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Pensare la storia Una lettura cattolica dell’avventura umana edizioni paoline VITTORIO MESSORI (Siassuolo di Made- na, 1941) si é laureate a Torino in Scienze Politiche, Giornalista professionista, ha la- lingo presso i gruppo de La stam- pa. Sul quotidiano Avvenire pubblica due volte la settimana (domenica ¢ giovedi) la ru- brica «Vivaiow — da cui proviene buona parte del r . Su fe vorato ale di questo libro — e ogni iS, «1 caso Cristo», una ticer sulla storicité dei vangeli Dopo Ipares! su Gesit (edizioni Sei e Tea, ol- tre un milione di copie in Italia, pit di venti edizioni nel mondo), ha pubblicato altri quattro libri, anch*essi di larghissima diffu- sione ivionale: Scommesse site morte (Sci), Rapporte sulla fede: « colloquio con i cardinale Ratzinger (Ed ne), Fr fiesta sul cristianesimo (Sei), Un italiana serio; i! beato Fed di Brio (Edizioni Paoline). Con questo volume, Messori da inizio per le Edizioni Paoline a una nuova collana, e me: ter La collana é destinata a raceogliere in vo- lume quanto Vittorio Messori scrive dal 1987 nella rubrica « Vivaio sul quotidiano Av venire. Con Ia chiarezza e il vigore del cro nista © insieme con la preparazione aggior- nata esolida dello studioso, Messori rilegge — partendo da spunti di attualita — avve- nimenti storici, politici, sociali, religiosi in una prospettiva esplicitamente cattolica. Una lettura, dunque, davvero anticonformista, non allineats a mode del momento oa slo- gan della cultura oggi dominante. Libri — questi della nuova callana — che costituiscone strumentl preziosi per alutare la riflessione del credente ¢ per svolgere yeiomnata attivird pastorale, aiu contempe ac avvicinare alla proposta cristia nacolora che la ri 1.0 on La esamina- no per colpa di una conoscenza imprec distoria, de al un’a jorid Messori, Pensare fe storia, Una lettura cattolica dell'avvenqura umana. VITTORIO MESSORI PENSARE LA STORIA Una lettura cattolica dell’avventura umana Prefazione del cardinate Giacomo Biffi edizioni paoline Quarra edizione maggio 1992 © EDIZIONI PAOLINE s.r.L, 1992 Piazza Soncino, 5 - 3082 Cinisello Balsamo (Milano) Distribuzione: Commerciale Edizioni Paoline s.r1. Corso Regina Margherita, 2 - 10153 Torino PCC CF See ee ee ee ee sess = I 50 23. Celso 24, Kolbe 25. Italia diffamata 26, Laici 27, Piani regolatori 28. Diavolo a Torino 29. Maestri 30. Mito di Milano 31. Veuillot 32. Al Monumentale 33. Scalpellini 34. Saciologi 35. Schemi 36. Sacramento di Satana 37. Vittime da non dimenticare 38. Avanguardie e retroguardic 39. Due lune 40. Edith Stein 41. I Padroni del Mondo 42. «Vengo da Kursk » 43, Fascismi e antifascismi se evevvevyvyvyyyE SSSIRAGeSS4Rrs 44, Schiavi neti Pag. 45, nome di Roma » 46. lupoecVagnello » 47. La fuga di Tiberio > 48. ag. 30. Sh. 52. 53. 54, 72. a3. Td. Don Bosco Santi sociali Lourdes/1 Lourdes/2 Vecchi militanti Apparizioni taciute? “Cuore™: massoneria per il popolo . Una “festa” inventata . Moschea a Milano . Legge truffa . 18 aprile 1948 . Santa Russia ), Gerusalemme . Nazional- socialismo . Caporetto . Pluralisme . Lotta di classe . Madonne pellegrine . Cintura di castita . “Tl Vicario” . Corpus Domini Strade |. Metternich , Atomica ed eucaristia Razzismi ‘Scisma lefebvriana Casa Freud » » » » w = Seer ess FSS SSE ees ye 83 87 88 95 102 104 107 108 il M1 114 115 118 19 121 134 126 127 128 129 130 131 132 134 138 89. 90. 1. 92. 53. 94. 55. 96. 97. 98. 99. 100. ol. 102. 103. 104, 105, 106. . Atanasio . Trionfalisma » In Ttalia . La guerra € Tamore Hiroshima . Ambiente/1 . Ambiente/2 . Socialismo e capitalismo . In Burundi Colonialismo. . Olimpiadi Croce Rossa - Francesoo . Religione in cucina Stabilitas Inglesi Gnosi Germani Dai confini Costituzione Engels Premi Nobel Uno stemma Marco Aurelio Reati di opinione Eterogenesi dei fini Ferrovie Stazioni Mafia/1 Mafia/2 Potenti Una “maledizione’’ 107, Giustizia per il passato pag. ee eS = sey eee Sere ee eee = gee es = 1, Il ‘popato” 4, Perdita del vite € i tralci Teorie e pratiche © Juno o laltra pag. 210 ee be SS¢erhe Se sw Ss BSR Re Ss eS = soe = 24 217 223 140, 141. 142. 143, 144, 145. . Calcio 147, 148, 149, 150. 151. 152. 133. 155. 156. 157. 158. 159. 160. Tél. 162. 163. 164, 165, 166. 167. 168. 169, 170. 171. Concerdato Iberi Cristiani & nazisti/1 Cristiani € nazisti’2 Persone € masse Regole del gioco Surrogati “Con i piedi"" Italiani Un pallone Post-modernay 1 Post-moderna/2 Europa unita . Bastiglia Luigi XVI Comploitta Patrie Felix Austria Unita Diri dell’uomo/'l Diritti dell’ uomo/2 Diritti dell’ uomo,/'3 Diritti dell’ uomo/4 Hong Kong «Passa in Macedonia! » Inculturazione Anonimato Montecassino Auschwitz/1 Auschwitz/2 Zingari » PUPP PPS ee ye ese ees OF = ¥ ¥ SS eee ee pag. 279 280 281 328 331 335 338 339 345 M8 352 355 359 172, Teresa Neumann pag. 363 pag. 529 266. ‘“‘Intellighenzia” pag. 586 173. Cause ed effetti/1 » 365 589 » 532 267. Risorgimento a 174. Cause ed effetti/2 » 368 » 534 268. Alberi ed ex- 175. Cause ed effetti} » 372 Nicaragua » 460 » 535 comunisti » 592 176, «Bien penser 207, Il collasso ne 463 » $36 269. PadridellaPatria » 595 pour bien agir® » 376 208, Fedee patria » 466 270, Perazzo » 598 177. In Polonia » 379 209. Unateismo preso » $38 271. TralraqeLibano » 602 178. Galileo Galilei/1 » 383 troppo sul serio» 470 272. Mercenari e 179. Galileo Galilei/2, » 386 210. Democristiani » 472 » 441 ies » 60S 180. Galileo Galilei/3 » 391 211. Aggiornamenti 4 476 » S44 279. Cremazione » GOS 181. Parchie piazze » 398 212. Divorzio » 478 » 546 274. Islam/1 » 611 182. Garibaldi ¢i 213. Segreto » $47 275. Islam/2 » 6l4 gesuiti » 401 massonico » 479 276, Islam/3 » 617 183. Unregnoebraico » 405 214. Don Camillo » 482 » $48 277. Islam/4 » 621 184, Rimorsi cattolici » 408 215. Ipotesi sull’arte » 485 » 551 278. Islam/5 » 624 185, Penadimorte/! » 412 216 Donnealcomando » 489 279. Islam/6 » 627 186. Pena dimorte/2 » 415 217. Appelloa Pietro » 4¥1 » 55) 280. Islam/7 » 630 187. Penadimorte/3 » 419 218. Pedagogie » 493 » 553 281. Unarcheologo » 634 188. Tl Muro e il 219. Un’ orchestra. » 494 » 554 282. ‘Leggenda diavolo » 424 220. Le ostie di Siena » 495 » 356 ae » 637 189, Voglia di sesso» 426 221. Intellettuali e 283. \Leuwenda 190. Popper beghine » 498 » 559 nera’’/2 » 640 accontentato » 428 222. Sartre » $00 » $62 284. “Lepgenda 191. Due nemici » 429 223, Pulpiti » S01 » 563 nera’’/3 Bad 192. Frati ¢ saio » 431 224, L’anima delle 285. “Leggenda 193. Nobili w 432 donne » 301 » 56d nera’/d » 6d8 194, ‘La Feroce” » 434 225, Jusprimacnoctis » 504 » 567 286. “Legeenda 195, Amicie nemici » 436 226. Waldheim » 307 » 567 nera’/3 » 651 196, Tedeschi dell"Est » 436 227.MartiriinSpagna » S11 » 569 287. “Leggenda 197, SolZenicyn. » 439 228. Madonne che » 570 nera’"/6 » 654 198. Museo piangono » 3514 » 573 288. “‘Leggenda dell’ateismo » 441 229, L’Anticristo » S17 STS nera’/7 guy 199, Nel 1937 » 442 230, Una sintesi * S19 289, Augusto Del Nove: 200, Ceausescu » 444 231, Battaglia a » STS ja “‘catastrofe” 201. Chi resiste e Legnano » $20 della modernita » 661 chi no » 446 232. Gli anni del » 578 Indice dei nomi di 202, Celibato dei preti » 449 consenso » $23 » 581 persona » 673 203. Streghe e droga » 452 233. Portoghese » 527 i » 584 Indice dei nomi di 204, Afuturamemoria » 455 234. Linciaggio » 328 8. Quattro fasi » 586 lvogo » 684 uando un ragazzo, educato cristianamente dalia famiglia e dal- nunitd parrocehiale, di fronte agli asserti apodittici di quai- ante o di qualche testo comincia a vergognarsi della sto- a sua Chiesa, @ oggettivamente posto in grave pericolo di e ja fede. E un rilievo penoso, ma incontestabile; anzi ha, oltre if contesto scolastico, una sua generale validita. mie qui uno tra i pit pungenti problemi pastorali; e ci si che raccolga negli ambient ecclesiali casi poca attenzione. salvare ja gioia e la flerezza della nostra appartenenza al “pic- ‘gregge”’ cui é stato assegnato come destino if Regno di Dio, serve ja rinuncia ad approfondire le questioni. Al contraria, ensabile Uattitudine a vagliare tutto con tranquilla spregiu- : diversamente da quanto comunemente si pensa, nella a cultura contemporanea non scarseggiano le fole, scarseg- ‘spirito critic; percid i! Vangelo si trova cosi spesso a mal ho gid detto in altre occasioni, il guaio pit: radicale conse- je alla scristianizzazione, a mio parere, non é la perdita della ‘éla perdita della ragione: riprendere @ ragionare senza pre- é gid un bel passo verso [a riscoperta di Cristo e del disegno onde, & anche vero che Miniziativa salvifica di Dio ha una fe funzione sanante: salva tutto Vuomo; e, dunque, anche ‘naturale capacitéd conoscitiva, jiernativa alla fede, pertanto, non é ta ragione e la liberté di ), come ci # stato ossessivamente riperuto negli ultimi seco- invece, almeno nei casi di estrema e sventurata coerenza, if die della ragione e la rassegnazione all’assurdo. I Th materia di storia della Chiesa e delle difficolia pastorali che provoca, @ hene richiamare le necessitd di una iriplice analisi. La prima é di natura essenzialmente teologica, ¢ come tale pua essere condivisa solo a misura che si posseggano “gli acchi della fede’. Si iratia in sostanze di acquisire e portare @ espliciia consa- pevolezza una ecclesiologia degna di questo nome. Si poira in essa a@rrivare a comprendere che la Chiesa é, come diceva sant 'Ambro- gio, cx maculatis immaculata: wna realtd intrinsecamente santa co- stituita da uomini che sone tutti, in grade e in ntisura diversi, pee- catort. Qui sta appunto if sue prodigio e il suo fascino: PArtefice divi- no, usando ia materia povera é difettosa che Curnanitd gli mette a disposizione, riesce in ogni epoca a modellare un'opera d’arte, splendente di verité assoluta e di sovrumana bellezza; verita ¢ bel- Jezza che sono anche nosire, di cinscuno