PREMESSA Luigina Sinapi avrebbe meritato che a stilare la sua prima biografia fosse uno di quegli scrittori esperti

nel «raccontare di santi» i quali, con un'intuizione sapiente ed esatta, sanno cogliere anche le minime sfumature di un'anima così speciale. Invece è toccato a uno che, con la «deformazione professionale del giornalista» sa cogliere solo i fatti esterni per poi racchiuderli in una sintesi, il più delle volte, scarna e «telegrafica». Mi auguro però che, dopo questa breve vita di Luigina, qualche penna autorevole e prestigiosa ci possa dare un volume esauriente, in cui tutta la sua personalità, la sua ricchezza spirituale ed i suoi doni soprannaturali possano venire esposti con ordine e ricchezza come, appunto, Luigina merita. Conobbi questa «piccola-grande donna» nell'autunno del 1972. Una sera le feci visita in compagnia di un Padre, molto amico mio, e ricordo che ne rimasi profondamente toccato. Il nostro fu, è vero, un incontro di pura conoscenza, ma bastò per suscitare in me l'impressione, quasi palpabile, di trovarmi di fronte ad un bel volto sorridente e a degli occhi dolci, intelligenti e buoni, dietro cui si nascondeva «un'anima di Dio». La rividi un'altra volta. Poi, dopo vane telefonate, alle quali mi si rispondeva che la signorina era sofferente, non mi feci più vivo. Passarono pochi anni ed un giorno, incontrando un giovane che accompagnava spesso un sacerdote che portava l'Eucarestia a Luigina, seppi che essa era volata al cielo. A distanza di sette anni eccomi davanti al compito, non facile, di tratteggiare il suo profilo. Fortunatamente le molte testimonianze a mia disposizione mi permettono di avvicinarmi più profondamente a questa «donna di Dio» per f tentare di scoprire la ricchezza in essa racchiusa. Dopo aver attentamente analizzato tutto il materiale, lavoro che all'inizio mi sembrava impossibile, ne fui presto affascinato. Le idee si fecero sempre più chiare e cominciai a battere sulla tastiera della macchina da scrivere. La vita di Luigina è una di quelle «vicende umane» che riconciliano, specie oggi, con l'essere umano. Nascosta, riservata, «normale», è una vita ricca di mille sfaccettature singolari e meravigliose. Una cosa balza agli occhi innanzi tutto: Luigina ha saputo vivere le virtù cristiane e le ha vissute in sommo grado. Come si dice, quando si discute della vita di un «servo di Dio», ha vissuto le virtù in «grado eroico». Ed oltre la Fede, la Speranza, e la Carità, cioè le tre virtù teologali essenziali, ha vissuto eroicamente la pazienza, la prudenza, la fortezza e la temperanza. Il tutto poi non disgiunto dalla gioia di vivere e da un santo humor, tutto suo. I santi, infatti, quelli veri, non hanno mai il collo torto e tanto meno il viso triste! Dio è Amore ma è anche Gioia. Ed il profumo di Dio è sempre «sorridente». Si legge nella vita di S. Francesco d'Assisi che, al termine della sua esistenza, non era più un uomo che pregava, ma la preghiera personificata. Qualche cosa di simile penso si dovrebbe dire quando si parla di Luigina Sinapi. Tutte le volte che ella si avvicinava per il colloquio con gli uomini sembrava che interrompesse il suo colloquio con il Cielo, con gli abitatori dell'aldilà. Vicino a lei il mondo invisibile, quasi, si confondeva con quello visibile. E poi bastava entrare nella sua casa. Subito sembrava di entrare come in un Tempio, per l'atmosfera di sacro, di raccoglimento che ci circondava. E quella casa aveva un luogo che sembrava come il cuore dell'abitazione: la Cappellina, dove, quando si varcava la soglia, irresistibilmente ci si dirigeva. Dentro quella Cappellina pareva che il Cielo e la terra si dessero incontro. Si era come immersi in una atmosfera di gioia al di sopra di questa terra. Là, quante ore del giorno e della notte Lui gina trascorreva! I suoi interlocutori celesti erano Gesù, la Madonna, l'Angelo Custode, S. Giuseppe, S. Teresina, S. Gemma Galgani e San Francesco, ecc... Ma la parte preponderante dei suoi colloqui, dei suoi trattenimenti con gli abitatori del cielo, era riservata soprattutto alla Madonna, o meglio, come Luigina amava chiamarla: la Mamma Maria. La chiamava sempre così Questo dolce titolo: la Mamma Maria, lo pronunziava con un sorriso così bello, pieno di dolcezza, pieno di affettuosità che subito ci si accorgeva che doveva esserci un filo conduttore diretto tra lei e la Madre del Cielo.

Era un filo reale, un filo di cui tante volte si avvertiva la presenza. E la Mamma Maria era tutto per Luigina. Era lei che l'aiutava, era Lei che la consigliava, era Lei che dava i messaggi o meglio quelle risposte che Luigina, è vero, riceveva per consegnare a quanti ricorrevano a lei. Molte persone hanno potuto così imparare come bisogna camminare nella strada di questa vita per poter essere figli della Mamma Celeste. La Madonna era ed è, lo insegnava Luigina, una Mamma piena di dolcezza, piena di bontà, e con il Cuore pieno di misericordia verso i più bisognosi, verso i più peccatori. Tuttavia la Madonna è una mamma la quale non favorisce la pigrizia dei suoi figli. Voleva che si lavorasse, voleva che si pregasse, voleva soprattutto che i suoi figli fossero educati alla scuola della Croce. Ed ecco allora un'altra caratteristica della spiritualità e del messaggio di Luigina: la sofferenza. La sua vita fu un continuo Calvario, un continuo martirio. Una continua sofferenza, interrotta ogni tanto da qualche breve pausa. Luigina ha sofferto sempre. E a questo proposito non si può fare a meno di riportare il brano di un discorso di Papa Pio XII, quando, durante l'anno 1954, l'Anno Mariano, diresse un messaggio per gli ammalati di tutto il mondo. In quel messaggio, per 'poter incoraggiare gli ammalati a valorizzare la loro sofferenza, volle prendere per esempio proprio una signorina. E noi sappiamo che quella persona citata da Pio XII, e lo sappiamo da testimonianze certe, era proprio la nostra Luigina. Ecco come si espresse Pio XII dopo aver parlato di coloro che rifiutano, si ribellano alla sofferenza: «Ma non è sempre così, diletti figli, non sempre vi sono anime ribelli, anime che imprecano sotto la pressione della sofferenza. Vi sono, grazie =a Dio, anime -rassegnate alla Divina Volontà. Vi sono -"me serene, liete. Anime che hanno perfino positivamente cercato la sofferenza. «Di una, ed era Luigina Sinapi, in particolare Noi udimmo un giorno la storia nel radioso Anno Santo, quando i Nostri figli accorrevano straordinariamente numerosi a Noi da ogni parte del mondo. Era una giovane di venti anni, modesta di origine, a cui il Signore aveva donato tanta freschezza ed insieme tanto candore. Tutti ne sentivano il fascino perché ella spargeva intorno a sé il profumo di una vita incontaminata. Ma un giorno ella temette di poter diventare occasione di peccato e, avendone avuto quasi un'interiore certezza, andò a ricevere Gesù e in un impeto di generosità gli chiese dì toglierle ogni bellezza e perfino la salute. Dio esaudì, accettando l'offerta di quella vita per la salvezza delle anime». «Ma sappiamo, Noi sappiamo, che vive ancora, anche se arde e si consuma come una lampada viva davanti al Trono della Giustizia e dell'amore di Dio. Ella non impreca, non mormora, non chiede a Dio «perché. ha sempre il sorriso sul volto, mentre conserva perenne nell'anima la calma e la gioia. Bisognerebbe chiedere a lei perché accetta di soffrire, perché ne gode, perché ha cercato i patimenti, e come a lei bisognerebbe chiederlo a migliaia di anime che si offrono a Dio in silenzioso olocausto. Non poteva Luigina avere una testimonianza più autorevole. Gli amici intimi hanno visto sempre Luigina sofferente, giammai triste. Nella sofferenza il suo volto sapeva sorridere. Era il volto di chi gioisce soffrendo, perché soffre per amore e con amore. Quel volto sorridente era, diciamo così, come la spiegazione di un'offerta che lei aveva fatto di sé, nella vita. Ringrazio gli amici di Luigina che hanno permesso, con le loro precise e giurate testimonianze, di mettere a disposizione tanto prezioso materiale. 17 Aprile 1985 Chino Bert

GLI ANNI GIOVANILI Luigina Sinapi nacque ad Itri, in provincia di Latina, 1'8 Settembre 1916, da una famiglia benestante. Maggiore di cinque figli, tre maschi e due femmine, venne alla luce prematuramente con un parto gemellare. La sorellina morì quasi subito mentre lei, tra la grande trepidazione dei suoi cari, sopravvisse. I genitori, Francesco Paolo e Filomena Catena tardarono a dichiararne la nascita all'Anagrafe e perciò risulta nata il 10 anziché 1'8 Settembre. Essi, per timore che ambedue le figlie morissero, fecero somministrare loro il Battesimo a poche ore dalla nascita. In questi primi tre giorni di vita Luigina, come se fosse «addolorata e desiderasse seguire la sorellina», rimase senza mangiare, piangendo in continuazione. Si riprenderà però molto presto e diventerà una bambina bella e vivace. Mentre il padre Francesco Paolo, di professione ebanista e proprietario di una fiorente bottega con una quindicina di operai, era di carattere debole, ombroso e collerico, la madre Filomena, di professione ostetrica, nu- triva una profonda religiosità, un carattere aperto e generoso e crebbe i cinque figli infondendo loro l'amore per il Signore e per il prossimo. Una donna di sani e santi principi che le permisero di vivere accanto ad un marito dal carattere non sempre facile e succube delle due sue sorelle. Fin dai primi anni la vivacità e l'allegria che si sprigionava da Luigina le accattivavano la simpatia di tutti. Gesù stesso, sotto le sembianze di bimbo, amava giocare con lei. E questo era per lei una cosa talmente naturale, sì da credere che ogni bambino giocasse normalmente con il piccolo Gesù. Racconta lei stessa che aveva cinque anni quando un pomeriggio lo zio prete, venuto a fare visita, stava recitando il Breviario seduto in una camera, mentre lei giocava in giardino a rimpiattino con Gesù Bambino. Lo zio ogni tanto, sollevando gli occhi dal Breviario, dava un'occhiata, attraverso la finestra, nel giardino e guardava stupito la nipotina correre tutta sola da un lato all'altro, come se rincorresse qualcuno o qualcosa. Dopo un poco ecco Luigina piombare in camera sua e ficcarsi sotto il letto, strillando e ridendo. Lo zio, disturbato nel suo pregare, sgridò Luigina. Di risposta lei, con aria innocente e con tutta semplicità spiegò allo zio che la colpa era tutta di Gesù Bambino che, giocando, si era rifugiato sotto il letto. Davanti al viso un po' burbero e un po' perplesso dello zio la piccola, per dimostrargli la sua innocenza, si mise, con naturalezza, a recitargli in latino il versetto che in quell'attimo il sacerdote stava leggendo. Allora lo zio con un tono tra la collera e la sorpresa le disse: «Te lo do' io Gesù Bambino..., tu hai addosso il demonio e hai bisogno di benedizione e di molta acqua santa». E così Luigina da quel momento cominciò a non essere più capita e presa sul serio. Questo suo modo di essere e di manifestarsi diventò un vero «interrogativo» per i genitori, oltre che per se stessa. Per volontà del Signore questo suo essere «diversa» sarà una delle sofferenze che l'accompagneranno per tutta la vita e resterà come una «piccola violetta nascosta» ed incompresa dai più, anche se violetta fortemente «profumata». Un altro evento che conferma questa sua dimestichezza con «le cose del Cielo», accadde durante i suoi primi anni di scuola. Una mattina, mentre si trovava per caso nel cortile della scuola adiacente alla Chiesa Parrocchiale, vide che una lastra in cima al campanile stava per staccarsi e cadendo avrebbe colpito il tetto dell'aula dove erano riuniti i compagni. Cadde in ginocchio e alzando gli occhi al cielo pregò fervorosamente Gesù perché fermasse il pericolo. Tale fu l'ardente amore nella supplica e l'offerta che fece in quel momento di se stessa, che improvvisamente «vide» due angeli sostenere la lastra del campanile e tutto restò in ordine. La maestra, spaventata per lo strano rumore che si sentì e paventando qualcosa per i piccoli, corse all'esterno con gli scolaretti e, sorpresa, vide Luigina inginocchiata, estremamente pallida e tremante. Il suo stato era così anormale che la portarono immediatamente a casa. Tutti però erano ben lontani dall'immaginare cosa avesse prodotto quello strano stato di shock della piccola.

Gina intanto si ammalò e per un mese stette molto grave. A poco a poco si stava ristabilendo quando, un giorno, dalla finestra chiusa per il freddo e la neve abbondante che copriva ogni cosa, Luigina all'improvviso vide un bambino lacero e scalzo, fuori dal cancello della casa. Chiamò subito la nonna e gli altri di casa e raccomandò loro di fare entrare quella pallida creaturina che stava al gelo. Ma al cancello la nonna non vide alcun bambino. Solo il pianto di Luigina e la paura che le tornasse il male, convinse la nonna ad aprire il cancello, fu allora che vide una scena «strana». Gina, in cima alla grande scala, invitava il bambino a salire, chiedendogli chi fosse, da dove venisse. Corse con lui in camera sua e l'invitò ad infilarsi il suo cappottino e gli stivaletti nuovi che il papà il giorno precedente le aveva portato da un viaggio come regalo. Poi tutta affannata pregò la nonna di preparare una bevanda calda per rianimarlo. Fu allora che il Bambinello Gesù le si manifestò. Ma i familiari non videro nulla e pensarono che Gina, ancora fragile com'era, sragionasse. Gesù intanto la ringraziò per lo slancio d'amore con il quale aveva salvato i compagni di scuola ed anche per la sua pronta generosità verso i poveri. Gina di rimando, con il suo carattere simpaticamente impulsivo, gli disse che l'aveva messa in un bel pasticcio di fronte ai suoi. Costoro, infatti, l'avrebbero creduta pazza; perciò non se ne doveva andare via se prima non avesse dato un «segno». Gesù allora l'accontentò ed avvenne il prodigio davanti ai presenti. Mentre il Bambinello indietreggiava per la scala, la nonna vide una nuvoletta bianca e su quella spuntare una manina infantile che si agitava per salutare. Davanti a questi avvenimenti che circondavano la bambina, la mamma era molto preoccupata. Accadevano sovente fatti molto strani in Luigina e, dopo aver molto riflettuto, si decise di condurla con sé da Padre Pio da Pietrelcina, a San Giovanni Rotondo. Erano passati pochi anni da quando il Padre aveva ricevuto le stigmate e i pochi fedeli che andavano da lui, potevano avvicinarlo con facilità. Cosicché alle preoccupazioni di questa mamma che credeva la figlia influenzata da spiriti non buoni, il Padre rispose: «Dio si manifesta in lei con la Sua Volontà». Poi la benedisse e, con tenerezza veramente paterna, pose la mano stigmatizzata sulla testa di Luigina. Quello fu pertanto il primo incontro di Gina con Padre Pio. Da allora e per tutta la vita Luigina sarà sempre unita spiritualmente con questa grande anima di Dio, e si incontreranno molte volte al Gargano. La famiglia Sinapi viveva, con una certa agiatezza, in una bella casa, dove i poveri, grazie alla generosità della mamma Filomena, trovavano sempre di che sfamarsi. Luigina, chiamata in casa con il diminutivo di Gina, amava, negli ultimi anni della sua vita, ricordare quelli giovanili e la spensieratezza e la vivacità che la distinguevano. Era di una vivacità unica se si pensa che un pomeriggio, stando in Chiesa con le amichette, senza farsi accorgere, entrò nel confessionale. Le altre, pensando che ci fosse il sacerdote, andarono ad una ad una a confessarsi. Si dicevano poi fra loro: «Come confessa bene questo sacerdote!». Ma la burla si scoprì quando, dopo l'ultima penitente, Luigina saltò fuori dal confessionale ridendo. La nonna che intanto era giunta in Chiesa, vedendo l'accaduto, la prese da parte e, con dolcezza, la rimproverò, facendole capire che questi erano scherzi da non farsi alle compagne. Luigina andò allora a chiedere perdono davanti al Tabernacolo e subito «vide» aprirsi la porticina ed uscire Gesù sorridente. Le disse: «Io sto sempre qui dentro e se tu farai sempre quello che ti dirò, io ti farò un giorno santa». Non mangiava molto, anzi bisognava sempre forzarla perché prendesse un po' di cibo. Era però molto golosa di dolci e particolarmente della cioccolata. I parenti la viziavano regalandogliene sovente delle tavolette che lei però nascondeva in camera sua, «inchiodandole» al di sotto del ripiano del mobile, in modo che i fratellini non potessero trovarla. Naturalmente questi ricordi da adulta la facevano ridere. Anche un altro episodio raccontava con tanta naturalezza. Un giorno, aveva circa otto anni, cominciò a dire con insistenza al papà che sotto la finestra della camera da letto c'era del miele. Naturalmente il padre non credette. Dopo giorni e giorni di insistenza il padre volle accontentarla e chiamò un muratore perché facesse un foro nel punto indicato dalla figliola. Quale non fu la sorpresa quando, agli occhi del muratore e del padre, si presentò molta cera con un bel miele dorato. Erano chili e chili di miele filante e dolcissimo: in tutto cinquanta chili. Certamente le api avevano trovato dall'esterno una fessura e depositavano lì il loro dolce tesoro. Ma come poteva sapere Gina che in quel punto della parete ci fosse cera e miele?

Neppure lei seppe spiegarselo! Per le processioni che si tenevano in paese la signora Filomena amava vestire i suoi piccoli da angioletti e Gina, essendo la più grandicella, portava sempre un cestino pieno di petali di rosa da spargere al passaggio di Gesù Sacramentato o della statua della Vergine. Per carnevale poi, a scuola, la maestra organizzava delle piccole festicciole e Gina era sempre la più elegante e la più carina. Una volta le toccò d'essere proclamata «reginetta», e questo non la lasciò indifferente. Il mondo con le sue attrattive cominciava ad affascinarla. Ma si direbbe che Gesù vegliava sulla sua anima e la proteggeva. Fu così che quella fu l'ultima volta che partecipò a un carnevale. Dall'anno seguente in poi, ogni volta che Gina avrebbe voluto partecipare a un carnevale con i suoi compagni, si ammalava di geloni ed i suoi piedini si gonfiavano a dismisura. Era perciò obbligata a restare in casa e a rinunciarvi. Incominciava a soffrire per riparare al molto male che si commette nei giorni di carnevale. La mamma però, anima molto sensibile e spirituale, intuiva e l'aiutava a superare quei momenti di sofferenza. Gina era amante delle belle cose e le piacevano le novità. Un giorno, era appena signorinetta, vide alcune sue amiche che tenevano in mano un astuccio di tartaruga. Si chiamava «trousse» e racchiudeva uno specchietto, un piccolo pettine ed un porta cipria. Quale fu la sua gioia quando il papà, di ritorno da un viaggio in Francia, gliene portò uno in dono. Aprendolo però, lo trovò vuoto. C'era un'immagine del volto santo di Gesù con un biglietto scritto, dalla mamma: «Gesù ti vuole semplice ed umile». Povera mamma che, sapendo di avere un male che presto l'avrebbe rapita ai suoi, cercava di formare la sua prima fgliuola insegnandole i vitali valori spirituali! Mancava giusto un anno alla morte della mamma, quando Gina «vide» Santa Rita da Cascia che le chiedeva la mamma per portarla in Cielo. Gina si ribellò e fece le sue rimostranze. Tanto se la prese con la Santa degli Impossibili che, solo dopo molti anni, già donna adulta si «pacificò» con Lei, andando al suo Santuario: «per fare la pace»! Anche questo episodio conferma il carattere semplice ma impulsivo e schietto di Luigina. Di lì a qualche giorno, la signora Filomena, tornando da una visita medica, parlò con la figliola confidandole che presto sarebbe salita in Cielo. La mamma dovette farsi forza per dare una tale notizia alla sua cara Gina ma, conoscendone il carattere, voleva prepararla poco a poco a questa dura prova e cercò di fargliela accettare come Volontà di Dio. La mamma morì a soli 44 anni. Prima di lasciare la terra, attorniata dalla prole, raccomandò ai figli sgomenti e dagli occhi lucidi per il pianto, di essere sempre buoni e timorati di Dio e di fare sempre la Sua Divina Volontà in ogni evento della vita. Ai tre maschi raccomandò anche di non imparare a bere e di non fumare. Luigina rimase così sola. C'erano i suoi quattro fratellini, il papà e la nonna, ma la mamma che la guidava e che la capiva non c'era più. A sedici anni si trovava di colpo adulta e con un grande dolore nel cuore. A Giugno del 1931 aveva interrotto gli studi ginnasiali, a causa della malattia della mamma. E pure questo fu per lei fonte di grande dolore. Riusciva molto bene negli studi e, malgrado avesse una salute non florida e facesse molte assenze durante l'anno scolastico, riusciva sempre ad ottenere ottimi voti e ad essere promossa. Con la morte della mamma. per Gina si chiuse il capitolo gioioso della sua vita e incominciò la strada irta e dolorosa, anche se ricca di favori divini, che la Provvidenza le aveva tracciato. A questo punto è interessante seguire il racconto che il fratello Pietro fa degli anni dell'infanzia e della giovinezza di Luigina. Pietro, amato dalla sorella come gli altri due fratellini e la sorellina, ebbe modo però di essere quello che più la seguiva da vicino, essendo il secondogenito. Naturalmente conosce molti più fatti degli altri. Inoltre Luigina si confidava molto con lui, perciò la sua testimonianza ci è utilissima.

SOFFRIRE PER OFFRIRE «Gina, appena nata fu battezzata insieme alla sorellina perché si temeva che potessero morire da un momento all'altro. Chi riuscì a vivere delle due? Proprio lei che era la più gracile e la più minuta. C'era un'atmosfera di autentica religiosità e di grande laboriosità, veramente esemplari, nella nostra famiglia. Correvano i tempi critici della prima guerra mondiale, seguiti subito dopo dalle lotte politiche. E in tale clima non mancavano dalle parti nostre dei briganti che assalivano e derubavano le persone per strada. Gina pur essendo piccolina, sembrava soffrire per queste situazioni sociali e la mamma la vedeva di tanto in tanto volgere lo sguardo in alto mormorando «qualcosa» di incomprensibile. Molto sensibile ed attenta ad ogni evento, fin da piccolina amava appartarsi e appena si rese indipendente con le sue gambette, a piccoli passetti, si recava alla Chiesa di Santa Maria, dove era stata battezzata e che distava da casa un centinaio di metri. Lì si ritirava in profondo raccoglimento a parlare con Gesù, nascosto nel Tabernacolo. Un giorno, avrà avuto sì e no cinque anni, durante la Santa Messa, e precisamente alla Consacrazione, pronunciò dentro di sé il voto di castità, del quale naturalmente non poteva conoscerne ancora tutta la portata e tanto meno il valore. Le piaceva stare in Chiesa, perché le pareva di realizzare l'ideale di vita dedicata a Dio. Di intelligenza vivace, superiore alla media, e dotata di una grande memoria, a scuola imparò a leggere e a scrivere con spigliatezza e a sette anni le Suore che le insegnavano il Catechismo rimanevano meravigliate di come capisse velocemente la lezione, ed ammirate della sua profonda pietà e del suo amore per tutto ciò che riguardava il Sacro. Così a sette anni poté ricevere la Prima Comunione. Quale gioia e quali trasporti si saranno accesi nel cuore della piccola Gina nel ricevere il «suo» Gesù! Con questo primo incontro si accentuò in lei il desiderio di donarsi totalmente al Signore. Infatti da quel giorno i piccoli piaceri e gli innocenti divertimenti, assunsero per lei uno strano sapore di amaro, benché la sua natura vitale, estroversa ed impulsiva, la spingesse alla vita del mondo. Ma guidata com'era dallo Spirito Divino sulla via della perfezione, Gina seppe appigliarsi a quel che vi era di più solido e perfetto: l'Eucarestia. Benché non trascurasse alcune delle pratiche devozionali in uso presso i fedeli e ne godesse, vedendo che molte persone le praticavano con vero amore, per se stessa non bastavano e le aumentò. I tre punti focali della sua spiritualità giovanile, e che rimasero poi i punti cardini della sua totale devozione, furono: l'Umanità Santissima del Verbo Incarnato, la Madre di Dio con i suoi Dolori, la Santa Eucarestia. Se la prima le inteneriva il cuore e la stimolava al sacrificio, la seconda la consolava ispirandole la fiducia filiale, mentre la terza, alimentando e saziando tutta l'anima sua, la rendeva capace di vivere in terra la «vita celeste». Gina mi confidava che le sembrava che il Signore stesso le suscitasse, con speciale Provvidenza, questo amore specialissimo per l'Eucarestia, anche per riparare al molto raffreddamento che gli uomini di questi tempi hanno verso il massimo dei Sacramenti. Il Signore la voleva, quindi, come esempio e stimolo per i cristiani, affinché andassero al Tabernacolo ed amassero profondamente il Santissimo Sacramento. Ella aveva così puro il cuore che una volta, mentre pregava il Signore, Questi le disse: «Da quelli che hanno il cuore puro e mondo Io mi lascio vedere». Era umile, semplice e trasparente, tanto che Gesù le disse un'altra volta: «Alle anime umili e semplici Io manifesto loro gli aromi della Mia Sapienza e Bontà». Penso che Gina, più di tutti noi fratelli, apprese a vivere e a mettere a fuoco le rare virtù della nostra mamma, che amava il prossimo di dolcissimo amore. Quante volte la mamma dovette di notte recarsi nelle campagne per assistere qualche partoriente. Andava sola, anche sotto la pioggia e forti temporali. Gina allora svegliava noi fratellini e, posando un'immagine della Madonna della Civita su una seggiola e accendendo una candelina, in ginocchio, ci faceva pregare fino a che la mamma non avesse fatto ritorno a casa. E per non farci addormentare spiegava la vita di Gesù, parlandoci dei Dolori della Madonna per il Figlio Crocifisso. Quando poi l'assenza si prolungava, leggeva un brano del Vangelo e lo commentava con la sua bella e dolce voce. Noi eravamo felici ed incantati ad ascoltarla e rimanevamo ben svegli».

