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Il Cappello frigio e altri simboli cosmici

<< Negli Angeli l’amore è sviluppato fin quasi alla perfezione; nell’uomo l’amore non è sviluppato quasi per nulla ed è confuso con molte altre entità che sgorgano dai regni del desiderio. A differenza degli angeli l’uomo non ha ricevuto il dono dell’amore puro: per poter progredire deve perfezionarsi fino ad imparare ad amare senza condizioni e senza desiderio>>. Mark Hedsel

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Il Cuore come metafora dell’unione e dell’essenza

Il primo capitolo è stato motivo di ricerca per mostrare l’importanza del superamento della dicotomia. “L’Essere è Totale” significa considerare il fatto che non siamo divisi. Il sentirsi divisi e non riuscire ad armonizzare è causa di problemi su vari livelli. Creiamo barriere dentro l’immensità relazionale che ci avvolge ad ogni livello. Se consideriamo la vita quotidiana, base per la ricerca, notiamo come per affrontare con serenità la giornata occorra sentirsi armoniosi, costanti, pratici, convinti ed in forma, costanti. I miti intervengono all’interno dei processi quotidiani, si calano all’interno del contesto

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relazionale quotidiano poiché lo trascendono e lo inglobano. Così come l’archetipo, i simboli e le metafore che si rifanno alla figura del Cuore. Ognuno di noi ha un’immagine mentale del Cuore. Eppure nelle sue mille varianti l’immagine del cuore, metafora dell’amore e della spiritualità, conserva la sua peculiare caratteristica: l’incontro di due poli, due metà, due. Per creare Uno. L’amore, la meditazione, portano nelle persone uno stato di partecipazione mistica all’esperienza della totalità che ci trascende. In alcune forme di guarigione è sempre presente uno stato meditativo, contemplativo, della persona sofferente, che può essere anche la preghiera o l’affidarsi a qualcosa di più grande di lui, credere che esiste una finalità totalizzante benefica. L’amore stesso, se vissuto nella sua dimensione spirituale permette di sviluppare delle sensazioni positive per sé e per l’altro, l’amore è unione. L’immagine del Cuore contiene vari livelli di analisi e rappresentazioni; richiama inoltre alcuni interessanti concetti: 1. Alchemico/esoterico cerchio, Alchemica Rosa Croce. 2. Religioso 3. Mitologico Cristianesimo, cuore/croce. Venere, cupido. Quadratura del Sublimazione

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4. Simbolico Triangolo. 5. Culturale coppia. 6. Spirituale

Ouroboros, cerchio, Terzo Occhio, L’Amore e la Chakra, Loto, Rosa.

Risulta singolare anche il proprio stile nel disegnare un cuore. A mano libera (a parte per i pittori di talento) le due metà che compongono il cuore non saranno mai totalmente uguali e simmetriche. Cambieranno di volta in volta e da persona a persona: a) L’inclinazione rispetto al foglio (quadrato). b) La dimensione sia del cuore in generale che delle singole metà. c) La lunghezza e il diametro. d) L’espressività e i colori. e) La scelta stilistica e l’aspettativa del soggetto. Nel simbolismo classico il cuore rappresenta il centro dell’essere, sia fisico che spirituale. Il centro del macrocosmo e del microcosmo. Se già in alcune tradizioni il cuore è strettamente associato alla compassione, comprensione, il “luogo segreto”, la carità, che contiene il sangue della vita. In tradizioni millenarie come quella Azteca, il cuore rappresenta il centro dell’uomo, il principio vitale unificante. Per gli Indù è la

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dimora di Brahma: “É Brahma, è tutto”. Il cuore è simboleggiato dal loto. L “Occhio del Cuore” è il Terzo occhio di siva, saggezza trascendente, lo spirito onnisciente, illuminazione. Per il Tao è la sede della comprensione: Il saggio ha sette orifizi nel cuore, tutti aperti. Sia l’occhio, che il cuore sono associati al Sole i cui rimandi simbolici sono la luce (quindi la conoscenza, saggezza) e la sfera o cerchio (perfezione, ciclicità, e tutto il simbolismo del cerchio). La metà superiore del cuore, in un disegno stilizzato (es. ♥ ), richiama l’immagine del Tre (3) girato di novanta gradi. Quindi occhio, sole, croce e cuore sono intrinse- camente associati in un pelago di rimandi simbolici e metaforici, talvolta intrecciati a formare un significato unico, come per esempio nel Sigillo della Catholic Confederacy proclamata in Irlanda nel 1642: il cuore fiammeggiante è il simbolo dominante, e denota fervore religioso; è accompagnato da Corona (simbolo che si rifà al cerchio), Croce (che sta in centro), Colomba (la spiritualità) e Arpa (simbolo irlandese). Mi sono accorto, attraverso alcuni “calcoli” che la parola “cuore” gioca sul simbolismo del tre (spirito) e del quattro (materia): per esempio le lettere R ed E sommate danno 21, che dà 3 (in numerologia si ricavano sempre numeri interi e simbolici). Sia in italiano che in inglese, ma anche in francese (coeur), la parola cuore è composta da 5 lettere (che ricordano la quinta essenzia). In numerologia il Cinque indica la Libertà, è simbolo di Mercurio.

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Sennonché

il

numero

5

in

arabo .

è

rappresentato in modo circolare

Il numero cinque è associato alla lettera “E” che denota, in numerologia Dichiarazione d’amore (colpo di scena), desiderio di tenerezza e bisogno di cercare altrove ciò che non si trova in casa propria (ovvero la ricerca della metà), e l’espressione “va dove ti porta il cuore” ne racchiude una forte intuizione. Stando sempre sul numero Cinque, i Romani e prima ancora gli Etruschi, ne avevano fatto il numero del matrimonio (che unisce due principi e cioè il maschile/cielo/tre e il femminile/terra/due) che veniva celebrato fra cinque fiaccole accese: il 5 rappresenta per i greco-romani amore e unione, quindi Venere e i 5 anni venusiani. Inoltre, nella Kabbalah la lettera 5, ovvero He (che è peraltro l’iniziale di cuore presso le lingue anglofone) è il simbolo esoterico dell’ Ispirazione, senza la quale l’essere umano prima e l’artista-scienziato in seguito non potrebbero percepire gli impulsi della propria interiorità né ciò che viene dai piani più sottili. Il 5 denota altre due cose fondamentali: è sinonimo di quinta essenza; rappresenta il centro, ovvero il fulcro della croce, concetto che sarà ripreso più avanti. Aggiungiamo che la svastica, che è una croce, si trova proprio nel cuore di Buddha, nel centro della vita. Pure coincidenze? O gioco di corrispondenze esoteriche e gnostiche da cui siamo lontani nel carpirne l’essenza?

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Il numero è l’archetipo del simbolo. Torniamo ancora al numero 5 che (secondo la mia intuizione) racchiude la parabola del Cuore (come quintessenza). Il cinque è anche associato alla stella e ai pentagramma ( come quello musicale) che con il cerchio ne condividono alcuni significati come di Centro e di Perfezione: cinque è un numero circolare in quanto si riproduce nell’ultima cifra innalzato a potenza. La squadra e il compasso massonico formano il sigillo della quintessenza (3 + 2) ovvero la quadratura del cerchio ed anche l’unione dei poli maschile (associato al numero dispari tre) e del femminile (associato al numero pari del due). Per il Buddismo il cuore ha quattro direzioni, cinque con il suo centro, che rappresenta l’universalità, infatti è la svastica che concretizza l’immagine del cuore anche come metafora di direzioni o vie. Anche nel cristianesimo riscontriamo una simile interpretazione. Il cuore e la croce sono uniti anch’essi dalla simbologia del numero cinque: la croce ha cinque punte o direzioni, cioè i quattro punti cardinali più il centro. È come se, in fondo, un recondito sapere misterico che si può scorgere in questi simboli volesse comunicare l’unica vera realtà che comprende tali simboli: la totalità e il superamento della dicotomia. Il cuore ad esempio, presuppone l’incontro più o meno romantico, di due persone, di due cuori per far nascere un solo amore con potere sublimatore delle passioni. Metaforicamente parlando possiamo dire: “la strada è unica. I segnali

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stradali sono infiniti, quanti infiniti sono i singoli desideri di percorrerla”. Un ultimo simbolo associato al cinque e di conseguenza al cuore è la mano. Essa se tesa, con le cinque dita aperte indica accoglienza o dono, apertura e disponibilità con i suoi significati e rimandi psicologici e sociali di interazione, empatia, generosità, giustizia. Nelle iconografie cristiane si nota in alcuni dipinti come Cristo sorregge in mano il cuore, o il mondo (simboli circolari e totali). Tra le tante rappresentazioni delle mani e dei loro interminabili significati, ci interessa qui costatare che le mani congiunte indicano unione, matrimonio mistico, amicizia, promessa di fedeltà; è come l’unione di due cuori che battono all’unisono. Infine, ma c’era d’aspettarselo, la Mano degli egiziani raffigura l’unione del femminile e del maschile, del fuoco e dell’acqua: il cerchio si chiude! Per rimanere sulle parti del corpo, anche il naso è una figura a forma di cuore, capovolto. Il naso con le coane (che ha assonanze con cuore) è l’inizio della respirazione, indi della vita. Ogni naso è diverso, non ce n’è uno uguale e tuttavia tutti hanno la stessa funzione. L’amore il cui simbolo è il cuore è una delle chiavi di accesso, che stiamo proponendo in questo libro. Il suo simbolismo, con l’immagine del cuore racchiude svariati contesti e significati. “Bisogna ascoltare la voce del cuore”, le cose “fatte con amore o col cuore”, sono le più gratificanti, l’aver un “cuor di leone” (il leone, associato al sole è il quinto

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segno zodiacale), il pentagramma musicale, il “cuore d’oro” sono tutti significati da ricondurre all’unità della forza dell’amore. In un epoca come la nostra dove i grandi significati hanno un po’ smarrito la loro origine di guida e illuminazione possiamo solo sperimentare nella migliore delle ipotesi una forma di amore che è appena passione per l’altro, non dono totale e gratuito. Il Cuore nella suo significato simbolico racchiude anche altri significati. Prima avevamo visto che la parte superiore di un cuore è un tre rovesciato e orizzontale. Il numero tre riveste un profondo significato relativamente alla scissione spirituale, per le correnti esoteriche. Il tre rappresenta infatti la fusione, la saggezza, l’amore (che è l’atto di fare tre partendo da due in un unico afflato: 1+1=3, poiché il risultato della somma di due Valori è pienamente concordante con un “di più” della somma stessa). “Tutto quello che so, dopo tanto cercare, è che il segreto di tutto è l’amore”… “L’amore è di per sé una via iniziatica. L’amore insegna come guardare il mondo”. [Hedsel, 1999]. L’amore è una forza che spinge l’uomo verso mete a volte disperate e irraggiungibili. La vera meta in questo caso non è l’arrivo ma la vera meta è il viaggio. Una significativa riflessione di Roberto Assagioli (1977) dice: “Una delle cause principali dei disordini della nostra epoca è la mancanza di amore da parte di coloro che hanno volontà e la mancanza di volontà in chi è buono e pieno di amore”. Analizzando il cuore come immagine simbolica scopriamo che una delle prime raffigurazioni del cuore che ho potuto rileggere in chiave

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simbolica è associata proprio al pianeta Venere. Nell’astronomia precolombiana una delle rappresentazioni di Venere consisteva in un disco alato. Il pianeta Venere è raffigurato sulle porte dei templi, come un cerchio che ne contiene un altro piccolo ed ha quattro ali. In realtà il simbolo in seguito avrà certamente subito (anche in maniera involontaria) certi mutamenti, giungendo sino a noi sotto forma del simbolo che tutti conosciamo benissimo, ovvero il cuore. Inizialmente il “sigillo” di Venere, che in Grecia ha assunto le vesti di Dea dell’Amore, racchiudeva il significato di Occhio, o per meglio dire di Terzo Occhio e le ali stavano ad indicare una dimensione trascendente il materiale che solo con l’amore è possibile raggiungere. Allora “Cerchi Amo” di essere ricettivi al messaggio dell’amore, in un epoca dove l’utilità di una cosa è la sola misura per tutto e ciò che è utile si riduce a ciò che mi serve qui e ora. Tutti i grandi pensatori carismatici hanno dissertato sulla forza vitale dell’amore. Alcune frasi tratte dal libro “L’arte di vivere” di Gandhi serviranno a chiudere il discorso sul cuore e quindi sulla natura dell’amore. “Il fatto che ci siano ancora tanti uomini al mondo dimostra che esso è basato non sulla forza delle armi, ma sulla forza della Verità e dell’Amore”..”due facce della stessa medaglia”. “Se si aprono le porte del cuore tutto può entrarvi”.

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“L’amore trova compenso in se stesso”. “L’amore è la forza più grande che il mondo possieda, e tuttavia è la più umile che si possa immaginare”.

“Cos’è l’ a m o r e? Due domande che cercano una “Cos’è comune risposta!”…

Il Terzo Occhio

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()
Questo simbolo ricorrente in varie culture cristiane e pre-cristiane come quella Greca, Egizia, Orientale rappresenta vari elementi tra cui: • • • • • • • • • • • L’Occhio La Bocca il Pesce Il Seme L’aura o Vesica Piscis La vulva la Verginità Il segno astrologico del cancro Uovo Vaso Portale Ru: il geroglifico egiziano. emblema della bocca, dell’occhio, dell’utero () Il segno del Cancro (che come forme somiglia al Ru

• •

Un simbolo che racchiude dunque una enigmatica commistione di significati e di rimandi simbolici. Un simbolo che cambia e si

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rinnova nelle varie culture. L’aura o Vesica Piscis o ancora Mandorla Mistica che avvolge i santi (o l’aureola) è un simbolo adottato già nell’Egitto dei faraoni. Si ritrova poi in contesti cristiani per rappresentare la santità o alto livello spirituale della persona che ne è circondata come avvolta tra due “braccia”. Rappresenta in sostanza il Terzo occhio. “Lo spirito e la materia non sono polarità, bensì aspetti differenti della stessa cosa” [M. Hedsel, 1999]. Il simbolo che d’ora in poi chiameremo Ru, dato dall’unione di due poli simmetrici e complementari, rappresenta elementi sia “materiali” come il seme e la bocca e spirituali come l’aura e il Terzo Occhio. Quest’ultimo elemento sta a indicare una dimensione raggiunta di integrità spirituale, è cioè un occhio che vede non solo le cose materiali ma soprattutto l’essenza che si cela dentro di esse, vede il Tutto dentro un granello di sabbia. L’aureola dell’arte cristiana che si rifà al Ru compare in molte cattedrali, solitamente accoglie il corpo di Maria Vergine, come per esempio in una delle vetrate della cattedrale di Burgos, in Spagna. In realtà il segno raffigurante Ru () un importante geroglifico egizio ha dato origine al simbolo egiziano Ankh, la croce egizia (un altro elemento in comune con il cristianesimo), successivamente divenuto simbolo di Venere ♀, dea dell’Amore. L’Ankh, una croce sormontata da un cerchio, indica l’unione dei principi opposti del maschile e del femminile, Osiride e Iside dell’umano e del divino, è presente come simbolo presso molti popoli tra

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cui tibetani, lapponi, svizzeri, compare in Siria, Cina, Danimarca, Fenicia. In Egitto è Maat, Dea della Verità che tiene in mano come una chiave l’Ankh, che si può paragonare per parallelismi alla bilancia con la quale condivide in primis le due dimensioni del Sopra/Cerchio/Cielo o Sole/Eternità da una parte e del Sotto/Quadrato/ Terra/LunghezzaLarghezza dall’altra. Il punto di domanda è Perché significati diversi e talora opposti e paradossali si ritrovano insieme nello stesso simbolo che indica: visione-risveglio-illuminazione; verginità-vulvaspiritualità; porta-passaggio-aura. È dunque un simbolo che riveste significati apparentemente diversi e contrastanti a seconda del contesto storico, culturale, biologico e esoterico dove compare. Un po’ come la svastica che nel buddismo rappresen- ta il cuore di Buddha, nel nazismo, invece, indica sempre una purificazione o elevazione, ma a senso unico e secondo la pazzia di Hitler. Come dice Carl Gustav Jung nel suo libro “Psicologia e Alchimia” (1944): “stranamente il paradosso appartiene ai beni spirituali più preziosi”. Paradossi che stanno alla base della religione, della politica, dell’economia, della società, che investono l’individuo e che scardinano i presupposti logici della mente razionale e positiva. Ogni cultura, ogni religione, filosofia o mito, porta con sé nei propri simboli un frammento di verità. Lo sbaglio, individuale e collettivo sta proprio nell’assolutizzare questo frammento di verità

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relativo e proporlo come dogma perdendo quel senso di unità cosmica che precede la costruzione mentale e paramentale del significato simbolico. Una verità stupefacente quanto semplice è il potere delle mani e delle dita di formare molti dei simboli geometrici fondamentali come il triangolo, il cerchio, il Ru, losanga, ellisse, uovo, cuore, ma solo attraverso l’unione delle due mani. È curioso come per formare il cerchio basta una sola mano (come nell’OK, o nel pugno), mentre per formare un quadrato o un quadrilatero occorrono invece quattro mani (che hanno ad una estremità i pollici uniti verticalmente e all’altra estremità del quadrato le palme parallele). Infine per formare il cuore occorrono due mani. Un odierno modo di salutare diffuso tra i teenegers consiste nell’incontro delle mani l’una verso l’altra con uno schiocco seguito dall’incontro dei pugni dei due che si battono. Tale saluto esprime senso di accoglienza e uguaglianza, come anche forza nell’unione. Anche nelle mani, dunque, si può cogliere quel senso di appartenenza simbolica a realtà che esprimono un patrimonio comune di conoscenza, attraverso la geometria sacra, i numeri “magici” e simbolici quali l’Uno, il Due, il Tre, il Quattro…il Dieci. Sul tempio di Apollo a Delfi si può leggere: “Il numero è la legge del cosmo”. I simboli, come anche gli archetipi e i miti comunicano sempre con la parte desta del cervello, che parla un linguaggio fatto di immagini e metafore in sintonia con la logica interna racchiusa dai simboli. Il cervello destro comprende anche il linguaggio delle emozioni e delle sensazioni,

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della comunicazione paraverbale ed emotivamente coinvolgente. Ritorniamo all’argomento che ci interessa qui in modo particolare: il Ru, ovvero il Terzo Occhio. Essendo un simbolo mitologico la cui origine si perde nella notte dei tempi, esso compare in molte delle tradizioni religiose o di culto pagano. Si può stilare una breve lista di origini del Terzo Occhio. A sinistra indichiamo la zona geografica interessata e a destra il corrispettivo simbolo del Terzo Occhio nelle sue varie rappresentazioni in Dei o animali:

Oriente cui di dua-

Dea Durga, la Madre Terribile, il terzo occhio, simboleggia il potere liberare l’uomo dall’illusione della lità e dello squilibrio. Il Dio Kali e Siva nell’Induismo1. Buddha e l’occhio dell’Illuminazione. Egitto Ra L’Uraeus è il Terzo Occhio di che assume forma di cobra. Cristiano L’occhio di Dio in un Triangolo; la Vescica Piscis che riprende il Ru egiziano.

