ECONOMIA

A destinazione, senza guidare
di David Orban
Chief information officer di Dotsub, faculty e advisor della Singularity University

Quando con il cellulare chiami una selfdriving car e questa, dopo averti prelevato, ti porta a destinazione, non c’è nessuna ragione perché resti ferma senza fare
niente. Nella notte, ad esempio, potrebbe
andare a parcheggiare fuori dai centri
urbani, oppure in aree sotterranee così
densamente affollate che nessun essere
umano riuscirebbe ad accedervi; oppure, di giorno, potrebbe essere utilizzata
per trasportare altre persone o cose.
Spariranno gli ingorghi, le nostre città
si trasformeranno, non ci saranno più
spazi cittadini dedicati ai parcheggi, le
strade si abbelliranno grazie all’eliminazione dell’eccessiva segnaletica stradale
sia verticale sia orizzontale, i pedoni e
i ciclisti potranno riguadagnare la loro
dignità in ambienti molto più adatti alle
loro esigenze
Le macchine robotiche di Google possono
imparare le une dalle altre quando, rientrando in garage, si addestrano in mondi simulati a un ritmo accelerato. Il nostro futuro sarà
abitato da macchine intelligenti che utilizzano il loro tempo molto diversamente da noi.
Le macchine robotiche ci pongono molte sfide, ma se mantengono anche solo una frazione di ciò che promettono, allora dovrebbe
essere una priorità molto alta metterle sulle
strade in fretta. Secondo un rapporto dell’Organizzazione mondiale della sanità, ci sono
oltre 1,2 milioni di morti e 50 milioni di lesioni a causa di incidenti stradali ogni anno.
In base a molte stime, le vetture a guida automatica hanno il potenziale di eliminare il
90% di questi casi. Abbiamo un’incredibile
nuova opportunità di salvare vite umane,
paragonabile alla cura della malaria o all’eradicazione della polio.
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Le auto di Google hanno viaggiato per circa
1,9 milioni di chilometri sulle strade della
California e la decina di incidenti in cui sono
state coinvolte sono stati tutti causati da conducenti umani. Al contrario, le vetture che
sono sulla strada mantengono un’alta concentrazione sull’azione che compiono: non
possono permettersi di chiacchierare. Seguono mappe ad alta risoluzione, le confrontano
con i segnali Gps, nonché con le immagini
Lidar a 360 gradi, percepite ad altissima risoluzione temporale.
Dopo una giornata di lavoro, le macchine
tornano al loro garage a Mountain View e
lasciano che i loro passeggeri umani vadano
a dormire. Loro, invece di spegnere i propri
sensi, fanno un po’ quello che facciamo noi:
disconnettono le ruote e iniziano a sognare. I loro sensi vengono alimentati da mondi simulati. Ma come può il cervello di una
macchina robotica decidere ciò che di una
mappa Lidar è reale e ciò che è una pura simulazione? Dai sensori ai moduli decisionali, ogni notte le macchine robotiche passano
attraverso un rigoroso allenamento. Ricapitolano quello che è successo durante il giorno e affrontano nuove tipologie di scenari in
modo tale da essere, giorno dopo giorno, una
vettura robotica sempre migliore: a forza di
guidare oltre 5 milioni di chilometri a notte!
Queste simulazioni non sono fatte in modo
isolato. Tutte le auto della flotta hanno accesso completo alle esperienze delle altre
macchine: ognuna porta avanti la somma
dell’apprendimento dell’intera flotta. Gli
errori e i trionfi non sono di una macchina individuale, ma della collettività. I loro
obiettivi possono essere raggiunti solo come
una comunità di risolutori di problemi, non
come un culto di gruppo che ammira il genio solitario. Gli aspetti legati alla sicurez-

formiche 108 — novembre 2015

«Tutte le auto Google hanno accesso
completo alle esperienze delle altre
macchine. Connettendosi, ognuna
porta avanti la somma
dell’apprendimento dell’intera flotta »

za sono molto importanti e avranno grandi
implicazioni riguardo a quelli economici
e organizzativi, legati alla diffusione delle
macchine robotiche. Un’altra caratteristica
relativa alle auto che guidiamo riguarda la
loro intensità di utilizzo: se non sono ferme
per più del 90% del tempo, ce ne lamentiamo. Dopo l’acquisto della casa, l’automobile
rappresenta per ogni famiglia l’investimento
più grande, eppure i parcheggi sono sempre
pieni. Se calcoliamo il ritorno sull’investimento in questa tonnellata o più di metallo, rispetto alle ore di guida effettivamente
passate con la macchina in movimento, il valore è di conseguenza molto basso. Quando
con il cellulare chiami una self-driving car e
questa, dopo averti prelevato, ti porta a destinazione, non c’è nessuna ragione perché
resti ferma senza fare niente. Nella notte,
ad esempio, potrebbe andare a parcheggiare
fuori dai centri urbani, oppure in aree sotterranee così densamente affollate che nessun essere umano riuscirebbe ad accedervi;
oppure, di giorno, potrebbe essere utilizzata
per trasportare altre persone o cose. In ambito urbano si stima che circa il 40% del tempo
venga perso alla ricerca di un parcheggio. Se
le macchine di oggi restano ferme per molto
tempo, i veicoli autonomi potranno invece
permetterci, da una parte di percorrere più
tragitti e di farlo comodamente e senza stress,
dall’altra di raggiungere un giusto equilibrio derivante dall’inevitabile diminuzione
delle automobili in circolazione. Se pensia-

mo quanto tempo investono tipicamente le
mamme – e le famiglie più in generale – per
portare i propri bambini a scuola, a studiare
dagli amici, a lezione di tennis, e così via, è
chiaro il vantaggio che si acquisirà nel momento in cui avremo imparato a fidarci delle
self-driving car, lasciando che queste trasportino i nostri bambini verso i loro vari impegni.
Il fatto che le macchine presenti potranno
essere sempre in movimento, fa presumere
che ci sarà una diminuzione del numero di
vetture necessarie. Secondo le statistiche si
parla del 60-70% in meno di automobili sulle strade. Le implicazioni di questo semplice calcolo sono veramente enormi. Qual è
la probabilità che una casa automobilistica
tradizionale leader nel settore sia in grado di
adattarsi all’aumento della loro produzione?
Potrebbe essere questa una delle ragioni per
cui Google, Apple e Tesla hanno una probabilità in più per vincere le prossime battaglie per il dominio sulla nuova generazione
di self-driving car?
Spariranno gli ingorghi, le nostre città si
trasformeranno, non ci saranno più spazi
cittadini dedicati ai parcheggi, le strade si
abbelliranno grazie all’eliminazione dell’eccessiva segnaletica stradale sia verticale sia
orizzontale, i pedoni e i ciclisti potranno riguadagnare la loro dignità in ambienti molto più adatti alle loro esigenze.
I contorni di questa trasformazione non
sono ancora del tutto chiari, ma lo sforzo di
adeguare le regolamentazioni, affinché la
transizione avvenga in una maniera il più
possibile positiva e non conflittuale, è quanto mai urgente e necessario.

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