di noi, seconde fa pro- porzione del nostro effettivo inserimento ne! corpo di Cristo. Sidimostra pertanto vero e acuio teolage — quale che sia la sua qualifice accademica e Ia suo culture ricomosciuta — non tanto co- dui che s“indigna e si scandalizza perché cf sono dei vescovi che se- condo iui sono asini, quanto cold che si commuove @ sf entusia- sma perché — passi Mirriverenza — ci sono degli asini che sono vescovi, Sorta questo profilo, il credente pud accostarsi alle vicende ¢ agli accadimenti della storia della Chiesa con anima malta piti emancipate del non credente: la sua ecclesiologia gli consente di non rifenere a priori inaccettabile nessun dato che risultasse dav- vero stabilito e certo, per quanto disonorevole appaia per if nome cristiano; menire Vincredulo sard costretto @ rifiutare o a banaliz- sare tutti gli erotsmi sovrumeani, i valori irascendenti, i miracali so- prannaturalmente motivati in cui st imbatte. Press’a poco come av- viene nel caso della Sindone, per citare un argomento che appas- siona Messori. Formalmente, noi lo sappiamo, fa nostra fede non é scalfita, co- mungue ia scienza decida in merito di pronunciars!: noi poirem- Wa permenerci anche if lusso di nan crederci. Invece, accetiare [au- tenticité di quel lenzualo @ moralmente impossibile a chi non rico- nosce in Gest di Nazareth il Cristo Figiio del Dio vivente, tanto 12 (ipieabile 2 i cumulo di eventi straordinari che connotano la sua “Urigine e ia sue conservazione. i! sospetto di pregiudizio, come si ved, grave it questo caso sul campo d'Agramante piuttosto che fi quelio dei Paladini. Tisecondo tipo di ragionamento é di indole filosafica, @ pud es- sere condivisa de quanti dispangana di ua minima di onesid intel- (ruate. | Quando si parla delle colpe storiche della Chiesa, non bisogna oMOvalutare i fatto che essa & la sola realtd a restare identica a i Hd! trascorrere dei secoli, sieché finisce con Messere la sola chia- ala @ rispondere degli errari di tutti. Ohi sisogna mai di chiedersi, ad esempio, quale sia state al tem- delPaffare Galileo Vattegziamento delle varie Universita e de- (fri organism di rilevanza sociale nei confronti dell ipatest ca- wiicena? Chi domanda conta all’odierna magistratura delle idee dei comportamenti comuni ai giudici del secola XVIT? O, per es- ancora pili paradassale, a chi viene in mente di rinfacciare alle lid poliliche milanest (sindace, prefetto, presidente della re- Je malefatie dei Visconti o degli Sforza? da notare che il meittere sotto accuse fa Chiesa viva, di oggi, avven/menti, le decisioni, ali atti di epoche ormal trascorse r xe stesso uni inplicito ma palese riconoscimento della reale a della Sposa di Cristo, della sua intengibile identita che, 2d di tutte fe alire oggrepazioni, non é mai travolta dalla ‘del sup essere “‘quosi-persona”’ e percid, lei sola, soggetto wo di responsabilita, wie state d’anime che — proprio attraverso gif atteggiamenti fa viverza dei rancori — rivela quasi wn initium fidei ecclesiale: il che, probabilmente, accende (ilarita degit in Cielo, i “eeclesiologia soprannaturale e naturale’, non si pud esi- pel dallentrare nel merito: si fa percid doveroso esaminare I'at- itd di quanto comunemente si dice e si scrive sulla Chiesa. veritd va appurata, salvata dalle alterazioni, prociamata, ono- 13 rata, comungue ci si presenti e quate che sta ta fonte cut |‘atfingia- mmo, Pit di una volta san Tommase dAquine ct insegna che omne verum, a quocumque dicatur, a Spiritu Sancto est (‘‘ogmi veritd, da chinnque sia detia, viene dallo Spirito Sento"); e basterebbe qure- Sta citazione a farci intravedere quale invidiabile larghezza di spi- vito caratterizzava i maestri medievalt. Reciprocamente va anche detta che le falsitd, le manipolazioni, eli errort vanno smascherati e condannati, da chiunqtie siana pro- posii e per quanto vasta sia la lore diffusione. Orrbene, bisognerd che ci decidiamo a renderei conto — ci dice, tra Valtro, Vittoria Messori con queste pagine — del cumulo ai gin- dizi arbitrari, di sostanziali deformazioni, di vere e proprie bugie, che incombe su tutto cid che é@ storicamente attinente alla Chiesa. Siamo letieralmente assediati dai travisamenti e dalle menzogne: i cattolici in larga parte non se ne avvedone, quando addirittura non rifiutano di avvedersene. Se io vengo percossa sulla guancia destra, la perfezione evange- fica mi propone di offrire la sinistra, Ma se si attenta alia veritd, la stesse perfezione evangelica mi fa obbliga di adoperarmi a rista- bilirla: perché, dove si estingue il rispetio della veritd, comincia a precludersi per I'uame ogni via di salvezza. Da questa persuasione, ritengo, @ nato questo libro, che é auspi- cabile diventi subito uno stramento indispensabile dell’odierna azio- ne pastorale, Quaiche volta mi vien fatto di pensare che il corpo della cristia- nité attuale sia afflitte, diciama casi, da deficienca inmmnnitaria, Laggressione a! Regno di Dio iam praesens in mysterio & fene- meno di tutti i tempi, ene siame stati ripetutamente avvertiti dal Signore, anche se le sue parole a questo proposito sono state in questi decenni un po" trascurate. Cid che invece caratterizza particolarmente (a nostra epoca é la fearizzazione che non si debba reagire: la retorica del dialogo a tutti f casti, un malinleso irenisinto, una strana specie di masachismo ecclesiale, sembrano inibire ai cristiani ogni naturale difesa, sicché 14 virnienza degli elementi patogeni pud aperare indisturbata le sue vastazions. Per fortuna lo Spirito Santo non lascia mai senza intrinseca pro- Juelone ta Sposa di Cristo. E sempre attivo, e suscita in varie for- @ a vari Jivelli le necessarie antitossine. _ fi presente volume — che raccoglie larga parte degii apprezzati Hi di Vittorio Messori, apparsi sul quotidiano cottolico na- — ¢ appunto uno di questi provvidenziali rimedi at nostri i: fa sua comparsa é un segno che Dio non ha abbandonato ti popalo. Messori 2, ringraziando il Cielo, autore originale e personalissi- enon c'é obbligo di condividere futte ¢ singole fe sue sempre iali opinion. Ma non possiamo non condividere tutti — e tutti — il sue coraggioso servizio alla veritd 2 il suo amore ta Chiesa. + GLACOMO card. BLFFI Arcivescovo di Bologna 15 Da quando circostanze impreviste mi spinsero alla scoperta del- tlantide cristiana, per me fino allora quasi sconosciuta, non ci forse giorno in cui non cercassi di riflettere sulla fede, sulla sua ibilita, sulla sua possibilita stessa. Una riflessione che, i Hi, ha ingrossato il mio archivio di una massa di note, bozzi, solo in piccola parte utilizzati nei libri via via pubbl _ Approfittando cell’ ‘hevole sollecitazione dell’allora direttore di Avvenire, Guido Folloni, a partire dal maggio del 1987 pubbli- wo, su quel quotidiano, “Vivaio": due colonne (prima bisetti- ¢ poi addirittura, a lungo, trisettimanali) nelle quali far con- qualcosa del materiale di cui gid disponevo e di altro deriva- da nuove ricerche. ‘Ti nome della rubrica mi fu suggerito dal Diario postumo di anni Papini, il quale progettava un’opera — peraltro non bblicata — nella quale raccogliere spunti ¢ “‘trame’’ per possi- fi libri; o anche soltanto idee ¢ provocazioni, magari allo stato per suscitare riflessione e dibattito. Cosi io pure intesi di uno spazio giornalistico che mi ha concesso di avverti- giorno dopo giorno — la calda, vigile, talvolta anche critica 1 sempre affettuosa attenzione di un pubblico di lettori sor- dentemente vasto ¢ variegato, andando (come mi testimonia- di lettere) dall’operaio al professionista, dalla casalin- ‘al docente universitario. Quanto resta dello spesso miscono- eiuito — ¢ sottovalutato, ma solo da certa ignara arroganza laici- “mondo cattolico” conta (lo so ormai per lunga esperien- lettori tra i pid gratificanti, per acume e solerzia, per chi an- ra si ostini a scrivere articoli e libri. ‘Di queste righe, dunque, approfitto ora per ringraziare tante ami- 17 che e tanti amici che hanno volute farmi sapere che la mia ricerca sulle ragioni della fede era anche la loro. E comunque un tingraziamento che ho tentato di rendere con- ereto con questo libro (tante volte sollecitatomi dai molti che rita- gliavano e raccoelievano la rubrica), dove ho operato una scelta ‘ira le prime 400 “‘puntate™. Dallingente materiale pubblicate si- no ad allora (oltre 1.600 cartelle) ho estratto quanto rientrasse sot- to il titolo scelto per Ja raccolta; Pensare fa storia, Pensarla, cio¢ — 6 ripensarla — in una prospettiva “‘cattolica’’; nella consapevolezza, data dalla fede, di un enigmatica Piano, di una Provvidenza che tanto nascostamente quanto fermamente guida lavventura di ogni singola uomoe e dell’intera umanita. Un picco- lo, faticoso ma tenace tentativo, questo nostro, di praticare quella carita della verita che oggi sembra negletta anche da uomini di Chie- Sa, ma che, in una dialettica cristiana, dovrebbe accompagnarc (an- zi, precedere) ogni altra carita, Perché «non di solo pane vive l'uo- mo»; e, perche — parola ancora del Vangelo — é la verita il pre- supposio indispensabile della liberia. Non agglungo aliro, tralasciando volenticri proclami ¢ manife- sti, per rinviare alle molle pagine che seguono: a proposite delle quali daré soltanto, qui, alcune avvertenze per use. Innanzitutto: essendo — per scelta ¢ per mestiere — un croni- sta, ¢ tale volendo restare, nei frammenti riportati sono spesso par- lito dall’attualita fornita con tanta abbondanza dalla pirotecnica fine degli anni Ottanta e dall'inizio dei Novanta, Se, dunque, lo spunto per iniziare il discorso potra sembrare talvolta ‘‘datato", mi sono sempre sforzato che non lo fosse la riflessione sui fauti di una cronaca che qui ha lasciato il suo polline: sorte il quale, pero, spero resista un modo, un metodo per riflettere “cattolicamente™ fe, dunque, in profondo ¢ durevolmente) sul mistero della vicenda umana, Stet crine dum volvitur orbis: la croce sta ferma mentre il mondo gira, per dirla con il bel motto del pit che millenario Or- dine Certosine. L’origine giornalistica dei (rammenti é segnalata anche da qual- che ripetizione, qua e la. Nel lavoro di revisione ¢ di integrazione del materiale in vista del volume, ho deciso di lasciare alcune di 18 lle ripetizioni. Penso, infatti, che uno dei modi di utilizzazione questo libro sia “‘ad apertura di pagina”. Una lettura frammen- i, ciog, che esige che !'argomento sia ogni volta chiaramente \nquadrato — magari con premesse ¢ conseguenze — anche per chi on abbia letto quanto precede. i Pur nella unitarieta del metodo — nella costanza, cioé, di quel “‘4aglio" cattolico di lewura che sempre ho cercato di praticare — Je molie centinaia di pagine qui riunite vogliono essere una sorta di “magazzino™, di “emporio"’ (0, per i pill animosi, di “santa- burbara™), cui attingere affidandosi anche a una lettura disconti- wa, L’indice dei nomi e quello dei 289 frammenti potranno gui- dare chi desiderasse seguire il filo di una ricerca sistematica. Tnoltre, quel fornare su certi discorsi, quell’insistere su determi- hati argomenti segnala l'importanza particolare che ad essi é attri- buita: dunque qui, forse, davvero repeita iuvant. Non si dimenti- ‘chi, tra l'aliro, che la riflessione si é sviluppata negli anni della straordinaria svolta storica rappresentata dal collasso non solo del vosiddetto “‘socialismo reale™’ ma di ogni marxismo, dj ogni uto- pia comunistica tour court; @ dunque naturale che su un simile te- ritornina molte pagine. Ricorda lantico principio che il moto non si prova con complesse ma, semplicemente, muovendosi. Cosi, anche per il cristia- simo: fede in un Dio che ha preso il tempo degli wornini tanto serio da parteciparvi non per finta — incarnandosi in un luo- in un tempo, in un popolo, con un volta ed un nome la veri- del Vangelo Ia si ‘‘prova"’ nella storia concreta. E Gest stesso lanciare la sfida: l’albero lo si giudica dai frutti. Sono questi che “qui si é cereato di analizzare, scegliendone alcuni da una vicenda ‘i ormai quasi venti secoli (o di quaranta, se — come ¢ doveroso non si dimentica che le radici della fede del Nazareno sono in continuité con quanto inizia da Abramo). Protagonista di questo libro ¢ dunque il Cristo che continua la 3 vita nella storia con quel suo corpo vive che (cosi il eattolico ‘grede) & la Chiesa, Ho dunque esctuso l'indagine sulla verita del ‘Cost testimoniato dai Vangeli: a quest'ultima ricerca non ho sol- janto dedicate certe “‘ipotesi”’ che danno titolo al mio primo li- ‘bro, ma continuo a riservare riflessione ¢ fatica ne ‘Il caso Cri- sto" che, pubblicato ogni mese su Jesus, sara riunito in an libro a sé. 19 Altri libri, del resto, dovrebbero presto seguire questo Pensare fa storia: si trattera delle prime 400 puntate di “Vivaio” non uti- lizzate qui e delle molte altre che sono seguite ¢ seguono su Avve- nire, dove la rubrica prosegue. Questo volume, in effetti, é il pri- mo di una nuova collana che le Edizioni Paoline hanno voluto ini- ziare con i] nome, appunto, di ‘‘Vivaio'’, destinata ad accogliere il materiale della rubrica. Preciso, per finire, che in nessuna pagina, nemmeno in quelle apparentemente pit polemiche, ho dimenticato il monito di san- UAgostino: interficife errores; homines diligite. Non tutte le idee né tutte le azioni sono rispettabili. Da rispettare a ogni costo sono, invece, tutti gli uomini. I] credente affida al giudizio di Dio, e di lui saltante, anche coloro che quelle idee e azioni inaccettabili, quando non esecrabili, incarnano e compiono. vm, Anche questa volta (eome gid per i libri precedenti) sard grata ai lettori che vorranne comunicarmi osservazioni, precisazioni, ¢ri- tiche, integrazioni, conferme. I molti che gid hanno volute entrare cosi in digloge con Pautore — rompendo almeno in parte il carat- tere “autoritario™, di monologo, legato necessariamente al genere libro, questo modo per parlare senza essere interrotti — sanno con quale attenzione abbia esaminata cid che hanne volute comurni- carn, A differenza di quanto suggerisce l’eierna tentazione gno- Stic — oget pericolosamente riaffiorante in forze — la veritd non é “segreta"' né tantomeno é privilegio di pochi iniziati, eletti, esperti. A tutti 2 afferta e tutti passono (debbono) partare il proprio can= tributo alla sua ricerca. Indirizzare a: Vittorio Messori, via Ariosto 3, 25015 Desenzano del Garda (BS). diy a plaisir d’étre dans un vaisseau baitu de lorage, Jorsqu’on est assuré qu'il ne périra point. Les tribulations qui travailient I"Eglise sont de cette nature. Blaise Pascal at »- 1. Sensi di colpa ¥ Dopo tre giorni di faticoso viaggio insieme, Léo Moulin, $1 an- @ fresco, elegante, attento ¢ cordialissimo come sempre. Mou- , per mezzo secolo docente di storia ¢ di sociologia all’ universi- fa di Bruxelles, autore di decine di libri rigorosi e affascinanti, & gli intellettuali pit prestigiosi d’Europa. E forse il maggiore co- degli Ordini religiosi medievali, pochi come lui sono am- dalla sapienza di quei monaci. Eppure, si ¢ distaceato si dalle massoniche, dove ha militato («Spesso — mi dice — affi- € condizione indispensabile per fare carriera nelle universita, ‘nei giornali, nelle case editrici: il mutuo soccorso tra i ‘“fratelli mu- atori’’ non é un mito, é una realta ancora attuale»), ma é restato un laico, un razionalista, di un agnosticismo che confina con I’a- Mi raccomanda, Moulin, di ripetere ai credenti una sua convin- ‘zione, maturata in una vita di studio e di esperienza: « Date retta ‘ame, vecchio incredulo che se ne intende: il capolavoro della pro- oda anti-cristiana é l’essere riusciti a creare nei cristiani, nei soprattutto, una cattiva coscienza; a instillargli l"imbarazzo, do non la vergogna, per la loro storia. A furia di insistere, alla Riforma sino ad oggi, ce I*hanno fatta a convincervi di esse- responsabili di tutti o quasi i mali del mondo. Vi hanno para- nell’autocritica masochistica, per neutralizzare la critica di cid che ha preso il vostro posto», Femministe, omosessuali, lerzomondiali ¢ terzomondisti, paci- i, esponenti di tutte le minoranze, contestatori ¢ scontenti di ogni fisma, scienziati, umanisti, filosofi, ecologisti, animalisti, morali- fi aici: « Da tutti vi siete lasciali presentare il conto, spesso truc- 23 calo, senza quasi discutere. Non c'é problema © errore o sofferen- 2a della storia che non vi siane stati addebitati. E voi, cosi spesso ignoranti del vostro passato, avete finito per crederci, magari per dar loro manforte, Invece io (agnostico, ma storico che cerca di essere opgettivo) vi dico che dovete reagire, in nome della verita. Spesso, infatti, non ¢ vero, E se talvolta del vero c’é, é anche vero che, in un bilancio di venti secoli di cristianesimo, le luci prevalgo- no di gran lunga sulle ombre, Ma poi: perché non chiedere a vo- stra volta il conto a chi lo presenta a voi? Sono forse stati migliori irisultati di cid che ¢ venuto dopo? Da quali pulpiti ascoltate, con- triti, certe prediche? ». Mi parla di quel Medioevo che da sempre frequenta come studioso: « Quella vergognosa menzogna dei ''se- coli bui’’, perché ispirati dalla fede del Vangelo! Perché, allora, tutto cié che ci resta di quei tempi é di cosi fascinosa bellezza e sapienza? Anche nella storia vale la legge di causa ed effetto...». Penso allo storico di Bruxelles in auto, una mattina qualunque, attraversando |’hinterland milanese, Qui, come in ogni altra peri- feria urbana, un Dante contemporaneo potrebbe ambientare qual- che girone del suo inferno: rumori assordanti, odori mefitici, cu- muli di rottami e di rifiuti, acque yelenose, marciapiedi ingombri di auto parcheggiate, scuratagei ¢ ratti, cemento impazzito, bran- delli di prato tossico. Ovunque, senti l'ira e odio di tutti contro tutti: automobilist| contro camionisti, pedoni contra motorizzati, acquirenti contro venditori, settentrionali contro meridional, liani contro stranieri, operai contro padroni, figli contro genitori. Nl degrado é nei cuori, prima ancora che nell’ambiente. Finalmente la méta, il grande monastero, l'antica casa religiosa, Liberato con sollievo dail’auto, varco il partone. Di colpo, il mondo mi ¢ambia intorno. Un grande, secolare cortile, chiuso su tutti i lati da un porticato che placa |'animo con l'armonia delle arcate. Silenzio, bellezza di affreschi, ritmo di architetture, freseura di om- bre. Al di ld del cortile, un vasto giardino, ultima spiaggia sui cui alberi si é rifugiato quanto soprayvive ¢ vola nella terra desolata tutto attorno. Nell’accoglienza, poi, dei religiosi senti che é@ gente che — malgrado tutto — cerca di voler bene, che crede che amare sid ancora possibile, Con un misto di ironia ¢ di angoscia, penso alle vendetie della storia negli ultimi due secoli, popolati da gente diversa ma unita 24 furia di sopprimere i segni cristiani, a cominciare dalle con- “pregazioni religiose; dal bisogno di distruggere, con esse, i loro Iuo- “thi di pace e di bellezza, visti come angoli immondi di oscuranti- ‘mo, ostacoli anacronistici sulla strada per edificare il sognato “mondo nuovo”. Adesso, eccoli i frutti del promesso domani radioso, al di li del fue che ripara il giardino. In nome dell” urmanita, mai monde fu feso pil disumano, Le attese si sono rovesciate: la realta ¢ la spe- ranza di un mondo pit vivibile resistono — ma per quanto? — in questi brandelli religiosi, sopravvissuti (per miracolo, per easo, per ostinazione dei cristiani che ritornano dopo ogni soppressione) al- ‘ja furia degli “illuminati”. [ cui figli ¢ nipoti si rifugiane aneh’essi qui, ora, aTimpiangere quanto ¢ stato perduto. B a rallegrarsi che qualcosa si sia salvato dalla rabbia dei distruttori. Se é dal frutto che si riconosce l’albero, c’é forse qualche conse- puenza da trarne, anche per seguire Vammonimento ai credenti di Moulin, i! vecchio storico agnostico: «causa ed effetto...». 