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storia di un foglio mai scritto

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una favola...by Daniele Scozzari
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12/06/2010

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STORIA DI UN FOGLIO MAI SCRITTO Uno in fila all’altro come automi iniziavano il loro cammino i prodi Fogli.

A passi lenti e silenziosi si dirigevano verso il castello del Re delle Parole, il quale ne avrebbe scritto le sorti di ognuno. Ogni Foglio veniva, infatti, spedito in tutto il Regno del Re delle Parole e fino al tocco della sua Penna magica, nessuno sapeva la sua sorte, se sarebbe stato letto, strappato, bruciato nelle freddi notti d’inverno, ingoiato o, nell’incubo peggiore, trasformato da qualche bambino in un aereo kamikaze fatto decollare in un giorno di pioggia. I poveri Fogli non parlavano, non potevano, le uniche parole concesse erano quelle di chi su loro le scriveva, e cioè il Re. Un giorno, in primavera, durante il solito tragitto che portava i Fogli alla dimora del Re delle Parole, un Foglio si staccò dal gruppo per guardare più da vicino lo sbocciare di un fiore, ma un ape che ronzava lì intorno si scontrò violentemente con lui e ne strappò via un lembo facendolo precipitare in un burrone. “Uauh….sto volando, mi sento libero”! la corrente stava trasportandolo via fin dentro una finestra aperta di una casetta nel bosco non molto lontana dal castello. Leggero il Foglio si posò sul letto emettendo un sibilo di sollievo. Subito dopo entrò nella stanza una ragazza dai capelli come il sole che si sdraiò sul letto piangendo disperata….”ah…non lo potrò più vedere, il mio amato…chissà se ritornerà vivo dal campo di battaglia…ah, sig”! Mentre il povero foglio respirava appena, soffocato dal peso della fanciulla. Intanto al castello qualcosa aveva irritato il Re delle Parole, giacché mancava un Foglio sul quale scrivere gli auguri pasquali da inviare ai suoi cari. “Com’ è possibile…manca un Foglio…giusto ora che dovevo mandare gli auguri al mio caro cugino Conte Rac. Eppure ho ordinato esplicitamente 125 Fogli”! Ricominciò a contarli e a cercare disperato il Foglio perduto per la stanza reale. La fanciulla, di nome Tenty, continuava a piangere ed era inconsolabile. Il gatto che poco prima dormiva nella stanza balzò sulle sue ginocchia e iniziò a fare le fusa come per consolarla. Lei iniziò ad accarezzarlo ed alzandosi dal letto gli diede del latte. Intanto il Foglio, stropicciatizzo ed in fin di vita, emise un profondo sospiro, tanto da destare l’attenzione della fanciulla. “C’è qualcuno nella stanza” ? chiese lei ad alta voce. “Eppure sono certa di aver sentito un respiro” fece lei sbigottita. Poi posò lo sguardo sul letto e si accorse che sopra di esso stava un Foglio. “Sei tu che hai sospirato? Forse ti stavo schiacciando con il mio peso”? Disse lei. Lui annuì. Tenty, così si chiamava la ragazza, continuò il dialogo chiedendogli cosa ci facesse nel suo letto un Foglio bianco e mal messo. Il Foglio non rispondeva, limitandosi a compiere qualche gesto. Poi lei apprese che un Foglio bianco, chiaramente, non poteva esprimere alcunché; solo il Re possedeva la Penna magica che poteva imprimere sui Fogli le Lettere, dando così una personalità ai Fogli. “Che cosa posso fare con un foglio se non posso scrivere, non posso sentirlo parlare e che si esprime a gesti? E che per di più è anche un po’ mal concio”, pensava Tenty. Poi guardando il povero Foglio gli si intenerì il cuore ravvisando che doveva fare qualcosa per aiutarlo. Così decise di scrivere per lui e per tutti gli altri Fogli, un manifesto di protesta, per far sì che essi fossero liberi di esprimere i loro pensieri, di proferir parola, strappandoli in tal modo alla crudele tirannia del Re delle Parole, l’unico a detenere il potere e decidere la sorte dei poveri Fogli, che muti dovevano sottostare al suo ingiusto volere. Il Foglio annuì. Intanto il re, che era andato su tutte le furie, aveva fatto appendere un grande Foglio in Piazza, come avvertimento pubblico, sul quale aveva scritto: <<Se il Foglio smarrito non si presenterà al castello
entro due giorni sarà dato al rogo questo Foglio appeso e altri dopo di lui seguiranno la stessa sorte>>.

Il povero foglio appeso al patibolo si dimenava tremante di paura. “Non posso neanche piangere, perché mi scioglierei” pensava. Appena Tenty apprese tal notizia corse a casa a nascondere il Foglio, ma si rese subito conto che non ce l’aveva fatta. Le troppe ferite lo avevano ucciso. “Non morirai invano” disse lei e decise di andare al castello. Così, il giorno dopo, con la scusa di parlare col Re, si presentò al suo cospetto.“Dimmi fanciulla” disse lui rivolgendosi a Tenty con fare burbero. “Ecco vede, Sire, io volevo sapere se aveva bisogno di una mano al castello. So fare bene le pulizie e so anche scrivere”. “Tu vorresti scrivere…ah ah ah” rise sotto i suoi baffi il grosso Re”.

“Noi siamo una famiglia povera, mio padre ci ha lasciato tanti anni fa, quando ero molto piccola e mia madre è sempre a letto ammalata e vive da una zia. Così per sbarcare il lunario volevo, per un po’ di tempo, rendermi utile… se me lo concede”. “Sei una bella fanciulla…non hai un ragazzo” chiese il Re. “Il mio ragazzo è partito per la guerra che lei stesso sta facendo con il Re dei Numeri” rispose lei. “Ah...quell’insolente…non me lo nominare neanche. Beh, poiché il tuo ragazzo presta servizio per la nostra corte e viste le tue condizioni, ti concedo un giorno di prova…ma non farmi indispettire…altrimenti mi arrabbio e ti caccio via”! “Va bene, farò del mio meglio” disse lei. Passarono i giorni e il lavoro di Tenty al castello stava procedendo bene. Il povero Foglio fu bruciato al rogo e così tanti altri Fogli. Successe che un giorno in una battuta di caccia il Re sparando per uccidere una lepre si ferì gravemente alla mano destra perché la canna del fucile era troppo piena di polvere da sparo. Corse a casa a chiedere l’aiuto di Tenty la quale subito fasciò la sua mano e lo mise a letto con una calda tisana. L’indomani dell’accaduto il re doveva consegnare alcune lettere urgenti e incaricò Tenty di scriverle per lui, con la Penna magica, sotto dettatura. Scrisse per molto tempo, poiché il Re ricorreggeva di continuo il suo dettato. Poi stanco il Re si addormentò e Tenty con la Penna ancora in mano prese un altro Foglio e cominciò a scrivere alcune parole su di lui: “TU SEI LIBERO”. Poi buttò la Penna nel laghetto delle oche, fuori il castello. Il Foglio corse via per le vie della corte urlando a tutti la sua libertà e dando inizio alla ribellione dei Fogli, che si unirono in clan librari, conquistandosi la dignità e la libertà, poiché senza Fogli neanche il Re delle Parole poteva comunicare. Il Re rimase senza parole e tutti scrissero felici con Tenty.

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