Il fratello Pietro continua così il racconto dell'adolescenza di Luigina. «Terminati gli studi elementari si presentò per i nostri genitori il problema di mandare Gina alle scuole medie fuori paese perché da noi non esistevano. La scuola più vicina si trovava a Formia, distante una decina di chilometri da Itri. Gina dovette quindi prendere la corriera per recarsi a scuola e rientrare nel pomeriggio. A 10 anni Luigina fu iscritta alla prima ginnasio, così si chiamava allora la scuola media inferiore. Era di salute gracile ma non le importava che le dicessero che, sovente, stesse a casa ammalata. Piena di tanta buona volontà e con una grande ansia di imparare per poter essere utile agli altri, non la preoccupò minimamente la fatica del viaggio giornaliero e l'impegno degli studi. Alcune persone vedendola così gracile e pallida le dicevano che era «tisica». Lei però con umiltà e con pazienza, perdonava a queste persone non certo buone e pregava per loro. Diceva che non sapevano ciò che dicevano. Le sue «cose» le sapevano solo Gesù e la Madonna. Svariate volte Gina dovette farsi il tragitto di ritorno a piedi, perché la corriera si guastava per strada. Da notare che si alzava al mattino molto presto, faceva la Santa Comunione e il più delle volte rimaneva tutta la giornata senza toccare cibo. Eppure non le mancavano le forze e dalla sua bocca non uscì mai nemmeno un lamento per i disagi o la stanchezza. Ricordo molto bene quando, dopo aver studiato le poesie, mi passava il testo e me le recitava. Le diceva con tanto sentimento che per me era sempre un vero godimento ascoltarla. Molte volte mi sono accorto che Gina rientrava stanca, ma per non dar dispiaceri e preoccupazioni alla mamma si mostrava allegra e sorridente. Quando poi la salute non le permetteva di andare a scuola, piangeva di nascosto e supplicava la Madonna perché la facesse stare in buona salute. Appena arrivava a Formia l'appuntamento era con la Chiesa. Stava molto raccolta davanti al Tabernacolo e poi riceveva la Santa Comunione. Si sentiva così rafforzata e con grande gioia entrava a scuola. Durante le ore libere non si perdeva in chiacchiere o in giochi: il suo «svago» era la preghiera e preferibilmente la recita del Rosario. Le piaceva moltissimo soffermarsi sui vari Misteri e li meditava. Chiedeva anche alle compagne che facessero come lei e pregassero la Madonna con la Corona del Rosario, perché riteneva che era un'arma potente per difendersi dal demonio. La fiducia che Luigina aveva nella Madonna era illimitata. Mi ricordo un fatto avvenuto che la dimostra. Era il periodo del Giro d'Italia, e la corsa passava proprio sulla Via Appia che attraversava il nostro paese. Al solito una gran folla di piccoli e grandi si stipava lungo il ciglio della strada. C'eravamo anche noi cinque, con papà. Luigina teneva per mano il fratellino più piccolo Tonino, di appena un anno. Per potergli far vedere meglio la corsa lo fece salire sul muretto che delimitava la strada. Al di sotto scorreva un fosso dove era stata messa da poco della calce viva che ribolliva e che si doveva a poco a poco «spegnere» per essere usata dai muratori, che lavoravano lì accanto. Proprio in quel punto, non si sa come, avvenne che il mio fratellino lasciò la mano di Gina, fece qualche passetto e cadde nella calce viva. Lo spavento non bloccò mia sorella che, saltato il muretto, mentre gridava invocando la Madonna della Civita, acciuffò per i capelli il piccolo, ormai quasi scomparso nella calce, e lo trasse fuori. Con grande meraviglia di tutti, mentre con il fazzoletto gli puliva il volto, si vide che gli occhi erano salvi e il corpicino svestito dagli abiti incalcinati e bruciacchiati, era sano e senza segni di bruciature. Gina si recò a casa correndo con il piccolo fra le braccia, per prestargli le eventuali cure. Controllato che il fratellino stava ottimamente, lo rivestì per fargli dimenticare l'accaduto ridendo e giocherellando con lui, lo riportò a vedere la corsa. Tutti i presenti al fatto dissero che la Madonna aveva fatto un grande miracolo salvando il piccolo. I miei genitori vedendo che Gina era molto intelligente, ordinatissima, e riusciva con molto profitto negli studi, per non affaticarla ogni giorno con l'andata e il ritorno a Formia, pensarono di sistemarla presso una famiglia amica di Santa Maria Capua Vetere. Così Luigina poté studiare con più tranquillità. Oltretutto a Gina rimaneva più tempo per la sua vita contemplativa e di preghiera e ciò la faceva felice.

Nella nuova sistemazione Gina ebbe il tempo di conoscere nuove persone e fare buone amicizie. Dopo un mese la famiglia che l'ospitava e altre persone si erano accorte che Gina si recava spesso in Chiesa e che amava parlare con il Signore e con la Madonna. Fu così che molti le esponevano i loro problemi e difficoltà, ricevendo in cambio buoni consigli e molto conforto. Però non si limitavano a fermarla per strada ma, spesso e volentieri, andavano a cercarla nella casa dove era ospite. Dopo poco tempo questo andare e venire di gente stancò gli ospitanti i quali, piuttosto seccati, quando Gina rientrava, la sottoponevano a vere scenate. Gina con la sua umiltà e pazienza sopportava senza dare nessun cenno di fastidio o meglio di dolore. Passato però qualche mese non la vollero più tenere come ospite e decisero di farla tornare a Itri, in famiglia. Naturalmente ai miei genitori raccontarono delle bugie, accusando Luigina di poca voglia di studiare, di passare troppo tempo a parlare con gente fuori casa, e che i professori non erano contenti del profitto della giovane, per le lunghissime sue assenze. Tutto falso! Al contrario i professori erano soddisfatti del comportamento a scuola di Gina, pronta alle interrogazioni, molto educata e rispettosa verso tutti ed anche diligente e studiosa. Sempre disponibile con i compagni e le compagne bisognosi di aiuto o di un consiglio. Gina era molto apprezzata anche per la sua spontanea comunicativa, unita ad una vera umiltà e gentilezza di tratto. Era così amata dai professori che prima che fossero esposti all'albo gli scrutini con i voti finali dell'anno scolastico, facevano a gara a chi prima degli altri arrivasse a darle la bella notizia della promozione a pieni voti». C'è da chiedersi come mai la famiglia di Santa Maria Capua a Vetere avesse inventato tante frottole per rinviare la ragazza in famiglia! Forse gelosia per il successo personale che Gina riscuoteva presso la gente del posto, oppure la condotta cristiana veramente esemplare della giovane, metteva i suoi conoscenti di fronte alla loro coscienza? Un fatto è certo, il maligno ormai cercava in tutti i modi di «disturbare» l'ottima figliola. Ma queste non sono che le prime schermaglie delle «tenebre», che si tramuteranno in una vera lotta aperta con il passare degli anni. Il maligno giocò un grosso ruolo durante tutta la vita di Luigina, rendendole l'esistenza per nulla facile. Dalle prime tentazioni subdole e sottilissime passerà poi alle minacce e anche alle percosse. Il fratello Pietro continua: «Terminato il terzo anno ginnasiale e prima che iniziasse il quarto, Gina espresse ai genitori il desiderio di entrare in un collegio di suore a Roma. Papà e mamma erano d'accordo e felici, anche perché Gina aveva espresso il desiderio di farsi suora appena terminati gli studi. I nostri parenti, da parte del papà, sempre gelosi ed invidiosi di ciò che si faceva a casa nostra, e causa di non pochi guai per noi, soprattutto dopo la morte della mamma, cercarono in ogni modo di influenzare il papà perché non la lasciasse andare. Intanto Gina pregava molto per il suo desiderio di trasferirsi a Roma e ottenne alla fine il permesso dei genitori. In questo Istituto delle Suore Figlie di San Paolo (Roma) di Don G. Alberione sentì, fin dai primi giorni, che si sarebbe potuto realizzare per lei il sogno di essere un giorno Sposa consacrata al Signore, a servizio della Sua parola. Se la cosa era buona in sé non rispecchiava però i disegni della Divina Provvidenza per lei ed infatti, subito dopo, si ammalò gravemente con complicazioni ai polmoni ed ascessi nelle parti inferiori del corpo. Alla notizia della malattia di Gina i parenti paterni gongolarono, mentre per Luigina fu un grande dolore dover lasciare l'Istituto romano. Tornata a casa, dopo tre mesi che perdurava la malattia, Gina decise di consacrarsi alla Madonna e, miracolosamente, guarì. Si iscrisse immediatamente alla quarta ginnasio a Formia e, per quanto l'anno scolastico fosse già iniziato da mesi, fu ammessa a frequentare. Ciò dimostra in quale considerazione fosse tenuta Luigina dai suoi professori e dal Preside. Con gli studi continuò la sua vita di preghiera e di contemplazione ai piedi di Gesù crocifisso e anche per questo i parenti terribili trovarono da ridire cercando di influenzare i genitori perché: «Gina si sarebbe ancora ammalata». Invece lei era piena di gioia e faceva sue le parole che Gesù le andava ripetendo: «Soffrire per offrire».

Intanto Gina, nei suoi quattordici anni, bella, fine e straripante simpatia, iniziò nel suo interno la lotta dolorosa che la mise di fronte all'alternativa di scelta tra l'amore divino e quello umano. Ben presto però vinse in lei l'amore divino e, pur trovando eccellente la via del matrimonio, scelse per sé la vocazione alla verginità. Passarono così circa due anni e per Gina, oltre alle tante sofferenze fisiche e morali, si aggiungeva quella terribile della mamma, che tra l'altro la poneva davanti a tutte le responsabilità di primogenita, con quattro fratelli. Gina intensificò le preghiere e le suppliche alla Madonna e fece molto pregare anche noi, compreso il papà e la nonna materna. Questa volta però la Madonna non «ascoltò» Gina perché il disegno divino era diverso. La mamma si aggravava e fra dolori atroci, sopportati con santa rassegnazione, offriva tutto alla Vergine per noi figlioli. La mattina del 4 Novembre 1931, alle ore quattro, mamma spirò. Aveva solo quarantaquattro anni. Per papà la morte di mamma fu un durissimo colpo, sia per le doti che ella possedeva e sia perché si trovava con cinque figli, dei quali l'ultimo aveva appena tre anni. Fu da questo momento che papà poco a poco, cominciò a cambiare e a trascurare il lavoro e gli interessi di famiglia. Gina invece non si perse d'animo e, sicura dei suoi studi, si mise a dare lezioni private a molti scolaretti di Itri. In cambio riceveva dalle famiglie soldi o beni in natura. Così riusciva a portare avanti la famiglia, dal momento che papà si era stranito e, non lavorando più, non guadagnava nulla. In questi due anni dopo la morte di mamma tutto il vicinato poté apprezzare le doti e la saggezza di Gina e tutti le volevano bene e l'aiutavano. Non così fu per i parenti di mio padre che, ancora una volta, si dettero da fare affinché ci allontanasse dal paese, mandandoci a convivere, separati, presso gli zii. Dopo due anni riuscirono allo scopo.Gina così lasciò Itri per Roma ed abitò presso gli zii che. avevano casa alla Garbatella. Ai primi tempi tutto andò bene, ma ben presto cominciarono in casa spiacevoli scenate perché Gina andava tutte le mattine, di buon'ora, in Chiesa e vi si tratteneva parecchio, scambiando dopo la Messa qualche parola con il Parroco che l'aveva presa a ben volere, e con altre buone persone, anche anziane, alle quali Gina dava conforto ed infondeva loro speranza. Agli zii non piaceva che mia sorella avvicinasse degli estranei e volevano che stesse sempre in casa, a sbrigare le faccende. Non è che Gina fosse una fannullona e perdesse il tempo in chiacchiere. Il suo bisogno interiore di fare dell'apostolato era come «una forza» che la spingeva a parlare della bontà di Dio e della Madonna per tutta l'umanità e per ogni singolo uomo. Nulla servì a convincere gli zii a lasciarle un po' di tempo libero. Alla fine fu costretta ad abbandonarli e ad accettare del lavoro casalingo presso una famiglia che aveva conosciuto nel quartiere. Ebbe una cameretta ben ammobiliata tutta per sé, del tempo libero per vivere la sua vita di apostolato e di preghiera e poteva anche ricevere in casa le persone che desideravano vederla per aprirle i loro cuori. Gina, dopo tanti mesi tristi presso gli zii, finalmente ebbe un po' di pace e di gioia, potendo essere di utilità e di conforto alle anime. Era anche molto generosa verso noi fratelli, quando andavamo a trovarla. Ci ospitava con l'amore di mamma, ci faceva riposare nel suo letto, mentre lei dormiva su una seggiola e, confortandoci, ci spronava ad avere sempre un'illimitata fiducia in Dio. Ci ripeteva sovente: «La Divina Provvidenza non vi farà mai mancare nulla. È essa che provvede ad ogni nostro bisogno». Infatti fu sempre come disse Gina. Ella era veramente felice quando poteva esserci d'aiuto e donava a noi tutto quello che aveva. Non le importava di rimanere poi senza nulla: la sua gioia era vederci partire sereni ed allegri.Gina aveva un dono singolare. Prima che gli avvenimenti accadessero lei già li avvertiva e li pronosticava. Era straordinario come non le si potesse celare nulla! Sapeva proprio tutto di noi. Con il suo sguardo dolce ma penetrante guardava la persona ed era come se leggesse un libro aperto davanti a lei. Se poi parlava ad una persona, dicendo ciò che sentiva esserci in lei, lasciava sbalorditi. E se molti erano grati di essere capiti ed aiutati nei loro piccoli o grandi problemi, altri invece rimanevano come seccati di essere scoperti e si chiudevano in se stessi dicendo che ciò che diceva Gina era errato. Lei soffriva molto per questa ottusità e menzogna, ma accettava tutto con umile silenzio. Quando invece le anime la lasciavano penetrare nei loro segreti, ne traevano balsamo e quiete e le sofferenze diventavano sopportabili. Non le mancarono in questo periodo anche delle spiacevoli situazioni a causa della sua dolce bellezza e del suo carattere accattivante. Gina però lottò e vinse sempre le sottili tentazioni che

arrivavano da più parti. Particolarmente ebbe a soffrire e provò giusto sdegno per i raggiri di una donna che, mostrandosi sua amica, con furbizia satanica, la spingeva a darsi alle gioie della vita e a non comportarsi da persona «ingenua e ridicola». Gina anche se avvertì subito il pericolo, conmolta pazienza voleva convertire quell'anima riportandola alla luce. Malgrado ogni tentativo quando si avvide che nulla riusciva a smuovere quella povera donna, l'allontanò da sé».

IL GRANELLO DI SENAPE Dal racconto del fratello Pietro, abbiamo appreso anche della entrata di Luigina tra le suore Figlie di S. Paolo, a Roma, nell'anno 1930. Sarà bene ritornare brevemente a quegli anni e fare un po' di luce sul periodo trascorso nell'Istituto e sul perché e sul come dovette lasciarlo. A detta di molti, si era fatta signorina e non le mancavano d'attorno giovanotti corteggiatori. Luigina però aveva fatta la sua scelta: si era votata completamente al Signore, e il suo sogno era di farsi suora nell'Opera di Don G. Alberione, di recente fondazione. Sulla scelta di questa Congregazione aveva influito l'esempio delle Figlie di S. Paolo che aveva avuto modo di conoscere durante uno dei loro giri di propaganda di porta in porta: una vita tutta consacrata alla gloria di Dio e alla pace degli uomini, proponendo ad essi la Parola di Vita e il messaggio della Chiesa con i mezzi della comunicazione sociale. Nella nuova piccola comunità, sistemata in una casa modesta, c'era molta povertà e molti stenti, ma anche molto entusiasmo e molta fusione d'anime. Luigina passò un periodo di prova con le Figlie di S. Paolo di Don Alberione ed ebbe come Padre Spirituale Don Timoteo Giaccardo, ora Servo di Dio. Era la notte di Natale e Luigina, prima di tornare a Itri, dal momento che non venne accettata a causa della malferma salute, desiderava passare le ultime ore nella Comunità. Stava tutta sola in un angolo, seduta su una panchetta della Cappella, quando si avvicinò Don Timoteo e le chiese a bruciapelo se, per amore di Gesù, volesse offrirsi vittima per salvare delle anime. Luigina, come sempre piena di carità per il prossimo, non se lo fece dire due volte ed accettò immediatamente. E lui, con accento profetico, concluse: «Vai, figliola, la tua vocazione è un'altra, è altrove. Tu però apparterrai per sempre all'anima della Famiglia Paolina.» All'istante, rimettendosi seduta, sentì un dolore atroce al bacino. Credette di svenire. Ma non disse cosa ad alcuno. Tornata il giorno dopo a casa e perdurando il male si decise a farsi visitare dal medico. Il referto fu senza pietà: un tumore nella parte terminale dell'intestino retto. Cominciò così il duro e doloroso Calvario per Luigina. Con la vitalità dei suoi diciott'anni però non si perse d'animo e per circa due anni, sempre coricata supina, con la testa in fondo al letto continuò il suo insegnamento privato ai bambini. Man mano però il male progrediva e in pochi mesi Gina arrivò alla fine. Sempre serena e abbandonata alla volontà del Cielo, se da un lato le dispiaceva lasciare i fratelli e la sorella, il papà e la nonna ormai anziana, dall'altro lato era felice perché sarebbe andata ad abbracciare la mamma in Cielo. Avvicinandosi la fine si fece rivestire e sistemare dalla nonna perché, dopo morta, non desiderava essere toccata da altre persone e, rigirata sul letto, entrò in agonia. In questi ultimi anni però Luigina era stata privata anche delle visioni e delle parole di Gesù e ciò le causava nell'intimo un vero tormento perché non riusciva a spiegarsi questo lungo silenzio. Era pertanto sola e abbandonata dal Cielo? Non capiva che l'offerta di vittima doveva essere completa, totale e la sofferenza assaporata fino in fondo! Era il 15 Agosto 1935. Il Parroco venne e, commosso, le somministrò l'Estrema Unzione. Il medico silenzioso e immobile, accanto al letto, la osservava, mentre la nonna e i familiari pregavano sotto voce. Molte persone del paese, riunitesi in Chiesa, pregavano e commentavano la fine precoce di una figliola così buona e cara. Mentre tutt'attorno a lei si svolgevano questi fatti, Luigina «vide» davanti a sé una nuvoletta azzurra e si sentì chiamare dolcemente. Voltandosi appena dalla parte dove veniva la voce, scorse al fianco del letto Gesù sorridente.

Allora Luigina, pur nella grande gioia, non risparmiò un rimprovero a Gesù: «Non ti sei fatto vivo per due lunghi anni e ora che sto morendo vieni?» Fu naturalmente una visione e un colloquio spirituale. Con un incantevole sorriso Gesù le rispose: «Sono venuto per farti un bel dono. Guarda». E le indicò l'altro lato del letto. Una splendida Signora le sorrideva. Luigina credette di vedere la sua mamma che era venuta a prenderla. «Oh!» le disse, «si diventa così belli in Paradiso, mamma? Quasi non ti riconosco!» Ma Gesù: «Guarda meglio, poi riguarda Me». Solo allora Luigina capì che era la Madonna, la Sua Mamma Maria. Come si rassomigliavano! Gesù poi riprese: «Siamo venuti a farti una proposta. Tu però sei libera di scegliere. Vuoi morire e salire in Paradiso, oppure offrirti vittima per la Chiesa e per i Sacerdoti?» E come in un velocissimo film Gina vide i pericoli di apostasia ai quali andavano incontro la Chiesa ed i Sacerdoti, e la sua dolorosa vita futura. All'istante Luigina accettò la seconda offerta e si offrì vittima. Gesù le disse ancora: «Non entrerai più in convento ma come una persona comune vivrai nascosta agli occhi del mondo. Sarai poco compresa, soffrirai molto e morirai sola come Me». Gesù continuò: «Sarai il granello di senape in un solco di Roma. Vivrai lo straordinario nell'ordinario. Da questo momento ti lascerò la mia Santa Madre. Ti guiderà e ti conforterà. Sii una violetta nascosta ma sempre profumata». Subito dopo il suo Angelo custode «Samuele», presala per le mani, la fece sedere sul letto e poi la mise in piedi. I presenti, che non si erano accorti di nulla, all'improvviso videro Luigina sedersi e poi scendere dal letto con agilità e le bende, come fossero tagliate dalle forbici, cadere a terra imbevute di marciume, esalanti però un meraviglioso profumo. Tutti gridarono al miracolo e il medico presente constatò la totale guarigione. Luigina era ritornata in forze: bella e sana. Si fece naturalmente molto scalpore in paese e il padre, per evitare scene di fanatismo, si decise a portare Luigina a Roma, dagli zii alla Garbatella. Iniziava così per lei un nuovo capitolo della sua esistenza. Da quel giorno solo i familiari e pochi intimi poterono chiamarla con il diminutivo di Gina. Per tutti gli altri sarà «Luigina». Dopo poco tempo, sistemati gli altri quattro figli, il papà si allontanerà da Itri con una donna e vivrà sempre lontano dai figli. Dal racconto del fratello Pietro abbiamo già conosciuto la vita alquanto difficile che Luigina ebbe presso gli zii. Ricordando di quei mesi le difficoltà incontrate, specie con la zia, ella dichiarerà però che aveva imparato tante belle cose, specie come tenere ed organizzare la casa. E dalla sua bocca uscirono solo ringraziamento e riconoscenza per gli zii. Sappiamo che in quel periodo e anche dopo, quando andò a servizio in una famiglia, frequentava con zelo la parrocchia e faceva parte delle Figlie di Maria. Fu proprio in quegli anni di solitudine, lontana dai suoi, che morì il suo primo direttore spirituale Don Timoteo e si sentì nuovamente senza sostegno. La Mamma Celeste però vigilava sulla sua figliola prediletta e un giorno le disse che in Parrocchia era arrivato un giovane sacerdote, il quale sarebbe diventato il suo nuovo confessore e direttore. La Madonna inoltre le diede alcuni particolari riguardanti il nuovo arrivato, così non avrebbe avuto difficoltà per essere accettata da lui come figlia spirituale. Il giorno seguente Luigina si presentò al confessionale e chiese al sacerdote di essere il suo direttore. Per tutta risposta ebbe un diniego, perché era impossibile. «Lo so», disse Luigina «che è appena arrivato ieri sera e che è la prima volta che confessa le donne e sta per celebrare la sua seconda Messa. Ma la Mamma Maria mi ha detto che lei sarà la mia guida spirituale». Il povero pretino le chiese, molto impressionato, se non fosse una chiromante. Lei rispose candidamente di no. Era la Madonna che le aveva detto tutto ed anche che la mamma del sacerdote era morta da poco e che in vita era ghiotta del pane con le noci. A questo punto, un poco rincuorato il giovane sacerdote le disse che le avrebbe parlato in sagrestia, subito dopo la Santa Messa. Il pretino durante tutta la Messa fu alquanto emozionato. Era sì la seconda Messa della sua vita ma, all'attenzione per compiere tutto bene, era unita la perplessità per l'incontro con Luigina.

