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ABRUZZO, SEMPRE E COMUNQUE

Il territorio abruzzese, ancorché ferito dal tragico sisma dello scorso 6 aprile, non mancherà di stupire il viaggiatore per
la repentina varietà dei suoi paesaggi. In una calda giornata primaverile una manciata di chilometri consente di passare
dall'aria salmastra respirata pennellando morbide traiettorie sulla statale litoranea agli asfalti da sogno di autentiche
"prove speciali" disegnate fra le nevi tardive residuate ad un lungo inverno. Insomma, arriva la bella stagione e perché
non trascorrerla in sella alle nostre moto ed in questa splendida regione?

Itinerario- Vasto, Furci, Torrebruna, Castiglione Messer Marino, Atessa, Villa S. Maria, Palena, Campo di Giove,
Pacentro. Sulmona, Pratola Peligna, Vittorito, Popoli, Capestrano, Rocca Calascio, Castel del Monte, Fonte Vetica,
Osservatorio del Gran Sasso, Assergi, Mascioni, Campotosto, Terami, Civitella del Tronto.
Lunghezza- km 547

Testo Giuseppe NARDONE e di Giovanni LAMONICA, foto Giovanni LAMONICA


L’anno scorso, con il pretesto dell’ennesimo itinerario turistico nella mia terra, l’ingresso a Marina di San Vito avveniva
con il sole che lentamente stava scendendo dietro le colline. Ultime foto sul molo del porto vicino ad uno dei più bei
trabocchi della costa, per poi concedersi una meritata sosta in una delle tipiche trattorie di pesce di questo piccolo
grande centro della costa abruzzese. E' trascorso un anno. L’ora è più o meno la stessa, le luci sono quasi uguali a quelle
dell'occasione precedente. Un intenso deja-vu in questo tramonto, preludio di una bella stagione che mai come
quest'anno ha tardato ad arrivare.
La spiaggia è affollata da ragazzi e famiglie, mi sembra un buon auspicio, l’atmosfera che si respira è quella giusta.
I primi 30km verso sud sono probabilmente i più spettacolari del tratto abruzzese della ss16 adriatica. Costeggio la
Costa dei trabocchi, i nomi sono conosciuti ed impressi nella mia memoria: Lido di Casalbordino, Le Morge, Torino di
Sangro Marina, Fossacesia Marina. L’ex tracciato ferroviario, proprio al limite del litorale è diventato un circuito
ecologico che permette di avere uno sguardo privilegiato sul mare e su queste strane strutture, i trabocchi, che lo
dominano, ormai adibite a musei o ristoranti, “macchine da pesca di un tempo passato”. Immancabile la breve
deviazione che mi concedo ogni volta che passo da queste parti, appena un paio di km, per visitare la basilica di San
Giovanni in Venere a Fossacesia. Godere della splendida veduta della costa che in giornate così limpide spazia fino alla
costa molisana mi consola un po' della mia ostinata mancanza di Fede.
La sosta della serata è a Vasto, "La Città del Vasto" come amano precisare i suoi abitanti con un pizzico di..."filologica
civetteria". Verrebbe da aggiungere "della zuppa di pesce" (o più fedelmente "brodetto") dato che questo piatto, nella
versione locale, è a buon titolo una delle bandiere della tradizione culinaria abruzzese. Divagazioni gastronomiche a
parte la cittadina, già municipio romano in epoca precristiana, racconta al visitatore una storia di grande prestigio
nell'epoca imperiale e di una certa vivacità dal medioevo fino ai nostri giorni. L’indomani dopo un ultimo sguardo alla
sua marina ed ai suoi trabocchi, imbocco la ss 86 parallelamente al confine con il Molise. Sinuosa ed intrigante, con
traffico scarso ed un buon asfalto, la strada procede in costante ma mai monotona ascesa e permette di apprezzare
splendidi scorci dai frequenti passaggi in crinale, con la vista che in più di un'occasione spazia a 360°. Costeggio Furci,
devota al Beato Angelo, poi San Buono (da visitare il convento di Sant'Antonio e la sua splendida chiesa) e Torrebruna
col suo antico borgo. La salita tocca il suo vertice a Castiglione Messer Marino, poco oltre i 1000 metri di altitudine, nel
cuore della Comunità Montana dell'Alto Vastese. Proseguendo, la 86, in alcuni tratti davvero entusiasmante, mi
condurrebbe naturalmente in territorio molisano. Devio invece dalla statale in direzione di Atessa. Ate e Tixe, secondo
la tradizione erano borghi limitrofi divisi da un vallone controllato da un drago assai arcigno. Il prode San Leucio,
divenuto poi patrono del paese, ucciso lo scomodo guardiano ne riunì le sorti fino ai nostri giorni. La bellissima
cattedrale trecentesca dedicata al Santo Patrono fa bella mostra delle sue caratteristiche architettoniche (particolari il
frontale e la struttura interna passata da tre a cinque navate in epoca barocca) e contiene interessanti reperti, antichi
messali, codici originali e, ovviamente, la costola fossile del defunto animaletto. E chissà che il drago, associato nella
tradizione zen alla Verità che si manifesta istantanea ma fugace al tempo stesso, non abbia fatto da auspicio all'impianto
industriale del notissimo marchio giapponese, in attività dal 1971 a due passi dalla cittadina e che visito volentieri per
un rapido controllo al mezzo ed un saluto agli amici che vi lavorano. Qualche foto, 2 chiacchiere, una bevanda fresca ed
il tragitto riprende. Pochi chilometri per costeggiare il fiume Sangro in direzione Ovest, percorrendo la ormai solitaria
ed abbandonata vecchia statale sangritana. Arroccato su una collina il paese di Bomba occhieggia l'omonimo lago,
creato artificialmente negli anni '50 per esigenze idroelettriche e divenuto un centro di attrazione turistica di rilievo
nell'area sangritana. Di lì a poco, continuando ad ignorare i giganteschi pilastri della fondovalle a scorrimento veloce, si
raggiunge Villa S. Maria, grazioso paesino noto in tutto il mondo per la sua prestigiosa scuola alberghiera. Favorita
dalla storica famiglia Caracciolo ha sfornato generazioni di chef brillantissimi, molti dei quali hanno servito con
