IL DIRITTO PROCESSUALE CIVILE E LA FUNZIONE GIURISDIZIONALE

Le fonti del d.p.c. sono: la Costituzione, le carte internazionali dei diritti vigenti in Italia, il codice di procedura civile con le relative disposizioni attuative e la normativa sull’ordinamento giudiziario. Il c.p.c. è opera di illustri processualisti (Calamandrei, Carnelutti, Conforti, Redenti), è stato emanato nel 1940 ed è entrato in vigore nel 1942. Il precedente storico del c.p.c. è il codice del 1865, il quale si rifaceva al codice degli stati sardi e questo al c.p.c. napoleonico. Tra le più importanti riforme intervenute vi è la “novella” del 1950, la riforma del processo del lavoro del 1973, la novella del 1990 in parte modificata nel 1995, la L. 374/1991 istitutiva dei giudici di pace, la L. 51/1998 istitutiva del giudice unico di 1° grado. Ultime riforme sono le L. 80/2005 e 263/2005 (in vigore 1/3/2006) sul processo di esecuzione forzata e sul processo di cognizione ordinaria e il D.Lgs. 40/2006 su arbitrato e giudizio di cassazione. 1) Il diritto processuale civile e la giurisdizione. Il diritto processuale è la branca del diritto che disciplina l’insieme dei procedimenti con i quali si esercita la giurisdizione, che costituisce una delle funzioni essenziali dello Stato insieme a quella legislativa e amministrativa. Il diritto sostanziale regola in astratto tutti i conflitti tra soggetti con l’attribuzione di posizioni di vantaggio (diritti, poteri, facoltà) o svantaggio (doveri, obblighi, soggezioni); il diritto processuale disciplina l’intervento del giudice quando sia necessario per rendere concreto ed effettivo l’assetto degli interessi prospettato dal giudice sostanziale. Quali sono i rapporti tra diritto sostanziale e processuale? Si tende a dire che il diritto processuale è strumentale rispetto al diritto sostanziale e che vi è una non neutralità del diritto processuale rispetto a quello sostanziale. Strumentalità significa che il diritto processuale mira a consentire l’attuazione del diritto sostanziale in assenza di cooperazione dell’obbligato, ma tale strumentalità non significa una posizione secondaria, infatti l’impostazione più corretta è quella secondo la quale vi è interdipendenza tra diritto processuale e sostanziale. E’ agevole cogliere la differenza tra attività giurisdizionale e legislativa: nella prima il giudice applica la norma, nella seconda la crea. Deroghe si possono creare nell’ipotesi in cui il giudice sia chiamato ad interpretare norme generiche, cioè che contengono clausole generali, per cui egli svolge un’attività connotata da discrezionalità interpretativa e nell’ipotesi in cui lo stesso sollevi questioni di legittimità costituzionale. Meno semplice è definire la differenza tra attività giurisdizionale e amministrativa, laddove i giudici applicano, comunque, la norma. Sul piano oggettivo non mancano elementi di commistione:

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- il c.p.c. riconduce alla giurisdizione due fenomeni, la giurisdizione contenziosa e quella volontaria. Quest’ultima è molto vicina, dal punto di vista funzionale, all’attività amministrativa dello Stato; - vi sono organi che, pur essendo estranei alla giurisdizione (es. Autorità garante delle comunicazioni o della concorrenza e del mercato), si vedono attribuire funzioni consistenti nella composizione di conflitti e controversie tra privati o irrogazione sanzioni per violazione dei precetti, che sono tipiche dell’attività giurisdizionale. Sembra preferibile, quindi, privilegiare l’aspetto soggettivo, per cui è attività giurisdizionale quella che il legislatore ha espressamente qualificato come tale e che promana dal giudice. Art. 102 Cost.: “la funzione giurisdizionale è esercitata dai magistrati….” ed è escluso, quindi, ogni altro organo non appartenente alla magistratura. Questo non significa, però, che ogni atto emanato da un ufficio giudiziario abbia natura giurisdizionale, perché è frequente che alcuni organi accentrino funzioni giurisdizionale ed amministrative insieme, come ad esempio il presidente del tribunale che pur investito di compiti puramente giurisdizionali, esercita attività amministrativa in materia di direzione ed organizzazione degli uffici. L’attività giurisdizionale si distingue in giurisdizione contenziosa e giurisdizione volontaria. 2) La giurisdizione contenziosa Obiettivo tipico dell’attività giurisdizionale è quello di attuare il diritto sostanziale nel caso in cui sorgano conflitti intersoggettivi. Nella maggior parte dei casi il titolare del diritto riesce a realizzare il vantaggio a lui assicurato dal diritto sostanziale, grazie al comportamento dell’obbligato che effettua la prestazione di dare o fare, o si astiene da compiere atti; in altri casi, invece, questo non avviene per il sorgere di contrasti circa l’applicazione delle norme sostanziali o per la c.d. crisi di cooperazione da parte del soggetto obbligato. Il conflitto potrebbe ricomporsi comunque utilizzando strumenti offerti proprio dal diritto soggettivo (es. transazione) o per l’inerzia del soggetto che potrebbe reagire; in questi casi l’ordinamento non interviene sul modo di risoluzione del conflitto perché gli interessi coinvolti sono privati e solo le parti possono invocarne la tutela. La giurisdizione interviene quando nella controversia il titolare del diritto chieda tutela all’ordinamento, facendo a meno della cooperazione del soggetto obbligato. Si rende così necessario il ricorso al processo nel quale il giudice, organo pubblico autonomo, indipendente ed imparziale, accerta l’esistenza del diritto leso verificando i presupposti ai quali la norma sostanziale subordina il diritto stesso. La giurisdizione è detta contenziosa perché presuppone un conflitto intersoggettivo la cui composizione sarà autoritativa. 3) Il diritto d’azione (art. 24 Cost.) ed i suoi possibili condizionamenti.

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La funzione della giurisdizione contenziosa è secondaria e strumentale al diritto sostanziale e la sua giustificazione stà nel c.d. divieto di autotutela disciplinato dagli artt. 392 e 393 c.p., per i quali è sanzionato ogni esercizio arbitrario delle proprie ragioni mediante violenza a cose o persone. La giurisdizione contenziosa trova riconoscimento nella nostra Cost.: - art. 24 “tutti possono agire in giudizio per la tutela dei propri diritti ed interessi legittimi”. - art. 113 “contro gli atti della pubblica amministrazione è sempre ammessa la tutela giurisdizionale dei diritti e degli interessi legittimi dinanzi agli organi di giurisdizione ordinaria o amministrativa”. La Cost., quindi, consacra un autonomo diritto, c.d. diritto di azione: al riconoscimento di un diritto da parte di una norma sostanziale, si accompagna automaticamente, il riconoscimento di adire l’autorità giudiziaria per ottenerne la tutela (c.d. atipicità del diritto d’azione). Il diritto di ricorrere al giudice, però, potrebbe essere subordinato a condizioni, modalità o limitazioni (c.d. giurisdizione condizionata) e, in questo caso, si deve stabilire se questa “compressione” del diritto d’azione sia compatibile con quanto previsto dalla Cost. L’orientamento della C.C. è quello del bilanciamento degli interessi coinvolti, con la valutazione della ragionevolezza della limitazione in rapporto ad altri principi cost., principalmente quello dell’uguaglianza sostanziale (art. 3 c. 2 Cost.). Es. incostituzionalità art. 98 c.p.c. (anno 1960) che consentiva al giudice di imporre all’attore, pena l’estinzione del processo, il versamento di una cauzione a garanzia, in caso di soccombenza, del pagamento delle spese di giustizia. La C.C. dedusse che il diritto di azione, come il diritto alla difesa, non poteva essere limitato dalle condizioni economiche delle parti. Altre limitazioni, invece, sono state ritenute compatibili con quanto dettato dalla Cost.: es. la C.C. ha ritenuto ragionevoli, al fine di evitare elusione della riscossione imposte, le disposizioni che negavano ad alcuni soggetti (coniuge, parenti e affini del debitore) la possibilità di dimostrare un proprio diritto di proprietà su beni mobili pignorati al contribuente. Si dibatte se l’esercizio del diritto d’azione possa differirsi nel tempo ed essere subordinato al preventivo esperimento di rimedi non giurisdizionali (es. ricorso amministrativo e conciliazione stragiudiziale); la C.C. legittima tale differimento a patto che: - sia giustificato dalla salvaguardia di interessi generali o da finalità di giustizia (es. esigenza di evitare sovraccarichi agli uffici giudiziari); - sia congruo e non paralizzi la tutela giurisdizionale per un tempo eccessivo; - non pregiudichi definitivamente il diritto d’azione; 4) La tutela giurisdizionale c.d. differenziata. Dopo la riforma del processo del lavoro nel 1973, la dottrina si interrogò sulla legittimità e opportunità della c.d. tutela giurisdizionale differenziata, cioè forma di strumenti processuali diversi a seconda della situazione soggettiva dedotta in giudizio.

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di conseguire le utilità ed i vantaggi assicuratigli in astratto dal diritto sostanziale. disposizione di revoca dell’amministratore di condominio o società). Il campo della giurisdizione volontaria è molto vasta e riguarda tutte le ipotesi in cui il processo non ha come oggetto un diritto ma uno status (es. La volontaria giurisdizione è legata alla particolare forma di procedimento in camera di consiglio ma il legislatore ha adottato questo rito anche per la trattazione di controversie appartenenti alla giurisdizione contenziosa (es. dichiarazione di ammissibilità dell’azione per la dichiarazione di paternità o maternità naturale). autorizzazione chiesta dal tutore per compiere atti di straordinaria amministrazione del patrimonio del minore). La differenza è incerta se anche il procedimento di volontaria giurisdizione assume struttura bilaterale ed il provvedimento richiesto al giudice può incidere su diritti soggettivi o status (es. consente all’attore. sono riservate al giudice solo per ovvie ragioni di garanzia. statuto dei lavoratori: il processo a cognizione piena difficilmente assicurerebbe la pratica attuazione del diritto di sciopero poiché gli effetti del giudizio potrebbero arrivare con troppo ritardo rispetto alla sua violazione e garantirebbero solo un risultato risarcitorio. Alla giurisdizione contenziosa si contrappone quella volontaria. caratterizzato da cognizione sommaria. mancando una parte controinteressata. cioè senza contrasto tra le parti. nomina.) Il giudice deve valutare in modo molto discrezionale.. nomina del curatore dello scomparso. inabilitati. cosa che il processo ordinario non sempre è in grado assicurare a determinate situazioni soggettive che richiedono interventi ristretti o tengono conto del divario esistente tra le parti. a soggetti privati (es. revoca o sostituzione del curatore dell’eredità giacente. provvedimenti nell’interesse di minori. tenendo conto della particolarità dei diritti da tutelare. Essa non mira a risolvere conflitti tra diritti ma a tutelare o gestire gli interessi di determinati soggetti privati. pena sanzioni penali. interdetti. in caso di sua ragione. così chiamata perché si esercita esclusivamente inter volentes.d. le misure e le soluzioni più idonee a tutelare gli interessi di un soggetto ed il suo provvedimento condiziona la capacità di agire dello stesso con riflessi anche nei confronti dei terzi.A. Es. Sono funzioni giurisdizionali non necessarie costituzionalmente. tanto che potrebbero essere affidate dalla L. 5) La giurisdizione c.Tale diversificazione non solo è legittima ma anche doverosa perché. notaio) o alla P. persone fisiche o entità diverse. A volte la differenza tra giurisdizione contenziosa e volontaria è evidente poiché quest’ultima. certamente inadeguato per la natura del diritto tutelato. ecc. durata brevissima e pronuncia di un decreto di cessazione del comportamento illegittimo. ha struttura unilaterale (es. Per questo è stato previsto uno speciale ed autonomo procedimento per reprimere la condotta antisindacale. 4 . volontaria.

soprattutto nella individuazione dei rimedi contro il provvedimento conclusivo del procedimento. l’incarico di decidere una controversia già insorta oppure che potrebbe nascere da un determinato contratto. essa può acquistarla con il “procedimento exequatur”. a determinare l’eventuale obbligo che scaturisce nei confronti di quest’ultimo o a determinare le modifiche giuridiche chieste dall’attore e destinate a prodursi anche nella sfera giuridica del convenuto. quindi. la giurisdizione arbitrale è la volontà delle parti di attribuire ad arbitri. 8) La tutela cognitiva ed il suo rapporto con il giudicato. Nella giurisdizione contenziosa si distinguono 3 tipi di tutela: 1) cognitiva – mira a verificare l’esistenza o meno di un diritto o altra situazione giuridica. La tutela cognitiva mira. LA GIURISDIZIONE CONTENZIOSA LE FORME DI TUTELA 7) Generalità: tutela cognitiva. In questa tutela cognitiva vi è un minimum imprescindibile che è sempre l’accertamento del diritto sostanziale che l’attore fa valere con l’azione. cioè un provvedimento del tribunale che. esecutiva e cautelare.arbitrato rituale: l’attività dell’arbitro è identica a quella del giudice.La distinzione tra le due forme di giurisdizione assume rilievo quando il legislatore non abbia dettato disposizioni ad hoc. ad un rilascio o. accertata la sua regolarità. 5 . condannare il convenuto ad un fare. risente di eventuali vizi di quest’ultimo. . che l’attore vanta nei confronti del convenuto. a costituire o modificare determinate situazioni giuridiche. la dichiara esecutiva. 2) esecutiva – è diretta a conseguire la soddisfazione del diritto accertato a seguito di tutela cognitiva o risultante da un titolo esecutivo formatosi al di fuori del processo (mancata collaborazione del soggetto obbligato). con la differenza che la decisione (lodo) si collega al mandato ricevuto e. La decisione arbitrale ha gli stessi effetti della sentenza pronunciata dall’autorità giudiziaria ma è priva dell’imperatività che permette la sua attuazione coattiva. ad accertare l’esistenza di una determinata situazione giuridica e. ad una consegna. 6) L’arbitrato. La giurisdizione contenziosa è monopolio dello Stato ed è esercitata dalla magistratura. per il tramite di un processo. previo sempre l’accertamento.arbitrato irritale o libero: gli arbitri definiscono la controversia mediante una determinazione contrattuale che opera solo sul piano sostanziale e non ha efficacia di sentenza. 3) cautelare – strumentale alle prime due. con un mandato. . non fare. è provvisoria perché dura il tempo necessario alla conclusione del processo di cognizione o all’avvio di quello esecutivo. se del caso.

qualificata come costitutiva. i loro eredi o aventi causa”. eredi e loro aventi causa”. cioè i risultati di quella sentenza non potranno più essere messi in discussione in un futuro processo. apre la strada ad altri strumenti processuali che. Il giudicato copre il dedotto e il deducibile.. art. per la quale posso. viene in rilievo un diverso provvedimento di tutela. ma debba tradursi in un contenuto ulteriore. 2909 c. garantiscono la realizzazione di tale diritto. è logico che il diritto del soggetto non potrà mai essere soddisfatto con il mero accertamento della violazione: se sono proprietario di un terreno e la controparte vi ha illegittimamente costruito un’opera.: “ l’accertamento contenuto nella sentenza passata in giudicato fa stato ad ogni effetto tra le parti. è come se divenisse in qualche modo la legge speciale di quel determinato rapporto giuridico. Ho bisogno che si produca l’effetto costitutivo del contratto definitivo che non riesco ad ottenere sul piano del diritto sostanziale perché la controparte non lo vuole stipulare volontariamente: a quel punto l’ordinamento mi appresta una tutela. Ecco perché. Di condanna perché se viene in rilievo una violazione. in altre ipotesi un effetto costitutivo o modificativo di un rapporto giuridico. quale quella ad es. I diritti dovrebbero trovare la loro attuazione spontanea sul piano del diritto sostanziale.c. a seconda del tipo di violazione. Per sentenza passata in giudicato si intende quella che ha raggiunto un certo grado di stabilità perché non è più soggetta alle impugnazioni ordinarie ma solo straordinarie (giudicato formale) Il giudicato è come se fotografasse quel determinato rapporto giuridico in un determinato momento storico. Perché un minimum? Perché è possibile che questa tutela cognitiva non possa arrestarsi al mero accertamento del diritto. tramite un processo. 2932 c. Art.La certezza del diritto risultante dalla tutela cognitiva può essere di per sé sufficiente a soddisfare l’interesse dell’attore o. Es. 6 . necessita di un altro elemento che è la stabilità che è costituito dal giudicato. se ciò non avviene interviene il processo il quale giunge ad un provvedimento conclusivo che. rientrando nella tutela esecutiva. in altri casi. però. è la sentenza che. di condanna o costitutivo. contratto preliminare e definitivo.c. del diritto di proprietà. dovrà anche condannare il convenuto a distruggerla. Il giudicato “fa stato tra le parti. per la cognizione piena. il contenuto della tutela cognitiva può arrestarsi al minimum dell’accertamento o può andare oltre: in questa ipotesi la condanna. ottenere comunque quell’effetto costitutivo e lo ottengo con una sentenza del giudice che si sostituisce a quel contratto definitivo che si sarebbe dovuto stipulare sulla base dell’adempimento volontario del soggetto. non è sufficiente che il processo accerti che quell’opera è illegittima.

cognizione sommaria: non fornisce uguali garanzie di attendibilità ed affidabilità del risultato a cui il giudice perviene per vari motivi: 1) semplificazione del contraddittorio o sua esclusione (es. è quella che si qualifica anche come cognizione piena ed esauriente. 4) l’accertamento del giudice riguarda solo alcuni fatti rilevanti (es.Es. Un elemento di distinzione tra la sommarietà di un procedimento e le caratteristiche di un processo ordinario può essere rappresentato dalla forma del provvedimento che il legislatore prevede per la sua definizione: per la definizione di un processo a cognizione piena ed esauriente è prevista una sentenza. . di regola. ordinanza di convalida sfratto che è pronunciabile anche se il convenuto ometta di comparire). repressione condotta antisindacale per la quale sono sufficienti informazioni sommarie). procedimento per ingiunzione). idem sfratto. 7 . condanna e costitutive. La cognizione ordinaria. per quella di un processo a cognizione superficiale e sommaria è prevista una ordinanza o un decreto. Il concetto di cognizione ordinaria è diverso da quello di processo ordinario. il giudice ordina il rilascio senza esaminare tutte le difese del convenuto-conduttore). condanna e costitutive. 3) il provvedimento di accoglimento della domanda si fonda sul comportamento omissivo del convenuto che. all’attività del giudice (conoscenza di tutti i fatti rilevanti) ed al sistema di rimedi contro eventuali errori di quest’ultimo (impugnazioni). 9) Cognizione ordinaria e sommaria. . Il processo ordinario è il processo-tipo per la tutela di qualsiasi diritto per cui non sia previsto un rito diverso e rappresenta uno dei tanti processi a cognizione ordinaria previsti dall’ordinamento. 2) prove utilizzate dal giudice (es. Tizio non potrà più contestare l’esistenza del suo debito se non adducendo fatti successivi a quel momento (pagamento dopo la pronuncia della sentenza).cognizione ordinaria (piena ed esauriente) al cui interno si collocano le azioni di mero accertamento. è quella che si qualifica anche come cognizione piena ed esauriente. non sarebbe sufficiente per decidere (es. è passata in giudicato. 2 – la sentenza accerta l’inesistenza del credito vantato da Caio che non potrà riproporre la domanda in un nuovo processo se non adducendo fatti successivi ad essa. Es. la cognizione è sommaria parziale. La decisione ha il massimo grado di affidabilità poiché sono assicurate tutte le garanzia che attengono all’attività delle parti (principio del contraddittorio).la sentenza accerta che Tizio è debitore di Caio. 1 . al cui interno si collocano le azioni di mero accertamento. All’interno della tutela cognitiva vi è un ulteriore distinguo fondamentale tra cognizione ordinaria e sommaria.

in questi casi. Nell’ambito della cognizione sommaria si distingue tra tutela cautelare e non cautelare. l’unico modo per superare questa situazione è che. il giudice lo emetterà. La cognizione sommaria in quanto superficiale si ha quando il procedimento viene disciplinato in modo sommario ed è rimesso per la gran parte ai poteri discrezionali del giudice (es. la controparte sarà tenuta a corrispondermi un risarcimento. Il semplice rimanere in uno stato di insoddisfazione per tutta la durata del processo a cognizione ordinaria. perché è sufficiente che il provvedimento cautelare mantenga lo status quo durante tutta la durata del processo.Tutela sommaria cautelare: strumentale rispetto al processo a cognizione piena o esecuzione forzata. vengono in rilievo provvedimenti cautelari anticipatori: se il mio danno può derivare dal fatto che il mio diritto rimane in uno stato di insoddisfazione per tutta la durata del processo. che questo diritto subisca un danno per effetto di una serie di iniziative del convenuto nello svolgimento del processo a cognizione ordinaria: in questo caso vengono in rilievo dei provvedimenti cautelari conservativi. I provvedimenti cautelari servono ad impedire che nel tempo occorrente per la definizione del processo. La tutela sommaria può essere prevista dal legislatore per esigenze di economia processuale. 186-quater) La cognizione sommaria si distingue in: cognizione sommaria in quanto parziale e in quanto superficiale. invece. alcune volte il giudice decide solo sulla base dei fatti allegati dall’attore. non lo vuole corrispondere (crisi di cooperazione) ed io agisco davanti al giudice chiedendo non una sentenza 8 . il diritto subisca pregiudizio non rimediabile o intervengano modifiche tali da rendere inutile. cioè perché si vuole che quel diritto abbia una tutela in termini rapidi. sequestro conservativo). il contraddittorio è eventuale perché se il convenuto fa opposizione si avrà giudizio pieno di cognizione e il giudice conoscerà anche le eccezioni del convenuto). io instauro un processo a cognizione ordinaria perché vi è stato un sinistro automobilistico ed ho subito dei danni. E’ possibile. . può in qualche modo pregiudicare il diritto e. Questo tipo di distinguo si accentra sulla diversa funzione che svolge la tutela sommaria. però. Es. o per esigenze cautelari. non è risolutivo poiché non mancano casi in cui la scelta della forma dell’ordinanza o del decreto. un provvedimento anticipi quelli che saranno i possibili effetti della sentenza resa all’esito del processo di cognizione ordinario. per l’attore.Anche questo elemento. l’accoglimento della domanda (es. Nella cognizione sommaria in quanto parziale. in via cautelare. riservandosi di esaminare le eccezioni del convenuto in un secondo momento. 10) Il rapporto tra tutela ordinaria e quella sommaria cautelare e non cautelare. non si collega alla sommarietà della cognizione ma all’esigenza di semplificare la pronuncia del provvedimento da parte del giudice (ordinanza ex art. procedimento di ingiunzione: si chiede l’emissione di un decreto ingiuntivo allegando una serie di fatti.

il provvedimento sommario non cautelare. Dovrò fare questo con gli strumenti della cognizione ordinaria. ma una condanna perché ho bisogno che la controparte sia condannata a risarcire il danno.. una misura cautelare che nella durata del processo mi tuteli da questo punto di vista e l’ordinamento prevede degli strumenti conservativi. con la durata dei processi nell’ambito del nostro ordinamento. . che creano un vincolo sui beni di cui è proprietario il debitore e mi assicurano che egli. un’ampia categoria di provvedimenti cautelari è stata assoggettata ad un nuovo regime che è praticamente identico a quello tipico dei procedimenti sommari non cautelari. poiché è un surrogato alla cognizione ordinaria. oggi. 183 e seg. quindi. Se io proprietario subisco un danno per effetto di una costruzione illegittima di un’opera sul mio fondo ed il pregiudizio divenga irreparabile per il continuo permanere di questa opera. ma se le parti rinunciano ad instaurare il processo a cognizione piena. . può fornire all’attore una tutela definitiva. infatti.la tutela non cautelare nasce come provvisoria. invece. Ci sono ipotesi in cui io potrei subire pregiudizio irreparabile dalla costruzione realizzata sul mio fondo ed a quel punto avrò bisogno di un provvedimento che anticipi eventualmente gli effetti: i provvedimenti anticipatori sono più delicati perché potrebbero determinare effetti irreversibili. non possa vendere i suoi beni. 2) per “stabilità” del provvedimento: . il rischio è che il mio debitore possa disperdere il suo patrimonio. il comportamento processuale del convenuto fa supporre la fondatezza della domanda dell’attore).Tutela sommaria non cautelare: è una “scorciatoia” rispetto alla cognizione ordinaria quando ricorrano situazioni particolari che renderebbero superfluo un provvedimento a cognizione piena (es. Questo elemento distintivo si è attenuato con le recenti riforme. cioè può essere superata da un successivo provvedimento a cognizione ordinaria. ha contenuto vario che potrebbe non coincidere con quello di cognizione ordinaria. vanificando così la garanzia patrimoniale. . tipo il sequestro conservativo. in questo caso la misura cautelare intanto mi potrà essere di aiuto. Altre eventuali differenza tra le due: 1) per contenuto .il provvedimento cautelare.di mero accertamento. ha un contenuto simile. 9 . in quanto anticipa gli effetti e anticipare gli effetti significa un provvedimento cautelare che mi consenta la distruzione dell’opera prima di arrivare alla sentenza definitiva. Mi serve. pendente il processo.la tutela cautelare è provvisoria perché produce effetti per un tempo limitato. cioè è una anticipazione degli effetti che deriverebbero da un accoglimento della domanda. per cui processo a cognizione piena di cui agli artt.

Se il convenuto. E’ impossibile determinare una categoria unitaria di titolo esecutivo dal punto di vista sostanziale: . La tutela esecutiva serve a garantire la concreta realizzazione dell’interesse del titolare del diritto che potrà conseguire il “bene” giuridico riconosciutogli dal diritto sostanziale. ad esempio. 513 c. si tratta di certezza assoluta poiché contro il giudicato possono esservi le impugnazioni c. invece di nascere autonomamente. entro 40 gg. cassetti. 10 . dalla notifica del decreto ingiuntivo il debitore può fare opposizione instaurando così un processo a cognizione piena che si concluderà con una sentenza idonea al giudicato. in modo coattivo con attività materiali che possono implicare l’uso della forza (es. Relazioni tra tutela sommaria non cautelare e tutela ordinaria: 1) i procedimenti sommari possono. straordinarie. si innesta in un processo a cognizione piena già istaurato. indipendentemente dalla instaurazione e/o prosecuzione del giudizio a cognizione piena e fino al momento della sentenza che dovesse accertare l’inesistenza del diritto oggetto della tutela sommaria (provvisorietà attenuata). La nozione di titolo esecutivo comprende tutti e soltanto i documenti che il legislatore abbia esplicitamente considerato tali. 2) in alcuni casi il procedimento sommario.nei titoli giudiziali. contenitori – art. le sentenza di condanna passate in giudicato forniscono il massimo grado di certezza del diritto anche se. in tutti i casi. il provvedimento sommario produce effetti simili alla sentenza passata in giudicato che offre all’attore tutela definitiva. vendita forzata o assegnazione beni pignorati).procedimento di ingiunzione. l’art. in nessun caso. 474 elenca 3 categorie di titoli giudiziali e stragiudiziali ma non ne dà un elenco esaustivo. basta che egli si presenti all’udienza e contesti il diritto di rilascio del locatore perché il processo prosegua con le modalità della cognizione ordinaria. . o il diritto potrebbe essersi estinto dopo la sentenza. anziché concludersi con la pronuncia di un provvedimento sommario. es. La tutela esecutiva ha come condizione necessaria e sufficiente il possesso di un titolo esecutivo da parte del creditore. 11) La tutela esecutiva.E’ previsto che questi provvedimenti conservino intatta la loro efficacia a tempo indeterminato. .d.procedimento di convalida sfratto. recuperare le garanzie proprie della cognizione ordinaria. 2) o produrre modificazioni giuridiche nella sfera del soggetto esecutato (es. rimane inerte. non è necessario che il convenuto-conduttore instauri un processo a cognizione piena. la ricerca di cose da assoggettare a pignoramento potrebbe comportare l’apertura di porte. per anticipare gli effetti di una sentenza di accoglimento della domanda. su iniziativa del convenuto.

esecuzione in forma specifica.. Nella tutela cautelare si distinguono due fasi inscindibilmente collegate tra loro: fase cognitiva e fase preordinata all’attuazione del provvedimento.c. L’esecuzione forzata vera e propria è attività sostitutiva rispetto a quella del debitore ma non è attuabile per gli obblighi infungibili per i quali è essenziale la cooperazione dell’obbligato (es. la situazione di fatto si alteri o si modifichi irreversibilmente (es. realizza un diritto avente ad oggetto il pagamento di una somma di denaro.C. 190 riguardante la tutela dei diritti soggettivi dell’impiegato pubblico nel processo amministrativo. di consegnare un bene mobile o di fare o disfare qualcosa. queste condizioni sono 2: 1) Fumus boni iuris – probabile esistenza del diritto di cui si chiede la tutela in via principale.espropriazione forzata (o esecuzione generica). (es. 12) La tutela cautelare. Essa ha la funzione di tutela provvisoria finalizzata ad evitare che un diritto subisca danno o pregiudizio durante il tempo necessario al compimento del processo di cognizione o esecuzione. tale strumentalità è considerata di secondo grado perchè già la tutela giurisdizionale è strumentale rispetto al diritto sostanziale e la tutela cautelare è strumentale alle altre due. consente l’attuazione coattiva di un obbligo di rilasciare un immobile. 24 Cost. 2) Periculum in mora – si suppone una situazione di pericolo per il diritto tutelato che può derivare: . (diritto di azione) ma nel 1985. scrittore che si sia impegnato a scrivere un romanzo). dell’esecuzione forzata e si utilizza prima che il processo sia instaurato.dalla possibilità che durante il tempo necessario ad espletare il processo di cognizione e/o esecuzione. La tutela cautelare è strumentale al diritto sostanziale perché assicura il proficuo esperimento del processo di cognizione ed. con la nota sentenza n. in alcuni casi. la Consulta sancì l’essenzialità della tutela cautelare. eventualmente. Per molto tempo la C. ruoli) Nell’ambito dell’attribuzione della qualità di titolo esecutivo la discrezionalità del legislatore è notevole perché è limitata solo alla esigenza di complessiva coerenza e dalla necessità di assicurare al debitore i mezzi idonei di tutela preventiva. aveva negato che la tutela cautelare potesse essere inclusa nella garanzia riconosciuta dall’art.per i titoli stragiudiziali è da escludersi che essi si fondino su un accertamento del diritto. il favore di alcune categorie di creditori (amministrazioni dello Stato ed Enti pubblici) fa sì che venga attribuita la qualità di titolo esecutivo anche a documenti formati dallo stesso ente creditore (es. La tutela esecutiva si esercita con più procedimenti. ordinari o speciali. La prima è priva di autonomia e serve solo a verificare la sussistenza delle condizioni cui è subordinata la concessione della misura cautelare. e questi ultimi sono al di fuori del c. . il bene oggetto 11 . esecuzione elettorale): .

non esiste una norma generale per l’ammissibilità della tutela di mero accertamento. cioè quelle dirette a congelare la situazione (es. Le azioni di cognizione si classificano in base al tipo di pronuncia che l’attore chiede al giudice: azioni di mero accertamento. comunque. non è chiaro quale diritto egli voglia fare valere in giudizio. LE AZIONI DI COGNIZIONE E LE SENTENZE CUI CONDUCONO 13) L’azione e la sentenza di mero accertamento. ordinamento. per cui è messa in crisi la relazione tra diritto sostanziale e diritto di azione. se l’attore chiede di accertare l’inesistenza di un credito vantato nei suoi confronti dal convenuto. a differenza di altri (es. in tema di proprietà “il proprietario può agire per far dichiarare l’inesistenza di diritti affermati da altri sulla cosa. in tema di trascrizioni..dalla possibilità che la soddisfazione tardiva del diritto da tutelare sia inutile per il creditore o. Alla cautela della dottrina fa riscontro la disinvoltura della giurisprudenza che non si crea dubbi circa l’ammissibilità delle azioni di mero accertamento positivo o negativo. quando ha motivo di temerne pregiudizio”. Non vi sono molti dubbi circa l’ammissibilità per ai diritti reali ed assoluti in genere: es. 2653 n. 12 . anche se tale azione incontra concretamente rigorose limitazioni. mentre ve ne sono circa l’ammissibilità del mero accertamento di diritti relativi. Perché si tende ad ammettere l’ammissibilità per diritti assoluti rispetto a quelli relativi? Perché con riferimento ai diritti reali ed assoluti c’è una norma molto significativa che è l’art. il creditore degli alimenti potrebbe ottenere l’immediato pagamento di una somma corrispondente a quella da lui pretesa). gli arrechi danno non rimediabile ex post (es. art. Il problema dei limiti di tale azione è molto dibattuto in dottrina: è da stabilire se questa azione è ammissibile in via generale o solo nei casi previsti dalla L. Le azioni di mero accertamento mirano esclusivamente a fare certezza circa l’esistenza di un rapporto giuridico (accertamento positivo) o circa l’inesistenza di un diritto da altri vantato (accertamento negativo). azioni di condanna e azioni costitutive. sequestro giudiziario del bene che può assicurarne la custodia). controversie circa gli alimenti. cioè produrrà provvisoriamente gli stessi effetti di una sentenza di accoglimento della domanda (es.c. il provvedimento cautelare sarà anticipatorio. 949 c. laddove il creditore sia in stato di bisogno e non in grado di mantenersi). 1 c. cioè specifiche prestazioni da parte di un soggetto determinato: es. se il pericolo riguarda il protrarsi di uno stato di insoddisfazione del diritto.c. . in quanto nel ns. a questo pericolo rispondono le misure conservative.dell’azione potrebbe distruggersi). che ammette implicitamente la possibilità di un’azione di mero accertamento in relazione a tali diritti e prevede che siano trascritte “le domande dirette a rivendicare la proprietà o altri diritti reali di godimento su beni immobili e le domande dirette all’accertamento dei diritti stessi”. tedesco).

la sentenza di condanna passata in giudicato determina la conversione della prescrizione breve in ordinaria (10 anni). è presupposto necessario di qualunque azione ma è determinante proprio nelle azioni di mero accertamento. Gli effetti della condanna. Fanno eccezione a questo limite alcune azioni espressamente previste dalla legge che riguardano la verifica di una scrittura privata al fine di accertare la veridicità della sottoscrizione (artt.es. Sia le azioni di accertamento che quelle di condanna hanno un minimum in comune che è il mero accertamento del diritto. 3) qualora il diritto dedotto in giudizio sia soggetto a prescrizione più breve rispetto a quella ordinaria (es. 13 . costituiscono titolo esecutivo per l’iscrizione di ipoteca giudiziale. di avviare un processo esecutivo. Il motivo per cui la tutela di mero accertamento non può avere ad oggetto un fatto o una norma è legato alle esigenze fondamentali di difesa del convenuto (tutelate anche costituzionalmente ex art. 14) L’azione e la sentenza di condanna. Sono azioni tendenti ad ottenere dal giudice. prescrizione biennale del diritto al risarcimento del danno provocato dalla circolazione di veicoli). di conseguenza. comunque. quello di costituire titolo esecutivo e ciò fa ravvisare una correlazione tra azione di condanna ed esecuzione forzata. 15) Condanna ed esecuzione forzata. o una norma che potrebbe trovare applicazione in una pluralità di fattispecie. 24 c. Si esamina il rapporto tra azione di condanna ed esecuzione forzata. oppure su fatti inseriti nel contesto di un certo rapporto giuridico . la condanna di quest’ultimo ad eseguire la prestazione dedotta in giudizio. 2) perché egli potrà difendersi solo se l’attore farà valere un diritto ben preciso e non un semplice fatto che potrebbe far scaturire una pluralità di effetti giuridici.) Altro limite è la condizione della sussistenza dell’interesse di agire che. 2) anche se non passate in giudicato. 221 ss. non può esserci azione semplicemente diretta ad accertare la consegna di una somma di denaro da parte dell’attore senza la deduzione in giudizio del diritto che trae origine da questo fatto (es. 216 ss.) e la querela di falso nei confronti di atto pubblico o scrittura privata (artt. in caso di mancato adempimento spontaneo del debitore del comando contenuto nella sentenza. L’effetto tipico della sentenza di condanna è. Le caratteristiche delle sentenze di condanna sono tre: 1) sono idonee all’attuazione coattiva del diritto (esecuzione coattiva).Un primo limite riguarda l’oggetto: l’azione di accertamento verte sempre su un diritto o uno status e non sull’esistenza o interpretazione di norme giuridiche astrattamente considerate. diritto di restituzione della somma maggiorata di interessi se trattasi di mutuo). previo accertamento del rapporto giuridico. la verifica dell’intervenuta lesione a causa dell’inadempimento del debitore e. quindi. La domanda di condanna mira a procurare all’attore un titolo che gli consenta.

Il processo esecutivo, però, incontra un limite nella eventuale infungibilità totale o parziale dell’obbligo gravante sul debitore (es. cantante che si sia impegnato a tenere un concerto): in questa situazione il diritto si attua solo con la cooperazione dello stesso debitore. Anche nel caso di obblighi di natura negativa, cioè di non fare (es. diritti assoluti che implichino il dovere di astenersi da comportamenti che turbino il godimento della cosa), l’esecuzione forzata non è in grado di assicurare l’attuazione del diritto perché non impedisce che si compia l’attività che ne costituisce la violazione. Se la sentenza di condanna non può trovare attuazione attraverso il processo esecutivo, è da escludersi la possibilità di proporre domanda di condanna: sono necessari strumenti di esecuzione indiretta. 16) L’esecuzione indiretta attraverso le c.d. misure coercitive. Il titolare del diritto risultato vittorioso nell’esercizio dell’azione di condanna, può esercitare forme speciali di esecuzione forzata, cioè le c.d. misure coercitive che mirano ad incentivare il debitore all’adempimento dell’obbligo impostogli dalla sentenza di condanna. Le misure coercitive possono essere vere e proprie sanzioni penali o sanzioni civili, tutte miranti a rendere più gravose le conseguenze dell’inadempimento. Nel nostro sistema mancano misure coercitive di carattere generale che si prestino ad assicurare l’attuazione di ogni provvedimento di condanna del giudice civile, al contrario di altri sistemi, es. francese, dove il giudice che pronuncia la sentenza di condanna fissa anche una somma di denaro per ogni eventuale successiva violazione commessa dal soggetto a fronte della condanna medesima, o tedesco nel quale il mancato adempimento del comando contenuto nella sentenza può dare luogo a conseguenze penali e l’eventuale sanzione in denaro va allo Stato. L’unica disposizione riconducibile alla esigenza di attuazione del procedimento di condanna, è quella contenuta nell’ 388 c. 1 c.p. che sanziona, con reclusione o multa, chi per sottrarsi agli obblighi di una sentenza di condanna, compie sui propri o altrui beni, atti simulati o fraudolenti. Il legislatore può impiegare le misure coercitive per rafforzare una tutela già offerta dall’esecuzione forzata, ma esse sono obbligate in presenza di obblighi di fare infungibili o di non fare, laddove l’esecuzione forzata non è utilizzabile. La condanna può avere ad oggetto un obbligo non suscettibile di esecuzione forzata ma deve essere sempre abbinata ad una misura coercitiva. Il dubbio si ha se la sentenza di condanna non è attuabile né attraverso l’esecuzione forzata, né l’esecuzione indiretta: in questi casi la sentenza di condanna vale per l’attore vittorioso, come una sentenza di mero accertamento, poiché se il debitore non adempie spontaneamente, l’unico rimedio sarà una nuova azione tendente al risarcimento del danno. 17) Ipotesi particolari di condanna: la condanna generica. Art. 278 c. 1: allorquando sia accertata la sussistenza di un diritto ma sia ancora controversa la quantità della prestazione dovuta, il giudice, su istanza di parte, può promuovere una sentenza di

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condanna generica disponendo che il processo prosegua per la liquidazione (es. giudizi risarcitori nei quali le parti si palleggiano la responsabilità del danno). Il giudice si pronuncia solo sull’an e rinvia il quantum ; con ordinanza dispone la prosecuzione del giudizio ponendo un punto definitivo sull’an, cioè sull’esistenza o meno della responsabilità. Stante il suo contenuto, è discussa la natura stessa di questa sentenza di condanna che alcuni avvicinano più ad una sentenza di mero accertamento, posto che si limita a pronunciarsi solo sull’an e non anche sul quantum; altri la riconducono, invece, comunque, tra le sentenze di condanna. Quale utilità ha questa sentenza? La prima utilità fondamentale è la possibilità di applicazione dell’art. 2818 c.c.: si potrà iscrivere ipoteca giudiziale sui beni del debitore già sulla base della condanna generica in attesa che si determini il quantum. Questa iscrizione di ipoteca può svolgere la funzione di misura coercitiva; siccome la sentenza di condanna si pronuncia solo sull’an e non sul quantum, sarò io a poter determinare nella nota di trascrizione dell’ipoteca presso la conservatoria, per quale somma l’andrò ad iscrivere. Iscrivendola per una somma elevata, ciò potrebbe fungere da misura coercitiva nei confronti del soggetto obbligato il quale potrebbe per questo essere spinto ad adempiere. La condanna generica è dotata della prima delle 3 caratteristiche proprie delle sentenze di condanna: abilità alla iscrizione di ipoteca. Sicuramente la condanna generica è titolo per l’iscrizione di ipoteca, ma è titolo esecutivo? No, non può esserlo proprio perché reca un an ma non un quantum e come si potrebbe eseguire se non è indicata nessuna somma per la quale si possa procedere all’esecuzione forzata? Terza caratteristica: determina la conversione della prescrizione breve in prescrizione ordinaria? Questo è molto discusso in dottrina; vi è una tesi che nega questa possibilità ed un’altra, prevalente, la afferma. Si tende a dire che l’art. 2953 c.c. non reca alcuna controindicazione alla possibilità che anche la semplice condanna generica determini la conversione del termine di prescrizione da breve a ordinario. La sentenza di condanna generica non potrà essere modificata dallo stesso giudice nel prosieguo del giudizio, forse sarà soggetta a mezzi di impugnazione, ma non può essere revocata. Il fatto che sia stato accertato l’an, non significa che il giudice debba necessariamente riconoscere un quantum: è possibile che il giudice dica che questo quantum ammonta a zero e sarà così vanificato il contenuto della sentenza al momento in cui non viene riconosciuto il risarcimento del danno. 18) La condanna provvisionale. Art. 278 c. 2: il giudice, su istanza di parte, può condannare il debitore al pagamento di una provvisionale nei limiti della quantità per cui ritiene già raggiunta la prova.

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La condanna provvisionale non si limita a stabilire l’an ma anche il quantum, seppure in parte: anticipa parzialmente quella che sarà la pronuncia definitiva. Questa condanna, per come è stata concepita, contiene tutti e 3 i requisiti generali della tutela di condanna: posto che reca l’indicazione di una somma di denaro è anche titolo esecutivo; costituisce titolo per l’iscrizione di ipoteca giudiziale e non si vede per quale motivo non dovrebbe determinare la conversione della prescrizione. In alcune ipotesi il legislatore prevede la pronuncia di condanne provvisionali con ordinanza anziché con sentenza: - art. 423 c. 2, nel processo del lavoro il giudice, su istanza del lavoratore, può disporre il pagamento di una somma a titolo provvisorio quando ritenga accertato il diritto e nei limiti della quantità per cui ritiene già raggiunta la prova. - art. 24 L. 990/1969, giudizi di risarcimento danni derivanti dalla circolazione di veicoli, gli aventi diritto che a causa del sinistro si trovino in stato di bisogno, possono ottenere, qualora da un sommario accertamento risultino gravi responsabilità a carico del conducente, l’assegnazione di una somma provvisoria non superiore ai 4/5 della presumibile entità del risarcimento che sarà liquidato in sentenza. 19) La condanna con riserva di eccezioni. Il legislatore prevede che in presenza di “eccezioni” del convenuto che non si prestano ad una pronta soluzione, il giudice possa separare l’oggetto della sua cognizione e, accogliendo la domanda, pronunciare la sentenza senza tenere conto di tali eccezioni che saranno esaminate in una fase successiva del giudizio (condanna con riserva di eccezioni). La condanna si basa su un accertamento incompleto ed è, dunque, sommaria in quanto parziale; si deve considerare provvisoria e annullabile in relazione all’esito della fase successiva del processo, laddove si valuteranno i fatti eccepiti dal debitore. Fattispecie: - art. 57 r.d. 1736/1933 sull’assegno bancario - art. 65 r.d. 1669/1933 sulla cambiale. Nei due casi la condanna è pronunciata con sentenza. - art. 665 c.p.c., procedimento per convalida di licenza o di sfratto per finite locazione o morosità; se il conduttore comparisce e oppone eccezioni non fondate su prova scritta, il giudice, su istanza del locatore, se non sussistono gravi motivi in contrario, può pronunciare ordinanza non impugnabile di rilascio, con riserva delle eccezioni del convenuto. 20) La condanna in futuro. Di regola la sentenza di condanna presuppone un danno attuale del diritto, cioè che l’inadempimento si sia già verificato. In alcune ipotesi, però, l’ordinamento deroga a questo principio ed ammette azioni che mirino ad ottenere una condanna che opererà in futuro, se e quando l’inadempimento dovesse verificarsi.

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1:“ nel caso previsto nell’art. ecc. utilizzabile in caso di mancato rilascio dell’immobile.c. quindi. come in questo caso. all’affittuario coltivatore diretto. al mezzadro o al colono. in proporzione agli stessi. pronuncia una sentenza di condanna anche per i canoni futuri. pensione. si tendono a ricondurre nell’ambito della condanna in futuro anche altre ipotesi in tema di obbligazioni periodiche. Il vantaggio pratico dell’attore è di avere un titolo esecutivo che ha sicuramente potere dissuasivo sul debitore e.può ordinare con decreto che una quota dei redditi dell’obbligato sia versata all’altro coniuge”. un titolo esecutivo. con la contestuale citazione per la convalida. procurandosi così una ordinanza di condanna e. Dov’è che il confine è meno netto rispetto alla condanna inibitoria? Oltre alla ipotesi tipo ex art. rispettando i termini prescritti dal contratto. prima della scadenza del contratto. e per le spese relative all’intimazione”. in caso di inadempimento.). Da questo esempio si evince come si atteggia questa strumentalità del diritto processuale rispetto al diritto sostanziale: strutturare un diverso rimedio processuale in un modo o nell’altro. 657: “il locatore o il concedente può intimare al conduttore. sia versato all’altro coniuge che sopporta le spese del mantenimento. di non perdere altro tempo per accedere al processo esecutivo. Es. con procedimento per convalida di licenza o sfratto. il giudice adito pronuncia separato decreto di ingiunzione per l’ammontare dei canoni scaduti e da scadere fino all’esecuzione dello sfratto. 658. ordinando direttamente che quota dei redditi dell’obbligato (stipendio. in materia di doveri dei genitori verso i figli: “i coniugi devono adempiere all’obbligazione in proporzione alle rispettive sostanze e secondo la loro capacità di lavoro…. art. a fronte di obbligazioni periodiche il giudice non si limita ad accertare l’eventuale violazione di un unico momento di tale obbligazione. può significare assicurare ad un diritto sostanziale una tutela meramente sulla carta o una tutela effettiva. in questo modo il legislatore ha previsto che una volta per tutte il giudice si pronunci su questo obbligo. 148 c. Qual è il profilo più discusso circa la condanna in futuro? 17 . licenza per finita locazione. Ecco perché obbligazioni periodiche: al momento in cui il giudice si trova a pronunciare sui canoni scaduti. Ad ogni violazione dell’obbligo di mantenimento del padre (di solito il figlio viene affidato alla madre) si dovrebbe promuovere una nuova azione. prima dello scadere del contratto di locazione. Si consente al locatore di promuovere azione di rilascio. 664 c.Fattispecie: art. 657. Altra ipotesi normalmente ricondotta a questa tutela è quella dell’art. dalla legge o dagli usi locali”. ma pronuncia anche una condanna che attiene ai futuri adempimenti della stessa obbligazione.in caso di inadempimento il presidente del tribunale…. Anche in questo caso questa condanna si proietta verso il futuro perché.

impugnazioni di matrimonio. modificativo.c. neppure se entrambe lo volessero (es. 21) L’azione e la sentenza costitutiva. mirano ad una modificazione (di un diritto indisponibile) che le parti non avrebbero la possibilità di conseguire autonomamente in altro modo. 2932 c. Le azioni costitutive rappresentano un diritto ad una modificazione giuridica sostanziale: . in quanto l’interesse ad agire è un filtro di accesso alla tutela. domanda di divorzio). estensivo potrebbe ottenersi al di fuori del processo con la collaborazione del debitore (es. invece. . Ecco perché parte della dottrina opera questa apertura ma con l’uso oculato dell’interesse ad agire. perché quel giudizio di eccessiva vessazione del convenuto è superabile proprio se si utilizza bene questa norma. art. mentre altre posizioni sono possibiliste. 18 . ma fa qualche apertura perché diversifica le ipotesi: per le obbligazioni periodiche tende ad ammettere che si possa trarre dall’esistenza di una pluralità di norme di questo tipo.c. Es. che si rischia di vessare eccessivamente la posizione del convenuto perché si consente all’attore di agire prima che si sia verificato l’inadempimento o la violazione. E’ ammissibile che il giudice pronunci una condanna in futuro per ipotesi non previste testualmente dalla legge? C’è una impostazione dottrinale totalmente contraria a questa possibilità. un principio di carattere generale che consenta al giudice di pronunciarsi non solo sul primo inadempimento intervenuto.La sua ammissibilità in via generale. la pronuncia di una sentenza che produca gli effetti del contratto non concluso. 2932 c. la tesi di Protopisani è nel senso della ammissibilità in via generale della condanna in futuro perché ritiene che gli eventuali pericoli da essa rappresentati possono essere superati attraverso un uso oculato e corretto della norma sull’interesse ad agire. oppure modifichi o estingua rapporti giuridici preesistenti. La posizione di Balena è. Azione costitutiva tende ad una sentenza che costituisca un diritto o uno status (azione costitutiva in senso stretto). I motivi di opportunità sono per un verso l’attribuzione di una maggiore effettività di tutela all’attore. invece. dall’altro verso sono motivi di esigenze di economia di giudizio. perché gli si consente anticipatamente di ottenere un provvedimento prima dell’inadempimento. se non ci fosse questo tipo di condanna si dovrebbe instaurare un giudizio ad ogni violazione.azioni costitutive non necessarie nelle quali l’effetto costitutivo. cioè è consentita solo nei casi previsti dalla L. Essa è caratterizzata dalla tipicità. consente.azioni costitutive necessarie.). Le argomentazioni contrarie sostengono. perché pensando alle obbligazioni periodiche. in caso di inadempimento contrattuale. ma anche per il futuro su eventuali successive violazioni. precedente art. contraria alla possibilità in via generale.

anche se sfavorevole all’attore. quindi.d. dichiarazione dello stato di adattabilità. 19 . tanto che parte della dottrina utilizza. 1176 c. cioè una pronuncia che decida sulla fondatezza della domanda. ogni volta che il legislatore utilizza concetti giuridici determinati il giudice.) il concetto di “giurisdizione a contenuto oggettivo” per sottolineare come tali processi vertano non direttamente su un diritto o uno status. il diritto d’azione. Nelle sentenze determinative il giudice è chiamato ad integrare o specificare il contenuto di un diritto o di un obbligo che è preesistente sul piano sostanziale. art. ne va ad integrare il contenuto e determina la prestazione. è solo una operazione interpretativa del giudice. 24) Le c. Questa categoria di sentenze è fortemente contestata dalla dottrina prevalente perchè si ritiene che la genericità della norma non può essere un elemento per contraddistinguere autonomamente una categoria giuridica. invece. Azione: diritto soggettivo pubblico diretto ad ottenere un provvedimento dall’autorità giudiziaria su una determinata domanda.c.In questi casi non è possibile individuare un diritto sottostante preesistente al processo.d. condizioni dell’azione di cognizione e i presupposti processuali. Es. per alcune ipotesi di tali azioni (es. Secondo una prima impostazione le sentenze determinative erano una categoria trasversale rispetto a tutte le altre sentenze. invece. art. indipendentemente dalla decisione. sarebbero una specie delle sentenze costitutive. 2) diritto ad ottenere un provvedimento di merito favorevole all’attore. è svincolato dalla concreta esistenza del diritto dedotto in giudizio dall’attore e dipende. la norma è tendenzialmente generica è quella che potrebbe rilevare. La terza definizione è oggi la più diffusa. ma non è compiutamente determinato. ma sul dovere del giudice di provvedere. 3) diritto ad ottenere un provvedimento di merito. 22) Le sentenza c. secondo la dottrina più recente. ecc.: esecuzione della prestazione secondo la diligenza del buon padre di famiglia. 1375 c. andando ad applicare la norma. cioè una decisione di accoglimento della domanda. al suo intervento. dalle condizioni dell’azione: la legittimazione e l’interesse ad agire. giudizio di interdizione o inabilitazione. determinative. IL DIRITTO E L’AZIONE 23) La relatività del concetto di azione. 3 teorie: 1) diritto ad ottenere un qualsiasi provvedimento poiché si collega al dovere del giudice di rispondere “comunque” alla domanda.c.: secondo buona fede. in queste ipotesi.

omette di farlo. 2900 c. – azione surrogatoria che consente al creditore di esercitare diritti ed azioni verso i terzi che spettano al proprio debitore il quale.c. Di regola il titolare del diritto sostanziale è il soggetto legittimato ad agire. nelle controversie di lavoro la procedibilità della domanda è subordinata al tentativo di conciliazione stragiudiziale).Gli elementi costitutivi del diritto di azione e. Legittimazione a contraddire: titolarità passiva dell’azione. 81 prevede casi tassativi in cui è consentito far valere nel processo. Esistono ipotesi di legittimazione straordinaria o sostituzione processuale. sono la legittimazione ad agire (legitimatio ad causam) e l’interesse ad agire. Spetta a chi. però. dunque. giurisdizione e competenza) o la possibilità che esso prosegua fino alla decisione sul rapporto giuridico controverso (es.. Le condizioni dell’azione possono sopravvenire nel corso del processo poiché devono sussistere al momento della decisione. cioè a chi essa spetti. La decisione che neghi una delle due condizioni non è una decisione di merito ma rientra nelle pronunce meramente processuali. venga indicato come titolare dell’obbligo dedotto in giudizio. 25) La legittimazione ad agire e le ipotesi di sostituzione processuale. Cosa significa disponibilità del diritto? La possibilità per il titolare di quel diritto di esercitarlo sul piano sostanziale e la legittimazione ad attuarne la tutela sul piano processuale. un diritto altrui: il sostituto processuale è legittimato ad agire in nome proprio per ottenere una decisione circa un rapporto giuridico cui egli è estraneo ed il cui titolare è il sostituito. del diritto ad ottenere una pronuncia sul merito della causa (fondatezza). I presupposti processuali devono necessariamente preesistere all’instaurazione del processo. Es. in nome proprio. Nell’ambito del processo civile la regola generale è quella della disponibilità dei diritti soggettivi e l’eccezione è l’indisponibilità di tali diritti. Il difetto di legittimazione ad agire è rilevabile d’ufficio o su istanza di parte in ogni stato e grado del processo. Il diritto di azione compete a chiunque faccia valere nel processo un diritto assumendo di esserne il titolare. art. L’art. La legittimazione ad agire si pone in termini più concreti con riguardo all’istituto del litisconsorzio necessario. La legittimazione ad agire serve ad individuare la titolarità dell’azione. Le condizioni dell’azione si distinguono dai presupposti processuali che sono una quantità di requisiti che possono riguardare l’instaurazione stessa del processo (es. 20 . laddove il giudice ha il potere-dovere di verificare che al giudizio partecipino tutti coloro nei cui confronti la decisione produrrà effetti. quindi vi è correlazione tra diritto sostanziale e titolarità del diritto di azione. nella domanda.