Quando il colloquio riprese in sagrestia il sacerdote, che si era un po' rinfrancato, addusse molte scuse per non accettarla come figlia spirituale. Tra l'altro disse che erano ambedue troppo giovani e che c'erano dei possibili «pericoli». Luigina che non mancava di un carattere ricco di humor, rispose con franchezza di non preoccuparsi e di stare tranquillo. Anche perché non era «il suo tipo», così piccolo e non bello. Questa uscita spiritosa sdrammatizzò la situazione e fece sorridere il sacerdote. Da quel momento Luigina fu guidata da lui, che le rimase poi sempre vicino come fedele padre, ricco di illuminati consigli. Ma anche in Parrocchia non le mancarono le sofferenze causate da gelosie da parte delle compagne e più si prodigava, più aumentavano le ingratitudini. Avvenne però per Luigina un fatto molto «particolare». Quando usciva dalla Chiesa, dopo la Messa delle ore sei del mattino, per recarsi al lavoro, le capitava di incontrare dopo aver fatto qualche passo, un povero prete con la veste talare rattoppata e le scarpe rotte. La guardava e sorrideva. Passarono molte settimane e poi un giorno il prete la fermò e le chiese della sua vita, ponendole varie domande. Luigina gli chiese come mai la conoscesse, visto che lei non si ricordava di avergli mai parlato prima. «Non mi conosci? Eppure la mia Chiesa è poco lontana da qui. E la Chiesa di San Filippo Neri». Lei, veramente, la Chiesa la conosceva, ma non vi era mai entrata. Fu così che il mattino seguente, dopo la Messa, ne parlò al suo Parroco. A lui però non risultava che in quella Chiesa ci fosse un sacerdote povero e vestito miseramente. Luigina chiese allora al Parroco se avesse fatto bene a regalare una tonaca nuova e un paio di scarpe a quel sacerdote. Lui rispose che la carità era sempre tanto accetta al Signore. Luigina uscì e, da dietro alla tenda di una finestra della sagrestia, il Parroco la seguì con lo sguardo e vide che si fermò poco lontano e si mise a parlare, come se davanti a lei ci fosse una persona. La mattina seguente Luigina, con un pacco sotto braccio, uscì dalla Chiesa e si fermò a parlare con il prete povero. Con un certo imbarazzo gli disse del dono. Lui sorrise. La ringraziò dicendole: «Proprio non mi riconosci? lo ti conosco da sempre». L'invitò inoltre ad amare sempre di più il prossimo e di essere molto umile perché gli orgogliosi non piacevano a Gesù e alla Madonna. «Perdona chi ti ha fatto soffrire e con umiltà accetta l'incarico di presidente delle Figlie di Maria». Luigina infatti aveva pochi giorni prima declinato l'incarico che le avevano offerto, proprio per non suscitare altre gelosie tra le iscritte al movimento. «Le scarpe e l'abito nuovo li darai ad un prete veramente povero. Sii sempre più buona e più umile. Arrivederci in Paradiso». E, mentre terminava di parlare, si alzò lentamente e, più si allontanava, più i suoi occhi azzurri diventavano intensi. Poi disparve. Emozionata, Luigina riprese il pacco che aveva appoggiato in terra durante il colloquio e corse dal Parroco, il quale non l'aveva persa di vista dalla finestra e non riusciva a capacitarsi che cosa stesse accadendo alla signorina. Luigina gli disse che il prete povero era S. Filippo Neri e raccontò tutto il colloquio, non senza una certa ritrosia perché era molto restia a parlare dei fatti «straordinari» che le succedevano. Ma volle mettere in pratica l'umiltà che San Filippo Neri le aveva appena raccomandato. Accettò poi l'incarico nelle Figlie di Maria. Da allora andò molte volte a far visita nella Chiesa dedicata a San Filippo Neri, il santo che in vita visse l'umiltà e che andò vestito poveramente, perché tutto ciò che possedette lo diede ai poveri. Oltre a San Francesco e a Santa Teresa di Lisieux, Luigina era molto devota di Santa Gemma Galgani. Visitò più volte il Santuario a lei dedicato, a Lucca, e la sua casa natale, vivente Madre Gemma Giannini, tra le cui braccia era spirata S. Gemma. Luigina conobbe Madre Gemma nella sua infanzia ad ltri, nel convento delle Suore Passioniste, dove era Superiora, e a lei e alla Congregazione delle sorelle di S. Gemma, fu legata da grande amicizia. Un giorno Luigina raccontò ad una persona molto amica che Santa Gemma l'aveva salvata da un incendio. Lei amava fare ogni anno il presepio per Natale. Nei primi anni che era a Roma però non si poteva permettere delle statuette in legno o in gesso ed allora lo realizzava in cartapesta. Una sera si era addormentata perché era molto stanca, dimenticandosi di spegnere le candeline che illuminavano la Grotta. Santa Gemma, durante la notte, la svegliò dicendole di aver spento il fuoco che era divampato nel presepio, per evitare un grande incendio. Luigina s'accorse allora che tutto era semidistrutto. Ma il resto della camera era in ordine.

Ma anche i rapporti con la famiglia presso cui era a servizio non furono sempre facili. Anche lì non era capita, anzi era quasi guardata con sospetto a causa dei fatti particolari e umanamente inspiegabili che avvenivano, anche lì non le mancarono incomprensioni e sofferenze. Ricordiamo in particolare un episodio. La signora che dava lavoro a Luigina era impiegata, perciò ella doveva accudire alla casa e prepararle il pranzo per quando rientrava dall'impiego. Una mattina che era sola in casa, si trovò ad andare in bilocazione nella capitale di «un paese dell'est», dove il Primate era stato imprigionato. Entrò nel palazzo vescovile, prese un documento segreto e, sempre in bilocazione lo depose in Vaticano, senza che nessuno l'avesse vista. Quando tutto fu fatto «rientrò in se stessa». Mentre andava riprendendosi fu aggredita dal demonio che la picchiò ferocemente, a tal punto, che a malapena riuscì a buttarsi sul letto tutta dolorante. Passarono così le ore e quando la padrona di casa rientrò trovò che nulla era stato fatto e il pranzo non era preparato. Trovandola sul letto, si arrabbiò moltissimo. Al ritorno, da lì a pochi minuti, con grande meraviglia, trovò l'appartamento tutto in ordine, i mobili spolverati e perfino l'acqua nella pentola che bolliva. Che era successo? Fu la stessa Luigina a spiegare alla signora che, non potendo fare lei, perché sofferente, aveva tutto sistemato il suo Angelo Custode. E per parecchio tempo in quell'appartamento non cadde più polvere sui mobili e sul pavimento. Ma la spiegazione, invece di risolvere le cose, le complicò ancora di più, perché la signora quasi presa da spavento di fronte a questo fatto così eccezionale, temendo che Luigina fosse indemoniata, la mandò via. La promessa che Gesù le fece, quando lei preferì lo stato di vittima e rimanere nel mondo invece di morire e andare in Paradiso, si avverò per tutta la vita. Il Cielo interveniva per assisterla anche nelle cose minime. La presenza e le luci della Mamma del Cielo non le vennero mai meno ed anche l'aiuto dei suoi Santi Protettori e del suo Angelo la protessero dai violenti e dolorosi attacchi che il demonio le sferrò. Finalmente Luigina trovò un buono impiego e poté permettersi di affittare un appartamento, tutto suo. Malgrado la salute subisse alti e bassi, le capitava che molte volte la malattia come veniva, spariva improvvisamente. Però il tracciato della sua vita non aveva perso la sua misteriosità e se a questo punto della sua esistenza tutto sembrò procedere abbastanza calmo, arrivò un giorno una grande prova che Luigina riuscì a superare con l'aiuto del Cielo e grazie alla sua umiltà e al suo coraggio. Si chiude così la prima parte della sua vita. Inizieremo a narrarne l'altra anche grazie alla deposizione, giurata, di una signora di nome Maddalena, scomparsa alla fine del 1980, che ci ha lasciato, quale riconoscenza per tutta l'amicizia fraterna data da Luigina, un memoriale scritto negli anni 1978-79. Questa amicizia durò più di venti anni, cioè fino agli ultimi mesi di Luigina in terra. Sarà interessante in queste pagine vedere quale fosse la personalità di questa «piccola-grande donna» la quale, pur favorita di doni specialissimi, rimase sempre nascosta e sempre, diremo, «gelosa» dei suoi rapporti con il Cielo.

UNA PICCOLA-GRANDE DONNA «Devo subito dire che per Gina, così si faceva chiamare dalle amiche, sono stata sempre una forte spina nel cuore, a causa della mia malferma salute. E quella spina divenne più pungente quando, diventando per due volte madre, le condizioni di salute andarono peggiorando. Luigina è stata sempre la mia illuminata consigliera. Premurosa e gentile come una mamma, cercava di prevenire i miei mali con indicazioni appropriate di medici di cui lei stessa ne conosceva la fama. Non di rado avvenne che lei stessa si fosse addossata le mie sofferenze. Devo esserle costata molto! Avevo persino vergogna di telefonarle quando stavo poco bene. Ero combattuta pensando che fosse una vigliaccheria da parte mia chiamarla a sopportare i miei mali.

Una o due volte mi capitò di trovarmi tanto male nella notte da sentirmi prossima a morire. Allora la chiamai, con piena fiducia, perché intercedesse presso la nostra Mamma Celeste. Ed ogni cosa tornò a normalizzarsi nel giro di pochi giorni. Il mio primo incontro con Luigina ebbe luogo nell'autunno del 1953. Seppi di lei per lettera, da una mia amica che abitava a Lugano, in Svizzera, la quale l'aveva incontrata a Roma. Mi scriveva di aver avuto con lei uno scambio di idee e di averla trovata veramente eccezionale. Mi diede il recapito telefonico e mi invitò a chiamarla al fine di aver un incontro con lei. Da parte mia non mi lasciai influenzare dall'entusiasmo della mia amica, in quanto conoscevo il suo animo e sapevo con quanta «sete» andasse in cerca dello «straordinario». Telefonai al numero telefonico indicato ma non ottenni risposta immediata. Lasciai il mio numero per essere chiamata da Luigina. Intanto in cuor mio mi raccomandai alla Madonna di non permettere che la conoscessi se fosse stata per me causa di perdita di tempo. Luigina, invece, mi telefonò e alla prima telefonata si verificò un «qualcosa», come se esistesse già fra noi un legame di amicizia. Venne il giorno dell'incontro, a casa mia, e ci si abbracciò affettuosamente appena viste. Il colloquio fu un crescendo di gioia, mista a lacrime per tutto ciò che Luigina andava via via raccontando. Ma cosa disse di così sorprendente, non ricordo nemmeno una parola! Ci lasciammo come amiche di lunga data ed andai ad accompagnarla all'autobus che avrebbe dovuto ricondurla a casa. Dopo quel primo incontro l'amicizia andò sempre più approfondendosi, così da conoscere, entrambe, la nostra vita passata. Luigina mi raccontò che era stata felice nella sua prima fanciullezza, cioè prima della morte della mamma che segnò l'inizio, nella sua vita, di un lungo calvario. Era la maggiore di cinque figli, tuttora viventi: Pietro, Giorgio, Benita e Tonino. Amava teneramente i suoi fratelli e anche il papà, ed era pronta a giustificarli quando il loro comportamento la faceva soffrire. La morte della madre fu un vero trauma al punto che desiderò morire pure lei. Il babbo di Luigina era mobiliere di notevole fama se si pensa che i mobili che uscivano dalla sua bottega venivano esposti alle Mostre di Parigi e di Genova. Il babbo però risentì anche lui fortemente della mancanza della moglie e, dopo la sua morte, deve aver avuto un certo sbandamento, sentendosi incapace di prendere da solo le redini di quella famiglia numerosa. Forse avrebbe voluto risposarsi, e questo suo progetto deve averlo allontanato non poco dalla famiglia, cioè da quei figlioli che adoravano la memoria della loro mamma. La mamma era amata e rispettata anche dalle famiglie di Itri e dintorni. Aveva esercitato la professione di ostetrica alla scuola di Pestalozzi ed era molto brava. Era stata una donna di santi principi educativi ed una mamma intelligente e profondamente cristiana. La famiglia, quando la mamma era in vita, abitava in una bella palazzina di venticinque camere con un piccolo giardino adiacente. Dopo la morte della mamma, la famiglia cominciò ad avvertire un certo disagio anche economico. Diventati grandi i fratelli cercarono un lavoro. Giorgio andò nel Friuli, Pietro e Tonino a Roma, Benita in America del Nord, a New York. Luigina dopo vari lavoretti, trovò un buon impiego in un grande negozio al centro di Roma come cassiera e vi restò per qualche anno. Venne poi licenziata perché accusata di furto continuato. Fu la sua grande prova! Era innocente e non poteva provarlo perché avevano imitato la sua firma facendo dei prelevamenti di cassa, lasciando a lei ogni responsabilità di tale uscita di denaro. Il colpevole doveva essere una persona impiegata nella stessa azienda ed a contatto di lavoro con Luigina. Dopo questa accusa si trovò perciò senza lavoro e senza casa. Le cognate a Roma non furono molto sensibili a questa sua sventura e si trovò proprio sola e abbandonata dai suoi cari. Fu allora che ebbi la fortuna di averla ospite in casa mia per due mesi e poco più. Allora abitavo in Via dello Statuto, nell'appartamento che era stato della mia famiglia. Mi trovavo sola ad abitare in cinque camere. A Luigina potei offrire così la camera centrale, fra la sala da pranzo e un'altra camera da letto. Fu proprio in quel periodo che toccai con mano «l'invisibile». Luigina mi trasportò pian piano in un mondo di cui avevo molto sentito parlare, però non avevo una piena convinzione che esistesse. Cioè, per meglio dire, non avevo avuto mai occasione di venirne a contatto. Quanta gioia scendeva nel mio cuore a sentire ciò che Luigina diceva, quanta sicurezza e conforto venivano a me da quelle visite della Madonna Celeste!

Nella camera che abitava mi indicò il luogo dove avvenivano i colloqui. Era accanto alla finestra, dove un piccolo tavolo faceva da scrittoio. Non avrei dubitato mai di ciò che mi diceva Luigina perché non avevo mai riscontrato in lei la più piccola menzogna. Non ho mai saputo il contenuto di quei colloqui. Non avrei neppure provato a chiederlo. Però conoscevo le risposte di cose che mi riguardavano. E poi sentivo un piacevole profumo che restava in quella camera da letto, a volte più di un giorno, e quello che sprigionavano le sue mani e tutta la sua persona. Una volta ella mi disse, a motivo di quel profumo: «Sai, alcuni credono che io me lo versi addosso e mi chiedono di quale marca sia. Altri pensano che io usi un sapone delicato che lascia alle mani quel gradevole profumo!». A tale proposito un giorno e per smentire le voci di cui sopra, mentre lavava i piatti in cucina, naturalmente senza guanti perché a quei tempi non esistevano ancora e nemmeno i detersivi leggermente profumati che si usano oggi, sollevò le mani da quell'acqua grassa e lievemente colorata di sugo e ancora sgocciolanti me le fece annusare. Io notai che, specialmente sull'estremità delle dita, quel profumo, misto di gelsomino, vaniglia, incenso, confetto, era gradevolissimo ma indelebile! ... Quello stesso che sentii nella Cappellina della sua abitazione mentre, lei era adagiata sul letto di morte nella camera, ed io recitavo, in silenzio, il S. Rosario. I ricordi di quel soggiorno in casa mia in via dello Statuto, sono molti. Cercherò di ricordare i più significativi. Una sera, verso le ore diciannove, Luigina mi disse di avere un po' di mal di capo e scusandosi volle ritirarsi nella sua camera. Mi raccomandò di cenare senza aspettarla e di non preoccuparmi perché era soltanto un mal di testa. Si sdraiò sul letto, lasciando la porta della sua camera così com'era: completamente aperta. La luce nella sua camera era spenta mentre quella della camera da pranzo era accesa ed illuminava completamente il letto sul quale si era adagiata interamente vestita. Per lasciarla riposare meglio spensi la luce della sala da pranzo e mi recai in cucina a preparare la cena. Trascorsa poco più di una mezz'ora andai verso la camera di Luigina per vedere se avesse bisogno di qualcosa. Accesi la luce della sala da pranzo che illuminava il suo letto, e la vidi supina con gli occhi chiusi, immobile, come se non respirasse. Allora pensai: il mal di testa sarà completamente scomparso, altrimenti non potrebbe dormire. Trascorsa un'altra mezz'ora circa, tornai di nuovo a vederla. Allora si svegliò e mi chiese da quanto tempo dormisse, come se avesse perduto la nozione del tempo. Si levò dal letto e consumammo insieme la cena, certamente più tardi del solito ma senza più pensare al suo piccolo malessere. In seguito Luigina mi parlò della Russia, mi disse che alcune persone erano prigioniere nei sotterranei; che dei Sacerdoti celebravano la Messa con un pezzo di pane e uva appassita. «Quante sofferenze in quelle anime!», mi disse. «Ci sono intere famiglie che pregano nei sotterranei. Non possono farlo apertamente altrimenti sarebbero perseguitati. Vanno in quei rifugi durante la notte». Quando Luigina mi parlò della Russia, le domandai se l'avesse visitata. Cioè pensavo se ci fosse stata in bilocazione. Lei mi rispose di sì, senza dare alcuna importanza alla cosa. Gina voleva che io capissi bene che «i doni» che il Signore fa' ad un'anima non sono indice di santità, appartengono a Lui. Invece la sofferenza offerta è nostra e così ogni buona azione che facciamo al prossimo, per amor Suo. Quando si avvicinava il primo sabato del mese, o meglio, si avvicinava la notte dell'incontro con la Mamma Celeste, avevo timore di chiedere «qualcosa». Mi sembrava una mancanza di riguardo verso la nostra Mamma, Regina dell'universo. Mi sembrava di abusare del privilegio che lei venisse dalla Sua Prediletta, in casa mia. Malgrado ciò riuscii a conoscere molte cose che riguardavano la mia vita futura, tra cui la mia vocazione al matrimonio. Luigina, poi, sapeva ogni cosa di me senza che le avessi rivelato la mia vita passata. Mi disse che il mio cuore era stato «molto «duro» e che il Signore me lo aveva trasformato... Che la Mamma mi voleva più umile. Ciò mi fu rivelato sensibilmente quando pregai Luigina di far benedire la mia statuina dell'Immacolata Concezione, in un primo sabato del mese. Avvenne che mentre gli altri oggetti messi sul tavolo di Luigina, allo stesso scopo, emanavano completamente il profumo, la mia statuina profumava soltanto al piede. Chiesi perciò la spiegazione a Luigina, la quale mi confermò che la Mamma voleva da me una vera umiltà.

Luigina mi descrisse, dietro mia richiesta, l'abbigliamento della Mamma soddisfacendo la mia curiosità fin nei particolari. Mi parlò del diverso colore tra il mantello e l'abito e diede un significato particolare al colore; la spilla con gemme che fermava il mantello al di sotto del collo; la bordura dorata e ricamata del mantello; il fruscio della seta... In una di quelle occasioni pregai Luigina di baciare per me il mantello della Mamma. La mattina seguente incontrai Luigina in cucina, mi sentivo quasi in soggezione di averla messa in imbarazzo con la mia richiesta. Invece ella, tutta sorridente si avvicinò e mi diede un bacio sulla fronte, dicendomi che me lo mandava la Mamma. La gioia, per quell'avvenimento, inondò completamente il mio cuore. Poiché andavo all'impiego ogni mattina accadeva spesso che Luigina rimanesse sola in casa fino al mio ritorno, alle 14,30. Mi attendeva per pranzare insieme facendomi trovare la casa in ordine e la spesa fatta. Luigina faceva allora qualche commissione di «sopralluogo» per accertare l'indigenza di alcune famiglie che godevano dell'assistenza dell'Opera Pontificia, allora affidata a Mons. Bandelli. Luigina per tale attività non riceveva alcun compenso, soltanto, e non sempre, il rimborso dei soldi spesi per il tram. A volte perciò accadeva che non avesse nemmeno gli spiccioli per il tram e doveva andare a piedi... Riuscii, chissà come, a sapere ciò e allora pregai Luigina di prendere quanto le occorresse dalla tasca del mio soprabito nell'armadio, che fungeva da cassa. Luigina però non vi andò ad attingere denaro che raramente ed al mio ritorno dall'ufficio mi faceva trovare la lista delle spese, specificando ogni acquisto effettuato al mercato per mio conto. Era prodiga di consigli. Ma li dava quando era sicura di ciò che diceva, altrimenti consigliava di pregare insieme affinché potesse conoscere la cosa che mi stava a cuore. Qualche volta la risposta arrivava con molto ritardo però si rivelava di una grande precisione. Quando le chiedevo qualcosa per parenti o persone amiche, scriveva la risposta ma voleva rimanere in incognito. Ad una mia collega di ufficio le scrisse di «raddrizzare» la sua vita che la Mamma la avrebbe aiutata molto. E così fu. Ad una mia nipote afflitta perché abbandonata dal fidanzato, quasi alla vigilia delle nozze, disse che la Mamma l'avrebbe aiutata, di aver fiducia, che avrebbe incontrato un uomo migliore e con lui avrebbe formato un'ottima famiglia. Infatti ora ha tre figliuoli ed il marito le vuole molto bene. A mio avviso conosceva tutto di tutti, cioè la vita intima di ogni persona che avvicinava. Esprimeva talvolta il suo pensiero su determinate persone e ciò era fatto sempre a fin di bene. Spesso esaltava le virtù di persone di comune conoscenza. Una volta mi riferì di un medico che conoscevo, il quale stava così a lungo in preghiera davanti al SS. Sacramento da avere le ginocchia incallite. Luigina aveva bisogno di amicizia e gradiva conversare di cose di Dio e della Mamma Maria, ma lo faceva sempre con tatto e senza morbosità bigotta. A volte era molto combattuta a causa delle incomprensioni e cattiverie che riceveva anche da persone da lei beneficate. Queste prove spirituali la facevano molto soffrire e cercava sempre di studiare se ne fosse o meno lei la causa. A me chiedeva: «Ma tu cosa pensi di me? Ti sembro una persona normale?» «Altro che persona normale!» le rispondevo. Mai ho pensato di lei che fosse una persona anormale, squilibrata. Era carica di buon senso e di prudenza per cui prima di dire qualcosa doveva esserne ben certa e ciò le derivava dalla preghiera. Non pensava molto alla efficacia della sua invocazione quanto alla preghiera dell'interessata, ove fosse possibile. Ciò la metteva in stato di piena umiltà e dava fiducia alle persone alle quali prometteva di pregare. Luigina ha sempre raccomandato a tutti la recita del Rosario ed anche ai giovani, che non pregano a lungo, suggeriva loro di dire almeno dieci Ave Maria, meditando un mistero, in maniera da formare una corona intera in cinque giorni.

Luigina sentiva fortemente la riconoscenza verso chi le avesse fatto un po' di bene. Avvenne così che, col passare degli anni, il benefattore diveniva per lei il beneficato. Anch'io ricevetti in larga misura da lei! Era trascorso poco tempo dall'arrivo di Luigina in casa mia, forse poco meno di un mese, quando mi chiese se potesse portare in casa una giovane di sua conoscenza, che era figlia spirituale di Padre Pio. Luigina, affinché l'accettassi in casa, mise in luce le migliori qualità di questa giovane. Ed in verità era una figliuola sulla via della perfezione, anche se ancora giovane e bisognosa di guida. Dopo qualche giorno trovò lavoro e andò via e, dal canto mio lo confesso, ne fui felice. Qualche cosa però venne a turbare il mio pieno accordo con Luigina ed intanto in cuor mio si affacciarono pensieri poco lusinghieri, anche nei suoi riguardi. Pensai che Luigina non avrebbe dovuto invitare la giovane in casa mia dal momento che anche ella era già ospite. Luigina capì questo mio stato d'animo e mi parlò con la sua franchezza abituale. «Guarda», mi disse, «che se vuoi vado via anch'io. Sono qui per te!» Allora capii che la sua presenza in casa mia era un dono della Madonna! La supplicai perché rimanesse. Poi non ci fu più motivo di malintesi. Luigina ebbe molta, moltissima pazienza con me. Diffidai molte volte di quello che voleva offrirmi come consiglio. Non insistette mai però sulle cose che diceva per il mio bene. Fu sempre così spontanea che, forse, proprio per questo, a volte dubitai dei suoi consigli. Ma, purtroppo, fu sempre a causa della mia nullità e superbia che ricadevo nell'errore. Una volta mi fece chiaramente capire che per darmi un consiglio in merito ad un problema dovevamo pregare insieme. Altre volte, esplicitamente, confessò che non sapeva dirmi nulla senza pregare. Quando però si trattava di una risposta avuta dalla «Mamma Maria» non c'erano dubbi: era come diceva e con decisione. Le risposte furono a volte suggerite per iscritto, concise, ma colpivano l'argomento in pieno, come una freccia quando va dritta al centro del bersaglio. Luigina era così precisa nei suoi ricordi che anche a distanza di anni sapeva dire il giorno e il mese degli avvenimenti che riguardano la mia vita. Rimase con me, nella casa in via dello Statuto, per poco più di due mesi. Ella sapeva che la sua partenza dalla mia casa mi avrebbe procurato un forte dolore ed allora mi preparò pian piano a questo doloroso distacco. Fu accolta in casa della Sig.ra Anna Martorano, in via Urbino 51. E in quel palazzo rimase, dopo aver cambiato due appartamenti sempre nella stessa scala, fino alla sua morte. A me, per consolarmi, disse che quella sarebbe stata la sua ultima dimora, cioè che sarebbe rimasta in quella casa fino alla sua morte. E così fu! Era giunto il momento in cui non le sarebbe più mancato nulla. La Provvidenza avrebbe pensato largamente a lei. Così è stato. Ma quante pene...! E quanta fede c'è voluta per Luigina in quella predizione, ogni volta che dovette cambiare appartamento e fare sempre nuovi lavori di adattamento e per la sistemazione della Cappellina. Anche al quinto piano, dove abitò fino alla morte, ebbe notevoli prove. Rimase in quell'appartamento malgrado il freddo per i lavori di restauro e la vendita di quasi tutti gli appartamenti dello stabile. Ecco che cosa è stata «fede» per Luigina! Ella sapeva che nemmeno il terremoto l'avrebbe spostata di lì. Parola dall'Alto, non può cambiare! Luigina mi fece delle rivelazioni molto importanti sul rinnovamento della Chiesa dopo il Concilio, e disse che ne sarebbe uscita rinvigorita, malgrado le molte difficoltà che avrebbe dovuto superare. Mi confidò anche molti avvenimenti che si sarebbero verificati nella politica italiana. Andavo ancora in ufficio ed avevo molta difficoltà con le colleghe e soffrivo di essere messa in disparte e di vedere qualche ingiustizia. Una volta Luigina mi disse: «Tu però la spia non la devi fare». Era proprio vero: avevo riferito una cosa vera, ma che avrei dovuto tacere! Nel 1954 Luigina conobbe, tramite me, le Benedettine di Clausura. Le monache avevano molto sofferto durante la guerra e si sostentavano facendo piccoli lavoretti con le loro mani: un po' di ricamo, un po' di maglia, ecc. Poi ricevevano offerte per gli «Agnus Dei» sui quali venivano dipinti, in miniatura, dei fiorellini e il nome di Gesù. Luigina stimava molto queste monache ed una volta mi disse che «Gesù andava in quel Monastero per riposarsi», poiché quelle suore erano come colombe intorno a Lui. Parlandone con me poi, le chiamava «le colombelle di Gesù».

