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Appunti di semiotica

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Appunti di Semiotica

Antonio Milanese

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1 - Significazione
Procedure di significazione: • 1) Semiotica strutturale: insieme di elementi esterni all’interprete, consuetudini, abitudini, esperienze pratiche e attività conoscitive che precedono l’interprete. • 2) Semiotica cognitiva: meccanismi cognitivi, operazioni inferenziali attraverso cui un interprete mette in relazione un’espressione e un contenuto, permettendo l’esistenza del segno e ricavandone un qualche incremento conoscitivo o una certa indicazione pratica (formazioni di credenze e abiti). La semiotica contemporanea ha ‘superato’ il concetto di segno per studiare i testi nel loro complesso, e i processi di interpretazione (semiosi), significazione e comunicazione Sistemi di significazione: i segni non compaiono mai isolati ma insieme ad altri segni formano i “testi”. Per capire come e cosa i testi comunicano bisogna capire cosa significano, cioè come sono organizzati al loro interno, ovvero dobbiamo studiare la relazione tra questi segni. La significazione è a. il senso con cui si presentano le cose alla nostra percezione b. rinvio, intenzionale o meno, da un segno a un significato La comunicazione dipende dalla significazione e consiste nella sua manipolazione finalizzata

2a - Fonetica
Cos’è la fonetica: studio generale dei suoni linguistici prodotti dalla voce (senza preoccuparsi della loro funzione) Tipi di fonetica: articolatoria acustica uditiva forense

Corde vocali separate, l’aria passa: suoni sordi Corde vocali accostate, l’aria le fa vibrare: suoni sonori Le consonanti si articolano per: modo di articolazione ( occlusiva, fricativa, affricata, nasale, approssimanti o semivocali, suoni vibranti o laterali ), luogo di articolazione ( bilabiale, labiodentale, interdentale, dentale, alveolare, alveo-palatale, palatale, velare, laringale e glottidale ) , articolazione (sonoro, sordo). Le vocali sono articolate in base ad: apertura/chiusura (aperte/basse, chiuse/alte, semichiuse ), anteriorità/posteriorità ( anteriori, posteriori, centrali).

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2b – Fonologia
Cos’è la fonologia: È la descrizione dei sistemi e dell’organizzazione dei suoni di una lingua. Si occupa dell’aspetto astratto dei suoni di una lingua, della loro funzione e non della loro effettiva articolazione fisica. I fonemi sono tipi di suoni, entità astratte che si realizzano fisicamente in una varietà di segmenti fonetici (foni), diversi in ogni occorrenza. Gli allofoni l’insieme dei foni, ciascuno dei quali è una versione di un fonema. Possiamo individuare l’esistenza di due suoni distinti tramite la prova di commutazione. Se cambiamo il suono (piano dell’ espressione), varia anche il significato (piano C). Se non cambia il significato dopo la prova allora i suoni si dicono allofoni di un unico fonema.

2c – Fonotassi Cosa fa la fonotassi: individua l’insieme di regole o restrizioni sulla sequenza o sulla posizione dei fonemi in una data lingua. Tsrane o ncite violano restrizioni fonotattiche mentre parole come bane o giane sarebbero possibili, sono vuoti accidentali nel vocabolario italiano.
Esistono due effetti di coarticolazione ( processo per cui si produce un suono quasi nello stesso momento di quello vicino ): 1 – Assimilazione : un suono assume uno o più tratti di quello contiguo 2 – Elisione: omissione di un segmento fonico in determinati contesti

3 – Morfologia
Cos’è la morfologia: La morfologia si occupa di analisi delle parole, perché identifica gli elementi morfologici che le costituiscono Il morfema è l’unità linguistica minima dotata di significato o di funzione grammaticale dotate nello stesso tempo di un’espressione e di un contenuto. I morfemi si identificano tramite la segmentazione che si avvale del metodo della comparazione a coppie. Morfemi lessicali: esprimono un significato pieno o lessicale ( -cortes- ) Morfemi grammaticali: esprimono un significato grammaticale del tipo femminile,plurale.. Morfemi liberi (possono stare da soli) : - Lessicali liberi (città, open, tour ) - Grammaticali liberi o funzionali (congiunzioni, preposizioni, articoli e pronomi). Morfemi legati (non possono stare da soli): - Lessicali legati (ragazz-) - Grammaticali legati: flessivi (non cambiano la categoria grammaticale di una parola) derivazionali (cambia la radice grammaticale) –uoso, -ezza

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Problemi: Parole che, pur esprimendo un significato complesso, non possono essere segmentate (è) Parole connesse sul piano del significato ma senza relazioni di derivazione (buono/migliore) Plurale di città e plurale man/men Il morfema è un’entità astratta (asse paradigmatica) che si realizza concretamente in morfi. Es: il morfo /è/ rappresenta tre morfemi: (infinito, presente indicativo, terza persona singolare) I morfi sono costituiti da materiale fonologico, i morfemi da significati. Un insieme di morfemi può trovare espressioni in uno o più morfi. Un morfema può essere rappresentato da differenti morfi a seconda dell’ambiente sintagmatico (es: morfema di negazione /in-/ o /im-/ o /il-/ ). I diversi morfi di uno stesso morfema si chiamano allomorfi.

4 – Grammatica e sintassi
Cos’è la grammatica: la grammatica descrive la struttura di sintagmi (gruppi di parole) e frasi in modo da rendere conto di tutte le sequenze ben formate (o grammaticali) escludendo quelle malformate (o agrammaticali). Es. * gatto il siamese e * siamese gatto il Grammatica prescrittiva (dalla regola alla lingua): insieme di regole per l’uso corretto della lingua Grammatica descrittiva (dalla lingua alla regola): analisi delle strutture delle lingua a scopo di descrizione Cos’è la sintassi: parte della grammatica che studia la struttura e l’ordinamento dei componenti all’interno di una frase La grammatica generativa è dotata di un sistema di regole molto esplicito che deve specificare quali combinazioni di elementi di base danno come risultato tutte (e solo) le frasi ben formate di una lingua (dagli anni ’50, Chomsky); deve avere un numero finito di regole capace di generare un numero infinito di strutture ben formate, deve anche avere la caratteristica della ricorsività (deve potersi riapplicare più volte nella generazione di una struttura). In una frase distinguiamo: - struttura superficiale (la forma sintattica) - struttura profonda (livello astratto, soggiacente, di organizzazione strutturale). Diversa struttura superficiale ma stessa struttura profonda: Mario ruppe la finestra La finestra fu rotta da Mario Stessa struttura superficiale ma diversa struttura profonda (ambiguità sintattica): La vecchia porta la sbarra La struttura di una frase può essere rappresentata in 3 modi diversi: 1) Diagrammi (o schemi a scatola) : si vede come piccoli componenti vadano a formare costituenti maggior 2) Diagrammi ad albero: ad ogni taglio corrisponde un nodo; mostra i rapporti gerarchici tra i costituenti 3) Frasi parentesizzate: mostra i contenuti tramite parentesi

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Nel diagramma ad albero ogni sintagma è un costituente formato da parole dominate da uno stesso nodo ad un solo passo di distanza. Tipi di sintagma: nominale (SN) – nome + eventuali articolo, aggettivo: pronome, nome proprio. preposizionale (SP) – preposizione + SN verbale (SV) – verbo + altri elementi (SN, SP, Avv. , Agg) È possibile generare un gran numero di frasi a partire da: - regole a struttura sintagmatica - regole lessicali Ricorsività: costruire frasi nuove e ben formate inserendo una frase nel corpo di una frase precedente e ripetendo l’operazione un numero teoricamente illimitato di volte. Regole trasformazionali: cambiano o spostano i costituenti nelle strutture che derivano dalle regole a struttura sintagmatica. Devono specificare quali costituenti possono essere spostati da e verso dove. Si tratta di variazioni superficiali di un’unica struttura profonda sottostante

