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Il libro

Zoe sognava di ribellarsi al suo destino di strega e inseguire la libertà insieme a Sebastian, l’Inquisitore di cui è
innamorata, il suo carnefice. Ma la moto su cui stanno fuggendo finisce fuori strada, e Zoe si risveglia dopo un
lungo coma in un luogo ignoto. Non ricorda nulla dell’incidente, né dove si trovi Sebastian. Solo un nome mai
pronunciato dalle sue labbra ricorre nei deliri della febbre: Adam. Chi è lo sconosciuto emerso dall’inconscio di
Zoe? E chi sono le creature che popolano i corridoi del Santuario, l’istituto in cui le streghe della Sorellanza l’hanno
accolta affinché compia il suo apprendistato? Semidei, vampiri, fate, mutaforma e ogni creatura perseguitata
trovano asilo tra le mura dell’Accademia. Ma Zoe non avrà pace finché non realizzerà il solo incantesimo che le
stia a cuore: ricostruire il proprio passato e ritrovare il suo grande, impossibile amore.

L’autore

È autrice di thriller e narrativa fantastica. I suoi romanzi sono tradotti in nove paesi, tra
cui Germania, Inghilterra e Stati Uniti. Tra le sue pubblicazioni, le fiabe noir La
collezionista di sogni infranti e La casa di Amelia (PerdisaPop) e il romanzo
Lullaby – La ninna nanna della morte (Castelvecchi). Per Mondadori ha scritto La
bambola di cristallo, Bambole pericolose e la serie Scarlett. Colleziona bambole
gotiche e costruisce amuleti seguendo le fasi della luna. La voce dell’ombra è il
secondo episodio di “Striges”, la serie che avrebbe voluto scrivere fin dal suo esordio.
Il suo sito ufficiale è www.barbarabaraldi.it

BARBARA BARALDI

STRIGES
LA VOCE DELL’OMBRA

Alla mia Emilia
paranoica
che sanguina
ma resiste
A quella luce
che non si spegne mai

— 1 — Oscuro come una prigione .

Mi pervase un doloroso senso di mancanza. Sbattei le palpebre più volte. o un rumore che mi facesse capire dove mi trovavo. — Sebastian? — La mia voce mi giunse ovattata. Rimasi in ascolto per alcuni istanti. E quel nome. Nessuno rispose. L’immagine di fronte a me apparve come un acquerello sbiadito. Ciò che riuscii a percepire fu soltanto il lieve affanno del mio respiro. Le gambe di metallo erano come zampe di un ragno di zucchero filato. In un tempo che mi parve infinito.Un brusco risveglio Aprii gli occhi a fatica. Mi sforzai di muovere la mano. Ero distesa in un letto che non era il mio. Mi concentrai per ritrovare il battito del cuore anche se mi sentivo morta. Sperai di udire il suono rassicurante di voci familiari intorno a me. Una macchia ai margini del campo visivo attirò la mia attenzione. Mi trovavo in una stanza piccola dalle pareti bianche. Accanto al letto c’era una sedia vuota. Ero priva di punti di riferimento. la coscienza assopita in un dormiveglia ostinato. . Mi sentivo un’equilibrista su un filo teso. Intorno a me c’era un silenzio assordante. la luce faceva male. Era troppo pesante. echeggiò nell’aria come una promessa non mantenuta. i contorni di ciò che mi circondava si fecero definiti. come se il sangue si fosse addormentato insieme ai sensi. Il neon sul soffitto sembrava una medusa che fluttuava in un mare chiaro. Sulle gambe avvertivo la marcia di un esercito di formiche che risaliva lungo la pelle. ma senza successo. col vuoto pronto a divorarmi di nuovo. denso come calce. riuscii a vincere la resistenza del collo e voltarmi. Tentai di sollevare un braccio. Tastai il lenzuolo sotto di me. Per qualche motivo ero convinta che doveva esserci qualcuno ad attendere il mio risveglio. Sapevo che era… sbagliato. A mano a mano che gli occhi si abituavano alla luce. che era emerso dalle profondità della mia coscienza. La bocca era impastata e le labbra bruciavano. Sembrava in attesa di qualcuno che non sarebbe venuto.

seduto sul divano con la testa reclinata. Nella stanza non c’erano finestre. Cercai con la mente di tornare all’ultimo ricordo. preso com’era dal lavoro e dagli straordinari. da sola. Ma il germoglio della speranza non era appassito. aveva scavato dentro di lui una ferita che sembrava impossibile da rimarginare.L’ultimo ricordo Dove mi trovavo? La domanda mi rimbalzava nella testa senza tregua. Ero molto debole. Anche se mi costò una fatica immensa. sepolta tra quattro pareti che somigliavano a una stanza d’ospedale? E se mi trovavo in un ospedale. Sgranai gli occhi nel rendermi conto che le mie dita erano nude. non era mai stato il padre più presente del mondo. Volevo accarezzare con lo sguardo la pietra dai riflessi gialli come i miei occhi. Le pareti erano spoglie. Mi ero sorpresa nel rendermi conto di quanto era invecchiato. . Ma avevo bisogno di ritrovare al dito l’anello con l’occhio di tigre che era stato di mia madre e che ora apparteneva a me. ed era stato lui a dirmi che nonostante quello che avevamo passato potevamo ancora essere una famiglia. Dopo tanti litigi. Cosa mi era successo per farmi risvegliare qui. ogni articolazione. che è una pietra capace di donare grinta e combattività come il felino di cui porta il nome. Entrambi avevamo un bisogno disperato di normalità. mio padre e io ci eravamo ritrovati. ma anche stanco di soffrire. E ora di grinta e combattività avevo un bisogno disperato. abbandonato a un sonno che sembrava averlo colto impreparato. Vivere ogni giorno a fianco di qualcuno ti spinge a guardarlo con gli occhi dell’abitudine. diffuso in tutto il corpo. Non c’era traccia dell’anello. senza soffermarti a osservarlo da vicino. riuscii a sollevare la mano sinistra. Stanco di lottare contro i fantasmi della mancanza. e avevo ritrovato un uomo stanco. In un flash improvviso. soltanto una porticina dallo smalto graffiato che mi separava dal resto del mondo. Solo adesso mi resi conto che nel braccio era infilato il tubicino che proveniva da una flebo. anni fa. ma l’intorpidimento aveva lasciato il posto a un dolore continuo e affilato. Ricordai che avevo avuto poco tempo a disposizione e avevo dovuto raccogliere in fretta pochi oggetti a cui era legato un ricordo importante e che volevo portare con me. ma nelle questioni importanti aveva sempre cercato di esserci. Era come se ogni muscolo. e vincere la gravità richiese uno sforzo considerevole. silenzi e incomprensioni. Mamma sosteneva che l’occhio di tigre aiuta a riconoscere i nostri desideri più autentici e a trovare la forza necessaria per raggiungerli. riaffiorò l’ultima immagine che avevo di lui. La morte di mia madre. ogni organo fossero stati percossi. Non sapevo quanto tempo era passato da quando avevo aperto gli occhi. Quella notte lo avevo fatto. Aveva i capelli imbiancati sulle tempie e le rughe d’espressione marcate. perché mio padre non era con me? Certo. eppure fui pervasa dalla consapevolezza che quella notte ero tornata a casa soltanto per dirgli addio.

ma ero scoordinata e ogni movimento comportava un dispendio di energie tale da spossarmi. L’unica persona capace di sopportare me e il mio bagaglio di malinconia. ma non mi sarei fermata finché non l’avessi guardato negli occhi. Dovevo proteggerla come non ero mai stata capace di fare. Perché stavo per abbandonare tutto quello che conoscevo senza potermi guardare indietro. e nemmeno quello successivo. Pronunciare ancora il suo nome era come un giuramento trattenuto tra le labbra. Passai più volte la lingua sulle labbra cercando di inumidirle. Niente sarebbe più stato normale. Mi abbandonai sul materasso. Sebastian. ma non avevo potuto fare altrimenti. suo padre adottivo. Ogni ombra nascondeva un pericolo. Niente sarebbe stato più come prima. il ragazzo a cui avevo donato il cuore e l’anima. una telecamera mi aveva ripreso con in mano l’arma del delitto.eppure ricordavo perfettamente di averlo infilato nell’indice della mano sinistra. L’aria sembrava densa come un liquido trasparente che non mi permetteva di respirare. Non c’era niente di normale in quella situazione. ma io continuavo a procedere perché non potevo andarmene senza salutare il mio amore. Non sarebbe bastata una vita intera per separarci. Avevo visto coi miei occhi il cadavere nel suo ufficio all’università. Mi resi conto che le lacrime mi stavano rigando le guance. nonostante l’ora tarda. Bruno era stato ucciso da coloro che mi stavano dando la caccia. Forse avrei trovato delle risposte. Inarcai la schiena per protendermi e cercare di afferrarne uno. Il battito accelerò bruscamente. colta da un’improvvisa vertigine. Colui per il quale avevo rinunciato alla mia iniziazione. Guardarmi attorno con circospezione e. Ma non era così. E anche se ero innocente. I ricordi erano acuminati come frecce di cristallo. Sorrisi ripensando al suo cespuglio di capelli che scherzosamente definivo intricati come il nido di un airone. Gli avevano tagliato la gola. Chloe. — Sebastian — ripetei. La sete era insopportabile e mi guardai intorno alla ricerca di un ripiano su cui speravo fosse appoggiata una bottiglietta d’acqua. o quello dopo ancora. Recuperai la calma dopo alcuni istanti che sembrarono durare all’infinito. la sorella che non avevo mai avuto. Non potevo lasciare Milano senza riabbracciarlo per l’ultima volta e dirgli che non c’entravo niente con la morte di Bruno. Mi rividi percorrere le strade di una Milano spettrale. suonare al citofono della mia migliore amica. Nessuno doveva sapere che stavo lasciando Milano. cinismo e sbalzi d’umore. Mi rividi correre fianco a fianco con l’acqua che scorreva lungo il Naviglio Grande. Sapevo che il giorno dopo non ci sarei stata per lei. E non potevo nemmeno fargliene cenno. ma appoggiati sopra c’erano soltanto una cartellina e alcuni fogli sparsi. come una serata qualunque. mentre una fastidiosa pressione alle tempie si faceva sempre più insistente. Quella sera l’avevo ascoltata come se fossimo state due normali ragazze di diciassette anni che si confidavano. Per questo. Chloe. La stanza era così piccola che ebbi l’impressione che le pareti stessero per schiacciarmi. E un flash mi colpì come un diretto allo stomaco. Era stato difficile separarmi da lei. Avevo il fiato corto e i polmoni in fiamme. prima. e dovetti far ricorso a tutto il mio autocontrollo per evitare una crisi di panico. alla fine. io e Sebastian avevamo deciso di andarcene insieme a bordo . ma restavano ruvide come carta vetrata. C’era un comodino in legno chiaro di fianco al mio letto. La mia città non era più la stessa. Lottai per recuperare i ricordi. prima di… cosa? La testa pulsava. in attesa di rivedersi l’indomani a scuola. con la paura che loro fossero sulle mie tracce. perché in un’altra vita eravamo già stati separati dalle fiamme. quella notte.

della sua moto. Noi contro tutti. . E io sono una strega. Ero stata costretta a lasciare la mia città perché c’era una guerra sul punto di esplodere. Anche se sembrava tutto sbagliato. Facevamo parte di due fazioni opposte. Perché Sebastian è un Inquisitore. anche se sembrava tutto impossibile. L’ombra di una sinistra profezia si estendeva su di me e tutto era precipitato. io e Sebastian avevamo deciso di combattere una battaglia che era soltanto nostra.

Il contenitore di plastica rovesciò a terra una pozza di liquido chiaro. a cui seguì una vertigine violenta. Quando si rese conto che ero praticamente ai suoi piedi. molto lentamente. sfiorandomi. Mormorando qualcosa tra sé. Me ne liberai. fu solo per rendermi conto che le gambe non mi avrebbero retto. Cedettero come arbusti troppo sottili per sostenere il mio peso. La porta si aprì di scatto. La stanza. Sembrava irraggiungibile. Appoggiai i palmi sul pavimento per cercare di rialzarmi. Iniziai a strisciare sui gomiti per raggiungerla. Ai piedi indossava un paio di calzari di camoscio. strinsi i denti e strappai via dal braccio l’ago della flebo. Sentii un forte bruciore. Si affacciò una ragazza alta. ma non mi importava. Cos’era successo dopo che eravamo partiti a bordo della sua moto? E perché era così difficile ricordare? Contai fino a tre. mi parve improvvisamente sconfinata. Era strano. Si era avvicinata alla porta senza fare alcun rumore. Ancora non sapevo dove mi trovavo e perché. che poco fa mi dava l’impressione di essere angusta. Ero certa che al di là della soglia c’erano le risposte che cercavo. si guardò attorno come sperduta. come fossi lanciata a tutta velocità su una giostra. dovevo attraversare quella porta. L’impatto con il pavimento fu rovinoso e trascinai a terra l’asta con la flebo nel tentativo di aggrapparmi. che lo facevano sembrare un’opera d’arte d’avanguardia. Avevo bisogno di muovermi. Mi tolsi di dosso il lenzuolo e vidi che il mio corpo era violato da altri aghi e altri tubicini. Resistevano ai miei tentativi di muoverle al punto che mi sembrava appartenessero a un altro corpo. sospinsi le gambe verso il bordo del letto. come se le pareti si fossero d’un tratto dilatate. mi rivolse un sorriso obliquo. Quando fui abbastanza vicina protesi la mano verso la maniglia. rischiando di colpirmi alla testa. fasciata in una tuta in pelle color rosso scuro con cuciture nere in vista che le aderiva perfettamente al corpo. ma prima che potessi toccarla sentii il meccanismo sbloccarsi. Ma quando toccai finalmente le piastrelle fredde. dalla muscolatura sviluppata. non avevo sentito i suoi passi. ma faticavo a controllarle. Poi. L’unica certezza era che gli Inquisitori mi stavano cercando e dovevo andarmene per ritrovare Sebastian. mi sollevai sui gomiti e feci pressione per cercare di alzarmi. vedendo che era vuoto. la ragazza posò lo sguardo sul letto e. Dopo minuti che mi parvero ore.Nessuna famiglia Dovevo uscire da lì. Ma la testa prese a girare. Ancora un piccolo sforzo e avrei potuto appoggiare i piedi sul pavimento. . mi ritrovai con le gambe penzoloni sulla sponda del letto. Alzai lo sguardo alla ricerca della porta. Indossavo soltanto un’ampia camicia da notte chiara e cominciavo a sentire freddo. Mi colse un’ondata di nausea che respinsi a fatica. Tentai di ignorare le resistenze del corpo. Dovetti attendere alcuni istanti perché il cuore rallentasse i battiti.

sui miei desideri più reconditi. I suoi capelli erano biondo chiaro. Tornò poco dopo con indosso un camice bianco sbottonato sopra la tuta. sostenendomi per la schiena. — Dove mi trovo? — sospirai. Poi mi tese una mano. Non ero sicura di trovarmi in un ospedale. Dopo che la ragazza minuta ebbe raccolto l’asta. — Mi aiutò ad alzarmi. Dopo che mi ebbe risistemato sul letto. qui. sollevandomi come se non avessi alcun peso. e in più di un’occasione era stato il mio potere a dominare me. non ti permetterò di sfiorarmi con le tue manacce. — Ti consiglio di non riprovarci — sentenziò. Tesi la mano in direzione della ragazza che stava cercando di infilarmi l’ago nel braccio. . quasi il cranio fosse sul punto di spezzarsi. La seguiva a un passo una ragazza minuta dall’espressione dimessa con indosso una tuta simile ma color marrone. ha sempre sostenuto che si tratta di un dono. Una risata sarcastica che non fece che aumentare il mio malumore. Non riuscivo a dominarlo. Cercai di rialzarmi.— Cosa stavi cercando di fare? — bofonchiò con voce graffiante. Il dolore si spense lentamente. contrariamente alle mie aspettative. — E infilò l’ago nel braccio. Lei sapeva dei miei poteri. Ma dal momento in cui si era risvegliato dentro di me. lontano da me. Se non hai intenzione di rispondere alle mie domande. la incalzai: — Chi sei? Anche questa volta non si degnò di rispondere. Solo ora ritrovai la lucidità necessaria per riflettere su quello che mi aveva appena detto. e i lunghi capelli color miele erano raccolti in dreadlocks che le scendevano fino a lambirle il seno. Non ricevendo risposta. Invece. Alzò lo sguardo. — Non provarci nemmeno — ringhiai. non so chi sei. Quella col camice le chiese di pulire. provocandomi un dolore accecante. Rovesciai la testa all’indietro senza poter trattenere un grido. ma quella ragazza non aveva di certo l’aspetto né l’abbigliamento di un’infermiera. — Non avresti dovuto farlo — disse. Dato che il mio fisico non era in grado di opporre resistenza. Sam. uscì dalla stanza. Poi uscì dalla stanza. Rimasi colpita dai suoi lineamenti. lasciando il posto a un indolenzimento diffuso. Con una mano mi immobilizzò il braccio. Si limitò a dire: — I tuoi poteri non funzionano. e cominciai a contorcermi in preda al dolore. L’avversione che provavo nei suoi confronti superava il dolore e l’affanno. una fitta improvvisa mi attraversò la testa. Lei mi rivolse uno sguardo di riprovazione. Ma come poteva sapere che non avrebbero funzionato? Mi resi conto che la ragazza minuta stava pulendo il pavimento con uno straccio. Mi si avvicinò. risvegliando il mio lato oscuro. — Ora mi toccherà far pulire questo casino. — Non ho idea di dove ci troviamo. facendomi trasalire. — Dov’è Sebastian? Lei si limitò a scrollare le spalle e ad accompagnarmi verso il letto. quella più alta si mise ad armeggiare con l’ago di una nuova flebo. erano affilati come armi da taglio. — Eri più simpatica quando dormivi — disse. cercai la forza per liberarmi della sua stretta nel potere che scorre nelle mie vene. Avrei voluto scaraventarla via. La ragazza col camice non si scompose. Lei scoppiò a ridere. la strega che si era occupata di me dopo la morte di mia madre. era stata una catastrofe. agendo sulle mie paure più profonde. ma di nuovo le gambe mi tradirono. Cercai di raggiungerlo nelle profondità della mia essenza e di canalizzarlo come fosse un fluido di energia pura. e lei obbedì senza fiatare. e i dreadlocks molto più corti. Gli occhi erano amaranto.

no? Di nuovo.e per un attimo i nostri occhi si incrociarono. come il cielo di fine estate. quando il sole si nasconde dietro le nuvole e l’umidità si addensa in una coltre di vapore. Ti prego. come per smuoverla. Anche tu avrai una famiglia. aiutami. Sulla soglia. — Non ricordo niente… Dimmi almeno dove mi trovo. tra la gola e le labbra. io sono Sasha. Mi accarezzai la fronte con una mano. — Nel tuo sguardo c’è un bagliore di umanità. Sembrò sul punto di dire qualcosa. ma le sue parole rimasero imprigionate da qualche parte. Potrebbe essermi d’aiuto. raccolse i suoi attrezzi e si incamminò verso l’uscita. Continuai: — Se mi è successo qualcosa. . si voltò verso di me. Lei si guardò intorno. Lei scosse la testa con decisione e tornò a rivolgere la sua attenzione alle pulizie. scosse la testa. — Tu non sei come lei — le dissi io d’un fiato. ho bisogno di avvertire le persone che mi vogliono bene. Nessuna di noi ce l’ha. I suoi erano di un azzurro pallido. Rivolgendomi uno sguardo che sembrava svuotato da ogni emozione. — Non posso — sussurrò. come se avesse paura che qualcuno ci stesse spiando. E non ho una famiglia. Quando ebbe finito di pulire il pavimento. aggiunse: — Comunque.

Non mi aspettavo di trovarti sveglia. iniziavo a recuperare il controllo del corpo. Aveva abbottonato il camice bianco sopra la tuta in pelle. né tantomeno un’inserviente vestita in… quel modo. ai piedi del letto. — Cosa mi è successo? Mi guardò con sorpresa. Venni colta da un improvviso torpore che mi avvolse le tempie. Dopo che Sasha se n’era andata. però. ero scivolata in un dormiveglia viscoso in cui si erano rincorse immagini del passato e per un attimo mi era parso di allungare la mano e toccare Sebastian. Io sono Nausica. ma mi hai davvero colto di sorpresa. un’infermiera. Indicai il camice di Nausica.Occhi gialli. Cercando di controllare il tono. Sebbene a rilento. — Siamo qui per aiutarti — rispose lei. — Davvero non ricordi niente? — Perché Sebastian non è con me? — la incalzai. conciliante. . con la voce ancora impastata. chiesi: — Perché non indosso il mio anello? Che fine hanno fatto le mie cose? — Riavrai i tuoi oggetti personali quando starai meglio — rispose Nausica senza scomporsi. mi ero trovata di nuovo in quella stanza sconosciuta. — Cosa mi hai fatto? — Ho solo aumentato il flusso degli antidolorifici. — Si mise ad armeggiare con la valvola della flebo. — Sarebbe meglio per entrambe se tu collaborassi. capelli rossi — Quali sono i tuoi ultimi ricordi prima di… risvegliarti qui. sovrastandomi dalla sua posizione. come due fiere che si studiano in vista di un combattimento. — Ti trovi in ospedale. — Voglio andarmene da qui — sentenziai. Ti aiuterà a ritrovare la calma. Zoe? La ragazza dai lunghi dreadlocks stazionava di fronte a me. — Chi sei davvero? Non ho mai visto una dottoressa. Poi inspirai un’ampia boccata d’aria e la lasciai fluire fuori lentamente. stesa sul letto. — Credevo che me lo avresti detto tu. dovresti rispondere ad alcune domande. la sua immagine si era dissolta come nebbia nel vento. — Questo posto non mi piace — borbottai. Ci osservammo per un lungo istante in cui nessuna delle due sembrava intenzionata a distogliere lo sguardo. — Prima. come per recuperare un aspetto più ordinario che mi spingesse a smetterla di considerarla una presenza ostile. Riuscivo a compiere agevolmente dei piccoli movimenti sia con le gambe che con le braccia. Lei fece un ampio respiro per mantenere la calma. anche se mi sentivo ancora molto debole. e il mio compito è occuparmi di te finché non ti sarai completamente ristabilita. Risvegliandomi. In fondo alle iridi di Nausica si accese un bagliore rapace. — Forse siamo partite con il piede sbagliato. Nausica fece un passo per aggirare il letto. ma poco prima che le mie dita potessero sfiorare il suo viso. con la ragazza alta che mi osservava con sguardo inquisitorio. Parte della tuta in pelle sbucava dal colletto sbottonato. — Come sai il mio nome? — replicai.

Nell’aria si diffuse un odore di passata di verdure. da me? Ero sicura che non mi sarebbe successo niente di male finché non avessi risposto alle sue domande. senza riuscire a trattenere una smorfia. Sasha si avvicinò al letto e appoggiò il vassoio sul comodino. per ora. E non avevo nessuna intenzione di farlo. Pensai che per qualche motivo era nell’interesse di Nausica privarmi della mia autonomia. Quella specie di recita non faceva che peggiorare il mio umore. O forse dentro la flebo c’era qualche sostanza in grado. in qualche modo. Nonostante non fossi mai stata brava nell’arte della diplomazia. ma… non sembra molto invitante. Era come se il mio risveglio avesse interrotto le loro abitudini. potevo essere finita nelle mani degli Inquisitori. senza trattenere un gesto di stizza. In tutta risposta. Avevo l’impressione che Nausica e Sasha si stessero impegnando a interpretare una parte in una recita in cui io ero la paziente bisognosa di cure e attenzioni. avevo ancora molta confusione in testa e non ricordavo niente di quello che era successo dopo che ero salita sulla moto di Sebastian. — Non ho intenzione di perdere altro tempo. Poi recuperò la sedia che stazionava accanto alla parete e la posizionò di fianco a me. Per quanto tempo ero rimasta incosciente. Non poteva trattarsi di semplici antidolorifici. poi premette un pulsante laterale per rialzare lo schienale e aiutarmi ad assumere una posizione seduta. qui. Zoe. — Faccio da sola — bofonchiai. Non finché non avessi capito da che parte stava. A cominciare dalle tute che indossavano e gli insoliti calzari che sembravano provenire da un’altra epoca. Io e Sebastian avevamo avuto un incidente. finché non avessi recuperato abbastanza energie da andarmene da quella stanza con le mie forze. Immaginai che nella soluzione ci fossero dei farmaci per tenermi sedata. succede quando si è stati alimentati tramite flebo. Non potevo fare a meno di ripensare al fatto che Nausica mi aveva detto che non funzionavano. Avevo già notato che la pazienza non era il suo forte. Guadagnare tempo. ma dall’altra temuto. — Grazie. prese il cucchiaio dal vassoio e disse: — È ancora presto per i cibi solidi. Nausica le fece un cenno con il capo per invitarla a scostarsi. Ma come poteva saperlo? Era forse una strega anche lei? Non potevo chiederglielo direttamente.La guardai con sospetto. C’erano troppi particolari fuori posto. ma non riuscivano a convincermi: quella non poteva essere la stanza di un ospedale. Certo. Infine. davvero. . né di farne perdere a te. ma lei distolse subito lo sguardo. Cosa voleva. Sasha comparve sulla soglia. Immagino che la cuoca sia in ferie — dissi a Sasha. di bloccare i miei poteri. sapevo che non mi avrebbe risposto. come se da una parte fosse atteso. Prima risponderai alle mie domande e prima potrò soddisfare le tue curiosità. Anche lei aveva indossato un camice sopra la tuta di pelle. Dunque era questo che era successo. dovevo cercare di non perdere il controllo. La ringraziai con un cenno del capo. incapace di badare a me stessa. In mano teneva un vassoio in plastica con sopra un piatto di liquido verde dall’aspetto ripugnante. al punto che il cibo mi era stato iniettato direttamente nelle vene? Nausica immerse il cucchiaio nella minestra e fece per avvicinarmelo alla bocca. E loro non erano personale paramedico. Si sedette. Ricominciamo dall’inizio: cosa ricordi dell’incidente che hai avuto? Sgranai gli occhi. Forse farai un po’ fatica a deglutire. mi posizionò il vassoio sulle gambe. Ma. lei lasciò cadere il cucchiaio nel piatto. per quanto ne sapevo.

ed era come cercare di librarsi nell’aria senza un’ala. Avevamo messo tutto in discussione. sbattendo lo schienale contro il pavimento. — Non prendermi in giro! Ti rendi conto che con la tua reticenza stai proteggendo un Inquisitore? — Strinse i pugni. ma a modo mio. questo lo ricordavo bene. membri di due fazioni in guerra tra loro dall’eternità. — Gli Inquisitori sono incapaci di amare — sibilò. Io e Sebastian ci eravamo promessi amore eterno in un’altra vita. — Tu non lo conosci. Quattrocento anni fa ero stata condannata al rogo. Era successo quattrocento anni fa. — Cosa ne è stato di Sebastian? Perché non è con me? — Se gli fosse successo qualcosa di grave. — Come puoi continuare a difenderlo? — tuonò Nausica.Faticai a mantenere il controllo del mio tono di voce. in un bosco. Ci eravamo ritrovati in quest’epoca. — Sono guerrieri addestrati a uccidere. Nausica fece un sorriso sarcastico. si faceva sempre più lacerante. sotto un’enorme quercia. A fianco del ragazzo che amavo. Era stato Sebastian a restituirmi la capacità di volare. — Quante ragazze come te ha fatto a pezzi con i suoi pugnali? Sentii un moto di rabbia salire a scaldarmi le tempie. Sapevo di poter sembrare un’egoista. delle sue dita tra i miei capelli. fuggendo. un albero imponente che dalle sue fronde aveva vegliato l’avvicendarsi delle ere. La mancanza di lui. La guerra tra streghe e Inquisitori aveva causato la morte di mia madre. Perché avevo provato cosa significava vivere senza Sebastian. Io avevo rinunciato alla mia iniziazione. Ma era bastato un solo sguardo per riconoscerci e cancellare quella che era stata la nostra vita fino a quel momento. — Pensaci. o una delle streghe che avevo conosciuto all’atelier di Donatella? E perché mi stava trattando come una prigioniera? Certo. Io e Sebastian volevamo un’occasione per stare insieme come non avevamo potuto fare nella nostra vita precedente. Nausica si alzò di scatto e la sedia cadde all’indietro. avevo tradito la Sorellanza. Non era stato per codardia. e Sebastian si era tuffato tra le fiamme per seguire la mia stessa sorte. al punto che Sebastian aveva tradito l’Ordine degli Inquisitori per aiutarmi a fuggire da Milano. — Lui mi amava. Non sai niente di lui. dei suoi occhi smeraldo. — Lo dissi con la voce che si incrinava e una fitta che si insinuava tra le costole come se una lancia mi avesse appena mancato il cuore. . sarei morta. Ma se era una strega. Per loro non esiste altro che la fedeltà all’Ordine e a quelle loro armi in lega di acciaio e di giada Da come parlava. del suo profumo. anche se dimostrava di conoscerli piuttosto bene. Nausica non sembrava dalla parte degli Inquisitori. E non sai niente di me. Nei suoi occhi baluginò una luce ferina. E così era stato. non potevo dimenticare che anch’io. — Sebastian mi ritroverà e mi porterà via da qui — sentenziai. Quindi avevo deciso che avrei combattuto. ma anche in questa vita avevo già conosciuto sofferenza e privazione. Ma non ero disposta a combattere una guerra che altri avevano scatenato molto prima che io nascessi e che aveva già mietuto troppe vittime. Ci eravamo giurati che il nostro amore sarebbe sopravvissuto alla morte. Quanti tatuaggi aveva sulla schiena? Ognuno è stato inciso nella sua carne per aver ucciso una strega — sibilò. a mano a mano che le ore passavano e i ricordi riaffioravano. — Uno che ha cercato di ucciderti? — Stai mentendo! Sebastian non mi avrebbe mai fatto del male — protestai. perché non aveva avvisato la Sorellanza del mio risveglio? Perché c’era lei nella mia stanza anziché Sam. Avrei dato la vita per lui e sapevo che lui avrebbe fatto lo stesso. ma soprattutto avevo tradito la fiducia di Sam.

Ma se ero una prigioniera. La artigliò al braccio e quasi la sollevò da terra. Non era stata solo un’impressione. e sembrava provare autentica empatia nei miei confronti. Per non parlare della tua famiglia. Sbarrai gli occhi. un interrogatorio? Almeno era caduta la commedia delle infermiere preoccupate per il mio benessere. Adesso provai un fremito di paura. Nausica abbassò il tono della voce e impartì degli ordini a Sasha. schiacciata dall’assenza di certezze. Lei tirò un sorriso velenoso. parlando con un filo di voce. La cosa migliore che puoi fare adesso è collaborare. o della tua amica Chloe. . Nausica si voltò verso di lei come un’aquila in picchiata sulla preda. sempre in attesa del grande amore.Nausica avvicinò il viso al mio. Aprirò il tuo cuore e leggerò i tuoi segreti. — Chi ti dice che io faccia parte della Sorellanza? Un’ondata di brividi mi percorse la spina dorsale. — Sei davvero così ingenua o sei soltanto brava a mentire? In entrambi i casi. Le piantai gli occhi addosso. — Quello che stai facendo non è legale. Io… farò valere i miei diritti. Era stato grazie all’intervento di Misha che avevo potuto recuperare lucidità e distruggere l’incubo in cui l’Arpia aveva cercato di trattenermi. Per tutto il tempo era rimasta in disparte. fermandosi a un soffio dal mio respiro. la quale pochi istanti dopo sparì oltre la porta. Le Arpie erano streghe dominate dalla brama di potere. trascinandola verso la porta. — Forse sta dicendo la verità — si intromise Sasha. Non era stato facile tenere nascosto a mio padre e alla mia migliore amica che al compimento dei diciassette anni i miei poteri di strega si erano risvegliati. avevo rischiato di farmi inghiottire nella prigione di illusioni che aveva evocato. non sanno nulla di quello che sono — aggiunsi con una punta di amarezza. dopo averla sconfitta. Lei era diversa da Nausica. — Non puoi nemmeno immaginare le conseguenze a cui stai andando incontro. — Il suo tono era insinuante. forse faceva parte della Cerchia delle Arpie. Lasciali stare o… Mi interruppe bruscamente. La loro leader era la feroce Erzsebet Bathory. La creatura che avevo affrontato sul tetto del Duomo di Milano insieme a Sebastian apparteneva alla Cerchia delle Arpie e. Non potevano capire quello che stavo provando. — Me ne sono andata da Milano proprio per proteggerli. — Non sei nelle condizioni di sputare minacce. di tuo padre che hai abbandonato a se stesso e ai suoi sensi di colpa. Ma era stato necessario. scoprirò quello che stai cercando di nascondermi. — Dove ci troviamo ora. Come faceva questa sconosciuta ad avere tante informazioni sulla mia vita? — E poi loro non c’entrano. corrotte dal lato oscuro al punto da somigliare più a demoni che a esseri umani. Se Nausica non apparteneva né alla Sorellanza né all’Ordine degli Inquisitori. — La pena per una strega che protegge un Inquisitore è molto severa — annunciò. — Anche la Sorellanza ha delle leggi. una nobildonna ungherese che si era nutrita del sangue di fanciulle inermi nella speranza di ottenere l’immortalità. per il bene tuo e di chi ti aspetta a casa. così indifesa. Poi tornò a occuparsi di me. Dunque era questo che si stava svolgendo. Quella frase suonò come una minaccia. Mi stai trattenendo contro la mia volontà. con l’espressione incerta tra la curiosità e l’inquietudine. — Non osare mai più intrometterti mentre sto conducendo un interrogatorio. di cosa mi stavano accusando? Fino a questo momento mi ero sentita persa. — Non nominarli! — esplosi. le leggi degli uomini non ci possono raggiungere.

al punto che la mano tremava vistosamente. Anche la mancanza del contatto con il mio famiglio cominciava a farsi sentire. proprio come i miei. La mia attenzione fu richiamata dalla ragazza che aveva parlato. Tutto si fece indistinto. Sentii una fortissima pressione stritolarmi gli organi e fui accecata da un dolore lancinante. né di come sono finita qui. . Alle spalle di Nausica c’erano ora altre due ragazze. poi si alzò. La ragazza che mi somigliava si voltò nella mia direzione. Nausica. Anche lei aveva i lunghi capelli raccolti in dreadlocks. — Non ricordo niente di quello che mi è capitato — ammisi. sollevai il cucchiaio e me lo portai alla bocca. — Né di un incidente. Il piatto si frantumò. ma mi uscirono soltanto respiri spezzati. a causa della sua attrazione compulsiva per la carne sanguinante. oppormi alla sua forza era impossibile. Con l’altra mano Nausica iniziò a premermi il petto e fu come se le sue dita si stessero facendo strada all’interno del mio addome. Vidi apparire delle sagome sfocate che non riuscii a distinguere immediatamente. Colpì il piatto con un movimento secco. Per una strega il famiglio è l’animale guida con cui il rapporto è profondo e complementare. più o meno della sua altezza e vestite in modo simile. Nausica mi scoccò un’occhiata sprezzante. anche se la discussione di poco fa mi aveva scosso i nervi. tossendo. Quando riuscii a regolarizzarli. Zoe — disse.Con l’occhio della mente rividi il volto di Misha. Prima di conoscere la sua vera natura. ed erano rossi come i miei. prima di scomparire oltre la soglia insieme alle sue compagne. Poi abbassai gli occhi e li incollai al piatto. il mutaforma in grado di trasformarsi in furetto: il mio famiglio. Inghiottii più aria che potevo nei polmoni. provando a dimenticare che Nausica era a un passo da me. Mi resi conto di chi si trattava pochi istanti dopo. rovesciando il contenuto sull’intonaco e sul pavimento. Nausica mi bloccò entrambi i polsi con una mano e col gomito iniziò a esercitare una pressione sulla mia gola. Faticavo a respirare. ma nonostante cercassi di divincolarmi dalla sua presa. — Lasciami… — bisbigliai. ma non volevo dare la soddisfazione a Nausica di mostrarmi intimorita. Sentii la presa alla gola allentarsi e strinsi gli occhi per mettere a fuoco i loro volti. Chissà dov’era adesso. con la voce che tremava. — Io non… non… — riuscii a dire tra gli spasmi. Mi concentrai sulla semplice operazione di mangiare. Ma il dettaglio che mi turbò di più erano i suoi occhi. — Lo so. Stavo per inghiottire la seconda cucchiaiata di minestra quando Nausica mi piombò addosso. — Ora saprò quello che tu sai — sibilò. Cercavo di mantenere la calma. avevo soprannominato il mio furetto Nosferatu. Muovendomi con lentezza. e per un attimo pensai che avrei perso i sensi. Alcuni schizzi mi colpirono il viso. Una di loro disse: — Basta così. Qualcuno aveva fatto irruzione nella stanza. liberandomi dalla sua presa. L’immagine della stanza divenne sfocata. poi sentii delle voci. — Non mi fai paura — dissi con decisione. Nausica e le altre due si stavano avviando verso l’uscita senza aggiungere altro. Le dardeggiai un’occhiata feroce. facendolo volare contro la parete. La mia voce era poco più che un rantolo soffocato. Poi qualcosa avvenne al limitare del mio campo visivo. Gialli.

— Scusa — mi affrettai a dire. Scivolò fuori con un movimento veloce. I suoi capelli erano lunghi fili sottili di colore azzurro. Si mise a osservarmi come se fossi un animale raro. era punteggiato di lentiggini. e dovetti sbattere le palpebre più volte per assicurarmi che non fosse un’allucinazione. scorrevano come la lunga marcia di un tempo indefinito. In piedi sembrava ancora più minuta di come mi era sembrata poco fa. da elfo. Avevo bisogno di vedere il cielo. E io ho perso un’occasione per stare zitta. al punto che credetti di aver avuto un abbaglio. Lei abbassò la testa mestamente. dando le spalle alla porta. sforzandomi di lottare contro un’ansia crescente. — A volte mi dimentico di collegare il cervello alla lingua. Avevo bisogno di ritrovare i colori dell’alba. Lei si muoveva come un felino. Mi sentivo vuota e faticavo a tenere accesa la lanterna della speranza in fondo all’anima. quando l’orizzonte si tinge di malinconia e sembra versare lacrime di sangue. Più che camminare. quando il sole inargenta i tetti dei palazzi e la giornata è ancora piena di possibilità. I minuti. come uno scalpiccio. Sotto la luce del neon i suoi capelli azzurri erano ancora più brillanti. Nausica sembrava danzare nell’aria. appena in tempo per vedere due gambe esili come fuscelli infilarsi sotto il letto. continuando a fingere di dormire. Poi sentii un rumore sospetto. Sarei mai uscita da lì? Nella stanza in cui ero rinchiusa le luci non venivano mai spente. — Non preoccuparti. come se fossi assopita. Ma alcuni istanti dopo la porta cigolò lievemente. con indosso dei pantaloncini chiari sotto una camicetta bianca. di accarezzare con lo sguardo le stelle. Sentii un fruscio. Decisi di rimanere in ascolto. Così cambiai posizione. Avevo l’impressione che qualcuno mi stesse osservando. ma avrei saltato un pasto per poter vedere il tramonto nella mia città. Mi sporsi a testa in giù e mi trovai davanti gli occhioni sbarrati di una ragazzina dall’aria sperduta. Mi sforzai di respirare lentamente. Mi resi conto che non poteva trattarsi di Nausica. — Non sai quanto li odio. Il viso appuntito. — Cos’è successo ai tuoi capelli? — le chiesi. questa volta proveniente da un lato del letto. tornando a posare lo sguardo su di me. non avevo più nemmeno gli oggetti a me cari. Non avevo niente da offrire. — Che ci fai sotto il mio letto? — Non sapevo che fossi sveglia — borbottò lei.Ligea L’alternanza tra gli stati di veglia e l’incoscienza era disordinata e discontinua. immobile. Chiusi gli occhi. ci sono . come fossero gemme sparpagliate nel lenzuolo della notte poste a guardia della luna. Sono stupendi. Aprii gli occhi di colpo e mi voltai in direzione del rumore. Si strinse nelle spalle. non c’era mai alcun rumore ad annunciare il suo arrivo. L’assenza di finestre mi impediva di sapere se era giorno o notte. con le palpebre sigillate e i sensi allertati. — Ehi — la incalzai. le ore. Aveva il naso all’insù e il sorriso largo come quello dello Stregatto. Pensai che fosse un modo per mantenermi sotto pressione.

intendo. ero un esempio di virtù e temperanza. Per un lungo istante. pensare di esserlo era per lei un modo di convivere con una diversità tanto marcata. Ligea si raggelò. — Non farti sentire a chiamarle così. Si guardò intorno. A parte le mie torturatrici. I miei occhi gialli. saranno guai. Se Nausica scopre che mi sono intrufolata di nuovo qui. — Purtroppo non l’ho mai conosciuta — disse rabbuiandosi. ma adesso devo andare. non credevo fosse davvero una fata. — La sua vocina era squillante come un tintinnio di campanelli. — Qualche volta anch’io vorrei dimenticare — mormorò. Lei fece spallucce. E da quando mia sorella non c’è più. — Permalose? — dissi con tono ironico. — E dire che io pensavo di essere impulsiva. — Io sono Zoe. — Ruotò gli occhi e guardò all’insù per qualche istante. — È come se mi fossero entrati in testa e mi avessero cancellato dei ricordi importanti. ho smesso di sentire anche il sussurro dei fiori.abituata. L’avevo conosciuta solo da pochi istanti. Sei la prima persona vera che incontro da quando mi sono svegliata. — È un nome bellissimo — dissi. ma già mi rendevo conto che avevamo molte cose in comune. Non so nemmeno come ci sono finita. Poi sussurrò: — Qui curano le persone come me. si usa stringere le mani per fare le presentazioni. come li aveva mia sorella. — Ti ringrazio. Piacere — e le tesi la mano. Non so perché tu sia qui. — Anche tu sei malata? — In un certo senso — risposi. — Ma dimmi… se davvero curano le persone. Non sei come le altre. mi sembra avere un problema di controllo della rabbia. Ero certa che mi stesse prendendo in giro. fin dall’infanzia. e più che in un ospedale mi sembra di essere finita in una prigione di massima sicurezza. Sapevo bene cosa significa perdere una persona cara. avrà avuto sì e no nove anni. non avevano suscitato che diffidenza. lo prenderò come un complimento — borbottai. — Ligea — rispose con la sua vocina squillante. però. — Sei una… fata? — chiesi al colmo della sorpresa. — Non lasciarmi sola. — Per questo devo restare qui — affermò. A vederti sembri… normale. come dicevano li avesse mia madre. si limitò a osservarmi con una strana espressione. — Scusa. da quando sei qui hai visto se qualcuno è stato dimesso? . Di nuovo qui? Forse Ligea era già venuta a trovarmi mentre ero incosciente? — Aspetta — mormorai. Forse. — Mi sarebbe piaciuto avere i capelli verdi come il trifoglio. Tu sai dove ci troviamo? Ligea annuì. — Il problema è che nessuno vuole rispondere alle mie domande. Nausica. Ligea scoppiò a ridere. — I miei capelli sono così perché sono malata. o del colore della corteccia dei salici. anche se ultimamente avevo scoperto che le creature delle fiabe potevano diventare reali. — Avrei un altro modo per definirle. E immaginavo quanto dovesse essere difficile convivere con un colore dei capelli tanto insolito. come se avesse paura di essere osservata. Cosa poteva aver vissuto di tanto terribile? — Come ti chiami? — le chiesi. Sono molto permalose. Tuttavia. Lei annuì con decisione. Nessun’altra fata ha i capelli come i miei. A occhio. come se il mio gesto l’avesse intimorita. — Mi dispiace — riuscii soltanto a dire. Poi nascose le mani dietro la schiena. sorpresa. in questo posto. — Che c’è? Ho fatto qualcosa che non va? — chiesi. Al suo confronto. soprattutto. — Da dove vengo io.

Nausica ha un metodo tutto suo per convincerti a fare quello che vuole. poi compì un passo. — Con una mano. Se segui le regole. — E lo sai perché? — aggiunse. come se stesse rovistando nella memoria. — In ogni caso. Feci un cenno di assenso. sai? Anche lei era una che non si faceva intimorire. Ligea inclinò la testa di lato. — Come può dire una cattiveria del genere? Ligea fece spallucce. ti abituerai presto. Al suo fianco il futuro non mi faceva più paura.Lei mi guardò con aria smarrita. Ma io lo sapevo che aveva torto. — Chi è Tamara? — È una ragazza più grande di me. — Allora ci vediamo — disse. — Ma se la fai proprio arrabbiare. no. . — Adesso che ci penso. Quando Tamara ne è uscita era talmente sconvolta che per qualche giorno mi ha persino ignorato. si sistemò il colletto della camicetta. nella mia vita era entrato Sebastian. Sono imbottite per evitare che qualcuno si faccia volontariamente del male. — Hai… hai mai visto degli estranei venire a trovare i pazienti? — riuscii a chiedere. da qualche parte. Io non ho nessuno che possa venirmi a trovare. — No. Sareste andate d’accordo. E lo sanno tutti che i casi disperati non possono guarire. — Vorrei che mia sorella fosse ancora qui. dopo qualche secondo. oltre a me e Ligea. certo che no — rispose. — Cosa intendi? — Tamara diceva che non ti saresti svegliata mai più. Spalancai la bocca. ma dopo che mi hanno portato qui mi capitava di piangere spesso. sottovoce. poco convinto. Non basta tapparti le orecchie. e continuavo a pensare a un modo per fuggire. le voci ti urlano nella testa. avrà la tua età. e che mia sorella è morta solo per colpa mia. — Mi vergogno ad ammetterlo. Quando mamma se n’era andata. — Non potei fare a meno di riflettere sulle sue parole: magari fosse stato davvero così. si vede che sei una okay. Mi chiesi quanto avrei dovuto aspettare prima di poter attraversare la soglia della porta. non ti faranno del male. non ti preoccupare. in quel caso c’è la Stanza della Colpa. oppressa tra quattro pareti. Dunque c’erano altre persone rinchiuse qui. verso l’uscita. — Avevo avuto un assaggio di cosa significasse contraddire Nausica. lontana dalle persone a cui volevo bene e dal loro conforto. Poi. — Intendo… qualcuno è guarito ed è stato lasciato andare? Ligea sbatté più volte le ciglia. allibita. Se però disubbidisci. Lì dentro non devi finirci mai. — Una volta ho sentito Sasha dire che qui ci finiscono i casi disperati. come stupita. E poi è immersa nel buio. Dice Tamara che le pareti sono le più spesse dell’intero edificio. — E nel buio ci sono le voci. Si guardò intorno brevemente. — G-grazie — mi limitai a ribattere. Bastava un suo sguardo per riempirmi di un senso di appartenenza mai provato prima. Lei ruotò gli occhi. Invece mi sentivo più spaventata che mai. Io sono cresciuta in un bosco. Ogni volta che è di cattivo umore se la prende con me. Di solito se ne sta in sala ricreativa ad ascoltare musica a tutto volume con le cuffie. ma nessuno può sentirti. Puoi anche urlare a squarciagola. be’. Ma forse è solo perché non ci ho fatto caso. sai? E non è stato facile imparare ad ambientarmi qui dentro. poi si avvicinò di un passo. avevo potuto contare sull’affetto di Chloe e la vicinanza di Sam. senza punti di riferimento. Mi sembrava di soffocare. Non fa che ripetere che sono una maledizione. Ligea tirò un sorriso poco convinto. — Sempre che non ti addormenti di nuovo.

Prese una ciocca di capelli e iniziò a torturarla. mi nascondevo sotto il tuo letto e ascoltavo il tuo respiro. — Ligea era solo una bambina. che mi basterebbe chiamare il suo nome per sentirla avvicinarsi al mio letto e lasciarmi una carezza sul viso. — Ci sono perdite che il tempo non può colmare. figurarsi con un’estranea. Era Sebastian che chiamavo. — È una… specie di magia — bofonchiai. — Mi sono spesso chiesta cosa stessi sognando — disse dopo qualche istante di silenzio. altre sembrava che lui fosse lì con te. — Chi è Adam? — mi chiese. Ma non avrei mai detto che erano gialli — esclamò. Poi fece un ampio respiro. — A volte il tuo tono era triste. vero? — chiesi d’istinto. — È impossibile… devi conoscerlo! Hai ripetuto il suo nome così tante volte. — Ma… non può essere — mormorai. ed era difficile per me confidarmi persino con Chloe. — Succede anche a me — mormorai. — Venivo a trovarti di nascosto ogni pomeriggio. Mi direbbe che va tutto bene. come per respingere una nota di disappunto. mi capita ancora di sentirla suonare il pianoforte. Sorrisi e aprii la bocca per parlare.— Ti manca molto. Il volto di Ligea si illuminò. potremmo fondare una band. nel dormiveglia. ma dotata di una lucidità e una sensibilità sconosciute a molti adulti. Lei increspò le labbra e ruotò gli occhi all’insù. la mia migliore amica. Ligea annuì. aggiunse: — Io me la cavo abbastanza bene col flauto traverso. poi dissi: — Non conosco nessuno che si chiami così. Ligea corrugò la fronte. e che non devo aver paura di niente. A forza di vedere i tuoi occhi chiusi. Ligea annuì con decisione. sarebbe stata una band insolita. — Ti sei sicuramente confusa. Per non parlare del fatto che in questo momento la libertà mi sembrava lontana. Desideravo con tutta me stessa che ti svegliassi mentre ero lì con te. Ho sentito perfettamente che dicevi A-d-a-m — protestò. perché lei è ancora al mio fianco. — Non mi sono confusa. attorcigliandola intorno all’indice. Di certo. nel sonno. Ricordo che quando ero giù di morale mi bastava ascoltarla per sentirmi meglio. abbozzando un sorriso. poi si immobilizzò all’improvviso. Non potevo certo spiegarle quanto fosse difficile per me suonare di fronte al pubblico. Se mai ci ritrovassimo fuori di qui. e chiamavi il suo nome con dolcezza. scuotendo il capo e facendo fluttuare i suoi splendidi capelli azzurri. — Affare fatto — dissi. ho provato a immaginare di che colore fossero. senza darmi il tempo di rispondere. Scossi la testa con decisione. — Tese le labbra in una smorfia di sconforto. come indispettita. — Anche tu sai suonare il piano? — chiese. — Magari uno di questi giorni mi racconti la tua storia — disse con enfasi. Ma le parole mi sgorgarono fuori come l’acqua di un torrente all’arrivo della primavera. con la chiara sensazione che Nolwenn sia con me. — Ci sono giorni in cui non posso credere che se ne sia… andata per sempre. Mia madre è morta che avevo tredici anni ma. Si voltò per incontrare il mio sguardo. . — In questi mesi ho pregato che ti risvegliassi perché ero sicura che avessi una storia affascinante da raccontarmi. — Come sarebbe a dire… mesi?! — sbottai. Ligea vinse la distanza che la separava dalla porta. Ero sempre stata una persona riservata. a volte. Lei dovette prenderlo come un assenso perché. Ci pensai su per una manciata di secondi. — Mai sentito — puntualizzai. figuriamoci esibirmi in concerto con addirittura l’accompagnamento di un flauto traverso. impugnò la maniglia. — Nonostante sia passato più di un anno a volte mi sveglio la notte. dove è sempre stata. come il cielo sui tetti di Milano.

Hai dormito per più di sei mesi.— È difficile contare il tempo. Ora siamo in piena estate. e quando mi hanno portato qui era dicembre. . Ma di una cosa sono assolutamente certa. Sei arrivata qualche giorno dopo di me. qui dentro.

Mi resi conto che stavo esagerando. se viene a sapere anche solo che ti ho rivolto la parola. Io… devo andarmene. Avevo cominciato a sospettare di essere rimasta incosciente a lungo. — Chi ti ha detto una cosa del genere? — Non ha importanza chi me l’ha detto. — Continuavo a tenerla per il braccio. Non sai quanto vorrei ricordare cosa mi è capitato. — Portalo pure via. — Tu non sei come Nausica — replicai. — Mi stai facendo male — protestò. — Perché nessuno mi ha detto che ho dormito così a lungo? — Io… non so di cosa tu stia parlando — balbettò lei. È vero o no? Sasha indietreggiò di un passo. Mi punirà severamente. Solo in quel momento mi resi conto della sua presenza. Ho sentito dire che . come se fossi appesa a un cornicione e sotto di me ci fossero venti piani prima dell’asfalto. — Non posso… — mugolò. Mi girai di scatto e le dardeggiai un’occhiata infuocata. allentando la presa fino a lasciarla libera. Sasha si accigliò. Ma c’eravamo solo io e lei. Non ero mai riuscita a farli crescere tanto. — Sei mesi che mi controlli il battito cardiaco e non sai di cosa sto parlando? Sasha si guardò intorno febbrile. — Vedo che stai recuperando le forze. E più Sasha cercava di divincolarsi. Qui dentro mi sembra di impazzire. — E io. — Scusami — dissi. Non ho fame. Quando Sasha entrò nella stanza. Mi protesi per afferrarla per il braccio. Possibile che fossero passati ben sei mesi? E se davvero nessuno sapeva niente di Sebastian. ma quando cerco di tornare indietro con la memoria al momento dell’incidente non vedo altro che nebbia. ma ero convinta che Sasha fosse la mia unica speranza di fare chiarezza. — Ti prego. Perché allora non c’era? Il pensiero che gli fosse successo qualcosa di brutto tornò a strozzarmi la gola. più la mia stretta diventava salda.L’estate di Biancaneve Mi ero seduta sul materasso coi piedi penzoloni e mi stavo osservando incredula le ciocche di capelli che scendevano fluenti fino al seno. ti assicuro. dammi una mano. Sasha appoggiò il vassoio con il mio pasto sul comodino di fianco al letto. — Lasciami — si lamentò. cosa ne era stato di lui in tutto questo tempo? Ero certa che mi avrebbe cercata e non si sarebbe dato pace finché non mi avesse trovata. Lei sgattaiolò via fino a raggiungere la porta. non sto cercando di nascondere niente. non potevo permettere che se ne andasse proprio ora. — Nausica mi ha ordinato di non dirti nulla finché non ti decidi a collaborare. — Non farlo — disse. — Devi mangiare qualcosa per rimetterti in sesto. in testa continuava a risuonare quello che Ligea mi aveva detto poco fa. come alla ricerca di qualcun altro che rispondesse al suo posto. — E perché dovrei? Tanto lo so che non mi lascerete mai uscire da qui. — Ti ho lasciato il vassoio col cibo sul comodino.

Sgranai gli occhi. Pensa che la mia migliore amica mi accusava di essere una donna di ghiaccio. come per stemperare il fatto che stava trasgredendo a un ordine preciso di Nausica. la metà del mio cuore spezzato. può farti volare e precipitare allo stesso tempo. — Non credo — dissi. — Non immagini quanto — mormorai. — E non so neanche perché ti sto dicendo queste cose. Non hai mai smesso di farlo. ora. — Mi strofinai le mani sulle gambe. ero scossa dai brividi. — Com’è possibile? — sbottai. Più che a un coma somigliava a un lungo sonno. — Eri in uno stato di incoscienza profondo.nessuno se n’è mai andato. — Devi averlo perso nella caduta. — Sono un autentico caso clinico. — Mi morsi un labbro. Mi sono limitata a vegliarti. — Avevo paura di soffrire perché l’amore. Sasha sorrise. — Ho capito più tardi che il mio rifiuto era solo dettato dalla paura — continuai. intendo. vero? In tutta risposta Sasha scosse la testa. Sasha abbassò gli occhi. perdendo lo sguardo nel vuoto. come a sottolineare che c’era dell’altro. Sotto le tue palpebre chiuse gli occhi si muovevano rapidamente. Tanto varrebbe lasciarmi morire. — Quando sei arrivata eri in condizioni disperate — disse Sasha con un filo di voce. di non lasciarmi suggestionare. Se davvero le fiabe e le leggende avevano un fondo di verità. tastando la cute. Qui non siamo molto attrezzati per… casi come il tuo. D’istinto mi portai la mano alla nuca e. anche se non so altro. — Il tuo corpo era pieno di ferite. come se stessi sognando. Mi sento immersa in quell’abisso che mi spaventava a morte e che per tutta la vita ho cercato di evitare. mi resi conto che era attraversata da una lunga cicatrice. avevo appena scoperto di essere precipitata nella più oscura versione di Biancaneve. — Stare separata dalla persona che ami. Nausica sosteneva che fossi vittima di un maleficio. Come se nel mio petto battesse solo la metà di un cuore spezzato. Sasha incollò lo sguardo al pavimento. Anche se Ligea aveva detto che eravamo in piena estate. — Quando sono salita sulla moto indossavo il casco. — E poi. Respiravi a fatica e il battito era irregolare. ricambiando il mio sguardo. quello vero. colma di apprensione. Cercai di mantenere il controllo. senza Sebastian è come se fossi già morta. Scossi la testa con decisione. — Io… penso di sapere come ti senti — mormorò. — Cosa vuoi dire? Compì un passo incerto verso di me. senza neanche la necessità di dover mordere la mela. sperando che fossi abbastanza forte da rispondere alle cure. Dicono che sia stato un incidente orribile. al punto che credevo non ce l’avresti fatta a superare la prima notte. E quando mi parlava dell’amore ci mancava poco che mi mettessi a ringhiare. La guardai. perché prima di trovarmi in questa situazione ero convinta di averla ritrovata. Forse erano solo le farneticazioni di Nausica o delle altre come lei. Raccolsi le gambe al centro del letto. — Proprio come qui. — Chi potrebbe avermi fatto questo? . — Per via dell’incidente? Lei annuì. Perdevi sangue da un brutto taglio sulla testa. — Dev’essere dura — disse con un filo di voce. — Non ne so granché di medicina. Sarà che questa lunga convalescenza mi ha rammollito. Ma forse non erano di freddo. ma una volta ho sentito le altre che parlavano di te. — Sin da bambina mi sono sempre sentita incompleta.

nascosto da qualche parte. Lei… — Puoi fidarti di me — affermai. — Ma mi rifiuto di rassegnarmi ad averlo perso. mordendosi un labbro. Non dopo che lo avevano rapito. Poi abbassò il capo e per un istante credetti di intravedere lo scintillio di una lacrima affacciarsi alle sue ciglia. Non avevo dimenticato che la notte in cui tutto era precipitato. E non avevo dimenticato nemmeno ciò che mi aveva detto prima di essere assassinato. Poi riuscì a vincere la titubanza che la tratteneva. ma non posso fare nulla per aiutarlo. lontano dall’orrore di questa guerra infinita. — Grazie — dissi a Sasha. Ma non si ama con la testa. Mi sentivo debole. — C-cosa? — bofonchiai. il suo padre adottivo. per poi incollare gli occhi ai miei. — È davvero un Inquisitore? — chiese. neanche fossi stata un’agente del controspionaggio nemico da tenere d’occhio. E comprendevo alla perfezione il significato delle sue parole. da qualche parte. deglutendo una boccata di fiele. ma anche da una parte di me. — Potrebbe essere tornato con gli Inquisitori — replicò Sasha. incrociando due dita sul petto. — Ti prego. Quante volte anch’io mi ero sentita dire la stessa cosa. me lo urla ogni cellula del corpo. Dovevo trovare il modo di consultarlo. — Io ti credo — disse. — Sono bloccata dentro una stanza che non ha nemmeno una finestra per sapere se è giorno o notte — aggiunsi. Forse era lì che avrei scoperto quello che cercavo. come se il solo pronunciare la parola “Inquisitore” bastasse a evocare le radici dell’odio. — So con certezza che non mi avrebbe mai abbandonato — aggiunsi. impotente e incapace di dare un senso alla mia condizione. — Non ho tradito le mie Sorelle. E il mio batteva troppo forte per sentire ragioni. Lei annuì con decisione. quella più razionale che mi gridava che una strega non può amare il suo nemico naturale. So che è in pericolo. come recitando una filastrocca che aveva imparato a memoria. Anche il fascicolo che ti riguarda viene custodito in un archivio a cui non ho accesso. — Sì — sospirai. Dunque c’era addirittura un fascicolo su di me. bensì col cuore. Io e Sebastian volevamo solo stare insieme. Da Sam. — Non lo farebbe mai — affermai. Sebastian era una parte di me. Sebastian non è chi credi che sia. — Ma non è come dicono — aggiunsi con voce accorata. — Sebastian… — mormorò guardandosi intorno. Dovetti lottare per respingere le lacrime. Lei fece un cenno col capo e ricambiò. da tutta la vita e anche da prima.— Io… non lo so… — rispose lei. lo avevano tenuto sotto sorveglianza nella sua stessa casa e gli avevano fatto credere che fossi stata io a uccidere Bruno. Bruno. Era a metà strada tra me e la porta e sembrava indecisa sul da farsi. Non potevo spiegare a Sasha il motivo per cui nemmeno Sebastian si fidava più dei membri dell’Ordine. Ma avevo sentito benissimo. da Misha. . — Fingerò che tu non mi abbia detto niente. Sasha rimase immobile per un lungo istante. Non dopo aver ricordato cosa ci era successo nella nostra vita passata. — Non era solo una sensazione. Eravamo legati da sempre e per sempre. Batteva per Sebastian. Strinsi i pugni. — Le altre non parlano con me delle questioni importanti. quando eravamo insieme potevo sentire il battito del suo cuore accanto al mio. mi aveva telefonato per avvertirmi che Sebastian era in pericolo. con la voce che quasi tremava. non farne parola con Nausica. — Quello che mi fa impazzire è che Sebastian è là fuori. — Non è bene amare chi non potrai mai avere — disse Sasha.

— È impossibile solo quello che non abbiamo il coraggio di affrontare.— Forse dobbiamo rassegnarci a lasciar perdere ciò che è impossibile da raggiungere — disse lei. — No — ribattei. scuotendo la testa. .

Lui se la portò al cuore e sotto i pettorali scolpiti sentii il suo battito come se fosse il mio. — Te lo dirò fino a stancarti. . Aprii gli occhi a fatica sforzandomi di riemergere dal dormiveglia a cui ero avvinghiata. — Il suono della sua voce era come un balsamo lenitivo. — Dimmelo mille volte — mormorai — ripetimelo finché le tue parole non saranno tatuate nella mia anima.Oltre la soglia — Sebastian? — chiamai debolmente. — Sapevo che mi avresti trovato — esclamai con trasporto. — Come hai fatto a entrare? — Non c’è tempo per le spiegazioni. — Non devono sentirci. I capelli castani gli ricadevano obliqui sulla fronte e tagliavano lo sguardo color smeraldo. — Sei proprio tu — sussurrai. — Dove l’hai trovato? — chiesi. capace di cancellare tutto il dolore. attutito dalla dolcezza delle labbra carnose. Allungai la mano per sfiorare il suo viso. Ti dirò tutto quando saremo fuori. Sono venuto per portarti via. Sebastian annuì con un cenno del capo. — Poi presi la sua mano e la strinsi forte. — Ho vegliato su di te aspettando che ti riavessi — disse rivolgendomi un sorriso impercettibile. — Shhh — mormorò. Era freddo e il contatto mi strappò un brivido. Arpie e demoni. anche l’anello di mia madre. Dovetti sbattere le palpebre più volte per mettere a fuoco la sagoma seduta di fianco a me. ce ne saremmo andati e avremmo vissuto alla giornata. — Mi mise un braccio sotto la schiena e mi aiutò ad alzarmi. — Questa volta. Lui si portò l’indice alla bocca. Il mio zaino coi vestiti è sparito. Era bello da togliere il fiato. ma soprattutto al riparo dalla profezia secondo cui ero una specie di predestinata. — Non ho niente da mettermi addosso — protestai. Mi ero sentita sfiorare nel sonno. Il naso leggermente aquilino gli donava un aspetto austero. lontani dalle aspettative degli altri. dolcezza e severità. Ero incredula e felice. Io e Sebastian stavamo per realizzare il nostro sogno. Nessuno sa che sono qui. Mi sollevai sui gomiti. Indossava una T-shirt color antracite che evidenziava i muscoli delle spalle. Ma adesso dobbiamo andare. mi sentivo rinascere. Appoggiai i piedi sul pavimento. te lo prometto. niente potrà separarci — aggiunse accarezzandomi i capelli. Lui si chinò e mi mostrò il mio zaino. al sicuro. un tocco leggero che mi aveva ricordato la sua pelle. — Ho soltanto questa camicia da notte. Mi hanno portato via tutto. Non vedevo l’ora di lasciarmi tutto alle spalle e ricominciare da capo al fianco di Sebastian. da Inquisitori. Nei suoi lineamenti si rincorrevano luce e ombra. Sbarrai gli occhi per lo stupore.

come se fossi appena riemersa da un mare nero di cattivi pensieri. direi che non era un bel sogno. Annuii con decisione. — N-no — bofonchiai. Il letto fu divorato dal mare che si stava aprendo sotto di noi. in un gorgoglio sinistro. Mi sollevai di scatto sui gomiti. come una carezza sulla punta di un addio. Quel pomeriggio mi ero sorpresa a riflettere su quanto fosse meraviglioso camminare al suo fianco mescolandoci con la gente comune. — Continua a cercarmi. Lanciai un’occhiata in basso: si era formata una ragnatela di incrinature e ben presto il ghiaccio sottile si frantumò sotto il mio peso. imprigionata tra quelle quattro pareti. Senza dire una parola. dibattendomi alla ricerca di un appiglio. Li inforcai. — Cosa succede? — chiesi. In tutta risposta. Il suo viso si era fatto pallido. Mi tolsi gli occhiali in tutta fretta. Mi protesi verso di lui. come profonde ferite da cui fuoriusciva un’acqua torbida. — Allora non ci resta che provare — mormorò. — Che attraverso queste lenti avrei visto un mondo migliore. Mi guardai intorno. Non potevo crederci. anche se così vivido da sembrare reale. Zoe — gridò. Sul comodino a fianco c’era ancora il vassoio con il cibo che non avevo toccato. Ero sudata al punto che la camicia da notte mi si era appiccicata alla pelle. estrasse dalla tasca interna dello zaino gli occhiali da sole da diva che mi aveva preso in quel negozietto sui Navigli. — Ricordi quello che ti ho detto quando te li ho regalati? — mi chiese. Sebastian era con me. quasi all’improvviso fosse stato svuotato dalla luce vitale. avevo recuperato le mie cose e presto quella brutta esperienza sarebbe stata soltanto un ricordo. In un attimo fui risucchiata dentro l’acqua. Annaspai. Ero ancora lì. Era stato in occasione del nostro primo vero appuntamento. Il pavimento si tramutò in una lastra di ghiaccio e sulla superficie cominciarono ad aprirsi delle crepe. con Nausica che mi fissava con distacco. mi fece cenno di guardare in basso. La voce mi uscì strozzata. era stato soltanto un sogno. Mi scivolarono di mano e caddero dentro l’acqua.Sebastian non rispose. All’orizzonte c’era solo acqua e una coltre di nubi scure che si avvicinavano. E mi svegliai per davvero. respirando affannosamente come dopo una lunga apnea. Tra me e Sebastian si frappose una spaccatura. cercando di emergere in superficie mentre una forza invisibile mi spingeva a fondo. ma fu come se la mia carne fosse perforata da migliaia di aghi roventi. Le pareti della stanza si sgretolarono come sabbia sotto l’impeto di un’onda improvvisa. e dietro di lei c’era Sasha. Ma ora sul viso di Sebastian era comparsa un’ombra di inquietudine. — Non ti arrendere! Prima che potessi ribattere. — Nausica era ai piedi del letto. — Indossali. smarrita. — Sono pronta — dissi con convinzione. Sparì sotto la superficie in pochi istanti. tra lo scricchiolio incessante del ghiaccio che continuava a spezzarsi. Ma riuscimmo a sfiorarci soltanto le dita. Mi sforzai di sorridere. Il neon sul soffitto mi colpiva con la sua luce immobile. — A giudicare dal tuo aspetto. lo scricchiolare della lastra che mi sosteneva attirò la mia attenzione. che in un attimo diventò una distanza incolmabile. bagnandomi le gambe con schizzi gelidi. Ma non mi importava. Finimmo per trovarci su due piattaforme separate che galleggiavano su un oceano oscuro. come se scottassero. anche se ero meravigliata dalla sua insolita richiesta. . come se davvero quella visione fosse stata evocata dalle lenti che avevo davanti agli occhi. e Sebastian fece lo stesso. incapace di respirare. sentendo l’acqua che mi entrava nei polmoni. Era ghiacciata.

Nausica aveva assistito alle operazioni in silenzio. solo per rimanere invischiata in una visione dai contorni spaventosi. Forse raccontarle di Sebastian era un modo per mantenere vivo il legame con lui. adesso. Per una vita intera avevo nascosto le mie emozioni come se bastasse a trattenere alla catena la malinconia. senza poter trattenere un moto di stizza. non tornare sull’argomento. anche se sapevo che Sasha restava una delle mie sorveglianti. — Te l’ho già detto. Non volevo rimanere un minuto di più. sconfortata. Ne fui sollevata. Sasha ti aiuterà a rimuovere le flebo e tutto il resto. anche quando dentro di me era in atto una battaglia senza tregua. Pensavo che lui mi avrebbe portato via. Ciò che volevo era che Sebastian mi avesse trovato per davvero. Per un lungo istante rimasi a fissare i vestiti che mi aveva portato. Poi abbassai lo sguardo. — Non va tutto bene. Non dovrei neanche parlarti. È quello che volevi. Posso almeno riavere lo zaino con i miei vestiti? — Non dipende da me — si limitò a rispondere Sasha. Ho sognato Sebastian. fossero i . Dovevo avere un aspetto davvero tremendo. avrei voluto gridare. e infine suonare il pianoforte in attesa dell’ultima luce del tramonto. Volevo dividere una tisana Mellon collie con Chloe. tenendo le braccia conserte. al Bloody Mary. non era quello che volevo. e che ora giacevano sul letto. Per una vita intera mi ero limitata a dire che andava tutto bene. — Devo spogliarmi di fronte a voi? — chiesi. — Dato che hai fatto enormi progressi. né sentire il tono carico di presunzione di Nausica. — Quelli non sono i miei. — In effetti no — mi decisi a dire. Non con l’unica persona che aveva dimostrato un po’ di comprensione. per poi correre a casa e accarezzare la pelliccia nera e bianca di Nosferatu. E quel sogno mi aveva lasciato uno sgradevole senso d’ansia che non riuscivo a scrollarmi di dosso. ma era solo un’illusione. dopo un lungo istante di silenzio. Pochi minuti dopo. prima di aggiungere: — Tu… credi di potermi aiutare? Sasha sembrò avere un tentennamento. Era inutile. La mia immaginazione aveva trovato una via di fuga. Nausica ha occhi e orecchie ovunque. Ero convinta di essere sul punto di annegare e… Sasha non mi lasciò finire la frase. Nausica mi rivolse un sorriso obliquo e uscì dalla stanza.— Preparati — annunciò. — Inarcò un sopracciglio. sembrava seriamente preoccupata. — Non esattamente — mi limitai a ribattere. e all’inizio è stato bellissimo ritrovarlo. Sasha mi consegnò una maglietta bianca e un paio di pantaloni della tuta di colore grigio. — Non aggiungere altro. Scossi la testa. ho creduto che potessimo davvero ricominciare. Per un attimo. Sasha mi liberò da aghi e tubicini. prima di aggiungere: — Potrai uscire da questa stanza. Ti prego. no? Niente affatto. E alla fine sono stata risucchiata in un incubo orribile. pensai. — Sarebbe tutto finito se potessi riprendere la mia vita da dove è stata interrotta — sentenziai. — Tutto bene? — mi chiese Sasha non appena fummo rimaste sole. Non era più il momento di fingere. ogni mio tentativo di riportare l’attenzione a ciò di cui mi stavano privando. Da quando mi ero risvegliata sembravano aver fatto di tutto per spogliarmi della mia identità. e andare con lui in un luogo lontano dove nemmeno gli incubi avrebbero potuto raggiungermi. anche se di certo non avevo voglia di festeggiare: rimanevo pur sempre una reclusa. È tutto finito. E ora che mi ritrovavo a dover fronteggiare la realtà mi sentivo più che mai stanca e demotivata.

con spalle da nuotatrice e i muscoli guizzanti delle cosce che si intravedevano attraverso il tessuto della tuta. Mi precedette lungo il corridoio. La sua figura era davvero imponente.miei oggetti personali o la mia libertà. Forse. sostenendomi per alcuni metri. Nausica mi scortò fino a un’altra stanza dove su un grande televisore passavano le immagini del film Il mago di Oz con Judy Garland. Notai che tre ragazze dai capelli rasati erano come ipnotizzate a guardare il televisore. svuotato di ogni emozione. dopo aver percorso pochi metri. Dalla presenza di un lungo bancone intuii che si trattava della mensa. anche se dentro mi sentivo ribollire. piuttosto che andare in qualche locale a bere. Continuammo a camminare finché non sbucammo in un altro corridoio e. senza indugiare. Le porte erano tutte chiuse tranne una. — Questa è la sala ricreativa — disse Nausica. con le braccia conserte. — Chi è quella ragazza? — chiesi a Sasha. Pochi istanti dopo. Si limitò a stringersi nelle spalle. c’era una ragazza seduta sul letto. Lo conoscevo bene perché era più frequente che io e Chloe ci ritrovassimo il sabato sera davanti a un vecchio film e un chilo di gelato da spartirci. indossai maglietta e pantaloni. — Da questa parte — disse. cantando a bassa voce una nenia infantile. se l’avessi incontrata fuori da lì. Esitai prima di compiere il passo che mi avrebbe portato al di fuori della stanza che era diventata l’unico mondo conosciuto dal mio primo risveglio. Nausica e Sasha mi condussero all’interno di un’ampia sala in cui erano allineati alcuni tavoloni bianchi. con le gambe raccolte. Lei non rispose. La seguii e qualche istante dopo mi ritrovai davanti a quella soglia che avevo tanto desiderato di attraversare. Ma il suo sguardo era vacuo. Ero finalmente fuori dall’angusta cameretta in cui ero stata reclusa e mi sentivo come un cucciolo di cane . si infrangeva contro un muro di gomma. Ebbi un attimo di incertezza. Non potei trattenermi dallo sbirciare attraverso lo spiraglio. che oscillava avanti e indietro. sembrò accorgersi della mia presenza. Mentre la oltrepassavo. Mancavano cinque minuti alle quattro del pomeriggio. Sasha dovette tenermi a braccetto per aiutarmi. sedute sul pavimento. Nausica ci aspettava poco più avanti. — Sono pronta — dissi. io che avrei fatto carte false per saltare una lezione di educazione fisica. Sulla mia campeggiava una “O” che somigliava piuttosto a uno zero. Nella stanza. Era il primo riferimento temporale da quando mi ero risvegliata. Immaginai che fosse alta almeno un metro e ottanta. simile alla mia per dimensioni e arredamento. Sentivo le gambe deboli e ogni passo mi costava fatica. Gettai un’occhiata al quadrante dell’orologio che campeggiava in cima alla parete. sarei rimasta ammirata dalla sua prestanza. Si girò lentamente verso di me e per un attimo i nostri occhi si incrociarono. mentre continuavo a guardarmi intorno. poi presi un ampio respiro e uscii. intorno ai quali erano disposte delle sedie. sia perché il volume della tv era muto. Così. senza altre obiezioni. — Da questa sera mangerai insieme alle altre — disse Nausica senza degnarmi di uno sguardo. Era vestita con una camicia da notte identica a quella che indossavo io fino a poco fa. camminando con passo marziale. Mi ritrovai in un lungo corridoio fiancheggiato da porte e il soffitto costellato di neon che dipingevano le pareti di una luce itterica. con tono secco. Sasha si avviò alla porta e la aprì. e la cosa mi parve abbastanza strana sia perché avrebbero potuto sedersi sul divanetto alle loro spalle. Notai che sopra ogni porta c’era una lettera.

— E tu. Una parte della mia vita se n’era andata per sempre. e di tanto in tanto distoglieva lo sguardo dal foglio per osservare un grande albero i cui rami sembravano volersi arrampicare sul cielo. In compenso avevo fatto appena in tempo a rivolgerle un’occhiata veloce che il suo sguardo si era adombrato. cos’hai da guardare? — mi abbaiò contro. Pensai che nelle orecchie il frastuono dovesse essere insopportabile. corti. Per un istante. anche se non riuscivo a comprenderne il motivo. Con i suoi occhioni azzurro intenso dello stesso colore dei capelli e il sorriso da Stregatto mi ero già affezionata alla piccola Ligea. Mi capitava spesso di ritrarre. Il volume era così alto che il suono che proveniva dalle cuffie si diffondeva in tutta la sala.che viene portato per la prima volta a fare una passeggiata. Avrei voluto correrle incontro e abbracciarla. Era chiaro che mi detestava. seppure con tratto incerto e infantile. senza che ne avessi nemmeno conservato i ricordi. Se non era una strega. In quel mentre. Stava facendo un disegno servendosi dei pastelli colorati. Notai che appoggiata sul tavolo a lato del foglio c’era una piccola statua in ceramica che raffigurava una ragazzina paffuta con una mantellina color rosa antico e delle scarpette rosse. e mi ritrovavo all’improvviso in piena estate. fingendo di non conoscermi. perché prendersela tanto se il mio ragazzo era un Inquisitore? Sperai che non si fosse accorta del breve scambio di occhiate con Ligea. seduta a un tavolo. o ero sicura che le avrebbe fatto passare dei guai. oppure aspettava un pretesto per poter tirar fuori le unghie di nuovo. Ripensare che non mi era ancora stato restituito mi fece ribollire il sangue. stamparle un bacio sulla guancia e sbirciare il suo disegno. Aprii la bocca come per parlare ma mi fermai. si limitò ad abbozzare un sorriso. pensai che la natura incontaminata che l’aveva circondata fin dall’infanzia le dovesse mancare terribilmente. con l’inconveniente che a tenermi il guinzaglio c’era la poco rassicurante figura di Nausica. Mi accorsi che al tavolo di fianco alla finestra era seduta Ligea. Era a lui che correvano i miei pensieri prima ancora di conoscerlo in questa vita. oltre il recinto di muri che la separavano dalla libertà. si rincorrevano nuvole frastagliate sospinte dal vento. mi accorsi di un gracchiare indistinto e continuo che proveniva da oltre una libreria che fungeva da divisorio. piantandomi gli occhi addosso. ma la ragazza sembrava non farci caso. La mia attenzione fu catalizzata dalla grande finestra che si apriva su una parete laterale. per poi abbassare immediatamente gli occhi. la oltrepassai e mi trovai faccia a faccia con una ragazza corpulenta dai capelli ricci. Incuriosita. sopra le fronde degli alberi. Ligea non si accorse subito della mia presenza. Decisi quindi di rimandare il momento del confronto. o respirare il profumo della resina degli alberi dopo un acquazzone. un ragazzo dai capelli castani e gli occhi smeraldo: Sebastian. Potevo solo immaginare quanto desiderasse poter tornare a correre a piedi nudi sull’erba. rendendomi conto che mi stava osservando con attenzione. Mi vennero in mente i disegni che facevo io alla sua età. Uno di quei disegni lo avevo portato con me nello zaino. a fianco di alcune scaffalature piene di libri. Quando Ligea finalmente mi vide. come se la sua fantasia la stesse trattenendo lontano. e avrei voluto fare qualcosa per proteggerla dall’atmosfera ostile che si respirava tra queste pareti. gli occhi immobili sul ripiano e gli auricolari infilati nelle orecchie. Avevo lasciato Milano con la prima neve che aveva iniziato a posarsi sulle strade della città. facendo emergere una nota di ostilità. Se davvero era nata in un bosco. mi parve persino di poter assaporare la brezza sul viso. al punto che mi voltai verso Nausica con l’intenzione di reclamare la mia proprietà. Mi incantai a osservare uno scampolo di azzurro in cui. Forse stava solo studiando le mie reazioni. .

forse avrei finalmente trovato qualche risposta. Non potevo dimenticare quello che mi aveva fatto quando un suo semplice tocco mi era sembrato capace di stritolarmi gli organi interni. — Non è il momento di fare amicizia — sibilò. Solo in quel momento mi resi conto che Sasha non era più con noi. Notai che alle sue spalle c’era un monitor in cui si alternavano le immagini provenienti da alcune telecamere di sorveglianza. prima fra tutte perché avevo infranto la mia promessa di seguirla al Santuario delle Streghe per fuggire con un Inquisitore. Al di là della soglia. Ma un altro pensiero si affacciò con prepotenza nella mente: e se oltre quella porta mi aspettava un incubo ancora peggiore di quello che avevo vissuto fino a questo momento? Di qualunque cosa si trattasse. anche se noto che è stata simpatia al primo sguardo. C’è qualcuno che sta aspettando di parlare con te. Non era la prima volta che interveniva in mia difesa per tirarmi fuori dai pasticci. Secondo Sam. Certo.Prima che potessi ribattere. Oltrepassammo una guardiola in cui stazionava una ragazza con una tuta di pelle nera e rossa simile a quella di Nausica. lo avrei scoperto presto. — Avrai occasione di conoscere Tamara più tardi. Chi poteva voler parlare con me? Non avevo ancora incontrato nessun volto conosciuto e mi illusi che qualcuno della mia famiglia fosse venuto a prendermi. . Stare sola con Nausica non mi faceva sentire a mio agio. se si trattava di lei avrei dovuto spiegarle tante cose. solo al Santuario avrei potuto trovare riparo dagli artigli dell’Ordine e allo stesso tempo un ambiente stimolante dove esercitare i miei poteri di strega e perfezionare il mio controllo su di essi. Nausica bussò. la voce di Nausica giunse alle mie spalle. Ancora qualche passo e mi ritrovai di fronte a una porta di legno chiaro. Alzai lo sguardo e incontrai una telecamera proprio sopra di me. e oltre la porta una voce femminile sconosciuta ci invitò a entrare. Mi guardai intorno nervosamente. — Mi sospinse per un braccio e aggiunse: — Ora andiamo. per poi condurmi a una biforcazione e infine a un altro corridoio. Magari mio padre. Mi guidò fino al corridoio da cui provenivamo. con la quale scambiò un cenno di saluto. o forse Sam. Sobbalzai nel vedere la mia immagine rimandata dallo schermo. sperando di vederla sbucare da un angolo. il giro turistico è finito.

tendendomi la mano. Sul ripiano della scrivania. verso di lei. come quelli di certe bellezze scultoree provenienti dall’Est europeo. Mi era impossibile percepire il suo respiro dietro di me. titubante. Riuscii a sbirciare il nome stampigliato su quella più in alto: Zoe Malaspina.Il fascicolo Malaspina Mi ritrovai in un ufficio poco più ampio della camera in cui mi ero risvegliata. e forse le risposte ad alcune delle domande che mi stavano tormentando. Mi limitai a compiere un passo. fasciata in un lungo abito bianco. Ma dovetti trattenermi. — Saprai tutto al momento opportuno. Deglutii rumorosamente. Io sono Adelaide — aggiunse. e gli occhiali dalla montatura rettangolare donavano al suo sguardo una pennellata di severità che ben si abbinava al rigore del vestito. erano riposte alcune cartelline dalla copertina gialla. ed ero certa che aspettasse soltanto un mio passo falso per intervenire. non fui in grado di capirlo. se fosse curiosa di conoscere la Zoe in carne e ossa dopo aver letto ciò che altri avevano scritto nella mia scheda personale o se ci fosse una venatura di ironia nella sua frase. finalmente. In lontananza si intravedeva una lingua di terra emersa avvolta in una debole foschia. Zoe. tornando con lo sguardo all’interno della stanza. Ero sorpresa e meravigliata. La somiglianza con la donna che avevo di fronte era impressionante. — Credimi. Ma sentivo il suo sguardo incollato addosso. Mi sembrò di essere sul ciglio di uno strapiombo da cui un sentiero di vegetazione si tuffava nel lago. Appeso alla parete alle sue spalle c’era un grande dipinto che raffigurava una giovane donna dai capelli che le scendevano fino ai fianchi. Immaginai fosse lì che tenevano il fascicolo con le informazioni sul mio conto. Zoe — disse la donna. . con una scrivania a ridosso del muro e uno schedario chiuso da un lucchetto. — Avvicinati. a fianco di un grosso portapenne e un computer portatile. nonostante l’abbigliamento austero – un tailleur color carta da zucchero e una camicia bianca dall’ampio colletto di pizzo – sembrasse appropriato a qualcuno con almeno il doppio dei suoi anni. chissà come avrebbe reagito Nausica. con un serpente che si avvolgeva attorno al corpo e una colomba tra le mani. Dalla finestra in sala ricreativa non mi ero resa conto che ci trovavamo vicino a un lago. stretta dall’irresistibile tentazione di afferrarla e cominciare a sfogliare i documenti che mi riguardavano. — È un piacere conoscerti. La luce del sole si rifletteva sulla superficie e la permeava di scintillii metallici. Dal tono con cui parlava. — Ma cosa… cos’è questo posto? — sospirai. Su una parete si apriva una finestra che dava su un lago dalle acque placide. o i suoi movimenti. — I suoi zigomi erano alti. I capelli neri erano raccolti in una crocchia. Mi chiesi se si stesse riferendo al mio lungo sonno. è prematuro parlarne — disse con voce melliflua. dolce e suadente. Seduta alla scrivania c’era una donna magra dall’aspetto giovanile.

Presi posto cercando di mascherare il mio disagio e la delusione nel ritrovarmi di fronte all’ennesima perfetta sconosciuta ben informata su di me. stizzita. — Voglio fidarmi di te. cercando di sbirciarne il contenuto. signora. — Voglio chiamare mio padre e andarmene da qui. per poi incollare di nuovo lo sguardo su di me. Ogni risposta arriverà a tempo debito. Me la porse e tornò a sedersi con un movimento elegante. bevi un altro po’ di tè. Mi sporsi lievemente in avanti. ma non riuscivo a capire se stesse cercando di rassicurarmi o di confondermi. come può dire che sto bene? Adelaide scoccò un’occhiata veloce a Nausica. Fu come stringere la mano di uno scheletro. Ma devo chiederti di essere paziente. Fui colta dal desiderio di restituirle la tazza. — Capisco — mormorò. l’attrazione per quella bevanda ricca di note speziate era irresistibile. — No. e posso assicurarti che qui sei al sicuro. Ti prego. Adelaide annuì con un lieve movimento della testa. grazie — dissi. come suggeriva il suo aspetto giovanile. — Il tono di Adelaide era conciliante. Zoe. Aveva ragione Ligea quando mi aveva detto che non ci avrei messo molto ad abituarmi alle stranezze di questo posto. Mi sembra trascorso un giorno ma ho perso sei mesi della mia vita. ma ho bisogno che tu mi venga incontro. come un soldato in posizione di riposo.— Piacere — bofonchiai e le strinsi la mano. — Mi permetto di contraddirla — dissi. dovevo ammettere che il profumo era davvero invitante. gettai un’occhiata a Nausica. come se stesse parlando tra sé e sé. ci soffiai dentro un paio di volte. — Mi fa piacere vedere che stai bene. diffuse dentro di me un debole senso di torpore. — Ti farà bene. Ti aiuterà a calmarti. — Nonostante le apparenze possano far sembrare il contrario – riesco a camminare da sola e perfino a bere del tè senza bisogno di essere imboccata – non sto affatto bene. — D’accordo — mi limitai a ribattere. ma non ci feci caso più di tanto. Adelaide mi fece un cenno per farmi accomodare sulla sedia di fronte alla sua scrivania. Perché nessuno mi stava a sentire? Certo. Il mio ragazzo è scomparso e nessuno vuole dirmi dove sia. Immaginando che fosse bollente. Poi ne assaggiai un sorso e lo trovai davvero delizioso. Lei sembrò non far caso alla mia risposta: prima che ebbi finito la frase stava già versando il tè in una tazza di ceramica verde. Zoe. per non parlare del fatto che mi tenete d’occhio come una criminale. Appoggiai la tazza sulla scrivania. — Mi rendo conto che tu ti senta contrariata — disse — perché ci sono ancora molte domande a cui non hai ricevuto risposta. Nonostante all’interno della stanza ci fosse un’altra sedia vuota. Con tutto il rispetto. Nonostante la mia riluttanza ad assecondare Adelaide. — Bevi — disse. — Non voglio bere del tè — sbottai. — La mia famiglia è stata informata sulle mie condizioni? — La questione è delicata — affermò. alzandosi per prendere la teiera appoggiata su un ripiano alle sue spalle. Prima di sedermi. Sobbalzai nel sentire una . Ho dovuto subire una specie di terzo grado. e sono stata torturata perché Nausica è convinta che io nasconda chissà quale segreto. Mentre scendeva nella gola. Mi aspettavo un tocco morbido e una pelle vellutata. La sua era fredda e nodosa al tatto. lei rimase in piedi. — Una tazza di tè? — mi chiese Adelaide. con le braccia raccolte dietro la schiena. Il tè nella tazza spargeva volute di fumo nell’aria. impacciata. Poi prese la cartellina col mio nome e la aprì.

— Cosa c’è nel tè? Senza perdere il contatto con i miei occhi. erano comparse a sciami durante il rogo e avevano trasportato la mia anima e quella di Sebastian attraverso gli oceani del tempo. nel bene e nel male. ma sospesa su un binario sottile fatto di ovatta. Ricordavo perfettamente cos’era successo quella mattina. Adelaide estrasse dalla cartellina una fotografia e me la porse. senza che lei aprisse bocca. Le sue iridi erano nere come pietra lavica. Ebbi la sensazione che il suo sguardo mi stesse legando a sé con un nastro invisibile. Nella testa esplose un rapido flash. Forse si trattava di uno scatto fatto con un cellulare. seduta sul sellino posteriore della sua moto mentre sfrecciavamo sulla strada e intorno a noi i lampioni sembravano aste luminose lanciate a tutta velocità. richiamate dalla mia angoscia. Forse aveva ragione mamma quando nella sua lettera sosteneva che i miei poteri erano un dono e non una maledizione. ma dominata dal desiderio di imporre la sua volontà sugli altri e. arrivando a ricoprire parte della facciata. non era certo necessario che me lo ricordasse lei. — Ognuna delle nostre azioni. Mi voltai di scatto. i pomeriggi a comporre playlist per l’iPod. proprio come quando. Avevo sfidato Angelica. La stampa era sgranata e poco definita. La mia vita a Milano non sarà stata perfetta. ma si riconosceva una macchia nera dai contorni irregolari come una nube di insetti che si accalcava contro le finestre. . a differenza mia. ma ora mi mancava tutto di quel periodo.mano che si appoggiava sulla mia spalla. Avevo sentito un contatto empatico indefinibile con loro. una giovane strega proprio come me. perfettamente in grado di dominare i suoi poteri. ma la luce proveniente dalla finestra vi si rifletteva sotto forma di bagliori rossastri. o il sacrificio di Bruno. Ma era stato sempre più difficile crederci. — Quindi non ricordi nulla dell’incidente — continuò Adelaide. e per un attimo fu come non essere più seduta in quell’ufficio. Gli occhi mi si riempirono di lacrime. — Bevi — le sentii dire nella mia testa. morta nel rogo del Bloody Mary. lottando per rimanere in piedi. Mi portai la tazza alla bocca in un gesto automatico. come se fossero intervenute in mio soccorso. — No — sibilai. un lampo che mi restituì un’immagine frammentata in cui ero stretta a Sebastian. perfino i cibi surgelati che mio padre serviva per cena e i suoi ostinati tentativi di far finta che fosse ancora tutto okay. ha delle conseguenze. Fece una leggera pressione per spingermi a mantenere la posizione seduta. — Bevi un altro sorso di tè — aggiunse Adelaide togliendosi gli occhiali. come se non potessi fare altrimenti. — C-cosa mi state facendo? — balbettai. Chloe e le ore passate a discutere se le foto pubblicate dai nostri compagni di classe su facebook fossero ritoccate. Eppure avevo avuto un chiaro esempio di come la magia non funzionasse tra queste pareti. per ritrovare gli occhi ardenti di Nausica. — Cosa c’è scritto in quel fascicolo? Per tutta risposta. A farlo c’erano già i sensi di colpa che provavo per non essere riuscita a salvare Federica. — Chi ha scattato quella foto? — riuscii a chiedere dopo un lungo istante di silenzio. Adelaide allungò una mano per sfiorare la mia. Zoe — ribatté Adelaide. con la Sorellanza che voleva che diventassi una di loro e gli Inquisitori che mi davano la caccia per uccidermi. Come ricordavo bene che quelli non erano insetti. Mi ritrovai a inghiottire un sorso di tè e un istante dopo fui colta da una breve vertigine. ma migliaia di falene. Lo sapevo bene. Una voce dentro di me mi suggeriva che Adelaide era una strega e stava usando la magia per interferire con la mia volontà. quattrocento anni fa. Sgranai gli occhi nel vedere che ritraeva il mio liceo a Milano. — Ti aiuterà a ricordare.

Mi limitai a farfugliare: — Okay. avvenne qualcosa di inaspettato. poi. Sentii una strozzatura in fondo alla gola e cominciai a tossicchiare. bagnarmi i piedi e cercare tra i riflessi un volto amico. Era nero come l’asfalto che nella notte si srotolava sotto gli pneumatici della moto di Sebastian. portandosi la mano al volto arrossato come per coprire un’onta. mi ripetei. Cercai di divincolarmi. alla stessa ora — disse. Nei suoi occhi. Sembrava già abbastanza turbata per quello che era successo poco fa. Pensai ai capelli di Sebastian. correre lungo il pendio fino a raggiungere la riva. d’improvviso. io e te. di sentire l’aria fredda che mi frustava il viso. aspettandomi una reazione violenta di qualche tipo da parte sua. incredula. e senza proferire parola si limitò a compiere un passo indietro e riprendere la sua posizione da soldato. — Non tollererò altri atti di violenza — sibilò. Avrei voluto fuggire lontano. Io mi ero immobilizzata. Ero appena al due quando mi protesi di scatto e le strappai la cartellina dalle mani. Nausica si ritrasse immediatamente. Le fronde degli alberi erano scosse da forti folate di vento. Adelaide prelevò dalle mie mani la cartellina con delicatezza.Fui scossa da una serie di brividi. Poi. come se il mio corpo lo stesse rigettando. ma lei non ci fece caso. — I-io… non… — farfugliai. Invece non fece niente. che al sole rilucevano di . — E mostra un po’ di rispetto. Penso che tu conosca la strada. però. Ritrasse la mano e inforcò nuovamente gli occhiali. Lo sguardo di Adelaide si fece più avvolgente. in un susseguirsi di frammenti di ricordi. Anziché rispondermi. Le immagini si dissolsero come una pellicola surriscaldata e i ricordi tornarono a essere inghiottiti nei corridoi della memoria. Stai calma. Adelaide aveva l’espressione contrita. Il sole creava tessiture di luce giocando con le forme dei rami e il fulgore dell’acqua. tornò a rivolgere le sue attenzioni su di me. Sbattei più volte le palpebre per rimettere a fuoco ciò che avevo davanti agli occhi. impertinente — gridò. si limitò a riprendere in mano la cartellina col mio nome. Uno schizzo macchiò la camicia di Adelaide. piantandomi un gomito sul petto per immobilizzarmi. sbattendo la tazza sul piano della scrivania. — Non sarà necessario che aspetti Nausica o qualcun altro che ti accompagni. A quel punto. — Cosa c’è nel tè? — esplosi. Per un attimo mi parve di udire il ruggito del motore. — Rimettila giù. Ero troppo turbata per sollevare un’obiezione. ma la sua morsa era di ferro. Conta fino a dieci e prendi un respiro profondo. con la lingua che sembrava addormentata. mentre Nausica si posizionò di fianco a me e attese che mi alzassi. scintillava un bagliore ferale. Iniziai a contare mentalmente i secondi. tutto si fece indistinto. Ma non feci in tempo a sbirciarne il contenuto: Nausica mi fu addosso prima che potessi farlo. Iniziai a tremare. Zoe. Mi chiesi se mi stava deliberatamente ignorando o se era alla ricerca di altre foto che testimoniavano la mia mancanza di discrezione. con la tazza ancora appoggiata alle labbra. Spalancai la bocca per la sorpresa. Prima di uscire. lanciai un’ultima occhiata verso la finestra. Ti aspetto domani in questo ufficio. Adelaide mi fece un cenno col capo per congedarmi. come se niente fosse. Il tè che avevo ingoiato defluì nella tazza. Adelaide si alzò di colpo e senza alcun preavviso diede uno schiaffo a Nausica. — Avremo modo di riparlare. Adelaide si sistemò dietro l’orecchio una ciocca di capelli che era fuoriuscita dal concio.

riflessi dorati come i raggi che ora si tuffavano nell’acqua del lago e al suo respiro sul mio collo quando mi stringeva a sé. .

poi mi sarei fermata in libreria per comprare un romanzo da leggere sul mio letto. Di certo avevo avuto un assaggio del suo potere. a bordo della sua moto. fosse in grado di leggere i miei pensieri. Qualcuno mi stava tenendo d’occhio fin da quando i miei poteri avevano cominciato a manifestarsi. Forse la mia testa era così incasinata che. Dovevo avere accesso a quei documenti. Senza contare che. forse. Ci tuffai la faccia e gridai a squarciagola. dovevo allearmi col nemico del mio nemico. qui dentro. un’Arpia o chissà cos’altro. E la freddezza di Adelaide. Nella mia mente continuava a vorticare l’immagine della foto che mi aveva mostrato. Se fossi stata a Milano. Dopotutto Nausica aveva detto che la magia non funzionava. ma come? Mi gettai all’indietro e abbracciai il cuscino con forza. Ma questa volta avrei preteso delle risposte. avrebbe continuato a restituirmi frammenti di ricordi senza soluzione di continuità. Avrei finalmente scoperto cos’era successo quella maledetta notte. Possibile che l’incidente in cui io e Sebastian eravamo rimasti coinvolti fosse destinato a rimanere sepolto nell’oblio? Quale catena di conseguenze avevamo innescato? Dovevo affidarmi all’istinto per decidere a chi credere. E anche Sam avrebbe sottolineato che non si può incolpare sempre la magia. e la cartellina riposta nell’archivio chiuso a chiave.La Stanza della Colpa Seduta sul letto con le gambe incrociate. Se volevo sopravvivere. quella foto era sicuramente stata infilata nella cartellina col mio nome. che a volte innesca un’inarrestabile caduta. con le nostre azioni. mi alzai e mi misi a camminare avanti e indietro per la stanza. Sarei rimasta lì fino all’imbrunire. Poi. dove ero riuscita a ritrovare il frammento di un ricordo dimenticato. prima di addormentarmi con Nosferatu acciambellato accanto a me. Dovevo mostrarmi collaborativa con Adelaide: Nausica era di sicuro il peggiore dei miei nemici. Una parte di me avrebbe voluto che la visione non si interrompesse. qui dentro. come il susseguirsi delle tessere nel domino. il suo controllo delle emozioni e quegli occhi di brace mi facevano rabbrividire. . senza alcun motivo preciso. mi misi a riflettere su quello che era successo nell’ufficio di Adelaide. E non sapevo ancora decidere se fosse un bene o un male. a sbrogliare la catena delle conseguenze. Ora. Il più delle volte siamo noi. sarei andata di sicuro a fare una passeggiata al parco Sempione. era stata soltanto suggestione. in fuga da Milano. Stretta a Sebastian. tramite il contatto. Mi chiesi chi fosse veramente quella donna. E forse ancora da prima. Non sapevo se era una strega. mi aveva invischiata in un fluido denso come il miele. fino a che la terra non mi avesse liberato dall’angoscia. D’altra parte avevo avuto la sensazione che Adelaide. Se fossi stata a Milano sarei corsa su per i gradini della Triennale per vedere la mostra dedicata a una musa del cinema muto. con un colpo di reni. Ero stanca dello stato di indeterminatezza in cui mi mantenevano. Avrei scelto un angolo riparato ai piedi di un ippocastano e mi sarei stesa sull’erba a osservare gli scampoli di cielo che filtravano tra le foglie.

