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Sit-In Altamarea_Gazzetta Del Mezzogiorno

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Domenica 30 maggio 2010

LA GAZZETTA DEL MEZZOGIORNO - Quotidiano fondato nel 1887
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LA MANIFESTAZIONE INCONTRO TUMULTUOSO CON IL SINDACO EZIO STEFÀNO

Inquinamento sit-in al Comune tra le polemiche
Qualche centinaio le presenze per Altamarea. Ma poche al di fuori degli ambientalisti
MASSAFRA
l Sit-in ieri di «Altamarea» davanti a Palazzo di città per il fermo tecnico delle cokerie Ilva e l’individuazione delle fonti di emissione di benzoapirene. L’incontro sindaco-ecologisti ha spinto Stefàno a promettere di firmare la diffida alla Regione in assenza di decisioni che risolvano la questione.
SERVZI ALLE PAGINE II, III, IV E V > >

TRA LE POLEMICHE Uno striscione davanti Palazzo di città. Ieri il sit-in di «Altamarea» [foto Todaro]

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Auto distrutta dalle fiamme in via Cristoforo Colombo
SERVIZIO A PAG. VIII > >

Vino adulterato, 10 nei guai
Maxi sequestro a Massafra, fissata l’udienza preliminare per gli imputati
Nel 2008 furono sequestrati 5 milioni di litri di vino ottenuto con uva da tavola e zucchero
l Vino ottenuto dalla spremitura di uva da tavola e con l’aggiunta di zucchero. Compariranno il prossimo 21 luglio dinanzi al giudice per le udienze preliminare Giuseppe Tommasino i dieci destinatari della richiesta di rinvio a giudizio formulata dal procuratore aggiunto Pietro Argentino a seguito dell’indagine svolta dal Corpo forestale dello Stato per frode in commercio. L’inchiesta, svolta dagli agenti del Corpo Forestale dello Stato, scattò nel dicembre del 2007 a seguito di una segnalazione giunta da Verona. Il 31 gennaio del 2008 furono sequestrati 5 milioni di litri di vino.

SCOPERTA VICINO ALL’UNIVERSITÀ

LIZZANO

Il parroco racconta i momenti di paura vissuti a Lourdes
OCCHINEGRO A PAG. XIII > >

Ai Tamburi c’era l’arsenale della mala
l Cercavano armi e munizioni della mala e le hanno trovate. I carabinieri del Nucleo investigativo, al comando del tenente colonnello Antonio Russo e del capitano Nicola Abbisciano, hanno sequestrato una doppietta in perfetto stato di conservazione e circa 9000 cartucce da caccia. Una persona è stata denunciata. E’ il bilancio di una vasta operazione di prevenzione e controllo del territorio messa a segno nelle scorse ore in città dai militari del comando provinciale di Taranto al quartiere Tamburi, nei pressi delle sedi universitarie.
MASSARI A PAGINA VIII > >

MANDURIA

Il Comune lancia le borse lavoro per favorire i disoccupati
PERRONE A PAG. XII > >

MASSAFRA L’azienda sequestrata dagli agenti della Forestale

MAZZA A PAGINA VII > >

TRAGEDIA SFIORATA L’UOMO, 60ENNE, ORA È RICOVERATO A BRINDISI

LA RAPINA L’UOMO ERA IN MOTORINO E ARMATO DI PISTOLA

PROTEZIONE CIVILE IERI CELATA SOTTO IL PONTE DI LIDO AZZURRO

Sava, si ustiona a scuola Bandito alla stazione Esso Esercitazione di soccorso usando una friggitrice un colpo da 2.500 euro trovata anche una pistola
IL FATTO Un uomo di 60 anni si è ustionato ieri all’interno della scuola Falcone di Sava mentre era intento a usare una friggitrice
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IL COLPO Ancora una rapina ai danni di una stazione carburanti. E’ avvenuta ieri pomeriggio a Taranto. Nel mirino la Esso di via Battisti [foto Todaro]
MASSARI A PAG. VII > >

LA PROVA Forze dell’Ordine e volontari di Protezione civile ieri a Taranto si sono misurati in un’esercitazione: la piena del fiume Tara
SERVZIO A PAGINA X > >

SERVIZIO A PAG. VIII > >

II I TARANTO PRIMO PIANO

Domenica 30 maggio 2010

INQUINAMENTO

IL FATTO Gli ecologisti chiedevano a gran voce IERI MANIFESTAZIONE AL COMUNE il fermo tecnico delle cokerie Ilva per i gravi danni provocati dal benzoapirene