5 – Sintassi, semantica, pragmatica
Sintattica o sintassi: tratta delle relazioni formali dei segni tra loro Semantica: si occupa del rapporto tra i segni e gli oggetti cui si riferiscono Pragmatica: considera le relazioni dei segni con i loro interpreti Si occupa dell’uso dei segni linguistici; studia il significato inteso dal parlante, o significato invisibile, quello che si intende dire anche quando non è effettivamente detto. Questo significato dipende anche dal contesto ( linguistico (co-testo) e fisico spazio-temporale). Fenomeni pragmatici: Deissi – parole che non si possono interpretare senza conoscere il contesto fisico del parlante o le circostanze in cui sono usate. Deissi personale (pronomi personali), deissi spaziale (avverbi di luogo, pronomi dimostrativi, verbi di avvicinamento o allontanamento dal luogo in cui si trova il parlante), temporale (avverbi di tempo) Riferimento – atto tramite il quale il parlante/scrivente sa il linguaggio per permettere all’ascoltatore/lettore l’identificazione di qualcosa. Non è necessario conoscere qualcosa per identificarlo. Anafora: Il riferimento successivo ad un’identità già introdotta, all’interno di un testo o di un discorso Presupposizioni: ciò che il parlante assume come noto o vero per l’interlocutore. Le espressioni che oltre a porre un significato ne presuppongono un altro sono detti attivatori presupposizionali. Possiamo individuare le presupposizioni tramite il test della costanza sotto negazione: data una frase, se negandola la sua presupposizione rimane vera, allora la frase contiene un attivatore presupposizionale. Atti linguistici: Il linguaggio è uno strumento per fare delle cose, non solo per comunicare. Atti linguistici diretti: azioni quali richiedere, ordinare, domandare, comandare… -5-

Atti linguistici indiretti: quando un parlante usa una certa forma per svolgere una funzione diversa da quella che normalmente è associata.

6 - Le proprietà costitutive del linguaggio umano
Interpretabilità: Facoltà di associare contenuto ed espressione allo scopo di manifestarlo. Questo è un tratto comune a tutti i sistemi semiotici (doppio piano, E e C). Arbitrarietà verticale: Non c’è nessun vincolo naturale tra significante e significato dei segni. Arbitrarietà orizzontale o radicale: Sono arbitrari anche i rapporti tra un significante e gli altri significanti o tra un significato e gli altri significati. Convenzionalità: Attribuzione volontaria, socialmente stipulata, di un certo significante ad un certo significato e viceversa (da non confondere con l’arbitrarietà). Produttività: Le lingue permettono di produrre e interpretare un numero potenzialmente infinito di enunciati, a condizione che rientrino nell’ambito delle regole della lingua stessa (grammatica e fonotassi). E’ strettamente legata alla composizionalità, da elementi finiti abbiamo combinazioni infinite. Espansione del lessico: acqua, acqueo, acquoso, acquatico. Discretezza: I suoni utilizzati nella lingua sono significativamente distinti: differiscono in modo discreto, non continuo. Doppia articolazione: Le lingue hanno due livelli strutturali distinti. Prima articolazione : parole (unità dotate di significato), seconda articolazione : fonemi (unità foniche in sé prive di significato). Distanziamento (onnipotenza semantica): Il linguaggio umano permette di parlare di cose presenti nell’ambiente immediatamente circostante o non esistenti, così creiamo narrativa e descriviamo mondi possibili. Trasmissione per tradizione: La lingua si acquisisce all’interno di una comunità di parlanti e non dal patrimonio genetico dei genitori Altri tratti costitutivi: Linearità: Successione temporale lineare degli elementi linguistici Riflessività o capacità metalinguistica: Capacità di produrre messaggi che parlano della lingua stessa, citabilità Negazione Non conformità: Le differenze sul piano E non sono commensurabili a quelle sul piano C.

7 - Saussure e il concetto di segno
Distinzione tra langue e parole. La langue è l’insieme di convenzioni necessarie adottate dal corpo sociale per consentire l’esercizio di questa facoltà negli individui. La parole è l’atto linguistico individuale, concerne contesti di comunicazione e individui concreti e coinvolge fatti psichici, fisici e fisiologici. La lingua è per noi il linguaggio meno la parole. E’ l’insieme delle abitudini linguistiche che permettono ad un soggetto di comprendere e di farsi comprendere. Esistono 3 livelli del fenomeno linguistico: Fisico Fisiologico Psichico (concetto -> immagine acustica e viceversa) Saussure è interessato, più che all’essenza fisica del suono, alle forme sonore che ogni lingua seleziona rispetto alla varietà di suoni potenziali dell’apparato fonatorio umano. In questo senso egli parla di immagini acustiche.

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La semiologia studa la vita dei segni nel riquadro della vita sociale; essa può dirci in cosa consistono i segni e quali leggi li regolano. Si può studiare la lingua in base a fattori esterni (istituzioni, condizioni geografiche), ma in questi campi è molto difficile trovare dei criteri comuni. La linguistica interna considera viceversa la lingua come “un sistema che conosce soltanto l’ordine che gli è proprio” La lingua è qualcosa di vivo; nella realtà, langue e parole, stabilità e cambiamento delle forme linguistiche vanno sempre di pari passo. La lingua non comporta né idee né suoni che preesistono al sistema linguistico, ma solo differenze concettuali e foniche uscite da questo sistema. Sono le differenze foniche che determinano la significazione, e solo le differenze concettuali ispirano quelle foniche. Ciò che caratterizza gli elementi sonori non è la loro qualità propria e positiva, ma semplicemente il fatto che essi non si confondono tra loro. I fonemi sono anzitutto delle entità oppositive, relative e negative. La lingua è una forma e non una sostanza. Il significante è una serie di differenze di suoni, il significato è una serie di differenze di valori. Entrambi, messi insieme, formano dei segni acustici che ritagliano altrettante sezioni nella massa del pensiero generando un sistema di valori. Nella lingua, per Saussure, vi sono due principi fondamentali che corrispondono a due forme della nostra attività mentale: - ordine sintagmatico: concateniamo le unità in ordine di successione lineare - ordine paradigmatico: associamo le unità in absentia (serie mnemonica virtuale)

8 - Louis Hjemslev
Aspetti di H. che rappresentano una continuazione e sistemazione del pensiero di Saussure: - idea di lingua come totalità autosufficiente e organizzata al suo interno - valorizzazione degli aspetti formali e astratti dell’analisi linguistica - necessità di distinguere il significato linguistico da qualunque concetto psicologico. H. chiamò la sua teoria linguistica glossematica. I glossemi sono gli elementi formali ultimi, le invarianti minime a cui arriva l’analisi linguistica, indipendentemente dalle differenze tra le varie lingue. La linguistica dev’essere una scienza della forma, deve studiare la lingua in quanto sistema formale astratto depurato da tutte le componenti concrete. Il metodo utilizzato da H. è: empirico (si applica ai dati empirici, testi), deduttivo o analitico (analizza o scompone i testi evidenziandone le parti costitutive necessarie). La descrizione dev’essere (in ordine di importanza): 1 – esauriente 2 – coerente (priva di contraddizioni) 3 – il più semplice possibile

