Fondato nel 1948

Sped. in abb. postale
comma 20, lett. C
Art. 2 - Legge 662/96
Taxe perçue - Tariffa riscossa
To C.P.M.

Periodico della Famiglia Cottolenghina

in cammino
verso la dignità

Anno 68° n. 1 gennaio 2016

Fondato nel 1948

SOMMARIO

Sped. in abb. postale
comma 20, lett. C
Art. 2 - Legge 662/96
Taxe perçue - Tariffa riscossa
To C.P.M.

Periodico della Famiglia Cottolenghina

Anno 68° n. 1 gennaio 2016

in cammino
verso la dignità

Il punto
Fondata nel 1948
Anno 68
n.1 Gennaio 2016

Don Roberto Provera

La nuova madre generale e il nuovo consiglio generale
Redazione

Professioni perpetue

Redazione e Dr. Thomas Maliyakal

Periodico della Famiglia Cottolenghina
Periodico quadrimestrale
Sped. in abb. postale
Comma 20 lett. C art. 2 Legge 662/96
Reg. Trib. Torino n. 2202 del 19/11/71
Indirizzo: Via Cottolengo 14
10152 Torino - Tel. 011 52.25.111
C.C. post. N. 19331107
Direzione Incontri
Cottolengo Torino
redazione.incontri@cottolengo.org
l Direttore responsabile:

Don Roberto Provera

l Redazione:

Caporedattore: Salvatore Acquas

Mario Carissoni

l Collaboratori:

Don Emanuele Lampugnani - Fr. Beppe Gaido Paola Bettella - Patrizia Pellegrino - Gemma La Terra Nadia Monari

Il dono più grande
La spiritualità del presepio
Redazione

Il valore del perdono
Don Emanuele Lampugnani

Outsider - associazione Onlus
Mario Carissoni

Centro di ascolto Cottolengo
Salvatore Acquas

La Piccola Casa a Cerro Maggiore
Mario Carissoni

I pensieri del cuore
Redazione

Vito, l’eterno ragazzo
Salvatore Acquas

l Progetto grafico:

Associazione Laici Aggregati

l Impaginazione:

Monastero cottolenghino “Il Carmelo”

l Stampa: Tipografia Gravinese

Le vetrate e i mosaici della cappella “Mater Unitatis”

Salvatore Acquas
Giovanni Grossi
Via Lombardore 276/F - Leinì - Tel. 011 99.80.654

Redazione

Redazione

Paolo Squizzato

Lettera a un immigrato clandestino
Redazione

La Redazione ringrazia gli autori di articoli e foto,
particolarmente quelli che non è riuscita a contattare.

Nella casa del Padre - don Elio e don Ernesto

Incontri è consultabile su: www.cottolengo.org
entrate a cuore aperto
http://chaariahospital.blogspot.com/

Leggiamo un libro

Questa rivista è ad uso interno della Piccola
Casa della Divina Provvidenza (Cottolengo)

Redazione

a cura di Salvatore Acquas

Racconto
Redazione

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r...a, ipocrisia,
giustizia, perdono

il punto

R

... sta per rabbia. Parola che ricorre con sconcertante frequenza nei servizi televisivi cosiddetta
d’informazione, quando annunciano o commentano fatti delittuosi o calamitosi. Non voglio
scrivere per intero questa parola, perché la detesto per l’uso improprio che ne viene fatto.
Il termine, attestato in epoca imperiale romana, sta per “rabies”, che equivale a “rabies canina”.
Applicarla a essere ragionevoli significa equipararli agli animali. Questo per quanto riguarda la “r...”.
Passiamo all’ipocrisia. Di fronte ai recenti fatti di Parigi il mondo politico francese in primis e
in generale quello europeo e nordamericano, hanno reagito con spietata durezza: le bombe
cadono a pioggia su Siria, Irak... Apparentemente è l’applicazione della legge dell’occhio per
occhio e dente per dente, fondamento della giustizia distributiva, allo scopo di annientare il terrorismo unicamente ricorrendo all’uso delle armi. Ma siamo proprio sicuri che solo
queste intenzioni sottostiano alla drastiche decisioni foriere di morte finora prese? Non vi
sembra che, se vogliamo davvero togliere di mezzo i frutti velenosi di un albero, dobbiamo
non raccogliere quei frutti e gettarli nell’immondezzaio, ma dobbiamo stroncare quell’albero
dalle radici? E quale persona accorta non sa che le armi, usate dalle due parti in conflitto,
hanno la stessa provenienza? Dove vengono fabbricate per lo più queste armi? Non forse
nell’Occidente o nel Nord America? Chi le vende ai terroristi? C’è inoltre da chiedersi: chi
finanzia oggi i terroristi?
Quanto alla giustizia. Chi fino a ieri – e forse ancora oggi – ha sfruttato molti di quei paesi
dove oggi l’Islam raccoglie seguaci?
Infine, perché tanti giovani occidentali si lasciano accalappiare dalla propaganda delle reti
terroristiche? Non sarà forse perché la loro vita appare vuota, priva di valori e in definitiva
sprecata ai loro stessi occhi? E veniamo al perdono. Leggiamo, meditiamo e impariamo di
che cosa sono capaci i giovani autentici.

Attacchi di Parigi: lettera aperta di un giovane cattolico francese

Ho 18 anni e sono cattolico. Oggi, come ogni lunedì, dopo la scuola, sono andato a prendere un caffè nel cortile di un bar…
Come ogni lunedì, ho tirato fuori il giornale del giorno prima quasi meccanicamente e ho scorso i titoli.
Ma non riconosco il giornale che sfoglio ogni settimana. C’è un unico titolo: “Dolore e rabbia”.
La fotografia di un uomo che piange davanti a un mazzo di fiori, candele e una bandiera francese illustra il titolo. Un uomo,
lacrime, dolore, rabbia, morte, persone innocenti, ferite. Non voglio leggere più. Metto giù il giornale, bevo il mio caffè e pago.
Per la prima volta in quest’anno, ho lasciato presto questo posto in cui sono abituato a leggere il mio giornale in pace.
Cosa dovrei fare? Andare a casa come ci chiedono le autorità? No. Ho deciso di andare in un luogo familiare e prezioso per il
mio cuore. Dopo cinque minuti di cammino eccomi qui. Questo luogo è la mia parrocchia, la mia seconda casa, la casa del
Signore. Entro. Ci sono molte persone. Vado verso l’altare dedicato alla Beata Vergine Maria. Non c’è posto. L’unico spazio
libero è un inginocchiatoio davanti all’altare di Santa Rita, la santa delle cause impossibili e delle cose perdute.
Mi viene in mente un passo del Vangelo secondo Matteo: “Ma io vi dico: amate i vostri nemici e pregate per i vostri persecutori” (Mt 5, 44). E così mi è venuta un’idea. Non ho pregato per le vittime o per i loro familiari, o per la salvezza della mia
splendida patria. Oggi ho pregato per voi. Ho pregato Santa Rita di aiutarci a perdonare. Le ho chiesto di aiutare i francesi
a perdonarvi. Ho pregato per le famiglie delle vittime perché un giorno possano perdonarvi, perché possano perdonare la
vostra azione barbara e ingiustificata. Ho chiesto al Signore, con l’aiuto di tutta la mia fede, di venire in mio aiuto, di venire
ad aiutarci a perdonare…Ho pregato la Beata Vergine Maria di proteggervi. Le ho chiesto di avvolgervi nel suo amore. Di
farvi capire che siamo sulla terra per amare e non per uccidere… Spero, cari terroristi, che queste parole vi raggiungano,
perché possiate capire che l’odio e la morte non sono la soluzione.
Un giovane cattolico che sta cercando di perdonare.
l d. Roberto

incontri |

3

notizie
cottolenghine

la nuova

madre
generale
Suor Elda Pezzuto

nuova Madre delle Suore cottolenghine

M

adre Elda Pezzuto è la diciassettesima superiora generale della Congregazione delle Suore di San Giuseppe
Cottolengo, costituita da Famiglia di vita contemplativa
e Famiglia di vita apostolica. È stata eletta domenica 15 dicembre 2015 dal X Capitolo generale, riunito a Celle Ligure, in provincia di Savona.
La nuova Superiora generale, 62anni, è originaria di Vezza d’Alba, Cuneo. Per alcuni anni ha svolto la sua missione fra le persone con disabilità nella Casa del Cottolengo di Biella. Dopo
il conseguimento del magistero in scienze religiose presso la
Pontificia Università Gregoriana di Roma, ha continuato, per
otto anni, lo stesso servizio di carità nelle opere apostoliche della Congregazione in India, rivestendo anche il ruolo di Superiora
locale e Consigliera provinciale. Nel novembre del 2003 l’VIII
Capitolo generale l’ha eletta vicaria generale, servizio svolto per
due sessenni, fino al 15 novembre 2015, il giorno appunto della
sua elezione a Suora Madre.