RADUNO IN PIAZZA CASTELLO

«Altamarea», sit-in tra molte polemiche
Scarsa presenza di cittadini fuori dall’orbita ambientalista
Qualche centinaio i manifestanti radunatisi davanti Palazzo di Città
FULVIO COLUCCI
l Non è stato possibile trovare un’altra Taranto dietro i «volti noti» della battaglia ambientalista. Il sit-in organizzato ieri da «Altamarea», per chiedere il fermo tecnico delle cokerie Ilva, ha confermato che la città si muove come in un confuso «labirinto», per ora senza via d’uscita. In piazza c’era la grande forza di un ecologismo tangibile, ma si respirava anche la palpabile debolezza delle «solite» assenze. Non si marciava, ma il problema resta il «vuoto» dietro quelle facce: la lotta al degrado ambientale - decisiva per la comunità - continua a non coinvolgere la maggioranza silenziosa. Interi segmenti restano invisibili: gli operai dello stabilimento siderurgico, gli abitanti dei quartieri-fabbrica (dove le masse mobilitate tra Tamburi e Paolo VI?). Cosa non ha funzionato? La parola d’ordine troppo «tecnica», oscillante tra benzoapirene e cottura del coke? O il fatto che il fermo tecnico delle cokerie significa, in sostanza, blocco della produzione d’acciaio con tutte le conseguenze occupazionali e sociali del caso? E’ arrivato il momento di chiedersi il perché di larghe assenze con più vigore, andando oltre il successo «tecnico» dell’iniziativa dovuto al confronto col sindaco Stefàno e alla promessa, strappata al primo cittadino da «Altamarea», di una sua firma sulla diffida ecologista alla Regione Puglia. Le associazioni chiedono di imporre all’Ilva l’uso delle migliori tecnologie «in assoluto» per eliminare il problema degli sforamenti di benzoapirene (idrocarburo cancerogeno che al quartiere Tamburi ha superato la soglia di un naogrammo per metro cubo d’aria nel 2009). Qualche centinaio i manifestanti davanti a Palazzo di città: le associazioni che rientrano nel cartello di «Altamarea», il movimento referendario per la chiusura dello stabilimento siderurgico capeggiato dal leader di «Taranto futura» Nicola Russo, il Fondo anti-diossina di Fabio Matacchiera e altre associazioni. Difficile il dialogo perchè il sit-in ha evidenziato le contraddizioni che legano la città ai problemi ambientali. Difficile il dialogo, frammentario, spezzettato in una serie di «atti unici». Sindaco e ecologisti si sono confrontati in un’altalena di parole e furori improvvisi. Prima Stefàno è sceso in piazza, poi è tornato nei suoi uffici di fronte all’incalzante richiesta di «Altamarea» di un confronto pubblico a tutto campo senza i binari preferenziali delle interviste. Il sindaco ha poi convocato i giornalisti per spiegare la sua posizione e infine, raggiunto da una delegazione di «Altamarea», dopo un animato faccia a faccia, ha deciso di tornare in piazza su richiesta del presidente Luigi Boccuni. Qui si è consumato l’«ultimo fuoco» di una giornata particolare, mentre il sit-in era diventato una specie di meeting collettivo in cui i cittadini raccontavano storie ed esperienze. Stefàno ha spiegato la sua strategia: richiesta al perito della procura della Repubblica, Lorenzo Liberti, di un parere sulla possibilità del fermo tecnico delle cokerie; richiesta all’Arpa di dati per capire quali fonti incidono sulle emissioni di benzoapirene; interventi sul traffico per arginare l’inquinamento ai Tamburi. Ma la polemica attendeva solo il varco giusto per insinuarsi. Uno dei leader di «Altamarea», Alessandro Marescotti, ha chiesto al sindaco perché attendere sei mesi, quando già a dicembre Altamarea lo sollecitò a effettuare controlli sul benzoapirene. Il primo cittadino non ha risposto lasciando il sit-in per rientrare in ufficio. Marescotti ha stigmatizzato il suo atteggiamento: «E’ il sindaco della confusione». Ora tutto è rimandato al 7 giugno, data del confronto tra Ilva, Regione, Enti locali e ambientalisti in prefettura. «Denunceremo le inadempienze alla procura della Repubblica» ha chiosato Marescotti. Era evidente a chi pensava.

La scheda sul benzoapirene Un pericoloso inquinante che può provocare il cancro
Benzoapirene, cos’è? Non una medicina, l’amaro ironico commento di Altamarea sul manifesto di annuncio della maniestazione. In realtà in un dossier appositamente predisposto, viene spiegato di cosa si tratta. Il benzoapirene appartiene alla famiglia degli Idrocarburi policiclici aromatici (Ipa). Benzoapirene ed Ipa sono presenti nell’aerosol urbano e sono associati a particelle con diametro minore di 2μm (micron). Gli Ipa vengono rilasciati nell’aria attraverso processi di combustione incompleta di impianti termici, centrali termoelettriche, inceneritori e col trasporto veicolare. L’Agenzia internazionale per la ricerca sul cancro (Iarc) ha classificato il benzoapirene come sostanza cancerogena di classe 2A - probabile cancerogeno per l'uomo - sopratutto a carico dei polmoni. Il benzoapirene si è dimostrato genotossico. Nell’uomo è risultato positivo nelle prove di danneggiamento, di mutazione, di effetti sui cromosomi e di trasformazioni cellulari. Il benzoapirene è anche un probabile agente cancerogeno. Vi sono alcune prove che esso possa causare tumori alla pelle, ai polmoni e alla vescica sia nell'uomo che negli animali. Il benzoapirene ha causato in animali da laboratorio l'insorgenza di tumori nei nuovi nati di madri esposte durante la gravidanza nonché disturbi di sviluppo fetale. Il composto può, infatti, passare dalla madre al figlio attraverso il latte materno. Se ingerito, il benzoapirene può provocare irritazione delle mucose; se inalato, respiro breve e sibilante, tosse, irritazione delle alte vie respiratorie, bronchite, dispnea, edema polmonare; il contatto cutaneo provoca arrossamento, irritazioni, dermatiti, eritema, pigmentazione, desquamazione, verruche. Il contatto oculare: arrossamento, irritazioni, congiuntiviti, fotosensibilizzazione. Se rilasciato in acqua, viene assorbito molto velocemente dai sedimenti, si bioconcentra negli organismi acquatici che non lo metabolizzano, non si idrolizza. Secondo i calcoli degli esperti, il valore di 1,3 nanogrammi per metro cubo di aria registrato a Taranto significa l’equivalente di mille sigarette fumate all’anno da un bambino al quartiere Tamburi e 750 sigarette fumate da una donna in attesa. [M.R.G.]

