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l'italiano linguistica

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Anna Salmoiraghi

CONOSCERE L'ITALIANO
Guida all'educazione linguistica per le scuole superiori

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Prima edizione: marzo 1989. Disegni di LUIGI MERATI - Cartine di LUIGI SINIGAGLIA.

ISBN 88-00-41162-2

PROPRIETÀ LETTERARIA RISERVATA

Si ritengono contraffatte le copie non firmate o non munite del contrassegno della S.I.A.E.

Nell'eventualità che passi antologici, citazioni od illustrazioni di competenza altrui siano stati riprodotti in questo volume, l'editore è a disposizione degli aventi diritto non potuti reperire. L'editore porrà inoltre rimedio, in caso di cortese segnalazione, ad eventuali non volute omissioni e/o errori nei riferimenti relativi.

C.M. 411.620 16077-1 - Stabilimenti Tipolitografici «E. Ariani» e «L'Arte della Stampa» della S.p.A. Armando Paoletti - Firenze

Presentazione

Con questa nuova grammatica italiana ci si è anzitutto proposto di mettere a disposizione degli studenti del biennio un manuale che sappia dare una sistemazione in certa misura definitiva alle loro conoscenze intorno alla lingua italiana e alla comunicazione linguistica in generale, e che costituisca inoltre, anche nel proseguimento degli studi, un'opera di consultazione attendibile ed esauriente. Nello stesso tempo — con l'evitare lungaggini e appesantimenti, col presentare la materia in un linguaggio piano, col proporre prospetti e «quadri di riferimento» riassuntivi — si sono predisposti quei mezzi che consentono al docente di portare a termine senza sforzo il programma nell'arco di due anni. Per passare ai contenuti, «Conoscere l'italiano» è anzitutto una grammatica: fonologia, morfologia (e analisi grammaticale), sintassi (e analisi logica). Ma le categorie morfologiche e sintattiche sono state approfondite e chiarite con l'impiego ragionato degli strumenti d'indagine apprestati nella sua evoluzione e nei suoi vari indirizzi dalla linguistica contemporanea. Non solo, ma l'opera mira anche a portare per gradi lo studente ad avere un panorama dei principali problemi affrontati dalle scienze del linguaggio e dalla teoria della comunicazione: di qui l'ampio profilo introduttivo e le due parti conclusive, dedicate alla semantica e alla stilistica. Riteniamo poi che - - grazie all'articolazione esplicita e chiara di tutti gli argomenti — possano venire scelti, nell'uso del ma-

nuale, anche percorsi diversi da quello che ne segue linearmente la struttura: si potrebbe anche iniziare contemporaneamente, per esempio, lo studio dei problemi di linguistica generale e del nucleo morfo-sintattico più tradizionale, oppure alternare la trattazione di questo allo studio della semantica, e così via. Oltre che con altri sussidi che sono stati predisposti, come le «Schede» (si richiama l'attenzione, in particolare, su quelle destinate all'uso del vocabolario e su quelle dirette a stabilire nessi tra lo studio dell'italiano e dette lingue straniere) e come l'Appendice sulla composizione letteraria, confidiamo di avere conferito a questo manuale le specifiche caratteristiche di un vero, efficace strumento di lavoro mediante quello che potremmo chiamare il «laboratorio linguistico»: un complesso organico di esercitazioni dei tipi più diversi (strutturate in modo da consentire spesso allo studente di rispondere direttamente ai vari quesiti o di svolgere sulle stesse pagine del libro l'esercizio proposto) che risponde ad un progetto attentamente meditato e attuato senza risparmio di energie. Rimane, a chi ha compilato questo lavoro, da ringraziare vivamente la Casa Editrice per avere concesso — col consenso degli Autori, tra i quali in particolare si ricorda il prof. Beniamino Proto anche per i preziosi consigli forniti — la libera disponibilità a trarre ispirazione da talune opere dalla stessa pubblicate e, per certe pagine, a rielaborarle.

INTRODUZIONE

Comunicazione e linguaggio

stanno diversamente: man mano che avanziamo nello studio delle lingue, ci accorgiamo che non bastano l'intuizione e il senso comune e che le definizioni che essi ci suggeriscono sono, se non Un libro di linguìstica — come questo che vi ac- inesatte, vaghe e incomplete. cingete a leggere — tratta del linguaggio o di u- Cercheremo tra breve, mediante una serie di tenna o più lingue. Ciò è piuttosto ovvio e intuitivo, tativi e di successive approssimazioni, di stringee ci appare subito chiaro anche l'oggetto della ri- re sempre più da vicino l'oggetto della linguisticerca: il linguaggio, quel mezzo che gli uomini u- ca. Ma prima va chiarito un altro problema che sano per esprimersi e trasmettere e ricevere mes- è sorto proprio all'inizio del nostro discorso, saggi comunicando con i propri simili, e le lin- quando si è parlato di linguaggio e di lingue. gue, per esempio la lingua italiana, che ognuno di noi ha cominciato ad assimilare prima ancora di essere cosciente della propria identità e poi a LA FACOLTÀ DEL LINGUAGGIO E LA VARIETÀ DELLE LINGUE studiare, imparando a scrivere, all'inizio della scuola elementare. Non ci aspetteremmo di dover II linguaggio o, se vogliamo precisare, il «linandare in cerca di complicate definizioni, come è guaggio articolato» è una facoltà propria, tra gli necessario quando intraprendiamo lo studio di u- esseri viventi, esclusivamente dell'uomo. A quena data scienza fisica (la biologia, la geologia) o sta specifica facoltà l'essere umano è predisposto umana (la sociologia, l'etnologia). Eppure le cose sotto l'aspetto fisico e psichico, tanto che po-

1. IL LINGUAGGIO E LE LINGUE

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iremmo quasi considerare l'atto del parlare un comportamento istintivo, allo stesso modo del nutrirsi, del muoversi, del reagire a stimoli, ecc. Però ogni nuovo nato non comincia ad esercitare la facoltà del linguaggio ubbidendo solo all'istinto, e quindi in un modo uniforme per tutti, ma assimila nei primissimi anni di vita una determinata concretizzazione del linguaggio: la lingua in uso presso la comunità cui appartiene. Ora le lingue singole, proprie delle varie comunità linguistiche (le quali possono contare da qualche migliaio a centinaia di milioni di individui), sono molte, non meno di tremila, e sono per lo più molto diverse tra loro. In quale misura e in che cosa sono diverse? E con quali criteri possiamo stabilire un ordine nella multiforme varietà delle lingue? Anzitutto, superata la sorpresa e quasi lo sconcerto che si prova di fronte alla pluralità delle lingue umane (il racconto biblico della Torre di Babele ed altri miti paralleli arrivarono ad interpretarla come la punizione di una colpa, come una maledizione divina), constatiamo che le differenze tra le lingue si collocano in un arco di possibilità relativamente ristretto. La comunicazione verbale realizzata da qualsiasi lingua consiste: • nell'emettere suoni articolati, cioè nettamente distinti tra loro, che ogni lingua seleziona entro una gamma abbastanza vasta (ma almeno tre vocali e una decina di consonanti ricorrono indistintamente in tutte le lingue);

divergono invece in modo più accentuato e sostanziale nell'organizzazione dell'enunciato. Qui troviamo una base per una suddivisione delle lingue in «tipi», che rappresenta un primo mezzo per orientarci nella multiformità del linguaggio umano. La classificazione tipologica più semplice e più nota assume come criterio discriminante il modo in cui la singola parola, e più precisamente la sua «radice», cioè l'elemento portatore del significato fondamentale, viene (o non viene) caratterizzata al fine di essere posta in relazione con le altre parole dell'enunciato e determinata nella sua funzione. I tipi che si individuano su questa base sono tre: isolante, agglutinante, flessivo. Nelle lingue isolanti (di cui è esempio tipico il cinese) la parola si identifica con la radice, è invariabile e di norma monosillabica; essa non riceve nessuna determinazione, ma i suoi rapporti con gli altri costituenti dell'enunciato risultano essenzialmente dalla posizione nella frase. Nelle lingue agglutinanti (esempi: il turco, l'ungherese, il finnico) le parole, come nelle lingue isolanti, sono anche radici, ma, per esprimere molti rapporti, ad esse debbono aggiungersi («agglutinarsi») uno o più elementi formativi («affissi»), ciascuno con un proprio preciso valore.

Infine nelle lingue flessive la radice non ha un'esistenza autonoma; a farne una parola servono gli elementi formativi, i quali possono assolvere più funzioni insieme e si saldano organica• nel riunire sequenze di suoni, ciascuno dei q\iali di per sé è privo di significato, in parole, mente alla radice. Così nell'italiano, che è una che sono unità provviste di significato, e cioè lingua flessiva, dalla radice verbale pari- si ottrovano un riferimento nella realtà al di fuori tengono, mediante desinenze e suffissi, pari-are, parlo, parl-iamo, parlavate, ecc. della lingua; Le lingue flessive si distinguono poi in analiti• nel dare all'enunciato ( = ciò che si dice) una che (come l'italiano, il francese, l'inglese, ecc.) e forma, un'organizzazione, che determina i rappor- sintetiche (come il latino, il greco, il sanscrito, il russo). In queste ultime le caratteristiche del ti delle parole tra loro. «tipo» si manifestano in modo più netto, perché le funzioni espresse mediante elementi saldati alle radici sono più numerose, mentre nelle lingue analitiche intervengono più spesso degli elementi 2. LA CLASSIFICAZIONE formativi autonomi (cioè delle parole particolari DELLE LINGUE a sé stanti, come preposizioni, avverbi, verbi ausiliari). Per cogliere la distinzione tra analisi e sintesi è sufficiente confrontare le espressioni «aLA CLASSIFICAZIONE TIPOLOGICA nalitiche» dell'italiano del padre, più forte, sei aNella scelta dei suoni e nella formazione del- mato con gli equivalenti latini, costituiti invece le parole, pur giungendo agli esiti più disparati, da parole unitarie «sintetiche»: patris, fortior, ale diverse lingue seguono binari paralleli. Esse maris.

LA CLASSIFICAZIONE GENEALOGICA

La classificazione tipologica è utile, ma pecca di un certo semplicismo e, mentre alcune lingue corrispondono esattamente a uno dei tre tipi, altre fondono insieme più caratteri diversi o s'inseriscono con difficoltà nello schema; perciò questa classificazione è stata variamente integrata o anche sostituita con altre più complesse. Ci troviamo su un terreno più sicuro con un'altra classi-

ficazione, del tutto indipendente, che si fonda sull'indagine storico-comparativa: la classificazione genealogica. Il punto di partenza dell'indagine qui è rappresentato da gruppi di lingue che, già a prima vista, appaiono chiaramente simili e «imparentate» fra loro, come l'italiano, il francese, lo spagnolo, il portoghese, il rumeno, tutte lingue «sorelle» che continuano, con sviluppi diversi, la medesima lingua «madre», il latino (più esatta-

LINGUE DELL'EUROPA E DELL'AREA MEDITERRANEA

germamche | 1 slave

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mente il latino volgare); oppure come l'inglese, il tedesco, lo svedese, ecc. o ancora il russo, il polacco, il serbo, ecc., riconducibili rispettivamente a una lingua comune germanica e a una lingua comune slava (a differenza del latino, però, non attestate da documenti). Ora, di più lingue o gruppi di lingue, anche quando le somiglianze non sono evidenti a prima vista ed anzi emergono solo attraverso un'analisi minuta e approfondita, è possibile accertare una remota origine comune: esse sono geneticamente connesse e formano una «famiglia» linguistica. Così il latino (con le lingue neolatine o «romanze» che ne derivano), le lingue germaniche e slave già citate, insieme con altre lingue d'Europa (le lingue celtiche, le lingue baltiche, il greco, l'albanese) e d'Asia (le lingue iraniche e il sanscrito, con le molte lingue attuali dell'India che ne derivano) costituiscono la grande famiglia indoeuropea: la sua fase comune originaria, che va fatta risalire almeno al III millennio a. C., non ci è nota attraverso documenti, ma è tuttavia ricostruibile, almeno nelle linee generali, mediante la comparazione. Allo stesso modo della «famiglia» indoeuropea ne sono state individuate e studiate altre. Citiamo quelle che interessano l'Europa e l'area mediterranea: la famiglia ugro-finnica (ungherese, finnico, èstóne, ecc.); l'altaica (in cui rientra il turco), la semitica (cui appartengono l'arabo e l'ebraico), la caucasica. Altre famiglie linguistiche sono state individuate in Asia, in Africa, in America, in Oceania, fino a un totale di parecchie decine. I grandi raggruppamenti che chiamiamo famiglie appaiono tra loro isolati, sotto l'aspetto genetico; l'indagine comparativa non riesce a risalire ad unità superiori comprendenti più famiglie, che sono solo oggetto di ipotesi e in ogni caso sarebbero da ricondurre a una preistoria remotissima.

• Ogni lingua realizza pienamente le potenzialità del linguaggio e, in rapporto alle esigenze di vita della comunità che la parla, risulta perfettamente funzionale. Non è lecito stabilire gerarchle o graduatorie di merito fra le lingue, viventi o estinte. Un tempo era diffusa l'opinione che si potesse scorgere nel linguaggio un progresso dal semplice verso il complesso, fino a una perfezione cui spesso sarebbe subentrato il decadimento; si attribuiva inoltre il successo di alcune lingue, ad esempio del latino, a virtù intrinseche e peculiari, come la logicità, la precisione, la forza di sintesi. Questi giudizi di valore non hanno fondamento, così come è inammissibile, rovesciando l'impostazione, trovare nell'analiticità e nella speditezza dell'inglese le ragioni del suo attuale, impetuoso affermarsi. In realtà, se una lingua acquista prestigio e s'impone, ciò accade per motivi extra-linguistici: d'ordine politico, economico, culturale. • II piccolo dell'uomo, trasferito, quando è ancora atto ad assimilare la prima lingua, in una comunità linguistica diversa da quella d'origine, fa propria la lingua della nuova comunità tanto facilmente quanto chi le appartiene per nascita. Inoltre — in territori di confine, oppure quando i genitori sono di nazionalità diversa, ecc. — è frequente il possesso di due lingue assimilate entrambe come lingue materne (questo fenomeno è detto bilinguismo). • II linguaggio è del tutto indipendente dalla razza: è impossibile stabilire correlazioni fra determinate lingue o tipi linguistici e singole razze, etnie o nazionalità, e si danno innumerevoli casi di popolazioni diverse che parlano la stessa lingua e della stessa popolazione che parla più lingue diverse. • La differenziazione linguistica non ha mai costituito una barriera invalicabile alla reciproca comprensione tra gli uomini. Ogni lingua straniera può essere appresa, sia pure a prezzo di un certo sforzo, anche dall'individuo adulto. La traduzione da una lingua all'altra, condotta da chi le padroneggi entrambe, è in grado di restituire integralmente i contenuti del messaggio originale. (L'equivalenza diviene approssimativa solo se si tratta di testi ricchi di valori estetici, ma questi si possono perdere anche nell'ambito della medesima lingua, per esempio nel passaggio da un testo poetico alla parafrasi prosastica).

3. CIÒ CHE UNISCE LE DIVERSE LINGUE
Occorre avere un quadro, sia pur sommario, delle molteplici varietà del linguaggio; ma, nello stesso tempo, non dobbiamo perdere di vista quanto, invece, accomuna le diverse lingue dell'unica specie umana. Ecco, in rapida sintesi, alcuni punti essenziali da tenere presenti.

ad esempio. apprendendo l'inglese o il latino o riflettendo sull'italiano. le definiamo «sorelle». e inoltre l'espressione può alludere a sequenze di fatti tra loro diversissimi: può riferirsi a una lingua i cui parlanti furono fisicamente soppressi. Similmente la «morte di una lingua» è un evento non comparabile con la mor- E quando parliamo del «funzionamento di una lingua». «si trasformano». in parte. dopo avere lentamente adottato molte nuove convenzioni espressive. è la macchina. Il procedimento spesso è quasi inconscio ed affiora in certe abitudini espressive. ciascuno dei quali richiede. il personale dell'officina cui mi rivolgo per una riparazione ha una competenza superiore e sa intervenire su molti elementi del motore. Ma. Le eventualità sono molte. fino all'elaboratore elettronico e alla navicella spa- . ed evidentemente non una macchina semplice come la leva o l'argano. ma ciò che conta sempre è la concreta realtà degli uomini che parlano una lingua. Noi. delle comunità di uomini parlanti latino. ISTITUTO UN ORGANISMO? Un procedimento cui ricorriamo per afferrare una realtà che ci sfugge consiste nel confrontarla con altri oggetti dell'esperienza che conosciamo meglio. nella sua interezza e complessità. presso la casa costruttrice. proprio come sono diversi un motore a iniezione. In tutte queste espressioni viene stabilita una analogia tra la lingua e un organismo vivente. di ovviare a qualsiasi guasto. i meccanismi. Alla base non solo di un'automobile. distinguiamo tra lingue «vive» e «morte». L'analogia tra la lingua e un meccanismo urta però a un certo punto contro un ostacolo insormontabile.La conclusione di queste considerazioni è che tutte le lingue hanno pari dignità ed ogni lingua rappresenta sempre. infine nel caso di incompetenza dei meccanici ci sarà sempre un ingegnere o un gruppo di ingegneri. ripristinandone il funzionamento. Nell'uso potremo tranquillamente servirci di termini ed espressioni che personificano le lingue. si trasformò al punto da dover essere considerata un'altra. col tempo. un motore diesel. ecc. STRUTTURA. UN MECCANISMO? 4. una cellula o il cervello. così come l'hanno una pianta o un animale. o rinunciarono alla propria lingua per adottarne un'altra. particolari accorgimenti. prima di intraprendere questo studio. ma un meccanismo che sfrutti una molteplicità di princìpi e di forze fisiche. arriva a darci una rappresentazione esauriente del linguaggio. ma di per sé l'equazione lingua = organismo è. te biologica. inadeguata e fuorviante. o a conoscerne meglio. non una presunta esistenza della lingua come organismo autonomo. da parte dell'utente. Sebbene il confronto tra due o più lingue sia estremamente utile. derivate dalla stessa lingua «madre». coglie nel segno. cui facciamo riferimento. che di quel motore ha una conoscenza completa e perfetta ed è in grado di spiegare qualsiasi inconveniente e. rilevando le somiglianze tra due lingue come l'italiano e lo spagnolo. Anche qui Yanalogia. in una determinata area geografica. se ne vale la pena. LA LINGUA COME ORGANISMO. MECCANISMO. del «meccanismo della formazione del plurale». mettiamo il motore a scoppio. si trovarono ad usare come strumento di comunicazione una lingua ormai distinta dal latino. Quanto accadde fu che. ma non regge più se riflettiamo sul fatto che una lingua possiede una realtà solo sulle labbra di un certo numero di soggetti parlanti. che l'italiano «sorge» o «nasce» in un certo periodo del Medioevo significa riferirsi a una serie di eventi che non ha alcun rapporto con la nascita di un organismo. dobbiamo cercare di cogliere nel modo più preciso possibile la natura e le caratteristiche fondamentali di quella realtà che chiamiamo lingua (che cosa è? come funziona?) e impadronirci di alcuni strumenti concettuali che facilitino il nostro compito. oppure a una lingua che. Della mia auto io so quanto basta per guidarla o poco di più. Dire. Così parliamo di lingue che «si formano». impariamo a conoscerne. molto spesso. anche lo studio della sola nostra lingua materna. di una frase «che funziona» e di un'altra «mal congegnata»? In queste espressioni la realtà a noi familiare. un motore a turbina. l'automobile. il linguaggio umano. se ne penetriamo a fondo le strutture. «si fondono». Essa può risultare illuminante se si vuole intendere che una lingua ha una propria complessa organizzazione interna. ma del più avanzato prodotto tecnologico. non solo. ma queste lingue ci appaiono diverse l'una dall'altra.

Questa. ha un'organizzazione interna e. che è una struttura. al pari di un essere vivente. come una macchina. viene posta in evidenza in modo più pertinente e meno ambiguo se diciamo che essa è un sistema. ci trasmettono una nozione esatta: la lingua.o HH Q O ESI ì=> ziale. o meglio (usando un termine che ha giustamente avuto fortuna in linguistica come in altre discipline) che ha una struttura. che è una caratteristica essenziale di ogni lingua. la macchina non ha misteri. Che cosa vogliamo intendere esattamente? Una . nelle loro radici più profonde. LA LINGUA COME STRUTTURA Le analogie tra la lingua e un organismo o un meccanismo. ha un complesso di elementi coordinati tra loro e funzionali. tutti i segreti del suo funzionamento. c'è un progetto umano. per quanto sofisticata.ed è appunto qui che l'efficacia dell'analogia ha fine — è un congegno incomparabilmente più complesso e imprevedibile di ogni meraviglia tecnica. Ma la lingua . al di là delle storture che si produ- cono se le prendiamo troppo alla lettera. e non c'è ingegnere che conosca.

-• IDEOGRAMMI CINESI i . morfologia.-. • * • O1 ** * C D E • F G ri **** T — U V W. j .... 6) Alcune bandierine della segnaletica navale per l'indicazione di lettere e numeri..--. nel corso di tale lavoro di analisi.. dove procediamo individuando via A — Q — . O __— • * • * ' 7 8 9 0 .-. si giustificano e si spiegano l'una con l'altra. —. K — . L'attenzione permanente alla struttura ci serve da guida nel rettificare momento per momento i nostri procedimenti e nell'evitare il pericolo di una conoscenza frammentaria e inadeguata.. 1-4) Alfabeti a tipi di scrittura antichi e moderni.-. il lessico della nostra lingua. Lo stesso vale all'interno di ogni sezione della linguistica.— L . sintassi.-. le forme. «i • Y Z 1 » — _ -. risulta nel suo insieme qualcosa di più della somma di quegli elementi.. ricorderemo sempre. ne ha elaborati molti altri. /\ ii— «i. * * -. M N O P O R 2 3 .struttura è ciò che.. è ciò in cui le diverse parti sono solidali tra loro e si integrano. In queste due pagine e nelle seguenti ne vedete alcuni esempi.••. ma senza perdere mai di vista quel tutto che è il solo a possedere un pieno significato.. in linguistica noi corriamo continuamente il rischio di smarrire nell'analisi delle parti il senso della totalità e quindi del- la realtà. 4 5 .-•. semantica) sono solidali tra loro e solo per comodità di esposizione le trattiamo una dopo l'altra. è ciò che possiamo scomporre e analizzare.-. che le diverse parti in cui suddividiamo il nostro studio (fonologia. nei settori e per gli scopi più diversi.. come ogni altro fenomeno complesso.. Poiché studiare una lingua. r // codice linguistico è il sistema di segni «naturale" e «primario». di simboli. i costrutti.. che in qualche caso prendono il nome di segnali o. se richiamano direttamente un oggetto.. comporta una serie di distinzioni e di suddivisioni. Ma l'uomo. Quando passeremo in rassegna i suoni. composto di molte parti o elementi. 5) II codice telegrafico Morse.

norme. 10) La tavola degli elementi chimici dì Da/fon (1808).tere fondamentale già rilevato: essa. ma nel quadro di altre manifesta. 9) Rappresentazione allegorica della Giustizia nei tarocchi. cioè di insie. del diritto. ne appare come un istituto. Una lingua è un istituto come lo sono il complesso di leggi e di consuetudini che regolano la vita associata nel campo dell'economia. . 13) Segnali stradali. zioni della vita associata degli uomini. della politica.o tS3 & Q O me di usi. 11) // linguaggio del computer. essa ci Quando consideriamo la lingua un istituto.i rapporti dei singoli nell'ambito della comunità. comportamenti diretti ad un fine. delle strutture. anche se via dei sistemi. 12) Esempio di notazìone musicale (da un brano di Mozart). o l'insieme di credenze LA LINGUA COME ISTITUTO e di riti che costituiscono una religione. PESCI 20 febbraio 20 marzo 7) Alcuni segni zodiacali. 8) Due antiche carte da gioco. dei parallelismi e delle opposizioni strutturali. o le Se poi passiamo a considerare la lingua non più consuetudini e gli usi cerimoniali che orientano in sé e per sé. Impieghiamo questo mettiamo più chiaramente in evidenza un carattermine nel senso di «istituzione».

credenze di popoli primitivi (e non solo primitivi) non possono non essere giudicati arretrati. D'altronde proprio il confronto con gli altri elementi dell'eredità culturale. le lingue più anticamente attestate non mostrano alcuna traccia di primitività rispetto alle lingue di oggi. mentre per la maggior parte delle istituzioni umane — e in particolare il sapere scientifico e la tecnologia . Il linguaggio è infatti posseduto da ogni comunità umana. Similmente. ci consente di rilevare la peculiarità del linguaggio.l'essere umano è predisposto all'acquisizione del linguaggio. ma viene trasmessa al singolo dalla comunità come parte dell'eredità culturale. mentre molti costu- mi. in forme diverse. al medesimo livello di compiutezza (vedi § 3). riti. inferiori.è accertabile di età in età un'evoluzione e un progresso. istituzioni. non rientra nell'eredità biologica. Infine ogni singolo individuo si trova in un rap- . con gli altri «istituti». presente fin dalla nascita. in alcuni casi controproducenti e aberranti.

che di per sé hanno strutture meno complicate del linguaggio. presso le civiltà dell'America precolombiana) il segmento preso in considerazione è rappresentato dalla singola paro/a. Gli abbozzi di una montagna. ha preceduto e reso possibile il sorgere e l'evolversi di tutti gli altri istituti della civiltà umana. la sillaba o il suono linguistico (nella tavola qui sotto sono esemplificati i tipi fondamentali). E. Tentativi del genere. di un'onda. Insomma. potrà durare nel tempo ed essere trasportato a distanza. rispondono a fini pratici immediati ma non possono essere considerati un vero tipo di scrittura. 10 . in Egitto. proce- de molto più lentamente. disposti uno dopo l'altro. La scrittura Dal pittogramma all'ideogramma II mezzo più elementare e quasi istintivo per rappresentare visivamente il linguaggio consiste nell'accostare dei disegni (pittogrammi).CS! P O o porto del tutto speciale con l'«istituto» lingua. che furono inventati circa cinquemila anni fa. e il messaggio. di una tenda. mentre la sua integrazione in altri istituti di questa. con uguali potenzialità. sotto l'aspetto linguistico. un membro a pieno diritto della comunità. a tutti gli uomini. La lingua deve essere sottoposta ad analisi e suddivisa con un qualche criterio in segmenti convertibili in segni grafici. in Mesopotamia e in Cina (e. rileveremo che esso. I diversi tipi di scrittura che si sono succeduti nel tempo variano a seconda del criterio adottato nella scelta del segmento: la parola. Si ha difatti una scrittura solo quando viene elaborato un sistema di segni atto a rappresentare graficamente quel sistema «primario» di segni che è la lingua. potranno significare che «dalla montagna l'uomo marcia verso la tenda presso il fiume». ma affatto particolare. osservati presso popolazioni «primitive». Il bambino arriva a dominare i meccanismi della lingua materna con una rapidità e una sicurezza che non cessano di stupirci e ben presto diviene. dipinto su una pelle o una scorza d'albero. comune dall'origine. molto più tardi. di un uomo che cammina. ciascuno dei quali corrisponda a un oggetto o a un'azione. non senza difficoltà e traumi. indipendentemente l'uno dall'altro. soprattutto. Nei sistemi di scrittura più antichi. il linguaggio è sì un «istituto».

C. solo degli specialisti. Essa impiega ancora un ristretto numero di ideogrammi. o sillabe. poiché nello scomporre le parole in sillabe e nel far equivalere un segno ad ogni sillaba si doveva ricorrere a semplificazioni e approssimazioni. Ad ogni fonema corrisponde un segno. Per il fenicio. questa limitazione non pregiudica la funzionalità del sistema. Ma. che si vale di ideogrammi. l'alfabeto fenicio non potrebbe servire a rendere. ogni fonema trova corrispondenza in un segno grafico. che avevano contatti commerciali con i Fenici. nomi propri. dai Fenici. non è possibile prescindere dalle vocali). gli scribi). e. d'ora in poi il processo dì alfabetizzazione. come in italiano. Le due scritture create in Egitto e in Mesopotamia verso la fine del IV millennio a. risultano complicatissime per le convenzioni adottate e. dopo altri esperimenti che non ebbero sviluppi. L'ideogramma è un disegno stilizzato. nuove esigenze e. le consonanti bastano a individuare una parola e a eliminare ogni ambiguità. o anche singoli suoni. pronomi. salto diventerebbero tutte s-l-t. di tracciato molto semplice e ben distinto da tutti gli altri. poiché la stessa sillaba ricorre in moltissime parole. facilitando la resa di termini astratti. dovremo dire: ogni fonema consonantico. partono anch'esse dagli ideogrammi. solito.Questo sistema si manifesta nella sua forma più tipica e coerente nella scrittura ideografica cinese (sorta tra il III e il II millennio a. in sostanza tanti quante sono le parole (gli ideogrammi cinesi di uso comune sono circa 6000). alla conclusione di questa evoluzione della scrittura che conduce dal complesso al semplice. tra il IX e l'VIII secolo a. prescinde assolutamente da ciò che le parole significano. di lettere (nell'alfabeto fenicio sono 22). si individuano le unità elementari: i suoni o «fonemi». C. Poiché il sistema fonologi- co di una data lingua comprende di norma tra i 20 e i 30 fonemi. la scrittura alfabetica. La conquista dell'alfabeto: Fenici e Greci II passo decisivo. così com'è. più esattamente. salute. Queste scritture richiedono però pur sempre un numero elevato dì segni (non più migliaia come in cinese. in un contesto dato. ma li integrano con elementi fonetici: sono sistemi ideografico-fonetici. anzi nella «catena parlata». ma sistematica — in elementi più semplici. l'italiano: le parole salato. per esempio. la scrittura geroglifica e la scrittura cuneiforme. I Fenici. in cui spesso l'oggetto originariamente ritratto è irriconoscibile. nuove strutture sociali suscitarono tentativi di superamento dei sistemi di scrittura ideografico-fonetici. C. in alcune regioni. e rappresenta una parola. C. è necessario un lungo tirocinio (le possono usare. Allora i Greci compirono l'ultimo passo sulla via della conquista di un sistema di scrittura sostanzialmente adeguato ai suoi fini. registrarono solo le consonanti. mentre i sistemi ideografici erano difficilmente esportabili. Tentativi di razionaiizzazione dei sistema Nel II millennio a. Quando. fu compiuto verso il 1000 a. ma ogni altro. Dunque. Occorre però un numero elevatissimo di segni diversi tra loro. reso molto più semplice. per il loro apprendimento. Un esempio di questi tentativi è la scrittura sillabica detta «lineare B». in pratica.. che il numero di segni occorrente è molto inferiore a quello dei caratteri geroglifici o cuneiformi. È evidente. Il sistema che idearono. saluto. con alcune modifiche. sorse l'idea di adottare il loro alfabeto. Dal fenicio presero. in uso ancora oggi). basterà non più di una trentina di segni. C. che è una lingua semitica. ma di norma le singole parole vengono scomposte in sillabe e ogni sillaba resa con un segno. ma comunque molte centinaia). La via da seguire era una più precisa analisi dei suoni della parola e la sua scomposizione — non occasionale. Con tutta una serie di ingegnosi artifici si perviene a rendere con ideogrammi non solo i termini concreti facilmente raffigurabili. perché.. Molti segni si collegano a intere parole. congiunzioni. convertirono le semiconsonanti y e w in vocali 11 . sarà uno degli elementi fondamentali dell'incivilimento. con modifiche non sostanziali. ma altri rappresentano gruppi di suoni. si pose il problema di superare questa limitazione (giacché in greco. La «lineare B» era tuttavia ben lontana dal rappresentare una soluzione adeguata al problema di fissare per iscritto una lingua. nelle parole. in uso a Creta e nella Grecia peninsulare tra il 1400 e il 1200 a. e quindi ne è più facile l'apprendimento e più rapido l'impiego. infatti. C. tra i Greci. Non è più necessario un lungo apprendistato per padroneggiare la scrittura e. salita. le consonanti di cui abbisognavano. per quanto riguarda l'alfabeto fenicio.

con verte le lettere di un certo numero di parole in una successione di impulsi elettrici soggetta a determinate regole (le «codifica»). nel senso di un insieme di convenzioni volte al fine di comunicare. comune a emittente e ricevente. sono ben più complessi). l'atto dell'udire (o leggere) e comprendere a una decodificazione. ormai di uso corrente. è nato nell'ambito della teoria della comunicazione. un proprio segno. Lo schema riportato qui sotto va integrato con altri due elementi: il contesto e la ridondanza. e precisamente dall'analisi delle telecomunicazioni. trasmesso a distanza. che parte di qui (e i cui sviluppi. L'atto del parlare (o scrivere) viene assimilato alla codificazìone di quanto l'emittente intende comunicare. ha fornito i propri modelli a molti campi della scienza. che conosce l'alfabeto Morse (il «codice»). LA LINGUA COME CODICE E SISTEMA DI SEGNI Fin qui abbiamo cercato di rispondere alla domanda: che cosa è una lingua? Concentriamo ora l'attenzione sul secondo quesito: come si realizza la comunicazione linguistica? Ci varremo di due termini fondamentali: codice e segno. Anche la linguistica ne ha tratto tutta una terminologia. e ha adattato al linguaggio umano lo schema fondamentale del processo di comunicazione riportato a pie di pagina. viene ricevuto da un altro operatore. 5. come è ovvio. o. Di alcune sue residue inadeguatezze a rendere esattamente tutti i fonemi parleremo nella fonologia. tutti i fonemi. praticamente identico a quello che usiamo. una lettera. riflettiamo su quanto si verifica nella trasmissione di un telegramma: un operatore. Nel processo della comunicazione linguistica (orale o scritta) il codice è rappresentato dalla lingua parlata dall'emittente (locutore. ma la sua capacità di stabilire un'effettiva comunicazione dipende anche dal contesto: cioè. almeno in linea di principio. come l'informatica e come la biologia (si pensi al codice genetico. che riconverte il messaggio in lettere e parole (lo «decodifica»). consonantico o vocalico.(/'. Il messaggio ha la sua base nel codice. le parole e i co- 12 . in cui a ciascun fonema. corrisponde. È il nostro alfabeto. e. anch'egli a conoscenza del codice. u) e utilizzarono tre lettere. il complesso di informazioni codificate interno alle cellule). parlante) e dal ricevente (destinatario. Nasce così l'alfabeto. poiché dall'alfabeto greco (o più esattamente da una delle sue forme) deriva quello latino. Scegliendo l'esempio più semplice. questo «messaggio» codificato. CONTESTO E RIDONDANZA L'uso del termine «codice». interlocutore). per le vocali a. che rappresentavano consonanti estranee al greco. LA LINGUA COME «CODICE» La teoria della comunicazione.

miologia in tutta l'estensione delle sue indagini.verso di segni. col rischio che il messaggio giunga non integro a ma il contatto stabilito con questa scienza ci destinazione. della logica simbolica. i dati della realtà sociale cui biamo introdotto (lingua = codice = sistema di un discorso o un testo si riferiscono. sia per «linguaggi animali». come è evidente. Qui non dobbiamo seguire la sesione e determina una perdita d'informazione. ma rendendolo «ridondante». sostituisce qualcos'altro. è «articolato» e «simbolico» frase «I vostri panini sono pronti». D'altra parte gli uomini un atto intenzionale del parlante (per es.gue naturali sono sistemi diretti o «di primo grazati in modo da corrispondere ad altrettante do». al rumore si ovvia formulando il consente di scoprire. la realtà esterna). mentre altri sistemi di segni sono «di seconlettere.strutti di un messaggio breve o del segmento di ce telegrafico e in cui i segni. dunque che il codice Morse è un sistema di segni.della matematica. ecc.linguaggio stesso. Ciò accade chi mediante segni: varie specie animali impiegaanche nel messaggio linguistico. mia». la scrittura.1 L'argomento cui qui si accenna rapidamente è sviluppato ne di complessità infinitamente superiore al codi. LA LINGUA COME SISTEMA DI SEGNI Inoltre quei sistemi di segni che sono le lingue si distinguono come naturali rispetto ai linguagOra compiamo un altro passo e domandiamoci: gi artificiali fissati convenzionalmente dall'uomo in che cosa consiste il messaggio codificato. non m'interessa mica». senso che è costituita di verba.guaggio). ma estendia.è dal greco sedal «rumore». come tino. anche la lingua è un sistema di segni. alla segnaleticodice consiste in segnali diversi tra loro (una ca stradale. In quanto codice. Diremo (parole. mediante raffigule parole in tondo possono essere tolte senza che razioni. La nuova equazione che absazione si svolge. ecc. cifre. ma anche con i gesti. tutto ciò che disturba la trasmis. sostituiun messaggio più ampio si spiegano a vicenda e scono gli elementi della realtà (i «referenti») o acquistano pieno valore se si tiene conto di altri li organizzano1.nel capitolo 43. Ogni segno del codice trova corrispondenza in qualcos'altro. in latino «parole») da altre forme di comunicazione «non verbali» ugualmente proprie dell'uomo. sillabe o suoni). le parole. organiz. Preciseremo muti il contenuto dell'enunciato).no rudimentali sistemi di segni. dell'insmissione telegrafica la risposta è immediata: il formatica alla notazione musicale. sia perché così quindi che il linguaggio umano. «segno»). segmenti precedenti o successivi e di altri messaggi simili. segni) ci immette in un vasto e multiforme uniRicollegandoci poi ancora alle telecomunicazio. i cui segni rinviano al sistema del Scartiamo il termine segnale. ma molti. la semiologia (semio. un ordi. indicazioni della virgola. sai. che presenta. dei quali si occupa una scienza ni. cioè carico L'uomo non è l'unico essere vivente che comunidi ripetizioni e di elementi accessori. e sostituiamogli segno. nella non comunicano e non si esprimono solo con la frase «A me. E rileveremo ancora che le linserie di combinazioni di punti e linee).LA SEMIOLOGIA mo il termine fino a comprendere la situazione. sta al posto di qualcos'altro: è appunto questo il preciso valore che attribuiamo a «segno». rispetto ai linprevedono le strutture stesse della lingua (nella guaggi animali.do grado» (composti cioè di segni di segni). tutto ciò. Per «contesto» non intendiamo poi solo dei fatti di ordine linguistico. ecc. interpretratta di una pluralità di panini viene segnalato tandola e ricostruendola. che potrebbe gene. scomposto nei suoi elementi rare ambiguità. del trat. parola. 13 .). dai complessi linguaggi quali elementi è composto il codice? Per la tra. di per gli scopi più diversi. esistono cioè dei mente caratterizzato dalla ridondanza. osserviamo che in esse non si può prescindere apposita. il fatto che si (cioè complesso e tale da rappresentare. Di sistemi di segni non ne esistono certo due soli quell'insieme di circostanze in cui il messaggio si (quello delle telecomunicazioni e quello del lininserisce (ad esempio il luogo in cui una conver.stingueremo la comunicazione «verbale» (nel nunciato). alcune messaggio non in base a un principio di «econo. ecc. § 7. attraverso la musica.méion.distinzioni fondamentali relative al linguaggio. e dida tutt'e cinque le parole che costituiscono l'e. o chiarire meglio. che è frequente.

in una pluralità di varianti locali. furono tutti assimilati (le loro lingue influirono solo sul lessico. il provenzale. C.). Fermiamoci dunque ora su questo aspetto dello studio del linguaggio. in Britannia. soprattutto come lingua del cristianesimo. si può studiare lo svolgimento storico della lingua non solo nel suo assieme. da città a città. fasi distinte tra loro.). lungo il Reno e il Danubio. strutture. dal Duecento ad oggi. le città riassumono il loro ruolo propulsivo. perché i gruppi di invasori e di dominatori stranieri. l'italiano. fin qui. alla protolingua indoeuropea. UN ESEMPIO: DALL'ITALIANO AL LATINO Prima della conquista romana in Italia si parlava una ventina di lingue diverse. quasi da luogo a luogo. Nell'arco di circa trecento anni — tra il IV e il I secolo a. la lingua del popolo dominatore. adottata per il suo prestigio più che imposta dalla forza. in tutta la parte occidentale dell'Impero Romano: in Gallia. col metodo comparativo. Comincia di qui la storia dell'italiano. C. al di fuori della penisola. parole — verranno indagati nella loro origine e. di secolo in secolo e magari di generazione in generazione. s'indebolisce in tutte le sue strutture. bene o male. se vorremo. C. ecc. quando non si tratta di innovazioni. si accentua e si accelera il processo di trasformazione della lingua parlata (latino «volgare»). . una realtà unitaria. C. gallico. imparentate fra loro o isolate (latino.6. rispetto al latino. una lingua nuova. numericamente esigui. a partire dal III secolo d.) al sorgere della letteratura (III secolo a. si frantuma in Occidente in una pluralità di nuove formazioni statali. da questi al latino volgare e al latino classico e. La lingua si trasforma di età in età — in modo lento e discontinuo nelle strutture di base. il quale rappresenta. Poi. umbro. affondano le radici nel passato. Mentre il latino «classico» sopravvive. così come le altre lingue romanze. osco. oltreché il lessico. sulla base dell'idioma della Toscana.a causa della profondità delle trasformazioni intervenute — un altro stadio del latino: è una lingua a sé. venendo trasmessa di generazione in generazione. e intanto il latino andava estendendosi. si risalirà dalla lingua di oggi a stadi precedenti dell'italiano. DIACRONIA E SINCRONIA Come è evidente. Che cosa è. messapico. i suoni e il sistema morfologico e sintattico. Ma l'italiano che emerge nel Duecento. sotto l'aspetto linguistico in Italia non si verificò mai una frattura netta. una serie di eventi drammatici modifica il corso della storia politica. ma in ogni suo singolo aspetto: tutti i fenomeni linguistici — suoni. l'italiano! Tra l'età di Augusto e il Duecento. dal latino. nell'Africa settentrionale. LA LINGUA NELLA STORIA E NEL PRESENTE: DIACRONÌA E SINCRONÌA LA LINGUA NELLA STORIA Nel nostro discorso. È un processo secolare che culmina dopo il Mille. si profila la formazione di alcuni stati «nazionali» e infine. cede agli invasori. Per un esempio riferiamoci alla nostra lingua e al nostro paese. L'Impero Romano soggiace a un'inarrestabile crisi economica e sociale. gli accenni alle vicende storiche delle lingue non sono mancati. emergono e si fissano per iscritto il francese. Questa trasformazione investe. Ci fu dunque una lingua che. come lingua scritta. in Spagna. pur attraverso una vicenda storica tormentatissima. forme. Noi possiamo seguire la storia del latino attraverso varie fasi o stadi. ma sono rimasti occasionali. più rapidamente e incessantemente nel lessico — e tutte le lingue attuali sono il risultato di un processo storico. 14 . espressione di questo riassestamento. — a tutte si sostituì. non può essere considerato .1 secolo d. passò per una serie di stadi successivi. C. e in misura modesta).) e al suo pieno rigoglio (I secolo a. quando le energie umane si risvegliano. e si attua in modo diverso da regione a regione. lo spagnolo e nel Duecento. il latino. dalle più antiche attestazioni (VI secolo a. ma in modo attendibile. Ogni lingua ha una propria storia e ogni territorio una propria storto linguistica. anche se è incessantemente mutato nel tempo e vi si noteranno. C. il catalano. che è una lingua indoeuropea (vedi § 2). con immediate ripercussioni su quella linguistica. ricostruibili su un arco di tempo più o meno ampio a seconda della documentazione disponibile. etrusco. ricostruita ipoteticamente. Con l'età di Augusto l'unificazione anche linguistica dell'Italia può considerarsi conclusa.

suddiviso in più piani: svolgendo una ricerca diacronica ci spostiamo da un piano all'altro. in continuo progresso. «lettere».. una scienza relativamente «giovane» e. con esplicito riferimento alla lingua scritta) nacque nel mondo ellenico nel III secolo a. «attraverso» e chrónos. ma la riflessione degli uomini sul linguaggio risale molto indietro nel tempo e prese. la cui lingua era ormai notevolmente lontana dalla lingua d'uso. dove venne adattata al latino. L'ANTICA GRAMMATICA 7. siamo passati dalle considerazioni sul linguaggio e sulle lingue alla scienza che si inte- La grammatica (dal greco grommata. o si affianca. e quando la cultura greca venne a contatto in Oriente e in Occidente con popoli parlanti idiomi diversi e interessati a conoscere il greco. GRAMMATICA E LINGUISTICA Parlando di indagine diacronica e di indagine sincronica. al metodo che consiste nel raccogliere. «segni grafici». gli Stoici e. Inoltre — se guardiamo al metodo impiegato nella raccolta dei materiali. per ottenere un quadro sincronico ci fermiamo su un determinato piano. La diacronia (dal greco dia. La grammatica passò poi a Roma. I Greci considerarono la grammatica una téchne. quando si avvertì l'esigenza di una preparazione specifica per ben interpretare i classici antichi. C. descrivere e interpretare unitariamente tutti i fatti linguistici di una determinata fase di una lingua (per esempio l'italiano di oggi). si sono inseriti gli assi in un cilindro. nella loro sistemazione. E. gli Scolastici. al suo svolgimento sull'asse del tempo. ressa a questi problemi. nel Medioevo.Questa prospettiva storico-comparativa si oppone. La differenza tra le due prospettive viene sottolineata nel modo più preciso dai termini diacronìa e sincronìa. nel passato. cioè un'arte come la retorica o la poetica. la linguistica. Tuttavia essa derivò vari princìpi dalle riflessioni sul linguaggio di filosofi come Piatone. rimanendo sostanzialmente sulle basi originarie fino al Settecento. oggi. 15 . Il disegno sopra rappresenta la coesistenza dei due assi mediante due rette che si intersecano. «tempo») corrisponde all'aspetto storico della lingua. sotto questo nome. «insieme» e chrónos) indica l'insieme dei fenomeni linguistici in un momento dato. non una scienza rigorosa come la geometria o la logica. Per ottenere una visualizzazione più efficace. il nome di grammatica. una verticale (la diacronia) e una orizzontale (la sincronia). la sincronia (da syn. e da Roma fu trasmessa al Medioevo e al Rinascimento. Aristotele.

