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Citta del Sole - Tommaso Campanella

Citta del Sole - Tommaso Campanella

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TOMMASO CAMPANELLA

LA CITTA
DEL SOLE
Biblioteca Universale
Rizzoli
THE
WILLIAM R. PERKINS
LIBRARY
OF
DUKE UNIVERSITY
Rare Books
BIBLIOTECA
UNIVERSALE
RIZZOLI
2000.
Digitized by the Internet Archive
in 2010 with funding from
Duke University Libraries
littp://www.arcliive.org/details/lacittdelsoleOOcamp
TOMMASO CAMPANELLA
LA CITTA
DEL SOLE
Rizzoli/ Editore
PROPRIETÀ LETTERARIA RISERVATA
(£)
1964 Rizzoli Editore, Milano
A CLiRA DI
BRUNO WIDMAR
Data della prima edizione B. U. R.
della presente opera: agosto
1963
PRINTEI) IN ITALY
RIZZOLI EDITORE - MILANO
NOTA
I
TEMPI E GLI
AVVENIMENTI
Il periodo in cui è vissuto il Campanella è contrasse-
gnato dalla rottura delVunità del inondo cattolico e dalla
energica affermazione degli Stati nazionali.
Questa affermazione è la conclusione necessaria di un
secolare processo politico, delineatosi alVinizio del secolo
XIV col contrasto tra Bonifazio Vili e Filippo il Bello
di Francia, e affermatosi
via via in Spagna, in Porto-
gallo, in Inghilterra. Ma è anche la conclusione di un
processo economico che, intaccando il sistema feudale
medioevale col sorgere del pre-capitalismo nelle città, si
è andato via via rafforzando
con le scoperte geografiche,
ed è culminato con Vaffermazione del capitalismo. Così
Vunità spirituale dell'Europa, garantita dal cattolicesimo,
è stata nei secoli minacciata, prima da sporadici tenta-
tivi di riforma, poi da quei giganteschi fenomeni del-
l'Umanesimo e del Rinascimento che sono sfociati nella
Riforma. I movimenti politico, economico, culturale, reli-
gioso che hanno spezzato Vunità del mondo europeo, non
sono, infatti, distinti, bensì fenomeni interdipendenti che
dischiudono la via al mondo moderno.
Sull'Italia, questi movimenti hanno operato in modo
da compromettere a lungo il suo processo unitario, con-
sentendo l'occupazione straniera, soprattutto spagnola, e
affermando l'autorità dell'Inquisizione.
La dominazione spagnola e quella dell'Inquisizione si
fecero sentire in particolar modo nell'Italia meridionale,
quando, dopo la morte del papa Paolo IV, stretta si fece
Valleanza tra la Spagna e la Santa Sede, che ebbe nel
nuovo Ordine dei Gesuiti lo strumento più valido per
la repressione dei movimenti politici e di rivolta morale
nel Mezzogiorno d'Italia.
La vita e Vopera del Campanella si
collocano in que-
sto ambiente di estrema
arretratezza politica, morale, re-
ligiosa, mentre
nelVEuropa
settentrionale-occidentale
si
costruiscono i nuovi Stati moderni e tutta la cultura si
proietta verso nuove
conquiste all'insegna di Bacone,
di Galileo, di Cartesio.
Se
poi si considerano le condizioni delVItalia meridio-
nale, si deve
riconoscere che, a partire dal
1600,
tuttoi
il Mezzogiorno
d'Italia è
considerato dagli spagnoli aliai
stregua di una colonia di sfruttamento. Si afferma
il fra
zionamento regionale nel Vicereame: eliminato lo stra-\
potere dei vecchi baroni, si impone lo strapotere dei]
funzionari al servizio della Spagna; la Calabria, facendo
vita a sé ed essendo in mano a funzionari ed ecclesia-
stici, diventa più povera e desolata. E la cultura non
ebbe miglior sorte nel Mezzogiorno, quando si pensi al
destino di Bernardino Telesio, di Giordano Bruno, del
Della Porta e, più tardi, dello stesso
Campanella; anche
centri di cultura come le biblioteche e le accademie
fu-
rono eliminati.
Spopolamento delle campagne,
impoverimento delVar-
tigianato, finiscono
col distruggere sul nascere ogni ini-
ziativa di carattere
economico, e le uniche manifestazioni
vitali sono da ricercarsi nel fenomeno
del banditismo,
oscillante tra la rivendicazione sociale e la degradazione
economica; e nel fenomeno dei monasteri, dove ancora
era possibile una certa vita culturale; anch'essa, però,
oscillante tra eresia e ortodossia cattolica.
Il Campanella vive in queste contraddizioni del suo
tempo ed è figlio di queste contraddizioni, cioè del vec-
chio che vuol conservarsi e del nuovo che vuole
affer-
marsi.
LA VITA E LE OPERE
Giovanni Domenico Campanella nacque da Geronimo
e da Caterina Martello il 5 settembre 1568 a Stilo, in
Calabria.
I tredici primi anni passati in famiglia
ebbero, sen-
za dubbio, una costante influenza su tutto il corso del-
la sua vita. Il padre, un povero contadino che stentava
a mandare avanti la numerosa famiglia; la madre, una
donna rozza e ignorante. Il quadro delVambiente
fami-
liare, povero e legato ancora alla superstizione medioe-
vale, si completa con la presenza della cugina Emilia,
donna esaltata e soggetta a convulsioni, che curava le
malattie e prediceva il futuro.
In questi anni, in più di una occasione il giovane
aveva avuto modo di manifestare la sua vivace intelli-
genza, il suo acuto senso di osservazione, recitando versi
estemporanei, scrivendo brevi orazioni e componimenti.
Sulla soglia' delVadolescenza, nel
1581,
entrava nel Chio-
stro dei Domenicani, come chierico, per diventare nel-
Vanno successivo frate dell'Ordine stesso, assumendo
il nome di Tommaso. Nell'Ordine dei Domenicani,
fra'
Tommaso poteva trovare appagamento al suo desiderio
di ampi e severi studi, ma questo appagamento mal si
conciliava con la disciplina imposta dall'Ordine, che era
di freno
alla sua audacia speculativa. Tutta la vita del
Campanella è caratterizzata dal dissidio tra questa
sua audacia, che è anche un segno della sua moder-
nità, e la disciplina dell'Ordine, nonché la disciplina
più generale e più autorevole della Chiesa cattolica nel
travagliato periodo della Controriforma. E questo dissi-
dio, che non è solo del Campanella, ma dell'età sua, si
riflette nell'opera e nella vita del
frate
calabrese.
Fin dai primi giorni della sua permanenza nel con-
vento, scoppia il contrasto tra lui e i suoi confratelli. Il
Campanella nega, infatti, l'autorità di Aristotele e, più
precisamente, rifiuta ogni autorità, filosofica, religiosa,
politica; rifiuta di dire, di scrivere o di fare
attraverso
ciò che gli altri hanno detto, scritto o fatto; si pone,
cioè, contro la regola conventuale e della Chiesa.
Questo energico rifiuto del principio d'autorità, e in
particolare dell'aristotelismo, viene tradotto in una delle
opere più importanti e più fresche del Campanella: Phi-
losophià sensibus demonstrata, nella quale propugna i
princìpi della
filosofia naturale del conterraneo Bernar-
dino Telesio. Siamo nel 1589, ma l'opera verrà pubblicata
nel
1591 a Napoli, dove il Campanella si era rifugiato.
Qui, la sua ansia di sapere e soprattutto di addentrarsi
in quelle discipline che erano ripudiate dagli studi con-
ventuali lo
fa
assiduo frequentatore di Giambattista Della
Porta, che coltivava la magia e le scienze naturali. E da
questo momento ha inizio la serie dei processi per eresia
a lui intentati. Il primo di questi processi, a Napoli, nel
1592, si risolve con la condanna a ritornare nei conventi
della sua provincia. Ma egli infrange lordine e si reca
prima a Firenze, poi a Padova, dove viene a contatto
con Galileo. Nel 1593, a Padova, subisce un secondo
processo per sodomia, e viene assolto. Nel terzo processo
è posto sotto Vaccusa di seguire le dottrine di Democrito
;
il processo viene concluso a Roma nel 1595, con Vassolu-
zione, però dopo aver subito per due volte la tortura. Si
ebbe
infine
un quarto processo, nel quale è ancora ac-
cusato di eresia, e nel corso del quale viene ancora una
volta condannato a ritornare in un convento della sua
provincia e a non
far
circolare i suoi scritti.
In questi anni così difficili il Campanella compose una
serie di opere che sono quasi tutte andate smarrite. Nel
1593 aveva scritto due opere importanti: Monarchia Chri-
stianorum e De regimine Ecclesiae, nelle quali parlava di
unione universale di tutti i popoli in un solo gregge e
sotto un solo pastore, il papa, mentre gli interessi mon-
dani avrebbero dovuto essere curati dalla Spagna; in
un secondo tempo il Campanella suggeriva, al posto del-
la Spagna, la Francia. Egli considera l'apporto dei prìn-
cipi italiani a quest'opera del papa nei Discorsi ai prìncipi
d'Italia, del 1594, e l'apporto dei popoli riformati, i quali
avrebbero dovuto, secondo lui, rientrare nelVambito del-
la Chiesa romana, nel Dialogo contro Luterani, Calvinisti
ed altri eretici, del 1595.
Dopo tanto girovagare^ ritorna in Calabria e si dedica
aliapprofondimento dottrinale di due temi a lui cari: il
sensismo e la religione naturale. Il senso non viene più
considerato dal Campanella come funzione propria del-
l'uomo e dell'animale, ma viene inteso come
diffuso
per
tutte le cose, sì da garantire la conservazione dell'es-
sere: il pansensismo del Campanella è molto vicino al
panpsichismo dei
filosofi
presocratici. Per quanto con-
cerne la religione, il Campanella sviluppa in questo pe-
riodo il pensiero del Bruno, il quale dava valore a tutte
le
forme di culto, ritenendole modi diversi di estrinse-
care la religione naturale; il Campanella, però, tende
a
far confluire
la religione naturale nella religione cat-
tolica, per dare origine a una vera e propria religione
8
universale, che avrebbe dovuto diventare la radice di
un nuovo ordinamento politico, già espresso negli scritti
politici sopra ricordati.
Ma i suoi pensieri di riforma religiosa e politica non
restano allo stato di pensieri: il Campanella cercherà di
tradurli nella realtà, e Voccasione di questo tentativo gli
sarà fornita durante la sua permanenza in Calabria. In-
fatti,
nel 1599 si preparerà qui una congiura attraverso la
quale il Campanella cercherà di attuare il suo ampio di-
segno di riforma del mondo; l'episodio calabrese non
doveva essere che il primo concreto esempio, dal quale
a poco a poco la riforma religiosa e civile si sarebbe
imposta in tutto il mondo.
In che cosa consisteva questa riforma? Nel ritorno
delVuomo alla natura e nell'eliminazione di tutto ciò
che di soprannaturale vi è nel Cristianesimo. Il mistero
è nella natura, il divino è in Cristo e nei grandi legisla-
tori, la magia naturale è il solo sacramento. Campanella
rifiuta i dogmi della trinità e del Dio incarnato, per cui
Cristo per lui è un uomo; rifiuta il dogma della euca-
restia. A queste cose il Campanella non solo pensa, ma
le predica, e nello stesso tempo tesse le
fila della rivolta
della Calabria per liberarsi dal dominio spagnolo e creare
una repubblica.
Alla congiura prendono parte contadini, ecclesiastici,
nobili; Bassa Cicala garantisce Vintervento della flotta
turca. Ma una delazione non solo
fa
saltare il piano dei
congiurati, ma porta all'arresto dello stesso Campanella.
Il filosofo
calabrese è accusato di sedizione, e Vaccusa è
confermata da alcune testimonianze circa dichiara-
zioni da lui fatte. Al processo per sedizione dovrebbe
fare
seguito quello per eresia, ma il Campanella, resosi
ormai conto che su di lui pende la minaccia della pena
capitale, simula la pazzia. Il processo non può prose-
guire
;
per aver conferma della pazzia il tribunale applica
il supplizio della veglia per trentasette ore, e solo il 13
novembre del 1602 il Santo Uffizio
condanna il
filosofo
al carcere a vita.
La carcerazione, applicata dapprima con estremo ri-
gore, mitigata poi durante periodi nei quali il Campa-
nella riprende i suoi studi, scrive, riceve visite, dura dal
1599 al 1626.
9
Nella sua attività letteraria e
filosofica
di questo perio-
do emerge, sul sensismo, il nuovo orientamento:
fonda-
mento essenziale ne è l'attività dell"autocoscienza, che si-
gnifica
conoscenza di sé e di ciò che è diverso da sé, cioè
dell'oggetto.
Così anche il primitivo pensiero sulla perso-
na di Cristo si modifica: Cristo è considerato come ema-
nazione di Dio per la salvezza degli uomini. Inoltre
fra'
Tommaso scrive poesie di carattere
autobiografico e me-
tafisico
;
pensa a una riforma di tutto il sapere che si
ispiri al Cristianesimo e che non rappresenti, invece, uno
strano connubio tra cultura classica, e più precisamente
aristotelica, e cultura cristiana. Da questi intendimenti
nascono le opere più importanti: la Metaphysica, in di-
ciotto libri (1602-03); la Theologia. in trenta libri (1613-
24): Z'Atheismus triumphatus (1605-07), col quale cerca
di dimostrare le verità del Cristianesirno. Degli scritti
politici, oltre a quelli già ricordati, vanno considerati: La
città del Sole, di cui si parlerà a parte
;
La monarchia di
Spagna, del 1601, con il quale il Campanella mostra alla
Spagna quale sia il suo compito, cioè, come braccio seco-
lare, di aiutare la Chiesa a realizzare il suo Stato univer-
sale; gli Antiveneti, del
1606,
scritti per confutare Paolo
Sarpi sulla famosa contesa tra il papa Paolo V e la Repub-
blica di Venezia, che culminò nell'interdetto promulgato
contro la Repubblica veneta. L'enciclopedia del sapere
viene realizzata dal Campanella nella Philosophia ratio-
nalis, del 1613, nella Philosophia realis, del 1619, e nelle
Quaestiones, del
1620, nelle quali due ultime opere viene
approfondito il naturalismo
filosofico.
Importante anche
TApologia di Galileo, del 1616, in occasione delVaccusa
di eresia rivolta al Galilei da parte del Santo
Uffizio.
L'accusa di eresia partiva dalVaffermazione che i passi
della Bibbia concernenti il sistema delVuniverso smen-
tivano le scoperte di Copernico e di Galileo. La questio-
ne si trasferì nel campo più generale del rapporto tra
le verità scientifiche e quelle rivelate, e così il Galilei
come il Campanella vennero affermando che la Bibbia
non
è in grado di illustrare le verità scientifiche, ma, se
mai, le verità
scientifiche sono in grado di illustrare i
passi che riguardano la natura contenuti nella Bibbia.
Nel maggio del 1626 il Campanella otteneva la libertà
dagli spagnoli, ma, arrestato dalle autorità ecclesiasti-
10
che, veniva trasferito nel carcere di Roma, dove restava
fino
al gennaio del 1629. A Roma trovava un po' di tran-
quillità; papa Urbano Vili gli faceva avere una pensione
e la nomina a "magister"
;
egli stesso si
definirà
poi
"magister" di astrologia e di politica. In questo periodo
si apre un nuovo processo al Galilei, e in tale occa-
sione il Campanella dimostra di non condividere la con-
cezione copernicana, e dichiara le Sacre Scritture estranee
nei confronti delle dispute scientifiche intorno alla na-
tura.
Sul piano politico è da notare ravvicinamento del
Campanella alla Francia, cornee la nazione capace di con-
quistare il. mondo alla Chiesa cattolica. Ma nel 1634 viene
scoperta a Napoli una congiura contro gli spagnoli, ordita
da Tommaso Pignatelli; il Campanella viene accusato di
correità, e perciò è costretto a fuggire con Vaiuto del-
l' ambasciatore francese, rifugiandosi a Parigi.
La sua presenza a Parigi segna un vero e proprio
trionfo: gode dei favori di Luigi XIII e del cardinale
Richelieu, insegna alla Sorbona, ottiene una pensione,
pubblica alcune opere. La sua travagliata esistenza si
chiude con un breve periodo ricco di soddisfazioni e di
riconoscimenti. Il 21 maggio 1639 il Campanella muore
nel convento di Saint-Honoré.
LA FILOSOFIA
Il
filosofo
calabrese distingue la
filosofia,
coìne cono-
scenza della natura attraverso i sensi e la ragione, dalla
teologia che, attraverso la
fede,
nella Bibbia viene a
conoscere il mondo soprannaturale. Mentre la conoscen-
za della natura consente di servirsi di essa per la nostra
vita quotidiana, la teologia riguarda la salvezza delVani-
ma. La
filosofia,
dunque, come ricerca e conoscenza della
ìiatura, deve liberarsi dall'autorità delle Sacre Scritture,
che nulla hanno a che fare con questo tipo di conoscenza,
e deve anche liberarsi da ogni autorità che provenga
dall'uomo:
in quei
tempii dall'autorità di Aristotele.
La conoscenza non è altro che rapporto tra la coscien-
za e gli oggetti tramite la percezione, e in questo
rapporto la percezione
m,odifica la nostra coscienza, e
pertanto noi abbiamo coscienza di noi o autocoscienza,
11
in quanto modificati, e abbiamo conoscenza degli og-
getti che attraverso la percezione hanno operato le mo-
dificazioni
della nostra coscienza.
L'autocoscienza umana in questa attività è simile a
quella divina, con la differenza che l'autocoscienza divi-
na
specifica e distingue da sé, mentre quella umana
specifica
e distingue attraverso il processo dell'esperien-
za: passiva luna, attiva l'altra. E nella conoscenza il
procedimento, secondo il Campanella, non può essere
quello sillogistico di Aristotele, che non tiene conto del-
le note particolari dell'oggetto percepito e pensato, ma
quello platonico, che nell'intuizione coglie così la nota
universale come le note individuali dell'oggetto.
Il passaggio dalla conoscenza alla metafisica è indivi-
duato partendo dalla coscienza, la quale, conoscendo se
stessa, si rifa
ad un principio dal quale discende la sua
stessa esistenza, quindi, quando conosce se stessa conó-
sce anche il principio che le ha dato origine, cioè co-
nosce Dio, in una sorta di innatismo. La conoscenza di
sé è così per l'uomo una conoscenza originariamente
innata, mentre la conoscenza delle cose nasce dal con-
fronto della coscienza con la percezione degli oggetti
che l'ha modificata, ed è pertanto una conoscenza de-
rivata.
Conoscenza di sé e di Dio, quindi, sono innate, non
nel senso che già siaìio tutte acquisite, che anzi si chia-
riscono e si approfondiscono proprio attraverso il co-
stante processo conoscitivo, ma come notizia originaria.
Di Dio, della sua esistenza e della sua natura, il Cam-
panella accetta tutte le prove fornite da san Tommaso,
tratte dall'esperienza, o. come si dice, "a posteriori", ma
rigetta quella di origine aristotelica di Dio come primo
motore. L'essenza di Dio è considerata dal Campanella
nelle sue tre primalità: potenza, sapienza e amore. Que-
ste tre primalità si ritrovano anche nell'uomo, in forma
limitata rispetto a Dio; giacche Dio conoscendo se stes-
so conosce tutto l'essere, mentre l'uomo conoscendo se
stesso conosce solo il proprio essere. Così Dio, creando,
produce l'essere totale, mentre l'uomo, facendo, opera
parzialmente sulle cose create d^a Dio. Appare chiaro,
quindi, che Dio è l'essere assoluto, mentre l'uomo è un
essere
finito,
contingente, perché liinitato dai non essere,
12
il quale li7nita aiicìie le prirnalità. ctie sono assolute iti
Dio.
La concezione del mondo fisico del Campanella si rifa
in gran parte a quella di Bernardino Telesio. Il moìido
fisico è fatto di materia, che è atto, nella quale ope-
rano le due forze del caldo e del freddo, che determinano
le forme
costitutive delle cose: e le cose trovano il loro
posto ìiello spazio. In tal modo, insieme al Telesio, il
Campanella supera il concetto di Aristotele sulla realtà
come sinolo di materia e forma, chiarendo che la forma
come principio extranaturale non può spiegare la natura
e
quindi è necessario ricorrere al concetto di forza, che
è naturale e opera nell'interno della materia e non dal
di fuori.
Che cos'è Vuomo rispetto al mondo della natura e a
quello extranaturale ? La natura umana, secondo il Cam-
panella, è fatta
di corpo, di spirito, di mente. Lo spirito
assolve alla funzione sensitiva ed è anch'esso di natura
materiale: infatti è presentato come fluido e caldo. La
mente, invece, è incorporea e immortale, intuisce le idee
ed è rivolta a Dio, cioè la sua attività è essenzialmente
di significato religioso. Da qui la funzione delle prirnalità
nella unente. Le prirnalità sono l'essenza della mente, ma
limitate nella loro funzione dal non essere: infatti. Vuo-
mo conosce se stesso in quanto conosce le altre cose, l'uo-
mo ama se stesso in quanto ama le altre cose. Quindi, sia
il conoscere come l'amore dell'uomo hanno sempre un
carattere interessato
: solo l'amore di Dio, da parte del-
l'uomo, è disinteressato, in quanto l'uomo ama la radice
del suo essere.
L'esercizio delle tre prirnalità yiell'uomo è tensione alla
perfezione del proprio essere, perfezione che il Carnpa-
nella identifica nel termine di conservazione : non da
intendere come durata dell'essere umano, che tale di-
scorso vale per Dio in quanto è già tutto quanto può
essere. Per l'uomo conservarsi significa sviluppare la
propria natura, sviluppare le prirnalità. L'uomo si con-
serva in sé attraverso la propria vita personale
:
nella
famiglia attraverso la generazione dei figli:
nella città,
che nel ricordo prolunga la vita di ogni singola per-
sona: in Dio. raggiungendo la vita eterna. La conserva-
zione è un
fatto naturale
;
è la libertà che punta decisa-
la
mente a questo
fine,
volendolo
;
e, da tendenza innata,
diventa
fatto consapevole; le virtù sono mezzi per il
compimento di questi
fini.
La religione è la
forma ge-
nerale di queste virtù, in quanto essa assolve a quella
tendenza naturale, la conservazione, che
fa
ritornare
l'uomo a Dio. Pertanto la religione è naturale, in quanto
è guida di un moto che è proprio della natura umana;.
e temperanza, castità, giustizia, santità sono le virtù
che indicano se Vuomo si conserva in sé, o in altri, o
nella città, o in Dio.
LA CITTÀ DEL SOLE
Quali sono i motivi ispiratori della Città del Sole? Vi
è,
come già altri hanno osservato, negli atti del pro-
cesso della congiura calabrese del 1599, una certa rela-
zione con la Città del Sole, o meglio le dichiarazioni degli
imputati, tra cui il Campanella, rappresentano il cano-
vaccio rozzo del programma politico-religioso idealizzato
nella Città del Sole. Quindi il testo campanelliano è sì
un'utopia, ma essa nasce da circostanze e avvenimenti
reali quali sono, appunto, i preparativi della congiura
di Stilo, che poi, nella storia della Calabria sotto la do-
minazione spagnola, non è né la prima né Vultima. Gli
atti del processo non mettono in luce solo gli avveni-
menti, ma la materia politico-religiosa
e le concezioni
astrologiche
che si ritrovano poi nella Città del Sole.
Adriano Seroni, nella sua introduzione all'edizione del-
l' opera (Feltrinelli,
1962), ha individuato come spunto
letterario per La città del Sole il secondo libro delle
Storie di Diodoro Siculo. Ma a questi motivi ispiratori
vanno aggiunte le credenze astrologiche, così
diffuse
in
quel tempo, di una catastrofe universale che avrebbe,
nel
1600
-
anno risultante dalla congiunzione di due nu-
meri
fatali: il 700 e il 900 -, rinnovato il mondo; e vanno
aggiunte tutte le aspirazioni di libertà politica e reli-
giosa che formavano il tessuto delle conversazioni nelle
carceri e nei circoli culturali
frequentati con assiduità,
le une suo malgrado, e gli altri volontariamente, dal
Campanella.
Infine, si considerino le condizioni della sua
Calabria, ove prelati e nobili, uniti in un'opera di spo-
liazione. .S7
combattevano con tutte le armi per poter
14
spadroneggiare
;
un clero corrotto che approfittava delle
immunità ecclesiastiche senza alcun rispetto del proprio
uffizio;
frati che si davano al brigantaggio; nobili in
eterna lotta
fra
loro per questioni di proprietà, divisi in
fazioni
sempre in guerra; delitti, spoliazioni^ e di contro
una estrema severità delle leggi del governo spagnolo,
che comminavano la pena di morte per ogni minimo
reato. Il quadro dellispirazione dell'opera del Campa-
nella ne risulta completo.
Questi i motivi ispiratori della Città del Sole, che il
Campanella scrisse nel 1602 e riscrisse nel 1611 nel carce-
re di Napoli, solo dopo che il processo per sedizione e per
eresia ebbe pronunciato la condanna al carcere a vita.
Uopera
fu
scritta in volgare; una redazione latina
fu
pubblicata nel 1623 a Francoforte ed ebbe molta fortuna,
tanto che le prime edizioni dell'opera sono traduzioni
del testo latino.
Il contenuto del dialogo, che si svolge tra un nostro-
mo di Colombo e un cavaliere di Malta, riguarda la vita
di una città che si trova all'Equatore
-
e precisamente
nell'isola di Taprobana, oggi Ceylon -, narrata dal no-
stromo genovese. La città, che il Campanella chiama
Città del Sole, sorge su un colle e digrada
fino
a com-
prendere la pianura circostante; è circondata da sette
giri di mura, ciascuno dei quali porta il nome di uno dei
sette pianeti. Gli ingressi alla città sono quattro, in cor-
rispondenza dei quattro punti cardinali; ogni ingresso
sbocca in una strada che interseca i sette giri di mura.
Nella sommità della città, al termine dei sette gironi, vi
è un gran piano sul quale sorge un tempio di forma
circolare, strutturato su colonne e privo di pareti. All'in-
terno del tempio, un altare, sul quale è collocato, al
posto di un'immagine divina, un grande mappamondo,
sul quale è dipinto il cielo, e un altro mappamondo, sul
quale è dipinta la terra; nello sfondo della cupola del
tempio sono dipinte le stelle maggiori.
Il capo della città è chiamato Sole o Metafisico ed
esercita il potere civile e religioso, coadiuvato da tre
prìncipi, Pon (Potestà), Sin (Sapienza), Mor (Amore).
Pon si occupa delle cose militari e della guerra; Sin di-
rige le arti liberali e le arti meccaniche, avendo come
collaboratori tanti ufficiali
quante sono le scienze; il
suo libro è costituito dai dipinti su ciascun muro, che
15
raffigurano
la storia
delle singole scienze e arti; Mar
provvede a tutto ciò che concerne la generazione, l'edu-
cazione, la salute, r
alimentazione e il vestiario. Anche
Pon e Mor hanno degli ufficiali
che collaborano sia nel
far
eseguire i
provvedimenti, sia nel dare consigli, sia
nel segnalare coloro che si
distinguono nelle varie at-
tività.
La vita è fondata sulla comunione dei beni e sulVuso
comune delle donne. Gli ufficiali
(ministri), uno per ogni^
virtù, Liberalità, Magnanimità, Castità, Giustizia ecce-
tera, regolano la vita della comunità e la educano. Lai
comunione dei beni e ruso comune delle donne non dànno<
luogo a tutti i reati che si riscontrano negli altri paesi,
e che sono provocati o dall'offesa
al diritto di proprietà
o dall'offesa
al diritto matrimoniale.
L'educazione è rivolta a tutti i membri della comu-4
nità e comincia a tre anni per svilupparsi poi nel corso
di tutta la vita; né vi è una gerarchia di valore tra arti
liberali e arti meccaniche, ma tutte sono poste sullo
stesso piano di dignità, e qualunque sia la professione
di un solare, egli deve comunque essere esperto nell'agri-
coltura, nella pastorizia, nell'arte militare.
A tutti i cit-\
tadini si insegnano tutte le arti.
'
Le abitazioni, le vfiense, i luoghi di ricreazione, i ve-
stiti sono comuni; anche i figli,
appena svezzati, cre-
scono in comune. Generazione e salute sono regolate
sia dai segni astrologici che da un cibo salutare, da un
esercizio fisico
costante e dal lavoro, che è molto ridotto
nel corso della giornata, per dar modo ai solari di occu-
pare il tempo libero nella preghiera e nell'apprendirrtento
di nuove conoscenze.
Non fanno
la guerra, i solari, o la fanno solo se ag-
grediti, ma sono generosi verso i nemici, perché il loro
scopo è di convertire gli altri popoli al loro modo di
vivere.
Tutta la città è dunque fondata su due princìpi: quello
della generazione e quello dell'educazione.
Che posto ha la religione cristiana in questa utopia
del Campanella f
Anche in questo caso si deve partire dalla concezione
generale della religione del Campanella.
Infatti, per il
filosofo calabrese la vera religione
è quella naturale; se\
16
dal Cristianesimo noi togliavio i
sacrarnenti, osserva il
filosofo,
il Cristianesimo stesso è la più completa m,ani-
festazione
della religione naturale. Questo è il senso
nel quale il Campanella intendeva Vuniversalità della
religione cattolica.
Come è stata giudicata La città del Sole, avendo avuto
essa non solo molte edizioni italiane, ma anche stranie-
re f
Molti Vhanno ritenuta la delineazione di una specie
di socialismo, quasi che il Campanella avesse potuto
fare
il profeta di una ideologia e di una società sociali-
sta quando il capitalismo incominciava appena a mani-
festarsi. Tale giudizio è stato già confutato da Benedetto
Croce ^Materialismo storico ed economia marxista, Bari,
Laterza, 1951, pp.
177-223). E così altri, seguendo questa
interpretazione socialistica, dichiararono addirittura che
il linguaggio profetico e religioso tenuto dal Campanella
nella Città del Sole serviva solo di copertura al suo
ideale rivoluzionario e socialistico. L'Amabile, uno stu-
dioso che ha il merito di aver ricostruito pazientemente,
nel secolo scorso, la vita e le opere del Campanella, so-
stiene, invece, la tesi che il Campanella, dopo la con-
danna del
1602, avesse con la sua opera simulato una
conversione all'ortodossia cattolica.
È nostro parere che il Campanella con La città del
Sole volesse dar corso ad un'aspirazione di rinnova-
mento politico e religioso della vita, che ha le sue
origini nel Quattrocento e continua
fino
al Seicento così
negli scrittori italiani come negli scrittori stranieri, per
esempio Tommaso Moro nell'Utopia o Francesco Baco-
ne nella Nuova Atlantide o Pico della Mirandola e Gior-
dano Bruno. Questa aspirazione nasceva non da un at-
teggiamento dottrinario, bensì dalle condizioni stesse
della vita, dai contrasti che il
filosofo
avvertiva e viveva
fra
un mondo destinato al tramonto, come quello feudale
incarnato nella Spagna e nella religione positiva, e un
mondo che nasceva sotto l'azione delle nuove forze:
le culturali, sprigionate dal Rinascimento, le religiose,
espresse dalla Riforma, le politico-economiche, afferman-
tisi sulle nuove vie di
traffico
aperte alla
fine
del Quat-
trocento e nel corso del Cinquecento.
La città del Sole non è dunque né un disegno sociali-
2. Città del sole
17
sta, né una vocazione reazionaria di un mitico ritorno
a un mitico passato, ma è Vespressione di una vita
fon-
data sulla giustizia sociale, liberata dall'ignoranza e
dalle passioni che Vignoranza e Vingiustizia scatenano:
di una vita fondata sulla salute del corpo e dello spi-
rito, sulla quale il potere politico non è che la messa in
atto di un grande piano religioso, di una religione cri-
stiana che, liberata dai suoi dogmi, si identifica con quella
naturale. A questa aspirazione a nuove e più giuste con-
dizioni
fa
riscontro, per contrasto, l'organizzazione teo-
cratica della repubblica pensata dal Campanella^.
Bruno Widmar
^
La presente edizione è condotta sul testo a cura di Nor-
berto Bobbio, Einaudi, Torino, 1941.
APPENDICE
DELLA
POLITICA
DETTA
LA
CITTÀ
DEL
SOLE
DIALOGO
POETICO
INTERLOCUTORI
OSPITALARIO
e
GENOVESE NOCHIERO DEL COLOMBO
11 dialogo si svolge tra un ospitalario
-
appartenente al-
l'Ordine degli ospitalieri di San Giovanni in Gerusalemme, oggi
conosciuto come Ordine di Malta, istituito per assistere i pelle-
grini ammalatisi in Terra Santa
-
e un nochiero ("nocchiero",
corrispondente a nostromo) di Colombo. Si deve osservare che
il Colombo di cui parla il Campanella non può essere identi-
ficato con Cristoforo Colombo, giacché nel corso del dialogo
si parla di cose, come il cannocchiale, che furono inventate
dopo la morte del navigatore genovese.
OSPITALARIO
Dimmi, di grazia, tutto quello che t'avvenne in
questa navigazione.
GENOVESE
Già t'ho detto come girai il mondo tutto e poi
come arrivai alla Taprobana, e fui forzato metter
in terra, e poi, fuggendo la furia di terrazzani, mi 5
rinselvai, ed uscii in un gran piano proprio sotto
l'equinoziale.
OSPITALARIO
Qui che t'occorse?
GENOVESE
Subito incontrai un gran squadrone d'uomini e
Taprobana Secondo alcuni commentatori corrisponde al-
l'isola di Sumatra, secondo altri all'isola di Ceylon; ma con
ogni probabilità si riferisce a quest'ultima.
5
terrazzani Gli abitanti dell'isola: selvatici quelli lungo le
coste, civili quelli dell'interno.
-
mi rinselvai M'inoltrai per
raggiungere la città.
^
equinoziale Sulla linea dell'Equatore, ove l'uguale durata
del giorno e della notte rende costante il clima, consentendo
agli uomini di esser virtuosi; sede appropriata, quindi, del-
l'ideale repubblica. Nello stesso modo gli antichi teologi loca-
lizzarono il Paradiso Terrestre.
21
10
donne armate, e molti di loro intendevano la lingua
mia, li quali mi condussero alla Città del Sole.
OSPITALARIO
Di', come è fatta questa città? e come si governa?
GENOVESE
Sorge nell'ampia campagna un colle, sopra il quale
sta la maggior parte della città; ma arrivano i suoi
giri molto spazio fuor delle radici del monte, il quale
è tanto, che la città fa due miglia di diametro e più,
e viene ad essere sette miglia di circolo; ma, per la
levatura, più abitazioni ha, che si fosse in piano.
È la città distinta in sette gironi grandissimi, no-
1"
urinate Non di armi offensive, ma degli arnesi per la
lavorazione della terra (vedasi al rigo 866).
-
intendevano la
Ungila mia Si vedrà (ai righi 114, 159 e 278) che a Tapro-
bana si coltiva la conoscenza di tutte le lingue straniere e
delle relative scritture: vi è prescritto che ciascuna di esse
(vedasi al rigo 320) sia appresa, al tempo degli studi, da
almeno tre giovanetti.
"
Città del Sole Uno stato "immaginario", la denominazione
del quale ha un riferimento con la filosofìa di Bernardino
Telesio, per cui la luce e il calore sono fonte di vita; già nella
Bibbia si trova tale denominazione (Isaia, XIX,
18);
il Sole
come "lume della ragione", come saggezza. Nella città ideale
del Campanella il supremo magistrato è appunto chiamato
Sole.
"
i suoi giri Le sue mura.
^5
fuor delle radici Oltre il piede.
18
tanto Tanto ampio.
-
fa
Misura.
1**
levatura Inclinazione del terreno.
-
che si fosse Che
se fosse.
18
distinta Divisa.
-
sette gironi... nominati dalli sette pia-
neti Ciascun cerchio di mura e di case è intitolato a uno
dei pianeti del Sole. Qui come altrove (vedasi al rigo 74)
il
numero sette è prescelto grazie alla virtù magica che la tra-
dizione gli conferisce.
22
minati dalli sette pianeti, e s'entra dall'uno all'altro
20
per quattro
strade e per quattro porte, alli quattro
angoli del mondo spettanti; ma sta in modo che,
se fosse espugnato il primo girone, bisogna più tra-
vaglio al secondo e poi più; talché sette fiate bisogna
espugnarla per vincerla. Ma io son di parere, che
25
neanche il primo si può, tanto è grosso e terrapieno,
ed ha valguardi, torrioni, artelleria e fossati di fuora.
Entrando dunque per la porta Tramontana, di
ferro coperta, fatta che s'alza e cala con bello inge-
gno, si vede un piano di cinquanta passi tra la mu-
30
raglia prima e l'altra. Appresso stanno palazzi tutti
uniti per giro col muro, che puoi dir che tutti siano
uno; e di sopra han li rivellini sopra a colonne,
come chiostri di frati, e di sotto non vi è introito,
se non dalla parte concava delli palazzi. Poi son le
35
stanze belle con le fenestre al convesso ed al con-
cavo, e son distinte con picciole mura tra loro. Solo
il muro convesso è grosso otto palmi, il concavo tre,
li mezzani uno o poco più.
Appresso poi s'arriva al secondo piano, ch'è dui