1 no- stri scheletri nell’armadio li abbiamo pure noi; ¢ guai a far finta diniente. La realt4 cristiana mescola pur sempre il diving eTuma- nos casta et meretrix ¢ la Chiesa, secondo il detto dei Padri. E tai, " kempre, furono ¢ sono i suoi figli. Ma guardiamoci anche attorno, ‘non pil cosi vergognosi e intimoriti, Non c’é carila possibile senza Verita; su di noi ¢ sugli altri, 2. Elezioni Per ora, é finita. Parlo, ovviamente, di quella vischiosa melassa (lella quale hanno grondato giornali ¢ telegiornali, muri e piazze, ‘elle lunghe settimane della campagna elettorale, = : Jn pensosi editoriali, in seriose tavole rotonde, certi miei ben pil: gutorevoli colleghi del media-system hanno cercato, come sempre, “diconvincerei a ogni costo; « Nulla c’é di pi importante del con- _ fronte tra un Ciriaco e un Beitino. Sola speranza di salvezza ¢ sta- bilire s¢ abbiano ragione Natta o Nicolazzi, Spadolini o Pannella. Non aveete aliro Altissimo che quello dei iberali». Beco l’anti-evangelo, Ia “‘cattiva notizia’’, il kérygma eapovol- to: quel «di solo pane vived l'uomo» del Tentatore, dal quale il 2 Cristo é venuto a salvarci, perché non soffocassimo di claustrofo- bia. Loi, che ha aperto una breccia nel muro del monde ¢ della sua cronaca: una feritoia da cui giunge ossigeno ¢ dalla quale sbir- ciare verso I"Infinito ¢ I’Eterno. Questa la prima, indispensabile Tiberazione’’, da cui tutte le altre derivano. Perché «é la verita che ci fa liberi»: ¢ davvero, per chi prenda sul serio i] Vangelo, ¢ un equivoco o wna menzogna la scala di va- lori che al primo posto, quello decisivo, mette i risultati di un’ele- zione, Riconoscere l'importanza ¢ la necessita, ma al contempo la relativita, di un simile evento é riscoprirsi, di colpo, uomini liberi, Certo, stamane ¢i saro anch’io a «fare il mio dovere di cittadi- no» (si dice casi?) nell‘aula della solita scuola milanese. Diligente- mente, indicherd anche le preferenze che — dopo essermi infor- mato ¢ consultato — mi saranno parse le pitt “giuste’’, I tutto con serielA, ma anche con quel pizzico di humour, virth cristiana per eccellenza, che é richiesto ai credenti davanti ad ogni cosa “'pe- nultima’’. Mi auguro, forse, che il “mio'’ deputato e il “mio** senatore Siano eletti (anche se, a dire il vero, so a mala pena chi siano: il mito illuminista dei *‘rappresentanti del popolo” &, appunte, un mito retorico trai tanti che ci vengono dall’astratto ujapismo set- tecentesco). Ripongo in loro (forse) qualche piccola speranza, Ma guai sc, come tanti vorrebbero fanci credere, fossero essi la Spe- ranza. E proprio per liberarci da questa disperazione che il Cristo é venuto. Per questo, la mia preferenza andra a chi meno promet- te, a chi non vuole farmi credere che, lo lasciassero fare, potrebbe risolvere tutti i problemi, miei e degli altri, 11 politico che meno crede nella virtd taumaturgica, da toceasana, della politica, él pit augurabile per il credente. Gente modesta, perché consapevole dei limiti det suoi strumenti: questa vorrei uscisse dalle urne, non peri- colosi profeti né falsi cristi dalla visione messianica. 1] Cristo ¢ i profett veri mi ostinerd a cercarli dopo, in unaltre luogo: é dome- nica, uscendo dal seggio me ne andré alla messa. «Ja, aber»: si, ma... In quell’ aber, in quel «ma», mi disse un giorno un leologo tedesco, sta tutta la visione cristiana del mon- do. Chi crede solo alla storia non pud dire che je, a cominciare dalla politica ¢ dalle sue periodiche elezioni. B rischia cosi di finire 26 Jn uinocchio davanti a qualcuno. E nell’aber che sta i di pid del cristiano: «Si, d'accordo. Mea c’é anche dellaliro, Molte cose che appassionano i! mondo sono importanti; ma nulla é decisivo, niente édavvero tragico per chi riesca a intravvedere l'eterno», Uno che dice cosi, finisce si in ginocchio, ma solo accanto a qualcune. Dicono che l'intolleranza sia la tentazione del credente, A me sembra che un simile pericolo minacci invece colui per il quale nul- jac’é al di la del risultato delle urne; per lui tutto, qui, sta o cade. Ilcristiano @ soccorso, sempre, dall*ironia bonaria, da quel dono divino del sorriso indulgente che dh izza e disarma la elava che insanguina la storia. In quel «7a» c’é l'antidoto a ogni fanatismo. Continuano a sgranarci il vecchio rosario: «inquisizione, cro- ‘late, caccia alle streghe...». Scusate, le cataste di cadaveri — di gran Junga le pid spaventose di ogni epoca storica, ¢ in cuit cristia- fi furono spesso vittime, mai carnefici — che ingombrano gli ulti- mi due secoli, le ha causale forse |'**intolleranza’ dei credenti? O fon é, per caso, che quei mucchi di morti sone stati voluti da chi, da destra o da sinistra, all'adorazione dell’“‘intollerante’’ Dio cri- stiano, ha sostiluite il culta ai suoi déi? Quelli nel cui Pantheon Ja Politica (¢ solo quella) ha Paltare centrale? [| Cielo ci scampi (ozgi, domani, in Fururo) da simili sacerdoti ¢ dai loro fedeli; ten- ga lontane da noi il grido, dalle risonanze agghiaccianti: « Noi non abbiame altro re che Cesare» (Gv 19,15). 3, Statistiche Visto che é tempo di percentuali elettorali, di numeri, facciamo ‘Ancora un piccolo sforzo, Ne vale la pena: qui non si tratta di par- titi e partitini, ma del cristianesimo stesso. i ; La Wee (World Christian Encyclopaedia) ha pubblicato il suo periodico rapporio. Ne risulta che i battezzati di tutte le confessio- ‘Ni cristiane detengono ancora la maggioranza relativa: sarebbero Infanti 11 32,8 per cento della popolazione del mondo, 1) doppio, ‘eee, rispetto ai musulmani, che seguono con il 16,5 per cenio; ven- ‘gon poi gli induisti (13,3) e i buddisti (6,3). ~ [leristianesimo, pero, perde colpi. II massimo livello quantitati- ¥o fu raggiunto attorne al 1900, con il 34,4 per cento della popola- 27 zione mondiale, C’é poi da tenere presente che — a differenza del blocco musulmano il quale, malgrado certe differenze, sul piano della fede & sostanzialmente monolitico — jl mondo cristiano épro- Tondamente diviso. Inoltre, si parla ovviamente di ‘“‘battezzati’’ ¢ non di “praticanti™ o, addirittura, di “credenti'*: statistica, que- sta, che Dio solo pud fare. Gili stessi specialisti calcolano infatti che meno di un terzo di quel 32,8 per cento dei “cristiani ufficiali”” tragga qualehe conseguenza 9 si riconosca interamente nella fede in cui pure @ stato inserito con il battesimo. Dunque, forse meno del 10 per cento della popolazione mon- diale sembra disposto a confessare in Gest il Cristo annunciato dai profeti. E, per giunta, con differenze dottrinali talmente profonde che molti preferiscono parlare di “‘cristianesimi", al plurale. Inol- tre, la peroentuale é in continuo declino, tante che in Europa ein Nord America c’é stata una diminuzione del 3 per cento negli ulti- mi dieci anni: rifiuto di batezzare i figli, conyersione a religioni ¢ a sétte non cristiane o passaggio nell’area crescente di coloro che si dichiarano «senza religione». (In Olanda, addirittura la meta dei giovani; in Francia il 40 per cento), Cosi, su mille persone che oggi, a quasi ducmila anni da Betlem- me, vivono sulla faccia della terra, oltre novecento sono estranee o indifferenti se non ostili al Vangelo. Se poi guardiamo ai cattoli- ci, quella “estrancita’ coinvolge circa 950 persone su 1000, «Ma il Figlio dell’uome, quando ritornera, troveré ancora fede sulla terra?» (Le 18,8). Domanda misteriosa ¢ drammatica, sulla quale preferiva sorvolare certo trionfalismo cattolica preconcilia- re; e che sembra rimossa anche da certo neotrionfalismo del dopo Concilio, che ha fatto di un acritico “ottimismo” alla Candide («tout va bien dans ta meilleure des Extises possibles...) il sosti- tuto della virté cristiana della speranza, Quella che spera contra Spent: malerado, » Non rifiuti di vedere j problemi, come certi attuali “ottini a ogni costa. E pur vero che le cifre hanno un significato relativo nella pro- spelliva cvangelica. Tra i manifesti elettorali che shiadiscono sui muri, cé n’é uno del Pei sul quale, sotto i numeri di iseritti, sezio- ni, parlamentari, amministratori locali, campeggia lo slogan: «1 28 Humeri sono la nostra forza». Ci fu un‘altra ideologia, secondo fa quale «il numero é potenza». E tutti sappiamo come fini e che vosa me restato, . : Quando si vuol troncare una discussione, si fa ricorso al «lin- guaggio delle cifre»: che ¢ cloquente ¢ definitive avunque. Ma non fella dimensione della fede. «La stoltezza della Parola della croce Ja potenza del nostro Dio», ricorda Paolo al «piccolo gregge» ' cui & stato raccomandato di non temere per la sua insignificanza humerica. F Anche il «piccolo gregge» deve perd fare i conti, nei sual aspet- ti umani, con Te leggi che la sociologia dei gruppi ha individuato da tempo, sulla base dell esperienza storica. Dice una di quelle leggi che, quanto pill un gruppo é di minoranza, tanto pit, per non es- acre fagocitato dalla maggioranza, deve essere motivato, prepara- to, unito, deciso a restare fedele alla sua visione del mondo, In- somma, deve davvero essere come cid che il Vangelo chiama « lie- yilow e «sale non insipido», Siamo davvero cosi, noi che, in questi anni, abbiamo persino teo- fizzato che quella base minima ¢ comune data un tempo dai cate chismi era ormai anactonistica e inutile? Noi che delle nostre divi- sioni, anche le pit profonde, abbiamo fatto un motivo di fierezza, quasi fosscro sempre ¢ comungue il segno di una “‘creseita’’, di “una ticcherza’’, di un segno di “eta adulta’’? 