Forgiare un "Nuovo Ordine Mondiale" sotto un Governo Mondiale Global Power e Global Government: Parte 4 Andrew Gavin Marshall

13 agosto 2009 Fonte originale: Forging a “New World Order” Under a One World Government Traduzione ad opera di nwo-truthresearch.blogspot.com Questo articolo è la parte 4 della serie "Global Power e Global Government", pubblicata da Global Research. Part 1: Global Power and Global Government: Evolution and Revolution of the Central Banking System Part 2: Origins of the American Empire: Revolution, World Wars and World Order Part 3: Controlling the Global Economy: Bilderberg, the Trilateral Commission and the Federal Reserve La globalizzazione e il nuovo ordine mondiale Gli anni '90 hanno visto l'emergere di quello che è stato chiamato il Nuovo Ordine Mondiale. Questo è un termine che era emerso nei primi anni 90 per descrivere un mondo più unipolare, che affrontava il crollo dell'Unione Sovietica e il ritrovato ruolo degli Stati Uniti come la potenza unica e incontrastata a livello mondiale. Il Nuovo Ordine Mondiale doveva rappresentare una nuova fase dell'economia mondiale in cui l'autorità politica mondiale riposava in un posto, e nel tempo, e quel posto doveva essere negli Stati Uniti. Quest'epoca ha visto la continua espansione e la formazione di blocchi regionali, con la formazione dell'Unione europea, la firma del North American Free Trade Agreement (NAFTA) e la creazione del WTO. L'Organizzazione mondiale del commercio è stata fondata ufficialmente nel 1995, come successore degli accordi generali sulle tariffe doganali e sul commercio (GATT), i quali erano stati costituiti nel 1944 alla Conferenza di Bretton-Woods. L'OMC gestisce l'ordine commerciale liberale internazionale.

Il primo direttore generale dell'Organizzazione mondiale del commercio è stato Peter D. Sutherland, che era in precedenza il direttore generale del GATT, l'ex procuratore generale d'Irlanda, ed è attualmente presidente di British Petroleum e Goldman Sachs International, oltre ad essere rappresentante speciale del Segretario generale delle Nazioni Unite per le migrazioni. Egli è anche un membro del consiglio di amministrazione della Royal Bank of Scotland Group, del Consiglio di fondazione del World Economic Forum, ambasciatore di buona volontà delle Nazioni Unite per lo sviluppo industriale, è un membro del Gruppo Bilderberg, è presidente europeo della Commissione Trilaterale, ed è stato premiato con la Medaglia Robert Schuman per il suo lavoro per l'integrazione europea e col David Rockefeller Award della Commissione Trilaterale. [1] È evidente che l'OMC è un organo delle élite bancarie occidentali utilizzato come strumento di espansione e di istituzionalizzare del loro controllo sul commercio mondiale. Il superstato europeo Nel 1992 è stato firmato il trattato di Maastricht, e questo ha ufficialmente dato origine all'Unione europea nel 1993. Nel 1994 è stata costituito l'Istituto monetario europeo (IME), con la Banca centrale europea (BCE) che è nata nel 1998; la moneta unica europea, l'Euro, ha debuttato nel 1999. Nel 2004, la Costituzione europea doveva essere firmata da tutti i 25 Stati membri della UE; questa era un trattato che avrebbe adottato una Costituzione per l'intera Unione europea. La Costituzione è stata un passo verso la creazione di un superstato europeo, creando un ministero degli esteri UE, e con esso, una coordinata politica estera, con la presa in consegna da parte della UE della sede della Gran Bretagna al Consiglio di Sicurezza dell'ONU, in rappresentanza di tutti gli Stati membri dell'Unione europea, forzando così le nazioni "attivamente e senza riserve" a seguire una politica estera dell'Unione europea; ha fissato il quadro per creare una politica di difesa dell'Unione europea, come un'appendice dalla NATO o distinta da essa; la creazione di un sistema di giustizia europea, con la definizione da parte dell'Unione europea di "norme minime per la definizione di reati e offese" e la creazione di una comune politica di asilo e immigrazione; sarebbe anche stato consegnato all'Europa il potere di "garantire il coordinamento delle politiche economiche e dell'occupazione"; le leggi dell'UE si sostituirebbero a tutte le leggi degli Stati membri, rendendo così gli stati membri mere semplici province all'interno di un sistema centralizzato di governo federale [2]. Václav Klaus, Presidente della Repubblica ceca, aveva dichiarato che temeva il concetto di una più forte e più centralizzata Unione europea, e come "gli sviluppi nell'UE sono molto pericolosi per quanto riguarda la fuoriuscita da una società libera e un movimento verso un sempre maggiore controllo e regolazione", e che, "Noi [Repubblica Ceca] abbiamo trascorso mezzo secolo sotto gli occhi comunisti. Siamo più sensibili di alcuni europei occidentali. Sentiamo le cose, vediamo le cose,

tocchiamo le cose che non ci piacciono. Per noi, l'Unione europea ci ricorda il Comecon [l'organizzazione di Mosca per il controllo economico del blocco sovietico]." Egli ha inteso dire che la somiglianza con il Comecon non è ideologicamente fondata, ma è nella sua struttura, "Le decisioni non vengono prese nel proprio paese. Per noi che abbiamo vissuto l'epoca comunista, questo è un problema."[3] La Costituzione è stata scritta in gran parte da Valéry Giscard d'Estaing, ex presidente della Repubblica francese nel 1974-1981. A Giscard d'Estaing capita anche di essere un membro del gruppo Bilderberg, della Commissione Trilaterale, ed è anche un caro amico di Henry Kissinger, essendo stato co-autore di diversi lavori con lui. Nel 2005, gli elettori francesi e olandesi hanno risposto al referendum nei loro paesi, e hanno respinto la Costituzione europea, che richiedeva l'unanimità totale, al fine di passare. Nel 2007 è stato intrapreso un altro passo per introdurre quello è stato chiamato il Trattato di Lisbona, che deve essere approvato da tutti gli stati membri. Giscard d'Estaing scrisse un articolo per l'Independent, in cui affermava che "La differenza tra l'originale Costituzione e il presente Trattato di Lisbona è di approccio, piuttosto che di contenuti." Egli ha descritto il processo di creazione del trattato di Lisbona: "Sono stati gli esperti giuridici del Consiglio europeo, che sono stati incaricati di redigere il nuovo testo. Essi non hanno fatto alcun nuovo suggerimento. Hanno preso il progetto di costituzione originaria, lo hanno schiuso in elementi separati, e poi hanno attaccato loro, uno per uno, dei trattati esistenti. Il trattato di Lisbona è dunque un catalogo di emendamenti. Esso è impenetrabile per il pubblico." La differenza principale è che la parola "costituzione " è stata rimossa e bandita dal testo [4]. Il Telegraph ha riferito che se nel Trattato cade la parola "costituzione", è rimasto lo stesso concetto di "dotare l'Unione europea di simboli di una potenza globale ed il taglio della sovranità nazionale." Esso conteneva i piani per creare un presidente dell'Unione europea, che "servirà per due anni e mezzo, ma a differenza di capi di stato democratici lui o lei sarà scelto dai leader europei e non da parte degli elettori" e "si farà carico dei principali negoziati internazionali con capi di governo nazionali." Nella Costituzione il "ministro degli Esteri "diventa "l'Alto Rappresentante," colui che "svolgerà un servizio diplomatico potente dell'UE e sarà ancora più importante dei ministri degli Esteri nazionali sia sulla scena mondiale che su quella europea." Essa si propone di creare un "Ministero dell'Interno", che "centralizzerà i dati delle impronte digitali e del DNA" e "farà la legislazione comunitaria su nuovi poteri di polizia e di vigilanza." La possibilità per le nazioni dell'UE di utilizzare veti finirà, e il trattato "comprende una clausola per collegare permanentemente una "personalità giuridica" e un ascendente UE sui tribunali nazionali."[5] Un paese in Europa ha scritto nella sua Costituzione che richiede un referendum sui trattati, e questo paese è l'Irlanda. Nel giugno del 2008, gli irlandesi sono andati a votare sul trattato di Lisbona, dopo che per settimane e mesi erano stati assillati da parte di politici e burocrati dell'UE che spiegavano che gli irlandesi "dovevano" dare