Vidi che nascondeva le mani dietro la schiena. — Si avvicinò al letto. — Il tuo disegno è bellissimo — le dissi. ma rimase titubante. Lei si lasciò andare a una risata tintinnante. — E hai pensato bene — affermai. . — Certo — rispose — quello è l’albero più antico dei dintorni.Ma non ero a Milano. — D’accordo che amo lo stile minimale. Quando soffiava il vento. affacciandomi. Ho pensato che la tua camera è troppo vuota. E ogni mattina. Affacciate alla finestra c’erano due ragazze. Ligea aveva riempito lo spazio bianco con tutti i colori del bosco. ma così in effetti è un po’ troppo — aggiunsi. — Vuoi dire che vivevi da sola… dentro un albero? Ligea ruotò gli occhi verso il soffitto. In effetti il rosso era un po’ troppo acceso. ignorando quindi che mi aveva appena detto di aver vissuto all’interno di una sequoia nei pressi del lago. — Entra pure — le dissi. Ma adesso mi sentivo privata della mia identità. quelle siamo io e te — esclamai. Nausica non ci permette di lavorare il legno. Ogni tanto veniva a trovarmi anche mia sorella. Mi sistemai al suo fianco. Avevo agito d’istinto. — Ti piace? — mi chiese. — Oggi non mi sentivo molto ispirata. Ma non mi sembrava il caso di deludere Ligea. vero? — mi chiese. — C’hai preso in pieno. Ma dovrai dirmi qualcosa di più su di lui. E magari… Adam. piante e cespugli accesi dalla luce dorata del sole. non conosco nessuno con quel nome. finché non la invitai a sedersi. Per quel che ne sapevo. — Quella era la mia casa. e dava piuttosto l’impressione che la mia capigliatura fosse in fiamme. come se fosse un’insolita casetta dal tetto di rami. La vorrei azzurra. — Ehi. Cercai di non riflettere troppo sull’ultima affermazione di Ligea. Ligea continuò: — L’ho fatto per te. Alzai lo sguardo per incontrare gli occhi azzurri di Ligea. ma doveva stare attenta a non farsi scoprire. Alberi. Annuii. — Te l’ho detto. quando avevo lasciato la mia città e i miei affetti. padrona delle mie possibilità. non avevo riflettuto sul fatto che poteva essere per sempre. con tanto di occhi gialli da gufo in libera uscita. sforzandomi di sorridere. Mi protesi verso il comodino di fianco al letto e lo appoggiai alla parete. Con tratto sorprendentemente accurato. impegnandomi per scherzarci su. — Nel prossimo disegno voglio inserire anche Nolwenn. — Manca solo una cornice. — Non è stata una bella giornata. Quella notte. potevo vedere il sole sorgere sul lago. Avanzò timidamente e quando mi fu accanto mi porse un foglio da disegno. e un tocco di colore migliorerebbe la situazione. Osservai il disegno con attenzione. e avevo paura di non essere riuscita a rendere il colore dei tuoi capelli. una coi capelli azzurri e una coi capelli rossi. — Eccomi qua. forse non ci sarei potuta tornare mai più. Dice che potremmo farci male. Ligea annuì. — Permesso? — cantilenò una vocina a pochi passi da me. proprio come i tuoi splendidi capelli. le foglie suonavano per me una ninnananna. invece! — dissi. Nel tronco cavo di una grande sequoia erano state ricavate una porta e una piccola finestra. — D’accordo — cantilenò. liquidandola come un prodotto della sua fervida immaginazione. — Uhm… per quello ci vorrà un po’ più di tempo.

ma con le orecchie e la coda nere. Ma non appena sfiorai la sua pelle lei si fece indietro di scatto. e correre sulla collina dove trovava i germogli più freschi. E pensare che un tempo amava allontanarsi. — Va tutto bene — mormorai. Per un lungo istante. — Ventosa? — chiesi.— Direi di no. e avvicinai la mano per accarezzarle i capelli. Mi accorsi che tremava. per far spazio alla speranza. Per un lungo istante sembrò osservarmi. non c’è motivo di essere triste. — Ma che dici — la rassicurai. — Ti farò del male. — Me lo diceva sempre anche mia sorella. come per farmi vedere che stava bene ed era pronta a tornare nel bosco. — Le appoggiai una mano sulla testa e iniziai ad accarezzarle i capelli. Ligea stava singhiozzando. cosa credi? — Appoggiò la testa sulle mie gambe e si rannicchiò come ero sicura che avrebbe fatto Ventosa. Era . finivo sempre per correre fuori. — Non piango perché sono triste. — Sei proprio come Ventosa. guardarmi intorno. Allungai la mano per farle un buffetto sulla guancia. lasciando che continuassi ad accarezzarle i capelli. Ma lei era triste a vivere lì dentro. rimasi in silenzio. ero tornata nella mia piccola prigione a contare i rimpianti. Mi piaceva sentire la pioggia che mi riempiva i capelli e mi scorreva sulla pelle. — Tu non puoi farmi del male. e per aiutarla a guarire le avevo costruito una scatola di legno dove poteva riposarsi al riparo dalle volpi. meravigliata. — Non posso crederci… — disse. Cercò di ritrarsi. Quando vivevo in riva al lago e scoppiava un temporale. ma poi è guarita. I primi giorni saltellava intorno al mio albero. Ligea iniziò gradualmente a calmarsi. magari trovare conforto tra i libri che avevo visto tra le scaffalature. In quei momenti. rischiando di cadere giù. — Qui piove spesso. — Ligea si strinse nelle spalle. Quando piove sono le nuvole che piangono. rifugiarmi nella sala ricreativa. — Ci sono volute settimane prima che si riprendesse. e ogni volta che i rumori del bosco la richiamavano. Ventosa alzava la testa e arricciava il naso. era ovvio che avrebbe voluto saltare fuori da quella scatola e correre via. arrotolandola intorno a un dito. — Era la mia lepre. ma poi finiva sempre per tornare nella scatola. — Sei una ragazzina saggia. Erano lisci come filamenti di seta. Un giorno si era ferita alla zampa. Mi accorsi che il suo corpo esile era scosso da fremiti. ma almeno sono potuta uscire dalla stanza. La pioggia aiuta a sciogliere le finzioni. come la luce del sole può proiettare ombre scure in cui diventa difficile distinguere il bene dal male. per andare a rifugiarsi in un angolo del letto. — Non te l’hanno detto? Non puoi toccarmi — disse. meravigliata. a liberarsi dei fardelli che portiamo in seno all’anima. aveva detto. Possibile che avessero fatto credere a una bambina che nessuno poteva toccarla? Che razza di tortura doveva essere stata non poter mai contare sull’abbraccio di nessuno? — Meglio così — ribattei. — Hai visto? È tutto okay. poi aggiunse: — Penso che avesse paura di farsi male di nuovo. lo sai? Ligea allargò il suo sorriso da Stregatto. ripensando a quando Sebastian mi aveva portato dal marionettista da cui aveva comprato le scenografie per il laboratorio di teatro. — Ti piace la pioggia? — Certamente — risposi. Avrei potuto fare un giro esplorativo per i corridoi. E forse piangere aiuta davvero a scacciare i cattivi pensieri. alla fine. Era bianca. E invece. — Ligea iniziò a torturarsi una ciocca di capelli. Mi sentivo proprio come quella piccola lepre.

temendo che tutti sapessero che cotoletta e purè sfornati dalla cucina erano notoriamente pessimi. mi urtò con una spalla. Quando arrivammo in sala mensa. — E mi presenterai Adam? Le dardeggiai un’occhiataccia. — Che c’è? — Tamara ti ha preso di mira per colpa mia. Una volta che ci fummo sedute. poi decisi di passare oltre per andare a prendere posto in un tavolo in disparte. come per supplicarmi di lasciar perdere. Dopo qualche passo. — Mi piacerebbe portartici. — Sebastian. vi dispose le posate. — È stata antipatia a prima vista. c’era una piccola fila di ragazze al bancone con il vassoio tra le mani che aspettavano di essere servite. un bicchiere e un tovagliolo di carta. Quando arrivò il nostro turno. ma forse quella era la sua espressione nella vita di tutti i giorni.come se il cielo mi stesse facendo delle carezze. Si diresse verso il bancone con un’aria da guai in vista. Immaginai non ci fosse la corsa per andarsi a sedere al suo tavolo. La guardai con aria interrogativa. non c’era niente dall’aspetto particolarmente appetitoso. — E stai attenta! — ringhiò. e mi fece segno di raggiungere le altre. pensai. Incrociandomi. Alzai gli occhi al cielo. — Pensavo ai Navigli a Milano. non ti devi preoccupare. Ligea prelevò un vassoio. Ligea sospirò. — Se è per questo. come un cane timoroso che qualcuno arrivasse a rubargli il cibo dalla ciotola. L’ho incontrata in sala ricreativa questo pomeriggio. Tamara era già seduta in un angolo e si portava velocemente la forchetta alla bocca guardandosi intorno con circospezione. Sono vegetariana. senza rendersi conto che. proprio in quell’istante. ovviamente — spiegò spazientita. in una smorfia che assomigliava sia a un sorriso che al suo contrario. Sbirciai tra le pietanze. e io una cotoletta col purè. Io e Tamara ci scambiammo una lunga occhiata. Ligea si fece servire un piatto di verdure miste e una pagnotta di pane di sesamo. un giorno o l’altro. Ligea mi rivolse un’occhiata di intesa. — Da lì osservavo i fulmini che si scaricavano all’orizzonte. — Non sono io quella che non guarda dove cammina — ribattei d’istinto. dove la città è ancora come doveva apparire ai visitatori dell’inizio del secolo scorso. ci mancava solo la paternale da parte di una ragazzina di nove anni. Dietro il bancone c’era Sasha. Stavamo per prendere posto quando Tamara si alzò. e lei ha già avuto modo di farmi capire che non le vado a genio. — Doveva essere uno spettacolo mozzafiato — ribattei. Ligea guardò il mio piatto storcendo il naso. . Ligea fece sì con ampi movimenti della testa. — In che senso? — Mi riferisco ai miei amici animali. — Io non mangio i miei amici — disse portandosi una mano sul fianco. — Poi andavo spesso su uno scoglio da cui potevo immergere i piedi nell’acqua — aggiunse dopo un istante di silenzio. il brusio alle nostre spalle ricominciò. con un grembiule da cuoca sopra la tuta di pelle. — Anch’io vorrei portarti a visitare un posto speciale. Un abbinamento davvero insolito. — Increspò le labbra. — Che c’è? — le chiesi. Le altre ragazze sedute intorno a noi smisero di parlare e nella stanza calò un improvviso silenzio carico di elettricità. — Mi spiace — disse con la sua vocina squillante. — Come dici tu. facendo stridere la sedia sul pavimento. A Tamara non va a genio nessuno — borbottò Ligea. — Ti sbagli — le dissi. Tamara era comparsa di fronte a noi. Lei si strinse nelle spalle.

facendomi sbattere la schiena sul tavolo. — Non nominare mia sorella — replicò Ligea. Salii con un ginocchio sul tavolo e le balzai addosso. Aveva la bava alla bocca. Poteva essere pericoloso. poteva farsi male. — Fortuna che poco prima era stata lei a farmi capire che non dovevo rispondere alle provocazioni! — Stai attenta a quello che dici. Per tutta risposta. Fece uno scatto e con un gesto secco colpì il vassoio. Scalciai. — Oh. Non riuscivo a respirare. Ligea appoggiò la mano sul braccio di Tamara e un bagliore ceruleo si diffuse all’istante con lampi oscuri che si propagarono fino al collo. provocatoria. — Sarà che ti sei bucata i timpani a forza di tenere il volume a palla nelle cuffie. che ha preferito abbandonarti piuttosto che affrontare le sue responsabilità. Nolwenn era una codarda. Non persi tempo. Mi caricò a testa bassa. — Altrimenti? — chiese l’altra. — Lasciala in pace — sbottai. — Non c’è più la tua sorellina a proteggerti. come per allontanare le parole cattive che aveva appena sputato. e se nella concitazione avesse colpito Ligea immaginavo che l’avrebbe schiacciata come un moscerino sul parabrezza di un’auto. . — Ti ho già detto di non chiamarmi in quel modo! — protestò Ligea. Ligea urlò: — Nooo! — e con la coda dell’occhio la vidi scavalcare il tavolo per avventarsi su Tamara. Crollò sulle ginocchia. — È per questo che si è ammazzata? Vidi il volto di Ligea trasfigurarsi in una smorfia di dolore. stringendo i denti più che potevo. La sua espressione sorpresa si tramutò immediatamente in un ghigno sinistro. So tutto di lei. ma Tamara mi soverchiava con la sua forza e mi rendeva impossibile qualsiasi movimento. lasciando la presa sul mio collo. La sua mole era così imponente che mi sembrò di abbracciare un armadio. I suoi occhi si tinsero di una rabbia cieca. Tamara era davvero furiosa. ti sbagli. — Se la faceva talmente sotto. lei mi artigliò i capelli e iniziò a tirarli. schiacciandomi col suo peso. alzandomi di scatto. Le vene e le arterie di Tamara sembravano sul punto di prosciugarsi. poi le lacrime scesero copiose. poi mi montò sull’addome. — Tu non la conoscevi nemmeno. ma ero inerme. Cercai di dire qualcosa per dissuaderla. tua sorella. Ma solo per un attimo. rovesciando il contenuto sui miei vestiti. Il suo corpo iniziò a tremare. aggrappandomi al collo della maglietta. Tamara barcollò all’indietro. Non le lasciai il tempo di ribattere e le mollai uno spintone. — Non stavo dicendo nulla che ti riguardi — ribatté Ligea. Azzurrina — sibilò Tamara. Cercai di divincolarmi. con lo sguardo incredulo. davvero? A me sembrava il contrario — puntualizzò Tamara. — Ah. Ma non successe niente di tutto questo. e sembrava un animale inferocito. rigandole le guance. — Non è vero… lei c’è sempre stata per me. stringendomi il collo con le sue enormi mani. Le sfuggì un grugnito animalesco e mollò la presa. Sentii le tempie ribollire per la rabbia. cercai di graffiarla. Ligea fece spallucce.— Puoi ripetere? — chiese. — Smettila! — gridò Ligea. in tono velenoso. Così dovetti ricorrere a un rimedio estremo: le morsi il polso. ora.

Forse Nausica voleva tenermi in isolamento per tutta la notte. appoggiando la schiena alla parete. — Ora tu verrai con me — ringhiò. Ma non ebbi il tempo di lasciarmi andare alle recriminazioni perché. — Non è stata colpa tua — disse la ragazza dagli occhi gialli come i miei. — Fai piano! — mi lamentai. Mi ricordai le parole che mi aveva detto Ligea: Se la fai proprio arrabbiare. E mi sembrò di scorgervi all’interno autentica compassione. poi non udii più alcun rumore. Non avrei dovuto accettare le provocazioni di Tamara. — Volevo solo che smettesse di picchiare la mia amica. Mi sedetti sul pavimento. — Non… non volevo farle male — balbettò. così come la porta. — Qui dentro avrai modo di riflettere — sibilò. La luce che proveniva dall’oblò quadrato sulla porta non bastava a illuminare la stanza. — Sto bene — mi limitai a dire. — Calmati — sentii dire Nausica. Nausica mi si parò davanti. Se era successo quel casino era stato solo per colpa mia. Gli occhi le si rovesciarono e cominciò a perdere saliva da un lato della bocca. Non potevo nemmeno immaginare cosa significasse vivere senza il tocco consolatorio di qualcuno. Ligea mi lanciò uno sguardo implorante.scosso da fremiti violenti. Nausica aprì una porta di metallo e mi scaraventò all’interno. ma non c’era nemmeno una branda su cui riposare. Sentivo il respiro che stava accelerando. Pochi istanti dopo aprì una porta di servizio che dava su una scalinata ripida. un abbraccio. Ligea assunse un’espressione spaventata. — In poche ore sei già riuscita a sconvolgere l’ordine tra queste mura. Sistemeremo tutto noi — aggiunse. mentre la ragazza che mi somigliava prestava soccorso a Tamara. come per proteggersi dal contatto con il suo corpo. Possibile che fosse questo che Ligea intendeva per malattia? Ripensai alla sua reazione quando l’avevo toccata. La trascinarono all’indietro. avrei dovuto comportarmi con maturità. Lì dentro non devi finirci mai. Cos’era successo poco fa in sala mensa? Era bastato che toccasse il braccio di Tamara per farla crollare a terra in preda alle convulsioni. — Vai a riposare nella tua stanza. — Imparerai a sottostare alle regole — sbraitò. — Il suo sguardo sembrava compiaciuto. Mi prese per un polso e mi trascinò fuori dalla mensa con un tale impeto che i miei passi incespicavano. che era profondamente turbata. e quando lei e Ligea avevano cominciato a discutere. non appena Ligea fu uscita dalla stanza. illuminato dalla fioca luce di una lampadina nuda che penzolava dal soffitto. ma lei non ci fece caso. Ma lo vedevo. Una carezza. come se fosse presa da una crisi epilettica. Mi condusse fino a uno scantinato buio e umido. come per chiedere il mio aiuto. Il pavimento era rivestito da una moquette che attutiva i miei passi. Avrei voluto essere insieme a Ligea per consolarla. La sentii chiudere la porta con un paio di mandate. Mi chiesi se era a questo che si riferiva. Mi resi conto che le pareti erano imbottite. Vidi Nausica e la ragazza che mi somigliava afferrare Ligea da dietro. Entrambe indossavano un paio di guanti. be’. prima di lasciarmi sola. Mi ci vollero alcuni secondi per abituare gli occhi alla penombra. — E io so come insegnartelo. . ma non dovevo farmi prendere dal panico. cercando di calmarle. in quel caso c’è la Stanza della Colpa. Le feci un cenno per suggerirle che la cosa migliore era fare come le avevano detto.

La stanza si impregnò all’improvviso di un terribile odore di bruciato. — C’è qualcuno? — chiesi con voce fioca. solcate da venature in rilievo. — Se fossi rimasta a Milano ti avrei messo in pericolo.Tante volte. appoggiandosi una mano sul petto. Sembrava così fragile. Aveva gli occhi cerchiati di rosso e un’espressione smarrita. nella mia vita. Per questo ho cercato di assomigliarti. come se non avessi già sofferto abbastanza. mio padre. Lei era davvero sola. e forse dare una mano a lei avrebbe aiutato anche me. — Ogni notte torno a casa e trovo solo il vuoto ad attendermi. Iniziai a singhiozzare. Nel buio ci sono le voci. Mi hai fatto credere che potevamo ancora essere una famiglia. senza neanche una spiegazione — disse. Poi vidi una figura emergere dall’ombra. — Devi credermi — protestai. Anche le sue mani sembravano invecchiate precocemente. non ricevetti nessuna risposta. Mi era capitato spesso. — Non ti avrei mai abbandonato se non fosse stato necessario. con i lucciconi che si affacciavano alle ciglia. La sua pelle era raggrinzita per le ustioni. Per un istante che durò un’eternità. — Eri un esempio per me. la barista del Bloody Mary. Per non parlare del tocco di Sebastian. — Sono solo scuse. la mia bambina adorata. Non basta tapparti le orecchie. ricordi? Ma era una menzogna. Hai preferito abbandonarmi. Avrebbe tenuto a bada il vuoto che sentivo crescere di ora in ora. senza riuscire a trattenermi. La fronte era corrugata. . ma la voce era stretta da un nodo alla gola. Passo ore nella tua stanza a cercare tracce di mia figlia. Avrei voluto dargli una spiegazione. le voci ti urlano nella testa. — Mi hai lasciato. Ma per Ligea era diverso. aveva detto Ligea. — P-papà? Sei proprio tu? — dissi con voce strozzata. Sbarrai gli occhi. che persino stare in piedi doveva costargli fatica. — Necessario per chi? — sibilò. in quella che ormai mi sembrava la mia vita precedente. — Non sai quanto sia stato doloroso dirti addio quella notte — sussurrai. che ogni volta era capace di farmi rinascere. di sentirmi sola. Poi scosse la testa. Zoe? — chiese. Le lacrime bruciavano sulle guance come rivoli roventi. — Ho dovuto farlo — mi difesi. Quante volte ho sognato che Sam mi dedicasse le stesse attenzioni che riservava a te. sola in quella stanza ostile che mi resi conto di essermi davvero affezionata a quella ragazzina impertinente dal sorriso contagioso. — Perché mi hai lasciato solo. tutto quello che avrei sempre voluto essere. — Mi hai spezzato il cuore — aggiunse. Poi percepii un fruscio provenire dall’angolo più buio della stanza. proprio come ha fatto tua madre prima di te. ma sembrava ancora più vecchio e più stanco di come mi era parso allora. Fu in quel momento. Sentii una mano appoggiarsi alla mia spalla. Mi voltai di scatto e incontrai gli occhi vitrei di Federica. al buio. Era vestito come nel nostro ultimo incontro. Gli Inquisitori erano sulle mie tracce e non si sarebbero fermati davanti a niente. protendendo la mano per trattenerlo. — Volevo solo un po’ di affetto — disse con voce tremolante. Io e mio padre non eravamo bravi a comunicare il nostro affetto. ma lui raggiunse il buio da cui proveniva. Mossi un passo verso di lui. la bocca stretta in una smorfia rabbiosa. Mi ripromisi di starle vicina. fino a esserne inghiottito. era bastato un abbraccio di Chloe per ritrovare la fiducia. quando l’avevo incontrato prima di andarmene.

— Cosa dici? Ora che finalmente mi hai trovato. Di fronte a me c’era Bruno. l’esperienza. La sua pelle era attraversata da centinaia di tatuaggi. Era il mio senso di colpa a parlare. hai infranto i miei sogni. ma finalmente mi sono svegliato — disse. Avevi detto di essere mia amica. Obbedii. Feci un passo in avanti. — Oh. — E allora perché non era con te. — Sebastian ti odia. proprio come te. Indossava un paio di pantaloni sdruciti e gli anfibi. — Non sei reale — dissi ad alta voce. — Sono morto per colpa tua — mormorava. quando hai rifiutato l’iniziazione. — Allora guardami. ma il suo torace era scoperto. — Ti capivo davvero! — protestai. La ritrassi. e una ciocca mi rimase tra le dita. — Hai distrutto la mia vita. Rividi il momento in cui ero entrata nell’ufficio di Bruno all’università e avevo trovato il suo corpo senza vita riverso sulla scrivania. Se non sono reale. Il locale che aveva costruito con tanti sacrifici è stato distrutto dal fuoco. Ero soltanto una ragazza insicura. Prima tra gli altri. — Ho parlato con Sebastian. E mi ritroverà anche questa volta. Allungai la mano per sfiorargli le labbra. I miei occhi erano aperti. voltandomi. — Lui mi ama — balbettai. — Hai sempre avuto tutti al tuo fianco! — strillò. e Federica non poteva essere lì con me. — Io… non lo so… Non so neanche dove mi trovo! — Mi piantai le unghie nel palmo della mano nel tentativo di ritrovare il senso della realtà. Sono morta al posto tuo. così . — Non è vero — esplosi. con il suo metro e novanta di altezza. — Sebastian non ti perdonerà mai per quello che mi hai fatto. per un Inquisitore. rappresentava una strega uccisa. L’hai coperta di ridicolo di fronte alla Sorellanza. Perché era morta. assassinata dagli Inquisitori che mi davano la caccia. — Non sai quante volte mi sono sentita persa. al punto che non c’era un solo centimetro libero. scomparirò. hai finto di comprendermi. lui non ha dubitato di me neanche per un istante.— Non avresti dovuto farlo — mormorai. e nella sua gola si apriva un taglio come un sorriso sinistro. — Sebastian! — urlai. sì — disse lei con voce insinuante. inorridita. — Ho creduto in un sogno. il padre di Sebastian. ma era come se stessi vivendo un incubo. Mi ostinai a tenere le mani davanti agli occhi. come se non potessi fare altro. — E cos’hai fatto? Hai rovinato la vita a chi cercava di aiutarti. — L’unica cosa che so è che Sebastian ha vinto la morte per ritrovarmi. Sapevo che ogni tatuaggio. Che ognuno di essi permetteva di assorbirne l’energia. Non poteva essere vero. Mi coprii il volto con le mani. — Non sono stata io! Sono stati gli Inquisitori. Allungai la mano cercando di sfiorarle i capelli che aveva tinto del mio stesso colore. il nostro sogno potrà diventare realtà — sospirai. per una colpa che non avevo commesso. Lui scosse la testa con decisione. — Sono stato uno stupido — disse una voce alle mie spalle. Erano fredde al tocco. Ma nella mia testa risuonò la voce di Bruno. Mi sovrastava. — Ma stavano cercando te. il soffio vitale. Ed è stata solo colpa tua. insieme a me. quando ti sei svegliata? Crollai a terra. Avrei voluto scrollarmi di dosso quelle allucinazioni. Sam. La sua voce.

La figura con cui mi ero scontrata sembrava composta della stessa ombra che mi circondava. — Così potrò ucciderti — aggiunse. sarà troppo tardi. C’era solo determinazione. Scintillavano nella penombra. e nelle sue pupille era assente ogni traccia di emozioni. Sobbalzai. priva di sensi. Indietreggiai. quando capirai. . Ma forse. Tutto iniziò a girare. Sorrisi debolmente. — Io sono Adam — disse l’ombra. Poi crollai a terra. ma dopo aver compiuto un passo mi scontrai con qualcuno che stazionava alle mie spalle. — È me che stai aspettando. — No — protestai. guardandomi intorno. come se fossi nella stiva di una nave col mare in tempesta. — Io non ti conosco. — Ti sbagli. — Sono felice di averti trovato — disse accarezzandomi il volto.come i suoi occhi color smeraldo.

Poi una voce che sembrava provenire da lontano disse: — Svegliati. — Ho visto delle cose. — Io… non so più cosa è reale… — mugugnai. niente faceva supporre che fosse notte. dopo un lungo silenzio. Oltrepassammo la porta che conduceva nel corridoio. Be’… almeno un paio d’ore. mentre ero laggiù — farfugliai. Infine. mentre Sasha mi sosteneva con un braccio dietro la schiena. — Ma tu scotti! Hai la febbre. — Dov’è lei? — riuscii a chiederle. — Evitava il mio sguardo come se sapesse il motivo per cui Nausica ce l’aveva tanto con me. anche se i tremori erano così violenti da farmi battere i denti. vi prego — farfugliai. — Io sono reale — affermò Sasha. — Sei… davvero tu? — chiesi. A parte l’affermazione di Sasha e l’assoluto silenzio che aleggiava tra le pareti. — È tutto finito. di notte deve riposare anche lei. Poi mi aiutò a rialzarmi. Mi aiutò persino a sistemarmi sotto le lenzuola. mettendomi una mano sulla fronte. dato che non l’avevo mai incontrata prima? Sasha continuò a sostenermi finché non fummo nella mia camera. — Aspettami qui — aggiunse. — Ti accompagno nella tua stanza — disse Sasha sottovoce. Tu non hai… non hai nessuna colpa. I neon mantenevano l’ambiente sospeso in un tempo indefinito. Dea — proruppe lei. — Nausica non è qui. — Basta. — Ho visto tutto. Zoe. Nausica è stata ingiusta con te. Tornerà domani mattina. Cercavo di farmi forza. Salii le scale con passo malfermo. ora. un crepuscolo costante dello stesso colore del latte avariato.Il destino di un’Amazzone Sentii qualcuno che mi scuoteva per le spalle con insistenza. — Lasciatemi stare. — Non mi interessa quello che dirà Nausica. camminando silenziosamente. ora. — G-grazie — balbettai. — Shhh — mormorò lei. poi sparì oltre la soglia senza darmi il tempo di ribattere. Immaginai fossero passate parecchie ore. alla mensa. Non ero affatto convinta che fosse tutto finito. — No. — Torno subito — mormorò. non potevo lasciarti laggiù. Sei al sicuro. Ma di cosa poteva trattarsi. — Oh. Anche se sembra instancabile. — Non lasciarmi sola. pensavo che la lotta coi fantasmi dei miei sensi di colpa era appena cominciata. . ti prego — mi lamentai. mi resi conto che c’era Sasha con me. — Io… mi spiace per quello che è successo… non potevo immaginare… Sasha scosse la testa. Al contrario. Il mio corpo era scosso da tremiti e la vista annebbiata. Non c’erano rumori provenienti dalla mensa o dalla sala ricreativa. Ci volle un po’ prima che le mie percezioni riemergessero dal torpore. — È stato orribile.

febbrile. le discendenti di Artemide. Appartengo alla più antica stirpe di donne guerriere. — Quella che indosso sotto il camice è la mia divisa. I brividi cessarono quasi all’istante. — Poi. un modo per approfittare di un mio momento di debolezza per somministrarmi qualcosa che l’avrebbe aiutata a entrare nella mia mente. vidi riapparire Sasha sulla porta. — Fidati di me. Mi sto esercitando con il bastone. piante officinali. — Cosa vuol dire quel gesto? — le chiesi. Indossavano armature di pelle e calzari che permettessero loro di camminare senza far rumore. Assaggiai un sorso dalla tazza. La bevanda di Sasha sapeva di bacche. radici. — Bevi — disse. — Allora siamo alla pari. — Cioè? — È il nostro motto. e sentii i muscoli che si rilassavano.Persi lo sguardo da qualche parte tra le pareti della stanza. nonostante la sua giovane età e la sua intemperanza. — Sì. Nella mia vita non ho avuto molta scelta: ho sempre saputo che il mio destino sarebbe stato quello di combattere. — Anche tu hai una spada? Sasha fece spallucce. Quando questo avveniva. Per loro il più grande onore era morire in battaglia. è la più valorosa tra noi. Mi guardavo intorno. porgendomela. Non hai niente da temere. — Hai ragione. e riuscii a sorridere. Le mie antenate provenivano dalle steppe del lontano Nordest. posizionandoci l’altra davanti. e la loro spada conficcata sul terreno ancora tinto del loro sangue. — Ti farà stare meglio. Qualche minuto dopo. Nausica. Mentre scendeva nella gola mi sentii pervadere da un calore avvolgente. Lei si schermì con la mano. e aveva un retrogusto amaro. l’ho preparato con le mie mani. Mi ricordava certi infusi che preparava Sam quando non mi sentivo bene. Sorrise. A volte dimentico che tu provieni da un mondo lontano anni luce dal mio. la lealtà. Le Amazzoni erano guerriere legate alla terra. — È un gesto che tra la mia gente significa: sono disarmata. sperando che le visioni non tornassero a tormentarmi. Sasha si strinse nelle spalle. — Sasha mi mostrò il palmo della mano sinistra alzata. l’antica divinità dalla cui prole è nato anche il fondatore di Sparta. scoprendo una fila di denti bianchi. il valore in combattimento e il perseguimento della vittoria. letali quanto silenziose. Io sono un’Amazzone. ma sono ancora inesperta. lottando per non scivolare di nuovo nell’incoscienza. . I nostri valori sono la fedeltà alla nostra regina. — Sì. Tu un’apprendista Amazzone. di taglio. scusa. — Quindi… anche Nausica e le altre sono Amazzoni — pensai a voce alta. e morirò con un’arma in mano. Ritrovai il disegno di Ligea appoggiato alla parete dietro il comodino. — Non voglio… — Avevo paura che fosse un altro trucco di Adelaide. — No — protestai. Finalmente cominciavo a decifrare le insolite abitudini delle mie sorveglianti. incuriosita. Si avvicinò. In mano aveva una tazza fumante simile a quella che mi aveva offerto Adelaide. — La tua… gente? — chiesi. Rimasi imbambolata ad ascoltare le sue parole. io un’apprendista strega. addomesticò la voce come se stesse recitando un mantra: — Sono nata per essere un soldato. come se mi stesse sfuggendo il loro significato. il loro corpo veniva arso in una pira funebre. — Per questo sei… vestita in quel modo? Sasha annuì.

Ciò che mi aveva fatto bere Sasha aveva avuto un effetto miracoloso. Misha era molto più che il mio migliore amico. e ti assicuro che non serve a niente. ti lacera . — È terribile… io… mi sento spogliata di tutto — mormorai. — Non credo che tu possa capire cosa sto provando. ricongiungendomi a Misha. Misha aveva riempito i miei silenzi con la sua presenza. se fosse stato al mio fianco. ma che in qualche modo avrebbe finito per rassicurarmi. scompigliandoli come faceva di solito. Chissà cosa avrebbe provato. il tempo stringe. Avevo ritrovato il legame con il mio famiglio dopo secoli. — Ti sbagli — disse guardandomi intensamente. e quando mi sentivo sopraffatta dalle difficoltà un suo abbraccio era capace di riportarmi coi piedi per terra. Il mio legame con lui era più profondo di quanto non avessi mai voluto ammettere. — Un infuso a base di ulmaria e rosa canina — rispose lei. E non è questione di un momento. ma anche di quelle dell’anima. — Senza Sebastian. Mi coprii il volto con le mani. Rimasi appesa al suo sguardo. — Cosa intendi? — Il tuo organismo è sfiancato dalla lunga convalescenza. stringendo i suoi occhi neri da squalo. che quando ero felice lo era anche lui. A ogni ora che passava sentivo il fardello delle mie mancanze farsi più pesante. sentivo la sua lontananza fin dentro alle ossa. trattenendo il fiato. — Scossi la testa con forza. È in grado di accelerare non solo la guarigione delle ferite riportate in battaglia.Ancora una volta. — No. separata dal mio famiglio… non so se ce la faccio a… Sasha non mi lasciò finire la frase. può comportare una sofferenza fisica. Ma non è questo il momento di parlarne. lontana dalla mia migliore amica e dal mio pianoforte. ma quando ero malinconica il suo cuore diventava pesante come una pietra. — L’ho preparato secondo un’antica ricetta tradizionale. Forse mi avrebbe sorriso. finché non aggiunse: — Il motivo per cui il tuo corpo sta soffrendo è la separazione dal tuo famiglio. come se stesse cercando le parole. Da quando era entrato nella mia vita aveva vegliato sui miei passi e mi era sempre stato accanto senza mai diventare invadente. La osservai con aria interrogativa. — Diciamo che non tutte le guerre si combattono sul campo di battaglia. ma non è per questo che ora stai male — affermò. Misha aveva ammesso che poteva percepire le mie emozioni. mi venne in mente Sam quando diceva che dietro ogni leggenda si cela un fondo di verità. anche se è una lunga storia — rispose Sasha. La mancanza ti pugnala alle spalle. sforzandomi di respingere le lacrime. Sasha aveva ragione. — È successo anche a me. per una strega. avrebbe inclinato la testa di lato proprio come un furetto e si sarebbe passato una mano sui capelli neri graffiati di bianco. in preda allo sconforto. Mi resi conto solo adesso che mi sentivo molto meglio. Per un istante si guardò intorno. Parlando. — Cosa c’era nella tazza? — le chiesi. ora. Mi aveva offerto una spalla su cui piangere senza chiedere nulla in cambio. Come nel tuo caso. lontana dalla mia città e da mio padre. — Ma allora… cosa ci fate qui? Perché fingete di fare le infermiere? — obiettai. mi aveva ascoltato quando avevo bisogno di confidarmi. Finalmente capivo il significato delle sue parole quando sosteneva che il famiglio deve essere protetto e accudito perché la sua perdita. e avrebbe detto qualcosa che apparentemente non c’entrava niente. — Non permettere al dolore di sopraffarti — disse con tono risoluto. — Posso assicurarti che c’è un motivo ben preciso. — Anch’io sto soffrendo per una mancanza incolmabile. Quasi sobbalzai. sbalordita.

— Scusa — dissi debolmente. — La chiave dell’archivio di Adelaide. Mi sentivo pervasa da un’agitazione crescente. — Grazie. Il giro dura circa venti minuti. dove è custodito il fascicolo su di te. — La telecamera impiega sessanta secondi per compiere una rotazione completa da un’estremità all’altra. — Ma quel corridoio è sorvegliato da una telecamera — puntualizzai.dall’interno. Sasha mi voltò le spalle e stava per uscire dalla stanza quando la fermai. farà ronda per i corridoi. — Ora che stai meglio c’è una cosa importante che ti voglio consegnare. mi spiace — ammise. — No. — Ma… la sorvegliante? La sua guardiola è proprio di fianco all’ufficio. — C’è una cosa che vorrei chiederti — dissi poi. Ho capito subito che hai lo spirito di una vera combattente e che. abbassando lo sguardo. — È qualcuno che ha a che fare con la tua amnesia? — No… niente. Sgranai gli occhi per la sorpresa. guardandola intensamente. — Hai mai sentito parlare di un certo Adam? Lei rimase pensierosa per qualche secondo. avresti lottato per il tuo amore fino alla fine. . Non dimenticherò mai quello che hai fatto per me — le dissi. Credo sia da lì che devi cominciare la tua ricerca. Non è stato facile. Rimani dietro l’angolo finché non inizia a ruotare in direzione opposta. — E questa cos’è? — chiesi. — Spero che troverai le risposte che cerchi — disse lei. — I suoi occhi si animarono di una luce brillante. La mancanza ti spoglia dei desideri e rende insopportabili i minuti. prendendomi la mano. — Nausica scoprirà che sono entrata nell’ufficio dello schedario e me la farà pagare. quindi dovrai farteli bastare per visionare il file e rientrare in camera prima che torni alla sua postazione. In seguito. Mi rivolse un’occhiata sorpresa. trattenendola per il braccio. — Lasciò la presa. a differenza di quello che ho fatto io. fino a quel momento. Mancano pochi minuti alle 11. — Ogni sera alle 10 scatta il coprifuoco e tutte le pazienti devono ritirarsi nelle loro stanze. l’ora in cui parte il primo giro di ispezione. infine. Io… ti ammiro. — Sasha si morse un labbro. Non solo per la sottile eccitazione di trasgredire a una regola che mi avevano imposto mio malgrado. — Anche tu sei una ragazza coraggiosa. e non voglio certo annoiarti con i miei problemi. Lascia stare. e mi ritrovai sul palmo una piccola chiave dalla forma allungata. Inizierà dalla mensa. — C’è un modo per evitare di essere ripresa — ribatté Sasha. — Non volevo… — Non hai niente di cui scusarti. ma soprattutto perché finalmente avrei saputo qualcosa di più sul motivo per cui ero sorvegliata con tanto zelo. come se un’improvvisa strozzatura nella gola le rendesse impossibile continuare a parlare. Rimanemmo in silenzio per un lungo istante. Lei si limitò ad annuire. nel ceruleo delle sue iridi. Non permettere mai che ti facciano credere il contrario. — Ma come… — L’ho presa dal quadrante della guardiola. poi passerà alla sala ricreativa. e poi cammina raso alla parete fino alla porta dell’ufficio. un guizzo vitale che non avevo mai visto. — Ora devo rientrare nelle camerate prima che si accorgano della mia assenza. meravigliata. ma ho pensato che ne valeva la pena.

in attesa che facesse la sua comparsa la sorvegliante. . Sapevo che. osservando attentamente la porta della mensa. osservandola mentre percorreva il corridoio col suo passo felpato. come tutte le Amazzoni. Dopo che fu scomparsa dalla visuale. lasciai aperto lo spiraglio. Sapevo che non ce ne sarebbe stata un’altra. Non potevo perdere questa occasione. non avrebbe fatto alcun rumore. quindi dovevo tenere alto il livello di attenzione.Sbirciai dalla porta.

ma mi ritrassi subito perché sembrava puntata proprio verso di me. Certo. All’altezza della guardiola rallentai l’andatura per assicurarmi che non ci fossero imprevisti. Che sciocca. La telecamera sopra di me stava inquadrando una porzione della mia ombra. un’immagine mi fece sobbalzare. cercando di fare il meno rumore possibile. cercando di abbassarla. Ancora pochi passi e fui nel passaggio che conduceva al corridoio dove si trovava l’ufficio di Adelaide. Già. ma non sono mai andata granché d’accordo col buon senso. uscii dalla mia stanza velocemente. Ma. che se mi avessero scoperto mi aspettava ben altro che una notte rinchiusa nella Stanza della Colpa. la vidi uscire dalla mensa e dirigersi verso la sala ricreativa. Avrei dovuto essere discreta. Mi sporsi con cautela per sbirciare l’orientamento della telecamera. Gettai un’occhiata verso la telecamera. Il buon senso mi suggeriva che era una pessima idea proseguire. nove… dieci. avrebbero potuto vedere il momento esatto del mio passaggio. Ma non potevo dimenticare che quello che . Guardai lo spazio che avevo percorso fino a qui: l’uscita era troppo distante per riuscire a raggiungerla prima di essere inquadrata. La porta era chiusa a chiave. Era così ovvio. un’eventualità che non avevo considerato. la maniglia non si mosse. Cominciai a correre verso la porta cercando di rimanere il più possibile accostata alla parete. chiunque avesse interesse a rovistare tra i documenti di Adelaide alla ricerca di informazioni riservate. Aveva cominciato il movimento per inquadrare il lato del corridoio in cui stazionavo. Possibile che dovessi rassegnarmi a essere scoperta e non ci fosse più niente da fare per evitarlo? Un’idea azzardata si fece strada nella mia mente.Adam? La sorvegliante comparve nel mio campo visivo. E invece avevo già lasciato una traccia nelle registrazioni della sorveglianza. Ero in trappola. Sbirciando nei monitor. quell’ombra poteva appartenere a chiunque. agire come un fantasma. pensai. eppure non avevo neppure contemplato quella possibilità. Otto. Poi. con mia grande sorpresa. e in effetti il mio tentativo di respingerla sfruttando il Dono non aveva dato i risultati sperati. Nausica sembrava sicura di sé quando aveva affermato che qui dentro i miei poteri non funzionavano. Vinsi lo spazio che mi separava dalla porta dell’ufficio e agguantai la maniglia. Dato il poco tempo che avevo a disposizione. anche un solo minuto recuperato era prezioso. Se le Amazzoni si fossero insospettite e avessero deciso di controllarle. Decisi che non avrei aspettato che compisse una rotazione completa prima di intrufolarmi. Ancora pochi secondi e sarei stata ripresa. Non mi aveva dato l’idea di bluffare. Avrei dovuto approfittare dell’orientamento favorevole della telecamera per togliermi di lì e tornare di corsa nella mia stanza. Non appena la vidi entrare nella mensa. ma sembrava tutto a posto: la sedia della sorvegliante era vuota. Mi ripetei che non aveva nessuna importanza. Forse con la magia avrei potuto sbloccare la serratura. ma di contare fino a dieci per lasciare che iniziasse la rotazione verso la parete opposta.

Non volevo permettere al dolore di sopraffarmi. Fui colpita alle tempie da una serie lancinante di fitte acuminate. e finalmente mi resi conto che le pulsazioni stavano recuperando una parvenza di regolarità. come se intorno a me non ci fosse nient’altro. i respiri che sembravano rantoli. e dovetti concentrarmi per zittire tutto. Lottare per incanalare il Dono verso quella maledetta serratura mi costava uno sforzo sovrumano. ansimando. Sentii il cuore accelerare. Poi mi portai una mano al petto. Cercai di allontanare l’ansia che stava montando. anche se il prezzo era stato alto e non avrei voluto ripetere mai più quell’esperienza. Aprii la porta appena in tempo per non essere inquadrata dalla telecamera. come per espellere una sostanza velenosa che mi stava infettando. La bocca fu invasa da un sapore ferroso. Oppure il blocco dei miei poteri era dovuto alla suggestione. Quel che era certo era che non avevo tempo da perdere. stringendo i denti. La visualizzai come fosse un ingranaggio fatto di trucioli di metallo che dovevo sbloccare. Risvegliarlo fu come sentire il sangue tornare a fluire dopo un blocco che gli impediva di circolare. La magia aveva funzionato. accecata da un dolore che si propagava dall’interno. quasi le pareti delle mie vene si fossero incendiate e il mio sangue stesse prendendo fuoco come la benzina di un motore. Deglutii con forza. vinta dal dolore. C’era qualcosa tra le pareti. Mi alzai. Mi paralizzai. Mi convinsi che il Dono si era soltanto indebolito. Rimasi a terra per un tempo che mi sembrò infinito. ero decisa a tentare il tutto per tutto. o correndo per una salita troppo ripida. nell’aria che respiravo. Ma ora che avevo ripreso le forze.Adelaide aveva cercato di fare per frugare tra i miei ricordi aveva tutta l’aria di un vero e proprio incantesimo. dopotutto. e una volta dentro mi lasciai cadere sul pavimento. come se ci fosse uno scudo di energia impenetrabile. di svuotare la mente. Infilai nella serratura dello schedario la piccola chiave che mi aveva . Era evidente che per qualche motivo utilizzare il Dono tra queste mura era a malapena possibile. Quando avevo cercato di usarlo su Nausica. Entrare in contatto col Dono fu come ascoltare un sussurro in mezzo alle grida. ero dentro. anche se stare in piedi mi costava uno sforzo terribile. anche grazie all’infuso di Sasha. come se fossi in preda a un’emorragia violenta. come se la percezione della realtà fosse un rumore di fondo che stavo isolando. Ero determinata ad aprire quella porta. — Apriti — mormorai. Continuai a lottare contro le stilettate che mi trafiggevano la testa e la nausea che montava fino a strozzarmi la gola. Ce l’avevo fatta. e infine lo sentii. la falce della luna dominava l’orizzonte placido del lago. credendo che sarei morta. Ora potevo percepire il Dono scorrere dentro di me come l’acqua pura di una sorgente sotterranea. il clic che annunciava lo sblocco della serratura. sentii mancare il respiro. Presi un ampio respiro. Ma. un’energia sconosciuta che aleggiava nello spazio al di fuori di me e che bloccava il flusso del mio potere. quando tesi la mano per concentrare il mio potere sul meccanismo di chiusura. e l’avrei fatto subito. Mi sentivo come se stessi cercando di sostenere un peso troppo grande per le mie braccia. Mi piegai in due per lo sforzo di mantenermi lucida. Tossii nervosamente più volte. Dalla finestra proveniva una luce pallida. Forse volevano solo intimorirmi per tenermi sotto controllo. mi ero appena risvegliata dal coma ed ero a corto di energie. Focalizzai la mia attenzione sulla serratura della porta.

Un refolo di brividi si scaricò lungo la schiena quando vidi una foto del Duomo col tetto in fiamme. C’era una foto che ritraeva quello che restava del Bloody Mary dopo l’incendio e perfino una del palco durante la rappresentazione di Paolo e Francesca. e vetri e schegge di metallo tutt’intorno. quella foto. Era forse stata scattata qui fuori.dato Sasha e aprii un cassetto dopo l’altro. sforzandomi per cercare di leggere il testo stampato al computer. la appoggiai sulla scrivania e mi misi a sfogliarne il contenuto. Sullo sfondo si intravedevano le rovine di un acquedotto romano. ma mi resi conto che c’erano soltanto indirizzi dei luoghi che frequentavo a Milano. presi la foto di mia madre e me la infilai nella tasca dei pantaloni. alla ricerca della cartellina con sopra stampato il mio nome. il Bloody Mary. Lo aprii d’istinto. c’era la moto di Sebastian. abbandonata a ridosso del limitare della corsia di emergenza. e non c’era proprio niente che riguardasse i dettagli dell’incidente. proprio come me. Mi misi a guardarle una per una. ma niente. anche se sapevo che era sbagliato. Qualcuno aveva camminato nella mia ombra durante le ultime settimane a Milano. perfino casa mia. calciai inavvertitamente qualcosa di morbido appoggiato sul pavimento. Quando la trovai. come Ligea definiva questa strana reclusione? La mia attenzione fu attirata da una foto scattata in piena notte con l’inquadratura di un angolo di autostrada illuminato di arancione da un lampione. come la scuola. Ma mentre chiudevo lo schedario a chiave. prima di rimettere a posto la cartellina. sottolineata più volte con un pennarello rosso: Adam? Scorsi velocemente gli altri fogli alla ricerca di indizi. qualche indizio su dove mi trovavo ora o il motivo per cui ero qui. con indosso una camicetta blu a pois che non ricordavo fosse mai stata nel suo armadio. piuttosto che in un vero ospedale. fissate ai fogli con delle graffette. La carrozzeria era ammaccata e c’erano i segni di una lunga frenata. Uno scatto riprendeva l’esterno della fabbrica abbandonata in cui mi ero recata con Sam e dove eravamo state aggredite da un gruppo di Inquisitori. verso le acque del lago. al cui centro campeggiava una scritta di pugno. Era giovane e sorridente. Ce n’erano molte altre. quindi per prima cosa decisi di dedicare la mia attenzione alle foto. Il cuore perse un battito quando mi resi conto che. Mi capitò tra le mani un foglio bianco. incuriosita. Ma non solo. Quasi sobbalzai nel trovarmi in mano una foto di mamma che non avevo mai visto prima d’ora. sulla riva dello stesso lago su cui mi trovavo adesso? Anche mia madre era stata a suo modo malata. faticavo a mettere a fuoco quello che era scritto nei pochi fogli custoditi all’interno. durante l’attacco di Cappuccetto Indemoniato. documentando ogni mia mossa. Volsi lo sguardo fuori dalla finestra. E non c’era tempo per una ricerca più approfondita: una vocina dentro di me suggerì che le lancette dell’orologio stavano correndo in fretta ed era giunto il momento di lasciare quell’ufficio. D’istinto. Mi chinai. emozionata all’idea di ritrovare gli oggetti a cui tenevo e che avevo deciso di portare con me durante la fuga da Milano. Spalancai la bocca per la sorpresa quando mi resi conto che si trattava del mio zaino. seduta sulla sponda di un lago. oltre a quella che mi aveva mostrato Adelaide. Mi misi a rovistare febbrile tra i fogli. Rovistando tra i miei vestiti preferiti ritrovai il foulard coi . Un po’ per la luce scarsa e un po’ per la spossatezza.

Nonostante il sollievo per averlo ritrovato. Lo strinsi forte al petto prima di infilarlo all’indice della mano sinistra. Dalla tasca interna dello zaino tirai fuori l’anello con l’occhio di tigre. non potei fare a meno di pensare che non c’era traccia dell’oggetto più prezioso che mi apparteneva: il fermacapelli con le rune incise nel metallo che mi aveva regalato mia madre per il mio diciassettesimo compleanno. il foglio ripiegato col disegno che avevo fatto da bambina e che raffigurava la mia famiglia. Eppure non solo non c’era campo. poi mi guardai intorno per controllare che non fosse stato appoggiato su uno dei mobili dell’ufficio. il mio pugnale cerimoniale. Si trattava del mio athame. e le viene consegnato all’età di diciassette anni da una strega più potente. ma alla fine dovetti arrendermi all’evidenza: il mio athame era scomparso. Ispezionai il contenuto dello zaino più volte. Ogni strega ne possiede uno. Annodai il foulard al collo sperando che fosse di buon auspicio. ma l’indicatore della batteria dava il tre per cento. E i minuti stavano continuando a marciare contro di me come un esercito inarrestabile. E infatti la notte che l’Ombra di Azalhee mi aveva intrappolato nelle prigioni d’aria avevo scoperto che al suo interno nascondeva una lama affilata.teschi che mi aveva regalato Chloe. Aprii la porta dell’ufficio per sbirciare fuori. immaginando di poter finalmente chiamare a casa per far sapere che stavo bene. Ero spacciata. Ricordo che nella lettera mia madre aveva scritto: la sua funzione principale non è quella visibile agli occhi. In lontananza. frugai nei cassetti della scrivania. Saltò fuori anche il mio cellulare e provai subito ad accenderlo. la collana con il pentacolo che mi aveva regalato Sam. e che a sua volta le era stato regalato da mia nonna in occasione dei suoi diciassette anni. . vidi la sagoma della sorvegliante che sopraggiungeva.

ma ora scoprivo che la mia prigione aveva piuttosto l’aspetto di un’enorme. No. che si incuneava su una parete di roccia a strapiombo su alcuni scogli lambiti dall’acqua del lago. Forse. Senza poter utilizzare nemmeno la magia come difesa. proprio essere rinchiusa lì dentro aveva spinto Tamara a perdere il senno. Ma a cosa sarebbe servita la cautela. In lontananza. Mi venne in mente la finestra della sala ricreativa. Se credevano che fossi una traditrice. Volsi lo sguardo verso la finestra. Sporgendomi. Il muro era un’altissima. nelle vicinanze – al riparo dalle Amazzoni e dalle streghe che mi accusavano di tradimento. nessun arbusto a cui aggrapparmi per evitare di precipitare giù e schiantarmi sugli scogli. ripetendomi mentalmente di stare calma. in grado di rendere reali le mie peggiori paure. in modo da poter cominciare la ricerca di Sebastian. Non scorgevo alcun appiglio nelle vicinanze. mi parve di essere sul punto più alto di una roccaforte che si estendeva a destra e a sinistra molto più di quanto mi aspettassi. avrei trovato un sentiero nel bosco che mi conducesse il più lontano possibile da qui. Entro pochi secondi avrei visto la porta aprirsi e comparire di fronte a me la sorvegliante. Dovetti respingere una violenta vertigine che mi fece girare la testa. . come facevano supporre le torri dal tetto aguzzo che svettavano dalla struttura. Respirai il profumo della notte come se fosse la prima volta. Accostai la porta cercando di non far rumore. Poi guardai in basso. sterminata distesa di mattoni e calce. come avevo fatto a non pensarci prima? Sarei fuggita da questo posto e dai suoi fantasmi. la vegetazione del bosco era rigogliosa e alberi dal fusto longilineo sembravano volersi elevare nel tentativo di catturare un raggio di luna. Guardandomi intorno. Deve esserci una via di fuga. una folata di aria fresca mi accarezzò il viso. scompigliandomi i capelli. E con la mia imprudenza avevo offerto a Nausica e Adelaide un pretesto perfetto per confermare i loro sospetti. pensai. era una presenza oscura. ora? Ormai. Qualunque cosa aleggiasse tra quelle pareti imbottite. Dall’interno avevo avuto l’impressione di trovarmi in una piccola struttura. protestai tra me e me.Vieni via con me Indietreggiai. che differenza poteva fare? Avevo giocato all’agente segreto e ora ero in trappola. Non avrei sopportato di essere rinchiusa di nuovo nella Stanza della Colpa. ritirandomi all’interno dell’ufficio. Non potevo certo tuffarmi da quell’altezza. Ma certo. Non c’era modo di scendere a valle attraverso la finestra. Mi precipitai ad aprire le ante. antica fortezza. come se tutta la mia vita si fosse svolta all’interno di queste pareti. avrei solo dovuto pregare che non mi facesse troppo male. Capivo perfettamente perché Ligea mi aveva raccomandato di non finirci mai. ecco la prova: colta sul fatto mentre cercavo informazioni da passare al nemico. Chissà se da qualche parte c’era davvero la sequoia di cui mi aveva parlato Ligea. sperando di non essere stata vista. maligna. mi sarei diretta verso un luogo civile – ci sarà pur stata una città.

Giunsi a un bivio: a sinistra il cunicolo si immergeva in una fitta penombra. un giorno sarei tornata qui per reclamare il mio pugnale cerimoniale. maledissi tutte le volte che con un pretesto avevo saltato la lezione di Educazione fisica. Poi la sottile griglia di metallo posizionata sopra il quadro attirò la mia attenzione. all’interno di queste mura. nonostante la luce fosse scarsa e il senso di claustrofobia sempre più opprimente. Rimasi per qualche istante indecisa se attirare la sua attenzione o proseguire. per parte del percorso. Ma avevo visto con quale tipo di maledizione doveva convivere ogni giorno. Davanti a me si apriva un lungo cunicolo dalla sezione quadrata. Spalancai gli occhi quando mi trovai accanto alla grata che dava sulla stanza di Ligea. Capii subito che si trattava della luce dei neon. una guerriera invincibile. Non ero affatto sicura di essere in grado di muovermi nel buio più completo. Era seduta sul letto. in quel momento. osservandoli uno a uno come alla ricerca di un particolare mancante. tornai con lo sguardo all’interno della stanza. E mi convinsi che. Salii sulla scrivania e provai ad armeggiare con la grata. Decisi quindi di proseguire attraverso la parte più illuminata. Avrei voluto chiederle quali segreti celasse il suo sguardo altero. ero disposta a tutto pur di andarmene. La luna stendeva una patina opalescente sulla donna del quadro. Passai di fianco alla mia stanza e a quella della ragazza che avevo intravisto quando ero uscita per la prima volta insieme a Sasha e Nausica. Provai a intrufolarmi dentro lo stretto passaggio. e non una condanna. di cosa fosse stata testimone muta durante l’avvicendarsi degli anni. perché da lì gli alberi apparivano come presenze vicine. Strisciai per alcuni metri. mentre dalla destra proveniva un bagliore giallastro. Poi presi un ampio respiro e con un colpo di reni infilai le gambe. Sconfortata. Era larga a malapena mezzo metro.quella da cui Ligea guardava fuori mentre dipingeva. Dato che non potevo indossarlo sulla schiena per non rischiare di non riuscire a passare. con la statuina di ceramica appoggiata al fianco. appoggiando i gomiti sull’apertura e facendomi forza per riuscire ad arrampicarmi sulla parete. Ma non avrei mai potuto raggiungerla. Riuscii a sfilarla senza sforzo. oltrepassai alcune grate simili a quella da cui mi ero intrufolata. Chissà se Sam avrebbe sostenuto che anche il suo era un dono. e pensai che fosse l’entrata di un condotto dell’aria. Probabilmente si affacciava su una parete più a monte. Vista da qui. infilai lo zaino nell’apertura e lo spinsi per fare abbastanza spazio per entrare a mia volta. tra me e quella finestra si frapponeva un’Amazzone. Ma non aveva importanza. ma questo non era un buon motivo per lasciare in mano a Adelaide le cose che mi appartenevano. Magari sbucava in un punto della fortezza da cui avrei potuto trovare una via più agevole per l’esterno. Forse sarei riuscita a infilarmi dentro. anche se questo avrebbe significato fare i conti con la mia claustrofobia. con le sue gambe esili come rami di frassino e il viso punteggiato di lentiggini. poi la appoggiai sul pavimento di fianco allo schedario. dove prima c’era il mio zaino. sembrava proprio una bambina come tutte le altre. . Mentre avanzavo. Non c’era il mio athame. il condotto procedeva a fianco dei corridoi. Avevo paura di non farcela e. in modo che non fosse immediatamente visibile. Ma strinsi i denti e. riuscii a sollevarmi abbastanza da sgusciare nel pertugio con il torace. anche se mi costò uno sforzo immane. Stava riordinando i suoi disegni. forse. spingendo lo zaino davanti a me e cercando di controllare il respiro per respingere l’ansia. attraversato da una costante corrente d’aria. Probabilmente.

— È più sicuro che rimanga qui. — Ma a me non hai fatto alcun male! — protestai. Tutto poteva essere precipitato. Potevo immaginare che tutto fosse come prima. dove non posso fare del male a nessuno. Lei sembrò titubante. Il mio posto è qui. Ligea sembrò intercettare il mio turbamento. Appoggiai i gomiti sull’apertura. ma sono sicura che ci divertiremmo. piegando le labbra in una smorfia di sconforto. Avevo lasciato Milano e la mia famiglia da più di sei mesi. sapevo che non avrei mai potuto lasciarla sola. ma non successe nulla di quello che avevo visto poche ore prima. Possiamo farcela insieme. ma ti stanno solo tenendo in gabbia. Niente. Non vedo l’ora di farti assaggiare la crostata di mirtilli che prepara Sam e… — Mi interruppi bruscamente. La schiena fu percorsa da un grappolo di brividi. coprendosi la bocca. — Hai visto cos’è successo a Tamara. nessuna reazione sottopelle. poi mi schiarii la voce e aggiunsi: — Potrai restare con me! Il mio appartamento è piccolo e mio padre è un po’ scontroso. dicendo: — Non posso. Possiamo imparare insieme. — È quello che vogliono farti credere. come se il suo cielo si fosse riempito di nuvole. io e te insieme. riabbracciare la tua famiglia? Lei scosse la testa. — Mi dispiace — mormorai.Qualunque fosse la risposta. — Ho deciso di andarmene — dissi risoluta. facendomi forza per protendermi in avanti. Ligea sobbalzò e cominciò a guardarsi intorno. . indecisa se accettare il mio contatto o ritrarsi come faceva d’abitudine. ma in realtà non avevo idea di cosa avrei dovuto fronteggiare fuori da quelle mura. Ligea sgranò un sorriso radioso. Ma ce la sto mettendo tutta per imparare a governarlo. anche se questo significava rallentare la mia fuga. — Che ci fai lì? — mi chiese infine. — Ehi — le sussurrai. Significava appartenenza. Tu verrai via con me — dissi. Io sono malata. Lei scoppiò in una risata trattenuta. — Hai visto cosa succede quando mi avvicino troppo a una persona — disse. Anche se cerco di non darlo a vedere. — Sono quassù — dissi cercando di fare forza per aprire la grata. Zoe. — Era come se il ricordo di quando le avevo accarezzato i capelli fosse stato cancellato dall’incidente accaduto in sala mensa. — Allungai una mano per sfiorarle il braccio. ci salì sopra e spingendosi in punta di piedi mi aiutò a rimuoverla. Distolse immediatamente lo sguardo. — Quindi… non ti rivedrò mai più? — Al contrario. I suoi occhi si adombrarono. — Non… farlo — mormorò debolmente. — Zoe? Sei tu? — chiese. ti assicuro che anch’io sono terrorizzata al solo pensiero di poter fare del male alle persone che amo. E dopo la morte di mia sorella non mi è rimasta nessuna famiglia a cui fare ritorno. — Lo hanno raso al suolo per costruire quartieri residenziali e centri commerciali. Soffiai via una ciocca di capelli dal viso. L’aria vibrava di un’elettricità palpabile. anche se lo vorrei tanto. — Il bosco dove sono nata non esiste più — disse. Non vorresti tornare nel bosco dove sei nata. quando Ligea aveva stretto il braccio di Tamara. Sul viso di Ligea scomparve l’entusiasmo di poco fa. la sistemò a ridosso della parete sotto la grata. come se fosse appena stata sferzata da una folata d’aria fredda. Poi prese la sedia. — Non ho paura di te — affermai con decisione. a parte un contatto che significava più che amicizia. come se le vene si stessero necrotizzando. che tuttavia durò il tempo di un battito di ciglia. Nessuna propagazione di energia incontrollabile. Le nostre mani si toccarono. — Lo so che hai paura dei tuoi poteri.

Te lo prometto — le dissi. e fu seguito da un altro rumore analogo. — È bellissimo — disse. Ligea se lo strofinò sul viso. ma ora… Mi portai l’indice alla bocca dicendo: — Shhh — per interromperla. Fui costretta a voltarle le spalle. prima di me. e ai suoi occhi si affacciarono i lucciconi. — Vieni via con me — dissi a Ligea. — Io… devo restare qui. ma che nella mia testa echeggiò come il tintinnare di centinaia di piccoli campanelli. forse per non mostrare le lacrime che si stavano affacciando dietro le ciglia. Magari sarei riuscita a convincerla. — D’accordo. Ed ero disperatamente a corto di tempo. Seguirono alcuni bisbigli. come se la porta fosse stata aperta e richiusa. Attraverso il condotto dell’aria avevo sentito un rumore provenire da una stanza poco lontana.— Nolwenn era l’unica che poteva farlo — esclamò Ligea. — Non… posso — sussurrò. e nemmeno me stessa. qualcuno stava parlando sottovoce nelle vicinanze di un’altra apertura del condotto. mentre con la coda dell’occhio la vedevo protendersi in punta di piedi per rimettere a posto la grata. Poi nascose gli occhi tra i capelli. mentre ispezionavano le camere. nascondere le mani dietro la schiena e corrugare la fronte prima di ricominciare a parlare. Io e Ligea ci scambiammo un’intensa occhiata. come per saggiarne il profumo. Immaginai le Amazzoni che si muovevano rapide per i corridoi. — Ti voglio bene — disse poi con un filo di voce. come due sorelle prima di lasciarsi per un lungo periodo. Non c’era alcun dubbio: avevano già scoperto la mia fuga. ma soltanto con un potere troppo grande per essere contenuto nel suo piccolo corpo di bambina. . strisciando come una recluta durante l’addestramento militare. con occhi colmi di meraviglia. — Soltanto su di lei la mia… malattia… non aveva effetto. — Zoe? — sentii bisbigliare dietro di me. stringerla più che potevo per farle sentire quanto mi sarebbe mancata. Per colpa mia sono morte delle persone. Ora non avevo più alcun dubbio. Spinsi in avanti lo zaino. — Andrai a cercare Adam? — mi chiese. Mi sfilai dal collo il foulard che mi aveva regalato Chloe e glielo porsi. ne ero certa. farle capire quanto mi pesasse lasciarla da sola proprio come avevano finito per fare tutti quanti. — Tornerò a prenderti. Ligea era rimasta senza una famiglia e senza alcun modello di riferimento che la aiutasse a capire che non era nata sbagliata. Ruotò gli occhi verso l’alto. Mi protesi verso di lei. Stavano venendo a cercarmi e non c’era più tempo da perdere. Il contatto che aveva avuto con me sarebbe stato l’ultimo per chissà quanto tempo. lottando per non farmi sopraffare dalla tristezza. ma avevo bisogno di più tempo. Ma dovevo andarmene. come alla ricerca della parola giusta. La immaginai volgere gli occhi al cielo. Era il lieve cigolio di una porta. Restando lì dentro non avrei potuto aiutare lei. sibilando ordini alle sottoposte. prendendole le mani e stringendo forte. cercando di fare piano nell’eventualità che ci fosse una delle Amazzoni nelle vicinanze. — Sì? — mormorai. Poi cercai di avanzare spingendomi sui gomiti. Era Ligea. — Sebastian — precisai. Lei scosse la testa. Strinsi i pugni. Anch’io dovetti distogliere lo sguardo. adesso. non aggiunse nulla. Per un lungo istante. Avrei voluto abbracciarla forte.

privata dei suoi affetti. soverchiata da un potere troppo grande per riuscire a controllarlo.Ligea era davvero una fata. . sperando che il mio sussurro non si perdesse tra queste pareti. Esiliata dalla sua terra natale. troppo strette per contenere la malinconia che sentivo esplodere dentro di me. — Anch’io ti voglio bene — ribattei con voce spezzata.

Poi. a peggiorare le cose. affidandomi solo all’istinto per decidere la direzione. Il telefonino si spense all’improvviso. davanti a me. ma temevo che uscendo avrei potuto trovarmi in una situazione ancora peggiore. Ormai non aveva più importanza. Orientarmi era impossibile. mi venne in mente il nome che Ligea aveva detto che ripetevo durante il mio lungo sonno. lungo le gallerie di una miniera abbandonata. non potevo certo rischiare un attacco di panico dentro quel passaggio stretto. senza la possibilità di ritornare sui miei passi. La tentazione di provare a uscire da una di quelle grate era stata forte. La batteria aveva esaurito la poca carica che le restava. poi dalle Amazzoni e da una strega della quale . sperando di sentire prima o poi soffiare sul viso l’aria pulita del lago. coi gomiti che mi facevano male a forza di puntarli sul piano del condotto. Ma sarei stata abbastanza scaltra da trovare la via d’uscita? Svoltai da un bivio all’altro. ed essere costretta in quel pertugio angusto mi fece perdere il senso del tempo. Ora avevo un’occasione per andarmene. al punto che nemmeno il led del telefonino – l’unica sorgente di luce su cui potevo fare affidamento. Avanzare lungo il condotto mi dava la claustrofobia. magari bloccata all’interno di una stanza chiusa. a sostenermi. ma avevo deciso di proseguire. la mia visuale era intralciata dallo zaino. Oltrepassai un paio di grate che davano su passaggi troppo bui. al punto che credetti che la mente mi stesse facendo un brutto scherzo quando cominciai a udire una musica sinfonica provenire da qualche parte. mi ripetevo. per una strana associazione mentale. Zoe. lasciandomi immersa nel buio. e cosa aveva a che fare con me? Forse era solo una presenza spettrale come i fantasmi che infestavano la Stanza della Colpa. La melodia si insinuava tra le pareti della conduttura e cresceva di intensità man mano che avanzavo. Dovevo tenere duro e trovare un passaggio che mi conducesse in qualche modo all’esterno dell’edificio. Era come intrufolarmi sempre più in profondità nelle viscere della terra. Mi sentivo una cavia di laboratorio in un labirinto. per il momento – mi permise di scalfire l’oscurità. però dovevo riuscire a stare calma. Ero scappata dagli Inquisitori. Cercai di aggrapparmi alle mie motivazioni per non perdere il controllo. cercando di non fermarmi anche se mi sentivo soffocare. Come quando Sebastian mi aveva portato sul tetto del Duomo tramite quello strettissimo passaggio segreto. Ce la mettevo tutta per non farmi sopraffare dall’ansia. o almeno di sbucare in una stanza da cui defilarmi. Speravo di aver fatto la scelta giusta. Immaginavo che anche adesso fosse la sua voce a incalzarmi. Il senso di oppressione contro cui dovevo lottare diventava sempre più insostenibile e. Chi era Adam. Anche se non potevo fare a meno di chiedermi per quanto ancora avrei dovuto continuare a fuggire. Puoi farcela.Il sangue delle streghe Procedetti a lungo attraverso il cunicolo.

ed essere costretta tra queste pareti anguste mi toglieva il respiro. La situazione era così surreale che sbattei più volte le palpebre per essere sicura che non si trattasse di un’allucinazione. la grata si sbloccò. Man mano che procedevo. all’esterno del cunicolo. asimmetrici. come le tizie che avevo incontrato nella sala ricreativa. mi resi conto di trovarmi all’interno di un’ampia sala dalla forma allungata e il soffitto altissimo. cadenzato dal battito delle percussioni. Di fronte a me c’era una grata che dava su una stanza fiocamente illuminata. esausta. Senza più la musica a saturare l’aria. e mi trovai al centro di un fuoco incrociato di sguardi increduli. un tessuto melodico in cui si incastrava un cinguettio di strumenti a fiato. al centro della quale erano allineati lunghi banchi simili a quelli di una cattedrale. Era da lì che proveniva la musica. Sentii il clangore del metallo che sbatteva contro il pavimento. Inspirai un’ampia boccata d’ossigeno. I banchi erano occupati da una moltitudine di persone che mi davano le spalle. o se ero soltanto una rinnegata in cerca di rifugio. e notai che avevano tutte i capelli corti: tagli dal piglio maschile. sforzandomi di riprendere un respiro regolare. come se fossi stata un fantasma comparso a interrompere la loro rappresentazione. mi sembravano colmi di parole vuote. ero determinata ad affrontarlo. strisciando sull’addome. Non lo sapevo più nemmeno io se mi sentivo appartenere al sangue delle streghe. quello che udivo. Lanciai lo zaino e mi precipitai fuori dal pertugio. al di là del rumore di fondo delle responsabilità e dei sensi di colpa. la stanza era piombata in un silenzio irreale. che l’incidente in moto fosse stato l’iceberg contro cui si era scontrata la nave della mia sanità mentale e l’aver perso i ricordi il primo sintomo della deriva.non riuscivo ad afferrare le intenzioni. In alcuni casi la rasatura era stata più decisa. Il pavimento era ricoperto di un legno scuro dalla superficie irregolare e l’aspetto molto antico. La ragazza che suonava il violoncello lasciò cadere l’arco e spalancò la bocca nel vedermi comparire dal fondo della stanza. rimuovere la grata e strisciare fuori. . posizionata su un piano rialzato raggiungibile da una decina di gradini. ma non riuscii a trattenerla e cadde in avanti. altre ancora avevano un taglio a scodella o un caschetto cortissimo. Ora dovevo soltanto fare pressione con le braccia. Era l’unica cosa che mi importava. E qualunque cosa mi aspettasse all’esterno del passaggio. Finché non arrivai alla fine del percorso e mi resi conto che non avevo più scelta. Nel pubblico c’erano numerose ragazze. e che stavano assistendo al concerto di una piccola orchestra. Avevo il fiato corto e mi lasciai scivolare a terra. Il senso di claustrofobia mi schiacciava. Ogni persona seduta sui banchi si voltò. Due dei violinisti sgranarono gli occhi. E se i miei fossero stati solo patetici tentativi di fuggire da me stessa? Il percorso di accettazione della mia vera natura aveva subito una battuta d’arresto dopo che avevo rifiutato l’iniziazione. Alzando gli occhi. Ero esausta. Dopo qualche istante. E poi c’era quella musica armoniosa e carezzevole. mi sentivo morire. La musica cessò di colpo. Non sarei riuscita a proseguire oltre. con piccole frangette o ciuffi spettinati. All’improvviso tutti i libri che avevo letto e credevo mi potessero aiutare a riconoscere la vera me. che continuava a riempire il poco spazio vuoto intorno a me. ma in qualche modo la melodia riuscì a essermi di conforto. ormai. Dovevo uscire di lì. Rifiutai l’ipotesi che stessi diventando pazza. Spinsi più forte che potevo. concetti astratti impossibili da applicare nella vita reale. Ormai ero certa di essermi persa. la musica si faceva sempre più distinta. Era un suono di archi.

Scavalcò una fila dopo l’altra di banchi. avevo la strana impressione di sfiorare la corteccia di un albero. Quando fu a un passo di distanza. D’istinto. Poi mi tese la mano. Era stato tutto inutile. Lui sembrò sul punto di aprire la bocca per dire qualcosa. anche se molto più corti di come li ricordavo. Mi sentii afferrare da dietro. Adelaide si schiarì la voce. Lanciai un’occhiata fugace a Misha. alzandosi in piedi e facendosi spazio tra le persone sedute al suo fianco. mi guardai i palmi delle mani e vidi che anch’essi erano completamente anneriti. percorsi con lei il corridoio laterale che fiancheggiava i banchi. Sgranai gli occhi. Era proprio lui. ma si trattenne. Il cuore perse un battito. Comparve a lato della sala. alla fine ero stata beccata comunque. Dovetti voltargli le spalle. porgendomelo. Cercai di scrollarmi di dosso la polvere con pochi gesti stizziti. — Ma . come quella di un’autentica aristocratica. La sua figura dominava la scena come una teatrante navigata. — Zoe — esclamò lui. immobile di fronte alla platea. tra la folla di visi sconosciuti. Dopo un lungo istante di indecisione gliela presi. e stare su quel palco mi faceva sentire esposta come una bestia al mercato. Sotto un crogiolo di sguardi attoniti. con i pantaloni della tuta e la maglietta sgualcita a forza di strisciare. Una voce proveniente dalla prima fila intimò: — Lasciatela. con un ampio sorriso a illuminargli il volto. assumendo la posizione di soldato a riposo. Ero disorientata. con la sua figura longilinea e i capelli neri striati di bianco. Ma non ci fu il tempo per lasciarmi andare allo sconforto. — Misha — sussurrai. incalzata da Adelaide. come per indicarmi di seguirla. allargai le mani per accogliere il suo abbraccio. Il mio stato d’animo era peggiorato dal fatto che Nausica era a pochi passi da me e mi squadrava in modo poco amichevole. Adelaide fece un cenno col capo in direzione di Nausica. che compì un passo indietro. con la sua aria altera. Mi diedi della stupida anche solo per averci provato. incredula. ma lui non fece in tempo a raggiungermi che due Amazzoni gli si pararono davanti. e riuscii a tirare a mia volta un debole sorriso. Mentre Misha mi si avvicinava. Vista da fuori dovevo essere uno strano spettacolo. Adelaide rimase un lungo istante in silenzio. come in contemplazione dell’attesa che stava suscitando nei presenti. — Era Adelaide. Nausica si posizionò a lato della prima fila.Poi. mentre io stavo ancora prendendo fiato e mi sentivo più che mai a disagio. Adelaide mi fece salire sul palco dove stazionava l’orchestra e la violoncellista si dovette scostare per fare posto a noi due. e voltandomi di scatto incontrai lo sguardo color amaranto di Nausica. prelevò un fazzoletto di stoffa dalla tasca interna della giacca. e di nuovo fui colpita dal fatto che al contatto era molto più ossuta che alla vista. La postura era elegante. dato che stasera siamo riuniti qui in aula magna per il saggio dell’orchestra che apre le celebrazioni del solstizio d’estate — annunciò. Avevo vissuto in un incubo ma finalmente mi ero svegliata. con Nausica che ci seguiva mantenendo la distanza di un paio di metri. camminando con incedere controllato fino a raggiungermi. tutta impolverata come una specie di spaventapasseri. — Hai il viso pieno di polvere — disse. — Non era certo previsto. Tenendola. il mio sguardo fu calamitato da un ragazzo dagli occhi scuri come quelli di uno squalo.

.dato che le circostanze lo impongono. Abbassai lo sguardo. Zoe — dissero in coro. Ero attonita. Disciplinati come un esercito di automi. — Benvenuta al Santuario delle streghe — mi disse. la vostra nuova compagna. vi chiedo di dare il benvenuto a Zoe Malaspina. ma Adelaide mi sospinse il mento con un dito per forzarmi a guardarla. tutti si alzarono in piedi all’unisono. — Benvenuta.

— 2 — Il ragazzo che non sapeva piangere .

Avrei pagato per conoscere i suoi pensieri. Ma guarire… da cosa. Non potei fare a meno di pensare che fino al giorno prima mi avevano tenuta prigioniera. esattamente? Non avrei potuto definire Ligea malata. Adelaide si girò di nuovo verso la platea. e nemmeno Tamara. una paura irrazionale come quella del buio. come le avevano fatto credere. Immaginai che avrei dovuto esserle riconoscente per aver ignorato il mio tentativo di fuga. — Lo spettacolo può proseguire — annunciò. dopo che mi ero risvegliata? E cos’era quella specie di clinica dove mi avevano tenuto fino a ora? Ligea aveva detto che ci finivano i casi disperati. Ero certa che avesse in mente qualcosa. l’antico luogo sacro al riparo dalle persecuzioni. che mi aveva dato l’idea di una persona disturbata.Crisalide di pietra Adelaide mi guardò con aria conciliante. perché mi avrebbe tenuto all’oscuro di tutto. dei rumori della notte o delle maschere dei clown. il rifugio in cui. guardata a vista dalle Amazzoni. quelli che non possono guarire. Aveva ancora le due Amazzoni alle calcagna. — Io… io non… insomma… — balbettai. avrei potuto esercitarmi nelle arti magiche sotto la guida della Sorellanza. Chissà se esisteva un corso di Incantesimi. raggiunsi Misha nel fondo della sala. E ora. ma non riuscivo a fidarmi di lei. interrogata senza tregua. ma anche questa volta era riuscita a sorprendermi. Ma a quanto pare preferisci le entrate a effetto. Piuttosto che un benvenuto all’interno del Santuario. certo. oppure avrei sempre potuto scegliere una specializzazione in Escapologia e diventare un’artista della fuga. — Per questo ti avevo chiesto di rincontrarti in ufficio — continuò Adelaide — per renderti i tuoi oggetti personali e consegnarti il prospetto delle attività didattiche. di cui ho l’onore di essere la direttrice. perché nessun Inquisitore sapeva dove si trovava. riassaporare il suono familiare della sua voce e . Adelaide mi comunicava che avrei cominciato a frequentare l’Accademia. Scortata da Adelaide e Nausica. — Date le tue buone condizioni di salute. Dunque era proprio lì che mi trovavo: nel leggendario Santuario delle streghe. Quella donna sembrava incapace di provare empatia. mi aspettavo che mi rinchiudessero nella Stanza della Colpa e buttassero via le chiavi. ma sembrava più un’anima tormentata che un caso patologico. come se niente fosse. Altrimenti. Il suo apparente distacco mi faceva paura. Adelaide mi rivolse un sorriso cordiale ma sbrigativo. scendendo i gradini del palco e invitandomi a seguirla. secondo Sam. che tuttavia lo ignorarono quando fece un passo nella mia direzione. Pensai che avrei potuto imparare un modo per contattare Sebastian ovunque si trovasse ora. Ero troppo frastornata per ribattere. domani stesso saresti stata integrata nell’Accademia del Santuario. Quanto mi sarebbe piaciuto passare un po’ di tempo con lui.

sibilando minaccioso come prima di un attacco. sapeva dov’era Sebastian? Senza nemmeno guardarlo. hai bisogno di un po’ di tempo per riposarti e recuperare un aspetto decoroso. eccetto che per uno specchio dalla cornice dorata appeso a un angolo e un poster attaccato con lo scotch che sovrastava uno dei due letti disposti sui lati. Nausica premette un piccolo interruttore e il lampadario rotondo che pendeva dal soffitto si illuminò come un sole di vetro. sbucammo in un corridoio dalle pareti color porpora e il pavimento in legno scuro. fiancheggiato da porte verniciate di nero. Misha non rispose e si limitò a osservarmi. Avvicinai la mano con cautela. aveva capelli come lunghi filamenti di rame ed era abbracciata a un serpente. comunicandomi il suo disappunto. — Poi si rivolse a Nausica. e al momento di premere la maniglia per aprire la porta il contatto mi strappò un brivido. Per un istante mi sembrò che si animasse. ma l’interno della stanza ricordava piuttosto quello di uno studentato del mondo reale. Ma quando gli passai accanto. Di tanto in tanto la mia attenzione veniva rapita da una delle tele appese alle pareti. protese la mano verso di me. — Accompagnala alla sua stanza. Lo avrei tempestato di domande. Circa a metà del corridoio. quadri a olio che ritraevano signore austere vestite con abiti d’altri tempi e uomini dalla barba folta e lo sguardo arcigno. Oltrepassammo una sala dalle ampie finestre. Era immersa in una fitta vegetazione. circondata da un branco . Sobbalzai. fiancheggiati da un gruppo di donne che scatenavano la magia contro schiere di creature demoniache. Zoe. circondato da pendenti di cristallo simili a piccoli satelliti. ora mi ritrovavo nei corridoi di un luogo mitico. come le aveva definite Adelaide. Un attimo prima ero chiusa in una stanza isolata. Fui pervasa da un calore improvviso che in un istante cancellò il malessere e sciolse l’inquietudine. Nausica mi condusse attraverso un dedalo di corridoi illuminati da lampade a parete che sembravano gigli dai petali di vetro e tingevano i muri di una luce soffusa. e dopo i temporali emotivi di quelle giornate riuscii persino a intravedere un barlume di speranza. ancora incredula per l’accaduto. Io mi incantai a osservare un dipinto che raffigurava una donna nuda dalle forme generose. — Ora. e le nostre dita si sfiorarono. Oltre una porta su cui era dipinto un motivo floreale. poi sbattei gli occhi più volte per assicurarmi che fosse stata solo un’allucinazione dovuta alla tensione. Feci altrettanto. le mie nuove compagne. proprio come se fossi appena stata ammessa in una nuova scuola. che marciava tra gli alberi. Le pareti color ocra erano spoglie. si fermò. A partire dall’indomani mi sarei trovata a fronteggiare persone sconosciute. in cui le nostre ombre guizzavano come fantasmi di fumo. Da quanto tempo era qui? Sapeva cosa mi era successo? Ma soprattutto. Adelaide fece un cenno con la mano in direzione di Misha per fermarlo. Camminavo come in trance. I miei muscoli si rilassarono.i piccoli gesti che lo rendevano unico. La maniglia era ricurva proprio come un piccolo serpente dalle scaglie di metallo. — Questo è il dormitorio femminile — disse Nausica. — Potrai ricongiungerti al tuo famiglio domani — mi disse. — La tua stanza — disse Nausica indicando la porta a lato del quadro. Mi trovavo nel mitico Santuario delle streghe. Rimasi colpita da un arazzo che ritraeva una scena di battaglia campestre in cui i combattenti sguainavano le spade. Raffigurava una ragazza con un arco a tracolla. Le pareti erano occupate da meravigliosi arazzi.

. — Tu dormirai lì — aggiunse Nausica. Mi avvicinai per osservare il paesaggio. Non posso negare che provavo una sottile eccitazione all’idea di trovarmi in un luogo leggendario dove avrei potuto esercitarmi a governare il Dono. Notai con disappunto che non c’era il bagno in camera. imparare a focalizzare l’energia per dominare le leggi della natura ed essere introdotta a segreti iniziatici. — Non ti ho fatto niente di male. una fila di docce. — Congiunse le labbra fino a far diventare la bocca una sottile linea che le tagliava il viso. — Grazie — farfugliai. indicando il letto dalle lenzuola viola e una pila di asciugamani posizionati sopra. lei mi voltò le spalle con un movimento secco. accarezzare le foglie sottili luccicanti di rugiada. Ero sempre stata così timida da sentirmi a disagio anche di fronte alle mie compagne di classe ogni volta che a scuola ci dovevamo cambiare per andare in palestra. ma sentivo il bisogno di farmi un po’ male per tornare a sentirmi viva. Nausica mosse un passo verso di me. quindi presi un asciugamano tra quelli che erano piegati sul letto e mi misi a vagare per il corridoio finché non lo trovai. Il problema è che non mi sentivo pronta a ricominciare di nuovo. Nonostante l’ostilità delle sue parole. Ringraziai che tutte le altre ragazze fossero riunite in aula magna. Forse dipendeva dal fatto che non avevo ancora imparato ad amare il mio corpo e le sue imperfezioni. figuriamoci con delle estranee. Come avrebbe potuto ritrovarmi nell’unico luogo al mondo completamente al sicuro dagli Inquisitori? Cercai di focalizzare l’attenzione sulle mie necessità primarie. Era successo tutto così in fretta che ora non ero in grado di ragionare in modo lucido. Guardare giù era da vertigini. riuscii a sostenere il suo sguardo. — Ancora non capisco perché la direttrice sia stata così tollerante. eravamo almeno a quattro piani dal suolo. Poi sistemai lo zaino dalla mia parte dell’armadio. — La sua espressione contrita e i dread raccolti sulla nuca come una criniera la facevano sembrare una fiera pronta a balzare sulla preda. In tutta risposta. Il mio sguardo si soffermò su un grande salice piangente che la luna plasmava di riflessi argentati. Io ti avrei riservato un trattamento diverso. Mi lasciai cadere sul materasso e rimasi per un po’ immobile. dietro un divisorio. A fianco della scrivania si apriva una finestra con vista sul bosco. — Non devi ringraziarmi. Avevo bisogno che quel calore mi entrasse dentro fino a scaldarmi in profondità. perché non ero pronta a spogliarmi di fronte ad altre persone. per poi sparire oltre la porta. avevo soprattutto bisogno di una doccia per scrollarmi di dosso la polvere e la stanchezza. Miscelai l’acqua fin quasi a farla scottare e mi immersi sotto il getto. — Sappi solo che ti terrò d’occhio. Non ero ancora pronta a disfarlo: la verità è che non avevo nessuna intenzione di rimanere lì a lungo. Sognai di potermi rifugiare tra le sue fronde. che secondo me saltavano agli occhi non appena mi spogliavo. Nausica? — protestai. E ancora di meno a farlo senza Sebastian. Quella destra è della tua compagna di stanza. Era quasi insopportabile. C’erano alcuni lavandini con specchiera e. Per il momento. abbozzando un sorriso. incapace di compiere qualsiasi azione. — Puoi occupare l’anta sinistra dell’armadio. — Perché ce l’hai tanto con me. In un angolo c’era una scrivania con sopra una lampada e qualche foglio sparso. Anche se molto spazioso e non esattamente moderno. Ero priva di forze. Dallo zaino prelevai una maglietta extralarge dallo scollo ampio e un paio di shorts di cotone da utilizzare come pigiama. sto solo eseguendo gli ordini. almeno era pulito.di lupi. Davanti a me c’era un enorme foglio bianco in cui avrei scritto le nuove pagine della mia vita. Rimasi sotto l’acqua fino a che i polpastrelli delle mani non furono raggrinziti come la pelle di un rettile.

facendomi sobbalzare. Credevo davvero che se il cellulare avesse funzionato Nausica me l’avrebbe lasciato tenere? Per fortuna. camminando senza fare rumore. Dopotutto non ero più una bambina. finendo immancabilmente per urlare così forte da perdere la voce. immobile. stringendo gli occhi per abituarli di nuovo alla luce. — Zoe? — mormorò. più che sollievo provai un senso di straniamento. Mi chiesi se capitava anche alle altre ragazze. Faceva un rumore infernale e mi strappò un sorriso ripensando a tutte le volte che io e Chloe avevamo tentato un dialogo sui massimi sistemi mentre ci asciugavamo i capelli in palestra. pronta a scattare alla prima avvisaglia di pericolo. vedendomi così. piuttosto che di un animale selvatico. di desiderare di poter riportare indietro le lancette del tempo. in questo luogo così distante da casa. Anche se fingevo di dormire. almeno le playlist erano al loro posto. — Anche tu ami gli ingressi a effetto. Forse temevo che. Pensai di accendere la lampada della scrivania. ma mi sembravano spenti e i miei occhi gialli. Per non parlare delle occhiaie! Il lungo periodo in cui ero rimasta in coma si era stampato sulla pelle donandomi il pallore di un cigno. Quando finalmente mi infilai sotto le coperte e spensi la luce. Quasi mi tremavano le gambe al pensiero che avrei potuto risentire la voce di Sebastian. socchiusi gli occhi per abituarli all’oscurità. Una figura si introdusse all’interno della stanza. evidenziata dal tenue bagliore della luna. ora. — Sono la tua compagna di stanza — borbottò. silenziosa come Nausica e le altre Amazzoni. — Cosa? — Lascia perdere — bofonchiai. Tornata nella mia stanza.Poi mi andai ad asciugare i capelli con uno dei phon appesi alle pareti. ma quando feci partire la chiamata l’auricolare rispose con una serie di bip prolungati. Osservai la mia immagine allo specchio e mi vidi completamente cambiata dall’ultima volta che l’avevo fatto. a volte. — Adesso sì — ribattei. ma poi mi sentii ridicola. Vidi la sua sagoma alta e slanciata stagliarsi contro la finestra. — Sì? — Sei sveglia? — mi chiese. tornare piccole in modo da poter sgattaiolare dentro il letto della mamma e sentirsi protette fino all’arrivo dell’alba. Non c’era campo. . I capelli si erano allungati. Mi ero quasi abituata ad avere la luce del neon costantemente puntata addosso. Cercai il suo numero nella rubrica. le mie peggiori paure riuscissero di nuovo a raggiungermi. Bastarono un paio di minuti perché si riaccendesse. Mi diedi della sciocca per aver pensato che sarebbe stato così semplice comunicare con il mondo esterno. al punto che ora non riuscivo ad abbandonarmi all’oscurità. stringendo il lenzuolo col pugno. con la complicità del buio. con le guance scavate e l’aspetto di uno zombie. Rimasi in ascolto. ma soprattutto per poterla riabbracciare. Mi era stata strappata via da un giorno all’altro e adesso. la prima cosa che feci fu cercare una presa di corrente a cui collegare il caricabatterie per resuscitare il mio iPhone. Io avrei voluto tornare indietro. mi mancava più che mai. Quasi sobbalzai quando sentii il lieve cigolio della porta. ero stata costretta a crescere fin troppo in fretta. mia madre. Mi sollevai sui gomiti. sembravano quelli di un gattino spaventato. Chissà cosa avrebbe detto Sebastian. anzi. Lei accese la luce della scrivania.

Zoe. — Sei simpatica. Oggi non è più una difesa militare. — Quando ho visto la direttrice presentarti davanti a tutti. ci sono i dormitori per gli studenti e le aule dedicate alle attività didattiche. Abbiamo sentito molto parlare di te. pensavo di essere una specie di prigioniera di guerra delle Amazzoni. — Riabilitazione… cosa intendi? — Il Santuario è una grande struttura autosufficiente — spiegò. o forse l’eco dei casini combinati a Milano era giunta fin qui. Ai piedi portava un paio di ballerine nere. — È vero che sei stata in coma per più di sei mesi? — mi chiese poi. — Dicono che tu sia la Custode — affermò. — Vuoi dire che non conosci la leggenda della Custode delle falene? — Ne ho sentito parlare. e secondo me era stato meglio così. Ora cominciavo a capire cosa intendeva Ligea quando diceva che nessuno era mai stato dimesso. tendendomi la mano. Non so nemmeno come ci sono finita. niente di più. Si sedette sul suo letto. Andremo d’accordo. io… non ricordo davvero nulla. Un attimo prima ero in moto col mio ragazzo. lei aveva tergiversato. — E perché mai? — chiesi. Ginevra scoppiò a ridere. Immaginavo fosse per la storia del coma. Mi attraversò la schiena una scarica di brividi. La Riabilitazione era un modo comodo per nascondere gli elementi più difficili da gestire. Scossi la testa. anche se suppongo che avrei dovuto sentirmi lusingata. — Capisco — borbottò Ginevra. dove ci troviamo ora e che comunemente viene chiamata Accademia. — Non so nemmeno cosa significhi. . Io non ricordo niente. Nella parte centrale. — Non scherzavo. qui dentro. Era la prima volta che il mio sarcasmo veniva scambiato per simpatia quindi. ho pensato che sarei svenuta. dove vengono curati i casi più difficili di dipendenza dalla magia e i soggetti ritenuti troppo pericolosi per stare con gli altri. Nessuno si era degnato di informarmi che mi trovavo al Santuario delle streghe. Non mi sentivo affatto a mio agio nei panni della predestinata di qualche profezia. Ecco un’ipotesi che non avevo considerato. Una torre ospita gli alloggi per i docenti. — Davvero? Vuoi dire che hai avuto una specie di amnesia? — Più o meno. — Per questo ho cercato di andarmene. sul palco. Quando ne avevo parlato con Sam. — Dall’esterno può sembrare una specie di fortezza medievale. e un tempo lo è stata davvero. — L’ho sentito dire. — Così pare. io e te. la Prescelta della Dea destinata a riportare l’armonia sulla Terra tra le streghe e il resto del genere umano.— Io sono Ginevra — mi disse lei. assumendo un’aria pensierosa. mentre un’ala del Santuario l’infermeria e la Riabilitazione. controllando il tono come se sapesse di toccare un tasto dolente. Sul viso squadrato si aprivano due occhi stretti dalle ciglia rade. Ginevra aveva larghe spalle da nuotatrice e corti capelli castano scuro. Fece un ampio sorriso. e un attimo dopo mi sono risvegliata in quella che sembrava una stanza d’ospedale. sconfortata. che in Riabilitazione la vita è piuttosto difficile. — Piacere. qui al Santuario. Azalhee sosteneva che io fossi la Custode delle falene. — Non lo so — risposi. provai un lieve disagio. Indossava una camicia bianca aderente abbottonata fino al collo e una gonna al ginocchio in tartan blu. — E il tuo ragazzo che fine ha fatto? — chiese. ed è organizzata in modo diverso.

ma piuttosto decisa a contenere i danni che ero in grado di causare. ma avevano una capacità di combattimento superiore ai pretoriani e ai gladiatori. Ora ci conviene andare a letto. poiché il loro compito era indagare alla ricerca dei punti deboli della difesa nemica. in un certo senso. per incollarlo al paesaggio fuori dalla finestra. immagino che abbia avuto i suoi buoni motivi. Forse fu un’incrinatura nella voce. — Non sapevo perché.— È possibile sviluppare una dipendenza… dalla magia? Ginevra alzò un sopracciglio. per poi agire nell’oscurità. ma facevano da carceriere a tutte coloro che erano ritenute inadatte a vivere in comunità. Erano maestri nelle tattiche di guerriglia. ma ebbi l’impressione che non fosse vero. Gli Inquisitores romani erano istruiti sulle arti iniziatiche. Ascoltai rapita la spiegazione di Ginevra. Alcuni dei clan amazzoni promisero di essere il braccio armato della Sorellanza quando sul campo di battaglia la magia non era abbastanza. — Le… Guerre della Barriera? — Nel Secondo secolo l’imperatore Adriano fece erigere una barriera per dividere in due la Britannia. Queste ultime erano rimaste indipendenti grazie all’uso della magia. nemmeno io la conosco bene. ma dopo qualche istante sembrò arrendersi. ma io non l’ho ancora avuto. — Pare di sì. quando gli Inquisitori al servizio dell’imperatore romano Adriano ci davano la caccia. condannata alla solitudine da un potere troppo letale per controllarlo. o il fatto che distolse lo sguardo subito dopo. come a cercare un modo migliore per descrivere la situazione. io… non ne so nulla. Ginevra arricciò le labbra. — Corsi? No. un’alleanza stretta secoli e secoli fa. Li chiamavano Inquisitores. le guerriere provenienti dalle steppe dell’Est. — In un certo senso — disse. Per difendersi dagli Inquisitores. Alla fine di ogni ciclo di lezioni c’è un esame da sostenere. anzi. L’imperatore riuscì a infiltrare tra la loro gente dei soldati specializzati nell’assassinio delle incantatrici. — Be’. — Questa ipotesi rendeva plausibile il fatto che Nausica non desse l’idea di essere preoccupata per la mia incolumità. le druidesse della Sorellanza fecero un patto con le Amazzoni. Lei e le altre Amazzoni non stavano cercando di guarire nessuno. — Piuttosto. — Comunque non ti devi preoccupare. — Adelaide mi ha parlato di un prospetto delle attività didattiche. — Ma io non la conosco nemmeno! Ginevra si strinse nelle spalle. fortemente radicati nella loro società. — Ci puoi pensare domani mattina. — Questo non spiega il modo con cui mi ha trattato Nausica — borbottai. i cui rituali erano accettati. dopo un istante di silenzio. Sono qui da appena un semestre. ai tempi delle Guerre della Barriera. — Quindi. le Amazzoni sono dalla nostra parte. la sveglia è alle sei e mezzo. . — Però. C’è un antico patto tra loro e le streghe. possiamo dire che le Amazzoni sono la security del Santuario. — La direttrice non ti ha informata? Quando vieni ammessa all’Accademia devi scegliere le materie di studio per i primi due semestri. — Ti assicuro che è stata davvero dura. hai deciso quali sono i corsi che vuoi seguire? — mi chiese. anche se non giustifico il suo comportamento. Proprio come Ligea. — Capisco — convenne lei. Ero indecisa se considerarla una secchiona o un’aspirante professoressa del corso di Storia segreta dell’antichità. Lo scopo era segnare il confine tra le terre conquistate dai romani e quelle ancora in mano alle tribù celtiche.