Alchemico Unicorno, Mercurio, l’Oro.
1

Gli indiani usano adornarsi la fronte con un punto rosso disegnato tra i due occhi.

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L’unicorno compare in diverse allegorie cristiane, alchimistiche, medievali ed anche orientali, sia come cavallo, sia come cervo, leone, grifone e pesce. Spesso si trova associato in dipinti dove compare una vergine, oppure nel Giardino dell’Eden o ancora ad indicare Mercurio o meglio assieme al leone esprime la tensione esistente fra i contrari all’interno del mercurio, chiaramente alchimistico. Il significato è comunque lo stesso in tutte le rappresentazioni ovvero il superamento della dicotomia materiale e la visione sdicotomizzazta dell’essenza delle cose che si raggiunge con una purificazione spirituale che risveglia nel novizio la visione trascendentale e totale. I due corni congiunti fino a formarne uno solo simboleggiano l’unione degli opposti e il potere sovrano e indiviso. L’unicorno è anche associato alla Montagna il cui simbolismo sarà spiegato più avanti. Secondo Platone “c’è un occhio dell’anima … soltanto con esso si vede la Verità”. Forse il monito principale, escatologico, che ci viene concesso da tali raffigurazioni è il fatto che l’umanità deve risvegliare il potere del terzo occhio per essere guidata nella “dritta via” e contemplare attraverso l’amore e il superamento della condizione materiale di cecità l’unica Verità che ci trascende e di cui facciamo parte: l’Unità dell’uomo con il cosmo. Unità che avviene per gradi e che passa dalla solidarietà tra gli uomini, dall’armonizzazione dell’uomo con la natura e infine dalla

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consapevolezza di appartenere ad un universo che ci contiene e che conteniamo. Infine se volessimo rappresentare il Terzo Occhio o Ru sotto le spoglie naturali dovremmo ricorrere al Mirto, che ha dietro come per l’unicorno una complessa simbologia. Il Mirto rappresenta il principio femminile, la Vesica Piscis. La corona di mirto è portata dagli iniziati, può indicare amore, parto, felicità e gioia, inoltre simboleggia il germinare, il rinascere di vita, il suo rinnovarsi. Portare in testa una corona di mirto per un iniziato equivaleva a saldare il cerchio collegando l’Ariete (la Testa) ai Pesci (i Piedi) così da chiudere simbolicamente il cerchio della vita passata. Un altro simbolo del terzo occhio è il corno (cornucopia, corno d’oro, eccetera). Ma è solo un concetto così astratto quello del Terzo Occhio? La risposta è negativa, in quanto il Terzo Occhio si può riclassificare come sede dell’anima, ovvero quella che già Cartesio identificava essere albergata nella ghiandola pineale, ovvero la piccolissima ma importantissima Epifisi sede del controllo delle emozioni. L’epifisi è una ghiandola, di cui già parlava Aristotele nel 380 a.C. circa, i cui misteri non sono del tutto svelati. Essa è una ghiandola endocrina, sita nel centro del cervello, che produce la melatonina, un neurotrasmettitore (neuropeptide) che ha varie funzioni: presiede alla regolazione del ciclo sonno veglia; sviluppo psicofisico nell’uomo; reattività comportamentale (attacco – fuga);

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permette anche un migliore adattamento agli sbalzi nei ritmi circadiani e del fusorario (per esempio ne jet lag). Ma la funzione più importante e forse meno conosciuta riguarda l’ampliamento delle facoltà percettive e della coscienza se prodotta in quantità maggiori della norma o se introdotta farmacologicamente (come sostanze allucinogene). Infatti, molti mistici, medium e sensitivi, o chi dichiara di aver avuto/subito esperienze paranormali (come il caso degli incontri ravvicinati di 4° tipo), hanno dosi al di sopra della norma in circolo di melatonina o serotonina (il precursore chimico della prima). In sostanza, per non entrare troppo nei dettagli tecnici, la funzione della melatonina, ad un livello “ottimale” sarebbe quello di porre l’uomo nella facoltà di “viaggiare” per altri mondi, fare esperienze che derivano da una maggiore lucidità mentale con la liberazi9one di nuove possibilità percettive (e niente di strano che gli egizi erano al corrente di tecniche facilitatici in tale proposito, che svolgevano all’interno delle Piramidi/parabole, ovvero captavano frequenze più ampie, rispetto a quelle della normale vita quotidiana, vedi Zed, tecniche di imbalsamazione e Orione). La melatonina, o meglio la ghiandola pituitaria, sarebbe il Terzo Occhio, capace di espandere i livelli ordinari di coscienza, catalizzerebbe reazioni “spirituali”. Ma alla scienza forse non interesserà tanto...

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L ’uovo e l’uomo

Un altro simbolo che suscita mistero e allo stesso tempo armonia è sicuramente quello dell’ Uovo e delle sue rappresentazioni in ambito cosmogonico, artistico-esoterico, biologico, mitico e metaforico. Esso, peraltro condivide con il Ru alcuni elementi di simmetria e disposizione. In natura l’uovo o la sua conformazione dimensionale si scorge tra le seguenti strutture: • • • • • • • l’ovoide fetale, l’ovoide encefalico (emisferica cerebrale) l’ovoide cefalico umano, nelle unità minerali, nelle unità vegetali (frutti, semi, foglie, Protofiti, ecc.), unità intracorporee e corporee animali (il cuore è biovale); in molte manifestazioni morfologiche di malattie (ascesso, calcoli, ulcera, ragade, fistola, pustola, cisti, neo, ed in alcune forme di cancro).

Insomma, l’uovo è una rappresentazione naturale che ha delle corrispondenze sia sul piano morfologico e bio-fisico sia sul piano simbolico-interpretativo (come vedremo) e sorregge una possibile spiegazione scientifica

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della costituzione universale in senso evolutivo e decisamente energetica. Secondo l’ipotesi biocosmica (cfr. L. Nivoli & Ciu, Pen, Lei, 1976) l’uomo essendo una creatura cosmica inserita nell’armonia naturale e cosmica è compartecipe dei rapporti intimi e continui fra energia e materia, fra costituzione terrestre e costituzione biologica. L’uomo è un microcosmo. Se il cosmo è un uovo (o rappresentato come tale) anche l’uomo è espressione ovoide del cosmo. L’uomo essendo l’ultimo gradino (almeno per ora..) di quell’evoluzione cosmica iniziata molto prima si ritrova a possedere in sé tutte le caratteristiche energetiche e formali dei precedenti stadi evolutivi, in particolare: 1. la Situazione Minerale (planetaria e galattica); 2. la Situazione Vegetale (verticale inferiore) e Acquea/ittica; 3. la Situazione Animale (orizzontale anteriore); 4. La Situazione Antropica e Mentale. Ogni Evoluzione contiene la precedente che funge da basamento energetico ed evolutivo. Così la natura dell’uomo è in corrispondenza totipotente con la struttura energetica cosmica che evolverebbe per gradi, dal più “basso” e pesante al più “alto”, endoverticale, meno caotico e totalizzante di tutte le potenzialità che stanno alla base. Da questa descrizione risulta una figura rappresentazionale a piramide conica o ad

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uovo contenente all’interno una sorta di Axis Mundi che avanza con moto endoverticale man mano che la piramide si evolve strato per strato conservando e integrando le proprietà precedenti (cfr. Ciu, Pen, Lei, 1976). I Dogon, una popolazione del Mali, in Africa, nella loro cosmogonia, una delle più antiche e imperturbate, vengono rappresentati 14 mondi verticali che ruotano attorno ad un unico “asse cosmico” ed hanno tutti la stessa forma: un disco circolare con un’isola al centro, circondata dalle acque. Ogni mondo è circondato da un serpente (alias Ouroboros) che si morde la coda, una rappresentazione comune a culture vicine all’ Africa o lontane come l’Oriente.. La terra degli uomini fa parte, secondo i Dogon, dei 7 mondi inferiori. Inoltre, più si scende verso il basso, più i mondi e l’universo sono “caotici”. La struttura generale dei mondi verticali dei Dogon ricorda la precedente rappresentazione di Ciu, Pen e Lei. Ma c’è di più. Nelle varie culture Orientali e Occidentali, antiche e nuove, l’ “Uovo Cosmico” sinonimo di sfera, è il principio vitale, la totalità indifferenziata e la potenzialità, il germe di tutta la creazione, nonché lo stato perfetto degli opposti uniti. È quindi un altro simbolo della totalità, insieme al cerchio, al cuore, all’albero e al serpente. Quest’ultimo si ritrova spesso attorno all’uovo e lo cinge sottoforma di Ouroboros. Talora è lo stesso serpente che depone l’uovo il quale esce dalla sua bocca. Ciò è vero nei miti egiziani dove tra l’altro il dio Ptah, il Padre

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Creatore plasma nella sua ruota da vasaio l’uovo del mondo, che contiene il suo stesso spirito (accompagnato dall’uovo del Sole, dorato, e dall’uovo della Luna, anch’essi da lui creati). In talune rappresentazioni anche l’immagine dell’albero (Albero Cosmico) prende forma dall’uovo e galleggia sulle acque del caos. Il colore dell’uovo è il bianco che connota l’indifferenziato, la perfezione trascendente, l’innocenza, la luce ed è associato sia alla vita che alla morte o la morte nella vecchia vita e la rinascita nella nuova vita: è il colore dell’uovo per antonomasia. L’uovo essendo una figura geometrica ciclica indica l’inizio (tutti deriviamo da un uovo) e la fine che è un nuovo inizio circolare. L’uovo si presta bene come metafora della vita e dell’uni-verso. I Dogon che come abbiamo detto avevano una visione del cosmo circolare e “serpentina” condividono alcuni elementi base del loro culto, quali il serpente e il numero 7 con un'altra civiltà più antica. La Genesi dei Nacaal, stirpe appartenente alla civiltà Mu (50.000 a.c. circa) dell’ Oceano Pacifico, tramanda che la Potenza Autoesistente, il Serpente dalle Sette Teste, modulò sette ordini per creare i mondi. I gas plasmarono la Terra nello spazio, l’atmosfera e le acque, infine la luce solare dardeggiò nelle liquide profondità e il fango partorì le uova cosmiche. Il glifo corrispondente mostra, infatti, il disco del Sole percorso da un piccolo serpente piumato sinuoso, che secondo Cotterell ne “Le Profezie di Tutankhamon” esprime l’attività delle macchie undecennali nella regione dell’equatore solare. Interessante la sua

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affermazione in proposito: "…la leggenda del serpente piumato raccontava la storia di come il Sole influenza la vita sulla Terra. Il serpente piumato era il Sole". I miti cosmogonici della creazione sono densi di riferimenti simbolici condensati soprattutto nelle figure del Serpente e dell’Uovo. Nel capitolo precedente il serpente è stato associato all’albero, come raffigurazione cristiana inerente la Creazione. Insomma, nel bene o nel male, il serpente fa parte della creazione, così come l’uovo. Due principi antagonisti, ciclici e complementari. Uno degli artisti più enigmatici della storia, il pittore Jeroen Anthoniszoon van Aken, alias Bosch, vissuto nel Quattrocento, fa dell’uovo una delle sue figure chiave. Ancora oggi si stenta a comprendere in pieno tutta la potenzialità esplicativa e mitologica delle opere di Bosch, anche perché va letto in buona parte in chiave esoterica ed ermeticoalchemica. Premettiamo che l’uovo per gli alchimisti è il vaso sigillato ermeticamente in cui si compie la Grande Opera, ovvero la creazione e la sublimazione della materia impura (caotica) in spirito libero dalle dicotomie e trascendente. Nell’opera di Bosch chiamata Trittico delle delizie (1503-1504) si possono notare una serie di uova rotte alla punta che fungono da contenitore per delle persone. In particolare nell’Inferno musicale (il terzo dipinto del trittico) degli uomini tentano di salire tramite una scala (simbolo alchemico di salita dell’albero filosofale e di ascesa verso la

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sublimazione) un grande uovo spaccato ad una estremità. Accanto ad esso si scorge una macina (altro simbolo alchemico di purificazione) che sovrasta la testa di un uomo (forse l’autoritratto di Bosch) affiancata all’uovo nella parte posteriore come a sentire qualcosa. Tra le righe si legge anche un ritorno dell’uomo all’uovo cioè alla totalità, al superamento degli opposti e alla saggezza totale e alle origini. Ci sono diversi livelli di interpretazione di un’opera, di un simbolo, di un mito. Il livello sicuramente più importante è quello che si accorda con l’anima della persona che in quel momento scorge in un simbolo o in un mito una risonanza di significati attribuiti e di vita vissuta e quindi si adatta alla propria intuizione della vita e ci guida verso una fonte di Saggezza più grande da dove originano l’uovo e l’uomo in un percorso concentrico e infinito. L’uomo è crocevia di significati e significanti. Una rappresentazione simbolica, molto vicina all’immagine e al significato dell’uovo è la Vescica Piscis che ha appunto una forma ovale, senza differenza tra base e vertice essendo due cerchi che si intersecano, due figure opposte e duali ma complete nella loro unione simmetrica. Essa, spesso circonda una figura sacra ed è una figura basilare nella geometria sacra. Vedremo che i sui significati rappresentano, come per i precedenti simboli, la totalità originaria.

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Il Simbolismo della Montagna

Ancora una volta una metafora ci viene in soccorso per spiegare meglio i concetti. Aprendo un libro di simboli e cercando alla voce Montagna, si dirà più o meno quanto segue: 1) La montagna cosmica è un centro del mondo, un onfalo, attraverso il quale scorre l’asse polare (confronta per esempio con la cosmogonia dei Dogon dell’Africa). 2) Personifica le forze cosmiche e la vita: le rocce sono ossa; i fiumi sangue; la vegetazione i capelli e le nuvole il respiro; e così via. 3) La montagna simboleggia la costanza; l’eternità; la saldezza; l’ immobilità. A livello spirituale le vette delle montagne indicano lo stato della piena coscienza. Mosè parla con Dio sul monte Sinai, lontano dalla moltitudine dalla quale si recherà in seguito per guidarla verso la salvezza. In genere i pellegrinaggi in visita alle Montagne Sacre simboleggiano aspirazione, la rinuncia ai desideri terreni, il raggiungimento degli stati più elevati e l’ascesa dal parziale e

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limitato fino all’integro e illimitato, la Fonte di Salvezza. 4) I templi costruiti sotto forma di montagne, come gli ziqqurat sumerici e i templi di Borobudur e Inca, simboleggiano il centro del cosmo, i piani ascendenti dell’essere e l’ascesa dell’anima. La Montagna indica la verticalità, la vetta o il picco cui tende l’anima di colui che ricerca l’Unità originaria di tutte le cose, ovvero lo spirito, il Sé, il cosmo. A proposito di anima, essa è un elemento semplice, poiché autosufficiente ed eterno, almeno secondo le concezioni religiose. L’alchimia è il procedimento materiale ma soprattutto trascendentale e spirituale dove “gli elementi composti si dissolvono in elementi distinti che a loro volta si riducono al ‘semplice’, dal quale si producono infine le quintessenze, le idee originarie semplici. L’etere è la quintessenza ’’ ( Aristotele, De Coelo, I. 3 e Meteorologica, I. 3). L’anima è sempre centrale. Il fatto è che la montagna è associata all’idea di stabilità, durata, coerenza, inamovibilità, altezza, cima, tutti attributi dei grandi dei della storia e di dio stesso, centro incorruttibile.