all'Europa un "sì" a causa dei benefici che l'Unione europea aveva elargito all'Irlanda. La storia mostrerà, tuttavia, che gli irlandesi non vedono di buon occhio il fatto di essere maltrattati e perseguitati, così quando si sono recati alle urne, il "No" è stato sulle loro labbra e sulle loro schede elettorali. Gli irlandesi hanno così respinto il Trattato di Lisbona. Integrazione Nord Americana Il Canada-USA Free Trade Agreement del 1989 è stato firmato dal presidente George HW Bush e dal primo ministro canadese Brian Mulroney. I'FTA ha avuto conseguenze devastanti per la popolazione del Canada e degli Stati Uniti, mentre ha arricchito l'élite corporativa e politica. Ad esempio, la crescita del PIL è diminuita, la disoccupazione ha avuto il maggiore aumento dalla Grande Depressione, [6] e nel frattempo, Brian Mulroney è entrato nel mondo delle imprese, nel quale egli si trova ora come un membro del consiglio della Barrick Gold Corporation, nonché seduto nell'International Advisory Board del Council on Foreign Relations, [7] di David Rockefeller, il quale rimane come Presidente Onorario. Nel 1990, il settore privato del lobbying e i think tank iniziano la promozione del North American Free Trade Agreement (NAFTA) al fine di espandere il Canada-USA Free Trade Agreement con l'inclusione del Messico. Il NAFTA è stato firmato dall' allora Primo Ministro canadese Jean Chrétien, dal presidente statunitense George HW Bush e dal presidente messicano Carlos Salinas nel 1993, ed è entrato in vigore nel 1994. Esso fu negoziato in un periodo in cui il Messico era in fase di riforme economiche liberali, per cui il NAFTA ha avuto l'effetto di cementare le riforme in una "costituzione economica per il Nord America." [8] David Rockefeller ha svolto un ruolo nella spinta per il NAFTA. Nel 1965, aveva fondato il Consiglio per l'America Latina (CLA), il cui fine, come scrisse in un articolo del 1966 in Foreign Affairs, era quello di mobilitare le imprese private in tutto l'emisfero "per stimolare e sostenere l'integrazione economica." Il CLA, David scrisse, "fornisce un canale efficace di cooperazione tra gli uomini d'affari negli Stati Uniti e le loro controparti nei paesi a sud. Esso offre anche un mezzo di comunicazione continua e di consultazione con la Casa Bianca, il Dipartimento di Stato e di altre agenzie del nostro governo. "[9] Il CLA più tardi cambiò il suo nome in Consiglio delle Americhe (CoA) e mantenne un rapporto molto stretto con la Società delle Americhe, fondata allo stesso tempo del CLA; David Rockefeller è rimasto fino ad oggi come presidente di entrambe le organizzazioni. Come David scrisse nella sua autobiografia "Memorie", in testa al NAFTA, il Consiglio delle Americhe ha sponsorizzato un Forum delle Americhe, al quale ha partecipato il presidente George HW Bush, e che ha portato alla richiesta di una "Western Hemisphere free trade area."[10] Nel 1993, David Rockefeller scrisse un articolo per il Wall Street Journal, nel periodo

dell'approvazione del NAFTA, in cui egli parteggiava per la firma del NAFTA come cosa essenziale, descrivendolo come un passo fondamentale sulla strada della realizzazione del suo lungo lavoro di una vita, e che, "Tutto è a posto - dopo 500 anni - per costruire un vero e proprio "nuovo mondo" nell'emisfero occidentale", e inoltre, che "io veramente non credo che "criminali" sarebbe una parola troppo forte per descrivere un'azione da parte nostra, come il rifiuto del Nafta, che verrebbe così seriamente a compromettere tutto il bene che è stato fatto - e resta ancora da fare."[11] Nel 1994, il Messico è entrato in una crisi finanziaria, spesso definita come la crisi del peso messicano. La crisi del debito degli anni '80, istigata dalle escursioni della Federal Reserve sui tassi di interesse sui prestiti internazionali, ha causato il default del Messico sui suoi prestiti. Il FMI è entrato in scena con la nuova creazione di Programmi per l'aggiustamento strutturale (SAP) e la riforma dell'economia del Messico verso politiche economiche neoliberali. Nel tardi anni '80, "gli Stati Uniti rappresentavano il 73 per cento del commercio estero del Messico," [12] e quando il NAFTA è entrato in vigore nel 1994, "il mercato statunitense e canadese si è aperto immediatamente all' 84 per cento delle esportazioni messicane." [13] Il Messico divenne anche un membro della World Trade Organization (WTO). La crisi del peso, che era iniziata alla fine del 1994, con l'ascesa del presidente messicano Zedillo, passò nel 1995, e gli Stati Uniti organizzarono un piano di salvataggio valore di 52 miliardi dollari. [14] Il piano di salvataggio non aiutò l'economia messicana, poichè esso fù semplicemente incanalato nel restituire i prestiti alle banche, in primo luogo alle banche americane, e la crisi "nel 1995 fu dichiarata [dal FMI] finita non appena le banche e i finanziatori internazionali iniziarono a ottenere i rimborsi; ma cinque anni dopo la crisi, i lavoratori erano appena tornanti al punto in cui erano in precedenza."[15] Nel 2002, Robert Pastor, direttore del Center for North American Studies presso l'Università Americana di Washington, DC, ha preparato una relazione che ha presentato alla riunione della Commissione Trilaterale di quello stesso anno. La relazione, A North American Community: una modesta proposta per la Commissione Trilaterale, era a favore di una continuazione della politica di "integrazione profonda" in Nord America, raccomandando, "un piano continentale per le infrastrutture e i trasporti, un piano per armonizzare le politiche di regolamentazione, una unione doganale, [e] una moneta comune."[16] La relazione raccomandava la formazione di una North American Community e Pastor scrisse che, "la maggioranza del pubblico in tutti e tre i paesi è disposta ad entrare nel più grande paese del Nord America." [17] Nel 2003, prima che Paul Martin diventasse Primo Ministro del Canada, il Consiglio Canadese di Chief Executives (CCCE), l'ex BCNI, pubblicò sul suo sito web, un comunicato stampa in cui, "invitavano Paul Martin a prendere l'iniziativa di forgiare una nuova visione per il Nord America." Thomas d'Aquino, CEO del Consiglio, "ha sollecitato che il signor Martin si batta per l'idea di un vertice annuale dei leader di