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Il testo sarà scomposto in componenti, questi scomposti a loro volta, e via via fino all’esaurimento dell’analisi. Questo procedimento è indicato col termine di deduzione. Il segno non rimanda a un contenuto esterno al segno stesso, ma è un’entità generata fra un’espressione e un contenuto. Non si parla più di segno ma di funzione segnica costituita da piano dell’espressione e piano del contenuto, reciprocamente solidali. Non c’è espressione senza contenuto e viceversa. Sull’asse del processo (o asse sintagmatico) i segni e i loro componenti stanno fra loro in relazione o congiunzione, ovvero sono legati ad altri elementi e segni con cui si presentano in contiguità spazio temporale. Rapporti in praesentia ( gerarchia relazionale – e ) Sull’asse del sistema (o asse paradigmatico), i segni e i loro componenti stanno in correlazione o disgiunzione, ovvero sono legati ad altri segni o componenti che potrebbero stare al loro posto sull’asse del processo, ma che non ci sono perchè la simultaneità nel tempo e la sovrapposizione nello spazio non sono possibili. Rapporti in absentia (gerarchia correlazionale – o). Il processo è il testo, il sistema è la lingua. Mentre il processo ha bisogno per forza di un sistema soggiacente, possiamo immaginare un sistema senza un processo. Scopo della linguistica è scoprire a partire dai processi i sistemi ad essi soggiacenti (le regole invarianti che pongono in essere ogni possibile variazione; regole sottese ai fenomeni). H. critica Saussure per aver cercato di concettualizzare separatamente significante e significato: la lingua elabora le sue unità costituendosi tra le due masse amorfe del pensiero e della sostanza fonica. Attraverso un’astrazione mentale possiamo immaginare la materia come “massa amorfa”. La materia in sé non è conoscibile. Conoscerla vuol dire organizzarla in categorie concettuali di qualche tipo ed esprimerla in qualche lingua: ma allora essa non è più materia, è già sostanza a cui una lingua ha dato forma. La lingua dà una forma alla materia (non la intacca, la delimita) creando sostanza. La materia è il mondo non ancora semiotizzato. Il continuum informe della materia include: - Materia dell’espressione: suoni, colori, configurazioni spaziali, etc. che le lingue possono usare come piano dell’espressione, dando forma a questo continuum in modi diversi e producendo così diverse sostanze dell’espressione. - Materia del contenuto: oggetti, eventi, fatti e relazioni del mondo, tutte le possibili esperienze e tutti i i pensieri che possono costituire il piano del contenuto, a cui le diverse lingue danno forma in modi diversi producendo diverse sostanze del contenuto. Sostanza dell’espressione/ Forma dell’espressione - > Espressione Sostanza del contenuto/ Forma del contenuto - > Contenuto Il segno è dunque, per quanto possa sembrare paradossale, segno di una sostanza del contenuto e segno di una sostanza dell’espressione Esempio per le lingue naturali: Materia dell’espressione: il continuum fonico-acustico dei suoni Sostanza dell’espressione: la suddivisione della sfera fonetica -> oggetto della fonetica Forma dell’espressione: ogni lingua studia alcuni fonemi e non altri -> oggetto della fonologia

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Le unità più piccole sul piano dell’Espressione, dopo tutte le scomposizioni, sono i fonemi. I fonemi sono chiamati da H. non-segni o figure del piano dell’E, perché ai singoli fonemi non corrisponde nessun significato sul piano del contenuto. Le unità più grandi già hanno il loro rispettivo sul piano del contenuto. Ugualmente ci sono figure o non-segni anche sul piano del contenuto. E’ necessario che siano dei non-segni a costituire i segni in quanto così possiamo costituire un numero illimitato di questi. La prova di commutazione della fonologia mette in relazione i suoni (piano E) con il cambiamento relativo sul piano del contenuto. L’unità minima sul piano E è il fonema mentre sul piano C è un insieme più vasto di componenti la cui espressione è una parola o un morfema, non un fonema. Mentre sul piano C esiste un’entità che corrisponde ad ogni singola parola, non esiste nulla sul piano C che corrisponda ai singoli morfemi. le unità minime autonome sul piano C sono di dimensioni molto più grandi delle unità minime autonome sul piano E. Infine non esiste una corrispondenza punto a punto tra figure dell’espressione e figure del contenuto. I sistemi di significazione a doppia articolazione sono detti non conformi o biplanari o duali o semiotici. Nei sistemi di significazione più semplici (conformi, monoplanari o simbolici) come il semaforo, ad ogni unità sul piano dell’ E corrisponde un’unità sul piano del C. I sistemi di significazione in cui non si ha una corrispondenza tra singole unità dell’espressione e singole unità del contenuto, ma fra coppie oppositive di unità dell’E e coppie oppositive di unità di C sono detti semi-simbolici ( colore vs. bianco e nero (E) = presente vs. passato (C) ) Lingue diverse ritagliano (articolano) in modi diversi una stessa zona di materia. Il modo in cui una lingua ritaglia questa materia del contenuto è arbitrario o immotivato; ovvero, la forma del contenuto è interna, immanente a una data lingua (o a un dato sistema semiotico). Obiettivo della glossematica, come abbiamo già detto, è individuare le forme minime sia sul piano E che sul piano C. Per il piano E utilizziamo la prova di commutazione. Proviamo a fare lo stesso con il piano C per individuare le figure del contenuto. Scomponiamo i contenuti fino ad ottenere i termini minimi (toro: bovino maschio). Questo tipo di analisi è detta analisi componenziale. Arriviamo a parole che possono essere comuni all’analisi del contenuto di più parole. Quest’analisi, se funziona in tutte le lingue sul piano dell’espressione (tutte le lingue del mondo hanno un numero finito e piccolo di fonemi), sul piano del contenuto genera dei problemi: 1 – Mentre l’analisi dell’espressione genera figure (senza corrispettivo sul piano C), l’analisi del contenuto genera altri segni linguistici ognuno dotato del proprio significato. 2 – Le parole non possono essere rappresentate da un numero limitato e autosufficiente di componenti, si pederebbe la complessità e la ricchezza di significato di ogni parola ( la parola “uomo” può includere tutto il sapere di una cultura e non solo maschio + essere umano + animato + adulto ). La semantica a dizionario proponeva un’equivalenza tra il significato di una parola e l’insieme di tratti o componenti di significato. Dopo la critica a questo tipo di semantica nasce la semantica a enciclopedia, non si vuole dare il significato della parola, ma un insieme di istruzioni per la comprensione e l’applicazione della parola nei suoi differenti contesti d’uso.

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9 – Charles S. Peirce e l’interpretazione
Affinché si possa parlare di semiosi ( = interpretazione) non è indispensabile che vi sia un emittente intenzionato a comunicare qualcosa quanto un interprete che decida di attribuire dei contenuti a una certa porzione del mondo sensibile. Non vi è alcuna capacità intuitiva in base alla quale distinguere le intuizioni dalle conoscenze immediate. Le nostre intuizioni, la nostra “attenzione” verso il mondo, è frutto di un ragionamento. Ogni senso è un meccanismo astraente. Attenzione, sensazione, percezione e intelligenza sono inferenze. L’associazione di immagini è un’associazione di giudizi.Le azioni mentali più elementari sono rappresentazioni selettive e unificatrici delle impressioni sconnesse esercitate dagli stimoli sui centri nervosi (giudizio percettivo). L’inferenza: caso: A regola: se A, allora B risultato: B Deduzione: caso: occorrenza a cui viene applicata una regola generale (la pecora è un ruminante) regola: elemento di mediazione che collega caso e risultato tramite un rapporto di implicazione ( tutti i ruminanti mancano degli incisivi superiori) risultato: conseguenza prevedibile dell’applicazione della regola a quel caso (la pecora manca degli incisivi superiori) ovvero: si ricava un risultato applicando una regola a un caso Induzione: caso: la pecora è un ruminante risultato: la pecora manca degli incisivi superiori regola: (forse) tutti i ruminanti mancano degli incisivi superiori ovvero: si ricava la regola dal caso e dal risultato Abduzione risultato: la pecora manca degli incisivi superiori regola: tutti i ruminanti mancano degli incisivi superiori caso: (forse) la pecora è un ruminante ovvero: si ricava il caso dal risultato e dalla regola L’abduzione è rischiosa perché implica un salto logico: il caso potrebbe non essere il caso di quella regola ma di altre possibili regole. L’abduzione tuttavia è creativa perché scopre, inventa regole e nuove leggi, nuovi modi di spiegare i fenomeni. E’ una scommessa. A determinare l’originalità è la scelta della regola. Esistono tre tipi di abduzioni: - ipercodificate : regola data in modo automatico o semiautomatico - ipocodificate : regola selezionata da un insieme di leggi equiprobabili - creative : regola inventata. Nell’abduzione l’universo postulato dall’ipotesi è lo stesso di quello della propria esperienza. La regola dev’essere “provata” e verificata: dall’abduzione all’induzione alla deduzione. Per Pierce l’impalcatura di ogni indagine è fondata dalla sequenza: Abduzione-Induzione-Deduzione. - 10 -