24-25 e 111 Cost. Questo art. suscitava dubbi di legittimità costituzionale nella parte in cui prevedeva che il giudice che si doveva occupare di questa materia fosse individuato volta per volta dalla cassazione. dall’altra di non costringere il convenuto a doversi difendere in giudizio senza motivo. una lesione attuale dalla quale non può non scaturire un interesse alla tutela. quindi.” La norma è estremamente generica e da tempo si discute in dottrina circa la sua rilevanza e contenuto. IL PROCESSO CIVILE E LA COSTITUZIONE 27) Le garanzie costituzionali del processo. una volta attribuita al giudice. è sufficiente che sia minacciata la lesione di un diritto ma tale minaccia deve avere un riscontro obiettivo. Art. Si è cercato di bilanciare due contrapposti interessi. il filtro di accesso alla tutela giurisdizionale è l’interesse ad agire. quindi. contiene principi generali che dovrebbero trovare attuazione anche nel processo civile. da una parte assicurare al titolare di un diritto di trovarne piena tutela. Artt. Oggi sembra prevalere l’opinione secondo la quale l’interesse ad agire sarebbe rilevante a secondo del tipo di tutela che viene in rilievo: ha particolare importanza nelle azioni di mero accertamento e cautelari. Di condanna perché la sentenza presuppone l’inadempimento e.: l’ultimo è stato di recente riformato e. Art. 28) La “precostituzione” del giudice per legge. Perché il legislatore ha voluto subordinare l’accesso alla tutela giurisdizionale prevista dall’art. mira ad assicurare la predeterminazione per legge dei criteri base per l’individuazione del giudice competente ed evitare. Cos’è l’interesse ad agire? Si ritiene che per agire in giudizio non sia necessario un danno in senso proprio. 29) Il diritto di azione e di difesa. la valutazione dell’interesse ad agire è fatta a monte dallo stesso legislatore. ma non nell’azione costitutiva o di condanna. 21 . alla sussistenza dell’interesse ad agire e non alla mera affermazione del diritto? Per due motivi: per evitare azioni vessatorie nei confronti del convenuto e per economia processuale. E’ per questo motivo che l’originaria disciplina circa la responsabilità dei magistrati. 100: “per proporre una domanda o per contraddire alla stessa è necessario avervi interesse. cioè per evitare di impegnare organi giudiziari quando non sia necessario. gli sia sottratta ricorrendo al caso di avocazione di un magistrato superiore.26) L’interesse ad agire. 25 è l’impossibilità che la controversia. sebbene sia stato riformato in riferimento essenzialmente al settore penale. 24 Cost. 25 Cost. che ciò avvenga con valutazioni discrezionali. Costitutiva perché essendo tale azione consentita solo in alcune ipotesi tipiche.: nessuno può essere distolto dal giudice naturale precostituito per legge. Altra garanzia prevista dall’art.

in via di principio. Questa disposizione ha “consacrato” costituzionalmente il principio del contraddittorio già riconosciuto dall’art. La Corte ha dichiarato che la decorrenza deve essere agganciata alla conoscenza effettiva da parte del soggetto. 2 sancisce anche il diritto (non obbligo) alla c. 24 c.: ogni processo si svolge nel contraddittorio tra le parti. difesa tecnica (avvocato) per sostenere le proprie ragioni davanti agli organi giudiziari ed il comma seguente. 22 . (diritto d’azione). e ciò ha fatto sorgere subbi di legittimità costituzionale di tali limiti. soprattutto. 111 Cost. L’art. i mezzi per agire e difendersi.c. 1: “tutti possono agire in giudizio per la tutela dei propri diritti ed interessi legittimi”. (diritto di difesa). aggiunge che sono assicurati ai non abbienti.: la parte deve essere regolarmente citata per darle la possibilità di costituirsi in giudizio.C.p. nonché ad iniziative del giudice dalle quali possa scaturire un ampliamento del processo o un possibile pregiudizio ad una delle parti. 24 c. 24 c.Art. purchè la ratio della previsione legislativa sia riconducibile ai fini interni e non esterni del processo (es. la possibilità di esercitare il suo corrispondente potere a pena di decadenza.d. Da ciò si rileva la atipicità del diritto di azione poichè per il suo esercizio non c’è bisogno di nessuna previsione normativa essendo espressamente sancito dalla Cost. e recentemente ribadito dal nuovo testo dell’art.p. non “copre” solo il momento iniziale del processo ma ogni fase di esso. purchè non si renda eccessivamente difficile l’esercizio del diritto di azione e. Art. 2 Cost. infatti. 101 c. L’art. Nel momento in cui la legislazione ordinaria attribuisce un diritto soggettivo in capo al singolo. giurisdizione condizionata) perchè in certi casi esso è condizionato da previsioni legislative: es.d. ha dichiarato incostituzionali alcune norme del c. tentativo obbligatorio di conciliazione. automaticamente lo abilità alla tutela in sede giudiziaria. e del diritto di difesa in esso sancito. 24 e 111 Cost. per evitare un eccessivo carico giudiziario si ricorre ad un preventivo tentativo di conciliazione). la C. 111 Cost. Varie pronunce della C. per effetto di tale art.C. Art. si impone che ognuna delle parti abbia la concreta possibilità di replicare a nuove allegazioni o richieste dell’avversario. hanno mirato a ritenerli ammissibili. Si costituzionalizza il diritto d’azione come diritto strumentale e autonomo rispetto al diritto sostanziale. 24 si ricollega anche al computo dei termini. alcuni di questi termini decorrevano dal verificarsi di un determinato evento che prescindeva dalla conoscenza del soggetto che doveva esercitare il corrispondente potere. che avevano ad oggetto la decorrenza del termine (dies a quo).: il diritto di difesa è inviolabile in ogni stato e grado del procedimento”. Esistono dei limiti al diritto di azione (c. così.c. dandogli. a conferma. La portata degli artt.

111 c. posizione del lavoratore dipendente) e non comprima il diritto di azione e difesa. Da un lato tutti riconoscono che. potrebbe vendere o occultare). Il processo “giusto” è quello che dà concreta e fedele attuazione agli interessi tutelati ed astrattamente delineati nel diritto sostanziale. 6. 1. ed è per questo che non si esclude in assoluto la legittimità di un trattamento processuale diverso tra le parti. 30) La c. divenga a sua volta insolvente e fallisca).: la legge assicura la ragionevole durata del processo. 32) Il principio del “giusto processo regolato dalla legge”.d. 24 Cost.: il processo deve svolgersi in condizioni di parità tra le parti. 111 c. anche se favorevole. potrebbe risultare inutile e. se fosse informato dell’avvio del processo. imprenditore che non riuscendo ad ottenere in tempi ragionevoli il riconoscimento e la soddisfazione dei propri crediti. 2 Cost. è intervenuto a disciplinare il diritto ad una equa riparazione in caso di violazione del termine ragionevole previsto dall’art.. in certe situazioni. par.d. 31) La “ragionevole durata” del processo. pressato da numerose condanne della Corte europea dei diritto dell’uomo. 2 Cost. tutte le utilità che il legislatore sostanziale le aveva astrattamente garantito.. quando tale discriminazione sia giustificata da una oggettiva disparità tra di esse (es. 1 Cost. il principio del contraddittorio debba essere temporaneamente compresso in nome di altri valori primari di rango costituzionale come la tutela giurisdizionale (es. 2 Cost. L’esigenza che il processo sia regolato dalla legge non è inteso in termini assoluti perché è inevitabile che alcuni suoi aspetti (es. 24/3/2001 n. Art. sostanzialmente. Sembra una specifica dello stesso principio di uguaglianza c. sancita dall’art. Il giusto processo è rispettato se: 1) è congegnato in modo da rendere l’accertamento del giudice il più possibile attendibile e conforme alla realtà dei fatti (c. ipotesi di richiesta sequestro di un bene che il debitore. ma è anche vero che tali deroghe dovrebbero essere ben circoscritte ed operare per il tempo necessario alla successiva instaurazione del contraddittorio.: la giurisdizione si attua mediante il giusto processo regolato dalla legge. E’ un principio di primaria importanza che potrebbe discendere dallo stesso art. 3 c. fissazione dei termini) siano rimessi alla discrezionalità del 23 . procedimento per ingiunzione). della Convenzione (L. Art. solitamente. 111 c. sostanziale. una negazione di tutela (es. verità materiale).Questo ha suscitato dubbi circa la legittimità dei procedimenti speciali nei quali il codice prevede o consente che il contraddittorio si instauri dopo la pronuncia del provvedimento (es. il legislatore ordinario non sempre si attiene. 89 – legge Pinto). poiché una decisione tardiva.d parità delle armi. 2) è munito degli strumenti occorrenti a far conseguire alla parte che ha invocato la tutela giurisdizionale ed ottenuto il riconoscimento del diritto. Art. cosa alla quale. Il legislatore italiano.

prevista dall’art. I fatti principali sono quelli che rilevano in via diretta per l’accertamento dell’esistenza o meno del diritto dedotto in giudizio. per il quale il giudice. 114) non comporta problemi. Art. 421 circa i poteri del giudice nel rito del lavoro). 111 c. La motivazione è requisito indispensabile per ricostruire l’iter della decisione e verificare che essa corrisponda a canoni oggettivi derivanti dal diritto e non da “intuizioni” soggettive del giudice. 24 . 24 e 101 Cost. 33) L’obbligo della motivazione e la garanzia del ricorso per Cassazione: rinvio. deve seguire le norme del diritto. oppure per volontà della parti (equità concordata). 34) I fatti rilevanti per la decisione: in particolare. 6 Cost. in questa ultima ipotesi si distingue il giudizio secondo equità “necessario” in quanto previsto dalla legge. Cenni sulla pronuncia secondo equità.p.: tutti i provvedimenti giurisdizionali devono essere motivate. invece. per evitare di sconfinare nella discrezionalità assoluta (es. Si ritiene che il legislatore costituzionale abbia voluto riferirsi solo ai provvedimenti aventi contenuto decisorio. 101 c. esclusivamente per violazione delle norme sul procedimento. la prima. sia vincolato all’osservanza dei principi informatori della materia. nel pronunciare sulla causa. Fatti rilevanti ai fini della decisione della causa: fatti principali e fatti secondari. Art. né ricorso in Cassazione “per violazione di legge”.c. ogni deroga al principio di precostituzione legislativa deve essere giustificata dalle esigenze peculiari del processo e deve essere precisa e circoscritta per quello che riguarda i poteri attribuiti al giudice. fino a poco tempo fa. pur decidendo secondo equità. 113 c. comporta dubbi di illegittimità costituzionale perché l’art. La seconda ipotesi (art. non era proponibile appello. positivamente o negativamente. Tale disposizione presume l’obbligo per il giudice di decidere secondo la legge sostanziale e processuale.c. Questo obbligo è ribadito dall’art.: ammissione del ricorso in Cassazione per “violazione di legge” contro sentenze pronunciate dagli organi giurisdizionali ordinari e speciali. 111 c. dubbio di legittimità dell’art. 113 per tutte le decisioni dei giudici di pace in cause di valore > euro 1100. I dubbi sono stati superati da una sentenza della C. di norme costituzionali o comunitarie e dei principi regolatori della materia. 7 Cost.C. salvo che la legge gli attribuisca il potere di decidere secondo equità. la fondatezza. LA DOMANDA E LE DIFESE DEL CONVENUTO. successivamente il legislatore ha ammesso l’appello anche per queste sentenze.p. 2 c. vuole che i giudici siano “soggetti soltanto alla legge” e perché contro le decisioni secondo equità.magistrato. i fatti principali.) nella parte in cui non prevede che il giudice di pace. poiché appartengono alla fattispecie astratta cui la domanda si riferisce e ne condizionano. che ha ritenuto illegittimo l’art 113 c. (per contrasto con gli artt. 2 Cost.

impediscono il prodursi dell’effetto giuridico. nella scelta del motivo fondante il rigetto. Per accogliere la domanda il giudice dovrà verificare la sussistenza di tutti i fatti costitutivi e la sussistenza di quelli impeditivi. adempimento. Un punto concordante. 3) estintivi. per il rigetto della domanda. riguarda il divieto per il giudice di usare la c. idonei a dimostrare il vizio di mente del contraente. 35) I fatti secondari. giudizio per nullità di contratto per stipula da parte di persona incapace di intendere e volere. 36) L’introduzione dei fatti nel processo. dovrà essere accertata l’inesistenza di uno solo dei fatti costitutivi o l’esistenza di uno solo degli altri fatti. I fatti principali si distinguono in: 1) costitutivi. 4) modificativi. prescrizione). Il giudice. oppure per sua nullità). 25 . che determinano l’estinzione di un diritto anteriormente nato (es. scienza privata. estintivi o modificativi: es. Regola fondamentale è che l’ingresso dei fatti nel processo avviene solo ad opera delle parti e mai d’ufficio su iniziativa del giudice. 69 diritto alla risoluzione del contratto per vizi della cosa venduta). Sono fatti meramente probatori che consentono al giudice di affermare l’esistenza.d. Al contrario. pur non essendo estranei alla fattispecie dedotta in giudizio. designando come fatti secondari quelli che. la domanda di condanna all’adempimento potrebbe essere rigettata per prescrizione. l’inesistenza o il modo di essere di un fatto principale: es. da cui dipende la nascita del diritto dedotto in giudizio. La distinzione tra fatti principali e secondari non è sempre netta. che modificano un diritto già sorto. sia se ancora non introdotti. estintivi o modificativi eventualmente allegati dal convenuto o rilevati d’ufficio dal giudice stesso. i fatti secondari potrebbero riguardare episodi anteriori o successivi alla conclusione del contratto. cioè di fare uso della diretta conoscenza dei fatti. pag.La loro individuazione va compiuta in base ad una analisi di natura strettamente sostanziale (es. infatti. oppure per mancata prova della conclusione del contratto. che rendono inefficaci i fatti costitutivi impedendo la nascita del diritto. Sono quelli che rilevano in via indiretta circa l’esistenza o meno del diritto dedotto in giudizio. per la loro marginalità non concorrono ad identificare la domanda o l’eccezione. perché estranei alla fattispecie astratta invocata dall’attore. oggetto di prova. sia se già allegati nel processo e. non è vincolato al rispetto di nessun ordine preordinato circa l’esame dei fatti impeditivi. quindi. 2) impeditivi. ma parte della dottrina fa riferimento al diverso ruolo che tali fatti svolgono nella individuazione della domanda e delle eccezioni.

con provvedimento in calce. cioè una certa somma di denaro. estintivi o modificativi rilevabili d’ufficio. L’atto di citazione viene portato a conoscenza prima della controparte e poi del giudice. La domanda giudiziale è l’atto introduttivo del processo. La domanda determina l’oggetto del processo e. 26 . essendo fatta valere la garanzia per vizi della cosa venduta. Per i fatti principali. Sarebbe vizio della sentenza l’ultrapetizione. cioè si chiede al giudice un provvedimento a tutela di una certa situazione soggettiva.. ma anche con dichiarazioni di terzi (es. Rileva anche la qualità in cui qualcuno propone la domanda o ne è destinatario. un determinato bene mobile o immobile. 37) La domanda giudiziale: rilievi introduttivi. cioè quando il giudice si pronunci in assenza di domanda o su oggetto diverso da quello in essa contenuto (es. ecc. non solo tramite allegazioni delle parti. modificativi). condanna. ecc. se nel giudizio sono state proposte più domande. la possibilità del giudice di tenere conto di tutto ciò che risulti dagli atti della causa. l’attore chiede una condanna per 1000 euro e la sentenza gli accerta di più) o l’extrapetizione. petitum. e con il bene giuridico richiesto dall’attore (petitum mediato). fisserà l’udienza alla quale si dovrà presentare il convenuto. testimoni) risultanti dagli atti della causa. causa petendi (ragione della domanda). vale. la loro introduzione spetta alle parti tramite la domanda (fatti costitutivi) o l’eccezione (fatti impeditivi. 2) oggetto: coincide con il tipo di provvedimento richiesto al giudice (petitum immediato). la parte può vincolare il giudice a seguire un determinato ordine nel loro esame (es. che la propria domanda venga decisa dopo l’accoglimento o il rigetto di un’altra). 3) titolo (causa petendi): è il diritto (o status) per il quale viene rivendicato il bene giuridico di cui al petitum. causa petendi. 1) soggetti: da chi e nei confronti di chi è proposta la domanda. in base al principio di corrispondenza tra il chiesto e il pronunciato. cioè la ragione del domandare.Per i fatti secondari si riconosce al giudice la possibilità di utilizzare tutto ciò che sia stato acquisito al processo. Per i fatti impeditivi. estintivi. cioè un provvedimento che vada oltre la domanda (es. 38) Gli elementi identificativi della domanda: soggetti. in esso dovranno essere indicati non solo il contenuto della domanda ma anche l’udienza alla quale la controparte si dovrà presentare. individua rigidamente i confini della decisione. petitum (oggetto). poiché il giudice deve pronunciarsi “su tutta la domanda e non oltre i limiti di essa”. L’attore può introdurre il processo attraverso due tipi di atti: atto di citazione e ricorso. la sentenza pronunci la risoluzione del contratto quando l’attore ha chiesto la riduzione del prezzo). come per quelli secondari. In base allo stesso principio. Elementi della domanda giudiziale: soggetti. è l’atto di parte con il quale si fa valere un diritto. cioè mero accertamento. Il ricorso va presentato prima in cancelleria ed è rivolto al giudice il quale.

la cui variazione non incide sull’identità del diritto stesso. dunque. su un diritto di credito avente per oggetto una prestazione specifica (es. tendenzialmente. mutatio libelli) e per questo: . viene identificata con il fatto costitutivo del diritto. 39) L’individuazione del diritto dedotto in giudizio. E’ diritto eterodeterminato. ecc. Questi principi sono derogati: . Diritto autodeterminato (nonché di domanda autodeterminata) è quello per la cui identificazione è sufficiente il petitum (mediato) e si prescinde dalla specificazione dei fatti costitutivi. Un importante distinguo per l’individuazione della causa petendi della domanda giudiziale è quello tra diritti autodeterminati e diritti eterodeterminati. perché il diritto di proprietà. Es.in relazione ad alcuni diritti per i quali non si ritiene necessaria la specifica dei relativi fatti costitutivi. diritto al pagamento di una somma di denaro: l’attore potrebbe pretendere tale somma una volta a fronte di un contratto di mutuo. esecuzione di un’opera). pegno o ipoteca). . dazione di una somma di denaro) o un diritto reale di garanzia (es. lasciano sostanzialmente invariati i fatti stessi. Sono eterodeterminate tutte le domande con le quali si deduca un diritto di credito per prestazione generica (es. è diversa se tale somma sia richiesta in forza di un contratto di mutuo o come corrispettivo di un contratto di locazione o come risarcimento di un danno. 27 . però. rispetto ad uno stesso bene. in un successivo processo. Nel corso del processo è esclusa la proposizione di nuove domande e la trasformazione di quelle originarie (c. . non può sussistere più volte per uno stesso soggetto. La nostra dottrina contrappone le domande autodeterminate a quelle eterodeterminate. quello che per la sua individuazione non può prescindere dai relativi fatti costitutivi. poiché esso può ripetersi un numero infinito di volte tra gli stessi soggetti. su uno status. in questi casi.. ecc.è preclusa ogni variazione dei fatti costitutivi allegati a sostegno della domanda. su un diritto assoluto in genere.d. altra domanda fondata su fatti costitutivi anche parzialmente diversi. un’altra volta come corrispettivo di una locazione.in caso di rigetto è proponibile.rispetto ad alcune variazioni dei fatti costitutivi che. Es. accessione. per il titolo la domanda di condanna al pagamento di una certa somma. non importa se egli dichiari di averlo acquistato per usucapione. invece. diritto di proprietà: una volta che l’attore abbia rivendicato la proprietà di un bene. Sono autodeterminate le domande basate sul diritto di proprietà o su altro diritto reale di godimento. contratto. Es.La causa petendi consiste nella precisa esposizione dei fatti e degli elementi di diritto che costituiscono le ragioni della domanda e. la modifica dei fatti costitutivi implica la deduzione in giudizio di un diritto diverso.

183. perpetuatio iurisditionis e perpetuatio legittimationis. l’indicazione del quantum inizialmente omesso nella domanda. nella sua fase iniziale.per il petitum e con riguardo alle azioni aventi ad oggetto il pagamento di somme di denaro.mutatio libelli. nel caso del rito ordinario. come per la modificazione. sembrava intendere proprio in questo senso la possibilità di modificare la domanda. la controparte non accetti il contraddittorio della nuova e diversa domanda).emendatio libelli. che è consentita a certe condizioni ed entro certi limiti di tempo. cioè la mera modifica non sostanziale della domanda. a condizione che la diversa domanda risultante da tale modificazione. consente espressamente la “modificazione” e. 5) è consentita per tutto il corso del giudizio di 1° grado e non soltanto. con la prima formulazione dell’art. una volta iniziato il processo e dopo gli atti introduttivi. L’ordinamento ricollega alla domanda giudiziale determinati effetti giuridici processuali e sostanziali. 185 c. tali da non mutare sostanzialmente i fatti stessi (es.per la causa petendi ogni variazione degli elementi di diritto della domanda (es. sia nel processo ordinario che nel rito del lavoro. Il legislatore. cioè il mutamento radicale della domanda che è precluso in ogni caso ed in qualunque momento (a meno che. caso in cui ci si limiti a puntualizzare o rettificare le circostanze di tempo o luogo in cui ha avuto origine la vicenda dedotta in giudizio). La “modificazione” si potrebbe qualificare come qualunque mutamento di uno degli elementi che identificano oggettivamente la domanda (petitum e causa petendi). anche la “precisazione” della domanda originaria. salvo eccezioni. secondo tesi diffusa. 28 . si è consolidato l’orientamento secondo il quale bisogna distinguere tra: . 1) litispendenza. siano proposte domande nuove. 2) perpetuatio iurisditionis. Dopo la riforma del 1950 e a tutt’oggi. Effetti processuali: litispendenza. 41) La “precisazione” della domanda. diversa qualificazione giuridica dei fatti costitutivi o loro collegamento a norma diversa) e la specificazione o modificazione di circostanze marginali relative ai fatti principali. Il nostro ordinamento. però. o la sua variazione anche in aumento. . abbia qualche nesso con quella originaria e ne sia una derivazione. La precisazione della domanda (art.40) Il mutamento o la “modificazione” della domanda. Costituiscono mera precisazione: . cioè la pendenza di due cause identiche dinanzi a giudici diversi: l’ordinamento non ammette che una stessa controversia sia decisa da due giudici distinti. esclude che. . il legislatore considera irrilevanti i mutamenti intervenuti dopo la proposizione della domanda. Il legislatore.

ad un provvedimento diretto alla regolarizzazione del processo. oggetto del processo è la domanda di 29 . non potrebbe rigettare la domanda se la parte interessata non faccia valere tale fatto estintivo.3) perpetuatio legittimationis. 3) eccezioni di merito. La formulazione di tali difese è onere per il convenuto. principale effetto conservativo è l’interruzione della prescrizione. a differenza di quelli conservativi non si limitano a paralizzare il possibile effetto di fatti estintivi o impeditivi durante il processo. 4) eccezioni e domande riconvenzionali: hanno per oggetto un controdiritto. ma anche per la possibilità del giudice di porli a base della decisione – es. se il vizio è rimediabile. prescrizione (il rilievo d’ufficio è escluso dall’art. chiede a sua volta la condanna dell’atto (es. Queste eccezioni sono ammesse solo nella fase iniziale del processo di 1° grado. se dall’esame degli atti il giudice dovesse appurare che l’inerzia del titolare del diritto si è protratta per il termine di prescrizione. una volta acquisiti al processo. ma. impediscono il possibile operare di eventuali fatti estintivi o impeditivi durante la pendenza del processo. 2) attributivi. successione nel processo. Di fronte alla domanda il convenuto può difendersi in vari modi: 1) eccezioni processuali – sono quelle in cui si contesta la possibilità di decidere attualmente sulla causa per difetto di un presupposto processuale (giurisdizione. modificativo o estintivo diretto a conseguire il rigetto della domanda attraverso l’accertamento negativo del diritto posto a suo fondamento. il convenuto non si limita a difendersi. deve essere rilevato d’ufficio dal giudice al fine di rigettare la domanda. consistono in argomentazioni meramente giuridiche dirette a confutare le pretese dell’attore o a contestare i fatti che egli abbia allegato a fondamento della domanda. ma attribuiscono qualcosa al soggetto fino dalla proposizione della domanda: mirano a far si che la durata del processo non vada a danno dell’attore che ha ragione. si distinguono in: . 2) mere difese.c. introducendo nel processo un nuovo rapporto o una nuova situazione giuridica.eccezioni in senso lato: hanno ad oggetto fatti il cui effetto. capacità processuale dell’attore. ecc.). 42) Le eccezioni e le difese del convenuto. Queste eccezioni sono ammesse anche in appello.eccezioni in senso stretto: riguardano fatti riservati alle parti non solo per l’introduzione al processo. L’accoglimento dell’eccezione può portare ad una sentenza di rigetto in rito (per ragioni meramente processuali) o. da adempiere entro la prima parte del processo.) o di una condizione dell’azione (legittimazione o interesse ad agire) o dell’invalidità di uno o più atti processuali. 2938 c. consistono nell’allegazione di un fatto impeditivi. Effetti sostanziali: conservativi e attributivi. . competenza. il trasferimento del diritto in pendenza del processo non fa perdere la legittimazione al soggetto che ha alienato il diritto. 1) conservativi.

rilascio di un immobile che l’attore usucapito la ritiene essere detenuto senza titolo dal convenuto.. ad un ufficio giudiziario nel suo complesso (es. organo di giustizia amm. dell’intendenza di finanza in materia di reati tributari e del comandante del porto in certe materie civili e penali. il cui art. di sezioni specializzate per determinate materie. l’istituzione presso gli organi giudiziari ordinari. Lo stesso art. tribunale per i minorenni.tribunale amm.le commissioni tributarie. invece. magistrato di sorveglianza. IL GIUDICE E GLI UFFICI GIUDIZIARI 43) Giudici ordinari. giudici speciali e sezioni specializzate. estranei alla magistratura. Tali norme sono ancora contenute nel r.d. 102 Cost.. La VI disp. vieta l’istituzione di giudici straordinari o speciali consentendo. Cost. decise di verificare caso per caso l’effettiva autonomia e indipendenza delle singole giurisdizioni. 1 attribuisce l’amministrazione della giustizia in materia civile e penale ai seguenti organi giurisdizionali: giudice di pace. nell’ambito di un ufficio giudiziario. La riconvenzionale è una domanda autonoma. in base alle stesse norme. Quando il codice o le disposizioni di legge parlano di “giudice”.: “la funzione giurisdizionale è esercitata da magistrati ordinari istituiti e regolati dalle norme sull’ordinamento giudiziario”. corte di cassazione. 12 del 30 gennaio 1941. Art.va in materia di ricorsi contro atti degli enti locali. potrebbe anche proporsi in separato processo.va di 1° grado con competenza esclusiva in importanti materie. Il giudice ordinario ha competenza generica e. invece di dedurre la loro illegittimità. il giudice speciale viene dall’inizio destinato a specifiche materie.vo regionale. teoricamente. tribunale o corte d’appello) o ad un magistrato (persona fisica) che opera come giudice monocratico o collegiale.C. . corte d’appello. all’ordine giudiziario. aveva previsto che entro 5 anni dall’entrata in vigore della Cost. n. Rimasero: . 30 . trans. a seconda dei casi. illimitata. anche con la partecipazione di cittadini idonei. si riferiscono. fosse attuata una revisione degli organi di giurisdizione speciale allora esistenti. Fu abrogata per incostituzionalità la competenza giurisdizionale della giunta provinciale amm. tribunale ordinario. Il criterio per distinguere il giudice ordinario da quello speciale è un criterio formale di carattere soggettivo: un determinato organo giurisdizionale è incluso negli organi giudiziari considerati ordinari dalle norme sull’ordinamento giudiziario ed è composto da magistrati appartenenti. tribunale di sorveglianza. quest’ultimo potrebbe eccepire di averne proprietà). ma è consentito inserirla nel processo in corso per il principio dell’economia dei giudizi. ma ciò non avvenne e la C.

cittadini estranei alla magistratura togata.le sezioni istituite presso ogni corte d’appello per conoscere dell’impugnazione dei provvedimenti del tribunale per i minorenni. 31 . Dopo la soppressione delle preture. . per un tempo determinato ed in veste di magistrati onorari esperti. il conciliatore. Le sezioni specializzate. con la partecipazione di 2 esperti. invece. aveva sede in ogni comune. giudice d’appello contro le decisioni dei tribunali regionali delle acque pubbliche. 45) Tribunale. con sede in Roma. istituiti presso 8 corti d’appello. il tribunale è l’unico giudice competente in 1° grado composto da magistrati professionali.. non sono organi giudiziari autonomi ma sono “articolazioni” interne a quelli ordinari e ad esse possono partecipare. Sono sezioni specializzate: .il tribunale superiore delle acque pubbliche. 1 c. E’ diretto dal presidente e vi sono addetti un certo numero di magistrati.i tribunali regionali delle acque pubbliche. 12/1941. . invece.per i giudici di pace è richiesta la laurea in giurisprudenza ed il loro compenso è rapportato all’attività effettivamente svolta.: “la giurisdizione civile. . E’ giudice di 2° grado per le impugnazioni contro le sentenze del giudice di pace. cioè quelli elencati nell’art. salvo speciali disposizioni di legge.c. .l’ufficio del giudice di pace ha sede in tutti i capoluoghi dei mandamenti (ambito territoriale delle abrogate preture). anche onorari. Il giudice di pace è un giudice onorario non professionale istituito con la L. Art.d. esse giudicano con l’intervento di 2 esperti (un uomo e una donna).i commissari liquidatori degli usi civili. 374/1991 (entrata in vigore nel 1995) in sostituzione del vecchio conciliatore.p. per il conciliatore non era previsto un particolare titolo di studio e prestava la sua opera gratuitamente. 44) I giudici ordinari: il giudice di pace. che giudicano con la partecipazione di un funzionario tecnico del genio civile. Le differenze tra le due figure sono: .le sezioni specializzate dei tribunali e delle corti d’appello competenti in materia di proprietà industriale ed intellettuale. confermabile una sola volta per lo stesso periodo e deve avere un’età compresa tra 30 e 70 anni. Ha sede in ogni capoluogo determinato in una apposita tabella ed il suo ambito territoriale coincide con il circondario. Ad esso è attribuita la competenza civile (1° grado) nelle cause che il legislatore considera di minore importanza e la sua decisione è pronunciata secondo equità e non secondo diritto.le sezioni agrarie presso tribunali e corti d’appello che giudicano in materia di contratti agrari. è esercitata dai giudici ordinari”. Il giudice di pace rimane in carica 4 anni. 1 r. .

Il tribunale era tradizionalmente un giudice collegiale ma le riforme del 1990 e 1998 lo hanno trasformato in organo monocratico che giudica in composizione collegiale (3 magistrati) solo in casi espressamente previsti dalla legge (art.). rispettivamente. E’ costituita in sezioni (5 per la materia civile. 12/1941 e art. La stessa riforma ha previsto l’istituzione di sezioni distaccate di tribunale (oggi 221) in comuni che. 50-bis c.p. Queste sezioni distaccate hanno un loro ambito territoriale (circoscrizione) ed in esse sono trattate solo le cause attribuite al tribunale in composizione monocratica. E’ giudice sempre collegiale. Ogni sezione ha un certo numero di magistrati (non inferiore a 5) e. giudizi in grado di appello e controversie in materia di lavoro e previdenza ed assistenza obbligatorie). composto da 3 magistrati (consiglieri). Ogni tribunale è costituito in sezioni (affari civili. un’altra per i minorenni che giudica sulle impugnazioni contro i provvedimenti del tribunale dei minori. salvo che per quelle di lavoro e previdenza-assistenza obbligatoria che sono riservate alla sede principale. il rispetto dei limiti delle diverse giurisdizioni”. affari penali. l’unità del diritto oggettivo nazionale. Ha sede in Roma ed ha giurisdizione sull’intero territorio nazionale. 32 . Ad esso compete la giurisdizione sulle cause di appello verso sentenze del tribunale. erano rimasti senza giudice “togato”. salvo alcune ipotesi in cui è investita di competenza in unico grado (es. al presidente del tribunale e a quello di sezione. un presidente di sezione. compete. se previsto. La C. 46) La corte d’appello. con la soppressione delle preture.c. di cui 1 per lavoro e previdenza e 1 per il contenzioso tributario). 47) La corte di cassazione (giudice di legittimità).di A. La distribuzione del lavoro tra le varie sezioni e all’interno di esse. E’ diretta da un primo presidente (ora affiancato da un presidente aggiunto). Decide sempre collegialmente (5 votanti) o a sezioni unite con l’intervento di 9 magistrati appartenenti alle singole sezioni civili. una sezione è esclusivamente incaricata della trattazione delle controversie di lavoro e previdenza. 48 r. Ha sede nei comuni capoluogo dei distretti indicati in un’altra apposita tabella (oggi 26 più 3 sezioni distaccate). E’ al vertice dell’organizzazione giudiziaria e quale “organo supremo della giustizia”.d. dai presidenti di sezione e da un certo numero di consiglieri. cause di determinazione indennità di esproprio o controversie circa i provvedimenti di iscrizione nelle liste elettorali). è diretta dal primo presidente. ha il compito di assicurare “l’esatta osservanza e l’uniforme interpretazione della legge. può essere costituita in sezioni presiedute da presidenti.

48) Le garanzia costituzionali dell’ordinamento giudiziario (cenni). 106: “le nomine dei magistrati hanno luogo per concorso”. . cioè garantire osservanza e corretta applicazione del diritto oggettivo da parte dei giudici di merito. iscritti negli albi speciali per le giurisdizioni superiori. 107 c.d. garantisce l’inamovibilità dei magistrati. 104 e 105: “la magistratura è un ordine autonomo ed indipendente da ogni altro potere”. anche elettiva.art. autonomo e indipendente dai poteri esecutivo e legislativo. che sia ammessa la nomina. soprattutto quando danno luogo ad orientamenti consolidati. “per meriti insigni”. Le decisioni della corte hanno notevole efficacia conformativa sulla giurisprudenza di merito. solo alla sua coscienza ed alla legge stessa. di magistrati onorari per tutte le funzioni attribuite a giudici singoli (es. . nomofilachia. nel decidere. sospensione dal servizio o destinazione ad altra sede o funzione.La sua funzione tradizionale è quella della c. però. dà al processo: .M. Organo di autogoverno è il Consiglio superiore della magistratura. cioè la formulazione dei principi di diritto in esse eventualmente affermati.S. presso di essa è costituito un ufficio “del massimario e del ruolo” al quale sono assegnati magistrati della corte stessa ai quali compete la “massimazione” delle sentenze. . 3 dello stesso art. Garanzie che la Cost. consente di designare come consiglieri di cassazione. attuato con L. 2: “la giustizia è amministrata in nome del popolo.art. professori universitari in materie giuridiche e avvocati. il primo presidente può investire di questo le sezioni unite per ottenere una decisione autorevole. è escluso il rapporto gerarchico nella magistratura in quanto il giudice è soggetto solo alla legge e e risponde. 108 c. Il c. 303/1998. Il C. 101 c.art.art. con la risoluzione dei contrasti giurisprudenziali che si dovessero manifestare tra i giudici di merito. 1. I giudici sono soggetti soltanto alla legge”.artt. Per la conoscibilità degli orientamenti della corte. ma la funzione più importante è quella di assicurare uniformità di interpretazione del diritto. 33 . La stessa norma prevede. che esercitino la professione forense da almeno 15 anni. . Quando una stessa questione giudiziaria venga risolta in modo difforme tra sezioni diverse. 1. può adottare provvedimenti di dispensa. al quale è riservato in via esclusiva tutto ciò che interessa direttamente la carriera di un magistrato.. Il nostro ordinamento non riconosce efficacia vincolante a precedenti giurisprudenziali come nei paese di common law. pone riserva di legge per le norme sull’ordinamento giudiziario e su ogni magistratura. Due principi fondamentali: l’attività giurisdizionale promana direttamente dalla sovranità popolare.. giudici di pace e magistrati onorari di tribunale).

. Ogni tribunale ordinario ed ufficio del giudice di pace ha una cancelleria. oppure omette di compierli nel termine fissato dal giudice ad istanza di parte. . senza giusto motivo.quando abbia compiuto un atto nullo con dolo o colpa grave. 4: gli ufficiali giudiziari sono ausiliari dell’ordine pubblico. consistente nell’attribuire pubblica fede. Il cancelliere ha. E’ controverso se il cancelliere sia un organo amministrativo o giurisdizionale. D. nei casi e modi stabiliti dalla legge. n. Tutte le istanze che le parti rivolgono al giudice. la responsabilità della pubblicazione della sentenza che attua dopo che il giudice l’ha depositata in cancelleria.esecuzione degli ordini del giudice. 50) L’ufficiale giudiziario. Importante funzione del cancelliere è quella di documentazione. vanno depositati in cancelleria (salvo quelle prodotte in udienza). .elevazione dei protesti. Funzioni amministrative di notificazione. gli aiutanti ufficiali giudiziari ed i coadiutori addetti ai relativi uffici. inoltre: . . . Il cancelliere. inoltre.quando. rifiuta di compiere gli atti che gli sono legalmente richiesti. anche i provvedimenti resi dal giudice vengono prima depositati in cancelleria e poi resi noti alle parti.49) Il cancelliere. 34 . egli deve certificare l’avvenuto deposito in calce al provvedimento che dovrà annotare in un registro cronologico. sono ausiliari dell’ordine giudiziario. . Il cancelliere è civilmente responsabile: . Funzioni di esecuzione forzata (giurisdizionali). la funzione di documentazione consiste nella redazione di verbali di udienza ed alla apposizione della propria firma dopo quella del giudice.riceve i depositi giudiziari. R.conserva il fascicolo d’ufficio della causa e quelli delle rispettive parti. 1229/1959 art.assistenza al giudice in udienza (oggi soppressa dalla prassi). Mansioni materiali: . 1: gli ufficiali giudiziari. .iscrive a ruolo la causa. fino a querela di falso.rilascia copie ed estratti autentici di documenti prodotti. come anche i documenti prodotti in giudizio. alle attività proprie ed a quelle degli organi giudiziari e delle parti. cominciando dall’atto introduttivo del processo.R.P. Il personale delle cancellerie e segreterie fa parte dell’ordine giudiziario.esegue le comunicazioni e le richieste di notifica previste dalla legge o dal giudice.D. ogni ufficio del pubblico ministero ha una segreteria. 12/1941 art. In rapporto all’attività del giudice.

Perché presupposti processuali? Perchè. Una deroga è prevista per le notificazioni a mezzo posta. condizionano la possibilità che il giudice pronunci nel merito sulla controversia: se 35 . ingegneri. forzare una serratura. se previsto dalla L. Sono due discipline speciali che si distinguono rispetto alla disciplina di carattere generale relativa alla costituzione del giudice. con la L. Il custode è la persona fisica o ente di cui il giudice si serve per la conservazione e l’amministrazione di beni sequestrati o pignorati. possono essere attribuite anche importanti funzioni nel processo esecutivo in materia di vendita all’incanto di beni immobili o beni iscritti in pubblici registri. ma di riparto all’interno dell’ufficio giudiziario di determinate funzioni tra i diversi singoli giudici. in generale. ecc. Ausiliario del giudice è anche il notaio al quale già poteva essere affidato il compimento di determinati atti nei casi previsti dalla L. (es. Il giudice. insieme ad una serie di altri requisiti.) scelto tra gli iscritti in albi istituiti presso ogni tribunale. come la capacità processuale. agronomi. Il compenso è liquidato con decreto del giudice e la sua sostituzione è data con ordinanza non impugnabile. E’ responsabile civilmente per i danni cagionati alle parti se non esercita la custodia da buon padre di famiglia. LA GIURISDIZIONE 52) I limiti della giurisdizione del giudice ordinario. esse attengono non ad una problematica di riparto di competenza tra i vari giudici distinti. Questi due istituti sono presupposti processuali o requisiti extraformali del giudice. in tema di divisione) ed ora. Il consulente tecnico è ausiliario di particolare competenza tecnica (es. 51) Il consulente tecnico e gli altri ausiliari del giudice. fornisce chiarimenti in udienza o camera di consiglio. e vi sia necessità. possono farsi assistere da esperti in una determinata arte o professione idonei al compimento di atti che essi non sono in grado di compiere da soli (es. ecc.Le sua funzioni sono territorialmente limitate in quanto egli può esercitarle solo nell’ambito del mandamento ove ha sede l’ufficio quale è addetto. demolire un’opera. il cancelliere e l’ufficiale giudiziario. Egli presta assistenza al giudice. presenta relazioni su determinati quesiti. 302/1998. Cosa sono competenza e giurisdizione? Competenza e giurisdizione si inquadrano nell’ambito della più ampia categoria della legittimazione del giudice. medici.). Individuano quel complesso di requisiti necessari per l’emanazione di provvedimenti validi ed efficaci da parte del giudice. La responsabilità civile è identica a quella del cancelliere.

Secondo l’impostazione prevalente il giudice ordinario dovrebbe contare della nullità del matrimonio concordatario applicando. giurisdizione. Originariamente c’era anche un altro limite legato ai tribunali ecclesiastici. fa leva sull’art.cass. 1 c. il diritto canonico. ne può conoscere anche il giudice ordinario. è attribuita ai giudici ordinari”. Altra dottrina tende a qualificarli come requisiti extraformali del giudice perché li contrappone ai requisiti di forma-contenuto degli atti processuali. Quali sono le ipotesi nelle quali la giurisdizione trova limitazioni? Tradizionalmente questi limiti di giurisdizione vengono ad essere ricondotti in 3 grosse categorie: . Un’altra impostazione. 382 c. a maggior ragione.p.c. salvo speciali disposizioni di legge. c. Art. dopo la revisione di questi accordi.egli difetta di competenza non potrà pronunciare sul merito e.A. porta alla definizione dello stesso in mero rito poichè la controversia non può trasmigrare dinanzi ad altro giudice provvisto di giurisdizione. qualora sia adito per errore un giudice privo di giurisdizione. per motivi attinenti alla giurisdizione. determinando. cassa senza rinvio. invece. devono necessariamente essere provvisti di determinati requisiti soggettivi che possono essere: competenza. statuisce su questa. il giudice competente.difetto del giudice ordinario nei confronti della P. “La Corte. I soggetti che pongono in essere questi atti processuali. La giurisdizione ordinaria e le varie giurisdizioni speciali sono sistemi autonomi non comunicanti tra loro. quando occorre.c. legittimazione. sulla nullità del matrimonio concordatario. prima erano chiamati a conoscenza solo tali tribunali. quando decide una questione di giurisdizione. attualmente.limiti della giurisdizione italiana.difetto del giudice ordinario nei confronti del giudice speciale . ecc. in qualunque fase del processo.p. statuisce su questa. Secondo l’impostazione prevalente. ecco perché requisiti extraformali del giudice. Egualmente provvede in ogni altro caso in cui ritiene che la causa non poteva essere proposta o il processo perseguito”. Quando cassa per violazione delle norme sulla competenza. anche se un elemento di raccordo è costituito dalla possibilità che le decisioni rese da un giudice speciale possono essere impugnate dinanzi alla c. . l’accertamento di tale vizio. nel senso che sulla base dei patti lateranensi. 53) I rapporti tra giudice ordinario e giudici speciali. se difetta di giurisdizione. 3 che interessa: “Se riconosce che il giudice del quale impugna il provvedimento e ogni altro giudice difettano di giurisdizione. cioè l’eventuale difetto di giurisdizione rispetto al convenuto straniero.: “la giurisdizione civile. comunque. 36 .

allora esistente. che se la controversia non possa migrare. il rapporto tra giudice ordinario e giudice amministrativo. I rapporti tra g. quindi.ne attiva ed attività giurisdizionale amm. Prima di questa L. Questa L. Giurisdizione unica perché attribuisce la decisione sulle controversie tra cittadino e P. svolge una funzione di controllore rispetto alla giurisdizione di cui sono provvisti i diversi giudici: controlla che ogni giurisdizione non travalichi i confini propri di altre giurisdizioni. Un effetto conservativo della domanda. 37 . bisogna capire a quale contesto storico essa si riferisce. Succedeva. sarò tranquillo. secondo l’orientamento tradizionale. se ciò non avvenisse. i poteri dello stato venivano consegnati alla diretta emanazione del sovrano.ne potesse al contempo svolgere funzioni di amm. al g. è l’interruzione della prescrizione: la proposizione della domanda giudiziale interrompe il decorso del termine per la prescrizione. 54) In particolare. Mutato il contesto storico e costituzionale. stonava che la stessa amm. che amm.. e g. non lo rimarrà.va. ord. Per capire cosa abbia fatto questa L. se dovesse esserci. quale organo supremo. invece.vo. sembrerebbe possibile che la Cassazione cassi con rinvio al giudice provvisto di giurisdizione. infatti. perderei la possibilità di adire successivamente un nuovo giudice perché sarà decorso il termine di prescrizione.va fossero parte integrante dell’attività di questa funzione amm.ord. rimarrà fermo. non più poteri del re ma della sovranità popolare. Se si ritiene che la controversia potrà migrare dinanzi ad altro giudice. Ecco perché si chiama “legge abolitrice del contenzioso amministrativo”.Sembrerebbe che il giudizio si debba chiudere solo quando non esista nessun altro giudice dell’ordinamento provvisto di giurisdizione. se io esercito un’azione per un credito di lavoro che si prescrive nel termine breve di 3 anni e adisco un giudice incompetente.vo trovano ancora oggi la propria base normativa nella L. perché indica che la Cassazione decide anche sulle questioni di giurisdizione e. grazie alla trasmigrazione della domanda dinanzi al giudice competente. Es. comunque vista come una promanazione del re.ne attiva e risolvere le controversie. L’accogliere l’una o l’altra impostazione ha delle ricadute estremamente rilevanti sugli effetti sostanziali e processuali della domanda giudiziale.vi allora esistenti e crea un sistema di giurisdizione unica. del 1865 vi era un sistema costituzionale caratterizzato dalla presenza del re. compreso il potere amm. quell’effetto della domanda di interruzione della prescrizione. Il richiamo all’art. si ritiene.A. E. amm. voleva realizzare l’unità della giurisdizione abolendo i giudici speciali che allora erano investiti della giurisdizione (anche penale) in materia di rapporti tra cittadino e P. perché sopprime i tribunali amm. al contrario. 382 è significativo anche da un altro punto di vista.A. 2248/1865 All.