^1
alli quattro angoli del mondo spettanti Che guardano,
che sono rivolte ai quattro punti cardinali (tramontana, nord;
levante, est; ostro, sud; ponente, ovest).
22
sta È conformata.
23
bisogna più travaglio al secondo e poi più Per conqui-
stare la seconda cerchia di mura occorrerebbe maggior fatica,
e sempre più ne occorrerebbe, via via, per espugnare le suc-
cessive cinque.
2*
talché Di modo che.
-
sette fiate Sette volte.

grosso e terrapieno Anche la prima muraglia è costruita
a terrapieno di grande spessore, rinforzata con baluardi (vai-
guardi), torrioni e fossati esterni (di fuora), e munita di arti-
glieria {artelleria).
29
coperta Rivestita.
-
ingegno Congegno, meccanismo.
33
rivellini Fortini: opere di fortificazione periferica, for-
mate di elementi sporgenti e rientranti.
^*
introito Porta, varco, ingresso.
^
distinte... tra loro Separate l'una dall'altra.
23
passi o tre manco, e si vedono le seconde mura con
li rivellini in fiiora e passeggiatori;
e della parte
dentro, l'altro muro, che serra i palazzi in mezzo,
ha il chiostro con le colonne di sotto,
e di sopra
45
belle pitture.
E così s'arriva fin al supremo e sempre per piani.
Solo quando s'entran le porte, che son doppie per
le mura interiori ed esteriori, si ascende per gradi
tali, che non si conosce, perché vanno obliquamen-
50
te, e son d'altura quasi invisibile distinte le scale.
Nella sommità del monte vi è un gran piano ed
un gran tempio in mezzo, di stupendo artifizio.
OSPITALARIO
Di', di' mo, per vita tua.
GENOVESE
Il tempio è tondo perfettamente, e non ha mura-
65 glia che lo circondi; ma sta situato sopra colonne
grosse e belle assai. La cupola grande ha in mezzo
una cupoletta con uno spiraglio, che pende sopra
l'altare, ch'è un solo e sta nel mezzo del tempio.
*i
manco Meno. Due o tre passi meno largo del sottostante
spazio intermeniale.
-
si vedono... Si scorgono, ora, l'esterno
della seconda muraglia, a monte, e i fortini che ne sporgono,
coi loro camminamenti (passeggiatori).
•**
supremo L'ultimo, il più elevato.
•7
s'entran Si superano, si attraversano.
-
per le A causa
delle.
'^^
artifizio Fattura.
^
mo Ha valore enfatico di esclamazione esortativa (di',
su!), rafforzata dal successivo per vita tua.
^"^
pende sopra È diretto in corrispondenza dell'altare, per-
ciò si trova al centro (intorno, infatti, vi sono le celle per i
religiosi di cui si dice al rigo 76).
24
Girano le colonne trecento passi e più, e fuor delle
colonne della cupola vi son per otto passi li chiostri
eo
con mura poco elevate sopra le sedie, che stan d'in-
torno al concavo dell'esterior muro, benché in tutte
le colonne interiori, che senza muro fraposto ten-
gono il tempio insieme, non manchino sedili por-
tatili assai.
65
Sopra l'altare non vi è altro ch'un mappamondo
assai grande, dove tutto il cielo è dipinto, ed un
altro dove è la terra. Poi sul cielo della cupola vi stan-
no tutte le stelle maggiori del cielo, notate coi nomi
loro e virtù, c'hanno sopra le cose terrene, con tre
'"
versi per una; ci son i poli e i circoli signati non
del tutto, perché manca il muro a basso, ma si ve-
dono finiti in corrispondenza alli giobbi dell'altare.
Vi sono sempre accese sette lampade nominate dalli
sette pianeti.
75
Sopra il tempio vi stanno alcune celle nella cupo-
letta attorno, e molte altre grandi sopra li chiostri»
e qui abitano li religiosi, che son da quaranta.
Vi è sopra la cupola
una
banderola per mostrare i
venti, e ne signano trentasei; e sanno quando spira
so
ogni vento che stagione porta. E qui sta anco un
libro in lettere d'oro di cose importantissime.
^59
Girano le colonne La circonferenza segnata dalle colonne
si svolge per...
^1
i circoli I paralleli e i meridiani segnati, in corrispondenza
con quelli della cupola, sul globo celeste e su quello terrestre
che, l'uno al di sopra dell'altro, si trovano sull'altare.
'•
nominate dalli sette pianeti Mercurio, Venere, Marte,
Giove, Saturno, Sole e Luna. Sono i sette pianeti dell'astrono-
mia prima di Copernico; oggi si escludono il Sole e la Luna e si
aggiungono, ai cinque restanti, Urano (1781), Nettuno (1846) e
Plutone
(1930), comprendendo anche la Terra. Il sette è
un numero cabalistico ed astrologico (esempi: Dio riposò 11
settimo giorno; le sette piaghe d'Egitto; i sette sacramenti,
eccetera).
"'
stagione Tempo, condizioni meteorologiche.
'^
cose importantissime
Probabilmente, più che una "summa"
di tutte le conoscenze (che sono raccolte nell'altro libro men-
25
OSPITALARIO
Per tua fé, dimmi tutto il modo del governo, che
qui t'aspettavo.
GENOVESE
85
È un Principe Sacerdote tra loro, che s'appella
Sole, e in lingua nostra si dice Metafisico: questo è
capo di tutti in spirituale e temporale, e tutti li ne-
gozi in lui si terminano.
Ha tre Principi collaterali: Pon, Sin, Mor, che vuol
90
dir: Potestà, Sapienza e Amore.
Il Potestà ha cura delle guerre e delle paci e del-
l'arte militare; è supremo nella guerra, ma non sopra
Sole; ha cura dell'offiziali, guerrieri, soldati, muni-
zioni, fortificazioni ed espugnazioni.
95 II Sapienza ha cura di tutte le scienze e delli dot-
tori e
magistrati dell'arti liberali e meccaniche, e
tiene sotto di sé tanti offìziali quante son le scienze:
ci è l'Astrologo, il Cosmografo, il Geometra, il Loico,
il Rettorico, il Grammatico, il Medico, il Fisico, il
100
Politico, il Morale; e tiene un libro solo, dove stan
tutte le scienze, che fa leggere a tutto il popolo ad
zionato al rigo 100), o
tantomeno norme di ordine tecnico
(consegnate, queste, in specifici codici: vedasi ai righi 880 e
898), il libro in lettere d'oro registra e sancisce i princìpi fon-
damentali, etici
-
insieme, filosofici e religiosi
-
ed economici,
che reggono la Città del Sole; press'a poco ciò che per noi
potrebbe essere la Carta Costituzionale.
^
Principe Sacerdote II potere del Metafisico, supremo reg-
gitore dallo Stato, è assoluto (vedasi al rigo 177),
nonostante
si attui attraverso i sommi magistrati nei quali si tripartisce:
riecheggriamento dell' "uno e trino" teologico. Stato confessio-
nale, dunque, non laico, in forza dell'unione del potere tem-
porale e di quello spirituale in una medesima autorità, o, come
anche sì dice, teocrazìa.
^
in Nello, nel campo spirituale e temporale.
-
negozi
Affari.
^
offìziali Funzionari.
1"'
fa
leggere Fa insegnare.
26
usanza di Pitagorici. E questo ha fatto pingere in
tutte le
muraglie, su li rivellini, dentro e di fuori,
tutte le scienze.
Nelle mura del tempio esteriori e nelle cortine,
io»
che si calano quando si predica per non perdersi la
voce, vi sta ogni stella ordinatamente con tre versi
per una.
Nel dentro del primo girone tutte le figure mate-
matiche, più che non scrisse Euclide ed Archimede,

con la lor proposizione significante. Nel di fuore vi
è la carta della terra tutta, e poi le tavole d'ogni
provinzia con li riti e costumi e leggi loro, e con
l'alfabeti ordinati sopra il loro alfabeto.
Nel dentro del secondo girone vi son tutte le pie-
ns
tre preziose e non preziose, e minerali, e metalli veri
e
pinti, con le dichiarazioni di due versi per uno.
^'^~
Pitagorici I membri della comunità fondata da Pitagora
a Crotone nel VI secolo a.C. e durata nei due secoli successivi:
mistica scuola ove veniva impartito un insegnamento filosofi-
co, scientifico e religioso; tale scuola coltivava anche interessi
politici, rappresentando l'aristocrazia di allora; il pitagorico
Ardita, ad esempio, fu a capo della città di Taranto.
-
ha fatto
pingere... tutte le scienze Raffigurazioni didascaliche che inte-
grano e completano "par l'image" l'insegnamento impartito
attraverso la "lettura". Tuttavia, come si vedrà in appresso, in-
sieme con le
rappresentazioni che vi sono dipinte, sulle mura si
spiega anche una mostra permanente di esemplari autentici
-
naturali, merceologici e meccanici -, quasi una sorta di museo
della natura e della tecnica. Il Campanella è uno dei primi
filosofi che danno l'avvìo al metodo oggettivo nell'educazione.
^'^
per non perdersi Perché non
si
disperda.
"o
più che non scrisse Più di quante ne descrissero.
^^^
provinzia Regione.
1'*
l'alfabeti ordinati sopra il loro alfabeto Tavole di tra-
slitterazione delle scritture straniere negli alfabeti latino e
greco.
118
neri e pinti Campioni reali e riproduzioni iconografiche
(pinti: dipinti) dei corpi solidi, all'interno, e di quelli liquidi,
all'esterno della seconda muraglia.
11''
dichiarazioni Spiegazioni: nomenclatura, classificazione
e proprietà.
27
Nel di fuore vi son tutte sorti di laghi, mari e fiumi,
vini ed ogli ed altri liquori, e loro virtù ed origini
120
e qualità; e ci son le caraffe piene di diversi liquori
di cento e trecento anni, con li quali sanano tutte
l'infirmità quasi.
Nel dentro del terzo vi son tutte le sorti di erbe
ed arbori del mondo pinte, e pur in teste di terra
125
sopra il rivellino e le
dichiarazioni dove prima si
ritrovaro, e le virtù loro, e le simiglianze c'hanno
con le stelle e con li metalli e con le membra umane,
e l'uso loro in medicina. Nel di fuora tutte maniere
di pesci di fiumi, lachi e mari, e le virtù loro, e
'1
130 modo di vivere, di generarsi e allevarsi, e a che
serveno, e le simiglianze c'hanno con le cose cele-
sti e terrestri e dell'arte e della natura; sì che mi
stupii, quando trovai pesce vescovo e catena e chio-
do e stella, appunto come son queste cose tra noi.
is-s
Ci sono ancini, rizzi, spondoli e tutto quanto è de-
"**
laghi, mari e fiumi
In plastici che ne danno ubicazione,
dimensioni, conformazioni e corsi; con campioni, forse, di cia-
scuna acqua.

ogli Olii.
-
origini Materie da cui derivano o di cui si
compongono.
'2«
liquori di cento e trecento anni Bevande medicamentose
di meno o più remota conoscenza.
'-»
arbori Alberi.
-
teste di terra Vasi di terracotta.
'-'«
le simiglianze II Campanella credeva in un'armonica cor-
rispondenza di tutte le forme e le essenze sparse per il cosmo.
Nel suo Del senso delle cose e della magìa (1590; ediz. Bruers,
Bari, 1925), egli tratta a lungo tale argomento e fornisce una
lunga serie di esemplificazioni fantastiche, che dimostrereb-
bero un "consenso"
-
qui ribadito
-
non solo delle cose terrestri,
animate e non animate, tra loro, e di queste con quelle ma-
rine, ma anche delle terrestri con le celesti, e persino delle
"cose della natura" con "quelle... dell'arte". Onde gli strani
pesci
-
a forma di vescovo (forse perché come mitrati) o di
catena o di chiodo o di stella
-
menzionati appresso. Vedasi
anche ai righi 284-285.
'2«
tutte maniere Ogni sorta.
'•*»
a che seroeno Quale ne è l'impiego da parte dell'uomo.
i^""*
ancini, rizzi Ricci di mare.
-
spandali Spondili, mollu-
schi: ostriche spinose.
28
gno di sapere con miiabil arte di pittura e di scrit-
tura che dichiara.
Nel quarto, dentro vi son tutte sorti di augelli
pinti e lor qualità, grandezze e costumi, e la fenice
è verissima appresso loro. Nel di fuora stanno tutte
i4o
sorti di animali rettili, serpi, draghi, vermini, e l'in-
setti, mosche, tafani ecc., con le loro condizioni, ve-
neni e virtuti; e son più che non pensamo.
Nel quinto, dentro vi son l'animali perfetti ter-
restri di tante sorti che è stupore. Non sappiamo 145
noi la millesima parte, e però, sendo grandi di cor-
po, l'han pinti ancora nel fuore rivellino; e quante
maniere di cavalli solamente, o belle figure dichia-
rate dottamente!
Nel sesto, dentro vi sono tutte l'arti meccaniche, iso
e l'inventori loro, e li diversi modi, come s'usano in
diverse regioni del mondo. Nel di fuori vi son tutti
l'inventori delle leggi e delle scienze e dell'armi.
Trovai Moisè, Osiri, Giove, Mercurio, Macometto ed
altri assai; e in luoco assai onorato era Gesù Cristo
155
e li dodici Apostoli, che ne tengono gran conto,
'=«**
sapere Essere conosciuto.
-
con Rappresentato me-
diante.
*'"
dichiara Spiega, commenta.
^^
la fenice Taprobana è per il Campanella la sede di tutte
le meraviglie: anche la fenice, dunque, il favoloso uccello che
rinasce dalle sue stesse ceneri, vi è viva e di casa. E così
dicasi dei draghi, di cui è cenno poco dopo.
1^1
vermini Vermi.
**-
con le loro condizioni, veneni e virtuti Con scritte atte-
stanti le loro caratteristiche, i veleni e le virtù terapeutiche
di questi ultimi.
"•
l'animali perfetti terrestri Essenzialmente i mammiferi.
1*"
però, sendo Perciò, essendo...
*"
nel fuore rivellino Nel fortino esterno.

