul posto il Comandante. Ricordo la loro passione e dedizione per mantenere efficiente il "Diamond". i vigili Sergio. Giunti sul posto vediamo che la sala della discoteca e una parte dell'albergo sono completamente avvolti dalle fiamme e molte camere invase dal fumo.. Subito mando quattro vigili con autorespiratore per controllare le camere dell'albergo e per assicurarmi che non ci siano persone intrappolate all'interno... E hanno anche visto il pensionamento del "Diamond". cabina comandi sulla torretta. stabilizzatori. dinamometro . i danni sono ingenti ma per fortuna. Immediatamente cominciamo a fare l'appello: c'è questo. mancano tre vigili e un capo squadra! Il capo squadra Giuseppe.. Nel frattempo vengono stese le manichette nelle varie direzioni per attaccare l'incendio. quella stessa passione che li portava a visitare "cimiteri" di residui bellici sparsi per l'Italia per portare ad Asti qualche pezzo di recupero che avrebbe permesso la continuità di funzionamento dell'autogrù. domenica 23 settembre 1983 alle ore 9. Tillio e Pinin anche in questo caso non si sbagliarono. . . E Pinin dopo un'attenta e competente osservazione abbia detto: Si bello!…. c'è quello . il vigile prese una binda per il braccio e attraversò tutto il cortile.30 abbiamo ricevuto una chiamata dal Comune di Mombercelli per l'incendio di una Discoteca soprannominata Croce Bianca. braccio allungabile. tramite radio. i loro eredi.Subito usciamo con APS e Autobotte. impossibile credere a quell'impresa.. La distanza dalla caserma è di circa quindici chilometri. nei rispettivi turni furono pari per capacità tecniche durante gli interventi e nell'officina. ma il verricello del “Diamond” CHI MANCA ALL’APPELLO Nicoletto Guerrino Oggi.. grande gancio. Richiedo immediatamente una Autoscala e un'altra APS oltre ai Volontari di Nizza Monferrato. L'incendio viene spento nel primo pomeriggio. II protagonista è un vigile della mia generazione con un fisico e una forza fuori dal comune. Accanto a questi ricordi che ruotano attorno all'autogrù c'è anche un simpatico aneddoto che spesso raccontavo nelle notti passate insonni ai colleghi di turno. ma in quel momento improvvisamente un forte boato fa tremare il terreno e in pochi istanti ci accorgiamo che è crollata la soletta della discoteca. ci comunicano che nel medesimo stabile vi è anche un albergo ristorante con la possibilità che all'interno vi siano alcune persone. Chiedo allora rinforzi. Ed io sono sicuro che dal cielo anche Tillio. Un giorno Pinin volle metterlo alla prova. grazie alla capacità di tutti i miei colleghi. In poco tempo mi comunicano che nelle stanze non vi sono persone alloggiate. Attorno al fiammante nuovo arrivo si radunarono tutti i vigili. visto che l'incendio è visibile già in lontananza come una densa nube nera. rotazione.. Massimo e Danilo. due verricelli. Strada facendo.I due fratelli prima dì congedarsi prepararono alla guida dell'autogrù altri due vigili. Vengono trasportati all'ospedale di Asti con escoriazioni di diverso tipo e con molto spavento. ma i miei occhi l'hanno vista. Avviarne subito le ricerche e in poco tempo li troviamo "appesi" ai resti del muro crollato. nessuno è risultato seriamente ferito.

