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Michail A.

Bakunin

Considerazioni
filosofiche

T itolo originale:
A p p e n d ic e : C o n s id é r a t io n s p h ilo s o p h iq u e s s u r
fa n tô m e divin, le m o n d e réel et l’h o m m e (1871).

C o p e rtin a di Edy Z a rro con disegno di Wiaz.
Traduzione dal francese di Ed y Z a rro
(versione definitiva del C ollettivo La Baronata).

E d iz io n i La B a r o n a ta
Casella postale 22
C H -6 9 0 6 Lugano
http://www.anarca-bolo.ch/baronata
e-mail: b aronata@ anarca-bolo.ch

Michail A . Bakunin

Considerazioni
filosofiche
sul fa n ta s m a divino,
il m o n d o re a le e l'u o m o

E dizio ni

Um anità 4.Indice C om idad P re fa zio n e Michail A. La religione 5. Filosofia . L’uom o: Intelligenza . il m o n d o reale e l’u o m o 1. Bakunin C o n sid e r a z io n i filosofich e sul fa n ta sm a divino. Il sistem a del m ondo 2.Volontà 3. Anim alità .Scienza N o t e di A r t h u r L e h n in g 7 I3 I5 28 61 75 94 165 .

talora. attribuendo alla classe operaia una posizione puramente passiva. estendendone i benefici. per cui non si può più davvero parlare di conflitto . non ci si può chiedere di arrenderci al progresso. Q u i sta la differenza fra Bakunin e gli altri teorici del co n ­ flitto. per meglio dire. ci può essere fornito dal Manifesto dei Comunisti di M a rx ed Engels. La retorica della Legge del Più Forte costitui­ sce in realtà un’inibizione al conflitto. ciò è avvenuto in quanto vi son o stati contrasti di idee e di in­ teressi. m ettendo in cam ­ po saperi. . perché se e quando p ro gre sso vi è stato. Un tipico esem pio di quanto appena detto. a porre le cond i­ zioni della nascita e dello sviluppo della scienza stessa. so n o già assegnati preventiva­ mente. da D arw in a M arx a Nietzsche. poiché è stata l’incredulità. la volontà di verifica. Q uesti ultimi hanno enunciato delle concezioni conflittuali della Vita e della Storia. rim anendo però su un piano del tutto astratto e retorico. resistenze da d ove r superare.che presuppone un confronto di più forze. di carnefice e di vittima. per cui ogni suo tentativo di resistenza alla inno­ vazione capitalistica non sarebbe altro che sterile velleità conservatrice. per quanto diseguali -. ma di sopraffazione. A llo stesso modo.PREFAZIONE N o n ci si può chiedere di credere alla scienza. in cui i ruoli di vincitore e di perdente o. quando accettano di ricon osce re alla b orghesia il ru olo di rivoluzionare in continuazione la produzione. com petenze e. in cui viene enunciata la concezione della Storia com e lotta di classe. cioè quello della riedizione della solita Legge del Più Forte. più rituale che virtuale. enunciazione subito rimangiata dagli stessi au­ tori. in quanto lo tra­ spone su un piano immaginario. tecniche.

questa non sarà più interpretata com e un sem plice atteg­ giam ento mentale. una relazione di un sano sosp etto reciproco. al contrario. se m ­ pre presente ed incombente. E quindi lo stesso Bakunin. p osson o ave­ re spesso interesse a neutralizzare quel contraddittorio che è alla base del vero m etodo scientifico. estim atore della scienza e dei suoi risultati. Il Bakunin che com pie un im m ane sforzo teorico per li­ quidare definitivamente tutta la metafisica del C reatore Trascendente. una rela­ zione squilibrata. ma per la relazione sociale che insedia. che non è diffidenza distruttiva. poiché i sacrifici umani p osson o essere im posti nuovam ente da teologie e clericalismi di altro genere: “Finora tutta la storia umana è stata solo una immolazione perpetua e sanguinosa di milioni di poveri esseri umani a . la quale può rivendicare una attendibilità illi­ mitata. dogm atica e sacerdotale delle istituzioni della scienza. della degenerazione religio­ sa. a metterci in guardia contro il rischio. il che com porta che le verifiche non possano essere affidate p rop rio a chi ab­ bia l’interesse a non com pierle. i cui rappresentanti . bensì definendoli in base ai rapporti sociali che stabi­ liscono. o l’Ente Suprem o dei giacobini). anche la religione non sarà più analizzata solo in base ai suoi con ­ tenuti. sbilanciata cioè tutta a favore di una sola delle parti. bensì com e un m odo in cui le persone entrano in relazio­ ne.Bakunin. è dunque lo stesso Bakunin che poi ci avverte che con questa liquidazione il problem a non è risolto. anche se d ive rso da quello religioso. D i conseguenza. A d esem pio.”cedendo all’influenza perniciosa che il privilegio esercita fatalmente sugli uomini". ma consapevolezza dell’esistenza e del confronto di interessi diversi. per ciò che concerne la scienza. il Tiranno dell’U n ive rso (il D io dei cristia­ ni. ricon osce nel conflitto una funzio­ ne di riequilibrio sociale e pone le condizioni per analiz­ zare tutta una serie di fenom eni non più in m odo astrat­ to.

ma per tutti i settori deboli e sacrificabili della società. patria. I temi della società sacrificale e del carattere “d ivo rato re ” che le astrazioni possono assum ere nei confronti deliavita umana. in questi scritti filosofici. trova. utilizzando il p rop rio d isse nso in m odo da svolgere una funzione di garanzia non soltanto per sé. ” A ll’individuo spetta quindi di im parare a riconvertirsi da elem ento funzionale all’im m olazione (“pedina sacrifica­ bile”). Si d im ostra anche che è infondata l’opinione di quanti soste n gon o che le risoluzioni dei C o n gre ssi A n ti-a u tori­ tari di Saint-lm ier del 1872 e di G inevra del 1873 (quasi certam ente formulate soprattutto da Bakunin). p rop rio per questo. C iò non è an­ cora Rivoluzione Sociale ma. A nche l’interpretazione in chiave garantistica dell’individualism o stirneriano. ed in parte fatto proprio. Il fatto che Bakunin riprenda e sviluppi tali temi. libertà politica. L’Unico di M ax Stirner. In realtà l’idea di garantire fino in fondo la facoltà di d issenso delle m inoranze . abbiano avuto un carattere estem poraneo. bene pubblico.al punto di ritenere che le decisioni della m aggioranza im pegnino soltanto q u est’ultima -. potenza dello Stato. si di­ m ostra quanto sia falsa l’idea second o cui l’anarchism o sarebbe privo di risorse se manca all’orizzonte la prospet­ tiva rivoluzionaria.un’astrazione impietosa qualunque: dèi. so n o anche tipici tratti stirneriani. second o il quale l’anarchico ru sso avrebbe letto. a fattore di contrappeso e riequilibrio nei confronti delle pretese e delle prevaricazioni delle divinità di tu r­ no. un significativo retroterra di riflessione ed argom entazio­ ne. cioè dettato dalle esi­ genze immediate della lotta contro M a rx all’interno della prim a Internazionale. proposta da M ax Nettlau (per il quale Stirner . diritti storici. onore nazionale. può costituire per­ ciò una conferm a a favore della testim onianza di Friedrich Engels.

di un punto di vista eccessivam ente occidentale. Al contrario. inol­ tre. che molti degli argom enti a cui Bakunin fa ricorso quando tratta della psicologia dei cosiddetti “popoli prim itivi” o del com portam ento ani­ male. A n ch e la funzione consolatoria ed analgesica della religione . per accettare di buon grado l’ap p roc­ cio irridente e lo stile p rovocato rio di Stirner. L’analisi bakuniniana del fenom eno religioso risente. Baku- . Probabilm ente Bakunin era tro p p o legato alla esigenza della costruzione e della organizzazione di un m ovim en­ to rivoluzionario. son o stati sm entiti dagli sviluppi successivi della antropologia culturale e della etologia. Proudhon.un m odello generalm ente valido ed universalm ente applicabile.è stato in realtà un socialista p re occu p ato di tutelare l’umanità contro le sue stesse tendenze all’auto-cannibalismo). C ’è da osservare. com e invece fa per Proudhon. piuttosto che lenirle.è oggi messa in questione dai più recenti sviluppi della psi­ cologia.data per sc o n ­ tata da Feuerbach. Sarebbe un errore ritenere che Bakunin pervenga a certi risultati teorici seguendo un percorso scorre vo le ed ar­ m onico. con i suoi pregiudizi eurocentrici -.avvenuta tutta all’inter­ no del pensiero dell’800. per di più. N ietzsche . la solennità religiosa del tono e la gravità dell’atteggiam ento erano considerate com e se ­ gnali certi di senso di responsabilità umana e sociale. Resterebbe com unque da spiegare il perché Bakunin non citi esplicitamente Stirner.vera o immaginaria che sia . nella quale. un ap p ro c­ cio ed uno stile estranei alla sensibilità di tutta la cultura di un’epoca. Marx. Freud. e la sua esperienza di essere um ano e di rivoluzionario: questi suoi scritti filosofici vanno letti anche com e il d o ­ cum ento e la testim onianza di quel conflitto. In definitiva. cioè portato ad individuare nel cristianesim o e nella sua storia . trova così un fondamentale precedente in Bakunin. che hanno indotto a notare com e la pratica reli­ giosa acutizzi le sofferenze. il conflitto è anche dentro di lui. tra la sua form azione culturale .

secondo i crite­ ri della filosofia occidentale. per cui si può persino ritenere che. nell’am bito del più rigo ro so m aterialism o -. sarebbero state classificabili. Può essere il caso della casta sacerdotale Egizia e di quella Maya. in­ fatti. si siano potuti innescare dei processi inversi.che. nel caso del Taoism o. persino in senso superstizioso. le quali m escolavano le loro mitologie ad una serie di conoscenze scientifiche effettive. ha i suoi sacerdoti e pretende le sue .second o cui il pensiero um ano si sarebbe gradatam ente evoluto dalle fiabe e dai miti della religione sino ai m o ­ delli razionali della scienza positiva . che non è la fede ma il sacrificio. cioè che delle scoperte e delle conoscenze scientifiche siano state in passato corrotte in form e di sapere iniziatico ed esoterico. La linea di p rogre sso ipotizzata dalle filosofie occidentali . la religione ha m esso in evidenza il suo nucleo originario. anche quando parta da prem esse positive. In questa nostra e poca p ost-m od ern a .nin risentiva. matem atico ed architettonico. hanno subito successivam ente un p ro c e s­ so di d egenerazione in se n so religioso e. com e altri atei occidentali. non risulta applicabile alla esperienza religiosa dell’Oriente: qui.non può quindi e s­ ser considerata assoluta. m u­ tuato in gran parte dall’opera di Feuerbach. ma può essere ritenuta an­ che un rischio di degenerazione latente in ogni sistem a di pensiero. di caratte­ re astronom ico. arcaico. ciò per servire gli interessi di caste sacer­ dotali. delle dottrine com e il Buddism o ed il Taoism o . in definitiva. la crudeltà: il disincanto è diventato un idolo. talora. per giungere però a delle conclusioni che. son o analoghe a quelle da lui raggiunte: la religione non è sem pre da considerare com e un’infanzia della mente. ai loro inizi. del pregiudizio se con d o cui il cristianesim o sarebbe la religione per e c­ cellenza. C i troviam o quindi di fronte a quello che può apparirci com e un paradosso: molti degli argom enti utilizzati da Bakunin son o stati superati. In effetti lo schem a evolutivo adottato da Bakunin.

C om ida d 29 settem bre I 999 . ci aggredirebbe soltanto con il peso del suo im m enso carico di o rro ri e di ingiustizie. può quindi rivelarsi fuorviante.vittime. E l’idea di progre sso a darci il senso delle distinzioni. la faziosità. del presente e del futuro. per questo. irto di infausti p re sa­ gi (un p o ’ com e è già capitato con il term ine “rifo rm a”). per restituirlo alla sua dim ensione autentica di conflitto e dissenso.che poi. con la cosiddetta “globalizzazione”. O c c o rre perciò togliere al p rogre sso il suo m istificatorio alone inevitabilistico e giustificazionistico. il che vuol dire che è da verificare sino in fondo ogni pretesa di progresso. ormai il su on o della parola “p ro g re sso ” ha mutato la sua melodia rassicurante in una sorta di stridore inquietante. senza avallare. Si tratta quindi di saper vedere l’elem ento inge­ gn oso e liberatorio anche in quei fenomeni in cui si trova com m isto con l’oscu ran tism o oppressivo. la pura ricerca di capri espiatorii. è presente più del presente stesso -. il punto è che il prim o non può essere invocato per fornire alibi al se ­ condo. tantopiù che. L’idea dell’evoluzione lineare. In realtà l’idea di p ro gre sso può svolgere anche una sua valida funzione di filtro. anche la visione teocratica che le ha ispirate. con tutta l’ingom brante eredità delle sue sedim enta­ zioni e delle sue fisiche testim onianze. senza la quale il passato . surroga egregiam ente la fede. del progresso. poiché può indurre delle false rassi­ curazioni. utili per giustificare i sacrifici umani del passa­ to. C i si potrebbe dom andare perché Bakunin non si sia sem plicem ente sbarazzato del­ l’idea di p rogre sso e quindi del fardello del pressoché in­ finito potenziale m istificatorio di tale idea. p erm ette n do­ ci di am m irare il senso estetico ed il sapere matem atico che ha p erm esso di edificare le cattedrali gotiche.

Michail A. il m o n d o re ale e l'u o m o . Bakunin Considerazioni filosofiche sul fa n ta s m a d ivin o .

Le note numerate a piè di pagina sono quelle riportate nella versione di James Guillaume e tra parentesi è indicato se sono di Bakunin o dello stesso Guillaume. La stessa è poi stata verificata con la versione curata da Arthur Lehning nel volume 8 delle O e u vre s com plètes de Bakounine pubblicate per /’Internationaal Instituut v o o r Sociale Geschiedenis di Amsterdam dalle Editions C ham p Libre. Parigi 1905. Le parentesi quadre riportate nel testo indicano le omissioni nel testo originale. . Parigi 1982.La traduzione del testo è stata tratta dalla versione curata da James Guillaume nel tomo 3 delle O e u v re s e pubblicata dalle Editions Stock. Le note indicate con lettere maiuscole e raccolte alla fine del testo sono quelle di Arthur Lehning.

D ’altronde. la n a tu ra . qualunque sia la loro natura particolare. 1 Q u i e più avanti. M a questo darebbe un’idea com pletam ente m orta di questa Natura. credo di d ove r spiegare cosa intendo con questo termine. gli esseri che costituiscono l’insie­ me indefinito dell’universo. Q u e s t a p a ro la ab itu alm e n te significa «il ra p ­ p o rto della causa co n l’effetto». la solidarietà e la causalità (') universali. a zio ­ ni e reazioni perpetue. p ro d u co n o e costituiscono ciò che chiam iam o la vita. C iò che B a ku - . esercitano necessariam ente e inconsciam ente. Tutte queste infinite azioni e rea­ zioni particolari.I. dom ani saranno non perdute. vicini o im m ensam ente lon­ tani. com binandosi in un m ovim ento genera­ le e unico. per via immediata e diretta o per trasm issione indiretta. la proposizione seguente: «Tutto ciò che esiste. grandi o piccoli. D u n ­ que sarei m olto più vicino alla verità afferm ando che la natura è la somma delle trasformazioni reali delle cose che si producono e si produrranno incessantemente nel suo seno. i più diversi e i più simili. e per dare un’idea più determinata di che cosa sia questa som m a o questa totalità che chiamo natura. tutte le cose esistenti nel m ondo. p rin cip io nel cui n o m e lo sp irito co lle ga o gn i «effetto» a una «causa». Il sistema del mondo N o n è questo il luogo di addentrarci in speculazioni filo­ sofiche sulla natura dell’Essere. Potrei dire che la N atura è la som m a delle cose realmente esi­ stenti. la quale al contrario si presenta tutta m ovim ento e vita. ma interamente trasformate. e credo di poterlo stabilire com e un assioma. siccom e mi vedo costretto a utilizzare sovente la parola Natura. Tuttavia. c o s ’è la som m a delle cose? Le cose che oggi sono. enuncerò. dom ani non saranno più. sia dal profilo qualitativo che da quello quantitativo. ed è con qu e sta a c ce z io n e che vie n e im piegata n e ll’e sp re ssio n e : «Il p rin cip io della causalità». B aku n in n o n u tilizza il te rm in e causalità nel sign ifi­ cato filo so fico o rd in a rio .

non può avere il carattere di una causa assoluta e prima. né prevista. purché non diate alla parola D io altro significato di quello che preciserò: quello di combinazione universale. ma nient’affatto predeterminata. e ancor m eno com prendere. al contrario. delle infinite azioni e reazioni par­ ticolari che tutte le cose realmente esistenti esercitano incessantemente le une sulle altre. se vi diverte. l’A ssolu to. o ssia la catena infinita ed e te rn a delle cause. non m ’importa. quella resa manifesta dai nostri sensi. considerata nel significato di U n ive rso senza limiti. ma non potrem o mai abbracciar­ la in m odo reale. sem pre riprodotta dall’insieme indefinito delle incessanti trasform azioni di tutte le cose che e sistono e. «Beninteso. se n za inizio e se n za fine». è solo una risultante (2). a ogni istante della sua vita. co m e di tutte le circ o sta n ze che a g isc o n o su di lui in quel m o m e n to . poiché noi possiam o con o sce re solo una parte infinitamente piccola dell’Universo. (N ota di B a ku n in ) . q u e sto e te rn o co n c a te n a m e n to di cause. l’unità com posta. co m b in a te c o n tutte le co n d izio n i del suo sv ilu p p o su cce ssivo . spiegata in questo m odo. la solidarietà universale. s ’im pone alla nostra mente com e una necessità razionale. sem pre p ro ­ dotta e riprodotta dall’azione simultanea di infinite cause particolari. Tutto il resto invece lo su p p o ­ niamo. la Natura. La C a u sa lità universale. il cui in siem e costitu isce p re cisam e n te la causalità universale.Chiam atela Dio. nello stesso tempo. di cui d ichiara im p o ssib ile l’e siste n za ap pu n to p e rch é «e ssa r o m ­ p e re b b e nel passato. una ca te go ria di giud izio. (N o ta di Jam es G uillaum e) 2 C o s i c o m e ogni in d ivid u o um ano. nem m eno con l’im maginazione. E una sp e cie di entità su p e rio re : l’insie m e di tutte le cause che a g isc o ­ no. creatri- nin d e sign a con il te rm in e causalità. senza n em m eno poterne constatare realm ente l’esistenza. h an n o agito e ag ira n n o s u ll’Lln ive rso . non è questo. n o n è una delle fo r ­ m e n e ce ssa rie alle n o stre c o n c e z io n i logiche. è la risultan te di tutte le cau se ch e hanno agito alla su a nascita e p e rsin o pre ce d e n te m e n te . né preconcetta. natura­ le. so stitu isce p e r lui la C a u s a p ri­ ma. La solidarietà universa­ le così definita. necessaria e reale.

conosciute e ignote. la Natura crea i mondi. che nessuno ha mai potuto percepirla sotto questa forma unitaria e astrat­ . [leggi] che. in date circostanze e che. costituisce la legge unica e suprema. m ecca­ niche. presenti e futuri. che la Causalità universale. fisiche e chimiche. p osso affermare ora. fisica. geologica e geografica della nostra terra e. per esem pio. sono leggi gene­ rali. sotto l’influenza di nuove circostanze determinate. Q u a n d o l’uom o inizia a osservare con attenzione p erse ­ verante e continua quella parte di natura che lo circonda e che ritrova in sé. ogni punto agendo sul tutto (ecco l’uni­ verso prodotto) e il tutto agente su ogni punto (ecco l’uni­ ve rso produttore o creatore). che si manifestano in tutto ciò che è. Q u e ­ ste leggi si dividono e si suddividono in leggi generali e in leggi particolari e speciali. continua a creare. la società con tutti i suoi svi­ luppi passati. si m odificano in m odo altrettanto regolare e determinato. finisce per accorgersi che tutte le cose son o governate da leggi che sono loro inerenti e che costi­ tuiscono appunto la loro natura particolare. La som m a di tutte le leggi. agenti nell’universo. chimica. Q u esta costante rip roduzione degli stessi fatti per m ezzo degli stessi pro­ cessi costituisce appunto la legislazione della natura: l’o r­ dine nell’infinita diversità dei fenom eni e dei fatti. son o inerenti alla materia. d op o aver rivestito la sua superficie di tut­ ti gli splendori della vita vegetale e animale. che ogni cosa possiede un m odo di trasform azione e di azione peculia­ re. che in questa trasform azione e in questa azione vi è una successione di fenom eni o di fatti che si ripetono c o ­ stantemente. il ve ro substratum di tutte le cose esi­ stenti. Essa ha determ inato la configurazio­ ne meccanica. Le leggi matematiche.» D o p o questa spiegazione. in tutte le cose che hanno una reale esistenza. nel m ondo umano. ossia all’Essere realmente e uni­ camente universale.ce di tutte le cose. in una parola. senza ti­ m ore di suscitare malintesi. Mi affretto ad aggiungere che la materia non esiste mai e in nessun luogo com e substratum.

ta. Esiste e può esistere, sem pre e ovunque, solo sotto
una form a molto più concreta, com e materia più o m eno
diversificata e determinata.
Le leggi dell’equilibrio, della com binazione e dell’azione
reciproca delle forze o del m ovim ento meccanico; le leg­
gi del peso, del calore, della vibrazione dei corpi, della
luce, dell’elettricità, com e quelle della com posizion e e
scom posizione chimica dei corpi, sono assolutamente ine­
renti a tutte le cose che esistono, com prese le diverse
manifestazioni del sentim ento, della volontà e dello sp i­
rito. Q u este tre cose, costituenti propriam ente il m ondo
ideale dell’uomo, non so n o che funzioni totalm ente m a­
teriali della materia organizzata e viva, nel corp o dell’ani­
male in generale e in quello dell’animale um ano in parti­
colare (3). Di conseguenza, tutte queste leggi son o leggi
generali, a cui son o sottom essi tutti gli ordini conosciuti
e ignoti dell’esistenza reale nel mondo.
M a ci son o leggi particolari proprie di determinati ordini
particolari di fenomeni, di fatti e di cose, che form ano tra

3 Parlo n aturalm ente dello sp irito , della v o lo n tà e dei se n tim e nti che
co n o scia m o , dei soli che p o ssia m o c o n o sc e re : di quelli d e ll’anim ale e
d e ll’uo m o, che, di tutti gli anim ali della te rra - dal pu n to di vista g e n e ­
rale, non da quello di o gn i facoltà p re sa a sé stante - è se n za d u b b io il
più perfetto. Q u a n t o allo sp irito , alla v o lo n tà e ai se n tim e nti e x t ra ­
um ani ed e xtra -m o n d ia li d e ll’E ss e re di cui ci parlano i te o lo g i e i m e ta ­
fisici, d e v o co n fe ssa re la m ia ignoranza, po ic h é non l’ho mai in c o n tra ­
to, e n e ssu n o che io sapp ia ha mai avuto ra p p o rti diretti co n e sso. M a
se g iu d ich ia m o da qu a n to ci ra cc o n ta n o questi sign o ri, q u e llo sp irito è
talm ente in co e re n te e stu p id o , quella v o lo n tà e quei se n tim e n ti tal­
m ente perversi, che non vale la pena o c c u p a rse n e se non p e r c o n s ta ­
tare tutto il male che si ritie n e ab biano cau sato sulla terra. Per d im o ­
stra re l’azio n e a sso lu ta e d ire tta delle leggi m eccaniche, fisiche e c h i­
m iche sulle facoltà ideali d e ll’u o m o, mi a c c o n te n te rò di p o rre q u e sta
d o m an d a: C o s a d iv e r re b b e ro le più su blim i c o m b in a z io n i d e ll’intellige n z a se, nel m o m e n to in cui l’u o m o le co n cep isce , l’aria che re sp ira si
d e c o m p o n e sse , o se il m o v im e n to della te rra si fe rm asse, o se l’u o m o
si v e d e sse ino pin a ta m e n te av v o lto da una te m p e ra tu ra di se ssa n ta g r a ­
di so p ra o so tto lo z e ro ? (N o ta di Bakunin)

loro sistemi o gruppi a parte; ad esempio, il sistem a delle
leggi geologiche; quello delle leggi dell’organ izzazion e
vegetale; quello delle leggi dell’organizzazione animale;
quello infine delle leggi che presiedono all’evoluzione ide­
ale e sociale dell’animale più realizzato sulla terra, l’u o ­
mo. N o n possiam o afferm are che le leggi appartenenti a
uno di questi sistemi siano assolutamente estranee a quelle
che com pon gon o gli altri. In natura, tutto si concatena
m olto più intimamente di quanto pensiam o in generale e
di quanto forse lo vo rre b b e ro i pedanti della scienza, nel­
l’interesse di una m aggiore precisione nel loro lavoro di
classificazione. Tuttavia possiam o affermare che un de­
term inato sistem a di leggi appartiene più a un certo o rd i­
ne di cose e di fatti che a un altro e se, nella successione
in cui le ho presentate, le leggi che dom inano nel sistem a
precedente continuano a manifestare la loro azione nei
fenomeni e nelle cose appartenenti a tutti i sistemi che lo
seguono, non esiste azione retrograda delle leggi dei si­
stemi seguenti sulle cose e sui fatti dei sistemi che li pre­
cedono. C o sì la legge del progresso, che costituisce il ca­
rattere essenziale d e ll’e vo lu zio n e sociale della specie
umana, non si manifesta affatto nella vita esclusivam ente
animale e meno ancora nella vita esclusivam ente vegetale
(4); invece tutte le leggi del m ondo vegetale e del m ondo
animale si ritrovano, senza dubbio modificate dalle n u o ­
ve circostanze, nel m on d o umano.
Infine, in seno a queste grandi categorie di cose, di feno­
meni e di fatti, com e nelle leggi che son o loro particolar4 N o n è n e ce ssa rio far rile v a re q u a n to sa re b b e inesatta qu e sta a sse r­
z io n e se la si in te n d e sse in se n so assolu to . La vita um ana, la vita a n im a ­
le, la vita vegetale, non c o s titu is c o n o tre m o n di distinti, p e rc iò la «leg­
ge del p ro g re sso » non p u ò a p p a rte n e re e sclu siv a m e n te all’um anità. Lo
s te s so Baku n in lo dirà d ’a ltro n d e e sp re ssa m e n te più avanti. L’e v o lu z io ­
ne degli e sse ri anim ati, dalla cellula p rim o rd ia le sb o cc ia ta in se n o agli
o ceani nella più lontana e ra g e o lo g ic a fino all’e sse re su p e rio re che chia­
m iam o uom o, è p re cisa m e n te «la m an ife sta zion e della legge del p r o ­
g re sso ». (N ota di Jam es G uillaum e)

mente inerenti, vi so n o ancora divisioni e sottodivisioni
che ci m ostrano queste stesse leggi che si particolarizzano
e si specializzano sem pre di più, accom pagnando per così
[dire] la specializzazione sem pre più determinata, che di­
venta sem pre più ristretta man mano che si determina,
degli esseri stessi.
Per constatare tutte queste leggi generali, particolari e
speciali, l’uom o non ha altro m ezzo che l’osservazione
attenta ed esatta dei fenom eni e dei fatti che accadono
dentro e fuori di lui, distinguendo ciò che è accidentale e
variabile da ciò che si riproduce sem pre e ovunque in
m odo immutabile. Il p roce sso invariabile con cui si rip ro ­
duce costantem ente un fenom eno naturale, esterno o in­
terno, la successione invariabile dei fatti che lo costitui­
scono, sono precisam ente ciò che chiam iam o la legge del
fenomeno. La costanza e la ripetizione tuttavia non sono
assolute. Lasciano sem pre un largo margine a ciò che de­
nom iniam o im propriam ente anom alie ed eccezioni - de­
finizioni molto poco esatte, poiché questi fatti ai quali si
fa riferimento d im o stran o unicamente che le regole ge ­
nerali, conosciute da noi com e leggi naturali, so n o solo
astrazioni che la nostra mente isola dall’evoluzione reale
delle cose e che non p o sso n o com prendere, esaurire,
spiegare tutta l’infinita ricchezza di questa evoluzione.
Q u esta m oltitudine di leggi così diverse, che la nostra
scienza suddivide in categorie differenti, costituisce un
unico sistema organico e universale, un sistem a nel quale
si concatenano altrettanto bene gli esseri di cui manife­
stano le trasform azioni e l’evoluzione? E m olto p rob ab i­
le. M a è più che probabile, è certo che non potrem o mai
arrivare, non dico a com prendere, ma solam ente ad ab­
bracciare il sistem a unico e reale dell’universo, sistem a
infinitamente esteso da un lato e infinitamente specializ­
zato dall’altro. Studiandolo dovrem o arrestarci davanti a due
infiniti: l’infinitamente grande e l’infinitamente piccolo.
I dettagli sono inesauribili. N o n sarà mai dato all’u o m o di
conoscere che una parte infinitamente piccola. Il n ostro

tutto ciò che esiste. prim a di poter prod urre sulla sua superficie tutta l’infinita ricchezza della vita organica. costituisce solo un punto im percettibile nell’im mensità dello spazio e anche se lo abbracciam o con lo sguardo. non sappiam o in quanti secoli o centinaia di secoli. v e ­ getale e animale. e iniziamo a con osce rlo un p o ’ dal profilo fisico. d o ­ vrebbe realizzarsi o. chimico. poiché se questa arm onia non esistesse. con la sua moltitudine di soli. Se desiderassim o una conoscenza più concreta. di cui possia­ m o presum ere la perfetta arm onia con tutto il resto del­ l’Universo. spinti dalla legge suprem a e fatale di incessante trasform azione che nella società umana si chiama p ro gre s­ so? Ecco le sole dom ande accessibili. ossia astratto. nessuna scienza sapranno mai esaurire. non ne sa p re ­ m o mai quasi niente. le sole che p o sso n o e devono essere realm ente com prese. al con tra­ rio. studiate e risolte dall’uomo. dapprim a materia incandescente e gassosa. che nessuna o s ­ servazione. C o n o sc ia m o già m olto bene q u est’ulti­ m o dal profilo meccanico. per la ricchezza dei suoi particolari. . Sappiam o che è nato nel tem po e presum iam o che. In che m odo il n ostro globo terrestre. o meglio si trasforma. Infinito. non nel senso divino. persino geologico. della parola. queste dom ande umane e terrestri offrono ciò nonostante al n o ­ stro spirito un m on d o realmente infinito. d ovre m m o attenerci al glo bo terrestre. non com e l’Essere s u ­ prem o creato dall’astrazione religiosa.cielo stellato. sarà condannato a perire com e nasce e perisce. dalla sem plice cellula fino all’u o m o ? C o m e si è manifestata e continua a evolversi nel nostro m ondo storico e sociale? Q ual è lo scop o ve rso cui avan­ ziamo. il n ostro m ondo solare perirebbe. C o stitu e n d o solo un punto im percettibile nel­ la questione illimitata e indefinibile dell’Universo. Difficilmente la nostra scienza andrà m olto oltre. in caso contrario. si è raffredda­ to? Attraverso quale im m ensa serie di evoluzioni ge o lo gi­ che ha dovuto passare. D ob b ia m o perciò accontentarci di conoscere un p o ’ il n ostro sistem a solare. si è condensato.

il nostro m on d o infinito. senza la quale non potrem m o mai elevarci da un ordine di cose inferiore a un ordine di cose superiore. un piacevole passatempo. l’uom o deve sa ­ . una rappre­ sentazione più o m eno falsa del mondo. l’ultima e più perfetta crea­ zione? Q u esta curiosità è un semplice lusso. nello studio m inu­ zioso dei particolari e deN’infinitamente piccolo. com e l’ha già fatto nella storia. attenta e paziente dei dettagli. p otrem o elevarci alla concezione reale del nostro m o n ­ do. Diventa re ­ almente e com pletam ente uom o solo con il risveglio e la soddisfazione progressiva di questo im m enso bisogno di sapere. In effetti. e non potrà mai farlo in m odo com pleto e reale finché non avrà conosciuto la natura che lo avviluppa e della quale è il prodotto. su questa terra. Per realizzarsi nella pienezza del suo essere. A meno dunque di rinunciare alla sua umanità. Abbandonata a se stessa. l’uom o si distingue dagli animali di tutte le altre specie per l’inestinguibile bisogno di sapere. occorre che il n ostro spirito si im m erga contem ­ poraneamente. è la più umana. l’u o ­ mo deve acquistare coscienza di sé. né di conseguenza com prend ere la gerarchia naturale degli esseri. la sola astrazione non basta. solo unendo queste due facoltà. ci ricondurrebbe infallibilmente all’Essere suprem o. E evidente che se il n ostro sentim ento e la nostra im ­ m aginazione p osson o fornirci un’immagine. Pur continuando ad applicare questa facoltà di astra­ zione. Q ual è dunque questa curiosità im periosa che spinge l’u o ­ m o a con osce re il m ond o che lo circonda. a perseguire con infaticabile passione i segreti di questa natura di cui lui stesso è. al Nulla.Per con osce re questo m ondo. senza il quale non potrem m o mai concepire la realtà viva degli esseri. con rispetto e amore. a Dio. oppure una delie principali necessità inerenti al suo essere? N o n esito a dire che. queste due azioni dello spirito apparentem ente contrarie: l’astrazio­ ne e l’analisi scrupolosa. solo la scienza potrà darci un’idea chiara e precisa. com e spiegherò poi. di tutte le necessità che costituiscono la natura dell’uomo. Perciò.

Essere effim ero e impercettibile. vegetali e animali. la sua ultima parola s u W’unità reale dell’Universo. né limite. suoi simili. precedenti e con tem ­ poranee. tutte le evoluzioni meccaniche. l’u om o atti­ vo. D e ve c o ­ noscere tutte le regioni inferiori. Le idee. Q u e sto è il com pito dell’uom o: inesauribile. non esistono su questa terra che in quanto prodotti . ordinato in sé. p erso in m ezzo all’oceano senza sponde della trasform azione uni­ versale. chim i­ che. ma tuttavia senza inizio. attorno a sé tutti gli uomini. affinché. suoi fratelli. Se dopo questo gli chie­ dete il suo intimo pensiero. diversificato e. vi risponderà che è l’eterna trasforma­ zione. fisiche. possa inaugurare il m ondo umano. nell’universo così inteso. resta calmo e fiero nel sentim ento della propria libertà. in questo m ondo di cieca fatalità. di conseguenza.pere. com presa quella di Dio. deve penetrare con il pensiero tutto il m on d o reale e. della prop ria esistenza e della propria evoluzione. infinito e più che sufficiente per soddisfare gli spiriti e i cuori più fieri e più ambiziosi. non possa e sse rc i q u e stio n e né di idee anteced enti né di leggi preconcepite e preordinate. deve approfondire sem pre di più la coordinazione e le leggi. affinché possa com prend ere la propria natura e la propria m issione su questa terra. sua patria e suo unico teatro. D unque il contrario a sso ­ luto della Provvidenza: la negazione di Dio. né fine. senza sperare di poter mai raggiungere il fondo. l’uom o cosciente del proprio um ano destino. che con ­ quista em ancipandosi mediante il lavoro. l’uom o pensante. ossia tutte le cause e le condizioni della propria nascita. un m ovim ento infinitamente particolareggiato. * * * Si com prende com e. con un’eternità ignorata alle sue spalle e un’eter­ nità sconosciuta di fronte. il m on­ do della libertà. poiché la sua umanità è solo a questo prezzo. ribellandosi se del caso. geologiche. la scienza ed emancipando.

com e ho detto prima. M a poiché esiste un ordine nella natura.24 del cervello. N e risulta il di- . assum ono la form a di idee umane quasi spontanee. se non l’evolu zione naturale delle cose. riprodotte dal nostro cervello sulla base di osservazioni più o m eno esatte delle cose. che quindi lui ste sso non è altro che la logica. fosse pure un Dio. Perciò. avrebbe solo potuto intralciare con il suo arbitrario intervento p e rso ­ nale l’ordine naturale e lo sviluppo logico delle cose. p rod u con o fatti nuovi (5)? D i conseguen- 5 S o ste n e re che D io n o n è c o n tra rio alla logica. ossia c o n ­ trari. quando. non so n o riconosciute com e leggi da nessuno ed esistono solo allo stato di processi reali della natura. di causa finale o di crea­ zione provvidenziale com binata e diretta. a ogni logica naturale e di riconoscere solo una logi­ ca: quella dell’assurdità e dell’iniquità. Le leggi della natura si manifestano nella form a ideale o astratta di leggi solo per l’intelligenza um a­ na. ossia il p ro ce sso naturale mediante il quale molte cause determinanti. n ie n t’altro che questo corso o questo sviluppo naturale delle cose reali. Il term ine natura esclude di conseguenza ogni idea mistica o metafisica di sostanza. in tutta l’e ste n sio n e del su o e sse re. false quando so n o contrarie. processi che. significa affe rm are che. e ste rn o alla logica. ine­ renti alle cose. Sappiamo bene che la caratteristica principale degli D èi di tutte le religioni è appunto di essere superiori. so n o sem pre determinati da un c o n co rso indefinito di condizioni par­ ticolari. C o s ’è la logica. Precedentem ente alla nascita del p ensiero umano. U n ordinatore. ed è se m p re la ste ssa cosa. Sono giu­ ste quando son o conform i a queste leggi. Perciò ve n gon o molto d op o i fatti naturali. dei fenom eni e della successione dei fatti. deve esserci stato necessariam ente un ord inatore? N ie n t ’affatto. di influenze e di cause che si ripetono regolar­ mente. ci si chiederà. che non c o n tie n e niente che sia so p ra o. l’e siste n za di D io n on p u ò avere altro significato che qu e llo di n e gazio n e delle leggi naturali. significa affer­ m are che D io non esiste. m olto d op o le leggi che governano questi fatti. è co m p le ta m e n te logico.

gli uragani. c o n sid e ra ta in tutta l’e ste n sio n e e in tutta l’a m p ie zz a del su o svilu p p o sto ric o .za. dunque D io non esiste. troverà mai risposta. nessuno ha trovato né. Lo ste sso vale p e r i fatti ch e si p r o d u ­ co n o nella storia: le più o rrib ili istituzioni divine e um ane. le pe stile n ze che d e v a sta n o e d istru g g o n o città e p o p o la z io n i intere. le attuali p r o d e z z e di N a p o le o n e III. dal p u n to di v ista um ano. m a n e ssu n o s o s t e r r à che so n o benefattrici pe r l’um anità. (N ota di B a ku n in ) 7 S e g u o l’u so stab ilito s e p a ra n d o in qualche m o d o il m o n d o sociale dal m o n d o naturale. tu tto q u e sto ra p p re se n ta una se rie di fatti naturali p ro d o tta da ca u ­ se naturali. n e ce ssa ria m e n te utile. compreso il mondo sociale (6). s o n o ce rtam en te fatti naturali p ro d o tti logi­ cam ente da un c o n c o r s o di cause naturali. di A le s sa n d ro II e di tanti altri so v ra n i o u o m in i politici e m ilitari d ’Eu ro pa . il m ondo è un caos. tutti i c rim i­ ni passati e pre se n ti dei capi. p e r e s e m ­ pio. dubito. non c e ordi­ ne nella natura. ab o rre n d o li nel fo n d o del su o c u o ­ re. e la in cre d ib ile viglia cch e ria della b o rg h e sia di tutti i paesi che li incoraggia. perché e com e e siston o ? C o sa conferisce loro q uesto carattere im mutabile? Ecco una questione che non p osso risolvere. (N o ta di B akunin) . e alla quale. il m o n d o anim ale e v e ge ta le di cui è l’ultim a e più alta e s p re s s io n e su q u e sta terra. o pp u re : Il m ondo si ordina in sé. M i sbaglio: i teologi e i metafisici hanno tentato di rispondervi supp onend o una causa pri- lem m a inevitabile: D io è. e la d isp e ran te stu p id ità dei p o p o li che o b b e d is c o n o al lo ro g io g o . è naturale e c o m p le ta m e n te su b o rd in a ta alle leggi della natu ra quanto. Le grand i catastrofi naturali: i terrem o ti. le e ru z io n i vulcaniche. dunque non ci sono leggi naturali. M a se le leggi del m ond o naturale e del m ond o sociale (7) non so n o state create né ordinate da nessuno. dei se dicenti be n e fa ttori e tu to ri della n o stra p o v e ra sp e cie um ana. di B ism arck . che n on im p e d isc e lo ro di e sse re e c ­ ce ssiva m e n te fu n e ste per l’um anità. (N o ta di Bakunin) 6 D a tu tto q u e sto non d isce n d e assolu ta m e n te che qu a n to è lo gico o naturale sia. E vid e n te m e n te la so c ie tà um ana. oppure dovrà esserlo nel mondo naturale. ch ’io sappia. li sostie n e . quindi m o lto logiche. le in o n d a zio n i. mi sarà perm esso di enunciare questo assiom a tanto sem plice e nel contem po così decisivo: Tutto ciò che è naturale è logico. e tutto ciò che è logico o è già realizzato. b u o n o e giusto.

son o leggi dispotiche. A p p ro fo n d e n d o il significato delle parole: leggi naturali. una Divinità creatrice dei m ondi o.ma suprem a. necessa- 8 È assai stra n o v e d e re B aku n in co n fo rm a rsi all’u so abituale della lin­ gua. almeno com e dicono i metafisici panteisti. Di conseguenza delle due una: o Dio. Di conseguenza. ne rendeva im possibile la loro stessa esi­ stenza. necessariam ente. per ra p p o rto a queste cose. tutte le leggi che em anano da un legislato­ re. tro ve rem o dunque che escludono in m odo assoluto l’idea e p ersino la possibilità di un creatore. di un ordinatore. un’anima divina o un pensiero assoluto. co m e d im o s tre rà su cce ssiva m e n te . individuale o collettivo. ossia fondata non sulla loro natura. (N ota di Jam es G uillaum e) . Pe rch é l’ha fatto? S e m p lic e ne glige nza di stile. anche se elet­ to a suffragio universale. col sign ificato di «d iso rd in e ». che un D io ord inatore di questo m ondo doveva necessaria­ mente produrvi l’anarchia (8). p re n d e re in q u e sto ca so il te rm in e «anarchia» dal v e rs o sbagliato. di un legislatore. M i è stato fa­ cile d im ostrare che quella di un D io creatore delle leggi naturali e sociali conteneva in sé la negazione com pleta di queste leggi. per l’esperienza q uoti­ diana e tram ite la scienza (la quale non è altro che l’e spe­ rienza sistem atizzata nei secoli). al c o n tra rio . il caos. incarnato nell’universo e che si mani­ festa con il m ovim ento e con la vita di tutti gli esseri che nascono e m uoiono nel suo grem bo. o le leggi della natura non esistono. d obbiam o concludere che D io non esiste. Sic­ com e sappiam o di maniera certa. um ano o divino. se n za du b bio . poiché l’idea di un legislatore esclude a sua volta in m odo altrettanto assoluto quella dell’/nerenzo delle leggi alle cose. ossia la loro realizzazione e la loro efficacia. p o ic h é l’a sse n z a di un o rd in a to re è la c o n d iz io n e n e ce ssa ria p e r l’e siste n za d e ll’o rd in e . che queste leggi e sisto ­ no. s in o n im o di « o rd in e naturale». ma sul pensiero e sulla volontà del legislatore. Sap e va m eglio di ch iu n q u e altro ch e «anarchia» è. N e ssu n a di queste due su pp osizion i resiste alla minima critica. Se una legge non è inerente alle cose che governa. è una legge arbitraria.

credo. U na legge è realm ente una legge naturale solo quando [è] assolutam ente inerente alle cose che la re n d o n o manife­ sta al n ostro spirito. soprannaturali e illogici. quando costituisce la loro proprietà. so n o la sola spiegazione possibile delle cose. ai quali l’ipocrisia sociale. C hiedersi per­ ché le leggi naturali esistono. Dunque. cose e fatti n u o ­ vi. son o inseparabili dal m ondo reale. tutto ciò che possiam o sapere. se non lo fossero. gli effetti. M a se possiam o negare con piena certezza l’esistenza di un divino legislatore. più in­ cosciente che cosciente. si annullerebbero nella realtà e nella logica naturale delle cose. chi vuole capir­ le deve rinunciare una volta per tutte sia al D io personale dei teologi sia alla Divinità impersonale dei metafisici. Le leggi naturali so n o i processi natu­ rali e reali.di esseri. Esse esistono. ma perché obbligati da una forza esterna. dà arbitrariam ente il nom e di legge. divina o umana. non ne consegue affatto che possia­ mo renderci conto di com e si sono stabilite le leggi natu­ rali e sociali nel m ondo. mediante i quali tutte le cose e sistono e. dal punto di vista teorico. poiché. se non esiste? C iò che abbiam o chiamato la Causalità universale non è altro che una Risultante di tut­ te le cause particolari agenti nell’Universo.relative . più o m eno particolari. Ecco tutto ciò che sappiam o e. di cui noi stessi siam o i prodotti. al di fuori del quale non vi è nulla. ma decreti a cui si ob b ed i­ sce non per necessità interiore e per tendenza naturale. la loro natura più o m eno determinata. Perché l’Essere è? E assurdo. salvo diventare a nostra volta cause . e non la natura universale e astratta di non si sa quale sostanza divina o pensiero assoluto. son o ordini arbitrari. D ’altronde com e p otre m m o trovare la causa prima. . sarebbe com e dom andarsi perché esiste questo Universo.riamente estranee e ostili agli uomini e alle cose che de­ vo n o dirigere: non son o leggi. sostanza e pensiero necessariam ente extra-m ondiali. da questo insieme di cose e di fatti.

ob bligandolo in ogni istante della sua vita a difendere contro di essi la propria esistenza. obbedisce a se stesso. il m ondo naturale ci presenta il quadro assassino e sanguinario di una lotta spietata e per­ petua. della lotta per la vita. il germ e della propria distruzione e.questa fatalità naturale che le produce. L’uom o non è il so lo a co m ­ battere: tutti gli animali. N ello stesso tem po deve difendersi da lui. che dico?. com e ho già detto altrove ('). benché in m odo meno appariscente. «il m ondo naturale può essere considerato una sanguinosa ecatombe. perché può solo viverci e nu­ trirsi a sue spese. del 21 a g o sto 1869. ma che tuttavia sem brano congiurare contro di lui. (N o ta di Jam es Guillaum e) . perché il m ondo a sua volta sem bra volerlo divorare. non potrebbe vivere un solo istante.Volontà O b b e d e n d o alle leggi della natura. L’u om o non può fare a m eno del m on d o esterno. D a questo punto di vista.[tutte] lottano com e lui. dei fenom eni e degli esseri viventi che lo ossessionano.2. una d ivora l’altra. ho affermato. poiché obbedisce a leggi che sono inerenti alla sua natura.1 1 N e Le Progrès. a rtic o lo intitolato Patriotisme. tutti gli esseri viventi. il p ro p rio nem ico . E l’insiem e delle cose. l’uom o non è affatto schiavo. lo avviluppano costantem ente da ogni parte. O gn i categoria di cose. alle stesse condizioni per cui esi­ ste e costituiscono tutto il suo essere: ob b ed e n do loro. tutte le cose esistenti portano in sé. di m odo che. è vero. senza i quali e all’infuori dei quali. nella natura esiste una schiavitù da cui l’uom o deve liberarsi se non vuole rinunciare alla sua umanità: quella del m on d o naturale che lo circonda e che abitual­ mente denom ina natura esterna. le conserva e le distrugge . ogni specie vegetale e animale vive solo a detrim ento di tutte le altre. L’uomo: Intelligenza . Tuttavia. per così dire. di Le L o d e .

tu tto b o n tà non av re b b e p o tu to cre a re un m o n d o sim ile. D io . A ll’inizio vi regnava u n ’a rm o n ia assoluta. N o n dobbia­ mo chiederci il perché. e i primi vivono solo perché gli altri soccombono (2). più una c o sa è assurda. M a dobbiam o convenire che la N atu ra non è affatto la tenera m adre che si dice e per vivere. T roviam o q u est’ordine di cose stabilito appena ci affac­ ciam o alla vita. più è vera. b e n ch é pe rfe tto al m o m e n to di uscire . m aled isse l’u o m o e il m ondo. im p o ssib ile . con la sofferenza di tutti. D io pe rfe tto ha cre ato un m o n d o perfetto.una lugubre tragedia creata dalla fame. tutto intelli­ genza. abbiamo b isogno di una singolare ener­ gia. non ne siam o affatto responsabili. per mantenerci nel su o grem bo. un o rr o re . afferm ano. C o m e ! U n D io o n n ip o te n te . d o p o e sse re stata la p e rfe zio n e assoluta. m a e cc o che questa p e rfe z io n e ru z z o la e attira su di sé la m a le d izio n e del su o cre a to re e. È v e ro che i te o lo g i hanno un ecce lle n te a rg o m e n to p e r sp ie ga re q u e ­ sta rivo lta n te co n tra d d izio n e . dive n ta l’im p e rfe zio n e a s s o ­ luta. L’arm onia si stabilisce con la lotta: con il trionfo degli uni. È il teatro costan­ te di una lotta senza grazia e senza tregua. Q u e s t a sp ie g a zio n e è tanto più edificante q u a n to p iena di a ssu rd ità e sa p p ia m o che è la fede nell’a s s u rd o a c o stitu ire la fo rz a dei teologi. non sarà mai altrimenti nel m ondo animale. vi so n o anche dei piaceri. Per lo ro . con la disfatta e la m orte degli altri. con ogni probabilità. P ossi­ 2 C o lo r o che a m m e tto n o l'e siste n z a di un D io c re a to re p ro b a b ilm e n te non d u b ita n o del bel co m p lim e n to che gli fanno ra p p re se n ta n d o lo com e il c re a to re di questo mondo. N o i non diciamo. E il nostro naturale punto di partenza. com e i cristiani. O g n i religione non è che la de ificazio n e d e ll’assu rd o . Il m o n d o s a re b b e stato cre ato perfetto. che questa ter­ ra è una valle di lacrime. C o sì. Q u e sta è la legge suprem a del m ondo animale.. C o m e ha p o tu to la p e rfe z io n e sc e n d e re co sì in b a sso ? A q u e sto si r isp o n d e a p p u n to che il m o n d o .. altri­ menti gli esseri viventi non sareb bero tanto attaccati alla vita. perché nel mondo naturale i forti vivono e / deboli soccombono. fu rio so c o n t ro di lui. e non possiam o far altro che constatarlo e convincerci che da quando esiste il m ondo è sem pre stato così e. fin qu a n d o a v e n ­ d o l’u o m o peccato.

che trio n fa s e m p re più nel c o r s o dei secoli. m a la ragio n e um ana. U n ’altra d o m an d a: Se il m o n d o e ra perfetto. tuttavia non era una p e rfe z io n e assoluta. D u n q u e . il P e rfe ttissim o . P e rch é l’aver c r e ­ ato un m o n d o im pe rfe tto si può sp ie g a re s o lo p e r la sua inintelligenza. q u a n to è sin go lare q u e sto D io dei cristian i! H a cre a to l’u o m o in . non si p u ò parlare di più o di m eno. lo ha fatto de cade re . il m o n d o era im p e r­ fetto.bile che questa legge fatale sia quella del m ond o umano e sociale?» dalle m ani del creatore. Il m o n d o era perfetto so lo relativa m en te e in c o n fro n to a q u a n to lo è ora. M a allo ra p o r r ò lo ro due piccole do m an d e . c o m e p o s so n o e siste re due pe rfe zion i. Infine. le rid u ce e le re n d e n e ce ssa ria m e n te im ­ perfette. ne c o n se g u e che an ch e D io può d e c a ­ dere! C iò significa che D io . m a m igliore di q u e llo che v e d iam o ora. intera. ch e non c o m p o rta nulla di relativo ? La p e rfe zio n e non è fo rse n e ce ssa ria m e n te asso lu ta ? S o s t e ­ nete d u n q u e che D io aveva cre ato un m o n d o im pe rfe tto . D u n q u e . i sig n o ri teo logi sa ra n n o p e rc iò co stre tti ad a c c o rd a rm i che il m o n d o da lui cre ato e ra pe rfe tto all’origine. Per salvare l’e siste n za di D io . che di c o n s e g u e n z a D io non esiste. è esistito c o m e e s se re a sso lu to e pe rfe tto n e ll’im m a gin a zio n e ign o ra n te e c r e ­ d ente degli uom ini. è n e ce ssa ria m e n te im perfetto. se il m o n d o e ra m e n o p e rfe tto di D io . poiché la dualità. non vi era D io né so p ra né fuo ri di lui . assoluta. M a se e ra so lo m igliore . non deve fo rse e sse re giudicato dalla sua creazione. c o m e ha p o tu to d e c a d e ­ re? Bella p e rfe z io n e quella che pu ò alterarsi e svanire! E se si am m ette che la p e rfe z io n e pu ò decadere. E allo ra ch ie d iam o loro: O g n i cre atore . il p re su n to c re a to re del m o n d o . o p p u re non è. M a si dirà. ne risu lta che D io . s e c o n d o le v o stre ste sse parole. lim itan d o una l’altra. che n o n è mai stato D io . non p e rm e tte dualità. se e ra già im p e r­ fetto q u a n d o è u scito dalle m ani del cre atore . la p e rfe zio n e è com pleta. co m e l’o p e ra io dalla sila o p e ra ? Il c re a to re di una c o sa im p e rfe tta è n e c e ssa ­ riam e n te un c re a to re im perfetto. c re a to re di un m o n d o im pe rfe tto . n on p re se n tav a que sta a rm o n ia e qu e sta pace a sso lu ta di cui i sig n o ri te o lo g i ci rie m p io n o le o re c ch ie . era im p e r­ fetto lui ste sso . s o lo m e n o p e rfe tto di D io . A q u e sto r isp o n d e rò che q u a n d o si tratta della pe rfe zion e . p e r la su a im p o te n za o p e r la sua cattiveria. lo ha distru tto . D io . M a allo ra p e rch é usare la parola pe rfe zion e . La prim a: Se il m o n d o era p e r­ fetto. il su o cre atore . se il m o n d o era perfetto. il m o n d o e s se n d o stato im perfetto. una fu o ri dall’altra? La p e rfe z io n e n on può e sse re che unica. che resta im perfetto.il m o n d o ste sso era D io . e s ­ s e n d o s o lo D io assoluto. il m o n d o era perfetto.