o belle figure dichiarate dottam.ente O immagini di
altri animali non meno belli dei cavalli, descritti in modo dotto.
151
s'usano Vengono impiegate, si manovrano. - in Nelle.
^*
Moisè, Osiri... Macometto Mosè, Osiride, Maometto.
1''"
che ne tengono gran conto Si sottintende: anche a Ta-
probana.
29
Cesare, Alessandro, Pirro e tutti li Romani; onde
io ammirato come sapeano quelle istorie, mi mo-
straro che essi teneano di tutte nazioni lingua, e che
160
mandavano apposta per il mondo ambasciatori, e s'in-
formavano del bene e del male di tutti; e godeno
assai in questo. Viddi che nella China le bombarde
e le stampe furo prima ch'a noi. Ci son poi li ma-
stri di queste cose; e li figliuoli, senza fastidio, gio-
165
cando, si trovano saper tutte le scienze istoricamen-
te prima che abbin dieci anni.
Il Amore ha cura della generazione, con unir li
maschi e le femine in modo che faccin buona razza;
e si riden di noi che attendemo alla razza de cani
170
e cavalli, e trascuramo la nostra. Tien cura dell'edu-
cazione, delle medicine, spezierie, del seminare e rac-
cogliere li frutti, delle biade, delle mense e d'ogni
altra cosa pertinentQ al vitto e vestito e coito, ed ha
molti maestri e maestre dedicate a queste arti.
175
II Metafisico tratta tutti questi negozi con loro, che
senza lui nulla si fa, ed ogni cosa la communicano
essi quattro, e dove il Metafisico inchina, son d'ac-
cordo.
isT
onde io ammirato come sapeano Mostrando io stupore
per come avessero potuto apprendere.
ise
teneano... lingua Avevano notizie, cognizioni.
"1^
godeno assai in questo Ciò li rende molto fieri.
182
Viddi Constatai (da quelle immagini e dalle scritte che
indicavano la data di ciascuna invenzione).
-
China Cina.
-
le bombarde e le stampe furo prima ch'a noi L'invenzione
della polvere da sparo e dei caratteri mobili avvenne prece-
dentemente che da noi.
'•"
li mastri Gli esperti, i docenti.
'**
fastidio Fatica.
^^
istorieamen te Mediante le figure istoriate (vedasi al ri-
go 509).
i«»
si riden di noi Ci deridono, noi che ci diamo pensiero
della selezione eugenetica degli animali e non di quella, tanto
più grave, degli uomini.
'^'
spezierie Semplici, erbe medicinali.
i^«
la communicano Se ne danno comunicazione, ne trattano
in comune, in riunioni a quattro.
•'"
dove il Metafìsico inchina, son d'accordo L'opinione che
30
OSPITALARIO
Or dimmi degli offizi e dell'educazione e del modo
come si vive; si è republica
o
monarchia o stato
iso
di pochi.
GENOVESE
Questa è una gente ch'arrivò là dall'Indie, ed era-
no molti filosofi, che fuggirò la rovina di Mogori
e d'altri predoni e tiranni; onde si risolsero di vi-
vere alla filosofica in commune, si ben la commu-
iss
nità delle donne non si usa tra le genti della pro-
vinzia loro; ma essi l'usano, ed è questo il modo.
Tutte cose son communi; ma stan in man di offìziali
le dispense, onde non solo il vitto, ma le scienze e
onori e spassi son communi, ma in maniera che non
190
si può appropriare cosa alcuna.
Dicono essi che tutta la proprietà nasce da far
casa appartata, e figli e moglie propria, onde nasce
l'amor proprio; che, per sublimar a ricchezze o a
dignità il figlio o lasciarlo erede, ognuno diventa
195
o rapace publico, se non ha timore, sendo potente;
o avaro ed insidioso ed ippocrita, si è impotente.
Ma quando perdono l'amor proprio, resta il commu-
ne solo.
prevale è quella del Sole, il capo assoluto, anche qualora essa
sia esclusivamente sua: agli altri tre non è dato che dichia-
rare il loro accordo su ciò verso cui egli propende {inchina).
'^"
offizi
Gli organi amministrativi.
''*o
stato di pochi Oligarchia, aristocrazia.
1^2
dall'Indie Infatti, al rigo 659 sono detti originariamente
Bragniani.
-
erano C'erano tra loro.
^>^
la rovina di Mogori Le stragi compiute dai Mongoli,
che nel Cinquecento conquistarono l'India settentrionale. Il
nome di Mogori deriva dal loro capo Gran Mogor.
ifM
rapace pubblico Avido di impossessarsi dei beni pub-
blici.
31
OSPITALARIO
200
Dunque
nullo vorrà fatigare, mentre aspetta che
l'altro fatighi, come Aristotele dice contra Platone.
GENOVESE
lo non so disputare, ma ti dico c'hanno tanto amo-
re alla patria loro, che è una cosa stupenda, più che
si dice delli Romani, quanto son più spropriati. E
ao5 credo che li preti e monaci nostri, se non avessero
li parenti e li amici, o l'ambizione di crescere più
a dignità, seriano più spropriati e santi e caritativi
con tutti.
OSPITALARIO
Dunque là non ci è amicizia, poiché non si fan
2J0 piacere l'un l'altro.
GENOVESE
Anzi grandissima: perché è bello a
vedere, che tra
loro non ponno donarsi cosa alcuna, perché tutto
hanno del commune; e
molto guardano gli offiziali,
che nullo abbia più che merita. Però quanto è
bi-
215 sogno tutti l'hanno. E l'amico si conosce tra loro
nelle guerre, nell'infirmità, nelle scienze, dove s'aiu-
*<
come Aristotele dice Aristotele {Politica, 1261, b) dice,
contro le proposte della vita in comune formulate da Platone:
"oltracciò il sistema collettivista presenta un altro inconve-
niente, quello che delle proprietà comuni ci si prende meno
cura, perché ciascuno attende con maggiore impegno ai suoi
interessi privati che ai pubblici".
a»*
spropriati Che non hanno proprietà, interessi propri;
che sono disinteressati.
*T seriano Sarebbero
- caritativi Caritatevoli.
2"
nullo Nessuno.
32
tano e s'insegnano l'un l'altro. E tutti li gioveni
s'appellan frati, e quei che son quindici anni più di
loro, padri, e quindici meno, figli.
E
poi vi stanno
l'offiziali a tutte cose attenti, che nullo possa all'al-
tro far torto nella fratellanza.
E come?
OSPITALARIO
GENOVESE
Di quante virtù noi abbiamo, essi hanno l'offiziale:
ci è un che si chiama Liberalità, un Magnanimità,
un Castità, un Fortezza, un Giustizia criminale e 225
civile, un Solerzia, un Verità, Beneficenza, Gratitu-
dine, Misericordia, ecc.; e a ciascuno di questi si
elegge quello, che da fanciullo nelle scole si conosce
inchinato a tal virtù. E però, non sendo tra loro
latrocini, né assassinii, né stupri ed incesti, adultèri,
a3o
delli quali noi ci accusamo, essi si accusano d'ingrati-
tudine, di malignità, quando uno non vuol far pia-
cere onesto, di bugia, che abborriscono più che la
peste; e questi rei per pena son privati della mensa
commune, o del commerzio delle donne, e d'alcuni
235
onori, finché pare al giudice, per ammendarli.
OSPITALARIO
Or dimmi, come fan gli offiziali?
-'"^
frati Fratelli.
^^^
Di quante virtù noi abbiamo Cioè, di tutte le virtù che
noi conosciamo e pratichiamo.
-^
inchinato Incline.
^'"'
del commerzio delle donne Dell'avere rapporti con le
donne.
'^^
per ammendarli Per emendarli.
3. Città del sole
33
GENOVESE
Questo non si può dire, se non sai la vita loro.
Prima è da sapere che gli uomini e le donne vestono
240
d'un modo atto a guerreggiare, benché le donne
hanno la sopraveste fin sotto al ginocchio, e l'uomini
sopra.
E s'allevan tutti in tutte l'arti. Dopo li tre anni li
fanciulli imparano la lingua e l'alfabeto nelle mura,
245 caminando in quattro schiere; e quattro vecchi li
guidano ed insegnano, e poi li fan giocare e correre,
per rinforzarli, e sempre scalzi e scapigli, fin alli
sette anni, e li conducono nell'officine dell'arti, cosi-
tori, pittori, orefici, ecc.; e mirano l'inclinazione. Do-
250 pò
li sette anni vanno alle lezioni delle scienze na-
turali, tutti; che son quattro lettori della medesima
lezione, e in quattro ore tutte quattro squadre si
spediscono; perché, mentre gli altri si esercitano il
corpo, o fan li publici servizi, gli altri stanno alla
255 lezione. Poi tutti si mettono alle matematiche, me-
dicine ed altre scienze, e ci è continua disputa tra
di loro e concorrenza; e quelli poi diventano offiziali
di quella scienza, dove miglior profitto fanno, o di
quell'arte meccanica, perché ognuna ha il suo capo.
260
Ed in. campagna, nei lavori e nella pastura delle
bestie pur vanno ad imparare; e quello è tenuto
di più gran nobiltà, che più arti impara, e meglio
le fa. Onde si ridono di noi che gli artefici appella-
mo ignobili, e diciamo nobili quelli, che null'arte
265
imparano e stanno oziosi e tengono in ozio e lasci-
via tanti servitori con roina della republica.
2"
E s'allevan tutti in tutte l'arti È appunto questo il
principio basilare dell'educazione del Seicento
-
insegnare tutto
a tutti -, sostenuto non solo dal Campanella, ma anche dal
Comenius, autore della Didactica Magna.
2*8
cositori Cucitori, sarti.
^^
mirano l'inclinazione Osservano le inclinazioni.
'**' roina Rovina.
Gli offiziali poi s'eleggono da quelli quattro capi,
e
dalli mastri di quell'arte, li quali molto bene sanno
chi è più atto a quell'arte o virtù, in cui ha da reg-
gere, e si propongono in Consiglio, e ognuno oppone
270
quel che sa di loro. Però non può essere Sole se
non quello che sa tutte l'istorie delle genti e riti
e sacrifizi e republiche ed inventori di leggi ed
arti. Poi bisogna che sappia tutte l'arti meccaniche,
perché ogni due giorni se n'impara una, ma l'uso
275
qui le fa saper tutte, e la pittura. E tutte le scienze
ha da sapere, matematiche, fisiche, astrologiche. Del-
le lingue non si cura, perché ha l'interpreti, che son
i grammatici loro. Ma più di tutti bisogna che sia
Metafisico e Teologo, che sappia ben la radice e prò-
280
va d'ogni arte e scienza, e le similitudini e differenze
delle cose, la Necessità, il Fato e l'Armonia del
mondo, la Possanza, Sapienza ed Amor divino e
d'ogni cosa, e li gradi degli enti e corrispondenze
loro con le cose celesti, terrestri e marine, e studia 285
molto bene nei Profeti ed astrologia. Dunque si sa
chi ha da esser Sole, e se non passa trentacinque
anni, non arriva a tal grado; e
questo offizio è per-
petuo, mentre non si trova chi sappia più di lui e
sia più atto al governo.
290
OSPITALARIO
E chi può saper tanto? Anzi non può saper gover-
nare chi attende alle scienze.
20"
Gli offiziali... All'epoca del Campanella erano ancora ri-
tenute non nobili le professioni manuali. È interessante notare
come i solari stimino ugualmente tutte le professioni: è questo
un sintomo della civiltà capitalistica che si va allora affer-
mando.
-*
Metafisico e Teologo Bisogna, cioè, che conosca l'origine,
l'essenza, il divenire delle cose del mondo terreno e di quello
divino.
-'*'*
mcvire Finché.
35
GENOVESE
Io dissi a loro questo, e mi risposero: "Più certi
semo noi, che un tanto letterato sa governare, che
2!»5 voi che sublimate l'ignoranti, pensando che siano
atti perché son nati signori, o eletti da fazione po-
tente. Ma il nostro Sole sia pur tristo in governo,
non sarà mai crudele, né scelerato, né tiranno un
chi tanto sa. Ma sappiate che questo è argomento
300 che può tra voi. dove pensate che sia dotto chi sa
più grammatica e logica d'Aristotile o di questo o
quello autore; al che ci voi sol memoria servile, onde
l'uomo si fa inerte, perché non contempla le cose
ma li libri, e s'avvilisce l'anima in quelle cose mor-
305 te; né sa come Dio regga le cose, e gli usi della
natura e delle nazioni. Il che non può avvenire al
nostro Sole, perché non può arrivare a tante scienze
chi non è scaltro d'ingegno ad ogni cosa, onde è
sempre attissimo al governo. Noi pur sappiamo che
310 chi sa una scienza sola, non sa quella né l'altre
bene; e che colui che è atto ad una sola, studiata in
libro, è inerte e grosso. Ma non così avviene alli
pronti d'ingegno e facili ad ogni conoscenza, come
è bisogno che sia il Sole. E nella città nostra s'impa-
315 rano le scienze con facilità tale, come vedi, che più
»*
semo Siamo.
1Ì90
perché son nati signori... Altro passo importante diretto
contro la nobiltà e contro il capo di una fazione, intese queste
come condizioni per governare. Il Campanella contrappone a
queste condizioni la capacità e la scienza, che egli comprende
nel termine letterato.
'^
tristo Meschino. Per quanto meschino, uno che tanto sa
non può esser che saggio.
**
attissimo al governo II Campanella contrappone al sa-
pere libresco il sapere come guida all'azione, cioè fa coincidere
il sapere con la saggezza della vita pratica. Il Campanella
esprime anche il suo dissenso sul sapere specializzato in un
solo campo, ed in questo atteggiamento riflette l'ideale del Ri-
nascimento: l'uomo capace di impadronirsi di tvitto il sapere.
36
in un anno qui si sa, che in diece o quindici tra voi,
e mira in questi fanciulli".
Nel che io restai confuso per le ragioni sue e la
prova di quelli fanciulli, che intendevano la mia lin-
gua; perché d'ogni lingua sempre han d'esser tre
320
che la sappiano. E tra loro non ci è ozio nullo, se
non quello che li fa dotti; che però vanno in cam-
pagna a correre, a tirar dardo, sparar archibugi, se-
guitar fiere, lavorare, conoscer l'erbe, mo una schie-
ra, mo un'altra di
loro.
325
Li tre offiziali primi non bisogna che sappiano se
non quell'arti che all'offizio loro partengono. Onde
sanno l'arti communi a tutti, istoricamente imparan-
dole, e poi le proprie, dove più si dà uno che un
altro: così il Potestà saperà l'arte cavalieresca, fa-
330
bricar ogni sorte d'armi, cose di guerra, machine,
arte militare, ecc. Ma tutti questi offiziali han d'es-
sere filosofi, di più, ed istorici, naturalisti ed uma-
nisti.
OSPITALARIO
Vorrei che dicessi l'offizi tutti, e li distinguessi; e
3.^5
s'è bisogno l'educazion commune.
GENOVESE
Sono prima le stanze communi, dormitori, letti
e bisogni; ma ogni sei mesi si distinguono dalli ma-
^1
non ci è ozio nullo... Non vi è alcun ozio se non come
tempo dedicato all'apprendere.
^*
seguitar Inseguire.
32«
mo Ora.
332
Ma tutti questi offiziali
han d'essere... Tutti devono co-
noscere lo svolgimento storico di ogni ramo del sapere, e co-
loro che dirigono devono avere una competenza ed una capa-
<ità specifica in quelle scienze ed arti alle quali sono preposti.
37
stri, chi ha da dormire in questo girone o in quel-
340
l'altro, e nella stanza prima o seconda, notate per
alfabeto.
Poi son l'arti communi agli uomini e donne, le
speculative e meccaniche; con questa distinzione,
che quelle dove ci va fatica grande e viaggio, le fan
345
gli uomini, come arare, seminare, cogliere i frutti,
pascer le pecore, operar nell'aia, nella vendemia.
Ma nel formar il cascio e mungere si soleno le don-
ne mandare, e nell'orti vicini alla città per erbe e
servizi facili. Universalmente, le arti che si fanno
350 sedendo e stando, per lo più son delle donne, come
tessere, cuscire, tagliar i capelli e le barbe, la spe-
ziarla, fare tutte sorti di vestimenti; altro che l'arte
del ferraro e delle armi. Pur chi è atta a pingere,
non se le vieta. La musica è solo delle donne, per-
355
che più dilettano, e de' fanciulli, ma non di trombe
e tamburi. Fanno anche le vivande; apparecchiano
le mense; ma il servire a tavola è proprio delli gio-
veni maschi e femine, finché son di vint'anni.
Hanno in ogni girone le publiche cucine e le di-
360 spense della robba. E ad ogni officio soprastante è
un vecchio ed una vecchia, che comandano ed han
potestà di battere o far battere da altri li negligenti
e disobedienti, e notano ognuno ed ognuna in che
esercizio meglio riesce. Tutta la gioventù serve alli
365
vecchi che passano quarant'anni; ma il mastro o
maestra han cura la sera, quando vanno a dormire,
e la mattina di mandar alli servizi di quelli a chi
tocca, uno o due ad ogni stanza, ed essi gioveni si
servono tra loro, e chi ricusa, guai a
lui! Vi son
370 prime e seconde mense: d'una parte mangiano le
»*
cascio Cacio.
-
si soleno Sogliono.
^*
sedendo e
stando Senza richiedere movimenti faticosi.
351
cuscire Cucire.
^'^
altro che... ferraro Tranne che il lavoro del fabbro.
3*
officio
Funzione.
38
donne, dall'altra gli uomini, e stanno come in refet-
tori di frati. Si fa senza strepito, ed un sempre legge
a tavola, cantando, e spesso l'offiziale parla sopra
qualche passo della lezione. È una dolce cosa vedersi
servire di tanta bella gioventù, in abito succinto,
così a tempo, e vedersi a canto tanti amici, frati,
figli e madri vivere con tanto rispetto ed amore.
Si dona a ciascuno, secondo il suo esercizio, piatto
di pitanza e menestra, frutti, cascio; e li medici han-
no cura di dire alli cochi in quel giorno, qual sorte di
vivanda conviene, e quale alli vecchi e quale alli gio-
veni e quale all'ammalati. Gli offiziali hanno miglior
parte; questi mandano spesso della loro a tavola a
chi più si ha fatto onore la mattina nelle lezioni e
dispute di scienze ed armi, e questo si stima per
grande onore e favore. E nelle feste fanno cantar
una musica pur in tavola; e perché tutti metteno
mano alli servizi, mai non si trova che manchi cosa
alcuna. Son vecchi savi soprastanti a chi cucina ed
alli refettori, e stimano assai la nettezza nelle stra-
de, nelle stanze e nelli vasi e nelle vestimenta e
nella persona.
Vesteno dentro camisa bianca di lino, poi un ve-
stito, ch'è giubbone e calza insieme, senza pieghe e
spaccato per mezzo, dal lato e di sotto, e poi imbot-
tonato. Ed arriva, la calza sin al tallone, a cui si
pone un pedale grande come un bolzacchino, e la
scarpa sopra. E son ben attillate, che quando si spo-
gliano la sopraveste, si scerneno tutte le fattezze
della persona. Si mutano le vesti quattro volte varie.
3^**
Si dona Sì dà.
-
esercizio funzione, lavoro.
3^"
pitanza Pietanza.
**
cochi Cuochi.
**-
miglior parte Miglior trattamento.
'^^'bolzacchino È una specie di stivaletto.
*"'
si scerneno Si vedono.
^^^
Si mutano le vesti... Cioè, al cominciare di ogni stagione
39
quando il Sole entra in Cancro e Capricorno, Ariete
e Libra. E, secondo la complessione e procerità, sta
al Medico di distribuirle col Vestiario di ciascun gi-
rone. Ed è cosa mirabile che in un punto hanno
405
quante vesti vogliono, grosse, sottili, secondo il tem-
po. Veston tutti di bianco, ed ogni mese si lavan le
vesti col sapone, o bucato quelle di tela.
Tutte le stanze sottane sono officine, cucine, gra-
nari, guardarobbe, dispense, refettori, lavatori; ma
410
si lavano nelle pile delli chiostri. L'acqua si getta
per le latrine o per canali, che vanno a quelle.
Hanno in tutte le piazze delli gironi le lor fontane,
che tirano l'acque dal fondo solo con muover un
legno, onde esse spicciano per li canali. Vi è acqua
4i.'>
sorgente, e
molta nelle conserve, a cui vanno le piog-
ge per li canali delle case, passando per arenosi
acquedotti. Si lavano le persone loro spesso, secondo
il maestro e
'1
medico ordina. L'arti si fanno tutte
nei chiostri di sotto, e le speculative di sopra, dove
420
sono le pitture, e nel tempio si leggono.
Negli atri di fuora son orologi di sole e di squille
per tutti i gironi, e banderole per saper i
venti.
OSPITALARIO
Or dimmi della generazione.
cambiano di vesti: quando il Sole entra in Cancro, ossia in
estate; e Capricorno, e in inverno; Ariete, in primavera;
e
Libra,
e
in autunno.
102
procerità Altezza.
*o'
bucato Lavatura con sapone e acqua con cenere.
^^
sottane Sotterranee.
""
pile Vaschette di pietra o di marmo.
*"
spicciano Escono.
•1°
conserve Serbatoi, pozzi.
<io
arenosi acquedotti Condutture per le quali scorre l'acqua,
purificandosi con l'arena, con la sabbia.
'-'
orolopi di sole Meridiane; orologi di squille, a suoneria.
40
GENOVESE
Nulla femina si sottopone al maschio, se non arri-
va a
dicinov'anni, né il maschio si mette alla genera-
425
zione inanti alli vintiuno, e più si è di complessione
bianco. Nel tempo inanti è ad alcuno lecito il coito
con le donne sterili o pregne, per non far in vaso
indebito; e le maestre matrone con li seniori della
generazione han cura di provederli, secondo a loro
430
è detto in secreto da quelli più molestati da Venere.
Li provedono, ma non lo fanno senza far parola al
maestro maggiore, che è un gran medico, e sottostà
ad Amore, Prencipe offiziale. Se si trovano in sodo-
mia, son vituperati, e li fan portare due giorni legata
435
al collo una scarpa, significando che pervertirò l'or-
dine e posero li piedi in testa, e la seconda volta cre-
scen la pena finché diventa capitale. Ma chi si astie-
ne fin a ventun anno d'ogni coito è celebrato con
alcuni onori e canzoni.
440
Perché quando si esercitano alla lotta, come
i
Greci
antichi, son nudi tutti, maschi e femine, li mastri co-
noscono chi è impotente o no al coito, e quali membra
con quali si confanno. E così, sendo ben lavati, si do-
nano al coito ogni tre sere; e non accoppiano se non
445
le femine grandi e belle alli grandi e virtuosi, e le
grasse a' macri, e le macre alli grassi, per far tem-
perie. La sera vanno i fanciulli e conciano i letti,
e poi vanno a dormire, secondo ordina il mastro
e la maestra. Né si pongono al coito, se non quando 450
*'-^
di complessione bianco Gracile.
4is
p^j.
ji(j^ jfiy. j^ vaso indebito Ad evitare rapporti fecondi
tra uomo e donna.
••^^
quelli più molestati da Venere Coloro che più sentono
il bisogno di amare.
<•"
sodomia Rapporto sessuale tra maschi.
**^
e quali membra con quali si confanno Cioè osservano
quali possano essere gli accoppiamenti adatti.
''*'
per far temperie Per equilibrare.
'**>'
conciano Accomodano.
41
hanno digerito, e prima fanno orazione, ed hanno
belle statue di uomini illustri, dove le donne mirano.
Poi escono alla fenestra, e pregono Dio del Cielo, che
li doni prole buona. E dormeno in due celle, sparti
455 fin a quell'ora che si han da congiungere, ed allora
va la maestra, ed apre l'uscio dell'una e l'altra cella.
Questa ora è determinata dall'Astrologo e Medico;
e si forzan sempre di pigliar tempo, che Mercurio
e Venere siano orientali dal Sole in casa benigna e
460 che sian mirati da Giove di buono aspetto e da
Saturno e Marte
[.
E] così il Sole come
la Luna,
che spesso sono afete. E per lo più vogliono Vergine
in ascendente; ma assai si guardano che Saturno e
Marte non stiano in angolo, perché tutti quattro
^•"'«
sparti Divisi.
*^
di pigliar tempo Di calcolare il tempo astrologicamente
propizio.
'''^"
casa benigna I pianeti Mercurio e Venere, che al mat-
tino appaiono prima del Sole, sono ad oriente rispetto a
questo. La sfera celeste era divisa dagli astrologi in dodici
fusi chiamati "case"; l'influsso di Mercurio o di Venere può
essere benigno o no a seconda del fuso, o casa, in cui si tro-
vano al momento in cui avviene l'accoppiamento.
i"'
aspetto È la posizione reciproca dei pianeti nella fascia
zodiacale. Gli astrologi considerano cinque aspetti: il sestile,
quando la distanza tra due pianeti è di 60 gradi; il quadrato,
quando è di 90 gradi; il trigono, quando è di 120 gradi; Vap-
posito, quando è di 180 gradi; il congiunto, quando i pianeti
si incontrano nello stesso segno. Il sestile e il trigono sono
aspetti buoni, gli altri no.
<92
sono afete II punto in cui ha origine la vita e dal quale
si determina il destino. Il passo viene così spiegato dall'Ame-
rio:
"...
scelgono per gli accoppiamenti il tempo in cui Mer-
curio e Venere sorgono all'orizzonte prima del Sole (orientali
dal Sole), stazionando in un fuso {casa) celeste favorevole,
mentre Giove, Saturno e Marte si trovano, rispetto ad essi,
entro la fascia zodiacale, ad una distanza di significato pure
favorevole {di buono aspetto, cioè sestile o trigono)".
-
Vergine
in ascendente Collocata nel primo fuso, o casa, cioè nel-
l'aspetto sestile.
***
non stiano in angolo Non
si
trovino nel primo, quarto,
settimo, decimo fuso, o casa, che corrispondono ai quattro
punti cardinali.
42
angoli con, opposizioni e quadrati infettano, e da
465
essi angoli è la radice della virtù vitale e della sorte,
dependente dall'armonia del tutto con le parti. Non
si curano di satellizio, ma solo degli aspetti buoni.
Ma il satellizio solo nella fondazione della città e
della legge ricercano, che però non abbia prencipe 470
Marte o Saturno, se non con buone disposizioni. Ed
han per peccato li generatori non trovarsi mondi tre
giorni avanti di coito e d'azioni prave, e di non esser
devoti al Creatore. Gli altri, che per delizia o per
servire alla necessità si donano al coito con sterili 475
o pregne o con donne di poco valore, non osservan
queste sottigliezze. E gli ofììziali, che son, tutti sacer-
doti, e li sapienti non si fanno generatori, se non
osservano molti giorni più condizioni; perché essi,
per la molta speculazione, han debole lo spirito ani- 48o
male, e non trasfondeno il valor della testa, perché
pensano sempre a qualche cosa; onde trista razza
fanno. Talché si guarda bene, e si donano questi
a donne vive, gagliarde e belle; e gli uomini fanta-
stichi e capricciosi a donne grasse, temperate, di
435
costumi blandi. E dicono che la purità della com-
plessione, onde le virtù fruttano, non si può acqui-
stare con arte, e che diffìcilmente senza disposizion
naturale può la virtù morale allignare, e che gli uo-
mini di mala natura per timor della legge fanno 490
bene, e, quella cessante, struggon la republica con
manifesti o segreti modi. Però tutto lo studio prin-
cipale deve essere nella generazione, e mirar li me-
^**
satellizio È così chiamato l'influsso astrologico che de-
riva dalla disposizione dei satelliti nei confronti del pianeta
da cui dipendono.
»"2
mondi Puri.
*'»
avanti di Prima del.
-
prave Cattive.
^>^
purità della complessione Oggi si dice: caratteri psico-
somatici.
<"!
struggon Distruggono.
'»•=*
meriti naturali Cioè, i meriti che provengono dalla buo-
43
riti naturali, e non la dote e la fallace nobiltà.
495
Se alcune di queste donne non concipeno con uno,
le mettono con altri; se poi si trova sterile, si può
accomunare, ma non ha l'onor delle matrone in Con-
siglio della generazione e nella mensa e nel tempio;
e questo lo fanno perché essa non procuri la sterilità
500 per lussuriare. Quelle che hanno conceputo, per quin-
dici giorni non si esercitano; poi fanno leggeri eser-
cizi per rinforzar la prole, ed aprir li meati del nu-
trimento a quella. Partorito che hanno, esse stesse
allevano i figli in luoghi communi, per due anni lat-
505
tando e più, secondo pare al Fisico. Dopo si smamma
la prole, e si dona in guardia delle mastre, se son
femine, o delli maestri. E con gli altri fanciulli qui
si esercitano all'alfabeto, a caminare, correre, lottare
ed alle figure istoriate; ed han vesti di color vario
510 e bello. Alli sette anni si donano alle scienze natu-
rali, e poi all'altre, secondo pare agli offiziali, e poi
si mettono in meccanica. Ma li figli di poco valore
si mandano alle ville e, quando riescono, poi si ridu-
cono alla città. Ma per lo più, sendo generati nella
515 medesima costellazione, li contemporanei son di vir-
tù consimili e di fattezze e di costumi. E questa è
concordia stabile nella republica, e s'amano grande-
mente ed aiutano l'un l'altro.
Li nomi loro non si mettono a caso, ma dal Meta-
520 fisico, secondo la
proprietà, come usavan li Romani:
na natura, e non la dote e la nobiltà, che non sono meriti
naturali.
"«s
concipeno Concepiscono.
4^0
perché essa non procuri... Ad evitare che procuri di di-
venire sterile per fare liberamente l'amore, circondano di
grandi onori la donna che ha avuto figli.
^^
meati Vie.
S05
si S7naììiìna Si svezza.
^^
si dona in guardia Si dà in custodia
-
mastre Maestre.
^^^
si mettono in meccanica Cioè, ad imparare il me.stiere.
ni»
o//p ville In campagna.
44
onde altri si chiamano il Bello, altri il Nasuto, altri
il Peduto, altri Bieco, altri Crasso, ecc.; ma quando
poi diventano valenti nell'arte loro o fanno qualche
prova in guerra, s'aggiunge il cognome dall'arte,
come Pittor Magno, Aureo, Eccellente, Gagliardo,
525
dicendo: Crasso Aureo, ecc.; o pur dall'atto dicendo:
Crasso Forte, Astuto, Vincitore, Magno, Massimo,
ecc., e dal nemico vinto, come Africano, Asiano, To-
sco, ecc.; Manfredi, Tortello dall'aver superato Man-
fredi o Tortello o simili altri. E questi cognomi s'ag- 530
giungono dall'offiziali grandi, e si donano con una
corona conveniente all'atto o arte sua, con applauso
e musica. E si vanno a perdere per questi applausi,
perché oro ed argento non si stima, se non come
materia di vasi o di guarnimenti communi a tutti.
535
OSPITALARIO
Non ci è gelosia tra loro o dolore a chi non sia
fatto generatore o quel che ambisce?
GENOVESE
Signor no, perché a nullo manca il necessario lo-
ro quanto al gusto; e la generazione è osservata
religiosamente per ben publico, non privato, ed è
540
bisogno stare al detto dell'offìziali. Platone disse che
si dovean gabbare li pretendenti a belle donne im-
""
E si vanno a perdere per questi applausi Ambiscono
questi applausi.
^5*1
stare al detto Stare a quanto stabilito, obbedire. Pla-
tone nella Repubblica (460 a) afferma appunto che a chi
pretende per sé una donna ch'egli non merita, sia data con
accorti sorteggi quella, invece, che veramente si merita; così
che il cittadino non accontentato possa prendersela con la
cattiva sorte anziché col governo della repubblica.
45
meritamente, con far uscir la sorte destramente se-
condo il merito; il che qui non bisogna far con in-
545
ganno di ballotte per contentarsi delle brutte i
brutti, perché tra loro non ci è bruttezza; che, eser-
citandosi esse donne, diventano di color vivo e di
membra forti e grandi, e nella gagliardia e vivezza
e grandezza consiste la beltà appresso a loro. Però
550
è pena della vita imbellettarsi la faccia, o portar pia-
nelle, o vesti con le code per coprir i piedi di legno,
ma non averiano commodità manco di far questo,
perché chi ci li darla? E dicono che questo abuso
in noi viene dall'ozio delle donne, che le fa scolorite
555
e fiacche e piccole; e però han bisogno di colori ed
alte pianelle, e di farsi belle per tenerezza, e così
guastano la propria complessione e della prole. Di
più, s'uno s'innamora di qualche donna, è lecito tra
loro parlare, far versi, scherzi, imprese di fiori e di
560 piante. Ma se si guasta la generazione, in nullo modo
si dispensa tra loro il coito, se non quando ella è
pregna o sterile. Però non si conosce tra loro se
non amor d'amicizia per lo più, non di concupi-
scenza ardente.
5C5
La robba non si stima, perché ognuno ha quanto
li bisogna, salvo per segno d'onore. Onde agli eroi
ed eroisse la republica fa certi doni, in tavola o in
feste publiche, di ghirlande o di vestimenta belle
fregiate; benché tutti di bianco il giorno e nella
570 città, ma di notte e fuor della città vestono a rosso,
^5
ballotte Palline per dare il voto; con inganno di
ballotte
Con inganno nel voto, con brogli.
•''•'^'
vesti con le code Vuol alludere all'uso femminile di
portare scarpe con spessa suola di sughero per apparire più
alte, nascondendo tale accorgimento con vesti molto lunghe.
^'^
non averiano commodità Non avrebbero possibilità.
553
chi ci li daria? Chi glieli darebbe?
502
Però non si conosce... Tra le donne non esiste
-
come tra
gli uomini
-
l'attrazione sessuale (vedasi al rigo 436).
r.fl7
proissr Eroine.
4()
o di seta o di lana. Abborreno il color nero, come
feccia delle cose, e però odiano i Giapponesi, amici
di quello. La superbia è tenuta per gran peccato, e
si punisce un atto di superbia in quel modo che l'ha
commesso. Onde nullo reputa viltà lo servire in 575
mensa, in cucina o altrove, ma lo chiamano impa-
rare; e dicono che così è onore al piede caminare,
come all'occhio guardare; onde chi è deputato a
qualche offizio, lo fa come cosa onoratissima, e non
tengono schiavi, perché essi bastano a se stessi, anzi sso
soverchiano. Ma noi non così, perché in Napoli son
da trecento mila anime, e non faticano cinquanta mi-
lia; e questi patiscono fatica assai e si struggono; e
l'oziosi si perdono anche per l'ozio, avarizia, lascivia
ed usura,
e molta gente guastano tenendoli in servitù sss
e povertà, o fandoli partecipi di lor vizi, talché
manca il servizio publico, e non si può il campo, la
milizia e l'arti fare, se non male e con stento. Ma
tra loro, partendosi l'offìzi a tutti e le arti e fatiche,
non tocca faticar quattro ore il giorno per uno; sì
590
ben tutto il resto è imparare giocando, disputando,
leggendo, insegnando, caminando, e sempre con gau-
dio. E non s'usa gioco che si faccia sedendo, né
scacchi, né dadi, né carte o' simili, ma ben la palla,
pallone, rollo, lotta, tirar palo, dardo, archibugio.
595
Dicono ancora che la povertà grande fa gli uo-
mini vili, astuti, ladri, insidiosi, fuorasciti, bugiardi,
testimoni falsi; e le ricchezze insolenti, superbi, igno-
ranti, traditori, disamorati, presumitori di quel che
non sanno. Però la communità tutti li fa ricchi e
eoo
poveri: ricchi, ch'ogni cosa hanno e possedono; po-
^•~^
Abborreyio Aborriscono.
f^i^
soverchiano Sono più che autosufficienti.
5«2
milia Mila.

