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Politica energetica in Italia e Germania, interesse nazionale o impegno europeo?

Politica energetica in Italia e Germania, interesse nazionale o impegno europeo?

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Master dissertation, energy policy in Italy and Germany.
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Il prezzo del petrolio vola oltre i 100 dollari al barile, la fornitura del gas sembra sempre in pericolo
di dover subire delle interruzioni, un intero sistema economico deve adeguarsi per cercare di
arrestare un inesorabile cambiamento climatico. L'energia come motore delle attività umane, ma
anche come barometro della sensibilità culturale e verso l'innovazione di una società. Il portare
dinamismo alla staticità, ma anche indicare la via verso un futuro sostenibile ed ecocompatibile.
Un interesse, quello verso le questioni energetiche, che mi ha accompagnato da quando nel 1998-
1999, studente della 11.Klasse all'Holbein Gymnasium di Augsburg, il liceo che fu tra gli altri anche
di Rudolf Diesel, sono venuto a contatto con un principio apparentemente elementare, ma
probabilmente rivoluzionario nei suoi contenuti in certi contesti: ci si può garantire un benessere
non di qualità inferiore se si cerca di risparmiare le risorse, quando di esse se ne fa un uso non
strettamente necessario. L'energia è il bene collettivo che storicamente garantisce il salto di qualità
ad una società, ma la costante crescita delle economie e dei consumi ha messo soprattutto i cittadini
dell'occidente di fronte alla consapevolezza che anche il “bene energia” non è inesauribile.
Un problema che è diventato di dominio pubblico soprattutto negli anni Settanta del secolo scorso,
quando per la prima volta gli stati hanno toccato con mano la loro dipendenza energetica dall'estero.
Oggi la situazione non è la stessa del 1973 o del 1979, ma per un'altra serie di ragioni gli stati
occidentali sentono l'esigenza di trovare nuove strade per le proprie politiche.
La questione energetica diventerà una sfida per i prossimi anni e metterà alla prova sia il concetto di
interesse nazionale che quello di impegno comune europeo in materia. L'ambito di ricerca di questo
lavoro è quindi politologico: vedere se in materia di energia due stati importanti all'interno
dell'Europa come Italia e Germania seguono il proprio interesse nazionale ed analizzare se la loro
posizione segue un interesse considerato come europeo, comune a tutto il continente. L'ipotesi da
verificare è quella che a prevalere siano gli interessi nazionali, che però congiuntamente riescono
anche a portare verso una visione comune della questione energetica in chiave europea.
La scelta è caduta sulla Germania, perchè è considerato uno dei paesi più progrediti in materia di
politiche energetiche, dove, come già ricordato in precedenza, la sensibilità verso i temi ambientali
e le forme di energia rinnovabili è entrata non solo nell'agenda politica di un partito, ma si è fatta
spazio in ampi settori della società. L'altro stato preso in considerazione in termini comparati è
l'Italia, uno dei paesi da sempre più europeisti dell'Unione, ma che sulle politiche proposte da
Bruxelles è spesso arrivato in ritardo. A ciò si aggiunge il fatto che in materia di politica energetica
ha fatto fatica a seguire una strategia univoca e lungimirante.
La politica energetica stimola l'interesse anche perchè è strettamente legata ad almeno tre politiche:
la politica estera e strategica, quella produttiva ed industriale, la salvaguardia dell'ambiente.

8

In questa tesi si cercherà di seguire un approccio interdisciplinare alla questione, coinvolgendo in
primis aspetti politologici, ma non disdegnando altre materie, seguendo quindi in pratica la filosofia
generale del corso di laurea in Studi Internazionali.
Innanzitutto quindi è opportuno cercare di definire cosa si intende con interesse nazionale.