E s o n o sim ili a ssu rd ità che a n c o ra oggi v o g lio n o im p o rre alla n o stra libertà. L asciam o queste cre a z io n i di un p a ssato m ise rab ile agli uom ini del p assato. D a qu e sto risulta che il D io dei cristiani. q u a n d o n e m m e n o esiste va e di c o n se g u e n z a e ra a sso lu ta m e n te in n o ce n te del p e ccato c o m m e ss o dai n o stri du e sfortu n ati antenati. D io m a le d isse anche il m o n d o ch e aveva cre ato così p ro d ig io sa m e n te ar­ m o n io so .* * * Ahim è! La vita individuale e sociale dell’uom o non è altro che la continuazione più immediata della vita animale. co sa fa? N o n c o n te n to di ave r insan guin ato la te rra p e r infiniti se co li con la sua te r­ ribile vendetta. co lle ra r id ic o ­ la q u a n to atroce. accad de all’u o m o ciò che il più se m p lic e padre di fam iglia a v re b b e p re visto . che s e m b ra lo ro di una p ro fo n d ità infinita tanto è iniq ua e assurd a. Q u a n t o a noi. m a tutta la d isc e n d e n za um ana. ric o rd ia m o c i s e m p re che la luce um ana. in una p e rp e tu a carneficina. la ragione. è un D io im potente quanto crudele. m a relativam en te al te m p o in cui . lo im m ola co n il p re te sto di rico n cilia re il m o n d o con la sua d iv in a M aestà! E ci fo sse alm en o riuscito! N o . nel cre are l’u o m o. il m o n d o naturale e u m an o resta lacerato e in sa n gu in a to oggi co m e prim a di que sta m o ­ s tru o sa red e n zion e . alcuni m illenni d o p o . e po ich é D io lo s a p e ­ va. sch ia v o della p ro p ria co lle ra e della m aled izion e p ro n u n cia ta c o n tro gli uom in i e tutto il m o n ­ do. o pe rai. ch e sa re b b e caduto. non è mai all’inizio. l’u o m o doveva cadere: altrim e n ti a v re b b e sm e n tito in so le n te m e n te la p re sc ie n z a divina. re n d e rc i degni e felici. P e rch é ci p a rlan o di libertà um ana? E ra fatalità! O b b e d e n d o a questa te n d e n z a fatale. com e tutti gli D è i che lo hanno preceduto e che gli so n o succeduti nella storia delle allucinazioni umane. la so la che p o ssa risc h ia ra rc i. N o n c o n te n to di q u e sta rivo ltan te ingiustizia. Ed e cco che la d ivina p e rfe zion e è p re sa da una te rrib ile collera. assurd o quanto cattivo. non p o te va ign o rare . alla n o stra ragione! È con sim ili m o st ru o s ità che si pre te n d e m oralizzare. che debba pe ccare e cadere. e m anciparci. N o n m o d o ch e possa. um anizzare gli uom ini! Lasciam o du n q u e una volta p e r tutte q u e ste s c io c c h e z z e d isg u sto se e q u e sti o rr o ri divini agli im p o sto ri che sp e ra n o folle m e n te di p o te r a n c o ra sfru tta re le m asse p o p olari in lo ro nom e. D io non m a le d isse so lam e n te i tra s g re ss o ri della sua legge. D io che grazie ai suoi infiniti attributi p o ssie d e l’o n n isc ie n z a e la P ro vv id e n za . q u e sto D io sa n g u in a rio v e rsa an ch e il san gue del su o unico Figlio. Poi. I te o lo g i non si s c o m p o n g o n o ra c c o n ­ ta n d o q u e sta storia. tra sfo rm a n d o lo in un rice tta c o lo di crim in i e di o rro ri. l’u o m o peccò. ric o rd a n d o si tard ivam e n te di e sse re un D io di am ore .

se ci è p e rsin o utile talvolta g u a rd a re in d ietro. ciò che a b b ia m o fatto e ciò che n on d o b b ia m o mai più fare. separare e com binare tra di loro le rappresentazioni degli oggetti esterni e interni fornite dai nostri sensi per form are dei gruppi. e se ci è p e r­ m e sso . per l’organizzazione e soprattutto per lo sviluppo del cervello. B is o ­ gnava a ve re la ro b u sta fe de di Tertulliano.» (N o ta di B aku nin) 3 C i è v o lu ta una g ran d e d o s e di stravaga n za te o lo g ic a e m etafisica per im m agin arsi un’an im a im m ate ria le vive n te im p rigio n ata nel c o r p o m a ­ teriale d e ll’uo m o. si avvicina aM’uom o. m e n tre è ch ia ro che so lo ciò che è m ateriale può e sse re racch iu so . diventano il punto di partenza o la base di quelle conclusioni che chiam iam o idee (3). più la sua intelligenza si sviluppa e si eleva. p e r rea lizzare se m p re più la sua um anità. Al contrario: la psicologia com parata ci dim ostra che non esiste un animale assolutam ente privo di intelligenza e più una specie [animale]. m anifestata nel ce le b re d e t­ to: Credo in ciò che è assurdo! pe r a m m e tte re due co se tanto in c o m p a ­ tibili qu a n to la p re te sa im m ate ria lità d e ll’anim a e la sua d ip e n d e n z a im m ediata dalle m odifich e m ateriali. non più esseri reali. e che l’u o m o nel s u o s v ilu p p o s to ric o è partito dall’anim alità p e r giu n g e re . è s o lo p e r c o n ­ statare ciò che sia m o stati e che non d o b b ia m o più e sse re . elaborate e classificate dal lavoro della nostra mente e che. poi di pa­ ragonare e com binare tra di loro questi gruppi. altra facoltà del cervello. m a se m p re in avanti p e rch é in avanti sta il n o s t ro sole e la n o stra salvezza.è altro che la stessa vita animale. ma nozioni astratte. lim itato. né rappresentazioni di oggetti percepiti dai nostri sensi. Tutte queste funzioni del nostro cervello sareb- si vive. N o n gu a rd ia m o c i d u n q u e mai indietro. ritenute dalla nostra memoria. alla fine della sto ria. ma com plicata da un nuovo elemento: la facoltà di pensare e di parlare. M a solo l’u om o arri­ va a ciò che appropriatam ente viene chiamata la facoltà di pensare. dai fenom eni patologici che si p rò - . ossia di confrontare. * * * L’uom o non è il solo animale intelligente sulla terra. c o n te n u to in una p rig io n e m ateriale.

in orig in e non fu ro n o altro che se m p lici constatazioni. F in o ra ho parlato so lo della facoltà formale di c o n c e p ire dei pensieri. di fatti naturali e sociali e c o n ­ clusioni. poi si sviluppa e si rafforza con un e se rcizio razionale. p r o v o ­ cato dalle im p re ssio n i che gli tra sm e tto n o i nervi. o c c o rre asso lu ta m e n te in sta u rarla n e ll’e d u c azio n e dei bam bini. quegli individui umani m o lto stupidi. so ste n u ta prin cip alm e n te dall’o rg a n iz z a z io n e v iz io sa della società. da cui si v e d e che il c o n te n u to del n o stro p e n sie ro . Q u a n t o ai p e n sie ri stessi. con l’applicazione di buoni m etodi scienti­ fici. n a tura lm e n te all’inizio m o lto im perfette.bero state impossibili. tu tto ciò d ip e n d e dalla c o n fo rm a z io n e più o m e n o fo rtu n a ­ ta del su o cervello. o ssia il la vo ro o il fu n z io n a m e n to ste sso del s u o cervello. le n o stre idee. in qu a nto p o te ­ re form ale . n o n gli a p p o rta che . talvolta crea disgraziatam ente degli idioti. l’uno vale l’altro. a llu cin a zion i e idee um ane. prim a di tutto con la salute del corpo. M a in seguito questa facoltà si consolida. co m e la fo rza e la d e stre zza m uscolare dell’u o m o si sviluppano con la ginnastica. M a gli uni co m e gli altri non s o n o che e cce zio n i. l’anim a u m a n a tutto q u e sto insiem e di facoltà affettive. e ste rn i o interni. N e c o n c lu d o che. di m o d o che.n o n è che l’ultim a e più alta e s p re s s io n e della su a vita anim ale. o di e sse re innate. delle fu n z io n i m ateriali di un o rg a n o m ateriale. con una buona igiene e con una buona ali­ m entazione. tratte dai fatti. La natura. ci s o n o state fo rn ite d a ll’inizio dal m o n d o delle c o se e dei fatti reali. Talvolta crea anche degli uom ini di genio. intellettuali e v o litiv e che c o ­ stitu isc o n o il m o n d o ideale o spiritu ale d e ll’u o m o . se l’uom o non fosse dotato di un’al­ tra facoltà com plem entare e inseparabile da quella di pén- d u c o n o nel c o r p o deH’u o m o. per in sta u rare l’uguaglianza tra gli uom ini. il g ra d o e la natu ra particolare e p e r co sì d ire individ uale in o gni u o m o. im m aginazioni. lungi d a ll’e s se re state create da un’az io n e tutta sp o n ta n e a dello spirito. La facoltà di pe n sare . E l’e d u ­ c a zio n e che p ro d u c e le e n o rm i differenze che o ggi ci fan n o disp erare . L’im m e n sa m a g g io ra n z a degli individui um ani n a sco n o uguali o quasi uguali: se n za d u b b io non identici. i n o stri pe nsie ri p ro p ria m e n te detti. che co stitu isc o n o la base del n o stro m o n d o intellettuale e che i m etafisici co n sid e ra n o cre a z io n i sp o n ta n e e e pure del n o stro spirito. L o sp irito d e ll’u o ­ mo. Q u e s t o fu l’inizio di tutte le rap p re se n ta zio n i. con l’educazion e e con l’istruzione. Per noi che non p o s sia m o c re d e re nel­ l’a s s u rd o e che non siam o affatto d isp o sti ad ad o ra rlo . co n sid e rati nel lo ro insiem e. co m e lo p r e ­ t e n d o n o a n c o ra oggi i m etafisici. il ce rve llo . a n c o ra m e n o g iu d izio se . m a e q u i­ valenti nel se n so che in o g n u n o i difetti e le qualità quasi si c o m p e n s a ­ no.

di m o d o che le n o zio n i ind ivid u ali sulle cose. q u e sto insiem e di im m agini e di pe n sie ri si a rric c h isc e e si am plia s e m p re di più con il lavoro colle ttivo dei secoli. E sse m o d ific an o l’esistenza.nel se n so che s o n o s o lo la r ip e rc u ss io n e o la rifle ssio n e nel ce rve llo d e ll’u o m o. co n la lo ro in ca rn a zio n e nei fatti e nelle co se più q u o tid ia n e della vita di o g n u n o . il ba m bin o sareb be incapace di rec e p irlo so tto questa form a. il p o te re di d iv e n ire a lo ro v o lta cau se p ro d u c e n ti fatti nuovi. ma sociali. palpabili p e r tutti. nella su a fo rm a ideale. sbagliati. fin nelle loro variazioni e m odificazioni più sottili e più un’a z io n e tutta formale. il p a trim o n io co lle ttiv o di tutti gli individui che lo c o m p o n g o n o . c o m e religione. d o p o e sse rsi ben stabilite nel m o d o c h e h o sp ie ga to nella c o sc ie n z a co lle ttiva di u n a so c ie tà qualsiasi. se c o n fo r­ mi all’o rd in e in erente alle c o se e ai fatti.sare: dalla facoltà di incorporare e di fissare. Po ic h é le idee e le rap p re se n ta zio n i um ane. e se rcita to e n e ce ssa ria m en te ac- . C o n la parola. co stitu isce in ogni e p o ca de lla storia. e. S ’im ­ p o n e a lui co m e un m o n d o di fatti. si u n i­ s c o n o in un s o lo sistem a. in un am b ie n te sociale più o m e n o vasto. non p r o ­ p ria m e n te naturali. che all’inizio n on s o n o che i p ro d o tti dei fatti naturali e sociali . le idee ind ivid uali di o g n u n o . all’u o m o n e o -n a to . c o m e siste m a di ra p p re se n ta zio n i e di idee. O g n i n u o va g e n e ra z io n e t ro v a nella culla un m o n d o di idee. si c o n tro lla n o e si m o difican o re c ip ro ca m e n te . per così dire. in co n tra n d o si. d iv e n ta n o sensib ili. co m e d o t ­ trina. p e rsin o pe r i bam bini. a g gu e rrito . in ca rn a to e rea lizzato nelle p e rso n e e nelle c o se che lo circo n d a n o . e q u a n d o a rriv a all’età v irile in cui co m in c ia il la v o ­ ro del p r o p r io pen sie ro .acq u ista n o più tardi. che c o n siste nel c o n fro n ta re e nel co m b in a re q u e ste co se e questi fatti in sistem i giu sti o sbagliati: giusti. in una p a ro la tutti i ra p p o rti esiste nti tra gli u o ­ m ini nella società. fin isc o n o p e r fo rm a re la co sc ie n z a c o m u n e o il p e n s ie ro co lle ttivo di u n a so c ie tà di uom in i più o m e n o estesa. Q u e s t o m o n ­ d o n o n si p re se n ta all’inizio. le idee così e la bo ra te si p re c isa n o e si fissa n o nello sp irito d e l­ l’u o m o e si tra sm e tto n o da un u o m o all’altro. C o s ì o gni n u o v a g e n e ra z io n e le a sso rb e fin dalla più te n e ra infanzia. p e n ­ s ie ro se m p re m odificabile e s e m p re sp in to in avanti dai n uo vi lavori di o gn i ind ivid u o . di im m a g i­ ni e di se n tim e n ti tra sm e sso g li so tto fo rm a di e re d ità c o m u n e dal la v o ­ ro intellettuale e m orale di tutte le ge n e ra z io n i passate. le abitudini e le istitu zion i um ane. e c o n fo n d e n d o si. e parla ai su oi se n si con tutto ciò che o d e e ve d e dai su oi prim i gio rn i. se contrari. e tra sm e sso con la tra d iz io n e da una g e n e ra z io n e all’al­ tra. e la lo ro rip ro d u z io n e p e r co sì d ire ideale e più o m e n o g iu d iz io s a da parte di q u e sto o rg a n o a sso lu ta m e n te m ateriale del p e n ­ s ie ro u m an o .

(N o ta di 8 akunin) Si n o te rà che la p a ro la formale.complicate. il su o fo n d o reale. sui d o ­ veri. sulle co n v e n ie n ze sociali. p e r il quale la forma è ciò ch e c o stitu isc e l’e sse n z a delle cose. l’ad o le sc e n te incontra.accanto a q u e ste idee a sso lu ta m e n te astratte. a rriv a to alla co scie n z a di sé. Q u e s t o d i­ m o stra a n c o ra una v o lta che il c o n te n u to s te sso del p e n sie ro um ano . M a accan to a qu e ste idee gen e rali. di m o d o che . C o m e s o n o state p r o d o t ­ te? D alla constatazione e da una sorta di consacrazione dei fatti com piu­ ti. tro v a in sé e nella so c ie tà che la cir­ conda. D i q u e ­ sto g e n e re s o n o le im m agin i trad izion a li e co m u n i che i m etafisici ingannati dal m o d o in se n sib ile e im p e rce ttib ile con cui. non è affatto una c re a z io n e sp o n ta n e a de llo spirito . e più tardi im p r e s ­ se nel p ro p rio sp irito d a ll’e d u c a z io n e che in d ip e n d e n te m e n te da ogni a z io n e sp o n ta n e a del su o s p irito ha su b ito d u ra n te l’infanzia. sui diritti di o gn u n o . e sse p e n e tra n o e si im p rim o n o nel ce rve llo dei bam bini. ho detto. p o ic h é negli svilu p p i pratici d e ll’um anità. nella so c ie tà in cui si svilu p p a e a se gu ito d e ll’in flu en za esercitata da qu e sta so c ie tà sulla sua infanzia. m a è se m p re dato d a ll'e s p e rie n z a m editata delle c o se reali. tu tto un m o n d o di p e n sie ri e di ra p p re se n ta zio n i stabilite che le s e rv o n o da punto di p a rte n za e le fo rn is c o n o in q ualche m o d o la stoffa o la m ateria prim a p e r il p r o p r io la vo ro intellettuale e m orale. p re se n ta n d o si a lui c o m e idee ge ne rali accettate e co n sacrate dalla c o sc ie n z a collettiva della socie tà in cui vive. tro v a in sé una qu a n tità di idee m o lto più de te rm in a te sulla natura e sulla società. con segni esteriori: se. che re g o la ­ no i ra p p o rti degli u o m in i tra di loro. Tutte q u e ste idee che l’u o m o n a sc e n d o tro va in carn ate negli u o m in i e nelle cose. nella p re se n te nota. p e r esem p io . p ro ve n ie n ti d a l­ l’e ste rn o . e m o lte altre più pa rtico la ri ancora. idee ch e to c c a n o più da v ic in o la vita reale d e l­ l’uo m o. la sua e siste n za qu o tidia n a. co m e nella sc ie n z a p r o ­ p riam e n te detta.ch ia m an o falsam ente idee innate. p r i­ m a che ab biano c o sc ie n z a di sé . sulla fam iglia. sullo Stato. [que ste idee] s o n o state p ro d o tte . co m e quelle di D io o di anim a idee a ssu rd e m a sa n z io n a te d a ll’ign o ra n z a u n ive rsale e dalla stu p id ità dei secoli. sulla p ro p rie tà. non è utilizzata da B a ku n in nel significato che le attribuisce. tutte quelle operazioni dello spirito. tutti quei moti materiali del cervello. S o n o le idee sulla giustizia. tanto che a n c o ra o ggi non ci si p u ò p ro n u n c ia re a p e rta m e n ­ te e co n un linguaggio p o p o la re c o n tro di esse. e che. in una c o m p a g n a to da una critica nuova. A risto te le . se n za c o rre re il p e r ic o ­ lo di e sse re lapidato dall’ip o c risia b o rg h e se . i fatti com piuti precedono sem pre le idee. dal la v o ro intellettuale e m o ra le colle ttivo delle p a ssate g e n e ra z io n i.

elevandolo in sé. una facoltà formale è una fa c o l­ tà co n sid e rata in d ipe nde n te m e n te dal su o contenuto. non li ha creati. N e l v o c a b o la rio di Bakun in. ossia nel su o pensiero e solam ente con l’azione astratta del suo pensiero. Il la vo ro del c e rv e llo u m an o è qualificato di la vo ro formale.. di tutti gli aniv mali di questa terra. anche il loro linguaggio. che. com e tale. solo l’u om o pensa e parla. vuota di qualsiasi contenuto e. iden­ tica al Nulla. al di ^ sopra di tutti gli oggetti che lo circondano e p ersino al di sopra di sé in quanto individuo e specie . siccom e la loro intelligenza non si eleva mai oltre le rappresentazioni materiali.. senza dubbio. mai idee. o tutt’al più oltre un prim issim o confronto e com binazione di queste rappre­ sentazioni tra di loro. X Solo lui è dotato di questo potere d ’astrazione che . per gettarlo nei trionfi e nei torm enti infiniti di un’evoluzione senza limiti. (N o ta di Jam es G uillaum e) . p o ic h é o p e ra su fatti reali e c o s e reali che gli s o n o dati. delle sue disgrazie e dei suoi crimini posteriori. esprim e solo se n ­ sazioni o nozioni materiali. l’ha strap­ pato dalle pretese beatitudini del paradiso animale. A nche tutti gli altri animali hanno un linguaggio. ma che com unque si è d im o­ strata onnipotente nello sviluppo storico dell’uom o. Posso perciò affer­ mare.iu te - /'■ '«'»«’i 'J parola. dell’U n ive rso e dell’Infinito assoluto: idea com pletam en­ te astratta. l’e le m e n to form ale è quello che d e te rm in a un e sse re e gli dà l’e siste n ­ za attuale. poi­ ché essendo stata una delle cause principali di ogni con36 quista e nello stesso tem po di tutte le sue divagazioni. privo d ’o r­ ganizzazione e incapace di evoluzione. a sistem atizzarli.sen^ za dubbio rafforzato e sviluppato nella specie umana dal **• lavoro dei secoli.gli perm ette di concepire o di creare l’idea della Totalità degli esseri. m a si limita a co m b in arli e a disp orli. in d ip e n d e n te m e n ­ te dalle realtà c o n c re te o astratte sulle quali e se rcita la su a attività. senza paura di essere smentito. l’u om o non fosse dotato della facoltà di parlare. chi ne dubita? ma.

si innalza in qualche m od o al di sop ra dei propri moti interiori. materiali e s o ­ ciali. de­ gli istinti. E com e dobbiam o rifiutare la possibilità di ciò che i metafisici chiamano idee spontanee della volontà. contro altri m otori altrettanto inte­ riori e determinati. elevandosi al di sopra della pressione immediata che gli oggetti esterni esercitano sull’individuo. Q u e sto potere di prendere parti­ to in favore di uno o più m otori che agiscono in lui in un determ inato senso. o secondo la passione dominante. si chiama volontà. O gn i u om o alla sua nascita e durante tutto il co rso della 37 . Ecco l’inizio del­ l’analisi e della scienza sperimentale. assolutam ente indipendenti dal suo pensiero e dalla sua volontà. perché com e la forza m uscolare dell’uomo. indipendenti dal m ondo materiale e capaci. ciò gli dà la possibilità di confrontarli tra di loro. com e delle tendenze affettive che percepisce. l’uno e l’altra appaiono com e forze la cui indipendenza è eccessivamente relativa. il libero arbitrio e la responsabilità m orale dell’u o ­ mo. lo spirito dell’uom o e la sua volontà non si presentano più com e poteri assolutam en­ te autonom i. così d obbiam o rifiutare anche gli atti spontanei della v o ­ lontà. l’uom o per così dire si sdoppia e scindendosi den­ tro di sé. se con d o l’ideale di giustizia e di bene. C o sì spiegati e com presi. dei desideri che si svegliano in lui.Grazie a questo potere d ’astrazione. di influenze e di azioni esterne. il prim o creando i pensieri e la seconda gli atti spontanei. G razie a questa fa­ coltà. può confrontarli gli uni con gli altri e osservare i loro rapporti reciproci. nel senso teologico. che l’influenza della società e delle circostanze particolari hanno svilup­ pato e rafforzato in lui. di rom p e re il concatenam ento fatale degli effetti e delle cause che costituisce la solidarietà universale dei mondi. l’uom o. degli appetiti. queste forze o capacità ner­ vose si form ano in ogni individuo per un co n co rso di cir­ costanze. Al contrario. com e co n fro n ­ ta gli oggetti e i movimenti esterni. metafìsico e giuridico del termine. al di sopra delle sensazioni che prova. e di prendere partito per gli uni contro gli altri.

e l’osservazione e l’applicazione più rigorosa del­ le sue leggi. si p rod u con o e scom p aion o nel m ondo. il potere di rom p e re con un atto volontario qu e ­ sta eterna e onnipotente solidarietà. . l’indipendenza nei confronti delle pretese e degli atti dispotici degli uomini.sua vita. di circostanze e di condizioni. nostra madre. ci alleva. ci avvolge. per noi non vi è possibilità di indipendenza né di rivolta. ci penetra fino al m idollo e nelle più intime profondità del n ostro essere intellettuale e m ora­ le. da cui deriva per lui. fondato sull’osservanza rispettosa delle leggi della na­ tura-. è solo la risultante di una quantità innum erevole di azioni. quanto al giogo arbitrario degli uomini lo rovescia con le rivoluzioni. conform em ente alle leggi naturali inerenti a ogni società umana. è in sostanza l’organizzazione meditata e libera dell’ambiente sociale. il lavoro. nostra madre. il solo essere uni­ versale e assoluto che esista realmente. materiale e sociale. egli si libera unicam ente della pressione brutale che esercita su di lui il suo m ondo ester38 no. Egli dom ina le cose con la scient’ za e con il lavoro. so n o la scienza. com prese tutte le cose e tutti gli uom ini che lo attorniano. Q u e sto è l’unico significato razionale del term ine libertà: il dom inio sulle cose ester­ ne. La prim a e l’ultima con d i­ zione di questa libertà restano perciò sem pre la sottom issione più assoluta all’onnipotenza della natura. ci nutre. che ci foggia. presenti e futuri. materiali e socia­ li. e che finisce sem pre per soffocarci con il suo abbrac­ cio materno. ma non dal giogo universale che com e lui portano tutti gli esseri viventi e tutte le cose che esistono. la rivolta politica. E v e ro che con la con o sce n za e l’applicazione meditata delle leggi naturali l’u om o si em ancipa gradualmente. anello transitorio e appena percettibile del co n ­ catenam ento universale di tutti gli esseri passati. che continuano a p rod u rlo fin che vive. ma che nessuna im m aginazione umana saprebbe abbracciare? R iconoscia­ m olo dunque una volta per tutte: di fronte a questa natu­ ra universale.

con la d iffe re n za che noi lo facciam o per la n o stra utilità.. In una parola. Tra queste facoltà animali e le corrisp ondenti facoltà dell’uom o. E q u a n d o a g isc o n o co n tra ria m e n te alle abitudini che a b b ia m o v o lu to dargli. consiste nel senso assoluto che la nostra vanità umana. ma anche per tutti gli animali senza eccezione. li trattiam o c o m e e sse ri respo n sab ili. e quindi per essi non esiste nessuna re ­ sponsabilità né giuridica. non hanno alcuna possibilità di interrom pere con le loro idee e con atti spontanei della loro volontà il corso uni­ versale della vita. d u n q u e li co n sid e ria m o . nei n o stri ra p p o rti con gli anim ali a d d o ­ m esticati e addestrati. o ssia svilu p p iam o in lo ro una fo rz a interna che non è altro che la v o ­ lontà. benché con gradi diversi per ognuno. Perché dunque dichiariam o l’u o ­ m o assolutamente responsabile e l’animale assolutamente irresponsabile? Penso che l’e rrore non consista nell’idea di responsabili­ tà. noi li ab itu ia m o a d o m in a re . li pu n iam o . sostenuta da un’ab er­ razione teologica e metafisica dà alla responsabilità uma- 4 Q u e st a idea de ll’irre sp o n sa b ilità m o rale degli anim ali è a m m e ssa da tutti. li trattiam o co m e il D io dei cristiani tratta gli u o m in i .. son o determinati da cause indipendenti dal loro pensiero e dalla loro volontà. Tuttavia. lui p e r a c c o n ­ tentare e alim entare la su a infinita vanità. in ogni istante della loro vita e in ognuno dei loro atti. M a non è in tu tto c o n fo rm e alla verità. noi p e r so d d isfa re il n o st ro e go ism o .. vi è solo una differenza quantitativa. P o ssia m o a ssic u ra rc e n e co n l’e sp e rie n z a quotidiana. tutti gli animali son o incontestabilm ente dotati di intelligenza e di volontà. né m orale (4). lui p e r la su a gloria. la quale esiste in m aniera m olto reale non solo per l’uomo. Tutti c o n ­ cordano in questo: gli animali.N e ssu n o parla del libero arbitrio degli animali. capaci di ca p ire che h a n n o infranto la legge che gli a b b ia m o im p o sto e li so tto m e ttia m o a una spe cie di g iu risd iz io n e d o ­ m estica. i lo ro de sid e ri. se ­ guono fatalmente l’im pulso che ricevono sia dal m ond o esterno che dalla propria natura interna. Li alleviam o non in v ista della lo ro utilità e della lo ro m oralità. m a c o n fo rm e m e n te ai n o stri in te re ssi e ai n o stri sco p i. In una parola. a tratte n e re i lo ro istinti. una differenza di grado. (N o ta di Bakunin) .

è una facoltà nervosa del­ l’organism o animale. esse puniscono persino con tenerezza paterna la disobbedienza dei loro piccoli. ossia la com prensione o la conoscenza delle cose. per anim are dei pezzi di carne. N o i possiam o accettare com e un assiom a generale che ciò che non si trova nel m ondo animale. dal punto di vista assoluto. gli animali e l’uom o sono ugual­ mente irresponsabili. caduta m iracolosam ente dal cielo sulla terra. se non vi è responsabilità ani­ male. il p ro ­ dotto dell’organism o animale. Q uindi. perciò non è una scintilla mistica. im percettibile nelle specie inferiori. La volontà. La responsabilità d e ll’uno com e dell’altro è relativa al grado di riflessione di cui so n o ca­ paci. M a di certo la responsabilità relativa esiste a tutti i gradi della vita animale. L’e rrore risiede in questa parola: assoluto. com e l’intelligenza. L’organism o più perfetto è quello dell’uomo. l’umanità non essendo altro che l’ultimo sviluppo dell’ani­ malità sulla terra. E il prodotto della carne organizzata e viva. im m ortale e divina. alm eno in g e r­ me. benché . è già m olto pronunciata negli animali dotati di una organiz­ zazione superiore. e so p ra t­ tutto le più suscettibili di perfezionam ento. La volontà. com e l’intelligenza. com e la forza fisica o propriam ente animale è una facoltà m uscolare dello stesso organism o e. dei cada­ veri. ossia quella facoltà. L’uom o non è assolutamente responsabile e l’animale non è assolutamente irresponsabile. il cui organo speciale è principalm en­ te il cervello. Le bestie allevano i loro piccoli. di progresso. Dunque esiste negli stessi animali un inizio di responsabilità morale. ne svi­ luppano a loro m odo l’intelligenza. e la volontà. non esiste e non si p rod u rrà mai nel m ond o umano. di conseguenza in lui si trovano l’intel­ ligenza e la volontà relativamente più perfette.40 na. siccom e l’u o ­ mo è so tto m e sso all’assoluta onnipotenza della natura quanto l’animale più im perfetto di questa terra. non può esserci responsabilità umana. quella forza interiore che permette di trattenere i movimenti istintivi. dunque.

c o ­ stituita nell’animale dal con co rso di influenze o di cause antecedenti. Lo stesso vale per la forza morale che chiam iam o forza di volontà. Ecco dunque. una . non assoluta. dal funzionam ento m uscolare dell’o r­ ganism o animale. E chiaro che non essendo. Forza m uscolare o fisica. e forza nervosa. queste forze hanno anch’esse un’indipendenza relativa. tutte posson o essere sviluppate con la ginnastica o con l’educazione. ognuna di esse dipende innanzi tutto dall’organizzazione dell’animale.. in secondo luogo. ha com e organi attivi principal­ mente i piedi e le braccia. o for­ za dell’intelligenza e forza della volontà. nient’altro che prodotti di cause indipendenti da loro. e questa differenza è determ inata prim a di tutto dalla natura particolare del loro organism o. dall’inizio. per la sua organizzazione speciale e per il suo oggetto. la specie um ana ne è dotata in grado superiore. Tra tutti gli animali di questa terra. dal profilo della loro natura com e da quello dell’intensità. in questa causalità universale che costituisce e com prende i mondi. organizzazione che porta in sé nascendo e quindi so n o il p ro d o tto di una moltitudine di circostanze e di cause che non solo gli sono esterne. C o s ’è la forza m u sco­ lare? E una potenza materiale di intensità qualunque. Il funzionam ento n e rvoso che costituisce propriam ente l’intelligenza e la volon tà è m a­ terialm ente diverso. ma antecedenti. hanno questo in com une: in primo luogo.. ma relativa. Tutte le specie animali ne so n o dotate in gradi diversi. rivelandocele ancora una volta com e prodotti d ’influenze e di azioni esterne.sparsa in tutto il corpo. La m aggiore o m inore capacità volitiva è predeterm inata in ognuno dalla salute e dallo sviluppo norm ale del co rp o e soprattutto dalla m aggiore o m inore felice conform azione del cervello. che gli perm ette in un m om ento dato di o p ­ porre alla p ressione delle forze esterne una qualunque resistenza. M a anche in questa specie non tutti gli individui ricevon o alla nascita una uguale d isp osizio n e volitiva. e tuttavia è altrettanto materiale di que­ st’ultimo.

differenza di cui l’uom o non è assolutam ente responsabi­
le. Son o colpevole se la natura mi ha dotato di una m ino­
re capacità di volere? I teologi e i metafisici più arrabbiati
non oseranno sostenere che ciò che chiam ano anima, o s ­
sia l’insieme delle facoltà affettive, intelligenti e volitive
che ognuno riceve nascendo, sia uguale.
E ve ro che la facoltà di volere, com e tutte le altre facoltà
deM’uomo, può essere sviluppata dall’educazione, da una
ginnastica appropriata. Q u esta ginnastica abitua poco a
poco i bambini dapprim a a non manifestare im m ediata­
mente le minime im pressioni o a trattenere più o m eno i
m ovim enti reattivi dei loro m uscoli quando sono irritati
da sensazioni esterne o interne che gli ve n gon o trasm es­
se dai nervi; più tardi, quando un certo grado di riflessio­
ne, sviluppato da un’educazione ugualm ente appropriata,
si è form ato nel bambino, questa stessa ginnastica prende
a sua volta un carattere sem pre più m editato e, chiam an­
do in su o aiuto l’intelligenza nascente del fanciullo e ba­
sandosi su un certo grado di forza volitiva che si è svilup­
pata in lui, lo abitua a reprim ere l’espressione immediata
dei propri sentimenti e desideri, e infine a sottom ettere
tutti i movim enti volontari del su o corpo, com e quelli che
chiama la sua anima, il su o stesso pensiero, le sue parole,
i suoi atti, a uno scopo dominante, buono o cattivo.
La volontà dell’uom o così sviluppata ed esercitata, evi­
dentem ente non è altro il p rod otto di influenze esterne
che si esercitano su di lei, che la determ inano e la form a­
no, indipendentemente dalle proprie risoluzioni. Un uom o
può essere reso responsabile dell’educazione, buona o
(cattiva], sufficiente o insufficiente, che gli è stata data?
E ve ro che nell’adolescente o nel giovane, quando l’abi­
tudine di pensare o di volere è giunta, grazie all’educazio­
ne ricevuta dall’esterno, a un certo grado di sviluppo fino
a costituire in qualche m odo una forza interiore identifi­
cata con il p rop rio essere, egli può da so lo continuare la
p ropria istruzione e persino la prop ria educazione m ora­
le con una ginnastica, per così dire spontanea, del suo

pensiero e persino della sua volontà, analoga a quella d el­
la sua forza muscolare; spontanea nel senso che non sarà
più unicamente diretta e determinata da volontà e da azio­
ni esteriori, ma anche dalla forza interiore di pensare e di
volere che, d opo essersi form ata e consolidata in lui con
l’azione passata delle cause esterne, diventa a sua volta
un m otore più o m eno attivo e potente, un p roduttore in
qualche m odo indipendente dalle cose, dalle idee, dalle
volontà, dalle azioni che lo attorniano.
C o sì l’uom o può, fino ad un certo punto, diventare il p r o ­
prio educatore, il p ro p rio istruttore e quasi il creatore di
se stesso. M a con questo acquisisce solo una indipenden­
za relativa che non lo sottrae affatto alla dipendenza fata­
le, o se si vuole alla solidarietà assoluta, alla quale com e
essere esistente e vivente è irrevocabilm ente incatenato
al m ondo naturale e sociale di cui è il prodotto, e nel quale
com e tutto ciò che esiste, d op o essere stato effetto e
continuando a esserlo, diventa a sua volta una causa rela­
tiva di prodotti relativi nuovi.
Più tardi, avrò l’occasione di m ostrare che l’uom o più
evoluto dal profilo dell’intelligenza e della volontà si t r o ­
va ancora, per rap p orto ai propri sentimenti, alle p rop rie
idee e alle proprie volontà, in una dipendenza quasi a s s o ­
luta nei confronti del m ondo naturale e sociale che lo cir­
conda, il quale in ogni m om ento della sua esistenza d e ­
term ina le condizioni della sua vita. M a al punto in cui
siamo, è evidente che non vi è posto per la responsabilità
um ana com e la co n ce p isco n o i teologi, i metafisici e i
giuristi.
Ab b iam o visto che l’u om o non è affatto responsabile né
del grado delle capacità intellettuali e morali ricevute alla
nascita, né del genere di educazione buona o cattiva che
queste facoltà hanno avuto prima dell’età della virilità o
alm eno della pubertà. M a eccoci arrivati a un punto in cui
l’uom o, cosciente di sé e arm ato di facoltà intellettuali e
morali già agguerrite grazie all’educazione che ha ricevu­
to dall’esterno, diventa in qualche m od o il prod u ttore di

se stesso, potendo evidentem ente sviluppare, estendere
e rafforzare lui stesso la propria intelligenza e la propria
volontà. C olui che, scop re n do questa possibilità in sé, non
ne approfitta, è colpevole?
M a com e potrebbe esserlo? E evidente che al m om ento
in cui deve e può prendere questa risoluzione di lavorare
su di sé, non ha ancora iniziato il lavoro spontaneo, inte­
riore, che farà di lui in certo m odo il creatore di se stesso
e il p rod otto della propria azione su di sé. In quel m o ­
m ento ancora non è che il prodotto dell’azione altrui o
delle influenze esterne che l’hanno portato a quel punto.
D un q u e la risoluzione che prenderà dipenderà non dalla
forza di pensiero e di volontà che si sarà data da sé, poi­
ché il suo lavoro non è ancora iniziato, ma da quello che
gli sarà stato fornito sia dalla sua natura che dall’educa­
zione, indipendentem ente dalla propria risoluzione; e la
risoluzione buona o cattiva che prenderà sarà ancora l’ef­
fetto o il p rod otto im m ediato di quell’educazione e di
quella natura di cui non è affatto responsabile. D a questo
risulta che la risoluzione non può im plicare la re sp o nsa­
bilità dell’individuo che la prende (5*il).

5 C o n sid e ria m o due gio van i che p o rtin o nella so c ie tà d u e d iv e rse n atu ­
re svilu p p ate da d iv e rse e du cazio n i, o p p u re du e d iv e rse nature s v ilu p ­
pate dalla m e d e sim a e d u c azio n e . U n o p re n d e una r iso lu z io n e virile,
pe r se rv irm i d e ll’e s p re s s io n e favo rita del sig n o r G am b etta; l’altro non
ne p re n d e alcuna o ne p re n d e una cattiva. Vi è, nel s e n so g iu rid ic o del
term ine, un m e rito da parte del p rim o e u no sb ag lio da parte del s e ­
c o n d o ? Sì, se mi si c o n c e d e che q u e sto m e rito e q u e sto sbaglio s o n o
p arim enti in vo lo n ta ri, pa rim e n ti p ro d o tti d e ll’a zio n e co m b in a ta e fata­
le della natu ra e d e ll’e d u c azio n e , e quindi c o s titu is c o n o u no non p r o ­
priam e n te un m erito, l’altro n o n p ro p ria m e n te un e rro re , m a due fatti,
due risultati diversi, u n o c o n fo rm e a ciò che in un da to m o m e n to s t o ­
rico ch ia m iam o il v e ro , il g iu sto e il bu o n o , e l’altro a ciò che nel m e ­
d e sim o m o m e n to s to ric o è re p u ta to e sse re la m e n zog n a, l’ingiustizia e
il male. Sp in gia m o o ltre l’analisi. C o n sid e ria m o du e gio v an i dotati di
nature più o m e n o uguali, che ab b ia n o rice v u to la m e d e sim a e d u c a z io ­
ne. S u p p o n ia m o che tro v a n d o si in una situ a zio n e so c ia le quasi uguale,

Evidentem ente l’idea della responsabilità umana, idea tutta
relativa, è inapplicabile all’u om o p re so isolatam ente e

a b b ia n o p re so e n tram b i una b u o n a riso lu zio n e . U n o si m antiene e si
e v o lve s e m p re più nella d ire z io n e che si è im p o sto . L’altro se ne allo n ­
tana e so c c o m b e . P e rch é ? Q u a l è la ragio n e di q u e sta d iv e rsa c o n c lu ­
s io n e ? O c c o r r e ce rcarla sia nella d iffe re n za delle lo ro n ature e dei lo ro
tem p e ra m e n ti, p e r q uanto im percettib ile sia p o tu ta ap p arire questa dif­
ferenza; sia n e ll’in e guaglianza già p re se n te nel g ra d o di fo rz a intellet­
tuale e m o rale raggiu n to da o g n u n o nel m o m e n to in cui i due hanno
iniziato la lo ro libera esistenza; sia infine nella d iffe re n z a delle c o n d i­
zio ni sociali e delle circ o sta n ze che h a n n o influito più tard i s u ll’e siste n ­
za e l’e v o lu z io n e di o gn u n o . Poiché o gn i effetto ha una causa, risulta
c h ia ra m e n te che in ogni istante della su a vita, ch e in o g n u n o dei suoi
pensie ri, dei su o i atti, l’u o m o con la su a co scie n za, la sua in telligenza e
la su a v olo n tà, si tro v a s e m p re d e te rm in a to da u n a m o ltitu d in e di a z io ­
ni o di cau se e ste rn e e interne, ma in d ip e n d e n ti da lui, che e se rcita n o
su di lui un d o m in io fatale e im placabile. In che c o n siste d u n q u e la sua
re sp o n sa b ilità ?
U n u o m o m anca di volon tà; lo si v u o le far v e rg o g n a re e gli si dice che
d o v re b b e p ro v a re ve rgo gn a , che de ve darsi una v olo n tà. M a co m e se
la da rà ? C o n un atto di v o lo n tà ? È co m e d ire che de ve a ve re la v o lo n tà
di a v e re una volo n tà: m a ciò e v id e n tem e n te c o stitu isc e un c irc o lo v i­
zio so , un’assurd ità.
Ma, si dirà, n e ga n d o il p rin cip io della re sp o n sa b ilità d e ll’u o m o , o p iu t­
t o sto c o n sta ta n d o il fatto d e ll’irre sp o n sa b ilità um ana, n on si d is t ru g g o ­
no le basi di o gn i m o rale ? Q u e s t o t im o re e q u e sto r im p ro v e ro s o n o
p e rfe ttam e n te giusti se si tratta della m orale te o lo g ic a e m etafisica, di
quella m o rale divin a che se rve , se non da base, alm en o da c o n sa c ra ­
z io n e e da sp ie ga zio n e al d iritto giu rid ico . (V e d re m o più tardi che i
fatti e c o n o m ic i c o stitu isc o n o le sole basi reali di q u e sto diritto). S o n o
ingiusti se si tratta della m o rale pu ram e n te u m a n a e sociale. Q u e st e
due m orali, c o m e v e d re m o do p o, si e sc lu d o n o a vicenda; la prim a non
e s se n d o idealm ente altro che la fin zio n e e in realtà la n e gazio n e della
se co nd a, e q u e s t ’ultim a non p o te n d o trio n fa re che co n la radicale d i­
s tru z io n e della prim a. D u n q u e , invece di sp a v e n ta rm i di q u e sta d is t ru ­
z io n e della m o rale te o lo g ica e m etafisica, che c o n s id e r o una m e n z o ­
g n a s t o r ic a m e n t e n a t u ra le e fatale, al c o n t r a r io , la d e s id e r o a r ­
d e nte m e n te , c o o p e ra n d o v i co n tutte le m ie fo rz e co n l’intim a c o n v in ­
z io n e di agire bene.
Si d irà a n c o ra che attaccan do il p rin cip io della re sp o n sa b ilità umana,

considerato com e individuo naturale, fuori dall’e volu zio­
ne collettiva della società. C o n sid e ra to in questo m odo
scalzo il fo n d a m e n to princip ale della dig n ità um ana. C iò sa re b b e p e r­
fettam ente giu sto se qu e sta dign ità c o n s ist e s se n e ll’e se c u z io n e di im ­
p re se so v ru m a n e im p o ssib ili e n o n nel p ie n o svilu p p o te o ric o e p ratico
di tutte le n o stre facoltà e nella re a liz z a z io n e più co m p le ta p o ssib ile
della m issio n e tracciata e p e r co sì d ire im p o sta dalla n o stra natura. La
dignità um an a e la libertà in d ivid u ale c o m e le c o n c e p isc o n o i teologi, i
m etafisici e i giuristi, d ignità e lib e rtà fo n d a te sulla n e gazio n e in a p p a ­
re n za co sì fiera della natura e di o gn i d ip e n d e n z a naturale, ci c o n d u c o ­
no lo gicam e n te e d ire ttam e n te all’istitu z io n e di un d is p o tis m o divino,
p a d re di tutti i d isp o tism i um ani. La fin z io n e teologica, m etafisica e
giu rid ic a deM’um ana dignità e deM’u m an a lib e rtà ha co m e fatale c o n ­
se g u e n za la sch iavitù e l’a b b ru tim e n to reale degli uo m in i sulla terra.
M e n tre i m aterialisti, p re n d e n d o c o m e p u n to di parte n za la d ip e n d e n ­
za fatale degli uo m in i dalla natu ra e dalle su e leggi e di c o n se g u e n z a la
lo ro irre sp o n sa b ilità naturale, sfo c ia n o n e ce ssa ria m e n te nel r o v e sc ia ­
m e n to di o gn i au to rità divina, di o gn i tutela um ana, e di c o n se g u e n z a
n e ll’istitu z io n e di una reale e c o m p le ta lib e rtà di o g n u n o e di tutti.
Q u e s t a è an ch e la ragio n e p e r cui tutti i reazionari, a co m in c ia re dai
so v ra n i più d isp otici fino ai re p u b b lic a n i b o rg h e si a p p a re n te m e n te più
rivo lu z io n a ri, si m o stra n o oggi i partigian i più arde n ti d e ll’ide a lism o
te o log ico , m e tafisico e giu rid ico , e p e rc h é i s o c ia listi-riv o lu z io n a ri c o ­
scienti e sin ce ri hanno in albe rato la b a n d ie ra del m aterialism o.
Ma, si dirà, la v o s tra te o ria spiega, scusa, legittim a e in co ra gg ia tutti i
vizi, tutti i crim ini. E ssa li spiega, sì; li legittim a nel se n so che m o stra
c o m e i crim in i e i vizi s o n o effetti n aturali di cau se naturali. M a non li
in co ra gg ia affatto; anzi, so lo co n l’ap p lica z io n e più am pia di qu e sta te ­
o ria all’o rg a n iz z a z io n e della so c ie tà um an a si p o trà co m b a tte rli e si
giu n g e rà a estirparli, attaccan do n o n tan to gli individui che ne s o n o
affetti, q u a n to le cause naturali di cui qu e sti vizi e questi crim ini s o n o i
p ro d o tti naturali e fatali.
Infine, si dirà, e cc o due uom ini: u n o p ie n o di qualità, l’altro p ie no di
difetti; il prim o, o n e sto , intelligente, giu sto, b u o n o , s c r u p o lo s o o s s e r ­
v a to re di tutti i d o v e ri um ani e risp e tt o s o di tutti i diritti; il se co n d o ,
un ladro, un brigante, u n o sfro n ta to m e n tito re , un v io le n ta to re cin ico
di tutto ciò che è sa c ro p e r gli u o m ini; e, nella vita politica, l’u no un
rep u b b lican o ; l’altro un N a p o le o n e III, un M u r a v ’ev (A.) o un B ism arck .
D ire s te che non vi è d iffe re n za tra i d u e ? N o , n on lo direi. M a q ue sta
differenza, la faccio già nei m iei q u o tid ia n i ra p p o rti co n il m o n d o an i­
male. C i s o n o bestie e cc e ssiv am e n te d isgu sto se , malfacenti, e altre utili

in presenza di questa causalità universale in seno alla quale
tutto ciò che esiste è nello ste sso tem po effetto e causa,
e m o lto nobili. H o un’an tipatia e un d isg u sto pro n u n cia ti p e r gli uni, e
m olta sim patia p e r gli altri. E tuttavia so m o lto bene che non è co lp a
del r o s p o se è un ro sp o , del se rp e n te v e le n o so se è un se rp e n te v e le ­
no so , né co lp a del m aiale se p ro v a u n ’im m e n sa volu ttà a c ro g io la rsi nel
fango; ma so a n ch e che n o n è affatto m e rito del cavallo, nel s e n so v o ­
lo n tario del term in e , se è un bel cavallo; né quello del cane, se è un
anim ale intelligente e fedele. Q u e s t o n on mi im pe d isce affatto di sch ia c­
ciare il rettile e di cacciare il m aiale nel fango, né di am are e di stim are
m o lto il cavallo e il cane.
Si d irà che s o n o in giu sto ? N ie n t ’affatto. R ic o n o sc o che gli uni, c o n s id e ­
rati dal pu n to di vista della natu ra o della causalità u n ive rsale , s o n o
innoce nti di ciò che io ch ia m o lo ro difetti, qu a n to lo s o n o gli altri delle
lo ro qualità. N e l m o n d o naturale n o n ci so n o , nel s e n so m o ra le del
term ine, né qualità né difetti, m a p ro p rie tà naturali più o m e n o ben
svilupp ate nelle d iv e rse sp e cie e v a rie tà anim ali, co m e in o gni in d ivi­
d u o p re so sin go larm e n te . Il m e rito d e ll’in d ivid u o anim ale c o n siste u n i­
cam en te in q u e sto , che è un e se m p la re ben riuscito, c o m p le ta m e n te
svilupp ato, nella su a sp e cie e nella su a varietà; e l’unico m e rito di q u e ­
ste due ultime, è di a p p a rte n e re a un o rd in e di o rg a n iz z a z io n e s u p e ­
riore . Il difetto, p e r l’in d ivid u o anim ale, è di e sse re un e se m p la re mal
riuscito , im pe rfe ttam e n te svilu pp ato ; e per la varietà e la specie, è di
a p p arte n e re a un o rd in e di o rg a n iz z a z io n e inferiore. Se un se rp e n te
ap p a rte n e n te a una cla sse e c c e ssiv a m e n te v e le n o sa , lo fo ss e p o c o ,
sa re b b e di c o n se g u e n z a un difetto; se lo fo sse m olto, una qualità.
Stab ile n d o tra gli anim ali di sp e cie d iv e rse una d iffe re n za di giud izio,
dichiaran d o gli uni d isgu sto si, antipatici e cattivi; gli altri, belli, sim p a ti­
ci e utili, non li g iu d ico dal p u n to di v ista assolu to , naturale, m a dal
pu n to di vista relativo, tu tto um ano, dei lo ro rap p orti con me. R ic o n o ­
sco che gli uni mi s o n o sgra d e voli, nocivi, e che al c o n tra rio gli altri mi
s o n o grad evoli, utili. N o n facciam o fo rse tutti la ste ssa c o sa q u a n d o
giud ichia m o gli u o m in i? U n u o m o ch e ap p artien e a quella va rie tà s o c ia ­
le che ch ia m iam o briganti, ladri, p ro c la m e rà M a n d rin (B.) e T ro p p m a n n
(C.) gli u om ini m igliori del m o n d o ; i d ip lo m atici e i m ilitaristi lo d ira n ­
no di N a p o le o n e III e di B ism a rck ; i preti a d o ra n o L o yola; i b o rg h e si
han n o per ideale R otsch ild e T h ie r s (D .). Poi ci s o n o le va rie tà m iste,
che ce rcan o i lo ro eroi negli uom ini equivoci, d ’un carattere m e n o netto:
gli O lliv ie r (E.), i Jules F a vre (F.). O g n i varietà sociale, in una parola,
p o ssie d e una m isura m orale che gli è p a rtico la re e che ap p lica a tutti gli
uom ini giu d ica n do li. Q u a n t o alla m isu ra universalm ente um ana, e siste

vedi l’o ss e rv a z io n e alla fine della n o ta 3. C o n tutta questa coscienza di sé che p roduce in lui il m iraggio di una pretesa spontaneità.N e rip arle re m o . com presi gli uomini che lo attorniano. che non im plicano necessaria­ mente e sem pre. m etafisica e giu rid ic a in q u a n to non è affatto una m o rale in d i­ viduale. giungerà necessariam ente a conclu­ sioni sbagliate. . ogni uom o ci appare in ogni istante della sua vita com e un essere assolutam ente determ ina­ to.produttore e prodotto. sono poteri tu tti fo rm a li (6). uno la verità e l’altro il bene. com e tutti gli animali della terra. pa rlan do della società. Tutte le volte che un pensatore. La storia ci m ostra l’esem pio di molti pensatori m olto acuti che hanno vaneggiato. * * * Il potere di pensare e il potere di volere. per quanto acuto. giuristi. d istin g u e n d o si e sse n zia lm e n te dalla m o rale te ­ ologica. m a in qu a n to e sse re sociale. Q u e st a legge generale della morale um ana e siste in realtà? Sì. e le conclusioni saranno tanto più m ostruo- a n c o ra p e r tutti so lo allo stato di frase banale e n e ssu n o pe n sa ad a p ­ plicarla in m o d o s e rio e reale. (N o ta di Bakunin) 6 Sul te rm in e formale. (N ota di Jam es G uillaum e) . se nza d u b ­ bio. c o stitu isc e p r o p r ia ­ m ente la natu ra e di co n se g u e n z a an ch e il v e ro s c o p o di o gn i e v o lu z io ­ ne della so c ie tà um ana. e c o n o ­ misti spirit[ual]isti e idealisti di ogni sorta. ma sociale. ho detto. e quindi posto fuori da ogni responsabilità giuridica. Di questi hanno fatto parte e ancora oggi fanno parte tutti i teologi. incapace di rom pere o anche solo di interrom p ere il corso universale della vita. E basata sulla natura ste ssa de ll’u o m o non in q u a n to [e sse re ] e sc lu ­ siva m en te individuale. m algrado l’intelligenza e la volontà. metafisici. ra­ giona su basi false. l’uomo. resta ciò nonostante so ttom e sso in m odo assoluto all’universale fatalità che regna nella natura. condizioni indispen­ sabili allo stabilirsi della libertà nei confronti del m ondo esterno. passati e presen­ ti.

