La Renna Smemorata
 

 

 

Flory Brown
http://florybrowntour.altervista.org

 

  

 

  È accaduto qualche giorno fa, mentre stavo riordinando i libri di

avventure per ragazzi, che improvvisamente udissi uno strano rumore
di zoccoli vicino alla porta ed una voce che diceva:
“Scusi, puoi aprirmi per favore?".    
Mi voltai per guardare chi fosse e, non
crederete a quel che dico, ma vidi proprio il
simpatico muso di una renna, con le corna
luccicanti delle stelline di Santa Claus, pronte
ad illuminare la buia notte del Santo Natale,
quando tutti i bimbi sognano il loro regalo
sotto l’albero. Non dovete stupirvi, cari
bambini, del fatto che la renna sapesse parlare!
Babbo Natale, infatti, per poter viaggiare senza nessun problema
aveva insegnato alle sue renne un linguaggio semplice semplice, perché
lo comprendessero quando gridava:
“Sinistraaaaa!”, per evitare un aereo che gli sbarrava la strada,

 
“Destraaaaa!”, per scansare una nuvoletta dispettosa!
La renna, dunque, si presentò con molta educazione: “Buongiorno,
signora Bibliotecaria, mi chiamo Stella e sono in viaggio per il mondo
cercando un volume molto antico e prezioso che non ho trovato in
nessuna delle Biblioteche più grandi e più belle.
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"Soffro di un grave malessere da quando quel dispettoso di Tuffolino,
il folletto birichino, ha provato la robustezza di un tamburo sulla mia
testa! Il tamburo non si è rotto ma, in compenso, ho perduto la
memoria ed ora non ricordo più come si fa a volare!”

   L a povera renna mi guardava con il pianto negli occhi, non voleva

rimanere nella stalla per raccontar favole alle giovani renne, mentre le
sue sorelle volavano felici la Notte di Natale. Le accarezzai quel bel
musetto che aveva e le risposi:
“Non ti preoccupare,  cara Stella, sei arrivata nel posto giusto!
Questa piccola Biblioteca è assai ben fornita, vedrai che riuscirò a
trovare un libro adatto a te e capace d’insegnare la giusta tecnica per
far volare una renna del Polo Nord.“
“Lo spero”, disse sospirando Stella, “ma temo che il libro che sto
cercando sia andato perduto perché ormai troppo vecchio, sarà molto
difficile riuscire a trovarlo!”
Senza por tempo in mezzo mi misi subito alla ricerca del prezioso
volume, mi si spezzava il cuore a vedere quei begli occhioni dalle lunghe
ciglia e colmi di lacrime!
Guardai in tutti gli scaffali, negli armadi
chiusi a chiave, nel ripostiglio pieno di vecchi
volumi e persino in soffitta, dove speravo
qualcuno avesse dimenticato il libro delle
Renne Volanti di Babbo Natale.

2

 

   Non riuscii proprio a trovarlo e, mentre riflettevo su come dirlo

alla povera Stella, intenta a fare uno spuntino con latte e biscotti, mi
venne un’idea che poteva risolvere la situazione. Avrei cercato in
Internet, con il nostro moderno Computer, le notizie in grado di
aiutare Stella: un manuale o una raccolta di fotografie, insomma,
doveva pur esserci qualcuno abbastanza vecchio da ricordarsi come si
facesse volare una renna!
Iniziai così le mie ricerche,
approfittando del fatto che la poverina,
stanchissima dopo aver  trotterellato
per mezzo mondo prima di giungere
qui, si fosse finalmente  appisolata sul
divanetto rosso, il preferito dai nostri
bambini.
Dopo qualche ora d'inutili tentativi, non avevo
trovato neppure un piccolo indizio, sembrava che
tutti avessero dimenticato come facesse una renna
del Polo Nord a trainare la slitta volante di
Babbo Natale! Stavo ormai perdendo la
speranza, quando mi accorsi di un sito particolare
che prometteva di trasportare in cielo chiunque
avesse avuto voglia di farvi un giretto.
Si vedeva bene una specie di grande pallone pieno di un gas misterioso e
in grado di sollevare da terra perfino un uomo bello grosso. Bisognava
indossare una specie di cinghia posizionata sotto la piccola
Mongolfiera ed ecco che, tolta l’ancora che la fissava a terra, si poteva
salire in alto quanto si voleva, semplicemente tirando la cordicella rossa
mentre, per scendere, bastava usare quella nera ed atterrare dolcemente
senza farsi alcun male.
3