fandoli Facendoli.
^^
rollo II gioco del rollo consiste nel far ruzzolare lungo
un pendio un grosso disco di legno.
-
tirar palo Lancio del
giavellotto.
47
veri,
perché non
s'attaccano a servire alle cose, ma
ogni cosa serve a loro. E molto laudano in questo
le
religioni
della
cristianità e la vita
dell'Apostoli.
OSPITALARIO
605 È bella cosa
questa e santa; ma quella delle donne
communi pare
dura ed ardua. S.
Clemente Romano
dice
che le donne
pur sian
communi, ma la glosa
intende
quanto
all'ossequio,
non al letto, e
Tertul-
liano
consente
alla
glosa; che i
Cristiani antichi
610
tutto
ebbero
commune, altro che le mogli, ma que-
ste pur furo
communi
nell'ossequio.
GENOVESE
lo non so di questo; so ben che
essi han l'ossequio
commune
delle donne e
'1
letto, ma non sempre, se
non per generare. E credo che si possano
ingannare
615 ancora; ma essi si difendono
con
Socrate,
Catone,
Platone ed
altri.
Potria stare che
lasciassero
que-
st'uso un giorno,
perché nelle città
soggette a loro
««E molto laudano in
questo... Allude alla vita
comunitaria
degli apostoli e dei
monasteri.
»•«
San Clemente, nella
quinta epistola, dice che nella so-
cietà ideata da Pitagora tutto è in comune,
comprese le donne.
Una glossa al
Decretum Gratiani precisa che per "donne in
comune" si deve intendere non l'uso corporale, ma
l'ossequio.
Tertulliano
preciserà che tutte le cose sono in comune nella
comunità cristiana,
tranne le mogli.
«15
Di Socrate,
Diogene
Laerzio tramanda (II, V, 26):
"Ari-
stotele dice che sposò due donne: la
prima. Santippe... la se-
conda. Mirto... dicono infatti che gli
Ateniesi,
desiderando
incrementare la popolazione, per
sopperire alla scarsezza di
uomini
decretarono che si sposasse una sola
donna, cittadina
ateniese, e si procreassero
figli anche con
un'altra: Socrate
avrebbe fatto appunto così". In quanto a Catone, vedi Plutarco,
Vita di
Catone Minore; e a Platone, la
Repubblica.
018
Potria stare Potrebbe
verificarsi.
48
non accomunano se non le robbe, e le donne quanto
all'ossequio ed all'arti, ma non al letto; e questo
l'ascrivono
all'imperfezione di quelli che non han
620
filosofato. Però vanno spiando di tutte nazioni l'usan-
ze, e sempre migliorano; e quando sapranno le ra-
gioni vive del cristianesimo provate con miracoli,
consentiranno, perché son dolcissimi. Ma fin mo trat-
tano naturalmente senza fede rivelata; né ponno a 625
più sormontare.
Di più questo è bello, che fra loro non, ci è difetto
che faccia l'uomo ozioso, se non l'età decrepita, quan-
do serve solo per consiglio. Ma chi è zoppo serve alle
sentinelle con gli occhi; chi non ha occhi serve a
eao
carminar la lana e levar il pelo dal nervo delle pen-
ne per li matarazzi, chi non ha mani, ad altro eser-
cizio; e se un membro solo ha, con quello serve
nelle ville, e son governati bene, e son spie che avvi-
sano alla republica ogni cosa.
635
OSPITALARIO
Di' mo della guerra; che poi dell'arti e vitto mi
dirai, poi delle scienze, e al fine della religione.
GENOVESE
Il Potestà tiene sotto di sé un offiziale dell'armi,
un altro delFartellaria, un delli cavalieri, un delli
'^
ascrwono Attribuiscono.
«^'+
consentiranno Si adegueranno.
-
fin
mo Fino a questo
momento.
''25
né ponno a più sormontare Non possono elevarsi di
più, non conoscendo che le verità naturali e non quelle ri-
velate.
831
carminar Scardassare, cardare.
-
levar il pelo dal nervo
Togliere il nervo dalle penne dei volatili per fare i materassi.
038
un
offiziale dell'arini, un altro... Comandanti della fan-
teria, dell'artiglieria, della cavalleria e del genio.
4. Città del sole
49
I
640
ingegneri; ed ognuno di questi ha sotto di sé molti
capi mastri di quell'arte. Ma di più ci sono gli atleti,
che a tutti insegnano l'esercizio della guerra. Questi
sono attempati, prudenti capitani, che esercitano li
gioveni di dodici anni in suso all'arme; benché pri-
645
ma nella lotta e correre e
tirar pietre erano avvezzi
da mastri inferiori. Or questi l'insegnano a ferire,
a guadagnar l'inimico con arte, a giocar di spada,
di lancia, a saettare, a cavalcare, a seguire, a fug-
gire, a star nell'ordine militare. E le donne pure im-
C50 parano queste arti sotto maestre e mastri loro, per
quando fusse bisogno aiutar gli uomini nelle guerre,
vicine alla città; e, se venisse assalto, difendono le
mura. Onde ben sanno sparar l'archibugio, far balle,
gittar pietre, andar incontro. E si sforzano tór da
655
loro ogni timore, ed hanno gran pene quei che mo-
stran codardia. Non temono la morte, perché tutti
credono l'immortalità dell'anima, e che, morendo,
s'accompagnino con li spiriti buoni o rei, secondo li
meriti. Benché essi siano stati Bragmani pitagorici,
C60
non credono trasmigrazione d'anima, se non per
qualche giudizio di Dio. Né s'astengono di ferir il
nimico ribello della ragione, che non merita esser
uomo.
Fanno la mostra ogni dui mesi, ed ogni giorno ci
665 è l'esercizio dell'arme, o in campagna, cavalcando,
o dentro, ed una lezione d'arte militare, e fanno sem-
pre leggere l'istorie di Cesare, d'Alessandro, di Sci-
*»"*
seguire Inseguire, lanciarsi airìnseguimento.
«53
balle Palle.
«5»
Bragmani pitagorici I solari sono stati seguaci di
Brahma, antica divinità dell'India, e di Pitagora, e come tali
dovrebbero credere nella trasmigrazione delle anime; tuttavia,
non credono ad essa.
^-
nirnico ribello della ragione Sarebbe l'uomo in stato di
inciviltà.
•*^
Fanno la mostra Passano in rivista.
^
50
pione e d'Annibale, e poi donano il giudizio loro
quasi tutti, dicendo: "Qui fecero bene, qui male"; e
poi risponde il mastro e determina.
sto
OSPITALARIO
Con chi fan le guerre? e per che causa, se son tanto
felici?
GENOVESE
Se mai non avessero guerra, pure s'esercitano al-
l'arte di guerra ed alla caccia per non impoltronire
e per quel che potria succedere. Di più, vi son quat- 675
tro regni nell'isola, li, quali han grande invidia della
felicità loro, perché li popoli desiderariano vivere
come questi Solari, e vorriano star più soggetti ad
essi, che non a' propri regi. Onde spesso loro è mossa
guerra, sotto color d'usurpar confini e di viver em- eso
piamente, perché non sequeno le superstizioni di
Gentili, né dell'altri Bragmani; e spesso li fan guer-
ra, come ribelli che prima erano soggetti. E con
tutto questo perdono sempre. Or essi Solari, subito
che patiscono preda, insulto o altro disonore, o son
ess
travagliati l'amici loro, o pure son chiamati d'alcune
città tiranneggiate come liberatori, essi si mettono a
consiglio, e prima s'inginocchiano a Dio e pregano
che li faccia ben consigliarsi, poi s'esamina il merito
del negozio, e così si bandisce la guerra. Mandano 69o
un sacerdote detto il Forense: costui dimanda a' ne-
mici che rendano il tolto o lascino la tirannia; e se
quelli negano, li bandiscono la guerra, chiamando
Dio delle vendette in testimonio contra di chi ha
il torto; e si quelli prolungano il negozio, non li 695
*7'
desiderariano Desidererebbero.
**!
non sequeno... Non seguono le superstizioni dei pagani
(cioè, dei Gentili), né quelle dei seguaci di Brahma.
danno tempo, si è re, più d'un'ora, si è republica,
tre ore a deliberar la risposta, per non esser burlati;
e così si piglia la guerra se quelli son contumaci alla
ragione. Ma dopo ch'è pigliata, ogni cosa esequisce
700
il locotenente del Potestà; ed esso comanda senza
consiglio d'altri; ma si è cosa di momer^to, domanda
il Amor e
'1
Sapienza e
'1
Soje. Si propone in Con-
siglio grande, dove entra tutto il popolo di venti
anni in su, e le donne ancora, e si dichiara la giu-
705
stizia dell'impresa dal Predicatore, e mettono in or-
dine ogni cosa.
Devesi sapere ch'essi hanno tutte sorti d'arme ap-
parecchiate nell'armari, e spesso si provano quelle in
guerre finte. Han per tutti li gironi, nell'esterior
710 muro, l'artellerie e l'artiglieri preparati e molti altri
cannoni di campagna che portano in guerra, e n'han
pur di legno, nonché di metallo; e così sopra le carra
li conducono, e l'altre munizioni nelle mule, e baga-
glie. E se sono in campo aperto, serrano le bagaglie
715
in mezzo e l'artellerie, e combattono gran pezzo,
e poi fan la ritirata. E
'1
nemico, credendo che ce-
dano, s'inganna; perché essi fanno ala, pigliano fiato
e lasciano l'artiglierie sparare, e poi tornano alla
zuffa contra nemici scompigliati. Usano far i padi-
720 glioni alla romana con steccati e fosse intorno con
gran prestezza. Ci son li mastri di bagaglie, d'ar-
tellerie e dell'opere. Tutti soldati san maneggiar la
zappa e la secure. Vi son cinque, otto o diece capi-
tani di consiglio di guerra e di stratagemme, che
725 comandano alle squadre loro secondo prima insieme
si consigliarono. Soleno portar seco una squadra di
"'^"'
contumaci alla ragione Renitenti alla ragione, ostinati,
708
armari Ripostigli per le armi, armadi.
^i"
padiglioni alla romana Tende costruite a somiglianza di
farfalla.
722
opere Fortificazioni.
723
secure Scure.
52
fanciulli a cavallo per imparar la guerra, ed incar-
narsi, come lupicini, al sangue; e nei pericoli si riti-
rano, e molte donne con loro. E dopo la battaglia
esse donne e fanciulli fanno carezze alli guerrieri,
730
li medicano, serveno, abbracciano e confortano; e
quelli, per mostrarsi valenti alle donne e figli loro,
fanno gran prove. Nell'assalti, chi prima saglie il
muro ha dopo in onore una corona di gramigna con
applauso militare delle donne e fanciulli. Chi aiuta
735
il compagno ha la corona civica di quercia; chi uc-
cide il tiranno, le spoglie opime, che porta al tempio,
e si dona dal Sole il cognome dell'impresa.
Usano i cavalieri una lancia, due pistole avanti
cavallo, di mirabil tempra, strette in bocca, che per 740
questo passano ogni armatura, ed hanno anco lo
stocco. Altri portano la mazza, e questi son gli uo-
mini d'arme, perché, non potendo un'armatura fer-
rea penetrare con spada o con pistola, sempre assal-
tano il nemico con la mazza, come Achille contra 745
Cigno, e lo sconquassano e gittano. Ha due catene
la mazza in punta, a cui pendeno due palle, che,
menando, circondano il collo del nemico, lo cingeno,
tirano e gettano; e, per poterla maneggiare, non
tengono briglia con mano, ma con li piedi, incro- 750
cicchiata nella sella, ed avvinchiata nell'estremo alle
staffe, non alli piedi, per non impedirsi; e le staffe
han di fuori la sfera e dentro il triangolo, onde il
"27
incarnarsi Abituarsi.
'''^saglie Sale,scala.
"^^
gramigna Pianta erbacea parassitaria.
73»
pistole Armi appuntite, da non confondersi con le ri-
voltelle.
'^^^
stocco Arma bianca.
•^^o
Cigno Figlio di Poseidone, fatto invulnerabile, cadde
nella difesa di Trofa, strangolato da Achille, e dopo morto fu
tramutato in cigno.
-
gittano Lo allontanano da sé con una
certa violenza.
7^**
lo cingeno Lo cingono.
53
pie torcendo ne' lati, le fan girare, che stan affibiate
755
alli staffili, e così tirano a sé o allungano il freno
con mirabil prestezza, e con la destra torceno a sini-
stra ed a contrario. Questo secreto manco i Tartari
hanno inteso, che stirare e torcere non sanno con
le staffe. Li cavalli leggeri cominciano con li schiop-
760
pi, e poi entrano l'aste e le frombole, delle quali
tengono gran conto. E usano combattere per fila
intessute, andando altri, ed altri ritirandosi a vicen-
da; e le spade sono l'ultima prova.
Ci son poi li trionfi militari ad uso di Romani, e
765 più belli, e le supplicazioni ringraziatorie. E si pre-
senta al tempio il capitano, e si narrano li gesti
dal poeta o istorico ch'andò con lui. E
'1
Principe
lo corona, ed a tutti soldati fa qualche regalo ed
onore, e per molti dì sono esenti dalle fatiche pu-
770
bliche. Ma essi l'hanno a male, perché non sanno
star oziosi ed aiutano gli altri. E all'incontro quei
che per loro colpa han perduto, si ricevono con
vituperio, e chi fu il primo a fuggire non può scam-
par la morte, se non quando tutto l'esercito domanda
775
in grazia la sua vita, ed ognun piglia parte della
pena. Ma poco s'ammette tal indulgenza, si non
quando ci è gran ragione. Chi non aiutò l'amico o
fé' atto vile, è frustato; chi fu disobediente, si mette
a morire dentro un palco di bestie con un bastone
780
in mano, e se vince
i
leoni e l'orsi, che è quasi im-
possibile, torna in grazia.
Le città superate o date a loro subito mettono
ogni avere in commune, e riceveno gli offiziali solari
e la guardia, e si van sempre acconciando all'uso