Canada, Messico e Stati Uniti al fine di dare ad una economia comune, alle questioni sociali e alla sicurezza, la priorità che meritano in un contesto continentale, emisferico e globale." Tra i firmatari di questa dichiarazione ci furono tutti i Vice Presidenti del CCCE, tra cui David Emerson, che avrebbe continuato ad aderire al Gabinetto Martin [18]. Il CCCE ha poi lanciato la North American Security and Prosperity Initiative, sostenitrice di una "ridefinizione dei confini, che massimizzi l'efficienza della regolamentazione, di una negoziazione di un patto di sicurezza globale delle risorse, di un reinvigorimento dell'Alleanza di difesa del Nord America, e la creazione di un nuovo quadro istituzionale." [19] La task force indipendente sul futuro del Nord America è stata poi lanciata nel 2005, ed era composta da un'alleanza e da un progetto congiunto tra il CCCE in Canada, il Council on Foreign Relations (CFR) negli Stati Uniti, e il Mexican Council on Foreign Relations nel Messico. Un comunicato stampa è stato emesso il 14 marzo 2005, in cui si è detto, "I presidenti e i vice-presidenti della task force indipendente sul futuro del Nord America di oggi hanno rilasciato una dichiarazione che chiede una Comunità nordamericana economica e di sicurezza entro il 2010."[20] Il 23 marzo 2005, a soli nove giorni dalla rassegna stampa della Task Force, i leader del Canada, degli Stati Uniti e del Messico, (Paul Martin, George W. Bush, e Vicente Fox, rispettivamente), hanno annunciato "l'istituzione del Security and Prosperity Partnership of North America", che costituiva un corso di "azione in un quadro Nord Americano per affrontare le sfide economiche e di sicurezza."[21] Nel giro di due mesi, la task force indipendente sul futuro dell'America del Nord ha pubblicato il loro rapporto finale, Building a North American Community, che propone la continuazione dell' "integrazione profonda" nella formazione di una North American Community, che "plaude l'annunciata 'Security and Prosperity Partnership of North America,' ma propone una visione più ambiziosa di una nuova comunità, entro il 2010 e fa raccomandazioni specifiche sul modo di realizzarla."[22] Alla riunione dell'SPP del 2006, è stata annunciata la creazione di un nuovo gruppo, chiamato North American Competitiveness Council (NACC), composto da dirigenti di società di tutti e tre i paesi, che producono una relazione annuale e consigliano i tre governi su come attuare il processo SPP di "integrazione profonda". Il segretariato in Canada è il CCCE, e il segretariato del gruppo negli Stati Uniti è costituito dalla Camera di Commercio statunitense e dal Consiglio delle Americhe.[23] Il Consiglio delle Americhe è stato fondato da David Rockefeller, di cui egli è ancora presidente onorario, e da altri membri che includono anche individui da JP Morgan, Merck, McDonald's, Ford, Federal Reserve Bank di New York, General Electric, Chevron, Shell, IBM, ConocoPhillips, Citigroup, Microsoft, Pfizer, Wal-Mart, Exxon, General Motors, Merrill Lynch, Credit Suisse e il Dipartimento del Tesoro degli Stati Uniti [24].

Il processo di integrazione è ancora in corso, e la formazione di una Comunità Nord Americana non è lontana; e sarà seguita solo da un'Unione Nord Americana, modellata sulla struttura dell'Unione europea, e si parla di una moneta del Nord America che si formerà nel futuro, [25], la quale è stata addirittura proposta dall'ex governatore Canadese della Banca del Canada [26]. Il Nuovo Ordine Mondiale in Teoria In un articolo del 1997 di Foreign Affairs, la rivista del Council on Foreign Relations, Anne-Marie Slaughter discusse i fondamenti teorici del Nuovo Ordine Mondiale. Basandosi sulla proclamazione di George HW Bush, nel 1991, di un nuovo ordine mondiale, la Slaughter scrisse che molti vedevano questo come "la promessa del 1945 che si era avverata, un mondo in cui le istituzioni internazionali, guidate dalle Nazioni Unite, avrebbero garantito la pace e la sicurezza internazionali, con il sostegno attivo delle maggiori potenze del mondo." Tuttavia, questo concetto, ha spiegato, era in gran parte non fattibile, in quanto "Esso necessita un'autorità centralizzata di regolamentazione in materia, una gerarchia di istituzioni, e l'appartenenza universale." Invece, ella spiega l'emergere di quello che chiama un "nuovo medioevo", in contrasto con l'internazionalismo liberale. "Dove gli internazionalisti liberali vedono una necessità di regole e istituzioni internazionali per risolvere i problemi degli Stati, i nuovi medievisti proclamano la fine dello statonazione", dove "Il risultato non è un governo mondiale, ma la governance globale. Se il governo denota l'esercizio formale del potere da parte delle istituzioni stabilite, la governance denota una risoluzione dei problemi cooperativa attraverso un cast in evoluzione e spesso incerto."[27] Comunque, la Slaughter contesta sia le assunzioni dei liberali internazionalisti che dei nuovi medievalisti, e afferma che "lo stato non stà scomparendo, si stà disaggregando in separate e funzionalmente distinte parti. Queste parti - corti, agenzie di regolamentazione, esecutive, e anche i corpi legislativi - sono in network con i loro omologhi all'estero, creando una fitta rete di relazioni che costituisce un nuovo ordine transgovernativo", e che, "il transgovernativismo sta rapidamente diventando la modalità più diffusa ed efficace della governance internazionale."[28] La Slaughter è stata Preside della Woodrow Wilson School of Public and International Affairs all'Università di Princeton nel 2002-2009, ed è attualmente direttore della pianificazione politica degli Stati Uniti per il Dipartimento di Stato, e in passato ha fatto parte del comitato del Council on Foreign Relations. Ricostruire la Struttura di Classe sotto un Governo Mondiale Il governatore della Bank of Canada Mark Carney, ex dirigente di Goldman Sachs, ha dichiarato nel suo discorso al Forum economico internazionale delle Americhe che "prodotto globalizzato, capitale, e mercati del lavoro sono al cuore del Nuovo Ordine Mondiale a cui noi dovremmo aspirare. Comunque, la prossima ondata di

globalizzazione ha bisogno di stare più saldamente a terra ed i suoi partecipanti devono essere più responsabili", e che,"nelle nostre economie sarà necessario un maggior adattamento di stock di giacenze, del lavoro, e di capitale." Vale la pena citarlo per intero: Anche se la domanda mondiale e i livelli di commercio sembrano avvicinarsi verso il basso, e le regolazioni dell'inventario e del lavoro sono già state notevoli, c'è ancora di più che deve accadere. Per la Disoccupazione è probabile un ulteriore aumento in tutto il G-7, con gli aumenti più nitidi ancora da venire in quelle economie con mercati del lavoro meno flessibili. L'incertezza circa le prospettive di occupazione peserà per qualche tempo sui consumi nelle economie più importanti. Il processo di aggiustamento delle riserve di capitale richiederà più tempo, e la crescita degli investimenti a livello mondiale è destinata a rimanere negativa anche nel 2010. Questo servirà come un freno significativo sulla crescita globale e ci si può attendere che riduca il potenziale di crescita nella maggior parte delle principali economie. [29] [corsivo aggiunto] In termini di adattamenti del lavoro all'interno del Nuovo Ordine Mondiale, ci sono alcuni fattori importanti e vitali da tener conto. Fondamentale tra queste preoccupazioni è la nozione di classi transnazionali. Il capitalismo funziona in gran parte attraverso divisioni di classe, con la classe dirigente che possiede i mezzi di produzione, la quale, come classe, è soggetta ad una propria gerarchia presieduta da quelli che controllano e rilasciano le monete.

Nelle nazioni industrializzate occidentali, c'è stato un vasto ceto medio che prosperava sui consumi, arricchendo l'alta classe borghese, mentre la classe inferiore, (o proletariato in termini marxisti), consisteva nella classe lavorativa. Nelle nazioni industrializzate non-occidentali, in genere denominate "Terzo Mondo", "mondo in via di sviluppo" o "Global South" (composto da America Latina, Africa e parte dell'Asia), c'è un divario maggiore in termini di linee di classe; in queste troviamo una classe dirigente e una classe lavorativa, e in gran parte rimane ancora vacante una vasta classe media istruita. Le Strutture di Classe variano da paese a paese e da regione a regione. Comunque, per diversi decenni, la realtà della struttura di classe è stata sottoposta a drastici cambiamenti, e con essa, è cambiata la struttura del lavoro.Nei decenni scorsi, ha avuto luogo una concomitante ristrutturazione di classe, in cui le classi medie del mondo sono scese nella schiavitù del debito, mentre le classi alte del mondo, hanno iniziato un processo di transnazionalizzazione. Quello a cui abbiamo assistito e stiamo assistendo coi recenti eventi è la transnazionalizzazione delle strutture di classe, e con questa, delle forze lavorative.