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nell'individuazione di norme, ecc. — si deve riconoscere all'antica grammatica una dignità scientifica, sia pure entro i limiti di una scienza applicata, diretta essenzialmente all'obiettivo dell'apprendimento di una lingua letteraria.
LA LINGUISTICA STORICO-COMPARATIVA

Fu all'inizio dell'Ottocento che si costituì come scienza, nel pieno senso del termine, la linguistica storico-comparativa; essa non si contrapponeva alla grammatica tradizionale, della quale anzi conserva in gran parte l'impalcatura teorica e la terminologia, ma alle speculazioni astratte sul linguaggio e alle ricerche etimologiche condotte fino allora in modo del tutto fantasioso. La linguistica storico-comparativa, confrontando i suoni, le forme e il lessico di gruppi di lingue imparentate (le lingue indoeuropee, semitiche, ecc.: vedi § 2), né ricostruisce la storia, illustra i loro mutamenti nel tempo, ne recensisce e spiega le regolarità e le anomalie. Nata in età romantica, la linguistica storica nel corso dell'Ottocento perfezionò via via i propri metodi sul modello delle scienze positive, in particolare quelle naturali, operò su un vasto materiale col metodo induttivo e cercò di scoprire ed enunciare «leggi» che avessero la stessa validità delle leggi fisiche. Questo indirizzo dominò gli studi sul linguaggio fino ai primi decenni del Novecento, anche quando le correnti filosofiche ispirate all'idealismo, che rivendicavano l'assoluta libertà della creazione linguistica, contestarono la possibilità di applicare al linguaggio i metodi naturalistici e, nella loro condanna, coinvolsero anche la grammatica tradizionale.
LO STRUTTURALISMO

comparativo, viene posta in secondo piano e prevale l'indagine «sincronica», rivolta soprattutto alle lingue nella loro realtà attuale di lingue parlate. Inoltre l'indagine non è più diretta soltanto al ristretto settore delle lingue indoeuropee e di poche altre, ma si estende a tutto il multiforme universo del linguaggio, con la conseguenza che parte delle categorie della grammatica tradizionale, elaborate in funzione del greco e del latino, risultano inadeguate, mentre si impongono nuove distinzioni e una nuova terminologia.
LA LINGUISTICA GENERATIVA

A partire dagli anni Sessanta allo strutturalismo, e ad altri indirizzi paralleli che qui trascuriamo, si contrappone una nuova concezione della linguistica, che ambisce a porsi, attraverso una «rivoluzione copernicana», come una linguistica rifondata: la grammatica generativa-trasformazionale, cui ha dato avvio il linguista americano Noam Chomsky. Il nuovo indirizzo è connesso a una concezione rinnovata della ricerca scientifica in generale e deriva i propri metodi da quelli della matematica: esso mira a costruire, ad un alto livello di astrazione e valendosi di un'apposita simbologia, dei modelli teorici, con regole da cui tutte le frasi di una lingua possono essere «generate», cioè dedotte, per mezzo di una serie di «trasformazioni», e ricerca, al di sotto dei fenomeni delle diverse lingue, le «strutture profonde», proprie non di una data lingua, ma di tutte, vale a dire del linguaggio.
LA GRAMMATICA OGGI

Frattanto — con la pubblicazione postuma, nel 1916, del Corso di linguistica del ginevrino Ferdinand de Saussure e le ricerche di fonetica, intorno al 1930, del Circolo di Praga — si andava preparando quella svolta nella scienza linguistica che portò allo strutturalismo, affermatosi, con le sue varie correnti, negli ultimi cinquant'anni. Il contatto con altre scienze veniva mantenuto, ma le discipline prescelte, piuttosto che le scienze della natura, furono quelle umane, come la psicologia, la sociologia, l'etnologia. Con lo strutturalismo la ricerca «diacronica», che era stata privilegiata dal metodo storico-

Un libro di linguistica destinato oggi alla scuola, una «grammatica», mette a profitto le conquiste dei vari indirizzi della ricerca che si sono succeduti nell'Ottocento e nel Novecento; d'altra parte raggiunge meglio i propri obiettivi mantenendo alcune suddivisioni e categorie della grammatica tradizionale, nata appunto, come si è già visto, in funzione dell'insegnamento. E, mentre la linguistica ad un livello rigorosamente scientifico ricerca, illustra e spiega i vari fenomeni senza dare valutazioni e suggerimenti sul piano pratico, la «grammatica» ha anche l'obbligo di indicare quale è la norma, cioè l'uso linguistico da considerare «corretto». Derivano di qui quegli interventi «normativi» o «precettivi», che risul-

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tano tanto più accettabili ed efficaci quanto più sono discreti e tengono conto della realtà della lingua nelle sue continue trasformazioni e nella sua varietà di «registri» (vedi § 9).

via preliminare rispetto alla fonologia, la fonetica studia i suoni del linguaggio in generale, nelle loro caratteristiche fisiche. (Tutti i termini tecnici che abbiamo qui citato hanno per base la parola greca phoné, «voce, suono»).
MORFOLOGIA

8. LE PARTI DELLA GRAMMATICA
DIVERSI PIANI DI DESCRIZIONE E DI ANALISI

Lo studio della grammatica viene generalmente suddiviso in «parti» (fonologia, morfologia, sintassi, semantica e stilistica). Nella trattazione di un argomento complesso un'articolazione risponde in generale ad esigenze d'ordine e di chiarezza e poi a necessità imposte dalla materia stessa. Però in linguistica l'opportunità delle suddivisioni può essere contestata: non è certo per gradi scanditi da categorie grammaticali che si assimila la lingua materna o «prima» lingua, e noi tutti, quando formuliamo frasi italiane, non pensiamo minimamente ad assegnare a settori distinti i vari atti linguistici che compiamo in una volta sola. Anche nell'insegnamento di una lingua straniera, di una «seconda» lingua, prevale il metodo diretto o globale, che vuole riprodurre per quanto possibile i processi con cui viene assimilata la «prima» lingua. Peraltro, quando il nostro scopo è quello di approfondire le strutture di una lingua, una ripartizione della materia si rivela indispensabile; ma avvertiamo che non si tratta propriamente di parti, bensì di distinti piani o livelli di descrizione e di analisi. Infatti è sempre la medesima realtà, un insieme o corpus di atti linguistici, che noi esaminiamo di volta in volta in prospettive diverse, scomponendo la «catena parlata» o «discorso» in segmenti di diversa ampiezza, da sottoporre via via ad analisi appropriate. Diamo qui una sintetica caratterizzazione di questi diversi «piani» o «livelli», su cui ci tratterremo poi più diffusamente nel corso della trattazione vera e propria.
FONOLOGIA

La morfologia, facendo attenzione al senso del discorso, passa ad un secondo ordine di unità minime, quelle provviste di significato: sono le parole, costituite di norma da più fonemi. La morfologia classifica le parole in «parti del discorso» (sostantivo, aggettivo, verbo, avverbio, ecc.) e studia le forme diverse nelle quali esse possono presentarsi, con variazioni atte ad esprimere determinate specificazioni e funzioni delle parole, come il singolare e il plurale, il maschile e il femminile, i tempi e i modi verbali, ecc. (Il termine morfologia ha per base la parola greca morphé, che vale, appunto, «forma»).
SINTASSI

La sintassi prende in considerazione sia singole parole, sia gruppi di parole, detti sintagmi, nel quadro di quella unità d'ordine superiore, la proposizione, che corrisponde a un modello strutturale ed ha per centro un «predicato» (una forma verbale). Con la sintassi (il termine deriva dal greco syn, «insieme» e tàxis, «ordinamento») chiariamo il «coordinamento», i rapporti reciproci delle parole nella proposizione e, di ogni parola o di ogni sintagma, determiniamo la funzione (cioè — detto nel modo più semplice ed essenziale — «ciò cui essi servono»). Una proposizione può essere del tutto autosufficiente e corrispondere da sola a un periodo, ma più spesso due o più proposizioni formano un organismo più ampio, il periodo complesso. E, poiché andranno stabiliti anche i rapporti delle proposizioni e le loro funzioni, avremo, oltre una sintassi della proposizione, anche una sintassi del periodo (inteso come periodo complesso).
NESSO TRA MORFOLOGIA E SINTASSI

La fonologia, prescindendo dal senso dell'enunciato, individua i segmenti minimi, cioè le unità non ulteriormente scomponibili, della «catena parlata»: sono i «fonemi», cioè quei suoni che si organizzano, nella lingua, in un sistema. In

I fenomeni che studiarne nella morfologia e nella sintassi sono quelli che — insieme — conferiscono alla lingua una forma, un'organizzazione, una struttura, e rappresentano — insieme — il complesso di norme interne alla lingua che portano alla costruzione di frasi sentite dal parlante co-

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me corrette, «grammaticali». Per esempio, nelle frasi «Parteciperò anch'io» e «Fate partecipare anche me» il pronome personale di P persona compare in forme diverse perché ha diverse funzioni sintattiche. Esiste dunque, tra morfologia e sintassi, un nesso molto stretto e i confini tra questi due «piani» non sono sempre nettamente delimitabili, tanto che molti linguisti preferiscono considerarli un tutto unico, la morfosintassi. Tuttavia, nel caso di una lingua flessiva come l'italiano, che possiede una varietà di «forme» piuttosto ricca, risulta conveniente studiare tali «forme», nella morfologia, separatamente, per quanto possibile, dai fatti sintattici.
SEMANTICA E STILISTICA

limitrofa che una parte della linguistica o della grammatica — si interessa alle scelte operate dal parlante, per diversi motivi e con diversi intenti ed esiti, all'interno di una lingua già data e definita in tutte le sue strutture essenziali. Il campo della stilistica risulta più o meno ampio a seconda delle prospettive adottate, ma in ogni caso si estende ad ogni livello dello studio della lingua, perché le scelte stilistiche riguardano tutti insieme e nello stesso tempo i suoni, le forme, i costrutti e il lessico, insomma il discorso nel suo complesso.

ALCUNE ALTRE PRECISAZIONI TERMINOLOGICHE

Con la semantica (dal verbo greco semàino, «significare») risaliamo indietro al segmento parola, la quale viene ora considerata sotto l'aspetto del suo significato. Non è il caso di riassumere qui il discorso piuttosto ampio che sarà svolto a suo tempo per chiarire che cosa si debba esattamente intendere per «significato». Basti quel che è più facilmente intuibile: la semantica, anziché fermarsi sulla forma e la funzione delle parole nella struttura della lingua, studia il loro rapporto con le realtà extra-linguistiche, con i «referenti» cui esse corrispondono. Questo piano dello studio della lingua non si colloca in successione ai precedenti, ma piuttosto di lato, e mentre una grammatica enuncia i princìpi generali della semantica, il compito di recensire e definire il complesso delle parole (il «lessico») della lingua sotto l'aspetto del significato è proprio di un altro strumento di lavoro, il vocabolario. Infine la stilistica — a rigore più una disciplina

Oltre ai termini corrispondenti a determinati segmenti del discorso presi in esame nei vari piani dello studio della lingua, termini che abbiamo già definito in modo preciso (fonema, parola, sintagma, proposizione, periodo), se ne usano, spesso con un valore meno esattamente definito, altri che è qui opportuno ricordare: • frase: si usa in corrispondenza sia di proposizione (in genere autosufficiente), sia di periodo; • discorso: è un periodo oppure un gruppo di periodi legati tra loro dal senso; • testo: può valere come equivalente di discorso, ma per lo più il termine è riservato a un passo più ampio, oggetto di un esame che spazia al di là dei fatti grammaticali; • enunciato: ha un valore di per sé generico («ciò che si enuncia, si dice») ed è riferibile ad ogni sequenza chiusa dal punto fermo (o interrogativo o esclamativo).

I dialetti italiani Le cause della varietà: la teoria del sostrato II fenomeno della differenziazione dialettale è presente in tutte le grandi lingue nazionali, ma la grande varietà che si riscontra nei dialetti dell'italiano è senza dubbio eccezionale. Per

spiegarla fu elaborata nel secolo scorso dal linguista Graziadio /sa/a Ascoli una teoria che, nonostante numerose obiezioni, sostanzialmente regge: la teoria del sostrato. L'attuale distribuzione dei dialetti ricalca, a grandi linee, l'assetto etnico e linguistico dell'Italia pre-romana. Man mano che Roma estendeva la sua

conquista, i popoli sottomessi o aggregati — Sanniti, Etruschi, Galli, Veneti, ecc. — adottarono la lingua della potenza dominante, ma vi introdussero determinate peculiarità dei loro idiomi originari. In quanto lingua dell'amministrazione, della scuola e della letteratura, il latino era saldamente unitario, ma sussistevano differenze lo-

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cali nella lingua parlata, e le tracce del sostrato emersero quando, disgregatosi lo stato romano, si formarono i diversi «volgari». Il confronto fra una cartina dell'Italia pre-romana e una mappa dei dialetti attuali offre una verifica immediata e lampante della teoria del sostrato. È pure istruttiva una comparazione sia con la suddivisione dell'Italia in regioni disposta da Augusto sulla base di precedenti storici e di fattori etnici, sia con l'attuale articolazione dell'Italia in regioni, che non è artificiale, ma ha profonde radici nella storia. Non mancano poi prove più circostanziate, fornite da quanto conosciamo delle lingue parlate in Italia prima dell'unificazione attuata da Roma.

fidi per fumo, figliolo; 4) la forza dell'accento d'intensità con la conseguente caduta di vocali atone, per cui il bolognese ha ong, stmèna per undici, settimana. Si tratta delle regioni che coincidono col territorio un tempo abitato dai Galli e che hanno quindi lo stesso sostrato del francese. L'area «gallo-italica» comprende anche la Liguria, il cui dialetto però in parte diverge, perché la penetrazione celtica in Liguria fu meno massiccia, mentre esclude il Veneto, che i Galli non occuparono mai; d'altra parte si estende a un lembo dell'Italia centrale, la provincia di Pesare, antica sede dei Galli Senoni.

Altri fattori storici.
La posizione del toscano Anche nei dettagli, dunque, la teoria del sostrato sembra trovare conferma. Da sola, però, non spiega tutto. L'idioma che dovrebbe più fedelmente continuare il latino, senza interferenze di sostrato, ci aspetteremmo di trovarlo a Roma stessa e nel Lazio. Non è così, invece: la regione dove il latino si è trasformato meno profondamente che in ogni altra è la Toscana, la terra degli Etruschi. Si è cercata la ragione di ciò proprio nel fatto che, fra tutte le lingue cui il latino si sovrappose, l'etrusco era la più nettamente diversa nei suoni e nelle forme. Mentre Oschi, Umbri, Veneti avevano parlate geneticamente connesse al latino e, Dell'assimilare la lingua dei dominatori, furono istintivamente portati a fonderla almeno in parte con la loro, gli Etruschi, passando da una struttura linguistica ad un'altra affatto diversa, dovettero disfarsi completamente della parlata nativa ed appresero il latino in tutta la

Per esempio, un fenomeno fonetico che differenziava dal latino l'umbro e l'osco (che era la lingua dei Sanniti, dei Campani, dei Lucani e di altre popolazioni dell'Italia peninsulare) è la corrispondenza ai gruppi consonantici -nd-, -mb- di forme con la consonante occlusiva assimilata: -nn-, -mm-. Ora, una tipica peculiarità di molti dialetti parlati oggi nell'area che fu la patria degli Umbri e degli Oschi è proprio questa: per quando, mondo, andare troviamo quanno, monno, armare, e per gamba, piombo troviamo gamma, piommo. Nell'Italia settentrionale i dialetti di tre regioni — Piemonte, Lombardia, Emilia-Romagna — presentano vari fenomeni che li avvicinano al francese. Citiamo fra tali fenomeni, non sempre uniformemente estesi a tutta l'area: 1) la caduta delle vocali finali, tranne -a; 2) taluni casi di passaggio da a ad e, per cui il piemontese ha resfé, porfé per resfare, portare; 3) la presenza delle vocali labializzate ù, o, per cui il milanese ha fum,

sua integrità e purezza. A questo punto però, al di là della teoria del sostrato, occorre far intervenire altri fattori storici. Per tutto l'Alto Medioevo la Toscana rimase in condizioni di pronunciato isolamento, tagliata fuori dalle principali vie di traffico terrestri e marittime, e offrì quindi condizioni propizie ad una conservazione più fedele di forme e suoni del latino. Quanto all'anomalia di una Roma linguisticamente più «imbarbarita», essa trova spiegazione nel collasso e nello spopolamento di una città che aveva perduto il rango di capitale dell'Impero; passati i secoli più oscuri, Roma si ripopolò grazie all'afflusso di nuovi abitanti dalle vicine regioni del Centro e del Mezzogiorno e divenne, sotto l'aspetto linguistico, una città meridionale, per ricevere poi un sensibile influsso fiorentino durante il Rinascimento.

A fattori storici parimenti riconducibili al Medioevo si ricorre per chiarire le differenze che oppongono i dialetti della Sicilia, di parte della Calabria e del Salente agli altri dialetti meridionali: quell'area rimase politicamente staccata dal resto del Mezzogiorno per molti secoli (soggetta come fu ai Bizantini, e la Sicilia inoltre, per quasi duecento anni, agli Arabi). Anche per il netto confine tra dialetti settentrionali da una parte e centro-meridionali dall'altra va presa in considerazione la circostanza storica — che si delinea già quando l'Impero è ancora intatto, tra il II e il IV secolo — delle intense relazioni dell'Italia settentrionale con i territori d'Oltralpe, in particolare con le Gallie, attraverso il prevalere di correnti di traffico est-ovest, mentre l'Italia peninsulare andava perdendo la sua centralità politica ed economica. Per alcuni studiosi

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tali fattori basterebbero a spiegare, senza far intervenire il sostrato, molte connessioni tra i dialetti «gallo-italici» e le lingue neolatine della Gallia.

Panorama dei dialetti italiani Osserviamo la cartina sotto e scorriamo a grandi linee questo panorama, procedendo da nord verso sud. • La maggior parte dell'Italia settentrionale è costituita dall'area dei dialetti gallo-italici: 1) il piemontese, quello che presenta il maggior numero di analogie col francese (un esempio: la 1a pers. plur. del presente, cantuma, va insieme col francese cantons. opponendosi sia a

Qualunque spiegazione si preferisca — ma è evidente che i fattori in gioco furono molti e diversi, e non sempre facilmente distinguibili —, il panorama dei dialetti italiani lascia scorgere una millenaria stratificazione storica ed è una testimonianza vivente del tormentato processo formativo della nostra nazionalità.

cantemo, del resto dell'Italia settentrionale, sia a cantiamo, centro-meridionale); 2) il lombardo, con varietà notevoli, rispetto al milanese, nel brianzolo, nel ticinese, nel bergamasco, nel bresciano, nel mantovano; 3) l'emiliano-romagnolo, distinto in emiliano occidentale, bolognese, ferrarese e romagnolo, che si spinge nelle Marche fino al fiume Esino; 4) il ligure, differenziato per varie caratteristiche dagli altri dialetti gallo-italici. • II veneto ha vari tratti in co-

L'ITALIANO E I SUOI DIALETTI

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mune con i restanti dialetti settentrionali, ma ne ha anche altri originali, attestanti un'evoluzione autonoma dal latino e tali da avvicinarlo sotto certi aspetti, benché manchi la continuità geografica, al toscano, per es. la persistenza di molte vocali finali e determinati esiti di vocali toniche; si confrontino: (veneto) duro, late, neve: (bolognese) dur, lat, nàiv; (toscano, e italiano) duro, latte, neve. L'autorità e il prestigio di Venezia nei secoli hanno conquistato linguisticamente la regione, annullando o riducendo le differenze (un tempo il padovano, o «pavano», era nettamente diverso dal veneziano) e hanno imposto il modello veneto anche a Trento e, al di là del Friuli, a Trieste. • Nel Settentrione abbiamo infine il friulano: pur influenzato, come si è detto, per motivi storici, dal dialetto di Venezia, possiede, oltre a una propria letteratura, precisi caratteri distintivi, che hanno la loro base in un particolare sostrato carnico-celtico e lo avvicinano al ladino. • Quando passiamo all'Italia peninsulare, ci si presenta anzitutto il toscano: esso si identifica, in particolare nel modello fiorentino, con la lingua italiana e quindi, a rigore, è improprio includerlo fra i dialetti; dal fiorentino, cui è molto prossimo il senese, si scostano in misura più o meno rilevante, partecipando di alcuni fenomeni dei dialetti finitimi, a ovest il lucchese, il pisano e il livornese, a est l'aretino, a sud il grossetano

• A sud dell'emiliano-romagnolo sul versante adriatico e a sud del toscano sul versante tirrenico si distribuiscono i dialetti denominati italici, in quanto sorti in prevalenza sul sostrato dei popoli italici (Umbri, Sanniti, Sabelli, ecc.). I confini tra le molte, diverse parlate locali sono difficilmente definibili, i passaggi dall'una all'altra graduali: si va dai dialetti centrali — l'umbro, il marchigiano di Ancona e Macerata, il dialetto di Roma («romanesco») e del Lazio settentrionale, tutti con qualche più o meno accentuata affinità col toscano — ai dialetti meridionali: il marchigiano di Ascoli, poi i dialetti abruzzesi e molisani (Abruzzo e Molise, oggi considerati regioni centrali, fecero parte fino al 1860 del Regno di Napoli), quindi il campano («napoletano»), il pugliese (delle province di Foggia e di Bari e di parte delle province di Brindisi e di Tarante), il lucano, e infine il calabrese settentrionale. • Ben distinti dai dialetti meridionali «italici» sono il siciliano, il calabrese (della Calabria centro-meridionale) e il salentinò (provincia di Lecce e parte delle province di Brindisi e di Tarante): questi dialetti divergono da quelli parlati più a nord per il timbro delle vocali toniche, per l'assenza di vocali finali indistinte e per altri tratti, che li rendono per vari aspetti più vicini al toscano degli altri dialetti meridionali. 4/fre lingue nel territorio italiano Per le loro particolari caratteristiche fonetiche e morfologiche

sono invece da considerare non dialetti, ma lingue neolatine indipendenti - - pur nell'ambito dell'area linguistica italiana l'idioma della Sardegna, il sardo, e il ladino, o reto-romancio, parlato in alcune vallate dolomitiche, oltre che nel cantone svizzero dei Grigioni; anche il friulano, piuttosto che un dialetto italiano, da vari autori è considerato una propaggine del reto-romancio.

Il panorama linguistico dell'Italia va infine integrato con altre lingue parlate in alcune regioni di confine: il francese dalla maggioranza della popolazione della Valle d'Aosta; il fedesco dalla maggioranza della popolazione dell'Alto Adige (provincia di Bolzano); lo sloveno dagli abitanti di alcuni comuni del Friuli. I diritti linguistici di queste comunità sono rigorosamente tutelati dalla Repubblica; diverso è il discorso per piccole aree alloglotte (= di lingua diversa) greche, albanesi, slave, risultato di migrazioni medioevali, esistenti negli Abruzzi, in Puglia, in Calabria, in Sicilia, che difficilmente si sottraggono all'assorbimento da parte della lingua nazionale Al di fuori del territorio della Repubblica — senza tener conto delle comunità di emigrati italiani in paesi europei ed extraeuropei — l'italiano è la lingua del Canton Ticino in Svizzera, di San Marino e di alcuni distretti dell'lstria, in lugoslavia; sono italiani anche i dialetti della Corsica e di una parte del Nizzardo, sebbene, come lingua di cultura, si sia imposto il francese.

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9. STUDIARE L'ITALIANO: QUALE?
In queste pagine introduttive abbiamo sollevato molti dubbi e abbiamo posto, cercando di risolverli, molti problemi, mentre rimaneva fermo un punto: il nostro obiettivo è di studiare l'italiano. L'italiano: è la lingua che in questo momento state leggendo, è la lingua che parlate, è la lingua della «comunità linguistica» di cui facciamo parte. Certo è così, ma, per delimitare senza alcun equivoco l'oggetto del nostro studio, dobbiamo risolvere anche qui qualche dubbio e considerare dei fattori che ci obbligano a stabilire alcune importanti distinzioni: - nella dimensione del tempo, cioè sull'asse «diacronico»; - nella dimensione dello spazio geografico; - in una terza dimensione, connessa alle differenze determinate dalla società e al diverso uso che si può fare del linguaggio. Consideriamo questi fattori uno dopo l'altro, anche se in effetti essi interagiscono in vari modi tra loro.

... A li miei occhi apparve prima la gloriosa donna de la mia mente, la quale fu chiamata da molti Beatrice...,
che sono rispettivamente l'inizio del francescano Cantico di frate Sole (1224) e una frase della Vita nuova di Dante (1292). Certo la lingua documentata dai testi non solo del Duecento o del Trecento o del Cinquecento, ma anche dell'Ottocento o del primo Novecento presenta — ad ogni livello di analisi — un certo numero di differenze dalla lingua parlata e scritta contemporanea, ma si tratta pur sempre di fasi o stadi (vedi § 6) della medesima lingua. Lo studio dell'italiano, oggi, è lo studio dell'italiano di oggi. Tuttavia non si possono ignorare le testimonianze d'arte, di pensiero e di storia che rappresentano la nostra eredità culturale, e il nostro studio non dovrà trascurare quelle informazioni che facilitino una lettura spedita dei testi italiani di altri secoli.

DIFFERENZE NELLO SPAZIO GEOGRAFICO

DIFFERENZE NEL TEMPO

All'origine e alla storia dell'italiano abbiamo già accennato (vedi § 6): la nostra lingua continua direttamente il latino, più precisamente il latino parlato nella fase di dissoluzione dell'organismo statale romano. Il processo di formazione dell'italiano si protrasse per secoli, ma il periodo in cui ne possiamo collocare la nascita è il Duecento, quando alcuni testi, anziché nella lingua letteraria imperante, il latino, furono stesi in quella che era una parlata d'uso quotidiano, o in una forma ad essa vicina. La storia della nostra lingua conta dunque quasi otto secoli, un periodo che deve essere considerato molto lungo. Mentre un inglese, un francese e un tedesco oggi non sono in grado, senza una preparazione specifica, di leggere un testo della loro lingua risalente al XIII secolo, un italiano, anche di cultura non elevata, comprende a prima vista queste parole:

Altissimu, onnipotente, bon Signore, laude, la gloria e l'honore...;
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tue so' le

Un altro argomento cui si è già accennato è il sorgere dell'italiano sulla base di quella che era una fra le tante parlate in cui si era frammentata la lingua latina nel Medioevo: il toscano (e, più specificamente, il fiorentino). Perché proprio il toscano? E con quali conseguenze? Una lingua nazionale ha sempre origine da un dato idioma locale. Nel caso dell'inglese e del francese è subito chiaro per quale motivo si trattò, rispettivamente, delle parlate di Londra e di Parigi: questi erano i centri del potere politico, le capitali di monarchie che avevano unificato o si avviavano a unificare l'Inghilterra e la Francia. Ma Firenze non era nel Duecento se non uno tra i molti Comuni italiani, sia pure uno dei più prosperi e vivaci. Bisogna cercare la spiegazione anche in altre cause. All'affermazione del toscano concorsero: il fatto che aveva modificato il latino, in particolare al livello della fonologia, meno radicalmente che le altre parlate d'Italia (e ciò tra l'altro favoriva l'innesto nel lessico di parole «dotte», desunte direttamente dai testi latini, e quindi l'arricchimento della lingua letteraria); il fatto di trovarsi in una posizione centrale e intermedia, non solo in senso geografico, ma anche proprio sotto l'aspetto linguistico, tra il nord e il centro-sud del paese: e infine il prestigio che ricevette dai gran-

di scrittori toscani del Due-Trecento (Dante, il Petrarca, il Boccaccio). Come si è ripetuto più volte, l'italiano nasce sulla base del toscano, non è il toscano, per il semplice motivo che quella che sorse nel Duecento in Toscana, e poi si diffuse piuttosto rapidamente ai circoli colti delle altre regioni, assurgendo a lingua nazionale, si presenta essenzialmente come una lingua scritta, anzi letteraria (destinata ad opere poetiche e poi anche prosastiche, senza estendersi subito all'amministrazione, al diritto, alla scuola, che rimasero fedeli per due, tre, quattro secoli al latino). A questa lingua era vicina — anzi molto vicina, al livello della fonologia e della morfologia — la lingua parlata in Toscana; altrove la stragrande maggioranza della popolazione seguitò a parlare il proprio dialetto, cioè — dal Piemonte alla Sicilia — una grande varietà di dialetti, anche fortemente differenziati fra loro.

LINGUA E DIALETTI

Che cosa è un dialetto? Sul piano strettamente linguistico è, né più né meno, una lingua: un sistema in sé completo e uno strumento atto ad assicurare perfettamente la comunicazione verbale. Lo distinguiamo tuttavia dalla lingua perché è compreso nell'area di una lingua nazionale (rispetto alla quale si trova in una condizione di inferiorità sul piano socio-culturale), perché non si è affermato come strumento di comunicazione nei vari istituti propri della vita associata e perché non è il veicolo di una vera e propria, autonoma tradizione letteraria (sebbene in alcuni dialetti siano state composte singole opere di alto valore estetico). È poi importante rilevare che i dialetti d'Italia non risultano in alcun modo da una differenziazione della lingua italiana, non ne sono una specie di «sottoprodotto», ma continuano ciascuno, indipendentemente, il latino. La frammentazione politica del nostro paese, protrattasi fino al Risorgimento, e un assetto sociale che escludeva dall'istruzione la stragrande maggioranza della popolazione determinarono il perdurare dell'uso esclusivo o prevalente del dialetto nella comunicazione orale. Il bilinguismo (la padronanza contemporanea dell'italiano e di un dialetto) rimase a lungo prerogativa di cerehie ristrette e venne estendendosi, molto lentamente, solo nel Settecento e nel primo Ottocento, poi con moto un po' più rapido dopo l'Unità e l'introduzione dell'insegnamento obbligatorio. Ma

soltanto nel Novecento e soprattutto negli ultimi quaranta anni — per l'azione dei mezzi di comunicazione di massa e l'intensificarsi della vita economica e democratica — si è raggiunta una situazione in cui l'uso del solo dialetto rappresenta l'eccezione, il bilinguismo è ampiamente diffuso e l'uso esclusivo della lingua nazionale tende forse a prevalere. Nonostante ciò, la realtà dei dialetti è tuttora una presenza ben avvertibile in Italia, ed è marcata la loro influenza sulla lingua d'uso, mentre d'altra parte l'italiano esercita un'azione livellatrice sui dialetti stessi. Inoltre, all'originaria, quasi infinita varietà dei dialetti locali si sovrappongono, accanto alla lingua, dialetti regionali non del tutto privi di un loro «statuto» sociale: essi agiscono sull'italiano delle varie regioni in misura modesta per quanto riguarda la morfosintassi e il lessico, ma ne caratterizzano fortemente la pronuncia. A questo proposito sarà consentito un rilievo in tono «precettivo». Chi ha assimilato, nella sua vivace genuinità, un dialetto locale, deve considerarlo come un patrimonio prezioso, da difendere contro ogni azione livellatrice, e come una «seconda» lingua (il dialetto è una lingua), da usare non commisto all'italiano, ma nella sua integrità. D'altronde la nostra lingua, l'italiano, deve a sua volta rimanere immune, per quanto possibile, da interferenze esterne: chi non è toscano eviterà dunque, perlomeno, di compiacersi di una data pronuncia «regionale» e si sforzerà di parlare l'italiano non «alla toscana», ma secondo quello standard della lingua nazionale comune che dal toscano ha derivato il proprio sistema fonologico.

ALTRE DIFFERENZIAZIONI

Le altre molteplici differenziazioni della lingua sono riconducibili a diverse «funzioni», «registri» espressivi, linguaggi «speciali» o «settoriali», «gerghi», ecc., e ce ne occuperemo nella stilistica (vedi capitolo 42). Qui basterà accennare ad alcuni termini che ricorrono anche nelle parti dedicate alla fonologia, alla morfologia e alla sintassi. La barriera tra la lingua scritta e la lingua parlata si è progressivamente ridotta nel tempo, ma non annullata, e la distinzione rimane fondamentale, anche se c'è una lingua scritta che riproduce intenzionalmente con fedeltà il parlato e d'ai-

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quando si allontana dal registro familiare o colloquiate. tende a modellarsi sulla lingua scritta. dunque. 24 . corrisponde a quella funzione del linguaggio in cui si manifesta più fortemente la personalità individuale. a diversi livelli e per diverse cause. fino alla lingua poetica.o tsj P O O M HH tra parte questo. vi si sono determinate e vi si determinano continuamente. differenziata al suo interno e lo studio di una lingua non può trascurare nessuna delle varietà che. Dalla lingua scritta volta a scopi pratici distingueremo poi la lingua letteraria nelle sue molte varietà. sia che si ancori alla tradizione. Una lingua è. la quale. sia che sperimenti vie nuove. ma nel medesimo tempo deve comporle tutte in un quadro che restituisca la lingua stessa nella sua realtà di fenomeno complesso e tuttavia fondamentalmente e saldamente unitario.

per esempio la nostra.FONOLOGIA 1. le parole. interrotta qua e là da pause: come una «catena parlata». può corrispondere da sola a una parola: in italiano. Prima. SUONI LINGUISTICI. Il tipo di domande che ora ci poniamo è: quanti e quali sono i fonemi dell'italiano. ecc. Se la esaminiamo con attenzione. Come sappiamo dall'Introduzione. CATENA PARLATA. diversi tra loro e non ulteriormente scomponibili: i suoni linguistici. per esempio. però. combinandosi tra loro. LA FONETICA Riguardo ai suoni linguistici un primo ordine di domande che ci poniamo è: come si producono? Quale è la varietà dei suoni che la voce umana può articolare? La disciplina che studia i suoni linguistici sotto il loro aspetto fisico e riferendosi al linguaggio in generale è la fonetica. come funzionano? La disciplina che vuole rispondere a queste domande è la fonologia. I FONEMI: UN SISTEMA — LA FONOLOGIA 2. brevemente. a (una preposizione). I suoni del linguaggio tivamente l'italiano utilizza. una lingua è un sistema naturale di segni e l'umanità. che. a un certo punto della sua evoluzione culturale. e (una congiunzione). è (voce del verbo essere). dobbiamo affrontare un altro argomento preliminare: la scrittura. allo 25 . e che chiamiamo fonemi. possiamo individuare in questa «catena parlata» un certo numero di elementi. di per sé prive di significato. . formano le unità dotate di significato. LA SCRITTURA E L'ALFABETO ITALIANO LA SCRITTURA Rivolgiamo poi la nostra attenzione a una sola data lingua. che è pronunciabile anche isolatamente. 1. come si distinguono tra loro. FONEMI LA CATENA PARLATA E I SUONI LINGUISTICI Ogni lingua si presenta a chi ascolta come una successione di particolari suoni. Però una vocale.. Sono «unità minime». NOTA • Abbiamo detto che i singoli suoni linguistici sono di per sé privi di significato e che soltanto combinandosi insieme formano le parole. dei suoni del linguaggio in generale (cioè di fonetica) e passeremo poi nei capitoli successivi alla fonologia dell'italiano. e consideriamo il sistema costituito da quei suoni che effet- In questo capitolo ci occuperemo.

