INDICE

Introduzione ...............................................................................pag. 5

1.Come ho sviluppato le mie doti extrasensoriali ...............» 9 2.Tutti abbiamo capacità extrasensoriali .............................» 16
I due Io e le tre menti ...........................................................» 19 Le capacità proiettive e percettive .......................................» 23

3.Preparativi ............................................................................» 26
Mettere a fuoco l'attenzione .................................................» 26 Rilassarsi ..............................................................................» 29 Respirazione .........................................................................» 30 Asserzioni .............................................................................» 31 Visualizzazioni ......................................................................» 34 Protezione personale ............................................................» 35

4.Stati alterati di coscienza ........................................ ....» 38
I sogni e le OBE ...................................................................» 40 Trance e ipnosi .....................................................................» 45 Meditazione e contemplazione .............................................» 47 Trasmettere la consapevolezza al corpo ..............................» 49 Usare il suono per alterare la coscienza .............................» 50 Espandere la coscienza del tutto e del singolo ....................» 53 Esercizio per risvegliare i centri extrasensoriali .................» 54

5.Come e cosa percepiamo ....................................................» 56
L'aura ...................................................................................» 63

6.Sviluppare le capacità percettive .......................................» 71
Ricezione telepatica .............................................................» 72 Sentire cose e persone ..........................................................» 74 Psicometria ..........................................................................» 79

Il pendolo .............................................................................» 83

La scrittura automatica ..........................................................» 85 L'arte automatica ....................................................................» 88 L'ouija board ......................................................................... ........» 88 Far ballare il tavolo ................................................................» 89 Rabdomanzia ..........................................................................» 90 La percezione extrasensoriale nelle arti occulte ....................» 93 L'I Ching ..................................................................... ...................» 94 La lettura della sfera ...............................................................» 96 Precognizione .........................................................................» 98 "Letture" paranormali .............................................................» 99 7.Sviluppare le capacità proiettive ............................................» 105 Proiezione telepatica ..............................................................» 107 Esperimenti di gruppo ............................................................» 112 La guarigione paranormale ....................................................» 115 Psicocinesi ..............................................................................» 122 Fotografia paranormale .........................................................» 127 8.Convinzioni e sviluppo delle capacità paranormali ..............» 131 Riprogrammazione ..................................................................» 136 9.Fuori del tempo ........................................................................» 142 Ricordi di vite passate .............................................................» 142 Programmare il futuro ............................................................» 150 10.Sensitivi, medium e guide ......................................................» 157 Sensitivi ...................................................................................» 157 Medium ...................................................................................» 159 Guide .......................................................................................» 164 11.Le capacità paranormali all'opera .......................................» 168 12.Lo sviluppo paranormale ......................................................» 176 13.Conclusione ............................................................................» 186

Introduzione

zia Lizzie e zio Walter

Questo libro è dedicato a

Titolo originale: Develop your Psychic Skills Traduzione di Vittorio Curtoni Opera edita negli Stati Uniti da Para Research, Inc. Copyright ? 1981 by Enid Hoffman Copyright ? 1993 Gruppo Editoriale Armenia, Pan, Geo S.p.A. Viale Ca' Granda, 2 - Milano

Volete passare i vostri giorni vivendo a metà? Molti di noi usano solo metà del cervello con cui siamo nati, l'emisfero sinistro, con le sue funzioni logiche, analitiche e razionali. Questo libro vi aiuterà a sviluppare i poteri del cervello primario dell'altro emisfero, il cervello delle «prime impressioni», delle intuizioni e delle sensazioni. Veloce come il lampo, esso registra informazioni che sfuggono alla portata della normale percezione cosciente; da qui nasce la convinzione che di solito le prime impressioni siano esatte. Il cervello destro «sa», il cervello sinistro «indovina» e ipotizza. Anziché vivere per l'intera esistenza nell'incertezza, tirando a indovinare, potete sviluppare le vostre capacità extrasensoriali e godervi la meravigliosa sensazione di essere certi, di conoscere la vera realtà che esiste dietro e dentro i fatti oggettivi. A chi studia lo sviluppo delle facoltà extrasensoriali viene spesso consigliato di seguire le prime impressioni. Perché? Perché le prime impressioni vengono dal «cervello primario», dall'emisfero destro, sede di poteri d'intuizione che pochi di noi usano o sviluppano. Ipotesi, teorie e deduzioni logiche vengono dall'emisfero sinistro, il cervello «secondario» delle riflessioni e speculazioni, sede dei cosiddetti stati normali di coscienza che contraddistinguono quasi tutta la nostra vita. Sviluppando i sensi paranormali innati aprirete vie completamente nuove di comunicazione con gli altri. «Vedrete» le persone in modo totalmente diverso, intuirete ciò che sentono dentro. Comincerete ad avvertire le energie vitali dei pensieri e delle sensazioni che scorrono dentro e attorno alle persone, invisibili

e inaudibili ai sensi fisici. Riuscirete a intuire cosa sta per dire una certa persona e a reagire a ciò che realmente accade dentro di lei, non a ciò che sembra accadere. Con la conoscenza interiore e la prescienza che questa nuova capacità vi darà, potrete scrutare in voi stessi nei momenti di dubbio e vedere ciò che vi attende. Riuscirete a raggiungere questo serbatoio di conoscenze con facilità, senza sforzi. La supercoscienza esiste; é soltanto nascosta dalla coscienza “normale”. Mi sono occorsi anni per apprezzare a fondo i miei poteri extrasensoriali, per capire che seguire i lampi d'ispirazione e le intuizioni é molto utile. Con l'affinarsi delle mie capacità, mi sono resa conto di possedere sempre più sensi interiori che in passato ignoravo. Troppo spesso viviamo in case, uffici e industrie talmente logici, irregimentati e meccanici che perdiamo il contatto con le nostre conoscenze interiori. L'intelletto, il pensiero razionale assumono la precedenza sulle sensazioni. La vita diventa monotona, noiosa e ripetitiva. Le persone e la vita hanno nuovi significati e scopi, se riuscite a guardare dentro loro anziché limitarvi a sguardi superficiali. Le persone diventano vive, in un rapporto intimo e vivificante, quando imparerete a guardare oltre i loro gusci esterni. Al posto delle solite norme formali che sono la regola del comportamento quotidiano, riuscirete a partecipare con risposte spontanee e naturali alla vera realtà delle cose. Con l'espansione delle vostre percezioni e la capacità di creare nuove situazioni, sarete una persona migliore, più viva e interessante sia per voi che per gli altri. Il tempo e le energie che dedicherete agli esercizi descritti in questo libro saranno ampiamente ripagati, sia nella vostra stessa esperienza di vita, sia nel-la possibilità di ampliare e migliorare le esperienze di altri. Procedendo lungo questo sentiero entrerete in nuove dimensioni di coscienza e consapevolezza, dimensioni in cui la vita diventa sempre più eccitante e nuova. Le vostre doti extrasensoriali attireranno magneticamente la realizzazione di bisogni e desideri. Eseguire gli esperimenti di questo libro attiverà il vostro cervello intuitivo. L'esperienza di «sapere» che avete ragione prima che giunga l'evidenza concreta vi diventerà sempre più familia-

re col procedere degli esercizi; sarà la dimostrazione che le vostre doti extrasensoriali sono sempre più forti. Come ha detto lo psicologo ed esploratore dello spazio interno John Lilly, gli unici limiti sono le proprie convinzioni. Se si hanno convinzioni contraddittorie, come accade a molti di noi, la vita sarà piena di conflitti. Usando le tecniche esposte in questo libro, potrete cominciare a risolvere le contraddizioni interiori che provocano conflitti nella vostra vita; potrete cominciare a eliminare le convinzioni negative sulle vostre capacità extrasensoriali, su voi stessi e sul mondo, cioè le cose che vi frenano. Questo libro offre un'ampia scelta di attività ed esercizi, e solide spiegazioni su come e perché funzionano le vostre doti extrasensoriali. Potrete passare interessanti serate con gli amici a ricordare le vostre vite passate, oppure a imparare a riconoscere i colori a occhi chiusi. Potrete imparare a vedere le auree e a percepire le sottili manifestazioni delle energie vitali. Gli esercizi descritti in queste pagine sono divertenti, soprattutto per gruppi di persone. Da molti punti di vista, otterrete risultati più rapidi o progressi più facili lavorando in gruppo. Molti anni di esperienza mia e di altri hanno verificato che questi esercizi funzionano. Questo libro, dunque, è particolarmente adatto per corsi di studio sulle facoltà paranormali. Ci sono molti modi per usarlo. Potete leggerlo in modo completo, sistematico, oppure saltare le istruzioni per un certo esperimento finché non deciderete di provarlo. Se volete arrivare subito al sodo, potete saltare il primo capitolo che è di contenuto autobiografico. Ma attenzione: anch'esso contiene qualche passo importante! Questo libro è una panoramica generale sul campo delle doti extrasensoriali. Potete usarlo per sviluppare le vostre per vostra semplice soddisfazione, per dimostrare ad altri la validità di queste doti, oppure per aiutare altri. Col progressivo sviluppo delle capacità vi si apriranno scelte sempre più ampie. Potrete diventare guaritore. Sapere cosa fanno e pensano altre persone. Vedere cosa ha in serbo il futuro per voi e per altri. Rendere più intimi e significativi i vostri rapporti umani. Modificare il vostro stile di vita, per dare più spazio a un'espressione positiva di tutte le vostre sensazioni. Scegliete quello che preferite. Oppure

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fate tutto ciò che è possibile. In ogni caso, queste pagine vi possono offrire qualcosa.
Scegliere e decidere spetta a voi.

1. Come ho sviluppato le mie doti extrasensoriali

Ritengo importante spiegare ai miei studenti quanto sia naturale e umano il processo di sviluppo delle doti extrasensoriali. Per quanto alcuni eventi di questo processo possano apparire strani o «paurosi», non è necessario circondarli di un'aura di stupore e mistero per credere in essi. Uno degli obiettivi di questo libro, come ho detto nell'introduzione, è aiutarvi a capire che le vostre facoltà extrasensoriali sono «normali» quanto l'u-dito e la vita fisici. Per questo motivo, in questo capitolo voglio raccontarvi in parte la storia della mia esperienza personale in questo campo. Ho avuto l'aiuto di molti amici e insegnanti, sia vivi che disincarnati. Ho dedicato questo libro a mia zia Lizzie non solo perché mi ha introdotta al mondo dei fenomeni paranormali ma anche perché mi ha circondata di tanto amore nella mia infanzia. Vorrei che la vedeste come la vedevo io allora. Piccola, minuta, forte, coi piedi saldamente piantati per terra, si occupava delle sue responsabilità quotidiane di moglie di mio zio Walter. Zio Walter era un omone che mi corrompeva con dolci sorrisi e soldi per il gelato, mentre zia Lizzie rideva fingendo di disapprovare. Lo adoravamo tutte e due. Delle tre sorelle di mio padre, é stata Lizzie ad «adottarmi» come nipote preferita. Ho trascorso molte estati della mia infanzia nella sua casa del Vermont. Spesso zia Lizzie e zio Walter mi prendevano con sé nelle loro spedizioni di agenti immobiliari, e mi portavano in escursioni in campagna in cerca di More o a visitare parenti. 9 8

Ho un ricordo particolarmente vivido di un mattino: io davanti al loro lavandino, con zio Walter che mi spazzolava un po'' impacciato i capelli e zia Lizzie che si dava da fare a preparare la colazione. Il ricordo mi torna con tutto il calore della loro cucina, col meraviglioso profumo della pancetta che friggeva e del caffè. Nell'adolescenza e dopo, presa da altri interessi, persi contatto con zia Lizzie. Cominciammo a rivederci regolarmente solo dopo che io ebbi superato i vent'anni; ero già sposata e madre di famiglia. Zio Walter era morto da diversi anni, e zia Lizzie si era dedicata allo spiritualismo per proseguire il rapporto con lui. Faceva parte di un piccolo gruppo che si riuniva tutte le settimane per comunicare con «coloro che sono all'altro lato della vita)), per usare la loro espressione. Lo spiritualismo afferma che esiste comunicazione fra i cosiddetti morti e i vivi, e gli spiritualisti seguono questa affermazione in modo molto concreto. In riunioni e sedute spiritiche comunicano e ricevono messaggi grazie al medianesimo mentale, alla scrittura automatica e a vari altri canali. Mia zia era un'esperta di scrittura automatica. Zio Walter le guidava la mano mentre lei teneva una matita sopra fogli di carta bianca. Lo zio le scriveva lettere d'amore ed era la sua guida spirituale. Zia Lizzie imparò anche a dare energia a un tavolo attorno al quale era seduto un gruppo di persone: il tavolo comunicava messaggi in risposta alle domande delle persone. La prima volta che io partecipai a una riunione di questo tipo, il tavolo si alzò da terra su due gambe e ripiombò giù con un tonfo. Quando zia Lizzie mi parlò di questi interessi e attività, mi incuriosii. Fu zia Lizzie a invitarmi alla mia prima seduta spiritica. Seguitemi e cercate di immaginare i fatti. Mio figlio maggiore aveva all'epoca due anni, e mi accompagnò nella breve passeggiata in Western Avenue fino alla casa di uno dei membri del circolo. La casa era molto accogliente, e in soggiorno ci aspettavano quattro donne. Ci raccogliemmo attorno al piano e cantammo inni. Mi dissero che lo facevano per innalzare a livelli superiori la coscienza e per ottenere protezione da spiriti di

livello basso. Mi pare che mio figlio David non abbia cantato, ma mentre mi teneva la mano capii che era a proprio agio col gruppo. In una sala da pranzo buia sedemmo attorno a un pesante tavolo di quercia. David mi si era messo in grembo, tranquillo ma attento. Il silenzio nella stanza si fece sempre più profondo e noi tutti ci rilassammo, in attesa che accadesse qualcosa. Davanti a zia Lizzie c'era un mucchio di carta bianca. Accanto alla carta, matite. Un'altra donna aveva un secondo mucchio di carta e matite. Nella luce fioca vidi zia Lizzie e la sua amica prendere le matite e appoggiarle sul primo foglio. Nei quindici minuti successivi, l'unico suono a rompere il silenzio fu il grattare delle matite. Gradualmente mi accorsi che le matite si erano fermate. Le donne cominciarono a discutere con calma. Vennero accese le luci; la seduta era terminata. Si passò a leggere quello che era stato scritto. Quasi tutte le comunicazioni di zia Lizzie giungevano da zio Walter, che le dava consigli su questioni pratiche. Come sempre, zio Walter le riconfermava il suo amore e affetto. L'altra donna, a sua volta, ricevette messaggi da parenti morti, ma anche considerazioni filosofiche attribuite agli «spiriti guida» che facevano da insegnanti al gruppo. Io restai ad ascoltarle, ma ero molto scettica su ciò che era accaduto. Sino ad allora, non avevo avuto tempo per cose del genere. Adesso la mia curiosità si era destata, e aveva una gran voglia di scoprirne di più sui fenomeni metapsichici. Fu in quel momento che decisi di dedicarmi allo studio di altri mondi, al-tre realtà, all'occulto e all'esoterico, e di sviluppare le mie doti extrasensoriali. Quell'interesse non è mai venuto meno. Ebbi ben presto occasione di proseguire i miei nuovi studi. Zia Lizzie e io, in visita a mia sorella Joy, decidemmo di tenere una seduta col tavolo. Invitammo altre persone per la serata e completammo i preparativi. Joy e io mettemmo i nostri figli a letto, nelle camere di sopra. I nostri amici si raccolsero in soggiorno con zia Lizzie, e giunse il momento di iniziare. Fatevi aiutare dall'immaginazione per visualizzare la scena e « essere lì» con noi. Il soggiorno era buio. Una piccola lampada dava una fioca illuminazione; il gruppo era seduto attorno a un

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tavolo di quercia, largo e basso, al centro della stanza. Le mani, quasi invisibili nell'oscurità, erano delicatamente posate sul piano del tavolo, a palme in giù, con le punte delle dita che toccavano appena la superficie. Eravamo all'inizio della seduta. Tutto era calmo; ancora non succedeva nulla. Zia Lizzie cominciò a spiegarci cosa potevamo aspettarci, poi invitò gli spiriti di parenti e insegnanti ultraterreni a comunicare con noi. Aspettammo. Alcuni di noi erano nervosi, altri scettici, altri ancora rilassati o ansiosi. Il tavolo prese a vibrare. Lo sentimmo tutti. Zia Lizzie chiese: «C'é qualcuno che vuole comunicare? Se volete comunicare, due colpi per il sì e un colpo per il no». Immediatamente il tavolo si sollevò su due gambe e ricadde giù con un tonfo. Poi si alzò di nuovo e torno giù. Zia Lizzie interpretò la cosa come una risposta positiva. Da quel momento in poi, tutti noi ponemmo domande, talora parlando a due o tre alla volta. Il tavolo vibrava, si sollevava e cadeva. Lentamente, metodicamente, arrivammo a stabilire che coloro che si erano messi in contatto con noi erano persone vissute in quella casa in passato. Continuammo a porre domande finché il tavolo si rifiutò di muoversi, circa due ore più tardi. A quel punto riaccendemmo le luci, e bevendo caffè ci mettemmo a discutere di ciò che era successo quella sera. Potete immaginare quanto fossi affascinata da tutto questo, e contenta di poter dividere quelle esperienze con mia sorella. Le mie partecipazioni alle sedute rimasero sporadiche. Casa e figli non mi lasciavano tempo libero per persone che non vivessero nel mio mondo fisico. Comunque, la curiosità mi spinse ad avvicinarmi alla letteratura sullo spiritualismo, e in breve i libri sull'occulto diventarono le mie letture preferite. La biblioteca pubblica si dimostrò una fonte molto scarsa, e così cominciai a costruirmi la biblioteca personale che oggi posseggo. Quando i miei figli raggiunsero una certa età, la mia ricerca nel campo dell'occulto prese dimensioni molto più serie. Cominciai a bombardare zia Lizzie di domande alla minima occasione, e lei fu felice di dividere con me tutte le sue esperienze. Mi concesse il privilegio di leggere una parte delle meditazioni filosofiche che le erano giunte attraverso la scrittura automatica, oltre ad alcuni dei messaggi personali di zio Walter. Grazie

a lei appresi altri fenomeni paranormali che il mondo scientifico non ha ancora saputo spiegare. Di alcuni di questi fenomeni paranormali sono stata testimone a casa di zia Lizzie. Un mattino chiesi alla zia se potevo aiutarla a preparare la colazione, nella sua luminosa cucina. Lei mi assegnò l'incarico di tostare il pane nel suo vecchio tostapane, un aggeggio decrepito con la serpentina elettrica ben visibile al centro. Infilai le fette e tenni d'occhio la serpentina, che passò dall'arancio al rosso incandescente; poi, di colpo, diventò nera. «Zia Lizzie!» urlai. ((Si é rotto qualcosa! Il tostapane non funziona più!» La sua risposta fu la risatina divertita che avevo sentito tante volte, seguita dalle parole: «Walter, fai ripartire tutto a dovere e smettila di fare scherzi!» Incredibile ma vero, la serpentina elettrica ridiventò subito rossa e non fece più capricci. Quel giorno lei mi raccontò che zio Walter si divertiva a giocare con gli impianti elettrici del suo appartamento: accendeva e spegneva luci, fermava gli orologi elettrici, e adesso il tostapane. Erano i passatempi preferiti di zio Walter. Ovviamente, non potevo controllare quelle storie, ma non le mettevo in dubbio perché sapevo che la zia era una persona posata, intelligente, coi piedi per terra. A quel punto, comunque, ero convinta solo a metà. Sentivo il bisogno di un'esperienza personale, prima di poter accettare idee del genere. E solo dopo parecchio tempo giunsi a credere realmente nella vita dopo la morte e nella realtà dei fenomeni paranormali. Attorno al 1962, la zia Lizzie spinse mio marito Bill a interessarsi di spiritualismo; assieme, ci recammo in chiesa a Stamford, nel Connecticut, per sentire un sermone di Arthur Ford. All'epoca, Ford era già famoso in tutto il paese come medium. Fu lui a fondare l'Associazione Frontiere Spirituali, un'organizzazione che esiste ancora oggi e che si propone di indagare, studiare e discutere i fenomeni paranormali accaduti nella sto-ria del cristianesimo. Dopo la cerimonia, il reverendo Raymond Burns, ministro della chiesa, andò a stringere la mano a tutti i fedeli che uscivano. Era un uomo molto dolce, gentile, coi capelli grigi; ci salutò calorosamente e ci fece sentire benvenuti. Quando mio marito gli disse che ci sarebbe interessato entrare nel suo corso di «svi-

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luppo extrasensoriale», il reverendo esitò solo un attimo prima di invitarci a partecipare alla riunione del venerdì sera. Il venerdì successivo, riuniti in un auditorio con altri venti studenti, fummo accolti dal reverendo Burns. Dopo una breve preghiera, ci alzammo tutti e lo seguimmo in una stanza direttamente sul retro dell'auditorio. Era una stanza speciale usata solo per lezioni e sedute spiritiche; a porte chiuse, c'era il buio più totale. Il reverendo Burns accese una piccola lampada, e la luce rosea ci permise di muoverci e trovare posti a sedere. L'oscurità assoluta ci avvolse. Io ero perplessa, un poco spaventata e molto nervosa, ma cercai di rilassarmi. Non avevo idea di cosa aspettarmi. Ben presto una voce ignota uscì dalla bocca del reverendo. La voce si presentò come una guida e fece un breve discorso. Poi il reverendo Burns uscì dalla trance auto-indotta e parlò per poco tempo con la sua voce normale. Per quasi due ore, le voci di diversi spiriti guida si rivolsero ai propri singoli studenti tramite il reverendo Burns. Una nuova guida si presentò a me e a mio marito, dandoci un caldo benvenuto alla serie di sedute che avremmo dovuto seguire per sviluppare le nostre capacità extrasensoriali. Il nostro viaggio di ritorno a casa fu pieno di eccitazione per ciò che era accaduto e per ciò che poteva attenderci. Gradualmente, settimana dopo settimana, imparammo sempre meglio a ricevere idee per via telepatica dalla nostra guida e a riferire, quando era il nostro turno, ciò che avevamo ricevuto. A ogni riunione le nostre doti miglioravano. Gradualmente, le mie ipotesi si mutarono in risposte precise. A un certo punto, senza che me ne rendessi conto, mi convinsi della realtà degli spiriti invisibili e dei fenomeni metapsichici. La mia ricerca di informazioni e istruzioni pratiche sulle doti paranormali era ormai a pieno ritmo. Mi unii a molti gruppi, lavorai sotto l'assistenza di altre persone per posta, e presi lezioni per migliorare la comprensione delle mie capacità extrasensoriali. A quel punto ero in grado di eseguire letture telepatiche e di ricordare vite passate. Ebbi qualche esperienza spontanea di fenomeni paranormali. Quando gli studi di psicologia mi rivelarono quanto la gente sia suggestionabile, smisi di dare dimostrazioni delle mie capacità e cominciai a dividere con gli altri 14

ciò che sapevo e avevo imparato, in modo che i miei amici potessero sviluppare le proprie doti e ottenere le informazioni extrasensoriali direttamente dalla fonte, per così dire. Sono stata terribilmente fortunata a trovare un corso per lo sviluppo delle capacità extrasensoriali di così alto livello. Non ne esistono molti. Tante delle persone che vorrebbero sviluppare le loro doti paranormali non troveranno mai niente del genere. Con gli anni, ho esplorato molti sentieri che si sono rivelati vicoli ciechi. Per questo ho deciso di creare metodi facili e sicuri, ma anche efficaci, produttivi e benefici. Le teorie che ho sviluppato sono state sperimentate su me stessa e su altri. Ho partecipato a molti esperimenti e condiviso le esperienze di altri partecipanti. Molte persone hanno diviso con me i loro problemi e i loro successi in questo campo. Da tutto questo ho imparato il modo per aiutare altri a sviluppare le loro capacità extrasensoriali. Dalla riorganizzazione di ciò che ho imparato e provato è nato questo libro. Tenetemi sempre presente; vi sarò accanto per aiutarvi come faccio con tutti gli studenti dei miei corsi. Usate l'immaginazione per sentire la mia presenza, cercate di ricevere il mio amore, il mio desiderio che voi possiate crescere ed espandervi, usare le doti paranormali per fare del vostro mondo un posto migliore in cui vivere. Potrà sorprendervi sapere che leggendo questo capitolo ave-te già sfruttato le vostre capacità extrasensoriali. La forza dell'immaginazione vi ha permesso di visualizzare e sperimentare dentro di voi le persone e le scene che ho descritto. Avete già iniziato a sviluppare le vostre doti paranormali stabilendo un rapporto con me e con la mia storia personale. Usando e rafforzando le capacità immaginative negli esperimenti ed esercizi che seguono, compirete progressi più sostanziosi e veloci di quanto non crediate ora. Siate pronti a cambia-re alcune convinzioni, convinzioni che forse non sapevate nemmeno di avere. Godetevi i progressi che farete. Divertitevi con gli esercizi, e passo dopo passo vi avvicinerete al momento in cui, in risposta a un vostro commento, qualcuno esclamerà: «Ma tu hai dei poteri paranormali!».

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2. Tutti abbiamo capaciti extrasensoriali

In un momento o nell'altro, tutti noi abbiamo avuto un'intuizione che ci è stata utile. Il telefono squilla, e prima di risponde-re sapete già chi vi chiama. Andate a prendere la posta, e sapete in anticipo che troverete la lettera di una certa persona. Vedete uno sconosciuto per strada e sapete che quello sconosciuto sarà importante per la vostra vita. Tutti questi sono esempi di avvenimenti paranormali. Chiuso in ciascuno di noi c'è il potere di espandere la coscienza al di 1à dell'attuale livello di consapevolezza. In mancanza di un termine migliore, questo potere viene chiamato «capacità extrasensoriale». Tutti la posseggo-no. Pochi sanno come usarla o tenerla sotto controllo. Come tanta gente, forse anche voi sapete di poter percepire oltre il li-vello dei cinque sensi fisici, ma a differenza di tanta gente, voi state per imparare a risvegliare questa capacità e a sviluppare le vostre doti paranormali. Come ottenere queste capacità è stato per lungo tempo ritenuto un mistero. L'opinione popolare dice che alcune persone, le più fortunate, nascono col «dono», sono dotate di capacità extrasensoriali. La verità è che queste persone, coscienti delle proprie intuizioni, trovano il tempo per sviluppare queste capacità, esattamente come altri sviluppano l'intelletto, le doti atletiche, eccetera, passo dopo passo. Tutti posseggono la capacità di pensare; nessuno lo metterebbe in discussione. Però è evi-dente che certi individui sanno pensare meglio di altri. Non si tratta di una dote innata quanto di un continuo allenamento per arrivare al meglio. E mia opinione che chiunque, con un po' d'allenamento, possa sviluppare le capacità extrasensoriali. 16

Le capacità extrasensoriali si possono sviluppare nello stesso modo in cui si impara a nuotare. Se buttate in acqua una persona che non sa nuotare, questa persona può imparare a nuotare, può affogare, o può semplicemente agitarsi disordinatamente fino a tornare a riva. La tecnica «nuota o affoga» è un approccio indiretto all'apprendimento del nuoto: metodo e responsabilità ricadono solo su chi deve imparare. Se invece scegliete l'approccio diretto e offrite lezioni di nuoto, la persona non solo impara a nuotare in un ambiente che non la minaccia, ma impara anche una varietà di tecniche. Il neo - nuotatore impara a trovarsi a proprio agio in acqua, a far crescere in sé un nuovo potere nei confronti di un ambiente che non conosceva. Sviluppare le capacità extrasensoriali è esattamente come imparare a nuotare. E imparare a funzionare bene in un nuovo ambiente, l'ambiente extrasensoriale. Col metodo «nuota o affoga» si può imparare a sviluppare le doti extrasensoriali, ma si può altrettanto facilmente «affogare» oppure «agitarsi» fino a tornare a riva. Con un approccio disciplinato e sistematico si imparerà, attraverso lo studio, a sviluppare una gamma più ampia e affidabile di capacità per affrontare l'ambiente extra-sensoriale. Lo sviluppo di ogni altra capacità segue uno schema simile. Dapprima osserviamo, poi imitiamo, poi facciamo pratica. Con la pratica, raggiungiamo il livello di competenza che era il nostro obiettivo. Da bambini, vediamo altre persone camminare, correre e saltare. Cominciamo a imitarle, dapprima in modo goffo, ma con la pratica (e dopo molti fallimenti) diventiamo capaci di camminare, correre e saltare. Di sicuro non ci è mai venuto in mente di smettere di camminare: abbiamo continuato a prova-re finché non ci siamo riusciti. Più tardi ci siamo dedicati a imprese più impegnative, come guidare prima un triciclo e poi una bicicletta. Crescendo abbiamo imparato altre cose, sempre con la stessa prassi. L'apprendimento delle capacità fisiche è parallelo a quello delle capacità mentali che ci vengono insegnate a scuola. Li abbiamo appreso a memorizzare, concentrarci, prestare attenzione fino a capire. Abbiamo appreso a pensare e a risolvere problemi. 17

Ricordate i giorni in cui avete imparato a guidare l'automobile? Qualcuno vi ha mostrato ripetutamente, l'una dopo l'al-tra, tutte le procedure necessarie. Eseguendo le diverse operazioni nella successione giusta con uno sforzo cosciente, le avete gradualmente memorizzate e adesso siete in grado di ripeterle automaticamente, perché una parte di voi ha appreso la procedura di routine. In tutti questi casi, il processo é sempre lo stesso. Per prima cosa, la consapevolezza che l'obiettivo rientra nella categoria del possibile. Tutti possono guidare una bicicletta o un'automobile. Perché io dovrei essere diverso? Se ci riescono gli altri, ci riuscirò anch'io. Poi c'é stato l'impegno di acquisire quella certa capacità. Imparerò a guidare l'automobile. Poi i preparativi per conseguire quella capacità. O avete osservato attentamente qualcuno che sapeva guidare e avete cercato di imitarne la tecnica, oppure avete trovato qualcuno che sapesse insegnarvi. Poi avete fatto pratica. Riflettete un attimo sulle capacità che possedete. Sapete scrivere a macchina? Ricordate quanto tempo vi é costato imparare a memoria la tastiera? Ricordate le ore e ore di pratica? Avete insistito perché era una capacità che vi interessava. Contavate gli errori, poi ricominciavate a batte-re la pagina. C'erano sempre meno errori, e alla fine quasi nessuno. E imparare a colpire una palla con la mazza da baseball? Gli esempi potrebbero essere infiniti. Sviluppare le capacità extrasensoriali segue lo stesso schema. Dapprima c'é l'impegno con voi stessi, poi lo studio, e infine la pratica. Occorrono pazienza e perseveranza in grandi quantità. Tutti possono sviluppare le capacità paranormali, esatta-mente come tutti possono imparare a guidare la bicicletta, scrivere a macchina o giocare a baseball. Qualcuno lo troverà più facile di qualcun altro. La velocità d'apprendimento é una cosa molto personale. Non dobbiamo paragonarci ad altri. Solo perché qualcuno impara più in fretta di noi non significa che impari meglio. Sia la lepre che la tartaruga arrivano al traguardo. Potreste chiedere: «Perché dovrei voler sviluppare le mie capacità paranormali?» Sviluppiamo le capacità paranormali per lo stesso motivo per cui sviluppiamo tutte le altre capacità:

perché migliorano la vita. Le capacità extrasensoriali aggiungono una dimensione che non avete mai sperimentato in passato. Donano un potere sempre maggiore sulle circostanze, una gioia maggiore nella vita di tutti i giorni. Vi assistono nel creare il vostro futuro, nel fare molte cose che non sono mai state (a vostro giudizio) nel regno del possibile o del probabile. Il mio scopo è aiutarvi a potenziare le vostre intuizioni, le vostre dote paranormali, perché possiate migliorare la vostra vita e le vite di altri. Come accade con ogni capacità, dare dimostrazione di doti extrasensoriali semplicemente per sbalordire la gente è una cosa da evitare. Quando vi servirete di queste capacità appena apprese, fatelo con discrezione. Lo sviluppo di queste doti porta potere, e il potere porta responsabilità. Il nostro potere personale ci permette di controllare la nostra vita. Non deve servire a controllare le vite altrui. Possiamo mostrare ad altri cosa debbono fare per ottenere questo controllo, ma non dobbiamo farlo per loro. Noi siamo responsabili solo di noi stessi, e a prescindere dalla bontà delle intenzioni, abbiamo la responsabilità di non interferire coi piani di vita degli altri. È questa la responsabilità del potere.

I due io e le tre menti
In voi esistono due io. Uno è voi: il direttore, l'insegnante, la guida, l'io esterno. L'altro è l'io interno: colui che lavora, studia, esegue. Questi io sono conosciuti sotto molti nomi: conscio e inconscio, id e ego. Le etichette possono essere importanti, se vogliamo avere punti di riferimento precisi. A me piace il termine io, lo trovo preferibile a frasi del tipo «Io e la mia mente». Mente ha qualcosa di impersonale, come se fosse separata da me. Il mio io esterno è la parte di me che valuta, ragiona, calcola e usa la logica. Il mio io interno è quella parte di me che registra tutto ciò che mi accade e reagisce automaticamente, senza giudicare. Il mio io interno è come mio figlio, e io sono come il suo genitore. E il mio studente cui insegno, e il perfetto esecutore che fa le cose per me dopo averle imparate. Io controllo il mio io in-

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terno, che accetta di buon grado i miei ordini, le mie direttive. L'aspetto più importante di questo io interno é la sua indipendenza. Agisce al di fuori della mia consapevolezza e possiede una natura notevolmente diversa dalla mia. Prenderemo in considerazione queste differenze mentre andremo sviluppando le nostre capacità extrasensoriali: esserne consapevoli ci per-metterà di ottenere uno sviluppo molto più efficiente. L'io interno percepisce e apprende in modo diverso dall'io esterno. Noi insegniamo a noi stessi ogni passo finché non viene imparato a memoria. Il processo consiste in una ripetizione di ordini o suggerimenti. Useremo la stessa tecnica per lo sviluppo delle capacità paranormali. L'io interno é limitato solo dalle convinzioni coscienti che abbiamo sul suo conto. Se prendiamo la decisione cosciente di non poter fare una certa cosa, l'io interno accetta la decisione e la trasforma in realtà. E vero anche il contrario. Se decidiamo coscientemente di poter fare qualcosa, l'io interno accetta la decisione e fa tutto ciò che é in suo potere perché la decisione si materializzi concretamente. E il suo potere é considerevole. Ad esempio, se dite a voi stessi che non potrete mai suonare il pianoforte, ovviamente non lo suonerete mai. Se invece vi dite che potete riuscirci, anche se la prima volta che strimpellerete qualcosa nessuno vi dirà che sembrate Ban Cliburn, le probabilità di acquistare padronanza dello strumento aumentano notevolmente. Scoprirete che se decidete che vi piacerebbe suonare, con un po' di pratica ci riuscirete. Credere di poter imparare a suonare il piano vi permetterà di non avere convinzioni negative che vi ostacolino. In genere, siamo portati ad accettare le limitazioni del nostro io interno come un dato di fatto. Dobbiamo cominciare a prendere in considerazione queste limitazioni e rifiutare quelle che non sono valide. Le convinzioni si possono estendere e ampliare sino a includere molto più di ciò che credevamo possibile. Dobbiamo guardarci dal dire che non sappiamo fare una certa cosa solo perché non l'abbiamo mai fatta. Se abbiamo provato a fare qualcosa e non ci siamo riusciti, non significa che non possiamo farla; significa solo che dobbiamo lavorarci di più. Osserva-re chi sa fare bene le cose che ci interessano è un ottimo modo per imparare. La capacità d'imitazione, uno dei tratti essenziali

dell'io interno, può essere sfruttata per sviluppare nuove capacità. Gli altri due modi sono lo studio e la sperimentazione. Prima di procedere, cercate di vedere con chiarezza i vostri due io che d'ora in poi faranno assieme un lavoro di gruppo. Chiamateli pure «voi e la vostra psiche» o «voi e la vostra anima». Non ha importanza. Per comodità, noi li chiameremo «voi e il vostro io interno». Il vostro io interno comprende tre diversi livelli mentali: la mente letterale, la mente programmata e la mente intuitiva. La mente letterale è legata al mondo oggettivo, al mondo della materia e dell'esistenza fisica. I contenuti della mente letterale provengono dai sensi fisici. Noi vediamo, udiamo, assaporiamo, fiutiamo e tocchiamo il mondo che ci sta attorno. Le informazioni sensorie vengono registrate sulla sostanza dei nostri corpi. La mente letterale è la sostanza intelligente che conserva la registrazione di tutte le nostre esperienze. Questo livello di mente o intelligenza è sempre alla base di tutti gli altri livelli. È reale e concreto; é il mondo dei fatti. La mente programmata é il livello subconscio in cui si trovano le vostre convinzioni. È qui che vengono assegnati valori al mondo oggettivo: questo é giusto, questo è sbagliato; questa é una virtù, questo é un peccato. Bellezza e bruttezza e tutte le altre classificazioni di questo tipo saranno nella mente programmata. Si sviluppano con gli anni e si trasferiscono dal livello conscio a quello inconscio, dove formano la struttura dell'azione e del comportamento. Questo livello di coscienza si trova direttamente sopra la mente letterale e influenza tutto ciò che facciamo. Limita, però permette l'espansione. La mente programmata è come un computer che si riempie di dati col nostro crescere ed é programmato da genitori, insegnanti e amici. E la sede dei valori culturali, degli standard sociali che ci permetto-no di sopravvivere all'interno della cultura in cui siamo nati. Questo livello mentale é indispensabile alla sopravvivenza sociale. La mente intuitiva si basa sulle sensazioni. È più potente della mente programmata. Noi assorbiamo molti concetti che sono in conflitto fra loro e ci affidiamo alla mente intuitiva, alle cosiddette «sensazioni viscerali», per prendere le decisioni esatte circa questi concetti.

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La mente intuitiva si trova al di sotto della coscienza, e molti di noi hanno bloccato i suoi messaggi diretti alla mente razionale, cosciente. Ci é stato insegnato a ignorare le sensazioni interiori per agire e pensare come gli altri vogliono. Aprirci ai messaggi della mente intuitiva è importantissimo nella pratica delle capacità extrasensoriali. La mente intuitiva ha sede nell'emisfero destro del cervello. La mente razionale ha sede nel sinistro, dove si trova la nostra coscienza. Sotto queste due menti c'é quella programmata, nel-la zona limbica. La mente programmata, subconscia, assorbe materiale dalle nostre intuizioni e sensazioni sul mondo, ricevendole dalla mente razionale. Sotto la zona limbica c'é la men-te letterale, la mente che governa tutte le funzioni fisiche. Il corpo fisico è composto di molte parti che possono agire all'unisono o indipendentemente l'una dall'altra. Anche il cervello é suddiviso in unità a funzionamento indipendente che chiamiamo «menti». La capacità di usare l'intero corpo o parti di esso dipende dalla capacità di usare l'intero cervello e tutte le sue parti. Ad esempio, é possibile eseguire un lavoro materiale con le mani mentre il conscio é impegnato in altre cose e la mente programmata reagisce a stimoli esterni alla nostra consapevolezza. La mente intuitiva può cercare di raggiungerci, ma noi siamo talmente impegnati a pensare che non le prestiamo attenzione. Tutte queste menti possono agire separatamente e indipendentemente l'una dall'altra. Nel loro aspetto positivo, creativo, tutte queste menti emettono energia; attirare energia è una funzione del loro lato negativo, ricettivo. Queste energie si muovono o vibrano a frequenze diverse. Più la frequenza è lenta, più solida diviene la sostanza mentale. La mente letterale vibra a una frequenza più bassa rispetto alla mente programmata, che a sua volta vibra più lentamente della mente razionale. La mente intuitiva è veloce come il lampo; deposita idee «olistiche» nella mente cosciente, perché siano sviluppate e amplificate dalla ragione. Tutti siamo dotati di questi livelli mentali e delle frequenze che trasmettono, e tutti abbiamo gli «apparecchi riceventi» per 22 23

-captare idee, pensieri, sensazioni ed emozioni dagli altri. Però non tutti sanno usare questi apparecchi. I cani odono suoni che gli uomini non sentono, le api vedono colori che noi non abbiamo mai visto; nello stesso modo, alcuni esseri umani percepiscono cose che agli altri sfuggono. Il livello di consapevolezza delle vibrazioni che abbiamo attorno è direttamente proporzionale al livello di sviluppo delle nostre capacità paranormali. E importante rendersi conto che le capacità paranormali sono già sviluppate in buon grado a livello inconscio. Ciò che noi pensiamo e sentiamo viene trasmesso dall'aria. Questi pensieri e sensazioni creano nel nostro ambiente effetti che potremo non riconoscere. Queste radiazioni mentali ed emotive che emettiamo creano il futuro. Creano condizioni che si attueranno più avanti, influiscono sui rapporti attuali e sulla nostra stessa personalità. Noi non ci accorgiamo di quanto influenziamo l'ambiente. L'interazione fra l'inconscio che proietta e l'inconscio che recepisce é un processo continuo che crea il nostro mondo. Sviluppare le capacità extrasensoriali significa semplicemente portare questo processo nella sfera d'influenza della coscienza, per poter controllare sia l'emanazione che la ricezione. Le capacità proiettive e percettive
capacità proiettive e capacità percettive. Ne è un ottimo esempio

Io chiamo le due maggiori doti extrasensoriali che svilupperete

la telepatia. Nella telepatia occorrono due persone: un agente, o trasmettitore, e un ricevente. È chiaro che si tratta di due capacità separate: è possibile inviare messaggi per via extrasensoriale, oppure riceverli, ma non fare le due cose con-temporaneamente. Tutte le nostre doti paranormali rientrano nell'una o nell'altra categoria. Potete guarire per via paranormale oppure essere guariti. Potete manifestare fenomeni oppure percepirne la manifestazione. Le capacità proiettive vi permettono di controllare l'emanazione delle vostre vibrazioni. Quando entrambi gli io sono sincronizzati in un'unica azione, si verifica la proiezione. Queste capacità sono definite «predominio della mente sulla materia».

Comprendono fra l'altro: telepatia, psicocinesi, teletrasporto, materializzazione e smaterializzazione, chirurgia paranormale, guarigioni paranormali, levitazione e fotografia paranormale. I poltergeist sono semplicemente manifestazioni incontrollate di queste capacità in persone che non sanno di possederle. Un'al-tra definizione delle capacità proiettive è «capacità creative», perché ogni proiezione crea qualcosa. La consapevolezza creativa é il lato positivo della nostra psiche. Le capacità percettive permettono di assorbire informazioni ed energia. Sono le capacità che danno consapevolezza. Comprendono fra l'altro: chiaroveggenza, chiaroudienza, telepatia, precognizione, retrocognizione, psicometria, radiestesia, diagnosi paranormale e lettura della sfera. Le capacità percettive e proiettive agiscono assieme, ma non contemporaneamente. Prima agisce l'una, poi l'altra. Sono un po' come una compagnia teatrale molto affiatata: nessuno si inserisce nelle battute di un altro, grazie a un perfetto senso dei tempi. Anche noi dobbiamo acquisire lo stesso senso dei tempi, imparare a usare i due diversi tipi di capacità in modo che si fondano armonicamente senza interferire a vicenda. Molte persone hanno raggiunto questa armoniosa fusione delle capacità proiettive e percettive e sono diventate celebri nel campo del paranormale. Tutte avevano già una loro carriera, ma l'hanno abbandonata col progressivo sviluppo delle doti extrasensoriali. Il dottor Richard Alpert, che in passato lavorava alla facoltà di psicologia di Harvard, é oggi noto come Ram Dass. Quando incontrò uno yogi indiano, Neem Karolli Baba, lo yogi disse ad Alpert che sere prima lui se ne stava a guardare le stelle e si era messo a pensare alla madre, morta l'anno prima. Lo yogi specificò che la madre di Alpert era morta di una malattia della milza, e a quel punto tutto lo scetticismo di Alpert svanì: si mise a piangere senza freni. Lo yogi diventò il guru o insegnante di Alpert e gli diede il nome Ram Dass. Ram Dass sviluppò poco per volta le stesse capacità, e oggi le insegna ad altri. Altre persone che sono riuscite a controllare le capacità extrasensoriali hanno fatto cose molto utili. Emanuel Swedenborg, scienziato e insegnante del diciottesimo secolo, ne è un esempio. Un giorno si recò da lui una vedova disperata: era cer-

ta che il marito, prima di morire, avesse pagato un costoso servizio d'argenteria, ma non riusciva a trovare la ricevuta del pagamento e il negoziante la esasperava con continui solleciti. Non sapendo cos'altro fare, la donna si era rivolta a Swedenborg confidando nelle sue doti paranormali. Dopo tre giorni, Swedenborg andò a casa della donna e le disse che la ricevuta era in uno scrittoio al piano di sopra. Dietro il cassetto di sinistra dello scrittoio c'era un'asticella; tirando l'asticella, sarebbe apparso un cassetto segreto che conteneva della corrispondenza, e fra altre lettere c'era anche la ricevuta. La vedova disse di non sapere nulla del cassetto segreto, ma lei e i suoi ospiti salirono di sopra con Swedenborg. Seguendo le istruzioni del sensitivo, trovarono sia il cassetto che la ricevuta. Un altro caso famoso è D.D.Home, vissuto nell'Inghilterra del diciannovesimo secolo. Le sue doti paranormali sono state studiate dall'eminente fisico Sir William Crookes e autenticate da testimoni più che attendibili. Home riusciva a far muovere una leva semplicemente alzando un braccio. Poteva farsi tenere sospeso sopra la testa un bicchiere che contenesse un liquido e svuotarlo in modo misterioso; poi faceva tornare il liquido nel bicchiere, bagnando le dita della persona che lo teneva fermo. Eileen Garrett ha avuto una lunga carriera di sensitiva. Ha lavorato col fondatore della parapsicologia, J. B. Rhine, negli anni Trenta del nostro secolo. Più che settantenne, venne contattata dal dottor Lawrence Le Shan, uno psicologo di New York che stava ricercando un uomo scomparso. Alla Garrett venne dato un pezzo di una delle camicie dell'uomo. Con quel brandello di stoffa, la sensitiva disse che lo scomparso si trova-va a La Jolla, in California, e in seguito risultò che era proprio così. Queste persone possedevano abitudini di vita e capacità molto diverse. Eppure, affinando le proprie doti istintive, sono riuscite a rendere migliori e più produttive le esistenze di coloro con cui sono entrati in contatto.

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3. Preparativi

È molto più facile imparare qualcosa con un approccio sistematico che non con uno casuale. Questo capitolo tratta delle capacità basilari indispensabili per un approccio sistematico. Alcuni esercizi, come è chiaramente indicato, vanno fatti da soli. Altri esercizi, definiti di gruppo, dovrebbero essere eseguiti con diverse altre persone per trarne i massimi benefici. E importante fare ogni esercizio esattamente nel modo descritto. Questi esercizi vi prepareranno per ciò che seguirà, ed é impor-tante non avere fretta. Possediamo tutti un nostro ritmo psicologico, un nostro modo di vivere l'universo. Adeguate gli esercizi al vostro ritmo, non il contrario. Nel corso di questo studio il vostro ritmo cambierà, per cui non scoraggiatevi se inizialmente sarete lenti.