 

“Una gran bella invenzione!”, esclamai.

 

Alle mie parole la renna si svegliò di soprassalto
perché, dalla gioia, avevo gridato un po' troppo
forte. Mi venne vicino e, stupita, si mise ad
osservare il computer, che non aveva mai visto
prima, per comprendere bene cosa mi avesse
rallegrato a tal punto. Le mostrai la Mongolfiera
Portatile e le spiegai a cosa servisse. Stella, lì per
lì, rimase stupita da quell’aggeggio, poi mi regalò il
suo più bel sorriso e disse:
“Presto, andiamo a prendere la   M O N F O L G H I E R A! ”
“Stella! Si dice   M O N G O L F I E R A! ”
E tutte e due scoppiammo in una fragorosa risata che cancellò tutte le
tristezze per le tribolazioni della povera renna.
“Mia cara, non dobbiamo andare a
prenderla, perderemmo troppo tempo, anche
perché l’inventore abita in Australia,
dall’altra parte del mondo! E’ meglio usare
il telefono e chiedergli di spedirla presto
presto con un aereo super veloce, cosa ne
dici? Aspettando che arrivi il pacco puoi
sistemarti da me, ho un bel capanno tutto
trasparente e caldo dove ti puoi riposare
leggendo qualche libro." 
Stella accettò di buon grado, mancavano ancora tre settimane a
Natale e c’era tutto il tempo per insegnarle a manovrare la
Mongolfiera Portatile.
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   Dopo soli cinque giorni arrivò il pacco
dall’Australia, lo aprii con grande curiosità,
mentre Stella già sognava il suo ritorno al
Polo Nord. La Mongolfiera era di tanti
colori, allegra come doveva essere, vivace e
robustissima. Seguendo le istruzioni e dopo
averla ben gonfiata, cercai di sistemare le
cinghie intorno alla renna, ma non sono
molto abile in queste cose e non sapevo
proprio come fare. Stella mi aveva pregato
di mantenere il segreto sulla sua presenza,
così non potevo rivolgermi a chi era più
esperto di me.
Fortuna volle che il giorno dopo, mentre mi trovavo in Biblioteca sola
soletta, si presentasse un buffo personaggio che rassomigliava tanto ad
un folletto di Babbo Natale, di quelli che, per intenderci,
costruiscono giocattoli tutto l’anno per poi regalarli ai bimbi buoni la
notte della vigilia.
A prima vista sembrava molto educato, sorrideva,
anche se sul suo volto si poteva leggere una certa
preoccupazione. Sapete chi era costui? Ebbene sì,
avete indovinato, si trattava proprio di Tuffolino, il
folletto birichino che, con i suoi dispetti, aveva
provocato la perdita della memoria alla povera Stella
e, proprio per questo, non riusciva a darsi pace.
L'aveva cercata in tutte le Biblioteche del mondo, ben
sapendo della sue intenzioni ed, alla fine, era giunto
sin qui, ormai stremato e niente affatto fiducioso di
ritrovare le sue tracce.
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Quando seppe che la renna alloggiava nel mio capanno, cercando di
comprendere le istruzioni della Mongolfiera Portatile, esclamò:
“Perdindirindina! "
"Costruisco giocattoli complicatissimi da molti anni, saprò ben sistemare
le cinghie di una  semplice M O N F O L G H I E R A! ”
“Ci risiamo!”, pensai.
“ M O N G O L F I E R A ! Si dice M O N G O L F I E R A!! "
Tuffolino mi guardò sorridendo e chiese di condurlo subito dalla sua
amica Stella.
  