DIVERGENZE TRA SUONI E SEGNI L'alfabeto mirerebbe a riprodurre graficamente con esattezza i suoni della lingua. i denti e gli alveoli. ma da due (e talvolta tre) lettere. occorre tenere sempre presente la q r s t u v z distinzione. la bocca e. ben netta. due dia b c d e f g h i j k l m versi fonemi.la «catena parlata». Q R S T U V Z Per fare ciò. l'altra con q. il velo del palato (o «palato molle»). anche se le n o p q r s t u v w x y z lettere impiegate per scriverle sono 5. K. realtà della lingua. per esempio la lettera e serve per notare i fonemi iniziali di cara e di cera. L'ALFABETO ITALIANO una lettera può non rappresentare alcun suono. all'inizio.lettere che servono a riprodurli. elaborata per convertire i singoli fonemi in segni grafici. la lingua. Abbiamo insomma in italiano (e ancor più in altre lingue. passa attraverso una successione di cavità: la laringe. Questi organi «fonatòri» — oltre i polmoni e. in parole straniere e in alcune grafie antiquate compaiono altre 5 lette. in certi casi. emessa dai polmoni. facendo corrispondere a ogni fonema un segno diverso. scrivendo. • uno stesso fonema può essere reso da lettere diverse. con termine più tecnico.scopo di fissare per iscritto la lingua ha inventato dei sistemi derivati di segni grafici. ma essere un semplice relitto storico. la faringe. come è ovvio. che sono differenti. In uno H I L M N O P studio più approfondito dobbiamo chiederci perh i 1 m n o p ché. si rende un certo suono in un acca i elle emme enne o pi certo modo. X. diremo che le parole scena e hanno soN O P Q R S T U V W X Y Z no composte ciascuna da 4 fonemi. cappa. e così via. le labbra. 3. Si può quindi considerare di uso corren. le cavità nasali. che rappresenta la viva re: J. Inoltre assumeremo di norma come punto di partenza i suoni e i fonemi. la laringe. per esempio in hanno la h non è pronunciata e questa forma verbale suona esattamente come il sostantivo anno. sebbene la lettera usata (la e) sia la medesima. le cavità nasali. ATTENZIONE A DISTINGUERE TRA FONEMI E LETTERE L'alfabeto italiano (in caratteri detti latini) si compone di 21 lettere. ed uno solo. doppio vu. I SUONI DEL LINGUAGGIO COME SI FORMA LA VOCE UMANA La voce umana è costituita dai suoni prodotti dall'aria che. te un alfabeto di 26 lettere: Ritornando agli esempi già fatti. Diversi organi cooperano alla formazione della varietà pressoché infinita dei suoni che l'uomo riesce a produrre con la voce o. i centri nervosi — sono: le corde vocali. alla «catena scritta». grafemi. cioè Tuttavia in nomi propri. si ricorre a regolette pratiche. come il francese e l'inglese) una serie di divergenze tra il sistema dei suoni e il sistema dei segni che li riproducono. 26 . ma viene rappresentato una volta con e. Y (i lunga. diremo che nelA B C D E F G H I J K L M le parole cara e cera si trovano. e quella che noi usiamo è una scrittura alfabetica. ad articolare. come si dice. per esempio nella parola scena il fonema rappresentato da se è unico. W. maiuscole e minuscole: A a (a B b bì C e ci D d di E e e F f effe G g gì Quando si apprendono le prime nozioni elementari indispensabili per la corretta scrittura (ortografia). per esempio in cuore e in quando il primo fonema è identico. ics. e cioè accertare i motivi di determinate convenzioni grafiche. Sono i diversi tipi di scrittura. detti lettere o. dai fonemi passeremo poi alle ìpsilon). fra suono (o fonema) e letcu erre esse ti u vu zeta) tera (o grafema). In realtà le cose non stanno sempre così: • una stessa lettera può talora registrare fonemi diversi. • un unico fonema può essere reso non da una.

velo del palato (o palato molle). e. verso il palato: sono dette palatali. bocca e cavità nasali. sollevandosi.la cavità orale nell'articolarle. e si dice perciò che hanno una sonorità. perché si formano nella parte anteriore della bocca. quando anche il naso coopera a emettere i suoni. e bocca si apre molto quando articoliamo la a. u. possono essere pronunciate da sole e continuate finché non sia. corde vocali. Si ha poi sempre. Nell'articolazione della a la posizione della lingua. nell'articolazione delle vocali. senza toccarlo. notiamo che la ciarle isolatamente. o. e. i la punta della lingua si volge. labbra. • le consonanti: «suonano» (cioè si articolano) Se consideriamo le cinque vocali fondamentali.GRADO DI APERTURA DELLA BOCCA mo costretti a «tirare il fiato». Se vogliamo pronun. il che avviene sempre tranne che nell'articolazione delle consonanti e vocali nasali. «a bocca aperta». LE VOCALI CARATTERISTICHE COMUNI E DIVERSI «TIMBRI» DELLE VOCALI Le vocali. nell'articolazione delle vocali e. u —. o. UNA PRIMA SUDDIVISIONE FONDAMENTALE: VOCALI E CONSONANTI VOCALI PALATALI E VELARI (O ANTERIORI E POSTERIORI) 4. Invece nell'articolazione di o. alveoli (o gengive). che Tra i suoni linguistici distinguiamo anzitutto sono sonore. denti. nella parola. Chiariamo questo concetto su cui torneremo ancora (vedi capitolo 3. Le frecce indicano il passaggio dell'aria espirata. il passaggio dell'aria verso le fosse nasali. oppure anteriori. na vocale nella sillaba. sono la base della «voce». cun ostacolo. una vibrazione delle corde vocali. due categorie fondamentali: Le vocali si differenziano tra loro nel timbro. medi norma nella catena parlata si appoggiano a u. cento (avara). § 4-5): esse sono alla base dell'unità superiore al singolo fonema. meno ancora nell'articolazione di i. che rimane sostanzialmente piatta. • le vocali: sono la base della «voce». Vengono che varia in base alla diversa forma assunta dalarticolate senza che l'aria espirata incontri al. o «insieme con» una vocale. è intermedia.«cardinali» — a. palato. faringe. u è il dorso della lingua a volgersi verso il palato molle o «velo»: le chiamiamo quindi velavi o posteriori. L'ugola ha la funzione di occludere. i. la successione delle cavità che formano il «canale vocale»: laringe. 27 .no nell'articolazione di e. la sillaba (a-vo-rc).Nel disegno. come abbiamo detto. ricevono l'ac- D'altra parte. ci riusciamo con difficoltà. Inoltre vi distinguiamo i vari «organi foratóri»: lingua.

bon. di e ne esistono due: la e di dieci è più aperta. cure («scopo». nelle parole Kummel (un liquore) e Mòbel («mobile»). s^^o medie o centrali posteriori o velari ^•u a L'ITALIANO. nell'articolo thè o all'inizio di about («intorno»). «prego» = bile). protendendosi. in italiano. ad esempio. hut. incontriamo due o tre vocali che mancano sia all'italiano sia all'inglese e si chiamano «labializzate». le vocali «cardinali»: (in base alla posizione della lingua) anteriori o palatali minima apertura della bocca intermedia massima _i^ e^X. LE ALTRE LINGUE. La ritroviamo anche in francese (per es. nell'articolare le vocali. «tempo» [= là]. «vino» [= ve]. I DIALETTI Varietà delle vocali Esistono 5 vocali «cardinali». Foneticamente essa viene rappresentata con una e capovolta: 9. «rosso». peuple («blu». la vocale che articoliamo è ancora più aperta della e aperta italiana e si colloca tra questa e e la a (in trascrizione fonetica = a). «popolo») ecc. perché nella loro articolazione entrano in gioco. per es. «buono» [= bó]. parte dell'aria espirata viene emessa dal naso. la e di tre è più chiusa. qualcosa di simile a una e evanescente. Non solo. Se. Se poi pronunciamo correttamente le parole inglesi bad. Si rappresentano foneticamente con [ù]. secondo le loro caratteristiche. con molti esempi ed esercizi.DIAGRAMMA TRIANGOLARE DELLE VOCALI Tenuto conto dei due fattori che abbiamo considerato — grado di apertura della bocca e posizio- ne della lingua — è facile costruire un semplice diagramma triangolare. fa cogliere il timbro di questa vocale. ecc. Urtimene («sole». Il tedesco le contraddistingue con una dieresi e si trovano. in cui si dispongono. Non è finita con la varietà dei suoni vocalici che possiamo trovare in questa o in quella 28 . altre vocali labializzate sono rese dall'ortografia francese in vario modo: bleu. «femmina»). [o]. che non corrisponde a nessuna vocale italiana (in trascrizione fonetica = A). rossa. Per esempio: temps. vin. [è]. che troviamo per es. premier. man. anche le labbra. Come vedremo. «figlio») come una a o magari come una u (o una o). cru. una data lingua utilizza più di 5 fonemi vocalici. «capanna». roda («ruota»). La sentiamo anche alla fine di molte parole nel napoletano e in altri dialetti centro-meridionali: so/a. son («tazza». Per esempio. «primo» = premié) e in tedesco (bitte. ma i suoni vocalici sono molti di più (distribuibili in punti diversi del diagramma triangolare) e in genere. Un'altra vocale dell'inglese di cui dobbiamo apprendere la pronuncia senza avere un punto di appoggio nell'italiano è la vocale «indistinta». Poi l'insegnante. «cura»). «crudo». e sono frequenti anche nei dialetti della Lombardia e di altre aree dell'Italia settentrionale: milanese fùm («fumo»). marry («cattivo». il principiante tende ad articolare le vocali di cup. nel proprio sistema fonologico.. «uomo». caratteristiche del francese e rappresentate in trascrizione fonetica con [a]. si hanno le vocali nasali. noeud. In francese è labializzata ogni u: but. Studiando il tedesco e il francese. «sposare»). «nodo». Chi studia l'inglese sa bene che questa è solo una delle tante difficoltà che si devono superare per apprendere la pronuncia esatta dei fonemi di questa lingua.

il palato. in: • labiali (esempi: le occlusive p. e leave (= lìv. sotto questo aspetto. b. t. perché in un dato punto il «canale vocale» per un momento si chiude. a. fattore della diversità delle consonanti è il luogo dell'articolazione. Denominazione delle consonanti secondo il «luogo dell'articolazione'- 29 . In queste ultime si verifica un'occlusione nella bocca.cate») si ha prima un'occlusione. con i breve).ma l'aria continua a passare attraverso il naso.lingua. «si occlude»: sono le consonanti occlusive. il «velo» del palato. Si hanno così delle consonanti continue. Un esempio dall'inglese: live (= liv. «vivere». Distinguiamo quindi le consonanti. in altre lingue una a breve o una a lunga rappresentano due fonemi distinti. v). in alcune consonanti. in termini di decimi di secondo. e fondamentale. liquide (esempi: 1. nasali (esempi: m. n). «lasciare». il luogo Infine nelle consonanti semiocclusive (o «affri(o punto) dell'articolazione e la presenza o assen. cioè il punto del canale vocale in cui si produce l'occlusione oppure il restringimento: le labbra. v). la e di cara. LE CONSONANTI MODO DELL'ARTICOLAZIONE LUOGO DELL'ARTICOLAZIONE In rapporto al modo dell'articolazione osserviamo che. ma solo un restringimento e l'effetto acustico è simile a un fruscio. le spiranti f. ecc. l'aria emessa trova un ostacolo. con i lunga. in trascrizione fonetica lilv). sibilanti (esempio: s). per esempio p. mediatamente un fruscio: ne è un esempio la e di cera. no tre fattori: il modo dell'articolazione. può avere una durata maggiore o minore (diciamo. designate con termini che col- Un secondo. d. cui segue imza di sonorità. 5. A produrre la varietà delle consonanti concorro. Mentre in italiano una data vocale. e così i bre- ve e i lunga. r). In altre invece non si verifica un'occlusione completa. da 1 a 2 o 3). i denti. gono alcune loro più precise caratteristiche: spiranti (esempi: f. senza che ciò influisca sul significato della parola di cui fa parte. b. per es.

• dentali (esempi: le occlusive t. L'ITALIANO. • palatali (esempio: la semiocclusiva e di cera). mentre nelle altre categorie possono presentarsi entrambi i casi. . d e vari tipi di continue). «bocca») e in that. Ma la varietà delle conso30 nanti è molto maggiore. I tre fattori che abbiamo considerato — modo dell'articolazione. Se c'è vibrazione le consonanti si dicono sonore. con termine comune. necessari e sufficienti a distinguerla da tutte le altre. in modo da stabilire la base per l'analisi di tutti i suoi fonemi nel prossimo capitolo. in caso contrario si dicono sorde. Basta che chi studia l'inglese pensi ai suoni rappresentati con th in thank. PRESENZA O ASSENZA DI SONORITÀ Sono sempre sonore (come le vocali) le liquide e le nasali. «fratello»): si tratta di due spiranti dentali.determinano i «tratti distintivi» di ogni consonante. b è sonora. gutturali (esempio: l'occlusiva e di cara). • velari. L'articolazione delle consonanti può essere accompagnata dalla vibrazione delle corde vocali oppure no. o. then. «allora». method: mouth («grazie». luogo dell'articolazione e presenza o assenza di sonorità -. abbiamo dato gli esempi con l'italiano e si è sempre tenuta presente la nostra lingua. Ad esempio p e b sono entrambe occlusive e labiali. ma p è sorda. I DIALETTI Varietà delle consonanti Nel testo. LE ALTRE LINGUE. I «TRATTI DISTINTIVI» Veniamo ora al terzo fattore di differenziazione. Mostriamo a pagina seguente come gli studiosi di fonetica rappresentano la posizione della lingua quando si pronuncia questa consonante occlusiva rispettivamente in italiano e in inglese. descrivendo i suoni consonantici. brother («questo». che impariamo a pronunciare con difficoltà perché nella no- stra lingua non esistono. «metodo». Ma anche la semplice t inglese non è esattamente la t italiana. ma meno esatto.

t. bilingui inglese-italiano. L'italiano non ha suoni aspirati: alla lettera h.in SCOTO». Per ovviare a questi inconvenienti sono stati elaborati vari sistemi di trascrizione fonetica. u. in vari casi si è costretti per esempio a dire: «la e di coro». ad altre lettere. «il fonema reso da se. «i cavalli». «la e di cera».t in inglese Come risulta chiaro dai due schemi. 31 . in questo libro) e nella colonna II quello predisposto dall'Associazione Fonetica Internazionale (usato anche in alcuni vocabolari italiani. in molte opere italiane di linguistica (e adottato. Essi hanno lo scopo di far sì che a ogni distinto suono del linguaggio corrisponda senza possibilità di equivoci un segno particolare (e si ricorre. quando occorre. Il prospetto a pagina seguente presenta nella colonna I un tipo di trascrizione fonetica diffuso. per i quali le lettere dell'alfabeto usuale rimangono invariate nella trascrizione fonetica. troviamo h al posto di e: la hasa. non corrisponde nessun fonema. oltre che alle lettere dell'alfabeto usuale. come vedremo. 1. e quindi non a. a loro modificazioni. E. talora. non si è tuttavia esteso all'italiano standard. i. del tedesco e. in libri di linguisti- ca. d. v. Se poi la lingua si arrovescia un po' indietro. l'alfabeto che noi usiamo risulta spesso inadeguato a riprodurre con esattezza i fonemi dell'italiano (e di altre lingue). b. m.). come mairi. Il prospetto registra solo i fonemi cui corrispondono segni particolari. ecc. foho («la casa».). tronu («madre». «padre». a destra se ne aggiungono altri che si usano nella trascrizione del francese. Questo fenomeno. ecc. ne risulta un suono — già alquanto lontano dalla t italiana e un po' meno dalla t inglese — che è caratteristico di certe parole del dialetto sicilia- no. ecc. per fare comprendere a quale fonema si allude. Nella parte a sinistra si trovano i segni (grafemi) che completano il repertorio bastante a trascrivere l'italiano. È quindi opportuno conoscerli. e il suono che percepiamo è sensibilmente diverso. anche a livello scolastico. dove. rimanendo una caratteristica propria del «vernacolo» toscano. quelli che sentiamo in ich («io») e in Badi. Gli alfabeti fonetici non servono per le forme normali dì comunicazione: si usano esclusivamente per i fini per cui sono stati creati. i havalli. e il tedesco possiede altri due fonemi aspirati. n. «tuono»). dell'inglese. 6. la cosiddetta «gorgia». f. lo stesso non si può dire del toscano. Invece in inglese la lingua tocca piuttosto le gengive. Eccone qui sotto la rappresentazione grafica. pafri. in determinate posizioni. LA TRASCRIZIONE FONETICA Come si è già detto. Se l'aspirazione è ignota all'italiano. con qualche variante. p. come nei vocabolari per indicare l'esatta pronuncia delle parole. «fuoco»). di dialetti italiani. nell'articolazione della t in italiano la punta della lingua tocca i denti: è una tipica t «dentale». Essa rappresenta invece lina consonante aspirata in inglese e in tedesco. r.

cup ingl. chiesa gara. .: cara = cera = scena = nella trascr. o. II [kara] [tjera] [Jena] 32 L . Mó'bel. frane. fog/ia gnomo 33 A 9 03 ingl. 5. ted. i/iank ingl. lombardo fum frane. fonet. 3 j w k g tj d3 ts dz y a. napoletano sole frane. bad ingl. I [kara] [céra] [sèna] nella trascr. scialo figli./ambe ingl. in genere vengono poste tra le parentesi quadre [ ] o le barrette trasversali / /. about. ecc. ciao gesso. premier. fonet. esempi (nell'alfabeto usuale) trascrizione fonetica I a A II esempi (nell'alfabeto usuale) e 0 0 bello selva bosco come ieri }• (semi-conson. an. giara zio zona sala sdegno scena. ted. ted. era. Kummel. th&t ingl. 3 g z z s s s e 3 ii e * n J X s z 5 0 J1 Quando si riportano trascrizioni fonetiche. Trascurando la distinzione fra l'uso dei due tipi di simboli (nell'ambito rispettivamente della fonetica e della fonologia). bon frane. ghetto cera.) uomoj cara. pez/ple. sircgen a o ù a. ecc.o & CO trascrizione fonetica I è è o o i u k g C II . lombardo roda frane. sìng. Es. qui useremo sempre le parentesi quadre.

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si oppongono tra loro e funzionano all'interno di una data lingua o dialetto. nell'individuare i fonemi. sono innumerevoli. e nella stessa successione. modellata essenzialmente sul toscano. prescinde da certe varietà dei suoni emessi da chi parla. Descriveremo tutti questi fonemi nei paragrafi che seguono. La verifica. «da confrontare con». ogni lingua ne sceglie tuttavia solo un numero relativamente ristretto (da una ventina a un massimo di 40-50). 21 consonanti e 2 «semiconsonanti»). cioè da va- era fetta erto desco pera serena ira l fitta irto disco pira sirena baro bere bile barese basto abbiamo varo vere vile Varese vasto amiamo 2. 34 . garantisce la differenza di significato delle due parole.2. l'«esperimento cruciale» per stabilire se due fonemi sono distinti consiste nel confrontare delle «coppie minime». il quale. in effetti. QUANTI SONO I FONEMI DELL'ITALIANO Le lettere dell'alfabeto italiano. sono 21 (5 vocali e 16 consonanti). LE VOCALI SETTE FONEMI VOCALICI Alle 5 lettere dell'alfabeto che rappresentano vocali corrispondono. anche se buona parte degli italiani. e lo facciamo con due vocali e chiusa e i — tra loro «vicine» (perché entrambe anteriori e tendenti alla chiusura) e tra due consonanti — b e v — pure tra loro vicine (perché entrambe labiali e sonore): I suoni studiati dalla fonetica. IL SISTEMA FONOLOGICO DELL'ITALIANO CHE COSA È IL SISTEMA FONOLOGICO rianti che dipendono da pronunce regionali. ne impiega un numero minore. sono in tutto 30 (7 vocali. almeno nella pronuncia che prende a modello il toscano. da peculiarità individuali. formando il suo sistema fonologico. Ma qui noi ci interessiamo in primo luogo ai fonemi del sistema fonologico e — lo si è già detto — non c'è corrispondenza esatta fra lettere e fonemi. da solo. tranne uno. detti fonemi. dall'influsso dei dialetti. Questi. I fonemi dell'italiano 1. i suoni linguistici che un essere umano è in grado di emettere. Tra questa molteplicità di suoni. che si distinguono. 7 fonemi vocalici: a e e i o o u aperta 1 chiusa aperta chiusa In linguistica il simbolo ~ viene impiegato col valore di «opposto a». come sappiamo. ha un «valore distintivo». se ci atteniamo alla pronuncia colta «standard». non più di 24. Diamo alcuni esempi. Sono questi i suoni. cioè due parole che abbiano fonemi tutti uguali. COME SI INDIVIDUANO I FONEMI La fonologia.

o (chiusa) Ci serviamo quindi dell'accento grave per con. § 4. córsa. come è evinetto e di solito senza oscillazioni. in bèllo. in ogni parola. fedéle. quando occorre. véro. la differenza rósa (participio) si neutralizza e si ha un timbro intermedio. computo. caffè. la pésca o (chiusa): per es. fónte. «tòniche» (vedi capitolo 3. prèsto. pórre. diretto. tra la vocale a. perta e chiusa ed o aperta e chiusa si oppongono tra loro in un certo numero di coppie di parole Come si vede. u sono. a parte le paro. Va poi rilevato che la distinzione tra aperte e chiuse riguarda le sole e. vòglia. só. tòrcere. Sulla sinistra si collocano le vocali «anteriori». méttere. poiché. è (chiusa): per es. § 5). piut. Ma di norma le bòtte (= percosse) la bótte cólto (= istruito) l'accento grafico si usa soltanto. delle vocali: infatti ricevono l'accento (in 35 Consideriamo ora le parole: dito. Per esempio. le due vocali e ed o si (se non segniamo l'accento) si scrivono nello sdoppiano: stesso modo (con termine tecnico. o). néve.dente. potè. I. oblò. nòstro. egli accètta l'accétta tétto. gròsso. fe»). le 7 vocali dell'italiano sono distribuite entro il diagramma triangolare che abbiamo già visto nel capitolo 1. prèndere. in bére. cura. egli ménte la ménte le mésse (plur.S^ o chiusa aperta Nell'illustrazione sopra. il collèga egli colléga l'esca ésca! o (aperta): per es. erède. le più chiuse. nei le fòsse che egli fòsse libri di linguistica. bène. cioè. Ecco le più comuni: cèntro. la mèsse egli pésca. O APERTE E CHIUSE OPPOSIZIONE E ~ E. rótto. pòpolo.la pèsca (frutto) vénti (numero) re. òtto. sécco. e ed o toniche si presentano aperte o chiuse in modo I fonemi rappresentati da i. mentre vocali i e u. la pòsta la ròcca (= fortezza) la rócca (per filare) Quando la vocale non è accentata. portò. e le che si differenziano solo nella pronuncia. dal basso verso l'alto diminuisce /'«apertura». U POSSONO ESSERE «SEMICONSONANTI» LE VOCALI E. ónda. vóce. curare. . di méssa) sòldo. è (chiusa) è (aperta) sètte. veri.o (aperta) trassegnare le vocali aperte (è.vólto (participio) dere solo la prima e risulta nettamente caratterizzata (come aperta) e in tenére soltanto la seconda (come chiusa). lògi. in cè.'•^ chiusa ^^>L aperta a ^X*U J* "^ 0 . Inoltre e a.còlto (= raccolto) il fòro (= piazza) il fóro (= buco) le tronche. nei vocabolari e. sono «omògraè (aperta): per es. petto.egli lègge la légge ca. o indòtto (= ignorante) indótto (participio) pósto (participio) sotto accento. sélva. gómito. la più aperta. in bóllo. débole. sulla destra le «posteriori». erró. óra. còsa. cóme.i vènti le. tènero'.la ròsa il vólto tosto tendente alla chiusura. tenére. in bòsco. o) e dell'accento acuto per le vocali chiuse (è. cèdere. O ~ O Nella pronuncia toscana.

LE CONSONANTI: QUADRO COMPLESSIVO FONEMI CONSONANTICI scopriamo subito un'importante differenza: la i e Le consonanti (nel senso di fonemi consonantici) la u non sono accentate (in ieri e pieno l'accento dell'italiano sono 21. // prospetto consente di individuare più esattamente i «tratti distintivi» di cìascun fonema consonantico e riporta inoltre tutti i modi in cui determinati fonemi vengono resi dal nostro alfabeto (come spiegato nei § 4 e 5). com-pu-ìo). in uomo e suono è sulla o). sono l'elemento su cui si basa la voce (di-retto. In casi come questi. in delle categorie illustrate nel precedente capitolo: sillaba non accentata (pie-nezza. sonora g (di gara). veri.semiocclusive ientali: z sorda. suo-nare). miconsonanti (o semivocali). 3. suono. sonomiconsonanti ci occuperemo ancora nel capitolo ra g (di gelo). non labiali: sorda p. cura). la i e la u non assolvono più velari (o gutturali): sorda e (di la funzione di vocali e le chiamiamo allora secera). suonare. Di i e u come sesalatali: sorda e (di cera). così distribuite all'interno è sulla e. 3 a proposito dei dittonghi e di altri fenomeni fo. in sillaba non accentata. dentali: sorda t. rappresentano la base della sillaba. uomo. z sonora. 36 . sonora b. oppure. cu-rare. pieno. Se invece esaminiamo le parole: ieri. sonora d. pienezza.dito. oppure. netici.

panciera. acme. gong. gora. è resa: . socievole. m. grano. iniquo. gusto. deficienza. paciere. d. o. questo. • trigrammi. t. ECCEZIONI Quella che abbiamo esposto è la regola generale. ecc. gh. gag. e inoltre nei sostantivi in cui e è seguita dai suffissi -iere. oltreché a singole lettere. sufficiente. e così cura. i: che. di norma troviamo la lettera q: qua. b. 1. conquista. u: cara. clero. maceria. quinto. soprattutto a causa di «grafie etimologiche» (cioè determinate dalla tradizione latina). cubo.). il digramma ci compare davanti a e. i: ghetta.). n. ghiro. ciuf/o. deficiente. qui. gloria. gioco. è resa: Davanti alla vocale u. cioè la g di gara. o. Sono: p. cielo. sequenze di tre lettere rappresentanti un fonema unico: sci. Però. acume. GH. Però. • Analogamente. G E I DIGRAMMI CH. artificiere. 1 palatale (gì di figli). 10 fonemi consonantici trovano a disposizione una propria lettera. -ma. Gì • La consonante velare (gutturale) sorda. sebbene i sia superflua (e non si pronunci): cieco. f. quello. gi. . n. quiete. efficiente. • La consonante palatale sorda.dalla lettera g davanti alle vocali e. giuro. Tuttavia. u: giara.dal digramma gi davanti alle vocali a.dal digramma eh davanti alle vocali e. cioè la e di cara.dalla lettera e davanti alle vocali a.dalla lettera g davanti alle vocali a. ciò. a: • digrammi. • La consonante velare (gutturale) sonora. Invece per gli altri 11 fonemi. basic. s sorda. come: arciere. v. . efficienza. specie. è resa: . giro. cibo. • Inoltre e e g hanno di norma valore velare (gutturale) davanti a consonante e in fine di parola: credere. 37 . o. LE CONSONANTI VELARI E PALATALI LE LETTERE C.dal digramma ci davanti alle vocali a. chiesa. e non sorgono problemi né di pronuncia né di scrittura. quelli posti in evidenza nel prospetto. .dal digramma gh davanti alle vocali e. sonora v. se. • La consonante palatale sonora. s sonora. società. quoziente. s palatale o «schiacciata» (se di scena). esistono alcune eccezioni. ci. l'alfabeto italiano non offre un numero sufficiente di grafemi. per z sorda e sonora) la differenza di suono non viene registrata. cioè sequenze di due lettere rappresentanti un fonema unico: eh. e così celare. gì. troviamo il digramma gi. è resa: . negli altri si ricorre. quale. quattro.spiranti sibilanti liquide nasali labiali: sorda f. Vediamole. prospiciente. con i superflua. ecc. . superficie. u: ciarla. coro. Considereremo per gruppi o singolarmente questi 11 fonemi. r. igiene. quadro. . clic. CI. o. quieto. quando u in funzione di «semiconsonante» è a sua volta seguita da vocale. • Davanti a e. la e vale di per sé come palatale (cera. 4. cioè la g di gelo. i: gelo. sufficienza. quota. u: gara. equo. r. come si è visto.dalla lettera e davanti alle vocali e. quaranta. ecc. gn. in due parole: effigie. In due casi (per s sorda e sonora. n palatale (gn di gnomo). cioè la e di cera. 1. m. in un certo numero di parole. USO DELLA LETTERA Q PROBLEMI NELLA RESA DI ALCUNI FONEMI USO DI DIGRAMMI E TRIGRAMMI Come si può vedere dal prospetto. la consonante velare sorda è resa da e (cubo. segmento. gli. i: cera.

proficuo.con s sonora [s]: bisogno. innocuo. o. davanti a consonante sorda. che sentiamo nell'articolo gli. gonzo. osare. abbiamo una sola lettera. n). gangli). scisma. sia la sibilante sonora. peso. stasera. zero. .col trigramma sci davanti alle vocali a. marzo. moglie. conscio. prezzo. chiesa. ALTRE PARTICOLARITÀ DELLE CONSONANTI LA SIBILANTE PALATALE (SC) Una sola lettera. zanna. ZSORDA E SONORA La consonante sibilante palatale. LA NASALE PALATALE (GN) zampa. orzo. pagliuzza. viene resa: .con s sorda [s]: casa. bellezza. mese. razzo La consonante nasale palatale. come coscienza. zavorra. Troviamo (per grafia etimologica) il trigramma sci davanti a -e nella parola scienza e derivati. figli. zolfo. zoo. ogni. Sono: glicerina. presagire.col digramma gì davanti alla vocale i: gli. zuppa alzare. i: scena. Per esempio: . causa. evacuare. scientifico. zoppo. riso. Esempi: z sorda z sonora La consonante liquida palatale. promiscuo. senza azione. percuotere. acquistare. figlio. gozzo ALTRE PARTICOLARITÀ zafferano. avanzo. gnomo.Peraltro nelle seguenti parole si ha la sequenza e + u + vocale: cuocere. Entrambe ricorrono in diverse posizioni nella parola. . le parole sparo (con s sorda) e sbirro (con s sonora). ecc. prezioso. egli.col trigramma gli davanti alle vocali a. ad esempio. uscire. ora la sonora. S SORDA E SONORA 5. cospicuo. . z. sciopero. cuoco. cosa. scendere. azoto. sciupare. ma si pronuncia g (velare) + 1 + i. fasciare. Agnese. zucca. circùito. in fine di parola). o. u: paglia. I. tutte di origine dotta. scuola] acuire. d. romanzo azienda. per esempio. negligenza e poche altre. presentire. tagliare. v. zingaro. o «s schiacciata». nacque. zio. La differenza è sottile. ecc. r. negligente. In alcune parole. vacuo. pesce. zelo. cuoio. regno. ascia. geroglifico. isola. dozzina. ma si coglie subito pronunciando una dopo l'altra. cortese. viene resa. anglicano. cui. lascio. La s sonora si ha sempre davanti a consonante sonora (b. luglio. scuotere. s. glicine. all'interno dopo consonante. e. viene resa: . zotico elzeviro. scienziato. u: sciabola.col digramma se davanti alle vocali e. Con una eccezione: soqquadro. glittica. LA LIQUIDA PALATALE (GL) Analogamente. davanti a qualsiasi vocale. senza che sia possibile dare norme esatte. cogliere. per la semiocclusiva dentale sorda e sonora. . zitto. pazienza. arcuare. disegno. ognuno. Notiamo infine che il raddoppiamento di -q. rappresenta sia la sibilante sorda. il gruppo gli non serve per rendere il suono palatale. vizio tazza. zona. g. misero. agnello. nella parola sogno. bazàr azzardo.è rappresentato da -cq-: acqua. geloso. circuire. m. tacqui. quella che sentiamo all'inizio della parola scena. posi. mezzo. gnocco. sci. che sentiamo. milanese. raso. cuore. pasciuto. La s sorda è più comune (si ha sempre all'inizio di parola davanti a vocale. esilio. Invece all'interno di parola tra due vocali si trova ora la sorda. Bologna. ganglio (plur. col digramma gn: 38 Concludiamo l'analisi del sistema fonologico dell'italiano con alcune osservazioni su singole lettere dell'alfabeto. nella doppia. sposa. esatto. zebra.

LE ALTRE LINGUE. skuòla. Vediamo. nei plurali di nomi in -io (vizj = vizii. spèce. NOTA • II ricorso alla trascrizione fonetica (vedi capitolo 1. kantiano. specie. giro] [céra. marketing. e nelle pronunce regionali che ne dipendono. ecc. gara. per il resto. glicine. sono. cuffo] [gèlo. dall'inglese. quindi in ciarla. scuola. figli. ecc. mòle] [glòria. cui scena. chiesa.che in Piemonte prevale la pronuncia aperta. compare in qualche nome proprio italiano (Bixio. • k si trova solo in parole straniere o derivate da parole straniere. Si trova anche in interiezioni (ah. giacché non ha un valore distinto dalla e di cara. kuésto.. nel Lazio fino a Roma compresa. sci. vizi). o. si è necessariamente limitata ad insegnare l'ortografia.) e — talora col valore di consonante aspirata — in parole straniere. ma solo «segno grafico». con poche varianti. Craxi. e talora assai poco. La scuola dell'Italia unita. trascurando la «retta» pronuncia. kuì] [kuòre. si usa nei digrammi eh e gh per segnalare il fonema velare e inoltre nelle forme verbali ho. asa] [li. di parte delle regioni centrali limitrofe. mancando la netta e uniforme distinzione tra è e è. per i semiconsonante (gajo = gaio). in cui ad ogni fonema corrisponde un proprio grafema. o nelle pronunce dro. si usa (non sempre) davanti a u + vocale per rappresentare la velare sorda. gioco cieco. arcère] [kuale. ganglio gnomo. si. kjèsa. • y si trova solo in parole straniere. Ajaccio) e con valori vari — in parole straniere. daffo gelo. non sistematicamente. Sussiste in qualche nome proprio (Baj. solo in parole straniere. glicine. fili. La -i. si può dire — per dare due esempi chiari . kiwi. • w si trova solo in parole straniere.dei digrammi regionali La distribuzione di e. ogni [kara. in Sardegna la chiusa. moglie gloria. caria.tutte le volte che non è vocale. § 6). Una uniformazione della pronuncia è ormai da considerare un traguardo irraggiungibile. klik] [gara. óni] L'ITALIANO. in genere col valore di i semiconsonante. arciere quale. gòko] [cèko. ghetta. in genere. la distinzione tra e ed o toniche aperte e chiuse. • q. cioè non le corrisponde alcun fonema. Nei dialetti a nord e a sud di questa fascia. perché le varietà sono tante quante le basi diverse fornite dai dialetti e le scelte individuali. con la pronuncia «standard». alcuni degli esempi dati nelle pagine precedenti: cara. ciarla. clic gara. v in wurstel. sempre col valore di velare sorda (= e di cara): kibbntz. È impossibile delineare un qua- e trigrammi non si pronuncia La pronuncia toscana non fa sentire la -/'. hai. sogno. come si è visto. qui cuore. Jòvine.• h e muta. Allora. o aperte e chiuse descritta nel testo è quella della Toscana e. ma essa coincide solo in parte. consente di rendersi conto con immediatezza di tutti i problemi posti dalla resa di determinati fonemi mediante l'alfabeto italiano. eh. hanno con una «grafia etimologica» che le distingue da o (congiunzione). I DIALETTI I fonemi dell'italiano è. giara. o e o. ai (preposizione articolata) e anno (sostantivo). nel grande processo di alfabetizzazione degli abitanti del nostro paese. gànglio] [nomo. questo. kùi] [sèna. le coppie pésca ~ pésca e bòtte ~ bótte diventano per la maggioranza degli Italiani coppie di omònimi. in trascrizione fonetica. è. ma anche omòfone (pronunciate in modo uguale): a orientare ed assicurare la comprensione serve solo il contesto. con valori diversi: u in western. è una lettera «in più». non manca. Arbatax) e. 39 . mentre scarso è risultato l'effetto della radio e della televisione. • j si usava un tempo. • x corrisponde a due fonemi distinti: k + s. dal tedesco. getta. ascia gli. Ne consegue che le pronunce regionali si sono perpetuate. cioè di parole non solo omògrafe (scritte in modo uguale). ghiro cera. ciò.

Il modello toscano si allarga oltre i confini regionali. Tuttavia in altri casi. Quanti sono. nella pronuncia «modello» che viene descritta qui. lasciare diventano qualcosa come fas/'o. ecc. ciarla. Le pronunce settentrionali provano avversione per z sorda e giungono a sostituire la z con la sibilante sonora [s]. isola). s/'o. nella pronuncia. o aperte e chiuse.in dito e /'. nell'Italia centrale.. anche se sconsigliabile. vale a dire. figlio. La confusione si estende alla sibilante palatale (se. spec-i-e.e la si pronuncia (in particolare nel Sud. lasiare. che viene realizzata quasi come una s sonora. sfizio].).in ieri) è di funzione. Così sta. casa. figlio. o aperte e chiuse è molta (fuori di Toscana). ascia. i fonemi dell'italiano? A voler stare proprio nel sicuro. specie. cielo. Però.. ciò. Però va considerato che: — la confusione tra e. Nelle parlate emiliane zampa e zio diventano pressappoco sampa. gioco. paglia. àpara. u semiconsonanti (per es. tutto all'opposto che nel Nord. isola (anziché causa. cortese. milanese (anziché cosa. E allora senza dubbio. giuro. che diventano «varianti libere» di un unico fonema s e di un unico fonema z. separa. casa.è esclusivamente segno grafico. scfizio. si è avuto il dittongo -/e-. dove possono influire abitudini articolatone native): quindi si sentirà spesso g-i-oco. ecc. All'opposto nel Sud si generalizza -s. i fonemi nettamente distinti si riducono di 6 unità. ma. alcuni problemi. l'uso trova una giustificazione nell'etimologia latina: audacia. sfi- zio vengono pronunciati seta. audacia. se nelle pronunce regionali Per la distinzione tra s e z sorde e sonore va ripetuto quanto si è detto a proposito di e. cielo. Cioè si dice cosa. spara. come si è detto.gioco. 40 . risulta a stento avvertibile. Si trova scritta quella -/'. — la differenza tra i. ecc. allarga il suo dominio e sostituisce la s davanti a un'altra consonante (cioè la s «impura»). mese. diventano cioè solo 24. sì (per es. Così fase/o. cortese. tra -/'. figl-i-o. società. in conclusione. scienza. milanese). si dovrebbe rispondere: occorre stabilirlo volta per volta per ognuno degli Italiani. sono sicuramente 30. c-i-eio.di scena). Errore? Quando la -/'. scienza. Le consonanti s. u vocali e i. specie. z. sufficiente. Tuttavia. e in genere meridionale. lascio. derivano da parole latine con la -/'-. in trascrizione fonetica: [età. in una data fase della storia della lingua. e in cieco. Ma la lingua scritta ha un suo prestigio e un suo fascino e tende a dettare legge. Nella pronuncia napoletana. ma altrove si tende a trascurare la differenza tra la sorda e la sonora. sulla bocca della maggior parte di coloro che parlano italiano. sc-i-enza. — la distinzione fra s e z sorde e sonore presenta. o almeno per ciascuna pronuncia regionale. mese. la sibilante palatale è nettamente pronunciata. moglie.sorda: causa. Tendenze simili sono avvertibili in altre pronunce del Nord. La tendenza nel Nord è verso una pronuncia sempre sonora della s tra vocali.

sia salsiccia. magari lette o sentite una volta sola: si scrive epitaffio o per caso ep/faf/o? E promiscuità si scrive così. registrate separatamente. entrambe le forme. ma — viene esplicitamente chiarito — la prima è una variante popolare. ma indica come corretto anche ep/faf/o. Sul vocabolario trovate. igiene. naturalmente. da evitare. il sostantivo derivato da /g/'ene? Il vocabolario ci da subito il suo responso. preceduto dalla abbreviazione are. salsiccia o salciccia. con la -e. nell'ortografia.. ma hanno diverse sfumature di significato. famigliare o familiare^ Dunque il vocabolario registra per primo epitaffio... è una forma che potremo trovare in testi antichi. sia salciccia. Anche dopo aver approfondito la teoria grammaticale. qualche dubbio sull'ortografia di certe parole può sempre sorgere e il manuale di grammatica i dubbi non li risolve tutti. ed entrambe sono corrette. e/eco. In questo caso trovate sul vocabolario. non useremo. ma che. l'esatta grafia di parole di uso raro.o per caso con la -q-? Ma anche riguardo a parole di uso comune il dubbio può essere legittimo. Anche qui trovate indicata prima la forma preferibile (ec//ss/). «salato». sotto lemmi (voci) distinti. ma esso ci fornisce un aiuto prezioso in molti altri settori dello studio della lingua e. la forma corretta è salsiccia (e in effetti la parola deriva da salso. 41 . quanto a pitaffio. non abbiamo esitazioni su come scrivere fase/a. ovviamente. Per esempio. la ciccia non c'entra!). cioè «arcaiche o popolari». consultare! Nel vocabolario cerchiamo i significati delle parole. o pop. in primo luogo. il sostantivo astratto e l'avverbio derivati da cieco. Sul vocabolario cerchiamo poi. sul piano linguistico. e. Ma i loro derivati? Il diminutivo di fase/a. (= arcaico).COME USARE IL VOCABOLARIO Nel dubbio. anche per motivi di spazio. in particolare quando una parola compare in due o più varianti e desideriamo accertare qual è la forma preferibile: eclissi o eclisse. poi un'altra ammessa e infine due forme contrassegnate come are.

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primo. prato. sdoganare. .. sfratto.. slitta. e VCV. blando.. scritto. sci (per es. Certe combinazioni ovviamente sono impossibili in qualsiasi lingua: una successione di sole consonanti non è ALL'INIZIO DI PAROLA pronunciabile.. splendido. finiscono sempre in vocale. . parete.3. onore. Ma sono pure frequenti CCV. g (di gara) o accentata.all'inizio di parola sono: ticelle. record. non accentata • le occlusive p. d. Si ricordi però che nelle sequenze sce. Consideriamo questi gruppi di consonanti e di vocali più da vicino. sgarbo. . Gruppi consonantici. CVVCV. GRUPPI DI CONSONANTI E DI VOCALI • s + quasi tutte le altre consonanti: (con s sorda) sparo.. le combinazioni più comuni risultano CV. strano. sillabe. verde. tra.. CVCVCV. onorato. svago. Per esempio.. sgelare. di due (o più) consonanti o di due (o più) vocali. . in sce- Se rappresentiamo col simbolo C le consonanti e col simbolo V le vocali. I soli gruppi iniziali di 3 consonanti sono dati da s + occlusiva (o /) + liquida: sprone. drago. GRUPPI CONSONANTICI per combinarli insieme nelle parole. alt.. Le parole terminanti in consonante di norma sono straniere o sigle: tram. VCVCVCV. . snello.. piano. VVCV.. CCVCV.. cioè la semplice alternanza di consonanti e di vocali: re. CVCV. . o nessi. lato. scala. Cisl.. sbrigare. b.. dittonghi. smalto. (con s sonora) sbadato.. Ogni lingua ha non solo un repertorio di fonemi (il suo sistema fonologico). flusso. le parole del I gruppi di 2 consonanti ammessi in italiano fondo originario della lingua. CVCCV.. auto. t. CVV. bravo. gloria. NOTA • La s davanti a consonante è detta «s impura». ma anche delle regole 2. ecc. grosso. freno. .. ala. come: tra. accenti 1. VCVCV. credo. mai. sto. clero. COME SI COMBINANO I FONEMI NELLA PAROLA COME SI COMBINANO I FONEMI gruppi. sforzo. cioè dei modelli in cui entrano in combinazione 43 .. .. cioè r o 1: Fiat. In italiano troviamo però delle restrizioni particolari. a parte poche par. e f + liquide. e (di cara)... Inps... sradicare. platino.

corpo. ma rappresenta il fonema reso in italiano da gì. caccia. NOTE canto. colpo.O O /io. azteco. affranto. aspetto. acme. La maggior parte delle lingue europee ignora i fonemi consonantici rafforzati. optare. Per esempio in: psicologo. GRUPPI MENO FREQUENTI all'interno di parola (per es. ma digrammi eh-. sotto tanti aspetti. opponendosi alla semplice. pneumatico. costa. ecc. mezzo. porro). ogni). mamma. se scorriamo un testo fran- . orzo.raggi. in pesce. o «rafforzate»). arrivo. figli. sci) se. fucsia. pozzo. e soltanto rupe ~ ruppe beve ~ bevve cade ~ cadde poro ~ porro cacio ~ caccio fumo ~ fummo L'ITALIANO. LE ALTRE LINGUE. ecc. asso. ecc. etnìa. tecnico. dogma. subdolo. • I fonemi consonantici rappresentati da se. cioè è sufficiente a distinguere due parole costituite per il resto dai medesimi fonemi: Sia all'inizio. Solo in benpensante. I DIALETTI Le consonanti doppie nelle altre lingue e nelle pronunce regionali Le consonanti doppie sono veramente una peculiarità dell'italiano. nella pronuncia «standard» risultano sempre rafforzati. seguita da r o I da nessi triconsonantici: approvare. bambino. pae//a = [paeta]. che pure.e n. corso. gli. tmesi. felce. il primo elemento ben conserva la sua forma nella scrittura. parecchi nessi biconsonantici e qualche nesso triconsonantico possono essere preceduti da 1-. gì-. ecc. stoffa. Si calcola che approssimativamente — le statistiche di questo genere non possono raggiungere una precisione matematica — le parole che contengono una o più doppie siano il 15-20% del totale.non è un gruppo consonantico. ipnosi. gn. ha valore distintivo. superstite. ridda. anch'esse labiali. ecc. banco. gnomo (vedi capitolo 2. in quanto al nesso -//. e molto comune. superstrato.. si raddoppia difatti una sola consonante. perspicace. porgere. ma un «digramma» e rappresenta un unico fonema. pensare. capsula. calmo. transfuga. panno. alto. abside. burro. pancia. Nello spagno- lo. nafta. eczema. salvo. la r (corrida. amba. opzione.di che. abnorme. sebbene la scrittura non registri il fenomeno. ecc. pacco. § 4-5). capra. Si noti che la consonante labiale m.. ALL'INTERNO DI PAROLA in termini di origine dotta o straniera. riflusso. è la lingua più simile all'italiano. cadmio. benportante. bevve. orto.non è una doppia. zio. perché vari nessi consonantici 44 latini sono passati a doppie. Tutte le consonanti (tranne s sonora) possono raddoppiarsi all'interno di parola: coppa. • La consonante doppia. attrito. sia all'interno di parola parecchi altri nessi compaiono più raramente. palco. Ma. gli: e dunque caballero = [cabatero]. r.compare sempre e soltanto dinanzi a p e 6. agguato. contro. altro. LE CONSONANTI DOPPIE o EH All'interno della parola le combinazioni di consonanti sono più numerose. ctonio. parole composte. Così pure non sono gruppi consonantici. Si hanno così consonanti doppie (o «geminate». o e» 03 O • quasi tutte le consonanti. solsti. gn sanscrito. Ma in italiano le doppie sono di più. corno. mnemonico. ecc. aspro. obbrobrio. • Quando la consonante doppia è un'occlusiva o /. subcosciente. latte. collo. obbligo. agro.(o m-): Un tipo speciale. di nesso consonantico è costituito dalla ripetizione della stessa consonante. gì. Infatti: • si possono avere tutti i gruppi iniziali: aprire. ereditata dal latino. campo. ebbe.