La farfalla come metafora dell’Anima

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Un altro simbolo di natura animale quale la farfalla ha sempre richiamato in ogni cultura una qualche associazione con il concetto di Anima. Ciò valeva tanto per i Greci quanto per i Celti, Maori, Cinesi, e religioni come il Cristianesimo. Il concetto di anima insito nella farfalla indica il ciclo di metamorfosi che parte da Uno. Le farfalle nascono dalle larve (ciò richiama il concetto di unità, sfera, Uno), le larve inizialmente sono poco più di un chicco di grano. Quando le larve crescono diventano vermi (vedi Putrefatio alchimistica) e dopo t r e giorni larve, crisalidi e farfalle. La metamorfosi della farfalla segue a pieno il principio 1  Molti in quanto da uno stadio iniziale di indifferenziazione si passa ad un tendere sempre più verso la “complessità”, l’ordine, la differenziazione, dis-unione . L’anima (ψché) a livello percettivo si percepisce sempre come qualcosa di luminoso, colorato e leggero. Quale esempio meglio di quello della farfalla. Si può intravedere persino nello schema morfologico della farfalla un’ulteriore nesso con il concetto di anima. La farfalla ha un centro da cui si partono due ali dai colori raggianti. Schema che ricompare negli emisferi cerebrali dell’uomo, nel cuore. Tendono dunque a comparire gli elementi dicotomici come perfetti elementi speculari che derivano entrambi da una unità, qui somatomorfogenetica. L’unità scorre come un fiume…sotterraneo. Risale al 1500 a.C. un motivo a farfalla rappresen- tante la Grande Madre: “come lei la farfalla riunisce in sé tutte le sue precedenti

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incarnazioni e la promessa di generazioni” (vedi J. C. Cooper, 1897).

future

In Grecia l’anima lasciava il corpo sotto forma di serpente: principio di unità, sprovvisto cioè di elementi morfologici dicotomici come gli arti. Si dice che i serpenti fossero derivati dai dinosauri e alcuni uccelli sarebbero dinosauri in miniatura. In un racconto dello scrittore Edgard Hallan Poe uno dei sui personaggi dice: "Vi sono due corpi: quello rudimentale e quello completo, corrispondenti alle due condizioni del bruco e della farfalla. Ciò che noi chiamiamo morte non è che la dolorosa metamorfosi. La nostra incarnazione presente è progressiva, preparatoria, temporanea. L'incarnazione futura è perfezionata, ultima, immortale. La vita ultima è lo scopo supremo". Questo passaggio tratto dai "Racconti straordinari" dello scrittore statunitense, ci porta di riflesso al simbolismo della crisalide, luogo per eccellenza delle trasformazioni. Per i massoni è naturale accostare questo mistero al Gabinetto delle riflessioni, da dove s'inizia la metamorfosi che dal buio ci porta alla Luce. La crisalide non è solo l'involucro (il corpo) protettore, ma bensì uno stato transitorio fra due momenti del divenire. Comporta la rinunzia del passato (la materia) per la conquista di un nuovo stato (lo spirito). I riti d'iniziazione ai grandi misteri (Elèusi, Cibele, Mitra) erano simbolo di resurrezione di un ritorno alla vita attesa dagli iniziati. La prima fase alchemica della Nigredo o nerezza, ritratta sotto le sembianze di uno scheletro, o

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di una terra nera, spoglia o ancora come Melancolia (vedi Durer, 1514). La materia al nero, a cui allude lo stato di malinconia è la prima fase dell’Opus alchimistico, un passaggio necessario e obbligato, il passaggio dalle tenebre alla luce. Hillmann pone una distinzione tra spirito e anima: il primo è “astratto, unificato, concentrato”, l’altra “concreta, molteplice, immanente” (“Fuochi blu” di J. Hillman, 2003). In greco, psyche indica non solo l’anima, ma anche una farfalla notturna e una fanciulla particolarmente leggiadra nella leggenda di Eros e Psiche. L’anima è come la crisalide uno stato di passaggio, un punto critico, che ci permette di collegare il corpo materiale con il Sé Spirituale ed eterno, lo Spirito che chiama in causa l’Unicità delle essenze che sovrastano e superano la condizione materiale, la nigredo. Il nero. come è risaputo è un colore o frequenza che attira tutti gli altri (tutti in uno dal quale si possono estrarre attraverso gradazioni di chiaro). Il bianco, contrapposto al nero è la luce, è l’uno indivisibile che forma i 7 colori dell’arcobaleno attraverso il passaggio in un prisma o per effetto dell’evaporazione dell’acqua. Sono le cose più semplici che contengono le verità più complesse. L’uomo di oggi, occidentale rifugge da due cose: dalle cose semplici e dalle cose incerte. Si aggrappa a stati transitori, veloci e sfuggenti, si identifica con l’apparenza e la superficialità, non scava dentro. Vi sono dei simboli detti di trasformazione che come la farfalla indicano un susseguirsi di stati

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di morte e rinascita. Tra i vari simboli riconducibili a tale schema ritroviamo la Fenice (Phoenix) che risorge dalle ceneri dopo tre notti e tre giorni (di novilunio); il serpente o la salamandra, lo scorpione, il leone, come anche il Sole e i simboli ad esso associati, in quanto dal tramonto all’alba vi sono vari passaggi scanditi dal trascorrere del tempo. Il sole sorge ogni giorno su tutto e tutti. Al pari della Fenice, la Farfalla è simbolo di trasformazione. Rappresenta l'anima che, uscita dal corpo, raggiunge un grado superiore di perfezione. In questo caso la crisalide rappresenta il corpo umano che contiene le potenzialità dell'essere e la farfalla che esce è un simbolo di resurrezione, di uscita dalla tomba: «Quella che il bruco chiama la fine del mondo, il maestro la chiama farfalla» (Richard Bach).

Un accenno Mitra

al

mito

greco-romano

di

“Se c'è molteplicità c'è infinità e dunque una serie di proprietà contraddittorie” (pensiero attribuito a Zenone). La procedura alchemica dell’estrazione dell’oro, ovvero l’opera alchemica di sublimazione della materia, segue il

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ragionamento che sta alla base dello schema 1  molti. Il due precede l’Uno. Nelle raffigurazioni tradizionali di dipinti alchemici come si nota una disposizione degli elementi posti in due poli: destra, centro, sinistra. Analizzando una tra le tante opere possibili a sfondo alchimistico (tutte sostanzialmente recenti lo stesso principio oppositivo) vediamo quali elementi e quali disposizioni si ritrovano in particolare in un manoscritto del XVIII secolo, Figurarum aegyptiorum secretarum. (Figura che ho trovato aprendo per caso un libro… ma la casualità è sempre un nascondere o un avvicinarsi alla verità) Notiamo al centro del dipinto in basso un primo elemento. Potrebbe rappresentare una roccia cilindrica; è scura; sorregge una Coppa, il vaso mistico nel quale si uniscono le due nature (Sol e Luna, Re e Regina, Uomo e Donna, caduceo). In alto, scaturisce dall’unione dei contrari il filius hermaphroditus, l’Ermete Psicopompo. Ai lati del corpus centrale dell’opera stanno le sei divinità disposte similmente a come compare in molte pitture facenti parte del culto mitraico al quale diamo una breve descrizione visto la centralità della sua importanza ai fini di quanto ci accingiamo a scrivere. Esso è un colto che dalla Persia giunge fino a Roma città nella quale è riadattato alle usanze sociali e sacre del tempo. A Roma, almeno all’inizio dell’impero e comunque prima della venuta di Cristo si veneravano molte divinità, dai tutelari della casa agli dei associati ad alcuni lavori dei campi, eccetera. Un culto, quello di mitra che

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si è diffuso fino ai confini nordici dell’impero romano, Inghilterra in primis. Molti simboli del culto mitraico compaiono (sia per inglobamento in nuovi culti ad esso ispirati, sia per un interscambio culturale collettivamente condiviso ed automatico) costantemente in varie circostanza che lo legano alla massoneria (cappello frigio), all’alchimia (caduceo, sole e luna, sublimazione), all’astrologia e alla tauromachia (Toro e segni zodiacali) e alla religione cristiana che ne condivide aspetti come: a) la consacrazione del pane e del vino e l’ultima cena; b) l’impostazione dei riti sacri (l’uno nei mitrei l’altro nelle chiese molte delle quali sono ex mitrei); c) il vestiario sacro che accomuna il Pater (papa) mitreo e il vescovo attuali: la tunica rossa e la mitra, eccetera. d) Mitra nacque da una vergine che lo concepì in una roccia il solstizio d’inverno (25 Dicembre), come d’altronde Horus da Iside. Nel carnevale odierno si conserva ancora un nesso con il culto mitraico e cioè le maschere che portavano gli adepti o iniziati al culto, che rappresentavano in ordine di grado:

DIVINITA E GRADO DI INIZIAZIONE

SIMBOLI

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1°) Corvo (Corax) (simboleggia la morte del Corvo, Caduceo, ariete, neofita 2) tartaruga, lira, vaso. Il grado è sotto la protezione di Mercurio. 2°) Nymphus (Crisalide) (Venere) d’acqua come serpente, 3°) Miles (soldato), sotto la elmo, protezione di Marte. frigio, 4°) Leone (Giove) cane, folgore, incenso. 5°) Perses (Persiano) (Luna) torcia (Cautopates); faretra, archi, spiga. 6°) Eliodromo (Dio Sole) (Cautes), sferza, gallo. 7°) Pater (Saturno) il
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Coppa piena offerta d’amore; farfalla. Scorpione, gambero, lancia , berretto bisaccia. Sole, gallo, fuoco, cipresso, alloro, l'aquila, vespa, Un pastore con la abbassata miele, arpa, arco, bastone, falce di luna, civetta, usignolo, acinace, chivi, brocca, delfino, treppiede, Torcia sollevata Corona a 7 raggi, spiga, globo, lucertola, coccodrillo, palma, Bastone (simbolo del suo carico spirituale); rosso cappello frigio

Anche nella putrefatio alchemica compare il concetto metamorfico di morte o nigredo e nuova vita, si è in uno stato di Malinconia, eccetera...In alcuni dipinti si vedono dei corvi spiccare il volo in seguito ad una “sublimazione”. La carta dei tarocchi che simboleggia la morte è invece la numero tredici (dai colori rosso della vita e nero del nulla o morte). Raccontano i miti egizi che il dio Ptah (dal cui nome i greci ne derivarono il nome dell’Egitto) , dalla testa d’uomo, creò il mondo dalla nera creta (M. Hedsel, 1999).

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ed i oro.

Mitra è il dio che nasce da una roccia con una fiaccola e un coltello fra le mani, con un colpo di freccia fa scaturire l'acqua da una roccia.

vestiti rossi, luce,

Nella simbologia l’uccisione del Toro ha probabilm- ente a che fare con l’allusione alla vittoria del Cielo o dello Spirito sulla terra (il Toro è un segno di terra). La materialità del Toro è indicata dalle due corna (dicotomia) contrapposte al solo corno dell’unicorno. Il Toro è anche associato alla Luna (elemento passionale), per cui Mithra che è anche il Sole (Mithras Helios) supera le forze lunari e terrene. L’uccisione del toro e il Taurobolio, per l’Anno Nuovo indica la morte dell’inverno, della

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notte o dell’oscurità e la nascita della forza vitale creativa che sgorga dal suo corpo, ovvero il sangue. Sangue e vino sono principi intercambiabili, come altri sinonimi sono latte e miele (che compaiono nei riti di Eleusi, oltre che in quelli di Mitra e altri ancora). Anche se tecnicamente la sconfitta del Toro indica la fine del periodo della costellazione del Toro e il passaggio al segno dell’Ariete (simbolo della testa), e ciò circa duemila anni fa. Il nuovo passaggio dall’Ariete ai Pesci (circa I secolo d.C.) segna l’inizio di una nuova dinastia, quella della venuta di Cristo, nel cui simbolo dei pesci si può vedere la futura croce del Cristo: Le lettere chi ( ) (che indica anche il segno dei pesci) e rho ( ) sono le prime due lettere della parola greca Christos, e sono state sovrapposte l'una all'altra a formare una specie di croce, un simbolo ancora ampiamente utilizzato dalla Chiesa Cattolica Romana. La croce associata al mitraismo è invece il Tau, associata sia a San Francesco e S. Antonio, sia al martello di Thor. Il toro è associato anche all’evangelista S. Luca, denota l’aspetto sacrificale della vita di Cristo. Il mitraismo, secondo il mio parere, contiene molti simboli chiave per la storia dell’umanità.

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Berretto frigio: un cappello per tante teste

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Chi lo ha indossato? Probabilmente i primi furono i pastori in Persia, o nel Medio Oriente (Frigia):i pastori guardavano molto le stelle e probabilmente furono i primi “astrologi”, e non a caso le trame della storia del cappello frigio si connettono con il sapere astrologico. I Magi sacerdoti della religione del profeta persiano Zoroastro e di Mitra, erano importanti astrologi e divinatori.. L’uso del cappello frigio passò poi dalla Persia (o Frigia) nel culto Mitraico (greco-persiano) diffusosi presso Roma. Il culto mitraico calzava bene ai soldati romani e agli schiavi, questi ultimi venivano distinti attraverso la rasatura del capo e veniva imposto sul loro capo il pileus fino alla ricrescita dei capelli: il cappello era un simbolo di libertà acquisita. In realtà era il Pater, ovvero il celebrante i misteri mitraici colui il quale indossava il rosso cappello frigio. (Vulcano era invece raffigurato con un berretto ovale azzurro, il somatracio). Il berretto rosso passò (per osmosi..) ai vescovi cristiani, che lo indossano tutt’ora, modificato e chiamato guardacaso mitra, è inoltre indossato dal grande sacerdote ebraico. Esiste

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anche la mitra Papale o camàuro (cfr, Pater) che è Bianco e ovale (come quello indossato dai faraoni egiziani, indicante l’uovo, la rinascita, la perfezione..) o meglio allungato e bicuspidale. Il Mitra fu indossato per la prima volta da papa Ormisda da Frosinone nel 514. Il berretto rosso frigio, in uso presso la plebe, fu poi preso a simbolo della Rivoluzione Francese (fine settecento) indossato dai rivoluzionari come simbolo di libertà, chiamato perciò anche Liberia. Fu d’ispirazione Massonica l’uso del cappello. Anche la bandiera della Rivoluzione Francese era di colore rosso, cos’ come tutte le altre bandiere che inneggiano alla rivoluzione a partire da quella della Francia, per esempio nei garibaldini, nei socialisti, nei comunisti, eccetera. Il cappello frigio compare anche in alcune raffigurazioni alchemiche (e gli stessi alchimisti lo indossano) ed è indossato da Mercurio, che tra le tante funzioni divine (tutte dicotomiche) è anche protettore dei pastori. Si vede il cappello in alcune litografie come ad esempio: 1) in Lambsprinck, Figurae et emblemata (1678), e rappresenta la Trinità alchimistica: Ermete (Spiritus Mercurii) alato, posto con il cappello frigio tra il Re e suo figlio. 2) sempre in Lambsprinck, Figurae et emblemata (1678): qui il Re, rappresentante la materia la prima materia dell’Opus (ovvero la nigredo, la materia allo stato grezzo, da sublimare), che divora suo figlio. Gli abiti, i

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costumi e l’aspetto di Mercurio sono simili alla prima scena (nel punto uno). Praticamente, Mercurio con il berretto frigio è la copia identica di Babbo Natale. O meglio è Babbo Natale, nella sua versione moderna (circa inizi del ‘900) che prende a modello Mercurio. Ma c’è una nota comparativa fondamentale da aggiungere e cioè: Babbo Natale, rappresenta simbolicamente il natale e quindi il 25 Dicembre, giorno in cui secondo la tradizione popolare elargisce i doni ai bambini buoni e anche giorno della nascita di Gesù Bambino. Ma anche nascita del dio Mitra dalla roccia (e qui anche il parallelismo grotta-roccia che assimila per certi versi le due nascite divine). Babbo natale, alias San Nicolaus è quindi un personaggio che racchiude almeno tre livelli di significato: quello cristiano della nascita di Cristo; quello mitraico della nascita di mitra (da cui il berretto frigio) e quello mercuriale. Si narra anche che la sua storia, quella di S. Nicolaus fosse associata ad un fatto riguardante l’unione sposalizia di due amanti permessa da tale Santo (Che strano, anche cupido, dio dell’amore ha il cappello frigio!) I riti di iniziazione mitraici avvenivano in una caverna in cui c’erano fiori e sorgenti in onore di Mitra, Padre e creatore di tutto; la caverna riproduceva in miniatura l’universo da lui creato. Inoltre il frigio compare addosso agli alchimisti (vedi per esempio figure del Mutus Liber di M. Meier, 1700 circa) come nell’esempio illustrativo riportato di seguito e ad indicare che la persona stava compiendo un rito misterico in armonia con le leggi

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dell’universo, armonia.

leggi

di

equilibrio,

ritmo

e

A livello monumentale e artistico: Il berretto frigio compare anche in alcune cattedrali che un tempo erano Mitrei, in particolare nella cattedrale di Modena, nella porta laterale di fronte al museo, dove per altro ad indossarlo sembrano una sorta di gnomi o folletti. E comunque dovrebbe essere presenti in vari Mitrei o ex mitrei divenuti chiese, molto numerose a Roma. Compare su un sarcofago paleocristiano di Villa Carpegna, Roma. Sul sarcofago tre giovani nella fornace indossano il cappello frigio, delle tuniche ed hanno le mani alzate (come nel gesto dell’Orans) gesto il cui simbolismo è prettamente religioso e fondamentale, compiuto dallo stesso Mitra che esce dalla Roccia, dal Pater celebrante, dai sacerdoti

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cattolici attuali, ma era già presente presso tutte le tradizioni più importanti: Egitto, Tibet, ecc.