4 | incontri

il nuovo

consiglio
generale

notizie
cottolenghine

I giorni 21-22 novembre 2015 il X Capitolo
elegge il nuovo Consiglio generale
delle Suore di San Giuseppe Benedetto Cottolengo

Suor Mirella Bocchi

Vicaria generale

Consigliere
di vita contemplativa
Suor Cristina Cattaneo
Suor Maria Patrizia Morosini
Suor Rossella Ghidinelli
Suor Maria Elena Fusero

Consigliere di vita apostolica
Suor Jacintha Mukkath
settore “Formazione”

Suor Nicoletta Arrivabene
settore “Ministero di carità”

Suor Luisa Busato

settore “Carisma e i Laici”

Suor Rosella Busnelli

settore “Pastorale vocazionale
giovanile - parrocchiale
e Comunicazioni”
Con sentimenti di gioia sincera e di riconoscenza abbiamo appreso la notizia della
elezione di Sr. Elda Pezzuto a Madre generale delle Suore di San Giuseppe Cottolengo e di
Sr. Mirella Bocchi a Vicaria Generale e di tutto il Consiglio Generale, assicuriamo la nostra
fraterna collaborazione, la nostra devozione ed il profondo affetto con cui ci sentiamo
unica famiglia cottolenghina. Felicitazioni sincere, da parte di tutti noi della Redazione
di “INCONTRI”, dal Volontariato Cottolengo, Amici del Cottolengo e Laici Aggregati.

incontri |

5

notizie
cottolenghine

professioni
Fr. PAOLO RINALDI

I

l mistero della gratuita chiamata di Dio e della generosa risposta
di un uomo si è concretizzato nuovamente Sabato 3 ottobre, nella
Chiesa della Piccola Casa: fratel Paolo dello Spirito Santo Rinaldi ha
emesso la Professione Perpetua con la quale si è consacrato definitivamente a Dio nel servizio incondizionato ai poveri.
La chiamata di Dio ha raggiunto fratel Paolo durante gli anni giovanili del suo impegno in parrocchia a Brescia, ed è diventata
evidente durante le esperienze di volontariato alla Piccola Casa.
Durante gli anni della formazione fratel Paolo ha prestato servizio
nelle case di Torino, Biella e Tachina (Ecuador) impegnandosi nella cura degli ospiti, nello studio della vita religiosa e nell’approfondimento del carisma di San Giuseppe Cottolengo. Gli anni della
formazione sono stati soprattutto impegnati nella preparazione
professionale presso il Corso di Laurea in scienze infermieristiche
della Piccola Casa, dove si è laureato nel 2014. Dallo scorso anno
è stata affidata a fratel Paolo la responsabilità dell’area sanitaria
della Casa Cottolengo di Mappano, ruolo che tuttora ricopre con
passione e professionalità.
Durante la Celebrazione Eucaristica nella quale era inserito il rito della
Professione Perpetua di fratel Paolo, Padre Lino Piano si è soffermato
a riflettere soprattutto sul brano della vocazione del giovane Samuele.
Il testo, volutamente scelto da fratel Paolo, esordisce ricordando che
«la parola del Signore era rara in quei giorni e le visioni non erano
frequenti». Padre Lino ne ha colto l’occasione per ricordare a fratel

Ancora «Eccomi!» alla Piccola Casa

Paolo e a coloro che sono intervenuti alla Celebrazione la necessità di
alimentare un rapporto con Dio profondo e costante affinché possa
essere percepita la chiamata di Dio. La Professione di fratel Paolo è un
ulteriore richiamo dell’importanza della cura della vita interiore. Dio
parla, in molti modi ed in diverse occasioni, ma la sua parola non può
essere percepita se il cuore e la mente non sono stati convenientemente predisposti a comprendere il modo di agire e di parlare di Dio.
La storia di fratel Paolo e la sua consacrazione tra i Fratelli di
san Giuseppe Cottolengo ci aiutano a comprendere il significato profondo della consacrazione religiosa cottolenghina, proprio
nell’anno in cui Papa Francesco ci stimola a riflettere sulla vita
religiosa e a pregare per i religiosi. I Fratelli del Cottolengo consumano la propria vita, si sacrificano in un servizio umile e generoso
che certamente avrà una grande ricompensa nel Regno, anche
se già oggi sperimentano quotidianamente la benevolenza di Dio.
Sorprende la promessa di Gesù per coloro che avranno dato un
solo bicchiere d’acqua ad un povero (Mt 10, 42). Se confrontiamo
la promessa di Gesù con la libera decisione di fratel Paolo di donare non solo un bicchiere d’acqua, ma la vita intera nel gioioso
servizio di carità, allora la nostra anima si riempie di riconoscenza
per il dono della chiamata alla Piccola Casa ed il cuore canta e
benedice la bontà del Signore.
l La Redazione

6 | incontri

perpetue
Fr. BINOY PETER KURISINGAL

I

n un’atmosfera di fervore spirituale, davanti a una folla di fedeli
riunita nella chiesa parrocchia-le St Joseph Church di Palluruthy,
il Rev.mo Fratel Sandro Confalonieri, vicario della Congregazione
dei Fratelli di San Giuseppe Benedetto Cottolengo, ha accolto, a
nome del superiore Generale, il voto perpetuo di Fratel Binoy
Peter Kurisingal, in data odierna 10 Ottobre 2015.
Il coro e la Congregazione hanno intonato il canto di ringraziamento. Il Vicario Generale della Dio-cesi di Cochin, Mons.
Antony Thachara, ha presieduto la celebrazione eucaristica ed
ha ricordato che durante la sua permanenza in Italia e` stato alla Piccola Casa della Divina Provvidenza ed ha constatato
che gli ospiti accolti erano veramente dei figli di Dio gli ultimi
tra gli ultimi, amati e cu-rati dai religiosi e dagli operatori volontari. E tornando alla scelta di Fratel Binoy ha sottolineato
che il suo servizio non sarà solo di alcuni giorni o per brevi
tempi, come succede per i volontari ma una scelta definitiva
per tutta la vita,una scelta responsabile maturata negli anni
che si concretizza con la decisione di consacrarsi definitivamente a Dio nel servizio ai fratelli. Scelta che rappresenta anche un esempio per i giovani che avvicinerà nel suo sevizio ai
fratelli, soprattutto proprio quest’anno che la Madre Chiesa
dedica ai Consacrati.
Grande festa per il Cottolengo, per la parrocchia, per il villaggio
e per gli amici e i volontari! La vocazione di fratel Binu e` la prima vocazione del luogo tra i fratelli del Cottolengo.
Il fratello Binoy Peter, da quasi tutti affettuosamente chiamato
“Binu”, è stato al centro dei festeg-giamenti.
Tutti noi del luogo siamo legati a fratel Binu da un legame e
affetto filiale che rimarrà nel tempo.
Tutto il paese lo conosce come un membro della Congregazione
dei Fratelli, già dall’età scolastica.
Dopo le giornate passate a scuola, Binu era sempre puntuale
alla Piccola Casa, tutti i giorni a svol-gere le piccole mansioni
affidategli fino a sera tardi. Per tutti i volontari questo ragazzo tenero era proprio un’ispirazione: si dedicava ai suoi lavori
con religiosa attenzione e spirito cottolenghino. Finita la scuola,
avrebbe voluto entrare nella congregazione ma, per sostenere
la famiglia nella costruzione della nuova casa, è andato a lavorare presso una banca per un certo periodo, e contemporaneamente continuava a servire i buoni figli, tutto il tempo disponibile, tutti i giorni dopo il lavoro. Appena finita la costruzione
della casa, è entrato nella Congregazione nel giugno 2003 e ha
emesso la prima professione il 25/05/2007 a Torino.
Ha voluto laurearsi in scienze infermieristiche per servire meglio i buoni figli e i sofferenti. Nell’edificare il formidabile volontariato cottolenghino in India “Cottolengo Mission Family”, fratel
Binu è stato un promotore importante.
l Dr. Thomas Maliyakal

notizie
cottolenghine

Il giorno più bello? Oggi
L’ostacolo più grande? La paura
La cosa più facile? Sbagliarsi
L’errore più grande? Rinunciare
La felicità più grande? Essere utili agli altri

incontri |

7

e torna natale

il dono
più grande
È Natale ogni volta

che sorridi a un fratello
e gli tendi la mano

M

i chiesi quel giorno cosa avrei voluto ricevere in regalo
per Natale. Ormai si avvicina la festa “più calda” dell’anno. Mi domandai anche cosa avrei dovuto far trovare
sotto l’albero alle persone più care. Poi, accantonati i pensieri,
decisi di uscire e di fare un giro per le strade a respirare aria di
Avvento, di frenesia, di acquisti inutili. Arrivai sulla principale via
di negozi, un viale illuminato, tutto addobbato di ghirlande e di
rosso. Forse invita a spender di più. Il tempo però poco invogliava a camminare a piedi. Infatti, leggere goccioline cadenti da
un cielo grigio perla scivolavano, lievi, sulle vetrine sfavillanti e
il gioco di luci si faceva ancora più bello. Le guardai tutte, le vetrine, tutto ciò che era esposto, ogni particolare, ogni dettaglio,
anche se a fatica. La gente era più pazza di me. Ti strattonava,
si sparlava a vicenda, commentava e poi fuggiva. A guardarci
dall’alto, son sicuro, apparivamo come file disordinate di mi-

8 | incontri

gliaia di formiche. È l’inverno che ci rende
così superficiali, sono le feste che ci fanno egoisti. Quel giorno non cercavo regali, chissà che cercavo. Cercavo forse amicizia, forse affetto, forse cercavo solo un
po’ d’aria e forse probabilmente cercavo
nulla. Continuai comunque quella strana

e torna natale

Era una vecchia fisarmonica a

suonare, appoggiata sulle gambe di

un uomo seduto ai piedi di un grande
portone

passeggiata e poi assieme alle luci, alle
voci, ai colori e al freddo di una mattina di
fine autunno percepii una melodia.
Una triste melodia che camminando si
faceva più intensa. Si fermava a volte e
quando non la udivo più sentivo il suono di monete, di spiccioli lanciati a caso,
che si urtavano tra loro; poi il suono riprendeva. Era una vecchia fisarmonica a
suonare, appoggiata sulle gambe di un
uomo accovacciato ai piedi di un grande
portone. Suonando confondeva parole
dette fuggendo, urla di bambini e il rumore incessante di un costante via vai. Una
sinfonia era, che amalgama del perverso
vizio di spendere sempre di più, quello di
essere perfetti in ogni cosa, quello di mascherarsi dietro un vestito che vale più di
chi lo indossa. La musica era il sottofondo
di quanti, vestiti di rosso con lunghe barbe
bianche, persuadevano chiunque, intrattenevano i piccoli e intascavano il dovuto.