«lana») e ne deduco che queste parole vanno pronunciate con -/'. la pronuncia toscana. Nei gruppi risultanti da due vocali. Le successioni di due vocali nella parola si suddividono in due tipi nettamente distinti: i dittonghi e le vocali in iato. ecc. o si tratta di grafie etimologiche (e la doppia non si pronuncia). Sì. guera). Mine. separazione»). sguardo. li troviamo per esempio in: tuoi. I GRUPPI VOCALICI: DITTONGHI E VOCALI IN IATO DUE TIPI DI GRUPPI VOCALICI io (iogurt. questura) uo (uomo. Le combinazioni possibili sono numerose (a + e. Nel Sud i difetti di pronuncia sono semmai opposti a quelli del Nord: di doppie si tende a pronunciarne troppe. lui. al solito. interruzione. Così anche a Roma. e quindi vocale. cauto. lasciai. in una ristretta élite. e poi. «mezzo». quotato) ui (qui. dove peraltro — ma si tratta di una peculiarità nettamente dialettale più che regionale — si pronuncia -r. inglese. Europa) Passiamo ai gruppi vocalici. Nei dittonghi i due fonemi sono strettamente uniti e pronunciati in rapida successione. fienile) 3. dove le doppie sono ben sentite. odio) iu (iugero. abbiamo i dittonghi detti ascendenti. più. e in modo particolare i Veneti. poi. non semiconsonante — da luogo allo iato: le due vocali rimangono autonome. nei loro dialetti o non hanno affatto consonanti doppie o ne hanno poche e distribuite diversamente. autunno) eu (euro. 45 . a + i. Invece gli Italiani del Settentrione. studiando queste lingue. miei. e poi la vocale (che può essere accentata o no). ma poi. Tuttavia secoli di cultura letteraria. guidare) au (causa. di consonanti doppie ne vediamo parecchie. con l'unità nazionale. guai. ma.cese.breve (e senza doppia!). queste si dicono in iato. falda. per quanto riguarda il raddoppiamento delle consonanti. o la doppia sta a indicare altro. apprendiamo che. la quantità della vocale vicina. suicida) TRITTONGHI uè (questo. puoi. magari con qualche errore qua e là. acquai. fiore. quadrato) Ogni altro incontro di due vocali — anche quando una di esse è i od u accentata. specialmente con certi fonemi e in certe posizioni. i dittonghi vengono invece chiamati discendenti. quindi. Sono pochi e poco frequenti. tre fonemi pronunciati unitariamente. piede. sei. quercia. a pronunciarle. piumato) Dittonghi discendenti: ai (mai. pleura. Wolle («prego». per es. nuovo. salvo rare eccezioni. disponibbile. iattanza) uà (quak. guieto. caimano) ei (nei. alla Toscana si aggiunge il resto del Centro e tutto il Sud. lodiamo. Dicendo l'«italiano» si intende. abbile.al posto di -rr. ie (ieri. seimila) oi (noi. aiuola. tedesco. quando viene prima la vocale. perché sono separate l'una dall'altra (iato significa «apertura. I dittonghi sono costituiti da i o da u in funzione di semiconsonanti (e quindi non accentati né base della voce) e da una vocale vera e propria.od -o. In tedesco trovo scritto bitte. cioè anche là dove la lingua «standard» non le prevede. buoi. E quindi si sentirà spesso: raggiane. Quando prima viene la semiconsonante i o u. Dittonghi ascendenti: ia (piano. poiché) ui (cui. VOCALI IN IATO I dittonghi formano due serie. DITTONGHI ASCENDENTI E DISCENDENTI La combinazione di due semiconsonanti e di una vocale da i trittonghi. la scuola primaria e generazioni di maestri hanno insegnato anche ai settentrionali a scrivere le doppie e.(bira.

squa-dra. zoo. 6. le singole consonanti e i soli gruppi consonantici che si possono trovare abitualmente all'inizio di parola (e cioè. • All'interno di parola tutti gli altri gruppi consonantici. fino al limite di 11. -i. con la linea disturbata o una persona un po' dura d'orecchio all'altra estremità del filo). a-iuo-la. eb-be. e + a. vedi § 2. st-. in determinate situazioni (per esempio al telefono. ip-no-si. . di per sé priva di significato. infatti si può «spezzare» una parola. necessariamente. ma parecchie si realizzano solo in derivazioni dotte dal latino e dal greco o in prestiti da lingue straniere. finii.a + o. bue. a-la. anche se poeta va sillabato po-e-ta. pac-co. paura. sia all'inizio di parola. idea. 2 e 3. ob-bligo. mio. lascio. che ci servono — in particolare — per andare a capo in fine di rigo. (monosillabi) più. si evita in ogni caso di andare a capo con una vocale e quindi per es. che può essere pronunciata da sola e quindi contiene. pla-ga. o-a-si. a-re-e. 46 • Le sillabe dei vari tipi che abbiamo visto vengono distinte in: aperte. comprese le consonanti doppie. i-re. giorno. però. tuo. 4 sillabe sono dette monosillabiche. ap-pro-vo. si scompongono e la prima consonante va con la sillaba precedente. ma le «sillabiamo».è un puro segno grafico. da soli. scrivendo a mano o a macchina. 2. LA SILLABA DEFINIZIONE E PARTICOLARITÀ Quando. ad-di-o. caos. rag-gi. ma si deve mantenere integra ciascuna sillaba. mai. addio. òr-. chiuse. gli. basterà ricordare poche norme pratiche. sub-do-lo. pr-. oasi. ma è composta semplicemente da fonema consonantico + vocale. buoi. • I dittonghi (e i trittonghi) non si scompongono mai e. La sillaba è. una sequenza di fonemi. a-stro. vogliamo farci intendere bene. mi-o. campo. bisillabi. po-e-ta. ac-quai. ecc. ai.): la-io. sci. che servono a rappresentare determinati fonemi consonantici. la seconda (o il gruppo che rimane) con la seguente: col-po. quin-di. quadrisillabi). cau-to. oppure soltanto da una vocale: la-Io. au-to. as-sas-si-no. abbiamo visto i possibili gruppi di consonanti e di vocali. spa-ro. foglia la sillaba sottolineata non contiene né un dittongo né vocali in iato. LA DIVISIONE IN SILLABE La divisione della parola in sillabe risulta del tutto naturale. via. bu-e. sei. por-ge-re. op-ta-re. nei par. ca-pra. quadrisillabiche (oppure monosillabi. aorta. si appoggiano alla vocale seguente. beato. 4. a-or-ta. pa-ura. poeta. pa-re-te. a-iu-to. pian-to. al-tro. ie-ri. Dopo che. i-de-a. sguar-do. dunque. per-spi-ca-ce. pa-e-se). str-. • All'interno di parola. psi-che. Le parole di 1. • Le vocali in iato sono separate tra loro e appartengono a sillabe distinte (e possono costituire da sole una sillaba): pa-e-se. quelle che terminano in vocale (come tutte le sillabe delle parole la-to. Con i termini plurisillabico. mo-strai. Riguardo a quest'ultimo punto. la prima sillaba può essere costituita da una consonante o da un gruppo consonantico e dalla vocale cui essi si appoggiano. ecc. dog-ma-ti-co. pi-. NOTA • All'inizio di parola. tec-ni-co. piano. 3. uo-mo. trisillabi. pac-co). formando sillaba. con-tro. Ma ce ne sono ancora di 5. Vediamo. una sillaba: pia-nò. po-dio. gì. tu-o. lui.. cioè le scomponiamo in segmenti che riusciamo ad articolare isolatamente: «Ti di-co che sta-se-ra ar-ri-ve-rò tar-di». stra-no. si va a capo solo dopo poe-. Eu-ropa.). aree. una vocale (e può anche essere costituita soltanto da una vocale). estraneo. e sp-. qui. sia in altre posizioni possono formare. a-spira-re. Qualche esempio: o paese. òocio. pa-io-lo. contro. tuoi. a-pri-re. Perciò in parole come ciò. non solo stacchiamo nettamente le parole una dall'altra. ecc. pa-re-te. pa-no-ra-ma. plurisillabo («di più sillabe») si indica genericamente qualsiasi parola che non sia un monosillabo. trisillabiche. bisillabiche. pra-to. quelle che terminano in consonante (come le prime sillabe delle parole co/-po. NOTA 5 H^ • Ricordate che nei digrammi e trigrammi ci. 7 sillabe.

bugìa. grafico è previsto e obbligatorio solo nelle parole • sdrucciole: l'accento posa sulla terzultima plurisillabiche tronche: pietà. Andalusìa. tabù. ma con significati diversi a se. riunite in quelle unità superiori al fonema che sono le sillabe. Iperìde. oppure nell'introdurre parole poco noseminano. ordinaglielo.conda che siano piane. nelle grammaparole si suddividono in: tiche si accentano anche le parole piane e sdruc• piane: l'accento posa sulla penultima ciole. quando occorre. in particolare termini dotti di derivazione greca (càtodo. operò. ra («omografe»). operò. in cui l'accento ha valore distintivo.capito capito capitò to grafico. Scandinavi. L'ACCENTO SILLABA E ACCENTO Nelle parole le unità fonemi. te. finì. scalpiccio. baobàb.teme che il contesto da solo non assicuri la comte sulla quartultima e sulla quintultima. omògrafo) e nomi propri (Eurìpide. differenziare due. ecc. La vocale (e la sillaba) che riceve l'accento si dice tònica. ecc. mente: per esempio nelle parole del tipo citato sopra. alopecìa. Nei grafici inoltre vediamo che ciascuna cónto morì mòri pòrto portò parola ha un apice più elevato: esso indica la voabituati abituati nòcciolo nocciòlo cale (e la sillaba) che riceve una maggiore evileggère prìncipi lèggere princìpi denza. • tronche: l'accento posa sull'ultima sillaba: Per il resto si ricorre all'accento solo occasionalpietà. GòrgóACCENTO CON VALORE DISTINTIVO ne. ecc. che cioè porta l'accento. A seconda della posizione dell'accento tonico le Nei vocabolari e. L'accento può assumere valore distintivo. perché. cioè È pure diffusa. fruscio. § 1). nella vo.con i suffissi -io. ma non deve valere come regola.). amóre. concèdimelo. senza accento»).5. impiegato capitano capitano capitanò solo in determinati casi. maledico malèdico turbina turbina Tranne alcune eccezioni (vedi capitolo 4. le altre àtoL'ACCENTO GRAFICO ne («senza tono. o anche tre. -ìa: armeggìo. Ippòcrate. atòmico. agito agito agitò Lo chiamiamo tònico per distìnguerlo dall'accen. sdrucciole o tronche: cale. come: prensione. 47 . monàlito. buòno. parole composte l'abitudine di mettere l'accento nei sostantivi dei medesimi fonemi e scritte nella stessa manie. caffè. che è pronunciata con più forza delle altèndine àmbito ambito tendine tre.allergìa. che è il segno dell'accento. e si Sono rare le parole (solo forme verbali) accenta. finì. o àpice. sillaba: lìmpido. monocròmo. si succedono come in un flusso che possiamo rappresentare così: Ogni sillaba ha un suo vertice. ma nell'uso normale della lingua l'accento sillaba: caro. in corrispondenza della quale la voce si inancora acora contò nalza. ogni parola è pronunciata con un proprio accento.

ecc. ha a disposizione un repertorio completo. troviamo sulla tastiera due segni per e accentata: è. Con o. compito. MONOSILLABI NON ACCENTATI che (= perche) da (forma verbale) dì ( = giorno. indifferenziato. u hanno un timbro solo e l'accento non ha più funzione distintiva. tre. ù. i. i. forma verbale) è (forma verbale) là (avverbio di luo- Nei monosillabi. una contrazione. senza accento grafico: qua. Si notino invece. Per le vocali e. nota musicale) li (pronome) ne (particella pronominale) se (pronome atono. i. lo. ricordati. Peraltro c'è chi preferisce sempre a. perché (e ogni altro composto con che). il circonflesso ("). pronome) da (preposizione) di (preposizione) e (congiunzione) la (articolo. ecc. scrivendo a mano. Peraltro il tipografo. e la distinzione (in quei casi in cui. il segno è invece uno solo per le altre vocali: a. sto. viene meno la necessità della funzione distintiva dell'accento. o (aperta). l'accento tonico non può trovarsi se non sull'unica sillaba. Le vocali a. oggi non più in uso. non serve in italiano. • Quando sé pronome è seguito da stesso. in ogni parola data. e anche chi possiede macchine da scrivere più sofisticate. sia che terminino in vocale: che (congiunzione. quindi di norma non ricevono l'accento grafico. si è detto. va. per quanto riguarda e. cioè. so. dècade. o si usa l'accento richiesto dal timbro che. già. vi. può. Come regolarsi? La norma. vogliamo indicare l'accento) andrebbe realizzata e la trovate nei testi a stampa: còlto ~ có/to. la macchina da scrivere fornisce solo o. ci. ecc. è (chiusa). gli. Quindi.DUBBI LINGUISTICI Quale accento grafico? Gli accenti grafici sono due: grave (') e acuto ('). All'interno di parola invece o può essere aperta o chiusa. MONOSILLABI ACCENTATI go) (avverbio di luo- go) né (congiunzione) sé (pronome tonico) sì té (= così. per indicare. e in effetti la o finale accentata è sempre aperta: quindi ciò. vizi. ecc. do. ahimè. che. se stessa. • In varie coppie di monosillabi scritti in modo identico («omògrafi») l'accento grafico assume funzione distintiva (e si noti che quelli che rimangono senza accento in genere sono particelle atone): NOTE • Alcuni distinguono anche su (avverbio) da su (congiunzione). tórre — togliere. Veramente. caffè. lodò. hanno queste vocali quando sono accentate: è (aperta). ma. scià. giù. o. no. rassegnati. ù. o (chiusa). té. lì ti. usiamo un segno solo. esistono però alcune eccezioni. fu. come è ovvio. mi. perciò. per. un'assimilazione. o. • Si scrivono con l'accento i monosillabi: più. a seconda dei casi. da né. qui. guatar = guatarono. avverbio affermativo) (la bevanda) Variamente motivate. ecc. me. per diversi motivi. temè (e ogni altro passato remoto in -è). i. pronome. che quindi in genere non viene segnato: se stesso. sé. Ma. Ma potete trovarlo in grafìe antiche. 48 . un troncamento: vizi = vizii. sta. Un terzo tipo di accento. scrivendo a macchina. che è d'obbligo in determinati casi in francese e in greco. è semplicissima. est. sia che terminino in consonante (con. occorre stare attenti a distinguere è. ù. congiunzione) si (pronome) te (pronome) re. almeno in astratto. Basta dunque una serie unica: a. fa. Così pure in parole piane o sdrucciole nel caso si voglia impiegare l'accento grafico: accèffa ~ accéfta. chiù. ciò. è. tram). blu. te.

utensìle o utènsile. piuttosto comune. teniamo presente che molti vocabolari (tra cui quello usato qui. è decisamente errate. di parole direttamente derivate dal latino o dal greco — non di rado siamo nel dubbio: in particolare. del quale ci occuperemo nel prossimo capitolo (vedi § 3). sia pure in forma sintetica: la parola è piana (nella pronuncia italiana. Per non lasciare dubbi. quando sono formate da più di due sillabe. ma ci si può anche basare sull'originaria pronuncia greca (giacché sclerosi deriva dal greco sklérosis) e allora la parola risulta sdrucciola. Parola senz'altro piana. con o chiusa 49 . Inoltre. di parole scientifiche. si deve intendere che la parola è accentata sulla penultima sillaba. o. ma anche per i bisillabi e per i monosillabi accentati. rubrìca o rubrica. per le vocali chiuse l'accento acuto ('). Il vocabolario segnala infine le parole che provocano il «raddoppiamento sintattico». Parola piana. che è il Devoto-Oli) non indicano di norma l'accento sulle parole piane. Insomma. Parola sdrucciola.COME USARE IL VOCABOLARIO Quale accento tonico? Per accertare l'accento tonico giusto il vocabolario ci fornisce un aiuto non solo prezioso. edile o edile. il vocabolario ci segnala se la pronuncia corretta prevede la vocale aperta oppure chiusa. c'è da scegliere. e confronta altre parole col suffisso -osi. che rappresentano la maggioranza nella lingua italiana. senz'ombra di dubbio. Ciò vale non solo per le parole di tre o più sillabe. Prima di considerare alcuni lemmi esemplificativi. ma talora indispensabile. Si dice càfodo o catòdo. necròsi. la pronuncia rubrica — avverte il vocabolario — è «meno corretta». Il vocabolario non indica l'accento. scleròsi o se/èros/'? E così via. E ricordate che per le vocali aperte si usa l'accento grave ("). che però non è scorretto pronunciare come sdrucciola. come ipnòsi. tubercolòsi). esitiamo tra l'accento sulla penultima sillaba (parole piane) o sulla terzultima (parole sdrucciole). il vocabolario avverte che la pronuncia edile. perché nel caso di parole poco comuni. quindi si tratta di una parola piana: ed/'/e. in altri termini: quando l'accento manca. quando si trovano sotto accento le vocali e. sebbene questo uso sia meno comune. Qui il vocabolario da un avvertimento diverso. che continua quella latina.

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ecc. lo. quattro parole connesse dalla funzione e dal senso: un attributo e un sostantivo. Il fenomeno è unico. un verbo prèndilo (= prendi + lo). ne. si. ausiliare e il participio. forme «eufoniche» ENCLITICHE 1. che formano una unità fonologica con la parola il raddoppiamento sintattico e altri fenomeni di a cui si appoggiano. Mentre per le proclitiche la scrittura non registra il fenomeno (scriviamo lo stato. un predicato e l'oggetto. che esamineremo o precede. che coinvolge Vedremo altri particolari su questo argomento parole appartenenti a tutte le categorie gramma. ticali. anche se effettivamente pronunciamo Io-stato. dammelo (con due enclitiche una di seguito all'altra: da + mi + lo). che si appoggiano sempre e La pronuncia legata dell'italiano è all'origine ancompletamente alla parola die nella frase segue che di altri fenomeni fonetici. sono stato male. ecc. Elisione. le. Per esempio: darmi (= dare + mi). leggo tutto. vengono pronunciati effettivamente Possono fungere da enclitiche i pronomi atoni e vero-dramma. ELISIONE E TRONCAMENTO Sia l'elisione. vi. me-lo-dirai). Sono parole prive di accento (alone).). leggo-tutto. il troncamento. nei prossimi paragrafi: l'elisione. le forme àtone dei pronomi personali e le particelle pronominali (mi. a. sia il troncamento consistono nella «caduta» di un segmento terminale della parola. ecc. categorie: proclitiche e enclìtiche. tre.nella morfologia. troncamento. la. che. ti. ecc. PROCLITICHE Si dicono enclitiche le parole àtone che si appoggiano alla parola precedente. Si tratta di una tendenza generale. 51 . sono-stato-male. ne. Ci sono poi alcuni gruppi di parole. me lo dirai. le enclitiche vengono scritte unite alla parola che porta l'accento: 2. o. vero dramma. le preposizioni articolate. ma. PROCLITICHE E ENCLITICHE LA PRONUNCIA «LEGATA» La pronuncia dell'italiano normalmente nel discorso lega tra loro due. ma i due meccanismi differiscono un po'. ci.4. in prevalenza monosillabi. li. Sono gli articoli. da.).) e varie congiunzioni e avverbi (e. le particelle mi. Si dicono proclitiche le parole che si appoggiano alla parola seguente. Esse si suddividono in due «eufonìa». di norma le preposizioni (di. ti.

fa'. ca ammessa): m'aspettano. n (e. ci. c'è elisione: poveruomo (perché non si può dire: *pover bambino). • Appartengono alla lingua antica i troncamenti die ( = diede). per i particolari anche qui si rinvia alla morfologia. dì (con l'accento per distinguerli da da. in Ca' Foscari). ma con una precisa restrizione: la consonante che risulta finale nella parola troncata può essere solo 1. l'ho vista. un cane san Vincenzo II troncamento si verifica sia davanti a vocale. sta. fin dei conti. ecc. • signore (davanti a prenomi. sta'. nomi di professioni). mal disposto. Notate però che la distinzione elisione/troncamento è sottile. Nel caso contrario. È facoltativa. ecc. va'. c'insegnano. saper ridere. amor proprio. ben fatto. alcun. così. la qual cosa. a fior di pelle. c'è troncamento: un tal ingegno (perché si può dire: un tal genio). in particolar modo. fare. cognomi. ma abbastanza comune. han fatto bene. di tal genere (ma anche: quale è. di'. fra Cristo/oro. suora (davanti a prenomi): 52 . davanti a consonante. oppure fra. il troncamento di poco ha l'apostrofo: po' (un po' di pane). quell'albero. un tal esempio.) e degli aggettivi bello. • varie forme verbali. Il troncamento è obbligatorio con: • l'articolo un e le forme di pronomi e aggettivi quel. ecc. e Gli imperativi dei verbi dare. m). un'idea. andare sono da. Mar Ligure.). san. uno cane) (santo Vincenzo) un orto. raramente. a quattrocchi. Per i particolari. con la preposizione di e i pronomi atoni mi. quand'ecco. facciam presto. si. dell'uva. in l'ho visto. voler partire. signor procuratore. uomo d'ingegno. Ma alcuni (presupponendo un troncamento: da dai. son pronto. ecc. frate. m'interessa.o EH L'ELISIONE E L'APOSTROFO (to albero) (una arancia) l'albero un'arancia signor Paolo. t'ascolto. vedremo meglio nella morfologia. la: la forma tronca è prevalente o addirittura l'unifilo d'erba. quale era. cade — si «elide» — la vocale finale (di lo. dire. forse troppo. in particolare l'infinito: o ^ o tó EH Davanti a una parola che comincia per vocale. buon.). quello. grand'uomo. qual è. una). stare. professar Russo. e questa elisione è indicata da un segno apposito. sant'Anna. Se la parola che risulta privata della vocale finale davanti a vocale non potrebbe trovarsi. vi. va. nella locuzione o mo' di) e ca' (= casa. professore d'italiano. dir male. per es. NOTE • Per eccezione. ecc.H C/2 H-H H-3 aver fame. O h. fé ( = fede). si scrive anche fra'. se n'andarono. alcuno. talora obbligatoria: con la particella ci in c'è. quest'obbligo.) mettono l'apostrofo: da'. • Anziché fra ( = frate). • in molte locuzioni particolari (dove spesso lo. Inoltre il troncamento può consistere nella caduta non di una sola vocale. ti. dottore. santo. c'era. fa. suor Ottavia. fil di ferro. bel. professore. in: anch'io. E troverete autori (e anche linguisti. È facoltativo con: • l'aggettivo grande e i pronomi e aggettivi quale e tale: un gran pasticcio. a spron battuto. Nota inoltre mo' ( = modo. delle preposizioni articolate (l'albero. di gran corsa (in questa locuzione è d'obbligo). sia davanti a consonante e non è segnalato dall'apostrofo. tal'ingegno. r. ancor oggi. poveruomo. È abbastanza frequente. pie ( = piede. una gran dama. ingegnere. (davanti a prenomi e cognomi). l'apostrofo. senz'altro. dottor Antonio. In determinate locuzioni l'elisione è frequentissima. ma di un'intera sillaba (san-to -> san). c'entra e simili. • Una regoletta pratica per distinguere tra elisione e troncamento. qual era. signor Elmi. sant'Antonio. ancora oggi in a pie di pagina). sulla base di determinate argomentazioni) che scrivono: pover uomo. nessuno (bell'albero. ecc. IL TRONCAMENTO (uno orto. fan tutti così. per distinguerlo da fra preposizione. l'erba. di preposizioni). L'elisione è obbligatoria con determinate forme degli articoli. nessun. con altre parole per es.

più. ecc. a Napoli dippiù ( = di più). eppure. ecc. va e qualche altro. qui. eccome fabbisogno. sovrappiù. fa. finì. così-: sicché. Il panorama cambia totalmente 53 . che. ha la doppia. non certo incoerentemente. soprattutto'.di norma non provoca il raddoppiamento (ma nota: intrattenere). tu. contraddire. che lo ha sviluppato in un sistema coerente. in Puglia ogniggiorno ( = ogni giorno). là. seppure. frammisto. 1 L'ITALIANO.). Ciò ci spiega la presenza di molte consonanti doppie e ci aiuta nella retta grafia e nella retta pronuncia. davvero. chissà dapprima. ma con leggi un po' diverse. caffè. Però. nel punto di giuntura. sa. contraccolpo. atterrare chicchessia. da. supporre Anche con i prefissi bisillabici sopra-. così. IL «RADDOPPIAMENTO SINTATTICO».) e parecchi monosillabi privi di accento grafico: a. se sono seguiti da parola con una consonante iniziale (o anche col gruppo del tipo pr-. si raddoppia: è vero = [è-vvéro] da Napoli = [da-nnàpoli] se provi = [se-ppròvi] Provocano il raddoppiamento sintattico tutti i monosillabi e polisillabi in vocale accentata (ciò. I DIALETTI II raddoppiamento sintattico nelle pronunce regionali II raddoppiamento sintattico trova la sua origine già nel passaggio dal latino alla parlata toscana. attraverso la scrittura — alla lingua nazionale. come caffelatte e senonché (meno corretti di caffellatte e sennonché). ossia. da. LE ALTRE LINGUE. ha. suvvia.e sovra-. perché il prefisso intra. ma si realizza sempre nella pronuncia toscana e. semmai sì. fu. dappertutto ebbene. Non mancano delle oscillazioni nell'uso. contra-: soprannome. lassù Con il legame che unisce le parole nella catena parlata è connesso un fenomeno fonetico che fino a un certo punto — non lascia traccia nella scrittura. è. Qualche volta manca. i monosillabi è. fannullone frattanto. in quella di tutto il Centro-Sud: il raddoppiamento sintattico1. ovvia! più: piuttosto se-: sebbene. a formare una nuova parola. contravveleno. Il fenomeno. quando una delle parole elencate serve. in particolare con i prefissi sopra. cioè tra due parole strette da un rapporto sintattico. sopralluogo. tr-. più spesso viene generalizzato: a Roma si dice guardali! (= guarda lì). fra. la consonante. ma. si è manifestato anche negli altri dialetti centrali e nei dialetti meridionali e insulari. Quando. città. qua. imponendolo poi — nelle parole composte. per esempio. sovrapporre. frapporre là: né: laggiù.. e. addosso. come prefisso o come primo ele- Raddoppiamento (o rafforzamento) sintattico in quanto si produce nell'ambito di un sintagma. sopraffare. tra molti altri monosillabi àtoni. Quindi nelle regioni del Centro e del Mezzogiorno il raddoppiamento si sente. È opportuno avvertire che. siffatto. sovra-._o.3. con maggiore o minore coerenza. cosiddetto su-: succitato. su. Abbiamo detto che la scrittura non registra questo fenomeno. so. questa parola. portò. né qualche eccezione. non provocano il raddoppiamento gli articoli e la preposizione di. chi. ma non sempre coincide con l'uso toscano. FORME «EUFONICHE» IL RADDOPPIAMENTO SINTATTICO mento di un composto. ho. EFFETTI SULLE PAROLE COMPOSTE nemmeno. se. Esempi: a-: chi-: da-: e-: fa-: fra-: addio. Intravedere è la forma corretta e regolare. nella pronuncia corretta. neppure o-: oppure. ecc.

a Dio. congiunzione. e pro- nunciano: dappoco.) tenete presente che non hanno mai l'accento. e relat. come: Ca' Foscari Ce ne andiamo. dappertutto. l'eufonìa. Il discorso sul raddoppiamento sintattico non è stato introdotto perché chi non ha questa abitudine articolatoria cerchi di acquisirla. per (e anche con. da per tutto. interr. lo dica II chiù è un volatile simile al gufo Questo è proprio ciò che mi proponevo Ecco il problema cui alludevo prima 54 . È una cosa che non so Meriti un premio. in Ispagna. piuttosto raramente. se trovano scritto da poco. ha il suo peso nell'ortografia di molte parole. DUBBI LINGUISTICI I monosillabi: repertorio pratico La grafia di parecchi monosillabi in vocale (con o senza accento. per ischerzo. di casa pron. e' in c'è. che consistono non nell'eliminare o modificare un fonema. Motore a scoppio forma eufonica di a. ma nell'inserirlo. addio] ma. i settentrionali hanno imparato a scuola a scrivere le doppie e. • Quando la congiunzione e è seguita da vocale.nell'Italia settentrionale. Nel repertorio troverete i monosillabi citati in questo capitolo e nel precedente. con la congiunzione o: vive ad Ancona. Ce ne sono molti. ecc. dal. né più né meno: da poco. relativo esempi o chiarimenti Vado a Roma. a Dio. che lavori con passione Chi è sfato? Chi lo sa. non) al fine di evitare gruppi consonantici mal pronunciabili: in istrada. detto con parola greca cacofonìa) e di ottenere un «buon suono». Come si è già avuto modo di rilevare (vedi Scheda 7). usando la variante eufonica ed: venne ed agì. seguiti o meno dall'apostrofo. dimostrativo pron. ecc. da per tutto. non frequente: Fino ad oggi Ah. bene o male. come si è dimostrato. monosillabi a ad ah blu ca' ce fche Iché chi chiù ciò cui definizioni preposizione preposizione interiezione aggettivo troncam. Quanto ai monosillabi che terminano in consonante (con.) pone qualche problema. insieme con alcuni altri. è possibile aggiungere una -d. a pronunciarle dove le trovano scritte. vigore ed energia. ma perché ci si renda conto di un rilevante fenomeno fonetico dell'italiano. ad esempio. Vediamo altri due casi di eufonia. che. • È caduta quasi del tutto in disuso la i eufonica (o protetica) che si premette a s impura (cioè seguita da altra consonante) dopo in. bravo ed onesto. sostantivo pron. tu od altri. ad opera di. avviene con la preposizione a e. c'entra. L'EUFONIA Mediante molti dei fenomeni considerati in questo capitolo la lingua raggiunge il fine di evitare le combinazioni di fonemi sentite come sgradevoli (il «cattivo suono». ma meno frequentemente. tram. Lo stesso. Vedo che lavori con passione. pronunciano. Rimangono vive solo le locuzioni per iscritto. club. come sono infelice! Un giaccone blu solo in qualche locuzione. ecc. e partic. pron. pronome congiunzione = perché pron. in ispecie. Scrivono dunque.

rem. Roba da poco Egli ci da del filo da torcere Ora da qui la cima (anche: da') È sorella di un mio amico. part. fra) Que//a fu una vittoria meritata lo l'avevo già detto Buttarono giù la porta Non mi piacciono gli scherzi. rifless. pronome sostantivo 3" sing. in uso nella locuz. imper. Si vede che sono presuntuosi II si è l'ultima delle sette note «Hai capito bene?» «Si. di fare in funz. re dei Goti (ma nei comp. Non c'è più tempo Dammi un po' di pane Teodorico. di essere avverbio di tempo avverbio di luogo articolo. pres. pres. ma partiamo ugualmente Cercano me? Non me lo avevano detto Mi piace il rock 11 mi bemolle antiquato. a mo' di (= come) «Verrai con noi?» «No/» Non ne so nulla Non è né carne né pesce Ti trattieni qui o parti subito? poco frequente: Loro od altri Oh. pronome pronome avverbio di luogo articolo. pres. Lo voglio vedere E presto. Non so se è giusto Alla fine se ne sono andar/ Pensano solo a sé (ma.. di sapere sostantivo congiunzione pron. di avere articolo. di piede avverbio troncam. ovviarti. chi si vede! antiquato. Non gli credo Ecco in cielo un volo di gru Lui ha sempre torto (rarissima la grafia a) 10 ho sempre ragione (rarissima la grafia o) Vedi la riva? Verso l'a/ba. di dare sostantivo congiunzione 3" sing. di dare preposizione 2" sing. pronome congiunzione pronome pronome sostantivo troncam.: se stessi) Si /odano da soli. Non la vedo Senti la nota la? Dare // la Guarda là! Scegli le compagnie. imperat. Non abitano più lì Lo struzzo. di avere 1" sing.. di fede preposizione troncam. di diede 1" sing. pronome sostantivo avverbio di luogo articolo. imperai. Non le darai ascolto? I Rossi? Non li vedo da un pezzo. di poco sostantivo sostantivo 3" sing. Vairone. pres. pres. di modo avverbio di negazione particella pronom. sostantivo avverbio di affermazione esempi o chiarimenti Viene da Roma. a pie di pagina È più diligente di te. Anello d'oro Adesso dì la verità (anche: di') antiquato: Die di piglio al bastone 10 non do ascolto ai bugiardi 11 do è la prima nota della scala musicale Vissero felici e contenti Questo è vero variante eufonica di e: Questo ed a/fro Eh. di fare sostantivo troncam. di essere congiunzione interiezione 3" sing. 2" sing. se volete. equival. rifless.: w'ceré) Concerto in re maggiore Egli non ne sa nulla Scià era // titolo dei sovrani della Persia Vi lasciamo il posto. pres. di dire troncarti. in uso nella locuz. pres. àtono pron. di frate 3" sing. come la fai lunga! Mi fa ma/e un ginocchio Molti anni fa Insomma. pass. comunem. pronom. di dare 2" sìng. congiunzione congiunzione variante eufonica di o interiezione troncam. no capito» 55 .monosillabi definizioni preposizione 3a sing. riflessivo pron. a prepos. fa presto (anche: fa') // fa è una nofa musicale antiquato: in fé di Dio È tutto finito fra noi Fra Cr/stoforo (anche: fra'.

pres. di sfare preposizione avverbio di luogo pronome pronome preposizione numerale troncam. pres. insomma! (anche: sfa') lo sto valutando la situazione È un dipinto su fé/a TVra su quella leva (anche: su) Chiamano te. di sfare 2" sing. di uno elisione di una 3" sing.monosillabi definizioni 1* sing. ecc.] un bosco. imperat. pres.: ventitré. un albero. di andare pronome. pres. di andare 2" sing. un insegnante so sta sta sto su su te ti tra tre un un' va va vi un'allieva. un'altra volta A lei va fuffo bene Va a prendere quei libri (anche: va') Vi avevo avvisati] Non vi trovo nulla di strano 56 L . di sfare 1" sing. esempi o chiarimenti lo so di avere sbagliato Gigi non sta più nella pelle Sta fermo. di sapere 3" sing. imperat. Non te ne eri accorto? Ti aspeffavamo da un'ora. ovviam. Arriverà tra poco Tre pagine (ma nei composti. partic. pronom. Ti credi autorizzato? Scelgo tra molti esempi. un'insegnante.

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MINUSCOLE E MAIUSCOLE DUE SERIE DI LETTERE . di una regione. le mode e i gusti personali. i Lombardi.) è preferibile la maiuscola quando si indica l'intera collettività o una sua consistente rappresentanza: gli Europei. si crea un effetto di gradevole varietà e la lettura risulta agevolata. intonazione 1. il punto interrogativo e il punto esclamativo.). Tuttavia con l'avvicendarsi nella pagina di maiuscole e minuscole e con la diversità di dimensioni e tracciato delle lettere. palazzo Strozzi. o per caso un gelato?) Eh. In vari casi. dopo — rispettivamente ho conosciuto una milanese'. NOTA Si usa sempre la maiuscola con i nomi propri: di persone. l'alfabeto russo ne presentano fondamentalmente una sola). LA MAIUSCOLA DOPO IL PUNTO Si usa sempre la maiuscola all'inizio di un enunciato. il Mare Tirreno. Palazzo Strozzi. ecc. Piazza Cavour. oppure l'esclamazione è costituita da un'interiezione. Gli esempi sarebbero superflui. gli Italiani. Si noti solo: Via Mazzini. ho viaggiato con tre francesi. (meno usuale: via ^Mazzini. quando indica la divinità unica delle religioni monoteistiche. Si usa invece sempre la minuscola quando sono riferiti a un singolo individuo o a un gruppo di individui e quando sono aggettivi: • Quando una breve interrogazione concerne un solo elemento della proposizione. punteggiatura. Con i nomi etnici (cioè i sostantivi che indicano gli abitanti di uno stato. dopo il punto fermo. ancor oggi. L'uso più o meno frequente delle maiuscole varia secondo le epoche. però. «marcate». luoghi geografici. i Milanesi. piazza Cavour. ecc.5. e le maiuscole. 58 . Maiuscole. e all'inizio del discorso diretto (vedi § 2). di una città. ecc. animali. la convenzione appare costante e piuttosto rigida.il punto interrogativo e esclamativo si può avere la minuscola: Vuoi una birra? o per caso un gelato? (in alternativa a: Vuoi una birra? O per caso un gelato? e anche a: Vuoi una birra. che rappresentano la norma. È assimilabile a un nome proprio Dio. divinità. come vedremo adesso. il Monte Bianco. gli interessi europei. ecc. In verità niente imporrebbe di usare due serie di lettere (e gli alfabeti greco e latino originari e. sei troppo gentile! (in alternativa a: Eh! Sei troppo gentile!) LA MAIUSCOLA NEI NOMI PROPRI II nostro alfabeto offre due serie complete di lettere: le minuscole.