maestria riconosciuta nelle prestigiose cucine di ristoranti famosi, di regnanti e celebrità varie.
Le strade finora percorse mi hanno deliziato non meno delle amene località presso le quali mi sono soffermato. Va detto
però che la qualità del manto stradale è notevolmente peggiorata nel momento in cui ci siamo lasciati alle spalle la ss86.
Ora i dolci rilievi della Val di Sangro lasciano rapidamente posto al profilo maestoso delle prime pendici della Maiella,
la Montagna Madre degli abruzzesi. Superato il paese di Quadri si ascende rapidamente, in una teoria ininterrotta di
belle curve, a Pizzoferrato. L’asfalto migliora a tratti, anche se lo stupefacente è ormai prossimo. Siamo già nel Parco
Nazionale della Maiella, istituito nel 1991 assieme a quello del Gran Sasso - Monti della Laga. Dal Valico della
Forchetta (mt 1270), qualche chilometro mi separa da Palena, raggiungibile con una breve deviazione dall’itinerario
stabilito e dal vicino santuario della Madonna dell'Altare, primo eremo di Pietro Angeleri (Pietro da Morrone, poi Papa
Celestino V).
Il massiccio della Maiella è ormai una presenza incombente sul paesaggio.
L'incontro è solenne anche per motivi di carattere tecnico-motociclistico: al bivio della stazione di Palena, i percorsi
diventano in gran parte vere e proprie "accademie della piega", l'aderenza degli asfalti induce ad andature più
sbarazzine e non è infrequente l'incontro con autentici "siluri" a due ruote. L'argomento non sarà mai approfondito ed
evidenziato a sufficienza, a costo di diventare noiosi: su strade aperte al traffico non esistono grip, gomme,
ammortizzatori e tantomeno "manici" che consentano andature corsaiole in sicurezza. Un ostacolo imprevedibile, una
banale scivolata, i famigerati guardrails-ghigliottina che amministrazioni scriteriate insistono ad installare e riproporre
sulle strade statali e provinciali, possono trasformare un week-end spensierato in una sessione di roulette russa. La
strada è comunque uno spettacolo!
Qui abbandono il territorio della provincia di Chieti per avventurarmi in quella de L'Aquila sugli ospitali altipiani che
accolgono alcune fra le località montane più frequentate dell'Italia centrale. Evitando la statale 17 e il Piano delle
Cinque Miglia è bello condurre le proprie traiettorie attraverso i paesaggi montani fino a Campo di Giove, proseguendo
verso passo san Leonardo e poi giù, con la vista che progressivamente si apre sulla valle Peligna, in picchiata verso
Pacentro, dove sosterò all'ombra delle tre austere torri medioevali del castello dei Cantelmo.
D'obbligo la sosta a Sulmona, città natale di Publio Ovidio Nasone e patria dei confetti, la cui fondazione venne dallo
stesso poeta attribuita a Solimo Frigio, compagno d'armi di Enea di ritorno dalla guerra di Troia (box). L'occasione è
propizia per incontrare un esponente dell’associazione albergatori tramite l’amico Massimo (vedi box).
Dopo tanto girovagare in altura, percorrere la valle Peligna in direzione Nord costituisce un brusco e piuttosto afoso
risveglio per i sensi. Il termometro segna ben 35° e sono ancora acclimatato alle frescure e agli aromi dei rilievi
circostanti. Il Morrone, la Maiella, il Sirente ed il Gran Sasso abbracciando la conca sembrano compatire la mia
andatura pigra, quasi indolente. La verità, non me ne vogliano gli illustri massicci montuosi citati, è che costeggiando la
statale n°17 prima e la n°5 poi, ci si può permettere il lusso di attraversare con calma centri quali Pratola Peligna,
Corfinio (l'antica Corfinium), Vittorito. L'area in effetti abbonda in vestigia della romanità, principalmente per il vicino
intersecarsi della Via Tiburtina con la Via degli Abruzzi, costituendo quindi un crocevia storico dei contatti fra
Campania, Lazio e costa adriatica.
A Pratola Peligna, Massimo mi permetterà di conoscere ed incontrare il sindaco del centro peligno ed in serata sarò a
cena a Vittorito con Cesare Marrama, consigliere comunale, delegato all’emergenza in questo piccolo paese, che come
molti della valle Peligna, ha subito danni ma non è rientrato momentaneamente nella lista per gli aiuti per la
ricostruzione. Invitato anche il responsabile di zona della protezione civile e parleremo anche con la vulcanica Barbara,
proprietaria del b&b che mi ospita per la notte. La sua struttura, ubicata nella parte storica del paese ha subito danni,
delle 6 stanze, 3 sono inagibili. Vulcanica come dicevo, una portentosa e solare capacità di progettare e rendere effettive
idee per la sua attività ed il paese, già pensa di ampliare ed aumentare il numero delle camere. Un ottimismo contagioso,
visiteremo anche le parti danneggiate del suo b&b.
La mattina dopo proseguo la lunga cavalcata abruzzese, costeggiando la riserva naturale Sorgenti del Pescara e la vicina
cittadina di Popoli per poi salire lungo i tornanti della omonima cronoscalata automobilistica fino a Navelli, affacciata
sull'omonima piana e rinomata per lo zafferano e Capestrano, patria del celebre Guerriero, magnifica statua funebre
risalente al VI sec. a.C., ora ospite del Museo Archeologico di Chieti. L’accesso alla piazza giungendo dalla vecchia
statale, la nostra, è transennata ma è possibile giungere in piazza con una breve deviazione. L'ascesa ai contrafforti
meridionali del Gran Sasso d'Italia continua: il massiccio detiene il primato della vetta più alta degli Appennini, il
Corno Grande, che supera di poco i 2900 metri. Il "nostro" versante ci accoglie dapprima con Calascio e la sua poderosa
Rocca, già set cinematografico di una celebre pellicola di ambientazione medioevale. Mi concedo una divagazione
fuoristradistica per giungere fino alla parrocchiale di S. Nicola, da lì è un gioco da ragazzi arrivare sino alla rocca, la
più alta della regione e tra le più suggestive. La vista da quassù, nonostante siamo a soli 1464m d’altezza, è davvero