   La renna, quando lo vide di lontano, dapprima
si mise a tremare per la paura ripensando ai
dispetti del folletto ma poi, quando scorse i suoi
occhi lucidi che le chiedevano perdono con
un’espressione avvilita, lo accolse con tutta la
bontà che ci si può aspettare da una brava renna
di Santa Claus!
 

“Su, Tuffolino, non vergognarti delle tue malefatte, in fondo sei un
folletto e tutti sanno che, quelli come te, non possono smetterla di fare i
burloni!”
“Ma non ricordi più come si fa a volare ed è soltanto colpa mia!”
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“E’ vero”, rispose Stella, “però rifletti: se non fosse stato per quel
tamburo che hai provato sulla mia testa, ora non sarei qui, non avrei visto
questa bella Biblioteca e non avrei mai indossato una  M O N F O LG H I E R  A  Portatile o, almeno, è quello che vorrei tanto fare, ma
non ci capisco niente!”
“Non ti preoccupare”, disse Tuffolino, lieto di rendersi utile e farsi così
perdonare una volta per tutte, “ci penso io, lo sai che sono molto abile con
gli ingranaggi complicati!”

   Detto, fatto! In men che non si dica il bravo folletto aveva già
sistemato le cinghie,  ben strette intorno alla renna, non restava che
saltarle a cavalcioni e tornare, insieme, da Babbo Natale.
Questi, preoccupatissimo per l’assenza dei suoi collaboratori, si stava
giusto chiedendo che fine avessero fatto. Non che al Polo Nord non vi
fosse il telefono: era molto grande, tutto rosso e, quando squillava, s’udiva
un bel suono di campane a festa dalle stalle all’officina dei giocattoli.
Babbo Natale però, che è molto vecchio, non amava queste modernità e
preferiva aspettare che i suoi piccioni viaggiatori gli portassero qualche
bella notizia.

7

 

   Con tristezza osservavo i preparativi di Stella e Tuffolino perché
sapevo che, di lì a poco, sarebbero volati via e non li avrei più rivisti.
Decisi, allora, di preparare  un bel regalo per lasciarci in amicizia:
presi il famoso libro "Il mostro peloso” e lo diedi al folletto, egli sapeva
bene dove abitava il mostro e gli piacevano molto le sue avventure.
Dopo gli ultimi abbracci, salutai i miei nuovi amici che
sarebbero presto scomparsi all’orizzonte; li vidi salire in
alto, appesi all’allegra Mongolfiera  e, non crederete a
quel che dico, ma sorpresi Tuffolino mentre brandiva il
libro che gli avevo regalato, come se lo volesse battere sul
capo della povera renna in una delle sue solite birichinate!
"Oh, no!",  esclamai, “Che furfante!”. Stella accusò il colpo e si mise ad
urlare così forte che anch'io la sentii ripetere: "Adesso mi
ricordooooo!".
Ad un suo cenno Tuffolino tirò la nera cordicella e, subito, si
staccarono dalla mongolfiera, io rimasi col fiato sospeso vedendo la
renna oscillare paurosamente, ma poi si lanciò in un volo spettacolare, 
salutandomi con allegria:
"Grazie per l'aiuto! Tuffolino ha promesso di
fare il bravo, non ti preoccupare!

 

"Addio, Stella!", le dissi, mentre diventava
un puntino lontano nel cielo.
Ad essere sincera, vi confesso che non riesco
a starmene tranquilla perché so bene che i
folletti, come i nostri bambini, non sanno
rinunciare a fare i birichini!

© 2010 Flory Brown / ISBN 978-1-4466-8203-6

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