CRITICA DELLA VISIONE REALISTA DI INTERESSE NAZIONALE
Il concetto di interesse nazionale è stato per molto tempo centrale nelle teorie di politica
internazionale per il suo ruolo esplicativo nell'azione dello stato. Una parte degli studiosi che
l'interesse nazionale sia utilizzato come “fine degli interessi dell'utente”, oppure come metodo per
affossare il dibattito politico ed i processi democratici, soprattutto quando si ha a che fare con
decisioni di politica estera ed azioni intraprese da uno stato.
Dall'altra parte c'è chi dice che l'interesse nazionale rimanga quale punto nodale per spiegare le
azioni intraprese da uno stato e la sua politica internazionale.
I realisti ad esempio seguono il pensiero di Hans Morgenthau, che affermava come «l'interesse
nazionale sia il segnale che aiuta il realismo politico a trovare la propria strada all'interno della
politica nazionale»1

.

Jutta Weldes sostiene2

che l'interesse nazionale sia importante per spiegare la politica internazionale
, perchè «il linguaggio interno delle decisioni è il linguaggio dell'interesse nazionale»3

. L'interesse è

importante per la politica internazionale per due motivi: è un concetto che indica ai responsabili
della politica gli orientamenti da seguire nell'ambito della politica estera e funge da artifizio retorico
attraverso il quale vengono generati la legittimazione ed il supporto politico per l'azione dello stato.
In questo modo l'interesse nazionale viene ad ottenere considerevole potere per legittimare le azioni
dello stato.
Si tratta di una costante, che nella storia è venuta a ripetersi anche in maniera crudele, soprattutto
quando si trattava di «mettere sul piatto un numero di vittime» per poter guadagnare credibilità
internazionale o ottenere un riscontro economico immediato (gli appalti per la ricostruzione
postbellica). E chi meglio di Henry Kissinger lo può spiegare, in un suo aforisma pubblicato da
Kelly in “Amicable divorce” del 1995: «quando si chiede ad un americano di morire, bisogna essere
in grado di spiegarlo in termini di interesse nazionale».
Weldes prosegue concettualizzando l'interesse nazionale come una «costruzione sociale» e quindi
secondo un approccio costruttivista secondo lei i responsabili delle politiche statali debbono avviare
un processo di interpretazione per comprendere in che situazione si trovi lo stato e come si debba

1

MORGENTHAU Hans, Politics among nations: the struggle for power and peace, New York 1978 (mia

traduzione)

2

WELLES Jutta, Constructing national interests, European Journal of International Relations, volume 2 number

3 September 1996 (mia traduzione)

3

HOLLIS M. SMITH S., Explaining and understanding international relations, Oxford 1990 (mia traduzione)

9

rispondere alla situazione che si è creata.
Si genera quindi la necessità di avere un linguaggio che possa attivare una comunicazione efficace
tra le autorità e chi richiede la legittimazione per l'azione di stato. Il linguaggio è proprio quello
dell'interesse nazionale.
Weldes critica però i realisti per il loro dare natura anarchica alla politica internazionale e quindi di
rimando trovare il contenuto dell'interesse nazionale in maniera deduttiva, come una sorta di
autoprotezione all'interno dell'homo homini lupus del “ring” internazionale. Morgenthau definisce
chiaramente questa proposizione indicando che «ogni stato deve perseguire il proprio interesse
nazionale definito in termini di potere perchè questa è la via più sicura verso la sicurezza e la
sopravvivenza». Secondo Weldes però ci sono due aspetti che la dottrina realista non cura: la
sicurezza e la sopravvivenza dello stato sono concetti indeterminati per il fatto di essere molto
generali, oltre al fatto che l'interesse nazionale sia definito su una base empirica di teoria della
conoscenza, ignorando la centralità dei processi di interpretazione. Altro problema sorge dal fatto
che i dettami del potere non siano mai chiaramente manifesti4