Costruttivismo sociale Un'affascinante scuola di pensiero teorica nel campo della Global Political Economy è quella del costruttivismo sociale. I Costruttivisti sociali sostengono che , "il mondo sociale e politico, incluso il mondo delle relazioni internazionali, non è una entità fisica o un oggetto materiale che sta al di fuori della coscienza umana. Di conseguenza, lo studio delle relazioni internazionali deve concentrarsi sulle idee e le convinzioni che informano gli attori sulla scena internazionale, nonché le intese condivise tra di loro." Sviluppiamo questa idea: Il sistema internazionale non è qualcosa che è 'là fuori' come il sistema solare. Non esiste di per sé. Esiste solo come una presa di coscienza intersoggettiva tra le persone, in questo senso il sistema è costituito da idee, non dalle forze materiali. Si tratta di una invenzione umana o una creazione non di un tipo fisico o materiale, ma di un tipo puramente intellettuale e ideativo. Si tratta di un insieme di idee, un corpo di pensiero, un sistema di norme, che sono state organizzate da alcune persone in un determinato momento e luogo. Esempi di strutture socialmente costruite all'interno dell'economia politica globale sono i confini nazionali, in quanto non hanno una linea fisica, ma sono piuttosto formati da una visione condivisa tra i diversi attori su dove il confine è. La nazione in sé è una costruzione sociale, in quanto non ha un fisico, una forma onnicomprensiva, ma è costituita da una litania di valori condivisi, idee, concetti, istituzioni, credenze e simboli. Così, "Se i pensieri e le idee entrano nell'esistenza di un cambiamento delle relazioni internazionali, allora il sistema si cambia così, perché il sistema consiste in pensieri e idee. Questa è l'intuizione che sta dietro la frase spesso ripetuta dal costruttivista Alexander Wendt: 'l'anarchia è ciò che ne fanno gli stati'."[30] Struttura di classe e Costruttivismo sociale William I. Robinson e Jerry Harris scrivono in Science & Society Journal, che, "Un processo fondamentale per la globalizzazione capitalista è la formazione della classe transnazionale, che ha proceduto di pari passo con l'internazionalizzazione del capitale e l'integrazione globale delle strutture produttive nazionali. Data l'integrazione transnazionale delle economie nazionali, la mobilità del capitale e la frammentazione e decentralizzazione a livello mondiale dei circuiti di accumulazione, la formazione di classe è sempre meno legata alla territorialità."[31] Essi hanno sostenuto che è emersa una classe capitalista transnazionale (TCC), "e che questa TCC è una classe dirigente globale. Si tratta di una classe dirigente perché controlla le leve di un apparato emergente di stato transnazionale e del processo decisionale a livello mondiale."[32] Questa classe non ha confini, ed è composta dai tecnocrati, media, società, banche, élite sociale e politica del mondo.

Come Jackson e Sorenson puntualizzano in relazione alla teoria costruttivista sociale "Se 'anarchia ciò che ne fanno gli stati' non c'è nulla di inevitabile o insostituibile nella politica mondiale," e che, "Il sistema attuale è una creazione di stati e se gli Stati cambiano le loro concezioni di ciò che sono, quali sono i loro interessi, cosa vogliono, ecc allora la situazione cambierà di conseguenza." Per fare un esempio, essi dichiarano che gli Stati potrebbero decidere di "ridurre la loro sovranità o addirittura rinunciare alla loro sovranità. Se questo accadrebbe non ci sarebbe più un'anarchia internazionale, così come la conosciamo. Invece, ci sarebbe un mondo nuovo coraggioso, non anarchico - forse uno in cui gli Stati sarebbero subordinati a un governo mondiale."[33] Come Robinson e Harris spiegano nel loro saggio, con l'ascesa della classe capitalista transnazionale (TCC), c'è anche un aumento degli apparati di uno Stato transnazionale (TNS), che è "una rete emergente che comprende Stati nazionali trasformati ed esternamente integrati, insieme a dei forum politici ed economici sovranazionali; ma essa non ha ancora acquisito alcuna forma istituzionale centralizzata."[34] Tra gli apparati economici del TNS vediamo il FMI, la Banca Mondiale, il WTO e le banche regionali. Sul versante politico si vede il gruppo del 7, il Gruppo dei 22, le Nazioni Unite, l'OCSE, e l'Unione europea. Ciò è stato ulteriormente accelerato con la Commissione Trilaterale, "che ha riunito le frazioni trasnazionalizzate del business, della politica, e le élite intellettuali in Nord America, Europa e Giappone." Inoltre, il World Economic Forum ha costituito una parte importante di questa classe, e, mi permetto di aggiungere, il Gruppo Bilderberg. Robinson e Harris puntualizzano che, "Gli studi sulla costruzione di una economia globale e di una struttura di gestione transnazionale fuoriescono dai think tank, dai centri universitari, e da istituti di pianificazione politica dei paesi chiave." [35] L'apparato del TNS è stato un principio fondamentale di organizzazione e di socializzazione per la classe transnazionale "e comprende le università di classe mondiali, i think tank orientati in modo transnazionale, le fondazioni borghesi leader, come ad esempio l'Harvard's School of International Business, le fondazioni Ford [e Rockefeller] e Carnegie, [e] gruppi di pianificazione politica, come il Council on Foreign Relations." Questi gruppi di "pianificazione dell'élite sono forum importanti per l'integrazione dei gruppi di classe, di sviluppo di nuove iniziative, di strategie collettive, e di politiche e progetti di dominio di classe; e creano sia il consenso che una cultura politica intorno a questi progetti."[36] Robinson e Harris identificano il World Economic Forum come "il corpo più completo di pianificazione transnazionale della TCC e l'esempio per eccellenza di una rete davvero globale che abbina la TCC a una società civile transnazionale."[37] Io sono in disaccordo con questo, e propongo invece il Gruppo Bilderberg, di cui gli autori non fanno alcuna menzione nel loro articolo, come organo quintessenza di pianificazione transnazionale della TCC, in quanto è composto dall'elite dell'elite, completamente rimosso dal controllo pubblico, il quale agisce come un "think-tank globale segreto" di 130 individui più potenti del mondo [38].

Molti critici del Bilderberg dichiarano che il gruppo agisce come un "governo mondiale segreto" o come l'organizzazione "che prende tutte le decisioni fondamentali per il mondo." Tuttavia, non è questo il caso. Il Bilderberg è semplicemente l'organo più influente di pianificazione, seduto in cima ad una gerarchia di grandi organismi di pianificazione e di varie istituzioni, ed è esso stesso un elemento chiave dell'apparato della formazione di uno Stato transnazionale, ma non è, in sé e per sé, un "governo del mondo". Si tratta di un think tank a livello mondiale, che tiene in alta considerazione il concetto di un "governo mondiale" e lavora spesso a raggiungere questo obiettivo, ma non deve essere confuso con l'essere la fine che cerca. La crisi economica è forse la più grande "opportunità" mai data alla TCC per rimodellare l'ordine del mondo secondo i loro disegni, ideali e obiettivi. Attraverso la distruzione, viene creato; e per questi individui alto-locati all'interno del TCC, la distruzione è di per sé una forma di creazione. In termini di riorganizzazione del lavoro e di strutture di classe, la crisi economica fornisce il terreno su cui sarà costruita una nuova struttura di classe mondiale. Un grosso problema per la classe capitalista transnazionale e per la formazione di uno Stato transnazionale, o un governo mondiale, è la mancanza di continuità delle strutture di classe e dei mercati del lavoro in tutto il mondo. Una classe dirigente transnazionale, o "Superclasse" come David Rothkopf riporta nel suo libro dallo stesso nome (ed è, egli stesso, un membro della superclasse), è emersa. Non ha confini, ma ha costruito tra i suoi membri una continuità e un consenso generale sugli obiettivi, anche se ci sono differenze e conflitti all'interno della classe; ma questi riguardano i mezzi per raggiungere i fini indicati, piuttosto che i fini stessi. Non vi è dissenso all'interno della classe dirigente sulle finalità di realizzare un organo di governo del mondo, il dissenso è come raggiungere questo obiettivo, e in termini di quale tipo di struttura, quali inclinazioni teoriche e filosofiche, e orientamento politico, tale governo dovrebbe avere. Per conseguire tali obiettivi, tuttavia, tutte le classi devono essere trasnazionalizzate, non solo la classe dirigente. La classe dirigente è la prima ad essere trasnazionalizzata, perché la transnazionalizzazione era l'obiettivo delle classi dirigenti delle nazioni più potenti dell'Europa occidentale, (e in seguito negli Stati Uniti), che hanno avviato il processo di transnazionalizzazione o internazionalizzazione. Ora che si è stabilita una "Superclasse" di composizione transnazionale, le altre classi devono seguire l'esempio. La classe media è destinata all'eliminazione in questo senso, perché la maggior parte del mondo non ha classe media, e integrare e internazionalizzare pienamente una classe media, richiederebbe l'industrializzazione e lo sviluppo di luoghi come l'Africa, così come alcuni luoghi dell'Asia e dell'America America, che rappresentano una grossa minaccia per la superclasse, come lo sarebbe una valvola attraverso la quale gran parte della loro ricchezza e potere sfuggirebbe loro. Il loro obiettivo non è quello di perdere la loro

