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Come si falsifica la storia II caso di Alverino Urbani

Vincenzo Pirro

PREMESSA

A sessant' anni dalla fine dena guerra ci sono ancoramorti che aspettano di riposare in pace, perche oltre la vita, e stato to1to loro anche l' onore. Si tratta di uornini e donne uccisi barbaramente da bande di partigiani 0 sedicenti tali, per vendetta, per rapina, per rappresaglia, con 0 senza un disegno politico, ne1 clima di odio e di violenza che accompagno la breve storia della Repubblica Sociale. La storiografia ufficiale ha fatto sua 1a versione dei vincitori, senza preoccuparsi di accertare la verita dei fatti; e le istituzioni, che lungamente si sana fondate sulla vulgata resistenziale, hanno clelebrato i camefici come eroi.

Oggi, che le condizioni storiche sono mutate ed e possibile considerare H passato con maggiore obiettivita, Ie arrivato il momenta di rendere giustizia aIle vittime di quella che fu, per molti aspetti, una guerra privata, giustificata a posteriori con motivi ideali e sociali. Giampaolo Pansa ha data l' esempio di una scrittura sensibile a riscattare i1 "sangue dei vinti", cioe dei fascisti che furono uccisi dopo la liberazione. Altrettanto bisogna fare per colore che caddero nel periodo salome con I'accusa di essere spie e collaboratori dei tedeschi.

Chi scrive ha da tempo iniziato questo Iavoro limi tatamente ad una zona dItalia, la Valnerina, rievocando 1a morte violenta di alcuni uomini che non avevano altra colpa che quella di essere 0 di essere stati fascisti, come il sindacalista Maceo Carloni. Ora riprende la ricerca negli archivi giudiziari e in quelli familiar] per portare alla Iuce altri episodi,

Incominciamo dla un caso, per cosi dire rminore', H pin. lantana e il piu dimenticato: 1 'uccisione di Alverino (0 Alberino) Urbani, avvenuta il 29 dicembre 1943, un mese dopo il rastrellamento delle truppe germaniche nella zona di Mucciafora. L'Urbani apparteneva a una famiglia benestante di

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Scheggino, che aveva aderito al fascismo come tante altre famigfie, per convinzione ed estrazione social-e. Un frateHo di Alverino, Carlo, fu anche podesta del piccolo comune della Valnerina, Quando venne ucciso, Alvefino Urbani aveva 45 anni e lascio la moglie e due figli ancora bambini.

LE FONTI

Una prima fonte d'jnforrnazionc sull'episodio e il libra di Sergio Bovini, L 'Umbria nella Resistenza', che ancora oggi viene considerate attendlibile. In realta, it curatore sit limita a raccogliere documenti che gli sono stati forniti, dando loro implicitamente una patente di autenticita e veridicita, su cui. non solleva dubbie riserve, Non si lascia neppure sfiorare dal sospetto che la corsa al riconoscimento della qualifica di partigiano, nell'immediato dopoguerra, abbia potuto essere, come effettivamente e stato, un potente fat-tore di falsificazione della storia, Tra i documenti raccolti ci sono: il Nctiziario partigiano, apparso anonimo 8U "L'Unita" de] 1 0 gennaio 1944, e 1; Elenco delle azioni compiute dalla banda "A. Gramsci ", pubblicato originariamente su "La Turbina" del giugno 1945, a firma "it Comandante",

n Notiziario, sotto la data del 10 gennaio 1944, riporta questa notizia:

A Scheggino (Terni) iI proprietario di terreni Urbani, il quale guide una spedizione tedesca centro una formazione di partigiani che lottano per la liberazione nazionale, mentre era a gozzovigliare presso un suo contadino, con una parte di maiale di proprieta delle stesso contadino, rivelandosi anche in questo particolare emerito sfruttatore, fu sorpreso dai partigiani e,. con soddisfazione unanime, ucciso suI posto,

,

II giomale comunista da risalto alia circostanza che I'Urbani era un

"proprietario di terreni" e un "emerito sfruttatore", per dare alla resistenza it carattere di lotta di classe. Giustifica I'esecuzione sommaria, parlando di "soddisfazione unanime", Da per certo che i giustizieri siano partigiani che lottano per la "Iiberazione nazionale", facendo intendere che sono partigiani itali ani " Tuttoquesto induce a credere che la notizia sia stata filtrata dal Comitate federale del Partito comunista di Terni,. che comunicava con il Centro romano ..

L' Elenco riporta la notizia in maniera stringata, sotto la data dell'S dicembre: "Nel Comune di Scheggino soppressione di una spia al servizio dei tedeschi", NOll fa il nome della vittima, rna chiaramente si riferisce

I Editori Riuniti, Roma 1972.

COME SI FALSIFICA LA STORIA

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all'Urbani. Non parIa degli esecutori, rna e sottinteso che si tratta di partigiani della "Gramsci". Sbaglia la data dell 'uccisione e di molto, rna il curatore del libro non se ne cura: si risparmia la fatica di accertare quale sia quell a vera" e non saccorge neppure che e in contraddizione con la data riportata dal Notiziario ..

La stessa cosa avviene con I'uccisione, a Polino, di Carlo Orsini e Francesco Conti, rispettivamente seniore e vice capo squadra della 'Guardia Nazionale Repubblicana. 11 Notiziario, nel riferire l'episodio sotto la data 10 gennaio, attribuisce I'esecuzione dei due fascisti ai partigiani del battaglione "Spartaco" (Lavagnini); l'Elenco, invece, riporta la notizia sottola data del 4 dicembre e 1 'attribuisce implicitamente ai partigiani della "Gramsci". Entrambe le date sana sbagliate, perche i due uomini furono fucilati nella piazza di Polino il 23 gennaio '44, come risulta inequivocabilmente dal Notiziario del G.N.R., che non specifica la nazionalita dei quindici "ribelli" responsabili del delitto: aggiunge so 10 che le vittime erano state in precedenza depredate del denaro e dei valori giacenti presso le rispettive abitazioni. Una comunicazione del prefetto di Terni, Gerlo, all' Alto Commis-sario per le Sanzioni contra il Fascismo, in data 26 aprile 1945, specifica che 1 'Orsini e il Conti furono fucilati sulla pubblica piazza di Polino da "una banda di ex prigionieri slavi e di partigiani italiani'".