. il g. . ord. si affievolisce e da diritto soggettivo degrada ad interesse legittimo.. amm. teoria dell’affievolimento del diritto soggettivo a fronte della emanazione di un atto amm. però.A. quando si sono istituiti i TAR che ancora oggi giudicano in 1° grado su tali controversie. ord. 2: “si attribuiscono alla giurisdizione ordinaria tutte le materie nelle quali si faccia questione di un diritto civile o politico. ord. Alla luce di questa evoluzione storica.vo.vi che.In precedenza la risoluzione di tali controversie era rimessa ai trib. Le uniche ipotesi in cui non si aveva questo affievolimento del diritto. amm. si riteneva fossero quelle in cui il giudice provvedeva in “carenza di potere”: se la P. A questo punto si è creato un vuoto di tutela. Il criterio su cui si fa leva è quello della causa petendi (ragione del domandare).ne attiva. si trova in una posizione paritaria e nella relativa controversia non si avrà nessun affievolimento del diritto. comunque vi possa essere interessata la pubblica amministrazione”.art. e g. si è ritenuto che ogni qualvolta un diritto soggettivo sia inciso da un atto della P. non poteva giudicare su di esse ed ecco perché. come veniva ad essere ripartita la giurisdizione tra g. però. A fronte di queste norme è successo.A.d.A. su queste controversie..vo illegittimo ma solo disapplicarlo con riferimento alla singola fattispecie concreta e decidere. Degrada ad un mero interesse legittimo ad ottenere la rimozione dell’atto amm. che si è fatta sempre più strada la c. non potrà rimuovere l’atto amm. andasse a comprimere dei diritti assoluti incomprimibili come il diritto della personalità. con assoluta certezza che. con le prime 3 sez. dell’amm. mentre ora gli viene attribuita anche una funzione giurisdizionale per risolvere questo tipo di controversie. nel 1889.vo da parte di una P.A.. comunque. risolve il problema introducendo gli artt. la risoluzione di queste controversie anche quando vi è un atto della P. 4: “quando la contestazione cade sopra un diritto che si pretende leso da un atto dell’autorità amministrativa.. Questa evoluzione normativa ha avuto un suo successivo fondamentale passaggio nel 1971.vo. altresì. 2 e 4: . non davano reali garanzie di terzietà e indipendenza perché erano parte integrante della funzione amm. con atto amm. invece.vo viziato. del Consiglio di Stato che fino ad allora. queste norme dicono.A. aveva funzione consultiva. Altrettanto dicasi nella ipotesi in cui la P. 38 . Questa L. perché quel g. si istituisce la 4° sez. i tribunali si limiteranno a conoscere degli effetti dell’atto in relazione all’oggetto dedotto in giudizio. L’atto amministrativo non potrà essere revocato o modificato se non sopra ricorso alle competenti autorità amministrative. stipula un contratto di diritto privato con il cittadino.va. cioè del diritto fatto valere in giudizio e non del petitum che è il tipo di provvedimento chiesto al giudice. amm. le quali si conformeranno al giudicato dei tribunali in quanto riguarda il caso deciso”.vo? Sulla base del tradizionale distinguo tra diritto soggettivo e interesse legittimo: qualora vi sia un diritto soggettivo si va dinanzi al g. Queste norme hanno voluto attribuire al g. al quale erano state attribuite le controversie. se vi sia interesse legittimo dinanzi al g.art. ord. ord.

nell’ambito della sua giurisdizione.. devo prima rimuovere tale atto perché. amm. Ecco perché pregiudizialità del giudizio amm. Per queste materie è competente il g. amm. rimuovere l’atto illegittimo e. una doppia operazione. Alla luce del nuovo art. e richiedere il risarcimento danni.. senza bisogno di andare dal g. ord. detta un determinato atto amm. è intervenuto di nuovo il legislatore ed è andato a modificare l’art. a fronte della tesi dell’affievolimento del diritto soggettivo. Si scardinava la prospettiva tradizionale precedente e si ampliava il novero della tutela per il singolo cittadino che. andare dal g. 39 .vo ed a lui è attribuito anche il potere di pronunciare sul risarcimento danni. A questo punto potrò andare dal g.vo. urbanistica. anche attraverso la reintegrazione in forma specifica e agli altri diritti patrimoniali consequenziali.vo”. Se la P. anziché andare prima dal g. Nel 2000. fare espandere il suo diritto. senza passare prima dal g. Ha fatto. amm. si estendeva l’area di giurisdizione del g. in questo modo. poteva chiedere direttamente dinanzi a quest’ultimo il risarcimento di quell’interesse legittimo. ord.vo per la rimozione dell’atto illegittimo. per semplificare ha creato delle ipotesi di giurisdizione esclusiva che si individua per le materie trattate: appalti. 500/1999: “l’azione risarcitoria prescinde dal preventivo annullamento dell’atto illegittimo ad opera del g. ha individuato la giurisdizione di questo soggetto in via esclusiva sulla base della materia trattata ed ha attribuito al g. del 1971 con la quale erano stati istituiti i TAR. a fronte di situazioni nelle quali diritto soggettivo e interesse legittimo erano difficilmente distinguibili. in tutta una serie di ipotesi. amm. rispetto al g.vo che io ritengo illegittimo e voglio chiedere il risarcimento del danno. ord. ord. conosce anche di tutte le questioni relative all’eventuale risarcimento del danno. è una sentenza molto conosciuta perché ha affermato per la prima volta la risarcibilità dell’interesse legittimo e la possibilità di ottenere il risarcimento del danno direttamente dal g. Questa norma si presta a due opzioni interpretative ed entrambe si sono presentate in dottrina. amm. al quale chiedere il risarcimento danni. con la L.vo che rimuove l’atto illegittimo. amm. quello che era il mio diritto soggettivo diventato interesse legittimo per effetto dell’atto illegittimo. Per comprendere questa evoluzione legislativa è necessario tenere conto di una importantissima sentenza delle sezioni unite della Cassazione. quindi. la n. Al contempo. ord.vo anche il potere di pronunciare lui stesso il risarcimento del danno. ecc.A. sempre per semplificare. 7 di quella L.vo e ne veniva fuori quello che tradizionalmente viene qualificata come pregiudizialità della rimozione dell’atto amm. 7 si prevede che il TAR. tutte le controversie dei dipendenti pubblici sono passate al g. 205.Al di là di queste ipotesi. ord. poi. con la rimozione dell’atto stesso si riespande diventanto nuovamente diritto soggettivo. Successivamente si sono innestati interventi legislativi e giurisprudenziali.vo rispetto al risarcimento del danno. Il legislatore.

a causa dei poteri che la L.A.Sono letture che si diversificano a seconda della ritenuta esclusività o meno di questi nuovi poteri attribuiti al g.vo potrebbe pronunciare il risarcimento del danno e verrebbe dunque sconfessata l’impostazione fatta propria dalla Cassazione con la sent. non ha voluto escludere la possibilità che si possa chiedere il risarcimento del danno anche dinanzi al g. La tutela giurisdizionale dei diritti violati dalla P.vo in tema di risarcimento danni.A. invece.vo. amm. attribuisce all’amministrazione stessa: il giudice ord. un provvedimento o comportamento che rientri nella sfera della discrezionalità dell’amministrazione. non potendosi sostituire ad essa. ord. amm. sconfessando in qualche modo la Cassazione. 56) I rapporti tra giudice ordinario e pubblica amministrazione. rispetto al risarcimento del danno che può essere pronunciato dal g. nell’ambito della sua giurisdizione. può pronunciare il risarcimento dei danni in tutte le ipotesi. con riferimento al singolo caso concreto. ma potrebbe anche essere interessato a non rimuovere l’atto ma avere il risarcimento danni e questo lo potrebbe fare il g.A. risarcimento danni). 7 il legislatore ha voluto solo generalizzare questa possibilità di pronunciare sul risarcimento danni e non limitarla alle sole ipotesi di giurisdizione esclusiva: il g. al contempo.vo e. 500/1999. 40 . amm. difetta di determinati poteri rispetto alla P. Secondo l’impostazione minoritaria. Art. non è un giudice? E’ lo stesso legislatore a qualificare questa ipotesi di difetto di giurisdizione del g. difetterebbe di giurisdizione se fosse chiamato ad imporre alla P. amm.vo dinanzi al g. può ottenere il risarcimento del danno. ord. La prima domanda è legittima: per quale motivo questo viene visto come un difetto di giurisdizione posto che la P. 41 c. Prima lettura: con questo art. amm. ord. rimane comunque fermo il tradizionale distinguo tra diritto soggettivo e interesse legittimo ed il tradizionale principio della pregiudizialità della rimozione dell’atto amm. previa una semplice disapplicazione di quell’atto amm. soprattutto del Consiglio di Stato: solo il g. ord. La 1° lettura è quella che sembra prevalere tanto in dottrina quanto nella giurisprudenza. amm. passa necessariamente per la preventiva rimozione dell’atto illegittimo da parte del g. ord.vo. dopo tutte queste novità normative e giurisprudenziali. L’evoluzione è circolare perché se si aderisce alla impostazione prevalente. Seconda lettura: il legislatore ha voluto fare questo tipo di operazione ma. al contempo.vo che ripristina il diritto leso e permette altre forme di tutela (es. come riteneva la Cassazione.vo.A. 2 regolamento di giurisdizione: il g. rimarrebbe comunque ferma la possibilità per il cittadino di scegliere: se vuole ottenere la rimozione dell’atto illegittimo deve necessariamente andare dal g.

l’esistenza in Italia di un suo rappresentante autorizzato a stare in giudizio. Negli anni l’Italia ha aderito a numerose convenzioni internazionali che hanno portato ad una disciplina comune. . 4) in materia cautelare vi è giurisdizione italiana quando il provvedimento deve essere eseguito in Italia. Se il convenuto si costituisce. o riguarda situazioni cui è applicabile la legge italiana. validi per ogni controversia senza alcun riferimento al suo oggetto. 3) per la giurisdizione volontaria.l’azione verte su azioni reali aventi ad oggetto beni immobili situati all’estero. 59) Il regolamento “preventivo” di giurisdizione. o persona residente in Italia. . chiede al giudice di condannare il comune alla realizzazione di una certa opera pubblica. Per i limiti della giurisdizione italiana il vizio è rilevabile d’ufficio in ogni grado del processo se: . 58) Il regime del difetto di giurisdizione. 2) criteri di collegamento speciali. si prescinde dal fatto che il convenuto sia domiciliato nel territorio dello stato contraente. E’ ammissibile una sentenza di condanna nei confronti della P. solo lui può eccepire il difetto di giurisdizione del giudice adito. un cittadino. in tale qualità e senza nessun contratto.se la giurisdizione italiana è esclusa per effetto di una norma internazionale. 57) I limiti della giurisdizione italiana. E’ un regime estremamente rigoroso. invece. 41 . 1) criteri di collegamento generali. Fino al 1995 la disciplina dei limiti della giurisdizione nazionale era inserita nel codice ed il nostro legislatore utilizzava come criterio quello della cittadinanza italiana del convenuto. cioè gli elementi di riferimento per definire i limiti della giurisdizione italiana.Es. negando che la giurisdizione italiana potesse essere derogata e preclusa dalla instaurazione della causa dinanzi al giudice di un altro stato. accettazione preventiva o successiva della giurisdizione italiana. sempre che non abbia espressamente o tacitamente accettato la giurisdizione italiana.il convenuto è rimasto contumace. il provvedimento richiesto concerne un cittadino italiano.A. operano solo per determinate categorie di controversie con riguardo al loro oggetto: quando si tratti di una delle materie comprese nella Convenzione di Bruxelles. 5) in materia esecutiva si fa riferimento al luogo dell’esecuzione. soprattutto per quello che riguarda i criteri di collegamento. sono: domicilio o residenza del convenuto in Italia. la giurisdizione nazionale sussiste quando: i criteri di competenza per territorio attribuirebbero l’affare al giudice italiano. solo se l’oggetto di tale condanna costituisca per quest’ultima un atto dovuto e non contrasti con i suoi poteri discrezionali. nel senso che il difetto di giurisdizione è rilevabile tanto su istanza di parte che d’ufficio in ogni stato e grado del processo.

definitiva o no.. ord. amm. Se queste ultime dovessero riconoscere la giurisdizione del g. che doveva avere una logica finalità di economia processuale. la proponibilità è esclusa. “a causa dei poteri attribuiti dalla legge all’amministrazione stessa”. nella cancelleria del giudice di 1° grado investito della causa di merito e produce la sospensione del giudizio finchè non intervenga la decisione delle sezioni unite. L’art. ciascuna delle parti può chiedere alle sezioni unite della cassazione di risolvere le questioni di giurisdizione di cui all’art. invece di attendere che il giudice di 1° grado si pronunci sulla giurisdizione e impugnare la sentenza.L’ordinamento prevede uno strumento che consenta di stabilire una volta per tutte quale sia il giudice provvisto di giurisdizione. e g. Lo stesso art.p. La corte suprema ha circoscritto l’ambito di applicazione dell’art. 2 consente alla sola P. qualunque sentenza sulla giurisdizione. escludendo qualsiasi preventiva valutazione del giudice adito circa la fondatezza e/o ammissibilità della richiesta di regolamento. e P. E’ intervenuto il legislatore subordinando la sospensione automatica del processo originario ad una valutazione di presumibile non manifesta infondatezza del ricorso da parte del giudice. che le sezioni unite dichiarino il difetto di giurisdizione del g. speciale (soprattutto g.A. 41 c. L’art. 41 ai soli processi a cognizione piena. di investire direttamente della questione la cassazione. che non sia parte in causa. escludendo quelli sommari cautelari e non cautelari. su questioni processuali e. L’istanza di regolamento si propone con ricorso. prevede che fino a quando la causa non sia stata decisa nel merito in primo grado. già notificato alle altre parti..c. ord. ord. 41 prevedeva la sospensione automatica del processo in attesa della decisione della cassazione ma questo rimedio. La proposizione è comprovata dal deposito di una copia di tale ricorso. Secondo un orientamento restrittivo delle sezioni unite. ord. Il regolamento di giurisdizione è ammesso per le questioni che si riferiscono ai rapporti tra g. dunque. 41 c. da qualunque sentenza. è stato strumentalizzato dalle parti al solo scopo di allungare i tempi del processo. non vi sarebbe difetto di giurisdizione ma una ipotesi di rigetto della domanda nel merito perchè si è in presenza di un mero interesse di fatto (interesse semplice). 60) Il regolamento su questioni di giurisdizione sollevate dal prefetto. 42 . di chiedere in ogni stato e grado del processo e fino a quando non si sia formato un giudicato positivo sulla giurisdizione.vo) ma non a quelli tra g. a seconda dei casi. 37. le parti possono riassumere il processo antro il termine perentorio di 6 mesi dalla comunicazione della sentenza. poichè. Il regolamento preventivo di giurisdizione consente a ciascuna delle parti.A. Il prefetto può con decreto sospendere il giudizio di merito. in questo caso. al procuratore della repubblica presso il tribunale o al procuratore generale presso la corte d’appello. Il decreto deve essere notificato alle parti e. oltre che da una sentenza di merito.

che mira a ripartire il contenzioso tra i vari uffici giudiziari (dello stesso tipo) diffusi sul territorio nazionale. ecc. 6). Il codice distingue 3 tipi di competenza: 1) per materia. scaduto tale termine. LA COMPETENZA 61) Generalità. si determina l’estinzione o.m.3 e 5 dell’art. che è quella determinata dalla natura della causa.). 29). Vi sono casi in cui la competenza territoriale è inderogabile e queste ipotesi sono tassativamente elencate nell’art. di opposizione alla stessa. tanto in senso orizzontale (tra i giudici dello stesso tipo). Materia e valore sono i criteri che da soli. in tema di equa riparazione per violazione del diritto alla ragionevole durata del processo o circa la riconoscibilità e dichiarazione di esecutività di sentenze e provvedimenti giurisdizionali stranieri). dalla notificazione del decreto di sospensione. La competenza deve essere ripartita tanto in senso verticale (tra giudice di pace e tribunale). salvo nei casi previsti dalla L. la improcedibilità del giudizio di merito. salvo per le cause previste nei nn. 7): 43 . non possono derogarvi. I criteri di competenza operano a prescindere dalla volontà delle parti le quali. che è quella determinata dal valore economico della causa. 28: “la competenza per territorio può essere derogata per accordo delle parti. o combinati tra loro. diritti reali immobiliari. 1) competenza del giudice di pace (art. 70 (ipotesi dove è previsto il p. comunque. Principio fondamentale in materia di competenza è quello secondo cui essa va determinata facendo riferimento allo stato di fatto esistente al momento della proposizione della domanda giudiziale. 2) per valore. 3) per territorio. successioni. (art. anche se d’accordo. di procedimenti in camera di consiglio e in ogni altro caso in cui l’inderogabilità sia disposta espressamente dalla legge”. Prescindendo dalla competenza per materia riconosciuta al tribunale per i minorenni e da alcune ipotesi in cui la competenza è attribuita in unico grado alla corte d’appello (es. i criteri della materia e del valore. dal tipo di rapporto controverso (es.). per i casi di esecuzione forzata. 1. consentono di operare il riparto in modo verticale. di procedimenti cautelari e possessori. La competenza è la misura della giurisdizione spettante a ciascun organo giudiziario. cioè la quantità di giurisdizione che egli può esercitare.2.Le sezioni unite sono investite della questione di giurisdizione solo se una delle parti proponga ricorso nel termine perentorio di 30 gg. Fa eccezione la competenza per territorio che può essere convenzionalmente derogata purchè l’accordo risulti da atto scritto e sia riferita ad uno o più affari determinati (art. il territorio consente di operare il riparto in senso orizzontale. la competenza civile viene ripartita utilizzando spesso in combinazione tra loro. senza che abbiano rilevanza i cambiamenti successivi. 62) La competenza per materia e per valore. locazioni.

5. le spese e i danni anteriori alla proposizione si sommano al capitale”.28 (£. ai fini della competenza.cause in materia di imposte e tasse (competenza residuale rispetto a quella delle C. dalla pretesa fatta valere con essa in giudizio.tutte le cause relative a beni mobili di valore non superiore a € 2. ecc. Il giudice di pace è competente anche per le opposizioni alle ordinanze-ingiunzioni di pagamento di sanzioni amm. tranne che per le ipotesi riservate alla cognizione del tribunale.. e gli interessi scaduti.T.493. inabilitazione. 2) competenza del tribunale (art. per materia: .). interdizione.cause relative ai rapporti tra proprietari e detentori di immobili adibiti ad abitazione in materia di immissioni di fumo o calore. il valore è dato dalla somma delle domande. rumori.ve. competenza senza limiti di valore e. Il tribunale è esclusivamente competente per: . Il valore della causa si determina dalla domanda e. 44 . accanto al capitale. 9): per tutte le cause per le quali non sia prevista la competenza di altro giudice.71 (£. 30. indipendentemente dall’esito dello stesso. quindi. gli interessi scaduti.582. . Regole per determinare il valore in certi tipi di cause: 1) cause relative a somme di denaro o beni mobili. In caso di pluralità di domande proposte nello stesso processo contro la stessa parte. purchè il valore della controversia non superi € 15.cause relative alla misura ed alle modalità d’uso dei servizi di condominio di case.000).cause concernenti lo stato e la capacità delle persone (es. . le spese e i danni maturati anteriormente alla proposizione della domanda. più precisamente.le cause di risarcimento danni prodotti dalla circolazione di veicoli e natanti. -esecuzione forzata. sempre che la L. nel secondo si fa riferimento al valore dichiarato dall’attore.000). di determina dalla domanda a norma delle disposizioni seguenti. separazione. . . esalazioni. . non preveda la competenza di altro giudice.) ed i diritti onorifici. che superino la normale tollerabilità. divorzio.cause relative ad apposizione di termini e osservanza delle distanze riguardo al piantamento di alberi e siepi. 10: “il valore della causa. Art. nel primo caso il valore si determina in base alla somma indicata dall’attore.cause di valore indeterminabile. .querela di falso. 63) Le regole per la determinazione del valore della causa.000. Il valore della causa comprende. A tale effetto le domande proposte nello stesso processo contro la medesima persona si sommano tra loro.000. scuotimenti e simili propagazioni.

20). validità o risoluzione di un rapporto giuridico obbligatorio. il suo valore si determina in base alla sola parte del rapporto in contestazione. 5) cause relative a beni immobili. ai soli fini della competenza. stabilimento o rappresentante autorizzato a stare in giudizio. in base a ciò che risulta in atti e senza alcuna istruzione. nei limiti della competenza del giudice adito. 64) Competenza per territorio. “la causa si presume di competenza del giudice adito” (es. il giudice deve decidere la questione.In ambedue i casi. Tra i fori concorrenti vi sono ipotesi di successivamente concorrenti (quando il soggetto deve necessariamente fare riferimento ad un criterio e.582. successivamente.residenza o domicilio del convenuto. 2) fori speciali (art. creditore ereditario che agisce contro i coeredi). dovute per 20 anni se la causa è relativa a rendite perpetue. Gli uffici territorialmente competenti (c. qualora manchi l’indicazione. il valore delle cause di opposizione all’esecuzione è dato dal credito per cui si procede (opposizione del debitore) o dal valore dei beni controversi (opposizione di terzi). 3) cause relative a obbligazioni e divisioni. quando la causa verte sulla esistenza. . 4) cause relative a prestazioni alimentari e a rendite. il valore della causa si determina in base all’intera obbligazione. questo rimane fissato. Il convenuto può contestare non oltre la prima difesa “il valore come sopra dichiarato o presunto” e. ad altri) e elettivamente concorrenti (quando il soggetto può scegliere tra uno o l’altro). possono essere concorrenti o esclusivi a secondo se l’attore possa o meno scegliere tra essi ed il foro generale. Se il convenuto non contesta il valore dichiarato o presunto. la competenza rimane al quel giudice con quel limite di valore). il valore è determinato applicando dei coefficienti al reddito dominicale o alla rendita. il valore è pari all’ammontare delle somme dovute per 2 anni per cause di prestazioni alimentari periodiche. ma non è stato indicato. in questo caso. 6) cause relative all’esecuzione forzata. se la domanda proposta da o contro più persone riguarda l’adempimento pro-quota di una obbligazione (es. se la domanda è stata proposta al giudice di pace ed il valore è superiore a € 2. se sconosciuti la dimora. cioè quelli che valgono solo per determinate controversie.foro generale delle persona fisiche . anche agli effetti del merito. fori) si distinguono in: 1) foro generale (art. 45 .foro generale delle persone giuridiche – sede. In caso di divisione il valore è pari a quello della massa attiva da dividere. cioè quello davanti al quale un soggetto può essere convenuto per qualunque controversia che non sia espressamente deferita ad altro foro. 2) cause relative a quote di obbligazioni tra più parti.d.28. ma tale disposizione è inutile in quanto il giudice di pace non ha alcuna competenza in materia di beni immobili. 18). si distingue in: .

nè dimora nello Stato o se la dimora è sconosciuta. 46 . 38 c. Prima della modifica dell’art. Le due cose sono strettamente collegate in quanto proprio perchè la decisione è basata su una cognizione sommaria. 38 si faceva distinzione tra criteri forti (materia e territorio inderogabile) e criteri deboli (valore e territorio derogabile). altrimenti l’eccezione si avrebbe come non formulata. è competente il giudice del luogo in cui risiede l’attore”.la competenza deve essere decisa sulla base di una istruzione sommaria e non piena. Possono rilevarla entrambe le parti e lo stesso giudice d’ufficio.foro (facoltativo) per le cause relative a diritti di obbligazioni – l’attore ha la facoltà di citare il convenuto. – è quello del luogo dove ha sede l’ufficio dell’avvocatura dello Stato nel cui distretto si trova il giudice che sarebbe stato competente secondo le regole ordinarie.Art. non potrà essere vincolante per il merito ai cui fini si rende necessaria una istruzione piena. se questi sono sconosciuti. quello del luogo in cui il convenuto ha la dimora. assunte sommarie informazioni. . Art. Se il convenuto non ha residenza. 3: “le questioni di cui ai commi precedenti sono decise. nè domicilio. .la decisione sulla competenza non è vincolante per il merito.foro (esclusivo) per cause relative a diritti reali immobiliari e azioni possessorie – è rispettivamente quello in cui è sito l’immobile e quello dove è avvenuto il fatto denunciato che ha causato l’azione possessoria. 18 – successivamente concorrenti: “salvo che la legge disponga diversamente è competente il giudice del luogo in cui il convenuto ha la residenza o il domicilio e. valore. quando sia reso necessario dall’eccezione del convenuto o dal rilievo del giudice. Se si tratta di incompetenza per territorio derogabile. anzichè nel foro generale. 65) Il regime dell’incompetenza.foro della P. l’incompetenza è relativa. territorio inderogabile e territorio derogabile. in quello in cui l’obbligazione è sorta o deve eseguirsi. Alcuni fori speciali: .” Si evincono due principi fondamentali: . 38: se si tratta di incompetenza per materia. . ora questo riparto è venuto meno e vi è un diverso accorpamento: materia. in base a quello che risulta dagli atti e. ai soli fini dell’incompetenza. Art. valore o territorio inderogabile l’incompetenza del giudice è assoluta. ma non oltre la prima udienza di trattazione. Può essere eccepita dal solo convenuto e solo nella comparsa di risposta (primo atto difensivo) a pena di decadenza. egli dovrà indicare l’ufficio giudiziario che ritiene competente. La questione della competenza deve essere sempre decisa con sentenza dato che potrebbe implicare la definizione del processo.A.

66) Sentenza declinatoria della competenza e prosecuzione del processo. La sentenza sulla competenza può essere: - dichiarativa se afferma la competenza del giudice adito; - declinatoria se dichiara l’incompetenza di tale giudice. In ambedue i casi la sentenza è impugnabile: - anche con impugnazione ordinaria se contestualmente abbia deciso il merito della causa - oppure solo con il regolamento di competenza (corte di cassazione) Il codice del 1940 ha escluso che la sentenza di incompetenza ponga necessariamente fine al processo e che l’attore debba riproporre ex novo la domanda dinanzi al giudice reputato competente: - art. 50, se la causa, dopo la pronuncia di incompetenza, viene tempestivamente riassunta davanti al giudice dichiarato competente entro il termine fissato nella sentenza del giudice a quo (dichiarato incompetente), il processo continua davanti al nuovo giudice con salvezza degli effetti sostanziali e processuali della domanda (es. effetto conservativo dell’interruzione della prescrizione). Il giudice ad quem (nuovo giudice) è vincolato alla valutazione del giudice a quo (primo giudice) a seconda del criterio di competenza che viene in rilievo: se il criterio di competenza è debole (valore e territorio derogabile) si ritiene che il nuovo giudice sia vincolato all’indicazione del giudice a quo; se il criterio è forte (materia e territorio inderogabile) non c’è vincolo ma, tramite la richiesta d’ufficio del regolamento di competenza, sarà la cassazione a stabilire in modo definitivo quale sia il giudice competente. 67) Il peculiare regime delle questioni concernenti i rapporti tra sede principale e sezioni distaccate del tribunale. Le sezioni distaccate del tribunale hanno propria circoscrizione, autonomia strutturale ed organizzativa ed una certa competenza territoriale, poichè in esse sono trattate le cause attribuite al tribunale in composizione monocratica (escluse lavoro e previdenza) “quando il luogo per il quale è determinata la competenza pere territorio rientra nelle circoscrizioni delle sezioni medesime”. Anche per le attribuzioni alle sezioni si applicano i criteri di competenza per territorio ma senza assoggettamento al regime di incompetenza territoriale. Le disposizioni relative alla ripartizione tra sede principale e sezioni distaccate ( o tra diverse sezioni) sono considerate organizzazione interna dell’ufficio giudiziario e la loro inosservanza è rilevabile non oltre l’udienza di prima comparizione. La decisione è sottratta al giudice investito della causa che deve limitarsi a verificare che la questione non sia infondata e trasmettere il fascicolo al presidente del tribunale che deciderà con decreto non impugnabile.

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IL PRINCIPIO DELLA PERPETUATIO IURISDITIONIS 68) Il momento determinante ai fini della giurisdizione e della competenza. L’attribuzione della giurisdizione e della competenza dipende da criteri fissati dal legislatore che prendono in considerazione elementi che potrebbero mutare nel tempo (es. residenza e domicilio del convenuto). Art. 5 c.p.c.: la giurisdizione e la competenza si determinano con riguardo alla legge vigente e allo stato di fatto esistente al momento della proposizione della domanda; sono irrilevanti i loro successivi cambiamenti (c.d. perpetuatio iurisditionis). L’art. 5 è inapplicabile solo per le ipotesi di soppressione dell’ufficio giudiziario presso il quale pende la causa o di dichiarazione di incostituzionalità di una delle norme distributive della giurisdizione e competenza. Le variazioni di elementi che riguardano la domanda esulano dall’ambito dell’art. 5: il mutamento della domanda originaria può implicare il sopravvenire del difetto di giurisdizione o incompetenza. L’ASTENSIONE, LA RICUSAZIONE E LA RESPONSABILITA’ DEL GIUDICE 69) Il rapporto tra l’astensione e la ricusazione del giudice. In particolare, le ipotesi di astensione, obbligatoria e facoltativa. Principi fondamentali del processo sono la terzietà e l’imparzialità del giudice (art. 111 c. 2 Cost.) che sono alla base degli istituti dell’astensione e della ricusazione. Terzietà ed imparzialità sono beni così preziosi che in passato e attualmente ancora nello stato di San Marino, le funzioni giurisdizionali erano affidate solo agli stranieri. L’art. 51 attribuisce al giudice l’obbligo o la facoltà di astenersi dal trattare o decidere la causa in certe situazione. Nella sola ipotesi di astensione obbligatoria, inoltre, è consentito alle parti di presentare istanza di ricusazione se il giudice abbia omesso di astenersi. Il giudice ha, di regola, l’obbligo di decidere e le norme sull’astensione (obbligatoria o facoltativa) sono una deroga a tale obbligo ed è per questo che l’art. 51 c. 2, per l’astensione facoltativa, prevede che il magistrato interessato non possa astenersi di sua iniziativa ma debba chiedere autorizzazione al capo dell’ufficio. Le fattispecie di astensione obbligatoria sono tassative. Il giudice ha l’obbligo di astenersi se: 1) ha interesse nella causa o in un’altra vertenza su identica questione di diritto; - interesse diretto, ipotesi più grave in assoluto per la quale si ritiene che la mancata astensione, se non sia fatta valere con istanza di ricusazione, rende nulla la sentenza - interesse indiretto, ogni altra ipotesi in cui al giudice possa derivare vantaggio o svantaggio, anche se solo morale, dall’esito del giudizio. 2) egli stesso o il coniuge sono parenti fino al 4° grado, legati da vincoli di affiliazione, conviventi o commensali abituali di una delle parti o dei difensori.

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3) egli stesso o il coniuge hanno causa pendente, grave inimiciazia o rapporti di credito/debito con una delle parti o difensori. 4) ha dato consiglio o patrocinio nella causa, o ha deposto come testimone, o ne ha conosciuto come magistrato in un altro grado del processo, o come arbitro, o vi ha prestato consulenza tecnica. 5) è tutore, curatore, procuratore, agente o datore di lavoro di una delle parti; oppure amministratore o gerente di un ente, associazione anche non riconosciuta, comitato, società o stabilimento che abbia interesse nella causa. 70) La ricusazione. Se ricorra una fattispecie di astensione obbligatoria, le parti hanno la possibilità di proporre istanza di ricusazione del giudice in tempi molto ristretti. Il ricorso deve contenere i motivi specifici e l’indicazione dei mezzi di prova; deve essere depositato in cancelleria non oltre 2 gg. prima dell’udienza se l’istante è già a conoscenza dell’identità del giudice o, in caso contrario, prima dell’inizio della trattazione o discussione. Art. 52 c. 3: la proposizione dell’istanza di ricusazione dovrebbe implicare l’automatica sottrazione della causa al giudice ricusato e la contestuale nomina del giudice competente a decidere sull’istanza stessa. La giurisprudenza ha attenuato questa conseguenza riconoscendo allo stesso giudice ricusato il potere di valutare, anche se sommariamente, l’ammissibilità e fondatezza dell’istanza, per escludere la sospensione se essa sia stata presentata fuori dai casi e termini previsti dalla L. La decisione sulla richiesta di ricusazione compete al presidente del tribunale se è ricusato un giudice di pace, o al collegio se ricusato sia un magistrato del tribunale o della corte. La decisione è presa con ordinanza non impugnabile che dovrà essere comunicata dal cancelliere alle parti affinchè esse possano riassumere la causa nel termine perentorio di 6 mesi. 71) La responsabilità civile dei magistrati. Il vecchio codice del 1865 riteneva che il giudice potesse rispondere solo nei casi di dolo, frode o concussione e diniego di giustizia. Diniego di giustizia ricorreva nelle ipotesi in cui il giudice avesse omesso di adottare un provvedimento entro il termine previsto dalla L.; in questo caso la parte provvedeva a metterlo in mora con due istanze successive (10 gg. più 10 gg.) dopo le quali di aveva questo diniego di giustizia e la parte poteva far valere la responsabilità del magistrato. L’azione era soggetta a preventiva autorizzazione di un organo giurisdizionale. La disciplina fu modificata dal codice del 1940 in modo palesemente incostituzionale per contrasto con l’art 24. L’art. 55 limitava la responsabilità civile del giudice per danni arrecati alle parti nel caso in cui egli, nell’esercizio delle sua funzioni, fosse imputabile di dolo, frode o concussione, oppure se avesse

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ingiustificatamente omesso, rifiutato o ritardato di provvedere sulle domande delle parti (c.d. diniego di giustizia). L’art. 56 subordinava, poi, l’esercizio dell’azione risarcitoria alla previa autorizzazione del ministero di grazia e giustizia. Il referendum del 1987 ha determinato l’abrogazione della normativa previgente e la responsabilità civile dei giudici è stata ridisciplinata dalla L. 117/1988 che prevede che l’azione di responsabilità possa essere esercitata: 1) per comportamento, atto o provvedimento posto in essere dal magistrato (anche onorario) con dolo o colpa grave. Costituiscono colpa grave la violazione di legge per negligenza inescusabile, l’affermazione per negligenza inescusabile di un fatto la cui esistenza è incontrastabilmente esclusa dagli atti del procedimento, la negazione di un fatto la cui esistenza è incontestabile. 2) per diniego di giustizia, cioè quando il magistrato, trascorsi i termini di L. ed i 30 gg. dal momento in cui la parte ha presentato istanza per ottenere il provvedimento, rifiuti, ometta o ritardi il compimento di atti d’ufficio. L’azione risarcitoria va proposta nei confronti dello Stato (pres. cons. min.) e non del magistrato, a meno che il danno non derivi da fatto costituente reato; tale azione non è consentita se prima non siano stati esperiti gli altri mezzi di impugnazione o rimedi predisposti dall’ordinamento per eliminare l’atto o provvedimento da cui deriva il danno. L’azione è comunque soggetta alla decadenza di 2 anni dal momento in cui è esperibile. In una prima fase che si svolge in camera di consiglio e si conclude con decreto motivato, il tribunale valuta l’ammissibilità della domanda di risarcimento. Solo successivamente il processo prosegue per la trattazione del merito ed il tribunale trasmetterà copia degli atti ai titolari dell’azione disciplinare. Al giudizio promosso nei confronti dello Stato il magistrato è estraneo, non può esservi chiamato ma può intervenire volontariamente. Se non interviene l’eventuale sentenza di condanna dello Stato non rileva contro il magistrato nel successivo giudizio di rivalsa, nè nel provvedimento disciplinare. Se la responsabilità è accertata ed il risarcimento accordato (anche in via stragiudiziale), lo Stato esercita azione di rivalsa nei confronti del magistrato (entro 1 anno). Tale rivalsa non può superare 1/3 dello stipendio annuale percepito dal magistrato al momento della proposizione dell’azione risarcitoria, salvo che la responsabilità non derivi da fatto doloso. Il proc. gen. presso la corte di cassazione, entro 2 mesi dalla comunicazione dell’ammissibilità della domanda di risarcimento, esercita azione disciplinare.

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70: disciplina l’ipotesi in cui il p. Negli altri casi.. 2) nelle cause matrimoniali in genere. promuovendo egli stesso il giudizio. In tutte queste ipotesi il giudice è tenuto a trasmettere gli atti al p.m. Un’eccezione è prevista per le sentenze relative a cause matrimoniali ed a quelle dichiarative di efficacia o inefficacia di sentenze straniere concernenti cause matrimoniali (in ambedue i casi sono 51 . provvedimenti conseguenti la separazione dei coniugi e riguardante la prole). deve o può. Art. esercita l’azione civile. esclusi i processi dinanzi la corte di cass. 69. 70 c. egli non sia stato sentito. L’intervento del p. 73) I poteri del pubblico ministero nelle cause cui partecipa. è obbligatorio (art. In queste cause non può impugnare la sentenza se non avvalendosi della revocazione straordinaria (art. 70 c. compresa l’impugnazione autonoma della sentenza (art.IL PUBBLICO MINISTERO 72) I compiti del pubblico ministero nel processo civile. dipendono dalla circostanza che si tratti o no di cause in cui egli è titolare del potere di azione. 4) negli altri casi previsti dalla L.1): 1) nelle cause che egli stesso avrebbe potuto proporre in base all’art. In questo caso la trasmissione degli atti da parte del giudice è facoltativa.m.m. oppure la sentenza sia “effetto della collusione posta in essere dalle parti per frodare la legge”.m. ha una posizione analoga a quella delle parti private e può esercitare tutti i poteri processuali che competono a queste ultime. per evitare che esse possano difendersi male o colludere tra loro per far apparire una situazione diversa da quella reale ed ottenere un provvedimento in frode alla L. L’intervento del p. L’intervento è collegato all’esigenza di controllare l’operato delle parti. 3) nelle cause riguardanti lo stato e la capacità delle persone (es. si limita ad esporre verbalmente le proprie conclusioni motivate. è facoltativo in ogni altro caso in cui egli ravvisi un pubblico interesse. in fattispecie tipiche e tassative stabilite dalla L. dichiarazione giudiziale della maternità o paternità naturale o disconoscimento di partecipazione). dedurre prove e prendere conclusioni solo nei limiti delle domande proposte dalle parti. I poteri del p.m.m. In quelle dove lui stesso può agire. intervenire in un processo instaurato da altri. 397) che gli è accordata quando. il p. Art. in ipotesi di intervento obbligatorio ai senso dell’art. 1. incluse quelle di separazione personale dei coniugi. 5) nei processi davanti alla corte di cassazione. 69: disciplina l’ipotesi in cui il p.m. (es. a seconda dei casi. 72). querela di falso. Può produrre documenti.

Le persone giuridiche stanno in giudizio per mezzo di chi le rappresenta a norma di L. 73) ma non può essere ricusato. 2) per essere destinatario della domanda (convenuto). minore è rappresentato in giudizio dal genitore che ne ha la potestà. . o statuto. lo diviene solo e se chiamato a partecipare al giudizio). anche quando le sue richieste siano state interamente accolte.però escluse le sentenze di separazione tra coniugi). anche incapaci di agire. ponendo in essere atti processuali in nome proprio o per conto altrui. ha potere di astensione (art. 4) per essere succeduto ad una delle parti originarie. E’ in sostanza la capacità di agire del diritto privato applicata al processo: capacità di agire e capacità processuale.capacità processuale. 3) in conseguenza di intervento. è parte il sostituto processuale che agisce in nome proprio facendo valere un diritto altrui. Parte è il rappresentato e non il rappresentante (es. normalmente coincidono. 52 . il fallito dal curatore. il soggetto deve presentare alcuni requisiti di capacità. usufruisce delle stesse impugnazioni che competono alle parti. Chi non ha tale libero esercizio non può stare in giudizio da solo ma deve essere rappresentato. che è una capacità processuale analoga alla capacità giuridica di diritto sostanziale: è la capacità di essere parte in un processo ed appartiene a tutte le persone fisiche e giuridiche. Si parla di parte “in senso processuale” poichè è una nozione “interna” al processo che prescinde dalla titolarità del rapporto giuridico controverso (es. 93) Capacità di essere parte e capacità processuale. il minore emancipato ed il maggiore inabilitato stanno in giudizio con l’assistenza di un curatore). pur non avendo poteri di azione. mentre il sostituito. E’ parte il soggetto che agisce nel processo in nome proprio e nei cui confronti si produrranno gli effetti favorevoli o sfavorevoli dei provvedimenti del giudice. volontario o coatto. la legittimazione processuale. La qualità di parte si acquista: 1) per aver dato vita al processo con la proposizione della domanda (attore).capacità di essere parte.. Per poter assumere la qualità di parte. Sono capaci di stare in giudizio coloro che hanno il libero esercizio dei diritti che vi fanno valere. in questi casi il p. 2) può impugnare la sentenza indipendentemente dalle conclusioni che aveva formulato.m. l’interdetto dal tutore. LE PARTI E I DIFENSORI 92) La nozione di parte.m. assistito o autorizzato secondo le norme che regolano la capacità di agire. che è la capacità di stare in giudizio. . Ha 2 privilegi: 1) è esente da condanna alle spese processuali. cioè il titolare del diritto. Il p.

per l’art. curatore speciale in 2 ipotesi: 1) quando manca la persona a cui spetta la rappresentanza o l’assistenza dell’incapace. Nella pratica questa ritenuta inscindibilità è facilmente superabile attribuendo al delegato anche poteri più o meno fittizi di rappresentanza sostanziale.c.compimento di atti urgenti e richiesta di misure cautelari.Le associazioni non riconosciute o i comitati stanno in giudizio con le persone indicate negli artt. Art. al quale la rappresentanza si presume conferita.procuratore generale di residenti all’estero e institore. 2. Deroghe: . 36 e seg. atti che non tollerano differimenti e rientrano nella rappresentanza sostanziale. Art. cioè il preposto all’esercizio di un’impresa commerciale art. rappresentanza organica: manifestazione all’esterno della volontà delle persone giuridiche e degli enti diversi dalle persone fisiche. 53 . . successivi. pena l’invalidità della procura e il difetto di legittimazione processuale del rappresentante. “non possono stare in giudizio per il preponente. Il codice prende in considerazione la sola rappresentanza processuale del “procuratore generale” e di “quello preposto a determinati affari”. tutore che debba promuovere azione contro l’incapace). quando questo potere non è stato loro conferito espressamente per iscritto”. 75 c. 77. incapaci o limitatamente capaci. 77). 78. 94) La rappresentanza processuale. della persona giuridica o associazione non riconosciuta o vi siano ragioni d’urgenza.: la rappresentanza deve essere conferita espressamente per iscritto (procura) e solo a chi sia procuratore generale del rappresentato o procuratore preposto a determinati affari dal rappresentato stesso. Rappresentanza processuale volontaria: libera scelta del rappresentato che si estrinseca attraverso il conferimento di un’apposita procura. . Art. rappresentanza processuale: alcuni soggetti. entro i limiti di tali affari (art. 2203 c. attribuisce tale potere potere di agire in loro nome e conto. c. La parte che ha libero esercizio dei diritti può farsi rappresentare nel processo. Nel processo il rappresentante agisce in nome e per conto del soggetto rappresentato. ma tale possibilità è limitata dalla L. L’opinione dominante ritiene che la rappresentanza processuale volontaria non possa essere disgiunta da quella sostanziale. possono stare in giudizio solo nella persona del soggetto cui la L. 95) Il curatore speciale. Art. 75 c.lo stesso soggetto che dovrà beneficiare della rappresentanza o assistenza. ossia soggetti ai quali compete anche la rappresentanza sostanziale e che. 79.c. soggetti che possono prendere l’iniziativa per la nomina. anche se incapace. 2) quando vi sia un conflitto di interessi tra rappresentante e rappresentato (es.

seppure munita di capacità processuale. l’attore abbia citato in giudizio un soggetto erroneamente indicato come rappresentante legale del convenuto) o se. . . corte di cassazione) davanti al quale si intende proporre la causa. salvo che la L. Il difetto di legittimazione può riguardare: 1) l’attore – la sua capacità processuale è requisito per la valida instaurazione del processo. 2: il giudice. che si attiverà per chiedere.000) ed 54 . il processo andrà ad una decisione di merito. Il decreto deve essere comunicato al p. 182 c. 80: la competenza. i provvedimenti per la costituzione della normale rappresentanza o assistenza.. può assegnare alle parti un termine per la costituzione della persona alla quale spettano. invece.davanti al tribunale e alla corte d’appello è sempre necessario. In caso contrario il processo si chiude.il p. non può agire direttamente e personalmente nel processo perchè non possiede le cognizioni di diritto necessarie e.m. allorchè rilevi un “difetto di rappresentanza.il rappresentante se la nomina sia necessaria per conflitto di interessi. 2) il convenuto – in questo casi si deve distinguere se il vizio è nell’atto introduttivo (es. Nel secondo caso il vizio si riflette solo sulla costituzione in giudizio del convenuto e sulla validità degli atti da lui compiuti e se anche esso non sia sanato. Art. cause di lavoro dinanzi al tribunale di valore non eccedente € 129. sia imputabile al convenuto stesso (es. assistenza o autorizzazione”. Nel primo caso non si tratta di difetto di legittimazione processuale ma di nullità dell’atto introduttivo. il quale provvede con decreto dopo aver assunto informazioni e sentito le persone interessate. a seconda dei casi. 96) Il difetto di legittimazione processuale. è del giudice di pace o del presidente dell’ufficio giudiziario (tribunale. la persona giuridica si costituisce con soggetti diversi da quelli a cui compete la rappresentanza).i suoi congiunti prossimi. salvo che si sia avverata una decadenza. 250. corte d’appello. per cui il suo difetto è sanabile a condizione che il soggetto legittimato (quello a cui spetta la rappresentanza o assistenza) si costituisca e dichiari di voler ratificare l’operato dell’attore incapace o di colui che illegittimamente stava per lui in giudizio. 82: . . Art. La parte. Art. quindi.qualunque parte in causa che vi abbia interesse. 97) La rappresentanza e la difesa tecnica.11 (£.m. Il difetto di legittimazione processuale è sempre rilevabile d’ufficio. all’occorrenza. non disponga altrimenti (es. si deve avvalere del patrocinio di un difensore.

corte dei conti.d.000. in funzione di una procura. consiglio di stato.46 (£. La L. . cui si accede dopo un biennio di pratica presso uno studio legale.000). Indipendentemente dall’albo al quale è iscritto. ed è soggetto al potere di vigilanza e disciplinare del locale consiglio dell’ordine. 55 . 27/1997 ha soppresso la figura del procuratore legale cancellando la duplicità delle qualifiche. il difensore agisce in sostituzione della parte compiendo atti in nome e per conto della stessa. (art. Per l’iscrizione all’albo degli avvocati occorre essere laureati in giurisprudenza ed aver superato (salvo alcune categorie che sono esentate) un esame di abilitazione. Si definisce rappresentanza tecnica per 2 motivi: 1) perchè l’oggetto consiste nel compimento di tutti gli atti processuali occorrenti in relazione ad una determinata azione o per resistere ad essa. ma non delle funzioni (rappresentanza e assistenza) che continuano a contraddistinguere l’attività del difensore. Fanno eccezione le c. 84). 2) perchè il contenuto della procura è tipico mentre i poteri che concretamente spettano al difensore sono definiti. che le parti stiano in giudizio col ministero di un procuratore legalmente esercente.davanti al giudice di pace è ammessa la difesa personale nelle cause di valore non eccedente € 516. 1. può esercitare la professione davanti a tutti gli uffici giudiziari della repubblica. negli altri casi è richiesto il ministero o l’assistenza di un difensore. E’ necessario prestare giuramento dinanzi al presidente del tribunale. . autorizzare la parte a stare in giudizio di persona. seppure genericamente. in considerazione della natura ed entità della causa. L’avvocato deve risiedere nel capoluogo del circondario del tribunale cui è assegnato. 98) L’ordinamento della professione di avvocato (cenni). tribunale supremo militare) per le quali è richiesta l’iscrizione ad un apposito albo tenuto dal consiglio nazionale forense che si ottiene dopo 10 anni di professione. Assistenza: il difensore si affianca alla parte o ad altro difensore-procuratore per fornire la propria consulenza giuridica. salvo diversa autorizzazione. dalla L.i giudizi in materia elettorale). giurisdizioni superiori (corte di cassazione. con decreto emesso anche su istanza verbale. In passato le due funzioni erano distinte e facevano capo a due figure professionali diverse: procuratore legale e avvocato. Egli opera su mandato anche verbale del cliente. Ministero: rappresentanza.davanti alla corte di cassazione è prescritto il ministero di un avvocato iscritto nell’apposito albo. ma il giudice può.

Procura speciale. cioè conferita per un numero indefinito di controversie. limitatamente alla procura speciale. IL PROCESSO CON PLURALITA’ DI PARTI IL LITISCONSORZIO ORIGINARIO 101) Il concetto di litisconsorzio. rinuncia agli atti del giudizio).Se assume la rappresentanza della parte in un processo fuori dalla circoscrizione del tribunale cui è assegnato. nell’interesse della parte rappresentata. Litisconsorzio originario: se il processo viene instaurato fin dall’inizio con pluralità di parti. non sono espressamente riservati alla parte medesima (es. il che presuppone l’intervento di un notaio o pubblico ufficiale: l’art. 3 consente. il difensore non può transigere o conciliare la controversia se la parte non gliene abbia attribuito il potere con la stessa procura del giudizio o con atto separato). 84: al difensore è attribuito il potere di compiere e ricevere. cioè riferita ad un causa determinata (procura ad litem). 56 . ma stabilisce che non abbiano effetto nei confronti dell’altra parte fino a che non sia avvenuta la sostituzione del difensore. valida. E’ richiesta una procura ad hoc per determinati atti (es. anche se rilasciata su foglio separato che sia però congiunto materialmente all’atto cui si riferisce. azione confessoria servitutis proposta nei confronti di più comproprietari del fondo servente). quindi. 83 c. La procura speciale si considera apposta in calce e. Litisconsorzio attivo: più attori Litisconsorzio passivo: più convenuti Litisconsorzio misto: più attori e convenuti. 99) La procura. che essa sia posta in calce o a margine di alcuni atti processuali e che la sottoscrizione della parte sia certificata dallo stesso difensore destinatario del mandato. sia la rinuncia ad essa da parte del difensore. Il difensore è nominato dalla parte con procura scritta redatta secondo le formalità previste dall’art. Litisconsorzio: presenza di una pluralità di parti nel processo che potrebbero avere interessi comuni (es. 83. proposizione della querela di falso) o atti che incidano sulla prosecuzione della causa (es. Art. La procura deve essere rilasciata in forma solenne con atto pubblico o scrittura privata autenticata. l’avvocato dovrà eleggere domicilio nel luogo in cui ha sede l’autorità giudiziaria presso la quale è in corso il giudizio. 100) I poteri del difensore. Art. Procura generale. anche future (procura ad lites). tutti gli atti del processo che per L. 85: consente in ogni momento sia la revoca della procura ad opera della parte.

Litisconsorzio facoltativo: il processo può instaurarsi tra più parti. pena la sua inutilità.c. La norma. queste debbono agire o essere convenute nello stesso processo. 105) La fattispecie. Alcune di queste ipotesi sono espressamente previste dalla L.c. cioè l’art.disciplina delle obbligazioni solidali – ciascuno dei contitolari può adempiere autonomamente e ciascuno dei creditori può agire autonomamente per esigere l’adempimento). art. 102 trovi applicazione anche in altre fattispecie che spetta all’interprete individuare.c. (es. ad una delle parti succedono più eredi). in relazione al risultato che l’attore si prefigge.n. 103: ricorre quando tra più cause proposte esista connessione per oggetto e titolo (proprio) o quando più cause presentino in comune. L’opinione più diffusa ritiene che la necessità del litisconsorzio possa essere imposta a tutela dell’oggettiva utilità della sentenza. però. Art. anche se solo in parte. 104) L. fissando un termine perentorio. per intervento o successione processuale (es. 247 c. 102) Litisconsorzio facoltativo (originario). Opinioni concordanti circa la necessità del litisconsorzio. Litisconsorzio necessario: il processo deve instaurarsi tra più parti. 103) Litisconsorzio necessario. non è sufficiente a rendere necessaria la partecipazione di tutti i contitolari (es. La mera deduzione in giudizio di un rapporto giuridico unico con pluralità di parti. omette di precisare quali siano le ipotesi in cui si configuri il litisconsorzio necessario (norma in bianco). Per le prime si ritiene che. 784 domande di divisione ereditaria e scioglimento di altra comunione. Art. artt. qualche questione la cui soluzione sia necessaria per la decisione (improprio).n. 102 opererebbe solo se gli effetti del provvedimento chiesto al giudice non potrebbero prodursi se non per tutti i contitolari del rapporto plurisoggettivo. cioè quando il processo abbia ad oggetto un rapporto giuridico unico ma plurisoggettivo.s. azione di disconoscimento di paternità) ma l’opinione dominante è che l’art. c. 102: se la decisione non può pronunciarsi che nei confronti di più parti. avendo esse come obiettivo una modificazione giuridica. . ogni volta che venga proposta una domanda costitutiva relativamente ad un rapporto 57 . 1292 e seg. riguardano le azioni costitutive e di condanna.Litisconsorzio successivo: se alle due parti originarie se ne aggiungono altre durante lo svolgimento del processo. Le fattispecie che suscitano più dubbi sono quelle in cui la necessità del litisconsorzio dipende da ragioni sostanziali. determinato dalla deduzione di un rapporto (unico) plurisoggettivo: la ratio. se ciò non avviene il giudice deve ordinare alle parti l’integrazione del contraddittorio. esigono la partecipazione al processo di tutti i contitolari del rapporto sul quale opererebbe tale modificazione: vi è l. art.

ma la necessaria partecipazione di tutti i titolari è dettata da ragioni di mera opportunità. Sono rapporti giuridici distinti che fanno capo a parti diverse.n. Es.plurisoggettivo (es. oppure l’inesistenza di un diritto che quest’ultimo vanti nei confronti dello stesso attore. esecuzione in forma specifica dell’obbligo di concludere un contratto tra più soggetti: art. collegate all’intento di conseguire un accertamento uniforme e incontestabile del rapporto pregiudiziale. cioè il vero titolare del rapporto dedotto in giudizio dal sostituto processuale.. ad es. riguarda i casi in cui si impone la partecipazione al processo di soggetti titolati di rapporti giuridici diversi da quello dedotto in giudizio. ma ad esso collegati. sia da considerare litisconsorte necessario anche il legittimato sostituito. è necessaria la partecipazione al giudizio degli altri comproprietari. 106) l. è necessario nei casi in cui l’esecuzione del provvedimento richiesto debba operare in pregiudizio di un diritto reale indiscutibilmente comune a più soggetti (es. determinato da ragioni di mera opportunità. azione diretta del danneggiato nei confronti dell’assicuratore: si ritiene che sia obbligata la partecipazione al giudizio anche del “responsabile del danno” (assicurato) per tutelare l’impresa 58 . 2932 c. Per le seconde il l. Altra fattispecie di l. deve chiamare in giudizio anche il proprietario del fondo.c. . quando afferma. però. Le ipotesi di applicazione dell’art.litisconsorzio determinato da ragioni di mera opportunità. 102 sono sostanzialmente 3: .c. La legittimazione straordinaria è l’applicazione più semplice: un principio generale adottato dalla dottrina è che. condanna di demolizione di un manufatto edificato su un suolo in comunione). in altre ipotesi non è coerente con lo stesso principio.ipotesi di legittimazione straordinaria. anche riguardando un rapporto plurisoggettivo. Vi sono dubbi per quello che riguarda le azioni di mero accertamento. connesso ad ipotesi di legittimazione straordinaria.n. eccepisce di esserne divenuto proprietario per usucapione.n. La stessa giurisprudenza.c. dominante o servente. La domanda. . le quali hanno l’unico obiettivo di accertare un diritto o uno status dell’attore. 107) l.c.c. . ogni volta che agisca un soggetto investito di legittimazione straordinaria. che se il convenuto per difendersi da una domanda di rivendica avanzata da uno solo dei proprietari di un bene.). si rivolge esclusivamente all’autore dell’indebita contestazione o vanto stragiudiziale. appartenga in comunione a più soggetti. Un consolidato orientamento giurisprudenziale esclude la necessità del litisconsorzio (attivo o passivo) nelle azioni confessorie e negatorie servitutis quando il fondo preteso. Es.i rapporti giuridici plurisoggettivi.l’usufruttuario che agisca in azione confessoria o negatoria servitutis. contestati dal convenuto.

102 non può essere rimesso alla discrezione del giudice o dell’interprete. esclusivamente in base alla domanda.c. perché non è in grado di produrre effetti non solo nei confronti dei litisconsorzi pretermessi.d. Questo implica che. 354 prevede che sia dichiarata la nullità della sentenza e la causa ritorni dinanzi al giudice di 1° grado. basta che esso venga fatto tempestivamente valere nei confronti di uno solo dei litisconsorzi necessari. Intervento volontario è regolato dall’art. non c’è ragione di escludere che la sentenza esplichi gli effetti cui risulta idonea. fatta salva. ma anche di coloro che sono stati parte nel giudizio. nei confronti di tutti i litisconsorzi. potrebbe successivamente agire per rivalsa nei confronti del responsabile. 59 . cioè comunque inefficace. Se il giudice si accorge. Cosa succede se il vizio non viene rilevato con l’impugnazione e la sentenza pronunciata a contraddittorio non integro passi in giudicato? In questo caso si parla di inutiliter data. dato che tutte le nullità si sanano col passaggio in giudicato. quando vi ha un proprio interesse”. la possibilità di impugnazione straordinaria da parte dei litisconsorzi pretermessi. fino dal primo momento. comunque. 105: “ciascuno può intervenire in un processo tra altre persone per far valere. Nel processo di 1° grado. determini una sanatoria retroattiva del processo. quindi.assicuratrice che. IL LITISCONSORZIO SUCCESSIVO PER L’INTERVENTO DI TERZI 109) L’intervento volontario di terzi: generalità. un diritto relativo all’oggetto o dipendente dal titolo dedotto nel processo medesimo. almeno nel senso che gli effetti della domanda giudiziale si produrranno. cioè la citazione dei litisconsorzi c.n. l’art. Sono ipotesi tipiche e tassative perchè l’applicazione dell’art. è tenuto ad ordinare alle parti l’integrazione del contraddittorio. viene rilevata nel processo di impugnazione. Può altresì intervenire per sostenere le ragioni di alcuna delle parti. in mancanza di altre condizioni. 102 sono modeste. che il processo non è instaurato nei confronti di tutti i litisconsorzi necessari. eventualmente. Negli altri casi. Se l’omessa integrazione del contraddittorio. determinato da ragioni sostanziali nelle quali non è concepibile che il provvedimento produca effetti solo per qualcuno dei contitolari del rapporto oggetto della decisione. Si ritiene che l’integrazione del contraddittorio. per evitare prescrizioni o decadenze del diritto dedotto in giudizio. le conseguenze della violazione dell’art. nei confronti di tutte le parti o di alcune di esse. fissando per questo un termine perentorio la cui scadenza determinerebbe l’estinzione del giudizio. Questa soluzione è condivisibile pere le ipotesi di l. 108) La disciplina processuale del litisconsorzio necessario e la sentenza resa a contraddittorio non integro. invece. pretermessi.

dice che. la terza al c. può intervenirvi”. 2. le situazioni sostanziali legittimanti questo intervento. 201 del codice del 1865. a quali condizioni un soggetto possa intervenire nel processo pendente tra altri soggetti: potrà intervenirvi in quanto avrà interesse a farlo. che viene proposta una vera e propria domanda nei confronti delle parti. La dottrina ha cercato di incasellare queste possibili situazioni individuando 3 ipotesi di intervento riconducibili all’art. 1 dell’art. 201 del 1865 si limitava a dire questo e sulla base del testo così generico la dottrina aveva elaborato varie categorie di intervento. in terzo luogo che la domanda può essere proposta nei confronti di una sola delle parti o di entrambe. 1 e una al c. la scelta fatta dal legislatore non è stata quella di predeterminare le categorie come era stato fatto dalla dottrina sulla base del testo generico dell’art. Autonomo perché prescinde dalla esistenza del diritto vantato dalle parti. in secondo luogo che questa domanda può essere connessa sia all’oggetto che al titolo. 2: sono tutte ipotesi di intervento volontario. invece. 2 disciplinano ipotesi completamente diverse e danno una serie di indicazioni sul piano della situazione sostanziale legittimante ad intervenire nel processo pendente tra altri soggetti. Leggendo l’art. sul piano processuale. 201. 105. molto più generico: “chiunque abbia interesse in una causa vertente fra altre parsone. anche qui in modo abbastanza generico. quando vi sia interesse.È una norma abbastanza generica ma costituisce già un passo avanti rispetto all’art. 105 dice. 110) L’intervento principale. Nell’intervento principale il terzo propone una domanda contro tutte le parti. quindi. 60 . innanzitutto. Non dice gran che altro. 1. Il c. cioè un soggetto interviene volontariamente nel processo pendente tra altri soggetti: intervento principale. è possibile intervenire per sostenere le ragioni di una delle parti: a differenza della prima ipotesi il soggetto non propone una autonoma domanda ma si limita a sostenere le ragioni di una delle parti in causa. A cosa deve rispondere la disciplina dell’intervento volontario? Si tratta di chiedersi. facendo valere un diritto autonomo rispetto a quello dedotto in giudizio e incompatibile con esso. Incompatibile perché non può coesistere con il diritto vantato dalle parti in quanto riguarda lo stesso bene. per differenziare la situazione rispetto al c. ma quella di indicare. Il c. Il vecchio art. 105. intervento adesivo autonomo o litisconsortile e intervento adesivo dipendente: le prime due ipotesi sono riconducibili al c. 2. due riconducibili al c. 1 e il c. 1. Il codice del 1942 non ha recepito queste categorie. si evince come il c.