tre asini quasi completamente sepolti dal fango e dalle tavole di legno e lamiere di copertura facenti parte del ricovero crollato. dopo averle legate con fumi e carrucole.L’INCENDIO DI UNA MANSARDA Nicoletto Guerrino Nella tarda mattinata del 5 gennaio 1992 al centralino dei Vigili del Fuoco di Asti giungeva un avviso telefonico di un incendio in una mansarda a Mongardino. a causa dell'oscurità. pronto a guadagnare la via di fuga in caso di ulteriore pericolo. in quanto il locale era inaccessibile dall'interno per il troppo fumo. riuscimmo ad estrarli. crollata sotto la spinta del terreno inzuppato d'acqua che avanzava lentamente ma inesorabilmente verso valle. e dopo una rapida ricognizione dello stabile mi resi conto che l'unica via per il salvataggio era alzare l'Autoscala fin sui tetti e far scendere le persone dalla stessa. mi fermai un attimo sulla scala italiana. uno dopo l'altro. essendo i capannoni in cemento armato di buona fattura e pensai di non rimuovere gli animali dalla stalla dal momento che quest'ultima non presentava segni di cedimento strutturale e che gli animali. Nel frattempo altri Vigili provvidero tramite manichette da quarantacinque e naspo all'estinzione dell'incendio. nei giorni precedenti l'alluvione che colpì le città di Asti e Alessandria. Vorrei ringraziare tutti i colleghi della squadra per l'alta professionalità dimostrata nell’intervento. erano tranquilli: rimandai l'eventuale operazione alle prime luci dell'alba. La richiesta di soccorso riguardava il crollo di capannoni in una segheria a causa dello smottamento di una collina in seguito a persistenti piogge che da diversi giorni cadevano su tutto il nord-ovest dell'Italia. Per quattro persone fu necessario il ricovero all'Ospedale tramite ambulanze della j Croce Rossa e ambulanze dei Vigili del Fuoco per intossicazione da fumo. Poi. I TRE SOMARI Secondo Molino L’ intervento che ricordo con maggior soddisfazione è quello effettuato a Cisterna d'Asti nel novembre 1994. Con l'Autoscala i Vigili provvidero a mettere in salvo cinque persone intrappolate sui tetti. e. Dopo aver tolto con le mani tutti i materiali che pesavano sui loro corpi. In quei momento tra me e i tre somari nacque quasi un dialogo: tutti e tre mi guardavano con gli occhi disperati e tentavano a turno di alzare la testa quasi per |. Cercai di inventare qualche cosa per liberare quelle bestie. e. riu- . Diversa era. circondati dall'oscurità. di cui io ero capo squadra. dirmi: " Non è colpa nostra! Tu puoi fare qualcosa per liberarci da questa situazione?" A quel punto decisi di fare del mio meglio per evitare che venissero sepolti vivi. Iniziammo ad estrarre le zampe anteriori degli animali dal fango e. invece. avendo la sensazione che venissero partoriti per una seconda volta. ancora vivi. una ventina di bovini in una stalla semisommersa dal fango. All'arrivo sulla scena dell'incendio vedemmo alcune persone che dai tetti invocavano aiuto. nonostante tutto. Decisi di non effettuare nessun tipo di intervento nei capannoni adibiti a lavorazione legnami. qualora se ne fosse rilevata la necessità. di cui una donna incinta e una bambina di undici mesi che riuscii personalmente a sottrarre al pericolo. Si sentivano rumori continui di rami e radici di alberi che si spezzavano sopra di noi (avendo la collina a monte una pendenza quasi a dirupo). dopo svariate peripezie. a fianco ad essa. consapevole del rischio che avremmo corso a operare in quel contesto ma certo che in caso di necessità i componenti della squadra non avrebbero lasciato nulla di intentato per raggiungere l'obiettivo. ci era impossibile valutare iì grado di pericolo che correvamo in quel punto. A quel punto che fare? Gli animali sì trovavano a un'altezza dì quattro o cinque metri rispetto ai piano del piazzate e non era possibile utilizzare la gru per sollevarli. comune nelle vicinanze di Asti. la situazione degli asini. Al nostro arrivo. potevamo scorgere: una parte di tettoia in legno e muratura. Subito venne fatta uscire la prima partenza con APS e Autoscala. Le fiamme uscivano già dalle finestre e dai lucernari della mansarda.