Pensai che doveva essere questo il motivo per cui Adelaide aveva cercato di tenermi all’interno di una struttura protetta. Dall’esterno proveniva una tenue luce che tingeva le pareti di un bagliore lunare. Sebastian non era con me. — Ti ci abituerai — ribatté lei. Le dita incontrarono il legno ruvido della testata del letto. fino a raggiungere l’istante perfetto in cui c’eravamo soltanto io e lui e i nostri corpi intrecciati. Dovetti scacciare il pensiero. Con sorpresa. Non lo permetterò. mi resi conto che c’era una piccola incisione su un lato. mentre mi parlava dei suoi viaggi e delle persone straordinarie che aveva conosciuto. lasciando da parte le inibizioni e la paura. Mi sentivo come febbricitante. avevo voluto fare di testa mia. Avrei cercato Sebastian anche a costo della mia stessa vita. Mai più mi avrebbe detto che ero l’unica e la sola. poi lui avrebbe suonato per me una vecchia canzone con la sua chitarra. avrei trovato il coraggio di donargli tutta me stessa. l’altra ala che mi permetteva di volare più in alto delle nuvole. e il contatto mi diede un brivido. mentre io rimasi a fissare l’oscurità a lungo. che non potesse travolgermi coi suoi flutti. all’oscuro di quello che succedeva intorno a me: per darmi il tempo di ambientarmi. Incredibile a dirsi. mi dissi. E anche se non avevo il coraggio di ammetterlo nemmeno con me stessa. non avrei più potuto riavere la vita che avevo lasciato a Milano. Nonostante fossi esausta. Mi raccolsi in . E poi… poi ci saremmo lasciati andare a un bacio infuocato. Perché altrimenti ritrovarci. pervasa com’ero da una crescente agitazione. Forse. come due farfalle divise dal Maestrale? I minuti. per assicurarmi che il mare della penombra non si stesse impennando. ora! Sarei rimasta ore ad ascoltarlo. Allungai la mano per trovare il contatto con qualcosa di solido. ero incapace di lasciarmi andare. passavano indifferenti al mio tormento e io non facevo che rigirarmi tra le lenzuola. forse non ci sarebbe stato mai più. non appena fosse stato giorno. non mi sarei fermata finché avessi avuto un alito di forza nel corpo.— Così presto? — sbottai. Avremmo parlato per un po’ della vita sregolata di qualche rockstar. No. forse le ore. finalmente. se anche in questa vita eravamo costretti a stare separati. Mai più avrei potuto baciare le sue labbra. e ora mi trovavo più che mai spaesata e priva di punti di riferimento. sopraffatta da mille pensieri. Non mi sarei mai arresa. che era stato così da sempre. Mi ripromisi di dare un’occhiata. dopo che nella nostra vita passata avevamo dovuto sopportare solo sofferenza. o rischiavo davvero di perdere il controllo. ma per la mancanza della metà del mio cielo. Negli ultimi giorni avevo dovuto affrontare troppi cambiamenti e troppo radicali per poterli assimilare. Le consuetudini che rassicuravano la mia quotidianità erano ora soltanto reminiscenze che rendevano più difficile sostenere il peso delle mancanze. e sarebbe stato così fino alla fine dei tempi. Niente avrebbe più potuto restituirmeli. Doveva pur significare qualcosa il fatto che avevamo attraversato gli oceani del tempo per rincontrarci. Ma. dovevo farmene una ragione. come se nel suo cervello fosse scattato il tasto OFF. Mi sentivo finalmente pronta ad accoglierlo senza compromessi. Quanto avrei voluto che ci fosse stato Sebastian. spegnendo la luce. e questa volta non era per la mancanza del mio famiglio. accanto a me. Mai più lui avrebbe intrecciato la sua mano tra i miei capelli. come al solito. Ginevra si abbandonò al sonno nel giro di pochi minuti. senza contare il senso di straniamento per aver perso interi mesi della mia vita. E ora mi sentivo sopraffatta dal peso di tutte le rivelazioni. Allo stesso modo.

il respiro di questi antichi muri. Eppure tutto taceva. al Santuario delle streghe. scandiva i nomi di divinità dimenticate. Giusto in tempo per essere svegliata dal trillo della sveglia. non riuscivo a sentirmi protetta. madre depositaria di memorie assopite. Nonostante Sam mi avesse detto che al Santuario sarei stata al sicuro. Non c’era alcun rumore intorno a me. mi dissi che era tutto sotto controllo. . ma all’orizzonte si staglia il profilo di un uragano.posizione fetale. e per un attimo mi sentii una creatura in grembo alla fortezza. una forza oscura e travolgente come quella della natura più violenta. C’era qualcosa di crudele che aleggiava nell’aria intorno a me. — Iniziamo bene — mugugnai. tutto sembrava tranquillo. una crisalide di pietra. Finalmente. Mi sentivo come se fossi stesa sulle pendici di un vulcano in procinto di eruttare. raccontava di gesta leggendarie la cui eco non si era ancora spenta. come se il Santuario fosse stato un’entità viva e pulsante. Mi sforzai di pensare positivo. impregnate di remoti rancori. o coi piedi bagnati dalla risacca quando l’aria è ancora ferma. Che le streghe che abitavano questa roccaforte non avrebbero permesso che mi succedesse nulla di male. coprendomi la testa con le lenzuola per concedermi almeno un minuto di quiete prima di iniziare ufficialmente la mia nuova vita. Era basso e cadenzato. Eppure mi sembrava di poterlo udire. Solo silenzio. poco prima dell’alba riuscii a prendere sonno.

Non avevo idea di dove fosse la Sala della Sorgente. Lei si voltò di scatto e mi dardeggiò un’occhiata fredda come i suoi occhi color perla. — Ti conviene sbrigarti. Era impossibile contare tutti i presenti. Infilai le Converse slacciate. prelevai dallo zaino i jeans e una maglietta a caso. — Non si vede? Sto cercando di evitare di svegliarmi — mugugnai. Non serviva una fervida immaginazione per capire che conduceva al dormitorio maschile. Erano allungati ai lati. catapultandomi fuori dal letto. Mi guardai intorno alla ricerca di Misha. dato che avevo la vista annebbiata. I maschi provenivano da un’altra scalinata.Le Tre Madri Erranti — Che stai facendo? — mi chiese Ginevra. Stavo per entrare anch’io nella sala. ebbi a malapena il tempo di fare pipì e sciacquarmi la faccia che di nuovo mi dovette richiamare all’ordine perché. incastonati in un viso dall’ovale perfetto e la pelle di alabastro. dato che avevo dimenticato l’asciugamano e Ginevra sosteneva che non c’era tempo per tornare nella stanza a prenderne uno. Non riuscii nemmeno ad asciugarmi il viso. Ginevra era in piedi al centro della stanza. — Che razza di scuola è mai questa? — brontolai. — Cooosa? — urlai. e riuscii a prendere fiato solo quando mi trovai di fronte a un’arcata di marmo che conduceva a una sala in cui stavano fluendo una moltitudine di ragazze e ragazzi. ma non feci in tempo a uscire dalla stanza che inciampai nelle stringhe. all’opposto della nostra. Mi condusse attraverso una sequenza di gradinate che scendevano fino al piano terra. — Aprii l’armadio e. ma se mi avessero detto che eravamo in duecento ci avrei creduto. ma non vidi altro che volti sconosciuti. — Sei pazza? Abbiamo dodici minuti per prepararci e presentarci all’adunata nella Sala della Sorgente. Ebbi a malapena il tempo di guardarmi intorno. a detta sua. costringendomi a fermarmi di colpo. eravamo così tanti che dovevo stare attenta a non perdere di vista Ginevra e a non farmi inghiottire dalla ressa. Non mi degnò di una . Tra l’andirivieni delle altre ragazze che occupavano a turno le toilette e i lavandini. Poi la seguii fino ai bagni. ma dodici minuti contati per alzarmi e prepararmi suonavano come una minaccia. seguendo come un cagnolino la mia compagna di stanza. se non vuoi beccarti una punizione il tuo primo giorno. sotto lo sguardo impaziente della mia compagna di stanza. con la schiena dritta e l’incedere sicuro. quindi dovetti fermarmi per allacciarle strette. quando una tipa più alta di me di almeno una spanna mi tagliò la strada. sollevandomi sui gomiti. D’altronde. Ginevra camminava davanti a me. battendo il piede sul pavimento come se stesse tenendo il tempo di una canzone dal ritmo sincopato. Aveva già indossato gonna e camicia e mi osservava a braccia conserte. — Che modi — borbottai. ci stavo mettendo troppo tempo. — Dodici minuti non mi bastano nemmeno per decidere cosa mettermi.

— Quelle tre streghe erano chiamate le Tre Madri Erranti. Anche il mio caratteraccio mi aveva spesso messo in contrasto con Sam e con la Sorellanza. — Com’è possibile? Voglio dire… era un’assassina! — All’epoca aveva diciotto anni. È istinto e crudeltà allo stato puro. meravigliata. Non potei fare a meno di pensare che. — Lasciala perdere — mi incalzò Ginevra. — Ginevra mi guardò intensamente negli occhi. sebbene avesse già il pieno controllo di un potere pressoché illimitato — rispose Ginevra. verso la fine del Quattrocento. ma offre asilo anche ad altre creature — affermò Ginevra. in piena escalation della caccia alle streghe. Ma se invece fossi stata destinata ad abbracciare l’oscurità? Se non fossi stata in grado di . mentre in Europa imperversavano i roghi. di progettare un rifugio in cui le streghe potessero riunirsi e divulgare liberamente la propria conoscenza. — Lucrezia è molto suscettibile. Sono convinta che in un accesso di rabbia potrebbe cavarti gli occhi prima che tu possa accorgertene. — Devi sapere che. Mi sentii afferrare per il braccio. — Nonostante la sua intemperanza la mettesse spesso in contrasto con i vertici della Sorellanza. di certo non sapeva che un giorno sarebbe stata ricordata per la sua crudeltà. — Fu-che? — balbettai. Una di loro era Erzsebet Bathory. — Co-cosa ci fa una mezzo demone nel Santuario delle streghe? — Il Santuario deve il suo nome al fatto che la sua fondazione è stata fortemente voluta dalle streghe della Sorellanza. limitandosi ad alzare un sopracciglio e osservarmi da capo a piedi con un’espressione di sufficienza. — Poi si avvicinò. in modo che non fosse visibile eccetto che per gli iniziati. Questo fu possibile grazie a un incantesimo generato dall’unione della loro magia. piuttosto che per aver contribuito a costruire un rifugio in cui le streghe di tutto il mondo avrebbero potuto sentirsi al sicuro. Quasi un secolo dopo. se si fosse mai resa conto che le conseguenze delle sue azioni la stavano rendendo più simile a un demone che a un essere umano. Rabbrividii al pensiero che c’era stato un giorno in cui persino la strega più malvagia di tutti i tempi aveva messo il suo potere al servizio del bene. un architetto che aveva contribuito a realizzare Notre Dame de Paris. Mi chiesi se Erzsebet fosse stata consapevole del momento in cui le sue scelte l’avevano portata oltre il confine tra bene e male. — Lucrezia è una mezzo demone della Vendetta — mi disse. la Sorellanza incaricò Emilio da Vareilles. Col tempo. — Erzsebet ha fatto parte della Sorellanza? — sbottai. E se Azalhee avesse avuto ragione? Ho sempre sostenuto che il nostro futuro non è scritto. — M-mezzo… demone?! — esclamai. — Ti consiglio di tenerti alla larga da lei e dalle sue tirapiedi. come se avessi appena ammesso di non conoscere nemmeno l’ABC della mitologia. la struttura venne estesa fino a rendere il Santuario una vera e propria cittadella fortificata. non la incontri per strada. verso la fine del Dodicesimo secolo. le tre streghe più potenti dell’epoca si riunirono per proteggere il Santuario dal mondo esterno. a diciotto anni non era molto diversa da me. Fartela nemica significherebbe solamente assicurarti un tormento quotidiano. Quando Erzsebet aveva la mia età. Certo che lo conoscevo. che lo costruiamo noi stessi con le nostre scelte. Ginevra scosse la testa. forse. e sussurrandomi all’orecchio aggiunse: — Lei è la figlia di una Furia. ma provenivo dal mondo reale! Da noi la mitologia è scritta sui libri. il suo lato oscuro non aveva ancora preso il sopravvento.risposta.

tra Amazzoni. Sperai che non le fosse capitato niente di brutto a causa mia. percepivo tutti gli occhi addosso. — È un modo di dire della direttrice — affermò. non potei fare a meno di notare che tutti. la Sorellanza ha aperto le porte dell’Accademia e. addomesticando la voce in una cantilena. Non c’era traccia. Dopo che fummo entrate. — Una tipa singolare. Adelaide — dissi. — All’inizio del secolo scorso. — Una specie ad altissimo rischio di estinzione. — Cioè? Ginevra si strinse nelle spalle. d’un tratto. — Cosa stiamo aspettando? — chiesi a Ginevra. maschi o femmine. il brusio di sottofondo si placò e seguirono lunghi attimi di silenzio. fate e mezzi demoni. Ancora oggi si chiama Santuario delle streghe. che si stava sforzando di trattenere una risata facendo finta di schiarirsi la voce. non le avrei dato la soddisfazione di starmene zitta. incontrai lo sguardo divertito di Misha. D’altronde. qualcuno sibilò dietro di me: — Shhh. La Sala della Sorgente era una stanza grande quanto un campo da pallavolo. invece. del Santuario. Poi. mi trovai inquadrata all’interno di una specie di formazione militare. invece. posizionate secondo i punti cardinali. o forse perché avevo stampato sulla fronte “ultima arrivata”. Tutti quanti si stavano disponendo in maniera ordinata. indispettita. come cercando di cancellare l’espressione sbalordita che sicuramente avevo dipinta sul volto. avevano i capelli corti. sarei stata capace di risvegliare la mia coscienza? — Questo però non ha a che fare con i mezzi demoni… — obiettai. mentre pensavo che obbligare tutti quanti a tagliarsi i capelli non suonava come una rinuncia alla vanità.distinguere ciò che è giusto da ciò che è sbagliato? Se un giorno il potere che scorre dentro di me avesse soggiogato la mia anima. certamente — concordò Ginevra. Io ero l’unica con i capelli oltre le spalle. Forse per questo. Se si fosse trattato di Lucrezia. In breve. ma un modo per mortificare la personalità. Perfino in mezzo alle altre streghe. stretta e lunga. Mi voltai di scatto. Alle spalle dell’altare era incastonata nel muro una vasca di pietra che somigliava a un fonte battesimale e da cui sgorgava un rigagnolo di acqua corrente. Prima che lei potesse rispondere. al Santuario per la lunghezza dei capelli. ero condannata a sentirmi quella diversa. a tutte le creature non umane in difficoltà o vittime di persecuzioni. sforzandomi di parlare a bassa voce. — La vanità avvelena le intenzioni — rispose lei. Le facce accanto a me sembravano quelle di comuni esseri umani. . — Anche fate. — Secondo lei mantenere un aspetto sobrio aiuta a focalizzarsi sulle cose davvero importanti della vita. come semidei e mutaforma… — … e fate — conclusi. Con mia grande sorpresa. di Sasha. per di più scarmigliati per la lunga nottata insonne. dal pavimento di terra battuta. — Mi fa piacere notare che non sei cambiato affatto — sibilai. ma nei suoi corridoi è comune imbattersi in creature di tutte le specie. e mi resi conto che nelle prime file erano allineate alcune delle Amazzoni che avevo incontrato in Riabilitazione. Nel mondo reale era a causa dei miei occhi gialli. — Perché avete tutti i capelli corti? — mi decisi a chiedere a Ginevra. Le pareti erano fiancheggiate da dodici colonne di marmo per lato. mezzo demone o no. Mi guardai intorno. In fondo alla sala c’era un altare con quattro candele. come una piccola fontana. quindi. — Sei sempre il solito cretino. compresa Nausica e la ragazza che mi somigliava. Ginevra mi fece segno di posizionarmi accanto a lei. ma mi chiesi che specie di creature potessero essere.

Antonia. Sul momento pensai che fosse indispettita perché io e Misha. Zoe — ribatté lui. si usava ogni volta che si compiva un rituale di ottenimento. Ero sempre più confusa. Mi resi conto che una donna con indosso una tunica bianca con dei ricami color oro stava uscendo dalla porticina di legno nella parete a fianco dell’altare. che mi bagnarono appena la pelle. Lo fece seguendo il senso orario. — Però la croce… — mugugnai. quello che. stavamo disturbando la cerimonia. sorridendo. — Invoco le forze del fuoco — disse. ma l’avrei scoperto molto tempo dopo. dietro di me. ma riuscii soltanto a evitare di scoppiare a ridere a mia volta. accese le quattro candele che si trovavano sull’altare. Da quella distanza non riuscii a vederne i lineamenti. che vi proteggano a ogni respiro — aggiunse Antonia. — Poi ci girò brevemente le spalle per raccogliere nel palmo un po’ dell’acqua che sgorgava dalla sorgente.— Anch’io sono contento di rivederti. — Questa benedizione è stata insegnata personalmente dalla dea Iside alla sua prima sacerdotessa. la sacerdotessa di Iside — mormorò Ginevra. Non era quello il vero motivo. Sapere che Misha era insieme a me riusciva a calmare i moti tempestosi della mia anima e dovetti resistere alla tentazione di abbracciarlo più forte che potevo. — Auspico che il vostro cuore e le vostre menti siano scaldati dall’amore per la Dea. Mi sentii rapidamente pervadere da una sensazione di calma interiore. — Invoco le forze dell’acqua — disse — perché le vostre azioni siano permeate di purezza. Quando ormai non avrebbe avuto più importanza. tracciando con la mano destra una croce nell’aria. per quanto insignificanti. — Be’. con le nostre chiacchiere. Che il blocco della magia valesse soltanto all’interno della Riabilitazione? — Invoco le forze dell’aria. oltre seimila anni fa. Misha non mi lasciò finire la frase. Mi sforzai di scoccargli un’occhiataccia. ma a colpo d’occhio sembrava più o meno dell’età di Adelaide. — Invoco le forze della terra — annunciò Antonia — perché questa giornata vi porti concretezza come il terreno su cui poggiate i piedi. facendomi sobbalzare. — Siamo allineati per ricevere la benedizione da parte di Antonia. muovendo soltanto le dita con piccoli gesti calibrati. Non potevo negare di essere parecchio sollevata per averlo ritrovato. per rispondere alla mia domanda. in fondo i nostri rituali non sono molto diversi da quelli degli Inquisitori — borbottai. Stava chiaramente compiendo degli incantesimi. e intorno a me si materializzarono piccole gocce simili a rugiada. Mosse la mano nella nostra direzione con qualche rapido movimento. comeavevo imparato. — Semmai sono i loro rituali a essere simili ai nostri — puntualizzò Misha. — Insomma. la volete piantare? — brontolò Ginevra. Sembrava molto concentrata. — Per i celti. la croce era il più potente simbolo di protezione — lo sentii dire. .

Lui si passò una mano tra i capelli. — Ti prego. tu e il tuo famiglio. — Hai ancora me. Io e Misha eravamo collegati al punto che lui poteva sentire quello che sentivo io. se mi è stato portato via tutto? Lui mi accarezzò una guancia. io… non avevo idea di cosa ti fosse capitato — rispose Misha. Percepivo il borbottio del suo stomaco nonostante fossi a un passo di distanza e la folla. — Okay. non fare così — disse Misha con tono accondiscendente. — Me ne rendo conto. — Devi essere forte. una volta terminata la cerimonia. — Mi manca. E se l’incidente era stato così brutto come l’avevano descritto. non è colpa tua. — Capisco — mormorò. finché giungemmo in un lungo corridoio. invece! — protestai. Pensai che anche lui avesse voglia di fare colazione. Presi Misha a braccetto e seguimmo Ginevra per alcuni passi. — Ti prego. — Come posso essere forte. ma pensavo che qualcosa dovevo pur mangiarla. io vi lascio soli. oggi più che mai. Non sono stata capace di compiere le scelte giuste nemmeno quando tu e Sam mi davate i migliori consigli. — Sì. Abbassai lo sguardo. ero a digiuno da quasi un giorno. Mi immobilizzai per cercare il suo sguardo. non fare quella faccia da… furetto bastonato — lo rimproverai. doveva aver provato un’angoscia indescrivibile. Il mio ragazzo mi aspetta per fare colazione — mi disse Ginevra. — Sono stata una delusione per tutti. — Non dirlo. Non poteva essere che così. Per quanto mi riguardava avevo ancora lo stomaco chiuso. rassicurante. — Sapevi che ero al Santuario? — No. — Mi spiace — riuscii solo a dire.Nuovi nemici e vecchi amici — Be’. Procedevamo affiancati da una moltitudine di altri ragazzi che chiacchieravano e scherzavano tra loro. a dopo — disse Misha. Il suo contatto era caldo. Zoe. La notte dell’incidente. costringendomi a guardarlo negli occhi. ma… — Stai pensando a Sebastian? Annuii con un cenno del capo. fosse tutt’altro che silenziosa. — Sono arrivato la stessa notte in cui sei arrivata tu. — Allora. non faccio che provocare dolore. . scompigliandoli. — E poi immagino che ne avrete di cose da dirvi. È stato così doloroso che ho creduto tu fossi morta. è molto che sei qui? — chiesi a Misha. un gesto che faceva quando era nervoso. — Anche se quella notte ho provato una sensazione orribile che mi ha stritolato lo stomaco. — Nonostante le mie buone intenzioni.

— Potevo sentire il suo cuore battere attraverso il contatto. Anch’io credevo che avesse fatto parte della giuria che mi ha condannato al rogo. la vostra separazione è stata necessaria. — Non dirlo neanche per scherzo. anche se sapevo che non avrei mai potuto allontanarlo per davvero. Non odiarmi ma forse. Dimmi la verità. che però scomparve subito. Pensavo che non ti avrei più rivista. che potrebbe essere tutto un inganno? Tramite te gli Inquisitori potrebbero avere in pugno l’intera Sorellanza. Ma ti assicuro che è stato tutto un terribile equivoco. — No — dissi con decisione. Non lo capisci. eppure… . Io sarò sempre il tuo compagno più fedele. Misha prese la mia mano nella sua. la guerra e tutto il resto non hanno più importanza. Zoe. Misha — e lo guardai intensamente negli occhi. come per scacciare un cattivo pensiero. — Ho creduto che tu fossi morta. Zoe. Fui colta da una vertigine. nonostante tutto. — Ma non puoi fidarti di lui. E promettimi che non penserai mai più cose del genere — riuscii a dire. Per questo si è tuffato nel fuoco insieme a me. molto male. — Eppure mi dai l’impressione di saperne di più. — Lo so che non siete mai andati d’accordo. nella nostra vita passata. ma ho scoperto che lui ha solo cercato di salvarmi. anche se quando si trasformava in un furetto era ancora più rapido. — La voce di Misha si incrinò lievemente. per cui è impossibile capire la mutua dipendenza di una strega col suo famiglio. anche se dolorosa. — So quello che provi — affermò Misha. Poi mi rivolse uno sguardo così intenso che dovetti distogliere gli occhi. Mi rendo conto che non dovrei interferire nelle tue scelte. I suoi pettorali si irrigidirono al contatto. — Scusami. Per mesi ho provato un vuoto incolmabile. Zoe. Ricordo quel momento come se fosse ieri. è nella mia natura. posizionando una mano sul suo petto come per cercare di spingerlo via. — Voglio dire… ero solo a pochi metri di distanza da te. ormai. — Non riuscivi a percepire la mia presenza? — farfugliai. Se sapessi dove si trova te lo direi. — Lo so — mi limitai a ribattere. senza di te? — Il problema era proprio stare senza di te. e faceva male. come ricordo l’esercito di farfalle che è spuntato dal nulla. A quel punto nemmeno il Santuario sarebbe più un luogo sicuro. persino la sua appartenenza all’Ordine degli Inquisitori. all’orizzonte. — Non potrei mai farti del male. Al punto che più di una volta ho pensato che la mia vita fosse diventata inutile. dopo un lungo istante di silenzio. — E poi come avrei fatto ora. davvero. Misha e io ci appartenevamo. Un battito più veloce di quello di una persona normale. — Sai dove si trova Sebastian? Lui scosse la testa. lo sai. Non posso nasconderti nulla. — Non ne ho idea. i vostri due corpi scomparsi… — Poi Misha scosse la testa. anche se il nostro rapporto sarebbe stato incomprensibile per qualunque essere umano. Quello che conta è che lui mi ama. — Come puoi dire una cosa del genere? Mi fai male — dissi. — E mi rendo conto che il suo atteggiamento possa essere stato controverso. ma non posso fare a meno di pensare che… Appoggiai la mano sul suo viso per farlo smettere di parlare. più simile a quello di un animale.Riuscii a strappargli un sorriso. Zoe. Le fazioni. — Ma non posso essere sicuro dei suoi sentimenti nei tuoi confronti. — Già… non posso credere che siano passati quattrocento anni. con una lieve incrinatura nella voce. Lui è arrivato a mettere in discussione tutto per me. tu e Sebastian — dissi. — Sebastian non mi ingannerebbe mai.

Da quel momento mi aspettavo di vederti sbucare da ogni angolo. assomigliavano a un’opera astratta. Angelica era circondata da un capannello di ragazzi e ragazze che ridevano e si sgomitavano. Poi continuò: — Sam ha dimostrato. ma è stato inutile. Ho cercato di scoprire qualcosa di più. come sempre. sei stata sospesa in una condizione al confine tra il sogno e il coma… — … come un lungo sonno — lo interruppi. La notte sognavo il tuo volto sorridente. un ostaggio in mano alle Amazzoni lontano dalla mia casa e dai miei affetti. forse avrei combinato meno casini. E dire che sarebbe bastato poco… se mi avessero detto dove mi trovavo. alle colonne di San Lorenzo. la voce che stavo sentendo. — Sì. Un sonno durante il quale ripetevo il nome di una persona che non ho mai conosciuto: Adam. C’è stata un’esplosione di dolore dentro di me. ma al contempo provavo la stessa angoscia che hai provato tu. Non avrei mai potuto mentire a Misha. — Sì — disse Misha. Secondo lei era più sicuro per tutti raggiungere ugualmente il Santuario. — Finché non ti sono sbucata davanti agli occhi dal condotto di aerazione. E da quello che ho sentito. Corsi in direzione delle urla. Non ha per niente l’attitudine a condividere le informazioni. I capelli davano l’impressione di essere stati tagliati con colpi di forbice frettolosi e le ciocche sparse sulla fronte. Intorno a noi non c’era più il viavai di poco fa. freddezza e grande capacità di decisione. ma decisi di rimandare la questione. non dopo che avevi tentato la fuga con un Inquisitore. in compenso c’era un assembramento intorno a una ragazza che stava urlando: — Toglietemelo di dosso. al punto che dovetti faticare non poco per riuscire a raggiungerla. — A quanto pare la direttrice non è una tipa particolarmente loquace. Ero sul punto di parlarne con Misha. e mi resi conto che era proprio lei. — Siamo partiti quella notte insieme a… — … Angelica! — esplosi. La notte che hai deciso di fuggire con Sebastian ti abbiamo aspettato a lungo. Non avrei potuto mentirgli neanche se fosse stato necessario. ma il suo castano naturale. come se anche il ricordo fosse doloroso. Tanto per cominciare era più magra. — Sam… era con te? — chiesi. me l’hanno detto — mi limitai ad aggiungere. nessuno mi aveva informato che eri qui al Santuario. — Strinse le labbra. quando hai pensato di essere in un luogo ostile e temevi che ti tenessero prigioniera. Era proprio così che mi ero sentita. Era molto diversa da come la ricordavo. Ed è stato come iniziare a respirare dopo una lunga apnea. più che a una frangetta. anche se la mia attenzione era stata attirata da un grido che proveniva da poco più avanti. Mi sforzai di tirare un sorriso. Era sua. — Prima che mi rendessi conto che eri ancora viva.— Ho cominciato a percepirla quando ti sei risvegliata. Con Misha era diverso. Non aveva più i lunghissimi capelli decolorati che quando si muoveva sembravano danzare. con una punta di ironia. e da qui iniziare le tue ricerche. per lui. come se mi stessero lacerando la carne. neanche impegnandomi come quando con mio padre recitavo la parte della figlia perfetta per non fargli pesare che la nostra famiglia si era disintegrata. — Secondo me non sapeva se poteva fidarsi di te. La mia anima non aveva segreti. Poi ho sentito che ti era successo qualcosa di terribile. Il viso era . da quando mamma non c’era più. — Quando ho ricominciato ad avvertire la tua presenza ho iniziato a chiedermi cosa ti fosse successo. — Penso che anche Adelaide fosse indecisa sul da farsi — disse Misha. né che fossi in stato di incoscienza. vi prego! Conoscevo quella voce.

— Vi prego. In quel momento mi sentii ghermire da dietro. sto parlando con te! Sei ritardata o stai solo cercando di ignorarmi? — sbottò la voce impertinente di Lucrezia alle mie spalle. Senza aggiungere una parola e senza preavviso mi colpì con un pugno nello stomaco. Angelica — le dissi. Ben presto ne capii il motivo. Decisi di ignorare Lucrezia e la sua amica. gli occhi affaticati di chi non dorme da giorni. . — Ascolta la mia voce — le dissi. con voce strozzata. ho paura! — ribatté lei. per un luogo dove era stata bandita la libera espressione della propria personalità. Sulla sua schiena era arrampicato un ragno dal corpo carnoso. — Ehi. Questa volta non era la voce di Lucrezia. — Sono io — dissi. Le tesi la mano fino a trovare il contatto con la sua. — Che c’è. lentamente smise di agitarsi. Lascia che ti aiuti. I suoi capelli erano neri come una colata d’inchiostro. mandatelo via! — strillava. anche se continuava a muovere le gambe. — Tu che ne dici? — sbottò. strega in crisi d’identità. Cercai di vincere l’aracnofobia. non hai niente di meglio da fare? — mi incalzò con voce velenosa. stringendo forte la mia mano. La sua amica dagli occhi porpora si stava avvicinando con passo sicuro. — Zoe… sei proprio tu? — farfugliò. ignorandomi. I nostri occhi si incrociarono per un secondo. — Ho paura. Mi voltai di colpo e incontrai lo sguardo gelido di Lucrezia. dalle lunghe zampe pelose. Avrei potuto anche evitare di chiederlo. Senza darmi il tempo di reagire. si appoggiò al muro e si lasciò scivolare fino a sedersi sul pavimento. dardeggiandomi un’occhiata minacciosa. Lucrezia mi costrinse a voltarmi. — Non ti azzardare a toccare il mio famiglio — sibilò. solcati da occhiaie profonde. O almeno questa era la mia intenzione. nonostante si agitasse così tanto che temevo avremmo finito per farci male a vicenda. grosso come un pugno. Angelica tirò un sospiro di sollievo. — Non intrometterti in questioni che non ti riguardano. Mi chiesi se Adelaide avrebbe obiettato che erano troppo appariscenti. prese in mano il ragno con estrema disinvoltura. avvicinando le dita quanto bastava per provare a scrollare via il ragno dal dorso di Angelica e allo stesso tempo respingere i brividi lungo la schiena. e continuai a concentrare la mia attenzione su Angelica. con rasature laterali e una piccola cresta. Angelica si divincolava furiosamente.pallido. — Ferma! — sentii urlare dietro di me prima di poter attuare il mio proposito. aveva l’espressione stravolta. conciliante. o meglio inappropriati. Indossava una maglietta azzurra e leggings neri su un paio di scarpe da ginnastica bianche. Quest’ultima aveva il viso appuntito e gli occhi color porpora. Il suo sguardo era implorante e allo stesso tempo spaventato. — Te lo tolgo io di dosso. Percepivo a malapena il vociare indistinto dei curiosi che ci circondavano. Aveva un piercing su un lato della bocca. Mi sentii picchiettare su una spalla. Angelica. — Tutto bene? — le chiesi. come se fosse in preda a una crisi epilettica. — Fidati di me. Angelica si muoveva con scatti repentini. — Aveva il gomito appoggiato alla spalla di una ragazza che indossava una T-shirt rossa. afferrandomi per le spalle. con l’unico risultato che il ragno sembrava aggrapparsi sempre più saldamente alla sua maglietta. Questa volta non persi nemmeno tempo a guardarla. — Stai calma. così forte che mi fece piegare in due.

Jezebel esplose in una risata forzata. Misha mi guardava con espressione sconfortata. . — Lasciamo che si lecchino le ferite tra loro. Per Lucrezia fu inutile aggrapparsi alla camicia di Jezebel: riuscì soltanto a trascinare giù anche lei. Vidi che il ragno le si stava arrampicando su per il braccio. — Questo lo spiegherai alla direttrice — ribatté Nausica. — Non farlo — esplose Misha. Caricai un diretto destro. Con la forza che mi rimaneva. Lei barcollò per un istante. balzai in piedi e presi la rincorsa. — Andiamo. ma prima di poter colpire Lucrezia mi trovai bloccata da una presa di ferro. Vidi il ragno correre via e infilarsi sotto una porta chiusa. — Non sono stata io a iniziare — protestai. — Poi si voltò verso la sua amica. fino ad afferrarle le gambe. Era chiaro che aveva intuito le mie intenzioni. parlando di Lucrezia. Nel giro di un attimo rovinammo tutte e tre sul pavimento. Era davvero una strega. mi aveva detto. poi lasciò che mi rimettessi in piedi a mia volta. Feci appena in tempo a vedere Lucrezia che mi squadrava con un’espressione compiaciuta. La voce di Nausica mi sibilò nell’orecchio: — Stai ferma e non ti farò male. Ero troppo frastornata per ricordare le parole di Ginevra. Dalla stanza dove poco prima era entrato il ragno uscì un ragazzo dal corpo flessuoso. Nausica mi trattenne finché non sentì i miei muscoli rilassarsi. Mi dardeggiò uno sguardo ostile e si chinò per aiutare Jezebel a rialzarsi. per poi allontanarsi nella direzione dove prima era scomparsa Ginevra. i capelli corvini dai riflessi viola e gli occhi dalla sclera completamente nera. Caricai Lucrezia come un toro imbizzarrito. Ed ero troppo furiosa per tollerare quell’umiliazione senza reagire. Jezebel — le disse. Lasciala perdere. Quando finalmente alzai lo sguardo. Mi ci volle un po’ prima di ricominciare a respirare.Sentii la bocca riempirsi del sapore del sangue e crollai sulle ginocchia col fiato spezzato. mentre Angelica si copriva il viso con le mani. un po’ come Nosferatu era solito fare con me. poi perse l’equilibrio. Lucrezia sbottò: — Non mi piacciono le guastafeste. come levigate pietre di ossidiana. e quello era il suo famiglio. Nausica mi prese per un braccio e mi forzò a seguirla dalla parte opposta del corridoio. Stava finendo di allacciare sul petto gli ultimi bottoni di una camicia nera.

E non potei fare a meno di chiedermi: perché non si era fatta vedere prima? Non era contenta di rincontrarmi. ma ebbi un tentennamento nel vedere che il suo sguardo era sfuggente. Anche mia madre. con la foto in bianco e nero di un grattacielo in costruzione. di fianco a Adelaide. Aveva sempre i capelli rasati di lato e la mohicana asimmetrica. come aveva potuto permettere che mi svegliassi dopo un sonno di mesi nella più completa solitudine. come se i pilastri stessero camminando sulla sua superficie. per di più tra le grinfie ostili delle Amazzoni? Ero forse diventata una zavorra troppo pesante. Il lato di una parete era occupato da una stampa di grandi dimensioni. nell’assurda speranza di sottrarmi alla persecuzione degli Inquisitori e . Mentre mi guardavo intorno. a dominare uno scorcio urbano. La foto era stata scattata su quella riva. quella che avevo trovato nella mia scheda. Le parole mi si spensero in gola. Le impalcature erano come un fitto telaio stagliato contro il cielo terso. Stavo per correrle incontro per abbracciarla. con una scaffalatura di alluminio su cui erano riposti libri dall’aspetto antico insieme a volumi più recenti. Le avevo promesso che sarei partita con lei e Angelica per trovare rifugio al Santuario. ma gli occhi color acquamarina sembravano più cupi di come li ricordavo. Stava armeggiando con la tastiera e sembrava molto concentrata. Temevo che non le importasse più di me.Come Sofia L’ufficio di Adelaide all’interno dell’Accademia era molto più spazioso di quello in cui mi aveva ricevuto in Riabilitazione. sapevo di averla ferita. c’era Sam. senza riuscire ad aggiungere altro. Certo. era stata ospite del Santuario. dopo che non avevo fatto che deluderla? E perché Misha non me l’aveva detto. ma all’ultimo istante avevo deciso di fuggire insieme a Sebastian. Di fianco erano appese altre fotografie raffiguranti palazzi dall’aspetto moderno e plastici dall’architettura avveniristica. come se l’anima che ne traspariva fosse reduce da una tempesta. quando aveva circa la mia età. In piedi. Le rovine di un acquedotto romano si estendevano a tagliare il profilo del lago. Era arredato in modo minimale. Nausica le si avvicinò e cominciò a parlarle sottovoce. Indossava un tailleur color sabbia sull’immancabile camicia bianca. specchiando ciò che restava degli archi nelle acque quiete. Quasi mi cadde la mandibola dalla sorpresa. Adelaide sedeva a un tavolo di cristallo su cui era posizionato un computer dall’ampio schermo e le finiture metalliche. Lo notai soltanto quando mosse un passo verso il tavolo di cristallo. come se fosse intenta a redigere un importante documento. che c’era anche lei? — Sam… — proruppi. notai un’ampia finestra panoramica da cui si poteva ammirare il lago da una nuova angolazione. dopo tutto il tempo che era passato? E se anche Sam si trovava al Santuario. uscendo dal cono d’ombra dove era poco fa. Quasi sobbalzai nel rendermi conto che erano le stesse rovine che avevo visto sullo sfondo della foto di mia madre. non potevo credere che ci fosse anche lei.

— Due risse in due soli giorni sono di gran lunga al di là delle mie peggiori aspettative. C’era qualcosa che la turbava. Tirai un sospiro di sollievo. dentro il suo cuore. O forse l’eco dei miei sbagli faceva ancora male. Ci sentivamo soli contro il mondo intero. — Mi ascolti. Stai facendo del male soprattutto a te stessa. ma tu non faciliti di certo il mio compito. Cosa stava succedendo alla mia mente? I ricordi avrebbero ricominciato ad affiorare giorno dopo giorno. — Cos’avrei dovuto fare? — sbottai. Adelaide scosse la testa debolmente. Era lei la stella che mia madre aveva lasciato a guida del mio cammino. — Sto cercando di venirti incontro. E senza che potessi nemmeno ricordare come si era infranta. Era sempre lei. Quanto detestavo sentirmi chiamare ragazzina. Adelaide sollevò lo sguardo per osservarmi. Solo che in quel momento non poteva cedere a slanci di entusiasmo. — Un po’ di decoro. direttrice. — Rimanere indifferente di fronte alla prevaricazione? Lasciare che a vincere sia sempre l’ingiustizia? — Certo che no — affermò lei. io non c’entro… Lucrezia… — borbottai. o dovevo aspettarmi che i frammenti della mia memoria si sgretolassero l’uno dopo l’altro sotto i colpi di un maleficio di cui ero vittima. Zoe. Ci fu un lungo istante di silenzio. Sebastian e io. — Ti trovi di fronte alla direttrice dell’Accademia. te ne rendi conto? — Lo so. — Ma non devi permettere alla rabbia di dominarti. per poi alzare le braccia in segno di resa. Adelaide si sistemò gli occhiali sul naso. Ma l’illusione era durata poco. Adelaide mi interruppe con un gesto secco della mano. Nausica mi spintonò per farmi sedere e si posizionò dietro di me. che l’autocontrollo è fondamentale per una strega. ma una guerra che fosse soltanto nostra. — Ti prego. Scossi la testa. la proprietaria della caffetteria dove bastava sedersi per trovare un angolo di serenità. — Abbi almeno la compiacenza di non tentare di difenderti. tirandomi per un braccio. la Sam che conoscevo. ragazzina — sibilò. in cui non riuscii a ritrovare una parvenza di calma. in nome del nostro amore che era sopravvissuto alle barriere del tempo. Zoe — disse. Mi stropicciai gli occhi. Per quanto mi sembrasse che il mio sonno fosse durato un solo giorno. Le rivolsi un’occhiataccia. nel ricordare che il Bloody Mary non esisteva più. Non ora — disse con un filo di voce. come se fossi un animale raro. ero comunque a pochi mesi dal compiere diciotto anni. come una malattia degenerativa che si nutriva dei miei sogni e delle mie speranze? Sam compì un passo nella mia direzione e strinse forte le mie mani nelle sue. eccome. Bastò uno sguardo fugace per capire che le importava. — E allora dovresti saperlo. La sua espressione era a metà tra l’incredulità e la rassegnazione. — Vuole farmi rinchiudere di nuovo nella Stanza della Colpa? Nausica intervenne. e pensai fosse il fatto che ci trovavamo al cospetto di Adelaide e Nausica. Sam me l’ha ripetuto fino alla nausea — bofonchiai. Eravamo determinati a combattere. Sai benissimo che non tollero la violenza. — Quindi cos’ha intenzione di fare? — la incalzai.alle aspettative della Sorellanza. sotto lo sguardo sollevato di Sam. la ragazza dal passato turbolento che era in grado di indovinare il mio umore con una sola occhiata. Ed era stato a causa mia e della mia imprudenza. appoggiando i gomiti sul bordo della scrivania. Zoe. .

No. — Sebastian è un Inquisitore — sentenziò Adelaide. farebbe a pezzi ogni singola persona che abita questo Santuario. Io e Sebastian siamo fatti l’uno per l’altra. — Lo faccio — quasi urlai. — Uno che. Zoe! — esplose. ci sono molte cose che lei non sa. Come puoi fidarti di lui? — Non ho bisogno dell’approvazione di qualcuno per scegliere di chi mi devo fidare. — Attaccare alle spalle è una forma di difesa? — Sono stata provocata! Angelica… — Ti prego. — Solo che puoi fare molto meglio di così. Heinrich compiva un passo per uscire dalla sua esistenza a metà tra il mondo dei demoni e il mondo degli . o di chi mi posso innamorare. il libro che aveva dato inizio all’escalation della caccia alle streghe. il Gran Maestro dell’Ordine? Hai visto la maschera d’argento dietro cui cela il suo volto scarnificato? L’ultima frase mi fece accapponare la pelle. — Se si riferisce al fatto che stavo scappando con un Inquisitore. — È per questo che mi ha chiamata? Per sottolineare che sono un fallimento su tutti i fronti? — No — ammise. Ma Sebastian mi aveva raccontato che lui e suo padre avevano tentato il tutto per tutto per salvare una giovane strega. e che era stato ingannato. — Sei stata al cospetto di Padre Heinrich. a ogni strega uccisa. La poverina era stata bruciata nell’intimità della sua casa. nemmeno lei rende le cose semplici — protestai. sapevo che era stato uno degli autori del famigerato Malleus Maleficarum. proprio come era successo in seguito a Federica. Sapevo che Heinrich aveva tentato di ottenere l’immortalità siglando un patto con un demone. gli Inquisitori erano in grado di appropriarsi dell’energia vitale delle streghe. avevo letto di Padre Heinrich. Sentii il sangue scaldarmi le tempie. Adelaide appoggiò i palmi sulla scrivania e si protese leggermente in avanti. ora vorrebbe punirmi per essermi difesa da un’irascibile e intollerante mezzo demone. Abbi il coraggio di assumerti le tue responsabilità. — Prima ha cercato di farmi bere un intruglio perché confessassi non so quali colpe. Sapevo che Heinrich. — E tu eri presente. — Potrei mostrarmi più… obbediente? — chiesi. con una punta di sarcasmo. se solo potesse. — È questo il motivo per cui hai rinunciato alla tua iniziazione? Per amore di uno sterminatore di streghe? — La smetta con le insinuazioni! In più di un’occasione è stato proprio Sebastian a intervenire presso il Consiglio dell’Ordine per opporsi alle fazioni più radicali. Grazie a essi. durante le riunioni del Consiglio. arsa viva nel rogo del Bloody Mary al posto mio. — Ogni giorno della mia vita porto il peso delle conseguenze delle mie azioni. Non è giusto che la Sorellanza mi impedisca di seguire il mio cuore. — Non coinvolgere altre persone. non ero presente. quando il tuo ragazzo avrebbe difeso le streghe di fronte agli altri Inquisitori? — mi chiese Adelaide. — Potresti smetterla di comportarti come una nemica della Sorellanza. tra le pagine maledette del Malleus Maleficarum aveva occultato oscuri rituali iniziatici. — Ma non fai nulla per impedirti di commettere altri sbagli. Sarebbe stato impensabile per una strega infiltrarsi tra le file degli Inquisitori. Era stato Misha a farmi sapere che.— Se è per questo. anche se il loro intervento era stato inutile. ossessionato dall’esoterismo. Certo.

— Appartiene alla mia famiglia. durante la benedizione? — N-no. Zoe. Adelaide mi aveva già giudicato. — Mi è stato rubato. Dunque si riduceva tutto a questo: la Sorellanza non si fidava più di me. decisa. Per tutta la lunghezza erano incise delle lettere dell’alfabeto runico. — Aprì un cassetto della scrivania e ne estrasse il mio fermacapelli. Bastò un’occhiata per rendermi conto che era proprio lui. Poi si schiarì la voce. ma uno strumento che può aiutare una strega a focalizzare la sua energia. Era solo indecisa su quale fosse la pena più appropriata per le mie colpe. sono stata costretta a tenerti in isolamento finché non avessi scoperto i tuoi rapporti con l’Ordine. Ogni mio tentativo di difendermi era inutile. Adelaide sembrò per un attimo interdetta. Dopotutto. durante la benedizione. Era evidente che non ero un’ospite gradita al Santuario. Quindi perché Adelaide si prodigava tanto per tenermi all’interno di quelle mura? Feci un ampio respiro.umani. — Vuoi dire che Antonia ha utilizzato il suo potere in modo inappropriato. Adelaide non disse nulla e si limitò a osservarmi da dietro gli occhiali con la montatura rettangolare. Quel fermacapelli nasconde il tuo athame. — Non cercare di ingannarmi. pensai. — Come la foto che hai sottratto allo schedario? Quasi sobbalzai sulla sedia. Me lo mostrò brevemente. Adelaide ebbe un’esitazione nell’udire il nome di mia nonna. — Apparteneva a mia madre. Si era resa conto che dalla mia scheda mancava la foto che ritraeva mia madre da giovane. se lo volessi — balbettai. — E lei non offenda la mia intelligenza. Adelaide lo ripose nel cassetto. Dunque quello che fino a ora avevo sospettato era vero. — Sono certa che . tenendolo tra le dita di una mano. — Non mi hai lasciato scelta. cercando di mantenere la calma. Per la sicurezza di tutti. — Avrei un’obiezione riguardo alla sicurezza del Santuario. Era una lucidissima asta di metallo dalle forme intarsiate. Era di mia madre. e di mia nonna Isabella prima di lei. Il cuore perse un battito. — Per esempio per attaccare Lucrezia. scattata proprio sulla riva del lago che si vedeva dalla finestra. Il resto somigliava a un lungo punteruolo arrotondato con zigrinature come se fossero le scaglie del serpente. Ho visto con i miei occhi Antonia compiere degli incantesimi. — Cosa intendi dire? — Il mio fermacapelli con le rune — dissi. al Santuario. In cima c’era un serpente attorcigliato. Zoe — sentenziò Adelaide. — Io… lo rivoglio — riuscii a ribattere. Ma com’era possibile che la magia fosse proibita proprio nell’unico luogo dove si poteva imparare a controllarla? Decisi di tentare il tutto per tutto. e l’uso della magia è proibito all’interno del Santuario. Del suo volto scarnificato e di una maschera d’argento non sapevo nulla. ma non avevo mai saputo cosa significasse esattamente. Deglutii una boccata di fiele. — Lo rivoglio — sibilai. — Ho dovuto cercare di sapere fino a che punto ti eri compromessa con gli Inquisitori. — Non ti è stato rubato — ribatté. ma la sua incertezza durò il tempo di un battito di ciglia. e le streghe non si disturbavano a nasconderlo. — Ce l’ho in custodia io. Per un lungo istante. l’athame non è una bacchetta magica. con incastonati al posto degli occhi due rubini luccicanti. e il verdetto era una condanna. voglio solo dire che… potrei compiere delle magie anche senza utilizzare il mio athame. come hai fatto con Nausica? — insinuò. Sam fu sul punto di intervenire. ma Adelaide la bloccò con un cenno della mano. Di cosa stava farneticando Adelaide? — I-io… non… — balbettai.

— Credimi. Ma in quel momento pensai che poteva essere vecchia quanto il Santuario stesso. Imparerai a dominarle. Se avevo bisogno della conferma che mamma era stata ospite al Santuario. — È successo anche a tua madre. come quando l’hai sfruttato per sbloccare la serratura dell’ufficio dello schedario. Zoe. — Non voglio nuocere a nessuno. — Il tuo percorso è appena iniziato. scuotendo il capo. Mi aveva dato l’idea di essere in preda a una crisi di astinenza. — Ma potresti farlo — sentenziò. scolpita nell’essenza impalpabile dell’aria che si respirava al suo interno. — Lei… l’ha conosciuta? . Adelaide sapeva tutto. senza dover cercare implicazioni patologiche. — Imparerai a controllare le tue emozioni. Adelaide era una donna dallo sguardo algido e la postura altera. sono solo scappatoie che ha trovato la tua mente per negare ciò che sei. senza che siano loro a dominare te — disse conciliante. proprio come il tuo — disse Adelaide. un’emanazione dei suoi muri e delle sue stanze. poco convinta. La schiena fu percorsa da un brivido. forse dovuto a farmaci per contenere i sintomi della dipendenza. Sam. — A volte non è facile essere me — ammisi. e la tua impronta è inconfondibile. Avrei voluto ribattere che non stavo affatto cercando conforto tra le braccia di Sebastian. come se il Santuario le parlasse. Anche le ragazze che non facevano che guardare la TV col volume a zero sembravano in uno stato alterato. Vedendo la mia espressione sorpresa. Era amore. — Gestire il proprio potere può essere complicato. All’apparenza Adelaide aveva l’età che avrebbe avuto mia madre se fosse stata ancora viva. persino Nausica stavano cercando di impedire che travolgessi tutte le persone che mi volevano bene. Sei proprio sicura che non ricorreresti alla magia. eppure ebbi l’impressione che l’apparenza fosse ingannevole. Ma forse aveva davvero ragione lei. aggiunse: — Lo so. Adelaide sapeva. Forse alcune delle ragazze che avevo incontrato in Riabilitazione stavano davvero cercando di liberarsi da qualcosa di simile a una dipendenza dalla magia. — Potresti fare del male a qualcuno. — Io faccio del mio meglio. — Distolse lo sguardo per un istante. e lei potesse sussurrare al Santuario frasi di un linguaggio segreto che solo lei e il Santuario potevano comprendere. Non è mai stata mia intenzione. Ma ogni magia lascia una traccia. credevi che nessuno se ne fosse accorto. ma… Adelaide non mi lasciò finire la frase. — Sgranai gli occhi. per poi tornare a incollarlo al mio viso. Alla tua età è normale trovarsi disorientata quando si sgretolano le piccole certezze che rendono rassicurante la vita dei comuni esseri umani. ma ero troppo frastornata. come la tipa che avevo intravisto nella stanza adiacente alla mia. Il tuo continuo rifiutare l’aiuto che ti offre la Sorellanza. C’è chi sviluppa delle forme di ossessione.ti sei resa conto di cosa succede quando cerchi di utilizzare il Dono. come se lei stessa fosse parte del Santuario. E Adelaide. È capitato a tante altre ragazze prima di te. chi persino una dipendenza dal Dono. era arrivata. — No — dissi. per esempio. Quella frase mi fece tornare in mente quello che mi aveva detto Ginevra. che il sentimento che ci legava aveva un altro nome. Ero una bomba a orologeria pronta a esplodere. la tua insistenza nel cercare conforto tra le file dei nostri persecutori. la prossima volta che perderai il controllo di fronte a una tua compagna? — C-certo che ne sono sicura — bofonchiai. — L’iniziazione è un passo importante dell’accettazione di sé e delle proprie potenzialità. per una giovane strega. ho a che fare ogni giorno con casi difficili.

Soprattutto. E anch’io. — Nonostante tutto. non volevo che Adelaide pensasse che ero una ragazzina debole. Altrimenti si porrebbe qualche domanda in più prima di chiudere una bambina indifesa in un’ala del Santuario. Gli occhi mi si erano riempiti di lacrime. Il solo pensiero che un oggetto che era stato così prezioso per mamma fosse nelle mani di Adelaide mi riempiva di rabbia. ma Adelaide le rivolse un cenno per farle capire che era tutto sotto controllo. mi fece segno di proseguire. — D’accordo — sospirai. da qualche parte. prima o poi. La speranza che il mondo potesse rinascere. — È davvero sorprendente quanto assomigli a Sofia — mormorò. che ci fosse un futuro migliore. certo. prigioniera come una colomba in gabbia. — Bene. quindi in qualche modo riuscii a riprendermi e ribattere: — Immagino che lei la pensi in maniera diametralmente opposta rispetto a mia madre. anche senza dover ricorrere alla magia. proprio a causa dell’inesperienza. — Se ti soffermi a rifletterci. lei continuava a coltivare la speranza. Ci sono poteri così grandi che non possono essere controllati. Una cosa che ammiravo di lei. Adelaide rimase pensierosa per qualche secondo. costretta a una vita desolante. È un pugnale cerimoniale. Penso a Ligea. sono certa che capirai che al momento non posso lasciarti tenere il tuo athame senza compromettere la sicurezza all’interno del Santuario. Se solo avesse potuto leggere i miei pensieri. però. ma il suo a essere cinismo — sibilai.Adelaide annuì. quando il buio sembra non avere fine. di pensare che non mi sentivo affatto come mia madre. era il fatto che nonostante la vita l’avesse colpita duramente fin da giovanissima e gli esseri umani non facessero che deluderla. E ho commesso un errore fatale nel valutare una giovane strega che mi era molto vicina. Poi. — Ligea… — disse. Presi un ampio respiro. scuotendo la testa. Fui costretta ad abbassare lo sguardo. mentre il mio carattere irrequieto non faceva che mettermi nei guai. Allo stesso tempo. con un lieve movimento del capo. col passare degli anni. Ma poi. Un’arma con cui potresti ferire qualcuno. avrei potuto sbocciare con lui. il germoglio della rinascita era sempre lì. in attesa di sbocciare. — Allora dovrebbe capire cosa significa per me il fermacapelli che le apparteneva — mormorai. senza poter fare a meno. Soprattutto dopo la morte di mamma. Così come in certe persone l’oscurità annienta ogni barlume di umanità. priva di affetti e di amicizia. erano le giornate fredde quelle che sentivo più vicine al mio umore. mi chiedevo se ci fosse un modo per intrufolarmi nel suo ufficio. Tuttavia. per poi buttare via la chiave. — Mi sono sempre sentita affine ai mesi invernali. Adelaide mi osservava incuriosita. — Non puoi capire. proprio come te. — Non è la mia a essere inesperienza. Decisi di mostrarmi accomodante. e riuscire a riprendermi il fermacapelli. Non le ho mai nascosto che secondo me questa era la sua più grande forza. si sarebbe di certo tolta l’espressione compiaciuta che le era comparsa in volto. È un passo avanti — ammise. e che al tempo stesso mi spaventava. sai? Anch’io sono stata giovane. era animata dalla convinzione che chiunque meritasse una seconda opportunità. Lei era sempre stata un esempio di discrezione e sobrietà. — Zoe! — si intromise Sam. sono contenta di aver avuto . ma pur sempre un pugnale. e diedi la colpa al fatto che i miei nervi erano ancora scossi per lo scontro con Lucrezia. — Sofia era coraggiosa e caparbia. mi sono resa conto che ogni volta tornava la primavera e anche dopo gli inverni più freddi. che le streghe e gli esseri umani potessero convivere in pace. Ma ti capisco. ma anche il suo punto debole. magari con la complicità della notte.

— Non ho bisogno di parlare con una psicologa. Niente di cui ti debba preoccupare. non a causa di una tua bravata ma per discutere dei corsi a cui hai intenzione di iscriverti. — Si tratta soltanto di una chiacchierata informale. Poi: — Non ho intenzione di punirti per quello che è successo fuori dalla Sala della Sorgente. anche se in cuor mio avevo sperato di vederti più tardi. — Psicologa? — balbettai. — Poi tornò a concentrarsi sullo schermo del computer. Zoe. Cambiò posizione. Seguì un lungo istante di silenzio. la nostra psicologa. — Andiamo — disse. Adelaide aggiunse: — Ah. ma non so nemmeno da che parte cominciare — ribattei. Lanciai un’occhiata in direzione di Sam. . in tarda mattinata. Scattai all’indietro. Avrei voluto protestare. Le ho chiesto di darti una mano per orientarti tra le materie di studio. come colpita da un proiettile invisibile. incrociando le gambe sotto la scrivania. Nausica mi si posizionò di fianco e mi fece cenno di alzarmi. dopo la colazione. un’ultima cosa. Allargai le braccia in segno di resa. Mentre stavo aprendo la porta. Sam ti accompagnerà al suo studio. sorridendo. ma non ne ebbi la possibilità. La prossima volta che ci incontriamo. vorrei che i tuoi capelli fossero sistemati in modo più consono al decoro di questo istituto. Ti chiedo però di passare da Anna Markos.l’opportunità di parlare con te con franchezza. — Puoi contare su di me — disse lei. ricambiando il mio sguardo. vedrai — proseguì Adelaide. — Mi hanno accennato dei corsi. non sono mica pazza! — Lo so — disse Adelaide. — A questo penserà Sam. — Supereremo i conflitti e la diffidenza.

— Ma forse avere voi due al mio fianco mi avrebbe aiutato a risvegliarmi prima! — esclamai. non sei contenta di rivedermi? Lei mi guardò con aria sorpresa. Detestavo ammetterlo. e Adelaide ha preferito mantenere il più assoluto riserbo finché non avesse avuto la certezza che eri ancora dalla nostra parte. — Sam. imbarazzatissima di fronte al suo distacco. . mi sono sentita perduta. ma avevo la sgradevole sensazione di essere esclusa dalle loro confidenze. Non puoi immaginare il sollievo quando ho saputo che stavi bene. dev’essere stato terribile — disse Sam con un filo di voce. Rimasi interdetta dal calore con cui si erano salutati. ormai anch’io ero compromessa.Ferite Nausica rimase in ufficio con Adelaide. — Credevo di trovarti al mio fianco. e invece… — Nel pronunciare le ultime parole. Le immaginai confabulare sulla necessità di tenermi d’occhio per evitare che combinassi altri guai. — E io? — chiesi. Ma non sapevo niente di te fino a poche ore fa. quando mi sono ripresa dal mio… lungo sonno — replicai. Non dev’essere stata una passeggiata per lei mantenere il segreto per tutti questi mesi. Ad attendermi in corridoio c’era Misha. Fu una punta di gelosia a spingermi vicino a Sam. ma lei compì un passo indietro. Per un istante. — In mezzo a volti sconosciuti. — È una gioia rivederti — ribatté Misha. con te al Santuario in stato di incoscienza. Mi sono precipitata al Santuario appena mi hanno detto che ti eri svegliata. in una specie di clinica per casi disperati. poi si abbracciarono forte. si è trovata in una posizione scomoda. ma non potevo pretendere di essere informata su una faccenda così delicata. proprio come due vecchi amici che ne avevano passate tante insieme. Incollai lo sguardo alla punta delle scarpe. Evidentemente neanche lui sapeva che lei era al Santuario. a partire dalla tua iniziazione. la voce di Sam si fece strozzata. Zoe. Ho fallito su tutti i fronti. — Forse hai ragione. — Ma certo che lo sono. — Devi capire che Adelaide. Avevo giurato che mi sarei presa cura di Federica. con Nausica che faceva il poliziotto cattivo e Adelaide che mi trattava come se avessi disertato. sperando a mia volta in un abbraccio. In molte erano convinte che tu avessi tradito la Sorellanza. — E mi dispiace non esserci stata in un momento così importante. che quasi sobbalzò nel vedere Sam. fui certa di vedere lo scintillio di una lacrima che si affacciava dietro le ciglia dei suoi occhi color acquamarina. — Ne è passato di tempo — disse Sam. Fu Sam ad accompagnarmi fuori dalla stanza. Si guardarono per un lungo istante. — Cosa? — sbottai — Come si è permessa Adelaide di tenere te e Misha all’oscuro di tutto? Sam incrociò le braccia sul petto. Agli occhi della Sorellanza. — Me ne rendo conto. Spalancò gli occhi e il suo viso si illuminò di un sorriso aperto.

giorno per giorno. La sua moto era stata trovata sul ciglio della strada. È stato Ezekiel a scortarci fino al Santuario. — Credimi. Non ho fatto che tradire la tua fiducia. Ogni volta che ho sbagliato sono andata contro i tuoi consigli. Tuttavia. — Non ne sono affatto convinta — bofonchiai. Quindi mi limitai ad abbassare lo sguardo. — Cosa ti ha detto? — chiesi. ho ricevuto una telefonata da parte di Donatella. Anche con Federica sei stata fantastica. questo non succedeva mai. Ho convinto tutte che avevi solo bisogno di tempo e non avresti creato altri problemi. Avevo già perso il Bloody Mary. colma di apprensione. di proteggerti. — Ma a mia volta avevo chiesto alla Sorellanza di fidarsi di me. — La notte in cui sei scomparsa volevo restare a Milano. Mi mancavano le parole. — Come invece ho fatto — conclusi con un filo di voce. — Non posso fare a meno di pensare che a volte Adelaide sembri spietata quanto un Inquisitore. E io avrei potuto fare di meglio. — Che si era sparsa la voce che avevi avuto un incidente stradale mentre eri in viaggio con Sebastian. Sam riprese la parola. non sei l’unica ad aver passato un periodo terribile. Infine. cercando di coinvolgerti di più nelle mie scelte. Sentii le gote arrossire violentemente per l’imbarazzo. — Nessuno di noi aveva idea di cosa ti fosse successo. a . dovresti esserle grata. Una volta arrivati al Santuario. Adelaide è una persona dal grande cuore. Ti confesso che per settimane non ho fatto che sperare di ricevere buone notizie.— Non è giusto! — esplosi. — Ti assicuro che non è così — ribatté Sam. quando non ti sei presentata all’appuntamento. Ero determinato a ritrovarti a qualunque costo. nonostante le vostre divergenze. Avevo tradito la promessa che avevo fatto a tua madre. — Già — disse Sam con amarezza. Ti sta offrendo un’immensa opportunità. Zoe — si intromise Misha. non avrei saputo come giustificarmi. abbiamo deciso a malincuore di partire senza di te. Ho composto il tuo numero un’infinità di volte. Lui è una strega dal grande potere. E il barlume della speranza si affievoliva sempre di più. — Non sapevo nemmeno che ti avessero portata al Santuario. ma non c’era traccia di voi due. Tenevo sempre a portata di mano il cellulare. che eri sotto la mia responsabilità. e mi ha confessato che aveva paura che tu fossi morta. poi sono stata costretta a rientrare a Milano per seguire delle faccende importanti. dopo lo scontro che avevo avuto con Sebastian al teatro. Qualche settimana più tardi. Le cose sono cambiate parecchio. Misha mi ha detto che aveva provato una sensazione orribile. La Sorellanza avrebbe dovuto tenere conto della situazione complicata in cui ti sei trovata. di stare al tuo fianco. — Tu non hai sbagliato niente. In seguito. sono potuta rimanere solo pochi giorni. Gli Inquisitori hanno sferrato un attacco al cuore della Sorellanza. L’immensa responsabilità di cui è investita la costringe a prendere decisioni difficili ma credo che. prendendosi cura di te al Santuario. da quella notte. È stata tutta colpa mia. nell’attesa spasmodica di un segnale da parte tua. — E non ti ha detto nulla riguardo alle mie condizioni. un vero guerriero. ma il tuo cellulare era sempre staccato. Ma sapevo che gli Inquisitori erano sulle mie tracce. — Anch’io avrei preferito essere informato su quello che ti era successo. Sam scosse la testa. Zoe. Federica. Ero convinta che da un momento all’altro mi avresti chiamato per dirmi che stavi bene. Mi sono preoccupata da morire. Dopo una lunga attesa in cui ho pregato di vederti arrivare. avevo perso anche te. — Nonostante la facciata della direttrice inflessibile.

e riportavi ferite gravissime in tutto il corpo. — Nessuno ha mai saputo chi ti ha condotto fin lì. — Adelaide mi ha informato che sei stata rinvenuta ai piedi di un salice. Heinrich sembrava la personificazione della morte stessa ma. ma chi? Sapevo che non era stato Misha perché si trovava con Sam. La notte in cui avevo lasciato Milano ero rientrata a casa per vedere mio padre l’ultima volta. sempre più streghe stanno passando dalla parte della Cerchia delle Arpie. dobbiamo restare unite. il testo a cui si ispiravano gli Inquisitori. Un salice come quello che cresceva di fronte alla mia stanza al dormitorio. dal lungo abito nero e gli occhi dalle orbite vuote. incappucciato e con indosso una maschera d’argento: è per nascondere il suo corpo scarnificato. costrette a guardarsi le spalle ogni istante. Sapevo che quella era una reminiscenza della mia vita precedente. rafforzando il fronte estremista di Erzsebet. poco dopo il mio rientro a Milano.Milano come in tutte le grandi città europee. sorvegliato dagli altri membri dell’Ordine che lo vedevano come un traditore. — Io… non capisco. Eri in stato di incoscienza. pur mantenendosi sempre cosciente di quello che gli succedeva. — Niente sembra in grado di fermarlo. a metà tra la vita e la morte. Ingenuamente. e sapevo che non poteva essere stato Sebastian. Annuii con un cenno del capo. avevo pensato che fosse la Bibbia. — Il Santuario è stato costruito al centro del triangolo esoterico che collega le città di Torino. La maggior parte di loro erano assassini senza scrupoli. Ma il risultato non è stato all’altezza delle sue aspettative. anziché la falce. — Come sai. Qualcuno mi aveva aiutato. Grazie agli arcani rituali del Malleus Maleficarum. Immagina il piano reale come un oceano: grazie agli incantesimi che lo proteggono il Santuario può spostarsi . Per questo. Se non era coinvolta nemmeno la Sorellanza. A quelle parole. nella speranza di ottenere la vita eterna. ma il libro tra le mani di Heinrich doveva essere invece il Malleus Maleficarum. L’avevo disegnato come un uomo incappucciato. — Heinrich è determinato a riavere il suo corpo — aggiunse Sam. nemmeno le più valorose tra noi. il Gran Maestro dell’Ordine degli Inquisitori. — Credimi — intervenne Sam. i corpi occultati all’ombra della scalinata d’ingresso della palazzina. Per questo è spesso raffigurato come un uomo dal lungo abito scuro. Molte di noi non ce l’hanno fatta. nonostante tutto. Le sopravvissute sono condannate alla clandestinità. pensai. Questo luogo è inaccessibile ai comuni mortali — affermò Sam. Cosa significa? Fu Misha a prendere la parola. Lione e Praga. nel bosco di fronte al Santuario. al colmo della sorpresa. È sprofondato in uno stato di esistenza aberrante. Heinrich l’oscuro. ma non è possibile determinare la sua posizione su una mappa. In quel momento era a casa sua. sul letto di morte Padre Heinrich ha fatto un patto con un demone. — È una fortuna che tu sia riuscita ad arrivare al Santuario. mi si accapponò la pelle. — Cosa vuoi dire? — chiesi. Nei miei disegni di bambina avevo ritratto proprio lui. a ogni strega uccisa dai membri dell’Ordine il suo corpo si riforma sempre di più. Anche se ancora non so spiegarmi come sia successo. chi poteva essere stato? — Io… non capisco… — balbettai. Heinrich ha dovuto assistere al lento e inesorabile disfacimento del suo corpo. E avevo trovato i due Inquisitori che tenevano d’occhio il mio appartamento privi di sensi. e le ferite inferte dalle loro armi in lega di ferro e cristalli di giada non lasciavano scampo. quando aveva cercato di uccidermi in un rogo. Conoscevo bene i metodi degli Inquisitori. in mano teneva un libro. E in risposta a questa serie di attacchi.

— Ma credo finalmente di capire il motivo per cui la gente mi ha sempre evitato. i demoni ribelli sono stati confinati nel Mondo Sotterraneo. con la voce che tremava leggermente. L’autocommiserazione non serve a niente. violento. la voce le usciva a fatica. dalla sera del teatro. proprio come mi ha insegnato Sofia. anche se si tratta di un piano di realtà alternativo. Scossi la testa con forza. Prima di entrare. Lei… era la mia ragazza. — Sam smise di parlare per un attimo. Zoe. — No — ammise lei. Lo faccio anche se so che certe mie ferite non si rimargineranno mai. — Esiste un mondo sotterraneo? Sam si strinse nelle spalle. d’altronde. Come tutti. i mezzi demoni alla discendenza da un demone. — Ti prego. Ma comincio a pensare che abbia ragione Adelaide. ma… non riesco a togliermi dalla testa Federica — mormorai. Questa antica fortezza è un luogo incantato. Io guardo al futuro sforzandomi di non rinunciare alla speranza. — Lo so. Ero troppo meravigliata per poter ribattere. Ma sono convinta che stia bene. Dobbiamo guardare avanti. nonostante tutto. È il mondo a essere impietoso. — Perché proprio streghe e mezzi demoni? Cos’ha in comune una strega con un mezzo demone? — Più di quanto tu creda. è molto meglio starmi lontano. — Ma allora… com’è possibile arrivarci? — Per ogni persona il percorso è diverso — affermò Sam. — Non sei tu a essere sbagliata. — Senza di me starà sicuramente meglio. — Lo chiamano così. E spesso ingiusto. ovvero una strega o un mezzo demone capace di aprire un portale d’accesso. tua madre. — Federica non era solo una cara amica. stavo solo fuggendo dalle conseguenze delle mie azioni. circondato da portali che possono condurre persino ad altre dimensioni. Stare al mio fianco è pericoloso. Forse è anche a causa di quello che le è capitato che ho deciso di andarmene da Milano insieme a Sebastian. Rimanemmo in silenzio finché non arrivammo all’ingresso della mensa. Noi streghe dobbiamo il nostro potere alla discendenza dalla dea Iside. guardandosi intorno come per cercare le parole. proprio come me. puoi immaginarlo come la duna di un deserto di sabbia. È da lì che provengono i demoni. — Non dirlo — proruppe Misha. — Ma torturarci non servirà a riportarla in vita. — Non l’ho più visto. in grado di viaggiare seguendo il vento. Oppure. Tuttavia c’è stato un tempo antichissimo in cui non c’era distinzione tra demoni e divinità. — Già — dissi con una punta di amarezza. — L’accesso al Santuario avviene per mezzo di un Traghettatore. ed è lì che devono restare. . — Non mi sto autocommiserando — protestai. In seguito alla Caduta. Comincio davvero a pensare di essere nata sbagliata.come un’onda. Sam mi afferrò le spalle e mi guardò fermamente in viso. Quando ricominciò. te l’assicuro — disse. mi decisi a chiedere a Sam se sapeva qualcosa di mio padre. — Anche lei era una ragazza problematica. — Anch’io non faccio che pensare a lei.

È facile incolpare qualcuno quando le cose vanno male. che aveva solo bisogno di essere rassicurata. affollati da ragazzi e ragazze che chiacchieravano animatamente. L’ultima volta che l’avevo incontrata era stata molto dura con me. Federica mi aveva chiesto aiuto a modo suo. . Quando entrammo. incurante della catena di conseguenze che il mio egoismo stava innescando. avrei ancora avuto il coraggio di guardarla negli occhi? Mentre Misha riempiva il vassoio al buffet. che era il momento di impegnarmi a dimostrarle con i fatti che avevo imparato la lezione. Adesso sapevo che era stato soprattutto per gelosia. che potevo essere una persona migliore. mi sedetti al tavolo con Sam. seduti su panchine di legno. non puoi pretendere che sia tutto come prima. ti prego. Avrei voluto chiederle se era tutto okay. in varie occasioni. mi era tutto molto più chiaro. e finiamo sempre per prendercela con noi stesse. Ora finalmente mi spiegavo perché Sam era così scostante. schiacciata dalla vergogna. Forse assicurarmi che almeno lei stava bene mi avrebbe aiutato a risollevare l’umore. A ridosso delle pareti erano posizionati dei lunghi tavoli. e ci ero rimasta parecchio male quando si era sottratta al mio abbraccio. — In questi mesi ho avuto modo di riflettere molto. Nella mia mente rimbalzava l’immagine del suo corpo carbonizzato mentre i Vigili del Fuoco la portavano fuori dal Bloody Mary. Decisi che l’avrei piantata con le promesse. mi era sembrata spaventata. Non adesso — sentenziò Sam. finalmente. — Ti vorrò sempre bene — aggiunse — e potrai sempre contare su di me. mi guardai intorno alla ricerca di Angelica. ma poi non facevo che deluderla. A volte. Soltanto. Mi sono convinta che non c’è un motivo per cui le cose brutte succedono. semplicemente. al suo posto? Come mi sarei comportata se mi fossi trovata nella sua situazione? Se lei fosse stata la causa della morte di Sebastian. per tentare di dare un senso a tutto questo dolore.Magia avversa La mensa dell’Accademia era composta da una serie di stanze dai muri in mattoni collegate da ampie arcate. Speravo che facesse i salti di gioia nel rivedermi. Zoe. Sam aveva ragione. anche se non ero convinta che la morte di Federica rientrasse nella categoria degli eventi per cui non si poteva incolpare nessuno. — Ci vuole… molto tempo per aggiustare qualcosa di rotto. Incollai lo sguardo al pavimento. In passato continuavo a prometterle che mi sarei comportata bene. — Non chiedermelo. Ma come avrei reagito io. ma non riuscii a scorgere il suo viso tra la moltitudine dei presenti. — Non permettere che i sensi di colpa ti facciano a pezzi — proruppe Sam. Di questo non devi dubitare. ma non avevo saputo comprenderla. Ora. ma avevo pensato solo a me stessa. persino stremata. — Potrai mai perdonarmi? — chiesi con voce tremante. E il mio cuore è andato in frantumi. — Nel sentir pronunciare quelle parole fu il mio cuore ad avere una fitta. Annuii con un debole cenno del capo. Avrei dovuto capirlo. succedono e basta. Non doveva essere stato facile per Federica vedere che Sam dedicava più attenzioni a me che a lei.

— Non ti preoccupare. Faccio del mio meglio per dimostrarmi all’altezza delle aspettative della Sorellanza. — Forza. — Il Santuario è un luogo di formazione e cultura. — Non posso farci niente se io e Sebastian siamo nati in due schieramenti contrapposti. ma non posso impedire al mio cuore di battere per lui. riuscì quasi a strapparmi un sorriso. Qui ci sono i prospetti dei corsi del primo anno. — Grazie. Zoe. tirando fuori dalla tasca dei jeans un plico di fogli ripiegati. Ho cerchiato in rosso quelli che secondo me ti potrebbero interessare. — Per prima cosa devi sapere che le lezioni all’Accademia sono divise in due semestri. filosofia e storia della scienza? Ma non ci troviamo al Santuario delle streghe? — obiettai. magie. vero? — mi chiese Sam guardandomi intensamente. A parte le giornate di pausa per le festività. Mi protesi verso di lei per dare un’occhiata al prospetto. — Più cresce la tua consapevolezza. Presi un ampio respiro. — Anche quando te ne sei andata con un Inquisitore. Tenere le streghe nell’ignoranza era un modo per controllare le loro facoltà — disse Sam. Mi strinsi nelle spalle.Misha si accomodò porgendomi il vassoio con la colazione. Le sessioni d’esame sono concentrate nell’ultimo mese dei corsi. Nonostante mi sentissi malissimo. sicuramente era un tentativo per cercare di calmarmi. — Non c’è un corso di Incantesimi? — Stai scherzando. Ci tengo alla salute della mia strega preferita. Sam non si scompose. tra un semestre e l’altro ci sono solo due settimane di tregua. non un parco di divertimenti a tema. Il discorso di Sam aveva una sua logica. Incantesimi. deve scaturire da dentro di te. non sono previste lunghe interruzioni. sorridendo. — D’accordo. — Non è avvelenata. — Non capisco in che modo studiare Fondamenti di sociologia mi possa dare una maggiore capacità di controllo sul Dono. — Volo notturno? Principi di magia applicata? — ribattei. tipo vacanze estive o cose del genere. sortilegi… sono solo il risultato della tua abilità nel controllare la tua energia. Ti ascolto. letteratura e storia dell’antichità? Logica. Seguì un lungo istante di silenzio. tuttavia ero sbalordita. — Filologia. — Ma come? Dovrei restare chiusa qua dentro a studiare. — Almeno questa la devi mangiare. Per questo nei secoli passati alle donne era proibito frequentare l’università. La rabbia stava montando e . con un calendario ragionevolmente scaglionato. mentre là fuori c’è l’esercito di Heinrich che sta dando la caccia alle streghe per sterminarle? Io voglio combattere! Voglio dare il mio contributo per cancellare l’Inquisizione dalla faccia della Terra. A differenza di quello che avviene in una scuola tradizionale. e più sarai in grado di incanalare il tuo Dono per influenzarle. avevi intenzione di combattere? Un nodo mi si strinse alla gola. ma non ho fame — dissi. voltando le spalle alle tue Sorelle. Misha dovette rendersi conto che ero molto tesa e mi accarezzò il braccio. Non dimentico che gli Inquisitori hanno ucciso mia madre. — La conoscenza aumenta la consapevolezza. La capacità di dominare il tuo potere. — Non puoi dirmi questo! — esplosi. vero? Ho già recitato la parte di Biancaneve e non mi è piaciuto affatto — riuscii a scherzare. Ero certa che fosse mosso dalle migliori intenzioni. però. più conosci le leggi della natura. Il mio respiro era affannoso come dopo una lunga corsa. e non mi darò pace finché non avrò trovato i responsabili. Lui mi allungò una mela rossa e lucida dall’aspetto invitante. Sam si schiarì la voce. il cibo del Santuario è di prima scelta — ribatté Misha. abbiamo un sacco di cose di cui parlare — disse.

Mi voltai verso Misha. Scoprirai di avere molto più potere di quanto immagini. Vorrei fare qualcosa di concreto. Vincerla mi aveva quasi ucciso. Allo stesso modo. Sei proprio sicura che non sia tutto inutile in ogni caso? Se la magia è proibita. sei riuscita a compiere un incantesimo per sbloccare la serratura dell’archivio in Riabilitazione — disse. Sam rimase per un lungo istante pensierosa. mi sento come una prigioniera di guerra. — Non hai niente di cui scusarti — ammisi. La sua sconfinata conoscenza delle arti esoteriche lo rende forte e letale quanto la più potente tra le streghe. — E poi Sebastian mi mancava come l’ossigeno per respirare. anche tra streghe. — Sono certo che non voleva offenderti. Questa fortezza è stata resa invisibile per scongiurare il pericolo di attacchi esterni. e il mio potere è destinato ad affievolirsi nel giro di qualche giorno. L’aria stessa che si respirava tra le pareti del Santuario era impregnata di una magia avversa. — Sì. — Ti assicuro che Adelaide è rimasta molto impressionata. Non è mai successo che una studentessa riuscisse a compiere una magia all’interno dell’area protetta. e questo ne fa un bersaglio inavvicinabile. il che ti dovrebbe dare la misura del grande potere di cui disponi. Li studiai per qualche istante. Scusami. ti prego — mormorò Sam. e cominciava a mancarmi persino la cara vecchia . Per non parlare del fatto che è sempre circondato dai suoi luogotenenti. Con le Arpie di Erzsebet a piede libero siamo sempre in pericolo. — La cosa migliore che puoi fare ora è applicarti nello studio — disse Sam. Sam. Inutile che ti ribadisca che per la Sorellanza a un grande potere corrisponde la responsabilità di usarlo per il bene di tutti. Zoe. oltre che impotente. impegnarti nelle arti e nell’esercizio fisico ti metterà in contatto con la vera te stessa e le tue potenzialità. — Scegli bene i corsi da frequentare. non sapevo davvero da dove iniziare. È che mi sento sotto pressione. avrai la conoscenza sufficiente per sapere come usarlo nel modo migliore. vero Sam? — disse lui. Il semplice contatto col mio famiglio mi stava facendo sentire meglio. col tempo lo capirai. Allo stesso tempo. ma mi bloccai. Nonostante le tue enormi potenzialità. — Non lo so. qui al Santuario. Forse hai ragione tu. Tra corsi di Psicologia e Astronomia. per prevenire eventuali attacchi che provengano dall’interno. come posso esercitarmi a entrare in contatto con il Dono? — Fidati di me. — Ci sono altre spiegazioni possibili — obiettai. che scorreva come una corrente contraria alla mia energia.feci per sottrarmi al suo tocco con un gesto stizzito. per il bene di tutti. qui dentro. Conoscere la storia. Oppure… le barriere magiche del Santuario si stanno indebolendo. i suoi muri sono protetti da antichi e potenti incantesimi che impediscono di attivare il Dono. Ora capivo meglio la sensazione che avevo provato quando avevo cercato di utilizzare il Dono. — Sono io a essere un po’ tesa. concentrati per ottenere buoni voti. — Eppure. mostrarmi utile. nonostante le barriere. Ma ora concentriamoci sulle tue materie di studio — e mi passò i fogli spiegazzati con l’elenco delle materie. come se il sole all’improvviso avesse diradato una coltre di nubi. Sam iniziò a spalmare della marmellata di mirtilli su una fetta biscottata. ma questo non potevo confessarlo a nessuno. ora saresti una preda fin troppo facile per Heinrich. Poi disse: — Sono certa che Adelaide ha valutato anche queste eventualità. Al liceo era tutto molto più semplice. ma ci sono delle cose che non mi tornano. — Ma a volte sai essere davvero testarda. incontrando il suo sguardo al tempo stesso amichevole e determinato. — Forse ha influito il fatto che sono stata in bilico tra la vita e la morte per un lungo periodo.

— Che ne dici di cominciare con Storia medievale? — Non mi sembra una cattiva idea. dato che stavamo parlando del corso di Danza. ma le parole di Misha mi fecero riflettere. ti devo avvertire che il corso è frequentato anche da Lucrezia e Jezebel. Se mi fossi trovata faccia a . — Come ti viene in mente? Non lo sai che rischio di svenire alla sola vista del sangue? — Non devi fare a pezzi nessuno. Tieniti alla larga da loro. Anche se Fondamenti di filosofia antica mi tenta non poco. anche se ha messo in luce un giusto argomento. Ma andava bene anche così. non hai bisogno di procurarti altri guai. — Potrebbe essere divertente. E poi ci sono anch’io. anche se a Milano potevo farlo nella solitudine del mio appartamento. Misha si pulì le labbra macchiate di cioccolato con una salvietta. Con un sorriso era capace di illuminare anche la giornata più grigia. È molto diversa dall’Angelica che ricordavo. Per esempio. Quasi sbarrai gli occhi per la gioia. Zoe. Sam gli dardeggiò un’occhiataccia. mi è venuto in mente che è il caso che tu scelga anche un’attività sportiva. Evidentemente le voci sul tuo talento ti hanno preceduto. — Certo. — Addentò l’ennesimo croissant ripieno di cioccolato. persino indifesa. dove adoravo lasciarmi cullare dalle note avvolta nella penombra del tramonto. Se almeno ci fosse stata Chloe. — Ma io sono davvero negata nello sport. che ne diresti di Fondamenti di anatomia umana? — Bleah! — borbottai. — Puoi scegliere quattro corsi per semestre. — Potrei davvero suonare il pianoforte? — chiesi. quanto a guai ne ho già abbastanza dei miei — ammisi. Non ho alcuna speranza… — Perché non provi Tiro con l’arco? — mi chiese Misha.sezione C. ma ora mi sembra davvero cambiata. — In effetti. Ma considera che se in battaglia sarai costretta a fermare il cuore di un Inquisitore. Mi rendo conto che abbiamo avuto dei contrasti in passato. Una delle cose che mi mancava di più della mia vita precedente era proprio suonare il pianoforte. Lui si mise a guardare a sua volta il prospetto dei corsi. la mia migliore amica. Vedrò se posso fare qualcosa per lei — ribatté Sam. non raccogliere le loro provocazioni. per imparare ad applicare le cure e i rimedi naturali. — Credo che Angelica non stia attraversando un bel periodo. Mi ha dato l’impressione di essere così fragile. Sam non aveva tutti i torti. Dopo aver suonato sul palco di un teatro gremito nel Paolo e Francesca di Sebastian avevo vinto anche la mia timidezza di esibirmi in pubblico. È solo che stavo cercando di dare una mano ad Angelica. — Affare fatto — mormorai. sarebbe stato tutto più facile. È stata Adelaide stessa a chiedermelo. Ti sarebbe utile un corso legato alla medicina. È una buona occasione per uscire da queste quattro mura. — Per concludere. — Mi spiace per quello che è successo prima. Considera che puoi ottenere dei crediti anche dalle attività parallele ai corsi di studio. — Qualche idea? — chiesi a Misha. la goth queen del liceo. — Mi sembra una buona idea — assentì Sam. e respirare l’aria sana che proviene dal lago. la ragazza più invidiata e desiderata della scuola. devi sapere come funziona. — Piuttosto. Solo. anche se mi vedevo già trafiggere per errore una delle insegnanti e guadagnarmi una punizione. — Non dargli ascolto. Mi raccomando. so che è vacante il posto di pianista per il corso di Danza classica.

o provvedere a curare se stessa. avrei avuto il coraggio di ucciderlo a sangue freddo? Cappuccetto Indemoniato era così consumata dalla bramosia di potere che ormai somigliava più a un demone che a un essere umano. — Sam. a patto che l’esame non preveda un intervento a cuore aperto. — Be’. c’era voluto meno tempo del previsto a scegliere i corsi. numerologia e alchimia del secondo anno. era croccante e succosa. io. Averla affrontata non era la stessa cosa che togliere la vita a un altro uomo. a dedicarmi allo studio mentre fuori. si scatenava l’inferno contro le streghe. — Sono propedeutici all’esame di Cabala. Anche una guerriera deve essere in grado di prestare il primo soccorso a una compagna ferita. . — Intendevo dire che non sarò sempre al vostro fianco. dovresti saperlo che Zoe è nata per essere una guerriera — borbottò Misha. forse anni. — Seguirò il corso di Anatomia. ma allo stesso tempo non sono il suo animale domestico. Mi sentivo quasi ottimista in vista dell’inizio delle lezioni. — D’accordo — dissi alzando le mani in segno di resa. In ogni caso. Tutto sommato non era andata poi così male. per quanto pervaso dall’odio per le streghe. sarà pur sempre meglio di Analisi matematica. di matematica e fisica se ne può pur sempre parlare al prossimo semestre — ribatté Sam. Io sono il suo famiglio! — protestò. proprio come un furetto indispettito. nel mondo reale. A Sam sfuggì una risatina. Assaggiai un morso della mela che mi aveva dato Misha. — Certo. anche se il pensiero di rimanere qui per mesi. — Ehi! Io non sono il suo animale domestico. — Tra noi sei tu la guaritrice. Tirai un sorriso di circostanza. se necessario. Misha fece uno scatto con la testa all’indietro. Non potevo sapere che l’occasione di dare il mio contributo in battaglia sarebbe arrivato molto prima di quanto potessi immaginare. mi faceva sentire come se stessi perdendo tempo.faccia con uno degli Inquisitori che avevano ucciso mia madre.

c’è un piccolo emporio nell’ala nord dell’Accademia. prodotti da bagno o. — Non temere. — Spero che mi diano anche una piantina dell’edificio. — Lì potrai formalizzare la tua iscrizione e ti verrà consegnato il prospetto delle lezioni. quaderni per prendere appunti. — Non sarà mai come il Bloody Mary — bofonchiai. sei una tipa parsimoniosa — disse Misha. — Ah. Zoe — si intromise Misha. sentivo i suoi pettorali che premevano con decisione contro la mia schiena. per quanto cercassi di divincolarmi. Ti sarà assegnato anche un armadietto dove custodire i libri e le attrezzature sportive. Di nuovo puntai il gomito con decisione verso le sue costole. — Non hai idea di cosa ci si può trovare lì dentro. quasi dimenticavo — disse Sam. ma questa volta sgusciò via e me lo trovai alle spalle che mi avvolgeva il torace con le braccia per impedirmi di muovermi. Avevo il sospetto che Misha avesse ragione. ma piuttosto dei crediti che vengono rilasciati secondo le frequenze dei corsi e i risultati nei test intermedi. a vederci dall’esterno. — Semplicemente. Ma hanno una particolarità: non possono essere accumulati. ci sono io per aiutarti a orientarti — disse. — No. naturalmente. Dopotutto.Ricomincio da zero — Da questa parte c’è la segreteria — mi disse Sam. ma non mi ero mai resa conto che fosse così forte. Credo di essermi persa almeno dieci volte in questi pochi minuti — brontolai. — Tuttavia un dubbio ce l’ho — borbottai. — Il Santuario dispone di una valuta locale. non credo proprio che accettino pagamenti in euro — disse. — Uhm. — Certo. Mentre mi stringeva. C’è persino una caffetteria. — I crediti possono essere scambiati con beni materiali all’emporio o in caffetteria. — Se dovessi avere bisogno di vestiti. — Oh. avrò con me sì e no cinquanta euro. — Così non devi affaticarti a cercare inutilmente di risparmiare. anche se non si tratta di vere e proprie monete. — Ti assicuro che rimarrai sorpresa. che il primo giorno di ogni mese torni a zero — si intromise Misha. — Cosa vuoi dire? — chiesi. Mi ero accorta di quanto fosse agile. Misha mi teneva a braccetto e forse. Mi voltai di . potevamo sembrare una coppia di fidanzatini al primo appuntamento. Capisco. avevo conosciuto delle Sorelle che lavoravano nel mondo dell’arte e della moda e probabilmente qualcosa delle loro creazioni finiva qui al Santuario. Gli allungai una gomitata tra le costole e lui si tolse dalla faccia il sorrisetto compiaciuto. — Come faccio a pagare? Le mie finanze sono allo sbando. Sam si mise a ridere. Il suo abbraccio era così stretto che non riuscii a liberarmi di lui. bisogna ammettere che hanno pensato davvero a tutto. mentre percorrevamo un corridoio che sembrava infinito.

Ma la regola al Santuario è che tutti li portino corti. una ragazza dai modi sbrigativi mi fece firmare qualche documento e mi consegnò una copia del piano di studi che avevo richiesto insieme alle chiavi di un armadietto. La lezione di Storia sarebbe iniziata di lì a un quarto d’ora. Mi stavo proprio chiedendo se sarei riuscita a mandare una mail a Chloe o a mio padre. Nonostante le mie resistenze. allineati come un plotone durante l’addestramento. Misha si staccò. Avvertii chiaramente il sottile turbamento che lo pervadeva. gli occhi dalle lunghe ciglia e i capelli sempre spettinati come se fosse appena sceso dal letto. non mi aspettavo di certo benevolenza da parte degli insegnanti. Poi. del sole che scalda la pelle in un pomeriggio estivo. — Senti. insistette perché iniziassi a frequentare le lezioni da subito. Rimasi immobile. anzi. di corteccia e di muschio impregnati di rugiada alle prime luci dell’alba. Zoe — mi disse Sam. con un filo di voce. Poi Misha aprì la bocca come per parlare e io rimasi in attesa. Trovarmi a un fiato di distanza da Misha mi costrinse a osservarlo sotto una luce diversa rispetto al solito. quando all’orizzonte il cielo si confonde con il mare. quando Sam precisò che l’account serviva più che altro per memorizzare i miei documenti quali ricerche o tesine. all’improvviso. Rimanemmo in silenzio per un istante che mi sembrò infinito. Mi stava guardando intensamente. e a quel punto fui io ad arrossire. Era come se Misha stesse scappando da qualcosa. Poi. e schivando il mio sguardo incominciò a camminare velocemente per raggiungere Sam. mi sentivo una prigioniera a cui non era concesso nemmeno l’onore delle armi. Non escludevo che nell’Accademia fossero ancora in voga le pene corporali per chi non si applicava abbastanza.lato. mentre la navigazione era limitata alla rete di ricerca interna. poi mi indicò l’aula dove si sarebbe svolta la mia prima lezione. indispettita. che sapeva di notti trascorse in mezzo a un bosco. spiegandomi che avrei avuto tutto il pomeriggio libero per imparare a orientarmi nel labirinto di corridoi e scalinate del Santuario. Ma non disse nulla. Sembravano tutti così indaffarati da darmi l’idea di non vedere l’ora di liberarsi di me. Lui non si mosse. Ero avvolta dalle sue braccia e dal suo profumo. in mezzo al corridoio. Adelaide preferisce… . Più che una studentessa. Considerando il modo con cui ero stata accolta al Santuario. Quanto era bello. — Lasciami — feci io. Camminammo tutti e tre senza più dirci una parola fino alla segreteria. ma ottenni solo di trovarmi a un soffio dal suo viso. senza smettere di fissare il suo viso. Mi diede anche una busta che conteneva il badge magnetico dove memorizzare voti e crediti e un foglio con le istruzioni per creare un account con cui usare i computer a disposizione degli studenti. Mi sentivo come quando mia madre mi aveva accompagnato in classe il primo giorno di scuola alle elementari. Misha mi salutò in fretta dicendomi che doveva correre o rischiava di far tardi a non so quale corso. con quei suoi lineamenti ben definiti. un po’ scombussolata a mia volta per l’agitazione che mi aveva provocato l’inaspettato incrocio di sguardi. di buon passo. ma soprattutto incredula. quindi Sam disse che ci dovevamo sbrigare ma che avrei fatto in tempo. che nel frattempo si era allontanata di qualche passo. Una volta lì. nello stomaco ero tutta un ribollire di ansia e imbarazzo. Sam mi accompagnò fino all’armadietto. mi decisi a raggiungere a mia volta Sam. — Per i capelli… so quanto ci tenevi a farli allungare. per cui non mi rimase che arrendermi. Era come se il Santuario fosse una prigione in cui scontare le mie colpe. una fragranza dolce e amara allo stesso tempo. decisa a intimargli di mollare la presa.

Se li avessi tagliati ora. Lei sorrise debolmente. Ricordavo ogni volta che mi aveva sistemato una ciocca dietro l’orecchio per osservare con più attenzione il mio viso. prima di voltarmi le spalle e incamminarsi lungo il corridoio. Non che pensassi che avrei potuto riavere i mesi che mi erano stati rubati. Non mi sentivo pronta. o mentre mi baciava. Salutai Sam mentre gli altri studenti facevano il loro ingresso alla spicciolata in classe. — Cerca però di non metterti contro Adelaide. . non me la sento ancora di tagliarli. Solo la lunghezza dei miei capelli era lì a testimoniare il tempo che era passato. sarebbe stato come accettare una detestabile ingiustizia. Ma era sui miei capelli che si erano posate le carezze di Sebastian. A parte il fatto che mi sembra una barbarie. Può sembrare severa. — Capisco — mormorò lei. ma è dalla tua parte. tutto qui. Sapevo che erano perduti per sempre. — Sono stata già informata. — Ci penserò su — sospirai.— Lo so — la interruppi. Avevo perso sei mesi della mia esistenza.

mantenendo il tessuto in tensione. . timido passo oltre la soglia. ma un Inquisitore tra i banchi dell’Accademia. — Sebastian — mi sfuggì. Qualcosa che riconobbi senza aver bisogno di guardare il suo viso. anche se la mia voce era debole e strozzata. Non importava quanto l’idea potesse sembrare ridicola. Compii il primo. Per un attimo. sui quali la luce che entrava dalle ampie vetrate stendeva riflessi color cenere. sciolto come la nebbia alle prime luci del mattino. Indossava jeans scuri e una camicia color melanzana che aderiva perfettamente alla muscolatura. mi sentivo come se mi avessero paracadutato dietro le linee nemiche e dovessi infiltrarmi tra le file degli avversari senza sapere nemmeno una parola della loro lingua. feci capolino dalla porta per dare un’occhiata ai miei compagni di corso. e per un attimo ebbi la sicurezza che era davvero lui. Eppure in quel momento la mia razionalità si era arresa al desiderio di ritrovare il mio amore. Tutte le mie angosce e le mie insicurezze si sarebbero dissipate. Una mezzo demone o una fata al Santuario delle streghe erano presenze in qualche modo giustificate. quella sì che era un’idea davvero assurda. sarebbe stato più facile che affrontare il primo giorno nella nuova scuola. A quel punto. A ridosso della parete campeggiava una lavagna dalla cornice in legno che sembrava fuoriuscita da un film degli anni Venti e una cattedra massiccia dalla superficie consunta. nella sua presenza. come se mi avesse sentito. seduto sulla cattedra. la seconda ala con cui avrei finalmente potuto spiccare il volo e sentirmi me stessa di fronte al mondo. forse.Come nel sogno Prima di entrare. mi preoccupai di essere trattata come un’aliena. mi parve che il brusio degli studenti presenti nell’aula fosse scomparso. L’aula era più o meno della stessa dimensione della mia classe al liceo. La mia metà. Avrei ugualmente odiato che nessuno mi rivolgesse la parola. Doveva essere lui. come in un anfiteatro greco in miniatura. Tirai un sospiro di sollievo nel rendermi conto che nessuno stava facendo caso a me. lui si voltò nella mia direzione. Un ragazzo dai capelli castani. Era di spalle. però. Fronteggiare un’orda di Inquisitori. ma i banchi erano disposti in semicerchio su una gradinata. Insomma. Mi guardai intorno per accertarmi che nessuno mi stesse osservando. Detestavo essere l’ultima arrivata e mi aspettavo di essere presa di mira non appena avessi messo piede in classe. al punto che sentii le gambe diventare di burro. temevo di finire isolata dal resto della classe. e ci fossimo soltanto io e lui. C’era qualcosa di estremamente familiare. A occhio si vedeva che era alto almeno un metro e novanta. Poi lo vidi. Con tutti i gruppi e le amicizie già formati. e la stanza fosse diventata nient’altro che una scenografia. Forse l’aria era davvero impregnata di un silenzio inaspettato perché.

Un luogo dove i miei nemici non mi potevano trovare. — Adam — chiamò. con due ciocche ribelli che scendevano ai lati della fronte. Incollai lo sguardo su di lei per distoglierlo dal ragazzo sconosciuto che. sospesa com’ero tra il sentirmi un’aliena tra gli esseri umani o soltanto una strega diversa da tutte le altre. Sentii la pressione delle lacrime farsi decisa. Erano color noce. E nonostante la corporatura fosse tanto simile a quella di Sebastian da avermi tratto in inganno. sentii le gote andare a fuoco. ma essere perseguitate alla stregua di una razza di demoni. Pochi attimi dopo fece il suo ingresso nell’aula l’insegnante. I suoi capelli erano tirati indietro. con i capelli grigi acconciati in due trecce raccolte in cima alla nuca. dietro le ciglia. — N-non ti sto… io… credo di averti scambiato per un’altra persona — balbettai.Incontrai i suoi occhi. devastante. I suoi lineamenti erano decisi come se fossero stati scolpiti nell’alabastro. Ma la verità è che ero più che mai lontana da casa. Mentre il ragazzo sconosciuto mi guardava con un’espressione indecifrabile. Non l’avevo mai visto. Tutto intorno si fece sfocato. Forse lei sapeva qualcosa di più riguardo a Adam. come se stesse cercando senza sosta l’approdo di un viso conosciuto su cui posare il bagaglio di insicurezze che rischiava di schiacciarmi. e magari durante il mio stato di incoscienza mi ero lasciata sfuggire qualche dettaglio su di lui che ora avrebbe potuto aiutarmi a dare un senso a questa vicenda. come se a un passo da me fosse appena scoppiata una bomba. nel frattempo. in un luogo che fluttuava sull’orlo dello spazio e del tempo. stava salendo la gradinata per prendere posto a sua volta. Una bella contraddizione avere nelle vene il sangue di un’antica divinità. ma nemmeno le persone più care. — Be’? Che c’è da guardare? — mi incalzò lui. Indossava una giacca camoscio su un paio di pantaloni verdone. Come avrei potuto spiegare che avevo invocato il suo nome durante il mio lungo sonno? Dovevo trovare il modo di ritornare in Riabilitazione e parlare ancora con Ligea. . Poi disse qualcos’altro che non riuscii a sentire. Corsi a prendere posto nell’ultima fila di banchi. ed era evidente che nemmeno lui mi conosceva. Un tipo che era seduto in un banco a poca distanza dal mio attirò la sua attenzione. e sotto il braccio teneva un libro spesso quanto un’enciclopedia. Il nome che aveva pronunciato riecheggiava nella mia mente come un proiettile vagante. molto diversi da quelli smeraldo del ragazzo che amavo. Ma non era Sebastian. Mi sconvolse al punto che ebbi un capogiro. Era una donna minuta. Nelle orecchie esplose un ronzio fastidioso. e il respiro affannoso. Avrei voluto sprofondare per l’imbarazzo. Cosa mi era preso? Come avevo potuto essere così patetica da scambiare un perfetto sconosciuto per il mio ragazzo? Era come se la mia mente stesse rifiutando l’idea che mi trovavo al Santuario delle streghe. Il lungo sonno doveva aver danneggiato il mio fragile equilibrio psicologico. In uno dei libri che mi aveva prestato Sam in vista dell’iniziazione. in volto non gli assomigliava nemmeno. Era di una bellezza scultorea. nascondendo il viso tra le mani. fuggire via e tornare in segreteria per chiedere di cambiare il piano di studi. quel ragazzo. La sua voce era bassa e tagliente insieme. il naso sottile e le labbra allungate. avevo letto che noi streghe siamo le discendenti della dea Iside. Erano tagliati come due fessure in un viso di marmo.