Eneide: Lo ritroviamo, inoltre, nell’Eneide di Omero, in una miniatura conservata nella Biblioteca Vaticana. Ad indossarlo sono Ascanio e i due servi ai suoi lati che tentano di spegnere le fiamme dai suoi capelli (acqua e fuoco). La miniatura risale alla fine del IV secolo a. C., (codice Vaticano latino 3225, foglio 22. Eneide II, 671- 704) Il cappello compare in più parti delle miniature ispirate all’Eneide di Omero. Lo indossa Cupido nelle vesti di Ascanio (o il cartaginese Bitia che beve la coppa rituale), in un banchetto in onore dei Troiani nella grande sala della raggia di Cartagine. Nella miniatura compaiono anche dei motivi appartenenti al culto cristiano come i un Pesce (simbolo di Cristo) contenuto da un vassoio a forma di Vescica Piscis (o Ru) (Miniatura del codice Vaticano latino 3867, dell’inizio del VI secolo, foglio 100, Biblioteca Vaticana. Eneide II, 705 - 729). Ancora nell’Eneide è il copricapo del Vecchio Anchise nella scena in cui fuggono con Enea e Ascanio da Troia. Qui si nota un particolare, e cioè, il cappello frigio è molto più simile a quello di Babbo Natale, con il classico bordo

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che cinge la testa (Particolare dell’affresco Incendio di Borgo dipinto nel 1514 da Raffaello; Musei Vaticani/Scala, Firenze). Insomma nell’Eneide compare a più riprese.

Altri personaggi…bizzarri Compare il berretto frigio presso gli gnomi (o almeno nella sua forma), in alcuni maghi, Babbo Natale (a cui abbiamo accennato), i Puffi (soprattutto grande Puffo), gli gnomi. (?) Comunque sempre uomini con la barba simili a magi o pastori, o a Paedogeron (sintesi di opposti: vecchio-bambino) come gli gnomi della foresta nordici. Così ritroviamo il cappello frigio in dosso ad un personaggio biblico come Giuseppe d’Arimatea (come compare anche in un disegno di William Black, un Rosacroce). Giuseppe d’Arimatea era colui che aveva assistito alla crocifissione di Gesù e ne aveva disposto la sepoltura. Si recherà dopo con il Sacro Calice in Inghilterra. Anche Dante viene raffigurato se non con il cappello frigio con un valido sostituto che sembra una variante del frigio anch’esso rosso.

Significati ricavabili dal cappello frigio

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In generale il Cappello denota autorità e potere, comunque sempre sinonimo di distinzione, connota- zione, caratteristica. Nel suo significato simbolico la testa coperta denota nobiltà e libertà in contrapposizione alla testa nuda. In particolare il significato del cappello frigio, il più esoterico e soprattutto astrologico, come nella migliore tradizione mitraica e zoroastriana, sta nel fatto di congiungere il segno dell’Ariete, cioè la testa (connotata da tale segno astrologico) e i Pesci, ovvero i Piedi. Formando cioè un circolo, una chiusura, una congiunzione degli opposti. Il cappello frigio simboleggia i Pesci, date le sue caratteristiche fluide, che coniugano l’ariete ovvero la testa, e ciò riporta ai concetti escatologici di inizio e fine, alfa e omega, che si ricollegano (nell’uomo). Era una specie di messaggio iniziatico e profetico, quello di coniugare gli opposti, qui rappresentati dal “duro” ariete e dal fluido pesce, come anche la terra e il mare, sinonimo di celo od Oceano Celeste. Astrologicamente parlando notiamo che l’Era dei Pesci è quella dell’Avvento di Cristo. Il cappello ha le caratteristiche strutturali dei pesci essendo afflosciato, ed anche le caratteristiche funzionali dell’Ariete essendo posto in testa ed essendo inoltre di colore rosso, ovvero il fuoco, colore creativo associato all’ariete (segno di fuoco). Abbiamo quindi i seguenti elementi in associazione:
Tabella 1

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Ariete inizio (α) fuoco zolfo duro, terreno testa Mercurio Sole Terra Maschile Ragione Oro/Re

Pesci fine (Ω) acqua Argento Vivo molle, mobile piedi Venere e Marte Luna Cielo Femminile sentimento Argento/Regina

“Gli ultimi saranno i primi ed i primi saranno gli ultimi”. Strano come la parola Free in inglese, iniziale di Frigio, indichi la libertà, l’essere liberi. Libertà data dalla pacificazione dei contrari? La parola Freemasonry significa Massoneria, e la storia del cappello frigio, mi è sembrato di capire è molto legata ai massoni, anche se un approfondimento della questione ci porterebbe troppo lontano. L’assenza dei piedi a livello simbolico indica l’instabilità della fiamma, come nel caso degli dei del fuoco. L’unione degli opposti è Mercurio, che nel suo segno (il caduceo, sinonimo di bilancia) unisce i poteri lunari e solari, ma anche maschile e femminile, giorno e notte (vedi riquadro). Quindi è un intermediario, un mediatore, ambivalente ed androgino, in alchimia rappresenta la quinta essentia. Altre associazioni conducono a collocare il cervo maschio su uno stesso piano analogico

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dell’ariete, essendo entrambi solari e indicanti creazione, alba, fuoco, messaggero degli dei. Nessun simbolo è casuale, così come nessuna associazione simbolica avviene nel vuoto del non sense. Quali personaggi sono trainati dai cervi? Babbo Natale ed anche il Padre del Tempo (Cronos e altri sinonimi). Anche Apollo il Dio del Sole era trainato dai cavalli. Dobbiamo qui specificare un punto e cioè il significato del 25 Dicembre. Diciamo brevemente che tale data è associata all’inizio della luce che segue al solstizio di inverno. Così con tale data simbolica si segna la ierofania di molte “divinità” portatori appunto di luce tra le quali: l’egiziano Horus, Mitra (che esce da una rocce con in mano una fiaccola) e lo stesso Cristo. Il cervo, così come l’ariete, rappresenta ancora Mercurio, che in chiave alchimistica diviene il Nous, il mercurio dei filosofi. L’Argento Vivo (vedi Tab. 1) è l’ “Acqua Ferma”, che simboleggia sia il solido (e quindi l’ariete) sia il fluido (i Pesci), simboleggia comunque il femminile. Insieme Zolfo e Argento Vivo sono le basilari forze generative dell’universo, dalla loro unione scaturisce lo Spirito, l’acqua Vitae. Come Oro e Argento sono i due aspetti della stessa realtà cosmica, e così per il resto delle dicotomie. La storia del cappello frigio ci porta inevitabilmente a scontrarci con le vaste pianure dell’ermetismo, dalla gnosi, dell’esoterismo, dell’alchimia, astrologia, religione, mitologia, e quant’altro. Rappresenta un principio circolare che tende a ripetersi assumendo apparentemente significati diversi

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(come in Babbo Natale, che tra l’altro conduce al termine Pater, babbo è un sinonimo, così come papà o Papa). Se inizialmente il suo significato simbolico era quello astrologico, via via, come tutti i simboli, ha assunto diverse valenze e significati, tutti pertanto collegati e/o collegabili e allo stesso tempo, come abbiamo cercato di mostrare distinguibili e direi indipendenti, crocevia di molteplici significati e dirottamenti su latri lidi, come è nello spirito creativo dell’Ariete e nella fantasia, ovviamente guidata e documentata, dei Pasci. Di sicuro ci sono tanti livelli di significato, alcuni dei quali si sta tentando di penetrare, senza la pretesa di giungere all’ultimo dei livelli escatologici o epistemologici di significato. Non mi stupirebbe vedere tra qualche anno una ripresa del cappello frigio, ad esempio nella moda, e venire a scoprire che lo stilista appartiene al segno dell’Ariete, oppure, per assurdo, ha un cognome che ha a che fare con i Pesci o con il Mare. Coincidenze? Tutto gira all’interno di un meccanismo apparentemente incomprensibile o caotico, ma implicitamente cosciente e logico, ordinato e perpetuo. Il meccanismo della vita, della sincronicità, della continua “lotta” delle tenebre e della luce, della sublimazione dei contrari in tutto, che è spinta, movimento, rinascita dalla morte, ma non voglio spingermi oltre… Un’altra associazione da fare seguendo la simbologia e il colore del frigio riguarda la natura del primo uomo, Adamo, termine che etimologicamente indica almeno tre cose,inerenti al rosso e alla terra; “terra vergine”, “terra color sangue”, “terra rossa

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come il fuoco”. Si ricongiungono così nel simbolismo del frigio altre due figure chiavi della storia: Adamo (associato al rosso, alla terra) e Gesù Cristo associato ai Pesci, al Cielo). Quindi un altro modo di intendere la chiusura ieratica del cerchio, il compimento di un’opera, tra l’altro attesa nella Bibbia dove il Cristo viene chiamato anche “Uomo nuovo”, rispetto ad Adamo e al peccato originale. Inoltre l’Albero della Conoscenza, che diventa il mezzo del peccato con la mela, si trasforma nel Nuovo Testamento nella croce espiatoria di Gesù nazareno. Ponendo l’attenzione sui colori, notiamo che fra il rosso e il bianco si estende un’ampia gamma di colori, che ci fa vedere il continuum tra le dicotomie (pesce e capro, terra e mare, il “rosso Adamo” e il bianco della luce di Gesù). Ma il rosso è anche il fuoco, elemento costante dei riti religiosi, magici e iniziatici, nella mitologia, nel culto; come del resto adoratori del fuoco come principio vitale cosmico erano peraltro i parsi cioè i discendenti del culto persiano di Ahura Mazda e della religione zoroastriana (rappresentata per esempio dai Magi i quali indossavano il rosso berretto frigio). Per i Parsi il fuoco è il mezzo, anzi la via più diretta per avvicinarsi alla divinità, ed è visto sempre come elemento purificatore e non distruttore (cfr. Romano F., 1998). In particolare e in accordo con il zoroastrismo il fuoco possiede le seguenti caratteristiche ieratiche (utili nella lettura dello stesso cappello frigio) e cioè: • il fuoco va in alto, cioè verso il cielo, e quindi verso la trascendenza, la divinità.

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È puro e, in quanto tale cambia ogni cosa che venga in contatto con esso. • Esprime l’idea della purezza, della catarsi. • Allontana le tenebre attraverso la sua luce, quindi il male costituendo un raccordo tra cielo e terra (cfr. ariete – pesci più avanti). • Il fuoco riposa alle origini del mondo perché è forza vitale ed espressione pura della creazione divina, e ne permette dunque la rigenerazione, ma riposerà anche alla fine dei tempi quale elemento purificatore e insieme sacrificale. Anche l’acqua, l’elemento liquido che è molto legato alle vicende dei parsi (per la vicenda dell’esodo via mare dall’Iran all’India di questo coraggioso e tollerante popolo prima agricoltore e poi commerciante marittimo), gioca un ruolo determinante nel significato simbolico del berretto frigio che riveleremo nel corso del seguente capitolo parlando di due importanti segni zodiacali, l’ariete e i pesci, l’uno il fuoco, l’altro l’acqua.

Segni Zodiacali Un altro accostamento suggerito da Mark Hedsel ci riporta di nuovo alla considerazione astrologica della questione del cappello frigio. Il cappello frigio sarebbe connesso alle caratteristiche del Capricorno, un segno

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zodiacale per sua natura duale, è sia duro (la testa del capro, quindi dell’ariete), sia molle (i pesi) ed esemplifica proprio in questa opposizione lo stesso simbolismo del cappello frigio. La letteratura arcana ha eletto il Capricorno o capropesce a segno iniziatico, a segno dello sviluppo spirituale, essendo collegato alla porta spirituale. Indossare il berretto frigio è sinonimo di iniziazione, conciliazione di opposti. Anche il Ru è una porta che conduce l’adepto alla iniziazione e simboleggia il Cancro, che simmetricamente è opposto al Capricorno nello zodiaco. La liberia diventa un simbolo di completamento, che arriva con l’iniziazione. La chiusura del cerchio indica sempre un compimento, come nelle raffigurazioni Medioevali della città Santa o del Paradiso Terrestre, tutti racchiusi dentro un cerchio, appunto perfette. Secondo Fulcanelli, il simbolismo del cappello mitraico sopravvive nel simbolismo alchemico, ma nel XVII secolo non alludeva più all’antica iniziazione, bensì a quella moderna, dei Rosacroce. Tornando al Capricorno, esso rappresenta la natura duale della terra e del mare, altezza e profondità; è inoltre il solstizio d’inverno, la Janua Coeli e per tale motivo è contrapposto al cancro (anch’esso duale, ma simmetrico) il solstizio d’estate la Janua Inferi. Abbiamo quindi il potere ascendente e declinante del sole ovvero la luna (quindi ispirazione e amore) con il quale il segno del cancro si identifica. Il Capricorno è inoltre sacro a Cibele e rappresenta l’India a livello astrologico. Il Capricorno ha un’importanza cruciale nell’esegesi iniziatica e misterica e il suo

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simbolismo ha diversi livelli di analisi (che vanno oltre il nostro intento nella trattazione), in breve si possono individuare i seguenti elementi chiave: • Il Capricorno governa la struttura ossea e la pelle, nell’essere umano dunque esso tiene uniti la struttura esterna e quella interna. La parte morbida del Pesce è tenuta insieme dalla parte dura del Capricorno: la struttura che predispone alla funzione, lo spazio che incarna il tempo. Infatti, il Capricorno è governato da Saturno, il Dio del Tempo ( un’ associazione parallela riguarda anche con la morte carnale e la rinascita spirituale). Saturno è anche il signore della pesantezza, della stagnazione e della morte fisica, contrapposto alla fantasia leggera e immortale del simbolismo lunare dei Pesci, ovvero la vita immaginativa. Il sigillo del Capricorno costituito da una parte retta e da una curva (duro e molle) indica l’unificazione della dualità cosmica di angolo-squadra e pesce. Un simbolismo che risale all’antico Egitto. L’angolo è inoltre connesso sia con la squadra massonica, sia con la “pietra angolare” di Cristo. Il Capricorno rappresenta anche l’organo maschile, oltre che porta degli dei.