4. Male (Gid che parliamo di statistiche, ne vedo un'altra dalla quale ri- sulta che, sul totale delle morti violente, meno di un quarto sareb- hero determinate da “catasirofi naturali’, come terremoti, allu- vioni, eruzioni di vulcani. . La stragrande maggioranza ¢ dovuta a cause in cui luoma ha ina precisa responsabilita, diretta o indiretia. Tra gli argomenti per il rifiuto di Dio c’é, oggi come sempre, la presenza del male ‘nel mondo. Obiezione drammatica, Avvertiva pero Lanza del Va- f to (e quella iragica statistica conferma); « L'uomo ¢ come un bam- ‘bine che lancia pietre per aria; ¢ poi accusa Dio se Je pietre gli rica- ‘scano sulla testa». 2 5, Ignoranze Tempo di esami, le consucte lagnanze sull"impreparazione degli studenti. Viene in mente Massimo Cacciaci, il filosofo che, dopo avere teorizzato utopie di comunistiche palingenesi sociali, ha ora rinnegato quel passato. Pur da agnostico radicale qual é tuttora, Caeciari va dicendo che uno dei disastri dell’*Occidente é l’assoluto analfabetismo religioso. ‘Come esempio, cita quanto gli disse, ¢ serio, un esaminando all’u- niversita; « Gest Cristo? Non é quel tizioche ha scritto la Bibbia? ». Per Caceciati, un problema vero questa ignoranza in fatto di religione che contrassegna non solo gli studenti somari, ma buona parte della /eadership che detiene il potere, sia culturale che politi- co. «Come é possibile — si chiede — capire qualcosa non solo del passato ma anche del presente, senza un minimo di informazione religiosa? E se non si capisce niente qui, come si fa a insegnare o @ governare? ». Se sto alla mia esperienza, c'é qualeosa di peggio dell’iznoran- za; é l'ostentazione di essa; quasi il non sapere, qui, fosse un fiore allocchiello. Moltissime volte mi sono imbattuto in intellettuali che Menayane vanto di nulla sapere e di nulla volere sapere in materie religiose; ¢ che mi guardavano con aria di compalimento perché, pur venendo dalla loro Cultura (la sola con la maiuscola, si inten- de), perdevo tempo a occuparmi di un simile ciarpame clericale. Facciamo il caso di un credente italiano che sia womo di cultura @ che ignori chi siano un Gramsci ¢ un Gobetti, tanto per fare i due nomi cui fanno riferimento da noi il filone marxista ¢ quello liberal-demoecratico. A quel tale sarebbe ritirato lo status di intel- lettuale e sarebbe messo in un canto, come un ignorante. E giusta- mente, ci pare. Cosi non capita, invece, a coloro che cristiani non sono ¢ che cadono dalle nuvole se eli fai il nome, che so?, dei due Karl, Barth ¢ Rahner, considerati il mageior teologo prorestante € il maggior teologo cattolico di questo secolo. Eppure é gente che ha significato qualcosa non soltanto per la “religione’’ ma anche per Ja cultura in generale, Dubito che ci sia qualche intellettuale credente che legga soltan- to Avvenire, Famiglia Cristiana, Civilté cattolica, Legge anche que- a0 i, #ovvio, ma non solo questi. Enon perché questi giornali non “diino.(come danno) un'informazione seria ¢ utile; ma perché, per ui, informarsi significa ascoltare pid veci e confrontarle con la sua pildspeltiva: che ¢ la condizione del dialogo vero. Non é un caso C i, Sant? Offizio ¢ Jndex librorum prohibitorum sembrano an- ivi ¢ vegeti, ma da parte “‘laica’’, non-cristiana. Provare, per dere, a chiedere un libro di un editore cattolico in tanti di quet ‘sacrari della tolleranza e del. pluralisma’” che sarebbero certe li- eric. HH commesso vi guardera dall’alto in basso: « Non teniamo quella roba ». ‘Da questa situazione grottesca e dannosa per tutti, non pochi bittolici hanno ricayato in questi anni un complesso di inferiorita, ottobosco culturale. Qualcuno di loro ha addirittura Tovesciata le carte, accusando di “chiusura’ proprio il suo mondo, quello det eredenti. Ma, se ‘‘inferiorita’* ¢ ‘‘chiusura™ ci sono, queste sono parte di una caliura monca che, se non fa posto ad allre, & per- é non solo non vuole, ma forse non pud. Dice infatti Adriano Bausola, il rettore dell’ Universita del Sa- Cuore: «E vero: i cattolici leggono i laici, ma questi quasi mai ono i cattolici, A mio avviso, cid avvienc perché la cultura lai- 4 ¢# una sola dimensione, l’orizzontale; mentre quella dei cre- fe ben pil ampiae completa, facendo posto a entrambe le di- ni, dunque anche a quella verticale. Un cristiano pud inte- ia quanto pensano ¢ scrivono i non credenti senza cessare essere se stesso, anzi arricehendosi. Ma un agnostico oun ateo nm possono fare altrettanto, gli mancano gli strumenti di com- sione; a, se per caso cominciasse a capirci qualcosa, vorrcbbe e che comincia a non essere pill se stesso», i Se Bausola ha ragione, ancora una volta le apparenze inganna- ‘apertura, la liberta di visuale, il rifiuto del ghetto, la possibi- diconfronto (insomma, la cultura vera) stanno dalla parte pro- rio di chi sarebbe i] dogmatico, il chiuso, l'intellettuale di serie “fi, Perché, anche qui, non scrollarsi di dosse certi immotivati com- plessi? Arcivescovado di Milano, aprile 1945: Mussolini in cerca di scam- po eil cardinal Schuster che tenta — evangelicamente — di sot- 31 trarlo alla vendetta dei vincitori, sono a colloquic. A un certo punto (é lo stesso arcivescovo che lo scrisse) i] duce chiede: «Insomma, Eminenza, mi spieghi in che cosa i dogmi ambrosiani differiscana dai dogmi romani...». Tl cardinale confessd di avere avvertilo co- me una leggera vertigine: dunque, l"uomo che per vent’anni era sta- to il padrone del Paese dove ha sede il Papato, credeva che le dif- ferenze di tradizione liturgica, i diversi “‘riti’’, fossero differenze “dogmatiche’'! Figurarsi il resto... In decenni di antifascismo, tutto é stato rimproverato all’uoma di Predappio. Tutto, tranne quella sua clamorosa ignoranza reli- giosa. Segno che, per certa cultura, essere ignoranti, qui, & irrile- yante. Mayari ¢ un merito, 6, Jedin Polemiche dell‘ebraismo internazionale contro Kurt Waldheim per i] suo presunto passato di nazista, mentre leggo il libro di un singolare *ebreo secondo la Legge’’. Pubblicata dalla Morcellia- na, questa Storia della mia vita di Hubert Jedin, il celebre storico tedeseo del Concilio di Trento, é tra le cose cui cercare di far posto nella valigia delle vacanze, Jedin fu prete cattolico di velo esemplare ma, nato da madre ebrea, apparteneva per stirpe.al popolo di Isracle. Riuscia sfugei- re miracolosamente alla Germania nazista; quando ritornd, la sua Breslavia non esisteva pil: un cumulo di rovine passato alla Polo- nia. Gli vomini della Gestapo avevano cercato di rapirlo persino in Vaticano. Lo conobbi, gid vecchio, a un convegno di storici. [| discorso cadde su quell’Hitler che, a ogni costo, lo valeva morta ea causa del quale aveva perduto tutto: parenti, amici, libri, la sua amatis- sima diocesi stessa, Ci disse: «La notizia della fine di Hitler mi fu confermata i] 2 di maggio. Sentii istintivo il bisogno di raccoglier- mi in preghiera; poi, andai subito in cappella, a celebrare una messa in suffragio della sua povera anima». (E sul suo diario, quella se- ra, scrisse: «ll Signore abbia misericordia di lui»). Parlé con naturalezza, quasi si trattasse di cosa normale. A noi che lo ascoltavamo apparve invece come Ia pit) anormale delle co- 32 no di quegli assurdi che, a questo mondo, solo il Nuovo Te- nie, ¢ non altri, concede; amare i nemici, far loro del bene. e beneficio pit grande, in una visione di fede, che una messa in suffragio? Non solo il gid grandissimo silenzio di chi per- , ma il mormorio davvero scandaloso di chi prega. stando a certe prospettive che oggi tamburepgiano da tanti 7, gridando che *‘perdonare un nazista é reato™, che ‘il pas- forse ancor pit evidente del miracolo fisico, del ricrescere della nha al pellegrino di Lourdes. Sgombrano, qui accante, un « Centro - sociale - autogestito - dai - Wetaris, come dice la scritta con lo spray sulla casa oceupata. ‘é lavoro per eli infermieri che portano i di peso qualche giovane istupidito dalla dose. Dai balconi ali pendono bandiere rosse, sui muri sbiadiscono parole d’or- el popolo», eccoci di nuovo alla «droga religione del popolo». d curiosita de! cronista mi spinge a seguire la squadra di disin- zione del Comune. L’ odio, il bisogno di distruggere e di spor- fi é accanito su tutto con incredibile virulenza. Sulle pareti gli fan di quando giovani eravamo noi, accanto a scritte ¢ disegni in giorno, un altro gruppo di gioyani proletari (di quelli veri), fidati da uno poco meno giovane di loroe venuto anch’egli dalle si subalterne” di marxiana memoria, riuscl a installarsi sotto iettoia cadente. Di quella topaia, peraltro regolarmente affit- ae on “‘espropriata in nome del popolo”’, i giovani fecero an- 'essi un-« Centro - sociale - autogestito - dai - proletari». Un Inogo Nia Struttura che ebbero pero un avvenire un po" diverso da quello impressionante fallimento e rovina che vedo qui ora e che trop- Volle, in questi anni, abbiamo veduto. 