spettacolare, in bilico su questa rupe con il Gran Sasso che sembra vicinissimo e la valle in basso. La sterrata non è in
buone condizioni, ma seguendo la strada asfaltata si arriva al parcheggio, da cui è possibile salire con una camminata
leggermente più lunga, che permette di visitare il borgo antico. Nella parte bassa ed abitata del paese, anche qui, la
strada che conduce a S. Stefano di Sessanio è transennata e poco più in basso mi fermo alla cooperativa casearia Gran
Sasso. Mi accoglie la signora Giovanna, al lavoro con la figlia. Mentre trasporta in frigo delle ricotte mi spiega che loro
hanno sospeso il lavoro solo il 6 aprile. Le pecore e le capre hanno bisogno di continue attenzioni e non c’è tempo di
stare a piangersi addosso, ma rimboccarsi le maniche e darsi da fare. Al contrario di Barbara e dei suoi contagiosi
sorrisi, la signora Giovanna, non ride molto, ma nei suoi occhi e nelle sue parole si leggono una determinazione assoluta
a voler continuare senza tentennamenti. Il lavoro non manca anche se le vendite sono scese notevolmente. La
cooperativa è formata da 5 soci residenti tutti nella zona, lei è di Castelvecchio Calvisio. Proseguo per Castel del Monte,
vero e proprio portone di accesso alla straordinaria piana di Campo Imperatore.
Qui, qualche giorno fa il sindaco ha di fatto imposto diplomaticamente ai suoi concittadini di fare rientro nelle proprie
case. La piazza è gremita, il bar è affollato, ma salendo verso la piana la vista che si ha dall’alto del paese vede la torre
campanaria della parrocchiale di S. Mauro Evangelista ampiamente rimaneggiata.
Nonostante le numerose visite, lo spettacolo offerto dall’altopiano di Campo Imperatore è costante fonte di meraviglia.
Raggiungibile in inverno solo tramite la Funivia del Gran Sasso, si estende per circa 27 chilometri a circa 1500/1600
metri di altitudine, superando i 2100 al suo confine ovest ove sono situati l'Osservatorio astronomico e l'omonimo
albergo, noto per aver ospitato nel 1943 la prigionia di Benito Mussolini. Una piccola scheggia di Tibet conficcata
nell’Appennino. Pascolo vastissimo, circondato dalle vette del massiccio, da esso si diramano innumerevoli sentieri e
mulattiere, per la gioia di escursionisti e trekkers di ogni abilità. Irrinunciabile per ogni motociclista la sosta presso i
punti ristoro nei pressi del bivio che conduce alla pineta di Fonte Vètica, dove si può gustare dell'ottima carne circondati
da uno scenario da sogno. E qui mi attendono come al solito Rodolfo e la sua famiglia, macellai di Castel del Monte che
gestiscono il ristoro Mucciante. Attendono un gruppo di 30 motociclisti e mi chiedono se ne so qualcosa. Rodolfo mi
conferma che l’iniziativa del sindaco è stata giustissima, bisogna vincere i timori di dormire nelle proprie case: “ormai
avevamo ripreso il normale ritmo sociale in paese ma rimaneva da superare il blocco psicologico del trascorrere la notte
nel nostro letto. Ce l’abbiamo fatta!!”
Il lavoro e credetemi loro lavorano molto, è calato di più del 50% “ma che possiamo fare?” continua Rodolfo “Noi
siamo pronti ormai, dobbiamo solo attendere che la gente ritorni.” Determinazione, ancora, sempre.
Il tempo è tiranno, lascio gli altopiani lunari di Campo Imperatore, non prima di avere assaggiato 10 arrosticini ed una
fetta di pecorino locale e mi tuffo nella solita e non troppo prudente picchiata verso Assergi, punto più vicino di tutto il
percorso alla zona maggiormente colpita dal sisma dello scorso 6 aprile: sono a pochissimi km da L’Aquila e le sue
frazioni che in alcuni casi sono state completamente distrutte, ma proseguo in direzione nordovest lungo la ss17/bis fino
a raggiungere in una trentina di chilometri il Lago di Campotosto, già Riserva naturale dello Stato per il suo ricco
patrimonio faunistico.
Un ultimo sguardo ai vicini Gran Sasso e Monti della Laga e volgo le spalle agli indimenticabili rilievi montuosi
abruzzesi per dirigermi prima lungo la ss 80 del passo delle Capannelle, altra splendida punta di diamante del panorama
viario regionale e poi verso la 81 per l'ultima tappa dell’itinerario. Attraverso Montorio al Vomano, Teramo e raggiungo
Civitella del Tronto. Borgo di grande importanza strategica per il controllo della Val Vibrata è noto per la sua fortezza
spagnola, sicuramente la struttura più importante ed imponente di tutto il percorso, splendidamente conservata ed una
delle più imponenti opere di ingegneria militare in Italia. Impossibile non notarla, la strada valica un profondo burrone e
scende proprio sotto i suoi possenti bastioni. Prime notizie certe su una fortificazione nella zona si hanno nel 1225,
quando gli ascolani espugnarono un castello, facente sicuramente parte dei sistemi difensivi del confine appenninico
della Val Vibrata. Qui per chi può, assolutamente da considerare la sosta nell’hotel albergo Zunica, all’interno del borgo
antico.
Io invece sono al termine e devo proseguire verso Roseto degli Abruzzi, dove arriverò percorrendo strade secondarie e
poco frequentate, punto di arrivo sul mare, comoda per la vicinanza del casello autostradale e di una discreta ricettività
turistica.
LA GIOSTRA CAVALLERESCA DI SULMONA
Di Massimo ANTONUCCI
Suoni di tamburi, bandiere, chiarine, costumi rinascimentali, la meravigliosa cornice di Piazza Garibaldi decorata a festa
con i colori dei sestieri e dei borghi, sono queste le immagini che, indelebili, rimangono nella mente di chi ha la fortuna
di assistere alla Giostra Cavalleresca di Sulmona. Di questa manifestazione si hanno notizie certe dal lontano 1484,
epoca in cui si svolgeva ben due volte l’anno, nonostante la regina Giovanna d’Aragona esortasse i sulmonesi a non
sperperare denari “in correre de palj pifferi trombecti et altri soni”. Ma tal genere di cimento vantava già una certa