La secondla fonte relativa al caso Urbani e il cosiddetto Diario di Alfredo Eilipponi, il quale, sotto la data del 10 dicernbre 1943, riporta la notizia dell'uccisione dell 'Urbani in questi termini: i partigiiani italiani sono riuniti in assemblea, quando arriva una staffetta da Castiglioni, e un certo Sante, il quale "comunica ai presenti che a Scheggino hanno soppresso un

. collaboratore dei tedeschi'", Commenta Filipponi: .

Comunque e risaputo dall'opinione pubblica ehe i partigiani che Io.hanno ucciso sono di nazionalita iugoslava .. Comunque egli aveva servito, secondo la voce, it tedeschi facendogli da guida al rastrellamento di Mucciafora.

L' erronea datazione confenna che il Diario del "comandante Pasquale" e una ricostruzione postuma degli avvenimenti, sul filo della memoria deformata da altri racconti. Ma e anche la conferma della disinvoltura degli storici, in questo caso Giuseppe Gubitosi, curatore dell' opera, che si limita, in nota", a rimandare all'Elenco delle 'azioni, senza preoccuparsi di control-

2 Archivio Centrale delle State, Servizio Informazioni Speciali, h. 58.

3 G. Gubitosi, If diariodi Alfredo Filipponi comandante partigiano, Editoriale UrnbraJISUC, Perugia 1991, p. 206.

4 Ivi,p.214.

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lare 1a data ne di verificare la notizia, cioe se effettivamente i partigiani fossero jugoslavi e quale fondamento avesse 1a "voce" che I 'Urbani aveva guidato i tedeschi nel rastrellamento di Mucciafora.

L'una e l' altra, cioe la data e 1a notizi a, sono prese per buone da Bruna Antonelli nella presentazione al recente libro di Francesco Spitella Dalla ribellione della coscienza alia resistenza armata. Memorie di un Partigiano, a cura di Aurelio Fabiani', in cui si dice che, dopo I'episodio di Mucciafora, una squadra comandata da Toso, 1'8 dicembre del 1943, soppresse a Scheggino una spia dei tedeschi: "questa aveva servito "i tedeschi facendo loro da guida al rastrellamento di Mucciafora' come afferma nel suo Diario Alfredo Filipponi'", L' Antonelli, che pure si preoccupa di smentire, alIa luce delle testimonianze di Spitella, il Diario di Filipponi nella parte che si riferisce all' episodio di Mucciafora, non si fa scrupolo di riprendere da esso la notizia dell'uccisione della spia di Scheggino (alias Alverino Urbani) senza vagliarla e, quel che e pili grave, togliendo la riserva di Filipponi ("secondo la voce"). Perche no:n si e attenuta alle memorie di Francesco Spitella che danno un ben altro identikit della spia?

Spitella, che nel libra citato ricorda di aver partecipato allo seontro a fuoco di Mucciafora, ripo:rta la confidenza del suo "accompagnatore" nei luoghi della memoria, a distanza di quarantaquattro anni: costui l' avrebbe informato sullidentita di uno "sfollato", che a quel tempo si trovava "lassu", ritenuto l'autore della "spiata" che informo i nazi-fascisti della presenza dei partigiani nel paese. Ma non ne riporta il nome, limitandosi a dire che "si era dichiarato fascista e che era sparito al momento dell' eccidio'",

Su sollecitazione della famiglia Urbani, Bruna Antonelli ha cercato di riprendere con Spitella il discorso (telefonicamentel), per fare un po' di luce sull 'uccisione di Alverino, rna i risultati sono tutt'altro che confortanti. Interrogato dall' Antonelli i1 17 febbraio 2005, Spitella dichiara di aver saputo, in seguito al rastrellamento di Mucciafora, che "qui era sfollato un ternano che spari dal paese la sera prima dell'attacco nazi-fascista"; rna poi curiosamente aggiunge: "Ho saputo dai partigiani che in seguito fu individuata la spia che aveva guidato i nazi-fascisti at Mucciafora: si trattava di Urbani e che fu fucilato da un gruppo di sla vi comandati da Tozo ... ". Il colloquio telefonico lascia perplessa Ia stessa Antonelli, che qualche giorno dopo riprova a sentire Spitella, i1 quale le dice che "la spia uccisa a Gavelli 8i chiamava Urbani (Alberino 0 Alverino), rna questi poteva essere

5 Spoleto 2004. GOp. cit., p. 29. ? Ivi p. 98.

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stato sfollato a Mucciafora, aveva due fratelli: Fabio e Ugo Urbani. Quest'ultimo (antifascista) fuggi con Spitella dalla Rocca - care ere di Spoleto ... La figlia di Fabio Urbani era fidanzata con un partigiano. In seguito 81 sposarono ... "; infine dichiara che luccisione di Alberino avvenne 1'8 oppure il 12 dicembre '438.

Proviarno a riassumere: nel libro di memorie Spitella asserisce che la spia era uno sfo11ato, di saperne ]I nome rna di non poterlo rivelare; poi nella prima dichiarazione orale precisa che si tratta di uno sfollato ternano; nella seconda dichiarazione sostiene che la spia uccisa a Gavelli si chiamava Urbani Aiberino, fratello di Fabio e Ugo, e che l'uccisione avvenne ai primi di dicembre, per mana degli slavi comandati da Toso. E facile obiettare che non e possibile identificare in queste contraddittorie affermazioni la persona di Aiberino Urbani, per le semplici ragioni che I'Urbani non era uno sfollato e tanto meno uno sfollato ternano, non aveva due fratelli dal nome Fabio e U go (sui quali Spitella riferisce delle storie fantasiose), non fu ucciso ne 1'8 ne il 12, bensi il 29 dicembre, come risulta dal certificato di mone. Aneora: riferisce di aver saputo dai partigiani chi erano gli autori del delitto, rna non specifica ne quali ne quando agirono.