Notate inoltre: Come Lei m'informa nella Sua del 4 aprile. quasi assimilati a nomi propri di luogo: il Municipio. ecc. tenete presenti i due princìpi cui la punteggiatura ubbidisce. anche per esigenze pratiche. di periodi e di eventi storici: YOttocento. associazioni. Il modo di servirsene è in certa misura soggettivo. l'Ufficio del registro. ma l'uso diviene oscillante e dipende largamente dalle circostanze. L'enunciato potrà essere più o meno ampio e corrispondere a un periodo semplice (una sola proposizione). la Guerra mondiale (anche: la Guerra Mondiale). Libertà. cosicché qui le indicazioni non possono essere che sommarie). Idea. ecc. o semplicemente punto. • L'uso della maiuscola si allarga poi a macchia d'olio. il Risorgimento. conforme all'uso prevalente o suggerita dal buon senso. II corriere della sera (ma. i segni d'interpunzione. Indichiamo di seguito qualche norma. Patria. Hai comprato Panorama?. chiesa (= luogo di culto). il dottar Bianchi. il Catasto. Anche qui. in parole come Stato. di fronte a stato ( = condizione). la Riforma.). le testate di quotidiani o riviste. per giornali e riviste. si apprende essenzialmente insieme con la sintassi. cioè serve a indicare che Lei è un «pronome allocutivo di cortesia» (vedi capitolo 12. ecc. così da far risaltare l'articolazione del discorso e da agevolare la lettura e la comprensione del testo. è il segno d'interpunzione più forte: indica la fine di un enunciato affermativo o negativo. LA VIRGOLA La virgola è il segno meno forte e al tempo stesso più frequente. ma troviamo frequentemente anche: il Ministero degli Esteri. Analogamente ricevono la maiuscola i nomi di secoli. la Standa. quando non ci si rivolge alla persona: la signora Rossi. con gruppi di parole. per quanto possibile. l'Impero. Difendiamo la Repubblica! • La maiuscola è obbligatoria quando si citano i titoli di libri. Repubblica la maiuscola si giustifica quando assurgono a vere e proprie personificazioni: Morirono per l'Idea. Costituzione. Chiesa. egregio Dottore.. Manzoni. ecc. qui la maiuscola ha anche un valore distintivo. istituti.). dalle intenzioni e magari dalle opinioni. 2.. Abbiamo ammirato la Pietà di Michelangelo. sarebbe preferibile la maiuscola solo nella prima. sotto questo aspetto.QUALCHE NORMA PER I NOMI COMUNI Con i nomi comuni l'impiego della maiuscola dovrebbe essere eccezionale. soprattutto nella corrispondenza: gentile Signora. In realtà non pochi nomi comuni la ricevono. I VARI SEGNI: IL PUNTO FERMO II punto fermo. § 8). in quanto può rappresentare l'equivalente di pause o intonazioni enfatiche che vogliamo dare al discorso e che possono essere indipendenti dalla struttura sintattica. il Corriere della Sera. signor Presidente (ma. I PRINCIPI DELLA PUNTEGGIATURA Seguendo l'esposizione. Le norme che riuniamo qui ricalcano l'uso contemporaneo più comune. La punteggiatura dispone di un repertorio abbastanza nutrito di segni particolari. • In parole come Giustizia. Nella pagina scritta la punteggiatura fornisce lo strumento con cui registriamo. All'interno della proposizione si 59 . • Una funzione distintiva è pure ottenuta con la maiuscola. ecc. sono frequenti anche altre soluzioni: il Corriere della sera. In quel palazzo ha sede la Stampa. perché così si caratterizzano. con i nomi di uffici. Essa: • è in funzione di quel che si vuoi dire e del modo in cui lo si vuoi dire. Se un titolo è composto di più parole. l'Ufficio del Registro. ecc. ditte. quello di una punteggiatura che vuole rendersi utile passando quasi inosservata... in quanto istituzioni. di norma la maiuscola va solo nella prima: «I promessi sposi» di A. a un periodo complesso (più proposizioni) o anche a più periodi legati dal senso. il Liceo Volta. • La cortesia consiglia. • ha un valore anche espressivo. almeno in determinati contesti. il Ministero degli esteri. LA PUNTEGGIATURA PARLATO E SCRITTO: I SEGNI DI INTERPUNZIONE II discorso parlato è interrotto da pause più o meno lunghe ed è colorito da intonazioni. cioè riflette la struttura logico-sintattica dell'enunciato (e. la Corte dei conti. queste pause e intonazioni. le opere d'arte: Abbiamo letto i Canti del Leopardi.

disse la guida. Nel quarto è preferibile capocordata. infine. col soggetto e il predicato (o solo il predicato) posposto o inserito.l'idea-forza. 1 compagni che erano stanchi non lo seguirono IL TRATTINO E LA LINEETTA1 (valore restrittivo: non lo seguirono solo i compaII trattino si pone tra due aggettivi o due sogni che erano stanchi). Noi aspettavamo. Usiamo i due termini con questi valori: . o — non sempre! — tra la principale e la secondaria (Vinse. ma.): • introducono il discorso diretto. o. ma hanno funzioni più specifiche: • preannunciano uno sviluppo del discorso che fornisce una spiegazione. la guerra franco-prussiana. — disse la guida — possiamo avviarci». proposizioni: LE VIRGOLETTE Le virgolette basse sono il mezzo più comune per aprire e chiudere il discorso diretto: La guida disse: «Possiamo avviarci». Due virgole. «Se siete pronti. per gli esempi vedi oltre. vide. IL PUNTO E VIRGOLA II punto e virgola è un segno intermedio: meno forte del punto fermo. il capo-cordata. La lineetta delimita un inciso. sostituendo 0 rafforzando (a seconda dei casi) la congiunzione coordinante (e. chiude un periodo breve. — è la lineetta. a proposito delle virgolette. I compagni. come nei due primi esempi. sia una breve proposizione nell'ambito del periodo: Va usato quando è indispensabile. Ci aspettano due difficoltà: la ripidità della parete e la scarsezza degli appigli. vinse). Ti darò poi. con le proposizioni relative: II punto interrogativo chiude una domanda (enunciato interrogativo). due o più principali: Venne. chiude un sintagma (un gruppo di parole) nell'ambito della proposizione. legato dal senso al periodo successivo. tutti i chiarimenti necessari. in genere più ampio di quello che si include tra due virgole. Si aggiungono questi problemi: il tempo è incerto e voi non siete tutti ben allenati. e nell'ultimo l'idea forza. ecc. un'indagine socio-economica. a proposito delle virgolette. un chiarimento. 1 . Questi segni indicano quindi delle particolari intonazioni del discorso. un'elencazione e che può essere costituito da una o più parole. più forte della virgola. Ti do. il punto esclamativo chiude un'asserzione enfatica (enunciato esclamativo) e inoltre. possono delimitare un inciso: sia un complemento nell'ambito della proposizio. ne. gruppi di parole. «Possiamo avviarci».o h— 4 CS1 pone tra due o più dei suoi termini. M I PUNTI INTERROGATIVO E ESCLAMATIVO Analogamente. sulle quali ritorneremo nel paragrafo seguente. avremo: Noi aspettavamo. Più di rado. la virgola si pone tra proposizioni coordinate (per es. senza trattino in quanto nome composto. non lo seguirono stantivi strettamente uniti dal senso: (tutti: non lo seguì nessuno). che erano stanchi. Raggiunsero la vetta in sei ore. Invece. audace. con forza in funzione chiaramente appositiva anche senza l'intervento del trattino. un comando (enunciato imperativo o iussivo). con molta fatica. sta tranquillo. molto spesso. i DUE PUNTI Anche i due punti sono un segno intermedio fra il punto fermo e la virgola. l'alleanza anglo-francese. Talora svolge una funzione distintiva. ma non impossibile. In alternativa al punto. Nel terzo potremmo anche scrivere: un'indagine sociale ed economica. provvisoriamente. questa spiegazione. sebbene fosse numericamente inferiore). nel periodo. vantaggioso. Inoltre si inserisce nel discorso diretto o talora lo introduce: si veda qui di seguito. in alternativa alla virgola. 60 La terminologia è oscillante. L'impresa è difficile. per es.è il trattino. Hanno un programma giusto.

che può essere anche un'intera proposizione o un periodo composto di più proposizioni. nel linguaggio parlato? La differenza è stabilita da un elemento linguistico che non è proprio di nessuno dei singoli segmenti in cui è scomponibile l'enunciato (fonema.] è un diritto sacro. Nella citazione di passi di cui si omette una parte.. con una funzione analoga alle virgole o alle lineette. si pongono tra parentesi quadre i puntini.. sintagma).) è intermedia tra l'assertiva e l'interrogativa. concretamente... che non hanno più valore sospensivo: • interrogativa. discendente. Le virgolette alte (e anche. che attende una risposta: «io chiedo se domani andremo alla partita».. «indagine di mer. E che cosa accade. uno sviluppo: stremato. in mezzo o alla fine. indifferentemente. E anche: .). ecc. .. nella pagina scritta. terrogazione. ma con più forte evidenza. poco comune.. mediante un «disegno prosodico» (ritmico) della frase che chiamiamo intonazione. in tondo nell'ambito di un testo in corsivo). L'INTONAZIONE CHE COS'È L'INTONAZIONE Confrontate queste due frasi: Domani andiamo alla partita. che insapiens". i fonemi e le sillabe che compongono le parole. sillaba. parola. l'ordine delle parole nella frase e anche i loro accenti sono del tutto identici.. La specie umana viene chiamata "homo Nella prima frase abbiamo un'asserzione. con una caduta più brusca alla fine. Un altro mezzo per raggiungere lo stesso scopo consiste nello scrivere la parola o l'espressione in corsiro (in un testo in caratteri tondi. ecc. ma si adoperano anche le virgolette alte. Quando vorrete decidere. Io ti darei quelle centomila lire. La differenza tra i due messaggi è dunque rilevantissima. II "leasing" è una forma particolare di dica un'idea precisa del parlante su qualcosa che contratto d'affitto.Questa è la consuetudine più diffusa. torturato dalla tirannide. Io ti darei. . con andamento prosodico in calando. orientano la lettura. Mazzini affermò: «II diritto di non essere oppresso [.. Allora che cosa ci consente di cogliere la differenza? Siamo d'accordo: il punto fermo nella prima e l'interrogativo nella seconda.. straniera o per qualsiasi altro motivo: 3.per lui è un fatto: «io affermo che domani andremo alla partita». Nella seconda abbiamo un'incato». ovvero: // leasing è una forma particolare di contratto d'affitto. con andamento in crescendo. Ma si tratta soltanto di simboli che. mediante una diversa e diversamente modulata altezza della voce. 61 . le basse) pongono in rilievo una parola o espressione su cui s'intende richiamare l'attenzione perché nuova. I PUNTINI DI SOSPENSIONE I puntini di sospensione (tenete presente che ne bastano tre) si mettono alla fine di un'espressione che rimane incompiuta: DIVERSI TIPI DI INTONAZIONE Esistono due tipi fondamentali di intonazione. ascendente. viceversa. Io ti. Domani andiamo alla partita? Vi spiegherò che cosa si intende per "indagine di mercato". dopo la parola oppresso. ecc.. è l'uso più comune quando si tratta di parole straniere: II leasing è una forma particolare di contratto d'affitto. ma coinvolge l'enunciato nel suo insieme.. ma.... imprescrittibile» (dalla frase originaria di Mazzini è stato tolto. oppure si apre il discorso con la lineetta. delimitano un inciso. La frase imperativa (contrassegnata per iscritto dal punto esclamativo) ha un'intonazione simile all'assertiva. L'intonazione sospensiva (in frasi come: Se andiamo. LE PARENTESI TONDE Le parentesi tonde. Eppure le parole. nettamente opposti l'uno all'altro: • assertiva (nelle affermazioni e nelle negazioni).

).Domani andiamo alla partita. L 62 . siciliano. Domani andiamo alla partita? Le due linee riproducono l'andamento dell'altezza della voce (il ^disegno prosodico») nei due principali tipi di intonazione: assertiva fa sinistra) e interrogativa fa destra). Anzi. veneto. spesso difficili da cogliere e da descrivere. e alcuni tratti fondamentali (andamento discendente e ascendente) sono comuni a tutti gli idiomi. VARIETÀ DI INTONAZIONI L'intonazione non manca in nessuna lingua o dialetto. toscano. ecc. Ma le varietà nei particolari sono infinite. napoletano. genovese. esso costituisce l'elemento più importante per distinguere quelli che chiamiamo gli «accenti» (piemontese. Anche nell'ambito dell'italiano il gioco delle intonazioni varia in modo sensibilissimo nei diversi dialetti e nelle diverse pronunce regionali.

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buono. essere. al pagamento dei pedaggi. per indicare insieme il sostantivo e ^aggettivo. SCOPI DELLA CLASSIFICAZIONE GRAMMATICALE • II termine nome si usa come sinonimo di sostantivo e. Le parti del discorso. i fonemi. poiché. tre articolo il. niente verbo mangiare. quando interiezione ah. arbusti e piante. donna. per. oggetto della fonologia). Roma aggettivo forte. ecc. talvolta. o. un pronome io. preliminarmente. qualche. il colore. chi. suddivide tutte le parole in dossi o categorie grammaticali: le parti del discorso. 64 Nello studio delle lingue la suddivisione delle parole in «parti del discorso» ubbidisce anzitutto a L . costui. ma sono più o meno complesse e fondate su criteri più o meno rigorosi. correre. LE PARTI DEL DISCORSO NOVE PARTI DEL DISCORSO Come si è detto nell'Introduzione. Ciò accade anche nella vita pratica. dalle società autostradali in relazione alla distanza tra gli assi delle ruote. l'uso cui sono destinate. qui. E. vengono classificate dal fisco in base alla potenza. la morfologia studia un secondo ordine di unità linguistiche (dopo il primo. quelle provviste di significato: le parole sotto l'aspetto delle forme in cui si presentano. In italiano ne distinguiamo nove: sostantivo uomo. i quali elaborano le loro complicate classificazioni sul fondamento di molte e precise caratteristiche degli esseri viventi e sulla loro storia evolutiva. amore. lodare. casa. con. sùbito. stare avverbio bene. Ciò ovviamente non basterà allo zoologo e al botanico. la flessione e l'analisi grammaticale 1. ora preposizione o. Per esempio le automobili. ohimè NOTA Questa classificazione è necessaria. Mario. beh. uccelli. ma. se. fortemente. dai costruttori e dagli utenti secondo il tipo di motore. rettili e insetti e gli organismi vegetali in alberi.MORFOLOGIA 6. e ha un valore scientifico? In ogni campo del sapere la suddivisione in e/assi delle cose che percepiamo con i sensi o che ci rappresentiamo con la mente risponde a esigenze di vario ordine. durante congiunzione e. con fini diversi. alla guida. tutto. oh. italiano. ai versamenti per il bollo e l'assicurazione. Nella vita di tutti i giorni potrà risultare sufficiente ripartire gli animali in mammiferi. il costo. alla manutenzione. verso. Senza questi quadri di riferimento noi non sapremmo come procedere all'acquisto. Le classificazioni non solo mirano a scopi diversi. ciò.

e certo si dovrà ammettere che tale classificazione non si fonda su un criterio unitario. che hanno una forma sola: congiunzione: e. sotto questo aspetto. «PIENE» E «VUOTE» PAROLE VARIABILI E INVARIABILI parole piene sostantivo: caso.). • passare con facilità da un codice linguistico all'altro (dal dialetto alla lingua. Nessuna parola è propriamente vuota o priva di significato: non sarebbe una parola. si interessa preminentemente alle parti del discorso variabili. PAROLE «PIENE» E «VUOTE» Otteniamo un tipo diverso di bipartizione delle parti del discorso se facciamo riferimento non alla forma. Invariabili La morfologia. • formularli correttamente. ecc. spesso dobbiamo riferirci. quelli di: • analizzare sistematicamente gli enunciati. con Per approfondire il significato e lo scopo della nostra classificazione. ma al significato delle parole e — usando due metafore di cui chiariremo immediatamente il valore . lodare parole vuote articolo: il.l e distinguiamo in «piene» e «vuote». che è d'ordine sintattico e ci obbliga a prendere in considerazione non più una singola parola. si limita a definirle. lo studio delle loro funzioni viene poi sviluppato nella sintassi. PAROLE VARIABILI E INVARIABILI. dall'italiano a una lingua straniera e viceversa. ma un'intera frase. amore aggettivo: forte. e le parti del discorso invariabili. fortemente pronome: io. oh bene. Tuttavia. • comprenderli perfettamente.. D'altra parte la classificazione in «parti del discorso» coglie anche certe caratteristiche intrinseche del linguaggio e non manca quindi di valore scientifico. al loro significato (ed entriamo così nel campo della semantica) e dobbiamo fare poi intervenire frequentemente il concetto di «funzione». Infatti. a registrarle e a dividerle in sottoclassi. costui. Per quanto riguarda le parti invariabili (in particolare la preposizione e la congiunzione). un preposizione: o. oltreché alla forma delle parole. 2. per definire nella morfologia le varie parti del discorso. Ma le parole della colonna di sinistra hanno ciascuna un proprio significato preciso.fini pratici. cioè quelle che si presentano in due o più forme diverse. buono verbo: mangiare. dal parlato alla lingua letteraria. al quale corrispon- 65 . si avanzano alcune obiezioni. prendiamo anzitutto in esame la forma in cui le singole parole sì presentano. che Le espressioni «parole piene» e «parole vuote» non vanno prese alla lettera: si tratta di analogie. in quanto studia le diverse forme che può assumere una parola. se interiezione: avverbio: ah. Essa ci porta subito a stabilire una netta bipartizione: tra _ le parti del discorso variabili.

Tutto ciò diverrà più chiaro quando studieremo nei particolari queste parti del discorso e le loro suddivisioni. Per chiarire le caratteristiche di ogni parte del discorso dobbiamo quindi continuare la nostra analisi. o piuttosto un loro «valore». tu.) hanno un signiticato «pieno». o le sequenze di parole. connettivi): servono a dare una forma. o può provocare. ecc. mentre la linea trasversale. che si caratterizzano pienamente solo se li consideriamo insieme e li opponiamo l'uno all'altro. Il testo manca però di «struttura». l'articolo è variabile e una parola «vuota». che interseca quella orizzontale. Esse sono «strumenti grammaticali» o «elementi formativi autonomi» (autonomi in quanto ciascuno è una parola a sé. dell'aggettivo. nella frase. come in molte altre lingue. cioè corretto e accettabile (al di fuori delle convenzioni che si usano nei telegrammi per risparmiare tempo e denaro). e la distinzione è ben presente alla coscienza del parlante. 3. Esse sono necessarie e. 66 . una struttura all'enunciato. e dall'altro l'avverbio. gli «assi portanti» di qualsiasi enunciato. sono anche chiamate. sotto certi aspetti. l'invio di un milione.co « O o co HH O o hJ w Q I—H EH de un «referente» nella realtà esterna alla lingua (come vedremo meglio studiando la semantica). va detto per l'avverbio. SOSTANTIVO E VERBO: UNA PRIMA DISTINZIONE SOMMARIA Sostantivo e verbo sono entrambi gli elementi fondamentali. separa le parole piene dalle vuote. del pronome. che è l'unica parte variabile e vuota. a specificare in vari modi la funzione delle parole «piene» e a definire i rapporti tra le parole. nei vari capitoli della morfologia. Lo stesso. ecc. parole funzionali. possiamo isolare da un lato l'articolo. Non così le parole della colonna a destra. parte invariabile e piena. occorrono parole della colonna a destra: « Ti prego di inviarmi subito un milione per l'urgente necessità di riparazioni all'auto e alla roulotte». ma non aggiungono contenuti al messaggio. sufficienti a garantire la comprensione del contenuto del messaggio linguistico. Così come nella tabella precedente. la preposizione è invariabile e «vuota». e inoltre rimangono non differenziati fra loro sostantivo. il pronome è collocato in una posizione particolare fa metà fra le parole «piene» e «vuote») perché alcuni pronomi fio. SOSTANTIVO E VERBO COME CARATTERIZZARE LE DIVERSE PARTI DEL DISCORSO Se teniamo conto delle due bipartizioni (parti varìabililinvariabili e pienejvuote). del verbo e dell'avverbio (tutte parole «piene»). Per farne un messaggio propriamente italiano. Ciò peraltro non basta per cogliere tutte le caratteristiche di queste categorie. a parte un certo ordine delle parole. tutto. congiunzione e interiezione (invariabili e vuote). aggettivo e verbo (parti variabili e piene) e preposizione. e che provoca. con espressioni equivalenti. indicatori strutturali. essi sono nettamente distinti. fino a un certo punto. «Pregati inviare subito milione urgente necessità riparazioni auto roulotte» è un testo telegrafico che include soltanto parole tratte dalle categorie del sostantivo. per dare al messaggio la fisionomia di un enunciato «grammaticale». Nel diagramma la linea orizzontale separa le parti del discorso variabili dalle invariabili. per tutte. Le parole che abbiamo chiamato «vuote» hanno certamente un loro significato. D'altra parte in italiano. è variabile ed è una parola «piena». niente. per es. e le combiniamo insieme. Risulta così chiara l'appartenenza di ogni parte del discorso a due categorie: il verbo. Fin d'ora però ci soffermeremo sul sostantivo e sul verbo. Lo faremo.. mentre altri (come ohe. il qualej serrano da «strumenti grammaticali».

invariato.sole tramonta. articoli e pronomi) oppure di verbi. Basterebbe osser. cor. mens-. poiché il meccanismo varia a seconda che si tratti di sostantivi (e aggettivi.Un'altra caratteristica del verbo.nelle frasi Ib.il segmento terminale: singolare -a/plurale -e.Cominciamo dalla declinazione del sostantivo: bo. in due intuizioni fondamentali che inqua. II fiume scorre.questi sei sostantivi femminili ciò che cambia è mensione spaziale e gli attribuiamo. distinguiamo tra: • flessione nominale o declinazione: si declinano i sostantivi. corso.Chiamiamo questo segmento desinenza («ciò in ne. «partenza». dal latino desinere. donn-. si realizno in queste sommarie equazioni: sostantivo za): tramonta. tre come «corsa». Queste definizione sommarie.(cioè qualcosa che procede. eppure sono sostantivi. / Per comprendere bene il meccanismo della flesLa lingua può dunque descrivere molti aspetti sione dobbiamo procedere a una divisione della dell'esperienza esterna o dell'esperienza intcriore parola in determinati segmenti. cogliendo tema: ccs-. LA FLESSIONE E IL SUO MECCANISMO FLESSIONE: DECLINAZIONE E CONIUGAZIONE Dobbiamo stringere il problema più da vicino. La differenza sta nel fatto che: . il verbo indi. però. il sole tramonta! // corso del fiume è lento.finito. do si tratta di qualcosa di astratto. attesi). Le parti del discorso variabili di norma si presentano in due o più forme diverse. una consistenza. gli articoli e i pronomi. ecc.verbale si riferisce a una data persona o cosa: II ca un'azione fatta o subita. sia mediante un sostantivo. gerundio. «permanenza». «terlo stesso termine «sostantivo»): tramonto.nelle frasi la.e descrivendo l'esperienza come un «processo» fidare all'intuizione. RADICE. come vare che le stesse parole «azione» o «stato» e al. senza che i contenuti dei messaggi mutino. 67 . participio) si collocano. il suo perno in un sostantivo (tramonto. Chiamiamo flessione il meccanismo mediante il quale si producono queste forme diverse e. port-. concreta o astratta'. mentre quelle «infinitive» (inno soddisfare completamente.Per definire sostantivo e verbo ci si può quasi af. Il segmento del sostantivo che rimane so. una «sostanza» (come dice cui termina» la parola. SUFFISSO. • flessione verbale o coniugazione: si coniugano i verbi. non verbi. DESINENZA NELLA DECLINAZIONE Tre esperienze sono espresse ciascuna in due modi diversi. noi privile. in opposizione tare preciserà: il sostantivo indica un essere ani. e che è il portatore del significato. attesi. . Che cosa determina questi due diversi tipi di cas-a cas-e port-a port-e parole? La risposta può essere trovata. = cosa. o uno stato o una con. attesa). Se impieghiamo un verbo. Attesi la notizia nell'angoscia.«finite» del verbo. Questa caratteristica emerge tuttavia solo nelle forme dizione. 2a. Impiegando un sostantivo. la quale si traduce più o me. porticin-. APPROFONDIAMO LA DISTINZIONE 4. Per me l'attesa della notizia fu angosciosa. non ci posso.vedremo. anche quan. TEMA.donn-a donn-e antiport-a antiport-e drano la nostra esperienza: le dimensioni dello spazio e del tempo. Leggiamo le tre seguenti coppie di frasi: la) Ib) 2a) 2b) 3a) 3b) Ecco il tramonto del sole! Ecco. antiport-. è il giamo invece la dimensione temporale. 3a l'enunciato ha il suo centro. attesa. verbo = azione. // fiume scorre lentamente. un'estensio. Nella formazione del plurale esemplificata con noi collochiamo l'oggetto dell'esperienza nella di. si sviluppa. a metà fra il verbo e il sostantivo. almeno in mens-a mens-e porticin-a porticin-e parte. La grammatica elemen. indicano un'azione o uno stato o una condizione. scorre.minare»). è data dal fatto che il processo mato o una cosa. sia mediante un ver. gli aggettivi. Io attesi. 2b.al sostantivo. scorre. 3b il centro o perno dell'enunciato è invece un verbo (tramonta.

co o O co I—I Q Se poi confrontiamo i sostantivi porto e porticina.facciamo dunque distinzione tra port-. lod-erai un'ulteriore ana.. In ho lodato. o analisi morfologica. Per esempio in lod-erò. avverbi. sent-o. invece. che serve a caratterizzare porticina come diminutivo.: «la terminazione di amico è in -co»). Invece nel sostantivo porto. che può essere comune a più parole (non solo sostantivi. cioè un «elemento formativo non autonomo» (non esiste come parola a sé). si designa come terminazione tutto il segmento che viene dopo il tema. -i-. e porticin-.. e così via). ma anche aggettivi. Come per il sostantivo. Questo segmento.• Consideriamo come una parola sola qualsiasi forlisi distingue: lod-er-ò. Nelle altre forme. vocali tematiche rispettivamente della la e della 3a coniugazione. è detto radice. NOTA • Talora si usa terminazione anche in rapporto al sostantivo. radice. Infine è importante osservare che. In porticin. al verbo e alla coniugazione: lod-o lod-i sent-o lod-erò lod-erai sent-irò lod-are lod-ando sent-ire L'analisi grammaticale. tema (e così pure in antiporta tra port. Occorrerà tuttavia avere presenti alcune avvertenze. che non ha alcun suffisso o prefisso. è preferibile trascurare il termine «radice» e designare comunque il segmento che rimane invariato (nel nostro caso port-) come «tema».che è comune sia a port-a. nei verbi. Il segmento pori. Inoltre. sia a anti-port-a. per quanto riguarda la flessione nominale. appartenenza a determinate sotnominale. 5. il tema viene a coincidere con la radice. la coniugazione. consiste semplicemente: 1) nell'assegnare ogni parola dell'enunciato a una delle nove parti del discorso. mentre sono diverse le vocali -a-. TEMA. essi hanno identica la desinenza -re. In lod-o. oppure da un suffisso e dalla desinenza (lod-er-ò. sono stato lodato. modo. sia a port-icin-a. vi intervengono solo le desinenze. -i). verbi). il segmento variabile è più complesso. il termine che usiamo sempre nella morfologia è «tema». un tema invariabile (lod-. anche composta di due o tre parole: ho ad isolare un elemento -er. ecc.che caratterizza. L'ANALISI GRAMMATICALE IN CHE COSA CONSISTE? RADICE. sent-o). 2) (quando si vuole spingere l'analisi più a fondo) nell'indicare per ogni parola. lod-er-ai. per es. sent-ir-ò). ecc. in lod-o. ora. sono del. se confrontiamo gli infiniti lod-a-re e sent-i-re. nella lodato. mentre i suffissi e i prefissi servono solo per la formazione delle parole: e ce ne occuperemo. Per comodità di discorso. Questi. forma (o voce) 68 . prescindendo dal fatto che sia costituito dalla sola desinenza (è il caso di lod-o. per il verbo. che esemplificano forme dell'indicativo presente. SUFFISSO. tutte le sue caforme che si potrebbero citare come esempi: la ratteristiche morfologiche (genere e numero flessione verbale è molto più rigogliosa di quella per il sostantivo. che si «mette dopo». invece. come equivalente di desinenza. in canticchi-o il tema è canticchi-. sent-o. nella semantica. seni-) e dei segmenti variabili. al livello della morfologia. e che in porticina c'è in più ed è isolabile un segmento -icin-. ecc. lod-i. lod-i. così come delle radici. Ma. lod-er-ai. caratteristica di tutti gli infiniti presenti. l'aggettivo. oppure anche per indicare la parte finale del tema e la desinenza insieme (per es. e che non è ulteriormente scomponibile. è un suffisso. il futuro e che è un suffisso flessionale. TERMINAZIONE NELLA CONIUGAZIONE Passiamo. Invece in antiporta l'elemento anti. la radice è cani-. cant-o il tema è anche la radice.ALCUNE AVVERTENZE le desinenze personali (-o. come si è visto per il nome. Peraltro. La radice rappresenta l'elemento significativo di base. Cioè si riesce ma verbale. distìnguiamo nel verbo toclassi.è «messo prima»: è un prefisso.e antiport-). ci accorgiamo che hanno in comune il segmento in cui s'esprime il significato basilare. pori-. tempo. individuata coQueste sono soltanto alcune tra le moltissime me una data parte del discorso.

§ 4). Lo stesso si dica per sono e per stato in sono stato lodato. e le particelle ci. sto per partire. • Quanto alle preposizioni articolate. ma. serve a formare il passato prossimo di lodare e ha una funzione analoga a quella dell'elemento formativo -ai nel passato remoto lodai. per convenzione. UN ESEMPIO Proponiamo nel riquadro sotto un esempio. • Al contrario. cioè a allo. dello. più fortemente. ma si considerino un predicato unico le sequenze del tipo devo partire. risultanti dall'amalgama di alcune preposizioni (a. Ogni uomo deve far l'uso maggiore e più libero delle sue facoltà. servendoci della seguente massima di Ugo Foscolo. ecc. le classifichiamo appunto così. separiamo dal verbo cui sono unite le particelle enclitiche (i pronomi atoni mi. lo. ne): Prendilo = prendi (verbo) + lo (pronome). alla. A rigore — dato che nell'analisi morfologica non ci interessiamo alla struttura dell'enunciato e alle relazioni delle parole tra loro — si potrebbe procedere prescìndendo dalla divisione dell'enunciato in periodi e proposizioni.) con l'articolo determinativo. 69 . quando non si analizza un'unica proposizione. nella frase Ho un gatto (= possiedo).del verbo lodare. ho non esprime quel significato «pieno» che gli inerisce per es.. le componenti sono certamente due e distinte. come «preposizioni articolate» (senza che si crei con ciò una decima parte del discorso). vedi capitolo 23.. sto partendo. In pratica sarà tuttavia buona norma. di. • Analogamente consideriamo una parola sola il comparativo di un aggettivo o di un avverbio formato con più (di per sé un avverbio): più forte. ni. ecc. suddividere prima l'enunciato in periodi e i periodi in proposizioni (un predicato per ogni proposizione. tuttavia. • Un'ultima considerazione. ecc. agli. in quanto verbo «ausiliare». ecc.

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Garibaldi. • il numero.cane Fido). bontà. ma utile ai fini pratici. NOZIONI PRELIMINARI SUL SOSTANTIVO IN GENERALE IL SOSTANTIVO NELLA MORFOLOGIA cato (Giorgio è un amico). cane).1 Per una trattazione più estesa e approfondita si vedano i getto (L'amico mi saluta). una comunità di persone (nomi «etnico. la madre. il valore di alcuni termini che si usano in semantica1. E qui è opportuno fissare fin d'ora. il singolare e il plurale: il padre. Ci accadrà inoltre. talora non possiamo evitare di considerarne ci»: gli Italiani. come la parola che designa un essere animato. non di rado. attribuendogli una «sostanza». molteplicità. chiamiamo astratti (in opposizione a concreti) quei sostantivi che indicano una rappresentazione ottenuta astraendo da determinati aspetti del mondo reale: giustizia.strazione cui si attribuiscano i caratteri di persola sintassi. ogni essere o aanche la funzione. Con una distinzione un po' approssimativa. e varia in relazione a due «categorie»: • il genere grammaticale. • Chiamiamo propri i nomi che indicano: una IL SOSTANTIVO SOTTO L'ASPETTO SINTATTICO singola persona o altro essere animato nella sua Occupandoci del sostantivo (come del resto di o.7. si presenta in due forme. molto sinteticamente. IL SOSTANTIVO SOTTO L'ASPETTO SEMANTICO II sostantivo è una delle due «parti del discorso» fondamentali. o un oggetto della nostra esperienza esterna. o una rappresentazione della nostra mente. i Piemontesi). di elemento del predi. Ricordiamo soltanto che le funzioni che un sostantivo può assolvere nella frase sono: di sog. 72 . unità. ogni sostantivo. o un oggetto della realtà (sasso). di complemento indiretto (Passeggio con l'amico). Pietro Bianchi. di riferirci al significato dei sostantivi.capitoli 38-41. in uno spazio fisico o mentale. o una rappresentazione mentale (giustizia. Il sostantivo: il 1. il gni parte del discorso) sotto l'aspetto morfologi. Le nozioni che chi legge già possiede saranno sufficienti per seguire il filo del discorso. gnomo). Sotto l'aspetto morfologico il sostantivo è una parte variabile del discorso. di predicativo (Giorgio è diventato un amico). le madri. opponendolo al verbo (vedi capitolo 6. e passiamo così al livello del. ogni sostantivo è o maschile o femminile: il padre. Lo abbiamo già definito. Nomi comuni e propri • Chiamiamo comuni. di complemento diretto o oggetto (Vedo l'amico). la madre. o appellativi.individualità (Pietro. i padri. ecc. di norma. in ogni caso qualcosa che noi collochiamo. i sostantivi che indicano in senso generico una persona o altro essere animato (uomo. § 3).

sinonimi. ecc. • sono definite dotte. strepito. ma adattate alla strut73 . più in generale. umanità. eclissi/eclisse.. bar. banco. • sinonimi: parole diverse per forma ma di significato uguale o simile: per es.tura dell'italiano: guerra. o di tradizione popolare o ininterrotta. brioche. ma in due modi diversi: • sono dette ereditate. puntiglio. Tirreno. braccio!). Una prima. sport. che conservano la forma originaria: tram. mannomeno geografico. ma distinte per nile: origine e significato: per es. in italiano. la Giustizia). un particolare luogo. ma d'ordinario ne assume più d'uno e spesso molti. donna. poeta. pathos. che si presentano in forme differenziate: scudiero I scudiere. e cioè o all'altra di due classi. più semplicemente. fondamentale suddivisione distingue • usiamo il termine neologismi per le parole tra: considerate «nuove». ecc. rumore. due o più parole).giare. baccano. riso (il ridere) e riso (pianta). habitat. ecc. di due «generi grammacostituite dai medesimi fonemi (omòfone) e rese ticali»: al genere maschile o al genere femmidai medesimi grafemi (omògrafe).na (Giove. le parole che continuano parole latine senza mai essere uscite dall'uso: sole. chiasso.. • varianti: parole con tema e significato identici. Pa• chiamiamo forestierismi o. ecc. computer. tratte da altre lingue. o di provenienza dotta. caffè. Tevere. Anche dal latino e dal greco (latinismi e grecismi): refeUn sostantivo può avere un unico significato. Origine e derivazione La maggior parte delle parole italiane deriva dal latino. fracasso. le parole attinte al latino e reintrodotte nell'uso a un certo punto della storia della lingua: astro. Omonimi. Vi sono poi anche altri meccanismi di derivazione: • prestiti sono dette le parole desunte in età diverse da lingue straniere. rendum. avremo occasione di impiegare i seguenti termini: Ogni sostantivo. di braccio in: Vedi quel braccio di mare?). uomo. luna. ecc. varianti 2. edificio o simile singolarmen. arsenale. metaforico (per es. taxi. casa. introdotte di recente e ta• valore proprio (per es. lazzo Pitti). • valore figurato. di braccio in: Alza il lora non ancora accolte stabilmente nel patrimonio lessicale della lingua. cosa. appartiene all'una • omonimi: parole identiche per forma.. giustizia. fe. edificio. parole straniere quelle. te individuato (Roma. IL GENERE GRAMMATICALE MASCHILE E FEMMINILE Confrontando tra loro due o più sostantivi (e. Italia. Valore proprio e traslato tour. o traslato.

• Gli altri. il fiele la bile il valore la salute il fiume la foce Eccetto la prima coppia. 74 . la metropoli. la gru. il re. il do. ecc. il re. -tu. il monarca. lo scriba. il diploma. -isi. il caccia. la radio. in linea di massima. il cinema. il mezzosoprano. • Maschili: l'alibi. il contralto. si deduce da altri elementi del contesto. in primo luogo dall'articolo (il ~ la. il falò. -sione. • Quelli in -ista e in -cida (come l'artista. un ~ una). Inoltre: il boia. che ci servirà anche nello studio della formazione del plurale (vedi capitolo 8) e in altre occasioni. l'auto. il capoccia. la foto. -osi). il si. il mi. femminili quelli in -aggine. ecc.. uscenti nelle vocali -a.o > E-* e» O cn GENERE GRAMMATICALE E FORMA DEL SOSTANTIVO Sostantivi in -e • Sono maschili e femminili il padre la madre il colle la valle il piede la laringe Nell'enunciato il genere di un sostantivo. Sostantivi in -o • Sono tutti maschili. -e. ecc. Sono l'abbreviazione dell'espressione: (la cantante con) il (tono) soprano. -ame.. ecc. avremo un panorama della loro struttura. -sore. Sostantivi monosillabici in vocale • Sono i seguenti: il dì. mediante la desinenza o terminazione. la libertà. tranne la mano. -est. il té. la spia e pochi altri. femminili: la stasi. ecc. il tabù. l'eremita. il bebé. -tare. -ile. l'omicida) generalmente possono essere sia maschili sia femminili (vedi § 4). la virtù. Dando una scorsa alle terminazioni e nello stesso tempo al genere dei sostantivi. NOTA Tre maschili in -o indicano sempre e soltanto una donna: il soprano. I sostantivi di struttura diversa sono molto meno numerosi. il colibrì. la guardia. il poeta. il caffè. quasi sempre maschili. lo sci. ecc. per lo più. sono in prevalenza voci infantili. tutte le altre valgono a dimostrare l'imprevedibilità del genere grammaticale nei sostantivi in -e. la guida. ecc. la canaglia. il problema. ecc. Sostantivi accentati sulla vocale finale • II gruppo più consistente è dato dai nomi in -tà. la crisi. inoltre il lunedì e gli altri composti con -dì. Sostantivi in -a • Sono in larga prevalenza femminili: la mamma. l'ipnosi. Va premesso che la maggior parte dei sostantivi è costituita da parole piane o sdrucciole di due o più sillabe. onomatopee. dove interviene il criterio del genere naturale. il sofà. maschile: il podestà. la recluta. Sostantivi in -i • In larga maggioranza sono parole dotte dal greco (molte in -osi. l'eco. Sono peraltro tutti dello stesso genere i sostantivi formati con certi suffissi: maschili quelli in -ale. la virago e un certo numero di neologismi (per lo più forme abbreviate di composti): la moto. la barca. il brindisi. sono termini di origine dotta (dal latino o dal greco): l'auriga. NOTA Alcuni femminili in -a designano anche (o prevalentemente) persone del sesso opposto: la birba. • I maschili. il cucù. la rosa. il dramma. Molti sostantivi si caratterizzano però come maschili o femminili da soli. il pilota. -o. il taxi. la sentinella. il la. il bisturi. o prestiti da lingue straniere: il papa. la città. -iere. -zione. quasi tutti astratti femminili: la bontà.

sono espresse da maschili o da femminili. il tic. e Weib. Nelle lingue che dispongono di tre generi grammaticali. oltreché dell'italiano. la cui funzione e utilità è intuitiva — la categoria del genere non trae origine da una necessità logica. aveva un sistema più complesso: possedeva un terzo genere. Tre generi grammaticali (maschile. ecc. l'indoeuropeo. il gas. Invece l'inglese. «bambino». Tuttavia essa risponde a un'esigenza profonda dell'attività linguistica: quella di dare un ordine all'universo delle cose percepite e pensate. il curriculum. femminile. del tedesco e del russo. 75 . il patatràc. il computer. lo sport. l'est. ignora la categoria del genere (saprete certamente che ha un unico articolo determinativo: (he). il cric. il caos. compresa la nostra. tra le lingue moderne. la leadership. il tedesco. il neutro sì oppone al maschile e al femminile come l'inanimato all'animato. più spesso maschili: il clic. di tutte le altre lingue romanze (francese. senza una motivazione apparente. il pathos. LE ALTRE LINGUE. portoghese.Sostantivi in consonante l'humus (masch.) il neutro è ben lontano dal raggruppare tutti i sostantivi denotanti cose o astrazioni. neutro) sono caratteristici anche del greco e. il sud. l'ovest. la cloche [ = clòs]. D'altra parte talora appartengono al genere neutro sostantivi che indicano esseri animati: in tedesco. il test. il neutro (letteralmente «né l'uno né l'altro». Rispetto al latino. spagnolo. ed esistevano nella lingua «madre» preistorica. Se poi ci domandiamo perché in molte lingue. • A parte poche onomatopee e alcuni latinismi e grecismi. Però in queste lingue (il latino. in italiano. Kind.). sono tutte parole straniere. esiste il genere. il soviet. molte delle quali. arriviamo alla conclusione che — a differenza della categoria del numero (singolare e plurale). ha spinto il processo di semplificazione alle estreme conseguenze e. ecc. per esempio. francese. si è dunque verificato un processo di semplificazione. il box. il nord. come pure dei dialetti. Però la lingua da cui le lingue romanze traggono origine. una lingua germanica come il tedesco. per quanto riguarda sostantivi e aggettivi. E uno dei mezzi per dare ordine consiste nel classificare. il lager [= lager]. ecc. L'ITALIANO. il latino.). il bunker. il pus. è propria. maschile e femminile. «donna». cioè il genere comprendente sostantivi né maschili né femminili). il tour. ecc. I DIALETTI II genere grammaticale La ripartizione dei sostantivi in due generi grammaticali. il leader. il wurstel. ecc. ecc. la polis.

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la capitale il fine. la buca. la fossa NOTA l'orecchio. la fronte • Le opposizioni di cui sopra non vanno confuse con coppie come: caso/casa barolbara palatolpalata toppo/toppa Queste. il nipote il parente il custode un insegnante il cantante il convivente la nipote la parente la custode un'insegnante la cantante la convivente 5. senza riferimento al sesso. con il leopardo. Sono i nomi di genere promiscuo: il buco. Sono parecchi sostantivi in -e (anche participi presenti sostantivati): Dunque. la mela l'olivo. la fiasca il fosso. gli animali vengono designati con un sostantivo o maschile o femminile impiegato indifferentemente. la fine il fonte. ALTRE OPPOSIZIONI MASCHILE ~ FEMMINILE Tra nomi con lo stesso tema e la stessa origine può verificarsi un'opposizione di maschile (in •o. la buca il gambo. l'orecchia il pozzo. che può essere usata sia come maschile. Alcuni nomi di animali si trovano usati sia come maschili. distinte dal diverso fonema vocalico finale. femminili: Appartengono inoltre a questo gruppo la maggior parte dei sostantivi in -ista e in -cida (vedi § 2) e alcuni altri in -a: il pianista un artista un omicida il suicida il collega un atleta un ipocrita il pediatra la pianista un'artista un'omicida la suicida la collega un'atleta un'ipocrita la pediatra l'arancio. quando si voglia specificare il sesso. L'opposizione di questo tipo più caratteristica e regolare si trova fra i nomi di alberi fruttiferi. sia come femminili (il lepre. e i nomi dei frutti corrispondenti. ma anche in tal caso promiscuamente. la pozza il capitale. la pesca. la castagna il melo. il maschio della scimmia. l'oliva il pesco. SOSTANTIVI DI GENERE COMUNE E DI GENERE PROMISCUO IL GENERE «COMUNE» Alcuni sostantivi presentano una forma unica. Ma. il serpe. l'arancia il castagno. sono «coppie minime» in senso puramente fonologico. la pesca il noce. sia come femminile: li indichiamo come nomi di genere comune. la lepre. si ricorre a locuzioni come: la scimmia maschio. ecc. la serpe. la noce Con altre coppie di sostantivi più che di opposizione si dovrà parlare di differenziazione o specializzazione semantica. infatti. il buco. ma tra i due sostantivi. il tigre. non esiste rapporto semantico. la banca il fiasco. la tigre). -e) a femminile (in -o) senza alcun rapporto col genere naturale: il pesco. che hanno diversa origine ed etimologia. 77 la balena il delfino il leopardo la pantera la scimmia l'aquila il corvo la gru il merluzzo la sogliola l'aragosta il granchio la mosca il ragno lo scorpione . la scimmia femmina. o mediante un suffisso (il leone ~ la leonessa). la gamba il pezzo. o con variazione della desinenza (il gatto ~ la gatta). la scimmia. maschili. ecc. più spesso. la fonte il fronte.4. la spilla 11 banco. cioè di significato: IL GENERE «PROMISCUO» Abbiamo visto che per gli animali l'opposizione tra maschio e femmina può avvenire con una coppia di sostantivi di radice diversa (il toro ~ la vacca). la pezza 10 spillo. s'intende tanto il maschio quanto la femmina. «promiscuamente».