Cavalli leggeri Cavalleria leggera.
-
schioppi Fucili.
''«o
frombole Fionde.
""^^
intessute Per file intrecciate, come la trama di un tes-
suto.
7^0
l'hanno a male Si trovano a disagio.
''^
superate o date Cioè, vinte o sottomessesi spontanea-
mente.
54
della Città del Sole, maestra loro; e mandano li figli
'«^
ad imparare in quella, senza contribuire a spese.
Saria lungo a dirti del mastro delle spie e sen-
tinelle, degli ordini loro dentro e fuore la città, che
te li puoi pensare, che son eletti da bambini secon-
do l'inclinazione) e costellazione vista nella geni-
'«o
tura loro. Onde ognuno, oprando secondo la pro-
prietà sua naturale, fa bene quell'esercizio e con
piacere per esserli naturale; così dico delle strata-
gemme ed altri. La città di notte e di giorno ha le
guardie nelle quattro porte e nelle mura estreme,
795
su li torrioni e valguardi; e lo girone il dì le femine,
la notte li maschi guardano; e questo lo fanno per
non impoltronire e per li casi fortuiti. Han le ve-
glie, come i nostri soldati, divise di tre in tre ore;
la sera entrano in guardia.
soo
Usano le cacce per imagini di guerra, e li giochi
in piazza a cavallo ed a piede ogni festa, e poi segue
la musica.
Perdonano volentieri a' nemici e dopo la vittoria
li fanno bene. Se gettano mura o vogliono occider
sos
i capi o altro danno a' vinti, tutto fanno in un gior-
no, e poi li fanno bene, e dicono che non si deve far
guerra se non per far gli uomini buoni, non per
estinguerli. Se tra loro ci è qualche gara d'ingiuria
o d'altro, perché essi non contendono se non di aio
onore, il Principe e suoi offiziali puniscono il reo
secretamente, s'incorse ad ingiuria di fatto dopo le
prime ire; se di parole, aspettano in guerra a dif-
finirle, dicendo che l'ira si deve sfogare contra l'ini-
mici. E chi fa poi in guerra più atti eroici, quello
815
è tenuto c'abbia raggione nell'onoranza, e l'altro
cede. Ma nelle cose del giusto ci son le pene; però
™3
esserli Essergli.
-
delle stratagemme Della strategia.
'^^
valguardi Baluardi (vedasi al rigo 27).
^"8
casi fortuiti Evenienze improvvise.
**"
diffinirle Definirle.
55
in duello di mano non ponno venire, e chi voi mo-
strarsi megliore, faccilo in guerra publica.
OSPITALARIO
820
Bella cosa per non fomentar fazioni a roina della
patria e schifar le guerre civili, onde nasce il tiran-
no, come fu in Roma ed Atene. Narra or, ti prego,
dell'artifìci loro.
GENOVESE
Devi aver inteso come commune a tutti è l'arte
825 militare, l'agricoltura, la pastorale; ch'ognuno è ob-
bligato a saperle, e queste son le più nobili tra loro;
ma chi più arti sa, più nobile
è,
e nell'esercitarla
quello è posto, che è più atto. L'arti fatigose ed
utili son di più laud£, come il ferraro, il fabricatore;
830 e non si schifa nullo a pigliarle, tanto più che nella
natività loro si vede l'inclinazione, e tra loro, per
lo compartimento delle fatiche, nullo viene a parti-
cipar fatica destruttiva dell'individuo, ma solo con-
servativa. L'arti che sono di manco fatica son delle
835
femine. Le speculative son di
tutti, e chi più è
eccellente si fa lettore; e questo è più onorato che
nelle meccaniche, e si fa sacerdote. Saper natare
è a tutti necessario, e ci sono a posta le piscine fuor
delle fosse della città, e dentro vi son le fontane.
840
La mercatura a loro poco serve, ma però cono-
scono il valor delle monete, e battono moneta per
l'ambasciatori loro, acciocché possano commutare
con le pecunia il vitto che non ponno portare, e fan-
no venire d'ogni parte del mondo mercanti a loro
"8
II duello, per il Campanella, era ammissibile solo per
mandato pubblico, per risparmiare un numero superiore
di vite.
^^'
natare Nuotare.
56
per smaltir le cose soverchie, e non vogliono danari,
845
se non merci di quelle cose che essi non hanno. E
si ridono quando vedeno i fanciulli, che quelli do-
nano tanta robba per poco argento, ma non li vecchi.
Non vogliono che schiavi o forastieri infettino la
città di mali costumi; però vendono quelli che pi-
sso
gliano in guerra, o li mettono a cavar fosse o far
esercizi faticosi fuor della città, dove sempre vanno
quattro squadre di soldati a guardare il territorio e
quelli che lavorano, uscendo dalle quattro porte, le
quali hanno le strade di mattoni fin al mare per 855
condotta delle robbe e facilità delli forastieri. Alli
quali fanno gran carezze, li donano da mangiare
per tre giorni, li lavano li piedi, li fan veder la città
e l'ordine loro, entrare a Consiglio ed a mensa. E
ci son uomini deputati a guardarli,
e se
vogiion seo
farsi cittadini, li provano un mese ne^le ville ed
uno nella città, e così poi risolveno, e li ricevono
con certe cerimonie e giuramenti.
L'agricoltura è in gran stima: non ci è palmo di
terra che non frutti. Osservano li venti e le stelle ses
propizie, ed escono tutti in campo armati ad arare,
.seminare, zappare, metere, raccogliere, vindemia-
re, con musiche, trombe e stendardi; ed ogni cosa
fanno fra pochissime ore. Hanno le carra a vela,
che caminano con il vento, e quando non ci è vento,
87o
una bestia tira un gran carro, bella cosa, ed han li
guardiani del territorio armati, che per li campi
sempre van girando. Poco usano letame all'orti ed
a' campi, dicendo che li semi diventano putridi e
fan vita breve, come le donne imbellettate e non 875
belle per esercizio fanno prole fiacca. Onde né pur
^1
cavar fosse Scavare.
**>
deputati a guardarli Incaricati di sorvegliarli.
^^
risolveno Decidono, sciogliendoli dalla condizione di fo-
restieri.
8«8
le carra a vela Carri muniti di vela, che. a
somiglianza
di barche, si muoverebbero mossi dal vento.
57
la terra
imbellettano,
ma ben l'esercitano,
ed hanno
gran secreti di far
nascer
presto
e multiplicare,
e
non perder seme. E tengon
un libro
a posta
di tal
880 esercizio, che si chiama la Georgica.
Una
parte del
territorio,
quanto basta, si ara;
l'altra
serve
per
pascolo delle bestie. Or
questa nobil arte
di far
ca-
valli, bovi,
pecore,
cani ed ogni
sorte
d'animali
domestici
è
in sommo
pregio
appresso loro,
come
885 fu in tempo
antico
d'Abramo;
e con modi
magici li
fanno venire al coito,
che possan
ben
generare,
inanzi
a cavalli
pinti o bovi o pecore;
e non
lasciano
andar in
campagna li stalloni
con le
giumente, ma
li donano
a tempo
opportuno
inanzi
alle stalle di
890
campagna.
Osservano
Sagittario
in
ascendente,
con
buono
aspetto
di Marte
e Giove:
per li bovi.
Tauro,
per le pecore,
Ariete,
secondo
l'arte.
Hanno
poi
mandre
di galline
sotto le Pleiadi
e papare
ed anatre,
guidate a pascere dalle donne con gusto loro
presso
895 alla città e li luochi, dove la sera son
serrate
a far
il cascio e. latticini, butiri
e simili.
Molto
attendono
a' caponi ed a' castrati ed al frutto,
e ci è un libro
di quest'arte
detto la Buccolica.
Ed abbondano
d'o-
gni cosa, perché
ognuno
desidera esser
primo alla
900 fatica per la docilità
delli costumi e per esser poca e
fruttuosa;
ed ognun
di loro,
che è capo
di questo
esercizio,
s'appella Re, dicendo
che questo è nome
loro
proprio,
e non
di chi non sa. Gran cosa, che
*«*
Georgica
Trattato sulla
coltivazione
della terra.
'''^
far Allevare.
""^
Osservano
Sagittario...
Anche per la generazione
degli
animali
osservano
i segni astrologici
(vedasi ai righi 458-459).
**!
Tauro Toro.
""^Pleiadi
Gruppo di stelle
conosciute
comunemente
col no-
me di
"Gallinelle".
-
papare Papere.
^"^
butiri Burro.
8»^
caponi
Capponi.
-
frutto Parto.
^"^
Buccolica
"Bucolica",
trattato
sull'arte della pastorizia.
^poca e
fruttuosa La fatica non è prolungata e dà buoni
risultati.
58
donne ed uomini sempre vanno in squadroni, né
mai soli, e sempre all'obedienza del capo si trovano
«os
senza nullo disgusto; e ciò perché l'hanno come
padre o frate maggiore.
Han poi le montagne e le cacce d'animali, e spesso
s'esercitano.
La marineria è di molta reputazione, e tengono
aio
alcuni vascelli, che senza vento e senza remi cami-
nano, ed altri con vento e remi. Intendono assai le
stelle, e flussi e reflussi del mare, e navigano per
conoscer genti e paesi. A nullo fan torto; senza esser
stimolati non combattono. Dicono che il mondo ave- 915
rà da riducersi a vivere come essi fanno, però cer-
cano sempre sapere se altri vivono meglio di loro.
Hanno confederazione con li Chinesi, e con più po-
poli isolani e del continente, di Siam e di Canca-
cina e Calicut, solo per spiare.
920
Hanno anche gran secreti di fuochi artifiziali per
le guerre marine e terrestri, e stratagemme, che
mai non restan di vincere.
OSPITALARIO
Che e come mangiano? e quanto è lunga la vita
loro?
925
^^o
La marineria... Si accenna qui a imbarcazioni che sono
spinte da pale e ruote collocate ai fianchi delle navi stesse. Ma
questa scoperta verrà applicata solo nel XIX secolo, utiliz-
zando la macchina a vapore.
"3
fliissi e reflussi II flusso è l'avanzare dell'acqua del mare
verso la terra, il riflusso il fenomeno opposto. Tanto il flusso
come il riflusso sono in rapporto con l'attrazione del Sole e
della Luna.
^18
Chinesi Cinesi.
"18
Cancacina Cocincina, estremità meridionale dell'attuale
Vietnam.
030
Calicut Calcutta.
-
spiare Per conoscere le condizioni di
vita di quei popoli e trarne vantaggi.
"23
non restan di vincere Non cessano di vincere, non fal-
liscono mai.
59
GENOVESE
Essi dicono che prima bisogna mirar la vita del
tutto e poi delle parti; onde quando edificaro la
città, posero i segni fissi nelli quattro angoli del
mondo. Il Sole in ascendente in Leone, e Giove in
930
Leone orientale dal Sole, e Mercurio e Venere in
Cancro, ma vicini, che facean satellizio; Marte nel-
la nona in Ariete, che mirava di sua casa con felice
aspetto l'ascendente e l'afeta, e la Luna in Tauro,
che mirava di buono aspetto Mercurio e Venere, e
935
non facea aspetto quadrato al Sole. Stava Saturno
entrando nella quarta, senza far malo aspetto a
Marte ed al Sole. La Fortuna con il capo di Me-
dusa in decima quasi era, onde essi s'augurano si-
gnoria, fermezza e grandezza. E Mercurio, sendo in
940
buono aspetto di Vergine e nella triplicità dell'asside
suo, illuminato dalla Luna, non può esser tristo;
ma, sendo gioviale, la scienza loro non mendica;
poco curano d'aspettarlo in Vergine e la congiun-
zione.
945
Or essi mangiano carne, butiri, mele, cascio, dat-
tili, erbe diverse, e prirna non volean uccidere gli
animali, parendo crudeltà; ma poi vedendo che era
crudeltà ammazzar l'erbe, che han senso, onde bi-
sognava morire, consideraro che le cose ignobili son
950 fatte per le nobili, e magnano ogni cosa. Non però
«27
edificaro Edificarono.
**7
Fortuna... Medusa Due importanti determinazioni del-
l'astronomia e dell'astrologia: Fortuna è chiamata la distanza
tra il Sole e la Luna; capo di
Medusa è una stella della costel-
lazione di Perseo.
^'^
asside Apogeo.
»*2
la scienza loro non mendica La loro conoscenza non è
costruita stentatamente.
W5
dattili Dàtteri.
»^«
e prima non volean uccidere... Il senso, secondo il Cam-
panella, non è proprio solo degli animali, ma di tutte le cose
dì natura.
^'^^
consideravo che Ir cose ipnohili... Quindi, si cibano di
60
uccidono
volontieri l'animali fruttuosi, come bovi
e
cavalli. Hanno però distinti li cibi utili dalli disu-
tili,
e
secondo la medicina si serveno; una fiata man-
giano carne, una pesce ed una erbe, e poi tornano
alla carne per circolo, per non gravare né estenuare 955
la natura. Li vecchi han cibi più digestibili, e man-
giano tre volte il giorno e poco, li fanciulli quattro,
la
communità due. Vivono almeno cento anni, al
più centosettanta o ducento al rarissimo. E son
molto temperati nel bevere: vino non si dona a'
aeo
fanciulli sino alli diciannove anni senza necessità
grandissima, e bevono con acqua poi, e così le don-
ne; li vecchi di cinquanta anni in su beveno sen-
z'acqua. Mangiano, secondo la stagione dell'anno,
quel che è più utile e proprio, secondo provisto vie- 965
ne dal capo medico, che ha cura. Usano assai l'odori:
la mattina, quando si levano, si pettinano e lavano
con acqua fresca tutti; poi masticano maiorana e
petroselino o menta, e se
la frecano nelle mani, e
li vecchi usano incenso; e fanno l'orazione brevis-
970
sima a levante come il Pater noster; ed escono e
vanno chi a servire i vecchi, chi in coro, chi ad ap-
parecchiare le cose del commune; e poi si riducono
alle prime lezioni, poi al tempio, poi escono all'eser-
cizio, poi riposano poco, sedendo, e vanno a magnare.
975
Tra loro non ci è podagre, né chiragre, né catarri,
né sciatiche, né doglie coliche, né flati, perché que-
sti nascono dalla distillazione ed inflazione, ed essi
per l'esercizio purgano ogni flato ed umore. Onde è
animali e di erbe, che, pur avendo senso, sono meno nobili
dell'uomo.
"s^
fruttuosi Utili.
"53
fiata Volta.
•^
maiorana Maggiorana.
1.69
petroselino Prezzemolo.
»"3
commune Comunità.
-
riducono Avviano.
976
'pj-d loro non ci è podagre... Il Campanella enumera una
serie di malattie: la podagra, o gotta degli arti inferiori; la
chiragra, o gotta delle mani.
61
980
tenuto a vergogna che uno si vegga sputare,
dicendo
che questo nasce da poco esercizio, da
poltroneria
o
da mangiar ingordo. Patiscono più tosto d'infiamma-
zioni e spasmi secchi alli quali con la copia del buon
cibo e bagni sovvengono;
ed all'etica con bagni
dolci
885
e latticini, e star in campagne
amene in bello eser-
cizio. Morbo venereo non può allignare,
perché si
lavano spesso li corpi con vino
ed ogli aromatici;
e
il sudore anche leva quell'infetto
vapore,
che putrefa
il sangue
e le midolle. Né tisici si fanno,
per non
990 esser distillazione che cali al petto,
e molto meno
asma, poiché umor grosso
ci vuole
a farla. Curano
le febri ardenti con acqua fresca, e l'efimere solo
con odori e brodi grassi o con dormire o con suoni
ed allegrie;
le terzane
con levar sangue
e con reu-
995
barbaro o simili
attrattivi,
e con
bevere
acque di
radici
d'erbe purganti
ed acetose.
Di rado vengono
a medicina
purgante.
Le quartane
son faciU
a sa-
nare
per paure sùbite,
per erbe simili
all'umore
od opposite;
e mi mostraro
certi secreti
mirabili di
1000 quelle.
Delle continue
tengono
conto assai, e fan-
no osservanza
di stelle
e d'erbe,
e preghiere
a Dio
per sanarle.
Quintane,
ottane,
settane poche si tro-
vano, dove non ci sono umori grossi.
Usano li bagni
e l'olei
all'usanza
antica, e ci trovaro molto più se-
1005 creti per star netto, sano,
gagliardo. Si forzano
con
questi ed altri
modi aiutarsi
contra
il morbo sacro
che ne pateno
spesso.
'^'^'^
spasmi
Contrazioni
involontarie
dei
muscoli.
»«*
etica
Febbre da alterazione
delle parti solide del corpo.
^-
efimere Di breve durata.
»»<
terzane
Febbri terzane:
che
ritornano
ogni tre giorni
-
reubarbaro
Rabarbaro.
Squartane
Febbri
quartane: che
ritornano
ogni quattro
giorni e che possono
essere guarite
per mezzo
dì paure improv-
vise (paure
sùbite).
^ow
Delle continue
Sottintende
"febbri".
'««
olei
Gli olii per unzioni.
^"^ìnnrhn
sacro
Epilessia.
62
OSPITALARIO
Segno d'ingegno grande, onde Ercole, Socrate, Ma-
cometto, Scoto e Callimaco ne patirò.
GENOVESE
E s'aiutano con preghiere al cielo e con odori e loio
confortanti della testa e cose acide ed allegrezze e
brodi grassi, sparsi di fiori di farina. Nel condir le
vivande non han pari: pongono macis, mele, butiro
e con aromati assai, che ti confortano grandemente.
Non beveno annevato, come i Napolitani, neanche
lois
caldo, come li Chinesi, perché non han bisogno
d'aiutarsi contra l'umori grossi in favor del natio
calore, ma lo confortano con aglio pesto ed aceto,
serpillo, menta, basilico, l'estate e nella stanchezza;
né contra il soverchio calor dell'aromati aumentato,
1020
perché non escono di regola. Hanno pur un secreto
di rinovar la vita ogni sette anni, senza afflizione,
con bell'arte.
OSPITALARIO
Non hai ancora detto delle scienze e degli offiziali.
1009
Scoto e Callimaco Si riferisce a Duns Scoto, filosofo in-
glese (1266-1308); lo si inquadra tra i decadenti della Scola-
stica insieme a Ruggero Bacone e a Guglielmo Occam. Calli-
maco, poeta, grammatico e critico del III secolo a.C, celebre
per i suoi inni ed i suoi epigrammi.
^"^3
rnacis È la membrana tra il mallo e il nòcciolo della
noce moscata.
1015
annevato Ghiacciato. Allude all'usanza delle famiglie
agiate napoletane di rinfrescare le bevande, in estate, aggiun-
gendovi neve o ghiaccio conservati in brocche sotto terra.
1019
serpillo Erba aromatica.
'"-- f/f rivovar la vita
Di ringiovanire.
«3
GENOVESE
1025
Sì, ma poiché sei tanto curioso, ti dirò più. Ogni
nova luna ed ogni opposizione sua fanno Consiglio
dopo il sacrifizio; e qui entrano tutti di venti anni
in suso, e si dimanda ad ognuno che cosa manca
alla città, e chi offiziale è buono e chi è tristo. Dopo
1030 ogn'otto dì, si congregano tutti l'offiziali, che son il
Sole, Pon, Sin, Mor; ed ognun di questi ha tre offi-
ziali sotto di sé, che son tredici, ed ognun di questi
tre altri, che son tutti quaranta; e quelli han l'offizi
dell'arti convenienti a loro, il Potestà della milizia,
1035 il Sapienza delle scienze, il Amore del vitto, gene-
razione e vestito ed educazione; e li mastri d'ogni
squadra, cioè caporioni, decurioni, centurioni sì delle
donne come degli uomini. E si ragiona di quel che
bisogna al publico,
e si eleggon gli offiziali, pria
1040 nominati in Consiglio grande. Dopo ogni dì fa con-
siglio Sole e li tre Prencipi delle cose occorrenti, e
confirmano e conciano quel che si è trattato nell'ele-
zione e gli altri bisogni. Non usano sorti, se non
quando son dubbi in modo che non sanno a qual
1045
parte pendere. Questi offiziali si mutano secondo la
volontà del popolo inchina, ma li quattro primi no,
se non quando essi stessi, per consiglio fatto tra
loro, cedono a chi veggono saper più di loro, ed aver
più purgato ingegno;
^'
son tanto docili e buoni,
1050 che volentieri cedeno a chi più sa ed imparano da
quelli; ma questo è di rado assai.
Li capi principali delle scienze son soggetti al
Sapienza, altri che il Metafisico che è esso Sole, che
a tutte scienze comanda, come architetto, ed ha ver-
1055 gogna ignorare cosa alcuna al mondo umano. Sotto
a lui sta il Grammatico, il Logico, il Fisico, il Me-
10^^
caporioni Capi di un rione.
1043
Non usano sorti Non si affidano al metodo del sorteggio.
64
dico, il Politico, l'Economico, il Morale, l'Astronomo,
l'Astrologo, il Geometra, il Cosmografo, il Musico,
il Prospettivo, l'Aritmetico, il Poeta, l'Oratore, il
Pittore, il Scultore. Sotto Amore sta il Genitario,
io«o
l'Educatore, il Vestiario, l'Agricola, l'Armentario, il
Pastore, il Cicurario, il Gran Coquinario. Sotto Po-
testà il Stratagemmario, il Ferrarlo, l'Armario, l'Ar-
gentario, il Monetario, l'Ingegnerò, Mastro spia,
Mastro cavallerizzo, il Gladiatore, l'Artegliero, il
io«5
Frombolarlo, il Giustiziero. E tutti questi han li
particolari artefici soggetti.
Or qui hai da sapere che ognun è giudicato da
quello dell'arte sua; talché ogni capo dell'arte è
giudice, e punisce d'esilio, di frusta, di vituperio, di
io7o
non mangiar in mensa commune, di non andar in
chiesa, non parlar alle donne. Ma quando occorre
caso ingiurioso, l'omicidio si punisce con morte,
ed occhio per occhio, naso per naso si paga la pena
della pariglia, quando è caso pensato. Quando è
1075
rissa subitanea, si mitiga la sentenza, ma non dal
giudice, perché condanna subito secondo la legge,
ma dalli tre Principi. E s'appella pure al Metafisico
per grazia, non per giustizia, e quello può far la
grazia. Non tengono carceri, se non per qualche
loso
ribello nemico un torrione. Non si scrive processo,
ma in presenza del giudice e del Potestà si dice il prò
e il centra; e subito si condanna dal giudice; e poi dal
Potestà, se s'appella, il sequente dì si condanna; e poi
dal Sole il terzo dì si condanna, o s'aggrazia dopo mol- loss
ti dì con consenso del popolo. E nessuno può morire,
se tutto il popolo a man commune non l'uccide; che
boia non hanno, ma tutti lo lapidano o brugiano, fa-
mosa
Cicurario Sovrintendente all'allevamento degli animali
domestici.
-
Coquinario Sovrintendente alle cucine.
*""
della pariglia Della vendetta, dell'occhio per occhio.
-
pensato Premeditato.
^'^
s'aggrazia Si concede la grazia.
5. Città del sole
65
cendo che esso s'elegga la polvere per morir subito. E
1090
tutti piangono e pregano Dio, che plachi l'ira sua,
dolendosi che sian venuti a resecare un membro
infetto dal corpo della republica; e fanno di modo
che esso stesso accetti la sentenza, e disputano con
lui fin tanto che esso, convinto, dica che la merita;
1095 ma quando è cosa contra la libertà o contra Dio o
contra gli offiziali maggiori, senza misericordia si
esequisce. Questi soli si puniscono con morte; e quel
che more ha da dire tutte le cause perché non deve
morire, e li peccati degli altri e dell'ofììziali, dicendo
1100 quelli meritano peggio; e se vince, lo mandano in esi-
lio e purgano la città con preghiere e sacrifizi ed am-
mende; ma non però travagliano li nominati.
Li falli di fragilità e d'ignoranza si puniscono solo
con vituperi, e con farlo imparare a contenersi, e
1105 quell'arte in cui peccò, o altra, e si trattano in modo,
che paion l'un membro dell'altro.
Qui è da sapere, che se un peccatore, senza aspet-
tare accusa, va da sé all'offiziali accusandosi e di-
mandando ammenda, lo liberano dalla pena dell'oc-
1110
culto peccato e la commutano mentre non fu ac-
cusato.
Si guardano assai dalla calunnia per non patir la
medesima pena. E perché sempre stanno accompa-
gnati quasi, ci vuole cinque testimoni a convincere,
1116 se non si libera col giuramento il reo. Ma se due
altre volte è accusato da dui o tre testimoni, al dop-
pio paga le pena.
Le leggi son pochissime, tutte scritte in una tavola
di rame alla porta del tempio, cioè nelle colonne,
1120
nelle quali ci son scritte tutte le quiddità delle cose
1089
s'elegga la polvere Si vuol dire che il condannato può
scegliere dì essere bruciato con polvere da sparo, in modo da
avere una morte più rapida.
1091
resecare Tagliar via, amputare.
"30
quiddità Termine della filosofia medioevale; significa
"essenze".
()0
in
breve: che cosa è Dio, che cosa è angelo, che cosa
è mondo, stella, uomo, ecc., con gran sale, e d'ogni
virtù la diffinizione. E li giudici d'ogni virtù hanno
la
sedia in quel loco, quando giudicano, e dicono:
"Ecco, tu peccasti contra questa diffinizione: leggi";
e così poi lo condanna o d'ingratitudine o di pigrizia
o
d'ignoranza; e le condanne son certe vere medici-
ne, più che pene, e di soavità grande.
OSPITALARIO
Or dire ti bisogna delli sacerdoti e sacrifizi e cre-
denza loro.
GENOVESE
Sommo sacerdote è Sole; e tutti gli offiziali son
sacerdoti, parlando delli capi, ed offizio loro è purgar
le conscienze. Talché tutti si confessano a quelli, ed
essi imparano che sorti di peccati regnano. E si
confessano alli tre maggiori tanto li peccati propri,
1135
quanto li strani in genere, senza nominare li pec-
catori, e li tre poi si confessano al Sole. Il quale
conosce che sorti di errori corrono e sovviene alli
bisogni della città e fa a Dio sacrifizio ed orazioni,
a cui esso confessa li peccati suoi e di tutto il pò-
1140
polo publicamente in su l'altare, ogni volta che sia
necessario per amendarli, senza nominar alcuno.
E così assolve il popolo, ammonendo che si guardi
in quelli errori, e confessa i suoi in publico e poi
"»i
Sommo sacerdote... Tutto il passo vuol significare che il
potere politico s'identifica con quello religioso: l'espressione
del Campanella ci presenta in modo chiaro i fondamenti della
sua teocrazia.
"3«
strani
Altrui.
"^
Il sacramento della confessione, inteso come atto indivi-
duale nella Chiesa cattolica, diventa, nella Città del Sole,
atto pubblico.
67
'1^'i
fa sacrifizio a Dio, che voglia assolvere tutta la
città ed ammaestrarla e difenderla. Il sacrifizio è
questo, che dimanda al popolo chi si voi sacrificare
per li suoi membri, e così un di quelli più buoni si
sacrifica. E
'1
sacerdote lo pone sopra una tavola, che
1150
è tenuta da quattro funi, che stanno a quattro girelle
della cupola, e, fatta l'orazione a Dio che riceva quel
sacrifizio nobile
e
voluntario umano (non
di bestie
involuntarie, come fanno i Gentili), fa tirar le fu-
ni; e questo saghe in alto alla cupoletta e qui si
1155
mette in orazione; e li si dà da magnare parcamente,
sino a, tanto che la città è espiata. Ed esso con ora-
zioni e digiuni prega Dio, che riceva il pronto sacri-
fizio suo; e così, dopo venti o trenta giorni, placata
l'ira di Dio, torna a basso per le parti di fuore o si
1160 fa sacerdote; e questo è sempre onorato e ben volu-
to, perché esso si dà per morto, ma Dio non vuol
che mora.
Di più vi stanno ventiquattro sacerdoti sopra il
tempio, li quali a mezzanotte, a mezzodì, la mattina
1165 e la sera cantano alcuni salmi a Dio; e l'offizio loro è
di guardar le stelle e notare con astrolabi tutti li
movimenti loro e gli effetti che producono, onde
sanno in che paese che mutazione è stata e ha da
essere. E questi dicono l'ora della generazione e li
1170
giorni del seminare e raccogliere, e serveno come
mezzani tra Dio e gli uomini; e di essi per lo più si
fanno li Soli e scriveno gran cose ed investigano
scienze. Non vengono a basso, se non per mangiare;
con donne non si impacciano, se non qualche volta
1175
per medicina del corpo. Va ogni dì Sole in alto e
parla con loro di quel che hanno investigato sopra
^^'^
astrolabi Strumenti di origine greca per misurare il cor-
so delle stelle.
i"i
mezzani Mediatori.
^^'^^
fanno li Soli Scelgono tra i ventiquattro sacerdoti il
Sole, o Metafisico.
"''^
non
si impacciano Non si immischiano.
68
il benefizio della città e di tutte le nazioni del mon-
do. In tempio a basso sempre ha da esser uno che
faccia orazione a. Dio, ed ogni ora si muta, come noi
facciamo le quarant'ore, e questo si dice continuo
sacrifizio.
Dopo mangiare si rendon grazie a Dio con musi-
ca, e poi si cantano gesti di eroi cristiani, ebrei,
gentili, di tutte nazioni, per spasso e per godere. Si
cantano inni d'amore e di sapienza e d'ogni virtù. Si
piglia ognuno quella che più ama. e fanno alcuni
balli sotto li chiostri, bellissimi. Le donne portano li
capelli lunghi, inghirlandati ed uniti in un groppo