Luigina era andata via da me da non molto tempo ed abitava come ho detto in Via Urbino 51, ma non aveva lavoro e perciò mancava di mezzi di sostentamento. Nel frattempo conobbe una suora del Bambin Gesù, superiora vicino a Roma, la quale, insieme ad un Sacerdote, Don Gabriele Antonazzi, stimava Luigina, ammirandone la sua ricca vita spirituale. Questa suora che proveniva da famiglia benestante mise a disposizione di Luigina una certa somma. Credo sul mezzo milione di lire. Luigina non accettò la somma per sé, ma invitò Suor Margherita, d'accordo con il sacerdote, ad acquistare una macchina Necchi per il lavoro a maglia, da offrire alle monache di Clausura. Esse infatti, accettando lavori di maglieria, avrebbero potuto far fronte alle spese giornaliere della Comunità. E così avvenne. Negli anni seguenti Gina commissionava alle monache dei lavoretti in pittura, scatole portafazzoletti, tovaglie d'altare, copri pisside ed Agnus Dei, pagando, per quei lavori, somme di una certa consistenza, e mai inferiori alle cinquanta mila lire. Quanta gioia provava Luigina quando riceveva i lavori specie quelli che conferivano maggior decoro a Gesù Eucaristico! Era lei stessa che suggeriva il soggetto per le tovaglie d'altare, che dovevano essere in armonia con le varie feste ricorrenti nel calendario liturgico. Il gusto innato per il bello e il raffinato Gina lo trasfondeva particolarmente in tutto ciò che era sacro: come l'altare, gli arredi ed i fiori. Gli amici di Luigina ricordano quanto cara le fosse la sua Cappellina adorna sempre di magnifiche composizioni floreali. Anche i presepi, allestiti ogni anno in maniera diversa, procuravano una grande gioia a coloro che li vedevano. La composizione artistica, sempre nuova, non distraeva il visitatore dal grande mistero della Natività divina. Dopo avermi confidate le rivelazioni celesti, alle quali credevo e credo tuttora, si faceva piccola piccola dicendo che il merito non era suo e che bisognava ben distinguere nella vita spirituale i «doni gratuiti» dai meriti acquistati con la nostra sofferenza, con la rinuncia, con la carità... Ella ebbe inoltre il grande dono di dire la parola giusta al momento esatto e non si mise mai in cattedra. Solo una grande carità, che la bruciava dentro, muoveva le sue labbra, non per ammonire ma per curare il peccatore. Tutta la conversazione era improntata da lei con grande carità per cui l'interlocutore si trovava a suo agio. Luigina non si scandalizzò mai di nulla. Era facile parlarle, come si suol dire, col cuore in mano perché conosceva i problemi più intimi che travagliavano l'anima, prima di sentirne parlare. Era molto mortificata quando doveva per ragioni di tempo interrompere una conversazione amichevole. I Sacerdoti avevano il posto dei «prediletti. Non potevano aspettare. Perciò nel congedare i secolari si scusava dicendo: «Tornate presto che parleremo più a lungo. Un'altra cosa particolare che capitava era quella di stare con Luigina senza accorgersi che il tempo passava. Si stava così bene accanto a lei che ci si dimenticava di ogni amarezza della vita presente e si tornava a casa col cuore gonfio di gioia ed una forte carica di gioia ed una forte carica di fede. Un giorno Luigina disse che la Mamma Maria, vedendo le diverse immagini nelle quali era ritratta diceva: «Da ogni figura, anche dalla meno bella, trasfondo il mio Amore sui miei figli.»

LA SOFFERENZA SUO PANE QUOTIDIANO L'esistenza di Luigina, come abbiamo potuto constatare, non fu mai facile e tranquilla. Prima per gli studi, poi per la morte della mamma ed infine per il lavoro, la sua vita fu un susseguirsi di cambiamenti e di spostamenti che le procurarono sempre sofferenze. Se a tutto questo uniamo la sua fragile costituzione fisica e le molte «strane malattie, seguite da improvvise e spesso miracolose guarigioni, vediamo che il «granellino di senape in un solco di Roma» percorse una strada ricca di lacrime e di solitudini. Fare la volontà del Signore e abbandonarsi senza riserve a Lui significa portare oltre alla propria, anche le croci altrui. E salire poco a poco l'irta e aspra via che conduce al Calvario.

Anche per il lavoro si trovò a cambiare varie situazioni e non per causa sua. Fu sempre molto apprezzata dai suoi datori di lavoro ed anche quando fu incriminata d'essersi impossessata di soldi, e poi risultata innocente, fu richiamata per essere riassunta nell'impiego. Luigina però non accettò. Non perché avesse del risentimento. Non era capace, infatti, di provare del rancore verso coloro che le avevano fatto del male; ma perché senti dentro di sé che avrebbe avuto un altro campo di apostolato. Infatti ben presto fu assunta come impiegata alle Poste e fu trasferita in varie sedi, ma sempre a Roma. Per seguire un filo cronologico diremo che Luigina, da quanto afferma il fratello Pietro, dal 1936 al 1940 fu impiegata all'Istituto di Statistica. Iniziata la guerra lasciò Roma per fondare un'opera di carità presso il Santuario della Madonna della Civiltà ad Itri, insieme ad una zia. Qui per due anni assistette bambini bisognosi e donne anziane. Dopo, malgrado gli sforzi e i duri impegni che Luigina dovette affrontare, per mancanza di fondi, abbandonò l'opera. Rientrata a Roma, pur essendo stata richiamata caldamente all'Istituto di Statistica, declinò l'invito e si dette all'apostolato fino alla fine della guerra, vivendo di servizio e carità. Si impiegò poi presso un grande negozio del centro e vi rimase parecchi anni fino alla denuncia del furto. Chiarita, dopo mesi, questa amara storia trovò impiego alle Poste. Passati alcuni anni la troviamo segretaria del professore Enrico Medi, all'Istituto di Geofisica. Questo sarà il suo ultimo lavoro anche perché le varie «malattie» si susseguirono con una certa frequenza. Peggiorando la salute passerà anche lunghi periodi in casa senza poter uscire. Visse nel suo appartamento in Via Urbino 51 al quinto piano, con la sua bella Cappellina e Gesù Sacramentato. Ogni giorno aveva un sacerdote che vi celebrava la Santa Messa e così Luigina poteva passare molto tempo ai piedi di Gesù. Fu lo stesso Papa Pacelli che le diede la facoltà di avere una Cappella in casa con il Santissimo Sacramento ed il permesso di potervi celebrare l'Eucarestia. La cappellina era piccola ma molto bella e raccolta. Luigina la teneva come un prezioso gioiello. Sopra l'altare vi era un piccolo tabernacolo e, al di sopra, su una mensolina dorata, una bella Madonna Assunta vestita di seta. Una di quelle tipiche madonnine «fine settecento napoletano» con un bel viso dolce ed ispirato. Le tovaglie d'altare, sempre in lino candido, erano guarnite di ricami pregiati: ricami eseguiti dalle monache di clausura o da Luigina stessa. E poi i fiori. Luigina aveva una vera passione per i fiori. I più belli, e sempre freschi, erano per Gesù e per la Mamma. Il dono più bello che le si potesse fare era portarle dei fiori per la Cappellina. Con quanto amore Gina curava il suo «angolo di Cielo»! Oltre ai Sacerdoti che andavano a trovarla e vi celebravano la Messa erano ammessi anche i laici. E tutti, indistintamente, si sentivano spiritualmente sereni e in pace quando vi si intrattenevano a pregare. E quando le persone andavano da lei per consigli o per aprirle i loro cuori, la prima cosa che Luigina faceva era di invitarle in Cappellina ad adorare il Signore ed a pregare perché scendesse la Sua Luce. Da quando ebbe la Cappella, la Madonna le appariva sempre lì. Se le mura potessero raccontare «le cose di Cielo» che hanno ascoltato e le meraviglie a cui hanno assistito ora sapremmo tante cose che Luigina, con il suo santo pudore, non ha mai rivelato! Furono molte le persone che si inginocchiarono ai piedi di quell'altare a depositare i loro fardelli di miserie e di sofferenze. Luigina, a qualche persona veramente amica, confidò che ben poche però venivano lì a chiedere grazie spirituali ed a pregare per la Chiesa e l'umanità tutta! Sempre paziente ed umile Luigina accoglieva tutti con il suo dolce sorriso. Ascoltava, confortava e spronava, illuminando le coscienze, sì che i visitatori se ne andavano sollevati e ricchi di nuove speranze. Ma non mancarono tra questi coloro che dopo aver avuto veri favori e tante luci, diventarono suoi denigratori. Il demonio non tralasciò alcuna occasione per colpirla in ogni maniera. E molte volte si servì proprio delle persone che Luigina aveva più gratificate, più illuminate e guidate spiritualmente. Alcune di queste, dopo la scomparsa di Luigina, confessarono di averla fatta molto soffrire con le loro mormorazioni, infedeltà e cattiverie.

Ella sapeva tutto di tutti ed anche in antecedenza. Ma doveva ubbidire alla Divina Volontà la quale voleva che lei, pur conoscendo la verità, si comportasse come se nulla sapesse. Quale martirio per lei che possedeva un forte carattere ed amava la sincerità! Disse a tale proposito ad un'amica che, quando venivano questi «casi», era come se avesse «morso e briglia» che stringevano con forza il suo carattere, il quale avrebbe voluto mettere a nudo le meschinerie ed i tradimenti. Citiamo un fatto che la stessa Luigina raccontò ad una religiosa amica sua e che ancora una volta ci mostra la sua pazienza e la sua bontà, non priva anche di un certo umorismo. Un giorno Luigina mi disse: «Sai che alcuni mi considerano una «medium»? Il fatto è che io «sento» quello che i veri medium dicono, ma essi non sentono me». E accennò a due o tre medium che risiedevano allora a Roma. Poi mi narrò un fatto accaduto non molto tempo prima. Una signora era andata a visitarla con un proposito diabolico. Avendo la signora notato un tavolino a tre gambe, messo in un angolo della stanza, chiese a Luigina delle carte per fare insieme una seduta spiritica. Essa con calma si alzò, prese da un armadietto un pacchetto di immagini della Madonna e, volgendosi alla signora, le disse con risolutezza: «Ecco le mie carte! Ed ora vada via da questa casa». E così dicendo, l'accompagnò alla porta. Immediatamente però pregava e perdonava i suoi nemici. Non le era possibile non amare e compatire coloro che la facevano piangere e sanguinare il cuore. La carità autentica che la contraddistinse ci spinge a tacere a proposito alcuni casi clamorosi che hanno riguardato persone famose, reputate eccezionali dalla massa, e che godono tuttora di una vasta popolarità. Quindi amava sempre: buoni, meno buoni ed anche i cattivi e in malafede. La sua reazione consisteva nel chiudersi in riserbato silenzio e di offrire tutto a Gesù ed alla Mamma. A volte, sorridendo, si paragonò ad una tartaruga che, colpita o attaccata dall'esterno, si racchiude in se stessa. Il grande dono del silenzio! O meglio la grande preziosissima virtù di saper tacere e dimenticare! Perciò il suo animo generoso non subì flessioni e la sua porta fu sempre aperta a tutti. Ebbe tra l'altro un vero dono dell'ospitalità. E sia con le persone di un certo prestigio, culturale, politico religioso, sia con la gente, povera e semplice, Luigina fu sempre la stessa. Una meravigliosa padrona di casa. Tanto è vero che tutti se ne partivano da lei a malincuore. Sapeva inoltre parlare di tutto ed ogni argomento l'interessava, avendo al riguardo sempre qualcosa di originale da esporre. Seppe ascoltare! Ma seppe anche dare il suo giudizio e la soluzione più esatta con autorevolezza. Sono molti a testimoniare che nei più disparati argomenti ebbe delle vedute ampie, perspicaci e lungimiranti. Sensibile ed amante del bello e dell'ordine aveva una eleganza insita, tutta personale, ed anche se vestiva senza ricercatezze, era sempre molto ordinata: in casa e fuori. Per ordine della Mamma non doveva lasciar trapelare nulla della sua vita intima e mistica. Si doveva comportare come una persona comune e, quindi nel limite del possibile, seguire il tono di vita degli altri. La sua si sarebbe detta, a prima vista, una vita normale di una signorina non più giovane e di estrazione sociale borghese. E fu così che rimase «la piccola violetta nascosta ma sempre profumata» dalle migliori virtù. Raramente, e solo con pochi intimi, sollevò, di tanto in tanto, un poco il velo che copriva il suo rapporto con il Cielo. Quando soffriva la Passione, specie il venerdì, avendo chiesto al Signore che «tutto» fosse un segreto tra loro, non lasciò trapelare la minima manifestazione singolare. Appariva molto sofferente, come se agonizzasse e stava tutta abbandonata, quasi assente, a letto. Subiva in special modo la flagellazione, l'incoronazione di spine e il peso schiacciante della Croce sulla spalla. E solo raramente le due o tre persone che potevano assisterla in questi frangenti videro i segni esteriori, ai polsi e al piede sinistro, della crocifissione. Una volta, di venerdì, su un piccolo cuscino dove Luigina appoggiò la testa dolorante, restarono ben visibili delle macchie di sangue, a mo' di semicerchio. I tormenti spaventosi della Passione si intensificarono poco tempo dopo la morte del suo grande padre spirituale Padre Pio da Pietrelcina, avvenuta il 23 Settembre 1968.

Ma se il ruolo di vittima che l'unì ai patimenti di Cristo martoriato fu ben nascosto e protetto alla vista dei poveri mortali, non così fu per i fenomeni dei profumi. In vari momenti dalle sue mani usciva un meraviglioso profumo e anche la casa ne era impregnata, soprattutto dopo che la Mamma era venuta a visitarla. Abbiamo visto precedentemente quanto Luigina amasse i tre fratelli Pietro, Giorgio e Tonino e la sorella Benita. Ma lo stesso amore lo ebbe per tutte le creature ed anche per quelli che più la fecero soffrire. Purtroppo fra queste non possiamo non annoverare il papà suo, il quale diede molti dispiaceri alla mamma Filomena e particolarmente a lei, che era la primogenita. Passati molti anni il papà, che abitava tutto solo a Gaeta, pur sentendosi ormai vecchio e sofferente, ricusò sempre di venire a Roma in casa di uno dei figli o di Luigina. Ai loro ripetuti inviti rispondeva che doveva espiare davanti a Dio i troppi sbagli che purtroppo aveva commessi. Luigina però, sempre vigile, anche se lontana, sul suo papà, appena ebbe sentore che non poteva più rimanere da solo, per le forze che cominciavano a mancargli, provvide a farlo curare in una clinica romana e poi, visto che rimaneva fermo nel suo proposito di non abitare presso uno dei figli, lo sistemò, sempre a Roma, in un istituto dell'Opera di Don Orione. E qui, quest'uomo che per buona parte della vita era stato un debole ed un egoista, si prodigò, finché visse, ad aiutare i suoi compagni più anziani di lui e quelli più sofferenti. Quando il papà spirò, Luigina era a letto da parecchi giorni molto sofferente. La notizia le fu portata da due sacerdoti amici. Appena però entrarono nella sua camera, disse loro: «Lo so che papà non è più. Questa mattina, appena spirato lo vidi qui, sulla porta e, salutandomi, mi ringraziò delle preghiere che avevo fatto per lui». A proposito delle malattie Luigina fu un vero enigma. Si ammalava, le cure erano inefficaci e poi, un certo giorno si riprendeva e si rimetteva in piedi: la malattia era scomparsa. Una testimonianza, a tale proposito, che possiamo definire eccezionale ed esatta, è quella stilata dal suo medico curante il Dottor Marco Grassi. Vale perciò la pena, per i lettori, di riportarla integralmente. «La mia conoscenza con Luigina ebbe inizio dodici anni prima della sua morte. Fu il caso a farmela conoscere. Avevo avuto notizia dell'esistenza di una «particolare» persona che si era offerta vittima al Signore per mezzo di Maria e che viveva una vita ordinaria e straordinaria nello stesso tempo. Non fu, però, la mia curiosità a cercarla. Fu lei stessa che mi rintracciò per mezzo di una comune amica. In quel tempo ella soffriva di un grosso ascesso alla regione glutea che s'irradiava in alto, verso il torace posteriore e aveva le dimensioni di un mezzo grosso melone. Il medico che la curava in quei giorni aveva consigliato un ricovero per l'incisione dell'ascesso, ma sembra che nei colloqui di Luigina con la SS. Vergine fosse invece consigliato di non spostare l'ammalata e di farla curare privatamente in casa. Il medico curante si oppose a ciò e quindi l'abbandonò. Essendole stato fatto il mio nome, Luigina mi invitò a farle visita. In quella circostanza mi domandò di prenderla in cura. Non nego che sin dall'inizio ella mi fece un'ottima impressione e che io sentii un particolare trasporto verso questa speciale anima. Per questo accettai il difficile compito con entusiasmo, non privo d'altra parte di un certo timore. Da quel momento i miei incontri con lei furono frequentissimi. Nei primi tempi proprio a causa dell'ascesso, la vedevo quotidianamente. In quei dolorosi momenti trovai in lei una grande disponibilità alla sofferenza e fu proprio in questo primo periodo che incominciai a conoscerla bene. La mia prestazione giornaliera consisteva non nell'incisione dell'ascesso, bensì in un siringamento dello stesso, mediante grossi aghi. Se anche fosse stata fatta una leggera anestesia locale, il trattamento sarebbe riuscito ugualmente assai doloroso. Ma Luigina, certa che la Madonna guidasse la mia mano, si sottoponeva a queste sofferenze senza lamentarsi. Anzi offrendole per qualche scopo ben preciso. Una volta che le avevo raccomandato un'anima impenitente, che era in fin di vita, la sentii perorare a viva voce la causa di questa dicendo: «Gesù, voglio quella anima! Voglio quell'anima!»

Quell'anima la ebbe. Infatti la mia paziente morì con tutti i conforti religiosi. E non fu quello l'unico caso. Tante altre volte le mie raccomandazioni ottennero l'effetto desiderato. Tornando all'ascesso, dopo il siringamento, venivano iniettati in loco degli antibiotici appropriati ed anche in questa non facile fase Luigina continuava ad essere veramente paziente. Ella, vedendomi alle volte perplesso, mi spronava ad andare avanti dicendomi che la Mamma Maria era contenta del lavoro compiuto e che avrebbe pensato Lei stessa a terminare brillantemente la cosa. E fu così. Difatti, dopo circa quindici giorni di siringamenti, rimanendo un piccolo residuo dell'ascesso, questo sparì in pochi giorni, spontaneamente. «Soffrire ed offrire» era la sua massima ed ogni giorno potei osservare che in lei la sofferenza era sempre presente: fisica, morale o puramente mistica. Fra le sofferenze fisiche possiamo enumerare i facili episodi di insufficienza cardiocircolatoria che subentravano alla fine di cefalee gravative che duravano 48 ore di seguito, con relativo vomito. Luigina, come avrebbe fatto qualsiasi persona, prendeva una compressa analgesica, un Veramon, per esempio, ma se non sortiva effetto positivo, non se ne curava e tirava avanti implorando, alle volte fra effettivi lamenti l'aiuto o la grazia che si era prefissa di chiedere con quella particolare sofferenza. Altri momenti in cui soffriva ordinariamente erano quelli delle subocclusioni intestinali che si complicavano con una sintomatologia drammatica, assai dolorosa. A riguardo, i comuni rimedi della medicina si presentavano pressoché inutili e la paziente non volle mai ricorrere al ricovero ospedaliero sostenendo che la Mamma Maria avrebbe risolto la cosa presto. E così in effetti accadeva. Fra le sofferenze invece puramente straordinarie e mistiche una era quella di sentire sul dorso la piaga di Gesù provocata dal palo trasversale che i crociferi portavano fino al luogo del supplizio. Per Luigina questo era un vero Calvario ed, insieme alla Coronazione di spine, era sofferenza grande da sopportare. In quei momenti sembrava un altro Gesù. Nei suoi occhi, fra i tormenti, c'era sempre quella luce serena che faceva trasparire lo stato d'animo con il quale Gesù stesso avrà certamente affrontato i patimenti per i nostri peccati. Questi episodi, frequenti in particolari circostanze dell'anno, erano per noi, testimoni, di grande edificazione e di maggior comprensione della Passione del Signore. E si usciva dalla casa di Luigina rinvigoriti al pensiero del grande amore con cui siamo amati da Dio. Su altre sofferenze mistiche, come l'agonia del Getsemani, ricordo solo che Luigina, madida di sudore diceva: «Non abbiate timore, se avete peccato, Gesù ha sofferto anche per quello! » Una cosa però veramente particolare che Luigina mi confidava e chiamava «stillicidio del cuore» consisteva nelle molte sofferenze che le arrecava ricevere tante persone al giorno: non tutte simpatiche, alcune addirittura ipocrite ed altre perfino nemiche. Questo era ciò che più la tormentava e l'offerta che ne faceva era la più ampia possibile: per le anime in genere, per i sacerdoti, per i religiosi e le religiose, per il Santo Padre, per la conversione della Russia e dei paesi satelliti. Dalle molte conversazioni che ho avuto con lei posso assicurare che ho molto imparato e che vorrei che fosse ancora vivente per poter conversare con lei delle cose del Cielo come delle cose di quaggiù. Il ricordo che non dimenticherò mai nella mia vita è quello dell'ultima sua malattia, che durò esattamente quindici giorni e che la portò all'incontro finale con Gesù. Il giorno prima che si ammalasse, durante la quotidiana visita medica, mi mostrò delle lettere. Erano lettere di quella bellissima anima di Maria Bordoni, morta nel Gennaio dello stesso anno. Da esse potei comprendere la grande amicizia che le univa come sorelle. Si parlava della Mamma Maria, come di una comune visione, della vita vissuta con Gesù Eucarestia e del bene del prossimo. Fu un'ora incantevole e credo che Luigina mi abbia appositamente voluto lasciare questa grande gioia in ricordo.

Il giorno dopo le cose erano completamente cambiate. Luigina era come in preda ad una grave malattia. Il volto pallido e affilato, dolori senza tregua all'addome, che appariva estremamente enfiato, e facili deliqui. Pensammo ad una delle solite subocclusioni intestinali. Si pensava anche a qualche offerta che ella avesse fatto al Signore e che il male, come solitamente avveniva, sarebbe passato di colpo. Invece la situazione si fece più lunga e sempre più drammatica. Mettemmo in atto i comuni rimedi medici di altre volte, ma senza nessun risultato. A questo punto chiesi a Luigina se volesse essere ricoverata per accertamenti, ma, come sempre del resto, rifiutò decisamente, né volle consulti ad eccezione del Dr. A. Vieri. Questi venne, ma conoscendo bene la paziente, pensò anche lui subito che si trattasse di un'offerta al Signore e che ben presto tutto si sarebbe risolto nel solito modo. L'assistenza ormai si rendeva necessaria giorno e notte e ricordo ancora, con grande piacere, come ci fu, tra parenti e amici, una vera gara ad assisterla, anche con grande sacrificio. La mia presenza veniva invocata più volte al giorno, specie quando le venivano i collassi. Per me era un'esperienza tutta nuova nei riguardi di questa paziente. Si presentavano infatti, ormai chiaramente, i sintomi di una neoplasia gastrica con metastasi intestinali che si complicò subito con peritonite. Ma pur essendo un episodio nuovo e del tutto diverso, noi tutti speravamo, sempre, in un intervento divino che, come altre volte, risolvesse tutto. Luigina immersa nelle sue sofferenze parlava p oco e quando le chiedevo: «Quando finirà?» ella con un filo di voce mi rispondeva: «Io aspetto, io aspetto». Confesso, però, di non aver mai pensato si trattasse della fine, fino a che una mattina fui chiamato verso le cinque. Quando arrivai sembrava che Luigina non soffrisse più: era distesa sul suo letto, con i profondi occhi pieni di serenità. Accanto, l'assistevano due signore. Le chiesi di nuovo: «Quando finirà questa sofferenza?» e lei questa volta mi rispose, quasi con trasporto, sorridente, «lo aspetto, io aspetto!» C'era quasi un'atmosfera celestiale, eravamo alla fine. Le praticai una iniezione di Micoren, poiché le sue pressioni erano sempre allo stato di collasso. Poi la salutai lungamente, assicurandole che sarei passato nel primo pomeriggio. Questo è il mio ultimo ricordo di lei vivente. Nel primo pomeriggio, chiamato d'urgenza, arrivai che era appena spirata. Era nell'atteggiamento celestiale in cui l'avevo vista nel primo mattino, con il viso rivolto verso la Cappellina, dove il suo Amore Mistico dimorava e da dove l'aveva accolta nella Sua Luce».