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Il primo di Aprile è il giorno in cui astronomicamente si segna la transizione dai Pesci di marzo all’Ariete di aprile (il famoso “pesce d’aprile, che un tempo rappresentava altre festa pagane tra cui la medioevale “festa dei pazzi”). Un’altra nota di Mark Hedsel ci riferisce che l’uomo-pesce era presso i babilonesi uno dei simboli esoterici dell’iniziato, così come il tritone. Un altro simbolo per indicare li iniziati è la corona di mirto (già discussa precedentemente) simbolo di Venere, che racchiude il simbolo della vescica piscis (ovvero l’aureola dei santi, un ulteriore modo di connotare un iniziato, un santo). Il fatto di accoppiare due simboli diversi come Pesci e Ariete (o Capricorno e Cancro) è una costante che ritroviamo in molti culti misterici, in alchimia ed esoterismo e nelle religioni ufficiali quali buddismo, cristianesimo, eccetera, ognuna con le sue varianti sul tema. Per esempio nel simbolismo della Torcia riscontriamo la stessa tensione duale che lega stavolta il fuoco (fallico, maschile, animafiamma) al legno (femminile, materia-legno) nel suo significato di fuoco spirituale fecondante (cfr, Cooper, 1987). Niente di stano allora se nel mitraismo le torce vengono tenute rivolte verso l’alto e verso il basso, ad indicare le due dimensioni terrena e spirituale. Lo stesso sigillo mercuriale nella sua dualità contempla gli aspetti di tutte le essenze. Così come nell’uomo stesso convivono due nature una “molle” e una “dura”, spirito e corpo a via dicendo.

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Il cappello frigio ha dunque a che vedere con la tanto agognata sintesi dei contrari che porta alla Sublimazione, alla quinta essenza, alla pietra filosofale, all’oro, alla visione trascendentale, e simili. Infine tornando all’Ariete, esso rappresenta la potenza generatrice, l’ardore, il fuoco, lo slancio primordiale; è il guardiano dei “tesori” spirituali e in quanto tale è collegato all’iniziazione. Simbolo di Pan, o immagine stessa del dio, rappresenta la concretizzazione delle forze vitali e primordiali della natura, per questo è anche attribuito alle divinità misteriche di Dioniso, Bacco, Silvano (che dopotutto sarebbero un'unica entità archetipica: il viaggiatore) Anche i Pesci sono associati alla fecondità, in analo- gia alla loro straordinaria capacità riproduttiva. Anassimandro considerava il pesce “padre e madre di tutta l’umanità”. Il pesce fu la sigla distintiva dei primi cristiani in riferimento al Pesce per antonomasia e cioè l’Ichthus (parola greca che significa pesce usata come ideogramma di Jesus Christos Theou Uios Soter: Gesù Cristo, figlio di Dio, Salvatore).

I culti Misterici precristiani e il berretto frigio: l’equinozio di primavera

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Abbiamo detto che il berretto frigio o liberia era indossato per indicare un iniziazione, l’epopteia, la visione limpida e diretta, senza “veli” del mistero ultimo intraducibile a parole. Ebbene, per ricostruire il mistero del frigio bisogna considerarlo alla luce dei culti misterici dove si sviluppa il suo simbolismo. In Siria e Fenicia con l’arrivo della primavera (contraddistinta dall’Ariete solare) i venti dal Tauro e dalle alture più prossime dell’Antilibano perdevano gli acri odori di neve per intridersi dei profumi di narcisi, anemoni, rose, delle precoci viole di bosco. Era il tempo in cui il fiume che attraversava la città di Biblo si tingeva di rosso: segnale che il sacrificio di Adone si compiva e che il bellissimo pastore amato da Astarte rinasceva alla vita. Le donne deponevano l’effigie del dio Adon su un letto di fiori, il cosiddetto “giardino di Adon”, e tripudiavano per il suo ritorno.

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In Frigia il pastore Adon era Attis, amato da Cibele, la Madre-Terra, e tramutato in pino dalla dea per il suo tradimento con una ninfa. A ogni primavera, dal tronco in cui era racchiuso Adon-Attis stillavano resine che si trasformavano, una volta nelle zolle, in odorose violette. Il pino è anche un attributo di Dioniso (oltre che di Giove, Zeus, Mitra) e il tirso con sopra la pigna indica i misteri dionisiaci. Di là dal mare, a Eleusi, Demetra riabbracciava la figlia Persefone-Core dopo i lunghi mesi di separazio- ne, e la terra rifioriva per incanto. Dioniso prendeva parte alla loro gioia inghirlandato di edera. Egli precedeva il corteo insieme a Pan, seguito da uno stuolo di ninfe e satiri danzanti. Si celebravano le Antesterie, le feste dei fiori, in onore delle tre divinità che erano al nucleo segreto dei Misteri di Eleusi. Mirto, grano in germoglio, pampini acerbi e festoni di edera venivano loro offerti. Gli echi della festa e delle celebrazioni varcavano l’Egeo e giungevano a Roma. Qui Dioniso diveniva Liber, e Persefone Libera, mentre Demetra si trasformava nella Cerere provvida e benigna delle popolazioni laziali. Era insomma la solenne celebrazione della primavera, che coincide con l’equinozio di Aprile, ma anche con la Pasqua, con l’Esodo degli ebrei guidati da Mosè. Ciò indica quindi una rinascita, una riconciliazione, un ciclo che ricomincia, un passaggio, una verità cosmica. Ma è nel concetto di libertà che il cappello frigio trova la sua massima risonanza. Dioniso è liber, così come gli schiavi romani che lo indossavano, i rivoluzionari francesi si

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ritrovano nel concetto di Liberté , l’iniziato che si libera dalle catene della contingenza terrena e risorge a nuova vita. É la primavera che libera le potenzialità naturali represse dall’inverno, dalla notte. Un concetto affine a libertà è quindi quello di passaggio senza il quale non si potrà avere nessuna forma di libertà. Tutto il simbolismo del berretto frigio ci porta a fare la seguente considerazione: l’Ariete segna l’inizio della primavera, il passaggio alla molteplicità e alla rinascita, il ritorno all’unità. È in questi termini che va inteso il rinnovamento spirituale nell’iniziato: l’esemplificazione antropomorfica nell’accezione di risveglio della natura dopo l’inverno che si trasforma simbolicamente nella rinascita dell’anima dell’adepto dopo la purificazione iniziatica, e ciò vale per tutti i riti ieratici. La rinascita è al centro dei culti misterici. Il passaggio che compare come concetto emblematico nei riti di iniziazione sottolinea il carattere trascendentale dell’Opus, in senso lato. Propedeutico diventa allora il superare dinamica- mente le coppie dei contrari nel dualismo e della polarità del mondo manifesto. Il concetto di passaggio e quindi transizione è ripreso dalla psicologia (evolutiva, dinamica, sistemica). Ogni fase della vita è soggetta a transizioni più o meno brusche da superare. Lo stesso cambiamento nel tempo ed evoluzione ciclica consente di afferrare l’importanza su tutti i piani del concetto di passaggio e quello di sbarramento ad esso ineluttabilmente associato. I culti misterici ci portano in modo del tutto sotterraneo ad un cambiamento sul piano mentale individuale. I culti sono intrisi spesso

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di sincretismo religioso (e ci portano alla concezione 1  MOLTI che più in la affronteremo). Ad esempio, la dea Iside viene così presentata nell’Asino d’oro di Apuleio: “Eccomi o Lucio, mossa alle tue preghiere, io la madre della natura, la signora di tutti gli elementi, l’origine e il principio di tutte le età, la più grande di tutte le divinità…colei che riassume in sé l’immagine di tutti gli dei e di tutte le dee, che col suo cenno governa le altezze luminose del cielo.. la cui potenza, unica, tutto il mondo onora sotto varie forme, con diversi riti e differenti nomi. Per questo i Frigi, i primi abitatori della terra mi chiamano Pessinunzia, Madre degli dei, gli Autoctoni Attici Minerva Cecropia, i Ciprioti circondatati dal mare Venere Pafia, i Cretesi arcieri famosi Diana Diotinna, i Siculi trilingui Proserpina Stigia, gli antichi abitatori di Eleusi Cerere Attica, altri Giunone, altri Bellona, altri Ecate, altri ancora Ramnusia, ma i due popoli degli Etiopi, che il dio sole illumina coi suoi raggi quando sorge e quando tramonta e gli Egizi, così grandi per la loro antica sapienza, venerandomi con quelle cerimonie che a me si addicono, mi chiamano con il mio vero nome, Iside regina”. L’Asino d’oro di Apuleio è una delle più antiche fonti misteriche che racconta esperienze iniziatiche in forma di racconto allegorico; dal ronde il termine “iniziato” e “iniziazione” rimandano a due termini greci “mystes” “mýesis” (dell’omonimo termine “mistero”). La “celebrazione dei misteri” è un modus che accomuna i culti misterici (dionisiaci, orfici,

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eleutini, mitraici, Isiaci) con quelli paleocristiani e cattolici odierni. Un filo rosso scorre sotto terra, un magma che collega in più punti e in modo del tutto insospettabile ogni zona della terra, venendo fuori dal cratere in certi periodi della storia talora con violente esplosioni; un’analogia che si presta bene ad interpretare i misteri che accomunano i culti e i miti di ogni età storica. Il Pater mitraico, celebrante i misteri di EaOannes, indossava il cappello frigio; così come nella fuga di Troia, nell’indicare un iniziazione, dunque un passaggio, il superamento di uno scoglio. La stessa etimologia della parola mistero (mysterion) è un mistero: la radice greca my- “chiudere la bocca” (myêin) (o gli occhi). Tanto che in Grecia il termine mitra significò anche cintura, benda, fascia, cuffia, oltrechè copricapo. Il berretto frigio contiene il simbolismo del rosso, un rosso cupo associato al notturno, al femminile, al segreto e quindi al mistero, il fuoco nascosto nella profondità della terra, ed è proprio nelle caverne sotterranee che si officiavano i riti di iniziazione, per esempio quelli di Cibele, quando gli iniziandi venivano calati in una fossa coperta da una grata e bagnati con il sangue del toro o di un ariete sacrificati sopra di loro. Per quanto riguarda i culti o religione misteriche vi è ancora molto da dire, ma un’analisi accurata non può prescindere dalla visione iconografica lasciataci dalle tracce storiche dei dipinti rimasti in Italia. Per esempio nella “Villa dei Misteri” a Pompei si sono conservati alcune pitture che con ogni probabilità sembrano raffigurare scene iniziatiche.

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Alcuni affreschi rappresentano Dioniso (Bacco) che celebra il vino, l’uva del quale è l’inventore e il rappresentante, con Arianna o Venere sulla parete in fondo. Compaiono Pan e Aura (Vento) con le quattro stagioni e poi elementi simbolici e “liturgici”come il tirso, l’alloro, il rosso che è il motivo dominante, le vesti che non servono per ricoprire ma per intensificare il movimenti a volte estatici, i riferimenti al cerchio e la quadrato tipici delle costruzioni a Pompei, come ad esempio nella Torre di Mercurio: il primo circuito difensivo fino a oggi scoperto era infatti costituito da un muro in blocchi di lava tenera che circondava tutto il pianoro su cui si sarebbe sviluppata Pompei. Non è stato scoperto l'intero perimetro di questo primo muro, ma uno dei tratti si trova esattamente in corrispondenza della Torre di Mercurio. Nei dipinti è inoltre costante la presenza delle “baccanti”; altre raffigurazioni ritraggono serpenti (vedi figura a pagina 43), strumenti musicali, anfore, corone.

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In questa raffigurazione sembra comparire Mercurio che lotta con i serpenti i quali assumono una posizione che ricorda il caduceo che tra breve illustreremo.

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IL Caduceo: una bilancia per affari spirituali 118

Ogni divinità regge in mano un bastone: il tirso, la fiaccola, il tridente, l’arco, simboli che riconducono alla via dritta o spirituale. Il bastone sotto mille forme, è un simbolo che percorre l’intera storia dell’umanità. È un simbolo ricorrente. Sotto forma di caduceo si ritrova in alcuni dipinti di Pompei; nelle mani dell’egiziano Anubi, il Greco-Romano Ermete-Mercurio, il fenicio Baal, Iside, Ishtar. Sotto forma di globo sormontato da una corona è un simbolo solare fenicio e ittita. Si ritrova in India e astrologicamente il caduceo simboleggia Mercurio. Il bastone o la verga è un simbolo comune ai maghi (sottoforma di bacchetta magica), ai pastori, ai sovrani (sotto forma di scettro), al Papa, ai capi tribù, e via dicendo. Si ritrova anche nei Tarocchi portato dal Matto, che in realtà è un iniziato, come tirso, un bastone sormontato da un viluppo d’erba, in forma di pigna, dal quale può pendere una benda annodata è il simbolo di Dioniso e Bacco ed è presente in Egitto, Fenicia, Grecia, Roma e fra gli ebrei).

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Il caduceo che sorregge Mercurio, sovente posto in tutte e due le mani rimanda a diversi concetti legati da una logica interna. In primo luogo l’incontro dello sguardo tra i due serpenti ha a che fare con le cure omeopatiche, nel senso di curare il male con il male. Denota l’unione di due forze simmetriche e secondo la tradizione cabalistica per un’unione perfetta i due si devono guardare in faccia. Il mio intento è quello di capire attraverso l’utilizzo e la ritualità del copricapo da un lato e del bastone dall’altro come i vari simboli trovino dei punti di interscambio passando da un uso ad un altro o da una religione ad un'altra, e così via. Come cioè sia conservata nell’estrema varietà e uso/simbolismo di un oggetto la sua natura fondamentale legata a riti o codici che si perdono nella notte dei tempi. Molti simboli, soprattutto alchemici, dei tarocchi, ermetici, conservano un significato inalterato che solo un iniziato sa gestire. Ma attraverso un confronto di testi, opere e saperi, possiamo da “profani” carpire alcuni misteri e farne parte in un gioco psicologico di maschere e identità. Due sono, in particolare i simboli connessi all’uomo che ne denotano le sue caratteristiche sviluppate e sono proprio il bastone e il cappello. Già gli uomini primitivi usavano il bastone come arma, la clava. In ogni epoca e in diversi luoghi l’uso del bastone e del cappello ha segnato determinate fasi con un simbolismo che sempre si rinnova.

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Diverse sono le opinioni sul significato del Caduceo, fondate anche sull’etimologia del termine (dal greco Kerύkeion, oggetto appartenente ad un eroe). Il caduceo, come riporta Coria (1994) è emblema della nascita dell’uomo (le due serpi congiunte rappresentano l’amore), della concordia (l’unione può sussistere anche tra due esseri perversi e crudeli) o infine del commercio (emblema mercuriale). In araldica rappresenta pace e amistà. Ancora oggi il suo uso è prettamente associato all’immagine della farmacia che è nata dopo l’alchimia. Il caduceo compare in molte tradizioni esoterico-religiose. Si farebbe addirittura risalire al 2600 a.C. Lo si è infatti ritrovato presso gli assiro-babilonesi, in alcuni papiri dell'antico Egitto e su una coppa ritrovata nell'antica città mesopotamica di Lagash. Veniva talvolta rappresentato anche sui monumenti egiziani costruiti prima di Osiride. Lo ritroviamo anche nella Sumeria (Shumer o Mesopotamia occidentale) e nell'India, inciso su pietra. Senza dubbio il caduceo esprime in sé una tensione bipolare e antinomica espressa dall’asta o axis mundi e dalla contrapposizione dei due serpenti (animali di terra) e delle due ali (che indicano il cielo). Ritroviamo infatti lo stesso scenario nella simbologia del Serpente Piumato o Quetzalcoatl, divinità del Messico precolombiano, che diede origine all’età dell’oro del Messico. Il simbolo del caduceo è anche assimilabile a quello cella croce che lo sovrintende, di cui parleremo dopo.

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Il simbolo del caduceo rimanda a parecchi livelli di analisi: storiografica, mitica, astrologica e astronomi- ca, ermetica ed alchemica, fisiologica, metafisica, psicologica, antropologica, solo per citarne alcune. Astronomicamente la testa e la coda dei due serpenti rappresentavano i punti dell'eclittica in cui il Sole e la Luna si incontrano, quasi in un abbraccio; metafisica- mente, invece, il caduceo rappresentava la discesa della materia primordiale nella materia grossolana; fisiologicamente rappresentava le corren- ti vitali che scorrono nel corpo umano, dove il bastone centrale rappresenta la spina dorsale con le energie vitali (serpenti) che l’attraversano: energie che sono comunque bipartite, come ad indicare due piani d’azione, come per esempio conscio/inconscio; anima/corpo o mente/corpo; oppure due principi contrapposti come nella migliore tradizione alchemi- ca. Il caduceo è il conciliatore degli opposti per antonomasia, è armonia. L’unione allusa dallo sguardo dei due serpenti porta allo Spirito, o ad una condizione di armonia superiore rappresentata dalle ali: questo potrebbe essere uno dei tanti messaggi del simbolismo del caduceo. Messaggio che si può cogliere anche in altri sistemi simbolici connessi in vari modi al Caduceo di Ermete e cioè la stretta analogia tra il sistema della Kundalini e l’Albero della Vita della Qbbalah, o lo schema generale della Grande Opera dell’Alchimia, tanto per citare i più conosciuti. Tutti i grandi sistemi esoterici di ogni parte del mondo e delle varie epoche presentano profonde similitudini, ed è proprio nelle

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immagini che si può intravedere la sottile linea rossa che unisce in senso orizzontale il sapere millenario raggiunto dall’uomo ed in senso verticale la ricongiunzione tra ciò che è materiale e ciò che invece va oltre il dato spaziale e temporale. A proposito di parallelismi è interessante notare come l'antichissima divinità egizia Anubi, protettrice dei defunti, veniva a volte rappresentata con in mano un caduceo. Anche Ermete Psicopompo accompagnava le anime dei defunti nell’Ade, faceva cioè da intermediario tra questa e l’altra vita. Come si sa i serpenti sono caratteristici per il loro mutamento della pelle. A livello simbolico e soprattutto iniziatico il “cambiare pelle” significa rinascere a nuova vita. Come abbiamo visto il serpente si ritrova associato alla farfalla, come principio di metamorfosi nel culto di mitra, e ciò non a caso. Come è riportato in vari testi storiografici prima che al Mercurio dei romani, il Caduceo venne attribuito come emblema ad Ermete Trismegisto (trismegisto significa "tre volte saggio"), mitico progenitore dell'arte magica tradizionale, intesa come nobile sintesi del sapere universale in ogni sua applicazione: medicina, legge morale, religione, filosofia, matematica, scienze naturali e via dicendo. Dal nome di Ermete Trismegisto scaturisce il termine ermetismo per indicare la conoscenza iniziatica, il cui apprendimento richiede studio profondo e dedizione. Il mito di Ermete risale alla civiltà egizia più remota. Fu ripreso dalla mitologia greca che ne trasse il dio Hermes, poi divenuto il Mercurio dei romani.