33 La tettoia cui penso sorgeva in un luogo malfamato della perife- tia di Torino chiamato Valdocco e¢ i] «capo dei barabba» (come lo chiamavano i benpensanti ¢ come lo considerava la polizia che, difatti, tentd pitt volte di fermarlo) era il figlio di cantadini, riusci- to a diventar prete facendo mestieri come lo sguattera, Un ceria Bosco Giovanni, da Castelnuovo d’ Asti. Eh, si: c’é modo e modo di «autogestire », ira «proletari orga- nizzati», i propri« centri sociali». Turto dipende dalla qualita del- la «droga», ideologica o chimica che sia. Ce n’é di quella che por- ta all’ospedale, quando non alla tomba. E ce n’é dell’altra che, co- me diceva quel prete astigiano di campagna, promette (¢ mantie- Ne) «pane € paradiso», 8. Poveri Sempre a proposito di ‘*proletari’’, Parliamo, tra amici, di quei neocatecumenall che in questi mesi sembrano di particolare attua- lita. L’esperienza, i] cammino neocatecumenale, lo si sa, sono nati in una bidonville della periferia di Madrid dove un giovane arti- sta, Kiko Argiiello, si stabili per portare ad altri la gioia di quel Yangelo che egli aveva appena riscoperto. Uno degli amici mi ricorda la risposta di Kiko a chi gli chiedeva come spiegasse, almeno a Viste umane, tanto successo del suo an- nuncio cos ‘‘cattolico”’, senza coneessione alcuna 8 dissensi ¢ con- testazioni, in quel luoge di miseria: « Brano tanto poveri che, non avendo nulla da difendere, non si difendevano neppure davanti al- la Parola di Diow. 9. Riforme «Un popolo, dopo aver sopportato le leggi pin onerose, le re- spinge con violenza proprio quando il peso comincia a diventare pit leggero. L'esperienza costante della storia mostra che il mo- mento pid pericoloso per un cattivo governo é quello in cui comin- cia a riformarsi. Solo. un grande genio pud salvare un principe che si accinge a liberare i suot sudditi dopo wna lunga oppressione. Il male, sopportato pazientementesino a quando & apparso inevita- 34. diviene intollerabile quando si fa balenare I’idea che si possa sone. Ogni abuso che viene tolia fa vedere meglio quello che ic. [I male, in realta, é minore, ma la sensibilita & pit acuta». ‘Riléggo queste parole scritte nel 1856 da Alexis de Tocqueville, il grande teorico della democrazia, e penso all’Urss di Gorbaciov. Jo serittore francese ha ragione (e sinora la storia ha sempre con- eimate le sue analisi ime) grandi nuvole nere si addensano riente, la transizione sara devastante in modo imprevisto dai i Faciloni. "che, forse, ¢ soltanto realismo, Ammonisce il vescovo | Ippona: « Due sono i peccati contro lo Spirito e che uccidono Vanima: la disperazione © le false speranze. 1 nostri nonni fecero la Grande Guerra; i nostri padri (alcuni: ihe se, a sentire tanti, dopo, cerano proprio tutti} fecero la Re- za; alla nostra generazione non fu dato che di fare il Sessan- Q, il cui “spirito” sembra sopravvivere quasi solo in certe sac- t del mondo cattolico. ragioni anagrafiche, dunque, ce ne intendiame di utopie dal- oO enlusiasmante ¢ dai risultati disastrosi; di sogni che si ro- o in incubi; di lotte che si trasformano in boomerang pro- per coloroa favore dei quali si credeya di lottare. Eppure, sia- ora tentati di cascarci, scambiando vecchie ¢ nuove «false e” per la Speranza, quella che non delude, Cosi, quella di Geremia al capitolo diciassette sembra tra le pa- le che ancora oggi siamo tentati di censurare, leggendo la Paro- sventurate |'vome che confida nell'uoma». Perch, aggiun- rofeta, «quando viene il bene non lo vede. Dimorera in luo- idi nel deserto, in wna terra di salsedine, dove nessuno pud em (Ger 17,5-6). presunti “‘pessimisti™® antichi come Geremia e Agostino, a “pessimista’’ di ogei come Gustave Thibon, lo scrittore- ino che si € rititato nel fondo della sua provincia francese ¢un suo cattolicesimo di minoranza. A chi le accusa di di- 33 serzione tisponde; « Compito del cristiano é |’essere insieme stra- niero ¢ presente al suo tempo, Straniero alle sue illusioni ¢ presen- fe a Lutti j mali che detivano da quelle illusioni». Le due «illusioni» principali del nostro Sessantotto (la rivolu- zione politica ¢ quella sessuale) hanno avuto due esiti esemplari: poveri in fuga disperata davanti ai rivoluzionari ¢ terrore per la nuova peste dell" Aids. Speriamo di trovare qualche cristiano come Thibon che, dopo essere stato wstraniero» alle illusioni, sia ora «presente ai mali» che ce ne sono derivati. ii. Beni culturali Di ritorno a Milano, dopo qualche giorno di lento vagabondare nell‘ltalia profonda, dentro quel suo cuore misteriose che ancora batte — malgrado tutto — fra Toscana, Marche, Umbria, Alto La~ zio. Niente di meglio che l'aggirarsi in queste zone, per chi cerchi le tracce di quel Dio cristiano che si rivela e¢ insieme si masconde. Perché proprio qui? Perché — Io dicono anche le statistiche — € questo il luoge del mondo che ha partorito pid santi ¢ anche pit artisti, scaturiti essi pure dall’/ewrtus della fede, E, come & stato autorevolmente osservata, santita ¢ arte sono i yeri argomenti, forse i soli decisivi, ner un"apologia del cattolicesimo, Bellezza delle anime e bellezza delle cose: due Frutti prodotti ovunque — ma qui cori straordinaria abbondanza — dall'albero di wna Chiesa che, mal- grado tutte le sue magagne, mostra cosi quale linfa la vivifichi. I suoi vomini I’hanno cosi spesso tradita: ma, alla fine, pud day- vero essere ‘‘falsa’’ una fede che ha plasmato non solo i singoli ma comunita intere, facendole capaci — e per pit di un millennia — di tanta bellezza? Al contrario, possono essere “‘vere”’ Ie ideo- logie che quella fede hanno sostituita ¢ che svelano la loro essenza profonda con le periferie atroci che assediano i centri antichi? Cam- minavo, un mattino, sulla sommita delle mura di una di queste cit- i Mlustri: sotte di me, da un lato 'armonia pacificante di cia che i nostri padri ci hanno lasciato; dall’altro lato il groviglio disuma- no dei nuovi quartieri, Certo, anche qui la yoce dei cristiani sem- bra farsi di giorno in giorno pit incerta e flebile. Ma riflettevo che forse non é estranco a questo l'ayvertimento del Gest dei sinottici: «E io vi di¢o che, se questi taceranno, grideranno le pietres. 46 Stando all’Unesco, oltre la meta del patrimonio culturale del 0 si trova in Italia. Di questa nostra immensa ricchezza, ol- ‘Ottanta per cento ha a che fare direttamente con la religione, i fl cattolicesimo. La percentuale, gia altissima, sarebbe ben mag- ficre senza le distruzioni subite. Colpa dei barbari? furia di guer- rei e di invasori? opera inesorabile del tempo? No: soprattutto jone sistematica, lucida, degli avi di coloro che oggi ci assorda- “iio ripetendo, da ogni sede, «cultura», «culturale», «beni cultu- il lin; ¢ invocando «tulela», arestauro». Siamo davvero cos) ignari della storia da avere dimenticato che, ppena giunse al potere, la borghesia massonica che fece il Risor- gimento seaceid tutti i religiosi dai loro conventi, monasteri, cer- ‘ose? E abbiamo scordato che quei luoghi — contenitori mirabili di mirabili opere d’arte — furono messi all’asta per poche lire, af- _ fittati per gli usi pi ignobili, demoliti, laseiati andare vuoti in ma- lora, trasformati in caserme e prigioni ¢ manicomi? i Stando a un testimone insospettabile come Federico Zeri, il cri- ‘fico d’arte che pur non nasconde la sua polemica estraneitit al cri- ‘stlanesimo, lodio ¢ la furia antireligiosa di quei *‘padri della pa- ria’™* feoero in pochissimi anni pitt danni al nostro patrimonio ar- (istico che mezzo millennio di guerre. Nelle piazze dell'Italia «li- ‘berata dall’oscurantismo clericale», gli ambulanti si scaldarono fa- do fal con eli archivi delle comunita religiose e avvolsero la ura con quelle carte venerande. Spesso, per risparmiarsi la fa- del piccone, le chiese furono trasformate, con piano sistemati- in depositi del monopolio statale del sale, cosi che le esalazioni gessero gli affreschi, antichi e splendidi, ma colpevoli di rap- temi religiosi, (Avvenne, tra l’altro, anche nello splen- o Palazzo ducale d’Urbino, colpevole di essere stato sede del ato Pontificio quando le Marche erano territotio della Santa ¢). Tutti i musei ei collezionisti del mondo feeero incetia, per echi spiccioli, dei capolavori confiscati a frati ¢ monache italiani ti alla rinfusa sotto qualche portico. I pochi chiostri che scam- ene alla distruzione furono, per spregio, trasformati in sialle icavalli del Regio Esercito. Al posto di antiche chiese ¢ giardi- nl sorsero i palazzi della speculazione edilizia. _ Intanto, quella borghesia vandalica e che pur si diceva «porta- “(fice di luce ¢ progresso», dissanguava il Paese, credendo di esal- a7 tare se stessa, con monumenti come quello romano a Vittorio Bma- nuele o come i] Palazzo di giustizia della stessa capitale dei quali un altro testimone non sospettabile, il senatore radicale Bruno 2e- vi, anch’egli laicissimo critico d’arte, invoca da decenni la demo- lizione. Che questi ricordi ci concedano almeno un pizzico di ironia ama- ra, ascoltando tanti “laici’’ (per giunta non pentiti, anzi fieri dei loro padri culturali) che sgranano quelle loro perorazioni di « tute- la» che dicevamo. non dimentichiamo — per amore di verila, non certo per resuscitare anacronistici rancori — che i nostri soldi, impicgati dallo Stato per restauri, servono a tentare di salvare quan— to resta dell’immensa devastazione compiuta sino a pochi decenni fa, per odio ideologico, da quello stesso Stato. No, non é davvero tutto oro cid che Iuccica dictro i lustrini di tanta ‘cultura’. 412. “Padroni” Si sa che il dramma dell'uomo contemporaneo nasce dal suo bi- sogno di autodeterminarsi, di fare da sé, di ricercare a ogni costo Vindipendenza; né padroni né padri, a cominciare dal Padreterno, Che c’entra questo con l'articolo del giornale di stamane, che da buoni consigli per portare in viaggio i cani ¢ i gattidi casa? C'en- tra, perché il veterinario che firma il pezzo, ogni volta che é co- stretto a serivere “‘padrone’’ (dell’animale, si intende) lo mette tra virgoletie, a mostrare ’'impropricté del termine, ad avyertire del suo disagio di dover impicgare quella che deve sembrargli una pa- rolaccia. La predicazione dei Marx, dei Nietzsche, dei Freud este- sa ormai anche alle bestie. 13. Nostradamus Poco dopo la meta del Cinquecento, Michel-de-Nostre-Dame, Jatinamente Nostradamus, medico ¢ astrologo, scriveva nel suo li- bro di Cenfurfe e Presogi questa quartina: Di noite verra attraverso ta foresta di Regine. Due parti, valtorta, Herne, la pietra bianca. 