Io. che nell'impatto perse un'enorme quantità di benzina. ogni tanto. perse la vita. a un rampone e a tanta determinazione nell'individuare il punto in cui il corpo potesse trovarsi. Forse stavano anche presagendo. Una notte portai a termine un intervento di recupero del corpo senza vita di un ragazzo quindicenne dalle acque di un laghetto artificiale. l'aumento dell'intensità delle precipitazioni a carattere eccezionale. tutti e tre se ne stavano immobili sotto la pioggia torrenziale con le teste basse quasi a scusarsi per il disturbo arrecato. Un destino crudele poco prima aveva interrotto per sempre ìl loro gioco e quello della loro padroncina. grazie solamente a un faro. anche se solo con il loro istinto. LE DUE BAMBOLINE Secondo Molino Rovistando fra i miei ricordi ritrovo l'immagine delle due bamboline riverse sull'asfalto della strada statale Asti-Torino. Non potrò mai dimenticare l'immagine dell'auto schiacciata dal peso dell'autotreno. diretto sul punto più desolante della sciagura. ebbi il doloroso compito di estrarre le persone dalle lamiere: un papa. certamente i suoi giocattoli preferiti. decidemmo di posizionarli al centro del piazzale della segheria. allora ventenne. sembrava dormissero tenendosi per mano. per evitare che finissero nuovamente vittime dì uno smottamento. emergono le emozioni provate in occasione dei vari interventi: tra le tante. Era il lontano gennaio 1972 quando. Eppure nulla in quel momento mi faceva sentire più soddisfatto: il pensiero che i tre somari. un'intera famiglia. trasformava un intervento. che fu il prototipo dei nuovi sistemi di illuminazione adottati in seguito sui mezzi di soccorso dei Vigili del Fuoco. meno adatta per quel tipo di intervento ) che in un attimo ricoprì di una schiuma densa tutto l'autotreno ribaltato nella scarpata destra. arrivarono anche i colleghi di Torino coordinati da un ingegnere allora alle prime esperienze. Lo stupore fu reciproco quando il comando di Asti sfoggiò un moderno gruppo elettrogeno con tre enormi fari. . una mamma e la loro bambina che dovetti separare dalle bamboline di pezza. mi sarebbero stati riconoscenti per il resto della loro esistenza. forse per alcuni ridicolo. senza essere legati. Incredibile fu quando. a un canotto. Essendo l'intervento sul confine delle due province. fronte a una tale sciagura. l'incontro-scontro di gioia e dolore. in quello che io ricordo più volentieri di tutte.scimmo a farli scendere nel cortile sottostante avendo l'impressione che volessero collaborare per renderci meno difficoltosa l'impresa. il rumore dei motori. aiutato dalle impronte dei piedi nel fango circostante all'acqua e dalla supposizione che. dove giacevano quei corpi senza vita. ma con l'aiuto di nostre semplici pacche per indirizzarli. se non ricordo male. causato da una fìtta nebbia. con il loro istinto. in seguito a uno scontro tra una Lancia HF e un autotreno carico di benzina. Nonostante tutto il trambusto che c'era. In me nacque un senso di impotenza di . a fissare nella mia mente il ricordo indelebile delle due bamboline: erano stese a terra con le palme delle mani volte verso il cielo. Ebbi motivo di soddisfazione nel vedere l'efficienza della loro attrezzatura: una lanciaschiuma a media espansione (il nostro comando di Asti aveva in dotazione solo la lancia-cometa. i fari dei gruppi elettrogeni. Accettarono con paziente intelligenza di essere accompagnati su alcune passerelle improvvisate. Prima di rientrare in sede ricevemmo le congratulazioni e i ringraziamenti di rito dal sindaco e da parte dei componenti dell'amministrazione presenti sul posto per programmare eventuali interventi di protezione civile. Fu proprio uno di quei tre fasci di luce. misto alla consapevolezza di aver fatto tutto ciò che era umanamente possibile TRA SODDISFAZIONE E DOLORE Secondo Molino Dai miei ricordi.