ma solo per l ’uomo. né il male. la definizione più generale e nel con tem po più am ­ pia del Bene e del Male mi sem bra essere questa: Tutto ciò che è conforme ai bisogni del l ’uomo e alle condi­ zioni della sua evoluzione e della sua piena esistenza.è il Bene. son o talvolta dotati della m aggior for­ za di volontà. buoni. pieni di buoni sentim en­ ti. continuando a considerare l’u om o al di fuori della società un animale altrettanto na­ turale. non per l’animale che egli divo­ ra (7) . uom ini eccellenti. che q u e sta d e fin izio n e del bene e del m ale è c o n sid e ra ta a n c o ra o ggi c o m e la sola reale. giusti. Lo stesso capita con la volontà. del loro sviluppo o della logica naturale che si manifesta in essi. i malfattori di m assim o grado. Tutto ciò che è loro contrario. è il M a le . essere privi di questa facoltà. vediam o spesso. e dall’altro lato. m a sa p p ia m o già ora. unico oggetto del pensiero. per l ’uomo . necessariam ente sra­ gionerà. fittizia nell’ignoranza e nella stupidità storica delle generazioni passate. . e capace di dom inarli grazie all’incon­ testabile superiorità della sua intelligenza e della sua v o ­ lontà. per quanto possa essere un acuto pensatore. tutte le volte che l’uom o ragionerà sulle cose e sui fatti senza preoccuparsi dei loro rapporti reali e delle condizioni reali del loro sviluppo e della loro esistenza. ma meglio perfettamente organizzato degli animali delle altre specie. su fatti che non son o mai potuti accadere e che hanno avuto un’esistenza solo immaginaria. ahimè. C iò d im ostra che la fa­ coltà di volere è un potere form ale che non implica in sé né il bene. 7 V e d re m o più tardi.se quanto più vi avrà m esso acutezza nello svilupparle. L’esperienza ci dim ostra che il potere della volontà è ben lontano dall’essere sem ­ pre il potere del bene: i più grandi criminali. oppure quando elaborerà le sue sp e­ culazioni teoriche su cose mai esistite.C o s ’è il Bene? C o s ’è il Male? Al punto in cui siamo arrivati. seria e . Dunque. C o s ’è la verità? È il giusto apprezzam ento delle cose e dei fatti. E la conform ità severa quanto possibile del m oto del pensiero con quello del m on d o reale.

com e lo rappresentano i metafisici. com e ho detto. chimiche. al contrario. ma un p rod otto lui stesso. com e ve d re ­ mo. quello della causalità universale. una volta m esso in presenza del so lo potere assoluto che esista. oltre il quale non è possibile con ­ cepire nulla. ma un fatto universale. ma non di produrle. fino ad un certo punto. (N o ta di B aku n in ) . sia i rapporti del­ l’u om o con le cose che lo circondano che quelli delle cose tra di loro.D im o stra to che la volontà animale. In una parola. appare com e l’assoluta im potenza o com e la causa relativa di effetti relativi nuovi. è un potere tutto form ale capace. evidentem ente non è in essa. la Risultante eter­ namente riprodotta di tutte le trasform azioni degli esseri e delle cose dell’Llniverso. non è un’idea. vegetali. non essendo nem m eno un essere indivisibile. né di creare la base stessa della vita animale. poiché realmente non ha e non può avere alcuna c o ­ scienza di sé. che d obbiam o cercare il m otore potente che crea il m ondo animale e umano. com presa quella del­ l’uom o. e um anam ente sociali. geologiche. ma nella solidarietà universale e fatale delle cose e degli esseri. con la conoscenza che l’u om o acquisisce delle leggi naturali e solo sottom ettendosi strettam ente ai suoi atti. dim ostrato che il potere assolutam en­ te relativo di questa volontà. questo fatto non è affatto un Essere im m u­ tabile. determ inata e p ro ­ dotta da questa stessa causalità. sostan­ ziale e unico. fisiche. Sem pre com e risultante di questa valid a da tutte le classi privile giate nei c o n fro n ti del p ro le ta ria to da e sse sfru ttato. non è nella volontà animale. è il m oto perpetuo che si manife­ sta scaturendo da infinite azioni e reazioni relative: m ec­ caniche. animali. Q u e sto m otore non lo chiam iam o intelligenza né vo lo n ­ tà. e. di m odificare. ma. né alcuna determ inazione o risoluzione p ro ­ pria.

che non si applica alle cose del m on d o inorganico.) . da quel m o ­ m ento estranee. nella form azione geologica del n ostro globo. vegetale. C o sì il m ondo inorganico. ho detto. com e ho già osservato. ma è generale e fondamentale per tutti gli esseri viventi. mentre lui ste sso ne è il prodotto. uom o com preso. E la legge della nutri­ zione. Cours de Philosophie positive. che consiste. C re a i mondi. 2° N e ll’eso/oz/one all’esterno delle m olecole. La questione della nutrizione è la grande q uestione dell’economia sociale che 8 A u g u s te C o m te . animale e sociale. il cui segreto finora ci sfugge. p. Nel m on d o organico. si manifesta con leggi e modi di sviluppo particolari.com binazione di innumerevoli moti relativi. Q u esta legge è particolare nel senso. o s ­ sia dell’attrazione materiale. son o generali nel se nso che abbracciano tutti i fenom eni che si p ro d u ­ cono sulla terra. si presenta com e l’azione e la reazione incessante delle leggi m ecca­ niche. di cui tutte le altre leggi ap­ paiono solo com e manifestazioni o trasform azioni diver­ se. per usare le parole di Auguste Com te: «1° Nell ’assorbimento interno dei materiali nutritivi tratti dal sistem a ambiente. fisiche e chimiche. In ogni regno della nostra natura terrestre. ma è*una legge partico­ lare nel senso che si manifesta solo negli esseri viventi: piante e animali. Q u e ste leggi. fatale e cieco. Ili. e la loro graduale assim ilazione. 464 . che sem brano ridursi a una leg­ ge fondamentale: quella della pesantezza e del moto. la quale senza d u bb io è una nuova trasform azio­ ne. (N o ta di Bakunin) (G. questo m otore universale si m ani­ festa con una legge nuova basata sull’insieme delle leggi generali. [Parigi 1864] t. incosciente. regolando i rapporti e l’evoluzione della vita organica. questo m otore universale è onnipotente. che necessariam ente si disassim ilano nella m isura in cui la nutrizione si com pie (8)». quanto quelli dell’insiem e inorganico delle cose.

nell’u o m o. s o n o i soli in cui q u e sta relazio n e ge n e rale p o ssa in q u a l­ che m o d o apparire totalm e n te in tro ve rtita.la sp e c ie in un so lo in d ivid u o . co m e legge generale del regno organico. e sse n z ia lm e n te destinata a s o s te n e re la vita anim ale. oltre a costituire la base e lo scopo. che tend e s e m p re più a tra ­ sfo rm a re artificialm ente . e la cui sola e c c e zio n e apparente è l’o g g e tto spe cia le di tutta un’altra scie n z a fo n d a m e n tale (la so cio lo gia). n e ce ssa ria m e n te lim itata allo stu d io e sc lu siv o de ll’in d ivid uo. Ma. U n ic am e n te da q u e sto punto di vista p o ssia m o c o n sid e ra re co n giu ste z z a questa subordinazione vo­ lontaria e sistem atica della vita v e ge ta le alla vita anim ale c o m e il tipo ideale v e rs o cui te n d e in ce ssa n te m e n te l’um anità civilizzata. delle d iv e rse lo c o m o z io n i e d e ll’in n e rva zio n e . la bio logia. O c c o r r e infine ag­ giungere.. d e v e c o n se rv a re r ig o ro sa m e n te la nozione prim ordiale della vita anim ale subordinata alla vita vegetale. G li anim ali più svilupp ati.. la vita anim ale c o stitu isc e un se m p lice p e rfe z io n a m e n to c o m ­ plem entare. il re sto d e ll’u m an ità . resta ancora la sola interam ente com une a tutte le diverse trame di cui è com posta. la rice rc a e la sce lta degli alim enti) per m e z zo delle se nsazio ni. al c o n tra rio . ed è an ­ che la sola interam ente com une a tutti i diversi tessuti di cui sono co m p o ­ sti.costituisce la base reale di tutte le evoluzioni successive dell’umanità (9). che persino nelle organizzazioni superiori.e nella t e o ria di A u g u ste C o m t e m o lto a r is to ­ craticam ente. nel contem po è anche la sola che si esercita in modo necessariam ente . 9 «È in co n te stab ile che n e ll’im m e n sa m agg io ran za degli e sse ri che ne g o d o n o . e s o p ra t ­ tutto l’u o m o. nel se n so che un p ic co lo n u m e ro di in te lligenze p riv ile ­ giate. e p re sso cui la vita v e g e ta ­ le deve sem brare. de ve go v e rn a re . e p r o p r ia sia a prepararle dei materiali m ediante u n ’intelligente reazione sul m ondo esterno. q u e sta a m m i­ revo le in v e rsio n e d e ll’o rd in e ge n e rale del m o n d o v iv e n te co m in c ia a dive ntare c o m p re n sib ile s o lo co n l’aiuto di uno sv ilu p p o m o lto n o te ­ vole de ll’in te lligen za e della so c ie vo le z z a . a q u e sto rigu ard o . anche se non sarà mai in te ram e n te realizzata» . d o tato di una a z io n e c o sta n te m ente p r o g re s s iv a sulla natura estern a. se c o n d o lui. « A n c h e nei riguardi de ll’uom o.. im m e n so ed e te rn o . a g giu n to p e r co sì d ire alla vita organica (vegetale) o fondamentale. d iv e n u ta apparentem ente lo sc o p o prin cip ale e il ca rattere p re p o n d e ra n te d e ll’e siste n za organica. «La base e il g e rm e delle p r o ­ prietà e sse n ziali d e ll’um anità d e v o n o in co n te sta b ilm e n te e sse re p re ­ state alla scie n z a b io lo g ica dalla scie n za sociale» . la vita organica. sia infine a m eglio pre­ servarla dalle influenze sfavorevoli.. sia anche a facilitarle i suoi atti (la d ig e st io ­ ne. n atu ra lm e n te m a n te n u te e nu trite dal la vo ro m u s c o la re delle m asse.

Ili. essenzialm ente diret- continuo. che è p ropria a tutto quanto è organizzato su questa terra. e che nessuna so ­ spensione completa di questa vita vegetativa potrebbe. e che nel medesimo tempo. og n u ­ no può facilmente riconoscere. t. per nutrirsi e per sentire. al contrario. la sensibilità e l’irritabilità.N el m on d o propriam ente animale. ossia vegetare. sotto una form a particolare e nuova. p roprietà eviden­ tem ente materiali. non si riscontrano nelle piante. si trovano solo negli animali. non son o evidentem ente che la più alta e sp re s­ sione o l’ultima trasform azione. 2 0 7 -2 0 9 . l ’animale deve dapprima vivere nella più sempli­ ce accezione del termine. C om binate con la legge della nutrizione. legge fondam en­ tale di ogni organism o vivente. pp. quella del sentim ento chiamato m orale per distinguerlo dalla sensazione fisica. com binandola con due p rop rie tà che distinguono gli animali dalle piante: quelle della sensibilità e dell'irritabilità. ma di cui le facoltà sedicenti ideali. A u g u ste C o m t e . C ours de Philosophie positive. Q u a n ­ to al se con d o aspetto. Q u este due proprietà. citerò ancora qualche parola di Auguste Com te: « N o n bisogna mai perdere di vista il duplice legame intimo della vita animale con la vita organica (vegetale). m esso in evidenza da sane analisi fisiologiche. (N ota di Bakunin) . la vita anim ale è essenzialm ente intermittente». finora m olto meglio chiarito. O ggi non è più necessario insistere sul primo punto. ora è noto che. com e quelle deH’intelligenza e della volontà. che le for­ nisce costantemente una base prelim inare indispensabi­ le. sia per i fenomeni di irri­ tabilità o per quelli di sensibilità. essere concepita. com une agli uni e alle altre. costituisce p e r essa uno scopo ge ne ra le non m e no necessario. lo ste sso m otore uni­ versale riproduce la legge generica della nutrizione. senza comportare necessa­ riamente la simultanea cessazione della vita animale. Per chiarire questo soggetto. in nessun caso. costituiscono la legge par­ ticolare generica di tutto il m ondo animale.

con la vita ve ­ getativa essenzialm ente subordinata alla vita animale. sia procurandogli i migliori materiali. lo scopo primitivo (quella della nutrizione e della autoconservazione) che. negli animali. l’irritabilità degenererebbe necessariam ente in una disordinata agi­ tazione e la sensibilità in una vaga contemplazione: in tal caso.. solo finché. Ili. Cours de Philosophie positive. o alm eno alla società. per una fortunata astrazione fondamentale. La de­ finizione contraria sarebbe evidentem ente molto più vera. sia prevenendo o scartando le influenze sfavorevoli: le funzioni intellettuali e m orali non ha n no ordinariam ente altro ufficio prim ario. soprattutto per l’uom o prim itivo non perfezionato da uno stato sociale m olto evoluto... si estende alla specie intera. distin ta dall’animalità: ma una simile trasformazione diventa possi­ bile. è limitato all’indivi­ duo o tutt’al più si estende momentaneamente alla famiglia n . ai nostri giorni. ha preteso di caratterizzare l’uom o con questa cla­ m oro sa formula: U n ’intelligenza servita da organi. (Nota di Bakunin) . Solo nella specie umana. mi sembra. e giunta anch’essa a un alto grado di civiltà.» E in una nota che segue im m ediatam ente questo passo.ti. col pericolo di cadere in un m isticism o molto peri­ coloso. pp. Q u e sto c o ­ stituisce. A qualsiasi grado possa giun- 10 A u g u s te C o m te . dai bisogni generali della vita organica. t. di cui è destinata solo a perm ettere lo sviluppo. è possibile concepire una sorta di inversione di questo ordine fondamentale. o Tuna o l’altra distru gge re bb e ro ben presto l’orga­ nism o con un esercizio im m oderato. di cui perfezionano il m odo fondam entale. a qualunque grado della scala anim ale. la più nobile nozione che si possa c o n c e p ire d e ll’um anità p ro p ria m e n te detta. 49 3 -4 9 4 . Senza questa meta generale. oppure si atrofizze­ re b be ro spontaneam ente in mancanza di stimoli con ve ­ nienti.. A u gu ste C o m te aggiunge: «Un filosofo della scuola m etafisico-teologica.

m a della scienza. C h i ne dubita? E in giu sto d ire che le m asse siano m e n o capaci di e le varsi s o p ra le lo ro p r e o c c u p a z io ­ ni m ateriali delle altre classi sociali. solo in un piccolo numero di uomini eletti l ’intelligenza potrà acquisire. E se n za d u b b io in c re sc io so che le m asse a b b ia n o s e m p re stu p id am e n te p re sta to fede a tutti i ciarlatani ufficiali e u ffic io ­ si che. di averli t r o p ­ p o facilm ente sacrificati a te n d e n z e platon icam e n te ideali. m o lto reali p e r le classi p rivile gia te e s e m p re co lm i di illusioni e di inganni p e r le m asse. Q u e llo che v e d iam o o ggi in Fran cia n on d im o stra fo rse il c o n tra rio ? D o v e tro v e re ste oggi il v e ro p a trio ttism o capace di sacrifica re tu tto ? . che sfocia. A u g u ste C o m t e p re p a ra e v i­ d e n te m e n te le basi del s u o siste m a s o c io lo g ic o e politico. hanno pre dicato il sacrificio dei lo ro in te re ssi m ateriali. c o m e sappiam o. in­ vece di essere impiegata solo a titolo di semplice strumento. [pp. a in te re ssi astratti e fittizi caldeggiati alla lo ro fede da quegli uom in i eletti. m e n o degli scienziati p e r e sem p io . si s o n o p re o c c u p a ­ te e sclu sivam e n te dei lo ro in te re ssi m ateriali.da pa r­ te di una so rta di t e o c ra z ia c o m p o s ta da preti.gere la civiltà. a non u scire mai dal p re c a rio stato del p ro le ta ria to . in q u a lu n q u e e p o c a della storia. con sco p i pe r la m a g g io r parte del te m p o m o lto interessati.co n d an n ate fatalm ente. M a qu e sta s t u ­ pidità si sp ie ga co n la lo ro ig n o ra n z a e col fatto che le m asse sian o a n c o ra oggi e c c e ssiv a m e n te ign oranti. 4 9 4 -4 9 5 ] C o n q u e ste parole. nazionali e politici. una preponderanza abbastanza pronunciata da diventare realmente lo scopo essenziale di ogni esistenza umana. o di un piccolo num ero di uom ini eletti tan to fe lice m ente organizzati che la su b o rd in a z io n e co m ple ta degli interessi m ateriali della vita alle p re o c c u p a z io n i ideali o tra sce n d e n ti dello s p irito .un pium desiderium di im p o ssib ile re a liz z a z io n e pe r la m assa degli uom ini . ai quali A u g u s te C o m t e c o n c e d e co sì g e n e ro sa m e n te la gu id a e sclu siv a d e l­ l’um anità: tali fu ro n o le te n d e n z e e gli in te re ssi religiosi. nel g o v e r n o delle m asse . patriottici. come mezzo fondamentale per procurare una più perfetta soddisfazione dei principali bisogni organici: fatta astrazio­ ne di ogni vana declamazione.d i­ ve n ta in lo ro una realtà. nell’insieme dell’organismo. Q u e s t a c o n c lu sio n e pratica di A u g u s te C o m t e si basa su u n ’o ss e rv a z io n e m o lto sbagliata. c o m p re s i quelli della lib e rtà e sclu sivam e n te p o liti­ ca. questo caratterizza certamen­ te il caso più ordinario ("). si p o t re b ­ be r im p ro v e ra re lo ro di averli fin t ro p p o ign o rati finora. N o n è affatto giu sto affer­ m are che le m asse. non della religione. A l c o n tra rio . s e ­ c o n d o lui.» 11 Idem.

p o ich é l’im becillità delle une vale qu e lla delle altre. ed è in no m e di q u e ­ sta m e d io c rità che la b o rg h e sia reclam a il g o v e rn o delle m asse. m a c o m e se n tim e n to e a sp ira z io n e è un c o m p le m e n to e una so rta di co m p e n sa z io n e . se nza d u b b io m o lto illusoria. ma un icam e n te nel p ro le ta ria to delle città. si ac co n te n ta della sua e siste n za q uo tidia n a. non d iv e n ta so c ialista . che vi è più ide a lism o re a ­ le. e c c e ssiv a m e n te m e sc h in a e ristre tta. se n za e sagerare.e. D i c o n s e g u e n ­ za. La re lig io n e co m e te o lo g ia è se n za d u b b io una gra n d e scio cch ezza. M a e cco ciò che i b o rgh e si non c o m ­ p re n d o n o : il p o p o lo che. Q u e s t e p ro m e sse . salvo p o c h issim e e cce zio n i. d o ­ v re b b e ro d is p re z z a rlo anche p e r qu an to gli resta a n c o ra delle c r e d e n ­ ze politiche. ap p are m o lto più id e a lis ta ] e. intellettuale e m orale. P ro u d h o n ave va ra ­ g io n e di d ire che il s o c ia lism o non ha altra m issio n e che rea lizzare ra ­ z io n a lm e n te ed effe ttivam e n te sulla te rra le p r o m e ss e illu so rie e m isti­ che. N o n b iso gn a stu p irsi che q u e sto ideali­ s m o a ssu m a t ro p p o s p e s so fo rm e b arocche. è una p ro va della ric c h e z z a naturale. Il b o rg h e se che. è il caso di tutti i b o rg h e si . e una p ro te sta m o lto reale c o n t ro l’o p p re s sio n e qu otidian a. se non più intelligente. n on sp e ra n d o in niente. le quali m algra d o la lo ro d e p lo re v o le ignoranza. pe r le m ise rie di u n ’e siste n z a o p p re ssa . la su p e ra n o in c o n te sta b ilm e n ­ te p e r l’e le v a z io n e istintiva de llo sp irito e del cu o re ! Q u a n t o agli scienziati. co n tin u a ad a v e re fede nei d o gm i della te o log ia e a ine ­ briarsi di illusioni religio se. si rid u c o n o a qu e sto: il b e n essere. per l’o p e ra io e ssa è s e m p re stata una m atrigna. in fondo. m o lto più intellettuale del b o rg h e se il quale. che sia a c co m p a g n a to da una g ra n d e cecità e da una d e p lo re v o le stupidità. I b o rg h e si lo d isp re z z a n o m o lto p e r le sue cre d e n z e religiose. d e l­ l’u o m o e d e ll’im m e n sità dei su o i d e side ri istintivi.si co n d a n n a a una d e so la n te m e d io c rità intellettuale e m orale. è im m e rso o v u n q u e in una crassa ig n o r a n ­ za. tuttavia la patria è una b u o n a m ad re s o lo p e r il b o rgh e se . q uesti fortunati privilegiati di A u g u s te C o m te . nelle m asse p o p o la ri che in tutte le altre classi sociali. il p ie n o s v ilu p p o di tutte le facoltà um ane. la lib ertà n e ll’u guaglianza e n e ll’u n iv e rsa le fratellanza. la cui attu a zio n e la re ligio n e rinvia in cielo. non c r e d e n ­ d o in niente.A questa considerazione se ne aggiunge un’altra m olto importante. Il p o p olo. d e v o co n fe ssa re ch e n on sa p re i im m agin are niente di più d e p lo re v o le . e i b o rgh e si ap p rofittan o di entram be. C r e d o di p o te r afferm are. nel s e n so di d isin te re sse e sacrificio di sé. Le differenti funzioni che chiam iam o facoltà C e r t o non nella co lta bo rgh e sia. p e rd e n d o la fede religiosa. grazie al g o v e rn o degli u o m in i eletti. p e r m ancanza di istru z io n e e di u n ’e siste n za so p p o rta b ile .

p e rch é non vi è a n c o ra stato un e se m p io di u n 'acc ad e m ia ch e ab bia sa p u to ap p re zz a re un u o m o di g e n io e re n d e rg li g iu stizia m e n tre e ra in vita. p e rch é niente sa re b b e più stu p id o di un’in te llig en za o rg o g lio sa di sé. si p o tre b b e p e rsin o c r e ­ d e re che. siate p e rsu asi che q u e sto v ivo è un gra n d e pe c cato re . pe r p a ra liz ­ z are o alm en o d im in u ire e falsare il su o sp irito . e q u a n d o fan n o un’e c c e z io n e per un vivo. A m ia m o p e rciò la scienza. c a n o n izz a n o i lo ro santi so lo da m orti. U n a so c ie tà che fo sse g o v e rn a ta da dotti a v re b b e d u n q u e il g o v e rn o del d isp re z z o . V e d e n d o q u a n to accade o gn i g io rn o nel m o n d o degli scienziati. risp e ttiam o gli scie n ziati sin ce ri e seri. che n on sian o intaccati da un g ra n d e vizio.animali non son o affatto di natura tale per cui sia facolta­ tivo. ce ne s o n o pochi. E d ’al­ t ro n d e c o m e istitu ire un g o v e rn o di scie n ziati? C h i li n o m in e re b b e ? Il p o p o lo ? M a è ignorante. In una parola. B asta c o n sid e ra re il ru o lo v e ra m e n te p ie to so che gio ca attual­ m e nte l’im m e n sa m a g g io ra n z a dei dotti in E u ro p a in tutte le q ue stioni po litic h e e sociali che agitano l’o p in io n e [pu b blica] pe r c o n v in ce rse n e . e q u e sto p e rch é [i dotti] n o n s o n o affatto distaccati dagli in te re ssi m ateriali e dalle m e ­ sc h in e p re o c c u p a z io n i della lo ro van ità p e rso n a le . La scie n z a privilegiata e patentata si tra sfo rm a p e r la m a gg io r parte del te m p o in sc io c c h e z z e e in viglia cch e rie patentate. esercitarle o non esercitarle affatto. capace di c o n ­ tro b ila n c ia re tutte le altre qualità: q u e sto v iz io è l’o rg o g lio de ll’intelli­ ge n z a e il d is p re z z o p ro fo n d o . o ssia un audace in tri­ gante o u n o scio cco. tra tutte le o ccu p a zio n i um ane. S a re b b e n e ce ssa ria m e n te an ch e il g o v e r n o della insulsaggine. della s o rte di una so c ie tà il cui g o v e rn o fo sse r ip o sto nelle lo ro mani. per l’animale. re n d e n d o lo praticam e nte co -in te re ssa to al m an te n im e n to delle m e n z o g n e politiche e s o ­ ciali. sa re b b e la se c o n d a e d iz io n e di un g o v e rn o di preti. a sco i- . la scie n z a ha il privile gio pa r­ tico lare di svilu p p a re l’e g o ism o più raffinato e la vanità più fe ro ce negli uom ini. e q u e sto p e r m olte ragio n i che a v rò o c c a sio n e di svilu p p a re altrove e che qui mi lim ite rò a e n u m e ra re : 1° P e rch é basta c o n fe rire a un d o tto p r o v v is to del più g ra n d e ge n io una p o siz io n e privilegiata. Le accadem ie degli scienziati. c o m e i con cili e i conclavi dei preti. m asch e rato o ap e rto. e l’ign o ra n z a non p u ò e rig e rsi a giudice della scie n z a degli scienziati. m o lto pochi. o ssia il più schiacciante d is p o t is m o e la più um iliante schiavitù che una so c ie tà um ana p o ssa subire . S a ra n n o d u n q u e le a c cad e m ie ? A llo r a si può e sse re certi che sarà il g o v e rn o della d o tta m e d io crità. 2° Pe rch é tra il p ic co lo n u m e ro di do tti v e ra m e n te distaccati da o gn i p re o c c u p a z io n e e da o gni van ità te m p o ra le . v e rs o tutti quelli che n o n s o n o colti q u a n to loro.

i co n sigli che dall’alto del lo ro sap e re tra sce n d e n te v o g lio n o elargirci. non tutti gli individui riescono in m odo uguale. o circostanze esterne più potenti di questa tendenza fatale dell’individuo. Più si svi­ luppa e si esercita. che la p e rsu a sio n e m o rale fo n da ta su ll’a rg o m e n ta z io n e scientifica. im pedi­ scano l’esercizio e lo svilu pp o di una o più facoltà. Le diverse specie. e fintanto che l’animale non è arrivato all’età della decrescita naturale. qualità o difetti. necessità inerenti all’organizzazione animale. più diventa nell’animale una forza ir­ resistibile alla quale deve obbedire. Tuttavia accettiam oli so lo a c o n d iz io n e di farli ve rific a re e rive rifica re dalla n o stra critica. M o ­ struosità o perfezione. Talvolta capita che la malattia. tutto questo è dato all’individuo dalla natura. fami­ glia e classe di animali. P e rch é la lo ro influenza su di noi p o ssa e sse re utile e v e ra m e n te salutare. M a in n o m e della salve zza d e lla società. L’esem plare perfetto è quello nel quale tutti gli organi caratteristici dell’ordine al quale l’individuo ap­ partiene son o arm oniosam ente sviluppati. sia per lo svi­ luppo preponderante di una o di parecchie facoltà a de­ trim ento di tutte le altre. tende necessariamente a svilup­ parsi e a rafforzarsi mediante l’esercizio ripetuto che crea l’abitudine. (N o ta di 8 akunin) . in n o m e della n o stra dignità e della n o stra libertà. porta tutto questo alla na­ scita. l’individuo è un mostro. o c c o r re che non p o s ­ sieda altra arm a che la p r o p a g a n d a lib e ra p e r tutti.58 tutte queste facoltà so n o proprietà essenziali. non c o n c e ­ diam ogli mai né p o siz io n i né diritti privilegiati. essa deve esercitarsi. Allora gli organi corrispondenti si atrofizzano. fa­ miglie e classi di animali si distinguono le une dalle altre sia per la totale assenza di alcune facoltà. quando l’organo è essenziale. co m e p u re della salute del lo ro spirito . A ll’interno di ogni specie. L’assenza o la debolezza di uno degli organi costituisce un difetto e. e tutto l’organi­ sm o animale è più o m eno colpito da sofferenza secondo ¡’im portanza di queste facoltà e degli organi corrisp on - tiam o co n gran ric o n o sc e n z a gli in segnam enti. base di tutto lo sviluppo animale. M a dal m om ento che una facoltà esiste.

alcune inerenti a tutti. sulle condizioni della sua conservazione e della sua esistenza. com prese le sue facoltà. a proteg­ gersi. è costretto dalla sua stessa natura prima di tutto a m an­ giare e a bere e a mettersi in movimento. organiche.denti. Q u e sta Causalità universale. che spinge tutti gli animali. animali e sociali. altre p ro ­ prie solam ente a specie. e. l’uni­ co creatore del m ond o animale e umano. è costretto a conservarsi. fatale e cieca. dotato di questa doppia proprietà della sensibilità e dell’irritabilità e. questo insieme di leggi meccaniche. com e tale. non è affatto il padrone di tutto. finché gli restano ancora delle facoltà. co ­ stretto a lavorare. in tutte le condizioni della sua vita. anche nell’uom o . ogni animale. all’azione. uom o com preso. col fine di garantirsele in un d o ­ mani più o m eno lontano. ossia la com binazione delle cause determinanti e produttrici dell’individuo. sia per cercare il p rop rio nutrim ento sia per obbedire a un b isogno im pe­ rioso dei suoi muscoli. u om o com preso. nella m isura delle proprie capacità intellet­ tuali. p rovand o sia la sofferenza che il piacere. c o ­ stituisce in effetti la legge fondamentale della vita e im pri­ me in ogni animale. che agisce in lui e per lui. guidato da una sorta di previdenza. E il m otore universale. famiglie o classi particolari. in co­ sciente. chimiche. fisiche. costretto a volere tutte queste condizioni per sé. a difendersi con tro tutto ciò che lo minaccia nel suo cibo. di cui nessun animale è assolutam ente privo. Dunque. nella sua salute. ma finché vive. uom o com preso. basata sull’e sp e ­ rienza. L’individuo può m orirne. ad accoppiarsi e a procreare. lo schiavo. Fatale e irresistibile in tutti gli animali. M anifestandosi in tutti gli esseri organici e viventi com e un insiem e di facoltà o di proprietà. questa tendenza fa­ tale a realizzare per sé tutte le condizioni vitali della p ro ­ pria specie. nella m isura della sua intelligenza e del­ la sua forza muscolare. al c o n ­ trario ne è l’agente involontario. costretto a riflettere. ossia a soddisfare tutti i suoi bisogni. C o m e organism o vivente. è il vero. costretto ad amare. deve esercitarle altrimenti muore.

il solo capace di fare astrazione. e. dall’alto di questa astrazione. . può confrontare. di raggruppare e di esprim ere integralm ente i suoi pensieri. nei confronti della natura. entro limiti senza dubbio m olto ristretti e senza poter cam biare nulla del co rso universale fatale degli effetti e delle cause. Q u e sto gli permette. nelle organizzazioni più basse. ordinare e subordinare i propri bisogni.attività che tende a modificare il m ondo esterno second o i bisogni di ognu n o e che si manifesta nell’uom o con la stessa fatalità che nell’ultimo degli animali di qu e ­ sta terra . senza poter naturalmente mai uscire dalle condizioni vitali della p ro ­ pria esistenza.60 più civilizzato.si trasform a tuttavia grazie alla coscienza del­ l’uom o in un lavoro libero e sapiente. sia del m ondo esterno sia del p rop rio m ond o interno. essa arriva a una piena coscienza di sé solo nell'uom o. nel su o pensiero. Illuminato dalla scien­ za e guidato dalla volontà astrattamente meditata dell’uomo. di deter­ minare in m odo astrattamente meditato i propri atti. Perché dotato a un grado su pe riore della facoltà tanto preziosa di combinare. il lavoro animale. ossia l’attività fatalmente im posta a tutti gli esseri viventi com e condizione essenziale della vita . questa tendenza im periosa e fondam enta­ le della vita costituisce la base stessa di tutte le passioni animali e umane: istintive. e gli dà. considerando se stesso com e un oggetto del p ro p rio pensiero. si potrebbe quasi dire m ecca­ niche. una falsa apparenza di sp o n ­ taneità e di indipendenza assolute. più intelligenti nelle specie superiori. criti­ care. solo l'u o m o è capace di elevarsi fino all’universalità delle cose e degli esseri.

Umanità Q uali son o i bisogni dell’uom o e quali le condizioni della sua esistenza? Esam inando più da vicino la questione. C o m e ha osse rvato molto acuta­ m ente uno dei più audaci e simpatici pensatori dei nostri giorni. (H. svilupparsi e crescere.sempre più u m a n a m e n te . amare. in fondo i punti cardinali dell’esistenza umana più raffinata e quelli dell’esistenza animale m eno evoluta sono identici: nascere. della scienza e delle arti. spinto da una fatalità che gli è inerente e che si manifesta in ogni essere com e un in­ siem e di facoltà o di proprietà. Tutto ciò che vive. con tutti gli sviluppi re­ ligiosi. tro ve re m o che m algrado l’infinita distanza che sem bra separare il m on­ do um ano da quello animale. negli animali che per la loro org a­ nizzazione si avvicinano m aggiorm ente aM’uom o. per proteggersi e per difendersi. A questi punti per l’uom o solam ente se ne ag­ giunge uno nuovo: pensare e conoscere. grazie a questo pote­ re di astrazione che lo distingue dagli animali di tutte le al­ tre specie. deve co- . lavorare per nutrirsi. C on tien e in ger­ me tutta la nostra civiltà. a un grado inferiore ma già m olto sensibile. tende a realizzarsi nella pienezza del suo essere.in una parola tutta la storia. poi morire. per realizzarsi in questa pienezza.. ma è enorm e. l ’uomo fa tutto ciò che gli ani­ mali fanno. L’uomo..) La differenza è tutta qui. è forzato a farlo . estetici. a lungo andare. riprodursi. con tutte le m eraviglie dell’in­ dustria. ho detto. filosofici. econom ici e sociali . Animalità . con se rvare la prop ria e sistenza individuale nell’am biente sociale della specie. tutta la sua vita.3.e. solamente lui è chiamato a farlo . essere pensante oltre che vivente. Ludw ig Feuerbach. ma solo n e ll’u o m o arriva no a una potenza tanto im perativa e p erseverantem ente dom inante da trasform are. grazie a questa facoltà così estesa di pensare. politici. facoltà e b iso­ gn o che si incontrano senza dubbio.

ha d ovuto dapprim a esaurire tutte le brutalità. attraverso tutte le peregrinazioni e trasform azioni storiche. l’u om o crea il su o m on d o umano.l’u om o è costretto a conquistare la sua libertà . nell’ordine del tem po com e da quello del punto di vista della nostra evoluzione razionale. L’adem pim ento di questo im m enso com pito. Le conquista con la scienza e con il lavoro. le iniquità e le di­ sgrazie possibili. sul m ondo esterno e sulla p ropria bestialità. solo quando giunge a spezzare le catene di schiavo che la na- . un’opera di emancipa­ zione materiale. Tutti gli animali son o costretti a lavorare per vivere. con q u i­ sta la possibilità della sua em ancipazione interiore. che tende a conquista­ re e a realizzare pienam ente la sua libertà.noscersi. all’opera tanto lenta della trasformazione della superfìcie del nostro globo in un luogo favorevole alla vita animale. conquistando passo d op o passo. e fa sì che. pensante e parlante. stato ancora tanto poco conform e all’ideale ve rso cui tendiam o oggi. per arrivare allo stato attuale della civiltà nei paesi più avanzati. Si direbbe che nella ricerca di sé.l’adem pim ento di questo com pito non è solam ente un’opera intellettuale e morale. M a questo lavoro diven­ ta un lavoro propriam ente umano solo quando com incia a soddisfare. È la causa dell’im m enso ritardo che riscontria­ m o nel su o sviluppo. L’u om o diviene realmente uom o. la sua libertà e la sua dignità umana. non più unicam ente i bisogni fissi e fatalmen­ te circoscritti della vita animale. del­ la loro intelligenza e della loro forza. è anzi tutto. se nza re ndersene con to e senza averne m inim am ente coscienza. Sem pre sospinto da questa fatalità che costituisce la leg­ ge fondam entale della vita. tutti. partecipano nella m isura dei loro bisogni. ma anche quelli dell’e s­ sere sociale. gli so n o occorse non sappiam o quante decine o centinaia di secoli. il suo m ondo storico. che la natu­ ra particolare deH’uom o gli im pone com e una necessità inerente al suo essere . per realizzare soltanto questo poco di ragione e di giustizia che oggi regna nel mondo.

l’umidità. com e specie.tura esterna fa pesare su tutti gli esseri viventi. nella form a di fenom eni naturali di ogni genere. essere vivente. perché la sua intelligenza è p ro ­ gressiva al som m o grado. a com inciare dalle più rozze e appariscenti. Q u e ste catene. a detrim ento di tutto quanto lo circonda: cose. L’uom o. esseri organici e viventi. paura che. la siccità e molte altre influenze materiali che agiscono di­ rettamente sulla vita animale e che m antengono l’essere vivente in una dipendenza quasi assoluta nei confronti del m on d o esterno. Per preservare la sua esistenza. il caldo. com e m o stre rò più tardi. costituisce la base prim aria di ogni religione. che costituisce la legge suprem a della vita. Tuttavia vi è una differenza enorm e tra il lavoro dell’uom o e quello degli animali di ogni specie: il lavoro degli animali è stagnante. D a qui nasce la perpetua paura che prova e che costituisce il fondo di ogni esistenza animale. tanto più che essendo lui ste sso un essere naturale e nient’altro che un p rod otto di questa stessa natura che lo stringe.. quello dell’uom o al contrario è e sse n ­ zialmente progressivo.. e la sua esistenza sociale. com e individuo. l’incessante azione delle sta­ gioni e dei climi. non può sottrarsi a questa necessità. per svilupparsi nella pienezza del suo e sse ­ re deve lavorare. lo avviluppa. D a ciò deriva per gli animali di ogni specie la necessità del lavoro. N ie n te dim ostra m eglio l’inferiorità decisiva di tutte le altre specie animali nei confronti dell’uom o. Tutta l’animalità lavora e vive solo con il lavoro. Anche per l’animale ne risulta la necessità di lottare durante tutta la vita contro i peri­ coli che lo minacciano dall’esterno. che i m etodi e i prodotti del lavoro collettivo e individuale di tutti gli altri animali. lo penetra. di conservare la sua esistenza. me- . del fatto in­ contestabile e incontestato. i pericoli permanenti che. la fame. so n o le privazioni di ogni sorta. p o r­ ta per così dire il nem ico dentro di sé e non ha nessun m ezzo per sfuggirle. in quanto la loro intelli­ genza è stagnante. lo minacciano e lo o p ­ prim ono da ogni lato. il freddo.

non ve n’è o quasi. non hanno potuto fare. delle famiglie e delle classi di animali. fanno oggi esattamente ciò che fa­ cevano tremila anni fa. ma soltanto da questo profilo. in conseguenza della quale le organizzazioni più intelligenti e più energiche sostituiscono successivam en­ te le organizzazioni inferiori. si con ­ fronti solam ente la capanna del selvaggio con i lussuosi palazzi di Parigi che i selvaggi Prussiani si cre d o n o desti­ nati dalla Provvidenza a distruggere. che da esclusivamente animale. Sono sapienti e stupidi ora com e trenta o quaranta secoli fa.todi e prodotti sovente tanto ingegnosi che si d irebbero guidati e confezionati da un’intelligenza scientificamente sviluppata. Q u e sto dim ostra che nella loro intelligenza non vi è progresso. l’uom o l’ha com piuto da solo. è altrettanto perfettibile e p rogre ssivo del suo spirito. a trasform arsi lentamente. Un m ovim ento p ro ­ gressivo esiste anche nel m ondo animale. vi è incontestabilm ente nel m ondo animale m ovim ento e progresso. tutte assieme. le api. l’uom o crea il m on ­ do umano. Per farsi un’idea dell’im m enso cam m ino per­ corso e dei progressi enorm i della sua industria. M a all’interno delle specie. le famiglie e le classi. Egli ha reai- . quasi m eccanico e cieco all’ini­ zio. la legge suprem a del m ondo animale. appli­ cando il pensiero p rogre ssivo al lavoro. i castori e altri animali che vivono in repubblica. l’intelligen­ za scientificamente sviluppata con la forza fisica. istintivo. M a so n o le sp e­ cie. C iò che le altre specie animali. C om b in an d o l’attività cerebrale o nervosa con l’attività muscolare. diventa sem pre più intelligente. le povere armi dei popoli primitivi con i terribili congegni di d istruzione che sem brano essere diventati l’ultima e spressione della ci­ viltà germanica. incapaci di sostenere a lun­ go andare la lotta contro di esse. s o ­ spinte dalla lotta per la vita. Le form iche. D a questo profilo. considerato sia dal punto di vista dei metodi che da quello dei prodotti. non variano e non si perfezionano quasi per niente. in quan­ to invariabili e fisse. Il lavoro dell’uom o.

Si ri­ schia facilmente di cadere in uno spiacevole malinteso. In effetti. per cui non dobbiam o occuparcene qui. Sappiam o che questo spirito non è affatto un es­ sere separato. vincere la natura. questo despota un tem po così ter­ ribile. inseparabile dalla materia. tutta l’infinità dello spazio. in un servitore utile. Ha trasfor­ mato questo nemico. ma solo il funzionam ento proprio della materia organizzata e viva. sarebbe com e affermare che esiste solo la mate- . ne ha fatto un luogo favorevole all’esistenza. dominare la natura. Abbiam o già fatto giustizia di questo non-senso. quale può essere il posto per lo spirito? O occupa lo stes­ so posto della materia. M a se lo spirito puro è inseparabile dalla mate­ ria. lo spirito umano. i metafisici e gli idealisti di ogni genere non m ancano mai di servirsene per d im ostrare la su p e ­ riorità dell’uom o-spirito sulla natura-materia. per dom inare la natura nel senso dei metafisici.mente trasform ato una grande parte della superficie del globo. alla civiltà umana. presentando q uest’ultimo com e il creatore della prima. fanno derivare la materia dallo spirito. la quale occupa tutte le direzioni possibili. con essa. lo spirito dovreb be esistere totalm ente fuori dalla mate­ ria. op p ure non può esistere. esterno al m ondo materiale. N o n c o n ­ tenti di questa subordinazione. diffuso ovunque esattamente com e essa. M a nessun idealista non ha ancora sap u to rispondere a questa domanda: Siccom e la materia non ha limite né in lunghezza né in larghezza né in profondità. in quanto i teologi. e natu­ ralmente subordin an o la materia allo spirito. allora è disperso nella materia ed esiste solo com e materia. della m ateria animalizzata. in particolare del cervello. Tuttavia b isogna rendersi conto del ve ro significato di queste frasi. se lo spirito è su p p osto risiedere fuori dalla materia. N o n c o n o ­ sciam o e non riconosciam o altro spirito che quello ani­ male considerato nella sua più alta espressione. H a dom inato e vinto la natura. o alm eno in un alleato poten­ te quanto fedele. P re te n do­ no che esista uno spirito al di fuori della materia.

e indipendente da essa. Il puro spirito. p o ic h é lui s te s s o e siste e agisce . il fondam ento dello spirito. potrebbe affermarè: «lo. che ne sia una manifestazione. solo in virtù di queste leggi.l’Essere per eccellenza. spinto da una forza che gli sem bra intrinseca. è incapace di m odificare le leggi della natura.ria. M a dove. al nulla. non può esercitare su di lei la minima azione. O p p u re bisognerebbe su p p o rre che pur essendo in­ separabile dalla materia. con la mia azio- . Se potesse avere coscienza di sé. com e d im o ­ strerò più tardi. l’Essere unico. o ccorre che derivi dalla materia. avere nessuna presa su di lei? Perché solo ciò che è materiale può agire sulle cose materiali. com e può m odificare la materia? Se lo spirito um ano è il funziona­ m ento dell’organism o um ano e se questo organism o è il p rod otto com pletam ente materiale di questo insiem e in­ definito di effetti e di cause. Si vede che com unque venga posta la domanda. ne resta al di fuori. O stinand osi a far convivere due cose tanto incompatibili com e il puro spirito e la materia. E per­ ché lo spirito possa avere una consistenza reale. da dove prende il potere necessario per trasform are la natura? Intendiam oci: l’uom o non può ar­ restare né cam biare il co rso universale degli effetti e del­ le cause. in una parola tutto quanto esiste .la base unica di tutte le cose esistenti. si arriva necessariam ente a una assurdità m ostruosa. deve essere limitato da lei. M a com e può l’immateriale essere limitato o contenuto dal materiale. il funzionam ento. vi­ sto che la materia occupa tutto lo spazio? Se lo spirito è al di fuori della materia. Perché l’esistenza della materia sia p o ssi­ bile. di questa causalità universale chiamata natura. Ecco un ura­ gano che soffia e infrange tutto al suo passaggio. non risulta evidente che non deve. il Nulla. bisogna che sia lei . il prodotto. si arriva alla negazione dell’uno e del­ l’altra. non è altro che l’astrazione assoluta. c o sc ie n te m e n te o incosciamente. M a se lo spirito è il p rod otto della materia. l’infinito dal finito? Se lo spirito è assolutamente estraneo alla materia.

e sarebbe in errore. agenti all’interno e se c o n ­ do le leggi della natura. gli uni con c o ­ scienza e sentim ento di ciò che fanno. le facoltà. gli altri inconsciam ente. infrango ciò che la natura ha creato». dall'Insieme di azio­ ni e reazioni continue che costituisce la natura. o rgan i­ ca e animale. E una causa di d istru zio ­ ne. un funzionario. non so n o altro'ch e prodotti. qualsiasi cosa intraprenda. N o n costituiscono in sé nessun essere immateriale o separato. qual­ siasi cosa pensi. aderendo a esseri nuovi e d ’altronde non hanno nessuna esistenza fuori di questa contemporaneità e di questa su c­ cessione di esseri reali. gli uni com e le altre son o solo cause relative. Infatti. O g n u n o agi­ sce second o le facoltà. N e ll’istan­ te in cui nascono. effetto di una som m a di altre cause. O gn i essere. Lo stesso vale per tutte le azioni che p o sso n o essere com piute da tutti gli esseri organizzati. quando l’essere muore. ma appe­ na nati. mai con tro di essa. qualunque cosa faccia. fatalmente determ ina­ ta dalle leggi della natura com e ogni altra azione nel m on- . com e tut­ te le piante. il più libero. della materia. L’azione degli uom ini sulla natura. senza dubbio. anche il più intelligente e in apparenza il più v o ­ lontario. un organo involontario e fatalmente determ inato dal c o r­ so universale degli effetti e delle cause. essendo eternamente ade­ renti alle trasform azioni della materia inorganica. in ogni m om ento della sua vita. le proprietà. è so lo un fenom eno fatalmente determinato dalla causalità universale. animati e intelligenti. pur continuando a essere prodotti e riprodotti fino alla m orte da quella natura che li ha creati. non è altro che un rappresentante. che costituiscono tutto il suo essere. esse gli sopravvivono. ma una causa relativa.ne e la mia volontà spontanea. le proprietà o le leggi che gli son o tem poraneam ente inerenti. o piuttosto non essendo altro che le tra­ sform azioni regolari dell’essere unico. ma che non son o irrevocabilm ente attaccate alla sua esistenza. d ive n go ­ no a loro volta cause relativamente agenti. com e tutti gli ani­ mali uom o com preso. M a qualunque cosa facciano. le leggi non m uoiono.