Cosa pensare di queste testimonianze? Esse sono la prova della gran confusione che si e venuta a creare nella mente dei testimoni, che sovrappongono ricordi, voei, versioni di parte, ricostruzioni posticce, Dena storia orale bisogna diffidare sempre, rna soprattutto quando mancano i requisiti e gli strumenti culturali per interrogare i testimonio

GLI STUDI RECENTI

Se veniamo alla storiografia pili recente le case non cambiano sul piano dellinterpretazione e della valutazione dei fatti. Vediamo.

Gianfranco Canali, nel saggio Partigiani, fascisti, tedeschi, contenuto net volume L 'Umbria dalla guerra alia Resistenza', dopo aver sostenuto che, relativamente ai primi sette mesi, i partigiani umbri non sono spinti da un'irrazionale volonta di annientare, anche fisicamente, l'avversario, tanto e vero che le "limitate uccisioni di fascisti verificatesi al di fuori di scontri in campo aperto non sono mai ingiustificate, anzi, il pili delle volte risultano legittimate dall' essere risoluzioni prese dalla giustizia partigiano", as-

II Cfr, telefonate Antonelli-Spitclla, trascritte e trasmesse dall 1 Antonelli in autografo alla signora Graziana Urbani, Scheggino.

9 Editoriale UmbraJISUC, Perugia 1998.

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sume 1 'uccisione di Alverino Urbani come "esemplare" di questa forma di "giustizia?".

Canali, che pure e uno storico serio, non ha dubbi che gli assassini dellUrbani siano "partigiani umbri", per di pin consapevoli e razionali; soprattutto non ha dubbi ehe l'uccisione del "possidente di Sant' Anatolia di Narco" sia legittima in quanto decisa dana "giustizia partigiana", pur sapendo che non ci fu nessun tribunale e nessuna sentenza, rna si tratto di un atto di violenza arbitraria, come tanti altri in tempo di guerra, di segno uguale e contrario alle violenze perpetrate dai nemici dei partigiani: i tedeschi e i fascisti.

Egli fonda il suo giudizio su un documento darchivio, la lettera che i1 Capo della provincia di Perugia invio ai superiori il 25 gennaio '44, in cui si dice: "Da un biglietto rinvenuto sul cadavere a firma, Patrioti Italiani, risulta [corsivo nostro] che il delitto e stato consumato da una banda di partigiani essendo I'Urbani un fascista e perche il 30 novembre scorso si presto da guida in un'operazione di rastrellamento, cornpiuta da truppe germaniche in localita Mucciafora", Non si perita di considerare che la fonte non e il prefetto Rocchi, rna una banda di partigiani, che sul biglietto avrebbero potuto scrivere tutto quello che volevano. Non confronta 1a sua tesi con I'affermazione di Filipponi nel Diario, che ad uccidere l'Urbani furono partigiani jugoslavi, Soprattutto non esamina a fondo il rapporto tra il rastrellamento di Mucciafora e l'uccisione dell'Urbani, per vedere se effettivamente era fondata l' accusa che egli fosse una spia e un collaboratore dci tedeschi, lasciandogli cosi il marchio dellinfamia.

Di recente Ubaldo Santi ha pubblicato un libro, La Resistenza a Spoleto e in Valnerina"; che gia nella struttura (ripartizione in cronologia, dizionario" personaggi, luogbi) e nella. metodologia (indicazione generica delle fonti, anziche note bibliografiche e documentarie) si presenta come un'opera priva di scientificita (ossia di verita), e la conferma viene dalla lettura del testa, confezionato can l' elenco di notizie schematiche e ripctitive, giudizi scontati e conformistici (nonostante le buone intenzioni dichiarate in premessa), documenti di seconda mana; non vagliati criticamente e talora mutilati delle parti essenziali. Insomma Ubaldo Santi si e voluto semplicemente risparmiare la fatica di fare storia, che e narrazione critica e documentata di eventi e uomini, nel Ioro contesto spazio-temporale, finalizzata alia spiegazione e ana comprensione, E ha fatto economia persino nell'Indice dei nomi, in cui sono elencati solo i partigianil

10 Ivi, pp. 156 e 164n. 11 Spoleto 2004.

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Prendiamo sempre il caso di Alverino Urbani; sotto la voce Scheggino leggiamo: "II 29 dicembre [1943J viene giustiziato da partigiani slavi un possidente di Scheggino, Alverino Urbani, accusato di collaborazionismo: tale episodio dli "giustizia partigiana" e: collegato, secondo varie fonti orali avvalorate da documenti d'arcbivio, all'eccidio di Mucciafora del 30 novembre 1943",12. Quali siano queste "varie fonti orali" non e dato sapere, neppure per accenni; quali sono, invece, i "documenti d'archivio" possiarna SI saperlo, rna purtroppo essi si riducono ad uno SOolo e per giunta non consultato direttamente rna ripreso dial saggio di Canali che abbiamo gia citato: la comunicazione del prefetto Rocchi a1 Ministero dell'Intemo, rna manomessa e riportata cosl: "... risulta che il delitto Ie stato consumato da una banda di partigiani essendo 1 'Urbani un fascista e perche il 30 novembre scorso si presto da guida in uu'operazione di rastrellamento, compiuta da truppe gennaniche in localita Mucciafora?",

La citazione e fo rvi ante , induce il lettore a prendere per certo che i partigiani colpirono una spia, un collaboratore dei tedeschi, perche e il prefetto fascista a dirlo, Quando sappiamo, invece, che Armando Rocchi, nel dare notizia al Ministero dell'Interno dell'uccisione diAlverino Urbani il 29 dicembre 1943, precise: "Da un biglietto rinvenuto suI cadavere a firma Patrioti Italiani, risulta che il delitto e state consumato ... ". II pezzo scientemente tagliato e fondamentale per capire il significato del termine "risulta", che si riferisce non ad una fonte ufficiale bensi a un biglietto trovato sul cadavere del povero Urbani. Le cose cambiano radicalmente.