in mezzo la testa con una treccia. Gli uomini solo
un Cerro, un velo
e
berrettino. Usano cappelli in
campagna, in casa berrette bianche o rosse o varie,
secondo l'offìzio ed arte che fanno, e gli offìziali più
grandi e pompose.
Tutte le cose loro son quattro principali, cioè
quando entra il sole in Ariete, in Cancro, in Libra,
in Capricorno; e fanno gran rappresentazioni belle e
dotte; ed ogni congiunzione ed opposizione di luna
fanno certe feste. E nelli giorni che fondaro la città
e quando ebbero vittoria, fanno il medesimo con
musica di voci feminine
e
con trombe e tamburi
ed artiglierie; e li poeti cantano le laudi delli più
virtuosi. Ma chi dice bugia in laude è punito; non
si può dir poeta chi finge menzogna tra loro; e que-
sta licenza dicono che è ruina del mondo, che toglie
il premio alle virtù e lo dona altrui per paura o adu-
lazione.
Non si fa statua a nullo, se non dopo che more;
ma, vivendo, si scrive nel libro delli eroi chi ha
noo
Cerro Ciocca di capelli.
'"^
le cose loro Le loro ricorrenze.
"85
quando entra il sole... Cioè all'inizio delle quattro sta-
gioni (vedasi al rigo 401).
1307
(f rìvllo A nessuno.
69
trovato arti nove e secreti d'importanza, o fatto gran
1210
benefizio in guerra o pace al publico.
Non si atterrano li corpi morti, ma si bruggiano
per levar la peste e per convertirsi in fuoco, cosa
tanto nobile e viva, che vien dal sole ed a lui torna,
e per non restar sospetto d'idolatria. Restano pit-
1215 ture solo o statue di grand'uomini, e quelle mirano
le donne formose, che s'applicano all'uso della razza.
L'orazioni si fan alli quattro angoli del mondo
orizzontali, e la mattina prima a levante, poi a po-
nente, poi ad austro, poi a settentrione; la sera al
1220 riverso, prima
a
ponente, poi a levante, poi a set-
tentrione, poi ad austro. E replicano solo un verso,
che dimanda corpo sano e mente sana a loro ed
a tutte le genti, e beatitudine, e conclude: "com.e par
meglio a Dio". Ma l'orazione attentamente e lunga
1225 si fa in cielo; però l'altare è tondo e in croce spar-
tito, per dove entra Sole dopo le quattro repetizio-
ni, e prega mirandoi in suso. Questo lo fan per gran
misterio. Le vesti pontificali son stupende di bel-
lezza e di significato a guisa di quelle d'Aron.
1230
Distinguono li tempi secondo l'anno tropico, non
sidereo, ma sempre notano quanto anticipa questo
di tempo. Credono che il sole cali a basso, e però
facendo più stretti circoli arriva alli tropici ed
-211
Non sì atterrano Non si sotterrano.
-
si bruggiano Si
bruciano (uso della cremazione).
1216
s'applicano all'uso della razza Sono destinate alla con-
servazione della razza.
^218
al riverso Al contrario.
1225
l'altare è tondo... "L'altare, rotondo, è diviso ad angolo
retto da due vie interne che s'incrociano nel mezzo; dagli in-
gressi di queste vie, che sono quattro, entra il Sole dopo
ciascuna delle quattro preghiere fatte nella direzione dei quat-
tro punti cardinali; e prega con lo sguardo non più rivolto
all'orizzonte ma in su" (Bobbio).
1229
Aron Fratello di Mosè e suo aiutante.
'^^^
Distinguono li tempi... Due modi dì computare l'anno:
quello tropico in relazione agli equinozi
e ai solstizi; quello si-
dereo in relazione al moto apparente delle stelle fisse.
70
equinozi prima che l'anno passato; o vero pare ar-
rivare, che l'occhio, vedendolo più basso in obliquo,
lo vede prima giungere ed obliquare. Misurano li
mesi con la luna e l'anno col sole; e però non accor-
dano questo con quella fino alli dicinove anni, quan-
do pur il capo del Drago finisce il suo corso; del
che han fatto nova astronomia. Laudano Tolomeo ed
ammirano Copernico, benché Aristarco e Filolao pri-
ma di lui; ma dicono che l'uno fa il conto con le
pietre, l'altro con le fave, ma nullo con le stesse cose
contate, e pagano il mondo con li scudi di conto,
non d'oro. Però essi cercano assai sottilmente que-
sto negozio, perché importa a saper la fabbrica del
mondo, e se perirà e quando, e la sostanza delle
stelle e chi ci sta dentro a loro. E credeno esser
vero quel che disse Cristo delli segni delle stelle, sole
e luna, li quali alli stolti non pareno veri, ma li
1230
fi: capo del Drago... Le orbite del Sole e della Luna, in-
tersecandosi, formano una figura che assomiglia ad un drago,
figura di serpente con ventre più grosso della coda e del capo.
Dei due punti di intersezione, l'uno, ascendente, nel quale la
Luna sale verso settentrione, era chiamato capo del Drago;
l'altro, nel quale la Luna discende verso mezzogiorno, era
chiamato coda del Drago.
1240
Tolomeo Claudio Tolomeo (II secolo d.C), astronomo,
matematico, fisico, geografo di origine egiziana, riunì tutte le
conoscenze matematiche ed astronomiche nei tredici libri del-
l'opera Sintassi matematiche, tradotta poi col titolo di Alm,a-
gesto dagli Arabi. Sostenne la sfericità della Terra e la sua po-
sizione centrale rispetto all'universo.
1241
Filolao (V secolo a.C, appartenente alla scuola pitagori-
ca) e Aristarco (III secolo a.C.) sono i lontani precursori della
dottrina eliocentrica elaborata da Copernico nel De Revolutio-
nibiLS orbium, coelestium, del 1543, in opposizione alla dottrina
geocentrica di Aristotele e Tolomeo.
12^2
dicono che l'uno
fa
il conto... È una metafora tratta dal
giuoco delle carte e dei dadi, nei quali fave e sassi corrispon-
dono a gettoni sostitutivi delle monete.
12M
li scudi di conto I gettoni.
124^
quel che disse Cristo Intorno ai presagi della fine del
mondo cfr. Matteo, XXIV,
29; Marco XIII, 24-25; Luca,
XXI. 25.
71
venire, come ladro di notte, il fin delle cose. Onde
aspettano la renovazione del secolo, e forsi il fine.
Dicono che è gran dubbio sapere se
'1
mondo fu
fatto di nulla o delle rovine d'altri mondi o del caos;
1255
ma par verisimile che sia fatto, anzi certo. Son ne-
mici d'Aristotile, l'appellano pedante.
Onorano il sole e le stelle come cose viventi e
statue di Dio e tempi celesti; ma non l'adorano, e
più onorano il sole. Nulla creatura adorano di la-
1260
tria, altro che Dio, e però a lui serveno solo sotto
l'insegna del sole, ch'è insegna e volto di' Dio, da
cui viene la luce e
'1
calore ed ogni altra cosa. Però
l'altare è come un sole fatto, e li sacerdoti pregano
Dio nel sole e nelle stelle, com'in altari, e nel cielo,
1265
come tempio; e chiamano gli angeli buoni per inter-
cessori, che stanno nelle stelle, vive case loro, e
che le bellezze sue Dio più le mostrò in cielo e nel
sole, come suo trofeo e statua.
Negano gli eccentrici ed epicicli di Tolomeo e di
1270
Copernico; affermano che sia un solo cielo, e che li
pianeti da sé si movano ed alzino, quando al sole
si congiungeno per la luce maggiore che riceveno;
e abbassino nelle quadrature e nell'opposizioni per
avvicinarsi a lui. E la luna in congiunzione ed op-
1252
forsi Forse.
^^^
Dicono... Vengono enunciate tre dottrine: quella cri-
stiana, secondo la quale il mondo sarebbe originato dal nulla
per atto creativo; quella di Empedocle, secondo il quale il
mondo sarebbe sorto dalla rovina di altri mondi; quella di
Anassagora, secondo il quale il
mondo avrebbe origine dal caos.
1258
di latria Di culto.
1289
Negano... Nelle orbite dei pianeti e delle comete in cui
il fuoco è occupato dal Sole, l'eccentrico è la distanza tra il
centro del Sole e il pianeta o la cometa giunti all'afelio (il
punto più distante dal Sole) o al perielio (il punto più vicino
al Sole). L'epiciclo è il cerchio sul quale si suppone che si muo-
va il pianeta; fu ideato dagli antichi astronomi per ridurre a
moti circolari uniformi le apparenze dei moti irregolari dei
pianeti.
72
posizione s'alza per stare sotto il sole e ricever la
1275
luce in questi siti assai che la sublima. E per que-
sto le stelle, benché vadano sempre di levante a
ponente, nell'alzare paion gir
a
dietro; e così si veg-
gono, perché il stellato cielo corre velocemente
in
ventiquattro ore, ed esse ogni dì, camminando me-
1280
no, restano più a dietro; talché, sendo passate dal
cielo, paion tornare. E quando son nell'opposito del
sole, piglian breve circolo per la bassezza, che s'in-
chinano a pigliar luce da lui, e però caminano inante
assai; e quando vanno a par delle stelle fisse, si
128.5
dicon stazionari; quando più veloci, retrogradi,
se-
condo li volgari astrologi; e quando meno, diretti.
Ma la luna, tardissima in congiunzione ed opposizio-
ne, non par tornare, ma solo avanzare inanti poco,
perché il primo cielo non è tanto più di lei veloce
1290
allora c'ha lume assai o di sopra o di sotto, onde
non par retrograda, ma solo tarda indietro e veloce
inanti. E così si vede che né epicicli, né eccentrici
ci voleno a farli alzare e retrocedere. Vero è ch'in
alcune parti del mondo han consenso con le cose
1295
sopracelesti, e si fermano, però diconsi alzar in
eccentrico.
Del sole poi rendono la causa fisica, che nel set-
tentrione s'alza per contrastar la terra, dove essa
prese forza, mentre esso scorse nel merigge, quando 1300
fu il principio del mondo. Talché in settembre biso-
gna dire che sia stato fatto il mondo, come gli Ebrei
e Caldei antiqui, non li moderni, escogitaro: e così,
alzando per rifar il suo, sta più giorni in settentrione
che in austro, e par salir in eccentrico.
1305
'27S
nell'alzar Nel levarsi. - gir Andare.
'284
inaiite Avanti.
1298
Del sole... Spiegano con cause fisiche il fatto che il
Sole sosti più a lungo nella parte settentrionale rispetto a
quella meridionale.
^»*>
weriqqe
Meriggio.
73
Tengono dui princìpi fisici: il sole padre e la terra
madre; e l'aere essere cielo impuro, e
'1
fuoco venir
dal sole, e
'1
mar essere sudore della terra liquefatta
dal soJe e unir l'aere con la terra, come il sangue lo
1310 spirito col corpo umano; e
'1
mondo esser animai
grande, e noi star intra lui, come
i
vermi nel nostro
corpo; e però noi appartenemo alla providenza di
Dio, e non del mondo e delle stelle, perché rispetto
a loro siamo casuali; ma rispetto a Dio, di cui essi
1315
sono stromenti, siamo antevisti e provisti; però a
Dio solo avemo l'obligo di signore, di padre e di tutto.
Tengono per cosa certa l'immortalità dell'anima, e
che s'accompagni, morendo, con spiriti buoni
o rei,
secondo il merito. Ma li luoghi delle pene e premi
1320
non l'han per tanto certi; ma assai ragionevole pare
che sia il cielo e i luochi sotterranei. Stanno anche
molto curiosi di sapere se queste sono eterne o no.
Di più son certi che vi siano angeli buoni e tristi,
come avviene tra gli uomini, ma quel che sarà di
1325
loro aspettano avviso dal cielo. Stanno in dubbio se
ci siano altri mondi fuori di questo, ma stimano
pazzia dir che non ci sia niente, perché il niente
'
né dentro né fuori del mondo
è,
e Dio, infinito ente,
non comporta il niente seco.
1330 Fanno metafisici princìpi delle cose l'ente, ch'è Dio,
e
'1
niente, ch'è il mancamento d'essere, come con-
dizione senza cui nulla si fa: perché non se farla si
fosse, dunque non era quel che si fa. Dal correre al
niente nasce il male e
'1
peccato; però il peccatore
i*>«
Tengono... È la riduzione della dottrina di Bernardino
Telesio delle forze che si dispiegano nel caldo e nel freddo,
copresenti nel fenomeno della vita.
"15
antevisti Visti prima che la scienza li consideri.
-
pro-
visti Dovuti alla provvidenza divina.
13^
Stanno in dubbio... Le scoperte geografiche e le teorie
sull'infinità dei mondi, ricavate da Copernico da parte del
Bruno, fanno enunciare al Campanella in forma di dubbio
l'eresia dell'esistenza di più mondi.
74
si dice annichilarsi e il peccato ha causa deficiente,
non efficiente. La deficienza è il medesimo che man-
canza, cioè o di potere o di sapere o di volere, ed in
questo ultimo motteno il peccato. Perché chi può
e sa ben fare, deve volere, perché la volontà nasce
da loro,, ma non e cantra. Qui ti stupisci
ch'adorano
Dio in Trinitate, dicendo ch'è somma Possanza, da
cui procede somma Sapienza, e d'essi entrambi, som-
mo Amore. Ma non conosceno le persone distinte e
nominate al modo nostro, perché non ebbero reve-
lazione, ma sanno ch'in Dio ci è processione
e rela-
zione di sé a sé; e così tutte cose compongono di
possanza, sapienza ed amore, in quanto han l'essere;
d'impotenza, insipienza e disamore, in quanto pen-
deno dal non essere. E per quelle meritano, per que-
ste peccano, o di peccato di natura nelli primi o
d'arte in tutti tre. E così la natura particolare pecca
nel far i mostri per impotenza o ignoranza. Ma tutte
queste cose son intese da Dio potentissimo, sapien-
tissimo ed ottimo, onde in lui nullo ente pecca e
fuor di lui sì; ma non si va fuor di lui, se non per
noi, non per lui, perché in noi la deficienza
è,
in lui
l'efficienza. Onde il peccare è atto di Dio, in quanto
ha essere ed efficienza; ma in quanto ha non essere
e deficienza, nel che consiste la quidità d'esso pec-
care è in noi, ch'ai non essere e disordine declinamo.
1336
j^a deficienza è... Il peccato come mancanza di volontà
e quindi il male come mancanza, o privazione, di essere; cioè
la teoria agostiniana del male come non esistente dal punto dì
vista metafisico.
1352
riel
far i mostri Nel far le cose mostruose.
'^^^
quidità Quiddità (vedasi al rigo 1120).
1300
II Campanella vuol precisare che in quanto noi tendiamo
al non essere e alla deficienza,
o disordine, il peccato può
essere compiuto solo dagli uomini e non può essere compiuto
da Dio, perché il peccato, nella sua essenza, è non essere e
deficienza,
mentre Dio è essere ed efficienza.
75
OSPITALARIO
Oh, come sono arguti!
GENOVESE
S'io avesse tenuto a mente, e non avesse pressa
e paura, io ti sfondacaria gran cose; ma perdo la
nave, se non mi parto.
OSPITALARIO
Per tua fé, dimmi questo solo: che dicono del pec-
cato d'Adamo?
GENOVESE
Essi confessano che nel mondo ci sia gran corrut-
tela, e che gli uomini si reggono follemente e non
con ragione; e che i buoni patene e i tristi reggono;
1370
benché chiamano infelicità quella loro, perché è an-
nichilirsi il mostrarsi quel che non sei, cioè d'essere
re, d'essere buono, d'esser savio, e non esser in ve-
rità. Dal che argomentano che ci sia stato gran
scompiglio nelle cose umane, e stavano per dire con
137.5
Platone, che li cieli prima giravano dall'occaso, là
dove mo è il levante, e poi variaro. Dissero anco che
può essere che governi qualche inferior Virtù, e la
|
prima lo permetta, ma questo pur stimano pazzia.
Più pazzia è dire che prima resse Saturno bene, e
1380
poi Giove, e poi gli altri pianeti; ma confessano che
l'età del mondo succedono secondo l'ordine di pia-
1362
pressa Fretta.
'•""ti sfondacaria Ti mostrerei, da "fondaco", bottega.
1.389
pateno Patiscono.
^^-''Plntnve "Timeo". 2(59 a.
7(5
neti,
e
credeno che la mutanza degli assidi ogni mille
anni o mille seicento variano il mondo. E questa
nostra età par che sia di Mercurio, si bene le con-
giunzioni magne l'intravariano, e l'anomalie han gran
i385
forza fatale.
Finalmente dicono ch'è felice il cristiano, che si
contenta di credere che sia avvenuto per il peccato
d'Adamo tanto scompiglio, e credono che dai padri
a'
figli corre il male più della pena che della colpa. 1390
Ma dai figli al padre torna la colpa, perché trascu-
raro la generazione, la fecero fuor di tempo e luoco,
in peccato e senza scelta di genitori, e trascuraro
l'educazione, che mal l'indottrinaro. Però essi at-
tendeno assai a questi due punti, generazione ed edu- 1395
cazione; e dicono che la pena e la colpa redonda
alla città, tanto de' figli, quanto de' padri; però non
si vedeno bene e par che il mondo si regga a caso.
Ma chi mira la costruzione del mondo, l'anatomia
dell'uomo (come essi fan de' condennati a morte, 1400
anatomizzandoli) e delle bestie e delle piante, e gli
usi delle parti e particelle loro, è forzato a confes-
sare la providenza di
Dio ad alta voce. Però si deve
l'uomo molto dedicare alla vera religione, ed onorar
l'autor suo; e questo non può ben fare chi non in-
1405
vestiga l'opere sue e non attende a ben filosofare,
e chi non osserva le sue leggi sante: "Quel che non
1384
congiunzioni magne Incontri di pianeti che preannun-
ciano avvenimenti straordinari. La leggenda dell'anno Mille
come profondo rinnovamento dell'universo, preannunciato da
gravi presagi, si era mantenuta viva ed era stata combinata
con tutte le credenze magiche e astrologiche. Così il Campa-
nella era convinto che nel Seicento questo rinnovamento
avrebbe dovuto effettuarsi, essendo il 1600 la combinazione di
due numeri fatali, il 700 e il 900 (cfr. l'opera del Campanella,
Segnali della morte del mondo, 1599).
13S5
anomalie Anomalia, in linguaggio astrologico, significa
fenomeno non consueto, come le eclissi, le comete eccetera.
13W
indottrinavo Istruirono.
1306
redonda Ricade.
77
vuoi per te non far ad altri, e quel che vuoi per te
fa' tu il medesimo". Dal che ne segue, che se dai
figli e dalle genti noi onor cercamo, alli quali poco
damo, assai più dovemo noi a Dio, da cui tutto rice-
vemo, in tutto siamo e per tutto. Sia sempre lodato.
OSPITALARIO
Se questi, che seguon solo la legge della natura,
sono tanto vicini al cristianesimo, che nulla cosa ag-
1415 giunge alla legge naturale si non i sacramenti, io
cavo argumento di questa relazione che la vera leg-
ge è la cristiana, e che, tolti gli abusi, sarà signora
del mondo. E che però gli Spagnuoli trovaro il re-
sto del mondo, benché il primo trovatore fu il Co-
1420
lombo vostro genovese, per unirlo tutto ad una leg-
ge; e questi filosofi saran testimoni della verità, eletti
da Dio. E vedo che noi non sappiamo quel che ci
facemo, ma siamo instromenti di Dio. Quelli vanno
per avarizia di danari cercando novi paesi, ma Dio
1425
intende più alto fine. Il sole cerca strugger la terra,
non far piante ed uomini; ma Dio si serve di loro in
questo. Sia laudato.
GENOVESE
Oh, se sapessi che cosa dicono per astrologia e per
ristessi profeti nostri ed ebrei e d'altre genti di que-
1430
sto secolo nostro, c'ha più storia in cento anni che
non ebbe il mondo in quattro mila; e più libri si
fecero in questi cento che in cinque mila; e dell'in-
venzioni stupende della calamita e stampe ed ar-
chibugi, gran segni dell'union del mondo; e come,
1435 stando nella triplicità quarta l'asside di Mercurio a
'^"
(ìnmo Diamo. - rìnvevìo Dobbiamo.
7S
tempo che le congiunzioni magne si faceano. in Can-
cro, fece queste cose inventare per la Luna e Marte,
che in quel segno valeno al navigar novo, novi regni
e nove armi. Ma entrando l'asside di Saturno in Ca-
pricorno, e di Mercurio in Sagittario, e di Marte in
Vergine, e le congiunzioni magne tornando alla tri-
plicità prima dopo l'apparizion della stella nova in
Cassiopea, sarà grande monarchia nova, e di leggi
riforma e d'arti, e profeti e rinnovazione. E dicono
che a' cristiani questo apporterà grand'utile; ma
prima si svelle e monda, poi s'edifica e pianta.
Abbi pazienza, che ho da fare.
Questo sappi, c'han trovato l'arte del volare, che
sola manca al mondo, ed aspettano un occhiale di
veder le stelle occulte ed un oricchiale d'udir l'armo-
nia delli moti di pianeti.
OSPITALARIO
Oh! oh! oh! mi piace. Ma Cancro è segno feminile
di Venere
e di Luna,
e che può far di
bene?
GENOVESE
Essi dicono che la femina apporta fecondità di
cose in cielo, e virtù manco gagliarda rispetto a noi
1455
aver dominio. Onde si vede che in questo secolo re-
^*^
Cassiopea Era stata individuata nel 1572, nella costella-
zione di Cassiopea, una stella nuova e molto lucente, studiata
dall'astronomo danese Tycho Brahe nei trattati De nove Stella.
144S
l'arte del volare Allude, forse, agli studi di Leonardo
sul volo.
^"9
occhiale Allude alla scoperta del cannocchiale fatta da
Galileo Galilei.
1450
oricchiale Cioè uno strumento che consenta di udire le
armonie delle sfere celesti. L'armonia delle sfere celesti era
stata ipotizzata dai pitagorici.
79
gnaro le donne, come l'Amazoni tra la Nubbia e
'1
Monopotapa, e tra gli Europei la Rossa in Turchia,
la Bona in Polonia, Maria in Ongheria, Elisabetta
1460
in Inghilterra, Catarina in Francia,- Margherita in
Fiandra, la Bianca in Toscana, Maria in Scozia, Ca-
milla in Roma ed Isabella in Spagna, inventrice del
mondo novo. E
'1
poeta di questo secolo incominciò
dalle donne dicendo: "Le donne, i cavalier, l'armi e
1465 l'amori". E tutti son maledici li poeti d'ogge per
Marte;
e per Venere e per la Luna parlano di bar-
dascismo e puttanesmo. E gli uomini si effemina-
no e si chiamano "Vossignoria"; ed in Africa, dove
regna Cancro, oltre l'Amazoni, ci sono in Fez e Ma-
1470 rocco li bordelli degli effeminati publici,
e mille spor-
chezze.
Non però restò, per esser tropico segno Cancro ed
esaltazion di Giove ed apogìo del Sole e di Marte tri-
gono, sì come per la Luna e Marte e Venere ha fatto
1475 la nova invenzion del mondo e la stupenda maniera
1457
Nubbia Nubia, regione dell'Africa nord-orientale, tra il
Mar Rosso e il deserto libico.
1458
Monopotapa Territorio dell'Africa australe, esplorato dal
gesuita Gonzales de Sylveira nel 1560.
-
Le donne celebri ri-
cordate dal Campanella sono: Rosselana, sposa di Solimano I;
Bona Sforza, moglie di Sigismondo I re di Polonia; Maria
d'Asburgo, sorella di Carlo V e moglie di Ludovico II d'Un-
gheria; Elisabetta Tudor, regina d'Inghilterra; Caterina de'
Medici, moglie di Enrico II di Francia; Margherita d'Asburgo,
figlia di Massimiliano d'Austria, governatrice dei Paesi Bassi;
Bianca Capello, moglie di Francesco I de' Medici granduca di
Toscana; Maria Stuart, regina di Scozia; Isabella di Castiglia,
che aiutò Colombo nella sua impresa. Camilla in Roma non ci
è possibile stabilire chi fosse.
i«3
7 poeta Ludovico Ariosto.
1466
pgf Marte A causa di Marte.
i«w
bardascismo Pederastia.
i*«^
puttanesm.0 Prostitu7-ione.
1™
li
bordelli Le case dei pederasti, liberamente frequen-
tate.
""
apogìo Apogeo, punto di massima distanza del Sole
dalla Terra.
80
di girar tutta la terra e l'imperio donnesco, e per
Mercurio e Marte e Giove le stampe
ed archibugi, di
non far anche de leggi gran mutamento. Che nel
mondo novo e in tutte le marine d'Africa
e Asia
australi è entrato il cristianesimo per Giove e Sole,
ed in
Africa la legge del Seriffo per la Luna, e per
Marte in Persia quella d'Alle, renovata dal Sofì, con
mutarsi imperio in tutte quelle parti ed in Tartaria.
Ma in Germania, Francia ed Inghilterra entrò l'eresia
per esser esse a Marte ed alla Luna inchinate; e
Spagna per Giove ed Italia per il Sole, a cui sotto-
stanno, per Sagittario e Leone, segni loro, restaro
nella bellezza della legge cristiana pura. E quante
cose saran più di mo inanzi, e quanto imparai da
questi savi circa la mutazion dell'assidi de' pianeti e
dell'eccentricità e solstizi ed equinozi ed obliquitati,
e poli variati e confuse figure nello spazio immenso;
e del simbolo c'hanno le cose nostrali con quelle di
fuori del mondo; e quanto seque di mutamento dopo
la congiunzion magna e l'eclissi, che sequeno dopo
la congiunzion magna in Ariete e Libra, segni equi-
noziali, con la renovazione dell'anomalie, faran cose
stupende in confirmar il decreto della congiunzion
magna e mutar tutto il mondo e rinovarlo!
Ma per tua fé, non mi trattener più, c'ho da fare.
Sai come sto di pressa. Un'altra volta.
Questo si sappi, che essi tengon la libertà dell'ar-
bitrio. E dicono che, se in quaranta ore di tormento
"81
Seriffo Sceriffo, nobile arabo discendente da Maometto;
ha autorità religiosa.
^*^^ Alle Ali, il quarto califfo dopo la morte di Maometto.
-
Sofì II re di Persia.
1*»*
seque Segue.
1499
Tutti i passi sin qui letti mostrano con chiarezza che gli
avvenimenti del mondo sono legati al movimento degli astri,
non nel senso che gli astri determinano gli avvenimenti stessi,
bensì nel senso che se gli avvenimenti si presentano in certe
felici combinazioni degli astri, allora essi sono buoni.
'^^^
quaranta ore di tormento È la tortura della veglia, alla
6. Città del sole
81
un uomo non si lascia dire quel che si risolve tacere,
1505 manco le stelle, che inchinano con modi lontani, pon-
no sforzare. Ma perché nel senso soavemente fan
mutanza, chi segue più il senso che la ragione è sog-
getto a loro. Onde la costellazione che da Lutero ca-
davero cavò vapori infetti, da' Gesuini nostri che furo
1510
al suo tempo cavò odorose esalazioni
di virtù, e da
Fernando Cortese che promulgò il cristianesimo in
Messico nel medesimo tempo.
Ma di quanto è per sequire presto nel mondo io
te
'1
dirò un'altra fiata,
'•"^is
L'eresia è opera sensuale, come dice S. Paolo, e
le stelle nelli sensuali inchinano a quella, nelli ra-
zionali alla vera legge santa della prima Raggione,
sempre laudanda. Amen.
OSPITALARIO
Aspetta, aspetta.
GENOVESE
1520
Non posso, non posso.
FINE
quale fu sottoposto anche il Campanella. Sì legava il condan-
nato su un legno acuminato e gli si impediva di addormen-
tarsi pungendolo.
^^^
fan mutanza Fan cambiamenti, mutano.
isos
Gesuini Gesuiti.
'5"
Fernando Cortese Fernando Cortez, conquistatore del
Messico.
1515
S. Paolo "Lettera ai Calati". V. 19-20.
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432-434
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Dante Alighieri
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439-441
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Montesquieu
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Lettere persiane
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Anton Cechov
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Uno scherzetto
445-446
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Gli scrupoli di Mister Harding
447
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Guglielmo Shakespeare
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La vita e la morte di Re
Giovanni
448-451
-
Henri Murger
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Scene della vita di Bohème
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Carlo Goldoni
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Un curioso accidente e L'avaro
453-454
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Leone Tolstoi
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/ cosacchi
455-458
-
F.-R. DE Chateaubriand
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/ martiri
459-462
-
Omero
-
Iliade, voi.