Mettere a fuoco l'attenzione
La dote più importante per il vostro sviluppo paranormale è la capacità di mettere a fuoco l'attenzione. Quando prestiamo tutta la nostra attenzione a una conversazione o un'attività, impegniamo il cento per cento di noi stessi. Però molti di noi non lo fanno. Ci lasciamo distrarre. Quante volte avete creduto di ascoltare qualcuno che parlava, per poi rendervi conto che in realtà stavate solo pensando a ciò che avreste risposto e che non avevate idea di cosa avesse detto l'altra persona? Tutti noi, una volta o l'altra, abbiamo commesso questo sbaglio, per cui dobbiamo allenarci a prestare attenzione. Concentrare l'atten-

zione richiede semplicemente il desiderio di farlo. Concentrarci non dovrebbe essere uno sforzo, qualcosa che cerchiamo di fa-re. Dovrebbe essere un atto cosciente, qualcosa che vogliamo fare. La parola «concentrazione», in effetti, non mi è mai piaciuta perché evoca immagini di intensi sforzi mentali. Mettere a fuoco l'attenzione non richiede sforzi. Anzi, ogni sforzo è un ostacolo. Esercizio 1 Mettere a fuoco l'attenzione (da soli): rilassatevi in posizione comoda e chiudete gli occhi. Pensate il numero «uno» e continuate a ripeterlo finché la mente non vi interrompe con un pensiero estraneo. All'interruzione, passate al numero seguente fino all'interruzione successiva. Ripeterete: «Due, due, due)). Poi: «Tre, tre, tre». Rendetevi conto della frequenza delle interruzioni. Adesso procuratevi un timer. Regolatelo sui tre minuti e rifate l'esercizio. Quando il timer suonerà, trascrivete il numero che avete raggiunto. La prima volta che ci ho provato io, sono arrivata a diciassette in un minuto! Tenere ferma l'attenzione su un unico punto è difficile, però la capacità di farlo vi sarà utilissima quando sperimenterete le vostre capacità extrasensoriali, per cui non mollate. A volte è illuminante prendere nota delle idee e dei pensieri che interrompono l'esercizio. Spesso si tratta di pensieri che emergono perché non sono riusciti a raggiungere la vostra coscienza in altre condizioni. Esercizio 2 Mettere a fuoco l'attenzione (da soli): concentrate l'attenzione su un oggetto della stanza. Ben presto nella vostra coscienza prenderanno ad apparire idee sull'oggetto: il nome dell'oggetto, i suoi usi, la bellezza o la bruttezza, un'ampia gamma di classificazioni che hanno sede nella mente concettuale. Si tratta di idee preconcette, che cioè nascono da esperienze passate. In questo momento, costituiscono una barriera per l'esperienza presente. Lasciate scivolare via le idee che di volta in volta si presentano, mantenendo nei confronti dell'oggetto un atteggiamento di fresca curiosità. Non cercate di bloccare i concetti. Lasciateli arrivare e svanire al loro ritmo. L'oggetto sarà ancora li quando voi avrete esaurito tutte le idee che lo riguardano. Adesso può sorgere l'occasione per vederlo in modo nuovo. Cosa state percependo sull'oggetto, a parte tutto quello che già sapete? Provate l'esperimento su diversi oggetti. Provatelo sulle persone. Gradualmente, con la pratica, divente-

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rete bravissimi nel lasciar svanire i concetti sull'oggetto, aprendo spazi per nuove esperienze. Adesso che tutte le vostre idee preconcette sull'oggetto sono sparite, provate a concentrarvi di nuovo sull'oggetto. Quali nuove idee attraversano la vostra coscienza? La parte critica di questo esercizio sta nel riuscire a svuotare la mente dalle idee preconcette sull'oggetto e nel portare la mente in stato di quiete, in modo che nuove percezioni, nuovi modi di percepire l'oggetto o la persona, possano giungervi da altri livelli del vostro essere. Esercizio 3 Mettere a fuoco l'attenzione (in gruppo): chiedete a qualcuno di disporre dodici o più oggetti su un vassoio e poi di coprire tutto. Togliete la copertura per trenta secondi e osservate ciò che si trova sul vassoio. Coprite di nuovo gli oggetti e scrivete tutto ciò che ricordate, poi controllate quante cose siete riusciti a ricordare. Controllate anche la precisione delle vostre descrizioni. In gruppo, l'esercizio é molto divertente. Facendo pratica, scoprirete che ogni volta ricordate di più e che le descrizioni sono più precise. La precisione é molto importante. Imparate a essere concisi nelle descrizioni: vi sarà utile nell'osservazione. Una variante di questo esercizio consiste nell'entrare in una stanza o un negozio sconosciuti, osservare per trenta secondi, poi uscire e descrivere ciò che avete visto a un amico. Poi dovrete tornare nel locale e controllare da voi. Quanti particolari avete saputo riferire? Avete notato cose come il numero delle finestre e delle porte, o degli interruttori e-lettrici? Com'era il pavimento? E il soffitto? Questi esercizi vi aiuteranno a sospendere per un certo tempo le vostre convinzioni sulle cose e a migliorare la capacità d'osservazione. Quando lasciamo perdere le idee preconcette su ciò che abbiamo attorno e ci limitiamo a osservare, vediamo molto di più; diventiamo telecamere che registrano fatti oggettivi. Tutte le cose richiedono un'osservazione priva di pregiudizi, prima che si possa realmente «vedere» ciò che si sta guardando. Nell'infanzia, mi é stato insegnato a vedere le mosche che gira-no per casa come un fastidio, o peggio ancora, come portatrici di germi. Erano «un male)), e tutte le persone che conoscevo volevano ucciderle oppure scacciarle. Non avevo mai letto una descrizione scientifica delle mosche, non sapevo della loro uti-

liti in natura, e così possedevo sul loro conto un punto di vista molto parziale che mi era stato imposto da altri. Dopo aver letto un libro di F. Allen Boone, Kinship with All Life (Affinità con ogni tipo di vita), decisi di fare un esperimento. Un giorno, in casa mia, vidi una piccola mosca che svolazzava in soggiorno. Chiusi gli occhi e ordinai alla mosca di avvicinarsi, di posarsi sulla mia mano. Dopo un po', l 'insetto si posò sul dorso della mia mano. Rinunciando a tutte le idee che possedevo già sul conto delle mosche, mi limitai a vivere l'esperienza di quella mosca che mi camminava sulla pelle. L'idea vi fa rabbrividire? Siamo così abituati a rabbrividire quando un insetto ci tocca che ci è difficile vincerci, ma quel giorno io riuscii a scacciare ogni pregiudizio dalla mente e a sintonizzarmi su quei minuscoli passi sulla mia pelle. Quella che era sempre stata un'esperienza sgradevole divenne la deliziosa percezione di piccolissime zampette che tracciavano un delicato sentiero sulla mia mano. Le dimensioni minuscole e la fragilità della mosca mi colpirono come idee nuove, e io le trasmisi quella sensazione d'amicizia che avevo appena scoperto. Provai una grande gioia. La mosca restò sulla mia mano per parecchio tempo, mentre io contemplavo meravigliata questa nuova esperienza. Più tardi, sdraiata a letto in attesa del sonno, sentii ronzare la mia amica mosca che volava sopra di me. La mia prima reazione fu l'irritazione, ma subito dopo riuscii a tornare al nuovo punto di vista e ascoltai quel suono come se non lo avessi mai udito. Ascoltare senza pregiudizi, senza accusare, senza idee preconcette, fu un'altra esperienza deliziosa. Riuscite a immaginare che il ronzio di una mosca vi sembri musica? Beh, per me fu esattamente così, e rimasi molto dispiaciuta quando il suono s'interruppe. Già sulla soglia del sonno, riflettei sul significato della mia esperienza. Avevo fatto una cosa semplicissima: avevo cambiato punto di vista. Potete farlo anche voi, quando volete, e su ogni possibile cosa o argomento.

Rilassarsi
Se il vostro io interno deve essere ricettivo, il corpo e la mente cosciente debbono essere rilassati. La nostra cultura si nutre

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di tensione, e così ci é difficile rilassarci. Ma se non imparate l'arte del rilassamento, vi sarà quasi impossibile sviluppare le vostre capacità extrasensoriali. Gli esercizi che seguono servo-no a liberare il corpo dalla tensione e a farvi raggiungere lo stato di rilassamento. Esercizio 1 Rilassamento (da soli o in gruppo): in piedi, alzate le braccia al di sopra della testa, con le mani rivolte al soffitto. Tendete il più possibile ogni muscolo; poi, mentre abbassate le braccia, rilassatevi completamente. Notate quali sono i muscoli che restano tesi. Ripetete l'esercizio finché i muscoli non perderanno la tensione. Esercizio 2 Rilassamento (da soli o in gruppo): indossate abiti larghi. Mettetevi su una poltrona comoda. Posate i piedi a terra e le braccia sui braccioli della poltrona. Se non ci sono braccioli, posatevi le mani in grembo. Non incrociate braccia o gambe; blocchereste il flusso di energia. Partendo dalla sommità del cranio e scendendo alla punta dei piedi, ordinate a ogni parte del corpo, a turno, di rilassarsi. Ad esempio: «Sento che la zona del cuoio capelluto si rilassa. Tutta la tensione scompare. Il mio cuoio capelluto è libero e leggero. Sento che la testa si rilassa. Tutta la tensione scompare dalla fronte, la la-scia tranquilla e desta. Sento che si rilassano gli occhi, le ciglia, le sopracciglia. Tutta la tensione é scomparsa. Sono fresco e pieno di energie. «Proseguite col resto del corpo, ordinando alla tensione di svanire in obbedienza alla legge di gravità. Quando arriverete alle caviglie, la poca tensione rimasta può essere fatta uscire attraverso le piante dei piedi. Fate l'esercizio lenta-mente, con un tono di voce dolce e quasi monotono. Sarà il vostro stesso ritmo a rilassarvi.

Respirazione
Una respirazione giusta è importante per il rilassamento. Chi é teso respira a piccoli scatti; chi é rilassato respira profondamente. L'ossigeno che respirate porta energia a ogni parte del corpo e l'anidride carbonica elimina i prodotti di scarico. La tensione deriva da un accumulo di prodotti di scarico. La respirazione giusta comincia col diaframma, un muscolo sotto i

polmoni che si contrae per immettere aria e si espande per emetterla. Imparate a usare nel modo giusto il diaframma, e la respirazione vi aiuterà a rilassarvi. Esercizio 1 Respirazione (da soli o in gruppo): mettete le mani ai lati della vita, pollici dietro e le altre dita in avanti. Stringete forte: potete anche esercitare un po' di pressione. Inspirate profondamente, e mentre inspirate cercate di allontana-re le mani l'una dall'altra col diaframma. Il diaframma si incurva verso l'alto, con l'estremità inferiore all'altezza della vita e la parte superiore sotto i polmoni. Se espandete l'estremità inferiore, la parte superiore si appiattisce. Questo accade perché state espandendo i polmoni, che esercitano una pressione verso il basso. Quando espirate, cercate di sentire il movimento del diaframma. Per arrivare a una certa pratica potrebbe occorrere un po' di tempo, quindi eseguite l'esercizio lentamente. Mentre lo eseguite, immaginate di inalare energia rilassante e di esalare tensione nervosa. Esercizio 2 Respirazione (da soli o in gruppo): quando vi sarete impadroniti della respirazione col diaframma, aggiungetevi l'elemento del suono. Quando espirate, mugolate a bocca aperta. Più il suono sarà profondo, più tensione libererete. Non fate sforzi. Vi accorgerete che il suono diventerà sempre più profondo da solo. La tensione che avvertite nei muscoli è indotta dalla mente. Usando l'elemento suono, concentrerete l'attenzione all'interno del corpo anziché all'interno della mente. Esercizio 3 Respirazione (da soli o in gruppo): appoggiate gli indici sul naso, chiudete la narice destra e inspirate con la sinistra. Chiudete entrambe le narici e trattenete il fiato. Poi, tenendo chiusa la narice sinistra, espirate con la destra. Mentre eseguite l'esercizio, contate. Trattenete il fiato per un tempo quadruplo a quello che vi è occorso per inspirare, e nell'espirare impiegate il doppio di quello che avete impiegato a inspirare. Più lentamente lo eseguirete, e più l'esercizio sarà efficace.

Asserzioni
Affermare una certa cosa di se stessi significa fare un'asserzione. La frase «Io posseggo poteri paranormali» è un'asserzio-

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ne. Anche «Io non posseggo poteri paranormali» é un'asserzione. Le asserzioni sono condizionatori dell'io interno. La mente programmata é programmata da asserzioni. Essa crede a tutto ciò che diciamo, specialmente ciò che diciamo con convinzione e forza emotiva. «Ragazzi, come sono stupido!» è un'asserzione negativa (fra parentesi, lo é anche: «Mi venisse un colpo!»). Occorrerà la ripetizione insistita di un'asserzione positiva per riprogrammare il vostro io interno, se per anni avete continuato a ripetere un'asserzione negativa. Quando comincerete a prestare attenzione a ciò che dite e pensate, vi sorprenderà scoprire cosa avete sempre raccontato al vostro io sul conto di voi stessi e del mondo. Imparerete a prestare più attenzione a ciò che dite e pensate. Ogni volta che vi accorgete di un'asserzione negativa, sostituitela con una positiva. Ad esempio, sostituite: «Che stupidaggine ho fatto!» con: «Da questa esperienza sto imparando qualcosa di nuovo». Scrivete le vostre asserzioni. L'atto di scrivere l'asserzione aiuta a metterla a fuoco nella mente programmata. Usate il tempo presente ed esprimete ciò che desiderate come una realtà presente. A livello mentale, è una realtà presente; concentrandovi sulla sua realtà a livello mentale, la farete diventare anche una realtà concreta. Usate la prima persona e considerate l'asserzione una parte della vostra personalità e della vostra vita. Ricordate che il subcosciente non giudica ciò che noi gli presentiamo; accetta tutto. Evitate i paragoni con altre persone, epoche, luoghi e circostanze; fareste entrare in gioco la competitività e metri di giudizio che non significano nulla. Evitate le espressioni negative come «non» o «mai»: il linguaggio subconscio della mente programmata non possiede negazioni. Se convogliate molta energia emotiva su ciò che non volete o ciò che temete, il subcosciente può solo usare quell'energia per concentrarsi proprio sulle esperienze che vorreste evitare. Il «no» serve per le proibizioni e le inibizioni. Non proibite al vostro io interno di fare le cose che non vi piacciono o che temete; liberate l'io interno dandogli il permesso di fare le cose che vi piaccio-no, ed esso vi darà tutto ciò che desiderate. Vi racconterò una storiella che è un buon esempio. Un tale trova la lampada di Aladino, la riconosce e si mette a sfregarla.

Esce il genio. «Padrone, dammi il tuo ordine! Sono qui per realizzare i tuoi desideri». La prima richiesta è un cappotto nuovo. Mentre il genio sta per andarsene, il tale grida: «Aspetta! Alle Hawaii non mi servirà il cappotto. Voglio vivere alle Hawaii!» Il genio si prepara a eseguire l'ordine. «Ma non avrò più i miei amici!» E così via. Per sintetizzare, il genio, richiamato ogni volta che sta per eseguire l'ordine del padrone, non conclude niente di niente. Il genio é il vostro io interno. Per molte persone, questo servitore onnipotente non fa altro che agitarsi a vuoto nel tentativo disperato di soddisfare il padrone, ma viene richiamato ogni volta da ordini contraddittori. Per evitare che accada, attenetevi con costanza alle vostre asserzioni. Eliminate le asserzioni vuote, inutili. Rendete chiare e precise le asserzioni costruttive decidendo esattamente cosa desiderate più di tutto. Se desideri secondari interferiscono col desiderio principale, bisogna lasciarli perdere. Eccovi alcuni esempi di affermazioni utili. 1)Sono del peso che desidero (utile per chi segue una dieta). 2)I miei polmoni sono sani e puliti (utile per chi sta cercando di smettere di fumare). 3)Ho ciò che mi occorre e so come usarlo (utile per chi deve affrontare esami). 4)Mi sento sempre sveglio, vitale e sereno (utile per tutti). Pronunciate le vostre asserzioni con convinzione e sicurezza. L'energia emotiva che usate è importante quanto le parole stesse. In pratica, state riprogrammando il subcosciente, la mente programmata. Ritorneremo sull'argomento nel settimo capitolo. Esercizio 1. Asserzioni (da soli): compilate un elenco di dieci asserzioni positive su voi stessi e sulla vostra capacità di sviluppare le doti extrasensoriali. Leggete l'elenco ad alta voce da-vanti allo specchio. Impiegate tutto il tempo necessario nella stesura delle asserzioni finché non vi sembreranno perfette. E importante che le parole esprimano esattamente ciò che volete dire: quando le leggerete, lo farete con vera convinzione interiore. Esercizio 2. Asserzioni (da soli): elencate tre problemi della vostra vita che vorreste risolvere. Per ogni problema scrivete

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un'asserzione che ne rappresenti la soluzione come un dato di fatto reale. Ad esempio, se avete l'impressione di essere sempre fraintesi, l'asserzione positiva sarà: «Io mi esprimo in modo chiaro e preciso e tutti mi capiscono». Definite il problema con chiarezza, in modo che l'asserzione sia concisa e che centri in pieno la soluzione. Tenete l'elenco sul comodino e leggete le asserzioni prima di addormentarvi, e poi rileggetele al mattino quando vi svegliate. Ripetete l'esercizio ogni sera e ogni mattino finché non vi sarete convinti.

Visualizzazioni
La mente programmata risponde a messaggi non verbali ancora meglio che alle asserzioni. E per questo che l'energia emotiva associata alle asserzioni é un ingrediente tanto importante. E sempre per questo che i messaggi non verbali di altre persone (il linguaggio del corpo, i gesti, il tono di voce) hanno su noi tanta influenza. Le vostre asserzioni saranno ancora più efficaci se mostrerete al subcosciente l'immagine di ciò di cui state parlando. Potete farlo con immagini vere, concrete, ma é molto meglio forma-re le immagini nella mente. E quella che si chiama visualizzazione. Per essere efficace, la visualizzazione deve comprendere tutti i sensi, non solo la vista. Immaginate la cosa o la situazione che desiderate. Che sensazioni vi darà? Voi come sarete? Cosa proverete? Quali suoni accompagneranno il possesso dell'oggetto dei vostri desideri? Quali sapori, odori, eccetera? Coinvolgete tutti i sensi in una chiara immagine di ciò che volete, e il subcosciente non potrà sbagliare. Alcuni dei miei studenti trovano molto difficile la visualizzazione. Non lo é. Sarà l'immaginazione creativa a lavorare per voi, sotto forma di immagini, di idee, di intuizioni. Cercando di visualizzare, talora vi accorgerete di non saper controllare idee e pensieri che si affacceranno spontaneamente alla coscienza. Questo disturba l'attenzione, e l'immagine o idea tende a svanire o cambiare, per cui diventa necessario ripetere all'infinito.

L'esercizio che segue vi aiuterà a sviluppare la capacità di visualizzare. Prendete tre cartoncini bianchi e un pennarello nero. Sul primo cartoncino disegnate un cerchio bianco con un puntino bianco al centro, su sfondo scuro. Per farlo, tracciate un cerchio attorno al puntino bianco centrale e annerite il cerchio col pennarello. Lasciate in bianco una circonferenza che sarà il vostro cerchio bianco, poi annerite tutto il resto del-cartoncino. Sul secondo cartoncino, con la stessa tecnica, disegna-te una croce bianca con braccia della stessa lunghezza su sfondo scuro. Sul terzo cartoncino disegnate un triangolo equilatero bianco, con la punta rivolta verso l'alto, su sfondo scuro. Se preferite, potete ritagliare i simboli in carta bianca e incollarli su cartoncino nero. Questi simboli vi aiuteranno a imparare la visualizzazione, ma hanno anche significati esoterici. Continuando a usarli ne capirete il significato. Se non vi piace usare la carta, tracciate ogni simbolo in aria con un dito, oppure sul palmo di una mano con l'indice dell 'al-tra, e fissate il simbolo immaginario. Questo aggiungerà un elemento tattile al processo di visualizzazione. Terminati i preparativi, quando sarete pronti, scegliete un cartoncino, fissatelo per qualche istante, poi chiudete gli occhi e osservate ciò che accade. Con la pratica, la vostra vista interiore, l'occhio della mente, vedrà l'immagine a colori invertiti. Continuate usando nello stesso modo gli altri due cartoncini. Puntate gli occhi sul simbolo, poi chiudeteli per vedere nella testa l'immagine. E un esercizio che potete fare in poco tempo tutte le sere, in modo da scoprire ogni giorno i vostri progressi nella visualizzazione. E sempre interessante vedere ciò che abbiamo in testa, e l'esercizio svilupperà la capacità del vostro cervello di proiettare immagini a livello cosciente.

Protezione personale
Come decidete chi volete lasciar entrare in casa vostra, potete anche decidere cosa lasciar entrare nella vostra coscienza. È

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importante ricordare che in ogni momento siete voi ad avere il controllo della situazione. Mi sono sentita dire innumerevoli volte: «Ho uno spettro in casa mia e non so cosa fare)). La mia risposta é sempre: ((Gli hai chiesto chi é e cosa ci fa in casa tua?». «No». ((E perché no? Se fosse una persona in carne e ossa glielo avresti chiesto, giusto? Che differenza fa la mancanza di un corpo?» Siamo tutti sensitivi. Le nostre capacità proiettive e percettive interagiscono in continuazione, anche se molti di noi non percepiscono le sottili influenze paranormali che esercitiamo gli uni sugli altri. Alcune di queste intrusioni non sono troppo sottili. I giudizi, gli atteggiamenti e le opinioni degli altri, talora espressi solo inconsciamente attraverso il linguaggio del corpo, si insinuano nel subcosciente e mettono radici. L'irritazione e l'impazienza della persona che sta dietro di voi in una fila possono avere un impatto su di voi, se il vostro io interno possiede convinzioni sbagliate che lo portano ad assumersi responsabilità per gli sta-ti d'animo degli altri. Anziché diventare il bersaglio di energie negative, proiettatevi. Imparate l'arte dell'autodifesa extrasensoriale. Una delle migliori protezioni é una mente curiosa. Un po' di scetticismo é salutare. Siate increduli, chiedete prove, e non soccombete alle vostre stesse paure. Le asserzioni positive sono una buona protezione. Ad esempio, «Io sono aperto alla gente migliore e chiuso agli indesiderabili», oppure «Sono protetto dall'amore di Dio», andranno benissimo. Meglio comunque che ciascuno di noi formuli le asserzioni con proprie parole, per essere a suo agio. Un altro metodo di protezione é circondarvi con un campo di energia positiva. Per farlo, chiudete gli occhi e immaginatevi circondato da una fulgida luce bianca. Assicuratevi che questo «bozzolo» di luce bianca si estenda sia davanti che dietro a voi, e che arrivi fino ai piedi. La luce bianca ha il potere di dissolve-re ogni negatività. Funziona da schermo. Comunque, se riuscite a ricordare e riaffermare in continuazione che tutto é sotto il vostro controllo, la protezione non dovrebbe essere un problema. Adesso che sapete di dover mettere a fuoco l'attenzione, eli36

minare le idee preconcette, respirare nel modo adatto e affermare la vostra unicità e le vostre capacità, dovreste fare pratica finché tutte queste cose non richiederanno più la vostra attenzione. Prima di passare ad altri capitoli, queste cose dovrebbero diventare per voi una seconda natura.

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4. Stati alterati di coscienza

Lo sviluppo delle doti paranormali si basa sulla capacità di alterare la coscienza e la volontà. Ve ne rendiate conto o meno, voi operate già in stati alterati di coscienza. Questo capitolo vi aiuterà a riconoscere e capire gli stati che già usate. Descriverà altri stati che vi sembreranno desiderabili per aiutarvi a svilupparli. Essere coscienti significa avere attive al cento per cento tutte le facoltà mentali. Ogni altra situazione é uno stato di coscienza differente, o alterato. Fra gli stati alterati di coscienza annoveriamo l'essere distratti, il sognare a occhi aperti, il sogno notturno, gli stati ipnotici, la trance e la meditazione. Nell'arco di un giorno, trascorriamo più tempo in questi stati che non in piena coscienza. Quando siete impegnati in compiti di routine come guidare l'auto, tagliare l'erba in giardino o lavare i piatti, spesso lasciate «vagare» la mente. Dove va? Non va da nessuna parte; semplicemente si concentra su qualcosa di diverso da quello che state facendo. Passate dalla marcia dell'attenzione normale alla folle del sogno a occhi aperti. Sognare a occhi aperti é l'arte di togliervi dall'ambiente circostante e trasferirvi in una realtà diversa. Non é una semplice fuga dalla realtà; assolve a un compito vitale, aiutando a tenere in equilibrio l'io esterno e l'io interno. I sogni a occhi aperti offrono l'occasione di vedere il futuro che desiderate. A volte tenete una conversazione mentale con qualcuno che dovete vede-re; fate una specie di prova generale. Potete ripetere il dialogo quanto volete, modificandolo come vi pare meglio; e così,

quando la conversazione si terrà davvero, sarete pronti a tutto ciò che l'altra persona potrà dire. Ovviamente, farlo in continuazione significherebbe perdere troppo tempo, per cui in gene-re si tende ad anticipare solo dialoghi importanti: colloqui di lavoro, una riunione fra genitori e insegnanti, un confronto per-sonale decisivo. A volte i sogni a occhi aperti sono la realizzazione di desideri: una donna può immaginare di trascorrere una notte con Robert Redford, un uomo con Bo Derek. Quando si desidera una cosa ritenuta impossibile, il sogno a occhi aperti permette di realizzare il desiderio. E una compensazione che ci fa sentire meno insoddisfatti. Sognare a occhi aperti una cosa ottenibile è visualizzare. La capacità di visualizzare vi avvicina di un passo al raggiungimento dell'obiettivo. Si ottiene ciò che si vuole mettendo a fuoco l'attenzione sull'obiettivo e poi indirizzandovi le energie mentali. Dopo di che, bisogna fare tutto ciò che è necessario per concretizzare l'obiettivo. Molti sono incapaci di concentra-re l'attenzione, non di agire. Un'idea o immagine chiara è essenziale. Ne consegue che le persone con un'immaginazione ben sviluppata, le persone capaci di creare immagini mentali chiare e dettagliate, hanno maggiori probabilità degli altri di raggiungere i loro obiettivi. Prestando più attenzione ai sogni a occhi aperti e indirizzandoli verso i vostri obiettivi, la vostra capacità di visualizzare migliorerà. Questo vi aiuterà per le doti extrasensoriali. Essere distratti, soprappensiero, è un'espressione negativa del sogno a occhi aperti. Accade quando lasciate andare in «folle» la mente ma non sentite il desiderio di usare produttiva-mente questo stato. Siete sospesi tra la produttività fisica e la produttività mentale. La distrazione interviene quando decidiamo di non prestare attenzione a ciò che accade attorno a noi. Scegliamo di non mettere a fuoco l'attenzione. E il più basso stato d'energia. L'opposto della distrazione è lo stato di «non - mente» insegnato dai guru orientali. Si tratta di uno stato di estrema coscienza in cui le attività mentali (come il pensiero) sono sospese. E una percezione totale ad alta energia. Divenendo consapevoli dei sogni a occhi aperti e imparando a dirigerli arrivere-

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te, col tempo, ad abbandonarli per entrare nello stato di ((non mente)). Come avete diversi tipi di sogni a occhi aperti che rispondo-no a varie esigenze, così avete diversi tipi di sogni notturni. Nel-lo stato di sonno, i sogni hanno la stessa funzione dei sogni a occhi aperti: vi aiutano a tenere l'io esterno e l'io interno in contatto fra loro e in equilibrio.

I sogni e le OBE
Sognare é necessario a tutti gli esseri umani. Le ricerche hanno dimostrato che si può resistere solo pochi giorni senza sognare, prima di mostrare i sintomi di disturbi mentali. La funzione principale dei sogni é concedere al subcosciente il tempo di elaborare le questioni dell'esistenza che non siete riusciti a risolvere in stato di coscienza. Senza questo tempo, si creano gravi stress mentali. Avete mai notato che nei periodi difficili avete bisogno di dormire di più? Dormire non significa sfuggire al problema, ma é anzi offrire al subcosciente il tempo di elaborare una soluzione. I sogni ci forniscono l'accesso al subcosciente. Un'armoniosa interazione dell'io conscio e di quello subconscio é indispensabile per lo sviluppo delle capacità paranormali, quindi é vitale capire i sogni e lavorare con essi. Ma per prima cosa dovete imparare a ricordarli. Tutti noi siamo capaci di ricordare i sogni, ma non tutti lo fanno. Se ricordarli vi crea problemi, prima di andare a letto ripetete due o tre volte un'asserzione del tipo «Ricorderò i miei sogni)). Forse passerà qualche settimana prima che funzioni, ma alla fine vi sveglierete diverse volte ogni notte con un sogno in mente. Tenete sul comodino penna e taccuino e registrate i sogni. Al mattino rivedete ciò che avete scritto, completando i particolari. Quando avrete imparato a ricordare e trascrivere i sogni, il passo successivo sarà imparare a interpretarli. In alcuni sogni il subcosciente si limita a ripercorrere gli avvenimenti della giornata. Talora sono letterali e talora simbolici. I sogni di questo tipo, in genere, si fanno all'inizio dell'attività onirica. Alcuni sogni sono precognitivi: vedete cose che non sono

ancora successe. Di solito sono chiari e facili da ricordare. In genere, l'avvenimento che avete sognato accadrà entro i novanta giorni successivi. Spesso, quando vi capita di avere un'esperienza che vi é vagamente familiare, é perché l'avete già vissuta in sogno. Il nucleo centrale dei sogni é una specie di «pulizia» psicologica in cui lavorate sui problemi correnti. Ci sono molte domande che potete farvi per aiutarvi a capire i sogni. Questo sogno é solo la ripetizione di un'esperienza vissuta? Questo sogno mi porta un'esperienza di cui ho paura a livello conscio? Se avessi vissuto questa esperienza in stato di veglia, cosa mi avrebbe insegnato? Questo sogno riflette semplicemente e realizza un mio desiderio? C'è una situazione estrema in questo sogno? Se sì, nella vita cosciente io arrivo all'estremo opposto? Questo sogno mi sta facendo rivivere qualcosa che io ho costretto altre persone a subire? Con un po' di tempo e di pratica, i sogni vi aiuteranno a capirvi meglio. Alcuni sogni riguardano il corpo, il fisico. Ad esempio, se sognate delle banane può darsi che abbiate una carenza di potassio. Se l'ambiente del sogno é la cucina, può esserci una relazione con la vostra dieta alimentare; se l'ambiente è il bagno, può trattarsi di un'allusione a problemi d'evacuazione. Se sognate parabrezza infranti potreste avere problemi di vista. I sogni esulano dalla realtà in cui viviamo, e così alcuni avvenimenti possono sembrare improbabili, addirittura bizzarri. Per quanto un sogno possa essere spaventoso, ha un significato preciso per la vostra vita. Se voi non riuscite a decifrarlo, forse può farlo un amico più obiettivo di voi. Diversamente, la-sciate il sogno a riposare nel vostro taccuino e riprendetelo in esame giorni dopo. Spesso il passare del tempo aiuta a chiarire i significati. Un'altra cosa che potete fare é dire al subcosciente che non avete ricevuto il messaggio e che volete un altro sogno sull'argomento, più chiaro e comprensibile. Potete dirigere il subcosciente in stato di sogno come in stato di veglia. Questo processo si chiama programmazione. Potete prendere alcune misure per facilitare il processo di programmazione. Un'ora prima di andare a letto, fate il possibile per rilassare il corpo. Un bagno caldo, lo yoga, un massag-

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gio, un po' di sesso: qualunque cosa, purché soddisfi i vostri sensi fisici. Poi passate in rassegna tutti i fatti della giornata, lentamente e in successione cronologica, con tutta l'impersonalità possibile. La successione cronologica é importante: eliminerà la necessità di sogni di riepilogo. Poi decidete su quale zona volete dirigere, nel sonno, l'attenzione subconscia. Poi spegnete le luci. Tenete ferma nella mente la cosa che vi interessa il più a lungo possibile senza sprecare troppe energie. Si intrufoleranno altri pensieri; lasciateli svanire dolcemente. Tenete la mente puntata sul vostro obiettivo senza troppa forza, senza irrigidirvi. A volte borbottate ciò di cui volete sognare, appena prima di addormentarvi, é un buon modo per mettere a fuoco il subcosciente. La programmazione dei sogni dà risultati variabili. A volte la soluzione del problema vi apparirà la notte stessa in cui ave-te chiesto aiuto; altre volte potranno occorrere alcuni giorni e notti. A volte ricorderete l'intero sogno e a volte solo la soluzione. Quando sarete perfettamente in grado di ricordare ciò che accade nella vostra mente durante il sonno, vi metterete all'opera per arrivare a ricordare ciò che nello stesso periodo accade al corpo. E una cosa che io chiamo «coscienza nel sonno». Avendone letto, decisi di tentare. Una sera, mentre ero a letto, cominciai a ripetere in continuazione: «Adesso che il mio corpo sta per addormentarsi, sono cosciente. Mantengo una consapevolezza continua dei fenomeni del mio corpo che sta per addormentarsi)). Questa concentrazione servì solo a tenermi sveglia, così lasciai perdere e più tardi mi addormentai. All'improvviso mi trovai cosciente in un corpo fisico totalmente rilassato e addormentato. Esultante, mi resi conto che la programmazione aveva dato i suoi frutti. Guardai i miei sogni e vidi come il mio corpo fosse assolutamente supino. Poi vidi energia fluire alle gambe, che si mossero. Affascinata, studiai il processo del risveglio. Dalla posizione supina sul materasso il mio corpo si riempì d'energia e tornò gradualmente alla vita. La posizione mi era adesso scomoda, così cominciai a muovermi e stirarmi. Col passare degli attimi, mi sembrava di diventare più grande e più leggera. Ero così assorbita dall'esperienza del mio corpo che mi svegliai quasi prima di accorgermene. Il processo del ri-

sveglio fu graduale, tranquillo; non ci furono passaggi bruschi. Da allora non ho più ripetuto l'esperimento, ma quella volta è bastata a dimostrarmi che la coscienza di sé è una questione più di scelta che di circostanze. C'é gente che si sveglia di colpo, passando dall'incoscienza alla coscienza come se fosse scattato un interruttore. Altri si svegliano gradualmente, passando in uno stato intermedio. Esistono nomi per questi stati. Quello fra lo stato di veglia e il sonno si chiama stato ipnonomico, e quello fra il sonno e il risveglio stato ipnogogico. Avendo fatto da consulente a studenti che vivevano fenomeni per loro inspiegabili, ho incontrato di-versi casi in cui la persona prova un senso specifico di paralisi nella fase ipnogogica dopo il risveglio. Riprendendo consapevolezza dell'ambiente, questi soggetti si trovavano incapaci di muoversi o di parlare. Se si lasciavano prendere dalla paura la sensazione si prolungava, ma in tutti i casi i movimenti volontari tornavano entro un breve periodo. In questi casi, il corpo era più lento nell'arrivare al livello d'energia richiesto per l'azione dell'individuo che viveva nel corpo. A tutti costoro ho sempre consigliato di rilassarsi, di osservare ciò che avevano attorno e godersi l'esperienza senza timori. In questi stati intermedi di coscienza, si è desti quanto basta per ragionare ma non abbastanza per bloccare il subcosciente con l'intelletto. Quindi, in questi stati si è più aperti e ricettivi del solito, il che offre un'ottima opportunità per programmare l'io interno. Qualcuno registra la propria programmazione su nastro e fa partire il registratore mentre si addormenta; il messaggio mette radici nel subcosciente più in fretta che nello stato di veglia. C'é ancora un altro livello di coscienza legato al sonno che, per quanto simile, non si può esattamente definire sogno. È la zona definita OBE, dall'espressione inglese out - of - the - body experiences, esperienze al di fuori del corpo. Durante un'esperienza al di fuori del corpo, il corpo fisico è in stato di incoscienza e l'intelletto prova la sensazione di essere staccato dal corpo, fuori del corpo. Ve la descriverò come me l'hanno descritta tanti miei studenti. «Mi sono svegliato di notte e mi sono trovato sul soffitto della camera. Guardavo giù e vedevo il mio corpo addormentato sul letto. Io invece ero perfettamente sve-

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glio. Volevo spostarmi più giù, scendere sul pavimento, ma controllare i movimenti mi era difficile. Mi sembrava di fluttuare. Dopo un po' sono sceso, posandomi lentamente sul pavimento. Rendendomi conto che ero al di fuori del corpo, la mia mente ha cominciato a temere che fossi morto, e mi sono sentito risucchiare all'interno del corpo molto in fretta. Rientrare nel corpo a quella velocità ha provocato una sensazione fisica piuttosto sgradevole, e-mi sono rizzato a sedere di scatto. Scosso da questa esperienza insolita, ma sollevato nello scoprire che dopo tutto non ero morto, mi sono rimesso a dormire)). Esperienze spontanee di questo tipo possono impaurire perché si avverte una perdita del controllo. Dopo la prima volta, scoprendo che non accade nulla di brutto, le OBE possono diventare di-vertenti. Ricordate che basta pensare di voler rientrare nel corpo, e si rientra. Una volta ho avuto un'esperienza spontanea in cui non mi sono resa conto di lasciare il corpo, mentre ho avuto piena consapevolezza del rientro. Non sapendo che ero «fuori» non ho avvertito alcuna paura e ho potuto osservare, affascinata, ciò che accadeva. All'improvviso, mi sono sentita come una parti-cella disincarnata su una spiaggia di Martha's Vineyard, un'isola dove ho vissuto molti anni. Ero sospesa a una quindicina di centimetri sopra la sabbia, nell'atmosfera buia della notte. Mi meravigliava molto poter vedere con tanta chiarezza nelle tenebre. I granelli di sabbia erano splendidi, e nettamente divisi, distinti l'uno dall'altro. Percepivo in maniera totale forma e consistenza della vegetazione che cresceva sulla spiaggia. Spostandomi veloce verso il molo, scrutai da vicino le conchiglie. La mia capacità visiva sembrava amplificata da un cannocchiale, perché riuscii a distinguere ogni singola conchiglia e a vedere quali contenessero forme di vita e quali invece fossero semplici gusci vuoti. Girandomi verso l'entroterra, dove erano allineati i cottage per l'estate, percepii la presenza delle persone addormentate, la quiete di Ocean Park, ed entrando nel parco mi sentii meravigliosamente viva e piena d'energia. Girando attorno al palco per la banda, notai alla base una porticina che in passato non avevo mai visto; ma il buonsenso mi diceva che doveva veramente esserci, per permettere l'ingresso e l'uscita alla banda. Poi, in un attimo, mi resi conto di essere seduta nel

soggiorno di casa mia, a occhi chiusi. Gradualmente quell'ambiente familiare ridiventò la mia realtà, e mi resi conto di aver davvero viaggiato. La sensazione di realtà che provavo dopo essere rientrata nel corpo non era inferiore a quella che avevo avvertito nel corso dell'esperienza sull'isola. Scoprire che era capitato proprio a me di fare un viaggio al di fuori del corpo mi diede un brivido d'eccitazione. Queste esperienze sono molto più comuni di quanto non si pensi. Semplicemente, molte persone non le ricordano. Altre sono convinte di aver sognato. Inizialmente, le OBE sono spontanee, come gli altri stati alterati di coscienza che ho discusso. Si può acquistare una consapevolezza sempre maggiore di queste esperienze, ma accadono spontaneamente, senza l'intervento della vostra volontà cosciente. Però è anche possibile pro-durre volutamente gli stati alterati di coscienza. Accade quando decidiamo noi stessi di alterare la nostra coscienza, oppure di permettere a qualcun altro di alterarla per noi.

Trance e ipnosi
Gli stati alterati di coscienza indotti vengono raggruppati sotto l'etichetta generica di trance. La trance è uno stato in cui la mente cosciente non agisce e il subcosciente é libero di dirigervi. La mente cosciente può costituire una barriera per le in-formazioni contenute in altre zone della coscienza, informazioni di solito ottenute per via subliminale. Nello stato di trance la barriera per il subcosciente viene rimossa, il che permette una comprensione più piena e profonda di emozioni e azioni. Il metodo più noto per indurre la trance é l'ipnosi. L'ipnosi é una procedura graduale attraverso la quale il soggetto si rilassa al punto di far cessare l'attività della mente cosciente. La mente cosciente passa a uno stato di «non-mente». Si può raggiungere lo stato di trance ascoltando una voce suadente che ripete al soggetto di rilassarsi e liberarsi di ogni pensiero. In alcuni casi, il soggetto viene invitato a seguire un oggetto in movimento, ad esempio un dischetto lucido, in modo da stancare il sistema di concentrazione visiva, cioè gli occhi. L'idea é che chi non riesce a concentrarsi a livello fisico non possa nemmeno concentrarsi a livello mentale.

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L'ipnosi viene usata per scoprire ciò che si trova nel subconsciente, per introdurvi nuovi suggerimenti ed eliminarne altri vecchi. Suggerimenti come «Non sentirai dolore» vengono usati sulle persone che devono essere sottoposte a operazioni chirurgiche ma sono allergiche all'anestesia. Altri suggerimenti possono essere usati per porre fine a cattive abitudini come mordersi le unghie, fumare o arrabbiarsi troppo facilmente. Nell'ipnosi, l'ipnotizzatore viene autorizzato dal cliente a raggiunge-re il subcosciente del soggetto, che deve essere riprogrammato per poter avere cambiamenti di comportamento. L'ipnosi é un potente mezzo di esplorazione. I terapeuti lo usano per scoprire le cause di esperienze che i clienti vivono ma non riescono a capire. La mente tende a bloccare ciò che é doloroso, e a volte anche il massimo desiderio cosciente di ricordare non basta. A volte il subcosciente reprime i ricordi in modo così totale che da allora in poi non riusciamo più a richiamarli alla memoria. Se il cliente è disponibile, l'ipnosi può permettere all'io interno di trasmettere alla coscienza materiale sepolto. E la cosiddetta ipnoterapia. Se decidete per l'ipnoterapia, vi suggerisco caldamente di rivolgervi a un ipnoterapeuta autorizzato e con molta esperienza. Nessuno può mettervi in trance se voi non lo volete, però è sempre pericoloso permettere a un dilettante di scavare nelle vostre zone più profonde: si potrebbe scoperchia-re il vaso di Pandora. Chi si vuole liberare da abitudini indesiderate con questo metodo deve cercare un professionista. Una delle cose più meravigliose che un ipnotizzatore professionista può insegnarvi é l'autoipnosi. I molti manuali in commercio offrono solo tecniche d'addestramento lunghe, laboriose, e non sempre efficaci. Farsi dare «lezioni private» da un esperto costa molto di più, ma rende anche molto di più. Alcune forme di meditazione sono esattamente autoipnosi. Una tecnica di meditazione che metta a tacere la mente per permettervi di ascoltare il materiale dell'io interno é una trance autoindotta. L'autoipnosi vi offre la possibilità di programmar-vi da soli, di inserire suggerimenti nella mente dell'io interno. E un periodo di profondo rilassamento, e anche il corpo trae beneficio dal riposo. E un'esperienza gratificante come un bel sonnellino.

Meditazione e contemplazione Esistono molti modi per meditare, e ciascuno deve trovare il modo giusto attraverso tentativi ed errori. Il modo giusto è quello che è adatto a una certa persona. Molti si arrendono troppo presto, convinti di non poter meditare, mentre la verità è che non hanno trovato il metodo adatto. Per anni io ho meditato seguendo le istruzioni prima di una scuola di pensiero, poi di un'altra. Mi sono sentita molto stupida, e spesso umiliata. Ero un disastro. Non so di preciso come sia arrivata a questa conclusione, perché nessuno può infilarsi nelle meditazioni altrui per fare paragoni. Ma la sensazione di essere un disastro era molto vera, e a un certo punto smisi di meditare. Riflettendo ora, mi rendo conto di non aver mai avuto criteri obiettivi per valutare la mia meditazione. Smisi di tentare di meditare e mi diedi da fare per cercare di capire cosa sia effettivamente la meditazione. La ricerca mi portò a trovare molti commenti, descrizioni e teorie che si contraddicevano a vicenda. Alla fine capii che meditazione è l'etichetta per quel particolare stato dell'essere in cui la mente attiva cessa l'attività. La mente attiva smette di «fare» per un po'. Raggiunta questa soddisfacente definizione, mi trovai di fronte il problema più grosso: come fermare la mia mente. La mia mente era così attiva che correva da sola e non voleva sottomettersi al mio controllo, alle mie istruzioni. La mia mente era così traboccante di idee, preoccupazioni, pensieri e conversazioni con me stessa che ogni tentativo di rilassamento era solo l'occasione per scatenare a briglia sciolta tutta questa attività mentale. Gli esercizi di rilassamento mi erano utili, ma non abbastanza. Poi incontrai la meditazione dinamica. La meditazione dinamica, ovvero meditazione caotica come viene talora chiamata, è una forma di meditazione insegnata ai discepoli di Bhagwan Shree Rajneesh, di Poona, India. La mia prima esperienza di questo tipo di meditazione si verificò con un devoto di Rajneesh appena rientrato dall'India. Una sera d'estate, il devoto invitò la gente a unirsi a lui nella meditazione caotica, e io accettai. Altre tre persone accolsero l'invito. Il devoto ci spiegò la tecnica, poi fece partire un nastro di musica con la voce di Ra-

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jneesh che conduceva la meditazione. Il cuore mi scese sotto le suole delle scarpe quando udii le istruzioni. Cose da pazzi! Un'attività folle per una signora di sessant'anni che odiava alzarsi dalla sua poltrona, che preferiva l'automobile alle passeggiate! Ma la curiosità vinse la riluttanza, e l'orgoglio vinse la pigrizia. Rifiutai di ammettere la sconfitta nell'arte della meditazione. Come per gioco, iniziai a partecipare con gli altri. Chiudemmo tutti gli occhi per entrare in uno spazio privato senza osservatori, e la musica iniziò. Per i primi dieci minuti respirammo il più in fretta possibile, concentrando l'attenzione sul-l'emissione del respiro. Non fu facile. Dovetti fermarmi diverse volte, ma proseguii testardamente. Nei dieci minuti successivi continuammo a respirare in fretta, ma lasciammo il corpo libero di muoversi nel modo che preferiva. Dapprima mi mossi a forza di volontà, ma col tempo la cosa diventò naturale. La terza fase, oltre al respiro accelerato e ai movimenti energetici, comprendeva espressioni sonore: risate, gemiti, eccetera. Dopo aver lasciato uscire i suoni per dieci minuti, dovevamo buttarci sull'erba; semplicemente buttarci giù e «fare niente». In vita mia, non sono mai stata tanto contenta di coricarmi! Ma fu quello il momento della vera meditazione. Sdraiata sull'erba, cominciai a notare il silenzio, vasto e spazioso, che riempiva l'atmosfera. Sentii l'acqua scorrere vicino, il canto di un grillo, un martello che batteva in lontananza: tutti suoni deliziosi con-tenuti nell'immenso silenzio che percepivo. Ero totalmente in pace. Non ho mai avuto una consapevolezza così acuta di esse-re «nella» vita, di essere nel mondo. Forse questa meditazione ha funzionato per me perché posseggo una mente attiva e un corpo inattivo. Agitando il corpo, sono riuscita a rilassare la mente. Di certo ha funzionato meglio dei tipi di meditazione sedentaria che avevo già provato. Per voi potrebbe non funzionare, ma questo non deve impedirvi di meditare. Senz'altro esisterà un metodo adatto a voi. L'ultimo degli stati alterati che voglio discutere é la contemplazione. E un buon metodo per affinare il controllo della men-te e della coscienza. Scegliete un soggetto o un'idea, entrate in stato meditativo, e mettete a fuoco l'attenzione. Prendiamo la parola «sacrificio». Una volta l'ho usata. Ho scelto la parola «sacrificio» e in stato di quiete, di rilassamento, l'ho ripetuta ad

alta voce alcune volte. Poi l'ho lasciata perdere e ho dato libero accesso a tutte le idee e concetti collegati, che ho passato in rassegna. Alla fine sono giunta al punto in cui non esistevano più pensieri. E passato un momento, poi all'improvviso mi si è presentata l'immagine di un uomo inchiodato a una croce. Però rideva. Immediatamente, mi si è corretto il concetto errato che avevo di sacrificio. Mi è stato chiaro che il sacrificio, per me, significa liberarsi, rinunciare a ciò che mi ha dato sofferenza. Quella però è stata la mia intuizione. Non può essere la vostra. Intuizioni e saggezza non sono cose che si possano tra-smettere; bisogna provarle in prima persona. Chiuderò questo capitolo con alcuni esercizi specifici per alterare il vostro stato di coscienza, per affinare la capacità di passare da uno stato all'altro e per sintonizzare i sottili organi della percezione e dell'azione che rendono possibile la cosa.

Trasmettere la consapevolezza al corpo
Questo esercizio vivificherà il vostro corpo, aumentando il livello di sensibilità della sua consapevolezza di sé. Pensieri e idee e sensazioni sono energie che permeano l'intero corpo fisico. Cominciate con la testa. Identificate il punto focale di coscienza della vostra testa. Adesso immaginate che il punto focale si sposti dalla testa e viaggi attraverso il corpo, entrando in contatto con ogni parte e dividendo con tutto il corpo la vostra consapevolezza. Immaginate di non essere più nella testa ma di muovervi nel corpo, fermandovi un attimo in un punto o nell'altro per unirvi a esso, per diventare tutt'uno con quel punto per un istante. Sentitevi come una forza, ma una forma, una forza che si muove fluida, con voi al centro del movimento. Partite dalla testa e scendete fermandovi alla mascella, diventando tutt'uno con la mascella; poi passate alla spalla. Da lì scendete lungo un braccio, poi alla mano. Cominciate ad avvertire il formicolio delle parti del corpo che toccate, con cui vi fondete per un attimo. Con la pratica, arriverete a riconoscere la sensazione di formicolio in ogni parte che toccherete. In qualunque momento potete rivitalizzare le parti del corpo
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con la vostra consapevolezza, che è un dono d 'amore. Spostando la consapevolezza di voi nel corpo, trasmettere anche il vostro affetto più totale e incondizionato. Cominciate a sentire ogni parte. Alcune parti sono così intorpidite che può occorrere parecchio tempo per rivitalizzarle ed energizzarle. Scoprite quali sono le parti tanto intorpidite da sembrare morte e riservate loro un'attenzione particolare. Chiedete loro mentalmente cosa le abbia tanto irrigidite, quale esperienza le abbia ridotte in quelle condizioni. Quando riprenderanno a vivere, soffermatevi sull'esperienza, lasciate entrare nella vostra coscienza, a una a una, le impressioni di quelle parti. Aspettate che le parti tornino vive, che riprendano sensibilità e comincino a formico-lare. In questi momenti, potreste avvertire un tremito. Abbandonatevi al movimento, mentre le parti «perse» del vostro corpo torneranno in vita. I nostri corpi contengono, nella struttura muscolare, molti conflitti inespressi. Alcuni muscoli ricevono contemporaneamente l'ordine di agire e di non agire. In passato, forse avete voluto fare qualcosa che la coscienza vi ha detto di non fare, e il povero muscolo é rimasto nell'incertezza. Avete premuto acceleratore e freno nello stesso momento! Il muscolo può essere rimasto in quella posizione congelata per molto tempo. Con questo esercizio potete liberarlo dalla sua prigione. Lasciate che l'esperienza di voler agire, e al tempo stesso di proibirvi d'agire, si affacci alla vostra coscienza. Vedetela, rivivetela mentre siete in sintonia con la parte del corpo in preda al conflitto. Portate il conflitto a livello cosciente, liberate i muscoli dalla tensione. Li sentirete dapprima tremare di tensione, poi liberar-si e rilassarsi. Quando saranno invasi dall'energia vitale, potrà sembravi che si gonfino o s'ingrandiscano.