A questa punto ci sisarebbe potuto aspettare uu'ulteriore ricerca da parte del Santi, per sapeme di piu, almeno sugli esecutori del delitto, che egli con tanta sicurezza chiama partigiani slavi, E, invece, la storia finisce qui. Se egli avesse cerca.to per amore deUa verita, avrebbe potuto scoprire almeno un altro documento sull 'uccisione di Alverino Urbani e precisamente la relazione dei carabinieri di S. Anatolia di Narco, che, se non chiarisce del tutto Ia vicenda, aggiunge degli elementi importanti per capire la dinamica dei fatti. La relazione porta la data de] 2 dicembre 1946 ed e firmata dal brigadiere Matteo Guarino, che fornisce anche le premesse e 10 sfondo del delitto:

L'8 settembre 1943~ elementi slavi, detenuti per motivi politici nelle carceri penali di Spoleto, evasero e si installarono in queste montagne eve si organizzarono iniziando la campagna partigiana onde sottrarsi alIa cattura delle truppe nazi-fasciste.

12 Op. cit., p. 288. 13 Ibidem.

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Essi facevano spesso capo presso il casale di proprieta del defunto Urbani, il quale spesso di sua iniziativa consegnava ai medesimi del bestiamc e dei viveri. I partigiani slavi perc non credendo sufficiente quello che l'Urbani gli consegnava spontaneamente, prelevarono pill volte arbitrariamente dal detto casale alcuni capi di bcstiame di proprieta dell 'Urbani stesso, tanto che questi ebbe a protestare.

Il30/11/1943, truppe nazi-fasciste effettuarono un rastrellamento in Iocalita "Mucciafora" del cornune di Poggiodomo e dispersero i partigiani e in quella circostanza quest'ultimi ebbero alcune perdite in uomini e materiali, Essi sospettarono che il rastreUamento era stato fatto provocare dall'Urbani in questione ed anzi furono convinti che I'Urbani stesso aveva accompagnato le truppe nazi-fasciste nel Iuogo del rastrellamento.

Ritornati Ia mattina del 29/12/1943 neI casale dellUrbani si incontrarono can questi che offri lore il pranzo trascorrendo insieme quasi tutta Ia giornata. I partigiani quindi invitarono l'Urbani a seguirli onde accompagnarli a Scheggino, rna giunti in 10-calita "Trincarello" di detto comune verso Ie ore 15, essi accusando l'Urbani di essere state causa del rastrellamento effettuato dai nazi-fascisti, 10 fucilarono.

Successivarnente pero essi partigiani, nell'espletamento delle indagini, aiutati dalla famiglia dell'estinto che pete provare la sua innocenza, si accorsero del1'errore commesso nell'uccidere I'Urbani e chiesero sensa alla famiglia dichiarando che il caso era dovuto ad errore di persona",

La prima parte di questo documento contiene dei dati che trovano conforto in altre fonti, tra cui alcune gia eitate: 1. gli uomini che soppressero Alverino Urbani erano slavi evasi dalla Rocca di Spoleto, rifugiatisi in montagna per sfuggire alIa eattura dei tedeschi e dei fascisti; 2. per rifornirsi di viveri, essi prelevavano bestiame e cereali dai "possidenti" del luogo, tra cui 1 'Urbani, che a un certo punto ebbe a protestare; 3. avendo sospettato che il rastrellarnento di Muceiafora fosse stato provocato, anzi guidato dall'Urbani, 10 fucilarono.

Per quel che riguarda la seconda parte, invece, none dato al momenta sapere su quale documentazione poggiassero le dichiarazioni dei carabinieri; probabilrnente su testimonianze orali dei familiari della vittima, alcuni dei quali, sopravvissuti, aneora oggi sostengono che il capo dei partigiani slavi, Toso (Svetozar Lakovic), si reeo a casa Urbani per dichiarare che c' era stato uno scambio di persona e chiese seusa.

E da tener presente, tuttavia, che la relazione del brigadiere Guarino cade due anni dope il delitto Urbani, ed e una ricostruzione dei fatti cornpinta a tavolino, senza prove e senza testimonianze, probabilmente sulla

14 Direzione Provinciale del Tesoro, Perugia, Stazione di S. Anatolia di Narco, Al Ministero del Tesoro Direzione Generale per le pensioni di guerra, Roma, Oggetto: Urbani Alberino di Paolo, nato il 2 maggie 1898 a Scheggino. Risposta al foglio del 19 nov. 1946, del brigadiere comandante la stazione Guarino Matteo, li 2 dicembre 1946.

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scorta di informazioni raccolte in paese. Anche la prima parte, percio, lascia dei dubbi sulla vera identita degli assassini. Sono stati veramente gli slavi di Toso 0 non c' e la mana dei partigiani italiani della VaIn erina, come sembra dai primi originali documenti che abbiamo citato?" Sono domande aperte che meritano di essere considerate attentamente.

CONGETTURE E CONFUTAZIONI

Per dare ad esse una risposta attendibile, occorre esaminare pili da vicino le fonnazioni partigiane che operavano nell'alta Valnerina all'incrocio tra Ie province di Terni, Perugia, Macerata. Incominciamo dalle formazioni costituite da element] locali:

- 1a prima e pili combattiva e quella che porta il nome di Spartaco Lavagnini, 50-60 unita. Si costituisce verso [a fine di settembre del 1943 in battaglione, articolato in due distaccamenti. Ha per comandante un "Albanese di no:me Pietro" ,ex confinato politico, esperto di guerriglia, e come commissario politico Alfredo Filipponi, del Partito comunista ternano. Nel novembre il battaglione entra in contatto con la formazione autonoma degli slavi fuggiti dal carcere e dai campi di concentramento, aggregatasi, in un primo tempo, alla banda del capitano Emesto Melis 16;

- i comandanti della formazione sono in massima parte comunisti, gia attivi nel periodo clandestino: i Bartolini, i Bonanni, Vero Zagaglioni, Satumo di Giuli, Alfredo Filipponi, ecc.;

- hanna forti Iegami con il territorio, in cui si muovono agevolmente, potendo contare sulla solidarieta delle famiglie e il sostegno dei contadini; - data la loro provenienza politica e sociale, i partigiani vedono il "nemice principale' nel fascista, che colpiscono con azioni individuali. Non hanno alcun interesse ad attaccare i tedeschi, per il timore di reazioni che

15 Nel corso di un recente colloquio con Graziana Urbani e il manto Roberto Strinati, I'ex carabiniere Ulderico Filippi, che allepoca aveva 12-13 anni e si trovava in un campo molto vicino al casale di Alberino, donde gIL arrivarono nitidamente gli spari (0 10 sparo"), e tomato a dire che a sparare furono i "partigiani slavi", precisando che "si chiamavano Toso e Goiko", come da sempre risaputo da tutti. Ha conferrnato anche di essere vere le continue richieste di beni ad Alberino dai partigiani slavi (altro indizio a loro carico], rna ha anche aggiunto che a Casoed a Mucciafora vi erano elementi italiani che certamente giocarono un malo importante (quello di mandanti, ovvero di istigatori del delitto?). (Testimonianza scritta di G. Urbani e R. Strinati allautore marzo 2006).