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Il Caduceo simboleggia in senso lato l'enigma della complessità umana e delle sue infinite possibilità di sviluppo. Jung ed il suo allievo Henderson decodificano il Caduceo come veicolo emblematico di un ancestrale messaggio di liberazione e guarigione. Tornando al dipinto del Figurarum aegyptiorum secretarum e rivista alla luce di tali concetti si può affermare come suggerisce una frase che ben si adatta a tale opera: << È il trionfo della "coppa salutare", nella quale si compie il recupero della forza vitale pervertita risanata e armonizzata grazie alla "giusta misura" di cui solo il redentore del Caduceo conosce il segreto>>. Ma qual è il segreto? Ed inoltre qual è il senso delle tre spire e mezzo che compiono i serpenti nell’attorcigliarsi al pilastro o bastone centrale? E quale mistero nasconde lo sguardo sincronico dei due serpenti contrapposti? Notiamo sempre nei dipinti o negli stessi simboli alchemici ed esoterici una tensione verso l’alto, un’aspirazione verticale. Il “basso” di un’opera indica i contrari, l’ “alto” la pacificazione degli opposti. Per esempio in alcune rappresentazioni legate al culto di Mitra, tanto per fare un esempio la coppia antitetica Toro – Leone è posta alla base della facciata di una tomba. I due animali corrispondono alle divinità Attis e Ponto ed occupano perciò il livello inferiore della triade. Salendo verso l’alto della facciata compare il rilievo di due leoni in lotta fra loro e più sopra una coppia di leoni tranquilli e amichevoli. Questi quattro leoni non sono un soggetto puramente decorativo perché compaiono con gli stessi atteggiamenti in altre tombe ed il

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messaggio che se ne può trarre, tenendo conto dell’insieme della facciata, è che la direzione ascendente porta ad un processo di armonizzazione del conflitto in cui incorrono i contrari. A livello sociale, o di inconscio collettivo è frequente il modo di associare una divinità, lo stesso Dio a un livello sopraelevato rispetto al piano terrestre: in cielo. Le rappresentazioni cosmogoniche di molte culture prevedono tale dislivello: ciò che sta in alto è la meta da raggiungere. Una tensione, quindi, che da sempre ha portato l’uomo a capire i misteri di tutto ciò che sta al di sopra di lui. Anche i riferimenti temporali sono suscettibili di essere posti in qualche punto “dietro” (passato) o avanti “futuro”. Molti sarcofagi egizi sono fatti in modo che il profilo del personaggio rappresentato guardi avanti, verso il futuro, data la loro concezione della morte come passaggio da una vita all’altra. Oppure la tensione verticale delle piramidi di cui abbiamo già parlato. Ciò che è dicotomico è dunque materiale, terreno, basso; il principio che invece riunisce in sé i contrari è “superiore”, celeste e quindi al di “sopra” dell’essere umano il quale anela a raggiungerlo. Oppure, l’uomo in fondo tende a raggiungere le stelle, dalle quali tutto sommato deriva, è anteriore, e verso le quali il suo spirito tende. Come anche il suo corpo, visto che siamo nell’era dei viaggi spaziali. L'iniziazione é stata definita come <<il processo destinato a realizzare psicologicamente nell'individuo il passaggio da uno stato dell' essere giudicato inferiore, a uno stato superiore", con la trasformazione da

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"profano" ad "iniziato">>. Mircea Eliade, nel suo studio "Nascite Mistiche", a proposito dei cosiddetti riti d'ingresso, ne riconosceva la continuità a partire dai più antichi rituali tribali, immutati nel tempo e tutti connotati dalle medesima successione operativa costituita da reclusione, prove iniziatiche, morte e risurrezione, rivelazione di una dottrina segreta, insegnamento di parole speciali. L’iniziazione aveva lo scopo di avvicinare il novizio ai misteri dell’aldilà, dell’alto. Non a caso in talune raffigurazioni compare una donna che si erge al di sopra della mezza luna, un simbolismo che deriva dall’Egitto ed ha a che fare con i tre notti di luna piena in cui si compiva il rito di iniziazione. Diceva già Plutarco che "l'anima al momento della morte prova la stessa impressione di coloro che si avvicinano ai grandi misteri". E' l' "oltre" che, nel suo significato più profondo, costituisce il senso nascosto del rito: ciò che é impenetrabile all'umana esperienza, la risalita verso la Luce, l'illuminazione. Un rito, quello dell’iniziazione, accompagnato da simboli che fanno da amplificatore delle emozioni e della conoscenza, nel quale tutte le scuole esoteriche dall’Egitto di Iside fino ai massoni, trovano la loro base comune. Lo scopo ultimo è la ricongiunzione dei principi micro e macro cosmici, i quali seguono le medesime tappe evolutive e di tensione verso l’Unità che è conciliazione di opposti, illuminazione, completezza e armonia. Psicologicamente parlando, una visione outsider (dall’esterno), o meglio dall’alto, permette di vedere il mondo da un piano rialzato. Allora si comincerebbero a vedere più

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che le differenze (di razza, di luoghi, di religione, di identità, e chi più ne ha più ne metta) le somiglianze, l’unità che coinvolge l’intero pianeta. E se ci spostassimo, con l’immaginazione, oltre la terra, verso lo spazio immenso, vedremmo soltanto dei punti, simili e luminosi e si perderebbe la visione dicotomica, materiale, limitata, che ci fa vedere soltanto differenze. Ma visto che sul piano materiale ciò è impossibile, vi sono altre vie ed altri modi, che da sempre sono stati tracciati e che stiamo cercando, in questo lavoro di riassemblare, riunire, senza pretese euristiche e assolute, ma solo come traccia da cui partire, senza mai arrivare. Un inizio. Tornando all’analisi del Caduceo, nell’Alchimia si sostiene che “un'intima unione tra Fisso e Volatile, ci darà lo Zolfo, la Calamita Filosofica che attrae lo Spirito Universale”. Il fisso è rappresentato dal bastone del caduceo (che ritroviamo nella carta del Matto, del Viandante, come archetipi di ricerca ermetica e spirituale partendo dal terreno), il volatile è invece rappresentato (dai serpenti attorcigliati) dalle ali poste sul polo superiore del caduceo. Insomma l’unione dei contrari, necessariamente, porta allo zolfo che come suggerisce Hedsel (1994) è scomponibile etimologicamente in Soul (anima) e Phos (luce). Il nome Phosphoros (Venere stella del Mattino), che contiene la parola phos, “luce”, che nei circoli iniziatici indicava l’adepto, l’uomo nuovo o evoluto, ossia l’uomo di luce, il cui simbolo si

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palesa nella stella a cinque punte dell’ Uomo Pentagrammatico. L’uomo, sempre per gli alchimisti, contiene in sé i Tre Principi del sale, del mercurio e dello zolfo, che compongono il sigillo di Mercurio Luna, Sole e Croce: in sostanza il caduceo. Mercurio è il Messaggero degli dei. Personifica quindi la Comunicazione. Siamo nell’era della comunicazione digitale, satellitare, globale e forse anche aliena, immateriale; ma in fondo comunichiamo veramente? O scimmiottiamo modi di comunicare, con strumenti freddi e distaccati, solo in senso quantitativo e non qualitativo. Un monito del Caduceo potrebbe essere: “comunicate guardandovi negli occhi e tutte le diversità saranno superate…e le vostre parole arriveranno in alto, verso l’anima”! Il fatto è che si vuole comunicare con tutti, ma con nessuno in particolare. Quando invece il principio guida è meno elettrotecnico e più umano o naturale si può comunicare con ognuno in particolare e guidare le genti e le masse. Fabio Gasparri, riprendendo concetti centrali dell’Opus Alchemico così richiama alcune frasi di immemorabile origine: <<Poiché l'Opera è con voi ed in voi, in modo che, trovandola in voi stessi, dove è continuamente, voi l'avrete così sempre, in qualsiasi parte voi sarete, sulla terra o sul mare>>. Ed é in seno all'Athanor, dalla codistruzione dell'Oro e dell'Argento dei Saggi che nasce la Crisopea: "Omnia ab uno et in unum omnia", "tutto è nell'uno e l'uno è in tutto". Tutte le cose provengono dallo stesso germe ed esse sono state tutte generate dalla medesima Madre.

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“Si evince”, dice il Gasparri “che tutto ciò che è presente quaggiù, è di origine divina, ma prigioniero di un mondo grossolano; degenerato e sminuito nelle proprie possibilità spirituali, può pretendervi di nuovo e quest' Opera di rigenerazione si chiama ‘Reintegrazione’… ..E come dallo Zolfo e dal Mercurio dei Saggi nascerà, venuto il momento, l'Uovo Filosofico, la Pietra al Rosso, la Crisopea, così nasce nell'Anima dell'uomo questo Athanor, l'Illuminazione Totale, elemento decisivo della Reintegrazione, e questo termine ultimo dell'Opera ha per nome: "LUCE DIVINA". Un’altra constatazione da fare riguarda la struttura stilistica del caduceo la cui vicinanza con alcuni concetti simbolici è estremamente interessante. Penso che si possa avvicinare la forma del caduceo alla lettera ebraica shin (‫ )שּׂ‬ed alla lettera greca psi (ψ, Ψ ). La prima, shin, significa spirito (si può intravedere una sua comparsa nelle fattispecie del cappello del giullare, che ha un altro tipo di “spirito”; lo shin è associato al 300, come sono strettamente imparentati il jestes (giullare, in inglese) delle corti francesi e la parola gestes (gesta, come nelle chansons de gestes); infatti il giullare è anche colui che compie gestes. Il jester, o Matto, è qualcuno che compie imprese importanti, ben fatte. Il termine caduceo, come abbiamo visto, in greco indica un oggetto appartenente ad un eroe, che compie gesta. Lo shin inoltre in numerologia e nella cabala rappresenta la freccia, la forza lanciata verso l’elevazione spirituale.

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Un’altra lettera ebraica strettamente associata al significato del caduceo potrebbe essere la Coph (‫ )ת‬che nel suo nome divino suona Kadosh (la cui assonanza con caduceo è più che evidente). Tale lettera, corrispondente alla cifra 100, rappresenta l’ascia (esiste in mitologia l’ascia bipenne che ricorda anch’essa la forma del caduceo), il suo significato esoterico è la Felicità, o il senso della compiutezza del raggiungimento spirituale (senso alchemico dell’Opus). Da notare che astrologicamente la lettera Coph è accomunato ai Gemelli, come due sono i serpenti (gemelli) che si guardano. Il caduceo potrebbe altresì rappresentare uno sguardo interiore, il serpente che guarda se stesso, o il suo alter ego. Il monito potrebbe essere: guardarsi dentro, percepire gli impulsi della propria interiorità. Ma per percepire l’interiorità l’uomo ha bisogno dell’Ispirazione, ovvero di Mercurio (associato alla lettera 5, He (lettera molto simile a Coph), cifra 5. La lettera He indica il soffio, che ha dato all’uomo non solo la vita materiale, ma anche quella dello Spirito divino (Mercurio fa da tramite tra la materia e lo spirito, è una guida). Per quanto riguarda i parallelismi con la ψ, lettera per altro associata ad anima (Psiche), rimandano appunto al concetto di anima e al Mercurio Psicopompo. La lettera è inoltre associata al concetto di Battesimo, una iniziazione, in cui l’elemento acqua è lo Spirito che rende cristiani e salva, ed emana luce: il

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fonte battesimale è spesso a forma di coppa dove in mezzo è posto un cero segno di luce e spirito, in pratica viene fuori una Psi. Ma la Psi è anche un Tridente, che tiene in mano Nettuno, dio dei mari. Anche il Tridente e il Caduceo presentano elementi in comune. Il significato del 3,5 associato al caduceo, ovvero le tre spire e mezzo che i serpenti compiono attorno all’asse centrale, forse rischiando di interpretare liberamente, è associato al numero 7 (ovvero 3,5 x 2), cifra ieratica per antonomasia, il suo antico nome esoterico è “la Luna sepolta”. Sette sono i gradi iniziatici, 7 i pianeti, i giorni della creazione, eccetera; sette è un ciclo perfetto; si può scomporre in due 3 che ruotano attorno ad Uno. Oppure indicare ancora una volta, il 4 (materia) + 3 (spirito). Il “sette” è un numero puro. Il Caduceo, quindi, come i vari simboli ivi analizzati ha la facoltà di essere ridondante, circolare, dicotomico e armonico, nonché di ricondurre tutto all’Uno. Se si considera invece il numero cinque del 3,5 notiamo che esso è la metà di dieci, quindi la metà di un cerchio, cioè i due serpenti che si guardano e tendono a formare metà del cerchio ognuno. “L’ Essenza è sempre al centro, è dentro; fuori l’assenza”. Ho notato che il simbolo del caduceo originale non compare nelle farmacie odierne. La differenza sta nel fatto, il che è sintomatico, che nel caduceo mercuriale i due serpenti si guardano l’un l’altro dentro gli occhi, mentre nel caduceo odierno spesso i due serpenti sono

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rivolti uno a destra e l’altro a sinistra. Come se il messaggio iniziale/tico si fosse smarrito, come forse smarrita è la strada divergente (e non convergente come nello sguardo dei serpenti del caduceo) che ha preso la medicina ed in particolare la chimica e la farmacia allontanandosi dall’Originale Matrice e cioè l’Alchimia, il cui messaggio è spirituale e salvifico contrapposto al messaggio economico e burocratico dell’odierna farmacopea. Casualità o Causalità? Fattostà che il simbolo del caduceo è una forza vivifica, che parla e penetra con i suoi significati, ispira e rasserena pur rimanendo enigmatico e sfuggente. Si potrebbe associare, per vie indirette, un altro numero, escatologicamente importante, cioè il numero Otto, palindromo di perfezione, formato dalle due spire centrali e per altro associato allo stesso Mercurio. L’otto racchiude il mistero dell’Ogdoade, un numero associato al Cristo (888), tre volte perfetto. IL numero otto è anche associato al Battesimo, che come abbiamo detto è anche una iniziazione: è esemplare il fatto che alcuni fonti Battesimali sono costruiti tenendo conto delle proporzioni associate al numero otto; oppure lo stesso battistero rappresenta un ottagono (come il Battistero di Parma, risalente al 1300 circa). L’0tto è anche il numero dell’uomo, che si avvicina alla perfezione (l’ottagono è la figura che più di altre tende al cerchio). Una struttura ottagonale può sorreggere una cupola, costituendo così una transizione dal quadrato al cerchio. “Vi sono otto porte che consentono il passaggio da uno stato all’altro” (J. C. Cooper, 1987). Per ipotesi una delle chiavi che