ricchezza e potere in favore di una classe media transnazionale ma piuttosto di estinguere il concetto di classe media, e transnazionalizzare una classe lavorativamente orientata inferiore e ignorante, attraverso la quale si intende garantire la massima ricchezza e potere. Le crisi economiche servono a questi fini, e qualunque sia la ricchezza restante che la classe media detiene, questa è in procinto di essere eliminata; e come la crisi avanza, o meglio, regredisce, e accelera, le classi medie del mondo soffriranno, mentre una più alta percentuale delle classi più basse del mondo, povere anche prima della crisi, soffriranno maggiormente, determinando molto probabilmente, una riduzione massiccia dei livelli di popolazione, in particolare nei paesi "sviluppati" o nel "Terzo Mondo". Molti sarebbero in disaccordo che questa tesi sia un obiettivo della Classe Capitalista Transnazionale, dal momento che il capitalismo ha bisogno di una vasta popolazione, in particolare una popolazione di classe media, in modo da avere un mercato di consumatori per i loro prodotti. Se questo è vero per il modo in cui attualmente concepiamo il sistema e la struttura capitalistica, ma dobbiamo anche prendere atto che il capitalismo, di per sé, è in continua evoluzione e ridefinizione. Attraverso una prospettiva costruttivista sociale, che a mio avviso, è molto adatta a questa analisi, una nozione che non si può escludere, è che se la classe capitalista ridefinisce il capitalismo stesso, il capitalismo cambierà. Esso deve affrontare il fatto che ci sarebbe stato un gran numero di individui all'interno della TCC o Superclasse (Rothkopf stima un numero di 6.000 individui all'interno della classe dirigente), che sarebbero stati in disaccordo nell'eliminazione della loro base per fare profitti, tuttavia, siccome è stata intrapresa nel suo complesso una ristrutturazione totale del sistema capitalista e dell'economia politica globale, il TCC in sé non è immune da tali cambiamenti drastici e rapidi. In realtà, sarebbe inimmaginabile pensare che essa rimanga come è attualmente. Rothkopf spiega che i 6.000 membri della superclasse equivalgono a circa un membro della superclasse per ogni milione di persone nel mondo. Con la composizione delle strutture di classe e il numero della popolazione mondiale modificati drasticamente nei prossimi anni e decenni, si modificherà pure la superclasse stessa. E inoltre, sarà soggetta ad una "pulizia" per così dire, nella quale i grandi operatori crolleranno e si consolideranno molti dei giocatori più piccoli. La struttura monetaria di un governo mondiale Una moneta mondiale In seguito al vertice G20 dell'aprile 2009, i leader hanno emesso un comunicato che ha fissato le basi per la creazione di una moneta globale, al fine di sostituire il dollaro come valuta di riserva mondiale. Il comunicato ha affermato che, "Abbiamo deciso di

sostenere una allocazione generale di DSP che inietta $250 miliardi (£ 170bn) nell'economia mondiale e aumenti la liquidità a livello mondiale". I DSP, o diritti speciali di prelievo, sono "una moneta di carta sintetica rilasciata dal Fondo Monetario Internazionale." Come il Telegraph ha riportato,"i leader del G20 hanno attivato il potere del FMI di creare denaro e hanno iniziato un "alleggerimento quantitativo" a livello mondiale. In tal modo, essi stanno mettendo in gioco di fatto una moneta mondiale. Essa è al di fuori del controllo di qualsiasi organo sovrano. I teorici del complotto amano questo."[39] Nel 1988, l'Economist pubblicò un articolo intitolato "Get Ready for the Phoenix", dove disse, "Fra trent'anni, americani, giapponesi, europei, e persone in molti altri paesi ricchi e alcuni tra quelli relativamente poveri staranno probabilmente pagando il loro shopping con la stessa moneta. I prezzi non saranno quotati in dollari, yen o Dmarks, ma in, diciamo, la fenice. La fenice sarà favorita dalle società e dai clienti, perché sarà più conveniente rispetto alle valute nazionali di oggi, le quali da allora sembreranno una causa di perturbazioni molto caratteristica nella vita economica della fine del XX secolo." L'articolo, scritto sulla scia del crollo del mercato azionario del 1987, ha affermato che, "Diversi maggiori turbamenti del tasso di scambio, un paio di crash del mercato azionario e, probabilmente, un crollo o due saranno necessari prima che i politici siano disposti ad affrontare in pieno tale scelta." Ciò mette in evidenza una sequenza confusa di emergenze seguite da rappezzamenti seguiti da emergenze, che si allunga ben oltre il 2018 - ad eccezione di due cose. Col passare del tempo, il danno causato dall' instabilità monetaria sarà progressivamente salito; e le reali tendenze che lo faranno salire faranno si che l'utopia dell'Unione monetaria diventi realizzabile."[Enfasi aggiunta] [40] Paul Volcker, ex governatore del Federal Reserve System, ha dichiarato nel 2000, che, "se vogliamo avere un'economia veramente globale, una moneta unica mondiale ha perfettamente senso", e un membro del comitato esecutivo della Banca centrale europea ha ribadito il commento di Volcker affermando che, "un giorno potremmo avere una moneta unica mondiale. Forse l'integrazione europea, alla stessa stregua di qualsiasi altra integrazione regionale, potrebbe essere vista come un passo verso la situazione ideale di un mondo completamente integrato. Se e quando questo mondo possa vedere la luce del giorno è impossibile dirlo. Tuttavia, quello che posso dire è che questa visione sembra impossibile oggi per la maggior parte di noi come sembrava impossibile 50 anni fa un'unione monetaria europea, quando fu avviato il processo di integrazione europea."[41] Una banca centrale del mondo Jeffrey Garten ha scritto diversi articoli dove auspica la creazione di una banca centrale mondiale, o di una FED "globale". Garten è stato l'ex preside della Yale School of Management, l'ex sottosegretario del Commercio per l'International Trade con l'amministrazione Clinton, precedentemente ha servito nel Consiglio della Casa Bianca sulla Politica economica internazionale, sotto l'amministrazione Nixon e nella