16 Cfr. G. Granocchia e C. Spogli, La brigata Gramsci, in L 'Umbria dalla guerra alla Reststenza cit., pp. 295 sg.

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metterebbero a rischio i beni e le vite dei familiari e dei compagni .. Solo in un secondo memento, quando arrivano gli "ispettori" cornunisti dal Centro, con. disposizioni del CLN, cominciano a spostare I' obiettivo verso linvasore tedesco;

- nonostante tutto, la resistenza per lora rimane essenzialmente lotta di classe, tanto e vero che identificavano il possidente can il fascista e danno luogo ad una sorta di banditismo sociale";

- stando al racconto di Filipponi, 10 "Spartaco Lavagnini" viene sciolto inaspettatamente da "quello scellerato di Pietro" (1' Albanese), il 27 novembre 194318, e ricostituito pill tardi sotto a comando di Antonio Bonanni (Luigino);

- H battaglione gravita nella zona di Arrone-Ferentillo-Piediluco, ma si spinge anche pili SU, verso S. Anatolia di N area, Seheggino.

Questo quadro generale ci permette di ipotizzare 0 almena di non escludere che it'giustizieri" di Alverino Urbani fossero partigiani umbri dena "Spartaco Lavagnini", che conoscevano molto bene persone e case della zona. II movente potrebbeessere il rancore sociale verso il possidente-fascista, non certamente il rastrellarnento di Mucciafora, in cui non erano stati coinvolti,

E veniamo alle formazioni di partigiani stranieri, la cui storia e pili complessa. In questa sede a noi interessa il gruppo di slavi (per 10 pin montenegrini) che, al seguito di Toso, si era rifugiato nella zona di Mucciafora,

- Costituiva una formazione autonoma composta di circa sessanta uomini (cui si erano aggiunti alcuni itali ani)' 9 , e s] caratterizzava per I'atteggiamento aggressive nei confronti dei tedeschi, con cui usavano Ia tattica del 'mardi e fuggi';

- i partigiani slavi erano animati da un forte "spirito nazionalistico?" e percepivano se stessi come "una formazione dell'Esercito Popolare di Liberazione della Jugoslavia che stava combattendo per motivi di contingenza sul suolo italiano?";

17 Cfr. V Pirro, La latta politica in provincia di Temi, ivi, p. 211. 18 Diario cit., p. 187.

19 Cfr. Lakovic Svetozar, 1 Partigiani di Tito sulle montagne italiane (dattiloscritto conservato presso l'ISUC), pp. 5-10; Id., Gli jugoslavi in Umbria (settembre 1943- giugno 1944), a cura del Servizio Editoriale della Regione dell'Umbria, Perugia 1972, pp. 1~8.

20 Cfr, G, Scaramucci, Come fu impostata e come sf sviluppo fa lotta partigiana in provincia di Terni: settembre 1943-giugno 1944; in L'Umbria nella Resistenza cit, p, 212.

210. Pilevic, Hanna combattuto in Umbria, si sono incontrati a Niksic, "Panorama",

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- vivevano a spese dei contadini, verso i quali avevano un modo di fare tra il protettivo e I'intimidatorio, rna soprattutto saccheggiando i magazzini di grana all ~ ammasso (del 29 novernbre '43 e una Relazione del Capo della Provincia Rocchi alla Platzkommandantur di Orvieto e Perugia sulle "bande ribelli", che il 20 e il 21 di quel mese, in localita Gavelli avevano asportato 50 quintali di grana da un magazzino per l' ammasso )2;1.;

- _ nel riovembre del '43erano accampati nella zona di Mucciafora, che si trova amI 000 ca. di altitudine, sopra Scheggino, da cui dista km 9 ca. in linea d'aria. Qui furono sorpresi all'alba del 30 novembre dai tedeschi,

I tedeschi impegnati nel rastrellamento erano in numero consistentc, intenzionati e determinati ad annientarc gli jugoslavi. Toso ora parla di 2.000 uomini, ora di 1.000, esagcrando ad arte per giustificare le perdite dei compagni; Filipponi di 400; Melis di 1.600; Spitella di 600 0 700. II prefetto Rocchi (nel Rapporto sulla situazione provinciale alta Militarkommandantur di Orvieto, il 7 dicernbre 194323) parla di "tre compagnie gerrnaniche", pari a circa 360 unita, eo e la cifra pili attendibile per 1 'ufficialita e Ia contemporaneita della fonte. Ad ogni modo, ci fu sicuramente un dispicgamento di forze e di mezzi di gran lunga superiore a quelli di cui disponevano gli slavi di Toso.

Anche sul numero dei caduti d'entrambe Ie parti, le cifre sono discordi.

Nella Relazione sulla brigata "Antonio Gramsci" (a firma "il Cornandante", senza data rna databile nell'immediato dopoguerra''), e nell'Elenco delle azioni risultano che ci furono 6 morti per i partigiani e 7 per i tedeschi"; Toso, sia in occasione della Tavola Rotonda di Norcia-Cascia sia nei ricordi pubblicati in Jugoslavia, parla di .5 partigiani caduti e di un numero "sensibilmente superiore" di "nazifascisti uccisi"; Spitella racconta che il bilancio dei morti fu "quasi pari;': oltre alle 7 vittime civili, i partigiani ebbero 9 perdite, tra morti in combattimento e fucilati, i nazi-fascisti ebbero anche lora "una decina di morti e feriti?"; il Capo della provincia Rocchi, nella Relazione citata, riporta cifre complctamente diverse: "sono

quindicinale illustrato edito a Fiume, n. 21, 1971, PiP, 5-8, in seguito parzialrnente riprodotto con i1 titolo Ricordi dei partigiani della brigata "Gramsci" e del battaglione Tito all'incontro di Niksic, in L'Umbria nella Resistenza cit., p. 283.