Usare il suono per alterare la coscienza
Gli sciamani battono il tamburo e cantano per indurre gli stati di trance. Il suono ritmico, con la sua ripetitività voluta e organizzata, si trasmette dalle orecchie al cervello. Lì, esso regola onde cerebrali che a loro volta producono cambiamenti

nel corpo: cambiamenti di respirazione che aumentano il tasso di anidride carbonica nel sangue, e altri mutamenti biochimici più sottili. L'effetto è molto simile a quello di una luce stroboscopica a certe frequenze, o di qualunque schema visuale ritmico. Ad esempio, le luci dei fari di un'automobile riflesse sul guard-rail di certe autostrade hanno indotto stati di trance negli autisti e provocato incidenti. Non consiglio di usare questi metodi per indurre la trance perché sono troppo difficili da controllare. Dobbiamo lavorare a perfezionare le nostre capacità extrasensoriali in piena consapevolezza e avere sempre il controllo di ogni fenomeno che produciamo. Comunque, musica e canto si possono usare per alterare la coscienza e al tempo stesso aumentare la consapevolezza. La musica può dare armonia e rilassamento al corpo e alla coscienza. Cantare può rallentare una mente iperattiva a creare un ritmo che rende aperta, ricettiva la consapevolezza. Anche il canto mentale, silenzioso, come nei mantra della meditazione trascendentale e in certe tecniche di rilassamento, può essere usato per rilassarsi; è utile, ad esempio, per chi abbia difficoltà ad addormentarsi. Vi raccomando di usare la musica per sviluppare la capacità di immaginare e fantasticare. La musica stimola i livelli profondi di coscienza, porta sogni e fantasie a un livello di consapevolezza dove possono essere osservati e utilizzati consapevolmente. Raccomando di usare musica che non vi sia familiare, musica che non crei ricordi personali, per stimolare la libera fantasia. Immagini mitiche, simboliche e allegoriche sorgono spontaneamente, quando non si introducono i ricordi personali evoca-ti da musiche familiari. Se decidete di usare la musica per stimolare la fantasia, preparatevi (è un'attività che si può fare anche in gruppo) con gli esercizi di respirazione seguiti dalle tecniche di rilassamento, e provvedete a proteggervi (vedere il capitolo 3). Fate partire la musica e rilassatevi a occhi chiusi. Cercate di diventare consapevoli di tutto ciò che la vostra coscienza produce in risposta alla musica. E importante asserire con forza che la vostra consapevolez-

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za cresce ogni volta che vi dedicate a questo lavoro sulla fantasia; diversamente, potreste perdervi nell'oblio di voi stessi. Usate questo materiale per conoscervi meglio, per capire meglio la natura umana, per aumentare la vostra capacità creativa, per diventare creatori di una vita originale e produttiva. La musica può migliorare qualunque esercizio. Ad esempio, potreste decidere di voler esplorare un certo regno della natura. Portate il soggetto a fuoco nella mente, rilassatevi con la musica, e abbandonatevi a ciò che accadrà. Potete scegliere come soggetto certi animali, oppure fantasticare su voi stessi in quanto membri della classe dei mammiferi. Il colore é un buon campo per l'esplorazione di fantasia. Potete esplorare la natura del-la spiritualità, le dimensioni spirituali del vostro essere che la coscienza vi presenta nel corso di questa esperienza. Rapporti umani, problemi, caratteristiche personali: argomenti di questo tipo possono essere ottimi per una seduta di fantasia con l'aiuto della musica. I ritmi e le armonie della musica sono uno dei cibi preferiti della coscienza. Inoltre, per ciascuno di noi esistono note e accordi che risuonano nella parte più profonda dell 'essere. Scoprire il vostro tono o il vostro accordo é un'esperienza meravigliosa. Sperimentando col canto mentale, col canto vocale e con l 'ascolto di diverse composizioni musicali, scoprirete quali vi sono più congeniali e facilmente assimilabili e quali invece vi ripugnano. Esplorate mentalmente i vostri gusti musicali, le canzoni e i brani che avete preferito, e osservate cosa accade nella vostra coscienza mentre li contemplate. Usate ritmo e musica nell'ambiente quotidiano per portare cervello e corpo a un'armonia ritmica. Sapete già per istinto cosa vi fa sentire meglio e cosa porta disarmonia al vostro esse-re. Lasciate che il corpo si muova più di quanto gli avete per-messo in passato, muovetevi con naturalezza alla musica per esprimere il piacere che ritmi e armonie vi danno. Lasciate che il corpo si esprima come musica, come suono, come vibrazione ritmica spontanea. E mentre vi «lasciate andare» alla musica, osservate ciò che accade. Imparate a conoscere il vostro corpo com'é oggi. Notate quali parti del corpo si rifiutano di lasciarsi andare, di danzare. Chiedete «Perché?» e «Come mai è successo?», e

continuate a chiederlo finché non vi arriveranno le risposte. Incoraggiate quelle parti del corpo a divertirsi, a reinserirsi in un corpo che si muove fluidamente ed è pieno di ritmo. Se l'idea di questi esercizi vi fa sentire imbarazzati o inibiti, all'inizio fateli da soli. Danzate a una musica che abbia il potere di dare al vostro corpo voglia di muovervi. Il movimento di danza della settima sinfonia di Beethoven è un ottimo brano: un altro è il Canone in re di Pachelbel. Lasciate prendere il comando al corpo. Senza interferire, osservate in che modo il corpo si muove ed esprime la struttura musicale. Notate quali grandi parti si muovono più di altre; poi iniziate un'osservazione dettagliata delle parti più piccole. Le mani sono espressive, vivaci? Il collo è rigido o flessibile? I piedi restano incollati al pavimento o si muovono facilmente? I fianchi ondeggiano o sono portati a bloccarsi sempre nella stessa posizione? Osservate cosa si muove e cosa no; cosa si muove di più e cosa di meno. Musica e movimento possono aiutarvi a conoscervi meglio, a riorganizzare il vostro io cosciente, a liberarvi dei blocchi per raggiungere un'espressione libera in ogni area della vita.

Espandere la coscienza del tutto e del singolo
Per questo esperimento occorre una registrazione di un gruppo di strumenti. Dovete essere soli, rilassati e comodi, re-spirare bene, e avere a portata di mano il registratore o il piatto del giradischi. Fate partire la musica, sedetevi e mettetevi ad ascoltare. Per un po', ascoltate come fate di solito. Poi scegliete lo strumento che volete portare in primo piano nella vostra consapevolezza. Mettete a fuoco l'attenzione su questo strumento e comincerete a udirlo chiaramente; tutti gli altri strumenti formeranno lo sfondo della vostra esperienza. Spostate l'attenzione su un altro strumento, e vedrete che si verifica un cambiamento. Lo strumento scelto prima rientra nello sfondo della consapevolezza e il nuovo strumento appare in primo piano, chiaro e forte. Ripetete l'esercizio con altri stru53

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menti; sviluppate la capacità di scegliere ciò che occuperà il primo piano della vostra consapevolezza. Col tempo, riuscirete a percepire suoni in sordina che di solito vengono coperti dai suoni più forti e quindi sfuggono alla consapevolezza. Fate pratica con l'automobile, ascoltando a turno ogni parte del motore. Prima una parte, poi l'altra. I loro suoni normali vi diventeranno così familiari che vi accorgerete all'istante del cambiamento di tono, quando una delle parti diventerà difettosa. Provate l'esperimento a un party, quando il vociare confuso sembra annullare ogni singola voce. Mettete a fuoco l'attenzione su una certa persona che stia parlando, e le sue parole diventeranno il centro della vostra_ esperienza, mentre il vociare generale svanirà in sottofondo. Spostate l'attenzione su un'altra persona, desiderando intensamente che ciò che sta dicendo entri in primo piano nella vostra esperienza. Può succedere, e succederà, se continuerete a fare pratica.

Fate l'esercizio tutti i giorni. E negli stati alterati di coscienza che usiamo le capacità paranormali. Maggiore sarà la vostra flessibilità nel cambiare questi stati, e più vi sarà facile usare le capacità paranormali che desiderate. Più saprete controllare la coscienza, più potrete controllare la vostra vita. Arriverete a poter dire in perfetta onestà: «Sono responsabile di tutto ciò che mi accade e so creare le circostanze della mia vita)). Se una di queste circostanze è lo sviluppo delle capacità paranormali, siete già a buon punto per arrivare dove volete.

Esercizio per risvegliare i centri extrasensoriali
Mettetevi ben diritti su una sedia a schienale rigido, in un posto dove nessuno venga a disturbarvi. Portate l'indice della destra al centro della fronte, un paio di centimetri al di sopra del naso. Poi portate il pollice sul lato destro del naso, vicino all'occhio destro, e il medio sul lato sinistro del naso, un po' come se voleste stringere la parte superiore del naso fra queste due dita. Mantenendo questa posizione, respirate profondamente e trattenete il fiato contando fino a dieci. Sentite l'energia che scorre lungo il braccio destro, entra nella mano, e dall'indice si trasmette alla testa. Poi espirate. Ripetete l'esercizio cinque volte senza muovere la mano. Questo esercizio stimola la glandola pituitaria e la mette in sintonia con la glandola pineale, al centro della testa. Queste glandole sono i terminali fisici dei due maggiori centri mentali. Quando sono in armonia l'una con l'altra, i centri lavoreranno assieme, portandovi a un livello di consapevolezza più elevato. 54

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5. Come e cosa percepiamo

Nell'area delle facoltà paranormali esistono tre modi di conoscere o percepire: chiaropercezione, chiaroveggenza e chiaroudienza. E importante notare che nessun metodo é migliore degli altri; sono semplicemente diversi. Forse voi possedete un'inclinazione naturale per uno dei tre, ma con la pratica potete arrivare a sviluppare anche gli altri. Come si percepisce non é importante; quello che importa é percepire. Tutti e tre vengono generalmente raggruppati sotto la sigla ESP (extrasensory perception), che indica appunto la capacità di ricevere percezioni che vanno al di là dei normali cinque sensi fisici. Questi sensi e la ESP sono doti comuni a tutti gli esseri umani. La capacità paranormale più diffusa é la cosiddetta chiaropercezione (dal francese clairsentience): consiste nel sapere qualcosa senza l'ausilio dei cinque sensi fisici. Ad esempio, sono giorni che non parlate con un amico, e l'ultima volta che vi siete visti, tutto andava per il meglio. All'improvviso, avete la sensazione che qualcosa non vada. Come fate a saperlo? Lo sapete grazie alla chiaropercezione ESP. La chiaroveggenza, o «seconda vista», é la capacità di vede-re o percepire persone, luoghi, cose o eventi che non vedete con gli occhi, di solito a distanza dal posto in cui vi trovate. Ad esempio, una madre si sveglia nel mezzo della notte e vede che il figlio viene ucciso in battaglia, anche se il figlio é dall'altra parte del mondo. Più tardi la donna scopre che la «visione» era vera. Oppure, come nel caso di Swedenborg che ho citato nel terzo capitolo, si può «vedere» un oggetto in un posto dove non si é mai stati.

La chiaroudienza é la capacità di udire a livello fisico. Se la madre del soldato ucciso «ode» i suoni della battaglia, in particolare il suono dell'arma che spara il colpo e la voce del figlio che urla, si tratta di un'esperienza di chiaroudienza più che di chiaroveggenza. Sentire voci può essere molto sconcertante, e bisogna imparare a escluderle, oltre che a sentirle. Le cliniche per malattie mentali sono piene di gente che ha sentito voci ma era troppo instabile per sopportare l'esperienza. Uno sviluppo armonioso delle facoltà di chiaroudienza vi permetterà di vivere la cosa nel modo più utile e armonioso senza perdere contatto con la realtà. Per quanto molte esperienze ricadano chiaramente in una di queste tre categorie, altre sono più difficili da classificare perché comportano un insieme di capacità. Ricordate che se fate un esercizio per sviluppare una certa capacità, potreste svilupparne anche un'altra. La classificazione degli esercizi è arbitraria, quindi non preoccupatevi se i risultati non sono quelli che aspettavate. In tutti gli esercizi, comunque, sviluppate le capacità paranormali. Sviluppando le doti extrasensoriali, la prima cosa che percepirete di una persona sarà il suo stato emotivo. Tutti noi tendiamo a trasmettere le nostre emozioni senza renderci conto di farlo, e senza alcun controllo. Ci hanno sempre insegnato a pensare che tutto ciò che sentiamo appartiene solo a noi, e di solito non ci rendiamo conto di quante emozioni proiettiamo all'esterno. Altre persone le ricevono e reagiscono a queste e-mozioni. Pensate a un bambino: é una specie di termometro e-motivo dell'ambiente. Se la madre é depressa, si deprime anche lui. Non sta a rifletterci; riceve le sensazioni e reagisce di conseguenza. Più invecchiamo, meno tendiamo a reagire alle emozioni altrui, ma questo non significa che non le sentiamo. Identificare nelle emozioni percezioni paranormali è difficile: possiamo sempre trovare una giustificazione per tutto ciò che sentiamo, e così non ci viene in mente di cercare fonti esterne. Uno dei modi per scoprire quanto stiate ricevendo da altri è presumere, per un certo tempo, che nulla di ciò che sentite vi appartiene. Guardatevi attorno nell'ambiente e individuate le persone che stanno trasmettendo. Vi sorprenderà scoprire quante volte sentite emozioni che non sono vostre. Un'altra

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cosa da fare, al mattino presto, è mettersi seduti in completa pace e fare una diagnosi del proprio stato emotivo e fisico. Il mattino é il momento più adatto perché si è più lucidi e tranquilli; il sonno ci ha liberati dagli eccessi di input emotivo e psicologico. Se al mattino avrete una buona idea del vostro stato emotivo, e se durante il giorno si verificherà un cambiamento radicale, è probabile che stiate ricevendo lo stato emotivo di qualcun altro. Con la pratica, scoprirete che diventa facile distinguere le emozioni proprie da quelle altrui. Viene da chiedersi perché mai riceviamo emozioni da altre persone. A cosa servono? Le emozioni sono la colla del nostro album di ricordi. Riflettete un attimo sugli eventi della vostra vita che ricordate. In ogni caso c'è una forte associazione emotiva con l'immagine. A volte ricordiamo l'emozione e non l'e-vento. Ad esempio, una ragazza può avere una paura terribile dell'acqua senza ricordare che a due anni di età è quasi affogata. Se i nostri ricordi hanno forti tinte emotive, ne consegue che anche ciò che riceviamo dagli altri ha forti tinte emotive. Di un individuo possiamo ricevere sia lo stato fisico che quello emotivo. E un'esperienza comune sentire dolore e non conoscerne la causa. Tutti noi avremo sentito dire da qualcuno: «Ho un'emicrania terribile e non so perché». Probabilmente l'emicrania apparteneva a qualcun altro. I padri in attesa di un figlio spesso al mattino stanno male come la moglie. Questi dolori «empatici» sono percezioni extrasensoriali. Per sapere se il dolore che provate é o non é vero, dovete avere un rapporto intimo col funzionamento del vostro corpo. Ad esempio, se in genere la vostra emicrania parte dalla sommità della testa e poi scende alla fronte, é probabile che un'emicrania che parte dalla fronte non sia vostra. Tendiamo a captare le condizioni fisiche delle persone con cui abbiamo un legame emotivo. Se a volte avete l'impressione di sentire qualcosa che non vi appartiene, passate mentalmente in rassegna le persone che conoscete e cercate di scoprire a chi potrebbe appartenere quella sensazione. L'abilità di sentire il dolore altrui è un grande strumento diagnostico, specialmente se chi emana il dolore non è troppo consapevole del proprio corpo. Riuscire a captare il dolore di qualcun altro non significa che dobbiate tenervelo. Ordinate al dolore di smettere. Se smette, é probabile che non fosse vostro.

Se continua, è vostro e dovete fare qualcosa. A livello extrasensoriale percepiamo anche intenzioni. A volte diciamo ciò che gli altri vogliono sentire, e intanto proiettiamo quello che pensiamo realmente. Ad esempio, un ospite può dire alla padrona di casa che si è divertito molto mentre in effetti si é annoiato a morte. La padrona di casa attiva a livello extrasensoriale «saprà» che l'ospite si è annoiato, anche se il suo comportamento non lo dimostra. La capacità di captare le intenzioni é estremamente utile, perché ci consente di cogliere la verità delle situazioni. Sentire una persona dire una cosa e «sapere» per via paranormale che pensa il contrario può metterci in una grossa confusione. Le norme culturali ci portano ad accettare le parole dette dagli altri anche se c'è più verità ne-gli atteggiamenti proiettati che non nelle parole. Quando parole e sensazioni sono diverse, fidatevi sempre delle sensazioni. I bambini sono particolarmente vulnerabili a questo tipo di confusione, perché sono così aperti e psichicamente ricettivi. Non hanno ancora imparato le regole della nostra cultura che vanificano le percezioni extrasensoriali. Quando intenzioni ed emozioni degli adulti sono in contrasto con le parole, il bambino deve decidere a quale messaggio credere. L'altro messaggio deve essere ignorato. E siccome la nostra cultura attribuisce tanta importanza alle parole e alla comunicazione verbale, di solito è il messaggio subliminale delle emozioni che viene scartato. Il bambino che risponde a livello emotivo anziché verbale é considerato stupido. Ma l'adulto che ha imparato a ignorare i messaggi delle emozioni e delle intenzioni è «stupido» dal punto di vista extrasensoriale! Sviluppando le vostre capacità paranormali rimedierete al danno che vi è stato inflitto quando eravate bambini. Ricordate che il bambino che sta in voi è il vostro io interno. I primi trenta secondi di qualunque esperienza vi danno le informazioni più precise in assoluto. Per quel periodo di tempo, funzionate al di sotto del livello di coscienza, e ogni input è privo di preconcetti e controlli. Dopo trenta secondi l'intelletto comincia a inserirsi, propone giudizi e paragoni e censura ciò che non accetterà. I primi trenta secondi di conoscenza di una persona vi daranno il quadro più onesto e chiaro della realtà di quella persona. 59

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Percepire le intenzioni è utile anche quando non c'è contrasto fra parole ed emozioni. Qualcuno non sa esprimersi bene a parole. Nel tentativo di comunicare idee, diventa sempre più confuso. Riuscire a scavalcare le parole per arrivare diretta-mente al concetto rende molto più facile il processo di comunicazione. Chi trascorre molto tempo assieme adotta automaticamente questo tipo di comunicazione; un estraneo, ad esempio, può trovare incomprensibili i discorsi di una coppia. La verità è che la coppia comunica per via telepatica. Tutti hanno sperimentato questo tipo di rapporto. Ad esempio, siete in macchina con un'amica, nessuno dei due parla, e di colpo lei si mette a cantare la canzone che vi passava per la testa. Oppure avete la sensazione che un amico o un parente stia per telefonarvi, e la telefonata arriva; o magari voi avete voglia di chiamare qualcuno, poi lasciate perdere, e subito dopo quel qualcuno vi chiama. Una volta presi il telefono per chiamare mia figlia. Alzai il ricevitore, aspettai il segnale di libero, e invece sentii una voce che diceva: «Pronto?» Sì, avete indovinato, era mia figlia. Mi aveva appena chiamato, ma il telefono non aveva avuto il tempo di squillare prima che io alzassi il ricevitore. A voi sono mai successe cose del genere? La comunicazione telepatica fornisce anche informazioni concrete. L'origine di queste informazioni è sempre stata controversa. Il grande psicologo Carl Jung ha sviluppato la teoria dell'inconscio collettivo per spiegare come mai gli stessi simboli archetipali spuntino di continuo nelle menti di individui diversi e nell'arte e nei riti di culture diverse, in tutta la storia umana. La dottrina esoterica dice che l'essenza dell'universo é mente, in senso cosmico. I fisici cominciano ad ammettere che il cosmo è più simile a una grande mente che a una grande macchina. Forse ogni pensiero sviluppa un'energia che si diffonde nel-l'universo, e lì può essere captato da chiunque sia ricettivo alla particolare qualità e «frequenza» del pensiero. L'energia che rende alcuni pensieri più «rumorosi» di altri è l'emozione: amore, ira, piacere, odio, gioia, stupore, l'intero spettro delle emozioni umane. Il pericolo è la sensazione più facile da captare. Anche chi

non abbia mai avuto altre percezioni paranormali ammette le sensazioni di pericolo. Questo accade perché l'autoconservazione è il più forte dei bisogni umani. difficile parlare della percezione del pericolo senza usare il termine «premonizione», che è la consapevolezza di un evento prima che esso accada. Le premonizioni sono avvertimenti che danno la possibilità di prepararsi a evitare situazioni potenzialmente pericolose. Ad esempio, se avete la premonizione di un incidente automobilistico, potete guidare più lentamente, con più attenzione, in modo che l'incidente non si verifichi. Un giorno di circa cinque anni fa, facendo un lungo viaggio in superstrada, pensavo e riflettevo fra me. All'improvviso, apparve nella mia coscienza l'immagine di un grosso camion bianco con rimorchio. L'immagine era accompagnata da un forte senso di pericolo. Non dove, come o quando; solo un senso di pericolo collegato a un camion bianco. Mi guardai attorno e non vidi alcun camion, ma il senso di pericolo restò. Messa in guardia, rallentai e presi a guidare con maggior cautela. Poco dopo il camion bianco apparve alla mia destra. Mi lasciai sorpassare e lo guardai immettersi sulla mia corsia. Rallentai ancora di più, mentre il camion passava di continuo dall'una all'altra delle tre corsie. La sensazione che fosse pericoloso persisteva, così mi tenni a una certa distanza, senza però perderlo di vista perché ero curiosa. Non accadde nulla. Il camion continuò a passare da una corsia all'altra, poi infilò una rampa d'uscita e lasciò l'autostrada. Non ci furono incidenti, nulla che potesse provare l'esattezza della mia intuizione. Comunque, quando il camion lasciò l'autostrada se ne andò anche il senso di pericolo. Un'altra volta, verso le sette di sera, mio marito e io percorrevamo in auto una strada serpeggiante e deserta. All'improvviso, sentii paura. La testa prese a martellarmi. Mi sintonizzai sulla paura e raccontai a mio marito quello che mi succedeva. Lui non rise; mi incoraggiò a dirgli di più. Alla mia coscienza si presentò l'immagine di una macchina che ci piombava addosso da destra, molto più avanti. Pensai che le nostre rispettive velocità potevano portarci a incrociarci in un certo punto e dare vita a un incidente, così chiesi a mio marito di rallentare. Lui lo fece, ma il senso di pericolo continuò per un attimo. Vidi nella 61

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mente l'altra auto che correva forte e sbandava, completamente priva di controllo. Poi il senso di pericolo svanì in un lampo, come era arrivato. Il netto cambiamento del mio stato emotivo mi fece una grossa impressione. Non incontrammo nessun'al-tra macchina, per cui non ebbi modo di confermare la predizione. Questi episodi illustrano una delle difficoltà delle capacità paranormali: in molti casi, é difficile avere una verifica. Tutti vorremmo vedere le prove concrete che ci dicano che avevamo ragione, perché per tanto tempo ci hanno condizionati a pensa-re che avere ragione é bello e avere torto é brutto. Così evitiamo di dare ascolto alle premonizioni perché potrebbero essere sbagliate e creiamo barriere al libero flusso di interazioni fra l'io interno ed esterno. Le percezioni paranormali non sono mai «sbagliate», ma possono essere usate in modo errato. Se avete premonizione di un disastro per altre persone, la situazione si complica perché si può fare ben poco per cambiare il comportamento di un altro. Molti pensano di essere responsabili di un certo evento perché ne sono consapevoli. Provano sensi di colpa quando scoprono che sta per succedere qualcosa. Pensano di dover fare qualcosa. E siccome il senso di colpa é difficile da sopportare, molti chiudono del tutto le facoltà percettive. E importante rendersi conto che sapere qualcosa non ve ne rende responsabili. La capacità di avvertire il pericolo é solo una parte del disegno per tenere in vita la specie. Se riuscite a sentire il pericolo potete sentire anche altre cose, più piace-voli. Uno dei mezzi che ci fa avvertire il pericolo é il senso di prossimità, cioè la capacità di sentire quanto sia vicina o lontana un'altra persona. Molti usano questo senso nel sonno: se qualcuno entra nella loro camera da letto, si svegliano automaticamente. L'introduzione di un diverso schema d'energia modifica il ritmo di vibrazioni presente nella stanza, e il subcosciente, che non dorme mai, avverte il resto del sistema del potenziale pericolo. Ciascuno di noi sviluppa la propria area spaziale, definita «spazio critico»: é l'area fisica attorno a noi in cui ci sentiamo al sicuro. Chiunque entri in questo spazio disturba il senso di sicurezza, per cui siamo costretti a decidere se l'in-

truso sia o meno una minaccia. Il punto massimo di estensione del vostro spazio critico coincide col punto massimo di estensione del vostro senso di prossimità. Con la pratica, il senso di prossimità si può sviluppare molto oltre questi limiti. Si può sviluppare al punto da rendervi consapevoli dell'arrivo di qualcun altro molto prima che la persona appaia. Le spie sviluppa-no notevolmente questo senso, da cui spesso dipende la loro vita.

Percepiamo anche la presenza di oggetti. Pochi di noi non hanno mai desiderato avere sviluppatissimo questo senso, dopo essere andati a sbattere contro qualcosa fuori posto nel cuore della notte. Molte persone cieche dalla nascita posseggono un eccellente senso di prossimità. Ciò che rende possibile questo senso è il fatto che tutto ciò che esiste nell'universo vibra, e noi captiamo queste vibrazioni. Quando cambia il ritmo delle vibrazioni cambia anche la nostra percezione di un certo spazio. Più il materiale è denso, più la vibrazione è bassa. Gli oggetti sono più difficili da percepire degli esseri umani perché, a causa della loro densità, vibrano a un ritmo inferiore. Abbiamo parlato di come e cosa percepiamo, ma non dell'origine di queste percezioni. Per la maggior parte, le riceviamo dall'aura di un'altra persona. L'aura Il termine aura viene dal greco e significa ((respiro» o «aria». Il dizionario definisce l'aura come: a) ogni emanazione sottile, invisibile, come l'aura o profumo dei fiori; b) una particolare atmosfera che circonda una persona, ad esempio un'aura di santità; c) uno spostamento o movimento d'aria provocato dal-la repulsione elettrica. Detto in parole povere, l'aura è il campo d'energia che circonda ogni cosa vivente. L'aura è un'emanazione misurabile. Emette luce e calore. La luce può essere misurata con un processo fotografico, e il calo-re con un processo per il rilevamento del calore. Se potessimo vedere un filmato dell'aura, scopriremmo che è in continuo movimento. E organica in quanto fa parte di noi. Quindi, cambia come noi cambiamo.

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Se siamo felici, tende a essere grande e luminosa. Se siamo tristi o malati, tende a essere piccola e scura. L'aura non ha forma o dimensioni precise. Può avere bolle o rigonfiamenti in vari punti. A volte si gonfia in forme rotonde o coniche sopra la testa. Altre volte ci sarà un rigonfiamento sopra l'orecchio sinistro o il sopracciglio destro. Poi il rigonfiamento scompare e ne appare un altro in un punto diverso. Si tratta semplicemente di concentrazioni d'energia in movimento. L'aura é asimmetrica: non possiamo presumere che a ciò che si trova da una parte corrisponda la stessa cosa dall'altra parte. Esistono diversi modi per percepire l'aura. Uno è visivo. Se guardate una persona o una pianta per un po', appare un bagliore bianco che aderisce strettamente alla forma della cosa vivente. E più facile vedere questa luce su uno sfondo bianco o luminoso. Le dimensioni del bagliore bianco dipendono in parte dal soggetto e in parte dalla capacità dell'osservatore di entrare in armonia col soggetto. Le dimensioni dell'aura dipenderanno, in certa misura, dalla specie della cosa vivente. E probabile che i batteri abbiano au-ree minuscole, perché sono esseri molto piccoli e semplici. Più il sistema biologico é complesso, più tende ad avere energia. Più un essere ha energia, più l'aura è grande e visibile. Ad esempio, le piante che teniamo in casa avranno auree più piccole degli animali domestici. Gli animali domestici avranno auree più piccole degli esseri umani. Per gli scettici che dubitino dei propri occhi, questa emanazione è facilmente fotografabile attraverso uno speciale processo chiamato «fotografia Kirlian», dallo scienziato russo che lo ha scoperto. Consiste nel proiettare sulle cose vive campi elettrici ad alta frequenza. Variando le frequenze, nelle foto appaiono particolari differenti. Un disturbo nella struttura energetica indica un disturbo dell'organismo. Da qui si può dedurre che l'aura è anche un meccanismo di avvertimento per le malattie. Vicino al corpo esiste un campo bianco di energia facilmente fotografabile. L'aura vera e propria, che sta oltre questo campo, tende a cambiare forma e ondulare in continuazione. E qui che è più probabile vedere colori. Dicendo «vedere» colori in-tendiamo qualcosa di diverso dal guardare i colori di un qua-

dro, di un'immagine. Quella che vediamo è luce, non un pigmento. Talora «sentiremo» un colore, più che vederlo, a causa del calore emesso da ogni sfumatura dello spettro luminoso. La luce viaggia a onde. Quando la luce bianca viene suddivisa nei suoi componenti, ad esempio da un prisma, vediamo i colori dello spettro. L'arcobaleno è luce divisa in singole frequenze. Ogni colore possiede una sua frequenza, e assieme queste frequenze formano la brillante luce bianca. I colori che vediamo o sentiamo cambiano in continuazione, in base alla nostra salute fisica, mentale ed emotiva. Quando le cose vanno bene, l'aura tende a essere grande e illuminata da colori chiari. Quando in noi si creano squilibri, l'aura tende a diventare meno solida; i colori divengono scuri e cupi, e talora appaiono dei fori. L'aura di una persona felice è quasi opaca, riflette un'energia solida. Una persona infelice o malata ha un'aura amorfa, che in certi punti scompare del tutto. L'energia é come trafitta. Ogni colore ha un suo significato. Il rosso, ad esempio, è il colore dell'energia fisica. Quando nell'aura c'è una robusta fascia rossa, è probabile che la persona sia in buone condizioni fisiche. Se la persona attira il rosso, ha bisogno di energia. Il rosso chiaro, luminoso, è l'energia al massimo livello fisico. Questa energia può essere usata per muovere macigni, partecipare a gare sportive o dedicarsi al sesso. L'energia può essere modificata aggiungendo altri colori, proprio come fanno il pittore e l'imbianchino. Il bianco, che è la combinazione di tutti i colori (ricordate che stiamo parlando di luce, non di pigmenti), ha una vibrazione altamente positiva. Il nero, al contrario, è l'assenza dei colori e tende ad assorbire vibrazioni negative. Tende inoltre ad abbassare le vibrazioni di tutti i colori cui viene aggiunto. Usando il rosso come esempio, se aggiungiamo il bianco otteniamo il rosa, che è il colore dell'amore. Il rosso (fisico) più il bianco (spirituale) danno amore. Se al rosso aggiungiamo il nero, otteniamo il rosso scuro, che è il colore dell'ira. Ricordate l'espressione «vedere rosso per la rabbia?» Be, significa vedere la propria aura, perché la forza dell 'ira rende più marcata, e quindi visibile, l'aura. Anche gli altri colori hanno funzioni specifiche. Il giallo, co-

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lore della luce solare, è legato alla felicità e all'allegria. E anche il colore dell'intelletto: le persone mentalmente attive tendono ad avere molto giallo nell'aura. L'arancio, che é una combinazione di rosso (fisico) e giallo (intellettuale), rappresenta l'assimilazione delle idee. E legato all'ottimismo. Il verde sta nel mezzo dello spettro dei colori e rappresenta l'equilibrio. Quando un pendolo smette di oscillare, si ferma al centro. Il verde é il colore della natura, delle foglie e dell'erba. Dà pace e armonia e calma il sistema nervoso. Il blu è sul lato freddo dello spettro; rappresenta più lo spirituale che il fisico. Il blu ha a che fare con l'elevazione della coscienza, la meditazione, la verità e la serenità di spirito. Il porpora é un potente colore curativo. E la vibrazione più alta della luce ed é legato al misticismo. E eccellente per l'equilibrio mentale e ha a che fare con lo sviluppo spirituale e la chiaroveggenza. Quando pensiamo o parliamo di qualcosa che amiamo in modo particolare, l'aura diventa più grande e più visibile. E vero anche l'opposto: se parliamo di qualcosa di disgustoso, l'aura si rimpicciolisce. Prendendo coscienza dell'aura, potrete cambiarne forma e dimensione a volontà. Occorrono solo energia mentale e determinazione. Mettete a fuoco la consapevolezza interiore e visualizzate un cambiamento nell'aura, ad esempio una bolla che si forma all'altezza del lobo occipitale sinistro. Fatevi descrivere la vostra aura da qualcuno che stia imparando a vederla. Col tempo, riuscirà a scoprire cosa state facendo senza che dobbiate dirgli cosa cercare. Quando parliamo, tendiamo a proiettare parti della nostra aura verso l'ascoltatore. A volte vediamo questa energia men-tale uscire dalla fronte appena sopra il naso, nella zona che spesso viene definita «terzo occhio». Se chi parla é sicuro e concentrato, l'energia esce a flusso continuo, dando all'aura una forma a corno. Se chi parla é arrabbiato, l'energia esce a spruzzi che sembrano frecce o pugnali. Un altro senso che ci permette di percepire l'aura è il tatto. L'aura è un'emanazione di energia che si può toccare. Permettetemi un'analogia. Se state guidando l'auto e guardate dal finestrino, non vedete nulla che circondi direttamente la macchi-

na. Se però sporgete una mano dal finestrino, sentite la tremenda pressione dell'aria attorno all'auto. L'aura è un fenomeno analogo, anche se molto più sottile. Chiunque può sentire la propria aura. È necessario essere in stato di rilassamento. Mettete le mani di fronte a voi, distanti l'una dall'altra una sessantina di centimetri. I gomiti devono essere puntati in giù e le mani rilassate, una palma di fronte all'altra. Cominciate ad avvicinarle lentamente. Per concentrarvi meglio, se volete, potete chiudere gli occhi. A un certo punto, mentre avvicinate le mani, avvertirete una leggerissima resistenza. Dapprima sarà una resistenza tanto esile che non la noterete. Con l'allenamento, comunque, acquisterete consapevolezza della resistenza. La resistenza si verifica quando l'aura di una mano tocca l'aura dell'altra. Se osservate la distanza fra le mani e la dividete per due, avrete un'idea di quanto sia larga la vostra aura. Se vi concentrate nel trasmettere energia alle mani, potete aumentare la densità dell'aura e quindi la resistenza. Per sentire l'aura di un'altra persona, mettetevi dietro di lei mentre è seduta. Sistemate le mani da sette a dodici centimetri dalla sua testa, a palme in giù. Muovete le mani attorno alla testa, notando ogni cambiamento. L'aura è più forte attorno alla testa e alle spalle, per cui lì è più facile sentirla. Con questo non voglio dire che non si possa sentire in altre zone, perché si può; ma é più facile dove l'aura è più forte. Scoprirete le dimensioni dell'aura avvicinando le mani alla testa senza toccarla, per poi allontanarle lentamente finché non sentirete più le vibrazioni. Oppure potete partire dall'esterno dell'aura e avvicinarvi, come nell'esercizio precedente. Noterete, mentre percepite l'aura di qualcun altro, che l'intensità varia da zona a zona. Qualcuno noterà cambiamenti di temperatura da un punto all'altro dell'aura. Questo significa che nel corpo c'è qualche squilibrio. E un ottimo strumento diagnostico. Se si scopre uno squilibrio prima che entrino in gioco altri sistemi d'allarme (i sintomi) ci si può sottoporre a cure mediche nelle primissime fasi di malattia. In linea di massima, se l'aura è calda, ci sarà una zona fredda in corrispondenza della parte fisica squilibrata. Se la fotografassimo, la zona apparirebbe amorfa e frastagliata, anziché solida e regolare. L'uso di certe sostanze modifica l'aura. La marijuana tende

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a rendere l'aura porosa, meno solida. La trasforma in una specie di groviera, solida in alcuni punti e bucata in altri. In genere l'effetto dura dalle ventiquattro alle quaranta ore. Anche l'al-cool rende l'aura più porosa. Diventa una spugna, e la persona perde la capacità di escludere le vibrazioni indesiderate. E dato che l'alcol, sul sistema nervoso centrale, agisce da anestetico, la persona non sa quanta negatività stia assorbendo. Le perso-ne molto sensibili possono risentire di postumi potenti con poco alcool. I postumi derivano dall'accumulo di energie negative assorbite quando le difese erano inattive. Un solo bicchierino può cambiare l'aura. Se avete un soggetto che si presta, prova-te un esperimento del tipo «prima e dopo». Scrivete le vostre impressioni sull'aura della persona prima che beva, perché i cambiamenti sono sottili e la memoria può giocarvi scherzi. L'aura ci dice subito molte cose su un altro individuo. Ricordate che abbiamo parlato dei primi trenta secondi del primo incontro con una persona? In quel periodo, in realtà, voi ((legge-te» o «sentite» l'aura dell'altro. Se entrate in una stanza dove c'é qualcuno che non conoscete voltato di spalle, sentite subito, senza esitazione, certe «vibrazioni» su quella persona. Senza nemmeno riflettere, la nostra risposta (e state rispondendo a segnali proiettati dalla persona) é «Sì, mi piacerebbe conoscerla», oppure «No, non mi interessa». Se non avete ancora visto in faccia la persona e lei non ha visto voi, le «vibrazioni» che percepite si basano su ciò che emana dalla sua aura. Fate un esperimento al vostro prossimo party. Il punto é che diamo giudizi basati su quello che l'aura contiene prima ancora che la mente si metta in attività. Se prestiamo attenzione alla prima «lettura» dell'aura di una persona, possiamo risparmiarci parecchie tensioni emotive. Sentire l'aura di qualcuno fa parte del processo della comunicazione. Sono dati che poi fondiamo con la valutazione logica. In questa epoca che ha scoperto il linguaggio del corpo, siamo convinti di usare l'intelletto. Il che é vero, ma non esclude il fatto di sentire l'aura. Un modo per sperimentare sul serio l'aura di qualcuno é abbracciarlo. Nell'abbraccio, siete completamente all'interno dell'aura dell'altro. Il capitolo 6 contiene alcuni esercizi per imparare a sentire l'aura degli altri. Con la pratica, scoprirete che un 68

abbraccio vi darà più informazioni su una persona di quante ne . otterrete mai a parole. E ricordate che non solo voi ricevete le vibrazioni dell'altra persona, ma anche l'altra persona riceve le vostre. C'é un trasferimento di energia. Per questo motivo, un abbraccio é un grande strumento terapeutico e un grande conforto se si é depressi. Oltre alle auree, riceviamo anche messaggi dai luoghi. Un bravo investigatore può dirvi chi é stato in una certa stanza, e anche un buon sensitivo può farlo. Pareti e mobili assorbono le vibrazioni delle persone che sono state lì. Un'intensa situazione emotiva lascerà residui in una stanza, anche se le persone coinvolte non ci sono mai state prima o dopo il fatto. Ad esempio, due persone discutono animatamente in una stanza, poi esco-no. Voi entrate poco dopo e sentite ira, tensione. Se siete ricetti-vi, capite che quello che sentite é stato «lasciato lì». Diversa-mente, vi sentite tesi e rabbiosi e non sapete perché. Questo non accade necessariamente subito dopo un intenso scontro emotivo. Le vibrazioni possono restare per lunghi periodi di tempo. Più tempo le persone hanno trascorso in un certo ambiente, più le vibrazioni saranno forti e persistenti. I luoghi storici possono dare vita a ricordi provenienti da altri tempi e posti. A volte entriamo in una stanza che ci sembra molto familiare; abbiamo l'impressione di esserci già stati. E il déjà vu, il già visto. La sensazione di essere già stati in un certo luogo o di aver vissuto una certa esperienza in genere si verifica perché entra in azione il ricordo di un fatto di una vita passata che si é svolto in quel posto; oppure state ricordando un sogno o una OBE in cui avete visitato il luogo. Talora potete semplicemente reagire alla storia di un posto senza che esistano rapporti personali con voi: ricevete ciò che é accaduto lì. La capacità di percepire nasce non tanto dal luogo in cui vi trovate quanto dal vostro stato presente. Essere aperti amplifica le percezioni, essere chiusi le inibisce. Il posto in sé importa relativa-mente poco. Adesso che sapete cosa e come potete percepire, è tempo di passare agli esercizi pratici per sviluppare le capacità percettive. È importante sviluppare le capacità percettive prima di quelle proiettive. La percezione é una facoltà d'assorbimento che crea conoscenza, e la conoscenza può portare alla saggez-

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za. La proiezione é una capacità direttiva con cui influenzate cose e persone attorno a voi; usata senza saggezza, può gene-rare parecchi guai nella vostra vita. Le capacità proiettive van-no tentate solo quando avrete raggiunto un alto grado di consapevolezza e potrete assumervi la responsabilità di ciò che invierete ad altri. Tenete presente, comunque, che alcune delle mie classificazioni delle capacità paranormali sono inevitabilmente arbitra-rie, e che in effetti potrete sviluppare contemporaneamente doti proiettive e percettive. Più di ogni altra cosa, dovreste divertir-vi. Divertirvi con gli esercizi. Io mi sono divertita molto.

6. Sviluppare le capacità percettive

Nel precedente capitolo ho spiegato come e cosa percepiamo. Adesso siete pronti a cominciare a sviluppare le capacità paranormali. Nel capitolo 2 ho diviso queste capacità in due grandi categorie: percettive e proiettive, ovvero di ricezione e di trasmissione. In questo capitolo lavorerete a sviluppare le capacità percettive. Le capacità percettive sono quelle che ci permettono di ricevere impressioni, pensieri o comunicazioni da persone, luoghi e oggetti. La percezione non si verifica a livello dell'intelletto, quindi il primo passo per diventare un buon ricevitore è imparare a calmare la mente cosciente. Ne abbiamo parlato nel terzo capitolo. Se credete di non aver afferrato bene il concetto, rivedete quegli esercizi prima di cominciare quelli descritti in questo capitolo. Gli esercizi sono come giochi: dovreste divertirvi. Non perdete tempo su un certo esercizio. E meglio passare in fretta dal-l'uno all'altro, invece di continuare a ripetere lo stesso. Un atteggiamento disinvolto porta maggiore successo, quindi non «forzate» gli esercizi. Affrontateli con entusiasmo e serenità, senza assolutamente sentirvi costretti a fare centro. Forzare le capacità paranormali blocca il flusso di trasmissione e ricezione. Non fate mai gli esercizi se siete stanchi o depressi. La noia uccide la sensibilità paranormale, per cui evitatela. Le ricezioni hanno dimostrato che quando qualcuno si stufa di un esperimento ESP, esprime il proprio disgusto portando le sue doti a dare risposte sbagliate. In questi casi, i soggetti ottengono

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«punteggi negativi significativi», al di sotto della media prevedibile per il semplice intervento del caso.