tradizione per cui non è azzardato farne risalire le origini al tempo degli Svevi quando, posizione strategica e
congiuntura economica, avevano fatto di Sulmona una delle maggiori città del Regno nonché la capitale d’Abruzzo. La
tradizionale disfida sulmonese si teneva, di norma, due volte l’anno, in occasione della festa dell’Annunziata del 25
Marzo o nell’ottava di Pasqua, quando la ricorrenza cadeva in tempo di Quaresima, ed in quella dell’Assunta la metà di
Agosto. Si celebravano anche edizioni speciali per ricordare eventi eccezionali o per fare cosa gradita a personaggi
illustri come accadde nel Febbraio del 1574 per il soggiorno in città di Giovanni d’Austria. Quest’anno i problemi legati
ed i disagi legati al terremoto non hanno fatto altro che rinsaldare le fila degli organizzatori dell’Associazione Giostra
Cavalleresca che faranno di tutto per presentare un evento all’altezza della tradizione. All’appuntamento tradizionale
dell’ultima domenica di Luglio della Giostra Cavalleresca si è affiancata dal 2000 la Giostra d’Europa che si tiene il
primo week-end di Agosto. “Si tratta“ ci dice Emidio Cantelmi, vulcanico presidente dell’associazione culturale Giostra
Cavalleresca “di una rievocazione storica a cui partecipano i Cavalieri provenienti da città europee che vantano
manifestazioni simili alla nostra. Caratteristici e pittoreschi sono gli spettacoli offerti dalle delegazioni: combattimenti
all’arma bianca, musiche e danze medioevali, cariche di lanzichenecchi ed armigeri, gare tra balestrieri, arcieri e
falconieri che fanno” precisa con malcelato orgoglio Roberto “della nostra Giostra d’Europa uno spettacolo unico in
Italia”. Purtroppo proprio quest’anno per il venir meno di finanziamenti, destinati soprattutto alla ricostruzione post
sisma, non è ancora chiaro se si riuscirà ad organizzare la Giostra Europea ma la volontà e l’entusiasmo probabilmente
riusciranno a supertare questi problemi così da permettere di proporla anche quest’anno. Parlando con Nicola Paolilli,
capitano del Sestiere di Porta Manaresca, scopriamo inoltre che la vigilia della Giostra Cavalleresca è, da qualche anno,
caratterizzata da “ La notte del cementemmece” letteralmente diamoci fastidio. “E’ un evento” ci racconta Nicola “che
coinvolge tutti i rappresentanti di Borghi e Sestieri di Sulmona i quali, la notte prima della Giostra, si ritrovano nella
splendida cornice di Piazza Maggiore.” Sono Pierluigi Bruni detto Pingi e suo fratello Enrico, rappresentanti del
Sestiere di Porta Manaresca, a delinearci gli aspetti dell’evento “All’inizio La notte del cementemmece era
semplicemente una scaramuccia tra gli appartenenti ai Borghi ed ai Sestieri ma, con il passare degli anni, è diventata un
appuntamento d’obbligo. Al termine delle cene, innaffiate da fiumi di vino rosso, che animano il Venerdì della giostra e
alle quali i turisti sono sempre i benvenuti, a mezzanotte Piazza Maggiore viene illuminata con i colori festosi dei
contradaioli che entrano nel teatro della gara. E così tra sfotto’ rivolti agli avversari e cori si va avanti, con l’aiuto
sempre grato del Montepulciano d’Abruzzo, per tutta la notte fino a che le luci dell’alba si portano via anche gli ultimi
irriducibili che lasciano il posto ai cavalieri pronti a dar vita alla Giostra Cavalleresca di Sulmona”
Le foto della giostra sono state gentilmente offerte da Teodoro Marini, di Fotottica Marini Via Sardi 3 a
Sulmona
La tragedia dimenticata.
Massimo Antonucci è un amico fraterno di vecchissima data. Nonostante i diversi impegni ci sentiamo spesso. Medico
anestesista nel vicino ospedale di Popoli, risiede a Sulmona e ricopre una carica di assessore (nessun assessorato in
senso stretto, semplicemente una delega alla cultura, tende a sottolineare), nel comune di Pratola Peligna: “Ristoranti
vuoti, feste annullate, genitori che hanno paura di mandare i propri figli a scuola. E' questo il dramma che si sta
consumando nella Valle Peligna. Certo le conseguenze del sisma non sono nemmeno paragonabili a quelle
dell'Aquilano. Ma qui c'è un clima di incertezza, paura, angoscia che segna la quotidianità di tutti. Circa 300 sfollati a
Sulmona, 40 a Pratola, danni evidenti al patrimonio artistico-architettonico della zona. Nel periodo di Pasqua, che a
Sulmona vede turisti accorrere da ogni dove per assistere alle manifestazioni religiose, tra cui la famosissima “Madonna
che scappa in piazza”, si è registrati una disdetta delle presentazioni alberghiere pari al 100%. Annullate, a Pratola
Peligna, i festeggiamenti della “Madonna della Libera”, uno dei più importanti eventi religiosi dell'Abruzzo, con un
movimento di pellegrini che rappresentava uno dei momenti più importanti per l'economia della zona. Disdette piovono
anche nell'alta Valle del Sangro, Pescocostanzo, Roccarso e nel Parco Nazionale d'Abruzzo.”
“Ma siamo ripartiti” tiene a precisare Giuseppe Bono, vicepresidente dell' Associazione Albergatori di Sulmona che
conosco tramite Massimo ” ospiteremo una tappa del Giro d'Italia dopo ben 19 anni di assenza (il 28 maggio, Sulmona-
Benevento, partenza da piazza Maggiore) e verrà riproposta anche quest'anno, anche se in tono ridotto, la Giostra
Cavalleresca”.
“Tutti i paesi del comprensorio si stanno riorganizzando.” Continua Massimo “Pratola Peligna sarà, la sera del 10
Agosto, palcoscenico di “Calici di stelle” manifestazione enogastronomica organizzata dall'Associazione “Città del
vino” e sede del Festival artistico “Arti e Parchi” il cui direttore artistico è Franz Di Cioccio.”
“Questo “ mi conferma a sua volta anche Antonio De Crescentiis, sindaco di Pratola Peligna” vuole essere un
messaggio per gli estimatori dell'Abruzzo interno, perchè possano tornare quest'anno a visitare il nostro splendido
patrimonio artistico-naturale”.