22 Archivio di Stato di Perugia, Gabinetto di Prefettura, b. 202, s.fasc, BM, c. 1.

za I' 6

.Vl,C ..

24 In L 'Umbria nella Resistenza cit., p. 229.

25 C'· .. 239

. it., lVI, p. ..

26 Spitella, Dalla ribellione della coscienza cit., p. 98. Le vittime civili, in realta, furono 6; come ricorda una Iapide nel paese di Mucciafora,

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stati uccisi trentatre ribelli mentre 14 sono stati catturati; da parte germanica si e avuto un morto e due feriti", Molto probabilmente gli ex partigiani, che parlano sempre a distanza di rnolti anni dagli eventi e can finalita politiche, tendono a minimizzare le perdite tra le proprie fila e ad esagerare quelle del nernico; mentre il Capo della provincia tende a gonfiare le cifre dei "ribelli" caduti e a ridurre Ie perdite delle forze armate tedesche e fasciste, per ragioni di opportunita. Ad ogni modo, si puo dire che i caduti tra i "ribelli" furono numerosi, perche il gruppo Toso fu accerchiato e solo in parte riusci a rompere il cerchio ed a sottrarsi allannientamento,

Filipponi, nel Diario, rifcrisce che Ivan (Gobez) e gli altri jugoslavi ri~ volsero delle severe critiche al comandante Toso per quanta era accaduto a Mucciafora, in particolare gli rimproverarono di non aver predisposto sufficientemente il servizio di sentinella e di pattugliamento facilitando I'accerchiamento dei tedeschi, e poi di essere rimasto "indeciso" di fronte all'attacco nemico. Senza replicare a queste critiche, Toso avrebbe chiesto e ottenuto dai suoi compagni di essere sostituito nel comando da Ivan e di costituire per proprio conto una "squadra volante di azione", composta di 10 uornini seelti da lui stesso". E difficile dire quanto ci sia di vero nel raecanto di Filipponi, anche perche non trova riscontro in altri documenti; rna sicuramente il prestigio di Toso deve essere stato scosso da quella prima prova del fuoco degli slavi.

Ora, che a Mucciafora si fossero rifugiati gli evasi dal carcere di Spoleto era verosimilmente saputo da molti e senz' altro 10 sapevano Ie auto rita tedesehe e italiane, che da1 mese di setternbre cercavano di catturarli. Ecco perche Francesco Spitella, nel libra di memorie citato, scrive:

Era uu'operazione bellica in grande stile, un rastrellamento dei piu studiati. Si seppe piu tardi che la colonna che saliva la Rocchetta era partita da Foligno, quella che avanzava da Roccatamburo proven iva da Rieti, quella che saliva da Vallo di Nera era partita da Spoleto".

Tre colonne, dunque, dice Spitella, che probabilmente corrispondono aIle tre compagnie di cui parla Armando Rocchi. Se e COSt, viene spontaneo chiedersi: quale di queste tre colonne Alverino Urbani, all'alba del 29 novembre, guidava? E inoltre: e credibile che per organizzare un'operazione cosi ampia e cosi "studiata", ci fosse bisogno di una spia e di una "guida"? C'erano persone, malta pili qualificate, che potevano dare informazioni

27 Diario cit., pp. 199-201.

28 Dalla ribellione della coscienza cit., p. 96.

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sulle bande partigiane, ad esempio il capitano Mariano De Santis, in servizio nell' esercito della Repubblica Sociale ltaliana, che era in contatto con i partigiani italiani e slavi, facendo probabilmente il doppio gioco",

Alfredo Filipponi nella Relazione sulla brigata "Antonio Gramsci 1J parla del rastrellamento degli slavi da parte delle truppe tedesche il 30 novembre 1943, rna non fa alcun riferimento all'azione di spie e collaboratori dei tedeschi" .

Svetovar Lakovic (Toso), tutte le volte che ebbe occasione di parlare dellepisodio di Mucciafora :negli anni '70 (vedi Gli jugoslavi cit., I Partigiani di Tito cit., il Convegno che si tenne a Niksic tra il 1971 e il 1972, la Tavola Rotonda che 8i tenne a Norcia e Cas cia 1'11 e il 12 ottobre 1975), non ha mai messo in rapporto il rastrellamento dei tedeschi con la collaborazione di spie e tanto meno di Alverino Urbani.

Se proprio si vuole parlare di una spia, questa va eercata altrove, probabilmente nelle stesse file dei partigiani. I sospetti in questo sensa sono suggeriti da Alfredo Filipponi, che nel Diorio", sotto la data del 27.11.' 43, cioe alla vigilia del famoso rastrellamento, e nella Relazione sulla brigafa ... 32 (senza indicazione della data, rna prima del rastrellamento) par la del comportamento a dir poco ambiguo ("cattivo") di Pietro l' Albanese, comandante del battaglione "Spartaco Lavagnini" (molto vicino al gruppo di Toso), il quale - come abbiamo detto - aveva improvvisamente sciolto la formazione partigiana e si era dato alIa fuga. Anche Gino Scaramucci", nella relazione citata, parla, a proposito di discordie e rivalita tra i partigiani umbri e quelli slavi, dell' azione disgregatrice di "un elemento albanese, certo Pietro, che pili tardi fu scoperto come provocatore: fuggi poco prima di cssere smascherato ed i fascisti 10 utilizzarono aneora come provoeatore", Scaramucci, ispettore del Partito comunista a Temi, al contrario di Filipponi che tendeva a minimizzare il comportamento di Pietro, si rese canto della gravita della crisi provocata dalla fuga dell' albanese e per questa si reco a Pozzanghere di Polino per parlare direttamente can i partigiani".