Il capo reparto (soprannominato affettuosamente dai colleghi "Zio Beppe") era una persona molto carismatica: sempre disponibile con i subalterni in difficoltà. il giovane avesse deciso dì chiudere con la vita. Poche ore dopo l'intervento. Soddisfazione che provi quando. La sveglia era alle prime luci dell'alba. infondeva molta fiducia. in occasione di interventi di soccorso a persone. nonostante l'ottimo lavoro eseguito da tutti i componenti della squadra. arrivati sul posto. la fortuna. Con la triste consapevolezza di non averlo potuto trarre in salvo. di accompagnarci nella delicata operazione e si partì con grande serenità. Mi trovavo in servizio presso Campo Piemonte di quel comune. con passo ancora incerto. Delusione che provi quando. il nostro Capo Reparto ci ordinò di recarci presso la scuola dì Torrella per recuperare la nostra ruspa e riportarla presso il nostro Comando di Asti. quando pensi all'accaduto. La nostra squadra operativa si recava. in quell'intervento provai soddisfazione e dolore contemporaneamente. vedi arrivare un ragazzo con le stampelle. La soddisfazione per aver portato a termine con successo l'operazione fu oscurata dal dolore quando. per averlo estratto dalle lamiere della sua auto schiacciata contro un palo ENEL. utilizzando al massimo le tecnologie in dotazione. effettuavamo operazioni di recupero dì arredamenti vari presso le case sinistrate. Quella notte. ma la sponda non voleva saperne di chiudersi. nonostante gli sforzi e i rischi corsi. all'ultimo momento. Tutto sembrava filare liscio e veloce. La storia che voglio raccontare vuoi essere la dimostrazione che la vita del pompiere è irta di mille difficoltà che si risolvono con la professionalità. Soprattutto tanta. consegnai ad una mamma disperata e incredula il proprio figlio inerme e senza vita. senti i polpacci fremere al pensiero del rischio personale che hai corso e tutto imvano. dove un vigile si prodigò a tenere la sponda laterale in tensione per effettuare l'aggancio mentre io e il mio superiore da terra . grazie alla sua lunga e ricca esperienza infatti. Vista la nostra titubanza il capo reparto decise. l'esperienza maturata e. che con un grande sorriso ti ringrazia davanti a colleghi e superiori. le persone soccorse rimarranno in vita solo per qualche giorno. giornalmente. All'ennesimo tentativo si decise di salire sul mezzo. fummo diretti con grande professionalità ed effettuammo immediatamente la manovra di carico sull'autocarro. un piccolo guaio arrivò nel momento di chiudere la "famigerata" sponda posteriore dell'autocarro. diretti dal capo reparto. prontamente eseguì l'ordine mettendo in moto l'autocarro Tigrotto OM. ma ci sostenevano l'entusiasmo e il coraggio. In quel giorno "funesto". Il vigile autista (soprannominato affettuosamente dai colleghi "Lellaccio").poche ore prima. LA FIRMA Luciano Sacchetto I fatti narrati risalgono ad alcuni mesi dopo i! tragico evento sismico che aveva distrutto oltre duecento comuni della provincia di Avellino.. nel paese di Torretta dei Lombardi dove.. saldamente incatenata sul pianale del camion. sui fianchi erano stati inseriti adeguatamente i suoi ramblé.. TRA SODDISFAZIONE E DELUSIONE Secondo Molino Soddisfazione e delusione sono emozioni che fanno parte delle imprese “pompieristiche”. a distanza di mesi rispetto al momento dell'intervento dì soccorso.. Nonostante le premesse. funzionante ma poco affidabile: era così tangibile nell'aria l'arduità dell'impresa! Nessuno di noi era ruspista. tanta fortuna. la ruspa giaceva inerte. a riva. il motore era spento. immediatamente giungevano disposizioni sulla base delle richieste di aiuto pervenute e venivamo smistati per operare in più punti della regione.

