Conclusione del FTA UE-Vietnam

Il 2 dicembre 2015, l’Unione Europea e il Vietnam hanno annunciato di aver concluso un accordo di
libero scambio. I negoziati per un FTA, che fosse ambizioso e a vasto raggio, sono stati lanciati nel
giugno 2012, al fine di creare un clima favorevole allo sviluppo di relazioni commerciali e di flussi
d’investimenti.
I prossimi passi che l’Unione europea e il Vietnam dovranno intraprendere sono la finalizzazione
del testo giuridico, nella prima metà del 2016, e la traduzione dell’accordo in tutte le lingue ufficiali
dell’UE, nella seconda metà. Una volta concluse queste operazioni, l’accordo dovrà essere approvato
dal Consiglio e dal Parlamento.
L’accordo conterrà una correlazione giuridicamente vincolante con il dettato dell’Accordo di Partenariato
e Cooperazione (APC), che attualmente regola le relazioni generali tra l’Unione Europea e il Vietnam.
Questo accordo rimuoverà quasi tutte le tariffe sui beni oggetto di scambi tra le due economie. Si parla,
infatti, di una cifra vicina al 99% di tutti beni in commercio, con un periodo di transizione di 10 anni per
i vietnamiti e di 7 per l’UE. Per quanto riguarda il settore delle auto, il periodo di transizione sarà per
entrambi di 10 anni.
L’accordo prevede anche un meccanismo di risoluzione delle controversie tra Stato e investitore
straniero. A seguito delle pressioni della società civile e del Parlamento europeo, la Commissione ha
ridisegnato questo meccanismo, migliorando quello che si era utilizzato in quasi tutti i precedenti
accordi commerciali, l’Investor-to-State Dispute Settlement, ISDS.
L’Investment Court System, ICS, si differenzia dall’ISDS prevedendo la creazione di una corte permanente
formata da giudici professionisti e iscritti ad un albo. Inoltre, gli atti processuali saranno pubblici, vi sarà
la possibilità di adire ad una corte d’appello. Infine, vi è esplicita menzione del diritto assoluto degli
Stati di legiferare nell’interesse dei cittadini e sono inserite misure particolari per permettere anche alle
piccole e medie imprese di chiedere con facilità il giudizio dell’ICS.
Per quanto riguarda le regole per definire l’origine dei prodotti del settore tessile il Vietnam ha
accettato il principio della doppia trasformazione. Questo eviterà che prodotti essenzialmente cinesi
entrino in Europa con l’etichetta made in Vietnam avendo subito in quel paese solo una trasformazione.
Per essere ancora più chiari, i vietnamiti potranno comprare filati cinesi ma poi dovranno loro stessi
provvedere alla tessitura e al confezionamento del capo. Prima bastava solo il confezionamento per il
riconoscimento dell’origine vietnamita del capo.
In materia di Indicazioni Geografiche per gli alimenti e le bevande, ci si è accordati per un
riconoscimento in generale del sistema delle IG europee, compresa la possibilità dell’inserimento di

nuove denominazioni, anche se la protezione verrà accordata, inizialmente, solo a 171 (nell’accordo
con il Canada si era ottenuta protezione solo per 145 IG). Le IG, i cui nomi sono marchi d’impresa
precedentemente registrati nel paese, potranno mantenere la propria denominazione, così come gli
omonimi marchi d’impresa. Per quanto riguarda i nomi di alcuni formaggi (ad es. Asiago, Gorgonzola e
Fontina) che nel lessico vietnamita sono diventati nomi comuni, questi potranno continuare ad essere
usati ma in buona fede, in altre parole senza aggiungere riferimenti fuorvianti al ‘presunto’ paese
d’origine (bandiere italiane, immagini del Colosseo o associarli a località italiane, tipo ‘Gorgonzola
Milano’).
Sembra inoltre che a proposito delle importazioni europee di riso ci sarà solo un lieve aumento delle
attuali quote, ma non una liberalizzazione dell’accesso del riso vietnamita in Europa. Il problema però
potrebbe riproporsi con gli accordi di partenariato economico (gli EPA sono molto simili a forme di
assistenza alle economie meno sviluppate) con Cambogia e Myanmar.
A proposito dell’accesso al mercato degli appalti pubblici vietnamiti, sono stati fatti importanti passi
avanti per quanto riguarda gli appalti gestiti dal governo centrale e dalle municipalità di Hanoi e Ho
Chi Minh City (circa il 50% del totale). Ma gli ultimi dettagli tecnici sono ancora da limare. Si è riusciti,
inoltre, ad assicurare un livello di concorrenza accettabile con le aziende pubbliche locali.
Per quanto riguarda il capitolo su Commercio e Sviluppo Sostenibile, TSD, ci si impegna al rispetto dei
principi dell’Organizzazione Internazionale del Lavoro sui diritti fondamentali dei lavoratori. Saranno
presenti, inoltre, impegni per quanto riguarda la protezione e l’utilizzo sostenibile delle risorse naturali.
Altri accenni interessanti sono quelli alla Responsabilità Sociale d’Impresa e al commercio equo ed
etico.
Nel testo dell’accordo saranno descritte anche le strutture dedicate a garantire la piena attuazione
del capitolo TSD, compresi i meccanismi per garantire la partecipazione della società civile. Infine, la
clausola di collegamento con il PCA servirà a garantire che i diritti umani, la democrazia e lo Stato di
diritto rappresentino elementi essenziali delle relazioni commerciali tra UE e Vietnam.
Infine, nei primi mesi del 2017, il testo dell’accordo verrà inviato al Parlamento Europeo e al Consiglio
che dovranno esprimere con una procedura legislativa l’approvazione o il rifiuto dell’accordo.

Alessia Mosca

Commissione per il Commercio Internazionale - Parlamento Europeo

Bruxelles, 04 dicembre 2015

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