N ie n ­ te lo può sottrarre. fisica e chimica di tutti gli esseri inor­ ganici com posti ed elementari. m olto indiretta senza dubbio. M a in effetti non è una schiavitù. con tro la natu­ ra così intesa. poiché abbraccia e contiene tutto. Qual è quindi il significato di queste parole: com battere. dom inare la natura? Un eterno m alinteso spiega il doppio significato che solitamente diam o alla parola natura. L’u o m o non è fuori dalla natura. Dunque. U n ’altra volta. ne è lo schiavo assoluto. sostengo. nessuna rivolta deM’u om o co n ­ tro la natura è possibile. e la continuazione immediata dell’azione sem pre più evoluta e cosciente di sé di tutte le specie animali. la continuazione più di­ retta dell’azione delle piante sull’ambiente naturale. dalla scienza. l’e s­ sere unico. la lotta non solo è possibile. uno so tto m e sso al­ l’altro. O gni essere esistente e vivente. di co n se ­ guenza non può né vincerla. come ho fatto osservare. a tutto ciò che esiste. L’uom o non può mai lottare contro la natura. lui stesso non è altro che natura. con il term ine natura si inten­ de l’insiem e più o m eno circoscritto dei fenomeni. delle cose e degli esseri che attorniano l’uomo. In effetti. in una parola: il suo mondo esterno. Una volta viene considerata l’insieme universale di tutte le cose e gli esseri com e pure delle leggi naturali. ma diretta da un’intelligenza progressiva. poiché ogni schiavitù presuppone due esseri esistenti uno fuori dall’altro. N e risulta che quando l’u o m o agisce sulla natura. non vi è lotta possibile. né dominarla. non è altro che l’azione animale. ma fatalmente necessaria. obbedisce ancora alle leggi naturali. fatalmen­ te im posta dalla natura universale a tutto ciò che vive. è ancora la natura che reagisce su di sé. Q u esta intelligenza p ro gre ssi­ va e questa scienza d ’altronde non son o che una nuova trasform azione della materia neM’uomo. intraprende e com pie atti apparentem ente con­ trari alla natura. anche quando. porta in sé questa doppia legge natu­ . è la continuazione. dunque non può esserne schiavo. ho detto.do. del­ l’azione meccanica. è l’onnipotenza assoluta. C o n tro questa natura esterna.

lottando costantem ente contro di esso. può e deve dom inare.rale: 1 ° non può assolutam ente vivere fuori del suo am ­ biente naturale o del suo m ond o esterno. deve a sua volta asservirla e conquistare su di essa la sua libertà e la sua umanità. Perciò è questo m ondo o questa natura esterna che l’uom o.un gorilla forse. o piuttosto on n ivoro. era senza du bb io più vorace. vivendo a su o detrim ento. in un’epoca eccessi­ vam ente distante e per un period o durato non sappiam o quante migliaia di anni. L’intelligenza umana si sviluppa e progredisce con la c o ­ noscenza delle cose e dei fatti reali. Fu q u esto lo stato di innocenza. necessariam ente e gradualm ente al suo lavoro animale. M a tutto ciò che è form a le acq u isisce una realtà q u alu n q ue so lo rap ­ portandosi al suo oggetto: qual è l’oggetto di questa atti­ vità form ale che chiam iam o pensiero? E il m ondo reale. in una parola. o un parente m olto p ro ssim o del gorilla. con l’osservazione meditata e la constatazione sem pre più esatta e detta­ gliata delle relazioni che ci son o tra di loro. può e deve vincere. di tutte le leggi che gli . Prima di ogni civiltà e di ogni storia. nato nella dipen­ denza quasi assoluta di questa natura esterna. M a in cosa consiste il p rogre sso deN’intelligenza umana? Dal punto di vista for­ male. C on d uceva una guerra di distruzione com e loro. C o sa l’ha strap­ pato da questo paradiso animale? La sua intelligenza p ro ­ gressiva che applicava naturalmente. arm ato delle facoltà e delle proprietà di cui la natura universale l’ha dotato. l’uom o all’inizio non fu che una bestia selvaggia tra molte altre bestie selvagge . preconizzato da tutte le religioni possibili. della succes­ sione regolare dei fenom eni naturali. lavorava com e loro. dei differenti ordini del loro sviluppo o. lo stato ideale tanto vantato da Jean-Jacques Rousseau. consiste soprattutto nella grande abitudine di pen­ sare acquisita con l’esercizio del pensiero e nella coscienza più precisa e netta della prop ria attività. Anim ale carnivoro. 2 ° può preser­ varsi solo esistendo. più crudele dei suoi cugini delle altre specie. più feroce.

ha fornito all’uom o un be­ nefico calore e un cibo m eno selvaggio. dobbiam o su p p o rre che le arti più se m ­ plici. abbia ap p re so l’arte oggi così rudi­ mentale. alle quali sono sottom e sse tutte le esistenze reali com presa la sua. la con osce n za delle leggi che presiedono allo sviluppo dei fenom eni naturali. applicata al lavoro muscolare. più umano. di attizzare e accudire il fuoco per il p rop rio uso. ciò gli perm ette di prevenirli o di garan­ tirsi contro le loro conseguenze che potreb b ero essergli spiacevoli e nocive. Persino le m itologie antiche non m ancarono di divinizzare l’u om o o piuttosto gli uomini che se p p e ro trarne profitto per pri­ mi. convenientem ente curato. Q u e sto spiega la lentezza esasperante dello svi­ luppo um ano nei primi secoli della storia. uno degli elementi più distruttivi. grazie a questa appropriazione scienti­ fica. confrontata al . In generale. in questo m od o il vento che prim a lo schiacciava con la caduta degli alberi sradicati dalla sua forza. che a tutt’oggi costituiscono le basi dell’econom ia dom estica delle popolazioni m eno civilizzate. finiscono per contribuire potentem ente alla realiz­ zazione dei suoi scopi. o che rovesciava la sua capanna primitiva. U na volta acquisita la conoscenza di queste leggi. Per fare un esem pio m olto semplice. Inoltre. Si è osservato che le scim m ie più intelligenti. il fuo­ co. so n o c o ­ state im mensi sforzi di invenzione alle prim e generazioni umane. Indubitabilm ente son o passati molti se ­ coli prim a che l’uomo.son o proprie. Allo stesso m odo. così triviale e nel con tem po tanto preziosa. sanno venire a scaldarsi. gli perm ette alla lunga di trarre partito da quegli stessi fenom eni naturali e da tutte le cose il cui insieme costituisce il m ondo esterno e che prima gli erano così ostili. selvaggio e anche poco più intelli­ gente delle scimmie. ma nessuna ha saputo accenderlo da sola e nem m eno accudirlo gettan­ dovi nuova legna. all’inizio puram ente istintivo o ani­ male. ma che ora. l’uom o im para dapprim a a prevedere certi fenomeni. una volta che il fuoco è scaturito. è stato più tardi obbligato a macinare il grano.

abbracciando tutto ciò che è. E un giogo naturale interiore che l’u om o deve ugualmente scuotere. Per com battere questa schiavitù interna. Perché non solam ente lui. allo ste sso titolo e allo stesso m odo dei formicai. capace di fare astrazione del p rop rio co rp o e di tutta la sua persona. inteso com e indi­ viduo. che progressivam ente si realizza in lui. poi sotto la form a più generale della sua brutalità o della sua animalità co n fro n ­ tata alla sua umanità. costituisce la sua natura? Al contrario. delle sue affezioni. M ediante una rivolta con tro le leggi di questa natura universale che. c o rre g ­ gere. applica lo stesso procedim ento. Q u e sto giogo gli si presenta dapprim a sotto form a di im perfezio­ ni e debolezze o anche di malattie individuali.rapido sviluppo dei nostri giorni. tanto c o r­ poree quanto intellettuali e morali. è a sua volta un p ro ­ dotto della natura universale e onnipotente. a sua volta. Q u e sto è dunque il m od o in cui l’uom o ha trasform ato e continua a trasform are. a vincere e a dom inare il suo ambiente. con l’evoluzione collettiva del suo ambiente sociale. degli alveari. In quanto intelligenza. perfezionare la p ropria natura. del suo spirito e della sua volontà. e l’ap­ plicazione di questa scienza sia alla sua educazione indivi­ duale (con l’igiene. e con un’istru­ zione razionale) sia alla trasform azione successiva dell’o r­ dine sociale. ma a n ch e ad asservirla. lo stesso m etodo per modificare. delle repubbliche dei castori e di tutte le altre specie di a sso ­ . l’uom o sem pre sp in ­ to da una necessità inerente al suo essere. la natura esterna. e di considerarla un oggetto esterno. con la ginnastica del corpo. M a l’uom o non si accontenta dell’azione sulla natura p ro ­ priamente esterna. [ma] anche l’ambiente sociale. alm eno in parte. con la conoscenza e l ’osservazione più rispettosa e scrupolosa di queste leggi perviene non solo a em anciparsi successiva­ m ente dal g io g o della natura este rn a. l’u om o non ha altro m ezzo della scienza delle leggi naturali che p re sie ­ dono alla sua evoluzione individuale e collettiva. questa società um a­ na di cui è il p rod otto im mediato.

. M a studiandone le leggi. l’uom o ne continua per così dire. è il p ro ­ dotto im mediato. è dotato di una m aggior dose di intelligenza e forza affetti­ va degli animali delle altre specie. né di lotta. prima la natura esterna. inteso com e individuo. perché la porta in sé e non è niente al di fuori di essa. con la sua natura inter­ na ed esterna. è com pletam ente ani­ male.cia z io n e anim ale. ma alm eno una parte di esse le sono esclusivam ente inerenti. m e­ diante la sua evoluzione individuale e sociale. [infine] la società di cui è il prodotto. Il progresso è appunto la legge naturale fondam entale ed esclusivam ente inerente alla società umana. il m ovim ento e la vita. Di fronte a questa natura univer­ sale. Ma. più astratti. è solo un animale il quale. com e ho appena affermato. anche la società uma­ na. d e v ’esserlo anche l’organizzazione della socie­ tà. obbedisce senza d ubbio anch’essa per la m aggior parte del tem po a leggi altrettanto naturali quanto quelle che guidano le as­ sociazioni animali. iden­ tificandosi in un certo senso con esse. e che agiscono in lui con impìacabile e irresistibile fatalità. l’uom o non fa che obbedire alle leggi naturali che gli son o proprie. si emancipa dal triplice giogo che gli im pongono. l’uom o non può perciò avere alcun rap p orto ester­ no né di schiavitù. Ultim o p rod otto della natura sulla terra. la creazione. N o n dim entichiam o mai che reagendo su di sé e sull’am ­ biente sociale di cui. C o m e q u e ste a sso c ia z io n i si s o n o incontestabilm ente form ate e vivono ancora oggi con for­ m em ente alle proprie leggi naturali. grazie all’orga­ nizzazione in paragone più perfetta del suo cervello. Siccom e il fondam ento dell’uom o. l’opera. [poi] la sua natura individuale interiore. di conseguenza lo sarà anche quello della società umana. in tutte le fasi della sua evoluzione storica. non so n o che creazioni o manifestazioni nuove. I suoi pensieri e atti più intelligenti. e com e tali più distanti da ciò che com unem ente si chiama natura. trasform andole con un p ro ce sso psicologico p rop rio del suo cervello in idee e convinzioni umane. com e l’intelligenza dell’uom o-individuo è p ro ­ gressiva. L’uomo.

di una rivolta contro la na­ tura? Q u e sto pensiero e questo tentativo son o contem ­ poranei alla creazione storica dell’idea di Dio. Evidentem ente per l’u om o è im possibile anche solo concepire la velleità e il bisogno di una simile rivolta. com pre so il p rop rio corpo. l’uom o con la parola «natura» ha inteso solo ciò che chiam iam o natura esterna. D o p o di che. intellettuale e morale . Al contrario. è dentro e fuori di lui. non può considerarsi né sen­ tirsi nei suoi confronti uno schiavo. l’ha chiamata «Dio». poi­ ché non esistendo fuori della natura universale e portan­ dola dentro di sé. quello di un’organizzazione sociale costituita autoritariamente. D a allora le leggi della natura son o diventate non leggi inerenti. ma ugualmente storico.* * * D o p o tutto quanto ho appena detto.leggi che si manifestano ugualmente sia in tutto quanto costituisce il suo m ondo esterno che nel p rop rio sviluppo individuale: corporale.l’uom o giunge a scuotere su cce s­ sivam ente il giogo della natura esterna. schierandosi con questo D io da lui creato contro la natura e contro se stesso. costituisce tutto il suo essere. e ciò che chiamiamo natura universale. ridi­ colo. Rivoltandosi contro. trovandosi a ogni istante della sua vita in piena identità con essa. A ll’inizio. com e vedrem o. ma mani­ festazioni della volontà divina. M a allora com e ha potuto sorge re nello spirito dell’uom o il pensiero storico della separazione tra spirito e materia? C o m e ha potuto concepire il tentativo im potente. com andam enti di Dio. lo penetra. mi sem bra evidente che nessuna rivolta è possibile [per l’uom o] contro ciò che chiam o la causalità o la natura universale: essa lo av­ volge. quello delle p ro ­ prie im perfezioni naturali e. studian­ do e appropriandosi per così dire con il pensiero delle leggi eterne di questa natura . si è dichiarato in rivolta contro 73 . ne sono state la conseguenza necessaria. si rivolterebbe contro di sé. l’u o ­ mo. im ­ posti dall’alto alla natura e all’uom o.

di essa e ha fondato la p ropria schiavitù politica e sociale. Q u esta è stata l’opera storica di tutti i dogm i e culti reli- .

Nella m isura in cui. la fonte. il suo ve ro creatore. la dispensatrice assoluta di tutte le cose: il m on ­ do non fu più nulla. una forza. della grandezza e della decadenza degli dèi che si son o succeduti nella credenza umana. una capacità. più il cielo diventava ric­ co. ingigantiti oltre misura. La storia delle religioni. la ad orò e si proclam ò sua creatu­ ra e suo schiavo. nel loro cam ­ m ino storicam ente p rogre ssivo . La religione N e ssu n a grande trasform azione politica e sociale si è com ­ piuta nel m ond o senza essere accompagnata. ritrova la propria immagine. il cielo si è arricchito delle spoglie della terra e. con i loro dèi e i loro santi. Tutte le religioni. si p ro strò davanti a essa. li attribuivano ai loro dèi. in cui l’uomo. più l’umanità diventava m iserevole. d o p o averli esagerati. d op o averla tratta dal niente a sua insaputa. e l’uom o. esaltato dall’ignoranza e dalla fede. una qualità o p ersino un difetto qualunque. U na volta inse­ diata. com e solitam ente fanno i bambini. da un analogo m ovim ento nelle idee religiose e filosofiche che guidano la coscienza degli individui e della società. quella della nascita. [Essa fu tutto. G razie alla m odestia e alla pia generosità degli uomini. Il cielo religioso non è altro che un miraggio. ossia divinizzata. ossia l ’impoverimento. ma ingrandita e rovesciata. e sovente preceduta. con un atto di fantasia religiosa. non ancora giunto al pieno possesso delle sue facoltà intellettuali. la natura. non son o mai state altro che la creazione della fantasia credente e credula dell’uom o. . Il cristianesim o appunto è la religione per eccellenza poi­ ché espone e manifesta. nella sua pienezza. sco p riv a n o sia in loro stessi sia al di fuori di essi. perciò non è altro che l’evoluzione deH’intelligenza e della coscienza collettiva degli uomini. l’e s­ senza di ogni sistem a religioso. per una conseguenza naturale.4. la divinità fu naturalmente proclam ata la padrona.

l’uom o è lo schiavo. è la nega­ zione più decisiva della libertà umana e sfocia necessariamen­ te nella schiavitù degli uomini. d evon o necessariam ente esercitare un potere assoluto. dice rivelatori. l’iniquità. messia. Siccom e D io è la verità. in teoria come in pratica. il bene. Siccom e D io è tutto. contro la Giustizia di D io non vi è giustizia terrestre che tenga. il male./’asservimento e l ’annullamento dell’umanità a profitto del­ la divinità. G uillaum e m a non in quelle a cura di A. la verità e la vita eterna. il cristiane­ sim o ha com p re so meglio delle altre. so lo il ca tto lice sim o ro m a n o lo ha proclam ato e realizzato con rigorosa coerenza. preti e legislatori ispirati da D io stesso. poiché quest’ultimo è consacrato dalla Chiesa. Per que­ sto il cristianesim o è la religione assoluta. legittima e divina. l’im potenza e la m orte. la potenza e la vita. filosofi. M a chi dice rivelazione. l’ultima religio­ ne.]* * Il testo fra le parentesi quadre figura nelle Opere curate d a j. profeti. persino delle anti­ che religioni orientali. Di tutte le sette cristiane. (N ota del traduttore) . e questi una volta riconosciuti com e rappresen­ tanti della divinità sulla terra. di tutte le religioni esistenti o che son o esistite. la bruttezza. il bello. eletti da D io stesso per guidarla sulla via della salvezza. la giustizia. poiché contro la Ragione divina non vi è affatto ragione umana. Ecco quanto. Incapace di trovare da solo la giustizia. m entre il cristianesi­ mo ha la pretesa di com prend ere tutta l’umanità. il m ondo reale e l’uom o so n o nien­ te. le quali d ’altronde hanno coinvol­ to solo popoli distinti e privilegiati. per questo la C hiesa apostolica e rom ana è la sola conseguente. Tutti gli uomini d evon o loro obbedienza illimi­ tata e passiva. gli uomini devono esserlo anche della C h ie sa e dello Stato. Siccom e D io è il padrone. l’uom o è la menzogna. politici o poeti: L’idea di Dio implica l ’ab­ dicazione della ragione e della giustizia umane. Le h ning. com e santi istitutori del­ l’umanità. Perciò non se l’abbiano a male i metafisici e gli idealisti religiosi. vi può giungere solo con una rivelazione divina. Schiavi di Dio.

e nem m eno deista. com e d ’altronde fanno tutte. avrà sem pre per corollario la schiavitù politica e sociale. costituiscono il più for­ midabile ostacolo all’em ancipazione della società. prova ne è che tutti i governi. libero . L’unanim e interesse dei governanti di tutti i paesi per la conservazione del culto religioso dim ostra quanto sia ne- . il defunto M u ra v ’ev l’Impiccatore. non d o b ­ biamo fare la minima concessione né alla teologia. sono sem pre stati gli alleati della tirannia? E persino quelli che com battevano e m aledicevano i poteri che li contrastava­ no. ma sp i­ riti forti. chi com incia da A finisce per arriva­ re a Z. la rassegnazione. L’u om o è intelligente. non credenti (com e Bism arck. eccetto quelli dei culti perseguitati. assiem e alla metafisica dottrinaria.dunque D io non esiste. la pazienza e la sottom issione. il defunto conte di Cavour. e N a p o le o ­ ne III. l’im peratore decaduto) né in D io né nel D iavo lo proteggono tuttavia con evidente interesse tutte le reli­ gioni. O ggi il cristianesim o in tutte le diverse forme. e chi vuole adorare D io dovrà rinunciare alla sua libertà e alla sua dignità di uom o: D io è . né alla metafisica. tutti gli uomini di Stato. di qualsiasi natura. * * # D ’altronde la storia non ci dim ostra forse che i preti di tutte le religioni. tutti gli uom ini che si considerano ufficialmente o ufficiosamente i pastori del popolo . che è solo una teologia truccata male. deista o panteista. giusto.dunque l’uom o è schiavo. non disciplinavano forse i propri credenti in vista di una nuova tirannia? La schiavitù intellettuale. poiché queste insegnano. e ora si scelga.A m eno di desiderare la schiavitù non possiam o. Perché in questo alfabeto m istico e rigo ro sa ­ mente conseguente.l’im m ensa m aggioranza dei quali oggi senza dubbio non è cristiana. Sfido chiunque a uscire da questo circolo.

Esse basano sul lavoro l’um ana servitù. i preti cattolici romani. uccidono la giustizia. quella della distruzione delle idee e dei culti religiosi è una delle più urgenti. p roteggendo solo i servili e gli umili. ma uom o privilegiato dalla grazia. In questo sanguinario m istero. è il carnefice divino. anche lui uom o. l’u o m o è sem pre la vittima. Soffocano nel cuore dei popoli ogni sentim ento d ’umanità e di benevolenza fraterna. hanno quasi sem pre in fondo al loro cuore. alcuni anni fa quando venne d iscu s­ sa la questione dell’abolizione della pena di morte. Tutte le religioni si basano sul sangue. tutti si so n o unanim e­ mente o quasi dichiarati per il suo mantenimento. i più umani. accanto alla questione esclusi­ vamente negativa dell’abolizione del potere politico e della liquidazione dello Stato. i preti protestanti delle più diverse sette. e li riducono all’imbecillità. della grazia e della benedizione divi­ ne.. qualcosa di crudele e di san­ guinario. U ccid on o la fierezza e la dignità umane. ossia sulla per­ petua im m olazione dell’Umanità all’inestinguibile vendetta della Divinità. s o ­ stituendolo con una crudeltà divina. i più dolci. questo im portante strum ento dell’em an­ cipazione umana. i preti moscoviti e greco-ortodossi.. poiché tutte rip o ­ sano essenzialmente sull’idea del sacrificio. com batterlo e rove ­ sciarlo. oggetti privilegiati della sollecitudine. fondam en­ to principale di ogni schiavitù riem piendo il loro spirito di assurdità divine. Accanto alla questione nel contem po negativa e positiva dell’emancipazione e dell’organizzazione del lavoro su basi di eguaglianza econom ica. e il prete. Per questo. e se non nel cuore alm eno nella loro im m aginazione e nella mente (e sappiam o l’influenza che l’una e l’altra esercita­ no sul cuore degli uomini).‘ cessano. C ’è bisogno di ricord are fino a che punto le religioni istupidiscono e c o rro m p o n o i popoli? Esse uccidono in loro la ragione. Q u e sto spiega perché i preti di tutte le religioni. nell'Interesse dei popoli. facendo sem pre pendere la bilancia in favore dei furfanti fortunati e felici. i migliori. perché finché .

M a è im possibile negare che questo fatto. l’im m ensa mag­ gioranza degli uomini. per noi di tale evidenza da non riuscire nem m eno più a com prendere com e sia possibile m isco ­ noscerlo. hanno creduto e cre ­ dono ancora oggi all’esistenza di una divinità e xtra -m on ­ diale qualsiasi. per non citare che i più noti tra di loro. Il senti­ m ento di tutti e una convinzione che si con se rva sem pre e ovunque. vale più di tutte le d im o strazio ni della scienza. l’azione di un potere soprannaturale incarnato in qualche oggetto materiale. tutti i popoli. Q u esta im ponente unanimità. dicono. fino ai metafisici più sottili e trascendenti.le idee religiose non saranno radicalmente estirpate dal­ l’im m aginazione dei popoli. non p o sso n o sbagliarsi. e se la logica di un piccolo n um ero di pensatori coerenti ma isolati. tanto peggio. è in flagrante contraddizione con la coscienza universale dell’umanità. se con d o l’opinione eloquentem ente espressa da Joseph de M aistre e dal grande patriota italiano G iu ­ seppe M azzini. si è sem pre unanim em ente pronunciata per l’esistenza di due mondi distinti: il mondo spirituale e il mondo materiale. il mondo divino e il mondo reale. perché il consenso universale. se con d o il parere di molti uomini e scrittori illustri e. per questa logica. * * * Per gli uom ini la cui intelligenza si è elevata al livello at­ tuale della scienza. la quale fatta astrazione della di­ versità di form e con cui si è manifestata nella storia. D e v o n o avere la loro radice in una necessità essenzialm ente inerente alla natu­ ra stessa dell’uomo. è contraria. nell’ambiente che li circonda. [E poiché è stato constatato che tut­ . l’adozione universale di una idea so n o stati considerati in ogni tem ­ po com e la prova più vittoriosa della sua verità. la com pleta em ancipazione popolare resterà impossibile. Dai rozzi feticisti che ad o ­ rano. l’unità dell’Llniverso o dell’Essere re­ ale è orm ai un fatto acquisito.

materialisti e socialisti rivoluzionari. C o sì dunque. l’antichità e Vuniversalità di una credenza costituirebbero. vi è stato sem pre e ovunque sfrut­ tam ento del lavoro forzato delle masse. è universale e antico quanto iniquo e assurdo. al contrario. o p ­ p ressione dei popoli da parte della C h ie sa e dello Stato. so n o delle eccezioni anorm a­ li. forse. in effetti. una prova sufficiente e irrefutabile della sua verità. Q u e sto spiega anche il costante fenom eno storico delle inaudite persecuzioni di coloro che per primi le han­ no proclamate. N o n si erano sbagliati tutti? C o sa c’è di più antico e più universale della schiavitù? L’antropofagia. Forti della nostra coscienza. tutti hanno cre­ duto che il sole girasse attorno alla terra. nello sviluppo delle società umane son o la verità e la giustizia le m eno universali. patentati e interessati alle credenze «universali» e «antiche». non ci stupia­ mo e non ci spaventiam o affatto di questo fenom eno sto ­ rico. Perché? Fino al secolo di C o p e rn ico e di Galileo. le più g io ­ vani. Niente. schiavi. dei mostri. D a ll’origine della società storica ai nostri giorni. a favore di qualche m inoranza dominante. del n ostro am ore per la verità. Noi. di cui son o stati e continuano a essere oggetto da parte dei rappresentanti ufficiali. contro ogni scienza e contro ogni logi­ ca. di questa passione logica che costituisce da sola . finiscono se m p re per adottare e far trionfare le loro idee. Bisogna concludere che lo sfruttam ento e l’op p ressione siano necessità assolutam ente inerenti all’esistenza ste s­ sa della società umana? Ecco degli esem pi che m ostrano com e gli argom enti degli avvocati del buon D io non p ro ­ vano niente. servi o salariati.ti i popoli passati e presenti hanno creduto e credono nel­ l’esistenza di D io. dopo averli torm entati. evidentem ente c o lo ro che hanno la disgrazia di dubitarne. qualunque sia la logica che li ha trascinati in questo dubbio. e sp e s­ so anche da parte delle stesse m asse popolari che.

è partito dalla notte profonda dell’istin­ to animale per giungere alla luce dello spirito. Oggi. accumulate ai nostri giorni. la sola che possa emanciparci. del passato. forti infine della fiducia e del m utuo appoggio che ci viene dal ridotto num ero di coloro che condividono le nostre convinzioni. che ne danno oggi una dim ostrazione così lampante. non è mai all’inizio. Perché dietro di noi è la nostra animalità e di fronte la nostra umanità. psicologiche. C on siste precisam ente nella negazione p ro ­ gressiva dell’animalità primitiva dell’uom o per m ezzo del­ l’evolu zio ne della sua umanità. ma rela­ . e la luce umana. invece di dim ostrare qualcosa in suo favore. al contrario ce la rende sospetta. L’uom o. term ine transitorio tra l’animalità e l’umanità. fisiologiche. M a accettando l’origine animale dell’uom o. conquistatori della Francia. quanto appassionata e potente. Q u e sto spiega in maniera com pletam ente naturale tutte le incer­ tezze passate e ci consola in parte degli e rrori presenti. nel quale vediam o la m anifestazione di una legge s o ­ ciale naturale. Q u esta legge è una conseguenza logica. renderci degni. pigra. Partito dalla schiavitù animale e attraverso la schiavitù divina. di un’idea. non è veram ente più p o ssi­ bile dubitare della realtà di questa origine animale. liberi. ci rasse­ gniam o a tutte le conseguenze di questo fenom eno sto ri­ co. La storia ci appare allora com e la negazione rivoluziona­ ria. tutto si spiega. dell’origine animale della società umana. oggi cam m ina verso la conquista e la realizzazione della sua libertà umana. fuori dalla quale non esiste pensie­ ro. apatica. davanti alle prodezze dei Te­ deschi. storiche. bestia feroce. felici e rea­ lizzare la fratellanza tra noi.una grande potenza. inevitabile. cugino del gorilla. la sola che possa riscaldarci e illuminarci. forti della nostra passione per la giustizia e della n o ­ stra incrollabile fede nel trionfo dell’umanità su tutte le bestialità teoriche e pratiche. lenta. necessaria e invariabile quanto tutte le al­ tre leggi che governano il m ondo. N e risulta che l’antichità di una credenza. di fronte a tutte le prove scientifiche.

dobbiam o sem plicem ente concludere che l’idea divina. la credenza in Dio. uscita da noi stessi. né pensare. lo spiriti­ sm o tende a installarsi sulle rovine del cristianesim o. se non la perfetta identità. perché davanti è il n ostro sole e la n o ­ stra salvezza. voltarci per studiare il n ostro passato. e chiederci perché e com e si sia prodotta nella storia. se è persino utile. perché l’im m ensa m aggioranza della specie um ana l’ac­ cetta ancora oggi com e una verità? Finché non sap re m o renderci conto di com e l’idea di un m ondo soprannaturale o divino si è prodotta e ha dovuto fatalmente prodursi nell’evoluzione storica della coscienza umana. perché non sap rem o mai attaccarla nelle profondità stesse dell’essere umano. ciò che abbiam o creduto e pensato. e ciò che non d obbiam o più né credere. in tutte le epoche della loro esistenza. C o s ì ai nostri giorni. N o n guardiam oci dunque mai indietro. Q u e sto per l’antichità. ciò che abbiam o fatto e ciò che non dobbiam o più fare. rinascerà subito in una nuova form a non m eno insensata. la cui assurdità.tivamente all’epoca in cui viviamo. è solo per constatare ciò che siam o stati e ciò che non dobbiam o più essere. sb occeranno sem pre nuovi germogli. ma non arriverem o mai a distruggerla nell’opinione della maggioranza. . della natura umana in tutti i tempi e sotto ogni clima. nelle sue innum erevoli ma­ nifestazioni. resterà in­ tatta. la similitudine. senza scam po e senza fine. essa non d im ostra che una cosa. in certi ambienti della più alta società. e se è perm esso. E. sem pre alla fine della storia. è un er­ rore storicam ente necessario all’evoluzione deH’umanità. Finché la radice di tutte le assurdità che torm entano il m ondo. poiché si è constatato che tutti i p o ­ poli. p otre m o essere scientificamente convinti dell’as­ surdità dell’idea. hanno cred u­ to e cre d o n o ancora in D io. d ovre m o sem pre accontentarci di com batter­ la solam ente alla superficie. Q u a n to al l’universalità di un e rro ­ re. guardiam o sem pre in avanti. dove è nata. appena abbattuta sotto i col­ pi del buon senso. Condannati a una lotta sterile.

uno divino. la successione delle cause che l’hanno sviluppata e p rodotta nella coscienza degli uomini. cor­ riam o se m pre il rischio di ricadere prim a o dopo. onnipotente. ho detto.N o n soltanto nell’interesse delle masse. n e ll’a b isso d e ll’a ssu rd ità religiosa. e non è altro che il prodotto materiale di un concorso indefini­ to di cause materiali. Esem pi di queste ve rgo gn ose conversioni son o frequenti nella società attuale. come ha potuto nascere. la supposta esistenza di due mondi oppo­ sti. l ’altro materiale. di tutto ciò che nasce. in un m o d o o n e ll’altro. l ’altro natu­ rale? * * * L’azione e la reazione incessante del Tutto su ogni punto e di ogni punto sul Tutto costituisce.]* Data la debolezza natu­ rale dell’individuo anche del più forte con tro l’o n n ip o ­ tente influenza dell’ambiente sociale che lo circonda. M i se m b ra perciò urgente risolve re com pletam ente la questione seguente: Se l ’uomo forma con la natura universale un solo tutto. poi m uore nel suo seno. G uillaum e m a non in qu e lle a cu ra di A. la legge generale e suprem a e la realtà stessa di questo Essere unico che chiam iam o U niverso. (N o to del traduttore) . sorgente e risultante eterna di tutto quanto esiste. Lehning. * Il testo fra le parentesi qu adre figura nelle Opere curate da J. stabilirsi e radicarsi tanto profondamente nella coscienza umana l'idea di questa dualità. questa universale solidarietà. Eternam ente attiva. P otre m o dirci e crederci atei: finché non avrem o co m p re so queste cause. ma per la salute del n ostro spirito dobbiam o sforzarci di com pre n d ere la genesi storica dell’idea di Dio. agisce e reagisce. ci lascerem o se m pre più o m eno dom inare dai clam ori di questa coscienza universale di cui non avrem o carpito il segreto. uno spirituale. il quale è se m pre co n ­ tem poraneam ente p roduttore e prodotto.

que­ sta sensazione e questo sentimento costituiscono la base stessa di ogni religione. per così dire materiali o istintivi. si è ancora innalzato. che p rod u con o nello spazio infinito la natura. li distrugge. ha la sua prima fonte nella vita animale. la nostra terra. La religione. E im po ssi­ bile dire che gli animali. eccetto l’uomo. m eno senza dubbio il suo lato propriam ente ideale. poi quando arriva la loro fine e sovente anche prima che arri­ vi. Ebbene. perché anche la religione più g ro s ­ solana presuppone un grado di riflessione a cui nessun animale. qual è l’essenza reale di ogni religione? E appunto questo sentim ento di assoluta dipendenza del­ l’individuo transitorio nei confronti dell’eterna e o n n ip o ­ tente natura. abbiano una re­ ligione determinata. costitutivi della religione. questo eterno p rocesso di tra­ sform azioni reali. M a è an­ che im possibile negare che nell’esistenza di tutti gli ani­ mali. com e si vede. universali e infinitamente dettagliate. con tutta la gam m a dei suoi esseri. o piuttosto li trasform a in nuovi esseri. per­ sino quello che presto o tardi deve distruggere il pensie­ ro. li nutre. li sviluppa. l’Essere suprem o che com prende e penetra con la sua irresistibile azione ogni esistenza degli esseri. li conserva. C i è difficile osservare questo sentim ento e analizzarne tutte le manifestazioni negli animali delle specie inferiori. hanno for­ mato. tra un’infinità di altri mondi. così com e tutte le altre cose umane. In effetti. Essa li riproduce sem pre. si trovano tutti gli elementi. dai più semplici elementi chimici. senza dubbio più o m eno sviluppato. Tuttavia possiam o affermare che l’istinto di co n se rvazio ­ . Essa è dunque l’O nn ip ote n te con tro il quale non vi è in­ dipendenza né autonom ia possibile. fino all’uomo. dalle prim e form azioni della materia con tutte le sue proprietà meccaniche e fisiche. e tra gli esseri viventi.questa mutua causalità. eccetto l’uom o. il sentim ento o la sensazione di questa influen­ za suprem a e di questa dipendenza assoluta. non ve n’è uno solo che non porti in sé. senza eccezione.

(N o ta di Jam es G uillaum e) g5 . è solo una saggezza abituale che si form a in ogni animale. che han­ no sem pre il sentim ento del pericolo. ossia della religione. M a negli animali non diventa una religione poiché manca loro il potere di riflessione che fissa il se n ­ timento e ne determ ina l’oggetto. dal dorm iveglia m agnetico di questa esistenza tut­ ta istintiva che conduceva fino a quando si trovava ancora 1 B iso g n a ric o rd a re ch e B aku n in s c riv e v a du ran te la gu e rra . nella paura istintiva e nel panico che si im padronisce di loro all’avvicinarsi di qual­ che catastrofe naturale. si è detto. La religione. Q u esto timore. La religione. d ire b be ro i teologi. Si ha dunque ragione di dire che l’uom o è religio­ so per natura. In effetti. In generale. ma sotto la form a di sragione. ma lui solo su q u e ­ sta terra ha coscienza della sua religione. li p e n e tra e li avviluppa sem pre e ovunque. è l’inizio della saggezza. sve ­ gliandosi alle prim e luci di questo sole interiore che si chiama coscienza di sé e uscendo lentamente. si può affermare che la paura è uno dei sentim enti predom inanti nella vita animale. senza du bb io a un m inim o grado rispetto alle organizzazioni superiori. com e un terrem oto. passo d op o passo. oppure all’avvicinarsi di qualche feroce animale predatore. il che d im o ­ stra che vivon o in una paura istintiva incessante. l’uom o. che trasform a questo sentim ento in una nozione astratta capace di tradursi in parole. di un Prussiano delle foreste ('). un incendio di foresta o una forte tempesta. Sì. è com e gli altri animali. è il prim o risveglio della ragione. per esem pio. ho affer­ mato prima.ne che ritroviam o nelle organizzazioni relativamente più povere. Tutti gli animali che vivon o in libertà sono feroci. si manifesta in m odo m olto più sensibile per noi. ossia quello di un’in­ fluenza o n n ip o te n te che li perseguita. questo tim or di Dio. Negli animali dotati di un’organizzazione più com pleta e più vicina a quella umana. inizia con il tim ore. L’influenza di questo sentim ento costituisce il prim o fondam ento del sentim ento religioso.

allo stato di pura innocenza. siano . o. appena sbocciata e non ancora giunta a un grado sufficiente di maturità e di forza per riconoscere e utilizzare gli oggetti esterni. la natura dei luoghi e altre circostanze determ inanti in cui si son o sviluppate. come un o scu ro e m isterioso potere. qualunque sia la causa delle diffe­ renze anatom iche che e sistono tra le razze umane. hanno dovuto. riassum ersi in pochi sem plici punti identici. N e i dettagli. perché questa stessa riflessione. Si può p ersino presum ere che nell’u om o primitivo. c o m ’è più probabile. nel terrore di questo m on d o esterno che lo produce e lo distrugge l’u o m o ha avuto necessariam ente com e prim o oggetto della sua nascente riflessione questo stesso tim ore. ha dovuto ugualmente strappare l’uom o dall’unio­ ne. com e ogni animale. si tro ­ vava con tutto il resto della natura. prim a poiché nasce m olto m eno arm ato di loro e perché la sua infanzia dura più a lungo. ossia allo stato animale. Q ualunque sia la provenienza dei dif­ ferenti gruppi umani. gli è dovuto sem brare. erano sensazioni e immagini umane. al risveglio della sua intelligenza. C i è m olto difficile. questo te rrore istintivo doveva es­ sere più forte che negli altri animali. il quale diventandogli estraneo. com e cugino del gorilla. infinitamente più ostile e m inaccioso di quanto non fosse in realtà. quanto il clima. se non im possibile. daM’arm onia istintiva nella quale. poi. eccitata e ingigantita dall’effetto di questa riflessione che inizia. dopo tutto. es­ send o d ’altronde nato. attraver­ so il prism a della sua im m aginazione infantile. La prim a riflessione lo isolava in qualche m odo da questo m ondo esterno. di carattere generale e non difficili da precisare. m algrado la grande diversità dei dettagli. M a siccome. che gli uom ini abbiano avuto per antenato un solo A d am o gorilla o cugino del gorilla. renderci conto esattam ente delle prime sensazioni e im m aginazioni reli­ giose dell’u om o selvaggio. prim a che il suo pensiero si fosse svegliato. senza dubbio era­ no diverse quanto lo erano le nature p roprie di quelle popolazioni primitive che le hanno provate e concepite.

costituisce il rapporto religioso degli individui appartenenti alle specie più infe­ riori con l’onnipotenza della natura. com e le leggi che ne determ inano le diverse manifesta­ zioni. la successione del freddo e del caldo. A giudicare dagli unanimi rapporti dei viaggiatori che. quella di tutti i popoli selvaggi che si so n o più o m eno allontana­ ti dallo stato di natura. in tutti gli esseri viventi. in m odo che nessun sviluppo um ano potrebbe agi­ re contrariam ente a queste leggi. la ragione. dal secolo scorso. perché negli animali. ai nostri giorni. una natura. so n o penetrati all’interno del­ l’Africa. Q u e sto ci dà il diritto di pensare che le principali fasi osservate nel prim o svi­ luppo religioso di un popolo. resta sem pre e ovunque la stessa. il feticismo deve essere la prima religione. ritroverete una sorta di adorazione della natura. il ritorno delle stagioni. Chi non conosce l’in­ fluenza che esercitano e l’im pressione che prod ucono su tutti gli esseri viventi i grandi fenom eni della natura. com e la levata e la calata del sole. hanno d ovuto riprodursi in quello di tutte le altre popolazioni primitive della terra. mischiata al te rro ­ re istintivo. e sarei quasi tentato di dire un culto particolare. com e ho già fatto osservare. la facoltà che sem pre costituisce e crea propriam ente l’umanità negli uomini: la riflessione. il chiaro di luna. M a il feticism o non è altro che la religione della paura. di speranza e di inquie­ tudine .usciti da più antenati che la natura aveva form ato indi­ pendentem ente gli uni dagli altri. È la prim a e spressione umana di que­ sta sensazione di dipendenza assoluta. che troviam o in fondo a ogni vita animale e che. un m iscuglio di tim ore e di gioia. hanno visitato le isole dell’O ceania e di quelli che. il potere d ’astrazione. com e pure i rapporti variati e reciprocam ente distruttivi delle specie animali tra loro e con le diverse specie vegetali? Tutto questo costituisce. un carattere. per ogni animale. in una parola la facoltà di com binare le idee. un insiem e di condizioni di esistenza. in differenti punti del globo e in ere diverse.la gioia di vivere e il tim ore di cessare di vivere - . o anche le catastrofi naturali.

generale: una pietra. lo generalizza. di generalizzarla nominandola. uno sguardo dal suo padrone: non è forse l’im m a­ gine dell’u om o inginocchiato davanti al suo D io ? Q u e sto cane non trasferisce. e siccom e la parola e il pensiero sono le due form e distinte. o piuttosto.che in quanto sentim ento assom iglia m olto alla religione umana. uno straccio. esprim e solo la nozione o la generalità astratta. un pezzo di legno. di un solo e m edesim o atto dell’umana riflessione. quelle che agiscono im mediatamente sui nostri sensi.con la parola. com e l’u om o credente la trasferisce sul suo D io ? Q ual è dunque la differenza tra il sentim ento religioso del cane e quello d ell’u om o? N o n è tanto la riflessione. M a il prim o risve­ glio di questa facoltà nell’uom o non produce im m ediata­ mente la sua libertà. L’invocazione e la stessa preghiera non mancano. ma inseparabili. questa pietra. M a dal m o ­ m ento che è stato [designato] con la parola. Q uesta facoltà di astrazione. fis­ sando l’oggetto del te rrore e dell’adorazione animali o del prim o culto dell’uomo. l’onnipotenza naturale che lo ossessiona sul su o padrone. diventa una cosa astratta. La parola umana ha questo di particolare. C on sid e riam o il cane addom esticato che im plora una ca­ rezza. non un altro. è senza dubbio l’unica causa di tutte le em ancipazioni umane. sorgente di tutte le nostre conoscenze e di tutte le nostre idee. quanto il grado di riflessione. lo trasform a per così dire in un essere astratto. Q u an d o com incia a formarsi. manife­ stato. L’oggetto realmente adorato da tale o tal altro individuo resta sem pre questo. cercando di designarlo con un nome. liberandosi lentam ente dal­ le fasce dell’istintività animale. con la sua im m aginazione e con un inizio di riflessione che l’esperienza ha sviluppato in lui. il m ondo delle astrazioni inizia. C o sì con il prim o risveglio del pensiero. incapace di nom inare le cose reali. questo straccio. questo pezzo di legno. essa si manifesta all’inizio . la capacità di fissarla e di concepirla com e un pensiero astratto. q u est’ultima. il m ond o esclusivam ente umano.

il glo bo terrestre e persino l’ambiente tanto ristret- 39 . precedente a ogni con osce n za umana. più terribili degli esseri reali che lo circondano. sotto il profilo del buon senso e del sentim ento della realtà delle cose. in un culto um ano nella form a ele­ mentare del feticismo. La riflessione immaginativa dell’u om o trasform a il culto naturale. uno strofi­ naccio. A n co ra in­ capace di abbracciare con il suo p ove ro p ensiero l’U n i­ verso.così strana e che. ai quali ingenuamente attribuisce un’esisten­ za indipendente. non attribuendosi altro m erito che quello di averli s c o ­ perti al di fuori di sé.alm eno in apparenza . Egli non percepisce solam ente com e tutti gli altri animali l’onnipotenza della natura.non sotto la form a di una riflessione ragionata avente c o ­ scienza e conoscenza della propria attività. attri­ buendole un nome qualsiasi. ne fa il centro attorno al quale si raggruppano tutte le im m aginazioni infantili. ma sotto quella di una riflessione immaginativa. la fissa. di cui abbiamo ritrovato gli elementi e le tracce presso tutti gli animali. un o sso o una pietra. incosciente di ciò che fa. cerca di localizzarla e nel m edesim o tem po la generalizza. C o m e spiegare questa anom alia . M ediante questo processo. la rifles­ sione immaginativa dell’uom o popola il m ondo esterno di fantasmi che gli appaiono più pericolosi. A b b iam o visto gli animali adorare istintivamente i grandi fenomeni della natura che realmen­ te esercitano sulla loro esistenza un’azione im mediata e potente. più potenti. ma non abbiamo mai sentito parlare di animali che adorano un inoffensivo pezzo di legno. mentre ritroviam o questo culto nella religione primitiva dei selvaggi e persino nel cattolicesim o. e per questo considera sem pre i p ro p ri p r o d o tt i com e esseri reali. ci presen­ ta l’u om o com e molto inferiore ai più m odesti animali? Q u esta assurdità è il prodotto della riflessione im magina­ tiva dell’u om o selvaggio. ne fa l’oggetto della sua costante riflessione. libera l’uom o dalla schiavitù naturale che lo ossessiona per rigettarlo subito sotto il peso di una schiavitù mille volte più dura e più spaventosa ancora: sotto quella della religione.

la loro adorazione e i loro sacrifici. dell’O nn ip ote n za materiale. chiedendosi dove risieda questa onnipotenza il cui sentim ento. i preti della C hiesa cattolica. creati dall’um ana sragione.to in cui è nato e vive. E il puro feticismo. gli orgogliosi. senza altro attributo né intellettuale né morale. ciò che detesta. senza dubbio già fissa. è m olto più com plessa del D io della stregoneria prim iti­ va.. è ancora sconosciuta. ciò che non vuole: non è né buona. sovente. lo ossessiona e per gioco. tra il giusto e l’ingiusto. delle religioni. e p erse ­ guita e punisce crudelm ente quelli che non vogliono so t­ tom ettersi: i ribelli. siccom e ancora oggi. l’um iliazione e l’im m olazione degli uomini. a quel­ lo straccio. che ci sorp re n de rà m eno del feticismo. a quella pietra. con l’aiuto di qualche form ula misteriosa. C i sia­ m o più abituati. che preten­ d on o di p ossedere il potere di costringere il Buon Dio.. La distinzione tra il Bene e il Male. poiché questa ha per oggetto solo la rappresentazione. ossia la più assurda. non è altro che O nnipotenza. ciò che vuole. per un’aberra­ zione della sua fantasia ignorante che oggi ci sarebbe dif­ ficile da spiegare. assieme al feticism o arriva il culto degli stregoni. le genuflessioni. né cattiva. arric­ chita da parecchie migliaia di anni di stravaganza umana. la più religiosa. Tutti questi costrittori della Divinità sottom essa ai loro incan­ tesimi. U n culto se non m olto più razionale. a cam m inare su ll’acqua. vanitoso. non son o altrettanti stregoni? E vero che la D iv i­ nità adorata e invocata dai nostri m oderni stregoni. in questa civiltà di cui andiam o tanto fieri. i medium. Tuttavia il carattere divino com incia già a delinearsi: è egoista. N o n si c o ­ nosce ciò che [l’O nnipotenza] ama. ama i c o m ­ plimenti. è la base principale della natura divina in tutti gli D èi antichi e attuali. D o p o e. greca e romana. ma ancora m olto poco determ ina­ ta. cerca ovunque. alm eno più naturale. la collega a quel pezzo di legno. C o m e sap­ piamo. orm ai m e­ ditato e fisso. gli empi. i chiaroveggenti con il loro magnetismo. siam o attorniati da stregoni: gli spiriti. Vi fu mai . persino a trasform arsi in pane e in vino.

il D io cosa. ma sem pre negli esseri realmente esistenti: nella foresta. definisce i d o gm i della fede. diventa impossibile. sanguinario. che dal mattino alla sera resta so tto p o sto alle loro indagini. è vero. L’u om o selvaggio. vendicativo. appare all’inizio inseparabile dalla figura dello stregone: lui stesso è Dio. ma sem pre di più con l’esperienza della vita e mal­ g ra d o tutte le divagazioni religiose. l’u om o-D io. Il pensiero religioso com incia ad abbracciare l’Universo. (N o to di B aku nin) . soprattutto per un selvaggio che non ha alcun m ezzo per proteggersi dalla curiosità indiscreta dei suoi credenti.. M a p ossed u to da chi? D a ll’O n n ip o ­ tenza. Q uindi la D ivinità ordinariam ente si trova al di fuori dello stregone. fin iscon o per d i­ m ostrargli l’im possibilità pratica per un uomo. ma solo per un istante. La sua facoltà astrattiva. da Dio. com e il feticcio. o questa O n n i­ potenza indeterm inata dal profilo intellettuale e morale. su una m onta­ gna. solo d op o una lunga serie di secoli. anche. nel cielo. nei tempi primitivi. del G eova degli Ebrei. già avanzato. Il buon senso. lo stregone. Dio.. e più tardi ancora nel sole. L’uom o ha potuto giungere a questo punto. hanno senza dubbio colm ato i secoli. M a alla lunga il ruolo di u om o soprannaturale. Lo stregone resta dunque per i suoi credenti selvag­ gi un essere soprannaturale. ho detto. per un u o m o reale. di essere un Dio. infallibile so lo quando. D o v e cercarla? Il feticcio. quan­ do è posseduto (2). accessibi­ le a tutte le debolezze e infermità umane. di u o m o -D io . un p o ’ evoluto e ricco della tradizione di parecchi secoli. è superato. nella luna. divenuto più tardi il D io -P a d re dei cristiani? N el culto della stregoneria primitiva. isp ira to dallo S p irito Santo. Tutte queste trasform azioni. che si sviluppano lentamente. cerca allora la Divinità lontano da lui. lo spirito pratico di una popolazione selvaggia.al m ondo un essere più atrocem ente geloso. egoista. v e ra m e n te sa cro so lo q u a n d o c o m p ie i su oi m isteri cabalistici: co m e il papa. la 2 C o m e ¡1 p re te cattolico. in un fiume. vanitoso.

perché qui inizia p ro ­ priam ente la religione nella piena accezione del termine. inizia anche a con o sce re se stesso. dello spirituale e del materiale in sé. l’im m agina­ zione religiosa dell’uom o. il suo esterno dal suo interno. più tardi ancora nei grandi fenom eni della natura.. per quan­ to distante. M a una volta fatta questa distinzione dell’Interno e dell’Esterno. Siccom e non ha la m inim a idea delle scienze naturali e ignora persino il nom e di queste scien­ ze. d ’altronde tutte m oderne. e grazie sem pre al potere di astrazione che gli permette di considerare se stesso un oggetto. non onnipotenti. N e llo ste sso tempo.. aveva proceduto naturalmente. si è già rafforzata e sviluppata con la c o n o ­ scenza pratica delle cose e con l’o sse rvazio ne dei loro rapporti o della loro mutua causalità. ma se m ­ pre attaccata a qualche oggetto reale e visibile. che la sua anima. questo p ro ­ dotto del suo corpo. O ra per la prim a volta pone una Divinità universale: l’Essere . scinde l’essere esteriore e vivo dal suo essere pensante. nei feticci. In questo m odo è nato il panteismo religioso degli Indiani. C om incia a inquietarsi del­ l’insiem e dei fatti e delle loro cause. infine negli astri. m entre il ritorno regolare degli stessi fenom eni gli ha dato la prim a n o zio ­ ne di qualche legge naturale. è totalm ente stupefatto da questa s c o ­ perta del p rop rio spirito dentro di sé. necessariam ente. O ra si innalza fino all’idea di un Dio-Universo. un’astrazione. ma non meno realmente esistenti. D o b b ia m o fermarci a questo punto. il suo co r­ po dalla sua anima. Finora tutti i suoi Dèi son o stati degli E s­ seri particolari e limitati. cercandola median­ te l’indagine sperimentale. dapprim a negli oggetti più vi­ cini. che si chiam ano fisiologia e antropologia. ossessionato dalla rap p re se n ­ tazione fissa di una O nn ip ote n za indeterm inata e in tro­ vabile. tra molti altri esseri non divini. e si im magina natu­ ralmente. ne sia al contrario il principio e la causa. Finora. poi negli stregoni.sua ragione. la p ro ­ ietta altrettanto necessariam ente nel suo D io: com incia a cercare l’anima invisibile di questo U n ive rso apparente. e con essa la teologia e la metafisica.

