COFFI BREK

di Massimiliano Cane

Periodico del Politecnico

Siggraph ‘97

Quanta fatica per organizzare la nostra prima avventura negli Stati Uniti ! attesa relative su al Agenzie di viaggi Internet convegno a per cui non proprio efficienti, ore di “scaricare” tutte le informazioni dovevamo partecipare, e intoppi burocratici di varia forma e dimensione ce l’hanno messa tutta, ma proprio tutta, per fiaccare la nostra determinazione, e impedirci di raggiungere l’agognata meta. Dando prova di grande forza di volontà, noi, però, abbiamo resistito; e ce l’abbiamo fatta! Eccoci pronti all’aeroporto di Malpensa per imbarcarci sul volo per New York –è il classico Primo Agosto, da sempre “padre” di tutte le partenze- eccoci finalmente a bordo di un moderno aereo della spesso a torto criticata Alitalia –un nuovissimo Boeing 767- e, finalmente, eccoci in volo ! Adesso sappiamo con certezza che, salvo dirottamenti, e altri inconvenienti di natura simile, la prima terra su cui poggeremo piede sarà nel Nuovo Mondo. E quale terra ci attende ! Facciamo scalo all’aeroporto internazionale JFK di New York, e, grazie all’efficienza delle già menzionate agenzie di viaggio, siamo costretti a fermarci per una notte a New York; non è poi che la cosa ci dispiaccia oltre misura… ma averlo saputo per tempo forse sarebbe stato meglio ! Al primo assaggio d’America –gli 80 dollari di taxi per raggiungere la città- in bocca ci resta un sapore vagamente amaro; ma poi, i dubbi si diradano, e New York sa farsi perdonare. Ha ragione da vendere Paolo Guzzanti, quando sostiene che questa è la città dove tutto il mondo si sente a casa. La vista delle luci di Manhattan, poi, di notte dalla vetta dell’Empire State Building, è di quelle da togliere il fiato; da sola, ripaga delle spese, della fatica del viaggio, e anche del jet lag. Poche ore di sonno, e si parte di nuovo, questa volta per la nostra meta definitiva: Los Angeles. All’arrivo, di notte, la città ci accoglie in tutta la sua immensità: 1200 Kmq di area metropolitana, quasi quattro milioni di abitanti, un “tappeto” di luci che si estende a perdita d’occhio sotto la pancia del nostro aereo in planata.

ANNO 8 NUMERO 3 OTTOBRE 1997

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grande nostre

Periodico del Politecnico
L’emozione è grande, ma ancora più diventa macchine il giorno successivo, e della quando, freschi e riposati, armati delle fotografiche, pazienza con cui solo turisti e studenti sanno affrontare le code estenuanti per superare i metal detector disseminati nei luoghi più impensati, raggiungiamo lo scopo del nostro dove viaggio: per il centro giorni congressi di Los Angeles, il colossale mausoleo sette l’informatica del pianeta si incontra, si

scontra, discute, e cresce. Il Siggraph ’97. A questo punto della narrazione, forse qualche lettore molto arguto avrà cominciato a chiedersi chi diavolo siamo, noi, che abbiamo raggiunto la nostra meta, e cosa ci siamo andati a fare. Per evitare che queste domande continuino a torturare tante menti, è doveroso aprire una piccola parentesi. Noi siamo un gruppo di studenti del Poli, iscritti al corso di laurea in Ingegneria Informatica, che hanno frequentato il corso di Informatica Grafica tenuto dal professor Aldo Laurentini, e che, grazie all’impegno dello stesso professore (necessario per superare tutte le difficoltà di cui sopra) hanno organizzato un viaggio di studio a Los Angeles per partecipare –o meglio, assistere- a quel convegno mondiale sull’informatica grafica, il Siggraph appunto, dove si vedono in pratica tutte quelle cose che a lezione si sono studiate in teoria. Volevamo essere colà dove –come recitano in tutta serietà la gli addetti ondata stampa della dell’organizzazione- « più di 40000 visionari esplorano prossima tecnologia digitale ». Chiusa così la parentesi, spalanchiamo invece le porte sul convegno e sul nostro soggiorno a stelle e strisce. Quanto al primo, basta un aggettivo a definirlo: affascinante. Affascinante per ciò di cui si parlava, e affascinante per il modo con cui tutti gli esperti presenti si sforzavano di parlare a chi esperto non era, e andava in cerca della conoscenza.

ANNO 8 NUMERO 3 OTTOBRE 1997

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Internet

Periodico del Politecnico

Su poche cose, delle molte che abbiamo appreso, o semplicemente visto, in questa sede ci si può soffermare. Un paio, meritano però menzione. Abbiamo assistito alla definitiva consacrazione di quale principale mezzo di comunicazione di massa del XXI secolo. Negli stessi giorni in cui la NASA cercava gloria su Marte, e noi, pochi eletti, potevamo sentirci un po’ coinvolti nell’impresa visitando i numerosi stand allestiti dalla NASA al convegno, c’erano infatti milioni di persone, nella vasta prateria del World Wide Web che si potevano sentire, visitando i siti dell’agenzia spaziale americana, senza fare novemila miglia, almeno coinvolte quanto noi. Scriverà a questo proposito il New York Times: «Il grande boom di collegamenti al sito del Jet Propulsion Laboratory di Pasadena per vedere le immagini dello sbarco su Marte è pietra angolare nell’avvento di Internet quale Media del 2000 ». Abbiamo saputo, da chi in questo settore lavora, che sembra che l’industria della realtà virtuale si stia avviando sulla strada delle tecnologie non-contact, cioè quelle che tendono a ridurre al minimo il numero di apparati elettronici (occhiali, casco, guanti, …) che una persona deve “indossare” per navigare in un mondo virtuale. E questo dovrebbe ampliare di molto i possibili campi di utilizzo. Del nostro soggiorno, al di là del convegno, ci sarebbero ora molte cose da raccontare; i posti che abbiamo visitato, le persone che abbiamo incontrato, le esperienze che abbiamo vissuto; ma queste preferiamo tenercele per noi. E poi, credo che basti una parola – California- per riassumere il tutto. Abbiamo passato giorni meravigliosi, in un Paese meraviglioso, gettando uno sguardo sulle tecnologie del prossimo secolo. E quanto abbiamo visto, ci è piaciuto.

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