Io ringrazio spesso Santa Barbara protettrice. Il primario consigliò un intervento di sutura e lo zio Beppe. dopo un'attenta visita ed una leggera medicazione comunicò la diagnosi: distacco della falange del dito medio della mano destra. nonostante il panico mi avventai sul ferito e. Mentre scrivo ho la sensazione di sentire ancora quel tonfo come una fucilata ravvicinata e di essere ancora attaccato a quella sponda: penso alla disperazione totale di quel drammatico momento. Un tonfo enorme. Saliti immediatamente sulla campagnola. quando ormai il pronto soccorso era vicino. telefonò immediatamente al figlio medico che gli consigliò di rientrare il più velocemente possibile a casa per curarsi all'Ospedale di Asti. La vicenda risultò avere anche dei risvolti comici . imprecando anche contro di me. simpatico elemento. guidavo. Il primario chiese l'intervento del piantone di Pubblica Sicurezza di guardia. frase che mi lasciò alquanto perplesso prima di uscire dall'ospedale assieme al Lellaccio ed allo "Zio Beppe". quando il dottore sparò la sua ultima cannonata: "finalmente un piemontese che sa firmare con il nome di battesimo!". Delegato alla firma del documento fu il collega vigile. L'ambiente si surriscaldò: le voci divennero grida con parolacce sconvenienti seguite da qualche spinta di troppo. si agitava urlando. pensando a quella giornata mi ponevo una sola domanda: "Ma come andrà a finire 'sta benedetta storia?!" All'ospedale il medico di turno. mi scusai del fraintendimento con i medici sdrammatizzando l'accaduto.appoggiavamo le mani sulla "maledetta" sponda. che pose all'istante la firma sul rapporto. vedendo la strada divenire sempre più stretta. l'espressione del dottore finalmente si rilassò. La risposta che gli fu data era:"Questo che legge è il mio unico nome di nascita!" Il medico pose la domanda ancora più seccato ed il malcapitato gli rispose che poteva scrivere tutti i nomi dei suoi avi ma non altro. Credo che l'accaduto che ho appena narrato si possa fare una riflessione: un'esperienza negativa nella vita insegna a comprendere se stessi e soprattutto gli altri. insospettito dalla prognosi a suo giudizio non convincente. La tensione aumentava sempre di più. ma mi rimane nel cuore quella consapevolezza che va ad alimentare il forte sentimento che mi lega ad essere pompiere per sempre. terminò con un lieto fine: dopo il rientro a casa lo Zio Beppe fu curato dal figlio chirurgo che con un intervento introdusse il dito spezzato nell'addome per una ricrescita della falange. come uno scolaretto che ha appena preso dieci nel compito in classe. mi accinsi ad accomiatarmi. ritorna alla tua posizione!" Quando tornò la calma. proprio dove tenevamo le nostre mani ormai tremanti. Si contorse e si gettò a terra: disperato. dopo un po' dimenticò i sensi di colpa per i fatti accaduti e desistette dal rassegnare le dimissioni dal corpo dei Vigili del Fuoco grazie anche alla mia convinzione che fosse stato non un errore. ma il "folle" medico. infatti lo zelante primario chiese molto scortesemente al vigile di completare la firma con il nome di battesimo. decisi d'impulso di fasciare l'arto con un cencio di stoffa e di condurre la vittima all'Ospedale Civile di Avellino. ma un imprevisto del mestiere e procedette nella sua carriera di corridore ciclistico che dopo una caduta si rialza e corre più di prima. Il Lellaccio. Lo "Zio Beppe" ormai spazientito e dolorante. nonostante la ferita dolente. si decise dunque per una delega di firma. il che era cosa ardua per una persona con una falange distaccata e l'arto completamente fasciato. inspiegabile. ancora adirato. si partì a razzo con a bordo lo sventurato "ruspista" che con tono sospettoso formulava la prima domanda: "Per caso hai toccato la leva comando del ripper?" Il vigile non rispondeva. si mise una mano in bocca che subito iniziò a sanguinare copiosamente. come tanti accaduti in venticinque anni di servizio. il traffico era caotico e nemmeno la nostra sirena faceva spostare le macchine che intralciavano il percorso. di prendere le parti del Lellaccio avventandosi prontamente sulla guardia e facendogli capire chi comandava con un “ Sei un mio subalterno. Questo evento catastrofico. il quale arrivò sul posto agguantando il Lellaccio e strattonandolo nell'uscita. Lo "Zio Beppe" persona dal carattere buono e affabile. con un bieco sguardo mi porse il foglio e disse:"Si sbrighi a firmarmi il verbale e si levi dai cosiddetti!" Toccò a me firmare e do pò che scrissi Sacchetto Mario Luciano. . Prima di lasciare l'ospedale bisognava apporre una firma per approvare il verbale medico e la dimissione per propria volontà. Frastornato. Io. Tutto accadde "come un fulmine a ciel sereno": in quei pochi attimi il ripper della ruspa cadde sulla sponda.. comprendendo la gravita dell'infortunio. Mi ringraziò e si complimentò per la mia firma ed io. un brivido freddo mi percorse la schiena quando vidi il viso di Zio Beppe sbiancarsi. con le mani saldamente al volante. in questa situazione cercò.