LA «MAMMA MARIA» «Accanto a lei si imparava ad amare la Madonna». È questa la frase ripetuta da tutte le persone che avvicinarono Luigina e che ebbero poi con lei rapporti di sincera amicizia. Riportiamo il racconto della signora Isotta che le è stata accanto, negli ultimi dieci anni della sua vita, assistendola, ricevendo le varie visite ed accudendo alla casa. Dal suo racconto, semplice ma genuino, possiamo «intravedere» un poco dell'unione di Luigina con la Madonna: la sua «Mamma Maria». «Fin da piccola ho sempre avuto un grande amore per Gesù e una profonda devozione per il Sacro Cuore. Quando conobbi Luigina, la devozione che io provavo per la Mamma Celeste, invece, era piuttosto sbiadita. Fu proprio lei quindi, a poco a poco, ad introdurmi nella conoscenza della Madonna ed a «capire» la nostra dolcissima e misericordiosa Mamma del Cielo. Mi spiegava con tanta pazienza e persuasione che amando ed invocando la Madre non toglievo nulla al figlio. Anzi Lo glorificavo ancor di più. Era attraverso Lei che passavano tutte le Grazie Divine. Insegnandomi ad amare la Madre di Dio mi fece così «toccare con mano» la Sua potenza ed i Suoi interventi. Posso dichiarare che la presenza della Madonna, se così posso esprimermi, in casa di Luigina era sempre continua.

Vi aleggiava «una certa aria» tutta particolare che non respiravo in nessun altro luogo. Devo dire di più. Molte mattine, arrivando già stanca e sofferente alle gambe, mi domandavo come avrei fatto a passare tutta la giornata da lei e poi alla sera rientrare a casa mia dove avevo due figli da accudire. Ebbene, appena io varcavo la porta di Luigina, era come se le mie forze ritornassero in pieno e per tutta la giornata non percepivo la minima stanchezza. Alla sera però, appena giunta in strada per incamminarmi all'autobus che mi riportava in famiglia, le mie forze sparivano ed ero di una stanchezza indescrivibile. Per dieci anni posso dichiarare che fu sempre così. Io sono certa che questo sentirmi bene in casa di Luigina era una grazia speciale della Mamma che, servendosi di un povero mezzo come me, poteva sollevare, almeno materialmente, la Sua Prediletta. In certi momenti ed in giorni speciali, come il primo sabato di ogni mese e nelle festività liturgiche della Mamma, Luigina aveva vere visioni e colloqui con Lei. Questi doni e grazie specialissimi erano però preparati e seguiti da gravi sofferenze, tanto è vero che più di una volta, arrivando al mattino, trovavo Luigina come se fosse in fin di vita. Una volta mi feci coraggio e timidamente le chiesi come avvenivano queste apparizioni mariane. Ricordo ancora perfettamente l'umile e dolce sorriso con il quale mi guardò e con semplicità mi spiegò che la Mamma Maria si faceva sempre preannunciare da una indescrivibile armonia musicale e da canti angelici. Poi le si mostrava al centro di una grande luce - per cui tutt'intorno a lei ogni cosa scompariva. Era lì, sorridente e splendente; di una luminosità e di un fulgore meravigliosi. Luigina poi, leggendo nel mio pensiero, proseguì spiegandomi che i messaggi erano brevi, concisi, fatti di poche parole. Molte volte rispondeva alle domande di Luigina, altre volte le dava messaggi per qualche persona in particolare. Mi disse anche che il colore del mantello della Mamma non era sempre lo stesso. Il colore simboleggiava, a seconda dei casi, uno «stato d'animo» differente. Ad esempio: il viola indicava a Luigina la penitenza, il rosa la delicatezza e l'umanità, il rosso l'amore. Poi, quando la Madonna se ne andava, si allontanava indietreggiando dolcemente, senza mai voltarsi e lasciava il Suo profumo. Un profumo così intenso che, ricordo bene, impregnava la Cappella o anche la casa per tutto il giorno. Naturalmente la voce di «questi favori celesti» che Luigina riceveva, si propagava fra le varie persone che la frequentavano, lasciandone alcune incredule. E ciò contribuiva a creare in lei dei dubbi dolorosi che la facevano diffidare di se stessa. Questo avveniva anche perché il demonio la tormentava in merito, «soffiandole» che era una povera illusa e una visionaria. Lei stessa però fu per molti anni la prima a non desiderare queste manifestazioni mistiche e per molto tempo le combattè tutte. E questo fu un vero «stillicidio del cuore» e lo stato di dubbio durò per parecchi anni. Rassicurata poi, dai padri spirituali che si succedettero alla guida della sua anima, accettò «tutto» come Volontà Divina, custodendo il soprannaturale con il più grande riserbo e distacco. E quando la Madonna disponeva che, per il bene di un'anima, ella aprisse un poco lo scrigno che racchiudeva i segreti del Cielo, allora ubbidiva. Una notte, durante la quale Luigina dormiva, la Madonna la chiamò e le impose di alzarsi immediatamente, di affacciarsi alla finestra e di guardare giù nell'autoparco della polizia che stava giù di fronte. Gina prontissima ad eseguire i voleri divini, ubbidì. Guardò e, secondo l'ingiunzione della Mamma, chiamò al telefono il «113». Chi rispose dall'altra parte del filo chiese se fosse un «palo», al che ella rispose: «Sono una povera malata e, non potendo dormire, sto in finestra. Ho visto due uomini collocare bombe, altri due sono al di fuori». Frattanto giunse la celere che trovò le bombe e prese i malviventi. Erano dei brigadisti che volevano far saltare in aria l'autoparco della polizia. La mattina seguente fu annunciato alla radio che una voce di donna, nella notte, aveva fatto da Via Urbino una telefonata segnalando il pericolo. Se le bombe fossero esplose avrebbero provocato ingenti danni e, per di più, molte vittime. La Madonna si era servita della sua umile protetta per scongiurare una inqualificabile distruzione e strage.

Un altro fatto, testimonia Isotta, e che ben pochi conosceranno è senza dubbio quello avvenuto nel 1937, durante il quale la Mamma Maria le rivelò che un giorno Ella sarebbe apparsa a Roma alle Tre Fontane, a tre bambini e alloro papà. Solo negli ultimi anni, prima della morte, Luigina racconterà, a pochi intimi e separatamente, quanto fosse buona con lei la Mamma e quante «lezioni» le diede fin dal momento della sua prima apparizione del 15 Agosto 1935 ad Itri, quando ormai in fin di vita la miracolò. Una di queste «lezioni» avvenne proprio nel 1937 quando, con le sue giovani dell'associazione «Figlie di Maria» della Garbatella, Luigina andò alla vicina Abbazia delle Tre Fontane, ai luoghi del martirio dell'apostolo Paolo e poi si diresse al boschetto degli eucalipti. Mentre le ragazze si riposavano, chiacchierando tra loro, lei si inoltrò tra le piante secolari fino ad una grotta. All'improvviso sentì una voce e si vide davanti la Mamma. Gli occhi della Vergine, sereni ma molto mesti, si posarono su un punto. Luigina seguì lo sguardo e con orrore vide gli ossicini di un aborto. Capì immediatamente e, fatta una piccola buca, seppellì quei poveri resti di una creaturina che non potè vedere la luce e vi posò sopra una medaglietta. Allora la «Bella Signora» sorrise compiaciuta. A questo punto bisogna chiarire che quella grotta naturale, purtroppo, era diventato un posto malfamato e ricettacolo di quanto si voleva far scomparire: tonache abbandonate, croci spezzate, feti in decomposizione. E sarà proprio qui, che dieci anni dopo, la Vergine si mostrerà in maniera tangibile e la terra di peccato e il misero ricovero per le dissacrazioni e le oscenità diventerà un luogo santo, consacrato alla preghiera. Il sabato in Albis, 12 Aprile 1947, la Madonna bianco vestita, ammantata di verde, cinta di rose, scalza e con un libro fra le mani, apparirà a tre bambini ed al loro papà, Bruno Cornacchiola e si definirà: la Vergine della Rivelazione. Esattamente dieci anni prima Luigina ne aveva ricevuto il preannuncio: «Tornerò in questo luogo. Mi servirò di un uomo che oggi perseguita la Chiesa, vuole uccidere il Papa... Ora vai in San Pietro, troverai una signora, così vestita... Lei ti condurrà dal fratello Cardinale. Porterai a Lui il Mio Messaggio. Da questo luogo stabilirò a Roma il trono della mia gloria... Inoltre dirai al Cardinale che presto sarà il nuovo Papa». Luigina fece esattamente ciò che la Mamma le ordinò. Recatasi in San Pietro trovò la signora descritta: era la Marchesa Pacelli, sorella del Cardinale Eugenio Pacelli. Ebbe un colloquio con il Porporato al quale riferì tutto ciò che la Madonna desiderava. Però all'ultima frase il Cardinale la guardò e, con il suo modo di parlare un po' «staccato», le disse: «Se sono rose fioriranno». Comprendiamo ora perché Pio XII abbia dato tanto rapidamente credito ai fatti delle Tre Fontane quando si verificarono nel 1947 e perché, solo pochi mesi dopo l'Apparizione, il 5 Ottobre, in Piazza San Pietro abbia impartito la Sua Benedizione alla statua della Vergine che stava per essere portata nella grotta. Pio XII era già al corrente di tutto: da dieci anni! Bruno Cornacchiola, il veggente fortunato, più tardi seppe dal gesuita Padre Lombardi, fattosi tramite tra lui e il Pontefice, che, quando fece leggere a Pio XII il Messaggio della Vergine, molto commosso il Papa disse: «Io già sapevo». Vi erano molti altri fatti che testimoniavano ai presenti in casa le apparizioni della Mamma Maria a Gina. Oltre alle intense ondate di profumo straordinario, arrivava improvvisamente una pioggia di petali di rose che, volteggiando nella stanza, si posavano dolcemente sui mobili, sul letto o per terra. Luigina scrisse alcuni brevi Messaggi che la Mamma indirizzò a lei e alcune preghiere. Ne scegliamo alcuni che illustrano splendidamente come il rapporto d'amore e di donazione di Gina alla Mamma fosse continuo e totale. «O Mamma, vedi che ancora sono al di sotto delle tue atroci pene. Perciò voglio che la mia povera oblazione sia di vittima amorosa con Te, Vittima Divina, ed allontana da me ogni umana soddisfazione». La Mamma Celeste: «Ti farò vivere con generosa fortezza le contingenze della vita e vincere fermamente gli ostacoli». «Quante volte nella notte la Mamma mi fa prendere lo stillicidio del Santo Padre! Lo stringe al Suo Materno Cuore, l'offre a Gesù e Questi fa scendere una pioggia di petali: tante grazie per il mondo». «A tutte le famiglie ove si dirà la Mia Invocazione: Maria salvaci, stenderò la Mia Mano, stringerò i singoli membri al Mio Cuore e li farò camminare allegramente anche fra mille tribolazioni».

«Io, la Mamma, sono Madre Universale e la tua fede Gina sia universale. Prega, soffri ed offri per tutti i popoli». «Gina, ama, fortemente ama chi ti fa soffrire, prega forte per i tuoi nemici». «Che indifferenza! Gli uomini... gli uomini non sanno capire. Ma i figli che camminano nelle tenebre non mi fanno paura, Gina. Quelli della luce..., per questi è adirato il Padre. Oh, quanta falsa pietà. Soffri, soffri!» «Gina non affliggerti per le tue croci: guai se non fosse così. Dovresti aver timore solo se tu non sanguinassi. Coraggio!» «Gina, soffri ed offri per amor Mio e di Gesù. Sino alla tua totale consumazione!» «Ti ho detto di essere una lanterna accesa nel cuore della notte. Sai perché? Per fugare tante tenebre che il demonio semina in queste ore per tutti i popoli, specie le lotte continue contro la Chiesa; per le amarezze del Papa, per i traviamenti e viltà di anime consacrate, per le insidie della gioventù attraverso la stampa, gli spettacoli; da tante sette e partiti votati anche a levare la purezza dei cristiani.» «Gina non lamentarti, non desiderare nulla: lasciati deridere, calpestare, calunniare. Queste sofferenze tuffale nel Mio Amore per le anime. Quanti oltraggi riceve il Mio Cuore! Voglio bearmi col trattenermi nel tuo cuore». «Figliola scrivi a caratteri di fuoco nel tuo cuore queste parole e comunicale ai cuori sacerdotali che conosci perché ne facciano tesoro. Oh! se gli uomini sapessero come l'Eterno Padre, con la calamita del Suo Amore misericordioso, va cercando nei cuori dei Suoi figli il granellino d'oro del più piccolo atto di buona volontà nel volersi redimere. Oh! come tanti non lo sprecherebbero! A chi vedi che a questo granellino si appiglia, incoraggialo e dirai queste Mie parole: Venite a Me o miei figli affaticati ed oppressi da qualsiasi pena. Io, con il Mio Amore, vi condurrò a Gesù, quindi a Dio, l'Eterno». «A coloro che tu mi raccomandi: siano più forti ed accettino le sofferenze con più amore. Oh! come gli uomini sprecano la moneta d'oro di quei momenti preziosi e non comprendono che la stessa sofferenza prepara loro grazie. Sì, tante grazie! Il Signore vuol vedere in ogni cuore la generosità stragrande di saper offrire nel dolore - Oh! il Mio Cuore soffre a vedere che la maggior parte degli uomini è indifferente a questo!»

LUIGINA E PIO XII Nel 1937 con l'ordine della Mamma di portare al cardinale Pacelli la notizia della Sua futura Apparizione alle Tre Fontane inizia il rapporto di devoto filiale amore di Luigina per il Cardinale e di paternità di Questi per la giovane ambasciatrice della Madonna. Quando Luigina andò in San Pietro e, dietro indicazione della Mamma Celeste, incontrò la Marchesa Pacelli, si instaurò subito tra loro una vera simpatia e la Marchesa si premurò di farle incontrare il fratello porporato. Sappiamo cosa Luigina disse da parte della Vergine al Cardinale ed anche la profezia che, fra non molto tempo, sarebbe stato Lui il nuovo Papa. Da quel momento gli incontri tra la giovane e Pio XII si infittirono. Il "Pastor Angelicus", anima traboccante di soprannaturale, aveva compreso che in Luigina era veramente la Madonna che parlava. Oltre alle udienze private concesse o sollecitate, Luigina era interpellata da Sua Santità anche telefonicamente. Di questa intensa relazione spirituale moltissimo rimarrà sempre un segreto, però qualcosa trapelò, da parte di Luigina, con qualche anima sacerdotale amica. Venuto a conoscenza come il demonio ripetutamente malmenasse la povera figliola - un giorno infatti arrivò all'udienza quasi in stato di shock e completamente coperta di lividi sul viso - le fece dono di una Reliquia della Santa Croce, affinché la portasse sempre su di lei per «difendersi» dal maligno.

Questa reliquia infatti fu sempre lo schermo contro le malvessazioni di Satana, il quale non potendola più malmenare, si limitava a turbarla con parole e con le sue «apparizioni». Avvenne però che per ben tre volte negli anni successivi Luigina, per dimenticanza, non portasse la reliquia e Satana allora le si avventò contro e si vendicò con tutta la sua rabbia. Dell'ultima volta fu testimone proprio il fratello Pietro. Ed ecco cosa avvenne. Si trovavano per una giornata di pace e di preghiera ad Assisi, dove Luigina amava recarsi a «far visita» al suo grande protettore San Francesco. Nel tardo pomeriggio, dopo aver sostato a lungo nella Basilica del Santo, dove tra l'altro chiese a San Francesco la grazia per tre vocazioni, uscirono sul piazzale sottostante per salire in automobile e rientrare a Montefalco dove erano ospiti delle Clarisse. Avvicinandosi alla macchina ricevette un violento colpo sulla schiena che le fece fare un volo di alcune decine di metri, stramazzando poi al suolo. Sulla piazza, in quell'istante, stranamente, non c'era persona viva tranne Pietro e Luigina. Pietro spaventato corse sgomento presso la sorella temendo il peggio. La sollevò e vide il viso della sorella insanguinato, mentre si lamentava per la spalla così dolorante da sembrare fratturata. Con fatica il fratello la portò a sedere in macchina e con l'acqua benedetta, di cui teneva sempre una boccetta nel cruscotto, le pulì il viso dal sangue e gliene fece bere qualche sorso. Luigina, con la forza ed il coraggio che non le mancarono mai, anche nelle situazioni più difficili, tranquillizzò Pietro e gli confidò che al mattino, prima di lasciare la camera, aveva scordato sul comodino la Reliquia della Santa Croce. Quindi pregò il fratello, che voleva portarla al Pronto Soccorso, di rientrare a Montefalco: «Perché non è nulla. È tutto passato». Si fermarono pure a Santa Maria degli Angeli e Luigina pregò a lungo nella Porziuncola. Poi, era ormai quasi buio, rientrarono a Montefalco. Non era nulla! Così disse al fratello. Però la spalla le arrecò per due anni, fino alla morte, dei dolori atroci ! Ad una religiosa sua grande amica parlava ogni tanto del «suo» Papa che aveva tanto amato e per il quale aveva tanto sofferto ed offerto a Gesù ed alla Mamma. La Suora ricorda che un giorno Luigina le fece questa confidenza: «Si trovava nella chiesa di S. Angelo in Pesceria, al Portico d'Ottavia, per una visita. Ma era diretta in Vaticano dove l'attendeva il Santo Padre. Mentre pregava le apparve la Mamma Celeste e le disse: «Gina, dammi la cosa più bella che hai: i tuoi denti». E lei, generosamente e prontamente, glieli offrì. Nello stesso istante sentì in bocca spezzarsi ad uno ad uno tutti i denti. Li mise in un fazzoletto, che si intrise di sangue, e poi uscì e si avviò in Vaticano. Quando il Papa la vide e si accorse che parlava a fatica le domandò se fosse caduta e cosa avesse fatto. Allora candidamente, espose quanto le era avvenuto. Il Papa si commosse e poi le ordinò di farsi fare una protesi. Il dentista dal quale andò e le estrasse le radici dei denti si chiese perplesso come potesse essere avvenuto che tutti i denti fossero stati tranciati, dal momento che le radici erano sanissime. Luigina non rivelò come fosse successo. Un altro fatto eccezionale accadde durante l'Anno Santo del 1950. Luigina, e lo vedremo in seguito, era strettamente legata da spirituale devozione a Padre Pio da Pietrelcina. Volendo lucrare l'Indulgenza Giubilare percorrendo a piedi l'itinerario che i pellegrini venendo a Roma facevano alle quattro maggiori Basiliche, si raccomandò a Gesù ed alla Mamma affinché le facessero dono che ad assisterla fosse Padre Pio. Come si vede Luigina era sempre disponibile alla Volontà Divina ma non le mancava l'ardire di chiedere speciali favori e, meraviglioso a dirsi, era sempre accontentata. È lei stessa che ricorda il fatto ad un Padre Cappuccino. «All'inizio di Giugno, volendo andare alle quattro Basiliche per il Giubileo, andai alla stazione Termini per iniziare il percorso da lì, come un comune pellegrino che arrivasse a Roma col treno. Uscendo dalla Stazione vidi davanti a me un Cappuccino. Percorsa la distanza per arrivare a Santa Maria Maggiore, quando stavo per entrarvi, il Cappuccino era davanti a me.

Dopo le preghiere stabilite, vidi ancora il Padre che mi precedeva. E così per San Giovanni in Laterano, per San Paolo ed anche per San Pietro. Lo vedevo sempre di schiena e mai nel volto. Ultimata la visita in San Pietro, entrai nella Cappella del SS. Sacramento per un poco d'adorazione ed inginocchiandomi, qualche panca avanti a me, ecco il Cappuccino inginocchiato in preghiera. Quando mi alzai per uscire dalla Cappella per avvicinarmi all'ascensore che mi avrebbe portato al terzo piano dei Palazzi Apostolici per un appuntamento con il Santo Padre il Padre Cappuccino mi era di fronte: Padre Pio! Leggendo la mia grande sorpresa, mi sorrise e mi disse: «Sei contenta, mo'? Adesso che vai dal Papa chiedi la Benedizione per me e di' al Papa che io mi offro vittima per Lui tutti i giorni. Offro la mia vita al Signore per Lui e per la Chiesa». Io intanto tremavo per l'emozione di vedermi di fronte Padre Pio». Luigina infatti dopo il primo incontro al Gargano quando da piccola la mamma la portò con sé, lo rivedrà di persona, a San Giovanni Rotondo, solo nel 1953 e continueranno da quel momento i frequenti incontri in Puglia. Però molte volte lo vide in bilocazione. Come avvenne questa volta per il Giubileo. «Appena Padre Pio terminò di dirmi quanto dovevo riferire al Papa, sparì ed io mi affrettai all'ascensore. Il tremito mi durò sin davanti al Pontefice. Dovevo avere un viso «anormale». Io poi non sapevo di «essere profumatissima» e rimasi ancora più imbarazzata quando, con il suo paterno sorriso, il Papa mi chiese: «Ma che? Ti sei gettata addosso una boccetta intera di profumo?» Ed io confusa: «Padre Santo, mi faccia riposare un poco e poi io le narrerò tutto». Quindi mi calmai e Gli riferii tutto quanto e chiesi la Benedizione per Padre Pio. Rispose allora il Santo Padre: «Ecco, l'hai visto, e perché non l'hai fatto entrare nell'ascensore con te? Così l'avresti portato pure a Me». «Padre Santo, ma quello era in bilocazione...» Non sapevo che cosa dire! Ma il Papa incalzò: «Ma lo potevi dire a Padre Pio...» E mentre alzava la mano per Benedire, all'istante, ambedue vedemmo il Padre davanti a noi, circonfuso di una grande luce. Allora dalla bocca di Pio XII uscì, come in un sussurro, questa frase: «Io sono il Vicario di Cristo, ma Padre Pio lo vive Cristo!»

LA PATERNITÀ SPIRITUALE DI PADRE PIO Il rapporto spirituale e mistico che intercorse tra due anime singolari come quelle di Luigina e Padre Pio, merita un'attenta pausa di riflessione ed una trattazione tutta particolare. L'unione fra queste due anime, se è stata meravigliosa, è anche molto misteriosa. E tanti avvenimenti non sono giunti fino a noi perché velati dal segreto celeste. Come poter percepire i palpiti spirituali che senza posa intercorrevano fra due spiriti eletti e prediletti dal Signore e dalla Madre di Dio? Molti sono stati i punti in comune che hanno fatto vibrare all'unisono due «vittime offerte» come Padre Pio e Luigina! E il punto base è senz'altro la sofferenza! Fortunatamente, grazie al Cappuccino Padre Tarcisio da Cervinara, sappiamo quanto basta per penetrare, almeno in parte, il rapporto di alta mistica che ha unito le nostre due Figure. Padre Tarcisio conobbe personalmente Luigina a San Giovanni Rotondo nel 1953 quando egli stava accanto a Padre Pio, come sacrista del Convento. Lasciamo pertanto allo stesso Padre Tarcisio il racconto di quanto è accaduto nell'arco di un venticinquennio, cioè fino alla morte di Luigina. «La mamma di Filomena portò Luigina da Padre Pio negli anni venti, quando, preoccupata per i fatti singolari che succedevano alla piccola, la mamma volle avere un giudizio personale del Padre, che già era conosciuto come grande «Anima di Dio» e portava le stigmate di Gesù Crocefisso. L'intervento del Padre però si fece sentire con continuità per questa giovane figlia spirituale. E Gina è stata testimone di molti segni particolari di Padre Pio verso di lei. Ad esempio durante gli anni della guerra, che furono particolarmente difficili per lei, era ammalata, senza lavoro e non aveva di che sfamare e vestire i fratelli e la sorella. Ma, durante tutto quel periodo, ricorda che ogni mattina appena sveglia trovava sul comodino i soldi necessari per il fabbisogno della giornata. Era il Padre che provvedeva, anche materialmente, a farle pervenire il necessario.