1. dicendo di essere lui il proprietario per usucapione. Diritto autonomo perché completamente staccato da quello degli altri soggetti che lo rivendicano per altri motivi (es. perché. Domanda incompatibile perché ha ad oggetto lo stesso petitum mediato. egli è nel possesso di quel bene e l’esecuzione gli recherebbe danno). per evitare questo o perché l’esecuzione dell’eventuale sentenza potrebbe comunque pregiudicarlo (es. connessione esclusivamente per il fatto costitutivo (titolo) o anche per il petitum (oggetto) ed è a questo tipo di distinguo che si aggancia la diversa terminologia di intervento adesivo autonomo in senso proprio o litisconsorzio. tutte le domande sono connesse tra loro per la causa petendi. Intervento adesivo autonomo in senso proprio è riferito all’ipotesi in cui si abbia una connessione per il fatto costitutivo: es. per effetto di uno stesso fatto illecito (sinistro automobilistico) più soggetti hanno subito un danno. potrà successivamente instaurarne uno nuovo e fare accertare la sua domanda di responsabilità. può intervenire nella causa per fare accertare dal giudice che il vero proprietario di quel bene è lui. oggetto o entrambi. egli. anche se non subisce gli effetti del giudicato. L’intervento si giustifica per ragioni di economia processuale o per il fatto che l’accoglimento della domanda tra le parti possa rendere più difficoltosa la realizzazione del diritto. perché il soggetto che interviene avrà tutti i poteri delle parti originarie. 105 c. né sfavorevoli. E’ un intervento che determina l’allargamento dell’oggetto del processo. 111) L’intervento adesivo autonomo. Vi è connessione per titolo. Qui viene in rilievo un diritto autonomo ma compatibile: il soggetto propone una domanda non nei confronti di tutte e due le parti ma solo nei confronti di una di esse. Domanda nei confronti di entrambe le parti. interviene un terzo e propone una domanda nei confronti di entrambi. cioè l’eventuale giudicato intervenuto sulla domanda originaria ed il suo diritto non sarebbe pregiudicato nel momento in cui egli non partecipi a quel processo: il giudicato che accerta la proprietà di un bene avrà ad oggetto le parti in causa e non potrà mai pregiudicare un terzo che è rimasto fuori dal processo. cioè per il fatto costitutivo. lo stesso bene immobile. infatti. pur non partecipando al giudizio. contratto). è l’intervento adesivo autonomo o litisconsortile. 61 . perché è proposta una domanda nei confronti di entrambi i soggetti. e dei poteri delle parti. non subirebbe gli effetti della sentenza. il terzo.Es. né favorevoli. una causa in cui 2 soggetti discutono della proprietà di un bene immobile. preventivamente. Seconda ipotesi di intervento sempre riconducibile all’art. Il diritto del terzo potrebbe essere tutelato anche instaurando un processo autonomo. Anche qui il soggetto non subirebbe gli effetti del giudicato.

sia per evitare un precedente giurisprudenziale sfavorevole in relazione allo stesso fatto. 62 . Problemi: 1) comprendere quale sia la funzione di questo intervento del terzo e quale tipo di interesse egli debba vantare per partecipare al processo. perché il diritto che rileva è lo stesso.c. un rapporto dipendente da quello in cui sono titolari il soggetto che ha agito in giudizio e quello che resiste nello stesso giudizio. 105 c. Anche in questo caso si ha un allargamento dell’oggetto del processo perché il soggetto propone una autonoma domanda nei confronti di una sola delle parti. Il litisconsorzio. impugnazione della delibera assembleare da parte di un socio che. Anche qui il rimedio è facoltativo. l’allargamento si avrà sotto il profilo soggettivo e non oggettivo.Potrebbe. 2) quali siano i poteri processuali concretamente spettanti all’interveniente. 2 prevede l’intervento adesivo dipendente.: se non partecipa al giudizio potrà. tutt’al più. 1306 c. cioè quando è dedotto in giudizio un rapporto giuridico plurisoggettivo ed intervenga un contitolare dello stesso diritto. sicuramente. mai sfavorevoli. Intervenendo avrà pieni poteri. Due domande sono connesse per titolo e oggetto quando viene in rilievo lo stesso diritto. 112) Intervento adesivo dipendente. in questa ipotesi. cioè il danneggiante. tanto sul piano dell’allegazione dei fatti che probatori. ma si limita a sostenere le ragioni di una delle parti avendovi un proprio interesse. della sentenza in forza dell’art. Intervento litisconsortile. viene in rilievo. però. interviene nel giudizio instaurato dal primo soggetto. avvalersi degli effetti favorevoli. Art. Anche qui si potranno avere tutti i poteri di chi propone la domanda giudiziale. è necessario e unitario. l’unica differenza rispetto alle ipotesi esaminate. è l’ipotesi in cui la connessione sia non solo per il titolo (causa petendi) ma anche per l’oggetto. invece di procedere autonomamente. Per il primo punto è opinione diffusa che la legittimazione all’intervento adesivo dipendente presupponga che il terzo sia titolare di una situazione giuridica connessa per pregiudizialitàdipendenza al rapporto dedotto in giudizio. avere interesse ad intervenire sia per motivi di economia processuale. ma. Le due domande sono connesse tanto per l’oggetto che per il titolo. quindi. Es. non si avrà allargamento dell’oggetto del processo perché è sempre lo stesso rapporto giuridico. anche questo rimedio è facoltativo e non necessario. L’intervento adesivo dipendente si ha quando il terzo non fa valere in giudizio un proprio diritto. è che il soggetto potrebbe subire gli effetti favorevoli. né propone domanda. non potranno essergli estesi quelli sfavorevoli.

Vi sono due tipi di chiamata in causa: 1) intervento coatto su istanza di parte in senso proprio. cioè determinato dalla necessità di impedire che nella propria sfera giuridica possano ripercuotersi conseguenze dannose derivanti dagli effetti indiretti del giudicato.L’interesse di cui parla l’art. 106 – intervento su istanza di parte: “ciascuna parte può chiamare nel processo un terzo al quale ritiene comune la causa o da quale pretende di essere garantito”. quando ritiene opportuno che il processo si svolga nei confronti di un terzo al quale la causa è comune. in caso di soccombenza. l’interveniente ha una legittimazione secondaria perché può solo partecipare al giudizio instaurato da uno dei titolari del rapporto ed i suoi poteri sono spesso considerati simili a quelli del p. 107 – intervento per ordine del giudice: “il giudice. 63 . ne ordina l’intervento”. Art. cioè la situazione di diritto sostanziale che legittima ad intervenire nel processo. che intervenga in una causa nella quale non ha potere di azione. 2) chiamata in garanzia. Tradizionalmente si esclude che egli possa autonomamente impugnare la decisione se non l’abbiano fatto le parti titolari del rapporto. Se la parte non ottempera la causa viene cancellata dal ruolo. 113) I poteri dell’interveniente adesivo dipendente. 100 ma vale ad individuare la situazione legittimante l’intervento. Il giudice può disporre l’intervento quando ritenga che il processo si debba svolgere anche nei confronti di un terzo al quale la causa sia comune. L’ordine di intervento non è diretto al terzo ma alla parte che dovrà provvedere alla chiamata. per esercitare nei suoi confronti l’azione di regresso.m. invece. è parte ad ogni effetto. Quali poteri processuali ha l’interveniente. cioè quando il convenuto chiama in causa il proprio garante per averne aiuto nella difesa e. cioè quando una delle parti ritenga la causa comune ad un terzo. 105 c. 2 non è l’interesse ad agire dell’art. Nell’intervento adesivo dipendente. L’interesse che legittima il terzo ad intervenire nella causa in corso tra altri deve essere non di mero fatto ma giuridicamente rilevante. 114) L’intervento coatto: il presupposto della “comunanza di causa”. quindi. al rapporto giuridico dedotto in giudizio. Art. soprattutto per quello che riguarda la possibilità di impugnare la sentenza? Non vi sono problemi per l’intervento principale o quello adesivo autonomo perché in questi casi l’interveniente propone una sua autonoma domanda e. . La causa può dirsi “comune al terzo” nel caso in cui questi sia o affermi di essere titolare di un rapporto giuridico connesso oggettivamente o legato da nesso di pregiudizialità.

LO SVOLGIMENTO DEL PROCESSO LITISCONSORTILE. delle disposizioni specifiche: art. il giudice può ordinare il 64 . 101 “contraddittorio”. la cui disciplina può ricavarsi dall’art. 2) l. accetti di assumere la causa al suo posto e le altre parti non si oppongano. quasi necessario o unitario.A. 108 – estromissione del garantito: “se il garante comparisce e accetta di assumere la causa in luogo del garantito. LE MODIFICAZIONI RIGUARDANTI LE PARTI L’estromissione di una parte dal processo. Possibilità di estromettere.t. il processo produrrà effetti sugli eredi i quali dovrebbero necessariamente partecipare al giudizio nel rispetto dell’art. Il l. . 109 – estromissione dell’obbligato: “se si contende a quale di più parti spetta una prestazione e l’obbligato si dichiara pronto a eseguirla in favore di chi ne ha diritto. necessarietà del litisconsorzio durante lo svolgimento del processo. con ordinanza. abbiamo quello degli eredi e quello della chiamata in causa per ordine del giudice: . unitario ha le proprie origini non nel diritto sostanziale ma sul piano dello svolgimento del processo che si può instaurare non necessariamente tra tutte le parti ma si deve svolgere tra tutte le parti. 116) Il processo con pluralità di parti comporta una serie di problemi in quanto dovranno essere coordinate le attività processuali svolte tra questi soggetti.p.c.impugnazioni delibere assembleari delle S. 2378 c. la propria estromissione.c.: “tutte le impugnazioni relative alla medesima deliberazione devono essere istruite congiuntamente e decise in una unica sentenza”. Nel codice manca una disciplina generale dell’estromissione ma vi sono. Questa è disposta dal giudice con ordinanza. art. necessario processuale che ha una disciplina analoga al punto 1) e precisamente: non necessarietà del litisconsorzio in fase di instaurazione del processo. cioè quella di pregiudizialità-dipendenza.s. L’estromissione fa “uscire” una parte dal processo che continua tra le altre parti. qualora le parti non si oppongano.c. . Non sarebbe corretto. invece. intervenuto o chiamato nel processo.t. assoggettare tutte le connessioni ad un unico trattamento: nel l. In merito alla sua applicazione non vi è alcun rilievo normativo.molto più discussa è la chiamata del giudice in quanto l’applicazione è eterogenea in merito alle ipotesi di connessione che vi rientrano. infatti. conduce alla perdita della qualità di parte.c.t. processuale può starci l’ipotesi di connessione più stretta. ma la sentenza di merito pronunciata nel giudizio spiega i suoi effetti anche contro l’estromesso”. questi può chiedere. il garantito se il garante. In relazione allo svolgimento del processo vi sono due figure di litisconsorzio: 1) l.a fronte della morte di una delle parti.c. come es.

può estromettere l’obbligato dal processo”. il caso in cui si è dichiarato inammissibile un determinato tipo di intervento.deposito della cosa o della somma dovuta e. il giudice può disporre la separazione di queste cause connesse. può essere estromesso il soggetto che ha alienato il bene. ecc. 3: “…. Anche in questo caso la sentenza produce effetti nei confronti del soggetto estromesso. La successione nel processo Durante la pendenza del processo si possono verificare una serie di fatti idonei a determinare un trasferimento del diritto controverso: es. se le altre parti vi consentono. 110: “quando la parte viene meno per morte o per altra causa il processo è proseguito dal successore universale o in suo confronto”. ipotesi di alienazione del bene oggetto del processo. Nel caso in cui si discuta a quale delle parti spetti una certa prestazione. 110 – successione a titolo universale e art. il giudice può ordinargli di depositare la cosa o al somma dovuta e. E’ una norma che disciplina una ipotesi di successione a titolo particolare del diritto controverso. l’alienante o il successore universale può esserne estromesso…. e se le altre parti lo consentono. cioè l’alienazione del diritto controverso in pendenza di causa: si prevede che il successore a titolo particolare che abbia acquistato il bene. Queste sono le ipotesi tipiche di estromissione ma talvolta la dottrina ne riconduce altre non espressamente previste dalla L. estrometterlo dal processo. A differenza dell’art 108 non si precisa se la sentenza produca effetti anche nei confronti dell’estromesso. Art. ai sensi dell’art. morte di una delle parti. prosegue solo per alcune di loro: la sentenza non produrrà effetti nei confronti delle parti estromesse. 111 c. cioè quale sia il vero titolare del diritto controverso. in alcune ipotesi.”. 65 . ma frutto di una elaborazione dottrinale: es. possa spontaneamente intervenire nella causa. 103. Rispetto alle parti si ha un fenomeno analogo a quello dell’estromissione perchè la causa originariamente unica per tutte le parti. per cui anche in questo caso il soggetto estromesso sarà comunque vincolato dalla sentenza pronunciata tra le parti che rimangono nel processo. o possa esservi chiamato. 111 – successione a titolo particolare. ma si ritiene che ciò valga come principio di carattere generale. estinzione della persona giuridica. Nella connessione abbiamo visto che più cause possono essere trattate congiuntamente ma.in ogni caso il successore a titolo particolare può intervenire o essere chiamato nel processo e. A tutte queste ipotesi il legislatore ha fatto fronte con 2 norme: art. quindi. art. dopo il deposito. se l’obbligato dichiara di volere eseguire tale prestazione “a favore di chi ne ha diritto”.

o se sia assistita o meno da un difensore: .c. 22/1991 la questione è più discussa in quanto buona parte di questa dottrina ritiene che la fusione non faccia venire meno la persona giuridica che continuerebbe ad operare nell’ambito di un rinnovato contesto strutturale e organizzativo. Il secondo problema è legato alla ipotesi in cui si abbia l’estinzione della persona giuridica. A fronte di un evento che fa venire meno una parte del processo. questo si interrompe e dovrà essere riassunto da o nei confronti del successore a titolo universale che lo proseguirà. Il problema si risolve applicando in via analogica l’art.Questa norma si applica sia nelle ipotesi di successione in riferimento alle persone fisiche che giuridiche. Come si realizza la prosecuzione del processo nei confronti del successore a titolo universale? Si realizza tramite l’interruzione e la riassunzione del processo. ma dopo l’emanazione del D.se la parte è costituita in giudizio ed è assistita da un difensore. Ultimo problema è la non facilità di stabilire quando avvenga l’estinzione delle persone giuridiche. pendente un giudizio di separazione o divorzio l’erede non può subentrare nel diritto sostanziale ma solo sul piano processuale).L. 110? In dottrina questo era pacifico perchè veniva meno la persona giuridica precedente. la fusione di due società consente l’applicazione dell’art. ma a questo si accompagni una successione a titolo particolare: es. non è così per le persone giuridiche. nelle ipotesi previste dagli articoli 31 e 32 del c. Per le persone fisiche non vi sono particolari problemi perchè il processo continuerà nei confronti degli eredi e successori a titolo universale. Il fenomeno interruttivo è regolato con diversa disciplina a seconda se la parte si sia o meno già costituita in giudizio. 110 richiede la successione a titolo universale. Al fenomeno successorio si accompagna una successione nel diritto controverso (nella successione a titolo universale l’erede subentra nel diritto sostanziale e sul piano processuale) ma questo non è un elemento imprescindibile perchè vi sono ipotesi nelle quali la successione ha per oggetto diritti intrasmissibili (es. 110: il processo prosegue non nei confronti dei successori a titolo universale ma di quelli a titolo particolare. soprattutto per gli enti pubblici per i quali molte volte è lo stesso legislatore che risolve il problema istituendo soggetti ad hoc per la gestione delle controversie. 111 non è compatibile con l’estinzione delle persone giuridiche. 66 . Il primo problema è stabilire quando l’estinzione di una persona giuridica dà luogo ad una successione a titolo universale: es. è sicura l’estinzione della persona giuridica ma ad essa non si accompagna un fenomeno di successione a titolo universale ma a titolo particolare In questo caso è difficile individuare la norma di riferimento in quanto l’art. mentre l’art. l’interruzione non si determina al momento del verificarsi dell’evento ma decorre dal momento in cui il difensore lo dichiara in sede processuale.

- se l’evento si verifica prima della costituzione o se la parte sia in giudizio personalmente l’interruzione opera automaticamente per 6 mesi entro i quali il processo sarà riassunto da o contro il successore a titolo universale, pena l’estinzione del giudizio. Questo perché non vi è un difensore che può dare notizia dell’evento interruttivo in sede processuale e quindi va tutelata la parte che è venuta meno. I 6 mesi decorrono dal momento in cui si è verificato l’evento e la C.C. ha specificato che tale decorrenza si ha dal momento in cui il soggetto è venuto a conoscenza dell’evento interruttivo. Art. 111: “se nel corso del processo si trasferisce il diritto controverso per atto tra vivi a titolo particolare, il processo prosegue tra le parti originarie. Se il trasferimento a titolo particolare avviene a causa di morte il processo è proseguito dal successore universale o in suo confronto. In ogni caso il successore a titolo particolare può intervenire o essere chiamato nel processo e, se le altre parti vi consentono, l’alienante o il successore universale può esserne estromesso. La sentenza pronunciata contro questi ultimi spiega sempre i suoi effetti anche contro il successore a titolo particolare ed è impugnabile anche da lui, salve le norme sull’acquisto in buona fede dei mobili e sulla trascrizione”. L’art. 111 riguarda l’ipotesi di successione a titolo particolare nel diritto controverso che può avvenire inter vivos ( 1° comma art. 111) o mortis causa ( 2° comma art. 111). Nel 1° comma abbiamo l’ipotesi in cui, pendente il processo, una delle parti aliena ad un terzo i beni oggetto del processo. Questa norma è importantissima in quanto l’ordinamento risponde ad una tutela fondamentale: se tale norma non ci fosse basterebbe, pendente la causa, alienare il bene controverso e non si riuscirebbe mai ad avere pienezza di tutela in relazione ad un diritto di azione. Questo problema è evidentemente percepibile con riferimento alla condizione dell’attore, ma si presenta anche nei confronti del convenuto il quale si vedrebbe conseguentemente esposto al rischio di una pluralità di azioni con riferimento al medesimo diritto. Il problema è risolto dall’ordinamento prevedendo nel 1° comma dell’art. 111 che: 1) il processo prosegua tra le parti originarie, per cui l’alienazione del bene non fa venir meno la legittimazione dell’alienante (perpetuatio legitimationis) 2) la sentenza pronunciata tra le parti originarie produce effetti anche nei confronti del successore a titolo particolare (terzo acquirente di quel determinato bene) Bisogna però precisare l’ambito di applicazione dell’art. 111 il quale prevede solo l’ipotesi di “trasferimento tra vivi a titolo particolare” significando che rimangono fuori gli acquisti a titolo originario. Sempre per quanto riguarda l’ambito di applicazione, il profilo che pone maggiori problemi è capire che cosa si intenda per “ diritto controverso”. In merito alla definizione di diritto controverso esistono in dottrina due diverse tesi una più ampia

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ed un’altra più ristretta che hanno importanti ricadute sotto il profilo dei poteri processuali del successore a titolo particolare. 1) tesi più ristretta: ritiene che il diritto controverso è solo ed esclusivamente lo specifico diritto fatto valere in giudizio (es. accertamento del diritto di proprietà – trasferimento, pendente il giudizio, del diritto di proprietà). 2) tesi più ampia: rientrerebbero anche le ipotesi in cui si ha una mera identità di quello che definiamo il petitum mediato (le azioni che hanno ad oggetto il medesimo bene della vita: es. domanda di esecuzione specifica del contratto o domanda di annullamento del contratto e trasferimento, pendente questo contratto, del diritto di proprietà). Rispetto all’ipotesi precedente non è lo stesso diritto controverso, ma il bene della vita (petitum mediato) è comunque in comune perché sarà sempre quel determinato bene immobile. L’oggetto del processo sarebbe la modificazione giuridica che io chiedo: costituzione del contratto art. 2932 o azione di annullamento, ma quel bene immobile oggetto del contratto è comune alle due azioni L’art. 111, pone altri due limiti ben precisi facendo una precisazione con riferimento ai beni mobili, ed una con riferimento ai beni immobili. Per i beni mobili fa comunque salvo l’acquisto a titolo originario di cui all’art. 1153 c.c., cioè se si possiede in buona fede, sulla base di un titolo astrattamente idoneo, la proprietà di quel determinato bene, anche se il dante causa non era a sua volta proprietario, l’acquisto è a titolo originario e non derivativo: se quel bene è oggetto del processo, il terzo acquirente prevale sulle parti del processo perché acquista a titolo originario e non derivativo. Per i beni immobili la limitazione è legata alle norme sulla trascrizione relativa a questi beni: trascrizione delle domande giudiziali ex artt. 2652 e 2653 c.c. Che funzione ha, questa trascrizione delle domande giudiziali? Ha una funzione per taluni versi analoga a quella dell’art. 111 ed ecco perché si pone qui il problema di delimitazione dei rapporti tra l’art. 111 e la trascrizione delle domande giudiziali. A cosa serve la trascrizione della domanda giudiziale? Ha efficacia prenotativa, perché la trascrizione della domanda giudiziale è legata alla trascrizione della sentenza e mi consente di prevalere su eventuali terzi che abbiano trascritto medio tempore durante la pendenza del processo: es. io propongo una domanda avente ad oggetto l’esecuzione specifica del contratto di cui all’art. 2932 c.c., se non esistesse la trascrizione della domanda giudiziale io correrei un rischio in pendenza del processo perché se il bene fosse alienato ad un terzo e questi trascrivesse prima della trascrizione della mia sentenza, in base alle norme sulla trascrizione prevarrebbe il terzo. Il legislatore, quindi, consente di trascrivere la domanda giudiziale introduttiva con efficacia prenotativa che si ricongiunge alla sentenza, per cui se medio tempore la parte vende il bene, questa trascrizione della domanda giudiziale sarà sempre antecedente rispetto alla trascrizione del

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terzo che, altrimenti, sarebbe antecedente rispetto alla trascrizione della sentenza. A seconda di come si costruisce l’ambito di applicazione dell’art. 111 (tesi estensiva o restrittiva), quindi, saranno differenti i rapporti con la trascrizione della domanda giudiziale: se si accoglie la tesi estensiva i conflitti con il terzo sono risolti direttamente all’interno dell’art. 111, se si accoglie la tesi restrittiva questi conflitti saranno risolti dalla trascrizione delle domande giudiziali: es. azione 2932 c.c. e trasferimento della proprietà, a rigore non sono lo stesso identico diritto però se si estende l’ambito di applicazione dell’art. 111, quel conflitto si risolve. Successione a titolo particolare di cui al secondo comma dell’art. 111 per mortis causa: il processo prosegue non nei confronti del successore a titolo particolare ma nei confronti del successore a titolo universale. Quando c’è un fenomeno successorio, nel processo succede sempre il successore a titolo universale anche se si tratta di legato; la ratio è che il processo non riguarda solo il singolo bene ma va ad impegnare tutto il patrimonio del soggetto, quindi è più corretto che il processo prosegua nei confronti del successore a titolo universale che non nei confronti del successore a titolo particolare. Quali sono i poteri che ha il successore a titolo particolare? 1) intervenire in giudizio e, quindi, intervenire nella causa originaria, cioè nel processo; 2) anche se non è intervenuto, può impugnare la sentenza. Che tipo di intervento spiega questo tipo di successore a titolo particolare? Spiega un intervento che è riconducibile ad una delle ipotesi dall’art. 105? A rigore NO, anche se talvolta si tende ad avvicinarlo all’intervento adesivo dipendente, perché qui non viene in rilievo un diritto dipendente, ma lo stesso diritto che gli è stato alienato: in questo caso il successore a titolo particolare non è legittimato straordinario ma è legittimato ordinario. Il successore è titolare di quel diritto, ed ecco perchè non è soggetto agli effetti riflessi della sentenza che si possono produrre rispetto ad un diritto dipendente, ma è soggetto agli effetti diretti della sentenza, che si producono nei confronti dello stesso diritto di cui è titolare. Quali sono i poteri del successore a titolo particolare? Se il successore a titolo particolare interviene nella fase avanzata potrà spendere solo quei poteri che sono possibili in tale fase e, quindi, il processo non regredirà.

Atti processuali in genere e loro invalidità.
Il processo in generale è una specie del più ampio concetto di procedimento che si caratterizza come una serie concatenata di atti che mirano a consentire la pronuncia di una sentenza da parte del giudice. Queste norme processuali sono analoghe alle norme sostanziali perchè attribuiscono comunque delle situazioni soggettive o, più semplicemente, attribuiscono alle parti i poteri processuali. I concetti di azione, difesa e giurisdizione, sono ricomprensivi di questi poteri processuali, rispettivamente facenti capo all’attore, al convenuto o al giudice.

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Es. il legislatore di ogni tempo si preoccupa sempre prima di disciplinare i requisiti di formacontenuto. Corrispondentemente ci sarà invalidità formale o extraformale di questi atti. perchè detta una disciplina di settore caso per caso. cioè come è disciplinata questa invalidità: una parte della dottrina ritiene che questa disciplina generale sia utilizzabile anche per colmare eventuali vuoti rispetto ai vizi relativi ai requisiti extraformali. Es. Quale che sia il processo che viene in rilievo. stessa). L’esercizio di questi poteri concatenati tra loro si estrinseca in determinati atti processuali in relazione ai quali il legislatore si preoccupa di disciplinare quelle che vengono qualificate come forma-contenuto. perchè non 70 . giurisdizione e competenza hanno un loro regime. i termini perentori entro i quali devono essere posti in essere (termini perentori di regola stabiliti dalla L. non si preoccupa solo di disciplinare la sequenza degli atti processuali. quanto che i soggetti che li pongono in essere siano muniti della legittimazione (es. cioè disciplinare in quale forma e con quale contenuto questi atti devono essere posti in essere. giurisdizione e competenza sono qualificabili come requisiti extraformali relativi al giudice. in terzo luogo che questi atti processuali siano posti in essere da soggetti muniti di requisiti qualificati come extraformali. ai fini del suo valido svolgimento. ma anche di disciplinare tanto i loro requisiti formali e di contenuto. il potere che si esercita ponendo in essere l’atto di citazione. poi di disciplinare la sequenza procedimentale di questi atti e. Requisiti formali: riguardano la forma degli atti. se del caso. ai fini del suo corretto svolgimento e della validità dei suoi atti. anche dal giudice ove ciò sia autorizzato dalla L. Es. L’esercizio di un potere è funzionale all’esercizio di un corrispondente potere di altra parte. Il legislatore di ogni tempo nel disciplinare un procedimento. sarà funzionale ai poteri che il convenuto può spendere nella comparsa di costituzione e così via fino ad arrivare al potere del giudice nel corso del processo e alla sentenza. nell’ambito di un procedimento nel quale tali poteri sono concatenati tra loro. e. Il legislatore si preoccupa di disciplinare in modo organico i requisiti di forma-contenuto degli atti processuali e l’invalidità di tali atti.L’estrinsecazione di questi poteri processuali si traduce in determinati atti processuali e la loro caratteristica fondamentale è di essere esercitati nel contraddittorio delle parti. Requisiti extraformali: riguardano la legittimazione dei soggetti che pongono in essere gli atti processuali. mentre non disciplina in modo organico la nullità extraformale. ossia di legittimazione. il giudice della giurisdizione e competenza). talvolta. la capacità della parte è requisito extraformale relativo alla parte. Per i requisiti di forma-contenuto il legislatore detta una serie di norme di carattere generale disciplinando prima quali siano e poi cosa succede se non sono rispettati.

gli eventuali vizi formali o extraformali del procedimento. il legislatore appresti una serie di strumenti per consentire che questi vizi possano sanarsi nell’ambito del procedimento e che il processo giunga ad una sentenza nel merito e non chiudersi prima esclusivamente.sempre il legislatore si preoccupa di disciplinarli in modo analitico (es. ma non gli eventuali vizi della volontà così come avviene sul piano civilistico. con riferimento ai requisiti formali e extraformali. Di regola il processo dovrebbe condurre al suo risultato che è quello di statuire nel merito in ordine al diritto controverso. che da questo punto di vista non avrebbe neanche rilevanza per questi atti la volontà in senso proprio di porre in essere l’atto stesso. anzi. si dice. nel senso che sarebbe rilevante l’assenza di volontarietà di porlo in essere. ma è un problema anche di contenuto dell’atto: ecco perchè si parla di requisiti di forma-contenuto. possono essere compiuti nella forma più idonea al raggiungimento del loro scopo”. Questa ricostruzione ha una certa rilevanza perchè avrebbe come ricaduta di estendere anche alla violazione di questi termini la disciplina prevista per le nullità di forma-contenuto. 158 – vizio di costituzione del giudice). si otterrebbe un principio di carattere generale secondo il quale il processo mira sempre a concludersi con una sentenza di merito e. estende la nozione di forma-contenuto anche ai termini entro i quali devono porsi in essere determinati atti. per i quali la legge non richiede forme determinate. ma anche il contenuto dell’atto. non se ne può parlare come la forma del contratto. Per quanto la norma rechi libertà delle forme. Questo evidenzia ancora di più la differenza che c’è tra un atto di diritto sostanziale. art. quindi. Come disciplina il legislatore questi requisiti di forma-contenuto? Li disciplina innanzitutto con delle norme di carattere generale e poi. Si dice.c. una parte della dottrina. Si vedrà come. 121 – libertà di forma: “gli atti del processo. Si tende a dire che da una serie di norme esistenti in materia. caso per caso. art. Anzitutto ci pensa una norma di carattere generale che è l’art. con riferimento a singoli atti. in rito. non è un problema di forma in senso proprio.. per il processo non si preoccupa di disciplinare la forma in senso proprio. Quali sono i requisiti di forma-contenuto degli atti processuali? Il legislatore processuale nel disciplinare la forma degli atti adotta un concetto di forma differente da quello civilistico (es. per il contratto). individua nel contempo un doppio limite a questa libertà: il primo limite sono i casi espressamente previsti dalla L. tipo il contratto. perchè ove essa preveda una 71 . a superare in linea di massima con una serie di meccanismi apprestati dal legislatore. e un atto processuale. al contempo. cioè stabilire chi ha ragione e chi torto e non concludersi con una mera sentenza procedimentale che dà conto dell’esistenza di un determinato vizio. Il dato fondamentale da tenere presente è che quando si parla di forma di un atto processuale. 1350 c.

la comparsa. ad es. l’oggetto. debbono essere sottoscritti dalla parte. come la citazione che è disciplinata in modo molto più analitico dall’art. 121 e norme successive che disciplinano una serie di altri atti processuali. tanto nell’originale quanto nelle copie da notificare. Su tutti. Per certi tipi di atti particolarmente rilevanti. se la nullità non è comminata dalla legge”. che disciplinano il contenuto minimale degli atti processuali. quindi. anche qui generali.. e. delle forme specifiche..”. l’esercizio dei poteri delle parti. diverso dalla forma degli atti di diritto sostanziale. interviene con norme ad hoc. il secondo è un limite di carattere generale che è il raggiungimento dello scopo. oppure dal difensore. Altrettanto dicasi per le norme immediatamente successive: . il ricorso. che vedremo essere il criterio principe nell’ambito della invalidità degli atti processuali. 125 – contenuto e sottoscrizione degli atti di parte: “salvo che la legge disponga altrimenti. 126 che si preoccupa di disciplinare il contenuto e le modalità di redazione del processo verbale. l’udienza è sempre diretta dal giudice e deve essere sempre redatto un processo verbale sotto la direzione di quest’ultimo e ad opera del cancelliere e da essi sottoscritto. che deve essere redatto nelle varie udienze ed è una formale attività dove si dà atto di quanto è successo nell’udienza stessa. Bisogna.art. avere presente qual è il concetto di requisito di forma-contenuto di un atto processuale. le ragioni della domanda e le conclusioni o l’istanza. La norma centrale in materia è l’art. il legislatore prevede una serie di norme. se essa sta in giudizio personalmente. 72 .. Indica in via generale un contenuto per tutti gli atti di parte. il controricorso. Il legislatore dice libertà delle forme ma: 1) purchè non siano previste espressamente dalla L. e come il legislatore si preoccupa di disciplinare questo requisito: norma di carattere generale art. 2) la forma utilizzata deve comunque essere idonea al raggiungimento dello scopo dell’atto processuale. 163. il precetto debbono indicare l’ufficio giudiziario. l’art. l’udienza di discussione è pubblica mentre le altre non lo sono. 156 – rilevanza della nullità – c. sotto il profilo degli elementi che in essi devono essere contenuti e sotto il profilo della sottoscrizione.artt. E’ una libertà molto temperata. Oltre questa regola di carattere generale. le parti. 1:”non può essere pronunciata la nullità per inosservanza di forme di alcun atto del processo. . la citazione. Vediamo come il legislatore disciplina l’invalidità degli atti processuali che costituiscono l’estrinsecazione.forma predeterminata e specifica bisogna rispettare tale forma. da 127 a 130 che disciplinano lo snodarsi del processo in una serie di udienze e indicano quali caratteristiche esse devono avere: es.

gradatamente. ma è il soggetto interessato a far valere questa invalidità nella prima istanza possibile. perchè la nullità potrebbe essere pronunciata solo nei casi in cui è prevista espressamente dalla L.. Qual è. Ecco perchè convalidazione soggettiva. perchè questo c. Andando avanti. lo scopo di ogni atto è quello di consentire alla controparte l’esercizio del corrispondente potere processuale. Es. L’art. l’atto non sia idoneo a raggiungere quel determinato scopo. invece. però.. che è titolare dei poteri processuali conseguenti: l’atto è invalido perchè lo prevede la L. La nullità non può essere opposta dalla parte che vi ha dato causa. Se ogni atto è espressione di un potere processuale e tutti i poteri processuali sono concatenati tra loro nell’ambito di un procedimento. 73 . o perchè non raggiunge lo scopo. 3. il c. atto di citazione: esercito il potere di cui è titolare l’attore. lo scopo è consentire al soggetto al quale quell’atto è destinato di esercitare il corrispondente potere. Qual è lo scopo di un atto processuale? Se è vero che i poteri processuali si traducono in atti processuali e che questi hanno tutti la caratteristica di essere concatenati tra loro. 156 indica una prima ipotesi di convalidazione che viene qualificata come convalidazione oggettiva. ma deve farlo nella prima istanza o difesa successiva all’atto o alla notizia di esso. se l’atto ha raggiunto lo scopo a cui è destinato”. 1 sembrerebbe che questa disciplina della nullità formale sia uniformata ad un criterio di rigido formalismo. che sarà funzionale al consentire al convenuto di esercitare i suoi poteri. disciplina quella che si qualifica come convalidazione soggettiva: “non può pronunciarsi la nullità senza istanza di parte.Leggendo questo c. nè da quella che vi ha rinunciato anche tacitamente”. Il c. se la legge non dispone che sia pronunciata d’ufficio. quindi. pur non essendo prevista dalla L. 2 dice: “può tuttavia essere pronunciata quando l’atto manca dei requisiti formali indispensabili per il raggiungimento dello scopo”. 3 indica quello che è il vero problema in materia di nullità: “la nullità non può mai essere pronunciata. il criterio principale a cui è uniformata l’invalidità degli atti processuali? Il criterio è quello dello scopo. altrimenti il vizio sarà sanato. 157 – rilevabilità e sanatoria della nullità. Oltre che nei casi espressamente previsti dalla L. ha smentito i commi precedenti. L’art. Far valere l’invalidità dell’atto è rimessa al soggetto destinatario dell’atto stesso. c’è un altro criterio fondamentale che è quello dello scopo: la nullità viene pronunciata anche nella ipotesi in cui. Soltanto la parte nel cui interesse è stabilito un requisito può opporre la nullità dell’atto per la mancanza del requisito stesso. cioè quella determinata nullità si sana quando l’atto abbia raggiunto il suo scopo.

157. Nel caso il convenuto non si costituisca 20 gg. offre una ulteriore indicazione. all'ufficiale giudiziario o al difensore. se non lo raggiunge. 183) si avrà una convalidazione soggettiva perché anche se lui non conosceva la data dell'udienza nulla gli impediva. violazione del principio del contraddittorio. il giudice. prima dell'udienza) comunque l'atto avrà raggiunto il suo scopo funzionale e quindi si avrà la convalidazione oggettiva. in questo caso questi termini minimi sono funzionali al fatto che il convenuto possa costituirsi tempestivamente nei termini previsti e vedremo che l'art. pone le spese della rinnovazione a carico del responsabile …". 74 . L'art. la rinnovazione degli atti ai quali la nullità si estende. di verificare tale data in tribunale: doveva almeno comparire nella prima udienza e rilevare il vizio secondo l'art.Convalidazione oggettiva art. 167 prevede che si possa fare 20 gg. 162). la regola generale sembrerebbe essere la rilevabilità solo su istanza di parte. Già il c. a garanzia dei principi fondamentali del processo vi è la rilevabilità d’ufficio della nullità da parte del giudice. non dispone che sia pronunciata d’ufficio”. ma ci sono delle ipotesi in cui la nullità è rilevabile anche d’ufficio – es. Per quanto riguarda l'atto di citazione c'è un distinguo tra vocatio iuris che attiene alla individuazione della udienza a cui il convenuto dovrà comparire e i termini minimi entro cui egli dovrà comparire che prima erano di 60 gg e ora sono 90 gg. è di regola rimesso al soggetto interessato far valere la nullità. E' un meccanismo che conferma quel principio di carattere generale secondo cui il processo tende sempre ad arrivare ad una sentenza di merito e non ad arrestarsi sul mero rito. Quale altro meccanismo di sanatoria ci indica il legislatore in merito alla validità? Ci offre il meccanismo della rinnovazione degli atti nulli (art. ed ecco la convalidazione soggettiva ex art 157. però. (termini minimi è il tempo concesso al convenuto per approntare la propria difesa). “Non può pronunciarsi nullità senza istanza di parte se la L. prima della fissazione dell'udienza. per potere. col provvedimento col quale la pronuncia. eccezioni in senso stretto o domande riconvenzionali. Se la nullità degli atti del processo è imputabile al cancelliere. proporre ad es. prima dell'udienza e neanche alla prima udienza (art. Vediamo un esempio della convalida soggettiva e oggettiva. quando sia possibile. cioè il distinguo tra nullità relativa e assoluta. 1 dice che ci sono delle ipotesi in cui la nullità può essere rilevata d’ufficio dal giudice e non rimessa solo ad istanza di parte: nullità assoluta ove sia rilevabile anche dal giudice. Mettiamo che l’attore non rispetti tali termini o ci sia un difetto nella indicazione della data dell'udienza. 3. 157. 162 dice " il giudice che produce la nullità deve disporre. avendo ricevuto la citazione. quando l’atto raggiunge il suo scopo o. Se il convenuto non si costituisce in questi termini non si può avere la convalidazione oggettiva. ma se si costituisce nei termini ( 20 gg. Questo art. 156 c. a pena di decadenza.

l’efficacia dell'atto retroagisce o no? Per la convalidazione soggettiva l'efficacia è retroattiva. Altra norma fondamentale in tema di invalidità è dettata dall'art. Una volta sanato l'atto viziato. quindi. la nullità di uno si trasmette all'altro. Se però tra questi atti c'è dipendenza. in questo caso il convenuto non può capire quale è il potere che deve esercitare nella difesa per cui gli effetti saranno ex-nunc (in modo non retroattivo). ritiene in prevalenza di affidare una efficacia retroattiva di questa sanatoria. c. in altre ipotesi è possibile individuare il potere ma può esserci un problema di termini. Esistono. naturalmente ci troviamo in una eccezione e non nella regola. Per la convalidazione oggettiva il discorso è molto più discusso. funziona come una rimessione interna con la quale il giudice dispone che sia rinnovata quella determinata attività. dunque. se l'atto non ha una forma idonea a produrre un determinato effetto ma ne produce uno diverso l'ordinamento fa comunque salvo quest’ultimo. quindi. La logica è quella di rinnovare l'atto nullo e proseguire nel processo per arrivare alla pronuncia di una sentenza di merito e non di chiudere il processo emettendo il rito. 1 dice che gli atti sono tutti concatenati tra di loro ma ciò non implica che la nullità di un atto si ripercuota su un atto antecedente semmai su quelli successivi. 159 nel disciplinare il rapporto tra un atto processuale e le parti dell'atto processuale è quella di salvaguardare il più possibile la validità e gli effetti di quell’atto. In sostanza ci può essere la caducazione dell'intero procedimento con ripercussione sull'atto ultimo che è la sentenza. sicuramente si esclude l'efficacia retroattiva es. 3 richiama la conversione dell'atto nullo. né di quelli successivi che ne sono indipendenti. Possiamo affermare che questa rinnovazione dell'atto nullo. 159 che recita: "la nullità di un atto non importa quella degli atti precedenti. l'atto può tuttavia produrre gli altri effetti ai quali è idoneo”. c'è un meccanismo previsto dall'ordinamento per rinnovarlo. La nullità di una parte dell'atto non colpisce le altre parti che ne sono dipendenti. La logica dell'art. 162 Ciò che il legislatore non ci dice è se la sanatoria opera retroattivamente o irretroattivamente. una serie di meccanismi che mirano a far fronte ad eventuali vizi che si presentino nell'ambito del procedimento e a sanarli: convalidazione oggettiva e soggettiva e rinnovazione degli atti nulli di cui all'art. Se il vizio impedisce un determinato effetto.Il primo comma di questo articolo ci dice. Come fa l'ordinamento per assicurare la stabilità degli atti? 75 . perché quando il vizio non consente più l'individuazione del potere. C. c. La dottrina. che quando viene in rilievo un atto nullo.: in un atto di citazione non si individua il diritto che si vuole far valere. 2 se alcune parti di un determinato atto sono completamente indipendenti da quelle affette da nullità si fanno salve.

che è sganciato dal principio di conversione dei motivi di nullità in motivi di impugnazione. 161 c. attiene ai vizi della costituzione del giudice che sono una cosa completamente diversa dalla competenza (che è il riparto dei compiti tra i vari uffici giudiziari). 158: "la nullità derivante da vizi relativi alla costituzione del giudice o all'intervento del P. 161 che sancisce il principio della conversione dei motivi di nullità in motivi di impugnazione. 161". Cosa significa insanabile? Insanabile in questo caso significa che non sarà soggetta alla convalidazione soggettiva ed oggettiva ma non sanabile alla radice in quanto è soggetta alla disposizione dell'art. entro un anno dalla pubblicazione della sentenza o 30 gg dalla notificazione della sentenza.1. si preoccupa di tre profili: 1) di indicare i requisiti di forma-contenuto degli atti.) o ritenerlo un vizio così grave da applicare la actio nullitatis. 76 .M. Termini processuali e preclusioni. Questo è un ulteriore meccanismo di chiusura a sanatoria di quei vizi che non si sono riusciti a sanare nel corso del procedimento. nel disciplinare il processo. 161: es. ed è l'ipotesi della mancata sottoscrizione della sentenza da parte del giudice che pone il dubbio sulla paternità di quell'atto. ci indica un vizio gravissimo della sentenza. quando è stato in giudizio un falso rappresentante. è insanabile e deve essere rilevata d'ufficio salva la diposizione dell'art. 1 dell’art. in caso di soggetto falsamente rappresentato cioè. I vizi si riferiscono alla composizione dell'Organo giudicante. si potrà far valere solo con l'appello e nei termini di cui all'appello. Il legislatore converte i motivi di nullità (actio nullitatis) in motivi di impugnazione nei termini di impugnazione: es. 83 ter disp. rapporto tra giudice monocratico e giudice collettivo. la sentenza resa all'esito di un processo di cognizione piena. L'art. 161 2 c. volta a far valere l' inesistenza di quella sentenza. dopo avere ottenuto con fatica una sentenza. Ogni legislatore processuale. rapporti tra sede principale del tribunale e sezioni distaccate (art.attu). 3) di individuare la sequenza temporale degli atti. bisogna capire se assoggettare questo tipo di vizio al principio di conversione dei motivi di nullità in motivi di impugnazione (di cui al 1 c. Se non esistesse questa norma. "… questa disposizione non si applica quando la sentenza manca della sottoscrizione del giudice". promuovendo una autonoma azione di accertamento negativo. decorsi quei termini si sanano tutti gli eventuali vizi. Di regola la dottrina ritiene che questa sia l’unica ipotesi tassativa mentre altri orientamenti individuano anche altre ipotesi di inesistenza. L'art. 2) di disciplinare i requisiti extraformali relativi ai soggetti che devono porre in essere questi atti.Lo fa con una norma fondamentale che è l'art. essa non sarebbe dotata di stabilità in quanto porterebbe con sé tutti i vizi del procedimento. cioè mette in discussione se l'abbia emessa proprio quel giudice. sganciate dal c.

Talvolta alla violazione di un termine può conseguire una decadenza. La legge processuale attribuisce un potere ma impone che lo si eserciti nell’ambito del processo entro un termine. è essenziale la presenza di termini e preclusioni che consentano l’ordinato suo svolgersi. l'acquiescenza risultante da accettazione espressa o da atti incompatibili con la volontà di avvalersi delle impugnazioni ammesse dalla legge ne esclude la proponibilità. Sono fenomeni distinti che hanno in comune la perdita di un potere processuale in capo alla parte.Per il processo. La preclusione attiene esclusivamente alle parti e va ad indicare una pluralità di fenomeni. . Cosa sono i termini e le preclusioni? Sono istituti che parzialmente si sovrappongono.art. Più spesso la preclusione è legata alla scadenza di un determinato termine e alla conseguente perdita di un determinato potere processuale che poteva essere esercitato solo entro quel termine. Per quanto riguarda i termini dilatori il compimento di un atto prima del termine fissato dal giudice ne determina sicuramente l’invalidità. . compimento di una attività incompatibile. o che. 77 . mentre non è assolutamente pacifico quali siano le conseguenze della violazione di un termine acceleratorio. si differenzia sotto il profilo soggettivo perché attiene non solo alle parti ma anche al giudice. 395. invece. 2. tanto con riferimento al giudice. perchè dove ad un determinato termine segue il verificarsi di una decadenza si ha un fenomeno sostanzialmente identico a quello causato dalla preclusione. invece. quindi. altre volte il concetto di preclusione è legato alla consumazione di un determinato potere processuale in quanto già esercitato: es. . se non lo si esercita entro quel termine si decade dall’esercizio di quel potere. Il termine. anche se non e' decorso il termine fissato dalla legge”. In relazione a questi termini acceleratori occorre introdurre il distinguo tra ordinatori e perentori. tanto con riferimento alle parti. ed è qui che i due distinti istituti parzialmente si sovrappongono. 3 e 6 dell'art. L'impugnazione parziale importa acquiescenza alle parti della sentenza non impugnate”: aver fatto acquiescenza rispetto a determinati capi della sentenza non consente poi di impugnarla.art. I termini si distinguono tradizionalmente in: . 329. come la acquiescenza per l’appello: “Salvi i casi di cui ai numeri 1.termini legali e termini giudiziari: a seconda se trovino il loro fondamento nella legge o in una previsione da parte del giudice.termini dilatori e termini acceleratori: a seconda che il legislatore voglia che una attività non sia prevista entro un termine (dilatorio). 358: " L'appello dichiarato inammissibile o improcedibile non puo' essere riproposto. I termini possono regolare lo svolgimento del processo e il compimento di una serie di attività che vanno svolte al suo interno. sia necessariamente possa in essere entro un termine (acceleratorio).

Con riferimento al processo sono talvolta agganciati ad una sua fase: es. potrebbe conseguire una decadenza da quel determinato potere. quando il termine è espresso in mesi il termine finirà nel giorno del mese di scadenza corrispondente al giorno iniziale (dies a quo) i giorni festivi si computano nel termine. mentre alla violazione del termine meramente ordinatorio non conseguirebbe alcuna decadenza. nel senso che i termini perentori sono improrogabili e i termini ordinatori sono prorogabili. i quali. 153 e 154 cpc. la proposizione di eccezioni in senso stretto. si osserva il calendario comune. quindi se il termine cade in un giorno festivo viene prorogato al successivo non festivo. 155 nel computo dei termini vanno considerate le seguenti regole: • quando si tratti di termine ad ore o a giorni. recano l’improrogabilità dei termini perentori e la prorogabilità dei termini ordinatori. si tiene conto dell'ora e del giorno finale (dies ad quem) a meno che la legge non discorra espressamente di termine libero (in questo caso si include nel termine anche il giorno iniziale) • • • per il computo dei termini a mesi o ad anni. mentre i termini ordinatori sarebbero da questo punto vista innocui. ecc. allo svolgimento di talune attività difensive come la domanda riconvenzionale. salvo che la legge li qualifichi espressamente come perentori. mentre secondo un’altra parte della dottrina e della giurisprudenza il distinguo risiederebbe anche nelle conseguenze legate alla violazione di tali termini. Su cosa non vi è uniformità di vedute? Secondo una parte della dottrina la distinzione tra termini perentori e termini ordinatori. se si tratta di 78 . o che spetti al giudice fissare dei termini perentori. la chiamata del terzo. Di regola i termini sono ordinatori. Solo ai termini perentori. 2963 del cc in tema di prescrizione.. secondo questa parte della giurisprudenza. In questi casi non ci sono problemi ai fini dell’individuazione del termine e ci sono d’ausilio due norme: l’art. Bisogna distinguere se un processo è già iniziato o debba ancora iniziare: per i processi già iniziati la sospensione feriale comporta l'allungamento dei termini per eventuali decadenze. cioè al termine per costituirsi in giudizio per il convenuto. una prima indicazione di sicuro distinguo ci viene indicata dagli artt. I termini ordinatori si distinguono dai termini perentori in relazione alla loro prorogabilità o meno. In riferimento ai termini bisogna ricordare che per consentire ai magistrati di godere delle ferie è stabilito che le attività processuali siano sospese ogni anno dal 1 agosto al 15 settembre (46 gg). Secondo l'art.Termini ordinatori e perentori. nel regime dell’incompetenza abbiamo visto entro quale fase del processo è possibile rilevarla. risiederebbe esclusivamente in questo dato (prorogabilità e improrogabilità). rispettivamente. 155 (disciplina il computo dei termini) e l’art. di 46 gg. o ancora come i termini siano agganciati alla comparsa di risposta. Secondo questa seconda tesi solo ai termini perentori può conseguire la decadenza di un potere.

non prevedeva un rimedio di carattere generale di remissione in termini. L'opposizione non è più ammessa decorsi dieci giorni dal primo atto di esecuzione". Su tutte. Perché? Perché se esistono delle preclusioni e se esiste la necessità di esercitare un potere entro un termine a pena di decadenza. L’art. quindi.. 1 è stato ritenuto illegittimo). o alla irregolarità della notificazione. invece. Altre due ipotesi specifiche sono quelle di cui agli artt. In questo caso l'esecutorietà può essere sospesa a norma dell'articolo precedente. Questo art. 650 e 668. Cosa è la remissione in termini? Il processo è scandito da una serie di termini o preclusioni. aveva previsto solo delle ipotesi specifiche di remissione in termini. nel senso che già nella fase introduttiva si vuole che le parti svolgano una serie di attività a pena di decadenza. il soggetto. l’ipotesi di cui all’articolo 294: "Il contumace che si costituisce può chiedere al giudice istruttore di essere ammesso a compiere attività che gli sarebbero precluse. è necessario che il sistema conosca un rimedio di remissione in termini nell’ipotesi in cui il loro mancato rispetto sia dovuto a causa non imputabile al soggetto: la remissione in termini consente a chi sia incorso in una decadenza per causa a lui non imputabile di essere rimesso nei termini. o molto meno rigide. ma perché non ha avuto comunicazione dell’atto introduttivo. Vi sono dei procedimenti in cui la sospensione non si applica e sono quelli che il legislatore ha considerato di particolare urgenza come le controversi di lavoro e assistenza e previdenza obbligatoria. se prova di non averne avuta tempestiva conoscenza per irregolarità della notificazione o per caso fortuito o forza maggiore (il c. Da questo punto di vista come si è comportato il nostro codice del 40? Il codice del 40. nella sua versione originale. che disciplina la cosiddetta contumacia involontaria. Alla presenza dei termini e preclusioni è imprescindibilmente legato l’istituto della remissione in termini. cioè di poter svolgere quel potere che ha perso per causa a lui non imputabile. prevede espressamente la possibilità di fare opposizione nei casi in cui rilevi un caso fortuito. 650 . o la forza maggiore. viene differito al 16 settembre. viene rimesso 79 . il codice del 40. Con la contumacia involontaria il soggetto è stato dichiarato contumace non perché l’abbia voluto. se dimostra che la nullità della citazione o della sua notificazione gli ha impedito di avere conoscenza del processo o che la costituzione è stata impedita da causa a lui non imputabile". come invece era ed è previsto per il processo penale ed il processo amministrativo che conoscono una disposizione di carattere generale che mira a coprire tutte le possibili ipotesi dei vari termini presenti nel processo.un giudizio che deve iniziare durante il periodo di sospensione. Esaminando il processo si vedrà come questi termini e preclusioni possano essere molto rigide.opposizione tardiva: "L'intimato può fare opposizione anche dopo scaduto il termine fissato nel decreto.