Ci sana poi altre piste. Ad esempio, Spitella racconta che il 29 novernbre, al ritorno a Muceiafora da un giro di perlustrazione, trOVQ in paese un uomo di circa trent'anni, vestito di tutto punto ed armato di pistola: proveniva cia Terni e cercava il capitano Melis. Di costui diffido subito ed

29 Cfr, Diario di Filipponi cit., p. 325 e nota di Gubitosi, p. 332. 30 Relazione cit., in L 'Umbria nella Resistenza cit., p. 229.

31 Ivi, pp. 185 sgg.

32 Cit. in L 'Umbria nella Resistenza cit., p. 129. 33 Come fu impostata cit., ivi, p. 212.

34 Cfr. Diario di Filipponi, sotto la data del 29.1 L '43 e nota di G. Gubitosi a p. 196.

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ave va ragione di farlo; infatti, piu tardi seppe che era una spia e ricorda di averlo trovato carcerato nella Rocca dopo la liberazione. Si chiamava Leonardi ed era stato comandante del carcere di Terni dove aveva commesso delle atrocita".

E ci sono altre circostanze da chiarire. Perche Toso lascio passare tanto tempo dall' episodio di Mucciafora, esattamente un mese, prima di fare "giustizia" di Alverino Urbani? N'e1 mentre, dove si era insediato il partigiano slavo can i suoi com pagni? Perche il cartello trovato sul corpo dell 'Urbani portava la firma "Patrioti Italiani"? Proviamo a rispondere agli interrogativi, partendo dalla seconda do ruanda, su cui abbiamo elementi certi. Proprio verso la fine di dicembre, Toso con la sua banda aveva "occupato" Cascia, insediandovi il suo quartier generale", E difficile pensare che il 29 dicembre egli si sia spostato da Cas cia a Scheggino, abbia cioe abbandonato la zona che aveva conquistato da poco senza avere un motivo urgente e importante. A meno che non sia stato chiamato a fare il lavoro sporco da qualcuno, e questa qualcuno potrebbe essere identificato can i partigiani italiani, probabilmente dena brigata "Spartaco Lavagnini", che gravitavano nella zona di Scheggino-S.Anatolia di N areo e che si assunsero l'''onore''del misfatto. Toso, un montenegrino di circa trent'anni, alto e barbuto, sempre annato di mitra, si presentava in Valnerina come un giustiziere che non aveva nulla da temere essendo uno straniero,

Ernesto Melis, comandante dell' omonima banda, ha ricordato - nel 1975 - che 1 "incompatibilita con Toso nasceva dal fatto che gli jugoslavi si consideravano in territorio nemico e non si ponevano neppure il problema del significate che poteva assumere l'uccisione di un qualsiasi cittadino di un paesino poco importante solo perche era fascista", Melis non dice che questa probabiltnente faceva comodo anche ai partigiani italiani cornunisti, per attuare le lora vendette senza esporsi troppo nei luoghi in cui potevano essere riconosciuti.

Lo stesso giudizio del capitano Metis sui "modi" tenuti dai partigiani slavi e espresso da Roberto Battaglia, che ebbe occasione di frequentarli a Cascia. Nata infatti il Battaglia che gli slavi, nel loro estremismo, erano privi d'ogni rispetto per la vita propriae l'altrui, "capaci di uccidere in

35 Spitella, Dalla ribellione della coscienza cit., p. 94.

36 Cfr. S. Lakovic, Gli jugoslavi cit., I partigiani cit.; cfr, anche P. Megrelli, Gli avvenimenti di Cascia, in Regione dell'Umbria, La zona libera Norcia e Cascia, Tavola Rotonda, [Perugia 1975].

J7 Cfr. Colloquio Con if comandante Metis, dlattiloscritto conservato presso l'ISDC, pp.6-7.

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ogni occasione a sangue freddo senza la dubbiosa consapevolezza che e den' uomo?",

Sui sentimenti antitaliani e sulla mancanza di scrupoli di Toso e dei suoi compagni abbiamo numerose prove. Ma qui citiamo solo un caso, uno dei pili clamorosi, del tutto dimenticato: 1 'uccisione di due partigiani italiani, Giovanni Terrinelli e Francesco Russo, in que! di Cas cia, nel gennaio 1944, mediante colpi di anna da fuoco. I due, anch'essi evasi dalla Rocca di Spoleto il 13 ottobre 1943, in un primo momento si erano uniti alla banda Toso, rna poi, venuti in contrasto can questi per via dei suoi sistemi eccessivamente crudeli e autoritari, formarono unaltra banda per loro conto insieme ad altri evasi, coi quali intrapresero una serie di requisizioni e prelevamenti nel territorio di Cascia e dei paesi vicini. Toso sfogo il suo risentimento dapprima contra Terrinelli, che catturo con l'aiuto di altri quattro compagni, tra cui due italiani, e quindi, dope la sentenza di un tribunale-farsa, 10 uccise con una pistolettata alla nuca, adducendo a pretesto il tentativo di fuga del prigioniero. Poi ordino 1 'uccisione del Russo, che fu raggiunto e colpito a morte da Ivan Cobac e altri due slavi".

Detto questo, si puo tentare di capire i motivi che spinsero Toso ad uccidere Alverino Urbani. Messa da parte, almeno per il momento, la versione dell' errore di persona, che comunque appare poco credibile, rimangono praticabili due ipotesi, che non si eseludono a vicenda, La prima e che Toso uccise Urbani per riaffermare, nei confronti dei compagni slavi, 1a propria auto rita messa in erisi dallo scacco di Mucciafora; la seconda e che egli agi a110 scopo di riprendere possesso del territoriomandando un segnale forte non solo agli altri "possidenti" della zona, rna anche aIle bande rivali, come queUa capeggiata da Russo e Terrinelli, che vivevano di razzie. C'e anche la possibilita, cui abbiamo gia aceennato, che si sia trattato di un delitto su commissione, reso pili crudele dal fatto che l'Urbani fu tratto con l'inganno in un agguato. Se fosse cosi, it movente potrebbe essere legato aUo status dell'Urbani di possidente e fascista, rna sempre indipendente dal rastrellamento di Mucciafora. In tutti i casi ci fu premeditazione, 0 meglio un disegno 'politico' che rientrava nella logica dei partigiani slavi accampati in territorio straniero e assecondata dai partigiani italiani,

Questa logica elementare, della sopravvivenza e della violenza, fu giu-

38 R. Battaglia, Un uomo, un partigiano, Einaudi, Torino 1965, p. 142.

39 Cfr. Corte d' Assise di Spoleto, Sentenza nella causa contro: Costa Wolfango, as~ solto per non aver commesso il fatto; Pezza Paolo Giovanni, Lakovic Svetozar, Cobac Ivan, Davidovic Goiko, non punibili dovendosi i fatti da lora commessi considerate azioni di guerra, ai sensi della legge 12.4.1945, Spoleto 4.12.1947.