Inferenza abduttiva (ritmo dell’interpretazione): l’interpretazione avviene attraverso tre stadi: - Acqusizione del dato (interpretante immediato -> nascono ipotesi e azioni) - Messa in questione critica e anche cretiva (interpretante dinamico -> ipotesi + fondata) - Sintesi di una soluzione provvisoria (interpretante logico e finale) -> tendenza all’attesa e all’ azione

10 – Sulla semantica
Il significato è composto da vari elementi che compongono il triangolo semiotico; la diversa enfasi che ogni programma di ricerca attribuisce ad ognuno di questi lati ne costituisce la differenza. Tradizione linguistica: lato sx del triangolo (rapporto espressione/contenuto), studia il linguaggio come sistema autonomo. Tradizione filosofica: lato dx del triangolo (rapporto referente/contenuto), studia il rapporto del linguaggio con la realtà. Mentre il referente può essere assunto come univoco, espressione e contenuto lo sono assai meno: il contenuto può essere giudicato inseparabile dal significante o considerato autonomo. Semantica referenziale o vero-funzionale: il significato di un’espressione è l’entità, la cosa o lo stato di cose a cui l’espressione si riferisce. Semantica strutturale: il significato è il rapporto che ogni elemento linguistico intrattiene con gli altri Semantica cognitiva: il significato è il concetto, l’immagine mentale a cui un’espressione è collegata Per la linguistica strutturale il linguaggio è una entità autonoma di relazioni interne, una rete di dipendenze in cui i fatti del linguaggio esistono uno in ragione dell’altro, del tutto indipendentemente da qualunque determinazione esterna al sistema

10a – Semantica strutturale
E’ antireferenziale e antipsicologica, anche se, guardando la prima definizione di segno di saussure, notiamo che è fortemente psicologica. Il problema dell’autonomia della semantica è il rischio di circolarità rapporti-termini-rapporti (solipsismo). Inoltre, conoscere l’insieme delle relazioni semantiche che si instaurano fra un termine e tutti gli altri non equivale affatto a conoscere il significato (riffolo sinonimo di raffolo, iponimo di ruffolo … cos’è riffolo? ). Abbiamo bisogno dell’interpretazione, il valore posizione è solo una delle componenti del significato, la componente differenziale è necessaria ma non sufficiente a definire il significato. Dobbiamo avvalerci di rapporti sintagmatici e associativi che, avendo natura virtuale, hanno sede nella memoria dei parlanti. Ma se queste sono inconsce come facciamo a generalizzare un livello di descrizione all’interno di una lingua? Nella lingua vi sono rapporti sedimentati che hanno uno statuto privilegiato nella percezione dei parlanti. Esistono tre tipi di relazioni semantiche: - Gerarchiche (o di iponimia) -> animale, gatto. - Di sinonimia (termini sostituibili) -> gatto, micio - Di opposizione: bello,brutto

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10b – Semantica cognitiva
Punti fondamentali del programma cognitivista: - rapporto tra semantica e comprensione - la non autonomia della semantica - il rapporto tra significati e concetti (ovvero tra semantica linguistica e struttura concettuale) I campi semantici (concetto strutturalista): l’insieme di tutti i lessemi connessi a livello sintagmatico e paradigmatico, è un sottoinsieme strutturato del lessico. Per la semantica cognitivista i significati non sono entità astratte, indipendenti dai parlanti. E’ contraria inoltre all’idea categoriale del significato in nome di una concezione più sfumata e graduale delle categorie lessicali. Descrivere il significato vuol dire descrivere il modo in cui comprendiamo le espressioni linguistiche ( la comprensione è un’attività esclusivamente mentale).

10c – Semantica strutturale di Greimas
Semi: tratti distintivi del contenuto, elementi minimali di significazione, che non hanno altra esistenza se non relazionale e strutturale. La loro natura è di tipo teorico e metalinguistica, la funzione è di rendere intelligibile il valore di senso che si realizza nella manifestazione. Il valore di una categoria semantica dipende dal modo di organizzazione di un universo semantico determinato. L’analisi semica non può condurre ad un inventario finito, come avviene invece nel caso dell’analisi del piano dell’espressione delle lingue naturali ( fonemi). Esistono tre tipi di semi: - Semi figurativi (estrocettivi) -> elementi del piano dell’espressione di una semiotica del mondo naturale - Semi astratti -> servono a categorizzare il mondo e a renderlo significante - Semi timici (propriocettivi ) -> elementi di una semantica del corpo, legati alla categoria euforifa/disforia Ancora: semi nucleari e contestuali. Nucleari: individuano elementi invarianti legati all’apparizione di un lessema. Contestuali (o classemi): devono rendere conto delle specificazioni di senso cui va incontro l’apparizione manifesta di un lessema. Dipendono dal contesto. Semema: somma di una figura semica e di una base classematica. In fin dei conto è il contenuto di un lessema in uno specifico sintagma.

11 – Peirce e il concetto di segno
Peirce introduce il concetto di interpretante del segno. L’interpretante è un altro pensiero-segno. Il pensiero segno sta per il suo oggetto nel rispetto che è pensato: cioè questo rispetto è l’oggetto immediato di coscienza del pensiero. Un segno è: qualcosa che sta a qualcuno per qualcosa sotto qualche rispetto o capacità. - 12 -

Il triangolo semiotico è così rappresentato a sinistra dal segno (o representamen ) , al vertice dall’interpretante e a destra dall’oggetto (oggetto immediato o dinamico ). Il segno può solo rappresentare l’oggetto e parlare di esso, non può fornirne una conoscenza diretta o riconoscimento di quell’oggetto. Il segno è qualcosa che sta al posto di qualcos’altro, ovvero per il suo Oggetto. Ma di tutte le proprietà di un oggetto ne seleziona solo alcune (per questo sotto qualche rispetto o capacità); la scelta delle qualità da rappresentare si chiama scelta di pertinenza Ma a quale oggetto si riferisce, al referente (lo stato del mondo) o al semema (unità di contenuto) corrispondente? Peirce allora distingue tra: - Oggetto dinamico -> realmente efficiente, ma non immediatamente presente - Oggetto immediato -> oggetto “così il segno lo rappresenta” L’Oggetto immediato è la somma degli attributi dell’oggetto dinamico resi pertinenti dal segno. Per comprendere il rapporto tra il representamen e il suo oggetto immediato, occorre un interprete, che a sua volta userà un altro segno. L’unico modo che abbiamo per conoscere l’oggetto di un segno passa per la formulazione di un altro segno che lo interpreti: quest’altro segno è l’interpretante. Differenza tra interpretante e oggetto immediato. Oggetto immediato: è interno al segno Interpretante: riguarda il modo di rappresentare l’oggetto immediato attraverso un altro segno, indica l’azione del segno nella catena della semiosi L’azione di un segno non è diadica: un oggetto causa un segno. La vera semiosi è triadica: un oggetto immediato causa un segno a sua volta interpretato da un altro segno. Possiamo studiare il significato soltanto attraverso lo studio degli interpretanti, ovvero degli effetti propriamente veicolati dal segno. Distinguiamo allora tra. - Interpretante emozionale ed energetico - Interpretante logico - Interpretante logico ultimo (o finale, o abito) Ogni interpretante dev’essere interpretato da un altro segno; ogni interpretante rinvia quindi ad un interpretante, in una fuga potenzialmente infinita di interpretanti. In questo modo si rivelano aspetti inesplorati dell’oggetto iniziale e del segno corrispondente, perché il segno è qualcosa attraverso la conoscenza del quale noi conosciamo qualcosa di più. I segni possono essere classificati rispetto al rapporto che hanno con il loro oggetto. Pierce parla di possibili “gradi di degeneratezza” che danno luogo a indici o icone. - Indici (segni obsistenti): segni la cui virtù di significare il proprio Oggetto è dovuta al fatto che hanno una relazione genuina con quell’oggetto, indipendentemente dall’interpretante. Es: “Ehi!” -> pericolo presente, le orme lasciate su un terriccio bagnato ecc. Rapporto causa/effetto o di contiguità. L’indice è un segno che si riferisce all’Oggetto in virtù del fatto che è realmente determinato da quell’oggetto. - Icona: segno che si riferisce all’ Oggetto che esso denota semplicemente in virtù di caratteri suoi propri: un segno è un’icona di qualcosa nella misura in cui è simile a quella cosa ed è usata come segno di essa. Riproducono tratti o qualità essenziali dell’ Oggetto a cui si riferiscono. Un representamen iconico può essere definito ipocona (immagini, diagrammi, metafore). - 13 -

