ALZANDO GLI OCCHI AL CIELO

Di Valerio Vivaldi
La “umana macchia” del firmamento, tra mito e scienza: il cielo sopra il Natale.

Oggigiorno il cielo notturno è diventato quasi un lontano ricordo per la maggior parte della popolazione che vive nelle città e nelle periferie limitrofe. Capita spesso che tante persone non abbiano mai visto la stella Polare o la costellazione dell’Orsa Maggiore, e che l’unico oggetto che oramai caratterizza il cielo notturno sia il nostro satellite naturale, la luminosissima Luna. Ma qual è la causa della quasi totale perdita del cielo stellato? Un tema che nel mondo scientifico, in particolare nel settore astronomico, risulta essere oggi molto attuale è il fenomeno noto come inquinamento luminoso. Eh già, chi era convinto che l’inquinamento fosse riferito solo ai gas serra, all’elettromagnetismo, al rumore o ai rifiuti solidi e liquidi delle attività antropiche deve ora comprendere nel significato di tale parola anche le luci della città. Con il termine inquinamento luminoso si intende infatti quel riverbero di luci che si proietta nel cielo notturno, generato dalle illuminazioni pubbliche delle città. Nella maggior parte dei casi i lampioni dell’illuminazione stradale disperdono un’enorme quantità di luce in alto nel cielo, determinandone una luminescenza che cancella letteralmente la debole ed evanescente luce del firmamento stellato. Oltre al danno ambientale si tratta anche di un inutile spreco in termini energetici: a cosa serve illuminare anche in alto? Negli ultimi anni si sono effettuate campagne di sensibilizzazione da parte del mondo scientifico ed amatoriale (astrofili) e qualcosa si è anche ottenuto. Alcune regioni hanno infatti introdotto una normativa anti inquinamento luminoso, che prevedrebbe l’installazione di più efficienti luminarie a fascio luminoso diretto verso la strada (quindi solo verso il basso), i quali oltretutto consumerebbero molta meno energia elettrica dei vecchi impianti, con un importante beneficio economico. Purtroppo tali normative sono ancora troppo localizzate, spesso mai applicate e soprattutto non rese note alla popolazione che avrebbe il potere di denunciare la non legalità di numerose nuove opere che non rispettano queste condizioni. L’inquinamento luminoso non solo ci “oscura” il cielo, ma la notte non buia modifica anche sensibilmente l’attività vegetale ed animale, creando un disorientamento nella fauna e scompensi nell’attività di fotosintesi-respirazione delle piante. Supponiamo però, una di queste notti, di poter spegnere lentamente tutte le luci delle città e di trovarci sotto un cielo terso e sgombro dalle nubi: lo spettacolo che ci si presenterebbe sarebbe un’emozione davvero unica. Premesso che bisogna riuscire a comprendere il cielo nelle tre dimensioni spaziali, con i

pianeti e la Luna molto vicini a noi, le stelle visibili (che fanno parte della nostra Via Lattea) come corpi relativamente vicini a noi, per andare molto in profondità con gli oggetti cosiddetti “deep sky” (ammassi di stelle, nebulose, galassie, ecc). In pochi istanti infatti potremmo veder comparire le stelle più luminose, che inizierebbero a disegnare le grandi costellazioni tipicamente invernali, come la maestosa costellazione di Orione, con le sue stelle giganti Rigel (blu) e Betelgeuse (rossa), o il grande “ferro da stiro” che raffigura il Leone celeste, custode delle numerose galassie che ne costellano il suo interno. Di facile individuazione sarà l’ammasso delle Pleiadi, nella costellazione del Toro, rappresentata dal rubino celeste Aldebaran e, vicino, il grande pentagono dell’Auriga torreggia con la sua luminosa Capella. Non si potrà fare a meno di incuriosirsi allo scorgere di una stella luminosa tra il Leone e la Vergine, di colore beige e priva del tipico tremolio delle stelle, chiedendosi come mai appaia diversa da tutte le altre: si tratta infatti del pianeta Saturno, sicuramente il più bel pianeta del sistema solare. L’immagine telescopica di Saturno ne rivela l’origine del suo fascino negli anelli che lo circondano, probabilmente già individuati da Galileo nel XVII secolo con il suo cannocchiale. Continuando a passeggiare tra le stelle possiamo incontrare i Gemelli, con le due stelle principali Castore e Polluce e, più a Nord, le due Orse, la Maggiore e la Minore, con la stella Polare. Con lo scorrere delle ore sorgerà anche la costellazione della Vergine, guidata da Spica e seguita dalla Corona Boreale, molto ricche di galassie. Le costellazioni visibili sono logicamente molte di più di quelle descritte in questo breve percorso, ma con l’aiuto di un buon atlante si può intraprendere un emozionante viaggio tra gli astri del cielo, alla scoperta di scienza e mitologia, che si abbracciano in un fitta trama che rende la meraviglia naturale offerta dal firmamento stellato ancor più affascinante. La volta celeste pertanto ci fa rivivere le antiche culture romana, greca ed araba che la hanno resa un infinito racconto mitologico, dandoci la mistica illusione che anche solo per un istante le costellazioni prendano vita e riproducano in una danza cosmica le vicende dei miti dei nostri antenati. Alla luce di tutto questo è logico pensare come il cielo notturno sia un fondamentale ed imprescindibile diritto dell’umanità, che deve essere protetto e tramandato ai posteri, prima che vi sia la totale cancellazione di una componente della natura che ha guidato ed accompagnato l’Uomo nella sua stessa evoluzione.