In ogni caso esse hanno il genere grammaticale del sostantivo reggente il sintagma che da luogo alla sigla stessa.S. Per i nomi di Stati. la Sicilia. il Piemonte. per l'influsso degli equivalenti «attesa» o «sorpresa». il Perù. = cigielle. Firenze.W. (= Mercato Europeo Comune). § 4 . /'/ pus. se c'è. è maschile).E.A. (North Atlantic Treaty Organization. la la tournée la paella la weltan- ricordo». = cisl.DUBBI LINGUISTICI II genere grammaticale dei nomi geografici.P. la Senna.A. ma: /'/ Venezuela. Così abbiamo: la leadership.I. schauung (dal russo) /o zar. la star.O. noi diciamo // Volga. la polis. Parigi. 1 78 .S. laghi. /'/ M. regioni. quando anche in questa esiste la categoria del genere (e. le parole straniere II genere assunto in italiano dalle parole straniere è di norma que//o de//a lingua d'origine. Nei nomi di fiumi. Per il resto prevale il maschile: // Giappone. è maschile). Ma attenzione al tedesco: La Frankfurter Zeitung è un quotidiano molto autorevole (Zeitung. il neutro passa al maschile): (dal latino) l'humus (maschi. isole detta legge la terminazione./. Nelle citazioni Ciò che si è detto per le parole straniere radicatesi più o meno profondamente nell'uso in italiano.F. la direzione». vodka Diverso è il caso dell'inglese. W.I. se è -a oppure -o: la Spagna. «acquavite». va presa qualche precauzione. la suspense. lo stand.I. L'esito normale in italiano è il maschile: /'/ box. dato che comunemente assumiamo come maschile qualsiasi suo sostantivo. indipendentemente dalla desinenza: Roma.O. la C. la Vistola. la koinè Per l'uso dell'artìcolo vedi capitolo 9. è femminile).G. la N. il Lazio. vale a maggior ragione per le parole straniere che sentiamo a tutti gli effetti come tali e che. privo di genere grammaticale. ( = Comitato Interministeriale Prezzi). Ma non mancano le eccezioni o le oscillazioni. (= Confederazione Generale Italiana del Lavoro). // Goldoni scrisse in francese i suoi Mémoires (perché in francese mémoire. Ci preoccupa meno l'inglese. «memoria. Anche se nel 90% dei casi i sostantivi spagnoli e francesi con un corrispondente in italiano sono del medesimo genere di questo. (dallo spagnolo) /'/ golpe.L.F. (= Confederazione Italiana Sindacati Lavoratori). delle parole straniere. Diremo: L'aguardiente che ci offrirono era tortissimo (perché in spagnolo aguardiente. /'/ DNA (= acido desossiribonucleico). il femminile è determinato dall'equivalente italiano di Organization). DNA = dienneà. scrivendo. // sow'ef. lo Zambia. «giornale». mari. = vuvueffe. il Borneo.W. lo sponsor. mettiamo in corsivo o tra virgolette. Milano. il bunker. (dal tedesco) /'/ blitz. il Garcfa. la pìe- tas (dal greco) /'/ pathos. N.I.L. // Tirreno. il leader. oppure vengono compitate: C. Boston sono belle. monti la norma è il maschile. femminile in quanto sostantivo astratto traducibile con «la guida. «la stella» (del cinema). Talora però prevale il genere della parola italiana vicina per significato. il Pakistan. la corrida. il Canada (o Canada). il décolleté. ecc. Quindi: la C. conformemente al genere dell'appellativo: /'/ Tevere. il Marocco.G. Rarissime le eccezioni. come // Cairo. /'/ C.).T. Le sigle Le sigle possono essere «lessicalizzate».L.T. cioè pronunciate come una parola: per es. la Loira. (World Wildlife Fund). delle sigle Nomi propri geografici Sono femminili i nomi di città. // W. ma per i Russi è la Vol- (dal francese) /'/ tour. la Lombardia. il Cervino.C. C.L. soprattutto con i fiumi: la Bòrmida. = nato. Va rispettato il loro genere grammaticale originario.

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Per la maggioranza dei sostantivi il plurale si forma mediante la modificazione della desinenza. Il sostantivo: il numero (singolare e plurale) 1.8. i sostantivi composti (come arcobaleno. ecc. o declinazioni): Andranno poi considerati a parte: i sostantivi maschili in -o con plurale femminile (il migliolle miglia) o con due plurali (il braccioli bràcci. cioè. i «difettivi». singolare o plurale. le ferie). cassaforte. oltreché al genere. le braccia). Possiamo distinguere cinque classi (o gruppi. resta invece invariato (rispetto al singolare) in un numero limitato di casi. privi del plurale o del singolare (il miele.). 80 . QUADRO COMPLESSIVO Abbiamo detto che il sostantivo è variabile in rapporto. al numero: può essere.

plur. lo stratega. farcia. audacie. che fanno province e provinde. ecc. plurale -e la rosa la pianista la lotta le rose le pianiate le lotte la cagna le cagne la tela le tele la teglia la teglia l'area la via la baia le aree le vie le baie Particolarità Qualche difficoltà sorge nella grafia (non nella pronuncia!) quando le desinenze sono precedute da fonemi velari (gutturali) o palatali. denunce e denuncie. -già con -i. Formazioni anomale Sono due: l'ala. farce faccia. frange. tasche. • Per alcuni nomi in consonante + eia troviamo comunemente i plurali sia in -ce.accentata non rappresentano un problema. sci. fogge vocale + eia vocale + già consonante + eia consonante + già preferibilmente -eie preferibilmente -gè di norma -ce sempre -gè NOTE • In qualche caso abbiamo dato le indicazioni «preferibilmente» o «di norma» perché si possono trovare. acacie camicia. g. resi dal nostro alfabeto non solo dalle lettere e. vedi §5. denuncia. sode ciliegia. stanga. ciliegie per dliege). acacia. così farmacìa farà farmacìe. Per i maschili in -o invariabili. banche. PLURALE DEI MASCHILI IN -A E IN -O Maschili in -a: plurale -i il poeta il pilota i poeti i piloti il pianista i pianeti l'omicida gli omicidi Quelli che terminano in -ca. valige lancia. • I nomi in -eia. Ecco un quadro riassuntivo di queste particolarità: terminazione -ca -ga -che -ghe plurale esempi foca. foche. reso con i digrammi -eh-. •gh-: il patriarca. in quanto la terminazione non è preceduta dal fonema palatale. soda. Sono provincia. altre soluzioni (per es. fascia. ed essere considerate ammissibili. rughe. dliege. sia in -eie. plur. l'arma. bugìa farà bugìe (ma l'accento grafico è superfluo). ma anche da digrammi e trigrammi (eh.). fasce frangia. foggia. valigia. gli strateghi. i patriarchi. le ali. -ga conservano al plurale il fonema velare.2. banca. le armi. Quindi. stanghe audacia. ma dalla vocale -i-. pecca. camicie. ecc. pronuncia. PLURALE DEI FEMMINILI IN -A Singolare -a. rinuncia. come via fa vie. tasca. lance. pecche ruga. ci. facce. 3. Maschili in -o: plurale -i il capo il bollo il caso i capi i botti i casi il mezzo i mezzi il cammeo i cammei il triduo i tridui 81 .

gli omicidi l'omicidio. plurale: alberghi. gli Austriaci. sindaco plurale: amici. Nel primo — per es. medico. Nei singolari bacio.Particolar ita: nomi in -io terminazione plurale esempi si conserva (-chi.accentata. stomaco (stomachi e anche -ci) È il caso più frequente: albergo. davanti a -i. obbligo. il tempo. gorgo. con -i. banco. pizzico. Sono ammessi entrambi i tipi di plurale con: farmaco (farmachi e -ci).è invece segno grafico. i rinvìi (ma l'accento grafico è superfluo). nel plurale. terminazione plurale esempi È il caso più frequente: baco. antropologo. gli omicidii il principio. portico. -e. draghi. perché nel plurale ora il fonema velare -go -ghi -gì -ghi e -gi Sono ammessi entrambi i tipi di plurale con: filologo. prologo. si può ricorrere alla terminazione -ii: l'assassinio.). gli assassina l'assassino. allora. ecc. -i. col plurale in -ci. e rimane solo la -i della desinenza. sacco. Particolarità: nomi in -co. i templi) Per nomi come principio. ecc. antropofago plurale: asparagi. i principii il prìncipe. -a. manico (manici e anche -chi). banchi.del tema si fonde con la desinenza. ecc. -ghi). -gi). • Mago fa maghi. arbitri ~ àrbitri. ecc. gli assassini l'omicida. cambi — la -i.) e i Greci. con grafia etimologica. monaci. e. Ancora oggi sussiste l'opportunità di una distinzione quando il plurale di un nome in -io potrebbe confondersi con quello di uno in -o. raro -chi). ecc. -io -i 1) il granaio il podio il dominio il mugghio l'ozio il cambio l'olio l'occhio 2) il il il il bacio raggio fascio figlio i granai i podi i domìni i mugghi gli ozi i cambi gli oli gli occhi -co -chi -ci i baci i raggi i fasci i figli -chi e -ci NOTE • II fenomeno fonetico è diverso nel primo e nel secondo gruppo di esempi. • II plurale dei nomi in -io. Si ha sempre con: asparago. plurale: bachi. (filologi. rigo. porco. chirurgo (chirurghi. i tempii (ma. ecc. -j. i prìncipi il tempio. monaco. cambio. ma: i re Magi. carico. gli aggettivi sdruccioli sostantivati (i fanatici. raro -gi). teologo. fascio. biologo. sarcofago (sarcofagi e •ghi). filoioghi. fango. • L'ortografia del plurale dei nomi in -io variò in passato e si scrisse anche -ii. figlio la -i. è regolare: il rinvìo. ecc. meno bene. mendico. presìdi ~ prèsidi. parroco (parroci. ora sono ammesse entrambe le soluzioni. -go Queste terminazioni meritano una particolare attenzione. che serve a rappresentare il fonema palatale davanti a -o. ecc. ecc. Si ha sempre con: amico. ora diventa palatale (-ci. raggio. presidio. i tempi meglio. tale esigenza scompare. soprattutto se il contesto non basta ad eliminare ogni equivoco. drago. plur. astrologo (astrologi e •ghi) NOTE • Si aggiungano. arbitrio la demarcazione può avvenire (ed è preferibile) mediante l'accento grafico: princìpi ~ prìncipi. nemico. valico. 82 .

i killer. i re. l'alibi. oppure al contesto nel suo insieme: / re furono spodestati. i falò. le specie. capoccia. gli abat-jour. messia. il tabù. i cliché. Al plurale: i boia. la crisi. gli altri rimangono invariati (vedi § 5). le crisi. i capoccia. per eccezione: • i seguenti maschili in -a: il cane il cuore il monte la rupe i cani i cuori i monti le rupi la mente la pace la legge il pesce le menti le paci le leggi i pesci boia. il falò. le canizie. procaccia. lama. cobra. la mano fa le mani. Vende biro e altri • Per la strofe. gli dei. i lied. le superfici (meno comuni i plurali invariati effigie.Formazioni anomale l'uomo. • accentati sulla vocale finale • terminanti in -i la verità. le moto. i goal. gorilla. -e. le gaffe. il compurisillabici in consonan. IL PLURALE INVARIATO GRUPPI DI SOSTANTIVI COL PLURALE INVARIATO Rimangono invariati nel plurale i sostantivi (maschili e femminili): • monosillabici in vocale il re. gli hamburger. tutti femminili: la moglie: le mogli l'effigie. § 4): Formazione anomala: il bue: i buoi Sostantivi in -ie Sono pochi. verbo). l'indicazione della pluralità rimane affidata ad altri costituenti dell'enunciato (articolo. pro- strofe. gli uomini. (pigiama. la stele i plurali preferibili sono le articoli di cancelleria. l'uso oscilla tra il plurale invariato e il plurale della lingua d'origine. la biro. le serie. specie. i semidei. i samovar. gli sport. tra i sostantivi in -a. il semidio. la star. NOTA barbarie. i lager. i gas. Gli altri rimangono invariati: vedi il paragrafo seguente. le star. le stele. ecc. i rally. pigiama. 4. vaglia. canizie. Quando sono ancora sentiti come parole straniere. PLURALE DEI MASCHILI E FEMMINILI IN -E Singolare -e: plurale -i • monosillabici e più. -o. la gru. superficie).» In strada si respirano gas nocivi. Al plurale: le barbarie. la stela. Femminili in -o Tra i pochi femminili in -o. e in particolare quando sono pronunciati come tali. il dio. l'auto. i tabù. • i neologismi femminili in -o (vedi capitolo 7. • la maggior parte dei (pochi) femminili in -ie (vedi anche sopra. le verità. le gru. le auto. gli zar. il caffè. lo te (e stranieri in gene. serie. propriamente plurali delle varianti la strofa. però ha anche il plurale pigiami). ecc. «Ci porti tre caffè. §2): la moto. gli alibi. 5. i computer. l'eco fa gli echi. la superficie: le effigi. Si può sentire per l'inglese stand. i boss. sosia. i caffè. i computer. 83 . COME RISULTA LA PLURALITÀ Quando il sostantivo è invariabile. IL PLURALE DELLE PAROLE STRANIERE I sostantivi stranieri rimangono senz'altro invariati nel plurale quando sono stati ormai definitivamente accolti nel lessico italiano e per così dire «naturalizzati»: i bar. E inoltre.show. gli show. aggettivo. paria.ter.il gas. cinema. le biro. il ralre) ly.

sia gli stands. ma: Ha tirato le cuoia. le paia. 6. Al plurale: le miglia. nulla vieta di impiegare i plurali delle lingue originarie. in qualche altro caso si tratta di formazioni analogiche. ma usati indifferentemente: ginocchio. le migliaia. carro. rimangono invariati al plurale: i curriculum. Però occorre conoscerli bene. lenzuolo. si usano prevalentemente al singolare. o materie. Oltre a gridi e grida: le gride (dalla variante la grida). Tuttavia in determinati contesti o con valori particolari (ad es. le braccia). a meno che non si tratti di sostantivi declinati o forme verbali (statu-quo. come si è già visto. (plurali di miglio. o astrazioni (bellezza. Anche i pretti latinismi e grecismi. sopracciglio. le centinaia. il centinaio. i pathos. i memorandum. oltre a fili e fila: le file (da la fila). e per il tedesco lied sia i lied. II gatto fa le fusa. il paio. un astratto concretizzato) si . corna. NOTE • In passato si usarono plurali in -a anche di altri nomi: anello. ma conservate nella loro forma originaria. Per esempio: sempre cuoi. il plurale di stand è stands. il femminile l'eco (la eco) passa al maschile nel plurale: gli echi. alluminio). filamento. paia. i legni. urlo. petrolio. il filo il fondamento il labbro il muro l'osso Altri con differenziazione semantica tra i plurali in -i e in -a: budelk. membro. cioè le parole latine e greche non adattate all'italiano. ecc.nunciato stand. Quindi potremo trovare. ecc. sentiti a causa della desinenza -a come femminili. e il numero plurale richiesto. deficit. mentre il plurale in -a è riservato ad espressioni particolari: calcagno. oltre al plurale regolare in -i (i bràcci).hippy fa hippies e cameraman fa cameramen. SOSTANTIVI CON DUE PLURALI Una trentina di maschili in -o (per es. la legna. sia gli stand. • Come si spiegano i plurali con desinenza -a? Miglia. m&. I seguenti hanno entrambi i plurali. al posto di le frutta. • II frutto ha i plurali i frutti e le frutta. il migliaio.) continuano direttamente dei plurali neutri latini in -a. che in nessun caso ammetterebbero una forma di plurale. braccia. gesto. l'articolo le appare come una specie di compromesso tra la concordanza al femminile con miglia. che si forma con la desinenza -a. cupidigia). grido. le risa. Sono quelli che indicano cose uniche in natura (universo. PARTICOLARITÀ CAMBIAMENTO DI GENERE NEL PLURALE Alcuni sostantivi maschili in -o diventano femminili nel plurale. Nei seguenti il plurale in -i è quello di uso generale. paio. ma trumeau fa trumeaux. o concetti collettivi (plebe. strido. le polis. elementi (grano. questi plurali. prodotti. cielo. gaffe fa gaffes. sole). per esempio: i curricula. ecc. video). Sì. e più comune il singolare collettivo la frutta. senza generalizzare alcune nozioni elementari (ad es. dito. castello. Però. il riso ( = il ridere). cervello. vestimento. aria. I più comuni sono: il miglio. braccia. Così pure: il legno. ecc. le poleis. ne forma un altro in -a. fuso. cuoio. sia i lieder. per il loro significato. vestigio. fogliame). Quanto al cambiamento di genere (le miglia. fusi. le koinè. staio. le uova. gli iter. Spesso i due plurali sono differenziati nel significato (e la differenza va stabilita caso per caso): il braccio il ciglio il como 84 NOMI DIFETTIVI Parecchi sostantivi. All'inverso. il braccio). ma. l'uovo. che passa al genere femminile (le braccia). la -s come segno del plurale in inglese e in francese).

raro i purosangue) e mezzosangue. le stovi. il fondovalk (maschili col secondo elemento femminile). sia altipiani. pomidoro e pomidori.chie oscillazioni nell'uso. oltre a pomodori (preferibile). mezzanotte. anche il cruciverba. capoluogo. le spezie. La maggior parte (e tutti quelli il cui secondo elemento è un sostantivo femminile) modificano l'elemento capo: capocorso. le forbici. miele. le non composta). 1 tipo di composizione norma nella formazione del plurale Sostantivo + sostantivo arcobaleno maremoto ferrovia banconota madreperla cavolfiore arcobaleni maremoti ferrovie banconote madrcperle cavolfiori NOTE • Da cassapanca. il crocevia. i pantaloni. Per alcuni c'è alternativa tra due soluzioni: capocuoco. I composti di genere femminile restano invariati: la caposala.minazione del primo elemento.trano in composizione. le mutande. i pellerossa. da pellerossa sia i pellirosse. latte. fame. mezzobusto: malelingue. da pomodoro. 9 Altopiano e bassopiano fanno sia altopiani. Per ottenere un quadro se formate di due parti uguali o analoghe. ecc. è talora possibile: A quella tavola calda ho mangiato un calzone eccellente. le nozze.è invariato. le masseri. oltre a cassapanche. L'uso al singolare. capocomico. fiele.possono trovare al plurale: Non potrebbero esserci molti universi? La qualità dei petroli libici e algerini è eccellente. bassopiani. capicorso. con determinati valori. ecc. le tenebre. Sono invariabili purosangue (i purosangue. glie. capofamiglia. in molti casi si modifica solo la desinenza del secon«difettivi» del singolare): do elemento (come se si trattasse di una parola gli annali. Il maggiordomo lucidava gli argenti. ecc. da maklingua. • Camposanto e palcoscenico fanno camposanti (raro campisanti) e palcoscenici. mezzenotti. Da altoforno: altiforni. capoverso: plur. • Rimangono invariati nel plurale il carovita. ecc. Altri sostantivi — indicanti co. le calende. • Tra i composti capo + sostantivo. valentemente o esclusivamente al plurale (sono Come risulta chiaro dal prospetto che segue. oppure il plurale zie. — si usano pre. bassipiani. invariato. capolavoro. Quali bellezze! 7. oltre a parecsi riducono a pochi. sete. alla quale si rinvia (vedi capitoli 38-41).: plur. IL PLURALE DEI SOSTANTIVI COMPOSTI formazione del plurale dei sostantivi compoI sostantivi del tutto privi (difettivi) del plurale La 1 sti presenta qualche difficoltà. in altri si modifica anche la teresequie. le ferie. i calzoni. ecc. alcune cerimonie. non molti seguono la norma (per es. Fa il salto a forbice. occorre partire dai due elementi che endi oggetti. mezzibusti. La «composizione» — uno dei procedimenti della «formazione delle parole» — è trattata nella semantica. le caposala. ecc. ecc. come: brio. ecc. capogiro. le nari. le redini. capoparte.). capogiri. capotreno. sia. gli occhiali. le dimissioni. i posteri. fanno capocomici o capocomici. Sostantivo + aggettivo cassaforte caposaldo terracotta bassorilievo francobollo malumore grancassa casse/orti capisaldi terrecotte bassorilievi francobolli malumori grancasse Aggettivo + sostantivo 85 . anche cassepanche. le tórme. le interiora. pepe. gruppi completo.

ecc. e i baciamani. plurale invariato: il retroterra i retroterra il sottocoda i sottocoda • Notate però: il senzatetto. i senzatetto. i salvagenti (accanto a i baciamano. i (le) fuoricorso'. con plurale invariato: parasole. plurale invariato: il cavalcavia i cavalcavia il parabrezza i parabrezza il battipanni i battipanni il paracadute i paracadute • Notate però. perdigiorno. spartitraffico. • Notate però: gli asciugamani.tipo di composizione norma nella formazione del plurale NOTE Tema verbale + sostantivo 1) se l'elemento sostantivo è singolare maschile: battibecchi battibecco grattacapo grattacapi grattacielo grattacieli parafulmini parafulmine 2) se l'elemento sostantivo è singolare femminile o plurale (maschile o femminile).). i cacciaviti. ecc. tritaghiaccio. i corrimani'. Tema verbale + tema verbale plurale sempre invariato: il dormiveglia i dormiveglia il toccasana i toccasana 1) se il composto è dello stesso genere dell'elemento sostantivo: il benpensante i benpensanti il sottopassaggio i sottopassaggi la retroguardia le retroguardie 2) se il composto è maschile e l'elemento sostantivo è femminile. il (la) fuoricorso. i battimani. Avverbio o preposizione + sostantivo 86 .

informazioni di carattere morfologico. Imparate a valervi del suo aiuto anche sotto questo aspetto. 87 . Esso fornisce anche.COME USARE IL VOCABOLARIO Indicazioni sulla morfologia In due precedenti schede abbiamo consultato il vocabolario per risolvere dubbi di ortografìa. in forma sintetica.

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con articolo «zero». Abbiamo quindi il seguente quadro: // postino ha consegnato una raccomandata è una frase della lingua italiana.9. relativamente numerosi. una} che precedono i sostantivi. Occorre poi tenere conto dei casi. Chiamiamo articolo la parte del discorso che — nella ge- singolare articolo determinativo articolo indeterminativo partitivo La guerra è evitabile1? Fu una guerra breve Prevedo della guerra contro il mio progetto Ha dichiarato guerra plurale Le guerre sono funeste — Ci sono delle guerre purtroppo inevitabili Non ci saranno più guerre articolo «zero» 89 . in cui il sostantivo viene usato senza articolo o. cioè ne rende attuale ed effettivo l'impiego nel discorso. ad essi si aggiunge il partitivo. se preferiamo questa formulazione. QUADRO COMPLESSIVO DEFINIZIONE La frase neralità dei casi — è premessa al sostantivo e lo «attualizza». otteniamo: Postino ha consegnato raccomandata II senso è ancora chiaro. L'italiano dispone di due articoli: il determinativo (il) e l'indeterminativo (un). Ma se togliamo le due parole (il. L'articolo 1. «grammaticale». costituito da una preposizione articolata (del). ma non si tratta più di una frase «corretta».

iena 2) davanti a vocale 1' l'arte. i semiconsonante 3) davanti a vocale esempi indeterminativo (singolare) esempi il il cane. le zie. il senso. l'erede. la grazia. l'impiego delle diverse varianti. i sensi. il brano. un brano. l'istinto. lo iato l'arco. sera. Inoltre gli articoli presentano varianti a seconda del fonema iniziale della parola seguente. una psiche. l'orto.o o H H 2. zii. gli eredi. un' un'arte. un'oca. il ramo. . un'urna J 90 . tranne i casi al punto 2 2) davanti a s + cons. psicologi. lo zio. gli sci. le sere. determinativo singolare plurale maschile femminile indeterminativo singolare il lo r la 1' i gli le un uno una un' COME SI IMPIEGANO LE DIVERSE VARIANTI Vediamo ora. uno psicologo. i suoni gli gli gli gli spari. femminile) e. l'uomo i i cani. le iene una una una una una casa. lo sci. x. l'età. gli orti. un erede. la strada. una strada. un senso. un uomo 1' gli gli archi. l'oca. uno gnomo. le psichi. l'idea. sera. un suono lo gli uno uno sparo. nel numero (singolare. i brani. un orto. il determinativo. le strade. gli iati un un cane. la psiche. un'età. le urne un'idea. gli istinti. plurale). lo gnomo. gli gnomi. zia. lo psicologo. uno sci. i rami. uno zio. xilofoni. le oche. determinativo singolare determinativo plurale esempi maschile 1) davanti a consonante. un istinto. FORME DEGLI ARTICOLI DETERMINATIVO E INDETERMINATIVO VARIANTI FI cs Gli articoli concordano col sostantivo e sono quindi variabili nel genere (maschile. uno xilofono. uno iato un un arco. cioè del sostantivo (o anche di un aggettivo che preceda il sostantivo).. le età. una grazia. zia. gli uomini femminile 1) davanti a consonante (e i semiconsonante) la la la la la casa. lo xilofono. gn. iena le le case. il suono lo sparo. le idee. mentre l'indeterminativo non ha plurale. z. le grazie. l'urna le le arti. un ramo. nei particolari. ps.

• Davanti a vocale. La variante lo. Quando si traduce Nel tradurre in italiano da lingue prive dell'articolo — come il latino e il russo — c'è questa difficoltà in più: si devono integrare gli articoli e si deve scegliere di volta in volta tra il determinativo e l'indeterminativo (ricordando. del napoletano o: o so/e (= il sole).teniamo presente che c'è corrispondenza esatta nell'80 o 90% dei casi. Presenta un certo numero di varianti perché forma una unità fonologica con la parola che segue. hanno l'articolo determinativo e indeterminativo . il russo) si trovano nella medesima condizione del latino: nessun articolo. un: il pneumatico. e quindi non si apo- strofa. ecc. un'erede. o marcare il genere (È la assistente del professore. C. Ma anche per la traduzione da lingue che. • Per eccezione. Egli non ha mai scritto senza fare degli errori) sono francamente abominevoli. I DIALETTI Nascita dell'articolo La presenza dell'articolo ci sembra un fatto perfettamente naturale: «attualizza» — abbiamo detto — il sostantivo.). per esempio. invece. al pari dell'italiano. consente di evitare una successione di fonemi consonantici come -Istr-. e in italiano diremo: Non ha coraggio. In francese l'uso del partitivo è molto più esteso che in italiano: a J'ai achefé de la viande corrisponde esattamente lo ho comprato della carne. poi. uno. Non bevo se non vino. • Un è la forma tronca di uno. Nella fase più antica le lingue della famiglia indoeuropea ignoravano l'articolo. non sempre. ma è già generalizzato nell'età classica (V-IV secolo a. con l'eccezione che vedremo. Il latino. l'articolo ha la stessa base che nella lingua. indeterminativo a (con la variante an). che anche in italiano. ma con esiti e varianti proprie di ciascuno. Le traduzioni letterali (Egli non ha del coraggio] lo non bevo che del vino. si sente il psicologo. che venne acquisito solo dalle lingue romanze sorte dall'evoluzione e dal frazionamento del latino parlato.in tempi e modi diversi — si sviluppò. Al contrario le lingue slave (ad es. quale si avrebbe in */7-sfruffo. lingua priva del genere: determinativo (he. Je ne boìs que du vin. conservò il tratto arcaico dell'assenza dell'articolo. II n'écrit jamais sans fa/re des faufes.). non di rado. Poi -. gli. L'ITALIANO. peraltro. mentre vuole sempre l'apostrofo il femminile un'. invece in inglese troveremo: A history of Greece (alla lettera: Una storia della Grecia). Anche le lingue germaniche hanno «conquistato» l'articolo. sempre. LE ALTRE LINGUE. un insegnante (maschili). La tendenza in atto generalizza il anche davanti a gruppi consonantici che provocano sequenze anomale di fonemi. ma c'è chi preferisce lo. un'insegnante (femminili). D'altra parte. che risulta dall'elisione di una. al femminile lila). in genere da un pronome dimostrativo. C. Ciò accadde per tempo in greco. il tedesco. Pertanto: un erede. il francese. Perciò: lo strutto. Una autentica novità). si usa l'articolo gli con dei (plurale di dio): gli dei. c'è l'articolo «zero»). con l'assistente il genere rimane indeterminato). In buona parte dell'Italia centrale (al di fuori della Toscana) e meridionale la forma del singolare maschile è invece.. il quale naturalmente ha una forma sola nell'inglese. il PSDI.NOTE • Davanti al gruppo pn sono usuali il. lo spagnolo -. inammissibile sia all'inizio sia all'interno di parola. Non ha mai scritto senza fare errori. i. oltre a lo psicologo. la e una sono ammissibili quando si vuoi dare rilievo a un nome o a un gruppo nominale (Una assurdità. Ma considerate le frasi: // n'a pas de courage. In italiano un libro che tratti delle vicende dei Greci si intitolerà: Stona della Grecia o La storia della Grecia. Nei dialetti. È tipico del romanesco er: er me/o (= il migliore). dove l'articolo è ancora raro nei poemi omerici (Vili secolo a. Un solo esempio con l'inglese. davanti a qualsiasi conso- 91 . Ma in realtà l'articolo non'è una parte del discorso indispensabile. questo particolare strumento grammaticale. il PSI. Usi regionali e dialettali L'articolo il trae origine dal pronome dimostrativo latino ille (nel caso accusativo illum.l'inglese.

ma a tutte le lingue romanze. nella sua origine. ma a un diverso pronome latino: ipse (acc. Prendi una carta. OPPOSIZIONE TRA DETERMINATIVO E INDETERMINATIVO C'è un fumo che non si respira. VALORE E USO DEI VARI ARTICOLI L'ARTICOLO DETERMINATIVO dalla situazione. sa: plurale sos. la ragazza li distribuirà. sas. al singolare. U sociale. ipsum. È arrivata la lettera (quella che aspettavo). specie nell'uso colloquiale. La netta opposizione tra un. è facile formare frasi in cui i sostantivi degli esempi dati sopra ricevono l'un articolo al posto dell'altro: L'articolo determinativo il deriva da un pronome dimostrativo latino (ilk) e ha il valore fondamentale di un dimostrativo attenuato.iniziale è spesso articolata non come una semioc- clusiva dentale.nante (non solo z e s impura). un acquista un valore tutt'altro che indeterminato. Ho osservato la stella Sirio. per indicare un'intera categorìa. per il già noto o nominato. Di qui *// zio al posto di lo zio. e il. impiegato come strumento grammaticale per segnalare l'indeterminatezza o indefinitezza. 3. Ho fatto una fatica! • L'articolo attualizza di norma il nome. impiegato per ciò che non è ancora noto o non è stato ancora nominato. Leggi il libro che ti ho consigliato. oppure non ancora nota all'interlocutore: Lo sportivo deve essere leale ( = ogni sportivo. D'altra parte in suocero la -u-. o considerato come un tipo. nel sardo l'articolo determinativo non risale al pronome ///e. NOTE • Sebbene gli articoli determinativo e indeterminativo si oppongano nettamente. tende ad essere articolata come una consonante: su. anzi fortemente espressivo. E nell'italiano antico troviamo: lo lume. A parte le forme propriamente dialettali. «stesso». lo buon maestro (in Dante). Scelgo il maglione rosso. esso precisa che il sostantivo indica qualcosa di ben determinato per chi parla e per chi ascolta (perché unico nel suo genere. i loro valori vengono ad equivalere quando sono usati. ma come una sibilante: zio = [sio]. C'è un fattorino.e. Il petrolio è salito di prezzo. cioè assegnare loro funzione di sostantivo: Non esistono categorie di sostantivi che siano preceduti sempre dall'articolo determinativo o sempre dall'indeterminativo. Nel Settentrione la z. si dice: */o suocero anziché /'/ suocero. ma può anche sostantivare altre parti del discorso. oppure perché già noto o nominato in precedenza): C'è un pallido sole. L'ARTICOLO INDETERMINATIVO Ho dato l'incarico a un ragazzo e a una ragazza: il ragazzo andrà a prendere i manifestini. certe pronunce regionali portano ad errori piuttosto frequenti e radicati. un tipo: L'articolo indeterminativo un è. Carlo è di una modestia rara. dal contesto. o lu: lu cane. lu paese. cioè per indicare una persona o cosa presa fra molte. risulta evidente in un enunciato come questo: Sorge il sole. lo. La modestia è rara. L'articolo è quindi: su.diventa quasi sv. Con una netta opposizione ri- spetto non solo all'italiano e ai suoi dialetti. come si trattasse di s impura. C'è il postino. Va' a prendere un martello. il numerale e pronome uno. non passare col rosso l'io. ipsa). La scelta dipende (aggettivo) (pronome) il bello. avvicinandosi al significato di «tale»: Una stella ha attirato la mia attenzione. femm. tutti gli sportivi) Uno sportivo deve essere leale (= qualsiasi sportivo. Se Buttiamo tali fattori. il mio e il tuo 92 . Qui il sardo rivela indubbiamente il suo carattere di lingua autonoma. ecc. che è una semiconsonante. tutti gli sportivi) • Talora. Va' a prendere il martello (l'interlocutore sa di quale martello si tratta). È arrivata una lettera. o in quasiasi modo specificato. dammi del tu. dal mòdo in cui consideriamo la persona o la cosa.

che ne è privo: un uomo. come soggetto (e in tafferugli genere si tratta di un C'è della birra nel frisoggetto posposto a go? verbo intransitivo) 4.nella lingua scritta e letteraria che nel parlato. L'ARTICOLO «ZERO» L'ARTICOLO PARTITIVO L'ultimo esempio (Luigi ha superato ardue prove) ci introduce al quarto modo per attualizzare il sostantivo: impiegandolo da solo. Non c'è fretta. il poi. un certo. mentre l'uro. Luigi ha superato ardue prove. un bel tacere.Gatta ci cova • A cavai plurale a un. un luogo. in bocca • espressioni in cui il aver fame. giorgli amici è soggetto) titesi: nali. Verranno degli amici (alcuni fra i miei amici..che nella prosa. in camicia. della frutta. che Cosa fatta capo ha ticolo indeterminativo. oppure si lascia il sostantivo da solo: LA NORMA E LE ECCEZIONI Dato che indicano ciò che è individuale e deHo compiuto alcune ricerche di storia.). il pagherò il domani. mal di Luigi ha superato delle preposizionali (cioè testa. dare modo. riviste • Giorno e notte . senz'ordine. sentire me in funzione di og.Ho acquistato del pane oggetto.Marito e moglie È evidente l'affinità del partitivo con i pronomi indefiniti (uno. propri dovrebbero fare sempre a meno dell'arti93 .più nella poesia (tradizionale e contemporanea) rianti dell'articolo il: del pane. ecc. X. dei nemici.e dei salumi freddo. ecc. presidente del ne. con stantivo) gioia. a casa. in ci• è meno frequente Si sono verificati dei ni preposizione + so. L'USO DELL'ARTICOLO • è raro con comple.in casa. borsa da viaggio.• apposizione: L'on. getto Ho compiuto delle ricerche di storia • moltissimi sintagmi a piedi.• molti proverbi.• enumerazioni e an. fa blocco col nota. verbo: rendersi conto. ecc. tacete! . in città. una festa. dichiara. un insieme: zioni: rabbia! Ho. de.. Riguardo al partitivo osserviamo anzitutto che è L'assenza di articolo è un fenomeno più esteso una preposizione articolata. non serve a introdurre un complemento. sarebbe difficile elencare la totalità dei casi in Nel partitivo la preposizione di (che di per sé ha molte altre funzioni: specificazione.ma. L'omissione dell'articolo risponde spesso a scelte stilistiche. materia.ti che nell'italiano di oggi. il come e il quando un oh di meraviglia L'aver fatto questo ti nobilita.comprato del pane (una certa quantità di pa. del. formata con la pre.ta antica: donato non si guarda mini. La questione non presenta problemi. degli amici. o — se preferiamo esprimerci così — con articolo «zero». il sì il perché. È arrivato terminato (una persona. ardue prove complementi o locuzio. ecc. del pane è oggetto) consiglio.Ho comprato libri. prendere parte. più nell'italiano dei secoli passal'argento.Oh. Ho avuto paura. posizione di (vedi § 5) e che presenta le stesse va. degli uo. prendere • è frequente col no. del. in funzione di fare piacere. Circa l'uso del partitivo si consideri che: nome. i nomi con eerti parenti. ma sta a Basti ricordare i seguenti costrutti: indicare che si prende una parte di un tutto o di • vocativo e esclama.) cui l'articolo «zero» è obbligatorio o preferibile. senza articolo. delle albicocche. dello strutto. alcuni) e quindi con l'ar.È arrivato con dei pamenti indiretti renti CON I NOMI PROPRI Spesso lo si sostituisce vantaggiosamente con un aggettivo indefinito. E il partitivo fornisce il conservano un'impron.(verbo) (avverbio) (congiunzione) (interiezione) (anche un'intera proposizione) il vìvere.Ragazzi. delle feste.

nelle enumerazioni 94 . l'antica Roma (con aggettivo • Si omette l'articolo quando un nome personale è posposto. di norma lo richiedono quando sono accompagnati diffuso. esteso nell'italiano colloquiale di alcune regioni che nell'italiano standard. Invece. l'articolo non di rado c'è. h brumosa Londra. da un'apposizione premessa o da una Luigi. u^U'Antodell'uso proprio e costante della lingua. da soli. in quanto superfluo. i Bianchi è y signor Mgi Bimchi. vediamoli. Nell'Italia settentrionale e in • Anche i nomi propri che. fra Gaudenzio. NOTE don Abbonalo. si omette l'articolo con molti nomi antichi messere e madonna: geografici che lo richiederebbero.colo determinativo. Occorre distinguere molti casi particolari. Invece. di fatto. e dagli • All'inverso. frate (o fra). Anche col cognome. anche: Roma antica). la Firenze di Dante. soprattutto in Lombardia. Sorato (San). al plurale. regregio Bimchi. mastro. rifiutano l'articoToscana si dice comunemente: Ho visto la Rosa. e rifiutare del tutto l'indeterminativo. nio. donna. in quanto contraddittorio. messer Pietro. ma tenace in alcune zone del Nord anche: il da un aggettivo. papa Gio• L'impiego dell'articolo con i nomi personali è più mnn^ Santo Stefano. re (preferibilmente). Meno lo. preceduto dagli appellativi don. determinazione: è frequente: il Bianchi. papa.

in ciascuna lingua. presentandoci: Giuseppe Bianchi. Lo stesso si dica per i nomi stranieri. Quindi: // S/am. In francese il nesso eh rende se di scena [§]. cioè la «formula onomastica»: in che ordine vanno? Il dubbio non dovrebbe avere ragion d'essere. porta a limitare questo uso dell'articolo. Raffaello. comuni e propri. I DIALETTI L'articolo con i nomi stranieri Le norme sull'uso dell'articolo valgono naturalmente anche per i nomi propri. Ma anche negli elenchi alfabetici. Francia e Germania sono state composte. Goethe. Consultate qualche buona enciclopedia o dizionario letterario. Rossini. lo Chateaubriand. storico. Giuseppe. francese. parlando. il Galilei). Lo stesso vale per tutti i personaggi dell'antichità classica (0mero. cui poi si aggiunse il nome familiare o «cognome». il Cagliari. quindi diremo: lo charme. sorta nel Medioevo. quando questi richiedono l'articolo. Bruna). Giunone. da determinate lettere o nessi di lettere. il Goethe. Verdi. e vedrete che la virgola c'è. il quale. Newton. ha storicamente come primo elemento il nome individuale. Luterò. La formula onomastica italiana. Dante. Leonardo. anche una volta che ci siamo dovuti sottomettere all'ordine antistorico. in una parola burocratico. o «prenome» (Giuseppe. quindi: // check-up. scolastico. Quindi sempre e senza esitazione. ecc. Colombo. Napoleone. Del tutto diverso è il caso dei sovrani o di quegli scrittori e pittori che vengono comunemente designati col prenome. la Roma. Peraltro l'uso è oscillante e dipende da scelte personali. inglese. DUBBI LINGUISTICI II Carducci o Carducci? Abbiamo enunciato questa norma: niente articolo con i cognomi dei «contemporanei». Prima il nome o il cognome? Lasciato il problema dell'articolo. Michelangelo. h è muta in francese. Quindi: Federico II di Svevia. • Quando un nome proprio assume il valore di un nome appellativo. ma questo /'/ «nobilitante» sembra non favorire gli stranieri: si dice e scrive più spesso Snakespeare. Vive in America. La tendenza in atto. Mazzini. nel complesso. È strano. Non è certo un Einstein (= un genio). Invece in inglese eh è la e di cena [e]. come si è visto. Garibaldi. Cesare. il Buonarroti. lo Zanella. Anna. Krishna). in spagnolo e (almeno secondo la nostra pronun- 95 . L'ITALIANO. Anna Rossi. musicisti e altri): Cavour. il Lecce. In vari casi però occorre fare attenzione ai fonemi rappresentati. Galileo (ma. per le sue esigenze privilegia l'ordine cognome + nome: Bianchi Giuseppe. il Chaucer. il Newton. biografico. Come in italiano. commerciale. Pietro. l'articolo per i «personaggi del passato». L'ambasciatore di Gran Bretagna. Pericle. il Vo/fa/re. Così pure in genere senza artìcolo alcuni personaggi notissimi (politici. lo Sfromboli. col cognome: l'Alighieri.. L'uso amministrativo. Cicerone) e per le divinità (Giove. passiamo al dubbio che concerne il gruppo formato dal nome e dal cognome. • I nomi di città sono preceduti dall'articolo (quasi sempre maschile) quando si designa una squadra di calcio: il Bologna. sarebbe buona norma almeno piazzarci una virgola: Bianchi. ecc. LE ALTRE LINGUE. Voltaire che lo Shakespeare. rifiuta l'artìcolo. è introdotto dall'articolo: Si rivelò un Èrcole (= molto forte). lo Ionio. scrivendo. Ma fin dove arrivano i nostri contemporanei? Diciamo fino ai primi del Novecento. Vado in Spagna.e quando compaiono come complementi (in particelare con la preposizione in): Le divergenze tra Italia.