, perciò Weldes sostiene che per
questo motivo la concezione tradizionale dell'interesse nazionale non possa essere d'aiuto per
spiegare l'adozione da parte di uno stato di particolari politiche riguardanti mezzi alternativi per
raggiungere un determinato livello di sicurezza.
A questo proposito ad esempio il cancelliere tedesco tra il 1982 ed il 1998 Helmut Kohl teorizzò
che il Bundeswehr, esercito tedesco, potesse venire impiegato nel mondo in situazioni dove
l'interesse nazionale tedesco per l'approvvigionamento energetico di petrolio e gas fosse stato in
pericolo. Le parole di Kohl sono ancora più significative per il fatto che dopo la seconda guerra
mondiale l'uso delle forze armate in Germania, così come avviene ad esempio per il Giappone, sia
quasi un “tabù nazionale”, visti i pesanti precedenti storici della seconda guerra mondiale.
Secondo i realisti le minacce ad un interesse nazionale possono essere accuratamente riconosciute.
L'approccio costruttivista invece sottolinea come le minacce non siano oggettivamente riscontrabili,
perchè sono fondamentalmente materia di interpretazione. Quell'interpretazione che ad esempio ha
portato gli Stati Uniti di Bush a trovare come “nemico” da combattere del dopo 11 settembre 2001
l'Afghanistan governato dai Talebani e non altri stati che ugualmente davano copertura ai terroristi.
Dal punto di vista costruttivista di Alexander Wendt serve invece una teoria che tenga conto della
struttura costituita di interessi ed identità dello stato. Il costruttivismo crea un approccio che genera
questa teoria: le persone agiscono in relazione agli oggetti e ad altri attori sulla base del significato
che gli oggetti hanno per loro. L'interesse nazionale diventa quindi il prodotto di un processo
intersoggettivo di creazione di un pensiero. Nel pensiero di Wendt il significato che oggetti ed
azioni assumono per uno stato, così come identità ed interessi, vengono ad essere formati attraverso

4

ROSENAU J., “National interest”, International Encyclopedia of the Social Sciences vol.1, New York 1968

10

le relazioni tra stati.
I responsabili della politica estera agiscono quindi, secondo questo approccio, avendo già
cognizione di causa: una propria Weltanschauung, una visione del sistema internazionale e del ruolo
ricoperto dal proprio stato all'interno di esso. L'interesse nazionale, entrando maggiormente nello
specifico, emerge dalle situazioni nelle quali i rappresentanti statali riescono a dare una
collocazione al proprio paese nel mondo. É perciò abbastanza semplice affermare che l'interesse
nazionale sia guidato principalmente da chi determina la politica estera. La politica energetica di
uno stato si può quindi dire che sia principalmente legata alla politica estera per quanto riguarda gli
approvvigionamenti, a quella ambientale e produttiva per le regole e l'impatto sull'ecosistema.
I perchè di un determinato interesse nazionale trovano quindi spiegazione nell'interpretazione
soggettiva data dai funzionari statali al mondo di quel momento. Ad esempio la rappresentazione
statunitense post seconda guerra mondiale del mondo vedeva una leadership speciale per gli Stati
Uniti con gli altri stati suddivisi in totalitari aggressivi, comunisti, marionette del Cremlino, stati in
via di sviluppo instabili, dittatori amici, alleati amanti della libertà e terroristi non civilizzati. In quel
periodo si sviluppò ad esempio la teoria del domino: si pensava che se un piccolo stato fosse
diventato comunista, allora anche gli stati vicini avrebbero seguito lo stesso destino. Quella fu una
delle motivazioni dell'intervento degli Stati Uniti nel Vietnam del Sud, per prevenire l'instaurazione
di un regime comunista anche in quello stato indipendente.
L'interesse nazionale viene costruito in seguito ad un'articolazione linguistica, che serve per
produrre una specifica rappresentazione del mondo. La terminologia in questo caso assume un
potere riconosciuto poi a livello sociale ad un determinato concetto. Continui processi storici hanno
dato ad esempio un certo “brand” ad esempio alle denominazioni “Stati Uniti” ed “Unione
Sovietica”. L'articolazione di elementi linguistici all'interno di catene di significati è una parte del
processo tramite il quale si fissano le opinioni intersoggettive ed in questo modo si costituisce una
parte del processo di costruzione dell'interesse nazionale. L'altra parte di questo processo costruttivo
coinvolge invece la chiamata in causa dei soggetti. Il chiamare in causa si riferisce ad un processo
duale dove le identità o le posizioni si creano e gli individui vengono richiamati all'interno di queste
posizioni. Quando gli individui si identificano con queste posizioni, allora si può affermare che le
rappresentazioni prendano di significato. Le relazioni di potere e gli interessi compresi nelle
rappresentazioni diventano così di senso comune e per gli individui diventano realmente come il
mondo è.
Un esempio recente che unisce l'esperienza linguistica alla rappresentazione sociale è stata quella
statunitense dei “rogue states”, gli stati canaglia, una lista di paesi indesiderati all'amministrazione
americana che sono venuti ad essere di dominio pubblico. L'essere chiamati in causa viene
sottolineato da Weldes anche nell'uso che fanno spesso gli americani del pronome “noi”, quando