CANTINE PIETRANTONJ
Roberta Pietrantonj, responsabile commerciale dell’azienda omonima, appartiene alla quinta generazione di questa
famiglia che ormai da quasi 2 secoli (attività intrapresa alla fine del 1700) si occupa dell’azienda e di produzione di
vini.
La vostra Azienda in due parole.
Siamo la più antica Casa Vinicola d'Abruzzo, nel Comune di Vittorito, unica Città del Vino della provincia de L'Aquila,
il nostro avo Alfonso è stato il primo enologo in Abruzzo nel 1896, abbiamo pezzi storici unici in azienda come le botti
in cemento da 700 hl rivestite in piastrelle di vetro di Murano realizzate nel 1896 e prodotti pluripremiati in tutti i
concorsi più prestigiosi nazionali e internazionali.
Come ha influito il terremoto sulla vostra attività?
Abbiamo la casa privata sopra l'Azienda inagibile all'80%, rimesse agricole rese inagibili da gravi danni, abbiamo
alcuni locali aziendali inaccessibili per inagibilità dei palazzi limitrofi, ma sopratutto un crollo del fatturato del 20% che
era il mercato della città de L'Aquila e dintorni.
Cosa provate?
Una enorme voglia di ripartire, nonostante tanta confusione nelle istituzioni e sopratutto una delusione enorme per non
essere rientrati subito nell'elenco dei primi 49 comuni che beneficiano di enormi vantaggi fiscali e contributivi che ci
darebbero una boccata d'ossigeno enorme in questo momento. Siamo tristi ma sicuramente non demoralizzati, non
possiamo esserlo, e non vediamo l’ora di avere l’opportunità di dimostrarlo.
Conseguenze dirette?
Manifestazioni annullate, tra cui Cantine aperte, che doveva svolgersi a fine maggio, più le periodiche visite guidate, la
Sagra del Vino, ecc. ma vogliamo chiarire che siamo comunque a disposizione per degustazioni e vendite dei nostri
preziosi prodotti aquilani e vi preghiamo, da motociclisti, (Roberta è passeggera praticante con il suo ragazzo) di venirci
a trovare per aiutarci a superare questo difficile momento, perchè l'Abruzzo, nonostante tutto è sempre stupendo!!!
AZIENDA VITIVINICOLA PIETRANTONJ 67030 Vittorito (AQ) - 38, v. S. Sebastiano
tel. 0864727102, fax 0864 727102, http://www.vinipietrantonj.it/ e-mail info@vinipietrantony.it

