La crescita dello stock di titoli di Stato

di Maurizio Mazziero
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A dispetto dei propositi di ridurre il debito, non cessa il progressivo aumento di titoli di Stato in circolazione; la crescita è inesorabile e dall’inizio dell’anno non vi è stato un solo mese in cui si sia presentata una seppur minima diminuzione. Il circolante di titoli di Stato ha raggiunto a fine settembre l’iperbolica cifra di 1.529 miliardi; una cifra che segue da vicino quella del debito pubblico, ormai alla soglia dei 1.850 miliardi. Al di là del comprensibile disappunto che suscitano tali dati, è interessante osservare le strategie di un autentico esperto del debito, come il nostro Dipartimento del Tesoro. I 1.529 miliardi hanno attualmente una vita media pari a 7,16 (circa sette anni e due mesi) e sono così suddivisi: Tasso fisso (BTP e CTZ): 68,36% Tasso variabile (CCT e BOT): 20,01% (i BOT sono inseriti in questa categoria in quanto titoli di breve termine, che vengono periodicamente rinnovati al tasso corrente). La quota restante è relativa ai BTP €i rivalutabili in base all’inflazione, titoli che pur essendo a tasso fisso seguono una dinamica ibrida di modifica del tasso, a cui si aggiungono i titoli emessi all’estero con tasso non rilevato. Se osserviamo la situazione a inizio anno troveremo la seguente suddivisione: Tasso fisso (BTP e CTZ): 66,43% Tasso variabile (CCT e BOT): 21,62% Vita media del debito: 7,05 Mentre scattando la medesima istantanea a metà dello scorso anno, avremmo trovato: Tasso fisso (BTP e CTZ): 63,41% Tasso variabile (CCT e BOT): 24,02% Vita media del debito: 6,84 Questi dati ci permettono di trarre alcune interessanti riflessioni.

Considerazioni E’ possibile notare come il Dipartimento del Tesoro prosegua su due fronti: 1) Diminuzione del quantitativo in tasso variabile e aumento di quello a tasso fisso. Tale operazione risulta essere più in linea con un panorama di rialzo dei tassi. 2) Aumento della durata del debito. Anche questo risulta in linea con un panorama di rialzo dei tassi, dato che consente di mantenere il tasso in vigore per un più lungo periodo di tempo; lo scopo è di allontanare la data in cui si dovrà rimpiazzare i titoli di Stato alle condizioni di mercato del momento. Conclusioni e aspetti pratici Seguendo l’atteggiamento attento e informato del Dipartimento del Tesoro si potrà agire in questo modo: 1) Nel caso si debbano accendere mutui: privilegiare il tasso fisso, o variabile “con cap” a cedola massima definita, con una preferenza per scadenze mediamente lunghe. 2) Nel caso si debba investire in obbligazioni: affiancare al tasso variabile un tasso fisso, con preferenza per scadenze mediamente brevi.

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Vanzago, 27 ottobre 2010

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