11

parlano di politica estera: un forte attaccamento alla comunità nazionale che si esprime così
condividendo il ruolo degli Stati Uniti sulla scena internazionale.
Commentando la crisi dei missili a Cuba Weldes sostiene che l'interesse nazionale che emerge per
gli Stati Uniti è differente da quello ricostruito nelle “versioni ufficiali”. Infatti la studiosa sostiene
come gli Stati Uniti non avrebbero avuto né il diritto né alcuna ragione per far rimuovere i missili
sovietici da Cuba.
In conclusione le tradizionali discussioni di legittimazione nell'analisi della politica internazionale
trattano la legittimazione come un processo separato e distinto dalla determinazione dell'interesse
nazionale. Mentre, secondo un approccio costruttivista, la costruzione della legittimazione è parte
inestricabile del processo di costruzione dell'interesse nazionale. Durante questo processo una
particolare comprensione dell'interesse nazionale diventa patrimonio dell'opinione pubblica. La
creazione dell'espressione di senso comune è «il momento di massima vicinanza ideologica»5
La creazione del senso comune avviene perchè le rappresentazioni del mondo che sono costruite
sono trattate come se fossero direttamente osservabili e naturali.

LE ORGANIZZAZIONI INTERNAZIONALI E L'INTERESSE NAZIONALE
Gene Lyons6

sostiene che sebbene molti stati siano impegnati nella costituzione di organizzazioni
internazionali, il paradigma dello stato-nazione continua a prevalere all'interno delle relazioni
globali. Si parla infatti di diversi stadi di coinvolgimento dello stato: dall'unilateralismo fino al
multilateralismo. Le due domande che si pone Lyons sono se l'esperienza di partecipazione nelle
organizzazioni internazionali influenza la definizione dell'interesse nazionale e qual è il ruolo di
queste organizzazioni all'interno di due differenti sistemi: uno caratterizzato dall'”ombrello” delle
Nazioni Unite, dove Lyons sostiene che vi sia il principio dell'uguaglianza sovrana (nonostante vi
sia qualche stato “più uguale degli altri” che esercita il potere di veto), l'altro dominato dalle
democrazie industrializzate. L'autore si chiede inoltre se, operando all'interno delle organizzazioni
internazionali, gli stati non possano cambiare idea sul proprio interesse nazionale.
Lyons riprende l'argomento realista della sopravvivenza dello stato, individuando le materie chiave:
ecologia, economia, difesa. Le organizzazioni internazionali sarebbero quindi una sorta di sistema
di “mutuo aiuto” nel quale la cooperazione vale di più della competizione. Quindi all'interno di
un'organizzazione è più facile la convergenza che il conflitto, secondo i principi di cooperazione. La
storia dell'Unione Europea mostra chiaramente questo fatto, perchè il cammino di integrazione è
proseguito in mezzo secolo nonostante le specificità nazionali abbiano portato molto spesso a

5

HALL Stuart, “Signification, representation, ideology: Althusser and the poststructuralist debate”, Critical studies in
mass communication, 1985

6

LYONS Gene M., “International organizations and national interests”, International social science journal, June
1995 number 144 Unesco