Quell’uomo, là a terra, intascava desolazione e indifferenza.
Suonava lo strazio e il freddo che raccoglieva per le strade, usava la sua fisarmonica con la rassegnazione di chi vive una vita ai
margini di un marciapiede e delle feste certamente non conosceva il significato.
Gli passai accanto e cercavo il suo sguardo che veloce scrutava
e implorava ogni uomo ed ogni donna che passava davanti ai
suoi piedi. Mi abbassai e lasciai cadere nella sua tazza davanti al
vecchio strumento due monete che tintinnarono con le poche
altre e con la pioggia che ormai riempiva mezzo contenitore.
La melodia si fermò e l’uomo mi ringraziò, augurandomi buon
Natale. Gli chiesi subito cosa avrebbe fatto a Natale e ascoltai
la sua risposta rialzandomi. Mi rispose che Natale era ogni giorno, ogni volta che suonava, ogni volta che una persona passava
davanti a lui, sia che lo degnasse di uno sguardo, sia che tirasse
dritto, ignorandolo. Per lui era Natale ogni volta che cadeva una
moneta nella sua tazza, quando veniva cacciato perché disturbato o allorché vedeva un bambino uscire felice dalla bottega
con il suo giocattolo in mano.
“E a Natale me ne starò accanto al fuoco, accarezzando i randagi che mi fanno compagnia, aspettando il giorno in cui riapriranno i negozi; risuonerò questa musica per la mia gente
di ogni dove. Loro, e così anche tu, siete il mio dono. Voi fate
Natale per me ogni giorno”.

La Redazione “INCONTRI” augura Buon Natale

l La redazione

incontri |

9

spiritualità

La spiritualità del PRESEPIO
Natale, gli occhi spalancati di un bambino
estasiato e curioso, che osserva il sacro scenario della Natività. In questa notte ricca di
promesse ritroviamo anche noi la speranza
all’amore condiviso.

10 | incontri

C

ieli azzurri o corrucciati della Valle
Santa di Rieti! Montagne ora aspre,
ora ospitali, boschi solitari, rocce
selvagge, case con la ruggine del tempo, pietre sacre e consunte dei cenòbi
francescani! Sono trascorsi tanti secoli, si
sono succeduti eventi lieti e tristi, la storia ha voltato molte pagine, ma la terra
dove San Francesco predicò, pregò, fece
penitenza e compì prodigi ha conservato
un fascino straordinario ed una poesia
patriarcale. L’aria che vi si respira ha la
fragranza del pane sfornato.
Greccio dalle solide architetture medioevali, è passato alla storia a partire dal
Natale 1223, da quando San Francesco vi
costruì il primo Presepio, mistica e popolare invenzione, che si sarebbe poi diffusa in tutto il mondo cristiano. Francesco
non avrebbe potuto scegliere un luogo
più adatto di questo. Una grotta abbandonata nel folto di un lecceto, ricovero di
pastori e boscaioli, tra rocce brunite strapiombanti sulla vicina valle, nel profondo
silenzio di una natura primitiva e intatta,
nella cui cornice era stato costruito uno
dei primi e piccoli conventi francescani.
Tommaso da Celano, nel trentesimo capitolo della “Vita Prima di San Francesco
d’Assisi”, ci racconta, con uno stile veramente evangelico, come si svolse quell’irrepetibile celebrazione natalizia, per la
cui realizzazione San Francesco si avvalse
della collaborazione di Giovanni Nellita,
feudatario del luogo. Tra l’altro, San
Francesco gli aveva detto: “Se hai piacere
che celebriamo a Greccio questa Festa
del Signore, precedimi e prepara quanto
ti dico. Vorrei raffigurare il Bambino nato
a Betlemme, e in quel modo, vedere con
gli occhi del corpo i disagi in cui si trovava
per la mancanza di quanto occorre ad un
neonato: come fu adagiato in una greppia e come tra il bove e l’asino sul fieno
giaceva… “. Greccio diventò così una nuova Betlemme.

Vorrei raffigurare il Bambino nato
“a Betlemme,
e in quel modo, vedere

con gli occhi del corpo i disagi in cui
si trovava per la mancanza di quanto
occorre ad un neonato

spiritualità

Sotto un cielo fiorito di stelle, frati salmodianti e gruppi canori
di pastori, donne e ragazzi, recanti fiaccole palpitanti, affollarono quel primo più che vivente Presepio, dove nel corso della
Messa solenne, San Francesco, nei paramenti di Diacono, canta
e commenta il Vangelo di San Luca.
Quell’evento ha fatto di Greccio la “Betlemme francescana d’Italia”. Da quella Notte Santa, il Presepio si è diffuso nel mondo
con la sua affascinante poesia religiosa e familiare, ispirando
pittori, scultori, scrittori e poeti. Aveva ragione Piero Bargelli a
chiamare Greccio “Culla dell’arte italiana”. Come non ricordare,
inoltre, che il Presepio suscitò in quella lontana epoca una benefica ondata di rinnovamento spirituale?
Ritornare, perciò, a Greccio vuol dire rivivere la spiritualità e l’incanto del Presepio: l’amore di Dio fatto uomo. San Francesco
volle rendere visibile il mistero dell’Incarnazione per toccare e
convertire gli uomini, spesso dimentichi dell’infinita bontà e misericordia di Dio, rivestitosi della nostra gracile carne mortale.
Lassù, sulle sacre rocce di Greccio, nuova Betlemme, si diffondono anche oggi nella Notte Santa canti di gioia e di speranza.
Nel profondo silenzio di quelle selve c’è ancora tanta pace: la
pace di Gesù Bambino e di San Francesco.

l La redazione
incontri |

11

spiritualità

I

Se vuoi veramente amare,
devi imparare a perdonare

n questo articolo cercheremo brevemente di descrivere uno
degli elementi più specifici della carità e della morale cristiana: il perdono.
Esso è uno dei valori maggiormente difficili da mettere in pratica; vivere il perdono costa a volte molta fatica, è tuttavia uno
dei valori morali più specifici del cristianesimo: nessun’altra religione infatti invita in modo così chiaro e pressante a mettere in
pratica questo insegnamento.
Scrive il Cardinale Carlo Maria Martini: “Nella gioia di essere perdonati e di perdonare comincia a rendersi presente la novità del
Vangelo, che è lieto annuncio della misericordia del Padre per noi
peccatori”.
Sempre il Cardinal Martini nel libro “La debolezza è la mia forza”
sottolinea, parlando del tema del perdono, l’esigenza di compiere tre tipi di riconciliazione: la riconciliazione con Dio, con noi
stessi e con gli altri.
La riconciliazione con Dio: è questa forse la riconciliazione
meno difficoltosa, perché è Dio che si riconcilia con noi; noi
dobbiamo solo accogliere il perdono di Dio, basta che ci sia in
noi il desiderio di essere perdonati. Prezioso a questo riguardo
è il sacramento della Riconciliazione.

12 | incontri

Il Cottolengo era molto esigente sull’importanza di essere in comunione con
Dio; testimoniò una suora: “Mi ricordo di
averlo sentito una volta in chiesa a dolersi,
e dire, che egli sentiva, che vi era qualcheduno nella Piccola Casa, che aveva sulla
coscienza un peccato mortale, e raccomandava che quegli uscisse dalla Piccola Casa,
che le porte erano aperte, pregandolo vivamente a non restare più oltre”.
La riconciliazione con noi stessi. È una
riconciliazione che passa attraverso la via
dell’accettazione di noi stessi. Il Signore ci
chiede di accettarci così come siamo, con
i nostri limiti, con le nostre debolezze,
addirittura con i nostri peccati. Questa
accettazione è fonte di grande pace; una
pace che nasce dalla consapevolezza che
il Signore non ci chiede di compiere cose
“più grandi di noi”, ma invece ci ama, ci
apprezza e ci rende suoi strumenti così
come siamo, così come Lui ci ha creati.
La riconciliazione con gli altri. È la riconciliazione istintivamente più difficile,
soprattutto quando subiamo dei torti
e magari anche pesanti. In questi casi
dobbiamo proprio guardare Gesù: Egli
che ha perdonato in croce i suoi uccisori e che ha detto “Amate i vostri nemici”.
Questo sguardo rivolto a Gesù, unito ad
una costante preghiera per chiedere la
forza di perdonare, può davvero aiutarci
a vivere il perdono, anche nelle situazioni
più difficili.
Anche su questo aspetto l’esempio del
santo Cottolengo può esserci d’aiuto; testimonianza di suor Ferdinanda Caglieris:
“Egli esortava vivamente e spesso i ricoverati ad amarsi fra loro cristianamente, ed

il valore del

perdono
Il cristiano è colui
“che
perdona, che

passa oltre, che
dimentica i piccoli e
grandi torti ricevuti,
che sa sempre trovare
del bene in ciò che un
altro fa

spiritualità

a perdonarsi a vicenda quelle offese, che l’uno avesse potuto commettere verso l’altro; e mostrava desiderio, che questo perdono fosse pronto; che non si stesse mai colla freddura in cuore, e ci diceva,
che ciascuno doveva procurare di essere il primo e far il passo per
la riconciliazione; e se vi fosse stata qualche offesa fra i ricoverati
venuta a di lui cognizione, egli tosto procurava, che gli offesi si riconciliassero prontamente fra loro”.
Il Cottolengo invitava quindi caldamente alla riconciliazione (a
fare il primo passo) ed addirittura si rendeva lui stesso strumento (mediatore) di riconciliazione. Per lui quindi il valore del
perdono era importantissimo.
Abbiamo quindi, a riguardo del valore del perdono, analizzato
tre tipi di riconciliazione: con Dio, con se stessi e con gli altri.
Riconciliazioni che possono avere anche un effetto “liberante”
per coloro che riescono a metterle in pratica, perché molte volte il primo beneficiario del perdono è proprio colui che perdona.
Per concludere, ancora una frase, particolarmente bella, del C.
M. Martini: “Il cristiano è colui che perdona, che passa oltre, che
dimentica i piccoli e grandi torti ricevuti, che sa sempre trovare del
bene in ciò che un altro fa”.
l Don Emanuele Lampugnani

incontri |

13

volontariato

OUTSIDER

Associazione Onlus

Scoprire i talenti delle persone, al

fine di farli crescere nelle loro funzioni
di socializzazione e integrazione nella
società, contrastando l’isolamento