463-465
-
Omero
-
Iliade, voi.

466
-
Molière
-
// misantropo e Sganarello
467-468
-
Rosvita
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Tutto il teatro {Gallicano, Dulcizio, Callima-
co, Abramo, Pafnuzio, Sapienza)
469-470
-
Mary Shelley
-
Frankenstein, ovvero il Prometeo mo-
derno
471
-
Publio Cornelio Tacito
-
La vita di Agricola e La
Germania
472-473
-
Nicola Gogol
-
L'ispettore generale
474
-
Voltaire
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Candido, ovvero L'ottimismo
475-478
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Jack London
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Martin Eden
479-4^2
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Giovanni Ruffini
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Lorenzo Bertoni, ovvero Pagine del-
la vita di un italiano
483-486
-
Dante Alighieri
-
Convivio
487-488
-
Paolo Ferrari
-
Goldoni e le sue sedici commedie nuove
e La medicina di una ragazza malata
489-490
-
Marcel Roland
-
Vita e morte degl'insetti
491-494
-
Victor Hugo
-
Novantatré
495
-
Robert Lx)uis Stevenson
-
Lo strano caso del dottor
Jekyll e del signor Hyde
496-499
-
Jane Austen
-
Orgoglio e pregiudizio
500
-
Jean Racine
-
Fedra
501-503
-
Walter Scott
-
Ivanhoe, voi.

504-506
-
Walter Scott
-
Ivanhoe, voi.
2"
507-sio
-
Blaise Pascal
-
Pensieri
511-512
-
Oscar Wilde
-
L'importanza di essere Onesto
513-515
-
Emilio Zola
-
// sogno
516-518
-
Anton Cechov
-
// giudice istruttore
519-521
-
Platone
-
/ dialoghi deWamore (Càrmide, Liside, Con-
vito, Fedro)
522-523
-
Leone Tolstoi
-
I racconti di Sebastopoli
524-527
-
Thomas Hardy
-
Vita e morte del sindaco di Casterbridge
528
-
Gilles Bellemère
-
Le quindici gioie del matrimonio
529-530
-
Jerome K. Jerome
-
/ pensieri oziosi di un ozioso (Libro
per un'oziosa vacanza)
531-532
-
Petronio Arbitro
-
Satiricon
533-534
-
Anatole Frange
-
L'olmo del viale
535-536
-
Robert Louis Stevenson
-
// fanciullo rapito
537-539
-
Stendhal
-
La Certosa di Parma, voi.

540-542
-
Stendhal
-
La Certosa di Parma, voi.

543-546
-
Sofocle
-
Aiace
- Elettra
-
Le Trachinie - Filottete
-
I segugi
547-548
-
Anatole Frange
-
// manichino di vimini
549-551
-
Benjamin Constant
--
Adolfo
- Il quaderno rosso
-
Cecilia
-
Amelia e Germana
-
Lettera intorno a Giulia
552-554
-
Joseph Conrad
-
L'agente segreto
555-556
-
Gaio Crispo Sallustio
-
La guerra giugurtina
557-558
-
Beaumarchais
-
Le nozze di Figaro
559-562
-
John
Galsworthy
-
// signor Forsyte, possidente
563-564
-
Anatole Frange
-
L'anello d'ametista
565-566
-
Heinrich Mann
-
L'angelo azzurro
567-570
-
Tito Maggio Plauto
-
Tutte le commedie {Anfitrione,
La commedia degli asini. La pentola del tesoro. Le Bàc-
chidi, I prigioTiieri, Casina), voi.

571-572
-
Anatole Frange
-
Bergeret a Parigi
573-574
-
Anton Cechov -. La steppa
575-576
-
Guy de Maup^sant
-
Racconti della beccaccia
577-578
-
Gottfried Keller
-
Romeo e Giulietta al villaggio
-
Le lettere d'amore perdute
-
Orsola
579-581
-
Marco Aurelio Antonino
-
Colloqui con se stesso
(Ricordi e pensieri)
582-586
-
Carlo Dickens
-
Le avventure di Oliviero Twist
587
-
Jack
London
-
// richiamo della foresta
588-590
-
Thomas Mann
-
Sua Altezza Reale
591
-
Guglielivjo Shakespeare
-
La tragedia di Re Riccardo II
592-594
-
Theodor Storm
-
Mio cugino Cristiano
595
-
José
Maria de E^a de Queiroz
-
// Mandarino
596-600
-
Harriet Beecher Stowe
-
La capanna dello zio Tmn
601-602
-
André Gide
-
La porta stretta
603-605
-
Tito Lucrezio Caro
-
La natura
606-609
-
Tommaso Grossi
-
Marco Visconti
610-61 1
-
George Sand
-
La piccola Fadette
612-614
-
Ivan Turgheniev
-
Padri e
figli
615-618
-
P.-A.-F. Choderlos de Laclos
-
/ legami pericolosi
619-620
-
Marcel Roland
-
Amore, armonia, bellezza {Aspetti
del mondo animale)
ÒZI
-
Carlo Goldoni
-
Gl'innamorati
622-623
-
Anton Cechov
-
Una scommessa
624-626
-
Joris-Karl Huysmans
-
A ritroso e Zaino in spalla
627
-
Carlo Dickens
-
// grillo del focolare
628-629
-
Anatole Frange
-
// delitto dell'accademico Silvestro
Bonnard
630
-
Eugenio Scribe
-
Battaglia di dame
631-634
-
Demetrio Mereskovski
-
La rinascita degli Dei, ovvero
Leonardo da Vinci, voi.

635-638
-
Demetrio Mereskovski
-
La rinascita degli Dei, ovvero
Leonardo da Vinci, voi.

639-640
-
Plutarco
-
Alessandro e Cesare
641-642
-
Federico Schiller
-
Don Carlos
643-644
-
J.
M. Machado de Assis
-
Memorie dall'aldilà
645
-
Fiodor Dostoievski
-
Il fanciullo presso Gesti
-
La
mite e altri racconti
646-650
-
HONORÉ DE Balzac
-
La cugina Betta
651-654
-
Silvio Pellico
-
Le mie prigioni
655-656
-
Corrado F. Meyer
-
La tentazione del marchese di
Pescara
657-659
-
Tito Maggio Plauto
-
Tutte le commedie (La cassetta.
Gorgoglione, Epidico, I Menecmi, Il mercante), voi.
2"
660-662
-
Enrico Sienkiewicz
-
// guardiano del faro e altre novelle
663
-
Achille Toselli
-
I mai iti
664-665
-
Jean de La Fontaine
-
Gli amori di Psiche e Cupido
666
-
Katherine Mansfield
-
Una pensione tedesca
667-670
-
William M. Thackeray
-
La fiera della vanità, voi.

671-674
-
William M. Thackeray
-
La fiera della vanità, voi.

675-677
-
Alessandro Manzoni
-
Tragedie (Il Conte di Carma-
gnola, Adelchi)
678-680
-
VOLFANGO Goethe
-
Le esperienze di Guglielmo Meister,
voi.

681-683
-
VOLFANGO Goethe
-
Le esperienze di Guglielmo Meister,
voi.

684-685
-
Fiodor Dostoievski
-
Storia di una donna (Nétoc'ka
Nezvànova)
686
-
Thomas Mann
-
Tonio Kroger
687-688
-
Gaspara Stampa
-
Rime
689-690
-
Alfred de Musset
-
Con l'amore non si scherza e altre
commedie
691-693
-
Anton Cechov
-
Una storia noiosa
694-698
-
Joseph Conrad
-
Nostromo (Racconto della costa)
699-700
-
Vincenzo Viviani
-
Vita di Galileo
701-702
-
Molière
-
// borghese gentiluomo
703-704
-
Francois-Xavier de MaistrE
-
Viaggio intomo alla mio
camera e Spedizione notturna intorno alla mia camera
705-707
-
David Herbert Lawrence
-
Figli e amanti, voi. 1»
708-710
-
David Herbert Lawrence
-
Figli e amanti, voi. 2"
711-71 4
-
Euripide
-
Alcesti
-
Medea
-
Ippolito
-
// Ciclope
71S-716
-
Guy de Maupassant
-
Chiar di luna
717-719
-
Gilbert Keith Chesterton
-
// candore di Padre Broum
720-722
-
HonorÉ de Balzac
-
// cugiro Pons
723-725
-
Rodolfo Toepffer
-
La biblioteca di mio zio e altre
novelle ginevrine
726-729
-
Daniel De Foe
-
Fortune e sfortune della famosa Moli
Flanders
730
-
Thomas Mann
-
Padrone e cane
731-734
-
Alphonse Daudet
-
// nababbo, costumi parigini
735
-
Enrico Ibsen
-
Una casa di bambola
736-737
-
PuBLjo Virgilio Marone
-
Le Bucoliche e Le Georgiche
738
-
Carlo Dickens
-
La lotta per la vita
739-742
-
Fiodor Dostoievski
-
L'idiota, voi.

743-746
-
Fiodor Dostoievski
-
L'idiota, voi.

747-749
-
Michelangelo Buonarroti
-
Rime
750-752
-
Guglielmo Shakespeare
-
La storia di Re Enrico IV
753
-
Fedro
-
Favole
754-758
-
Jane Austen
-
Emma
759
-
André Maurois
-
/ silenzi del colonnello Bramble
760
-
Scipione Maffei
-
La Merope
761-765
-
Ippolito Ni^O
-
Le confessioni di un italiano, voi.

'jbò-Tjo
-
Ippolito Nievo
-
Le confessioni di un italiano, voi.

11^-llS
-
Benvenuto Cellini
-
Vita
776
-
Plutarco
-
Demostene e Cicerone
777-779
-
Anton Cechov
-
// duello
780-782
-
Sinclair Lewis
-
// nostro signor Wrenn, romantiche
avventure di un gentil uomo
783-784
-
Marco Tullio Cicerone
-
Due scandali politici
(/ pro-
cessi di Murena e di Sestio)
785-788
-
Francesco Petrarca
-
// canzoniere
789
-
Alessandro Gribojédov
-
L'ingegno, che guaio!
790-791
-
Alphonse de Lamartine
-
Graziella
792-794
-
George Eliot
-
La bella storia di Silas Marner
795
-
Enrico Ibsen
-
Spettri
796-799
-
GERARD DE Nerval
-
Le figlie del fuoco
-
Aurelia
-
La mano stregata
800
-
Paolo Pino
-
Dialogo di pittura
801-803
-
Wilkie Collins
-
La pietra della luna, voi. i°
804-806
-
Wilkie Collins
-
La pietra della luna, voi.

807-810
-
Anthelme Brillat-Savarin
-
Fisiologia del gusto, ov-
vero Meditazioni di gastronomia trascendente
8 II
-8
13
-
Paolo Ferrari
-
La satira e Parini e Nessuno va al
campo
814-815
-
Rodolfo Toepffer
-
Le due Scheidegg e altre novelle
ginevrine
816-818
-
HonorÉ de Balzac
-
Una tenebrosa vicenda
819-823
-
/ poeti minori dell'Ottocento {Classicisti e romantici),
voi.

824-826
-
Leonid Andrejev
-
/ sette impiccati
-
Giuda Iscariota
e altri racconti
827
-
Alessandro Dumas
-
Kean, ovvero Genio e sregolatezza
828-830
-
André Gide
-
Le segrete del Vaticano
.
831-833
-
Tito Maccio Plauto
-
Tutte le commedie (Il soldato
millantatore, La casa del fantasma, Il persiano. Il carta-
ginese), voi. 3°
834-837
-
Heinrich Mann
-
La piccola città
838-839
-
Jack London
-
Racconti dei mari del Sud
840-842
-
Anton Cechov
-
// moneto nero
843-844
-
Guglielmo Shakespeare
-
La cronaca di Re Enrico V
845-848
-
Charles-Augustin de Sainte-Beuve
-
Voluttà
849-850
-
Oliver Goldsmith
-
// vicario di Wakefield
851-854
-
José Maria de Eqa de Queiroz
-
La capitale
855-856
-
Albio Tibullo
-
Elegie
857-858
-
Giorgio Bùchner
-
La morte di Danton
-
Woyzeck e
gli altri scritti
859-861
-
Enrico Sienkiewicz
-
Bartek il vincitore e altre novelle
862-866
-
Carlo Dickens
-
Grandi speranze
867-871
-
/ poeti minori dell'Ottocento {Poesia della Patria ed ere-
dità del Risorgimento), voi.

872
-
Alessandro Ostrovski
-
La foresta
873-875
-
Colette
-
Claudina a scuola
876-878
-
Jack London
-
Zanna-bianca
879-881
-
I.x>DOVico Ariosto
-
Orlando Furioso, voi.

882-884
-
Lodovico Ariosto
-
Orlando Furioso, voi.
2"
885-887
-
Lodovico Ariosto
-
Orlando Furioso, voi. 3°
888-890
-
Lodovico Ariosto
-
Orlando Furioso, voi. 4°
891-894
-
Vittorio Alfieri
-
Tutte le tragedie (Filippo, Polinice,
Antigone, Virginia), voi.

895-899
-
Edward Bulwer-Lytton
-
Gli ultimi giorni di Pompei
900
-
Georges Rodenbach
-
Bruges la morta
901-902
-
Soeren Kierkegaard
-
Diario del seduttore
903-905
-
Apuleio
-
L'asino d'oro (Le trasformazioni)
906-907
-
Carlo Baudelaire
-
Lo spleen di Parigi (Poemetti
in prosa)
908
-
Carlo Dickens
-
Lo stregato
909-910
-
Guy de MaUPASSANT
-
Le sorelle Rondoli
911-914
-
Joseph Conrad
-
Sotto gli occhi dell'Occidente
915-917
-
Gl\n Giacomo Rousseau
-
Confessioni, voi.

918-921
-
Gian Giacomo Rousseau
-
Confessioni, voi.

922
-
LoPE de Vega Carpio
-
// miglior giudice è il re
923-925
-
Sinclair Lewis
-
Le dorme lavorano
926
-
Torquato Tasso
-
Aminta
927-930
-
Marco Polo
-
// Milione
931-934
-
Guglielmo Shakespeare
-
Re Enrico VI
935
-
Frank Wedekind
-
Risveglio di primavera
936-938
-
Guy de Maupassant
-
Bei-Ami
939-943
-
FlODOR DOSTOIEVSKI
-
Umiliati e offesi
944-947
-
Mark Twain
-
Un americano alla corte di re Artii
948
-
Eduard Morire
-
Mozart in viaggio verso Praga
949-950
-
Camille Bellaigue
-
Mozart, vita e arte e Cata-
logo generale delle opere
951-955
-
Massimo d'Azeglio
-
/ miei ricordi
Q56
-
Voltaire
-
La principessa di Babilonia
957-959
~
Arrigo Heine
-
Germania e Inghilterra (Impressioni
di viaggio)
960-962
-
HONORÉ de Balzac
-
Piccole miserie della vita coniugale
963-967
-
Lorenzo Da Ponte
-
Tre libretti per Mozart {Le noz-
ze di Figaro, Don Giovanni, Così fan tutte)
968-970
-
George Sand
-
Lei e lui
- Paolina -
Lavinia
971-972
-
Horace Walpole
-
// castello d'Otranto
973-974
-
FlODOR DOSTOIEVSKI
-
Povera gente
975-976
-
Tertulliano
-
Apologia del Cristianesimo
977-980
-
Vittorio Alfieri
-
Tutte le tragedie {Ottavia, Timo-
leone, Merope, Agamennone, Oreste), voi.

981-983
-
Victor Hugo
-
L'ultimo giorno di un condannato e
altri scritti sulla pena di morte
984-986
-
George Bernard Shaw
-
La professione di Cashel
Byron {Romanzo sportivo con l'aggiunta di una nota
sul pugilato)
987-990
-
San Francesco di Sales
-
Introduzione alla vita
devota
991-993
-
Anton Cechov
-
Lo studente
994
-
Tirso de Molina
-
L'ingannatore di Siviglia e il
convitato di pietra
995-998
-
Virginia Woolf
-
La crociera
999
-
Pierre Corneille
-
// Sid
1000
-
Francesco Petrarca
-
/ Trionfi.
1 001 -1005
-
ThÉOPHILE Gautier
-
// capitan Fracassa
1006-1007
-
Guglielmo Shakespeare
-
La tragedia di Re Ric-
cardo III
1008-1010
-
Juan
Valera
-
Pepita Jiménez
1011-1014
-
Euripide
-
Le Troiane
-
Ecuba
- Andromaca
-
Elena
1015-1017
-
Alain-René Lesage
-
// diavolo zoppo
1018-1020
-
Robert Louis Stevenson
-
L'isola del tesoro
102
1- 1022
-
George Bernard Shaw
-
La professione della signora
Warren
1023-1024
-
Aristotele
-
La Poetica
1025-1029
-
Alfred de Vigny
-
// marchese di Cinq-Mars, ovvero
Una congiura sotto Luigi XIII
1030-1032
-
Denis Diderot
-
La monaca
1033-1034
-
Edgar Allan Poe
-
Racconti dell'incubo
103
5-
1038
-
Vittorio Alfieri
-
Tutte le tragedie {Rosmunda,
Maria Stuarda, La congiura de' Pazzi, Don Garzia,
Agide), voi.

1039-1040
-
Guy de Maupassant
-
Yvette
1041-1044
-
JOHAN AuGUST STRINDBERG
-
La sala rossa
1045-1046
-
Alphonse Daudet
-
Lettere dal mio mulino
1047- 1049
-
Pietro Aretino
-
La Talanta
1050-1053
-
Thomas de Quincey
-
Confessioni di un mangiatore
d'oppio
1054-1055
-
Eugenio Fromentin
-
Domenico
1056-1058
-
Michele Cervantes
-
Novelle esemplari, voi. i°
1059-1062
-
Michele Cervantes
-
Novelle esemplari, voi.