CHIUDIAMO LE COKERIE È la richiesta che gli ambientalisti di Altamarea hanno rinnovato ieri al sindaco di Taranto per quanto riguarda l’Ilva. Questo perché dalle cokerie fuoriesce benzoapirene [foto Todaro]

LA DIRETTA
LA PROTESTA IN PIAZZA DEGLI AMBIENTALISTI Le fasi salienti della protesta inscenata ieri dagli ambientalisti tarantini contro il benzoapirene, un pericoloso inquinante, in un video. Segui le istruzioni per vederlo a pag. 35 dell’edizione nazionale.

IL PARTICOLARE SINDACO TRA POLEMICHE E DIALOGO. POI DICE: ATTENDO RISPOSTE ALLE MIE RICHIESTE

Stefàno: «Disposto a firmare la diffida alla Regione»
l E’ oscillatorio il moto di Stefàno verso gli ambientalisti di «Altamarea». E non sappiamo se la strategia del sindaco s’ispira al classico alternarsi del bastone e della carota: la polemica, lo scontro sui principi, sul dialogo e sul «senso di democrazia»; poi l’apertura al confronto, fino alla promessa - non sappiamo quanto realizzabile - di firmare la diffida alla Regione presentata dalle associazioni, in cui si chiede di imporre all’Ilva un cambio di passo tecnologico sulla gestione delle cokerie e delle emissioni. E se, invece, il primo cittadino avesse cercato ieri di evidenziare, con astuzia machiavellica, discrepanze e divisioni del movimento ecologista? «Con le rivoluzioni in piazza - ha dichiarato Stefàno ai giornalisti ricevendoli nella sala antistante il suo ufficio a Palazzo di città - c’è demagogia, ma non democrazia. Io mi confronto con chi dialoga, non con chi litiga. Dicono che il sindaco non ha fatto niente, ma guardando la manifestazione rispondo: la città sa a chi credere». E’ stata chiara l’allusione alla scarsa affluenza di cittadini non arruolabili nell’ambientalismo militante al sit-in di «Altamarea». Ma mentre si pensava a un dialogo chiuso definitivamente, dopo la prima sortita in piazza del sindaco e le prime proteste, quella frase «io mi confronto con chi dialoga» è prepotentemente tornata alla ribalta come passepartout per aprire un improvviso, e fino a qualche secondo prima insperato, canale di discussione con una mini-delegazione ambientalista capeggiata dal presidente di «Altamarea» Luigi Boccuni. Stefàno, dopo un irrigidimento iniziale, ha sciolto ogni riserva illustrando la sua strategia: dagli esperti una parola sul fermo tecnico delle cokerie, dall’Arpa una sull’origine delle emissioni, dal Comune l’impegno a ridurre il traffico ai Tamburi. Poi lo «spericolato» esercizio sulla diffida di «Altamarea» alla Regione: «Signor sindaco la firma se fallisce l’incontro in prefettura con l’Ilva?» ha chiesto Boccuni; «d’accordo» ha risposto Stefàno ribadendo però l’attesa di risposte sul fermo tecnico delle cokerie e sui dati Arpa. Una stretta di mano e la seconda «discesa» tra i manifestanti sembravano aver semplificato tutto con improvvisa velocità. Ma è in piazza che la contraddizione fra teoria e pratica, per la

NEL PALAZZO Il sindaco Stefàno ha avuto prima un confronto polemico con gli ambientalisti, poi il chiarimento [foto Todaro]
seconda volta, ha mandato a farsi benedire il principio di equilibrio che Stefàno aveva cercato di raggiungere in ossequio al grande economista e sociologo Vilfredo Pareto (che spiegava come non si possa migliorare la condizione di un soggetto se non a danno di un altro). La promessa agli ambientalisti era stata preceduta, infatti, da una dura tirata proprio contro di loro: «Hanno toccato con mano - spiegava Stefàno ai giornalisti - il distacco della città, qui viene gente che non ha i soldi per pagarsi gli occhiali o un intervento dal dentista. Gente che non può prendere l’autobus e non va certo in giro con le jeep. I cittadini hanno abbandonato quelle posizioni perché hanno capito. Io sono preoccupatissimo per l’evoluzione della vicenda occupazionale all’Ilva con la cassa integrazione che galoppa». Ripresa la parola davanti ai manifestanti, il sindaco si è trovato di fronte alla precisa domanda di Alessandro Marescotti sui ritardi nella gestione dell’affaire benzoapirene. Il sindaco non ha risposto e, anche spinto da un clima verbalmente ostile, è rientrato in ufficio. E’ lì che l’edificio appena costruito, grazie al principio dell’«ottimo paretiano» (la ciatat teoria di Pareto sull’equilibrio economico) ha cominciato a scricchiolare. Ora, dopo aver definito «sconcertante» l’atteggiamento di Stefàno, Marescotti e Boccuni chiedono un confronto in TV Sembra evidente dalle loro pa. role che non tengano in gran conto come la politica, in fondo, resti sempre l’arte del possibile. [fulvio colucci]

Domenica 30 maggio 2010

TARANTO PRIMO PIANO I III
UN APPELLO PER IL TURISMO E IL REFERENDUM INCALZA

DUE MANIFESTAZIONI IN CONTEMPORANEA Mentre gli ambientalisti manifestavano in piazza Castello per l’inquinamemto provocato dalle cokerie Ilva, al di là del ponte girevole, in città nuova, nella vicina piazza Garibaldi, gli alunni di una serie di scuole di Taranto manifestano contro gli effetti nocivi del fumo e delle sigarette. Un’iniziativa, questa, contro il tabagismo. Ma c’è chi tra gli ambientalisti ha proposto un gemellaggio tra le due iniziative [foto Todaro]

PICCOLI DAVANTI AL GAZEBO

«DICIAMO NO ALLE SIGARETTE»