INFORMAZIONI
Vasto
Ristorante “Hostaria Del Pavone”, Via Barbarotta 15, nel centro
storico, tel. 0873 60227 , buona cucina alternativa con materie prima
di qualità. Nicola il simpatico gestore saprà consigliarvi su piatti
davvero interessanti http://www.hostariadelpavone.it/home.html
Ristorante Del Torrione, via Cavour 13, nel centro storico, tel. 0873 367444 http://ristoranti.360gradi-
abruzzo.it/ch/vasto/ristorante-del-torrione/
Ristorante Da Micchele, le 2c non sono un errore di stampa, specialità: Brodetto alla Vastese, cavatelli con la
pescatrice) via del porto 95, all’incrocio con la SS 16 Adriatica, tel. 0873 310078 http://ristoranti.360gradi-
abruzzo.it/ch/vasto/ristorante-da-micchele-specialitapesce/
B&B
“L’Angrella” Via Anghella, 4 b tel. 0873364775 – 3382823337 oppure 3477622684 http://www.bed-and-
breakfast.it/pagina.cfm?ID=7029&IDregione=1
“Novecento” Corso Dante, 5 tel. 347 2601489 oppure 329 8030431 oppure 0873 362004 http://www.bed-and-
breakfast.it/pagina.cfm?ID=3517&IDregione=1
Locali notturni
Vineree , lounge restaurant, stuzzicheria, cocktail bar, P.za Barbacani , Castello Caldoresco,
tel. 0873/670610, http://www.vineree.it/ e-mail info@vineree.it