93 . il Grande Tutto. sostanza creatrice di tutti gli esseri limitati e particolari.degli esseri. e con lui la vera Religione. Ecco dun­ que il ve ro D io che inizia. l’anima universale.

Scienza O ra dobbiam o esam inare il p roce sso con cui l’u om o è arrivato a questo risultato. l’u o ­ mo arriva alla scienza già preparato e considerevolm ente corrotto da una sorta di educazione astratta. Filosofía . nient’altro che la logica delle cose. abbraccia­ no il m edesim o U niverso. Va dai particolari aH’insieme. Q ual è il m etodo scientifico? E il m etodo realista per ec­ cellenza. nell’evoluzione storica dello spirito umano. ma stanco della teologia e della metafisica a causa della sterilità dei loro risultati nella teoria e delle conseguenze tanto funeste . la sua logica. alle idee. le sue idee son o la fedele esposizione dei rapporti di coo rd in a z io n e . E la prima dom anda che dobbiam o affrontare è que­ sta: il Grande Tutto della religione panteista non è forse in assoluto lo stesso E sse re unico che abbiam o chiam ato Natura universale? Sì e no. Sic­ come.5. Per la prim a son o state oggetti di fede cieca e per la seconda oggetti di speculazioni trascenden­ ti e di giochi di parole più o m eno ingegnosi. per m ezzo della sua origine storica. di spiegazio­ ni e dim ostrazioni che non spiegano e non dim ostrano assolutam ente niente. di s u c c e s s io n e e di a zio n e o di m utua causalità che realmente e sistono tra le cose e i fenom eni reali. quello della religione panteista e il sistem a scientifico o positivista. la vera natura della D iv i­ nità. poiché lo abbracciano in m odo totalmente diverso. perché i due sistemi. Sì. la scien­ za positiva segue sem pre la teologia e la metafisica. elaborate sia dalla teologia che dalla metafisica. un tem po te ologo e metafisico. in quanto fuori da ogni sp erim e n ­ tazione reale e perché la metafisica non ha altra garanzia per l’esistenza stessa degli oggetti sui quali ragiona del­ l’assicurazione o del m andato im perativo della teologia. L’uom o. al fine di ricon osce re . Vi traspone perciò molte idee astratte. N o. dallo studio dei fatti alla loro com prensione. dalla constatazio­ ne.

supposizioni e aggiunte dello spirito umano. non son o tanto le creazioni. L’esperienza diventa d u n ­ que la base della scienza. M a per l’uom o non esiste altro m ezzo di assicurarsi della realtà certa di una cosa. N e ssu n uom o. per quanto felicemente dotato sotto tut-1 1 Credo quia absurdum est. ma le traspone. per quanto intelligente. Rifiuta il sistem a delle rivelazioni e la credenza nell’assurdo perché è assur­ do (') dei teologi.nella pratica. le idee. non vuole più lasciarsi im po rre niente dal dispotism o dei preti e dai roghi dell’Inquisizione. Ri­ fiuta la metafisica appunto e soprattutto perché ha ac­ cettato senza critica o con una critica illusoria. N o n si tratta dell’esperienza di un solo uomo. constatati. (N o ta di B a k u n in ) 95 . è un m etodo veram ente scientifico. E arrivato alla scienza solo perché lui stesso ha com inciato a metterli in questione. di D io e dell’anima o di uno spirito separato dalla materia. E ne dubita poiché una lunga esperienza di te­ ologia e di metafisica. tro p p o com piacente e facilona. un m etodo che gli dia prim a di tut­ to una com pleta certezza della realtà delle cose su cui ragiona. con cui la teologia e la metafisica le hanno create. le creazioni. le strade e i mezzi. com e tali. C iò di cui dubi­ ta e che rifiuta anzi tutto. D u n q u e ciò che l’uom o cerca anzi tutto. senza m escolanza di fantasie. le idee fondam enta­ li della teologia: quelle dell’Llniverso. tra sp o ne naturalm ente queste idee nella scienza. prendendo l’assurd o com e punto di partenza. per quanto curioso. abbandonando la teologia e la metafisica. servirgli da punto di partenza. ma piuttosto i metodi. ma com e questioni che la scienza deve risolvere. gli ha dim ostrato che né l’una né l’altra offrono una seria garanzia della realtà delle loro creazioni. Essa ha costruito su questi dati i suoi sistem i e. le quali hanno creato queste idee. di un fenom eno o di un fatto. non com e principi certi e che devono. Tertulliano. che averli realm ente incontrati. è necessariam ente e sem pre sfociata nell’assurdo. conosciuti nella loro integrità.

può aver visto. anch’essi m olto intelligenti e inol­ tre tro p p o onesti per mentire e assicurare cose di cui non son o sicuri. né un giurista. e ogni scienza m orirebbe con l’uomo. devo inform arm i anzi tutto sul carattere e sulla natura com e pure sullo stato di spirito di q u e st’uom o. D e v o assicurarm i prima di tutto se q u e st’u om o è o è sta­ to un o n e st’uomo. riscontrato. sperim entato tutto personalm ente. con zelo. e se era considerato tale (2) dalla grande maggioranza dei suoi con ­ tem poranei. né quello che viene chiam ato un uom o politico e com e tale interessato alle m enzogne politiche. ecc. d e v’essere rifiutata. non vale nulla. se cercava la verità in buona fede. Prim a di accettare la testim o­ nianza di un contem poraneo o di un uom o del passato. ma tro p p o pigri per darsi la pena di constatare l’esistenza e la natura reale dei fatti. Anche la testim onianza di questi uomini. m a un o n e sto rice r­ ca to re della verità. La scienza ha dunque per base l’esperienza collettiva non solo di tutti gli uomini contem poranei. né un teologo. Ve ne son o altri. La scienza non esisterebbe.. né un poeta. che in una parola possiedono lo spirito realista.) . né un te o lo g o . né un metafisico. naturalmente. (N oto d i ]. m olto chiari. per quanto poco ci tenga a non essere ingannato. se detestava la menzogna. C i sono uomini. La testim onianza di questi uomini. della religione o di una preoccupazione ideali­ sta qualsiasi. li su p ­ pongono. li inventano. m olto intelli­ genti. poiché han- 2 O s s ia n o n un u o m o politico. al­ m eno per ciò che concerne gli oggetti che toccano da vi­ cino la loro monomania. G. se non era un fantasio­ so. ma anche di tutte le generazioni passate. liberi da ogni pregiudizio e da ogni preoccupazione fantasiosa. sul suo metodo. C o sì si fa la statistica in Russia. per esem pio. M a essa non am m ette nessuna te­ stim onianza senza critica. vi sarebbero tante scien­ ze quanti uomini.% ti i profili. Se la scienza di ognuno dovesse limitarsi alle singole esperienze personali. ma il cui spirito si trova sotto il giogo della metafisica.

la sua testim onianza di­ viene preziosa. m odificando sia i miei risultati. e giungo talvolta non senza grande pena. devo forse rifiutarla senza inform arm i su chi dei due ha ragione. E ho fiducia solo nella testim onianza di co lo ro che p roce d on o in questo m odo. Dunque. non accetto nien­ te che non abbia m aterialm ente riscontrato. M a se un uom o unisce a una grande intelligenza realista. N o n si può im maginare una base più dem ocratica di questa. Tuttavia. Per conto mio. Se la sua testim onianza si arm onizza con la mia. deve essere rifiutata com e priva di ogni certezza e valore scientifico. E tuttavia non devo mai accettarla senza critica. mi rifaccio all’arbitrato e alle esperienze di un terzo e di molti altri o sse rva to ri il cui carattere seriam ente scientifico mi ispira fiducia. udito e al bisogno palpato con le mie dita. sviluppata e debitamente preparata dalia scienza. e ogni con o sce n za umana che in ultima istanza non si basi su di essa. a un convincim ento comune. M a in che consiste l’esperienza di ognuno? Nella testim onianza dei propri sensi. sottop oste costantem ente a una severa critica reciproca. Nel caso sia necessa­ rio. So per esperienza che la mia conoscenza delle cose può essere errata. visto. confronto i suoi risultati con i miei.no la disgrazia di prendere sem pre lucciole per lanterne. D a tutto ciò risulta che la scienza innanzi tutto è basata sulla coordinazione di una m assa di esperienze personali contem poranee e passate. Per me è il solo m ez­ zo di assicurarmi della realtà di una cosa. sia i suoi. ma se è contra­ ria. non ho alcuna ragione di rifiutarla e la accetto com e una ulteriore co n ­ ferma di ciò che ho con o sciu to io stesso. In cosa consiste questa critica? Nel confronto delle cose che af­ ferma con i risultati della mia esperienza personale. io o lui? N ie n t’affatto. il van­ taggio di essere nel contem po un ricercatore scru p oloso e zelante della realtà delle cose. e li sottopongo a nuove osservazioni e a nuove esperienze. guidati dalla propria intelligenza. E la base costitutiva e primaria. la scienza non .

significa determ inare i diversi m odi della sua azione reale su tutto ciò che resta fuori di essa. Niente è tanto antipatico alla scienza quanto la fede. e la critica . tutte le sue proprietà. seguendo lo stesso metodo. ve n gon o generalm ente co n sid e ­ rati com e definitivamente acquisiti dalla scienza. co n te m p o ­ raneamente all’annuncio dei risultati delle loro indagini. la quale fornisce so lo un’in­ num erevole quantità di fatti di natura m olto diversa. le osse rvazio ni e le e sperienze fatte realm ente da tale o tal’altra persona. anzi tutto. o anche da molte persone alla volta. la scienza accetta la loro testi­ m onianza solo alla condizione essenziale che. C o s ì che tutti gli interessati alla scienza possano rinnovarle per conto proprio. diano anche un resoconto m olto dettagliato ed esatto del m etodo di cui sii son o serviti. de­ bitamente constatati da innum erevoli osservazioni o espe­ rienze personali. M a per quanto considerevole sia il loro numero. le stesse o sse rva­ zioni e le stesse esperienze.può ferm arsi a questa base. C o m p re n ­ dere una cosa. Anche queste constatazioni di proprietà e queste sco p e r­ te di leggi naturali hanno com e unica fonte. ossia tut­ ti i suoi rapporti immediati e indiretti con tutte le altre cose esistenti. la cui realtà è stata anzi tutto debitamente constatata (ciò che i teologi e i metafisici dim enticano sem pre di fare) significa scoprire. C a p i­ re un fenom eno o un fatto. dei fenom eni e dei fatti. nel m od o em pirico con cui ci si è assicurati dapprim a della sua esistenza reale. significa ri­ conoscere la sua legge naturale. con osce re e constata­ re. La scienza vera comincia solo con la co m ­ prensione delle cose. significa scoprire e constatare le fasi successive della sua evoluzione reale. cap ovol­ gano o m odifichino profondam ente i primi risultati. fatte secondo un m etodo e un punto di vista diversi. com e pure delle o sse rva ­ zioni e delle esperienze fatte per arrivarci. fo sse ro pure tutti scienziati rinomati. Spesso capita anche che osservazioni ed esperienze nuove. Solo quando i nuovi risultati son o stati così controllati e ottenuti da molti osservatori e sperim entatori nuovi.

dei climi. la posizione sociale e il grado di sviluppo intellettuale e morale. im m ensa com e il mondo. delle osserVazioni e delle espe­ rienze. tra­ scurando i dettagli. E incontestabilm ente una. Q u e sto . diventa ormai una seconda base della scienza. C hi volesse attenersi alla sola generalizzazione. si sforza di con o sce rlo e di com p re n d er­ lo. C o sì successivam ente. la sua razza. appunto nell’im m ensa diversità delle epoche. che necessariam ente lo sviluppano e lo arricchiscono di nuovi metodi. supera le facoltà intellettuali di un soJo uom o. persino quando divaga e sragiona. è uno. e dalla storia delle indagini e degli sviluppi con cui è stato stabilito. malgrado l’infinita diversità degli esseri che lo com pongono. Lo spirito um ano che. m algrado gli innum erevoli esseri umani diversi. N e ssu n o è capace di com p re n ­ derla nella sua universalità e nei suoi infiniti diversi detta­ gli. delle p osi­ zioni sociali e delle nature individuali. qualunque sia il su o ambiente. Q uindi anche la scienza. rappresentante del grande principio di rivolta nella scienza. delle nazioni.non ha mai detto l’ultima parola. una volta stabilito e accom pagnato sem pre dall’e sp osto m ol­ to dettagliato dei metodi. presenti e passati. ricadrebbe nella metafisica e nella te­ ologia. delle razze. avendolo pre­ so per oggetto. fo ss’anche il più intelligente di tutti. in m odo da poter sem pre essere so tto ­ posto a nuovi controlli. è la custode severa e incorruttibile della verità. Solo lei. perché la generalizzazione scientifica si distingue . si instaura poco a p oco nella scienza un sistem a di verità o di leggi naturali universalm ente riconosciute. a nuove critiche. deve essere una. Il m ondo. Q u esta identità è dim ostrata da un fatto incontestabile: purché un uom o pensi. Ma. il su o pensiero si evolve sem pre second o le stes­ se leggi. costituisce la gran­ de unità del genere umano. con il lavoro di secoli. Serve da punto di parten­ za per nuove indagini. la sua natura. Q u e sto sistema. che lo rappresentano. è uno o identico. la quale non è altro che la conoscenza e la com pre n sion e del m ond o da parte dello spirito umano.

il sistem a solare. detesta queste il­ lusioni ridicole e pericolose. bisognerebbe p ote r conoscere in dettaglio tutti gli esseri i cui reciproci rapporti diretti e indiretti costituiscono l’Universo. Evidentem ente ciò ol­ trepassa le facoltà di un uom o. dirà onestamente: « N o n lo so». M a buttan­ dosi sui dettagli della scienza. non potendo prolungarle. l’uom o si ferma. Sarà sem pre costretto ad acconten­ . tutt’al più quella parte di firm am ento visi­ bile dalla terra. ma al contrario e unicamente con la loro coordina­ zione. piuttosto che presentare come verità ipotesi im possibili da verificare.appunto dalle generalizzazioni metafìsiche e teologiche per­ ché si stabilisce. schiacciato dall’infinitamente grande. Tutto questo nell’infinità dello spazio c o ­ stituisce solo Un punto impercettibile. La scienza universale è dunque un ideale che l’uom o non potrà mai realizzare. V olend o abbracciare l’universalità della scienza. con una certezza che non lascia niente a desiderare. incontra un altro limite: (’in­ finitamente piccolo. non come queste con l’astrazione di tutti i dettagli. ma non dedurrà mai nulla da ciò che non conosce. ma non le ha di­ strutte per sostituirle con nuove assurdità. l’assurdità e la nullità di tutte le concezioni teologiche e metafisiche. Q u a n d o si vede costretta ad arrestare le sue indagini. l’Unità teologica e metafisica è astratta: è l’unità nel vuoto. Il te olo go e il metafisico si avvalgono di quésta ignoranza forzata e necessariam ente eterna dell’u o m o per racco­ m andare le loro divagazioni o i loro sogni. Arrivata al suo limite. D ’altronde può con o sce re realm en­ te solo ciò la cui reale esistenza gli è testimoniata dai sensi. del­ l’umanità intera. e i suoi sensi posson o raggiungere solo una parte infinita­ mente piccola dell’U n ive rso infinito: il glo b o terrestre. Per com prendere l’Unità scientifica in tutta la sua realtà infinita. pre­ ferisce dire: « N o n lo so». M a la scienza disdegna questa triviale consolazione. di una generazione. La scienza ha fatto di più: è arrivata a dim ostrare. La grande Unità scientifica è concreta: è l’unità nella infinita diversità.

* * * Lo scop o appena enunciato non è in flagrante contraddi­ . com e ho già fatto osservare. La scienza reale abbraccia solo il sistem a solare. se non sem ­ pre esclusivamente. Geologia. dell’Universo. di deduzioni e conclusioni che le sono. alm eno peculiarm ente proprie. la scienza è ancora tro p p o im m ensa perché possa essere abbracciata da un so lo u om o o anche da una sola generazione.tarsi della scienza del su o m ondo. nella scienza. soprattutto il n ostro globo e ciò che si produce e accade sul globo. e tutti. o la scienza generale. M a tutti questi metodi diversi hanno una sola e stessa base primaria. per la sua evoluzione storica. hanno lo stesso scopo: l’edificazione della scienza universale. Q u este son o le principali divisioni che si son o stabilite. tanto più che. e tuttavia saprà ancora pochissim e cose. Biologia e Sociologia. la com p re n ­ sione dell’unità. Chimica. i dettagli di questo m ondo si p erdon o nell’infinitamente piccolo e la sua diversità non ha affatto limiti determinabili. ha foggia te e porta con sé un m etodo di indagine e di constatazione delle cose e dei fatti. com pre so la sto ­ ria dell’evoluzione della specie umana. in molte scienze particolari. O gn u n a di queste scienze particolari. Meccanica. Fisica. M a anche entro questi limiti. L’im possibilità di abbracciare d ’un sol colpo l’im m enso insieme e gli infiniti dettagli del m ondo visibile ha p ro v o ­ cato la divisione della scienza una e indivisibile. Astronom ia. Separazione natu­ rale e necessaria perché corrisp on de n te ai diversi ordini esistenti realmente in questo m ondo. per i diversi punti di vista che lo spirito um ano è per così dire costretto a considerare: Matematica. che si riduce in ultima analisi a una constatazio­ ne personale e reale delle cose e dei fatti mediante i se n ­ si. la riedi­ ficazione scientifica del grande Tutto. per così dire da sole. dell’universalità reale dei mondi. nei limiti delle facoltà umane. estendendo tutt’al più q u est’ultimo fino alle stelle che può vedere.

tenda a slanciarsi oltre. sia in nom e della scienza. N e abbiam o un’ulteriore prova nell’esem pio dell’illu­ stre fondatore della Filosofia positiva. e co lo ro che si so n o saggiamente limitati a ciò che sem brava possibile non so n o mai avanzati di un sol passo. l’u om o non si m odererà né si rassegnerà mai. tuttavia l’uom o non può ri­ nunciarvi né vi rinuncerà mai. D a questo profilo. Basta dirgli: « N o n andare oltre». costituiscono il su o onore. che. il D io biblico si è m ostrato m olto più chia­ roveggente di A u gu ste [C om te] e dei positivisti suoi di­ scepoli. quésta disobbedienza. senza dubbio. A u gu ste C o m te stesso. egli si aprirà.zione con l’evidente im possibilità per l’uom o di poterlo realizzare? Sì. il segreto della sua potenza e della sua libertà. davanti aM’im m enso cam m ino p e rco r­ so dallo spirito um ano nei circa tremila anni più o m eno conosciuti della storia. desiderando senza dubbio che l’uom o m angiasse il frutto proibito. sop rat­ tutto nella natura del nostro spirito: arm ato del suo for­ midabile potere d ’astrazione. chi oserà dire ciò che in tre. Auguste C o m te e i suoi di­ scepoli p otranno predicare la m oderazione e la rassegna­ zione. è così fondam entalm ente ineren­ te al n ostro spirito che se gli sbarrate la via scientifica. Q u e sta sm odatezza. l’uom o ha sem pre realizzato e con o sciu to il possibile. com e sappiamo. una nuova via[: la via] misti­ ca. Q u e ­ sta contraddizione è insita nella natura dell’uom o. non riconosce né rico n o ­ scerà mai nessun limite alla sua curiosità im periosa. per soddisfarla. cin­ que. perché tutta la potenza della curiosità irritata dall’ostacolo. questa rivolta dello spirito um ano contro ogni limite im posto sia in nom e di Dio. D ’altronde. diecimila altri anni sarà possibile o im possibile? Q uesta tendenza ve rso l’eternam ente ignoto è talmente irresistibile nell’uom o. gli ha p roib ito di m angiarlo.°So benissim o che i suoi di­ scepoli a t t r ib u ir o n o l’ultima creazione di quello spirito . avida di sapere e com prendere tutto. ap­ passionata. C e rc an d o l’impossibile. ha term inato la sua grande carriera filosofica con l’elaborazione di un sistem a di p o ­ litica socialista m olto mistico.

grazie a questo silenzio prudente 3 Si d irà che gli scie n ziati h an n o v o lu to d im o stra rg li a posteriori q ua nto p o c o i ra p p re se n ta n ti della scie n za sia n o capaci di governare il m o nd o . Forse. basandosi essenzialm ente sull’im m anenza delle leggi naturali. su o i preti. Penso per­ ciò che sarebbe più giusto accusare la loro buona fede o. D a un lato. a com inciare dal suo fondatore. attribuire il loro silenzio al loro istinto politico e conservatore. Lo ro stessi lo sanno op p u re son o incerti su questo punto? Mi sem bra m olto difficile am m ettere la loro ignoranza su un punto di im portanza tanto decisiva per la posizione della scien­ za nel m ondo. So benissim o che l’ateism o si riscontra in tutto il suo sistema. è chiam ata a gu id a r­ lo. alle quali. M a nessuno dei rappresentanti riconosciuti della Filosofia positiva. nem m eno i più grandi geni p o sso n o sot­ trarsi. m olto pericolosi per l’ordine at­ tuale delle cose. all’aberrazione incresciosa causata da grandi di­ sgra zie e so p ra ttu tto dalla s o rd a e im pla cab ile p e r­ secuzione di scienziati patentati e accademici. che questo sistema. per parlare più educatamente. tanto più che in ogni riga che scrivon o si sente trapelare la negazione di Dio. non v o ­ gliono confondersi con i governi né con l’idealism o ip o­ crita delle classi govérnànti. che a piena ragione con sid e ­ rano l’ateism o e il m aterialism o potenti strum enti di di­ struzione rivoluzionaria. Auguste Com te. com e l’esistenza di D io e scludereb be la possibilità di quella scienza. M a accantonando queste cause accidentali. com e il più grande filosofo del nostro secolo. l’ateismo. ha mai voluto affermarlo apertamente. nemici na­ turali di ogni nuova iniziativa e di ogni grande scoperta scientifica (3). esclude la possibilità dell’esistenza di Dio. La Filosofia positiva non si è mai dichiarata francamente atea. che possiam o considerare. n on gli scienziati. ahimè. si può d im o strare che il sistem a della Filosofia positiva di A u gu ste C o m te apre la porta al m isticismo. e che so lo la scienza.eminente. (N o ta di B a ku n in ) . d op o o piuttosto accanto a Hegel. quello della scienza rea­ le.

paese dove l’ipocrisia reli­ giosa continua a essere una potenza sociale. Nella prima metà di q u e ­ sto secolo. l’amico di Byron. A lo ro scusante. S o lo gli o pe rai in g le ­ si. Il p o p o lo ha la sua p ro p ria religione: quella del p r o ss im o trio n fo della giustizia. c o n tra ria all’e m a n c ip a z io n e del p ro le taria to . Va n o calcolo! Il p o p o lo p re n d e rà l’istru zion e . e dove a n co ­ ra oggi l’ateism o è considerato un crim ine di lesa-società (4). s a re b b e ro non solam e n te m o lto mal ac­ 104 cettati nella so c ie tà a risto cra tica e b o rg h e se . p e r m e z z o della riv o lu z io n e u n ive rsale e sociale. (N ota di Bakunin) . N o n d u b ito ch e alla base de llo ze lo e c c e ssiv o p e r l’istru zio n e p o p o la re ch e iniziano a m o st ra re oggi le classi g o v e rn a t i­ ve. la Filosofia positiva ha p o ­ tuto introdursi in Inghilterra. de ll’eguaglianza e della so lid a rie tà u n ive rsali su q u e sta terra. La d o m e n i­ ca. e la c u o c a non p o rta va la crinolina». non è forse stato costretto a em igrare e privato del figlio. nella m assa del p r o le ­ tariato. re c arsi so le n n e m e n te in chie sa co n i lo ro prayer-book in m ano. b iso g n a d ire che se non fre q u e n ta sse ro la ch ie sa e o sa ss e ro c o n fe ssa re la lo ro ind iffe re n za pe r la religione. ho p ro v a to un v e ro d isg u sto v e d e n d o tante p e rso n e a sso lu ta m e nte non p re o ccu p a te del B u o n D io . s fo rz a n d o si di n a sco n d e re una noia p r o ­ fo n d a so tto un’aria di um iltà e di co n triz io n e . abbiano ap profittato con gioia della possibilità che concedeva loro la Filosofia positiva di ri- 4 N o n si è gentlem an che a c o n d iz io n e di an d are in chiesa. della li­ bertà. U n a c a m e rie ra si e ra co nge d ata da una fam iglia ru ssa di m ia c o n o sce n z a . solo a causa del crim ine di ateism o? Ci si può dunque ancora stupire che uomini eminenti com e Buckle.e a questa posizione equivoca. pe r q u e sta d u p lice ragione: «P e rch é il sig n o re e la sig n o ra non a n d av an o mai in chiesa. con gran d isp erazio n e delle classi g o v e rn a tiv e e dei predicatori. m a c o rre re b b e ro anche ¡| rìsc h io di e sse re ab ban d o n ati dai lo ro d o m e stici. è un v e ro g io rn o di ip o c risia pubblica. C o n sid e ra n o il c u l­ to un ’istitu zion e a risto cra tica e b o rg h e se . R isie d e n d o a L o n d ra. m a lascerà la re ligio n e a c o lo ro che ne a v ra n n o b iso g n o pe r c o n so la rsi della lo ro infallibile disfatta. alcune delle m e n z o g n e re lig io se ch e a d d o rm e n ta n o i p o p o li e a ssic u ra n o la tran q u illità dei lo ro sfru tta to ri. il dispotism o sociale è im m enso. a Londra. il grande poeta Shelley. in Inghilterra. Stuart Mill e H e rb e rt Spencer. pu b blicam e n te il culto divino. ci sia la se gre ta sp e ra n z a di c o n tra b b a n d a re . Sappiam o che in questo paese di libertà politica. o sa n o rifiutare francam ente.

è vero. com e se te ­ m essero di indicare in m odo tro p p o preciso e tro p p o |q5 netto la lo ro vera posizione. non si so n o degnati di farlo. nessuno dubiterà del coraggio morale. abbastanza energicam en­ te. C o sì non m ancano di protestare di tanto in tanto. [transazione] che re ­ spingono com e un disonore. Finora. contro l’alleanza che q uest’ultimi p rop on gon o loro di concludere. in nom e della scienza positiva. e non son o affatto lusingati nel vedersi com pro m essi dai loro confratelli positivisti inglesi. è questa chiarezza che li spaventa e che non voglio n o a ogni costo. con le innocenti aspirazioni religiose non dogmatiche. perché c o n ­ tinuano a p rovocarlo con le loro reticenze? Sarebbe m ol­ to facile farla finita con tutti gli equivoci p roclam ando apertamente ciò che so n o in realtà: dei materialisti. com e lo son o di solito oggi tutte le aspira­ zioni teoriche delle classi privilegiate. ma m olto m eno chiare. I positi­ visti francesi p ro te sta n o e n e rg ica m e n te c o n t ro ogni transazione con lo spirito teologico. affaticate e logora­ te dal tro pp o lungo godim ento dei loro privilegi. H a n n o sem pre p referito esporre il loro p ensiero con circonlocuzioni m olto più scientifiche forse.conciliare la libertà delle loro indagini scientifiche con il canto religioso. la cui lettura Littré (I. dispoticam ente im posto dall’opinione in­ glese a chiunque tenti di far parte della «società»? I positivisti francesi sopportano. M a il positivism o non è solo una teoria liberam ente professata: è anche una setta politica e sacerdotale. con m olta m eno rassegnazione e pazienza questo giogo che si so n o im p o ­ sti. degli atei. piuttosto che con parole semplici. ma indeterm inate e m olto vaghe.) nella sua prefazione raccom anda in par- . A n ch e leggendo superficial­ mente il Corso di Filosofìa positiva di Auguste C om te. E questo per una duplice ragione. s o ­ prattutto la fine del terzo volum e e gli ultimi tre. M a se considerano un insulto il sospetto che p ossano transigere con esso. né della buona fede individuale degli eminenti spiriti che rap p re ­ sentano oggi il positivism o in Francia. Ebbene. C erto.

per la quale Auguste C o m te professa una am m irazione la cui franchez­ za mi se m bra per lo meno eccessivam ente sfacciata. (N o ta di Bakunin) . quella che secondo il sistema Gali (J. un ferreo potere. secondo. la regione p osteriore del cervello. X L I X : Cours de Philosophie positive d ’A u g u s te C o m te . sono inadatti al lavoro in­ tellettuale». Un tempo. d o p o questa rivoluzione. che la «vile multitude» non è affatto chiam a­ ta a go de re della libertà. 2 a e d izio n e . D a ciò ri­ sulta. dell’accademia degli scienziati. non perché son o ignoranti e perché le pre­ occupazioni quotidiane hanno im pedito loro di acquisire l’abitudine a pensare. vi è se m pre qualcuno che ha ricevuto dalla natura la m issione di com andare 106 questa m assa e di sottom etterla a una salutare disciplina. ma perché la natura li ha creati così: nella gran parte degli individui. chiamato orm ai se con ­ do lui a gove rnare il m ondo. vi si troverà che la principale pre­ occupazione politica dell’illustre fondatore del positivism o filosofico era la creazione di un nuovo sacerdozio. C o m te pretende che l’im ­ m ensa m aggioranza degli uomini è incapace di governarsi da sola. non religioso stavolta. per il grande bene dell’umanità. stabilire una nuova disciplina. alla C h ie sa dei preti. è m olto più sviluppata della regione frontale. «Quasi tutti. in quanto questa libertà sfocerebbe se m pre necessariam ente in una deplorevole anar­ chia spirituale e. essa sente sem pre. p. questo ufficio di alta guida apparteneva al sace rd ozio clericale. D o ­ mani. A ltrettanto fortunatamente. ma scientifico.ticolare ai lavoratori (s). prima della necessaria ma d eplorevole rivoluzione che da tre secoli torm enta la società umana. sostiene. spirituale e tem porale.) corrisponde agli istinti più universali ma anche più rozzi della vita ani­ male. prim o. s Préface d ’un disciple. che contiene gli organi propriam ente intellettuali. il bisogno istintivo di essere com an­ data. fortunata­ mente per la società. sarà com pito del sacer­ dozio scientifico.

N e risulta per loro la necessità di prepararsi ad adem piere degnam ente una così alta m is­ sione. ma addirittura salutari.T. metafisiche e rivoluzionarie» e la fede. M a s o n o lungi dal p e n sare che tutto ciò che è n e c e ssa rio o fatale sia b u o ­ no. C o m e uomini che sanno di essere chiamati presto o tardi a governare. certi che suonerà la loro ora. un p r o d o tt o n e c e ssa rio di cau se naturali. m a n on è asso lu ta m e n te salu ta­ re né p e r l’E u ro pa . N e ll’attesa. ma in m odo 6 C o n s id e r o tu tto ciò che si è fatto e tu tto ciò che si fa nel m o n d o reale. a loro m od o fatalisti. na­ turalm ente più o m eno cieca. conside­ rano tutti i governi. com e transizioni non solo necessarie.Ecco il cre d o politico e sociale che A uguste C om te ha lasciato ai suoi discepoli. U n co lp o di v e n to sra d ica un a lb e ro . né p e r la G e rm a n ia. La politica di B ism a rc k s e m b ra v a d o v e r trio n fa re p e r qualche te m p o in G e rm a n ia e in E u ro pa .) . non dei piantagrane. n aturale e sociale. Q u e sto gli rie­ sce m olto facile in quanto. Q u e s t o trio n fo è n e ce ssa rio . p ossie do n o l’istinto di con se rvazio­ ne e il rispetto di tutti i governi legittimi.d. all’evoluzione sto ­ rica dell’umanità (6). m a per niente b u o n o . po iché è il p r o d o tt o fatale di m olte cause reali. com e si vede. sono u o ­ mini am m odo. E ra n e ce ssa rio . attiran d o a sé le nature più o m eno dottrinarie e antirivoluzionarie che incontrano tra la g io ­ ventù studiosa «della Scuola politecnica e della Scuola di medicina». Lo espongono bene in tutti i loro scritti. fanno una perseverante propaganda a m ezza voce (7). Detestano le rivolu­ zioni e i rivoluzionari. non disdegnando nem m eno di scendere tal­ volta negli «ateliers di industria» per seminarvi l’odio «delle opinioni vaghe. N o n voglio n o distruggere niente e. (N o ta di Bakunin) 7 In italiano nel testo. (N. nel sistem a politico e s o ­ ciale preconizzato dalla Filosofia positiva. attendono pazientem ente che le cose e gli uomini che li contrastano si distruggano da soli. M a si guarde­ ranno bene dal sollevare con tro di loro gli istinti con se r­ vatori delle classi governative e di destare nello stesso tem po le passioni sovversive delle masse con una p ropa­ ganda tro p p o franca del loro ateism o e del loro materia­ lismo. I positivisti. anche i peggiori.

da quattro o cinquemila anni. né un candidato a un gove rno qualsiasi. Perciò pianterò grane e cercherò di m ettere i puntini sulle loro /'. grava sulla scienza. N o n afferma ancora niente. con l ’immanenza o per parlare ancora più chiaramente con l ’esistenza stessa della giustizia. così semplice. è solo la necessaria negazione. dal pun­ to di vista morale. sull’um a­ nità. di questo funesto fantasma storico che l’im m a­ ginazione dei primi uom ini ha creato e che. definitiva e possente. Siccom e non son o né un positivista. non hanno mai affermato con i materialisti. * * * I positivisti non hanno mai negato direttamente la p ossi­ bilità dell’esistenza di Dio. Se non lo fossero. non ho bisogno di ferm arm i davanti a simili con sid e ­ razioni. sì o no? Senza dubbio lo sono. costituisce il punto di partenza del materialismo scien­ tifico. Q uesta verità cosi evidente. (N ota di Bakunin) . la sua esistenza è assolutamente impossibile. antichi e nuovi. sulla vita. dei quali respingono la pericolosa e rivolu­ zionaria solidarietà: Dio non esiste affatto. incompatibile con l ’esistenza stessa del mondo. A ll’inizio è solo una verità negativa. poiché incompatibile. e dal punto di vista materiale con l ’immanenza o l ’esistenza delle leggi naturali o di un qualunque ordine nel mondo. che credo di aver sufficientemente sviluppato nel corso di questo scrit­ to.). avreb ­ 8 E sp re ssio n e di H e rb e rt S p e n c e r (K. Forti di questa negazione irresistibile e ir­ refutabile. e nessun filosofo inglese verrà mai a p ro p o rre loro un’alleanza con un inco­ noscibile religioso (8) qualunque.da non essere intesi che da un piccolo num ero di eletti. sulla libertà. ma un dichiarato rivoluzionario socia­ lista. altrettanto energica­ mente degli stessi materialisti. I positivisti francesi so n o convinti di questa verità negati­ va. i materialisti so n o assicurati contro il ritorno di tutti i fantasmi divini.

bero d ovuto rinunciare alla possibilità stessa della scien­ za. Siccom e Dio. Notate che i teologi . filosofi che si preparano ad assum ere nelle loro mani la guida della vile e ignorante moltitudine. con tutte le sue differenti varianti: D io creatore. U n ’ipotesi è un’ipotesi fintanto che non è stata verificata. onnipotente. assoluto. L’ipotesi divina. non ho bisogno di questa ipotesi». N e deriva la necessità di una rivelazione speciale de­ terminata dalla grazia divina. la scienza dell’u om o è incapace di elevarsi fino a lui». su cui fondano tutto il loro sistema. du n ­ que im penetrabile all’analisi dello spirito profano. si accontentano di dire che la scienza è impotente a verificarla e di conseguenza non possono ac­ cettarla com e una verità scientifica. contiene direttamente in sé la nega­ zione di Dio. D io anima del m on ­ . N o n aggiungono che am m ettere questa ipotesi porterebbe ne­ cessariamente alla negazione. lo spirito umano. Perché dunque in nessuno dei loro scritti si trova la franca e sem plice espressione di questa verità. Ecco com e e sp rim o n o que­ sta verità: D io non si trova nel cam po della scienza. il quale per essa può essere solo un’/potes/' inverificabile. eterno. M a la scienza distingue due specie di ipotesi: quelle la cui verifica appare possibile. essa non ha niente a che fare con Dio. diven­ ta la base della scienza teologica. ma i veri teologi dicono assolutam ente la stessa cosa: «Siccom e D io è l’Es­ sere infinito. e questa verità rivelata. all’annullamento della scien­ za e del m ondo.non i metafisici. No. Laplace diceva la stessa cosa con m aggior franchezza: «Per concepire il mio sistema dei mondi. e quelle la cui verifi­ ca sarà sem pre im possibile. secondo la definizione dei teologi e dei metafisici. così che ognu n o possa sapere perché stare dalla loro? Ah! Perché so n o conservatori politici e prudenti. probabile. poiché sanno meglio di tutti che tra il naturale e il soprannaturale non vi è transazione possibile. è l’as­ soluto e la scienza ha per oggetto solo ciò che è relativo. e che qu e ­ sta im m anenza delle forze e delle leggi.

Ecco una terza ipotesi. causa prim a e cause finali. M a tutto quanto è inverificabile dal punto di vista scienti­ fico è per questo necessariam ente nullo da quello della realtà? Per niente. quando non si im m ischia la teologia. il quale è so lo un punto im per­ cettibile nello spazio infinito. la sem plice legge del­ l’analogia ci obbliga per così dire a pensare che molti di questi m ondi. ma che. Ecco un’ipo­ tesi che si presenta im periosam ente allo spirito um ano oggi. a sua volta è solo un punto im percettibile nell’infinità dello spazio. che vediam o attorniato da milioni di altri sistemi solari. ecc. e m olto probabilmente è attorniato da miliardi e miliardi di miliardi di altri sistemi solari. volontà spontanea. aven­ do un carattere assoluto. M a il n ostro firm amento. anima immortale. siano popolati da esseri o rg a ­ nizzati e intelligenti. con tutti i suoi milioni di sistemi. In una parola.do o ciò che si chiama l’im manenza divina. dunque di cose determ inate e finite e. se non tutti. essenza intima delle cose. ecc. senza pretendere di approfondirne l’essenza intima.. che due più due fanno quattro com e qui da noi. senza dubbio m eno incalzante delle altre due. viventi e pensanti conform em ente alla m edesim a logica reale che si manifesta nella nostra vita e nel n ostro pensiero. O ra immaginiamo. tutto questo rientra neces­ sariam ente in q u e st’ultima categoria. Infine. la quale può conoscere solo la realtà delle cose la cui esistenza ci è resa manifesta dai nostri sensi. Ecco la prova: L’universo non si limita al nostro sistem a solare. riem pito da un’infinità di mondi sconosciuti. è assolutam ente inverificabile dalla scienza. siamo ugualm ente costretti a pensare che tutta l’infinita immensità di mondi eternam en­ te sconosciuti è governata dalle stesse leggi naturali. Ecco un’altra ipotesi che la scien­ za non potrà mai verificare. la natura del n ostro spirito ci costringe a im m aginare lo spazio infinito. che sappiamo. eccetto per coloro i quali la teologia ha colm ato di egoism o e di . Tutto questo. e che tuttavia per noi resterà eternamente inve­ rificabile. deve limitarsi a studiar­ ne i rapporti esterni e le leggi.

vanità terrestre. Littré. che o c ­ cu p a v a q u e sta m agistra tu ra spiritu a le nel m o m e n to in cui B aku n in s c r i­ veva. questa im m ensità appare sotto il suo duplice carattere. si presenta necessariam ente alla mente di ognuno. e per il quale non abbiam o né barca. (N ota di B a ku n in ) . X L IV . né vela. toccan­ dola e abbordandola. to m o I: Préface d'u n disciple. sia mate­ rialmente (il fondo dello spazio senza limiti). e mediante questo stretto legame diventa un’idea positiva e del m e d e sim o ordine. M a il triste è che anche i teologi ne saranno contenti. che sa rà c e rta m e n te anche q u e llo d e ll’illu stre ca p o del positivism o. D o p o la m o rte di A u g u ste C o m t e . voglio dire che. per d im ostrare all’illustre accade­ 9 L itt r é n o n e ra affatto il « c a p o u n iv e r s a lm e n t e r ic o n o s c iu t o del p o sitiv ism o » : e ra un d isc e p o lo e te ro d o ss o . pp. l’attuale em inente capo. L’immensità materiale quanto intellettuale è strettamente legata alle nostre cono­ scenze. perché la intendiam o nel n ostro senso. ma la cui chiara visione è salutare quanto form i­ dabile (l0). ch e si era se p a ra to dal m a­ e stro. risponde con parole così eloquenti e belle che non ho potuto resistere al piacere di citarle: « A n ch ’io ho cercato di tracciare sotto il nom e di immen­ sità il carattere filosofico di ciò che Spencer chiama l’/nconoscibile. universalm ente riconosciuto. al punto che. E inverificabile quanto le altre due. ciò che al di là del sapere positivo. I positivisti soste rran n o che tutte queste ipotesi son o nulle e che i loro oggetti so n o privi di ogni realtà? A questo. c o m e « d ire tto re del p o sitiv ism o » . del positivism o in Francia (9). è inaccessibile allo spirito umano. i su o i se guaci d e s ig n a ro n o a su cce d e rgli.X L V . M a inaccessibile non vuol dire nullo o non-esistente. sia intellet­ tualm ente (il concatenam ento delle cause senza term i­ ne).» Senza dubbio dobbiam o essere contenti di questa bella spiegazione. E un oceano che batte la nostra riva. realtà e inaccessibilità. P ie rre Lafitte. (N o ta di Jam es Guillaum e) 10 C ours de Philosophie positive di A u g u s te C o m te .

L’immensità. per questa stessa ragione è di­ vino: Credo quia absurdum est. D io reale la riduce a niente. Una v o l­ ta certo di questo fatto. ossia l’O nnipotenza. per questo è buono. non è applicabile alle cose eterne e divine. se vuole. [finché] lo ha negato. non ho più bisogno della vostra scienza. può be­ nissim o scovare un modo.m ico la loro riconoscenza per questa magnifica dichiara­ zione in favore del loro principio. siccom e il m e tod o scientifico. quando avrà abbandonato i limiti del m ondo visibile. è sem pre stato chiamato. Dio. fuori e in barba alla scienza. storicam ente. dovrà aver cura di cambiare m etodo. essi non hanno mai afferma­ to altro. Essa ha avuto una ragione di essere finché l’ha m isconosciuto. rivela­ zione immediata. è un Essere reale. di farsi conoscere dal­ l’uomo. Inoltre aggiunge che la sua inaccessibilità non ne esclude affatto la realtà. e di cui loro son o certi di avere l’esclu­ sivo possesso. Mi avete com pletam ente rassicurato [. Dal m om ento che nello stesso tem po è l’im­ mensità e un essere reale. essa deve prostrarsi con noi e annullarsi davanti a lui. Voi direte che è un m ezzo poco scienti­ fico. niente di meglio. per effettuare un’esplorazione reale. saranno capaci di of­ frirgli gratis la vela e la barca che per sua stessa am m is­ sione gli mancano. com e d ’altronde lui sa benissim o. In effetti. Q u e sto m ezzo è c o ­ nosciuto. confessando persino dal vostro punto di vi­ sta scientifico ciò che la mia fede mi ha sem pre fatto in­ travedere e presentire: l’esistenza reale di Dio. av­ vertendolo tuttavia che. com e potrebbero essere scontenti i teologi della dichiarazione di Littré? Egli dichiara che l’immensità è inac­ cessibile allo spirito umano. un viaggio di nuove scoperte in questo oceano ignoto. E questo è tutto quello che chie­ dono. Voi direte che è assurdo. Dal m om ento che ne riconosce l’esistenza.dirà il te ologo -] affermando. inaccessibile alla scienza: questo non significa affatto che sia inaccessi­ bile alla fede. nella dichiarazione di Littré vi sono alcune p a ro ­ . Tuttavia. Senza dubbio.

c o m e la politica. N o n possia­ mo com prend ere cose di cui non possiam o né d eterm i­ nare. In natura non e siste alcun go v e rn o . p o ic h é d u ­ rante tu tto il lu n g o p e rio d o della lo ro infanzia e ad ole sc e n za . è strettam ente legata alle n o ­ stre conoscenze. q u e sto te rm in e di leggi c o n s e r ­ v ò a lungo il su o p rim itivo significato. infinita. Sa p p ia m o che tutte le le gislazion i prim itive h a n n o avuto all’inizio un ca rattere religio so e divino. in m o d o a noi ignoto. né constatare la reale esistenza. e con m olta ragione. a n c o ra s o tto m e sse alle ispirazio n i della teologia. La scie n za n atura le ha p re so il te rm in e legge dalla scie n za e dalla pratica giu ridich e . che ne costituiscono la real­ tà. che ave van o la m issio n e di governare. p otrebbero guastare la festa ai teologi e ai metafisici: «L’im m ensità m ateriale quanto intellettuale. debitam ente com prese. e quelle che c h ia m ia­ m o leggi naturali non c o stitu isc o n o altro che differenti m o d i re g o lari di svilu p p o dei fe n o m e n i e delle co se che si p ro d u c o n o . le s c ie n ­ ze naturali. la giu risp ru d e n z a . c o n s id e r a ­ ro n o la natura so t to m e s sa a una le gislazion e e a un g o v e rn o divini. son o fuori dalla portata dei nostri sensi. M a senza poterci for­ mare la m inima idea delle form e e delle condizioni di esi­ stenza delle cose e degli esse ri che rie m p io n o questi mondi. dice. per noi è inaccessibile. non perché di na­ tura diversa o perché sottom essa a leggi contrarie a quel­ le che governano il n ostro m ondo naturale e sociale ("). oppure significano questo: La regione immensa. Le leggi n o n fu ro n o d u n q u e n ie n t’altro che co m a n d a m e n ti divini im posti alla so c ie tà um ana.le che. E questo l’unico carattere di questa inaccessibilità. T ra­ s p o sto più tard i nelle scie n z e naturali. M a dal m o m e n to ch e siam o arrivati a n e gare l’e siste n za del d iv in o legisla­ tore. che l’h a n ­ no n atura lm e n te p re ce d u ta nella s to ria della so c ie tà um ana. (N ota di B aku n in ) . Q u e st’ultime parole o non significano niente. non p o ssia m o più parlare di una natura g o v e rn a ta né di leggi che la go v e rn a n o . che inizia al di là del nostro m ondo visibile. ma unicam ente perché i fenom eni e le cose che rie m p io­ no questi m ondi sconosciuti. e mediante questo stretto legame diven­ ta un’idea positiva e del medesimo ordine». è figlia della t e o ­ logia. in se n o alla causalità universale. sappiam o pertinentem ente che non ci può essere 1 11 C o n fe ss o che p ro v o se m p re una ce rta ripugnanza a utilizzare l’e s p re s ­ sione: «Leggi naturali che governano il m ondo».

com e da noi. Nulla è l’A sso lu to sulla terra.1 14 posto per un animale che si chiama Assoluto. sappiam o che p o sso n o essere solo prodotti materiali di cause m a­ teriali. com e da noi. ossia un non-assoluto. a mio avviso. diventa un’idea positiva e del medesimo ordine. all’afferm azione di Littré che l’immensità. non può esistere. non esiste. il concatenam ento delle cause sen­ . per il su o legam e con il n o stro m o n d o c o n o sciu to . sareb­ be un assoluto limitato. Dio. d op o averlo attentamente considerato e studiato nel­ la sua provenienza storica. M a in questo caso ne percepirem m o un pezzetto dal quale p o s­ siam o giudicare il resto. senza conoscere la form a delle cose. sia intellettualmente. per quanto sconosciute siano (e lo resteranno per sempre). sarà sem pre e ovunque un effetto. sia materialmente. a meno che esista nello stesso m odo che da noi: che sia. questa intelligenza. D o p o aver cercato accuratam en­ te. mai la causa prima. nient’altro che un m iraggio dello spirito um ano che cercava se stes­ so attraverso il suo sviluppo storico. il fondo dello spazio senza limiti. non fosse per la sem plice ragione che. Tuttavia. per quanto im percettibile sia il punto o c ­ cupato da q uest’ultimo neH’im m ensità degli spazi. e che se vi è intelligenza. e che potrebbe ridare gioia ai te­ ologi e ai metafisici: «C iò che si trova al di là del sapere. queste regioni non ci offrono più niente di estraneo. in questa dichiarazione si trova un’espressione che mi se m bra infelice. poi­ ché. M a quando il fantasma divino scom pare e non può inter­ porsi tra noi e le regioni sconosciute dell’immensità. un puro fantasma creato dall’im m aginazione infantile degli uomini primitivi e colorito dai teologi e dai metafisici. degli esseri e dei fenom eni che si p rod u con o neN’immensità. dice. Q u e sto è l’unico significato che si può dare. un Essere per niente invisibile e inafferrabile. nulla deve esserlo anche nell’im m ensità degli spazi. siam o giunti alla convinzione che l’A sso lu to è un essere assolutam ente nullo. essendo escluso dal nostro m ondo visibile. In una parola l’Assoluto.

p ro d o tta da ca u se m ateriali. nel se n so che p rim a di dive n tare a su a vo lta una ca usa di effetti relativi. è una ca u sa e s se n ­ z ialm e n te relativa. a n c o ra oggi. s o n o ugua l­ m e n te m ateriali. Per q u e sto m olti sp iriti co n te m p o ra n e i re sp in g o n o co n o r r o r e q u e sta verità. la su a az io n e non è affatto spontanea. perché Littré sem bra dire e pensare 12 L’inte lligen za anim ale che nella su a più alta e sp re ssio n e si m anifesta c o m e inte lligen za umana. e dall’az io n e speciale della vita vegetale c o n ­ siste n te nei fe n o m e n i della nu trizio n e . co m e la vita o rg a n ica di una pianta . co n tin u a a e s se re p ro d o tta dall’azio n e m ateriale di un o rg a n o m ateriale. co m e sp irito . Perché questo concatenam en­ to di cause senza term ine se m bre re b be più intellettuale a Littré del fondo dello spazio senza limiti? Se tutte le cau­ se agenti nei mondi conosciuti e sconosciuti. E a p p u n to q u e sto m o d o a s s u rd o di in te n d e re la m ate ria che. né neM’im m ensità. ma.za termine. n on ne esiste altra sulla terra. ciascuna è nel c o n t e m p o un effetto m ateriale e una ca usa m ateriale. m a asso lu ta m e n te o p p o s ta allo sp irito . materiale. il ce r­ vello. è il so lo e sse re intellettuale la cui e siste n za sia realm e n te constatata. N o n vi s o n o altri effetti o altre cause né nel n o stro m o n d o . c o m e ho già dim o strato. al c o n tra rio . la so la [intelligenza] che c o n o ­ sciam o . d e ll’irritabilità e del m o vim e n to v olo n tario . ciò n o n o sta n te incontestab ile. si s o n o fo rm a te in un’e p o c a in cui lo sp iritu a lism o d o m in a v a non so lam e n te nella te o log ia e nella m etafisica. La ch ia m iam o intel­ lettuale so lo p e r d istin gu e re la sua a z io n e speciale . nelle re gio­ ni infinite dello spazio com e sul n ostro globo terrestre. m a nella scie n za ste ssa. P u rtro p p o . lo sp iritu a le è il suo p ro d o tto . S o lo il m ate riale esiste. le p a ro le m ateria. che c o n siste nei fe n o m e n i della sensibilità. L ungi dall’e sse re una causa assoluta. D u n q u e . Q u e s t o ha fatto sì che con il te rm in e di m ate ria si in te n d e sse un’id e a astratta e co m p le ta m e n te falsà di q u a lco sa n o n solam e n te estranea.co n siste n te n e l­ l’e la b o ra zio n e di quelle a strazio n i c h e ch ia m iam o pe n sie ri e nella d e ­ t e rm in a z io n e cosciente della v o lo n tà . e anche q u a n ­ d o agisce co m e cau sa di n u o vi effetti nel m o n d o e ste rn o. so n o materiali ( l2).è una causa co m p le ta m e n te m ateriale.dall’az io n e sp e cia le della vita anim ale. M a tutte qu e ste tre azioni. ch e lo sp irito . e se rcita un’a z io n e n atu ra le e n e c e ssa ria sul su o a m b ie n te .vita che. è stata lei ste ssa l’effetto di cause m ateriali che han n o p ro d o tto l’o rg a n ism o u m an o di cui è una fu n zione. fisica e ch im ica dei co rp i ino rgan ici. è inaccessibile». co m e l’a z io n e m eccanica. m a anche in m olti m aterialisti. D o b b ia m o c o n sid e ra rla se nza d u b b io c o m e una delle cau se d ire tta m e n te agenti nel n o st ro m o ndo . p re v a le non so la m e n te tra gli spiritualisti.

le istituzioni religio se. delle asp irazio n i e del p e n sie ro um ani. caldi. la m ateria n on è affatto quel substratum in e rte p ro d o tto dall’a stra z io n e um ana: è l’in sie m e reale di tutto ciò che è. le sue in ce ssan ti tra s fo r­ m azioni. Tutto è un p r o d o tt o c o m ­ binato di c irc o sta n ze m ateriali e di e v o lu zio n e dei sen tim e n ti. non e sisto n o b e n issim o fuori da q u e ste co n d izio n i? N ie n t ’affatto. infine le idee. n e m ­ m e no il m o n d o vegetale. che nella m isu ra delle n o stre fo rz e d o b b ia m o s fo r ­ zarci di capire. q u a lu n q u e siano le lo ro re c ip ro c h e differenze. la su a azione. p o liti­ che. tutti i co rp i o c c u p a n o anzi tutto uno spazio. l’E sse re reale che è nello s te s so te m p o il divenire: o ssia il m o vim e n to u n iv e rsa le se m p re e te rn a m e n te risultante dalla s o m m a infinita di tutti i m o vim e n ti parziali fino agli in finitam ente piccoli. Tutto q u e ­ sto è reale s o lo nel m o n d o e ste rn o e nei rapp orti degli u o m in i tra di lo ro ed e siste so lo in c o n d iz io n i ge o grafich e. Per noi. S icco m e ab b raccia tutto. N e s s u n e sse re reale e siste al di fu o ri di q u e ­ ste co n d izio n i. e tutti su b is c o n o tra sfo rm a zio n i chim iche. p ro p rie tà m a te ­ matiche. elettrici. m eccaniche. ha s o lo un in te rn o im m e n so . o ssia dalla g e n e ra liz z a z io n e di q u e st’espe rie n za. siccom e l’intellettuale non è altro non è che uno dei pro do tti. l’in sie m e totale delle azio n i e rea zion i m utu e e delle tra s fo r­ m azion i in cessanti di tutte le c o se che si p ro d u c o n o e che sc o m p a io n o volta p e r volta. i p ro d o tti d e ll’arte. che co stitu isco n o ap punto tutta la lo ro e ssenza. pigliando la questione a rovescio. E dall’in izio della scie n za reale noi t ro v ia m o una ve rità pre ziosa. tutti s o n o pesanti. infinito. la p ro d u z io n e e la rip ro d u z io n e e te rn a del Tutto pe r o gni p u n to e di ogni p u n to pe r il Tutto. gli atti della volontà. La p a ro la ge n e rica pe r la m ate ria così c o n c e p ita sa re b b e l’E sse re . dei b is o ­ gni. p e rch é fu o ri di e ssa non resta nulla da co m p re n d e re . non p o tre b b e p ro d u rre niente del tutto. una delle m anifestazioni di ciò che c h ia ­ m iam o m ateria. la v e rità è che tutte le co se e tutti gli e sse ri rea lm e n te esistenti. In effetti. Tutte le cose. e c o n o m ic h e e vid e n te m e n te m ateriali. M a qu e sta e v o lu zio n e . co m e e sse re m o rto e passivo. sociali. la m ateria pre sa in qu e sta astrazio n e . c o m p r e s o le se n sazioni. co m e . lum inosi. clim atologich e . di tutte le co se rea lm e n te esistenti. lo s p irito e la v o lo n ­ tà degli anim ali e degli uom ini. e tn o g r a ­ fiche. si dirà. niente p u ò e siste re se n za le p ro p rie tà e sse nziali che co stitu isc o n o il su o m o vim e n to . M a le c o se intellettuali. h a n n o p ro p rie tà com uni. n on vi è nulla di e stern o.che il loro concatenam ento non lo sia? O. fisiche e chim iche. non p o ssia m o c o m ­ p re n d e re niente. la causalità m utu a e universale. n o n parliam o del m o n d o anim ale e intellet­ tuale. A l di là di q u e sta idea insie m e p o sitiv a e astratta. s c o p e rta dall’e sp e rie n z a un ive rsale e co n sta tata dalla rifle s­ sione.