Perché mi comportavo in modo così infantile? Ogni volta speravo che lui non se ne accorgesse. Per tutta la durata della lezione non potei fare a meno di lanciare occhiate sfuggenti in direzione di Adam. poggiai malamente il piede tra il gradino e il vuoto.La metà oscura La prof non si preoccupò di introdurmi al resto della classe. sforzandomi di non incontrare il suo. L’unico risultato che ottenni fu di perdere l’equilibrio. Quanto mi mancava. Come se non bastasse. nonostante distogliessi gli occhi immediatamente. come se fuggire da Adam potesse lasciare indietro anche le domande che faceva scaturire nella mia mente. poi sentivo il peso del suo sguardo su di me. — Grazie — sibilai. erano preferibili a questo totale disinteresse. quando una ragazza che camminava davanti a me si fermò di colpo e io. — D’accordo — disse. la ressa degli studenti che si accalcavano mi impedì di raggiungere velocemente l’uscita. aggiunse: — Ho avuto la strana sensazione che tu mi osservassi. per evitarla. incuriosito. anche se mi sentivo un’autentica idiota. che ci fossi o meno. Alla fine della lezione cercai di precipitarmi fuori dall’aula. ora. — Bei capelli — disse dopo un istante di silenzio. così me lo trovai di fianco mentre scendevo i gradini dell’aula. Forse dava per scontato che ormai tutti mi conoscessero. che mi impedì di capitolare. dopo il mio ingresso plateale durante il saggio dell’orchestra. dopo una lunga pausa. dato che era impossibile non far caso ai miei lunghi capelli rossi in mezzo alle varie declinazioni di corto che avevano le altre ragazze. invece di ascoltare la lezione. — Non ci conosciamo. La mancanza di Sebastian si era fatta ancora più tagliente. dopo che mi era parso di riconoscerlo nel volto di un altro. Poi. ma in un paio di occasioni finimmo per incrociare gli sguardi e. Mi immaginavo già con il pavimento stampato in faccia. ma almeno a qualcuno importava di me. — Ho solo perso l’equilibrio — dissi in tono un po’ troppo sgarbato. vero? — Si vede così tanto? Il suo viso si illuminò di un sorriso. che scoprì una fila di denti bianchissimi. Esclusi la seconda ipotesi. e mi chiesi se era abituata all’andirivieni di nuovi studenti al suo corso o se non mi avesse proprio notato. poteva farmi sentire meglio. — Ti sbagli — lo seccai. ora. Sei nuova. scoccandogli un’occhiata velenosa. — Qualcosa non va? — chiese Adam. Oppure non importava proprio a nessuno. . quando mi sentii afferrare da una presa di ferro. Ma sapevo che niente. Inchiodai lo sguardo alla punta delle scarpe. Persino le attenzioni asfissianti di Damiano. — Infatti. ed era come se scottasse sulla pelle. il mio vecchio liceo! Non ero mai stata popolare. il mio atletico e molesto compagno di classe. Alzò le mani come in segno di resa. considerando che era lui ad avermi sorretto e magari un “grazie” sarebbe stato più appropriato. no? Lui sembrò studiarmi.

abbassando gli occhi. — Non ti preoccupare — lo rassicurai. — No. — Volevo chiederti scusa per prima. — Sam mi ha detto come arrivarci. non riuscivo a decidermi a entrare. Che mi prendeva? Non era il caso di lasciarmi andare a simili confidenze con un perfetto sconosciuto. Tu sei fantastica. per il periodo in cui siamo stati separati non ho fatto che desiderare di essere di nuovo al tuo fianco. — Che ti prende? Sembra che tu abbia appena visto un fantasma. Adelaide aveva visto giusto a mandarmi in terapia. — Ora però devo andare. Al contempo. Sentiva quello che sentivo io. Una volta arrivati di fronte allo studio della psicologa. Perché sentivo la necessità di spiegare a un perfetto sconosciuto che non ero un’egocentrica. però. mi sono comportato da vero idiota. come se fossimo poco più che estranei. per non rischiare di perdermi? Mi liberai della sua presa e accelerai il passo. e il resto del tragitto lo facemmo mano nella mano. quasi avessi camminato nel deserto per tutta la mattina. — D’accordo. Poi mi morsi la lingua. io… — mormorò Misha. . è tutto a posto — borbottai. — Ehi — mi disse. sembrava scomparso. — Ma che dici? No. Corsi fuori più in fretta che potevo prima che si accorgesse che ero avvampata. con il mio continuo controllare che non ci fosse Adam. ma me ne pentii subito. come per aiutarmi a sostenermi. — È bello sapere che nonostante tutto mi vuoi ancora bene. Avevo il fiato corto e le labbra secche. — Grazie — dissi. Certo. Misha manteneva la distanza di sicurezza. — Mi rendo conto che non dev’essere facile avermi ritrovato dopo aver pensato che ero morta. Mi voltai di scatto e gli mostrai il dito medio. quando mi hai piantato in asso per fuggire con Sebastian ci sono rimasto parecchio male. Se non sai dov’è il suo studio ti posso accompagnare. Zoe. So di essere una strega tutt’altro che perfetta. Che mi fossi immaginata tutto? In quel caso. — Siamo legati. — Senti. io ci sarò sempre. — Bene — bofonchiai. Ci avviammo lungo il corridoio. non è per questo — mi giustificai. Immagino che ci vorrà un po’ prima di abituarti di nuovo ad avermi intorno. Mi limitai ad annuire. — La prossima volta potresti farti male. — Non potrei smettere di volerti bene nemmeno se mi impegnassi per una vita intera — disse lui. ma in effetti mi sentirei più tranquilla se tu mi accompagnassi. che proveniva dalla direzione opposta. Gli appoggiai una mano sulla spalla. — No. io… non intendevo questo. La strizzacervelli mi sta aspettando. Una volta in corridoio quasi mi scontrai con Misha. di cui i capelli erano diventati il simbolo. — Attenta a dove metti i piedi — lo sentii dire. — Ma tu non avevi un’imperdibile lezione di non-so-che dall’altra parte della scuola? — gli chiesi. Per te. — È terminata con un po’ di anticipo — rispose. Soprattutto. Il quale. ho provato la stessa felicità e il senso di fiducia in un futuro migliore che hai provato tu. O forse ero soltanto io che lo mettevo a disagio. guardandomi intorno per assicurarmi che non ci fosse ancora Adam nei paraggi. Non so che mi è preso. ma avevo solo bisogno di ricordare chi ero? Di aggrapparmi ai ricordi. Non ho ancora capito se sono le porte che cambiano posizione o il mio senso dell’orientamento a dare il peggio di sé. Le inumidii con la lingua e feci un ampio respiro prima di rispondere. prima dell’incidente.— A quanto pare ti piace attirare l’attenzione. Ma la sua espressione era poco convinta. quindi anche il suo stomaco doveva essere in subbuglio.

e girandomi feci appena in tempo a vedere Nosferatu sgattaiolare fuori dalla stanza. Del resto. — Zoe — ribattei. — Ahio — protestai. — Non se ti intrufoli sotto forma di furetto. Seduta a una scrivania c’era una donna vestita con eleganza. Mi sentirei decisamente più tranquilla. e aveva un caschetto di capelli grigi ondulati. — Ho sentito molto parlare di te. — Senza offesa. ma sappi che sarò al tuo fianco. Adelaide si aspetta grandi cose da te — ribatté lei prendendo posto su un divano di fronte a me. e non ce la potevo fare ad affrontarlo. Lei tirò le labbra sottili in un sorriso cordiale.Improvvisamente. Non mi vedrai comparire. Con Misha fuori dalla stanza. — Non temere. mi sentivo pervasa da un crescente senso d’ansia. tra il blu e il verde. c’era qualche sedia sparsa e un tavolino basso che mi ricordavano la sala d’aspetto del mio dentista. sapendo che sei nei paraggi. evidentemente. sì. e tornò un istante dopo con le sembianze del mio furetto. Io attraversai la porta socchiusa e mi trovai all’interno di uno studio arredato con mobili antichi e un tappeto dall’aspetto pregiato steso sul pavimento. dall’intonaco un po’ sbeccato. Non lo vede che mi ha persino mandato in . si alzò e mi venne incontro. simili a barche a vela. Lei. Anna. non l’avrei definita roca. cupi come acque profonde. — Non credo che sia possibile. ma… frastagliata. poi disse: — Ma sì. Balbettai qualcosa. Era stato davvero cauto nell’entrare. A separarci c’era un tavolino di vetro su cui erano appoggiati alcuni libri dalla copertina sgualcita. Misha sparì dietro una pianta dalle ampie foglie. — Il famiglio sta fuori — disse con una lieve inflessione straniera. — Al contrario. Non vorrei che ti chiudesse in una gabbia in sala d’attesa. al punto che non l’avevo notato neppure io. con un ampio fiocco a chiudere sul colletto. Temevo che il tutto si risolvesse con l’ennesimo interrogatorio. Io e Misha ci trovammo in una saletta con le pareti chiare. Lui mi guardò con aria smarrita. indicando una sedia con le gambe a forma di zampe di leone. — Piacere. stringendole la mano. Indossava una giacca nera sopra una camicia color crema. mi sentii immediatamente a disagio. mi metterà alla porta. però. — Che ne dici di entrare insieme? — gli chiesi. Tirai un sospiro di sollievo e bussai con decisione prima di cambiare idea. Avvicinandomi mi resi conto che i suoi occhi erano piccoli e rotondi. sarò discreto. d’accordo. accomodati — mi disse. Una voce dall’interno mi disse di entrare. Mi appuntai mentalmente di segnalare a Adelaide che il Santuario aveva bisogno di una rimodernata. ma fatico a crederci. — Prego. Immagino che la Markos sia abituata ad avere a che fare con streghe e relativi famigli. mi decisi a fare a Misha una proposta che sorprese me per prima. A colpirmi fu la particolarità della sua voce. dottoressa. perché no? Basta con quest’aria da furetto beneducato — e mi diede un pugno sulla spalla. Così. Appena Anna mi vedrà. Senza perdere il sorriso. Misha rimase pensieroso per un lungo istante. — Immagino non si dicano cose molto lusinghiere sul mio conto. Nosferatu. — Attento a non farti vedere.

a quanto pare. per di più. annunciato fin dall’antichità. Zoe. E anche dalle differenze. mi suggeriva di non fidarmi? — Be’. schermendosi con una mano. — Non che io creda a profezie o premonizioni. — Non preoccuparti. — Forse è proprio questo il tuo problema. — Un evento come la Rinascita. Anna era gentile e accomodante. appunto. se siamo qui è per una chiacchierata. la Custode delle falene… — dissi infine. non è così. — Già. in un luogo chiuso e isolato come il Santuario è essenziale mantenere buoni rapporti con tutti. — Ma il mondo è magia. L’epoca in cui finalmente le streghe e gli umani potranno vivere in pace e integrarsi. spero che lo farai. è solo una leggenda. — Per esempio? — Si dice che scatenerà una nuova guerra da cui le streghe usciranno vincitrici. Se Adelaide ti ha chiesto di restare è perché è preoccupata per la tua incolumità. Corrugai la fronte. Un’ospite di assoluto riguardo. Era come fissare una porta chiusa e sperare di vedere cosa si nascondeva oltre la soglia. — Vuoi dire che posso andarmene quando voglio? Anna si mise a ridere. ti assicuro. ti prego — disse Anna. Zoe. Anna sapeva di Cappuccetto Indemoniato. ma una pacifica coesistenza. soggiogando il genere umano. — Ma ho sentito opinioni contrastanti riguardo alla vera natura della Custode. — No. — Non lo so… mi sono convinta che ci sia dell’altro. — Dietro ogni leggenda c’è un fondo di verità. Credo molto nel potere della parola per risolvere i contrasti. tra Adelaide e me non è certo un idillio… — Vuoi parlarmene? — mi chiese. — È questo che ti ha fatto credere Azalhee? Quasi sobbalzai sulla sedia nell’udire quel nome. Notai che ai piedi portava un paio di scarpe di vernice e il tacco alto. — Già — ammisi. Niente più persecuzioni. sarai tu a decidere se vorrai incontrarmi con regolarità. Sperai non sapesse . — Per esempio? Rimasi a lungo a fissarla negli occhi. In seguito. L’eco di un evento particolarmente significativo può essere percepita ancora prima che l’evento stesso abbia luogo. né conflitti combattuti in nome della presunta superiorità di una religione sull’altra. — C’è quella vecchia storia. per esempio. — Intendevo dire che qui sei un’ospite. incrociando le gambe. Naturalmente. Il gusto moderno dell’abbigliamento di Anna strideva con l’aspetto antico di tutto il resto che si trovava all’interno del suo studio. Ma senza successo. e allora perché una vocina. Che grazie alla Custode i demoni marceranno sulla Terra. Non c’è una via di fuga. È che la cosa sembra preoccuparti. cercando di decifrare la sua espressione. Sei convinta di essere trattata come una prigioniera ma. Dovresti saperlo. Zoe. dentro di me. e forse anche dell’abisso di oscurità che mi aveva spalancato davanti agli occhi.analisi? — Oh. — Cosa intendi per “significativo”? — chiesi. — È Adelaide che ti ha detto di chiedermelo? Scosse la testa. E diamoci del tu. E non hai tutti i torti. Servirà a conoscerci meglio. — Ma. È di questo che parla la leggenda della Custode delle falene. lascia pure da parte i titoli accademici. Un evento lungamente atteso. imparando dalle rispettive esperienze.

prima di lei. Cos’avevo provato. sulle tue opinioni. ma erano parte integrante della società a tutti i livelli. o c’era davvero qualcosa di familiare in quell’individuo all’apparenza arrogante ed egocentrico? Scossi la testa con forza. — Una specie di… caduta. — I demoni non possono camminare sulla Terra — sentenziò Anna. Vorrei sapere cosa provi. — Anna smise di parlare per un attimo. parlando d’altro. tornai con la mente al momento in cui avevo incrociato gli occhi di Adam. non mi sembra affatto pentita — mormorai. Ai mezzi demoni come lei è assegnato il gravoso compito di vegliare sui portali che conducono al Mondo Sotterraneo. l’obbedienza ai propri superiori è un valore fondamentale. ma suo padre era umano. E parlando di sensazioni. sapendo che ti trovi così lontano dalla tua casa e dai tuoi affetti. .anche della domanda che continuava a tormentarmi: ero stata io a osservare l’abisso. davvero? A trarmi in inganno era stata solo la mancanza devastante di Sebastian. — Da come parlava. sai? — la provocai. Ma come poteva essere altrimenti. allora uno come Heinrich avrebbe dovuto essere rispedito all’inferno a cui apparteneva. Sua madre è una Furia. ma il comandante di una compagnia di fucilieri. considerando che una fata era reclusa in una zona destinata alla riabilitazione dei casi disperati? C’era davvero differenza tra le streghe della Sorellanza e gli Inquisitori a cui si opponevano? — Se davvero Lucrezia ha commesso degli errori. — Più o meno. come se un pensiero improvviso l’avesse portata lontano. — In una guerra. Decisi di dirottare l’attenzione di Anna. Tuttavia. dovevo ammettere che Anna era capace di un’empatia sconosciuta alle streghe che avevo incontrato finora. Nonostante la mia diffidenza. — Di cosa? — Che hai sviato dall’argomento Custode delle falene. Non ero ancora pronta per razionalizzare le mie emozioni. — So a chi ti stai riferendo. — Ci stiamo lavorando — ammise Anna. al momento non ha importanza. ma devi sapere che Lucrezia non è propriamente un demone. — Lucrezia non ha per niente l’aria di una tipa servile — obiettai. Zoe. se davvero i demoni non potevano camminare sulla Terra. — Comunque. i demoni sono diventati i signori incontrastati del Mondo Sotterraneo. Per questo quelli come lei vengono comunemente chiamati Guardiani. Preferirei concentrarmi sulle tue sensazioni. per evitare che tramite essi il male possa risalire in superficie. — C’è un antico patto tra i demoni e le creature terrestri. — Me ne sono accorta. come racconta la leggenda di Lucifero — pensai a voce alta. Poi aggiunse: — Dopo che fu siglato il Patto. Un patto stretto quando la Terra era governata da sciamani e saggi sacerdoti. tra discorsi sull’obbedienza e le Amazzoni che piantonavano l’edificio. mi dava sempre più l’idea di una struttura militare piuttosto che di un luogo dove veniva tramandata l’antica sapienza delle streghe. E in effetti l’Accademia. A nessuno. anche quelli più alti. In quei tempi remoti il divino maschile era in simbiosi con il divino femminile. — Ma allora cosa ci fanno dei demoni qui al Santuario? Anna curvò le labbra in un sorriso. o era stato l’abisso a guardare dentro di me? Mi limitai ad annuire con un cenno del capo. Lei mi studiò per un lungo istante con aria interrogativa. Lucrezia è qui per porre rimedio a un vecchio errore in cui ha perso la vita un Guardiano che aveva giurato di servire. Non è per parlare di lei che siamo qui. era sembrato importare cosa provavo di fronte a un così brusco sconvolgimento della mia vita. Anna non sembrava affatto una psicologa. quando le streghe non erano costrette a vivere ai margini.

Cosa ti spaventa davvero. avrei avuto la fermezza di compiere la scelta giusta o mi sarei fatta dominare dalla sete di vendetta? — Non temere.Anna appoggiò i gomiti sulle ginocchia. ovvero la parte ombrosa della mia personalità. conciliante. — Domani mattina. tra i tuoi impegni. Volevo rispedire al mittente la sua accusa. Non avevo mai riflettuto a fondo sul significato di quella frase. Nemmeno io avrei saputo spiegarmene il motivo. Avremo modo di riparlarne. Aveva toccato un nervo scoperto. — I-io non… — balbettai. Zoe? Fui tentata di ribattere che non c’era proprio niente che mi spaventava. . — Facciamo così. mi dirai se riesci a trovare un ritaglio di tempo anche per me. Le strinsi la mano in fretta e mi avviai verso la porta. ma non vedevo l’ora di uscire da quella stanza. E se Anna avesse avuto ragione? Forse. protendendosi leggermente verso di me e guardandomi con decisione. mettermi sempre sulla difensiva era solo un modo per non affrontare ciò che temevo di più. — D’accordo — bofonchiai. — Anna abbassò il tono della voce. a partire dall’amore di Sebastian. ma ebbi un tentennamento. allora — disse lei. — Non c’è fretta. dopo la benedizione. La immaginai seguirmi con lo sguardo mentre mi allontanavo. ma non era solo per questo che mi sentivo turbata. Sam non aveva fatto che ripetermi che dovevo essere iniziata al più presto o i miei poteri avrebbero potuto prendere il sopravvento. Se avessi avuto il potere di recidere delle vite umane e in cambio poterlo riabbracciare. proprio quella con cui Cappuccetto Indemoniato mi aveva costretto a confrontarmi. alzandomi in piedi. ma cominciavo a sospettare a cosa si riferiva: potevo essere inghiottita in una spirale alimentata dalla rabbia contro chi mi aveva strappato via tutto quello che avevo. — Non mi spiego la tua resistenza nel voler parlare di te stessa. Ti va di tornare domani? — Devo controllare l’orario delle lezioni.

decisa a improvvisare una melodia. Chiusi gli occhi. E quello in fondo alla sala era uno splendido pianoforte a coda. all’interno. Mentre le note si susseguivano melodiose. per questo spettacolo. finii per perdermi. Mi accorsi che il cuore aveva cominciato a battere più forte. — Meravigliosamente. — Cosa ci fai qui? — Potrei chiederti la stessa cosa — ribatté lui senza scomporsi. Mentre mi chiedevo dove si fosse cacciato Misha. seduto sul pavimento alle mie spalle.Run Una volta fuori. — Avrei scommesso che stavi suonando per qualcuno. — Ti sbagli — dissi abbassando lo sguardo. Adam era appoggiato con una spalla allo stipite. con delle sbarre a circondare il perimetro. Poi mi fermai di colpo. e la sua sagoma lucida si stagliava contro una grande vetrata che dava sul lago. Era una stanza ampia e spoglia dal pavimento in legno e specchi alle pareti. Cercai di tornare indietro. — Non erano previsti spettatori. adattando al pianoforte la traccia della chitarra acustica. light up — canticchiai. Run degli Snow Patrol. — Strano — mormorò. Mi avvicinai fino a sfiorare i tasti con le dita. finché mi trovai di fronte alla porta socchiusa di un’aula. Il coperchio della tastiera era aperto. — Eppure giurerei di aver visto sul tuo viso un’espressione malinconica. immaginando che Sebastian fosse con me. — Even if you cannot hear my voice I’ll be right beside you dear. Era costruito in legno laccato di nero. Feci retromarcia di nuovo e camminai per un po’. ti prego — disse con voce profonda. mi sentii come se fossi sospesa sull’acqua del lago. Diedi la colpa allo spavento. come se qualcuno avesse appena finito di suonarlo e fosse scappato in fretta. — Continua. Incuriosita. un sorriso compiaciuto sul volto. Quasi sobbalzai. Mi stava osservando. — Non lo vedi? Stavo… — … suonando — concluse Adam. ma dove pensavo ci fosse un corridoio mi sorpresi a trovare una rampa di scale. Era un’aula di danza. mi sporsi dalla porta per sbirciare. Dalla mia posizione mi parve di distinguere. come facevo di solito con il pianoforte di casa mia. Mi affrettai a chiudere il coperchio e mi alzai dallo sgabello. — Light up. mi misi a percorrere i corridoi sperando di smaltire un po’ dell’inquietudine che mi aveva lasciato la chiacchierata con Anna. Scelsi di suonare una delle mie canzoni preferite. avvicinarsi a me. la sagoma di un pianoforte. Poi non seppi resistere e mi sedetti sullo sgabello. certa di aver sentito dei passi. Voltarmi dolcemente il viso di lato. appoggiare le labbra sulle mie. — Immaginai di sentirlo alzarsi. come se stessi cercando . Aprii gli occhi e lanciai un’occhiata alla porta. Sentii le gote farsi calde per l’imbarazzo. accarezzarmi le spalle con le mani.

Ma fu uno sbaglio: ottenni soltanto di rendermi conto una volta di più di quanto era bello. Tirò un sorriso sarcastico. Compì un passo verso di me. Avevo paura di non ritrovare mai più Sebastian o di essere attratta da un altro ragazzo? Mi limitai a scuotere la testa. — Sarà lo shampoo.di scappare da qui. Cercai di non voltarmi mentre attraversavo la stanza con passo veloce. e si fermò a un paio di metri da me. con voce incerta. raggiungendomi. — Sei troppo sicuro di te. — Stammi lontano — sibilai. — Sicura che è quello che vuoi? — Non so di cosa tu stia parlando. — Mi capita spesso quando suono — dissi con voce ferma. — Non ci siamo nemmeno presentati. — Qualunque cosa tu stia cercando di fare. Ma resistere era maledettamente difficile. — Ora sei tu che ti sbagli. Se davvero avevo invocato il suo nome durante la convalescenza. So cosa significa essere portati via da una canzone. — I tuoi capelli profumano di buono — disse lui. non mi interessa. ma mi prese per un gomito e mi tirò a sé. — Aspetta — fece lui. Osservavo la porta. sciogliendo la presa. c’erano parecchie cose da capire. Adam ricominciò ad avanzare. — Non puoi capire. Cercai di ripetermi che la sua bellezza non mi interessava affatto. con il pensiero. — Perché sei sulla difensiva? Non avrei saputo dirlo. Cercai di schivarlo e raggiungere la porta. . a lezione. incollando gli occhi ai suoi. — Lascia stare — mi corressi. — Sto solo cercando di capire. Lui scoppiò a ridere. sforzandomi di ignorare la presenza di Adam alle mie spalle. — Non ha nessuna importanza — feci. — Tanto non ci parleremo mai più. ma il suo sguardo era in grado di stringermi lo stomaco e farmi tremare le gambe. — Mi sono accorto di come mi guardavi. — Lasciami o mi metto a urlare — sbottai.

— 3 — Se solo potessi leggere la mia mente .

le andai incontro. camminando con passo incerto. Forse anche lei cercava un po’ di sollievo dalla ressa degli studenti che affollavano la mensa. — Se ci pensi. — Mi fa piacere rivederti — le dissi. — Anche a me — ribatté lei. Le presi la mano.Le ferite dell’anima — No. — Certo che me lo immaginavo molto diverso — ammisi. per sbloccare la porta dello schedario. ma lei sembrò non notarmi. Misha aveva chiesto un sandwich al prosciutto cotto. decisamente non c’è paragone col Bloody Mary — dissi entrando nella piccola caffetteria. Dato che era l’ora di pranzo. come se fosse assorta nei suoi pensieri. la maggior parte degli studenti era radunata in mensa e la cosa non mi dispiaceva. ma gli altri tre erano vuoti. Ti stupirai nel renderti conto degli effetti benefici sull’organismo di certe specialità che servono qui dentro. — Siamo pur sempre al Santuario delle streghe. — Mi fece ripensare a quando usare la magia. Non mi sarei mai aspettata di trovare tanta tecnologia. — Che cosa? — mi chiese lui. — Il Santuario. E ci sono addirittura streghe specializzate nel controllare i fenomeni elettromagnetici. il tuo sistema immunitario è in grado di guarirti molto più in fretta di qualsiasi essere umano. A forza di girare per il Santuario ero riuscita a ritrovarlo. mi aveva quasi ucciso. per una strega inesperta. un gesto amichevole che per me significava molto. Non a caso. Due tavolini erano occupati da ragazzi che parlavano fitto davanti a spessi libri di testo e blocchi di appunti. La ragazza dietro il bancone ci servì le nostre ordinazioni. Voglio dire. — Con sufficiente talento e una buona pratica. quelli che vengono chiamati comunemente eventi paranormali sono spesso fonte di interferenza con i dispositivi elettrici. — Attenta a non giudicare dalle apparenze — ribatté Misha. sì. naturalmente. — Come una tempesta? — chiesi. Compiere un incantesimo al di sopra delle proprie possibilità può essere letale. io una spremuta d’arancia. sorridendo. Bevvi il primo sorso e dovetti ammettere che era davvero deliziosa. Avevo bisogno di un momento di tranquillità. La salutai con un cenno della mano. persino l’elettricità è una specie di magia. — E tu che ne sai? Sei un mutaforma. considerando i dissidi che . Le ragazze che si occupano della cucina sono delle fuoriclasse nella conoscenza delle erbe. si era fermato a chiacchierare con certi suoi compagni di corso. Mi voltai d’istinto. abbiamo persino un badge che somiglia a una carta di credito per pagare le consumazioni! — La magia e la scienza sono in fondo due modi di controllare le stesse energie — replicò Misha. Angelica entrò. Poi sentii il tintinnio del campanello posto sull’ingresso. — L’ho sentito dire — disse lui. A costo di un enorme dispendio di energie. Così. dopo un istante di esitazione.

Zoe. torbidi come il mare in tempesta. Quando aveva fatto un incantesimo per legare Chloe. soprattutto oggi che le persecuzioni degli Inquisitori si sono fatte più pesanti. Quasi sobbalzai. — Ma noi streghe discendiamo direttamente dalla dea Iside — protestai. Come fai a pensare ragionevolmente che il Santuario sia un rifugio dove vengono preparate le streghe di domani? — Di cosa stai parlando? — Davvero non l’hai ancora capito? — sibilò. opachi. — Mi guardò dritto negli occhi prima di aggiungere: — Stanno cercando di contenere i danni che siamo in grado di provocare. Era un bagaglio troppo pesante per portarmelo sempre addosso. — Come puoi dirlo? — sbottai. Siamo un problema per loro e per l’immagine che vorrebbero dare delle streghe. Angelica scosse la testa. con voce tremante. Angelica compresa.avevamo avuto. Ora. Da qualche parte era sopravvissuta la vecchia Angelica. — Pensavo di bere una spremuta d’arancia. qui siamo al sicuro. — In effetti il primo impatto non è stato dei più piacevoli — ammisi — ma credo che Sam abbia ragione. E in definitiva le capisco. Mi misi a ridere. vero? Continui a nutrire la speranza. un giorno. — Cosa vuoi dire? — le chiesi. — È esattamente quello che ho preso io. mi dispiace dirlo. le dirigenti della Sorellanza. Con l’immenso potere che abbiamo tra le mani. e la sua espressione sembrava rassegnata. ci eravamo affrontate apertamente. L’ho fatto anch’io. il fatto che la magia sia proibita. — Riflettici su — rispose lei abbassando il tono. Andrà a finire che scopriremo di avere più cose in comune di quello che sospettavamo. però. Siamo sorvegliate a vista dalla più antica e valorosa razza di cacciatrici. anche se le difficoltà di ambientazione al Santuario sembravano aver smussato parecchio il suo carattere spigoloso. Non cambierai mai. immaginai che nell’ultimo periodo ne dovesse aver passate parecchie. per il resto del mondo. — Ti va di mangiare qualcosa? — No. nonostante per me fosse passato soltanto un giorno. Angelica mi stava dicendo che eravamo un problema per la società. — L’Accademia… Non mi lasciò finire la frase. anche come te. — Il Santuario non è la Terra Promessa per le streghe! Il Santuario è un istituto di correzione per disadattati. erano trascorsi più di sei mesi. Quasi tirai un sospiro di sollievo. E non dimenticavo che. — Le lezioni dell’Accademia servono a convincerci che siamo parte di qualcosa di grande. avevo voglia di lasciarmi alle spalle il passato. — La maggior parte dei soggetti più pericolosi ha la tendenza a comportarsi in maniera individualista. mentre ora erano più scuri. — Immagino che te ne sia già accorta. sarcastica. che stiamo lottando per un avvenire migliore — affermò. e possiamo perfezionare la nostra preparazione per diventare streghe migliori. se mi trovassi nei loro panni. — E il potere che scorre . è fin troppo facile scegliere la strada del vantaggio personale. Zoe. Ricordavo che erano blu. e sembrava rassegnata a questo ruolo al punto da pensare che non ci fosse redenzione. ma qui l’ambiente è molto diverso dal liceo che frequentavamo a Milano — disse lei. Gente come me e Lucrezia e. — Gli incontri con la psicologa. Non so se agirei in maniera diversa. A Milano non erano mancate le occasioni di scontro. Persino il colore dei suoi occhi era cambiato. Dalla faccia sbattuta che aveva. — Che illusa sei. finché non mi sono resa conto delle conseguenze disastrose del mio comportamento. io… non ho fame — rispose. anche quando ti chiudono sotto chiave in una fortezza medievale.

Se solo Angelica avesse saputo quanto mi pesavano le aspettative degli altri! Anche se c’era chi sosteneva che fossi una specie di predestinata. era la convinzione di mia madre. Non osavo pensare quanto dovesse essere stata dura per lei tentare di integrarsi al Santuario. Vorrei esserle grata per il Dono. mio padre. — Vorrei che fosse così — sospirò Angelica. per te! — sbottò. non litigate. almeno tu hai… — Ragazze. — Ricordi quando Ecate ti tormentava per farti capire che la strada che avevi intrapreso era sbagliata? — Come potrei dimenticarlo? Ancora oggi. ho il terrore di udire la nenia che cantava la bambina dai lunghi capelli neri e le scarpette rosse. io non ne ero affatto convinta.nel nostro sangue è un dono. e anche Sam aveva fatto del suo meglio per aiutarmi ad accettare la mia vera natura. — È stato così bello ritrovarsi. Con la sua lettera aveva cercato di mettermi in guardia dalla tentazione di usarlo a scopi personali. ma non è facile. — Questa. non una condanna. Dobbiamo accettare la diffidenza dei comuni esseri umani. — So che anche tu. Una cosa posso dirtela: dentro di noi scorre l’energia creativa dell’universo. ma anche la forza distruttrice della natura più selvaggia. — Spetta a te dimostrarti all’altezza delle aspettative della Dea. ma questo per me non significava rinunciare alla mia parte razionale e credere che il mio destino fosse scritto. e fui certa di vedere nelle sue iridi blu baluginare una luminescenza che le restituì per un attimo la sua autentica bellezza. dopo tutto il tempo che è passato. Ero una strega. la forza di crederci. sono solo una ragazza che ha scoperto di avere un potere troppo grande per sapere come controllarlo. compiendo un passo indietro. perché ha smesso di ricevere le telefonate dalla banca per le mie spese non autorizzate con la carta di credito. l’intelligenza. una famiglia ricca e persino la sfrontatezza di prendersi quello che desiderava senza preoccuparsi delle conseguenze. A volte mi chiedo se almeno si sia reso conto che non sono più a Milano. — Io e Angelica abbiamo soltanto due modi diversi di . E poi io non ho mai nemmeno trovato il mio famiglio. — E allora dovresti sapere che sei stata scelta per un motivo ben preciso — la incalzai. almeno. certo. come me. Lei sapeva bene che utilizzare a fin di bene un grande potere richiedeva un grande senso di responsabilità. — I miei affetti? — Fece una risatina isterica. sei stata strappata ai tuoi affetti per trovarti gomito a gomito con dei perfetti sconosciuti. non mi sarei mai aspettata di provare compassione per lei. — Non stavamo litigando — lo rassicurai. con un filo di voce. Al risveglio la prima cosa che faccio è controllare le braccia. Il viso di Angelica si illuminò di un sorriso spontaneo. Angelica — le dissi con convinzione. Quella terribile esperienza le aveva lasciato delle ferite difficili da rimarginare. — Non lo conosci proprio. ma anche le stesse pulsioni di qualsiasi essere vivente. perché ho paura che compaiano di nuovo quei graffi. Ogni giorno dobbiamo convivere con la contraddizione di avere il potere di realizzare grandi cose. che sembrava avere avuto tutto dalla vita: la bellezza. — Ci vorrei credere davvero. e allo stesso tempo condividere le loro fragilità. che la Dea ci ha graziate con la sua benevolenza. non ultimo il desiderio di prevalere sugli altri. — È facile parlare così. — … Misha — disse. — Io non sono la protagonista di un’antica profezia. — Io ti capisco più di quanto credi — dissi con trasporto. non sono la Custode sulla quale poggia la speranza di un futuro migliore. alle mie spalle. — Puoi trovarla dentro di te. Era incredibile sentire quelle parole dalla voce di Angelica. — La voce di Misha. Proprio lei. Povera Angelica. O forse sì. ma Angelica si ritrasse. Avvicinai la mano ai suoi capelli per lasciarle una carezza.

Angelica — disse Misha — abbiamo già avuto modo di parlarne. Mi accorsi che le sussurrava qualcosa all’orecchio. — Ma che dici! Quella è capace di punire me dicendo che le ho provocate. qui siamo al sicuro. — Ehi. Stamattina sono quasi morta di paura. — Ma guarda chi abbiamo qua — disse. — Ora gliene dico quattro — annunciai. — Diciamo piuttosto che Zoe deve ancora aprire gli occhi. Strinsi i pugni per la rabbia. — Vorrei che fosse così. dopo che mi fui allontanata di qualche passo. In tutta risposta. strega — disse Lucrezia. tu non hai una mezzo demone che ti perseguita. — Non ti azzardare mai più a nominare mia madre — intimai. mentre sul viso di Lucrezia si dipinse un’espressione accigliata. ma perché siamo un problema da risolvere. Avevo appena finito di parlare che la porta si spalancò e Lucrezia fece il suo ingresso nella caffetteria. probabilmente per stemperare la tensione. Lei si strinse nelle spalle. — Oh no.interpretare la realtà. — Jared è l’uomo ragno? Angelica si limitò ad annuire. Angelica quasi scoppiò a ridere. — Non può starsene con le mani in mano… dovrà prendere dei provvedimenti. Approfittai del suo momento di incertezza per raggiungere Misha e Angelica al bancone. Sapevano che ho il terrore dei ragni e hanno convinto Jared a nascondersi nel mio armadietto. — In quanto alla tua amica. Parli del diavolo… — Misha non finì la frase. — Certo. — Se solo tu avessi il coraggio di affrontarmi faccia a faccia. Io feci per seguirlo. dove vai? Mammina non ti ha detto che è maleducazione voltare le spalle a chi ti sta parlando? — mi chiese Jezebel. Adelaide è convinta che Lucrezia sia solo un po’ esuberante. Immaginai che non avesse capito la battuta. Non è il momento di fare scenate — intervenne Misha. Ma questo non significava che avrei permesso a Lucrezia di tormentarla. È vero. sei sicura che stesse parlando con me? Ero convinta che stesse facendo i gargarismi. Misha la prese sottobraccio per condurla al bancone. Dalla porta a vetri vidi Lucrezia che si avvicinava. oppure non era abituata al fatto che qualcuno rispondesse alle sue provocazioni. Se siamo al Santuario non è perché siamo speciali. — A difendermi ci riesco benissimo — sibilò Angelica. io e Angelica in passato avevamo avuto parecchi scontri. rossa. ti prego. — Ma allora dobbiamo parlarne con Adelaide! — esplosi. — Ti prego. scortata da Jezebel e dal suo famiglio. e nell’ultimo periodo non mi sono certo data da fare per conquistarmi la benevolenza della direttrice. Jezebel inarcò un sopracciglio. — Zoe. Sai che anch’io non riesco a essere critico nei confronti della Sorellanza. — Cerca di non . E nonostante il Santuario non sia perfetto. — Mi spiace che Lucrezia ti abbia preso di mira — disse Misha con voce accorata. — Una strega sull’orlo di una crisi di nervi e una che non è nemmeno capace di difendersi da sola. — Ma credo che persino lei finirà per stufarsi della sua stessa arroganza. — D’accordo — dissi — dopotutto siamo qua per mangiare qualcosa in santa pace. — Attenta. ma mi sentii tirare per la maglietta.

strega? — cantilenò Lucrezia. aggiunse: — Subito. al punto che avevo il polso indolenzito. — Scusami — ribatté Jared — devo aver fatto qualche assenza di troppo al corso di animali da compagnia. Lo vidi sgranare gli occhi e. — Non ho certo paura di quelle presuntuose. Mi voltai lentamente verso di lei. Misha — disse con tono ironico. Mentre io cercavo di divincolarmi dalla presa dell’uomo ragno. che quasi mi aveva strappato una ciocca di capelli. — Sono davvero impressionato. — Lasciala — gli intimò. oppure di stare attenta a non giocare coi fulmini. — Volevo sentire se erano veri. ti prego! — sibilò Misha. — È tutto a posto — lo rassicurai. voltandomi di scatto e caricando un ceffone che nelle mie intenzioni doveva colpire la faccia compiaciuta di Jezebel. vero? Non ci riuscivi proprio a trovare una minaccia più originale? Che so. Misha si voltò appena per controllare che non facessero scherzi. — Le metafore non sono il tuo forte. — Chi l’avrebbe detto che persino un roditore può tirar fuori gli artigli? — Il furetto non è un roditore — si intromise Angelica. — Ehi. bloccandomi il polso. Senza smettere di fissare Jared negli occhi e muovendosi con una lentezza esasperante. con un gesto plateale. — Smettila di fissarmi — intimò Jared. Misha. aprì le dita per liberarmi il polso. — Ma tu non le conosci bene. prima che riuscissi a rendermi conto del motivo per cui si era allarmato. Misha non la degnò di attenzione. — Ti senti più furba degli altri. senza nemmeno degnarli di uno sguardo. allargando entrambe le braccia come per mostrare che era disarmato. . lo sanno tutti — aggiunse. Ma Jared fermò la corsa del mio braccio. ti senti forte quando hai la tua servetta a reggerti lo strascico? — ribattei. con un tono di voce così basso che assomigliava a un ringhio animalesco. Poi. Dopo un istante che mi sembrò durare un’infinità. Mi piacerebbe farmici una parrucca. studiandosi come due belve in attesa di far scattare gli artigli. Bevvi un altro sorso della mia spremuta d’arancia. lui e Misha rimasero immobili per alcuni secondi.tirare troppo la corda. Poi. — Questo lo so — affermò lui. Jared distese le sopracciglia e tirò un sorriso che gli scoprì parte della dentatura. Lucrezia è una mezzo demone della Vendetta. Sia Lucrezia che Jezebel si voltarono verso di lei. Lucrezia esplose in una risata forzata. — Non ci provare — mi disse. in tutto questo tempo. e dovetti massaggiarlo con l’altra mano. — Si può sapere che ti è preso? — sbottai in direzione di Jezebel. Potrebbe spezzarsi. Udii i passi del trio che si avvicinava. — Zoe. — Altrimenti te la dovrai vedere con me — sentenziò Misha con voce tagliente. — Altrimenti? — lo sfidò Jared. rompendo il silenzio. avresti potuto dirmi di non stuzzicare il drago che dorme. Lei si strinse nelle spalle. con uno scatto afferrò il braccio con cui Jared mi stava tenendo. a sua volta. — Ahia! — strillai. — Immagino di averti sottovalutato. se non voglio prendere la scossa. — E tu. stuzzicarla non fa altro che aumentare la sua aggressività — aggiunse sottovoce. lasciò la presa col braccio di Jared. La sua era una stretta maledettamente forte. squadrandola con aria di sufficienza. mi sentii strattonare violentemente per i capelli.

— S-scusatemi — balbettò Jared. Per un istante i nostri visi furono l’uno a un soffio di distanza dall’altro. — Chiedi scusa! — intimò Misha a Jared. con un movimento veloce. crollò in ginocchio. — Non ti muovere. Jezebel perse l’equilibrio e me la trovai addosso che quasi mi abbracciava per non rischiare di cadere. Misha fece il gesto di asciugarsi la fronte. — Ungh — rantolò Jared. — Davvero? Perché non lo mettiamo alla prova. si posizionò a lato di Jared. — Ammetto che questa volta non avrei scommesso un euro sulla squadra dei buoni. hai vinto. allora? — disse lui. — Il tuo piercing puzza — le dissi. . i lineamenti contrarsi per la rabbia e il dolore che stava provando. — Certo che l’abbiamo scampata bella — sospirò. — Non si interrompe un discorso tra uomini — le dissi. senza lasciare il braccio di Jared. Gli prese il braccio ancora disteso e glielo torse dietro la schiena. La ragazza curvò le labbra in un sorriso che somigliava a un sospiro di sollievo e si mise ad armeggiare con l’affettatrice. cercando di fargli mollare la presa con cui teneva immobilizzato Jared. O ti farà ancora più male. La sua voce era così contrita che sembrava voler trattenere le parole tra i denti. Poi compì un passo verso di me e si girò in direzione della ragazza dietro il bancone. Il volto di Jared era una maschera di dolore. lasciandogli il braccio. Ma lui era già uscito dalla traiettoria del colpo. facendo partire un pugno diretto al volto di Misha così velocemente che non ebbi il tempo di vederlo caricare. come se fosse reduce dalla maratona di New York. sinuoso ed elegante. uomo ragno — lo incalzò Misha. Infine. Poi. Prima di girare le spalle. — Non finisce qui — sibilò. mormorando: — D’accordo. La tensione nella stanza era palpabile. avviandosi poi fuori dalla caffetteria insieme al resto della compagnia. — La mia pazienza ha un limite. Lei ribatté con un’occhiata velenosa. — Molto bene — mormorò Misha. — Cosa? — eruppe Jezebel. Jared emise un lamento roco. — Non farlo — sibilò Misha. Dopo che furono scomparsi dalla visuale. ma la trattenni per la camicia. Lasciami. La ragazza dietro il bancone si era immobilizzata. Vidi il volto di Jared arrossire. — Non se ne parla! — E si gettò contro Misha. — E ti stupiresti di quanto siano affilati i suoi artigli. — Vorrei un altro sandwich al prosciutto cotto. Lucrezia si limitò a scoccarmi uno sguardo affilato. e i pochi avventori presenti ci fissavano con lo sguardo colmo di apprensione. grazie — disse in tono controllato. Lucrezia fece un passo verso di lui. Jezebel fece di nuovo per aggredire Misha. Jezebel si assicurò che Jared stesse bene.— Misha non è il mio animale da compagnia — ringhiai. — Lo farò dopo che avrai chiesto scusa alle mie ospiti — gli intimò Misha. premendogli il braccio contro la schiena. era squisito. Misha la schivò con disinvoltura. — Mishaaa! — urlai. non si sarebbe detto che era appena stato coinvolto in una quasi-rissa. — E una spremuta d’arancia per la mia amica — mi intromisi io. A sentirlo. ma Angelica si frappose tra lei e Misha. — A proposito. iniziando a compiere una serie di movimenti nervosi per cercare di divincolarsi.

— È solo l’ultimo ricordo di una brutta storia — disse a voce così bassa che la udii a malapena. Il mondo è pieno di ingiustizie. — È davvero buonissima — le dissi. davanti a sé. Angelica appoggiò i gomiti sul bancone. — Tu non le conosci. — È-è bellissimo. come se si fosse resa conto di averlo al collo solo adesso. di brutti quarti d’ora. mi ritrovai a pensare che il ciondolo di Angelica era appartenuto a qualcuno che aveva subito un tragico destino. ma non credo tu abbia fatto un buon affare. Sembrava pensierosa. Feci un balzo per raggiungerla. Angelica abbassò gli occhi per un istante. Mi stanno addosso da quando sono arrivata e me ne hanno fatti passare parecchi. Mi arrestai a pochi passi di distanza. da oggi in poi. per cui rimasi un po’ in silenzio. Angelica scosse la testa. Ne avevano proprio bisogno. anche Angelica mi stava sbattendo in faccia quanto il mio atteggiamento fosse contraddittorio. — Nel suo sguardo contrito riconobbi qualcosa dell’espressione che aveva Federica l’ultima volta che l’avevo vista. La tipa della caffetteria ci servì le ordinazioni su un vassoio. di una lezione. Angelica aveva perso lo sguardo da qualche parte. incastonate in maniera concentrica e separate da cornici dorate. sorpresa dal suo improvviso distacco. — Va tutto bene — tentai di rassicurarla. — Misha ha ragione. D’istinto mi toccai l’anello con l’occhio di tigre. Certo che sul fronte dei rapporti interpersonali ero un vero disastro. camminando velocemente. Angelica iniziò a toccare nervosamente il ciondolo che portava al collo. Angelica si limitò a osservare la spremuta che avevo ordinato per lei senza decidersi a prelevare il bicchiere.— Lucrezia e Jezebel ci penseranno due volte prima di tornare all’attacco — esultai. non è piacevole avere il loro fiato sul collo. Fattene una ragione. — Forse è così. Ritrasse bruscamente la mano con cui lo stava rigirando. per sentirmi subito dopo una stupida. Lei fece no con lievi movimenti del capo. ora scusatemi ma devo proprio andare. Misha — e gli allungai una gomitata tra le costole. e il Santuario non fa eccezione. come per lasciare indietro un cattivo pensiero. ma lei si voltò di scatto e mi fece segno di fermarmi. Ce l’ho fatta da sola in tutti questi mesi. Zoe — disse poi. Da un lato non avevo esitato ad abbandonare tutti. — Senti. — Ti ringrazio. — Qualcosa non va? — chiesi ingenuamente. voltandosi nella mia direzione. sono solo delle esaltate. anche se vedevo che sul suo sguardo si era posato un velo di preoccupazione. salvo tentare poi di risistemare le cose in modo maldestro. Non avevo idea di come rispondere alle parole di Angelica. Zoe… — disse Angelica con voce fredda. e ora tu non puoi pretendere di piombare qui e sistemare tutto nel giro di mezza giornata. Anzi. Nel frattempo. Ma il resto del mondo era andato avanti senza di me. — Non possono farci nulla. il tuo ciondolo — finii per balbettare. l’ambra e l’indaco. poi si avviò all’uscita. Misha fece finta di incassare il colpo e tirò un ampio sorriso. E tu sei stato grande. Proprio come aveva fatto Sam. In risposta alla mia affermazione. credimi. . — Ora siamo una squadra — ribattei. sono perfide e vendicative. Senza alcun motivo apparente. Era composto da pietre circolari dalla forma piatta e di vari colori. un misto di rabbia e rassegnazione. tra i quali spiccavano il turchese. Sono persone pericolose e ti conviene guardarti le spalle. porgendogliela. — Mi si è chiuso lo stomaco. — Non mi fanno paura. per sei lunghi mesi. Poi mi voltò le spalle e uscì dalla caffetteria. — Rivolse un’occhiata fugace verso Misha. se restiamo uniti. ma non ho bisogno del tuo aiuto. Hai attirato la loro attenzione su di te e. dandomi una mano questa mattina.

— Io… non capisco — mormorai. Dopo che mi aveva donato la sua fiducia. anche lei stava cercando il modo di non dimenticare una persona che le era stata cara.In qualche modo. ma mi sbagliavo. si è sentita piantata in asso. . il suo famiglio. come se potesse riscaldare il mio corpo col calore del suo. Mi chiesi se avrei mai conosciuto la storia che custodiva il ciondolo che portava al collo. Ero sempre stata così impegnata a riflettere sulle mie debolezze che non avevo mai considerato che per qualcuno potevo essere un esempio. Mi lasciai cullare dal suo tocco. si è sentita di nuovo perduta. Ma ora capivo che anche Angelica nascondeva un universo di emozioni contrastanti e ricordi dolorosi. — Credo che Angelica ci sia rimasta molto male quando non ti sei presentata all’appuntamento per venire al Santuario. — Misha mi sistemò una ciocca di capelli dietro l’orecchio e non potei fare a meno di provare un brivido. Questo l’ha profondamente turbata. e Misha continuò: — Per Angelica eri diventata la cosa più simile a un’amica. perché quello era un gesto che faceva sempre Sebastian. avevo voglia di sprofondare dentro il suo abbraccio. eri diventata una guida. attenta solo all’apparenza. — Non prendertela — mi disse con voce affettuosa. senza più un modello da seguire o almeno un punto di riferimento a cui chiedere un consiglio. nonostante l’apparenza della ragazza frivola. Tornai da Misha con la coda tra le gambe. ricca e viziata. forse. E. — Quando siamo dovuti partire per il Santuario senza di te. forse. Ero sempre stata convinta che fosse una ragazza superficiale. Misha si avvicinò. — Considera che fino a ieri anche lei era convinta che tu fossi morta. Non mi fraintendere. ma della vita stessa. per lei. Lui mi accarezzò la schiena come se fossi io. una strega migliore. Nascosi il viso nel petto di Misha. la stella che mia madre aveva lasciato sul mio cammino per aiutarmi a diventare una persona migliore. A Milano. Poi aggiunse: — Ecco. Con Federica era stata la stessa cosa. dopotutto. Schivai il suo sguardo. Penso che in qualche modo si sia sentita abbandonata. al punto da credere che avrei finito per fare le fusa. in realtà non aveva mai potuto contare su nessuno. ma ero stata fortunata. — Prelevò dal bancone una bustina di zucchero e cominciò a giocherellarci. Penso che si sentisse in debito nei tuoi confronti. Angelica aveva messo in discussione il suo atteggiamento non solo nei confronti della magia. E alla fine ero riuscita a ferire anche lei. Avevo sempre pensato che fosse troppo egocentrica per avere dei sentimenti. Grazie all’esperienza che avevate condiviso. Era strano a dirsi e non l’avevo mai ammesso neppure con me stessa. Almeno io avevo potuto contare su Sam. Proprio come me. sono convinto che sia contenta di rivederti. Sta solo… cercando di affrontare questo nuovo sconvolgimento a modo suo. era circondata soltanto da leccapiedi che avrebbero fatto qualsiasi cosa pur di compiacerla. Aiutandola ad affrontare Ecate le hai dimostrato che fare del bene agli altri non rende più deboli. dopo tutto questo tempo si era abituata all’idea che tu non ci fossi più. La prima vera amica che abbia mai avuto. Angelica. Eppure avrei dovuto saperlo. e in qualche modo tu fossi diventata una sorta di… — Alzò gli occhi al soffitto. come per cercare le parole. Ora non sa come reagire nel vedere che sei sana e salva. l’avevo ripagata con l’indifferenza.

Seduti ai grandi tavoli in legno c’erano decine di studenti impegnati nella consultazione dei volumi. . sorretto da archi a sesto acuto dalle volte affrescate che poggiavano su colonne di marmo bianco. qui al Santuario modernità e tradizione sono in turbolenta convivenza. — Già. con commessi marmorei dai sofisticati ornamenti a mosaico che ricordavano quelli di certe abbazie rinascimentali. quasi irreale. a colpo d’occhio. All’ingresso era posizionato un banco dove una ragazza con gli occhiali dalla montatura rotonda e i capelli rasati si occupava di controllare e catalogare i libri da rimettere negli scaffali. — Si tratta di antiche raffigurazioni dei famigli. sottovoce. — Sai com’è. a volte mi chiedo come farei senza di te — farfugliai. — Che ci fa la bibliotecaria con il MacBook se poi deve comunque mettere il naso tra queste scartoffie? — obiettai. incuriosita. il silenzio in sala era assoluto. e poi scoprire che in realtà mi trovavo al Santuario delle streghe era stato un autentico shock. una sorta di celebrazione dei compagni inseparabili di ogni strega — mi disse Misha. Tra i responsabili della biblioteca ci sono ancora parecchie streghe che preferiscono i vecchi metodi di catalogazione e non saprebbero trovare un volume tramite il computer neanche applicandosi per un giorno intero. Il pavimento della sala era diviso in quadri. Ogni parete era interamente occupata da decine di scaffali stipati di libri.L’oscurità cammina al suo fianco Avere Misha come chaperon tra i corridoi labirintici del Santuario riuscì a risollevare il mio umore. ebbi quasi un mancamento per il senso di meraviglia che l’immensa struttura mi suscitò. Quando Misha mi condusse in biblioteca. Lui si limitò a schermirsi con una mano. Gli sfuggì un sorriso nel mostrarmi l’aula magna dell’istituto. La sua postazione era sommersa da una pila di volumi e lei sembrava molto concentrata su un computer portatile. Fatta eccezione per noi due. ed era stipato di schede ingiallite con titolo. autore. Su ognuno dei piccoli cassetti era stampata una lettera dell’alfabeto. ricordando che era lì che ero sbucata. c’è una cosa che volevo chiederti — ribattei. Alle sue spalle si apriva una sala dal soffitto inverosimilmente alto. al punto che ci degnò a malapena di un’occhiata. uscendo dal condotto di aerazione. — A questo proposito. Ne aprii uno. Sembrava molto diversa da quando l’avevo vista la prima volta. Ogni illustrazione ritraeva una specie animale. — Qui potremmo chiacchierare senza disturbare nessuno — disse. la maggior parte dei quali. Misha mi fece cenno di seguirlo fino a una porticina che conduceva in una piccola stanza interamente occupata da schedari di colore nero. argomento dei libri. forse perché in quell’occasione ero allo stremo delle forze. sembravano molto antichi.

Può succedere che un famiglio trovi la sua strega anche molto prima che lei compia diciassette anni. Succede e basta. fino a lambire l’attaccatura dei capelli. — No. Ma c’era dell’altro. — In effetti è una situazione piuttosto insolita. Ecco. ma non ho mai sentito di una strega che non l’avesse trovato. con voce morbida come un tessuto pregiato. vero? — Certamente — disse. e temo di non saperti dare una risposta. — Mi guardò intensamente negli occhi. desiderai che al mio fianco ci fosse Sebastian. — Lo diceva sempre anche Chloe — sospirai. — Anche se questo significa che dovrò impegnarmi a darti qualche lezione. La mia migliore amica mi mancava. è vero. — Le streghe… hanno tutte un famiglio. — Non ce ne sarà bisogno. È un po’ imbarazzante doverlo ammettere. — Ritroverai la tua amica quando tutto sarà finito. Possiamo percepire la sua presenza a chilometri di distanza. adesso. vedrai — mi disse. ora puoi prendermi in giro. — Sarà meglio — gli intimai scherzosamente. e non saprei spiegartene il motivo. incrociando le braccia al petto. Ha detto che lei non ha mai trovato il suo famiglio. per quanto la presenza di Misha fosse rassicurante e riempisse il mio cuore di vibrazioni positive. e d’altronde potevo capirlo. — Ma come si può decidere di appartenere a una strega piuttosto che a un’altra? — Questo è un discorso complesso. — Mmm — mormorò. — Perché me lo chiedi? — Be’. Senza aggiungere altro. È un istinto primordiale a spingerci a cercare tracce della nostra strega. dopo un lungo istante di silenzio in cui sospesi nell’aria c’erano soltanto i nostri respiri. Mi vergognavo ad ammetterlo ma. Con un’unica eccezione: nominare Sebastian lo contrariava. — C’è qualcosa che ti turba? — mi chiese Misha. ma trovare la propria strega per un famiglio è un po’ come ritrovare la strada di casa per un cane che si sia perso. con una punta di sconforto. Sapevo di poter parlare di qualsiasi argomento con lui. Misha assunse un atteggiamento pensieroso. niente — mormorai. si tratta di Angelica. dopotutto era il mio famiglio. Misha non aveva perdonato Sebastian per quello che era successo nella mia vita precedente. l’ho detto. — Piuttosto… di cosa volevi parlarmi? Mi sistemai una ciocca di capelli dietro l’orecchio.— Mi ricorda qualcuno — bofonchiai. Finirò per dover chiedere il tuo aiuto comunque — aggiunse. Decisi quindi di mordermi le labbra e tenere per me il motivo della mia inquietudine. per quell’età. aggiungendo: — Penso che sia lo stesso motivo per cui non possiamo scegliere di chi innamorarci. I sensi di un famiglio si possono risvegliare prima che i poteri della sua strega si manifestino. Quello che ha detto poco fa mi ha fatto riflettere. mi sono iscritto a un corso base di informatica — brontolò lui. e non poco. quando sono nato io le uniche macchine esistenti erano i carillon! — Hai ragione — dissi con un sorriso. . Sollevare quell’argomento ogni volta risvegliava antichi rancori. — Stai insinuando che sono negato per la tecnologia? — Sbaglio o in questa stanza è presente qualcuno che per scrivere un’email ha quasi provocato un blackout nella sala computer del liceo? — Ehi. — Anche se ammetto che sono un po’ preoccupato per l’esame. Misha mi accarezzò il viso.

— Saprai che l’adolescenza di Sam è stata tutt’altro che facile — disse con voce bassa. — Ti faccio vedere la mia stanza. Zoe! Ti sta prendendo in giro. — Allora dovreste assolutamente visitare la pinacoteca — si intromise Adam. lanciando all’improvviso lo sguardo su di me come se fosse un dardo avvelenato. L’espressione di Misha si adombrò. Accanto a lei c’era Adam. — Sicura? Annuii con ampi movimenti della testa. Per poco non ebbi un mancamento. è tutto okay. Anche lei non ha il suo famiglio… — E non ha più una fidanzata. — Certo che è vero — protestò Adam. Non da quando Federica era morta a causa mia. al punto che Misha mi cinse la vita col braccio per evitare che cadessi giù dalle scale. Per esempio. Ho sentito dire che era una magnifica civetta dalle piume argentate e gli occhi dalle sfumature iridescenti.Misha mi prese per le spalle e mi guardò intensamente. — Che bella coincidenza — disse Ginevra. — Che ne dici di proseguire il nostro giro turistico? — mi chiese lui. Uscimmo dalla biblioteca dirigendoci verso una rampa di scale. — Poi. — Stavo riordinando gli appunti di Filosofia orientale quando vi ho visti passare accanto al nostro tavolo — continuò. Avevamo percorso pochi gradini quando mi sentii chiamare. se ti va. A proposito. — Non te ne ha mai parlato? — ribatté Misha. di cui credo Sam preferirebbe parlarti di persona. lo sapevi che la Gioconda del Louvre è una copia? L’originale è molto più grande. Era la voce di Ginevra. non potevo credere che quel tipo arrogante fosse il ragazzo della mia compagna di stanza. però. Adam mi rivolse un’occhiata divertita. — Già. prendendolo a braccetto. Misha mi sta facendo da guida tra le bellezze del Santuario — riuscii a ribattere. Stava uscendo dalla biblioteca anche lei. E per fortuna che eravamo solo sul secondo gradino. — Stavo pensando a Sam. non ce n’è mai stata l’occasione — ammisi. ora contemplai l’ipotesi di chiedere a Adelaide di assegnarmi una nuova stanza. — Lo aveva trovato. — Non starlo a sentire. Alzai gli occhi al cielo. Adam aveva un’espressione accigliata. — Capisco. non vedevo l’ora di presentartelo. Evitava il mio sguardo. Be’… quasi — e tentai di sorridere. È una vicenda molto triste. — D-davvero? — balbettai. — Con quel dipinto. come se fossi un’appestata. Balbettai un ciao poco convinto. — D’accordo — dissi. — Ci sono capolavori degni di un museo. pensai. il mio ragazzo. — Sì. Mi voltai verso di lei. Lui è Adam. sorpreso. Se prima avevo desiderato cambiare corso di studi per non doverlo più incontrare. Non era sola. come per smorzare l’atmosfera pesante che quelle poche parole erano state in grado di evocare. — In effetti. Era trafelata. il suo famiglio. con scarso successo. Ma non è andata a finire bene. aggiunse: — Sono . ed è custodito qui. C’era anche un’altra domanda che mi ronzava in testa. e di cui da tempo avrei voluto conoscere la risposta. senza poter trattenere una smorfia di fastidio. guardandomi intensamente. Ginevra gli diede un pizzicotto sul fianco. Possibile che in sua presenza non riuscissi nemmeno a mantenere l’equilibrio? Anche se era di una bellezza devastante. Leonardo da Vinci ha inteso ritrarre una delle streghe più potenti del suo secolo.

con le labbra strette e l’espressione contrita. Cosa aveva in mente? E per quale motivo Misha era così ostile nei suoi confronti? Certo. Potremmo formare una squadra in vista dei test intermedi. — Non è fantastico? — proruppe. soprattutto da quando avevo scoperto che per molte streghe il Dono si manifesta come uno spiccato talento. sostiene che aiuti a rafforzare lo spirito cameratesco e i legami tra i compagni di corso. Adam tirò un sorriso. Ero così disorientata che non sapevo come intervenire per smorzare la tensione. Adam — affermò poi. — Lo immagino. Ma cosa ne poteva sapere. alle ragazze non è consentito entrare in quest’ala del Santuario — mi disse. Per un lungo istante non disse nulla. Ginevra assentì. — Piacere di conoscerti. l’Amazzone che ci fa da istruttrice. Ginevra si era dimostrata amichevole e mi avrebbe fatto piacere conoscerla meglio. se la prospettiva di suonare il pianoforte durante le lezioni di Danza con Lucrezia e Jezebel era poco allettante. ed ebbi paura che si mettesse addirittura a ringhiare. in attesa che Misha facesse lo stesso. Ginevra. Da quello che ho visto. — Ci vedremo tutti quanti a Tiro con l’arco. in vista di una possibile battaglia contro gli Inquisitori. lui? — Frequentate il corso di Tiro con l’arco? — Ero sempre più convinta che la mia scelta del piano di studi fosse un fallimento su tutti i fronti. — Dovremo fare presto. Misha si limitò ad annuire. interrompendo Misha prima che aggiungesse qualcosa di avventato. sono sempre stata affascinata dall’arte. con un tono che non aveva niente di accomodante. Adam tese la mano. ma dall’altro l’atteggiamento di Adam mi indisponeva. — Adam. non ha alcuna importanza — tagliò corto Ginevra. Poco dopo. incuriosita. vero? — chiese Ginevra. — Be’. — Non ci conosciamo affatto — mi affrettai a puntualizzare.certo che Zoe sa apprezzare l’arte almeno quanto tu ami il tiro con l’arco. — Sarebbe? — chiesi. Ma Misha rimase immobile. Senza distogliere lo sguardo da Misha. — Magari Syara non è d’accordo e ci troveremmo a fare piani di battaglia per niente. — Anche tu frequenti Tiro con l’arco. poi ritrasse lentamente la mano. come avrei potuto definire trovarmi gomito a gomito con Adam durante una simulazione di guerriglia? — E se ne parlassimo a lezione? — riuscii a dire. — Non credo affatto che sia una buona idea — sentenziò Misha. — Ha ragione Zoe — proruppe Ginevra. — Perché ho come l’impressione che vi conosciate già. lui è Misha. — Syara. — Insisto — disse Adam. voi due? — chiese in tono insinuante. — Abbiamo avuto un incontro casuale sui gradini dell’aula di Storia — aggiunse Adam. io e Misha ci trovammo a percorrere il corridoio che conduceva al dormitorio maschile. il famiglio di Zoe. Era vero. Da un lato. . Adelaide è piuttosto attenta alle regole. — Gli amici di Ginevra sono amici miei. — I test di Tiro con l’arco sono articolati in modo da simulare delle azioni di guerriglia — spiegò Ginevra.

riportandomi coi piedi per terra. mentre lui si fermava di fronte alla porta della sua stanza. — Ehi. non mi era sembrato che conoscesse la vera identità del Gran Maestro. mia madre mi diceva sempre che come un gatto rosso avevo la tendenza a graffiare per difendermi dai predatori. — Non ti pare un po’ affrettato come giudizio? Magari nasconde un cuore d’oro sotto la corazza di presunzione. Mi chiesi se Sebastian avesse mai saputo a che razza di mostro aveva giurato fedeltà. e che Misha si limitò a salutare con un cenno del capo. di corazze sotto le quali nascondere i propri sentimenti. Misha De Gregori. Zoe. Lui si strinse nelle spalle. Qualcosa di oscuro cammina al suo fianco. e provai un profondo imbarazzo. — Ma non chiedermi come lo so… lo so e basta. e lui non brilla certo per simpatia. anche se allora non potevo immaginare che quella dei predatori non era una metafora. Misha si mise a ridere. — Parli di Adam? — E di chi. Incontrammo alcuni ragazzi che mi rivolsero occhiate tra il meravigliato e il preoccupato. Quanto aveva ragione mamma. ma la tua era ostilità allo stato puro. — Credo che non sia opportuno frequentare quel ragazzo. Quando ne avevamo parlato. — Non so che dirti. Magari è il caso di usare un po’ più di diplomazia. Per una vita ero stata considerata una ragazza cattiva solo perché non reagivo bene alle battute sui miei occhi gialli. — Si può sapere che ti è preso? — chiesi a Misha. — Può darsi… ma è pur sempre il fidanzato della mia compagna di stanza. mi dava l’impressione di non sapere affatto che si trattava di un Inquisitore vissuto addirittura nel Sedicesimo secolo. Quando ero bambina. Mostra un po’ di rispetto per la tua strega. È una sensazione. — Me ne rendo conto. D’altronde l’Ordine non aveva affatto l’abitudine di informare Sebastian anche su questioni importanti. Secondo me nasconde qualcosa. Immaginai che fossero sorpresi di trovare una ragazza tra corridoi riservati ai maschi. tutto qui. non mi piace quel ragazzo.— Infatti — confermò Misha — ma ci tenevo a mostrarti parte di quello che è stata la mia vita qui senza di te. da quando ti intendi di diplomazia? Incrociai le braccia sul petto e adottai l’espressione più indispettita del mio repertorio. Gli Inquisitori non avrebbero mai smesso di darmi la caccia per permettere al loro tenebroso Gran Maestro di tornare completamente umano. . se no? Anch’io sono rimasta stupita dalla sua proposta. — Zoe Malaspina. Lui si passò una mano tra i capelli. Al contrario. Zoe — mormorò Misha. — Ne sapevo qualcosa.

Mi girai in direzione della voce che aveva pronunciato quelle parole. — Ti piace Baudelaire? — Lo adoro — ammisi. — Io sono Valentino. — Solo un ricordo del liceo — farfugliò. — No. campagne sconfinate dove gli alberi crescevano allo stato brado.Non c’è luce senza oscurità Misha aprì la porta e mi precedette nella sua stanza. L’ha praticamente consumata. vicino alla testata del letto. è un buon inizio — aggiunse. In tutta risposta. cascate. durante l’intervallo. Mi tese la mano. Arrossii. — Piacere — dissi. Nonostante la penombra. — Un modo come un altro per rompere il ghiaccio. Gli scuri erano socchiusi. parlando sottovoce. era bello ma non appariscente. Tu devi essere Zoe. Uno dei due letti era posizionato a ridosso di una parete tappezzata di ritagli e fotografie che raffiguravano boschi. certo che no — rispose il ragazzo con voce bassa e profonda. — Di solito quando lo dico l’espressione varia dallo sgomento al terrore. Provai una fitta di nostalgia. Sembravo così spensierata. — Tu… pratichi la magia nera? — mi decisi a chiedere. Credo di aver dimenticato di nuovo di collegare la lingua al cervello. — Be’. quella foto. Misha mi lanciò un’occhiataccia. — La guardava sempre quando era triste. Lo guardai perplessa. Steso sul letto alla parete opposta c’era un ragazzo che indossava una camicia bianca aperta sul petto e un paio di pantaloni aderentissimi di pelle nera. E capitava spesso. Immaginai che Misha avesse voluto ricreare uno scorcio che gli ricordasse i luoghi dove era cresciuto. Sbirciai il titolo: I fiori del male. — Figurati — sorrise lui. — Io sono un negromante. e con un movimento fulmineo la staccò dalla parete per nasconderla nel cassetto della scrivania. no? Di nuovo sorrise. per cui era immersa nella penombra e dovetti attendere qualche istante perché gli occhi si abituassero all’oscurità. te l’assicuro. Mi strinsi nelle spalle. imbarazzata. — Il tuo compagno di stanza è un vampiro? — scherzai con Misha. forse la gente mi guarderebbe con meno diffidenza. era assorto nella lettura di un libriccino dalla copertina sgualcita. dopo un istante . la strega di Misha. In basso. Il suo volto emaciato era di un pallore innaturale. gli occhi acquosi e le labbra sottili come un filo di cotone. — Se fossi un vampiro. Aveva lineamenti regolari. — E questa da dove salta fuori? Misha arrossì. c’era una mia foto. — Hai buon gusto in fatto di letture. — Scusami. Indossavo una maglietta a righe bianche e rosse con lo scollo a barchetta e sorridevo. Era stata scattata a scuola. una mattina d’autunno.

il dio egizio delle tenebre. chiesi a Misha: — Cos’ha fatto di tanto grave Valentino per finire qui? — La sua ex ragazza è morta dopo essere stata posseduta da un demone che lui aveva evocato. ma era evidente che anche Valentino si trovava al Santuario per un errore che aveva commesso nell’uso della magia. ora mi sento decisamente meno tesa — borbottai. — Artisticamente parlando. — E lo dici con questa tranquillità? — sbottai. — Noi negromanti discendiamo da Seth. — Un corpo morto è soltanto… un corpo. L’Accademia era un programma di recupero e correzione per coloro che avevano fatto cattivo uso della magia. Aveva ragione Angelica. mi ci vorrà un po’ prima di abituarmi allo stile di vita del Santuario. Guardai Misha con aria interrogativa. — Ci sarà una festa. — Suoni il violino? — chiesi a Valentino. ma ero sul palco quando hai fatto il tuo inaspettato e spettacolare ingresso. Sono in grado di evocare i demoni. Cercai di scacciare un moto di disagio. — Ma certo che mi ricordo — dissi. non è così. Siamo considerati malvagi. — Grazie mille. solo perché l’oscurità è la nostra dimensione. Dopo un lungo istante di silenzio in cui mi guardai intorno. — Spero di rivederti alla festa del solstizio — mi disse lui. a dipingere le tenebre — recitò Valentino citando una delle poesie di Baudelaire. Forse eri un po’ troppo sconvolta per farci caso. — Il solstizio d’estate è una delle feste pagane più importanti. Oltre al fatto che tra le ballerine ci sono Lucrezia e Jezebel. che raggiungeranno il culmine la notte tra il 23 e il 24 giugno. pare che l’insegnante sia parecchio esigente. rimasi colpita dalla custodia di violino appoggiata ai piedi del letto. — Se non mi espellono prima. Non c’è oscurità senza luce. Il saggio dell’orchestra faceva parte delle celebrazioni. — Be’… Valentino è un tipo a posto. Mi sentii avvampare per l’imbarazzo. Mentre stavamo percorrendo il corridoio che conduceva alle scalinate. ma non lo farò mai più. vero? Feci sì con la testa. Non dopo quello che è successo. — Sono un pittore che un Dio ironico condanna. Valentino corrugò la fronte. Sei una strega coraggiosa. Non è propriamente vita quella che posso donare a un cadavere. ti assicuro. anch’io avrei cercato di scappare dalle condutture dell’aria — fece Valentino con un sorriso. Ma. Decisi di non approfondire. — Adelaide mi ha reclutato per accompagnare le lezioni di Danza. e qui al Santuario i festeggiamenti durano giorni. Dato che era il momento di lasciare il dormitorio maschile. come per respingere un ricordo doloroso. Lo conosco solo da qualche mese. s’intende. e a volte aiutarli a trovare la strada verso la luce. e non c’è luce senza oscurità. — Diciamo che i pianisti ingaggiati per il corso di Danza finora non hanno avuto vita lunga — ribatté Misha. E forse lo sono ancora. Posso dialogare con gli spiriti. Corrugai la fronte. — Suono nell’orchestra del Santuario. — Anche se devo ammettere che ero davvero frastornata. — Allora è vero quello che Misha dice di te. — Se mi avessero confinato in Riabilitazione. salutai Valentino. immagino che ci sarò — dissi a Valentino con un sorriso. ahimè. — Abbassò lo sguardo. — Tu suoni il piano. qui al Santuario? Misha annuì. ma so che avrà avuto i .di silenzio. Poi seguii Misha fuori dalla stanza. — Si dice che un negromante sia in grado di resuscitare i morti.

di lei non c’era più traccia. per altri un demone. Ma non è per questo che ha fatto quello che ha fatto. — La giustizia del re ungherese si mosse. ma non fu trovato niente. Se prima Erzsebet era una nobildonna intransigente. con un solo spiraglio da cui le veniva passato il cibo. lo spietato Ferenc Nàdasdy. — Erzsebet fece sterminare una famiglia di zingari perché la figlia di uno di loro era considerata più bella di lei. un’enigmatica figura avvolta dal mistero. cercò di fare lo stesso con Ferenc. . la madre. aggiungendo: — Ma la mattina del 21 agosto del 1614. Si dice che sia impazzita dopo la morte del marito. Dopo che fu espulsa dalla Sorellanza. La schiena mi si riempì di brividi. travisando il significato di questo mito. — Come hanno potuto permettere che accadesse? Misha si passò una mano tra i capelli. Per alcuni era una strega. La sua ossessione per la bellezza era pari solo alla sua crudeltà — affermò Misha. lanciò una maledizione contro Erzsebet. così Erzsebet. Tra loro spiccava Darvulia. a quell’epoca non era prevista la pena capitale per i nobili. un generale ungherese noto per le torture che infliggeva ai prigionieri. ma era troppo tardi. Come tutti noi. Da quel giorno. il suo uso scellerato della negromanzia la trasformò in un’assassina sanguinaria e finì per divorare ciò che restava della sua umanità. non era rimasta alcuna traccia delle sue molte seguaci. sfruttare la magia per uno scopo personale porta a conseguenze terribili. Tutti commettiamo degli errori. scompigliandoli. I muri della sua prigione furono abbattuti per effettuare una perquisizione approfondita alla ricerca di eventuali passaggi segreti. Come la dea Iside aveva cercato di resuscitare l’amato Osiride fatto a pezzi dal fratello. compresa Darvulia. le sue idee radicali la fecero diventare leader incontrastata di una frangia estremista che intendeva sottomettere il genere umano in nome di una presunta superiorità del sangue delle streghe. — Purtroppo non tutti la pensano come te. che era una strega. e il germe dell’odio era già stato sparso per tutta l’Europa. per continuare a contemplare la sua immutabile bellezza. — È orribile. la contessa fu condannata a nutrirsi di sangue per evitare che la sua bellezza sfiorisse. guardata a vista da uomini armati. dopo il suo arresto.suoi buoni motivi per fare quello che ha fatto. Pare sia stata lei a organizzare la fuga della contessa. ma la contessa era scomparsa. — Misha mi guardò intensamente negli occhi. quando i suoi carcerieri le portarono da mangiare. — Anche Erzsebet era una negromante. anche Erzsebet ha avuto la possibilità di scegliere tra il bene e il male. Come saprai. La Cerchia delle Arpie era forte. — Ne so qualcosa — ammisi. Quando finalmente Erzsebet fu arrestata. La negromanzia non è sbagliata di per sé. Per questo fu condannata a un castigo ugualmente terribile: fu murata viva nella torre più alta del suo castello. Il re fece spargere la voce che quel giorno Erzsebet Bathory era morta. A terra era rimasto soltanto lo specchio che lei aveva chiesto come unico conforto. — Per questo la chiamavano la Contessa vampira? — C’è un motivo ben preciso che le ha fatto guadagnare quel soprannome. La sua corte era frequentata da persone malvagie e servitori privi di scrupoli e dalla fedeltà assoluta. Prima di morire. E nonostante i crimini che aveva commesso. Erzsebet agiva con la sfacciata presunzione della nobiltà di quell’epoca.

La notte in un abbraccio Quella sera. Non mi sembra carino lasciarli a metà della cena. mi ritrovai a cercare i suoi occhi senza volerlo davvero. Cercai di scrollarmela di dosso come una presenza indesiderata. quando fu a un metro di distanza. — L’hai sentita. Tuttavia. — Posso parlarti? — mi chiese. — Ora. andai a sedermi al tavolo con Sam e Misha. Adam fece un sorriso che trovai irresistibile. fu lei a togliermi d’impiccio. . Misha era troppo stupito per ribattere. — In privato — aggiunse lui. eppure soltanto lontano da lui mi sentivo al sicuro. Forse era per via della reazione che aveva avuto Misha. no? — intervenne Misha. Per qualche motivo. — Sono al tavolo coi miei amici. allargava le braccia in segno di resa. se ci vuoi scusare… Fermai Misha con un cenno. Misha — lo rassicurai. — È un luogo pubblico. Ci mancava solo di scatenare un’altra rissa. Sam mi guardò con aria vagamente divertita. Lei mise una specie di broncio. Alzai gli occhi al cielo mentre Misha. Alzai gli occhi e glieli piantai addosso. e per un attimo fui indecisa se chiederle se andava tutto bene o limitarmi ad assecondarla. Ti prego. fa’ che abbia solo dimenticato il sale. — Poi non ti disturberò più. ma mi limitai a salutarli con un breve cenno della testa. In lontananza vidi Adam e Ginevra. il pensiero di incontrarli l’indomani alla lezione di Tiro con l’arco mi intimoriva. Mi accorsi che seduta in disparte c’era Angelica. Poi. e il suo comportamento amichevole fosse un modo per mascherare le sue vere intenzioni. — È tutto okay. Sapevo che di solito il suo istinto nel fiutare il pericolo non sbagliava. Mi stavo convincendo che Adam stesse nascondendo qualcosa. sembrava molto arrabbiata. rivolgendomi a Adam dissi: — D’accordo — e mi alzai. Come se non aspettasse altro. lo vidi dire qualcosa all’orecchio di Ginevra e poi alzarsi. Incollai lo sguardo al mio piatto e cercai di ignorare il fatto che Adam si stava invece dirigendo a passo sicuro verso il mio tavolo. — Zoe — sentii dire dalla sua voce calda. Lo seguii fino a un angolo del locale. senza addomesticare il tono. Si alzò. e sono certa che sul mio viso si dipinse un’espressione idiota. Prima che potessi prendere una decisione. poi si misero a ridere e iniziarono una conversazione. in mensa. ma detestavo il fatto che mi bastava incrociare il suo sguardo per sentirmi vulnerabile. guardandomi. no? Sei libero di fare ciò che vuoi — riuscii a rispondere. pensai. prese il suo vassoio e andò a sedersi… al mio posto! Misha e Sam si scambiarono un’occhiata. — Ti chiedo solo un minuto — disse Adam. Qualcosa di Adam mi attirava. — Adam — ribattei seccata. Evitava il mio sguardo. Forse la mia era soltanto diffidenza.

Avrei voluto avere a portata di mano un libriccino con le risposte d’emergenza in caso di forte imbarazzo. mi stavo solo chiedendo come evitare Adam durante la festa. Lui esibì un sorriso da diavolo in libera uscita. Non pensavo di evitare la festa. e non mi sembra il caso di starcene qui in disparte… io e te soli. ma si interruppe. La gola mi si stava stringendo per il turbamento e parlare mi costava fatica. Fui pervasa dal profumo di sapone che emanava la sua pelle e quello fu davvero troppo. — Sbagli — mormorai con la voce che tremava. studiandomi come per capire se lo stavo provocando. Questo non fece che peggiorare l’imbarazzo ed ebbi il desiderio irrefrenabile di spintonarlo e fuggire via. incapace di ribattere. — Senti — feci. Chiaramente aveva un’opinione di sé talmente alta da ritenere impossibile un rifiuto. — Non ho tempo adesso. Mi ritrovai ad avvampare. cos’è che volevi dirmi di così importante? Si guardò intorno per un istante. — Sbaglio o tendi a sottovalutarti? — mi incalzò. Cosa mi stava succedendo? . Fece di nuovo quel sorriso maledettamente insostenibile. — È solo che ho sentito una bellissima melodia e non ho resistito. — No — mormorò lui. — Be’. — Mi accorsi che mentre parlavo lui mi fissava la bocca. — No. — In realtà stavo pensando di cambiare piano di studi. — No! — protestai. non te l’hanno insegnato al corso di seduzione? — Mi trovi seducente? — mi chiese divertito. perché sentii una vampata di calore invadere le guance. Comportarsi come uno stalker tende ad allontanare le ragazze. Adam allungò una mano per scostarmi il viso e spingermi a guardarlo di nuovo. se non c’è altro. Mi strinsi nelle spalle. — Non sono dell’umore giusto per festeggiare — risposi. Dovevo scoprire chi era in grado di trasmettere tante emozioni attraverso le note. stamattina — ammise. non credo che sia questo. Non pensavo fossi tu. e invece i miei neuroni erano bloccati dalla sua presenza. — Potrebbe essere una buona occasione per conoscere i tuoi compagni di corso. — Non volevo spaventarti mentre suonavi. Insomma. Distolsi lo sguardo per non arrossire di nuovo ma fallii miseramente. pensando che forse avevo un residuo di cibo. — Le emozioni non si imparano con l’esercizio — disse. con un tono di voce vagamente fuori luogo. scoccandomi un’occhiata decisamente troppo sexy perché potessi far finta di niente. — Ho qualcosa sulle labbra? — e cominciai a strofinarle per pulirmi. poi tornò a focalizzare l’attenzione su di me. E in un certo senso aveva ragione. mordendosi le labbra. — Che c’è? — lo incalzai. Il contatto mi fece tremare le gambe e il cuore nel petto si mise a correre come un atleta sul punto di battere il record dei cento metri a ostacoli. — Mi sono esercitata qualche volta — dissi soltanto. Poi fu sul punto di dire qualcos’altro. — Allora dovresti farti un esame di coscienza.— Verrai anche tu alla festa del solstizio? — mi chiese Adam. allora io… — Perché hai sempre tanta fretta di andartene? — Forse perché trovo la tua compagnia irritante? Questa volta scoppiò a ridere come se avessi raccontato una barzelletta sconcia.

Angelica non mi degnò di uno sguardo. Tutto. Erano polpose e decisamente più belle delle labbra di qualsiasi altro ragazzo in sala. Scossi la testa. Annuii. con l’espressione affranta e gli occhi puntati su di me. possa capire quanto sia difficile mettersi in gioco su un palcoscenico. Mi chiesi se sfoggiare il suo repertorio di espressioni irresistibili fosse un modo di mettersi alla prova con le ragazze e tutto si riducesse a una costruzione per compiacere il suo ego. ma devo proprio andare. ti prego. — Girai i tacchi e mi avviai verso il mio tavolo. Tuttavia. Adam dischiuse le labbra e questa volta fui io a trovarmi a osservarle con troppa attenzione. E invece rimasi incollata di fronte a lui come se le mie caviglie fossero diventate di cemento. Il mio cuore era impegnato.Adam non era Sebastian. Sì. suonare davanti alla gente mi aveva sempre spaventato a morte. non avevo dimenticato l’espressione di Sebastian quando aveva interpretato la parte di Gianciotto. Mi sforzai di respingere il desiderio di tornare da lui e intimargli di non rivolgermi mai più la parola. Forse le aveva provate allo specchio. ma è… — Complicato — conclusi. Forse. La convivenza forzata nel Santuario non mi obbligava a essere socievole con chiunque. comunicava sensualità. incrociando le braccia al petto. Cerca solo di essere onesto con lei. no? Sam si alzò e mi venne incontro. — Ci ho provato. stavo riprendendo il controllo. e mi sentivo patetica per non riuscire a controllare il corpo in sua presenza. no? Si sistemò una ciocca di capelli che gli scendeva sulla fronte. — Perché non lo chiedi alla tua ragazza? — Credo che solo tu. A metà del tragitto. e ora stava solo cercando di fare colpo sull’ultima arrivata dopo aver conquistato il resto del genere femminile al Santuario. . È già abbastanza complicato. ma era il modo con cui le muoveva a renderle terribilmente sexy. — Ero orgogliosa di me. — Tutto okay? — mi chiese. — Ora scusami. — Non parliamo di lei. Scossi la testa nervosamente. nei suoi gesti. mi voltai per lanciare un’occhiata nella sua direzione e lui era lì. il marito tradito di Francesca. immobile dove lo avevo lasciato. e anche il suo. anche se dentro ero un turbinio di sensazioni contrastanti. — Suonerò sul palco durante la festa del solstizio e sarà la mia prima volta davanti a un pubblico. Non vorrei che la mia compagna di stanza mi accusasse di averle rapito il fidanzato. — Lei… non capisce — disse con una punta di sconforto. — E tu rendi le cose semplici. e solo sapendo che Sebastian era al mio fianco ci ero riuscita. qui dentro. — Ascolta — disse dopo un lungo silenzio carico di elettricità. Adam fece una smorfia che lo rese ancora più bello. Il guizzo in fondo al suo sguardo mi aveva fatto pensare che in quel momento si sentisse davvero come il mio nemico naturale. tra quel pubblico. rimanendo seduta a quello che prima era stato il mio posto. — Secondo Ginevra la musica è solo una sequenza di note. Sapevo cosa avrei dovuto fare: lasciar perdere la conversazione e andarmene sdegnata. — Ci sarà Ginevra con te — dissi. Mi farebbe piacere sapere che ci sarai tu. — Che cosa voleva. quello? — sbottò. a Milano. Mi avvicinai al tavolo. — Se stai pensando di scaricarla non hai bisogno di usare la musica come pretesto. Misha mi scoccò un’occhiata inquisitoria. un Inquisitore determinato a uccidere la strega che aveva giurato di amare. durante la rappresentazione del Paolo e Francesca.

Odiavo averla dovuta lasciare sola. Poi la porta cigolò per davvero. Per Valentino osservare il paesaggio notturno doveva essere come tornare a casa. ora. facendomi sobbalzare. Come ero arrivata fin qui. Lo strillo di una civetta mi riportò bruscamente con i piedi per terra. quindi lo scacciai con forza. ma con l’attenzione proiettata verso il bosco fuori. quella scattata sulla riva del lago in cui era così giovane e sorridente. decisi che dovevo fare qualcosa per rendere la stanza un po’ più mia. il giorno che mi avevano ritrovato. — Sono molto stanca. la strega più malvagia di tutti i tempi. E non potei fare a meno di riflettere su cosa potesse aver spinto sua sorella Nolwenn a scegliere la strada del suicidio. non avevano niente di rassicurante. Ma anziché lei. Poi avrei avvertito la sua mano che mi accarezzava i capelli. Ero sempre sola. però. tuttavia. È stata una giornata impegnativa e ho bisogno di riposare — aggiunsi per congedarmi. Ma le notti del Santuario. Gli avrei detto che mi era mancato da morire. Mi sforzai di immaginare il mio corpo esanime abbandonato ai piedi di quell’albero. nella mia mente si sovrappose l’immagine di Adam che mi baciava. mi sentivo come se avessi tradito la sua fiducia. al punto di abbandonare la sorellina al suo destino? Una volta nella mia stanza. molto prima di conoscere mio padre. Mi avrebbe chiesto di chiudere gli occhi e avrebbe risposto con un bacio profondo e appassionato. In mensa non c’era traccia di Sasha e mi resi conto che non l’avevo incrociata per tutto il giorno. Era come se parte della sua essenza fosse sopravvissuta tra queste mura. Non ero ancora pronta a disfare lo zaino. il suo tocco che si posava delicato sul ventre. ebbi paura per Ligea. osservai la parete spoglia a lato del mio letto. Non potei fare a meno di chiedermi quale concatenazione di eventi avesse portato mamma al Santuario. poi i passi familiari dei suoi anfibi sul pavimento. Con elementi come Tamara in circolazione. Pensai che doveva essere stata molto impegnata in Riabilitazione. La verità era che avevo bisogno di tempo per mettere ordine tra i miei pensieri. l’ombra era il suo elemento. Mi voltai di scatto. Possibile che la vita in Accademia fosse stata così dura per lei. però. lo sguardo si posava spesso sul salice che in precedenza aveva attirato la mia attenzione. dopo aver avuto un incidente a Milano? Ma ogni sforzo era vano. Mentre guardavo fuori. Non c’era altro che nebbia tra i corridoi della mia memoria. Nient’altro che un’ostinata. nella mia stanza. Avrei finto di non accorgermi della sua presenza. Chiusi gli occhi per sognare di perdermi nel suo sguardo. Immaginai di sentire la porta socchiudersi. Il solo pensiero bastava a rendermi irrequieta. Dato che la mia permanenza al Santuario sembrava doversi protrarre a lungo. c’era la figura longilinea di un ragazzo alto dai capelli neri graffiati di bianco. quindi mi limitai a incollare alla mia anta dell’armadio la foto di mia madre che avevo sottratto al mio fascicolo. Avrebbe accostato le labbra al mio orecchio e mi avrebbe sussurrato parole che soltanto io potevo sentire. densa oscurità sulla quale. . dove c’era sicuramente bisogno di tutte le risorse disponibili e le Amazzoni dovevano vigilare con attenzione. controllando il respiro per non fargli capire che il mio cuore stava accelerando. all’improvviso si sovrappose il volto amorevole di Sebastian. Era inquietante sapere che gli incantesimi che aleggiavano nel Santuario erano opera di una persona come Erzsebet Bathory.— Niente di importante — dissi. Riaprendo gli occhi. — Misha — mormorai. per me. aspettandomi di trovare Ginevra sulla soglia. Mi avrebbe voltato delicatamente. Poi mi spostai verso la finestra e la spalancai per respirare un po’ d’aria fresca. continuando a scrutare la luna che si specchiava sulle acque del lago.

La sua pelle era calda. con l’incedere felpato di un animale selvatico. e sembrerà che non ci sia mai stato. Ci infilammo sotto le coperte e io mi feci piccola piccola. — Adelaide potrebbe venirlo a sapere! Ha occhi e orecchie dappertutto. Per un attimo mi sembrò di esserci davvero. tranne che per te. poi mi dissolverò come un sogno. stringendo forte. protetta da una coperta di foglie. all’interno del bosco. — N-non intendevo in quel senso… cioè. Resterò con te fino alle prime luci dell’alba. — Resta con me questa notte — sussurrai. appoggiandomi il dito sulle labbra per interrompermi. ora — mormorò Misha. non mi farò vedere da lei. — Sono qui per restare. Era come se nell’intero Santuario ci fossimo soltanto io e lui. Il suo abbraccio si fece avvolgente. protettivo. ma non lo feci.Senza dire una parola si avvicinò. Mi abbracciò. per poi arrossire subito dopo per l’imbarazzo. — Non ti preoccupare di Ginevra. fino a raggiungermi. premendo la schiena contro il suo petto. — Potrebbe scoprirti. Come furetto sarà facile tornare nella mia stanza senza farmi notare. — Scusa — mi affrettai a dire. — Ma… la mia compagna rientrerà da un momento all’altro — protestai debolmente. Aveva gli occhi malinconici almeno quanto dovevano essere i miei. Intrecciai una mano alla sua. io… è solo che con te accanto la notte è meno nera. avrei voluto aggiungere. e io gli dissi: — Stringimi forte. come se il suo tocco potesse impedire ai miei pensieri peggiori di riemergere. un passo alla volta. Scossi la testa con forza. Restammo allacciati per un tempo che mi sembrò infinito. Non smisi nemmeno per un istante di guardarlo fisso in viso. tra quattro pareti che somigliavano ai confini di una terra straniera. — E la mancanza di Sebastian non rischia di uccidermi. e scivolai lungo la china del sonno. . il suo profumo speziato e selvatico. — Shhh — fece lui. finché le palpebre si fecero pesanti. cullati solo dai nostri respiri cadenzati. Restammo così. Per tutti. — L’unica cosa che so è che non posso lasciarti sola questa notte. — Non ci pensare.

questa volta per davvero. il cielo era solcato da alcune nuvole grigie sospinte dal vento e la luna ne illuminava i bordi frastagliati. Qualche istante dopo quasi sobbalzai. ma se n’era andato. Non avevo certo un indirizzo da scrivere sulla busta.Le parole che non ti ho detto Mi svegliai di soprassalto col fiato corto. come se per riprendere coscienza avessi dovuto scalare una montagna. Come sarebbe potuto essere altrimenti? Dopotutto mi trovavo al Santuario delle streghe. Mi protesi verso la mia compagna di stanza. febbrile. la mancanza della seconda metà della mia anima continuava a stringermi il petto. Cercai di restare immobile e controllare la respirazione. Nonostante Misha mi avesse aiutato a sciogliere l’inquietudine. e chissà se oltre a un sistema di pagamenti personalizzato al Santuario stampavano anche una serie limitata di francobolli. il mio letto era parallelo alla finestra. affilato. disorientata. Il solo nominare un Inquisitore era in grado di scatenare le peggiori reazioni anche da parte delle persone a me più vicine. l’avrei fatto anche se al momento non avevo idea di come gliel’avrei fatta avere. Aprii gli occhi. Mi sentivo come se prima di coricarmi avessi bevuto cinquanta caffè. ma non c’era niente da fare. sperando di riprendere sonno. quanto la sua mancanza stesse svuotando di senso ogni mia azione. una luna al culmine della pienezza spargeva petali d’argento in tutta la stanza. Rimasi a guardarmi intorno. Decisi che avrei scritto una lettera a Sebastian. Nessuno poteva capire quello che stavo provando. Il pensiero riuscì a strapparmi un debole sorriso. Mi guardai intorno. L’arredamento era diverso da come lo ricordavo. Il mio cuore. ogni mio respiro. Era ancora buio. e desiderai che non si dissolvesse più. non ne voleva sapere di rallentare la corsa. persino la disposizione dei letti era cambiata. lasciando una traccia del suo profumo tra le lenzuola. C’era qualcosa che non andava nella mia stanza. Tastai il letto alla ricerca di Misha. Non volevo rischiare di svegliare Ginevra. nel rendermi conto che si trattava di Tamara. finché non mi resi conto che dal letto di fianco al mio proveniva un respiro roco. Mi avvicinai alla scrivania camminando in punta di piedi. e il corpo era scosso da brividi al punto che mi battevano i denti. Ero sudata ma allo stesso tempo sentivo freddo. poi accesi la piccola lampada per illuminarne il ripiano. Mi guardai intorno. la stanza era di nuovo quella che conoscevo. Lanciai un’occhiata fuori dalla finestra. invece. Tutti avrebbero continuato a vedere in lui la maschera del nemico. Anziché perpendicolare alla parete. Era stato solo un sogno. Per quanto fosse triste da ammettere. Ginevra dormiva tranquilla nel suo letto. Aveva un aspetto familiare. Tirai fuori un foglio da un cassetto e in qualche modo riuscii a trovare anche una penna. Scivolai fuori dal letto cercando di non far rumore. Attraverso il vetro. E poco importava se quell’Inquisitore era il ragazzo che amavo. anche se l’amara verità era che . o se aveva dato prova di essere diverso dagli altri. rendendomi conto che si trattava di una ragazza corpulenta dal viso seminascosto dal lenzuolo. Un profumo che era solo suo. sapevo di non poter condividere con nessuno i miei pensieri su Sebastian.

come quando mi confidavo con la mia migliore . Ricordi? Era qui che dicevi che avrei potuto ricevere aiuto per diventare una strega migliore. Ci sono così tante cose di cui ti vorrei parlare e non so davvero da dove iniziare. volteggiando nello spazio tra il muro e la scrivania. sembra solo un giorno che le nostre strade si sono separate. Mi sistemai una ciocca di capelli dietro l’orecchio. Se come aveva detto Misha le lezioni di Tiro con l’arco erano una buona occasione per trascorrere del tempo fuori dal Santuario. Si andò a posare sul ripiano. Sono certa che ti piacerebbero! Adoro quando mi passi le dita tra i capelli come per districarli. Una farfalla notturna comparve improvvisamente. mi stava aiutando a rimettere ordine nella mente. accanto al foglio. E forse lo è. Qui la vita è molto diversa da come l’avevo immaginata. Mi trovai a pensare che riversare i miei pensieri sulla carta aveva un effetto terapeutico su di me. nel cuore di una notte agitata in cui di dormire non se ne parla proprio. quindi per me è come se tu fossi scomparso dalla mia vita da un giorno all’altro. perché le custodisca in attesa di rincontrarti. Il problema è che non so nemmeno come ci sono arrivata. Già. mi avrebbe dato ancora di più la sensazione che le mie parole fossero prigioniere di questo posto almeno quanto lo ero io. Dicono di avermi trovata in fin di vita ai piedi di un salice. le sue mura sembrano innalzate per difenderlo da chi ci abita. condividere con lui le emozioni che stavo provando e i momenti importanti della mia nuova vita di cui mio malgrado non sarebbe stato testimone. Affidandole alla terra mi sembrava di dare loro la possibilità di viaggiare lontano da queste mura. questo posto sembra costruito sulle basi di una contraddizione. o forse solo una persona migliore.Sebastian non avrebbe mai letto le parole che mi accingevo a scrivergli. Vorrei che le fazioni non esistessero più. La osservai per qualche istante. non so se leggerai mai queste mie righe. Il Santuario mi sembra una roccaforte difensiva. E dire che ho passato così tanti mesi in coma che nel frattempo i miei capelli sono cresciuti tantissimo. Chissà quante novità avrai da raccontarmi. Lo so. Da un lato offre rifugio a creature straordinarie. Le scrivo di getto. Rivolsi un’occhiata alla finestra. Vorrei che tutto l’odio di cui siamo stati testimoni si dissolvesse come l’alba dissolve la notte. Non volevo custodirla all’interno della mia stanza o nell’armadietto. dall’altro fa di tutto per sopprimere le loro capacità. Ma avevo bisogno di sentirlo vicino in qualche modo. ne avrei approfittato per cercare un buon posto dove nascondere la lettera per Sebastian. Non ricordo come è avvenuto l’incidente che ha provocato la nostra separazione. Caro Sebastian. ma più che da pericoli esterni. ripensando a tutte le volte che lo aveva fatto Sebastian e cacciai indietro una lacrima. e il salice di fronte alla finestra mi sembrava un posto perfetto. D’altronde. senza alcun preavviso. Per quanto mi riguarda. prima di vederla spiccare nuovamente il volo e scomparire dal mio campo visivo. mi fa sentire bene. sono troppe le cose che non riesco a ricordare. Dove sei? Io mi sono ritrovata al Santuario delle streghe. Per questo ho deciso di affidare queste mie parole proprio a quel salice. sembra un controsenso.