Gina intanto aveva un santo desiderio: conoscere la ferita del costato del Padre. Si era durante l'Anno Santo del 1950 ed un giorno Padre Pio andò da lei in bilocazione: «Ho capito! Sei curiosa e te lo devo concedere» e le mostrò la ferita del costato. Passato poco tempo le venne il desiderio di conoscere anche le stigmate delle mani e constatare se le mani presentassero dei fori. E ancora, accondiscendente, Padre Pio si fece vedere e togliendosi i guanti mostrò a Gina le mani ferite. «Vedi? e poi dicono che questo è “eczema”!» Era questa, infatti, la voce che circolava, messa in giro dai denigratori del Padre. - «Senti, ne dicono tante a me e ne dicono tante a te, perché ne hanno dette tante a quell'Altro che ci ha preceduto nella sofferenza!». Il secondo ed importante «impatto» di persona con il Padre, avvenne nel 1953 dopo che Gina fu incolpata di appropriazione indebita di varie somme di denaro nella ditta romana in cui era cassiera. Con il cuore gonfio di dolore Luigina corse a San Giovanni Rotondo per parlarne con Padre Pio e consigliarsi sul da fare. Padre Pio, come un vero padre, la trattenne per parecchi giorni e la tranquillizzò sul suo avvenire. Ma Luigina non aveva soldi e non sapeva come fare. Il Padre, a cui tante persone davano elemosine per i poveri, passò del denaro a Gina per il soggiorno e, prima che lei rientrasse a Roma, le diede anche il necessario per il viaggio». Padre Tarcisio appena scoprì le virtù di Luigina, si accorse che «qualche parola» andava al di là di quelle che erano «le parole ordinarie», perciò coltivò sempre questa santa amicizia. Anche quando lasciò San Giovanni Rotondo, l'amicizia continuò e, passando lui da Roma, non lasciava mai di farle visita o di telefonarle. Padre Tarcisio si è sempre chiesto quali fossero «le somiglianze» di Gina con Padre Pio ed ogni volta la prima che balzava agli occhi era la grande sofferenza, portata da ambedue con eroismo, con amore. «Gina mi ha confidato che ogni volta che scendeva al Gargano chiedeva a Gesù di poter partecipare alle sofferenze del Padre e fu sempre esaudita. Mi diceva: «La Mamma e Gesù non mi hanno mai negato una tale grazia». Anzi una volta mi confidò che si scambiavano perfino le sofferenze. Il 24 Aprile 1965 Padre Pio stava molto male. Le persone che l'attorniavano non ne capivano nulla. Telefonai a Gina e le disse che pregasse la Madonna perché ci lasciasse ancora sulla terra Padre Pio. «Mi telefoni domani», rispose. Il giorno seguente la richiamai e le dissi che il Padre si era ripreso ed aveva perfino celebrato la Santa Messa. Però venni a sapere che Gina era a letto e non si poteva muovere perché tutta sofferente. Aveva chiesto su di lei le sofferenze del Padre perché potesse scendere in Chiesa a confessare. Il 5 Agosto 1966 Gina arrivò a San Giovanni Rotondo perché il giorno dopo, il 6, era un giorno particolare nella vita spirituale del Padre. Assistette alla Santa Messa e poi incontrò il Padre che le ordinò di andare al Santuario di San Michele a pregare per ambedue. Gina ubbidì ma al pomeriggio quando tornò stava molto male. Si mise pertanto a letto. Doveva però ripartire per andare in Terra Santa e chi le stava vicino la sconsigliò di intraprendere il viaggio. Ma durante la stessa notte Padre Pio andò da lei, in bilocazione e le disse: «Stai tranquilla! Tutto passerà presto e andrai in Terra Santa. Appena la nave si staccherà da terra tu ti sentirai benissimo ed io ti accompagnerò e ti sarò vicino». Infatti, partì ed appena la nave si staccò dal porto di Brindisi si sentì benissimo. In Palestina poi, a Gerusalemme, al Getsemani, a Betlemme e a Nazaret sentì continuamente il profumo intenso del Padre. Si accorse che non solo la aveva assistita ma le si era reso anche presente. Ai primi di Maggio del 1967 Gina venne a San Giovanni Rotondo per conferire con Padre Pio di cose urgentissime e molto delicate. Al termine del colloquio le disse: «Ehi! scappa subito a Roma e mettiti a letto, altrimenti non ti alzerai neanche per Pentecoste». Gina non capì il perché di quest'ordine, ma ubbidì. Dopo una diecina di giorni, passando io da Roma, mi fermai a salutarla. Mi confidò che, secondo l'ordine del Padre, si era messa subito a letto e quello era il primo giorno che poteva mettere i piedi a terra.

Il 10 Agosto, passando ancora da Roma visitai Luigina ma la trovai a letto molto ammalata. Alle mie domande mi rispose che soffriva parecchio. «Anche Padre Pio è molto sofferente», le dissi. Luigina allora mi spiegò che stava offrendo una Novena di sofferenza alla Mamma perché Padre Pio fosse alleggerito delle sue. L'offerta ottenne al Padre di ristabilirsi prontamente e di ritornare al suo ministero sacerdotale. Passato qualche mese, sempre durante una mia visita, ritrovai Gina gravemente ammalata. - «Gina, le chiesi, come fai a sopportare tante sofferenze?» Di risposta lei: «Stai tranquillo! Ho sopportato tutto molto bene perché ben tre volte Padre Pio è venuto a consolarmi». Quando Luigina si trovava a San Giovanni Rotondo parecchie volte chiese al Signore di poter partecipare alle sofferenze che Padre Pio pativa mentre celebrava la Santa Messa. E Gesù l'accontentò sempre. Così potè vedere che dalla fronte del Padre scendevano delle gocce di sangue che cadevano sull'Altare. Era il momento della Incoronazione di spine. Nel 1966 mentre pregava in Chiesa, e Padre Pio era nel matroneo, vide uscire dal cuore del Padre come una forte luce rossa che si proiettava sul Tabernacolo. Chiese al suo Angelo Custode cosa fosse. La spiegazione fu: «È l'amore di Padre Pio per Gesù Sacramentato!» Gina poi osservò lo stesso fenomeno durante l'ultima Messa del Padre, il 22 Settembre 1968. A Roma il 15 Agosto 1968 Padre Pio si mostrò a Gina e le disse: «Ti voglio a San Giovanni Rotondo». Gina aveva un itinerario già prestabilito a cui non poteva rinunciare. Lasciò però tutto e ubbidì come sempre. Il Padre, appena la vide, le disse: «Beh, sei venuta!» Il 23 Agosto seguente in confessionale Padre Pio le confidò che tra un mese sarebbe morto e soggiunse: «Non dire niente a nessuno». Gina presa dallo sgomento disse: «Padre, e quando non ci sarete più, noi come faremo?» E il Padre con dolcezza: «Andrai innanzi al Tabernacolo. In Gesù troverai anche me!» E Padre Pio morì esattamente il 23 Settembre! Quando arrivò la morte del Padre tutti si domandarono il «perché»! Gina allora lo chiese alla Mamma. Ecco la risposta: «Ci voleva una grande vittima nei momenti attuali della Chiesa!» L'11 Ottobre successivo, allora festa liturgica della Maternità di Maria, la Mamma mostrò a Luigina come avvenne il transito di Padre Pio. Vide il Padre, dopo la sua morte, volare al Cielo e nell'entrarvi andargli incontro una folla enorme di anime che festose gridavano in coro: «Noi siamo salvi per te». Lo stesso giorno, sempre durante la visita della Mamma, vide accanto a Lei il Padre con le stigmate che mandavano fasci di luce. Noi sappiamo però che alla morte del Padre le stigmate sparirono, e questo fatto fece molto parlare nei mesi che seguirono. Gina, vedendo il Padre Pio con le stigmate che emanavano raggi di luce, chiese alla Mamma una spiegazione. La Madonna rispose: «Padre Pio Mi aveva chiesto che le stigmate si chiudessero almeno alla sua morte. Ed lo l'accontentai, esaudendo il suo spirito d'umiltà. Le ferite sono chiuse solo esteriormente, perché i fori sono sempre là, tra le ossa. Vi sono sempre le stigmate, come resta sempre trafitto anche il cuore. Lo vedrete alla sua esumazione». Dal 13 al 16 Ottobre 1968 Luigina fece un pellegrinaggio a Lourdes per accompagnare degli ammalati. Arrivati a Savona uno sconosciuto la insultò nel modo più inverecondo. Lei tacque e continuò il viaggio con una gran pena nel cuore. Arrivata a Lourdes e sistemati gli ammalati si recò nella Grotta per aprire il suo cuore alla Madonna. E ne ricevette tanta consolazione!

Il pomeriggio era splendido e decise di fare la Via Crucis. Gina però aveva ancora il cuore un po' triste ed angosciato. Mentre saliva, fermandosi alle varie Stazioni, vide ad un tratto, nel Cielo, la Mamma Fulgida e Gloriosa e ai lati i suoi due Padri Spirituali e santi protettori: Pio XII e Padre Pio! La visione la tranquillizzò definitivamente. Passai da Roma qualche anno più tardi. Era l’11 Maggio 1976. Luigina soffriva di quel dolorosissimo male che volgarmente è chiamato «Fuoco di Sant'Antonio». Non solo le si era diffuso a tutto il corpo ma anche alla testa. Questa le sembrava che scoppiasse dal dolore. «Ho avuto tanta paura, perché mi sembrava, ad un certo momento, di diventare come pazza, e che la testa dovesse scoppiare. Allora mi venne in aiuto Padre Pio e mi tranquillizzò». Egli infatti, pose le sue mani sul capo di Gina e il male si calmò. «Poco a poco anche il corpo starà meglio. Ma ricordati!», soggiunse, «tu ti sei offerta e se ti sei offerta, io sono venuto per aiutarti». Gina mi confidò che in tutte le sofferenze, soprattutto quando erano più acute, pensava alle sofferenze del Padre, in special modo a quelle provocate da Stigmate, e soggiunse: «Ogni volta che pensavo alle sofferenze di Padre Pio, mi si presentava davanti la Passione di Cristo. E nelle sofferenze di Gesù e quelle del Suo Servo ritrovavo sempre la gioia, la dolcezza e la forza per superare le mie tante pene». Dopo questi vari esempi è facile comprendere che le due anime si siano capite e fra loro ci sia stata correlazione di amore per Dio e per la sofferenza. Prima di terminare racconterò ancora un fatto. Luigina chiese alla Madonna, anche dietro mia richiesta, se la missione di Padre Pio fosse terminata sulla terra. La Mamma le si mostrò con Padre Pio accanto, e le indicò un calice posto in alto. Da quel calice, bello, grande e d'oro, scendeva tanta luce sull'umanità. La Mamma disse: «Ecco il calice che Padre Pio ha riempito ed ora si riversa a beneficio dell'umanità». Allora Gina chiese: «Ma il Padre libera ancora le Anime Sante del Purgatorio?» «Ne ha liberate moltissime quando era in vita,» disse la Mamma, «ma ne libera ancora di più ora che è in Paradiso». A Gina premeva un'altra domanda e chiese: «Mamma, per la glorificazione del Padre?» La Mamma con un dolce sorriso, rispose: «Stai tranquilla! Ci penserò io. E quando avverrà, tutti resteranno meravigliati dell'intervento con cui Gesù glorificherà il Padre». A questo punto si potrebbero ancora riportare altri fatti, semplici ed eccezionali, che riguardano la vita di Luigina, ma è preferibile, per il momento, fermarci qui e ricordare lei, accanto a Pio XII se diversi per estrazione, cultura e missione, restano due «figure giganti» della Chiesa contemporanea e faranno parlare di loro, sempre più, negli anni a venire. Luigina vicino a loro può sembrare piccola, un vero «granello di senape» come Gesù amò chiamarla. Ma questo granello per le virtù che ha vissuto in modo eroico, per il coraggio e per la sua ininterrotta carità, per i doni ricevuti, può ben figurare accanto a Pio XII e Padre Pio. D'altronde il fatto che questi due uomini di Dio si siano occupati di lei, e siano stati gratificati dal valore delle sue sofferenze, dimostra che fu tenuta in massima considerazione da ambedue. E per ognuno fu una figlia spirituale non comune, e brillava della luce del Cielo e profumava degli effluvi del Paradiso. Gesù e la Madonna hanno tessuto una meravigliosa rete d'amore fra i tre e la loro unione spirituale non ebbe mai pause sulla terra. Ora poi, che sono in Cielo, la loro comunione con la Santissima Trinità e Maria SS.ma è perfetta e rimarrà in eterno.

INCONTRO ALLA LUCE Nelle prime ore del pomeriggio del 17 Aprile 1978, Luigina Sinapi, ci lasciava «in punta di piedi», come del resto era sempre vissuta, con il volto rivolto verso la Cappellina, dove dimorava l'Amore Mistico e da dove l'aveva accolta nella Sua Luce. «Io aspetto, io aspetto» rispondeva al suo medico curante che, al mattino, le chiedeva: «Quando finirà questa sofferenza?». Ed aspettava, sofferente ma sorridente, l'arrivo di Gesù con la Mamma Maria, e poi tutti i suoi più «cari amici»: Francesco, Chiara, Teresina, Gemma, Pio XII, Padre Pio ed il suo Angelo Custode! Era giunta finalmente alla cima del Calvario! Ora l'attendeva il gaudio eterno: cioè stare per sempre con l'Amore per il quale aveva sempre pregato, amato, sofferto ed offerto. E tutto ciò, nel silenzio! La sua dipartita ha però privato tante anime di una guida spirituale, di un punto fermo di riferimento tra le incertezze di questo mondo, sempre più turbolento, caotico ed insicuro. Ma, se è scomparsa la figura fisica di Luigina non è però annullato il suo insegnamento, la sua testimonianza. Fra quanti l'hanno avvicinata, conosciuta, lei è più viva che mai. Suscita in essi, con il ricordo della sua vita, la volontà inflessibile di fare del bene, di non cedere alle lusinghe ed alle insidie del mondo, continua a spronare, sulle proprie orme all'amore a Dio, alla Chiesa, al Papa. «Granellino di senape», con la sua esistenza è stata ed è «segno» e realtà stessa della Chiesa. Il messaggio sofferto ed offerto di Luigina in questi sette anni dalla sua scomparsa si è già diffuso e oramai tante, moltissime persone traggono beneficio accostandosi a lei. I carismi, doni dello Spirito Santo, non sono mai fine a se stessi. Tanto meno sono doni riservati alle creature che li ricevono. Sono grazie date «gratuitamente» da Dio per essere distribuite ai fratelli. Soprattutto a quelli che più ne abbisognano nei momenti più difficili. I messaggi, le grazie da lei ricevute, la sua stessa vita donata interamente per la maggior Gloria di Dio, sono una tangibile testimonianza utilissima a noi, uomini d'oggi, alla ricerca della vera luce. Ogni giorno, infatti, l'umanità ha sempre più bisogno di scoprire le meraviglie che solo il Signore sa compiere in creature semplici e piccole. Meraviglie che vuol compiere, malgrado la nostra ingratitudine, ancora oggi fra noi. Ed è necessario, per la nostra stessa vita spirituale, per infonderci coraggio, sapere che tra tante «bocche che sbraitano sconcezze contro il Cielo», ve ne sono anche altre pronte a pronunciare il «fiat» dell'abbandono ai voleri celesti ed a benedire e glorificare il Nome Santo di Dio. La bocca e soprattutto il cuore di Luigina hanno gustato la Sapienza di Dio (Sal 36,30). La parola del Signore è stata il cibo che l'ha sostenuta in questa vita attraverso le gioie e nel cammino della valle oscura delle difficoltà (Sal 22,47). Il sorriso di Luigina! Era un sorriso che usciva dalla sua anima e s'irradiava dagli occhi e dalle labbra, sempre carico di grazia, di consolazione, di speranza. Il suo era un sorriso che non le veniva certo da eventi fortunati soprattutto se consideriamo le sue continue e schiaccianti sofferenze fisiche e morali. Era un dono del Cielo! Dono offerto solo alle anime che si rendono disponibili all'amore di Dio e alla salvezza dei fratelli. Un dono che denota la gioia di essere cristiani veri e di vivere tutta l'esperienza dell'Amore di Dio. L'esperienza del cuore puro, disponibile, che non è lacerato dall'angoscia perché immerso nella misericordia del Padre Celeste. La gioia che non è di questo mondo, è quella piena che Gesù Cristo Risorto dà ai suoi fedeli. Luigina attinse continuamente alla sorgente della gioia che è Dio-Amore. Infatti Dio è la gioia di vivere, di fare qualcosa di buono, di comunicare, di donarsi. E la gioia dei salvati che si sentono amati da Lui che ci accoglie, ci ama, ci salva e ci vuole felici. Ecco il segreto del sorriso di Luigina. Ma, nella vita del cristiano, l'esperienza della gioia e del sorriso è inseparabile da quella della Croce e del dolore. E la Croce è la chiave di lettura della spiritualità di Luigina.

Abbiamo infatti visto che il motto fu sempre: «Soffrire ed offrire». E Luigina conosceva in profondità la sapienza della Croce e poteva ripetere con San Paolo: «Io non voglio altro sapere che di Cristo Crocifisso». Perché il Crocefisso è la rivelazione dell'amore di Dio che giunge a far dono di Sé e della propria vita. La Passione è il momento culminante dell'amore misericordioso, perché non c'è grazia più speciale ed essenziale di quella di essere associati alla stessa Passione di Gesù. E Luigina ebbe questa grazia e la visse con coraggio e donazione totale e a questo riguardo annotava sul suo diario: «Queste lacrime le ho volute incastonare nel Cuore di Mamma Maria per offrirle al Suo ed al nostro Gesù - quali gemme - tutto a bene delle anime sacerdotali e consacrate. Mi sono resa conto che tutta la forza di sopportazione e di offerta non è stata mia, ma del mio Dio. A Lui debbo tutta la mia riconoscenza. Mi sento davvero niente, proprio niente, nientissimamente niente». Viene spontaneo chiederci: è mai possibile pensare alla sofferenza come a un dono di elezione? Luigina non solo lo pensava, ma lo desiderava ardentemente. E raramente la sofferenza la lasciò! Quasi al termine della sua vita terrena confidava: «Da anni non ricordo cinque minuti di sollievo. Ma bastano pochi minuti a darmi la ricarica. Sono veramente rari e ne rendo grazie al Signore. Ma nello stesso tempo torna in me la sete di anime e con esse la sete di patire e di offrire. Le anime costano il Sangue di Gesù ed ho la pena di far poco o nulla per loro. Ed allora, rivolgendomi al mio Gesù gli domando se mi vuole ancora bene. Gliene chiedo un segno: il segno della sofferenza. » Luigina aveva l'istinto della violetta che si nasconde tra le foglie, ma aveva anche l'ansia di donare agli altri quanto dal Signore riceveva. L'umile nascondimento si equilibrava perfettamente in lei con il desiderio di andare verso gli altri per camminare insieme nella carità. Nel suo donarsi non c'era però l'esibizione, anzi c'era autentica semplicità e tanta amorosa umiltà. Un giorno, ad un sacerdote amico, confidò: «Tutti vengono a prendere e se ne vanno lasciando le pene e portandosi via la serenità e la gioia. Non me ne rammarico. Rendo sempre grazie al Signore ed alla Mamma Maria, che torna ricordandomi di non chiedere nulla per me, perché come «una venduta» sono Sua proprietà. Scriveva sul diario: «Gesù stamani, nella Santa Comunione mi ha detto: «Gina coraggio! Non sei tu una violetta nel turbine? Vorresti negarmi un po' del tuo profumo?» Oh no, ho risposto con tutte le mie povere forze, che poi altro non sono che la forza che mi viene da Lui. La forza che mi riconcilia alla Croce e me ne innamora». Luigina ha vissuto la via mistica della Croce senza pose, senza drammi, perché dalla Mamma Maria ha appreso giorno per giorno come si ama e come si offre. E giorno dopo giorno la Mamma l'avvierà alla comprensione del disegno di Dio su di lei e, mano nella mano, la condurrà per la stessa strada da Lei percorsa. E Luigina così apprenderà dal Suo Cuore come valorizzare lo stillicidio del cuore. «Ho sempre tanto sofferto», disse un giorno a un Sacerdote, «ma sento che ora il Signore mi ha proprio voluto annientare». Troviamo nel diario queste parole della Mamma Maria: «Tempo verrà in cui le menti corrose dall'orgoglio di scoprire... contesteranno il Vangelo perché Gesù non ha scritto, ma gli Apostoli, infiammati dal Fuoco Divino, lo hanno scritto col sangue». Ed ha aggiunto: «Quello si sta spegnendo! La Chiesa tutta ha bisogno di una nuova rinnovata Pentecoste». E raccomandando le anime sacerdotali ha concluso: «Tu brucia ed lo incendio». Luigina, durante tutta una vita avvolta e penetrata dalla sofferenza, non cesserà di credere all'Amore. Mai si pentirà d'essersi data totalmente al Suo volere. Una vita, quella di Luigina, all'insegna dell'immolazione nell'ordinario di ogni giorno, con semplicità evangelica: ad ogni giorno il suo affanno! L'amore si alimenta alla fiamma della fedeltà e la fedeltà si dimostra soprattutto nelle piccole cose. E Luigina ci ha indicato un eroismo possibile a tutti: l'eroismo dei piccoli, degli umili.

«Facciamoci santi», ripeteva sempre a se stessa ed agli altri, «camminando nel sacrificio totale di noi stessi». E il sacrificio totale di se stessa si compì quel 17 Aprile del 1978. Luigina chiudeva la sua esistenza terrena nel segno del Volto Santo e della Vergine Addolorata, sicura di un'imminente ripresa di vitalità della Chiesa e della società. Dopo le esequie, tenutesi nella Basilica di Santa Croce in Gerusalemme, le sue spoglie furono riposte nel Cimitero del Verano, a Roma, nell'area 50. La sua tomba, meta quotidiana di persone che vanno a pregare ed ad intercedere luci e grazie è sempre coperta di splendidi fiori freschi. Sono i fiori degli Amici di Luigina che con il passare degli anni aumentano sempre più. Altro luogo di pellegrinaggio «per ritrovare un poco di Luigina» è il monastero San Leonardo di Montefalco, in Umbria. È qui che Luigina passava lunghi periodi di silenzio, di preghiera e di sofferenze. Era Terziaria Francescana e presso le sue Clarisse e non lontano da Assisi, lei ritrovava tutta la sua pace nello spirito del Serafico Francesco. Ed in questo Monastero il fratello Pietro e gli amici più cari di Luigina hanno raccolto, in due stanze, le «cose», gli oggetti e le suppellettili della Cappellina e della stanza dove ha sofferto, offerto ed amato. Le due stanze sono state ricostruite come si trovavano a Roma nell'appartamento di Via Urbino, perciò, visitandole, ci sembra di essere ancora in compagnia di Luigina. E così il suo sorriso, la sua bontà ed il suo amore sono ancora fra noi e ci indicano la strada per raggiungerla, un giorno, in Cielo con Gesù e la Mamma Maria.

TRE RITRATTI Le persone che avvicinarono e frequentarono Luigina Sinapi furono molte e di tutte le estrazioni sociali. Accanto a sacerdoti, suore e religiosi troviamo gente semplice, professionisti, uomini di cultura e perfino della politica. Tra le molte testimonianze ne abbiamo scelte tre che ci sembrano le più emblematiche. Quella dell'On. Oscar Luigi Scalfaro, del religioso paolino Don Attilio Malacchini e quella della signora Giuseppina Cardillo Azzaro, moglie di un deputato, mamma di otto figli e docente universitaria. Tre ritratti diversi ma che si compendiano e che a tinte vive e fresche danno il più verosimile ritratto di Luigina. UNA GRANDE DONNA «Ma quanto è difficile parlare e scrivere di Gina, di Luigina Sinapi! Almeno per me questo è tanto vero! Mi piace parlare con chi la conobbe, con chi si interessò di lei anche senza conoscerla direttamente, mi piace sentirne parlare da chi le volle bene davvero, senza venerazioni fasulle, senza pettegolezzi e gelosie, mi piace sentirne parlare da chi l'amò con semplice cuore. Allora è come rivivere i preziosi minuti dello stare vicino a lei: il sorriso riposante, annunziatore vero di pace profonda, ispiratore di fiducia, di confidenza, di speranza. Poi lo sguardo penetrante ma non indagatore, uno sguardo che aiuta, sospinge a parlare, uno sguardo pieno di capacità di lettura profonda nel cuore dell'interlocutore, ma trasparente, cercatore di sofferenze, di dolori, di peccati... ma solo per lenire, per sanare, per addolcire, per caricarsi sulle spalle le croci altrui. Quando devo parlare agli altri, faccio fatica: vorrei poter aprire il cuore tacendo, vorrei dire soltanto «guardate qui, dentro di me e vedrete, malgrado tutto, qualche traccia di lei». E invece devo scrivere. Ecco ancora una volta mi colpisce l'umana ricchezza di lei. Sento il bisogno di rinnovare questa sottolineatura, questa, starei per dire, meraviglia; non dubito che forse è anche legata al fatto che è quasi fatale farsi uno schema oleografico delle persone toccate, o che si dicono toccate, da qualche grazia particolare. Ne risultano nella nostra fantasia, figure rigide, fredde, poco umane se non inumane, la cui pelle è di cartapecora, il cui sguardo è solo rivolto alle nuvole, il cui cuore batte per il Signore (così si dice) e non s'accorge dell'uomo che attende un po' di comprensione, un po' di amore.

Nulla di questa oleografia in Gina, nulla. Una donna vera, viva, una donna che sente il fascino della bellezza, dell'armonia, che ha una ricchezza di femminilità rara e la esprime con generosa semplicità senza atteggiamenti studiati e preordinati. Una grande Donna; soprattutto e anzitutto una grande Donna. Il segreto di Lei è proprio questa pienezza umana. Qui, se guardiamo a Lei per un esame di coscienza, qui è il punto su cui vive o crolla la testimonianza di ciascun cristiano. Occorre anzitutto essere uomini, uomini veri. Quando le doti umane essenziali entrano in crisi, entra di conseguenza in crisi ogni altra cosa, ogni altro valore. Qui sta il tormento di ogni tempo; qui è il midollo delle crisi che oggi travagliano il mondo: la crisi dell'uomo. Gina in quest'ottica è la risposta più completa e totale alla crisi dell'uomo; in Lei la presenza di ogni umano valore, di ogni equilibrata virtù. Le giornate di intensità mistica non turbano, ma esaltano la sua umanità; le misteriose esperienze che le aprono dinanzi il Paradiso, non la tolgono dal mondo, ma la immergono ancora di più, ancora più viva è la sua comprensione per le miserie dell'uomo, ancora più umana la sua presenza, il suo dialogo con gli altri. Altra spiccata caratteristica di Gina è l'interesse per la politica e per tutto ciò che, in Italia e nel mondo, avviene in campo politico. Il Messaggio di Fatima, le comunicazioni della Madonna Mamma Maria sono il tema dominante, il metro con cui misura la realtà e i problemi politici. Il tema della pace è alla base di tutto. Il marxismo comunista è assillante preoccupazione, come l'invasione del materialismo a danno dei valori spirituali, a danno dell'uomo. E chi vive e opera nella vita pubblica, trova in Lei un consigliere eccezionale che conosce mille particolari idonei a consentire diagnosi precise, un consigliere puntuale e tempestivo che invita a non abbandonare la prima linea delle pubbliche responsabilità. La tremenda battaglia per introdurre legislativamente l'aborto in Italia e la insinuante penetrazione massonica, sono temi che la occupano e la preoccupano seriamente. E la preoccupazione per tutto ciò che attacca la fede e il patrimonio cristiano nel midollo, che aumenta per le anime i pericoli, che allontana l'uomo da Dio. Quando si interessava della procedura parlamentare relativa alla legge sull'aborto, mostrava un timore, viveva una sofferenza che dimostravano evidente la sua partecipazione alle umane tragedie e insieme alla Croce redentrice di Gesù. Era comprensiva verso chi aveva sbagliato da lasciare quasi sorgere l'interrogativo che il male fatto non fosse male. Nello stesso tempo era serenamente ferma sui principi senza lasciare uno spiraglio o un dubbio. Verità e carità vivevano in Lei totalmente. Della massoneria temeva la radice dottrinale errata, la solidarietà «ad ogni costo» tra i membri delle varie sette, ma soprattutto temeva che si insinuasse tra i cattolici, preoccupati più della carriera e di assicurarsi un ombrello protettivo, che della trasparenza della dottrina e della lealtà della propria fede. Ma aveva anche il terrore che i tentacoli multiformi e versipèlle della massoneria si insinuassero nella Chiesa, tra la Gerarchia. Vi fu un periodo di tempo in cui queste voci (create e fatte circolare artatamente), avevano preso piede con una certa insistenza e ammantate da un talquale alone di credibilità. Gina seguiva ogni cosa, aveva sempre più notizie ed elementi di valutazione di chiunque altro. Temeva e pregava... pregava e offriva. Ritengo che su ognuno di questi temi, come d'altra parte su ogni questione la interessasse, la parte nota solo a Lei, fosse sempre la maggiore e la più importante. Lei aveva misteriose, ma sicure, fonti di informazione; lei era chiamata ad una partecipazione esclusiva e sostanziale. Ancora un punto certo, evidente e misterioso. Molte volte dopo aver goduto delle gioie ineffabili del contatto con la Mamma Maria cadeva in una sofferenza paurosa e rimaneva inchiodata (è il termine esatto) sul letto, in un silenzio raccolto che certo nascondeva una passione interiore ancora più terribile di quella esterna. Lì, pregava per tutti noi, lì, si consumava nell'amore per il suo Dio. E fu in questa consumazione che passò dai bagliori di cielo che nutrirono la sua giornata, alla luce piena che non conosce vespero.