Gli effetti della remissione in termini riguardano la possibilità di spendere i poteri processuali persi. questa norma generale opererà come strumento di remissione in termini per una serie di situazioni e di poteri processuali: es.nei termini per l’esercizio del potere di proporre opposizione. restano fuori. analogamente fa l’art. Adeguatamente interpretata. pertanto. cioè ha sancito l’incostituzionalità di norme processuali ove la decorrenza del termine. non se le è sentita di andare ad incidere sull’articolo 153. si vuole che egli sia rimesso in termini. 184/bis: “la parte costituita che dimostra di essere incorsa in decadenza per causa ad essa non imputabile può chiedere di essere rimessa in termini”.”. che una volta rimessa in termini una parte nell’esercizio di un potere processuale. ma a causa a lui non imputabile. Con la novella del 90 è stata inserita una nozione specifica di remissione in termini con l’art. non si fa più riferimento al caso fortuito o alla causa di forza maggiore. con una serie di pronunce. 668 in tema di sfratto esecutivo. 294 utilizza una formula diversa ma la logica in cui ci si muove è comunque la medesima. termine per impugnare la sentenza. cioè sulla improrogabilità dei termini perentori. Esso dice: “il contumace che si costituisce……. La C. è possibile. ma è intervenuta sulla decorrenza del dies a quo.C. tenendo in considerazione che i poteri processuali non sono esercitati isolatamente. era legata al mero verificarsi dell’evento e non alla sua conoscenza effettiva. ha ampliato l’ambito di applicazione delle norme esistenti intervenendo in particolare sugli artt.C.. 294 che è un procedimento su ricorso della parte sul quale il giudice dovrà valutare la verosimiglianza dei fatti allegati dal soggetto che adduce di essere incorso in decadenza per causa a lui non imputabile. automaticamente dovrà essere rimessa in termini la parte che dovrà esercitare il corrispondente potere processuale. quindi. nella fase introduttiva del processo di cognizione ordinario una serie di attività devono essere poste in tale fase a pena di decadenza. L’articolo 184/ bis non ha introdotto un autonoma disciplina ma ha richiamato il procedimento di cui all’art. L’art. che avrebbe assicurato una rimessione in termini di carattere generale. la logica è sempre la stessa perchè nel momento in cui non si ha conoscenza del processo o la costituzione in giudizio sia stata impedita da causa non imputabile al soggetto. cui era agganciata la preclusione. Il concetto di causa non imputabile è un’ipotesi alla quale ricorre il legislatore esprimendo un concetto giuridico indeterminato con una clausola generale che spetta al giudice concretizzare con l’applicazione alle singole fattispecie concrete. se il soggetto non le pone in essere per causa a lui non imputabile può scattare questo rimedio. 80 . La rimessione in termini vale per i poteri processuali interni al processo. Che significa? Significa dare la possibilità di esercitare quei poteri altrimenti preclusi (preclusione). i termini processuali che vanno al di fuori del processo: es. 650 e 668 ed è intervenuta sulla decorrenza del dies a a quo. La C.

deve contenere: 1) L’indicazione del giudice che l’ha pronunciata 2) L’indicazione delle parti e dei loro difensori 81 . La sentenza. dunque. accogliendola o rigettandola. ogni volta debba decidere sulla domanda e. 131 cpc. non necessariamente nella fase finale del processo. Le sentenze possono essere: .di merito o processuali a seconda che statuiscano sul merito della controversia (fondatezza o infondatezza della domanda) o su questioni processuali.I provvedimenti del giudice I possibili provvedimenti del giudice sono: la sentenza l’ordinanza il decreto che trovano il loro riferimento normativo nell’art. Se si tratta di sentenza di merito passata in giudicato. La sentenza di merito è quella che pronuncia sulla fondatezza della domanda. incompetenza. decisorio) prescritto dal legislatore. secondo quanto previsto dall’art. In questi casi la sentenza sarà definitiva o non definitiva a secondo del modo in cui il giudice risolve la questione: se egli ritiene di essere incompetente pronuncerà una sentenza definitiva.d.definitive o non definitive legate proprio alla possibilità che il giudice esamini ed elimini determinate questioni pregiudiziali di rito o di merito. 2909 c. se invece ritiene di essere competente pronuncia sentenza non definitiva perché dovrà proseguire per occuparsi del merito della controversia. La peculiarità della sentenza sta nel suo regime di "stabilità": una volta pronunciata dal giudice essa vincola il giudice stesso e le parti e può essere modificata solo attraverso le impugnazioni consentite entro determinati limiti temporali. Dei tre la sentenza è il provvedimento più complesso e completo ed è quello che viene normalmente utilizzato per definire il giudizio. una ordinanza o un decreto ed in assenza di riferimento normativo sarà il giudice a stabilire quale sia il provvedimento più congruo.) fa stato a ogni effetto tra le parti. ecc.). mentre la sentenza processuale verte esclusivamente su questioni attinenti al processo. Viene anche utilizzata per definire determinate questioni pregiudiziali (es. i loro eredi o aventi causa.c. dedotto in giudizio. . cioè per statuire sul merito della controversia. sulla esistenza o meno di un diritto o status. La sentenza è il tipo di provvedimento (c. In linea generale è la legge che stabilisce quando il giudice debba emettere una sentenza. carenza di giurisdizione. di rito o di merito. 132 cpc. essa (art.

inoltre deve essere sottoscritta.M.3) Conclusioni del P. essa è l'elemento formale che consente di ricollegare la decisione all'ufficio giudiziario e che segna il momento in cui la sentenza viene giuridicamente in vita e diventa immodificabile. 134 prevede che l’ordinanza debba essere succintamente motivata. ecc. Fino alla pubblicazione la sentenza è un atto puramente interno ed in caso di ius superveniens. il giudice ha il potere-dovere di adeguare la decisione alla nuova norma applicabile alla fattispecie.). invece. 134 e 135. Il decreto viene talvolta utilizzato dal Presidente del Tribunale per motivi meramente organizzativi dell’ufficio. e delle parti 4) Concisa esposizione dello svolgimento del processo e dei motivi in fatto e in diritto della decisione (motivazioni che documentano l'iter logico delle conclusioni) 5) Il dispositivo. L’art. La prima è che il decreto non deve essere motivato e non presuppone il previo contraddittorio tra le parti. Il contenuto e le caratteristiche dell’ordinanza e del decreto sono individuate rispettivamente dagli artt. mentre le motivazioni sono le argomentazioni sulla cui base il giudice ha raggiunto quella determinata conclusione. la data della deliberazione e la sottoscrizione del giudice. Bisogna poi sottolineare che la sentenza ha sempre una doppia data: quella in cui è stata deliberata e quella in cui è stata pubblicata. Sia l’ordinanza che il decreto servono per risolvere questioni che possono essere interne al processo (ammissibilità o meno di un mezzo di prova) o esterne al processo (procedimenti in 82 . è pronunciata previo contraddittorio delle parti e può essere pronunciata in udienza o fuori udienza. Il regime dell’ordinanza è revocabile e modificabile sempre da parte del giudice che l’ha pronunciata e questa è la fondamentale differenza con la sentenza che. In caso di organo collegiale la sentenza non deve essere sottoscritta da tutti i componenti il collegio ma solo dal presidente e dall’estensore. Il decreto è più vicino alla figura dell’ordinanza che alla sentenza. assegna una serie di termini per l’esercizio di poteri processuali. Il dispositivo è ciò che il giudice ha deciso. ma vi sono comunque delle differenze. Nell’ambito del processo l’ordinanza ed il decreto possono svolgere una pluralità di funzioni perché sono innanzitutto lo strumento che il giudice utilizza per dare una serie di disposizioni in ordine al suo ordinato svolgimento (fissa le udienze. Con la pubblicazione la sentenza acquista rilevanza giuridica. nel caso queste due figure coincidano con un unico soggetto la sentenza sarà sottoscritta solo da questo ultimo. non è mai revocabile o modificabile dal giudice che l’ha emessa ma è modificabile solo ricorrendo ai mezzi di impugnazione ordinaria.

163 . Per i mezzi di impugnazione la questione è più delicata. Per un certo verso è una soluzione un po’ preoccupante perché impone alla parte di sindacare volta per volta di fronte a che tipo di provvedimento si trova. Art. La giurisprudenza adotta questo criterio perchè è molta preoccupata che la parte possa perdere il mezzo di impugnazione ordinario: es. Invalidità dell’atto di citazione Il legislatore con riferimento a determinati atti detta specifici requisiti di forma – contenuto e uno specifico regime di invalidità. non sono previste possibilità di impugnazioni. su quelle del provvedimento che è stato adottato o del provvedimento che avrebbe dovuto essere adottato? L’impostazione prevalente ai fini della validità.atto di citazione e dell’art. La validità di questo provvedimento su quali regole la dobbiamo individuare. il mezzo di impugnazione sarà quello della sentenza.camera di consiglio) Infine mentre per la sentenza il legislatore predispone un complesso articolato di impugnazioni. 164 – sua invalidità. 163 . ritiene si debba guardare al tipo di provvedimento che doveva essere adottato. perchè se il provvedimento ha sostanza di sentenza pur essendo decreto.contenuto della citazione: “La domanda si propone mediante citazione a comparire a udienza fissa …. L’ipotesi più significativa è sicuramente quella dell’art. quello del provvedimento che è stato adottato o di quello che avrebbe dovuto essere adottato? Perchè se è una sentenza ci sono i mezzi di impugnazione ordinaria. sia la dottrina che la giurisprudenza prevalenti ritengono che l’aver adottato un provvedimento di forma diversa da quella prescritta dalla L. se sono decreto o ordinanza sono revocabili o modificabili da parte del lo stesso giudice." La differenza tra citazione e ricorso. viceversa non conserverà la validità. indipendentemente dalla loro eventuale modifica o revoca (ove consentite). ipotesi in cui il giudice doveva emettere la sentenza e per sbaglio ha emesso l’ordinanza o il decreto. è: 83 . anche se sono possibili i "reclami". se valesse la forma del provvedimento la parte perderebbe la possibilità di impugnare l’atto perchè è stato emesso decreto anzichè sentenza. Che succede se il giudice invece di adottare la sentenza pronuncia ordinanza o decreto e viceversa ? L’aver adottato un provvedimento erroneo è motivo di invalidità ? No. Qual è il regime di impugnazione di questo provvedimento. nei confronti dell'ordinanza e del decreto. non è motivo di invalidità. per cui se è stata adottata la sentenza al posto dell’ordinanza il provvedimento è quasi sempre salvo. Ecco perchè la sostanza prevale sulla forma. in dottrina si dice che “c’è la prevalenza della sostanza sulla forma”.

se il luogo della notificazione si trova in Italia o a 150 gg. cognome e residenza dell'attore. nome. Il n. dinanzi al giudice designato ai sensi dell'art.un primo limite è la fissazione annuale da parte del Presidente del Tribunale di un calendario in cui sono indicate le date delle prime udienze di cui l’attore dovrebbe tener conto. 167. 163 bis. prima in caso di abbreviazione dei termini. .la cosa più importante di cui deve tenerne conto l’attore. Se attore o convenuto sono persona giuridica. 6) nome e cognome del procuratore e indicazione della procura. 1 è dedicato all’indicazione dell’ufficio giudiziario cui è rivolta la domanda. non inferiori a 90 gg. 163? Il c. Il n. 4) esposizione dei fatti e degli elementi di diritto costituenti le ragioni della domanda. se non ne dovesse tenere conto. cognome. onde assicurare al convenuto di poter apprestare le sue difese. se il luogo della notificazione si trova all’estero Per motivi di urgenza tanto l’attore che il convenuto possono richiedere che questi termini siano ridotti alla metà. ai sensi e nelle forme stabilite dall'art. Tra il giorno della notificazione della citazione e quello dell’udienza di comparizione devono intercorrere termini liberi. 84 .1) nella citazione è lo stesso attore che fissa l’udienza ma per fare questo ha dei limiti: . Qual è il contenuto dell’atto di citazione indicato dall’art. con l'indicazione dell'organo o ufficio che ne ha la rappresentanza in giudizio. dall'udienza indicata. residenza o domicilio o dimora del convenuto e delle persone che rispettivamente li rappresentano o li assistono. 2 riguarda le parti di questa causa cioè l’individuazione dell’attore e del convenuto. qualora questa sia stata già rilasciata. 2) nome. 2 di questo art. 5) indicazione specifica dei mezzi di prova dei quali l'attore intende valersi e in particolare dei documenti che offre in comunicazione. 163 indica la fissazione del calendario che il Presidente del Tribunale stabilisce al principio dell’anno giudiziario. invito al convenuto a costituirsi nel termine di 20 gg. però. sono i termini minimi a comparire di cui all’art. la citazione deve contenere la denominazione o la ditta. con le relative conclusioni. ed a comparire nell'udienza indicata. 166. ossia deve lasciare necessariamente il decorso di un numero di giorni. non c’è un meccanismo sanzionatorio ma piuttosto un meccanismo legale tendente a ricondurre la data indicata dall’attore alla data effettiva di prima udienza. 7) indicazione del giorno dell'udienza di comparizione. Il contenuto dell’atto è indicato nel c. 168-bis. 3) determinazione della cosa oggetto della domanda. con l'avvertimento che la costituzione oltre i suddetti termini implica le decadenze di cui all'art. così come modificati dalla riforma del 2005. 3: 1) indicazione del tribunale davanti al quale la domanda è proposta. un'associazione non riconosciuta o un comitato. ovvero di 10 gg.

4 per gli elementi che non sono indispensabili all’individuazione del diritto. ovvero 10 gg. 5 . Il n. l’ufficio giudiziario dinanzi al quale presentarsi. ecc…. sempre indicati su tutti i testi. richiedendo gli elementi di diritto e in generale gli elementi di fatto. 2 sotto il profilo soggettivo. 4 è sicuramente la causa petendi. si possono ricondurre e vengono comunemente ricondotti dalla dottrina in tre fondamentali sottoatti. ma che sono comunque richiesti affinchè il processo in 85 . sicuramente. si chiede all’attore di indicare questi elementi ma egli lo deve necessariamente fare a pena di decadenza. parte della dottrina affianca sempre un terzo sottoatto preparatorio dell’udienza nel quale rientra in parte il n. Il minimum essenziale che rientra in questo n. cioè il tipo di provvedimento richiesto al giudice. Il n. 3 individua sicuramente il petitum mediato (singolo bene della vita). 1. cioè volto proprio alla chiamata in giudizio della controparte. però.nome e cognome del procuratore e indicazione della procura. cioè la norma da applicare al fatto la individua il giudice il quale lo qualifica giuridicamente. prima in caso di abbreviazione dei termini ed a comparire dinanzi al giudice designato ai sensi dell’art. 4. Tutti questi elementi che sono stati indicati. cioè petitum e causa petendi che sono gli elementi identificativi della domanda giudiziale. prima dell’udienza stessa. cioè si dice che l’atto di citazione. dal n. nel predisporre l’atto di citazione deve dare una indicazione dettagliata delle norme che ritiene applicabili a quella fattispecie e di tutti gli elementi fattuali anche se vanno aldilà degli elementi indispensabili o necessari. di condanna. 167 (comparsa di risposta).Il n. perché le decadenze legate ai mezzi istruttori sono agganciate ad una fase successiva del processo. 7 nella misura in cui è indicata l’udienza e l’invito a costituirsi. gli elementi fondamentali di questo atto sono dati dal n. 7 . sono meno importanti in quanto vige il principio iura novit curia.questo non è assolutamente previsto a pena di decadenza. quali la causa petendi. cioè l’indicazione dei fatti costitutivi del diritto fatto valere. si richiede anche l’indicazione degli elementi di fatto non necessari per identificare il diritto e degli elementi di diritto che vedremo sono funzionali alla preparazione della prima udienza. costitutivo. qualora sia stata già rilasciata. 2) atto della vocatio in ius. L’attore. riguardo al suo contenuto si può scomporre in tre sottoatti: 1) l’atto di esercizio dell’azione. comunque. si dice che il numero tre conterrebbe anche il petitum immediato. non si richiede solo questo perché. A questi due sottoatti fondamentali. cioè colui che fa fatto valere il diritto) ed i nn. Il n.indicazione specifica dei mezzi di prova . In dottrina. che comprenderà il n. con l’avvertimento che la costituzione oltre i suddetti termini implica le decadenze di cui all’art. perché parla di cosa oggetto della domanda. ma si fa riferimento anche agli elementi di diritto che. ai sensi e nelle forme stabilite dall’art. però. 166. 6 . Il n. di mero accertamento. 168 bis (designazione del giudice istruttore).indicazione del giorno dell’udienza di comparizione. 3 e 4 sotto il profilo oggettivo. invito al convenuto a costituirsi nel termine di 20 gg. 4 indica la causa petendi. 2 nella misura in cui viene individuato il convenuto e dal n. in questo n. ad identificare il diritto fatto valere in giudizio.

i secondi tre commi quali sono i vizi dell’editio actionis e come sono disciplinati.il convenuto si costituisce. comunque. Si trovano gli elementi dei nn.. se manca l'indicazione della data dell'udienza di comparizione. la fissazione dell’udienza. infine. se non lo fa.prevede un regime differente a seconda che i vizi attendano alla vocatio in ius o all’editio actionis.). L’atto preparatorio dell’udienza.. 1. 2 e 7 In riferimento al vizio della dell'art. Altra sanatoria con efficacia retroattiva è legata alla possibilità che il convenuto non si costituisca. cioè i suoi effetti sostanziali e processuali si produrranno sin dal momento in cui è stato originariamente posto in essere.generale possa svolgersi in modo ordinato. se è stato assegnato un termine a comparire inferiore a quello stabilito dalla legge ovvero se manca l'avvertimento previsto dal numero 7) dell'articolo 163. al giudice ed il suo scopo fondamentale è di consentirgli l’esercizio di quei poteri giurisdizionali di cui è titolare che trova espressione riassuntiva nel termine giurisdizione Il sottoatto vocatio in ius è indirizzato al convenuto ed è funzionale a che egli possa esercitare tutte le proprie difese (i termini minimi a comparire. prima che alla controparte. L’atto di esercizio dell’azione è diretto. L’art. invece. se non è stata indicata la data dell’udienza o non sono stati rispettati i termini minimi a comparire e.. Prima possibilità di sanatoria . ecc. per cui l’atto stesso sarà sanato e avrà efficacia retroattiva. 163 che sono elementi della vocatio in ius. La sanatoria si ha o per mezzo della costituzione del convenuto o per mezzo della rinnovazione dell’atto nullo. 164 . Qual è lo scopo di questi sottoatti? Ogni atto processuale ha uno scopo. cioè si possa arrivare alla prima udienza con la conoscenza di tutti i fatti e con l’individuazione delle norme che ciascuna parte pone a fondamento delle proprie pretese.i primi tre commi ci indicano quali sono i vizi della vocatio in ius e come sono disciplinati . vocatio in ius il legislatore fa leva sulla possibilità che si costituisca il convenuto e da rilevanza a questa costituzione come possibile strumento di sanatoria di questo vizio. in questo caso il legislatore ricorre alla rinnovazione dell’atto nullo e se l’attore rinnova la citazione si ha una sanatoria con efficacia retroattiva. si avrà la cancellazione della causa dal ruolo e l’estinzione del giudizio. è funzionale all’ordinato svolgimento del processo tanto per l’esercizio dei poteri delle parti che del giudice. il convenuto si costituisce. . l’avvertimento a costituirsi a pena di decadenza. 164: "La citazione è nulla se è omesso o risulta assolutamente incerto alcuno dei requisiti stabiliti nei numeri 1) e 2) dell'articolo 163. ". se pur in modo invalido.invalidità dell’atto di citazione . Art. Qual è la disciplina prevista per editio actionis? 86 . sanatoria retroattiva per effetto della mera costituzione del convenuto: es. ciò consente all’atto di raggiungere il suo scopo.

rilevata la nullità. anche in questo caso. 163 rientrino esclusivamente i diritti eterodeterminati o anche quelli autodeterminati: . al contrario si avrà la cancellazione della causa dal ruolo e estinzione del processo. Se il convenuto rimane contumace. diritti assoluti) sono quelli in cui è essenziale il fatto costitutivo. Restano ferme le decadenze maturate e salvi i diritti acquisiti anteriormente alla integrazione". . il giudice ordina all’attore l’integrazione della domanda nella parte carente. non produce una efficacia retroattiva a differenza dei vizi della vocatio in ius .la mera costituzione del convenuto non può sanare i vizi perché è necessario che l'attore integri l'atto originario. 4 dell’art. il giudice. 87 . in caso l’atto venga sanato. 4 dell’art. . 4 dello stesso art. fissa al convenuto un termine perentorio per integrarla. i suoi effetti sostanziali e processuali si produrranno dal momento della sanatoria e non retroattivamente. 3 dell’art. 2 recita: “…" A pena di decadenza deve proporre le eventuali domande riconvenzionali e le eccezioni processuali e di merito che non siano rilevabili d'ufficio. La sanatoria del vizio. Il c. Come si ottiene la sanatoria di questo atto se non è sufficiente la mera costituzione del convenuto ? Se il convenuto si costituisce. se l’attore ottempera scatta il meccanismo di sanatoria se pur con efficacia non retroattiva. ovvero gli elementi relativi alla causa petendi e al petitum. al contrario si avrà la cancellazione della causa dal ruolo e estinzione del processo. 163 ovvero se manca l’esposizione dei fatti di cui al n. Invalidità della domanda riconvenzionale L’atto citazione è l’atto introduttivo del giudizio che fa capo all’attore.Il c. 164 individua quali sono i vizi: "…la citazione è altresì nulla se è omesso o risulta assolutamente incerto il requisito stabilito dal n. cioè. Quindi: per i vizi dell’editio actionis la sanatoria non è mai retroattiva ma si produce ex nunc e la costituzione del convenuto non è mai sufficiente a determinarla perchè è sempre necessaria un’attività di integrazione dell’atto originario che sia disposta dal giudice. Qual è il regime di questa domanda riconvenzionale ? Il giudice rileva d’ufficio la nullità e fissa al convenuto un termine perentorio per integrare la domanda riconvenzionale. analogamente a quanto fa il giudice quando si trova di fronte a un vizio di editio actionis. In questo caso il dato fondamentale è che: . Se è omesso o risulta assolutamente incerto l'oggetto o il titolo della domanda riconvenzionale. 167. e si discute se produca invalidità la mancata indicazione di tale fatto costitutivo in relazione al fatti che questi sono diritti che si individuano prescindendo dal fatto costitutivo. È discusso se nel n.la sanatoria non è retroattiva ma si verifica ex nunc e non ex tunc.diritti autodeterminati (diritto di proprietà. cioè quando chiede all’attore di integrare la domanda. la comparsa di risposta è l’atto con cui risponde il convenuto ed il suo contenuto è indicato dall’art. il giudice ordina un termine per la rinnovazione e l’integrazione dell’atto: se ciò avviene si ha la sanatoria con efficacia non retroattiva.".

se al contrario non ottempera. 163 all'art. 88 . esso può avere ad oggetto qualsivoglia diritto. la domanda si chiuderà in rito ovvero non verrà presa nel merito. Il processo di cognizione ordinaria.. Il processo di cognizione ordinaria è quel processo che riesce ad assicurare quel fondamentale diritto di azione garantito dall'art. Il nostro studio è quello di seguire le diverse fasi del processo: fase di instaurazione. fase preparatoria e di transazione. si debba far riferimento al regime proprio del rito che si sarebbe dovuto utilizzare. l’art. salvo che sia altrimenti disposto. presumeva il deposito: in questo modo avrò perso la possibilità di proporre l’azione. Il processo di cognizione ordinaria si svolge davanti al Tribunale che. 24 Cost.p. se pur con efficacia non retroattiva. n.d. ma in mancanza di specifici strumenti di tutela è consentito alle parti di attivare questo processo di cognizione ordinaria disciplinato dal Libro II del c.Se il convenuto ottempera a quanto disposto dal giudice il vizio si sana. l’atto che avrei dovuto utilizzare. al contrario. fase istruttoria e fase della decisione. revocazione e in quelle conseguenti a dichiarazioni tardive di crediti di cui al r. impugnazione. si potrebbe pensare di aver salvaguardato la decadenza con la notificazione mentre. Altro vizio che può venir in rilievo è l’utilizzazione di un rito diverso da quello previsto. sorgono problemi riguardo alla decadenza perchè per il ricorso avrà effetto dal deposito. analogamente a quanto previsto per gli atti del giudice. Nel caso in cui si utilizzi il l’atto di citazione anzichè il ricorso. cioè il ricorso. Che succede se si utilizzo un rito anziché un altro ? La giurisprudenza ritiene che la mera utilizzazione di un rito diverso non è motivo di invalidità e che. Qual è la differenza tra rito lavoro e rito ordinario ? Il rito del lavoro si introduce con ricorso mentre il rito ordinario si introduce con atto di citazione. 310. 50 bis cpc: "Il tribunale giudica in composizione collegiale: 1) nelle cause nelle quali è obbligatorio l'intervento del pubblico ministero.c. con la riforma del 1998. 267 e alle altre leggi speciali disciplinanti la liquidazione coatta amministrativa. da parte dell’attore. Se si propone un atto di citazione anzichè un ricorso. in questo caso. giudica in composizione monocratica e solo in casi eccezionali giudica in modo collegiale: art. intitolato “Del Processo di Cognizione” che va dall’art. L'ordinamento appresta specifici processi in relazione a determinati tipi di diritti in modo da assicurare una tutela effettiva. 16 marzo 1942. 3) nelle cause devolute alle sezioni specializzate. 409 indica quali cause devono essere trattare secondo il rito del lavoro e tante volte questa norma dà luogo a dubbi ed è possibile che l’attore istauri con il rito lavoro una causa che doveva andare secondo il rito ordinario e viceversa. 2) nelle cause di opposizione. mentre per l’atto di citazione dalla notificazione. Può accadere alla parte di adottare un rito sbagliato e ciò non è raro in riferimento al rito ordinario e al rito del lavoro.

delle associazioni in partecipazione e dei consorzi. Come si costituiscono in giudizio le parti? Che cosa è la costituzione in giudizio? E' l'atto attraverso il quale la parte rende effettiva la propria partecipazione al processo. quindi. fanno rinvio a questo processo di carattere generale dinanzi al tribunale. Perché si dice processo ordinario? Perché assicura l’atipicità del diritto di azione ed è il parametro di riferimento per una serie di altri processi che. cioè è l'atto a mezzo del quale la parte entra nel processo ed è. Attualmente il giudice singolo si occupa sia della fase istruttoria sia di quella decisoria. ci dice: " … rinvio alle norme relative al procedimento davanti al tribunale". Il tribunale giudica altresì in composizione collegiale nei procedimenti in camera di consiglio disciplinati dagli artt. i documenti offerti e le prove. dalla notificazione della citazione al convenuto.4) nelle cause di omologazione del concordato fallimentare e del concordato preventivo. 89 . 117. 165 e 166. 2 dell'art. alla mera assenza in giudizio non è legata la contumacia poichè io potrei costituirmi in giudizio e non comparire ad una o più udienze. nell'occuparsi del processo dinanzi al giudice di pace. salvo che sia altrimenti disposto”. ove non sono disciplinati in modo specifico per taluni profili. la procura che materialmente è o a margine o in calce all'atto. Bisogna distinguere la costituzione in giudizio e la mera assenza: alla costituzione o meno in giudizio è legata la questione della contumacia. L'art. nel quale si dovrà inserire l’atto introduttivo (se sono attore l'atto di citazione. per l'attore e per il convenuto. nel caso di abbreviazione dei termini a norma del c. nonchè` nelle cause di responsabilità da chiunque promosse contro gli organi amministrativi e di controllo. 5) nelle cause di impugnazione delle deliberazioni dell'assemblea e del consiglio di amministrazione. 6) nelle cause di impugnazione dei testamenti e di riduzione per lesione di legittima. 163". che. 7) nelle cause di cui alla legge 13 aprile 1988. In questo fascicolo di parte verranno inseriti tutti gli atti di quella determinata parte.. Una conferma si ha dall'art. La costituzione trova il referente normativo. Introduzione al processo. i dirigenti preposti alla redazione dei documenti contabili societari e i liquidatori delle società. n. Originariamente vi era un giudice istruttore che istruiva la causa per portarla fino alla fase decisoria e questa veniva sempre decisa dal collegio. delle mutue assicuratrici e società cooperative. 311 cpc. 165 disciplina la costituzione dell'attore: " L'attore deve costituirsi in giudizio entro 10 gg. La costituzione in giudizio si realizza materialmente attraverso il deposito di un fascicolo di parte in cancelleria. 737 e seg. la condizione fondamentale per porre in essere ed esercitare tutti quei poteri processuali di essa è titolare. negli artt. i direttori generali. ovvero entro 5 gg. se sono convenuto una comparsa di risposta).

177. i documenti che offre in produzione e la procura.).Nell'atto di citazione. il termine di costituzione del convenuto è agganciato all'udienza che ha fissato l'attore nella citazione. competenza). oltre alla copia dell'atto di citazione. 163". caso per caso saranno indicate dal legislatore (giurisdizione. art. Tale termine è importante non tanto per la costituzione in sé nel giudizio ma per le attività difensive che il convenuto deve svolgere a pena di decadenza così come indicate nel successivo art. predisporre il fascicolo di parte e depositarlo. indicare i mezzi di prova di cui intende valersi e i documenti che offre in comunicazione. fissa al convenuto un termine perentorio per integrarla. si individua l'udienza a cui dovrà comparire il convenuto ed entro 10 gg. l’attore dovrà costituirsi in cancelleria. solo nell'ipotesi di cui all'art. 168 bis c. L'art. il giudice. o personalmente nei casi consentiti dalla legge (giudice di pace valore della causa inferiore a Euro 514. Il convenuto deve predisporre la comparsa di risposta. che possono essere sollevate d'ufficio dal giudice. il termine di costituzione dell'attore decorre dalla notificazione della citazione che sono 10 gg. che possono essere sollevate dalle parti ed eccezioni in senso lato. 166 disciplina la costituzione del convenuto: "Il convenuto deve costituirsi a mezzo del procuratore. l'originale della comparsa di risposta. Anzitutto il convenuto dovrà predisporre e depositare il suo fascicolo di parte contenente. prima di tale udienza. La comparsa di risposta va raffrontata con le difese del convenuto che sono: mera difesa (il convenuto può limitarsi a contestare in fatto o in diritto la pretesa dell'attore). L'udienza a cui bisogna far riferimento è sempre quella indicata nell'atto di citazione. prima dell'udienza di comparizione fissata nell'atto di citazione o 10 gg. Ricapitolando: l'attore individua l'udienza a cui bisogna comparire. deve farne dichiarazione nella stessa comparsa e provvedere ai sensi dell'art. 269”. Entrambi i fascicoli di parte saranno contenuti nel fascicolo d'ufficio predisposto dal cancelliere. Se intende chiamare un terzo in causa. 5. rilevata la nullità. A pena di decadenza deve proporre le eventuali domande riconvenzionali e le eccezioni processuali e di merito che non siano rilevabili d'ufficio. Questa norma indica il termine entro cui deve costituirsi in giudizio il convenuto.00) almeno 20 gg. 2 art.. si fa riferimento all'udienza fissata dal giudice istruttore che prevede la possibilità di uno slittamento (fino ad un max di 45 gg. in caso di abbreviazione di termini c. 167: "Nella comparsa di risposta il convenuto deve proporre tutte le sue difese prendendo posizione sui fatti posti dall'attore a fondamento della domanda. Se è omesso o risulta assolutamente incerto l'oggetto o il titolo della domanda riconvenzionale. Restano ferme le decadenze maturate e salvi i diritti acquisiti anteriormente alla integrazione. formulare le conclusioni. 90 . eccezioni processuali per le quali non esiste un regime di carattere generale. quindi. ed è di 20 gg. eccezioni di merito che si distinguono in eccezioni in senso stretto.

171 c. sono proponibili oltre che in giudizio di 1° grado anche in appello. domande riconvenzionali. dovrà formare un fascicolo d'ufficio al cui interno verranno inseriti i fascicoli di parte. 2: “Se una delle parti si è costituita entro il termine rispettivamente a 91 .61 disp. L'ufficio giudiziario viene a conoscenza di questa causa attraverso l'iscrizione a ruolo che è attuata dall'attore nel momento della sua costituzione. La regola generale è che quando il legislatore non specifica il tipo di eccezioni. le copie prodotte per l'ufficio e tutti i successivi atti del processo. Cosa succede se le parti o una delle parti non si costituiscono nei termini indicati (10 gg. la data dell'udienza slitterà al giorno in cui quel giudice tiene udienza. secondo l'art. Il cancelliere dopo avere istruito il fascicolo d'ufficio deve trasmettere gli atti al Presidente del tribunale che dovrà provvedere ad attribuire la causa ad un determinato giudice. con la presentazione di una nota di iscrizione a ruolo (art. successivamente. Se il giudice assegnatario non ha udienza immediata. Eccezioni in senso stretto sono la prescrizione o l'annullabilità del contratto: se devo eccepire la prescrizione lo devo fare a pena di decadenza. oppure non è più possibile.La novella del 90 ha creato un profondo distinguo tra queste due eccezioni rispetto ad un diverso regime di rilevabilità: per le eccezioni in senso stretto la riforma del 2005 ha irrigidito questo sistema poiché esse devono essere proposte dal convenuto nella comparsa di risposta a pena di decadenza. Le eccezioni in senso lato rilevabili d'ufficio come la nullità. l'oggetto della domanda. la data della notifica della citazione. Ricapitolando. Lo stesso cancelliere. prima dell'udienza di comparizione per il convenuto)? La risposta è nell'art. 167 quali di queste attività difensive il convenuto deve porre a pena di decadenza? Le eccezioni in senso stretto.) che dovrà contenere: l'indicazione delle parti. invece.att. l'udienza fissata per la prima comparizione. chiamata in causa del terzo (in tal caso il convenuto deve preoccuparsi di chiedere al giudice uno slittamento della prima udienza). Il cancelliere. 167. ai sensi dell'art. deve iscrivere la causa nel registro del ruolo generale e da quel momento la causa sarà individuata da un numero di ruolo. in comparsa di risposta. dopo la notificazione della citazione al convenuto per la costituzione dell'attore e 20 gg. del procuratore. ci troviamo in presenza di una eccezione in senso lato salvo se si tratta di diritti potestativi o di diritti che potrebbero costituire oggetto di una azione costitutiva. compresi i provvedimenti del giudice. dopo aver ricevuto la nota di iscrizione a ruolo. A questo punto si sa non solo il numero di ruolo ma anche il nome del giudice incaricato della causa. il fascicolo ritorna alla cancelleria del tribunale del singolo giudice e sarà iscritto sul ruolo di quest’ultimo.

si costituiva direttamente alla prima udienza per cui l’attore. restano ferme le decadenze di cui all'art. poteva avvenire in prima udienza. la regola generale è che almeno una si costituisca nei termini. Eventuali scambi di memorie tra i difensori avvengono tramite la cancelleria. La parte che non si costituisce neppure in tale udienza è dichiarata contumace con ordinanza del giudice istruttore. La situazione ha avuto una evoluzione dal codice originario del 1940 all’attuale versione. Per il convenuto. in quanto l'altra potrà costituirsi direttamente nella prima udienza.lei assegnato. all’assenza di invalidità. 180 e 183. 167: significa che il convenuto che riceve la notificazione di un atto di citazione valuterà caso per caso se sollevare delle eccezioni in senso stretto. Per entrambe le parti. la parte accredita anche il suo difensore attraverso la procura posta in calce e da quel momento tutte le notificazioni o comunicazioni verranno effettuate al difensore e non alla parte. prima della riforma del 1990. si costituisce solo il convenuto. essendo stati modificati gli artt. vedendo per la prima volta la comparsa. dalla data fissata dall'attore. A questa riforma del 1990 c’è stata una forte reazione degli avvocati che ha portato ad una attenuazione delle preclusioni. ecc. domande riconvenzionali o chiamata in causa del terzo. chiedeva un rinvio. 92 . quasi sistematicamente. ma molto spesso questo non si verificava perchè non vi erano delle rigide preclusioni agganciate alla costituzione in giudizio come adesso e. Ecco perchè la novella del 1990 ha voluto razionalizzare questa fase introduttiva del processo con previsioni più rigide. il convenuto. o meglio uno slittamento dell’inizio della trattazione della causa dalla prima alla seconda udienza. ma restano ferme per il convenuto le decadenze di cui all'articolo 167. una serie di verifiche preliminari in ordine alla correttezza degli atti introduttivi. però. l'altra parte può costituirsi successivamente fino alla prima udienza. La trattazione della causa. quindi. cioè non vi sono invalidità di atti preliminari da sanare. Con la riforma del 2005 tutte le comunicazioni possono essere fatte anche via fax o e-mail. perché se vuole sollevare tutto ciò deve preoccuparsi di costituirsi entro il 20 gg. salva la disposizione dell'articolo 291". quindi. Per effetto della costituzione in giudizio. Effettuate le verifiche preliminari. altrimenti può costituirsi direttamente alla prima udienza. Udienza di prima comparizione Due sono le attività prioritarie per il giudice che si affaccia all’esame della controversia: la trattazione e. prevedendo che già dalla prima udienza si iniziasse la trattazione. questi deciderà se mandare avanti o sospendere il processo. ancora prima. se queste danno esito positivo. invece. Se. si deve passare subito alla trattazione della causa.

salvo che si sia avverata una decadenza”. 2. quando occorre.art. 102 c. 2 e 3. quindi. 291 c. di assistenza o di autorizzazione. passare subito alla trattazione della causa. è quella indicata dall’art. la scansione tra thema decidendum e thema probandum di cui alla novella del 1990.rinvio all’art. sotto il profilo dell’attività da svolgersi. 1”. verifica di eventuale invalidità della citazione. è un pò ritornata al passato intensificando l’impostazione rigida della novella del 1990. 1 – nullità processuale: “all’udienza fissata per la prima comparizione delle parti e la trattazione il giudice istruttore verifica d’ufficio la regolarità del contraddittorio e. cioè corretta instaurazione del contraddittorio. una delle parti potrebbe non avere inserito la procura che doveva essere inserita con foglio a parte: è mera irregolarità relativa alla costituzione delle parti. il giudice può assegnare alle parti un termine per la costituzione della persona alla quale spetta la rappresentanza o l’assistenza. se con esito positivo si passa alla trattazione della causa e già in questa prima udienza le parti dovrebbero fare le loro richieste istruttorie. Questa era la scansione con la quale si è arrivati alla riforma della L. Come riesce la riforma del 2005. Quali sono le verifiche preliminari che il giudice deve fare? Lo dice l’art. dall’art. 183 dove poteva avere inizio la trattazione della causa. ad ottenere questo risultato? Svuota di contenuto. 184 con le richieste istruttorie.Queste iniziative degli avvocati hanno portato all’introduzione di cui all’udienza dell’art. ma si limita a dire che la trattazione della causa è orale. Si vorrebbe che in prima udienza siano già effettuate le richieste istruttorie: si perde. ancora più rilevante. 180: per effetto di questo intervento normativo non si aveva più subito l’inizio della trattazione della causa. 3 e 5. quando occorre. 164 c. l’art. Ne viene fuori una prima udienza regolata dall’art. 182: “il giudice istruttore verifica d’ufficio la regolarità della costituzione delle parti e. pronuncia i provvedimenti previsti dall’art. ma si aveva: . 183 c. 80/2005 che. se queste hanno esito positivo. invece. 180 perchè ormai esso non prevede più delle attività che deve svolgere il giudice. 165 e 166): es. Tutta questa prima udienza è disciplinata dall’art. . rispetto all’impianto originario. . o per il rilascio delle necessarie autorizzazioni. Altra verifica. prevedendo che il giudice inizi subito la trattazione della causa: alla prima udienza egli dovrebbe effettuare tutte le verifiche preliminari e. dall’art.una udienza ex art. 182 e dall’art. 2. 183 e 184. le invita a completare o a mettere in regola gli atti e i documenti che riconosce difettosi. legate agli artt. 93 . corretta costituzione delle parti. La prima verifica fondamentale è di controllare la regolarità della costituzione della parti (artt. 183. dall’art. Quando rileva un difetto di rappresentanza. 180 dedicata alle verifiche preliminari. 183 dove si dovrebbero svolgere una serie di attività concentrate: subito le verifiche preliminari. 167 c.

quindi. anche se in dottrina si ritiene che. se non esistono deve passare subito. il giudice possa autorizzare le parti a depositare delle memorie. ma questo art. di conseguenza. 102 richiama il litisconsorzio necessario. Il giudice deve prima verificare queste situazioni: se esistono invalidità deve attivare i meccanismi di sanatoria.art. 183 c. Trattazione orale significa che non sono possibili atti scritti. quindi. sono legate agli artt. 2 e 3 nullità della domanda riconvenzionale. soprattutto se si debbano trattare questioni estremamente complesse. . Quando può slittare la trattazione ed è possibile che non si concluda nella prima udienza? 94 . ma deve preoccuparsene subito perchè secondo l’art. non solo deve preoccuparsi dei vizi di costituzione. 83 ter dice anche: “l’inosservanza delle disposizioni di ordinamento giudiziario relative alla ripartizione tra la sede principale e le sezioni distaccate. nella stessa prima udienza. Uno dei vizi di costituzione del giudice è quello dei rapporti tra sede principale del tribunale e sedi distaccate: l’art 83 ter disciplina in modo più specifico e analitico questo vizio.l’art. 291 c. 182 difetti di rappresentanza. alla trattazione della causa per effetto della riforma. salvo eccezioni. 83 ter lo deve fare entro la prima udienza di comparizione e non successivamente. 182. 167 c. 3 e 5 nullità dell’atto di citazione. 1 e 83 ter: sono tutti possibili vizi o per irregolarità della costituzione delle parti. di tutto il processo. delle cause nelle quali il tribunale giudica in composizione monocratica. 164 c. . comunque. o per nullità che possono inficiare la validità di taluni atti processuali e. La trattazione della causa La prima indicazione la dà l’art. è rilevata non oltre l’udienza di prima comparizione”. Le verifiche preliminari. 2. Altra verifica che il giudice deve effettuare è quella prevista dall’art.art.art. 1 vizi di notificazione dell’atto di citazione. 83 ter delle disposizioni attuative. volte a stabilire se il processo è affetto o meno da una serie di nullità. . o tra diverse sezioni distaccate. nel senso che siamo sempre nell’ambito della rilevabilità d’ufficio ex art. 180 che si limita a dire che la trattazione della causa è orale. Il giudice. Se è affetto da nullità egli deve attivare quei meccanismi di sanatoria già conosciuti. Trattazione orale. perchè il processo deve partire bene e non viziato: il processo è una serie di atti concatenati ed il vizio di uno di essi si ripercuote su quelli successivi.Si richiamano una serie di articoli e vizi: .art. 158. quindi. . E’ una serie di verifiche che il giudice deve fare.

185 ha ad oggetto il tentativo di conciliazione che era un passaggio necessario nella riforma del 1990. Innanzitutto non è solo nella disponibilità delle parti ma è disponibile anche d’ufficio da parte del giudice.d. però. è uno strumento fondamentale che non solo può avere rilevanza probatoria legata a conoscere il c. argomento di prova. L’interrogatorio libero. è possibile procedere ad un interrogatorio libero delle parti. In questo caso. in questo modo. mentre oggi è una possibilità. 185. prima di tutto per far chiarire i fatti addotti e poi per individuare quali siano i fatti effettivamente controversi. 183 dice che la trattazione può slittare anche in un’altra ipotesi: il G. O su richiesta congiunta delle parti. soprattutto nella fase introduttiva. si lascia alla scelta delle parti che congiuntamente possono richiedere al giudice di disporre l’interrogatorio libero. Le parti dovranno comparire personalmente o rendere procura con potere di conciliare o transigere al difensore. in prima ipotesi. ma ha soprattutto una funzione di chiarificazione della posizione delle parti. E’ possibile. secondo l’impostazione prevalente. o lo potrà fare lo stesso giudice d’ufficio. La trattazione.I. ha una pluralità di funzioni. Quello formale è nella esclusiva disponibilità delle parti: una delle parti del processo può chiedere che si proceda all’interrogatorio formale della controparte mirando a provocarne la confessione (è un mezzo di prova). L’art. il quale si dovrà presentare informato dei fatti di causa. può slittare in due ipotesi: 95 . se del caso. quindi. ma anche che si concluda nell’ambito della prima udienza. che la trattazione non si abbia in prima udienza quando.L’art. nella pratica. o su iniziativa d’ufficio del giudice. si potrà circoscrivere l’oggetto dei fatti tra loro realmente controversi. fissa altresì una nuova udienza se deve procedersi a norma dell’art. interrogare liberamente le parti. L’art. Questo tentativo di conciliazione non è più un passaggio obbligato perchè. il giudice rilevi l’esistenza di un vizio: in quel caso dovrà attivare i meccanismi di sanatoria e non potrà procedere a trattare la causa ma la dovrà rinviare ad una futura udienza. può essere penalizzante. è importante anche per il thema probandum perchè i fatti contestati saranno quelli oggetto di prova. L’interrogatorio libero può essere uno strumento importante per delimitare il thema decidendum. perchè le parti negli atti introduttivi individuano una pluralità di fatti e. Il nostro ordinamento conosce due tipi di interrogatorio: formale e non formale o libero. il dettato della novella del 1990 non dava molto sbocco ad una reale conciliazione e non si rilevava utile in quanto una scelta a prescindere dal tipo di causa. 183 vorrebbe non solo che la trattazione inizi subito. disponendo la rinnovazione degli atti nulli e verificando che l’attore o il convenuto abbiano provveduto a sanare il vizio. Il giudice può in ogni momento del giudizio. invece.

cosa può fare l’attore. in relazione ad entrambe le parti. che si possa avere uno slittamento dell’inizio della trattazione della causa. es. sarà molto difficile negare all’attore un termine e rinviare l’udienza per la trattazione poichè questi vedrà per la prima volta la comparsa di risposta. se del caso. quali siano i fatti effettivamente controversi. 183. Sicuramente questo principio deve essere rispettato dalle parti. cosa possono fare le parti ed il giudice nella prima udienza? E’ consigliabile. può. però. Altra cosa. 111 Cost. si costituisca direttamente all’udienza di cui all’art. . oppure per capire. è sempre stato discusso in dottrina se il giudice possa o debba segnalare le questioni rilevabili d’ufficio. in forza del divieto di scienza privata deve sempre attenersi ai fatti allegati dalle parti o che risultino dagli atti processuali. di riparte le attività nel seguente modo: . 183. . sentenze della terza via: le parti discutono su determinati fatti o norme che dovrebbero 96 . quindi. 180 la trattazione dovrebbe concludersi nella stessa udienza. per la formula utilizzata. Da noi c’è l’art. 2) nel caso si decida di procedere all’interrogatorio libero e. può essere quella di avallare quella impostazione dottrinale secondo la quale anche il giudice deve rispettare questo principio. sia pure in via interpretativa. Anche in questo caso si ritiene. quello francese..cosa può fare il giudice. chiedere chiarimenti alle parti nel momento in cui vi siano delle possibili contraddizioni negli atti introduttivi. che prevedono espressamente che il giudice stesso debba rispettare il principio del contraddittorio. al momento in cui costituzionalizza il principio del contraddittorio. Nel momento in cui questa trattazione si svolge. Si è fatta strada nel tempo la tesi che egli “deve” indicare queste questioni perchè c’è il rischio della c. ma la dottrina ritiene che questa sia una posizione troppo rigida perchè se ci dovessero essere delle ipotesi in cui il convenuto non abbia da spiegare domande riconvenzionali.cosa possono fare entrambe le parti. il giudice deve indicare alle parti le questioni rilevabili d’ufficio. Una delle possibili ricadute dell’art. o determinati fatti siano indicati in modo confuso. non debba proporre eccezioni in senso stretto e. Il giudice non può mai andare alla ricerca dei fatti.1) nel caso vi siano vizi da sanare. non debba chiamare il terzo. ma ci sono altri ordinamenti. La necessità che la trattazione della causa si concluda in una unica udienza va intesa in modo tendenziale e non assoluto. 183 che dice “può” e.d. leggendo l’art. Il giudice può chiedere alle parti i chiarimenti necessari sulla base dei fatti allegati. alla conciliazione della causa. In base all’art.

proprio perchè l’attore dovrebbe arrivare conoscendo già la contrasta del convenuto e. All’attore si riservano una serie di attività che sono conseguenziali alla difesa che ha svolto il convenuto.. Il giudice. da tempo. E’ discusso se la violazione di questo dovere del giudice sia sanzionata o meno. se del caso anche maggiore. L’attore potrà proporre domande riconvenzionali o eccezioni che sono la conseguenza delle domande riconvenzionali e delle eccezioni proposte dal convenuto. prima della prima udienza.può altresì chiedere di essere autorizzato a chiamare un terzo ai senso degli artt.”.. le decide d’ufficio sulla base di una norma completamente diversa. sapendo già quale attività dovrà svolgere. L’attore potrebbe proporre domanda di risoluzione di quel contratto per qualsiasi motivo... Quali attività possono svolgere entrambe le parti? 97 . l’attore agisce per ottenere il pagamento di una somma di denaro.. L’attore può eccepire l’interruzione della prescrizione.... l’attore agisce per l’adempimento di una obbligazione. Cosa può fare l’attore? Art. potrà chiedere chiarimenti alle parti e dovrà indicare le questioni rilevabili d’ufficio. le parti discutono della modalità di adempimento di un contratto ed il giudice rileva d’ufficio la nullità dello stesso contratto decidendo la causa. Es. chiedendo la differenza.. ed è per questo che è importante che quest’ultimo si costituisca 20 gg. E’ una eccezione collegata alla eccezione che ha sollevato il convenuto.. Ci sono state importanti sentenze della cassazione recente che dicono che questo è motivo di nullità della sentenza: se il giudice non indica alle parti le questioni rilevabili d’ufficio e decide individuando autonomamente un fatto o una norma. poi.”. Art. 183: “. Il convenuto eccepisce la prescrizione. magari dopo 2 anni che le parti discutono di altre cose. Es. 183: l’attore “. Il convenuto conferma di essere debitore ma propone domanda riconvenzionale facendo valere un controcredito. quindi. 3. Questa è la riconvenzionale sulla riconvenzionale (reconventio reconventionis)..l’attore può proporre le domande e le eccezioni che sono conseguenza della domanda riconvenzionale o delle eccezioni proposte dal convenuto. questo sarebbe motivo di nullità della sentenza. Oppure potrebbe rilevare d’ufficio un determinato fatto (eccezione in senso lato): es. se l’esigenza è sorta dalle difese del convenuto..trovare applicazione in relazione ad una fattispecie ed il giudice. 106 e 269 c. quindi. è arrivata a ritenere che il giudice deve indicare alle parti le questioni rilevabili d’ufficio e lo dovrebbe fare fino dalla prima udienza in modo che il processo si svolga solo sulle questioni che il giudice ritiene opportuno che siano trattate. Ecco perchè la dottrina.

se si indica un diverso fatto costitutivo di quella proprietà non è una domanda nuova. si possono proporre eccezioni che sono conseguenza delle domande e eccezioni di cui sopra e si possono indicare i nuovi mezzi di prova o le produzioni documentali. 183: “le parti possono precisare e modificare le domande. quindi. La L. (conclusione definitiva del contratto a fronte del preliminare). La difficoltà è stabilire cos’è mutatio e cosa emendatio. Per il petitum mediato (bene della vita fatto valere) la giurisprudenza è molto più restrittiva. comunque. nei quali si può replicare alle domande ed eccezioni nuove o modificate dell’altra parte. 5 sui mezzi istruttori non è così rilevante perchè. queste richieste istruttorie potranno essere integrate o svolte anche in un momento successivo del processo. Soprattutto per quello che riguarda la causa petendi è importante il discorso tra diritti autodeterminati e diritti eterodeterminati. Qui vengono in rilievo la mutatio libelli e la emendatio libelli. In relazione al singolo bene della vita (petitum mediato). avendo proposto una domanda ex art. c’è una giurisprudenza molto più restrittiva. .c. Per i diritti autodeterminati si ritiene che. possono essere svolte anche per iscritto entro i termini fissati dal giudice. è più elastica per il petitum immediato. Mutatio libelli: domanda nuova che in linea di massima non è mai ammessa. per il deposito di memorie limitate alle sole precisazioni o modificazioni delle domande. delle eccezioni e delle conclusioni già proposte. 183 non ne faccia espressamente menzione. 183 ha creato il meccanismo del 30+30+20: . cioè l’indicazione del n. modificare le domande. Ultima attività che possono svolgere entrambe le parti. L’ultima versione dell’art. invece. non essendo rilevante il fatti costitutivo. Emendatio libelli: è ammessa. le eccezioni e le conclusioni già formulate”. Es. 2932 c. questa si possa modificare passando ad una domanda di accertamento del diritto di proprietà. indicando nuovi mezzi di prova e producendo nuovi documenti. c’è una giurisprudenza più aperta per le possibili modificazioni. le eccezioni e le conclusioni già formulate e integrare liberamente le iniziali richieste istruttorie. domanda di rivendica della proprietà. 263/2001 dice che le attività che possono svolgere entrambe le parti. Per il petitum immediato (provvedimento richiesto al giudice).un ulteriore termine di 30 gg. cioè precisare.il 1° termine di 30 gg. la loro modificazione non costituisca proposizione di domanda nuova: es. è quella di poter integrare liberamente le iniziali richieste istruttorie. Per il petitum il discorso è molto più articolato. 98 .Art. Qui trova conferma quanto detto sull’atto di citazione. benchè l’art.

