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CORTE DI CASSAZIONE - SENTENZA 09 FEBBRAIO 2010, N. 2826

Svolgimento del processo


Nel 1987 la (...) s.p.a. emetteva nei confronti di (...) s.p.a (...) sei fatture, comportami un addebito di
imposta IVA per Lire xxx.xxx.xxx. In relazione alla natura delle operazioni, ed alla esposizione di
un credito di imposta da parte della cessionaria (...), l'Ufficio IVA di (xxxxxx) accertava che tutte le
operazioni fatturate rientravano nella applicazione della imposta di registro, rimanendo escluse
dalI'IVA. La (...) chiedeva quindi il rimborso dell'IVA versata di cui sopra, ed impugnava il
silenzio-rifiuto della Amministrazione innanzi alla Commissione Tributaria Provinciale di
(xxxxxx), che lo respingeva. L'appello della società avverso la sentenza era dichiarato
inammissibile dalla Commissione Tributaria Regionale del Veneto, e la Corte di Cassazione, su
ricorso di (...) cassava la sentenza con rinvio ad altra sezione della stessa Commissione. Questa, con
sentenza n. 17/2003, in data 22-5-2003, depositata in data 20-11-2003, respingeva il gravame.
Osservava a tale proposito che alla restituzione della imposta versata da parte del cedente (...) era di
ostacolo il fatto che la società cessionaria (...) aveva definito la controversia con l'Erario relativa
alla esposizione a credito dell’IVA relativa alle predette operazioni, giovandosi del condono di cui
all'art. 44 L. n. 413 del 1991. In tal modo, ad avviso della Commissione, era rimasta impregiudicata
la questione della assoggettabilità o meno all'IVA delle operazioni contestate, venendo così a meno
la prova dell'indebito pagamento della imposta da parte del cedente, il quale, avendo già esercitato
la rivalsa sul cessionario, rimane immune, sempre in forza del ricorso al condono da parte del
cessionario, da possibili pretese restitutorie da parte di quest'ultimo.
Avverso la sentenza propone ricorso per cassazione la (...), con un motivo, successivamente
illustrato da memoria. La Agenzia non svolge attività difensiva. (………….)

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20102c-N-2826.aspx

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