N

el cortile della Provvidenza, alle spalle della statua del
Santo, è situato un moderno edificio che ha visto nascere nel 1995 i primi laboratori artigianali e che per
lunghi anni ha ospitato la Famiglia San Francesco Di Sales.
Un’esperienza iniziata con pochi soggetti della famiglia, ma che
in seguito, visti gli interessi positivi e l’interesse suscitato, si è
estesa a tante altre persone. Nel 2003 il primo cambiamento:
la famiglia si sposta al padiglione Frassati e ad essa subentra,
fissandovi propria la sede, l’Outsider Onlus, associazione nata
per rispondere concretamente al dibattito italiano ed europeo
sui temi dell’integrazione delle persone con disabilità.
Qualcosa di diverso, ma niente di nuovo sotto il cielo della
Piccola Casa della Divina Provvidenza: continua e si rinnova infatti quanto recita la sua missione: “La Piccola Casa si prende
cura della persona povera, malata, abbandonata, particolarmente bisognosa, senza distinzione alcuna, perché in essa riconosce il volto di Dio… afferma il valore sacro della vita umana…
promuove la dignità di ciascuno nella sua originalità e diversità
e si prende cura della persona… costruendo relazioni di reciprocità…. condivisione… fraternità”. Nostalgia, radici profonde
e passi che portano lontano… La prima scuola asilo nella Volta
Rossa nel 1831, le piccole Orsoline nel 1832, gli epilettici e i
buoni figli in Valdocco dal 1835 e via proseguendo degli anni.
Tante altre porte si sono aperte: dalla già citata San Francesco
alle famiglie maschili e femminili, Sant’Antonio Abate, Sacra
Famiglia, Santi Innocenti, San Giovanni Battista, Santa Elisabetta
ecc… Una storia lunga che l’Associazione Outsider, forte dell’esperienza dei 180 anni del Cottolengo e nel rispetto delle più
recenti normative, si prefigge di perpetuare con l’integrazione
di persone disabili in condizioni di svantaggio, anche non residenti.
Dedicandosi con continuità al loro sostegno, negli anni è diventata luogo di aggregazione, socializzazione, libera espressione
artistica e crescita culturale. Tutto passando attraverso i diversi
laboratori allestiti di falegnameria e restauro, sartoria, ceramica, pittura, informatica, fotografia e sempre perseguendo obiettivi mirati.
- Aiutare persone disabili, con deficit mentale o fisico o in detenzione, ad esprimersi attraverso l’arte, la cultura e l’animazione.

14 | incontri

volontariato

- Scoprire i talenti delle persone al fine di farle crescere nelle
loro funzioni di socializzazione e integrazione nella società,
contrastando l’isolamento (e tanto vale specialmente per gli
esterni).
- Stimolare la società ai valori della persona e al diritto delle
pari opportunità, promuovendo manifestazioni artistiche,
culturali e creative che mettono in dialogo diversi mondi sociali.
L’associazione attualmente consta di 35 volontari iscritti ed è
presente sul territorio in collaborazione con enti pubblici e privati. Settimanalmente, tra interne ed esterne sono presenti 90
( 50-40 ) persone che frequentano attività di alfabetizzazione,
informatica di base, artigianato, creta, pittura, falegnameria,
sartoria, teatro, musica, fotografia, percussioni.
Tanti progetti e iniziative, che nascono dalla necessità di aprire
nuove strade, hanno come base l’arte e l’animazione e vengono
presentati agli Enti pubblici e privati che intendano sostenere
nuove attività nel campo riabilitativo e ne finanzino l’attuazione
(San Paolo - CRT- Comune, ecc...). L’attività di teatro, già presente nella Piccola Casa, operava nella famiglia Santi Innocenti,
è confluita nell’Associazione Outsider formando la Compagnia
Teatrale Contromano, nata in seguito alla partecipazione al
concorso Teatrando organizzato dalla città di Torino. I primi

La disabilità è una questione di

percezione. Se puoi fare anche una sola
cosa bene, sei necessario a qualcuno

Non chiederti solo cosa

tu possa fare per il disabile,
ma anche cosa il disabile
possa fare per te

spettacoli allestiti sono stati IL sogno per
tutti e L’uomo perfetto. In collaborazione
con il Museo del Cinema di Torino è poi
stato girato un cortometraggio dal titolo
Super Eroi. Ma l’attività teatrale prosegue
e arriviamo ad altri spettacoli: Polvere La
Vita che vorrei e Polvere Mundi, portati
con successo e ripetizioni in teatri come
l’Astra ed il più famoso Carignano.
Degno di nota l’impegno dei volontari, convinti che l’arte, in quanto forma
di espressione, rappresenta un grande
mezzo comunicativo per persone che
spesso hanno maturato una condizione
di isolamento, alimentata dalla difficile
accettazione della diversità.
La bella novità di quest’anno è l’apertura anche ai più giovani di un servizio di
doposcuola per gli iscritti di elementari
e medie che sarà intervallato da attività
di carattere artistico accessibili anche ai
genitori.
l Mario Carissoni

incontri |

15

volontariato

È

più facile darne una definizione che
provare a descrivere cosa voglia
dire Centro di Ascolto Cottolengo.
Spontaneamente vien da dire “entrate a
cuore aperto – vi entreremo nel cuore”;
io lo percepisco e lo vivo così, incapace di
stabilirne i limiti.
Ma entriamo insieme, vi accompagnerò
in una giornata-tipo, in uno degli uffici.
Sono le nove del mattino, la porta al
n° 18/5 di Via Andreis viene aperta - qui
non occorre citofonare e presentarsi - ed
ecco che in pochi istanti il salottino di attesa brulica di voci, si anima di persone di
ogni età, provenienze, colore. Visi noti ormai da anni, altri del tutto sconosciuti, gli
occhi che cercano di comunicare, esporre una situazione, poter finalmente chiedere aiuto, confidando in chi li ascolta.
Si prova anche dopo anni  di esperienza
una certa emozione quando a uno a uno
s’invitano i nostri ospiti ad accomodarsi
nei salottini riservati al colloquio.
È sufficiente una rapida e informale presentazione per dimenticare il proprio stato d’animo, i problemi ricorrenti con cui ci
si è svegliati o gli ultimi impegni assunti in
famiglia. Adesso non possono che essere
il tuo cuore e la tua mente, sgombri da
pregiudizi, i veri protagonisti di quell’incontro.
Sei da subito consapevole che hai davanti una storia di vita non solo da imparare
a conoscere ma anche da condividere, lasciando ampio spazio agli unici strumenti
che diventano i principali attori: la carità
e l’amore indiscriminato.
Sarebbe così facile cavarsela volendo
“classificare” la persona che hai di fronte, sentirsi in pace perché siamo stati in
grado di formulare un consiglio, magari
avvalendosi di qualche formula già sperimentata… No, così non funziona, si comprende immediatamente lo sconforto di
chi ti ha aperto il cuore perché non ha
trovato l’accoglienza attesa che viene prima del reale bisogno.

16 | incontri

Tanti, troppi, in questo
momento, non hanno
tetto e cibo.
La solitudine fa il resto
Il servizio è rivolto a persone italiane, sia
residenti che non residenti, di zona o no,
senza fissa dimora, e a persone straniere,
sia regolari che irregolari.
Possono essere inviate da Casa Accoglienza del Cottolengo, dai Servizi del Territorio o accedere di propria iniziativa.
Le richieste poste sono molteplici: informazione, sostegno e consulenze di vario
tipo, alloggio, lavoro, vestiario, viveri (accesso alla mensa di Casa Accoglienza,
pacco-viveri), assistenza sanitaria, consulenza legale, sostegno economico, mobili
o accessori per la casa, etc...

volontariato

È vero, infatti, che con l’aiuto economico sembra che tutto diventi più facile.
Il rischio però è quello di rimanere alla
superficie del problema se non se ne
approfondiscono le cause, mettendosi in discussione fino al punto da entrare in relazione con il nostro ospite.
Comunicandogli amore si inizia un percorso che forse potrà gradualmente essere la vera e radicale soluzione alla sua
difficoltà.
L’emarginazione non è soltanto un problema di soldi, anche se lo può diventare,
ma è sostanzialmente dovuta alla solitudine. Perdita o mancanza di lavoro, difficoltà nella propria famiglia, forse ancora piccoli e bisognosi di cure e affetto si è stati
abbandonati, una malattia all’improvviso
cambia le cose, riempitivi del vuoto come
alcool o stupefacenti che perseguitano,
una breve reclusione da ladro di galline
con relativa assenza del giusto avvocato.
Per non parlare degli ospiti di oltremare,
ai quali la difficoltà della lingua e la lontananza dalle proprie radici culturali e dalle
persone care rendono oltremodo doloroso il cambiamento radicale.
È difficile tentare di spiegare il disagio. Si
potrebbe credere che una semplice elencazione e classificazione possano rappresentare uno strumento di lavoro per chi
nel sociale svolge ruoli di responsabilità.
Non è solo così, ed ecco perché il “Centro
di Ascolto Cottolengo” si pone come un
cuore aperto sulla città e sul mondo, condividendo e amando, lasciando che la nostra vita si mescoli con quella del fratello
o della sorella che hai di fronte. Ecco che
allora si comincia a esserci veramente. E
la gioia che ti esplode nel cuore fa il resto:
si è all’inizio di un nuovo percorso.
“Caritas Christi” è il vero nostro essere.