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stificata e nobilitata nel '47 dai giudici del Tribunale di Spoleto che, per far scattare l'amnistia Togliatti, fecero rientrare arbitrariarnente l'uccisione di Terrinclli e Russo nella fattispecie de] delitti "compiuti in occasione della lotta dei partigiani contro i nazi - fascisti e per ragioni di ferrea disciplina tra le file delle bande operanti contro il nemico invasore". Non puo essere pili giustificata e tanto meno nobilitata oggi, alla luce della verita storica, che dovrebbe far riflettere gli amministratori del Comune di Spoleto che nel 1972 concessero la cittadinanza onoraria all'''eroico'' Svetozar Lakovic,

CONCLUSIONI

L'uccisione di Alverino Urbani fu il primo caso di "giustizia partigiana" che si verifico in Valnerina. Rimase un episodio isolato fino al 23 gennaio del '44 quando furono uccisi a Polino 1 'avv. Orsini e il milite Conti. Dopo quella data, per alcuni mesi non si verificarono altri casi di uccisione di italiani al di fuori di scontri in campo aperto; solo nella primavera del' 44 riprese in grande stile la caccia ai fascisti, rna in un contesto del tutto diverso.

Questo primo dato, che mostra la limitata portata della violenza nel primo periodo dena lotta partigiana, contribuisce ad esaltare l' eccezionalita del delitto Urbani, che appare sempre pili un giallo di difficile soluzione.

Per individuare gli esecutori, a110 stato attuale della ricerca, noi qui abbiamo seguito ~ lasciato aperte due piste ugualmente praticabili: la prima porta ai partigiani umbri, la seconda agli slavi di Toso; da qui prendono a divaricarsi anchc i possibili moventi dcllazione.

A favore della pista 'locale' militano tante ragioni, tra cui, come abbiarna visto, una di carattere 'politico', e cioe chc per i partigiani umbri, almeno nella prima fase della lotta armata, il "nemico principale" e il fascista, perche e il nemico di vecchia data, conosciuto e riconoscibile, con cui si hanno conti da saldare, e il nemico di classe, e il nemico pili debole, quello lc cui reazioni non rischiano di diventare pericolose per se stessi e soprattutto per lc popolazioni, E vero che il 23 dicembre 1943 si tenne un incontro a monte Malbe tra i dirigenti comunisti impegnati nella latta armata e passe la linea di Armando Fedeli, secondo cui la lotta doveva essere condotta soprattutto contro i tedeschi", rna e anche vero che tali risoluzioni

40 Cfr. R. Tenerini, Diario partigiano, in L 'Umbria nella Resistenza cit., vol. II; p. 134.

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difficilmente trovavano risposta nelle bande, dominate spesso dalla psicologia dell 'odio e della vendetta.

Anche a favore della pista 'slava' si possono portare molte ragioni, tra cui una, sernpre di segno 'politico', vale a dire che per i partigiani slavi non c'era distinzione fra italiani e tedeschi, parimenti nemici, e che il problema era il controllo del territorio ondle assicurarsi non solo gli approvvigionamenti, rna anche e soprattutto le vie di fuga. Acoronamenta di questa discorso abbiamo addotto rnotivazioni di tipo psicologico e antropologico, dicendo che gli slavi sono caratterizzati strutturalmente dall'inclinazione alIa violenza, corne testimoniano, tra gli altri, Roberto Battaglia ed Ernesto Melis. Si potrebbe obiettare che la tesi sulla natura violenta degli slavi e inficiata dal proposito di far risaltare l'umanita degli italiani, smentita da1 fatto che i partigiani umbri nelle loro azioni diedero prove di efferatezza addirittura superiore agli slavi. Ma si potrebbe replicare che questo fenomeno e riconducibile alla primavera del '44, dopo il grande rastrellamento nel "territorio libero" da parte dei tedeschi, quando i partigiani umbri si imbarbarirono e rivolsero contro fascisti isolati lc armi che avevano imparato ad usare nella guerriglia al seguito degli slavi.

Abbiamo infine indicato una terza via, distinguendo i mandanti e gli esecutori, cioe i "patrioti italiani" che identificavano il nemico con il fascista-possidente e gli slavi che non si facevano scrupolo di ammazzare. Contro questa ipotesi sta la circostanza che gli slavi di Toso proprio alIa fine di dicembre del '43 erano impegnati nell'''occupazione'' di Cascia e difficilmente avrebbero distolto l'attenzione verso un altro obiettivo, I'uccisione di Alverino Urbani. Ma le date su quella che fu una vera e propria operazione militare volta a fissare il comando delle forze partigiane a Cascia, sono incerte: secondo Silvio Micheli. siamo al 23 dicembre, secondo Alfredo Filipponi al 27, secondo 10 stesso S. Lakovic genericamente alla "fine del 1943", Molte sono le circostanze che inducono a pensare che l'uccisione dell'Urbani sia della stesso tipo dell'esecuzione di Orsini e Conti, almeno per quel che riguarda gli esecutori, "ex prigionieri slavi e partigiani italiani", e il movente, l' appartenenza politica e sociale.

Comunque sia, abbiamo tutti gli elementi per 'assolvere' Alverino Urbani dall' ace usa di essere stato una spia e un collaboratore dei tedeschi. Importante per noi non era tanto individuare gli assassini e i mandanti", come si trattasse di un processo, rna di denunciare Ie falsificazioni storiche, smontare lc costruzioni artificiali dettate da spirito di parte, e far nascere il dubbio che prelude alIa verita.

41 Cosa cbe potra avvenire con certezza solo quando saranno rinvenuti gli atti del processo, la cui ricerca, iniziata da tempo, non ha ancora dato esiti positivi.

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