1063
-
Raffaello Sanzio
-
Tutti gli scritti
1064-
ii8i-ii8s
- Carlo Dickens
-
David Copperfield, voi. i°
II 86-1190
-
Carlo Dickens
-
David Copperfield, voi.

1191-1193
-
Sesto Properzio
-
Elegie
1194-1195
-
Guglielmo Shakespeare
-
Lm famosa storia della
vita di Re Enrico Vili
li
96- 1200
-
Gustavo Flaubert
-
L'educazione sentimentale
1 201 -1202
-
Edgar Allan Poe
-
Storia di Gordon Pym
1203- 1204
-
Quinto Orazio Placco
-
Satire
1205-1206
-
Gian Giacomo Rousseau
-
Le fantasticherie del pas-
seggiatore solitario
1207-121 1
-
Nicola Gogol
-
Le anime morte
1212-1214
-
Giulio Verne
-
// giro del mondo in ottanta giorni
1215-1217
-
Vangelo secondo Marco
12
18- 12
19
-
Federico Schiller
-
Guglielmo Teli
1220-1 221
-
Oscar Wilde
-
Il ventaglio di Lady Windermere
1222-1226
-
Theodore Dreiser
-
Nostra sorella Carrie
1227
-
Lattanzio
-
Cosi morirono i persecutori
1228
-
Fedro Calderón de La Barca
-
La vita è sogno
1229-1233
-
Carlo Dickens
-
// circolo Pickwick, voi.

1234-1238
-
Carlo Dickens
-
// circolo Pickvnck, voi.

12 39-1 241
-
Lodovico A. Muratori
-
Dei difetti della giuri-
sprudenza
1242-1244
-
Alfred de Musset
-
La confessione di un figlio del
secolo
1245
-
Carlo Goldoni
-
La bottega del
caffè
1246-1250
-
José Maria de Pereda
-
// richiamo della montagna
1251-1253
-
L'imitazione di Cristo
1254-1256
-
HoNORÉ DE Balzac
-
// medico di campagna
1257-1259
-
Massimo d'Azeglio
-
Ettore Fieramosca o La disfida
di Barletta
1260-1262
-
Henry Fielding
-
Gionata Wild il Grande
1263-1264
-
Lucio Anneo Seneca
-
Dialoghi {Consolazione a
Marcia, Consolazione a Polibio, Consolazione alla ma-
dre Elvia, La provvidenza. La fermezza del saggio),
voi.

1265-1267
-
Lucio Anneo Seneca
-
Dialoghi (La vita felice. La
vita contemplativa. La tranquillità dell'animo. La bre-
vità della vita. L'ira), voi.

1268
-
Giacomo Leopardi
-
Pensieri
1269- 1272
-
Théophile Gautier
-
La signorina di Maupin
1273-1274
-
André Gide
-
L'immoralista
1275-1276
-
Publio Ovidio Nasone
-
L'arte d'amare
1277-1279
-
Arnold Bennett
-
Anna delle cinque città
1280
-
Guglielmo Shakespeare
-
La tempesta
1281 -1282
-
Alphonse Daudet
-
Saffo
1283-1286
-
Erodoto
-
Storie, voi. i»
1287-1 291
-
Erodoto
-
Storie, voi.

1292-1294
-
Lorenzo de' Medici
-
Tutte le opere (Scritti giocosi),
voi.

1295
-
Edmond About
-
// naso d'un notaio
1296- 1298
-
Herbert George Wells
-
/ primi uomini nella luna
1299-1300
-
Marco Tullio Cicerone
-
/ doveri
1301-1305
-
Sant'Agostino
-
Confessioni
1306
-
Leone Toi.sTOI
-
Il cadavere vivente
1307-1308
-
Gabriel Mirò
-
// libro del signor Sigiienza
1309- 13 IO
-
Charles-Louis Philipe
-
Bubù di Montpamasse
1311-1314
-
Lorenzo de' Medici
-
Tutte le opere {Scritti d'amore),
voi.

131S-1316
-
William Somerset Maugham
-
Liza di Lambeth
13 17-1320
-
Theodor Storm
-
// silenzio
1321-1322
-
Colette
-
Claudina a Parigi
1323-1324
-
Marco Tullio Cicerone
-
La vecchiezza e L'amicizia
1325-1329
-
/ poeti minori dell'Ottocento {Reazioni romantiche e
antiromantiche), voi.

1330-1332
-
Armando Palagio Valdés
-
Marta e Maria
1333-1334
-
Colette
-
Claudina sposata
133S-1337
-
Laurence Sterne
-
Vita e opinioni di Tristram Shandy,
voi.

1338-1340
-
Laurence Sterne
-
Vita e opinioni di Tristram Shandy,
voi.

1341
-
Esiodo
-
Le opere e i giorni e Lo scudo di Eracle
1342-1344
-
Alessandro Dumas figlio
-
Processo Clémenceau
{Memoriale dell'imputato)
1345-1346
-
Colette
-
Claudina se ne va
1347-1351
-
I poeti minori dell'Ottocento {Da un secolo all'altro),
voi. 4°
1352-1354
-
Edward Morgan Forster
-
Camera con vista
1355
-
Henry Becque
-
La parigina
1356-1358
-
J.
M. Machado de Assis
-
Don Casmurro
1359-1360
-
Lorenzo de' Medici
-
Tutte le opere {Scritti spiri-
tuali), voi. 3°
1361
-1364
-
Fernando de Rojas
-
La Celestina
1365-1367
-
JENS Peter Jagobsen
-
Niels Lyhne
1368 1370
-
Fereng Herczeg
-
I pagani
1371-1373
-
Lucio Anneo Seneca
-
Tutte le tragedie {Ercole
fu-
rioso. Le Fenicie, Le Troiane, Medea, Fedra), voi.

1374-1375
-
Pierre Louys
-
La donna e il fantoccio
1376
-
Voltaire
-
L'uomo dai quaranta scudi
1377-1379
-
Edward Bulwer-Lytton
-
Una famiglia originale,
voi.

1380-1382
-
Edward Bulwer-Lytton
-
Una famiglia originale,
voi.

1383-1385
-
Laurence Sterne
-
Viaggio sentimentale
1386-1387
-
Quinto Orazio Placco
-
Epistole
1388
-
Eugenio Sgribe
-
// bicchier d'acqua, ovvero Gli
ef-
fetti e le cause
1389-1391
-
Lew Wallace
-
Ben Hur, voi.

1392-1394
-
Lew Wallace
-
Ben Hur, voi.

1395-1398
-
Euripide
-
Le Fenicie
-
Le Supplici
-
Eracle
-
Gli
Eraclidi
1399-1400
-
Thomas Mann
-
Tristano e La morte à Venezia
1401-1402
-
F. Domenico Guerrazzi
-
// buco nel muro
1403-1406
-
Denis Diderot
-
Giacomo il fatalista e il suo padrone
1407
-
Carlo Goldoni
-
La vedova scaltra
1408-1410
-
Claude Tillier
-
Zio Beniamino
1411-1413
-
MÓR JÓKAI
-
I due Trenk
141
4-
1418
-
Stendhal
-
Cronache italiane e altri racconti d'Italia
1419-1420
-
Niccolò Machiavelli
-
La Mandragola e Clizia
1422-
1425-
1429-
1431-
1433-
1435-
1437-
I440-
1443-
1446-
1448-
M5I-
M55-
1459-
1464-
1467-
I470-
1475-
1477-
1479-
1484-
1488-
1492-
1494-
1497-
I50I-
IS03-
I505-
I5IO-
iSi6-
1518-
1521-
1525-
1527-
1532-
1534-
1537-
421
-
424
-
428
-
430
-
432
-
434
-
436
-
439
-
442
-
445
-
447
-
450
-
454
-
4S8
-
462
-
463
-
466
-
469
-
474
-
476-'
478
-
483
-
486
-
487
-
490
-
491
-
493
-
496
-
500
-
502
-
S04
-
508
-
509
-
514
-
515
-
517
520
524
526
530
531
533
536
538
1539-1543
JULES Renard
-
Storie naturati
Carlo Dickens
-
La bottega dell'antiquario, voi.

Carlo Dickens
-
La bottega dell'antiquario, voi.

Giulio Verne
-
Dalla Terra alla Luna
Giulio Verne
-
Intorno alla Luna
Enrico Ibsen
-
La donna del mare
Herbert George Wells
-
La macchina del tempo
Galileo Galilei
-
Dialogo dei massimi sistemi, voi.

Galileo Galilei
-
Dialogo dei massimi sistemi, voi.

Euripide
-
Le Baccanti
-
Jfone
-
Reso
Cecco Angiolieri
-
Rime
Georges Ohnet
-
// padrone delle ferriere
George Moore
-
Esther Waters
Gaston Boissier
-
Cicerone e i suoi amici
Washington Irving
-
// libro degli schizzi
Benedetto Marcello
-
// teatro alla moda
Edmondo e Giulio de Goncourt
-
Renata Mauperin,
giovane borghese
Lucio Anneo Seneca
-
Tutte le tragedie (Edi^o, Aga-
mennone, Tieste, Ercole sul jnonte Età, Ottavia), voi.

Francisco de Quevedo
-
/ sogni
Guy oe Maupassant
-
Miss Harriet
Henry James
-
// giro di vite
Giovanni Visconti Venosta
-
Ricordi di gioventii
(Cose vedute o sapute: 1847-1860)
Daniel De Poe
-
Vita, avventure e piraterie del ca-
pitano Singleton
Honoré de Balzac
-
// colonnello Chabert e Un
episodio ai tempi del Terrore
-
AzORlN
-
Vita di uno strano signore
-
Aulo Persio Placco
-
// libro delle satire
-
PiODOR Dostoievski
-
// giocatore
-
José Maria de EgA de Queiroz
-
I Maia (Episodi
della vita romantica), voi. 1°
-
José Maria de E^a de Queiroz
-
/ Maia (Episodi
della vita romantica), voi.

-
Lorenzo Montano
-
Viaggio attraverso la gioventii,
secondo un itinerario recente
-
Francesco Berni
-
Rime facete
-
Carlo Dickens
-
Le due città
-
Giacinto Benavente
-
Il pasto delle belve
-
Emilio Zola
-
Al paradiso delle signore
-
Guglielmo Shakespeare
-
Le allegre comari di Windsor
-
Esiodo
-
Teogonia
-
Victor Hugo
-
L'uomo che ride, voi.

-
Victor Hugo
-
L'uomo che ride, voi.

-
Ferenc MolnAr
-
Liliom
-
Lorenzo Da Ponte
-
Memorie
-
Joseph von Eichendorff
-
Vita di un perdigiorno
-
Edmondo de Goncourt
-
/ fratelli Zemgannò
-
Joseph Conrad
-
// negro del «Narciso*
-
Ramon del Valle-Inclan
-
/ romanzi della guerra
carlista: I Crociati della Causa
-
Giuseppe Bandi
-
/ Mille
1544-
1547-
1549-
ISSI-
1554-
1559-
1561-
1563-
1567-
1572-
1575-
1578-
1582-
1585-
1587-
1590-
1592-
1596-
1599-
1601-
1604-
1607-
1612-
161S-
1617-
1620-
1623-
1626-
1631-
1635-
1637-
1640-
1643-
1648-
1651-
1654-
1657-
1659-
1661-
1663-
1667-
546
-
Giulio Verne
-
Viaggio al centro della Terra
548
-
Jerome K. Jerome
-
Tommy e compagni
550
-
Ramon del Valle-Inclan
-
/ romanzi della guerra
carlista: Il bagliore del falò
553
-
Decimo Giunio Giovenale
-
Satire
558
-
Thomas Hardy
-
Giuda l'oscuro
560
-
Francois Mauriac
-
Adolescenza
562
-
Ramon del Valle-Inclan
-
/ romanzi della guerra
carlista: Falchi d'altri tempi
566
-
Vittorio Alfieri
-
Vita
570
-
Alessandro Puskin
-
Eugenio Onieghin
571
-
HonoRÉ de Balzac
-
// curato di Tours
574
-
KAlman Mikszath
-
L'ombrello di San Pietro
577
-
Publio Virgilio Marone
-
Eneide, voi.

580
-
Publio Virgilio Marone
-
Eneide, voi.

581
-
Gustavo Flaubert
-
Novembre
584
-
Anton Cechov
-
Atti unici
586
-
Herbert George Wells
-
L'uomo invisibile
589
-
Lazzarino del Tormes
591
-
Katherine Mansfield
-
Beatitudine
595
-
Anton Cechov
-
Ivànov e // Lièscii
598
-
Ferenc MolnAr
-
/ ragazzi di via Pài
600
-
Jean Giraudoux
-
Simone il patetico
603
-
Pio Baroja

La via della perfezione
606
-
HONORÉ DE Balzac
-
Grandezza e decadenza di
Cesare Birotteau
609
-
Anton Cechov
-
Il gabbiano e Lo zio Vania
6io
-
KalmAn MikszAth
-
// fantasma di Lubló
611
-
HoNORÉ DE Balzac
-
// ballo di Sceaux
614
-
Anton Cechov
-
Le tre sorelle e // giardino dei ciliegi
616
-
Arthur Schnitzler
-
La signora Berta Garlan
619
-
Giuseppe Rovani
-
Cento anni, voi.

622
-
Giuseppe Rovani
-
Cento anni, voi.

625
-
Giuseppe Rovani
-
Cento anni, voi.

629
-
Giuseppe Rovani
-
Cento anni, voi. 4°
630
-
André Gide
-
La sinfonia pastorale
634
-
Anton Cechov
-
Platonov
636
-
Sabatino Lopez
-
La signora Rosa e Sole d'ottobre
639
-
Vicente Blasco IbAnez
-
Fango e canneti
641
-
Ferenc Herczeg
-
La porta della vita
642
-
Denis Diderot
-
Paradosso sull'attore
646
-
Heinrich Mann
-
// paese di cuccagna
647
-
Guglielmo Shakespeare
-
La commedia degli errori
650
-
Carlo Goldoni
-
Memorie, voi.

653
-
Carlo Goldoni
-
Memorie, voi.

656
-
Leone Tolstoi
-
Polikuska
-
La morte di Ivan Iliic'
-
Padrone e servitore
658
-
Ferenc Herczeg
-
Luna calante
660
-
Cornelio Nepote
-
Vite dei massimi condottieri
662
-
Carlo Bini
-
Manoscritto di un prigioniero e // Forte
della Stella
666
-
Ivan Gonciaròv
-
Storia comune
670
-
Jacob Wassermann
-
Caspar Hauser o L'ignavia del
cuore
1672-
i67S-
1679-
1683-
1689-
1691-
1693-
1695-
1697-
1701-
1704-
1707-
1709-
1711-
1716-
1719-
1722-
1724-
1726-
1731-
1733-
1736-
1739-
1743-
J745-
1750-
1753-
1755-
1761-
1765-
1767-
1770-
1773-
1775-
1779-
1783-
1787-
1789-
1791-
671
-
Guglielmo Shakespeare
-
La dodicesima notte
674
-
Stendhal
-
Armance, ovvero Alcune scene d'un sa-
lotto parigino nel ifizy
678
-
Miguel de Unamuno
-
Vita di Don Chisciotte e di
Sancio
682
-
Jane Austen
-
Senno e sensibilità
688
-
Pi inio il Giovane
-
Lettere ai familiari
690
-
PiLìTRO Verri
-
Osservazioni sulla tortura
692
-
Guy de Maupassant
-
Toine
694
-
Pelham Grenville Wodehouse
-
Amore fra i polli
696
-
Alessandro Manzoni
-
Storia della colonna infame
700
-
Joris-Karl Huysmans
-
Per strada
703
-
James Joyce
-
Dublinesi
706
-
Vittorio Bersezio
-
Le miserie e Le prosperità del
signor Travetti
708
-
Henri Bergson
-
// riso (Saggio sul significato del
comico)
710
-
Giovanni Rajberti
-
Sul gatto: cenni fisiologici e
morali e Altri scritti sugli animali
715
-
Theodor Storm
-
// cavaliere dal cavallo bianco
718
-
Robert Louis Stevenson
-
Catriona
721
-
Imre Madach
-
L'umana tragedia
723
-
Benjamin Constant
-
Dello spirito di conquista e del-
l'usurpazione
725
-
Nicola Gogol
-
Taràss Bulba
730
-
Nathaniel Hawthorne
-
// fauno di marmo, ovvero
Il romanzo dei Monte Beni
732
-
Leone Tolstoi
-
La potenza delle tenebre
735
-
Guy de Maupassant
-
Monte Oriol
738
-
Emilia Pardo BazAn
-
Signorotti di Galizia
742
-
William Somerset Maugham
-
La signora Craddock
744
-
Vangelo secondo Luca (Vangelo dell'infanzia), voi. i"
748
-
Vangelo secondo Luca (Vangelo della vita pubblica),
voi.

749
-
Guglielmo Shakespeare
-
Misura per misura
752
-
Boleslaw Prus
-
L'avamposto
754
-
HoNORÉ de Balzac
-
Una figlia d'Eva
759
-
Omero
-
Odissea
760
-
Arthur Rimbaud
-
Le illuminazioni e Una stagione
all'inferno
764
-
Vita e imprese di Stefanello Gonzdlez, uomo di buon
umore
766
-
Charles-Ferdinand Ramuz
-
Gianluca perseguitato
769
-
HoNORÉ de Balzac
-
// giglio nella valle
772
-
Jane
Austen
-
Persuasione
774
-
Vittoriano Sardou ed Emilio Moreau
-
Madame
Sans-Géne
778
-
Polibio
-
Storie, voi.

782
-
Polibio
-
Storie, voi.

786
-
Polibio
-
Storie, voi. 3°
788
-
Anatole Frange
-
Sulla pietra bianca
790
-
Sabatino Lopez
-
// terzo marito e Mario e Maria
794
-
Santa Teresa d'Avila
-
Vita
~l
i79S-
1798-
i8oi-
1803-
i8o6-
i8o8-
1810-
i8is-
1817-
1820-
1823-
1825-
1827-
1829-
1831-
1834-
1839-
1846-
1851-
1856-
1860-
1863-
1865-
1867-
1871-
1873-
1875-
1877-
1882-
1887-
1890-
1892-
1895-
1899-
1902-
1 906-
1908-
19
12-
1915-
797
-
Guy de Maupassant
-
Una vita
800
-
Clemens Maria Brentano
-
Le fiabe del Reno
802
-
Alessandro Dumas figlio
-
Demi-monde
805
-
Saverio Bettinelli
-
Lettere virgiliane
-
Lettere in-
glesi e Mia vita letteraria
807
-
Hermann Hesse
-
Peter Camenzind
809
-
Molière
-
// malato immaginario
814
-
José Maria de EgA de Queiroz
-
La colpa di don Amaro
816
-
Gian Giacomo Rousseau
-
// contratto sociale
819
-
Charlotte Brontè
-
Collegio femminile, voi.

822
-
Charlotte Brontè
-
Collegio femminile, voi.

824
-
KAlmAn MikszAth
-
// fabbro che non ci sente
826
-
John Ford
-
Peccato che fosse una sgualdrina
828
-
Rudolf Erich Raspe
-
Strani viaggi, campagne e av-
venture del Barone di Munchausen
830
-
Jonas Lie
-
// veggente
833
-
Anton Cechov
-
Dramma di caccia
838
-
Lodovico Ariosto
-
Commedie, voi. i»
843
-
Lodovico Ariosto
-
Commedie, voi.

844
-
Alonso
J.
de Salas Barbadillo
-
La figlia di Ce-
lestina
845
-
Denis Diderot
-
I due amici di Bourbonne
850
-
Carlo Dickens
-
Nicola Nickleby, voi.

855
-
Carlo Dickens
-
Nicola Nickleby, voi.

859
-
Theodor Storm
-
Di là dal mare
86 1
-
Guy de Maupassant
-
Racconti del giorno e della notte
862
-
Paolo Giacometti
-
La morte civile
864
-
I..UCIANO
-
Dialoghi degli dèi
-
Dialoghi marini
-
Dia-
loghi dei morti
866
-
Guglielmo Shakespeare
-
// racconto d'inverno
870
-
Denis Diderot
-
/ gingilli indiscreti
872
-
FlODOR Dostoievski
-
// sosia (Poema pietroburghese)
874
-
Vittoriano Sardou
-
Tosca
876
-
Giovanni Rajberti
-
// viaggio di un ignorante, ossia
Ricetta per gli ipocondtiaci
880
-
Nikolai Lieskov
-
/ preti di Stàrgorod {Cronaca)
881
-
MÓR Jókai
-
Rosa gialla
886
-
Victor Hugo
-
Cromtvell
889
-
Giovanni Boccaccio
-
Elegia di madonna Fiammetta
891
-
Valéry Larbaud
-
Fermina Mdrquez
894
-
Gilbert Keith Chesterton
-
L'osteria volante
898
-
Victor Hugo
-
Marion de Lorme, Emani, Il re si
diverte
900
-
Guglielmo Shakespeare
-
Antonio e Cleopatra
901
- Niccolò Machiavelli
-
Vita di Castruccio Castracani
e altri scritti storici minori
905
-
Volfango Goethe
-
Le affinità
elettive
.907
-
Giuseppe Rovani
-
La Libia d'oro (Scene storico-
politiche)
910
-
Victor Hugo
-
Lucrezia Borgia, Maria Tudor, Angelo
tiranno di Padova
911
-
Lao-Tse
-
// libro della norma e della sua azione
914
-
Barbey d'Aurevilly
-
Le diaboliche
918
-
Felice Orsini
-
Memorie politiche
1919-1922
-
Victor Hugo
-
Ruy Blas, I Burgravi, Torquemada
1923-1927
-
Plinio il Giovane
-
Carteggio con Traiano e Pane-
girico di Traiano, seguiti da un saggio sulle persecuzioni
dei cristiani
1928-1930
-
Emilio Praga
-
Memorie del presbiterio, scene di pro-
vincia
1931-1932
-
Anatole Frange
-
Taide
1933-1935
-
Tito Livio
-
Storia di Roma dalla sua fondazione.
Libri I-III
1936- 1938
-
Tito Livio
-
Storia di Roma dalla sua fondazione.
Libri IV-V
1939-1940
-
Guglielmo Shakespeare
-
Molto strèpito per nulla
1941-1942
-
Stefan Zweig
-
Quattro storie della prima esperienza
1943-1944
-
Marivaux
-
// gioco dell'amore e del caso. Le false con-
fidenze. La prova
,
1945-1948
-
MiCHAiL Saltikov Scedrin
-
/ signori Golovliòv
1949-
19
50
-
Edith Wharton
-
L'incidente (Ethan Frome)
195 1-1952
-
Ibn Zabara
-
Il libro delle delizie
1953- 1956
-
Emilio De Marchi
-
Demetrio Pianelli
1957-1958
-
Franz Liszt
-
Chopin, vita e arte e Catalogo gene-
rale delle opere
1959-1962
-
Carlo Dickens
-
Vita e avventure di Martin Chuzz-
lewit, voi.

1963-1965
-
Carlo Dickens
-
Vita e avventure di Martin Chuzz-
lewit, voi.

1966-1969
-
Carlo Dickens
-
Vita e avventure di Martin Chuzz-
lewit, voi.

1970
-
Voltaire
-
Storia di Jenni e // mondo come va
1971-1972
-
Riccardo Wagner
-
L'opera d'arte dell'avvenire.
1973-1975
-
Giambattista Vico
-
La scienza nuova {secondo l'edi-
zione del
1744),
voi. i<=
1976-1979
-
Giambattista Vico
-
La scienza nuova {secondo l'edi-
zione del
1744),
voi.

1980-1981
-
Guy de Maupassant
-
// nostro cuore
1982
-
Eugenio Labiche
-
Edoardo Martin
-
// viaggio del
signor Perrichon
1983- 1984
-
Erasmo da Rotterdam
-
Elogio della pazzia
1985-1989
-
Etienne Pivert de Sénancour
-
Oberman
1990
-
André Gide
-
Isabella
1991-1992
-
Alain-René Lesage -Turcaret, Crispino rivale del suo
padrone. La tontina
1993-1996
-
FlODOR DOSTOIEVSKI
-
L'adolescente, voi.

1997-1999
-
FiODOR DosTOiEVSKi
-
L'adolescente, voi.

2000
-
Tommaso Campanella
-
La città del sole
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3/25002
intestato a
RIZZOLI EDITOPE
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Via Civitavecchia, 102
- Milano
Sotto forma di dialogo, il
Campanella espone in quest'o-
pera il suo ideale umano e so-
ciale, concretizzato nell'ordina-
mento di un'immaginaria cit-
tà, i cui abitanti conducono
un'esistenza organizzata secon-
do ragione: ogni proprietà, sia
di beni che di persone, è abo-
lita, tutto è retto dall'alto e
tutto è in comune, in armonia
a una religione naturale affine
al cristianesimo. Pur sulla scia
delle utopie di Platone e di
Moro, quest'opera se ne distac-
ca per la passione che la anima,
propria più dell'uomo d'azione
e del poeta che del filosofo.
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