politica di pianificazione personale dei segretari di Stato Henry Kissinger e Cyrus Vance sotto le amministrazioni Ford e Carter, è stato ex amministratore delegato della Lehman Brothers, ed è membro del Council on Foreign Relations . Nel 1998, scrisse un articolo per il New York Times, affermando che il mondo "ha bisogno di una banca centrale mondiale," e che "una banca centrale indipendente con la responsabilità di mantenere la stabilità finanziaria globale è l'unica via d'uscita. Nessun altro può fare ciò che è necessario: iniettare più denaro nel sistema per stimolare la crescita, ridurre i debiti alle stelle dei mercati emergenti, e sovrintendere alle operazioni delle istituzioni finanziarie traballanti. Una banca centrale mondiale potrebbe fornire più soldi per l'economia mondiale, quando essa sta rapidamente perdendo terreno."[42] A seguito dello scoppio della crisi finanziaria attuale, Garten ha scritto un articolo per il Financial Times in cui ha chiesto l'istituzione "di un Global Monetary Authority per sorvegliare i mercati che sono diventati senza confini." [43] Nel mese di ottobre del 2008, scrisse un articolo per Newsweek affermando che, "i leader dovrebbero iniziare a gettare le basi per la creazione di una banca centrale a livello mondiale." Ha spiegato che, "C'è stato un tempo in cui la Federal Reserve americana ha svolto questo ruolo [come autorità finanziaria di governo del mondo], come il Primo istituto finanziario di economia più potente del mondo, supervisionando la valuta globale. Ma con la crescita dei mercati dei capitali, l'aumento delle valute come l'euro e l'emergere di soggetti potenti come la Cina, lo spostamento della ricchezza verso l'Asia e il Golfo Persico e, naturalmente, i problemi profondi dell'economia americana, la Fed non ha più la capacità di condurre questo da sola."[44] Regionalismo Facendo leva sul modello dell'Unione europea, il mondo si stà dividendo in grandi blocchi continentali regionali, con sistemi monetari e governi regionali. Questo produrrà l'arrangiamento dei blocchi di un governo mondiale, e segnerà un importante passo nella "difficile strada verso un ordine mondiale", come Richard N. Gardner lo chiamava, in cui la sovranità nazionale è erosa pezzo per pezzo. Il Regionalismo segna l'attuale fase di passaggio nella formazione di un governo mondiale. Friedrich List, criticato cosmopolitismo liberale, affermava che l'integrazione economica non aveva mai preceduto l'integrazione politica, ma le élite hanno sfidato e stanno sfidando con successo questa nozione. Nel Nuovo Ordine Mondiale, l'integrazione economica è precedente all'integrazione politica in una struttura di governance mondiale. L'Unione europea è iniziata come una serie di accordi di libero scambio, è diventata un'unione monetaria, ed è in via di costituzione in un superstato unico continentale. L'integrazione nordamericana è iniziata con una serie di accordi di libero scambio, di accordi per la difesa e la sicurezza, ed è in procinto di procedere verso l'integrazione monetaria e burocratica in una North American Community. Un'Unione e un

superstato nordamericano non sono lontani. Una moneta nordamericana è apertamente discussa e proposta dai principali gruppi di riflessione, da investitori miliardari, cosi come dal Governatore della Bank of Canada. Il nome probabile di tale moneta sarà Amero [45]. Nel frattempo, a livello mondiale, i mercati si stanno fortemente integrando. Nel 2007, è stato segnalato che l'Unione europea e gli Stati Uniti avevano cominciato il processo di integrazione economica transatlantica. [46] Nel 2008, è stato annunciato che, "funzionari canadesi ed europei dicono che pianificano di iniziare i negoziati per un accordo di massa per integrare l'economia del Canada con i 27 paesi dell'Unione europea," sotto "negoziati di profonda integrazione economica," e " Il patto proposto supererebbe di molto il campo di applicazione dei vecchi accordi, come il NAFTA."[47] Questo, in sostanza, è un esempio di integrazione con la Comunità Nord Americana prima che la Comunità sia ufficialmente costituita, un atto di integrazione preventiva. Nel 2007, il giornale del Council on Foreign Relations, Foreign Affairs, ha pubblicato un articolo intitolato "La fine della moneta nazionale." Discutendo la volatilità delle monete nazionali, l'articolo affermava che "La giusta direzione non è quella di tornare ad un mitico passato della sovranità monetaria, con i governi che controllano interessi locali e tassi di cambio nella beata ignoranza del resto del mondo. I governi devono abbandonare l'idea fatale che la nazionalità richieda che loro facciano e controllino il denaro usato nel loro territorio. Le monete nazionali e i mercati globali semplicemente non si mescolano; insieme formano una miscela micidiale di crisi valutarie e tensioni geopolitiche e creano facili pretesti per il protezionismo dannoso. Al fine di globalizzarsi in modo sicuro, i paesi debbono abbandonare il nazionalismo monetario e abolire le monete non desiderate, la fonte di gran parte dell'instabilità di oggi". Inoltre, "il nazionalismo Monetario è semplicemente incompatibile con la globalizzazione. Lo è sempre stato, anche se questo è diventato evidente solo dal 1970, quando i governi di tutto il mondo hanno reso le loro valute intrinsecamente prive di valore." L'autore afferma che: "Dal momento che lo sviluppo economico al di fuori del processo di globalizzazione non è più possibile, i paesi debbono abbandonare il nazionalismo monetario. I governi dovrebbero sostituire le monete nazionali con il dollaro o l'euro o, nel caso dell'Asia, collaborare per produrre una nuova moneta multinazionale su un'area relativamente ampia ed economicamente diversificata."[48] Nel 2008 è stata costituita l'Unione delle Nazioni Sudamericane (UNASUR), "un organismo regionale volto a rafforzare l'integrazione economica e politica nella regione," [49], che "ricerca una moneta comune, come parte degli sforzi di integrazione regionale," così come una banca centrale comune [50]. Il Consiglio di cooperazione del Golfo, un blocco regionale dei governi arabi del

Medio Oriente, persegue l'integrazione economica nella forma di una banca centrale comune e di una moneta comune. [51] Allo stesso modo, si è molto discusso di un'Unione monetaria asiatica e di un'integrazione economica dell'Asia dell'Est, specificamente pubblicizzate come la soluzione per la prevenzione di future crisi economiche in Asia orientale come quella che la colpì nel 1997 [52]. L'integrazione sarebbe modellata sul blocco regionale Est Asiatico dell'ASEAN (Associazione delle Nazioni del Sudest asiatico), e nel 2008, "i vice-governatori bancari e i vice-ministri finanziari dell'ASEAN si sono riuniti in Vietnam centrale, nella città di Da Nang, discutendo dei problemi per l'integrazione finanziaria e monetaria e la cooperazione nella regione." [53] Inoltre, l'Africa si è organizzata come un blocco regionale sotto l'Unione africana, e sta anche portando avanti l'integrazione economica regionale, e ha anche fissato l'ordine del giorno per la creazione di una banca continentale dell'Africa centrale e la formazione di una moneta unica africana [54]. Nel 2006, la Banca dei regolamenti internazionali "ha suggerito l'affossamento di molte monete nazionali in favore di un piccolo numero di blocchi di valuta formale basati sul dollaro, l'euro e il renminbi o lo yen." [55] Costruire la struttura politica di un governo mondiale Strobe Talbott, vice segretario di Stato dell'amministrazione Clinton nel 1994-2001, è anche un membro del Council on Foreign Relations e della Commissione Trilaterale ed è attualmente presidente della Brookings Institution, un importante think tank statunitense. Nel 1992, prima di diventare vice segretario di Stato, ha scritto un articolo per il Time Magazine originariamente intitolato "La nascita della nazione globale", e che è ora stato ribattezzato, negli archivi Time Magazine, in "l'America all'estero." Nell'articolo, egli afferma che entro i prossimi 100 anni, "la nazione come la conosciamo noi sarà obsoleta; tutti gli Stati riconosceranno un'unica autorità mondiale. Una frase breve e di moda a metà del 20° secolo - "cittadino del mondo" avrà assunto un significato reale entro la fine del 21°." È interessante notare che Talbott condivide la prospettiva costruttivista sociale degli stati-nazione e dell'ordine internazionale, affermando che, "tutti i paesi sono sostanzialmente assetti sociali, strutture ricettive al mutare delle circostanze. Non importa quanto permanenti e perfino sacri possano sembrare in un qualsiasi momento, in realtà sono tutti artificiali e temporanei. Attraverso i secoli, c'è stata una generale tendenza verso unità più grandi che rivendicano la sovranità e, paradossalmente, c'è stata effettivamente una graduale diminuzione della quantità di vera sovranità in ogni paese". Egli ha spiegato che gli imperi "sono stati una forza potente nel cancellare le barriere naturali e demografiche creando connessioni tra lontane parti del mondo," e in seguito, che, "L'Impero ha infine ceduto alla stato-nazione", e che, "Il principale motore guida del processo di espansione politica e di consolidamento è stata la conquista. Il grande ha assorbito i piccoli, i forti i deboli. La potenza Nazionale