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permette l’accesso a queste Porte potrebbe essere il Caduceo, chiave in quanto croce: In certe illustrazioni (ad esempio Microcosmos Hypochon- driacus, un testo di alchimia del diciassettesimo secolo) il caduceo, ovvero Mercurio è rappresentato con una croce sopra la quale si ergono il sole e la luna (che rappresenta le corna): Mercurio rappresenta la croce tra sole e luna (vedi Bohme, Theosophical Werke, 1682). Un altro simbolo suggestivo è quello dell’ancora e quindi della nave. Un simbolismo che richiama l’attenzione, simulando il caduceo, sull’unione dei contrari e cioè della barca/luna/femmina con l’albero/maschio che in Egitto veniva raffigurato guardacaso con un serpente attorcigliato. Il simbolo viene ripreso dal cristianesimo che raffigura un’ancora con delfino, ovvero Cristo sulla croce. Altre due immagini che rappresentano una croce e un serpente ad esso avvolto sono di ispirazione alchimistica. Uno è raffigurato in Livre des figures hiéroglyphiques (XVII secolo) l’autore è Abraham Le Juif: il dipinto rappresenta il serpente mercuriale trafitto alle due estremità, vicino alla testa e alla coda e piantato su una croce di legno, indica inoltre il serpente di bronzo di Mosè crocefisso. L’altro compare nell’icona di Eleazar, 1760 (in Uraltes chymisches Werk, ed ha le stesse connotazioni del primo. Tutto ciò ci conduce al simbolismo universale della croce e delle chiavi. Prima di addentrarci nell’argomento che seguirà vi è un ultima constatazione da aggiungere e cioè il parallelismo caduceo-bilancia. La bilancia, come segno zodiacale, è formato da un piano orizzontale sormontato da un mezzo cerchio

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che corre parallelo alle estremità con il ripiano sottostante. Indica il Sole che tramonta o anche la congiunzione di cielo e terra. È un simbolo antichissimo che ritroviamo già nell’Egitto dei faraoni all’ingresso delle Piramidi, le quali dovevano contenere il corpo del faraone. Infatti Bilancia è sinonimo di equità, giustizia, ordine e nella cosmologia egizia è proprio su una bilancia che vanno soppesati, attraverso una piuma, tutte le azioni compiute sulla terra. Un simbolo che rimanda quindi, come vale per gli altri, alla concezione della vita ultraterrena e alla volontà di conciliare con tale simbolo la visione del cielo e della terra. La bilancia è equilibrio tra le due nature dell’uomo, quella animale e quella spirituale. La bilancia è associata a Mercurio, come protettore degli affari e della giustizia, e non è un caso che le antiche bilance a due piatti portavano nel perno centrale la testa di Mercurio quale protettore degli scambi e del commercio. Infine il ruolo di “Mercurio” fu preso in ambito cristiano da San Michele arcangelo. Un’ulteriore tassello per ricomporre il puzzle del sigillo “arcano” del caduceo ci viene da direttamente dall’alchimia. Il Drago Mercuriale (il Mercurio del filosofo o Drago alchemico) un simbolo medioevale triforme (un mostro a tre teste), indicante il guardiano degli inferi, è composto tre elementi importanti simboli: Luna, Sole e Croce, cioè sale, mercurio e zolfo, ovvero le tre componenti del sigillo di Mercurio. Luna e Sole sono delle costanti in alchimia e quando compaiono indicano sempre l’unione degli opposti.

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Simbolismo della Croce

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†♀Ψ┼╬ ♂XT
 
Abbiamo parlato nelle precedenti pagine di due concetti fondamentali assimilabili al simbolismo della croce e cioè: l’Albero, il Centro e il Punto, la quadratura del cerchio, la Scala, l’Axis Mundi. La croce racchiude nella sua importante funzione simbolica vastissime risonanze inconsce, accomuna molti significati che hanno una eco che origina dal profondo della condizione esistenziale umana. Croce e Uomo sono due simboli paralleli e interscambiabili, come è stato più volte mostrato in alcuni simboli tra cui in primis quello dell’ “Uomo Trivulziano” in Leonardo Da Vinci. La croce delimita uno spazio sacro, è posta per esempio sopra le chiese, ma la stesse chiese, alla base hanno una struttura a croce, così come nel costruire una città, i primi punti che si prendono formano solitamente una croce.

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Quindi, ad un primo livello, la croce segna e ricorda i punti cardinali: nord-sud (temporali), ovest-est (spaziali). Il quattro sta alla base della croce, numero di vastissimi riferimenti, che si riconducono alla fine al concetto di terreno, materiale, quadrato, contrap- posto a spirituale, celeste, rotondo, infinito e perennemente in movimento. Ma è il numero 5 che nella croce segna un punto di svolta. Il quinto punto, la quinta essentia, la quadratura del cerchio, l’unione dei contrari (qui come Nord, Sud,..) passa necessariamente per e attraverso il centro, il cuore, l’origine o la fonte. Anzi, è dal centro che tutto si diparte e tutto ritorna. Il mistero della croce è davvero profondo. Nell’Apocalisse, San Giovanni arguisce che la fine del mondo sarà annunziata dalla comparsa in cielo di una Croce, origine di tutto a cui tutto ritorna, alfa e omega. Rimanendo ancora sulla croce cristiana, in un mosaico greco del secolo XI d. C., Cristo Pantocratore (creatore di tutto) regge in mano il libro chiuso della vita e del destino, sul quale compare una croce (inscritta quindi in un quadrato). Cristo che tiene il Libro è a sua volta avvolto da un cerchio che ne enfatizza il valore assoluto e totale. Che la croce rappresenti l’Unione di principi contrari e complementari non vi è alcun dubbio. L’ankh, o crux ansata, egiziana, a cui avevamo accennato, unisce i simboli maschile e femminile, il cielo e la terra; è una chiave dei misteri sorretta da Maat, dea della Verità e dell’Ordine Mondiale.

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La croce è un simbolo primitivo, semplice, che esprime una infinità di concetti; ad essa sono affidati concetti di vita e di morte e resurrezione, di passato e futuro, di cosmo e uomo, eccetera, eccetera. Paradossale è il fatto che un simbolo così semplice racchiuda concetti così complessi e profondi. La croce è una chiave? Se così fosse, almeno a livello simbolico avrebbe una valenza concreta di apertura o chiusura dei misteri della vita; sarebbe la possibilità di una conoscenza universale, della conoscenza della verità, l’apertura del cuore, dei segreti. Ciò è vero soprattutto per alcune croci in particolare, associate quindi alla chiave: • • • La svastica L’Ankh Il Tau

Sarebbe impossibile sottoporre ad analisi tutte le varie croci e tutto ciò che concerne il simbolismo della croce in generale. Saranno sviluppati quindi soltanto due punti e cioè, il simbolismo e il significato dell’accostamento Croce-Chiave; e in seguito tratteremo della Croce di Cristo nel Medioevo come origine e fine, Adamo e Cristo. Albero e Croce sarà quindi un altro accostamento che svilupperemo più in là.

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Croci o Chiavi?

Vi sono alcune immagini mitologiche o religiose, raffiguranti una divinità che tiene in mano delle chiavi/croci. Una è l’immagine egiziana di Maat, dea della verità che tiene in mano l’Ankh (traducibile anche con “Vita”; sintesi di contrari, come maschile e femminile), qui sinonimo di bilancia e giudizio. A tenere l’Ankh in mano è anche un’altra divinità egizia, il dio Aria che ha la funzione di sostenere la volta celeste (la dea Nout) con le braccia levate, un gesto che rappresenta il Ru, ovvero la parte superiore dell’Ankh (la parte inferiore è invece una croce). Il dio Aria ha quattro croci, tante quanti sono i pilastri che sostengono la volta celeste (cfr. De Champeaux, Sterckx, 1997). Anche Ra, lo spirito egizio dei quattro elementi tiene in mano l’ankh (vedi per esempio pagina 137, figura 66, in Jung, 1944). Nel sistema teologico mazdeo-babilonese, su cui all’origine il mitraismo si fonda, è Zervan, il Dio del Tempo (a Roma Saeculum) tiene due chiavi nella mano, od anche un fulmine (cfr., Farioli, 1998). Molti dei tengono in mano un simbolo che in qualche modo è una Chiave o una Croce. San Pietro tiene le chiavi del paradiso. Un illustrazione molto suggestiva (in Jung, 1944), di derivazione alchemica presenta una scena della Putrefactio (senza la quale la meta dell’Opus non può essere raggiunto). Compaiono delle croci, cinque in tutto e un tiro a segno dove dei tiratori lanciano le loro frecce

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e sopra di esso una chiave. Come a dire il centro è la chiave (o viceversa).

Ritroviamo in alcune tradizioni popolari (nell’area di Perugia) l’usanza di “guarire” le convulsioni infantili attraverso un amuleto a forma di chiave con una croce all’estremità (vedi Coria, 1994). Anche Thor tiene in mano il martello, associato per la sua somiglianza al Tau. Leone Magno riferendosi alla croce dice: “in te universa perficis mysteria” (in te porti a compimento ogni mistero). In termini simbolici, la croce e il cerchio rappresentano rispettivamente lo spazio e il tempo (Blake). Anche in Egitto tale simbolo assume le medesime valenze, in forma di glifo usato come sigillo arcano. Anche lo zodiaco rientra in questa rappresentazione che per altro indica la natività come evento che si verifica al centro della Terra, “quando l’anima, nuovamente rivestita da un corpo, si immette ne tempo in questo ombelico del modo”. Un simbolismo sintetico e universale” (M. Hedsel, 1999). Già nell’antichità precristiana, la croce, contraddistinta dal numero quattro, è simbolo dell’unione dei contrari (sopra – sotto, destra – sinistra). Era un simbolo molto diffuso per indicare la vita e quindi la divinità nelle varie forme che si svilupparono poi anche nella cristianità. Attorno al simbolo della croce ruotano due elementi simbolici che riscontriamo fin dalle origini del pensiero umano, essi sono l’albero e

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il serpente, dei quali abbiamo già discusso precedentemente. In particolare, La parola “croce” deriva probabilmente dal sanscrito Krugga, che significa “bastone”; i Greci la chiamarono stauròs: “palo”; gli ebrei es: “albero” da cui il termine “ radice di Es”, per indicare il popolo ebraico quali discendenti di Adamo. Tutti questi nomi indicano l’origine primitiva della croce come supplizio: un albero o un palo al quale i condannati erano confitti con chiodi, o legati con funi, oppure impalati. Nell’Antico Testamento la croce era quasi sconosciu- ta; però i cadaveri dei giustiziati erano appesi, ad accrescimento della loro ignominia. Dopo la lapidazione di un malfattore condannato a morte, lo si appendeva ad un albero. Il serpente fissato ad un’asta per ordine del Signore divenne in epoca neotestamentaria il “tipo”, cioè la prefigurazione di Gesù crocifisso: “Chiunque, dopo essere stato morso, lo guarderà, resterà in vita” (Nm 21,8). L'albero (come anche il serpente) ci fornisce una sintetica rappresentazione dell'intero Universo, in quanto vivente testimonianza del perenne ciclo di nascita, morte e rinnovamento delle forme. Tale è l' "Albero Cosmico", nella più limpida espressione, quale si può rintracciare nell'ambito delle remote civiltà mesopotamiche ed egee. Esso raffigurerebbe inoltre le tre modalità fondamentali del tutto: le radici, i livelli inferi; il tronco, l'esistenza terrena, e i rami con le foglie rivolte verso l'alto, i mondi sovrumani. Ancora, Altrettanto ricco di implicazioni è l' "Albero della Vita", spesso concepito come sede di un dio o di un

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genio, secondo quanto attestano i culti arcaici di numerosi popoli, e che può recare frutti elargitori di immortalità (ad esempio nei miti del giardino delle Esperidi e dell' Haoma iraniano) e di una pericolosa conoscenza, secondo quanto attesta l'Antico Testamento. Si apparenta a quest'ultimo l' "Albero Filosofico" dell'arte alchemica, indicatore della "materia prima". In questa dimensione propriamente simbolica, ma anche su di un piano solo emblematico (cioè leggendario), spesso l'accesso all' Albero è impedito da un nemico che l'eroe o l'iniziato debbono o soggiogare o uccidere, come il Drago o il Serpente. Questi simpatici "custodi" rappresentano, a livello psicologico, le energie distruttive che si celano in ogni uomo, l'eterna lotta fra il bene e il male. La croce è simbolo di redenzione, e quindi della vita: “Con il sangue della sua croce” Cristo rappacifica e riconcilia tutte le cose “ che stanno sulla terra e quelle nei cieli “(Col 1,20). Volendo ritagliare uno squarcio di storia sulla croce diciamo che in India il segno cruciforme lo si trova già nel 3500 a.C. nella forma uncinata, è collegata al culto del dio Visnù, il dio che simboleggia la vita che si rinnova in perpetuo. I popoli indoeuropei hanno poi diffuso questo segno in Asia e in Europa: lo si è ritrovato nella regione dove sorgeva Troia, a Cipro, a Roma, in Gallia e nel nord Europa. In Perù e in Messico, nelle civiltà precolombiane, è documentata la presenza del segno di croce nel culto solare e della fertilità. Il più antico monumento con croce cristiana è ritenuta la iscrizione di Palmira del 136; si hanno in

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seguito le iscrizioni di Dura Europos (prima chiesa cristiana) e di Medula in Siria (232 e 197-198), alla fine del II° secolo si fa risalire la scritta di S. Rufina a S. Callisto a Roma. Dopo il ritrovamento della croce di Gesù a Gerusalemme, essa appare come crux invicta, ossia come simbolo di vittoria, sia sui labari romani che nei sarcofagi. Nel 335, sul luogo del ritrovamento, venne costruita una Basilica e fu eretta una croce splendida d’oro e grande, venne designata per il 14 settembre la festa della esaltazione della croce. A distanza di più di 1660 anni la Chiesa celebra ancora la festa nella stessa data. Per molti secoli la croce ha indicato la vittoria sulla morte e la gloria di Cristo. La croce a livello rappresentativo e artistico ha subito dei notevoli cambiamenti nel tempo dal medioevo fino ai giorni nostri, pur conservando il medesimo significato salvifico. Un’ altra croce importante quanto misteriosa è la svastica è uno dei simboli dei primordi dell’umanità, dal sanscrito svastica “apportatore di salute”. Si fa coincidere l’origine della svastica nella Mesopotamia, più precisamente Babilonia, usata anche come amuleto magico e apotropaico. La Germania di Hitler è stata anche una nuova Babilonia?! (sic) Nell’area Egea, Troia e Asia minore, la svastica era un simbolo diffusissimo e indicava la fertilità e la vita. Lo giainismo, antica religione, fondata nel VI secolo prima di Cristo, ha come simbolo la svastica. Compare anche impressa nelle monete, da qui probabilmente deriva anche il famoso modo di dire “testa o croce” riferito alle monete.

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A ridare “fama” al culto della svastica, nel nostro secolo è stato Hitler, tra l’altro in maniera abile e plagiante: Quando Hitler scelse la svastica come simbolo nazista, scelse uno dei più antichi simboli di un misterioso potere magico. Hitler scoprì che aveva l’effetto desiderato. Nel suo libro Mein Kampf, Hitler scrisse che quando nel 1920 presentò per la prima volta in pubblico la bandiera con la svastica, “fece l’effetto di una fiaccola accesa”. Come scrisse nel suo libro Mein Kampf, Hitler, presentò per la prima volta al pubblico la bandiera con la svastica nell’estate del 1920. Egli e i suoi compagni erano molto entusiasti del loro nuovo vessillo con l’antico disegno. È quanto sta succedendo attualmente a monte del governo americano di J. B. Busch, che incita le folle con motti biblici quali “lotta tra Bene e Male”, e con immagini apocalittiche da Giudizio Universale: ciò fa colpo sull’emotività delle masse e sul cervello destro dei singoli individui che si sentono, in modo assuefante, coinvolti in qualcosa di “più grande” da seguire, in cui credere. I grandi simboli se usati male possono rendere deleteria la massima machiavelliana “il fine giustifica i mezzi”. La croce è una chiave che apre il cuore della gente, ma se usata male il meccanismo si intoppa… Religione, economia, politica e Dio sa cos’altro ancora sono fortemente interconnesse tra loro in una danza irregolare di specchi e paradossi. La forza dei simboli emerge indipendentemente dall’uso che se ne fa. La croce va interpretata assieme agli altri simboli fondamentali: il centro, il cerchio, il quadrato. La croce infatti contiene il primo

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(l’intersezione delle braccia forma un centro), è contenuta nel secondo (la si può iscrivere dentro un cerchio), e genera il quadrato collegando con quattro rette le braccia. Universalmente la croce indica i quattro punti cardinali e quindi simboleggia l’orientamento. Si potrebbero scrivere milioni di parole sul significato della croce. La croce è una chiave per aprire le porte della percezione, per squarciare la materia. Ciò che è diviso in quattro ha anche un centro, un luogo di sintesi di origine e ritorno; si potrebbe dire non c’è quattro senza cinque. Così i quattro elementi hanno il loro centro nella quinta essenza, che è unione mistica di opposti. Ma essa è eterea, invisibile, come tutte le cose impalpabili che non scorgiamo quasi mai, ma che costituiscono l’essenza primaria su cui si fonda l’universo. Il punto centrale, luogo d’incontro dei quattro (elementi, direzioni..) è l’uomo. Ciò è evidente con la morte in croce di Cristo, è evidente con il significato numerologico del 5 che rimanda comunque all’essere umano, lo stesso uomo è un 5, quindi un centro, una stella (i 4 arti e la testa). Vi sono miliardi di stelle, miliardi di uomini, miliardi di simboli, poiché la Verità che regge l’universo è distribuita in tutto, ma vi sono dei centri dove si irradia maggiormente e tali centri sono le chiavi di accesso per il ritorno all’Unità, all’Unico principio che tutto sorregge. L’uomo forse ha smarrito l’identità del suo essere, come da tempo i più grandi profeti del nostro secolo vanno gridando. Voci disperse nel frastuono tecnocratico delle grandi metropoli.