anche dopo l’udienza ex art. La disciplina dell’intervento di terzi In quale momento processuale si può individuare l'intervento di terzi? In che fase del processo è consentito alle parti di intervenire spontaneamente spiegando un intervento principale. però. ma il giudice ha poteri istruttori d’ufficio e li esercita più avanti nel processo assicurando. che il giudice possa disporre d’ufficio di mezzi di prova assicurando la difesa delle parti e assegnando dei termini per delle memorie dirette a richiedere i mezzi di prova conseguenziali a quelli disposti d’ufficio dal giudice. Dovrebbero scattare una serie di preclusioni che attengono non solo al profilo probatorio ma anche alla allegazione di fatti ad opera delle parti. 183 c. per depositare memorie dedicate alle sole indicazioni delle prove contrarie. secondo l’impostazione indicata sul testo. 183. quindi. per parte della dottrina potrebbero essere allegati anche dalle parti per tutto il corso del giudizio in 1° grado ed in appello. anche oltre l’udienza ex art. 8 dell’art. Se si riserva scioglierà tale riserva con ordinanza che sarà comunicata alle parti ad opera del cancelliere.ultimo termine di 20 gg.. il profilo che rimane aperto e discusso è se alla conclusione dell’udienza ex art. Ci può essere. L’art. 183 non sarebbero più possibili alcune allegazioni. alle parti di poter spendere i poteri conseguenziali entro il doppio termine a loro assegnato dal c. adesivo autonomo. o riservarsi di decidere. una appendice di questa istruttoria perchè i poteri istruttori delle parti si concludono in quel momento. i fatti oggetto di eccezioni in senso ampio. Circa l’allegazione dei fatti. (30+30+20) nella quale potrà decidere subito sulle richieste istruttorie contenute nelle memorie delle parti. apre per le mere difese che potrebbero essere svolte durante tutto il corso del giudizio. Il giudice. Alla luce dell’esame dell’art. quindi. litisconsortile o adesivo dipendente? 99 . che è anche la prevalente in dottrina. dato che il giudice può rilevarle d’ufficio durante il giudizio di 1° grado ed anche in appello. Secondo una prima posizione dopo l’udienza ex art. ma anche alla trattazione della causa. Il momento ultimo per le richieste delle parti.. 8 prevede. 183 viene fuori che la struttura della prima udienza è estremamente concentrata ed in essa si dovrebbero svolgere e concludere tutta una serie di attività non solo dedicate alle verifiche preliminari. 183. fissa tutti questi termini per l’appendice scritta e fissa una successiva udienza dopo gli 80 gg. invece. infine. le parti non possano fare più niente o residui un margine di manovra. è legato a queste memorie scritte. La tesi sostenuta nel testo. 183: i fatti secondari potrebbero essere sempre allegati. 183.

sia volontario o ad istanza di parte. la tematica è molto più delicata perché l'intervento di un soggetto. se la costituzione del terzo non è avvenuta in udienza. salvo che comparisca volontariamente per l'integrazione necessaria del contraddittorio. il terzo deve costituirsi presentando in udienza o depositando in cancelleria una comparsa formata a norma dell'articolo 167 con le copie per le altre parti. dall'art. durante la trattazione della causa ex art. indica solo le modalità attraverso cui si realizza l'intervento di un terzo. mentre in un processo ove vi siano tali preclusioni . ma interviene per sostenere le ragioni di una delle parti. il legislatore ha previsto una disciplina unica per tutte le ipotesi di intervento. però. siccome la proposizione di nuove domande è possibile solo nella fase introduttiva del processo o al più e a certe condizioni. dall’altro. chiamata in causa ad istanza di parte e chiamata per ordine del giudice.Fino a quale momento del processo è consentito al giudice o alle parti di chiamare in causa un terzo? Questa tematica è influenzata o connessa col fatto che il processo è caratterizzato da preclusioni. laddove il terzo interveniente non spiega una autonoma domanda. invece. 183 . rischia di comprometterne la struttura che. sarebbe quello adesivo dipendente. 100 . sia esso principale. L'art. che ci viene indicato. l'unica possibilità per spiegare l’intervento. ma non il termine. Intervento volontario. 268 vi sono due orientamenti dottrinali: 1) secondo una parte della dottrina e della giurisprudenza. pone pochi problemi. Il cancelliere dà notizia dell'intervento alle altre parti. ma il soggetto che interviene deve accettare il processo nello stato in cui si trova: da un lato si vuole favorire la possibilità di intervenire nel processo fino alla precisazione delle conclusioni." La scelta fatta dal legislatore è che si può intervenire fino alle precisazioni delle conclusioni. Si distinguono le ipotesi di: intervento volontario. già alla fine della prima udienza avrebbe esaurito il thema probandum e il thema decidendum. Il terzo non può compiere atti che al momento dell'intervento non sono più consentiti ad alcuna altra parte. altrimenti. 277 e 278 del cpc. non si possono più spiegare quei poteri processuali che in quella fase processuale sono ormai preclusi. in una fase molto avanzata del giudizio. i documenti e la procura. Come si pone in questo contesto la novella del 90? Anzitutto teniamo presente che non esiste una disciplina che preveda un’unica norma per tutte le ipotesi di intervento sia ad istanza di parte che ad opera del giudice. 267: "Per intervenire nel processo a norma dell'articolo 105 (intervento volontario). adesivo autonomo e dipendente. 268:"L'intervento può aver luogo sino a che non vengano precisate le conclusioni. In relazione all'art. tale disciplina è contenuta negli artt.” Questo art. in un processo sprovvisto di preclusioni l'intervento di un terzo.

perché anche a lui deve essere notificato un atto di citazione. L'aderire all'una o all'altra ipotesi scardina o meno il sistema delle preclusioni. è sempre implicitamente consentita al terzo. Per il convenuto è un suo diritto chiamare in causa il terzo. la proposizione della domanda che è l’essenza stessa dell’intervento principale e di quello adesivo autonomo. unitamente al convenuto. per cui si dovrà costituire in giudizio con una comparsa di risposta e dovrà potere usufruire di questi termini minimi a comparire. 183. quindi. vi è una maggiore apertura in quanto ritiene che se il legislatore non avesse voluto consentire un intervento oltre l'udienza di 1^ comparizione ex art. in quanto o il terzo interviene in prima udienza e spiega i poteri che gli sono concessi entro quella udienza. Quando l'attore potrà chiamare in causa un terzo? Per l’attore la chiamata in causa di un terzo non è un diritto poichè avrebbe potuto citarlo. nel rispetto dei termini minimi. implicano la proposizione di una autonoma domanda da parte del terzo (alle parti o ad una sola di esse). egli deve farne (a pena di decadenza) dichiarazione in comparsa di risposta e dovrà chiedere uno slittamento della 1° udienza per dare la possibilità al terzo. con lo stesso atto introduttivo. Può altresì chiedere di essere autorizzato a chiamare un terzo ai sensi degli articoli 106 e 269. sono ammessi solo nella prima udienza di trattazione della causa. egli deve essere autorizzato dal giudice. 101 . Questi termini minimi a comparire devono essere rispettati non solo dal convenuto quando viene citato in giudizio. terzo comma. siccome non lo ha fatto è possibile anche spiegare un intervento principale o adesivo autonomo dopo la prima udienza di trattazione. l'avrebbe detto espressamente. di comparire ai sensi dell’art. 2) Secondo una altra parte della dottrina. oppure non potrà più intervenire. ma. in questo modo. Secondo questa parte dottrinale. sostenuta anche da Balena. per farlo in una fase successiva del processo. 5:" …Nella stessa udienza l'attore può proporre le domande e le eccezioni che sono conseguenza della domanda riconvenzionale o delle eccezioni proposte dal convenuto. la struttura del processo finirà inevitabilmente per essere alterata poichè una volta che esso interviene dopo la trattazione della causa. 3. Aderendo alla seconda tesi. 183: per chi aderisce alla prima tesi la struttura del processo non subisce ricadute per effetto dell'intervento del terzo. secondo l'art. 268 sono solo di natura istruttoria. invece. si dà la possibilità al terzo di intervenire sempre. 183 c. ma anche dal terzo viene chiamato in causa. 163 bis. le limitazioni di cui al c. 2 dell’art. previsto dall'art. Art. Cosa succede con la chiamata in causa ad istanza di parte? Tanto l'attore quanto il convenuto possono chiamare in causa un terzo. invece. bisognerà dare modo alle altre parti di replicare o di esercitare tutte quei poteri processuali conseguenziali ai poteri che ha spiegato il terzo intervenuto nel giudizio.Sia l’intervento principale che quello adesivo autonomo che. 167 c.

l’attore ne faccia richiesta (a pena di decadenza) nella prima udienza di trattazione. 183. L’art." Il giudice autorizza a condizione che: .l'esigenza della chiamata del terzo dipenda dalle difese che ha posto il convenuto. Questo è uno dei fenomeni che scardina maggiormente quel meccanismo preclusivo che vorrebbe che il thema probandum e il thema decidendum siano già definiti alla prima udienza di cui all'art. pena decadenza. . ci sarà una ampia rimessione in termini. fissa una nuova udienza affinchè il terzo sia citato nel rispetto dei termini di comparizione (art. 183. sia per le parti originarie i cui poteri processuali siano in qualche modo connessi a quelli che sono stati esercitati dal terzo. entro 20 gg. dovrà avere la possibilità di esplicare tutti i suoi poteri processuali.se l'esigenza e' sorta dalle difese del convenuto. 270: "La chiamata di un terzo nel processo a norma dell'art. nonchè il termine perentorio entro il quale l’attore deve notificare la citazione. ne ordina l'intervento”. Questa facoltà del giudice pone una serie di problemi sotto il profilo del mantenimento del processo ancorato alle preclusioni dell'art. 107 può essere ordinata in ogni momento dal giudice istruttore per una udienza che all'uopo egli fissa. se il giudice decidesse di chiamare in causa il terzo dopo l'udienza di trattazione (art. essendo stato chiamato in causa solo in quel momento del processo. e dall'art. quando ritiene opportuno che il processo si svolga in confronto di un terzo al quale la causa è comune. Le modalità di chiamata in causa del terzo sono identiche sia per l’attore che per il convenuto: il riferimento normativo per la costituzione in giudizio del terzo sono l'art. Come si realizza materialmente la chiamata in causa per ordine del giudice? 102 . Se nessuna delle parti provvede alla citazione del terzo. il giudice istruttore dispone con ordinanza non impugnabile la cancellazione della causa dal ruolo”. 165 per l'attore e 166 per il convenuto. dalla notifica. mentre per il giudice non lo sono. Se il giudice autorizza . prima dell'udienza indicata dall'attore nello stesso atto di citazione. sia per il terzo che. 107: "Il giudice. La parte che chiama in causa il terzo lo deve fare con atto di citazione da depositarsi in cancelleria entro 10gg. Le parti possono precisare e modificare le domande. 183) o addirittura nella fase finale del processo. Una altra ipotesi di chiamata del terzo è la chiamata per ordine del giudice disciplinata dall'art. per cui il giudice può chiamare in causa il terzo in ogni momento: per l’attore ed il convenuto i termini sono predeterminati. 163 bis). 270 non stabilisce un termine. il terzo che ha ricevuto l'atto di citazione dovrà costituirsi in giudizio con una comparsa di risposta e se deve esplicare delle attività lo dovrà fare. le eccezioni e le conclusioni già formulate….

26. un modello di riferimento che assicura quell'atipicità del diritto di azione sancito dall'art. di regola. 24 della Cost. n. qualora lo ritenga opportuno. Il giudice istruttore Gli artt. i direttori generali. materialmente. Buona parte della giurisprudenza ritiene che sia possibile una valutazione del giudice in merito al mancato rispetto della convocazione del terzo. nel senso che il giudice potrà dare un nuovo termine in favore delle parti. n. il terzo ha la possibilità di chiamare in causa un altro soggetto. deve costituirsi 20 gg. Proseguendo nell'esame del processo di cognizione ordinaria dobbiamo vedere come procede il giudice nel processo di cognizione ordinaria? Quale è la struttura del giudice? Il processo di cognizione ordinaria dinanzi al tribunale è un modello standard. impugnazione. questa disciplina è a metà strada tra quella che riguarda l'attore e quella del convenuto perchè il terzo che vuole chiamare in causa un altro soggetto lo dovrà fare nei termini della comparsa di risposta e dovrà essere autorizzato dal giudice. revocazione e in quelle conseguenti a dichiarazioni tardive di crediti di cui al regio decreto 16 marzo 1942. 267. i dirigenti preposti alla redazione dei documenti 103 . ma ordina alle parti di farlo con atto di citazione notificato. 50 bis dice: "Il tribunale giudica in composizione collegiale: 1) nelle cause nelle quali è obbligatorio l'intervento del pubblico ministero. 5) nelle cause di impugnazione delle deliberazioni dell'assemblea e del consiglio di amministrazione. Alla strega di una serie di norme questa non è più la regola perché oggi il giudice ha composizione monocratica nel senso che ad uno stesso giudice è affidata sia la fase istruttoria che quella decisoria. 48 e 50 ter dell'ordinamento giudiziario. 2) nelle cause di opposizione. articolato nella struttura giudice istruttore-collegio. n. nonchè nelle cause di responsabilità da chiunque promosse contro gli organi amministrativi e di controllo. sanciscono che il giudice. 95] e alle altre leggi speciali disciplinanti la liquidazione coatta amministrativa. 3) nelle cause devolute alle sezioni specializzate. convertito con modificazioni dalla legge 3 aprile 1979. 167. se vuole spiegare le attività difensive a pena di decadenza di cui all'art. prima della 1° udienza. [al decreto legge 30 gennaio 1979. Con quali modalità dovrà costituirsi il terzo chiamato in causa? Il terzo si costituisce in giudizio con una comparsa di risposta e. oltre le eccezione in senso stretto e la domanda riconvenzionale. salvo che sia altrimenti disposto. è un processo ancorato ancora alla versione originaria del codice del 40 che voleva . mentre l'art.Il giudice. Tra le attività difensive. questo giudice ancora in composizione collegiale. . 4) nelle cause di omologazione del concordato fallimentare e del concordato preventivo. se le parti non adempiono la sanzione prevista è la cancellazione della causa dal ruolo e la estinzione del processo. è a composizione monocratica. non chiama in causa il terzo.

6) nelle cause di impugnazione dei testamenti e di riduzione per lesione di legittima. ha il potere di individuare l'ordine di trattazione delle questioni e quali mezzi di prova assumere o non assumere: egli. dovrà assicurare un ordinato svolgimento del processo con il minor dispendio possibile di mezzi processuali. 281 nonies prevede la trattazione congiunta da parte del giudice collegiale. salvo che sia altrimenti disposto”. solo quando la causa fosse stata pronta per essere decisa. Il tribunale giudica altresì in composizione collegiale nei procedimenti in camera di consiglio disciplinati dagli articoli 737 e seguenti. Chi è il giudice istruttore? E' una figura introdotta dal codice del '40 che prevedeva che all'istruttoria della causa procedesse un giudice mentre alla fase decisoria provvedesse un altro giudice. 175 gli attribuisce i poteri intesi al più sollecito e leale svolgimento del procedimento. 187 gli dà il potere di dare ogni altra disposizione relativa al processo. Quali sono i poteri del giudice istruttore? In primo luogo ha i poteri di direzione del processo (art. 102 in tema di litisconsorzio necessario in cui il giudice ordina l'integrazione del contraddittorio in un termine perentorio da lui stabilito. del quale lo stesso giudice avrebbe fatto parte. mentre l'art. 175 e 187). 117. sarà lui a fissare le udienze e a dare la scansione temporale. risolverà tutte quelle questioni che gli si presentano durante l'istruttoria del processo. quali l'ammissibilità e la rilevanza di mezzi di prova. n. 104 . e fare intervenire il collegio. delle mutue assicuratrici e società cooperative.i. La logica del codice era di affidare l’intera direzione e responsabilità della causa ad un organo monocratico che rimanesse lo stesso per tutta la durata del processo.i. Il giudice ha in mano "i tempi del processo". 7) nelle cause di cui alla legge 13 aprile 1988. (questa ipotesi riguarda solo la connessione propria o qualificata e non quella oggettiva). L'art.? La regola è che si esprime per mezzo dell'ordinanza che rispetto alla sentenza non è soggetta a mezzi di impugnazione ordinaria ed è modificabile e revocabile da parte dello stesso giudice che l’ha emessa: sarà quindi l'ordinanza il mezzo attraverso cui il g. quindi. l'art. Regola generale: giudice monocratico Casi eccezionali giudice in composizione collegiale (50bis).contabili societari e i liquidatori delle società. Quale è il provvedimento attraverso il quale il si esprime il g. delle associazioni in partecipazione e dei consorzi. Queste sono norme si carattere generale a cui si affianca la normativa speciale di cui all'art. Per favorire la trattazione congiunta di cause connesse delle quali una potrebbe essere di competenza del giudice monocratico e l'altra del giudice collegiale.

anche se resi con la forma dell'ordinanza. 1 c. 105 . dichiara espressamente non impugnabili (non revocabili e modificabili) .179 c. cioè non hanno mai idoneità al giudicato e possono essere sempre modificabili e revocabili ove dovessero pregiudicare la decisione del Collegio. ed in casi eccezionali.ordinanze pronunciate su accordo delle parti (e quindi possono essere modificate solo con l'accordo delle parti) . Alcuni di questi provvedimenti.ordinanze per le quali la L. 2 “… L'ordinanza pronunciata in udienza in presenza dell'interessato e previa contestazione dell'addebito non è impugnabile.i. nel termine perentorio di tre giorni.: il giudice si trova in una situazione in cui la causa. per essere decisa. Rapporti tra giudice istruttore e Collegio. altrimenti il cancelliere la notifica al condannato. preveda uno speciale mezzo di controllo che è il reclamo (es. Art. valutate le giustificazioni addotte. 2) art. Art.d. 187 c. quando sono sufficienti solo le prove documentali oppure perché i fatti non sono contestati dalle parti) e quindi rimette la causa al Collegio. dichiara chiusa l'istruttoria e la rimette al Collegio per la decisione (ipotesi normale). rimette le parti davanti al collegio. Il giudice provvede analogamente se sorgono questioni attinenti alla giurisdizione o alla competenza o ad altre pregiudiziali. pronuncia sul reclamo con ordinanza non impugnabile.ordinanze che la L. Le ipotesi sono sostanzialmente tre: 1) art. sono immodificabili e irrevocabili dal giudice che li ha posti in essere: . solo quando la decisione di essa può definire il giudizio. 3) art. Questi.I provvedimenti del g. esaurita l'istruzione. adottati con ordinanza non possono mai pregiudicare l'esito della causa. Le ordinanze di condanna previste nel presente articolo costituiscono titolo esecutivo". 188: "Il giudice istruttore provvede all'assunzione dei mezzi di prova e. 187 c. 2 e 3: ipotesi più complicata perché fa riferimento alle c. non ha bisogno di assumere mezzi di prova (es. può proporre reclamo con ricorso allo stesso giudice che l'ha pronunciata. Le ipotesi in cui il giudice istruttore può rimettere totalmente la causa al Collegio sono quelle stabilite dagli artt. art. se ritiene che la causa sia matura per la decisione di merito senza bisogno di assunzione di mezzi di prova. ma può anche disporre che siano decise unitamente al merito”. . Può rimettere le parti al collegio affinchè sia decisa separatamente una questione di merito avente carattere preliminare. assume tutti i mezzi di prova ed effettuando la valutazione di superfluità in ordine all'assunzione di altre prove. 187 e 188. 188: il giudice istruttore istruisce la causa. il quale. questioni preliminari di merito e pregiudiziali di rito. . 187: "Il giudice istruttore. rimette le parti al collegio per la decisione a norma dell'articolo seguente”.

Il criterio logico per effettuare questa scelta è quello di delibare la fondatezza di questa questione di competenza. si riduce ad un mero richiamo alle conclusioni delle parti. ritiene che tale questione di competenza possa essere rigettata.i. modificativi o estintivi. 183.Le preliminari di merito sono tutte quelle questioni che concernono l'esistenza o l'inesistenza del diritto fatto valere in giudizio. cioè viene rimessa al Collegio solo una particolare questione (sono casi molto rari): es. imped. ai fini dell'esistenza di un diritto è necessario che esistano i fatti costitutivi ma non quelli impeditivi. se. Tutti questi fatti sono preliminari di merito perché condizionano la decisione sul merito. il g. Le pregiudiziali di rito. Dovrebbe servire alle parti per fare delle valutazioni o per aggiustare le conclusioni finali all’esito dell’istruttoria svolta: es. concretamente.i. Astrattamente dovrebbe avere una maggiore rilevanza perché questa precisazione delle conclusioni viene svolta all’esito di un processo di cognizione ordinario che ha visto l’assunzione di mezzi di prova e l’esercizio di tutti quei poteri di cui all’articolo 183. cioè i requisiti attinenti alla valida instaurazione e prosecuzione del processo (es. tenendo conto di quelle modificazioni della domanda consentite nei limiti consentiti dall’art. sulla base di un primo esame. 106 . all'esito del giudizio. il giudice dovrà verificare che esistano i fatti costitutivi e che non esistano i fatti est.. Es. Prima di rimettere la causa al collegio il giudice deve delibare la fondatezza delle questioni e a seconda dell'esito deciderà se rimetterla immediatamente al collegio o se fargliela esaminare insieme al merito. Esistono delle ipotesi in cui la rimessione è parziale. al g. che è un mezzo di prova. potrebbero ridurre il quantum che era stato richiesto in sede di conclusioni o potrebbero fare degli aggiustamenti suggeriti dal modo in cui si è svolto il processo. si dice che sono preliminari rispetto alla decisione sul merito della causa perché ai fini dell'accoglimento della domanda. non concernono il merito della causa. egli dovrà decidere se rimettere immediatamente la causa al Collegio oppure se svolgere tutta l’istruttoria e rimetterla insieme al merito finale. è sottoposta una questione di giurisdizione o di competenza. molto spesso. ma il rito. ammissione del giuramento decisorio. si rimette subito al Collegio evitando una attività istruttoria inutile. se secondo il g.i.i. per analogia. una volta deciso di rimettere la causa al collegio? Deve anzitutto invitare le parti a precisare le conclusioni. invece. querela di falso e. prosegue l'istruttoria rimette la causa al Collegio insieme al merito. Cosa deve fare il g. invece. la competenza e la giurisdizione). Che cos’ è la precisazione delle conclusioni? È un’attività astrattamente rilevante ma che. è presumibilmente fondata. istanza di verificazione proposta in via incidentale diretta ad accertare la validità di una determinata sottoscrizione. e modif.

.i. 112 sancita con riferimento al giudice. quindi. nel senso che dal momento della rimessione della causa al collegio scatta un termine di 60 gg. 60 giorni per le comparse conclusionali e 20 giorni da queste per le memorie di replica. per il deposito delle memorie di repliche. Quali termini importanti scattano dalla rimessione della causa al Collegio? I termini per il deposito delle cosiddette comparse conclusionali e delle memorie di repliche. Le memorie di replica dovrebbero servire solo ed esclusivamente per replicare a quanto è stato sostenuto in comparsa conclusionale. La funzione istituzionale di questi atti dovrebbe essere: spiegare le attività difensive e con la memoria di replica. si sosterrà che quella determinata norma è applicabile a questa fattispecie. ciascuna parte dovrebbe replicare a quanto la controparte ha sostenuto in comparsa conclusionale. tali atti si prestano all’uso distorto di cui si è detto. Perché è importante la precisazione delle conclusioni? Perché costituisce il parametro di riferimento per la valutazione della corrispondenza fra il chiesto e il pronunciato di cui all’art. Nella conclusionale. Anche qui c’è la teoria e la prassi: nella comparsa conclusionale si dovrebbero svolgere tutte le attività difensive e conclusive all’esito del giudizio. invita le parti a precisare le conclusioni. definitivi. Il g. Molto spesso nella pratica si ha un distorto utilizzo delle conclusionali e delle repliche. inviterà le parti a precisare le conclusioni. attraverso cui le parti possono spiegare tutte le loro difese conclusive. quindi. 107 . invece questa precisazione delle conclusioni molto spesso si riduce ad un richiamo delle conclusioni di cui agli atti introduttivi. la controparte dovrebbe utilizzare la memoria di replica per replicare a tutto questo. Il g. E quali sono questi termini? I termini sono espressi dalla formula 60 più 20.. Cioè servirà a stabilire se il giudice avrà rispettato o meno questo principio della corrispondenza tra il chiesto e il pronunciato di cui all’art. La comparsa conclusionale normalmente si struttura in fatto e in diritto: in fatto si fa un riepilogo dello svolgimento dei fatti e in diritto si svolgono tutte le argomentazioni giuridiche a sostegno della propria tesi giuridica. dalla rimessione della causa al collegio scattano i termini per il deposito delle comparse conclusionali e delle memorie di replica. perché si cerca di trasfondere nella memoria di replica quello che dovrebbe essere il contenuto della comparsa conclusionale. prima di rimettere totalmente la causa al Collegio.Concretamente. per il deposito delle comparse conclusionali e da tale termine uno di ulteriori 20 gg. si sosterrà una determinata interpretazione. non essendo però prevista una sanzione specifica. Cosa sono le comparse conclusionali e le memorie di repliche? Sono gli atti difensivi ultimi.i. 112 rispetto alle conclusioni definitive delle parti.

si aprirà una fase meramente interna volta anche alla stesura della motivazione della sentenza che. istruiva tutta la causa. Cosa succede nel momento in cui la causa viene rimessa al collegio? Originariamente prima della riforma del 1990. poteva decidere la causa. anche dopo un anno e mezzo o due anni. nel momento in cui rimetteva la causa al collegio fissava direttamente una udienza per la sua discussione orale dinanzi al collegio stesso. avviene ad opera dello stesso relatore. Cosa ha fatto la riforma del 90? Ha eliminato l’automaticità di questa udienza di discussione e l’ha subordinata ad una richiesta delle parti. Questa udienza di discussione è meramente eventuale: se essa c’è si discuterà la causa dinanzi al collegio. Questa udienza materialmente si concretizzava non in una discussione effettiva. Cosa succedeva concretamente? Succedeva che la discussione innanzi al collegio non si svolgeva e. All’esito della camera di consiglio sarà il Presidente stesso a predisporre il c. come immaginato dal codice. Il g.i. sostanzialmente una perdita di tempo. se. di regola. Una volta che la causa sia stata decisa. perché normalmente si ha bisogno dei vari atti depositati. cioè questa udienza di discussione della causa dinanzi al collegio si avrà solo se parti ne faranno richiesta e sarà subordinata al fatto che questa volontà delle parti sia particolarmente seria. dispositivo della sentenza. per predisporre le comparse conclusionali: questo fascicolo sarà ridepositato nel momento del deposito della comparsa conclusionale. salvo l’ipotesi in cui il egli abbia espresso voto contrario rispetto alla decisione adottata dal Collegio. Il g. perché non veniva svolta l’attività reale di discussione orale della causa innanzi al collegio e. cioè la richiesta deve essere fatta al momento in cui precisano le conclusioni e deve essere ribadita alla scadenza delle memorie di replica. il collegio. sarà il relatore ed il collegio assumerà una decisione. in esso contenuti. soprattutto. il g. a questo punto. ma in una sequenza di udienze successive dove le parti si presentavano e si limitavano a mandare in decisione la causa: era. soprattutto che questa udienza veniva fissata a tempi lunghissimi. quindi. Cosa significa questo? Significa che a quel punto la causa entrerà direttamente nella fase decisoria. scattavano i termini per le conclusionali e le repliche e fissava direttamente una udienza dinanzi al collegio per la discussione. il quale all’esito della discussione tratterrà la causa in decisione. relatore e giudice anziano. 108 . perché passavano tempi lunghissimi di rinvio. non è fatta la richiesta e non è ribadita alla scadenza delle memorie di replica. inizia la fase decisoria in senso proprio. invitava le parti a precisare le conclusioni.i. invece. la causa sarà già in decisione ed il collegio si riunirà in camera di consiglio per adottarla. cioè nel momento in cui scade il termine per il deposito delle memorie di repliche. Non basta che parti chiedano la discussione della causa ma debbono anche ribadire questa loro volontà.Nel momento in cui la causa viene rimessa al collegio si può ritirare il fascicolo di parte. in composizione di 3 membri: presidente.d.i.

si ha una sentenza definitiva o non definitiva.i. pubblicazione della sentenza. a seconda del tipo di decisione che il Collegio adotta. 187 e 188. Questo è legato.i.. anche in questo caso il giudice provvederà con una sentenza definitiva. La sentenza reca due date distinte una è la data della sua deliberazione. se le due figure coincidono avrà una sola firma.i. cioè la causa non ha bisogno di istruttoria. fondamentalmente. Lo stesso avviene nell’altra ipotesi disciplinata dall’art. cioè le ipotesi delle c. 1. dovrà ritornare sulla sua decisione in quanto è intervenuta una nuova norma.i. Il giudice dovrà tenere conto dello ius superveniens e. Non è un fatto di poco conto. cioè cessa di essere un atto meramente interno e diviene un atto esterno.In questo caso sarà il Presidente stesso a redigere la motivazione o incaricherà di questo un altro componente del collegio. in quanto si ritiene che il giudice debba tenere conto del c.d. ius superveniens. 188 il g. Quali sono le ipotesi più complicate? Sono quelle dell’art.i. è stata sottoposta al g. svolge l’istruttoria e la rimette al collegio che deciderà con sentenza definitiva. è in mero diritto o è basata solo su prove documentali.i. A questo punto il collegio perché può decidere con sentenza definitiva o non definitiva? Perché potrebbe essere d’accordo o meno con la delibazione del g. La sentenza che è firmata dal Presidente e dal relatore. la questione di competenza o di giurisdizione. ad es. viene ad esistenza.i. Che tipo di decisione può adottare il collegio? È un discorso strettamente connesso alle ipotesi di rimessione della causa da parte del g. cioè il diritto sopravvenuto tra la deliberazione della sentenza e la sua pubblicazione. regola in modo diverso quella determinata fattispecie.: es. se. 109 . invece. perché vuole che quella causa prosegua per l’esame del merito. 2 e 3. rimette subito la causa al Collegio. l’altra è quella della sua pubblicazione. La motivazione di solito viene stesa in una minuta che sarà consegnata allo stesso Presidente il quale potrà sottoporla all’esame del collegio o consegnarla direttamente al cancelliere per la stesura definitiva che verrà controllata sia dal relatore (detto anche estensore) che dal Presidente. dovesse non condividere la delibazione fatta dal g. se del caso. In linea di massima nella ipotesi normale di cui all’art. La causa può essere rimessa dal g. 187 c. 187 c. Se è d’accordo dichiarerà l’incompetenza e quindi provvederà con sentenza definitiva. perché sono le ipotesi in cui. preliminari di merito o pregiudiziali di rito. perché. che pendente la pubblicazione.de. Dal momento in cui quella sentenza è pubblicata. emetterà una sentenza non definitiva. le ipotesi di rimessione totale sono quelle di cui agli artt.d. se la ritiene fondata. Questa è l’attività che conduce alla c. al fatto che il Collegio condivida o meno quella delibazione effettuata dal g.. come fa a decidere se rimetterla immediatamente al Collegio? Deve delibare la fondatezza di questa questione e.

decidendo questioni di giurisdizione o di competenza. non possono mai pregiudicare la decisione della causa. ovvero la rimessione al giudice inferiore delle cause di sua competenza. 3) quando definisce il giudizio. pronuncia ordinanza. su istanza concorde delle parti. e non sono soggetti ai mezzi di impugnazione previsti per le sentenze.Art. secondo comma. 279: se il collegio provvede solo su questioni relative all’istruzione della causa. decidendo alcune delle questioni di cui ai numeri 1. salvo che la legge disponga altrimenti." Perché bisogna guardare all'art. 5) quando. sentenza definitiva. altrimenti pronuncia sentenza. sentenza non definitiva all’ipotesi del n. qualora ritenga che i provvedimenti dell'ordinanza collegiale siano dipendenti da quelli contenuti nella sentenza impugnata. essi sono modificabili e revocabili dallo stesso collegio. 4) quando. non definisce il giudizio e impartisce distinti provvedimenti per l'ulteriore istruzione della causa. e 104. I provvedimenti per l'ulteriore istruzione. 4. senza definire il giudizio. L'ordinanza è depositata in cancelleria insieme con la sentenza. 2) quando definisce il giudizio. previsti dai numeri 4 e 5. decidendo totalmente il merito. 4 del secondo comma. decidendo questioni pregiudiziali attinenti al processo o questioni preliminari di merito. il giudice istruttore. valendosi della facoltà di cui agli articoli 103. 5. in relazione alle quali il collegio adotterà sentenza definitiva o non definitiva a seconda che concordi o meno con la delibazione del g. 110 . Le ordinanze del collegio sono sempre immediatamente esecutive. secondo comma.i. Tuttavia. 2 e 3. sono dati con separata ordinanza. 279? Perché bisogna tener conto della possibilità che oggetto del processo siano più domande cumulate o più cause riunite tra loro. Esaminiamo i numeri dell'art. può disporre con ordinanza non impugnabile che l'esecuzione o la prosecuzione dell'ulteriore istruttoria sia sospesa sino alla definizione del giudizio di appello. pronuncia ordinanza. quando sia stato proposto appello immediato contro una delle sentenze previste dal n. Il collegio pronuncia sentenza: 1) quando definisce il giudizio. 279: "Il collegio quando provvede soltanto su questioni relative all'istruzione della causa. che hanno forma di ordinanza. I provvedimenti del collegio. 2.. 3. e con distinti provvedimenti dispone la separazione delle altre cause e l'ulteriore istruzione riguardo alle medesime. senza definire il giudizio. In quale ipotesi il collegio pronuncia sentenza definitiva o non definitiva ? Nei numeri 1. Le ipotesi 1 e 2 riguardano le pregiudiziali di rito e i preliminari di merito. comunque motivati. decide solo alcune delle cause fino a quel momento riunite.

Neppure questa decisione pone fine al processo (che deve proseguire per la definizione delle altre domande) ma assume egualmente la forma della sentenza anche se non definitiva. ma il c.Nell’ipotesi 3 accoglie o rigetta l’unica domanda che è stata proposta o accoglie e rigetta tutte le domande proposte e lo potrà fare tanto nelle ipotesi dell’art. però. di decidere nel frattempo su questa domanda. 188 (attività istruttoria del giudice). La regola. Il giudice deciderà con sentenza non definitiva perché lo stesso processo proseguirà per la decisione sulle altre domande. la sentenza non definitiva. è che il collegio deve decidere le cause tutte insieme. 4 il collegio pronuncia con sentenza non definitiva e non con ordinanza? Perché il processo deve comunque proseguire (ritornando necessariamente davanti al giudice istruttore). gli abbia rimesso totalmente la causa. 2 consente al Collegio. 2 dice che la decisione può essere limitata solo ad alcune domande se si riconosce che solo per queste non sia necessaria una ulteriore istruzione: es. questa è l’ipotesi in cui vi sono più cause riunite (per connessione tra loro). può essere impugnata davanti ad altro giudice. si deve consentire al collegio di decidere subito sulla domanda per la quale non sono richieste prove. Non è il collegio che decide autonomamente ma è la parte che deve fare istanza e chiedere al giudice.i. 111 . il collegio separa le cause riunite e decide con sentenza definitiva. sotto il profilo dell’impugnazione. adottando la sentenza il legislatore ha voluto che in quel dato grado di giudizio non si discuta più di quelle questioni. allorchè riconosca che solo per esse non sia necessaria una ulteriore istruzione ma che possano essere definite sollecitamente. ipotesi in cui il Collegio decide parzialmente il merito. Se la pronuncia fosse con ordinanza. 187 c. che dell’art. 277 c. quindi. Per quale motivo per l' ipotesi al n. è diverso da quello dell’ordinanza. Numero 5. Il regime della sentenza. per alcune domande sono assunti una serie di mezzi di prova e per altre domanda. proprio perché la sentenza (non definitiva) non è modificabile. lo stesso giudice potrebbe revocarla o modificarla nel corso del processo. prevede la possibilità per il giudice di separare le cause che fino a quel punto sono state trattate congiuntamente. anche quando il g. di limitare la propria decisione ad alcune domande. 1 (provvedimenti del giudice istruttore) e pronuncia una sentenza definitiva. Numero 4. a condizione. invece. accogliendo o rigettando alcuna soltanto delle più domande cumulate nel processo. che la sua sollecita definizione sia di interesse apprezzabile per la parte che ne ha fatto istanza. non è così. invece. dato che ci sono più domande cumulate e una di queste domande si ritiene molto complessa mentre per le altre non c’è necessità di alcuna istruttoria. Sebbene la regola sia rappresentata dalla pronuncia di una unica sentenza su tutte le domande e le relative eccezioni. l'art.

dispone lo scambio delle comparse conclusionali e delle memorie di replica a norma dell’art.quindi. 281 sexies che disciplinano per differenza la fase decisoria rispetto a tutto quello esaminato fino ad ora. In questo caso la discussione della causa è sostitutiva tanto delle conclusionali che delle repliche e può addirittura avvenire. deposita la sentenza in cancelleria entro 30 gg. su istanza di parte. 281 sexies: dà una possibile modalità di decisione semplificata per le cause più semplici.) concesso al giudice per depositare la sentenza in cancelleria. disposto lo scambio delle sole comparse conclusionali a norma dell’art. in un’udienza successiva e pronunciare sentenza al termine della discussione. 112 . anzichè 60 gg. Anche davanti al giudice singolo. 281 quinquies: “Il giudice. Fase più semplice perché è regolata solo da due norme: art. dalla scadenza del termine per il deposito delle memore di replica. è diversa rispetto a quella esaminata precedentemente: anzitutto non è subordinata alla reiterazione della richiesta perchè è sufficiente una richiesta iniziale che non deve essere riproposta in sede di memorie di replica. se non vi è una richiesta delle parti. inoltre. il giudice. 189. Art. 281 quinquies e art. dando lettura del dispositivo e della concisa esposizione delle ragioni di fatto e di diritto della decisione. fissa l’udienza di discussione orale non oltre 30 gg. fatte precisare le conclusioni a norma dell’art. se c’è una richiesta delle parti. dalla scadenza del termine per il deposito delle comparse medesime. alla stessa udienza in cui il giudice ha invitato le parti a precisare le conclusioni. ad un’udienza successiva. la sentenza si intende pubblicata con la sottoscrizione da parte del giudice del verbale che la contiene ed è immediatamente depositata in cancelleria”. prevede che anche in queste cause trovino applicazione le disposizioni concernenti la precisazione delle conclusioni e lo scambio degli scritti conclusivi. Se una delle parti lo richiede. cioè il giudice invita le parti a precisare le conclusioni e subito le invita a discutere la causa alla stessa udienza o. perché dice:”se non dispone a norma dell’art. 190 e . il giudice fatte precisare le conclusioni. l’udienza di discussione viene fissata solo se una delle parti lo chiede espressamente al momento della precisazione delle conclusioni La disciplina in merito alla possibilità di richiedere una udienza di discussione orale. 190. l’unica differenza attiene al minore termine (30 gg. Questo art. E’ una forma semplificata di decisione perché in questo caso saltano tanto le comparse conclusionale che le memorie di replica. In tal caso.La fase decisoria dinanzi al tribunale a composizione monocratica. la sentenza è depositata entro i 30 gg. Art. 281 quinquies. può ordinare la discussione orale della causa nella stessa udienza o. successivi all’udienza di discussione”.

e valutazione del Collegio. lo inquadra tra i vizi di costituzione del giudice.: in ogni caso non si verificherà mai un contrasto tra valutazione del g. cioè deve immediatamente dare alle parti il decisum (decisione).I. 113 . in seconda battuta decide il Collegio ma con una decisione che vincola il G. Per questo motivo parte della dottrina. Nel caso contrario in cui il Collegio dovesse ritenere che la causa rientri nella competenza del giudice monocratico. nonostante il dato letterale della norma. le parti non hanno alcun modo di sottoporre preventivamente questa questione al collegio. Conclusione del processo con decisione Fase decisoria della causa Il tribunale.48 ordin. La sentenza viene sottoscritta dal giudice ed immediatamente depositata in cancelleria per la pubblicazione. dovesse convincersi che la causa deve essere trattata dal Collegio rientrando nel 50bis. invece. o viceversa.i.giud. come dovrebbe. Che sorte ha la sentenza che viene resa da un giudice anziché da un altro? Quale sarà il regime di invalidità di questa sentenza? Abbiamo una norma "bizzarra" che è l’articolo 50-quater che disciplina espressamente queste ipotesi: "Le disposizioni di cui al 50bis e 50ter non si considerano attinenti alla costituzione del giudice. giudica in via di principio in composizione monocratica (art. adotterà una decisione che vincola il g. Questo principio risolve il problema della trattazione della causa ma non il vizio derivante da una decisione non conforme al diritto. tra g. oggi. e art.La sentenza diviene parte integrante del verbale perché viene estesa dal giudice al termine della decisione. decide il G. E’ escluso che l'insorgenza di questo vizio possa essere oggetto di una controversia. quindi. nel momento in cui il g. e Collegio. Nel rito societario il giudice è sempre collegiale e non monocratico. e le parti non hanno possibilità di portare la questione all'esame del Collegio. 50-ter cpc) ed eccezionalmente in composizione collegiale (art. Il problema che si pone è quello di capire cosa succede qualora una causa che doveva essere trattata dal giudice monocratico sia stata trattata." Questa norma pone in rilievo.i. In prima battuta. dell'art.161. Alla nullità derivante dalla loro inosservanza si applica la nullità di cui al 1 c. una questione di competenza (che opera solo per uffici giudiziari diversi) ma stranamente non la qualifica come vizio di costituzione del giudice.i. in senso lato. prima di tutto. 50-bis cpc). in forma collegiale. perché per come sono strutturati i rapporti.I. con inversione dell’impostazione originaria di cui al codice del 1940.i. egli deve dare lettura del dispositivo.

come tutti i vizi di costituzione del giudice. La soluzione è data proprio dalla sentenza di cessazione della materia del contendere. accollarsi anche le spese processuali). che al momento della domanda non aveva ancora soddisfatto il suo diritto sostanziale. Non sono. ma è una peculiare ipotesi di sentenza. mentre i vizi di costituzione del giudice. Prima di occuparci degli effetti di questa sentenza ci soffermiamo su un particolare sentenza: la sentenza di cessazione della materia del contendere. potrebbe essere rilevato d’ufficio dal giudice solo se la parte ne abbia fatto oggetto di specifico motivo di impugnazione. data la natura di tale sentenza. ma lo è nel processo amministrativo e tributario. sono rilevabili d’ufficio a prescindere se la parte ne abbia fatto oggetto di specifico motivo di impugnazione. in appello. quindi. infatti in questo caso il giudice pronuncia una sentenza in cui dà atto della cessazione della materia del contendere tra le parti e pronuncia sulle spese processuali in base alla regola della soccombenza virtuale (sarebbe incongruo per l'attore. Nel processo civile non trova una specifica normativa ma la dottrina e la giurisprudenza si sono sforzate di ricostruire questo istituto per l’esigenza pratica in cui. a prescindere dalla qualificazione. però. La sentenza di cessazione della materia del contendere non è un’autonoma modalità di definizione del processo. Buona parte della dottrina. pagamento del credito oggetto del processo da parte del convenuto) che renderebbero ingiusta la pronuncia per entrambe le parti. 158? Una possibile spiegazione è che questo vizio. Parte prevalente della dottrina. soggetti al fondamentale principio di conversione dei motivi di nullità in motivi di impugnazione: questo vizio dovrà essere fatto valere dalle parti con i mezzi di impugnazione ordinaria altrimenti rimarrà sanato al pari di altri vizi di costituzione del giudice. sopravvengano determinati fatti (es. Bisogna trovare una soluzione che bilanci queste esigenze contrapposte. ritiene che la sentenza sarebbe comunque di merito ma con un oggetto diverso da quello originario in quanto non avrebbe ad oggetto l’originaria domanda proposta dall’attore ma quello di accertare l’avvenuta cessazione della materia del contendere. tipo di 114 . la ritiene una sentenza in rito in quanto si pronuncia non nel merito della controversia ma chiude la vertenza per un sopravvenuto venire meno dell’interesse ad agire. pendente il processo. Questo istituto non è espressamente regolato dal cpc. tenerne conto e respingere tale domanda. vizi relativi a questioni di competenza ma sono.Altra parte della dottrina. diversa dalla normale conclusione con sentenza. cerca di trovare una giustificazione a questa disciplina: in cosa si differenzierebbe il regime di questo vizio dal regime dei vizi di costituzione del giudice di cui all’art. ll giudice si troverebbe dinanzi a due alternative: non tenere conto del fatto sopravvenuto ed accogliere la domanda dell’attore. 158. di cui all’art.

Cosa ben diversa sono gli effetti della sentenza la quale può produrli anche se non è passata in giudicato: una cosa sono gli effetti della sentenza ed una cosa sono gli effetti del giudicato. il giudicato. all’esito del giudizio di appello o solo passando in giudicato definitivo: questa è una mera scelta del legislatore che deve mediare due interessi contrapposti che sono quelli della parte vincitrice e quelli della parte soccombente in primo grado. nella novella del 90 ha stabilito. Tuttavia il giudice che ha pronunciato la sentenza impugnata può. dà la possibilità alle parti di far valere qualunque possibile diritto. con o senza cauzione. In merito al ricorso in Cassazione l'art. Il legislatore. su istanza della parte impugnante. 373 dice: "Il ricorso per cassazione non sospende l'esecuzione della sentenza. La valutazione delle sussistenza di gravi motivi dovrà essere effettuata dal giudice caso per caso. mentre la parte soccombente ha interesse a subire gli effetti solo quando il risultato diventi definitivo. eredi ed aventi causa e copre il dedotto ed il deducibile e che si ha quando la sentenza non è più impugnabile con i mezzi ordinari. al fine di bilanciare questi interessi. 24 Cost. La parte vincitrice ha interesse che gli effetti della sentenza si producano subito. su istanza di parte e qualora dall'esecuzione possa derivare grave ed irreparabile danno. a differenza di quanto previsto dal codice del '40 nel quale il momento di produzione degli effetti era l'appello (effetto sospensivo di appello). ha introdotto l'immediata efficacia della sentenza di primo grado. in via generale. eredi ed aventi causa e non può essere messo in discussione in un futuro processo in quanto copre il dedotto ed il deducibile. 283 prevede che il giudice d'appello. possa sospendere in tutto o in parte l'efficacia esecutiva o l'esecuzione della sentenza impugnata. Una cosa sono gli effetti della sentenza ed una cosa è il giudicato il quale dà stabilità a questi effetti. infatti. La sentenza potrebbe produrre effetti all'esito del giudizio di primo grado. disporre con ordinanza non impugnabile che l’esecuzione sia sospesa e sia prestata congrua cauzione…" 115 . che in assenza di strumenti più specifici. Il processo di cognizione ordinaria è lo strumento in cui trova attuazione quella atipicità del diritto di azione di cui all'art. Questa valutazione deve. Per quanto riguarda la sentenza di I° grado (appellabile) l'art. essere circoscritta al solo periculum (pericolo in cui si trova il diritto) o anche al fumus boni iuris (presumibile fondatezza dei motivi di appello). 2909) che vincola parti. salvo la possibilità di sospenderla da parte del giudice. vincola parti.A questo punto si devono individuare gli effetti della sentenza del processo di cognizione ordinario. L'effetto fondamentale si raggiunge con la stabilità del giudicato (art. poichè il risultato di primo grado potrebbe essere modificato dalla sentenza di appello o dalla Cassazione. quando sussistano gravi e fondati motivi da valutarsi anche in relazione alla eventuale possibilità di insolvenza di una delle parti.

quindi. La sentenza condizionale La sentenza condizionale presuppone che gli effetti di una sentenza siano subordinati al verificarsi di un evento futuro incerto o all'adempimento di una determinata prestazione. .l'effetto costitutivo sarebbe incompatibile con la provvisorietà dell'effetto.questo effetto. Prima della novella del '90 non vi era dubbio che questa disciplina potesse essere applicabile solo ed esclusivamente alle sentenze di condanna. si dovrebbe dare particolare importanza alla valutazione del periculum e non anche al fumus. La dottrina è molto divisa vi è una tesi a favore. cioè la costituzione di un determinato status o si verifica definitivamente oppure non si verifica (es. alla luce delle modifiche. Buona parte della dottrina ammette questo tipo di sentenza mentre altra parte la contesta in quanto l'accertamento di cui ad una sentenza.La proposizione del ricorso in Cassazione. sarebbe incompatibile con la subordinazione dei suoi effetti al verificarsi di un adempimento futuro incerto che non è stato oggetto di accertamento. Quale è il profilo maggiormente discusso in merito agli effetti della sentenza? Il profilo maggiormente discusso è quello relativo all'ambito di applicazione. mentre ha una apertura per altre ipotesi es. in materia di divorzio gli effetti si producono solo con il giudicato perché non è immaginabile che un coniuge prima è divorziato e poi torni ad essere coniugato). Altra ancora. in merito alle sentenze costitutive.anche prima della novella del 90 non si faceva espresso riferimento solo alle sentenze di condanna. Altra dottrina ritiene ammissibile in via generale l'estensione degli effetti alle sentenze costitutive. vuol dire far venir meno quel distinguo fra stabilità del giudicato e provvisorietà dell’effetto. l'effetto costitutivo non può essere provvisorio. si è aperto un dibattito nella dottrina con riferimento alle sentenze di mero accertamento e a quelle costitutive. una contraria e una intermedia. . non sospende l'efficacia della sentenza di appello ma si consente al giudice di procedere alla sospensione sulla base della valutazione di quelli che sono danni gravi e irreparabili. in particolare perché: . E’ molto discusso se questa regola di carattere generale si applichi solo con riferimento alle sentenze di condanna o se l’efficacia della sentenza di I° grado trovi riscontro anche con riferimento alle sentenze di accertamento o costitutive. 283. Il problema è che vi è una esigenza di carattere pratico su cui si fonda il riconoscimento da parte della giurisprudenza di questo tipo di sentenza e vi sono delle ipotesi di diritto positivo che 116 . in tema di interdizione o inabilitazione dove gli effetti si producono immediatamente alla pronuncia della sentenza. In questo caso. oggi. Balena è contrario all'estensione dell'efficacia della sentenza alle sentenze costitutive e di mero accertamento. cioè significa azzerare il giudicato. a differenza dell'art. ritiene che sicuramente questo effetto provvisorio non può verificarsi con riferimento agli "status". invece.

abbiamo detto che del tentativo di conciliazione si occupa l’art. 80/2005. ad esso si fa normalmente seguire una cancellazione della causa dal ruolo.sentenze di condanna (es. cioè la mancata comparizione delle parti a 2 udienze successive. i provvedimenti e gli altri atti ai quali la legge attribuisce espressamente efficacia esecutiva”: tra questi “altri atti” si fa rientrare anche il verbale di conciliazione. Con l’iscrizione a ruolo l’ufficio prende in carico la controversia. possono in ogni momento della causa procedere al tentativo di conciliazione. ma nel n. 1 dell’art. le eccezioni per compensazioni. 117 . la conciliazione si traduce in un verbale (di conciliazione) che avrà l’efficacia di titolo esecutivo. art. art. con la cancellazione la controversia cessa di essere in carico all’ufficio. 309. invece. 474 rientra anche il verbale di conciliazione che.vengono ad essa ricondotte: es. pendente il processo. 474 che dice: “le sentenze. a questo punto. La conciliazione consiste nella possibilità che le parti. condanna in futuro) . E' molto discusso se le sentenze condizionali siano ammissibili in caso di : . Se ciò riesce. abbiamo detto che solo esse sono titolo esecutivo. nella prassi. 185. comunque. quanto per porre fine ad una lite pendente: è una modalità alternativa di conclusione del processo rispetto alla sentenza conclusiva. anche se non espressamente previsto da nessuna norma. cioè un atto con effetto esattamente diverso rispetto alla iscrizione a ruolo. che consente. Normalmente. Quando abbiamo visto le sentenze di condanna. richiede un verbale. Conclusione del processo senza decisione Conciliazione La conciliazione in generale viene in rilievo tanto per prevenire la lite. di fare venire meno il processo e di trovare un accordo transattivi tra le parti al di fuori di esso. non ultimo quello di ordine fiscale poiché il verbale di conciliazione è soggetto ad imposta di registro. cioè richiede che questo accordo transattivo tra le parti trovi diverso riscontro nell’ambito processuale: il processo si conclude con questo verbale di conciliazione e. trovino un accordo e lo formalizzino con il verbale di conciliazione. nelle quali il giudice può pronunciare sentenza ma può subordinarne gli effetti alla prestazione di una cauzione. 2932 contratto preliminare che diventa definitivo) . il quale distingue tra interrogatorio formale e libero: in questo caso rileva l’interrogatorio libero. non trova applicazione per una serie di motivi. Quando ci siamo occupati dell’udienza ex art. La conciliazione. si ritiene che questo verbale di conciliazione rientri nel n. 1 dell’art. 273 e L.sentenze costitutive (es. 35. cioè il giudice d’ufficio o le parti concordemente. In relazione alla modifica di cui alla L. Molto più utilizzata è l’estinzione del processo ex art. 183.