Slogan e sveglie non riempiono la piazza e ora si attendono risposte tra sette giorni
«Resteremo in questa città». «I morti a Taranto non sono percezioni»
MARIA ROSARIA GIGANTE
l Ci sono realmente tante sveglie di vari formati e fogge a suonare la carica e fare da sottofondo ad una manifestazione che certo non riesce a riempire la piazza, ma per l’intera mattinata va avanti facendo crescere l’ansia e l’attesa. Alla fine a più di qualcuno, la giornata lascia l’amaro in bocca di una decisione forte che da parte del sindaco Stefàno non giunge. Loro, gli ambientalisti, invece, sostanzialmente sembrano lasciare aperta una ultima sottile linea di credito nei confronti del sindaco che a fine mattinata, dopo ore di estenuante attesa giù in piazza e trattativa nelle stanze del Comune, promette che se il tavolo in Prefettura il prossimo 7 giugno non darà risposte, allora al fianco degli ambientalisti firmerà una diffida alla Regione. Gli ambientalisti incalzano: «Se tra sette giorni non ci sono risposte, la città è pronta a scendere in piazza e noi siamo pronti a denunciare le istituzioni per omissioni». Ma la scarsa folla rimasta fino a tarda ora, chi aveva deciso di rimanere lì ad oltranza, sfidando un sindaco su cui sostengono d’aver deposto la loro fiducia e che ora li deluderebbe, commenta ad alta voce: «La città deve alzare il tono, alla fine abbiamo ottenuto solo un nuovo rinvio». Insomma, le sveglie sono da reimpostare. Contestato, fischiato, il primo cittadino in realtà sembra più perdere le staffe - ed infatti volta le spalle e va via - quando gli organizzatori della manifestazione si rifiutano all’inizio di seguirlo sù per leggere insieme i documenti, chiedendo invece il confronto giù davanti ai cittadini. Volta le spalle una seconda volta quando Marescotti vorrebbe chiedergli un chiarimento. «Volevo chiedergli - spiega poi quest’ultimo al megafono - perché non ha già agito prima, in passato. Le documentazioni, i dati, gli sono stati già forniti da tempo». Lui, invece, il sindaco, aveva provato a dire che il Comune ha fatto tutti i passi ritenuti necessari. Ma la folla lo assedia di urla e fischi. Già, la folla. Non è sicuramente quella numerosa che gli organizzatori si attendevano, neppure quella che aveva sfilato nelle due precedenti manifestazioni. Complici il clima estivo, la scuola ormai alle ultime battute, o forse anche la sfiducia che prende molti, ma il sit-in - che si trasforma in presidio di testimonianze - conta su un numero più ridotto di persone, che mano mano defilano. Rimangono i più convinti a chiedere ad alta voce che il sindaco scenda e dia quella risposta che si attendono, che convochi l’Ilva, che imponga di fermare la cokeria per una settimana. «Resteremo in questa città», recita uno striscione. «Il turismo può decollare, ma Riva se ne deve andare», fa eco un altro più irriverente. Chi ha riciclato, ribadisce il «sogno di vedere Taranto senza una nube di diossina». Tra una folla che ancora sta organizzandosi, spunta qualche personaggio noto. L’avvocato Carlo Petrone lancia il suo messaggio attraverso la sua sgargiante t-shirt: «Io - si è fatto scrivere sù ho già dato». Tra la tensione che sale, le urla dei più «facinorosi», il tifo da stadio ed i tamburi dei «guerrieri della civiltà», i leader ambientalisti provano anche a fare una sottile satira: «L’ultimo spot dell’Ilva? E’ buffo». E Marescotti replica: «L’Ilva faccia un vero grande spot: fermi la cokeria». Fabio Matacchiera, che dopo una precedente frattura col movimento ambientalista è stato da questo completamente riabilitato, è livido di rabbia: «Tarantini, non credete a chi vi dice che l’inquinamento è stato abbattuto. I controlli li fanno solo la notte. L’Arpa arriva dopo una telefonata fatta la sera prima». A distanza poi, al sindaco che si era allontanato dicendo che non si sarebbe confrontato con le percezioni della folla, ma solo con gli esperti, qualcuno manda a dire: «I morti a Taranto non sono percezioni». Il papà di una bimba malata aggiunge: «L’inferno rispetto a cosa prova un genitore è una passeggiata». Intanto, lentamente va consumandosi quella che viene annunciata come la frattura definitiva tra gli ambientalisti ed il sindaco. Ma quando arrivano in auto due giovani sposi, i manifestanti si fermano, tributano loro un applauso e soprattutto gli auguri che a loro ed ai loro figli sia riservato un destino migliore. Alle 12, gli ambientalisti danno un ultimatum di 20 minuti al sindaco: se non scende, andranno avanti con le azioni legali. Alle 12,20, Franco Sorrentino (Uil) è costretto a dare altri 10 minuti di proroga, mentre qualcun altro prova persino a dire che il sindaco potrebbe essere perdonato. Giusto qualche secondo prima delle 12,30 il sindaco torna giù. Prova a spiegare. Inutile ogni sforzo. Volta le spalle e va via. Inevitabilmente le lancette sono posizionate al 7 giugno. Tra una settimana, ci proveranno di nuovo a cambiare la storia.