faceva il diritto internazionale. Così il mondo era in uno stato di guerra più o meno costante". Talbott afferma che" la sovranità nazionale, forse non era una grande idea, dopo tutto." Continuava dicendo che "essa ha occupato gli eventi nel nostro meraviglioso e terribile secolo, per ribadire le ragioni di un governo mondiale. Con l'avvento dell'energia elettrica, la radio e viaggi aerei, il pianeta è diventato più piccolo che mai, la sua vita commerciale più libera, le sue nazioni più interdipendenti e i suoi conflitti più sanguinosi." Inoltre, "Ogni guerra mondiale ha ispirato la creazione di un'organizzazione internazionale, la Lega delle Nazioni nel 1920 e le Nazioni Unite negli anni '40." Egli ha spiegato che, "La trama si è appesantita con l'opprimente respiro dell'arrivo sulla scena di una nuova specie di ideologia - il totalitarismo espansionistico - come quello perpetrato dai nazisti e dai sovietici. Esso ha minacciato la stessa idea di democrazia e diviso il mondo. [Così] La difesa di qualsiasi tipo di governo del mondo è diventata molto sospetta." Tuttavia, come sottolinea Talbott, l'espansione sovietica ha aperto la strada per l'espansione della NATO, e "La guerra fredda ha visto anche la pioniera Comunità europea come il tipo di coesione regionale che può spianare la strada al globalismo". In cima a questo, "il mondo libero ha formato delle istituzioni finanziarie multilaterali, che dipendono dalla volontà degli Stati membri a rinunciare a un certo grado di sovranità. Il Fondo monetario internazionale può virtualmente dettare le politiche fiscali, compreso anche quante tasse un governo dovrebbe prelevare ai suoi cittadini. L'Accordo generale sulle tariffe doganali e il commercio disciplina l'obbligo di quante tasse una nazione può chiedere sulle importazioni. Queste organizzazioni possono essere viste come dei protoministeri del commercio, della finanza e dello sviluppo per un mondo unito". Rivolgendosi alle crisi, Talbott ha scritto che, "La globalizzazione ha anche contribuito alla diffusione del terrorismo, del traffico di droga, dell'AIDS e il degrado ambientale. Ma siccome queste minacce sono più grandi di quelle che una nazione è in grado di affrontare da sola, esse costituiscono un incentivo per la cooperazione internazionale." Così, a causa delle crisi, arrivano la possibilità, dal caos arriva l'ordine. Nel prescrivere una soluzione, Talbott postula che, "il meccanismo migliore per la democrazia, sia a livello dello Stato multinazionale o a quello del pianeta nel suo complesso, non è un onnipotente Leviatano o superstato centralizzato, ma una federazione, una unione di stati separati, che assegnano determinati poteri a un governo centrale, pur mantenendone molti altri per se stessi."[56] Nel 1974 in un fascicolo di Foreign Affairs, Richard N. Gardner ha scritto circa la formazione del Nuovo Ordine Mondiale. Gardner, ex ambasciatore americano alle Nazioni Unite, in Italia e in Spagna, è anche membro della Commissione Trilaterale. Nel suo articolo, The Hard Road to World Order, Gardner ha scritto che, "La ricerca di una struttura del mondo che mantienga la pace, avvantaggi i diritti umani e fornisca le condizioni per il progresso economico - ciò che è genericamente chiamato

ordine mondiale - non è mai sembrata più frustrante ma allo stesso tempo stranamente ottimistica."[57] Ha spiegato che, "poche persone conservano molta fiducia nelle strategie più ambiziose per un ordine mondiale che ha avuto un cattivo sostegno una generazione fa - 'federalismo mondiale,' 'revisione della Carta' e 'pace nel mondo attraverso una giustizia mondiale'." Inoltre,"Le stesse considerazioni fanno pensare alla dubbia utilità di una coraggiosa conferenza [delle Nazioni Unite] per la revisione della Carta."[58] Gardner ha scritto: "Se l'urgente governo mondiale, la revisione della Carta, e un Tribunale Internazionale notevolmente rafforzato non forniscono le risposte, quale speranza c'è per il progresso? La risposta non soddisferà coloro che cercano soluzioni semplici a problemi complessi, ma si riduce essenzialmente a questo: la speranza per il futuro si trova, non nella costruzione di una qualche ambiziosa istituzione centrale di appartenenza universale e competenza generale, come era stato prospettato nella fine dell'ultima guerra, ma nel molto più decentrato, disordinato e pragmatico processo di inventare o di adattare istituzioni di competenza limitata e di appartenenza selezionata per far fronte a problemi specifici, caso per caso, come la necessità della cooperazione è percepita da parte dei paesi in questione." Egli ha poi sottolineato, "In breve, 'l'edificio dell'ordine mondiale', dovrà essere costruito dal basso verso l'alto piuttosto che dall'alto verso il basso. Esso apparirà come una grande "rimbombante, ronzante confusione", per usare la celebre descrizione della realtà di William James, ma un percorso verso la fine della sovranità nazionale, erodendola pezzo per pezzo, sarà molto più realizzare così rispetto al vecchio attacco frontale". [59] Nel 2001 in un fascicolo di Foreign Affairs, Richard Falk e Andrew Strauss hanno scritto un articolo intitolato "Verso il Parlamento Globale." Hanno scritto che "la governance internazionale non è più limitata alla tradizionale e passeggera definizione di confini internazionali, di protezione diplomatica, e di proscrizione dell'uso della forza. Molti problemi di politica globale che riguardano direttamente i cittadini stanno prendendo forma nel sistema internazionale. I lavoratori possono perdere il loro posto di lavoro a seguito delle decisioni prese in seno all'OMC o nell'ambito di regimi commerciali regionali."[60] Nel 2006, un rapporto delle Nazioni Unite ha dichiarato che," lo stato-nazione è un vecchio concetto che non ha più alcun ruolo da svolgere in un mondo moderno globalizzato."[61] Inoltre, "Come nel caso di gruppi di cittadini, la partecipazione delle elite del business nel sistema internazionale sta diventando istituzionalizzata. Il miglior esempio è il World Economic Forum di Davos, in Svizzera. Nel 1980, il WEF si è trasformata da una organizzazione dedicata a monotoni problemi di gestione in un dinamico forum politico. Una volta l'anno, un migliaio di dirigenti corporativi più potenti del mondo stanno insieme con un altro migliaio di alti esponenti del mondo politico per partecipare a una settimana di tavole rotonde e presentazioni. Il WEF prevede anche arene di discussione e di raccomandazioni in materia di definizione

della politica mondiale." Essi continuano spiegando che "L'assemblea di Davos e le reti sovrapposte di elite aziendali, come la Camera di Commercio Internazionale, sono riuscite a plasmare politiche globali compatibili. Il loro successo è sopraggiunto con l'espansione dei regimi del commercio internazionale, la modesta regolamentazione dei mercati dei capitali, il predominio della filosofia del mercato neoliberista, e la collaborazione di supporto alla maggior parte dei governi, soprattutto quelli dei paesi ricchi."[62] Nello spiegare la proposta di un parlamento mondiale, in sostanza, per affrontare il "deficit democratico", creato dalle organizzazioni internazionali, gli autori hanno scritto che, "Alcuni imprenditori certamente si opporrebbero a un parlamento mondiale perché amplierebbe le scelte dei popoli che premerebbero probabilmente per regolamenti transnazionali. Ma altri stanno arrivando a credere che il deficit democratico deve essere colmato da una sorta di sistemazione delle parti interessate. Dopo tutto, molti membri della classe dirigente che inizialmente erano ostili a tale riforma si sono resi conto che il New Deal - o il suo equivalente social-democratico in Europa - è stato necessario per salvare il capitalismo. Molti imprenditori oggi pure convengono che la democratizzazione è necessaria per rendere la globalizzazione politicamente accettabile in tutto il mondo." Essenzialmente, il suo scopo sarebbe quello di dare alla globalizzazione "dal basso l'accettazione e la legittimità."[63] David Rothkopf, uno studioso presso il Carnegie Endowment for International Peace, ex Sottosegretario di Commercio per gli affari Internazionali con l'amministrazione Clinton, ex amministratore delegato di Kissinger e soci, e un membro del Council on Foreign Relations, ha recentemente scritto un libro intitolato Superclass: The Global Power Elite e il mondo che essi stanno facendo. In qualità di membro di tale "superclasse", la sua scrittura dovrebbe fornire una visione penetrante nella costruzione di questo "nuovo ordine mondiale." Egli afferma che: "In un mondo di movimenti globali e di minacce che non presentano i loro passaporti alle frontiere nazionali, non è più possibile per uno stato-nazione agire da solo per compiere la sua parte del contratto sociale." Ha scritto che "i progressi continueranno ad essere fatti", tuttavia, sarà impegnativo, poichè questi "vendono a caro prezzo molte strutture di potere nazionali e locali, e i concetti culturali che hanno fondamenti profondi alla base della civiltà umana, cioè il concetto di sovranità." Egli ha inoltre scritto che,"meccanismi di governance globale sono più realizzabili in un ambiente come quello di oggi", e che questi meccanismi "sono spesso creativi con soluzioni temporanee ai problemi urgenti, i quali non possono aspettare che il mondo abbracci un'idea più grande e più controversa come quella di un reale governo mondiale."[64] Jacques Attali, fondatore ed ex presidente della Banca europea per la ricostruzione e lo sviluppo, e consigliere economico del presidente francese Nicholas Sarkozy, intervistato da Euronews, ha detto che, "o stiamo andando verso un governo mondiale, o mettiamo in primo piano le questioni nazionali." L'intervistatore ha dichiarato che l'idea di un governo mondiale potrà spaventare molte persone, al che Attali ha risposto:"infatti, c'è da aspettarselo, perché sembra una fantasia. Ma c'è già