Pacentro
Nel piccolo paesino medioevale che domina la valle Peligna, va ricordata la “taverna de li Caldora”, in piazza
Umberto I° 13, tel. e fax 086441139, consigliata la prenotazione. Probabilmente uno dei migliori ristoranti di tutta zona,
anche se ultimamente, secondo il mio modesto parere, la qualità dei primi piatti è calata. Comunque buono il rapporto
qualità prezzo (tra i 30 e di 40 €) ed altrettanto interessante la carta dei vini! http://www.tavernacaldora.it/

Sulmona
Hotel “Stella “, anche ristorante ed enoteca, via P. Mazara 18, tel. e fax 086452653, 9 camere
www.albergostellaristorante.com e-mail puntostella@virgilio.it
Hotel “Italia”, piazza S. Tommasi 3, tel. e fax 086452308, 27 camere.
Trattoria “Gino”, piazza Plebiscito 12, tel. 086452289, in un clima familiare e sorridente, selezione di formaggi di
ottimo livello.
Ristorante “Clemente”, vico Quercia 5, tel. 086452284, una traversa di corso Ovidio, porta al palazzo Sardi de Letto,
risalente al XIV secolo, nelle cui scuderie sono state ricavate le sale del ristorante che è un punto di riferimento nel
panorama della gastronomia della zona.
Se si parla di Sulmona impossibile non ricordare la produzione di confetti: le più antiche e conosciute fabbriche di
confetti sono la Pelino che opera dal 1783, Via Stazione Introdacqua 55, tel. 0864210047, fax 086455203
www.pelino.it e la Di Carlo, ben più “giovane”, fondata appena nel 1833, ha sede in viale del Lavoro, tel. 0864253070,
fax 0864253071 www.dicarlo.it
Vittorito
Ristorante “Al Castello”, Via della Croce 10, tel. 0864727574 http://www.ilminotauro.net/sulmona/ristorante.htm
B&B “Il Minotauro”, Via Ricasso 75, cell. +393383370166 oppure +393273682343
http://www.ilminotauro.net/index.htm

Campo Imperatore
“Hotel Campo Imperatore”, tel. 0862400000, cell 3358796640, fax 0862400004, pernotto con colazione €40 (in caso
di camera singola o viaggiatore solitario considerate €15 in più), mezza pensione €60, pensione completa €75.
http://www.hotelcampoimperatore.com/home.htm
“Ristoro Mucciante” al bivio di Fonte Vetica, la gentilezza di Rodolfo e della sua famiglia, non mi hanno mai lasciato
alternative. Naturalmente non sono aperti tutto l’anno, comunque per informazioni contattare i seguenti numeri:
3397919609 oppure 3398855751. La particolarità del posto sta nel fatto che una volta acquistata la carne, sarete proprio
voi a cucinarvela sulle fornacelle. In Estate il ristoro rimane aperto fino a verso le 20.00, ma non preoccupatevi, gli
avventori non vengono mai cacciati. Le fornacelle sono sempre in funzione: ci sono quelle strette per gli arrosticini
(tipici spiedini di carne di pecora, una specialità abruzzese, vedi box), e quelle larghe che sono molto più comode per
l’agnello, ed eventualmente per le salcicce. Aspettando la cottura di tutto questo ben di Dio, ci si può allietare con
affettati tipici e diversi tipi di pecorino. Ricordatevi di assaggiare anche il pecorino marcetto: il nome e soprattutto
l’odore non sono dei più invitanti, ma fate un piccolo sforzo.

Campli
Proprio al bivio sulla ss81, lungo l’itinerario, “forno a legna Mancini”, tel. 086156858, se siete fortunati e se Fabrizio
non è al lavoro, potrete convincerlo a preparare la focaccia bianca, un vero cavallo di battaglia, sempre cotta nel forno a
legna. Portate affettati al seguito.
“locanda del Pompa” è una country house, anche ristorante, sempre nei pressi del bivio sulla ss81, tel. e fax
0861569011, www.lalocandadelpompa.it e-mail paolo.pompa@tin.it
Civitella del Tronto, “Zunica” un hotel a 4 stelle, caro ma in un bel palazzo del seicento adibito ad albergo fin dal
1880, in fantastica posizione, piazza Pepe 14, anche ristorante, ottimo, tel. 086191319, fax 0861918150,
www.hotelzunica.it e-mail tremonelle@zunica.it

Cologna
Arrosticini “Pacaya”, antico Mulino, tel. 3337945990 o 3289224957, chiuso mercoledì

Roseto degli Abruzzi


Pensione “vecchia marina “, situato sul lungomare Trento a 20 metri dalla spiaggia, tel. 0858931170. Struttura molto
carina, una pensione con poche camere, aperto tutto l'anno con annesso ottimo ristorante, forse uno dei migliori della
città. http://www.2spaghi.it/ristoranti/abruzzo/te/roseto-degli-abruzzi/ristorante-albergo-vecchia-marina
Hotel “Bella Vista”, bello situato sul lungomare Trento a 10m dalla spiaggia, oltre al ristorante (non eccelso), dispone
anche di stabilimento balneare a disposizione della clientela. http://www.bellavistahotel.net/
“Cavalluccio marino”,Via Palermo 4, tel. 0858943311, discreto con antipasti abbondantissimi anche se non molto
prelibati. Ottimo rapporto qualità prezzo.
E come non segnalare, sempre a Roseto, le “favelas” a sud in fondo al lungomare Trieste, tre piccoli chioschi con
prerogative diverse: “+3,2%” dedicato al drink ed all’intrattenimento musicale; “pacaya” (sì, sono gli stessi del
ristorante di Cologna), ottimi arrosticini; “barraca”, con ottimi piatti a base di pesce. La varietà dell’offerta ed il
contesto nel quale si svolge, con interscambi continui tra un locale e l’altro, lo rende sicuramente il luogo più
frequentato ed interessante di Roseto, ma solo nel periodo estivo.