L’ALTRA MANIFESTAZIONE NELLA VICINA PIAZZA GARIBALDI IERI SI È SVOLTA LA GIORNATA DEL RESPIRO PER DIRE NO AL TABAGISMO

«Gemelliamoci con quei bambini che protestano contro il fumo»
Marescotti: spiegate ai ragazzi che hanno fumato mille sigarette l’anno soprattutto se abitano ai Tamburi
l A separarle c’è di mezzo un ponte. Ma in realtà un nesso c’è tra le piazze: piazza Castello, dove era in corso la manifestazione in cui si chiedono misure urgenti e drastiche per abbattere le emissioni di benzoapirene; piazza Garibaldi, dove per un curioso gioco del destino, ieri era contemporaneamente in corso la manifestazione per celebrare la 16esima Giornata del respiro, conclusiva della campagna portata avanti dal Dipartimento di prevenzione Asl nelle scuole contro il fenomeno del tabagismo quale fattore di rischio correlato all’insorgenza di numerose patologie cronico-degenerative tra cui broncopatie croniche, malattie cardio-vascolari e neoplasie. A cogliere il nesso è uno dei leader del movimento ambientalista a Taranto, Alessandro Marescotti, che da piazza Castello dice: «In quell’altra piazza si sta spiegando ai ragazzi quanto sia pericoloso fumare. Si dice loro di non fumare, si stanno spiegando i danni provocati dal fumo. Ho chiesto ai responsabili dell’iniziativa se avessero anche spiegato ai ragazzi che in realtà hanno già fumato qualcosa come mille sigarette all’anno, soprattutto se abitano al quartiere Tamburi. Per questo ho chiesto anche loro di gemellare le iniziative». Chiaramente una «provocazione» che, però, coglie nel segno. La manifestazione di piazza Garibaldi - che rientra nel Programma di educazione alla salute respiratoria e prevenzione del tabagismo promosso dall’Ares (Agenzia regionale sanitaria) e che si integra con il Progetto ministeriale «Guadagnare salute» - fa parte di un progetto dal titolo «Dai più respiro … alla tua vita». I temi e i problemi, insomma, sembrerebbero rincorrersi. Intanto, la campagna dell’Asl ha visto una fase di informazione-formazione destinata agli operatori della scuola e un secondo momento di sensibilizzazione ed educazione indirizzato agli alunni di 11 scuole che ieri hanno dato un saggio dei lavori che hanno realizzato in base ai temi trattati a scuola. Ma i messaggi che sono stati veicolati sono rivolti non solo agli alunni che vi hanno partecipato. Intendono, in realtà, mettere in guardia tutti sui rischi provocati dal tabagismo, rischi che si trasformano in patologie respiratorie come ad esempio la bronchite cronica, l'enfisema, l'asma, l'insufficienza respiratoria cronica, tutti danni appunto provocati dal fumo di tabacco e dall’inquinamento atmosferico. L'iniziativa, patrocinata da Comune di Taranto, Aipo e Asl, è realizzata in stretta collaborazione con le scuole di Taranto (direzione didattica XII circolo Livio Tempesta e Don Milani, direzione didattica XVI circolo Europa, direzione didattica XXIII circolo Raffaele Carrieri, scuola di istruzione secondaria 1° grado Alessandro Volta, scuola secondaria paritaria di 1° grado Don Bosco, scuola secondaria di 1° grado Bettolo, istituti comprensivi Dante Alighieri, Galilei, Pirandello, Falcone, Martellotta e Sciascia). L’intero lavoro è stato reso possibile grazie all’intervento delle operatrici sanitarie, del dott. Cosimo Moccia referente locale dell’Aipo (Associazione italiana pneumologi ospedalieri), del dott. Antonio Pesare, responsabile dell’Unità operativa per l’educazione alla salute del Dipartimento di prevenzione dell’Asl. [M.R.G.]

«Taranto deve alzare il tono perché alla fine abbiamo ottenuto solo un nuovo rinvio»

IV I TARANTO PRIMO PIANO

Domenica 30 maggio 2010

INQUINAMENTO

L’AMMINISTRAZIONE COMUNALE Il 6 maggio è stato approvato l’atto di IERI MANIFESTAZIONE AL COMUNE indirizzo in cuiIlsi manifesta la volontà del risarcimento. 18 mandato all’Avvocatura

L’AGENZIA REGIONALE L’AMBIENTE «Il prossimo 31 maggio risponderemo al sindaco sulle richieste che ci ha formulato indicando le sorgenti di benzoapirene»

Dal risarcimento danni allo scontro sul benzoapirene
Le tappe che hanno segnato in questo mese la battaglia ambientale Posizioni diverse tra Comune, Arpa e movimenti ecologisti
MARIA ROSARIA GIGANTE
l Un’ordinanza per fermare le emissioni di benzoapirene della cokeria per una settimana e verificare se è tale impianto a fornire un apporto determinante allo sforamento del livello di 1 nanogrammo a metro cubo, nonché la richiesta di risarcimento per i danni ambientali. E’ su questa piattaforma posta da Altamarea alla base delle rivendicazioni della manifestazione di ieri (già avanzate in passato) che si è scatenata negli ultimi giorni una vera e propria bagarre sui temi ambientali. La prima reazione è quella del Comune. Il 6 maggio la giunta comunale approva un atto di indirizzo in cui si afferma la volontà di intraprendere tutte le azioni, anche giudiziarie, finalizzate all’accertamento delle responsabilità - civili, penali ed amministrative - ed al riconoscimento di forme risarcitorie in favore della città, da proporre sia nei confronti delle industrie del territorio responsabili dell’inquinamento, sia nei confronti dello Stato. Il 18 maggio, poi, il Consiglio comunale discute della questione risarcimenti danni e approva una mozione con cui dà mandato all’Avvocatura di intraprendere l’azione risarcitoria se riscontrerà che sono stati disattesi i punti dei vari atti di intesa siglati negli anni scorsi con l’Ilva. Qualche giorno dopo ancora, il sindaco Stefàno presenta un esposto (contro ignoti), predisposto dall’avvocato Luca Masera di Milano, in cui si mette a fuoco l’incidenza delle malattie sulla popolazione residente nell’area industriale, senza soffermarsi su una specifica azione risarcitoria. Gli ambientalisti non sono del tutto soddisfatti, chiedono maggiore inciranto al consiglio federale di tutte le Arpa, il direttore generale di Arpa Puglia, Giorgio Assennato aggiunge: «Il prossimo 31 maggio risponderemo al sindaco sulle richieste che ci ha formulato dando un’informazione sulle sorgenti di benzoapirene. Inoltre, la Regione ha già istituito un tavolo e ci ha affidato il compito di supportarlo per definire le tecniche con cui le emissioni di benzoapirene potranno scendere al di sotto di un nanogrammo per metro cubo d’aria. Sì, questo parametro bisognava già averlo raggiunto dall’1 gennaio del 1999. Però, poiché non avevamo i dati, non era possibile fare alcuna programmazione. Abbiamo i dati da pochi mesi. Ora possiamo agire. Occorre solo fare quanto prima». Ieri, intanto, nel corso della manifestazione, Altamarea annuncia anche una diffida formale al presidente Vendola perché adotti un piano di azione a fronte del rischio di superamento anche nel 2010 dell’obiettivo di qualità di un nanogrammo e venga installato un sistema di rilevazione intorno alla cokeria ed agli impianti dell’area industriale.