38 Ii monaco nero in grigio dentra Varennes, -Eletta capo causa tempesta, fuoco, sangue, trancia. Quasi duecentocinquanta anni dopo, i] 2! giugno 1791, di nez- -%¢, Liiigi XVI re di Francia, in fuga da Parigi ¢ travestito da servi- (ore, in livrea grigia, dopo aver attraversato la foresta di Bondy, a delle Regine (Maria Antonietta che era con lui, ma anche Bli- , Tegina merovingia wecisa in quella selva mille anni prima), iva arrestato a Varennes (oscuro villaggio fino ad allora del tutto oto alla storia). Tl re era ricondotto a Parigi dove veniva tin- uso nel monastera dei Monaci meri (gli Ospedalieri di Gerusa- me) e, paco dopo, a causa di un capo efetto (Robespierre), tra fempesta e il fuoco della rivoluzione versava il suo sangue dalla tranciata dalla ehigliottina. ‘Abbiamo utilizzato, sinora, soltanto tre dei quattro versi di No- amus. E laltro, che é poi il secondo: Due parti, valterta, Her- la pretra bianca? Concordano i molti storici di quell"episodio poco prima di Varennes, con scelia che si riveld fatale, il cor- dei figgiaschi si divise in due parti: quella del re valtorse (pie- procedimento impiegato pid volte da Nostradamus) delle lettere co- ni ai due nomi Reine, la regina Maria Antonietta, ¢ Fersen, il o favorito, il conte svedese che aveva organizzato la fuga. ‘La quartina era naturalmente ben nota agli studiosi ¢ interpreti ii Nostradamus. Ma costoro sono guardati (e talvolta, bisogna ri- iscerlo, non a torte) come degli scomunicati dalla scienza uffi- ialé, dalla cultura accademica. Le cose ovviamente cambiano quando é proprio quel tipe di cul- (Uri a curvarsi su Nostradamus. E accaduto con quel grandissimo erto, scomparso di recente, che fu Georges Dumeézil, luminare Studi indoeuropei su cattedre prestigiose come quella dellaKiao- le de Hautes Etudes ¢ del Collége de France. U suo libro (che pren- MW titolo dal terzo verso della quartina: [/ monaco nero in grigio lenitro Varerines) ¢ stato pubblicato in originale dal glorioso Galli- ‘Tard ¢ adesso, in traduzione italiana, da quell’ Adelphi che ha so- Mituito t' Einaudi nel ruolo di editore simbolo di una certa cultura. Initendiamoci: per far passare i contenuti, Dumézil mette in cam- 39 po i trucchi eleganti del caso, strizza Poechio dicende che il suo studio — che ¢ in realta di straordinaria erudizione — non é che il divertissement di un vecchio dotto; ¢, per dire le cose che gli pre- mono, immagina un colloquio tra uno studiose ¢ i suai giovani ami- ci. Cid non loglie che le sue conclusioni siano chiarissime: a meno di ipotizzare un ‘‘caso"’ che la statistica mostra al limite dell’im- possibilita, una sola chance di ‘‘azzecearci’’ contro molti milioni; ameno, dunque, di rifugiarsi nell’irrazionale per amore di uno sche- ma teorico di “ragione™, é certo che qui Nostradamus he visto quanto sarebbe successo secoli dopo. E ha visto non solo gli eventi ei luoghi con il loro nome, ma addirittura con i lore colori: il bian- co, il nero, il grigio, il rosso del sangue. E una certezza che si fa ancor pid salda e impressionante quan- do Dumézil passa al vaglio un'altra quartina che segue poco dopo nello stesso libro delle Centurie e Presagi: qui, addirittura, il veg- gente rinascimentale da il nome (Saulce) del vicesindaco di Varen- nes che arrest6 il re, ne indica il mestiere di speziale e unisce il ne- me del conte di Narbonne, direttamente implicato in quel caso drammatico in quanto, come ministro della guerra, scorté a Pari- gi il re fuggiasco, Non basta, ché gli stessi versi alludono al palaz- zo delle Tuileries, residenza reale nel XVIII secolo, ma che ai tem- pi di Nostradamus non esisteva neppure. ‘Con questa raffica di nomi precisi, il calcolo delle probabilita balza a uno contre molti miliardi. Tanto che Dumézil parla di «ver- tigine». Perché qui, dice (o fa dire, per pudore, ai suoi alfer ego) ci é gincoforza dammettere un‘altra forma di conoscenza al di 1a di quella cosiddetta scientifica». E, dunque, aggiunge, «quante con- seguenze imbarazzanti, quanti problemi! ». Anche perché non gli @ ignoto che nel 1550 (sedici anni, dunque, prima della morte di Nostradamus), il canonico Richard Roussat pubblicava a Lione il Livre de l'état et mutations des temps dove testualmente scriveya: «Ora parleremo della grande ¢ meravigliosa congiunzione che i si- gnori astrologi dieono essere per venire intorno agli anni di N. 8, mille setiecento oftunta e nove, che se il mondo fino a quel tempo dura, ci saranno grandissime e spaventevoli mutazioni ¢ alterazia- fi, & questo pure per quanto concerne dottrine ¢ leggi...». Alla fine, Dumézi! mette in bocca a uno dei suoi dialoganti la conclusione esplicita: « Insomma, quanto al nostro profeta, riten- 40 molto semplicemente che abbia visto, udito, ragionato, per grazia in Dio. O di Dio? Se preferite...». Quanto a noi, per quel che vale, non ci spingiamo a tanto. A noi basta questa conferma, affascinante e inoppugnabile, che i cre- denti non sone poi cosi ridicoli nefl"ammettere la possibilita della ezia, intesa nel senso di previsione di cose Future. Per gli ebrei prima c per i cristiani dopo, la Scrittura non é che un arazzo di profezie, di vaticini. Dalla Genesi all’ Apocalisse, é tutto un rinvio 4a futuro, sotto forma di predizioni. Molti, oggi, pensano che que- ‘glo aspetto della Bibbia sia inaceettabile, quasi che il prenderlo sul sia indegno dell‘uomo adulto”. E, invece, bisogna abban- oe V'atteggiamento aprioristico di chi (per dirla con Dumézil) vuole rimuovere, ignorare, negare cid che non riesce a spiegare». Nostradamus, al massimo, ci incuriosisce. Cid che davvero im- porta é che, anche atiraverso di lui (ira altro, curiosamente, ebreo), A aprirsi il varco per ridare diritto di cittadinanza a quei profe- © a quei loro vaticini che Gesti stesso, pit e pil volte, riferisce “448, Ci sono altre forme, misteriose, di conoscenza: ammetterlo ‘i significa essere superstiziosi, ma aperti alla realta, anche quel- fa che f nostri manuali non concedono, perché non riescona a spiegaria. 14, Vendette Dicono che “cristianesimo" sia vivere com pienezza il presente, " proiettati verso il future e mantenendo salde Ie radici nel passato. E proprio quest’ ultimo aspetto che oggi sembra pit: manecarci: quasi una perdita della memoria storica; sia per mancanza di conoscen- ma di cid che ci ha preceduto; sia per una sorta di rimozione, esi- inti come siamo nel dirci eredi di un passalo che crediamo pieno “soltanto di infamie © di clamorosi tradimenti del Vangelo. _ Bisogna reagire, in nome della verita c di quel rispetto che oggi jnvochiamo per tutti. Infatti, diffamare il passato @ maneare di ri- -4petio — quasi sia stata composta solo da ipocriti poltroni o da gotici incapaci di capire cid che solo noi avremmo capito — a quella Chiesa militante che ha portato la fede sino a noi. Forse che it do- _ yeroso rispetto ¢ solo per i “‘lontani’’ ¢ non anche per i nostri pa- 4 dri che, certo, combinarone le lore (come noi, del resto), ma seris- sero anche una storia che Giovanni XXIII, nel discorso di apertu- ra del Concilio, yolle definire, in complesso, «luminosa», facen- do un bilancio del passate prima che i padri conciliari costruissera il future? Per un esempio fra i tanti, partiamo da un dato di cronaca: la morte, a Berlino, di Rudolf Hess, il gerarea nazista fuggito in In- ghilterra per ragioni ancora oscure, all’inizio della guerra, e subito imprigionato senza pil scarcerazione. Un ergastolo gli venne in- Hitte da un tribunale sconcertante come quello di Norimberga: leggi retroattive applicate da giudici come I’Urss di Stalin, fedele allea- to di Hitler sino a quando I'amico non Io tradi; gli Usa di Hiroshi- ma e Nagasaki e di crimini contro la cultura come linutile distru- zione di Montecassino; la Gran Bretagna dei 250.000 morti inermi di Dresda; la Francia, finta vincitrice, che nei quattro anni di Vi- chy si distinse per zelo antiebraico, che poi, in pochi mesi di guer- ra, riusel a coprirsi di infamia scatenando le truppe coloniali ¢ che, infine, nella spirale delle vendette dopo la Liberazione, vide oltre 100.00) esecuzioni sommarie ¢ impunite. ‘Quell'ergastolo di Hess, interrotto solo dalla morte nella prigio- ne di Berlino-Spandau, ha comunque riaperto il dibattito eterno. sul rapporto tra vincitori e Vint, Seguende un poco quelle polemi- che, ripensave a come andé nella Chiesa quando il suc nemico pid implacabile morse finalmente la polyere. Forse nessun despota quanto il Bonaparte inflisse pili danni alla comunita ecclesiale ¢ pil ostinatamente cered di cancellarla ¢, non riuscendovi, di tidurla a larva, a docile instrumenium regni. Pio V1, spogliato di tutto, mori prigioniero in Francia nel 1799 ¢sem- brava impossible dargli un successore (« Pio sesto e ultimo! », gri- dava la canaille). Pio VIL, eletto fortunosamente da un gruppo di cardinali che riusci a riunirsia Venezia, passé la maggior parte del pontificate sballottato tra ana prigione e l’altra: minacciato, iso- lato, ingannato, testimone impotente della distruzione della sua Chiesa. Nulla oli fu risparmiato, in una bufera di violenze e di umi- liazioni che fu arrestata sole dalla caduta del tiranno. Lora della vendetta giunse alla fine di maggio del 1814, quando il papa esule rientro a Roma in un trionfo di popolo. Travé 900, 42 ‘tra francesi e collaborazionisti indigeni, tinchiusi in Castel Sant'An- gelo. Malgrado Je proteste dei romani — che avevano conosciuto dsoprusi ¢ l'arroganza ¢ le spoliazioni (archivi ¢ pinacoteche por- tati a Parigi) ¢ la feroce leva dei giovani e le tasse esose — 600 di -quei prigionieri li liberd subito, gli altri con un’amnistia meno di due mesi dopo. Altre proteste, e ben pil autorevoli ¢ minacciose, ‘gli vennero dal restaurato re di Francia quando accolse affettuasa- mente, visitandola spesso, la madre di Napoleone che la stessa fi- ‘lia Elisa, granduchessa di Toscana, aveva respinto sperando di ingraziarsi i vincitori. Attorno a Madame Mere finl per radunarsi a Roma, unica citta che l'avesse accettata, tutta la numerosa pa- Tentela dell’imperatore caduto. Il prefetio napoleonico, che era stato suo carcericre a Savona, ricevette da Pio VII una lettera paterna per liberarlo dai rimorsi che lo tormentavano. Quel papa, davvero ben “‘strano" secondo jl monda (e, in