GLI ARROSTICINI
Nella cucina povera tradizionale abruzzese troviamo un enorme utilizzo della carne di agnello, di pecora e di castrato.
Una particolare preparazione a base di questo tipo di carni sono gli arrosticini (alcune zone chiamati invece “fustelle” o
“arrustelle”), consistente in carne ovina (originariamente di pecora ma per lo più oggi solo di castrato) tagliata a
tocchetti ed infilata in spiedini (in alcune zone detti “li cippe”), la cui cottura avviene su di un braciere dalla
caratteristica forma allungata definito “rustillire”. Le tipologie di “arrosticino” sono principalmente due: quello di
produzione in serie caratterizzato da cubetti di carne di circa 1 cm di lato infilati su di uno spiedino di legno per una
lunghezza di massima di 10 cm e quello di produzione manuale in cui la carne è tagliata con il coltello a tocchetti
irregolari di varia dimensione interponendo strati di carne molto magra a tocchetti di grasso, sempre di pecora, che li
rende morbidi e profumati. Questo ultimo tipo di arrosticini, a detta degli estimatori, è il più pregiato perché necessita di
carne di ottima qualità per poter reggere bene una cottura più lunga. Tipici del versante pedemontano adriatico del Gran
Sasso d'Italia e dei Monti Sibillini, delle valli dei fiumi Aterno, Pescara, Tavo, Fino e nell'alta valle del Tenna. Si narra
siano stati inventati a Villa Celiera ed oggi, con piccole caratterizzazioni locali, sono gustabili in tutto il territorio
regionale. Gli arrosticini, piatto amatissimo dagli abruzzesi, sono solitamente accompagnati da fette di pane casereccio
cosparse di olio extravergine di oliva (pane 'onde, bagnato), gli si abbina egregiamente un Montepulciano d'Abruzzo.
Tradizionalmente vanno mangiati con le mani, sfilando pezzo a pezzo la carne dal ceppo con i denti. Gli arrosticini
vengono prodotti praticamente ovunque sul territorio, sia a livello artigianale che industriale. Tale prodotto, per le sue
caratteristiche di bontà e praticità, si sta facendo apprezzare anche fuori dall'Abruzzo, grazie a qualche imprenditore che
lo sta proponendo nelle maggiori catene distributive con soddisfacenti risultati, non solo presso le comunità di emigranti
abruzzesi. La riuscita dell'arrosticino molto dipende anche dalla cottura e dalla griglia utilizzata, dalla temperatura del
fuoco, ma soprattutto all'abilità del cuoco.

LA MOTO
Honda Transalp 700
Quando mi capita di poter guidare uno dei miei mezzi preferiti è sempre una gradita occasione. Lanciata dall’anno
scorso, dopo ormai 20 anni di modifiche, parziali aggiornamenti e variazioni grafiche, stavolta credo sia davvero
possibile utilizzare il termine “nuova” senza tema di smentita. La moto mi sembra porre un ben distinto divario con la
versione precedente: più stabile, più maneggevole, decisamente più scattante con un motore sempre pronto anche in
allungo, nonostante appena 7 cavalli in più dichiarati ma che sembrano sinceramente di più. I consumi medi si attestano
sui 20km litro. Il modello in prova è fornito di bauletto posteriore, navigatore satellitare ed abs. La posizione di guida è
comoda anche per i più alti. Decisamente un bel mezzo. Non mi piacciono il sistema abs non escludibile e la ruota da
19, avrei preferito la solita 21. Con qualche cavallino in più avrebbe potuto sicuramente competere con modelli di
prezzo decisamente superiore e la cosa non mi sarebbe affatto dispiaciuta. Ma va bene così, rispetto al vecchio modello
è stato fatto un deciso passo avanti.

ABBIGLIAMENTO
Casco SHARK EVOLINE
Completo giacca e pantaloni MOTOINFINITO NORDKAPP
Stivali TCX INFINITY GORE TEX

Cartografia La Michelin pubblica una serie di carte stradali 1/400000 che suddividono l’Italia in 4 aree. Di
recentissima pubblicazione una nuova serie di carte regionali in scala 1/200000 assai dettagliate e molto aggiornate,
anche se la nuova grafica non mi convince. Per maggiori informazioni www.ViaMichelin.com Abruzzo- Molise,
Grande Carta d’Italia TCI 1:200.000, più le inossidabili Guide Verdi www.touringclub.it

e-mail: giovanni.lamonica@gmail.com
web: www.landsails.it
http://landsails.blogspot.com/

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