un'autorità mondiale in molti settori," e che, "anche se è difficile pensare ad un governo europeo per il momento, che è lì, ma molto debole, l'Europa può almeno spingere la sua esperienza al mondo. Se gli europei non saranno in grado di creare un quadro economico affiancato ad un quadro politico, allora non potranno andare a farlo su scala globale. E allora il modello economico mondiale si romperà, e ci sarà il ritorno alla Grande Depressione."[65] Nel dicembre del 2008, il Financial Times ha pubblicato un articolo intitolato: "And Now for A World Government", in cui l'autore, ex partecipante Bilderberg, Gideon Rachman, ha scritto che, "per la prima volta nella mia vita, credo che la formazione di una sorta di governo mondiale sia plausibile", e che, "Un 'governo mondiale' comporterebbe molto di più che la cooperazione tra le nazioni. Ci dovrebbe essere un soggetto con caratteristiche simili allo stato, sostenuto da un corpo di leggi. L'Unione europea ha già istituito un governo continentale per 27 paesi, il quale potrebbe essere un modello. L'UE dispone di una corte suprema, una moneta, migliaia di pagine di diritto, un servizio civile di grandi dimensioni e la capacità di dispiegare la forza militare". Egli ha affermato che "è sempre più chiaro che le questioni più difficili di fronte ai governi nazionali sono di natura internazionale: vi è il riscaldamento globale, una crisi finanziaria globale e una 'guerra globale al terrore'." Ha scritto che il modello europeo potrebbe "diventare globale" e che un governo mondiale "si potrebbe fare", e "La crisi finanziaria e il cambiamento climatico stanno spingendo i governi nazionali verso soluzioni globali, anche in paesi come la Cina e gli Stati Uniti che sono fieri guardiani della sovranità nazionale". Citò un consigliere del presidente francese Nicolas Sarkozy che disse, "la global governance è solo un eufemismo per il governo mondiale", e che il "nucleo della crisi finanziaria internazionale è che abbiamo dei mercati finanziari mondiali e nessuna norma di diritto a livello mondiale." Tuttavia, Rachman afferma che ogni spinta verso un governo mondiale "sarà un doloroso, lento processo." Egli afferma poi che il problema principale in questa spinta può essere spiegato con un esempio da parte dell'Unione europea, che "ha subito una serie di sconfitte umilianti nei referendum, quando i piani di 'unione sempre più stretta' sono stati sottoposti agli elettori. In generale, l'Unione ha progredito più velocemente quando un'ampia gamma di accordi è stata concordata da tecnocrati e politici - e poi spinta senza il riferimento diretto agli elettori. La Governance internazionale tende ad essere efficace, solo quando è anti-democratica. [Corsivo aggiunto] "[66] Nel novembre del 2008, l'United States National Intelligence Council (NIC), "il centro della comunità dell'intelligenge statunitense per il pensiero sulle strategie a medio e a lungo termine", ha pubblicato un rapporto che essa ha prodotto in collaborazione con numerosi gruppi di riflessione, società di consulenza, istituzioni accademiche e centinaia di altri esperti, tra i quali ci sono il Consiglio atlantico degli Stati Uniti, il Centro Wilson, la RAND Corporation, la Brookings Institution, l' American Enterprise Institute, la Texas A & M University, il Council on Foreign Relations e il Chatham House di Londra [67].

Delineando le tendenze globali che il mondo attraverserà fino all'anno 2025, la relazione afferma che la crisi finanziaria "richiederà sforzi a lungo termine per creare un nuovo sistema internazionale." E suggerisce che il "modello cinese" per lo sviluppo diventa sempre più interessante, ci può essere un "calo della democratizzazione" per le economie emergenti, per i regimi autoritari, e per le "democrazie deboli frustrate da anni di scarso rendimento economico." Inoltre, il dollaro cesserà di essere la moneta di riserva mondiale, in quanto vi sarebbe probabilmente un "movimento lontano dal dollaro." [68] Inoltre, il dollaro diventerà "una sorta di primus inter pares in un paniere di monete entro il 2025. Ciò potrebbe verificarsi improvvisamente a seguito di una crisi, o gradualmente con un riequilibrio globale."[69] La relazione fornisce i particolari per la costruzione di un nuovo sistema internazionale, affermando che, "entro il 2025, gli Stati-nazionali non saranno più gli unici -- e spesso nemmeno i più importanti - attori sulla scena mondiale e il 'sistema internazionale' si trasformerà per accogliere la nuova realtà. Ma la trasformazione sarà incompleta e irregolare." Inoltre, sarebbe "improbabile vedere un generale, globale e unitario approccio alla governance globale. Le tendenze attuali indicano che la governance globale nel 2025 sarà un patchwork di sovrapposti, e spesso ad hoc, sforzi frammentati, con spostamenti nelle coalizioni dei paesi membri, delle organizzazioni internazionali, dei movimenti sociali, delle organizzazioni non governative, delle fondazioni filantropiche, e delle aziende." Esso rileva inoltre che,"la maggior parte dei pressanti problemi transnazionali - compresi i cambiamenti climatici, la regolamentazione dei mercati finanziari globalizzati, la migrazione, gli Stati falliti, le reti di criminalità, ecc - è improbabile che siano effettivamente risolti con le azioni dei singoli stati-nazione. La necessità di un'efficace governance globale aumenterà più velocemente a discapito dei meccanismi esistenti in grado di rispondere."[70] La relazione esamina il regionalismo, e afferma che, "il regionalismo asiatico potrebbe avere conseguenze a livello mondiale, forse uno scintillamento o un rafforzamento di una tendenza verso tre gruppi finanziari e commerciali che potrebbero divenire quasi-blocchi (Nord America, Europa e Asia orientale)." Questi blocchi "avrebbero implicazioni per la capacità di raggiungere futuri accordi globali dell'Organizzazione mondiale del commercio, e i raggruppamenti regionali potrebbero concorrere nella definizione di standard di prodotto trans-regionale per l'informatica, le biotecnologie, le nanotecnologie, i diritti di proprietà intellettuale, e gli altri prodotti della 'nuova economia'."[71 ] Discutendo la democrazia e la democratizzazione, il rapporto afferma che, "i progressi sono lenti ed è probabile che la globalizzazione sarà oggetto, in molti paesi di recente democratizzazione, alle crescenti pressioni sociali ed economiche che potrebbero minare le istituzioni liberali." Questo in gran parte perché "il miglior risultato economico di molti governi autoritari potrebbe seminare dubbi tra alcuni sul fatto che la democrazia sia la migliore forma di governo. Le indagini che abbiamo

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