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DI

B OLOGNA U V ENERDÌ

3

A GOSTO

2007

TEMPO LIBERO

DELIKATESSEN
di HELMUT FAILONI

C

LE ACCIUGHE (NON) BIOLOGICHE

ucina biologica? Vade retro! Cucina molecolare? Benvenuta. Chissà perché chi ama il mangiar bene generalmente snobba e fugge a gambe levate dai ristoranti (senza averli mai testati peraltro) che propongono prodotti esclusivamente biologici e si esalta invece di fronte ad ogni genere di stranezza. Al biologico si associa (erroneamente) la fame non appagata, la malinconia di una cucina senza sapore e salutista, il pallore della clientela astemia. Il nuovo invece esalta, eccita pensiero e papille. A Singapore per esempio apre un ristorante ospedale, nel senso che i tavoli sono tavoli chirurgici, le sedie sono sedie a rotelle, le posate sono bisturi modificati e alcune portate (tutte rigorosamente molecolari) vanno trangugiate direttamente dai contenitori delle flebo. Non sappiamo se sono previste anche

cameriere-infermiere, ma sta di fatto che le prenotazioni (a quanto sembra) sono alle stelle. Lontano dal luccichìo dei tavoli chirurgici di Singapore, noi ieri ci siamo accomodati al tavolo (all’aperto) di Natura Sì. Effettivamente tutti, a parte noi, avevamo la faccia da salutisti. L’unica bottiglia di vino aperta è andata infatti dritta dritta al nostro tavolo (un Tocai biologico e abbastanza potabile). «Qui è tutto biologico», dice fiero un ragazzo alto e magro, come si conviene a chi lavora in un locale del genere e a chi crede nella filosofia bio. «Tutto a parte le acciughe, che usiamo sulla pizza» (Natura Sì è anche pizzeria:

provate quelle fatte con la base di farro). Passiamo ai piatti: tempura di verdura con salsa di soia all’olio d’oliva (leggera e croccante), carpaccio di cavolfiore marinato (verdura passata al vapore e poi condita), sformatino di melanzane e lenticchie con bufala e pomodorini (un po’ secco, con sapore dominante di lenticchie e totale assenza — al gusto almeno — della bufala), cappelletti alla mediterranea (ripieni di formaggio e conditi con pomodorini: pasta poco sottile), triangoli di farro con melanzane (buoni). Finalmente abbiamo provato un olio al peperoncino non ossidato e puzzolente, come quelli che ti propinano in tutte le pizzerie. L’uscita dei piatti dalla cucina è un po’ lenta. Tre portate, bevande escluse, vi costeranno sui 25 euro. A nostro avviso ben spesi. ............................................................................................................. Natura Sì, Via Savena Antico, 15, tel. 051/6241205

CULTURA&

Raccontami, madre
Il figlio Renzo ritrova Helga Schneider «Non mi disse mai nulla della nonna SS»
LA SCHEDA
La scrittrice Helga Schneider è nata a Berlino nel ’37. A quattro anni la mamma abbandona lei e il fratello per entrare nelle SS come guardiana dei campi di sterminio. Passato che scoprirà solo 30 anni dopo. Nel ’44, insieme ad altri bambini berlinesi, Helga diventa una delle piccole ospiti del bunker berlinese del Fuhrer. A 20 anni conosce il marito durante un viaggio in Italia e si trasferisce a Bologna, dove vive ancora adesso

IERI

ROBERTO HERLITZKA

«Ho interpretato quella crudeltà E ne porto i segni»

ANNI SETTANTA Helga Schneider e il figlio Renzo negli anni ’70

SOPRAVVISSUTI I prigionieri di Auschwitz dopo la liberazione «Mamma, non ti imbarazza?». «Cosa?». «Questa intervista». «No, mi hanno intervistata in moltissimi». La storia alla fine si ripete sempre. Dalla madre ci sia allontana spesso. E dalla madre si ritorna, a un certo punto. Le si chiede di raccontare il suo passato per capire il proprio presente. La storia che si ripete di generazione in generazione. In modo ciclico. Ma alcune storie sono più complicate di altre, più dolorose, e allora il ciclo che si ripete si conficca nell’anima come un coltello. Perché non può non fare la differenza che la donna che Renzo Samaritani intervista dopo un lungo periodo di silenzio e di di-

OGGI

Segnalazioni e lettere vanno inviate a: cultura@ corrieredibologna.it

ARTE La scuola di grafica a Castel D’Aiano
Da Carlo Leoni a Luciano De Vita, passando per Paolo Manaresi ed Ernesto Treccani, gli artisti più rappresentativi della scuola di grafica bolognese in una mostra a favore di chi soffre di distrofia muscolare. Domenica ore 17 nel Comune di Castel D’Aiano.