ganci da traino. Di conseguenza s'inclinò e l'acqua ne riempì l'interno fino a rovesciarla. Ognuno si fece un fardello con la propria cintura mettendolo in spalla. indossava la divisa estiva con gli stivali di cuoio lucidi. pericolosamente girata al contrario. Grazie a lui. navigava alla deriva. Dopo aver allestito una campagnola con carrellobarca munita di attrezzatura nautica. funi di diverso diametro e lunghezza. che dall'acqua fuoriusciva una roccia a forma di piramide di circa un metro quadrato. Nel disagio generale la barca viaggiava tranquilla. serbatoio benzina. ci si preparò a scendere in acqua il natante tipo Torino munito di motore fuoribordo Evinrude 20 hp. che io facessi parte della squadra acquatica per il recupero di un annegato composta. Il vigile permanente. . dopo esserci tolti l'uniforme fradicia e puzzolente. Il capo partenza non mollava e rimaneva attaccato alla chiglia come fosse incollato. L'ausiliario si aggirava sulla riva con i suoi nuovi stivali salvati dall'acqua. decise di tornare indietro. Si sentì un grido disperato:"Si salvi chi può!" La scena era drammatica poiché la barca. nell'ordine di servizio. con nuove esperienze migliorare la sua professionalità. riuscii a districarmi dall'incomoda posizione. è venuto in seguito a far parte del nucleo sommozzatori di Genova. si cercò di rimuovere il natante peggiorando ancor di più la situazione. remi corti. per quella giornata. Il vigile permanente sghignazzava osservando la mia espressione ancora scossa. Si scorse. guadagnando quindi la riva. la località Draga di Variglie. Il risalire la sponda fu accompagnalo da urla di dolore per le acacie spinose che ci pungevano le gambe. mostrandoli come un trofeo da caccia. Giunti sul posto. Con grande meraviglia arrivammo su una strada e ci imbattemmo in un grosso camion che trasportava della ghiaia. il gruppo poppiero cominciò a toccare il basso fondo. Tutto l'equipaggio prendeva posto. Il personale era impeccabile. il "mozzo" . infatti si fece un giro d'ispezione cercando di navigare nella parte centrale nella parte centrale dove il letto era profondo. stivali in gomma corti e lunghi e un bidone di scorta. Da evidenziare che all'interno della barca vi erano materiali sparsi: remi lunghi. rimanemmo unicamente in mutande.GIRO IN BARCA CON NAUFRAGIO Luciano Sacchetto Da alcuni mesi prestavo servizio come vigile temporaneo nella caserma di Asti in via Scarampi. mentre il capo partenza si poneva alla guida del fuoribordo che partì velocemente alla ricerca della vittima. si notava però che in un punto del fiume la corrente era molto più forte che altrove. zavorra in cemento. In seguito capii le fragorose risate del vigile permanente che si era alquanto divertito a vedermi nuotare fino alla sponda del fiume in quella tragica e ironica circostanza. la barca venne recuperata con l'aiuto degli addetti della draga. arpioni grandi e piccoli. dal capo partenza vigile scelto. che compì una manovra di sicurezza conducendo il natante fuori portata di collisione. L'ilarità del gruppo subentrò quando. a poche decine di metri. oggi rido anch'io. li vigile permanente cercava di aiutarmi e calmarmi perché con gli stivali zuppi d'acqua non riuscivo a nuotare benché avessi avuto il salvagente. L'autista si arrestò ed esclamò:"Che cavolo fate seminudi?" La nostra risposta fu immediata:"Vista la bella giornata abbiamo approfittato per fare un bagno!" L'avventura finì nel migliore dei modi. La tensione aleggiava nell'aria. mentre il motore si spegneva. Qualcuno di noi si era buttato in acqua per mettersi in salvo. La storia che voglio raccontare è quella di un giovane pompiere alle prime armi che cerca. denominato