Un simbolo è invece, come dice Peirce, un segno genuino, il quale deve la sua virtù do significare a un carattere che può essere realizzato solo per mezzo del suo interpretante. Il linguaggio è l’esempio principale. Si riferisce all’oggetto in virtù di una legge, di solito un’associazione di idee generali, che opera in modo che il Simbolo sia interpretato come riferentesi a quell’ oggetto.

12 – Eco, il segno e l’interpretazione
Punti fondamentali della semiotica interpretativa: - Vocazione interdisciplinare - Centralità dell’ipotesi della cooperazione interpretativa - Nasce da un singolare innesto tra il pragmatismo di Peirce e lo strutturalismo di Hjemslev Strutturalismo= modello correlativo del segno, basato su di un meccanismo di equivalenza (es. gatto≡ felino domestico). Si tratta di un modello che storicamente è stato privilegiato nell’ambito degli studi sul linguaggio, per rendere conto delle capacità che le parole hanno di classificare la realtà Semiotica cognitiva = modello implicativo fondato sull’inferenza (es. se gatto, allora felino domestico) Eco parte da Peirce che però non era interessato a capire come fosse fatto un segno o un testo internamente, e come la sua conformazione interna possa indirizzare l’attività dell’interprete. Interpretando Peirce Eco si chiede: - Cosa succede quando qualcuno interpreta un segno o un testo? - Come è fatto un segno o un testo? Ovvero: cosa, nel segno e nell’interprete, fa sì che il primo produca determinati effetti anziché altri sul secondo? Eco postula una classificazione dei modi di produzione e di interpretazione dei segni che tiene conto di quattro parametri: - il lavoro fisico necessario a produrre l’espressione - il rapporto tipo-occorrenza (ratio facilis o difficilis) - il continuum da formare, che può essere omomaterico o eteromaterico - il modo e la complessità dell’articolazione Ogni replica è un’occorrenza che si accorda al proprio tipo. Questo rapporto può essere di due generi: - ratio facilis: un’occorrenza espressiva si accorda al proprio tipo espressivo, quale è stato istituzionalizzato da un sistema dell’espressione e in quanto tale previsto dal codice - ratio difficilis: un’occorrenza espressiva è direttamente accordata al proprio contenuto - sia perché non esiste tipo espressivo preformato - sia perché il tipo espressivo è già identico al tipo del contenuto Il significato di un termine è una unità culturale. In ogni cultura una unità culturale è semplicemente qualcosa che quella cultura ha definito come unità distintiva da altre e dunque può essere una persona, una località geografica, un sentimento, una speranza. Questo significa anche che i campi semantici (cfr. materiale didattico sulla semantica) non dovranno essere considerati altro che supposte strutture culturali e modelli di tali strutture posti dal semiologo

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“Il significato è un’unità semantica ‘posta’ in uno ‘spazio’ preciso entro un sistema semantico Queste posizioni costituiscono le marche semantiche del semema, e queste marche possono essere o denotative o connotative. Marche denotative: marche la cui somma o gerarchia costituisce o identifica l’unità culturale a cui il significato corrisponde in prima istanza e su cui si basano le connotazioni successive Marche connotative: marche che contribuiscono alla costituzione di una o più unità culturali espresse dalla funzione segnica precedentemente costituita. Rappresentazioni dizionariali ed enciclopediche del significato (vedi fine di Hjemslev). Nell’enciclopedia le marche semantiche sono interpretanti. Modello inferenziale del segno: se p (espressione) (e se X, Y, Z condizioni supplementari che specificano il contesto e le circostanze di enunciazione in grado di restringere il ventaglio dei possibili sensi assunti dal segno ), allora q -> senso specifico. Le selezioni distinguono cioè i diversi percorsi di lettura del semema. Le proprietà semantiche (che vengono assimilate agli interpretanti) di volta in volta magnificate dipendono cioè da una serie di fattori contestuali, oltre che dalle conoscenze a disposizione dell’interprete Le selezioni contestuali registrano altri sememi comunemente associati col semema rappresentato Le selezioni circostanziali registrano altri significati che appartengono a diversi sistemi semiotici, oppure oggetti ed eventi assunti come segni estensivi La semiotica è così la disciplina che studia la semiosi, ovvero l’attività di significazione e di interpretazione che rende possibile il passaggio da un nodo all’altro della rete semantica globale, oltre che la creazione di nuovi cortocircuiti all’interno della rete stessa L’enciclopedia registra consuetudini come le regole gerarchiche attraverso sceneggiature (frames o scripts), ovvero schemi d’azione e di comportamento prestabiliti.

13 - La cooperazione interpretativa nella semiotica di Umberto Eco
Sia la semiotica generativa che quella interpretativa rivendicano l’autonomia e l’immanenza del testo. Eco dice che dobbiamo mettere da parte l’intentio autoris e l’intentio lectoris per concentrarsi sul testo in riferimento alla sua coerenza contestuale e ai sistemi di significazione a cui si rifà (intentio operis: le “ragioni del testo”). Bisogna cioè restare dentro il testo, il testo si propone infatti come “oggetto e parametro delle sue interpretazioni”. Le intenzioni sono inscritte come tracce all’interno del testo e configurano i processi di cooperazione tra autore e destinatario (cooperazione interpretativa). Un testo è incompleto perché prevede sempre una competenza grammaticale da parte del destinatario; inoltre il testo lascia sempre un “non-detto” che richiede movimenti cooperativi attivi e coscienti da parte del lettore per essere attualizzato a livello di contenuto (Eco estremizza questa posizione affermando che il testo non comunica nulla senza l’intervento di un destinatario competente in grado di comprenderlo. Qualunque espressione postula sempre il destinatario come l’operatore in possesso dei codici necessari per assegnare un senso all’occorrenza espressiva. Il testo non solo non è in grado di comunicare nulla, ma non è neppure in grado di significare alcunché in assenza di un interprete competente. Il significato non è una proprietà intrinseca del testo, ma si situa tra il testo e le sue interpretazioni possibili. - 15 -