307). non solo per somme di denaro ma anche esecuzione per consegna o rilascio. ma l’art. ed in che modo. quindi. ci si chiede se esso debba proseguire ad impulso di parte o anche d’ufficio del giudice. le parti potranno rimetterlo in discussione. fine alla controversia e nella prassi si avrà la cancellazione della causa dal ruolo. E’ logico che. 118 . Si discute se sia o meno equiparabile alla preclusione determinata da una sentenza. Molto discussa in via generale è l’efficacia preclusiva del verbale di conciliazione. qualsivoglia procedimento di espropriazione forzata.. Ha una efficacia preclusiva identica al giudicato o diversa? Non entriamo in questa complessa questione. Si pone.M.potrà attivare. cioè se sia in tutto e per tutto equiparabile alla stabilità a cui dà luogo il giudizio. Se il fenomeno della estinzione si vuole rapportare ai principi che regolano il processo.d. evitando così che lo stesso giudice che dovrà giudicare. In generale l’estinzione del processo è ricondotta a 2 ipotesi fondamentali: 1) rinuncia agli atti del giudizio (art. prevede che essa possa essere conclusa anche tra i difensori non muniti di apposita procura ad hoc: nel caso di conciliazione intervenuta tra difensori non muniti di procura ad hoc. al pari della sentenza di condanna. Questo principio non dovrebbe mai soffrire nessuna eccezione. sicuramente tutto il profilo relativo all’inattività delle parti si muove esclusivamente su questo principio.. Estinzione del giudizio Riferimenti normativi: artt. In linea di massima l’estinzione si muove più sul piano del principio dell’impulso di parte. ma sempre ad iniziativa delle parti. ma ci si chiede se una volta intervenuto un verbale di conciliazione pendente la causa. La conciliazione dovrebbe intervenire direttamente tra le parti. una questione non potrà più essere rimessa in discussione. ma il nostro ordinamento ne conosce qualcuna ingiustificata perché si potrebbe compensare con l’iniziativa attribuita al P. Il principio della domanda è un principio fondamentale del processo che vuole che esso non si attivi mai d’ufficio. principio dell’impulso della parte. 306) 2) inattività delle parti (art. una volta intervenuto il giudicato. cioè il giudicato. quelli che vengono in rilievo sono: principio della domanda ed il c. sia lui stesso ad attivare il processo e che ciò attenti alla sua terzietà. 88 disp. att. teniamo solo presente che non vi è identità di vedute sugli effetti di questo verbale. dal 306 al 310. Il principio dell’impulso di parte è un principio di mera tecnica processuale: una volta che il processo è stato instaurato sulla base del principio della domanda. il giudice fissa una successiva udienza nella quale compariranno le parti e formalizzeranno il verbale di conciliazione.

non chi abbia manifestato disinteresse rispetto alla sentenza di merito: es. Art. cioè una volta estinto il processo la domanda sarà sempre riproponibile ed è per questo che occorre l’accettazione della parte costituita che abbia interesse. La liquidazione delle spese è fatta dal giudice istruttore con ordinanza non impugnabile”. Il giudice. 306 – rinuncia agli atti del giudizio: “il processo si estingue per rinuncia agli atti del giudizio quando questa è accettata dalle parti costituite che potrebbero avere interesse alla prosecuzione. il soggetto che abbia sollevato eccezioni di incompetenza o difetto di giurisdizione. La prima è che ai fini del venire meno del processo non è sufficiente una rinuncia agli atti esclusivamente da parte dell’attore. una volta trovatosi convenuto in giudizio. Questo art. Questo è in linea con la struttura stessa del processo che è bilaterale e. salvo diverso accordo tra loro. Le dichiarazioni di rinuncia e di accettazione sono fatte dalle parti o da loro procuratori speciali. dice una serie di cose. Il rinunciante deve rimborsare le spese alle altre parti.La rinuncia agli atti del giudizio. Una cosa molto importante è che l’estinzione del giudizio non estingue il diritto di azione. è a metà strada tra il principio dell’impulso di parte ed il principio della domanda perché il suo effetto è quello di rinuncia alla domanda originariamente instaurata. se la rinuncia e l’accettazione sono regolari. potrebbe avere interesse a che la vicenda si concluda definitivamente perché se lascia estinguere il processo rimarrà esposto ad una successiva iniziativa dell’attore. invece. ma è necessaria l’accettazione delle parti costituite che ne abbiano interesse. cioè quel soggetto che abbia espresso la volontà che il processo si chiuda in rito e non con una decisione di merito. 119 . il suo venire meno deve essere frutto non solo del soggetto che vi abbia dato inizio. dichiara l’estinzione del processo. Per converso è sicuramente necessaria l’accettazione da parte del convenuto che abbia proposto domanda riconvenzionale perché egli ha interesse alla prosecuzione del processo. verbalmente all’udienza o con atti sottoscritti e notificati alle altre parti. in generale. Può accettare il difensore o lo deve fare la parte? La regola generale è che ci vuole l’accettazione della parte o di soggetto munito di procura speciale: eventualmente potrà essere il difensore ma dovrà essere munito di procura speciale perché per accettare la rinuncia agli atti non è sufficiente la normale procura alle liti. quindi. L’accettazione non è efficace se contiene riserve o condizioni. Chi può accettare questa rinuncia? Anzitutto non il contumace perché si parla di parti costituite ed. ma anche di quello destinatario dell’atto introduttivo dello stesso processo. Questo soggetto.

riproporre in un futuro giudizio. dopo la costituzione delle stesse.Per la forma dell’accettazione. sia con atto scritto. sottoscritto dalla parte e notificato alla controparte. il giudice. ovvero se. Si potrebbe non rinunciare al diritto sostanziale fatto valere in giudizio ma proprio al diritto di azione. 3) rinuncia di taluna delle domande cumulate: più domande possono essere cumulate nell’ambito dello stesso processo e si potrebbe rinunciare ad una sola di esse lasciando in piedi le altre. deve essere riassunto davanti allo stesso giudice nel 120 . Il fenomeno si muove. L’inattività delle parti dà luogo a qualche problema in più perché si tratta di ricondurre a determinate categorie tutta una serie di ipotesi che vengono in rilievo. non possono essere assoggettati a riserve e condizioni. Queste sono le ipotesi che normalmente si indicano come similari alla rinuncia agli atti. Art. 290. una preclusione del giudicato che copre sempre il dedotto e il deducibile. come per la rinuncia. in dottrina si ritiene che l’accettazione potrebbe essere condizionata esclusivamente da un accordo che regoli le spese processuali. La domanda alla quale si è rinunciato non sarà più oggetto della sentenza e si potrà. 307: “se dopo la notificazione della citazione nessuna delle parti si sia costituita entro il termine stabilito dall’art. 166. 1) rinuncia al diritto sostanziale: si potrebbe non rinunciare agli atti del giudizio ma al diritto sostanziale sottostante fatto valere in quel giudizio. quindi. l’unica possibile eccezione o dimensionamento ce la dà la stessa norma nel momento in cui fa riferimento alle spese processuali: “salvo diverso accordo tra loro”. in linea di massima. Il contenuto dell’accettazione non può essere assoggettato a riserve o condizioni. quindi. non sia necessaria l’accettazione della controparte. potrebbe avere degli effetti indiretti: es. sul piano processuale: se rinuncio al diritto di azione non potrò più riproporre quella determinata domanda ed ecco perché si ritiene che. nei casi previsti dalla legge. In ogni altro caso. E’ un fenomeno che si muove sul piano del diritto sostanziale e non del processo sul quale. il processo. In linea di massima perché ci potrebbe essere un rapporto di connessione stretta e. però. 2) rinuncia al diritto di azione: ipotesi completamente diversa dalla precedente perché il diritto sostanziale è una cosa e il diritto di azione una cosa diversa. salvo il disposto del secondo comma dell’art. la norma dice che può avvenire sia con dichiarazione verbale in udienza. Quali sono le figure similari alla rinuncia agli atti? Sono: la rinuncia al diritto sostanziale. tanto l’accettazione che la rinuncia. in questo caso. abbia ordinata la cancellazione della causa dal ruolo. la rinuncia al diritto di azione e la rinuncia ad una delle varie domande cumulate. potrebbe determinare una sentenza che dichiari la cessazione della materia del contendere. 181 e dell’art.

Fase di quiescenza significa che il processo o non è mai stato iscritto a ruolo. l. si attivi un meccanismo sanante e la parte non consente che questa sanatoria si verifichi perché non ottempera. altrimenti il processo si estingue. e salvo diverse disposizioni di legge. invece. una volta riassunto a norma del precedente comma. che decorre rispettivamente dalla scadenza del termine per la costituzione del convenuto a norma dell’art. cioè ad una mera omissione da parte delle parti di dare impulso al processo: es. se dinanzi a questo venga eccepita”. L’estinzione opera di diritto.n. Essa è dichiarata con ordinanza dal giudice istruttore.. questo non può essere inferiore ad un mese né superiore a sei. comunque. Può esserci una estinzione del giudizio riconducibile ad una inattività semplice. Oltre al distinguo tra inattività semplice e qualificata. tale estinzione si verifica dopo che il processo è entrato in una fase di quiescenza. ovvero con sentenza del collegio. o è stato da esso cancellato ma. o dalla data del provvedimento di cancellazione. Nella inattività qualificata. ovvero nei casi previsti dalla legge il giudice ordini la cancellazione della causa dal ruolo. si estingue se nessuna delle parti si sia costituita. se del caso. o dal giudice che dalla legge sia autorizzato a fissarlo. rimane pendente per un periodo e può essere riattivato su iniziativa di parte con la “riassunzione”: il processo si estingue solo se non è riassunto entro un determinato termine. 121 .c. il giudice ordina l’integrazione del contraddittorio. Oltre che nei casi previsti dai commi precedenti. relativamente alla inattività semplice bisogna tenere distinte le ipotesi in cui l’estinzione del giudizio si verifica immediatamente e quelle in cui. o di proseguire. art. Il processo. ma deve essere eccepita dalla parte interessata prima di ogni altra sua difesa. 209 – mancata comparizione delle parti alla prima udienza o due udienze successive.termine perentorio di un anno. riassumere o integrare il giudizio. ma è una inattività qualificata perché non consente il realizzarsi del meccanismo sanante del vizio processuale: es. non vi abbiano provveduto entro il termine perentorio stabilito dalla legge. il processo si estingue altresì qualora le parti alle quali spetta di rinnovare la citazione. Non è inattività pura e semplice di mancato impulso al processo. La riassunzione è un nuovo atto di impulso della parte che va a recuperare lo stato quiescente in cui si trova il processo. non viene in rilievo una mera inattività delle parti rispetto all’impulso processuale. ma sono ipotesi legate al caso in cui si verifichi un vizio nel processo. all’ordine del giudice. Il primo distinguo è quello tra inattività semplice e inattività qualificata. se questo vizio non si sana si ha l’estinzione del giudizio. 181 e art. Quando la legge autorizza il giudice a fissare il termine.a fronte della mancata partecipazione in giudizio del litisconsorte necessario. 166. invece.

Cosa succede se le parti non si costituiscono in questi termini? In via generale il processo si estingue. c. non si estingue subito.inattività semplice e qualificata . Il processo. A questo punto: cancellazione dal ruolo. cioè il passaggio da un giudice all’altro. riassunzione del giudizio. 165 e 166. il convenuto in quelli di cui all’art.d. ipotesi in cui. att.Il processo poteva trovarsi in stato di quiescenza per cancellazione dal ruolo. cioè 20 gg. 166. Quadro generale: . Il processo entra in una fase di quiescenza a fronte della quale può essere riassunto entro 1 anno dal termine di costituzione del convenuto. Le parti si devono costituire in giudizio: l’attore nei termini di cui all’art. o perché era stato sospeso o interrotto. Questo perché. il giudice dichiara la cancellazione della causa dal ruolo ed è possibile la riassunzione. chiamata in causa per ordine del giudice ex art. quindi. l’estinzione non avviene immediatamente ma dopo una fase di quiescenza di 1 anno.nell’ambito della inattività semplice caso in cui l’estinzione si verifica immediatamente e caso in cui si verifica a seguito di uno stato di quiescenza del processo. Variante: una delle parti si costituisce tardivamente rispetto ai termini ex artt. 107 Come si realizza questo ordine del giudice? Tramite un meccanismo sanzionatorio: o le parti chiamano in causa nei termini indicati dal giudice.c. o per la c. ma non si estingue immediatamente. talvolta. o il giudizio si estingue. art. La riassunzione. Cosa succede in questo caso? Il giudice deve comunque ordinare la cancellazione della causa dal ruolo e questa può essere riassunta ad opera delle parti nel termine di 1 anno. si potrebbe ledere quello che è l’affidamento di una delle parti: io convenuto potrei andare in cancelleria l’11° giorno. Altre ipotesi sono tutte agganciate alla cancellazione della causa dal ruolo. traslatio iudici. Ipotesi: inottemperanza all’ordine del giudice. 125 disp. prima della udienza indicata nell’atto di citazione. di regola.p. è regolata caso per caso dal legislatore (es. ove non sia previsto nulla essa si fa con una comparsa notificata personalmente alla controparte o al difensore che deve avere il contenuto previsto dall’art. il convenuto sarà messo in condizione di costituirsi nei termini ed il processo non si estinguerà ma si riattiverà. Una prima ipotesi di estinzione è quella legata alla mancata costituzione delle parti. Si vuole evitare che il giudizio prosegua nell’assenza del convenuto che ha fatto legittimo affidamento sul fatto che l’attore non si sia costituito nei termini. 103 interruzione: la riassunzione va fatta con ricorso). altrimenti. controllare che l’attore non si sia costituito e non costituirmi. 122 . nel caso eventuale riassunzione. 165.

Qual è il regime processuale dell’estinzione? La regola è indicata nell’art. o una attività di integrazione. le parti non provvedono nei termini. Qual è l’ipotesi in cui si ritiene che non possa trovare applicazione questa regola? E’ l’ipotesi di inattività qualificata perché in essa si mira a sanare un vizio. il giudice ordina l’integrazione del contraddittorio. Infine vi sono varie ipotesi che si ricollegano alla categoria del mancato compimento di atti di impulso ed è questa la categoria alla quale si riconducono tutte le ipotesi di inattività qualificata: il giudice per sanare un vizio indica alla parte una attività da compiere e questa non la pone in essere. pur non mettendosi d’accordo fanno decorrere il temine. l’unica possibilità è che il convenuto si costituisca nei termini e manifesti l’interesse di portare avanti la causa. 1). Altra ipotesi: l’attore si costituisce in giudizio ma non compare alla 1° udienza (art. L’estinzione opera ipso iure ma deve essere eccepita dalla parte prima di ogni difesa. Questo atto di impulso.. a secondo dei casi. non compaiono a 2 udienze successive. una prosecuzione del giudizio nei tempi di interruzione o sospensione.c. Se le parti si mettono d’accordo e non rilevano l’eccezione. il processo si estingue. non la riassumono entro 1 anno. L’ipotesi più frequente di estinzione è la mancata comparizione delle parti per 2 udienze successive: es. una riassunzione del giudizio. le parti fanno un accordo extraprocesso. alla cancellazione della causa dal ruolo segue una estinzione immediata del processo: es. 181 c. cioè egli notifica la citazione ma non si costituisce. invece. può riguardare. non è sufficiente che si verifichi il fatto che la determina. quindi. oppure mancata comparizione in qualsiasi altra udienza del processo. Perché sia pronunciata l’estinzione. ma occorre che la parte sollevi la relativa eccezione. ma se ciò non avviene il giudice deve disporre la cancellazione dal ruolo e si ha estinzione immediata. la causa è cancellata dal ruolo. Vi sono altre ipotesi eccezionali in cui. il giudice dovrebbe ordinare l’estinzione del processo. Se fosse vera questa regola. 307 ultimo comma. contumacia dell’attore. 123 .Identico meccanismo nella ipotesi di diserzione bilaterale delle udienze: nessuna delle due parti compare nella prima udienza ex art. il processo potrebbe essere riassunto e riattivato. 181 c. Ipso iure significa che produce effetti fino dal momento in cui si è verificato il fatto che ha determinata l’estinzione stessa. ma il prodursi di questi effetti è subordinato ad una eccezione di parte: il giudice non la può dichiarare d’ufficio. 1. il giudice fissa una nuova udienza e se ancora l’attore non compare ed il convenuto non manifesta la volontà di proseguire il giudizio. oppure.n. questo si cancella dal ruolo con estinzione immediata. avremmo trovato il modo di poter eludere sempre l’ordine del giudice: l.

essersi verificati tutti i pregiudizi: il giudice del secondo giudizio ne conosce solo incidenter tantum al solo scopo di stabilire se è fondata o meno l’eccezione di litispendenza. cioè se si ritiene che non si sia verificata l’estinzione. Litispendenza significa 2 giudizi identici che pendono dinanzi a giudici distinti. Al più potrebbe trovare applicazione ove vi si attengano ma in ritardo: es. L’unica possibilità che avrà un giudice diverso è quella di conoscere “incidenter tantum” di quella estinzione: es. Il g. comunque. in questo caso il giudice potrebbe incidentem tantum conoscere della intervenuta estinzione di un altro giudizio al solo scopo di rigettare l’eccezione di litispendenza. 307 ultimo comma. invece. che possa trovare applicazione la regola dell’art. Il regime processuale dell’estinzione è che va dichiarata dallo stesso giudice del processo estinto: non si può chiedere la pronuncia dell’estinzione in un autonomo giudizio proponendo la domanda ad un giudice diverso.i. indica una regola più semplificata: il giudice istruttore provvede con ordinanza che potrà essere reclamata dinanzi al collegio ai sensi dell’art. Se il reclamo è accolto.n.i. Questa è l’unica possibilità che un giudice diverso conosca di questa eccezione di litispendenza. 279: il giudice si dovrebbe pronunciare con sentenza definitiva ma l’art.Se si potesse applicare la regola ex art.c. art. in un diverso giudizio è stata sollevata una eccezione di litispendenza.. le parti non ottemperano all’ordine del giudice nei termini ma lo fanno in ritardo. 178 ed il collegio deciderà se respingere il reclamo. 124 . 178. 102 l. 308. cioè confermare l’estinzione con una sentenza definitiva impugnabile. il legislatore non si è preoccupato di adeguare la novella del 1990 al giudice monocratico. il collegio pronuncia con ordinanza non impugnabile. quantomeno non può trovare applicazione nelle ipotesi in cui le parti non si attengono all’ordine del giudice. non trova applicazione nelle ipotesi di inattività qualificata. va pronunciata l’estinzione con sentenza. pronuncia con ordinanza suscettibile di reclamo dinanzi al collegio ai sensi dell’art. Queste norme sono tutte concepite nella logica g. In questo giudizio potrebbe non essere stata dichiarata l’estinzione ma potrebbero. quindi. Si ritiene in dottrina e giurisprudenza che. in questo caso. perchè il giudizio può proseguire anche nei confronti del litisconsorte necessario. sarebbe sufficiente per le parti non eccepire l’intervenuta estinzione ed il giudice dovrebbe proseguire il giudizio svolgendolo anche in assenza del litisconsorte necessario. in questo caso. – collegio. A rigore dovrebbe valere la regola dell’art. 307 ultimo comma. Con quale provvedimento viene dichiarata l’estinzione? L’estinzione sarebbe incasellabile nelle questioni pregiudiziali di rito astrattamente idonee a definire il giudizio: se si è verificata l’estinzione il giudizio si potrebbe definire e ciò è pregiudiziale alla decisione di merito. si ritiene. Questa regola.

Si ritiene che l’effetto impeditivo della decadenza venga meno per l’estinzione del giudizio. Per la decadenza il problema è più delicato perchè è molto discusso quali siano gli effetti dell’estinzione. oltre che distinguere quelli ricollegati alla sola sua proposizione o al fatto che il processo giunga ad una sentenza. Le parole chiave per memorizzare questi effetti sono 3: azione. Le prove raccolte sono valutate dal giudice a norma dell’art. Le alternative sono 2: una volta che si è prodotto l’effetto di impedimento della decadenza. 116 c. Non si estingue l’azione ma il diritto sottostante potrebbe venire meno per effetto della prescrizione o della decadenza. 2. 310 dice che: “l’estinzione del processo non estingue l’azione. E’ sicuro che la proposizione della domanda determina l’effetto di impedire la decadenza. degli atti posti in essere nella pendenza del processo e delle prove raccolte nell’ambito del processo? Una volta estinto il processo che ne è del diritto di azione? L’art. Se manca la sentenza perchè il processo si estingue prima. perchè il legislatore non lo dice. Significa che una volta estinto il processo la domanda sarà sempre riproponibile in futuro. Queste 3 parole consentono di capire come tutta la problematica degli effetti dell’estinzione ruoti intorno a 3 quesiti fondamentali: una volta estinto il processo cosa ne è del diritto d’azione. bisogna tenere presente che vi 125 . rimane solo l’effetto interruttivo e ciò significa che la prescrizione inizierà nuovamente a decorrere dal momento in cui è stata interrotta: non decorrerà dalla sentenza passata in giudicato ma dall’atto interruttivo iniziale. Effetti dell’estinzione. cosa succede se il processo si estingue. Tra gli effetti sostanziali della domanda. atti e prove. ma non è sicuro. oppure era condizionata alla conclusione del processo per cui viene meno. L’estinzione rende inefficaci gli atti compiuti. è vero che l’azione è riproponibile ma il diritto è prescritto. rimane in piedi anche se si estingue il processo. Un effetto fondamentale che produce la domanda giudiziale è quello interruttivo della prescrizione che si sospende finchè la sentenza non passa in giudicato. Le spese del processo estinti stanno a carico delle parti che le hanno anticipate”. ma non le sentenze di merito pronunciate nel corso del processo e quelle che regolano la competenza. per garanzia delle parti ha comunque contenuto di sentenza e può essere impugnata.Se il giudice dovesse sbagliare vale il principio della prevalenza della sostanza sulla forma: se il giudice la pronuncia con ordinanza e non con sentenza. salvo le ipotesi particolari in cui l’effetto di impedire della decadenza è un effetto accidentale della domanda giudiziale. Se il processo è durato parecchi anni e la prescrizione era breve.

Sentenze che regolano la competenza: è fondamentale distinguere se si tratta di sentenze sulla competenza rese dalla cassazione o da un giudice di merito. Vi sono però una serie di eccezioni legate o al fatto che gli atti possono avere rilevanza autonoma rispetto al processo: es. dovessero venire meno. vengono meno. comunque. Cosa capita alle sentenze non definitive che sono state emesse nel corso del processo? Una risposta la dà l’art. ed effetti che la domanda può produrre accidentalmente ma che si potrebbero produrre anche al di fuori del processo: es. Dato che non era necessaria la domanda in sè. dinanzi ad un diverso giudice che abbia ad oggetto la stessa domanda. o ad ipotesi testualmente previste dalla L. La riforma del 2005 ha stabilito che i provvedimenti cautelari anticipatori. provvedimenti temporanei resi nell’interesse dei figli. o in base a ricorso ordinario. a differenza di quelli conservativi. 310 c. Le sentenze resa dalla cassazione. in quanto strumentali al processo. 126 . sovvertendo una regola precedente che voleva che questi atti.sono effetti che può produrre solo la domanda giudiziale.: ordinanze anticipatorie di condanna. Una ipotesi più delicata è quella di una sentenza resa su una preliminare di merito: es. Quali di queste rimangono in piedi? Sentenze di merito: nel caso di più domande cumulate tra loro la sentenza resa su una di queste è idonea al giudicato e rimane in piedi. Ipotesi più delicata è quella della sentenza. l’intervenuta prescrizione. avrebbe potuto prodursi anche in via stragiudiziale. rimangono in piedi ed hanno efficacia pan processuale. messa in mora. Cosa succede agli atti prodotti nel processo? La regola generale è che non dovrebbero avere alcuna rilevanza al di fuori del processo e. perchè le conseguenze sono diverse. provvedimenti cautelativi anticipatori. o sulla giurisdizione. giudice che liquida compensi ad un consulente tecnico. rimangono in piedi anche in caso di estinzione del processo. l’impedimento della decadenza non è legato al concludersi del processo ma sarà legato solo accidentalmente al fatto che quell’atto era contenuto nella domanda. siano esse rese in sede di regolamento della competenza. resta ferma la decadenza in quanto poteva essere inserita anche in via stragiudiziale. ma ha autonoma rilevanza. l’atto rimane in piedi perchè è vero che è inserito nel processo. Si recupera questo distinguo per dire che nelle ipotesi in cui la domanda produce accidentalmente un effetto che. Il problema è che non si può ritenere che tutte le sentenze che regolano la competenza o che recano nel merito siano comprese in questa norma. 2. ma anche in un eventuale futuro processo tra le stesse parti. quindi. Pan processuale significa che le sentenze avranno efficacia non solo nel processo da cui hanno avuto origine.

per cui interruzione del processo e riassunzione nei confronti del soggetto subentrato. In questi casi il legislatore si preoccupa di apprestare un rimedio in modo tale che la parte che sia stata colpita da questi eventi possa essere appieno tutelata nel suo diritto di difesa e nel rispetto del principio del contraddittorio. ha ritenuto che non si abbia più l’estinzione della persona giuridica precedente e la nascita di una nuova persona 127 .C.Si dice pan processuale perchè l’efficacia non è limitata a quel giudizio. come il giudicato interno. le prove: si tende a ritenere che la regola riguardi solo le prove costituende. riteneva determinasse l’estinzione della persona giuridica precedente e la nascita di una nuova persona giuridica. 3. Chi possono riguardare questi eventi? Sicuramente la parte ma non solo. cioè quelle che si sono formate nel processo e non quelle precostituite. 2504 bis c. ma va al di là non essendo. Le sentenze sulla competenza rese da un giudice di merito..m. per effetto dell’intervento della C. Quali sono gli eventi che riguardano la parte? Anzitutto e su tutti per quanto riguarda le persone fisiche. L’interruzione del processo Qual è la ratio dell’istituto della sospensione? E’ quella di assicurare il rispetto del principio del contraddittorio e del diritto di difesa a fronte del verificarsi di determinati eventi nel corso del processo che possono colpire una delle parti impedendogli di partecipare attivamente al giudizio. Nei confronti delle persone giuridiche il problema è un po’ più complesso. che alla luce della modifica dell’art. Era parificava. invece. Art. Le cose sono molto cambiate per effetto della riforma del diritto societario e di una sentenza della Cassazione a sezioni unite nel 2006. 310 c. Come si fa fronte a questo tipo di esigenza fondamentale ? Interrompendo il processo finchè non sia venuta meno la causa che impedisce alla parte di partecipare attivamente. Come per la persona fisica viene in rilievo la morte. Sempre con riferimento alla persona fisica. Una fattispecie tra le più discusse della riforma del diritto societario è quella della fusione tra società che la dottrina risalente e la giurisprudenza consolidata fino al 2006. hanno efficacia meramente interna al processo e non possono spiegare nessuna efficacia fuori di esso. quindi. si ritiene che debba parificarsi alla morte della parte anche la sua mera scomparsa nel corso del processo: in questo caso il giudice deve avvisare il p. anche il rappresentante legale della parte o il suo difensore.. per la persona giuridica possono venire in rilievo dei fenomeni estintivi parificabili o avvicinabili alla morte della persona fisica. alla fattispecie di cui alla morte della persona fisica. tipo quelle documentali.c. però. il quale nominerà un curatore ed il processo dovrà essere riassunto o proseguito nei confronti del curatore. neanche un giudizio sostanziale che si estende a tutti i possibili giudizi. la morte della persona fisica.

pendente il giudizio.1° ipotesi: gli eventi sopra indicati che riguardano la parte o il rappresentate legale si verificano prima che la parte si è costituita in giudizio: in questo caso l’interruzione del processo opera automaticamente perché non essendosi ancora costituita. gli eventi che possono determinare l’interruzione che riguardino il rappresentante della parte sono anzitutto: .la perdita della capacità processuale del rappresentante.la morte del rappresentante. la parte non ha ancora un difensore e può far presente il verificarsi quel determinato evento. la revoca del rappresentante legale. Come può cessare la rappresentanza legale? Es. abbia avuto una revoca del provvedimento di interdizione e. Più difficoltà si hanno a voler estendere questa disciplina a fenomeni legati alla volontà del soggetto stesso. Si ritiene che l’interruzione non si verifichi nei casi di rinuncia al mandato da parte del difensore o di revoca del mandato ad opera della parte. Quali sono gli eventi che possono riguardare il difensore? Sono la morte. cioè il difensore che volontariamente si rende responsabile della cancellazione dall’albo. la radiazione o la sospensione. Analogamente a quanto visto per le parti. 128 . Soggetto che era stato dichiarato interdetto o inabilitato e che. diventa maggiorenne e acquista la capacità di stare in giudizio autonomamente. In questo ultimo caso la questione è più complessa perché se questo è giustificabile nell’ipotesi in cui la cancellazione prescinde dalla volontà del legale.la cessazione della rappresentanza legale. il minore rappresentato nel processo dai genitori. Quali sono gli eventi che possono riguardare il rappresentante della parte. pendente il giudizio. è un meno giustificabile se legata alla volontà del soggetto. relativamente alle ulteriori cause che determinano l’interruzione del processo. . dichiarazione di interdizione o di inabilitazione pendente in processo. quindi. si può manifestare la perdita della capacità processuale della parte stessa: es. o dichiarazione di fallimento. La logica delle ipotesi che determinano i fenomeni interruttivi è di regola collegata a fattispecie che prescindono dalla volontà del soggetto che è colpito dal verificarsi dall’evento: la morte. così come si esclude che si possa avere il fenomeno interruttivo in caso di cancellazione del difensore dall’Albo. Il mero verificarsi dell’evento cui è riconducibile l’effetto interruttivo determina il prodursi di questo evento o no? O è condizionato a qualcosa d’altro? La questione è diversa a seconda delle ipotesi che vengono in rilievo. . cioè a seconda che questi eventi riguardino la parte o il suo difensore. Ancora con riferimento alla parte. .giuridica: la fusione per incorporazione non determina più un fenomeno estintivo ma semplicemente una modificazione di carattere evolutivo della medesima persona giuridica per cui è escluso che in questa ipotesi si abbia interruzione del processo. la radiazione.

Fino a quale momento del processo si può tenere conto di un evento interruttivo? La regola è prevista dall’art. morte del contumace. Qui si comprende la logica perché la parte ha comunque un difensore che è presente in giudizio. è “dopo la discussione davanti al Collegio” pur tenendo presente la possibilità che si possa riaprire in seguito l’istruzione. in questo caso torna la regola per cui l’efficacia interruttiva si produce automaticamente. perchè la parte che ha subito questo evento deve essere immediatamente tutelata. . davanti al Giudice di Pace). . in quanto non c’è un difensore che la può tutelare. . per cui l’unico modo di tutelare in pieno il principio del contraddittorio e il principio del diritto di difesa. la morte). a questo punto. quindi il momento ultimo indicato dal cod.quando la parte è costituita in giudizio a mezzo del difensore l’interruzione è subordinata alla dichiarazione di quest’ultimo. Se parte si sia costituita in giudizio ma per sia una di quelle ipotesi eccezionali può stare personalmente in giudizio. l’evento diventa esistente per il processo e scatta l’interruzione.2° ipotesi: uno di questi eventi riguarda sempre la parte o il suo rappresentate ma si verifica dopo che la parte si è costituita in giudizio e sta in giudizio per il tramite del difensore: l’interruzione non si verifica automaticamente ma è subordinata ad una dichiarazione del difensore. ne deve dare atto nella relata di notifica e.Il mero verificarsi dell’evento a cui è riconducibile l’effetto interruttivo. il quale dovrà dichiarare il verificarsi dell’evento e. la sua sospensione o la sua radiazione. quella parte è completamente sprovvista di difesa. a fronte di questa iniziativa il processo si interrompe e sarà poi proseguito o riassunto nei confronti dall’erede del soggetto contumace. quindi. è quello di far scattare immediatamente l’interruzione del processo e procedere alla sostituzione del difensore. 300 ultimo comma “se alcuno degli eventi……”. Riepilogo: . l’erede vuole subentrare in giudizio. che abbiamo studiato interessandoci della fase decisoria del giudizio. . l’efficacia interruttiva deve verificarsi immediatamente. cioè senza il difensore (es. Una disciplina particolare è prevista per le ipotesi della contumacia per la quale l’efficacia interruttiva scatta solo quando: . .gli eventi interruttivi riguardano direttamente la persona del difensore: in questi casi l’interruzione si verifica sempre automaticamente perchè la parte sta in giudizio per suo tramite e se si è verificata la sua morte.venga comunicato al contumace uno di questi atti e l’ufficiale giudiziario si renda conto che si è verificato un evento interruttivo (es. 129 .prima che la parte si sia costituita in giudizio l’interruzione non può che prodursi automaticamente.anche se la parte è costituita in giudizio ma può stare in giudizio personalmente. deve produrre di per sé l’interruzione.quando siano le parti che debbono subentrare al contumace che prendono l’iniziativa: es. in considerazione di quella logica di cui all’art. 279. per cui il processo si deve immediatamente arrestare in quanto essa non è ancora costituita e non ha difensore. il prodursi dell’effetto interruttivo.

il soggetto che subentra al defunto. termini processuali che inizieranno a decorrere ex novo dal momento in cui il processo proseguirà. A questo punto si dovrà provvedere a notificare il ricorso con in calce il decreto del Giudice istruttore o del Presidente del Tribunale alla controparte. però. per cui. quindi. Il problema da tenere presente è che il legislatore si è dimenticato di disciplinare le ipotesi in cui questa discussione non ci sia. Quali sono gli effetti che produce l’ interruzione? Sono fondamentalmente due: 1) il divieto di compiere atti del procedimento. in modo che essa compaia a all’udienza fissata: in questo modo il processo si riattiva. in altri casi il momento ultimo perché si possa dare rilevanza a questo evento è la chiusura della discussione davanti al Collegio. cioè dal momento in cui sarà fissata la nuova udienza Come riprende il processo? Riprende o con la prosecuzione o con la riassunzione. In modo analogo si verifica anche la riassunzione: predisposizione del ricorso al giudice. si farà un ricorso a quest’ultimo. si ritiene che il momento ultimo per tenere conto di un evento interruttivo sia il deposito delle memorie di replica perchè in tale ipotesi il processo entra immediatamente nella fase decisoria. nelle ipotesi in cui tale discussione non avvenga. anzi potrebbe non esserci neanche il giudice istruttore se le parti non si sono ancora costituite: se il giudice istruttore è già designato. La discussione è la regola. il processo prosegua e. l’erede che subentra al de cuius). Può proseguire con la prosecuzione ad opera delle parti nel cui interesse era prevista l’interruzione (es. gli eventuali atti del procedimento che siano comunque posti in essere saranno nulli. 130 . Come si realizza concretamente la prosecuzione del processo? Io erede voglio proseguire il processo dopo che si è verificata la morte di un soggetto: potrò costituirmi con una comparsa in cancelleria o all’udienza già stata fissata e proseguire il processo. ma potrebbe non verificarsi dato che la novella del ’90 l’ha resa meramente eventuale. 305: “il giudizio deve essere proseguito o riassunto entro sei mesi dalla interruzione. o si riassume ad opera delle altre parti. E’ possibile. altrimenti si estingue”. che non ci sia una udienza già fissata. il giudice con decreto fissa la data dell’udienza.È sempre possibile che vi siano delle ipotesi in cui sia pronunciata la sentenza non definitiva. si terrà conto di un evento interruttivo che si dovesse verificare durante la prosecuzione di questo processo. se non c’è il giudice istruttore il ricorso si farà al Presidente del tribunale che provvederà a fissare l’udienza. Il termine entro il quale il processo deve essere proseguito o riassunto è indicato nell’art. Il giudizio deve essere proseguito o riassunto entro sei mesi io a pena di estinzione. notificazione del decreto con la fissazione dell’udienza alle controparti nei cui confronti il processo deve essere proseguito. 2) l’interruzione dei termini processuali.

il dies a quo decorreva dal verificarsi in quanto tale dell’evento. Quali sono i passaggi più delicati dell’istituto dell’Interruzione? Sotto il profilo dell’ambito di applicazione la prima questione rilevante è se questa disciplina sia circoscritta o meno ad un determinato grado di giudizio. garantisce che la parte possa effettivamente esercitare quel potere. quindi. cioè se l’interruzione esplichi la sua efficacia solo nel grado di giudizio in cui si è verificato l’evento o anche nell’impugnazione. Questo intervento della C. 131 . di quello di merito. sempre in riferimento alla interruzione. Es. sia regolato dal principio di impulso d’ufficio e non dal principio dell’impulso di parte: una volta instaurato il giudizio procede autonomamente d’ufficio. perdeva la possibilità di farlo in quanto il giudizio si estingueva. si ritiene che l’interruzione esplichi efficacia anche al di là del grado di giudizio in cui si è verificato l’evento. ritiene che si possa comunque impugnare la sentenza nei confronti delle parti originarie. invece. usando l’ordinaria diligenza: se tali soggetti si riescono ad individuare utilizzando l’ordinaria diligenza. è importante perché significa che agganciando il dies a quo alla effettiva conoscenza. è intervenuta agendo sul dies a quo di decorrenza dell’evento. per evitare che il comportamento del difensore possa ricadere sulla controparte. In precedenza. Altra questione sull’interruzione è che si ritiene che questo istituto non operi con il giudizio di Cassazione in quanto si ritiene che questo giudizio. Nei confronti di chi si deve impugnare? Nei confronti della parte del giudizio di primo grado o nei confronti degli eredi anche se il difensore non ha dichiarato in primo grado l’evento interruttivo? Se si ritiene che l’interruzione sia circoscritta al primo grado di giudizio. Anche la giurisprudenza più recente afferma questo principio. bisogna impugnare la sentenza nei loro confronti dato che sono i soggetti effettivamente titolari del rapporto.Da quando decorrono questi sei mesi? Questa è una delle ipotesi in cui la C. ci si dovrà fare carico di individuare gli eredi e poi proporre impugnazione nei loro confronti.C. Se.C. altrimenti sarebbe la parte a doversi fare carico di individuare i soggetti nei confronti dei quali proporre l’impugnazione. ma lo subordina alla impossibilità di individuare quali siano questi soggetti. è quella che riguarda il processo litisconsortile. per cui il soggetto che doveva proseguire o riassumere il processo poteva anche non esserne a conoscenza e. la parte se ne potrà avvalere anche ai fini dell’impugnazione della sentenza. pur essendosi verificato un evento interruttivo che poteva produrre l’interruzione. altrimenti si potrà impugnare nei confronti delle parti originarie. decorsi i sei mesi. questa non si è prodotta Si impugna la sentenza di primo grado. invece. Ultima discussa questione. cioè si è preoccupata che questo dies a quo decorra dalla effettiva conoscenza dell’evento e non dal suo mero verificarsi. Parte della giurisprudenza. il difensore non ha dichiarato la morte della parte nel primo grado di giudizio e.

297 e 298 che disciplinano solo 2 ipotesi di sospensione: 1) sospensione necessaria (art. Si discute poi se ciò sia possibile automaticamente o per il tramite di un provvedimento di separazione. 295 e seg. invece. o se sia incerto e legato alla durata dell’evento che ha prodotto la sospensione (es. che attiene al perfezionarsi della fattispecie sospensiva.la durata che è la sospensione stessa. 295) 2) sospensione concordata su istanza delle parti (art. Nella ipotesi di cause inscindibili. Sospensione del processo Il processo. 295……) 132 .Ci si chiede che cosa succede nel momento in cui vi siano più processi riuniti tra loro e l’evento interruttivo riguardi uno solo di questi processi. Quali sono questi possibili criteri? In relazione al termine si distinguono ipotesi di sospensione a seconda se esso sia certus o incertus. in ordine alla disciplina della sospensione vi è un capo di riferimento. 296 – sospensione concordata su istanza delle parti – che fa riferimento al termine massimo di 4 mesi). 296. cioè i presupposti ai quali è subordinato il verificarsi della sospensione. ma bisogna fare i conti con una pluralità di ipotesi sparse nell’ambito del codice stesso. gli dedica un autonomo capo di cui agli artt. cioè a seconda se il termine sia già predeterminato dal legislatore (es. non prevede tutte le ipotesi di sospensione del processo civile.l’operatività. entra in uno stato di quiescenza (sospensione) dal quale fuoriesce una volta che tale evento o situazione siano venuti meno e per effetto di un atto di impulso della parte interessata a che esso prosegua. art. Nel cod. Dal cod. Questo capo è composto esclusivamente dagli artt. quanto meno. è possibile che il processo non interessato dal fenomeno interruttivo proceda tranquillamente e. cioè quelle cause dove c’è una connessione più labile. a causa del verificarsi di un evento o a fronte di una situazione. però. cioè se l’interruzione debba coinvolgere tutti i processi o solo alcuni di essi. però. Gli elementi essenziali della sospensione sono 2: . del 1865 al nuovo codice si è fatto sicuramente un passo avanti perché. che. quindi. il codice è ricco (per effetto della recente riforma dovrebbero essere circa 18). si ritiene che ciò avvenga automaticamente. 296) Le altre norme riguardano la disciplina e gli effetti della sospensione ma non vi è traccia di altre ipotesi delle quali. . del 1865 la sospensione non era organicamente presa in rilievo. l’interruzione riguardi solo la causa con riferimento alla quale rileva quel fenomeno interruttivo. art. l’attuale codice. 296. Lo sforzo fatto dalla dottrina in questo tempo è stato quello di individuare i criteri che consentono di classificare le varie ipotesi di sospensione. cioè che non sia neanche necessario un provvedimento di separazione delle cause espresso da parte del giudice.

ipotesi dove la sospensione è obbligatoria (art. sorge una vera e propria questione di pregiudizialità (art. Vi sono ipotesi di sospensione obbligatoria che rispondono alla esigenza di fronteggiare una contestazione ad opera delle parti della sussistenza della potestas iudicandi del giudice: es. questo determina la sospensione del processo originario in attesa che essa sia risolta. se tale provvedimento sia obbligatorio o discrezionale. si solleva la questione di competenza o giurisdizione. Obbligatorio o discrezionale perché ci sono ipotesi di sospensione dove il giudice deve limitarsi a verificare i presupposti previsti dalla L. il giudizio di merito si sospende in attesa della decisione della C. Se la fonte è un provvedimento del giudice si distingue. 133 . una volta che il giudice ne abbia verificato l’esistenza. brevissime.C. si basa sulla ratio della sospensione. invece. invece. es. si debba. a pena di inammissibilità. più diffuso. ma anche di sospensione lunghissima come nell’art.In relazione alla durata si distinguono le sospensioni brevi. anche per i 3 gradi di giudizio. dove la sospensione è rimessa ad una sua valutazione di opportunità. a questo punto può esserci la necessità di sospendere la causa dipendente in attesa che intervenga una decisione sulla questione pregiudiziale. sorge una questione di legittimità costituzionale. sulla base di una valutazione di opportunità che terrà conto dei motivi esposti dalle parti a sostegno della richiesta. Altro criterio. 34) che va decisa con efficacia di giudicato nell’ambito del processo originario. Vi sono poi altre ipotesi nelle quali la sospensione (sempre obbligatoria) è prevista per evitare di chiudere immediatamente il processo in rito. “deve” e non “può” sospendere il processo. Ulteriore criterio di classificazione è quello che fa leva sulla fonte della sospensione. svolgere un tentativo di conciliazione e questo non si svolge: si sospende il processo in attesa di questo svolgimento anzichè concluderlo direttamente in rito. Vi sono. il primo processo rimane sospeso. se del caso. a sua volta. Si distingue a seconda se la sospensione trovi la propria fonte nella L. e altre. in attesa che l’altro processo sia definito. Es. Ipotesi di sospensione obbligatoria si hanno in caso si debba risolvere una questione insorta nell’ambito del processo: es. o in un provvedimento del giudice. art. concedere la sospensione. la difficoltà è individuare quali siano i presupposti perché scatti tale sospensione. Es. 296 max 4 mesi). 296 dove a fronte di istanza concordata il giudice può. 295 dove. ma è sicuro che. 295). lunghe e lunghissime: nell’ambito del codice si hanno ipotesi di sospensione che possono durare alcuni mesi (art.

sarà il giudice a valutare la serietà dei motivi addotti e a decidere o meno per la sospensione. non ha un autonomo ambito di applicazione ed un contenuto precettivo. In queste ipotesi si può ricomprendere la sospensione concordata di cui all’art. Art.. C’è una prima tesi risalente (Satta) che riteneva che. l’applicazione dell’art. Questa è una norma c. a differenza di quanto si era sempre ritenuto. La giurisprudenza. ha fatto giustizia di queste ipotesi ritenendo che non esistono casi di sospensione atipica. oltre quelle espressamente previste dalla L. è legata a ragioni di mera opportunità: es. dalla cui definizione dipende la decisione della causa”. quale sia. cass. 295: “il giudice dispone che il processo sia sospeso in ogni caso in cui egli stesso o altro giudice deve risolvere una controversia.d. 337. Di recente. ma è una norma riepilogativa di tutte le altre ipotesi di sospensione previste dal codice. quindi. la giurisprudenza si è investita di ulteriori motivi di sospensione meramente facoltativa: al di là delle ipotesi previste dalla L. ipotesi in cui la sospensione non è obbligatoria ma subordinata ad una mera valutazione di opportunità da parte del giudice. 295. perchè vista la durata dei nostri processi.. Oltre alle ipotesi attualmente previste dal codice.. 102 (litisconsorzio necessario) in quanto dice cosa deve fare il giudice ma non individua i presupposti. 296 ha trovato pochissima attuazione con riferimento al processo di cognizione ordinario. stavolta facoltativa. Da quando esiste il codice la dottrina si interroga su cosa si intenda per “dipende”. il rinvio da un’udienza all’altra va ben oltre i 4 mesi. il giudice potrebbe sospendere la causa in presenza si una serie di motivi. intervenendo a sezioni unite. Solo di recente la c. cioè trova la sua fonte in un provvedimento del giudice e non direttamente nella L. 295). fino al 2003.In altri casi la sospensione. però (2003-2004). Quali sono le caratteristiche di questa sospensione? E’ una sospensione giudiziale. E’ vincolata. la c. ha pacificamente ritenuto esistente una forma di sospensione atipica oltre le ipotesi previste dalla L. Sospensione per pregiudizialità civile (art. “in bianco” come l’art. art. 134 .. cioè una volta che sussitono i presupposti il giudice la deve disporre. non esistono ipotesi di sospensione atipiche rimesse alla mera valutazione del giudice. ipotesi delicatissima perchè poteva incidere pesantemente sul diritto delle parti. rimessa ad una valutazione discrezionale del giudice. per come è formulato questo art. ha invertito l’indirizzo originario sancendo che. E’ lunghissima perchè può durare anche per i 3 gradi di giudizio. L’art. 296: sono casi in cui viene in rilievo l’esigenza delle parti ad ottenere la sospensione del processo più che altro perchè pendono delle trattative dirette alla definizione del giudizio. cass.

la funzione di questo istituto della sospensione e. In dottrina è. quindi. la grande difficoltà è individuare quale sia questo ambito perchè ruota tutto intorno al termine “dipende”. Qual è il settore al quale dobbiamo fare riferimento per individuare l’ambito di applicazione dell’art. pacifico che l’ambito di applicazione di questa norma siano le ipotesi di connessione per pregiudizialità-dipendenza. 295? L’ipotesi in cui c’è un legame maggiormente stretto tra controversie. i presupposti perchè scatti l’obbligo di pronunciarla. cioè solo per i soggetti della causa e non per gli elementi oggettivi). Cosa succederebbe se le due cause proseguissero autonomamente? In una potrei ottenere il pagamento del credito ereditario sul presupposto di essere erede. è che questa norma ha un suo autonomo ambito di applicazione e una portata precettiva. alla più stretta (per mera identità giuridica trattata e connessione oggettiva). procedendo distintamente possano giungere a risultati diversi e. continenza e connessione labile. mentre vi rientrano quelle per pregiudizialità-dipendenza. si agisce per il pagamento di un credito ereditario e la questione pregiudiziale che viene in rilievo è il riconoscimento della qualità di erede: agisco per il pagamento di un credito ereditario e già pende autonomamente una causa che ha per oggetto la mia qualità di erede. perchè solo in questa ipotesi si potrebbe porre un problema di efficacia riflessa del giudicato.E’ una tesi superata perchè se oggi c’è un dato pacifico in dottrina. Ecco perchè l’area di riferimento è solo la connessione per pregiudizialità-dipendenza. le connessioni più strette sono quelle qualificate e per pregiudizialità-dipendenza. La sospensione scatta ogni volta vi sia un rapporto di connessione tra cause distinte per pregiudizialità-dipendenza o no? E se no. in autonomia. Per cercare di circoscrivere la discussione si devono tenere presenti tutte quelle ipotesi di possibile connessione tra cause distinte: litispendenza (due cause identiche pendono dinanzi a giudici distinti). però. ove penda una causa e. nell’altra si potrebbe giungere ad un risultato opposto con il disconoscimento di tale qualità. quando? In base ad una tesi tradizionale la prima ratio di questo istituto sarebbe di prevenire un contrasto tra giudicati: si vuole evitare che. la ratio. Pregiudizialità tecnica dove vengono in rilievo due rapporti distinti. Sicuramente non vi rientrano le ipotesi di litispendenza. penda la trattazione di un’altra causa pregiudiziale alla prima. in relazione alle quali si distingue tra pregiudizialità tecnica e logica. a giudicati contrastanti. la causa petendi o entrambi. 135 . E’ discussa. Le connessioni più labili hanno ad oggetto il petitum. pregiudizialità logica dove vengono in rilievo rapporti tra una parte e tutto. continenza (una causa è contenuta nell’altra) e tutti gli altri casi di connessione. Es.soprattutto. dalla più labile (meramente soggettiva. quindi.