dai colleghi esperti come "la regina della navigazione fluviale". improvvisamente il destino volle che fossimo traspostati dalla corrente verso quell'incomodo masso. evidenziando una carriera esemplare. ottimo sportivo e simpatico collega. Vista la difficoltà. si partì verso il fiume Tanaro. Al cambio della guardia il capo turno dava disposizione. La barca andò verso riva e. un vigile permanente e un ausiliario. Tutti ci domandavamo a cosa saremmo andati incontro. Ero bloccato e mi sentivo come un aliscafo in navigazione: grazie all'intervento del collega citato. Che spasmi avevamo! Il tutto si risolse in pochi secondi: l'imbarcazione si girò di traverso e finì rovinosamente la sua corsa con la poppa sul masso. palette acqua. Il capo partenza fu contento e soddisfatto perché tutti ne erano usciti vivi e vegeti. Per la precarietà dei posti si cercava di accovacciarsi prestando attenzione a non piantarsi qualche attrezzo nel posteriore. corpetti salvagente.

quali quelle del coordinamento delle operazioni di soccorso. Poi. moltissimi. Quelli che non hanno potuto fare marcia indietro rimangono profondamente rammaricati per tanti anni: questo. presi dall'esiguità del tempo disponibile per i propri familiari. riconoscono al Corpo Nazionale impareggiabili efficienza ed efficacia. Provveditorato Opere Pubbliche. missioni di vario genere e calamità. Nel corso degli anni vi è la tendenza a trascurare questo valore aggiunto. di più accettabili soddisfazioni economiche. Nel maggio del 1995 vengo assegnato al Comando di Asti dove inizia la mia avventura di funzionario. Con il passare del tempo scopro il valore aggiunto associato al ruolo ricoperto. Tanti altri colleghi hanno provato ad abbandonare il Corpo Nazionale spinti da miraggi più o meno perseguibili: molti. Presidenza della Regione Sicilia. Dal settembre 2001 al marzo 2003 vengo a contatto con nuove realtà lavorative (Prefetture.. non certamente adeguati se confrontati con altri dipendenti pubblici con responsabilità e profili professionali. Sembra tutto perfetto sino a quando inizia a svegliarsi quell'esigenza fisiologica e intellettuale di un valore aggiunto confrontabile con quello offerto dall'appartenenza al Corpo Nazionale. fatto di emozioni uniche. sono tornati al loro lavoro nel Corpo. il 20 marzo 2003.TRA I VIGILI DEL FUOCO QUASI PER SBAGLIO Calogero Turturici Sono entrato nel Corpo Nazionale nel 1994 quasi per sbaglio: mi ero laureato in ingegneria elettronica e a tutto pensavo tranne che sfruttare la laurea conseguita per entrare nel corpo dei pompieri. analoghi (quali?). E allora prende piede il malumore che si ripercuote anche sui propri familiari: giornalmente. di soddisfazioni professionali legate al confronto quotidiano con i professionisti di prevenzione incendi. dai problemi di retribuzione. le emozioni e le lacrime mi fanno capire immediatamente che il distacco sarà difficile. di un possibile avvicinamento alla propria città di origine. nonostante tutto. per recarmi in ufficio. tra i quali il direttore della Motorizzazione Civile di Asti che era entrato fra i pompieri nel 1989 per poi uscirne dopo qualche mese.. amministrazioni e privati cittadini che. un carissimo collega a conoscenza della mia insoddisfazione mi consegua un foglio piegato accompagnandolo con una pacca sulle spalle e un po' di commozione: è il telegramma del Ministero dell'Interno con cui viene disposto il provvedimento di trasferimento al Comando di Agrigento. passando davanti al Comando dei Vigili del Fuoco e alla Direzione Regionale di Palermo il malumore si autoalimenta a dismisura. è quello che mi dicono alcuni ex colleghi. Così inizia la ricerca di nuove