D iv e n ta n o idee so lo q u a n d o un u o m o qualsiasi. n e ssu n a g e n e ra z io n e non re a liz z e ra n n o mai. di tutte le c o se e siste n ti sulla terra. ogni c o r p o c o m p o sto : anim ale. N o n qu e lla m ate ria uniform e. m a l’insie m e in d efin ito di elem enti o di c o rp i sem plici. dice vo . q u a n to gli e sse ri m ateriali più gro sso la n i. un e sse re c o r p o re o . b io log ici e s o ­ ciali: e cco lo s c o p o ideale e su p re m o della scienza. o ssia di un o rg a n o c o m p le ta m e n te m ateriale del c o r p o um an o . m e ccaniche e fisiche. In o ltre . p u ò e sse re s c o m p o st o m ediante analisi ch im ica in un c e rto n u m e ro di c o rp i e le m e n tari o sem plici. o g n u n o dei quali si distin gu e p e r le azio n i ch im iche che gli s o n o peculiari. con il p e n sie ro e nel pe n sie ro . m a ch iaram en te m ateriali. v e ge ta le o in o rg a n i­ co. m e cc a n i­ che e fisiche. per il n o stro cervello. c o n sid e ra ta nella sua più alta e sp re ssio n e . ri­ co stituire. un insie m e di lettere m ateriali e visibili tracciate o stam p ate su alcuni fogli di carta. è il p ro d o tto del n o st ro cervello.per noi che la riproduzione ideale. dell’ordine oggettivo e reale. né so p ra nnaturale . tutto ciò ch e ch ia m ia m o m o n d o spirituale. In una parola. c o m e tutti gli altri co rp i esistenti. si rid u ce all’azio n e c o m b in a ta del m o n d o e ste rn o e del c o r p o u m an o che. rico stitu ire . una sp e cie di ca rattere religio so. o ric o stru ire m en talm e n te tu tto l’u n iv e rso con l’in ­ finita d iv e rsità dei suoi svilu p p i a stro n o m ici. n ie n t’affatto m istico. in d i­ viduale e sociale. M a il c o r p o u m an o p re se n ta le ste sse p ro p rie tà m atem atiche. C o n o s c e r e tutti gli elem enti reali o c o rp i se m p lici le cui d iv e rse c o m b in a z io n i c o stitu is c o n o tutti i c o rp i c o m p o sti o rganici e in o rg an ici che rie m p io n o l’u n ive rso . c o m p re s o il m o n d o um ano. con l’aiuto di tutte le p ro p rie tà o a zio n i in e ren ti a ciascuno. p re se n ta l’o rg a n iz z a z io n e m ateriale più co m p lica ta e co m ple ta. . E cco d u n q u e i veri elem enti co stitu itivi del m o n d o reale. non a m m e tte n d o n e ssu n a te o ria che non sia se v e ra m e n te ve rificata e co n fe rm a ta d a ll’o ss e rv a z io n e e dalla sp e rim e n ta z io n e più rig o ro se . o della successione mate- ho più v o lte rip e tu to e d im o stra to . s o n o m ateriali in a ltro m odo. u n o s c o p o che n e s­ sun u o m o. ge o lo gic i. ed è s o t to m e s so all’azio n e chim ica. Le idee più astratte h a n n o e siste n za reale so lo per gli u o m ini. cia sc u n o dei quali p o ssie d e tutte le p ro p rie tà m atem atiche. d iv in o e um ano. im p rim e alla scienza. intellettuale e divino. non so n o altro che se gn i m ateriali. le legge. Scritte o stam p ate in un libro. le c o m p re n d e e le rip ro d u c e nel p r o p r io spirito. m a che tutta­ via re sta n d o l’o g g e tto di u n a ten d e n z a irre sistib ile de llo s p irito um ano. accettati co m e tali s o lo p e rc h é non si è a n c o ra arrivati a s c o m p o rli in co rp i più sem plici. in lo ro e per loro. in fo rm e e astratta di cui ci parlano la Filosofia p o sitiv a e la m etafisica m aterialista. p e rc iò l’intellettualità e sclu siv a delle idee è una g ran d e illusione.

ossia di un D io creatore del mondo. ma che lo spirito um ano è incapace di concepirla.riale di fenom eni materiali. al co n tra rio . I materialisti soste n gon o che questa causa non è mai esistita. C o sa fa la Filosofia positivista rifiutando di pronunciarsi sulla questione della C ausa prim a? N e nega forse l’esi­ stenza? N ie n t’affatto. Intendo parlare del­ le questioni della causa prima e delle cause finali. i materialisti o i positivisti? Senza dubbio i primi. che è un’ip o ­ tesi che la scienza non può verificare. un carattere co m p le ta m e n te realista e razionale. M a i teologi saranno m olto c o n ­ tenti. b iso ­ gna aver ricevuto la grazia divina. poiché hanno sem pre proclam ato che il pensiero puro non può nulla senza l’aiuto di D io e che. sem pre fedeli al loro sistem a di reticenze e di affer­ mazioni equivoche. m a che e se rcita nello ste sso te m p o su c o lo r o che s o n o capaci di p e rce p irla tutta l’a zio n e esaltante delle asp ira z io n i infinite. ciò significa che questa C ausa pri­ ma forse esiste. Chi ha ragione. cre ­ d on o di averla conosciuta tram ite le speculazioni trascen­ denti del pensiero puro. com e pure dell’essenza intima delle cose. sono se m pre alla ricerca della C ausa prima. dichiarandola scientificamente inverificabile: in sem1 18 plice linguaggio umano. I metafisici. La esclude soltanto dal cam po scien­ tifico. (N ota di Bakunin) . perché a differenza dei teologi. l’atto della divina creazione. Senza dubbio i metafisici saranno scontenti di questa dichiarazione. per c o n o ­ scere la C au sa prima. perché l’idea di fondo dello spazio senza limiti non sarebbe altrettanto intellettuale del concatenam ento delle cause senza term ine? Q u e sto ci porta a un altro rifiuto che abitualmente i p osi­ tivisti op p o n go n o al tro pp o im paziente bisogno di sapere sia dei metafisici che dei materialisti. si accontentano di dire che la C ausa prim a non può essere oggetto della scienza. I positivi­ sti. si sa. che son o modi diversi di porre la stessa questione dell’esistenza o non-esistenza di Dio.

IX ) Ecco una dichiarazione francam ente materialista. un non-senso. tom o I): «Il m ondo è costituito dalla materia e dalle forze della materia: la materia. di cui Littré stesso parla com e di una cosa certa. il puro spirito che crea la materia. materia e forza. relative. che ne sarebbe necessariam ente la negazione. ne d im o ­ strano l’assurdità e l’impossibilità. le forze. La causa prima è una causa che non ha cause o che è causa di se stessa. 2a edizione. M a per provare che non calunnio i positivisti. la scienza positi­ va non conosce niente». Ecco q u an to dice nella sua Préface d ’un disciple (Cours de Philosophie positive d ’Auguste Com te. a sostenere anche che la C au sa prima. è un’assurdità. C iò d ovre b be costringerlo. la cui mutua azione costi­ tuisce la realtà stessa dell’U niverso. materiali. E l’Assoluto che crea l’Universo. se n ­ za inizio e senza termine. M a non lo dice. Essa rom pe. continuando a fare dell’ateism o scientifico nei loro libri. A g isco n o da co n se r­ vatori politici e prudenti. vi son o alcune parole che sem brano riapri­ . C o s ’è la C ausa prima? E una causa di una natura assolutamente diversa da quella della innum erevole quantità di cause reali.C o sì i positivisti aprono la porta ai teologi e p o sso n o re­ stare loro amici nella vita pubblica. alm eno nel passato. che so n o immanenti alla materia. mi sembra. la cui origine ed essenza ci son o inac­ cessibili. N e gan o Dio. non ha mai potuto esistere. N o n ripeterò gli argom enti con i quali credo di aver suffi­ cientem ente dim ostrato che la su pp osizion e di un D io creatore implica la negazione dell’ordinam ento e della stessa esistenza dell’U niverso. I materialisti son o rivoluzionari. Afferm a molte cose eccellenti. citerò le parole stesse di Littré. negano la C ausa prima. Al di là di questi due termini. N o n si accontentano di negarla. non è vero? Ebbene. ma non vuole p ro ­ nunciare queste semplici parole che avrebbero reso im ­ possibile ogni malinteso: La causa prima non è mai esisti­ ta. questo concatenam ento eterno di cause. (p.

la materia o piuttosto l’insieme univer­ sale delle cose passate. p e r sé.re la porta al più focoso spiritualism o. che ra p p re se n ta q u a lco sa di assolu to . sc o m p o st i nei lo ro elem enti sem p lici. presenti e future ( l3) non ha affat- 13 I p o s itiv is ti si e rg o n o d u ra m e n te e c o n m o lta ra g io n e c o n t ro le astra z io n i m etafisiche o c o n tro le entità che c o stitu is c o n o so lo nom i. c o m p o sti o sem plici. o al­ m eno nell’idea. relative e rea lm e n te e siste n ti? C h i ha mai v isto questa m a­ teria assoluta. queste parole: «l’origine e l ’essenza della materia ci sono inaccessibili»? Am m ettete dunque la possibilità che ciò che chiamate materia abbia potuto avere una origine. Q u e st e p ro p rie tà co m u n i c o stitu isc o n o la lo ro com une natura materiale e a q u e sta natura comune. non co se . che abbia potuto essere prodotta da qualcosa o da qual­ cuno che non fosse la materia? Voi am m ettete la possibi­ lità di un D io ? Per i materialisti. face n d o astrazio n e di tutte le c o se nelle quali si m anifesta. M a una natura co m u n e . d iv e rsa m e n te determ inati. u n ifo rm e e unica di cui pa r­ la L ittré è u n ’astrazio n e . com e lo dicono misticam ente i panteisti. C iò che tutti hanno v isto e v e d o n o ogni istante della lo ro vita. u n ’entità m etafisica. ossia un inizio nel tempo. Per e sem p io . e s u p p o n e n d o tutti i c o rp i esiste n ti. C o s a si inte nde con le parole: c o rp i m ateriali? C o r p i rea lm e n te e sistenti nello sp a z io che. m algra do tutta la lo ro diversità. un ca rattere co m u n e non e si­ ste in sé. che e siste so lo nel n o ­ stro sp irito . tutti aventi e gu alm e nte tutte le lo ro p ro p rie tà fisiche in gradi dive rsi. pu ò c o m p o rre nuovi corpi. per esem pio. s o n o i d ive rsi co rpi. c o m b i­ nand o si con certi altri. è una quantità di c o r ­ I^ pi m ateriali. c o m p o sti o se m p lici. ciò che e siste re b b e in q u e sto ca so sa re b b e ro q uesti co rp i se m plici. in p ro p o rz io n i determ inate. o gn u no . D u n q u e la m ateria assoluta. non scientifico. una spe cie di substratum u n ive rsale di tutte le co se d e ­ term inate. si dà il n o m e a sso lu to o m etafi­ sico di m ateria. p e r una legge di affinità che gli è pro p ria. C iò che esiste realm ente. u n ifo rm e e unica? N e s s u n o che io sappia. C o sa significano. o rg a n ici e inorganici. Tuttavia lo ro stessi si s e rv o n o di alcune entità m etafisiche. p o s sie d o n o in co m u n e tu t­ te le p ro p rie tà fisiche. ma religioso. più c o m p lic a t i d a n d o lu o g o a fe n o m e n i d iv e rsi p ro p ri a ogni . di u n ifo r­ m e e di unico. al di fuori delle c o se o dei c o rp i distinti e reali ai quali si tro v a unito. a d e trim e n to della po sitività della lo ro scienza. co sa sig n i­ fica la pa ro la materia. e ch im ic a m e n te differenziati nel se n so che.

sem pre rip ro d o t­ ta da queste infinite trasform azioni parziali che sem pre si p rod ucono nel suo seno. sono state prodotte e c o n ­ servate nello stesso m od o com e lo son o oggi le cose p re­ senti. com e amano dire i positivisti. o p iu ttosto tutte le c o se m ateriali che co stitu isc o n o l’U n iv e rso . una parte delle quali. senza dubbio. questo essere assoluto e unico. durante tutto il tem po della loro esistenza. separata. non obbediscono alle leggi. son o prodotti dell’azione mutua e solidale di infinite altre cose. Per non ricadere nell’astrazione metafisica. q u e ­ sta eterna e universale trasform azione. Tutte le cose attualmente esistenti. non può avere né inizio né fine. infinitamente num erosa. il cui governam entalism o dottrinario ce r­ ca un appoggio naturale in questa falsa espressione. sono a loro volta gli effetti e le cause di queste infini­ te azioni e reazioni parziali. con tutte le proprietà loro ine­ renti e che costitu iscon o appunto la loro essenza. considerate nel loro insieme. né niente che co m b in azion e particolare. com e lo saranno dom ani le cose che verranno. non son o niente fuori dalle cose reali. non sono altro che quelle cose. né in un’idea panteista. con tutto quanto ha potuto svilupparsi nel suo seno. p o tre m m o d ire di c o n o s c e re la s o sta n z a della m ateria. L’universo. né in un al­ tro qualsiasi genere di Assoluto.to origine nel tem po. perché fuori di esse non c’è nessuno. che determ inano le leggi del loro m ovim ento e del loro svilup­ po. ossia l’insie­ me di tutte queste cose. bisogna ren­ dersi conto di ciò che si intende con cause o forze agenti e producenti. L’universo. la cui totalità costituisce l’azio­ ne. ma che. la solidarietà e la causalità universali. com pre so i m ondi conosciuti e ignoti. essendosi i loro elementi com binati in cose nuove. D i co n seguenza. se p o te ssim o c o n o sc e re tutti gli elem enti chim ici o c o rp i se m p lici e tutti i m o d i delle lo ro m utu e co m b in azion i. (N o ta di Bakunin) 12 1 . Le cose non ob b ed iscon o a leggi generali. Bisogna avere bene in chiaro che le cause non hanno affatto un’esistenza ideale. non esistono più nelle loro form e primitive. Le cose.

E l’U niverso. Lui stesso non è niente al di fuori delle cose che vivono e m uoiono nel suo seno. si p rod u con o ed esistono com e idee. l’azione parziale. presenti e future. la forza agente di una cosa che è causa di cose nuove . solo nel cervello umano. poiché tut­ te le idee non son o che la constatazione e la spiegazione di un fatto esistente. Fuori di esse.tre espressioni diverse per espri­ mere la stessa idea . se le leggi com e le cause. esistere neM’insiem e del­ le cose. devono.esse devono. per poco che esistano . com prese quelle delle leg­ gi naturali. non è che la Risultante eternam ente riprodotta da infinite azioni e reazioni esercitate natural­ mente da una infinita quantità di cose che nascono.e sappiam o per esperienza che esi­ stono . ossia il m odo del suo svilup­ po. tutto q uesto costituisce propriam ente la natura. su que­ sta terra. Perché vi sia l’idea di una legge qual­ siasi. non hanno esistenza al di fuori delle cose. le leggi non esi­ stono nem m eno com e astrazione. N o n può im porre loro delle leggi. che chiam iam o U n ive rso o Causalità universale. (N o ta di James. essendo lui stesso una Risultante incessantem ente riprodotta. non può essere considerato né un dittatore. ribadisco. D ’altron­ de sappiam o che tutte le idee.tutto questo è determ inato da ciò che chiam iam o proprietà o essenza prop ria della cosa. abbraccian­ do tutte le cose passate. di più me-1 4 14 A causa di un lapsus. costituirne la loro natura.possa dettarle o imporle. esiste solo per loro. grazie a loro. Dunque. ma nel loro insieme universale. non in ogni cosa presa isolatamente. G uillaum e) . nel m a n o sc ritto è scritto «la legge» invece de «il fatto». M a abbiamo [visto] che questo insieme. della sua esistenza e della sua azione parziale. di più antipositivista. com e idea. Niente di più irrazionale. o cc o rre che il fatto ( M) sia esistito prima. né un legislatore. D a ciò risulta che ogni cosa porta in sé la suo legge. esi­ stono e scom p aion o nel su o seno. La leg­ ge. com e le forze natura­ li.

presa in questa generaliz­ zazione astratta. una d ic h ia ra z io n e im pro ntata al più alto g ra d o di sp irito metafisico. per esem p io quello dello spirito universale. per i fisici specialisti. M a da parte di un filosofo positivista che si assum e per m issione quella di fondare su basi indistruttibili tutto il sistem a della scienza umana e di determ inare una volta per tutte i limiti invalicabili da parte di un nem ico dichia­ rato di tutte le teorie metafisiche. perché le questioni di alta filo­ sofia interessavano in realtà m olto poco. gli risp on d e rò che la sostanza della materia è com posta dall’insiem e totale di questi elementi chimici primitivi in tutte le loro possibili com binazioni. risp on d e sse ro con questo rifiuto. è im perdonabile.tafisico. è un fantasma creato dallo spirito uma­ no com e tanti altri fantasmi. è anche probabile che molti elementi che consi­ deriam o corpi semplici si scom p on gan o in nuovi elementi . il quale non è meno reale. N o n voglio parlare della sostanza inaccessibile della ma­ teria. e im pedivano loro so lo di adem piere la loro m issione tanto utile. che consisteva nello studio esclusivo dei fenom eni reali e dei fatti. i quali per disfarsi di tutte le noie che potevano causare loro le ossessioni in certi m om enti molto pressanti dei metafisici e dei teolo­ gi. Era giusto. X X V ) . perché la materia stessa. conosciuti e sconosciuti. se inten­ de scom p orle in corpi semplici. allora gli dirò che la sostanza di questa materia è appunto com posta da tutte le cose e non contiene che queste cose o. frasi com e questa: «L’origine e l’e sse n z a della materia ci sono inaccessibili» (p. IX). che dico. saggiamente convinto ormai ch e l’intim ità delle c o se gli è p reclu sa» (p. e in certo qual m odo avevano il diritto di farlo. m eno razio­ nale della materia universale. M a probabilm ente c o ­ nosciam o solo una minima parte dei corpi sem plici che costituiscono la materia o l’insiem e materiale del nostro pianeta. per esem pio. o piutto­ sto era scusabile. per materia in generale. una simile risposta. di più m istico e di più teologico dell’enunciare. o p ­ pure: «Il fìsico. Se. Littré intende la totalità delle cose esistenti.

Infine. per noi eter­ namente ignoti e che riem piono l’im mensità dello spazio. l’od orato e il gusto. ha ricostruito l’intero loro organism o. Possiam o co n o sce re solo quanto ricade sotto uno dei nostri sensi. Ecco il limite naturale davanti al quale si ferm ano le inda­ gini della scienza umana. costituiscono l’insieme materiale di questi infiniti mondi. con l’aiu­ to di poche ossa sparse di animali antidiluviani ritrovate sotto terra. la quale di certo costituisce un rap p orto reale. nati ciechi. con pazienza e scienza. com pletam ente na­ turale. . probabilm ente. M a com prendere quello che nessuno dei nostri sensi non può nem m eno sfiorare e che per noi nei fatti non esiste com e essere reale. con il prodigio di una pazienza ingegnosa e con il solo aiuto del prim o di questi sensi. ciò che possiam o sperim enta­ re materialmente. Dateci soltanto la minima cosa caduta da questi mondi invisibili e. condotti. si son o ricostruite lingue che si credevano perse per sem pre. che non ha niente di rivoltante né di assurd o per il n ostro spirito.ancora sconosciuti. N o n è un limite metafisico. azione ri­ conosciuta e tanto eloquentem ente espressa dallo stesso Littré. a com prendere quanto veniva loro com unicato con segni tracciati nel cavo della mano e a esprim ere per iscritto i loro pensieri su molte cose che non si p otre b b ero capire senza un’intelligenza già passabilmente sviluppata. si può sostenere in m odo tanto assoluto che questi m ondi non esistano in alcun m odo per noi? Senza parlare della continua o sse ssio n e che l’im m ensità dei mondi sconosciuti esercita sul nostro spirito. com e ho detto. e che non p ossed eva­ no altri sensi oltre il tatto. ecco ciò che è realmente im possibile e contro cui sarebbe ridico­ lo quanto inutile rivoltarsi. né teologico. E ancora. sordi e muti. ma reale e. com e con l’aiuto di geroglifici scoperti sui m onum enti egizi e assiri. ciò di cui possiam o constatare l’esisten­ za reale. ricostruirem o alm eno parzialmente questi mondi com e Cuvier. com e ho visto a Boston e a Stoccolm a due individui. ignorerem o sem pre infiniti al­ tri elementi semplici che.

com e assoluto. tutta l’in­ fluenza. in caso contrario. manife­ stazione o funzione del co rp o umano. il carattere. nessuna di queste cose può presentare qualcosa di co n ­ trario a ciò che chiam iam o le leggi del n ostro universo. quelle migliaia di stelle che brillano nel n ostro fir­ mamento. E noi sappiam o che in questa im m ensità in­ visibile vi è senza dubbio un’infinità di mondi e di cose che non co n o sce re m o mai. relativo. Può esistere solo in continua conform ità con l’im m en­ sità com prendente tutti gli universi sconosciuti. per noi invisibile? In tal caso. sotto form a di leggi naturali e di p ro ­ prietà che gli son o particolarm ente inerenti. possiam o am m ettere che il nostro universo visibile. Di conseguenza. noi stu­ diamo implicitamente. la natura. rim angono fuori da ogni solidarietà e da ogni rapporto di mutua azione con l’im m enso un iverso infini­ to. ma assoluto e limitato nello stesso tem ­ po è una contraddizione. deve esistere in tutta l’im m ensità una similitudine e persino una identità di natura assoluta. quella dell’univer­ so infinito. che. è un essere determinato. il n ostro m ondo non potrebbe esiste­ re. porta in sé. C osì. per quanto im m enso possa sem brarci. tutta l’essenza. si dirà.poiché lo spirito dell’uom o in quanto prodotto. è lui ste sso un e s­ sere reale. p ro d o tto di questa solidarietà o di questa causalità infinitamente uni­ versale. ma nessuno di questi mondi. non è che un insieme materiale di corpi m olto ridotto accanto a infiniti altri universi simili. Ma. indirettamente. un non-senso p ersino tropp o evidente perché possiam o ferm arci un istante. è m olto p ro ­ babile che la scienza umana non arriverà mai a una c o n o ­ scenza appena soddisfacente dei fenomeni che accadono . non conosciam o affatto né p otre m o mai c o ­ noscere il nostro universo visibile. finito. In effetti. c o ­ noscendo la natura del n ostro universo visibile. e com e tale necessariam ente in rapporto di azione e di re­ azione con tutti gli universi invisibili. d ovrem m o considerare il nostro ridotto universo com e portante la sua causa in sé. Sotto questo profilo. Evidente­ mente il nostro un iverso visibile.

E ssa de riva dalla natura illim itata dell’o gge tto ste sso . il punto di vista che p osso chia­ mare solare. Ecco quanto ha detto A u gu ste C o m te a questo proposito: «Gli spiriti filosofici ai quali lo studio approfondito del­ l’astronom ia è estraneo. suscettibile di una com pleta esplorazione. e co n tie n e q u e sto s e m ­ plice a v v e rtim e n to : p e r q u a n to lo n tan o p o ssa sp in g e rsi lo spirito. esercitano tra loro un’azione mutua. Tuttavia questa distinzione mi sem bra indispen­ sabile. senza essere senza dubbio puramente congetturale. è che tutte le stelle sono altrettanti soli di sistemi planetari diversi e che questi soli. di m odo che. La considerazione del sistem a solare di cui facciamo parte evidentem ente ci offre un soggetto di studio ben circoscritto. sem bra ciò nonostante d ove r sem pre restare quasi infan­ tile. la più vicina delle quali è circa duecentosettantacinquem ila volte più distante dalla terra del n ostro sole. La differenza è estre. per quanto estese si v o ­ gliano su p p o rre neN’avvenire le nostre reali conoscenze in questo genere.1 5 15 E cco u n a lim itazion e co n tro la quale è im p o ssib ile p ro te sta re .su una delle innum erevoli stelle. non han­ no sufficientem ente distin to finora. se non per sem pre. e non im plica p e r lo sp irito il d iv ie to di p e n e tra re in q u e ste re g io n i im m e n se e sc o n o sc iu te . Al contrario. la cui determinazione appena precisa resterà probabilm en­ te per m olto tem po ancora. il pensie­ ro di ciò che chiam iam o l’universo è di per sé necessaria­ mente indefinito. alm eno in confronto alla prima. e gli stessi astronom i. assoluta. non potrem o mai elevarci alla vera co n ­ cezione deN’insieme degli astri ( ls). da quella che per sua natura. per separare nettamente la parte della scienza che com p orta una totale perfezione. e che d ovre b be condurci alle con o sce n ze più soddisfacenti. c o m p re so il nostro. Tutto ciò che l’osse rvazio ne scien­ tifica ha potuto constatare finora. non . al di fu o ­ ri del potere scientifico dell’uom o. da quello che merita veram ente il nome di universale. neM’insiem e delle nostre ricerche celesti. p o i­ ché n o n è affatto arbitraria.

non possediam o ancora. è se n za limiti. in te so n o n c o m e in d ivid u o iso lato e n e m m e n o c o m e g e n e ra z io n e presente. esiste un’arm onia costante e necessaria tra l’estensione dei nostri veri bisogni intellettuali e la p orta­ ta effettiva. (N ota di Bakunin) 16 M a sic c o m e l’e ste n sio n e dei b iso gn i intellettuali d e ll’uo m o. alm eno entro certi li­ miti. attuale o futura. il risultato e l’indizio di una causa fina­ le ( l7). che inevitabilmente ci sfuggirà sempre.marciente lampante oggi. nell’astronom ia siderale. Essa deriva sem plicem ente da questa necessità p o trà mai e sa u rire q u e sto o gge tto . la determ inazione degli intervalli stellari. Q u esta armonia. m a co m e um anità passata. lo è anche la p o rta ta effettiva delle c o n o s c e n z e um ane. e che in seguito con o sce re m o per questi astri. né g iu n g e re al te rm in e o alla fine deM ’im m ensità. delle nostre conoscenze re ­ ali ( l6). il prim o e più sem plice elem ento di tutta la ricerca positi­ va. diversi elementi im portanti che la teoria è pronta a dedurre da questo prim o dato fondamentale. in un av v e n ire indefinito. non ci lascerebbe m eno lontani da una vera conoscenza dell’universo. (N o ta di B aku n in ) 17 E cco uno di quegli schiaffi al B u o n D io di cui il libro di A u g u ste C o m t e è pieno. Q u a n d ’anche si giun­ gesse un giorno a studiare com pletam ente i movim enti relativi ad alcune stelle multiple. quali la loro massa. che avrò cura di segnalare in tut­ ti i fenomeni. ecc. per la se m p lic e ra gio n e che q u e sto te rm in e o q u e sta fine non e sisto n o . non è affatto com e i filosofi volgari son o tentati di credere. p re se n te e futura. Senza d u b ­ bio abbiam o il diritto di presum ere che queste distanze non tarderanno a essere valutate. poiché accanto all’alta perfezio­ ne acquisita negli ultimi due secoli dall’astronom ia sola­ re. questa nozione. M a l’im portante distinzione sta­ bilita sop ra non è affatto incrinata. (N o ta di B aku nin) . «In ogni classe delle nostre ricerche. d ’altron­ de molto preziosa soprattutto se riguardasse il gruppo di cui probabilm ente fa parte il n ostro sole. per num erose stelle. e sotto tutti i princi­ pali aspetti.

Al contrario. se la nozione esatta dell’universo ci è ne­ cessariam ente proibita. e sisto n o e di c o n se g u e n z a a g isc o n o su di m e s o lo p e rch é si tro v a n o esse ste sse s o tto m e s se all’azio n e im m ediata di altre c o se che a g isc o n o dire ttam e n te su di e sse e. N e risu lta che devo sape re tutto. siccom e una simile influenza esiste. (N ota di B aku n in ) 20 P ro b a b ilm e n te A u g u s te C o m t e v u o l dire che n on ci offre im p o rta n za im m e dia tam e n te pratica e che non può influire che m o lto in d ire tta ­ m ente e m o lto d e b o lm e n te suM ’o rd in a m e n to della n o st ra e siste n za m ateriale su q u e sta terra. gli unici che p o sso n o colpire i suoi abitanti. una vera im portanza (20). p e r q u a n to lo n ­ tano e invisibile. diventa per noi prima o d op o un m ezzo certo di con o sce n za ( l9). (N ota di B aku nin) 19 D a q u e sto c o n c lu d o lo gic a m e n te che n e ssu n m o n d o . li n u m e ro di cose che a g isc o n o su di m e im m e d ia tam e n te è se m p re m o lto p icco lo . che in ra p p o rto a m e s o n o cause im m e d ia tam e n te agenti. mi o c c o rre c o n o s c e re quelle che ag isc o n o su di esse.evidente: abbiam o soltanto bisogno di con o sce re ciò che può agire su di noi in maniera più o meno diretta ( l8). so n o essenzial­ mente indipendenti dai fenom eni più generali relativi al­ l’azione mutua dei soii. e la cui s o d ­ disfazio n e è di co n se g u e n z a m o lto im p o rta n te per il trio n fo della sua um anità. p e rc h é q u e sta cu rio sità in saziab ile d e ll’intelligenza um an a è una fo rz a m o rale co n la quale l’u o m o si distingue fo rse più che con altra co sa dal re sto del m o n d o anim ale. eccetto per la nostra insaziabile curiosità. è ch iu so in m o d o a sso lu to alla c o n o s c e n z a d e ll’uom o. (N o ta di Bakunin) . e da un altro lato. per tram ite lo ro su di me. L’applicazione quotidiana deM’astronom ia m ostra che i fenom eni interni di ogni sistem a solare. evidentem ente non costituisce affatto. più o meno come i fenomeni mete- 18 C iò sign ifica che a b b ia m o b is o g n o di sap e re tutto. e siam o giunti a dargli una precisione a m m ire vo­ le. Q uesta relazione si verifica in m odo rim archevole nel pre­ sente caso. M a queste cose . e così di se gu ito all’infinito. H o b iso g n o di c o n o s c e re le c o se che e se rcitan o su di m e un ’azio ne im m ediata: m a p e r c o m p re n d e rle . Lo studio più perfetto possibile delle leggi del sistem a solare di cui facciamo parte è per noi di interesse capitale. ind irettam ente.

m olto verosim ilm ente. nonostante le m inuziose precisazioni che vi ap­ portiam o oggi. si accord an o finora rigorosam en te con le osservazioni dirette. o an ch e alcuni s e ­ coli. l’effetto sensibile della d ip e n d e n z a ce rta nella quale il n o stro si­ ste m a so la re si tro v a p e r ra p p o rto all’u n iv e rso sem brerebbe assolutam ente nullo. Se. p e rch é tutti i fe n o m e n i m e te o ro lo g ic i della te rra siano co n sid e re v o lm e n te m odificati.orologici nei confronti dei fenomeni planetari (2I). C o n fe s ­ sia m o che gli uni co m e gli altri. D ’altronde. se noi p re n d ia m o co m e m isu ra del te m p o la vita di una ge n e ra z io n e . questa indipendenza così ma­ nifesta si trova pienamente spiegata daM’im m ensa s p ro ­ p orzione che sappiam o certam ente esistere tra le reci­ proche distanze dei soli e i piccoli intervalli tra i nostri pianeti (22). ne risu lta anche che l’in d ip e n d e n z a del n o s t ro siste m a solare in ra p p o rto agli altri soli è altrettanto relativa. C iò ac cad re b b e ce rta m e n te anche p e r il n o ­ stro siste m a planetario. sono effettivamente abitati. se e sisto n o . ecc. (N ota di Bakunin) 23 La c o m u n ità di p e nsieri im plica se m p re quella di in teressi. i pianeti provvisti di atm osfera com e M ercurio. D unque occorre separare più pro- 21 A llo r a q u e sta in d ip e n d e n za è lontana da ll’e sse re assoluta. se il n o st ro so le a ssu m e sse una n u o va p o s iz io ­ ne nei c o n fro n ti degli altri soli. (N ota di Bakunin) 22 M a sic c o m e q u e sta s p r o p o rz io n e non è assoluta. e p ro b a b ilm e n te non p o tre m o mai e s se re sicuri con certezza. (N ota di Bakunin) 24 S e m p re in se n so relativo: più stranieri. m en­ tre gli abitanti degli altri sistemi solari d evon o esserci in­ teramente estranei (24). Venere. O ssia . redatte molto tem po fa. (N o ta di Bakunin) 129 . Le tavole degli avvenimenti celesti. se e sisto n o . p e rch é ba­ sta che il n o st ro pianeta cam bi un p o ’ di p o siz io n e p e r ra p p o rto al n o ­ stro sole. m a n o n totalm ente. ci s o n o più o m e n o ugual­ m ente stran ie ri. p o ic h é non sapp iam o. m a so la m e n te rela­ tiva. Giove. poiché da questa spe­ cie di patria com une deve risultare necessariam ente una certa com unità di pensieri e persino di interessi (23). pur non considerando nell’universo nessun m ondo oltre il nostro. noi possiam o considerare gli abi­ tanti una sorta di nostri concittadini.

l’idea del m ondo (com­ prendente esclusivamente il primo) e quella dell’universo: il prim o è il più alto che possiam o realmente raggiungere. ossia la contem plazione del fenom eno più o m eno m odificato da circostanze artificia­ t o li. 2* ed. pp. Resta perciò la sem plice osservazione. ossia l’esam e diretto del fenom eno così com e si presenta na­ turalmente. 10-12 [recte: 13]. La scienza dei corpi o rg a ­ nizzati. (N ota di B aku nin) . to m o II. dice più avanti A u gu ste Com te. che noi istituiamo espressam ente in vista di una più per­ fetta esplorazione. che studia i fenom eni di più difficile accesso. a mag­ gio r ragione deve rinunciarvi dai profili fisici.» M a se la scienza positiva.fondam ente di quanto siam o abituati a fare il punto di vi­ sta solare e da quello universale. ci sarebbe solo se potessim o osse rvare direttamente più sistemi solari. deve rinun­ ciare alla conoscenza reale o in qualche m odo soddisfa­ cente dell’universo dal punto di vista astronom ico. L’esperienza evidentem ente è im po s­ sibile: quanto al confronto. in cui i fenomeni si sem plificano sem pre di più. si com pone in generale. di tre p roced i­ menti diversi: I o l’osservoz/one propriam ente detta. 3° il confronto. è anche la sola che perm ette veram ente l’unione dei tre procedimenti. ed è anche il solo che ci interessa veram ente. l’astronom ia è necessariam en­ te limitata al primo. ossia la scienza seria e la sola degna di questo nome. basata sull’osservazione dei fatti reali e non suM’im m aginazione di fatti illusori. dobbiamo considerare l ’astronomia positiva [come] consistente essenzialmente nello studio ge­ ometrico e meccanico del piccolo numero di corpi celesti che compongono il mondo di cui facciamo parte (25). 2° l’esper/enzo.. Così. di A u g u s te C o m te . ridotta 2S C ours de Philosophie positive. chimici e organici: «La nostra arte di osservare. il che non può accadere. ossia la considerazione graduale della sequenza di casi analoghi. senza rinunciare interamente alla speranza di ottenere qualche conoscenza siderale. Al contrario.

chimici. 13-14) Evidentem ente ci sarà per sem pre im possibile. Q ual è dunque l’interesse e il vantaggio te o ­ rico della non-inaccessibilità assoluta dell’U n ive rso ? E che il Buon Dio. ma la sua accessibilità in confronto a quella del nostro siste­ ma solare. M isu rare degli angoli e calcolare il tem po trascorso. In pratica. deve avere una na­ tura simile a quella del n ostro m ondo conosciuto. è talmente ridotta che assom iglia a una inaccessibili­ tà quasi assoluta. p oi­ ché ogni teoria si traduce prima o d opo in istituzioni e in fatti umani. M a dal punto di vista teorico. ge olo gi­ ci e organici che si p ro d u co n o sui diversi pianeti del n o ­ stro sistem a solare. M a ­ terialmente distanti dal n ostro globo terrestre. per non parlare di quelli di altri siste­ mi. E se è im m enso per la teoria. so n o tut­ tavia altrettanto esclusivam ente materiali quanto questo. son o i soli mezzi con cui la nostra intel­ ligenza può p rocedere alla scoperta delle leggi che re g­ go no i fenomeni celesti. L’inac­ cessibilità dell’U n ive rso per noi non è affatto assoluta. è scacciato dall’Universo quanto lo è dal nostro globo terrestre. il gua­ dagno è im menso. non solo fare delle esperienze sui fenom eni fisici. l ’Assoluto. sem bra che non ci guadagniam o m olto al fatto che non sia assoluta. Q u e sto significa che dobbiam o rinunciare ad acquisire una conoscenza che si avvicini appena a quella che possiam o e d obbiam o rag­ giungere con i fenom eni del nostro globo terrestre.» (Tomo II. e confrontare i loro rispettivi sviluppi. la quale rende im possibile l’osse rvazio ne dei loro fenomeni. ma anche o s ­ servarli e constatarne la reale esistenza. e ancora di pfù quella del n ostro glo bo te rre ­ stre. M a anche se l’U n ive rso ci è così p oco accessibile. ma dall’estrem a distanza materiale dei mondi. lo fosse pure in m isura infinitamente piccola.ai minimi term ini poiché può concernere uno solo dei nostri sensi (la vista). Materiali e m aterialmente limitati dal n ostro sistem a s o ­ . di c o n se ­ guenza lo è anche per la pratica sociale dell’umanità. pp. La sua inaccessibilità non è affatto causata da una natura diver­ sa.

né dirà l’ultima parola. la scienza della natura è tale che più lo spirito supera i limiti. più ne pone di nuovi che provocano la sua insaziabile curiosità. il nostro m ondo solare. è ugual­ mente inaccessibile. ossia inesauribile. deve portarle tutte in sé. Una volta per tutte. questi infiniti mondi sconosciuti si trovano necessa­ riamente tra loro e con esso in incessanti rapporti di azioni e reazioni mutue. pri­ ma o poi. noi possiam o stu­ diare le leggi universali dei m ondi nel n ostro sistem a s o ­ lare che. p eriscon o o si tra­ sform ano a loro volta in seno alla Causalità infinitamente universale.lare. Q u i possiam o andare diritto ai dettagli: osservarli. e ancora più vicino sul n ostro stesso pianeta. Per quanto sia piccolo in confronto all’U niverso. essendone il prodotto. Per questo dob biam o disperarci? A l contrario. la nostra terra. nel senso più limitato del termine. modificate senza dubbio dalle infinite circostanze che differenziano probabilm ente l’evo­ luzione di ogni m ondo preso a sé stante. D i m odo che. il globo terrestre. com e è nato. D a questo profilo. il n ostro globo è ancora un m on d o infinito. se il com pito è limitato. esistono. senza aver b iso­ gno di superare gli spazi insorm ontabili. e le leggi fondamentali di questa genesi o di questa trasfo rm azio ne materiale d evon o essere le stesse. Nascono. La scienza non ar­ riverà mai all’ultimo termine. a causa di queste azioni e reazioni incessanti che eserci­ tano tra loro neH’eternità. l’u om o non si sente mai tanto felice che quando può infrangere e supe­ rare un limite. che è il prodotto im mediato del n ostro sistema solare. M a la natura di queste leggi e della loro evoluzione deve essere la stessa. lo spirito dell’uom o raffredderà ben presto. esiste e certam ente perirà. studiando e conoscend o le leggi della ter­ ra. possiam o nello stesso tem po avere la certezza di stu ­ diare e con osce re le leggi deM’Universo. Dunque. Vi è un limite che lo spirito scientifico non potrà assolu­ tamente mai superare: p rop rio ciò che Littré chiama no- . speri­ mentarli e confrontarli. E per sua grande fortuna. checché si dica e si faccia. si può dire che il n ostro m ondo.

l’essere non relativo. che avvicinan­ do il m ondo esistente con questo pregiudizio metafisico in mente. si perde in quelle antinom ie o contraddizioni che pretende inconci­ liabili e insolubili: del finito e dell’infinito. ha fatto di tutte queste antinom ie kantiane. ho detto. una scorza dentro cui si nasconde com e un nocciolo l’essere non determ inato da rapporti esterni. ecc. resta necessariam ente al di fuori e assolutam ente indipendente dalla loro esistenza feno­ m enica e dai molteplici rapporti di cause e effetti relativi che determ inano e concatenano tutte le cose esistenti. Infatti. stabilendo tra di loro una specie di unità incessantem en­ te riprodotta). un fondo intimo. il m ondo apparente. è falsa e pericolosa. è chiaro. poiché pur avendo l’apparenza di escludere l’assoluto dal cam po della scienza. conosciuto. non dipendente. me com preso. ciò che i metafisici della scuola di Kant chiam ano la cosa in sé (das Ding an sich). E chiaro che studiando il m ondo con l’idea fissa dell’insolubilità di que­ ste categorie che da un lato sem brano assolutam ente o p ­ poste e dall’altro così strettamente. com e sappiamo. inaccessibile. Q u e sta espressione. non è che una specie di involucro esterno. certam ente uno dei libri più profondi scritti nel n ostro secolo. le più com uni. ripeto. com e tale. . così assolutam ente concatenate da non poterne pensare una senza pensare im m ediatam ente all’altra. l’A ssolu to. del relativo e dell’assoluto. si sare b be ro rassicurati sulla pretesa im possibilità di riconoscere la natura intima delle cose. lo stesso Littré è rim asto alla metafisica di Kant.tura intima o essere intimo delle cose. il quale. eternam ente ignoto (che. Probabilm ente a causa del suo profondo di­ sp re zzo per la metafisica. quando affermo che vi è in tutte le cose esistenti. affermo che tutto questo m on d o fenom e­ nico. le più conosciute. Se i positivisti francesi aves­ se ro voluto prendere con o sce n za della preziosa crìtica che Hegel nella sua Logica. deM’interno e dell’esterno. si sarà sem pre incapaci di com prendere qual­ cosa della natura delle cose. sensibile. lo ricostituisce e lo conferm a com e un essere reale.

a noi stessi. ma in segreto. alla funzione. o com e ha detto Goethe. Alles ist sie auf einem Male. ci è inaccessibi­ le. non si lascia distrarre da chi gli chiede perché i corpi sono caldi e pesanti. lo cercherebbe invano e non lo cerca più. saggiamente convinto ormai che l’intimità delle cose gli è preclusa.). citerò l’intera frase di Littré: «Il fìsico. della distruzione definitiva dell’assoluto che stavolta non si accontenta più solam ente di passeggiare com e un fantasma lam entoso ai confini del n ostro m ondo visibile. risp on d e n d o a non so più quale poeta tedesco il quale pretendeva «che nessun spirito creato potesse penetrare fin dentro l’in­ terno della Natura» (In’s Innere der Natur dringt kein erschaffner Geist): Son o ve n t’anni che sento ripetere questa cosa. adattati allo scopo. E che le im preco contro. E tutto questo insieme. d icono i positivisti. in campo biologico. La natura non ha né nocciolo. U nd fluche drauf. né scorza.A v re b b e ro co m p re so che nessuna cosa può racchiudere realmente al suo interno [uno natura] che non si manifesti all’esterno (L. Adattarsi è una . aber verstohlen. Natur hat weder Kern noch Schale. nell’infinita im m ensità d ello sp azio . con maggiore o minore pre­ cisione. in c o ra g g ia to dalla m e ta fisica tutta kantiana dei positivisti. Schon zw anzig Jahre h ò r ’ich ’s w iederholen. e innalza­ re il suo vessillo dentro il n ostro m ondo terrestre. vuole introdursi sornionam ente in fondo a tutte le cose conosciute. non vi è modo di chiedere perché la sostanza vivente si costituisce in forme in cui gli apparati si sono. Allo stesso modo. ma. C o sa intendono con queste parole: l’intimità delle cose? Per chiarire questo punto. L’intimità delle cose. (M. M a si tratta di un interesse suprem o.) Chiedo scusa al lettore per questa lunga dissertazione sulla natura delle cose. quello dell’esclusione reale e completa.

com e nu­ trirsi. pensare. non trova più niente che sia inintelligibile.delle proprietà immanenti di questa sostanza. C om prendere è difficile. con ciò che è separato dal mondo. deH’Universo. com posti o semplici. C o n ce p isco che specialisti scientifici possano. contrarsi. una volta acquisita questa c o n ­ vinzione. X X V . cessando di essere tenuto a ricercare l ’impossibile con­ ciliazione delle fatalità con le finalità. Vi chiedono. sentire. li abbraccia senza difficoltà. A chi mi dom andasse: Quali son o le origini e la sostanza della materia in generale o piuttosto deN’insiem e delle cose materiali. lo so. assicurarsi con l’o s ­ servazione e con l’esperienza che questa coesistenza e questa successione si riproducano nelle stesse circostan­ ze ovunq ue e sem pre e. esteso fino alle perturbazioni.» ([C o u rs de P h ilo so p h ie positive. poi­ ché se agissero in altro m odo intercalerebbero le loro idee nell’ord in e dei fatti. non mi accontenterei di ri­ sp ondere dottoralm ente e in m odo tanto equivoco da far­ mi sospettare di teologism o: «L’origine e l ’essenza della materia ci sono inaccessibili».X X V I ) Ecco senza dubbio un m odo molto c o m o d o di filosofare e un m odo sicuro di evitare tutte le possibili contraddi­ zioni. in rapporto a un fenom eno: Perché è così? E voi rispondete: Perché è così. ma è indispensabile se si vuole fare della filo­ sofia seria. D o p o non vi resta che una sola cosa da fare: constatare la realtà del fe no­ m eno e il su o ordine di coesistenza o di successione con altri fenom eni più o m eno legati a lui. op. debbano fare così. che costituiscono il n o ­ stro glo b o e nella sua massima estensione il nostro siste­ 135 . M a non con ce ­ pisco che un filosofo d eside roso di com p re n d ere l’ordine dei fatti possa accontentarsi di così poco.] pp. Gli chiederei prim a di quale materia intende parlare? Unicam ente dell’insiem e dei c o r­ pi materiali.. Questo sguardo. e lo spi­ rito. c/t. la filosofia positiva corre re b b e forte­ mente il rischio di aver alla base dei suoi ragionam enti fantasie più o meno ingegnose. Préface d ’un disciple. ossia contraddittorio. non fatti. convertirle in una legge generale.