295 che. 295. la causa dipendente si deve sospendere in attesa che sia decisa la causa principale. Per capire l’istituto dell’art. in via di principio. 40 questo problema si è stemperato perchè tra giudice di pace e tribunale. si interpretano tutta una serie di norme in modo da consentire sempre la trattazione congiunta. 295. il suo ambito di applicazione è individuabile. cioè interpretando alcune di queste norme che sembrerebbero di ostacolo alla trattazione congiunta. la c. in modo da renderla possibile. Per quale motivo se la questione pregiudiziale sorge nell’ambito di un autonomo giudizio dovrebbe valere una regola diversa dall’art. scatterebbe solo nelle ipotesi in cui la questione pregiudiziale sia posta all’interno del processo originario. al più permarrà un limite alla trattazione congiunta di cause connesse per pregiudizialità-dipendenza nel caso di competenza per territorio inderogabile o nel caso in cui. Per effetto della modifica dell’art. meno si deve ricorrere alla sospensione della causa in attesa che sia decisa la causa connessa. come fa parte della dottrina (Protopisani). Altra parte della dottrina (Cipriani) ha elaborato un’altra teoria secondo la quale la sospensione del processo di cui all’art. 295.L’istituto della sospensione ex art.unico si è avuta una riduzione dell’ostacolo alla trattazione congiunta della connessione per pregiudizialità-dipendenza. Per effetto della istituzione del g. 295 servirebbe proprio a scongiurare questo rischio. eccezionalmente. invece. prevarrà sempre quest’ultimo. bisogna ritenere che. Questa teoria fa leva sull’art. il giudice conosce incidenter tantum della questione pregiudiziale e giudica. ma esso dipende concretamente dal modo in cui si ricostruisce la disciplina delle cause connesse per pregiudizialità-dipendenza. agendo sulle norme relative alla connessione per pregiudizialità-dipendenza. si restringe l’ambito di applicazione dell’art. vorrebbe che la causa dipendente fosse sospesa in attesa della definizione di quella pregiudiziale. Nel momento in cui. Più si possono trattare congiuntamente le cause connesse per pregiudizialità-dipendenza. 295 perchè ritiene che ogni volta pendano una causa principale e una dipendente.d’appello sia competente a giudicare in 1° grado. e non si possano trattare congiuntamente. Al più si potrebbe circoscrivere questo ambito di applicazione dell’art. 34 il quale dice che. 34? 136 . sia necessariamente decisa per L. tale logica è completamente diversa da quella esposta nell’art. o per accordo tra le parti con forza di giudicato e le due cause (pregiudiziale e dipendente) non possano essere trattate congiuntamente per motivi legati alla competenza inderogabile. di regola. Quindi: una teoria estende al massimo l’ambito di applicazione dell’art. ogni volta che non sia possibile la loro trattazione congiunta La trattazione congiunta è legata al modo in cui si intendono alcune norme dubbie sulla pregiudizialità-dipendenza: si discute se siano derogabili solo i criteri deboli o anche quelli forti. 295. imponendo la sospensione della causa dipendente in attesa che sia definita quella pregiudiziale.

del 1988. Difficile dare preferenza ad una delle teorie perchè a seconda della ricostruzione. l’uno sulla causa dipendente e l’altro su quella pregiudiziale. il vecchio codice aveva quale principio fondamentale quello della prevalenza del giudicato penale e. della sua illiceità penale e all’affermazione che l’imputato lo ha commesso”. quindi. ma si privilegia l’effettiva tutela. Vi è stata una forte inversione di rotta tra il vecchio codice del 1930 ed il nuovo c. bensì uno civile (o amm. se del caso. Il giudicato del giudizio penale avrebbe esplicato efficacia anche in quello civile o amm. invece. Secondo la prima tesi tradizionale. conteneva un preciso riferimento a tale ipotesi di sospensione... con efficacia di giudicato. Sotto il profilo della sospensione si è eliminata la sospensione automatica: il giudizio civile non si deve necessariamente arrestare per effetto della pendenza di quello penale avente ad oggetto un reato dal quale possono conseguire danni oggetto del giudizio civile. vi è un distinguo a seconda se tale giudicato sia di assoluzione o di condanna. anche 3 gradi di giudizio prima di avere la sentenza. Sotto il profilo degli effetti del giudicato penale.. sospendendo il processo si privilegia l’armonia dei giudicati ma si dovranno aspettare. 651 c. Questa sospensione ha espressa disciplina nel codice penale. Lo stesso art..quanto all’accertamento che il fatto non sussiste o che l’imputato non lo ha commesso o che il fatto è stato compiuto nell’adempimento di un dovere o nell’esercizio di una facoltà legittima”. Per il giudicato di condanna l’art.. si privilegia l’esigenza di evitare giudicati contrastanti o quella di avere un giudizio più rapido e una tutela effettiva. ma non sono due giudizi civili. Il nuovo cod.vo. Il cod.Questa regola dovrebbe valere sempre anche perchè trova riscontro non solo nel processo penale. Sospensione per pregiudizialità penale. Anche in questo caso si ipotizza che pendano contemporaneamente due giudizi distinti. 295.p. la conseguente sospensione obbligatoria del giudizio civile o amm. nella sua versione originaria.vo in attesa della sua definizione.quanto alla sussistenza del fatto.vo: il giudice conosce incidenter tantum della questione pregiudiziale e pronuncia comunque sulla questione dipendente. ha inciso sulla disciplina sotto due profili: quello della sospensione e quello della efficacia del giudicato. Secondo le altre tesi.. soprattutto in relazione a quelli di restituzione e risarcimento danni conseguenti al reato.p. 652 dice che fa comunque stato ma “.vo) ed uno penale. si accetta maggiormente il rischio di contrasto tra giudicati.p.p. mentre quello del 1988 cambia radicalmente l’assetto dei rapporti tra i due giudizi. del 1930 sceglieva di dare prevalenza al giudizio penale. 137 . dice che fa stato “. Per il giudizio di assoluzione l’art. ma anche in quelli penale e amm.

vedere come va e. che decide). cioè potrà operare solo a favore del danneggiato e non a suo svantaggio. . 42).se l’azione civile sia proseguita autonomamente dinanzi al giudice civile. promuovere il giudizio civile. non creandolo. Quando ci siamo occupati della competenza ci siamo soffermati esclusivamente sul regolamento di competenza d’ufficio che non è un mezzo di impugnazione. la sentenza penale intervenuta successivamente (irrevocabile) farà stato solo quando sia di condanna.Lo stesso art 652 precisa altresì. Si dà la possibilità di promuovere l’azione civile che non si sospende e. se va male. del 1940. possa trovare applicazione anche nei casi al di là di quelli espressamente previsti dalla norma: per i rapporti tra giudizio civile e giudizio penale contemporaneamente pendenti. La sospensione veniva imposta con ordinanza. si distingue tra condanna e assoluzione: se non mi sono costituito parte civile. La logica è quella di evitare che il soggetto danneggiato possa avvantaggiarsi troppo. per quanto la sospensione fosse un procedimento che incideva pesantemente sulla posizione delle parti.cass. varrà la regola generale per cui non si avrà la sospensione obbligatoria delgiudizio civile in attesa della definizione di quello penale. Per quello che riguarda i giudizi diversi da quelli di danno. in assenza di disciplina specifica. soprattutto. revocabile dallo stesso giudice che l’aveva pronunciata. ma serve solo a risolvere eventuali conflitti di competenza (due giudici contemporaneamente si ritengono incompetenti e rimettono la questione alla c. ma non impugnabile. La dottrina prevalente ritiene che la regola della autonomia del processo civile (e amm. ma utilizzandone una già esistente nell’ordinamento che è il regolamento necessario di competenza (art. sia la sentenza di condanna che quella di assoluzione fanno stato solo nei confronti dei soggetti che abbiano effettivamente partecipato al giudizio.se l’azione civile di risarcimento danni non viene trasferita nel processo penale attraverso la costituzione di parte civile. o sia promossa quando non sia più possibile farlo. possa al più avere effetti favorevoli di una sentenza di condanna del convenuto. poichè egli potrebbe prima costituirsi parte civile nel processo penale. essa non si sospende a procede autonomamente. regime del provvedimento di sospensione e riattivazione del processo. non prevedeva alcun rimedio di impugnazione. Il legislatore del 1990 individua un rimedio di impugnazione. Quindi: . in quanto poteva durare anche anni. 138 . ma mai di quella di assoluzione. sotto il profilo dell’efficacia del giudicato penale.vo) rispetto a quello penale. che l’efficacia del giudicato di assoluzione presuppone che il danneggiato “si sia costituito parte civile nel processo penale”. prevedeva la forma dell’ordinanza e. Il cod. Forma.

durante lo stato di quiescenza (sospensione). entro il termine perentorio di 6 mesi dal passaggio in giudicato della sentenza che ha definito la causa pregiudiziale.Esiste. devono chiedere con ricorso al giudice la fissazione di una nuova udienza. si può utilizzare il rimedio della impugnazione con regolamento di competenza necessario. necessario o facoltativo. esclusivamente con riferimento alle ipotesi di cui agli artt. Le norme che regolano la contumacia sono: 139 . Come si riattiva il processo? Si riattiva con il meccanismo della riassunzione. dovrà essere la parte a farsi carico della riassunzione del processo con un atto di impulso. 295 e 296. La c. un mezzo di impugnazione in senso proprio che è il regolamento di competenza. provvedendo a notificare alle altre parti il ricorso stesso insieme al decreto del giudice. Le sezioni unite non solo hanno fatto giustizia della sospensione atipica. quindi.. 2) interruzione di tutti i termini processuali in corso che decorrono ex novo dal momento in cui sarà riattivato il processo. Il termine potrebbe essere. Necessario: quando ha ad oggetto solo una statuizione sulla competenza. entro il termine che il giudice stesso avrà stabilito. 2) qualora il giudice non si attenga a questo principio. 297. 165 e 166 inerenti la costituzione dell'attore e del convenuto). ma hanno anche detto che il rimedio di impugnazione con regolamento di competenza è utilizzabile ogni volta che il giudice pronunci una sospensione al di fuori delle ipotesi previste dalla L. che prevede che ciascuna delle parti. Il legislatore consente che questo mezzo di impugnazione sia utilizzato anche per la sospensione che. quindi. In questo caso la riassunzione trova una sua specifica disciplina nell’art. quindi. Facoltativo: quando statuisce tanto sulla competenza che sul merito.cass. verrà impugnata in cassazione. però. ha dato due garanzie: 1) non sono previste forme di sospensione atipiche al di fuori di quelle previste dalla L. La nozione di contumacia è già stata data quando ci siamo occupati del processo di cognizione ordinaria e precisamente quando ci siamo occupati della costituzione delle parti (art.. Gli effetti della sospensione sono identici a quelli della interruzione: 1) divieto di compiere atti del procedimento. invece. in questo caso non c’è bisogno di riassunzione. salvo che sia stata già fissata l’udienza da parte del giudice. Potrebbe venire in rilievo una sospensione con un termine certo : il giudice dà 4 mesi di tempo di sospensione concordata e rinvia il processo ad una udienza già da lui fissata. incerto e. Il processo contumaciale. pena la loro invalidità.

Se una delle parti si è costituita entro il termine rispettivamente a lei assegnato. nel momento in cui dovesse riscontrare delle irregolarità. 165-166). invece. se. l’altra parte può costituirsi successivamente fino alla prima udienza. ha adottato la scelta. Questa mancata comparizione è mera assenza e non contumacia poiché le parti si sono regolarmente costituite. 291 (296). ricollegandogli effetti sfavorevoli (vengono ammessi i fatti allegati in giudizio dall'attore e non contestati dal convenuto. ritenendoli non bisognosi di prova) . diventa il parametro fondamentale ai fini della dichiarazione di contumacia: dal momento che ciascuna delle parti ha la possibilità di costituirsi anche nella prima udienza. di regola. in teoria potrebbe riguardare anche l'attore. 167 (comma valido dal 30 aprile 1995). di carattere generale. La contumacia (quando sono state esplicate in modo regolare tutte le attività) è una scelta volontaria del convenuto che deciderà di non costituirsi in giudizio. La parte che non si costituisce neppure in tale udienza è dichiarata contumace con ordinanza del giudice istruttore. 2) attribuire una rilevanza negativa alla contumacia.Art. salva la disposizione dell’art. cioè il soggetto contumace è libero di 140 . Quale scelta ha fatto il nostro ordinamento riguardo l'istituto della contumacia? In caso di mancata costituzione del convenuto le scelte dell'ordinamento possono essere due: 1) ritenere questo comportamento perfettamente neutro (l'attore dovrà provare i fatti allegati alla citazione per l'accoglimento della domanda). in quanto non costituito. quindi. primo e secondo comma. non è regolare dovrà disporre la rinnovazione della citazione oppure della notificazione della citazione. se è tutto regolare lo dichiara contumace. dichiarerà la contumacia. 307. La dichiarazione di contumacia può essere dichiarata dal giudice o nella prima udienza oppure in una prossima udienza." La prima udienza. 171 . Il nostro ordinamento a differenza di altri. l’altra può costituirsi successivamente fino alla prima udienza davanti al giudice istruttore. in questo caso il giudice non può dichiarare la contumacia. nella prassi riguarda il convenuto. il giudice dovrà verificare se è regolare la citazione e la relativa notificazione. Se una delle parti si è costituita entro il termine rispettivamente a lei assegnato. Es.Mancata o ritardata costituzione: “Se nessuna delle parti si costituisce nei termini stabiliti (artt. La contumacia che. è in questo momento che il giudice dovrà controllare la regolarità della notificazione dell'atto di citazione e la regolarità della citazione stessa e. ma restano ferme per il convenuto le decadenze di cui all’art. Entrambe le parti possono costituirsi in giudizio nei termini e possono non comparire in udienza. se il convenuto non compare nella prima udienza. Dobbiamo distinguere la contumacia dalla mera assenza. si applicano le disposizioni dell’art. di ritenere la contumacia un comportamento assolutamente neutro.

cioè alla mancata comparizione in prima udienza. 663 . il giudice convalida la licenza o lo sfratto e dispone con ordinanza in calce alla citazione l’apposizione su di essa della formula esecutiva (475). Le sentenze sono notificate alla parte personalmente (327)”. la prova dei fatti. 141 . se risulta o appare probabile che l’intimato non abbia avuto conoscenza della citazione stessa o non sia potuto comparire per caso fortuito o forza maggiore.Notificazione e comunicazione di atti al contumace: “L’ordinanza che ammette l’interrogatorio (230) o il giuramento (233). A questa scelta di carattere generale non mancano varie eccezioni: l'eccezione più importante è quella legata al procedimento di convalida per sfratto di cui all'art. e le comparse contenenti domande nuove o riconvenzionali da chiunque proposte sono notificate personalmente al contumace nei termini che il giudice istruttore fissa con ordinanza (327). Le peculiarità del processo contumaciale sono legate all'art. Le altre comparse si considerano comunicate con il deposito in cancelleria e con l’apposizione del visto del cancelliere sull’originale (att. perché la contumacia non implica ammissione (automatica) dei fatti e mancata produzione di prove per essi. In tale caso il giudice può ordinare al locatore di prestare una cauzione”. 292 . Queste sono le uniche eccezioni previste dall'ordinamento.costituirsi o meno nel giudizio e l'ordinamento non riconduce effetti negativi alla sua mancata costituzione. si riconduce il valore di ficta confessio che significa che i fatti devono considerarsi come ammessi e quindi non c'è bisogno che l'attore li provi. anche se il convenuto rimane contumace. Nel caso che l’intimato non sia comparso. 5/2003) che all'art. dovrà provare i fatti costitutivi allegati alla domanda (per potere essere accolta). ma il giudice deve ordinare che sia rinnovata la citazione. L'attore. Se il soggetto non compare il giudice convalida la licenza di sfratto. Tutti gli altri atti non sono soggetti a notificazione (137) o comunicazione (136). comunque. la formula esecutiva ha effetto dopo trenta giorni dalla data dell’apposizione. In questo caso la regola generale è che non tutti gli atti del procedimento vanno notificati al contumace salvo alcune eccezioni indicate nell'art. in deroga alla scelta neutra di carattere generale. 292: sarà cura del contumace chiedere in cancelleria se vi sono atti a lui riconducibili.lgs. 13 ha introdotto una ipotesi di ficta confessio. Altra eccezione fa riferimento alla riforma del diritto societario (d. la convalida è subordinata all’attestazione in giudizio del locatore o del suo procuratore che la morosità persiste. Queste eccezioni sono legate: 1) alla ordinanza ammissiva dell'interrogatorio formale. in cui è prevista. 111).Mancata comparizione o mancata opposizione dell’intimato: “Se l’intimato non comparisce o comparendo non si oppone. Se lo sfratto è stato intimato per mancato pagamento del canone.

quando la parte ne riconosca la sottoscrizione. Il giudice istruttore. se il contumace non si presenta nell'udienza fissata per il giuramento decisorio. La ratio è quella di rispettare in pieno il principio del contraddittorio: la mancata costituzione del contumace riguarda un atto di citazione che contiene una determinata domanda. rimane soccombente in giudizio. in merito agli effetti prodotti dalla scrittura privata. 548). valutato ogni altro elemento di prova. può ritenere come ammessi i fatti dedotti nell’interrogatorio (116. Art.2) all'ordinanza che ammetta il giuramento decisorio o suppletorio. 2702 c. la comunicazione è importante per dargli la possibilità di rivalutare la sua scelta alla luce di questa nuova domanda. Proprio per gli effetti negativi di queste eccezioni l'ordinamento vuole che gli atti siano comunicati al contumace. si precisa che sono domande nuove e non modificazioni. 142 . Altra eccezione sono le comparse contenenti domande nuove o domande riconvenzionali che devono essere specificatamente comunicate al contumace.c. Ultima eccezione è dettata dalla Corte Costituzionale che dispone la comunicazione al contumace anche dei verbali da cui risulta che è stata prodotta in giudizio una scrittura privata che non era indicata negli atti introduttivi. Con riferimento al giuramento decisorio. si vuole che questo specifico atto sia comunicato al contumace in quanto l'ordinamento vi collega delle conseguenze negative alla mancata comparizione del soggetto (nell'udienza fissata per l'interrogatorio). dispone per l’assunzione di esso anche fuori della sede giudiziaria (203. mentre nel giuramento decisorio si ha la soccombenza. Il giudice. Analizziamo queste eccezioni: l'interrogatorio formale è uno specifico mezzo di prova con il quale si mira a provocare la confessione dell'avversario. La differenza tra le due eccezioni è che nel caso di interrogatorio formale si ha solo l'effetto dell'ammissione dei fatti. che riconosce giustificata la mancata presentazione della parte per rispondere all’interrogatorio. può ritenere ammessi i fatti dedotti nell'interrogatorio con conseguenze negative”. quindi. Per capire la ratio di questa decisione bisogna analizzare l'art. il collegio.Mancata risposta: “Se la parte non si presenta o rifiuta di rispondere senza giustificato motivo. qualora la parte non si presenti nell'udienza prevista per l'interrogatorio formale. se vengono inserite ulteriori domande egli non ne è a conoscenza e. 232 . 239). Questo art. 4) all’intervento della Corte Cost. 3) all'ordinanza che ammette domande nuove o riconvenzionali da chiunque proposte. ci dice che la scrittura privata è una prova qualitativamente identica rispetto all'atto pubblico. l'atto deve essere comunicato perchè in questo caso. fino a querela di falso.

contumacia involontaria – nel qual caso egli è rimesso in termini. Per la contumacia involontaria non basta l'esistenza del vizio dell'atto introduttivo o della sua notifica. Nulla impedisce al contumace di costituirsi in modo tardivo nel processo. La disputa in dottrina è sulla natura di queste prove. della procura e dei documenti in cancelleria o mediante comparizione all'udienza. quindi. anziché 1 anno). salvo che si trovi nell'ipotesi di cui all'art. Il contumace che si costituisce nella prima udienza o nel termine assegnatogli dal giudice istruttore.il documento (prove indirette “percezione del fatto per il tramite del documento”) 143 . non può disconoscere le scritture prodotte contro me deve ma accettare il procedimento nello stato in cui si trova.l’ispezione (conoscenza diretta di quel determinato fatto) . nella quale si indicano i motivi a sostegno della richiesta. Il giudice valuterà i fatti relativi alla effettiva impossibilità a costituirsi in giudizio del contumace e provvederà con ordinanza revocabile dal giudice stesso ma non impugnabile. 294 . cioè i motivi che hanno impedito la mancata costituzione e l'indicazione delle prove documentali. se si sono verificate determinate preclusioni non potrà più esercitare quei poteri preclusi. ma è necessario provare che da questo vizio è derivata la mancanza della effettività della conoscenza del processo. alla rimessione in termini della parte. La prova va considerata non con riferimento alla norma generale ma alle singole norme specifiche. la scrittura privata acquista efficacia probatoria se la parte rimasta non ne disconosce la sottoscrizione nella prima udienza o in quella in cui tale scrittura privata viene proposta. 215. quando ad esempio rivede la sua scelta. Tematica delle prove La disciplina delle prove la troviamo in parte nel codice civile e in parte nel codice di procedura civile. In queste quattro ipotesi di eccezione. gli atti vanno comunicati al contumace anche perché la mancata notifica comporta l'impossibilità di applicare il termine breve di impugnazione (30 gg. Può considerarsi lo strumento di conoscenza dei fatti oggetto del giudizio che sono: .Dal punto di vista dell’art. in questo caso vi è l'art. In linea di massima hanno natura processuale perché il loro scopo fondamentale è quello di offrire al giudice uno strumento di conoscenza dei fatti oggetto del giudizio. cioè se esse hanno natura di diritto sostanziale o processuale. La costituzione può avvenire mediante deposito di una comparsa. Il procedimento attraverso cui è possibile la rimessione in termini avviene attraverso una istanza della parte al giudice. 293: “La parte che e' stata dichiarata contumace puo' costituirsi in ogni momento del procedimento fino all'udienza di precisazione delle conclusioni”. Il termine prova è utilizzato in una pluralità di significati.

le modalità di come deve essere resa e acquisita la dichiarazione del terzo. Con riferimento al giudizio di fatto il giudice deve. cioè dovrà qualificare giuridicamente i fatti (attività giuridica). In riferimento alle fonti materiali di prova possiamo classificare le prove in: 1) prove dirette (ispezione) e indirette (tutte le altre) . L’oggetto della prova dipende dal giudizio del giudice che decide la controversia. 144 . quindi. successivamente. Questo giudizio si svolge in diversi passaggi: il giudice deve prima individuare ed accertare i fatti rilevanti per determinare correttamente la fattispecie legale di riferimento e. Con riferimento al diritto il giudice individua ed interpreta autonomamente la norma senza essere vincolato dalle indicazioni delle parti (iura novit curia): il giudice non è assoggettato ad altre regole se non quelle legali concernenti l’interpretazione .d. Ricapitolando: giudizio complesso del giudice. alla attività logica del giudice e. collocazione della prova nel giudizio di fatto e non di diritto (sono i fatti ad essere provati dalle parti). nel caso le parti non forniscono una prova piena egli ha l'onere della prova. La sussunzione del fatto è qualificata come attività giuridica (intermedia) ed ha ad oggetto il fatto e non il diritto: la prova scaturisce dal fatto e non dal diritto. quindi. è vincolato dalle prove prodotte dalle parti ed è vietato il ricorso alla sua c. Si distingue.più importanti 2) prova diretta e prova contraria a seconda se la prova abbia ad oggetto l'esistenza o l'inesistenza di un determinato fatto 3) prove precostituite rispetto al giudizio (es.. diritto e fatto. scienza privata: il giudice non potrà mai andare alla ricerca dei fatti e deve giudicare sulla base di quelli che risultano dal fascicolo processuale. altresì. il documento) e costituende (si formano nel processo es. Quando si parla di prova.dichiarazione di scienza proveniente dalla parte o dal terzo (prove indirette). e valutarle sulla base del suo apprezzamento. le modalità di acquisizione del documento in giudizio. quindi. altre volte. si può far riferimento tanto allo strumento quanto alle modalità. anzitutto. alla fine dovrà sussumere il fatto nella norma. al risultato di tale attività. individuare ed interpretare la norma da applicare alla fattispecie concreta. concentrarsi sui fatti controversi e. un giudizio di fatto (ricostruzione dei fatti sulla base delle prove) e di diritto (riferimento alle norme). Il giudice deve basarsi sulle prove prodotte dalle parti salvo per quelle assunte d'ufficio. Questi strumenti sono qualificati come fonti materiali di prova che riguardano il punto di partenza dell'attività conoscitiva del giudice. Il termine prova può far riferimento. Con il termine prova si può fare riferimento anche al procedimento tramite il quale questi strumenti di conoscenza si formano e sono acquisiti al giudizio come le modalità dell'ispezione. la testimonianza).

i fatti secondari attengono alle modalità attraverso cui si possono provare i fatti principali. la contumacia e l’intervento del P. Il fatto ammesso e non contestato fuoriesce dal "thema probandum" e non è bisognoso di prova (è l'affermazione di un principio). in questo caso è possibile rilevare fatti secondari che possono riportare ad una prova del fatto principale: causa di un sinistro automobilistico. alluvione di Firenze. impeditivi e estintivi) che rientrano nella fattispecie legale astratta. 145 . Tutti i fatti principali necessitano di prove ? No. ecc). non sono parte integrante della fattispecie legale astratta. Oggetto di prova sono i fatti principali (costitutivi. per cui si potrà ricorrere alla prova di un fatto secondario come la lunghezza della striscia della frenata. Una prima eccezione importante è rappresentata dal fatto notorio che è un fatto noto ad una determinata comunità più o meno estesa e che non deve essere necessariamente conosciuto dal giudice (es. modificativi. I fatti oggetto di prova (fatti principali) sono sempre quelli legati alla fattispecie legale astratta e si individuano interpretando la norma. essi sono fatti che fuoriescono dalla fattispecie legale astratta indicata dal legislatore. Bisogna distinguere i fatti principali dai fatti secondari: oggetto di prove saranno i fatti principali che rientrano nella fattispecie legale astratta (impostazione prevalente). I fatti secondari. I problemi della non contestazione sono due: 1) capire quando si ha non contestazione 2) esistenza dell'onere della parte di contestare determinati fatti. ma rilevano esclusivamente sul piano probatorio. ma possono rilevare sul piano probatorio perché attraverso la prova di un fatto secondario si può ottenere la prova di un fatto principale attraverso la prova critica o per presunzione (es. a differenza di quelli principali.Quali fatti devono essere provati? Tutti quelli che costituiscono il giudizio o solo alcuni? La prima attività che il giudice deve porre in essere è quella della individuazione e interpretazione della norma. Nel fatto notorio il giudice deve sollevare il contraddittorio delle parti. I fatti non contestati non possono riguardare i diritti indisponibili. solo allora egli saprà qual è la fattispecie legale astratta e quali sono i fatti rilevanti. oppure che quel soggetto era stato visto andare a forte velocità poco prima dell'incidente). il fatto principale è difficile da dimostrare. eventi bellici. il fatto principale è l'eccesso di velocità che è difficilmente dimostrabile. Il fatto notorio non è bisognoso di prove ed è l'unico fatto per cui il giudice può ricorrere alla scienza privata. Altra ipotesi è la non contestazione (più complicata). si deve ricercare la colpa del soggetto che ha provocato il danno.M. i fatti secondari hanno rilevanza solo sul piano della prova.

la mia controparte agisce in giudizio per ottenere la restituzione di una somma di denaro che mi ha prestato. nel senso che solo in questi casi il fatto è fuori dal thema probandum poiché il mero silenzio non mi esonera dal dovere provare quei fatti). il convenuto deve proporre tutte le sue difese prendendo posizione su fatti posti dall'attore a fondamento della domanda. è necessaria o l'ammissione espressa del fatto. è diventata molto più discussa in dottrina e in giurisprudenza per un duplice motivo: 1) perché esiste una norma che è l'art. L'orientamento della giurisprudenza era quello di affermare che affinchè il fatto non sia bisognoso di prova. io mi costituisco in giudizio e dico di avere già restituito quanto dovevo. il mezzo conoscitivo del giudice Quando si parla di prova si fa riferimento tanto allo strumento che alle modalità.. mentre altra parte della dottrina ritiene che. Riepilogo: Tematica delle prove Riferimenti normativi in parte nel codice civile e in parte nel codice di procedura civile Il termine prova ha una pluralità di significati: strumento di conoscenza dei fatti oggetto del giudizio e sono solo tre: 1) ispezione (l’unica prova diretta) 2) documento (prove indirette “percezione del fatto per il tramite del documento”) 3) dichiarazione di scienza proveniente dalla parte o dal terzo (prove indirette) sono considerate fonti materiali di prova. non è più possibile una contestazione tardiva dei fatti oltre l'udienza di cui all’art. Con la novella del '90 la problematica sulla ammissibilità della contestazione tardiva. nel senso che il silenzio equivale a non contestazione (in caso contrario la parte agisce e non rimane in silenzio).. oppure che la parte abbia tenuto un comportamento incompatibile con la contestazione di tale fatto (es. 167 ed in forza dell'introduzione delle preclusioni. cioè la contestazione tardiva di fatti che prima non erano stati contestati. non è sufficiente il mero silenzio. per cui implicitamente ammetto di aver ricevuto una somma di denaro. 167 che ha introdotto un onere di contestazione dei fatti quando afferma ". per effetto della novella del '90 e dell’art.I due problemi sono collegati tra loro perché se esiste un onere di contestazione. Classificazione: 1) prove dirette e indirette 2) prova diretta e prova contraria 146 . 183 (Proto Pisani). si può attribuire un determinato significato al caso in cui vi sia il silenzio della parte." 2) perché sono state introdotte le preclusioni agganciate all'art. 183 (trattazione della prima udienza). questa ipotesi è parificabile all'ammissione espressa. Una parte della dottrina ritiene ammissibili le contestazioni tardive (Balena).

se l’istruttoria non sarà sufficiente saranno fissate ulteriori udienze (non possono passare più di 15 gg.3) prove precostituite (es. 202 . luogo e modo dell’assunzione . I fatti secondari hanno rilevanza solo sul piano della prova. Quali fatti devono essere provati. 208 e 209 dicono qualcosa di più delicato. Art. per il tramite di questa fattispecie legale astratta siamo in condizione di individuare i fatti costitutivi.assunzione fuori della circoscrizione del tribunale .il giudice non potrà procedere immediatamente all’assunzione del mezzo di prova. i fatti non contestati. mentre gli artt. ma da un giudice appositamente delegato appartenente al tribunale ove quella prova deve essere assunta. Non tutti i fatti devono essere necessariamente provati . interpretarla. impeditivi. dovrà fissare una udienza ad hoc in cui tali prove verranno assunte. Di regola si vuole che non sia lo stesso giudice a portarsi fuori dalla circoscrizione di appartenenza. ma possono rilevare sul piano probatorio la prova di un fatto principale. quindi. I mezzi di prova possono essere acquisiti dal giudice o solo su iniziativa di parte ? Norma generale: artt. tra una udienza ed un’altra. tutti i fatti che costituiscono oggetto del giudizio o solo alcuni ? Come bisogna individuare i fatti ? Bisogna individuare la norma e interpretarla attraverso la cd fattispecie legale astratta. la testimonianza) Il giudice deve individuare la norma da applicare alla fattispecie concreta. Si distingue.il codice indica come regola generale che la prova sia assunta non dallo stesso giudice del tribunale presso il quale pende il procedimento. La regola vuole che il giudice presso il quale pende il procedimento deleghi altro giudice ad assumere il mezzo di prova: il giudice originario fissa un termine entro il quale deve essere 147 . più complessi. un giudizio di fatto e uno di diritto La prova ha ad oggetto il fatto e non il diritto La prova si colloca nel giudizio di fatto e non in quello di diritto. il documento) e costituende (si formano nel processo es. modificativi o estintivi di quel diritto che sono i fatti (principali) oggetto di prova che si distinguono dai fatti secondari che non sono oggetto di prova ma costituiscono uno strumento con il quale si può provare un fatto principale. ricostruire i fatti sulla base delle prove e sussumere il fatto nella norma (attività giuridica). salvo che le parti non lo richiedano concordemente e il presidente del tribunale consenta il trasferimento del giudice per la personale assunzione dei mezzi di prova. dicono cosa abbastanza semplici. quasi sempre disattesi) Art. la norma riconduce determinati effetti giuridici e. quindi. sono fatti che fuoriescono dalla fattispecie legale astratta indicata dal legislatore.tempo. Il fatto notorio non deve essere provato: è l’unico caso in cui il giudice può autonomamente introdurre un fatto nell’ambito del processo. 203 . sono i fatti che devono essere provati dalle parti. 202 e seg.

hanno pieno potere di risolvere tutte le questioni che possano sorgere nel corso dell’assunzione dei mezzi di prova. 209 . 148 . la disciplina è quella della cancellazione della causa dal ruolo di cui agli artt. deve essere redatto sotto la direzione del giudice. Art. ritiene superflua l’assunzione di ulteriori prove. il giudice d’ufficio dichiara la decadenza a condizione che la controparte non voglia comunque assumere quel mezzo di prova. oppure avendo ammesso un serie di mezzi di prova ed essendo la parte decaduta da taluni di essi ai sensi dell’art. questo principio non opera nelle ipotesi in cui il giudice può disporre d’ufficio i mezzi di prova e quando entrambe le parti decidano di non comparire all’udienza. 208 prevede un meccanismo della rimessione in termini: la parte può richiedere al giudice la revoca del provvedimento di decadenza se la mancata comparizione sia riconducibile a causa non imputabile alla parte stessa. il verbale contenente l’assunzione di quel mezzo di prova. I problemi sono legati alla terza ipotesi. cioè quella nella quale il giudice. saranno le parti. 208. avendo assunto tutti i mezzi di prova ammessi.risoluzione degli incidenti relativi alla prova .chiusura dell’assunzione .assistenza delle parti all’assunzione . una regola generale in ordine al modo in cui si svolge l’attività istruttoria per la fissazione delle udienze e due norme che regolano le ipotesi particolari in cui i mezzi di prova debbano essere assunti fuori dalla circoscrizione del tribunale o all’estero. sia che giudichino in composizione monocratica che collegiale. In questa ipotesi di diserzione bilaterale dall’udienza. Art. quindi.deve essere redatto un verbale che indica le modalità dell’assunzione. cioè il giudice. Norma delicatissima art.decadenza dall’assunzione del mezzo di prova – se si chiede l’assunzione di un mezzo di prova se non ci si presenta in udienza. Nel verbale testimoniale troveremo non solo quello che il testimone ha dichiarato ma anche qual è stato il suo contegno processuale e ciò si spiega perché il giudice potrebbe leggere quel verbale anche dopo molto tempo. visti i risultati già raggiunti.indica tre ipotesi: . 205 .processo verbale dell’assunzione . ritiene chiusa l’istruttoria. Questo meccanismo di assunzione dei mezzi di prova trova applicazione anche nel caso in cui deve avvenire all’estero: art. Art.assunta la prova e rinvia la causa ad una udienza successiva. 207 . nei termini fissati.le parti hanno diritto di assistere a tutte le udienze di assunzione dei mezzi di prova.e non quella della decadenza del mezzo di prova. 208 . nel fascicolo d’ufficio. Art. a doversi attivare per proporre istanza al giudice che dovrà assume quella prova ed a presentarsi alla successiva udienza dove dovrebbero trovare.sia il giudice originario che quello delegato. 204 . 206 .mancata comparizione dell’udienza .le prime due ipotesi non danno luogo a nessun problema essendo scontate. dichiara chiusa l’istruttoria. 181 e 309 . non rimanendone altri. C’è. L’art.rogatorie alle autorità estere.

per effetto della violazione del principio di divieto della scienza privata. oltre che ad iniziativa delle parti. 1) modello istruttorio ispirato al principio di disponibilità delle prove. a disporre d’ufficio determinati mezzi di prova. possono essere acquisiti anche ad iniziativa del giudice. sulla base dei fatti allegati dalle parti o risultanti dal fascicolo processuale. ma anche sul piano della prova. 115 che sancisce il principio della disponibilità delle prove. secondo il quale i mezzi di prova possono essere assunti solo ad iniziativa delle parti e mai d’ufficio dal giudice. Che scelta ha fatto l’ordinamento rispetto a questi tre modelli astratti? C’è una norma di carattere generale che è l’art. corrispondenti a tre modelli realmente esistenti. È da chiarire se i mezzi di prova possono essere assunti solo ad iniziativa della parte o d’ufficio dal giudice. In questo modello si ha un giudice investigatore che va alla ricerca delle fonti di prova e che attenta. Questo modello garantisce al massimo la terzietà del giudice. alla sua terzietà. La dottrina più recente ritiene che questa norma abbia ad oggetto un principio di mera tecnica processuale in ordine alle prove. quindi. ma sempre nel rispetto del fondamentale divieto di ricorrere alla sua scienza privata. deve ritenersi che le prove ulteriori possano ritenersi superflue solo: 1) quando le prove ulteriori sono confermative del convincimento che il giudice si è già formato: 2) quando i mezzi di prova hanno ad oggetto fatti divenuti irrilevanti alla luce di tale convincimento: es. è una via di mezzo tra i due modelli precedenti. In questo modello il giudice non và alla ricerca delle fonti di prova ma si limita. è superflua l’acquisizione di prove sull’esistenza o meno del fatto costitutivo. che può essere comunque derogato dal legislatore. Con questa noma venivano sovrapposti tradizionalmente i profili del fatto e quelli della prova. le prove già esperite hanno persuaso il giudice della fondatezza di una eccezione preliminare di merito sollevata dal convento (prescrizione) e. 3) modello definito poteri istruttori d’ufficio. I mezzi di prova. la scelta di attribuire il potere di iniziativa di richiesta delle prove alle parti o al giudice è di mera tecnica processuale. Le possibilità astratte sono tre. Questo è il motivo per cui si ritengono giustificate una serie di eccezioni presenti nel nostro ordinamento: se si guarda al processo di cognizione ordinario la regola generale è sancita 149 .Perchè tale potere del giudice non si risolva in una violazione del diritto alla prova. non vi è il monopolio delle parti in ordine all’introduzione delle prove nel processo. 2) modello ispirato al principio inquisitorio (diametralmente opposto al precedente) con il quale si vuole che i mezzi di prova siano assunti ad iniziativa del giudice con possibilità di non rispettare il principio del divieto della scienza privata. si tendeva a ricavare una disponibilità delle parti non solo all’attivazione del giudizio e dei fatti a suo fondamento.

L’efficacia da attribuire a questo tipo di prove.la prova testimoniale con la quale il giudice ha la possibilità di porre al teste una serie di domande per chiarire la posizione di determinati fatti o mettere a confronto i testi quando le loro testimonianze hanno delle discordanze. 2. In altri processi si sovverte addirittura la norma di cui all’art. non potendo effettuare alcuna valutazione. Prova libera non equivale a mero arbitrio del giudice in ordine alla valutazione. perchè egli. Il risultato della prova non è mai nella disponibilità della parte e prescinde da chi ha preso l’iniziativa. come nel processo del lavoro in cui l’articolo 421 c. testimonianza). Argomenti di prova Riepilogo: . In conclusione esiste la regola generale di cui al 115 ed esistono delle eccezioni. Una volta richiesta o assunta una prova. che rimette la loro valutazione al prudente apprezzamento del giudice. 116. sono quelle la cui efficacia è predeterminata dal legislatore che effettua già a monte la valutazione in ordine alla loro attendibilità. 2711 c.dall’articolo 115. quindi. questa fuoriesce dalla disponibilità del soggetto richiedente quale che sia il modello scelto. ma ci sono una serie di eccezioni per le quali il giudice può assumere d’ufficio un mezzo di prova: . 117 che può essere disposto dal giudice in qualunque stato e grado del processo . A norma dell’art.consulenza tecnica .prove libere (es. sancita dall’art. Questo principio della disponibilità delle prove deve essere sempre correlato all’esistenza di un altro principio più importante e fondamentale del nostro ordinamento che è il principio di acquisizione processuale della prova . è rimessa ad una valutazione del giudice. sottraendo tale possibilità al giudice. Dato che l’efficacia probatoria di queste prove è predeterminata dal legislatore. atto pubblico e confessione).c. dispone che ogni mezzo di prova può essere disposto d’ufficio e ciò per il miglior accertamento della verità materiale. nel fondare la propria decisione su questi mezzi di prova liberi. 208 se ho richiesto quella determinata prova non posso rinunciarvi senza che vi assentano le altre parti del processo e senza l’autorizzazione dal giudice.ispezione giudiziale ex art. .art. il giudice sarà vincolato a ritenere veri quei fatti. sono quelle in cui trova applicazione la regola fondamentale in materia di prove.Prove legali (es. esibizione delle scritture contabili .interrogatorio libero ex art. 118 . è comunque soggetto a certe regole: 150 .. 115. questo vale anche per le prove costituende.

t. 2”. 200 c. 117). cioè il comportamento tenuto dalle stesse durante il processo può rilevare come argomento di prova. inoltre. quindi. 116 ma il c. però. riportate dal consulente nella relazione. posto che lo stesso art. poichè questa è uno strumento fondamentale di controllo della valutazione dei mezzi di prova da parte di altri giudici. in generale. parte della dottrina.d. 310 anche le prove legali perchè non sono soggette a valutazione del giudice e. e precisamente: 1) le risposte che le parti danno in sede di interrogatorio libero. 2 vi sono 3 ipotesi riconducibili all’ambito di applicazione dell’argomento di prova. L’art. 1 fa riferimento alle prove legali e libere: “Il giudice può desumere argomenti di prova dalle risposte che le parti gli danno a norma dell’articolo seguente. 2.. ritenga che esso abbia efficacia probatoria. parla di “prove raccolte nel processo.divieto di ricorso alla sua scienza privata. 2. non si riferisce alle prove precostituite ma a quelle costituende. 116 c. Altra norma che fa riferimento all’argomento di prova è l’art. 116 c. 3) il contegno delle parti nel corso del processo. 2: “. Fuoriescono dall’art. Il richiamo “all’articolo seguente” (art. Bisogna sottolineare che buona parte della dottrina sostiene che questo art.”. può raccogliere dalle parti delle dichiarazioni che risulteranno da tale relazione e potranno essere valutate dal giudice ai sensi dell’art. Siamo nell’ambito della consulenza tecnica: il c. al fine di redigere la relazione peritale. Nell’art. 2) il rifiuto ingiustificato di assoggettarsi alla ispezione (prova diretta avente ad oggetto persone o cose). massime di esperienza) e motivazione della decisione. 151 . La norma di riferimento è sempre l’art. atti. altra norma di riferimento è l’art. 116 c. 2. possono essere valutate dal giudice a norma dell’art. 116. dal loro rifiuto ingiustificato a consentire le ispezioni che egli ha ordinate e.. perchè il c. Oltre alle prove legali e libere vi è l’argomento di prova. possono valere come argomento di prova. Questa è un’altra ipotesi in cui viene in rilievo un argomento di prova. prove): c. dovrà rispettare le regole proprie dell’assunzione del mezzi di prova in via generale o le regole specifiche in riferimento ai fini di questi mezzi. Il giudice. rispetto dei canoni di logica e buon senso (c.le dichiarazioni delle parti. in sede di impugnazione. non è l’unica norma che prevede ipotesi di efficacia dell’argomento di prova. si riferisce all’interrogatorio libero più volte richiamato in precedenza e si capisce qui per quale motivo. 3 “Le prove raccolte sono valutate dal giudice a norma dell’art. dal contegno delle parti stesse nel processo”. 310 di cui ci siamo già occupati in ordine agli effetti della estinzione del processo (azione. non vengono degradate da prova ad argomento di prova.. 116 c.. perchè le risposte rese in sede di interrogatorio libero.

152 . 247”. che riconosce giustificata la mancata presentazione della parte per rispondere all’interrogatorio. 2: “Il giudice istruttore. 116: l’argomento di prova ha una efficacia diversa rispetto alla prova.art. vi sono norme che richiamano espressamente l’art. 421 ultimo comma – processo del lavoro: “Il giudice. 2 e ve ne sono altre che vengono comunque ricondotte nell’ambito di applicazione di questo art. anche di quelle persone che siano incapaci di testimoniare a norma dell’art.Si potrebbe avere tale degradazione con riferimento alla confessione: a determinate condizioni. Qual è l’efficacia che il nostro ordinamento attribuisce all’argomento di prova? Vi è una sola certezza data dall’art. può ordinare la comparizione. che tende a ritenere che il minus dell’argomento di prova rispetto alla prova risiederebbe nel fatto che il giudice non può fondare il proprio convincimento esclusivamente su tale argomento.art. Si ritiene che la mancata presentazione della parte all’interrogatorio formale. 116 c. risposte che le parti rendono in sede di interrogatorio libero. . In conclusione. Questa tesi affonda le sue radici nella esigenza di circoscrivere la discrezionalità del giudice in sede di valutazione delle prove libere. altre due norme nelle quali si ritiene venga in rilievo una efficacia probatoria qualificabile come argomento di prova: . la dichiarazione di scienza che le parti possono aver reso al ctu o le dichiarazioni che il testimone incapace abbia reso al giudice. 310. il legislatore attribuisce anche alla confessione stragiudiziali (resa fuori dal processo) la valenza di prova legale e sarebbe contraddittorio attribuire valenza di prova legale alla confessione resa al di fuori del processo e non attribuire la medesima efficacia ove questa confessione sia stata resa nell’ambito di un processo estinto. vere e proprie prove raccolte nel processo estinto e. Ci sono. dispone per l’assunzione di esso anche fuori della sede giudiziaria”. quindi. 246 o a cui sia vietato a norma dell’art. può essere valutata dal giudice alla stregua di argomento di prova. per interrogarle liberamente sui fatti della causa. Le tesi rispetto alla efficacia probatoria dell’argomento di prova sono 2: 1) tradizionale prevalente. al contrario della prova. si ritiene possa avere efficacia di argomento di prova. 232 c. ci si rende conto come la categoria degli argomenti di prova sia estremamente eterogenea. Alla stregua di tutte le ipotesi richiamate. Questo è il modo in cui si ricostruisce l’art. L’argomento di prova sarebbe solo un argomento sussidiario cui il giudice può ricorrere al fine di supportare ulteriormente il proprio convincimento che avrà già maturato in base alle prove raccolte. infine. ove lo ritenga necessario. resa al giudice del lavoro. La dichiarazione del terzo incapace di testimoniare. perchè vengono in rilievo una serie di situazioni molto differenti tra loro: mero comportamento processuale delle parti. poi.

cioè il giudizio di superfluità. 209. cioè che il giudice possa per un verso fondare la decisione su un supporto probatorio molto labile. questo minus sarebbe legato al fatto che il giudice non può mai fondare il suo convincimento sull’argomento di prova. ma viene identificato diversamente dai 2 orientamenti dottrinali: . 209. . ma solo a condizione che le parti non abbiano offerto altre prove vere e proprie con essi collidenti. 209 ed al modo in cui si costruisce l’ambito di applicazione delle prove raccolte in un giudizio estinto. La dottrina si è spaccata su questa materia perchè la teoria tradizionale rischia di determinare una serie di contraddizioni. che coglie il minus dell’argomento di prova rispetto alla prova nell’art. il giudice potrebbe basare la sua decisione su un fatto secondario extraprocessuale di cui viene a conoscenza per il tramite delle prove ma del quale non ha diretta percezione. e per l’altro verso.nel secondo. come abbiamo detto in precedenza nelle scorse lezioni. L’accoglimento di una o altra tesi è legato al modo in cui si intende l’art.sul profilo della efficacia probatoria dell’argomento di prova l’art. ma non potrà fondarlo sulle prove raccolte in un processo estinto (art.è molto discusso in dottrina e giurisprudenza quale sia il minus dell’argomento di prova rispetto alla prova. al contrario. 209. Per quale motivo un fatto secondario può essere messo a fondamento di una presunzione ed il contegno delle parti no? Quella della dottrina non è una mera contrapposizione ideologica. Vi sono 2 tesi: 1° tesi. cioè rispetto al giudizio di superfluità. cioè una di efficacia tra prova e argomento di prova. il giudice può basare il suo convincimento anche sull’argomento di prova ma non potrà mai fondare su tale argomento di prova il giudizio di superfluità di cui all’art. il contegno delle parti (argomento di prova) è un fatto che il giudice percepisce direttamente ma sul quale non può fondare il suo convincimento. . 2° tesi. 116 dà solo indicazioni di massima. non lo possa fondare su vere e proprie prove raccolte nel processo estinto. questo minus si coglierebbe rispetto all’art. cioè il giudice non può fondare il proprio convincimento solo sull’argomento di prova. invece.nel primo sul piano probatorio. perchè il giudice potrebbe fondare il suo convincimento anche solo su una presunzione. anch’essa diffusa. O ancora in riferimento alle presunzioni. Secondo questa dottrina gli argomenti di prova possono anche essere di per sè sufficienti per l’accertamento dei fatti. C’è sempre un minus dell’argomento di prova rispetto alla prova.2) tesi alternativa. Riepilogo: . 310). in questo caso il giudice non potrebbe ritenere decisivi gli argomenti di prova già disponibili negando l’acquisizione di altre prove che considera superflue. ma è fondata sulla esigenza concreta di evitare che si realizzino contraddizioni. 153 .

Es. Il problema sorge tra fatto costitutivo e impeditivo: non avvengono in momenti distinti ma operano simultaneamente ed entrambi hanno efficacia causale. cioè il giudice ha sempre l’obbligo di pronunciarsi sulla domanda anche quando le parti non riescono a dare prova dei fatti. come fatto costitutivo o impeditivo Il legislatore dà aiuto per la qualificazione di questi fatti e lo fa in 2 modi: 154 . se la responsabilità è contrattuale. modificativi o estintivi. seppure di diversa valenza. quindi. la rilevanza pratica si ha soprattutto in riferimento all’attore che in forza di questa norma potrà vedere accolta la propria domanda giudiziale sulla sola base della prova dei fatti costitutivi. colpa: nel momento in cui la responsabilità è extracontrattuale (art. mentre il convenuto dovrà provare i fatti impeditivi. questo è fatto costitutivo e dovrà essere provato da colui che agisce in giudizio. impeditivi. Non vanno provati i fatti notori e quelli incontestati. Rispetto al giudice questa norma detta una regola di giudizio e sancisce il c. c. Struttura della norma: questa è una norma di rinvio. divieto del non liquet. con riferimento al prodursi di quell’effetto giuridico e. Funzione della norma: ha una doppia funzione.).c. 1: “chi vuol far valere un diritto in giudizio deve provare i fatti che ne costituiscono il fondamento”. Con riferimento all’ambito di applicazione di questa norma. o dal convenuto in quanto impeditivi. c. mentre si devono provare i fatti negativi e quelli inverosimili. Il distinguo che non pone problemi è tra fatto costitutivo ed estintivo o modificativo. cioè stabilire chi deve provare che cosa. In relazione alle parti la funzione è quella di ripartire tra loro l’onere della prova. a seconda dei casi. l’assenza di colpa è fatto impeditivo e dovrà essere il convenuto a provarlo. cioè per poter operare deve essere sempre completata con una norma di diritto sostanziale. 2043 c. perchè solo con quest’ultima si possono individuare i fatti costitutivi. modificativi ed estintivi della fattispecie. viene in rilievo il distinguo tra questio iuri (giudizio di diritto) e questio facti (giudizio di fatto): le prove attengono ai fatti e non alla norma. è molto difficile stabilirne la differenza.Onere della prova Art.c. Lo stesso fatto colpa può rilevare. E’ difficile stabilire se debbano essere provati dall’attore in quanto fatti costitutivi. sarà poi il convenuto a dover dimostrare i fatti contrari. sono fatti nei quali si può utilizzare il canone logico degli opposti e sono fatti che cronologicamente non si verificano nello stesso momento ma in momenti diversi. 2697 c. invece. per vedere accolta la propria domanda o tesi difensiva.d. tanto rispetto alle parti che al giudice. 2: “chi eccepisca l’inefficacia di tali fatti ovvero eccepisce che il diritto si è modificato o estinto deve provare i fatti su cui l’eccezione si fonda”. L’attore deve provare i fatti costitutivi del diritto vantato in giudizio.

In linea più generale ciò che rileva nel nostro ordinamento. non deve preoccuparsi che questa non sia viziata.1) utilizzando una certa formulazione nella stesura della norma. si distinguono in assolute e relative: quelle relative ammettono la prova contraria. cioè facendo capire espressamente se considera il fatto costitutivo o impeditivo. un esempio su tutti è la non la non contestazione dei fatti: per effetto del modo in cui si svolge il processo. ma sarà il convenuto che dovrà farlo. Le presunzioni legali. non è viziata. a seconda se sia uno o l’altro sarà il datore di lavoro o i lavoratori a doverlo provare. della normalità . cioè l'ordinamento non è interessato al soggetto che 155 . a loro volta. nei confronti del giudice. nei casi dubbi. il datore di lavoro licenzia i lavoratori adducendo il giustificato motivo della ristrutturazione dell’azienda. hanno elaborato questo criterio di maggiore vicinanza alla prova. è l’onere della prova in senso oggettivo. Il legislatore non dice nulla circa la qualificazione di questo giustificato motivo. in ordine all'onere della prova. se voglio. Onere della prova come regola di giudizio. Es. Uno dei motivi per i quali il legislatore ricorre alle presunzioni legali relative e proprio quello di risolvere a monte la difficoltà di distinguere tra fatto costitutivo e estintivo: è il legislatore stesso che trasforma il primo fatto nel secondo. 2) criterio della maggiore vicinanza alla prova: es. la dottrina e la giurisprudenza hanno elaborato dei criteri per stabilire. La dottrina e soprattutto la giurisprudenza. cioè caricano dell’onere probatorio il soggetto che ha maggiore facilità a dimostrare il fatto: in questo caso il datore di lavoro. la dichiarazione di volontà. ma sarà il convenuto che dovrà dimostrarne l’assenza. quali fatti possano essere costitutivi e quali estintivi.normalmente al fatto costitutivo non si accompagna un fatto impeditivo: es. il possesso si presume in buona fede. Questa regola di giudizio risente della dinamica del processo. 2) ricorrendo alle presunzioni legali relative. Per fronteggiare questo. sulla base di questa presunzione. Le presunzioni possono essere legali o semplici a seconda che venga in rilievo un intervento del legislatore o del giudice. normalmente. cioè se sia fatto costitutivo o impeditivo. per cui l’attore che vuole fondare il diritto proprio su tale dichiarazione di volontà. far valere il mio diritto fondandolo sull’aver posseduto in buona fede. i lavoratori impugnano il licenziamento ritenendo che il giustificato motivo non sussista. non dovrò dimostrarla. per effetto della non contestazione potrebbe non esserlo più. un fatto che originariamente poteva essere bisognoso di prova.d. Il problema è che ci sono tutta una serie di ipotesi in cui il legislatore non dice niente. 1) criterio c.

onere della prova in senso. Es. Le azioni di mero accertamento possono essere azioni di mero accertamento positivo o negativo. alla stregua delle risultanza probatorie. se i fatti costitutivi siano stati provati. L'onere della prova nelle azioni di accertamento negativo. Nel nostro ordinamento questi casi non sono possibili perché è l'attore che ha l'onere della prova e deve dimostrare il suo diritto producendo il titolo di proprietà. rileva l'onere delle prova è in senso soggettivo: nel nostro ordinamento ci si preoccupa solo di verificare che i fatti siano stati provati e non di sapere da chi proviene la richiesta di provare tali fatti. In questo caso di accertamento negativo la dottrina dice che nel nostro ordinamento sono bandite le azioni di iattanza. a differenza degli ordinamenti di common law nei quali. Nel nostro ordinamento il distinguo tra onere della prova in senso soggettivo ed oggettivo è molto astratto. trasferire l'onere della prova al convenuto. Ecco perchè. se un soggetto pretende un diritto di servitù sul mio fondo o pretende di essere proprietario del mio appartamento e non attua nessuna azione. ma ci sono tutta una serie di prove che sono assunte d'ufficio ad iniziativa del giudice: l'onere della prova in senso oggettivo non cambia anche se la richiesta avviene tramite il giudice. prescindendo da chi l’abbia fatto. quindi. sulla base delle preleggi. anche quando i fatti non siano provati dalle parti. non può provocare e. Il principio del divieto del non liquet sancisce che il giudice debba sempre pronunciarsi sulla domanda. cambia solo il soggetto che la richiede. posso proporre io stesso la domanda perché sia accertata l'inesistenza dell'altrui diritto di proprietà. ma. per cui non avremo mai un giudice che. in forza del principio di acquisizione processuale. sotto il profilo del diritto. cioè azioni in cui provoco il convenuto a difendersi e a dover provare determinati fatti. quando il giudice non riesce ad individuare la norma da applicare al caso concreto ha la possibilità. non provato un fatto. di ricorrere all'analogia legis e alla analogia iuris. cioè nel momento in cui i fatti non sono pienamente provati. Abbiamo detto che la regola generale è che le prove siano assunte ad iniziativa delle parti.assume l'iniziativa in ordine alla prova di quel determinato fatto. 156 . è interessato alle risultanze di quel mezzo di prova. il giudice può decidere la controversia sulla base della regola dell’analogia. nel senso che può essere richiesto l'accertamento del diritto o l'inesistenza dell'altrui pretesa. come regola di giudizio. cioè si dovrà verificare. si rifiuti di giudicare. anche per il fatto può essere così. l'attore che fa la domanda provoca il convenuto affinchè questi dimostri una prova della eventuale proprietà. invece.