Ricezione telepatica
La ricezione telepatica si sviluppa naturalmente fra persone unite da legami emotivi. «Sapete» cosa prova o pensa l'altro senza esserne stato informato a parole. Allenandovi, potete acquistare la capacità di ricevere per via telepatica praticamente da tutti. Esercizio 1 Ricezione telepatica (in due): fate scegliere da un amico, mentalmente, un frutto che gli piace. Poi ditegli di trasmettervi mentalmente l'immagine del frutto scelto. L'amico, sempre mentalmente, dovrebbe ripetere il nome del frutto diverse volte, e al tempo stesso visualizzarlo. Dovrebbe descrivervi mentalmente il frutto. Ad esempio, dopo aver ripetuto mentalmente la parola «prugna» per diverse volte, l'amico dovrebbe visualizzarne la forma rotonda, il colore rosso, la morbidezza della buccia, e inviarvi mentalmente le immagini. Sgomberate la mente per ricevere ciò che vi viene trasmesso, scrivete le vostre impressioni, poi passate a un altro frutto. Trenta secondi per ogni frutto dovrebbero essere sufficienti. Alla fine, controllate le vostre risposte. Ricordate che se i risultati sono scarsi, il difetto potrebbe stare in chi riceve come in chi trasmette. Ripetete l'esercizio con altre categorie, come verdure e fiori. Le immagini devono essere semplici e familiari. Il colore é una buona categoria perché non ci sono particolari che distraggono. Se, dopo qualche tentativo in diverse categorie, non ottenete alcun successo, provate a cambiare la persona che trasmette. Esercizio 2 Ricezione telepatica (da soli): quando il telefono squilla, indovinate chi chiama prima di alzare il ricevitore. A volte saprete di chi si tratta perché aspettavate quella certa telefonata. Queste non vanno considerate risposte positive. Con la pratica, scoprirete di migliorare in continuazione. L'altro esercizio col telefono consiste nel chiamare una persona appena vi viene in mente e chiederle se stava pensando a voi. Vi sorprenderà scoprire quante volte avete ricevuto una comunicazione telepatica che vi sembrava una vostra idea. 72

Esercizio 3 Ricezione telepatica (in gruppo): raccogliete un gruppo di persone in una stanza. Il numero migliore è da otto a dieci. Chiedete loro di scegliere un oggetto su cui concentrarsi mentre voi uscirete dalla stanza. Quando saranno pronte, rientrate e cercate di indovinare l'oggetto che hanno scelto. Molti, inizialmente, hanno scarso successo con questo esercizio. Non preoccupatevi. Più sarete rilassati, più potrete ottenere risultati positivi. Sgomberate la mente dai vostri pensieri e cercate di «sintonizzarvi» su ciò che gli altri proiettano. Forse riceverete un lampo di colore, oppure una forma. Vedete se potete colle-gare le immagini mentali con un oggetto della stanza. Poi fate un'ipotesi. Tutti i membri del gruppo dovrebbero uscire a turno dalla stanza, poi rientrare e provare a ricevere la proiezione de-gli altri. Esercizio 4 Ricezione telepatica (in due): chiedete a un amico di raccogliere una dozzina o più di immagini di oggetti o scene ben definiti. Riviste, calendari e cartoline sono ottime fonti. Senza guardare le immagini, chiedete al vostro compagno di sceglierne una. Voi vi metterete in una stanza e il vostro compagno, nell'altra, vi invierà telepaticamente l'immagine. Scrivete o disegnate tutte le impressioni che riceverete, anche le più vaghe. Dopo un minuto circa, il vostro compagno deve passare a un'altra immagine. Numerate le immagini e le vostre risposte, per non fare poi confusione. Con la pratica, scoprirete di ricevere sempre più particolari. Confrontate ciò che avete scritto e disegnato con l'immagine trasmessa. Cominciate a vedere come alcune di quelle impressioni vaghe e di quei lampi in-completi sono in rapporto con l'immagine? Se, dopo diversi tentativi, non ricevete nulla, provate a cambiare la persona che trasmette. Esercizio 5 Ricezione telepatica (in gruppo): questa tecnica é una variante dell'esercizio 4. Richiede come minimo due persone, ma può essere fatta in gruppo. Supponiamo che ci sia un gruppo. Date a ogni persona carta e penna. Una persona andrà in un'altra stanza e sarà il «trasmettitore». Tutti gli altri sono «ricevitori». Il trasmettitore decide di disegnare una certa cosa e comincia a disegnarla. Poi deve restare mentalmente concentrato sull'immagine finché non sarà informato che gli altri hanno dise-

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gnato ciò che pensano di aver ricevuto. Rientrato il trasmettitore nella stanza, si possono paragona-re fra loro i disegni, controllarne la precisione e discutere i risultati. Come gioco di società é perfetto. Provate a farlo con gli a-mici, se la serata diventa noiosa! Nel libro Mental Radio (Radio mentale), Upton Sinclair racconta delle molte volte in cui sua moglie é riuscita a riprodurre in modo perfetto un disegno da lui tracciato in un'altra stanza. Forse scoprirete che il rapporto emotivo con un amico o parente migliorerà la capacità di ricevere il messaggio sotto forma di disegno. Lunghi anni di ricerca sulla telepatia indicano che il rappor to emotivo può essere un fattore importante per l'esatta trasmissione di idee telepatiche. I casi di telepatia spontanea si registrano in maggior numero fra persone con rapporti stretti che fra estranei. Per incoraggiarvi nei vostri progressi sarà utile lavorare con una persona cara e comprensiva che abbia con voi una stretta relazione emotiva. Esercizio 6 Ricezione telepatica (in gruppo): questo esercizio é come il numero 3, con la differenza che anziché concentrarsi su un oggetto presente nella stanza, i partecipanti si concentreranno su una parte del corpo di una persona (il naso, l'orecchio sinistro, la bocca, eccetera). Il soggetto dovrà decidere quale parte della sua anatomia sia stata scelta. Ad esempio, se fate voi da ricevitore, dopo aver sgomberato la mente per entrare in stato di estrema consapevolezza, potreste avvertire un formicolio a un lobo, al naso, a un piede. Oppure potreste sentire un guizzo o un bruciore in una certa parte del corpo. O potreste sentire mentalmente la parola ((orecchio)), «naso», «piede», eccetera. Col tempo, scoprirete in che modo ricevete un messaggio rivolto a una parte del vostro corpo, se cioè sentite mentalmente la parola o avvertite una sensazione particolare alla parte interessata.

tri. Col senso di prossimità possiamo determinare dove si trovi qualcuno in rapporto a noi e, con un po' più di pratica, chi sia quella persona. Sentire gli oggetti é più difficile che sentire le persone perché il ritmo di vibrazione é più lento, e quindi l'aura é più piccola. Esercizio 1 Sentire una persona (in due): chiedete al vostro compagno di togliersi le scarpe e di muoversi nella stanza mentre voi, a occhi bendati, parlate. Quando direte «Stop», la persona dovrà restare immobile e respirare piano, in modo che non possiate localizzarne la posizione coi sensi fisici. Dirigete la vostra energia nella stanza, come un raggio radar. «Sentite» le vibrazioni del vostro compagno? Saranno più veloci o «leggere» di quelle di ogni oggetto. Indovinate dove si trova il vostro compagno. Dapprima riuscirete forse a indicare solo la direzione. In seguito indovinerete la posizione esatta. Nel corso dell'esercizio, il vostro compagno potrebbe uscire dalla stanza. Scoprirete che l'assenza delle sue vibrazioni é identificabile

Sentire cose e persone
Tutti noi possediamo un campo d'energia che é unico come le impronte digitali. Queste auree possono essere sentite da al-

quanto la loro presenza. Esercizio 2 Sentire le persone (in gruppo): questo esercizio è un'estensione del numero 1. Quando avrete sviluppato la capacità di scoprire la posizione di una persona in una stanza, mettetevi al lavoro su più persone. Come nell'esercizio 1, una persona viene bendata e parla mentre gli altri gli si muovono attorno senza fare rumore. Quando il soggetto dice «Stop», tutti si fermano e restano in silenzio. Il difficile, qui, é scoprire esatta-mente chi é dove. La prima volta che tenterete l'esperimento di gruppo, chiedete a ogni persona di stare lontana almeno un metro e mezzo dalle altre. Con la pratica, riuscirete a identificare la «sensazione» di ogni singola aura. Mentre migliorate, per- mettete agli altri di avvicinarsi sempre più fra loro nell'esercizio. Se sarete diventati veramente bravi nel distinguere le diver-se auree, la vicinanza anche estrema delle persone non sarà un ostacolo. Esercizio 3 Sentire oggetti nascosti (in gruppo): prima che il gruppo si riunisca, chiedete a qualcuno di nascondere due oggetti nella stanza. Dapprima, chiedete ai partecipanti di «sentire» mentalmente dove sono questi oggetti; poi dovranno scopri-re cosa sono. L'esercizio é un buon modo per sviluppare la capacità di ritrovare oggetti scomparsi, per cui il «dove» é più im75

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portante del «cosa». Data la nostra tendenza a usare la logica nell'indovinare dove siano le cose, chiedete alla persona di nascondere i due oggetti in posti imprevedibili. Ad esempio, é più insolito nascondere una lima sullo stipite di una porta, o una spilla dietro una tenda o un mobile, che non sotto cuscini o dietro uno scaffale di libreria. Non impiegate più di due minuti per «sentire» dove sono gli oggetti. Scoprirete che in genere la prima impressione, o intuizione, é esatta. Per assicurarvi che non entri in gioco la telepatia, escludete dal gruppo la persona che ha nascosto gli oggetti. In questo modo svilupperete la capacità di sentire gli oggetti. Esercizio 4 Sentire i colori (in gruppo): raccogliete otto o dieci pezzi di stoffa colorata. I pezzi devono essere dello stesso tessuto ma non dello stesso colore. Le fibre naturali come la lana o la seta sono meglio di quelle sintetiche. Bendate i partecipanti. L'obiettivo é indovinare il colore di ogni stoffa. Ogni colore vibra a una frequenza diversa, quindi dà una sensazione diversa. Ad esempio, di solito il rosso risulta caldo al tocco, e il verde più freddo. Ogni persona bendata deve tenere in mano la stoffa per non più di dieci secondi e poi scrivere il colore che crede di aver sentito. Esauriti tutti i pezzi, le ipotesi espresse vanno confrontate con la vera successione di colori. Dopo pochi esperimenti, «sentire» i colori diventa una cosa facile. Esercizio 5 Sentire le carte da gioco (da soli o in gruppo): tenete in mano un mazzo di carte, a faccia in giù. Fissate il dorso della prima carta, chiudete gli occhi, sgomberate la mente e accettate il primo colore che vi si presenta. Girate la carta per vedere se avete indovinato. Segnate il punteggio su un foglio. Continuate così con tutto il mazzo. Scrivete la data sul foglio e annotate il vostro stato d'animo, il clima, e tutto ciò che potrebbe influenzare i risultati (ad esempio, eventuali suoni in sottofondo). Controllate se nelle vostre risposte c'é o non c'è uno schema fisso. Dopo aver fatto pratica coi due colori, passate ai quattro semi. Esercizio 6 Sentire le carte da gioco (in gruppo): per questo esercizio dovete dividervi in gruppi di tre persone, fungendo a turno da ricevitore, preparatore e controllore. Se non c'é gente a sufficienza, una sola persona può fungere da preparatore e controllore in un gruppo di due.

Il preparatore mischia un mazzo di carte, ne sceglie dieci e le ' sistema a faccia in giù in una fila ordinata, senza guardarle. Il ricevitore si rilassa nello stato di «non - mente», preparandosi a ricevere le impressioni, e guarda le dieci carte sul tavolo. Quando é pronto, il ricevitore mette tutte e due le mani sulla prima carta e, a occhi chiusi, dice la prima impressione che gli viene in mente. Il controllore scrive la risposta, poi guarda (da solo!) la carta e scrive accanto alla risposta il vero valore e seme. Non deve parlare o lasciar capire se la risposta é o no esatta. Ci vuole la classica «grinta da poker». Procedete così con tutte e dieci le carte. Il ricevitore dovrebbe tenere conto di sensazioni interiori e pensieri casuali e parlarne man mano che gli vengono, in modo che il controllore possa trascriverli. Immagini e pensieri apparentemente estranei potrebbero dimostrarsi valide informazioni paranormali non collegate all'esercizio con le carte; oppure potrebbero essere indicazioni sulla carta anche se la risposta che viene data non é esatta. Terminata la prima serie di dieci carte, discutete brevemente i risultati in gruppo, poi scambiatevi i ruoli e ripetete finché ogni persona non avrà fatto da ricevitore. Questo esercizio si può variare in base all'esercizio 5, cioè si può cercare di indovinare solo il colore, il seme, eccetera. Ogni punteggio positivo superiore a due è al di sopra della media casuale. Comunque, i risultati non sono troppo importanti; quello che conta é fare pratica. Esercizio 7 Sentire le carte Zener (da soli o in gruppo): questo esercizio richiede un paio di carte da ESP, che potete fabbricarvi da soli ma che si trova anche facilmente in commercio. Un mazzo da ESP contiene venticinque carte «Zener» con cinque simboli: una stella, tre linee ondulate parallele, una croce o segno del più, un cerchio e un quadrato. Come avete fatto con le carte normali, indovinate il simbolo di ogni carta tenendo il mazzo in mano. Appoggiate diverse carte a faccia in giù sul tavolo e indovinate la sequenza dei simboli. Notate se riuscite o meno a «captare» un simbolo più facilmente degli altri. Se é così, pensate al significato che questo simbolo deve avere per

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voi. Con un compagno, potete lavorare con queste carte per sviluppare la capacità di ricezione telepatica. Il vostro compagno guarderà una carta e ve ne trasmetterà il pensiero o immagine. Scrivete il simbolo che avete ricevuto, poi confrontate i risultati con la vera sequenza alla fine. E necessario un minimo di dieci esperimenti per ottenere una media significativa delle vostre capacità. Esercizio 8 Sentire le monetine (da soli o in gruppo): dividetevi in coppie, all'interno delle quali ciascuno sarà a turno trasmettitore e ricevitore. Scegliete ventiquattro monetine con quattro valori diversi (ad esempio 10, 20, 50 e 100 lire), poi dividetele in due mucchietti identici fra loro. Prendete due fogli di carta e dividetene ciascuno in dodici pezzi. Trasmettitore e ricevitore siedono schiena contro schiena; ciascuno dei due ha davanti a sé un tavolino con un foglio di carta e uno dei mucchietti di monete. Il trasmettitore sceglie una moneta e la mette su un pezzetto di carta, poi vi concentra l'attenzione mentre l'altro «riceve» l'immagine. Il ricevitore cerca di ripetere l'azione del trasmettitore. Si continua fino all'esaurimento delle monete, poi si fa il confronto. Se più di due monete occupano la stessa posizione sui pezzi di carta, esiste una certa ricettività. Esercizio 9 Sentire una persona dal nome (in gruppo): scegliete una persona che faccia da direttore dell'esercizio; poi, assieme al resto del gruppo, eseguite esercizi di rilassamento, in modo che tutti siano in stato di ricettività. Il direttore deve dire il nome di qualcuno che conosce bene ma che é sconosciuto agli altri partecipanti. Dopo che il direttore ha detto il nome, i membri del gruppo devono concentrarsi sul nome per un minuto circa. Terminato il minuto di concentrazione, ogni partecipante deve scrivere tutte le impressioni che ha ricevuto sulla persona sconosciuta. Mettete un limite di tempo per la stesura delle impressioni. Due minuti sono sufficienti; dopo questo lasso entra in azione la mente cosciente. Poi ogni partecipante legge ad alta voce ciò che ha scritto. Il direttore commenta, spiegando cosa é esatto e cosa non lo é. A questo punto si cambia direttore e si fa un altro esperimento. E importante che il direttore abbia molte informazioni personali sulla persona che no-mina, per poter giudicare ogni percezione dei partecipanti. E al-

trettanto importante che i partecipanti non conoscano nel modo più assoluto la persona nominata, per poter avere vere intuizioni non basate su conoscenze dirette. Esercizio 10 Sentire gli stati emotivi (In gruppo): mettete due sedie al centro della stanza, l'una di fronte all'altra; in mezzo deve esserci quanto spazio basta perché due persone sedute non si tocchino. Scegliete un membro del gruppo e fatelo sedere su una sedia a occhi bendati. Poi qualcun altro andrà a sceglie-re, in completo silenzio, la persona che deve mettersi sulla seconda sedia. Il ricevitore, cioè la persona bendata, deve tendere le mani in avanti a sé a palme in su. L'altra persona deve mette-re le proprie mani su quelle del ricevitore, a palme in giù. Il con-tatto deve essere minimo; solo quanto basta perché le vibrazioni della seconda persona siano percepibili. Il ricevitore comincia a dire tutto ciò che riceve dall'altra persona. Il nome della persona seduta davanti a lui non è importante; quelle che contano sono le sensazioni ricevute sul conto della persona. Il ricevitore deve iniziare parlando dello stato emotivo della persona: è felice? Triste? Depressa? Dopo che il ricevitore ha detto tutto ciò che sente (in genere in un minuto o poco più), gli si toglie la benda dagli occhi e l'altra persona commenta ciò che è stato detto sul proprio conto. Cambiate i ruoli a turno, in modo che tutti abbiano la possibilità di fungere da ricevitori.
Psicometria

La psicometria è la capacità di sintonizzarsi sulle vibrazioni di una persona attraverso un oggetto che appartiene a quella persona. Attorno a noi, tutto assorbe vibrazioni: abiti, gioielli e mobili, per fare solo pochi esempi. Più forte è il rapporto emotivo del proprietario nei confronti dell'oggetto, più a lungo si è sviluppato nel tempo questo rapporto, e più le vibrazioni saranno forti. La psicometria, cioè la «lettura» di un oggetto, è particolarmente utile quando nella stanza c'è più di una persona. «Sentendo» o «leggendo» l'oggetto avete la certezza di essere sintonizzati sul suo proprietario e non sulle impressioni di altri. La psicometria vi permette di «sentire» una persona che non è presente semplicemente «leggendo» un oggetto che le appartiene.

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Esercizio 1 Psicometria (in gruppo): ogni partecipante, in privato, deporrà un gioiello che porta da parecchio tempo su un vassoio. Coprite il tutto. E importante che i singoli oggetti abbiano un unico proprietario, in modo da emanare un'unica serie di vibrazioni, se no tutto diventa confuso. Ogni partecipante sceglierà dal vassoio un gioiello, ovviamente non il proprio. Bisogna scegliere oggetti di cui si ignori il proprietario, senza barare. Non cercate di indovinare a chi appartenga il gioiello. Sgomberate la mente, tenete in mano l'oggetto, e la-sciate vagare la mente. Scrivete tutto ciò che vi passa per la mente, senza eliminare nulla. Osservate in che modo tenete in mano l'oggetto. Se lo stringete forte, può significare che il proprietario é teso. Notate se vi dà una sensazione di freddo o di caldo, e se vi trasmette la sensazione di qualche colore. Gli orologi sono adattissimi all'esperimento: possedendo parti in movimento, raccolgono vibrazioni più in fretta degli oggetti completamente immobili. Se qualcuno non porta gioielli, vanno bene penne, chiavi, portafogli. Dopo aver tenuto in mano l'oggetto per trenta secondi, cominciate a scrivere le vostre impressioni, impiegando un tempo massimo di due minuti per oggetto. Finito di scrivere, ogni partecipante si alzerà, mostrerà l'oggetto che ha scelto e leggerà le proprie impressioni. Subito dopo si alzerà il proprietario dell'oggetto e commenterà la precisione del-le impressioni ricevute. Questo esercizio ha possibilità quasi illimitate, perché si possono sostituire in continuazione gli oggetti sul vassoio. Esercizio 2 Psicometria (in gruppo): scegliete tre oggetti di carta (ad esempio un biglietto del cinema, una lettera, una tessera della biblioteca, un biglietto da visita, una fotografia, eccetera). Metteteli in tre buste e contrassegnate ogni busta con un numero o una lettera, in modo da sapere cosa contiene ciascuna busta. Per evitare che gli oggetti possano essere visibili a occhio nudo, avvolgeteli in un pezzo di carta prima di chiuderli in busta. L'obiettivo di questo esercizio é captare qualcosa che riguardi gli oggetti stessi o le persone con cui sono entrati in con-tatto. Passate le buste ai partecipanti, che dovranno impiegare non più di un minuto per ogni singola busta. Ogni persona deve scrivere ciò che riceve da ogni busta. Dite ai partecipanti di non cercare di indovinare cosa sia l'oggetto; è un particolare irrile-

vante. Al termine, fate leggere a tutti le impressioni su ciascuna busta, una per volta; poi aprite le buste e illustrate il contenuto. Questo esercizio, è limitato solo dal numero di buste. Esercizio 3 Psicometria (in gruppo): l'esercizio è simile al numero 2, però viene fatto con oggetti più grandi. Un membro del gruppo chiude sei oggetti in altrettanti pacchi e numera ogni pacco. I pacchi devono essere fatti in modo da non dare alcuna indicazione sul contenuto, e vanno messi su un tavolo davanti alla persona che li ha preparati. Prima dell'esercizio, nessuno deve vederli o toccarli. I numeri devono essere in evidenza, e i pacchi sistemati in modo che ogni membro del gruppo possa vederli bene. Ogni partecipante prende penna e carta, si siede, e con calma si rilassa fino a raggiungere lo stato di ((non - men-te)). Quando é pronto, ogni partecipante deve scegliere mentalmente un pacco, scriverne il numero sul foglio di carta, e mette-re a fuoco l'attenzione, concentrandosi sul contenuto del pacco. Poi deve porre a se stesso delle domande, ad esempio: l'oggetto è pesante o leggero? E di metallo? Di legno? Ha una for-ma semplice o complessa? Fate una pausa dopo ogni domanda, per permettere alla risposta di salire alla vostra coscienza. Oppure visualizzate un filo della vostra coscienza che esce da voi, entra nel pacco e si collega all'oggetto, trasmettendovi in-formazioni. Scrivete tutte le impressioni che percepite: forma, materiale, colore, uso, o qualunque altra idea vi venga in men-te. Se preferite disegnare anziché scrivere, fate pure; ogni persona é libera di gestire l'esercizio come meglio crede. Più ci si sentirà a proprio agio, più il flusso di informazioni sarà libero e fluido. La tensione crea una barriera fra l'io esterno e l'io inter-no. Fare gli esercizi nel modo più facile significa ottenere uno sviluppo più rapido delle capacità. . Come variante, ogni membro del gruppo potrebbe fornire un oggetto abbastanza piccolo da entrare in una scatola da scarpe. L'addetto ai preparativi inserirà ogni oggetto in una scatola e scriverà i numeri sulle scatole. Questa variante presenta un interesse in più: riuscire a scoprire, in base alle descrizioni fornite dagli altri, in quale scatola è nascosto il proprio oggetto. Come prima, c'è un limite massimo di tempo di due minuti. Scaduto questo termine, ogni persona deve spostare l'attenzione su un'altra scatola.

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Esercizio 4 Psicometria (in gruppo): questo esercizio vi permetterà di ottenere risposta a domande che vi toccano da vici-no. E meglio cominciare con una domanda che richieda come risposta un semplice sì o no. Ogni partecipante riceve un foglio e una penna, e sul foglio scrive una domanda (ad esempio: «Devo accettare il nuovo lavoro che mi hanno offerto?»). Poi piega il foglio in due, con la domanda nascosta all'interno, e sull'esterno traccia un segno di riconoscimento. Solo la persona che ha scritto la domanda deve riuscire a identificare il proprio foglio, per cui é meglio usare dei simboli (un cerchio, una stella) che le iniziali. Quindi si mettono i fogli in un cappello o in un altro contenitore e li si mescola. Ogni partecipante ne sceglie uno, dopo aver guardato il simbolo per controllare che non si tratti del proprio foglio. Tenendo in mano il foglio, senza legge-re la domanda, cercate di sintonizzarvi sulla risposta. Dopo aver espresso ad alta voce tutte le impressioni che ricevete, leggete la domanda per vedere fino a che punto avete colto nel segno. Una gradevole variante consiste nel tenere riunioni di gruppo regolari e porre domande di cui si conoscerà la risposta solo alla riunione successiva. Ad esempio, chiedete se il tal dei tali vi telefonerà in settimana. La settimana dopo, alla riunione successiva, informate la persona che vi ha risposto se ha avuto torto o ragione. Questo esercizio è molto divertente e ha sempre successo, forse perché noi tutti abbiamo domande che necessitano di una risposta. Esercizio 5 Sentire le immagini (da soli o in gruppo): prendete delle cartoline o delle fotografie e chiudetele in altrettante buste. Ogni partecipante deve avere a disposizione carta e penna per scrivere le proprie impressioni. Eseguite il solito rilassamento di gruppo, poi date queste istruzioni: «Ciascuno di voi ha una busta chiusa che contiene un'immagine. Adesso che siete rilassati, chiudete gli occhi e aprite i vostri sensi interiori alle impressioni emesse dall'immagine. Quali sono i colori? Quali le emozioni associate all'immagine? Evoca odori, suoni, sapori o altre sensazioni? Cosa vi ricorda? Vi sembra che abbia una storia? Scrivete le impressioni che senti-te. Se provate l'impulso di scarabocchiare o disegnare, fate pure. Non esitate, fatelo subito. Vi avvertirò quando saranno tra-

scorsi cinque minuti, poi potrete aprire la busta». Ovviamente, avrete già spiegato tutto al gruppo prima degli esercizi di rilassamento, e dato tutti i possibili chiarimenti; questo discorsetto è solo per rinfrescare la memoria ai più distratti. Potete prendere le immagini dove preferite (libri, riviste, cataloghi, eccetera). Le immagini devono essere vivide e precise, con un forte impatto emotivo. Cercate anche colori insoliti, soggetti strani e simboli significativi. Devono essere immagini relativamente semplici e compatte, senza fronzoli, con un unico tema. Tenete presente anche i gusti e gli interessi delle persone del gruppo. Col tempo, sarà opportuno dividere le immagini in gruppi distinti, badando che ogni gruppo contenga immagini diverse l'una dall'altra. Se le immagini che usate sono troppo simili fra loro, i ricevitori potrebbero confondersi e diventerebbe difficile stabilire il loro grado di successo. E opportuno che le immagini di ogni gruppo contengano colori, stati emotivi, soggetti eccetera sempre diversi. Per eseguire l'esercizio da soli chiedete a un amico di prepararvi buste che contengono immagini. Trascorsi i cinque minuti, tutti devono, uno per volta, descrivere le impressioni ricevute e leggere quello che hanno scritto. Poi si toglie l'immagine dalla busta e la si mostra a tutti, per una discussione generale dei risultati. Il pendolo Il pendolo è uno strumento per ricevere messaggi dall'io interno, o subconscio, senza l'interferenza della mente cosciente. Si può usare da soli, per scrutare in se stessi, o con un'altra persona, per trovare risposta alle sue domande. Nel secondo caso, il vostro subcosciente riceve direttamente dal subconsciente dell'altro. Per costruirsi un pendolo bastano un oggetto appuntito e un filo. Il modo più semplice è usare un ago. Infilate il filo nella cruna e date la stessa lunghezza alle due parti del filo (una trentina di centimetri circa). Adesso vi occorre un bersaglio. Tenendo il filo sospeso con una mano, il bersaglio può essere l'altra

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mano. Oppure tracciate un cerchio su un pezzo di carta e usate il cerchio come bersaglio. Il pendolo può risponder solo col si o col no; non dimenticatelo mai nel formulare le domande. Esercizio 1 Pendolo (da soli): tenete il pendolo sospeso a quattro o cinque centimetri sopra il bersaglio e «ordinategli» di fermarsi. Dite: «Fermati» mentalmente oppure ad alta voce, e concentratevi sul desiderio di fermare l'ago. L'elemento critico é la messa a fuoco dell'energia mentale sull'idea di fermarlo. Quando l'ago é fermo, fate una domanda che deve avere senza dubbio una risposta positiva. Ad esempio, se io chiedo: ((Mi chiamo Enid Hoffman?», devo ricevere un sì. Osservate qual è la prima direzione in cui si muove l'ago: sarà la direzione del si. Fate una domanda che deve avere una risposta negativa: l'ago dovrebbe muoversi nella direzione opposta. Adesso avete stabilito qual é la direzione del si e quale quella del no. Ripetete questo preliminare ogni volta che userete il pendolo, perché le due direzioni possono cambiare. Noterete a volte che la vostra mano si muove: accade perché il subconscio dice al cervello di inviare impulsi elettrici alla mano per far muovere il pendolo. Il pendolo può solo aiutarvi a entrare in contatto con ciò che si trova nel vostro subconscio. La sua precisione dipende da voi. Ad esempio, chiedere al pendolo come andrà un certo avvenimento futuro significa, in realtà, chiedere al vostro subconscio cosa desidera che accada. Il pendolo non può predire il fu-turo; può solo dirvi cosa desidera il vostro subconscio. La tecnica é utile per scoprire cosa realmente volete, soprattutto in situazione di forte carica emotiva. Ad esempio, potete credere di sapere, a livello cosciente, come andrà una certa cosa, ma il pendolo potrebbe indicare l'opposto di ciò che pensate. Questa discrepanza indica una zona di conflitto all'interno della vostra personalità; in pratica, avete due punti di vista opposti, ed é opportuno cercare di rimediare. Esercizio 2 Pendolo (da soli): preparate un elenco di venti domande sulla situazione presente della vostra vita. Attenzione: sempre domande che richiedano come risposta un sì o un no! Scrivete accanto a ciascuna la risposta cosciente, poi interrogate il pendolo. Le risposte coincidono? Se no, cercate di capire perché. Conservate l'elenco. Col procedere degli avvenimenti,

confrontate i vari esiti con le risposte coscienti e le risposte del pendolo. Chi ha dato un numero maggiore di risposte esatte? Voi o il pendolo? Esercizio 3 Pendolo (da soli): esiste un'altra area di informazioni che il pendolo può permettervi di conoscere, cioè quella delle impressioni extrasensoriali che il vostro subcosciente riceve dagli altri. Scegliete una situazione in cui avete avuto la vaga sensazione che qualcuno non vi dicesse la verità. Preparate un elenco di domande con risposta sì/no sulla situazione; ad esempio: la persona X mi ha raccontato proprio tutto? La persona X mentiva volutamente? Trascrivete le domande e le risposte del pendolo; cercate di arrivare alle informazioni più confidenziali, e fate un confronto fra la verità e le risposte che avrete dal pendolo. Il pendolo può essere molto affascinante, ma ricordate è solo uno strumento per mettere a fuoco diversi livelli di consapevolezza. Col tempo, quando la vostra mente cosciente e quella subcosciente lavoreranno assieme, potrete abbandonare il pendolo e ottenere direttamente una risposta paranormale.

La scrittura automatica
Come il pendolo, la scrittura automatica é un «automatismo» un modo per ottenere informazioni dall'io interno senza l'interferenza della mente cosciente. Tutti gli automatismi prevedono certe precauzioni e regole basilari. Nella credenza popolare, questi strumenti sono controllati da entità e forze esterne. Non dovete crederlo; non è saggio crederlo. Sarebbe come ordinare al vostro io interno di rinunciare al controllo sul sistema nervoso. Altri esseri, sia fisici che disincarnati, sono pronti a impossessarsi del sistema nervoso di chi si apre in questo modo. Se anche si vengono a creare situazioni eccezionali in cui persone prive di ogni talento trascrivino la musica di grandi compositori o dipingono nello stile di grandi pittori, quasi sempre accade che la vita dell'«ospite» naufraga nel caos di tremende difficoltà e confusioni. Voi siete qui per vivere la vostra vita. Siete nati e avete faticato a crescere e imparare per essere adulti a modo

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vostro. Rinunciare a tutto questo a beneficio di un altro essere è una forma di suicidio. I grandi artisti e scrittori sono eccezioni. Di solito, gli esseri parassitici che s'impadroniscono di chi ha allentato il controllo sono di natura inferiore, e del tutto indifferenti al vostro benessere. Un essere superiore non sarebbe mai tanto scortese da invadere il vostro spazio privato, personale. Inoltre, se invitate un essere superiore a invadervi, nemmeno voi lo trattate troppo bene. Ricordate che il libero arbitrario é una legge di natura. Se stuzzicate gli esseri superiori a infrangerla, li confondete e ritardate il loro processo di crescita. La scrittura automatica e gli altri automatismi vanno usati solo per aprire comunicazioni migliori col vostro io interno. E il vostro io interno che controlla il sistema nervoso, e quindi é questo lo strumento «automatico» che state usando. Con l'allenamento, l'io interno può trasmettervi grandi quantità di informazioni. Può mettersi in contatto con le menti di altre persone, anche di chi é già morto o comunque non possiede al momento un corpo, e riferirvi ciò che loro vogliono comunicarvi. Userà principalmente il proprio vocabolario, perché le comunicazioni gli giungeranno sotto forma di impressioni o idee. Con tutti gli automatismi, non superate mai limiti di tempo ragionevoli. Non lasciatevi mai trascinare al punto di diventare stanchi e perdere il controllo. Non date mai al subconsciente l'idea di essere il padrone del vapore. Le cliniche per malattie mentali sono piene di gente che ha regalato il controllo della propria vita all'io interno. Stabilite limiti e regole precise che il subcosciente dovrà ogni volta seguire. In genere la scrittura automatica si fa con una penna o una matita, ma se siete dattilografi provetti potete usare la macchina per scrivere. Seduti davanti alla macchina, oppure con carta e penna, svuotate la mente. Rilassatevi nello stato di «non-mente» e restate così, in attesa. In poco tempo, le vostre mani cominceranno ((automaticamente)) a scrivere o battere a macchina. Non leggete quello che avete scritto finché le mani non si saranno fermate. Per far «partire il motore», date all'io interno un argomento su cui scrivere, o proponetegli una domanda. Trasmettete energia alla mano che deve scrivere. 86

Se l'idea della penna o della macchina per scrivere vi crea difficoltà, per una riluttanza della mente cosciente a perdere controllo delle mani nello stato di «non-mente», può aiutarvi una planchette. Planchette è un termine francese che significa assicella; e in effetti si tratta di un'assicella triangolare in legno compensato, con tre piccole rotelle e un foro in cui infilare un pennarello con la punta rivolta in basso, verso la carta. Per usare la planchette, per prima cosa preparatevi seguendo le indicazioni date prima per la scrittura automatica in genere. Appoggiate dolcemente le dita della mano sulla base del triangolo in legno, chiudete gli occhi e visualizzate l'immagine della planchette che si muove sulla carta e scrive sotto il comando del vostro sistema nervoso. Forse all'inizio la planchette vi sembrerà utile e comoda, ma col tempo non ne sentirete più il bisogno. E comunque necessaria molta pazienza, per permettere al subconscio di imparare il meccanismo. Se inizialmente non ottenete successo, non arrendetevi. Affidatevi alle asserzioni positive; ripetetevi ogni giorno che potete fare la scrittura automatica. Scegliete un periodo tranquillo, ogni giorno alla stessa ora, e non ammettete interferenze di alcun tipo. Per cominciare, quindici minuti al giorno vanno benissimo. Non siate ansiosi; la preoccupazione blocca il flusso. Esercizio 1 Scrittura automatica (da soli): trovate quindici minuti liberi e sedetevi alla macchina per scrivere, oppure mettetevi davanti un blocco per appunti e prendete in mano una penna. Sgomberate la mente, poi pensate una cosa del tipo: «Vorrei avere qualche informazioni su...» (qualunque area della vostra vita richieda attenzione in quel momento). Restate seduti tranquilli e aspettate. Dopo essere rimasti in stato di «non-mente» per qualche minuto, scoprirete che la vostra mano si mette a scrivere o a battere a macchina in risposta alla richiesta. La richiesta di informazioni vi aiuta a mettere a fuoco il subcosciente. Cercate di non leggere ciò che state scrivendo finché la mano non si fermerà. Poi leggete quello che avete scritto e controllate se é davvero in rapporto con la vostra richiesta iniziale. 87

Alcune persone posseggono un'inclinazione naturale per la scrittura automatica e ottengono successi strepitosi al primo tentativo. Altri vedranno che occorre molto tempo per sviluppare questa capacità, a causa del blocco mentale che tende a non lasciar operare le mani indipendentemente dal controllo cosciente. L'arte automatica L'arte automatica é come la scrittura automatica, con la differenza che il subcosciente produce espressioni artistiche non verbali anziché comunicazioni verbali. Viene usata meno spesso della scrittura automatica. Vi occorreranno i normali materiali necessari per il tipo di arte che intendete produrre: matite, carboncini, penna e inchiostro, acquerelli, colori a olio, carta, eccetera. Preparate i vostri materiali su un tavolo e sedete. Carta o lavagnetta devono essere stesi sul tavolo, con tutto il resto vicino. Prendete il pennello (o lo strumento che intendete usare) e appoggiatelo delicatamente sulla carta. Aspettate che il braccio si muova nella direzione che vuole, verso ciò che vuole. Lasciate libertà di movimento al braccio e aspettate pazientemente che l'io interno risponda alla vostra richiesta. Per cominciare, il vostro obiettivo dovrebbe essere molto preciso, ad esempio il disegno di un animale o di un fiore, in modo che l'io interno debba definire solo i dettagli. Potete tenere gli occhi aperti per accertarvi che state lavorando sulla carta e non sul tavolo, nel caso la carta dovesse muoversi. Appena avete completato un foglio, toglietelo con la mano libera per ave-re davanti un altro foglio. Facilitate il più possibile il vostro io interno nella risposta alle vostre richieste. Come con la scrittura automatica, sospendete ogni giudizio finché non avrete terminato.

riante della plachette che consente di ottenere informazioni per vie diverse da quelle normali. Potete trovarlo già pronto in commercio o prepararvelo da soli. Come planchette va benissimo un calice da vino non troppo pesante. Occorre poi la base su cui scorrerà. Deve essere una superficie liscia, senza rigonfiamenti o depressioni. Potete usare un pezzo di legno lucido o una tela cerata che aderisca perfettamente alla superficie del tavolo. Lungo il perimetro del legno o della tela cerata scrivete in cerchio le lettere dell'alfabeto, i numeri da zero a nove, e «si» e «no». Potete anche scrivere tutto su pezzi di carta che poi incollerete sulla base. Terminati i preparativi, mettete il calice, capovolto, al centro della base. Due persone sederanno l'una di fronte all'altra, appoggiando delicatamente le punte delle dita sul calice capovolto. Si fa una domanda, e ben presto il bicchiere, che in questo caso funge da planchette, si sposterà verso una serie di lettere e numeri. La planchette viene mossa dai sistemi nervosi delle due persone che la toccano. Di solito, l'io interno più forte assume il comando e l'altro lo segue, fornendo energia ulteriore. Se è così, sarà facile ottenere risposte coerenti. Se invece le due persone lottano fra loro per il controllo, ottenendolo e perdendolo in continuazione, si avranno risposte incoerenti. Le domande idiote ricevono risposte idiote; le domande erra-te, risposte errate; le domande impossibili, risposte prive di senso. Inizialmente, le risposte saranno in buona parte confuse. Se c'é davvero il bisogno di comunicare qualcosa, il vostro io in-terno riuscirà a farlo, con o senza planchette. Se non c'è il bisogno di comunicare un messaggio, l'ouija board è solo un gioco divertente. Il vostro io interno può inventare storie fantastiche, divertirvi, soddisfare le vostre attese, convincervi astutamente che le sue storie sono vere. Far ballare il tavolo

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L'ouîJa board Quasi tutti hanno sentito parlare dell'ouija board. È una va

«Far ballare il tavolo» è un'espressione popolare molto diffusa; è anche il più vistoso di tutti gli automatismi descritti sin qui e richiede considerevoli dosi di energia. In compenso, eventuali 89

frodi o imbrogli sono molto più facili da scoprire. Raccogliete quattro o più amici attorno a un tavolo di qualunque forma. Tutti devono avere lo spazio per sedervi attorno con comodità. Ogni partecipante si rilassa nello stato di «nonmente» e appoggia con delicatezza le punte delle dita sull'orlo del tavolo, poi attende che l'energia fluisca dalle mani al legno per creare il contesto in cui il tavolo può muoversi. Iniziate ogni seduta con un esercizio di protezione potente ed eseguito con la massima sincerità, perché queste attività esercitano una forte attrazione. Mettetevi d'accordo in anticipo sugli scopi e gli obiettivi della seduta. Spesso questo metodo viene usato per comunicare con esseri disincarnati, ad esempio con persone il cui corpo fisico é morto. Specificate chiaramente con chi volete comunicare, se no correte il rischio che creature indesiderate intervengano e creino difficoltà. Se avete il bisogno urgente di comunicare con una certa persona, ditelo: un forte bisogno umano é il catalizzatore più efficace per i fenomeni paranormali. La comunicazione é più o meno limitata a risposte del tipo sì/no. Specificate in anticipo qual é il codice delle risposte (ad esempio, un colpo significa «sì)) e due colpi «no»). Potete anche accontentarvi di fondere le vostre energie per far saltare il tavolo, senza comunicare con nessuno. E sempre un fenomeno interessante e rientra nella psicocinesi, di cui parleremo nel prossimo capitolo. Ecco una dimostrazione di come ogni divisione in categorie delle capacità paranormali debba necessariamente essere arbitraria, con continui incroci e sovrapposizioni.

Rabdomanzia La rabdomanzia consiste nell'usare uno strumento che diventa un'estensione del vostro sistema nervoso e vi fornisce informazioni sui sottili campi d'energia che vi circondano. Ogni cosa possiede una sua aura specifica. Gli oggetti inanimati del-la stessa sostanza di solito differiscono solo per purezza, quan-

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tità e movimento. Siccome i nostri corpi contengono ogni sostanza presente sulla Terra, il nostro io interno ha familiarità con queste sostanze. L'io interno sa anche cosa manca e cosa é presente in quantità eccessive nel nostro corpo. Il vero bisogno é sempre un ingrediente importante dei fenomeni paranormali. In Inghilterra, capaci rabdomanti sono stati sottoposti a esperimento e hanno fallito. E accaduto perché non c'era un vero bisogno; c'erano solo curiosità scientifica e scetticismo. Di fronte a un vero bisogno, i loro io interni sono sempre stati all'altezza della situazione. Trattate con rispetto il vostro io interno. Ricordate che se agite come se il vostro io interno non meritasse rispetto, esso vi crederà e agirà di conseguenza. Non usate mai nessuna capacità paranormale per il semplice gusto di divertirvi. La rabdomanzia ha una storia molto lunga. Qualcuno ritiene che la Ankh egizia, o «croce della vita)), simbolo dei faraoni, fosse uno strumento di rabdomanzia. «Cercare l'acqua» é una pratica diffusa nel mondo intero; di solito ci si serve di un rametto verde di nocciolo a forma di Y. Pastori e contadini usa-no questo metodo da secoli, per trovare acqua per sé e per gli animali. In Cina, la rabdomanzia viene usata per trovare le sedi più adatte per fabbriche, scuole e altri edifici, e questo accade sin dall'antichità. In quasi tutti i paesi esistono associazioni di rabdomanti. Io faccio parte della Società Americana Rabdomanti, che si riunisce una volta l'anno a Danville, nel Vermont. A queste riunioni ho sentito storie affascinanti e resoconti di ricerche scientifiche sulla rabdomanzia. Il mio strumento preferito per la rabdomanzia é il pendolo. Lo uso per diversi scopi. Tramite il pendolo, il mio io interno mi informa sulle necessità di vitamine e minerali del mio corpo, sulle mie condizioni generali e altre necessità. Mi dice cosa pensa dei miei progetti e delle mie idee. Mi é indispensabile saperlo, perché senza l'aiuto e la collaborazione dell'io interno posso fare ben poco. Mi informa su stati d'animo e sensazioni di altre persone, sulla loro salute fisica e su molte altre cose. La rabdomanzia, comunque, si può eseguire anche con altri strumenti. I più diffusi sono le classiche ((bacchette)) a Y o a L. La bacchetta a Y é la più conosciuta. Si tratta appunto di un 91

ramo d'albero a forma di Y. È essenziale che il ramo sia verde e fresco; bisogna tagliarne uno nuovo ogni volta che ce n'é bisogno. In quanto al tipo d'albero, c'é chi preferisce il nocciolo, chi il salice, chi ancora altri alberi. E una questione personale. Dato che tagliare ogni volta un ramo richiede un certo lavoro, molti rabdomanti sostituiscono il legno con la plastica, fabbricandosi una bacchetta a Y che funziona ottimamente. Altri ottengono reazioni talmente forti che le bacchette di legno o di plastica si rompono, per cui usano una sbarra d'acciaio piegata a forma di U. Quali che siano forma o materiale, le due estremità della bacchetta vengono tenute una per mano, con le palme all'insù e i pollici in fuori; la punta della Y é protesa in avanti. Quando il rabdomante passa sopra la sostanza che ha chiesto al proprio subcosciente di individuare, la punta della bacchetta si piega all'ingiù. Per fabbricarsi le bacchette a L basta un normale appendiabito in filo di ferro; piegate i due pezzi ad angolo retto a circa dieci centimetri di distanza da una delle due punte. Per ridurre al minimo l'inconveniente dello sfregamento del ferro sulla pelle, potete infilare le bacchette in tubi di rame o di plastica, o anche in una bottiglia dove potranno muoversi liberamente. Tenete le bacchette puntate in avanti, parallele al terreno e l'una all'altra. Quando passerete sul vostro bersaglio, si muoveranno; non ha importanza che si muovano assieme, che punti-no l'una verso l'altra o in direzioni opposte. Quando sono perpendicolari alla vostra direzione di moto, vi trovate direttamente sopra il bersaglio. Potete allenare l'io interno a comunicare attraverso questi strumenti mettendo sul pavimento un bersaglio, ad esempio un bicchiere d'acqua. Quando sarete sul bersaglio, muovete coscientemente i muscoli delle mani in modo che anche la bacchetta si muova. Parlate al vostro io interno e ditegli che é questo che volete da lui. La cosa, comunque, potrebbe non essere necessaria. Se ottenete altre indicazioni di presenza d'acqua oltre al vostro bicchiere, potete controllare se le indicazioni corrispondono ai punti in cui si trovano le tubature del vostro impianto idrico. E sotto casa vostra potrebbero esserci corsi d'ac92

qua sotterranei. Per avvertire la presenza dell'acqua potrebbe essere superfluo ogni allenamento. Per la rabdomanzia potete usare anche una mappa! Tenete una matita in una mano e il pendolo (o una piccola bacchetta a L) nell'altra. Chiedete all'io interno di muovere il pendolo in senso orario se state andando verso il bersaglio, e in senso antiorario se ve ne allontanate. Partite con la matita dal margine superiore sinistro della mappa e spostatevi verso il margine destro. Quando il pendolo rallenta per cambiare senso di movimento, segnate sulla mappa una X con la matita. Continuate a «sondare» da sinistra a destra, scendendo sempre di più sulla mappa e tracciando una X ogni volta che il pendolo inverte il senso di movimento. Poi ripetete il processo procedendo dal basso verso l'alto, partendo dal margine sinistro e terminando al margine destro. Quando avrete finito, studiate la disposizione delle X per individuare il bersaglio. La rabdomanzia si può usare per trovare persone scomparse o oggetti smarriti. Può essere utile, ad esempio, per individuare in casa tubazioni o fili elettrici nascosti nelle pareti e nel pavimento. Molti rabdomanti prima compiono i rilevamenti su una carta topografica o sulla mappa catastale della casa, poi si recano sul posto per controllare e localizzare il bersaglio con maggior precisione. La mappa può anche essere un disegno sommario. Henry Gross, il famoso rabdomante del Maine, ha individuato petrolio e acqua in Texas senza spostarsi da casa sua.

La percezione extrasensoriale nelle arti occulte
Le arti occulte comprendono la lettura della mano, la lettura dei tarocchi, l'astrologia, la lettura della sfera, la divinazione tramite l'I Ching, e la lettura delle foglie di tè. Tutte queste arti si basano su pratiche oggettive che servono da veicolo per processi extrasensoriali soggettivi. Come per tutte le altre pratiche descritte in questo libro, il primo requisito è rilassarsi, rallentare l'emisfero sinistro del cervello, quello logico, ragionante, e calmare il proprio stato emo93

tivo. Questo permette all'emisfero destro del cervello, intuitivo, di sintonizzarsi sulle percezioni extrasensoriali. Ad esempio, nella lettura della mano dovete per prima cosa tenere o guardare le mani del cliente in stato di quiete, di rilassamento, senza pensare a ciò che farete. Questo vi permetterà di sintonizzarvi sui bisogni del cliente e di capire cosa vuole; ciò che per lui é importante entrerà in primo piano nella vostra lettura. Coi tarocchi, un periodo preliminare di quiete in cui guarderete le carte senza pensieri o sensazioni intense permetterà ai temi dominanti della lettura di apparirvi chiari. Descriverò qui in dettaglio due di queste arti: l'I Ching e la lettura del cristallo.

L'I Ching
L'I Ching é un antichissimo libro cinese di saggezza esoterica, con radici nel taoismo e nel confucianesimo. Il titolo significa Libro dei mutamenti, e l'argomento é appunto il mutare degli schemi di influenza in ogni situazione della vita. Il libro ci offre consigli per agire nel migliore dei modi. Ogni situazione, secondo la saggezza taoista dell'I Ching, é composta di vari intrecci di due qualità basilari di energia, lo yang e lo yin. Lo yang é basilarmente creativo, positivo, e lo yin é basilarmente negativo e ricettivo. Nel simbolismo dell'I Ching, lo yang é rappresentato da una linea orizzontale intera, e lo yin da una linea orizzontale spezzata. I simbolismi basilari dell'I Ching sono gruppi di sei linee, chiamati Kua, o esagrammi. Ne esistono sessantaquattro. A ciascuno d'essi sono associate un'immagine e un'interpretazione tradizionali. Il testo descrive come questi schemi si possano applicare a diverse situazioni, con sei stadi di sviluppo, e i cambiamenti che possono verificarsi a ogni passo. Dipinge le molte scelte che abbiamo a ogni stadio nel ciclo di sviluppo di ogni situazione, e indica sempre qual é la scelta più saggia. Per usare l'I Ching come oracolo potete servirvi di monetine o di steli di millefoglio. Il millefoglio cresce selvatico in tutto il mondo, così i cinesi hanno pensato che fosse in sintonia con le

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correnti di cambiamento presenti nel mondo intero. Le monetine, comunque, vanno benissimo. E meglio se sono monete che circolano liberamente in tutto il mondo, ad esempio i pennies. Procurarsi esotiche monete cinesi con un foro al centro non è necessario. In numerologia, in tutto il mondo, i numeri dispari sono yang o maschili perché non si possono dividere per due, e i numeri pari sono yin o femminili perché divisibili. Per usare le monete, si attribuisce il valore di tre alla testa e il valore di due alla croce. Agitate tre pennies nelle mani e lasciateli cadere sul tavolo o sul pavimento. Sommate il valore delle tre monete: è il valore dell'ultima linea in fondo dell'esagramma. Se il numero è pari, la linea è spezzata; se il numero è dispari, la linea é intera. Sei e nove indicano linee di cambiamento, cioè in fase di mutazione da un valore all'altro. Per il sei, tracciate una piccola x nello spazio aperto della linea spezzata; per il nove, una piccola o al centro della linea intera. Tirate le monete sei volte sino ad avere l'intero esagramma. Poi, sulla vostra edizione dell'I Ching, seguendo le istruzioni di quella particolare edizione, rintracciate sull'indice generale degli esagrammi quello che é risultato a voi. Prima di cercare nel testo il vostro esagramma, concedetevi un momento per aumentare lo stato di rilassamento e contemplazione prodotto dall'aver maneggiato le monete (o gli steli di millefoglio, se avrete imparato il metodo molto più lungo e rituale). Leggete il testo senza avere fretta di trarne conclusioni. Se ci sono linee di cambiamento, leggete il testo particolare che le riguarda. Sono aree in cui lo sviluppo della situazione è più fluido, e quindi più soggetto alla vostra influenza. Per un po' restate a rimuginare sulle immagini e idee che avete appena letto, ripensandole come fate con un sogno al mattino, appena svegli. Poi scrivete nel modo più chiaro possibile i risultati dell'oracolo. Per capire l'I Ching, è indispensabile in primo luogo esprimere le domande con la massima chiarezza. Un modo, utile per tutti gli strumenti paranormali, è esprimere un desiderio: cosa volete che accada? Chiedete risposta a questo. Il responso che otterrete dall'oracolo sarà la verità sulla cosa che desiderate accada. 95

A volte ci sarà da riflettere parecchio sulla risposta; altre volte sarà perfettamente chiara e ovvia. In entrambi i casi, l'I Ching é un vero pozzo di grande saggezza, una descrizione dei comportamenti più saggi col loro variare di situazione in situazione. In ultima analisi, le risposte non sono nel libro, ma dentro di voi. Il libro serve solo a far scattare la saggezza che è già in voi e a portarla a livello di consapevolezza. Tutte le risposte di cui avrete mai bisogno sono sepolte nella vostra coscienza. L'I Ching é un ottimo metodo per portare in superficie queste risposte. La lettura della sfera Riuscite a evocare la classica immagine di una figura col turbante, china su una grossa sfera di cristallo in una stanza poco illuminata? Quella persona é in grado di proiettare nella sfera di cristallo le proprie immagini interiori, rendendole visibili e concrete. Molte persone non sanno affatto da dove vengano quelle immagini, e quasi tutti ritengono che siano create da qualcosa di diverso dalla propria coscienza. Una mia amica, una giovane ragazza, ha di tanto in tanto l'inquietante esperienza di avere visioni sulle vetrine dei negozi, quando vi si avvicina da un certo angolo. Esperienze spontanee come questa lasciano esterrefatti, ma sono perfettamente identiche alla lettura della sfera di cristallo. Per ottenere l'esperienza cosciente si possono usare diversi strumenti: la classica sfera di cristallo (che in genere oggi viene prodotta in plastica), un grosso pezzo di metallo smaltato di nero, o anche una vaschetta trasparente piena d'acqua e senza decorazioni sul fondo. Per indurre il fenomeno, questi oggetti vanno messi sul velluto nero. Potete prepararvi da soli lo strumento, oppure comperarlo. Prima di acquistarlo, riflettete che questa capacità paranormale richiede molte ore di allenamento prima di dare qualche risultato. Se vi lasciate scoraggiare facilmente, la lettura della sfera non fa per voi. Leggete con cura quello che segue per decidere se avete la pazienza di accettare tutti i piccoli passi necessari e 96

se siete veramente decisi a continuare finché non comincerete a veder apparire la prima immagine. Procedete come al solito con le consuete tecniche di respirazione e rilassamento, sino a essere perfettamente rilassati e a vostro agio. Poi mettete a fuoco gli occhi sullo strumento, con la convinzione di poter vedere al suo interno. Concentratevi sull'interno, oltrepassando la superficie. Non è facile. Alla fine, la superficie svanirà e voi vedrete all'interno dello strumento. Continuate a fare pratica ogni giorno, e attendete pazientemente l'esperienza successiva: vi sembrerà che davanti a voi si formino nubi di nebbia in continuo movimento. Riempiranno l'interno dello strumento. Dopo molte sedute di allenamento, la nebbia scomparirà e l'interno diventerà più profondo e intensa-mente scuro. Ogni seduta procederà in questo modo: vedrete la superficie, poi l'interno, poi la nebbia che comincerà a muoversi, e alla fine rivedrete l'interno dell'oggetto più profondo e più scuro. Ora il vostro strumento e le vostre capacità sono pronti all'uso. Molte sedute dovranno seguire questo schema e chiudersi lì prima che appaia una visione, ma per chi ha pazienza e decisione, prima o poi le cose procederanno. I giorni di apprendistato saranno terminati. Per aiutarvi a non perdere la voglia di riuscire, tenete sempre presente che questa capacità vi permetterà di aiutare molte persone, perché potrete vedere per loro ciò che è invisibile ai loro sensi. Inoltre potrete conoscere meglio voi stessi e capire tante cose che normalmente vi sfuggono. E una capacità che ha radici antiche. Oggi poche persone sono interessate a praticarla proprio perché richiede un duro periodo di addestramento. E voi potreste diventare uno dei pochi. Se volete fabbricarvi da soli lo strumento, prendete un pezzo di metallo, quadrato oppure oblungo, e dipingetelo di vernice nera molto lucida. Attenzione: a lavoro ultimato, non devono esserci punti irregolari o non dipinti. La vernice deve essere uniforme e perfettamente regolare. Non permettete a nessun altro di toccarlo: lo strumento assorbirà radiazioni solo da voi e diventerà una vostra estensione. Tenetelo avvolto in velluto nero, per impedire che assorba colori estranei alle emanazioni della vostra aura. Mettete sempre un 97

pezzo di velluto nero sotto lo strumento quando lo usate, di qualunque cosa si tratti. Quando non lo usate, tenetelo chiuso in un luogo buio. Quando riuscirete a vedere immagini, fate entrare in gioco gli altri sensi per capire cosa significhino le immagini. Potrebbe trattarsi di immagini letterali come di immagini simboliche. Di solito, se l'immagine vi appare molto lontana, rappresenta qualcosa di lontano nel tempo, nel passato o nel futuro. Se vi sembra vicina, è vicina nel tempo, nel passato o nel futuro. Chiedetevi mentalmente se si tratta di passato o di futuro, e la risposta dovrebbe affacciarsi alla vostra consapevolezza. Chiedete spiegazioni al vostro io interno su tutto ciò che vi lascia perplessi; lasciate che vi aiuti a interpretare quello che vedete. Cosa significa il fatto che l'immagine appaia da destra? E da sinistra? Chiedetelo all'io interno. Col tempo e con la pratica, potrete cominciare a chiedere risposte per bersagli specifici.