circoscritto. infinita nel passato. poiché vi fu un’epoca. gli risponderei che la materia del n ostro globo terrestre ha certam ente un’origine. la potenza e la volontà di creare l’U n ive rso ? D o p o essere stato per un’eternità un D io non creatore. oppure di tutti i corpi conosciuti e sconosciuti il cui insieme infinito e indefinito form a l’U niverso? Se si riferisce al primo. condividendo la sorte di tutto quanto gode di un’esistenza determ inata e reale. un g io r­ no. in cui il n ostro pianeta non esisteva. per non si sa quale m iracolo di evolu ­ zione interiore. e di conseguenza esistente solo per i suoi rapporti incessanti e reali di azioni e reazioni m utue con infiniti m ondi simili. dopo e s­ sere stato per un’eternità. N e risulta che o ccorre cercare l’origine della materia solare nella materia universale. non essendo un m ond o assoluto. im maginò im ­ provvisam ente e sentì a un certo m om ento. di questo insiem e infinito di m ondi che chiamia­ mo l’U n ive rso infinito. ma un’epoca determinata. l’Essere assoluto e unico. per un capriccio singolare. non so fra quanti milioni di milioni di secoli dovrà scom parire e com e il n ostro pianeta. O ra. La dom anda si traduce in questa: C i fu un tem po in cui la materia uni­ versale. ma m ol­ to ridotto. M a lo stesso sistem a sola­ re. deve avere avuto un inizio nel tempo. che mi suggerisce per così dire l’assurda risposta che vorre b b e udire da me. talmente distante che né lui né io possia­ mo farcene un’idea. un D io incom piuto. divenne. il quale. non esisteva? In cui c’era solo l’idea e necessariam ente l’idea divina. l’U niverso infinito. un D io creatore? Tutto questo è certam ente contenuto nella dom anda sul- .ma solare. E sso è nato nel tem po e o c ­ corre cercare l’origine della materia planetaria nella m a­ teria del nostro sistem a solare. non può essere un m on ­ do eterno. senza dubbio molto prima. Certam ente. se mi chiede qual è stata l’origine della materia uni­ versale. né infinito. un D io fan­ nullone o impotente. gli risp on d e rò che la sua dom anda contiene un non-senso. a una deter­ minata epoca nel tempo. Dio.

l’origine della materia universale. dunque non è in un’epoca d eterm ina­ ta. e nello stesso tem po distrugge alla radice l’idea di un e sse ­ re spirituale assoluto. preesistente o coesistente: l’idea di Dio. tanto l’idea anche la più astratta di eternità ha difficoltà a trovare posto nelle n o ­ stre povere teste. Q u e sta verità è molto im portante per noi. idea e fatto ripresi dall’esperienza um a­ na. C iò che è oggi. M a essendo eterno. di certo è una verità irrefutabile. la questione sull’origine della materia universale. C i è m olto difficile im m aginarlo. Lo stesso ragionam ento si applica anche all’as­ surdità di un D io ordinatore e legislatore dei mondi. Am m ettendo anche. una volta per tutte. che Littré trova tanto difficile da risolvere. N ella conoscenza dell’assoluto possiam o fare un passo avanti. ogni possibilità di evoluzione. Ecco dunque una verità concernente l’assoluto e che ha ugualmente il carattere di una certezza assoluta: L’Univer­ so è eterno e non è mai stato creato da nessuno. D un q u e l’Universo è eterno. Perché D io è D io solo se lo si suppone l’assoluta perfezione. lo è stato ieri e lo sarà sem pre. perché riduce a nulla. l’assurdità di un D io creatore. l’U n i­ verso. Ricordiam oci che il m ond o esiste da una vera eternità. cosa resta? L’eternità dell’Universo infinito. l’idea di D io non sopporta la minima critica. su pp on e un’epoca determ inata nel tem po. per un istante. dunque lo è stato in tutte le eternità. arriverem m o per forza a ricon osce re l’eternità dell’Llniverso. D io è D io solo perché la sua natura è im m u­ tabile. ma in tutte le eternità. ahimè! tanto fugacemente transitorie. m entre l’idea di D io implica l’eternità: da ciò risulta un’evidente assurdità. N e ll’idea di un D io creatore vi è la contraddizione che ogni creazione. che ha creato i mondi. O ggi è un D io creatore e onnipotente. Ma se D io cade. non è stato creato e non vi è mai stato un D io creatore. ma l’assoluta perfezione esclude ogni idea. Tuttavia. che s ’im pone al n ostro spirito con tutto il carattere di assoluta necessi- . In una parola. conservando la garanzia di un’assoluta certezza.

per quanto im m ensa diventi. Estende­ te x e y finché vi piacerà. per quanto relativamente im m enso.tà. moltiplicateli tutti e due per i numeri più immensi che potete im maginare o scrivere con la vostra calligrafia più piccola su di una riga lunga quanto la distanza dalla terra alla stella visibile più lontana. per quanto im m enso sia stato. di cui non p otre m o mai farci una m inima om bra di idea qualsiasi. resta ancora l’eternità. chiam iam o / tutto il tem po durante il quale so n o durati questi svilup­ pi prelim inari della materia universale prima di potersi organizzare in mondi separati. x + y rappresenta il p e rio­ do di tem po che. ecco dunque che si presenta la seconda questione: In questa eternità che si apre infini­ ta e spalancata dietro l’attuale momento. è tuttavia una quantità determ inata e perciò infinitamente inferiore all’eternità. Chiam iam o z la loro som m a (x + y = z). non di un assoluto im ­ mutabile. ebbene. avrà sem pre dietro di lei l’eternità. questo tempo. Q ual è la conclusione alla quale sarete spinti? C h e duran- . fu necessariam ente un tem po determ inato e com e tale infinitamente m inore dell’eternità. N o n ci è affatto perm esso non accettarla. Q u este evoluzioni hanno potuto prendere un tem po che per la sua relativa im m ensità su ­ pera quanto possiam o im maginare. dietro a z. M a siccom e questa volta si tratta di sviluppi materiali. ma per quanto l’in­ grandite. vi fu un’epoca de­ terminata nel tempo in cui cominciò per la prim a volta l ’organizzazione della materia universale o dell’Essere in mondi separati e organizzati? Vi fu un tempo in cui tutta la materia universale potè restare allo stato di materia capa­ ce di organizzazione ma non a ncora organizzata? Supponiam o che prima di potersi organizzare spontanea­ mente in m ondi separati. Una volta m esso da parte il Buon Dio. sarà sem pre m ino­ re deN’eternità. C hiam iam o x tutto il tem po tra sc o rso dalla prim a su p p o sta form a zion e dei m ondi nell’U n ive rso fino al m om ento attuale. la materia universale abbia d o ­ vuto attraversare non so quante innum erevoli evoluzioni prelim inari. in­ grandite z nella stessa proporzione.

in quanto abbiam o visto svanire il fantasma. non è vero? M a vediam o se non sia possibile fare un terzo passo in avanti. a evolversi. poi a un m om ento dato e determ ina­ to. Q u e sta materia per un’eternità è ri­ masta inerte. quando supp onete che l’organizzazione dei mondi nell’U n ive rso abbia avuto un qualsiasi inizio de­ terminato. senza azione. nell’eternità. N e parla in questo m odo poiché il fatto si im pone im periosam ente. senza che nessuna causa. senza alcuna ragione. il creatore e l’ordinatore divino. che restano gli uni esterni agli altri. N e ri­ sulta con assoluta evidenza che l ’organizzazione dell’Uni­ verso o della materia universale in mondi separati è eterna quanto il suo essere. si è im provvisam ente m essa a m uoversi. organizzare i mondi. dal m om ento che questo spirito si è liberato dal gio go rimbecillente del fantasma . la cui azione sp on ta­ nea solam ente ha potuto creare.te un’eternità la materia universale. Auguste C o m te la chiama «azione mutua dei soli». lui tanto se ve ro ve rso tutto quanto p o s­ siede il carattere di un’ipotesi inverificabile. per quanto questo inizio da voi im maginato sia im m ensam ente lontano dal m om ento attuale. Ecco dunque una seconda verità assoluta che presenta tutte le garanzie di una perfetta certezza. azione che nessun uom o ha potuto sperim entare e nem m eno osservare. M a siete costretti ad accettare questa assurdità. né da nessuno fuori di lei. ma di cui lo ste sso illustre fondatore della Fi­ losofia positiva. non vi è il m inim o posto per il Buon Dio! E già molto. senza m ovim ento. L’U n ive rso è eternam ente organizzato in infiniti m ondi separati. esterna o interna. ad agire. L’Universo è eter­ no e lo è anche la sua organizzazione. ma co n se r­ vano rapporti necessari e incessanti gli uni con gli altri. E in questo U n ive rso infinito. allo spirito umano. da sé e con assoluta necessità. parla non di m eno com e di un fatto p ositivo e che non può essere oggetto di alcun dubbio. l’abbia spinta? E un’assurdità evidente quanto quella di un D io creatore. né da sé. senza sviluppo prelim i­ nare.

non può servirgli da base. non possiede nessun organo per co n ce ­ pirla. perché fuori dell’U n ive rso non vi è nulla. ma dall’esistenza di una infinita quantità di m ondi separati. (N. U na determ inazione im portante e ultima che risulta non da questa idea. sotto pena di assurdità. con tutti gli altri.) Q uesta idea è l’ultimo grado del sapere positivo. anche supp onend o che l’im m ensità reale dei maggiori su ­ peri tutto ciò che p ossiam o immaginare in fatto di esten­ sione e di grandezza. il punto in cui la positività e l’astrazione assoluta si incontrano. com e idea necessaria e astratta.com prend ente effettivam ente tutta la quantità illimitata di mondi con l’inesauribile ric­ chezza dei loro sviluppi . relativi. C o m e ultim o term ine del sapere umano. Q u e sto infinito concatenam ento di azioni e reazioni perpetue costituisce la reale unità dell’U n ive rso infinito. e non può esistere per nessuno al di fuori dell’U n i­ verso. Di conseguenza. sia im m e­ diate o dirette. Esiste. e com e tali nessuno può portare esclusivam ente in sé la causa e la base della propria esi­ stenza. so n o non di m eno tutti esseri de­ terminati. eternam ente risultante dal­ l’azione mutua dei m ondi sparsi nell’im m ensità senza li­ miti dello spazio.divino. per nessuno. M a questa unità universale non esiste nella sua pienezza infinita com e unità concreta e reale . Per quanto im mensi possano essere. ciascuno esiste e può esistere solo per i rapporti incessanti o per le sue azioni e reazioni mutue. sia indirette. è che nessuno di questi m ondi è . solo nella coscienza del­ l’uom o. N o n può esistere per l’Universo. finiti. esercitanti incessantem ente gli uni su ­ gli altri una azione m utua che costituisce propriam ente l’esistenza di ciascuno. il quale essendo un’unità collettiva. L’azione mutua dei soli risulta necessariam ente dalla loro esistenza separata. è vietato. A n c o ra un passo in questa d ire zion e e cadreste nelle fantasmagorie m etafisiche e religiose. fondare qualunque cosa su questa idea.e non è manifesta com e tale.

o piuttosto dell’U niverso considerato com e totalità di infiniti m ondi separati e più o m eno organizza­ ti. i m ondi nascono. ossia tutte le cose la cui azione simultanea e su c­ cessiva. M a potrem m o chiederci: Qual è l ’origine del nostro mondo solare? Sappia­ m o con certezza che è nato. la stessa natu­ ra.eterno. Q u esta questione presuppone un non-senso. lo stesso ordine. Ma. In seno a questa causalità universale che costitui­ sce l’essere eterno e unico. Q u e sto ci deve bastare! N o n chiediam oci più dunque qual è l’origine della m ate­ ria universale. ma anche tutti i m ondi passati e tutte le azioni mondiali di cui questi stessi m ondi furono i prodotti. non solo tutti gli infi­ niti mondi che so n o esistiti all’epoca della sua nascita. poi si disorganizzano. infinito nello spazio. eterno nel passato e che di conseguenza per quanto sia reale o . Tutti hanno avuto un inizio e tutti avranno una fine. d ovre m o riconoscere subito che per noi non vi è s o ­ luzione possibile. Significa dire che l’origine del n o stro sistem a solare si perde in un concate­ namento di cause o di azioni. nell’im m ensità dello spazio. l’ha prodotta. l’Universo. la crea­ zione. esistono. la cui azione collettiva diretta o indiretta l’ha prodotto. e resteranno eternam ente sconosciute. M a sappiam o che ovunque è la stessa natura. appena posta la d om an ­ da. Infinite trasform azioni si sono effettuate nell’eternità del passato. che si è form ato in una de­ term inata epoca. diretta e indiretta. m uoiono o si trasfo r­ m ano com e fanno le minime cose sulla terra. infinite altre trasform azioni si com pion o in questo stesso m om ento. Evidentem ente per determ inare l’origine del n ostro sistem a solare d o ­ vrem m o con o sce re fino all’ultimo. si form ano. lo stesso essere. nel tempo. ovunque la stessa legge. esercitano un’azione conform e al loro essere. infinite trasform azioni avranno luogo nel­ l’eterno futuro. per quanto distante sia stato l’uno e debba esserlo l’altra. Dunque. e sappiam o che l’universo è eterno. C o n o sce re l’origine di una cosa significa con o sce re tutte le cause.

Tutto ciò che possiam o fare dapprim a è constatare questo Essere unico e suprem o che si im pone a noi con assoluta necessità. la sua intimità. l’origine del nostro sistem a solare ossia la som m a indefinita delle cause la cui azione com binata l’ha prodotto e seguiterà a produrlo fin­ ché non scom parirà a sua volta. e b isognerebbe poterlo fare per d ed urre la sostanza da un’origine che non sarebbe in lui. Siccom e ogni sostanza è la rea­ lizzazione effettiva di un num ero indefinito di cause co m ­ binate in un’azione com une. nel passato eterno e nell’im m ensità infinita dello spazio. com e dedurlo da qualcosa? Il pensiero di elevarsi al di sop ra o di m ettersi al di fuori dell’Essere unico implica il Nulla. Il m ondo universale è: è l’Essere assoluto. e in realtà è solo la reale combinazione di tutte le cause che l ’hanno prodotta. Perché. un non-essere. per spiegare la sostanza del­ l’U n ive rso bisognerebbe cercare l’origine o le cause. potremo cercare questa origine o queste cause nel loro effetto. che non sarebbe se stesso. M a se ci è im possibile conoscere. La dom anda concernente la sostanza della materia uni­ versale o dell’U n ive rso contiene dunque una su p p o sizio ­ ne assurda: quella dell’origine.materiale. ossia della Creazione. ma in seguito e soprattut­ to sul n ostro globo terrestre. dapprima. Q u e sta com binazione è tutto il suo essere reale. sebbene non ancora determinata. al di fuori del quale niente potrebbe esistere. la sua sostanza. U na causa non tradotta in un prodotto reale sarebbe solo una causa immaginaria. che non ha poiché eterna. unico e suprem o. una causa è una causa solo se si è realizzata nel su o effetto. . non potrem o mai determinarla. quindi deter­ minabile. necessariam ente prodotta da una so m ­ ma indefinita di cause. della causa prima dei m on ­ di. n o ­ tatelo bene. il quale occupa nell’infi­ nità dello spazio un’estensione circoscritta. poi studiarne gli effetti nel m ondo che ci è realm ente accessibile: nel n o ­ stro sistem a solare. porta in sé la com binazione reale di tutte le cause. ossia nella realtà a ttu a le del nostro sistema solare. p erciò ogni cosa.

riposo. nozioni assolutam ente relative. non son o che ap­ parenze grossolane. eccola: La natura intima o la sostanza di una cosa non si conosce soltanto dalla som m a o dalla com binazione di tutte le cause che l’hanno prodotta. anche delle apparentem ente più inerti. chiam ano il suo essere intimo. d o ­ vrem m o con osce re tutte le cause. la sua azione incessante e molteplice su tutte le cose esterne ad essa.co n o sce re m m o l’U niverso. animale o umana. N e l­ la natura. parlando appropriatam ente. di chi agisce. Ogni cosa è ciò che fa: il suo agire. ossia tutta questa infinità di mondi. è l’esposizion e com pleta della sua natura. diretta o indiretta. della sua sostanza. che di prim o acchito sem bra insolubile. la cui azione combinata. di ciò che i metafisici. si conosce ugualmen­ te dalla somma delle sue diverse manifestazioni o da tutte le azioni che essa esercita all'esterno. tanto si è abituati a collegare il significato di questa parola solo ad atti accompagnati da una certa agitazione visibile. si è realizzata nella sua creazione . Ma. soprattutto dalla coscienza. Tuttavia a questa diffi­ coltà. esse n d o ognuno in ogni m om ento. è evidente che se possiam o con o sce re la sostanza del n o ­ stro m ondo solare. tutto è m oto e azione: essere non significa altro . nell’infinitesima parte di ogni secondo. la sua manifestazione esterna. co n o sce re m m o nel m edesim o tem po tutte le cause. N o n può esserci niente in ciò che si chiama il suo interno che non sia m ani­ festo al suo esterno: in una parola. Eccoci dunque arrivati a un circolo vizioso: Per c o n o sc e ­ re le cause universali del m on d o solare. agitato da un’azione e una reazione incessanti. nella natu­ ra non esiste un solo punto che sia in riposo.Siccom e la sostanza di una cosa è la reale com binazione o la realizzazione di tutte le cause che l’hanno prodotta. Ci si potrà stupire del fatto che parlo dell’az/one di tutte le cose. e Littré con loro. il suo agire e il suo es­ sere son o uno. C iò che chiam iam o immobilità. da moti apparenti. vi è un’usci­ ta. dobbiam o c o n o ­ scerne la sostanza. ma per con o sce re quest’ultima.

chimiche. sia in un am b ie n te e stran e o ch e in un m o d o o nell’al­ tro c o m u n ic a co n lui. di c o n c e p ire le idee che tro v a stabilite sia nel p ro p rio am b ie n te sociale. co m e all’u o m o di ge n io e a tutte le c o se intellettuali e sociali. fisiche. s o tto u no o più aspetti. i t e so ri che d ic o n o di p o rta re d e n tro di loro. L’u o m o al su o in te rn o ha realm ente so lo ciò ch e m anifesta in m o d o qualsiasi al su o e ste rn o . gli spiriti vanesi e pieni di sé. E cco un e se m p io che se m b ra d im o stra re tu tto il c o n tra rio di qu e sta verità. 26 È una v e rità u n iv e rsa le che non am m e tte e cc e zio n i e che si applica sia alle co se in o rg a n ic h e a p p are n te m e n te più inerti. c o s ’è un u o m o di g e n io ? E una n atu ra individuale. che si la m en tan o e te rn am e n te di ciò che non a rriv a n o mai a m e tte re a g io rn o . m o lto se rio . e cco un essere intimo m o lto reale. uno stru m e n to co m p a ra tiv a m e n te m o lto più perfetto. in quanto agisce. se n z a d u b b io tra i più im po rta n ti. sia alle o rg a n iz z a z io n i più com plicate. creare. ossia i suoi diversi modi di azione sul m ondo esterno. umane. ai c o rp i chim ici sem plici. n e ssu n o p o rta co n sé delle idee. C iò che o g n u n o porta. di c o n c e p irle dapprim a. ai c o rp i più s e m ­ plici. di r ip ro d u rle in se gu ito co n il la vo ro co m p le ta m e n te fo rm ale del p r o p r io ce rve llo e talvolta di . La som m a delle sue di­ verse azioni. è un’o rg a n iz z a z io n e su p e rio re . i più sublim i concetti. e che ha p o rta to nella tom b a. Tutto ciò che chiamiamo proprietà delle cose: proprietà meccaniche. m an ife stare grand i cose . A b b ia m o fatto giu stizia delle idee innate. più o m e n o gran d e. ani­ mali. dal p u n to di vista um ano. intellettuale e m orale. I sedice n ti geni in co m p re si. alla pietra. N e risulta che ogni cosa è reale in quan­ to si manifesta. 144 nel m o m e n to in cui stava pe r sco p rire . non so n o altro che modi diversi di azione. è la facoltà naturale e fo rm a le [sul te rm in e formale vedi n o ta 3 del ca p ito lo 2]. m o lto m eglio o rg a n iz za ta d e ll’u o m o c o m u ­ ne. ecco tutto il suo essere (26). in quanto le sue proprietà determ inano i suoi rapporti con il m ondo esterno. che non si sa re b b e affatto m anifestato. co m e ge n e ra lm e n te si dice. s o n o s e m p re in effetti gli individ u i più m iserabili p e r ra p p o rto al lo ro essere intim o: d e n tro di sé non hanno niente di niente. N a s c e n ­ do. e le p ossiede solo in quanto le manifesta. m o rt o all’età del su o in g re ss o nella piena virilità. organiche. C o n sid e ria m o per e se m ­ pio un u o m o di ge nio.che fare. persi p e r s e m p re pe r l’um anità. E s a ­ m in iam o più da v ic in o q u e sto e se m p io e v e d r e m o che co n tie n e e sa g e ­ razioni o a p p re zz a m e n ti c o m p le ta m e n te falsi. A n z i tutto. O gn i cosa è determ inata o resa reale dalle proprietà che possiede.

una fo rm a e u n ’e ste n sio n e nuove. dalla sua più te n e ra infanzia.»? d a r loro. la cui p e rd ita in te m p e stiv a è se n za d u b b io una g ra n d e disgrazia. P re n d e te q u e sta ste ssa natura geniale all’età di v e n t’anni. e p e rsin o più stu p ida d e ll’ultim a d e l­ le scim m ie: po ic h é queste. p o ssie d e in sé un te so ro . m a tutti quelli che d istrib u isc e p ro fu sa m e n te so n o stati da lui pre si d a p p rim a da qu e sta socie tà alla q ua le se m b ra do n a re su cce ssiva m e n te . v iv e n d o la vita e i pe n sie ri delle scim m ie . gli u o m in i di g e n io s o n o p r o p r io quelli che p re n d o n o m o lto dalla socie tà e che quindi le d e v o n o di più. ma n o n di una delle grand i religioni che nel p a ssa to han n o avu to il po te re di agitare p ro fo n d a m e n te i p o p o li e di farli p r o g re d ire s e c o n d o il m e ­ t o d o p r o p r io dello s p irito religio so. in un’isola deserta. A m m e t te n d o che n on pe risca p ri­ ma. si e v o lv o n o fino a un c e rto grad o. è la possibilità di cre a rn e uno. M a ciò che l’um anità p e rd e con essi. T rasp o rtate la a n c o ra nel d e se rto e fo rza te la a vive rci p e r venti o t re n t ’anni fu o ri da o gn i ra p p o rto um ano. s o n o assai rari. Il ra g a z z o più felice m en te d o tato dalla n atu ra resta ab bastan za a lungo se n z a ave r fo rm a to in sé l’o m b ra di ciò che si p o tre b b e ch ia m are il su o e s se re intim o. m a con suoni.C o s a significano perciò le parole: «Il fìsico. un se lvaggio m istico. Si p u ò p e rsin o d ire che. N e s s u n o d u n q u e porta con sé tesori intimi. Pe r giu d ica re c o sa p o s so n o e sse re questi p re te si te so ri innati e l’essere intim o di una natura geniale. c o sa dive n te rà? U n a bestia selvaggia. che cam m in a sia sulle ga m b e sia a qu a ttro za m p e c o m e le scim m ie. e s p rim e n d o si co m e lo ro non co n parole. non ave n d o n e ssun ra p ­ p o r to con e sse ri sim ili a lei. ecc. N o . C iò che nasce con lo ro è un m agn ifico stru m e n to . co m e il lo ro c o rp o n asce nudo. n e m m e n o il g e n io più potente. un n u o v o svilu pp o. n o n è un co n te n u to reale qualsiasi. im p o te n te e rid ico la nello s te sso tem po. nell’o rg a n iz z a z io n e soc iale e con l’igiene at­ tuale sop ra ttu tto . m on om a n iaca . v iv e n d o in società. S a p p ia m o che tu tto l’e sse re intellettuale dei ragazzi è . q u a n d o è già c o n sid e re v o lm e n te sviluppata. g ra zie ai tesori sociali che ha p re so dal su o am b ie n te e che ha e la b o ra to e rip r o d o tt o in sé co n quella facilità o que lla p o te n za del g e n io c o m p le ta m e n te formale di cui la natura l’ha dotata. po ic h é gli stru m e n ti m o lto buoni. U n ic a m e n te in q u e sto c o n siste l’o p e ra dei più gra n d i geni. fo rse il fo n d a to re di qu a lch e n u o va religione. saggiamente convinto ormai che l ’intimità delle cose gli è preclusa. m e n tre la n o stra natura geniale. C o s a dive n te rà? U n folle. C o s a significa q u e sto ? Significa che n e ssu n u o m o. in v e n te rà qualche religio ne solitaria. L o s p irito e il c u o re dei più grand i u o m in i di g e n io n a sc o n o nulli. so tto q u e sto profilo. di c o n se g u e n z a incapace di pensare. im m agin ate la trasp o rta ta. re ste re b b e n e ce ssa ria m e n te idiota. co n q u e sto la vo ro in te rio re .

sia n e gativam e n te co m e rivo lta e rep u lsio n e . Q u e st i m oltep lici rapp orti. I su oi rap p orti si m o ltip lican o a m isu ra che il su o e sse re intim o. I con cetti geniali. p e r q u a n to de b o le . so v e n te im p e rc e tti­ bili e p e r la m a gg io r parte del te m p o in osse rvati. nella m isu ra che si s v ilu p ­ pa. si m anifesta com pletam ente all'esterno. s o n o altrettante azioni esercitate dalla relativa a u to n o m ia n ascente e cre sc e n te del ra g a z z o nei rigu ardi del m o n d o e ste rn o. p o sitiv a m e n te . in tutta l’integrità del loro essere. azioni m o lto reali. né n e ll’am b ie n te soc iale che lo circo n d a. la cui totalità. non resta mai e sc lu siv a m e n te in te rio re . nel m o m e n to in cui stava p e r co m p ie re un gra n d e atto o annu n ciare al m o n d o un su b lim e co n c e tto. non significa altro che m anifestarsi. e que sta lo divulgò. sia in m o d o p o sitiv o co m e attra z io n e e c o o p e ra z io n e . In q u a n to q u e ­ sta po ssibilità si è realizzata in lui. c o m in c ia n o ad a ve re un m o n d o interiore. siatene certi. c o sì tutti a p p re se ro che re M id a aveva le o re c c h ie d ’asino. nella m a gg io r parte degli uom ini. tu tto il suo 14 6 e sse re intim o si m an ife sta nella totalità dei suoi rap p orti co n il m o n d o este rn o.Le cose non fanno altro che m ostrarsi ingenuamente. e si e sp rim e con il c a m b ia ­ m e nto p r o g re s s iv o di tutti i ra p p o rti del ragazzo con gli u o m in i é le co se che lo atto rn ian o . M a q u e sto e sse re intim o. in o gn i istante della vita del ragazzo. all’in izio s o n o tu tto im ­ p re ssio n e e o sse rv a z io n e . H a po rta to co n sé q u a lc o sa nella tom b a? Sì. e sp rim e tu tto il su o e sse re intim o. Se m p re . A rriv ia m o o ra all’e se m p io p r o p o s t o ' un g io v a n o tto di ge n io m u o re a v e n t ’anni. C iò che h o de tto del ra g a z z o è v e ro an ch e per l’ad ole sce n te . un e sse re intim o. be n ch é in o s s e r v a ­ te. D a q u e sto p e rio d o data. lo nutre. dalla su a n a sci­ ta. N ie n te re a lm e n te e siste n te p u ò restare se n za una c o m p le ta m anife stazion e e ste rn a di sé. co m e i gran d i atti ero ici che sul m o m e n to a p ro n o una n u o va d ire z io n e alla v ita dei popoli. o s s ia della v olo n tà. E siste re realm ente. si evolve. non n a sc o n o affatto sp o n ta n e a m e n te né n ell’u o m o di ge n io . negli u o m in i co m e nelle co se più ine rti e m e n o d im o strative . e che si p e rd o n o . nella m assa dei ra p p o rti um ani che c o stitu isc o n o tutti in sie m e la realtà della vita sociale. lo ispira. E la s to ria del b a rb ie re di re M ida: non o sa n d o co n fe ssa re a n e ssu n o il su o te rrib ile se gre to . p e r gli u o m in i co m e p e r tu tto ciò che e si­ ste. in un m o d o o n e ll’altro si è già m anife stata nei su oi rap p orti co n il m o n d o e ste rn o . im p rim e n d o la lo ro trac cia o la lo ro influenza. lo co n fid ò alla terra. s o lo co n l’in izio della rifle ssio n e e d e lla p a ­ d ro n a n z a di sé. una g ra n d e possibilità. o ssia gli istinti e i m o vim e n ti della v ita anim ale. co m e p u re i suoi pe n sie ri e se n tim e n ­ ti um ani. non una realtà. a chi vuole d a p p rim a e sclu siv a m e n te p o rta to all’e ste rn o . il r ic o rd o di sé. pie­ namente. al p u n to da dive n tare il su o e sse re intim o.

si è c o m p le ta m e n te m anifestato sia negli atti. N ic o la S ta n k e v ic (O. sia il su o atto. dei su o i pensieri. fu il ce n tro vitale di un g ru p p o di giovani a M o sc a . non d ice niente.guardarle sem plicem ente. s o n o s e m p re il p r o d o tt o di una lunga p re p a ra z io n e in te rio re che. C r e ò nello s te sso m o d o un altro u o m o. della sua anim a. senza pregiudizi e senza idee fisse metafisiche. sia negli scritti. E ra v e ra m e n te una natura geniale: una g ra n d e in te llig en za unita a un gran d e cuore. si tro v a già da te m p o allo stato di e le m e n ti che si svilu p p a n o e che te n d o n o s e m p re a co n c e n tra rsi e a fo rm a rsi p rim a nella so c ie tà alla quale a p p o rta sia la sua inve n zio n e . T o rn o a Stan ke vic. n o n m anca mai di m an ife sta rsi in un m o d o o nell’altro.). n o n sc riv e niente. teologiche. lo fui dei lo ro. ma in q u a n to p re p a ra z io n e . In q u a n to in c o m p iu to q u e sto la v o ro non è affatto reale. sia nelle c o n v e rs a z io n i di q u e ll’uo m o. E c c o d u n q u e un essere intim o ch e si sa re b b e p e rso se n za m a n ife sta zio n e e se n z a t ra c ­ cia? N ie n t ’affatto. m o rì b e n e d ic e n d o la r e p u b ­ blica che stava p e r e sse re pro cla m ata in Francia. al co n tra rio . Il fisico della scuola positio negativam ente. Pu ò q uin di tra n q u illa m e n te m o rire se n za lasciare d ie tro di sé il r im ­ pianto di qu a lch e g ra n d e co n c e tto pe rso .o fo rse a p p u n to p e r q u e sto sia stato l’e sse re m e n o p re te n z io so e m e n o a m b iz io so del m o n d o . Stankevic. Il su o e sse re intim o si e ra com pletam ente m an ife ­ stato nei su o i ra p p o rti co n i su oi am ici da pp rim a. S u p p o n ia m o d u n q u e ch e l’u o m o di ge n io [m uoia] nel m o m e n to s te sso in cui sta u ltim an d o q u e sto lungo lavoro in te rio re e m anifestarlo al m o n ­ do stup ito . il cui n o m e re ste rà im p e ritu ro nella letteratura e nella s to ria dello svilu p p o intellettuale e m o ra le della R u s ­ sia: il m io d e fu n to a m ico V is s a rio n B elinskij (R). il più e n e rg ic o c o m ­ battente p e r la ca u sa d e ll’e m a n c ip a zio n e p o p o la re s o tto l’im p e ra to re N ico la. il co n c e tto su b lim e o l’atto e ro ic o non si p r o d u c o n o sp o n ta n e am e n te . e lo c o n s id e ro in ce rto m o d o il m io c re a to re . siate ce rti anche che non in ve n ta nie n te e n o n co m p ie n e ssu n a p re p a ra z io n e inte rio re . N e lla m ia g io v e n tù h o avu to un am ico m o lto caro. nella m isu ra ch e si svilu pp a. M o r ì di stenti nel 1848 (26 m aggio ) p r o p r io q u a n d o la po lizia se gre ta aveva d a to l’o rd in e di a rre sta rlo. C iò che l’u o m o di g e n io in ve n ta o fa. è m o lto reale e c o m e tale. N e H ’u o m o di g e n io ste sso . n o n ha scritto niente ch e p o ssa c o n s e rv a re il su o no m e nella storia. sia te ­ ne certi. l’in ve nzio ne . in se g u ito co n tutti quelli che e b b e ro la fo rtu n a di avvicinarlo. m algra do . po iché era im p o ssib ile v iv e re accan to a lui se n za se n tirsi in qu a lch e m o d o m i- . Po ic h é se un u o m o non fa a s s o ­ lutam ente niente. Tuttavia q u e st’uo m o non ha fatto niente. che v iss e ro p e r co sì dire parecchi anni della su a intelligenza. U n a v e ra fo rtuna.

L o ste sso vale p e r le piante. se z io n a re l'a n im a le ? T ro ve re te differenti s i­ ste m i di organi: nervi. s p in g e n d o o ltre l’analisi. n e ssu n p e n sie ro vile o triviale. Il Genio religioso (Ueber das religiose Genie) ( Q ). quindi una m anifestazione incessante. scritto niente. Sta n k e v ic a p p arte n e v a a quella ca te go ria di n ature ricche e squisite. tutti m a te ­ riali. C i s o n o u o m in i dotati di gra n d e genio. tutta l’azio n e è c o n c e n tra ta e ria ssu n ta nella lo ro vita pe rso nale . uno dei più m agnifici e s e m ­ plari di qu e sta ca te go ria tutta p a rtic o la re di u o m in i di ge n io intimi. l’io anim ale. visibili e ch im icam e n te riducibili. co se in o rg a ­ niche e c o rp i sem plici. non s o n o che un p e rp e tu o ra p p o rto di azio n i e re a zio n i con il m o n d o e ste r­ no. mi s e m ­ bra con m o lta ragione. né co n una c re a z io n e scientifica. Q u e st a azio n e si e ste n de e si p e rp e tu a d a p p rim a con la tra d i­ z io n e orale. che n o n lo m anifestano con un g ra n d e atto sto rico . cercando difficoltà dove non ce ne son o e non c o m ­ p rendendo niente della ingenua semplicità delle cose re- glio ra ti e nobilitati. C o m e nelle piante. in q u a n to p e rso n a g g io sto ric o e reale. l’anima. ossa. artistica o in d u ­ striale. non h an n o mai in tra p re so niente. m uscoli. V o le te analizzare. su cce ssiva m e n te co n gli scritti o gli atti sto rici dei lo ro d isce p o li o dei disce p o li dei discepoli. vi tro v e re te an c h e delle cellule o rg a n ich e e. sui lo ro d i­ sce po li. nel su o o p u s c o lo inti­ to la to cre do. ind ipe n de n te m e n te dalla quale n e ssu n e sse re intim o anim ale p o tre b b e e siste re . Tutte le fu n zio n i anim ali la cui c o m b in a z io n e a rm o n io s a co stitu isce l’unità anim ale. che G e sù C ris t o . più di t r e n t a n n i fa. fatto niente. poi d iv e rsi co m p o sti. la vita. C r e d o di a v e r de tto ab bastan za pe r d im o s tra re che nell’u o m o non vi è alcun essere intim o che non sia c o m p le ta m e n te m anifestato nella s o m ­ m a totale dei su o i rap p orti e ste rn i o delle su e azioni sul m o n d o e ste r­ no. In su a pre se n za. d e v ’e sse rlo a n c o ra di più nel re sto degli e sse ri reali: anim ali.vista. Il d o t to r S tra u ss afferma. po iché l’anim ale p u ò v iv e re so lo in qu a n to il su o o rg a n ism o fu nziona. fu uno dei m aggiori rapp re se n ta n ti. m a ugualm e nte m o lto potente. dei co rp i c h i­ m ici sem plici. gli uo m in i più o rd in a ri c e s ­ sa v a n o di e sse rlo so tto la sua influenza. n e ssu n cattivo istinto se m b ra va n o possibili. C iò n o no stan te han n o lasciato die tro di lo ro una traccia pro fo n d a nella sto ria m e dia n te l’azione. esercitata sul lo ro im m e d ia to entourage. e sclu siv am e n te p e rso n a le .N o ta di Jam es Guillaume] ha così fe lice m en te ca ratterizzato. che D a v id Strau ss [il ce le b re a u ­ to r e del libro D o s Leben Jesu (18 3 3 ) . è vero. M a se è e vidente nell’u o m o d o tato del più gra n d e genio. piante. b e n ch é se n za d u b b io in m aniera m o lto m in o re dj G e sù C risto . 14 8 A n c h e Stan ke vic lo fu. E c c o tutto il lo ro e s se re intim o: è perfe ttam e nte e ste r- . dice.

Tutto ciò che ha una e siste n za reale si m anifesta in te gra lm e n te e s e m p re nelle sue proprietà. si im possessano di questa intimità. o rd in a to in un d e te rm in a to m o d o che è lo ro p ro p rio . in ve n ta to dai m etafisici co n gra n d e so d d isfa z io n e dei t e o lo ­ gi. D a tutto q u e sto risulta. e in qu a n to c o rp i chim ici. co n e vid e n za irre cu sab ile . c o m p re s o i co rp i se m plici. fisica e ch im ica d o p o la sua m orte: tutte si t ro v a n o in un p e rp e tu o m o v im e n to di azio n i e rea zion i incessanti. ho detto. per quanto lontana o distan­ te sia. che l’E ss e re intim o delle cose. fisica. talv o lta m o lto lento. M a tog lie te tutte le lo ro p ro p rie tà alla pietra. e s o lo così fa c e n d o esiste. si diffond e . di tutte le cause passate e presenti agenti nell’U nive rso infinito. ciò implica per m ezzo di tra­ sm issioni successive l’azione. (N ota di bakunin) . di qualun­ que natura sia. nulla. Pre n d e te un m etallo o una pietra: vi è q u a lco sa in a p p a re n z a più ine rte e m e n o e sp a n siv o ? E b b e n e . Q u e s t o m o ­ v im e n to co stitu isce tu tto il lo ro essere. e i metafisici. è un N o n -E s s e r e . c o ­ stituisce l’anim ale. si m anifesta co m p le ta m e n te m ediante la su a azio n e m eccanica. d u ra n te la vita d e ll’anim ale. per insediarvi il loro Dio! O gn i cosa. co sa resterà? L’astra z io n e di una cosa. i teologi. di questo in-sé delle cose. O g n u n a di qu e ste parti m ateriali il cui insiem e. ogni essere esistente nel mondo. si m anifesta se n za tregua. delle cose naturali. e solta n to m eccanica. D io . La pietra e il m e ta l­ lo hanno tutte le p ro p rie tà fisiche. di c o m p o s iz io n e e d e c o m p o siz io n e m ole co la re . rie n tra n o in un p ro c e sso . s o n o altrettanti m o d i di a z io n e e di m a n ife sta zio n e v e rs o l’este rn o. E com e tutte le cause o azioni che si p ro ­ ducono nel m ond o son o manifestazioni di cose realm en- no e fuori di q u e sto n o n vi è nulla. possiede dunque questo carattere gene­ rale: di essere il risultato im m ediato della com binazione di tutte le cause che hanno contribuito a produrlo. è un N o n -E sse re . agisce. d ’altronde suggerita da loro stessi. dichiarato reale dalla ste ssa filo so fia positiva.ali. felici di questa scoperta. m a in c e ssa n ­ te. d iret­ tamente o indirettam ente. dichiarerà solennem ente che nel loro grem bo vi è un essere intim o che cu stod iscon o sornionam ente per loro stesse. co sì co m e l’E sse re in tim o d e ll’U n iv e rso . se m p lici o co m p o sti. nei su o i ra p p o rti o nei su o i atti. q u e sto si m u ove . ch im ica e organica. al m etallo. L o ste sso vale p e r tutti i co rp i in organici. Q u e st e p ro p rie tà.

n on in accessib ile. la traccia. ma derivano dalla natura p rop ria della cosa. al contrario. c o ­ stituiscono tutto il loro essere (27). Al contrario. N ella natura o nel m on d o reale non esistono affatto e sse ­ ri indipendenti. D a un altro lato. son o an ch ’essi ne­ cessariam ente dei prodotti. tutto è mutua dipendenza. non possiam o propriam ente dire che questa legge sia im posta alla cosa. N e risulta che tutte le cose reali nella loro evoluzione e in tutte le loro m anifestazio­ ni son o fatalmente dirette dalle proprie leggi. la natura di tutte le cose che son o esistite e che esistono attualm ente nell’Universo. N o n . Q u e sto implica n e ­ cessariam ente l’identità della materia e dell’Essere uni­ versale. l’azione. essa è. porta in sé l’im pronta. che com e abbiam o v i­ sto costituiscono tutto il suo essere. la proprietà costituiscono l’essere stesso della cosa. Seguendola. bensì inafferrabile p e r la scienza. né proprietà indipendenti. m entre qui la legge. C o m e tali non so n o affatto p roprietà autonom e. o com e prodotto. le sue proprietà o i suoi diversi modi di azione sul m ondo esterno. poiché questa e spre ssion e su p p o r­ rebbe un’esistenza della cosa prelim inare o separata dalla propria legge. essa manifesta la propria natura intima. il suo m odo obbligato di azione. La cosa stessa non è altro che questa legge. ognuna trasm ette per così dire il p rop rio essere alla cosa che la sua azione speciale contribuisce a produrre. 27 In tutte le c o se e siste rea lm e n te un asp e tto o se v o le te una so rta di essere intimo. le proprietà di una cosa le so n o di conseguenza imposte. nato nello spazio e nel tempo.te esistenti. D e rivan d o da questa causalità esterna. Siccom e ogni cosa in tutta l’integrità del suo essere non è altro che un prodotto. la sua legge. co n si­ derata com e un essere determinato. costituiscono. ma queste leggi son o talmente poco im poste che. e com e ogni cosa esiste realm ente solo nella manifestazione del su o essere. indipendentem ente da ogni causalità esterna. considerate nel loro insieme. N e risulta che ogni cosa.

h o già p a rlato della pa rtico la rità della p a ro la u m an a di p o te r e sp rim e re s o lo delle g e n e ra lizza zio n i. R ip e te n d o u n ’o ss e rv a z io n e m o lto c u rio sa che. p e rch é e ssa ste ssa non è che una ince ssan te tra sfo rm a zio n e : è. sca p p a a o gni al­ tra d e te rm in a zio n e . scap p a an c h e a se stessa. applicabili. essere real­ m ente in ciò che incessantem ente cessa di essere e non esistere realm en­ te solo in ciò che resta generale e costante in m ezzo alle loro perpetue trasform azioni. o p ­ p u re d o v e te d e te rm in a re il lu o go e il tem p o . inafferrabili e indicibili. co sì che c o n sid e ra te se p arata- . il m e n o in te rio re . o p p u re è u n ’altra cosa. Le d e te rm in a zio n i o d e sc riz io n i più dettagliate. Per indicarla. Q u e st a legge. più intim e.Scoprire. E ssa sfugge. Tu ttavia s o n o c o se e si­ stenti e r4ali. a m o lte altre cose. p re sa e c o n sid e ra ta a par­ te. non è più. sa ra n n o d e te r­ m inazioni generiche. più m ateriali che p o tre te fare sa ra n n o a n ­ c o ra d e te rm in a zio n i ge n e rich e . c o m e p u re i ra p p o rti co n altre c o se già d e te rm in a te e co n o sciu te. m a le c o se p e risco n o . M a qu e sta realtà co stan te è il su o a sp e tto generale. c o m e si p re se n ta u n ica m e n te ai n o stri se n si e ch e n e ssu n a rifle ssio n e de llo sp irito sa p re b b e ritenere. m a n on l’e siste n z a im m e d ia ta delle c o se nella c ru d e z z a realista la cui im m e diata im p re ss io n e ci è fo rn ita dai n o stri sensi. la natura contraddittoria delle cose. la sua legge. Tutto ciò che p o tre te d ire p e r d e te rm in a re una cosa. fugaci. A l c o n ­ trario . E siste realm ente. Q u e ­ sta è la duplice natura. H e g e l ha fatto p e r prim o. era. è s o lo un’astrazio n e . in gradi dive rsi e con inn u m e revo li c o m ­ b in azion i dive rse . La sua co sta n te realtà è di sc o m p a rire o tra ­ sfo rm a rsi. cre d o . l’o g g e tto della scienza. se n tire o toccare . fargliela v e d e re . la lo ro reale individualità. il più e ste rn o e nel c o n te m p o il più reale e il più tra n sito rio . Le leggi restan o. n e ssu n a p a ro la e sp rim e re . C iò sign ifica che ce ssa n o di e s se re queste c o se e d iv e n ta n o c o se nu ove . m entre le lo ro leggi hanno e siste n za effettiva so lo in q u a n ­ to si p e r d o n o in esse. di o gni e siste n za reale. M a e ssa sfugge. coordinare e comprendere le proprietà o i modi di azione o le leggi di tutte le cose esistenti nel m ondo reale. priva di o gni ca rattere reale. pe r nulla individuali. è l’a sp e tto m e n o essenziale. L’ind ivid ualità di una c o sa n on si e sp rim e . l’e sse re in tim o di cui parla Littré co n tutti i m etafisici e che c o stitu i­ re b b e s e c o n d o lo ro l’in-sé delle c o se e il perché dei fe n o m e ni. tutte le p ro p rie tà che le attrib u ire te o che t ro v e re te in essa. v o i d o v e te c o n d u rre il v o s t ro in te rlo c u to re in su a p re se n za. il più fugace delle c o se e degli e sse ri: è la lo ro m aterialità im m ediata. è una legge effettiva s o lo nel p r o c e s s o reale e v iv o di tra sfo rm a zio n i im m ediate. n on e sse n d o in effetti n ie n t’altro che il m o d o reale della reale e siste n za delle cose. questo dunque è il vero e unico oggetto della scienza.

a v e n d o tutte il carattere astratto della scienza. co m e il con iglio. la qu ale e s se n d o e ssa ste ssa fugace e tran sitoria. co m e quella delle c o s e più inerti. che so la è in ra p p o rto c o n l’a sp e t­ to vivo e sensibile. o ssia tutto ciò che passa o che fugge. la p o ­ litica e la g iu risp ru d e n za . d iv e n g o n o astrazio n i fisse e inerti. -hanno la te n d e n z a fatale a sacrificare gli individ ui a v a n ­ taggio della ste ssa astrazio n e . an ch e il c o n iglio è un e sse re reale e. ma un’astrazion e . L’individualità um ana. l’o m b ra im m o b ile di un e sse re vive nte . n e m m e n o c o rp o re o . P e rc iò gli in ­ dividui viventi d e v o n o p re m u n irsi e sa lv agu ard arsi c o n tro di essa. m a inafferrabile e indicibile. può co glie re e in effetti coglie se m p re tu tto ciò che vive. La scienza. la se c o n d a bene p u b b lico e la te rza giustizia. sacrifica to alla scienza. L’e se m p io del coniglio. l’U n ive rso ci è inaccessibile. se so lo li si lasciasse fare. per non e sse re im m olati. M a ora siam o sicu- m ente. s a re b b e ro c o m u n q u e ca­ paci. co m e nel c o n te m p o d e v o n o p r e m u n irsi c o n tro la teologia. ci tocca po c o p e rc h é di so lito ci in te re ssia m o m o lto p o c o alla vita individuale dei conigli. sim ile a tutti i conigli. N o n è così p e r la vita ind ivid uale degli uom ini. che ha ra p p o rti s o lo co n ciò che è e sp rim ib ile e costante. e di c o n s e g u e n z a non avrà mai la fo rz a di esistere. un lim ite v e ra m e n te insuperabile. N o n intendo a sso lu ta m e n te p a ra g o n a re le benefiche astra z io n i della . U n n aturalista p e r e se m p io . La realtà viva le sfugge e si m o stra so lo alla vita. Q u e s t o è il reale e si pu ò d ire u nico lim ite de lla scie n za. o ssia a sacrificare s e m p re le realtà fugaci e v ive alle lo ro o m b re costan ti.Fino a che punto questo program m a è realizzabile per l’uom o? In effetti. La scie nza tratta so lo con sim ili o m b re . d e n o m in a ta solam e n te da o g n u n a con nom i diversi: la p rim a la chiam a v e rità divina. privo di o gni individualità. che la scie n za e gli u o m in i di scienza. a p ro fitto di u n ’a stra z io n e q u a l­ siasi. si sm a r­ risce e si arre n d e di fron te alla vita. D o p o averlo sezio n ato . le quali. il naturalista lo d e scrive : e bb e n e il co n iglio che esce dalla su a d e sc riz io n e è un co n iglio in generale. delle cose. o ssia con ge n e ralizzazio n i più o m e n o svilupp ate e determ inate. re ste rà e te rn a m e n te un e sse re ine rte e n o n -viv o . fu o ri da qu e sta esistenza. abituati a v iv e re tra le astrazio n i. di im m o la re o alm en o di s u b o rd in a re a pro fitto delle lo ro g e n e ra liz z a z io n i astratte. d isse zio n a un coniglio. è stato una individualità vivente. lui ste sso un e sse re reale e vivente. dei n o n -e sse ri. alm en o fino a p o c h e o re prim a. è u gua lm e nte inafferrabile e p e r co sì dire n o n -e siste n te p e r la scienza.

ri di trovare la sua natura ovunque identica e le sue leggi fondamentali nel n ostro sistem a solare che ne è il p ro d o t­ to. ch e ha il p o te re di creare. A l co n tra rio . L’arte. della po litica e della giu risp ru d e n z a . e c o n o m isti e scie nziati. m a mai in ca rn a rsi nella vita. p e rch é dà lo ro p o te re e co n il po te re la ricch e zza. N o n possiam o ugualmente risalire fino all’origine. os- scie nza alle p e rn ic io se a strazio n i della teologia. c o m e u n ’a u to rità go ve rn an te . che e s isto n o effettiva­ m ente m a che pa ssan o . la quale a n c h ’essa ha a che fare s o lo con tipi e situ a zio n i generali. La scienza. In q u e sto m o d o . La vita è l’az io n e im m e d ia ta e vivente. E co m e ? C o n la p ro p a g a n d a più am p iam ente p o p o la re della scie n z a libera. la fa lse re b b e e la p a ra lizze re b b e. tuttavia p ro v o c a n o n e ll’im m a g in a z io n e de ll’u o m o il se n tim e n to di q u e sta vita. m a pe r illum inare la su a e v o lu zio n e sp o n ta n e a e viva. il m o to sp o n ta n e o e fatale delle individualità vive. perm anenti. politici. d e v o n o e sse re radicalm ente e stirp ate dalla so c ie tà um ana . d e v o n o c e ssa re di g o v e rn a re le m asse pop olari. e ssa è infinitam ente in fe rio re all’arte. La scie n za p u ò ap plicarsi bene alla vita. ci r ic o rd a le individualità reali e vive. Q u e st a m assa av rà in sé una v e rità se m p re relativa. sa in ca rn a re nelle fo rm e che pur non e s se n d o affatto vive nel s e n so della v ita reale. s e m p re in co m p le ta e im perfetta. giu risti. m a reale. ho detto. n on pu ò u scire dalla sfera delle astrazio n i. D a q u e sto profilo. M a le astra z io n i e i lo ro rapp re se n ta n ti im m ediati. ra p p re se n ta ta da individui m o lto in te re ssa ti a c u ­ sto d irla e sclu siv a m e n te nelle lo ro mani.la salvezza. di q u a ­ lunque natu ra sian o : preti. la im p o v e rire b b e .. una luce in te rio re ch e illu m in e rà i su oi m o vim e n ti sp o n ta n e i e re n d e rà inu­ tile ogni a u to rità e o gn i guid a esterna. m a co n un artificio che le è p ro p rio . s o n o il su o regno. la m assa sociale non avrà più al di fuori di sé una ve rità se d ice n te a sso lu ta che la dirige e la go v e rn a . in d ivid u alizza in q u a lch e m o d o i tipi e le situ a zio n i che co n c e p isc e e pe r m e z zo di q u e ste ind ivid ualità se nza carne e se n z a o ssa e c o m e tali. e so p ra ttu tto l’arte attuale. l’e m a n c ip a ­ zione. E l’a b o liz io n e a s­ solu ta del p rin c ip io s te sso di autorità.è d u n q u e . È la v ita e il m o v im e n to della vita. Q u e s t e d e v o n o c e ssa re di d o m in are . In ciò sta il p r o g re s s o de ll’avvenire. resi alla lo ro co m p le ta libertà. s e c o n d o il s o g n o lib e rticid a dei filosofi positivisti. La scie n z a n on pu ò u scire dalle astrazio n i. La scie n za è so lo l’astrazione. le astra z io n i scientifiche d e v o n o p re n d e re il lo ro p o sto non per d o m in a re su lla so c ie tà um ana. l’agire in d ivid uale e sociale degli uom ini. Se v o le sse im p o rsi co m e una d o ttrin a a s ­ soluta. l’u m a n iz z a z io n e definitiva di qu e sta s o n o so lo a q u e sto p re zzo . il po te re di v ive re con il la vo ro delle m asse p o p o ­ lari. di q u e sto m oto.

