IL MANIFESTO DI PINOCCHIO Ti amo, Pinocchio. Pezzo di legno piallato, sbozzato, intagliato e levigato a puntino.

Vestito con la carta a fiorellini, col cono di mollica sulla testa ti tuffi nella vita a gamba lesta, ma ancora molto prima di diventare un perfetto bambino tu non sei stato mai soltanto un burattino. Ancora molto prima d’esser fatto la tua era una voce di protesta ed hai inventato, creato e immaginato sol per cambiare questa vita in festa. Non sei solo bugie dette a dispetto di quell’ingenuo ed umile Geppetto. Hai cercato di correre e fuggire via dalla convenzione educativa: dal grillo predicante ed impiccione che parla solo per aver ragione, da quell abbecedario tutto regole da studiare legandosi alle seggiole. Te ne sei andato per scoprire il mondo e respirare con il naso al vento qualcosa che assomigli a un cambiamento. E della fuga ha preso il buono e il brutto: un mangiafoco che acchiappa bambini, la volpe e il gatto che rubano quattrini, dei dottori che ti fanno la festa, una fatina dalla faccia mesta, e un bel compagno che odiava i paraocchi in cerca del paese dei balocchi. T’ho amato ed amo amico mio Pinocchio! Col naso all’aria e la veste di carta è proprio in te che cedono i sofismi e i cultori di antichi anacronismi. Leggero, saltellante, galleggiante; pauroso, sorridente o mentitore non sei un pezzo di legno ma d’amore.