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Tre aree di intervento per risparmiare energia al lavoro

Impegno quotidiano, condizionamento termico, riforme
strutturali

Chiudi la finestra, spegni la luce
meno emissioni anche in ufficio
di ANTONIO CIANCIULLO

Negli uffici una scarsa sensibilità alle questioni ambientali produce anche scarsi profitti.
L'Environmental Protection Agency, l'agenzia per l'ambiente degli Stati Uniti, stima che la perdita
di produttività legata alla cattiva qualità dell'aria negli uffici sia pari a 60 miliardi di dollari. E, visto
che una buona parte di questa perdita di produttività deriva dall'aumento delle malattie dei
dipendenti, migliorare l'ambiente è senza dubbio un obiettivo comune.

Un aspetto della maggiore attenzione alle esigenze ambientali è il risparmio energetico. Secondo
Luigi Casale, responsabile del settore sicurezza e ambiente della Bureau Veritas Italia, un'azienda
leader nella gestione dei rischi legati alla qualità dell'ambiente, si può intervenire in tre aree. La
prima, d'effetto immediato, è legata al comportamento dei dipendenti è comporta un risparmio
potenziale del 5- 10 per cento: tenere a lungo porte e finestre aperte mentre si brucia petrolio per
riscaldare o raffreddare uffici o negozi è uno spreco ovvio ma non per questo evitato. Così come
modificare artigianalmente (ad esempio bloccando le bocchette di uscita dell'aria) un sistema di
condizionamento che serve molte stanze comporta disfunzioni considerevoli.

La seconda area di interventi, con benefici misurabili nell'arco dei tre anni, comprende il
condizionamento termico dei vari uffici in base agli orari in cui sono effettivamente utilizzati e una
migliore regolazione dei sistemi automatici: vale un altro 10 - 20 per cento della bolletta. Infine con
interventi più strutturali (dall'isolamento alla sostituzione delle caldaie) si può tagliare via ancora un
quinto dei consumi.

E, in ogni caso, ognuno di noi può ricordarsi, di spegnere completamente gli apparecchi elettrici:
togliere di mezzo le lucette degli stand by di decoder e televisori elimina la necessità di costruire
una centrale da 100 megawatt.
(2 marzo 2008)