Se il testo evidenziasse tutti i propri presupposti sarebbe insopportabilmente ridondante. Il lettore, attraverso un’attività inferenziale, attualizzerà uno (o più) dei percorsi interpretativi possibili del testo stesso. il senso è “ l’esito di una collaborazione tra testo e lettore e risiede perciò nella tensione che si stabilisce tra i due.” L’attività interpretativa del lettore è ipotetica (abduttiva), ma comunque vincolata dal testo stesso: il testo anticipa e indirizza le mosse del lettore attraverso indizi disseminati sulla superficie espressiva che mirano a incanalare le inferenze in alcuni percorsi prestabiliti. Come in una sfida a scacchi l’autore deve disegnare un modello di avversario, immaginando le sue competenze linguistiche ed enciclopediche, le aspettative, le credenze, i pregiudizi ideologici … L’autore formula quindi un’immagine del proprio lettore ideale. Il Lettore Modello si muove interpretativamente così come l’autore si è mosso generativamente. Questo lettore modello non è il lettore empirico, è solo un ruolo astratto, è l’insieme delle mosse interpretative che il testo incoraggia o autorizza a compiere. Prevedere il proprio Lettore Modello non significa solo ‘sperare’ che esista, significa anche muovere il testo in modo da costruirlo. Un testo non solo riposa su, ma contribuisce a produrre una competenza. Tutti gli atti comunicativi sono in qualche misura “aperti”, ovvero richiedono la collaborazione del destinatario; ambiguità e incompletezza sono insiti in ogni testo. Il destinatario a sua volta cercherà nel testo le intenzioni dell’autore, cioè l’Autore Modello. La figura dell’autore modello è l’immagine dell’autore così come la si può ricavare dalla lettura del testo e va distinto dall’autore empirico (la biografia dell’autore è irrilevante in una prospettiva semiotica), sia AM che LM sono solo strategie testuali. Non dobbiamo indagare la psicologia dell’autore, a noi interessa l’Autore così come ce lo presenta il testo. La cooperazione testuale si realizza dunque tra due strategie discorsive e non tra due soggetti empirici. L’attualizzazione dei contenuti è concepita come una serie di mosse interpretative che riguardano i movimenti compiuti dal lettore - in intensione (per ricostruire le strutture di senso intrinseche al testo) - in estensione (per decidere se il testo si riferisce a individui/eventi del “mondo reale” oppure a mondi narrativi diversi) Per quanto riguarda le intensioni una delle mosse interpretative fondamentali consiste nella decisione circa il topic del discorso, ovvero l’argomento (e di conseguenza il piano di coerenza all’interno del testo). Si passa dai topic parziali ai topic totali. Il topic è movimento cooperativo, è uno schema abduttivo proposto dal lettore. La topicalizzazione è in larga misura guidata dal testo stesso, in particolare dal paratesto e da indizi linguistici che mirano a evidenziare la presenza di isotopie testuali. Le ridondanze semantiche (permanenza di semi astratti e concreti lungo il testo o lungo parti di esso) o isotopie permettono all’interprete di decidere circa il topic. L’isotopia è un fenomeno semantico, mentre il topic è un fenomeno pragmatico. Il lettore ricostruisce la fabula (contrario dell’intreccio, ovvero la sequenza di azioni ordinata temporalmente) attraverso una serie di macroproposizioni. Si costruisce la fabula al livello di astrazione che si giudica interpretativamente più fruttuoso. Sul versante delle estensioni il lettore deve decidere se ha di fronte una narrativa naturale o artificiale. Nel corso dell’allestimento del mondo narrativo il lettore è sollecitato a collaborare con il testo, anticipando gli stati successivi della fabula (passeggiate inferenziali). Eco visualizza la fabula come una sorta di rete di svincoli ferroviari: quando arriva a certi punti di disgiunzione di probabilità (snodi narrativi) il lettore è invitato ad azzardare alcuni sviluppi possibili che poi - 16 -

vengono confermati, disattesi o lasciati in sospeso dal testo. Il lettore, giunto a uno snodo narrativo, configura un possibile corso di eventi o un possibile stato di cose e con le sue inferenze contribuisce alla costruzione dei mondi possibili testuali. I mondi possibili non sono altro che corsi di eventi. Il lettore fa una congettura sull’intentio operis ma essa può essere accettata solo se viene riconfermata dal complesso del testo come un tutto organico: per essere accettabile, una lettura va confrontata con i dati testuali. Un testo è la strategia che costituisce l’universo delle sue interpretazioni - se non ‘legittime’, legittimabili. Se il lettore si lancia nell’interpretazione trascurando le indicazioni del testo allora va incontro all’uso (fuorviante) del testo. Il testo interpretato impone delle restrizioni ai suoi interpreti: i limiti dell’interpretazione coincidono con i diritti del testo. Questo non significa escludere la collaborazione del destinatario: la nozione di interpretazione coinvolge sempre la coppia testo-lettore, ossia una dialettica tra strategia dell’autore e risposta del Lettore Modello

14 - Semantica fondamentale e discorsiva: primi accenni
Il quadrato, o struttura elementare della significazione, è uno strumento euristico efficace nel rendere conto delle conversioni dei contenuti di un testo. Per Hjemslev la nozione di sistema è una gerarchia di correlazioni oppositive del tipo “o…o”. Queste opposizioni possono essere di tre tipi: Qualitative (bello vs brutto) contrari Privative (bello vs non bello) contraddittori Partecipative (bello vs non brutto) complementari

Il timismo di un soggetto consiste in un sistema di attrazioni/repulsioni in base al quale un oggetto gli appare desiderabile o al contrario sgradevole. Il timismo si articola nella categoria timica, ovvero nell’opposizione tra euforia e disforia: tra euforia e disforia abbiamo la foria, tra la non-disforia e la non-euforia abbiamo l’a-foria (neutralizzazione della foria: indifferenza o apatia) Tassonomia: organizzazione paradigmatica in base alla quale sono articolate le categorie semantiche In sé non è bella, brutta, buona o cattiva. La proiezione su di essa dei termini euforico e disforico la converte in assiologia. Assiologia: una tassonomia valorizzata. Ideologia: Assiologia presa in carico da un soggetto. L’assiologia in quanto sistema di valori ha una struttura paradigmatica mentre l’ideologia in quanto percorso orientato ha struttura sintagmatica. Ogni testo detta le proprie leggi, i propri valori, il proprio sistema assiologico. Vi può quindi essere conflitto tra le assiologie di un universo individuale (ideologie) e quelle di un universo collettivo culturale. Guardiamo ora alle isotopie come linee guida del testo che rendono possibile una lettura coerente. Greimas introduce questo termine per designare l’iteratività dei classemi. In seguito Greimas considera l’isotopia come la ripresa, lungo il testo, di semi che si ripetono, si rincorrono, si richiamano e fanno rima e risonanza tra loro. Quindi per isotopie intendiamo ogni forma di ridondanza di semi che produce ridondanza semantica. I testi sono attraversati e sorretti da un reticolo complesso di isotopie e i cosiddetti testi “aperti” non sono altro che testi pluri-isotopici. Le isotopie intrattengono tra loro relazioni variabili che possono essere di: - 17 -

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Gerarchia Derivazione Incassamento Corrispondenza Disgiunzione

L’isotopia fondamentale è quella che consente una lettura uniforme del testo. Questa intrattiene con le altre isotopie rapporti gerarchici (es: gerarchia tra isotopie tematiche e isotopie figurative). Il tema riprende i valori già attualizzati nella semantica narrativa (il quadrato), li riformula, li tematizza (es: valore “libertà” come evasione o come ribellione). Il tema può essere a sua volta realizzato da articolazioni semantiche più concrete altrimenti dette “figurative”. Esistono quindi isotopie figurative e isotopie semantiche che intrattengono diversi tipi di relazioni tra di loro: - Un’isotopia figurativa senza corrispondenze tematiche (ricetta di cucina) - Un’isotopia figurativa che corrisponde ad un’isotopia tematica - Un’isotopia figurativa che rimanda a più isotopie tematiche e viceversa - Possiamo anche trovare connettori isotopici (il fumo della sigaretta ne “La coscienza di Zeno”)