emozioni: ma invano. Nel settembre 2001 mi viene offerta la possibilità di lavorare presso l'Ufficio del Commissario Delegato per l'Emergenza Idrica in Sicilia: sembra l'occasione giusta per provare a perseguire quei nuovi obbiettivi appena incuneatisi tra i pensieri ricorrenti senza perdere definitivamente i contatti con la propria amministrazione. . Assessorati Regionali. almeno. Le emozioni scaturiscono anche dal continuo apprezzamento di enti. la migliore retribuzione lo è dopo qualche mese. Due delle aspettative iniziali. nel 2001 inizia a nascere l'idea di un cambio di amministrazione. alla ricerca di una maggiore disponibilità di tempo. vengono subito appagate. dai continui spostamenti per corsi. la maggiore disponibilità di tempo libero e l'avvicinamento alla città di origine (Agrigento).. di conoscenze amministrative particolari legate all'esigenza di mantenere in stato di efficienza quotidiana il dispositivo di soccorso in provincia che non può essere legato ai vincoli e ai tempi lunghi delle procedure ordinarie. dalle legittime aspettative di carriera. come me. È l'occasione per rientrare nell'Amministrazione soddisfacendo le aspettative familiari di un ritorno alla sede di origine: il 1° aprile 2003 prendo servizio ad Agrigento. All'atto del commiato con il personale di Asti. E allora. Enti di gestione delle risorse idriche) e mi metto subito alla ricerca di qualcosa che possa giustificare la decisione presa. ritirando la posta dall'Ufficio Segreteria.

ogni singolo giorno della sua vita professionale. ho sempre cercato di reagire con il cosiddetto " sangue freddo" ad ogni situazione che mi si potesse prospettare. consapevole del lavoro che ero stato chiamato a svolgere. dei cinque componenti dell'equipaggio riuscii. era una domenica di agosto e in un paesino vicino ad Asti. Al termine dell'operazione. Il primo corpo che si presentò alla mia vista era letteralmente nudo e con la calotta cranica asportata. con l'aiuto degli altri vigili. coprii i poveri resti e tentai inutilmente di ricomporre i cadaveri. affinchè inviasse un aereo che permettesse alla gente del posto dì salire sul mezzo. avevano preso accordi con l'aereoporto di Valdigi. si» dal lontano 1967 di questa gloriosa amministrazione con la qualifica di vigile volontario ausiliario. Al mio arrivo non riuscivo a credere allo scempio dei corpi dei passeggeri e del pilota ed in generale a quello che stavo vedendo con i miei occhi. Gli altri corpi straziati erano sparsi per tutto il cortile della fabbrica.UN AEREO SCHIANTATO Vincenzo Valloscuro Sono Vincenzo Valloscuro. località San Matteo. si stava svolgendo una festa patronale. Il racconto di questo episodio spero possa far capire a chi leggerà questo mio scritto cos'è il mio lavoro e il coraggio e il valore richiesto ad ogni singolo vigile. Il ricordo va al lontano 1982. Giungeva sul posto un bimotore. tanto che mi dissi: "Ma chi è quell'asino che ha lasciato in mezzo alla strada un manichino?". . Nella mia carriera. a mettere nelle bare solo quattro corpi. per movimentare la festa. sul quale salivano oltre al pilota. Poi mi resi tristemente conto che era una persona "scarnita" dalle fiamme deli'esplo-sione. Gli organizzatori. tipico di chi non vuole accettare ciò che è accaduto. A quello spettacolo la mia reazione fu un pensiero irrazionale. tre uomini ed una donna. capo reparto del comando dei Vigili del Fuoco di Asti e faccio parte. Dopo alcune evoluzioni il bimotore perdeva improvvisamente quota ed andava a schiantarsi contro una fabbrica che fortunatamente era vuota. Un episodio in tal senso mi è rimasto impresso in modo indelebile. per un giro panoramico. per chiusura domenicale.