12

momenti di collisione.
L'opzione della cooperazione internazionale viene presa sempre maggiormente in considerazione:
dalle politiche di estensione dei commerci, alla sfida alle calamità naturali, fino alle missioni
umanitarie.
Gli eventi che hanno forgiato i primi anni di attività delle Nazioni Unite, quali la guerra fredda ed il
processo di decolonizzazione, hanno rafforzato la centralità dello stato nelle relazioni internazionali,
portando allo stesso tempo i paesi verso delle attività cooperative. Gli interessi nazionali si sono
dovuti così confrontare con la necessità di far convivere tutti gli stati all'interno di un sistema
globale di interdipendenza. La crescente interdipendenza è mostrata anche dal fatto che, nonostante
le organizzazioni prevedano tradizionalmente la possibilità per gli stati di recedere, le defezioni
sono state molto limitate e siano cresciute di numero le formazioni associative di stati.
Lyons individua un aspetto critico invece nella natura dell'Organizzazione mondiale del commercio
e del Fondo monetario internazionale, che sono tecnicamente inclusi nell'architettura istituzionale
delle Nazioni Unite, dando di fatto libera possibilità di adesione a tutti gli stati, ma in realtà sono
controllati da una stretta cerchia di paesi.
Lyons, nel 1995, pochi anni dopo la fine della guerra fredda, individua nella divisione tra paesi
industrializzati e paesi in via di sviluppo la nuova suddivisione all'interno del panorama
internazionale. Una divisione resa chiara dalle parole dell'ex presidente tanzaniano Julius Nyerere
all'interno della South Commission nel 1990: «I paesi del sud sono piazzati sfavorevolmente nel
sistema economico mondiale: sono individualmente privi di potere per influenzare processi ed
istituzioni ed anche la situazione economica che ha a che fare in maniera vitale con il loro sviluppo.
Il destino del sud è sempre maggiormente legato alle percezioni ed alle politiche dei governi del
nord, alle istituzioni multilaterali controllate da pochi di questi governi, e ad una rete di istituzioni
private che stanno assumendo via via sempre più importanza. L'attività di dominio è aumentata
proprio dove aiuto era richiesto e sperato dai paesi del sud».
Il perseguire allo stesso tempo gli interessi nazionali e rispondere alle esigenze di maggiore
interdipendenza è evidente nelle politiche delle cosiddette “medie potenze”, come i paesi scandinavi
ed il Canada. Le “medie potenze” hanno storicamente portato all'interno delle Nazioni Unite un
approccio di risoluzione dei problemi cercando di superare le dispute ideologiche. Attraverso la
partecipazione ad organismi come l'Unione Europea paesi quali Gran Bretagna, Francia e Germania
sono riusciti a sviluppare importanti nuove relazioni al di là dell'imperialismo che aveva
caratterizzato il periodo antecedente alla guerra. Nel caso ad esempio della crisi di Suez del 1956 la
Francia ha compreso che in un mondo in via di decolonizzazione non poteva più aspirare alla
propria grandeur in senso imperiale ed in questo modo ha cercato di trasferire la propria leadership
nel processo di costruzione di quella che più tardi verrà chiamata Unione Europea.

13

Concludendo Lyons sostiene che il concetto di interesse nazionale in un mondo sempre più
interdipendente è mutato rispetto a quando a contendersi la gestione degli equilibri mondiali erano
gli imperi europei. Nel partecipare alle organizzazioni internazionali gli stati debbono sempre più
tener conto degli interessi degli altri paesi nel perseguire i propri interessi nazionali. Gli stati più
piccoli non hanno alcuna scelta, se non accettare una forma di isolazionismo che spesso può causare
anche un danno ai propri cittadini privandoli dei loro bisogni primari. Stati come Gran Bretagna,
Francia, Germania o Giappone hanno sviluppato col tempo una visione ampia dell'interesse
nazionale, incorporando il multilateralismo all'interno della loro politica estera. Gli Stati Uniti in
questo sistema rimangono un dilemma, perchè si trovano in una posizione che permette loro di
decidere quando essere coinvolti all'interno di un'organizzazione internazionale. Limpido esempio
di questa situazione è stato l'attacco all'Iraq nel 2003, senza un parere favorevole da parte dell'Onu.
Una strategia degli Stati Uniti all'interno delle Nazioni Unite che Donald Puchala ha definito
“minimalista”. Un approccio statunitense che non è invece assolutamente minimalista per quanto
riguarda il comportamento all'interno delle organizzazioni caratterizzate dalla presenza dei paesi
maggiormente industrializzati.