«Tanti veggenti annunziano castighi, prevedono disastri e dolori, a me la Mamma Maria promette sempre e soltanto misericordia» ...forse perché raccoglievi tragedie e dolori per te e portavi a tutti speranza e amore.» (Discorso tenuto dall'On. Oscar Luigi Scalfaro nel 1981, per il III ° Anniversario della morte di Luigina Sinapi). IL SUO VOLTO INTERIORE «Santi non si nasce! Ci si diventa. E Luigina Sinapi non fa eccezione alla norma. Ella ha i suoi buoni numeri per essere qualcuna e farsi strada: di famiglia benestante, la prima dei fratelli, bella di aspetto e signorile nel tratto, di intelligenza vivace e acuta, sensibile alle meraviglie della natura e del progresso umano, portata alle gioie più pure e più semplici della vita, di temperamento fiero e accentratore. Molto presto, intorno ai dieci anni una voce dal di dentro, suadente e imperiosa ad un tempo, le proponeva una scelta totale e definitiva. La risposta di Luigina non è immediata: deve passare un certo tempo prima che le ripetute chiamate del Signore la trovino arrendevole e disponibile ad una risposta. E questa disponibilità si andrà approfondendo e diverrà sempre più totale in tutto l'arco della sua vita, attraverso le ripetute e numerose prove: proprio come Gesù, il divino Maestro, che imparò l'obbedienza dalle cose che patì (Eb 5,8). Ma non per mancanza di carattere e di generosità: al contrario, aveva un cuore grande e sapeva bene ciò che voleva. La sua vocazione: vivere tra la gente. Doveva tuttavia apprendere a viverla non seguendo i propri progetti, ma «il progetto» che Dio sceglie e propone a ciascuna persona, e accettando di fondere sempre più completamente la propria volontà con la «sua» volontà. Venne la Luce a darle l'intelligenza del Vangelo, a orientarla alla esperienza delle beatitudini, a farle sentire la sete delle anime e della loro salvezza. Si andava così delineando sempre con maggior chiarezza la sua chiamata alla maternità spirituale, non tra le mura del convento, ma tra la gente, nella quotidianità della vita, «come un granellino di senape in un solco di Roma». E affinché questa chiamata potesse essere vissuta con pienezza, venne la prova dura e sofferta: la perdita prematura della mamma; la rapida decadenza della sua condizione di benestante; la sospensione degli studi liceali per provvedere, con prestazioni di servizio alla guida dei fratellini; la sua vocazione di suora tra le Figlie di San Paolo troncata sull'avvio per una salute cagionevole che l'accompagnerà per tutta l'esistenza; il ritorno ad una vita in mezzo alla gente fatta di lavoro, di silenzio, di solitudine, di preghiera, di sofferenza e di tanta carità. Il Signore è stato grande con lei. Con la fedeltà del suo amore, rivelava i segni del suo incontro col divino Maestro nella mitezza e umiltà di cuore, nella capacità di partecipare alle sofferenze altrui, nella sete di anime alimentata di preghiera e di offerta, nel dono di un sorriso dimenticato di sé, sempre accogliente e premuroso di tante piccole attenzioni. Solamente con la bontà e l'offerta delle pene si apre loro la via della riconciliazione e della pace. Nel ricordo di una confidente ci è dato intravedere qualcosa dell'apprendimento e della pratica dell'arte salvifica di saper «soffrire e offrire». Esortando, negli ultimi tempi, un'anima consacrata alla generosità e alla fiducia nel Signore, in ogni istante della vita, ma particolarmente nei momenti di maggiore prova e tribolazione, Luigina alza un po' di velo sul lungo cammino da lei percorso alla dura scuola del dolore e dell'amore e fa intravedere qualcosa della bellezza e della ricchezza spirituale da lei raggiunta. «Perché tanto abbattimento, tanta paura, tante tergiversazioni, invece di distenderti sulla nuda croce e lasciarti inchiodare con la più totale spogliazione? Può darsi un «sì» così stentato da un'anima che non può più appartenersi in nulla?» L'anima che si è data interamente al Signore non ha di che temere. «Le debolezze di fiducia, il timore di previsioni oscure di fronte ad un amore infinito che chiede, questo disgusta il Signore! Non sono le cadute a causa di un carattere impulsivo e di una estrema sensibilità che lo fanno soffrire. Queste, battute nella fornace ardente del suo amore, non lasciano traccia».

Il Signore, a chi ama di amore di predilezione, domanda altrettanto amore. E la risposta non può essere diversa: «Non lasciar passare un attimo che non sia di adorazione, di glorificazione e di offerta di amore oblativo. Qualunque cosa ti venga richiesta, tu tieniti sempre pronta. È dolore e sangue, ma sono tesori inestimabili: non puoi, non devi rifiutarli perché tesori inestimabili: non puoi, non devi rifiutarli perché le anime aspettano e si pagano col sangue, con 1'annichilimento, ma l'amore supera tutto. Nel dire i tuoi «Si» affidati alla Mamma Maria.» L'amore può essere contrastato da giudizio poco o per nulla benevoli, da un incalzare continuo di incomprensioni e di infermità, da valutazioni di inutilità, di peso, e di incapacità a tutto. E allora? Tu? Tu tieni ben stretta la Mamma Maria. Il posto più intimo forse sarà il tuo, non spaventarti; penserà il Signore a darti la sua grazia e a farti rassicurare che lui lo vuole. Tu sii sempre ben radicata, aperta totalmente al fuoco dell'amore redentore». E in cinque parole: «tu ama, adora, glorifica, offri e taci», che costituiscono cinque punti fermi del tratto della sapienza della Croce riassume la sua esperienza che testimonia, ancora una volta, come qualunque carisma e ogni vocazione raggiunge la sua pienezza solo se vissuti nella prospettiva della Morte e della Resurrezione di Cristo, in intima comunione di vita con Maria, Madre di Gesù della Chiesa. In tempi di rapidi e profondi mutamenti come quelli che attraversiamo, in cui si va delineando in forte risveglio di vita e di interessi dagli orizzonti più vasti, è più che mai provvidenziale il contributo di coloro che, in un contesto di silenzio amoroso ed operoso, offrono un «supplemento d'anima» alla costruzione della civiltà, della speranza e dell'amore. Attilio Malacchini COME UN GRANELLO DI SENAPE/center> Gina Sinapi portava il suo cognome con grande convinzione. Era il nome del seme apparso sulle labbra divine di Gesù, il «granellino di senape che è il piccolo di tutti i semi, ma una volta cresciuto è il grande di tutti i legumi e diventa albero, tanto che vengono gli uccelli del cielo e si annidano sui suoi rami». Firmandosi Gina Sinapi, sentiva vibrare in quell'accolta di lettere non solo il suo nome di Battesimo e il suo cognome familiare, ma anche il nome del granellino, del piccolissimo sempre che riceve l'attenzione di Gesù. In un suo scritto del 1953 - successivo di poco alle Lacrimazioni della Vergine a Siracusa - rivolta alla Mamma che piange Gina dice di volere «preparare un fazzoletto con la rassegnazione piena alle sue sofferenze». E così si rivolge a Lei: «A me piccolo significante granellino, al quale hai dato la gioia di poter ascoltare la Tua Materna Voce, amabile anche nel grido accorato di «penitenza figlioli e preghiera», dai la forza di riparare per tutti i sordi della Tua Voce». Scrivendo ad un sacerdote, si firma senza esitazione «il piccolo Granellino di Senape», o anche, con le sole iniziali, «il piccolo G di S». Cosa sapeva Gina della sostanza del suo nome? Era stato Papa Pacelli che le aveva per primo ispirato il pieno senso del suo cognome. E di sicuro accennava a questo «Granellino di Senape» il Pastor Angelicus nel suo citato radiomessaggio quando diceva: «...In un impeto di generosità Gli chiese (a Gesù) di toglierle ogni bellezza e persino la salute. Dio 1'esaudi, accettando l'offerta di quella vita per la salvezza delle anime. Noi sappiamo che vive ancora, anche se arde e si consuma come lampada viva davanti al trono della giustizia e dell'amore di Dio». Gesù poi illumina la sua vocazione e opera una forma di consacrazione attraverso quel cognome di Sinapi: «Sii il piccolo granello di senape in un solco di Roma», le dice, e sembra che applichi a lei il senso della parabola evangelica. Un rinnovato richiamo di Gesù appare in uno scritto di quel medesimo Anno Mariano nel quale ella ricevette un profluvio di grazie: «Ricordati, Gina, che il seme sepolto non muore, la pianta non nasce! Perciò muori ogni giorno a te stessa, vedrai come spunterà la messe, e nasceranno gli operai e tante anime torneranno a novella vita».

Ed ecco la risposta di Gina, trascinante come un inno, forte come un programma: «Com'è bello essere un chiccolino sepolto nel solco della vita terrena. Essere schiacciato dalle incomprensioni, dicerie, calunnie, irrorato continuamente dalla Grazia Divina, attraverso le mani SS. di Maria! Con questo santo stillicidio pregare, soffrire e offrire» Fra i nomi-cose usati dal Maestro della Sua strategia divina per farci comprendere «cose celesti», il seme è, tra le realtà che ci circondano, una di quelle su cui Egli più ci invita a riflettere: in tale piccolissima particella di materia, trascurabile al primo sguardo, è nascosta la scintilla della vita e del suo dinamismo, della sua fecondità. L'essere sempre importa una rivelazione progressiva scandita lungo l'arco delle stagioni. Rivelazioni di un massimo di potenza espressa da un minimo di Seme era Gina, il più piccolo di tutti i semi! Per lunghi anni umiliata, misconosciuta, perseguitata. Destinata a farsi albero. Del quale è detto: «gli uccelli dell'aria nidificano sui suoi rami». Seme umile, che non riesce in alcun modo ad attirare l'attenzione. Anzi destinato a scomparire. Come Gina scomparve: consumata, stritolata dalla macina delle circostanze sotto cui la provvidenza, volta a volta, la poneva. Ma proprio per questo, chiamata a rappresentare l'audacia, la generosità senza posa, l'originalità, il miracolo nascosto dell'opera di Gesù sulla terra. Viveva, Gina, nascosta, immersa nell'oceano dell'amore. E noi abbiamo visto in lei l'amore di Dio! Abbiamo conosciuto la delicatezza dell'amore, fatto di uno sguardo, della semplicità di un gesto, delle sfumature di una provvidente carità, sia nelle grandi che nelle piccolissime cose. Perché c'era in lei qualcosa che attirava tutti: il candore purissimo dei suoi colloqui con la Mamma, quel supplemento di fede che aggiungeva alla nostra perché le montagne si spostassero e gli alberi si trapiantassero nel mare. Gina ci rappresentò fino al dettaglio, nella sua vita quotidiana, il mirabile dono della continuità tra l'azione più significante e il sentimento più elevato. Un fuoco di eternità acceso in ogni gesto, in ciascun momento di una qualunque giornata: la naturalità e la libertà stupenda della vita spirituale. Non aveva paura, Gina, della sua piccolezza. Sapeva bene che piccolezza e grandezza sono la stessa cosa nella mani del Padre. Oggetto, l'una e l'altra, di divine moltiplicazioni, come l'arena del mare o le stelle del Cielo. Piccoli semi anche le gocce, quelle gocce di preghiera e di sofferenza che ella versava nel Cuore della «Mamma», e che, come fu rivelato, dirompono, «esplodono come un'atomica d'amore nel Cuore di Dio». Come desiderava Gina, essere seme, essere goccia, essere piccolo insignificante granellino per poter più facilmente scomparire! Rimanere «nascosta sotto il manto della Mamma», con lei donare soffrendo e agonizzando cantare l'inno del vero amore, secondo le Parole di Gesù. «Com'è bello o Mamma Celeste essere lo sgabello dei Tuoi piedi immacolati. Tu, rivelarti alle anime tutte, ed io «granello» scomparire. Gesù, Maria, venga il vostro Regno d'Amore. Così leggiamo in uno scritto del 1954. E in un'altra pagina rivolta alla sua Signora: «A me piccola schiava del Tuo Amore cui hai regalato nella Tua Materna Bontà l'agilità di poter svellere i cuori sepolti nel fango, incendiarli e riparare...». Delizia era per Gina eseguire giorno per giorno, momento per momento i desideri della Mamma, offrirsi all'uso come «piccolo straccetto» abbandonarsi nelle mani di Gesù. Ma il perdersi, il nascondersi, il sentirsi piccola schiavetta, l'offrirsi in un solco di Roma per marciare, faceva sì che questa creatura non tanto diminuisse, ma piuttosto crescesse e si «ritrovasse» nella sua splendente realtà. Tale puro diletto spirituale, di sentirsi schiavetta, straccetto, piccolo granello, insignificante sgabellino, definisce quel suo trasporto semplice e appassionato verso la Madre del Figlio. Mostrandoci apertamente quel vertice, quel punto di equilibrio sublime dove follia di donazioni e apparente abbiezione si toccano, rivelandoci l'essenza più intima dell'amore di Dio. Giuseppe Azzaro

TESTIMONIANZE LE CAREZZE DELLA MADONNA Avvicinare Luigina significava respirare la presenza vivificante di Maria, tanto che, inevitabilmente, ti sentivi attratta da una Creatura così eccelsa e non potevi fare a meno di amare, imitare e fare di tutto, di più, per fare piacere a Gesù. Perchè capivi che era ciò che voleva da te. E' certamente una grande responsabilità che ci deve mettere nel cuore l'ansia che ancora nulla o poco abbiamo fatto e se anche avessimo fatto molto, moltissimo, avremmo fatto ancora nulla. Questa è l'ansia di servire il Signore, quell'ansia di amore che quando ami Maria non finisce mai. Ma quanto più grande sarà la responsabilità di chi come me le è stata ancora più vicina? Perchè da lei sono stata accolta con un generoso affetto. Luigina mi ripeteva spesso, e lo diceva anche agli altri, che da Lei mi aveva condotta la Madonna e questo, per me, era un segno di attenzione amorosa da parte di Maria e ne ero fortemente compiaciuta. Un giorno questa "predilezione" si è fatta presente in maniera ancora più chiara. Mi trovavo in vacanza con Luigina presso le Suore Clarisse nel Monastero di San Leonardo a Monte Falco e dividevo con Lei la stanza. Era Ferragosto. Tutti sapevamo che la Madonna aveva promesso a Luigina che sarebbe stata sempre con Lei e che, per le sue feste, per quelle Grandi che la Chiesa solennemente celebra, oltre che il primo sabato di ogni mese, si sarebbe manifestata a lei visibilmente. Fiduciosa in questa promessa pensavo fra me: "Questa volta la potrò vedere anch'io, resterò sveglia tutta la notte, e chissà se potrò sentirla e, magari, parlare con Lei?" Purtroppo, però, cedetti al sonno. Al risveglio, provai un grandissimo dispiacere ed una vergogna indicibile non solo perché, come avevano fatto gli Apostoli con Gesù, anch'io non ero stata capace di vegliare in preghiera, ma anche perchè avevo perso un'occasione unica. Luigina mi rasserenò dicendomi, “non ti preoccupare perché la Madonna è venuta vicino a te, ti ha fatto una carezza. Non avevo sognato Maria, ma ricordo che durante il sonno avevo avvertito fisicamente la bellissima sensazione della perdita di peso e di una indimenticabile beatitudine. Quale Gioia immensa è stata per me sapere che la mano della Mamma Maria mi aveva sfiorata. Come avrei voluto ricambiare questo gesto di delicatezza amorosa, e soprattutto, di tenerezza materna. Ho sentito il cuore dilatarsi e abbandonarsi ad una promessa e ad un impegno grande nel volerla amare, nell' essere docile al suo amore e come Luigina, farla amare tanto. Ho capito e sperimentato che l'anima si eleva alla presenza di Maria, non conosce ostacoli. Vorrei qui dire "Grazie Mamma per questo bellissimo dono”. La tua carezza non l'ho dimenticata ed ho compreso che non è solo quella la carezza che ho ricevuto da Te "Maria"! Quante!... Quella carezza che non risparmi a nessuno perché sono le tue carezze. In quella occasione a fronte della gioia donatami dalla Mamma Celeste ebbi una grande amarezza nel sapere che, invece, Lei era molto triste, infatti era venuta vestita di nero e con una schiera immensa di bimbi con la palma del martirio in mano. A questa visione Luigina mi disse che era rimasta sconsolata e sorpresa perché la Mamma si era presentata vestita, non come lei si sarebbe aspettato, cioè con splendidi ornamenti, essendo quella una sua grandissima festa: "l'Assunzione", con l'aspetto molto triste, e poi tutti quei bimbi che le facevano corona, le richiamavano alla mente quelli della strage degli innocenti. Maria facendo chiarezza le disse che quelli erano i bimbi che non avevano visto la luce ed avevano ricevuto il battesimo di sangue, quindi, erano veri "Martiri".

La Madonna denunciava così quella che ora è divenuta una grave piaga sociale, causa di tanti mali per l'umanità. Mi piace ricordare che a Fatima, la Madonna, preoccupata per queste cose che sono "le mode che avrebbero offeso molto il suo Figlio" era venuta a chiedere penitenze, preghiere, e offerte dei quotidiani sacrifici, per avere la pace. Cosa dire a proposito delle manipolazioni genetiche, delle violenze fisiche e morali, dei milioni di giovani che vivono l'avventura terribile della droga solo per il tornacontismo di gente senza scrupoli, dei matrimoni divisi, della pornografia e di tanto altro ancora, che, anch'esse, sono mode perverse e crudeli? Così pure a Luigina la Madonna presentandosi tanto triste, ha voluto richiamarla ad una realtà che procura una minaccia per il destino eterno dell'uomo: "l'inferno" che è ancora più catastrofico di tutte le guerre messe insieme, di cui abbiamo tanto terrore. La parola inferno non si vuole più pronunciare e si vorrebbe cancellare anche dal pensiero dell'uomo, ma esso c'è e sarà una gravissima sorpresa alla fine della vita. Mi sovviene quando Luigina a proposito dell'inferno mi raccontò che una volta il Signore aveva permesso ad un'anima dannata di manifestarsi a Lei, per dirle che sarebbe stata disposta a ritornare sulla terra e soffrire tutti i mali di tutti gli uomini di tutti i tempi fino alla fine del mondo, pur di non stare all'inferno. Purtroppo ciò non era possibile perchè quello era il suo destino eterno, senza possibilità di ritorno. Pensiamo allora cosa sono in confronto le nostre piccole o grandi sofferenze che, comunque, finiranno con merito se le sapremo accettare con amore e per amore, come faceva Luigina che le desiderava perchè erano una ricchezza da offrire al Signore il quale non lascia nulla senza ricompensa perchè Lui è il Signore, il Dio-Amore. Maria Rosaria Calabrese Le apparizioni della Madonna alle Tre Fontane a Luigina Sinapi e a Bruno Cornacchiola "Ora vai in san Pietro, lì troverai la sorella del Card. Pacelli. Porta a lui il mio messaggio. Da questo luogo stabilirò in Roma il trono della mia gloria" II 12 aprile 1937, dieci anni prima dell'apparizione alle Tre Fontane a Cornacchiola, la Vergine appare a Roma nel medesimo luogo ad una giovane carismatica, Luigina Sinapi. II fatto è ormai noto. In quella primavera del 1937 Maria emerge con le Sue forme divine dal fondo della grotta, quasi dal grembo della terra. Proprio come a Lourdes, dove La "Bella Signora" si fa vedere da Bernadette Subirous, apparendo nel cavo della rupe solitaria di Massabielle, in una cornice di pietra dove vegetano pochi arbusti, una rosa. Alla periferia di Roma, nella grotta delle Tre Fontane, gli occhi della Vergine si posano soavi e tristi sui miseri resti di un aborto, celati nel cuore della terra. Si ricrea in quell'occasione il rapporto misterioso e sublime che c'è tra la sostanza cosmica e la Madre di Dio: come Sole dalla terra, il Frutto divino sorge dal Suo Grembo, dalle viscere sante del Suo Corpo. Tra quella di Lourdes e questa, c'è la grande apparizione - tutta celeste - del 1917, a Fatima. A Roma, la Madonna appare nel luogo bagnato dal sangue dell'Apostolo Paolo; e non solo appare nel circondario delle sue mura, ma guarda a Roma, si rivolge con le Sue parole alla Sede e alla Cattedra di Pietro. C'è un collegamento misterioso, ma certo, tra l'apparizione della Madre di Dio alle Tre Fontane e la Sede di Pietro. II senso ecclesiale dell'apparizione alle Tre Fontane sta nelle parole che Maria SS.ma rivolge a Luigina Sinapi: "Ora vai in san Pietro, lì troverai la sorella del Card. Pacelli. Porta a lui il mio messaggio. Da questo luogo stabilirò in Roma il trono della mia gloria". La Madre di Dio la indirizza come messaggera al futuro Pio XII, preannunciandogli anche che salirà al Soglio di Pietro (come poi avverrà nel 1939). "Roma, il trono della mia gloria" è il centro del Suo messaggio. Dieci anni dopo, Ella appare nella medesima grotta a colui che si preparava ad uccidere il Papa, Bruno Cornacchiola. C'è una traiettoria sicura voluta dalla Madonna, una prima volta nel 1937 e una seconda volta nel 1947, dieci anni dopo, che lega le Tre Fontane alla Sede di Pietro: "Vai dal Papa, - dice la Madonna a Bruno - consegna a Lui il pugnale con il quale avresti voluto ucciderlo". La grotta bassa sulla collinetta di eucalipti, quasi una tenda tra lo stormire delle foglie, è il luogo dove Maria si presenta a Roma con un appellativo mai prima udito. Tenendo tra le mani il Libro della Verità divina si rivela: Sono la Madonna della Rivelazione.