l Salvatore Acquas
incontri |

17

le nostre case

S

Cerro Maggiore

ono ormai trascorsi 180 anni dalla nascita della Piccola Casa della Divina Provvidenza, fondata a
Torino da San Giuseppe Cottolengo.
Da allora tante altre, modellate sulla
Casa Madre, sono nate e si sono diffuse in diverse località d’Italia e all’estero. Moderne residenze funzionali, con strutture adeguate ai tempi e
conformi alle più recenti normative,
costantemente animate dal Carisma
Cottolenghino, nella fedeltà alla sua
Missione: accoglienza e cura delle
persone in stato di forte disagio e necessità. Le troviamo a Roma, Cuneo,
Alba, Mappano, Novate, Bra, Biella,
Pisa, Bosa, Ducenta e tanti altri luoghi.
Cominciamo allora con un approfondimento della Casa di Cerro Maggiore,
visitata recentemente. La troviamo a
nord di Milano vicino a Legnano, un
passato con radici nell’agricoltura ma
già sede di importanti industrie tessili,
sempre ricca di attività.
La Piccola Casa nasce qui nel 1944 come
Casa di Riposo, per ospitare anziani, già
operai degli stabilimenti dei benefattori Mocchetti, con un primo padiglione
capace di 80 posti, inaugurato il 28 giugno 1947. Successive donazioni daranno
possibilità di avere spazi più ampi e ini-

18 | incontri

La Piccola Casa a

ziare così la costruzione di una nuova ala, che comprenderà
anche la Chiesa; prima pietra il 25 gennaio 1970, inaugurazione
il 4 giugno 1971. Seguiranno ristrutturazioni nella vecchia ala e
la sopraelevazione di un piano che ospiterà altri 50 posti, destinati alle suore.
Oggi vi troviamo una Residenza Sanitaria Assistenziale. Un
grosso edificio a tre piani con seminterrato, completamente
ristrutturato nel 2001; nello stesso anno una nuova costruzione.
La Casa conta 7 Nuclei Residenziali e ospita attualmente 80 persone residenti, tanti anziani non autosufficienti di entrambi i sessi, bisognosi di intense cure assistenziali e sanitarie continuative.
Poi 40 residenti con Alzheimer e 20 semi-residenti nell’innovativo
Centro Diurno per Alzheimer. Essa opera secondo il modello di
gestione condiviso e partecipato, una scelta estremamente im-

le nostre case

portante perché caratterizza il servizio ai poveri, obbiettivo sempre attuale delle realtà cottolenghine, qui sotto l’attenta guida
delle nostre suore, perfettamente realizzato.
Il complesso si apre su un ampio parcheggio con spazi verdi coronati da alberi d’alto fusto. Varcando la soglia al piano terra del Primo Edificio, troviamo portineria e centralino,
Direzione e uffici; non mancano l’angolo bar, i salottini di ricevimento e la bellissima e luminosa Chiesa, foderata di molto legno e accessibile anche dall’esterno. Costruita su due
livelli per facilitare i residenti dei piani alti, presenta un altare
rialzato, consentendo, in tal modo, visibilità da ogni altezza;
un bel crocefisso sopra il tabernacolo, con ai lati statue del
Cottolengo e di Gesù attorniati dai poveri, completa il quadro. Sempre a piano terra abbiamo il Nucleo Residenziale
Sant’Anna con relativo soggiorno.
Al primo piano ecco i Nuclei Residenziali Santa Chiara e
Madonna del Redentore. Al secondo il Santa Rita e al Terzo il
Santa Teresina. Il seminterrato presenta una ampia sala polivalente, sovente utilizzata anche da esterni, palestra, terapia
occupazionale, animazione, farmacia, cucina e servizi lavanderia e infine la camera mortuaria con accesso dall’esterno.
Ampie vetrate, che si affacciano sul giardino, riempiono di
luce l’edificio nuovo, in cui nuclei residenziali sono riservati
a malattie come l’Alzheimer. Il Centro
Diurno dedicato a questa patologia si
rivolge ad anziani in condizione di solitudine e disagio, e ai loro familiari bisognosi di un sostegno nell’assistenza,
per brevi, medi o anche lunghi periodi.
Il Centro è stato progettato per garantire sicurezza e comfort e facilitare la
comprensione dell’ambiente da parte
della persona malata. Certamente per
questo abbiamo incontrato solo visi
sereni e gioiosi. Le foto confermano la
bellezza di quanto visto.

l Mario Carissoni
incontri |

19

i volontari
dell’accueil

P

ensavamo… quest’anno c’è l’Ostensione…. Andiamo a Torino, magari
agganciamo una brave vacanza in
modo da poter vedere luoghi, monumenti, torniamo al Museo Egizio… E così
nell’organizzare ci imbattiamo nel sito
dell’OPD, in cui si propone il soggiorno
in Accueil. “Proviamo!” Immaginavamo
di trovare una struttura con camere
e letti, dove qualcuno ti dava orari da
rispettare, ti diceva cosa potevi fare e
forse anche quando, nella quale ognuno viveva la sua storia e nell’incontrarsi
ci si salutava reciprocamente. Abbiamo
trovato persone, ognuna con la propria
storia… gli sguardi… gli occhi, i sorrisi:
tutti indistintamente desiderosi di trasmettere gioia e felicità, quella vera, che
nasce dal cuore. Siamo stati coccolati,
accolti, amati. Ci siamo innamorati delle persone e lasciati trascinare da loro.
Dimenticati presto musei, monumenti,
siti, abbiamo abbracciate le storie, raccontandoci reciprocamente dove sta il
nostro cuore. Siamo venuti per contemplare un lenzuolo… “Il Lenzuolo”. Eccoci
così a Torino: che emozione davanti a
quella teca! Il Signore è “grande” e opera
cose grandi per fare le quali si serve di
persone apparentemente piccole, mosse da una grande forza invisibile e capaci
di superare qualunque ostacolo. E che
dire di come abbiamo trattato Paolo… la
“perla” rara! Se nel mondo ci fossero più
persone disposte ad accogliere l’altro
così come abbiamo potuto constatare
in questi giorni, le barriere si dissolverebbero ed ogni “piccolo” sarebbe capace di esprimere la propria grandezza.
E’ ora di ripartire, di ritornare al quotidiano, ma porteremo sempre con
noi l’esperienza di questi giorni, con i
vostri sguardi e sorrisi. Custodite per
noi il pezzo di cuore che lasciamo con
voi. Deo gratias!
Ornella, Massimo, Paolo. 10.05.2015

20 | incontri

V

eramente è l’amore di Cristo che ci spinge: è quanto
ho vissuto in questi giorni di ospitalità al Cottolengo.
Insieme alla grande emozione di poter contemplare la Sindone, si è unita da subito l’emozione di veder
servito il malato in ogni aspetto e in tutti i momenti, con
cura, passione e amore intenso. Cristo vive nei malati e
nei sofferenti: veramente è chiaro qui, e chi ama Cristo
ama anche costoro. La testimonianza e l’esempio delle
suore e dei volontari mi ha scosso, interrogato su quanto
anch’io possa fare per aiutare il fratello che mi sta accanto. Mi hanno commosso le suore, consacrate a Dio e
ai più piccoli, sempre gioiose e felici, il volto impregnato
d’amore. Per non parlare delle decine di persone dedite
alle opere di carità; dal più impegnato al meno, ciascuno
ha offerto il proprio tempo con dedizione, allegria, gioia,
entusiasmo e tanta fede!
Grazie per averci fatti sentire in famiglia, qui ho compreso
cosa significhi amare senza distinzione.
Grazie per la vostra vita e la cura verso di noi. Tante
storie diverse ma tutti toccati in modo speciale da Dio,
si vede!
Torno ad Assisi con nel cuore tanta gioia e il desiderio
di trasmettere, come dice San Paolo, ciò che ho ricevuto. Continuate senza stancarvi mai, la Vergine Maria vi
protegga, San Giuseppe Cottolengo vi accompagni! Deo
gratias.
Edoardo 21.05.2015

i volontari
dell’accueil

i pensieri del

S
CUORE
O
gni momento, cosa, luogo, situazione, persona… tutto quello che ho vissuto con Te, o mio
Signore, è sempre stato inaspettato
ed eternamente bello. Ciò che si vive
con Te ha il gusto dell’infinito, della
semplicità, del sentirsi a casa ovunque, perché in ogni luogo, momento,
situazione e persona vedo il tuo volto,
Signore.
Rifletti sempre la tua immagine negli
occhi di suor Giuseppina, nella sua determinazione, nella pazienza e nell’instancabile lavoro di tutti i volontari!
Grazie al Cottolengo e alla sua
instancabile opera di servire gli ultimi
e chi è alla periferia del mondo e della società. Grazie perché tutto questo
possa essere eterno ed infinito come
lo sei Tu.
Gruppo di Altamura 13.06.2015

iamo arrivati carichi di speranza e di gioia, per niente
disattese: che momento indimenticabile la visita alla
Sacra Sindone indimenticabile. Da ripetere. Il soggiorno al Cottolengo è stata un’esperienza intensa e ricca di
umanità, dove si respiravano serenità e amicizia. Speriamo
e preghiamo che i nostri cammini possano nuovamente incrociarsi. Porteremo sempre nel cuore questa esperienza
che ci ha donato sorrisi e affetto sinceri. Grazie per l’affetto
e le attenzioni ricevute e speriamo di rivederci presto!
Vanda, Augusto, Alberico, Matteo, Andrea – 15.05.2015