Precognizione
Potete praticare questo esercizio da soli oppure con un'altra persona, il che é molto più divertente. Ciascuno dei due dovrebbe dedicare un taccuino agli esercizi e trascrivere tutto, anche l'ora, la data, il clima e lo stato d'animo. Iniziate ogni volta col metodo di rilassamento che preferite. Mettetevi a vostro agio e ricordate sempre che non state prevedendo il futuro, ma semplicemente permettete all'immaginazione di creare liberamente idee e immagini nella vostra mente senza sforzo o tensione. In stato di rilassamento, cominciate un «conto alla rovescia)) su voi stessi da dieci a uno. Fingete di trovarvi su un ascensore che vi porta ai livelli più profondi della coscienza. Dopo il primo conto alla rovescia, chiedete al vostro io interno di presentarvi un evento passato di natura impersonale, cioè qualcosa che vi é accaduto o vi ha colpiti in passato senza toccarvi a li-vello personale. Aspettate che appaia qualcosa. Prendete nota di cosa si tratta, di quando é accaduto, e di quali sono le vostre reazioni al ricordo.

Adesso fate un altro conto alla rovescia. Questa volta dovete dirvi che vi spostate in avanti, anziché all'indietro, e immagina-te di trovarvi su una foglia che fluttua verso il futuro. Se preferite, immaginatevi su un tappeto magico, ma è importante chiarire a voi stessi che volete viaggiare nel futuro, in un tempo i cui eventi non sono ancora oggettivi. Arrivati a uno, riasserite mentalmente di essere nel futuro e chiedete all'io interno di presentarvi un'idea o un'immagine di qualche evento. Attendete pazientemente, senza insistere, che qualcosa si presenti alla vostra mente. Quando avrete visto e osservato tutto ciò che appare nella vostra mente, aprite gli occhi e cominciate a trascrivere l'intera esperienza, sia il ricordo del passato che l'evento futuro. Questa è solo una seduta di addestramento per la parte di voi che possiede la capacità latente di sintonizzarsi su eventi futuri. Con frequenti sedute di addestramento svilupperete questa capacità. Sul blocco per appunti lasciate lo spazio per scrivere commenti in seguito. Ascoltate le notizie tutti i giorni e annotate ogni somiglianza con ciò che avete percepito. Se guardate il telegiornale, potete utilizzarlo come mezzo di comunicazione con l'io interno. Facendo pratica di precognizione, immaginate di vedere un giornalista che annuncia un fatto importante, poi restate a guardare tutto quello che il vostro «schermo interno» vi trasmette.

«Letture» paranormali
Quando avrete sviluppato la vostra ricettività attraverso gli esercizi descritti in questo capitolo, vi verrà voglia di mettere alla prova le vostre capacità eseguendo «letture» paranormali senza l'ausilio di strumenti o altri supporti. Userete il repertorio di immagini mentali che avrete individuato nell'interpretazione dei sogni, nello sviluppo di determinate doti extrasensoriali, e persino nell'esperienza quotidiana. Ad esempio, quando io ho cominciato a fare queste letture, le immagini delle scarpe mi dicevano moltissimo. Le scarpe da lavoro mi dicevano che la persona lavorava molto; le scarpe di foggia antica mi parlavano di idee e concetti tradizionali; le 99

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scarpe da uomo con un soggetto di sesso femminile mi diceva-no che la donna lavorava con uomini; le scarpe da bambino in un adulto parlavano di immaturità; eccetera. Mentre io parlavo, le scarpe «parlavano» con me muovendosi e cambiando. Piedi che lasciavano scarpe troppo strette per cercare la comodità dei sandali denotavano uno sviluppo di libertà. Le scarpe potevano essere veloci o lente, nuove o malandate, e tutte queste cose mi dicevano qualcosa sul soggetto. Un quadrifoglio potrebbe indicare fortuna, un gatto nero l'opposto. Se il quadrifoglio è lontano e si sposta verso di noi, la fortuna sta arrivando; se il gatto nero si allontana, la sfortuna se ne sta andando. Potete sviluppare voi stessi il vostro insieme di simboli che insegnerete all'io interno. Alcuni simboli sono stati codificati in forme stabili, ad esempio i simboli dei tarocchi. Esistono poi simboli che sono componenti universali dell'esistenza umana, come l'albero in fiore che indica la primavera, o il colore verde che sta per crescita e salute. Usiamo le capacità paranormali per arrivare a notare le piccole cose che diversamente ci sfuggirebbero. Gli esercizi servo-no a darci sempre più pratica, ed è nelle sfumature della pratica che possiamo cogliere le lievi, sottili differenze che si verificano di volta in volta. Sono queste differenze che ci fanno da maestre. Con la pratica impariamo a distinguere tra le informazioni che raggiungono la nostra consapevolezza partendo dalla nostra programmazione e dalla nostra cultura, cioè dal nostro patrimonio personale, e le immagini chiare e impersonali che ci vengono dall'esterno di noi stessi. Abbiamo imparato a suddividere tutto in buono o cattivo, giusto o sbagliato, morale o immorale, e la psiche non sa cosa farsene di queste categorie. Per la psiche, ciò che è, è. La psiche è stata definita amorale, priva di concetti dualistici, estranea agli usi delle opinioni e convinzioni generali. Ed è nella psiche che dobbiamo cercare informazioni sul mondo esterno «com'è». Facendo pratica, abituatevi ad abbandonare morale, valori, convinzioni, usi e tradizioni. Con l'ESP otterrete dei fatti. Se cercherete di condizionarli in base alle vostre idee e ai vostri preconcetti, distorcerete e renderete vostro ciò che non è vostro. La psiche può parlare e trasmettere contemporaneamente due idee. Vi farò un esempio basato su una mia esperienza per-sonale. Insegnavo a un gruppo di studenti le capacità extrasensoriali, e decisi di dare una dimostrazione per aiutarli ad accettare la realtà

di queste capacità. Feci una veloce lettura para-normale a tutti, procedendo da sinistra a destra. Arrivata a uno studente, lo vidi, con l'occhio della mente, sciare ad alta velocità su una pista molto difficile. La mia impressione fu che fosse poco pratico di sci, e che stesse andando talmente forte da percepire il paesaggio solo come una macchia confusa. De-scrissi l'immagine che mi si era presentata, e lo studente ammise di essersi avventurato, tempo prima, su una pista per sciatori molto esperti nonostante la sua inesperienza. Timidamente, confessò di non essere riuscito a vedere praticamente nulla, a quella velocità. Quindi, le mie informazioni letterali su quella sua attività erano esatte. Però io avevo l'impressione che il significato della visione non si fermasse lì. Gli chiesi se quello fosse anche il suo modo di vivere: una corsa folle verso la meta senza mai fermarsi a gettare un'occhiata, senza rallentare per godere delle bellezze del mondo. Ammise che era così. Gli feci presente che un giorno o l'altro la sua inesperienza in un campo che percorreva ad alta velocità gli avrebbe procurato guai. A mio giudizio, un ritmo più lento e una maggiore preparazione in ogni settore dell'esistenza avrebbero garantito risultati più si-curi e proficui. Quindi, l'immagine che avevo ricevuto si riferiva a un evento reale, concreto, ma conteneva di più: un significato che andava al di là del fatto singolo. In pratica, la mia psiche aveva scelto quel determinato episodio come simbolo di qual-cosa che poteva aiutare lo studente e al tempo stesso convincerlo della realtà dell'ESP.

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La stessa sera, aggirandomi fra gli studenti, mi fermai davanti a una ragazza e misi a fuoco l'attenzione su di lei, aprendomi a ogni possibile impressione. Mi giunse l'immagine di due mani: una teneva una pastiglia, l'altra un bicchiere d'acqua. Ebbi l'impressione che la pastiglia fosse aspirina, e lo dissi men-tre descrivevo l'immagine. La ragazza, perplessa, scosse la testa, e lo studente seduto alla mia destra si mise a ridere. «Ha ricevuto una sensazione da me» disse. «Ho un terribile mal di testa e vorrei tanto che qualcuno mi portasse un'aspirina e un

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bicchiere d'acqua)). Quel desiderio era così forte da interporsi fra me e la ragazza, imponendosi alla mia attenzione; è un ottimo esempio degli «equivoci» che a volte si verificano. Un'altra volta, ebbi una precognizione mentre stavo con mio figlio, concentrata per ricevere informazioni che potessero essergli utili. Dopo aver svuotato la mente da tutto, mi si presentò una rapida successione di eventi. Quello che dissi, più o meno fu: «Hai messo un'inserzione per cercare un nuovo inquilino a casa tua, qualcuno che si aggiunga al gruppo che già vive lì, giusto?» Lui rispose che era vero. «Vedo tre persone rispondere all'inserzione, e se segui il mio consiglio, darai la stanza alla terza. Il primo è un giovanotto attraente, estroverso e simpatico, ma ti consiglio di chiedergli referenze prima di accettarlo, anche se ti verrà spontaneo dirgli subito di sì». Mio figlio obiettò che in passato il suo gruppo non aveva mai chiesto referenze; l'idea di chiedere lo imbarazzava molto. Io continuai: «Vedo sulla tua scrivania una scatola che contiene un libretto di assegni in bianco. La scatola è alla portata di mano di chiunque, e gli assegni sono del tuo conto corrente. E esatto?» Lui disse di sì. «Vedo questo giovanotto che ti ruba il libretto» proseguii. «Non lo userà per tre anni, poi, quando tu avrai un pò di denaro in banca, si servirà degli assegni per derubarti di tutto. Anche se non vuoi chiedere le referenze a questo giovanotto, non credi che dovresti tenere gli assegni sotto chiave?» Mio figlio ammise che avevo ragione. «Se chiederai le referenze al giovanotto» conclusi «andrà tutto bene. La seconda persona non prenderà la stanza, e la terza sarà una donna, un'insegnante, una ragazza deliziosa che sarete felici di avere come parte del vostro gruppo». Mio figlio decise di seguire i miei consigli. Il primo a presentarsi a casa sua fu un giovanotto molto simpatico. Quando gli vennero chieste le referenze, diede due numeri di telefono e promise che si sarebbe rifatto vivo per conoscere la nostra decisione. Il primo numero di telefono era quello di una tavola calda. Il proprietario disse che il giovanotto andava li spesso a prendere il caffè, ma la sua conoscenza del soggetto si fermava li. La donna che rispose al secondo numero non aveva mai sentito parlare del giovanotto, che da parte sua non richiamò mai più mio figlio.

La seconda persona che si presentò non prese la stanza, e la terza fu una deliziosa ragazza, un'insegnante d'arte che andò a vivere a casa di mio figlio e divenne una parte essenziale del gruppo di giovani amici. Quello che sto cercando di dire con questo aneddoto è che nel campo delle informazioni paranormali bisogna considerare il messaggio, non la fonte. L'informazione che io potei passare a mio figlio era ottima, qualunque fosse la sua origine. Non lasciatevi travolgere dallo stupore davanti alle manifestazioni paranormali, e non imitate l'ubriacone che borbotta parole di avvertimento senza sapere cosa dice. Usate gli stessi criteri di giudizio che usereste coi consigli provenienti da altre fonti: giudicate il messaggio in base alla sua qualità e al contenuto, non per l'autorità e il prestigio della fonte. Esercizio 1 Lettura paranormale (due persone): per la lettura sono necessarie due persone: quella che «legge» e quella che «viene letta». La persona che viene letta deve semplicemente rilassarsi e ascoltare con attenzione, prendendo appunti per poter controllare in futuro. Chi legge deve essere rilassato in stato di «non-mente», e permettere a idee e immagini di affacciarsi alla propria coscienza. L'attenzione non deve essere diretta su nessun obiettivo particolare. Mentre il materiale arriva, chi legge deve esprimerlo a parole, per assicurare la continuità del flusso. Raccontate tutto quello che vi viene in mente, seguendo l'ultimo pensiero e lasciando perdere in fretta i pensieri prece-denti. Mentre descrivete ciò che sentite, esprimete cosa significa per voi, quali sensazioni lo accompagnano, e ogni altra risposta che avete. Scoprirete che un'idea o un'immagine resterà in voi finché non l'avrete espressa nel modo più completo possibile. Dapprima le immagini saranno oniriche, e dovrete cercarne l'interpretazione come si trattasse di un sogno, piuttosto che prenderle come fatti letterali. Dovete essere disposti a enuncia-re molto materiale inesatto. Nel grande fiume di immagini ci sarà qualche vera pepita che vi incoraggerà. Col tempo e con la pratica, le «pepite» diventeranno predominanti, le immagini più definite, e la loro interpretazione fluirà nella vostra mente e vi uscirà di bocca con libertà e convinzione sempre maggiori. Inizialmente, l'esercizio di leggere potrà durare solo pochi

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minuti. Sviluppando una nuova capacità ci si stanca facilmente. Fermatevi non appena vi sentite annoiati, frustrati, incerti o stanchi, e discutete il materiale che avete espresso. Ogni centro, più o meno preciso, vi darà coraggio, e spesso imparerete molto dagli errori. Ricordando un'immagine o un simbolo capirete di averlo interpretato male, il che migliorerà la comprensione del linguaggio simbolico dell'io interno. Invertite i ruoli e «fatevi leggere» dall'altra persona. Ripetete la cosa due o tre volte, sei volte, ma senza esagerare. E una tendenza comune ai principianti eccitarsi e continuare un esercizio nuovo oltre i limiti ragionevoli. Chiamiamo preconsci i contenuti della coscienza che sono appena oltre i limiti della consapevolezza e facilmente raggiungibili; chiamiamo inconscio ciò che è del tutto al di fuori della consapevolezza. I lettori paranormali spesso ricevono materia-le del tutto al di fuori della consapevolezza dei clienti. Questo accade tramite la stessa consapevolezza interiore che ci per-mette di percepire ciò che viene dalla nostra coscienza, con la differenza che in questo caso ci concentriamo sulla coscienza dell'altra persona, sulle immagini e le sensazioni che essa contiene. Compito del lettore è vedere tutto questo chiaramente, così com'è, non attraverso i concetti e le convinzioni che domi-nano la sua coscienza. Essere un veicolo per informazioni allo stato puro richiede grande disciplina e dedizione. Per impedirvi di scivolare negli abissi del vostro io dovete sfruttare la chiarezza assoluta dello stato di «non-mente». Per impedirvi di scivolare negli abissi dell'io di un'altra persona, come accade nella possessione e in molte forme di medianità, dovete prendere misure come quelle descritte in precedenza per proteggere voi stessi, il cliente, e lo spazio in cui lavorate. Circondate l'intera stanza di luce bianca e chiedete mentalmente guida e protezione. Ricordate che gli esercizi di questo capitolo servono ad aiutarvi a sviluppare le capacità percettive. Vanno sempre fatti in modo rilassato. Insistere troppo nella ricerca del successo in qualunque area bloccherà il flusso delle percezioni. Adesso che avete fatto questi esercizi per sviluppare le capacità percettive, passate al capitolo successivo e agli esercizi per le capacità proiettive.

7. Sviluppare le capacità proiettive

La proiezione, come la percezione, richiede corpo e mente sgombri, rilassati. Nella percezione ci si deve rendere conto di ciò che entra in noi; nella proiezione, di ciò che trasmettiamo. La proiezione consiste semplicemente nel dare forma chiara a un pensiero, riempire il pensiero dell'energia adatta, e poi liberare il pensiero. Il successo della proiezione dipende da due punti chiave. Il primo è il dare forma al pensiero. Dovete sapere che in modo chiaro e preciso cosa desiderate proiettare. La seconda fase critica è il liberarsi del pensiero. Dopo che lo avrete formato e gli avrete dato energia, dovrete passare il pensiero all'io interno. E come dimenticare di aver mai avuto quel pensiero. Si passa a qualcosa d'altro. A volte crederete di averlo lasciato andare, ma non accadrà nulla. Questo succede perché il pensiero rima-ne bloccato a livello inconscio, anche se voi lo avete liberato a livello conscio. La proiezione del pensiero opera secondo il principio del boomerang: il pensiero viene lanciato, e dopo un po' torna da voi. Ma se non lo avete mai lanciato, non può tornare. Lo sappiate o no, voi proiettate già. Tutti proiettano. Osservate con occhio critico il vostro ambiente. Ciò che vedete è il risultato delle vostre proiezioni. I pensieri sono cose. Prima della creazione di un articolo di giornale, per fare un esempio, c'è stata l'idea dell'articolo. Nello stesso modo, prima di ogni evento o situazione, qualcuno ha pensato a quell'evento come una situazione probabile. L'evento o la circostanza su cui viene investita la maggior quantità di energia mentale diventa realtà.

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Rendetevi conto che ciò che pensate e ciò che sentite cambiano il mondo esterno. Potete cominciare a forgiare le circostanze della vostra vita forgiando coscientemente gli schemi di pensiero e l'intensità che li accompagnerà quando li proiettate fuori. Nello sviluppare le capacità proiettive, tenete presente che tutto ciò che proietterete sarà riflesso nell'ambiente. I progetti di-struttivi porteranno distruzione al loro creatore. I progetti costruttivi daranno vita a un ambiente personale armonioso. Spesso attiriamo ciò che temiamo. Se creiamo un'immagine chiara della cosa che temiamo, rafforzandola immaginando a più riprese l'evento di cui abbiamo paura, e poi riempiamo l'immagine con la forza delle nostre sensazioni, che temiamo finirà col verificarsi. Siamo noi stessi a creare i nostri disastri! Avete mai desiderato che ciò che temete accadesse, per porre fine alla tensione dell'attesa? L'io interno capterà il messaggio e farà in modo di realizzarlo il più in fretta possibile, per alleviare le vostre tensioni. Osservate qualcuno che ha paura di perdere la moglie. La gelosia é ovvia. Osservate il comportamento di questa persona. Sembra che faccia di tutto per arrivare a ciò che teme, e in effetti lo fa, anche se a livello cosciente non lo sa. Quando l'attesa ci diventa insopportabile, l'io interno provvede a dare realizzazione concreta alle nostre paure. Dopo di che, urliamo: «Lo sapevo!» Ma il fatto é accaduto, e la paura del fatto é scomparsa. Si ha ciò che ci si aspetta. Dopo aver agito, cerchiamo di capire cosa succede. Abbiamo avuto quello che desideravamo? Se non é così, passiamo in rassegna le nostre aspettative, prestando un'attenzione particolare a quelle inconsce, che potrebbero essere il contrario di quelle consce. A questo punto, é il caso di riprovare. Continuiamo a cambiare il modo di procede-re finché non otterremo ciò che vogliamo. Sviluppare le capacità proiettive ha lo scopo di migliorare l'esistenza, di creare un ambiente migliore. Lavorare sodo per arrivare a buoni risultati per poi limitarsi a fare sfoggio di queste capacità, per dare dimostrazioni inutili, é una perdita di tempo. Concentrate gli sforzi su proiezioni che vi offriranno ricompense concrete e avranno effetti benefici su tutti. 106 107

Proiezione telepatica
La telepatia include sia la percezione che la proiezione e richiede un trasmettitore e un ricevitore. Qualcuno riesce meglio nel primo ruolo, qualcun altro nel secondo. Con la pratica, potete diventare bravi in entrambe le cose. Esercizio 1 Trasmissione telepatica (in due): scegliete qualcuno da cui volete ricevere una telefonata. Ricordate che non dovete provocare problemi o disagi all'altra persona. Per cominciare, scegliete qualcuno che può chiamarvi facilmente, per una scusa o per l'altra. Scrivete il nome della persona su un pezzo di carta. Chiudete gli occhi, appoggiatevi all'indietro in poltrona e rilassatevi. Immaginate una scena in cui appaia questa persona. Se sapete esattamente dove si trova la persona in quel momento, visualizzate il suo ambiente. Se non sapete dove sia, visualizzate la persona, lasciando vaghi i particolari del-l'ambiente. Vedete il viso di questa persona. Vedete i suoi occhi che si illuminano di ispirazione, e la persona che raggiunge il telefono. Vedete il dito che forma il vostro numero, il ricevitore appoggiato al suo orecchio. Ogni sequenza deve essere chiara e concisa. Vedete il vostro amico che sorride e dice: «Pronto?» Vedete voi stessi sollevare il ricevitore e rispondere. Se può esservi di aiuto, scrivete l'intera sequenza di eventi prima di visualizzarla. Concentratevi per non più di cinque minuti. Poi la-sciate che tutto questo esca dalla vostra coscienza. Se non ricevete la telefonata entro un lasso ragionevole di tempo, chiamate il vostro amico. Può darsi che abbia ricevuto il messaggio senza però agire. Chiedetegli se ha pensato a voi in qualche momento del giorno. Se vi risponde di sì, chiedetegli quando, e cosa ha pensato. Se il vostro amico ha pensato a voi nel momento in cui proiettavate, e se ha pensato di telefonarvi, il successo é pieno. Se non ha mai pensato a voi, scegliete un'altra persona e ripetete l'esperimento. Esercizio 2 Trasmissione telepatica (in gruppo): é un esercizio molto semplice, chiamato «grattarsi il collo». Trovandovi in una stanza con altra gente, scegliete una persona senza però informarla che é diventata il soggetto del vostro esperimento. Potete farlo a un party, magari scegliendo uno sconosciuto. Poi dovete semplicemente concentrarvi sull'immagine chiara di

questa persona che si gratta il collo distrattamente. Potete visualizzare una piuma che le fa solletico. Se la proiezione riesce, il soggetto si gratterà nel punto che avrete visualizzato. Non ci sarà stata, da parte sua, alcuna scelta cosciente; il suo io inter-no eseguirà automaticamente l'ordine. E probabile che la sua mente cosciente non si accorga mai di ciò che é accaduto. Ovviamente, non dovrete mai trasmettere ordini che provochino conseguenze dolorose. Ripetete l'esercizio con un altro soggetto. Poi passate a proiettare una «tiratina alla barba». Potete varia-re l'esercizio scegliendo altre parti del corpo del soggetto. Esercizio 3 Trasmissione telepatica (in due): le emozioni sono più facili da percepire dei pensieri, quindi sono anche più facili da trasmettere. Il sentimento é una forza che colorisce e influenza tutto. Il sentimento cerca di continuo di esprimersi nell'esistenza. Usate questa tendenza naturale per trasmettere una sensazione specifica a una persona che amate. Incoraggia-mento, entusiasmo, dolcezza, comprensione, allegria, ottimismo, amore, stima di sé e speranza sono più che adatti. Dopo aver scelto il soggetto, scegliete la sensazione da trasmettere e chiudete gli occhi. Visualizzate il soggetto e la «corda» psichica che vi unisce. Dovete ottenere un'immagine molto chiara della corda. Proiettate la sensazione lungo questa corda. Come la superficie dell'oceano increspata da un'onda, la corda si muoverà percorsa dall'onda della vostra sensazione. Scegliete persone che hanno bisogno di una certa sensazione per avere più armonia nella propria vita, e trasmettete la sensazione adatta. Però dovete permettere loro di rifiutarla, se così vogliono: potete trasmettere ma non potete costringere nessuno a ricevere. Tenete sempre presente che la vostra proiezione non può fare del male, ma anzi contiene un potenziale positivo. Annotate l'ora della proiezione, poi informatevi con la persona per scoprire se ha avvertito la sensazione che avete inviato. C'é gente che ha una consapevolezza molto ridotta dei propri stati emotivi, per cui il vostro soggetto potrebbe non essersi accorto di aver ricevuto qualcosa dall'esterno. Non scoraggiatevi; scegliete un'al-tra persona e ritentate. Potete ripetere l'esercizio tutte le volte che volete. Esercizio 4 Trasmissione telepatica (in due): scegliete un amico che faccia da ricevitore e decidete assieme un'ora comoda

per tutti e due. Prima dell'ora stabilita, trovate cinque immagini che vi paiano adatte per l'esercizio. Ciascuna immagine deve evocare in voi delle sensazioni; non scegliete soggetti che vi lascino indifferenti. Tra le cinque, prendetene una per iniziare l'esercizio. Chiedete al ricevitore di starsene seduto tranquillo, con la mente il più possibile vuota. Questa seconda persona può trovarsi in un'altra stanza, un'altra casa, o addirittura un'altra città. Mettete a fuoco l'attenzione sull'immagine che avete scelto. Guardatene i contorni, le linee, le forme. Osservate i colori e disponeteli nella vostra immagine mentale. Concentratevi su ciò che l'immagine significa per voi e su ciò che potrebbe significare per il ricevitore. Poi concentratevi sulle sensazioni che l'immagine evoca in voi. Mentre voi trasmetterete sensazioni, pensieri e immagini, il ricevitore dovrà essere rilassato e accettare tutto ciò che voi inviate. Chiedete al ricevitore di scrivere tutte le impressioni che riceve, anche le più bizzarre. Trasmettete per soli dieci minuti e fate scrivere al vostro amico per non più di dieci minuti. Divertitevi; prendete l'esercizio come un gioco. Alla fine, confrontate ciò che il ricevitore ha scritto con i pensieri che avete cercato di trasmettere e con l'immagine stessa. Cercate di correlare le sue impressioni ai vostri pensieri. Ad esempio, mentre voi proiettavate il colore giallo, il ricevitore potrebbe avere scritto «banana». Potrebbe avere associato il concetto giallo alla banana, senza percepire che voi stavate trasmettendo proprio il colore giallo. Lavorate per un po' con lo stesso ricevitore. A volte occorrono diversi tentativi prima di sviluppare un rapporto paranormale con un altro. Col tempo, si impara a conoscere a vicenda le reciproche «abbreviazioni mentali». Vedrete che con la pratica migliorerete. Esercizio 5 Trasmissione telepatlca (in gruppo): i colori posseggono diversi ritmi di vibrazione e temperature specifiche, dovute al ritmo di vibrazione. Grazie a queste due qualità, é facile trasmettere e ricevere colori. Scegliete un certo colore. Visualizzate il colore, sentitevene circondati, circondatene il vostro soggetto. Scegliete mentalmente oggetti che siano di quel colore e visualizzateli. Chiedete ai ricevitori di scrivere le loro impressioni. Dedicate due soli minuti a ogni singolo esercizio, poi cambiate colore. Controllate i risultati dopo ciascun colore. Controllando a ogni tentativo, potrete scoprire dei particolari

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che diversamente vi sfuggirebbero. Le percezioni sono più forti all'inizio di ogni tentativo, quando voi siete freschi e i vostri soggetti più ricettivi. Impiegare più tempo del necessario per ogni colore non significa necessariamente avere maggiori probabilità di successo. Anzi, più tempo dedicate a ogni colore, più aumenta la probabilità che i risultati siano poco soddisfacenti. Il tempo tende a diminuire il successo perché interviene la men-te cosciente, sia in chi trasmette che in chi riceve. Fate pratica con diversi ricevitori, in modo da capire se la vostra trasmissione funziona con tutti o solo con una o due persone. Esercizio 6 Trasmissione telepatica (in due): togliete fanti, donne, re e jolly da un mazzo di carte da ramino, lasciandone solo quaranta. La persona che avrete scelto come ricevitore deve sedere a un tavolo con carta e penna. Mischiate le carte e sceglietene una. Studiate la carta e inviatene l'immagine al ricevitore. Il ricevitore scriverà di quale carta crede si tratti. Controllate i risultati dopo ogni tentativo. Se, dopo tre tentativi, il ricevitore non ha indovinato nulla, cercate di variare il vostro modo di proiettare. Se tentate con venti carte di fila senza controllare i risultati, non avrete idea di quale tecnica di trasmissione funzioni e quale no. Ripetete l'esercizio, ma solo se desta in voi un vero interesse. La noia vi procurerà risultati negativi. Inizialmente, potete trasmettere solo il colore nero o rosso. Una volta che sarete soddisfatti dei risultati, passate al colore più il numero. Alla fine, proiettate anche il seme. Ripetete l'esercizio venti volte, per ottenere punteggi statisticamente significativi. In questo particolare esercizio si tende a non restare concentra-ti a lungo: appena vi stancate, interrompetevi e passate a qual-cosa d'altro. Potrete tornare a questo esercizio più tardi. Esercizio 7 Trasmissione telepatica (in due o in gruppo): questo esercizio é come il numero 6, solo che viene svolto con carte appositamente ideate per I'ESP. Esistono due tipi di queste carte: le carte Zener, di cui abbiamo parlato nel capitolo precedente, e un altro tipo che al posto dei simboli utilizza colori. In entrambi i casi, i mazzi sono composti di venticinque carte (cinque per ogni simbolo o colore). L'esercizio in sé é identico al precedente. Se non volete comperare queste carte speciali, potete farvele in casa. Per quanto riguarda i colori, ricordatevi

di usare colori forti, vibranti, che sono i più facili da trasmettere. Esercizio 8 Trasmissione telepatica coi bambini: se avete figli, potete usare la trasmissione telepatica per comunicare loro un messaggio. Usate la telepatia solo quando i normali mezzi di comunicazione non sono possibili o non servono a nulla. Spesso i bambini ignorano i nostri consigli, ma possono essere influenzati da messaggi muti. Potete parlare con la mente a vostro figlio esattamente come fate a parole. Scegliete un'ora tranquilla della notte, quando il bambino dorme, e ripetete il messaggio mentalmente, indirizzandolo a lui per diverse notti di fila. Se avete bisogno di vostro figlio in casa, oppure se é in ritardo e non potete raggiungerlo in alcun modo, inviargli un messaggio mentale può spesso produrre risultati sorprendenti. A volte, alla fine del giorno, rimpiangiamo certe cose che sono accadute fra noi e i nostri figli, e vorremmo poterne eliminare le conseguenze negative. Sedetevi tranquilli, da soli, mentre vostro figlio dorme, e indirizzate alla sua mente ciò che provate. Potete chiedergli scusa, o semplicemente rassicurarlo col pensiero del vostro amore. Se volete, potete entrare nella sua camera da letto e guardare il viso addormentato di vostro figlio mentre gli trasmettete messaggi di amore e rassicurazione. Il dottor Berthold Schwarz di Montclair, New Jersey, ha svolto ricerche sui rapporti telepatici fra genitori e figli e ne ha illustrato i risultati nel libro Parent-Child Telepathy (Telepatia genitore - figlio). Ha scoperto che spesso i bambini danno corpo alle paure inconsce dei genitori trasmesse via ESP. Il dottor Schwarz ritiene che ciò che si trova nell'inconscio di un genitore viene comunicato al figlio esattamente come ciò che si trova nella mente cosciente, se non di più. Ha concluso che i bambini possono trovarsi immersi nelle paure dei genitori, bombardati da loro a causa di un'acuta sensibilità, e dare corpo a queste paure. Il dottor Schwartz dice che i bambini fra i 3 e i 7 anni d'età sono particolarmente sensibili all'ESP e pronti a obbedire ai pensieri inconsci di un genitore, a dispetto di ogni messaggio verbale contrario. La comunicazione telepatica può sconfigge-re quella verbale con la massima felicità.

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Esperimenti di gruppo Quando ero giovane, uno dei miei giochi di società preferiti si chiamava «Acqua o fuoco)). Si faceva uscire una persona dal-la stanza e gli altri decidevano quale oggetto dovesse trovare, poi la si faceva rientrare. Tutti dicevano «fuoco» se la persona si avvicinava all'oggetto, e «acqua» se si allontanava. Così facendo, guidavamo la persona all'oggetto scelto, di solito con buon successo. Ci divertivamo molto. All'età di vent'anni, tre amici e io sviluppammo una nuova variante di quel vecchio gioco, che chiamammo «Cercare, trovare e fare)). Anche qui, ovviamente, alternavamo i ruoli a turno, cercando di diventare sempre più bravi. Mentre la persona era fuori della stanza, gli altri concordavano un piano comune che consisteva nel far muovere il ricevitore, passo per passo, dal centro della stanza verso un oggetto. Il ricevitore doveva poi prendere in mano l'oggetto e usarlo per eseguire una certa cosa, sempre passo per passo. I trasmettitori sfruttavano tre risorse: volere che il ricevitore seguisse le istruzioni telepatiche, avere una chiara immagine mentale del passo successivo che il ricevitore doveva fare, e desiderare che l'esperimento avesse successo. Imparammo che l'intero gruppo doveva agire di comune accordo, con desideri identici, perché l'esercizio riuscisse. Anzi, con un esperimento disastroso, scoprimmo cosa può accadere a una persona che é aperta alle influenze ed esposta a desideri contrastanti. Dopo qualche settimana di pratica, eravamo già piuttosto bravi nell'ottenere risultati veloci. Mentre Margaret era fuori stanza, cominciammo a discutere su chi fosse il più forte fra noi, e decidemmo di fare un esperimento su di lei! I due uomini, Jim e Bill, avrebbero lavorato all'unisono, mentre io avrei cercato di spedire Margaret nella direzione opposta. Ignara di tutto ciò, Margaret rientrò in stanza quando la chiamammo. Si mise in stato ricettivo e aspettò di sentire il bisogno di muoversi. Io cominciai a lottare intensamente contro i due uomini, ansiosa di vincere, e sono certa che anche loro si stessero concentrando nello stesso modo. Sotto i nostri occhi, Margaret barcollò prima verso di me, poi verso loro. Per noi tre, il momento era carico di tensione.

Margaret si portò una mano alla testa e disse, con voce debolissima: «Sono confusa, stordita. Mi gira la testa... Dio, sto per vomitare!» Costernati, ci interrompemmo immediatamente e corremmo da lei. Ma il peggio doveva ancora venire. La facemmo sdraia-re sul divano. Qualcuno corse a prendere un catino, perché Margaret era troppo debole per muoversi. Gemette: ((L'emicrania é più forte! Che male!» Guardandola, per la prima volta in vita mia vidi qualcuno diventare verde: il suo viso di un pallore spettrale aveva orribili sfumature verdastre. Noi restammo lì a guardarci, senza osare dirle cosa avevamo fatto e senza sapere cosa fare per lei. Margaret aveva un a-spetto orribile. Alla fine le mettemmo sulla fronte panni umidi, continuando a mormorare parole di rassicurazione. Molto gradualmente le tornò il colore sulle guance, e nel giro di mezz'ora riuscì a mettersi a sedere e a chiedere: «Cos'é successo? Cosa stavate facendo?» Alla fine confessammo, e lei fu molto comprensiva. Si rese conto che nessuno di noi aveva la minima idea delle possibili conseguenze. Quella fu l'ultima volta che noi quattro eseguimmo quel gioco, ma avevamo imparato due cose, due cose preziose: la telepatia funziona se si fa pratica in continuazione, e i poteri della mente non sono cose con cui giocare, perché si tratta di forze molto reali. Questa esperienza mi ha insegnato a lavorare sempre all'unisono coi miei collaboratori in qualunque esercizio paranormale, e ha enormemente aumentato il mio rispetto per la forza del-la volontà umana. Non fare del male a nessuno é la regola assoluta che vi impongo, e spero voi tutti siate tanto responsabili da non usare in modo errato i vostri poteri, come facemmo noi quel giorno. Per questo esercizio vi occorrono almeno tre persone, preferibilmente di più. Il soggetto deve lasciare la stanza mentre il resto del gruppo decide il bersaglio e la procedura per raggiungere il bersaglio. La variante «ago della bussola)) dell'esercizio é relativamente facile e piuttosto divertente. Un membro del gruppo viene designato direttore dell'esercizio. Il soggetto, rientrato nella stanza, si mette al centro della stanza, a occhi chiusi oppure bendato, come preferite. Il gruppo forma un cerchio attorno al soggetto.

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Quando il direttore, nel più assoluto silenzio, segnala al gruppo chi é il bersaglio, tutti devono cominciare a desiderare mentalmente che il soggetto cada verso il bersaglio. Quando il soggetto comincia a barcollare in quella direzione, il gruppo deve smettere di desiderare e permettere al soggetto di tornare alla posizione iniziale. Poi si sceglie come bersaglio un'altra persona. Il soggetto deve semplicemente stare in posizione eretta e rilassata, nello stato ricettivo di «non - mente)), e permettere al proprio corpo di muoversi nella direzione desiderata dal gruppo. Tutti, a turno, devono fare da soggetto, per potersi immedesimare nei due diversi ruoli. Se si creano difficoltà all'interno del gruppo con questo esercizio, può essere a causa di dubbi, scetticismo e paure. E importante che i membri del gruppo abbiano una certa fiducia reciproca. Per aumentare la fiducia, e per allentare possibili tensioni, lasciate che i soggetti cadano davvero verso il bersaglio e vengano afferrati dagli altri prima di precipitare a terra. E importante che il cerchio sia piuttosto piccolo, con un raggio uniforme tra i sessanta e i novanta centimetri dal soggetto. Esercizi più complessi di ((volontà» debbono essere spezzettati in passi semplici. Il gruppo deve concentrarsi su un singolo passo per volta, escludendo tutti gli altri, finché una parte dell'azione non sarà completa. Per questo secondo tipo di esercizio non occorre un diretto-re. Dopo che il soggetto ha lasciato la stanza, il gruppo deciderà su un'azione chiara, precisa, che faccia da bersaglio. Quindi bisogna determinare i passi esatti che il soggetto deve compiere per arrivare al bersaglio dopo essersi messo al centro della stanza. Vi offro come esempio una possibile sequenza di passi. 1)Girarsi verso la finestra. 2)Incamminarsi in quella direzione. 3)Fermarsi e voltarsi verso la libreria. (Se il soggetto cambia direzione per schivare un mobile, il gruppo deve «raddrizzargli la rotta)) visualizzando la direzione esatta e concentrandosi.) 4)Incamminarsi in quella direzione. 5)Fermarsi.

6)Alzare il braccio destro. 7)Tendere la mano: 8)Toccare un certo libro (il vostro libro - bersaglio, chiaramente visualizzato). 9)Prendere il libro in mano. 10)Aprire il libro a pagina 57. 11)Guardare pagina 57. 12)Leggere la quinta riga. 13)Leggere la quinta riga ad alta voce. Il gruppo deve essere deciso e disciplinato, continuando a desiderare un certo passo finché non viene completato, per poi passare immediatamente al passo successivo. La sequenza dei vari passi deve essere capita in modo perfettamente chiaro da ogni membro del gruppo, perché il soggetto non riceva direttive mentali confuse o contrastanti. Le indicazioni devono essere all'unisono e assolutamente identiche, per ottenere il maggior impatto possibile. La guarigione paranormale La guarigione paranormale, mentale o spirituale é da lungo tempo oggetto di controversie e di ridicolo perché non viene capita. Per anni i media si sono divertiti a chiamare «imbroglioni» i guaritori a causa del numero di ricadute che si verificano dopo una guarigione paranormale. Prima di poter capire la guarigione, dovete capire la malattia. La malattia é una mancanza di armonia nel corpo, provocata da una mancanza di armonia nell'io interno. Lo stato estremo é un riflesso di quello interno. Quando una persona non sa affrontare un conflitto interiore, lo esprime attraverso il corpo. La persona resterà in stato di malattia finché il conflitto interiore rimarrà irrisolto. Di fronte a una cura, il soggetto potrà sperimentare un sollievo momentaneo, grazie alla convinzione che la cura sia efficace; ma se la persona non ha risolto il conflitto che stava alla base della malattia fisica, la malattia tornerà. Chi non é in contatto coi propri pensieri e le proprie emozioni scatena, a livello in-conscio, lo stato di malattia. Lo scopo della malattia é costrin-

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gere il soggetto a trovare la causa nella struttura delle proprie convinzioni. La malattia é quindi una necessità. Quando un guaritore cerca di aiutare una persona che, inconsciamente, ha portato in primo piano un conflitto interno riversandolo sul corpo, si può avere una soluzione solo momentanea. Il trasmettitore, o guaritore, invia mentalmente energia alla persona malata. Spetta a chi la riceve usarla nel modo giusto. Se il soggetto usa l'energia per trovare sollievo dalla malattia, di cui poi cerca la causa all'interno della propria psiche fino a risolvere il conflitto, l'energia trasmessa dal guaritore avrà provocato una cura efficace. Se invece il soggetto continua a non stabilire alcun rapporto fra il benessere mentale e il benessere fisico, ben presto si ritroverà nel vecchio stato di squilibrio. Ogni malattia provoca uno squilibrio, e il malato usa tutta la propria energia in questo stato innaturale. Le possibilità di autoguarigione sono minime. Il guaritore fornisce al soggetto un apporto extra di energia, per permettergli di correggere lo squilibrio. E esattamente come quando, in inverno, l'automobile non parte perché la batteria é scarica. Con l'ausilio di un'altra batteria riusciamo ad avviare la macchina, ma se non provvediamo subito a ricaricare la nostra, la situazione si ripeterà al-l'infinito. Trasmettere energia che guarisce é un nobile obiettivo. Però non sempre é detto che le migliori intenzioni portino al successo. Alcune persone posseggono una bassa stima di sé e/o un sistema negativo di convinzioni, per cui non sanno recepire ciò che per loro é bene. Altri stanno talmente sulla difensiva che bloccano tutto, il buono e il cattivo. Se la guarigione non funziona, non dovete presumere di essere cattivi guaritori; é altrettanto possibile che la mancanza di risultati sia colpa del vostro soggetto. La mancanza di ricettività di una persona non dovrebbe fermarvi dal trasmettere energie che guariscono. L'energia é comunque disponibile, che la persona la usi o meno. Se, a un certo punto, la persona decidesse di risolvere i propri conflitti, avrà a disposizione una riserva di energia da sfruttare. La guarigione riguarda ogni situazione di disarmonia, di squilibrio, di salute e benessere imperfetti. Si può parlare di guarigione per i rapporti umani, le situazioni finanziarie, le condizioni sociali e le malattie. Tenendo presente questa ampia

gamma di possibilità, cominciamo con la guarigione del corpo fisico. Il primo passo é la diagnosi. Prima di mettervi al lavoro sul caso, raccogliete tutte le informazioni possibili usando mezzi normali e rivedetele sino a imprimerle nella vostra coscienza. Mettetevi comodi, rilassati e da soli, per poter dedicare tutta l'attenzione a ciò che state facendo. Ditevi che volete altre informazioni sul caso, poi lasciate che la mente porti all'attenzione della vostra consapevolezza immagini, idee e pensieri. Prendetene atto senza pensare. Osservate attentamente ciò che la vostra coscienza mette a fuoco. Non interferite col flusso, cioè non trasmettete alla coscienza materiale su ciò che state percependo. Evitate i pensieri casuali che interromperebbero la sequenza di informazioni. Lasciate che tutto entri in voi. La cosa é più facile a dirsi che a farsi, perché tutti quanti abbiamo la tendenza a lasciar vagare l'attenzione quando facciamo qualcosa. Inoltre, siamo abituati a reagire in modo impulsivo a ciò che si affaccia alla nostra consapevolezza. Dobbiamo sviluppa-re la pazienza, diventare semplici osservatori, rimandare a dopo l'azione. Imparate a non reagire quando invece vorreste farlo. Un altro metodo di diagnosi, dopo che vi sarete rilassati e ve ne starete seduti a occhi chiusi, consiste nell'immaginare mentalmente il paziente. Tenendo l'attenzione a fuoco sull'immagine, lasciate che si muova, che crei una pantomima che comunicherà il problema. Osservate tutto. Aggiungete quegli elementi che a vostro giudizio aiuteranno la guarigione, ad esempio visualizzate la persona seduta su una comoda sedia o sdraiata su un letto. Le immagini statiche sono difficili da percepire. Di conseguenze, immaginate la persona che si muove, che cammina, come in un film. Quando volete esaminare un particolare, date l'ordine mentale di «fermare» il film. Raccogliete tutte le informazioni possibili. Alla fine, aprite gli occhi, prendete carta e penna e scrivete i vostri appunti su ciò che avete visto. In base alle informazioni che possedete, potete già mettervi all'opera. Se anche le informazioni fossero errate, i vostri sforzi non creeranno guai, perché ognuno ha il potere di respingere e rifiutare tutto ciò che entra nel proprio ambiente senza corrispondere alle circostanze. D'altra parte, voi trasmetterete solo

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«materiale positivo», idee e immagini che non possono fare del male. All'inizio, non cercate di inviare energia guaritrice nei vostri messaggi telepatici. Limitatevi a immagini chiare, positive, trasmesse col vostro sincero desiderio di guarigione. Il linguaggio simbolico, il linguaggio delle immagini, é il più facile da trasmettere e il più facilmente recepibile per la coscienza della persona che é il vostro bersaglio. Usate l'immaginazione per trova-re immagini che comunichino un messaggio: ago e filo per ricucire una ferita, cemento per guarire ossa, un aspirapolvere per ripulire un'infezione, coltelli per togliere elementi estranei che ostruiscono, e altri arnesi semplici, cose della vita quotidiana che tutti conoscono. Create immagini in movimento di questi arnesi che vengono usati sul corpo di una persona per disinfettarlo, per togliere o aggiungere qualcosa. In sostanza, state creando un preciso messaggio sotto forma di immagini e lo tra-smettete telepaticamente al paziente, per illustrargli ciò che va fatto per guarire la malattia. Sta alla coscienza del paziente accettare le istruzioni e procedere alla guarigione facendo ciò che é necessario. La coscienza che controlla le funzioni del corpo é intelligente, sa come guarire il corpo e riportarlo a uno stato di salute. Voi le trasmettete il suggerimento di cominciare a mettersi al lavoro per fare quello che già sa di dover fare. Una volta mi sono trovata a curare una donna con un'artrite fortissima. Seduta in poltrona, ho immaginato mentalmente una donna con dita, gambe e braccia contorte dalla malattia. L'ho vista terribilmente infelice. Ho atteso che informazioni ulteriori si presentassero alla mia consapevolezza. Di colpo, ho visto una scena al tavolo da pranzo. C'erano due uomini seduti a tavola, e la donna li serviva, con sforzo e dolore evidenti. Gli uomini erano completamente indifferenti al suo dolore. La scena é scomparsa, e io ho capito che la donna aveva anteposto i desideri dei due uomini ai propri per molto tempo. Il suo corpo, in risposta ai tanti desideri insoddisfatti, aveva finito col contorcersi e piegarsi come un vecchio ramo d'albero. L'ho immaginata di nuovo di fronte a me, e ho cominciato a pensare che per trovare sollievo avrebbe dovuto cercare di soddisfare se stessa, anziché gli altri. Ho anche usato l'immagine di due mani che davano una forma nuova alle sue dita, le piegavano i gomiti e massaggiavano ogni articolazione. Le due mani hanno modificato e ristrutturato il suo intero corpo, quasi lei fosse una

bambola di cera; il corpo é diventato eretto e le articolazioni flessibili, fluide. Per controllare se le mie istruzioni erano chiare, ho dato ordine alla mia coscienza di fare muovere la figura, per vedere se i risultati erano buoni. Un sorriso ha illuminato il volto dell'immagine nella mia mente e braccia e gambe hanno preso a muoversi per me, a danzare nello spazio della mia consapevolezza. Questo ha concluso il mio lavoro sul caso, a parte un messaggio personale che ho inviato tramite la persona che lavorava con me. Quando ho chiesto a questa persona se la donna che dovevamo curare avesse effettivamente sacrificato se stessa per la famiglia, la risposta é stata sì. Allora ho pregato il mio assistente di riferire alla donna questo messaggio: «Comincia a pensare a te stessa e smetti di pensare a loro. Chiedi agli altri di ripagarti almeno con una parte delle cure che hai avuto per loro in tutti questi anni)).