Compie la rivelazione fatta a Lourdes, piena di verità insondabile: Sono l'Immacolata Concezione. Le due apparizioni della Madre di Dio sotto il cielo di Roma alle Tre Fontane, avvenute a distanza di dieci anni l'una dall'altra, bisogna leggerle insieme, e non si può non farlo, se l'oggetto dello sguardo di Colei che prende l'iniziativa - la Vergine - è sempre uno: la Sede di Pietro. "Vai a San Pietro - dice la Madonna a Luigina -, vi incontrerai la sorella del Card. Pacelli, parla a Lui"; "Vai dal Papa - dirà nella seconda apparizione a Bruno Cornacchiola - porta a Lui il pugnale con il quale avevi deciso di ucciderlo". II destinatario del "vai" della Vergine la prima come la seconda volta è uno solo, il Papa. E il Vicario di Cristo risponde con la Sua fede alle attenzioni della Madre di Dio: crede. E - cosa straordinaria nella storia della Chiesa - con il suo credere il Papa consacra quasi la verità delle apparizioni ai veggenti, dandone segni visibili ed inequivocabili. Memore del messaggio ricevuto dalla Vergine tramite Luigina Sinapi nella primavera del 1937, dieci anni dopo riceve Bruno Cornacchiola, e, allorché questi gli confesserà di avere desistito, per l'apparizione della Vergine, dal proposito di ucciderlo, gli risponderà: "lo già sapevo". Ma benedì, il Papa, anche la statua della Vergine della Rivelazione in processione a Roma, per essere portata alla grotta dove si trova attualmente, nel settembre del 1947. C'è una divina traiettoria di sapienza che lega, a Roma, le Tre Fontane alla Sede di Pietro: in questa divina traiettoria Luigina Sinapi rimase tutta la vita. Nata ad Itri, visse e morì a Roma, divenne romana. La giovane donna alla quale la Madre di Dio aveva comandato di andare a San Pietro, per incontrare sotto la cupola e vicino all'altare della Cattedra la sorella del futuro Pontefice, ed essere introdotta a Lui, rimase per tutta la vita, con umile e religiosa dedizione, legata al Papa, ai Papi. Di Paolo VI ci piace ricordare un appellativo delicatamente paterno nei confronti di lei: Luigina Sinapi era per lui "la lumachina"; umile e lenta, lasciava una "scia" luminosa. Dei sacerdoti Luigina parlava alla Madonna come delle "pupille dei Tuoi occhi", echeggiando evidentemente parole di Lei. Tutta la vita di Luigina può venire letta in questa chiave. L'incantevole semplicità del suo rapporto con i suoi interlocutori divini - Gesù e Maria - non spegne in Luigina il palpito dell'adorazione verso la Maestà di Dio, ma lo alimenta al profondo, conferendo alle sue parole la vibrazione, l'incanto della realtà vista e udita, che ella trasmetteva agli altri esprimendosi con pudica grazia. Analogo il suo modo di relazionarsi al Vicario di Cristo. Qualcuno sapeva della sua presenza non infrequente nei Palazzi Apostolici, della paterna condiscendenza verso di lei del Vicario di Cristo. La Madre di Dio continuava, infatti, ad essere l'anello di congiunzione tra lei e la Persona del Santo Padre. Come le altre grandi "romane" di elezione - Caterina di Siena, Brigida di Svezia - Luigina Sinapi non solo pregava "forte forte" "per la Chiesa, per il Papa, per i Sacerdoti e tutte le anime consacrate laiche e regolari", avvalorando la sua "offerta di vittima" con l'apporto dei sacrifici quotidiani - il suo "stillicidio del cuore" - ma faceva suo il carico delle Sue cure universali, viveva nel suo cuore giorno per giorno la vita della Chiesa. Meraviglioso spettacolo che i nostri occhi hanno visto e che abbiamo toccato con mano! L'amore forte e delicato di Luigina Sinapi per la Sede di Pietro e per tutta la Chiesa vale un intero trattato di Ecclesiologia. Era, il suo, un esempio operante. Chi scrive ricorda un piccolissimo episodio molto significativo: l'interessamento convinto e silenzioso con cui partecipò - nella sua casa, seduta al tavolo del suo salotto - alla semplice stesura di alcuni bigliettini di auguri indirizzati alla Città del Vaticano. Un atto che ella non compiva in ossequio alle consuetudini, ma conferendo a quel minimo gesto un valore molto più grande, visibile nel come procedeva, con deferenza e attenzione. La sua vera famiglia erano loro, Gesù e Maria, che essa chiamava teneramente "la Mamma", e, con Loro, la sua famiglia in terra era la Chiesa: il Santo Padre, i Sacerdoti, i Missionari. E mai amore "familiare" apparve tanto nobile, tutto intriso della divina presenza e pagato con la vita.

Chi non ricorda come essa, Luigina Sinapi, era materna ma rispettosa insieme con i giovani sacerdoti? Avrebbe potuto essere chiamata, da loro, con il medesimo appellativo con cui i discepoli si rivolgevano alla senese Caterina: "Mamma". Ma insorgeva in lei, in modo palese, il senso di una religiosa e profonda deferenza, di un rigoroso rispetto per tutti, dal più giovane consacrato al membro autorevole della Segreteria di Stato: tuttora per tutti una indimenticabile lezione. Ciò si evidenzia a tutto tondo nelle pagine dell'Epistolario, indirizzato a un Servo di Maria che le fu vicino "come un fratello". II rapporto con il sacerdote è per Luigina un'ascesa in comune, passo dopo passo, per i più aspri sentieri dello spirito ("una via spinosa e strettissima dove tante volte per ascendere bisogna andare con un piede dopo l'altro, un altare alla vetta"); una comune offerta sulla Croce ("un adagiarsi sulla "Bilancia della compensazione"); una continua dedizione agli altri ("rendersi particella viva manovrata per tutti i bisogni della Chiesa e del mondo dal Divino Artefice"): il perdono dato anche se il cuore sanguina. Una viva testimonianza del come l'anima vicina a Dio possa vivere spiritualmente accanto al consacrato: sulla scia di Teresa D'Avita e Teresina di Lisieux. II modo con cui Luigina Sinapi viveva la sua intima dedizione alla Chiesa e al Santo Padre lo si può senz'altro considerare esemplare: dei suoi forti sentimenti, custoditi nel silenzio, si percepiva come un indistinto chiarore: non inerte, però, ma trascinante. Vicina alla Sede di Pietro, la sua vicinanza non era fisica quanto morale, la vita della Chiesa era la sua vita. E i gesti più eclatanti, come l'andare in uno dei "Paesi soggiogati dal dominio rosso", in bilocazione, per incontrare un Cardinale e compiere un atto al servizio della Chiesa, o il rispondere al telefono alla voce del Papa, in questo contesto erano atti che venivano semplicemente al seguito delle tantissime Ave Maria, delle notti insonni passate in preghiera, dell'offerta della sofferenza. Come Brigida di Svezia, che era di stirpe regale, Luigina Sinapi che pure non lo era, seguiva ad horas, con sguardo acuto e penetrante, il raggio dell'azione universale del Papa sulla scena del mondo. Partecipava con animo filiale al travaglio materno della Chiesa. Se la Madonna alle Tre Fontane nel 1937 aveva indirizzato Luigina Sinapi alla Basilica di San Pietro e al Card. Pacelli, la Sede di Pietro e la Cattedra di Pietro Luigina Sinapi non le abbandonerà più in tutta la sua vita. II comando della "Mamma" rimarrà in lei sempre operante. Prof.ssa Giuseppina Cardlllo Azzaro LUIGINA PER ME Ho conosciuto Luigina Sinapi in un momento particolare della mia vita ed in circostanze singolari. Ricordo che ero andata con la mia Parrocchia a fare un pellegrinaggio ad Assisi; approfittai dell'occasione per chiedere a San Francesco (Patrono dell'Ecologia) un aiuto per la mia tesi di laurea che, appunto, riguardava i problemi dell'ambiente naturale e, data la novità dell'argomento, non mi era possibile reperire facilmente materiale idoneo. Ritornando ci fermammo a Collevalenza dove scendendo dal pullman, incontrai una mia amica di Fidenza, Maria, la quale insistette perché rimanessi con lei e con altre ragazze per un breve periodo di ritiro. Non cedetti alle insistenze e tornai a Roma. Alle undici di sera ricevetti una sua telefonata: mi riproponeva l'invito. Vista l'insistenza pensai che era il Signore a volerlo, quindi le promisi che l'avrei raggiunta il giorno dopo. Fui molto felice perchè in quella circostanza ho avuto l'occasione di conoscere Madre Speranza e le altre ragazze del gruppo, fra cui Laura Marengo la quale mi parlò di una signorina che viveva a Roma, che soffriva molto e che vedeva la Madonna: Luigina Sinapi. Pensando che mi potesse interessare, si offrì per farmela conoscere. Risoluta, dissi che non mi interessava conoscere persone dotate di tali carismi perchè la mia fede era unicamente rivolta al Signore. Laura insistette tanto, ma non riuscì a convincermi. Dopo qualche tempo, sempre con il problema assillante della tesi, tornai a Collevalenza con un pellegrinaggio organizzato dalla mamma di Laura, la quale, come la figlia, nuovamente insistette nel volermi fare conoscere Luigina. Io, imperterrita, risposi che la cosa non mi interessava perchè volevo avere una fede pura e temevo gli imbrogli.

Si avvicinava il tempo di concludere la mia tesi e stavo veramente male; vedevo vanificati tanti sacrifici fatti per raggiungere il traguardo della laurea. Ritornai in pellegrinaggio a Collevalenza per chiedere aiuto a Gesù Misericordioso. Compagna di viaggio fu una signora con la quale parlai di tante cose, quindi anche dei miei problemi. Questa signora mi parlò di Luigina e insistette molto nel volermi dare, oltre l'indirizzo, anche il numero di telefono, che, ancora, risolutamente, rifiutai; anzi provai una vera ribellione interiore perchè non desideravo assolutamente conoscerla. Alcune settimane dopo fui presa da un vero e proprio sconforto, non sapevo più a quale Santo affidare la mia causa riguardante la tesi, quando, svuotando la mia borsa, venne fuori un biglietto con su scritto un numero di telefono ed il nome di Luigina. A quel punto cedetti, formai il numero e mi rispose proprio Lei: "Finalmente! E' da tanto tempo che ti stavo aspettando! Vieni, ma prima vai da Padre Raffaele e chiedi a Lui il permesso". Così feci. Questi mi chiese per quale motivo desideravo andare da Luigina. Mi guardai bene dal dirgli perchè vedeva la Madonna. Gli dissi solo perchè era un'anima di preghiera e perchè era illuminata. Così ho incontrato Luigina che diceva che lì mi aveva portata la Madonna. Da quel momento non l'ho più lasciata. La tesi la conclusi in pochissimi giorni. Seppi, poi, che quel numero di telefono non lo conosceva nessuno, perchè corrispondeva ad un apparecchio telefonico che teneva sempre staccato. Non ho mai riflettuto abbastanza nel considerare che cosa Luigina sia stata per me; ma posso ormai, a distanza di tempo, affermare che da quando è comparsa sulla mia strada la mia vita ha avuto una svolta inaspettata, insolita e decisiva. Mi ha svelato il senso della vita che, a volte, riconosco non sapere di logica umana, e che io stessa trovo difficile da accettare e da comprendere, soprattutto per ciò che riguarda il problema della sofferenza. Se cerco di penetrare il senso della sua vita, comprendo che per salvare le anime occorre dare se stessi, mettersi sulla croce insieme a Gesù, SOFFRIRE E OFFRIRE (così come diceva Lei). Con le sole parole non si ottiene nulla: "solo rumore di parole". Comprendo che non si può essere sempre come delle pecorelle guidate da pastorelli generosi, occorre che la pecorella diventi anche lei pastore. Quando cioè avrà i segni della passione, della sofferenza offerta con amore, e, per averli occorre andare dal Buon Pastore e mettersi alla sua scuola fino ad identificarsi con Lui. Questa era Luigina: una pastorella che si era offerta con generosità al Buon Pastore che, con altrettanta generosità, l'aveva ricolmata di sofferenze riofferte, poi, con gioia. Vorrei qui ricordare un episodio che può dare un'idea di quanto Luigina abbia sofferto "mali" a noi incomprensibili. II Signore mi ha fatto il dono di provare una minima parte della misura delle sue sofferenze. Mi ero recata da lei, così come ero solita fare ogni giorno, ma, a causa del suo male, non venni ricevuta (cosa che non era mai accaduta, mi ripeteva sempre, infatti, che la mia presenza in casa sua non sarebbe mai stata rifiutata in quanto lì mi aveva portata la Madonna). Rimasi turbata ma non dispiaciuta, avendo compreso che doveva stare veramente male, più del solito. Mi sono quindi trattenuta nella sua Cappellina per pregare e per confidare a Gesù la mia pena per Luigina e per chiederGli di alleggerire i suoi dolori, anzi, se lo riteneva, di darne un poco a me, dal momento che non mi sembrava giusto che soffrisse tanto, soprattutto perché ero consapevole che la causa, eravamo noi, con i nostri problemi, le nostre preoccupazioni, le nostre angosce. Luigina si caricava tutto sulle spalle con una generosità nascosta. II giorno dopo, tornata dall'Ufficio pensavo già di andare da Lei, subito dopo aver pranzato, quando, all'improvviso, mi venne un male di testa tale che, a distanza di anni, posso con certezza affermare di non averne mai avuto un altro simile, né prima, né dopo. Questa sofferenza mi costrinse a letto senza neppure pranzare, al buio, con un fazzoletto legato stretto alle tempie, così come solitamente faceva Luigina. Non disponevo neppure di una pillola. II forte dolore mi procurava altri disturbi e sofferenze che mi riesce difficile descrivere nei minimi particolari. Ricordo che ero sola in casa e che era impossibile procurarmi una medicina, in quanto, dato l'orario, le farmacie erano chiuse.

Tutto durò circa due ore (vero martirio), poi, all'improvviso, passò come se nulla avessi avuto. Ero pienamente ristabilita. Andai quindi da Luigina come desideravo. Venne proprio lei ad aprirmi la porta, (cosa che non faceva mai). Mi guardò negli occhi penetrandomi fino nel profondo e mi disse: "Non lo fare più!". Lì per lì non compresi, ma subito mi venne in mente la richiesta che avevo fatta a Gesù il giorno prima e tutto mi fu chiaro. Questa testimonianza, anche se potrà sembrare banale, aiuterà a comprendere quanto grande sia stata la sofferenza di questa meravigliosa creatura, per la quale tutti noi che la frequentavamo, era come una mamma che, con amore, ci sapeva aiutare anche senza essere richiesta, offrendo le sue sofferenze per il nostro bene. Mi viene spontaneo riflettere cosa sia stata la sua vita. Aveva fatto suo l'impegno di S. Paolo: "lo poi molto volentieri mi consumerò' e mi lascerò' totalmente consumare per le anime vostre (2° Cor. 12,15) : "era il chicco di grano che cade sotto terra, per risorgere nella germinazione, e alimentare la vita degli altri". Come era solita definirsi: un piccolo seme in un solco di Roma. Era una Cristiana vera, autentica, totale, capace di trascendere il contingente per portare tutto e tutti a Gesù. Era ponte di Luce proiettato verso il Cielo. Faceva sentire il fascino di Dio, della Verità, della Vita vera. Metteva un'ansia irresistibile e faceva fremere di gioia. Mostrava il vero senso della vita, che si chiama "GRAZIA": VITA DI DIO IN NOI,. che è purezza, trasparenza. "Era una perfetta immagine di Gesù". Infatti, alla scuola del Crocifisso, aveva imparato a donarsi con gioia a tutti. II suo motto: "Offrire tutto! E, quando non si ha niente, offrire niente, perchè Gesù, che crea dal niente, può anche trasformarlo!". Ogni volta che si aveva un incontro con lei era sempre come una spinta spirituale, un pungolo, una iniezione di fervore. Accoglieva tutti, ma in modo particolare i sacerdoti, pupilla degli occhi di Dio, e le anime consacrate. Ad ognuno sapeva dire parole di conforto, ad ognuno sapeva dare consigli appropriati. Dalla sua presenza si andava via sempre migliorati, sempre fortificati nei propositi con il desiderio di vivere più santamente e di amare di più il Signore e la Madonna; si andava via più sereni, più lieti. Luigina viveva la sua vita straordinaria nell'ordinario di tutti i giorni. Era amabile e chiunque l'avvicinava se ne partiva con tale carica interiore e con una gioia profonda che nessun altro sapeva dare. Tutti andavamo a svuotare il nostro sacco e lei prendeva tutto sulle sue spalle, felice nel vedere gli altri sollevati, rasserenati, rassegnati. In qualche contrarietà ripeteva: "Gesù vuole così. Mettiamo tutto nelle sue mani. Offriamo tutto, ci penserà Lui!" Un fatto straordinario riguarda un giovane "capellone drogato" che si era recato da Luigina per avere un colloquio. Non potendolo ricevere perchè non si sentiva bene, lo fecero accomodare nella cappellina attigua alla cameretta. II visitatore, non assuefatto ad anticamere, figuriamoci, poi, davanti al tabernacolo. Dopo una breve attesa, se ne andò, portandosi via la Bibbia. Luigina informata del furto, disse: "Visto che io non ho potuto parlargli, parlerà la Bibbia per me". Passò del tempo, quando un giorno, suonò alla porta un giovane, tutto ordinato, ben vestito e con la Bibbia sotto il braccio. "Sono venuto, disse, per restituire il libro e per raccontare un fatto che ha lasciato un segno nella mia vita". Nell'aprire la Bibbia, ebbi come una visione: un prato verde con delle goccioline di rugiada e; tutto intorno, poi, una zona piena di fango con acqua stagnante e putrida. Nello sfondo del quadro, un sole sorgente mentre giungeva a me una voce misteriosa: "Dove credi che lo assorba l'acqua per trasformarla in goccioline di rugiada, benefica per le piante, se non da questo stagno fetido? Sono Io che trasformo quest'acqua. Sono io che posso trasformare anche te". Quel giovane si è arreso alla grazia e, assetato di verità, di luce, di pace, ha cambiato la propria via al seguito di quel Sole Divino, che solo può appagare ogni desiderio di bene.

Riconosco che per narrare le vicende di un'anima mistica come quella di Luigina, occorre penetrare nei misteri e, per non sciuparle, andrebbero sottaciute, ovvero descritte in modo sfiorante, nel senso, cioè, da lasciare come un velo su quell'atmosfera mistica perchè, solo in essa, possono trovare accoglienza ed essere giustificate. Comunque sia, la loro descrizione altro non è che la storia di una vita meravigliosa che non pochi vorrebbero vivere, ma per viverla occorre scomparire a se stessi e trasformarsi in Gesù. Vorrei dirti grazie Luigina per quanto bene ci hai voluto perchè ora insieme al tuo Gesù ed alla Mamma Maria non ci hai dimenticati ma ci ami ancora di più poichè il tuo amore, ora, è purificato, limpido, trasparente: perché ci ami nel Dio Amore. Maria Rosaria Calabrese

SPIGOLATURE DAI PENSIERI E MESSAGGI PENSIERI Siamo tabernacoli viventi di Gesù. Dobbiamo adorarlo con maggiore cura possibile. La penitenza mi è necessaria. Ero cieca ed ho peccato. Ora che ho la luce, devo fortemente riparare. Se non rimetto questo guinzaglio (cilicio), la dolce unione con Dio non la riprendo più. Pene interiori mirano allo scoraggiamento a farmi desistere dalla mia via. Ecco: sono di ostacolo a tanti: alla mia famiglia alla quale non sono stata capace di essere utile in alcun modo; alle mie compagne non assecondando i loro progetti e le loro scelte; alla Chiesa, in mezzo alla quale mi sento inutile, non sapendo compiere in essa alcun genere di apostolato! Sono di amarezza al Cuore di Gesù, perché avendomi dato un po' più di talenti, non so come farli fruttificare. Sono una buona a nulla; una perdita di tempo persino a chi il Signore mi ha dato in sua vece. II cuore dell'uomo muta ad ogni soffiare di vento. Più conosco gli uomini, e più mi attacco a Dio. Mi è necessario il raccoglimento, il nascondimento, il silenzio. Senza questi non posso riavermi dalle distrazioni, dalla superficialità e dalla mediocrità. Quante volte vorrei sfuggire alla Croce! Me misera ... con tutta la mia povera debole voce esclamo: Ave o Crux, spes unica. La mia consolazione è, oggi, meditare: Gesù nostra Pasqua. Anima mia, perché nel tuo cuore e nelle tue fibre più nascoste brontoli di continuo? L'umiltà sentita e messa in pratica è il canale di ogni grazia, il saper soffrire è la calamita di ogni grazia spirituale e temporale. Lamentando davanti a Gesù Crocifisso: "Ma cosa ho fatto a quelle persone che mi torturano e mi lapidano?" Mi sentii rispondere bene con voce tonante: "Guardami, cosa ho fatto io per ridurmi in questo modo? ". "Hai ragione, è niente in confronto. Vada per il lor bene e in isconto dei miei peccati. A Te Signore voglio cantare il mio Fiat in mezzo alla prova". Sono nel Getsemani. Mi passano davanti, come in televisione, persone indifferenti, non sincere, facili alla calunnia. I miei "radar" captano ogni cosa. Sola, con Dio solo, ho ripreso la mia ascesa tuffandomi nell'oceano dell'amore divino: La Passione! La Passione ieri, oggi, domani sarà il mio conforto la mia medicina, la mia scala per salire, la mia barca per navigare verso il porto sicuro: il Cuore di Gesù e della Mamma Maria. II piccolo programma dell'anima vittima è questo: darsi continuamente, momento per momento e silenziosamente offrire se stessi, per il bene di tutte le anime: con Maria, in Maria, per Maria. Per comprare le anime ci vuole lo stillicidio del cuore. Gesù ci ha riscattati nel Sangue e a prezzo di forti incomprensioni! Passava beneficando, ma fu tacciato da pazzo, da impostore, da indemoniato! I titoli che ci possono dare gli uomini, non devono annientare noi seguaci del Cristo Crocifisso; anzi ci devono gloriare!

II Signore non si lascia vincere in generosità: Gli si dà poco e cattivo. Lui da il tutto! Non ho nemici. Perché vedo in chi mi calpesta, mi deride, mi sputacchia, mi infanga, mi lapida, mi calunnia la Mano del Divino Artefice: il Quale mi leviga, mi pialla, mi toglie le scorie della sensibilità pronta a reagire a qualsiasi urto! Sono ad essi debitrice. Per me: domando la forza di lasciar dire, di saper accogliere, farne frutto; per gli altri: domando di saper perdonare a chi senza volerlo, senza rendersene conto mi fa sanguinare e per lui chiedo che gli sia data la luce. Amare Maria, farla amare da tutti, come mai è stata amata. Amare Maria, occupare la nostra intelligenza con il solo pensiero del suo amore significa rientrare nell'arca del suo divino Cuore. Amare Gesù in Maria, con Maria, per Maria: generosamente, esemplarmente, silenziosamente, umilmente. Stoltezza somma voler ridimensionare quello che Dio non ha misurato in Maria piena di Grazia. Andiamo a Gesù e nascondiamoci nel suo cuore per vivere nascosti in Dio. Amiamo la Mamma Celeste fortemente, contemplandola nel suo martirio ... E' serena ammantata di forza, ripiena di dolcezza. Tale il modello, tali le sue vittime di amore.

MESSAGGI DELLA VERGINE Sai? lo prendo ogni cuore che agonizza e dolcemente lo metto sul mio. Come mi sono cari i cuori che in momenti di puro stillicidio a me si affidano. No, non sa resistere mio Figlio, e come glieli presento, porge loro un piccolo sollievo e dà loro la forza di poter soffrire di nuovo per l'avvento di un mondo migliore. La spada dell'incomprensione dovrà immolarti giorno per giorno su l'altare del mio Amore. Io valorizzo lo stillicidio dei cuori. Non mi domandare nulla. A te basti il mio amore. Ti farò felice in cielo. Sarò la tua mamma. Non dimenticare che sei una venduta. La tua offerta è colma quando il silenzio l'avvolge e la circonda. Soffrirai pene morali e fisiche. La gioventù è in pasto al demonio; vedi quanti ne cadono: è orribile! Ebbene, per placare la divina giustizia vado elemosinando da tutte le anime vittime preghiere e martirio. Sono la Madre Universale. Coraggio il tuo "Fiat" deve essere spremuto per poter portare la luce. Tu devi essere violetta nella tormenta. In questa settimana soffrirai tanto. Offri le tue pene per tutta la gioventù soggiogata dalla mano rossa, in tutte le quattordici Chiese del Silenzio. C'è bisogno di fuoco, del fuoco del divino Spirito per mettere il Signore al primo posto, e riservagli il posto di onore. Osserva l'onda del mare: essa bacia la terra e si ritira. E' una lezione di distacco da tutte le cose. Se tu sei una conchiglia viva attaccata alla roccia dell'amore di Dio, al Tabernacolo, sii pur certa che nessuna tempesta ti può staccare e perdere. Ogni cuore sacerdotale deve essere un turibolo di fuoco, per far si che le anime restino bruciate (di amore). Cerco e chiedo amore. II mio spirito ti incoraggi, la mia volontà ti governi, il mio dolore ti consoli, la mia luce ti illumini. Non temere! Ti riempirò di saggezza, di sapienza, di umiltà. Da te desidero anime, anime, anime. Guarda quanta tiepidezza, quanta superficialità, quanta sola abitudine! Invece di contestare, invocate il Divino Spirito! Invece di inveire, prendete in mano, impugnate "il Rosario" l'arma che vincerà il mondo della tenebra. Fatevi apostoli del mio Rosario. Ogni anima orante è una macchina che lega ogni Ave a Me rivolta.

Presi dal desiderio di scoprire ... contesteranno il Vangelo - Luce vera - perché Gesù non ha scritto! Ma gli apostoli infiammati dal fuoco divino lo hanno scritto con il sangue. Purtroppo questo fuoco si sta spegnendo. Tutti hanno bisogno di una rinnovata Pentecoste. Specialmente la Chiesa, i sacerdoti, i consacrati, Tu brucia ed io incendio. Gesù ama tutti buoni e cattivi. I primi aspetta che migliorino e i secondi, e sono i più, che tornino all'ovile. Vi tengo nel cuore: santificate il momento presente e tutto vi otterrò dal mio Gesù, e le vostre sofferenze tramuterò in gaudio. Vedi, devi essere una fogliolina verde ma morta. II vento del mio amore di trasporterà ove c'è un terreno da fecondare. Nelle avversità e nelle tentazioni non cedere a scoraggiamento. La pratica della Confessione e la recita del Santo Rosario sono le armi più efficaci contro il maligno. Sei priva di consolazione? II signore ha dei disegni su di te. Abbandonati a Lui. Nell'attesa non ti stancare. Gli ostacoli? In me rifugiati, e ti esaudirò, volta per volta. Ad ogni tua pena ti compenserò con ogni grazia. Abbandonati nel mio cuore e troverai la Luce per vivere il momento presente. Non temere nel diffondere la Luce. E' la Luce di Gesù che salva. Abbiate Fede, tanta Fede. Sentitemi figli miei, sentitemi Mamma tutta vostra. Pregate gli uni per gli altri, e la Benedizione della Madre scenderà su di voi.

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