«Voglio scuoterlo nella coscienza» E Matacchiera regala in piazza al sindaco Stefàno un lupino
Valerio Staffelli, nella trasmissione «Striscia la Notizia» che va in onda su Canale 5, è diventato famoso nelle sue incursioni finalizzate a consegnare il «Tapiro d’oro». A Taranto, mutuando Staffelli, Fabio Matacchiera, esponente del fronte ambientalista che nei mesi scorsi ha anche lanciato l’iniziativa di un fondo anti-diossina, ha pensato di regalare al sindaco Ezio Stefàno un lupino. Sì, il caratteristico frutto di colore giallo molto consumato a Taranto ed espressione di una tradizione tutta locale. «Ieri mattina - commenta lo stesso Matacchiera - durante la manifestazione in piazza Castello e davanti a tutte le emittenti televisive, ho avuto il piacere di consegnare al signor sindaco di Taranto, dottor Ippazio Stefano, un lupino in riconoscenza al suo operato rivolto alle tematiche ambientali legate all'inquinamento industriale. Con questo atto tanto buffo quanto provocatorio desidero scuotere la coscienza del primo cittadino - dice ancora Matacchiera - affinchè possa intraprendere azioni forti e decise nei confronti di ci sta pesantemente inquinando». Chiaro il segno provocatorio dell’iniziativa di Matacchiera. Come Staffelli mette alla frusta personaggi celebri, così Matacchiera ha inteso pungolare in modo forte il sindaco perchè si attivi con più energia e coraggio sul fronte ambientale. Stupito Stefàno dell’insolito «regalo», deluso Matacchiera che di recente ha pià volte criticato il sindaco per quello che, secondo lui, non starebbe facendo sul fronte della tutela ambientale.

SORPRESA Il sindaco di Taranto riceve dall’ambientalista Fabio Matacchiera un lupino. E’ un caratteristico frutto di colore giallo molto consumato a Taranto. Quello di Matacchiera è stato, come lui stesso lo definisce, un «gesto buffo e provocatorio» per invitare il sindaco a darsi da fare

LA POLEMICA
Il presidente Peacelink: Stefàno si assuma le sue responsabilità
l «Se l'Ilva non ha nulla da nascondere e ritiene di aver diminuito le emissioni di benzoapirene spenga le cokerie per una settimana. Se non lo fa, può intervenire il sindaco con un’apposita ordinanza». Si gioca a carte scoperte. E «Altamarea», attraverso Alessandro Marescotti, presidente di Peacelink, rilancia la vertenza ambientale. «Il benzo(a)pirene - attacca Marescotti - è altamente cancerogeno. La città vuole sapere quanto incide l’Ilva sulle emissioni che hanno già sforato i valori-limite nel 2009. La chiusura della Chiusura della cokeria è tecnicamente fattibile. Lo dicono i documenti Bref (Best practice reference document ndr) che stabiliscono addirittura turni di manutenzione delle cokerie di 7 giorni e riteniamo che un fermo tecnico sarebbe di giovamento all'impianto. Inoltre un fermo tecnico consente di verificare l'effettivo apporto di benzoapirene da parte della cokeria all'inquinamento del quartiere Tamburi». Per Marescotti l’Ilva ha il dovere di consentire «la prova della verità». «Il fermo tecnico può dimostrare l'efficacia degli interventi ma nel momento in cui l’azienda non effettua questo fermo tecnico abbiamo dei forti dubbi». E qui entra in ballo il sindaco. «Noi puntualizza Marescotti - chiediamo a questo punto al primo cittadino un intervento urgente e riteniamo che debbano essere fatte immediatamente o nel tempo più breve possibile delle verifiche, delle misurazioni per sapere

«Se non ha nulla da temere l’Ilva spenga le cokerie»
Marescotti: Taranto ha il diritto di sapere, noi non ci fermeremo
CLIMA ROVENTE Alessandro Marescotti ha contestato il sindaco chiedendo un confronto in pubblico. «Fermare le cokerie è possibile» (Foto Todaro)