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Esercizio 1 Guarigione (in due): chiedete a qualcuno che non si sente bene di recepire le vostre capacità di guarigione. Per cominciare, il soggetto perfetto é qualcuno con un'emicrania da tensione, perché in genere la tensione é solo temporanea. Chiedete alla persona di respirare a fondo diverse volte, di rilassarsi, e di aprirsi alle energie che le invierete. Sgomberate la mente, e in stato di quiete indirizzate energia alle vostre mani finché non sentirete che diventano calde e cominciano a pizzicare. A questo punto mettete le mani sulla parte che deve essere guarita, dirigendo l'energia sul soggetto attraverso le mani. Visualizzate muscoli e arterie che si rilassano, e scacciate mentalmente la tensione. Quando capirete che le mani hanno trasmesso energia a sufficienza (pochi minuti dovrebbero bastare), toglietele. Lavatele immediatamente, per ripulire la vostra aura da ogni energia negativa che potreste aver raccolto: La cosa é particolarmente importante se subito dopo dovete curare un'altra persona, perché c'é il rischio di trasmettere la negatività di un paziente all'altro. Se non ottenete risultati immediati, non preoccupatevi: il corpo potrebbe avere bisogno di un po'' di tempo per riequilibrarsi con la vostra energia. Chiedete alla persona di riferirvi, con la massima sincerità, ogni cambiamento. Esercizio 2 Guarigione (in gruppo): raccogliete un gruppo di

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circa otto persone che vorrebbero poter guarire qualcuno. Formate un cerchio e mettete al centro la persona da guarire. Tutti devono rilassarsi, sgomberare la mente, ed entrare in stato di «non - mente)). Poi, in gruppo, visualizzate un cerchio di luce bianca che circondi l'intero gruppo. Poi visualizzate tutti un cerchio porpora, un colore che guarisce, e quindi un cerchio verde, il colore della pace e della tranquillità. Quando il cerchio di luce ed energia sarà forte, dirigetelo sul soggetto fino ad ammantarlo di luce, pace ed energie guaritrici. Continuate a proiettare l'energia per qualche minuto, e intanto visualizzate il dolore che lascia il corpo del soggetto. Visualizzate la parte squilibrata del corpo del soggetto come sana ed equilibrata; desiderate per quella persona la salute perfetta. Dopo qualche minuto, interrompetevi e lasciate gradualmente rifluire l'energia. Chiedete al soggetto se ha sentito qualcosa durante l'esercizio. Chiedetegli di essere perfettamente onesto: in una situazione simile, molte persone saranno pronte a dirvi ciò che volete senti-re, non la verità. Se il soggetto non ha avvertito nulla, ritentate una seconda volta. Se i risultati sono identici, provate con un altro soggetto. Esercizio 3 Guarigione (in gruppo): questo esercizio é identico al precedente, con la differenza che viene introdotta l'imposizione delle mani. Dopo che il gruppo ha prodotto l'energia, tutti devono posare le mani sul soggetto. Questo permetterà un trasferimento più diretto dell'energia. Osservate i risultati. Spesso, il soggetto assumerà un colorito rosso per l'apporto improvviso di tanta energia. I gonfiori scompaiono molto rapida-mente con questa azione di gruppo. Sono necessari solo pochi minuti. Nel nostro gruppo, abbiamo eseguito questo esercizio su un membro che aveva la mascella gonfia per l'estrazione di un dente. Un'ora dopo aver terminato l'esercizio, il gonfiore era quasi svanito. Esercizio 4 Guarigione (da soli o in gruppo): é il cosiddetto esercizio della «guarigione dell'assente». Da soli o in gruppo, dite ad alta voce il nome della persona cui volete indirizzare l'energia guaritrice. Visualizzate la persona come perfettamente sana. Mentalmente, passate in rassegna tutto il suo corpo e indirizzate l'energia sul punto specifico che richiede la vostra attenzione. Non é necessario conoscere la persona per farlo. Se e-

seguite l'esercizio in gruppo, é utile che chi pronuncia il nome della persona sappia quale parte del corpo é malata. Il resto del gruppo può decidere di non voler conoscere l'informazione all'inizio dell'esercizio; alla fine, ciascuno può cercare di individuare quale fosse la parte malata. L'esercizio si può fare sempre e ovunque. Potete «guarire» ogni situazione della vostra vita che vi procuri infelicità. Per prima cosa dovete ottenere, dalla vostra coscienza, un'immagine chiara della situazione e della fonte di difficoltà. Le vostre sensazioni al riguardo debbono emergere a livello di consapevolezza, per procedere alla guarigione. Rendetevi conto che la responsabilità di ogni circostanza della vostra vita sta in voi stessi, perché siete stati voi ad accettare determinate cose nel vostro organismo. Questa consapevolezza vi darà il potere di cambiare tutto ciò che volete. Immaginate che le esperienze siano come cibo che entra nel vostro sistema. Il cibo arriva in bocca e scende nel sistema digerente. Per il momento, il corpo é ancora un'entità distinta rispetto al cibo. Poi entra in gioco il processo della digestione. Il cibo viene digerito e diventa parte del corpo, non é più una «cosa» separata. Cibo e corpo sono ormai tutt'uno. La nostra coscienza é ingombra di esperienze indigeste che non sono mai realmente diventate parte di noi. Queste esperienze, inghiottite intere così com'erano, comprendono idee, convinzioni e concetti che possono vivere fianco a fianco ma essere in conflitto l'uno con l'altro. Molto spesso, queste cose che ci pesano sono «tutt'uno» con qualcun altro, o con la società in generale. Ad esempio, tutte le convinzioni che qualche mio parente stretto mi ha trasmesso si trovano nella mia coscienza. Per qualche ragione, io non le ho mai fatte mie, anche se continuo a tenerle. Sono sempre «tutt'uno» con quel mio parente e potrebbero essere in diretto contrasto coi miei principali interessi. Finché tengo queste convinzioni nella mia coscienza, non faranno altro che crearmi problemi e disarmonie. Un buon esempio é l'atteggiamento nei confronti del denaro. Sin da quando ero bambina, al catechismo, nella mia coscienza é stata depositata la convinzione che il denaro é male, che la povertà é virtù, che essere ricchi é brutto. Poi mi sono avventurata nel vivo della società e ho scoperto che l'approvazione ge-

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nerale va a chi ha i soldi, a chi fa i soldi, a chi possiede molto. Anche queste esperienze sono state assorbite dalla mia coscienza, e li hanno cominciato a fare a pugni con le convinzioni precedenti. Cosa fare? Per il mio benessere, avevo bisogno di curarmi. Se avevo troppi soldi, mi sentivo in colpa. Se ne avevo pochi, mi sentivo fallita. Nessuna possibile circostanza di ordine economico mi offriva benessere o armonia. Come rimedia-re? Un giorno mi sono seduta, mi sono messa comoda, e ho chiuso gli occhi. Ho immaginato la chiesa dove mi erano state instillate le prime idee sul denaro. Mi sono vista entrare in chiesa, dove mi sono trovata di fronte alla persona che per me rappresentava quelle determinate convinzioni. Le ho teso la mano chiusa, immaginando che il mio pugno contenesse le idee sul denaro che mi erano state insegnate tanti anni prima. Ho fatto tendere la mano all'altra persona, poi le nostre mani si sono incontrate e io ho restituito tutto ciò che mi era stato dato. La persona ha accettato con un sorriso. Il messaggio al mio inconscio era la necessità di restituire al proprietario originale qualcosa che io avevo tenuto per tanto tempo senza che mi appartenesse. Da allora, mi sono sempre sentita libera di guadagnare tutti i soldi che voglio e di scegliere il tenore di vita che preferisco. Psicocinesi La psicocinesi é la capacità di muovere oggetti con l'energia mentale. I casi di psicocinesi tendono a essere rari, per la radicata opinione generale che muovere oggetti con l'energia mentale é impossibile. Comunque, un personaggio come Uri Geller é diventato famoso proprio per le sue abilità psicocinetiche. Geller ha dimostrato a milioni di persone che é possibile piegare il metallo solo con la mente. I suoi cucchiai, forchette e chiavi piegate hanno lasciato esterrefatti milioni di telespettatori. E quando Geller ha dato una dimostrazione alla BBC, molti spettatori hanno scoperto di avere a loro volta, inconsciamente, piegato metalli! Questa manipolazione inconscia dell'energia mentale é evidentissima nei cosiddetti «giocatori fortunati)) ai dadi. Questi giocatori parlano coi dadi, concentrano i loro desideri

sui dadi, poi li tirano e ottengono il numero che volevano. La loro fortuna é incredibile. Ma consideriamo un po' meglio ciò che acca-de. Il giocatore non ha idee preconcette sulla possibilità di ottenere il numero che desidera. Al giocatore interessa solo l'esito del lancio, e mette a fuoco l'attenzione sul numero che gli oc-corre per vincere. Poi, mentre lancia i dadi, lancia anche men-talmente il desiderio e attende con ansia il risultato. Inconscia-mente, il giocatore ha usato l'energia mentale per influenzare l'esito del lancio. Il successo dipende dalla capacità di lasciar andare il desiderio dopo avervi puntato sopra l'attenzione. Se il giocatore continuasse a desiderare quel certo punteggio dopo aver lanciato i dadi, il successo verrebbe inibito. Liberarsi del desiderio é della massima importanza, perché solo così l'inconscio può intervenire e agire sui dadi. Il fenomeno del lancio dei dadi ha prodotto interessanti esperimenti, nelle ricerche sull'ESP condotte alla Duke University.

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I ricercatori hanno chiesto ai soggetti di influenzare i dadi. Si é riscontrato che i successi erano di gran lunga superiori alle probabilità statistiche. Esperimenti troppo prolungati facevano scendere la media dei successi. Come ho già detto, la noia è la maggiore fonte di insuccessi. Un desiderio intenso o un bisogno sono ingredienti indispensabili del successo. Nel libro The Roots of Coincidence (Le radici della coincidenza), Arthur Koestler asserisce che il caso non esiste; esistono solo leggi e regole dell'universo che ancora non conosciamo. Cerchiamo di scoprire alcune di queste leggi ignote con l'esercizio che segue. Esercizio 1 Psicocinesi (da soli): mettete di fronte a voi una candela accesa, lontano quanto basta perché il vostro respiro non influenzi la fiamma. Accertatevi che nella stanza non ci siano correnti d'aria. Tappate le fessure, chiudete porte e finestre; insomma, fate in modo che la fiamma non debba subire influenze esterne. Quando tutto é pronto, sedetevi comodamente e fissate la fiamma, desiderando che si sposti di lato sino a formare un angolo retto con la parte non combusta della candela. Mentre dirigete l'energia, visualizzate il risultato desiderato. Fissare non é indispensabile; non dimenticatevi di sbattere

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le palpebre. Concentrate l'energia sulla fiamma finché non si piegherà come volete. Concentrarsi non é uno sforzo, é solo mettere a fuoco l'attenzione. Gli sforzi tendono il corpo e la pelle e servono solo a bloccare l'emissione d'energia. Quando avrete piegato la fiamma, liberate l'energia e la fiamma riprenderà la sua normale posizione. Esercizio 2 Psicocinesi (da soli): riempite un catino d'acqua per due terzi. Mettete il catino su un tavolo e sedetevi di fronte. Mettete a fuoco l'attenzione sull'acqua. Calmate e sgomberate la mente, poi visualizzate l'acqua che gira vorticosamente nel catino. Guardate come la vostra forza la fa girare sempre più in fretta. Create l'immagine chiarissima nella mente. Poi lascia-te andare il pensiero. Vi racconterò quello che é successo a un mio studente che stava facendo questo esercizio. Ha eseguito tutto correttamente sino alla fine, ma l'acqua non si muoveva. E squillato il telefono. Con un sospiro, lo studente si é alzato per andare a rispondere. Era convinto di aver fatto fiasco, ed era decisissimo a ritentare più tardi. Tornando al tavolo, ha scoperto che una notevole quantità d'acqua si era rovesciata all'esterno del catino. Almeno metà dell'acqua, per l'esattezza. Cosa era successo? Alzandosi per rispondere al telefono, aveva allentato le redini dell'attenzione cosciente e liberato il pensiero di muovere l'acqua. L'energia, uscita dalla sua mente, aveva obbedito al suo desiderio, dandogli il risultato che desiderava. Lui non era più lì a vedere: c'erano solo gli effetti della sua energia. L'interruzione lo ha costretto a liberare il pensiero perché la sua attenzione é stata diretta altrove. Questo episodio illustra in modo molto chiaro il problema di lasciar andare. Noi possiamo credere di aver lasciato andare un pensiero, e più tardi scopriamo che non é così. L'esercizio con l'acqua é eccellente per rendersi conto di questo problema. Chiunque può muovere l'acqua con la mente. Una volta che avrete ottenuto successo qui, tutti gli altri esercizi proiettivi diventeranno molto più facili. Esercizio 3 Psicocinesi (in gruppo): preparate una superficie su cui i dadi da gioco possano rimbalzare ma non scivolare; ad esempio, una coperta stesa su un tavolo. Date carta e penna a ogni membro del gruppo, per trascrivere i risultati. Vi occorreranno anche quattro dadi e uno degli appositi contenitori per il

lancio. Ognuno lancerà contemporaneamente i quattro dadi, prendendo nota del punteggio di ogni singolo dado. Prima di lanciare, ogni membro del gruppo dovrà scrivere sulla carta il numero che desidera ottenere (ovviamente, un numero da uno a sei, visto che ogni dado viene contato a sé). Questo numero va scritto sulla parte sinistra del foglio. Poi, a turno, ciascuno tirerà i dadi, conterà quante volte il suo numero è uscito, e tra-scriverà il numero dei centri sulla destra del foglio. Poi sceglierà un secondo numero e tirerà di nuovo. Ogni persona deve fare sei tiri. Terminati tutti i tiri, i partecipanti all'esercizio trar-ranno le somme dei loro successi. In base alla legge di probabilità, su sei tiri si dovrebbero fare in totale quattro centri per puro e semplice caso, senza l'intervento di doti paranormali. L'obiettivo di questo esercizio è superare il puro caso. Fate il totale dei vostri centri e sottraete 4. Il numero che otterrete darà indicazioni sulla vostra capacità di usare la psicocinesi. Per chiarire meglio le cose, vi Numero trascrivo un esempio. di centri 1 Bersaglio 3 scelto 1 4 2 6 0 2 2 5 1 3 totale dei centri 9 sottraete 4 avete superato di 5 i centri casuali Se, dopo aver eseguito gli esercizi percettivi e proiettivi, vi sembra di avere difficoltà a sviluppare le vostre capacità paranormali, non arrendetevi. Può darsi abbiate qualche blocco inconscio che ignorate. Dedicate un po' di tempo al prossimo capitolo, che parla delle convinzioni, poi tornate agli esercizi. Riconoscerete un netto miglioramento. Esercizio 4 Psicocinesi (in gruppo): appendete una fila di campanelle. Il gruppo deve concentrare simultaneamente l'at12

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tenzione sulle campanelle, desiderare che si muovano, investirle fonda da indurvi a provare finché non succederà. con l'energia motrice di ciascuna volontà, sino a farle muovere' e Una volta, uno dei miei studenti decise di voler sviluppare la produrre un suono. capacità della psicocinesi, cioè di arrivare a muovere gli oggetti Appendete un pendolo al soffitto. Il gruppo vi si siederà attorno, senza toccarlo, semplicemente guardandolo. A parte solo con la mente. Harold decise di lavorar sull'ago di una quello visivo, non deve esserci alcun contatto fisico. Di nuovo, bus-sola e mi chiese come procedere. Per prima discutemmo di quale bisogno umano quella sua bisogna desiderare che il pendolo si muova, visualizzando capacità avrebbe soddisfatto, perché ho scoperto che questo eun'onda d'energia che esce dal gruppo ed é in grado di far muovere il pendolo. Se il gruppo é sistemato in cerchio, è meglio de- lemento è assolutamente essenziale per il sistema nervoso che si cidere sin dall'inizio che tipo di movimento si desidera: una ro- impegna nell'impresa. Decidemmo che esiste una curiosità getazione in senso orario, ad esempio, oppure un'oscillazione a- nerale sui fenomeni paranormali, un desiderio diffuso di poterli vanti e indietro. In quest'ultima ipotesi, indicate chiaramente usare. Individuato il bisogno umano, Harold cominciò a fare esercizi appena visibili. Fece in modo di avere sempre con sé un quale diagonale dovrà seguire il pendolo. In questi esercizi, gli elementi principali sono un piano d'a- testimone, e alla fine il testimone confermò che Harold era riuzione chiaro e deciso, e l'intenso desiderio e la ferma volontà che scito a spostare leggermente l'ago della bussola. Giubilante, il l'esperimento riesca. La volontà, la mente e le sensazioni di mio allievo continuò con rinnovato entusiasmo. Per l'esperimento successivo si servì di una pallina da ping ciascuna persona devono essere in accordo con quelle degli altri, e lo svolgimento dell'esercizio chiaramente delineato sin pong, partendo dal presupposto che per fare pratica è meglio udall'inizio. sare gli oggetti più facili da muovere, non i più difficili. CominEsercizio 5 Levitazione d'un oggetto (da soli o in gruppo): ciò a concentrare occhi e mente sulla pallina, ordinandole di mettete su un tavolo sgombro un oggetto leggero come una avvicinarsi o allontanarsi da lui. Il suo desiderio di avere sucscatola vuota di fiammiferi, una moneta di plastica o uno stuz- cesso divenne intensissimo. Un giorno, col suo compagno di zicadenti. Sedetevi, fate gli esercizi di respirazione e rilassamento, stanza come testimone; tutti e due videro la pallina svanire per poi mettete a fuoco l'attenzione sull'oggetto. Sentitene men- un attimo. Corsero da me in cerca di spiegazioni. Io ipotizzai talmente il peso. che l'intensità dell'energia mentale doveva aver cambiato il ritmo Mettete sempre più a fuoco la consapevolezza, e intanto sentite di vibrazione della pallina, portandola a una tale velocità di mentalmente l'oggetto che perde peso, diventa più leggero. rotazione da farla sparire ai nostri occhi. La palla era sempre sul Respirate più profondamente. Gradualmente, la forza di gravità tavolo, ma il suo ritmo di vibrazione era tanto cresciuto da verrà neutralizzata dalla forza più potente che esce da voi. renderla invisibile all'occhio umano. Il fenomeno della sparizioMentre l'oggetto diventa sempre più leggero, ordinategli con ne aveva modificato la concentrazione di Harold, e la pallina decisione di sollevarsi in aria. Il vostro ordine sarà eseguito, se la era immediatamente riapparsa, tornando al normale ritmo di volontà é ferma e l'immaginazione chiara e ben sviluppata. vibrazione. Provate con altri oggetti, ad esempio un tappo da bottiglia. Ripetete spesso l'esperimento, e alla fine l'oggetto si alzerà in aria. La prima volta che accadrà, probabilmente vi distrarrete e l'oggetto scenderà immediatamente. Imparate a tenere a fuoco l'attenzione, ordinando all'oggetto di alzarsi sempre di più. E Assume molte forme di-verse, di solito spontanee. Ai vecchi giorni, qua nto la macchina fo?tografica, eppure se ne sa pochissimo.una cosa che é già stata fatta, e potete farla anche voi, se volete. Se il vostro desiderio é abbastanza forte, e la decisione tanto pro-

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spesso bizzarri incidenti: al posto dei soggetti fotografati, sulla pellicola apparivano strisce di luce o immagini di persone che non erano presenti nello studio! Alla fine si capì che quegli effetti erano dovuti all'inconscio del fotografo e si scoprì l'esistenza di un nuovo fenomeno. I campi estivi dei primi circoli spiritualisti, che attiravano centinaia di persone, erano un terreno fertilissimo per questi fotografi dotati di talento paranormale. Molti si facevano fotografare solo per vedere cosa sarebbe poi apparso sulla pellicola. Mia zia Lizzie mi ha dato una di queste foto, che conservo come un tesoro. La zia é seduta con gli amici, sorride felice, e nell'atmosfera sopra di loro volteggiano visi: alcuni furono identificati dai presenti, altri sono ancora ignoti. Ho visto alcune fotografie simili a questa in casa di persone amiche. Qualcun altro ha ottenuto con la fotografia risultati spontanei non facili da spiegare. Altri ancora hanno deliberatamente cercato di ottenere foto di esseri invisibili o proiezioni mentali. Qualche anno fa, due miei amici andarono a Chicago a un raduno di spiritualisti e seguirono un corso di fotografia paranormale. Il medium che dirigeva il corso era noto per la capacità di ottenere risultati applicando pezzi di carta da stampa fotografica sul plesso solare o sulla fronte delle persone che meditavano con lui in una camera buia. A uno dei miei due amici riuscì molto bene un esperimento di visualizzazione mentale. Visualizzò nella mente una spilla di sicurezza, e sulla carta da stampa, che io stessa ho visto, appare chiarissima la forma del-la spilla su sfondo nero. L'altro mio amico, un giovane avvocato, nel corso di una lezione trovò impressi sulla sua carta dei vi-si. Erano i volti di suoi parenti morti che aveva conosciuto da ragazzo. Il dottor Jules Eisenbud ha scritto un libro sul famoso caso di Ted Serios. Il volume contiene sorprendenti riproduzioni fotografiche. Le ricerche del dottor Eisenbud con Ted sono dura-te quasi tre

anni e hanno portato in luce fatti molto strani. Ted metteva un coperchio sull'obiettivo di una polaroid, si concentrava sull'obiettivo, e in genere riusciva a produrre una foto. Di solito si trattava di scene. Quella che ricordo meglio é la foto della facciata esterna di un negozio di Chicago. Il negozio esiste ancora oggi, e nella fotografia é perfettamente riconoscibile. Però nella foto appare un'insegna che è stata tolta da più di vent'anni. The World of Ted Serios (Il mondo di Ted Serios) è un libro affascinante, se vi interessa la fotografia paranormale. Non posso dirvi in che modo si verifichi il fenomeno, perché nessuno lo ha ancora scoperto, ma il volume ne dimostra in modo indiscutibile la realtà.

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Forse le sostanze chimiche usate in fotografia sono molto sensibili alle radiazioni emesse da una volontà umana concentrata. Un piccolo gruppo dell'Università del Connecticut tentò questo esperimento: vennero numerati pezzi di carta per stampa fotografica non ancora sviluppati, si meditò su questi pezzi al buio, poi vennero chiusi in un involucro e sviluppati più tardi. Posseggo io i pezzi stampati. L'unica cosa insolita che accadde fu che alcuni risultarono completamente neri, altri totalmente bianchi, e alcuni in bianco e nero. E tutti erano rimasti nello stesso ambiente, una stanza sigillata in cui la luce non poteva penetrare. Restammo molto perplessi, e senza risposte. Esercizio 1 Fotografia paranormale polaroid (in due o in gruppo): l'esercizio richiede come minimo due persone, ma possono parteciparvi anche interi gruppi. Occorre una macchina fotografica del tipo polaroid, carica. Il soggetto é la persona che visualizzerà un'immagine, proiettandola al centro della propria fronte. Il fotografo é la persona che terrà la macchina fotografica e la metterà a circa due centimetri e mezzo dalla fronte del soggetto, quando quest'ultimo gli farà cenno di essere pronto a concentrarsi mettendo a fuoco l'attenzione alla massima intensità. Il soggetto deve prepararsi, rilassarsi e mettersi comodo con calma. L'immagine di cui si desidera la foto grafia paranormale deve essere visualizzata con molta chiarezza, dotandola anche di spiccate connotazioni emotive. Esercizio 2 Fotografia al plesso solare (da soli o in gruppo questo esperimento deve essere eseguito in una stanza compie tamente buia, perché userete carta per stampa fotografica. La troverete già pronta in commercio a piccoli pezzi quadrati* rettangolari. I pezzi vanno chiusi in un involucro che non lasci filtrare la luce finché non sarete pronti a usarli. Se

necessario sigillerete con nastro isolante porte e finestre della stanza. La

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minima infiltrazione di luce può rovinare l'esperimento. Se necessario, si può usare una lampadina rossa. Il gruppo si sistemerà in cerchio nella stanza buia, e a tutti verrà data una matita e un pezzo di carta per stampa fotografica. La carta possiede un lato liscio e uno ruvido. Sul lato ruvido ognuno scriverà il proprio nome. I partecipanti devono rilassarsi, concentrarsi, entrare nello stato di ((non - mente)), quindi visualizzare in modo chiaro l'immagine che desiderano. Quando l'immagine sarà perfettamente visualizzata (e non dimenticate gli elementi associati alle sensazioni personali), si potrà «fotografarla». Quando é pronto, ogni partecipante deve premere il proprio pezzo di carta sul plesso solare, tenendo bene a fuoco l'immagine per dieci minuti circa. Tutti devono restare in silenzio, per non creare distrazioni. Al termine dei dieci minuti, raccogliete tutti i pezzi di carta e rimetteteli nell'involucro, poi portateli a sviluppare a un laboratorio fotografico. Se avete una certa pratica di fotografia, potete procedere allo sviluppo da soli, nella stanza buia illuminata da una lampadina rossa. In questo caso, é opportuno che ogni partecipante all'esperimento sviluppi la propria foto.

8. Convinzioni e sviluppo delle capaciti paranormali
I successi o gli insuccessi ottenuti negli esercizi dei due capitoli precedenti dipendono dalle vostre convinzioni inconsce sulle vostre capacità di riuscita. Convinzioni positive sulla possibilità di sviluppare doti paranormali miglioreranno la resa negli esercizi; le convinzioni negative vi bloccheranno. Ad esempio, se avete affrontato gli esercizi col desiderio di divertirvi e con la sicurezza che facendoli avreste ottenuto risultati concreti, avrete ottenuto esattamente risultati concreti. Se invece vi siete accostati agli esercizi con la convinzione che sviluppare le vostre capacità extrasensoriali sia difficile, la mancanza di risultati che avrete ottenuto riflette questa vostra idea preconcetta. I risultati vengono frustrati. In effetti, siete voi a essere frustrati: dalle vostre convinzioni negative, non dai risultati. I risultati riflettono il vostro sistema di convinzioni. Il guaio delle convinzioni é che spesso tendiamo a considerarle fatti concreti. Molti trovano difficile separare le convinzioni dai fatti. Questa confusione ci porta ad ammantare le esperienze future di vita dei nostri preconcetti, prima ancora di aver vissuto le esperienze. In altre parole, le idee preconcette e le convinzioni che abbiamo in qualunque campo condizionano successi e fallimenti in quel campo. Le convinzioni positive facilitano il successo; le convinzioni negative lo bloccano. La cosa peggiore é che le convinzioni negative formano barriere psicologiche fra l'io conscio e inconscio; interrompono il flusso d'energia e rendono il successo limitato o impossibile. Quasi sempre noi non sappiamo che una nostra convinzione è negati-va o limitante; ci accorgiamo solo che una certa area della no-

stra vita non funziona bene. Anziché guardare nel nostro io interno per vedere cosa realmente crediamo, tendiamo a cercare al di fuori di noi le cause dei nostri guai. Spesso non sappiamo in cosa crediamo. Il nostro subcosciente é colmo di atteggiamenti, convinzioni e idee sulla realtà. Non sono fatti sulla realtà; sono solo ciò che noi crediamo. Ci mettiamo da soli in stato confusionale accettando come fatti le convinzioni. Ad esempio, se fin dall'infanzia vi hanno raccontato che la telepatia non esiste, e se avete accettato come vera questa opinione, il vostro io interno crederà che la telepatia non esiste. Questa é una convinzione sulla realtà, non un dato di fatto sulla realtà. Ma se voi la prendete per vera, per voi sarà un dato di fatto, non più una convinzione. Di conseguenza, il vostro io interno continuerà a comportarsi come se la telepatia fosse impossibile. Quando tenterete di sviluppare le vostre capacità telepatiche, fallirete, perché il successo sarebbe in contraddizione con la convinzione sull'impossibilità della telepatia, che avete accettato e trasmesso all'io interno come verità concreta. All'io interno interessano molto la vostra sopravvivenza e il vostro benessere. Lavora in continuazione per fare in modo che le vostre azioni e risposte collimino con la realtà. Ma da dove prende le idee sulla realtà? Quasi tutte le idee e convinzioni che possediamo da adulti sono un agglomerato di convinzioni di altra gente. Vanno riesaminate. E importante rendersi conto che una determinata cosa non deve necessariamente essere in un certo modo solo perché qualcuno vi ha detto che é così. Spesso permettiamo agli altri di ipnotizzarci, di farci pensare come loro. Pochissime delle convinzioni che possediamo sul mondo sono fatti, e pochissime delle nostre convinzioni in genere si basano su nostre esperienze personali del mondo. Per la maggior parte si tratta della versione della realtà di qualcun altro. Le convinzioni negative possono ostacolare il successo in qualunque area dell'esistenza, non solo nelle capacità paranormali. E molto meglio intraprendere un'esperienza con la mente aperta e libera da preconcetti. Riflettete sulla parola «preconcetto). Cosa significa? Quando «preconcepiamo», formuliamo idee e convinzioni su un'esperienza o evento prima che si veri-

fichi. In altre parole, prima di averne conoscenza diretta. Mangereste un budino di cioccolato se prima di assaggiarlo decideste che fa schifo? Probabilmente no. Ma perché negarvi l'esperienza di scoprire da soli che sapore ha il budino al cioccolato? La nostra cultura ci bombarda in continuazione con idee e convinzioni preconcette su tutto ciò che facciamo. Quando sentite il verbo «dovrebbe», é probabile che subito dopo sentiate i preconcetti di qualcuno su come «dovrebbe» essere una certa cosa. Fate attenzione ai vostri «dovrebbe». Non si tratta di reinventare la ruota, ma solo di esaminare attentamente ciò che gli altri vi presentano per verità. Molto spesso vi staranno esprimendo solo una convinzione, qualcosa che a loro giudizio é la verità. Le convinzioni permeano la nostra cultura a tutti i livelli, e le più fondamentali sono le più pericolose. Una delle convinzioni più diffuse in quasi tutte le culture occidentali é che la natura ci sia nemica e vada continuamente combattuta. Il concetto occidentale della divisione fra uomo e natura sta alla base del nostro patrimonio scientifico. La medicina allopatica si basa su questa convinzione e «attacca» eventi naturali come il parto e la febbre (che combattono naturalmente le infezioni) con medicine e chirurgia. I dottori allopatici non credono che corpo e mente siano meccanismi omeostatici, cioè in grado di ripararsi da soli. Non credono che il corpo sia capace di curarsi. E di questo hanno convinto quasi tutti gli occidentali. Ormai abbiamo la nevrosi dell'incapacità del nostro corpo di curarsi da sé. I nostri dottori ci hanno convinto della necessità assoluta di interferenze esterne. Le loro convinzioni ci hanno ipnotizzati. La medicina omeopatica, rendendosi conto che la natura é nostra alleata, parte dalla posizione opposta. La medicina omeopatica usa tecniche ed erbe naturali, non pro-dotti chimici sintetici. Eppure, nonostante il successo della medicina omeopatica, i dottori occidentali continuano a credere che la natura e i nostri stessi corpi ci siano ostili. Per loro la malattia é normale, la salute anormale. In Parapsychology and the Nature of Life (La parapsicologia e la natura della vita), un libro del 1977, John L. Randall tratta le due opposte teorie sulla natura e sull'uomo. Se partiamo dal presupposto che la natura ci sia ostile, ne consegue che l'io naturale che sta in noi é nostro nemico e deve essere con-

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trollato. Per timore dell'io naturale, la nostra cultura ha adottato la logica come unico metodo operativo accettabile. Ai nostri figli insegniamo a usare solo la logica per risolvere i problemi. Quando escono dal sistema educativo, non si fidano più degli impulsi e intuizioni naturali. Non si fidano di se stessi (come i dottori non si fidano delle capacità di guarigione del corpo). Escono programmati con un mare di «dovrebbe» che reprimono la loro naturale spontaneità e la capacità di affrontare in modo aperto la vita. La barriera innaturale che é stata eretta fra noi e il nostro io naturale, grazie all'errato concetto che la natura ci sia nemica, si può abbattere. A qualunque età possiamo crearci un nuovo modo di vedere il mondo. Se sostituiamo le convinzioni negative sulla natura con la convinzione positiva che la natura ci é a-mica e lavora per noi, non contro di noi, la barriera innaturale si dissolverà. Il nostro io intuitivo funzionerà in armonia e in collaborazione con l'io logico. Recuperare l'interezza della personalità significa recuperare la possibilità della comunione psichica. Sapere che il mondo esterno é solo un riflesso del nostro mondo interiore ci permette di sviluppare fiducia nel nostro io naturale, negli altri e nell'universo. Sviluppando l'armonia interiore diventa facile imparare le lezioni della vita. Se si é in urto col proprio io, le lezioni dell'universo sono un caos incomprensibile. E siccome quasi tutti, nel-la nostra cultura, sono in contrasto col proprio io naturale, non logico, quasi nessuno capisce gli indizi, o sensazioni, che l'io naturale ci trasmette per modificare in meglio i comportamenti futuri. Fra gli indizi trasmessi dall'io naturale, il più incompreso é forse il senso di colpa. Il senso di colpa naturale é innato in ogni cosa vivente. Negli animali, il senso di colpa si manifesta come istinto e impedisce le uccisioni indiscriminate. Allo stato selvaggio, gli animali uccidono solo per mangiare; mai per divertimento, mai per rancori, e inoltre é raro che un animale uccida un membro della propria specie. Negli esseri umani, il senso di colpa naturale scatta quando si trasgredisce una legge naturale, ovvero universale. Siamo semplici mortali; sarebbe assurdo pretendere di poter conoscere tutte le leggi dell'universo.
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Attraverso il senso di colpa naturale, la natura ci dice: «Non fare più questa cosa». In pratica, è l'io naturale che dice all'io logico: «Accidenti, quell'azione non mi è proprio piaciuta, per cui vediamo di non farla più». Il senso di colpa naturale provoca una disarmonia fra le varie parti dell'io, per cui l'io logico riflette sull'azione e promette di non ripeterla. Il senso di colpa naturale non ha nulla a che fare con la punizione. La punizione é un concetto culturale. L'associazione senso di colpa/punizione deriva dall'errata convinzione che la razza umana sia perfetta. Questa «logica illogica» asserisce che uomini e donne sono perfetti, però sono riusciti a trasgredire un qualche principio universale, il che è evidente nel senso di colpa; quindi devono essere puniti perché sono caduti dallo stato di grazia. Eppure, se davvero percepissimo l'universo, ci renderemmo conto che la vita è per l'anima un'esperienza d'apprendimento, e che l'umanità é continuamente in fase di divenire. Visto da questa prospettiva, il senso di colpa naturale diventa un maestro. Per alleviarlo dobbiamo modificare le nostre azioni. Una volta che l'azione é modificata, ci sentiamo maggiormente in accordo coi principi universali, e il senso di colpa svanisce fino alla prossima occasione. Questa confusione sulla perfezione umana e sulla necessità della punizione ha trasformato il senso di colpa da strumento di apprendimento ad arnese di tortura. Il senso di colpa pervade la nostra società. Non il senso di colpa naturale: un senso di colpa errato, basato sulla convinzione che gli esseri umani devono essere perfetti. Queste convinzioni sbagliate hanno tal-mente corrotto le nostre sensazioni naturali che ci sentiamo in colpa per le cose sbagliate, e cerchiamo una punizione per alleviare il senso di colpa. Spesso la gente desidera la punizione, perché sente e crede di meritarla. Non sarebbe meglio cercare di cambiare il comportamento che ha scatenato il senso di colpa? Se volete sviluppare le vostre capacità paranormali, è indispensabile considerare attentamente le vostre convinzioni sulla realtà. Ricordate che si tratta solo di convinzioni che possono cambiare, non di fatti concreti, immutabili. Se riuscirete a separare ciò che credete da ciò che é un fatto oggettivo, riuscirete anche a eliminare molti dei vostri assurdi sensi di colpa. Le

convinzioni negative sull'esistenza delle capacità paranormali bloccheranno i vostri progressi; e le convinzioni negative sul vostro reale valore possono produrre una quantità enorme di sensi di colpa sbagliati. Sapete immaginare perché? Riflettete attentamente su ciò che sto per dirvi. Le vostre convinzioni influenzano le esperienze di vita. Sentirsi un disastro significa attirare il disastro nella propria esistenza. La paura del successo é sempre accompagnata dalla sua controparte, il desiderio di sbagliare. Perché volete sbagliare, fallire? Il desiderio di fallire deriva dalla convinzione profondamente radicata di valere poco. Se poi per caso riusciamo ad avere successo, contraddicendo questa convinzione, ne risulta un intenso senso di colpa (come posso avere successo se non valgo nulla?). Nel tentativo di alleggerire lo stress, il subcosciente organizzerà un fallimento, in modo che l'io possa tornare sulle posizioni iniziali: io non valgo nulla, mentre la razza umana è perfetta. Se in voi ci sono convinzioni contraddittorie, e questo purtroppo accade a tutti, i risultati si rifletteranno nella vostra vita. Usando le tecniche che sto per spiegarvi, potrete cominciare a eliminare un po' delle vostre contraddizioni.

rallentatore. Fate molta attenzione a tutte le stre emozioni e sensazioni. Senza dubbio, all'epoca avrete

Riprogrammazione
La riprogrammazione é una tecnica che ci consente di ristrutturare in un insieme più utile vecchi schemi di pensiero e di comportamento. La riprogrammazione funziona meglio se imparate a rivedere gli eventi passati della vostra vita come si trattasse di un film. Fate ripassare mentalmente il nastro dell'evento che volete riprogrammare, poi riscrivete la sceneggiatura. Lo stesso vale per le convinzioni. Esercizio 1 Riprogrammazione (da soli): prima di provare a riprogrammare le vostre convinzioni, eseguite gli esercizi di rilassamento descritti nel terzo capitolo. Raggiunto lo stato di rilassamento, lasciate vagare la mente. Intanto, chiedete alla vostra coscienza di presentarvi un incidente che ha prodotto ansietà o paura nella vostra vita. Lasciate che i pensieri scorrano col ricordo dell'evento per qualche attimo. Considerate la vostra vita un film, e riportate indietro la pellicola a un'esperienza passata. Chiedete al vostro inconscio di ripetere l'intero questa volta al

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so molto sul serio l'evento che state rivivendo. Adesso ripassate di nuovo l'evento, al rallentatore, ma ogni poche immagini ordinate lo «stop» mentale e inserite qualche nuova immagine: un cambiamento di sensazioni, un cambiamento di azioni o reazioni. Eccovi un esempio vero. Una mia studentessa aveva una paura tremenda di bisce e serpenti. L'origine di questa paura era sepolta nella sua memoria, ma il terrore era fortissimo. Usando la tecnica del film, riuscì a tornare indietro nel tempo fino a un giorno in cui aveva sei anni. Si vide correre su un campo e calpestare col piede nudo un nido di bisce appena nate. Il ricordo dell'incidente la fece rabbrividire. Rivedendo il film al rallentatore, trovò difficile superare il fotogramma del suo pie-de alzato, appena prima che si posasse sul nido, così ci fermammo lì. La studentessa inserì una nuova versione dell'accaduto. Immaginò, mentre sollevava il piede, di guardare il nido di bisce: uno dei cuccioli aveva strisce rosse e bianche, un altro era strabico, un terzo le mostrava la lingua! L'evento era diventato buffo, divertente. Molto lentamente, cambiammo il film nella sua testa in modo che il piede sfiorasse il nido senza toccarlo, mentre lei continuava a guardare quelle piccole bisce innocue e buffe. Poi completammo la scena, che terminò con la sua corsa allegra nel campo. Tenendo presente questo esempio, adattatelo ai vostri ricordi e problemi. Cambiateli finché, ogni volta che li richiamerete alla memoria, non conterranno la nuova immagine. Quando avrete sostituito le immagini piacevoli a quelle dolorose, avrete eliminato dalla vostra vita un fattore limitante. Esercizio 2 Riprogrammazione (da soli): usando la stessa tecnica dell'esercizio 1, potete sostituire convinzioni assorbite da altri. Tutti noi possediamo istruzioni impartite da altre persone su ciò che dovremmo credere, sentire e temere. Pochi di noi si sono presi il disturbo di modificare queste istruzioni e convinzioni anche quando abbiamo avuto esperienze che erano in netto contrasto.

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Per questo esercizio scegliete, al posto di un evento, una vostra convinzione sulla realtà. Cercate di ricordare che origine ha questa convinzione. Vi viene da una vera esperienza di vita o é stata trasmessa da un'altra persona? Fate scorrere il film nella testa finché arrivate al momento in cui, per la prima volta, vi si é presentata questa convinzione. Nove volte su dieci scoprirete che si tratta di istruzioni impartite da altri: ((Se fai così e così, devi sentirti in colpa)). Quando nel film della vostra vita incontrate qualcuno che vi dice «devi» o «dovresti», ascoltate con la massima attenzione ciò che segue. Se l'idea o l'atteggiamento vi provoca ansietà, o in qualche modo limita il vostro potenzia-le di crescita, inserite nel film una nuova scena: voi stessi che restituite l'atteggiamento alla persona che ve lo ha dato. Simbolicamente, traducete la convinzione o l'atteggiamento in un oggetto, fatene un «regalo», e visualizzate la scena della restituzione del «regalo» a chi ve lo aveva dato. Ad esempio, nel vostro film sentite vostra madre dire che chiunque creda nell'ESP é cattivo. Immaginate che questa convinzione sia simboleggiata da un gigantesco pacco chiuso da un nastro rosso, e vedete voi stessi offrire il regalo a vostra madre. Immaginate una scena allegra, simpatica, con vostra madre che accetta volentieri il regalo. Ricordate che il film é vostro e potete riscrivere la sceneggiatura come preferite. Poi, se potete, dite ad alta voce: «La convinzione su... (o la paura di...) mi ha lasciato ed é tornata alla sua fonte. Non é più mia. Non ho più bisogno di credere che... (o di temere che...)». Un'altra tecnica per esplorare la propria programmazione é quella del pendolo. Il pendolo, guidato dal vostro sistema nervoso autonomo, é un ottimo modo per arrivare a convinzioni che da,tempo accettiamo come fatti. Tornate al sesto capitolo per rinfrescarvi la memoria. Esercizio 3 Riprogrammazione (da soli): compilate un elenco di atteggiamenti e convinzioni su voi stessi. Cominciate con: «Io sono...». Predisponete un timer su dieci minuti e continuate a scrivere finché il timer non suonerà. Scrivete tutto ciò che vi viene in mente. Non censurate i pensieri. Troverete molte contraddizioni (ad esempio: Io sono furbo, io sono stupido, eccetera). Non preoccupatevene; continuate a scrivere. Completato

l'elenco, rileggetelo, poi cancellate tutto ciò che è un dato di fatto. Nel mio caso, ad esempio, Io sono una donna è un dato di fatto. Io sono stupido, furbo, intelligente, cretino, sensibile, egoista, grasso, magro, bello, brutto, eccetera, sono tutte convinzioni su voi stessi. Gli unici fatti concreti che troverete riguarderebbero dati indiscutibili: sono una donna, sono bionda, sono di carnagione chiara. Tutte le altre parole che troverete saranno termini relativi, e quindi non fatti oggettivi. Semplici opinioni, convinzioni su voi stessi rafforzate dai nostri standard culturali. Il lato positivo delle convinzioni è che si possono cambiare. Ma prima, è necessario scoprire quanto profondamente é radicata in voi una convinzione. Tracciate su un foglio una linea retta. Poi, con un compasso o con un oggetto rotondo, tracciate sopra la linea un semicerchio. Col righello dividete il semicerchio in tre fette uguali. Nel punto in cui le estremità delle «fette» si incontrano sulla linea retta, tracciate un piccolo cerchio. Per finire, seguendo il contorno del semicerchio, scrivete all'esterno delle fette i tre livelli di intensità di convinzione: la fetta a sinistra é quella «leggera», quella al centro è «media», e quella a destra é «molto forte». Col pendolo scoprirete fino a che punto ogni convinzione si sia radicata in voi. Tenete il pendolo sospeso sopra il piccolo cerchio, la zona neutra, e leggete, una per una, tutte le voci del vostro elenco. Il pendolo si sposterà su una delle tre fette, che corrispondono ad altrettante intensità di convinzione. Riscrive-te l'elenco in base alla suddivisione di intensità. Studiate con cura l'elenco nella sua nuova forma, e avrete un quadro chiaro del vostro «io sociale», che in buona parte è stato creato interiorizzando atteggiamenti e convinzioni di altre persone sul vostro conto. Cercate di identificare la fonte di ognuna delle convinzioni che avete scritto. Per caso c'era qualcuno che vi diceva sempre: «Come sei goffo! Non riesci a fare niente!»? In questo caso, la convinzione che voi siate goffi appartiene a quella persona, non a voi. È stata quella persona a trapiantare in voi quella certa convinzione. Può averlo fatto perché voleva manipolarvi, farvi diventare molto più facile da controllare. Studiando e analizzando il vostro elenco di convinzioni, potete liberarvene. Sbarazzatevi delle convinzioni che vi limitano. Io sono stupido è

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una convinzione limitante. Io sono intelligente é una convinzione positiva e costruttiva. Tenete solo questo tipo di convinzioni; sradicate tutte le altre. Cominciate a ricreare il vostro io sociale secondo l'immagine che voi desiderate. Esercizio 4 Riprogrammazione (da soli): prendete l'elenco originale compilato per l'esercizio precedente e riscrivetelo in base alle contraddizioni che troverete. Ad esempio, mettete assieme Io sono intelligente e Io sono stupido: sono contraddizioni. In alcune aree non troverete contraddizioni, in altre sì. Studiatele entrambe. Se esaminerete con cura l'elenco di contraddizioni, vedrete che toccano le aree della vita in cui avete meno successo. Le convinzioni contraddittorie bloccano voi e il vostro successo in quell'area. Le aree in cui avete convinzioni contraddittorie sono le parti della vita in cui ottenete maggiore successo, ma solo se le convinzioni sono positive. Se invece sono negative, in queste aree avrete un successo ancora inferiore che nelle precedenti. Una convinzione senza contraddizioni, sia positiva che negativa, é terribilmente forte. Assicuratevi di arrivare a convinzioni solo positive. Esercizio 5 Riprogrammazione (da soli): usando il pendolo e la scala d'intensità descritta prima, scrivete tutte le vostre convinzioni sui seguenti argomenti: l'universo, il tempo, causa ed effetto, cosa mi fa paura, cosa mi piace, l'amore, i miei amici, i genitori, fratelli e sorelle, il compagno della mia vita, i soldi, la situazione sociale, la mia casa. Aggiungete altri temi a piacere. Scegliete un tema al giorno e scrivete per dieci minuti. Studiate attentamente l'elenco. Prima di cancellare qualcosa. siate certi di poterlo convalidare tramite la vostra esperienza personale. Se manca questa convalida, per il momento lasciate quel qual-cosa nella categoria delle convinzioni. Molte leggi universali ci sono ignote. e di molte leggi abbiamo solo una percezione limi-tata; quindi anche la nostra conoscenza dell'aintero» é errata. Non siate troppo disposti ad accettare i punti di vista standard, o scientifici, sulla realtà. Ricordate che per secoli la gente ha creduto che il mondo fosse piatto, accettando l'idea come un dato di fatto, finché qualcuno non é stato pronto a mettere in discussione e dimostrare falsa l'idea. Prendete l'elenco e, come per l'esercizio 3, usate la scala d'intensità e il pendolo. Suddividete le varie voci in base all'intensità: vi accorgerete che possedete schemi molto fissi di risposta emotiva. Più intense 141

sono le vostre reazioni, più siete prevedibile per gli altri. E se le vostre reazioni sono prevedibili, gli altri troveranno più facile manipolarvi. Per entrare in una realtà dove nulla é veramente prevedi-bile e tutto é nuovo, dobbiamo lottare per lasciarci alle spalle paure, ansietà e sensi di colpa. Per agire al meglio nel nostro interesse, dobbiamo essere liberi di reagire a ciò che sta realmente accadendo, e di reagire in modo naturale, spontaneo. Tutte le nostre paure, ansietà, sensi di colpa e convinzioni sono legate a istruzioni o esperienze passate; non sono mai legate al momento presente. Rendersi conto di questo é estremamente impor-tante. Il momento presente é nuovo, non é mai esistito prima. Mai dare nuovo movimento a vecchie sensazioni.