Quando eravamo insieme ero convinta che sarebbe durato per sempre. Poi lo ripiegai con cura e lo nascosi sotto il cuscino. Zoe.amica. Decisi che dopo questa lettera ne avrei scritte altre. In calce al foglio scrissi: Per sempre. regalandogliele avrei accorciato la distanza del tempo passato l’uno lontano dall’altra. mentre viviamo così ostinatamente il presente. E se davvero un giorno l’avessi ritrovato. avrei tenuto Sebastian vicino a me tramite le parole che gli avrei scritto. Non avrei mai immaginato di dover ripensare ai momenti belli che abbiamo trascorso con nostalgia. sperando come una bambina che una fata benevola mi restituisse il mio amore insieme alle luci del mattino. Mi detesto perché non riesco a ricordare l’ultima volta che ci siamo baciati. Tornai a stendermi avvolgendomi nelle lenzuola. Il futuro sembra sempre lontano. . Sì.

l’indifferenza è l’arma più efficace con gli egocentrici. ma speravo di trovare il modo per evitare di dargli una risposta. — Che c’è. Sentii le guance andare in fiamme. acconciai i capelli in una coda di cavallo. In compenso. Ma il profumo della sua pelle mi schiaffeggiò come un guanto di sfida. Nonostante non avessi fatto niente di male. Rimanemmo in silenzio per un paio di secondi. — La festa è domani. In più. ti si è paralizzato il nervo ottico? — lo incalzai. Ovviamente sapevo che si stava riferendo alla festa. Si sa. — Non posso fare a meno di guardarti — rispose. — Io e le feste non andiamo molto d’accordo — borbottai. intercettai un paio di occhiate poco amichevoli da parte di Lucrezia. Non mi dirai che hai intenzione di non venirci. perché vidi le sue labbra incurvarsi in un sorriso. Mi fece venir voglia di torcergli il braccio come aveva fatto Misha con Jared. . — Ginevra è molto più bella di me — ribattei. Pensai che tutto quello che dovevo fare era rimanere calma e se ne sarebbe andato senza insistere troppo. Forse cercava di suscitare in me una reazione. — Potrebbe essere l’occasione per fare pace — disse lui senza smettere di guardarmi intensamente. Era troppo attraente perché potessi tollerarlo. nella speranza di riuscire ad allontanarmi il tempo necessario per nasconderla sottoterra. Il punto non era se Ginevra fosse più bella. durante la lezione di Tiro con l’arco. — Stai cercando qualcuno? Sobbalzai nel sentire la voce di Adam. ci hai pensato? — A cosa. Mi sforzai di tenere sotto controllo il respiro. Speravo di dare un po’ meno nell’occhio dal momento che ero l’unica ad avere i capelli lunghi. Misi la lettera per Sebastian in tasca. Mentre si svolgeva la benedizione. Fece un sorriso che somigliava a un ghigno. lo detestavo. ma non c’era e cominciai seriamente a preoccuparmi per lei. guardai nella zona dove erano radunate le Amazzoni alla ricerca di Sasha. — Allora. Perché i suoi lineamenti dovevano essere così perfetti? — No — cercai di sbottare. sentendomi un’idiota subito dopo. ai piedi del salice. per smorzare la tensione. fermando con delle forcine le ciocche ribelli ai lati della testa. ma che sia io che Adam eravamo impegnati. Lui mi infilò un dito sotto il mento e mi costrinse a guardarlo.Segui la lepre bianca Al risveglio. ma credo mi uscì qualcosa di buffo. con un colpo di tosse. scusa? — e abbassai la testa per non intercettare il suo sguardo. non potei fare a meno di sentirmi in colpa. I suoi occhi color noce brillavano sotto le ciglia lunghe. in netto contrasto con le parole benevole che stava pronunciando Antonia durante la cerimonia. Tentai di ricompormi e rivolgergli un’occhiata al curaro.

— Ti assicuro che non è così — mormorò Adam.
Fece un altro passo verso di me. Era così vicino che potevo sentire il calore del suo corpo. Il
profumo del suo sapone si mescolava a quello della colonia ed era inebriante come un cocktail a
base di tequila.
Appoggiai i palmi delle mani ai suoi pettorali per respingerlo e mi accorsi troppo tardi
dell’errore. I suoi muscoli erano così tonici che sembravano scolpiti nel marmo, e dato che subito
dopo presi un colorito paonazzo il mio gesto poteva essere frainteso.
— Io non… non volevo — balbettai, ritirando le mani come se avessi toccato una superficie
incandescente.
Poi mi voltai e mi mescolai tra gli altri studenti. Per fortuna pochi istanti dopo arrivò Misha a
risollevarmi l’umore. Rimasi insieme a lui per tutto il tempo della benedizione di Antonia, senza mai
girarmi per controllare dove fosse Adam, anche se la tentazione era fortissima.
Mentre uscivamo dalla Sala della Sorgente persi di vista Misha e mi imbattei in Anna.
— Allora, Zoe, pensi di riuscire a passare dal mio studio per proseguire la nostra chiacchierata?
— mi chiese.
— Io… non so… oggi credo di non farcela — ribattei. Non me la sentivo di affrontare un’altra
seduta con la strizzacervelli, non ero pronta a dover di nuovo difendere le mie ragioni, o a lasciare
che lei mettesse in luce le mie contraddizioni.
Lei mi scrutò per un lungo istante. — Capisco — affermò. — Anche se il primo passo sarebbe
mostrarti più disponibile a farti aiutare.
Primo passo verso… cosa?, mi chiesi. Evitai di sollevare la questione, sperando di liberarmi in
fretta di lei. Anche se il suo tono di voce era conciliante, i suoi occhi indagatori mi mettevano a
disagio. — Ma certo che lo sono — obiettai. — È solo che per me sono i primi giorni di lezione e
sto ancora cercando di prendere il ritmo.
— Be’, considera che potrei darti una mano anche in questo, se solo tu lo volessi.
— Certamente. Grazie. Non me ne dimenticherò — dissi, facendo un cenno in direzione di Misha,
che nel frattempo era ricomparso a un paio di metri di distanza.
Lui mi si avvicinò, chiedendomi: — Tutto bene?
Annuii, e Anna tirò un mezzo sorriso. — Facciamo così. Ti aspetto questa sera, dopo le lezioni.
So che ambientarsi al Santuario può essere difficile per una ragazza che viene dalla grande città, e
vorrei solo assicurarmi che tutto vada per il meglio.
— Okay — farfugliai. Non c’era proprio niente da fare, Anna voleva vedermi a tutti i costi. Che
stesse eseguendo degli ordini precisi di Adelaide?
Cercai di non pensarci, mentre Misha mi prendeva a braccetto per condurmi attraverso il
corridoio. — Che ne dici se dopo colazione facciamo un salto all’emporio?
— Non credo di essere in vena di shopping — bofonchiai.
— Dovrai procurarti qualcosa di adeguato per la tua prima lezione di Tiro con l’arco.
— Cosa vuoi dire? Arco e frecce non sono forniti dal Santuario?
Misha si mise a ridere. — Certamente! Anche se gli allievi più esigenti preferiscono usare
attrezzature proprie. Ma non ti consiglio di presentarti per un’escursione con i jeans e le Converse. Ti
serviranno un paio di pantaloni comodi e dei calzari adatti a camminare sul terreno scosceso del
bosco che circonda il Santuario.
— Be’, in ogni caso, non credo di potermi permettere nulla. Considerando che questo è il mio

secondo giorno direi che non ho ancora fatto in tempo a guadagnare crediti.
— Ti sbagli. Nella carta che ti hanno dato è disponibile una specie di… credito di benvenuto. Sai,
per le prime necessità.
— Mi sembra giusto — conclusi. Camminammo per un po’ in silenzio, poi dissi: — Non
scherzavi, ieri sera, quando dicevi che saresti scomparso.
— Puoi immaginare quanto siano rigide le regole della convivenza tra maschi e femmine al
Santuario. I rispettivi dormitori sono off-limits per l’altro sesso, e se Adelaide scoprisse che mi sono
intrufolato di nascosto nella tua stanza sarebbero guai seri.
— Per non parlare del mio letto — scherzai.
Misha avvampò violentemente. Si schiarì la voce, cercando di ricomporre un’espressione
disinvolta. — Lasciamo perdere. La tua compagna di stanza è riuscita a sorprendere anche me. Non
l’ho sentita arrivare, e per poco non mi scopriva.
— Vuoi dire che non ti sei trasformato in furetto non appena mi sono addormentata?
Misha si scompigliò i capelli e arrossì leggermente. — Può essere che nel frattempo mi fossi
appisolato anch’io. Comunque, a quel punto mi sono trasformato in furetto e sono sgattaiolato via.
— Sgattaiolare non mi sembra un vocabolo adatto a descrivere la fuga di un furetto da un
dormitorio femminile.
— Smettila di prendermi in giro! Pensa piuttosto che i miei vestiti di ieri sono ancora sotto il tuo
letto.
Questa volta fui io ad avvampare. Sentii le gote scaldarsi come braci e immaginai di essere
diventata rossa come una ciliegia. — S-sotto il mio… cosa?! — balbettai. — Devo rientrare subito
in camera per recuperarli, non si sa mai che a Ginevra venga in mente di fare pulizie mentre siamo
all’emporio.
— D’accordo. Allora ti aspetto per la colazione — fece Misha, mentre io mi affrettavo a tornare
indietro.
Feci le scale di corsa e mi precipitai in corridoio, rischiando di andare a sbattere contro delle tipe
di passaggio, finché arrivai alla mia stanza. Quando entrai, fortunatamente di Ginevra non c’era
traccia. Non avevo intenzione di destare domande inopportune, facendomi vedere in giro per il
dormitorio con degli indumenti maschili sottobraccio, quindi raccolsi i vestiti di Misha, li ripiegai
per bene e li infilai nello zaino. Ci stavano a malapena, ma il problema rimanevano le sue sneakers
nere. Quelle, proprio non avevo idea di dove nasconderle. Mentre mi guardavo intorno alla ricerca
del posto adatto fuori dal radar di Ginevra, mi accorsi di un’incisione nel lato della testata del letto
più a ridosso del muro. Ma certo, come avevo potuto dimenticarmene. L’avevo notata la prima notte
che avevo dormito qui.
Mi avvicinai con cautela, come se stessi ficcando la testa nella tana di una bestia feroce. La
accarezzai con le dita, aveva tutta l’aria di essere una scritta. Mi protesi per riuscire a leggerla.
Segui la lepre bianca.
Una frase quantomeno criptica, ma era questo che c’era scritto. Cosa poteva significare? Mi sarei
aspettata di trovare una firma, la traccia del passaggio di chi aveva occupato il letto prima di me. Per
un’involontaria associazione di idee, mi venne in mente la lepre di cui mi aveva parlato Ligea. Aveva
detto che era bianca, ma con la coda e le orecchie nere.

— Che stai facendo? — La voce di Ginevra, alle mie spalle.
Sobbalzai, e per poco non sbattei la testa contro il muro.
— Io? Ehm… niente.
— Sono tue, quelle? — mi chiese con voce meravigliata.
Mi voltai verso di lei, anche se guardarla mi costò fatica. Ero ancora imbarazzata per quello che
era successo poco fa con Adam. Mi ripetevo che non avevo fatto niente di male, e allora perché mi
sentivo così in colpa? Poi mi resi conto che stava indicando le sneakers di Misha che avevo lasciato
nel bel mezzo della stanza. Sentii le guance avvampare.
— Sì… cioè… no! Sono di Misha. Me le ha prestate per la prima lezione di Tiro con l’arco. Mi
ha detto che non posso mica andarci, nel bosco, con le mie Converse.
Ginevra si mise a ridere. — Ma che dici! Quelle scarpe saranno un quarantaquattro! Certo che è
proprio un bel tipo, il tuo famiglio. Se vuoi ti posso accompagnare all’emporio, dove potrai
comprare…
— … un paio di pantaloni e dei calzari.
— Esatto. Che fai, mi leggi nel pensiero?
— No, al contrario! Non sono mai stata brava nell’indovinare i pensieri degli altri. Diciamo che
mi è stato caldamente consigliato.
Ginevra indossava un paio di shorts che io non avrei mai avuto il coraggio di portare, ma che a lei
stavano benissimo. Mettevano in risalto le sue cosce tornite e la muscolatura delle gambe. Ai piedi,
anziché le solite ballerine, indossava un paio di splendidi calzari in camoscio dalla suola in cuoio,
che le fasciavano la caviglia e si allacciavano al polpaccio. Somigliavano in tutto e per tutto a quelli
che avevo visto indosso a Nausica e Sasha. — Quelli li hai presi all’emporio? — le chiesi.
— Sì. Ti piacciono?
— Sono stupendi! Se non ti dispiace, penso che ne prenderò un paio identici ai tuoi.
Ginevra si strinse nelle spalle. — Figurati se mi dispiace. Li costruisce a mano Syara, la nostra
istruttrice di Tiro con l’arco.
— È una ragazza di grande talento, allora.
— Sì, è davvero fantastica. Hai già fatto colazione? — mi chiese Ginevra, tirando fuori
dall’armadio un’attrezzatura degna di un’autentica cacciatrice.
— Non ancora. In effetti sarà meglio che mi sbrighi, se voglio riuscire a fare tutto.
— Mi spiace, io sono un po’ di fretta. È un peccato, perché mi sarebbe piaciuto farla insieme —
ribatté lei.
— Sarà per la prossima volta — dissi, cercando di nascondere il sollievo per aver evitato di
trovarmi di nuovo faccia a faccia con Adam. — Piuttosto, posso farti una domanda? Sai chi occupava
questo letto, prima di me?
Ginevra scosse la testa. — Non ne ho idea. Quando mi hanno assegnato questa stanza il letto era
già vuoto. Sono rimasta senza compagna di stanza per tutto questo tempo. Se non fossi arrivata tu
sarei morta di noia.

Another Love

Uscendo in corridoio quasi mi scontrai con Angelica. Dato che stavamo andando nella stessa
direzione, mi trovai a camminare fianco a fianco con lei, anche se dopo la discussione di ieri
eravamo entrambe imbarazzate.
— Sono tue, quelle? — mi chiese dopo un po’, rompendo il silenzio. Neanche a lei era sfuggito
che avevo in mano le sneakers di Misha.
— No, ehm… è una lunga storia — bofonchiai.
Misha mi aspettava seduto sull’ultimo gradino. Quando si accorse di me, mi guardò con aria
interrogativa. — Be’? Tutto qui? — mi chiese, mentre gli porgevo le sue scarpe.
Gli dardeggiai un’occhiataccia. — Non potevo mica andare in giro con il tuo guardaroba in mano
per tutto il Santuario, col rischio che pensassero che ero la tua domestica! — protestai.
— Da quando ti preoccupi di quello che pensano gli altri? — ribatté lui con un sorriso sarcastico.
— Più o meno da quando tu sei solito seminare i vestiti per il dormitorio come le briciole di
Pollicino — sibilai.
Poi mi resi conto che Angelica si stava guardando intorno apprensiva. Capii il motivo della sua
agitazione quando vidi Lucrezia e Jezebel che si avvicinavano.
Apparentemente, non ci degnarono di uno sguardo. Tuttavia, durante il passaggio, anziché
schivarmi, Lucrezia mi urtò violentemente. Evidentemente, stava fingendo di non avermi visto,
proprio come se io non esistessi.
— Ehi! — le urlai dietro. — Ma non ti stanchi mai di essere te stessa?
Lei mi mostrò il dito medio con una certa disinvoltura, continuando a camminare fianco a fianco
con la sua amica. Per un attimo, fui certa di sentirle sghignazzare. Un’eruzione di sangue bollente mi
era già salita alle tempie. Feci per seguire Lucrezia, ma Misha mi fermò per il braccio.
— Lasciala andare — mi disse con decisione. — Penso che abbia imparato la lezione. Se ha
deciso di ignorarti, fidati, è meglio così.
Tuttavia, Angelica non sembrava affatto convinta della teoria di Misha, e la sua espressione si
distese soltanto dopo che le due furono scomparse dalla nostra vista.
— Stavamo andando all’emporio per comprare dell’abbigliamento tecnico per Zoe. Vieni con
noi? — le chiese Misha.
Il viso di Angelica si illuminò per un istante. — Sì, certo — mormorò.
Se solo un anno fa qualcuno mi avesse detto che sarei andata a guardare le vetrine con Angelica,
probabilmente gli avrei riso in faccia.
Capii il motivo del suo entusiasmo quando varcai la soglia dell’emporio. Era un enorme open
space con stendini ed espositori un po’ ovunque, al punto che pensai che un negozio del genere non
avrebbe sfigurato in centro a Milano. C’erano abiti di tutti gli stili e le fogge, e la maggior parte

sembravano usciti da un atelier di alta moda. La cosa non mi stupiva, dato che avevo conosciuto
delle Sorelle, a Milano, che prestavano la loro creatività a famose case di moda. C’era persino una
sezione hi-tech con computer portatili (ecco dove l’aveva preso il MacBook, la bibliotecaria!),
reflex digitali e accessori per smartphone.
Da un paio di diffusori provenivano le note malinconiche di Another Love di Tom Odell. D’istinto
mi trovai a canticchiare: — I wanna cry and I wanna love, but all my tears have been used up on
another love.
Mi persi a guardare tra gli espositori, finché mi imbattei in uno scaffale con varie tipologie di
calzari simili a quelli che avevo visto indosso a Ginevra. Con Misha che mi faceva da assistente mi
sedetti sul pouf che campeggiava in un angolo e ne provai alcuni modelli. Con un paio in particolare
scattò il colpo di fulmine. Mi fasciavano il piede alla perfezione, avevano una suola in cuoio che a
occhio sembrava molto resistente e il tessuto mi avvolgeva la caviglia, per allacciarsi con una serie
di fibbie all’altezza del polpaccio. Per certi aspetti mi ricordavano i calzari che portavo nella mia
vita precedente, e che mi era capitato di vedere più di una volta in sogno.
Una volta avuto l’okay di Misha e dopo aver scelto un paio di pantaloni adeguati a un’escursione,
mi avviai verso la cassa. Durante il percorso, però, mi imbattei in Angelica. Con gli occhi lucidi,
stava scrutando la propria immagine allo specchio con appoggiato sul seno la stampella di un
incredibile abito bianco col corpetto ricamato e la gonna lunga con due vertiginosi spacchi laterali.
C’era uno scintillio, in fondo al suo sguardo, che mi ricordò quanto la “vecchia” Angelica fosse
attenta all’abbigliamento. A Milano non l’avevo mai vista a scuola per due giorni di seguito con lo
stesso vestito, e ogni volta che faceva il suo ingresso in una stanza riusciva a suscitare le occhiate
ammirate di tutti i presenti, maschi e femmine.
— Non è meraviglioso? — disse Angelica, rivolgendosi a Misha.
— Sarebbe perfetto per la festa di domani — ribatté lui.
— Be’, e poi non resterò mica qui dentro per sempre — aggiunse Angelica. — Potrebbe tornare
utile per una passeggiata in corso Como, una volta o l’altra.
— Non avrei mai detto che esistesse una vita mondana anche all’interno del Santuario —
considerai.
— Non esageriamo nel definirla vita mondana — borbottò Angelica. — Ci sono le festività
pagane, gli spettacoli in aula magna, i balli in occasione dei solstizi e degli equinozi. Diciamo che in
qualche occasione, per qualche ora, riesco perfino a dimenticare di essere una segregata. Spero che
la festa del solstizio sia una di queste.
— Comunque quel vestito sembra cucito per te — dissi, ammirata. — Che ne dici di provarlo?
Lei increspò le labbra. — Mmm… no, preferisco evitare. Ho sbirciato il cartellino del prezzo ed
è decisamente al di sopra delle mie possibilità. Neanche applicandomi al massimo potrei arrivare in
un solo mese a compensare il prezzo del vestito coi crediti guadagnati con lo studio.
Era davvero cambiata, Angelica. Abituata com’era ad avere tutto quello che voleva al suo
comando doveva essere stata dura, adesso, imparare a dover fare i conti con ogni più piccola spesa.
A maggior ragione perché, da quello che avevo inteso, agli esami dell’ultimo semestre non aveva
ottenuto valutazioni incoraggianti. Non so dire secondo quale criterio, ma mi trovai a pensare che
regalarle un istante di felicità pura potesse essere di buon auspicio, o quantomeno attirare una spirale
di energie positive. Oppure era il fatto che condividevamo la stessa sorte a farmela sentire più vicina
di come non mi sarei mai aspettata.

Poi. — Se spendi il tuo credito per me non potrai comprarti un vestito per la festa del solstizio. quindi se Misha è d’accordo nel rinunciare a una fetta del suo sudato stipendio e la commessa acconsente a farci un piccolo sconto… — Non dirlo — mi intimò Angelica. Io e lei ci guardammo. con la voce che tremava dalla gioia. a schivare. d’impulso. . Poi mi si scaraventò praticamente addosso. — P-prego — farfugliò. — Non ci pensare — mormorai. Angelica mi guardò negli occhi con un’espressione tra l’incredulo e l’esultante. capace di lasciarsi tutto alle spalle con un sorriso. per poi scoppiare a ridere all’unisono. — Grazie — disse. Misha diventò color melanzana. E poi nemmeno io ho intenzione di restare qui dentro per sempre. inaspettatamente. quei crediti. — Non sono davvero miei. gli stampò un bacio sulle labbra che lui non riuscì.Così. — E tu come farai? — chiese Angelica. o non si impegnò abbastanza. fu come ritornare a vestire i panni di una ragazza normale. stritolandomi in un abbraccio inatteso. Ma già si intravedeva un sorriso in procinto di sbocciarle sul viso. — Mi inventerò qualcosa. Angelica si voltò verso Misha e gli fece una carezza sul viso. — Io ci sto. — Affare fatto. proposi: — Ho giusto appena ricevuto il mio credito di benvenuto. Mi strinsi nelle spalle. — Grazie — gli disse. Per un istante. — Ti prometto che ti restituirò fino all’ultimo centesimo. — Perché no — propose Misha. allora — proclamai.

come se fosse molto imbarazzata. — Syara. che si sia presentata in ritardo. Ci saranno stati una ventina di studenti. Con mio grande stupore. Mi ero resa conto che era pallido. no. Scarpe nuove ed escursione nel bosco erano concetti apparentemente inconciliabili. Ero emozionata per la nuova esperienza. ma era vestita come tutti noi. Ad accompagnare Syara c’era Sasha. Aveva un’aria dimessa e teneva gli occhi bassi. perché di solito è la prima ad arrivare. Sasha si sistemò nella fila dietro di me. D’un tratto. vidi che si stavano avvicinando due ragazze che camminavano fianco a fianco. Mi sarei aspettata che facesse da aiutante o qualcosa del genere. — Tutto bene? — chiesi a Misha. sembrava improvvisamente cambiato. dato che mi ignorò del tutto. invece. dove il suo ruolo sembrava quello . vero? Lui si strinse nelle spalle. era come se mi fosse piombato addosso in una volta il peso dei mesi passati all’interno del Santuario. invece. — Eccola — proruppe Misha. — Non ti capita spesso. — Lei è Sasha. ma soprattutto trepidavo all’idea di uscire finalmente all’aria aperta. proprio come in Riabilitazione. c’era la ragazza che mi somigliava. L’altra. con un paio di leggings e una maglietta. Sarà per colpa della notte insonne. ma ora… — Scusate il ritardo — disse Syara. — Amazzone? — sbottò Misha. — Non ha affatto l’aspetto di un’Amazzone. dal corridoio laterale. Le avevano tagliato i capelli e non c’era più traccia dei suoi splendidi dreadlocks. Quando furono abbastanza vicine. — In effetti. — La conosco io — ammisi. Poi fece segno a Sasha di allinearsi insieme agli altri. — Sì — disse lui. Non è mai successo. ma persino Ginevra mi rivolse un’occhiata di approvazione con tanto di pollice alzato quando le mostrai il mio nuovo acquisto. non la conosco. — L’ultima volta che l’ho incontrata era in divisa. — Lei è Syara. L’attesa si interruppe quando in lontananza. — Solo un po’ di mal di testa. e il suo sguardo sembrava sofferente. Mi presentai all’adunata davanti all’uscita del Santuario con la speranza che la scelta di indossare i nuovi calzari non mi si ritorcesse contro. Con indosso la tradizionale divisa da Amazzone. quasi sgranai gli occhi. l’istruttrice. Ma forse era meglio così. dall’inizio del corso. Non era in divisa. Tra gli altri studenti si stava diffondendo un brusio insistente. È strano.Salice piangente Infilai i jeans e le Converse nella busta di tela che mi avevano lasciato all’emporio e me la sistemai a tracolla. al corso di Tiro con l’arco. L’atteggiamento di Adam nei miei confronti. — Cosa stiamo aspettando? — chiesi a Misha. senza mai poter mettere il naso fuori dalle mura. Quel ragazzo aveva la capacità di rendermi vulnerabile con un solo sguardo. l’Amazzone che si prendeva cura di me in Riabilitazione. passandosi una mano tra i capelli.

Si è convinta che ero stata io ad aiutarti. — Che ci fai qui? — le chiesi a bassa voce per non farmi sentire da Syara. E invece ora veniva trattata al pari di una studentessa qualunque. — Andiamo — disse.dell’apprendista tuttofare. e a quel punto è stato impossibile convincerla del contrario. — Ero cosciente del rischio che correvo. allora le convinzioni di Angelica erano giuste. E quando è venuta a cercarti nella tua stanza. — Sono riuscita a vederla solo una volta. quando ho deciso di darti una mano. — Abbiamo già perso abbastanza tempo. ma lì ho trovato Nausica che mi stava aspettando. perché mi ha travolta di domande. transitivamente. Nausica mi ha confinato all’interno delle camerate. In un certo senso. anche se il volto di Syara era più spigoloso e le sue labbra più carnose. Quasi sobbalzai nell’udire quella parola. credo non sia stato facile per lei accettare il fatto che te n’eri andata. Penso sospettasse qualcosa. Il sorriso scomparve e lasciò il posto a un’espressione affranta. impedendomi di uscire per due giorni. Ero certa che si trovassero un po’ più a sud. ha deciso di rimandarmi in Accademia. E forse. il viso di Sasha si illuminò di un sorriso aperto. non avrebbe fatto alcuna differenza. Lo considerai un buon auspicio per il futuro. ha detto. la sua espressione aveva una sfumatura benevola. si è accorta che eri sparita. ma se Sasha era stata rispedita a studiare in Accademia per punizione. sai? Anch’io mi ero affezionata a lei. — Mi hanno degradata — rispose. Forse. dopo un attimo di incertezza. in direzione del lago. guardare lei era come guardarmi allo specchio. Nel riconoscermi. A quel punto ci ho provato a dirle che ti avevo soltanto dato le chiavi dello schedario. Mentre Syara ci conduceva attraverso il sentiero. — Mi dispiace — riuscii solo a ribattere. . ormai. — Cosa vuoi dire? — La notte in cui sei fuggita. — Zoe! — esclamò. ma non mi ha creduto. dopo averti lasciato. fino a inerpicarsi sul dorso di una montagna. a quelli di mia madre. — Penso che per lei sia stato come perdere la sorella per la seconda volta — aggiunse Sasha. l’Accademia era un luogo dove rieducare creature soprannaturali insofferenti all’autorità della Sorellanza. ma è stato inutile. Ho negato. — Ciao Sasha — le dissi. Nella sala si diffusero i raggi del sole mattutino. Dovetti stringere le palpebre per abituare la vista al paesaggio esterno. di cui ora intravedevo la riva. Mi guardai intorno per orientarmi. Poi. — Silenzio! — sentii dire dalla voce di Syara. Nonostante mi avesse appena ripreso. — Non è colpa tua — disse lei. Sobbalzai. sforzandomi di sorridere. Non sta bene. mi decisi a chiedere a Sasha: — Sai qualcosa di Ligea? Sasha annuì con decisione. ma evitai di sottolinearlo anche perché al solo pensiero mi si era già stretto il cuore. E poi lo sai che Nausica è testarda. e mi resi conto che gli alberi che vedevo dalla mia stanza non dovevano essere molto lontani. Avrei detto che sembrava contenta di avermi nel suo corso. La vegetazione si estendeva a perdita d’occhio. Ancora una volta mi sorpresi a riflettere su quanto i suoi occhi somigliassero ai miei e quindi. sotto la facciata di tempio della cultura. pensai. e voltandomi nella sua direzione mi resi conto che il suo sguardo era fisso su di me. Per farmi imparare una volta per tutte il valore della disciplina. Si era affezionata parecchio a te. Syara sbloccò il catenaccio della grande porta e aprì il primo spiraglio. sono rientrata nella camerata delle Amazzoni. d’accordo con Adelaide.

e mentre gli altri si esercitavano a colpire i bersagli posizionati a una ventina di passi di distanza. Lei si strinse nelle spalle. Ne estrasse una scatola di legno con un coperchio scorrevole abbastanza grande da contenere un grosso gatto. per poco non colpii un innocente merlo che svolazzava tra i bersagli. — Devo ancora prenderci la mano. Ma mi sforzai di scacciare quel pensiero. ma per la sete di giustizia. ma a quei tempi credevo ancora che l’incidente in cui aveva perso la vita mia madre fosse stato provocato da rapinatori armati. — Non l’ho fatto apposta — mi difesi. Era una tipa minuta dagli occhi color fumo e i capelli dritti come un cespuglio d’ortica. — Merlino? — È il mio famiglio — ribatté. la lepre ferita che aveva adottato quando viveva nel bosco. Arrivammo a un capanno degli attrezzi. — Per quanto io cerchi di insegnargli a badare a se stesso. e mi affrettai a nascondere la scatola dentro la borsa dello shopping insieme ai jeans e alle scarpe da ginnastica. la prima freccia. — L’ho chiamato così in onore del più grande incantatore mai . — Si tolse lo zaino dalla tracolla e lo aprì. A ogni studente vennero consegnati un arco e una faretra contenente alcune frecce. imbracciare un’arma era una sensazione insolita per me. Lo soppesai tra le mani. due occhi dal taglio allungato. Per tutte le volte che la magia si fosse dimostrata inefficace. Dovevo solo trovare il modo di arrivare al salice che avevo scelto come custode delle mie parole. — Purtroppo non è consentito alcun contatto tra gli studenti dell’Accademia e i degenti della Riabilitazione — spiegò. Guardai la scatola: il legno era consumato ai lati e sembrava aver assorbito parecchia umidità. dato che cadde ai miei piedi senza che riuscissi neanche a tendere l’arco. Riflessi al suo interno. non era per la sete di vendetta che avrei imparato a tirare con l’arco. Syara scelse personalmente l’arco da dare a me. Ora che sapevo che invece si era trattato di Inquisitori avrei voluto trafiggere il cuore di ognuno di loro con una delle mie frecce. affinché non mi dimenticassi di lei. cercando di decifrarne il significato. La scatola doveva essere il rifugio che Ligea aveva costruito per Ventosa. invece. E il disegno lo aveva fatto per me. Segui la lepre bianca. dove ci aspettava un’altra Amazzone. Di chi erano quegli occhi? Poi lo riposi. Purtroppo. i primi tentativi con l’arco furono disastrosi. Ligea mi ha detto che avresti capito. nonostante le mie migliori intenzioni. — Grazie — dissi col cuore stretto dalla malinconia. — Non so a cosa serva. — Però Ligea mi ha chiesto di darti questa. Con la seconda freccia vagante. dopo aver testato la tensione della corda e la rigidezza del flettente. io non riuscii nemmeno a scoccarla. dato che si chiudeva a malapena. mi echeggiò nella mente. Decisi che sarebbe stato dentro quella scatola che avrei conservato le lettere per Sebastian. — Attenta — urlò la ragazza al mio fianco. Ma certo.— Credi che possa andare a trovarla? Sasha scosse la testa. Ricordavo con disappunto tutte le volte che papà aveva dimenticato la sua pistola in soggiorno. Fummo schierati in una fila ordinata su un piazzale dall’erba tagliata di fresco. Merlino non mi sta mai a sentire. pensai. La aprii e con mia grande sorpresa mi accorsi che conteneva il disegno di uno specchio dalla cornice intarsiata. Osservai il disegno per qualche istante.

Poco dopo. Syara annunciò che avremmo seguito un percorso nel bosco dove erano stati disposti dei bersagli. In quel momento mi accorsi che Adam mi stava osservando con un sorriso sarcastico. Come diavolo facevano? Da un’occhiata sommaria ai risultati degli altri studenti mi resi conto che loro due erano senza dubbio i migliori del corso. Adam mi si accostò. Era incredibile. Morgana. — Poverino. forse impietosita dalla mia scarsa attitudine al tiro. e in effetti Syara osservava la perfezione dei loro tiri con un certo compiacimento. — Io non so nemmeno dove guardare! — protestai. — Certo! Anche se non è corretto definirlo “mago”. Ce la faccio benissimo da sola. ognuno dei suoi colpi finiva immancabilmente col fare centro. All’epoca delle Guerre della Barriera lui e Morgana erano streghe così potenti da fare la differenza negli scontri tra i ribelli e le armate imperiali. tra cui alcuni in movimento. appuntandomi mentalmente di non permettere mai a Misha di rimanere furetto per troppo tempo. Anche le frecce di Ginevra erano di una precisione sbalorditiva. purtroppo. ti faccio un colpo . con uno sguardo perplesso dipinto in volto. — Se dovessi aver bisogno del tuo aiuto. purtroppo. — Facciamo così — ribattei. Per questo l’imperatore romano inviò gli squadroni degli Inquisitores. — Naturalmente. si posizionò dietro di me e mi aiutò ad assumere quantomeno una corretta postura mentre prendevo la mira e mi consigliò di chiudere un occhio mentre scoccavo la freccia. — Morgwen — mi corresse lei. anche se nell’angolo più esterno della cornice. che disdetta — borbottai. molto probabilmente. grazie. Rimasi un istante in silenzio.vissuto. Il merlo compì una serie di evoluzioni sopra le nostre teste. Alla lista delle catastrofi mancava solo che privassi una strega del suo famiglio. — Lo vedo — borbottò. Tirai un sospiro di sollievo. Anche Sasha se la cavava piuttosto bene. Piacere di conoscerti. Prese un ampio respiro e iniziò a vibrare una freccia dopo l’altra con velocità impressionante. si sarebbe preannunciata una lunga ricerca delle mie frecce che finivano fuori dai bersagli. — Merlino. Non ti preoccupare per quelli in movimento. — Ho cambiato la desinenza del nome per prendere le distanze da un’omonimia tanto imbarazzante — disse a voce bassa. — No. Syara. Finivo sempre per chiuderli tutti e due ma. avrai tempo di esercitarti. — Succede a volte. ma quando le chiesi qualche consiglio si limitò a stringersi nelle spalle e a dire che le veniva naturale. dato che sei una principiante assoluta — aggiunse Syara — puoi limitarti a mirare i bersagli più vicini. io sono Zoe. — Mago Merlino è esistito veramente? — le chiesi. ai mutaforma. seccata. scelse la via del lato oscuro… ed è parecchio imbarazzante per me portare il suo nome. ha mantenuto la sua forma animale troppo a lungo e ora non è più in grado di tornare alla forma umana — aggiunse con una punta di sconforto. Merlino. — Serve una mano? — chiese. Poi mi decisi a dire: — Be’. almeno non se ne stava più nell’area di tiro. riuscii a colpire il bersaglio per la prima volta. insomma! Torna subito qui — intimò la ragazza al volatile. Morgana. Pensai che. planò per alcuni metri e poi si andò ad appollaiare sulla spalla della sua strega. — Già è difficile convivere con un famiglio indisponente. grazie a lei. Schivò il mio sguardo e rivolse la sua attenzione al bersaglio. Zoe. stringendomi la mano. incuriosita.

Scossi la testa. — Affare fatto — stabilì Syara. non basta cambiare il nome per nascondere la propria natura. — Dai. — Ti andrebbe di dare una mano a Zoe? — Lo farei con piacere — rispose lui guardandomi intensamente. Come previsto. Adam? — gli chiese Syara. Syara mi lanciò un’occhiata severa. Aumentai l’andatura per seminarlo. Senza motivo mi tornò in mente il momento in cui mi aveva fatto capire che ero più carina di Ginevra. naturalmente. — Ma non ti sei chiesta il motivo per cui sua madre ha deciso di chiamarla come una delle streghe malvagie più famose di sempre? — Si vede che le piaceva. In che razza di pensieri mi stavo lanciando? Dentro di me il cuore scalpitava. — E questo non ti spaventa? Avrei voluto spintonarlo via. ma mi accorsi che le gambe avevano cominciato a tremare. allibita. ma mi limitai a replicare: — Ah. — Zoe. Detestavo non avere il controllo sulle sensazioni che stare vicino a lui mi provocava. — Cosa posso farci? Ho il cuore tenero e non riesco a vedere una fanciulla in difficoltà. che le sue attenzioni lo stavano facendo sembrare uno stalker. Sgranai gli occhi. senza sforzarmi di addomesticare il tono della voce. anche se incredibilmente sexy. Compatibilmente col vostro calendario delle lezioni. Volevo intimargli di lasciarmi stare. — Tu che ne dici. Sto solo cercando di essere gentile. — Avete il permesso di uscire dal Santuario per un paio d’ore ogni mattina. Avrei voluto cancellare l’espressione sarcastica dal suo viso a forza di schiaffi. — Morgwen — lo corressi. — Adam ha sicuramente di meglio da fare che insegnare a me a tirare con l’arco — puntualizzai. puoi farlo chiaramente e senza girarci troppo intorno — ribattei. — Oh.di telefono. — Di chi stai parlando? — Di Morgana. ma per fortuna Syara . scherzavo. Mi chiesi se fosse la rabbia che mi stava stringendo lo stomaco o qualcos’altro. I nostri visi erano a un respiro di distanza. Misha tentò di dissuadermi. — No. Se è per questo. so che in Ungheria Erzsebet è un nome molto comune. — E io comincio ad averne abbastanza di chi mi dice con chi posso fare amicizia e da chi devo tenermi alla larga — affermai. feci un passo in direzione di Adam. Divertente. naturalmente. ignorando le mie proteste. Non c’è niente di male nell’accettare l’aiuto di qualcuno. Anche nella scelta delle amicizie. Dopo che si fu allontanata. — Posso decidere con la mia testa. Gli lanciai un’occhiataccia. Adam. Continuo a pensare che tu abbia bisogno di qualche consiglio. In qualche modo riuscii a riprendere il controllo del corpo e dei pensieri. — Non avresti… dovuto — riuscii solo a dire. Di tanto in tanto incontravamo delle radure in cui erano disposti i bersagli. — Se c’è qualcosa che intendi dirmi. — D’accordo — mormorò. Allargò le braccia in segno di resa. Ah. Serrai i pugni per contenere un accesso di rabbia. davvero… non vorrei compromettere il suo rendimento — sibilai. Pensai che andare a recuperarle potesse essere l’occasione che aspettavo per cercare il mio salice. — Poi mi strinsi nelle spalle. finii per perdere tutte le frecce che avevo nella faretra. Lui incurvò la bocca in un sorriso indisponente. mentre col gruppo proseguivamo nel folto del bosco. non essere così intransigente.

con una sequenza di balzi repentini la lepre iniziò ad allontanarsi e io. Della lepre non c’era più traccia. dopo alcuni passi. Mi slacciai i calzari e mi avvicinai al lago. Era qui che mi avevano trovato dopo l’incidente. avrei sempre potuto dirle che mi ero persa. un movimento tra i cespugli attirò la mia attenzione. mi tornò in mente. mentre le andavo dietro. Osservai a lungo le acque ferme e la tentazione di immergere i piedi fu fortissima. Dal lago proveniva una brezza leggera che mi accarezzava il viso. Quando raggiunsi il salice ebbi una sensazione di déjà vu. ma mi sembrò di bagnarmi con un liquido inerte. Era qui che era stata scattata la foto di mia madre? Mi guardai intorno. mi trovai sulla riva del lago. Se anche Syara si fosse accorta che ero stata via più del necessario. Aveva i capelli verdi e i lineamenti delicati. Mi voltai di scatto alla ricerca della ragazza del riflesso. cercando di camuffare il nascondiglio con delle foglie e qualche rametto perché non fosse troppo evidente che il terreno era stato smosso. Mi sentivo protetta tra le sue verdi chiome. In lontananza si intravedevano le rovine dell’acquedotto romano. I miei ricordi erano chiusi nei recessi della mente e non potevo fare niente per recuperarli. Poi presi un ampio respiro e mi preparai a riunirmi al gruppo. circondati da un alone rossastro come se non dormisse da settimane. Quella frase risuonava nella mia testa senza che potessi darle un senso. Poi. Segui la lepre bianca. e vidi una lepre che saltellava via. Estrassi il disegno e lo infilai con cura all’interno della busta con i miei vestiti.mi diede il suo assenso. Sobbalzai nel rendermi conto che a fianco della mia immagine c’era quella di un’altra ragazza con indosso un’ampia camicia da notte bianca. ma non c’era nessuno di fianco a me. Poi coprii il tutto. Mi avvicinai. Si fermò a qualche metro di distanza e si mise a osservarmi. ovunque egli fosse. Mentre l’acqua mi lambiva le caviglie. quindi attraversai la zona di tiro e quando fui fuori dalla sua visuale mi misi a correre attraverso il bosco. Che fosse Ventosa. guardai in basso per osservare il mio riflesso. attirata dall’odore della tana in cui aveva trascorso il periodo di convalescenza? Era incredibile. Mi inginocchiai e con le mani scavai una buca abbastanza profonda per farci stare la scatola. Dopo un istante in cui il tempo parve cristallizzarsi. privo di spessore e di volume. era scomparsa tra le siepi. Prima che potessi compiere un passo per tornare indietro. ma a colpo d’occhio sembrava proprio lei. Per fortuna il terreno era soffice in quel punto. Mi aspettavo che l’acqua fosse fresca. cauta. Gli occhi rotondi erano grigi come una nuvola che annuncia tempesta. Solo acqua e . Il suo pelo era bianco. Peccato che l’incidente fosse avvenuto a Milano e non avessi idea di come ero finita qui. Gli occhi erano punte di spillo. Presi la scatola di legno e la aprii come se stessi compiendo una cerimonia. ma fu un flash che durò un attimo. Chiesi alla terra di consegnare le mie parole a Sebastian. e la terra profumava di muschio e radici. con la coda e le orecchie nere. Protetta dagli occhi del mondo. immaginandomi distesa ai suoi piedi. ferita. dentro la scatola. Accarezzai la terra che circondava il grande albero. Erano così lunghi che strisciavano a terra. seguendo la direzione del lago. come se un sussurro silenzioso mi richiamasse dalle sue profondità. Mi intrufolai allora tra i rami flessuosi del salice. misi la lettera che avevo scritto a Sebastian. Le acque erano immobili e davano alla superficie l’aspetto di uno specchio sconfinato.

Mi stropicciai gli occhi. riempiendo i polmoni di aria pura. Raggiunta la porta del casolare. anche la sua immagine si era dissolta tra le lievi increspature dell’acqua. A quel pensiero scossi la testa con forza. Come avevo fatto a non notarlo. pensai. Respirai un’ampia boccata d’ossigeno. e al centro un basso casolare dal cui camino usciva un rivolo di fumo. . Ma certo. Il petto mi si riempì di nostalgia. Ma compiendo un passo per uscire dall’acqua mi resi conto che a un centinaio di metri da me c’era una radura. convinta di avere avuto un abbaglio. mi decisi a bussare. credendo di sognare a occhi aperti. dopo una breve esitazione. prima? Incuriosita. Evocava lontani ricordi provenienti dalla mia infanzia.cielo e il silenzio rotto dal frullo degli uccelli del bosco. frammenti di istanti sereni passati tra le mura di casa insieme alle persone care. mi incamminai con passo spedito. Era il profumo inconfondibile dei biscotti che faceva mia nonna quand’ero bambina. Tornai a guardare in basso. E un profumo conosciuto mi solleticò le narici.

— Davvero? — ribatté lei. luminoso. Indossava un vestito a fiori che aveva qualcosa di familiare. Ecco dove avevo già visto quel vestito. . Il soffitto era attraversato da travi di legno. Al contrario. — Ti stavo aspettando — disse lei. Un tavolo era posizionato a ridosso di un muro. Questa è la mia casa. Soprattutto. Lo indossava proprio nonna Isabella. un lontano giorno d’estate in cui avevamo passeggiato in riva al lago. — È aperto — disse. — Tu… vivi qui? — Sì. Il profumo che proveniva da oltre una porta socchiusa mi spinse a proseguire finché mi trovai in una piccola cucina. Compii il primo timido passo oltre la soglia. mia nonna era morta quand’ero piccola. e mi trovai in un ingresso immerso nella penombra. Ancora più sorprendente fu quando si voltò. Mi guardai attorno: la cucina era arredata in modo semplice. al punto che una parte di me era convinta che fosse davvero mia nonna. — Tu devi essere Zoe — aggiunse. con sedie impagliate disposte intorno. avanzando di un passo nella mia direzione. ora. Il suo viso venne illuminato dalla luce che proveniva dalla finestra e mi resi conto che i suoi occhi erano di un colore chiaro. con scaffalature in legno e utensili di rame appesi alle pareti. se fosse stata ancora viva. in compagnia di una ragazza che mi dava le spalle. Sgranai gli occhi nell’accorgermi che i suoi fluenti capelli rossi erano raccolti da un fermacapelli del tutto simile al mio athame. Ero stupita e incredula. Feci cenno di sì con la testa. Ma non era possibile. Zoe Una voce dolce e femminile mi invitò a entrare. una voce dentro di me suggeriva che era proprio qui che dovevo trovarmi. non avrebbe di certo avuto l’età della ragazza che si trovava di fronte a me. — Chi sei? — le chiesi. — I tuoi occhi… — mormorai. Dal forno proveniva un lieve crepitio di braci. e dall’unica finestra proveniva una luce soffusa che dava alla stanza l’aspetto di un luogo sospeso nel tempo. una volta — dissi. e fui certa di distinguere nei suoi lineamenti un viso conosciuto. Quasi sobbalzai nel sentire il nome di mia nonna. gialli come l’ambra proprio come quelli di mia nonna. Isabella era una mia coetanea.Arrivederci. la situazione era assurda ma non sentivo di essere fuori posto. saranno pronti tra qualche minuto. — Ti va di assaggiare i miei biscotti? Li ho appena infornati. — Io sono Isabella — rispose lei. — Somigli in modo impressionante a una persona che conoscevo molto bene. rustico. eppure aveva un’aria così familiare.

— Chi mi ha portato in questo posto? — Dovresti saperlo. Ricordo che mia nonna lo faceva spesso. — Davvero non ricordi nulla? — mi chiese. Mi toccai istintivamente la cicatrice dietro la testa. ma io ne vado orgogliosa. conciliante. — Devo tornare nel bosco. Possibile che a guarirmi dopo l’incidente fosse stata mia nonna. — Io… non sono mai stata qui. — Forse dovresti mangiare uno dei miei biscotti. mi trovai al limitare di un deserto di sabbia che si estendeva a perdita d’occhio. Stavo facendo lezione di tiro con l’arco. Zoe. Era stata la persona che mi aveva aiutato a Milano? Chi mi seguiva come un’ombra. — Lei è morta tanto tempo fa. — Ho fatto del mio meglio per guarirti. Cerca di ricordare. — Per strapparti all’abbraccio della morte ho dovuto correre il rischio che qualcosa andasse perduto. ma eri molto grave. Mi hanno curato al Santuario. . quando si accorgeva che ero turbata. — Ma hai detto tu stessa che ho un viso familiare. Perché io sono una strega. Zoe. anziché nel bosco. Dopo l’incidente eri in fin di vita e ho dovuto compiere una scelta dolorosa. Il cielo era così luminoso da accecare. forse per anni. perché vivi da sola nel bosco. tutt’altro — affermò Isabella. amichevole. e poi… — Ci troviamo nel Giardino dello Spirito. Mi accorsi che le mie mani stavano tremando. ma… non è possibile — esclamai. — Come fai a saperlo? — farfugliai. Sapevo che il mio incantesimo ti avrebbe lasciato in uno stato di incoscienza per mesi. Mi diressi con decisione verso la porta ma. spoglia… Isabella scosse la testa lievemente. anziché al Santuario? — Il Santuario delle streghe è infinitamente lontano da qui — rispose Isabella. e il mio lungo sonno nient’altro che un effetto collaterale della cura? — Lui chi? — sbottai. — Se davvero sei una strega. — Hai compiuto il maleficio che mi ha tenuto in coma per tutto quel tempo. — Qualcuno è spaventato dal loro colore. li ho ereditati da mia madre. vegliando su di me come un angelo custode? — Tutto questo non ha senso! Io… non dovrei essere qui — esplosi. prima di aggiungere: — Proprio come te. mi staranno cercando — aggiunsi attraversando l’ingresso con passi veloci. e uscii più in fretta che potevo dalla cucina. — Mi guardò intensamente. ho perso il mio amore. — E quando di mezzo c’è la vita. — Ti sbagli. Sembrava sorpresa. con dune sferzate dal vento sotto un sole torrido. Potrebbe aiutarti a recuperare la memoria. prima d’ora. Quando lui ti ha portato da me eri in condizioni disperate. Mi sottrassi al suo contatto anche se era caldo. Ma non avevo alternative. indietreggiando. Cerca nel tuo cuore. Come il mio fermacapelli. — Ho perso sei mesi della mia vita. — Non si è trattato di un maleficio. — Sei stata tu — dissi con un filo di voce. è lì che stanno tutte le risposte. Mi sono risvegliata in una stanza bianca. ho perso la memoria di quello che mi è successo! — Per ogni magia c’è un prezzo da pagare — disse Isabella senza scomporsi. È dal Santuario che provengo. E poi… come conosci il mio nome? Isabella mi prese le mani tra le sue. può essere molto alto.— Sono una caratteristica di famiglia — disse lei con voce delicata. — Non ci siamo mai incontrate. È qui che ho curato le tue ferite. — Qualcosa andasse perduto? — ripetei. — No — esplosi. una volta aperta. — Sì. Era assurdo e sconvolgente.

respingendo le lacrime che incombevano. come ha fatto Azalhee? — Non temere. — Devi solo rendertene conto. Tuttavia. la persona che avevo di fronte era davvero mia nonna. Ma quale magia poteva rendere possibile l’incontro tra me e mia nonna. — Zoe? — sentii chiamare in lontananza. è perché hai smarrito la consapevolezza di chi sei veramente. Per quanto mi sforzassi di ignorarla. — Come faccio a uscire da qui? — Sei già fuori — disse Isabella. Era così vicina che mi sembrava che i suoi occhi stessero rovistando nella mia anima. sei ancora lontana dalla verità — affermò Isabella. fidati. Corsi alla finestra. Doveva essere una persona straordinaria — mormorò Isabella. voltandomi. mi resi conto che mi trovavo ancora nella piccola cucina. Mi girai di scatto verso Isabella. Zoe — disse Isabella con tono benevolo. ma la ragione mi impediva di farlo. Questo luogo è reale.Richiusi la porta di colpo e. Abbassai la testa. e se quello era un sogno pregai di svegliarmi al più presto. ti assicuro. ma anziché il paesaggio mi trovai a osservare l’interno di un’altra stanza identica a quella dove mi trovavo adesso. — Tu stai cercando delle risposte — mi incalzò Isabella. — Azalhee non può nuocerti. — Io? — si schermì Isabella. come se non fossi mai uscita da quella stanza. Ero sconvolta e incredula. — Parli dell’incidente? — Anche dell’incidente. — Mi spiace per la tua perdita. — Cos’è questo posto? Mi hai intrappolata in un’illusione. Presi un ampio respiro e ignorai la razionalità. Ero davvero di fronte a mia nonna. — Hai una figlia? — chiesi. spero di avere un giorno una nipotina proprio come te — aggiunse. è tutto meno che un’illusione. — Ma non è fuori che le puoi trovare. La stessa espressione che riconoscevo in mia nonna ogni volta che mi incontrava. con un’altra Isabella al centro e una figura identica a me che stava guardando dalla finestra. Per esempio. o a una proiezione di ciò che lei era stata quando aveva la mia età. ricordi? . bensì dentro di te. — Mi dispiace tanto per quello che ti è successo. — Io so chi sono — protestai. Mi coprii il volto con le mani. Il Giardino dello Spirito ha un aspetto diverso per ogni persona che lo visita ma. La magia si fa con le intenzioni. La voce era maschile. un’altra parte di me voleva sapere qualcosa di più. dove ti trovi ora. se in questo luogo e in questo tempo c’era ancora una traccia di mia madre. in preda allo sconforto. — Il volto si era illuminato di un’espressione protettiva. Se ora non ti appare come vorresti. in un punto del tempo e dello spazio in cui avevamo la stessa età? Avrei voluto chiederle se fosse davvero lei. mi aveva detto Sam un giorno. Il mondo è magia. Continuavo a ripetermi che era morta. c’era una voce dentro di me che continuava a insistere che in sprezzo alla razionalità e contro ogni obiezione del buon senso. in onore dell’antica dea della sapienza. — No… anche se mi piacerebbe molto averla. — Credi di saperlo ma. avrei giurato che fosse quella di Adam. — Credo che la chiamerei Sofia. — Sofia è… era… il nome di mia madre — sospirai. — Se la Dea lo vorrà. Zoe.

— Merlino — esclamai. — È sempre stato tuo. — Mi permetteresti di dargli un’occhiata? Con un movimento fluido. Zoe. — Arrivederci. Poi mi porse il fermacapelli. Mi voltai di nuovo in direzione della finestra. L’ho ricevuto in dono per i miei diciassette anni.— Sì. Era immobile. Soppesai il fermacapelli nella mano. è tuo — affermò. Sul davanzale c’era un giovane merlo dal piumaggio nero e il becco arancione. Il sorriso sul suo volto faceva intendere che era questo che stava aspettando. Accarezzai le scaglie del serpente e poi i rubini incastonati al posto degli occhi. Tra le mani. mossa da piccole increspature. ma… non è possibile compiere incantesimi al Santuario. — Tienilo. Era come se lei non fosse più accanto a me. immersa fino alle caviglie. — Ne avevo uno identico — le dissi. Infine. ma fosse il ricordo lontano di una gita fuori porta di tanto tempo addietro. Poi volsi lo sguardo a Isabella. Le rivolsi un’occhiata sorpresa. Il Santuario si trova infinitamente lontano da qui. E Adam era di fronte a me. stringevo il mio athame. — Prima di andare via. sfiorando le incisioni delle rune con i polpastrelli. — Te l’ho detto. Il metallo affilato liberò un riflesso così accecante che dovetti chiudere gli occhi. Zoe — sentii echeggiare nella mente dalla voce di Isabella. posso farti una domanda? — le chiesi. . come se fosse in attesa di qualcosa. Con uno scatto. Quando riaprii gli occhi ero in riva al lago. Isabella ondeggiò la testa di lato e si sciolse i capelli. il fermacapelli si aprì. L’acqua era fresca. feci pressione sulla scanalatura per liberare la lama dell’athame. — Hai detto che il fermacapelli l’hai ereditato da tua madre… — Certamente.

Cos’è successo al mio famiglio? Mi guardai intorno. — Niente che ti riguardi — risposi. stizzita e al tempo stesso sollevata per essere riuscita a mettere una distanza tra me e lui. C’erano solo il bosco. e tutto questo per cercare le tue frecce? — Mi sono persa — sibilai. Dovevo essere avvampata vistosamente. dato che non hai neanche un famiglio. Adam fece per avvicinarsi ancora. fulminandolo con un’occhiataccia. che mi stava osservando con aria interrogativa. Ero convinta . e questo non fece che aumentare il mio imbarazzo. Poi mi incamminai verso il sentiero che si inoltrava nel bosco. O te stessa. Potresti ferire qualcuno. Adam mi guardò con aria perplessa. e presuntuoso. da un cespuglio al successivo. — Tanto non mi interessa. — So badare a me stessa. ma mi voltai verso di lui. — Si può sapere perché mi stai tanto addosso? — Hai… ehm… sbagliato direzione — borbottò lui. — Perché sei arrogante. ma guarda invece dove sei. — Non trattarmi come una ragazzina — protestai. non vorresti saperlo. — Volevo tornare al sentiero dei bersagli. — Mi riguarda eccome. — Tu cosa sei? Non sei una strega. — E allora perché sono convinto che tu sia venuta fin qui di proposito? Compii un passo verso di lui. non sono un mezzo demone — disse a voce bassa. e invece mi sono trovata qui. — Non fai altro che ripeterlo. senza smettere di guardarlo fisso negli occhi. — Syara ci ha condotto dall’altra parte della collina. Sentii le gote scaldarsi. né della casa di Isabella. impulsiva e diffidente. Sei bravo con l’arco. spostando freneticamente lo sguardo da un albero all’altro. il cielo attraversato da nuvole rapide. Per poco non finivi in mezzo al lago. tutto qui — disse lui. Non c’era traccia della radura. e se vogliamo arrivare in fretta dobbiamo tagliare per l’altro sentiero. Oppure sei tu a essere una strega ribelle. — E tu? — lo incalzai. — Gli voltai le spalle. cosa sono io. ma per ovvi motivi non sei un’Amazzone. Sei forse un mezzo demone come Lucrezia? Adam indietreggiò di un passo. Lui incurvò le labbra in un sorriso. — Forse è così. ignorando il turbamento sottile causato dall’eccessiva vicinanza dei nostri corpi. — No. — Intendevo la tua assurda proposta di esercitarci insieme e tutto il resto. — Non ha nessuna importanza — sbottai. credimi. e andai a rinfilarmi i calzari. il lago. — Credo che tu e Ginevra abbiate di meglio da fare che parlare di me — sbottai. E Adam. — Mi sembrava una buona idea. — Cos’hai intenzione di fare con quello? Nascosi il mio athame dietro la schiena. — Ma. Cercai di ricompormi e gli feci segno di precedermi. Potevo avvertire il calore della sua pelle accarezzare la mia. — Ginevra mi ha parlato benissimo di te.

eseguì un volo in picchiata e poi risalì seguendo traiettorie concentriche.che stesse solo cercando di provocarmi. e tendere la corda seguendo la linea dello sterno. tanto per cominciare mi ha detto che sei un’ottima compagna di stanza. — Ci sono stato. — Ti ha chiesto lei di venirmi a cercare? — chiesi. — Oh. meravigliata. — Non ho avuto molto tempo di ammirare il panorama — affermò. Alzai gli occhi al cielo. come se stesse cercando di avvertirmi di un pericolo imminente. — Il segreto è nella respirazione — mi disse. Merlino continuava a volare irrequieto sopra di noi. — Mi sono persa nel bosco e ora vorrei tornare a fare una pessima figura a Tiro con l’arco. — Sei di Milano. Misha non si sentiva molto bene e mi sono offerto di venire al suo posto. — Non sei poi così scontrosa come cerchi di far credere. — Immagino che a questo punto dovrei chiederti se hai visitato qualcosa di interessante. — Lo sapevi che è stata capitale dell’impero Romano? Mi fermai di colpo. ma poco dopo ho avuto l’impressione che stesse già meglio. Trattieni il respiro durante la mira ed espira con la bocca mentre rilasci la corda. — Ma se non fossi il ragazzo della mia compagna di stanza. — Wow — bofonchiai. — Cosa? — esplosi. mentre raggiungiamo il gruppo? — E tu hai intenzione di essere intrattabile per tutto il tragitto? — mi incalzò. — E se avessi il raffreddore? Adam scoppiò a ridere. — E tu. — Devo ricordarmi di inserirlo nel curriculum. — Anche se come tutte le città antiche nasconde dei segreti. tutto qui — bofonchiai. dirò a Syara di mandare qualcun altro a cercarti. — Non so dirti cos’abbia di preciso. — Mi accorsi in quel momento che sopra le nostre teste Merlino stava compiendo delle evoluzioni rapide. sbottando: — Hai davvero intenzione di fare conversazione. — Posso essere molto peggio di così — sentenziai. non perderei tempo a conversare con te. L’ho visto accasciarsi a terra. — La prossima volta che ti perdi nel bosco. Avete parlato di me. mentre il cuore faceva un balzo. — Perché non me l’hai detto subito? . — Be’. qualche volta. — Sono solo stanca. In tutta risposta. sembrava molto agitato. — Sappi che se ti rivolgo la parola è solo per via delle referenze che ha presentato Ginevra. — In che senso Misha non si sentiva molto bene? — chiesi. — Sentirai l’arco come un prolungamento del tuo corpo. lui non parla volentieri con me — rispose Adam. allora. Il resto verrà da sé. — D’accordo — disse lui alzando le mani. cosa ci fai qui? — gli chiesi. Non sarebbe stato più logico chiederlo al mio famiglio? — Be’… più o meno. — Lo è — ammisi con nostalgia. — Avrà avuto un capogiro. vero? — mi chiese Adam. — Però mi è sembrata una città affascinante. — Fa qualche differenza? Lui si strinse nelle spalle. Devi inspirare profondamente col naso mentre incocchi la freccia. — No — sbottai. alla ricerca di una dose extra di pazienza.

Morgwen gli si avvicinò e protese il braccio verso di lui. sarebbe una campionessa di fondo. Gli asciugai la fronte con un lembo della mia maglietta. con la schiena appoggiata al tronco e lo sguardo basso. ho sentito che le gambe non mi reggevano più. nessuno sarebbe rimasto indietro. — Dobbiamo aspettare che Sasha ritorni. E poi non avevo intenzione di ripetere gli errori del passato. nessuno può battere Sasha. non ti preoccupare… devo solo recuperare le forze. Potrebbe trattarsi di un virus molto aggressivo — affermò. seduto. andarmene dal Santuario era tutto quello che volevo. guardandosi intorno per qualche istante. sarei scappata per sempre. all’improvviso. Gli presi la mano e strinsi forte. Quando fui nelle vicinanze del gruppo. Aveva gli occhi acquosi e il viso imperlato di sudore.Poi. — Ti capisco — mormorò lei. Ma non sarebbe stata una fuga. che ne so. — Cosa ti è successo? — chiesi a Misha. anche se estremamente improbabile. d’istinto. Certo. ma è molto strano… il cibo del Santuario è lo stesso per tutti. sto già bene — e fece per alzarsi. — Potrebbe aver contratto qualche malattia. Vedrai. non c’è proprio niente che possiamo fare? — sbottai. — Misha — sussurrai. — Insomma. — N-non saprei dirlo con esattezza — rispose. sarà di ritorno con la guaritrice nel giro di pochi minuti. il suo sguardo era gentile. tramite una ferita? — È possibile. Merlino ruotò la testolina con movimenti a scatti. — Ma tu scotti. Lo aiutai a sedersi di nuovo a ridosso dell’albero. come se potessi lasciare indietro il brutto presentimento che mi stava mordendo il petto. — Naaa. . Sgomitai per farmi spazio e mi trovai di fronte Misha. poi compì un balzo e andò a posarsi sul dorso della mano della sua strega. Scossi la testa con forza. — Cos’è successo al mio famiglio? — chiesi a Syara. iniziai a correre. quindi non dovrebbe essere l’unico a stare male. vidi un assembramento di alcuni ragazzi intorno a un albero. — I sintomi sono quelli di un’intossicazione. — C’è questo mal di testa che non mi dà tregua. — No… sono stanca di fuggire. I mutaforma hanno un sistema immunitario sviluppatissimo. — No. Lui alzò la testa lentamente per guardarmi. Mi voltai verso di lei. davvero. L’ho inviata al Santuario per cercare una guaritrice che presti a Misha il primo soccorso. — Ero preoccupata per te — mi disse. — Non provare a rifarlo — gli intimai. Lei è la più veloce tra le Amazzoni. Se anziché una guerriera fosse un’atleta. e poi… prima. E poi i pasti sono rigidamente controllati. Merlino si andò ad appollaiare su un ramo basso. — Ma sta troppo male — protestai — Non c’è tempo! — Quando si tratta di correre. — Zoe. sforzandomi di respingere una lacrima. Ma le gambe cedettero e dovetti sorreggerlo per evitare che cadesse. Mi alzai e mi misi a camminare nervosamente avanti e indietro. Gli accarezzai i capelli. Syara mi si avvicinò e mi appoggiò una mano sulla schiena. — Per un attimo ho temuto che volessi scappare. — Non lo sappiamo ancora — rispose lei. Questa volta. Se avessi continuato a scappare. con la voce che tremava. sei qui — disse con un filo di voce.

Capisco che tu sia sconvolta. Era Ginevra. E allora perché stavo dando il peggio di me. fallo per lui. non si sono nemmeno salutati. vero? — sibilai. — Lo sai benissimo! Puoi ingannare qualcun altro. coprendomi il volto con le mani. Mentre lo stringevo. — Risposta sbagliata. Sembrava molto concentrata. Se non puoi farlo per te stessa. ieri. Poi mi sentii strattonare per un braccio. — Era Sam. in mensa. Disse qualcos’altro. io… non lo conoscevo nemmeno. Misha sta male — gemetti. In caso contrario mi avrebbero rinchiuso per sempre in Riabilitazione. . non mi erano sfuggite le sue occhiatacce. Ieri sera. di respingere le emozioni peggiori. Lasciai la presa sulla T-shirt di Adam. — Rispondi alla mia domanda. — Zoe. perché non ho intenzione di ripeterla due volte. Un’altra voce si sovrappose a quella di Ginevra. dopo averlo imbevuto in una soluzione contenuta in una bottiglietta di vetro. Mi chiesi se fosse dettata dalla gelosia. — Non sto affatto cercando di fargli del male. La tua accusa è assurda. come potevo pretendere di riuscire a controllare i miei poteri? Se davvero mi avevano portato al Santuario delle streghe per correggere le mie cattive abitudini. Devi sforzarti di essere positiva. Prese in mano il polso di Misha e fece una leggera frizione. Ho visto come vi guardavate. — Cosa gli hai fatto? — esplosi. ma io non ci casco. ieri. — Per tutta la lezione è stato con me. Misha ha bisogno di tutte le energie possibili. Mi alzai di scatto. Sam aveva ragione. ma non vedi che ti stai rendendo ridicola davanti a tutti? — Nel suo sguardo non riconobbi quello abituale della mia compagna di stanza. Abbassai il capo e mi sedetti su una radice sporgente. poi tamponò la fronte di Misha con un panno. Sciogliere le briglie alla rabbia non avrebbe lenito la sofferenza di Misha. — Lasciami stare — sbottai. Dunque era lei la guaritrice che avevano chiamato per prestare il primo soccorso. — Ah. — Di cosa stai parlando? — si difese lui. e mi voltai come una belva inferocita. Continuai a seguirlo come un segugio che ha fiutato la preda. lui e Misha. — Lo so — ribatté lei.Abbracciai forte Misha e gli sussurrai all’orecchio che sarebbe andato tutto bene. Hai pianificato tutto fin dall’inizio. Adam. ti prego! — urlò Syara. Sam si chinò per appoggiare a terra la valigetta che aveva con sé. smettila. adesso. sì? E allora perché hai insistito che stessimo insieme durante Tiro con l’arco? — Mi era sembrata una buona idea. tutto qui! — Zoe. — Ma comportarti in questo modo non lo aiuterà. ma non la stavo a sentire. qualcuno doveva essere convinto che non ero irrecuperabile. — E tu lascia in pace Adam. Perché stai cercando di togliere di mezzo il mio famiglio? — Calmati. prima che Ginevra ci presentasse. Lo afferrai per il collo della maglietta. Zoe — disse Adam allargando le braccia come in segno di resa. ma intravidi una punta di cattiveria. dimostrando che avevano torto? Misha aveva gli occhi socchiusi e sembrava a malapena cosciente. mi accorsi che Adam era a qualche metro di distanza e mi stava osservando. Stava ancora ansimando per la lunga corsa a fianco di Sasha. — Sam. — Adam non ha fatto niente di male — disse. Se persino le mie emozioni potevano sopraffarmi. corsi incontro a Adam e lo spintonai. Ricorda che lui percepisce tutto quello che provi. Continuavo a caricare Adam come un toro verso il drappo rosso. Sentii un impeto di rabbia nascere alla base del ventre e salire fino a strozzarmi il respiro. indietreggiando.

Mi avvicinai camminando con cautela. lei svitò il tappo di un flacone e versò un po’ del liquido che conteneva tra le labbra di Misha. sgranando gli occhi. Ogni battito del cuore era doloroso come se uno scalpello mi stesse incidendo le ossa. prima che peggiori. — Perché non deve addormentarsi? — ripetei. Lei non rispose. — Vuoi dire che potrebbe morire? — Non se lo teniamo sveglio — disse Sam. — A-arresto respiratorio? — balbettai. Dobbiamo portarlo al Santuario. Si mise ad armeggiare nella borsa e ne estrasse una piccola ciotola. anche se la risposta era evidente. e io non stavo facendo niente per aiutarlo. poi da alcuni barattoli di vetro prelevò delle polveri che sembravano spezie e ce le mescolò dentro. come se avessi paura di disturbarla. — Ma non c’è tempo da perdere. . con un filo di voce. Misha stava malissimo. e il battito è fortemente irregolare. Aiutami a sostenergli la testa. — Come sta? — chiesi. Feci come mi aveva chiesto. Sam mormorò: — Respira a fatica. poi disse: — Potrebbe andare in arresto respiratorio. dobbiamo impedire che si addormenti. Sam mi guardò per un lungo istante. — Perché non deve addormentarsi? — chiesi a Sam.

tutto okay.L’effetto farfalla — Ti ho fatto prendere un bello spavento. — Sam dice che stai rispondendo bene alle cure. Lo avevano sistemato nell’unico letto dell’infermeria dell’Accademia. — Oh. mordendomi le labbra. — Sam è fantastica. che poi era una stanza angusta nello stesso corridoio dello studio di Anna. sono certo che non è niente di grave. intendo. ma immagino che Sam voglia tenermi sotto osservazione finché non ha capito cosa ha provocato il malore. — Non ti libererai così facilmente di me — sospirò. Aveva occhiaie profonde e l’incarnato pallido. con la sola differenza che c’era una finestra con vista sul bosco. — La chiami sciocchezza una crisi respiratoria durante una semplice esercitazione di Tiro con l’arco? Misha si strinse nelle spalle. ma era davvero scomoda. — Non ci riprovare o ti spezzo le ossa — ribattei. — Il mal di testa si è attenuato. Alle pareti c’erano diversi armadietti pieni di barattoli con estratti di piante officinali. Tirai un sospiro di sollievo: almeno non l’avevano portato nell’infermeria della Riabilitazione. sforzandosi di sorridere. e sono sicuro che quando ci saremo lasciati questa storia alle spalle ci chiederemo come abbiamo fatto a spaventarci tanto per una sciocchezza. — Il fatto che tu stia male e io non possa fare niente per aiutarti. — Non ti preoccupare. — Si schiarì la voce. naturalmente. Annuì. vero? — disse Misha. — E se tu fossi vittima di qualche tipo di maledizione? . Misha si mise a ridere. A parte questo. omeopatia e tecniche più convenzionali. la medicina che si praticava al Santuario era un curioso ibrido tra erboristeria. dove non avrei potuto nemmeno fargli visita. per di più a pochi passi da un’infinità di portali interdimensionali. — Questa cosa mi sta facendo impazzire — dissi. Con un tocco di magia. siringhe e tutto l’occorrente per il primo soccorso. e mi parli di inquinamento? — Sam ti ha detto dei portali? Annuii. poi aggiunse: — In ogni caso. A quanto vedevo. sono in buone mani — mi interruppe lui. — Magari è solo l’aria del bosco che è inquinata. scatole di bendaggi. certo! Non ci sono città nel raggio di centinaia di chilometri. — Come se mi avessero dimenticato in mezzo alle lenzuola da centrifugare in lavatrice. Somigliava piuttosto a uno sgabuzzino. adesso? Increspò le labbra in una smorfia eloquente. siamo immersi in una natura rimasta incontaminata da secoli. poi iniziò a tossicchiare. Mi risistemai sulla sedia. — Come ti senti. la psicologa.

— A meno che… — aggiunse Misha. Infilai la mano nella tasca anteriore dei jeans e strinsi forte l’athame che mi aveva donato. — Non riesco a immaginare niente di peggio della Riabilitazione — ammisi. Anche se la mia parte razionale suggeriva che il viaggio nel Giardino dello Spirito poteva essere stato un sogno a occhi aperti. — Parli come se ci fossi stato. È proibito per gli esseri umani attraversarle. — Adelaide se ne accorgerebbe all’istante. Non potei fare a meno di chiedermi se anche il lago fosse stata un’Anomalia. O peggio. — Non dire così. un’area dove gli incantesimi che inibivano il Dono non avevano effetto. Il Santuario delle streghe. Misha scosse lievemente la testa. — Cosa vuoi dire? — Le fondamenta del Santuario poggiano su un’intricata rete di gallerie costruita originariamente per proteggere l’accesso al Mondo Sotterraneo. — Non capisco… — Sento che qualcosa di terribile sta per avvenire. il solo muoversi sembrò provocargli dolore. — Là dentro è un vero inferno. Da lì è possibile compiere magie. — No — obiettò lui. insomma. io no. è anche un baluardo di difesa dai demoni. A giudicare dalla sua espressione. Ma tu potresti essere costretta a farlo. Lei e il Santuario hanno una connessione molto profonda. Vedrai che queste brutte sensazioni scompariranno man mano che starai meglio. se avessi visitato i sotterranei del Santuario. Rimasi appesa alle sue parole. — Gli incantesimi che proteggono il Santuario sono più deboli in certe aree. — Se qualcuno sfruttasse un’Anomalia per compiere un incantesimo.Misha corrugò la fronte. tuttavia. — Cosa? — sbottai. Gli strinsi forte la mano. ma non credo che si tratti di questo. Sembrava pensieroso. Misha aveva ragione. — A meno che? — ripetei. andiamo. Misha si inumidì le labbra. ma non lo fece. Ed è successo quando hai conosciuto Adam. incredula. — Io sono il tuo famiglio. In entrambe le direzioni. È successo prima che tu avessi l’incidente con Sebastian. ti assicuro che non è il mio malessere a condizionarmi — affermò. Misha cambiò posizione. Non è consentito compiere malefici tra le mura del Santuario. — Non potrebbe essere partita da un’Anomalia la maledizione che ti ha colpito? — chiesi. Misha scosse la testa con forza. — È possibile compiere magie all’interno del Santuario? Misha fece un cenno di assenso. quell’oggetto era reale. — Oh. — No. in attesa che concludesse la frase. così come alle sue creature è proibito risalire sulla Terra. — No. per lui si aprirebbero le porte della Riabilitazione. — Non la penseresti così. Zoe. . — Ho avuto la stessa impressione. Qualcosa di così spaventoso da rasentare l’Apocalisse. sistemandosi su un fianco. Le chiamiamo Anomalie. Posso percepire l’eco degli avvenimenti particolarmente terribili che ti colpiranno. ma solo la magia avrebbe potuto permettermi di raggiungere mia nonna in un luogo e in un tempo in cui aveva ancora diciassette anni.

di cosa era capace un esercito di fate in grado di trasportare l’anima degli esseri umani? . Vorrei che fosse così — disse Misha. ma credo di non riuscire a seguirti. nel lungo periodo. — Tu potresti essere quella farfalla. — Effetto cosa? — L’effetto farfalla è un modo per spiegare il caos. in vista dello scontro finale con gli Inquisitori — affermò. ma mi rifiuto di crederci — protestai. Zoe — disse lui con enfasi. E anche le migliori intenzioni possono portare sciagure. La verità è che lei ti teme. — Niente è scritto. Che in qualche modo il suo potere mi avesse riconosciuto? — Le fee hanno trasportato la tua anima fino a oggi. che sono alla ricerca di una nuova sorgente di potere. Se una farfalla poteva provocare un uragano dall’altra parte del mondo. Siamo sull’orlo di una rappresaglia da parte delle Arpie. non ero ancora riuscita a scrollarmi di dosso l’impressione di correre sul filo di un rasoio. Lo sguardo di Misha si fece più serio. ma non solo. adesso? — balbettai. Che fosse per questo che il potere di Ligea non aveva avuto effetto su di me? Lei era una fata. per esempio. le fee sono le depositarie dell’anima dei mortali. — Quella che porta il germe della rinascita. Zoe. tu lo sai. Per questo Adelaide si è dimostrata così indulgente nei tuoi confronti. più di quanto sia disposta ad ammettere. io… scusami. — Le falene sono una specie di… fate? — pensai a voce alta. guardandomi intensamente. — Ma si è rifiutata di dirti la verità sulla Custode delle falene. — Diciamo che ho una mia opinione al riguardo. — Parli della guerra con gli Inquisitori? — Sì. Lo guardai con aria interrogativa. Secondo un’antica credenza. — Non ti sembra di esagerare. o di scatenare la più cruenta che il mondo abbia mai visto. Come un uragano dall’altra parte del mondo. con le nostre scelte. invece? Misha tossì un paio di volte. — Adelaide che ha paura di me? È ridicolo! — sbottai. dopo quello che era successo a Milano. Siamo noi a determinare il nostro destino. ma che allo stesso tempo può scatenare la catastrofe che spazzerà via l’umanità dalla faccia della Terra. e del perché tutti sono convinti che sia tu. Una sorta di effetto farfalla. Un po’ come le lucciole coi desideri. — Credimi. — E so che è spaventoso da credere. come se fossi stata colpita da un pugno in pieno volto. può produrre effetti catastrofici a lungo termine. Quella sorgente potresti essere tu. dopotutto. — Forse non ho fatto i compiti a casa. — Ma le nostre scelte possono innescare delle catene di avvenimenti impossibili da prevedere. Scattai all’indietro. — È una delle streghe più potenti che esistano al mondo. Ma tu hai il potere di porre fine alla guerra. molto tempo fa. — È vero — concordò Misha. È una teoria scientifica secondo la quale persino una piccola variazione dello stato di un sistema. come il battito d’ali di una farfalla.— A-Adam? Cosa c’entra Adam. pensai ricordando la fiaba che mi aveva raccontato mia madre. adesso? — Lo dissi anche se. — No. — Perché. Le falene che hanno trasportato la tua anima e quella di Sebastian nel tempo presente erano fee. una sottospecie di creature soprannaturali appartenenti alla famiglia delle fate.

Io… ho bisogno di te — dissi. . — Siamo tutti in pericolo. voglio che tu sappia tutto ciò che c’è da sapere per compiere la scelta giusta. — Smettila di dirlo. ruotando la testa verso la finestra. Qualcosa sta cercando di entrare. C’è qualcosa che non va nella rete di sicurezza del Santuario. tremando. Un male antico e pieno di rancore. — Nemmeno questa roccaforte è più un luogo sicuro. Devi guarire. un’interferenza nelle barriere magiche.Lasciai la sua mano per tamponargli la fronte con un fazzoletto. Tu guarirai. Misha schivò il mio sguardo. — Tornò a incollare gli occhi su di me. — Perché mi stai dicendo queste cose? — Perché. nel caso io non debba farcela.

con la voce che tremava. nemmeno la magia può fare miracoli. quindi dovevo sforzarmi di pensare positivo. seguita a un passo da Angelica. Sam mi prese da parte e mi condusse fuori dalla stanza. in attesa del suo risveglio. ma non me la sento di rischiare. Non potei fare a meno di pensare a mia nonna. Sgranai gli occhi. Se da un lato i suoi anticorpi potrebbero beneficiare dalla mutazione. Zoe! Sono in attesa dei risultati delle analisi alla ricerca di un indizio da cui partire per la diagnosi. E. Farò altri test. Purtroppo la situazione non è ancora sotto controllo. perché Misha è un mutaforma e le sue reazioni agli esami non sono le stesse di un comune essere umano. spostando il mio sguardo su Sam. — Vuoi dire che Misha non è fuori pericolo? — Non finché non avrò scoperto cosa sta provocando questo malessere. — Forse sì. — In che modo? — Non sappiamo contro cosa stia combattendo. prima di rispondere. — Credi che se si trasformasse in furetto potrebbe affrontarlo meglio? Sam esitò. ti assicuro. — Come sta? — mi chiese. dall’altro le energie spese potrebbero rendere impossibile un ritorno alla forma umana. Persino averlo trasportato attraverso il bosco fino al Santuario lo ha debilitato.Cieli neri Sam fece il suo ingresso nella piccola stanza. — Sto facendo tutto il possibile. Deglutii a fatica. — Gli antipiretici stanno tenendo a bada la febbre. Mi chiesi se sarei stata disposta ad accettare le controindicazioni. — Non possiamo trasportarlo in un luogo dove la magia sia efficace? — mi risolsi a chiedere a Sam. — Non possiamo stare a guardare mentre quel qualcosa lo sta uccidendo — sbottai. cercando di respingere l’ansia. Lei fu categorica: — Nello stato in cui si trova. Il suo sistema immunitario è fortemente debilitato. allibita. c’è molto da fare. È complicato. — Un po’ meglio — dissi. . ma i sintomi sono contraddittori. Ma lo scenario potrebbe essere ancora peggiore. Quest’ultima aveva gli occhi arrossati. Forse lei avrebbe potuto guarire anche Misha. come se avesse appena smesso di piangere. Mi risposi che sì. Misha non è in grado di affrontare un altro viaggio. Ero disposta a tutto. che aveva compiuto un incantesimo su di me per aiutare il mio corpo ferito a guarire dopo un incidente mortale. pur di salvargli la vita. Misha era in grado di percepire le mie emozioni. La mutazione stessa potrebbe ucciderlo. come se qualcosa lo stesse facendo a pezzi dall’interno. potevo farcela. come dover sopportare la lontananza dal mio famiglio per mesi. ma ho dovuto somministrargli una dose massiccia di antidolorifici.

— È stata tua madre a insegnarmelo. — Non posso — ribattei. se ci credi abbastanza. mantenendo una postura raccolta. — E nessuno ti sta chiedendo di arrenderti. — È presto per trarre conclusioni affrettate — disse. . adesso. Sembrava spaventata. come se stesse contemplando uno scorcio aperto sull’inferno stesso. — E non sai quanto mi sento responsabile per non aver seguito l’istinto. come pensavo non avrebbe fatto mai più. — Non è stata colpa tua. Si toccava insistentemente il ciondolo che portava al collo. anche se il cielo della tua anima sembra oscurato. Prima di andarmene. Il viso era opaco. è sostenere la fiaccola della speranza. Angelica era in piedi. con le braccia a coprire il ventre e la testa leggermente reclinata. Qualunque sia la causa del suo malessere. Anche se prima mi aveva dato l’idea di essere migliorato. — Ma cosa dici? — ribattei. È meglio stare all’interno delle mura. Anche ragionando per assurdo e sperando che un contro-incantesimo di Adelaide dissolva le barriere che proteggono il Santuario dalle interferenze esterne. mi rendevo conto solo ora di quanto in realtà fosse esausto. sforzandomi di mantenere la voce calma ma ferma. sembrava stesse dormendo. se poi di fronte al male siamo costretti ad arrenderci? Lei mi accarezzò i capelli con tocchi gentili. Non avrebbe mai dovuto iscriversi a Tiro con l’arco. — Ora vai nella tua stanza a riposare un po’. Lo diceva sempre la mia tata. — È stato il bosco — disse. — I suoi occhi erano sgranati. Angelica — le dissi. Quando Misha mi ha detto di avere mal di testa. — Fece una breve pausa. Le labbra erano molto secche e avevano un colorito perlaceo. Ma io non ho voluto darle ascolto e ora… Mi avvicinai e le feci una carezza sul braccio. — Misha stava già male prima di uscire per la lezione di Tiro con l’arco. sembrava davvero in crisi. in passato. Il tuo ruolo. Stavo pensando a Federica. mentre sentivo le ginocchia che mi cedevano e il cuore che si stringeva. Aveva gli occhi chiusi. in cui mi parve di udire la sua voce risuonare come un’eco distante. Rimanemmo per qualche istante in silenzio. rifugiando la testa nella sua spalla. — Nessun veicolo umano può raggiungere il Santuario. Anche se con Misha in questo stato non so come farò.— Non possiamo chiamare. — Temi il bosco quanto il peggiore dei tuoi incubi. come puoi pretendere che la medicina tradizionale sia in grado di curare una creatura di cui non conosce nemmeno l’esistenza? — È che… è così difficile accettare di essere impotente. entrai nella stanza per salutare Misha. che so. Sam — singhiozzai. la dobbiamo cercare tra le mura del Santuario. Portala più in alto che puoi. — Devo suonare il piano per il corso di Danza. sapevo che c’era qualcosa che non andava. Nessuna tempesta può spegnere il tuo fuoco. un elicottero che lo porti all’ospedale più vicino? — Non sai quello che dici… — mormorò Sam. A cosa serve la nostra magia. — Potrai mai perdonarmi? Sam mi costrinse a guardarla negli occhi. — Cosa? — È stato il bosco a fare questo a Misha. spostando lo sguardo su di me. con orgoglio. Si era posizionata a ridosso della parete e stava osservando il panorama dalla finestra. — Tu non capisci — protestò Angelica. il Dono con tutte le responsabilità che comporta. la pelle priva della sua naturale luminosità. Ne hai bisogno almeno quanto ne ha bisogno Misha. a Sam che aveva perso il suo amore per causa mia. — Mi dispiace così tanto — mugolai. È più sicuro. a Sam non servivano parole per capire a cosa stavo pensando. — Com’era successo un’infinità di volte. — Non riesco a farmene una ragione. quando ero piccola.

Potei sentire il suo battito accelerato attraverso il sottile tessuto della maglietta. Poi me la baciò delicatamente. precipitandomi al suo capezzale. . mentre una lacrima scivolava fuori dalle ciglia e si infrangeva sul pavimento. Prima di aprire la porta. lo sguardo pesante di Angelica sulle mie spalle. — Promettimi che terrai presente quello che ti ho detto — mi disse con un filo di voce. — Sono qui — risposi. — Ora ho bisogno di riposare — aggiunse. — Finché esisti. mentre mi allontanavo. anche se lo sentivo. Poi mi chinai e gli lasciai un bacio tra i capelli. Prese la mia mano e se la appoggiò al petto. — Ti prego — implorai. — Non permettere che qualcun altro muoia per colpa mia. Feci sì con la testa. non sarò mai solo — mormorò. — No — protestai.Misha socchiuse gli occhi. respingendo una lacrima. mi immobilizzai di fronte a Sam. — Ora vai — aggiunse. — Ma con te nella stanza sarebbe impossibile — e si sforzò di sorridere. Lui si inumidì le labbra screpolate. Feci un cenno di assenso. — Non voglio lasciarti solo. — Zoe — sussurrò. Mi diressi verso la porta camminando velocemente. sforzandomi di non guardarmi indietro.

a costo di dover sopportare i loro sguardi di sufficienza. Mi piaceva il suo profumo. e il buon senso mi avrebbe suggerito di avviarmi verso la sala in cui si teneva. Senza chiedermi cosa stavo facendo. — Se tu fossi la mia ragazza. Ma mi ero stufata di dovermi giustificare per la mia diversità. erano lunghi. a differenza di quelli di tutti gli altri. ma riuscii solo a ribattere: — Non ha importanza. Mi sfiorò con le dita la punta dei capelli. Ti sono saltata addosso come una pazza. Feci un sorriso sarcastico. non più. Le sue labbra erano a un centimetro dall’incavo del mio collo. io avevo i miei buoni motivi per non farlo. dopotutto. pronta a reagire. — Che vuoi? — sibilai. mi trovai a sfiorare la sua testa con la mano. mi sentii afferrare per un braccio. Lei è molto protettiva. C’era un viavai di studenti e molti di loro lanciarono un’occhiata fugace ai miei capelli. Lo sapevo. Mi diedi della stupida. è acqua passata. e mi diressi con sicurezza verso la biblioteca del Santuario. — A questo proposito. Ma un’idea aveva cominciato a ronzarmi in testa. Se gli altri si erano conformati alle regole di Adelaide. E mi odiavo per questo. Dovetti lottare per mantenere il controllo mentre lui avvicinava il viso al mio. e le mie dita si . Mi girai di scatto. Quel semplice contatto mi provocò un brivido. ha fatto bene. e il suo respiro mi solleticava la pelle. che quelle erano soltanto chiacchiere vuote come le sue scuse. — E perché dovrebbe dispiacerti? Lo conosci a malapena. Il suo profumo era così avvolgente che rischiai un capogiro. — Dio. Prima di entrare in biblioteca. Credevo avesse intenzione di baciarmi.Troppo tardi per un cuore ferito Mancavano quindici minuti alla lezione di Danza. ma comunque non mi ritrassi. Non avevo intenzione di lasciarmi giudicare dalle apparenze. che il mio cuore apparteneva a un altro. Avrei dovuto dirgli di non essere ridicolo. immaginando si trattasse di qualcuno che avesse qualcosa da ridire. E invece vidi gli occhi taglienti di Adam piantati nei miei. maledettamente. non permetterei a nessuno di offenderti come ha fatto lei. Adam appoggiò la testa sulla mia spalla. — Che differenza fa? — sentenziai. — No. anch’io avrei fatto lo stesso se fossi stata la tua ragazza. perché dev’essere tutto così complicato? — disse a voce bassa. ma non avrebbe dovuto reagire in quel modo. e per un attimo desiderai che lo facesse. Abbassai lo sguardo. — Solo dirti che mi spiace per quello che è successo a Misha. — Sono solo la compagna di stanza della tua ragazza. — Ma so che è il tuo famiglio. mi volevo scusare per il comportamento di Ginevra.

mentre sentivo le guance scaldarsi per l’imbarazzo. — Tu stai con Ginevra. Mi sentivo un’idiota insicura. ma quel contatto inaspettato mi stava dando una sensazione di sollievo. Ma al di là di qualche cenno o delle poche parole che potremo scambiarci in mensa. — Te l’ho detto. mi dimenticai di respirare. — Lo è. però. — Non dimenticare della nostra lezione privata di Tiro con l’arco. Lui prese le mie mani e le strinse a sé. non ci sarà mai niente tra me e te. Detestavo l’effetto che aveva su di me. Un sorrisetto ebete sfuggì al mio tentativo di controllarmi. Era attratto da lui come una calamita. La saliva mi andò di traverso. Posai i palmi delle mani sul suo petto e mi sforzai di fare pressione per spingerlo via. Dovetti schiarirmi la voce un paio di volte per poter ricominciare a parlare senza tossire. Cominciai a inserire i sintomi che stava accusando Misha nella speranza che il motore di ricerca mi desse una traccia da cui . sentii la voce di Adam. — Questo discorso non ha senso — dissi scuotendo la testa. Io e te non siamo amici. Un po’ di gente ci passava accanto. — Non ho bisogno che mi ricordi che lei sta con me. se le cose ti sembrano complicate. Non tirarmi in ballo nella tua. domani mattina — mi disse. ma uscì poco più che un bisbiglio. come se dopo tanto tempo stessi tornando a casa. ma al mio corpo non interessava. premendole con forza ai suoi pettorali. — Non è così facile. Occupai una delle postazioni al computer ed eseguii il log-in servendomi delle credenziali che mi avevano consegnato in segreteria. Oltrepassai la postazione della bibliotecaria. — Io e Ginevra non siamo in crisi. Mentre stavo per entrare. cerca di renderle semplici. è che… — Ora devo andare — lo interruppi. Aveva il potere di farmi sentire fragile. quando verrai a prendere Ginevra o quando ci troveremo in aula durante le lezioni. — Ho un sacco di cose da fare. Per un lungo istante. Sentivo i suoi muscoli sotto le dita. — La mia voce avrebbe dovuto suonare decisa. provocandomi un brivido lungo la schiena. e questo suonò come un campanello d’allarme che non potevo ignorare. adesso. cercando di dimenticare il senso di turbamento che mi aveva lasciato Adam. Adam contrasse la mascella. — … Non sono più sicuro se io sto con lei — concluse. esposta. Forse ero soltanto più vulnerabile. — Smettila di nominare Ginevra — sentenziò. Gli voltai le spalle e mi diressi con passo sicuro verso la biblioteca. Sapevo che avrei dovuto respingerlo e andarmene. sforzandomi di apparire determinata. Avevo una missione da compiere. Ci salutiamo quando ci incontriamo per i corridoi. Mi chiesi cosa sarebbe successo se avessi conosciuto Adam prima di Sebastian. e tra i loro volti Adam sembrava cercare un appiglio per trovare le parole.intrecciarono ai suoi capelli. Io non voglio avere niente a che fare con te. e anch’io… sono impegnata. e non c’è nessun motivo per cui dovremmo rivolgerci la parola. Mi vergognai perché la sua presenza mi aveva distratto dal pensiero di Misha. Il punto è che… — fece una pausa per guardarsi intorno. ma mi sentivo improvvisamente svuotata da qualsiasi energia. e il senso di colpa mi pervase come un torrente in piena. come se il suo sguardo fosse in grado di rovistare tra i miei pensieri più nascosti. mentre con lo sguardo passava dai miei occhi alla mia bocca. Scossi la testa con forza e cercai di riprendere il controllo. Alzai lo sguardo. — Tutte le coppie attraversano momenti di crisi.

una tipa sulla quarantina dagli occhi chiari e il viso affusolato. . Lei mi spiegò che avrei potuto trovarli nella sezione dedicata alla medicina generale. che ne avrebbe parlato con Adelaide. Forse. Purtroppo il tempo stringeva e dovetti limitarmi a scrivere qualche appunto sommario sui risultati. ma mantenere la concentrazione mi sembrava impossibile. Sul pavimento di legno lucido e chiaro si rifletteva la luce proveniente dall’ampia vetrata. più brio. E a quel punto. più dinamismo — sentii dire. mi suggerì una voce dalle profondità della mia anima. l’immagine di Misha e del suo volto esanime mi si parava davanti in continuazione. mentre lui meritava molto di più. alla possibilità che avrebbe potuto non essere più al mio fianco. Prima di andare via. Eppure. — Zoe. Ma. e io ero lì a suonare il pianoforte in un corso di Danza classica. chiesi alla bibliotecaria se c’erano testi specifici sulla cura dei mutaforma. dovetti annotarmi le coordinate dello scaffale e rimandare a più tardi la consultazione. dalla voce stridula dell’insegnante. però. Pensai che stesse parlando con le sue allieve. nell’applicazione Note dell’iPhone. fu il volto di Adam a comparire davanti agli occhi della mente. fece una smorfia ben poco incoraggiante. eccetera eccetera. per poi puntualizzare che avrebbe preferito avere un po’ di tempo per sentirmi suonare prima della lezione. a un certo punto. non volevo permettere che con la sua arroganza si intromettesse nella mia vita privata. E dentro di me pensavo che Misha stava malissimo. Evitai di guardare in direzione di Lucrezia e Jezebel. Non appena mi presentai. ero stata capace di abbandonarlo a se stesso quando ero fuggita da Milano. Non potevo neanche pensarci. Le allieve erano già allineate alle sbarre disposte lungo il perimetro di fronte agli specchi. quindi mi affrettai a sedermi sullo sgabello del pianoforte e cominciai a sfogliare lo spartito. maledizione. Forse. Eppure.iniziare un’indagine più approfondita. liberarsi del pensiero di lui mi risultò più difficile del previsto. mentre era steso sul letto dell’infermeria e mi diceva che se non ce l’avesse fatta avrei dovuto conoscere la verità per essere in grado di compiere le mie scelte. più senso del dovere. inspiegabilmente. pur sapendo quanto un famiglio soffra per la mancanza della sua strega. Poi alzai il coperchio e accarezzai la fila dei tasti come ero abituata a fare con il mio pianoforte. avrebbe meritato una strega migliore di me. — Insomma. come aveva ammesso lui stesso. che si aspettava maggiore serietà. tutte vestite con body e calze nere e ai piedi le scarpette da punta allacciate alle caviglie. Mi sforzavo di seguire alla lettera le note dello spartito. respingendo la nostalgia di casa e sforzandomi di trovare la concentrazione necessaria. un famiglio non può scegliere a quale strega appartenere. Pensai che era inutile starle a spiegare che avevo faccende ben più importanti che meritavano la mia attenzione. Anche in questo caso. mentre l’insegnante chiamava i passi che le allieve dovevano eseguire. L’insegnante. Come una strega non può scegliere di chi innamorarsi. ma pochi istanti dopo me la ritrovai di fianco al pianoforte. Scossi la testa con forza. la verità era che avevo dato la sua presenza per scontata. Non era facile. Entrai nella sala di Danza appena in tempo per l’inizio della lezione. anche dopo che la lezione fu cominciata. era vestita con una canottiera lilla sopra un paio di pantaloni ampi che le lambivano i polpacci. — Faccio del mio meglio — borbottai. anche se con la coda dell’occhio mi resi conto che erano entrambe rivolte verso di me e stavano confabulando a bassa voce. andiamo! Più grinta.

riuscii a resistere fino alla fine della lezione. — Nel suo tono c’era una venatura di sarcasmo. Quando entrai in infermeria. giusto? Sgranai gli occhi. L’insegnante si spostò per andare a correggere la postura di una delle ballerine. attraversai i corridoi del Santuario fino a raggiungere l’infermeria. due… tre. Mi sarei aspettata una frase del genere da parte di Sam. — E sei tornata a riprendere possesso del tuo territorio. e hai sempre dato tutto per scontato. — N-non è dipeso da me… l’incidente… — tentai di giustificarmi. però. io posso solo immaginare cosa significhi che qualcuno possa provare le tue stesse emozioni. di certo erano Jezebel o Lucrezia. dal lato opposto della sala. ma il suo viso non appariva disteso. Credo di non aver valutato fino in fondo le conseguenze delle mie azioni. Ho agito d’istinto. e potei tirare un sospiro di sollievo. sperando che Sam avesse in serbo delle buone notizie. in quel momento. — Dov’è Sam? — È andata via poco fa. Per quanto mi sforzassi di dare un ritmo più allegro alle note. la mia rimase soltanto una vana speranza. prima che tornassi tu. — Ma dovresti sapere quanto mi è costato accettare la mia natura di strega. è vero. andiamo! — e colpì il pianoforte con uno schiaffetto. ma in momenti come questo non è facile. Sembrava che niente . compresi quelli che credevano in te. com’era in questi mesi. come se la lotta contro il male che lo stava divorando dall’interno fosse nel pieno. — Ah sì? Certo. una risatina provenire da qualcuno. — Il mio territorio? Ma che dici! Angelica si alzò e compì un passo nella mia direzione. — So che Misha ha bisogno del mio supporto. non persi tempo neppure per salutare l’insegnante di Danza. a Milano. e sono pronta a fare qualsiasi cosa per lui.— Il tuo meglio non mi basta — sibilò lei. l’incidente. Ma come sarebbe andata se non fosse successo? Ti sei mai chiesta dove ti troveresti ora? Eri pronta ad abbandonare tutti. Ho passato un periodo d’inferno. — Come fai a non capire? Hai sempre avuto tutto. allibita. Con lui c’era Angelica. Potrei giurare di aver sentito. e anche di più. Poi. Angelica scosse la testa. L’insegnante si voltò rapidamente verso le sue allieve. senza alzare lo sguardo. — Già. Misha. — Io pretendo il massimo. — Qualche novità? — le chiesi. da tutti quanti. Non faticavo a immaginare di chi si potesse trattare. — So di aver sbagliato — ammisi. — Cosa intendi? — Tu non l’hai visto. — Ne sei proprio sicura? Dov’eri quando lui credeva che tu fossi morta e la sua vita sembrava aver perso ogni senso? Indietreggiai di un passo. col cuore in gola. per incalzarmi a ripartire. — Si tirò su le maniche della maglia che indossava. avvertendo una fitta al petto come se mi avesse centrato con una freccia invisibile. mai da Angelica. Purtroppo. — Non posso crederci che stia succedendo davvero… — Nemmeno io. Era seduta accanto a lui e gli stava tenendo la mano. che si compiacevano nel vedermi in difficoltà. Forza. mi rendevo conto che ciò che suonavo somigliava al lamento di un’anima inquieta. Misha stava dormendo. — Uno. Anche se la tentazione di alzarmi e piantare tutto per correre da Misha era fortissima. in questa stanza. ma ora sono pronta a rimediare. Mi sforzo di pensare positivo. pensando solo a me stessa.

per accorgerti di quello che ti succede intorno. ma la mia vicinanza non leniva la sua solitudine. — E non sai quanto faceva male — aggiunse. — Ma il fatto che Misha è innamorato di te. Ma non fai che buttare tutto all’aria. — Ma che ne sai — sbottò Angelica. Angelica schivò il mio sguardo e scosse la testa. Zoe. — Il punto non è se io sono innamorata di Misha — mormorò. Ci sono tante altre persone come te… come noi. — Sei troppo indaffarata a pensare sempre e soltanto a te stessa. Come fai ad essere così egoista? — Sto solo cercando di spiegarti che la realtà è molto diversa da come la immagini. Misha non è innamorato di me. che non ti rendi minimamente conto di cosa significhi ferire i sentimenti degli altri. Era infelice. e solo in seguito mi sono resa conto della vera natura del nostro rapporto. visti dall’esterno. È il mio famiglio. sei il centro del suo universo. io. Mio padre mi ha sempre considerato soltanto uno dei suoi tanti problemi. — Cosa dovrei dire. adesso erano le sue parole a pugnalarmi. . e tu nemmeno te ne accorgi. aggiunse: — La cosa buffa è che ho aperto gli occhi grazie a te. ma per loro ero poco più di un trofeo da esibire. ma questa storia comincia davvero a stufarmi. Anch’io all’inizio credevo di essermi presa una cotta per lui. è vero. non avevo riflettuto che in questo lungo periodo Angelica potesse essere maturata al punto da stringere un vero legame affettivo con qualcuno. — Una lacrima le scivolò sulla guancia. la ragazza dell’alta società che li aiutava a sollevare il loro ego. Ma non mi ha aiutato a stare meglio. Se a Milano Angelica mi aveva ferito con la magia. Prima di aprirla. Sei così abituata a vederti giustificare tutto con la scusa che non lo fai apposta. Ora mi sento più sola che mai. Ero sconcertata. Lei mi rivolse uno sguardo colmo di amarezza. non intendevo ferirti — bofonchiai. avvilito. Hai tutto e nemmeno te ne rendi conto. — Mi chiedo soltanto come fai a essere così insensibile. Ho avuto molti ragazzi. allora? Io che non ho mai avuto niente! Per mia madre ero un ostacolo alle sue ambizioni. Ma il suo cuore è libero. Ma certo. — Ti sbagli — affermai con decisione. — Non sei più sola. Potresti essere felice. Non c’è spazio per nessun’altra nel suo cuore. — Non è vero — protestai. — Lascia perdere. Angelica. anche se a volte certi atteggiamenti nei miei confronti possono averti fatto pensare il contrario. — Anche per me la sua mancanza era dolorosa. Sei tutto per lui. se solo lo volessi. — Non raccontarmi la fiaba della reciproca dipendenza di una strega col famiglio — esplose. è vero. — Tu sei… innamorata di Misha — pensai a voce alta. Per poco la mandibola non mi cadde per terra nel rendermi conto del motivo per cui Angelica era improvvisamente così ostile. Se n’è andata a vivere a Londra per seguire la carriera di modella insieme a certe sue colleghe della Sorellanza. — Mi spiace. — Come puoi dire così? Essere una strega mi ha portato via tutto quello che avevo! — protestai. — Ma posso capire che certi aspetti del mio rapporto con Misha possono essere fuorvianti.avesse senso per lui. — Sarà per il fatto che io non posso nemmeno immaginare com’è avere un famiglio. qui al Santuario. per di più è come… quello che tu ti ostini a chiamare Dono per me assomiglia molto di più a una malattia rara. ma il rapporto tra una strega e il suo famiglio… Non mi lasciò finire la frase. Zoe. — Percorse lo spazio che la separava dalla porta e appoggiò la mano sulla maniglia. come avevo fatto a non rendermene conto? Abituata com’ero alla ragazza superficiale che cambiava fidanzato con la stessa disinvoltura con cui cambiava vestito. Ho cercato di stargli accanto.

non sembrava che avesse delle buone notizie. — Sei la migliore che avrei mai potuto desiderare. Era poco più di un sussurro. Avevo finito per convincermi che col tempo avrebbe imparato a ricambiare i miei sentimenti. È la migliore nel suo campo. L’ho fatto per amore.— Persone come Jezebel. Per lui esisti soltanto tu. intorno. sentii la voce di Misha. Con Misha era diverso. per i ripensamenti. Torna nella tua stanza e cerca di riposare. Angelica. mormorai: — Ti prego. e io mi fido ciecamente di lei. — Non capisco… — Ti prego. e mi affrettai a seguirla in corridoio. Il silenzio. e mi trovai a riflettere sulle parole che mi aveva detto . sfiorandole il braccio. ma mentirei se ti dicessi che non ho avuto paura. Oltrepassò la soglia. lasciando fluire le lacrime. ma anziché curare le ferite le ha rese più profonde. Rientrai nell’infermeria. — Zoe — chiamò Misha. Mi alzai di scatto. Mi limitai ad annuire. — Per favore. Angelica si immobilizzò. Sam sta analizzando i miei valori e sono più che convinto che nel giro di poche ore sarà qui con una cura. — Scusami. — Come faccio ad andarmene? Il mio posto è qui. asciugandomi il viso con un lembo della maglietta. con un filo di voce. Dopo qualche istante che sembrò durare un’eternità. come Lucrezia? O come le Amazzoni che ci controllano a vista? — sbottò. era rotto soltanto dai miei singhiozzi. E c’è una tossina. — È troppo tardi. di fianco al mio famiglio — protestai. — Qualcosa non va? — le chiesi. sono io che devo scusarmi. Da lui mi sentivo compresa. protettivo. Zoe. non insistere. — Ma solo perché me lo chiedi tu. come se i miei muscoli facciali stessero opponendo resistenza. ma mi sono soltanto illusa. — No. Adelaide mi rivolse un’occhiata fugace. il tramonto tingeva il viso di Misha di un rosso sanguigno. — Mi raccomando — mormorai a Sam. vedrai. Non volevo spaventarti. — Ci sto lavorando su. ancora incerta sul da farsi. — Fin da quando sono stata ammessa all’Accademia sono stata guardata con diffidenza. sono proprio una pessima strega. Il tempo è passato. sforzandomi di nascondere il mio turbamento. — Va tutto bene. Zoe? — Sì — ribattei. Poi feci un cenno di assenso. Me la caverò. Ascoltami. — E va bene — ammisi. e io seguii la sua sagoma esile allontanarsi fino a scomparire nel corridoio che conduceva al dormitorio femminile. Scivolai in ginocchio sul pavimento. Ti prego. — Poi ricominciò a camminare velocemente. permettimi di rimediare. nel suo sangue. emarginata. nella stanza comparvero Sam e Adelaide. Sam sa quello che fa. — Dovrei essere io a incoraggiarti. che non sono ancora riuscita a identificare. Poco dopo. — È tardi per le scuse. Non avrei dovuto dirti quelle cose. Per aver piantato in asso tutti voi. Mentre si allontanava. lo capisci? — Aveva i lucciconi. era gentile. Misha abbozzò un sorriso. Sorridere mi costò fatica. Io… ti chiedo scusa per averti piantato in asso. non volevo svegliarti. I valori di Misha sono fortemente fuori norma. Quasi sobbalzai nel sentir bussare alla porta. Mi immobilizzai per qualche istante. — Lo affido a te. non è il momento delle discussioni — si intromise Adelaide. — Misha è in buone mani. Dall’espressione di Sam. isolata.