Cercherò quindi di vedere come interesse nazionale ed impegno congiunto in sede europea si
rapportano, osservando se prevalga l'uno o l'altro, oppure i due convivano creando quindi un effetto
superiore a quello della somma degli interessi nazionali per la politica energetica nel suo
complesso.
Nel primo capitolo si presenterà una relazione quantitativa sulla situazione energetica nel mondo, in
Europa e quindi in Italia e Germania, dalla quale si potranno già trarre importanti informazioni sui
mix energetici nazionali e sulle sfide che si presentano dal punto di vista energetico nei prossimi
anni.
Nel secondo si tratterà invece nello specifico la politica energetica europea: dalla storia con le prime
comunità europee come Ceca ed Euratom, attraverso i primi obiettivi strategici degli anni Sessanta
e Settanta, fino alle proposte maggiormente delineate di fine secolo. Sarà quindi la volta di un focus
sulla strategia 20-20-20 della Commissione Europea, la riduzione del 20% dei consumi energetici,
nel generare energia affidarsi per il 20% alle energie rinnovabili, limitare del 20% le emissioni di
anidride carbonica nell'aria. Seguirà uno specifico approfondimento sul rapporto tra Europa e
Russia, in quanto il paese euroasiatico può essere considerato il partner energetico per eccellenza
dell'Unione Europea.
Nel terzo capitolo si parlerà della storia della politica energetica italiana, con uno sguardo alle più
recenti politiche adottate ed anche un breve accenno su come verrà trattata la questione energetica
nelle imminenti elezioni politiche del 13 e 14 aprile. All'interno della sezione si cercherà anche di

14

valutare l'impegno italiano per seguire gli obiettivi posti dalla Commissione.
Nel quarto capitolo vi sarà infine un'analoga disamina dell'Energiepolitik in Germania, dove
storicamente risulta essere materia molto più strutturata con una divisione di compiti tra il ministero
dell'Economia (approvvigionamenti e mercato) ed il ministero dell'Ambiente (energie rinnovabili).
Tra i temi di più stretta attualità quello di una nuova legge sulle energie rinnovabili, passata al
vaglio del Bundestag durante il mese di febbraio 2008.
Dal punto di vista metodologico per realizzare questo lavoro si sono utilizzate fonti ufficiali,
ministeriali e comunitarie, oltre ad articoli sulla materia redatti da esperti nel campo. Si sono
privilegiate le fonti più aggiornate ed interattive, quali i siti internet, rispetto alla letteratura
consolidata, anche perchè sul tema non vi sono molti contributi della comunità scientifica.
Nella redazione di questa tesi ha contribuito anche l'esperienza raccolta come collaboratore del
quotidiano trentino L'Adige (www.ladige.it), in materia di nuove tecnologie ed energie alternative,
ricercando quindi di provare a tradurre nell'aspetto più concreto e pratico politiche che possono
sembrare distanti dal vivere di tutti i giorni.
A dare completezza alla trattazione interverrà inoltre l’esperienza maturata come studente Erasmus
tra ottobre 2006 e marzo 2007 presso la Freie Universität di Berlino. Nello specifico offriranno
spunti di analisi e riflessione soprattutto i corsi di “Aktuelle Themen der russischen
Volkswirtschaft”, attualità economica russa con il professor Wolfram Schrettl e la Ringvorlesung
“Entwicklungspolitik XI”, politica dello sviluppo, iniziativa congiunta dei tre atenei berlinesi
(Technische Universität, Freie Universität ed Humboldt Universität) coordinata dalla professoressa
Brigitte Fahrenhorst, che nel semestre 2006-2007 si è occupata di conflitti ambientali e sulle risorse.

«a little knowledge can go a long way

a lot of professionals are crackpots

a man can't know what it is to be a mother

a name means a lot just by itself

a positive attitude means all the difference in the world

a relaxed man is not necessarily a better man

a sense of timing is the mark of genius

a sincere effort is all you can ask

a single event can have infinitely many interpretations

a solid home base builds a sense of self

a strong sense of duty imprisons you

absolute submission can be a form of freedom

abstraction is a type of decadence» (continua...) Jenny Holzer, Truisms 1979

15

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