stacco sia la scrittrice Helga nipote della guardiana di AuSchneider. A sua volta figlia di schwitz e il figlio di una dei bimun passato pesante e di una ma- bi ospiti del Führer nel bunker dre che l’aveva abbandonata al- di Berlino. «Ero già fuori casa l’età di quattro anni per entrare dall’85 — racconta Renzo — e nelle SS e prestare servizio co- con mia madre i rapporti erano me guardiana nei campi di ster- interrotti da tempo, ma quando minio nazisti, ultimo dei quali scoprii la verità non le perdonai di avermi lasciato Auschwitz-Birkefuori dal suo passanau. Così come Helto. Era anche il mio g a n e l ’ 7 1 , d o p o «Dopo più di vent’anni passato». Poi tre antrent’anni di distacho suonato alla sua ni fa si è presentato co, parte da Boloporta: ho trovato a casa della madre, gna (dove era andata a vivere ventenuna scrittrice famosa» ha conosciuto prima la scrittrice, poi ne con il marito inla donna, infine la contrato in Italia), ritrova la madre anziana a Vien- mamma. L’avvicinamento lento na e scopre che la lasciò piccolis- di «un’artista prussiana severa» sima per seguire la (mai rinnega- con un «mezzo prussiano», dice ta) fede nazista, anche Renzo Renzo, emozionato nel parlare ha da poco «ritrovato» le sue ra- per la prima volta «in qualità di dici. E all’età di 40 anni può dire figlio di Helga Schneider». con serenità: «Adesso ho una Adesso che si è riconciliato madre». Perdonata solo da con il passato della madre, scritpoco per aver raccontato a trice fin da ragazzina, ormai un tutto il mondo, attraver- caso letterario, Renzo è divenso i suoi libri, quella sto- tato il suo più intimo collaboraria sconvolgente. A tut- tore. Cura con la scrittrice il to il mondo, ma non a nuovo blog (http://helgaschneilui. Che solo nel ’95, at- der.wordpress.com) dedicato a traverso l’opera pri- lei. Ma soprattutto a lei e a lui. ma della madre, Il ro- La loro storia che torna a intrecgo di Berlino, viene a ciarsi tramite la parola letteraconoscenza delle sue ria. Renzo, un lavoro part-time radici. Scoprendosi da buttafuori in un locale notimprovvisamente il turno, gli stessi occhi blu della

NEL 2004 Renzo Samaritani si è riavvicinato alla madre tre anni fa

mamma e la stessa passione per la scrittura, vorrebbe infatti pubblicare qualcosa di suo. Intanto, scrive piccoli racconti sul blog. Dove il «pezzo» forte è l’intervista alla madre aggiornata periodicamente dopo le lunghe chiacchierate notturne. La storia che si ripete (e si ribalta). L’intervista del figlio Renzo alla madre che arriva 30 anni dopo per riempire il buco nero lasciato alla scrittrice dalle domande che lei, a sua volta, fece alla mamma durante l’incon-

tro raccontato in Lasciami andare, madre. Quell’agghiacciante momento in cui l’anziana ricorderà con atroce precisione la sua facoltà di vita e di morte sulle prigioniere ebree a Birkenau. Una madre spietata che dice fiera: «Io resto ciò che ero». Da quel momento Helga Schneider si distaccherà per sempre da lei: il suo passato. Aspettando il ritorno del figlio Renzo: il presente che ha riempito quel buco nero.

Daniela Corneo

I

L IBRI

L’atroce Berlino dello sterminio. Raccontata dall’altra parte
Il giorno del suo 57esimo compleanno, il 17 novembre ’94, le arriva una telefonata da Adelphi. E le comunicano che il suo manoscritto Il rogo di Berlino sarebbe diventato un libro. La sua opera prima. Diventata in poco tempo un caso letterario (e fra poco anche un film). «Mi resi conto in quel momento — scrive Helga Schneider sul suo sito — che la mia vita poteva finalmente subire una svolta». E così è stato. Da allora la scrittrice tedesca che vive a Bologna non si è più fermata. Nel ’97 scrive per Rizzoli Porta di Brandeburgo e nel ’98 Il piccolo Adolf non aveva le ciglia, sempre per Rizzoli. Ma la fama internazionale della Schneider raggiunge il suo apice nel 2001, quando pubblica per la casa editrice Adelphi Lasciami andare, madre (foto). Il frutto sofferto dell’ultimo incontro con la madre, durante il quale la Schneider scopre che quell’anziana donna (a lungo cercata) l’aveva abbandonata per entrare nelle SS e prestare servizio come guardiana nei campi di sterminio. La storia di Auschwitz vista dall’altra parte.

La regista Lina Wertmuller nel 2004 lo scelse, perché vestisse i panni dell’anziana madre di Helga Schneider nello spettacolo teatrale tratto dal libro «Lasciami andare, madre». A distanza di qualche anno, l’attore Roberto Herlitzka (nella foto con la Schneider) lo definisce ancora «un personaggio tremendo». Herlitzka, perché la regista scelse proprio lei per interpretare l’anziana madre della Schneider? «Perché la Wertmuller, basandosi sul mio modo di recitare, ha aggiunto a quell’anziana donna delle note grottesche, qualcosa di ancora più terribile». Com’è stato incontrare un personaggio così? «Quando si recita si cercano le cose in comune con i personaggi che si interpretano. E pur essendo una creatura senza nessuna luce, anche quell’anziana donna ha dei lati quasi infantili che possono far tenerezza». Cosa le ha lasciato quello spettacolo teatrale? «Il ricordo di un’esperienza artistica molto bella, soprattutto per l’intesa che si è creata in scena con Milena Vukotic. Ma soprattutto un’attenzione particolare a fatti terribili che conoscevo bene, ma a cui non evavo mai dedicato tempo». E le avrà lasciato anche un rapporto intenso con Helga Schneider... «Helga mi ha parlato molto di sè, mi ha raccontato il suo dolore con una forza straordinaria e con una serenità conquistata piano anche grazie alla scrittura».

Da. Cor.

ABBRACCI
LA NONNA RICORDO
La scrittrice tedesca Helga Schneider durante una visita del ricordo al Monumento all’Olocausto a Berlino nel 2005 Nel 1971 Renzo, a soli 5 anni, parte per Vienna con la madre e ritrova la nonna. Helga Schneider scoprirà qui il passato della donna Un piccolissimo Renzo Samaritani abbraccia la madre Helga Schneider nella loro casa bolognese negli anni Settanta

LA MAMMA

RENZO
Renzo Samaritani oggi ha quarant’anni

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