Eppure. . Ma non sembrava affatto che avesse paura di me. Non ero in grado di decifrare i suoi pensieri.Misha su di lei. avrei scoperto presto che Misha aveva avuto i suoi buoni motivi per sostenerlo. e cominciavo a pensare che si fosse allenata a lungo a non far trapelare le sue emozioni.

il modo in cui increspava le labbra quando era indispettita e il suo sorriso da Stregatto. Figuriamoci se mi avrebbe affidato una creatura dal potere così devastante. Ligea era una fata. All’interno della stanza era molto buio. Anche se aveva evitato di dirmelo apertamente. forse rifletteva il suo stato d’animo di quel momento. Quel disegno non era rassicurante come gli altri. Era sottilmente inquietante. Mi sedetti alla scrivania e accesi la lampada. più forte di sempre. . Doveva esserci un modo per incontrarla. I feel my luck could change. Il torrente delle mie lacrime si è asciugato. prego la Dea che ti consegni le mie ultime parole. I miei giorni perduti sono stati inghiottiti dal silenzio. non una strega. e dai lampi che provenivano in lontananza pensai che fosse in arrivo un temporale. Quando fui nella mia stanza. Ma come poteva saperlo? Era stata qui prima di me? E chi intendeva raffigurare con quegli occhi che si specchiavano? Non potevano essere i miei. Kill me again with love. vorrei che tu potessi stringermi una volta ancora. e fui contenta di non incrociarla per tutta la sera. inseguendo la melodia con voce bassa. questa è la mia preghiera. quasi rabbioso. Sgranai gli occhi nel cogliere un dettaglio che prima mi era sfuggito. Aprii l’armadio e rimasi a lungo indecisa se incollarlo di fianco alla foto di mamma. Magari potevo convincere Adelaide ad ammetterla all’Accademia. La cornice dello specchio disegnato da Ligea era identica a quella dello specchio della mia stanza. avrebbe di certo utilizzato lo stesso giallo della prima volta che aveva immaginato me e lei insieme. Se l’amore è un tempio. anche se eravamo separate da pareti invalicabili. Se dovessi svegliarmi prima di morire. e anche il tratto era più nervoso. ma scacciai subito il pensiero. Mi mancava Ligea. estrassi il disegno che mi aveva regalato Ligea. Adelaide non si fidava di me.Giorni perduti Ginevra era probabilmente in compagnia di Adam. Scrissi a Sebastian: Prima di andare a letto vorrei lasciare la luce accesa per te. Sarebbe stato imbarazzante rivederla dopo la scenata che avevo fatto nel bosco. canticchiai. Iniziarono a diffondersi le note dolci e struggenti di Lucky dei Radiohead. Prima del tramonto il cielo si era rannuvolato. con la promessa che mi sarei occupata di lei. Per questo il suo potere non era bloccato dagli incantesimi che proteggevano il Santuario. così sapresti che ti sto aspettando. E se dovessi morire prima di svegliarmi. it’s gonna be a glorious day. Infilai le cuffie dell’iPhone e feci partire una delle playlist che mi aveva regalato Sebastian. nella sequoia che era stata la sua casa.

Ma prima di scivolare nel regno dell’Uomo della Sabbia. un pensiero volò verso Misha e sperai che l’indomani. come per magia. . Quando mi infilai sotto le lenzuola ero esausta. al risveglio tutto il suo dolore si fosse dissolto. e il sonno non tardò ad arrivare.Ripiegai il foglio e lo nascosi sotto il cuscino insieme al mio athame.

— 4 — Ho attraversato il confine .

Mi sentivo esausta. Poi sgusciai fuori dalla stanza. avevo tratto delle conclusioni affrettate. ma nervoso. mi ritrovai nella sala degli arazzi. Ero certa di aver già visto qualcosa di simile. La stanza era illuminata dalla luce della luna piena.Memorie perdute Aprii gli occhi di colpo. e per un attimo l’immagine ebbe un tratto infantile. con un gruppo di Amazzoni intente a inseguire una lepre. Una piccola lepre bianca. attraversai con passo veloce il corridoio e scesi le scale. Osservai per un lungo istante il riflesso dei miei occhi. al punto che non riconobbi il mio viso. ma un’altra persona che vestiva la mia pelle. si trovava in basso. Ma ero stesa nel mio letto. La temperatura dell’aria era calda. Scostai il tessuto. Già. Un pensiero debole mi si affacciò alla mente. come un disegno di bambina realizzato sotto l’incalzare di una brutta sensazione. Pensai che era meglio così. Come al solito. dato che il mio letto era parallelo alla finestra. Poi aprii gli occhi. mi avvicinai alla porta e la aprii con cautela. Forse. Si trattava forse di un presagio? Dalla scrivania presi una graffetta e mi misi a incidere alcune parole nel lato della testata del letto. non l’avevo sentita rientrare. la trovai imperlata di sudore. scoprendo dietro di esso un anello di metallo incastonato nella parete di mattoni. Segui la lepre bianca. anche se fuori la pioggia batteva incessante e un vento leggero faceva frusciare le foglie. Una filastrocca. Ma pensai che in fondo non avevo fatto niente di irreparabile. Era come se non fossi io a muovermi e agire. al centro di un piccolo rettangolo circondato da una scanalatura. scivolai fuori dal letto e camminai fino allo specchio che campeggiava sulla parete a fianco. Mi soffermai a osservarne uno che ritraeva una scena di caccia. Indossavo soltanto una camicia da notte bianca. Ginevra giaceva sul suo letto. La disposizione dei mobili nella stanza era quella a cui ero abituata. ingoiando aria con avidità. come se fosse il mio primo respiro. e il suo respiro pesante era come un grugnito cadenzato. un epitaffio. ma cosa? Tamara dormiva di fianco a me. Mi sentivo spettatrice delle mie stesse azioni. Dopo una serie di svolte. E. Puntai i piedi e cominciai a tirare con tutta la forza che avevo. e mi chiesi come ci saremmo salutate al risveglio. C’era qualcosa che non andava nell’arredamento della stanza. se con la cordialità di due buone compagne di stanza. questa volta per davvero. nel lembo più estremo dell’arazzo. come se mi fossi interrotta mentre stavo compiendo uno sforzo. e mi sembrava che i miei pensieri non mi appartenessero più. abbandonata al sonno. Camminando sul pavimento freddo coi piedi scalzi. come se non potessi fare altrimenti. inquieto. mentre tutto il resto intorno mi pareva sfocato. Seguii la lepre con lo sguardo. scrissi. È vero. era stato soltanto un sogno. Di nuovo. o se nel suo sguardo avrei ritrovato una punta di astio. . Toccandomi la fronte. La vedevo bene. avevo agito d’istinto con Adam.

chiedendomi se i miei sogni stessero riflettendo le mie paure. era così che avevo scoperto della mia vita passata con Sebastian. Dopotutto. E il Santuario delle streghe mi dava l’impressione di essere impregnato di vecchi rancori e ricordi dolorosi. immobile. Tuttavia. Andare nella sala degli arazzi e seguire la lepre bianca. . Ma c’era un’altra possibilità: che in qualche modo fossi entrata in contatto con la persona che aveva occupato questo letto prima di me. ed erano stati sepolti dalla sabbia del tempo. c’era un solo modo per scoprire quanto di vero c’era nei miei sogni. anche se in quel caso avevo solo risvegliato ricordi che mi appartenevano già. In ogni caso. Ciò che avevo vissuto nei miei sogni era così vivido che sembrava essere successo per davvero. non potevo dimenticare le parole che un giorno mi aveva detto Sam: Ogni luogo porta in sé la memoria di quello che vi è accaduto.Rimasi a lungo distesa.

— Ma che dici? — mi schermii. e sorrise. tutto qui. il materasso cigolò lievemente. Non so neanche come mi sia venuta in mente una stupidaggine del genere. non avevo minimamente considerato di dare ad Anna una possibilità. Se vuoi parlarne. — Ma che ore sono? — sbadigliò. Ginevra si sedette sul letto e cominciò a stirarsi. Lei si schiarì la voce. e in effetti Ginevra mi disse che mi ero agitata parecchio. per stanotte avrei dovuto rinunciare ai miei propositi esplorativi. Mi sentivo come se non avessi chiuso occhio tutta la notte. E se fosse stata proprio lei la persona con cui confidarmi? Intenta com’ero a diffidare di tutto ciò che riguardava il Santuario. ho saputo del tuo famiglio — ribatté lei. Ginevra aprì gli occhi. — Certo. Ginevra annuì. Detestavo Adam. anche se fu imbarazzante. ma non potevo evitare di pensarlo. incontrai Anna. ma forse avevamo . Con quello che era successo a Misha. — N-no — balbettai. Sebbene con Adam non fosse successo niente. ma… insomma. Il nostro primo incontro mi aveva lasciato inquieta. comunque. insicura. al punto che l’avevo svegliata diverse volte. nel bosco. — Sono io che mi sono comportata da vera stronza. — Facciamo pace. — Non sono molto brava con le scuse. — C-certo — bofonchiai. All’ingresso della Sala della Sorgente. In ogni caso. mi spiace di averti detto quelle cose. nel mio studio — mi disse. Oppure era soltanto ancora tesa per quello che era successo nel bosco. — Okay — e la abbracciai. Il mattino dopo svegliarmi fu ancora più difficile del solito. sai dove trovarmi. — Il tuo famiglio stava male e hai accusato la prima persona che ti è capitata a tiro. — Quindi non volevi strangolarmi nel sonno — disse. — Non ne ho idea — risposi. — Mi spiace — mi giustificai — ma ho avuto un contrattempo. — Mi sono svegliata da un incubo e volevo appunto controllare l’orario. Aveva il sonno leggero. — Non farti scrupoli a venirmi a trovare anche senza appuntamento. me n’ero dimenticata. non potevo fare a meno di sentirmi come se avessi tradito la fiducia di Ginevra.Come un giorno qualunque Mentre scendevo dal letto. — Ma non avevo il diritto di trattare Adam in quel modo. conciliante. — Non sei venuta ieri sera. — Stai andando da qualche parte? — mi chiese. da buone compagne di stanza? Mi sforzai di sorridere. ovviamente. accidenti. Ginevra allargò le braccia. — Non devi scusarti — bisbigliai.

come se fosse una giornata qualunque. anche soltanto per fare chiarezza su quello che provavo davvero. Se si fosse trattato di chiunque altro. Ci vediamo tra mezz’ora all’uscita del Santuario. — Non dovresti prepararti per il concerto di stasera? — Suonerò solo un paio di pezzi. mi parve poco convinto. Dopo che mi fui cambiata. Forse la convivenza al Santuario non era male come avevo temuto. Scambiai qualche sorriso con alcune facce note che frequentavano come me anche il corso di Storia. — Senti… Ginevra… — Non farò niente che Ginevra non approverebbe — mi interruppe. I suoi occhi erano fissi sui miei. Lo trovai seduto sul letto che fissava la finestra. Parlare con Adam mi faceva sentire sospesa nel vuoto. — Senti. — Farò un po’ di pratica con l’arco insieme a Adam — gli dissi d’un fiato. che riuscì a farmi persino paura. Pensai che farla insieme a Adam. per tornare nella mia stanza. Allo stesso tempo. — Dammi il tempo di mettere qualcosa di adatto. senza Misha ad aiutarmi a trovare l’aula. una parte di me lo avrebbe voluto disperatamente. nell’inflessione della sua voce. Mi ripromisi di passare da lei non appena avessi avuto un ritaglio di tempo. Per non parlare del fatto che avevo la testa altrove. — Sono venuto a prenderti. persi l’orientamento come al solito. e li ho già provati abbastanza — disse stringendosi nelle spalle. — D’accordo — mi arresi. passai da Misha per vedere come stava. — L’avevo capito. Pensavo che stessi scherzando. Un po’ di pratica con l’arco non ti farà male. lo avrei allontanato in malo modo senza pensarci due volte. ma trovai Adam ad attendermi. non si vede? — ribatté lui con un sorriso obliquo. Per qualche motivo. devo occuparmi di lui. — E tu che ci fai qui? — gli chiesi. mi rifiutavo di ammettere a me stessa che avevo il desiderio nascosto di rimanere sola con lui. — Misha sta male. — Poi quasi corsi via. Oppure le ginocchia avevano cominciato a tremare soltanto perché temevo di essere io a fare qualcosa che la mia coscienza non avrebbe approvato? Avrei voluto dirgli di lasciar perdere. E nemmeno io ero più la ragazza irrequieta che graffiava chiunque si avvicinasse troppo. come se stessi confessando una colpa. Arrivai in ritardo alla mia prima lezione di Anatomia anche perché. — Potrai passare da Misha nel pomeriggio. Mi sforzai di parlare del più e del meno. C’era qualcosa. ho altro a cui pensare. Ma Adam non era chiunque altro. quello sì che mi avrebbe fatto male.solo cominciato col piede sbagliato. — Per la nostra… ehm… lezione di Tiro con l’arco — precisò. ma Misha non ci mise molto a capire che c’era qualcosa che non andava. . Mi guardai intorno come alla ricerca di una rete di sicurezza. adesso — lo liquidai. — Sono serissimo. All’uscita dell’aula ero determinata a raggiungere Misha. Stare vicino a lui mi mandava in confusione e in questo momento non riuscivo a immaginare niente di peggio. Gli rivolsi un’occhiata allibita. dato che continuava a vorticarmi in mente l’incubo di stanotte e non facevo che pensare a quando sarei potuta andare nella sala degli arazzi e vedere cosa c’era dietro la lepre bianca. dovevo solo darmi il tempo di ambientarmi. come una sfida a distoglierli io per prima.

Mi resi conto che era ancora caldo. — Lo terrò presente — e gli diedi un bacio sulla fronte. ma ripensandoci sembrava… in attesa di qualcosa. — Avrei preferito che fossi tu a darmi lezioni private — tentai di giustificarmi. Mi ripromisi di parlarne con Sam. sperando che prima o poi mi avrebbe dato buone notizie. Ho riflettuto su tutte le volte che l’ho incontrato a lezione. Ma il mio compito è metterti in guardia. prima che tu fossi ammessa all’Accademia. . Era presto per gettare la spugna: avrei continuato le mie indagini in biblioteca nella speranza di aiutarla a fare una diagnosi accurata. Non ho mai fatto caso al suo atteggiamento. — Forse hai ragione. Come se si trovasse al Santuario per uno scopo ben preciso. — Adam è… pericoloso. Sono sicuro che sta nascondendo qualcosa. — Non ti sembra di esagerare? Misha scosse la testa. Abbassai la testa.— Non credo sia una buona idea — ribatté Misha. forse gli stava tornando la febbre. sapevo che aveva ragione.

Quando ci lasciò soli ebbi la tentazione di fuggire via. Mi piacerebbe davvero farle sentire che le sono ancora vicina. e la festa del solstizio è una delle più importanti. — Syara mi ha chiesto di informarvi che avete soltanto un paio d’ore a disposizione — disse lei. dove lei si premurò di consegnarmi un arco adeguato alle mie capacità e un incredibile arco lungo dall’impugnatura intarsiata con delle rune per Adam. niente affatto — si schermì. — Wow. — Senti. — Non ti preoccupare. — Lo è — ammise Adam. in cui sorge un complesso di monoliti disposti in cerchio. Adam annuì. Seguimmo Sasha fino al magazzino degli attrezzi. Sasha — le dissi. ti sei avvicinata alla verità. c’era Sasha. — Ci penserò — mi limitai a dire. Io sorrisi nervosamente. Le feste pagane sono uno dei pochi svaghi dalla routine del Santuario. E poi oggi è la festa del solstizio. ci sarà la tradizionale raccolta delle erbe all’interno dell’Altare dei Megaliti. — Fidati. Ligea è solo una bambina. Sasha curvò le labbra in un sorriso. — Sei un cane? Adam scoppiò a ridere. che teneva lo sguardo fisso su di me. non si potrebbe fare un’eccezione? Sasha corrugò le labbra. con Adam. questa sera? — mi chiese lei. Oltre ai concerti in aula magna. — D’accordo — mi limitai a dire. per esempio. . simile a quello di Stonehenge. Lui si posizionò di fianco a me. — Anche se. La riporterò sana e salva per l’ora di pranzo.Cosa sei tu? Davanti all’uscita del Santuario. — No. — Controlla il respiro. indicandomi il bersaglio più vicino. ma… voglio dire. È un antico osservatorio astronomico e. Anche se non posso prometterti niente. pensierosa. in un certo senso. in qualche modo. ad attendermi. il cielo prometteva ancora pioggia. — Parteciperai ai festeggiamenti. è quello il cuore del Santuario. — L’Altare dei Megaliti? — chiesi stupita. — Ne sei sicuro? Per un attimo avevo pensato che tu fossi un mutaforma. — Farò del mio meglio per convincere Nausica. Promesso. Si era completamente rannuvolato e l’aria era fresca. Adam sembrò leggermi nel pensiero. Concentriamoci sui bersagli. — Grazie — le dissi. Mi morsi la lingua per cacciare la tentazione di chiudere la questione con un semplice no. — È un’area della corte interna alle mura. ne vale la pena. Lanciai un’occhiata a Adam. Sembra affascinante. — So che non si possono visitare i pazienti della Riabilitazione. Fuori. — Smettila di distrarti. dopo un istante di indecisione. perché mentre mi conduceva alla piazzola coi bersagli allineati mi disse: — Non mordo. Un lupo.

mentre incocchi la freccia — mormorò, come se non volesse disturbare uno spirito dormiente.
Cercai di seguire il suo consiglio, ma la sua vicinanza rendeva il mio respiro affannoso. Persino
tenere salda la presa sull’arco richiedeva concentrazione, e finii per far cadere la freccia anziché
scoccarla.
Mi imbronciai, brontolando: — Credo proprio di essere negata.
— Hai solo bisogno di credere in te stessa.
— Sam me l’avrà ripetuto allo sfinimento. Possibile che non ci sia qualcosa che possa fare senza
dover scomodare l’autostima?
Di nuovo Adam scoppiò a ridere.
— Non è divertente — protestai.
In tutta risposta, appoggiò il suo arco a terra, si posizionò dietro di me e mi abbracciò come se mi
stesse proteggendo dal vento. — Guarda — mi disse, sfiorandomi l’orecchio con le labbra. La
schiena si riempì di brividi e il cuore si mise a martellare nel petto. — Immagina che l’arco sia il
prolungamento del tuo braccio. Puntalo verso il centro del bersaglio.
Il suo profumo mi avvolgeva fin quasi a darmi alla testa. — S-sì — bofonchiai.
Adam strinse la mano con cui tenevo l’impugnatura dell’arco e mi aiutò a incoccare la freccia.
Cercavo di concentrarmi sul bersaglio, ma era difficile con i suoi pettorali che premevano sul dorso.
— Ora inspira — disse, mentre con l’altra mano mi faceva tendere la corda fino alla massima
estensione, arrivando a sfiorarmi il seno con le dita.
Il contatto mi fece avvampare e mi dimenticai chi ero e cosa stavo facendo. — Lascia fluire l’aria
fuori mentre fai partire la freccia — sussurrò Adam. — Ora! — intimò poi, deciso.
Feci partire la freccia più per lo spavento per l’improvviso cambiamento nel tono della sua voce,
che per seguire il suo insegnamento. Quella andò a conficcarsi nel bersaglio a pochi centimetri dal
centro.
— Wow! — esultai.
Lui fece un passo indietro e riprese in mano il suo arco. — Non male — ammise. — Ora prova da
sola.
Scoccai una freccia, poi un’altra. Riuscii a colpire il bersaglio con sorprendente precisione, al
punto che se non avessi saputo che al Santuario gli incantesimi non avevano effetto avrei detto che si
trattava di magia.
Mi voltai verso di lui con gratitudine, ma mi sorpresi nel vedere che la sua espressione era
contrita. — Che c’è?
— Niente — disse poco convinto. Schivò il mio sguardo e raccolse il suo arco. Scoccò alcune
frecce con rabbia, che andarono tutte perfettamente a centro.
Lo imitai, e quando ebbi finito le frecce della faretra mi incamminai per andarle a recuperare dal
bersaglio. Ripensai a quando Misha aveva detto che secondo lui nascondeva qualcosa. — Ho fatto
qualcosa che ti ha irritato?
Adam scosse la testa. — Non sei tu. Sono io.
La frase suonò quantomeno criptica. Nel frattempo, la leggera brezza di prima era cresciuta fino a
diventare un vento insistente e fastidioso.
— È qualcosa che riguarda Ginevra?
— Smettila di tirar fuori Ginevra.
— E allora che c’è? Mi hai asfissiato per convincermi a fare questa lezione privata di Tiro con

l’arco e ti ringrazio per avermi dato una mano, ma poi non puoi piantarmi un muso lungo, come se la
cosa ti dispiacesse. Insomma, deciditi! Vuoi che siamo amici oppure no?
— Scusa. Credo di aver rovinato tutto, immagino.
Lo guardai fisso negli occhi. — Sei un negromante?
— Cosa?
Mi strinsi nelle spalle. — Ho pensato che non vuoi far conoscere la tua natura perché hai paura
del giudizio degli altri. Ho sentito dire che i negromanti non sono molto ben visti da queste parti.
Tirò un sorriso che scoprì i suoi denti bianchissimi. — Non sono un negromante.
— E allora cosa sei?
Fece una pausa di un paio di secondi prima di ribattere. — Cosa stavi facendo ieri, quando ti sei
persa nel bosco?
Spalancai la bocca, sbalordita. — Non posso crederci, stai cercando di cambiare discorso!
— Ho avuto l’impressione di averti interrotto mentre facevi qualcosa, tutto qui.
— Mi sono soltanto persa — sbottai.
— Come vuoi — disse lui freddamente.

Vagabondi e prigionieri

Io e Adam tornammo al Santuario senza rivolgerci parola. Durante il tragitto mi trovai a ripensare al
sogno della scorsa notte. Ero combattuta tra il desiderio di andare nella Stanza degli Arazzi per
vedere coi miei occhi se davvero dietro la lepre bianca si nascondeva un misterioso anello di
metallo, o piuttosto arrendermi alla razionalità e liquidare la questione come frutto della mia fantasia.
Sasha ripose nel capanno le nostre attrezzature, poi mi prese in disparte.
— Riguardo a Ligea, ne ho parlato con Nausica — mi disse. — Ma lei insiste che è troppo
pericoloso. Mi dispiace moltissimo.
Avvertii una fitta al petto. Per quanto tempo ancora Ligea avrebbe dovuto essere punita per quello
che era? — Non ti preoccupare, tu hai fatto il possibile — la rassicurai. Non potei fare a meno, però,
di stringere i pugni pensando all’insensibilità di Nausica.
Mentre mi incamminavo per andare in mensa, Adam mi raggiunse. — Mangiamo insieme?
Lo guardai come se fosse appena sbarcato da un pianeta alieno. — Sei impazzito o cosa?
— Vorrei farmi perdonare per il mio comportamento di poco fa.
— Non ho intenzione di fare da terzo incomodo tra te e Ginevra.
— Ginevra non ci sarà. È occupata tutto il giorno con i preparativi per la festa di stasera.
Immagino mangerà qualcosa al volo in caffetteria.
— Senti, anch’io ho molto da fare, e mangerò qualcosa al volo. Devo occuparmi di Misha e…
— Misha sarebbe felice di sapere che ti stai distraendo un po’.
Non se sto con te, avrei voluto ribattere. — Lo so — dissi invece. — Ma è il mio famiglio, ed è
mio dovere fare il possibile per confortarlo, soprattutto ora che sta male.
— Andiamo, Zoe, ti chiedo solo di darmi un’altra possibilità. Farò del mio meglio per
comportarmi in maniera decente.
Mi sfuggì un sorriso. — Perché vuoi passare del tempo con me? Io… non ho niente da offrirti.
— Ti sbagli. Ti ho sentita suonare il piano e… non ho mai provato niente del genere. Sei in grado
di trasportare le emozioni insieme alle note. Hai un talento incredibile.
— E questo cosa c’entra? — chiesi, confusa.
— Vorrei farti leggere una canzone che ho scritto. La canterò questa sera, credevo fosse buona ma
quando l’ho riletta mi è sembrata terribile.
Alzai gli occhi al cielo. — Perché è così difficile dirti di no? — bofonchiai.
Lui mi prese a braccetto e insieme ci recammo in mensa. Il suo braccio allacciato al mio bastò a
farmi palpitare il cuore. Dopo aver riempito i vassoi, mentre ci andavamo a sedere scambiai dei
cenni di saluto con i ragazzi che avevo visto ai corsi di Anatomia e di Storia.
— Allora? Questa canzone? — incalzai Adam, giocando con la forchetta nel piatto di pasta. Con
lui di fronte, sentivo lo stomaco stringersi e mi era impossibile inghiottire anche solo un boccone.

Lui tirò fuori un foglietto ripiegato dalla tasca e me lo porse. — Non oso rileggerla — mormorò.
— È per questo che eri così intrattabile, stamattina?
Adam abbassò lo sguardo. — No — si limitò a rispondere.
— Vuoi che ti dia la mia opinione sulla tua canzone ma non sei disposto a dirmi cosa ho fatto per
renderti così intrattabile.
— Te l’ho detto, tu non c’entri. Quello che è successo stamattina riguarda solo la mia coscienza.
— Addirittura — esclamai.
— Non prendermi in giro. Dovresti saperlo quanto pesano, a volte, le aspettative degli altri.
Lo guardai con aria sospettosa. — Cosa ti fa pensare che io ne sappia qualcosa?
Allargò le braccia come in segno di resa. — Be’, si dice che tu sia la Custode, la Prescelta della
Dea. Non vorrai fingere che il modo in cui ti vedono gli altri non ti condizioni.
— Dicono questo di me? — chiesi, sapendo benissimo la risposta. Era chiaro che le voci sul
risveglio della presunta Custode si erano diffuse al Santuario più velocemente di un raffreddore.
— Sono solo chiacchiere prive di importanza.
— Non per me. Cos’altro dicono? — sbottai.
— Be’, c’è un ragazzo che sostiene che sei anche molto carina.
Avvampai, colta alla sprovvista. — Chi…?
— Un tipo poco raccomandabile, un certo… Adam.
— Stupido! — e finsi di colpirlo alla spalla con un pugno.
— Allora, dai un’occhiata o no alla mia canzone? — mi chiese, fissandomi intensamente.
— D’accordo — mi arresi. Presi un respiro e guardai il foglietto con il testo della canzone di
Adam. La calligrafia era nervosa e piena di sottolineature, cancellazioni e annotazioni. — Come
pretendi che riesca a leggerla?
— Oh, andiamo. Non far caso alla scrittura. Scrivo di getto, non posso certo badare alla
calligrafia.
— Ecco uno che è stato baciato dalla dea Ispirazione — lo presi in giro.
— Sei crudele.
— E tu ti prendi troppo sul serio — conclusi. Poi iniziai a leggere ad alta voce. — Dunque…
Siamo giovani e siamo… vecchi? — lessi. — C’è scritto così?
— Ti prego, non ad alta voce. È già abbastanza imbarazzante.
— Okay — mormorai. Lessi mentalmente il testo del ritornello.
Siamo giovani e siamo vecchi
Vagabondi e prigionieri
Gli anni passano, la strada resta
Lasciamo indietro la nostra innocenza
Per seguire le luci della speranza
Al termine, un brivido mi percorse la schiena. — È… bellissima — riuscii soltanto a dire.
Adam mi guardava con un’espressione tra l’ansioso e lo speranzoso, come uno studente prima
dell’esame di maturità. — Dici sul serio?
Annuii, mentre cercavo di scacciare la malinconia che mi aveva colto all’improvviso. — Hai
viaggiato molto?

— Sì. E per strada credo di aver trovato molto, ma di aver perso altrettanto.
Abbassai la testa e cercai di concentrarmi sul cibo che si stava raffreddando nel piatto. — Credo
sia così per chiunque.
— La suonerai insieme a me? — mi chiese Adam.
Deglutii rumorosamente. — Cooosa?
— Stasera saranno montati tutti gli strumenti, pianoforte compreso, per permettere ai musicisti di
alternarsi sul palco. Inizialmente avevo pensato di fare l’accompagnamento con la mia chitarra, ma
poi ho sentito come suonavi. Non ho potuto fare a meno di pensare a come sarebbe suonarla insieme,
io alla chitarra e tu al pianoforte.
— Non se ne parla! Non conosco nemmeno gli accordi, né ho idea di quale sia la base armonica
del brano!
— Possiamo provarla prima dello spettacolo — disse Adam senza scomporsi.
Mi sentivo con le spalle al muro, ma riuscii a mantenere il controllo. — Ci penserò — dissi,
alzandomi.
— È già un miglioramento.
— In che senso?
— Avevi detto che avresti pensato se venire alla festa, ora stai pensando se suonare sul palco con
me.
— Dipende da come sta Misha. Adesso è lui la mia priorità. Non ho ancora detto che ci verrò.
— Io credo di sì.
— O forse preferirò restare nella mia stanza a rileggere gli appunti di Storia — lo sfidai.
Adam scosse la testa, sorridendo. — Non hai affatto l’aria della secchiona.
— Hai ragione. Per quello basta Ginevra.
Lui si fece serio. Poi concluse: — Oggi pomeriggio non ci saranno lezioni, per permettere a tutti
di prepararsi per la festa. Vediamoci tra un’ora in aula magna. Porterò la chitarra.

Come in un film in bianco e nero

Mentre mi avvicinavo all’aula magna continuavo a scuotere la testa e parlare tra me e me. Come
avevo potuto essere così arrendevole? D’altronde, il pianoforte mi mancava e riuscii ad ammettere a
me stessa che nonostante tutto era una buona occasione per ricominciare a suonare e magari distrarmi
un po’.
Mi soffermai davanti alla porta prima di entrare. Dall’interno sentivo provenire un dolce suono di
chitarra.
Poi feci un ampio respiro e mi decisi a entrare nella grande sala. Adam era seduto sul palco,
intento a suonare la melodia della sua canzone. Alle sue spalle erano montati gli strumenti, proprio
come quando ero arrivata qui dal condotto dell’aria e avevo interrotto il saggio dell’orchestra.
— Neanche tu te la cavi male — dissi per rompere il ghiaccio.
— Grazie — ribatté lui, sorridendo. In fondo agli occhi vedevo lo scintillio inequivocabile di chi
sta facendo una cosa che ama.
Dopo qualche minuto mi stava mostrando come intendeva impostare la melodia della canzone.
Cercai di ignorare il nervosismo che mi provocava la sua presenza, sforzandomi di focalizzare la mia
attenzione soltanto sugli accordi.
Ma ogni volta che ci sfioravamo per caso, il mio cuore accelerava. Cosa mi stava succedendo?
A un certo punto entrarono alcuni studenti per posizionare degli addobbi floreali. Tra loro c’era
Ginevra. Vedendomi in compagnia di Adam, mi lanciò un’occhiata stupefatta.
Avrei voluto raggiungerla e dirle che non stavamo facendo niente di male, ma pensai che tentare di
giustificarmi sarebbe stato un’ammissione di colpevolezza. Mi limitai a salutarla con un cenno della
mano, poi guardai in direzione di Adam e mi resi conto che lui non la stava degnando della minima
attenzione. Adam e Ginevra non si erano scambiati neppure un saluto.
Mi odiai per aver sperato, anche solo per un istante, che la loro storia fosse a un punto di rottura.
Cosa avrebbe cambiato, dopotutto? Appartenevo a Sebastian, anche se il mio cuore aveva cominciato
a compiere impreviste e indesiderate evoluzioni al solo avvicinarsi a Adam.
— Si è fatto tardi — gli dissi con malcelato imbarazzo. Avevo imparato la canzone abbastanza
bene e non c’era motivo di rimanere ancora.
— D’accordo — ribatté. — Abbiamo fatto un buon lavoro, dopotutto.
— Già.
— Sono molto curioso di sapere come ti vestirai questa sera.
Sgranai gli occhi. A come vestirmi non avevo minimamente pensato! Per non parlare del fatto che
nello zaino non avevo di certo un abito da sera. Scartai mentalmente la possibilità di procurarmene
uno all’emporio: avevo pressoché esaurito il credito per aiutare Angelica a comprare il suo.
Non avrei mai pensato che a venire in mio aiuto sarebbe stata addirittura Anna, la psicologa. La

incrociai in corridoio mentre stavo andando verso la camera di Misha.
— Sembri pensierosa — mi disse.
— È solo una sciocchezza — ribattei. In effetti, mi sentivo ridicola e superficiale a chiedermi
come mi sarei vestita per partecipare a una festa, mentre Misha era ricoverato in infermeria. Fui sul
punto di tornare da Adam e dirgli che non se ne faceva nulla.
Tuttavia, nonostante le mie resistenze, Anna riuscì a farmi ammettere che non avevo niente da
mettermi per la festa del solstizio.
Anna tese le labbra in un sorriso di cui non pensavo fosse capace. — Ho un intero guardaroba di
vestiti che avrò portato sì e no una volta — ammise. — Alcuni sono campioni che provengono
dall’atelier di Donatella, ma la maggior parte li ho comprati in momenti in cui avevo bisogno di un
po’ di autostima.
Sorrisi, pensando che persino una psicologa aveva ceduto alle lusinghe della vanità senza per
forza tirare in ballo una nevrosi. — Grazie, ma non vorrei essere di disturbo — dissi poi, lievemente
imbarazzata.
— Se una donna è malvestita si nota l’abito. Se è benvestita si nota la donna — proclamò.
— Cosa? — chiesi, frastornata.
— È una frase di Coco Chanel. — Anna mi guardò stringendo le palpebre, come se stesse
prendendo a occhio le mie misure. — Io e te non abbiamo la stessa taglia, ma penso che con qualche
piccola modifica uno dei miei vestiti si potrebbe adattare alla perfezione.
Prima che potessi contraddirla, mi fece strada fino alla torre adibita agli alloggi dei docenti.
Salimmo fino alla sua stanza. Entrando, mi stupii dell’incredibile stile con cui era arredata. Con il
letto a baldacchino, mobili antichi in ottimo stato e quadri alle pareti, sembrava la camera di una
castellana.
Quando Anna aprì le ante di un gigantesco armadio a muro, quasi mi cadde la mandibola nel
vedere appesi così tanti abiti di fattura pregiata, di ogni colore e lunghezza.
— Che ne dici di questo? — mi chiese, estraendo un abito di seta stampata con un motivo floreale
di splendidi gigli bianchi.
— È meraviglioso, ma…
Prima che potessi concludere la frase, lo aveva già posizionato sulle mie spalle e stava valutando
le modifiche da effettuare per farlo mio.
— Provalo — disse perentoria.
— Non vorrei…
— Sarà solo per stasera. Domani me lo renderai, e tornerà a prendere la polvere in questo
vecchio guardaroba. — Poi aprì un cassetto e ne estrasse un kit per il cucito.
— D-d’accordo — bofonchiai. — Però vorrei contraccambiare il favore, in qualche modo.
Andai a cambiarmi dietro un paravento in stile liberty. Mi sentivo come una diva del cinema muto.
— Facciamo così: se accetti di venire nel mio ufficio domani pomeriggio per una chiacchierata,
siamo pari.
— Affare fatto — annunciai.

Cos’ho di sbagliato?

Quando raggiunsi Misha in infermeria, ero così raggiante che avrei voluto contagiarlo con il mio
buon umore.
— Che scarpe hai intenzione di mettere sotto quel vestito? — mi chiese Misha, indicando l’abito
che tenevo appoggiato sul braccio.
— Le Converse, naturalmente! — risposi senza esitazione. — Non ho intenzione di torturare i
miei piedini con delle scarpe col tacco.
— Be’, se cambi idea puoi sempre fartene prestare un paio da Angelica.
— A proposito di Angelica, l’hai vista oggi?
— Sì, è stata con me fino a cinque minuti fa — disse Misha. — Mi è sembrata inquieta. Non avete
litigato di nuovo, vero?
Feci no con la testa. — Credo abbia bisogno di un po’ di tempo per abituarsi alla mia presenza.
Vedendo che Misha aveva un colorito un po’ più roseo, sperai che stesse migliorando. Ma chi
stavo prendendo in giro? Sam l’aveva detto chiaramente: finché non avesse saputo cos’aveva era
inutile sperare in un miracolo.
— Ho dovuto insistere parecchio per convincerla a partecipare alla festa del solstizio — mi disse
Misha. — Pensa che voleva passare tutta la sera in infermeria con me! — Poi si interruppe per un
breve accesso di tosse.
Sapendo che Angelica era innamorata di Misha la cosa non mi stupì affatto, quindi mi limitai ad
accennare un sorriso di circostanza. L’Angelica di un tempo avrebbe preferito lanciarsi in
un’occasione mondana piuttosto che fare assistenza a un malato, ma adesso era cambiata.
Io e Misha parlammo a lungo, e quando gli confessai che avrei suonato sul palco con Adam, si
accigliò ma cercò di non darmelo a vedere. Notando il mio entusiasmo, aveva deciso di fare del suo
meglio per non rovinarmi la serata.
Mi sorpresi nel rendermi conto che provavo una sorta di aspettativa per la festa di stasera,
un’eccitazione che mi pervadeva e che non riuscivo a spiegarmi, considerando che avevo sempre
odiato esibirmi in pubblico. Senza contare che al mio fianco ci sarebbe stato il ragazzo che più
detestavo al Santuario. Mi sforzai di liberare la mente o avrei davvero finito per mandare tutto a
monte.
Il viavai di ragazze tra i corridoi era così frenetico che il dormitorio femminile sembrava il dietro
le quinte di uno spettacolo teatrale. Quando indossai il vestito che mi aveva prestato Anna mi resi
conto che mi calzava alla perfezione. Pensai che, oltre ad ago e filo, lo avesse sistemato con un tocco
di magia.
Feci cento volte il tragitto tra i bagni e la mia stanza per darmi un aspetto decente in vista della
festa. Con la matita nera tracciai il contorno degli occhi, poi la sfumai con la punta delle dita. Il

iniziando a sbottonare gli shorts che indossava. — Arrivo — ribattei. trascinandomi verso la nostra stanza. Sembrava la custodia di una spada. Adam sa come ottenere ciò che vuole — disse con una punta di ironia. Temevo che avesse da ridire sul fatto che Adam ultimamente mi era stato addosso come un parassita. Aveva davvero un fisico incredibile. Pensai di aver avuto un abbaglio. — Già. — Sicura? Credo che avrei dovuto dire di no. eppure mi sentivo in imbarazzo. questa sera — esordì. mi tornarono alla mente le parole di Sebastian quando mi chiamava occhi zafferano. dopo che l’avevo incontrata nel Giardino dello Spirito. — Ci vediamo dopo. Era Ginevra. Trovai strano anche che non fosse in compagnia di Lucrezia. asciutto e muscoloso. — Che ne dici di questo? — È perfetto — dissi entusiasta. mi sentii chiamare dall’esterno. — Già. Oltre ad ammirare il vestito. Jezebel non fece nessuna smorfia nell’accorgersi che l’avevo notata. vero? — Come minimo mi aspettavo che mi saltasse alla gola come una leonessa che difende il territorio. — Dobbiamo parlare — mi disse imperativa. Sorrisi a Morgwen vedendola arrivare fasciata in uno splendido abito di pizzo nero. Non volevo certo che Adelaide si accorgesse che avevo recuperato il mio athame. Utilizzai il fermacapelli di mia madre per farmi un concio sulla nuca. — Adam mi ha detto che suonerete insieme. Mi sorrise. — Anche tu — ribatté lei. Non avrei proprio saputo come spiegarle che a restituirmelo era stata mia nonna. Poi aprì l’armadio e si mise a rovistare al suo interno. l’occhio mi cadde su una strana fodera che fino a poco fa era nascosta dagli indumenti. ma non riuscii a tirare un sospiro di sollievo. Rivolsi a Ginevra un cenno di saluto. Fui così sorpresa che non riuscii a ricambiare il suo abbraccio. quelle due mi erano sembrate inseparabili come gemelle siamesi. strettissimi sulle caviglie. è… fantastico! — esclamò lei. È una pazzia. sentendomi afferrare per un braccio. Sulla soglia c’era Sam. contrariamente alle mie aspettative. e Nausica non avrebbe mai permesso a un’allieva di tenere un’arma nel proprio armadio. saltando fuori dai pantaloncini per abbracciarmi. Indossava un paio di pantaloni neri dal cavallo incredibilmente basso. Non avevo niente di cui rimproverarmi. ma feci in modo che fosse completamente coperto dai miei lunghi capelli rossi. — No. . — Stai divinamente — le dissi. Prima che potessi avvicinarmi per curiosare. ma Adam è stato così insistente… Ginevra si tolse la T-shirt. Aveva fermato la mohicana sui lati con dei fermacapelli a forma di teschi e steso sulle palpebre una dose abbondante di trucco smokey. — Zoe? Mi voltai di scatto. eppure molto femminile. per poi estrarre un abito lungo color ruggine con delle frange applicate lungo i fianchi. Con una fitta di nostalgia. Annuii. — Ti stanno aspettando in aula magna — aggiunse. Sobbalzai. un paio di anfibi sdruciti e una camicetta bianca di seta con dei meravigliosi bottoncini di madreperla. Cambiai subito espressione accorgendomi che poco lontano c’era Jezebel. Sapevo che era rischioso. Evidentemente si sentiva meno arrogante quando era da sola. rimanendo in mutandine e reggiseno.giallo del mio sguardo risaltava come una pietra preziosa. allacciando le Converse. Tuttavia.

Sono arrivata a perdere quindici chili. — Grazie. e al sogno in cui avevo visto la ragazza dai capelli verdi inciderla sul legno. ma volevo chiederti se è tutto okay. lanciai un’occhiata alla testata del mio letto. — So che non è il momento più appropriato per parlarne. con il suo tipico sorriso obliquo. mentre ci dirigevamo verso l’aula magna. Quando gli Inquisitori sono riusciti a portarmelo via. — Quell’abito ti sta d’incanto — mi disse. — Ci vorrà ben altro che la festa del solstizio per farmele cambiare. dopo. Guardandomi intensamente. è successo quando ho perso Orlando. — Quando anche Federica è morta mi è crollato il mondo addosso — ammise Sam. E tutto sommato non sta affatto male con le Converse. ma in combattimento aveva lo spirito di un rapace. ti prego. mi disse: — Non è vero. Ma ti confesso che se Misha stesse bene penserei seriamente che studiare qui sia una bella alternativa al liceo a Milano. Ripensai alla scritta Segui la lepre bianca che avevo scoperto sul lato. Ringrazio la Dea perché ho potuto contare sulla vicinanza di tua madre. So cosa si prova a veder soffrire il proprio famiglio. So che è difficile ma dobbiamo guardare avanti. — Misha mi ha accennato che… il tuo era una persona fantastica —dissi dopo un istante di indecisione. quando mi hanno portato via Federica. Mi morsi le labbra. — Però mi sento così in colpa… . evasiva. ma alcuni sintomi sono contraddittori. io e lei stavamo pianificando di andare a vivere insieme. — Anzi. Non è stato facile rifarmi una vita. — Mi manca mio padre e mi mancano i miei amici. — Orlando era un ragazzo dal carattere dolce. Poi fu Sam a rompere il silenzio. — Scossi la testa. E invece finisco sempre per deludere tutti quanti. non è mio… — Sembra fatto su misura per te. Se non fosse stato per lei. davvero. — Hai ragione — dissi. Non per niente era in grado di trasformarsi in una civetta dal magnifico piumaggio e gli occhi iridescenti. È successo ogni volta che mia madre era fuori di sé per l’astinenza dall’eroina. Mi schermii con la mano. Cercai di non farmi sopraffare dal nodo alla gola. — Sai che stiamo facendo tutti del nostro meglio — rispose lei. — Mi spiace — riuscii solo a dire. o un presagio? Cos’avrei trovato nella Stanza degli Arazzi? Quando fui di fronte a Sam. Era il ricordo di un’altra persona. per mesi non sono stata in grado di mangiare. Quanto avrei desiderato che Sam mi desse finalmente delle rassicurazioni! Non parlammo per un po’.— Contaci — mi disse Ginevra. Ci crederesti? — e fece una breve risata sarcastica. per non rischiare di impazzire. Prima di uscire. — Non sai quanto mi sono sentita ridicola… nonostante la guerra con gli Inquisitori fosse ogni giorno più crudele. Volevo renderti orgogliosa. probabilmente mi sarei lasciata morire. Mi sentivo così inadeguata. È un bello stravolgimento per la tua vita trovarti qui. Come puoi ben immaginare. chi mi si avvicina troppo finisce male. ora. — Non hai idea di come mi senta per aver rifiutato l’iniziazione. Per anni mi sono chiesta cos’avevo di sbagliato per meritare tanta sofferenza. — Poi aggiunsi: — Sam. Sam fece un respiro profondo. — Ti capisco. lei mi studiò per un lungo istante. — Sto cercando di fare una diagnosi differenziale. Sam si fermò e mi prese entrambe le spalle. Dimmi che Misha è fuori pericolo.

— Non farlo — insistette Sam. Anche per chi non c’è più. — Goditi la festa. — Sei una ragazza meravigliosa e una strega di talento. nel profondo dei suoi occhi splendenti come pietre di acquamarina. questa sera. Dovetti lottare per respingere le lacrime. E lo sono anch’io. . — Ti ha chiesto Misha di dirmelo? Sam annuì. Solo ora capii che Sam mi aveva davvero perdonato. Misha è orgoglioso di te.

Fendeva la folla fissandomi intensamente. Quando fu di fronte a me. Camminai velocemente. resistendo alla tentazione di correre.Un concerto per due Quando entrai nell’aula magna la riconobbi a malapena. Il Santuario si apprestava a dare il benvenuto alla stagione del raccolto a modo suo. Lui iniziò a camminare verso di me. — Sarete i secondi artisti a esibirvi sul palco — continuò — e volevo chiederti se la posizione del pianoforte sul palco per te va bene. la sala si riempiva sempre di più. Indossava un paio di pantaloni di velluto neri. con un paio di occhiali dalla montatura spessa e una cartellina tra le mani. Io e Sam fummo raggiunte da una ragazza con i capelli corti ma folti e ricci. Il suono della sua voce era basso e sensuale. Poco dopo finii per perdere di vista Sam. finii per chiedermi se l’avrei mai più rivista. Nello stesso istante anche lui mi notò. mi sfiorò la mano. A colpo d’occhio mi ricordò Chloe. appesi l’uno agli occhi dell’altra. I banchi erano stati spostati per fare spazio a un grande buffet al centro della stanza. tanto era ricoperta di festoni e addobbi floreali. nel giorno in cui le credenze popolari ritenevano che gli spiriti erranti vagassero per i campi di grano. decisa ad andarmene. Quanto mi mancava la mia amica! Inevitabilmente. Era evidente che aveva un debole per lui. Sapendo quanto Adelaide fosse scrupolosa. Mi chiesi quale fondo di verità si celasse sotto quella leggenda. — So che suonerai il pianoforte insieme a Adam — e le si illuminarono gli occhi. intravidi Adam. Si trattava probabilmente di un eccesso di zelo da parte dell’organizzazione. aderentissimi. non potevo permetterglielo. Per un attimo fu come se non esistesse nient’altro a parte noi. No. Mentre la cercavo tra la folla. Rimasi immobile. . Strinsi la sua mano con forza e il contatto mi fece inceppare il respiro. — Grazie — farfugliai. e una camicia scura con le maniche arrotolate fino ai gomiti. Mi divincolai e senza aggiungere altro gli voltai le spalle. Dovetti lottare per riprendere il controllo. e ai due angoli in fondo alla sala c’erano un paio di postazioni per le bevande. Lanciai un’occhiata in direzione del palco e non ebbi nulla da eccepire. — Che ti prende? — Sentii la voce di Adam che mi stava seguendo. Provai una stretta al cuore pensando che Adam stava infettando i miei ricordi. — Sei bellissima — sussurrò. tendendomi la mano. era naturale che si premurasse che anche durante una festa ogni dettaglio fosse al proprio posto. — Lasciami in pace — lo liquidai. Le emozioni che avevo appena provato mi riportarono alla mente il primo incontro con Sebastian. Man mano che i minuti passavano. Immaginai che non fosse l’unica al Santuario su cui l’atteggiamento sbruffone di Adam aveva fatto breccia. — Ciao. io sono Clara — mi disse.

— Non esattamente. Non lasciarmi solo sul palco. Feci per andarmene. — Vattene. Lui si limitò a sorridere. lo sentii dire: — Non te ne andare. Mi immobilizzai. non stasera. — Non posso… — Suona insieme a me. il ragazzo dietro al bancone stava pestando la menta nei bicchieri. Mi dibattei tra le sue braccia. Ma conosco i ragazzi che si occupano delle bevande — e mi condusse a una delle postazioni dei baristi. vestita con un paio di pantaloni rossi aderenti e una giacca nera che ne evidenziava la figura slanciata. ne basta molto meno — protestai. ma lui mi bloccò entrambi i polsi e li premette contro la parete. Assaggiai il mio e dovetti ammettere che era delizioso. ma mentre mi allontanavo. Poi Adam disse: — Quello che ci vuole adesso è qualcosa di forte per sciogliere la tensione. al riparo da sguardi indiscreti. I nostri corpi erano così vicini che fui sommersa dal suo profumo. preferisco essere lucida. Poi non ti cercherò più. poi ci porse i cocktail con orgoglio. — Non è questo. Intravidi Sasha. — Ehi. poi si guardò intorno con circospezione per un istante. Soprattutto. raccontando a me stessa che l’avrei assecondato solo questa volta. — E va bene — risposi. Esibirmi in pubblico mi rende nervosa. ma a dispetto della promessa di Adam la tensione era rimasta a livelli di guardia. odio come mi fai sentire. Dietro il bancone c’era un nostro compagno di corso. Sostenni fermamente il suo sguardo. Stava discutendo con Valentino. Aggiunse ghiaccio tritato. — Si può sapere cosa c’è che non va? Il suo respiro era a un soffio dal mio viso. — Che c’è? Hai paura di lasciarti andare? — insinuò Adam. Feci per ribattere. gesticolando animatamente. Con un movimento rapido da prestigiatore estrasse da sotto il banco una bottiglia senza etichetta e versò una quantità abbondante di quello che immaginavo fosse rum. — Forse ti faccio soltanto sentire viva. Lui liberò la presa. odio come ti muovi. Trascinandomi di lato. zucchero di canna e succo di lime. e quello che provai fu quasi dolore. allibita.Adam mi bloccò sul ciglio della porta d’uscita. La sala fu ben presto gremita di studenti e professori che chiacchieravano tra loro. Nel frattempo. passando dai miei occhi alle labbra. Poco . Il mio corpo bruciava di sentimenti opposti in lotta tra loro. Mi voltai per incontrare i suoi occhi. Ma in fondo al cuore sapevo che non era così. È l’unica cosa che ti chiedo. — Fidati di me. — Un mojito per la ragazza e uno per me — annunciò Adam. Aggiunse acqua gassata e una cannuccia colorata. Dieci minuti e alcuni sorsi dopo la testa aveva cominciato a girare. ma le parole mi morirono in gola. Rimanemmo in silenzio per una manciata di secondi. Non ti farà male — sorrise Adam. — Mi rivolse un’occhiata di traverso. per poi essere lasciata in pace. — Non so se… — protestai debolmente. mi afferrò per il gomito e mi strinse a sé. se è quello che vuoi. — Odio la tua voce. — Ne sei proprio sicura? — Il suo sguardo indugiò su di me. — Ti va un mojito? — Adelaide permette che si servano alcolici durante una festa religiosa? — chiesi. — Ti odio — sibilai.

Ma a quel punto non sapevo se dare la colpa all’alcol o alla vicinanza con Adam. che mi prese la mano e mi invitò a inchinarci di fronte al pubblico. Come sempre. tutta la tensione si sciolse come per magia. ma fui quasi certa di sentire un incoraggiamento dalla voce di Sam. sentivo tutti gli occhi addosso. Io e Adam ci sistemammo nelle rispettive postazioni al centro del palco. la cerimonia sarà condotta da Antonia. Quando fu il nostro momento. — E io non ricordo più nulla di quello che abbiamo provato. C’erano dei fari puntati su di noi che non mi permisero di riconoscere i volti del pubblico. gli voltò le spalle e corse via. La folla si profuse in un caloroso applauso mentre una ragazza con in mano un violino saliva le scale del palco. improvvisa seguendo gli accordi della mia chitarra. Dal fondo della sala provenivano dei cori per richiedere il bis. Se proprio te la vedi brutta. Il vociare si placò quando le luci si affievolirono. Adelaide salì sul palco. Mi chiesi quale fosse la natura del rapporto tra Sasha e il compagno di stanza di Misha. come un lamento dolce e suadente. ero così tesa che credevo di non riuscire a reggermi in piedi. Mi ritrovai a suonare seguendo la melodia di Adam. suonando. . La voce che era in grado di tirare fuori mentre cantava era bassa e incantevole. calando la sala nella penombra. — Più tardi siete tutti invitati al rituale della raccolta delle erbe nell’area dell’Altare dei Megaliti. Insieme intonammo Run degli Snow Patrol. Non c’era modo di calmarmi. e Adam mi rivolse un’occhiata di intesa. e ricordai tutte le volte che. ero stata in grado di rievocare la mia vita passata al fianco di Sebastian. figuriamoci suonare. che si alterneranno sul palco per il tradizionale concerto del solstizio. Trangugiai con la cannuccia l’ultima sorsata del cocktail. esplose un applauso scrosciante che mi fece sentire partecipe di qualcosa di unico. Il suono del mio pianoforte si inseriva perfettamente tra le sue parole. Al termine della nostra esibizione. E quando mi sedetti al pianoforte. la canzone che mi aveva sentito suonare nell’aula di Danza. Adam si andò a sedere ai piedi del mio sgabello.dopo. Ora Adam non mi sembrava più il ragazzo presuntuoso che avevo conosciuto. Non serviva aggiungere altro. Fui raggiunta da Adam. E mentre giungeva al termine. ma un’anima sensibile capace di evocare tutte le sfumature delle emozioni. mi fu impossibile trattenere le lacrime. — Benvenuti alla festa del solstizio d’estate — annunciò. sarà un disastro! — Shhh — mormorò Adam. simile a nostalgia. Dissi di sì con un sorriso e tornai al mio posto. — Tra poco toccherà a noi — dissi preoccupata a Adam. Camminando con la consueta eleganza. Ma ora non mi resta che lasciare il palco ai nostri musicisti. che terminò con un borbottio prolungato. che faceva vibrare le corde della chitarra con una rabbia controllata. — Andrà alla grande. Me lo sento. — Run? — mi disse.

Morgwen mi si avvicinò. invece. alzandomi lentamente per evitare di spaventare Merlino. il sentimento è reciproco — ammisi. Mi voltai di scatto. Anche se si notava che aveva pianto. Lui rispose gracchiando un paio di volte. e andai a sedermi in disparte. non mi dà affatto fastidio — ribattei. ma lui non sembrava comunque intenzionato a lasciare la sua postazione. . piena di entusiasmo. Ora c’era un gruppo di ragazzi che servendosi di mandolino. Merlino e io imboccammo un lungo corridoio a cui si accedeva da una porticina laterale. sopra la mia spalla. — Smettila di disturbare Zoe. ma non sembrava aver gradito la scelta di Adam di coinvolgermi nel concerto a due. anche se ero un po’ imbarazzata. si lanciarono in danze forsennate. Merlino aggiustò la posizione spostando il peso da una zampetta all’altra e rendendo la presa più salda. Mi accorsi che Lucrezia era in compagnia di Jared. Era splendida. Forse Ginevra aveva deciso di mostrarsi accomodante con me. Quasi tutti. Mi chiesi quanto tempo aveva impiegato Morgwen per imparare a districarsi nel labirinto di stanze e passaggi del Santuario. ma anziché una persona vidi Merlino. — Merlo cattivo — disse. appollaiato sulla mia spalla. in sala. — Be’. Dovemmo attraversare un portale di pietra per uscire. Quasi mi saltò al collo per abbracciarmi. Sembrava una principessa d’altri tempi. puntando il dito contro il piccolo volatile. era la prima volta dal mio arrivo in Accademia che la vedevo serena. violino. — Mi hai commosso — mi disse. Ricambiai. Il giardino era grande almeno come due campi da calcio affiancati ed era così ricco di vegetazione che sembrava un giardino botanico. Jared era pur sempre il suo famiglio… che avessero rotto? Quasi sobbalzai nel sentirmi toccare. fasciata nel suo vestito nuovo. — Ti va di fare un giro all’Altare dei Megaliti? La raccolta delle erbe comincerà tra poco. Morgwen. Sperai che non avesse intenzione di costruire un nido. Ancora una volta mi stupii che Jezebel non fosse insieme a loro. Inclinò la testolina di lato con una serie di movimenti a scatti. — Non ti preoccupare.La promessa immortale Mentre scendevo dal palco fui raggiunta da Angelica. Adam e Ginevra. Aveva una borsa a tracolla. stavano discutendo animatamente poco lontano da noi. — D’accordo — dissi. e stavano parlottando a pochi passi da me. — Credo che tu gli piaccia — sorrise Morgwen. arpa e flauto eseguivano una serie di incalzanti ballate celtiche. Intanto sul palco si alternavano le esibizioni. Mi affrettai ad allontanarmi dalla pista improvvisata per evitare di essere travolta.

Avrei voluto gridare che sì. — Non ha alcuna importanza. — Be’. Finché Adam mi comparve davanti. — Ti stavo cercando — mi disse. Ora mantieni la parola e lasciami stare. disposti in cerchio proprio come il complesso di Stonehenge. e non avrei mai smesso di cercarlo. Ma le mie labbra restarono chiuse. prima di fare qualche sciocchezza — gli intimai. vi lascio soli — disse. ma Adam si frappose tra me e lei. Merlino compiva evoluzioni sopra di noi. scuotendo la testa con forza. — Perché avresti dovuto? — Siamo stati grandi sul palco. io e te. Adam mi sciolse i capelli e mi restituì l’athame con cui tenevo il concio. — È questo che vuoi veramente? — e allungò la mano per accarezzarmi una guancia. Perché mi sentivo così insicura dinanzi a Adam? Tentai di sottrarmi al contatto. rimasi letteralmente senza fiato. con Merlino che andava e veniva da un punto all’altro del giardino. Vattene. — Sei ubriaco. Lui si avvicinò ancora. — Sono bellissimi — mormorò. e intrecciò le dita ai miei capelli che si adagiavano sulle spalle. per non diventare complici di una menzogna. — Vengo via con te — le dissi. — Ho accettato di suonare con te. Dal cielo cadeva una pioggia leggera. Adam. — Tu sei… — No — protestai. radici e bacche e si raccomandò di ringraziare ogni pianta al momento della raccolta. . Stava violando ogni ricordo che mi legava al ragazzo che amavo e che non avrei mai smesso di amare. ma il corpo non rispondeva. — Di cosa hai paura? Indietreggiai. Riuscii a riprendere il controllo di me stessa. Il suo sguardo era fisso sui miei occhi. Io e Sebastian eravamo legati da una promessa immortale che ci aveva riportato in questo presente sulle ali delle fate depositarie delle anime umane. Morgwen mi guardò con aria imbarazzata. Poi tornò con lo sguardo sui miei occhi. — Ho rispettato il mio impegno. seguito dal brontolio di un tuono. e un vento lieve mi accarezzava le braccia lasciate scoperte dal vestito. Aveva un bicchiere mezzo vuoto in mano e barcollava leggermente. Feci per raggiungere Morgwen. dopo avergli rivolto un’occhiata incuriosita. Adam — dissi con un filo di voce. era quello che volevo. — Adam e io non abbiamo altro da dirci. — Stai cercando di fuggire da qualcosa. Morgwen andò a unirsi a un gruppetto di ragazzi che stavano raccogliendo erbe a ridosso dei megaliti. Un lampo illuminò le pietre come il flash di un fotografo.Quando mi trovai dinanzi ai giganteschi megaliti che svettavano verso l’alto. Adam non avrebbe dovuto ripetere il gesto che faceva Sebastian. Quest’ultima stava dando istruzioni sulle modalità di raccolta di foglie. — È… sbagliato — sussurrai. sempre più nervoso. Un brivido si scaricò lungo la spina dorsale quando le sue dita incontrarono la mia pelle. Hai detto che se lo avessi fatto mi avresti lasciato in pace. Zoe — mi disse. Morgwen ripose le erbe nella borsa a tracolla e io mi limitai a seguirla incuriosita. Merlino ne approfittò per spiccare il volo e fece una lunga planata sopra le teste della piccola folla che si era riunita intorno ad Antonia.

Hai approfittato dei riflettori per mandare un messaggio di ribellione. — Hai davvero un talento straordinario — disse. Credevo di essere stata chiara. — Proprio come tua madre. — Non posso crederci — sospirai. Come se in realtà avesse qualcos’altro in mente. Adelaide fece un sorriso comprensivo. Il tocco di Adam. — Fino a questo momento ho cercato di proteggerti. — Ti stavo cercando — esordì. Hai messo in discussione la mia autorità. — Come mi aspettavo. hai implicitamente affermato che non è necessario. non posso fare a meno di sottolineare che hai accettato di salire sul palco pur non essendoti conformata ai… canoni estetici che questo luogo impone. Sapevo che avrei dovuto tornare sui miei passi e chiederle scusa. le nostre abitudini. Non avrei permesso a Adam di distruggere l’unica cosa che ancora mi legava a Sebastian: i ricordi dei nostri gesti. e l’hai fatto di fronte a tutti durante una festa sacra per la Sorellanza. Ti rendi conto della gravità del tuo gesto? Feci un ampio respiro prima di rispondere. spiazzandomi. Prima o poi dovrai scegliere da che parte stare. — Non sono disposta a tagliare i miei capelli per compiacere la sua smania di controllo — sibilai. non ci ho nemmeno pensato! — mi difesi. Zoe. — I capelli. D’istinto. Balbettai qualcosa a proposito del fatto che stavo tornando nella mia stanza perché non mi sentivo molto bene. era pur sempre la direttrice. facendomi spazio a testa bassa nella calca. rientrando nell’aula magna. — Tuttavia. finché rischiai di scontrarmi con Adelaide. — Io non ho proprio approfittato di niente. Ma questa volta la tua arroganza non rimarrà impunita. Ma adesso non riuscivo a essere razionale. e per un istante vidi baluginare un lampo di autentica rabbia. Tutto quello che volevo era andarmene da lì e cercare di lasciarli indietro. Continuai a correre senza fermarmi e senza voltarmi indietro. Zoe. Lo spintonai e corsi via. — Di cosa sta parlando? Non le piace il mio vestito? — le chiesi. ecco che arrivava la frecciata. — Non credo affatto che il mio comportamento sia stato… inappropriato. di essere comprensiva. . dove mi scontrai con i ragazzi che ballavano al ritmo della musica che proveniva dal palco. per poi voltarle le spalle. — Il suo tono non mi convinse fino in fondo. Ogni ragazza e ragazzo ammesso all’Accademia ha accettato di conformarsi alle regole mentre tu. — Non esiste ordine senza autorità. Zoe. — Grazie — mi limitai a ribattere. Non pensi alle conseguenze delle tue azioni. — Salire sul palco con un aspetto volutamente contrario alle convenzioni è stato un gesto inappropriato.Il cuore mi batteva all’impazzata. Adelaide perse la freddezza del suo sguardo. come dice lei! Sa cosa penso? Che l’imposizione del taglio dei capelli non abbia niente a che fare con la vanità. nascosi dietro la schiena il mio athame e lo strinsi forte. — Sono salita sul palco cercando di essere me stessa. Quello che lei pretende da ognuno di noi è un gesto di obbedienza. le sue parole mi erano scivolati sotto la pelle e stavano scavando un solco dentro di me. il suo sguardo. Sentivo il sangue ribollire nelle vene e mi fu impossibile controllare il tono. Quasi mi cadde la mandibola per la sorpresa. esibendo sul palco la tua vanità. — No — sbottai. — È questo il tuo problema.

Iniziai a correre. quando mi trovai nella Stanza degli Arazzi. nemmeno per riprendere fiato. Finché mi arrestai di colpo. Attraversai le scalinate e i corridoi che conducevano al dormitorio femminile senza mai fermarmi. .

mi guardai intorno alla ricerca di un punto di riferimento. allungai la mano per sfiorarla. individuai la lepre bianca. l’anello rimase immobile. Da lì si intravedevano gli arbusti della prima parte del bosco. Lasciai la presa dell’anello e spinsi la parte mobile del pavimento verso il basso. e con mia grande sorpresa mi ritrovai a osservare un cunicolo che sboccava nella nuda terra fuori dal perimetro della fortezza. Senza esitare. Ma qualunque fosse la risposta. Poi mi decisi a riprovare. Dopo un istante di incertezza. mi decisi a spostare il lembo di tessuto dietro la lepre. le insinuazioni di Adelaide. il concerto. il comportamento di Adam. Allo stesso tempo. mi chiesi se fossi pronta a scoprire quale segreto poteva celare. che profumava di pioggia. Come mi sarei giustificata se avessi incontrato una delle insegnanti o. ma c’era soltanto silenzio. tutto perse di importanza.Il buio oltre i tuoi occhi Osservai a lungo il grande arazzo con la scena di caccia. Nella parete di mattoni era incastonato un anello di metallo identico a quello che avevo visto in sogno. seguito da uno sferragliare metallico. trascinando con sé un tratto di catena dalle viscere del muro. Lo trovai nelle rovine dell’acquedotto romano che si scorgevano in lontananza. e quasi trasalii nel riconoscere quello che avevo visto in sogno. era troppo tardi per tornare indietro. Segui la lepre bianca. liberando una stretta apertura. peggio. Segui la lepre bianca era un suggerimento su come trovare un passaggio segreto per uscire dal Santuario. Poi. Nonostante i miei sforzi. Prima di provare a tirarlo. quindi puntai i piedi come la ragazza del sogno e tirai con tutta la forza che avevo. I suoni della festa ancora in corso non erano udibili da qui. mi infilai nella botola e strisciai finché non fui fuori. un’Amazzone durante la ronda? Rimasi in ascolto per un minuto lungo un’eternità. Dal cielo proveniva una pioggia leggera. All’improvviso. una sorta di scalpiccio. Ogni particolare era al suo posto. Il mio viso fu sferzato da un refolo d’aria fresca e umida. Dopo un attimo di esitazione. Mi convinsi che dovevo approfittare dell’occasione offerta dal fatto che erano tutti riuniti per le celebrazioni. una porzione del pavimento delle dimensioni di una piccola botola iniziò a scorrere verso il basso. però. con più determinazione. Meravigliata ed euforica. Ci fu il clic di un meccanismo. Dunque era questo che intendeva la ragazza del sogno. echeggiò nella mia mente. L’anello cedette. mi decisi ad afferrare l’anello. Mi protesi al suo interno per sbirciare. Con gli occhi sgranati. Immaginai provenisse direttamente dall’esterno del Santuario. Lasciai la presa per prendere un ampio respiro. Ebbi un tuffo al cuore. La festa. Trattenni il fiato e spostai lo sguardo verso l’estremità dell’arazzo. La fissai per alcuni istanti mentre il respiro si faceva irregolare. Mi parve di sentire un rumore in lontananza. .

offrirgli la mia protezione. sarei tornata al Giardino dello Spirito. mi ripetevo mentalmente. La magia si fa con le intenzioni. tirai un sospiro di sollievo. Mi sentivo in colpa per Misha. Ma nel buio non vidi che le sagome degli arbusti nella fitta vegetazione. alla casa nella radura da cui proveniva il profumo dei suoi deliziosi biscotti. Mi inoltrai nella vegetazione e cominciai a camminare velocemente. Poi. infine. Ed eccolo. ero soltanto un’egoista. Poi. Ma avevo pensato a me stessa. E fui certa che si trattava del frusciare di vestiti. Questa volta più vicino. Infine sentii lo schiocco secco di un ramo spezzato. Mi voltai di scatto. Desiderai avere con me la lettera che avevo scritto ieri per nasconderla nella scatola che avevo sepolto sotto le fronde. e non sapevo prendermi cura delle persone che amavo. ripensando al momento in cui mia nonna me l’aveva restituito. mentre Misha si era preso cura di me dal primo istante in cui era entrato nella mia vita. come una goccia di pioggia nel lago. Che si fosse trattato solo di un animale selvatico? Mi sedetti sulla riva del lago. Mentre la pioggia aumentava di intensità. Balzai in piedi. mi diressi verso il lago con la certezza che attraverso le sue acque avrei potuto raggiungere il Giardino dello Spirito. senza ricevere alcuna risposta. un rumore secco alle mie spalle. ma apparentemente non era così che ci sarei ritornata. spostando lo sguardo febbrilmente da un albero all’altro. sospinta dalla determinazione. Mi trovavo nello stesso luogo da cui ero partita per il viaggio che mi aveva condotto al Giardino dello Spirito. L’idea di perdermi nel bosco richiamava l’eco di paure ataviche. come di foglie calpestate. dentro di me. fissando come ipnotizzata le gocce di pioggia che ne scalfivano la superficie.Il mio piano era semplice: avrei cercato di raggiungere il salice e da lì avrei camminato fino al lago. Mi sentivo perduta. Camminai. Mi avvicinai fino a sfiorarne le foglie. pensando al luogo in cui avrei voluto essere. Quando riconobbi la parte del bosco che si intravedeva dalla mia finestra. il salice che era diventato il custode delle mie parole per Sebastian. Ripetendo i gesti che avevo già compiuto. — C’è qualcuno? — chiesi. Strinsi con forza il mio athame. Continuavo a ferire chi mi stava accanto. senza mai smettere di guardarmi intorno. cercai di proseguire stando bene attenta a dove mettevo i piedi. Ma forse a parlare era solo il mio senso di colpa per tutte le volte che lo avevo trascurato. e a quanto avrei voluto che fosse con me. e mentre lui giaceva in un letto a lottare da solo contro un male subdolo e invisibile ero addirittura salita sul palco con Adam. Dentro di me una voce sussurrava che quello che gli era successo era stato per colpa mia. Insignificante. e così inutile. attirò la mia attenzione. senza staccare gli occhi dal mio debole riflesso. Forse mia nonna avrebbe saputo come curare Misha. Ma non successe niente di quello che mi aspettavo. . Cercai di attivare il Dono. Sotto i lampi che illuminavano occasionalmente i miei passi. e il mio sguardo incrociò gli occhi affilati di Adam. incapace di guardare oltre i miei desideri e le mie necessità. Decisi che non mi sarei data per vinta. al viso di mia nonna all’età di diciassette anni. Pensai a Sebastian. Avrei dovuto prendermi cura del mio famiglio. Forse aveva ragione Angelica. di nuovo un rumore. ma l’unica cosa che ottenni fu di procurarmi uno sgradevole mal di testa. accarezzai la sua corteccia. Mi concentrai. Mi immersi fino alle caviglie.

— Ma a quanto pare non sono l’unica ad aver scoperto un passaggio verso l’esterno. — Oh. — Come sarebbero. troppo vicino. i tipi come me? Non credevo di appartenere a una categoria. Potevo sentire il calore del suo corpo diffondersi sotto il nostro rifugio improvvisato. certo che sì. — Già. — Come stai? — mi chiese. — Il clima non sembra l’ideale per una passeggiata notturna — ribatté lui senza scomporsi. — Oh.La battaglia — Non volevo spaventarti — mi disse Adam. Ripararsi sotto un albero non è il massimo durante un temporale. se poni le domande giuste. e nel giro di mezzo secondo la pioggia si tramutò in un violento acquazzone. — Mi manca solo di essere colpita da un fulmine come degna conclusione di una serata disastrosa. Non so cosa ci trovi Ginevra. — Quindi ammetti che mi trovi affascinante. Sotto non avevo nemmeno il reggiseno. Purtroppo. — Davvero? E chi? — La stessa persona che mi ha consigliato di diffidare dei tipi come te. però. — Il Santuario è pieno di risposte. compiendo un passo verso di me. Dea — esclamai. — Che ne sai tu di fantasmi? — Più di quanto sembri — ammise. in te. ma soprattutto per coprirmi il seno. A meno che non siano mooolto nascoste. — Non è stata così male — disse. Un lampo in lontananza illuminò brevemente il suo volto di un bagliore sinistro. sicuri di sé e del proprio fascino. Adam era vicino. Un tuono improvviso mi fece sobbalzare. — Dobbiamo rientrare — dissi. — Ti è passata la sbronza? — sbottai. — Come sei uscita? — Ho seguito la lepre bianca — risposi d’istinto. — Cosa? — sbottai. Adam tirò un sorriso obliquo. Adam si strinse nelle spalle. — A meno che in riva al lago tu non stia dando la caccia ai fantasmi. — Me l’hanno detto. — Ho i miei dubbi. — Al contrario. — Avevi promesso di starmi lontano. e incrociai le braccia al petto per strofinarmi le spalle cercando di cacciare il freddo. Corremmo fino a trovare riparo sotto le fronde del mio salice. Dev’essere una ragazza molto paziente per sopportare il tuo ego. — Forse ho delle doti nascoste. Quelli supponenti. Le foglie erano così folte che la pioggia filtrava a malapena. . il mio vestito era talmente zuppo che aderiva al torace come una seconda pelle.

Immaginai di essere livida di rabbia. — E perché? Era privata. — Intrecciò le dita tra i miei capelli e le fece scorrere per tutta la lunghezza. — Vattene — gli intimai. Adam l’aveva letta. ma c’era troppo fango e troppo buio.Voltai la testa di lato per evitare il suo sguardo. Continuavo a ripetermi che quello che mi stava dicendo era assurdo. Rimasi in silenzio per un lungo istante. Lui mi conosceva da pochi giorni. Zoe — ribatté — come potevo credere alla storia che mi hai raccontato quando hai detto che ti eri persa nel bosco? — Non capisco come poteva interessarti. — Come lo sai? — Andiamo. Era una frase apparentemente insignificante. che nel giro di un attimo diventarono un’unica. anche se dubitavo che Adam potesse rendersene conto. La figura di Adam si ergeva di fronte a me. come se mi stesse togliendo lo spazio per respirare. non avevi il diritto di farlo! — La voce mi uscì tremante. Adam? — Forse sono solo uno dei fantasmi a cui stai dando la caccia. Era così profondo che temevo potesse rovistare tra i miei pensieri. Poi scivolai fuori dal rifugio e mi diressi correndo verso il Santuario. guardai in basso per vedere se la terra era stata smossa. e questo rendeva la situazione ancora più surreale. Adam non poteva saperlo. ma alle mie spalle sentii l’incalzare di passi veloci. e le sue mura siano innalzate per difenderlo da chi ci abita. — Ti ho detto di lasciar stare i miei capelli — ringhiai. — Capire… cosa. — E perché avresti dovuto farlo. per la rabbia e per i brividi di freddo. come se insieme a lui potessi allontanare il turbamento che mi provocava nel profondo. illuminato solo dai lampi che fendevano l’oscurità. Sentii le gote scaldarsi all’improvviso. Se non fosse stato per il viso. non poteva sapere niente di me. Avevo scritto quella frase nella mia lettera per Sebastian. Ma desideravo che lo facesse di nuovo. scusa? — Non hai tutti i torti quando pensi che il Santuario sia una roccaforte difensiva. — Come ti sei permesso di leggere la mia lettera? — esplosi. — Dovevo sapere cosa stavi nascondendo. tutto qui. — Chi sei davvero. — Avevo bisogno di capire — disse con fermezza. Bastarono quelle poche parole per innescare la catena delle supposizioni. prima che fossi ammessa all’Accademia. — Ginevra non verrà. quella che avevo nascosto ai piedi del salice. — Ti sono cresciuti — mormorò lui. Mi voltai . Era troppo vicino. esattamente? — sibilai. — C-cosa vuoi da me? — Credimi. immobile. ma che mi costrinse a riflettere. E in quel momento erano più confusi che mai. — Ho pensato di dare un’occhiata. D’istinto. Inchiodai lo sguardo ai suoi occhi. non vorresti saperlo. Avrei voluto mettere un milione di chilometri tra me e lui. col bosco che si estendeva sconfinato alle sue spalle. terribile certezza. — Non vorrei che a Ginevra venga voglia di cercarti. Lo spintonai. la sua sagoma alta stagliata contro la notte mi avrebbe fatto pensare che di fronte a me c’era Sebastian. — La smetti di parlare per enigmi? — sbottai.

anche lui parve titubante. e tenendomi per le braccia mi rivolse uno sguardo infuocato. La reazione del mio corpo fu impetuosa. senza alcun preavviso. Entrambi eravamo senza fiato dopo la lunga corsa. Poi. Rimase immobile un istante. sentivo lo stomaco in subbuglio e la pelle che fremeva. respingendolo. gioia e paura insieme. Adam lasciò la presa e ritrasse le mani fino a posizionarle lungo i fianchi. mi spinse contro il muro e io dischiusi dolcemente le cosce. Adam mi si parò davanti. come per mostrare che era disarmato. Il cuore batteva così forte che ero convinta che il mio petto sarebbe esploso. Mi raggiunse in un baleno. Stavo perdendo il controllo. sommergendomi con una sensazione che era molto di più di quello che ero in grado di affrontare in questo momento. anelando a un contatto più intimo. affamato. ma in una frazione di secondo mi fu addosso. e non avevo idea di che direzione seguire per ritrovare il passaggio da cui ero uscita. — Ho intenzione di baciarti. Come se non fossi stata . Sentivo la durezza del suo addome premere contro il mio. Gli presi il volto tra le mani e gli morsi le labbra. e il contatto con la sua pelle si mescolò a quello della pioggia. Mi abbracciò da dietro. come fuoco avido di legna e ossigeno. Non smetteva di guardarmi con occhi febbricitanti. quasi che con quel gesto potessi strappargli via la maschera. Ero incredula e sconvolta per quello che ero appena stata capace di fare. come se sotto la pelle si fosse scatenata una lotta interiore. e grazie anche al fatto che la pelle era umida riuscii a sgusciare dalla sua presa. Ma avevo perso l’orientamento. limitandosi a fissare il mio viso. quasi dal profondo fosse emersa la consapevolezza che tutto quello che volevo era il contatto con le sue labbra. poi scese attraverso i miei fianchi fino a lambire l’estremità del vestito. i suoi muscoli erano tesi allo spasmo. con i palmi rivolti verso di me. Mi abbeverai alla sua bocca come a una sorgente d’acqua fresca dopo giorni passati nel deserto. intrecciando le gambe alle sue per far combaciare i nostri corpi. anche se una forza invisibile mi spingeva verso di lui. Lui sembrava stordito. — Si può sapere cosa stai facendo? Mi costrinse a voltarmi. bloccandomi. Mi divincolai con forza. All’improvviso. e a nulla valsero i miei strilli per convincerlo a lasciarmi andare. afferrandomi per un polso e cercando di trattenermi. il sangue scalpitava e il cuore urlava in preda a un desiderio a cui non volevo dare un nome. Scattai con la testa all’indietro. Ricominciai a correre. Le sue parole mi colpirono come uno sparo sulla faccia. mi staccai con forza. un gesto a lungo atteso ma a lungo temuto. I nostri respiri si fermarono a un soffio di distanza. finché non arrivai al cospetto delle altissime mura del Santuario. Mi protesi verso di lui con impeto. mentre lui gemeva nella mia bocca. violento. Adam socchiuse la bocca e ci lasciammo andare a un bacio profondo. Cercai di sgattaiolare di lato. — Non lo vedi? — Avvicinò il viso al mio. Infilò le dita sotto il tessuto. poi compì un passo verso di me. Adam mi prese le spalle tra le mani. Adam inarcò la schiena per aderire al mio corpo. Il mio respiro diventò un rantolo. La pioggia scrosciante disegnava sui nostri volti un reticolo di rivoli argentati che sembravano lacrime di rabbia. Mentre le nostre lingue si intrecciavano.appena. Scivolai di lato. — Fermati — mi intimò. anche se mantenere l’equilibro sull’erba bagnata era difficile. incalzato da un vento torrido. non aveva intenzione di mollarmi. solo per rendermi conto con la coda dell’occhio che Adam era dietro di me. La sua presa era salda.

tirandomi per un braccio. come avevo potuto lasciarmi andare in questo modo? Barcollai all’indietro. Lui rimase fermo sotto la pioggia. Avrei scoperto presto di cosa si trattava. ma fossi stata testimone di quello che era avvenuto. Gli occhi avevano perso l’abituale sfrontatezza. c’era dell’altro in fondo al suo sguardo. Sembrava spaventato. E sarebbe stato sconvolgente. purché fosse lontano da lui. . cacciando razionalità e buon senso in un angolo. Ma non era per il colpo che aveva subito. hai capito? — esplosi. compiendo qualche instabile passo. come se uno spirito inquieto si fosse destato nel punto più buio della sua anima. Era stravolto. — Aspetta — disse con voce tremante. massaggiandosi il mento.io a baciare Adam. e senza alcuna esitazione né preavviso lo colpii con un pugno in pieno volto. Mi voltai di scatto. Un’altra me era emersa all’improvviso. Lui mi raggiunse e mi fermò. Poi mi voltai e mi incamminai verso qualunque direzione. Guardai Adam con odio. Con Sebastian lontano e Misha gravemente ammalato. eccome. — Devi starmi lontano. come nei sogni che mi avevano portato fin qui. Ma ero stata io.

Mi stropicciai gli occhi per respingere quell’immagine. Mi sentivo malissimo. mi affrettai a raggiungere l’infermeria. Misha era pallido come non mai. Dopo la cerimonia. ma non aiutò di certo a cacciare i miei sensi di colpa. — Hai fatto le ore piccole? La sua domanda era ironica. che era forse solo la disperata ricerca di un approdo mentre i punti di riferimento si erano dissolti come castelli di sale. Mi vergognavo così tanto che avrei voluto scomparire dalla faccia della terra e non rivedere più nessuno per almeno un migliaio di anni. Quando suonò la sveglia. Inoltre. Non appena mi vide. come se avessi tradito con un solo gesto tutto ciò in cui credevo. Non bastavano i morsi della mia coscienza? Ginevra non era rientrata. mi ritrovai a fissare il soffitto della stanza come un cielo livido e senza stelle. Chi cercavo di prendere in giro? Era chiaro che anche se ero sfinita non sarei più riuscita a prendere sonno. Ma non era così semplice. Me le sfregai più volte con decisione nella speranza di cacciare il sapore di quel bacio che ancora faceva pulsare i miei sensi. Era il contatto con le labbra di Sebastian che desideravo. cos’è quella faccia? — mi chiese. per di più uno che detestavo. Quella era impossibile da lavare via. ad ammettere che aveva letto la mia lettera. Che sfrontato. A costo di arrivare tardi alla benedizione di Antonia.Il mio cuore è tempesta Quando rientrai nella mia camera era quasi l’alba. poi. Mi ripetevo che quel bacio non significava niente. ero appena scivolata in un dormiveglia viscoso che mi aveva restituito insistentemente il volto di Misha con lo sguardo pieno d’ira. con gli occhi cerchiati da occhiaie rossastre. — Più o meno — mi decisi a rispondere. . Scossi la testa. dopo un secondo di silenzio. non certo con quelle di uno sconosciuto. come avevo potuto essere così irrazionale? Cosa avrebbe lavato la mia colpa? Come avrei preteso un’assoluzione per il mio peccato? Era tra le braccia di Sebastian che avrei voluto cercare rifugio. ma se sarei stata in grado di guardare la mia immagine allo specchio. — Ho saputo che il concerto è stato un successo. Ma l’inquietudine rimase appiccicata alla pelle. baciando Adam avevo cancellato dalle labbra le tracce dei baci dell’amore della mia vita. La verità era che Adam mi attraeva e mi respingeva allo stesso tempo. come se dovessi rendergli conto di quello che facevo. Mi sorprese trovare il suo letto intatto. Il punto non era se sarei stata più in grado di guardare Ginevra negli occhi. Stesa nel letto. Mi tolsi il vestito bagnato e indossai qualcosa di comodo per quel poco tempo che mi restava per dormire. mi feci una doccia bollente per compensare il freddo che avevo accumulato. e ora mi sentivo più sola che mai. curvò le labbra in un sorriso. Tuttavia. — Ehi. Non potevo nemmeno pensare alle conseguenze se Adam avesse parlato del nostro bacio alla mia compagna di stanza.

poi si andò a sedere in un angolo del letto di Misha. — Valentino scrive poesie — mi disse. Sono solo poche righe. — Hai lezione. — Te l’ha detto Angelica? — Sì. — Oh. La mia vita è stata stravolta al punto che forse non so nemmeno più chi sono — mormorai. — Non ho più le mie abitudini. — Vorrei che tu stessi bene. dopo la festa. questa mattina? Esitai prima di rispondere.Mi strinsi nelle spalle. Io sono qui per te. — Ma ora hai deciso di rompere gli indugi. sorprendendomi. dopo quello che era successo? — Preferisco restare con te. Quando succede qualcosa di brutto ci dobbiamo aggrappare alle nostre abitudini. naturalmente. Sei la persona più forte che abbia mai conosciuto. — Sento che avrò un peggioramento delle mie condizioni nei prossimi dieci secondi — brontolò Misha. tutto qui — ribattei. e forse persino… — Non dirlo — lo bloccai. Valentino mi rivolse uno sguardo insicuro. ma mi ha lasciato dopo che le avevo dedicato uno dei miei componimenti. Valentino mi salutò con una stretta all’avambraccio. . ora. al posto di Angelica. — Non ti preoccupare. È già abbastanza difficile dover accettare di vederti steso qui senza poter fare niente. Cercai di rimanere impassibile. — D’accordo — ribatté lui. Avevo una ragazza. Misha protese una mano per afferrare la mia. È… deprimente. — Non l’avrei mai detto. da quando sono al Santuario. — Non lasciarti andare. giusto? — L’idea era questa. Puoi iniziare. — Lo sai che puoi parlarmi di tutto. — È solo che… Bussarono alla porta e un istante dopo entrò Valentino. al capezzale di Misha. — Ieri sera sarò rimasto alla festa neanche una mezz’ora. — C’è qualcosa che ti turba — disse lui. mi sono addormentato presto. certo che ci andrai. E nuove amicizie. e invece mi manchi — ammise. celando a malapena l’imbarazzo. — Lo sento che c’è dell’altro. In mano teneva un foglio ripiegato. Sentii una fitta di gelosia. — Ho paura che siano terribili. Zoe. È venuta qui subito dopo la tua esibizione. — Ecco il mio negromante preferito — disse Misha. ma dentro di me era in atto una tempesta. Gli allungai un pizzicotto nella spalla. Misha sorrise. Potevo forse dirgli che non avevo nessuna intenzione di rivedere Adam. — Stava scherzando. Ma non credo di andarci. Poi ammisi: — Storia. Poi. Ma ti riprenderai. Avrei dovuto esserci io. — Ti prego. — Ahia — si lamentò. Zoe. Piuttosto. eh? Non aspettarti un poema. qui al Santuario. Ci sarò per sempre. Rivolse una breve occhiata al panorama attraverso la finestra e si schiarì la voce. non parlare come se fossi in punto di morte. — Anche se non vuole mai farmele leggere. sono stato sveglio tutta la notte a scrivere. — E poi? — mi incalzò. — Ne avrai delle nuove. — Certo — assentì. — Mi spiace non essere venuta. non dovresti fare colazione adesso? — Mangerò qualcosa più tardi — ribattei.

— Stavamo commentando la poesia di Valentino. il tuo respiro tra gli affanni Come in un impulso infinito un abbraccio di tenebra Il mio cuore è tempesta. — Ma devo proprio scappare. prima di andare a lezione. il germoglio di un sogno Aspetto la scintilla di follia che ci farà sentire simili Una lacrima mi bagnò le ciglia. amico mio. il mio spirito sabbia e pioggia Un fiore asciutto. — Scusate. — Grazie. — Entra pure — disse Misha. ma quando mi affacciai al corridoio era già sparita. però. la sua bocca si stropicciò in una smorfia di dolore. — Poi girò le spalle e se ne andò. — Sì. Feci per seguirla. — Pochi istanti dopo. — Tutto bene? — chiesi. allarmata. Sembrava imbarazzata. probabilmente la sua notte era stata inquieta quanto la mia.Non c’è magia. — B-bene — ribatté Angelica. e un po’ aveva ragione. ho un milione di cose da fare. Forse pensava che fossi gelosa di Misha. — Credo che sia un po’ sotto pressione — mi disse Misha. — È bellissima — sussurrò. Rimase immobile sulla soglia. — Ne so qualcosa. Ma non avevo intenzione di farle una scenata solo perché lei gli era stata vicina in un momento in cui io non ero stata abbastanza determinata per esserci. la porta era aperta. . — Ero solo passata per farti un saluto — aggiunse. non c’è dolore Una foglia che cade è solo una foglia che cade Inseguo il tempo come un randagio Il tempo è il mio miglior nemico Il mio unico conforto in questa terra desolata che chiamo amore Cerco il tuo viso tra le spine. Vidi che le labbra di Misha tremavano e anche lui stava lottando per non piangere. di gatti selvatici — mi limitai a commentare. — Cerca di starle vicino. — La voce di Angelica. Anche se graffia un po’. chiede solo di essere addomesticata. Si appoggiò una mano sul petto e tossì. Aveva gli occhi pesti. Non riuscii a dire niente perché avevo un nodo alla gola. sono solo un po’ affaticato — rispose Misha.

— Non mi interessa. devo preoccuparmi delle persone a cui tengo. Mi immobilizzai. Alla fine della lezione mi affrettai verso l’uscita. C’è una cosa che devo dirti assolutamente. Adam. né per i corridoi. — Ti sbagli — sbottai. ma non l’avevo vista alla benedizione. Ho… delle visioni. — È stato uno sbaglio. ricominciando a camminare di fianco a me. e non mi interessa — sentenziai. Quello che è successo ieri notte… — mi guardai intorno per un lungo istante — … non è successo. — Ma non me ne pento. Prima di entrare in aula. presi un ampio respiro. In ogni caso. — Io non ti devo niente. feci in modo di arrivare quando la lezione era già cominciata. e lo guardai dritto negli occhi. Quello che ti capita non mi riguarda. in corridoio. Per precauzione. Quando mi sedetti al tavolo della biblioteca con il volume di Medicina generale. Gli lasciai un bacio sulla fronte. — Ho molto da fare. fa’ quello che ti pare. — Al contrario. Non solo non era rientrata in camera. non avevo idea di come comportarmi con lui. Mentre percorrevo il corridoio. Non potei fare a meno di chiedermi che fine avesse fatto Ginevra. Ma stammi alla larga. con la scusa che lui e Valentino avevano dei discorsi da uomini in sospeso. Forse non apprezzava la poesia. va bene? Ti chiedo scusa per aver letto la tua lettera — mi disse. ne avevo già abbastanza delle mie. mi chiesi chi potesse essere stata la ragazza di Valentino. E non c’è altro da dire.Carte da decifrare Misha riuscì a convincermi ad andare a lezione di Storia. un incidente! — D’accordo. Quanto a visioni. Non ho tempo da dedicare a uno che non ha niente di meglio da fare che spiare la vita degli altri. ora avevo ben altro di cui occuparmi. — Da quando ci siamo baciati. Lui fece uno scatto e si posizionò di fronte a me. — Ascoltami. — Ho sbagliato. qui al Santuario. — Aspetta — mi incalzò. — Torna dalla tua fidanzata. — No — sentenziò. oppure si era spaventata a causa del suo passato. sperando che lui avesse il buon senso di evitarmi. Respinsi le lacrime che incombevano ogni volta che mi apprestavo a lasciarlo solo e uscii dalla stanza. ma salendo le scalinate dell’aula finii per incrociare il suo sguardo e il battito del cuore fece una brusca accelerata. io… — Non dirlo! — sbottai. però… Lo spintonai e ripresi a camminare in direzione della biblioteca. Speravo che Adam non si presentasse. — Devi ascoltarmi. E invece me lo trovai di fianco. — Non abbiamo altro da dirci — risposi senza voltarmi. perché da quel momento qualcosa è cambiato. ero piena di . dentro di me.

Col caratteraccio che avevano. ma era scomparsa. da cui non volevo separarmi mai più. Incontriamoci al tramonto nei sotterranei della Sala della Sorgente. senza trovare nemmeno l’ombra di una traccia concreta. Tuttavia. Piuttosto. Jezebel che decideva di aiutarmi? Tra tutte le ipotesi su cui potevo fantasticare. poi pensai che qualunque cosa ci avesse scritto sopra. ma il suo sguardo non aveva niente di aggressivo. Io posso aiutarti. Ci misi un po’ prima di decidermi a guardarlo. si guardava intorno con circospezione. e non far parola con nessuno di questo messaggio. tranne che durante l’adunata mattutina. c’era scritto. ma se il possibile non fosse stato abbastanza? Passai ore a studiare sintomi e terapie. Però vieni sola. e uscii dalla biblioteca in fretta per cercare di raggiungere Jezebel. Immaginai che volesse sfidarmi. Figurarsi se sapevo come andare nei sotterranei. Mi ero convinta che avrei trovato le risposte che cercavo sulla malattia di Misha e magari persino una cura. questa era la più assurda. Ero convinta che non fosse nemmeno consentito agli studenti accedere alla Sala della Sorgente. avrei fatto qualsiasi cosa per salvare Misha. Jezebel mi si avvicinò e senza alcun preavviso lasciò scivolare un foglietto di carta sul mio tavolo. non mi sarei fatta condizionare. la cosa non mi avrebbe stupito. A peggiorare il mio umore. E infrangere una regola del Santuario non lo consideravo così grave.buoni propositi. aspettare il tramonto? Se c’era qualcosa che potevo fare per aiutare Misha. Perché. se poteva servirmi a trovare una cura. poi. come se avesse paura di incontrare qualcuno. lo volevo sapere subito. me lo infilai in tasca insieme al mio athame. Jezebel entrò in biblioteca e si andò a sedere in una postazione non molto lontana dalla mia. Ripiegai il foglio. Né il suo famiglio né Lucrezia erano con lei e nella mia mente si rafforzò l’ipotesi che avessero litigato. Quindi si avviò verso l’uscita. Sapevo che Sam stava facendo il possibile. . So cos’è successo a Misha.

conciliante. pensai. e… — mormorai.Come un topo in un labirinto — Come ti senti? — mi chiese Anna. Accidenti a me. — Credo che tutto sommato non potrà farmi male. Zoe. che non perdevano occasione di squadrarmi come se fossi un’aliena. — Il mio compito è soltanto quello di aiutarti a trovare le tue motivazioni. — Sei convinta che ci sia una via d’uscita. risistemando l’elastico con cui avevo raccolto i capelli. — Che c’è? — mi incalzò Anna. incerta sul reale significato della domanda. — Mi rifiuto di gettare la spugna. Senza sottolineare il fatto che. il mio famiglio sta lottando contro una malattia sconosciuta e ho baciato il ragazzo che più detesto al mondo. E perché dovrei? Ho soltanto perso l’amore della mia vita. Spero di non aver detto qualcosa di inopportuno. Mi aggiustai la coda di cavallo. quindi. Non volevo fare il gatto rosso. — Deve esserci — sentenziai. nonostante l’apparente affabilità di Anna. Non mi darò pace finché non avrò trovato il modo di aiutarlo. — Sappi che ti sono vicina. per una volta. — Mi sembri perfino turbata. seduta sulla sedia dalle zampe di leone. Turbata. Anna abbozzò un sorriso e scrisse qualcosa sul bloc notes che teneva in mano. certo che no — sorrise. Mi trovavo nel suo studio. Come l’ultima volta. il suo sguardo gelido continuava a mettermi in soggezione. in posizione composta. — Quindi non hai intenzione di rovistare nel mio cervello. nel tentativo di stemperare la tensione. alla ricerca di qualche difetto di fabbrica? — mi sforzai di scherzare. quando pensi allo stato in cui si trova il tuo famiglio? Ci pensai a lungo. Wow. A differenza degli altri studenti dell’Accademia. ma per quanto mi sforzassi. ecco una cosa che non avevi considerato: una strizzacervelli per amica. giusto? — No. Va tutto alla grande! — Misha non sta bene. in questo momento difficile — disse lei con voce ferma. non mi sembrava uno scenario credibile. poi mi decisi a dire: — Come un topo in un labirinto. interrompendomi per guardarmi intorno. Feci sì con la testa. Anna sembrava indifferente al fatto che avevo tenuto i capelli lunghi. — B-bene — risposi. Mi strinsi nelle spalle. lei si era sistemata sul divano di fronte a me. — Sono contenta che tu abbia deciso di proseguire le nostre chiacchierate — disse. — Questo ti fa onore — disse Anna. come se le parole fossero sospese nell’aria intorno a me e io stessi cercando di pescarle una a una. perché ero così tesa? — Non sono qui per emettere giudizi o sentenze — affermò. — Ma come un’amica con cui puoi confidarti. — Ma non pensi che la Sorellanza stia già . — Vuoi descrivermi cosa provi.