E

ro venuto a Torino per vedere il segno dell’amore più grande. Quale emozione vederLo! Quel telo coi segni della sofferenza di Gesù per noi è dolore che si infrange contro la luce
della speranza, perché, per noi credenti, esso è la “prova” della
resurrezione di Nostro Signore. Capire questo trasforma quel
sangue che viene dal dolore in gocce di Vita Eterna che ancora
oggi cadono su di noi. Ma l’amore è veramente più grande di tutto, anche dello spazio e del tempo, così che il segno dell’amore
lo trovi anche oggi visibile a chi lascia il cuore aperto.
Lo trovi incarnato nel sorriso di una suora, forse un po’ matta,
ma talmente colmata di amore, che non può non donarlo agli
ultimi, a tutti, perché l’amore vero non puoi tenerlo per te, ma
devi “condividerlo” per farlo fruttificare.
Lo trovi incarnato in tanti laici che, giorno e notte, si fanno in
quattro per far funzionare una grossa ”macchina”, guidata e
sostenuta dalla Spirito, ma che poggia sul loro impegno gratuito, perché l’amore non chiede alcunché in cambio.
Lo trovi in un Papa stanco, ma che non molla mai perché l’amore è un “impegno” da ricambiare.
Lo trovi nei giovani, nei sorrisi, negli scherzi, ma soprattutto
in un viaggio stancante, solo per stare vicini insieme a Gesù,
perché l’amore è anche “fatica”, si conquista giorno dopo
giorno e si protegge come un tesoro prezioso.
Questo amore lo scorgi in una città dalle mille ombre ma anche dalle mille luci che il Signore le ha donato. Vite sante e
tante opere che hanno intrecciato la loro esistenza con quella di tutto il mondo, portando luce ovunque, come le candele
che per illuminare danno tutto di sé, poiché l’amore è prima di tutto “dono che unisce” e che ci ha fatti incontrare per
condividere questa profonda esperienza, che ancor più che
personale è esperienza di Chiesa.
Grazie per la vostra presenza, e per la testimonianza che
l’incontro col Cristo risorto vi ha cambiato la vita. Ero venuto a
Torino per trovare l’amore più grande… e l’ho trovato.
Antonio Ielo (seminario Reggio Calabria)

incontri |

21

personaggio
cottolenghino

V

i racconto la storia di Vito. Oggi sessantacinquenne, Vito è nato senza
arti superiori e inferiori. Quando gli
chiedi da quanto si trovi al Cottolengo, ti
risponde “Da quando avevo zero anni; eppure sono felice, perché io esisto per gridare
a coloro che si annoiano: ”Le ore in cui voi vi
annoiate... mancano a qualcuno che ha bisogno di affetto, di cure, di premure, di compagnia. Se non regalerete quelle ore, esse
marciranno e non vi daranno la felicità.” Io
esisto per gridare a coloro che vivono di notte
e corrono da una discoteca all’altra: ”Quelle
notti, sappiatelo, mancano a tanti ammalati, a tanti anziani, a quanti, soli, aspettano
una mano che asciughi una lacrima. Quelle
lacrime mancano anche a voi, perché esse
sono il seme della gioia vera! Se non cambierete vita, non sarete felici mai!”
La svolta per Vito è giunta quando, dopo
molte difficoltà fisiche ed esistenziali, è
stato toccato da Dio ed ha  maturato
una nuova visione della sua condizione.
I ragazzi della Scuola del Cottolengo di
Torino ormai lo conoscono bene; da anni,
infatti, li affianca nell’affrontare i piccoli e
grandi problemi, sui quali sempre più frequentemente si arenano, facendo loro
intravedere un modo nuovo di guardare
la vita. Un orizzonte di eternità e speranza che fa loro scoprire che Qualcuno li
ama e li attende, così come sono.
«Quando riusciamo a dire “Gesù mi fido
di te”, tutto il resto non conta più», spiega
Vito. «Nient’altro era in grado di darmi pace
come l’amore di Cristo. Neanche un paio di
braccia e di gambe lo avrebbe fatto. Non ho
trovato alcuna risposta veritiera al di fuori
di Gesù, io non sono un uomo senza braccia
e senza gambe, ma un figlio di Dio». E ancora: «Ringrazio Dio per non aver risposto
alle mie suppliche quando Gli chiedevo di
avere braccia e gambe, perché questa mia
condizione fisica mi ha reso uno strumento
di Dio. In diverse interviste negli ultimi anni,
attraverso la mia testimonianza, ho aiutato tante persone ad incontrare Gesù per la

22 | incontri

Che cosa è la mente ?” si domandava
“Sant’Agostino?
Che cosa colma il cuore

dell’uomo? Cosa ci rende felici? La salute?
La forza? La libertà? No, non servono
nemmeno le braccia e le gambe per
esserlo. La storia di VITO lo dimostra: per
essere felici è sufficiente avere coscienza
di essere figli di Dio e vivere la vita alla
luce di tale consapevolezza

Vito

l’eterno ragazzo

prima volta. Come potrei preferire a questo
il fatto di avere braccia e gambe?». Quando
Papa Francesco, nella sua visita del 21 giugno 2015 alla Piccola Casa, si è avvicinato
e mi ha accarezzato con le mani il viso, ho
sentito la carezza di Cristo e socchiudendo
gli occhi ho visto il volto di Gesù.”
Vito è arrivato così a convivere con la disabilità, traendo soddisfazione da quan-

to fa non solo per quanto concerne le
aspettative, ma anche in rapporto alle
proprie potenzialità. Grazie all’orgoglio e
alla determinazione, che gli sono propri,
e sostenuto dalla Piccola Casa, Vito è riuscito a conservare la capacità di progettare il proprio futuro, perseguendo con tenacia gli obiettivi ed ha potuto continuare
a lavorare al computer, uno adatto a lui,
naturalmente.
“Tutti i giorni sono diversi, ecco perché la rassegnazione no, è un buttare la spugna; sarà
che io sono un tipo anche orgoglioso ma la
spugna cercherò di non buttarla mai”.
“Quando ho capito di aver perso per sempre
determinate cose, non mi ci sono più concentrato, e così non sono state più importanti. È un meccanismo che mi scatta sempre, se una cosa non ho più la speranza di
farla, perde valore; questo mi ha permesso
di sopravvivere. Ho visto persone che invece
non hanno accettato la nuova condizione.
In compenso tutto quello che ho capito di
poter ancora fare l’ho perseguito con una
determinazione e una tenacia che… non so,
per esempio ho sempre desiderato scrivere,
proprio tenere in bocca una penna senza
alcun tipo di ausilio”.
Alcuni riescono a trarre dalla disabilità,
accettata, vere e proprie lezioni di vita e
arrivano così a scoprire e attivare inediti
“talenti nascosti”, divenendo quindi attori
e promotori della cultura della solidarietà
e della partecipazione.
Grazie Vito della tua testimonianza! Ci
apre gli occhi alla realtà della nostra vita,
e, come tu dici: “Sii felice della felicità degli
altri”.
“Non è bella la mia vocazione?!” Annuisco
commosso e mi dico: “Sono proprio queste le esperienze che mancano a tanti
giovani. Esperienze che li possono rendere adulti!
Un uomo, senza arti superiori e inferiori,
che vive su una carrozzina elettrica, ha
donato a tutti una grande lezione di vita.
l Salvatore Acquas

incontri |

23

vita
cottolenghina

Associazione
Laici Aggregati

alle Suore di San G. B. Cottolengo

D

omenica 13 settembre 2015
nella Piccola Casa della Divina
Provvidenza di Torino, a conclusione del Settimo Incontro Nazionale
e del periodo formativo previsto, in
Chiesa grande, inserito nella celebrazione Eucaristica presieduta da Padre don
Lino Piano, si è celebrato il Rito della
Promessa di appartenenza all’Associazione Laici Aggregati di un secondo folto
gruppo di laici di cui annotiamo di seguito i nominativi:
ANDREAUS Carla Maria - BIAVA Ornella BERTOT Beatrice - BORRONI Anna- DOCI
Violeta - GALLO Luciana - GUIDI Nadia
- MARTELLI Maria Teresa - MAURI Luigi
Peppino - PIOLA Rosi - POZZI Ernestina
– RIPAMONTI Simonetta - SICCARDI
Marisa – VIGLIANI Margherita – VISENTIN
Pierantonio.
Nel corso della stessa cerimonia hanno rinnovato la loro promessa Binetti F.
Adriana, Riccardi Maria, Ulli Mariangela.
La Redazione Incontri, facendosi interprete di tutto il laicato presente nella
Piccola Casa, li ricorda, abbraccia e ringrazia con affetto. Augura loro ogni bene e la
grazia di perseverare per essere sempre
esempio e testimonianza di quanti incontrano la dove scorre la loro esistenza.
L’insegnamento del nostro amato Padre
sia sempre la luce di riferimento.