effetti, la diplomazia d’ Europa ne era scandalizza- (a), giunse a inviare un messaggio al Principe reggente di Gran Bre- ‘tagna perché si liberasse |’esule di Sant*Elena o, almeno, se ne mi- ‘figasse la prigionia. Scriveva: «Non pud pit essere un peticolo per tlcuno, vorremmo che non diventasse un rimorso per qualcuno». E quando gli ricordavano 1a furia contro la Chiesa ¢ anche contro {a sua persona, il vecchio benedettino raccomandava di pensare ai -tati positivi: « Bisogna sforzarsi di capire e di perdonare». Infine, quando gli comunicarono che lesule, ammalato, desiderava un con- ‘fessore, seelse egii stesso un sacerdote corso che, a Sant’Elena, sa~ "pesse meglio comprendere il suo conterraneo, E pianse con la ma- ‘dre ¢ i fratelli, organizzando suffragi, quando giunse a Roma la ‘Nolizia della morte. Tutto questo mentre erano ancora aperte le piaghe della persecuzione subita ¢ la Chiesa scontava il prezzo di disastri le cui conseguenze durarono almeno un secolo. Anzi, s€- ‘condo qualche storico, sino ai nostri giorni. E dunque sempre cosl pericoloso ¢ imbarazzante — come vor- ‘rebbe certa wu/gata che corre per giornali ¢ libri di scuola, ¢ come dssicurano anche certi cattolici, affetti da un curioso masochismo — afidare a rimestare nel nostro passato? Talvolta; ma non sem- pre, Stando a uno di quei teologi che tanto peso ebbero al Conci- lio Vaticano 11, parola d’ordine del cattolico d’oggi dovrebbe es- ‘sere enjamber seize siécles, scavaleare sedici secoli, rimuoverne sin 43 la memoria, per ricongiungersi alla Chiesa precostantiniana; la so- la, a sentir lui, davvero evangelica ¢ presentabile in societa. Olire che impossibile, un simile propasito non conosce né la storia della troppo mitizzata comunita primitiva — un’ occhiata alle lettere di Paolo, ai cronisti ecclesiali primitivi e ai padri ci ricorda come sem- pre il bene sia mescolato al male — né la storia che ne é seguita. ‘Tagliarne le radici ¢ sempre il modo migliore per far morire un al- bero. Si cerchi almeno di esserne consapevali, I5, Millennio Verso il millennio di cristianesimo in Russia. E un avvenimento che il governo sovietico celebrera come un fatto “patriottico’, di solidarieta nazionale. E un uso strumentale gid visto: nel patetico radiomessaggio dopo il tradimento dell’alleato Hitler, Stalin, in- vece che con un «compagni e compagne», esordi con un « fratelli e sorelle», Chiamati, cioé, alla difesa della patria in nome non di Marx-Lenin ma di Cristo, della Santa Russia, di Mosca come Ter- za Roma. Un appello che funziond: in effetti, la vittoria sui tedeschi non fu dovuta alla yolonta di salvare un regime che i contadini in armi adiavano, venendo da quelle campagne dove collettivizzazione for- ata © carestie provocate artificialmente avevano provocato morti amilioni, Quell’ercismo fu sostenuto da un’abile propaganda che, non potende smuovere nessuno con la sua mitologia politica, fece appello all‘anima cristiana del popolo. Cosi, la lotta ai nazisti fu presentata ai Tussi come guerra all’Antictisto, al nuove paganesi- mo della croce uncinata che voleva sostituirsi alla croce vera. Le masse andavano all‘assalto precedute spesso non dalle bandiere ros- se ma dalle sante icone; seguendo non i temuti ¢ detestati commis- sari politici ma i pope pill venerati, Parlo di questo con qualcuno che é in contatto con le catacom- be d’Oriente e mi dice che il samizdat gia martella, in vista del mil- lenario, con un monito al regime: «Eravamo qui ben prima che voi artivaste. E ci saremo ancora quando yoi non ci sarete pili». E una ferma e tranquilla constatazione: ¢ la forza di chi — guar- dando alle lezioni della storia — non esita davanti all’antica pro- 44 “messa, stando alla quale «cielo ¢ terra passeranno» ma non passe- “yanno certe parole, E la stessa ‘forza tranquilla’’ di cui testimonia (dal 1084!) il motto dei Certosini: Star crux, dum volvitur orbis, fa croce sta salda mentre i] mondo gira. _ Sono passati diciannove secoli e mezzo da quando, a Gerusa- Yemme, «si alzé nel Sinedrio un fariseo, di nome Gamaliele», i quale lancid ai colleghi l'avvertimento che tutti ricordiamo. Ebbe- ‘he, eceoei ancora qui. Acciaccati, certo, magari stanchi, falcidiati ‘eal contempo scandalosamente rissosi tra noi. Ma ci siamo anca- fa. E ci saremo ancora, parola di Vangelo, quando dei potenti e dei prepotenti di oggi (¢ gid successo con tutti quelli che li hanno preceduti) non resterd che un ricordo sui libri di scuola. 16. Menzogne Per un servizio giornalistica, chiedemmo a Maurizio Costanzo, Joshow-man televisivo, che ne pensasse di Cristo ¢ del cristianesi- ‘mo, Rispose: «Come giornalista, penso che una menzogna non pos- sa reggere per duemila anni. E poi, ho una qualche fiducia nella ‘stalistica: se, in tante parti del mondo, ¢ per tanto tempo, la mag- gioranza della gente vi ha creduto, del vero deve pur esserci». C’é da pensare che Costanzo non ne fosse consapevole, ma la ‘qua risposta echeggia quanto si legge in una tragedia di Euripide ‘€che qualche cristiano rilancid in latino: Nufium mendacitum se- “nescit, nessuna bugia giunge alla veechiaia. (E tutto questo, natu- ‘ralmente, rinyia agli Atti degli Apostoli e a quello che il Gamaliele che citavamo sopra disse ai colleghi del Sinedrio: « Lasciate stare questi uomini. Se questa loro dottrina é umana, sara distrutta; ma Se viene da Dio non rinscirete a sconfiggerli»). Insomma, Costanzo non sara forse un filosofo della storia. Ma, ‘con il suo istinto di uomo di notizie, pare proprio aver visto giusto. 77. Duccio Mi siedo un poco, a Siena, nella sala che l’Opera del Duomo ha riservato alla Maestd di Duccio di Boninsegna. Sto li, lascian- domi investire dal flusso di bellezza — e, dunque, di pace — che 45 da sette secoli si riversa da questo vertice dell’arte ispirata dalla fede, Dicono gli storici che, quando i] popolo senese commissionéd la pala per la sua cattedrale a Duccio, questi si chiuse nel suo studio enon volle vedere nessuno sino a quando non ebbe conclusa |’o- pera, serivendo infine ai piedi della Vergine le parole emozionanti ehe, tradotte, dicono: «O Santa Madre di Dio, sii pace a Siena, sit Vita a Duectio che cost i dipinse». Poi, spalaned le porte ¢ tutta la citta (dai nobili, agli artigiani, ai contadini, ai mendicanti) corse a vedere. Quale fosse l'effetto, Jo mostré il tumultuoso corteo che subite si snodd: la gente, cari- catasi sulle spalle sia la gran tavola che il suo artefice, portd en- trambi in trionfo e insieme fi depositd sull’altare maggiore del duomo. Gili artisti, allora, alla pari degli altri creatori (scrittori, musici- Sti, poeti), non si sognavano di dire che «lavoravano per i] popo- low, non si dicevano «democratici». I] popolo, perd, se |"opera lo valeva, reagiva come a Siena dove, stando ai cronisti, proprio i pid semplici, i pit umili Purono i pid entusiasti. Ma allora: come mai, oggi, le cose di artisti che il *popolo”’ ce hanno sempre in bocca, interessano al massimo qualche critico incomprensibile ¢ qualche collezionista snob e non suseitano che indifferenza, quan- do non fastidio ¢ lazzi ironici, proprio tra quel popolo cui sareb- bero destinate? Forse qui, come altrove, certi cristiani all’antica hanno parlato poco di *‘democrazia’’. Hanno preferito praticarla nei fatti. 18. Eliminare o assimilare Ci sono cose clericali, oggi, che song energetiche come una Laz za di acqua tiepida: tutto un parlare soft, un dire ¢ non dire, un limore di alienarsi qualcuno, un distribuire riverenze e sorrisi, un lanciare al massimo messaggi criptici in un mare di parole. E un momento di transizione al quale bisogna pagare dogana, in attesa che certo mondo cattolico ridiventi consapevole di una delle grandi leggi della storia. Dice questa legge (basata sull’espe- rienza costante di venti secoli) che l’atteggiamento del mondo ver- 50 la Chiesa oscilla tra due poli: o Veliminazione; o, se questa non possibile, 'assimilazione. La Chiesa ¢ — sempre — per i poten- 46 ‘ati (politici, economic, culturali) o un ostacolo da abbattere a uno _ siramento di cui seryirsi dopo averla svuotata dall’interno. — I due atteggiamenti sono stati contemporaneamente presenti nel iostro tempo: tentativo brutale di eliminazione a Est: tentativo raf- - finato di assimilazione a Ovest, dove si cerca di ridurre lo seanda- jodella fede a tranquillizzanti categorie filantropiche, si tenta di far evaporare l"unicita del Cristo in un innocuo irenismo dove la “polleranza’® é intesa come abbandono di ogni pretesa di verita, per incontrarsi sul cosiddetto patrimonio comune, quei “valori umani’ dove ogni credo, ogni opinione varrebbero l'altra. 5 Fer la verita, in quei ‘‘valori umani™ giuravano anche i membri della Societa delle Nazioni, tutti impegnati a rispettarne i nobilis- simi principi. Peceato che la buona volonta di quei galantuomini ‘non abbia impedito Auschwitz e Hiroshima. E peceato che l'ancor pi nobile statuto delle Nazioni Unite (tutto pieno di “‘valori uma- gi") non abbia impedito ai membri di dilaniarsi in circa 200 guerre “{n-quasti quarant"anni, con un totale di morti doppio di quello della -seconda guerra mondiale, 19, Vescovi C’e da capirli, questi vescovi degli Stati Uniti che — stretti nella ‘morsa tra i media cui non vogliono dispiacere e la fedelté all’au- Jentico Credo cattolico — vacillano, gemono ¢, con lealta tutta ame- ‘tleana, esprimono pubblicamente al papa il lore disagio, quasi chie- ‘dendogli di allentare Je esigenze morali del cattolicesimo, soprat- tutto in temi di morale sessuale. Pur sfidando il ridicolo (chi sono per consigliare alcunché a una ferenza di 400 dotti vescovi?), mi permetterei di suggerire una ola riflessione sulla storia. In effetti, forse proprio questo ¢i + i) culto illuministico dell’esperta in un settore limitate ¢i sedisce di svincolarci dal particolare per individware le linee