Raffigurava la scena di un antico matrimonio tra nobili. Accarezzai il foglietto ripiegato che tenevo in tasca e ripensai alle parole che Jezebel ci aveva scritto sopra: Incontriamoci al tramonto. dovrei essere io a prendermi cura di lui. Fui certa di intravedere l’ombra di un sorriso comparire sul volto di Anna. — Non c’è una risposta esatta o una sbagliata e non ho intenzione di darti un voto. — Perché non sono più sicura di niente — mormorai. Zoe. in cui mi parve di poter sentir risuonare il battito del mio cuore in tutta la stanza. — Cosa faresti se ti trovassi di fronte a una scelta tra qualcosa di molto caro e la completa guarigione per il tuo famiglio? Strinsi gli occhi. ma ciò che sei davvero è lì. — È solo che non riesco a capire se si tratta di un test. — Ma se non dovesse essere abbastanza… voglio dire. — Assolutamente no — disse lei scuotendo la testa. come lui si è sempre preso cura di me. Saresti disposta a tradire la fiducia della Sorellanza pur di aiutare il tuo famiglio? Appoggiai lo sguardo a un quadro appeso alle sue spalle. fin da quando mi ero risvegliata all’interno del Santuario. fino a che punto saresti disposta a spingerti per difendere le persone a cui tieni? — Fino in fondo — dissi con sicurezza. Zoe. la vidi scrivere sul blocco. per esempio. — Troverai la tua strada. mentre lo stavo baciando. dopo una breve esitazione. — E allora perché colgo una vena di incertezza nella tua voce? Scattai all’indietro. — È una domanda trabocchetto? — mi decisi a chiedere. — Non sei sotto esame — affermò Anna. Anche se il tono di Anna si era addomesticato. mi sentii pervadere dall’inquietudine. — Cosa intendi? — È solo una domanda ipotetica — affermò. rivolgendo ad Anna uno sguardo perplesso. tutto qui. E davanti agli occhi mi si parò l’immagine di Adam. Sei ancora confusa.facendo del proprio meglio per guarirlo? — Certamente — dissi. come se dovessi evitare un pezzo del soffitto che mi stava cadendo addosso. — Io… non lo so più. Di nuovo. Immagina che ti venga chiesto un pegno per salvare il tuo famiglio. — D’accordo — disse Anna. Seguì un silenzio imbarazzato. con la voce che tremava. — Ma credo che metterei la salvezza del mio famiglio sopra ogni cosa. — Non potresti essere più chiara? — Qual è la cosa a cui tieni più di ogni altra al mondo? L’amore di Sebastian. Allora parliamo della fedeltà alla Sorellanza. Come reagiresti? La luce che proveniva dalla finestra era il livido rossore del sole che si andava a nascondere tra le acque del lago. Pensaci. Ma in fondo era così che mi sentivo. — Anche se preferirei che tu fossi completamente sincera con me. E a cosa saresti disposta a rinunciare per salvarlo? — domandò a bruciapelo. pensai. è vero. Ne sono certa. — È solo un’ipotesi. Intorno agli sposi c’era una moltitudine di persone vestite in modo elegante e a un lato del salone un gruppo di zingari che suonavano e ballavano. Misha è pur sempre il mio famiglio. Zoe. — Lo sono — protestai. dietro la barriera . Lei scrisse qualcosa nel blocco. — Non credo di essere in grado di rispondere a questa domanda — borbottai. e quali sono le finalità di queste domande. Sto solo cercando di capire le tue motivazioni. — D’accordo. — Molto bene. pensierosa. Come se il castello delle mie certezze mi fosse crollato sulla testa e il peso delle macerie stesse diventando giorno dopo giorno più pesante da sopportare. Gli occhi mi si riempirono di lacrime.

dispiegherai le ali e uscirai dal bozzolo in cui ti sei rinchiusa. — Si protese verso di me. — Prima di quanto immagini.che ci hai costruito intorno per difenderti dal mondo. . proprio come una farfalla. la più bella che si sia mai vista. E il tuo volo non avrà limiti. guardandomi intensamente. in attesa di risvegliarti.

— E ti fidi di lei? — Non ho altra scelta — ammisi. una madre. qualcuno che ti ha trasmesso dei valori. almeno tu hai avuto una vera famiglia. in passato. La nostra società è regolata da leggi molto severe e… non c’è molto spazio per gli affetti. Il messaggio di Jezebel era chiaro. . — So che quello che è successo a tua madre ti ha sconvolto. — Posso capire il tuo desiderio di fare qualcosa per il tuo famiglio. — Credo finalmente di poter fare qualcosa per aiutare Misha. tornerò sui miei passi. non avrai in mente qualcosa di cui potresti pentirti? — Al contrario — dissi. — Ma come… — borbottò lei. — La magia non ha effetto al Santuario. ma era ben altro a occupare i miei pensieri in quel momento. — Prendi per esempio noi Amazzoni. — Proprio così. — Cosa intendi? Sasha si guardò brevemente intorno. ma io… — Strinsi i pugni. — Ti prego Zoe. dopotutto aveva rischiato grosso per aiutarmi e ne stava ancora pagando le conseguenze. — Non ne sono convinta — ribattei. ma questa storia non mi piace. e posso solo immaginare quanto siano profonde le tue ferite. ma anche della maggior parte di noi. — Non può farmi niente — dissi con convinzione. — C’è una bella differenza tra lei e te — disse Sasha con decisione. Più volte. La chiacchierata con Anna mi aveva lasciata esausta e turbata. ma se l’è sempre cavata. Ma mi fidavo di Sasha. almeno tu l’hai avuta. Sasha rispose senza riflettere. — Jezebel è cresciuta sulla strada. è stata sul punto di essere trasferita in Riabilitazione. Ma perché ti interessa? — ribatté Sasha. come per cercare le parole. confusa. Jezebel è una ragazza pericolosa. in mezzo alla violenza. Se dovessi notare qualcosa di strano. — Non credo di poter definire la mia una vera famiglia. Ho sentito dire che una persona è morta a causa di un suo incantesimo. — Misha sta peggiorando. cercando di controllare il respiro. e abbassai lo sguardo. E poi nemmeno io sono da sottovalutare. Sasha mi rivolse uno sguardo colmo di stupore. ti assicuro che ho avuto modo di verificare che ho un discreto diretto destro. Sam mi dice di stare calma. Chiesi a lei come raggiungere i sotterranei della Sala della Sorgente. non conosce la pietà. — C’è una porticina laterale che conduce nel sotterraneo. — Mi ha detto che è a conoscenza di qualcosa che potrebbe aiutare Misha a guarire. non avrei dovuto parlarne con nessuno. e io non so più dove sbattere la testa. — Jezebel mi ha dato appuntamento al tramonto — le dissi. Sasha si protese verso di me.Una fiaba crudele Di fronte all’ingresso della mensa. — È quella da dove entra Antonia — dissi. Quello che sto cercando di dirti è che a differenza di Jezebel. Nonostante le difficoltà che hai dovuto affrontare. incontrai Sasha.

un giorno. Io non ho una famiglia. La nostra famiglia sono le nostre compagne. si misura anche dallo sprezzo del pericolo. E il valore. separata dalla figlia. ma era molto debole e fu ritrovata poche ore dopo. La faccenda era così delicata che avrei dovuto dosare meglio le parole. — Ma le Amazzoni sono un popolo antico fortemente ancorato alle tradizioni e. la storia di una madre che non ha voluto separarsi dalla sua bambina. prima di continuare. Nessuna di noi ce l’ha. — Quindi… non hai mai conosciuto tua madre — pensai a voce alta. sappi che non possiamo sposarci. anche se mi è capitato di mettere in discussione i nostri valori. I legami rendono deboli. Felitsia la riconobbe in un campo di addestramento. — Alcuni trovano le nostre usanze barbare. — Si tratta di un’antica usanza. prima che io nascessi — disse. fu riportata tra le sue compagne e. Sasha non sembrò particolarmente turbata dalla mia mancanza di tatto. Finché. Siamo figlie. Quando tornò. meravigliata. Sgranai gli occhi. Sasha si strinse nelle spalle. né crescere i nostri figli. e mi sentii un’idiota insensibile subito dopo. per sedici anni. per quanto sia difficile da comprendere per qualcuno che non è nato all’interno della nostra società. — Siamo nel Ventunesimo secolo. vengono dati in adozione. E decise di dirle la verità. ma fu talmente sconvolta dalla rivelazione della madre che lasciò la sua postazione per andarsi a rifugiare nel bosco. la figlia di Felitsia era di sentinella. e la colpa non c’entra. — In che senso… crudeli? — Be’. invece. Per non essere bandita. — Una volta ho sentito di una vicenda avvenuta molti anni fa. e visto che la morte cammina al nostro fianco. — Come si può affrontare una gravidanza lontano dai propri affetti. Così. Quel giorno. né orfane. Se cresci tra le Amazzoni sai che passerai la tua esistenza a combattere. mentre cercava aiuto presso un comune ospedale. persino crudeli — affermò Sasha. — È la tradizione. stando attente a non farsi sentire. come se desiderare un figlio fosse una colpa? — Per noi è normale — rispose lei senza scomporsi. imprigionate. allibita. tutte noi diventiamo responsabili dell’educazione delle figlie femmine. e trasferita in una delle cliniche gestite dalla Sorellanza dove tutte le neo madri sono trattenute in attesa del parto. — È una storia di cui si parla sottovoce. e la regina decise di essere clemente. come tutte le Amazzoni che restano incinte. finché si decise a parlare. addirittura isolate. — Ma come può una madre accettare una cosa del genere? — le chiesi. Solo a loro è concesso di essere cresciute all’interno della comunità. — Non capisco… dove vuoi arrivare? — le chiesi. scoprì con . I bambini maschi. Sasha! Possibile che una pratica tanto disumana venga ancora rispettata come una tradizione? Sasha mi guardò attentamente. per via di una piccola macchia sull’avambraccio a forma di mezzaluna. Felitsia promise che non avrebbe mai più cercato sua figlia. Il suo nome era Felitsia. Non esistono vedove. sono fiera di farne parte. in battaglia. Dopo la nascita. — Era sicura che si trattasse di sua figlia. — Sasha si inumidì le labbra. Rimasi appesa al suo sguardo per alcuni istanti. come consuetudine. Sembrava indecisa se dirmi qualcosa oppure tacere. Era fuggita dalla clinica insieme alla sua bambina subito dopo il parto. E così fu. possiamo affrontarla con più serenità. è stata isolata dal resto della comunità al sesto mese di gravidanza. sorelle e madri allo stesso tempo. — Oh. — Anche mia madre. Dea! È davvero spaventoso! — sbottai.Ricordavo che quando ero in Riabilitazione Sasha mi aveva detto una frase di cui sul momento non avevo colto il senso.

— Abbassò la testa. — Nessuno lo sa. Un po’ come una fiaba. A forza di essere tramandata per via orale. Non sono nemmeno sicura che quella madre si chiamasse Felitsia. Sorrise e mi venne incontro.. o se sia davvero esistita. Colte di sorpresa. Valentino comparve nel mio campo visivo. . Tra cui Felitsia. Poi Sasha disse che aveva molto da fare e che doveva andare via. È possibile che sia solo un racconto per ricordare che le regole non devono essere infrante. Ma quando Sasha si voltò verso di lui. Non fidarti di Jezebel. non escludo che la storia sia stata distorta in qualche modo. al punto che ne ho sentite varie versioni. e rimase per un istante in silenzio. — Schivò il mio sguardo. morirono moltissime streghe e moltissime Amazzoni.orrore che c’era stato un attacco da parte degli Inquisitori. Prima di lasciarci soli. — Ammetto che a volte mi sono trovata a pensare di meritare qualcosa di più. dopo una lunga esitazione. seppure con titubanza. Sasha mi disse: — Non andare. — Cosa ne è stato della figlia di Felitsia? — chiesi. — Ma alla fine sono riuscita a farmene una ragione. Fu una strage. Sasha gli scoccò un’occhiata gelida a cui lui rispose con uno sguardo imbarazzato. ti prego. — Separare una madre dalla propria figlia è mostruoso in ogni caso — sbottai. Gli feci cenno di raggiungerci e lui avanzò. si immobilizzò. — Devo tentare il tutto per tutto per salvare Misha. — Non ho altra scelta — ribattei. — Forse nel tuo mondo — ribatté Sasha. In quel momento. — Ho sempre saputo che non avrei mai potuto formare una famiglia insieme alla persona che amo. Deglutii rumorosamente. ma mi resi conto che aveva gli occhi lucidi. Quando fu abbastanza vicino.

e mi trovai di fronte a un ingresso fiancheggiato da due colonne in marmo che sostenevano un piccolo timpano triangolare. sforzandomi di controllare il respiro. Zoe? — La voce di Jezebel mi strappò un brivido. dove trovai un’altra scala che conduceva verso il basso.Il sangue della Furia Percorsi le gradinate che conducevano alla Sala della Sorgente. c’era uno stretto corridoio dalle pareti grezze che sembrava scavato nella roccia. La tenue illuminazione proveniva da alcune torce accese appese ai muri. si estendeva davanti a me un altro lungo corridoio che sprofondava nell’oscurità. Proseguii per alcuni minuti che mi sembrarono un’eternità. ma non avevo idea di quanto potessero essere angusti i sotterranei della Sala della Sorgente. Mi voltai nella sua direzione. mi decisi ad aprire la porticina. Una torcia era appesa a una delle pareti e spargeva tutt’intorno una luce spettrale. Le torce erano sempre meno frequenti. Sul timpano era presente una scultura in bassorilievo che ritraeva alcune figure femminili in posizione benedicente. A quel punto. Avevo l’impressione di inoltrarmi nelle viscere della terra. La discesa mi sembrò infinita. e dovetti fare molta attenzione per non cadere. scivolosi. Oltrepassai l’ingresso ed entrai in una grande stanza dalle pareti di mattoni. Ero stata impulsiva a venire fin quaggiù. seduta a gambe incrociate. Accelerai il passo. Percorsi il corridoio fino alla fine. Attraversai l’arco di marmo e senza indugio mi diressi fino alla porticina di legno di fianco all’altare. . simile a quello dei templi greci. Era in un angolo. Il fuoco si muoveva come se danzasse. — Sì — risposi con un sussurro. come cubicoli di una catacomba. Ora non potevo evitare di ripetermi che ero stata una stupida ad accettare di incontrare Jezebel in un luogo tanto isolato. o avrei rischiato una crisi d’ansia. Oltre. Ero certa che se mi avessero scoperto mi sarebbe toccata l’ennesima punizione. e la luce si faceva più fioca man mano che proseguivo. e la luce che irradiava era dorata. I gradini erano ripidi. Era fiancheggiato da svariate aperture laterali che davano su anguste stanze dalla forma quadrata. Dopo un lungo momento di incertezza. con la schiena appoggiata a un muro in cui erano ricavate delle nicchie che contenevano ossa. stretti. però. al punto che quando finalmente appoggiai il piede sul pavimento tirai un sospiro di sollievo. Non dovevo pensare che mi trovavo chissà quanti metri sotto terra. Prelevai una delle torce. A un certo punto mi resi conto che a poca distanza c’era un’altra fonte di luce. anch’esso in marmo. ma non sapevo cos’altro fare per aiutare Misha. con colonne circolari che sostenevano un soffitto di volte a crociera. Prima di aprirla mi guardai intorno per assicurarmi di non essere seguita. e stando attenta a non darmi fuoco ai vestiti mi incamminai tenendola ben salda nella mano sinistra. — Sei tu.

— Questo era il tempio dove anticamente le streghe si esercitavano nell’utilizzo dei propri poteri. E capii di essere caduta in una trappola. non trovi? Tutto questo potere tra le mani. che proveniva dalla direzione opposta. — E comunque non sono qui per discutere dell’arredamento dei sotterranei. Poi. — Perché tanta fretta? — mi chiese con un sorriso sarcastico. Sbattei la testa contro una colonna. Tentai di rialzarmi. Una di quelle aree dove gli incantesimi che inibivano il Dono non avevano effetto. Tentai uno scatto di lato. Ma com’era possibile? Gli incantesimi che proteggevano il Santuario non consentivano l’utilizzo del Dono. il famiglio di Jezebel. febbrile. Decisamente un eccesso di zelo. — Adelaide non ve la farà passare liscia! — Adelaide non è qui. e sentii come se la forza di gravità fosse aumentata in modo esponenziale. ma Jezebel fece un gesto rapido delle dita. solo per trovarmi faccia a faccia con Lucrezia. Ecco il motivo per cui mi avevano attirato proprio in questo sotterraneo. Jezebel stava palesemente usando la magia. il diavolo è decisamente sopravvalutato — disse. ma Lucrezia fu incredibilmente veloce nell’intercettare il mio movimento e mi bloccò entrambi i polsi con le mani. Aveva ragione Sasha. ma cercai di ignorare il dolore e mi rialzai subito. con tanta forza che venni sbalzata lontano. ora — sentenziò Lucrezia. trattenendomi al suolo. anche a costo di usare i loro poteri. la Sorellanza ha deciso di non permettere più che gli studenti si sfidassero utilizzando la magia. A meno che non ci troviamo in una delle zone cieche di cui parlava Misha. Gettai la torcia a terra e girai le spalle a Jared. determinata a trovare una via d’uscita. — Ma essere la figlia di una Furia ha i suoi vantaggi. Dato che in passato c’è stato qualche… ehm… inconveniente. Le avevo sottovalutate. come se non avessi alcun peso. — Non così presto — disse una voce maschile. mi scaraventò al centro della stanza. erano determinate a punirmi per averle umiliate. Intanto. Mi guardai intorno. Corsi in direzione dell’uscita. — Oh. Mi voltai di scatto e incontrai lo sguardo glaciale di Jared. Forse potevo ancora uscire di lì. pensai. — Proprio così — ribatté Lucrezia. pensai. — State sfruttando la magia — sbottai. Il ragazzo capace di tramutarsi in un ragno velenoso. e con assoluta disinvoltura. Lei rise di gusto. per poi respingermi. — Come diavolo fai? — la incalzai. — N-non saprei — balbettai. — E non credo che sia interessata a quello che . ma ero stordita per l’urto e gli occhi riuscivano a malapena a orientarsi nella penombra. ma per sapere cosa puoi dirmi sulla malattia di Misha. Lucrezia e Jared si stavano avvicinando per circondarmi. facendomi strisciare la schiena contro il pavimento.— Carino qui. non trovi? — ironizzò. e nessun modo di sfruttarlo… Il Santuario e la sua Accademia sono ormai una pallida imitazione di ciò che erano un tempo. incalzato da una brutta sensazione. Sentivo lo stomaco stringersi. avevano avuto ragione tutti quando mi avevano detto di tenermi alla larga da Lucrezia e da Jezebel. Con un’ingenuità imbarazzante mi ero ficcata da sola nella ragnatela che avevano tessuto per me. Jezebel si era alzata e camminava verso di me. Tentai di spintonarla. e ora ne avrei subito le conseguenze. Ma dovevo farlo subito. ma Lucrezia fu più veloce e mi artigliò un braccio.

— Sei soltanto una ragazzina viziata. a lei interessa mantenere le apparenze. a cominciare da Sam. troppo debole anche solo per alzare i piedi da terra. che inutilmente mi aveva messo in guardia. impotente. che aveva cercato di insegnarmi come controllare i miei poteri. Cercai nuovamente di rialzarmi. bla. ma niente da fare. — Un cambio di look ti farà bene. — Non puoi opporti a Jezebel. non sei nemmeno stata iniziata. Anzi. — Possiamo ancora risolvere le nostre divergenze in maniera civile — dissi. più mi dibattevo e più mi sembrava che i nodi invisibili che mi tenevano a terra si facessero stretti. lei non è mica una principiante come te. fidati. — Liberatemi e non dirò nulla. — Guardati. ma avevo bisogno di prendere tempo. nelle mani di una strega malvagia e una mezzo demone senza scrupoli. Ero inerte. Eccomi. — E stai ferma! — mi intimò Jezebel. quindi lo sforzo di lottare contro l’incantesimo che mi immobilizzava finì per stremarmi nel giro di pochi attimi. dopotutto. della strega tanto potente da liberare tutti noi dalla spina nel fianco degli Inquisitori. Lei si preoccupa di ciò che avviene in superficie. il sussurro del Dono che scorreva dentro di me. non sei altro che una patetica creatura sola. — Non prenderla come un fatto personale — rise Lucrezia. dove le sue stupide regole non ci possono raggiungere. — Di cosa stai parlando? — Di quelle favole riguardo alla Custode delle falene. In fondo. sforzandomi di mantenere un tono conciliante. La forza invisibile evocata da Jezebel mi tratteneva al pavimento come se fossi un insetto imprigionato nella carta moschicida. invece — aggiunse Lucrezia. rossa — sibilò. e tu non sei in grado di dettare condizioni. ma persino voltarmi mi costava fatica. — Dopo che avremo sistemato una certa faccenda… — Cosa… vuoi fare? Jezebel si avvicinò e mi resi conto di cosa teneva in mano: un paio di forbici dalle lunghe lame. Non appartieni alla Sorellanza e te la facevi con un Inquisitore. Mi concentrai per attivarlo. . sembrava che stesse tagliando i capelli alla sua bambola. — Non ci provare — ringhiai. ma anche Misha. ma senza le mani libere mi riusciva difficile incanalare l’energia. prese tra le dita una ciocca dei miei capelli e accostò le lame. — Questa non è una trattativa. — È giunto il momento di rinunciare alla tua vanità. — E dire che Jezebel non credeva che saresti venuta — ironizzò Lucrezia. — Anche tu sei sopravvalutata. pronta a chiudere le forbici per tagliarla. Non credevo che mi avrebbero dato ascolto. — Non mi toccare! — esplosi. — Non hai capito niente — sibilò Jared. — Poi. — Lasciami! — esplosi. — Non vorrei sfregiare per sbaglio quel tuo bel faccino. di trovare il modo di sfruttare la magia a mia volta. — Si può sapere cosa stai cercando di fare? — sibilò Lucrezia. Lo sentivo chiaramente. Jezebel chiuse le forbici e una ciocca di capelli cadde a terra. Questa è la nostra terra di mezzo. — Lo farò — affermò Lucrezia. bla… Vidi che Jezebel stava tirando fuori qualcosa dalla tasca dei jeans.succede nei sotterranei del Santuario. Stavo deludendo tutti quanti. Da quanto ho saputo.

il tuo perdono è una moneta che vale davvero poco — si intromise Lucrezia. incalzata da una certezza improvvisa. — Dov’è il tuo famiglio. Jared si avvicinò fino a sfiorare il mio respiro. facendomi sentire la ragazza più desiderata al mondo. cercando di liberarsi. lasciando sui mattoni una traccia di sangue. — Vedo che hai fatto i compiti a casa — ribatté Jared.Ma erano i miei capelli. ma la mia presa era di ferro. i capelli che tante volte aveva accarezzato Sebastian. stava pungendo Misha. Mi rialzai e imposi le mani sul viso di Jared. Con uno sguardo la respinsi lontano da me. facendo appello alle ultime forze. era stato punto dal ragno! E sapevo quando era avvenuto. Li aveva baciati. e Misha sarebbe stato salvo. dovevo correre ad avvertire Sam. Se non c’erano riusciti era solo per la sua eccezionale resistenza al veleno. Per quanto fosse spaventoso pensarci. Jezebel chiuse le forbici su un’altra ciocca. era ridicolo pensare che ora Lucrezia e Jezebel si sarebbero accontentate di tagliarmi i capelli. — Tu… hai avvelenato il mio famiglio — esplosi. Lui lanciò un urlo di dolore. era stato poco prima di andare all’emporio. ero certa che avessero cercato deliberatamente di ucciderlo. — Quelle come te hanno solo bisogno di una lezione per imparare a stare al loro posto. E ora tu pagherai per le tue colpe. sotto forma di ragno. Di nuovo tentai di divincolarmi. Sentii il viso scaldarsi sotto l’impeto di un moto di rabbia. proiettandola contro la parete. Lei avrebbe saputo cosa fare. che da loro non si separava mai. Ma certo. — Ero stata io a parlare. Come se niente fosse. Angelica e io stavamo chiacchierando sulle gradinate dell’Accademia. Sgranai gli occhi e spalancai la bocca. Considerando quello che avevano fatto a Misha. Lucrezia. Jared sorrise. con la pelle che sfrigolava ed emetteva un fumo bianco come se stesse andando a fuoco. ma la voce che usciva dalla mia bocca non assomigliava alla mia. Le forbici le caddero di mano mentre sbatteva violentemente la testa contro il muro e si accasciava al pavimento. regalandomi brevi quanto intensi istanti di felicità. Ora io e lui siamo pari. Lucrezia mi aveva urtato. poi ne prese un’altra tra le dita. magari avrebbe trovato un antidoto. Frantumare con un solo pensiero l’incantesimo di Jezebel fu semplice. adesso che hai più bisogno di lui? — sibilò. Sembrava un coro distorto di voci . Sentivo i palmi arroventati. Dovevo liberarmi. Jezebel era con lei ma non c’era Jared. come avevo fatto a non pensarci prima? Misha non si era ammalato. Nella mente sentii Anna che diceva: Troverai la vera te stessa. E io sono qui per questo. come se il sangue nelle vene avesse preso fuoco e il mio corpo fosse una caldaia pronta a esplodere. ma un sussurro oscuro che proveniva dalle profondità della mia essenza. O forse nemmeno io ne sarei uscita viva. Per spiegarti con parole mie come si pareggiano i conti al Santuario. Era questa. Jezebel fece appena in tempo a sgranare gli occhi. sorpresa. come se non mi avesse visto. E una fiammata di potere grezzo mi pervase. mentre Misha. la vera Zoe? Ed era questo il potere che custodivo in fondo all’anima e che aveva lungamente atteso di potersi risvegliare? Quella che sentivo non era la sensazione abituale di quando attivavo il Dono. Perse i sensi e crollò a terra. Probabilmente era stato un diversivo per non farmi accorgere che nel frattempo. Ma per quanto tempo ancora il suo organismo avrebbe retto? Ora che sapevo la verità. — Io sono la Custode. — Io… non ti perdonerò mai per questo — sibilai. — Misha ha sbagliato a credere di potermi umiliare. dovevo fuggire. — Nelle condizioni in cui sei.

— Penso che ti finirò a calci. poi contro una colonna. mi fece crollare al pavimento. riprendendo contatto con il pavimento. ma la sua aura demoniaca venne inghiottita e dissolta dalla luminescenza delle farfalle. e alcuni calcinacci caddero sul pavimento. questa volta a un fianco. Ma bastò a malapena a rallentarli. strega. La lama iniziò a brillare. Stringere il mio athame amplificò il mio potere al punto che mi sembrava di essere in sella a un cavallo impazzito. con quello? Sei solo una dilettante — e ricominciò ad avvicinarsi. prima che le farfalle luminose iniziassero a sollevare il suo corpo e poi a scuoterlo come fili che sostenevano una marionetta. — Cosa…? — riuscì soltanto a dire. — Ora vedremo di cosa sei capace. Lucrezia tentò di richiamare il suo potere. focalizzai la mia energia per costruire una barriera tra me e i proiettili che Lucrezia mi lanciava. riuscii a infilare una mano nella tasca dove tenevo il mio athame. corrosive. — Cos’hai intenzione di farci. come proiettili che mi sibilavano intorno. — Ho intenzione di restituirti un po’ del dolore che hai provocato agli altri. poi mi colpì allo stomaco con un pugno così potente che mi tolse il respiro per qualche secondo. Mi colpì con un calcio al volto. poi contro quello opposto. con una violenza tale che l’intera stanza sembrò tremare. come se risvegliare la mia anima oscura fosse un gradito fuori programma. e anche la mia mano cominciò a emettere una luminescenza violacea. — Dove stai andando? Ho appena cominciato. Lucrezia si immobilizzò. Non era affatto intimorita per quello che ero stata capace di fare a Jared e Jezebel. lacerando la carne e provocando una fitta lancinante. inzuppandomi la maglietta. Un rivolo di sangue iniziò a colarmi sul petto. — Sei debole. Con uno schiaffo. — No — dissi. In viso le era spuntato un sorriso che avrei definito quasi compiaciuto. Dominata dal mio potere. mi sentii pervadere dal potere dello strumento che era appartenuto alle streghe della mia famiglia. una luminosità fluorescente che dipingeva la forma di un corvo dalle ali spiegate. Intorno a lei si diffuse un’aura nera. Camminò verso di me. Incalzata dal dolore. strega! — urlò Lucrezia. — Si chinò e iniziò a colpirmi ripetutamente al volto e alle costole con pugni e calci che sembravano martellate. Lucrezia fece alcuni passi indietro e assunse la posizione di un predatore che si appresta a sferrare l’attacco. estrassi la lama del pugnale cerimoniale e gliela puntai contro. e intorno a lei rimase solo una tenue luminescenza. alzando le mani come in segno di resa. l’aura si dissolse. avvolgendola in un vortice che la imprigionava. Presto. strega — aggiunse dandomi un calcio allo stomaco. Riuscii a rotolare di lato. mi bastò voltare lo sguardo prima a destra e poi a sinistra per far volare il suo corpo contro un muro. protese le mani verso di me e dalle sue dita presero a scaturire un’infinità di aculei. e prima che Lucrezia mi fosse di nuovo addosso. Venni colpita ancora. — Allargò di colpo le braccia e. Rimanendo sospesa. Cercai di strisciare via. — E allora? Dov’è finito il tuo potere? — mi provocò. e il dolore mi fece piegare in due. .dissonanti. i suoi piedi si distaccarono dal suolo. Stringendolo tra le dita. come in risposta a quel gesto. Uno di essi mi colpì di striscio al collo. Mentre sentivo che la coscienza mi stava per abbandonare. e sentii la bocca riempirsi di sangue. ma lei mi afferrò per la maglietta. Finché la luce prese la forma di centinaia di farfalle che a sciami si dirigevano verso Lucrezia.

— No! — esplose Nausica. Era lei la ragazza di cui mi aveva parlato Sasha! Nausica era la figlia di Felitsia. una parte di me era divorata dal desiderio di andare fino in fondo. Era preoccupata per te. — Rispondi! — esplosi. ma non ho saputo gestirlo. e l’adrenalina spingere il mio cuore alla velocità di un bolide. — Bastò pronunciare quelle parole perché la luce violacea nella mia mano ricominciasse a pulsare. ma da allora non ho fatto altro che nutrire la mia sete di vendetta verso gli Inquisitori. Nausica si sollevò una manica della tuta. come se fossi una belva feroce da domare. Mi voltai verso di lei. Finché non sei arrivata tu. Mi guardai intorno. La torcia che avevo gettato a terra era ancora lì. e sono arrivata a prendermela persino con te. seminare paura. — Se la caverà? Nausica non rispose. — Lo so. — Mi dispiace — dissi. Sentivo il mio potere che si caricava come un’onda pronta a sommergere ogni cosa. — Sasha mi ha detto che Jezebel ti aveva dato appuntamento nei sotterranei. Sgranai gli occhi. Nausica era in piedi all’ingresso e mi stava osservando con sgomento. — A nessuna Amazzone è concesso di conoscere la propria madre — affermò Nausica. per anni. A causa della mia impulsività. Jezebel aveva gli occhi chiusi. mia madre è morta. Respirava. — Di cosa stai parlando? Con un gesto secco. insieme a decine delle mie compagne. La guardai negli occhi. — Ma tu non devi farne a lei. Nausica mi si avvicinò con cautela. Per la prima volta da quando la conoscevo. continuava ad avvicinarsi con passi lenti. Ma la voce di Nausica mi stava guidando verso la mia parte più razionale. di annientare le persone che avevano fatto del male al mio famiglio. — Non voglio fermarmi — sibilai. Era priva di coscienza. — Come mi hai trovata? — le chiesi. — Devo finire quello che ho iniziato. Anch’io. meravigliata. La mia mano cominciò a tremare. — I-io… — balbettai. — Ma non posso fermarmi. ma il suo petto si muoveva ancora al ritmo di un respiro sincopato. risuonò la voce di Anna nella mia testa. che con la mia storia non c’entravi nulla. — Io ho avuto questo privilegio. Sappiamo che è stato Jared. — Non diventare come loro. Mi voltai. anche se a fatica. — Se la caverà? — Misha ha bisogno di te — disse Nausica.Continua così. Sono accorsa più in fretta che potevo. falla a pezzi. Sam è riuscita a isolare la tossina che stava avvelenando il suo sangue. Sollevai l’athame e lo puntai in direzione di Lucrezia. distruggere. Io posso capirti. Sgranai gli occhi. non ho fatto che nutrire il mio odio per gli Inquisitori. e a fianco era abbandonato il corpo di Jared. Con la mano fece il gesto che per le Amazzoni significava che era disarmata. Ma come faceva a entrare nella mia mente? Quali erano le sue reali intenzioni? — Ferma! Lasciala andare — echeggiò una voce nella sala. Il corpo di Lucrezia cadde a terra come un manichino disarticolato. — Loro… hanno fatto del male a Misha — mormorai. o costoro potranno ancora fare del male a persone innocenti. come se mi stessi svegliando da un sogno. — Non voglio farti del male — disse. È stato solo per colpa mia. scoprendo l’avambraccio. ero certa che lei e Lucrezia ti stessero tendendo una trappola. Nausica aveva un’espressione . Guardami negli occhi. Sulla pelle c’era una piccola macchia a forma di mezzaluna.

ricordi? Misha ha bisogno di te. C’era sangue dappertutto. — Ho così tanti rimorsi che riesco a malapena a guardarmi allo specchio. Scossi la testa con forza. — Comincio a credere che avevano ragione quelli che a scuola mi evitavano. — Non diventerò come te — dissi. Non diventare come loro. Poi mi allontanai per aiutare Nausica a rialzarsi. non dovevo perdere un secondo di più con Lucrezia e i suoi giochetti. Sul viso di lei si dipinse di una smorfia di dolore. — Gli occhi color amaranto luccicavano come piccoli gioielli. Se persino una strega può innamorarsi di un Inquisitore. — No — protestai. Sei ancora in tempo. puntando il pugnale al cuore. prendendo la mia mano tra le sue. Sei solo sopraffatta dalla responsabilità di un potere troppo grande per essere controllato. — Puoi perdonarmi? — e allungò la mano verso di me. anche se non vuoi ammetterlo. — Il mio è un dono. ma prima che potessi dire qualsiasi cosa. E presto saprai cosa significa avere addosso una maledizione fin dalla nascita. Ti ho odiata. se ne hai il coraggio. Lucrezia estrasse le forbici dal corpo di Nausica e mi puntò il dito contro. pronta a scoccare il colpo mortale a Lucrezia. E ora… spero soltanto che non sia troppo tardi per chiederti scusa. Zoe. Da quando sono qui non ho fatto altro che provocare casini. non potevo più far finta di non essere attratta da Adam. Lui aveva bisogno di me. Nausica scosse la testa. — Io… non merito la tua comprensione. — Tu mi hai mostrato che il tuo amore era sincero. Lucrezia esplose in una risata sarcastica. Adesso dovevo pensare solo a Misha. che la sbalzò contro una colonna con tale forza che i mattoni si sgretolarono. Sono una persona cattiva. Con la voce che mi tremava. — Nooo! — urlai. — Non so nemmeno cosa resta del mio amore. Le conficcò con violenza nella schiena di Nausica. nella mente sentivo ripetere dalla voce di Anna: Fallo. significa che la speranza non è ancora morta. — Tu non sei cattiva. Mentre appoggiavo la lama al petto di Lucrezia. Persino i suoi lineamenti affilati sembravano addolciti.amichevole. — Dovetti respingere un moto di sconforto nel rendermi conto che Nausica era a malapena cosciente. Poi mi scagliai contro il suo corpo. Tossicchiò un rivolo di sangue e crollò sulle ginocchia. diressi il mio athame verso di lei e scatenai un’ondata di energia pura. — Ti sbagli — le dissi. Lucrezia era alle sue spalle. facendo sussultare il soffitto. intercettai un movimento veloce dietro di lei. — Tu sei come me. e stava brandendo le forbici come un’arma bianca. In preda alla collera. e . — Purtroppo. la mia rabbia si è risvegliata. mi aveva detto Nausica. Zoe. Sono io che ho fatto avvelenare il tuo famiglio. — Sono io che ho sbagliato. Dovevo correre dal mio famiglio e utilizzare tutta la mia energia per aiutarlo a guarire. — Per quanto mi detestassi. Com’era possibile? Come aveva fatto Anna a insinuarsi nella mia testa senza che me ne rendessi conto? — Fallo — disse Lucrezia. quando ho saputo che avevi tentato la fuga con un Inquisitore. non una condanna. anche se in fondo sapevo che avevi bisogno del mio aiuto — ammise. — Uccidimi. — Ora è il tuo turno — disse barcollando. e sarai libera. riuscii a dire: — No. cercando di sostenerla. — Fissavo la mia stessa mano che ancora stringeva l’athame. Mossi un passo per avvicinarmi a Nausica.

come se il sangue della Furia avesse cancellato ogni traccia di umanità. come se stesse caricando un colpo mortale.sembrava impossibile arrestare l’emorragia. Rimasi per un istante pietrificata. seppellendo ciò che rimaneva di lei e sbarrando l’ingresso della stanza da cui ero appena riuscita a fuggire. Mi costò uno sforzo enorme aiutarla a sollevarsi. Mi voltai. il corpo di Lucrezia si accasciò a terra in posizione scomposta. e sostenerla mentre si trascinava fuori dalla stanza. giusto in tempo per vedere Lucrezia inferocita che correva nella mia direzione con le mani congiunte. trascinando su di lei le due colonne che lo sostenevano. . Poi. Il volto di Lucrezia era una maschera di odio. i mattoni collassarono. Schiacciato dal peso. Le dita emanavano scintille di energia oscura. Capii che non avevo altra scelta. Ero appena giunta nel corridoio che conduceva alla scalinata quando sentii dei passi dietro di me. Mi focalizzai sul timpano di marmo che campeggiava sull’ingresso della sala e scatenai il mio potere per farglielo precipitare addosso. privati del sostegno. E vidi scomparire dal suo sguardo il bagliore vitale. circondata da una debole aura demoniaca.

Un attimo dopo fu Sam. Dopo un attimo di incertezza. Lei mi guardò con uno sguardo implorante. Misi la mano a coppa e raccolsi un po’ dell’acqua che sgorgava dalla fontanella. — Lasciami qui — disse con un filo di voce. — Come sta Misha? — le chiesi col cuore pieno di apprensione. — Nausica è stata ferita… Lucrezia… — Ero così scossa che non riuscivo ad articolare una frase di senso compiuto. e le ferite sanguinavano. morirai. Ma tutto ciò a cui pensavo era raggiungere Misha più in fretta che potevo. — Zoe… stai sanguinando — mi disse allarmata. Sarà la Dea a decidere il mio destino. non appena si rese conto che ero di fronte a lei. — Ora vai. Incrociai Angelica che stava uscendo trafelata. con l’espressione sconvolta e gli occhi arrossati. anche se suonò poco più di un rantolo. a uscire dalla stanza. entrammo nella Sala della Sorgente. — Non posso — ribattei. Il dolore era martellante. — Se non cerchiamo subito aiuto. Spalancai la porta dell’infermeria e piombai dentro. come a cercare le parole. — Nausica ha detto che aveva bisogno di me. — Grazie per aver creduto nella parte migliore di me — aggiunsi. portavo sul volto e sul corpo i segni del combattimento con Lucrezia. Le strinsi forte la mano. — C’era qualcosa che non andava in lei. Percorsi col cuore in gola e lo stomaco in subbuglio i corridoi del Santuario. Nausica sorrise debolmente. quasi stesse parlando tra sé. Avrei pensato più tardi a rimettermi in sesto. Lei si sforzò di deglutire. poi la rovesciai sulle labbra di Nausica. scura in viso. — Ho fatto tutto il possibile ma… Misha non… — si interruppe per respingere un moto di sconforto. — D’accordo — affermò Sam. — Devi correre da Misha. Poi si guardò intorno. — Io… — mormorò. le voltai le spalle e corsi fuori dalla sala. Gli studenti che incontravo mi guardavano sbalorditi. Misha era . Quando arrivai a pochi passi dall’infermeria. avevo il fiato corto e i polmoni in fiamme. Dopo un tempo che mi parve infinito. Mi urtò una spalla e proseguì la sua corsa senza nemmeno alzare una mano per scusarsi. — No — mormorò. — Nausica… la Sala della Sorgente… fai presto — balbettai tra gli affanni. — Cosa è successo? — mi incalzò. — Vado subito. — Ecco — dissi. — Non ce l’ha fatta — concluse con voce strozzata.La voce dell’ombra Nausica camminava a fatica e dovetti sostenerla per tutto il tragitto fino alla superficie. come se avesse appena finito di piangere. — Vai — disse ancora. — N-non è possibile — balbettai. e non poteva essere soltanto perché sembravo reduce da uno scontro frontale con un autobus. Aiutami soltanto ad abbeverarmi alla sua sorgente.

— Se solo ti avessi dato ascolto. — C’era qualcosa di oscuro dentro di me. — Colpevolizzarti non servirà. non potevano aver vinto loro. forse nemmeno tua madre. anche se mi sentivo a pezzi e sostenerlo era più difficile che mai. no! — gridai. ma mantenne una rispettosa distanza. e non gli ha lasciato scampo. Per quanto la situazione fosse drammatica. — Grazie a Nausica mi sono fermata in tempo — ammisi. Abbracciai Misha. La verità è che sei figlia della luce. non poteva aver vinto l’odio. Il suo corpo era tiepido. se fosse ancora con te. Misha non poteva avermi lasciato. Tu sei la figlia prediletta della Dea. Un bacio disperato. e non mi importava più di nient’altro. — Per favore. alle mie spalle. ad abbandonarmi. — È per Nausica. un bacio di addio. — Rimase per un lungo istante immobile. — La sua è una brutta ferita. Piansi così a lungo che persi la cognizione del tempo. . La rabbia per quello che hanno fatto a Misha era insostenibile… — Ma sei riuscita a dominarla. sperando che non fosse vero. Sam si limitò ad annuire. che non fosse davvero morto. Il respiro era assente. Rimasi rigida. se non avessi reagito alle provocazioni. Rimase ostinatamente fermo. — Come sta? — riuscii a chiedere. incapace di ricambiare il suo tentativo di avvicinamento. Ma fissare le sue palpebre chiuse sperando che riaprisse gli occhi fu inutile. — Non volevo… — dissi. inerte. così fu un bacio salato che sapeva di sangue. Sam mi seguì all’interno. Nessuno poteva immaginare che Lucrezia sarebbe arrivata a tanto. però. Solo che adesso non ce la facevo. lasciami sola con lui — mormorai. — Mi spiace così tanto — singhiozzai. Ma se la caverà. mentre io cercavo di scuotere Misha. Dobbiamo accettarlo. Sam mi accarezzò un braccio. poi si avviò fuori dalla stanza. Era distrutta. Quando sono riuscita a identificare la tossina e gli ho iniettato l’antidoto era già troppo tardi. Jezebel e il suo famiglio. — Non hai colpa. Un bacio che lui non poteva ricambiare. Gli occhi mi si riempirono di lacrime. Non c’è alcun modo di cambiare il passato. Se l’avessi voluto davvero. — Nausica ci ha detto quello che è successo nei sotterranei della Sala della Sorgente — continuò Sam. — Volevo solo annientare Lucrezia.disteso sul letto. incredula. saremmo riuscite a fermarti. no. né io. Sam assunse un’aria pensierosa. sapevo di doverle una spiegazione. la sua presa diventò un abbraccio stretto a cui non riuscii. ora… — singhiozzai. poi baciai le sue labbra pallide. Le mie lacrime si mescolavano alle ferite e scesero sulla sua pelle. — Adelaide vorrebbe parlare con te — mi disse. La voce dell’ombra stava per prendere il sopravvento. ero piena di dolore per la perdita di Misha. Zoe. abbandonato sul letto. — Il veleno del ragno era letale. né Nausica. — No. — Credevo che saresti rimasto per sempre con me. — Non ora. Gli accarezzai il viso dolcemente. perché Sam si stava sicuramente sbagliando. — Shhh… — Sam si chinò a sua volta e mi prese per le spalle. come se da qualche parte ci fosse ancora un alito di vita pronto a risvegliarsi. come una statua di cera. ti prego — la supplicai. fidati. Poi. la lama ha sfiorato il cuore e ha perso molto sangue. il volto livido. — Cercai lo sguardo di Sam. finché all’interno della piccola stanza ritornò Sam. — E allora perché la Dea ha permesso che Misha morisse al posto mio? — Crollai in ginocchio e scoppiai a piangere.

Feci un passo verso di lei. — Quello che hanno fatto Lucrezia. Perché in questo momento. Feci un cenno affermativo con il capo. al momento non posso escludere nessuna ipotesi. — Ho appena saputo che il cuore del mio famiglio si è fermato mentre mi battevo contro il mezzo demone responsabile della sua morte. anche se a volte è difficile. — Sono spiacente per la tua perdita — mi disse lei. Avevo esaurito le forze e non ero in grado di prestarle attenzione. mentre sentivo le lacrime che continuavano a rigarmi le guance. Un corpo senz’anima rimane solo un corpo. — Per Lucrezia non credo ci sia molto da fare. È falso quello che dicono. mi avviai verso l’uscita. darei tutto per essere come lei. Senza aggiungere altro. Mentre percorrevo il corridoio. e non sono stata capace di proteggerlo. Adelaide fece il suo ingresso nella stanza. mentre mi allontanavo. Jezebel e Jared è intollerabile. Le sue parole si dissolsero nella mia mente come un rumore bianco. — Il problema è che sapere di averlo vendicato mi lascia completamente indifferente — dissi. sforzandomi di trattenere i singhiozzi. — Nausica mi ha detto di averla vista morire nel crollo. Ma Misha non era solo questo. Non rispose. Mi immobilizzai. — Era un bravo famiglio — aggiunse. — Era Adelaide. È… desolante. ma non li lascerò morire di asfissia laggiù. — Come ci riesce? — le chiesi. . Osservai un’ultima volta il corpo di Misha abbandonato sul letto. Le mie labbra tremavano. — Era generoso. Ma. — Feci un sorriso amaro. La sua espressione rimase immutata. Avrei davvero bisogno di sapere come fa a mantenere il distacco. — Vorrei proprio saperlo — aggiunsi. come fa a rimanere distaccata di fronte a tanto dolore? Per un attimo mi parve di intravedere uno spiraglio di umanità brillare dietro i suoi occhiali. Il suo sguardo era indecifrabile come sempre. poi mi voltai lentamente verso Adelaide. con voce accorata. Sapeva dirmi la parola giusta per accendere la luce della speranza anche quando sembrava che le tenebre divorassero ogni cosa. Scossi la testa debolmente. è vero. Le lacrime ricominciarono a fluire come un torrente in piena. E tutto quello che lei è riuscita a dirmi è che era un bravo famiglio. — È terribile la consapevolezza che niente potrà restituirmi quello che ho perso. D’istinto. avevo paura di non riuscire a parlare. mi alzai in piedi e mi asciugai gli occhi. — Voglio dire. mi sentii chiamare. considerando la natura dei mezzi demoni. — Lo so — ammise Adelaide. era coraggioso. — Zoe. era un compagno fedele. — Ho inviato le Amazzoni a liberare i sotterranei dalle macerie — proseguì. le giuro. Era l’unica persona capace di calmarmi solo prendendomi la mano. Era molto più di quanto meritassi.guardare avanti. ma era soprattutto una persona meravigliosa. una persona morta non sembra che stia dormendo.

— C’è una cosa che devi sapere. — Feci lo stesso con un’altra ciocca. Non hai proprio rispetto per niente e per nessuno. Sei un egocentrico. Presi una ciocca di capelli e con un colpo secco della lama li tagliai. Non adesso. Non potevo più tollerare la sua voce oltre la porta. — Cosa stai facendo? — gridò Adam. — Ho appena saputo che il mio famiglio è morto. ma lui non mi dava tregua. e ora ci si metteva anche Adam. — Mi dispiace per Misha. Te l’assicuro. — La sua voce era accorata. cercando di schivare il suo sguardo. Ma non posso farne a meno. vorrei non guardarti. mi è sembrato che quelle frasi fossero dirette proprio a me. insensibile farabutto. sussurrai: — Rinuncio alla vanità di essere donna. alla luna e alle stelle. — Rinuncio alla speranza di poter essere ancora felice. Non gli prestai attenzione. Si può sapere cosa vuoi da me? — Credi che lo faccia apposta? — ribatté lui. maledizione! — sbottò. — Non abbiamo niente da dirci. — Ho sempre i tuoi occhi addosso. O forse lo stavo solo sperando con tutto me stesso. Qualcosa si era rotto dentro di me nel momento in cui avevo perso Misha. Accelerai il passo. Ma quello che devo dirti non può più aspettare. lo so! E ti chiedo scusa per aver letto la tua lettera. — Rinuncio ai sogni. Dopo che l’ebbi recisa. Con le mani che tremavano. noi due. il solo parlare con lei non mi provoca il mal di stomaco. — Devo parlarti — mi disse. Ma quando l’ho fatto. — Ho sbagliato. non volevo stare ad ascoltarlo. cadde a terra insieme ai ricordi di cui era stata testimone. Come in una sinistra iniziazione. nemmeno per un dolore così grande. perché ho infranto la mia promessa e ora tutto . Poi mi posizionai di fronte allo specchio. La rabbia e il dolore prendevano a pugni il mio petto.Schegge di ricordi Nel tragitto verso la mia stanza incontrai Adam. — Fammi entrare — mi pregò. — Non ora — gli intimai. — Vattene — esplosi. Liberai la lama e la osservai per un lungo istante. mi provochi in continuazione. chiusi a chiave. — Smettila di tormentarmi! Non ti basta aver profanato le parole che avevo dedicato a un’altra persona? Estrassi il mio athame. — È importante. Lui iniziò a bussare ripetutamente. Scossi la testa. — Stai zitto! — urlai. — Credi che non preferirei guardare Ginevra nel modo in cui guardo te? Ma incontrarla non mi fa tremare le gambe. Zoe. al punto che dovetti rifugiarmi all’interno e sbattergli la porta in faccia. Afferrai una ciocca di capelli dietro la nuca e la tagliai con un gesto secco. — No — sbottai. — Dico sul serio.

Ma cos’altro avrei potuto fare? Misha non avrebbe mai accettato di seguirmi se avessi tentato di nuovo la fuga. — Cos’è successo ai tuoi occhi? — L’effetto della velatura si sta dissolvendo — mormorò. — Mi avevano detto che l’avevi ucciso per coprire la tua fuga. — … Sebastian — concluse lui. ti prego — disse Adam. fidandomi di Jezebel. Adam mi afferrò per i polsi. più sola di quanto non fossi mai stata. non ti arrendere. — Ero accecato dalla vendetta. E le sue parole mi colpirono più forte di quanto non avessero fatto i pugni di Lucrezia. ma avevo perso tutto. tagliare. Mi sentivo svuotata. avevo permesso che Misha morisse in solitudine.è perduto. — Zoe. mi aveva detto Sebastian in sogno. — Ti prego. Perché avevo provato cosa significava non esserlo più. proprio come quelli di Sebastian. — Dei ricordi in cui io e te siamo insieme. — Quando sono arrivata nel suo ufficio. Il suo tocco era così familiare che per un attimo credetti che fosse davvero il ragazzo di cui ero innamorata. stravolto. — Non ti credo. — Da quando ci siamo baciati. Continua a cercarmi. Tutto quello che sapevo di te era che avevi assassinato mio padre. Scossi la testa con forza. — Tu non puoi essere… — mormorai. E ora. a Milano — continuò Adam. Gli Inquisitori mi avevano mostrato il video della sorveglianza dell’università. Gli occhi erano color smeraldo. Andai alla porta camminando con passo deciso. col pugnale ancora insanguinato tra le mani. Appoggiai la mano contro il sottile strato di legno che ci separava e rimasi immobile. — Lasciami sola — singhiozzai. come in trance. Mi rendevo conto ora che avevo gettato la spugna nel momento in cui avevo deciso di rimanere al Santuario. a osservare il mio viso pieno di escoriazioni. indietreggiando. dalla ragazza innamorata che ero stata e non sarei mai più potuta essere. Quando il suo viso fu di fronte a me. Rimasi in silenzio. — Di cosa stai parlando? — L’altra notte ero pronto a ucciderti. incorniciato dal taglio corto che avevo imposto ai miei capelli. quando mi sembrava che le acque gelide stessero per inghiottirmi. aprimi — sussurrò. Bruno era già morto. Avevamo giurato solennemente che nemmeno la morte avrebbe potuto separarci. ero sola. e adesso che non c’era più era anche peggio. e nemmeno a te. Sgranai gli occhi. ascoltami. — Credevo di non conoscerti. Sbloccai la porta e aprii uno spiraglio. senza avere il coraggio di terminare la frase. ed ero pronto a fare quello . finché l’immagine che vedevo allo specchio non fu radicalmente diversa dalla me stessa che ricordavo. — Non posso più mentire a me stesso. — Cosa vuoi dire? — ribattei. Continuai a tagliare. Baciando Adam avevo tradito la promessa che io e Sebastian ci eravamo fatti nella vita precedente. — Io… ho visto emergere il tuo viso dalla nebbia del passato — disse la voce di Adam. — Non sono stata io! — protestai. — N-non è possibile — balbettai. Zoe — affermò. E adesso ciò che restava erano soltanto ricordi dolorosi. è come se si fossero risvegliati dei ricordi che non credevo di avere. poco prima che tu distruggessi la telecamera. mi accorsi di qualcosa di diverso.

l’Ordine mi ha assegnato Ginevra come compagna. Per questo hanno giurato fedeltà all’Ordine degli Inquisitori. Da quando mi hai baciato il flusso è stato inarrestabile. Mantenerlo costa una grande quantità di energia. Ma io sentivo che c’era qualcosa che non andava nel nostro rapporto. persino la voce. — Non proprio. eravamo insieme. In un gesto automatico mi voltai. — Ricordi l’incidente? — chiesi. — Ogni volta che cerco di tornare con la mente alla notte dell’incidente. — Mi avevi detto che… — … attraverso queste lenti avresti visto un mondo migliore — concluse lui. — Gli Inquisitori non possono entrare nel Santuario delle streghe. — Non può essere — mormorai. fino a un negozio in cui ti ho comprato un paio di occhiali da sole. — Solo dei frammenti confusi. — Come hai potuto dimenticarti di noi? — Non lo so! — gridò. Per nascondere il mio volto e i tatuaggi è stato necessario ricorrere alla velatura. e le mie certezze hanno cominciato a vacillare. poi un bagliore accecante di fari e un boato fortissimo. — Perché mi stai dicendo questo? — Una lacrima mi si staccò dalle ciglia. Finché ho incontrato te. vengo assalito da dei tremendi mal di testa. Scegliere le compagne tra le Amazzoni è un modo per gli Inquisitori di saldare l’alleanza. al colmo della sorpresa. raggiunsi l’armadio ed estrassi dallo zaino gli occhiali che mi aveva regalato Sebastian. E in fondo c’era la luce smeraldo che avevo sempre riconosciuto in quelli di Sebastian. un metodo occulto che permette di mascherare il proprio aspetto. — Ginevra… un’Amazzone? — Lei fa parte del clan delle Amazzoni Nere. Cercai il suo sguardo. — Gli Inquisitori hanno risorse che neanche puoi immaginare. — Quindi la vostra storia d’amore è solo una copertura.che gli Inquisitori mi avevano chiesto: mettere fine alla tua vita. Era come se avessi già donato il mio cuore a qualcun’altra. ma non avevo alcun ricordo che lo provasse. Le barriere di protezione impediscono persino di vedere dove si trova! — Credimi. non è stato facile infiltrarsi. un alchimista al servizio dell’Ordine. — Perché ho bisogno di sapere se i miei ricordi sono veri. — Mi odi al punto da voler distruggere la cosa più sacra che mi è rimasta? Solo il pensiero di ritrovare Sebastian mi ha permesso di sopravvivere in questo periodo. Ricordo che era notte ed ero in sella alla mia moto. in favore del nero della ragione. e con lei al suo fianco ho potuto ingannare la Sorellanza. incredula. Qualche giorno dopo mi hanno raccontato che ero l’unico sopravvissuto a un’imboscata della Sorellanza. gli occhi non potevano mentire. mio padre. Ricordo di un teatro. Devo essere stato sbalzato via nell’urto. ma Ginevra è un’Amazzone. e poi ricordo di una corsa a piedi lungo i navigli di Milano. e tu stavi suonando il piano per me. Le Amazzoni Nere hanno tolto il colore rosso dalla loro uniforme. ero circondato da Inquisitori. Poco prima di iniziare questo incarico. — Ma come hai fatto a modificare i lineamenti del tuo viso? — chiesi. coloro che anticamente rifiutarono l’alleanza con le streghe. e la mia l’ho tratta dal desiderio di vendicare Bruno. Lui scosse la testa con decisione. Il mio aspetto ora è il risultato della trasfigurazione compiuta da Iscaris. — Stai mentendo! — urlai. non riuscivo a lasciarmi andare con lei. — Li ho portati con me — sussurrai. e per le Amazzoni l’occasione per crescere personalmente i propri figli. Quando ho aperto gli occhi. .

L’antica magia iniziò a premere contro gli argini che trattenevano i nostri ricordi fino a liberarli. Sentivo come se io e Sebastian fossimo una cosa sola. — Anche quando sapevo che avrei dovuto odiarti.— Ti hanno mentito. — E recupereremo i nostri ricordi. lo vidi. Attivai il Dono con la stessa facilità con cui si accende un interruttore. Non ci potevo credere. loro dicevano che era per via dell’incidente… — Devono averti fatto qualcosa per cancellare quella parte della vita che hai passato con me — esclamai. ho pensato che fossi tu il mio nemico. Un uomo in un lungo abito talare nero col cappuccio alzato e il volto coperto da una maschera metallica. Nella mente esplose una catena di immagini frammentarie. che montava ogni secondo di più. E c’era un’energia. mentre intrecciavo le dita ai suoi capelli e premevo la testa contro la sua. Ora non so più cosa credere… Gli presi il viso tra le mani e mi avvicinai al suo respiro. Dai pendenti argentati a forma di croce che indossavano e dai tatuaggi che sbucavano dal collo e dalle braccia di alcuni. Finimmo fuori strada e il mio corpo venne sbalzato lontano. tra la vegetazione che fiancheggiava la carreggiata. ma c’è una gran confusione nella mia testa. Le nostre labbra si unirono. dentro di me. Il cuore scalpitava e mi sembrò che il sangue accelerasse la corsa. — Cercate la strega — sibilò. il corpo aveva perso sensibilità. Poi sentii un coro di motori che ruggivano dietro di noi. A parte il fatto che sentivo freddo. Ero debole e il solo tenere gli occhi aperti mi costava fatica. finché la visione non si stabilizzò e mi rividi stretta al corpo di Sebastian. I fari di un SUV che proveniva dall’altra corsia mi accecarono. seguito da clacson che suonavano all’impazzata. La vista era annebbiata. I SUV si arrestarono intorno al rottame della moto. Quando mi hanno mostrato quel video e mi hanno chiesto di vendicare mio padre. Doveva essere lui. — Baciami — sussurrai. e dalla distanza non riuscivo a distinguere i particolari. Per l’Ordine tu eri un traditore. Ma fui certa che il bastone che reggeva era lo stesso bastone con la testa di cane che avevo visto in sogno. . lottai per non perdere conoscenza. urtando la carrozzeria della moto e facendo perdere a Sebastian il controllo del veicolo. sembrava volerci sorpassare. ma all’ultimo istante ci speronò. Indossava guanti color porpora. brevi flash. Il nostro bacio diventò sempre più profondo. Lo faremo insieme. Sdraiata sull’erba. non c’è stata nessuna imboscata! Io e te stavamo fuggendo da Milano a bordo della tua moto. — Non riesco a ricordare… io… sono confuso. oppure la magia attivata durante lo scontro con Lucrezia era ancora in circolo. Alle nostre spalle c’erano altri fuoristrada che si stavano avvicinando a velocità sostenuta. Poi. perché sapevamo di non poterci più fidare di nessuno. capii che si trattava di Inquisitori. — Non sai quanto ho desiderato baciarti — disse lui. e avevano cominciato a tenerti sotto controllo. avevano deliberatamente provocato un incidente che poteva rivelarsi mortale al solo scopo di fermarci. — È possibile. La sua voce sembrava provenire dall’interno di una caverna. molto tempo fa. infuocato. quando ero ancora a Milano. la notte in cui avevamo tentato la fuga e stavamo correndo a bordo della sua moto lungo la strada che ci avrebbe portato lontano da Milano. Uno di essi ci raggiunse. forzandomi a distogliere lo sguardo. non facevo che pensare a quanto avrei voluto stringerti tra le braccia. e ne scesero degli uomini vestiti di nero. Ho dei blackout nella memoria che sono lunghi giorni interi. il Gran Maestro dell’Ordine degli Inquisitori. Forse davvero le barriere che proteggevano il Santuario dalla magia si stavano indebolendo. padre Heinrich.

stringendogli le mani e guardandolo intensamente. Zoe. ma un dolore lancinante al collo me lo impedì. riaprendo gli occhi. io e Sebastian stavamo accettando noi stessi per quello che eravamo. un ragazzo e una ragazza finalmente pronti a donarsi l’uno all’altra senza preclusioni. prima di ritrovare i punti di riferimento familiari della mia stanza al Santuario. Altri Inquisitori si diressero verso di me.Gli Inquisitori si divisero in gruppi. seguendo con le dita la linea della mascella. prendendo le mia mano nella sua e portandosi le mie dita alle labbra per baciarle. nei suoi lineamenti si rincorrevano dolcezza e severità. mi guardai intorno. come dopo una mancanza durata secoli. — Ma sei bellissima anche così. Accarezzai i suoi zigomi ben delineati. In quel momento mi sentii chiamare da qualcuno alle mie spalle. — Non sono stata io a uccidere tuo padre — gli dissi. La magia della velatura si era dissolta. stretta forte a Sebastian. Il bacio si fece sempre più profondo. — I miei stessi compagni hanno provocato l’incidente che ci è quasi costato la vita. — Ora ricordo tutto. I suoi occhi verdi. — Sono stati loro — mormorò. Bruno mi aveva telefonato per dirmi che aveva delle rivelazioni sconvolgenti. prima di decidere di lasciare insieme Milano. puntando delle torce elettriche. — Hanno manipolato le mie emozioni. E forse era davvero così. in cui mi sembrò di perdere e poi ritrovare me stessa. brillanti. la promessa che ci siamo fatti all’ombra della grande quercia. — Ricordo bene che abbiamo parlato a lungo. — Non permetterò che ti facciano del male. ma dalla mia posizione scorsi un paio di loro che prelevavano il corpo di Sebastian e lo caricavano su uno dei fuoristrada. smarrita. — Non temere. Sentivo il turgore dei suoi pettorali premere contro il mio seno. quella notte. Era bello da far male. E che non avevo avuto alcun dubbio. Sebastian si coprì il viso con le mani. all’università. Quando sono arrivata nel suo ufficio. Ricordo la nostra vita passata. il rogo. tagliavano più di una lama affilata. Non riuscivo a muovermi. il viso di Sebastian era tornato quello che conoscevo. Mi sentii avvolgere da un abbraccio gentile e venni pervasa da un calore rassicurante. al punto che la testa mi girava leggermente e mi sentivo sul punto di perdere il controllo. . — Credevo di averti perso — mormorai. poi persi conoscenza. mentre il fuoco del desiderio per lui cresceva. fino a posarle sulle sue labbra carnose. — Io… credo che siano stati gli Inquisitori — ribattei con un filo di voce. — Gli Inquisitori mi hanno teso una trappola. — Lo so — replicò Sebastian. Ero lì. — Mi spiace per i tuoi capelli — sussurrò. dopo quattrocento anni di incomprensioni. Lui mi stava guardando con occhi increduli. — Mi hanno mentito — sospirò. — Era poco più di un sussurro. ho trovato il suo cadavere riverso sulla scrivania. per poi ripartire sgommando. — E invece sei sempre stato accanto a me. si sono serviti della mia ingenuità per arrivare a te. la tua condanna. È stato terribile. non potevi essere stata tu ad assassinare mio padre. Ma sono arrivati prima loro. e poi le falene che hanno trasportato le nostre anime fino a oggi — ammise. — A chi apparteneva quella voce? Cercai di voltarmi nella sua direzione. Un bacio lungo e vellutato. Poi avvicinò la bocca alla mia e mi baciò con dolcezza. — Poco prima di essere ucciso. La visione si interruppe e. sfiorandomi la nuca e provocandomi un brivido. Per la prima volta. e l’hanno messo a tacere.

. Io e Sebastian ci voltammo all’unisono. Ginevra era immobile sulla soglia. e impugnava una piccola spada dalla lama ricurva. I suoi lineamenti erano contratti dall’ira.Ma l’idillio si interruppe nel momento in cui la porta della stanza si spalancò.

— 5 — Il cerchio di fuoco .

rivolgendosi a Ginevra. Come le armi degli Inquisitori. riuscì a intercettare il suo braccio. — Io e Zoe stiamo insieme da molto prima che ti conoscessi. — È finita. al punto che mi ero offerta di ucciderti personalmente. Ginevra era d’accordo con gli Inquisitori. servendoti del tuo potere sulle creature fee. ma ora questo gioco è finito. Ma per quanti roghi fossero innalzati nel suo nome c’era sempre un tassello mancante. Ginevra — ribatté lui. Dunque era tutto vero. deviando la traiettoria. Gli Inquisitori hanno giocato con i miei ricordi. — Non sono stato io a tradire — disse — ma l’Ordine degli Inquisitori. — Cosa vuoi dire? — mi intromisi. — Poi caricò un affondo. — Solo l’essenza della Custode delle falene è in grado di completare la rinascita di Heinrich. il giorno che ha ordinato l’assassinio di mio padre. e aveva aiutato Sebastian a infiltrarsi nel Santuario. la voce distorta dalla collera. Ginevra mi mancò per un soffio. — Perché Sebastian? — le chiesi. Mi guardò sprezzante. — È Zoe la causa della morte di tuo padre. — È questo che pensi? — esplose Ginevra. — Togliti di mezzo! — urlò a Sebastian. e nemmeno un puntiglio per separare due amanti. I riflessi sulla lama scintillavano con bagliori verdastri. nutrendosi del potere delle streghe per ricostruire il suo corpo. Heinrich mi voleva morta. anche quella spada era stata forgiata allo scopo di uccidere le streghe. apparteneva a lei l’arma che l’ha colpito. ma perché proprio per mano di Sebastian? Non poteva essere solo per il fatto che era uno dei migliori combattenti dell’Ordine. — È giunto il momento di verificare chi aveva ragione. — Brandì la spada. ha errato per centinaia di anni. puntandomela contro. — Ti sbagli — sbottò Ginevra. Ma non ci ho mai creduto. quello dei demoni e quello degli umani. senza perdere il contatto con gli occhi di Sebastian. qualcosa che lo manteneva sospeso tra i due mondi. Sebastian compì un passo verso di lei.Un bacio di puro amore — Traditore — sibilò Ginevra. . Nella tua vita passata sei riuscita a fuggire. — Heinrich sostiene che soltanto Sebastian può essere il tramite per trasferire la tua essenza nel suo corpo. ma Sebastian. Ci apparteniamo da sempre. Doveva esserci un motivo per cui Heinrich era arrivato a modificare il viso e i ricordi di Sebastian purché fosse lui a uccidermi. Sei stato mandato qui per compiere la tua vendetta. Il tassello mancante sei tu. che aveva continuato ad avvicinarsi a lei. Ma quale? — Non puoi capire — disse Sebastian. non per innamorarti di questa strega. Zoe. Ma è giunto il momento della resa dei conti. Era ferro e giada. Dopo essere fuggito dall’Inferno in cui era stato ingiustamente recluso. — Che sia soltanto un gioco? La vita di Heinrich è nelle tue mani mentre tu non fai che prendere tempo. Ginevra fece un sorriso sarcastico. e per sempre saremo due metà della stessa anima.

— Sarà finita quando avrò compiuto la mia missione. Ho giurato che avrei fatto in modo che tu
uccidessi la Custode, ma se sei troppo vigliacco per farlo, allora ci penserò io.
Partì con un fendente e io schivai il colpo, spostandomi contro la parete. Sebastian cercò di
disarmarla, ma lei si sottrasse alla sua presa. Si muoveva con una rapidità e un’agilità fuori dal
comune, e riuscì a colpire Sebastian sulla nuca con l’elsa della spada. Lui crollò a terra ma, dopo un
breve attimo di stordimento, cercò di rialzarsi.
— Non costringermi a farlo — sibilò Ginevra, puntando la lama al cuore di Sebastian.
— No! — urlai. Tesi la mano per compiere un incantesimo e sbalzare la spada dalla sua mano, ma
avevo utilizzato troppe energie per recuperare i ricordi. Ero esausta, e il mio palmo si illuminò
debolmente di una tenue luminescenza che si spense quasi subito.
— Ginevra, ci hanno ingannati — mormorò Sebastian. — Pensaci bene. Come puoi servire un
uomo che ha stretto un patto con un demone?
Ginevra scosse la testa. — Ho giurato fedeltà alla regina delle Amazzoni Nere, e la sua parola per
me è legge. L’alleanza con gli Inquisitori è sacra. Non mi importa quello che ha fatto Heinrich,
l’unica cosa che conta per me è compiere la mia missione. La nostra missione.
— Questa missione è stata una follia sin dall’inizio — affermò Sebastian. — Zoe non merita di
morire.
— Non sai cosa stai dicendo! Questa strega… — le labbra di Ginevra tremavano — … ti ha
irretito al punto che non sai più quello che dici. — Si toccò nervosamente un lato della testa, come
per scacciare un cattivo pensiero. — E ora io la ucciderò.
— Prima dovrai trapassare il mio cuore — sentenziò Sebastian.
Ginevra rimase a lungo immobile, fissando Sebastian. Poi strinse gli occhi e assunse una
posizione marziale. — Hai scelto da che parte stare — sibilò a bocca stretta. Il suo volto era una
maschera di risentimento. Avrei voluto fare qualcosa, almeno gridare, invocare aiuto. Ma mi sentivo
intrappolata nel bozzolo della paura. Avevo ritrovato l’amore della mia vita soltanto per vederlo
morire.
Ginevra sferrò il colpo. E in quel momento vidi una sagoma che si muoveva rapida comparire alle
sue spalle. La lama si arrestò a un soffio dal cuore di Sebastian, graffiando la sua pelle. Qualcuno
aveva fermato la mano di Ginevra, e le stava stringendo un braccio intorno al collo.
— Ferma — disse la voce dietro di lei. — Non lottare, o sarà peggio. — Non era possibile.
Eppure… sembrava proprio lui.
— Misha, sei vivo! — esclamai. Fu come sentire il sangue che ricominciava a fluire nel corpo.
Avrei voluto correre ad abbracciarlo, ma non mi sembrava il caso, non finché Ginevra stringeva
ancora in mano la spada.
Misha non sembrava sorpreso che Sebastian avesse preso il posto di Adam. Forse era sollevato
nell’aver capito perché l’istinto gli consigliava di non fidarsi di Adam. Pensavo che Misha odiasse
Sebastian. Eppure gli aveva appena salvato la vita.
— Pare che un bacio di puro amore faccia miracoli, al giorno d’oggi — fece Misha.
Sebastian mi scoccò un’occhiata. — Hai… baciato Misha?
— È il mio famiglio — mi difesi. — E poi credevo fosse morto!
— Spero di non dover morire di nuovo per averne un altro — ironizzò Misha.
— Lasciami andare, furetto — sibilò Ginevra.
— Non finché tieni in mano quell’arma — ribatté lui senza scomporsi.

Ginevra sembrò incerta sul da farsi. Poi lasciò la presa sulla spada, che cadde a terra.
— Credo che dovrai più di una spiegazione a Adelaide — borbottò Misha.
— Non credo proprio — replicò Ginevra. Caricò una gomitata e cercò di colpire Misha al volto,
ma lui fu più veloce e riuscì a sgusciare fuori dalla traiettoria. Nonostante il braccio di Misha fosse
saldamente stretto al collo di Ginevra, lei tentò di colpirlo ripetutamente con calci e testate, che
Misha puntualmente riuscì a evitare.
— Sapevo che non ci si poteva fidare di te — disse Misha.
Il combattimento tra loro sembrava una danza al ritmo di una musica sincopata, in cui si
alternavano i colpi secchi di Ginevra alle schivate veloci di Misha. Quest’ultimo era
straordinariamente agile, per essere uno che era appena scampato alla morte.
— L’ho capito il primo giorno di Zoe all’Accademia — continuò Misha — quando ti sei tanto
scaldata perché io e Zoe stavamo scherzando durante la benedizione.
Ginevra riuscì a ruotare il corpo e si trovò faccia a faccia con Misha. Lo colpì con una serie di
ginocchiate alle costole, mentre lui tentava di immobilizzarla, storcendole il braccio che teneva
ancora stretto.
— Le vostre chiacchiere mi stavano distraendo — sibilò Ginevra.
— Non è vero — ribatté Misha. — Ti infastidiva sentir parlare della croce celtica.
— La croce appartiene ai Domini Canes, i guardiani del Signore — sbottò Ginevra.
Domini Canes, i Mastini di Dio. Rabbrividii nel sentire il soprannome con cui gli Inquisitori
domenicani erano conosciuti all’epoca di Torquemada.
Ginevra sfiorò il viso di Misha con una gomitata. Per schivarla, lui dovette lasciare la presa dal
braccio di Ginevra. Lei ne approfittò per allacciare le mani dietro il collo di Misha e caricò una
ginocchiata al mento. — Le streghe non possono usurpare i simboli della nostra religione!
Misha incassò, ma approfittò del momentaneo sbilanciamento di Ginevra per farle perdere
l’equilibrio. Entrambi rotolarono a terra, come stretti in un abbraccio mortale.
— La croce è il simbolo di protezione più antico di qualsiasi religione — disse Misha con voce
affannata. — Siamo nati tutti sotto lo stesso cielo. La croce ci dovrebbe unire, non dividere.
— No — esplose Ginevra. — I vostri dei sono bugiardi! Noi siamo i guardiani dell’ordine, i
difensori dell’autorità suprema. Un mondo senza streghe è un mondo migliore.
— Maledizione, Ginevra, piantala! — si intromise Sebastian. — Misha ha ragione. È giunto il
momento di ripensare il nostro credo, perché le differenze non possono essere fonte di discordia, ma
di conoscenza.
Ginevra gli scoccò uno sguardo carico d’odio, poi con un colpo di reni riuscì a liberarsi dalla
presa di Misha e si precipitò in corridoio. Misha, Sebastian e io le corremmo dietro, sotto gli occhi
increduli delle altre ragazze che si erano radunate intorno alla mia porta, attirate dai rumori che
provenivano dalla mia stanza.
La fuga di Ginevra durò poco: di fronte a lei comparve Sasha. Era vestita con l’uniforme da
Amazzone e sfoggiava una spada corta simile a quella di Ginevra, ma dai riflessi rossi, come se sotto
l’acciaio vibrasse un cuore di lava pulsante.
— Non costringermi a usarla — sentenziò Sasha.
Ginevra fece un passo indietro, ma noi tre stavamo sbarrando la sua via di fuga. Dopo un istante di
tentennamento, alzò le mani in segno di resa. Sasha le si avvicinò, camminando lentamente, pronta a
immobilizzarla e legarle le mani con una fascetta.

Seguirono istanti in cui pensai che la tensione fosse insostenibile. Poi, senza alcun preavviso,
Ginevra riuscì a sorprendere Sasha con un calcio diretto allo stomaco e corse via a testa bassa.
Sasha si riprese in un batter d’occhio e si lanciò all’inseguimento. Misha e Sebastian la imitarono,
anche se non riuscivano a correre alla sua velocità.
Alcuni minuti dopo, Misha tornò col fiato corto. — Purtroppo Ginevra è riuscita a far perdere le
sue tracce — ammise.

I gargoyle di Notre Dame

Mi avvicinai a Misha e lo stritolai nell’abbraccio più forte di cui ero capace.
— Non morire mai più, ti prego — mormorai.
— Farò del mio meglio — ribatté lui, accarezzandomi i capelli.
Quando mi slacciai dalla stretta, mi resi conto che stava perdendo sangue da un labbro. — Ti fa
male? — chiesi.
Lui scosse la testa. — Niente di insopportabile. — Poi ci scambiammo un lungo sguardo carico di
significati.
— Mi spiace così tanto per quello che ti è successo — dissi. — È stato terribile. Io… avrei
dovuto capirlo prima, ma…
— Shhh — fece lui, appoggiandomi l’indice sulla punta delle labbra. — Tu mi hai salvato.
Abbassai lo sguardo, avvampando per l’inaspettato contatto. — Non so come sia successo… il
tuo cuore si era fermato…
— È così — ammise. — Mentre combattevi nei sotterranei con Lucrezia il mio cuore ha cessato
di battere. E in quel momento è successa una cosa che fatico a descrivere. La stanza è piombata nel
buio e c’è stato solo silenzio, finché non mi sono accorto che erano i miei occhi a essere chiusi.
Quando li ho aperti ero ancora in infermeria e tutto sembrava al suo posto. Mi sentivo stranamente
bene, come se finalmente mi fossi liberato dalle tossine che stavano avvelenando il mio sangue. Mi
sono alzato ma Angelica, che era al mio fianco, è sembrata non rendersene conto. Continuava a
fissare il letto, singhiozzando, come se io fossi ancora steso lì. Così ho aperto la porta, ma anziché
uscire nel corridoio del Santuario, mi sono ritrovato nell’ingresso di una casa sconosciuta, dove una
ragazza di nome Isabella mi ha accolto, pregandomi di sedermi in un piccolo soggiorno, e attendere.
— Sei stato nel Giardino dello Spirito — pensai a voce alta.
Lui mi guardò con aria interrogativa. — Come lo sai?
— Ci sono entrata per caso un giorno in cui avevo un disperato bisogno di risposte — dissi. — Il
fatto è che Isabella era… è… non so nemmeno come dirlo e so che ora mi prenderai per pazza ma…
si tratta di mia nonna, ecco.
— Com’è possibile? — sbottò Misha. — Avrà avuto la tua età.
— Me lo sono chiesta anch’io. E poi lei è… — Abbassai la testa, mordendomi un labbro. — È
morta tanti anni fa. Eppure sono sicura che quella ragazza è mia nonna Isabella. Me lo suggerisce la
voce dell’istinto. — Alzai lo sguardo. — Tuttavia, Isabella non ha memoria della sua vita trascorsa.
Non sa di aver avuto una figlia, né tantomeno una nipote. È come se nel Giardino dello Spirito fosse
presente una sua… emanazione di quando aveva diciassette anni.
— Chiunque fosse Isabella, era in grado di trasmettermi una sensazione di benessere mai provata
prima. All’inizio pensavo che si trattasse soltanto di un’allucinazione dovuta al veleno, ma una cosa

era certa: non c’era modo di uscire da quella casa. La porta d’ingresso, la stessa da cui ero entrato
poco prima, conduceva a una scogliera in cui si infrangevano le onde dell’oceano. E il vento era così
forte che ho rischiato di farmi trascinare in mare.
Era proprio vero quello che aveva detto Isabella. A ogni persona il Giardino dello Spirito appare
diversamente. Fuori da quella porta avevo intravisto un deserto, Misha una scogliera a picco
sull’oceano.
— E poi? — lo incalzai.
— Ho chiesto a Isabella cos’avrei dovuto aspettare, e lei mi ha assicurato che l’avrei saputo al
momento opportuno — disse Misha. — Sono rimasto in quella sala dalla carta da parati a fiori a
fissare un vecchio orologio a pendolo per un tempo che mi è sembrato infinito. Poi ho udito la tua
voce che mi chiamava, e tutto si è fatto confuso, indistinto. Ho sentito le tue lacrime scendere sul mio
viso, ho perfino sentito il sapore del tuo sangue in bocca. E mi sono ritrovato di nuovo in infermeria.
Ero cosciente, ma non riuscivo a muovermi, né a parlare. Ti ho sentito uscire dalla stanza e avrei
voluto avvertirti che stavo bene, finalmente, ma non mi è stato possibile. Ci è voluto un bel po’ prima
di riprendere il controllo del corpo. Sam mi ha aiutato, preparandomi un tonico.
Fui scossa da una serie di brividi. Non potevo crederci; Isabella aveva custodito l’anima di Misha
nella speranza che io compissi la magia per riportarlo indietro.
— È stato il tuo amore a farmi restare, Zoe — aggiunse Misha.
Proprio come nelle fiabe, pensai. Ma non mi sentivo a mio agio nei panni di una principessa in
grado di svegliare il suo amato.
— Credo di essere un po’ confusa — dissi.
Vidi che Sasha e Sebastian stavano sopraggiungendo, in lontananza. Entrambi scuotevano la testa.
Immaginai che non fossero riusciti a riacciuffare Ginevra.
Misha mi spostò una ciocca di capelli dalla fronte. — Non ti stanno poi così male — mormorò.
— Ti prego, non rendere tutto più difficile — dissi. Mi morsi un labbro, imbarazzata. — Io… non
credo di poterti amare come vorresti tu. Voglio dire, io e te siamo legati profondamente, ma ti amo
come una strega ama il suo famiglio.
Sebastian ci raggiunse e si fermò a un metro da noi. Sasha rimase in disparte, come se temesse di
essere di troppo.
— Lo so — ammise Misha, sorridendo. — Il tuo cuore appartiene a Sebastian — e gli rivolse
un’occhiata fugace.
Tirai un sospiro di sollievo. L’amore ha molteplici forme, e non avrei mai voluto che Misha
fraintendesse i miei sentimenti.
— Mi fa piacere che tu sia tornato tra noi, Misha — disse Sebastian.
— Grazie — fece Misha. — Ma vale anche per te. Non sei stato molto te stesso ultimamente, o
sbaglio?
— Non sbagli. Gli Inquisitori mi hanno rivoltato la testa come un calzino. Non posso credere che
siano riusciti a manipolare le mie emozioni in questo modo.
— Ammetto di essere stato diffidente nei tuoi confronti — ammise Misha. — Ma dopo quello che
ho visto, so che il tuo amore per Zoe è sincero. Eri pronto a sacrificare la tua vita per lei. — Così
dicendo, tese la mano a Sebastian. — Che ne dici di lasciarci alle spalle gli attriti del passato? — gli
chiese, mentre un sorriso amichevole gli compariva sul viso.
Sebastian ebbe un istante di incertezza, come se fosse stato colto alla sprovvista. Anch’io non mi

Lei mi scrutò con un’espressione allibita. Abbiamo scoperto che è un’Amazzone Nera. Sam sembrò accorgersi solo in quel momento della sua presenza. aggiunsi: — Sebastian è dei nostri. quando era giù di morale. ho paura che possa compiere un gesto estremo. e perché avesse cercato di spingermi a uccidere Lucrezia. stringendomi nelle spalle. — Anche se credo di essermi persa una parte della storia. — Ora pensiamo a trovare Angelica — ribattei. — Cosa ti è successo ai capelli? — È… una lunga storia — risposi. — Mentre ci conduceva verso l’aula di Danza. — Prevedo che sarà una lunga notte. — Poi ti spiego — le dissi. aggiunse: — Angelica adorava la danza.aspettavo un gesto di avvicinamento da parte di Misha dopo quattrocento anni di ostilità. Sam e Misha si scambiarono un’occhiata. — In questi mesi Angelica si è molto affezionata a Misha. — Sì. ma non potevo negare di essere sollevata. Se lui non fosse intervenuto non sarei mai arrivato in tempo. sono felice per voi. Guardandola dritto negli occhi. Sasha sorrise. — Ginevra? — sbottò Sam. — L’ultima volta che l’ho incontrata stava uscendo dall’infermeria e… sembrava davvero disperata. Affrontiamo un problema alla volta — affermò Sam. ragazzi. come se stesse riflettendo tra sé. — Muoviamoci. — No — risposi. — È tutto a posto. Io stessa pensai che avrei dovuto rimandare a più tardi il mio confronto con Anna. Sebastian osservò la mano di Misha. — Forse so dove può essere andata — disse Misha. Sam — le dissi con voce ferma. — Avete visto Angelica? — chiese con la voce che tradiva una certa apprensione. Non c’è un attimo da perdere. Sebastian ha appena salvato la vita a Zoe. sempre più sbalordita. — Spero soltanto che non sia troppo tardi — ribattei. mi accorsi che qualcosa bloccava l’apertura. poi tirò un ampio sorriso a sua volta. — Dividiamoci e andiamo a cercarla — propose Sebastian. era lì che si rifugiava per ballare da sola. Una volta mi ha confidato che. che prima era Adam… insomma… come sono andate esattamente le cose devo ancora capirlo. Pensai che non era un buon segno. ma poco tempo fa si è dovuta ritirare dal corso a causa dei continui soprusi da parte di Lucrezia. Ora che è convinta che sia morto. — Per Zoe — disse stringendola vigorosamente. — Ma io ti conosco… tu… tu sei… — balbettò. — Qui è tutto sotto controllo. Ma non potevo . — Giusto. Sgranò gli occhi e indietreggiò di un passo. trafelata. ma l’ho visto coi miei occhi che cercava di fermare Ginevra. — Sono preoccupata per lei — disse Sam. e Ginevra l’avrebbe uccisa. — Per Zoe — lo incalzò Misha. Sam — si intromise Misha. Mi precipitai di fronte a lei. Aveva ragione. — Un’Amazzone Nera e un Inquisitore al Santuario delle streghe — mormorò lei. Quando fummo di fronte alla porta. e tra gli specchi e il profumo del legno ritrovava la calma. però lei è stata più veloce ed è riuscita a fuggire. Dal fondo del corridoio vidi arrivare Sam. Ero determinata a scoprire come era riuscita a entrare nella mia testa. Sasha intervenne: — Sebastian. — Tranquilla.

correndo veloce. Quando avevo perso mia madre. — Vado a cercare aiuto — fece Sasha. Ti farà solo del male. teneva il ciondolo che le avevo visto al collo. E non potei fare a meno di chiedermi quanto fossero spaventosi i ricordi che la tormentavano nella solitudine della sua stanza. — Non mi lasciare — sussurrò. Sam annuì e lei scomparve oltre la soglia. e aveva tentato un’estrema via di fuga. Era come se si fosse preparata accuratamente per partecipare a una cerimonia. — Ha perso molto sangue. che glielo dovevo. quando avevo creduto che il contatto con il mio famiglio si fosse spezzato per sempre. — Bisogna combattere per il proprio amore. ma le lacrime avevano sciolto il mascara.immaginare fino a che punto avessi ragione. Sebastian mi appoggiò una mano sulla spalla e strinse con vigore per farmi sentire che era al mio fianco. — Nooo — urlai. Nell’altra. Osservai il volto esanime di Angelica. che dietro i sorrisi e i cambi d’espressione repentini quando lui entrava in una stanza si celava un sentimento forte. — Sei ancora la ragazza viziata che conoscevo a Milano. Si era messa il rossetto e si era truccata gli occhi. Il cuore perse un battito quando. mi ero detta che avrei dovuto vivere anche per loro. In mano stringeva ancora il frammento di uno specchio con cui aveva reciso le vene dei polsi. — Zoe. Il corpo di Angelica era riverso sul pavimento. smettila! — mi intimò Sam. I miei errori avevano innescato una catena di eventi che aveva portato alla morte di Misha. E Angelica non aveva retto all’ennesima perdita nella sua vita. tracciando dei solchi neri sulle guance color porcellana. incapace di aggiungere altro. un istante soltanto. La sedia che la bloccava rotolò via. Dobbiamo intervenire con urgenza. — Si tolse la Tshirt e la strappò per tamponare le ferite e fare dei bendaggi provvisori. Mi sentivo perduta. In cosa avrei potuto canalizzare la mia rabbia di fronte a una situazione come quella? Sam addolcì lo sguardo. Misha diede un calcio alla porta e la spalancò. Solo in questo momento mi resi conto che doveva amarlo profondamente. correndo verso di lei. Misha si inginocchiò di fianco ad Angelica e le accarezzò i capelli. Aveva indossato il vestito bianco. anche quando tutto sembra perduto. — Il battito è molto debole — disse. nella scheggia dello specchio vidi il riflesso del mio viso distorto dallo sgomento. poco lontano dal pianoforte. quando avevo pensato che non avrei mai più rivisto Sebastian. E io che mi ero illusa che fossi maturata. — Dopo la morte del mio famiglio ero così arrabbiata col mondo che pensai che smettere di combattere avrebbe messo a tacere il dolore. appoggiando le dita al collo di Angelica. — Egoista — singhiozzai. Ero arrivata . se non impari a canalizzarla. In un’incontrollabile associazione di idee mi venne in mente la frase che Angelica aveva pronunciato guardando fuori dalla finestra dell’infermeria: Temi il bosco quanto il peggiore dei tuoi incubi. — Stupida! — gridai. entrando nella sala. Era troppo fragile per affrontare un dolore così grande da sola. Sam mi chiese di lasciarle spazio. ma devi liberartene una volta per tutte. Angelica doveva aver pensato che una vita senza Misha non valeva la pena di essere vissuta. la vidi. E per un istante. quasi scardinandola. — Capisco la tua rabbia. — Pensai che anche nei momenti più bui avevo lottato per mantenere accesa la luce della speranza. quello che avevamo comprato insieme all’emporio per la festa del solstizio.

Piansi così tanto per lei e mi vergognai profondamente di non aver dato abbastanza valore al dono più importante che avevo ricevuto: la vita. Avrei trasformato la rabbia. È stata tua madre a salvarmi. — Mi sono ritrovata tra i malati in attesa della seduta giornaliera di chemioterapia. come Angelica ha cercato di fare oggi. — Si inumidì le labbra. sono partita per Parigi. Mi aveva parlato di Sam un’infinità di volte. prima di proseguire. — Una mattina Sofia mi è passata a prendere in auto e mi ha portato in un ospedale dove lavorava come volontaria. Si chiamava Letizia. salire sulla torre Eiffel e fare un picnic nei giardini di Notre Dame. Ma Letizia è morta due settimane dopo. Sono salita sulla torre Eiffel. per esempio. Mi aveva detto che quando sarebbe uscita dall’ospedale avrebbe voluto fare un viaggio a Parigi. con la certezza che ero fortunata a poter scegliere cosa fare della mia vita. Come tua madre aveva fatto con me. Aveva solo dodici anni. Stavo morendo un poco alla volta. e combatteva ogni giorno per non soccombere alla malattia. in qualcosa di costruttivo. l’ho fatto anche per Letizia. Gente che voleva vivere.a fare pensieri autodistruttivi. Come aiutare gli altri. la testa rasata e due grandi occhi nocciola. E innamorarsi. Così. Non ho mai più toccato la droga. ripensando al suo sorriso dolce. . — Mamma — sussurrai. pochi giorni dopo la morte di Letizia. — I suoi occhi acquamarina brillavano come il cielo sopra le nuvole. Mi sono ripromessa di diventare una donna migliore. quella ragazza che con coraggio era riuscita a sfuggire a una madre tossicodipendente e ai soprusi di un patrigno violento. a impedirmi di andare a fondo. e ho messo a tacere il desiderio di annientarmi. Non mi dimenticherò mai di una ragazzina che ho conosciuto in quell’occasione. — L’alcol e la droga possono sembrare scorciatoie per sfuggire alla quotidianità soffocante. e mi sono soffermata a osservare i gargoyle di Notre Dame. Quando sono rientrata a Milano era una persona totalmente diversa. giorno per giorno.

Angelica non ha mai smesso di vegliare su di me. ma Misha disse che sarebbe rimasto lui. — Vedrai che se la caverà — mi rassicurò Sebastian. Sam pregò me e Sebastian di recarci da Adelaide per spiegare quello che era successo. Ma a volte non è facile aprirsi con gli altri. E poi io non ho fatto che deluderla. — Anche per me non è mai stato facile aprirmi. Ammettere di essersi innamorata di Misha non dev’essere stato facile. Finché tu mi hai mostrato che un peso è più leggero. — Per quanto fosse disperata. ma tanto basta per poter dire che Angelica ha la forza di superare anche questo. non riesco a credere che l’abbia fatto davvero. Non più. Mi abbandonai al suo abbraccio e al suo profumo. — Angelica avrebbe dovuto confidarsi. ti prego. — Non posso crederci — singhiozzai. Sebastian si strinse nelle spalle. iniziai a tremare e avere delle vertigini. — Non ti lascio più. — Credi che Ginevra avesse ragione? — gli chiesi poi. dopo un lungo istante di silenzio. — Riguardo a cosa? — ribatté lui. anziché tenersi tutto dentro. se le staremo vicini e le faremo capire che non è sola. perché mai avrebbe dovuto fidarsi di me? — Perché sei una persona generosa. Mentre camminavo al fianco di Sebastian mi immobilizzai di colpo. nonostante tu faccia di tutto per far credere il contrario — mi disse con voce gentile.Il primo fiore sulla Terra Mentre lei si occupava di Angelica. Non ho riflettuto su quanto Angelica fosse esasperata. — Non ne ho idea — mormorò. se si è in due a portarlo. Mi morsi un labbro per scacciare l’inquietudine che si era insinuata sotto la pelle. — Sono qui — ribatté lui. Avevo il respiro corto. — Il fatto che dovessi essere proprio tu a uccidermi per permettere a Heinrich di riavere il suo corpo. come se d’un tratto fossi incapace di proseguire. riuscii a sussurrare: — Stringimi. — Glielo devo — affermò. dove era solita lavorare fino a tardi. — Quando stavo male. — Angelica non aveva nessuno che l’aiutasse a portare il peso della sua sofferenza. Pregai Sebastian di avvicinarsi e sprofondai con la testa nel suo petto. quando credi che il mondo intero ti stia crollando addosso. e ora… — Non è colpa tua — sussurrò Sebastian. Ci disse di cercarla nel suo ufficio. L’ho fatto anch’io. — Anche se devo ammettere che . — Lo so. dato che lui non sembrava affatto ricambiare i suoi sentimenti. Dopo un lungo silenzio. — Continuo a commettere gli stessi errori. — La vita non può finire a diciassette anni — protestai. e lasciai che mi asciugasse le lacrime sul viso. Annuii. Avrei voluto rimanere accanto ad Angelica. Finisci per pensare che nessuno possa capirti. — La conosco poco.