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Eppure c’è ancora speranza, ancora voglia di ricostruire. Ogni persona è/ha una croce. Ognuno di noi è un punto di arrivo e di partenza; un essere materiale (4 è il numero della materia, dell’illusione) e spirituale (5, come abbiamo visto è il centro). Il più alto significato dell’uomo è racchiuso nel fatto di essere diverso e uguale allo stesso tempo a tutto e a tutti. Anche due gemelli avranno comportamenti e personalità diverse benché apparentemente uguali, così tra una persona e una stella quanti sono i gradi di differenza e uguaglianza? Credo che la risposta sia racchiusa anche nel numero cinque. Il simbolismo della croce, e qui sta la sua estrema importanza, percorre la storia dell’uomo sia a livello temporale, sia geografico, quindi spaziale, poiché è proprio nella sua essenza che si dischiudono i segreti del tempo e dello spazio, dell’origine e della fine, nonché del nuovo inizio (resurrezione). Per certi versi la croce rappresenta l’origine dell’universo, ovvero il big bang: a Ninive è stata ritrovata una tavoletta, contrassegnata col numero 1231, sulla quale vi è incisa una croce; è stato detto che rappresenta la galassia primitiva. Ma c’è di più, la croce rappresenta anche la fine, il compimento, come mostra San Giovanni Evangelista nella sua Apocalisse, dove una croce comparirà per segnare la fine dei tempi.

La spazialità (i quattro punti cardinali) e la temporalità (inizio e fine) della croce si

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ravvisano anche nella straordinaria ricorrenza simbolica in ogni tipo di religione e culto, dall’ India al Messico passando per l’Europa e l’Africa e presente fin dalle origini. La croce rimanda a tante considerazioni. In primis simbolizza anche le due possibili vie percorribili in orizzontale (quindi materialmente) o in verticale, unendo la terra al cielo (e percorribili spiritualmente). I simboli composti da tre elementi siano essi indù, shivaisti, Krishna, amerindi, o celtici, rappresentano sempre il sacro 3, un potente simbolo esoterico a volte occulto: nascitacrescita-morte, uomo-donna-prole e così via, che esemplifica come le energie o le forme materiali si muovano spesso in un sistema binario, o doppio, capace di generare una terza energia molto potente. Il triangolo è per antonomasia il simbolo del movimento, contrapposto al quadrato statico e chiuso. Ancora più palese, nel senso di movimento, è il simbolo della svastica, la croce uncinata: pare che gli antichi conoscessero benissimo la teoria del big bang, l’origine dell’universo ed il moto di espansione a spirale che non consegue. La svastica rappresenta il potere divino, il moto dell’universo e del sole. La croce è dunque la Chiave, e non solo per la sua forma che si avvicina a quella della chiave, per capire i più grandi misteri epistemologici ed escatologici insieme. D’altronde Dio è l’Alfa e l’Omega e il Cristo morto sulla croce ne esemplifica tale dinamismo. Il discorso diventa ancora più particolare e suggestivo se si considera la parola TENET

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racchiusa in uno dei più famosi “quadrati magici” e cioè il cosiddetto Sator:

S A α T O R

A R E P O

T E N E T

O P E R A

R O T A S

Ω

Abbiamo una testimonianza di questo quadrato magico in Plinio. Alcuni pensavo che sia di derivazione Celtica.

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Le parole “Sator Arepo Tenet Opera Rotas” di derivazione latina possono significare: “Il seminatore Areppo regge con fatica le ruote”. Le diagonali sono formate o da sole consonanti o da sole vocali. Al centro del quadrato il verbo Tenet forma una croce e racchiude il suo simbolismo (vedi quadratura del cerchio). Le parole dentro al quadrato si possono leggere quindi sia in senso verticale che diagonale, quindi in modo crociato. Nel corso dei secoli il Sator è stato utilizzato come potente talismano per sanare afflizioni e per fare vaticini. Dopo il ritrovamento di Cirencester in Gran Bretagna si ritenne che il Sator fosse una “crux dissimulata” in quanto si ritenne che fosse stato ideato in età imperiale (tra il II e il IV secolo d.C.) e che fosse utilizzato come segno di riconoscimento dai protocristiani come l’ancora o il pesce per sfuggire alle persecuzioni ponendo l’attenzione sulla croce formata dalle parole TENET oltretutto caratterizzate dalla T (tau greca). La particolarità del quadrato magico che è un 5x5 diventa rilevante quando ci si accosta alla centralità della lettera N punto da dove si diparte la sfericità con tensione centripeta dalle lettere (12) nel quadrato che sembrano ruotare attorno alla tredicesima, singola N. Come suggeriscono alcuni studiosi la N centrale è il fulcro poiché è rappresentativa dell’unica (poiché non ripetuta più di una volta) entità differenziata dalle altre, ciò rende l’opera del Sator del dinamismo coerente con lo sviluppo dei mandala. Ordunque, il significato simbolico del 13, numero usato nella divinazione e della N si pongono subito all’attenzione.

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Quando ritratta un argomento quale è quello dei simboli è lecito chiedersi fino a dove la comprensione umana possa giungere nel lungo cammino a spirale della loro conoscenza. Con i simboli c’è sempre un di più che sfugge alla comprensione e usare facili categorie aprioristiche non ci porta molto lontano (in appendice 1 si potranno consultare altri quadrati magici che secondo la tradizione popolare porterebbero fortuna, intanto vale la pena osservare come la combinazione dei numeri sia veramente suggestiva nel tendere ad un numero centrale e ripetersi) . Ancora, in modo schematico possiamo distinguere i seguenti significati simbolici, comuni alla cultura umana, ricavabili dal segno della croce:

Nord
(prove materiali che ci temprano) Notte/Inverno-freddo/Vecchiaia

Ovest
Tramonto/Buio/Misteri/Morte/ Rinascita/Autunno/Mezza età/

Es t
to Alba/Nascita/Luce/Vita/ Primavera/Infanzia/Spiri (Via, Conoscenza,

Speranza)

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Giorno/Estate-caldo/Crescita (fuoco, calore, gioventù)

Sud

La croce, come del resto molti simboli universali, è una forma sintetica da dove partono una serie quasi infinita di altri simboli e rimandi a cascata (per esempio l’ovest è collegato alla morte che è connessa con il colore nero che può rimandare alla nigredo alchemica, quindi alla sublimazione e alla resurrezio- ne, per cui al Cristo, alla chiesa e via discorrendo per parafrasi e accostamenti analogici). La croce è l’apice di una ideazione simbolica piramidale. Pensate alle croci poste in alto nelle chiese, è la medesima imago mundi che stiamo cercando di cogliere nella complessità dell’insondabile mistero delle cose generate dall’unità principale e ad essa nuovamente tendenti. Nella croce è racchiuso dunque quel dinamismo necessario ad ogni evento per far si che esso si manifesti. La natura delle cose è sempre polare. In ogni relazione, situazione sociale, si possono distinguere, come ci insegna la psicologia della comunicazione, sempre due poli o dimensioni: complementare (ravvisato dall’asse verticale della croce o dal famoso detto di natura esoterica, attribuito a

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Ermete Trismegisto “ciò che è in alto è anche in basso” o come sotto così sopra) e simmetrico (le opposizioni di qualunque natura, come ad esempio Bene e Male, che solo nel centro trovano il loro giusto equilibrio, in media stat virtus). Nella croce è dunque presagito ogni possibile moto galattico o cellulare, relazionale e internazionale, passato e presente. La croce, in ogni sua possibile rappresentazione, dalla spirale alla svastica, dal caduceo alla chiave, ci mostra come non sia possibile una verità statica in quanto la Verità segue il movimento centrifugo o centripeto delle coordinate assiali. Ogni cosa dipende dalla coordinate spazio-temporali ed ogni cosa acquista un diverso significato in base alla distanza che la separa dal centro. In questo modo e in questi termini è possibile ogni manifestazione sensibile e soprasensibile. Ciò che è centrale in questo discorso è il concetto di cambiamento, ciclo. Un esempio fra tutti: pensate al percorso che va dalla conoscenza di due persone al matrimonio. Tale percorso presuppone dei cambiamenti anche radicali nella vita del singolo individuo, delle perdite e delle conquiste. Alla fine è nel bilancio e nell’equilibrio tra due poli (dare e avere, essere e non essere, cambiare o no) che si gioca l’identità/ruolo dei due. Il divorzio non è altro che l’impossibilità o l’insufficienza nel gestire i cambiamenti cui si va in contro. L’uomo è un calcolatore e pondera bene i parametri dove inscrivere i cambiamenti dell’essere; se tali cambiamenti vanno al di la della portata e delle possibilità vi è la rinuncia, la fuga, il ritorno al passato sicuro e gestibile. Molte cose si fanno per abitudine, per

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compromesso. Il cambiamento include la sofferenza e l’abbandono, una sorte di morte simbolica sulla croce; una scelta di possibili vie che si dipartono dal centro. Ebbene spero che un piccolo contributo sia stato dato nella costruzione del puzzle della conoscenza simbolica, mitologica e archetipica. La forza figurativa e potenzialmente energetica dei simboli è qualcosa di affascinante e al contempo escatologico e arcano. Anche tra mille anni si parlerà di simboli, nell’attesa auguro a tutti una felice compartecipazione nel mondo dei simboli che ci vengono a trovare la notte nei sogni e ci parlano un po’ di loro. Nel seguente capitolo affronteremo un argomento particolare e cioè la tematica del rapporto 1  Molti, un modello che non è stato fin’ora indagato a fondo dalla scienza e rimasto ad un livello di concezione simbolica e mitologica. Spero che tale modello, per adesso solo teorico, possa rappresentare un ulteriore corrente di studi a partire dalle teorie sistemiche e della complessità che hanno sfiorato il concetto. La lettura di tale capitolo si presenterà un po’ impervia, i concetti non vanno presi in modo assolutistico ma come chiavi di lettura e basi per ulteriori sviluppi scientifici in accordo con la mitologia e la simbologia. Non vi è nessuna teoria attualmente che si possa definire un paradigma fedele dell’universo e dell’essere umano, tutte sono buone e tutte sono tracce periferiche che si avvicinano ad una conoscenza libera e globale. La conoscenza delle leggi dell’universo sarà soddisfacente

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solo quando ci sarà un comune sentire, allora la Verità sarà una sola e tutte le altre saranno ricondotte ad essa senza peraltro perdere singolarmente di importanza. Abbiamo detto che il segno o simbolo della croce compare già presso le popolazioni primitive; ad esempio nell’età del bronzo presso il Nord Italia i vari stanziamenti dei celti, veneti e retici compariva assieme ai prime rudimentali già l’uso della croce dentro ad un cerchio, come totem magico-religioso segno che i due simboli si potenziavano a vicenda ( una sorta di quadratura del cerchio?). Tale segno (croce e cerchio ) compare altresì presso le popolazioni del Vicino Oriente antico, dalla Palestina all’Iran a partire dall’8000 a.C. Tale segno che identificava la “pecora” era impresso in gettoni d’argilla (come ad esempio quelli provenienti da Habuba Kebira) e tale importanza dell’animale era dovuto al fatto che di pastori si trattava. Il segno cerchiocroce compare successivamente (circa XVI sec. a.C.) nella scrittura cipro-minoica e in quella egea. Nell’alfabeto Greco compare per indicare la lettera Theta o th (Θ ). Invece per indicare la lettera T compare una croce o una X a seconda della provenienza geografica dell’alfabeto (Attica, Cipro, Mesha, Bar-Rakib, eccetera). Presso i fenici aveva probabilmente valore numerico di 7.

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Conclusioni?

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Visto che una qualsiasi forma di “conclusione” sarebbe stata insufficiente e poco esaustiva, quale miglior modo di concludere (più nel senso di chiudere insieme) dando uno sguardo ad alcune immagini da me stesso elaborate, con le quali ho fatto alcune mostre, con l’intento di ripercorrere in chiave moderna tematiche come il Mandala, le Dicotomie, l’Armonia, la Luce e il Colore (anche in senso simbolico e cromoterapico). Una loro spiegazione step by step richiederebbe ulteriore tempo e non sarebbe neanche ottimale dato il fatto che la libera interpretazione e la suggestione proposta dalle singole immagini vanno aldilà là di ogni superflua esplicazione dei medesimi.

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La

verità

in

ogni

senso

La Verità non è appannaggio di tutti i sensi: essa non sempre si vede, non sempre si ascolta, non sempre si palpa, non sempre si proferisce. Ma quando c’è, sicuramente, si gusta!

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L’immaginazione sovrasta L’immaginazione sovrasta le vette dell’inimmaginabile.. le vette dell’inimmaginabile..

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se Le co per dono ucce so?... s ca

... Op p si su ure il ca s cced e nel o le cose ?

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Quan do sei i del vi n viaggio e aggio la allora , capi si fa lon meta del vi rai che la v tana, aggio .. é il v era meta iaggio (Dur .. ckeim
)

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“Non esiste nessun grande ingegno senza un briciolo di pazzia”. (Seneca)

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Solo tutto ciò che è fragile ha la forza e l’im di peto sfiorare l’essenza, l’anim delle cose. La m o il a ente cervello sonoabbastanzafragili?

“SPUNTINI DI “SPUNTINI DI RIFLESSIONE” RIFLESSIONE”

APPENDICE 1 172

1 6

3 2

13

5 1 6 9 6 4 1 5

11 3 7 1 4 12 1

Questo quadrato magico compare in un quadro di Albrecht Durer (Melanconia I del 1514, data che compare nella riga centrale la prima partendo dal basso) ed è posto nella facciata frontale dell’Athanor, il forno della trasmutazione della materia. La somma di qualsiasi colonna, riga e verticale all’interno del quadrato da sempre 34. (3 e 4, cerchio e quadrato, materia e spirito, il 7).

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13 8 12 1 2 11 7 14 3 10 6 15 16 5 9 4
1

2

Compaiono in un incisione celebrativa dell’alchimista Paracelso (1493-1541). Il primo da come somma 34, (è simile al quadrato di Durer); il secondo da come somma 65.(6+5=11, 1+1=2). La data della morte di Paracelso si può vedere nel primo quadrato magico nella quarta colonna righe centrali (15 e 14 che capovolto da 41).

11 4 17 10 23

24 12 5 18 6

7 25 13 1 19

20 8 21 14 2

3 16 9 22 15

4 3 8

9 5 1 174

2 7 6

Il risultato della somma è sempre 15: gli ebrei interpretavano le cifre 1 e 5 come le prime due lettere di Dio (Jehova). (L’aritmomanzia è legata ai quadrati Magici).

Un altro quadrato magico o mistico che da come risultato 15 è il seguente:

2 9 4

7 5 3

6 1 8

In realtà mantenendo sempre le stesse distanze o rapporti tra i numeri, il quadrato magico è ben fatto: 175

così se nella prima riga ho i numeri 2, 7, 6, posso aumentarli di un numero avendo così la stessa proporzione con i numeri 3, 8, 7. Il risultato della somma sarà diverso, ovvero:18, che corrisponde al valore di tutte le somme delle altre righe e colonne se aumentati di 1. Se invece tolgo uno da ogni casella ottengo il seguente valore: 12.

Bibliografia

Apuleio, Metamorfosi, XI 5. (traduzione dell’Asino d’oro, di N. Marziano, 1985, Garzanti, Milano). Coria G., 1994, “Dizionario di Magia”, Libri e Grandi Opere, Ed. Euroclub Italia, Milano. Farioli M., 1998, “ Le Religioni Misteriche”, Xenia Ed., MI. Gérard de Champeaux, Sébastien Sterckx (o.s.b.), 1997, “I Simboli del Medio Evo” Jaca Book, MI. Jung C. G., 1992, Psicologia e Alchimia, Bollati Boringhieri Ed., Torino, 12.

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Foglia S., 1994, “I simboli del Sogno”, Enciclopedia Tascabile, “IL Sapere”. T.E.N., Roma. Leone Magno Sermo 59, 7 (PL, LIV, 341 C). W.F. Otto, W. Wili, H. Rahner, 1995, “I Culti Misterici: uno sguardo moderno ad alcuni riti dell’antichità greca, ellenistica, romana”. Red Edizioni, In “Quaderni di Eranos”, serie di Convegni (Fondazione Eranos, Ascona, Svizzera).

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