24 | incontri

«Poveri, i poveri,
sono la pupilla di Gesù Cristo,
sono i suoi rappresentanti;
chi voglia piacere a Gesù sa come fare;
e si deve fare così:
perché Gesù ce li raccomanda;
e perché alla fin fine
siamo tutti poveri innanzi a Lui.»
Appartenere all’Associazione Laici Aggregati è una chiamata a
vivere il vangelo sulle orme di San G. B. Cottolengo.
L’Associazione è nata per offrire una risposta ai laici che desiderano condividere il carisma con le Suore di San G. B. Cottolengo,
impegnandosi, con la ‘promessa’ o la ‘consacrazione’, a vivere
nel proprio ambiente di vita l’abbandono alla Divina Provvidenza
e la testimonianza della Carità.
l La redazione

Monastero cottolenghino

“Il Carmelo”

Il germoglio dell’oblazione

vita
cottolenghina

S

ul tronco dell’albero cottolenghino è spuntato un virgulto. Una nuova espressione di vita su quella pianta che,
dal 1827 non cessa di produrre fiori di diversa bellezza e
frutti di Carità. Il germoglio è nato e cresciuto nel Monastero
cottolenghino Il Carmelo di Cavoretto. Qui è nata l’Oblazione
contemplativa cottolenghina: una donna, Silvia, sposa e madre
di famiglia, dopo un tempo di preparazione e verifica della vocazione, il 14 settembre 2015, la nostra prima Oblata, dinanzi
all’Altare della nostra Cappella, alla presenza delle Suore, dei
familiari e conoscenti, ha deposto la sua Promessa, nelle mani
della nostra Madre generale suor Giovanna Massè. “Eccomi”,
ha detto Silvia, con gioia mista a commozione, secondo la formula dello Statuto dell’Oblazione contemplative cottolenghine. “Eccomi, Signore, dinanzi a te per professarti il mio Amore.
Prometto di vivere l’adesione a te, secondo la volontà del Padre
provvidente, di cercare anzitutto il suo regno e la santità, nella
docile obbedienza allo Spirito Santo e nell’umile servizio di carità, specie verso i più bisognosi…”
Durante il Rito è stata consegnata a Silvia-Rita una piccola croce
che essa porterà quale unico segno della sua appartenenza alla
Famiglia contemplativa cottolenghina, e il “nome nuovo” che, in
aggiunta al suo di Battesimo, la identifica come Oblata di uno
specifico monastero.
Chi sono gli oblati e cosa s’intende per oblazione.
L’oblazione è semplicemente un cammino che aiuta a vivere il
proprio Battesimo, e gli oblati sono persone sempre più consapevoli della loro consacrazione battesimale che desiderano
condividere la spiritualità di un Fondatore aggregandosi a un
determinato monastero.
Così Silvia, dopo aver approfondito i tratti caratteristici del Santo
Cottolengo e aver riconosciuto nel nostro Monastero un punto

di riferimento primario nel suo cammino
spirituale cristiano, ha pronunciato il suo
Sì alla chiamata a portare nella Chiesa e
nella realtà in cui vive e opera il contributo del carisma di S. G.B. Cottolengo:
centralità di Cristo, fiducioso abbandono
nella provvidenza del Padre, carità operosa in una vita semplice e gioiosa.
Altri germogli di Oblazione stanno per
spuntare sul tronco cottolenghino, recandogli nuova linfa vitale, segno delle
benedizioni della Trinità SS.ma, della predilezione della Vergine Maria, della compiacenza del nostro
Santo Fondatore.
Come lui e con
lui, la sera di
quel 2 settembre 1827, cantiamo con voci
di filiale gratitudine: “Benedetta la Santa
Madonna”.
Deo gratias!
l La redazione

Eccomi, Signore,
“dinanzi
a te per
professarti il mio
Amore

incontri |

25

L

Gioacchino e Anna

Il Battesimo

L’annunciazione

26 | incontri

a casa di spiritualità Mater Unitatis ha un cuore. Ed è importante che vi sia, perché l’intelligenza, compresa quella spirituale, si muove nello spazio concessole dal cuore. Tutto ciò
che si svolge all’interno di queste mura, il lavoro sulla Parola, le
parole sulla cultura, la cultura degli incontri, gli incontri con gli
ospiti, gli ospiti nel vero della preghiera, trova il suo fondamento, e la propria ragion d’essere, all’interno di questa Cappella.
Essa è luogo d’incontro, di donne e uomini tra loro riconosciutisi come fratelli perché scopertisi figli dinanzi a un Dio che s’è
rivelato Padre attraverso il Figlio che s’è fatto fratello.
Questo è il luogo preposto alla preghiera, ove ciascun cuore
torna a conoscere ciò che è, la materia di cui è fatto, ovvero
mendicanza, o se si vuole, ‘precarietà’. Quella materia in grado
cioè di vivere solo di preghiera, disponibilità di farsi raggiungere dalla grazia, e di ricomporre così l’umano sgraziato, al fine
di tornare alla bellezza primordiale, oggetto dell’unica e fontale
volontà di Dio: «Facciamo l’uomo» (Gn 1, 26).
E la preghiera dell’uomo ha bisogno di bellezza, perché dalla
Bellezza egli è scaturito. L’uomo ha bisogno della bellezza, come
l’assetato dell’acqua e come l’amante dell’amato; ha bisogno del
Bello perché fatto per la verità, e la bellezza altro non è che la
manifestazione del Vero. E una cosa è vera quando corrisponde al cuore. E quando l’uomo finalmente si trova a cospetto
della bellezza fuori di lui, e sente il cuore riposare nella verità,
allora si trova unificato, e pacificato, inginocchiato dinanzi all’Amato; si trova in Dio: il Vero, il Bello e l’Uno.
Nella Cappella della Mater Unitatis, si è cercato di offrire un luogo di preghiera, attraverso immagini, racconti, e colori. Un aiuto
all’incontro, all’unificazione del cuore, balsamo in grado di lenire
la ferita della sua frantumazione, invito a lasciarsi raggiungere:
compito arduo per l’uomo ‘religioso’ sempre intento a raggiungere l’Irraggiungibile.
I mosaici e le vetrate, in questa Cappella hanno il compito di latori, comunicare il Mistero. Unica condizione per poterlo esperire, è, come s’è detto sopra, la mendicanza, ovvero sguardo di
occhi fattisi recipienti, capaci di accogliere l’infinito.
I mosaici sono nove, e raccontano storie per nutrire la storia degli astanti. Riportano motivi ispirati al capolavoro musivo di padre
Marko Rupnik nel Palazzo Apostolico in Vaticano, e precisamente
nella Cappella Redemptoris Mater. Ispirati, non delle copie.
Riprendono alcuni suoi temi, alcuni personaggi, la teologia di fondo, la spiritualità di cui sono impregnati, lo sposalizio fecondo e
splendido tra tradizione orientale ed occidentale. Tutto il resto
è ‘altro’: particolari, interpretazioni, materiali, tecnica, supporti...
Questi nove pannelli sono stati realizzati nel corso di tre anni.
Un lavoro paziente, cresciuti insieme al crescere dell’interesse
degli ospiti della Casa che si son sorpresi abbracciati, pian piano, da colori vivi, come sacramentali di una Presenza là celata.
E ora, in questa piccola Cappella, il Presente si manifesta a ciascun suo figlio che vi entra, con la presenza nel Sacramento e
attraverso una storia, narrata con pietre, marmi, vetri, e smalti.
Una storia che cerca soltanto il vuoto di una presenza che si fa
attesa, ovvero desiderio ed attenzione. E che si trasformi, infine,
in ascolto attraverso gli occhi.
l Paolo Squizzato

le vetrate
e i mosaici

della cappella
“Mater Unitatis”

Edith Stein

Giuseppe d’Egitto
La Crocifissione

Il martirio di San Paolo

Il buon samaritano

Il Mosè

incontri |

27

specchio
dei tempi

C

aro amico, c’è chi ti disprezza, chi ti
umilia, chi t’imbroglia, chi ti perseguita... ma io ti stimo.
Tu senza sapere
cioè che ti accadrà, tenti il costoso e rischioso viaggio della fortuna, impavido e
sacrificando la tua vita per un futuro migliore.
 Affidando i risparmi di una vita a un
crudele scafista, 
il quale a tuo discapito è
pronto a scaraventarti in mare senza pietà
e sensi di colpa, anzi, con sollievo per essersi liberato di te. Tu in enorme difficoltà
vai speranzoso, in cerca di una nuova vita.
E arrivato qua, sei costretto
 ad affrontare
la crudeltà umana che già esisteva un tempo e che continua a esserci anche oggi, nel
2015. Ecco, fuggi dalla fame e dalla guerra,
per trovarti chiuso in un “centro di accoglienza”, da dove deluso cercherai altre
strade. Forse fuggirai ancora una volta e
ti nasconderai ancora una volta e, ancora
una volta sarai discriminato e deriso, ma
tu, col tuo sorriso, porgerai l’altra guancia
e proseguirai, il tuo lungo viaggio.
Per sopravvivere, ti lascerai alle spalle la
fame, gli insulti, gli stenti e le umiliazioni. Il
viaggio della fortuna è terminato, o forse è
appena cominciato, ma stai tranquillo perché, anche se, non capisco la tua lingua,
non professo la tua religione, non so nulla
dei tuoi usi, costumi e tradizioni, sono anch’io un essere umano e so che tu, come
me hai un’anima, dei sentimenti e delle
emozioni, so benissimo ciò che hai provato, provi e continuerai a provare, pertanto se avrai bisogno d’aiuto, bussa alla mia
porta ed io sarò al tuo fianco. Una cosa di
cui oggi sono sicuro è che su un albero
tutte le foglie nascono sorelle, crescono,
ingialliscono e inevitabilmente finiscono
per cadere, come
gli uomini sulla terra.
Una cosa ti prometto, se il Signore vorrà
concedermi questa grazia, a mio figlio insegnerò il rispetto e l’amore per il prossimo, chiunque esso sia, proprio come tu
e nostro Signore mi avete insegnato. Che
Dio ti protegga.
Buona fortuna amico!
l La redazione

28 | incontri

lettera a un

immigrato
clandestino

Una cosa ti prometto, a mio figlio
“insegnerò
il rispetto e l’amore per il
prossimo

nella casa
del padre

DON ELIO PARTENIO
1922 – 2015

Quale gioia, quando mi dissero:
“Andremo alla casa del Signore”… (Sal. 121,1)
Era nato il 18 maggio 1922 a Pozzo di San
Giorgio della Richinvelda Diocesi di ConcordiaPordenone
La sua vocazione sacerdotale, sotto la guida dell’allora Parroco don Angelo Petracco si era manifestata precocemente. Appena undicenne, lasciata
la numerosa famiglia, si era trasferito in Piemonte
dove il 1° ottobre 1934 era ammesso ed entrava nel Seminario dei Tommasini del Cottolengo di
Torino. All’interno di questa realtà, sostenuto dalla
Provvidenza, inizierà lunghi anni di studio e sofferenza di preparazione al sacerdozio.
Sarà l’Arcivescovo di Torino, Maurilio Cardinal
Fossati, che il 29 giugno 1946 con l’imposizione
delle sue mani al novello Sacerdote proclamerà
“Tu es Sacerdos in Aeternum”. Alla cerimonia erano presenti, la prozia Suora cottolenghina Lucilla
Cominatto, familiari, compaesani, il parroco del
paese natale e sacerdoti delle vicine parrocchie.
Novello sacerdote, i suoi primi impegni li ha svolti a Bra, a Pinerolo e a Fornacette di Pisa sino al
1953. Passerà poi alla Casa Angeli del Cottolengo di
Pinerolo, dove rimarrà per tredici intensi anni di servizio ai ragazzi giovani e agli invalidi. In quel periodo
godette della vicinanza della mamma degente nel
vicino Ospedale. Nel 1966 si sposta al Cottolengo
di Mondovì-Carassone dove collaborerà con don
Manilio Purgatorio; vi rimarrà per 44 anni, sino alla
chiusura della Casa per rientrare poi nella Casa
Madre di Torino, dove si spegnerà il 16 luglio 2015.