L’Ilva asserisce che le cokerie non si possono spegnere. Falso, dicono gli ambientalisti
sività ed incalzano ancora di più ribadendo la richiesta di un fermo tecnico. Mercoledì 26 maggio, è l’Ilva a replicare. Il rappresentante per la qualità, la sicurezza ed ecologia, Adolfo Buffo, afferma: «Le cokerie come gli altiforni non sono impianti che si possono spegnere per una settimana perché questo significherebbe distruggerli ed insieme con loro mandare in malora tutta l’area a caldo». Immediata la controreplica di Altamarea: «Non è vero che non si possa spegnere la cokeria per una settimana. E’ stato già fatto, lo si fa per la manutenzione. Il rifiuto dell’Ilva è la conferma che l'azienda non si vuole sottoporre alla prova della verità. Invece, se i dati emersi nella prova tecnica risultassero confortanti per l'azienda, non ci sarebbero i margini per emanare un'ordinanza sindacale di blocco totale». Giovedì 26, intervenendo a Ta-

quanto inquina la Cokeria». Il presidente di Peacelink fa presente che «a Genova la Cokeria è stata fermata e il livello di benzo(a)pirene nel quartiere Cornigliano è crollato. Vogliamo effettuare analoga verifica a Taranto. E chiaro che se, a cokeria ferma, dovesse verificarsi un crollo dell'inquinamento di benzoapirene nel quartiere Tamburi chiederemmo alle autorità competenti un fermo della cokeria definitivo. In gioco c'è una questione molto importante: la salute dei cittadini».

Stefàno ha risposto picche, ribadendo che la via da percorrere deve essere indicata dagli organi tecnici. «L'Arpa - obietta Marescotti - deve fare le misurazioni, poi c'è il sindaco, in quanto autorità sanitaria, che ha l’obbligo di intervenire quando è in pericolo la salute dei cittadini. Noi ovviamente ci siamo attivati anche nei confronti della Regione con una diffida estremamente efficace perchè stabilisce l'adozione delle migliori tecnologie in assoluto e prevede anche il fermo degli

impianti se questo non fosse sufficiente per l'abbattimento drastico dei livelli di benzoapirene. Noi abbiamo già bussato in maniera appropriata alle porte della Regione e a questo punto bussiamo anche alla porta del sindaco perchè faccia sentire la sua voce». Vi aspettavate una partecipazione maggiore al sit in? «Col caldo notevole, riteniamo che già questa presenza sia significativa . Ogni persona che è qui conclude Marescotti - ne rappresenta almeno cento». (G. Rizzo.)

Domenica 30 maggio 2010

TARANTO PRIMO PIANO I V
IL NO DEGLI INDUSTRIALI A prendere posizione contro il referendum è già scesa in campo Confindustria con un comunicato in cui ha aspramente criticato l’iniziativa

CITTADINI ALLE URNE Il referendum avrà solo valore consultivo. Il terzo quesito riguarda la richiesta di risarcimento dei danni da parte del Comune nei confronti dell’Ilva

Referendum sul siderurgico raccolte oltre 3.000 firme
Il Comitato Taranto Futura ha raggiunto l’obiettivo. Russo: la città è con noi
I cittadini saranno chiamati a esprimersi sulla chiusura totale o parziale dell’Ilva
GIACOMO RIZZO
l Il referendum si farà. Il comitato “Taranto futura” ha già raccolto (e superato) le 3mila firme necessarie. Ai cittadini verrà chiesto, in un referendum consultivo, di pronunciarsi sulla chiusura totale o parziale dello stabilimento siderurgico e sulla richiesta di risarcimento, da parte dell’Amministrazione comunale, per i danni ambientali. Ieri è proseguita la raccolta firme nel gazebo allestito davanti a Palazzo di città proprio mentre gli ambientalisti aderenti ad Altamarea reclamavano un incontro con il sindaco. «Siamo solidali con Altamarea, che sentiamo quasi come il nostro avamposto» dice l’avv. Nicola Russo, portavoce del Comitato “Taranto Futura”. «Ora ci siamo. Si arriverà al Referen-

LA SVOLTA Raccolte oltre 3mila firme a sostegno della richiesta del referendum consultivo sull’Ilva [foto Todaro]

dum, dove verrà chiamata tutta la popolazione a votare per la tutela della salute e per la tutela dei posti di lavoro. Abbiamo raggiunto - annuncia Russo - l'obiettivo delle 3mila firme, in realtà sono 3300, ma intendiamo raccoglierne delle altre perchè i cittadini vogliono firmare e ci stanno spronando ad andare avanti. Ci sono lunghe per firmare e questo è un segnale positivo. Possiamo modestamente dire che la città è con noi». Russo giudica «preoccupante»

la decisione dell’Ilva di aumentare il numero di cassintegrati. «E’ arrivato il momento di studiare un'alternativa all’Ilva perchè l'azienda non garantisce più i posti di lavoro. Bisogna progettare un’alternativa economica e ci sono tutti gli strumenti necessari per poter lavorare. Si tratta di puntare al rilancio del porto, all'Arsenale, al turismo, ad artigianato, agricoltura, pesca e mitilicoltura. Basta la buona volontà». Ma «la politica», secondo Russo, «deve fare un passo in-

dietro ed essere vicina ai cittadini». Nei giorni scorsi, presentando l’iniziativa, Russo e le associazioni che sostengono il referendum, avevano precisato che la consultazione «non è contro i lavoratori dell’Ilva». La seconda questione è legata al ripudio, da parte degli stessi ecologisti, di ogni apparentamento di tipo politico o partitico. A prendere posizione contro il referendum era scesa in campo Confindustria con un comunica-

to in cui ha aspramente criticato l’iniziativa. «Non è con la chiusura dell’Ilva che si affrontano i problemi di un territorio. L’equazione Ilva chiusa e città risanata aveva sottolineato l’associazione degli industriali - è un’utopia pericolosa su cui più che le parole dovrebbero parlare i fatti. Il centro siderurgico, sul quale peraltro è in corso un processo di risanamento che deve a tutti i costi continuare e completarsi, esprime ancora adesso il 75 per cento del Pil cittadino». I tarantini dovranno esprimersi su tre quesiti. Il primo propone la chiusura totale dell’Ilva; il secondo la chiusura parziale, cioè dell’area a caldo che ospita le produzioni più inquinante. Il terzo interrogativo, delicato, prevede la richiesta di risarcimento danni per l’inquinamento ambientale. «Il referendum - ha osservato Russo - non vuol mandare a casa i lavoratori, ma stimolare la politica e il sindacato; anche gli industriali che ci hanno attaccato e ai quali rispondiamo: lasciate ai cittadini il diritto di esprimersi. Vogliamo che sia costruita un’alternativa alla grande industria».