Riflettere che l'unica cosa che davvero avete nella vita é il presente, l'adesso. Il passato é una faccenda vecchia: non permettetegli di disturbare il presente, e non trascinatelo mai nel futuro. Dal presente, comandate sia il passato che il futuro. In questo capitolo ho discusso alcuni modi per riprogrammare le convinzioni negative nate nel passato. Nel prossimo capitolo imparerete le tecniche per programmare il futuro. Cercate di apprezzare il presente, godetelo, senza lasciarvi smontare da convinzioni limitanti, vecchie paure, esperienze passate e ansietà future. Fidatevi di voi stessi, e vi fiderete della vita.

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9.

Fuori del tempo

Ricordare vite passate
La possibilità di ricordare vite passate si é presentata a molti terapeuti che hanno messo sotto ipnosi i pazienti per farli regredire a periodi di vita precedenti. Per scoprire nell'infanzia la causa di paure dell'età adulta, i terapeuti hanno ipnotizzato i pazienti e ordinato loro di tornare a, diciamo, cinque anni d'età. Il paziente tornava effettivamente a cinque anni, ma spesso a cinque anni d'età in un altro secolo. Per un po' di tempo il fenomeno ha creato una notevole confusione, a causa dei ristretti punti di vista dei terapeuti sul tempo. Dopo che é stata raccolta una documentazione sufficiente, il regresso a una vita precedente é stato accettato come uno strumento utile per risolvere traumi di questa vita. Cosa fa scattare il ricordo di una vita passata? A quanto sembra, ricordare vite passate é simile a ricordare un evento della vita attuale: più é forte l'emozione che circonda l'evento o la vita, più é facile ricordare. Se passate in rassegna la vostra esistenza, scoprirete che di certi periodi non avete ricordi particolari. Esistono invece altri periodi che spiccano in modo netto a causa delle forti emozioni associate agli eventi. Questi periodi sono definiti «esperienze di picco». Cosa scatena il ricordo di questi periodi? A volte un brano musicale che vi riporta alla mente un'esperienza, a volte un profumo particolare. Se associate vostra nonna al profumo della torta di mele, penserete a lei ogni volta che sentirete quel profumo. Se il vostro rapporto con lei era buono, probabilmente adorerete il profumo della

torta di mele perché vi porterà il ricordo dei momenti felici trascorsi con lei. Se il rapporto era cattivo, odierete il profumo della torta di mele e cercherete di evitarlo a tutti i costi. Bloccherete coscientemente il ricordo di vostra nonna. La capacità di richiamare alla memoria un'esperienza o bloccarla ci è familiare. Quello che forse non ci è familiare é il fatto che questa capacità venga usata per bloccare anche le esperienze sgradevoli di altre vite. Sia per la vita attuale che per altre precedenti, la maggior parte dei blocchi nasce dal tentativo della mente cosciente di evitare il dolore. Bloccando l'esperienza dolorosa invece di affrontarla, la mente cosciente provoca schemi di comportamento incomprensibili. Ad esempio, se una persona ha paura dell'acqua, é possibile che in un certo momento abbia corso il rischio di affogare. Se l'incidente si é verificato nel passato prossimo e l'individuo ne é cosciente, la sua risposta emotiva all'acqua non rappresenta per lui un mistero. Ma supponiamo che il fatto sia accaduto nei primi anni dell'infanzia o in un'altra vita. Non ricordando l'incidente, la persona sarà perplessa da questa paura «irrazionale» dell'acqua. La forte emozione resta, ma il ricordo dell'esperienza é bloccato. Per liberarsi-della paura, la persona deve tornare all'evento che l'ha provocata. Tornare all'evento non é facile come potrebbe sembrare. L'ipnosi, comunque, permette la regressione senza problemi a epoche precedenti. L'ipnosi smuove i blocchi che sbarrano la via per il subcosciente, e si ottiene accesso alle vite passate. Rimossi i blocchi, l'ipnotizzatore convince il paziente di avere una certa età e lo riporta indietro nel tempo, al momento in cui si è verificato il trauma. Questo processo si chiama regressione. Un adulto può regredire diciamo all'età di cinque anni per trovare l'origine del problema, oppure «saltare» a un altro secolo allo stesso scopo. Innumerevoli volte gli psichiatri hanno indotto i pazienti a regredire, solo per scoprire che il paziente stava ricordando una vita in un altro secolo. Questo accade spontaneamente quando la causa del problema si trova in una vita precedente. Ricordando le vite passate possiamo raggiungere l'origine di molti dei nostri problemi attuali. I rapporti umani che abbiamo in questa vita sono spesso prosecuzioni di comportamento. Più

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informazioni possediamo su noi stessi e sugli altri, più riusciremo ad affrontare le prove della vita e a crescere. Di tanto in tanto, proprio affrontando le prove della vita, intravvediamo per un attimo altre vite. Il ricordo spontaneo si verifica quando la persona risponde a una situazione emotiva o fisica del presente che scatena il ricordo di una situazione simile in una vita passata. Tutti noi, una volta o l'altra, conoscendo un individuo per la prima volta, abbiamo avuto la certezza di averlo già conosciuto. In questa persona c'é un senso di familiarità che ci mette immediatamente a nostro agio. Procedendo col solito rituale, cerchiamo di scoprire dove potremmo esserci già conosciuti, e quando non arriviamo ad alcun risultato, finiamo col dirci che la sensazione di familiarità era sbagliata. In questi casi, non siamo tornati abbastanza indietro. La sensazione di conoscere la persona viene da un'altra vita. La nostra memoria risponde all'emozione, ma non sa collocare l'evento. Se il nostro sistema di convinzioni prevede una sola vita, non possiamo permettere al ricordo di un'esistenza precedente di riemergere. Se invece siamo aperti alle vite passate, il ricordo emergerà, e noi sapremo dove e quando abbiamo incontrato quella persona. Quando proviamo questa strana sensazione di familiarità siamo a un solo passo dal ricordare il posto e il luogo. Qualcuno sceglierà di andare da un professionista per ottenere la regressione, ma esistono tecniche ideate appositamente per i dilettanti. William Swygard, una delle massime autorità nel campo, ha ideato la cosiddetta «coscienza a livelli multipli)), che consiste nell'essere consapevoli simultaneamente del presente e del passato. Marica Moore ha sviluppato una tecnica simile, definita «ipersensibilità». Entrambi i metodi permettono al dilettante di tornare a vite passate. I primi due esercizi che seguono presentano tecniche diverse per ricordare le vite passate. Provate con tutte e due per vedere quale va meglio per voi. Prima, però, un avvertimento. E importante non cercare di usare i ricordi di vite passate come comode scuse per i problemi del presente. Il ricordo di vite passate può fornirvi informazioni utili, ma queste informazioni vanno usate per risolvere i problemi, non come ganci su cui appendere i problemi stessi. La causa dei vostri problemi potrebbe trovarsi in passati remo-

ti, ma i problemi di oggi richiedono l'attenzione di oggi. Esercizio 1 Ricordare vite passate (in due): il soggetto deve sdraiarsi sul pavimento o sul letto, e mettersi il più comodo possibile; gli abiti devono essere larghi, le scarpe vanno tolte. L'ambiente é molto importante. Le luci devono essere basse, perché bagliori troppo forti distrarrebbero il soggetto. La persona che dirige l'esperimento, che chiamerò guida, deve accertarsi che tutto sia pronto, quindi eseguire sul soggetto un leggero massaggio alle gambe. Cominciate appena sopra il ginocchio, gamba per gamba, e massaggiate scendendo verso il pie-de. Fermatevi un attimo al ginocchio per assicurarvi che sia rilassato. Continuate il massaggio, piegando la caviglia quando la raggiungerete. Massaggiate i piedi, dita comprese, vigorosamente. Terminato il massaggio, fatene un secondo, molto più veloce. Poi la guida deve mettere il palmo della mano sulla fronte del soggetto, e con una pressione minima muovere la pelle della fronte in su e in giù e di lato per qualche secondo. Adesso tutto é pronto per riportare il soggetto a un'altra vita. Nel vostro ruolo di guida, cominciate chiedendo al soggetto di chiudere gli occhi. Dopo un breve momento, chiedete al soggetto di diventare più alto di qualche centimetro «uscendo» dalla pianta dei piedi. Poi dite: «Appena lo hai fatto, dimmelo». Quando il soggetto vi informerà di averlo fatto, dite: «Torna alle tue dimensioni normali. Appena lo hai fatto, dimmelo». Poi chiedete al soggetto di ripetere l'esercizio, però questa seconda volta gli direte di diventare più altro di trenta centimetri. «Appena lo hai fatto, dimmelo». Quando il soggetto lo avrà fatto, un'altra breve pausa, poi ditegli di tornare alle sue dimensioni normali. «Appena lo hai fatto, dimmelo». Ripetete tutto. Ogni volta chiedete al soggetto di informarvi appena ha eseguito l'esercizio. Adesso passate alla testa del soggetto. «Cresci di qualche centimetro estendendoti dalla sommità della testa. Appena lo hai fatto, dimmelo». Poi fate tornare il soggetto a dimensioni normali. Quindi ordinategli di crescere di trenta centimetri e-stendendosi dalla sommità della testa. Ripetete l'esercizio tre volte, sempre facendovi informare appena il soggetto ha fatto ciò che gli avete chiesto. Continuate con: «Questa volta devi estenderti attraverso te-

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sta, faccia, corpo, braccia, gambe e piedi. Gonfiati come un pallone. Appena lo hai fatto, dimmelo». Fate tornare il soggetto alle dimensioni normali. In tutti questi esercizi, siate allegri; tenete un tono di voce deciso e convincente. Siate pronti a ridere, e accertarvi che il soggetto compia questi preliminari in modo completo e senza difficoltà. Quando il soggetto avrà fatto tutti gli esercizi per bene, non ci sarà bisogno di ripeterli. Chiedete di nuovo al soggetto di gonfiarsi come un pallone, però questa volta molto di più. Quando il soggetto vi comunicherà di averlo fatto, dite: «Corri, vai davanti alla casa dove abiti. Appena sei arrivato, dimmelo». Quando il soggetto vi in-formerà di essere arrivato, chiedetegli una descrizione della scena: porta, maniglie, finestre, marciapiedi, alberi, cespugli, particolari di ogni tipo. Terminata la descrizione, dite: «Adesso vatti a mettere sul tetto di casa, in fretta, e guarda giù in strada. Appena sei arrivato, dimmelo». Chiedete la descrizione di automobili, alberi e altre cose che potrebbero esserci. Terminata la descrizione, chiedete al soggetto di sollevarsi di circa centocinquanta metri in aria, guardare giù e descrivervi ciò che vede. Se il soggetto appartiene all'uno per cento di quelli che a questo punto protestano, per rassicurarlo basterà ricordargli che il suo corpo é ancora al sicuro nella stanza; poi ripetete la richiesta. All'obiezione che si tratta solo di immaginazione, rispondete che questo esercizio serve a sviluppare la consapevolezza delle cose, e continuate. Dopo che il soggetto vi ha descritto le cose che vede dall'alto. chiedetegli perché pensa che sia così. Il soggetto dirà qual-cosa come: ((E giorno perché c'é luce e io vedo come se fosse giorno, quindi deve essere giorno)). Oppure: «Sembra il tramonto, appena dopo che il sole é calato». Se il soggetto dice che é notte o tramonto, chiedetegli di trasformare la notte in giorno, un giorno luminoso. Chiedetegli di nuovo di informarvi appena la sua percezione sarà mutata. Poi chiedetegli perché pensa che adesso sia giorno. E importante tenere sempre vivo il dialogo, far parlare il soggetto in continuazione. Se all'inizio era giorno, chiedete al soggetto di passare alla notte. Trasformate il giorno in notte e viceversa almeno tre volte; in ogni caso, questa fase deve terminare un giorno chiaro, luminoso, pieno di sole. Poi chiedete subito: ((Chi fa il giorno e la notte?» Quasi tutti

vi risponderanno immediatamente: «Io!» Se però il soggetto esita più di dieci secondi, chiedete: «Sei tu che fai il giorno e la notte?» Il soggetto vi risponderà di sì. E molto importante che capisca chi é la causa dei cambiamenti. «Sei ancora sospeso in aria?» La risposta sarà un si. A questo punto, dite: «Mantieni la scena molto luminosa. Torna sulla Terra in un'altra vita che hai vissuto tanti anni fa. Scendi in fretta, e intanto tornerai indietro nel tempo. Porta giù i piedi in modo deciso e sicuro, ma con dolcezza, e resta in piedi. Appena lo hai fatto, dimmelo». Osservate il viso del soggetto. Appena notate movimenti de-gli occhi sotto le palpebre, dite: «Guardati i piedi e dimmi che calzature indossi». Adesso il soggetto sta sperimentando una buona visione di una vita precedente. Ricordate spesso al soggetto di guardare con gli occhi e ascoltare con le orecchie. Chiedetegli: «Cosa indossi sulla parte inferiore del corpo?» Aspettate la descrizione, ma continuate a far parlare la persona. Continuate a fare domande in modo che il soggetto descriva ciò che vede, senza giudicare. Insistete perché faccia solo quello che voi gli ordinate e risponda alle vostre domande. Ricordate di porre le domande con un certo or-dine cronologico. Fate muovere la persona in avanti nel tempo; saltate un giorno, una settimana, un mese o un anno di questa sua vita, per farla muovere e parlare in continuazione. Al termine della vita, chiedete al soggetto di tornare a un'al-tra vita ancora precedente: «Spostati in una vita precedente, guardati i piedi e dimmi che calzature indossi». Al termine della seconda o terza vita, chiedete al soggetto di «morire». Dopo la morte, chiedete: «Adesso cosa sta succedendo?» Qualunque sia la risposta, non mettetene in discussione la validità. Prima di passare a un altro periodo di tempo o di interrompere l'esercizio, chiedete sempre al soggetto: «A questo punto senti il bisogno di continuare?» Lasciate che sia il soggetto a decidere quando fermarsi. La pratica é essenziale. Dopo un po', con tutti i sensi a fuoco, si potrà vedere un'intera vita in pochi minuti. L'esercizio è divertente sia per il soggetto che per la guida. Invertite i ruoli, ed eseguite spesso l'esercizio. Dopo aver fatto da tre a cinque

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ore come guida, la persona dovrebbe essere pronta a esplorare da sola le proprie vite passate. Per molte persone, la parte più difficile dell'esercizio é impadronirsi della tecnica delle domande. E per questo che é tanto importante fare sia da soggetto che da guida mentre imparate la tecnica. Tenete sempre presente la domanda: ((E poi cosa succede?» Può aiutare a far avanzare più in fretta gli eventi di un'intera vita. Appena il soggetto é in grado di porsi le domande da solo, é tempo che esegua l'esercizio da solo. Esercizio 2 Ricordare vite passate (in due): il soggetto deve sdraiarsi sul pavimento, su un divano, un letto, senza scarpe e con abiti larghi. Può essere necessaria una coperta, perché la temperatura del corpo scende in stato di rilassamento. Luci smorzate e un ambiente tranquillo sono importanti. Prima di iniziare, la guida deve descrivere brevemente il processo al soggetto e chiedergli di rilassarsi, di diventare ricettivo. Il primo passo del processo é il rilassamento. La guida può suggerire che ogni parte del corpo si rilassi, come negli esercizi del terzo capitolo, oppure indurre il rilassamento evocando nel-la mente del soggetto un colore come il verde, che dà pace. Poi, il soggetto deve ripetere ad alta voce il numero uno. Dopo dieci secondi, passate al due. Continuate coi numeri finché il soggetto non vi sembrerà sufficientemente rilassato. Ripetere i numeri offre all'attenzione del soggetto un punto focale e sgombra la mente da pensieri estranei. Quando il respiro del soggetto sarà più profondo, il suo livello di vibrazione sarà cambiato; é il momento di passare alla fase successiva. Chiedete al soggetto di scalare una montagna, seguendo un sentiero stretto ma chiaramente delimitato. Suggeritegli, mentre sale, di sentire il profumo degli alberi, la luce del sole sul corpo e sul viso, il canto degli uccelli. Dite al soggetto di raggiungere un'ampia sporgenza della montagna, affacciata su una valle. Sulla sporgenza c'é una panchina dove il soggetto può fermarsi a riposare prima di proseguire. Poi dite che il soggetto sta per intraprendere il viaggio verso un altro tempo. Dite che la valle sotto si sta riempiendo di nebbia. Il soggetto si trova al di sopra del livello delle nubi. Mentre guarda nubi e nebbia, vedrà la sommità di un arcobaleno. Le due estremità sono nascoste dalla nebbia. Dite al soggetto di salire sull'arco-

baleno e scivolare giù nella nebbia, fino in fondo. Chiedetegli di descrivervi tutto: cosa porta ai piedi? Che abiti ha? Com'è l'ambiente attorno? Chiedetegli dov'è casa sua, e com'è; ditegli di andarci e di descriverla. Qual è l'età e il lavoro del soggetto? In che anno siamo? Continuate a fare tutte le domande che vi vengono in mente per ottenere un quadro il più preciso possibile, e per fare in modo che il soggetto non smetta di parlare. Adesso dite al soggetto di spostarsi in avanti di cinque anni e raccontarvi cosa succede. Continuate a farlo muovere in avanti nel corso della vita. Se il soggetto arriva a una situazione a forti tinte emotive, come ad esempio la morte, fatelo trasferire in avanti a un punto nel tempo appena dopo l'avvenimento, poi chiedetegli di guardare indietro e raccontare cosa é successo. Ricordate di chiedere se nella vita precedente c'è qualche persona che é ancora col soggetto nella vita attuale; se sì, chiedetegli di identificare le loro identità attuali. Quando vi sembrerà di aver raccolto informazioni a sufficienza su una certa vita, chiedete al soggetto di aprire una porta che si trova li vici-no e salire le scale che ci sono dietro, lasciandosi alle spalle quella vita. Le scale sono straordinariamente lunghe. In cima alle scale c'é una botola che si apre sulla sporgenza della montagna. Fate riposare il soggetto sulla panchina, prima che ricominci a discendere la montagna. Quando sarà ai piedi della montagna, iniziate il conto alla rovescia coi numeri e suggerite-gli di tornare allo stato di coscienza da cui era partito. Ditegli di aprire gli occhi appena sarà pronto. Poi parlate dell'esperienza. Questo esercizio si può ripetere tutte le volte che il soggetto lo desidera. Di solito basta un'ora per volta. In genere, l'errore più comune é che la guida si sposta troppo in fretta nella vita ricordata dal soggetto. Chiedete sempre se c'è motivo di fermarsi in un particolare punto del tempo, prima di portare avanti il soggetto. Esercizio 3 Ricordare vite passate (da soli o in due): ottenuta la capacità di ricordare vite passate, con questo esercizio vi concentrerete su una vita in particolare. Cominciate come nei due esercizi precedenti: rilassatevi, cambiate la vostra percezione del tempo, e siate ricettivi alla memoria. In questo esercizio, la differenza é che sceglierete una determinata esperienza di

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una vita passata, anziché accettare tutto ciò che vi offre l'inconscio. Prima di iniziare il rilassamento, scrivete un problema specifico della vostra vita attuale. Se non volete scegliere un problema, scrivete una domanda su un vostro rapporto umano attuale che vorreste capire meglio. Poi chiedete al subcosciente se la causa del problema, o l'origine del rapporto, sta in una vita passata. Se é così, chiedete che vi venga mostrata la parte specifica della vita passata che ha attinenza con la situazione attuale. Poi procedete con la tecnica dell'esercizio 1 o 2. Quando avrete terminato, confrontate le informazioni ricevute col problema che avevate posto. Le informazioni lo hanno risolto? Se no, forse non siete stati troppo chiari nel formulare la domanda. Siate molto precisi sull'informazione che volete. L'esercizio può essere ripetuto quanto desiderate. Programmare il futuro Ciò che facciamo nel presente determinerà il nostro futuro. Il problema, nel programmare il futuro, sta nel riuscire a mette-re conscio e inconscio alla stessa briglia. Come abbiamo già detto, l'io conscio é la coscienza razionale, pensante, e l'io in-conscio é la zona in cui hanno sede le sensazioni. I nostri due io dovrebbero essere in armonia, ma spesso sono ai ferri corti l'u-no con l'altro. L'io conscio elabora i piani per il futuro e prende le decisioni per mettere in atto questi piani. L'io inconscio é l'area in cui viene svolto il lavoro per rendere realtà i piani. Se il subcosciente é in armonia coi piani, lavorerà per renderli concretizzati così come li ha decisi l'io conscio. Se il subcosciente non é d'accordo, o rifiuta di fare la propria parte, oppure lavora attivamente in senso contrario ai piani. Se la vostra programmazione del futuro non funziona come avevate previsto, scrutate nel subcosciente in cerca dei blocchi che vi fermano. Può darsi che il vostro sistema di convinzioni vada ristrutturato. Forse a livello cosciente desiderate arricchirvi, ma inconsciamente pensate di non meritarlo. Solo quando esisterà l'armonia più completa fra le convinzioni inconsce e i desideri consci otterrete buoni risultati.
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Per creare il futuro e farlo accadere, dobbiamo seminare nel subcosciente o inconscio le cose e le situazioni che vogliamo. Il subcosciente funziona più a livello visivo che verbale. Simboli e immagini sono il suo linguaggio. Quindi, quando programmate i piani per il futuro, visualizzate la scena futura che desiderate e inseritevi la vostra presenza. Se volete lavorare in un ufficio bellissimo, ma avete dimenticato di visualizzarvi al lavoro in quell'ambiente meraviglioso, il messaggio per il vostro subcosciente è incompleto. Rendete i vostri piani e progetti il più completi possibile, poi ricordate di «lasciarli andare». Come per le convinzioni, se un vostro nuovo progetto entra in conflitto con uno vecchio, il nuovo non funzionerà. Dovete continuamente modificare i progetti in base alle nuove informazioni che ottenete. Nel vostro programma dovete lasciare spazio per inserimenti e modifiche. Il primo passo nel programmare il futuro è stabilire degli obiettivi. Gli obiettivi consci devono essere in armonia con desideri e convinzioni inconsce. Ricordate il verbo «dovere»? Se state facendo ciò che credete di dover fare, e non quello che realmente vorreste fare, si creerà una mancanza di collaborazione fra i vostri due io. Se la contraddizione fra il «dovere» e il «volere» é abbastanza profonda, il subcosciente interverrà per impedirvi di fare ciò che pensate di «dovere» fare. Un incidente o una malattia sono ottimi metodi, perché vi impediscono di obbedire al «devo»; ma che prezzo pagherete! E molto più utile, quando preparate piani, consultare l'io interno ed evitare conflitti interiori che portino a incidenti e malattie. Ad esempio, una volta io ho fatto i preparativi per un viaggio senza consultare il mio io interno. Due giorni prima della partenza mi sono slogata una caviglia. Rendendomi conto che ero stata io stessa a provocare l'incidente trascurando di consultare il subconscio, ho fatto una seduta col pendolo per cercare di rimediare all'errore. Mi sono subito resa conto che il mio io interno non voleva fare il viaggio, ma nemmeno col pendolo sono riuscita a scoprire perché. Ormai mi ero impegnata, così ho chiesto all'io interno di collaborare: gli ho chiesto di guarire la caviglia, per permettermi un viaggio più comodo e tranquillo. L'io interno ha accettato. La caviglia era perfettamente guarita nel giro di due
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giorni. Io però continuavo a chiedermi come mai l'io interno fosse così riluttante all'idea del viaggio. Dopo il viaggio, ho potuto concludere che le mie doti paranormali avevano previsto quanto mi sarei annoiata, e non volevano che partissi. Avevo trascorso quasi l'intero viaggio a rimpiangere di essere partita. Mi ero posta un obiettivo sbagliato, e l'io interno lo sapeva. Tutti noi cerchiamo di raggiungere obiettivi. E un fatto naturale, e possediamo le capacità per raggiungere ogni possibile obiettivo; ma solo se i due lati della nostra natura sono d'accordo fra loro. Il sistema nervoso, controllato dalla mente inconscia, reagisce a un certo obiettivo fornendoci l'energia per raggiungerlo. Se il lato razionale del cervello e il lato emotivo sono in accordo fra loro sull'obiettivo, lo raggiungeremo senz'altro. Indifferenza e apatia sono sintomi di un io privo di obiettivi. Se non devo andare da nessuna parte, perché lasciare il letto? Gli obiettivi riempiono l'io interno d'entusiasmo, di una forza vitale che ci dona un'energia tremenda. Tutti noi abbiamo bisogno di obiettivi a lungo e breve termine. Lavorare su quelli a breve termine ci darà sicurezza e pazienza per lavorare su quelli a lungo termine. Esercizio 1 Programmare il futuro - Porsi obiettivi (da soli): la parte più difficile nella programmazione del futuro é porsi obiettivi giusti. Questo esercizio vi aiuterà a sviluppare la capacità di porvi obiettivi. Scrivete su un foglio dieci vostri obiettivi. Esaminando separatamente ogni obiettivo, chiedetevi: «Cosa otterrò conseguendo questo obiettivo?» Poi: «Perché questo obiettivo é importante per me?» Se scoprire che l'obiettivo ha il solo scopo di impressionare altra gente, non sarà troppo facile raggiungerlo. Il desiderio di impressionare gli altri indica scarsa stima di se stessi: dovete rivedere le vostre convinzioni su di voi o operare correzioni. Dopo aver eliminato gli obiettivi errati, dividete quelli che restano fra obiettivi a lungo termine e a breve termine. Esercizio 2 Programmare il futuro - Porsi obiettivi (da soli): scegliete dall'elenco un obiettivo a breve termine che riguardi cose e attività fisiche. Assicuratevi che sia un obiettivo ragionevole. Se siete del peso giusto e volete perdere cinque chili al me-se, é altamente improbabile che possiate riuscirci. L'io interno sa qual é per voi il peso giusto e annullerà i vostri tentativi assurdi. Scrivete su un foglio l'obiettivo che avete scelto. Chiedetevi cosa guadagnerete raggiungendolo. Poi chiedetevi

cosa dovete fare per raggiungerlo. Ad esempio, se volete mettervi in buone condizioni fisiche nel giro di un mese, dovrete intraprendere qualche attività fisica. Pensateci e decidete quale metodo Si adatta meglio alla vostra energia. Se odiate correre, può esse-re indicata la bicicletta. Una volta deciso il metodo, prendete l'impegno cosciente di raggiungere l'obiettivo. Fate l'esercizio con un obiettivo per volta finché non vi sarete abituati a prefiggervi e raggiungere obiettivi ragionevoli. Allora, e solo allora, potrete passare a obiettivi più complessi.

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In questa area, é importante notare che otterrete ciò che volete, per cui fate attenzione se il vostro obiettivo é avere un'automobile nuova, potete averla, ma per pagarla potreste dover prendere un secondo lavoro. Se il vostro obiettivo é avere qualcuno che amate, non scordatevi mai di aggiungere: ((E che mi ama». Si ottiene solo ciò che si desidera, niente di più e niente di meno. Esercizio 3 Programmare il futuro (da soli): scegliete un obiettivo a breve termine, qualcosa che si possa realizzare in un mese, come perdere cinque chili o guadagnare mezzo milione. Siate ragionevoli. Scrivete una descrizione completa di ciò che volete ottenere. Siate il più chiari e dettagliati possibile, perché l'obiettivo sarà tramutato in immagini che vedrete nella mente. Chiudete gli occhi e visualizzate la realizzazione dell'obiettivo sotto forma di fotografia o film. Quando l'immagine diventerà più chiara, aggiungete altri dettagli a ciò che avete scritto. Passate di continuo dall'immagine al testo scritto, correggendo, togliendo e aggiungendo, finché otterrete l'immagine più vicina possibile all'obiettivo desiderato. Poi lasciate andare l'immagine, certi che raggiungerete l'obiettivo. Esercizio 4 Programmare il futuro (da soli): dopo l'esercizio 3, visualizzate il raggiungimento dell'obiettivo. Ciò che desiderate sta già accadendo a livello mentale. Mentre visualizzate l'obiettivo che si concretizza nel futuro, prendete nota delle vostre sensazioni. Per realizzare l'obiettivo dovete disseminare adesso, nel presente, le sensazioni adatte nel vostro inconscio. Studiate le sensazioni; vivetele. Le sensazioni positive daranno forza ed energia al raggiungimento dell'obiettivo; le sensazioni

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negative lo stravolgeranno o distruggeranno. Le sensazioni che emergeranno durante la visualizzazione sono il risultato delle vostre convinzioni sull'obiettivo. Se sono positive, siete sulla buona strada per avere successo. Se sono negative, dovrete procedere a correggere le convinzioni che vi intralciano. Una volta aggiustate le convinzioni, le sensazioni rifletteranno il cambiamento. A quel punto vi sarà facile raggiungere gli obiettivi. Esercizio 5 Programmare il futuro (da soli): questo é l'esercizio che io chiamo «il ponte dell'ipocrita». Immaginatevi a metà di un ponte. Da una parte c'é una situazione attuale che volete cambiare. Dall'altra parte, la situazione come vorreste fosse. Scrutate chiaramente tutte e due le parti, ma nel più spassionato dei modi. Poi cominciate ad agire come se la situazione desiderata esistesse già, anche se sapete che esiste ancora la vecchia. Continuate a comportarvi «come se», e ben presto la situazione desiderata esisterà davvero. Una volta mi posi l'obiettivo di sviluppare un nuovo rapporto con le piante. Il metodo del ponte dell'ipocrita funzionò benissimo. Io non ho mai avuto il pollice verde, e i miei successi con le piante in casa sono sempre stati scarsi. O le innaffiavo troppo e facevo marcire le radici, o le trascuravo e morivano per mancanza d'acqua. Avevo sentito raccontare di persone che parlavano con le piante ottenendo ottime reazioni. Sapevo anche di esperimenti che consistevano nel pregare per le piante, per guarirle o renderle floride. Questi esercizi mi davano l'idea che certe persone riescano a stabilire rapporti meravigliosi con le piante. Da parte mia, volevo condurre un esperimento per far prosperare una pianta grazie alle mie cure e attenzioni. Cominciai col comperare un piccolo arbusto d'edera, che misi sul davanzale di una finestra. Quando la portai a casa, aveva tre foglioline ed era in buona salute. Ogni mattina mi mettevo davanti alla pianta e la coprivo di adulazioni niente affatto sincere. Stavo facendo l'ipocrita, e lo sapevo benissimo! Le dicevo cose come: ((Ti amo, sei bellissima», e frasi simili. Mi sentivo un'idiota perché ero così bugiarda. e trovavo difficile continuare. Ma insistetti. Continuai a parlare con l'edera tutti i giorni. Ero decisa a cambiare il mio rapporto con le piante. Un giorno, mentre me ne stavo lì a ripetere le solite vecchie 154

frasi, mi resi conto all'improvviso che i miei sentimenti erano cambiati. Adesso le parole esprimevano davvero quello che sentivo. Quel grande amore per la pianticella d'edera mi rese molto eccitata. La pianta mi apparve improvvisamente bella: avevo attraversato il ponte. Avevo raggiungo l'obiettivo fingendo per tutto quel tempo che le cose andassero come desideravo. Era stato importante, però, rendermi conto della mia ipocrisia, perché se avessi soffocato le mie vere sensazioni, non avrei fatto altro che prendermi in giro. Uno dei risultati della programmazione del futuro é che, una volta che il programma é partito, continuerà a procedere da sé, con ben pochi sforzi da parte vostra. Ve ne darò un esempio concreto. Stavo cercando un libro che mi occorreva disperatamente. Tutti gli sforzi per procurarmelo si erano dimostrati inutili. Un giorno, d'impulso, entrai in una libreria incontrata per caso, mentre ero impegnata in altre faccende. Chiedendomi cosa diavolo ci facessi lì, mi misi a vagare tra gli scaffali. Eureka! Il libro che cercavo era sullo scaffale di fronte a me. In qualche modo, il mio io interno aveva percepito la presenza del libro lì e mi aveva comunicato l'impulso di entrare. L'impulso di completare le questioni lasciate in sospeso è parte della coscienza, come dimostrano tanti rituali. Quando un bambino deve raggiungere l'obiettivo del sonno, c'è il rituale della buonanotte. Il bambino si sente spinto a completare in ogni dettaglio il rituale consueto, prima di potersi addormenta-re. Deve prendere il suo orsacchiotto, bere l'ultimo bicchiere d'acqua, e farsi raccontare una favola. Ogni rituale che sia stato sviluppato per raggiungere un certo obiettivo deve essere completato, per poter arrivare all'obiettivo. Potete sfruttare questa inclinazione umana per raggiungere certi piccoli obiettivi quotidiani. Stabilite un comportamento che culmini nel successo, poi seguitelo minuziosamente finché non diventa un'abitudine. Ovviamente, questi schemi fissi di comportamento possono renderci rigidi e inflessibili, per cui state ben attenti nella scelta di rituali e obiettivi. Siamo noi a creare il nostro futuro, in senso personale, di momento in momento. Pensando, provando sensazioni, generiamo eventi futuri che sembreranno pioverci addosso dall'esterno. Gli schemi di sviluppo interiore della coscienza servono 155

da stimolo all'azione. Se però questi schemi appartengono ai disegni di un'altra persona, noi siamo sotto il controllo di quest'altra persona. Possiamo cambiare il nostro futuro, rispetto a ciò che potrebbe essere, studiando gli schemi che esistono e cambiandoli o eliminandoli. Possiamo creare schemi nuovi e migliori, per offrirci una vita più soddisfacente.

10. Sensitivi, medium e guide

Nell'ultimo capitolo avete imparato a ricordare le vite passa-te e a programmare il futuro. Tutti noi siamo in grado di sviluppare queste capacità, ma non tutti lo fanno. In primo luogo, oc-corre tempo per diventare bravi in una nuova capacità. Qualcuno é troppo impaziente, non sa aspettare di aver imparato a sufficienza per potersi programmare. Ad altri manca fiducia nelle proprie qualità. Persone del genere ne cercano altre che provvedono alla programmazione per loro. Questo capitolo tratta appunto di coloro cui queste persone si rivolgono in cerca d'aiuto: sensitivi, medium e guide.

Sensitivi

Il sensitivo é colui che ha sviluppato le proprie capacità ricettive al punto di poter ricevere impressioni da altra gente a piacere. Il sensitivo entra nello stato di «non - mente», si lascia raggiungere dalle vibrazioni dell'altra persona, e descrive ciò che sente o vede. In pratica, legge le vibrazioni, o l'aura, dell'altro; riceve impressioni direttamente dal subconscio dell'altro, senza interferenze o censure della mente cosciente. La gente si rivolge a un sensitivo quando il flusso tra l'io interno ed esterno si è bloccato, provocando una perdita di fiducia nella capacità di dirigere la propria vita. Il pericolo sta nel fatto che qualcuno diventa «dipendente» del proprio consulente paranormale e torna di continuo da lui per avere consigli. Alcuni sensitivi incoraggiano la cosa. Io

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stessa ho eseguito letture paranormali per un certo tempo, ma ho no giornate buone e giornate cattive. Stabiliscono facilmensmesso perché non volevo assumermi la responsabilità di vite te un contatto con qualcuno, e con altri non ci riescono. Non altrui. Affrontare la mia vita mi é più che sufficiente. In cerca di sono onniscienti. Dovete sempre usare le vostre facoltà critiun altro modo per dividere le mie conoscenze nel campo del che. Non dovete credere a tutto ciò che vi viene detto. Oltre a essere paranormale, sono passata all'insegnamento. Insegnare mi ha troppo ingenui, i clienti dei sensitivi tendono a permesso di dare agli altri gli strumenti per sviluppare le proprie essere troppo passivi. Se il sensitivo dice che sta per accadere doti ESP, cioè per essere indipendenti e non avere più bisogno di qualcosa di brutto, é probabile che il cliente cominci a preoccuaffidarsi a un sensitivo. Ho sempre incoraggiato tutti a diventare sensitivi in proprio, parsi. Purtroppo, attiriamo ciò che temiamo. Se il sensitivo dice che sta per succedere qualcosa di bello, la tendenza generale è ma qualcuno non é pronto a farlo. Per affrontare le difficoltà della mettersi comodi e aspettare che accada, anziché fare entrare in vita, c'é chi cerca aiuto da uno psicologo e chi da un sensitivo. E gioco le proprie energie perché accada. In entrambi i casi, il perfettamente giusto cercare aiuto quando vi sembra necessario, e cliente non si assume la responsabilità della propria vita; anzi, da chi ritenete più indicato. Però é importante ricordare che permette a qualcun altro di gettare semi nel proprio subcoun'altra persona può solo consigliarvi: siete poi voi a dover sciente, e poi li lascia crescere da sé. prendere le decisioni e agire. Accettare la versione della vostra vita data dal sensitivo senza Un sensitivo può rendervi più chiare e comprensibili le situasetacciare le informazioni è come accettare le convinzioni di zioni confuse della vostra vita. Quasi tutti noi siamo troppo vicini altra gente e lasciare che controllino la vostra vita. Per avere ai nostri problemi per poterli vedere in prospettiva; trovare successo in una qualunque capacità paranormale, dovete riuscire qualcuno che ne é distaccato ci consente di capire meglio ciò che a comunicare con voi stessi. Una buona comunicazione è accade. Il sensitivo si «sintonizza» sulle vostre vibrazioni necessaria anche quando analizzate i consigli di altri. Se il senpresenti e indica quale sarà il futuro più probabile, se proseguisitivo vi dice qualcosa che non suona bene al vostro io interno, rete sulla stessa rotta. Può inoltre parlarvi delle persone che viche non corrisponde alla vostra consapevolezza subconscia di vono attorno a voi, aiutarvi a capirle meglio. ciò che realmente siete, dovreste comunicarlo al sensitivo. Forse Di solito, le informazioni che ottenete da un sensitivo sono la gli occorrono informazioni più accurate per capire ciò che sta conferma di ciò che già sapete. Se non siete in contatto col subleggendo in voi: il sensitivo riceve soprattutto immagini, e cosciente, potrebbero essere novità per il vostro io conscio. Ril'interpretazione è affidata alla sua esperienza. Riferitegli ciò che cordate che nulla di ciò che dice il sensitivo dovrà necessariasentite, per permettergli di adattare le immagini alla vostra vita e mente essere. Voi avete il potere di cambiare il futuro. Le infordarvi un responso più significativo. mazioni che avrete vanno usate nel modo che vi sembrerà più adatto. L'unica cosa che il vostro consulente deve darvi é la Medium prospettiva. La responsabilità della vostra vita é vostra, e sono A un livello al di sopra del sensitivo c'è il medium. Tutti i vostre anche le decisioni che prenderete. medium sono sensitivi; non tutti i sensitivi sono medium. Il mePer ragioni ignote, molti sembrano non possedere più la cadium, a differenza del sensitivo, sa comunicare con gli spiriti. pacità di valutare le informazioni quando si trovano di fronte a un Esistono due tipi di medium: il medium fisico e il medium mensensitivo. O accettano tutto in blocco, o rifiutano tutto. E raro che tale. Il medium fisico lascia che il proprio corpo sia usato dai distinguano fra ciò che collima col loro essere e ciò che non disincarnati, dagli esseri sul versante spirituale della vita. Il mecollima. Se un sensitivo indovina una o due cose, il cliente é dium mentale si limita a riferire i messaggi degli spiriti dell'altro portato ad accettare tutto; ma potrebbe darsi che quei due punti siano gli unici validi. I sensitivi sono persone normali; 159 158

versante. I medium mentali sono la categoria più diffusa, perché la medianità fisica é piuttosto difficile da raggiungere. I medium sono sempre stati controversi perché sostengono di poter comunicare con gli spiriti. Nei secoli passati, i medium erano perseguitati e messi al bando. Per questo si sono uniti tra loro a formare comunità. Oggi ne esistono ancora due: Lilydale, New York, e Cassadaga, Florida, sono comunità composte quasi esclusivamente di medium, che mettono a disposizione del pubblico le loro capacità. I medium sia mentali che fisici tengono sedute, cioè riunioni il cui scopo é comunicare con spiriti disincarnati. Normalmente, una seduta spiritica é un avvenimento molto tranquillo e raccolto. Purtroppo, grazie ai media e ai ciarlatani, le sedute spiritiche hanno assunto connotazioni inquietanti, per non dire sinistre. E opinione comune che nelle sedute gli oggetti si muovano e si sentano strani suoni. Questo accade di rado. In gene-re, le sedute spiritiche sono riunioni calmissime nel corso delle quali il medium riferisce messaggi. E questa la norma, dato che la maggioranza dei medium é a effetto mentale. La medianità fisica può produrre rumori o movimenti di oggetti, ma non é certo spaventosa come vorrebbero farci credere i produttori cinematografici. Gli effetti della medianità fisica sono più appariscenti di quelli della medianità mentale, per cui é ovvio che molti ciarlatani hanno cercato di ottenere questi effetti con mezzi fraudolenti. Il risultato finale é che hanno sminuito la credibilità della medianità fisica. La medianità fisica può assumere molte for-me, ma la più appariscente é la materializzazione di persone care. Per arrivare a questo, il medium siede in una parte buia della stanza, separato dagli altri da una tenda o un paravento. Poi entra in trance e permette agli esseri disincarnati di sottrar-re sostanze chimiche dal suo corpo per effettuare la materializzazione. La combinazione di queste sostanze chimiche si chiama ectoplasma, e può uscire da qualunque orifizio del corpo del medium. L'ectoplasma é stato isolato e analizzato. È una combinazione di sodio, cloro, ossigeno, fosforo, calcio, azoto, idrogeno e carbonio. Può essere gassoso, liquido o solido. Può essere amorfo, se non assume forme, o polimorfo, se ne assume varie.

visibile o no, ha un suo peso, e può essere fotografato. Mentre il medium è isolato dagli altri, il disincarnato si imossessa dell'ectoplasma e gli fa assumere una forma che sia rip conoscibile a uno dei partecipanti alla seduta. La seduta si tiene al buio, per cui è il fosforo dell'ectoplasma a produrre la luminosità che rende visibile la materializzazione. Il buio è necessaperché la luce «mangia» l'ectoplasma e inibisce la produzione della sostanza. Anzi, se nel corso della seduta spiritica si dovessero accendere le luci all'improvviso, l'ectoplasma rientrerebbe nel medium con una forza tale da poterlo seriamente ferire o addirittura uccidere. In molti casi di materializzazione, la presenza dello spirito è sufficiente per i partecipanti, senza il bisogno di comunicazioni verbali. Ma queste comunicazioni possono esserci. Di solito ci si serve di una specie di tromba di alluminio, divisa in tre parti e pieghevole. Lo spirito la usa come punto focale. I disincarnati non hanno voce, per cui devono prendere ectoplasma dal medium per crearsi un apparato vocale. Lo spirito introduce la laringe di ectoplasma nella tromba di alluminio e parla. A volte parla anche senza l'aiuto della tromba, però normalmente la voce è troppo debole e la tromba fa da amplificatore. Dopo che lo spirito ha assunto controllo della tromba, lo strumento fluttua a mezz'aria, creando un effetto piuttosto spettacolare. La voce può essere metallica o leggermente distorta, più o meno come una voce umana filtrata da un megafono. Sedute di questo tipo vengono definite «a voce diretta», perché lo spirito parla diretta-mente invece che tramite il medium. La medianità fisica può anche dare origine ai cosiddetti «apporti»: oggetti solidi, concreti, possono apparire nella stanza, oppure sparire. Questi oggetti hanno di solito un preciso rapporto con qualcuno dei partecipanti alla seduta, e restano come testimonianza concreta dell'accaduto. Altri fenomeni della medianità fisica, testimoniati a più riprese, stanno a indicare che esistono leggi sulla manipolazione dell'energia e della materia di cui noi ignoriamo tutto. Di questo dovremmo essere grati ai medium, per i sacrifici che hanno fatto e il ridicolo che hanno sopportato per rendere possibili queste dimostrazioni. I medium offrono prove concrete alla nostra mente sempre scettica.

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Diventare medium é come diventare solista di un'orchestra sinfonica. In primo luogo occorre talento, poi lo strumento giusto, e infine il desiderio di sviluppare quel particolare talento a scapito di tutti gli altri. Comunque, un buon solista di un'orchestra finisce con l'ottenere lodi, mentre un buon medium può sperare più che altro nel ridicolo. Non c'è da meravigliarsi se esistono così pochi medium fisici. Per fortuna, abbiamo ancora i medium mentali. Una volta accettato il fatto della continuità della vita, e la possibilità di comunicare coi cosiddetti «morti», non ci occorrono più dimostrazioni fisiche. Ci basta un medium mentale, che può diventare il nostro «ponte» fra i mondi del visibile e dell'invisibile. Il medium mentale terrà una conversazione con un disincarnato, poi ci comunicherà ciò che è stato detto. E come assumere un traduttore per poter conversare con qualcuno in una lingua che non conoscete. Se non si richiedono prestazioni fisiche al medium mentale o al disincarnato, che non possiede forma fisica, la comunicazione si può stabilire facilmente, e il contatto si può mantenere per un periodo considerevole di tempo. Se decidete di andare da un medium per comunicare con un disincarnato, potete andare soli o con un gruppo di altre persone. Se andate soli, si parla di nuovo di lettura paranormale; se andate in gruppo, si tratta di una seduta. In entrambi i casi, potete ricevere messaggi da un solo disincarnato o da più disincarnati. Se siete in gruppo, cioè se si tratta di una seduta, il medium vi disporrà in cerchio, spesso attorno a un tavolo. Probabilmente chiederà a tutti di toccarsi con le mani, in modo che le diverse energie entrino in contatto. Poi chiederà di chiudere gli occhi, rilassarsi, sgomberare la mente e diventare ricettivi ai messaggi dell'altro Iato della vita. Di solito la stanza è buia e tranquilla. Questo perché, aumentando la sensibilità extrasensoriale, aumenta anche la sensibilità fisica. Luci e rumori forti diventano dolorosi. Il medium si crea un locale in cui le interferenze esterne sia-no ridotte al minimo. In genere c'é una stanza particolare riservata alle sedute, dove il tasso di vibrazione é tranquillizzante,

alta energia, e particolarmente adatto alle comunicazioni coi incarnati. Molti avvertono questa energia non appena entrato nella stanza; se per loro la sensazione non è familiare, possono sentirsi a disagio. Nel corso della seduta, i partecipanti riceveranno messaggi dai loro cari. E importante essere scettici. Un medium davvero bravo fornirà una descrizione precisa della persona; a volte ne darà persino il nome, e riferirà il messaggio secondo le particolari caratteristiche linguistiche che caratterizzavano la persona quando era su questo piano di esistenza. Chiedete particolari. Se è veramente presente un disincarnato con cui eravate in intimità, ci saranno battute e soprannomi che solo voi e lui potete conoscere. Cercate prove di questo tipo. So di una medium che, mentre riferiva un messaggio a un cliente, ha detto: «C'è qui noccioline. Non capisco cosa significhi. Io volevo dire Ci sono qui le noccioline, ma mi è stato ordinato di dire C'è qui noccioline. Non ho idea di cosa significhi. Per lei ha un senso?» Il cliente rispose: «Sì. Noccioline era il mio cane. E morto qualche anno fa. Speravo di poter entrare in contatto con lui». Questo è l'esempio di un buon medium: la medium non sapeva assolutamente nulla del cane, non poteva saperlo; si é limitata a riferire ciò che ha captato. Non ha cercato di interpretare o censurare il messaggio. Lo ha trasmesso, lasciando che fosse il cliente a interpretare l'informazione. Per quel cliente, questa é stata la prova della continuazione della vita dopo la morte. Spesso i messaggi e i dettagli che riceviamo nel corso di una seduta non hanno senso per noi. Possono contenere allusioni a persone che non conosciamo. Non preoccupatevi: in molti casi, col tempo individuerete la persona, o magari dovrete controlla-re l'albero genealogico di famiglia per controllare se quel certo individuo é davvero esistito. Se non riuscite in alcun modo a collocare l'informazione, lasciate perdere. Usate le informazioni utili ricevute nella seduta e trascurate il resto. Considerate la cosa solo un'avventura divertente. Le sedute spiritiche dovrebbero essere allegre. Le risate aumentano le vibrazioni e rendono più facile il contatto. Andare a una seduta spiritica dovrebbe essere come andare a una festa; perché, in definitiva, si tratta di una festa in compagnia dei vo-

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stri cari. Alcuni degli amici che incontrerete sono persone che avete conosciuto in questa vita; altri provengono da vite e tempi diversi; e altri ancora sono i vostri spiriti guida.