— Come sa il mio nome? — chiese Sebastian. . E il Gran Maestro non lascia mai niente al caso. non ha intenzione di prendere provvedimenti? — Certo che sì — affermò Adelaide. So che ormai sono passati alcuni mesi. ebbi un attimo di titubanza. Il mio posto è accanto a te. Soprattutto. — Ho appena incontrato Sasha. ma al momento opportuno. — L’hai mai incontrato personalmente? — Solo il giorno del mio giuramento — ammise Sebastian. Zoe. — Diciamo che ho svolto le mie indagini. e lei mi ha raccontato com’è andata. ognuno dei partecipanti alla cerimonia aveva il viso nascosto da una maschera. Anche se aveva avuto intenzione di uccidermi. Era a pochi passi. Travolta dagli eventi drammatici delle ultime ore. — Tuttavia. sorpresa. Sebastian Carelli. Ero convinto che gli Inquisitori fossero un baluardo di difesa dalle creature infernali.gli Inquisitori hanno passato mesi a prepararmi a questo incarico. bisognava considerare che gli Inquisitori gli avevano fatto un vero e proprio lavaggio del cervello. ad aiutarmi a vederci chiaro. Come avrei potuto oppormi se la sua decisione fosse stata di sbatterlo in Riabilitazione. imprigionarlo nei sotterranei o chissà cos’altro? Vedendomi incerta. ma difenderò anche le mie ragioni. ma vorrei ugualmente farti le mie condoglianze per la perdita di tuo padre. — Poi tirò un mezzo sorriso. Ammetterò le mie colpe. riguardo alla mia… chiamiamola intrusione. Temi che Adelaide possa prendere male la mia presenza qui al Santuario. Se l’avessi saputo. non l’esercito personale di un uomo assetato di potere. Bruno Carelli era un uomo dalla mente brillante e dai forti principi. Non può essere soltanto per vendetta. Non potevo fare a meno di notare che il suo atteggiamento nei miei confronti era cambiato. — Sarai sottoposto a un regolare processo da parte della Sorellanza. Feci sì con la testa. — Non potrei sopportare che ci dividano di nuovo. Non mi sentivo pronta a schierarmi apertamente con la Sorellanza. visibilmente imbarazzato. non ancora. e non riguarda né gli Inquisitori né le Amazzoni Nere. — Quindi. Non avrei immaginato che la sua servisse a celare un volto reso mostruoso dal patto con un demone. — Non accadrà. Ti prego. Nonostante militasse tra le fila dei nostri persecutori. meravigliata. — G-grazie — balbettò Sebastian. — Speravo che fossi proprio tu. e sono pronto a lottare per questo. non ero disposta ad accettare che Sebastian fosse processato. — So tutto di Ginevra e del vostro piano. Mi voltai. Ora dobbiamo affrontare un pericolo imminente. non mi ero soffermata a riflettere su quale potesse essere la reazione di Adelaide di fronte a un Inquisitore infiltrato nel Santuario. Sebastian mi disse: — So a cosa stai pensando. — Non ce ne sarà bisogno — disse la voce di Adelaide dietro di noi. Dev’esserci per forza qualcosa sotto. aggiungendo: — Piacere di fare finalmente la tua conoscenza. Sebastian — aggiunse. non avrei mai accettato di diventare un Inquisitore. Forse sapere che non avevo indietreggiato di fronte all’arroganza di Lucrezia aveva contribuito a dissipare i suoi dubbi sulla mia fedeltà alla Sorellanza. entriamo nel mio ufficio — e ci fece strada all’interno. come se fosse un affare della massima importanza. non avrebbe senso. prima di decidermi a bussare. Ma adesso ero io ad avere dei dubbi. Quando arrivammo di fronte all’ufficio di Adelaide. — Un… pericolo imminente? — proruppi. data la natura segreta dell’Ordine. eppure non l’avevo sentita arrivare. dopo avergli cancellato il ricordo di noi.

dovrei essere morta. sia esso una strega o persino un mezzo demone. oltre che una ragazza generosa ed equilibrata. sua sorella. Non deriva dal Dono o dalla quantità di sangue demoniaco che le scorre nelle vene. Si dice che con il primo fiore. sapendo che avrebbe lasciato sola l’adorata sorella? — È quello che sto cercando di scoprire — ammise Adelaide. — Se quello che dice fosse vero. sono costretta a tenerla in Riabilitazione. il potere di Ligea è semplicemente inarrestabile. — Ligea è una fata. dove Ligea poteva vivere a contatto con la natura. Dopo essere stata ammessa all’Accademia. Adelaide mi guardava con un misto di curiosità e diffidenza. Forse aveva capito che non ero del tutto sincera con lei.Io e Sebastian ci sedemmo di fronte a Adelaide. — Nolwenn era una studentessa modello. — Ligea l’ha nominata soltanto una volta. Il problema con Ligea è che il suo tocco è in grado di prosciugare il soffio vitale di qualsiasi essere umano. L’aveva aiutata a trovare un nascondiglio nel bosco. meravigliata. — Per esempio. Ero piuttosto confusa. Eppure qualcosa doveva essere sfuggito alla rete del suo controllo. aveva portato di nascosto la sorellina con sé. Le fate appartengono alla natura stessa. e anche se non dipendeva da me non smettevo di torturarmi all’idea di non poterla più vedere. Quasi sobbalzai nel sentire il suo nome. senza che lei sia in grado di controllarlo. — Angelica non è stata la prima a tentare il suicidio. a custodire le anime dei mortali. come potevo aiutare qualcun altro a fare chiarezza? E qual era il pericolo imminente che incombeva su tutti noi? — La pace al Santuario è stata funestata da alcuni avvenimenti terribili — disse Adelaide. una giovane fata dalle straordinarie facoltà e incredibile talento. Ligea non meritava la solitudine a cui era stata condannata. perché alcuni studenti l’hanno vista vagabondare in cerca della sorella. negli ultimi tempi. la sua vera casa. Pensai che tacere il legame profondo che avevo instaurato con Ligea fosse un modo per proteggerla. — Non capisco — mormorai. — Non capisco… non esiste un modo per inibire il potere di Ligea? Non è giusto che rimanga confinata in Riabilitazione. al punto da spingerla a chiedere il mio aiuto. — Sembrava che niente di quello che succedeva al Santuario sfuggisse agli occhi indagatori di Adelaide. il fatto che in Riabilitazione hai stretto amicizia con sua sorella Ligea. Una volta scatenato. sulla Terra. — Ho a malapena avuto il tempo di parlarle un paio di volte — affermai. sia comparsa anche la prima fata. — Le Lamie sono creature immortali in grado di nutrirsi dei sogni e delle speranze degli esseri . mio malgrado. — Cosa le fa pensare che io ne sappia qualcosa? — chiesi. Il caso più recente è stato quello di Nolwenn. Abbiamo saputo dell’esistenza di Ligea solo molto dopo la morte di Nolwenn. sei la prima persona che sopravvive al tocco di Ligea — affermò Adelaide. Continuò a occuparsi di Ligea per darle l’affetto necessario ed evitare che i suoi poteri potessero creare disordini. in qualche modo. ma non riuscivo ancora a fidarmi di Adelaide. Non era esattamente la verità. sono loro a regolare i flussi di energia. Per questo motivo. — E sono giunta alla conclusione che nel Santuario si sia infiltrata una Lamia. Penso che si sia sentita abbandonata. — A parte sua sorella. — Ma allora… cosa è successo a Nolwenn? Cosa può averla spinta a suicidarsi. ero convinta di averla abbandonata. — Evitai di aggiungere che anch’io. e la fonte del suo potere è completamente diversa da quella di tutti gli altri.

— Io… l’ho vista. finché ti convince che l’unica via di fuga è rinunciare alla vita. Zoe. La mattina dopo che Nolwenn si è gettata nel lago. L’espressione di Adelaide vacillò dall’incredulità allo sgomento. Ho visto Nolwenn osservare il suo riflesso allo specchio. al punto che abbiamo dovuto rinchiuderla in Riabilitazione. in stato confusionale. La stessa stanza che ora occupi tu. La sua fedeltà è indiscutibile! — Mentre combattevo nei sotterranei. Solo che l’arredamento è diverso e. — Vedo che tuo padre ti ha ben istruito. anziché Ginevra. A parte un paletto di legno conficcato nel cuore del demone. inducendola a pensare che quella del suicidio fosse l’unica via d’uscita. — Se Anna non è una strega. ho sentito la voce di Anna — spiegai. o come un senso di colpa viscerale. ma quale? — si interrogò Sebastian. La aprì e mi mostrò una fotografia contenuta al suo interno. Ti conduce lungo una spirale di disperazione. prima di fuggire fuori dal Santuario tramite un passaggio segreto nella Stanza degli Arazzi. Predatori come le Lamie sono attratti dalle grandi metropoli. naturalmente. — Si aggiustò gli occhiali sul naso con un movimento nervoso. — Papà ha dedicato tutta la vita allo studio delle radici delle leggende popolari. Tamara è letteralmente impazzita. — Il sussurro di una Lamia può essere percepito come una voce che suggerisce pensieri maligni.umani — spiegò Sebastian. — Segui la lepre bianca — mormorai. — Dalla notte in cui Nolwenn si è tolta la vita. — Sì. E anche tu. quando una Lamia riesce a entrare nella tua testa. — Forse è a causa della sua influenza. Adelaide sgranò gli occhi. ma potrebbe essersi svegliata e aver deciso di seguire Nolwenn. piuttosto che dalle piccole comunità dove ci sono più possibilità di essere scoperti. — Cosa? — esplose Adelaide. Sosteneva che solo una fortissima fede nel potere della ragione può impedirti di impazzire. Forse aveva intuito che la sua compagna di stanza stava per compiere un gesto estremo e voleva tentare di dissuaderla. — Sussurrava nella mia mente cose tremende. come in trance. — Chi è Tamara? — chiese Sebastian. — È questa la ragazza che hai visto? . — Ma allora… deve trattarsi di Anna! — sbottai. l’eco lasciata dal gesto disperato di una fata che aveva messo fine alla sua vita sotto l’influenza di un demone che si nutriva della sua speranza in un futuro migliore. Avrebbe potuto agevolmente confondersi tra i comuni mortali. — Deve averla svuotata della voglia di vivere. — Una scelta del genere è terribilmente rischiosa. Adelaide estrasse una cartellina da un cassetto. c’è Tamara. di fare strazio di Lucrezia. Tamara dormiva. — Sia Nolwenn che Angelica erano in cura da Anna. — Anna è una delle streghe più rispettate della Sorellanza. I miei sogni erano davvero la reminiscenza di qualcosa di brutto che era accaduto. Dea — esclamò. — Tamara è l’Amazzone che divideva la stanza con Nolwenn. nel letto di fianco al mio. — Oh. perché rifugiarsi nel Santuario? — obiettò Sebastian. Non sappiamo a cosa abbia assistito da sconvolgerla a tal punto. mi suggeriva di non fermarmi. nel dormitorio femminile. — In che senso… entrare nella tua testa? — chiesi. Sogno di essere all’interno della mia stanza. Zoe… Sono stata io stessa a spingerti a confidarti con lei. — Deve avere uno scopo — pensai a voce alta. l’abbiamo trovata che vagava nel bosco. Adelaide gli rivolse un’occhiata compiaciuta. — Ultimamente faccio strani sogni — ammisi.

lo specchio è la chiave. Ero sicura che la questione degli specchi fosse collegata a qualcosa che mi aveva detto Misha di recente. tu stessa hai visto Nolwenn specchiarsi. — Ma certo. Poi si tolse gli occhiali con un movimento lento e li appoggiò sul ripiano della scrivania. come un serpente in seno alla Sorellanza pronto a sferrare un morso letale. dobbiamo fermarla subito. È chiaro che Anna sta preparando un oscuro rituale allo scopo di ottenere qualcosa. qualsiasi magia viene amplificata. Sebastian mi rivolse uno sguardo pensieroso. — E sul pavimento della sua prigione era stato trovato soltanto un frammento di specchio — aggiunsi. come testimoniava il disegno che mi aveva fatto avere tramite Sasha. — Anna sta compiendo un rituale — concluse Adelaide. la psicologa. Ma il suo corpo non è mai stato ritrovato. brillanti capelli verdi. e di lei si sono perse le tracce il giorno dell’arresto di Erzsebet. dopo un istante di silenzio. Anche Ligea doveva essere tormentata dagli incubi per quello che era successo a Nolwenn. E ora conosco il motivo. — D’accordo. Qualunque cosa abbia in mente. la notte in cui si è tolta la vita. mentre lei tramava alle mie spalle. — Nella visione. — Per secoli le seguaci della Cerchia delle Arpie si sono riunite sotto l’egida del suo nome. proprio come la notte in cui Nolwenn si è tolta la vita. E quando c’è la luna piena in corrispondenza del solstizio. — È stato il re di Ungheria a divulgare la notizia della sua morte. ma a che scopo? — obiettai. — Ma allora Anna Markos. — Dicevano che fosse stata la sua servitrice più fedele a farla fuggire — aggiunse. rivendicando la superiorità del sangue delle streghe — continuò Adelaide. come se stesse pensando a voce alta. E cominciavano a essere chiare anche le sue intenzioni. meravigliata. — Quando Misha era in infermeria — dissi — mi ha confessato che avvertiva un male antico e pieno di rancore che stava cercando di entrare nel Santuario. Persino la superficie del lago dove Nolwenn si è gettata può essere considerata uno specchio. — Mi rivolse uno . — Il suo nome era Anna Darvulia. affusolati. prima che sia troppo tardi. Sul momento non gli avevo dato importanza. aveva detto Ligea parlando dei capelli di sua sorella. Misha aveva ragione — affermò Adelaide. — Non… posso crederci — balbettò Adelaide. pensando che le sue brutte sensazioni fossero causate dal veleno. Il fatto che Anna fosse in realtà una Lamia spiegava il fatto che fosse vissuta tanto a lungo. potrebbe essere in realtà Anna Darvulia — pensai a voce alta. — Erzsebet è morta quattrocento anni fa! Adelaide scosse la testa. È stata lei a indurre le ragazze al suicidio. nonostante fosse stata murata in una torre priva di vie di fuga. Mi accorsi che le sue mani stavano tremando. E lunghissimi. — No. — Cosa vuoi dire? — chiesi. — Questa notte ci sarà la luna piena. e Angelica si è tagliata i polsi usando il frammento di uno specchio. Annuii con un cenno del capo. — Ma certo — proruppi. — Anch’io ho percepito delle interferenze nelle barriere magiche.La ragazza ritratta nella foto aveva lineamenti dolci. — L’ho avuta al mio fianco per tantissimi anni senza mai sospettare di niente. Verdi come il trifoglio. — È tutto collegato alla contessa Erzsebet Bathory! — Non è possibile — mormorò Sebastian. C’era un pensiero insistente che girava nella mia testa. — Ho visto il suo riflesso nel lago. servendosi del suo potere oscuro e della sua posizione privilegiata per manipolare le loro debolezze.

Il buio era rischiarato soltanto dal bagliore della luna piena che si specchiava nel lago.sguardo privo del distacco che la contraddistingueva. . Le luci si spensero di colpo. — Anna sta cercando di riportare indietro Erzsebet — mormorò. Avrei giurato che aveva paura. e la stanza precipitò nella penombra.

abbassando lo sguardo. — È… troppo tardi. — Il Santuario è parte di me. perché lei stessa ha contribuito a innalzare le sue barriere. Congiunse le mani e corrugò la fronte. ma non il mio spirito — rispose. Adelaide tese la mano e pronunciò una formula a bassa voce. ma Lucrezia era inarrestabile. — Tuttavia. Ci fu un lampo. come una scossa che si propagava dalla maniglia al corpo di Adelaide. — La sua voce era strozzata. — Erzsebet è al Santuario? Adelaide si limitò ad annuire. Immaginai che fosse un incantesimo per aprire la porta. — Niente può fermarla… Erzsebet conosce ogni incantesimo che protegge il Santuario. un luogo ai confini tra il mondo degli umani e quello dei demoni — affermò Adelaide. in attesa di poter compiere l’incantesimo che l’avrebbe riportata in questa dimensione. — Non c’è più tempo per le spiegazioni! Siamo bloccati dentro questo ufficio — dissi concitata. alzandosi in piedi. Ero riuscita a fermarmi in tempo. ma vidi con sgomento che le stava accadendo qualcosa. — Adelaide rimase per un attimo in silenzio. ma il risultato non fu quello atteso. Era forse questo il suo vero aspetto? — Non… guardarmi. D’istinto. per poter ritornare. e io . e per salvare Nausica ero stata costretta a ucciderla. — La porta sembra chiusa dall’esterno. come rapita da un pensiero improvviso. — Cosa le sta succedendo? — Il mio corpo è invecchiato. — Dev’esserci un modo per fermarla! — protestai. finalmente mi era chiaro il motivo per cui Anna mi spingeva ad annientare Lucrezia. Adelaide si guardò intorno. pensierosa. — Ma per farlo. — Quando Erzsebet era prigioniera. — Cosa le sta succedendo? — chiesi. come se ci fosse un particolare che le stava sfuggendo. Ma la maniglia era bloccata. Erzsebet ha bisogno di un corpo in cui reincarnarsi — affermò. E me le sta ritorcendo contro. — Erzsebet… mi ha teso… una trappola — disse lei con un filo di voce. mi diressi verso la porta cercando di aprirla. — Il sacrificio di una fata. Il viso di Adelaide era diventato quello di un’anziana scheletrica dalla pelle incartapecorita. il sangue di una Furia… facevano parte del rituale! Da quello che aveva detto. Il suo corpo venne sbalzato con violenza contro la parete. — Se opportunamente incantati.Ti fidi di me? — Riportare indietro… da dove? — chiese Sebastian. Era l’unico modo per farla fuggire. Le strinsi una mano per darle conforto. ti prego — mi implorò. doveva rompere i sigilli che la trattenevano nel Limbo… — proseguì. Era come se stesse invecchiando precocemente sotto i miei occhi. — Ma certo… come ho fatto a non capirlo prima? — esclamò. Darvulia deve aver aperto le porte del Limbo per lei. gli specchi possono essere portali per il Limbo. Accorsi verso di lei per controllare che non fosse ferita.

Forse sono stata un po’ severa. — Smise di parlare per tossire un paio di volte. Il mio cammino però è giunto alla fine. — Non c’è più tempo — sussurrò Adelaide. — Io sono pronto. con correnti che aumentavano di intensità attimo dopo attimo. Cercate Antonia e chiedete il suo aiuto. anche il mio corpo sopravvivrà. ma non solo. Erzsebet sarà qui a momenti. — Per questo Erzsebet vuole distruggere il Santuario? Per vendicarsi? — Sì. al punto che persino stare in piedi era difficoltoso. — Io sono una delle Madri Erranti — affermò. i pugnali forgiati in ferro e cristallo di giada che facevano parte del suo equipaggiamento da Inquisitore. la aiuto ad alzarsi — e cercai di sostenerla. indicando la grata sulla parete alle spalle della scrivania di Adelaide.sono parte del Santuario. a volte. La sua stanza è nella torre all’estremità sud. finché le mura sono diventate parte della nostra essenza. incalzato da una corrente d’aria che proveniva dal nulla. Ora! Gli oggetti e i fogli appoggiati sulla scrivania di Adelaide iniziarono a volteggiare per la stanza. cercherò di trattenerla in qualche modo. Ha rifiutato i miei insegnamenti e si è macchiata di crimini orrendi. — Lasciami qui. — La finestra — disse Sebastian. — Erzsebet è qui. — E non c’è nessun appiglio per camminare raso al muro e da qui sperare di raggiungere un’altra finestra. Non serviva molta immaginazione per capire che si trattava di magia. — Purtroppo la superbia di Erzsebet ha finito per allontanarla dal sentiero di luce tracciato dalla Sorellanza. Finché queste mura reggeranno. — Andiamo. — Dovete andarvene di qui. — Ormai sono troppo debole anche solo per alzarmi in piedi — ammise. Nonostante fuori non ci fosse nemmeno un alito di vento. Io e Antonia abbiamo dedicato la nostra vita a custodire il Santuario. — Ma voi siete ancora in tempo per fuggire. — Maledizione. — Non è possibile… dovrebbe avere più di quattrocento anni — ribattei. Ho fatto del mio meglio per non deludere la Sorellanza. — Non potete combatterla — sentenziò Adelaide. Quasi sobbalzai nel sentirglielo dire. l’aria all’interno dell’ufficio sembrava impazzita. Da allora è bandita da questo luogo. — Allora è tempo di combattere — affermò Sebastian. Ma questa è stata al contempo una benedizione e una condanna. guardandosi intorno. — Dobbiamo fermarla — dissi con decisione. — Potremmo strisciare attraverso il condotto dell’aria — proposi. Erzsebet non si fermerà finché non avrà ottenuto il suo vero scopo: sottomettere il genere umano e restituire la Terra ai demoni che la dominavano nella notte dei tempi. — Non capisco. dove ci sono gli alloggi dei docenti. Da sotto la porta soffiava una corrente insistente che sembrava provenire da una ghiacciaia. il computer si rovesciò. ma cercavo di indirizzare verso il sentiero della Dea le streghe che avevano smarrito la via e che trovavano rifugio al Santuario. — Estrasse da una fondina nascosta dalla camicia i suoi Caledvitke. La temperatura nella stanza si fece improvvisamente gelida. Mi aveva detto che con quelli avrebbe potuto uccidere qualsiasi strega. scuotendo la testa. — Insieme a Erzsebet e Antonia ho contribuito a rendere il Santuario ciò che è oggi — disse con fatica. — Ma come facciamo? Non possiamo nemmeno uscire da questa stanza — obiettai. La aprì e si sporse per un attimo. siamo troppo in alto per tentare di calarci giù — aggiunse. Sul frastuono si . ma cominciavo a temere non sarebbero bastati a contrastare Erzsebet.

quella più a sud. — Perché stai per farlo. d’un tratto. Incalzate dal mio richiamo. — Tieni duro! — urlò Sebastian. le fate che somigliavano a falene e che si diceva custodissero l’anima dei mortali. fino al cuore. e avvolsero me e Sebastian in un abbraccio protettivo sempre più stretto. Mi sentii pervasa da un’energia senza limiti. comparvero intorno a me le prime farfalle luminescenti. forse migliaia. Gli alberi del bosco sottostante mi apparivano piccoli come batuffoli di cotone. Quando posammo i piedi su uno dei balconi che sporgevano dalla struttura. stringendo con forza. gli chiesi: — Ti fidi di me? Lui non ebbe alcuna esitazione. — Ti affiderei la mia stessa vita. rafforzata dalla fiducia che Sebastian stava dimostrando nei miei confronti. — Non posso crederci. facendo perdere l’equilibrio a me e a Sebastian. E io non avevo bisogno di nient’altro per trovare la forza necessaria per l’incantesimo che stavo per compiere. — Strinsi forte la sua mano. e con l’altra cercai di aggrapparmi al suo avambraccio. che somigliava a una voce scomposta e mal assemblata. C’era uno scintillio in fondo ai suoi occhi. Fummo scaraventati contro la finestra. Ce l’abbiamo fatta. — Grazie — sussurrai. trasportati dalle fee fino alla torre che aveva indicato Adelaide. e io finii sospinta oltre il davanzale. ma non avevo avuto scelta. — Sono venuta a prenderti. Sotto di me c’era il vuoto. — Adelaide — sembrava voler dire. tendendomi la mano. spiccò il volo. rimanendo aggrappata soltanto con una mano. mentre si allontanavano da noi. Se fossi precipitata giù non avrei avuto nessuna speranza di farcela. come se stessero tessendo bozzoli di energia pura. Mi soffermai ad ascoltarla. e dal cuore irradiarsi in tutto il mio essere. le fee iniziarono a disperdersi. Dietro di lui vidi comparire una sagoma scura che non riuscii a distinguere. Sapevo di poter richiamare le fee. come immaginavo. Le sbatté un paio di volte. Non c’era un attimo da perdere. — Poi mi rivolse uno sguardo ammirato. — Non lasciarmi per nessun motivo — urlai. Farlo fu come trovarmi in mezzo a una tempesta e cercare di afferrare una per una le gocce di pioggia. distorto. La afferrai. che poggiava quasi a picco sulle acque del lago. Entrai in contatto con la parte più profonda di me. Una di esse si era posata sul dorso della mia mano. . mentre ci trovammo a fluttuare sospesi a mezz’aria. e per un istante fui certa di cogliere un sussurro. E il vento si fece così turbolento da colpirci con folate come schiaffi. Uno sguardo colmo di amore e di coraggio. — Meglio — affermai. finché la gravità perse di significato. Mi strinsi forte a Sebastian. A meno che non riuscissi a dare fondo a tutte le mie energie per compiere il più difficile incantesimo che avessi mai tentato. — Sei stata fantastica. allora aveva ragione Adelaide. Se si trattava di Erzsebet. La porta si spalancò all’improvviso. sbattendo violentemente contro la parete. Aveva ali nere ricamate da arabeschi gialli. E fiducia. — Non lo farò — ribatté Sebastian.frappose un rumore basso. Uno sguardo che valeva più di cento parole. volteggiando con traiettorie a spirale. Sebastian appoggiò la schiena al muro. scomparendo nella notte. Guardandolo dritto negli occhi. come se fosse incerta se andare o restare. Lui abbozzò un mezzo sorriso. Sentii l’energia del mio potere fluire insieme al mio sangue. Stavo malissimo all’idea di aver lasciato sola Adelaide. Tirò un sospiro di sollievo. In pochi istanti furono centinaia. Poi.

lentamente. Si limitò a compiere un passo verso di me. — Dobbiamo andarcene. — No… — mormorai. La scardinò con una spallata ed entrò. come se ogni mattone fosse oggetto di sfregamento e torsione. D’istinto seguii la voce. nessuno sarebbe rimasto indietro. — Dove sono andati tutti? — chiesi a Sebastian. — Oh. dando alle antiche mura un’apparenza spettrale. stridenti. considerando lo stato di Angelica. Corremmo più veloci che potevamo. Dea! Per fortuna stai bene — esclamai. in netto contrasto con ciò che avveniva tutt’intorno. Ma quando fui vicina. Una volta in infermeria ci rendemmo conto che anche lì non c’era nessuno. il pavimento e le pareti cominciarono a tremare. L’intero Santuario sembrava improvvisamente svuotato. ancestrale. Finalmente. quasi il Santuario fosse sotto un bombardamento. arrivammo nei pressi dei dormitori degli studenti. Questa volta. mentre pensavo a Ligea. ma erano deserti. I muri sembravano voler crollare da un momento all’altro. Avrei dovuto trovare il modo di raggiungere la Riabilitazione. mi immobilizzai di colpo. — Non ci resta che trovare la stanza di Antonia — dissi. Se davvero Erzsebet era determinata a radere al suolo il Santuario. senza perdere contatto con il mio sguardo. Aveva i piedi nudi e indossava il suo vestito bianco. — Lei non è più Angelica — mormorò. — Proviamo con l’infermeria — propose lui. — D-dove sono gli altri? — le chiesi. ma per quanto mi guardassi intorno non riuscivo a vedere nessuno. Lei non rispose. Non sapevo da dove cominciare le ricerche degli altri. In quel mentre. Lo seguii all’interno. Sobbalzai nel sentirmi sfiorare il braccio. Esprimeva rancore e un senso di angoscia che proveniva da lontano. — L’abbiamo trovata — ribatté. percorrendo il corridoio a passi veloci per andare ad abbracciarla. Aveva qualcosa di feroce. dovevamo trovare una via d’uscita e metterci tutti in salvo. Il frastuono non mi permise di riconoscerla immediatamente. in corridoio. Le scosse erano accompagnate da rumori acuti. — Da questa parte — disse. — Ma temo che siamo arrivati troppo tardi — aggiunse con sconforto. mentre la struttura continuava a scricchiolare e a tremare. Finché non sentii una voce femminile provenire da qualche parte. — Non è sicuro qui — disse Sebastian. . Si muoveva lentamente.Mi schermii con la mano. Dobbiamo riunirci a Sam e Misha. liberarla dalla prigione in cui era suo malgrado rinchiusa. per poi sbucare in un corridoio che sembrava non terminare più. Le luci si accendevano e si spegnevano a intermittenza. con un’espressione di sgomento ancora impressa sul volto. Antonia era riversa sul pavimento. L’idea sembrava logica. Uscimmo dalla stanza e scendemmo un’infinità di scalini. Sebastian sbirciò attraverso la portafinestra che dal balcone dava sulla stanza. Di fronte a me sbucò Angelica. prolungati. priva di vita. — Hai ragione. Dei calcinacci cadevano dal soffitto. Mi resi conto che il suo sguardo non somigliava a quello dell’Angelica che conoscevo. Finché un’ombra sbucò da un angolo. Sebastian era alle mie spalle e stringeva i Caledvitke.

— Io e te siamo più simili di quanto tu creda. ciò che resta è soltanto angoscia. Poi tornò a rivolgere gli occhi verso di me. Trae la sua forza dai sogni e dalla speranza degli esseri umani. Da lì si diffuse un bagliore improvviso. — Non riuscirai a imprigionarmi in un’illusione. — Era soltanto la voce di Darvulia! Lei… si è insinuata nella mia testa… — Darvulia è stata un tramite tra te e la tua vera natura. Ha fatto in modo che venissero rotti. — Non può essere vero — mormorai. Aveva scelto quello di Angelica. — Era inevitabile che ci incontrassimo. come un’enorme bolla di sapone. Quando saremo . allontanata dai miei figli! Mi hanno condannata a una morte atroce. Custode delle falene — disse con una voce che somigliava solo lontanamente a quella di Angelica. ripudiata e tradita dall’uomo che amavo. Il futuro è scritto.Il futuro in una bolla di sapone Angelica rimase per un lungo istante immobile. — Coloro che furono cacciati dalla Terra stanno per tornare — echeggiò la voce distorta di Erzsebet. — Strinse gli occhi e mi rivolse un’occhiata rapace. — Non ne ho bisogno — sentenziò Erzsebet. Lei è sempre stata la più fedele tra le mie servitrici. piccola Zoe. — E se a una persona togli i sogni e la speranza. Entrambe abbiamo aspettato più di quattrocento anni per poter compiere la nostra vendetta. — Tutto questo non ha niente a che fare con me — sbottai. tutti i sigilli che mi intrappolavano nel Limbo. — Sei così ingenua. Ha predisposto ogni cosa per il mio ritorno. — Niente è inevitabile — dissi. che nella frazione di un istante mi inglobò. — Non avevi il diritto di farlo! Quelle ragazze non meritavano di morire. mostrandomi una visione apocalittica di città devastate e creature spaventose intorno a cui si assembravano moltitudini di persone inginocchiate. uno per uno. — Sì che lo è — continuò Erzsebet. — Gli antichi dei. — Ho atteso così tanto tempo di poterti conoscere. a cui sono sfuggita solo grazie a Darvulia. Sembrava composta da strati di rumore bianco assemblati in maniera disordinata. — Tu sei come me. prima o poi. — Ti sbagli — sentenziò Erzsebet. Hai avvertito la voce dell’ombra sussurrare dentro di te. quelli che dopo la Caduta furono chiamati demoni. — Sono io che non meritavo di essere rinchiusa in una torre. guardando Sebastian con aria incuriosita. Scossi la testa con forza per scacciare quell’immagine. Hai guardato l’abisso senza esserne intimorita. Erzsebet tirò un mezzo sorriso. Adelaide aveva detto che Erzsebet aveva bisogno di un corpo in cui reincarnarsi. Vuoi vederlo? Posizionò una mano davanti a sé con il palmo rivolto verso l’alto. torneranno a regnare. E noi streghe siederemo alla loro destra.

In quei giorni. — No — mormorai. Nessuno sapeva il vero motivo della sua deformità. il cui unico scopo era ucciderti? — sibilò Erzsebet. — Mi hanno mentito — si difese. — Stai mentendo — sbottò Sebastian. — Non ti sei chiesto come mai ti è stato così facile infiltrarti nel Santuario? . E Heinrich è più assetato di chiunque altro. dove fece giustiziare tuo padre davanti agli occhi di Anja. Irritato dall’ennesimo rifiuto. — Ma sei davvero disposto ad accettare le conseguenze di ciò che sto per dirti? — Alzò un dito per indicare Sebastian. Sebastian mi prese la mano e intrecciò le dita alle mie. Quindi roteò la testa e tornò a incollare i suoi occhi foschi su quelli di Sebastian. Sebastian. — Ma ho smesso di essere uno di loro. — C-cosa vuoi dire? — balbettò Sebastian. non stringere patti con loro. Infine. dato che ufficialmente era deceduto quasi un secolo prima. — Ebbi modo di conoscerla bene. poi spostò lo sguardo su di me. — Lo so — ammise Sebastian. Heinrich ha tradito i principi dell’Ordine quando ha cercato di ottenere l’immortalità. La sua vera identità non poteva essere rivelata. lui era già il mostro che è ora. L’Ordine dovrebbe combattere i demoni. — Era la primogenita di una nobile famiglia proveniente degli altopiani della Croazia. — Scoccò un’occhiata a Sebastian. Era fidanzata con un capitano dell’esercito boemo che si era distinto nella guerra contro gli invasori ottomani. tua madre — continuò Erzsebet. aveva appena scoperto di essere incinta. Anja era una giovane strega dalla carriera promettente nella Sorellanza. Anja. niente potrà fermarci. — Gli Inquisitori sono dei bugiardi — ribatté Erzsebet. ma solo dopo averle fatto partorire suo figlio. — Vedo la scintilla della curiosità nel tuo sguardo — ribatté Erzsebet. — Proprio come tua madre. Heinrich la fece catturare e condannare per stregoneria. Gli strinsi forte la mano. sul Gran Maestro Heinrich Kramer! Cose che metterebbero in discussione molto più della tua fedeltà ai principi dell’Inquisizione. Erzsebet continuò: — Nonostante l’alto lignaggio della sua famiglia imponesse una cerimonia ufficiale. Sebastian compì un passo avanti e si portò al mio fianco. — Ho atteso quattrocento anni per ritrovare il mio amore. la fece bruciare sul rogo. Lei tentò la fuga per proteggere il frutto del suo amore perduto.unite. Sebastian sgranò gli occhi. — Sei una strega. Sebastian. Quel bambino eri tu. Quando Heinrich si invaghì di Anja. — Ci sono tante cose che non sai. dopo che lei lo aveva respinto? — Di cosa stai farneticando? — protestò lui. — Sicuro di volerlo sapere? Sicuro di voler sapere come Heinrich ha bruciato sul rogo tua madre. proprio come credete di amarvi voi. Si amavano molto. — L’amore per uno sterminatore di streghe. Sebastian — aggiunse. Ciò che sto per raccontarti avvenne verso la fine del Cinquecento. Sembrò sul punto di dire qualcosa. Il loro odio per noi streghe è motivato soltanto dalla brama di potere. Anja era così spaventata dalle attenzioni indesiderate di Heinrich che decise di sposarsi in segreto. Ma il suo aspetto era così ripugnante che durante le udienze presso il Tribunale dell’Inquisizione appariva sempre con indosso la sua maschera d’argento. Ma Heinrich trovò il modo di corrompere il sagrestano e si presentò alle nozze. Erzsebet sorrise. — Ma le menzogne si attaccano dove il terreno è più fertile. non per cercare vendetta. dopo che un lungo periodo di guerre e persecuzioni aveva sfiancato gli animi europei. ma le parole gli rimasero strozzate in gola.

Bruno. — Si guardò intorno. Zoe? Tu sei parte di me. — Il figlio di una strega al servizio della Santa Inquisizione… Heinrich ha fatto di te lo sterminatore di streghe più forte e letale che sia mai esistito. tranne te. passavano il tempo a sussurrare malignità alle mie spalle e a fornicare con i loro amanti. il tuo padre adottivo in questa tua seconda vita. nel tuo castello! — Non erano affatto innocenti! — ruggì Erzsebet. poi tornò a focalizzare l’attenzione su di me. Posso vedere i segni del tuo vissuto. — Ti ho osservato attraverso lo specchio nella tua stanza. avrebbe potuto entrare nel Santuario. — Heinrich… ha distrutto la mia famiglia — mormorò Sebastian. capisci? Era l’unico modo per ottenere il loro rispetto. Non avevano un minimo di gratitudine per me. — Nessuno lo è. ma una strega! — L’odio per colei che aveva osato respingerlo era così insaziabile che Heinrich decise di far crescere il figlio di Anja tra le file di coloro che l’avevano condannata a morte — concluse Erzsebet con la sua voce velenosa. Ho fatto ciò che andava fatto per proteggere i miei figli e tutelare le proprietà della famiglia Bathory finché loro non fossero stati in grado di amministrarle personalmente. il tuo sangue. Intendeva dire che non sei affatto un Inquisitore. — Tu sei pazza… — È quello che sostenevano i miei accusatori. come avveniva di solito con le Amazzoni. Mi accorsi che Sebastian aveva cominciato a tremare. per la loro incapacità! Non avevano rispetto per il mio rango. come se un rumore l’avesse distratta. l’aveva scoperto. — Era questo che doveva dirmi Bruno prima di essere ucciso — pensai a voce alta. così come lo vedo io. ma non c’è niente di più falso. che avevo concesso loro un tetto sotto cui dormire e un lavoro col quale dare un senso alla loro stupida vita. Non ho mai fatto nulla che non fosse nelle prerogative del mio titolo nobiliare. le emozioni che hai provato. — Aveva detto: Sebastian non è chi credi che sia. Se solo potessi vederlo. Mi sono limitata a punirle per la loro disubbidienza. Rubavano l’argenteria della mia famiglia. Non sei né una strega né un Inquisitore. nelle tue vene scorre il sangue più puro della razza delle streghe. La sagoma di Nausica si . l’unico capace di trasmettergli l’essenza della Custode. Per questo Heinrich l’ha fatto uccidere. intimandole: — Non toccarla! Lei lo guardò meravigliata. — Sei molto protettivo nei suoi confronti. Nessun Inquisitore. — Sei solo un’assassina! Hai seviziato e ucciso centinaia di ragazze innocenti. Gli Inquisitori pretendevano che mi sottomettessi alla loro autorità. Erzsebet allungò una mano come per lasciarmi una carezza sul viso. — Perché dovremmo crederti? — gridai. il profumo del tuo potere. ma per me non esiste altra autorità che quella degli Antichi Dei. — Quando la smetterai di credere alle bugie della Sorellanza.Prima che io facessi a pezzi gli incantesimi di Antonia. questo posto era così protetto che un Inquisitore non avrebbe mai potuto metterci piede. — Lasciali stare! — echeggiò una voce alle sue spalle. — Evocare demoni tramite rituali sanguinari non è nelle prerogative di nessuna nobildonna. Sebastian. si credevano migliori di me soltanto perché erano giovani e arroganti. Non l’avevo sentita arrivare. Così dicendo. nella sua terribile bellezza. Sento il veleno dell’amore per lo sterminatore di streghe. Dovevo punirle. ma Sebastian la bloccò. Niente male per uno che fino a poche ore fa aveva intenzione di ucciderla. Per questo sei l’unico in grado di restituire a Heinrich la sua forma umana.

ergeva minacciosa dietro Erzsebet. — Erzsebet la ucciderà! Nausica si rese conto che ero titubante e mi rivolse un’occhiata severa. in posizione di guardia. — Dobbiamo muoverci — sussurrò Sebastian. per poi riformare il suo corpo a un passo di distanza dalla sua assalitrice. Il suo torace era stretto da una larga fasciatura per via della ferita ricevuta da Lucrezia. Nausica era straordinariamente agile. Mi accorsi che dalla fasciatura si stava espandendo una macchia di sangue. Fece roteare la spada e tentò un fendente che però Erzsebet schivò con facilità. Il volto era pallido e provato. con la spada sguainata. volgendosi verso di lei. — O il sacrificio di Nausica sarà vano. Ma qualcosa di diverso. — Tu sei la Custode. La ferita precedente doveva essersi riaperta per lo sforzo di brandire la spada. più simile a un demone che a un essere umano. senza voltarci indietro. — Gli altri si sono rifugiati nella biblioteca. — Sei tu ad aver tradito la Sorellanza. e guidare tutti fuori di qui. contessa Bathory. Nausica fece un passo indietro. Sbrigatevi! — E si preparò a un nuovo attacco. Corremmo più forte che potevamo. . con un semplice movimento della mano. Non sei più una strega. — Non possiamo lasciarla sola — dissi a Sebastian. Gli occhi mi si riempirono di lacrime. Erzsebet si dissolse in un attimo come un vento di tempesta. fece perdere consistenza al proprio corpo. Poi partì decisa con un affondo ma Erzsebet. — Ucciderti — sentenziò Nausica. — Poi mi trascinò via. e il colpo finì a vuoto. — No — ribatté Nausica. Considerando che era ferita. Sei una traditrice. prima di sferrare un altro attacco. — Cosa credi di fare con quella? — la canzonò Erzsebet. — Non siate sciocchi. fuggite! — gridò. — Non sei degna di impugnare quella spada — sibilò Erzsebet. devi donare la speranza al tuo esercito impaurito. — La sua lama dovrebbe essere al servizio delle streghe. — Andate — proseguì Nausica.

Ci vorrà ben altro per fermare Erzsebet. — Sono felice di rivederti — disse Valentino. . — Capisco. — Entra. — Nella biblioteca c’è un passaggio che conduce ai tunnel sotterranei. mentre le Amazzoni si occupano di far evacuare il Santuario. — È con Sam. La cosa non mi stupì. La abbracciai con forza. — Le insegnanti più anziane stanno cercando di evocare una barriera psichica abbastanza forte per trattenere Erzsebet fuori di qui. anche per via dei miei… ehm… precedenti. un po’ come quello che avevo scoperto nella Stanza degli Arazzi. planando tra gli altissimi scaffali di libri e le statue di marmo che campeggiavano su alcuni angoli della stanza. Spostò uno dei tavoli per farci passare. Il buio era rischiarato dalla luce lunare che proveniva dalle grandi finestre e dipingeva la sala di ombre spettrali. e comprendeva un’infinità di passaggi segreti da utilizzare in caso di emergenza. — È… complicato — disse Sasha. ho deciso che non permetterò mai più a nessuno di stabilire di chi mi posso innamorare — disse Sasha. Si scambiarono uno sguardo di intesa e poi sorrisero all’unisono. da dove sarà più facile organizzare una resistenza — aggiunse Valentino. Di fianco a lei c’era Valentino. dall’interno. Io e Sebastian percorremmo i corridoi della biblioteca finché non giungemmo nella sala dov’erano raccolti tutti gli studenti. Tra i volti spaventati riconobbi alcuni compagni dei corsi di Storia e Tiro con l’arco. — Cerca Sam — aggiunse Sasha. Avevo già avuto modo di notare che la struttura del Santuario era quella di una vera e propria roccaforte.La contessa nera Arrivammo alla biblioteca col fiato spezzato e i polmoni in fiamme. nella sala interna. anche se Misha mi ha assicurato che stavi bene. — Era Sasha. Di fronte all’entrata erano state predisposte delle barricate con alcuni tavoli rovesciati. — Dov’è Misha? — chiesi. — Ho temuto che ti fosse successo qualcosa. che era appollaiato sulla sua spalla. ti faccio spazio. Ma temo che queste barricate saranno inutili. sobbalzò e si mise a volare nervosamente. — Lei ti spiegherà tutto. Merlino. — Sono davvero contenta per te. — Con tutto quello che è successo. — Hanno fatto di tutto per separarci — ammise Valentino. Stanno pianificando una strategia di difesa. — Si tratta di creare un diversivo — ribatté Sasha. Morgwen cacciò uno strillo allarmato. — Zoe! — sentii chiamare. tirando un sospiro di sollievo. — Le Amazzoni non hanno mai visto di buon occhio la nostra relazione. — Ma allora… voi due… — balbettai. Vedendo entrare Sebastian con ancora in mano i Caledvitke.

— Non aver paura! — rassicurai Morgwen. — Erzsebet le ha teso una trappola. — Zoe! — gridò. — Sono felice di vedere che stai bene. né costringerla ad arretrare per l’ennesima volta di fronte a un tentativo di contatto. — Come ha sempre detto mamma. Lei stropicciò le labbra e rivolse un’occhiata curiosa verso Sebastian. — Il soffitto della mia stanza è crollato. come se a separarci fosse stato un anno intero. Sam le si avvicinò per tranquillizzarla. abbiamo scoperto che anche Antonia è stata assassinata. spalancò la bocca e sgranò un ampio sorriso. Mi ero appena resa conto che in un angolo c’era Syara e. al suo fianco. — Hai ricevuto il mio regalo? — mi chiese. mi disse che era tutto pronto . come per cercare le parole giuste. Sapeva che Nausica non aveva speranze contro la furia distruttrice di Erzsebet. Sam si guardò intorno per un lungo istante. che nel frattempo ci aveva raggiunto. — Anche tu — e fece per tenderle la mano. — Adam? — Sebastian — la corresse lui. Lui si schermì con un sorriso. sorridendo. la struttura fu attraversata da una violenta scossa che fece cadere a terra alcuni libri dagli scaffali più alti. — Ho avuto tanta paura! — esclamò Ligea. Tuttavia. e io e Sebastian ce la siamo cavata per un soffio. Ligea mi rivolse uno sguardo complice. Mi accorsi che Misha era in disparte con alcune delle Amazzoni. poi concluse: — Sembri un tipo a posto. — La situazione è critica — mi sussurrò Sam. Purtroppo. — E… hai ritrovato il tuo amore? Mi limitai ad annuire. abbassando il capo. ma per fortuna Syara è venuta a salvarmi. e tra la folla si levò un urlo di sgomento. — Sì — risposi. seduta in disparte con la schiena appoggiata a un cumulo di libri. Nausica la sta affrontando da sola per coprire la nostra ritirata. Quando Ligea si accorse di me. — Erzsebet si è impossessata del corpo di Angelica. La abbracciai forte. Dopo un lungo abbraccio silenzioso. Sgranai gli occhi. — Terremo alta la fiaccola della speranza — ribattei. attenta a non farsi sentire dagli altri. — Non è il momento delle presentazioni — dissi per togliere Ligea d’impiccio. ecco… — disse con voce incerta — c’è una cosa importante di cui ti devo parlare. Sam scosse la testa in un moto di sconforto. — Ma non è ancora il momento di perderci d’animo. e corsi verso di lei. D’improvviso. mentre erano passati solo pochi giorni. — Mi ha aiutato in un momento difficile. — Lo so — ammisi. non le diedi l’attenzione necessaria. Ligea. Non volevo che facesse del male a Sebastian. probabilmente stavano discutendo i dettagli del piano di fuga. e niente sembra poterla fermare. — Che mi dici di Adelaide? — Temo che non ci sia più niente da fare per lei — dissi. — Sebastian è dalla nostra parte. meravigliata e sollevata nel vedere che era sana e salva. — Erzsebet ha intenzione di distruggere il Santuario — disse Sam. Finalmente. — L’ho incontrata nei corridoi. Ligea corrugò la fronte e sembrò studiarlo per un lungo istante. — Riguardo a tua madre. Sebastian mi guardò con aria interrogativa e gli sussurrai all’orecchio: — Poi ti spiego. Misha ci raggiunse.

nonostante la situazione fosse disperata. Vidi che le insegnanti anziane erano riunite in cerchio e si tenevano per mano. Per ogni gruppo sarà nominato un capogruppo che avrà la responsabilità di controllare che nessuno rimanga indietro. È assolutamente necessario. . poi fu lei a mettersi di fronte alla folla e annunciare: — Divideremo i ragazzi in gruppi di dieci persone. in questa fase. Ma niente andò come previsto.per l’evacuazione del Santuario. andasse tutto per il meglio. e ognuno si stava impegnando perché. ancora impedivano di compiere incantesimi. anche se indebolite sotto la furia di Erzsebet. Mi chiesi se sarebbero state in grado di superare le barriere magiche che. — Non ci resta che dare inizio alle danze — disse. Tutto sembrava predisposto per la fuga dal Santuario. Scambiò qualche parola con Syara. tentando di evocare la barriera psichica che doveva proteggere la nostra fuga. che tutti eseguano le istruzioni alla lettera e con la massima calma.

Capii il motivo per cui sembrava più alta quando vidi che i suoi piedi erano staccati da terra. D’un tratto. ma ero la prima a non crederci. i tremori cessarono. Ma a sbarrarla era comparsa Anna Darvulia. Il volatile cercò di rialzarsi e raggiungere la sua strega. sentii Morgwen che urlava: — Merlino! — Mettetevi in salvo! — gridai. ma Merlino fu sbalzato via dalla sua spalla da una folata di vento che proveniva dal nulla. posizionandosi alla mia destra. l’urlo deformato di Erzsebet Bathory. alcuni ragazzi tentarono di rimuovere le macerie dal passaggio. Il clic di un meccanismo precedette l’apertura di un passaggio alla base dell’affresco. Improvvisamente. Syara spinse con forza la porta di pietra per liberare l’ingresso. Mi portai le mani alle orecchie come se aiutasse a scacciarlo. Annuii. e dovette mettersi quasi in ginocchio per riuscire a infiltrarsi nell’angusto passaggio. i primi gruppi di ragazzi la seguirono. Un’Amazzone faceva da guida. ma non c’era niente da fare. Notai che il suo corpo era circondato da un alone luminoso rossastro. Una corrente d’aria si insinuò nella stanza. Nella sala si diffuse il panico. uno dopo l’altro. — Fermati! — le intimò.La cura Syara si diresse con sicurezza verso lo spazio della parete lasciato libero dalle scaffalature. altri si precipitarono verso le barricate. seguendo il suo gruppo. un fastidioso ronzio mi esplose nella testa. Morgwen si chinò per entrare nel passaggio. poi iniziò a impartire disposizioni ai gruppi. Soprattutto ora che con circa la metà degli studenti ero rimasta bloccata nella biblioteca senza alcuna possibilità di fuggire. Rimasta bloccata dall’altro lato. e i capelli fluttuavano nell’aria come se si trovasse sott’acqua. su cui era dipinta una composizione floreale. coi . Si muoveva a pochi centimetri dal pavimento. poi lo ruotò con decisione. Ligea si raggomitolò nel suo angolo. Amazzone — sibilò Anna. Sembrava più alta dall’ultima volta che l’avevo incontrata. — Dovrai passare sul mio cadavere — ringhiò Sebastian. e soltanto lei. Sasha le si parò davanti. — Togliti di mezzo. — Vogliamo la Custode. puntando la spada. Il vento aumentò di intensità e nel vento si incuneava il suono graffiante di una voce roca. Fece scorrere le dita fino a fermarle in corrispondenza di un iris blu. Sam la rassicurò: — Andate! Non permetteremo che gli succeda niente di male! — In qualche modo ce la caveremo — disse Misha. ma in quel momento un crollo chiuse l’ingresso del passaggio. mentre Merlino spiccava il volo e iniziava a volteggiare sopra le nostre teste. Il suo arrivo coincise con il cessare del ronzio che mi torturava. cercando una via d’uscita. infine. come se non avesse peso. Poi il pavimento e i muri iniziarono a tremare con cigolii sinistri e mi sembrò di essere nel mezzo di un terremoto. con gli occhi sbarrati. e seppi che Erzsebet stava arrivando.

ma senza successo. e lo sguardo crudele sul suo volto non aveva niente della ragazza che conoscevo. Zoe. Sebastian vinse la distanza che li separava e le puntò contro i suoi pugnali. Ho affrontato streghe ben più pericolose di te. Con l’aiuto dei demoni. Era a pochi metri di distanza. Erzsebet fece spalancare il pavimento sotto i loro piedi. Sasha si rialzò immediatamente. — Anche sul mio. componendo la figura di Erzsebet. non mi compiaccio della sofferenza altrui. Per Erzsebet. o verrete sterminate. ma Anna era velocissima. assumendo la posizione di guardia. Proprio come Nausica. — Unisciti a me. Poi tentò una serie di affondi. Sasha non si fece intimorire. con dei saltelli laterali riuscì a schivare le successive frustate di Anna. Zoe. Anna Darvulia si mosse nella sua direzione. Anna la fece schioccare ripetutamente contro il pavimento. brandendo anche lei la sua spada verso il demone. Misha prese posto alla mia sinistra. — No — affermai. Le insegnanti anziane continuavano a tentare di evocare protezioni psichiche. fece un rapido movimento del polso e nella mano si materializzò una frusta luminescente. — Unisciti a me. e farò a pezzi chiunque si frapponga tra me e lei. Sostenendo il suo sguardo. — Andiamo. sbattendo contro una libreria e facendo crollare a terra alcuni dei libri che custodiva. Erano davvero guerriere indomite. La bocca di Erzsebet si corrugò in una smorfia di fastidio. — Ciò che avrai è giada e ferro piantati nel cuore. — Io rivendico la superiorità della nostra . È la Custode che voglio. colpendola all’addome e alle gambe e provocando lacerazioni alla divisa. — Non mi unirò mai a te. giovane sterminatore di streghe? — ribatté lei. Amazzoni e creature del crepuscolo — sentenziò Erzsebet. che sembrava formata da infiniti filamenti di fuoco intrecciati insieme. Eseguendo una serie di gesti calibrati. — Hai avuto la tua vendetta. che aveva raggiunto Sasha. — Io vi avverto. — Darvulia ha ragione. — Ma io non sono affatto pericolosa — disse lei. Erzsebet mi guardò con attenzione. stabiliremo finalmente la superiorità del sangue delle streghe. — Non opponete resistenza. Syara si avvicinò. era un gioco da ragazzi superarle. Ora lasciaci in pace. tendendomi la mano. colpirla sembrava impossibile. La sua pareva una danza mortale che presto coinvolse anche Misha e Syara. e non retrocedevano nemmeno di fronte a morte certa. aprendo un vortice nero che le inghiottì. e tutta la corrente andò a convergere in un punto di fronte all’ingresso. come se lei stessa fosse stata parte del vento che ululava nella sala. — Non hai ancora perso la tua arroganza. Erzsebet fece un cenno della mano e Sasha venne sbalzata via. streghe. contessa Bathory. Sasha sembrava determinata a combattere fino alla fine. Erzsebet mi guardò intensamente. Non farò del male a un altro essere umano per soddisfare la sete di potere. poi sferrò una serie di attacchi a Sasha.Caledvitke stretti nei pugni. Non sei degna del grande Dono che hai ricevuto. Erzsebet — disse Sasha. — Non mi fai paura. scossi la testa con forza. minacciosa. Erzsebet — minacciò Sebastian. Il vento che imperversava nella stanza si dissolse. — Vattene. A differenza di te. La contessa si era appropriata del corpo di Angelica. Il tuo posto è al mio fianco — disse. Anna. che aveva contribuito a innalzare le barriere magiche. Il suo sussurro mi vibrava nella mente come una motosega. Ora capivo bene quanto fossero fondate le dicerie sul valore delle Amazzoni in battaglia.

ma lei riuscì a bloccarlo. Sebastian? — ringhiò Erzsebet. Sebastian non riusciva a respirare. poi rotolò sul pavimento e si mosse lateralmente. Scatenò intorno a sé vortici così impetuosi da far esplodere i vetri di tutte le finestre. lui li lasciò cadere a terra. continuando ad agitare i loro sonagli. al punto da far tremare l’intera biblioteca. pronto a tentare un nuovo attacco. ma bloccò il ferro con le mani a un centimetro dall’addome. da cui si sprigionò una luce d’acciaio. — Quei giochi di prestigio non funzionano con me. Ma non riuscì ad avvicinarsi abbastanza. sapendo che hai servito i suoi assassini? — Sono un uomo che difenderà la sua donna fino alla morte — affermò Sebastian. — Ti sbagli. Lei non riuscì a schivare il suo affondo. Erzsebet. La forza di un uomo non si misura dalle armi che impugna. Merlino volteggiava nello spazio della biblioteca. Agitò le braccia e si dissolse come aria di una tempesta. — Ti sconfiggerò. ma avrebbe funzionato con una strega potente come Erzsebet? — Stai cominciando ad annoiarmi — sentenziò lei. — Lascialo stare! — esplosi. Con una piccola lama. e proiettare ogni oggetto presente nella stanza lungo traiettorie imprevedibili. — Cosa penserebbe tua madre. sempre più agitato. Vedendo quello che stava facendo. — Non riesci neppure a stare in piedi! Nonostante fosse evidente che gli costava fatica.razza. L’urto fu violentissimo. Erzsebet. Sam si incise una ferita sulla mano e fece scorrere abbastanza sangue per tracciare un simbolo runico sul muro. ma non funzionò. — Senza le vostre lame non siete niente. — Non sai nemmeno più chi sei — ribatté lei. Sapevo che stava cercando di attivare un incantesimo per allontanare la presenza di Erzsebet. voi Inquisitori — sibilò Erzsebet. come se da un momento all’altro fossero pronti a sferrare un attacco mortale. Un’ondata d’aria gelida proiettò Sebastian contro una colonna. Sebastian. Ma lui continuava ad avanzare in direzione di Erzsebet. arrossato per la mancanza di ossigeno. Ma era tardi. no! — urlai. Sapevo che il ferro era in grado di bloccare il Dono. — Erzsebet aprì il palmo della mano. Istintivamente. E ho intenzione di punire severamente chiunque si opponga all’inevitabile ascesa delle streghe. — E allora preparati a morire. Un’espressione di dolore comparve sul suo volto. e con un semplice gesto Erzsebet lo scagliò addosso a una libreria di legno massiccio. — Spostò lo sguardo sui Caledvitke di Sebastian. Sebastian si rialzò immediatamente e corse incontro a Erzsebet come per cercare uno scontro corpo a corpo. facendola crollare a terra. I due serpenti si disposero ai lati di Erzsebet. Riuscì a caricare un calcio che la colpì a una gamba. — Ti prego. Il viso era pieno di tagli e da un lato della bocca colava una lacrima di sangue. che si trasformarono all’istante in due serpenti a sonagli che si contorcevano e sibilavano. brandendo il candelabro come un’arma. Poi lo afferrò per il collo con tanta forza da sollevarlo da terra. Sebastian cercò di colpire Erzsebet con un fendente. Il suo volto era contratto. ma dal suo coraggio. come se il ferro che stava stringendo fosse rovente. Sebastian si rialzò. trasportandosi a un passo da lui. . Erzsebet rise. Le mani di Erzsebet emettevano un rivolo di fumo. beffarda. Dovesse essere l’ultima cosa che faccio. Afferrò da terra un candelabro di ferro. — Cos’hai intenzione di fare.

subito dopo. Per un attimo. e lei cominciò a contorcersi. Solo allora capii che il suo potere era fuori controllo. Ma Ligea continuava ad avanzare. — Scappa. Estrassi il mio athame. incerta. Erzsebet lanciò un urlo disperato. per fuggire dall’ufficio di Adelaide. e le sue mani stavano emanando onde psichiche che deformavano lo spazio intorno a sé. Con immenso stupore. anche se non ero sicura di quanto di lei fosse rimasto ancora. ostaggio dello spirito vendicativo della contessa Bathory. Custode — sibilò Erzsebet. Pensai che Erzsebet non si sarebbe fermata nemmeno di fronte a una bambina. proprio come una belva colpita a morte. Muovendosi alla velocità del vento Erzsebet mi piombò addosso. — Divorerò la tua anima e diventerò più forte di qualsiasi divinità abbia mai camminato sulla Terra. contro una parete. proprio come hai fatto in Riabilitazione! Sapevo di potercela fare. Zoe! Solo tu puoi superare le barriere magiche del Santuario. continuavo a vedere in lei la ragazza tormentata che aveva avuto bisogno di me. Sam mi incalzò: — Puoi farcela. Le braccia di lei cominciarono a tremare. Era capace di sviluppare enormi quantità di potere magico con gesti apparentemente innocui. Zoe — disse rabbiosa. Erzsebet sembrò sorpresa. decidere una strategia. ma di fronte a me c’era pur sempre Angelica. Erzsebet ne approfittò per compiere una magia che sbalzò via Sebastian e gli fece sbattere la testa contro lo spigolo di un tavolo. le certezze dentro di me cominciavano a vacillare. È finita. Poi. Lo puntai verso Erzsebet. ma la mano mi tremava. — Nooo! — echeggiò alle mie spalle. In fondo ai suoi occhi brillava un impulso feroce che non avevo mai visto. echeggiò lo scocco di una frusta. Merlino venne sbalzato lontano. Le sue vene si fecero più spesse. Ma la mia mente si era di colpo svuotata. si . assunsero un colore scuro. Ero esitante. Il torace di Sebastian fu sferzato violentemente dall’arma di Darvulia e il candelabro gli cadde dalle mani. — Non toccare Zoe! — Erzsebet si distrasse quel tanto che bastava per permettermi di sottrarmi alla sua presa. pensai. bloccandomi le braccia e spalancando le fauci come un predatore pronto a fare strazio della sua preda. La sua forza psichica era immensa. scossa da violenti spasmi. Misha cercò di accorrere in mio soccorso. La verità è che sapevo di aver fatto del male ad Angelica e ora avevo degli scrupoli a fargliene di nuovo. Toccare. Merlino volò in picchiata per aggredirla. allora berrò il tuo sangue. Se davvero la magia si fa con le intenzioni. Temevo che l’avrebbe uccisa senza pietà. all’interno del suo corpo. Ero stata persino in grado di evocare le fee. riorganizzare le forze. — Non. Ma. — Nooo! — gridai. Non importava se ora dentro il suo corpo ci fosse lo spirito di Erzsebet. ma io non c’ero stata. Ora avrei voluto evocare un pentacolo di protezione. ma a lei bastò un gesto della mano per colpirlo con un fulmine che partiva dal suo palmo. Ligea! — urlai d’istinto.Facendo leva coi piedi. — Se non vuoi unirti alla mia causa. Poi. Forse la sua anima era imprigionata nel profondo. vidi dipingersi sul suo viso una smorfia di sofferenza. ma Erzsebet lo tenne immobilizzato a distanza scoccandogli una sola occhiata. Tutto è perduto. Sebastian cercò di vincere la resistenza di Erzsebet. mi resi conto che si trattava di Ligea. Il suo corpo si accasciò sul pavimento. imprigionare Erzsebet anche solo momentaneamente per guadagnare un po’ di tempo. Non volevo permetterle di fare ancora del male a Sebastian. con le braccia protese verso la contessa.

. Stava sanguinando Sam ci incalzò: — Il fuoco si sta propagando rapidamente! Non c’è tempo da perdere! — Andiamocene da qui — dissi. come un cappuccio improvvisato per formare una protezione contro il fumo. Stringeva Angelica tra le braccia. Poi si tolse la maglietta di dosso e se la mise sopra la testa. Corsi ad abbracciare Ligea. Con l’aiuto di Syara. — Mia signora! — L’espressione di Anna Darvulia assunse per la prima volta una connotazione di umana disperazione. aveva cacciato dal suo corpo l’anima di Erzsebet. — Angelica! — chiamai. con tracce di bruciatura sul petto e la pelle coperta di fuliggine. lasciandola incolume. Corsi per aiutare Sebastian a rialzarsi. — Si dice che il cuore dei demoni sia a destra — mormorò Valentino. ma l’incantesimo di Erzsebet aveva avuto come controindicazione quella di restituirgli il suo aspetto umano. — A-aiuto… — Era a malapena udibile. — Va tutto bene — le sussurrai. come se non si fosse resa conto di quello che era appena successo. Nel giro di pochissimo le fiamme si erano estese in tutta la sala. come se stesse pensando a voce alta. tirai un sospiro di sollievo nel vederlo tornare. Angelica tirò un debole sorriso. Sembrava incredula.immobilizzò e crollò a terra. Crollando a terra. accarezzandosi la nuca. Il cuore perse un battito quando lo vidi infilarsi nella biblioteca in fiamme. Come se si trattasse di una lancia improvvisata. Darvulia urtò una delle librerie. Fummo raggiunti da Misha. Darvulia vacillò per un pugno di istanti. il suo corpo prese fuoco in un’improvvisa. Tossicchiò un paio di volte poi si alzò. Poi. Poi si voltò verso Ligea. Era di nuovo lei. finalmente. In mano stringeva un frammento di legno che doveva aver staccato da una delle librerie. in qualche modo. Con la coda dell’occhio. Stentavo a crederci. — Qualcuno mi aiuti — replicò lei. Quando fummo tutti in salvo. Poi. — Ora ne ho avuto la conferma. Stavo per andare a prenderla. quando Misha mi fermò. riuscimmo a rimuovere le barricate e far uscire in corridoio i ragazzi che erano rimasti intrappolati con noi. — Ci penso io — disse. — Sì — rispose. Aveva i lineamenti aguzzi e il corpo era un fascio di nervi. — Tutto bene? — gli chiesi. appiccando il fuoco agli antichi libri che conteneva. trafiggendola. tra il crepitare delle fiamme. spontanea combustione. lo conficcò nella schiena di Darvulia. vidi che Valentino era comparso alle sue spalle. Il potere di Ligea. La sua espressione era distaccata. tra urla agghiaccianti. sentii una voce debole provenire dall’interno. Passarono dei secondi che durarono un’eternità. dolorante. Sgranai gli occhi nel rendermi conto che nel punto in cui era precipitato Merlino c’era adesso un ragazzo dai capelli e gli occhi corvini. — Tu… abominio dai capelli azzurri… pagherai per quello che hai fatto — abbaiò.

Sofia. accarezzando la mano con cui lui stava cercando di trattenermi. Non hai idea di quanto mi manchi il Bloody Mary. adesso? — Non me ne andrò in sella al destriero di metallo del mio principe in nero. — Ricordi la foto che hai trovato nello schedario? — ribatté. — È stata una lunga notte — pensai a voce alta. Raggiunsi Sam. lui intrecciò le dita alle ciocche ribelli dei miei capelli. Il baluardo di un antico potere si stava sgretolando come la fine di un sogno. Ma non provare a farlo di nuovo — e finsi di dargli un pugno alla spalla. tirò un sorriso storto. È accaduto dopo un viaggio in Irlanda. Sam si guardò intorno per un lungo istante. Poi. divisi in gruppetti sparuti. quando si è rifugiata al Santuario. — Eviterò di fare dei giri di parole. guidati da Sam e dalle Amazzoni. — Certo. Poi mi alzai di scatto. Ci baciammo mentre il sole nascente faceva brillare le acque del lago. Mi abbracciai stretta a Sebastian. — Adelaide mi ha detto che aveva diciassette anni. Volsi lo sguardo in direzione delle rovine dell’acquedotto romano. Poi mi decisi a chiedere: — Allora. — Lo immaginavo. quando l’incendio sarà stato domato. È venuta qui per affrontare una difficile gravidanza. guardandomi di sottecchi. Fortunatamente. Le pareti del Santuario stavano bruciando. Con le labbra percorsi la linea dei suoi zigomi definiti.La diavolessa delle nevi L’alba stava sorgendo quando io e Sebastian ci sedemmo sulla spiaggia in riva al lago. in questa spiaggia. e mi sembrava di sentire i lamenti della pietra echeggiare nell’aria. Sam proseguì: — È stata scattata proprio qui. sorridendo. Seguì un breve silenzio imbarazzato. Spero di poterla recuperare. Scossi la testa. — C-che cosa? — balbettai. che stava immergendo i piedi nella battigia. — No. — Cos’hai intenzione di fare. se è questo che intendi — e persi lo sguardo sulla superficie dell’acqua che rifletteva le sagome degli alberi circostanti. tutti i ragazzi che avevano trovato rifugio nei sotterranei prima che Erzsebet bloccasse il passaggio erano riusciti a uscire dalla struttura. — Sei ancora arrabbiata perché ho letto la tua lettera? — fece lui. — Il mio progetto più immediato è trovare una caffetteria decente. È giusto che tu . mescolando il mio respiro al suo. assaporando il suo profumo. L’incendio della biblioteca si era propagato nel resto dell’edificio e fin dalla nostra posizione si udiva il crepitio delle fiamme oltre le mura. cosa mi dovevi dire riguardo a mia madre? Lei prese un respiro profondo. — Anche a me — ammise Sam. — Già — bofonchiò Sam. e ora. Poggiai la mano sui suoi pettorali scolpiti. sembravano i sopravvissuti a un cataclisma.

— Adelaide è morta. io e lei. — È successo anche a me. — Una sorella. Abbiamo avuto delle accese discussioni al riguardo. in cui credevo che la mia famiglia fosse perfetta. — Oh. per quanto sofferta. la madre perde ogni diritto su di lei — la interruppi. Ma sappi che io ci sarò per te. — Sofia temeva di non essere in grado di prendersi cura della sua bambina. Rimanemmo a lungo in silenzio. Adelaide ha dovuto confessarmi la verità. — C’è stato un periodo della mia vita. Era il momento di lasciare indietro la caratteristica che aveva contribuito ad alimentare la mia solitudine. Sofia si pentì immediatamente di quello che aveva fatto e cercò di riavere la sua bambina. Erano così simili ai miei che non faticavo a credere che Sam avesse detto la verità. grazie all’esperienza di Adelaide. che nel frattempo si era avvicinata a noi. Poi fui io a farle una domanda. per l’esattezza — disse Syara. stringendo forte. — D’accordo — dissi. Sam continuò: — Quando Sofia si è trasferita a Milano e ha conosciuto tuo padre. poi mi immobilizzai. Quando ti ho incontrato per la prima volta in Riabilitazione e ho visto i tuoi occhi… — Hai sentito che qualcosa ci legava — affermai. prima di tornare su quelli di Syara. Mi allontanai di un passo. Al punto che qualche anno dopo ha preso la decisione di distaccarsi dalla Sorellanza. — Certi cambiamenti hanno bisogno di essere assimilati senza fretta. incredula. quando ero una bambina. Mi girai di scatto e la abbracciai con impeto. Syara. — Finché ci saranno . All’improvviso è come se non sapessi più chi sono. — Ho scoperto la verità per caso qualche tempo fa. Sofia sosteneva che la sua scelta. Una lacrima mi si staccò dalle ciglia. — Non riesco a immaginare mamma come una persona irrequieta — dissi. Syara non meritava la mia diffidenza. Le voltai le spalle. da qualcuno dovrai aver ereditato il carattere — ammiccò Syara. Messa alle strette. — Non sapeva che Ian era figlio di Nudens. ha deciso di ricominciare tutto da capo. — Scoprire di essere una strega ha sconvolto la mia vita per sempre. La guardai con aria meravigliata. Tua madre era rimasta incinta di un giovane che si chiamava Ian — disse a voce bassa. — Scusami. Ora è tutto molto più chiaro. era necessaria per proteggere la sua famiglia. — Mamma non me ne ha mai parlato… — A quell’epoca era giovane e irrequieta — ammise Sam. rivolgendomi uno sguardo pieno di comprensione. Purtroppo Ian si disinteressò della cosa ma per fortuna. E portare in grembo il figlio di un semidio è causa di un’infinità di complicazioni.sappia la verità. se ti sembro fredda. — Prenditi tutto il tempo di cui hai bisogno — ribatté lei. Dea! Questo significa che ho un… fratello? — chiesi. — Proprio così — affermò Syara. che l’aveva segnata profondamente. Ero stata gravemente ferita durante uno scontro con gli Inquisitori e avevo bisogno di una trasfusione. Non dev’essere stato facile tornare ad amare dopo un’esperienza del genere. Cosa succederà ora che il Santuario è stato distrutto? — Non è la prima volta che il Santuario viene ricostruito — rispose lei. E invece c’erano così tanti segreti… — mormorai. — Be’. Mi sforzai di sorridere. Sempre. perché ho il sangue di una strega e di un semidio. il dio cacciatore. così Syara venne data in affidamento alle Amazzoni. I suoi occhi color zafferano scintillavano di riflessi vivaci. perché non riuscivo a comprendere le sue motivazioni. E ora… — Rivolsi gli occhi verso il lago. andò tutto bene. ma… — Quando una bambina viene affidata alle Amazzoni. È solo che… mi sento terribilmente confusa. ma non si trovava un donatore compatibile. No.

La mia anima era lì dentro. — Non stai cercando di lusingarmi per una dose extra di crocchette. vero? Lui mi scompigliò i capelli. Ho capito con chiarezza cosa significa lasciarsi dominare dall’odio. Misha mi si avvicinò. tirandomi a sé. da qualche parte. e più cercavi di avvicinarti più diventavo scostante. Eri circondata da . — Scusami se non ci sono stata quando hai avuto bisogno di me. Ti ho tenuto a distanza. a convivere con ricordi così spaventosi. Valentino stava aiutando Sasha a medicare le ferite. Sono io quella che deve chiedere scusa. Poco distante da noi. — Ci conto. Sono orgoglioso di essere il tuo famiglio.streghe che hanno bisogno di un rifugio. Morgwen stava abbracciando Merlino. E non c’era più nulla di umano dentro di lei. Annuii con un cenno del capo. Lei scosse la testa. — Non sei sola — riuscii a ribattere. Quando raggiunsi Angelica. — Dico sul serio. e ho avuto così tanta paura che non so come farò a dimenticare. — Ma che dici… — ribattei. come per cercare le parole. — Ancora una cosa… — dissi. — Sei stata magnifica. improvvisamente imbarazzata. Avvicinò le labbra al mio viso. mordendomi le labbra. senza avere la possibilità di oppormi. a superare tutto questo. Ecco. Zoe. all’ombra di un albero dalle ampie fronde che riparava la sua pelle di alabastro dalla luce del sole sempre più abbagliante. al punto che sentii le gote in fiamme. — Ricordo tutto. fino ad appoggiarle sulla guancia. — Certo che no. la trovai seduta sul bagnasciuga con in mano il ciondolo che le avevo visto molte volte al collo. — Come stai? — le chiesi. So che Erzsebet si è soltanto servita del mio corpo per compiere la sua vendetta. ma è stato come se fossi io a fare quelle… cose terribili. — Ogni cosa che Erzsebet faceva o diceva è rimasta stampata nella mia mente. e si passò le dita nei capelli neri dalle striature bianche. Assistere alla follia distruttiva di Erzsebet è stato devastante. Misha prese un ampio respiro. pericolosamente vicino alla bocca. — Non ti lascerò più a cavartela da solo — conclusi. forse aspettandosi il peggio. — La morte non mi fa paura se sei al mio fianco. come un amico ritrovato dopo una lunga separazione. prima di dire: — Credo che Angelica abbia bisogno di te. Anche se quelle del discount non sono proprio il massimo. Distolsi lo sguardo. Poi prese le mie mani e le strinse forte. il Santuario continuerà a esistere. Lo guardai meravigliata. — Cercai il contatto con la sua mano e le lasciai una carezza sul dorso. — Anch’io sono fiera di te — ammisi. — Non dirlo. Mi sembrava che tu avessi tutto. Credevo di essere l’unica persona che Angelica non volesse vedere in questo momento. — Anche se per colpa mia sei morto? Si strinse nelle spalle. Per un secondo fummo così vicini che avvertii il calore della sua pelle. l’ho detto. È solo che… — Alzò gli occhi al cielo. — Ero invidiosa di te. Lui alzò un sopracciglio. — Non più. — Sei il miglior furetto che avrei potuto desiderare. Sfruttare la magia per il proprio tornaconto ti rende davvero più simile a un demone che a un essere umano. sai? — disse con un filo di voce. — Sorrise. Ero come imprigionata in un abisso.

— Un giorno. — Era una donna piccola e buffa. — Un giorno si presentò nella mia cameretta con un meraviglioso gattino bianco. era Viviana che mi raccontava una fiaba per farmi addormentare. Poi. — Deglutì rumorosamente. Non volevo farmi una ragione di aver perso l’unica persona da cui mi sentivo compresa. Viviana — ammise. Ero piuttosto brava. Ne avevo avuto la conferma quando si era trasformato per la prima volta in Misha. che ero abituata alle piste battute. Angelica annuì. Secondo lei nei boschi vivono creature dimenticate dalla civiltà. — Viste dall’esterno le vite degli altri sembrano sempre migliori della nostra. E se Snow fosse stato il suo famiglio? Ricordo che quando avevo trovato Nosferatu avevo pensato la stessa cosa: il buon senso suggeriva che si trattava soltanto di un furetto. Il viso era rigato di lacrime. Creature malvagie che possono esigere un pegno molto alto per lasciare andare le bambine disattente che finivano nelle loro grinfie. perse lo sguardo sulla placida superficie del lago. — Avevi Misha — aggiunse. le labbra le tremavano. Forse Angelica lo aveva trovato. il jet-set e la carriera di modella. andai a sciare fuori pista — continuò. — Ma credo sia giunto il momento di separarmene. e mi avevano sfidato a seguirli in mezzo al bosco. ma era incredibilmente affettuoso e protettivo con me. — Sono sempre stata testarda. Non riuscivo ad alzarmi. ma avevo la netta impressione che. — Cosa le è successo? Angelica si schiarì la voce. avevo una tata che si chiamava Viviana — disse. avevi una vita piena di opportunità. Ma forse era solo l’impressione di una bambina troppo timida e insicura per fare amicizia. quel gattino riuscì quasi a farmi perdere interesse nelle piste da sci. — E io? Il vuoto assoluto. — Lo soppesò tra le dita per un lungo istante. Ricordo che era circa metà febbraio. potesse davvero capirmi. no? — Be’. — Credo di averlo conservato perché rifiutavo l’idea che se ne fosse andata. tirando un sorriso che sembrò costarle fatica. figuriamoci a camminare. — Aveva un discreto senso dell’umorismo. e mi trovavo in vacanza in montagna.persone che ti amavano. sai? Viviana mi chiamava “la diavolessa delle nevi”. che mi avesse piantato in asso come hanno sempre fatto tutti quanti. l’urto con una roccia sporgente mi fece sbalzare contro un abete e mi ruppi una gamba. Un soprannome divertente. — Perché dovresti farlo? — le chiesi. E ti assicuro che quando gli parlavo sembrava potesse capirmi. era lei che mi preparava la colazione prima di accompagnarmi a scuola. invece. ma con un grande cuore. Il fatto è che alcuni ragazzini più grandi mi avevano preso in giro. — Si inumidì le labbra. Forse è perché non l’ho mai lasciata davvero andare che non riesco ad allacciare legami con gli altri. Non riuscii a trattenere un’espressione sorpresa. Questo ciondolo è l’unica cosa che mi rimane in suo ricordo. Era diffidente con gli estranei. Dicevano che non ero abbastanza coraggiosa per stare al passo con i loro snowboard. Poi proseguì: — Tentai . una bella ironia per una ragazza che si chiama Angelica. — Quando ero piccola. il suo famiglio. nonostante il parere contrario di Viviana. il gattino l’avevo chiamato Snow. dove mio padre aveva una casa. È stata l’ultima persona da cui mi sono fatta avvicinare. in cui ero sola e indifesa in mezzo alla neve. — Comunque. durante la discesa finii per perderli di vista. Per diversi giorni. — Per un attimo. E in quella situazione. mi venne in mente una frase che Viviana diceva sempre: Temi il bosco quanto il peggiore dei tuoi incubi. Ma era successo qualcosa che li aveva separati. ma vorrei tanto che in quell’occasione Viviana fosse stata più autoritaria. — Mentre mia madre era troppo occupata con le sfilate. Io.

la mia memoria è confusa. Non chiedermi come sia stato possibile. insistendo che sarebbe andato tutto bene. Non lo rividi mai più. Allora era vero. Se non fossi stata praticamente assiderata. Ma stavo troppo male anche solo per farci caso. Sgranai gli occhi. ma da quel giorno mi sono sentita come se qualcosa dentro di me fosse morto. Era soltanto un piccolo. spiriti di giovani streghe che hanno smarrito la strada di casa. secondo la quale i boschi sono abitati dalle huldra. Angelica sembrò non prestarmi attenzione. — L’indomani mio padre mi riportò a Milano. Circa un’ora dopo sentii il rumore di un elicottero di soccorso che sorvolava la zona. — Io… spero che non sia così. Ma da lì in poi. — È terribile — mi sfuggì. Non rividi nemmeno Viviana. Era come se fosse stata inghiottita dal bosco. — Non perdere mai la speranza. e invocai aiuto. Penso che Viviana abbia stretto un patto con una di loro per salvarti la vita. poi aggiunse: — Ti ringrazio per quello che hai fatto per me. ma decisi che era opportuno attendere il termine del racconto. — Ricordo un uomo in divisa che mi rassicurava. La cosa pazzesca è che Snow l’aveva guidata fino a me. E ora. ma anche se è stato con me per pochi giorni non ho mai smesso di sentire la sua mancanza. probabilmente sarei morta quel giorno. Credo che tu debba custodire il suo ciondolo. Spero di poterla riabbracciare. Snow non era un cane addestrato al salvataggio. Non ho mai saputo spiegarmene il motivo. Mi rendo conto di aver commesso un grave errore cercando di togliermi . e di Snow non c’era nessuna traccia. Aveva avvertito il richiamo della sua strega in un momento in cui si trovava in difficoltà. lasciandole una fugace carezza sui capelli. Se è così. — Si passò la mano sui capelli corti della nuca. mi chiedo se ha ancora senso continuare a portare questo ciondolo. Fu aperta un’indagine sulla sua scomparsa. Finché non udii il miagolare insistente di Snow. — Forse hai ragione — sospirò Angelica. Ma per ore nessuno venne in mio soccorso. e piansi. Immaginai che fosse fuggito via. Mi lasciò il ciondolo che portava al collo. penso che sarei scoppiata a ridere. e inclinò la testa da un lato. un giorno lo ritroverai. Cominciò a nevicare. — Credo che Snow fosse il tuo famiglio — dissi con sicurezza. E spero di ritrovare Snow. e nonostante fosse così piccolo e gracile ebbi l’impressione che la sua vicinanza potesse scaldarmi. raccomandandomi di non perderlo mai. Ero così rapita dal racconto di Angelica che non mi ero accorta che ci aveva raggiunto. — E con lui c’era Viviana. un giorno. In cambio. Al risveglio mi trovavo in ospedale. ma non si seppe più nulla di lei. Angelica gli rivolse uno sguardo colmo di tristezza. dopo tutto questo tempo. Viviana aveva mantenuto la sua promessa. Sorrise debolmente. dolcissimo gattino bianco dagli occhi blu. promettendomi che avrebbe chiamato i soccorsi non appena avesse raggiunto una zona in cui ci fosse segnale per il cellulare. — Io credo di sì — affermò Misha. — Non ci potevo credere — disse Angelica. — Come finisce la storia? — le chiesi. Ebbi la tentazione di parlarle dei miei sospetti circa la vera natura di Snow. per ricordare il suo sacrificio.di usare il cellulare. — Viviana mi disse che nello stato in cui mi trovavo non era possibile trasportarmi a valle e se andò. poco lontano da me. Ma se non fosse stato per lui. — Angelica deglutì a fatica. ha offerto la sua. Ricordo che urlai. — Strinsi forte Snow. con ai piedi delle ridicole racchette per camminare in mezzo alla neve alta. ma devo essere svenuta. ma non c’era campo. — C’è una leggenda che si tramanda tra le popolazioni scandinave. forse spaventato dai rumori dell’elicottero. Snow era il suo famiglio. e pensai che ero spacciata.

dentro.la vita. — Il potere di Anna era insidioso e malevolo. — Non avrei mai dovuto lasciarmi sopraffare dalla tristezza. Annuì con un cenno del capo. Ma c’era una voce. che mi sussurrava che la mia vita era inutile… — La tua vita è preziosa — ribattei. . — Non è colpa tua — affermai. e non so davvero come io abbia fatto a toccare il fondo in quel modo. Ma non potrà più farci del male.

La Custode delle falene Insieme a Sebastian cercai a lungo Ligea. Un brivido mi attraversò la schiena. e ora mi sentivo in grado di regalarle a un’altra persona. Mia sorella è morta. ma c’è una persona che desidera parlare con Ligea. — Andiamo. Era proprio lei. — Per andare dove? — ribatté Ligea. Hai salvato la vita a tanti ragazzi. piccola — le disse con voce accorata. Lei rimase per un po’ titubante. Protesi le braccia verso Ligea e le feci cenno di tuffarsi. — Ehi — sentii dire a una voce dietro di noi. — Il tuo potere è un dono. la ragazza dai capelli verdi che avevo visto nel riflesso quando avevo raggiunto mia nonna Isabella. . poi iniziò a scendere dall’albero. — Scusate l’intrusione. La appoggiai delicatamente finché i suoi piedini non ritrovarono il contatto con il suolo. — Nolwenn… è viva? — fece Ligea. — Angelica è viva soltanto grazie a te — dissi. Compì un balzo per salire. a parte Sebastian e me. Annuii con decisione. se tu non avessi utilizzato il tuo potere per liberarla. Non c’era nessuno nei dintorni. Lo guardai con espressione sorpresa. — Non capisco — disse Ligea. e aiutarli a trovare la strada verso la luce. — Però vorrebbe salutarti prima di raggiungere il luogo a cui è destinata. — Erzsebet avrebbe divorato la sua anima. Era vestita di bianco. Era Valentino. e si limitò a stringersi nelle spalle. Mi girai di scatto. Poi si immobilizzò di colpo di fronte a una roccia lambita dall’acqua. una sagoma emerse lentamente dall’acqua. Lei non rispose. dove ammiravi i fulmini che si scaricavano nel lago. sgranando gli occhioni. poi immerse i piedi nel lago. — Nolwenn mi ha chiesto di condurti al tuo scoglio. finché mi resi conto che si era rifugiata sul ramo più alto di una grande quercia. quando fu sul ramo più basso. Come negromante poteva dialogare con gli spiriti. — Ero stata davvero io a dirlo? Le stesse parole che mia madre aveva scritto nella lettera per i miei diciassette anni erano germogliate dentro di me. Ti sta aspettando. poi si decise a compiere il balzo che la portò a finirmi in braccio. Sebastian e Valentino faticavamo a starle dietro. oggi. Rimase a lungo in silenzio. — Lo pensi davvero? — mi chiese. Poco lontano. Ricordai quello che aveva detto Valentino quando l’avevo conosciuto. Valentino scosse la testa. — Non ho più un posto dove stare. e per poco non moriva anche la tua amica. scendi di lì — la incalzai. — Che stai facendo? — le chiesi. — No. Ligea si mise a correre lungo la riva e io.

Quando mi hai visto sbucare nel tuo rifugio mi avevi guardato incredula. immaginai che stesse concludendo il rituale per permettere a Nolwenn di seguire la luce. — Significa che sarò libera. — Mentre Nolwenn parlava. Nolwenn accarezzò i capelli di Ligea. vidi che la sua sagoma stava perdendo consistenza.come quando mi era comparsa in sogno per condurmi fino alla Stanza degli Arazzi. Valentino mormorò qualcosa che non riuscii a comprendere. — Staremo bene — echeggiò debolmente. e fece per sporgersi verso il lago con tale impeto che ebbi paura che volesse tuffarsi. Ti ricordi cosa ti avevo risposto? — Mi avevi detto che tu sei parte di me. come se le sue parole fossero trasportate dal vento. Starai bene. ero scappata dal Santuario e ti avevo raggiunto in cima alla sequoia. perdendo per un attimo lo sguardo tra gli alberi del bosco. ma… non voglio che te ne vai — pigolò Ligea. perché sei mia sorella — annuì Ligea. — Non te ne andare — disse Ligea tra i singhiozzi. Si alzò sulle zampe. molto diversa da quella che le avevo visto in passato. ma ora so che non sarai più sola. Sono felice che tu sia circondata da persone che ti vogliono bene — e mi guardò con espressione benevola. amichevole. sorellina. — Mi manchi. Poi . poi la avvolse in un abbraccio. chiedendomi come avevo fatto a sapere che in quel momento avevi bisogno di un abbraccio. — Non aver paura. — Se n’è andata — annunciò. attirato da un rumore tra le frasche. trattenendo a mia volta le lacrime a fatica. Nolwenn fluttuò sullo specchio d’acqua. — Ligea — mormorò. a un passo dalla sorella. — Fece una pausa. potrò attraversare la luce. — E io ho bisogno che tu non smetta mai di ricordarti di me. — Ci sono tante cose che ti vorrei dire. Sebastian si voltò. annusando l’aria. La raggiunsi e la strinsi più forte che potevo. con la coda e le orecchie nere. — Anche tu mi manchi. Nolwenn scosse dolcemente la testa. sorellina. Non avrei mai voluto lasciarti. — Valentino mi ha liberata dalla maledizione con cui Darvulia mi ha imprigionata in questo mondo. Mi accorsi che al limitare del bosco era comparsa una lepre bianca. — Sono venuta per salutarti — disse. — Nolwenn! — esultò Ligea. I suoi lunghi capelli verdi ondeggiavano sospinti dalla brezza. — Ricordi quella notte in cui mamma e papà ti mancavano tanto che hai iniziato a piangere e hai pensato che non avresti smesso mai più? Ligea annuì. — Il mio amore ti raggiungerà sempre. La ragazza dai capelli verdi curvò le labbra in un sorriso. Ligea iniziò a piangere sommessamente. — Nolwenn. Ma il mio tempo qui è giunto alla fine. con voce carica di emozione. — Nolwenn… — Sì? Una lacrima si staccò dalle ciglia di Ligea. non importa quanto saremo lontane — concluse Nolwenn. Grazie a lui. Poi mi guardò intensamente. — Nolwenn le sorrise dolcemente. poi le baciò delicatamente la fronte. — Lo so. fermandosi con i piedi nudi che sfioravano appena la superficie del lago. Ligea le lanciò un’occhiata implorante. Nolwenn continuò: — Anche se era scoppiato un forte temporale. La sua espressione era distesa. ti prego… ho ancora bisogno di te. — Questo significa che non ti rivedrò mai più? — le chiese Ligea. imbronciandosi.

chinandosi per guardare la piccola negli occhi. — Mi prenderesti un vassoio? — chiese Isabella. — Dove siamo? — sentii dire Ligea. come lei. — Lo vedrai — risposi. Ligea chiese: — E tu chi sei? — Mi chiamo Isabella — rispose la ragazza. Ci fece strada attraverso il bosco. vidi una luce tenue che proveniva da poco distante. finché non mi sentii avvolgere dal calore familiare che avevo provato la prima volta che mi ero trovata nel Giardino dello Spirito. Ligea era così a suo agio che sembrava essere sempre stata qui. E poi imparare a fare i biscotti con Isabella. E anch’io. Sebastian osservava la scena in disparte. — Non so nemmeno da che parte cominciare — confessò lei. Io mi accomodai di fianco a lui. Poi presi un ampio respiro e mi concentrai per raggiungere con la mente la cascina di Isabella. dove Isabella era indaffarata a preparare un tè. Ligea fece per ritrarsi ma Isabella. Potevo solo immaginare le emozioni che si stavano rincorrendo dentro di lei. con voce calma. Era meravigliato e incuriosito. dopo aver detto addio alla sorella. dato che il contatto non scatenò nessuna delle conseguenze a cui era abituata. Attraversammo una porta e ci trovammo tutti e tre nella piccola cucina. Isabella lo invitò a sedersi al tavolo. Arpie e mezzi demoni. . in compagnia di mia nonna adolescente. intrufolandosi all’interno. insegnare a Ligea che si può guarire anche dalle ferite più profonde. mi sentii come se avessi finalmente trovato una casa. — Vi stavo aspettando — disse. Il tronco era così largo che sarebbe stato impossibile abbracciarlo persino per dieci persone. assaporai un istante di pura felicità. Ligea si asciugò le lacrime. Avrei voluto restare in quel luogo apparentemente lontano dai pericoli. Poi allungò la mano per farle una carezza sul viso. come altri avevano fatto con me. rivolgendosi a Ligea. il tuo potere potrà aiutare tante altre persone — le dissi. la rassicurò: — Non hai niente da temere. Non puoi farmi alcun male. — Vorrei mostrarvi un posto — disse. con una bambina dai capelli azzurri che aveva perso la famiglia e io che avevo appena ritrovato Sebastian. — Io un’idea ce l’avrei — dichiarai. Osservai la cavità del tronco che nei disegni di Ligea rappresentava la porta. La seguii. Dopo essersi guardata a lungo intorno. — Se impari a controllarlo. Ma non potevo. sforzandosi di sorridere. Poi iniziò a girare per la stanza e a prendere in mano ognuno degli oggetti appoggiati sul tavolo e sugli scaffali che riusciva a raggiungere. Ligea si fidò e. Dopo qualche passo nell’oscurità. In quel breve frammento di tempo. — È davvero buonissimo — mormorai. Salutammo Valentino e rimanemmo a lungo in silenzio di fronte al luogo in cui era scomparsa Nolwenn. vidi comparire sul suo viso un sorriso aperto. per poi riporli altrove. da Inquisitori. Poco dopo. Avrei voluto svegliarmi abbracciata a Sebastian dopo avergli donato finalmente tutta me stessa. Io e Sebastian ci chinammo per seguirla.compì alcuni balzi e scomparve. in un luogo in cui lo spazio non aveva significato. ci trovammo a sorseggiare un delizioso tè al bergamotto. fino alla grande sequoia che era stata la sua casa. — Io sono Ligea — cinguettò.

la sorella che avevo appena scoperto di avere e a cui mi ripromisi di raccontare tutto su nostra madre. — L’ho chiamato così perché è nero con una zampa bianca. su cui saltellava un piccolo esercito di coniglietti appena nati simili a variopinti batuffoli di lana. e ciononostante aveva già conosciuto troppa violenza e troppa tristezza. la ragazza dal cuore di cristallo sotto la sua corazza di aggressività. — Lo diceva sempre anche mia sorella. — C’è qualcuno che avrebbe bisogno di cure e di molto. adesso. Ligea si offrì di farlo personalmente. Era il momento di liberare streghe. anch’io ho delle responsabilità da cui non ho più intenzione di fuggire. Era giunto il momento di riunire tutte le creature soprannaturali e chi come me si era sempre sentito diverso. dato che lei non aveva avuto la fortuna di conoscerla. — Hai un pony? — proruppe Ligea. negromanti. e tutti insieme seguimmo Isabella fino a una porticina. vero. non hanno ancora un nome. Ma come potevo coinvolgere Ligea in una guerra aperta contro gli Inquisitori? Era solo una bambina. i doveri ti divoreranno la lingua. Isabella le chiese: — Ti piacerebbe restare con me? Potresti aiutarmi con i miei coinquilini a quattro zampe. Io le feci un cenno di assenso. — Ma sono bellissimi — cinguettò Ligea. come se mi avesse letto nel pensiero. Non avrei abbandonato chi credeva in me. — Questo è Calzino — disse. e neppure Syara. e neppure Angelica. Se dai doveri fuggirai. — Ti chiamerò Smilzo — borbottò. I suoi fratellini. — Ti va di darmi una mano? Ligea mi guardò con aria interrogativa.Altrove. la vita ti sorriderà — canticchiò. oltre la quale c’era un cortile dall’erba tagliata di fresco. Ma se la vita guardi in viso. illuminandosi. Ligea corrugò la fronte. — Mi piacerebbe tantissimo. — E anche un’asina cocciuta e impertinente. fate e Amazzoni dalla persecuzione degli Inquisitori e guidare il mondo verso la pace. Strega o Inquisitore che fosse. accarezzandole i capelli. l’Amazzone dall’apparenza fragile che nascondeva un cuore di guerriera. mi sentivo diversa. Sono rimasti orfani e devo prendermi cura di loro. Isabella prese da uno scaffale un piccolo biberon e iniziò ad allattare Calzino. . o non sopravvivranno. era l’amore della mia vita e con lui al mio fianco avrei combattuto per ciò in cui credevo. — Ligea assentì con ampi movimenti della testa. Soprattutto. Zoe? La guardai attentamente. — Certo! — esclamò Isabella. c’era una battaglia in corso che reclamava il mio contributo. e con essa il senso di responsabilità. — Se dalla paura vuoi scappare. Dopo averla osservata per qualche istante. Ero consapevole che fuggire non era una soluzione. e il mio potere parlava al popolo fee. invece. Guardai Sebastian e gli sorrisi. moltissimo affetto — disse a Ligea. Per non parlare del pony. Congiunse le mani a coppa per accogliere il coniglietto nero e imitò Isabella. Quando ebbe finito. né Sam. Non voglio deluderle. il più magro del gruppo. fece scendere il cucciolo e ne prese un altro. la paura ti afferrerà per i piedi. che non riesco a dedicare il tempo che vorrei ai cuccioli. Mentre Ligea nutriva il piccolo Smilzo. La mia coscienza si era risvegliata da un torpore che sembrava durato secoli. — Ma lo sai. né il mio famiglio Misha. Ci sono persone che contano su di me. Non avrei abbandonato Sasha. Mi chiamavano la Custode delle falene. Isabella ne prese uno in mano e lo porse a Ligea. Aveva bisogno di ritrovare il calore di una famiglia e almeno un briciolo di serenità. Ci sono così tante cose da fare qui. ma… resterai anche tu. là fuori. — Vorrei tanto restare con te e Isabella — le dissi. Isabella mi scoccò uno sguardo complice.

Ma chi si occuperebbe di queste creature indifese? — le chiesi. dopo alcuni secondi di silenzio. tua sorella — affermai. vuoi sposarmi? Sentii le gambe farsi di burro. — Potrai rifugiarti qui ogni volta che ne sentirai il bisogno. Con Isabella che singhiozzava e Ligea che applaudiva. Avvicinai il viso al suo. Intorno a noi c’erano farfalle ovunque. — So che ne saresti capace — mormorò lui. Io mi sentii avvampare. Ligea guardò i coniglietti che le saltellavano intorno e sembravano soltanto chiedere di essere adottati da lei. Prendendo il suo viso tra le mani. e lo baciai sulle labbra turgide come i petali di una rosa appena sbocciata. Le lacrime scendevano così copiose che dovetti asciugarmi il viso con il dorso della mano. L’erba fresca profumava d’estate. con le lacrime che iniziavano a scendermi sulle guance. Isabella mi sorrise. se rimango ad aiutare Isabella? — Certo che no — la rassicurai. Lui ricambiò il bacio. mi rivolse uno sguardo colmo di una luce che non avevo mai visto prima. Ti basterà sussurrare al vento il mio nome. — In che senso? — Quando ha detto che starà bene. Ligea e Isabella lo guardavano meravigliate. I miei amici mi staranno aspettando. — Una cosa che avrei dovuto chiederti molto tempo fa. — Ti ho detto di non provarci — protestai. Ho scoperto di essere stato addestrato per diventare il braccio armato degli assassini di mia madre. — La mia vita è stata sconvolta. — So cos’hai intenzione di fare. dissi: — Sebastian Carelli. devo scoprire chi mi ha aiutato a sfuggire agli Inquisitori a Milano. — Anch’io ti amo. — Prese un ampio respiro. — Tanto per cominciare. Poi. — Posso venirti a trovare tutte le volte che vorrai. Sebastian mi prese la mano. Zoe. staccandosi da me. — Spero che troverai le risposte che cerchi — aggiunse Isabella. — Ora devo andare. — Credi che avesse ragione Nolwenn? — ribatté lei. Sebastian mi chiese: — Zoe Malaspina. Ligea roteò gli occhi verso l’alto. — Davvero non ti arrabbi. mettendosi in ginocchio. — Lo faremo insieme. e sul cielo azzurro le nuvole si rincorrevano come i sogni prima dell’alba. che volteggiavano in traiettorie incantate. e il vento mi aiuterà a ritrovare la strada per raggiungerti. ora — aggiunse Sebastian. — Io ti amo — mormorò. — Non permetteremo mai più al male di separarci — sussurrai.— Era una fata molto saggia. Annuii con un cenno del capo. — Lo so che saresti brava a farmi rigare dritto. dovrei prenderti a pugni per questo colpo basso. Crollai in ginocchio a mia volta. oggi — disse. — E la risposta è… sì! Almeno quattrocento volte sì. — Ne sono più che sicura — dissi con decisione. Tutte le mie certezze stanno vacillando. — Allora resterò con te per assicurarmi che tu non fugga più dai tuoi doveri — dichiarò. — Grazie — ribattei. Sebastian mormorò: — Voglio passare la mia vita con te. Ma di una cosa sono assolutamente sicuro. Il mio cuore cominciò a battere all’impazzata. — . Guardandomi intensamente. — E c’è una cosa che devo chiederti. Non ci provare — gli intimai. Lui si limitò a sorridere. maledizione — esclamai. Zoe. saltellando come uno dei suoi coniglietti. — Ho combattuto per un ideale che si è rivelato una menzogna.

— In tutte le vite della mia esistenza. .Lo stritolai in un abbraccio.

.l. commercio. In caso di consenso. riprodotto. prestito.La voce dell’ombra di Barbara Baraldi © 2014 Arnoldo M ondadori Editore S. acquisto rateale o altrimenti diffuso senza il preventivo consenso scritto dell’editore. Qualsiasi distribuzione o fruizione non autorizzata di questo testo così come l’alterazione delle informazioni elettroniche sul regime dei diritti costituisce una violazione dei diritti dell’editore e dell’autore e sarà sanzionata civilmente e penalmente secondo quanto previsto dalla Legge 633/1941 e successive modifiche.mondichrysalide. distribuito. rivendita. ai termini e alle condizioni alle quali è stato acquistato o da quanto esplicitamente previsto dalla legge applicabile. www. tale ebook non potrà avere alcuna forma diversa da quella in cui l’opera è stata pubblicata e le condizioni incluse alla presente dovranno essere imposte anche al fruitore successivo.p.A. M ilano Edizione pubblicata in accordo con PNLA & Associati S. noleggiato. Questo ebook non potrà in alcun modo essere oggetto di scambio.Questo ebook contiene materiale protetto da copyright e non può essere copiato. o utilizzato in alcun altro modo ad eccezione di quanto è stato specificamente autorizzato dall’editore. trasferito. licenziato o trasmesso in pubblico./Piergiorgio Nicolazzini Literary Agency Ebook ISBN 9788852048081 COPERTINA || ART DIRECTOR: FERNANDO AMBROSI | GRAPHIC DESIGNER: DANIELE GASPARI | ILLUSTRAZIONE DI NICOLETTA CECCOLI .it Striges .r.

La voce dell'ombra — 1 — Oscuro come una prigione Un brusco risveglio L’ultimo ricordo Nessuna famiglia Occhi gialli. Zoe Cos’è successo al mio famiglio? L’effetto farfalla Cieli neri Troppo tardi per un cuore ferito Giorni perduti — 4 — Ho attraversato il confine Memorie perdute Come un giorno qualunque Cosa sei tu? Vagabondi e prigionieri . capelli rossi Ligea L’estate di Biancaneve Oltre la soglia Il fascicolo Malaspina La Stanza della Colpa Il destino di un’Amazzone Adam? Vieni via con me Il sangue delle streghe — 2 — Il ragazzo che non sapeva piangere Crisalide di pietra Le Tre Madri Erranti Nuovi nemici e vecchi amici Come Sofia Ferite Magia avversa Ricomincio da zero Come nel sogno La metà oscura Run — 3 — Se solo potessi leggere la mia mente Le ferite dell’anima L’oscurità cammina al suo fianco Non c’è luce senza oscurità La notte in un abbraccio Le parole che non ti ho detto Segui la lepre bianca Another Love Salice piangente Arrivederci.Indice Il libro L’autore Striges .

Come in un film in bianco e nero Cos’ho di sbagliato? Un concerto per due La promessa immortale Il buio oltre i tuoi occhi La battaglia Il mio cuore è tempesta Carte da decifrare Come un topo in un labirinto Una fiaba crudele Il sangue della Furia La voce dell’ombra Schegge di ricordi — 5 — Il cerchio di fuoco Un bacio di puro amore I gargoyle di Notre Dame Il primo fiore sulla Terra Ti fidi di me? Il futuro in una bolla di sapone La contessa nera La cura La diavolessa delle nevi La Custode delle falene Copyright .