La h rappresenta invece un fonema aspirato in inglese (si dirà cioè: lo hardware. 96 . dell' alla. l'Wells. LE PREPOSIZIONI ARTICOLATE Tra le nove preposizioni proprie fondamentali (vedi capitolo 25.eia) in latino. ma meno costantemente. a le. questo fonema c'è nel vernacolo tosca- no (lo si sente per es. cogli) sui. // watt. si «amalgamano» con l'articolo determinativo il (col maschile e col femminile. quello che muta è l'articolo. nell' col (collo. Si ricordi che la preposizione è una parte invariabile del discorso. nella misura in cui si tenda a pronunciare w. Il nesso sh corrisponde in inglese a se di scena [§]: lo shock. per i). Peraltro. Ma sono ammissibili anche // whisky. in. • in inglese si identifica con la g di gesso [§]. dagli nei. do//' nel. in ogni caso. valer).di uomo. allo. nell' (colla. sull' • Per quanto riguarda la preposizione con. • La lingua antica non sempre registrò la fusione tra preposizione e articolo e si scrisse de la. • in spagnolo rende un'aspirata: lo Jimenez. con. degli ai. ali' dal. Avremo pertanto: l'hotel. ma non in italiano. in ag//e). quindi: // wurstel. Ecco le forme delle diverse combinazioni: + il. si sarà portati a dire: l'hardware. agli dai. gli Schlegel. quindi: /'/ jet. L'uso sopravvisse non di rado nella poesia dell'Ottocento e anche del Novecento. il Wells. negli (coi. 1' della. dello. sugli + la. cinque — di. poi. Invece in tedesco w equivale a v. dallo. dell' al. l'hidalgo. solo la preposizione articolata col è di uso comune (in alternativa a con il). su la. pei (= per il. sull' delle alle dalle nelle (colle) sulle + le di (= de-) a da in (= ne-) con su NOTE del. per in è ne-). a. inglese e spagnolo suoni del tutto diversi: • in francese rende la sibilante palatale sonora [}]. Il medesimo fonema [è] è reso in tedesco da sch: uno Schnau- zer. lo Shelley. coli') sulla. colle sostantivi e cogli voce verbale. il jolly. anche se la fusione comporta in qualche caso modifiche formali della preposizione (per di la base della formazione è de-. diremo: lo Jaurès. si uniscono. Sono esclusivamente letterarie e rare le formazioni (dalla preposizione per) pel. su — e inoltre. pertanto: l'whisky.come v-. 5. lo hot dog) e in tedesco (lo Hegel). l'western. ecc. il giuramento cfe//o Jeu afe Pai/me. il western. colla. La lettera j rappresenta in francese. lo. sullo. assimilandolo a una «s impura». 1' + i. da i. l'habitat. se non si fanno sentire queste aspirazioni. al singolare e al plurale). coli') sul. da. nello. ciò che in parte è legittimato dall'articolazione della semiconsonante inglese. // wafer (perché vengono pronunciati vai. Sempre. dall' nella. dando luogo alle preposizioni articolate. il Weber. le altre vengono evitate a motivo della possibile confusione con cotto. gli dei. In inglese w è una semiconsonante simile a u. Schubert. § 1). ali' dalla.

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antipatico. degli aggettivi qualificativi. Sarà quindi maschile o femminile.. di predicato (Franco è onesto e leale). sleale. a una seconda categoria di aggettivi. aggiunte o riferite al nome. § 1). con altri. Ad esempio: Nel mio amico c'è onestà e lealtà. vostro. secondo l'opinione di altri. ai quali i determinativi sono strettamente associati (vedi capitolo 12. singolare o plurale. con formula più rapida. usiamo parole (onesto. anziché citare delle qualità. ma prendiamone nota fin d'ora. ecc. QUALIFICATIVI E DETERMINATIVI Come risulta dagli esempi già dati. bruno o biondo. In queste due ultime frasi. . La trattazione degli aggettivi determinativi si svolgerà invece insieme con quella dei pronomi. ecc. In questo capitolo studiarne gli aggettivi qualificativi. leale) che. più precisamente. o magari. L'aggettivo DEFINIZIONE 1. gli attribuisce una qualità. Consideriamo ora un'altra frase: Io stimo questo mio amico. detti determinativi. sia di predicato — riceve dal sostantivo cui si riferisce il genere e il numero. perché indicano una specifica caratteristica dell'essere animato o della cosa. sotto l'aspetto sintattico l'aggettivo può esercitare due funzioni fondamentali diverse: di attributo (È un amico onesto e leale) e di elemento del predicato nominale o. L'AGGETTIVO. disonesto. a parte considereremo poi una categoria del tutto particolare di aggettivi determinativi. generoso. diremo dunque che l'aggettivo è la parte del discorso che. 2. suo. Franco è onesto e leale. Gli aggettivi qualificativi onesto e leale hanno lina molteplicità di alternative possibili: il mio amico sarà anche cordiale. LA FLESSIONE DELL'AGGETTIVO DUE «CLASSI» DI AGGETTIVI L'aggettivo — in funzione sia di attributo. Anche questo e mio sono aggettivi che indicano qualcosa dell'amico. quello) e lo stesso si dica per mio (sono: tuo. riferita a un sostantivo. nostro. i numerali (vedi capitolo 15). ben individuabili nella funzione e limitati nel numero. Essi appartengono. AGGETTIVI QUALIFICATIVI E DETERMINATIVI CHE COS'È L'AGGETTIVO Con una definizione che abbraccia sia i qualificativi sia i determinativi. una proprietà o una determinata caratteristica. loro). mentre sotto l'aspetto fisico sarà alto o basso. indicano la presenza delle qualità stesse: usiamo degli aggettivi e. simpatico. Di ciò ci occuperemo nella sintassi.10. FUNZIONE SINTATTICA Possiamo indicare le qualità di una persona (o di un animale o di una cosa) per mezzo di sostantivi. Ma il medesimo messaggio può essere comunicato in modo diverso: È un amico onesto e leale. scorbutico. ma il numero di alternative a questo e limitatissimo (codesto. e così via.

). in cui si distribuiscono tutti gli aggettivi (tranne i pochi invariabili). idee marxicon -io. con -eia. idea marxista. comprende due «classi». si trova anche il plur. * Gli aggettivi in -a (propriamente sostantivi usati • Al femminile. -già preceduti da vocale si come aggettivi) si flettono come i sostantivi: partito trova anche il plur. ecc. 99 . c'è parallelismo tra aggettivi e sostantivi. PARTICOLARITÀ DETERMINATE DALLA TERMINAZIONE Anche nelle particolarità della formazione del plurale. vediamole. connesse a certe terminazioni. partiti marxisti. -ie (sudicie. Al maschile. ste.La flessione. -ii (varii. ligie). marxista. parallela a quella del sostantivo.

bell'idea (anche bella idea) belle vite. ìmpari). diventano invariabili: due rose rosse. -a. ecc.Tuttavia è preferibile disporre i sostantivi in mo100 Sono invariabili pochi aggettivi: . Anche quando l'aggettivo è in funzione di attributo prevale questa norma: marrone. giallo. sexy. concordanza grammaticale: La forma tronca diventa obbligatoria in qualche espressione fissa. sant'Anna la loro sfumatura. nocciola. AGGETTIVI COMPOSTI Negli aggettivi composti da due aggettivi. blu vi di genere diverso (ed è un aggettivo in -o. l'aggettivo va al plurale: Mario e danni sono simpatici. le desinenze mutano solo alla fine del secondo elemento: variopinti variopinte variopinto variopinta agrodolce agrodolci economico-sociale economico-sociali socio-economici socio-economico sodo-economiche socio-economica 3. buon anno.mero del sostantivo a cui si riferisce: «concorda» tativi: un gran compositore. -e (compresi singolari. begli ingegni. con esso. due rose rosso vivo. santo Stefano santa Rita. quegli inviti.Cavour possedeva il coraggio e la prudenza necessari sa (in alternativa a: vestito cokr rosa. belle idee • quel giorno..) Quella pasticceria ha dolci e paste ottimi. ecc. -e). ma: due rose rosso fiamma. sant'Anselmo. quegli studi quella sera. quell'invito. —. bello spirito bei tipi. un gran bel viaggio. dappoco. ecc. perbene. nel. un gran imbarazzo. anche tutti • quelli che non escono in -o. Anche gli altri (e veri e propri) aggettivi di colori — rosso. vestiti rosa. quello studio quei giorni. Anna e Bruna sono simpatiche. È un aspetto di quella che chiamiamo grand'uomo.o > o o FENOMENI DI TRONCAMENTO ED ELISIONE L'aggettivo bello e inoltre il determinativo (dimostrativo) quello presentano varianti analoghe a quelle dell'articolo il: • bel tipo. ecc. kitsch. crèmisi. pop. cravatta rosa.: vestito rosa. al singolare: • buon giorno. blasé. CONCORDANZA DELL'AGGETTIVO COL SOSTANTIVO Come si è visto. folk. prevale sempre il maschile quando • quelli formati da preposizione 4. ecc. viola. avvenire leader.avverbio o l'aggettivo è in funzione di predicato: verbo: Anna e Mario sono simpatici II coraggio e la prudenza sono necessari in un dabbene. • quelli. bell'ingegno. di gran un amico sicuro quell'amico è sicuro la sicura speranza le speranze erano sicure lunga. costituiti da un sostantivo impiegato come aggettivo: rosa. da un sostantivo o da un aggettivo. cravatte ro. ecc. gli amici sicuri quegli amici sono sicuri. AGGETTIVI INVARIABILI CON PIÙ SOSTANTIVI Quando i sostantivi sono più di uno. osé. quelle arie Fenomeni di troncamento e di elisione si hanno pure con buono e santo. indicanti colori. verde. tutti gli stranieri): Se poi l'aggettivo è riferito a due o più sostantipari (e composti: dìspari. ecc. -o. buon'idea (anche buona idea) • san Giovanni. l'aggettivo ha il genere e il nuII troncamento e l'elisione di grande sono facol. plurale -i. begli spiriti bella vita. ecc. uniti in una parola unica o congiunti dal trattino. come di gran carriera. oppure grande compositore. se precisati. quell'aria quelle sere. buono stipendio buona sera.

rec/s-e. I DIALETTI La concordanza dell'aggettivo Anche per quanto riguarda questo argomento. non concorda mai. e/n rotes Band devono essere tradotti con «un nastro rosso» o «un rosso nastro». Nell'ultimo esempio il sostantivo femm. due rose rosse) 101 . le caratteristiche della nostra lingua emergono con più chiara evidenza dal confronto con altre. Solo il contesto deciderà se a red r/bbon. Sono messaggi molto «ridondanti». è invariabile se è predicato. oppure: Cavour possedeva il coraggio e la prudenza necessaria. ma non venga rilevata dalla pronuncia. e/ne rote ftose. ross-e. CONCORDANZA COL SOSTANTIVO PIÙ VICINO Cavour possedeva la prudenza e il coraggio necessario. stat-e. rose determina la forma di altri 4 elementi della frase: /-e. LE ALTRE LINGUE. plur. e/n rotes Band (una rosa rossa. La concordanza col sostantivo vicino diventa obbligatoria se l'aggettivo (al plurale) è premesso ai sostantivi: Quella pasticceria ha ottime paste e dolci (e naturalmente anche: . Quella pasticceria ha paste e dolci ottimi. rose rosse. sebbene in francese. ottimi dolci e paste}. sia in base a determinate norme. un nastro ros- a red r/bbon. nastro rosso. con l'ultimo sostantivo (maschile o femminile): L'ITALIANO.do che il maschile risulti l'ultimo e quindi vicino all'aggettivo concordato al maschile: Cavour possedeva la prudenza e il coraggio necessari.. al singolare. pur con norme ed usi propri. In tedesco l'aggettivo concorda col sostantivo se è in funzione di attributo. la concordanza risulti nella pagina scritta. in italiano l'aggettivo concorda col sostantivo: rosa rossa. il latino e il greco si comportano così. due nastri rossi) thè roses are red (le rose sono rosse) La collocazione dell'aggettivo La collocazione dell'aggettivo attributivo rispetto al nome in italiano è libera: può precederlo o seguirlo. Le cose stanno così anche nelle altre lingue neolatine. Invece per l'inglese e il tedesco (e inoltre per il russo) la posizione dell'attributo è fissa: tranne casi eccezionali l'aggettivo attributivo si prepone sempre al sostantivo. Anche le altre lingue romanze. infatti.. Come abbiamo visto. Se passiamo invece alle lingue germaniche il panorama cambia. Che ciò avvenga riguardo al genere è logico. two red ribbons (un nastro rosso. two red roses (una rosa rossa. perché l'inglese ignora il genere grammaticale dei sostantivi. so) die Rose ist rot. das Band ist rof (la rosa è rossa. nastri rossi. sia secondo le scelte individuali del parlante. ma l'invariabilità dell'aggettivo si estende al numero: a red rose. Le rose rosse sono state recise. Un'alternativa è rappresentata dalla concordanza dell'aggettivo. il nastro è rosso) L'inglese fa un passo oltre: l'aggettivo. in vari casi.

anche a seconda della maggiore o minore importanza della parola (e. la funzione e il valore dell'aggettivo divenuto sostantivo vengono sempre messi chiaramente in evidenza. corrotto. singolare o plura- COME USARE IL VOCABOLARIO Gli aggettivi sostantivati I vocabolari registrano gli aggettivi sostantivati in lemmi a sé. gli Italiani Le parti del discorso non sono compartimenti stagni: può verificarsi il passaggio di una parola da una determinata categoria a un'altra. Su ciò ritorneremo parlando del verbo. fatturandolo) DA AGGETTIVO A SOSTANTIVO La base di partenza del passaggio è costituita dal gruppo formato dall'aggettivo e da un nome di persona (maschile o femminile. però. ecc.o 4. Ora consideriamo il passaggio dalla categoria dell'aggettivo alla categoria del sostantivo.) l'effimero (= il complesso di iniziative ricreative occasionali) l'informatica (= la scienza e la tecnica dell'informazione) il deterrente (= l'armamento in grado di dissuadere un aggressore) il fatturato (= la somma di quanto un'impresa ha venduto. scostante. Una parte consistente dei nomi del lessico italiano è costituita da aggettivi sostantivati e se ne formano continuamente dei nuovi: il sociale (= l'ambito sociale dei fenomeni economici. la fisica la permanente il passato il bello Quando il passaggio da aggettivo a sostantivo si consolida nell'uso. ardente. che possono divenire a tutti gli effetti degli aggettivi: (participi presenti) amante. come è ovvio. gli uomini ricchi il cittadino. brillante. 102 . ecc. l'aggettivo sostantivato diviene un sostantivo indipendente.: l'uomo ricco. ecc. ecc. i ricchi l'italiano. con valutazioni un po' soggettive. culturali. potente. sciolto. L'AGGETTIVO SOSTANTIVATO o o PASSAGGIO DA UNA CATEGORIA GRAMMATICALE ALL'ALTRA le) o di cosa (concreto o astratto). per esempio. La categorìa dell'aggettivo. (participi passati) amato. oppure sotto il lemma dell'aggettivo. che possono variare da un vocabolario all'altro). è arricchita dai partidpi. ferito. scelto. i cittadini italiani la scienza fisica la pettinatura permanente il tempo passato ciò che è bello il ricco. In ogni caso.

Arrivarono gli zii carichi di pacchi). faticoso e vano) e quando l'aggettivo è determinato da un avverbio qualificativo o da un complemento (Usò un tono decisamente antipatico. COLLOCAZIONE E CAMBIAMENTO DI SIGNIFICATO Confrontiamo le seguenti coppie di frasi: 1) 2) 3) 4) 5) 6) Mi dia dieci cartelle verdi Le verdi colline digradano verso il fiume Aldo ha una villa sontuosa Entrammo nella sontuosa villa di Aldo Là c'è una curva pericolosa Questo è un pericoloso precedente Nelle frasi 1). restrittivo. Ci brav'uomo buona donna bello spettacolo! galantuomo gentildonna uomo bravo donna buona spettacolo bello uomo galante donna gentile 103 . soprattutto. o quasi. 5) l'aggettivo indica. Per esempio. Altri esempi (e si noti che spesso il significato dell'aggettivo preposto al nome è piuttosto lontano dal significato originario e che talora l'aggettivo preposto si salda al nome): Negli esempi visti fin qui il medesimo aggettivo. La collocazione dopo il nome è poi costante. per il loro significato. 6) l'aggettivo aggiunge certo qualcosa. distinto da quello che hanno quando sono collocati dopo il nome. di quelli che: • specificano una forma o una materia: figura triangolare. precede o segue il nome. in un uomo povero l'aggettivo povero ha il suo valore proprio. Si tratta. una qualità. la locuzione pover'uomo indica invece una persona da compatire. in alcuni tipi di costrutti: quando gli aggettivi sono due e. 4). si collocano sempre o quasi sempre dopo il nome. Con questo valore l'aggettivo di norma viene posto dopo il nome. e la posizione normale prima del nome. definisce. specifica: ha un valore limitativo. ma si tratta di una qualificazione accessoria. ecc. più di due (Un lavoro difficile. per esempio. seduta consiliare. VALORE RESTRITTIVO E VALORE DESCRITTIVO sono però alcuni aggettivi che.): una bimba carina. • esprimono l'appartenenza a una categoria: un amico bolognese. assumono un significato particolare. • stanno al posto di un complemento di specificazione: orario ferroviario. rottami ferrosi. 3). preposti a determinati sostantivi. a seconda del valore. Il gruppo attributo + sostantivo viene a costituire una locuzione fissa. • sono aggettivi alterati (diminutivi. Basta però che io voglia marcare con una certa enfasi la qualità perché diventi ammissibile anche la collocazione dopo il nome: Entrammo nella villa sontuosa di Aldo] Questo è un precedente pericoloso. terreno calcareo. distingue. e si possono anche indicare alcune norme.5. Nelle frasi 2). LA COLLOCAZIONE DELL'AGGETTIVO La collocazione dell'aggettivo qualificativo in funzione di attributo è fondamentalmente libera: cioè l'attributo può precedere o seguire il nome. il governo inglese. AGGETTIVI COLLOCATI SEMPRE DOPO IL NOME Alcuni aggettivi. non è però quasi mai indifferente. talora del tutto esornativa: il valore è descrittivo.

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I GRADI DI COMPARAZIONE. • il comparativo.come mostra la tabella sotto: 105 . IL COMPARATIVO CONCETTO DI «GRADI DI COMPARAZIONE» fronte (o «comparazione») tra un 1° termine e un 2° termine. è detto positivo. «superiore».: Franco è il più alto di tutti. Per es. • il superlativo. Franco è altissimo. quando il grado della qualità è eminente.: Franco è più alto di Giovanni. se esprime semplicemente l'esistenza di una qualità. Ma una qualità può avere gradi diversi. Essi sono: subito chiaro che i comparativi sono di tre tipi. L'aggettivo qualificativo. vi risulta versi della qualità. e si IL COMPARATIVO E LE SUE VARIETÀ chiamano «gradi di comparazione» le forme mediante le quali si esprimono questi gradi di.11. quando stabiliamo un con.Se pensate ai rapporti fra due grandezze espressi in matematica dai simboli >. Per es. Gradi di comparazione dell'aggettivo 1. < e =.

): Franco è molto più alto di Giovanni. non in assoluto.). L'espressione molto più alto non va confusa con molto alto (che è un superlativo assoluto: vedi § 3).. assai alto 106 . relativo perché ciò risulta in rapporto a un termine di confronto.. • Si ha. 3. anche da fra (o tra): . IL SUPERLATIVO RELATIVO DEFINIZIONE E VARIETÀ Nel salto in alto Piero è il più forte (intendi: di tutti noi. • II 2° termine di paragone può essere implicito. perché sottinteso e deducibile dal contesto: 2.. ecc. sottinteso: Oggi il professore è più severo (intendi: di ieri. • Come per il comparativo. come o tanto. si ha il superlativo relativo: superlativo perché il grado della qualità è eminente..NOTE FORMAZIONE o I—t tsi • II comparativo di uguaglianza si esprime con le correlazioni così. poco.. ecc. Quando stabiliamo un confronto con un secondo termine rappresentato da tutti gli esseri o cose di una certa categoria. con un insieme. del solito. o talora dalla congiunzione che (Franco è più alto che Giovanni). che si può esprimere in due modi: 1) premettendo all'aggettivo l'avverbio molto (o essai): molto alto. superiore (massimo o minimo). se plurale. IL SUPERLATIVO ASSOLUTO DEFINIZIONE E FORMAZIONE II grado di una qualità può essere colto in sé e per sé. o. il meno alto. I superlativi sono di due specie: relativo (ce ne occupiamo ora) e assoluto (vedi § 3). in termini assoluti. oppure soltanto premettendo al 2° termine come o quanto. & o KH II superlativo relativo si esprime premettendo l'articolo determinativo al comparativo di maggioranza o di minoranza: il più alto. • La totalità rappresentata dal secondo termine di paragone non è necessariamente espressa da tutto. obbligatoria quando il confronto viene stabilito fra due qualità (e quindi fra due aggettivi): Questo compito è più noioso che difficile. II superlativo relativo che indica il grado massimo è detto di maggioranza: Franco è il più alto di tutti i ragazzi della squadra. Il superlativo relativo che indica il grado minimo è detto di minoranza: Gigì è il meno alto di tutti i ragazzi della squadra.) Mi dia il più economico (intendi: di tutti gli articoli di quella specie). può anche precedere il nome e risultare distanziato dall'aggettivo: // mio amico più caro di tutti è Alberto. formalmente. fra tutti i ragazzi. ecc. quanto. Il secondo termine è introdotto dalla preposizione di.. • II comparativo può essere determinato da un avverbio di quantità (molto. il secondo termine può mancare.. NOTE Q i—i Q • Non sempre l'articolo precede immediatamente l'avverbio più (o meno). il superlativo assoluto anche quando l'insieme è costituito da due soli elementi: Dei miei due figlioli Marco è il più affezionato. e il grado massimo della qualità in assoluto è rappresentato dal superlativo assoluto.. • Nei comparativi di maggioranza e di minoranza il 2° termine è introdotto dalla preposizione di. tutti: Franco è il più alto dei ragazzi delia squadra ( = di tutti i ragazzi della squadra) L'Everest è il monte più alto della Terra (= di tutti i monti della Terra) Questo è il film più bello che io abbia visto ( = di tutti i film che ho visto). di tutti i partecipanti alla gara.

chiaro come il sole. ma specificano. restio. inglese. farsesco. Tuttavia un discorso oppure una pagina troppo fitti di forme in -issimo non sarà da raccomandare. ecc. e indicano qualità che non possono avere una differenza d'intensità o grado: triangolare. particolarmente giusto. più svelto d'una lepre. stracotto. piacevolissimo. unico. munificentissimo. sia alla lingua letteraria. In questi casi rimangono però possibili le formazioni con gli avverbi: molto restio. buio. cospicuo. ferroso. immenso. 107 . malevolentissimo. Inoltre il superlativo assoluto in -issimo è escluso. are/contento. il più restio. illeso. più restio.). ecc. ecc. uitra-. cupo. -go ci si basa sul modello della formazione del plurale (vedi capitolo 10. ecc. malevolo. /per-): straricco. in genere per motivi di eufonia. tutto contento. superdotato. pieno zeppo. anche per aggettivi il cui significato lo ammetterebbe: per es. belloccio. resistent-issimo CASI PARTICOLARI I superlativi di benefico. arci-. sia con molto o assai). -io. fort-issimo. ubriaco fradicio • la duplicazione espressiva dell'aggettivo: una notte scura scura. furbone. stipati come sardine • l'uso del comparativo con un secondo termine di paragone tipico: più scaltro d'una volpe. uguale. altre risorse che la lingua offre per esprimere il concetto superlativo. ecc. ferroviario. arcistufo.): bellino. benevolo. AGGETTIVI SENZA GRADI DI COMPARAZIONE Sono esclusi dalla formazione del superlativo assoluto (sia in -issìmo. la neve cadeva fitta fitta • le formazioni mediante prefissi e prefissoidi (stra-. §2): da contrario: contrarissimo (come contrar-i) da pio: pi-issimo (come pi-i) da antico: antichissimo (come antich-i) da pratico: praticassimo (come pratic-i) da lungo: lungh-issimo (come lungh-i) • Per alcuni aggettivi si hanno le seguenti formazioni anomale.me pure degli altri gradi di comparazione: gettivi in -io. ecc. acre: acerrimo celebre: celeberrimo integro: integerrimo misero: miserrimo (raro miserissimo) salubre: saluberrimo (raro salubrissimo) ampio: amplissimo (raro ampissimo) DUBBI LINGUISTICI Al posto del superlativo assoluto II superlativo assoluto organico rappresenta una peculiarità dell'italiano ed appartiene sia al parlato. co• Per formare il superlativo assoluto degli ag. -co. incredibilmente astuto. super-.2) mediante una forma «organica» (cioè costituita da una sola parola). come: forte come un leone. letteralmente esausto • l'intensificazione della qualità mediante tutto premesso o un aggettivo sinonimo aggiunto: tutto bagnato. ipersensibile • brevissimi paragoni. ma vengono usati raramente (meglio dire: molfo benefico. Vediamole attraverso alcuni esempi: • determinazione dell'aggettivo per mezzo di avverbi (più specifici e coloriti di molto o di assai): eccezionalmente vigoroso. Non trascuriamo. perciò. ultrarapido. aggiungendo al tema dell'aggettivo il suffisso -ìssimo: alt-issimo. • gli aggettivi che non descrivono. bianco come la neve. benevolentissimo. ecc. munifico sono beneficentissimo. che derivano direttamente dai superlativi latini: • gli aggettivi alterati (diminutivi. • gli aggettivi che hanno già di per sé un significato superlativo: enorme. eterno.

«più forte». presentano anche forme sintetiche. postremo. il comparativo formato con suffisso: fortior. • sono tratte da radici diverse da quelle degli aggettivi di grado positivo. In latino prevalevano largamente le forme «sintetiche». grandissimo). sportivo.). cioè costituite da una parola sola. sommo (basso) inferiore infimo (interno) intcriore intimo (esterno) esteriore estremo Lo stesso si dica degli originar! comparativi anteriore. sia «il più forte»).). canzonissima. troviamo sostantivi modificati col suffisso -issimo: padronissimo. ecc. di aggettivi di grado positivo): (alto) superiore supremo. • Le quattro coppie di comparativi e superlativi «speciali» ricalcano forme latine. grado positivo comparativo superlativo assoluto grande piccolo buono cattivo maggiore minore migliore peggiore massimo minimo ottimo pessimo L'ITALIANO. § 4). Ottimo e pessimo esprimono. citeriore. Nella formazione dei gradi di comparazione. è però quasi interamente svanito (e si tratta quindi. viciniore. solo superlativi assoluti (sup. se risaliamo più indietro. posteriore. alcuni comparativi (maggiore. e inoltre per eccezione. • Massimo e minimo si usano anche per il superlativo relativo: il massimo. comparativo o superlativo. proprio come è accaduto per il latino. col suffisso -/or aggiunto al tema di fort-is. lingue germaniche. ecc. Sono di provenienza latina anche alcune altre coppie. cattivo. ecc. Tuttavia. cioè majeur e mineur.: più forte. campionissimo. I DIALETTI I gradi di comparazione Nel formare i gradi di comparazione l'italiano usa in prevalenza espressioni «analitiche». il superlativo assoluto in -issimo. occasionissima. dall'indoeuropeo. pubblicitario. COMPARATIVI E SUPERLATIVI «SPECIALI» Gli aggettivi grande. l'articolo e un avverbio.NOTE 4. seniore e dei superlativi prossimo. il più buono. o fort) riche molto ricco. Invece il francese (tranne i corrispondenti dei nostri maggiore e minore. piccolo. il maggiore. il cui valore originario. «forte». partitissima. ereditate da una fase antica di questo sottogruppo linguistico e. buono.: il migliore. in pratica. invece. • II fenomeno dei gradi di comparazione concerne esclusivamente l'aggettivo (e inoltre l'avverbio: vedi capitolo 24. peraltro riservati ad usi particolari) ha esclusivamente forme analitiche. Quindi: riche plus riche ricco più ricco très (o bien. il minimo (in alternativa con: il più grande. rei. ma anche. hanno delle forme «speciali» per il comparativo (di maggioranza) e il superlativo (assoluto). nelle quali l'aggettivo rimane intatto e l'indicazione del comparativo o del superlativo è fornita da altri elementi autonomi (un avverbio. ricchissimo II tedesco e l'inglese. ecc. nell'ambito del linguaggio familiare. salutissimi. regolarmente.). Esse presentano le seguenti caratteristiche: • sono organiche. poltronissima. ulteriore. oltre i gradi di comparazione regolari (più grande. come si è visto. tra le lingue romanze. ecc. LE ALTRE LINGUE. Per l'inglese ciò . lo spagnolo non diverge dall'italiano. perché i superlativi in -issimus non vi hanno lasciato traccia. Non vi troviamo infatti solo il superlativo in -issimus (con funzione anche di superlativo relativo: fortissimus = sia «fortissimo». il più grande. L'italiano però presenta qui anche una forma «organica» o «sintetica». il più forte).

perché si tratta di una lingua per eccellenza analitica. ma. mentre il superlativo assoluto è analitico (very dear). preceduto dall'articolo determinativo. In inglese gli aggettivi monosillabici e alcuni bisillabici formano il comparativo e il superlativo rispettivamente con i suffissi •er e -est: ofear cfearer caro più caro thè dearest il più caro II superlativo «organico» (dearest) non è però un superlativo assoluto (come il superlativo italiano in -/ss/mo).rappresenta una singolarità. forma il superlativo relativo (thè dearest). .

In effetti ti verrà spontanea un'altra frase. § 1). tu chieda all'amico: «È un fratello. nella maggior parte dei casi. molto più breve e più semplice: «Chi è quello?». che tu non conosci. oltre la funzione di sostantivi (sono «pronomi sostantivi»). Sarebbe un modo ben strano per formulare la domanda. Pronomi personali e riflessivi 1. anziché di tutta una serie di sostantivi o di un sostantivo variamente determinato. sono soltanto pronomi. «stanno al posto del nome»: i pronomi. invece che «Chi è quello?». 110 . chi e quello. Qui la medesima parola quello (di cui quel è una semplice variante) non sta al posto di un nome. di due termini. possono dunque assolvere la funzione di aggettivi determinativi (e sono anche detti «pronomi aggettivi» o «aggettivi pronominali»). e d'altra parte ci sono aggettivi determinativi usati solo come tali (ogni. Il pronome.12.). un compagno di classe. tratti da una vasta categoria di parole che la lingua mette a Osservate ora che. Non però tutti: per es. ecc. qualche. un conoscente. per informarti. è forse Giorgio o danni o Gigi o Giuseppe (e qui tutti i nomi di persone di cui l'amico ti ha parlato) il ragazzo dall'altra parte della strada?». IL PRONOME CHE COSA È IL PRONOME disposizione del parlante e che. ma si aggiunge a un nome: è un aggettivo e appartiene a quella categoria di aggettivi che abbiamo chiamato determinativi (per distinguerli dai qualificativi: vedi capitolo 10. i pronomi personali. Supponiamo che. PRONOMI E AGGETTIVI DETERMINATIVI Tu passeggi con un amico e questo saluta un ragazzo. un parente. Molti pronomi. dall'altra parte della strada. ecc. chi. ciò. Ti servirai cioè. si potrebbe chiedere: «Chi è quel ragazzo?».

PRONOMI PERSONALI: QUADRO COMPLESSIVO I pronomi personali (tutti e soltanto «sostantivi») sono le parole con cui il protagonista della comunicazione linguistica si riferisce: CARATTERISTICHE DEI PRONOMI PERSONALI j\fon mi ascoltano mi è la forma.àtone (cioè non accentate) o deboli.. Ma consideriamo altre frasi. sussiste cioè in essi. la categoria del «caso» (che in latino. . gli aggettivi determinativi corrispondenti. ecc. VARIE SOTTOCLASSI DI PRONOMI I pronomi costituiscono una categoria vasta e varia. DEFINIZIONE che si sostituisce o si riferisce ad un'altra parola (più comunemente a un sostantivo) o a un'intera frase. al termine pronome. ma una volta sostituisce un aggettivo (Lo è = È simpatico) e una volta sostituisce un'intera proposizione (Lo spero = Spero di rinnovare questa amicizia). Per esempio. quando ci sono. ma vediamo di precisarne la definizione: il pronome è la parte del discorso • pronomi personali e io. tuo. § 1): mi. aggettivi e pronomi): 'I: me> ^e> 'UI> eccIo parlo io è il pronome che si usa . pur se due tipi di forme: ridotta ai minimi termini. Ili .IL PRONOME CHE NON STA AL POSTO DI UN NOME In molti casi il pronome corrisponde esattamente alla semplice definizione «parte del discorso che fa le veci del nome». «esindefiniti suno 2. il mio possessivi • aggettivi e pronomi questo. In base al significato e alla funzione. sé riflessivi • aggettivi e pronomi mio. mente una delle forme usate I pronomi personal! hanno le seguenti caratteper u complemnt0. e <<pro. distinte in rapporto alla • i pronomi complementi si presentano in funzione sintattica. • Soli fra tutte le parole dell'italiano. ti. tu. ~ tòniche (cioè fornite di accento tonico) o /orconcerne tutti i sostantivi. chi? relativi e interrogativi • aggettivi e pronomi qualche. nella frase «È un amico: non lo vedevo da tempo». o più esatta. qualcuno. è «pronome poggiano alla parola che segue o alla parola che soggetto». presentano ciascuno più forme. Possiamo mantenere il termine pronome. che si apper il soggetto. quello dimostrativi • aggettivi e pronomi che. il quale. Qui lo non sta al posto di un nome. alcuni preferiscono i termini sostituente o sostituto. si suddividono in: esempi Perciò. nome complemento». precede (vedi capitolo 4. i pronomi e. come: «È simpatico?» «Lo è» e «Rinnoverai questa amicizia?» «Lo spero». il pronome personale lo sta al posto del sostantivo amico. lo. con molto maggiore ricchezza.

cioè accentate. nell'enunciato Mi dai la penna? la posizione del pronome mi è fissa (ogni altra combinazione darebbe frasi «non grammaticali»). Ecco il prospetto di tutte le forme dei pronomi personali: la pers. sa. noi. L'accento grafico non si mette su me.• La collocazione dei pronomi personali nella frase è soggetta. essi). di uso letterario generalmente a animale o cosa a persona.). § 5). esse io tu noi voi me te noi voi loro li le pronomi complementi forma atona mi ti ci VI (/oro) 3. alludiamo all'accento tonico proprio di ogni parola che sia anche fonologicamente autonoma. voi — e c'è solo da osservare che spesso. invece nella 3a persona: Egli è QUADRO COMPLESSIVO pronto I Essa è pronta) e di formare il plurale con radice diversa: iolnoi. riferiti a essere animato. 3" pers. però. 2a pers. ecc. lei e al plurale loro. non all'accento grafico. sing. tujvoi (e invece: esso. 3a pers. masch. a regole vincolanti: per es. animale. te. in quanto sono monosillabi (così come non lo ricevono re. tu. sono di uso più comune. voi altri. plur. PRONOMI PERSONALI IN FUNZIONE DI SOGGETTO VARIETÀ E USO DELLE FORME Mentre i pronomi di la e 2a persona sono unici — io. o noialtri. soprattutto nel parlato. tre.. pronomi soggetti forma tonica 2" pers. 112 . femm. femm. sing. ecc. voialtri). come vedremo tra poco. te sono forme toniche. lui. sing. noi e voi sono rafforzati da altri (noi altri. plur. NOTE • I pronomi di 1" e 2a persona hanno inoltre le particolarità di essere invariabili nel genere (Io sono pronto. • Dicendo che me. in varie occasioni. Io sono pronta. plur. cosa essi esse In effetti. egli esso lui lo gli 1" pers. mettiamo l'accento su sé al solo fine di distinguerlo da se congiunzione (vedi capitolo 3. per la 3a persona esistono due coppie al singolare e una al plurale: egli ella esso essa riferito riferito riferito riferito a persona a persona. plur. sing. ella essa lei la ìe 3" pers. essi 3a pers. masch.

sottinteso • quando. o solo nella pronuncia).Io piango. Ma l'uso di lei. in qualsiasi condizione: Lui tacque sempre. e soggetto identico: Non son più io). assumendo funzione di soggetto. fornisce da sola l'indicazione del soggetto (cant-o = io canto. Vidi l'errore. singst. io.L'impiego dei pronomi personali soggetti è limitato. Tuttavia anche in tedesco il pronome personale è d'obbligo e le espressioni che abbiamo elencato non sono «grammaticali». in cui tutte le persone o molte persone di uno stesso tempo verbale sono identiche (sia nella scrittura che nella pronuncia. te. I DIALETTI II pronome personale come soggetto In altre lingue europee. You saw thè mistake. Vedesti l'errore. è cambiata ogni cosa. traducendo un testo italiano in inglese.. Non verrà neppure lei.È necessario che io pargiuntivo. LE ALTRE LINGUE. ma anche nella lingua scritta. eliminare i pronomi per noi superflui. Non è più lei Povero me! Beati loro! Partito lui. tranne'che in determinate espressioni colloquiali. a seconda del caso: / saw thè mistake. Nemmeno loro sono riusciti. come l'inglese e il francese. loro sostituiscono. nel con. Si dirà.// babbo e io restammo to ad altro soggetto a casa • nelle frasi enfatiche Io lo dicevo! (anche: Lo dicevo io!) • quando il verbo è «Chi è stato?» «Io no». ecc. lui. mediante le desinenze: *singe. neanche.Nessuno è leale quanto me. lei. du singst. In vari casi i pronomi complementi tonici me. Se passiamo al tedesco. lui. singt (= canto. lui. anche senza pronome. è sempre strettamente obbligatorio. dobbiamo spesso reintegrare i pronomi personali soggetti e. loro si adoperano normalmente in tutte te frasi enfatiche ed esclamative (L'ha detto lui. canti. 113 .). È stato lui!). esse: dopo come e quan. nelle contrapposizioni (Io rimasi. essi. più forme ta. È necessario che tu verbali sono identiche parta PRONOMI COMPLEMENTI COME SOGGETTI • quando il pronome è predicato Se tu fossi me (però. non solo nel parlato. Il pronome viene sentito come necessario solamente in particolari tipi di enunciati: • nelle contrapposi. con la la e 2" pers. approssimativamente come in italiano. In inglese una frase come *Saw thè mistake è «non grammaticale» e sostanzialmente priva di senso. Loro sono andati via. nemmeno: Ho parlato anche lui. Si dice: ich singe. viceversa. perché normalmente la forma verbale. canta). Contento te. in pratica. egli. tu. Non sono come lui to L'ITALIANO. er (o s/e) singt. prevalgono nettamente. Vide l'errore funzionano perfettamente. francese o tedesco. Lei è stanca. contenti tutti • nelle esclamazioni ellittiche • nel costrutto del participio e dell'aggettivo assoluto Inoltre lei. pure. neppure. He saw thè mistake ecc. È _dunque ovvio che. lei se ne andò) e dopo anche. cant-i = tu canti. essa. mentre in italiano. loro in funzione di soggetto è molto più ampio. tu ridi zioni • quando è coordina. traducendo da queste lingue nella nostra. l'impiego del pronome personale soggetto diviene necessario e. mediante la sua desinenza. le persone nelle forme verbali si contraddistinguono.

). voi. li. ci. participio) e all'imperativo: Non posso perdonarti. ti. ci. Invece la collocazione dei pronomi àtoni ubbidisce a regole precise: mi. ti. Li vedo Ti do il libro. loro = a loro) COLLOCAZIONE NOTE La collocazione dei pronomi tonici nella frase non è diversa da quella di qualsiasi altra parola usata come complemento: Do il libro a te (come Do il libro allo studente). a mi. ti. introdotto da qualsiasi preposizione. ti. Ti amo. Con gli imperativi monosillabici si produce il «raddoppiamento sintattico»: di + mi -> dimmi. ci = a noi. con enfasi: A te do il libro. a (e quindi mi Mi accusano. le ancora mi. Vedo proprio loro È stanco di me. Gli do il libro. congiuntivo. noi.. o anche.. ti = a te. vi per le le e 2e pers. lo. le. Si sacrifica per loro Do il libro a te. vi. gerundio. il quale Mi chiamano. Amo te. te. gli. lo. lei. specie nel parlato. Affidagli tutto. la. vedendola triste. per es. SCELTA TRA FORMA TONICA E ÀTONA Come risulta dal prospetto. vi = a voi. Il pronome tonico è «marcato» rispetto al pronome atono. Soffro. la. sia Non mi dare fastidio. anche esso (-a. loro per le 3e complemento oggetto complemento di termine. Ditemi la verità. lo. Gli cedono il posto. le. li. Do loro il libro = a me. Do il libro a loro complemento indiretto. introdotto dalla prep. • Loro = a loro si pospone al verbo. Lo ammiro. condizionale): niscono come enclitiche alle forme verbali infmitive (infinito. lui. • Come complemento introdotto da preposizione si lisa. ma non è enclitico (Cedo loro il posto). -e): Ha una piccola pensione e vive di essa. Spesso. riferito a cosa. e precisamente: in funzione di me.. lui. Le vuoi bene? 114 . compreso il complemento di termine. Con l'imperativo negativo (non + infinito) si può avere sia. La inviteranno?. te. vi.i USO DELLE DIVERSE FORME o 4. • L'infinito davanti al pronome àtono enclitico perde la -e finale: perdonare + ti -» perdonarti. Ammiro lui. spesso è ammessa l'alternativa tra forma tonica (me. Non darmi fastidio. le (= a lei) si premettono alle si pospongono e si uforme verbali finite (indicativo. loro complemento oggetto esempi Accusano me. Se lo promuovessero! Non ti credo. PRONOMI PERSONALI IN FUNZIONE DI COMPLEMENTO In funzione di complemento si usano gli appositi pronomi complementi tonici e àtoni. -pi. senza la prep.) e forma àtona (mi. gli = a lui. Sta con lui. è sostituito da gli (Li hai visti e gli hai dato i libri?). ci.. gli. e le forme gli.. le = a lei. Do il libro a lui.