è l’u m a n iz z a z io n e e l’e m an cipazio n e .a n c o ra d e n o ­ m in azio n i astratte. il v e ro . non può afferrarli. di c o n se g u e n z a n on p u ò a ve re p e r e ssa più inte­ re sse che quella di un coniglio. che v o g lio n o . che qu e lla degli anim ali è an c ora più co m p le ta m e n te de te rm in a ta e in q ualche m o d o più sim patica e rispe ttab ile p e r l’uom o. che ag isc on o . N o n ch e ign o ri il p rin cip io d e ll’individualità. I su o i in d ivid u i s o n o delle astrazio ni. n o n s o n o le individualità astratte. p e rch é ci s o n o m olti P ie tro e G ia c o m o .non q u e ­ sto o q u e ll’altro individuo. non di P ie tro e di G ia c o m o . s o n o gli in d ivid u i reali. vivi.. m a reale. l’u ltim o e il più pe rfe tto ani­ m ale su q u e sta terra. ed è la su a ultim a parola. Sa m olto b ene che tutte le spe cie animali. grazie alla sua capacità di c o n c e p ire e di co n c re ta re in sé.. che am ano. P u ò o c c u p a rsi e parlare so lo degli in d ivid u i in generale. Li c o n sid e ra tu tt’al più carne da sviluppo intellettuale e sociale della spe - . p re se n ta u n ’in d ivid u alità più c o m p le ta e più rispe ttab ile an cora. tran sitori. Le astrazioni n o n han n o ga m b e p e r cam m inare. ne è la grazia. La sc ie n z a è p o c o capace di affe rra re l’individ u alità di un u o m o q uanto quella di un con iglio. e ssa sa. o ssia è indiffe re n te sia all’una sia all’al­ tra. mai niente a che fare con gli individui vive nti e reali. poiché queste cause si p erdon o nell’infinità dello spazio e in un passato eterno. che asp iran o . co m e il lo ro a m o re e. c o m e le p iante e le d iv e rse categorie di e sse ri in organici. Sa infine che l’u o m o. m a rea lm e n te di carne e di sangue. n o n p u ò o ccu p a rse n e .sia fino alle cause produttrici del n ostro sistem a solare. sa ch e l’ind ivid ualità è m o lto più p ro n u n ­ ciata che quella dei c o rp i inorganici. la scie n z a è l’a b b a n d o n o e il sacrificio p e rp e tu o della vita fuggente. t ra n ­ sitoria. Sa che il risp e tto di tutti gli individui um ani è la legge su p re m a d e ll’umanità. p e rsin o positivista. a causa della se n sib ilità di cui gli anim ali s o n o dotati c o m e l’uo m o. m e n tre al co n tra rio . è la lib e rtà reale e il b e n e sse re di tutti gli in d ivid u i reali viventi nella società. finché si può. che de te sta­ no. la scie n z a n o n ha cuore. a pro fitto delle a stra zio n i eterne. e ssa non ha. nella su a e siste n za sociale e privata. che pensano. l’a m o re di tutti gli e sse ri viventi. che fanno la storia. n on può avere. se c o n d o la sua natu ra co m p ietam e nte astratta. il so lo s c o p o le gittim o di ogni o rg a n iz z a z io n e sociale. Sa infine. non e sisto n o rea lm e n te ch e nel n u m e ro indefinito di individ u i tra n sito ri e reali. la legge unive rsale . Per niente. M a m algra d o sapp ia tutto qu e sto. Tuttavia. che il grand e. che so ffro n o . M a possiam o studiare la natura una sp e cie di rito rn o d e ll'a stra z io n e alla vita. ca m m in a n o s o lo q u a n d o s o n o p o r ­ tate da u o m in i vivi. q u a n do non è viziata da u n a te n d e n z a d o ttrin a ria m e1 tafisica. Per questi e sse ri reali c o m p o sti n o n astrattam ente di idee.

Q u e llo c h e p re d ic o è d u n q u e . diritti sto rici. p u ò m u o v e r si s o lo ne lle astrazio n i. avrà perfettam ente sv o lto la su a m issio n e . E qui ancora troviam o un limite che non potrem o mai oltrepassare. co n tin u e re b b e a ignorarli. C o s a le in te re ssa n o le c o n d izio n i particolari e la so rte fo r ­ tuita di P ietro o di G ia c o m o ? Si re n d e re b b e ridicola. fino a un ce rto punto. questi d ivenuti o rm a i scienziati patentati e m uniti sia di p o te re sia di p ro te z io n e ufficiale e che r e s t e ­ ran n o tuttavia degli e sse ri m o lto reali. li­ b e rtà politica. di g o v e rn a re in su o n o m e P ietro e G ia c o m o . Po ic h é se c o n d o la sua natu ra non p u ò a v e re né in te re sse e n e m m e n o a tte n zio n e p e r P ietro e p e r G ia c o m o . delle ca u se generali della lo ro p ro sp e rità o della lo ro d e c a d e n z a e dei m e zzi generali p e r farli av an zare in o gn i specie di p ro g re sso .m a per rim e tte rla al su o po sto . n o n b iso gn a mai p e rm e tte rle. M a sa re b b e u gualm ente rid ic o lo e fu n e sto affidarle una m issio n e che sa re b b e incapace di co m p ie re . N o n p o ssia m o farci n ie n ­ te. P e rch é n o n d o b b ia m o in gan n arci. né di conseguenza conosce- cie um ana. la scie n z a astratta.D io n o n voglia. co m e i preti li h a n n o s e m p re sco rtica ti c o n il p re te sto del B u o n D io . se v o le sse o c c u p a rse n e altrim e n ti che co m e un e se m p io di a p p o g g io alle sue teorie. F in o ra tutta la sto ria um ana è stata s o lo una im m o la zio n e pe rpe tu a. O piu ttosto. N o n p e r d is tru g g e re la scie n za . la rivolta della vita contro la scienza. q u a lu n q u e p ro fo n d ità m achiavellica abbiano av u to gli artifici delle m in o ra n ze go ve rnanti. N o n pu ò a ffe rra re il c o n c re to . non è la sua m issio n e . E sa re b b e rid ic o lo v o le rglie n e pe r qu e sto. co n in te re ssi m o lto reali. La su a m issio n e è di o c c u p a rsi della situ a zio n e e delle c o n ­ d izio n i generali di quella razza. S a re b b e rid ic o lo e in ­ g iu sto ch ie d e rle di più. o n o re nazionale. co m e acce ttiam o tutte le fatali­ tà naturali. im placabile di m ilioni di p o v e ri e sse ri um ani all’o n o re di u n ’a stra z io n e qu alunque: D io . p o te n za dello Stato. s c o r ­ tic h e ra n n o P ie tro e G ia c o m o co n il p re te sto della scienza. sanguinaria. patria. o p iu tto sto non b iso gn a mai p e rm e tte re a ne ssu n o . ne s- . P u rch é co m p ia am p ia m e n te e ra zio n a lm e n te q u e sto c o m ­ pito. si a n n ie n te re b b e . di quel p o p o lo . in m o d o che non p o ssa più uscirn e . s p o n ta n e o e fatale delle so c ie tà um ane. di qu e sta o quella classe o ca te go ria di individui. N o n potrem o mai osservare. E ra senza d u b b io la via naturale p e r l’e d u c a z io n e della s p e ­ cie um ana. essa. diritti giuridici. Po iché li t ra t ­ te re b b e co m e tratta i conigli. Q u e s t o è stato fin o ra il m o vim e n to n a tu ­ rale. s a ­ re b b e un crim in e di lesa u m anità . d o b b ia m o accettarlo p e r il passato. m a sic c o m e e ssa e siste rea lm e nte so lo in q u a n to è rap p re se n ta ta dagli scienziati.di questo sistem a nelle sue manifestazioni. bene pub blico.

non ha e n o n p u ò ave re per o gge tto che astrazio n i. ed è co stre tta dalla su a ste ssa natu ra a ign o ra re gli ind ivid ui reali. tra l’agire pratico delle do ttrin e pre ce d enti e quello della scie n za p ositiva. sp o n ta n e o . e cc e ssiv a m e n te lucrative p e r i lo ro ra p ­ p resentanti c o r p o re i. i preti della reli­ gio n e g iu rid ic a tro v in o tutto q u e sto m o lto bello. ecco ciò che d o b b ia m o c o n sta ta re e d e p lo ra re . M a che la ste ssa scie n za p o sitiv a abbia m o stra to fin o ra la ste ssa ten d e nza. che le sp in ge va a im m o larsi a p ro fitto di una di quelle terrib ili astra z io n i che. s o lo co n la forza. la m etafisica. tutti quegli o rrib ili sacrifici alle m asse um ane. si s o n o nutrite s o lo di san gu e um ano. la po litica e il d iritto g iu rid ic o c o n siste in qu e sto. La se conda. d ’a ltro n ­ de se m p re . di cui è capace e che in ultim a istanza si v e d rà c o stre tta a e se rcita re c o n t ro di sé. o qu a si se m p re . sotto qu e sto profilo. H a p o tu to farlo s o lo p o n e n ­ do si co m e lo s c o p o a sso lu to e ultim o di o gni e v o lu z io n e um ana. m e n ­ tre co n una critica giu d iziosa. fu o ri dei quali d ’a ltro n d e le astra z io n i più v e re non hanno affatto reale esistenza. in m aniera eccessivam ente imperfetta. si co m p re n d e : ra p ­ p resentanti ufficiali e ufficiosi di tutte q u e ste belle astra z io n i c o n tin u a ­ no a n u trirsi di sacrifici po p olari. M a vi è un aspe tto sul quale si allinea a sso lu ta m e n te a tutte qu e ste d ottrine: . co m e i vam p iri della sto ria. i giu re co n su lti e gli avvocati. qualche rap- suna sa re b b e stata ab bastan za p o te n te da im p o rre . L’im m e n so v a n ta ggio della scie n za p o sitiv a sulla teo logia. e ssa n on ha altra m issio n e che razio n a lizza re il più p o ssib ile ciò che è in iq u o e a ssu rd o . l’azione del n ostro m ondo solare sugli infiniti mondi che riem piono l’Universo. E cco ciò che la d iv i­ de p ro fo n d a m e n te da tutte le p re ce d en ti d o ttrin e e ch e le a ssic u re rà se m p re una g ra n d e p o siz io n e nella so c ie tà um ana. co m e pu re i ra p p o rti generali delle c o se reali. C h e anche la m e tafisica dia il suo co n se n so . v iv o n o e m u o io n o sulla terra. Le prim e si s o n o p re valse d e ll’ig n o ra n z a fo rzata degli individui p e r sacrificarli con volu ttà alle lo ro astrazio n i.re. C o s t itu ir à o rm a i la co scie n z a co lle ttiva deN ’um anità. ch e in ve ce delle astrazio n i m enzognere e funeste predicate da qu e ste do ttrin e . ric o n o sc e n d o la su a a sso lu ta incapa- . e ssa po ne delle astra z io n i che e sp rim o n o la natura ge n e rale e la logica s te s ­ vere sa. se non ci fo sse stato ne l­ le ste sse m asse un m o v im e n to v e rtig in o so . n on d e v e stu p ire n e ssu n o . e ssa d e v e a rriv a re o ggi a ric o n o sc e re q u e sta verità. che lei ste ssa è un m e z zo n e c e ssa rio p e r la rea lizzazion e di u n o sc o p o più elevato e più in te re ssa n te : q u e llo della co m p le ta u m a n iz z a z io n e della situ a zio n e reale di tutti gli individ ui reali che nasco n o . C h e i teo logi. Tutt’al più potrem o co n o sce ­ re. E cco la d iffe re n za che d o v rà stabilirsi. i politici.

p o rto e siste n te tra il n o s t r o so le e alcuni degli in ­ num erevoli soli che brillano nel n ostro firmamento. C a r lo M a rx. Buckle. c o n sid e ra n d o la sto ria sia dal p ro filo degli svilu pp i religiosi. delle so c ie tà che hanno avuto una storia. Tutti han n o quasi u gu a l­ m e nte n e gletto o p e rsin o ig n o ra to il p u n to di vista a n t ro p o lo g ic o e e co n o m ico . che nella su a più am pia e ste n sio n e c o m p re n d e tutte le altre. d e v e de finitivam e n te e asso lu ta m e n te rin u n cia re al g o v e rn o della società. P re n d e te qu a lu n q u e scie n z a soc iale vogliate: la storia. p o trà co n te n e re s o lo ap p re zz a m e n ti ge n e rali e di c o n ­ se g u e n za astratti. M a il re sto della su a opera. mescolate necessariam en- cità di c o n c e p ir e gli in d iv id u i re a li e di in t e r e s s a r s i a lo ro . M a non ha a n c o ra scritto. p e r q u a n ­ to dettagliato. o della nascita e d e c a d e n z a degli Stati. quale sarà la natura delle c o se e dei fatti che p o trà c o m p r e n d e r e ? R ip r o d u rr à il q u a d ro ra g io n a ­ to e fedele d e ll’e v o lu z io n e n atu ra le delle c o n d iz io n i gen e rali. filosofiche. sia da que llo della politica. sia infine dal p r o ­ filo giu rid ico . si s o n o s e m p re ispirati fin o ra a un p u n to di vista e sc lu siv a m e n te ideale. che io sappia. che ignora. re lig io ­ se. Se se ne im m isch iasse. M a queste conoscenze imperfette. non p o tre b b e che sacrifica re se m p re gli uom ini viventi. tanto m ateriali che ideali.). è ve ro . b e n ch é p o rti l’im p ro n ta di un v e ro ge n io s t o r i­ co. non c o rris p o n d e affatto alle p r o m e ss e c o n te n u te in quella p refazio ne. m o lto prim a di Buckle. estetici o filosofici. la sto ria c o m e scie n za non esiste ancora. nel se n so che le m igliaia di m ilioni di in d ivid ui um ani che hanno fo rm a to la m ateria vivente e sofferente di q u e sta storia. In una parola. M a q u e sto q u a d ro u n iv e rsa le della civiltà um ana. tanto e c o n o m ic h e che politich e e sociali. G li sto rici più illustri che han n o te n ta to di tracciare il q u a d ro ge ne rale delle e v o lu zio n i sto rich e della so c ie tà um ana. D ’altro canto. un’o p e r a sto rica in cui q u e sta a m m ire v o le [idea] abbia rice v u to alm e n o l’in izio di una q u a lu n q u e re a lizzazio n e . nella sua a m m ire v o le p re fa z io n e alla Storia della civiltà in Inghilterra. estetiche e scientifiche. M a s u p p o n ia m o che finalm ente sia creata. in se parab ile d ’a ltro n d e da q u e s t ’ultim i e che c o stitu isce p ro p ria m e n te la politica in te rn a degli Stati. Si può afferm are. alle a strazio n i ch e fo rm a n o l’unico o gg e tto del su o in te re sse legittim o. a un 157 . p e r esem p io . qu e sta giu sta e fe c o n d a idea: Tutti gli sviluppi intel­ lettuali e politici della società non sono altro che l ’ideale espressione dei suoi sviluppi materiali o econom ici. ch e tuttavia fo rm a n o la b a se reale di ogni e v o lu z io n e u m a ­ na. che fin o ra la s to ria n on e siste a n c o ra co m e scienza. ha e sp o sto i v e ri p rin cip i della scie n za s to ric a (R. ha an n u n c ia ­ to qu e sta gran d e.

Sarem o perciò sem pre o b ­ bligati ad accontentarci più o m eno della conoscenza sem- te m p o trio n fa n te e lu g u b re . senza p e rd e re il su o ca ratte re u niversale. In q u e sto m o d o . né preti né g o v e rn an ti.e tra qu e ste cause n o n d im e n tic h e ­ rà se nza d u b b io il sacrificio e la su b o rd in a z io n e a n c o ra t ro p p o abituali degli in d ivid u i vivi alle astra z io n i di q u a lu n q u e natura sia n o . le cause generali della m a gg io r parte delle s o ffe re n z e individuali . P e rch é o ltre q u e sti limiti iniziano le p re te se d o ttrin a rie e g o v e rn a tiv e dei rap p re se n ta n ti patentati. lu g u b re dal p u n to di vista deM’im m e n sa e c a to m b e di ind i­ vidui um ani «schiacciati s o tto il su o ca rro» .trio n fa n te dal pu n to di v ista dei su o i r isu l­ tati generali. da cui non p o trà mai se p a ra rsi con . e c c o an ch e i su o i limiti. C o m e riso lv e re q u e sta a n tin o m ia ? D a un lato. e la su a d iffu sio n e più am p ia nelle m asse p o p o la ri.te a ipotesi a mala pena verificabili. [Q u e sta c o n tra d d iz io n e p u ò e s se re riso lta in un so lo m o d o :] la liq u id a ­ zio ne della scie n za c o m e e sse re m o rale e sistente p o sto fu o ri dalla vita so c ia le di tutti. incapace di in ­ te re ssa rsi a ciò che è reale e vivente. dei suoi preti. de ve re a lm e n te d iv e n tare p ro p rie tà di tutti. dall’altro. n on t ro v e r a n n o mai il m in im o p o stic in o in q u e sto q u a dro. r a p p r e s e n t a t o da un c o r p o s e p a r a t o di sc ie n z ia ti patentati. o ltre i quali la s c ie n z a soc iale non può che e sse re im p o te n te e funesta. notatelo bene. La ste ssa scie n z a sociale attualm ente non p u ò o c ­ cup arsi degli individui. non potranno mai costituire una scienza seria. c o m e lo s o n o nel pre se n te . pu ò creare.e da un altro lato e nello s te s so te m p o di m o stra rc i le condizioni generali d e l­ l’e m a n c ip a z io n e reale degli in d ivid u i viventi nella socie tà . chiam ata o rm a i a ra p p re se n ta re la co scie n z a co lle ttiva della s o c ie ­ tà. E c c o la sua m issione. non se l’ab biano a m ale i positivisti. m a se n za i quali n e ssu n o dei gran d i risultati astratti della s to ria sa re b b e stato o tte n u to . E n oi n on v o g lia m o più. i quali. Le individ u alità s o n o inafferrabili nel passato. M a s o lo la vita. non de ve im m isch ia rsi n e ll’o rg a ­ nizza zion e reale o p ratica della società. l’unica m issio n e della scie n za è di illu m in are la s tra ­ da. La s c ie n ­ za. lib erata da tutti gli intralci go v e rn a tiv i e d o ttrin a ri e resa alla p ie n e z z a della su a az io n e spontanea. Tutto q u a n to a b b ia m o il diritto di e sig e re da lei. co n m an o fe rm a e fedele. A n c o ra una volta. B iso g n e rà rim p ro v e ra re q u e sto alla scie n za della sto ria ? S a re b b e r id i­ co lo e in giusto. è di indicarci. non hanno mai a p p ro fitta to di n e ssu n o di qu e sti risultati. la s c ie n z a è in d isp e n sa ­ bile all’o rg a n iz z a z io n e razion a le della società.qu e ste m igliaia di m ilioni di individui o sc u ri.

nelle c o m p o siz io n i m usicali. Q u e s t o n o n im p e d irà ce rta m en te che u o m in i di ge n io . se n z a tuttavia altra a m b i­ z io n e ch e l’influ enza sociale o ltre quella n aturale che un’intelligenza s u p e r io r e non m anca mai di e se rcita re sul su o am b ie n te . d iv e n ta n d o p a trim o n io di tutti. e co m e tali la m ate ria passiva e so ffe re n te delle e v o lu zio n i sto rich e . F o rm a n d o una re g io n e a parte. nei c o n fro n ti del m o n d o reale. Sarà un m o v im e n to an a lo go a quello che ha fatto d ire ai prote stan ti. e sare b b e altre ttan to fu n e sto del B u o n D io .pre più perfezionata e dettagliata dei rapporti interni al n ostro sistem a solare. d o v e n d o ogni u o m o e sse re il prete. La scie n za. co n l’istru zio n e g e n e ra ­ le. si fo n d e rà di fatto co n la vita im ­ m ediata e reale di tutti gli individui. P re n ­ d e rà nella vita il p o sto che il c o n tra p p u n to de ve o ccu p are . all’in izio della R ifo rm a religiosa: non ab b ia m o più b is o g n o dei preti. affinché le m asse. E anche qui la nostra scienza. Per q u e sto. m eglio o rg a n iz ­ zati p e r le sp e cu la z io n i scie n tifich e d e ll’im m e n sa m a g g io ra n z a dei lo ro co n te m p o ra n e i. di cui è l’e s p re s s io n e e la ra p p re se n ta zio n e g e n e ra le o astratta. ciò che avrà p e rso in am b izio n e e p e d a n te ria dottrinali. che m erita questo nom e so lo quando si basa sull’osservazio- ¡1 risc h io di c e ssare di e sse re la scie n za e c o n tin u a n d o a o ccu p a rsi e sclu ­ siva m e n te delle ca u se generali. b iso g n a d is s o lv e re la scienza. intelligente. se c o n d o B e e th o ve n . G u a d a g n e rà in utilità e in grazia. Il m o n d o delle a strazio n i ch e co stitu isce l’o g ­ getto della scie n z a non è affatto un m o n d o rivelato. la via di D io in se ste sso . né altra ri­ c o m p e n s a che la so d d isfa z io n e della lo ro n o b ile p a ssio n e e talvolta anche la r ic o n o sc e n z a e la stim a dei lo ro co n te m p o ra n e i. è im m anente o in e re n te al m o n d o reale. e d iv e n ta n d o una so c ie tà v e ra ­ m ente um ana. A q u a lcu n o che gli aveva chie- . delle c o n d iz io n i generali e dei rap p o rti generali degli individ u i e delle cose. p o ssa n o p re n d e re finalm ente nelle lo ro m ani i p ro p ri destini storici. ra p p re se n ta ta s e ­ p a ra tam e n te da un c o rp o soc iale che le sa re b b e e sc lu siv a m e n te d e v o ­ luto e c h e co stitu ire b b e in se n o alla so c ie tà una s o r ta di n u o va casta. se n za l’ausilio di un in te rm e d ia rio visib ile. uguale p e r tutti e per tutte. M a qui n o n si tratta più né di G e sù C r is t o né di D io . o s ­ sia tro v a re . e c o m p o sta di in d ivid u i rea lm e nte liberi. ce ssa n d o di e sse re le m asse. p e r m e z zo de ll’in te rv e n to im m e d ia to di N o s t r o S ig n o re G e sù C ris to . la casta dei preti della scienza. si s p o s e r à in un ce rto qual» m o d o co n la vita im m ediata e reale di cia scu n o . il p o sto del B u o n D io . q u e sto m o n d o ideale m in accia di p re n d e ­ re. si d e d ich in o più e sclu sivam e n te di altri alla cultura delle scie n ze e re n d a n o grand i se rv izi all’um anità. h an n o se n z a d u b b io aggiunto.

ne dei fatti e anzi tutto sulla constatazione reale della loro
esistenza, e in seguito dei modi reali della loro manifesta­
zione e del loro sviluppo, incontra un nuovo limite che
sem bra dover restare per sem pre invalicabile: è l’im pos-

sto se e ra n e c e ssa rio c o n o s c e re il c o n tra p p u n to p e r c o m p o r re della
b u o n a m usica, risp o se : «Se n za du b bio, è a sso lu ta m e n te n e ce ssa rio c o ­
n o sc e re il co n tra p p u n to : ma è altrettanto n e ce ssa rio d im e n tica rlo d o p o
ave rlo a p p re so , se si v u o le c o m p o r re q u a lco sa di b u o n o .» Il c o n tra p ­
p unto c o stitu isc e in qualche m o d o la ca rc a ssa regolare , m a perfetta­
m ente se n z a grazia e inanimata, della c o m p o s iz io n e m u sicale e co m e
tale d e v e a sso lu ta m e n te s c o m p a rire s o tto la grazia sp o n ta n e a e viva
della c re a z io n e artistica. C o m e il c o n tra p p u n to , la scie n z a non è lo
sc o p o , è s o lo uno dei m ezzi m ag g io rm e n te n e c e ssa ri e m agnifici di
q u e s t ’altra cre azio n e , mille v o lte più su b lim e a n c o ra di tutte le c o m ­
p o siz io n i artistiche, della vita e delle azio n i im m e dia te e sp o n ta n e e d e ­
gli in d ivid u i um ani nella società.
Tale è d u n q u e la natura di q u e sto essere intim o che realm e nte resta
s e m p re c h iu so alla scienza. È l ’essere im m ediato e reale degli individui
com e delle cose: è l’e te rn am e n te tra n sito rio , s o n o le realtà sfuggenti
della tra s fo rm a z io n e e terna e universale, realtà che s o n o q u a n d o c e s ­
san o di e sse re e che non p o s so n o ce ssa re di e sse re in q u a n to lo sono;
s o n o infine le individualità palpabili m a non e sp rim ib ili delle cose. Per
pote rle de te rm in a re , b iso g n e re b b e c o n o sc e re tutte le cau se di cui so n o
gli effetti e tutti gli effetti di cui s o n o le cause, affe rra re tutti i lo ro
ra p p o rti naturali di azion e e di re a zio n e co n tutte le c o se che e sisto n o
e s o n o e sistite nel m o n d o . C o m e e sse ri vive n ti affe rria m o, se n tiam o
qu e sta realtà che ci avvolge, la su b ia m o e la e se rc itia m o noi stessi, il
più s o v e n te a n o stra insaputa, in o gni m o m e n to . C o m e e sse ri pensanti
ne fac ciam o fo rzatam e n te astrazion e , p e rch é il n o st ro s te sso p e n sie ro
inizia s o lo co n q u e sta a stra z io n e e pe r essa. Q u e s t a c o n tra d d iz io n e
fo n d a m e n tale tra il n o stro e sse re reale e il n o st ro e s se re pensante è la
fonte di tutte le n o stre e v o lu zio n i sto ric h e dal gorilla, n o st ro antenato,
fino a B ism a rck , n o st ro c o n te m p o ra n e o ; la cau sa di tutte le tragedie
che h a n n o in san gu in a to la sto ria um ana, m a anche di tutte le c o m m e ­
die che l’han n o rallegrata; ha cre ato le religioni, l’arte, l’industria, gli
Stati, rie m p ie n d o il m o n d o di c o n tra d d iz io n i o rrib ili e c o n d a n n a n d o gli
uom ini a o rrib ili soffe re n ze. S o ffe re n ze che p o tra n n o finire so lo con il
rito rn o di tutte le astrazio n i che e ssa ha cre ato nella su a e vo lu zio n e
storica, e che oggi si ria ssu m o n o defin itivam e n te nella scienza, con il
rito rn o di q u e sta scie n za nella vita. (N o ta di Bakunin)

sibilità di constatare e di conseguenza di osservare i fatti
fisici, chimici, organici, intelligenti e sociali che accadono
su alcuni dei pianeti appartenenti al n ostro sistem a sola­
re, eccetto la nostra terra, com pletam ente aperta alle n o ­
stre indagini.
L’astronom ia è pervenuta a determ inare le orbite p ercor­
se da ogni pianeta del n ostro sistem a attorno al sole, la
rapidità del loro doppio m ovimento, il loro volume, la loro
form a e il loro peso. E im m enso. D ’altra parte, per le ra­
gioni citate, è indubitabile per noi che le sostanze che li
costituiscono devono avere tutte le proprietà fisiche del­
le sostanze terrestri. M a noi non sappiam o quasi niente
della loro form azione geologica, ancora m eno della loro
organizzazione vegetale e animale, che probabilm ente re­
sterà per sem pre inaccessibile alla curiosità dell’uomo.
Basandoci su questa verità, orm ai incontestabile per noi,
che la materia universale è fondamentalmente identica dap­
pertutto e sempre, dobbiam o necessariam ente conclude­
re che sem pre e ovunque, nei mondi più lontani [come]
in quelli più vicini dell’U niverso, tutti gli esseri sono c o r­
pi materiali pesanti, caldi, luminosi, elettrici, che ovu n ­
que si scom p on go n o in corpi o in elementi semplici, e di
conseguenza laddove si incontrano condizioni di esisten­
za e di sviluppo se non identiche, alm eno simili, tali feno­
meni devono accadere. Q u e sta certezza è sufficiente per
convincerci che da nessuna parte p o sso n o prodursi fe no­
meni e fatti contrari a quanto conosciam o delle leggi del­
la natura; ma non può darci la minima idea sugli esseri,
necessariam ente materiali, che p o sso n o esistere in altri
m ondi, nem m eno sui pianeti del nostro sistem a solare. In
queste condizioni, la conoscenza scientifica di questi m on ­
di è im possibile e dobbiam o rinunciarvi una volta per tutte.
Se è vero, com e supp one Laplace, la cui ipotesi non è
ancora sufficientemente né universalm ente accettata, che
tutti i pianeti del n ostro sistem a si son o formati dalla m a­
teria solare, evidentem ente un’identità ben più conside­
revole ancora deve esistere tra i fenom eni di tutti i pia-

neti di questo sistem a e tra quelli del nostro glo b o te rre ­
stre. M a questa evidenza non potrebbe ancora costituire
la vera scienza, perché la scienza è com e san Tom m aso:
deve toccare e vedere per accettare un fenom eno o un
fatto, e le costruzioni a priori, le ipotesi più razionali per
essa hanno valore solo quando sono verificate più tardi
con dim ostrazioni a posteriori. Tutte queste ragioni ci rin ­
viano, per la conoscenza piena e corretta, sulla terra.
Studiando la natura del glo b o terrestre, noi studiam o nel
contem po la natura universale, non nell’infinita m oltepli­
cità dei suoi fenomeni, che resteranno per sem pre s c o ­
nosciuti, ma nella sua sostanza e nelle sue leggi fondamentali, sem pre e ovunque identiche. Ecco ciò che deve
e può consolarci della nostra forzata ignoranza sugli in­
num erevoli sviluppi degli innum erevoli m ondi di cui non
avrem o mai un’idea, e ci rassicura nello stesso tem po c o n ­
tro ogni pericolo di un fantasma divino che, altrimenti,
potrebbe ritornare da un altro mondo.
Solo sulla terra, la scienza può appoggiare il piede con
sicurezza. Q u i è di casa e avanza nella piena realtà, aven­
do tutti i fenom eni per così dire sotto mano, sotto gli
occhi, potendo constatarli, toccarli. Persino le evoluzioni
162 passate, materiali e intellettuali, del globo terrestre, mal­
grado che i fenom eni da cui furono accom pagnati siano
scom parsi, so n o aperti alle nostre indagini scientifiche. I
fenomeni che accaddero non son o più, ma le loro tracce
visibili e distinte so n o rimaste; sia quelle degli sviluppi
passati delle società umane, che quelle degli sviluppi o r­
ganici e geologici del glo b o terrestre. Studiando queste
tracce, possiam o in qualche m odo ricostituire il nostro
passato.
Sulla form azione prim itiva del nostro pianeta, preferisco
lasciar parlare il genio così p rofondo e scientificamente
sviluppato di A u gu ste C o m te (28) più che la mia insuffi­

28 Cours de Philosophie positive, t o m o li, p. 2 1 9 [recte: 249 ], (N ota di
Bakunin)

d o v re b b e r o fin alm e n te c o m p re n d e re tu tto il p e ric o lo che vi è nel re stare o alm en o a lasciare il p u b b lico n e ll’in c e rte z z a su una q u e ­ stio n e la cui so lu zio n e . de ve e se rc ita re una così g ra n d e influ enza su tu tto l’av v e n ire d e ll’um anità. (N o ta di B a k u n in ) . e la sola ricerca ragionevole. a quella che ha potuto p rod u rre im mediatamente il su o stato at­ tuale. limitandosi persino. la separazione fondamentale che mi sono tanto preoccupato di costituire solidam ente tra lo studio necessariamente inaccessibile dell’universo e lo studio ne­ cessariamente molto positivo del nostro mondo (solare) in­ troduce naturalm ente una distinzione profonda. che d e ­ testo nei filo so fi positivisti. data la sua natura interamente inafferrabile (29). avvertiti dalla ca du ta del lo ro m ae stro . m a a ssu r­ da.. M a i su o i d isc e p o li alm eno.cienza.. il cui carat­ tere generale sia suscettibile di essere determ inato. A questo riguardo. se realm ente accessibile. im p o ssib ile ? Si p o tre b b e quasi c re d e re c h e non sia mai stato sic u ro di sé. A questo riguardo è senza dubbio superfluo sta­ bilire questo prelim inare indispensabile. a lm en o'all’inizio. pe r non d ire ipo crite . ahimè! tro p p o vivam ente riconosciuta da me stes­ so per tutto ciò che ha rapporto con le scienze naturali: « D e vo ora p rocedere all’esame generale di ciò che c o m ­ porta un certo carattere di positività nelle ipotesi c o sm o ­ goniche. afferm ativa o negativa. Si c o n ­ 29 E c c o una delle e s p re s s io n i e q u ivo ch e . A u g u s te C o m te ig n o ra v a che l’idea della c re a z io n e e di un c re a to re n o n e ra solam e n te inafferrabile. La questione reale consiste dunque nel decidere se lo stato presente del cielo offra qualche indizio apprez­ zabile di uno stato precedente più semplice. che re­ stringe di m olto il cam po delle ricerche effettive. deve concernere unicam ente le trasformazioni successive del cielo. L o d im o s tr a la ricad uta nel m istic ism o che ha m o ­ strato alla fine della su a c a rrie ra e alla quale ho già fatto allu sion e in p re ce d en za. ridicola. che ogni idea di creazione propriam ente detta debba essere radicalmente scartata.

gli anim ali lo ste sso . con qual­ che speranza di successo. ma an che la vita che agisce astratta m en te nei co n fro n ti delle in d ivid u alità reali e tra n sito ­ rie. n o n p u ò più u s c ir n e . È q u e sto se c o n d o m o m e n to che m anca alla scie n ­ za: u n a v o lta n e ll’a stra tto . N o n m a n d o a co m p e ra re . B a ku n in sc rive queste ri­ ghe: « S vilu p p a re l’idea che n o n 'è la scie n za solam e n te .cepisce in effetti che noi potrem o congetturare. il c u o c o non c o m p e r a e n on uccide que­ sto co n iglio .. m a un co n iglio in ge n e rale . sulla form azione del sistem a solare di cui facciamo parte. (30)» [// manoscritto si interrompe qui] 30 Sul r e tro del fo glio 2 5 4 del m an o scritto .. «La vita è una tra n siz io n e in ce ssan te dall’in d ivid u ale all’astratto e d a l­ l’astratto all’individuo.» ( N o t a di Jam e s G uillaum e) .

d eputato dal I 863. • E. si acco n te n tò del suo seggio di deputato. D o p o la rivolu zio n e di feb braio fu se gre tario-ge n e rale al M i­ nistero degli Interni. fu n om in ato go ve rn a tore -gen e ra le della «regione n ord -o ve st» (Vilna. F. Il ro m an zie re Ivan Turgenev ha lasciato una te stim on ia n ­ za m olto nota della sua esecuzione. e x-repubblicano. D iv e n n e il so gge tto di una vasta letteratura co n te m p o ra n e a che lo rese leggendario m entre era ancora in vita. a vvocato e u o m o politico fra n ce ­ se. detto il «capitano-generale dei contrabbandieri». . 47. assassino m olto c e ­ lebre all’epoca.Louis M an d rin ( I 7 2 4 .1755). 47. D. creato il 2 ge n n aio 1870. G r o d n o e M insk).Jules Favre (1 8 0 9 -1 8 8 0 ). dove si m anifestò co n vin to antisocialista.A d o lf T h ie rs ( I 7 9 7 . d o v e acquisì la re p u ta zion e di «boia della Polonia» e il so p ra n n o m e di « M u ra v ’ev l’Im piccatore». .p. . A partire dal I 750. Kovno.p. si ritro v ò alla testa del go ve rn o nel febbraio 1871. rim ase in funzione fino all’8 agosto. C. nel 1869 aveva ucciso una famiglia di otto p e r­ sone. n e go ziò l’a rm istizio e 165 . sostituì V ic to r C o u sin all’A c c a d e ­ mia francese. sua m adre era una p rozia di Bakunin. P rim o m in istro di Luigi-Filippo. N e l 1863. M a a partire dal giu gn o I 848.Jean-Baptiste Tro pp m an n ( I 8 4 9 . fu alla testa del gabinetto liberale che. 46.-p. . B.p. alla testa di una banda arm ata p artico la rm en ­ te efficace nella lotta co n tro i coloni generali. . le sue op e razion i in S a v o ­ ia e nel Delfinato. poi sotto se gre ta rio di Stato agli Affari e ste ­ ri. si ritirò a vita privata fino alla sua entrata nel C o r p o legi­ slativo nel 1858. gli va lse ro una gran d e popolarità. .Em ile O lliv ie r (1 8 2 5 -1 9 1 3 ). 47.I 870). . .Michail N iko la e vic M u r a v ’ev (1 7 9 6 -1 8 6 6 ). 47. .1877). D o p o aver invano tentato di o rga n izza re la re sistenza co n tro il co lp o di Stato.Note di Arthur Lehning A. generale russo.p. M in istro degli Affari esteri nel go ve rn o di D ife sa nazionale e sotto la p re sid e n za di Thiers. N e l 1868. .

VI. C i siam o astenuti dal segnalare nel dettaglio queste m odifiche se nza interesse.poiché l’u o m o ha ritro ­ vato ai n ostri gio rn i la sua parentela piena e intera con tutte le altre specie animali e la sua d iscendenza im m ediata e diretta della terra. lo condannava all’eterna schiavitù . H.p. . G. 51. 47. in particolare nella «Prim a parte» dell’«lntroduzione». p. 123-125 e 3 5 9 -3 6 3 . Bakunin cita le p a ro ­ le di Fe u erbach e aggiunge: «È tutta la differenza. Stoccarda. vedi Ludw ig Feuerbach. I. tutta la sua dignità e tutta la sua libertà c o n sisto n o nell’allontanarsene. . Sàmmtliche Werke. Bakunin ri­ p rende l’a rg o m e n to di Feuerbach. N e l 18 7 1. sc o p re n d o l’origine plebea di un u o m o che si era im ­ p osto p er la sua dignità naturale. 143. con il p retesto di gratificarlo di una libertà assoluta. socialisme et antithéologisme. ed. 1-14. nella sua polem ica con M azzini. che . .la pace. vedi Archives Bakounine. m o ­ difica soven te leggerm ente la stesura del testo. i co rsivi in par­ ticolare s o n o per la m aggior parte di Bakunin. 76. D os W esen des Christentum s (1814). I . Si p o tre b b e ro paragonare queste p e rso n e a lac­ chè che. dove egli parla. pp. Altri s o n o così felici di aver ritrovato la parentela d ell’u o ­ m o con il gorilla che v o rre b b e ro co n se rva rlo p e r se m p re allo stato anim ale e rifiutano di capire che tutta la sua m issio n e s t o ­ rica. cre d o n o di p o te rlo trattare com e un eguale per la sem plice ragione che non in te n d on o al­ tra dignità di quella che crea ai loro occhi una nascita a risto cra ­ tica.1872. pp.» Più tardi nel 1871. Sap piam o che ha se m p re avuto una grande . ma è e n o r­ me.si im ­ m aginano che q u esto dà lo ro il diritto di rinunciare a ogni ri­ spetto um ano. e p oiché ha rinunciato alle a ssurde e vane oste n ta ­ zioni di u n o spiritualism o che.» D o p o di che mette in nota: « N o n si rip eterà mai abbastanza a molti partigiani del naturali­ sm o o del m aterialism o m od erno.Q u a n d o Bakunin cita C o m te nel c o rso del s u o scritto. da W ilh e lm Bolin e Friedrich Jodl. 139. di ciò che distingue l’u o ­ m o dall’animale. a pp oggiò m olto attivam ente la m isure re p re ssive dirette c o n tro l’Internazionale. voi.Bakunin si riferisce alla magnum opus di Feuerbach. Tutta questa parte de L’Empire knouto-germanique è uno svilu p ­ po (o talvolta p e rsin o una rip etizion e ) di certi p assaggi del Fédéralisme.

non so n o riusciti e non riu scira n n o a sb a ­ razzarsi di un p en sie ro astratto e m etafisico predom inante. stra p p ò alla dottrina hegeliana la sua m aschera co n se rvatrice e m o strò in tutta la sua nudità l’im placabile negazione che ne co stitu isce la essenza. essa si affi­ da alla lo ro coscienza. I. p. III. 61. M a ve ne so n o anche parecchi che s p o n ­ taneam ente. . ap p re n d era nn o con quale necessità di e vo lu zion e le credenze dei padri non so n o affatto passate a tutti i figli. Biographie. N e l I 873. vi so n o molti spiriti che so n o rimasti nelle c re d e n ze teologiche. Q u e s to partito aveva alla sua testa il celebre filo sofo Feuerbach che sp in se il seguito logico di questa d ottrina fino alla n e gazio­ ne sia del m o n d o divino che della stessa metafisica. M etafisico lui stesso.p. là. hanno abb andonato la fede tradizionale. Littré scrive: «Su questi due gruppi [uno ra p prese n ta to dalla Scuola politecnica. co m e ad e sem p io Biichner. e quali so n o le condi- . a quelli la filosofia non ha niente da dire. in questa vision e generale della storia che non è a ncora stata eguagliata. Tuttavia tale è la sua ge n e ra­ lità. non si indirizza a loro. rappresentanti della scuola m ateriali­ sta o realista.» (Archives Bakounine. Tutti gli spiriti m editativi vi hanno accesso. N o n poté andare più lontano. l’altro dalle Scuole di m edicina] la filosofia positiva ha fatto p re sa con la scienza positiva. che se rv o n o da interm ediario. e se a p ro n o i suoi libri.sim patia per q u est’ultim o e che nel 1844 ha vo lu to dedicargli u n o s tu d io in tito la to Exposé et développem ent des idées de Feuerbach. la m aggior parte dei quali. la sua azione non può estendersi: quelli che hanno ricevuto solam e n te l’educazione letteraria dei n ostri collegi. si indirizza a loro. A c o sto ro la filo­ sofia positiva ha m olto da dire.In questa prefazione. ossia sotto l’azione d issolve n te d ell’am biente s o ­ ciale. che p ossia m o co n sid e ra re p e rd u to (N ettlau. M a rx e soci. tale è la sua op p ortu n ità che anche là l’influenza non gli è tolta. e quelli che o p e ra n o nelle officine e nei campi. Per essi si trova appunto la parte sto rica del libro di C om te. metafisiche. qual è il pericolo delle opinioni vaghe. a q uesto tito ­ lo. dovette cedere il p o ­ sto ai suoi legittimi eredi. M a ne restano ancora altri due sui quali. nota 25 I 9). 308). riv o ­ luzionarie. p erch é avrà re so un gran d e se rvizio sociale. e so n o c o ­ scie n ze che essa sarà g lo rio sa di accogliere. Bakunin scriveva: «M a il partito av­ v e rso d etto degli hegeliani rivoluzionari si m ostra più logico di H egel ste sso e infinitamente più ardito. . In questi due gruppi.

. alla q ua­ le è dedicata la se con d a parte del lib ro («The Know able»).p.p. 106.L ) . pp. . facendo su o il dogm a intellettuale della co n o sce n za reale del m ond o. 108. Vollständige Ausgabe durch einen Verein von Freunden des Verewigten. p. citato alla nota G. Werke. 29. IV (ed. I. intitolato «Verhältniss des A u sse rn und Innern»..p. L ittré è p o le m ic o (pp. faccia su o il dogm a m orale del se rvizio deN’umanità. J. 96. 171-177. ma che deve e sse re rico n o sciu to dalla scienza. voi. . all’o rg o g lio e all’avidità di gloria. tram ite Ferdinand Freiligrath. K.Bakunin si riferisce all’ultim o paragrafo. p. Vedi la lettera di Freiligrath a M a rx del 22 o tto b re 1857. da M anfred Häckel. . te rre n o della re ­ ligione. nelle mani di M a rx. B e rli­ no 1841. voi. besonders zur Morphologie (Stoccarda 1820). voi. che ce r­ cava di stabilire una relazione tra le facoltà mentali e la fo rm a del cervello e del cranio. distingueva nella regione p o ste rio re del cervello cinque organi co rrisp o n d e n ti all’am ore per la p ro ­ genie. . in A u g u ste C om te .» (Em ile Littré. «Préface d ’un disciple». G o e th e rispo n de a un p o e ­ ma di A lbrech t von H aller intitolato «D ie Falschheit d er m ensch- .1828).zioni di una dottrina che. Glashütten in Taunus I 976. ed. X L IX . M. 2a ed. L. .N e l suo libro Z u r Naturw issenschaft überhaupt. M E W .X L V ) c o n t r o la n o z io n e dell’«inconoscibile» che Sp e n c e r aveva in trod otto nel su o libro First principles. Vedi G e o rg W ilh e lm Friedrich Hegel. Q u e s t ’op era si divide in due parti. . pubblicato nel 1862.N e lla sua prefazione al libro di C om te . I). Rico rd ia m o a titolo di cu rio sità che l’esem plare della Logik che p osse d e va Bakunin passò. . 134. pp. all’amicizia. X L I . Parigi 1869. La sto ria filosofica è il ve ro in segnam ento di tutti c o lo ro che v o g lio n o co m p re n d e re la lo ro situ a zion e m entale e svilupparla. 260. Freiligraths Briefw echsel mit M a rx und Engels.p. nel 1857. Cours de Philosophie positive.Il fre n olo go te d e sco Franz Joseph Gali ( I 7 5 8 . la prim a tratta d e ll’«U nknow ab le». 3a ed. del capitolo su « D as w esentliche Verhältniss» (Logik. da Le op old von Henning). 105. I. voi. alla difesa di sé. e la lettera di M a rx a Engels del 16 gennaio 1858.

I. paragrafo 140). il quale non e s­ sendo che l ’unità collettiva di una infinità di mondi sparsi nell’im ­ m ensità dello spazio. E probabile che Bakunin co n osce sse queste righe trám ite Hegel. O. P. ma assolutam ente astratta. Bakunin le aveva rip re se per appoggiare un’a rgo m e n tazio n e s i­ mile a quella che svilup pa ne L’Empire knouto-germanique. co n o b b e Bakunin (che aveva appena lascia­ to il se rvizio m ilitare) e lo aiutò nei suoi studi filosofici.. 361. . Le lettere di Stankevic so n o di gran d e im portanza per la storia del p e n sie ro ru sso nel p e rio d o cruciale degli anni 30. p. non potrebbe avere coscienza di sé.lichen Tugenden» e p u b b lica to nella Gedichte (B erna 1732).Stralciato nel m anoscritto: M a questa unità non esiste come unità concreta e reale. 140. N e l 1836. sorella di Bakunin. il 24 giu gn o 1840. Già nel su o se con d o articolo « O filosofii» («Della filosofia»). nel pensiero dell’ùomo. N . ma nel 1837 si recò so lo all’e ste ro per continuare a B e rlin o i suoi studi su Hegel. 147. . aber verstohlen. . scritto nel 1840 per Otecestvennye Z ap iski ma rim asto inedito all’epoca.V issa rio n G rig o re v ic Belinskij (181 1-1848). né per nessuno. A ll’inizio del 1835. si fid a n zò in p riva to co n L ju b o v Bakunin. che le cita nella sua Enziklopàdie (voi. H a lle r aveva N a tu r dringt kein erschaffener Geist.p. w en n sie G o e th e replicò: D a s h ö r ’ ich se ch zig Jahre w iederholen. 134.Nikolaj V la d im iro vic Stankevic ( I 8 I 3 . perché nessuno può esistere fuori dall’universo.. né per lo stesso universo.1840). l’isp iratore del celebre circolo filosofico-letterario ru sso che porta il su o nom e. Vedi Sobrante socinenij. . II. Essa esi­ ste solo come idea necessaria. p. N a tu r hat w e d e r Kern N o c h Schale Alles ist sie mit einem Male. noch die äussre Schale weist!» A I che Versuch schw eizerischer scritto: «Ins In n ere d e r / Z u glücklich. U n d Fluche drauf. che lo co n o b b e dalla prim ave- . specialm ente di Kant. assistito da Varvara D ’jakov. . Bakunin. E m o rto a N o v i. il più celeb re critico letterario ru sso.p. sorella di M ichail.

18601861) e in francese da A. D o p o la rottura avvenuta p oco prim a che Bakunin partisse per Berlino (1840). 1865). 157. quando Bakunin pubblicò il su o a rtic o ­ lo «D ie Reaktion in Deutschland».p. N ella sua History of civUization in England (2 voi. . Q. intrattenne con lui. rip re se ro i loro rapporti nel 1842. negli anni seguenti.H e n ry T h o m a s Buckle (1 82 1 -18 6 2). . . N e l 1869. poi quelle di Hegel.. . sto rico inglese. 147. . 1 85 7-1861).ra del 1835. R. Bakunin definì Belinskij «il n o stro D id e ro t russo». Dal canto suo. nel 1847 si in co n tra ro n o di n u o v o a Parigi. E Belinskij che isp irò a B akunin la sua prim a pubblicazione. Bakunin trasm ise a Belinskij le idee di Fichte. Z w e i friedliche Blätter. E nel p rim o articolo (precisam ente pp. Vermehrter und verbesserter Abdruck der beiden Aufsätze: «Über Justinus Kerner».p.. ce rcò di dim ostrare.p.Bakunin intende parlare dell’o p u sco lo di D avid Friedrich Strauss. che all’epoca faceva autorità. che una tendenza fondam entale spinge la sto ria v e rso il p ro ­ gre sso e che la realtà e co n om ica è il substrato della vita politi­ ca. A lto n a 1839. und: «Über Vergängliches und Bleibendes im Christentum». delle rela­ zioni intime ma tem pestose. la traduzione russa delle Vorlesungen über Bestim mung des Gelehrten [Lezioni sulla m issione del d o t­ to]. . 109-1 18) che il celebre autore della Leben Jesu [Vita di G esù] e spo n e i punti di vista ripresi qui da Bakunin. Il libro fu tra d o tto in te d e sco da A rn o ld Ruge (2 voi. di Fichte ( I 836). B ouillot (5 voi.. co m e C om te . 148.

54033 Carrara. .Finito di stam pare nel mese di settem bre 2000 presso La C oop erativa Tipolitografica via San Piero I 3/a .

. ma reale.) L’arte.. sostituendolo con una crudeltà divina. la scienza è l’abbandono e il sacrifìcio perpetuo dellavita fuggente.. fondamento princi­ pale di ogni schiavitù riempiendo il loro spirito di assurdità divine. tran­ sitoria.. a profitto delle astrazioni eterne. sa incarnare nelle forme che pur non essendo affatto vive nel senso della vita reale. tuttavia provocano nell’immagina­ zione dell’uomo il sentimento di questa vita (.» «La scienza. mentre al contrario. essa è infinitamente inferio­ re all’arte. Esse basano sul lavoro l’umana servitù (..«C’è bisogno di ricordare fino a che punto le religioni istupidiscono e corrompono i popoli? Esse uccidono in loro la ragione.» Michail A. ma con un artifìcio che le è proprio.. non può uscire dalla sfera delle astrazioni. proteggendo solo i servili e gli umili. e li riducono all’imbecillità. Bakunin 22 0 00 . è dunque una specie di ritorno dell’astrazione alla vita. ho detto. Soffocano nel cuore dei popoli ogni sentimento di umanità e di benevolenza fraterna. quest’importante strumento dell’emancipazio­ ne umana. e soprattutto l’arte attuale.) Uccido­ no lafierezza e la dignità umane. la quale anch’essa ha a che fare solo con tipi e situazioni generali. Da questo profilo.