DON ERNESTO POGLIANO
2 maggio 1923 – 23 luglio 2015

“Beati i morti che
muoiono nel Signore;
riposeranno le loro fatiche,
perché le loro opere li seguono.”
(Apocalisse 14,13)
È mancato serenamente giovedì 23 luglio all’Infermeria dell’Istituto Cottolengo don Ernesto
Pogliano, all’età di 92 anni. Nativo di sant’Antonio della Serra, era stato ordinato sacerdote il 27
giugno 1948 da Mons, Giuseppe Angrisani; con
lui altri cinque sacerdoti: don Antonio Accornero,
don Artemio Bertana, don Pietro Casalone, don
Carlo Imarisio, e don Camillo Rossi. È stato parroco al servizio della nostra diocesi fino a circa 30
anni fa nella zona di Cocconato, quando è entrato nella Congregazione del Cottolengo e si è trasferito colà. Il funerale è stato celebrato sabato
25 luglio al Cottolengo. Lo ricordiamo con affetto
per la sua bontà e disponibilità.

Ora riposano NELLA CASA DEL
PADRE, Signore della Vita, nel
suo amore e alla materna
presenza della Madonna, e
nella comunione dei santi. Deo
Gratias per quanto ci hanno
donato e le preghiere che non
mancheranno di donarci.
incontri |

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leggiamo
un libro

a cura di Salvatore Acquas

Polvere rossa
Beppe Gaido e Maria Pia Bonanate

È

in arrivo il nuovo libro di fratel Beppe Gaido “Polvere rossa”
(ed. San Paolo) che ha scritto con Mariapia Bonanate. Non
è solo il seguito ideale di “A un passo dal cuore”. È anche un
viaggio che autori e lettori riprendono insieme, per abitare sempre più intimamente in quell’ospedale di Chaaria, quattrocento
chilometri a nord di Nairobi, dove fratel Beppe da diciotto anni,
dedica tutto se stesso, al servizio dei suoi ammalati in
ciascuno dei quali ravvisa il volto di Cristo.
Sullo sfondo di paesaggi che incantano
per la loro bellezza, di cieli sconfinati che
si colorano di albe e di tramonti mozzafiato, di avventure epiche, fratel Beppe racconta le lunghe giornate e le tante notti
che trascorre con loro, in sala operatoria,
nei reparti sempre affollati, con anche
due persone per letto, negli ambulatori
dove arrivano migliaia di persone da tutta
la regione e oltre. Riflette su tante situazioni che sono legate ai problemi che ogni
giorno affronta, ma in pari tempo hanno
una dimensione universale.
Nella sua esistenza di medico, vissuta
come una chiamata, si alternano momenti
difficili e spesso drammatici, quando non ce la fa a salvare l’ammalato, con momenti di gioia commossa, quando riesce a far nascere, nonostante le drammatiche premesse, un neonato, salvare
una donna ridotta a pezzi dal machete di un marito violento o un
anziano da tutti rifiutato. Tutte le pagine sono pervase da una felicità evangelica: “ È la felicità che provi nel condividere totalmente,
nella dedizione senza riserve “agli ultimi” e a coloro che soffrono.
Una sensazione profonda e vasta, difficile da descrivere, una sensazione di pace interiore che ti fa sentire pienamente realizzato,
parte dell’umanità che hai incontrato.”
Il microcosmo di Chaaria, “ piccola città della gioia e dell’amore nell’Africa equatoriale” è il principale protagonista di “Povere
rossa”, “un’ epopea degli ultimi”, dei “senza voce”, dei dimenticati
dalla storia ufficiale, che lottano ogni giorno per la sopravvivenza.
Accanto a loro “il medico venuto da lontano” combatte con pochi
mezzi contro malattie impossibili, lotta in una solitudine spesso
pesante, contro il tempo, sempre troppo poco per un ospedale
che agli inizi era un piccolo ambulatorio, oggi ha centosessanta
letti ed è diventato l’isola di salvezza per un’ intera popolazione.

30 | incontri

il libro è un giardino
che puoi custodire
in tasca

LE SORELLE
DEI POVERI
Suor Giuliana Galli

Storia delle Suore del Cottolengo: un modello
femminile di Carità
Dalla nascita della Piccola Casa della Divina
Provvidenza nel 1833 a oggi, le “figlie” di san
Giuseppe Benedetto Cottolengo hanno intrecciato la loro presenza con le tappe più significative
della storia di Torino e del nostro Paese. All’inizio
si trattava un gruppo di volontarie che vivevano attorno alla figura del canonico rinunciando a tutto
per dedicarsi all’assistenza di poveri, malati e bisognosi. Con il passare del tempo unirsi alla comunità delle cottolenghine ha significato, solo ed esclusivamente per le donne non abbienti, la possibilità
di essere salvate da un destino di stenti e sofferenze per studiare, formarsi come individui, e offrirsi
a propria volta alla società. Oltre alle opere caritatevoli in Italia, infatti, sono state moltissime nel corso degli anni le missioni delle cottolenghine fuori
dai confini nazionali, prima in Africa e poi anche in
America, del Nord e del Sud, e in India. Attraverso
un’analisi lucida e puntuale, Suor Giuliana Galli presenta la storia della congregazione del Cottolengo
nei suoi aspetti
istituzionali, giuridici, economici
e gerarchici, ponendo l’accento
sulla figura femminile in rapporto non solo all’autorità dell’ordine,
ma anche ai cambiamenti politici,
culturali e sociali
che hanno modificato in oltre
duecento anni il
ruolo e la posizione della donna in
Italia.

ULTIMA VERRà
LA MORTE... E POI

E

Paolo Squizzato

Il volume tratta di morte, resurrezione, destino del corpo, paradiso, inferno, vita eterna...
Riportare al centro della riflessione cristiana i
grandi temi dell’aldilà, vuol dire aiutare a vivere
più autenticamente il momento presente, nella
serena consapevolezza che ciò che ci attende al
termine della vita sarà un abbraccio di eternità.

Cosa c’è dopo la morte? Con quale corpo risorgeremo? Dove sono e cosa fanno i nostri morti?
Esistono il paradiso e l’inferno? Che cos’è «vita
eterna»? Alla fine ci sarà un giudizio? Cosa si può
dire riguardo alla reincarnazione? E ancora: È lecita la dispersione delle ceneri?
Riportare al centro della riflessione cristiana i
grandi temi dell’aldilà vuol dire aiutare le donne
e gli uomini di oggi a vivere il momento presente,
lontani da sterili paure e inutili sensi di colpa, ma
soprattutto con un senso, nella serena consapevolezza che ciò che ci attende al termine della
vita sarà solo un abbraccio di compimento e di
eternità.

incontri |

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racconto

C’era una volta una coppia con un figlio di 12 anni e un asino. Decisero
di viaggiare, di lavorare e di conoscere il mondo e partirono tutti e tre
con il loro asino.
Arrivati nel primo paese, la gente commentava: “Guardate quel ragazzo
quanto è maleducato. Lui sull’asino e i poveri genitori, già anziani, che lo tirano”. Allora la moglie disse a suo marito: “Non permettiamo che la gente
parli male di nostro figlio”. Il marito lo fece scendere e salì sull’asino.
Arrivati al secondo paese, la gente mormorava: “Guardate che svergognato quel tipo... lascia che il ragazzo e la povera moglie tirino l’asino, mentre lui
vi sta comodamente in groppa”. Allora, presero la decisione di far salire la
moglie, mentre padre e figlio tenevano le redini per tirare l’asino.
Arrivati al terzo paese, la gente commentava: “Pover’uomo! dopo aver
lavorato tutto il giorno, lascia che la moglie salga sull’asino e povero figlio,
chissà cosa gli spetta, con una madre del genere!”. Allora si misero d’accordo e decisero di sedersi tutti e tre sull’asino per cominciare nuovamente il pellegrinaggio.
Arrivati al paese successivo, ascoltarono cosa diceva la gente del paese: “Sono delle bestie, più bestie dell’asino che li porta. gli spaccheranno
la schiena!”. Alla fine, decisero di scendere tutti e camminare insieme
all’asino.
Passando per il paese seguente, non potevano credere a ciò che le voci
dicevano ridendo: “Guarda quei tre idioti; camminano, anche se hanno un
asino che potrebbe portarli!”.
Morale: Ti criticheranno sempre, parleranno male di te e sarà difficile
che incontri qualcuno al quale tu possa andare bene come sei…