Guide
Sulle guide non esistono idee precise. Una teoria dice che le guide sono parti del nostro inconscio cui noi diamo forma. Un'altra teoria sostiene che le guide sono entità assegnate a noi per proteggerci e farci crescere. Scoprire cosa siano in realtà le guide sarebbe interessantissimo; ma, non potendo risolvere il problema, l'importante é servirci del loro aiuto. I nostri bisogni determinano il tipo di guide (o forze, come vengono spesso chiamate) che attiriamo. Col nostro crescere, le guide cambieranno per riflettere i nuovi bisogni. Ogni guida ha il compito di insegnare una particolare lezione. Quando l'abbiamo appresa, la guida ci lascia e ne arriva un'altra. Si, è come a scuola; e come a scuola, si possono avere uno o più insegnanti contemporaneamente. Di tanto in tanto, per un certo periodo avrete come guida un membro della famiglia. Questo accadrà soprattutto quando attraverserete un periodo difficile e avrete bisogno di sostegno. Queste guide saranno disponibili quando vi occorrerà il loro aiuto, come sono disponibili i membri della vostra famiglia a questo livello di vita (cioè a livello non disincarnato). Potete sempre chiamarle in soccorso: forse saranno impegnate in qualche loro attività, ma potranno sempre liberar-si per recarsi da voi e aiutarvi. Quasi tutte le guide non interferiranno con la nostra vita, a meno che non abbiamo imboccato una rotta di autodistruzione. Sono a nostra disposizione, ma spetta a noi chiedere aiuto e assistenza. Se decidiamo di non accettare quello che vogliono offrirci, possono fare ben poco. Dopo tutto, possediamo il libero arbitrio. Possiamo bloccare le guide nel modo più totale. Chi ha problemi ad accettare l'aiuto di persone su questo piano di vita avrà problemi anche con le persone che si trovano su altri piani. Per ottenere aiuto, dovete volerlo. E dovete chiederlo. Se desiderate aiuto da uno spirito guida ma non siete in contatto con alcuna guida, potete rivolgervi a un medium, che fungerà 164 165

intermediario o stabilirà un contatto diretto. Se desiderate entrare in rapporto con le vostre guide ma non volete andare un medium, eccovi due esercizi che potete fare da soli. Esercizio 1 Incontrare la vostra guida (da soli): fate gli esercizi di rilassamento ed entrate nello stato di «non-mente». Scegliete un ambiente che sia speciale e privato e visualizzatevi lì. Può essere un posto reale dove siete stati, o un posto immaginario. Se vi piacciono le piante, visualizzatevi mentre camminate in una foresta. Sentite i soffici aghi di pino sotto i piedi, fiutate la ricca terra e i pini. Vedete il sole che filtra fra gli alberi, sentite gli uccelli. Mentre camminate, notate il ruscello sulla vostra destra. Il ruscello canta, e un'acqua fresca e chiara, piena di riflessi del sole, corre sul letto di sassi. Camminate fino a raggiungere una radura a lato del ruscello. Erba e muschio cresco-no sulla riva del ruscello; c'è molta pace. Sedetevi a riposare. Assorbite la pace della foresta. Poi guardate nella direzione da cui nasce il ruscello. Lontano, in distanza, vedrete un puntino di luce blu. La luce, splendente, sembra sospesa sopra il ruscello. Mentre la guardate, la luce comincia a scendere seguendo il corso d'acqua, verso di voi. Avvicinandosi, diventa sempre più grande e luminosa. Gradualmente, comincia ad assumere la forma di una persona. Alla fine, quando la forma è abbastanza vicina, riuscite a vedere chi è. Invitate l'uomo o la donna a sedere al vostro fianco. Notate che sensazione di conforto vi dà questa persona. Chiedetele come si chiama, se non la conosce-te. Parlate dei vostri problemi e chiedete tutti i consigli che volete. Dopo che avrete avuto una conversazione abbastanza lunga, chiedete al vostro amico o guida di incontrarvi ancora lì in futuro. Lasciate lentamente la radura e la foresta e uscite dalla meditazione. Siate certi che potrete tornare lì ogni volta che vorrete. Se questo esercizio non vi riesce, forse non siete pronti a incontrare la vostra guida, oppure avete paura. Non forzate le cose. Quando le circostanze saranno adatte, accadrà. Esercizio 2 Incontrate la vostra guida (in gruppo): questo esercizio é simile al precedente, solo che questa volta sarete alla guida di un gruppo. Eseguite gli esercizi di rilassamento e respirazione finché tutti saranno comodamente seduti in stato meditativo, a occhi chiusi. Suggerite che ogni membro del gruppo è solo su una spiaggia in riva all'oceano. Suggerite che il ritmo

dell'oceano calma e rilassa. Lasciate che l'acqua porti via ogni problema e negatività. Quando eseguo questo esercizio, io uso un disco su cui é registrato il suono della risacca. Mi aiuta a rendere più forte l'esperienza. Preparo il disco prima di iniziare, senza dirlo a nessuno. Mi sistemo vicino al giradischi, e quando suggerisco di sentire il suono dell'oceano, appoggio piano la puntina del disco, che sta già girando, e alzo lentamente il volume, perché eventuali distorsioni e scricchiolii delle casse acustiche non disturbino gli altri. Quando il gruppo sente il suono dell'oceano, riesce a visualizzarlo con più facilità. Quando tutti si saranno goduti per un po' la pace della spiaggia, suggerite che girino la testa a sinistra e vedano un puntino di luce blu, lontano sulla spiaggia. Suggerite che il puntino comincia a muoversi verso loro, diventando sempre più grande e luminoso. Gradualmente assume forma umana, finché tutti riescono a identificare la propria persona. Se la persona é sconosciuta, suggerite ai singoli membri del gruppo di chiederle il nome. Suggerite di invitare la guida a dividere la coperta su cui siete seduti, per godersi la spiaggia con voi. Tenete tutti una piacevole conversazione e proponete di incontrarvi di nuovo un altro giorno. Dite al gruppo che è ora di salutare le guide e lasciare la spiaggia. In questa fase, io abbasso lentamente il volume del giradischi: il suono si smorza poco per volta, e tutti hanno la sensazione di lasciare davvero la spiaggia. Dite agli altri di tornare alla stanza da cui sono partiti, e di aprire gli occhi appena saranno arrivati. Permettete a ciascuno di tornare secondo il proprio ritmo. Non parlate finché l'ultima persona non avrà aperto gli occhi. Il numero di varianti a questi esercizi é limitato solo dalla vostra fantasia. Se avete un caminetto ed è inverno, immagina-te di recarvi a un'intima casetta in montagna. Usate gli elementi concreti disponibili nell'ambiente: gli effetti visivi e sonori rafforzeranno l'esperienza. Alla fine di questo capitolo su sensitivi, medium e guide, voglio ricordarvi che sono strumenti da usare per ottenere l'illuminazione, mai per fare colpo sugli altri.

Ogni volta che vi verrà voglia di sfoggiare a vuoto le vostre capacità paranormali, ricordatevi di questo aneddoto: c'era un uomo che voleva camminare sull'acqua. Alla fine, dopo molti sforzi, ci riuscì, e cominciò a dare dimostrazioni a tutti. Un giorno, orgogliosissimo di sé, fece sfoggio di questa sua capacità con un saggio maestro. «Guardami!» urlò. «Riesco a camminare sull'acqua!» Il maestro non rispose. «Non ti sembra meraviglioso?» urlò l'uomo. «Forse» ribatté il maestro, «ma è molto più semplice pagare due lire e farsi traghettare all'altra riva».

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11. Le capacità paranormali all'opera

Ho volutamente terminato il capitolo precedente con l'aneddoto dell'uomo che camminava sull'acqua per farvi capire come mai, a volte, le vostre capacità paranormali sembrano vacillare. Talora riusciamo a servircene, e altre volte no. L'osservatore dimostra che l'accesso alle capacità extrasensoriali ci viene fornito da un bisogno emotivo irresolubile con altri mezzi. L'uomo che camminava sull'acqua aveva il bisogno emotivo di colpire il maestro, ma la risposta del maestro gli ha ricordato che stava usando male le sue capacità. Dato che era possibile farsi traghettare, é probabile che l'uomo, al secondo tentativo di camminare sull'acqua, avrebbe fallito. Il desiderio di colpire il maestro e se stesso era stato esaudito dalla prima dimostrazione, e l'io interno non si sarebbe sentito spinto a ripetere l'impresa una seconda volta, senza un vero bisogno. Il bisogno, del resto, fornisce l'accesso a tutti i livelli della nostra coscienza: logico, paranormale, inconscio, onirico, eccetera. I nostri diversi livelli o flussi di coscienza funzionano in base a leggi dell'universo di cui sappiamo ben poco; ma esiste un rapporto diretto fra il bisogno e il livello di coscienza che si mette in azione in un certo momento. Se la soluzione migliore per il nostro bisogno é la coscienza logica, proviamo la spinta a usare la logica. Se la soluzione migliore per il bisogno é la coscienza paranormale, useremo la coscienza paranormale. Il bisogno genera la spinta. Esiste una grande forza interiore che lavora per soddisfare i nostri bisogni. Il nostro io interno attirerà ciò che ci occorre per soddisfare il bisogno, e l'uso della coscienza più adatta allo scopo.

La mia esperienza personale mi ha insegnato che la coscienza paranormale opera al massimo livello d'efficienza nelle aree di grande bisogno emotivo. L'esperienza più nota in questo senso, ben documentata durante le due guerre mondiali, è la comunicazione telepatica fra madri, lontane dai campi di battaglia, e figli in zona di combattimento. Il bisogno emotivo della madre di conoscere le condizioni del figlio è intenso. Il bisogno del figlio di rassicurare la madre è forte, ma non sono disponibili mezzi di comunicazione. Per alleviare la tensione fra bisogno e realizzazione, si crea quasi inconsciamente un forte legame telepatico fra madre e figlio. La madre riprenderà a occuparsi delle faccende di casa, «sapendo» che suo figlio è salvo. Se le chiedete come lo sa, vi risponderà che ha avuto una «sensazione». Eppure, nell'attimo in cui suo figlio viene ferito, «saprebbe» anche quello. Spesso, nell'attimo della ferita o della morte, la madre «sente» il figlio che la chiama, anche se il figlio è dall'altra parte del mondo. Mentre vivevano assieme, madre e figlio possono non avere mai sviluppato il rapporto telepatico, perché potevano comunicare senza problemi. Una volta separati, col figlio in situazione di pericolo, il bisogno e il desiderio di comunicare diventano così intensi da creare il legame telepatico, in mancanza di altri mezzi di comunicazione. Ecco un esempio perfetto di un bisogno emotivo che viene risolto dalle capacità paranormali perché non esiste altra soluzione. Fosse stato disponibile un telefono, probabilmente il bisogno emotivo si sarebbe risolto con una comunicazione verbale. Cosa accade alle capacità paranormali, però, quando il bisogno emotivo di una persona è in diretto contrasto col bisogno di un'altra? Vi racconterò un 'esperienza personale e vedrete da soli cosa accade. Al mio gruppo di guarigione mentale venne affidato, una sera d'inverno, un caso su cui lavorare. Si trattava del padre di una mia amica, ricoverato in ospedale dopo un'operazione chirurgica. Ovviamente, il mio bisogno emotivo era farlo stare bene, sia per lui stesso che per la mia amica. Usando la consueta tecnica, costruii mentalmente l'immagi-

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ne dell'uomo in un letto d'ospedale, coi tubi che lo collegavano ai sistemi di supporto vitale. L'immagine era eccellente. Stavo mettendo a fuoco l'attenzione sulla scena, quando all'improvviso vidi apparire qualcosa che non avevo creato io. Una figura incappucciata, in piedi all'altro lato del letto, scuoteva la testa facendo segno di no. Percepii il pensiero: «Lascialo in pace)). Testarda come sono, ignorai l'intruso e continuai coi miei sforzi paranormali per la guarigione. Ero talmente presa dall'idea di fare ciò che mi ero proposta che non avevo considerato gli effetti dei miei sforzi paranormali sulla malattia del padre della mia amica e sui suoi bisogni circa la malattia. Cieca al fatto che i suoi bisogni erano opposti ai miei, continuai nell'impresa. All'improvviso, nella scena mentale, riscontrai una distanza tremenda fra me e l'uomo a letto. L'uomo era molto sotto di me, lontano, minuscolo, e io ero alta in cielo. Sentii voci canta-re; udii un Requiem. Ma le voci, migliaia di voci, erano felici; la loro armonia era splendida. Restai ad ascoltare e mi chiesi cosa stesse succedendo. Di colpo, mi ritrovai accanto al letto. La figura incappucciata era ancora lì, e sembrava ridere. Frustrata dal fatto di non capire, cercai testardamente di trasmettere al-tra energia guaritrice all'uomo. Mi ritrovai subito in cielo, men-tre lui restava a letto. Il coro cantava più forte che mai. Questa esperienza, del tutto nuova, mi lasciò alquanto scossa. Mi staccai dall'immagine mentale, apersi gli occhi e aspettai che il re-sto del gruppo terminasse i suoi sforzi. L'incidente e l'insuccesso mi avevano resa molto perplessa. Il mistero venne chiarito qualche giorno dopo, e la mia esperienza acquistò un senso. Il padre della mia amica stava morendo, ed era giusto e dovuto che lasciasse il piano fisico in quel momento. Inviandogli un'energia che lui non voleva, stavo interferendo; per questo mi ero trovata bloccata. Comunque, fu per me una gioia immensa sapere dalla figlia che l'uomo, pochi giorni prima di morire, le aveva confidato che tutte le infermiere erano idiote perché non credevano che lui sentisse cantare gli angeli! L'uomo disse che era una musica bellissima, e che aveva capito che sarebbe morto. Il senso di pace e armonia rese meno triste, per lui e per la figlia, l'esperienza della morte.

La figura incappucciata scuoteva la testa per dirmi che stavo usando male le mie capacità, perché il padre della mia amica non aveva bisogno di energia guaritrice. Visto che avevo rifiutato di recepire il messaggio, aveva cercato di convincermi col canto; ma io continuavo a non capire, e così i miei tentativi vennero neutralizzati. I primi due esempi che ho usato comportano situazioni ad altro contenuto emotivo. Comunque, anche se il bisogno è meno intenso, le capacità paranormali funzionano benissimo quando non sono disponibili altre soluzioni. La storia che segue è un eccellente esempio dell'uso quotidiano delle capacità paranormali. Katherine Edson Mershon, autrice di tre libri su Bali, raggiunse l'isola nel 1931 e vi restò fino al 1941. Scopri che fra gli indigeni l'ESP era un modo comune di comunicazione. Non essendoci telefoni, I'ESP diventava un modo naturale per comunicare con le persone lontane. I messaggi telepatici venivano definiti «notizie nel vento». In uno dei suoi libri, la signora Mershon racconta: «Inizialmente, trovarmi fra gente che usava così spesso I'ESP è stata un'esperienza molto strana. Mi sentivo dire in continuazione: "Sapevamo che sarebbe venuta". Io chiedevo: "Chi ve lo ha detto?" Loro scrollavano le spalle come se avessi fatto una domanda ridicola». La signora Mershon dice di essere diventata piuttosto brava nell'uso dell'ESP, col tempo. Usava questa capacità per comunicare con un pescatore di Bali, Yoman. Quando c'erano turisti che volevano andare alla barriera corallina, lei pensava con molta concentrazione: «Yoman, vieni. Yoman, vieni». L'arrivo del pescatore dipendeva dalla sua posizione in mare. Se era vicino a riva, arrivava immediatamente. Le capacità telepatiche paiono essere cosa di tutti i giorni nelle cosiddette società primitive, dove le «comodità» moderne non sono disponibili e le idee preconcette sull'ESP sono positive, anziché negative. L'attore Peter Finch ha raccontato che una volta, subito dopo la seconda guerra mondiale, un suo amico dell'università di Sydney lo portò con sé in una spedizione di studio su una tribù di aborigeni australiani, che sono fra le popolazioni più primitive della Terra. Un giorno, quando Finch era a cinquecento miglia dall'oceano e lontano da fiumi o laghi,

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tutti si misero a parlare con molta eccitazione di un'imbarcazione. Nessuno gli diede spiegazioni precise; continuarono solo a ripetere che qualcuno in canoa era nei guai. Finch scrisse il fatto sul diario, poi se ne dimenticò. Quando tornò alla costa, mostrò l'annotazione a un missionario, che rimase stupefatto. «Quel giorno ho spedito un ragazzo di quella tribù a fare una commissione in canoa)) spiegò a Finch. ((Si é rovesciato e per poco non é affogato)). Finch rimase esterrefatto da quella chiarissima dimostrazione dell'ESP. Aveva già avuto un'esperienza paranormale, ma con un animale. Durante la seconda guerra mondiale, era addetto a una mitragliatrice antiaerea in Australia. «Un'ora prima di essere avvertito dagli avamposti, sapevamo già che sarebbero arrivati aerei giapponesi perché il nostro cane cominciava a comportar-si in modo strano» ha raccontato. «Non poteva aver sentito niente. Era il sesto senso che glielo diceva)). Finch non é l'unico ad aver sperimentato I'ESP negli anima-li. Nel libro Kinship with All Life (Affinità con ogni forma di vita), di J. Allen Boone, leggiamo di un cane con spiccate doti ESP. Boone racconta di quanto si sia sentito svantaggiato rendendosi conto che il cane gli leggeva nel pensiero, mentre lui non sapeva cosa il cane pensasse o sentisse. Nel libro ci sono molte storie che piaceranno a chi ama gli animali e incoraggeranno i lettori a sviluppare le proprie capacità ESP, per poter comunicare meglio con altre specie. Gli antropologi sostengono che I'ESP é prevalente fra gli animali e in seno alle popolazioni primitive, mentre nelle società più evolute si é atrofizzata al punto da funzionare solo sporadicamente. Nella nostra società funziona bene quando c'é di mezzo una vera tragedia, un'intensa esperienza emotiva. Ad esempio, nel giugno del 1974, in Idaho, due uomini che non si conoscevano e vivevano a circa trecento miglia di distanza, hanno usato le loro capacità di chiaroveggenza per individuare il punto esatto in cui si trovava il corpo di un ragazzo scomparso. Gerald Sturn, un idraulico di venticinque anni, decise di provare a vedere se poteva aiutare a ritrovare il ragazzo con le doti paranormali. Prima di chiudere gli occhi per dormire, mise a fuoco l'attenzione sul ragazzo scomparso. Mentre si concentra-

va, alla sua mente si presentò un luogo che non conosceva. Vide una montagna spaccata in due da una fessura, con rocce e macigni alla base. Ebbe la certezza che il ragazzo era lì. L'intenso desiderio di ritrovarlo lo fece alzare presto il mattino dopo. Sturn si diresse alla zona delle ricerche. Un ragazzo di un-dici anni, Jeff Hodgson, che viveva a Pocatello, Idaho, era scomparso. Più di una settimana prima della visione chiaroveggente dell'idraulico, Jeff, che stava partecipando a un corso di sopravvivenza, aveva perso i contatti col resto del gruppo. Per dieci giorni, centinaia di uomini batterono quella zona desolata, sotto un sole abbacinante, in cerca di Jeff. In più di un'occasione gli uomini passarono a pochi metri dal corpo del ragazzo, ma non lo videro per colpa delle rocce. Sturn non informò gli altri della sua visione quando arrivò sul luogo delle ricerche, un posto chiamato Split Butte. Gli uomini si diressero a est, perché la zona sud era già stata passata al setaccio. Sturn andò a sud. Senti di avere scelto la direzione giusta, perché quando arrivò a Split Butte gli parve di essere entrato nella visione della sera prima. Rintracciò la roccia della sua visione, poi vide il cappello di Jeff, quindi le scarpe e le calze. Trovò il cadavere del ragazzo dietro una roccia alta tre metri. La temperatura media di quella settimana era stata superiore ai 40 gradi, e l'autopsia dimostrò che il ragazzo era morto per l'esposizione al sole. Elbert Glenn, un pensionato di settantun anni che viveva a Boise, Idaho, ebbe una visione spontanea della zona in cui si trovava il corpo del ragazzo. La visione era così chiara e intensa che Glenn non riusciva a dimenticarla. L'esperienza si ripeté una seconda volta, e l'intensità della visione alla fine lo spinse a telefonare a un quotidiano locale, The Idaho Statesman. Il giornale stampò un resoconto della visione di Glenn. La descrizione data da Glenn al giornale, incredibilmente, era identica alla visione di Sturn. Entrambe le visioni descrivevano esatta-mente il luogo dove venne ritrovato il corpo. Tutti e due gli uomini sapevano del ragazzo scomparso, e tutti e due avevano l'intenso desiderio di aiutare le squadre di ricerca. Il tempo impiegato nel ritrovare Jeff era d'importanza essenziale, a causa del caldo torrido. In entrambi gli uomini, il desiderio di aiutare un altro essere umano fece scattare visioni

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al di là delle loro percezioni quotidiane. In questo caso, la chiaroveggenza era la capacità paranormale più adatta a risolvere la tensione fra il bisogno di aiutare il ragazzo e la soddisfazione del bisogno. A quanto pare, nella nostra cultura tanto «civile» alcune del-le nostre facoltà mentali si sono atrofizzate e funzionano solo in caso di grandi tensioni emotive. I nostri simili più primitivi hanno conservato le facoltà paranormali e le usano nella vita quotidiana come possono usare il ragionamento logico. E il contesto della situazione a determinare quale facoltà useranno. Nella nostra cultura, la rabdomanzia rappresenta il momento in cui più ci avviciniamo all'uso esatto di tutte le nostre facoltà, sia logiche che paranormali. La rabdomanzia si basa sul bisogno di un determinato elemento, in genere l'acqua, che è sepolto nel terreno. Il rabdomante non fa altro che camminare sul terreno, tenendo in mano una bacchetta. Quando si avvicina al punto dove l'elemento é sepolto, la bacchetta comincia a vibrare. Il bersaglio più consueto è l'acqua, ma i rabdomanti possono individuare anche depositi di petrolio, sali e minerali. La rabdomanzia esiste da secoli, e i resoconti storici sulle «streghe dell'acqua» ci parlano di persone che hanno sviluppato la capacità di trovare l'acqua per i contadini che ne avevano bisogno. Indubbiamente la dote paranormale della rabdomanzia era la soluzione adatta al problema di trovare l'acqua, visto e considerato che non esistevano tutti i nostri aggeggi elettronici. Grazie alla sua lunga storia e ai grandi successi conseguiti, la rabdomanzia é una delle poche capacità paranormali praticate in modo continuativo nella nostra cultura. Inoltre, su essa sono state condotte molte ricerche. Una ricerca molto interessante é stata condotta su rabdomanti inglesi. I ricercatori han-no radunato un gruppo di rabdomanti che avevano avuto eccellenti successi: erano riusciti a trovare acqua per innumerevoli agricoltori e proprietari terrieri. Eppure, messo alla prova da scienziati increduli in circostanze in cui non esisteva un vero bisogno, l'intero gruppo fallì. Era come se il loro subcosciente si ribellasse, rifiutandosi di esibirsi quando il «bisogno» era sbagliato. Quando impareremo a integrare armonicamente tutti i diversi livelli di coscienza, i casi di capacità paranormali diventeran-

no molto più diffusi nella nostra società. A quel punto, non ci occorreranno più situazioni emotive estreme, perché I'ESP sarà diventata parte integrante della vita quotidiana. Le nostre capacità extrasensoriali non vacilleranno più; potremo usarle ogni volta che ne avremo bisogno.

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12. Lo sviluppo paranormale

Molte persone, una volta o l'altra, inaspettatamente, hanno esperienze paranormali spontanee. Talora, se la persona é impreparata e non sa dare un'interpretazione esatta del fenomeno, lo sviluppo spontaneo della sensibilità paranormale può essere fonte di tensioni. Anzi, è probabile che anche voi, praticando le tecniche per sviluppare le capacità paranormali e risvegliare un lato dormiente della vostra coscienza, abbiate esperienze inconsuete. Lo scopo di questo capitolo è darvi una mano a prepararvi, in modo che possiate non solo apprezzare e godere le vostre nuove percezioni, ma anche saper rassicurare e consigliare altri quando le loro facoltà paranormali si desteranno all'improvviso. Spesso queste persone si rivolgono a psichiatri o sacerdoti. Salvo pochissime eccezioni, queste «autorità» non sono preparate a dare consigli in materia. In base all'estensione e al carattere dei «sintomi», la persona può essere curata per un'infinità di cose (dall'eczema alla psicosi) da professionisti animati dalle migliori intenzioni, ma ignari del vero problema. Quali sono alcuni dei «sintomi» che indicano il risveglio delle facoltà paranormali? Le sensazioni fisiche nell'area della testa sono molto comuni, ad esempio prurito al cuoio capelluto, formicolii al viso, un senso di pressione in cima alla testa, come se qualcuno vi avesse fasciati stretti. Di solito, queste sensazioni fisiche provengono dalle parti del cervello portate a nuovi livelli di coscienza. Con l'abituarsi del cervello ai nuovi stati di coscienza, le sensazioni fisiche cesseranno: é un po' come abitua-re il piede a una scarpa nuova.

Con lo svilupparsi delle facoltà paranormali, forse comincerete a percepire l'energia paranormale sotto forma di piccole scintille di luce. Dapprima visibili solo al buio o in penombra, come lucciole in miniatura che guizzano avanti e indietro, queste scintille diverranno visibili anche alla luce del sole, se le cercherete. Forse vi troverete a vedere l'aura di persone, animali, piante, persino di oggetti «inanimati», in certe condizioni. Potrete scegliere se guardarla o no, esattamente come potete scegliere se guardar i riflessi in una vetrina o gli oggetti dietro la vetrina. Sarete sempre voi ad avere il controllo della situazione, perché deciderete su cosa mettere a fuoco l'attenzione. Dentro di noi si svolgono in continuazione discorsi. È ciò che i romanzieri chiamano «monologo interiore», anche se spesso nella conversazione c'è più di una voce. Se udrete voci e vorrete escluderle, usate la stessa tecnica che sfruttate ogni giorno quando volete ascoltare una sola persona in una stanza affollata, o quando volete studiare senza lasciarvi disturbare dal ticchettio della sveglia, dai rumori della strada, dal televisore o da altre conversazioni. Non è necessario «volere» che scompaiano; basta concentrare l'attenzione su qualcosa di più interessante. Tutto dipende dall'attenzione. Ritirando l'attenzione e concentrandola su altre cose, togliete l'energia che tiene in attività voci indesiderate. Che una persona sia presente in carne e ossa oppure disincarnata, se voi non le prestate più attenzione, ben presto smetterà di parlare. L'empatia naturale per il dolore o il malessere di altri potrebbe venire amplificata. Inavvertitamente, potreste assorbire queste sensazioni nel vostro corpo. State sempre attenti a questo fenomeno, soprattutto se possedete già una forte empatia naturale. Basterà chiedere al vostro corpo di chi sia quel certo dolo-re o malessere. Domandategli: «Il dolore è mio o di qualcun altro?» Siate chiari nel desiderio di sapere. Se scoprirete a chi appartiene il dolore, forse vorrete procedere a una guarigione paranormale: il legame empatico che si è manifestato può essere usato come canale per l'energia. Se non otterrete informazioni in risposta alla domanda, ordinate al dolore di lasciare immediatamente il vostro corpo, se appartiene a un altro. Se non scompare, é vostro, e a quel punto dovete cercare di scoprire cosa vuole dirvi il vostro corpo.

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Con una sensibilità maggiorata, potrete accorgervi di recepire gli stati emotivi di altri, ad esempio depressione o ira. Quando avvertirete una forte emozione o un cambiamento del vostro stato emotivo, chiedetevi: «Questa sensazione è mia o di qualcun altro?» Le sensazioni sono contagiose solo se voi permette-te che lo siano. Sedetevi, rilassatevi e chiudete gli occhi. Chiedete di vedere l'immagine della persona di cui avete raccolto la sensazione. Se nulla appare, chiedetevi la causa della sensazione. Non pensate, limitatevi a chiedere e aspettare una risposta: é troppo facile razionalizzare le sensazioni, prendere qualcosa che vi turba e usarlo per giustificare stati d'animo sproporzionati. Alla fine, se non riuscite a concludere nulla di preciso, terminate con un ordine: «Se questa (depressione, ira, o altra sensazione) proviene da qualcun altro, se ne vada immediatamente da me!» Tutti ci costruiamo in continuazione immagini mentali, ma non tutti ne sono abbastanza coscienti da distinguerle chiara-mente da ciò che gli occhi vedono. E questa la base di illusioni e allucinazioni d'ogni tipo; e, fra parentesi, é anche la base di confusioni e incomprensioni fra individui che fanno riferimento all'immagine mentale che l'uno ha dell'altro, invece che alla realtà. Col crescere della sensibilità paranormale, potrete scoprire che nella vostra coscienza appaiono immagini indesiderabili. Affrontatele come affrontate le voci: spostate l'attenzione su qualcosa che vi interessa di più. Guardate oggetti o immagini interessanti e gradevoli, oppure richiamate le immagini di luoghi, persone o cose di cui possedete cari ricordi. Potete anche allontanare le immagini indesiderate impartendo al subcosciente il chiaro ordine che vi rifiutate di concedere loro spazio o attenzione, e che in futuro il subcosciente dovrà respingerle in modo vigoroso. Oppure potete ordinare alle immagini di entra-re nella vostra coscienza da sinistra, spostandosi verso destra fino a uscire. Osservate le immagini col massimo distacco, a-spettando pazientemente che svaniscano per il vostro disinteresse. Se doveste avvertire la presenza di qualcosa che vi ripugna, affrontatela di petto. Anche se pensate che possa trattarsi solo della vostra immaginazione, trattate il «qualcosa» come se fosse reale e ordinategli di lasciare il vostro spazio. Parlate in

modo fermo, con l'attenzione intensamente a fuoco sullo spazio che ritenete occupato, dalla cosa. Continuate con la stessa fermezza finché non sentirete che la presenza è svanita. Se volete, chiamate esseri superiori che assistano sia voi sia la presenza indesiderata. Ricordate che la libera volontà è una legge basilare dell'universo; ricordate alla presenza che non può inserirsi nel vostro spazio e nella vostra consapevolezza senza il vostro permesso. Se vi sentite particolarmente ben disposti, potete chiederle cosa vuole; in ogni caso, potete chiedere a esseri superiori di darle ciò che vuole. A volte, persone di temperamento nervoso, travolte dall'entusiasmo per gli esercizi, stimolano in maniera eccessiva il sistema nervoso. Anche se non appartenete a questa categoria, potreste sentirvi nervosi, ipereccitati e tesi. Potete usare i colori per rallentare e «raffreddare» la coscienza. Esercizio 1 Respirare il colore (da soli o in gruppo): per prima cosa, eseguite gli esercizi di respirazione e rilassamento che preferite, per rallentare e rilassare il corpo. Poi, a occhi chiusi, immaginate una nuvola verde chiaro, fresca e risanatrice, circa tre metri di fronte a voi: un verde bluastro chiaro e trasparente. Continuando a respirare profondamente e lentamente, completamente comodi e rilassati, guardatela avvicinarsi a ogni respiro; guardatela fermarsi sopra la vostra testa e poi scendere ad avvolgere il vostro corpo dalla testa ai piedi. A ogni respiro, sentite la nuvola che entra nel vostro corpo e vi si diffonde. Per completare il processo, eseguite tre profonde inspirazioni. Se sentite il bisogno di continuare per giungere a livelli più profondi di rilassamento, ripetete il processo con una seconda nube di azzurro chiaro, che avrà le qualità del cielo limpido e la freschezza di una brezza leggera. A un livello ancora più profondo, ripetete il processo con l'indaco, il colore del cielo notturno che ci dà riposo, il colore della «madre divina» che ama tutti noi con totale e incondizionato amore materno. Sentite questo amore che vi carezza mentre respirate l'indaco, un bluviola scuro che confina col nero. Il contesto in cui eseguite gli esercizi per sviluppare le capacità paranormali é molto importante. Deve essere il tipo di ambiente che vi fa sentire bene, con colori e mobili che vi piacciono; deve darvi piacere. Deve essere isolato, per avere la certez-

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za della privacy; tutti i materiali che vi occorreranno devono essere preparati in anticipo; e il tempo dedicato alla pratica deve essere protetto da interruzioni e dalle distrazioni di altri impegni. Prima di iniziare, trascorrete qualche minuto a rilassarvi, lasciando che pensieri e immagini arrivino dal subcosciente al conscio; prendete nota di tutte le cose in sospeso che vi vengo-no in mente e dite al subcosciente che ve ne occuperete più tardi. (Dovrete occuparvene davvero, o correrete il rischio di non essere creduti quando parlerete con l'io interno; e non volete che accada, vero?) Poi usate la procedura che preferite per la protezione paranormale, ad esempio circondando voi stessi e l'ambiente di luce bianca. In questo capitolo vi darò altre tecniche di protezione. Lavorare con un gruppo di amici che condividono il vostro interesse per lo sviluppo delle capacità paranormali può essere utile. Dividere qualcosa con gli altri é divertente, e l'entusiasmo é una delle chiavi del successo. Scegliete il gruppo con cura, in modo che ci sia compatibilità reciproca. Ogni membro deve essere in buona salute, sia mentale che fisica; non deve essere ambizioso o preso da una passione troppo materiale per le capacità extrasensoriali. Incoraggiate il gruppo a mantenersi sereno, calmo, e soprattutto coltivate il senso dell'umorismo. Un approccio mortalmente serio é, appunto, mortale. State allegri, divertitevi, e ogni persona potrà crescere e svilupparsi nel modo più adatto e benefico. Col procedere delle riunioni, crescerà l'empatia di gruppo. Questo accelererà i progressi. Se vi accorgete che un membro frena il gruppo per mancanza d'interesse, perché parla troppo di cose estranee ai soggetti delle riunioni o fa altre cose negative, trovate un modo dolce per allontanarlo dal gruppo. Fra i punti di vista comuni al gruppo dovrebbe esserci l'idea che é possibile aumentare la propria consapevolezza, e che esplorare l'ignoto é desiderabile. I membri dovrebbero desiderare lo sviluppo delle capacità paranormali per usarle in modo positivo; chiunque speri di sfruttarle per fare del male o controllare gli altri va immediatamente eliminato, perché l'effetto boomerang delle sue azioni potrebbe ricadere, oltre che sul responsabile, sull'intero gruppo. Adottate un'etica molto antica e saggia:

«Purché non facciate del male, fate ciò che volete». Col crescere dell'empatia di gruppo cresce anche la capacità di attrarre o respingere energie. Usate questa forza aumentata in ogni esercizio, partendo sempre dalle procedure di protezione. Eccovi lo schema generico di una procedura che il vostro gruppo potrà adattare alle proprie circostanze e necessità. Elaborate un'affermazione che il gruppo possa enunciare all'unisono; assicuratevi che il significato sia chiaro e che, mentre la pronunciate, ogni membro del gruppo sia consapevole di questo significato. Formulate l'affermazione in modo che contenga le sensazioni da cui il gruppo vorrebbe sentirsi circondato nel campo di protezione. Create un'immagine che incorpori le sensazioni, un'immagine da evocare alla mente mentre pronuncia-te l'affermazione. Un esempio può essere questo: «La grande luce bianca della verità ci circonda, proteggendoci da ogni male. Io voglio che questo potere resti con noi e ci aiuti ad apprendere la verità in tutto ciò che facciamo. Solo il bene può entrare in questo schermo di luce bianca, la grande luce bianca della verità. Cosi sia» (negli esercizi da solo, sostituite «me» a «noi»). Per chi ha forti convinzioni religiose, cantare gli inni preferiti darà energia all'atmosfera e preparerà il clima adatto. Le buone visualizzazioni, in genere, dipendono dal circonda-re il vostro spazio con un campo d'energia che ha un limite preciso. Potete visualizzare la linea di demarcazione, l'interfaccia fra voi e il mondo, come una pelle o membrana che può resiste-re alle penetrazioni, oppure permetterle. Esercizio 2 Schermare l'aura (da soli): chiudete gli occhi e visualizzate una membrana che, distante dal vostro corpo una sessantina di centimetri, lo circonda da ogni lato; un po' come la membrana trasparente attorno ai contenuti liquidi di un uovo, però molto più sottile, sottile al punto di muoversi a ogni vibrazione, respiro o soffio. Vedetela sana e robusta, intera, senza fori o punti deboli; se ne trovate qualcuno, aggiustatelo con l'immaginazione. Per rafforzare il campo protettivo, potete immaginare un pennello che ne delimita i confini in splendidi colori; oppure proiettare la luce di un'immaginaria torcia elettrica lungo i con-

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fini, per dare forza e chiarezza. Usate immagini che stimolino la vostra immaginazione, ogni simbolo che contenga il messaggio di un'aura rinforzata, di un'interfaccia resistente. Forse vorrete rendere la membrana selettiva rispetto a ciò che può o non può filtrare all'interno. Una volta, col campus dell'università in fermento e tanti avvenimenti orribili che si stavano svolgendo, io volevo tenere fuori le emanazioni della paura. Così, mi sono circondata della membrana dopo aver raccolto le sensazioni negative: senza volerlo, mi ero sigillata con quelle sensazioni! Dopo un attimo di nausea e stordimento intensissimi, ho capito cosa era successo e ho immaginato una scopa che spazzava via polvere e sporcizia dalla mia aura. In questo caso, avrei fatto meglio a stare attenta quando ho creato lo schermo d'energia, ma la paura mi ha spinta ad agire in modo sconsiderato. Un'altra buona immagine é il bozzolo, il guscio di seta che le larve costruiscono attorno a se stesse per trasformarsi in farfalle. E per questa qualità protettiva che spesso la seta viene raccomandata per avvolgere tarocchi, sfere di cristallo e simili. Potete visualizzare voi stessi (o il vostro gruppo) circondati da fili di luce argentea, simili a fili di seta. Chiunque ha accesso all'energia illimitata dell'universo. Ovviamente, in un determinato momento nessuno usa molta energia, ma in caso di bisogno é sempre disponibile una riserva in-finita. A volte la gente si taglia fuori da questa riserva, per le convinzioni negative su se stessa e sul mondo. Di solito questo provoca diverse forme di malattia; a volte queste persone diventano vere e proprie «sanguisughe psichiche». Quando inconsciamente assorbono le vostre riserve di energia, voi cominciate a sentirvi stanchi, talora insonnoliti. Dovete capire che queste persone sono bloccate in una situazione malsana per loro e per chi hanno attorno. Se i loro bisogni destano la vostra comprensione, avete la capacità di attingere alla riserva universale e trasmettere loro l'energia in eccesso con l'esercizio che segue. Esercizio 3 Energia illimitata (da soli o in gruppo): rilassatevi, chiudete gli occhi e immaginatevi immersi in un immenso oceano d'energia. Anche se non riuscite a immaginare limiti o confini in questo oceano, rendetevi conto che é solo una goccia della riserva universale: non é possibile restare a secco. Sentite

l'energia che fluisce in voi, vi attraversa ed esce, come un fiume. Mentre inspirate, entra in voi dalla testa, dai piedi e dal petto; quando espirate, esce da braccia e mani, e dal cuore attraverso il petto. Fate una pausa prima di ogni inspirazione, e immaginate di avere dentro un serbatoio che gradualmente si riempie; quando traboccherà, dirigete mentalmente l'energia alla persona che ne ha bisogno. Visualizzate la persona immersa nello stesso oceano d'energia, intenta a inspirare e riempire il proprio serbatoio. Quando avrete finito, non dimenticate di consumare tutta l'energia extra con esercizi psichici o fisici, per evitare il rischio di un'indigestione! Esercizio 4 Nube d'energia (da soli o in gruppo): rilassatevi, chiudete gli occhi e immaginatevi sotto una nube di luce bianca, brillante come il sole. La nube è ovale, profonda circa un paio di metri. Usate tutto il tempo necessario per metterla a fuoco con chiarezza nella coscienza. Lasciate che pensieri e immagini estranee passino nella vostra consapevolezza finché non cesseranno di presentarsi, poi inspirate profondamente e trattenete il fiato contando lentamente fino a dodici. Mentre espirate lentamente, sentite la nube bianca scendere su di voi e avviluppare il vostro corpo. Sentirete un prurito, che di solito partirà da piedi e mani e si spanderà in su e all'interno del vostro corpo, sino a includere la testa. Questa è l'energia sottile che gli yogi chiamano prana, necessaria per il benessere fisico, emotivo e psichico. Restate tranquilli per tre o quattro minuti, finché non cesserà il prurito, poi ripetete il processo. Dopo la seconda volta, riposate per cinque minuti circa e ripetete. Terminate con un periodo di riposo di cinque minuti. Più farete l'esercizio, più diventerà facile e meno tempo richiederà. Potrete arrivare a ridarvi energia appena avrete due minuti liberi, seduti alla vostra scrivania o sull'autobus. Esercizio 5 Flessibilità psichica (da soli o in gruppo): prima di fare questo esercizio dovete costruirvi la riserva di energia psichica con uno degli esercizi precedenti. In stato rilassato ma energizzato, visualizzate una brillante nube bianca come nell'esercizio 4. Quando sarà chiara nella vostra coscienza, usate l'energia che avete accumulato per sollevarvi nella nube. Anziché fare scendere la nube, vivete l'espe-

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rienza di uscire dal corpo e sollevarvi a un punto avvolto nella nube. Mentre lo fate, inalate profondamente e trattenete il respiro contando lentamente fino a dodici; mentre esalate lentamente, rientrate nel vostro veicolo fisico. Dopo un periodo di riposo, ripetete, quindi eseguite una terza volta. Se ripeterete la sequenza ogni giorno, dopo un mese o due noterete spiccati miglioramenti; i dettagli di questi cambia-menti dipendono dalle vostre particolari necessità. La vostra consapevolezza crescerà, e con essa le vostre percezioni paranormali. Esercizio 6 Autoguarigione (da soli o in gruppo): mettetevi a piedi divaricati, con uno spazio fra l'uno e l'altro un po' più largo delle spalle; testa alta e braccia tese. Girate la palma sinistra verso l'alto e la destra verso il basso. E la posizione della Stella, immortalata in un celebre disegno di Leonardo da Vinci in cui un uomo é inscritto in un cerchio. Restate quieti e immobili in questa posizione e sentite l'energia vitale che si attiva in voi, dapprima nella palma sinistra per poi diffondersi. Rafforzate il concetto delle energie vitali che fluiscono in voi; se volete, create visualizzazioni, oppure soffermatevi sul pensiero dell'energia che fluisce. Quando sentirete l'energia fluire, sedetevi e rilassatevi. Mentre continuerete a concentrarvi sul flusso interno dell'energia, ripetete in silenzio asserzioni come: «Sono tutt'uno con le energie vitali universali; entrano in me e fluiscono in me; le sento. Sono tutt'uno con l'energia vitale universale che entra in me e fluisce in me. Sento queste energie. Sono tutt'uno con esse». Rilassati, lasciate che le energie percorrano il vostro corpo per qualche minuto. Dopo aver così rafforzato l'energia guaritrice, mettete a fuoco l'attenzione su un'area di squilibrio fisico che volete guarire, e visualizzate l'energia che fluisce, in quel punto come tende naturalmente a fare. Non sforzatevi, non cercate di far accade-re qualcosa; limitatevi a guardare i meravigliosi poteri di guarigione della natura all'opera. Poi formulate il desiderio che si crei una riserva di energia per vostro uso personale. Il vostro corpo sa dove immagazzinarla; date solo l'ordine che ciò avvenga, dolcemente. Potrete usare questa energia per curare, per gli esercizi extrasensoriali, 184 185

o per l'attività di tutti i giorni. Ripetendo l 'esercizio con regolarità aumenterete la capacità di immagazzinare energia e sfruttarla subito quando ne avrete bisogno. Il passo successivo è visualizzare un'aura dorata attorno a voi, pura e luminosa. Lasciatele assumere la forma di una piramide, con la punta sopra la vostra testa. Vedete la punta che si muta in una spirale che sale sempre di più verso i piani superiori di coscienza, come un'antenna protesa nello spazio. Questa spirale è un'antenna. Trasmette i vostri desideri e bisogni attua-li alla coscienza universale, e riceve esattamente le energie e consapevolezza che vi occorrono per ottenere ciò che volete. Per questo stato molto speciale dovreste avere un'asserzione adatta. Nell'asserzione, chiedete la forza e la compassione dell'intelligenza superiore per aiutare voi stessi e tutti coloro con cui entrerete in contatto a crescere e realizzarsi. Affermate il desiderio che non accada nulla di male a voi o a chiunque altro, e chiedete protezione e guida. Traducete tutto questo nelle vostre parole, perché le vostre parole sono sempre più efficaci, ma nel chiedere guida e assistenza siate molto chiari, precisi. Quando lo farete con l'autentico desiderio di entrare in contatto con la coscienza superiore e di mettere le vostre conoscenze al servizio degli altri, sentirete forza e pace interiori.

13. Conclusione

Per buona parte della nostra vita siamo stati abituati a dipendere dall'autorità di altri: genitori, insegnati, sacerdoti. Abbiamo affidato loro la responsabilità della nostra vita. Questo libro ha l'obiettivo di mettervi in posizione di autorità e responsabilità per ciò che concerne la nostra vita. Sviluppare le capacità paranormali vi consentirà di raccogliere informazioni da una fonte più ampia, e dovrete sviluppare anche la capacità di discriminare per esaminare le informazioni ricevute, le abbiate ottenute da soli o tramite un sensitivo o un medium. La capacità di discriminare é la capacità di identificare i livelli di significato e il loro vero valore nella vostra vita. Cercate i valori, e se l'informazione ricevuta non ne contiene alcuno, non accettatela. L'essenza del significato sta nel contenuto. Guardate le parole. Dicono qualcosa o sono chiacchiere prive di senso? Assicuratevi che le parole abbiano profondità e con-tenuto e siano adatte ai vostri obiettivi, prima di accettarle. Non concedete ad altri autorità su di voi a causa di titoli, posizione o reputazione. Queste sono le trappole che tante perso-ne usano per assumere il manto dell'autorità, che poi sfruttano per convertire altri alle loro idee e convinzioni. Guardate oltre la facciata, decidete se le loro parole vi trasmettono valori e significati. Siete voi l'autorità. Voi soli potete accettare o rifiutare ciò che sentite e vedete. Se una persona parla in base all'autorità di un'altra, ignorate la fonte e ascoltate attentamente ciò che vien detto. Ha valore o significato? Se no, accettare quelle parole non vi servirà a nulla.

Le parole sono l'involucro esterno dei contenuti. Non lasciatevi ingannare da parole attraenti o frasi reboanti. Potrebbero essere vacue, prive di sostanza. L'autorità di decidere sul significato e la sostanza é vostra. Cerchiamo l'autorità per avere potere sugli altri. Gli altri cercano posizioni di autorità per avere potere su di noi. La vera autorità sta nel prendersi la responsabilità della propria vita e delle proprie azioni, di tutto ciò che si dice, si pensa e si sente. Sapendo che le vostre azioni creano cambiamenti nella vostra vita, presente e futura, dovreste anche rendervi conto che influenzate altri. Il vostro effetto sugli altri può essere benefico o dannoso. Compiere questa scelta è vostra responsabilità. Ciò che date vi sarà restituito. Affetto e considerazione per gli altri sono valori cui molti di noi attribuiscono grande importanza. Se questo tipo di energia riempie i pensieri che trasmettiamo, l'essenza dei pensieri che ci torneranno sarà affetto e considerazione. La norma di non fare del male agli altri può aiutarvi nel giudicare qualità e significati. Se ciò che arriva a voi può ferire o urtare qualcuno, rifiutatelo. Sta a voi accettare o rifiutare tutte le idee o energie che vi vengono presentate. Se sentite che ciò che vi viene presentato non migliora la qualità della vostra vita, rifiutatelo. Tutto ciò che accettate nella vostra vita dovrebbe aumentare felicità e benessere. Per quanto disinteressate e altruiste, le intenzioni che comportano sensazioni di vuoto, di stima di sé e infelicità vanno rifiutate. In questo libro abbiamo trascorso assieme un po' di tempo, per sviluppare nuove capacità che renderanno più ricca la vostra vita. Usate queste capacità appena apprese per la vostra vita e per le vite degli altri. Ricordate che la vita è un dono; usatela con saggezza. I miei auguri di successo sono con voi.

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