15 - Sintassi discorsiva
Chi nel testo parla, vede, da quale angolazione o punto di vista osserva, che cosa focalizza e come reagisce passionalmente a ciò che accade? Se esiste un testo esiste un processo che lo ha prodotto, ovvero una istanza che lo ha enunciato. Enunciazione: istanza semiotica logicamente presupposta dall’esistenza stessa dell’enunciato. Enunciazione -> Enunciato. Si tratta del dispositivo attraverso il quale qualcuno converte la virtualità della propria competenza linguistica nella realizzazione concreta di un enunciato (passaggio dalla langue alla parole, annunciando la propria presenza come soggetto). La soggettività si manifesta attraverso maschere pronominali quali “io” e coordinate temporali quali “ora”. La categoria di persona si oppone a quella di “non persona”: egli e loro. Entrambe le categorie articolano però forme vuote, e grazie a questo ogni parlante può appropriarsene e designarsi come “io”. Intorno ai pronomi personali si organizzano una serie di indicatori (deittici) che riguardano il tempo e lo spazio (qui, adesso): tessono una rete di relazioni spaziali e temporali intorno al soggetto inteso come punto di ancoraggio. Differenza tra storia e discorso: diversi modi di iscrizione nella soggettività, diversità rispetto alla categoria di persona, diversa distribuzione dei tempi verbali (il passato è il tempo della storia). Diegesis: per Platone è il racconto (opposto all’imitazione o mimesis). Tre diversi tipi di narratore: Intradiegetico e omodiegetico: colui che parla partecipando alla storia Intradiegetico ma eterodiegetico: colui che parla ma in una cornice esterna al racconto Extradiegetico

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La teoria dell’enunciazione si è orientata verso due principali direzioni: - Enunciazione pragmatica: luogo degli atti di riferimenti e di quelli linguistici - Enunciazione linguistica: tutta interna al testo, in cui l’enunciazione è intesa come l’istanza di mediazione tra competenza linguistica virtuale e attualizzazione discorsiva, tra sistema e processo. La semiotica prende in considerazione solo l’enunciazione linguistica, quella rappresentata in un testo, non quella reale e concreta. Nel PG si colloca tra le strutture semio-narrative e le strutture discorsive, in quanto istanza di mediazione, dispositivo che attua la conversione fra questi due livelli Da un lato l’enunciato presuppone l’istanza dell’enunciazione come l’atto che lo ha prodotto e, dall’altro, ne conserva le tracce, ovvero il suo simulacro L’enunciatore, per Greimas, è solo logicamente presupposto dall’esistenza dell’enunciato: nel testo appaiono solo i suoi simulacri. Quando il soggetto si esprime proietta fuori di sé un simulacro; questa proiezione è chiamata da Greimas debrayage. Quindi debrayage: processo di disgiunzione, di proiezione dell’istanza dell’enunciazione. L’embrayage al contrario è una sorta di reiezione, un ritorno al piano enunciativo prodotto da un primo debrayage. Debrayage attanziale: si fa carico della relazione tra enunciatore (o i suoi simulacri) ed enunciatario (o lettore implicito e i suoi simulacri) Esistono due modi attraverso cui il soggetto dell’enunciazione si pone rispetto all’enunciato: - Modi oggettivanti (debrayage enunciativo): il soggetto dell’enunciazione non corrisponde con quello dell’enunciato - Modi soggettivanti (debrayage enunciazionale): l’enunciazione qui è enunciata Nell’enunciazione enunciata avremo le figure di un narratore e di un narratorio, o di un locuore e un locutario Non sempre colui che parla è anche colui che guarda (e quindi valuta). Spesso chi parla delega la sua competenza a personaggi interni al testo, che vengono detti “attanti osservatori”. Attante osservatore: soggetto cognitivo incaricato di esercitare il fare “ricettivo” ed eventualmente interpretativo. E’ il punto di vista del testo sul mondo rappresentato Esistono anche attanti informatori. Focalizzare: installare nel discorso un osservatore che costituisce il punto di vista proiettato sul testo Ma anche: delimitare, ritagliare o sottolineare il focus del discorso. Doppia temporalità del racconto (debrayage temporale): - Tempo della cosa raccontata: riguarda la programmazione temporale che consente la conversione dell’organizzazione logica dei PN in una processualità di ordine cronologico - Tempo del racconto: è la localizzazione temporale che stabilisce il quadro in cui si iscrivono le strutture narrative Dal dècalage di questi due assi risultano fenomeni di durata o rapidità, dilatazione o contrazione, ordine o disordine. Aspettualizzazione: trasforma i fenomeni narrati in processi che si svolgono sotto gli occhi di un osservatore installato nel testo. Aspetto: il “punto di vista” sull’azione. Non solo chi osserva, ma come osserva. Le marche aspettuali modulano la temporalità interna all’azione caratterizzandola con i semi di duratività o di puntualità, di incoatività o di terminatività. Aspettualizzazione temporale:

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Duratività/Puntualità (Luigi mangia una mela -> puntuale, Luigi gironzolava per la cucina cercando qualcosa da mangiare -> durativo) Iteratività ( Ogni sera dopo cena Luigi mangia una mela) Incoatività/Terminatività ( Luigi inizia a mangiare una mela -> incoativo, Luigi ha appena finito di mangiare -> terminativo)

Ritmo: un’attesa tra due raggruppamenti di elementi dotati di una stessa formazione e che si ripresentano a intervalli ricorrenti. Instaura diversi orizzonti di attesa (digressioni, ellissi, ecc…) Elementi: - piano dell’espressione -> suoni, rime cromatiche - Piano del contenuto -> episodi che rimano tra loro, ripetendosi identici a intervalli regolari Tensione: gli effetti tensivi sono prodotti da processi di condensazione o di espansione sia a livello discorsivo, sia a livello semio-narrativo (espansione dei programmi narrativi). Effetti intensivi: crescita della tensione Effetti distensivi: calo emotivo La tensività sembra inoltre fondare anche l’intensità passionale. Debrayage spaziale. Distinguiamo tra spazio rappresentato e spazialità. Distinguiamo tra: - Effetto di spazio: allestimento figurativo del testo a livello di manifestazione discorsiva (spazio narrato): toponimi e figure come città, paesaggi, monti e fiumi, strade. - Spazio narrante: principio organizzatore di ogni discorso e luogo di investimento di valori narrativi profondi. La spazialità diviene un dispositivo strutturante del testo Lo spazio può essere considerato in base agli assi della verticalità, orizzontalità e prospettiva, ma anche in rapporto al volume: contenente/contenuto, inglobante/inglobato. In rapporto alla superficie lo spazio può essere circondante/circondato. L’articolazione dello spazio dipende però da “chi vede”, dal punto di vista. L’effetto di spazio è quindi prodotto attraverso strutture aspettuali e tensive; lo spazio è tale per un soggetto che in esso si iscrive. Ancoraggio della visione e della percezione spaziale è quindi il corpo. Lo spazio viene riorganizzato (sull’asse sintagmatico) in base a categorie percettive che rispondono ai movimenti del corpo e dello sguardo dei personaggi, ai loro pensieri, ai loro scopi. Si tratta di una sorta di referenzializzazione incrociata tra spazio e soggetto. Dall’organizzazione spaziale spasso dipende l’organizzazione stessa del sapere, fondata su direzioni, articolazioni topologiche, schemi geometrici. Relazione tra forme dello spazio e “azione” intesa in senso narrativo: - Spazio eterotopico (spazio famigliare, luogo di partenza) - Spazio topico: - spazio paratopico (luogo di acquisizione della competenza) - spazio utopico (luogo della performanza ) - Di nuovo spazio eterotopico. Spazialità: articolazione di categorie semantiche di base che vengono assiologizzate o sovradeterminate dalla categoria tensiva. Spazio: modo di interpretare il senso L’attore osservatore è anche un attore investito di ruoli patetici ed etici. - 20 -