LE REAZIONI
Il presidente dell’associazione «12 giugno»: la salute è un nostro diritto
l «L’inquinamento? Noi operai, ex operai dell’Ilva, ci siamo ammalati sul posto di lavoro, mentre la città era distratta. Questa manifestazione è importante perchè la salute deve venire prima di tutto. Prima il diritto e la tutela della salute, poi i profitti. Ma per decenni non è stato così. Noi attendiamo la svolta». Non ha sveglie nè striscioni da mostrare. Basta la sua presenza. Perchè Cosimo Semeraro, ex lavoratore dell’Ilva, attuale presidente dell’associazione «12 giugno», che coordina i familiari delle vittime del lavoro all’Ilva, è sempre in prima linea. «Purtroppo non c'è l'attenzione che ci dovrebbe essere e non dobbiamo demandare ad altri la tutela dei nostri diritti». Semeraro, affetto da asbestosi, presentò richiesta di prepensionamento in quanto lavorava a contatto con l’amianto. L’operaio prima ottenne il riconoscimento del diritto ad andare in pensione per malattia professionale, poi il provvedimento fu revocato dall’Inail per problemi burocratici. La sua pratica fu bloccata e Semeraro protestò anche in maniera plateale chiedendo a una banda musicale di suonare le marce funebri sotto la sede dell’Inail. Il suo fascicolo si trovava in un armadietto, chiuso a chiave. L’ex operaio dell’Ilva è stato costretto ad andare in pensione con quattro anni di ritardo ed ha vinto anche sette cause in sede civile. «Le vittime del lavoro - fa presente ancora il presidente dell’Associazione 12 giugno - non sono solo gli operai

Semeraro: pensiamo a quanti si sono ammalati per lavorare
L’avv. Petrone: quale futuro dopo l’Ilva? Riva non è eterno
I COMMENTI Il presidente dell’Associazione «12 giugno» Cosimo Semeraro discute con l’avvocato Carlo Petrone [foto Todaro]
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La politica Chiarelli: sono d’accordo con Altamarea
Vicino ad Altamarea si dichiara Gianfranco Chiarelli, consigliere regionale Pdl. «Esprimo la mia condivisione alle azioni intraprese da Altamarea che sempre ha avuto un atteggiamento di critica costruttiva e propositiva nei confronti delle istituzioni - dice Chiarelli -. Mi farò portatore delle istanze che provengono da Altamarea sollecitando il presidente Nichi Vendola a fornire delle risposte chiare e immediate sui grandi temi dell’inquinamento e in particolar modo sulle emissioni di benzoapirene». Per Chiarelli «ambiente e inquinamento, sono emergenze senza colori politici e su questi temi, dove si intrecciano aspetti molto importanti come quelli legati ai problemi occupazionali, contando sul senso di responsabilità delle varie parti coinvolte, auspico che la strada del dialogo sia prioritaria e rimanga sempre aperta». E domani alle 10.30, presso la sede provinciale dell’Italia dei Valori, conferenza stampa dell’Idv sul tema: «Il ruolo dell’Idv in ambito regionale per le problematiche di taranto e provincia in tema di sanità ed ambiente». Interverranno il coordinatore regionale Italia dei Valori, Pierfelice Zazzera, il consigliere regionale, Patrizio Mazza, il coordinatore provinciale, Antonio Martucci, ed il commissario cittadino, Gianni Palumbo

dell’Ilva, ma anche gli stessi residenti, che pagano un tributo troppo pesante ammalandosi di patologie scatenate dall’inquinamento». Quale futuro dopo l’Ilva? Se lo chiede l’avv. Carlo Petrone, ex consigliere comunale, presente alla manifestazione con una maglietta rossa che riportava una scritta provocatoria: “Io ho già dato”. «Queste manifestazioni possono essere ancora importanti, anche se non sono manifestazioni di piazza. Secondo me una riflessione forte deve essere

fatta su quello che accadrà tra cinque, dieci, quindi anni, quando Riva, a cui ovviamente tutti auguriamo lunga vita, si sarà stancato di gestire l'azienda o l'azienda non tirerà più come sembra continui a tirare». «E allora che sarà dei suoli? Che sarà della bonifica? Che cos'è questo territorio? Cosa c'è in questo territorio? Che cosa si conserva? Quali segreti, se ci sono, vengono custoditi all'interno di quell'ampia città industriale che è lo stabilimento del cavaliere del lavoro

Riva? Interrogativi - taglio corto Petrone - a cui io non so rispondere. Gli esperti che qui si affannano a dire diossina sì diossina no, cokerie sopra cokerie sotto, apriamo, chiudiamo l’Ilva, eccetera eccetera, forse devono iniziare a pensare anche a questo, anche se non solo a questo. Va bene la coscienza ambientalista, ma voglio vedere quanti sanno chi è stato il primo ministro dell’Ecologia in Italia e come si è arrivati ad istituire il ministero dell’Ecologia». (G. Rizzo)

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