L’osservatore costituisce un termine di riferimento (nella scelta, per esempio, dei predicati qualificativi) in base al quale si determinano anche le dimensioni (piccolo/grande) e le distanze (vicino/lontano). L’osservatore non solo percepisce, ma reagisce e patisce. Tre tipi di debrayage: - Cognitivo: risponde alla domanda “Chi vede? Chi sa?” (visione e senso del vedere) - Percettivo: concerne le modalità di percezione del sensibile e degli effetti di realtà - Patetico: risponde alla domanda “Chi sente? Chi patisce?” Riguarda chi reagisce. E’ importante allora ricordare che gli stati passionali moralizzano sia il sensibile che il cognitivo. Per Greimas le passioni sono organizzazioni sintagmatiche di stati d’animo. Fabbri indica quattro componenti per ridefinire l’affettività iscritta nel linguaggio: - Modale - Temporale: vi sono passioni che guardano al passato, presente o futuro. Anche il tempo è costituito dalla forma passionale - Aspettuale: legata alla temporalità, pone questioni relative alla duratività, l’incoatività e la terminatività - Estesica: riguarda la sensorialità iscritta nelle passini. Il timismo moralizza e trasforma non solo i nostri pensieri, ma la nostra stessa percezione. Non esiste passione senza corpo. Le passioni riarticolano anche le relazioni tra soggetti e soggetti.

16 – L’ immagine
Critica di Eco all’iconismo: cosa l’interprete di un’icona deve riconoscere per riuscire ad interpretarla? E’ iconico quel segno che possiede alcune proprietà dell’oggetto rappresentato; un segno iconico è quello simile, per alcuni aspetti, a ciò che denota. Ma quali aspetti? Sempre per Eco, i segni iconici riproducono alcune condizioni della percezione dell’oggetto, ma dopo averle selezionate in base a codici di riconoscimento e averle annotate in base a convenzioni grafiche. L’icona è tale perché riproduce alcune delle condizioni di percezione richieste dall’oggetto. In che senso quello visivo è un linguaggio, qualcosa che può parlare d’altro che di se stesso? Il concetto di riconoscimento, dice Greimas, dipende dal problema più generale della leggibilità del mondo detto naturale, e cioè di una lettura umana del mondo e non del mondo stesso. Si tratta di una griglia di lettura che ci rende il mondo significante consentendo di identificare le figure come degli oggetti, di classificarle. Questa griglia di natura semantica rende il mondo intelligibile. Questa griglia è sottoposta al relativismo culturale. La lettura iconizzante è una semiosi perchè seleziona dei fasci di tratti visivi di densità variabile, che costituisce in formanti figurativi, attribuendo loro dei significati, e trasformandoli in segni oggetto. Formante: unità di significante riconoscibile nel momento in cui viene inquadrata nella griglia del significato, come rappresentazione parziale di un oggetto del mondo naturale. La figuratività ha gradi e livelli variabili, ad esempio l’iconizzazione e astrazine. Una dimensione figurativa è presente nei linguaggi verbali a livello di contenuto (metafore, metonimie). Il dispositivo topologico: il problema della cornice-formato, della chiusura dell’oggetto. - 21 -

Categorie topologiche: rettilinee: alto/basso e destra/sinistra; curvilinee: periferico/centrale e circoscrivente/circoscritto. Strutturano l’intera superficie inquadrata tracciandovi assi o delimitando aree: segmentano l’insieme in parti discrete e orientano i percorsi di lettura. La forma plastica è scomponibile in categorie: - Cromatiche: termini aventi funzione individuante - Eidetiche: incaricate di stabilire l’articolazione delle diverse unità del significante. Queste categorie scompongono la superficie in unità minimali, soggiacenti alla manifestazione. Certe opposizioni dei tratti plastici sono legate a certe opposizioni delle unità del significato, che si trovano dunque a essere omologabili. La semiotica plastica è quindi un tipo particolare di semiotica semi-simbolica. Il problema dello studio di sistemi non linguistici, e cioè non dotati della doppia articolazione: come funziona per esempio la percezione visiva? Si può non tanto considerare la pittura come linguaggio, ma un quadro come un testo, dotato sia di un sistema, sia di un processo. I modi di esitenza semiotica: - Modo simbolico: prevede conformità tra E e C: la bilancia rappresenta la giustizia. Sistemi conformi o monoplanari. - Modo semiotico: prevede invece non conformità e non isomorfismo: le unità del piano dell’espressione non sono automaticamente associate a quelle del contenuto. Si parla anche di sistemi biplanari o non conformi o duali - Modo semi-simbolico (introdotto da Greimas): i due piani non prevedono l’esistenza di singole unità, ma solo di categorie, ciascuna delle quali passibile di ulteriori eventuali, ma non necessarie, scomposizioni in unità. A un numero x di categorie del piano dell’espressione corrispondono x categorie del piano del contenuto Vi è quindi corrispondenza, fra coppie oppositive di unità dell’espressione e coppie oppositive di unità del contenuto. Nero: bianco = falso : vero Il testo individuale risulta così valorizzato come artificio semiotico orientato a stabilire connessioni proprie, lontane da eventuali sistemi più generali che lo comprendono, ma caratterizzanti il singolo fenomeno come un tutto. Nel testo si cercano contrasti di colore resi pertinenti dal testo stesso (categorie cromatiche), contrasti fra direzioni topologiche e tra figure geometriche astratte (categorie eidetiche), e cioè dei contrasti plastici che rimandano a delle categorie di contenuto che si suppongono loro correlate per la produzione dell’effetto di senso generale Questo è però un sistema che funziona se si osservano determinate condizioni di analisi: – Definire un principio di pertinenza – Mettere in chiaro un principio di rilevanza Sembra allora legittimo affiancare al principio di coerenza semantica (isotopia) quello di una parallela coerenza plastica, che Calabrese chiama isografia L’enunciazione vale anche per i testi pittorici. Il volto di profilo “è distaccato dall’osservatore” e, con il corpo in azione, appartiene “allo spazio che condivide con altri profili posti sulla superficie dell’immagine”; Quando invece un quadro ci mostra un volto rivolto verso l’esterno “viene accreditata un’attenzione, uno sguardo latentemente o potenzialmente rivolto all’osservatore, e corrisponde al ruolo dell’‘io’ nel discorso, con il suo complementare ‘tu’” Oltre all’opposizione profilo vs frontalità vi è anche l’organizzazione spazialee la textura. - 22 -

Tre sono allora le procedure che definiscono la presenza dell’io-tu/egli nella pittura figurativa: – nel quadro è rappresentata una figura antropomorfa del mondo naturale che manifesta l’istanza dell’enunciazione attraverso una somatica (gesti, sguardi, posture); – nel quadro è presente una struttura geometrica che fa coincidere l’organizzazione dello spazio con l’organizzazione ottica (prospettiva), manifestando un punto di vista soggettivo; – nel quadro può apparire la “mano” del pittore, o attraverso la grafica o il materiale pittorico. Se i primi due fanno parte dello spazio rappresentato (finto o finzionale) del mondo naturale, il terzo caratterizza il vero e proprio spazio di rappresentazione; la firma, la pennellata, gli stilemi in generale, sono tutte tracce dell’autore empirico simulacralmente presente nel testo, tracce che hanno una specifica funzione “riflessiva”, cioè richiamano la nostra attenzione sul fatto che è stato compiuto un atto di enunciazione

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