è perciò di uso più generale. CI. Hanno convocato il mio compagno e me. nelle antitesi. ci. IL RIFLESSIVO SÉ. «riflettersi» su di esso: è «riflessiva» (ed esistono verbi esclusivamente riflessivi: vedi capitolo 20). Tu mi vedi <~> Io mi vedo nello specchio Io ti lodo <-> Tu ti lodi da solo Un'azione transitiva. ecc. NOTE • Quando ha valore neutro e sta al posto di una proposizione. e mi.come oggetto . che vale per il maschile e il femminile. oppure a un'azione (e sta quindi al posto di una proposizione). «È bella?» «Lo è». introdotto da preposizione .come complemento di termine (= a sé) . Invece.): Mi ha reso infelice senza volere ciò. oppure la forma tonica rinforzata da stesso (Tu lodi te stesso). con la la e 2a persona singolare e plurale.come oggetto se . VI. USO DI SÉ E SI II pronome àtono lo di norma si riferisce a una 3a persona maschile: Gigi? Non lo vedo da secoli! Ma talora si riferisce a una qualità (e sta quindi al posto di un aggettivo). § 2. Quelle ragazze si lodano da sole. come pronome «neutro». A me riesce facile. mai gli altri Attribuisce a sé tutto il merito. ma a te riesce difficile] E a lui?. Esempi: «È bello?» «Lo è». di norma. quando è coordinato a un sostantivo: A me piace (anche: Piace a me!). Hai vinto: lo prevedevo. PRONOMI RIFLESSIVI L'AZIONE RIFLESSIVA Confrontiamo le frasi: NOTA • Per il valore di reciprocità che possono assumere i pronomi atoni ci. può esercitarsi sul soggetto. SI 6. Esistono però altri valori di si. Tiene con sé un gatto Gianni si loda Si attribuisce tutto il merito È bravo nel farsi pubblicità 5.: . mai soggetti!) si comportano esattamente come me. in tal caso. lo può venire sostituito con un pronome dimostrativo (ciò. NE SI PARTICELLA PRONOMINALE Come riflessivi. che si preferisce allora designare come «particella pro115 .enclitico dopo una forma infinitiva (con un imperativo è logicamente impossibi-le) Loo!a sempre sé. • In alcune locuzioni assume valore neutro anche il pronome femminile la: La vedo brutta. ecc. vi e si vedi capitolo 20. La fa da padrone. ti. Anna loda se stessa. per la 3a persona. «Sono belle?» «Lo sono». IL PRONOME LO CON VALORE «NEUTRO» quando l'oggetto dell'azione è esterno (mi. questo) o altre espressioni (questa cosa.come complemento indiretto. esiste un apposito pronome riflessivo: sé (tonico) e si (atono). Quei ragazzi si lodano da soli. Una forma più enfatica si ha con se stesso (notate se preferibilmente senza accento): Gianni loda se stesso. te. ti. Si sceglie il pronome tonico in enunciati enfatici. si usano i medesimi pronomi impiegati Negli usi visti nel § 5 si ha valore di pronome (riflessivo). nelle frasi ellittiche. il singolare e il plurale: Gianni si guarda nello specchio. LE PARTICELLE PRONOMINALI SI. Mi ha reso infelice senza volerlo. Viene designato. ecc. vi). In tutte le funzioni sintattiche sé e si (che sono pronomi complementi. Anna si guarda nello specchio. quell'azione.

le particelle ci e vi sono propriamente degli avverbi di luogo. ecc. la.NOTA li: ci. Pisa! Non ci passavo da molto tempo • in ciò A te piace pescare: cosa ci trovi? • a ciò. + Mi si è affidato. in quel luogo». oggetto + Ve ne prego innamorato. non farne nulla. Sei sincero? Ne dubito. lo. te pronomi complementi tonici. soprattutto nel parlato. • compi. entrarci (per es. di termine Te lo dirò. vi. si. Oltre a si. e precisamente: • Tra vi e ci non esiste differenza di significato. vi. ci. le (femm. ci. TIPI DI COMBINAZIONI LA PARTICELLA NE Anche la particella ne in origine ha un valore locale («di qui». dirglielo. Vàttene Li hanno interrogati. come pure le particelle si. e inoltre si trova in molte. da lei. 116 . ma ci è più frequente. trovarsi. di loro. riflessivo + ne: Te ne vai. non c'entra niente). su ciò Non pensarci più. Marta? Ne sono sempre compi. Si affittano villini) — ci occuperemo a proposito del verbo (vedi capitolo 20. le ( = a lei). ne: I professori? Non posso più vederne uno.saperne poco. pensarci su. comunissime locuzioni verbali: esserci ( = essere presente. la.addice Per esempio: naie: Gigiì Ne sono stanca. ma si unisce sempre al pronome successivo: glielo ho detto (e. Contaci! Si è scritto glie-. li. e i più frequenti vengono registrati qui sotto. gli. alcuni pronomi assumono forme particolari. sono particelle pronomina. e questi nessi si pongono prima del verbo o dopo il verbo (in tal caso uniti tra loro e al verbo): Me lo porti? Pòrtamelo! Davanti a -/ e -n (cioè a lo. naturalmente: diglielo. di termine Me ne ha parlato. ce + ne: poco. NESSI DI PRONOMI E PARTICELLE LE PARTICELLE CI E VI Uguali nella forma ai pronomi atoni ci e vi ( = a noi.). se ne va. ti sono distinti. plur. in quanto àtoni. badarci. ne si associano in gruppi o nessi di due quando svolgono funzioni sintattiche diverse.nominale». cosicché ci e vi equivalgono anche a: • per di qui (là) Bella. perché non esiste coNOTA I pronomi atoni mi. qui ci soffermiamo sulle altre «particelle pronominali». 7. Notate inoltre che me. Dimmelo + oggetto: Era in difficoltà.» «Vai mai a teatro?» «Ci vado di rado.valerne la pena. li. facendosi più generico. sentirne delle belle. da lui. Anche ne entra a far parte di numerose locuzioni: Di si particella pronominale — con valore «inde. di lei. vi.+ ne: ficati pronominali. con la lineetta. venendo ad equivalere a: di • compi. «di là»): I tipi di combinazioni possibili sono parecchi. ne). per ogni tipo l'ordine dei componenti è fisso: • compi. ecc. da me.). ma ne hanno ricavato molto Ce ne sono molti. di term. § 2). di ciò. ecc. me parola autonoma. ti. terminato» (come nella frase Qui si spende trop. esistere). Lui parlarmene? Nell'uso ha poi assunto tutta una serie di signi. ne. Ti si lui. si riflessivo o imperso. ecc. a voi). te che sostituiscono mi. col significato fondamentale di: «in questo. «Abiti qui da molto?» «Ci abito da due anni. ma ne è venuto fuori.» Il valore poi si è esteso. po) e con valore «passivante» (come nelle frasi Si affitta un villino.

. Nelle lettere è consigliabile l'uso della maiuscola. Verrò con lei. Noi vi concediamo. di 3a persona. Non sempre però ci troviamo con l'interlocutore in un rapporto di confidenza tale da potergli «dare del tu». Bianchi? Al lei soggetto corrispondono. frasi come Sentano. al posto dì io. Le sono grato. in funzione di complementi. 8... mi consentirete. E lei. con un interlocutore solo. Lo troviamo nella corrispondenza commerciale e amministrativa e inoltre nelle espressioni di un conferenziere o dell'autore di un libro: Noi desideriamo illustrarvi.. se a uomini. in questo caso concorda al maschile plurale: Voi avete ritardato le consegne e Vi preghiamo di essere più puntuali. può essere sottinteso: Arriva adesso.. determina di norma concordanze al maschile: Lei. Qui si tratta di un noi «di modestia». alti dignitari in narrazioni storiche. signori. in quanto servono a «rivolgere la parola» (in latino àlloquor = «rivolgo la parola a»). di cortesia. In questo libro noi cerchiamo... le atoni: Cercavo lei. usiamo il plurale noi: Voi. venirsene. ecc. • II plurale di tei allocutivo è loro: Loro. Peraltro. Ci sono persone cui ci rivolgiamo con il ki e talora. signora Carla. PRONOMI ALLOCUTIVI DI CORTESIA Tu e voi sono anche detti allocutivi. o pronomi. si usa il voi. zio1? Voi state comodo. mentre le altre concordanze sono al singolare (maschile o femminile a seconda del sesso): Voi venite. Frasi come Noi decretiamo. Aspettano qualcuno*. IL VOI DI CORTESIA II voi di cortesia. • Nella combinazione si indeterminato + si riflessivo al si indeterminato si sostituisce ci: ci si sveglia. IL LEI DI CORTESIA • Invece di ki si può trovare la forma più letteraria e solenne Ella (con concordanza sempre al femminile).. La saluto. anche per distinguere il Lei di cortesia da lei pronome femm. mi consentiranno di fare una breve premessa.. Voi state comoda. ampiamente diffuso in passato. oggi è limitato a consuetudini regionali. voi vuole il verbo al plurale. Spetta a noi decidere sono però plausibili solo sulle labbra di pontefici. quando ci si rivolge impersonalmente a una ditta o a un ufficio. Tuttavia l'uso di loro appare piuttosto formale e in genere. In tale funzione lei e voi si chiamano allocutivi. quando il pronome soggetto è sottinteso. per mezzo del quale chi parla o scrive cerca di rendere meno aggressivo il proprio io. starsene. zio?. sovrani.NOTE • I riflessivi e ne danno luogo a numerose frasi idiomatìche: andarsene. ma perde lo specifico carattere di femminile. NOI PLURALE «DI MAESTÀ» E «DI MODESTIA» II lei di cortesia mantiene. sono perfettamente naturali (e preferibili a Sentite.. non ne è convinto. lei tonico e la.. signor Bianchi. il suo valore grammaticale di pronome di 3a persona.).. ne è convinta? NOTE • Naturalmente il lei di cortesia. Un altro caso in cui un pronome personale viene impiegato al di fuori del suo puro valore grammaticale è il noi «di maestà». È invece abbastanza comune un altro tipo di noi al posto di io. zia? Il voi è poi frequente nel linguaggio commerciale. 117 . anche se ci rivolgiamo a più persone cui singolarmente diamo del lei. Come allocutivo singolare. quando si trova in funzione di soggetto. signori.. Si accomodino. aversene a male. ecc. È rivolto sia a uomini che a donne e.

Tuttavia. ma. dei pronomi di 3a persona «complementi» (lui. posso vedere. anzi derivano dalla stessa parola latina. essa. che prevale sul più corretto Tu e io... come si è visto. è «in quel luogo». con lo e la pronomi. Va bene anche: Non pensare/' più (— a ciò). Pronomi pleonastici I pronomi personali. «in ciò». È dell'italiano colloquiale. Accetta questo assegno? Ecco la lettera.DUBBI LINGUISTICI Pronomi personali soggetti La sostituzione. sto per fare). la amo. cioè superflue sul piano logico (vedi gli esempi nel riquadro sotto). essi. Sono invece senz'altro impropri gli usi che fanno corrispondere ci a «a lui». loro) ai pronomi «soggetti» (egli. sano sia sull'etimologia latina. davanti a vocale. «a loro»: *Li ho visti e ci ho parlato. impostamela. esse) rappresenta una vittoria della lingua d'uso sulla lingua letteraria. che si è largamente affermata. danno luogo a frasi ricche di affettività: agli elementi obiettivi e alle indicazioni indispensabili si aggiungono. attraverso i pronomi e le particene. l'opposizione /o/me. «Devo darlo» o «Lo devo dare»? Quando. che si ba- «Lo ho visto» 0 «L'ho visto»? 1 pronomi di 3" persona lo e la sono identici a lo e la articoli. sia su esempi nella tradizione letteraria. sia dal contesto (e non si dimentichi che c'è anche a loro). ella. l'elisione è facoltativa: L'attendo o Lo attendo. non mancano i costrutti con me. si è visto. Insegnerò l'educazione a quel furfante. lei. ma è pure ammissibile Lo devo dare. Prima devi affrancarla. Un uso del parlato che si è imposto è: lo e te. nell'uso. Mi accetta questo assegno? Me lo accetta questo assegno? Eccola la lettera. beato te. connotazioni «pleonastiche». o Lo ho visto. è inoltre gli per il femminile le: «Al telefono ha risposto Lucia: gli ho detto tutto». debbano essere posti inesorabilmente al bando! Per quanto riguarda i pronomi di 1a e 2a persona. c'è un'espressione composta da forma finita + infinito (devo dare.ho dato /oro l'articolo»! Quale uso è preferibile? Senza dubbio il letterario loro spesso risulta poco naturale. e consigliamo di non seguirla. *Vai te. anziché un verbo in una forma finita oppure in una forma infinitiva. ma ammissibile. La particella ci Nell'uso la particella ci tende ad allargare la sua sfera d'influenza. Prima metticelo il francobollo sulla lettera! Gliela insegnerò io l'educazione a quel furfante! 118 . ci troviamo di fronte a due regole di distribuzione opposte: il pronome atono va preposto alla forma finita o posposto e unito all'infinito? La norma è rappresentata da Devo darlo. ovvero La attendo L'ho visto. essa. ecc. Il senso originario. me e fé sono da evitare come errori: *Vieni anche te. a differenza di quanto avviene per l'articolo. Un passo oltre e abbiamo: Ti piace Claudio? Cosa ci trovi? (= in lui). e simili. Gli = a loro «Ho w'sto / redattori e gli ho dato l'articolo» oppure «. «a lei». ovvero La ho vista. tu/te rimane più salda. ecc. impostala. perché lo è complemento di dare. nella misura in cui sono atte a colorire il messaggio del locutore. Comune. il riflessivo e le particene pronominali. Questo gli femminile non è privo di difensori. Ciò tuttavia non comporta che egli. La scelta dipende sia dal registro espressivo adottato.). Tuttavia questa tendenza va nella direzione dell'impoverimento espressivo. che appartengono alla lingua prettamente familiare. te soggetti (come me. D'altra parte con gli al posto di loro si perde la distinzione tra singolare e plurale. In altri impieghi. L'elisione naturalmente non si farà se l'enfasi è sul genere: lo amo.

Le frasi della colonna a sinistra sono strettamente «economiche». che. dei quali ne ho comprati tre (corretto: . mentre negli esempi visti i pleonasmi trovano giustificazione. ma perfettamente naturali. .. in vari modi e con diverse combinazioni.e ne no comprati tre). Le altre contengono uno o più elementi pleonastici. i sentimenti di chi parla. Sono ridondanti. la pura e semplice ripetizione porta a veri spropositi: *A me il freddo mi piace (corretto: A me il freddo piace)] *C 'erano dei bei dischi. Infine. enfatizzano l'interes- se.. l'intenzione.

significano di me. plur. (noi) vostro vostra 2" pers. infatti possono venire coordinati a un complemento di specificazione: Questa bicicletta è mia e di Giorgio. plur. In sostanza. ecc. di te. Aggettivi e pronomi possessivi e dimostrativi 1. (tu) 3a pers. sing. o di un'altra persona (al singolare o al plurale). (essi. ecc. Vediamone il quadro complessivo. plur. o dell'interlocutore. a ciascuno di essi si collega quindi — per il senso — un pronome personale. essa) la pers. mio. sing. singolare maschile mio tuo suo nostro plurale pronomi personali a cui si collegano per il senso maschile miei tuoi suoi nostri vostri femminile femminile ma. tua sua nostra mie tee sue nostre vostre I4 pers. (egli.N. (io) 2" pers. tuo. 13. (voi) 3a pers. esse) loro (invariabile) 120 . POSSESSIVI: FORME E SIGNIFICATO DEFINIZIONE I possessivi indicano il possesso (in senso molto lato) da parte del parlante.. sing.

Quando è attributo. il loro nonno. il suo povero babbo (quando c'è anche un aggettivo qualificativo). si ha quindi sempre nel vocativo e nelle esclamazioni. in frasi impersonali. Senza valore enfatico in alcune locuzioni: a casa mia. Notate. la tua ragazza. Caro mio!). suo figlio. indica l'appartenenza ad altri. (qui l'articolo è «zero»). il figlio tuo (col possessivo posposto). col significato di «appropriato») può rafforzare mio. ecc. E ancora: un mio cugino ( = uno dei miei cugini). il possessivo assume la funzione di pronome. figlio. altrui (invariabile) AGGETTIVI E PRONOMI I possessivi sono di uso comunissimo in funzione di aggettivi (Io difendo la mia famiglia). nessuna loro domanda. IL POSSESSIVO COME PRONOME Preceduto dall'articolo determinativo e senza sostantivo. vostro si omette l'articolo quando il sostantivo è un nome di parentela al singolare (sempre con padre. accompagna un sostantivo introdotto dall'articolo oppure da un aggettivo dimostrativo o indefinito: Egli ha un proprio ( = suo) ideale Essi amano i propri (= loro) cari • serve da possessivo generico quando il soggetto è rappresentato da un pronome indefinito e.: nel mio proprio interesse) e assume il valore di possessivo quando: • sostituisce. vostro zio (talora anche: il vostro zio). sempre l'articolo quando il sostantivo è al plurale: i tuoi figli. quasi sempre con gli altri): nostro padre. facoltativamente. a modo mio.. PROPRIO 2. quando il soggetto è indeterminato: il mio amico. necessariamente enfatici (Anche tu. La collocazione dopo il sostantivo risulta fortemente marcata (Io curo anzitutto gli interessi miei). II possessivo di norma viene preposto al sostanti- 121 . tuo. ALTRUI Altrui è un aggettivo possessivo di valore indefinito.. ecc. invece. figlia. obbligatoriamente. il tuo coraggio indomabile. COLLOCAZIONE Egli pretende la roba altrui Io non penso ai successi altrui. tuo. loro sempre con l'articolo: il loro padre. USO DEGLI AGGETTIVI POSSESSIVI COME ATTRIBUTI E COME PREDICATI Proprio (che è anche un aggettivo qualificativo. nostro. madre. i possessivi di 3" persona: Al pari di ogni aggettivo. (per es. una loro protesta. figlio mio?.E inoltre: proprio proprio propri proprie vo e ai gruppi sostantivo + aggettivo o aggettivo + sostantivo: il tuo coraggio. equivalendo a «di altri». Dio mio!. «degli altri»: Con mio. mio fratello. la sua astuzia. sono invece di uso molto meno frequente in funzione di pronomi (Io difendo i miei). mio dovere è. questo nostro compagno. il possessivo può essere impiegato come attributo (Prendo la mia auto) o come predicato (Questa auto è mia). 3. suo. il tuo indomabile coraggio. QUANDO SI OMETTE L'ARTICOLO Ognuno ha un proprio ideale (preferibile a: un suo ideale) Non sempre si conoscono i propri difetti (qui «suoi» sarebbe errato).

Quando è pronome si usano invece solo quello. sia quello che. 122 . ecc. Negli esempi dati finora il possessivo è esattamente un pronome che sostituisce un sostantivo. quel. il patrimonio) con tutti i mezzi. nello stile epistolare. ciò. nostra) trova preciso riferimento in un sostantivo (motorino. quello si impiegano tanto come aggettivi (Prendo questo panino). ma noi teniamo alla nostra. I prospetti qui sotto mettono in evidenza col neretto i dimostrativi di uso comune. gli altri — questi. che si trova nel contesto e che risulta semplicemente sottinteso. i rimanenti sono di uso più ristretto oppure antiquati. costui. colui — solo come pronomi (Costui è pazzo). e così: la mia. Ne hai fatta una delle tue. quanto come pronomi (Prendo questo). lì Nostro compose poi le «Operette morali» (anzi- ché: il nostro autore. § 2).M esempio: Difenderò il mio ( = ciò che mi appartiene. Catilina fu sconfitto con tutti i suoi ( = i suoi sostenitori). a O! > I—I 05 05 O OH i. • Quello aggettivo presenta varianti sul modello dell'articolo determinativo (quel. Sta sulle sue.: vedi capitolo 10. quelli. in funzione di aggettivi e di pronomi riferimento al pronome singolare plurale personale di: maschile femminile maschile femminile questo in funzione di pronomi singolare plurale maschile questi costui femminile riferimento al pronome personale di questa codesto questi queste codeste quelle la persona 2a persona costei costoro la persona codesto quello codesti quelli . la tua. Leopardi). nota peraltro. lo scrittore di cui parliamo. quegli. con valore «neutro». sia quel che.).ciò («neutro») quegli colui quella 3" persona colei coloro 3" persona NOTE • Di codesto c'è anche la variante cotesto. Qui però il possessivo (tuo. opinioni). Gigi è dalla nostra (= dalla nostra parte). quella. codesto. Troviamo il possessivo come pronome anche in vari modi di dire e in espressioni particolari: . Io non distinguo tra il mio e il tuo ( = ciò che appartiene a me e a te). I miei ( = i miei genitori) sono all'estero. DIMOSTRATIVI: LE FORME AGGETTIVI E PRONOMI I dimostrativi questo. La funzione è ancora pronominale in enunciati come questi: Sono rimasto senza motorino: mi presti il tuo? Ci sono molte opinioni. quell'. ecc. Ho ricevuto la Sua (= la sua lettera.

questo e quello si riferiscono rispettiposti all'accordo. • Questi.• Come l'articolo. i dimostrativi possono riferirsi a una vicinanza o distanza nel tem. QUELLO. impiegati anche come pronomi: Mario e Siila? Di questi-vi parlerò nella prossima • Costui. con un pronome relativo: Questi ragazzi che vedi sono i miei figlioli. I pronomi dimostrativi. Ti ricordi di quella sera?. VALORE ED USO Sono finalmente arrivati. CODESTO. Ma possono essere Nel 1152 divenne re di Germania Federico I. è qui o là. Equivale a questo (o a codesto). CODESTO. quando designano qualcosa che. Questa mattina il tempo era incerto. Vuole vincere: pensa solo a quello. I DIMOSTRATIVI QUESTO. § 4): Hai sbagliato: io rilevo questo. il dimostrativo si colloca all'inizio po. Si sono op.: Questo tuo stesso strano progetto. al singolare maschile. vedi capitolo 12. In realtà però solo in Toscana il dimostrativo codesto è vivo. «ana6. quelli [= i classici] difendevano la tradizione. Tutti sono d'accordo. riferito a persona e in funzione dì soggetto: Abbiamo visto finora esempi con questo e quello in funzione di aggettivi. Sono quelli di cui ti avevo tanto parlato. vamente a ciò che è stato nominato per ultimo e per VALORE «ANAFORICO» quello là. Questa è buona. con termine tecnico.5. Oltre che a uno spazio fisico. sostituito in genere da NOTE questo..). per es. ma si riferisce solo a persona. o DIMOSTRATIVI correlazione. quello di ciò che è lontano da entrambi (3a persona): Questo libro mi interessa (il libro che ho in mano). anche nella lingua letteraria. In alcune locuzioni acquista un valore neutro anche il femminile: Sentite questa. Questi decise subito di intervenire in Italia. Guarda quel manifesto (un manifesto lontano da chi parla e da chi ascolta). QUELLO I dimostrativi indicano fondamentalmente un rapporto locale: questo è detto di ciò che è vicino al parlante (la persona). ALTRI PRONOMI forici»). In particolare si trovano in relazione. CON VALORE «NEUTRO» QUESTO. primo: Classici e romantici si diedero battaglia: questi [= i romantici] aspiravano alla novità. Anziché avere un valore indicativo. ma riferirsi a un'azione. In tal caso li chiamiamo «neutri» (si è già considerato con tale valore il pronome personale lo. una situazione. possono non indicare una persona o una cosa. Quegli amici di cui ti avevo tanto parlato sono I seguenti dimostrativi sono soltanto pronomi e (tranne ciò) non sono di uso frequente. Questa sera usciamo. Altrove è scomparso dall'uso. ti rimprovero per questo. un'intera frase. questa stoffa qui. Leggi da molto codesto giornale? (il giornale dell'interlocutore). finalmente arrivati. e questa intesa ci soddisfa. è di uso prevalentemenlezione QUESTO E QUELLO COME PRONOMI 123 . materialmente o mentalmente. Equivale a questo. e quel comportamento ci delude. ma si usa solo al singolare maschile. oppure in uno spazio mentale: del gruppo nominale. amministrativi (Si invita codesta Ditta a.. codesto di ciò che è vicino all'interlocutore (2a persona). i dimostrativi possono stabilire lina relazione con un altro elemento della frase (e vengono allora detti. mentre sussiste in certi usi burocratici e • Si può insistere sul valore locale dei dimostrativi rafforzandoli mediante avverbi di luogo: questo qui. Ha perso: è quel che avevo previsto.• Nelle antitesi.

Letterario e raro.sto di segretaria.te letterario ed ha spesso valore spregiativo: O CO £ un bruto. // professore stesso esitò ( = perfino lui). Ripetono sempre le stesse parole. • Colui. ed è caratteristico più della lingua letteraria che del parlato. peraltro la medesima non risulta nella Usta di collocamento. me stesso. NOTA S co co co co 2 È giunto colui che aspettavamo'. se stesso). Ha sempre valore neutro e si usa spesso al posto di questo. • Quegli. Con tale valore il determinativo di solito (ma non necessariamente) segue il sostantivo: L'aspetto stesso rivela la tua buona salute (cioè non qualche altra cosa. Ciò è pure comune. il valore «neutro» in una frase come Ho raccomandato a tutti la prudenza e lo stesso raccomando a te e in locuzioni come: È lo stesso. In tutte queste frasi potremmo però anche avere: Lo stesso aspetto rivela la tua buona salute. ecc. mio stesso. Benedite coloro che vi maledicono. • Ciò. al posto di quello. // presidente stesso ha inaugurato la mostra ( = lui in persona. Non ci riuscirebbe lo stesso professore ( = nemmeno lui).. da solo. 1) come non-diversità (stesso. medesimo = non La signorina Z ha presentato domanda per un podiverso). ma si riferisce solo a persona. infine. ecc. proprio l'aspetto). come «correlativo»: // vostro bene è proprio ciò che mi sta a cuore. ma è meno comune. È di uso più frequente come «correlativo» del pronome relativo: 2) come il non essere un altro (stesso. riferito a persona e in funzione di soggetto. l'identità. questa cosa.. meno frequentemente. queste cose: Mi hai capito. Di ciò parleremo in seguito. un certificato medico. 7. medesimo servono a rafforzare i pronomi personali e riflessivi (io stesso. ma precede il sostantivo: Hai lo stesso aspetto di prima (cioè non diverso da quello di prima).. non differisce per valore da stesso. solo maschile singolare. e ciò mi basta. Si noti che medesimo. costui! Non vorrai parlarmi di costei? X e Y sono personaggi ambigui: non fidarti di costoro. come pure i dimostrativi e i possessivi (questo stesso. per es. Raccontano sempre le medesime cose. Lo stesso presidente. prevalentemente letterario. 124 L . I «DETERMINATIVI DI IDENTITÀ» STESSO E MEDESIMO VALORI E COLLOCAZIONE COME PRONOMI E CON VALORE «NEUTRO» Sono affini ai dimostrativi i due aggettivi stesso e medesimo. quello stesso. in particolare nel significato 2). medesimo — non qualcun altro). stesso e medesimo assolvono la funzione di pronomi: Paolo ed Ernesto hanno vinto il torneo interno di tennis.). ma l'aspetto di per sé. proprio lui). Con tale valore il determinativo di nor. Abbiamo lo stesso professore che ci seguì l'anno scorso Si osservi. propriamente. Equivale a quello. L'identità si può concepire in due modi: Preceduti dall'articolo determinativo e senza sostantivo. Fa lo stesso. A tutto ciò non c'è rimedio. Equivale a quello. e che chiamiamo «determinativi di identità». • Stesso e. che indicano l'uguaglianza. non di rado con valore spregiativo. gli stessi parteciperanno alla selezione provinciak.

ma anche in italiano la distinzione. cioè al soggetto stesso della proposizione (e suo non sarebbe sostituibile con di lui). Soffermiamoci ancora un istante sul possessivo proprio: può sostituire suo solo quando il riferimento è al soggetto. diremo: Paolo ha incontrato Franco nella villa di lui. solo nel nostro secolo. oppure di questo. in passato. Come ogni altro fenomeno di depauperamento della lingua il declino di codesto non va certo favorito. e intendiamo (e possiamo anche dire) di lui. E se la villa è quella di Franco e vogliamo esprimerci senza alcuna possibilità di equivoci. no! Salvo È incredibile. È però un tipo di comunicazione ancora un po' personalizzata. Tuttavia.». in qualche caso. Questa distinzione è fondamentale in latino.. Quando io o il mio interlocutore diciamo. di Paolo. con Paolo ha incontrato Franco nella sua villa intendiamo normalmente «nella villa di Paolo». L'uso di codesto Nel parlato il dimostrativo codesfo è circoscritto alla Toscana.. Vale a dire — fermiamo l'attenzione sui due dimostrativi. Invece nella frase Paolo ama suo padre il possessivo suo si riferisce a Paolo. ma. si comincerà più o meno così: «V. Ecco un esempio in due battute da un dramma di Luigi Pirandello: Posso rìtrarmi da qualunque sentimento! Da questo. è incredibile! — Va bene. se la situazione o il contesto indirizzano in tal senso.». persisti in codesta fissazione. Per esempio. ma. sollecitiamo a trasmettere la documentazione relativa a. né all'inerzia di questi tipi di linguaggi settoriali. Non potrebbe certo essere messo al posto di suo nella frase Ho visto suo padre. per essere sicuri di comprendere bene il messaggio! — con questa ci si riferisce al mittente (a noi. dalla quale è scomparso. Lori 125 . e non del tutto.. con codesto a ciò che concerne il destinatario.. ma è un dato di fatto. bensì ad una esigenza effettiva. un altro passo verso la spersonalizzazione porta alla seguente formulazione: «Questa Amministrazione si permette di sollecitare codesto Ufficio a trasmettere. no. l'uso toscano si era imposto alla lingua letteraria. quando si scrive una lettera. con suo ci riferiamo a una terza persona rispetto a noi. Nella corrispondenza tra uffici raramente c'è un io che si rivolge a un tu o a un lei: «Mi mandi quel documento» lo si potrà dire per telefono. D'altra parte codesto sopravvive nella prosa burocratica e anche commerciale. la facciamo. parlando di Paolo: Ho w'sto suo padre. anche «nella villa di Franco». Ciò non è dovuto a inclinazioni puristiche. Invece per sottolineare che si tratta della villa di Paolo (il soggetto della frase) II mezzo con cui otteniamo la massima precisione è un altro: Paolo ha incontrato Franco nella propria villa. a me). il possessivo suo (e analogamente loro) possiede due valori logici distinti.DUBBI LINGUISTICI Due distinti valori di suo e l'uso di proprio Se riflettiamo.

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e alcuni sono variabili. quanti?. quanta?. altri solo aggettivi.) quale? (pi. relativi e indefiniti 1. a cosa) che? che cosa? cosa? (invar. Alcuni interrogativi sono solo pronomi. la qualità (Quale preferisci?).) che? (invar.14. altri invariabili: come risulta dal seguente prospetto. riferendosi a un essere animato o a una cosa. pi. a persona) chi? (invar. quante?) pronomi aggettivo pronomi e aggettivi 127 . altri sia pronomi sia aggettivi. quali?) quanto? (femm. manifesta il desiderio di conoscerne: l'identità (Cfti è? Che libro leggi?). la quantità (Quanto pago?). PRONOMI E AGGETTIVI INTERROGATIVI DEFINIZIONE I pronomi e aggettivi interrogativi servono a introdurre quel tipo di domanda con cui il parlante. (rif.) (rif. Pronomi e aggettivi interrogativi.

nella pagina scritta. tutti gli interrogativi si usano anche nelle frasi esclamative. attributo di libro. le quali) Inoltre: quale. vale per il maschile e il femminile. cosa? il primo è un po' letterario (Che leggi?) e sono di uso più corrente gli altri due (Che cosa leggi? Cosa leggi?).). Quanto denaro hai con te? (agg. Leggo il libro che mi hai regalato Un periodo con due proposizioni: 1) la reggente Leggo il libro.): Che individuo è? Che rivista leggi? Che scarpe metti? • Tra i pronomi che?.) 3.) chi (invar. e femm. ma la funzione che assolvono nella frase è del tutto diversa: Che libro leggi? Unica proposizione. dove il pronome che rappresenta il libro. sing. l'apposito segno d'interpunzione: Chi parla! Che chiasso! Quale sollievo! Quanto denaro occorre! • Sotto l'aspetto sintattico gli interrogativi si impiegano in funzione sia di soggetto (Chi parla?). i quali. CHE. per il singolare e (solo come predicato) per il plurale: 2. le quali non sono più contraddistinte né dall'intonazione né dal punto interrogativo: Ti chiedo chi verrà stasera. sebbene cosa sia femminile. Quanto pago? (pron. sia di complemento indiretto (A chi ti rivolgi? Con chi parli?). Pur assolvendo la medesima funzione.). la loro concordanza è al maschile: Che cosa è accaduto? • Quale e quanto sono declinabili e hanno le stesse forme per il pronome e l'aggettivo: Tra i pronomi relativi ritroviamo alcune parole già incontrate come pronomi o aggettivi interrogativi (per esempio che). 2) la «relativa» che mi hai regalato. che cosa?. Non so quanti invitati verranno. e plur. Quale disco preferisci? (agg. ecc. cioè «interrogative indirette» (vedi capitolo 34. sia di oggetto (Chi guardi?). I PRONOMI RELATIVI: FUNZIONE E QUADRO COMPLESSIVO DEFINIZIONE E CARATTERI GENERALI Chi è arrivato? Chi è stata di voi.. In che cosa e in cosa il sostantivo cosa diventa uno «strumento grammaticale».) cui (invar. che è aggettivo interrogativo.). Ecco due dischi: quale preferisci? (pron. Presentiamo a pagina seguente un prospetto del loro uso. che. i relativi presentano una notevole varietà: • Nell'uso che e quale aggettivi vengono spesso a coincidere. complemento indiretto. oggetto. CUI Per i pronomi relativi il quale. I SINGOLI RELATIVI USO DEI PRONOMI IL QUALE. A distinguere la diversa funzione non c'è che l'intonazione diversa dell'enunciato e. NOTE Dunque il pronome relativo si trova sempre in una proposizione dipendente (proposizione «relativa») e serve a porla in relazione con un sostantivo della reggente. § 5). il quale (la quale. 128 . Ma gli interrogativi possono introdurre anche proposizioni dipendenti. quanto (vedi § 3).OSSERVAZIONI E PARTICOLARITÀ • Chi è invariabile. cui intervengono distinzioni (che abbiamo già rilevato a proposito dei pronomi personali) connesse con la funzione sintattica: di soggetto. • Fin qui si è parlato di interrogazioni dirette (quelle in cui il pronome o l'aggettivo interrogativo apre una proposizione indipendente). ragazze? Chi credete di essere? O tó Anche che aggettivo è invariabile (masch. Nello stesso tempo sostituisce un nome e stabilisce un collegamento. cioè. • Oltre che nelle interrogazioni. che (invar. Tra Che strada prendi? e Quale strada prendi? avvertiamo infatti appena una sfumatura.).

Anche se è preceduto da preposizione: Purtroppo esiti. è il più preciso) esempi Questo è il ragazzo del quale ti parlavo.è usato il quale. le quali (in quanto variabile... L'argomento cui mi riferisco è interessante (in alternativa a: L'argomento a cui. cui (invar.non frequentemente come soggetto . colei (o quella) che.Non disprezzare chi ha idee diverse ( = Non disprezzare colui che ha idee diverse) .solo come complemento indiretto: 1) introdotto dalle prep. di. il che.. ecc. ecc.). col pronome dimostrativo: Purtroppo esiti. Purtroppo esiti. Le materie alle quali mi applico di più sono l'inglese e l'italiano. a. e questo è un errore imperdonabile.Chi tace acconsente (= Colui che tace acconsente) .chi è oggetto di disprezzare e soggetto di ha 129 .).Scegli chi preferisci come amica (= Scegli colei che preferisci come amica) . una ditta della quale è indiscussa la serietà). si usa un costrutto «coordinato». introdotto dalle preposizioni di. ecc. la qual cosa. che inaugurano la fisica moderna. le quali inaugurano la fisica moderna..chi è soggetto sia di tace. Che neutro ha come alternative il che. ma. a. che è un errore imperdonabile. assumendo valore «neutro»: Purtroppo esiti. II pronome relativo chi (da tenere distinto da chi? interrogativo) è usato per il maschile e femminile singolari e riferito solo ad essere animato. È arrivata l'occasione che aspettavamo. e di ciò ti pentirai (oppure: e te ne pentirai). cosa che (Purtroppo esiti. al quale. 2) inserito tra l'articolo determinativo e un sostantivo = di cui Questo è il ragazzo di cui ti parlavo. la quale... . 3) = a cui NOTA • II pronome che può venire riferito non a un sostantivo.. . Esempi: sotto l'aspetto sintattico notate'. Ti cito una ditta la cui serietà è indiscussa (in alternativa a: . = del quale.. da.frequentemente come soggetto — è il solo impiegabile come oggetto .. .. CHI COME PRONOME RELATIVO Include in sé — quanto al senso — un dimostrativo (ed è perciò anche detto «misto» o «doppio») e viene ad equivalere a: colui (o quello) che..mai come oggetto che (invar. da. sia di preferisci . oppure: .. del che ti pentirai. Grandi sono le scoperte di Galileo. più spesso. i quali. ma a un'intera proposizione. oppure: L'argomento al quale. sia di acconsente . di uso molto frequente anche per la sua brevità e flessibilità) .come complemento indiretto.chi è oggetto sia di scegli. una ditta di cui è indiscussa la serietà.mai come complemento indiretto Grandi sono le scoperte di Galileo. Sono poche le persone a cui ci affidiamo completamente.) .

Ma con una limitazione: non può assolvere la funzione di due complementi indiretti richiedenti preposizioni diverse. intendo delle pagine ben determinate. altri solo come pronomi. dove compaiono degli indefiniti. VALORE E USO DEGLI INDEFINITI 1) UNO.. altri solo come aggettivi: ciò risulta chiaramente dal prospetto che segue. pron. agg.. agg. agg. agg. Anche col correlativo non espresso: Ha rivelato un coraggio quale nessuno si aspettava. chi può assolvere nella proposizione relativa e nella reggente la stessa funzione sintattica (soggetto-soggetto. agg.. Li chiamiamo «indefiniti» perché nel loro assieme . ma non è ammesso: *Mi affido a chi tutti diffidano. pronome pron.. Possono intervenire quanti (= tutti coloro che) lo desiderano. si dirà necessariamente: Mi affido a colui del quale (o di cui) tutti diffidano. di gioca e oggetto di preferisci Come si è rilevato nelle note a destra del prospetto degli esempi. • Uno (femm. QUALCUNO. oppure anche funzioni diverse (soggetto-oggetto. pron. per esempio ai dimostrativi — forniscono un'indicazione meno precisa. oggetto-oggetto). pron. una) è anche il primo dei numerali cardinali e l'articolo indeterminativo.rispetto ad altri pronomi e aggettivi. pronome pronome aggettivo aggettivo pron. ALCUNO. agg.. Quando dico Leggi queste pagine.. agg. pron. Si può dire: Diffido di chi tutti diffidano (di chi = di colui del quale). Inoltre quanto può assolvere una funzione di pronome «misto» analoga a quella di chi ed equivalere a tutto quello che: Dammi quanto (= tutto quello che) occorre.chi è compi. l'indicazione rimane.^i *£ . ecc.. agg.. indeterminata. agg. pron. pronome pronome Quale e quanto si usano come pronomi e aggettivi relativi in correlazione il primo con tale.. aggettivo pronome aggettivo pronome pron. Dammi tanto denaro quanto occorre. qualcosa qualche alcuno alcunché taluno tale un tale certuno certo 2) poco parecchio tanto altrettanto molto troppo tutto 3) altro un altro 4) ogni ognuno ciascuno chiunque chicchessia qualunque qualsiasi 5) nessuno niente nulla pronome pronome pronome aggettivo pron. PRONOMI E AGGETTIVI INDEFINITI: QUADRO COMPLESSIVO DEFINIZIONE Quella degli indefiniti è la sottoclasse più ricca dei pronomi e degli aggettivi determinativi.Gioca con chi preferisei ( = Gioca con colui . agg. aggettivo pronome pron. agg.. ecc. Nel prospetto — e nelle precisazioni fornite nel § 5 — essi sono raggnippati in base ai significati fondamentali. 1) uno qualcuno qualche cosa. 5. usando un dimostrativo. invece nelle frasi Leggi qualche pagina. agg. aggettivo pron..o colei • che preferisei) . Esempi 130 [ . QUALE E QUANTO COME RELATIVI Molti indefiniti si impiegano sia come pronomi sia come aggettivi. il secondo con tanto: Ha rivelato un coraggio tale quale nessuno si aspettava.. Leggi poche pagine. pron. fino a un certo punto.). 4. indir.

altrettanto. ma sia aggettivo. posposto al sostantivo. Ho raccolto alcuni esempi. L'aggettivo corrispondente è qualche. -i. chicchessia) è pronto a farlo. 4) OGNI. -e) è aggettivo. che esprime la totalità o la Chiunque sia. con valore «neutro» abbiamo qualche cosa e qualcosa (concordato al maschile). 6CC. • Ogni è invariabile e soltanto singolare. -i. le altre. se c'è) e si usano come pronomi. Ognuno e ciascuno hanno pure valore distributivo. anch'esso solo singolare. Si declinano regolarmente (-a. e così pure alcunché (= alcuna cosa). nessuno). Esempi: Chiunque (opp. ciascuno. sia come pronomi. diventa pronome: un altro. Non gliene va bene una!. • Qualcuno (-a) è solo pronome. Qualunque aggiunta è superflua. e allora possono comparire al singolare col verbo al plurale e riferiti a un sostantivo plurale: Ciascuno di voi ha un diverso incarico vete ciascuno un diverso incarico. Tutti quegli amici. delle altre. Tra le candidate alcune non si sono presentate.. 131 . peraltro. § 2): qualcun altro. ma indica una totalità (ogni giorno = tutti i giorni). con valore simile a alcuni. -e) al singolare si impiega solo in frasi negative (vedi alla fine del paragrafo). senza articolo: Io aspiro ad altro (= a un'altra cosa). con valore «neutro» anche altro. molto. Vi detto qualche frase. Mi servono delle puntine: trovane qualcuna. -e) e certuno (-a. si è comportato bene. Al plurale si trova solo nella correlazione gli uni. PARECCHIO. Chiunque e qualunque possono anche introdurre (e anzi è proprio questa la loro funzione originaria) una proposizione relativa. parecchio. Preceduto dall'articolo. Si impiega come aggettivo e gli corrisponde il pronome ognuno (-0).. 6CC. ecc. Tutti quegli altri nuovi amici. le une. Alcuni sono subito accorsi. • Poco. -i.. NOTA • Tutto aggettivo presenta la peculiarità di venire collocato all'inizio del gruppo nominale.. gli aggettivi corrispondenti sono qualunque e qualsiasi. Sono venute certe persone). l'altro. certuno (e inoltre ognuno. alcuno. È uno dei miei amici. Voi a- • Chiunque e (di uso non frequente) chicchessia indicano una totalità con una sfumatura ipotetica (chiunque = ognuno. Analogo il significato di ciascuno (-a). L'aggettivo corrispondente a certuno è certo (Ha un certo fascino. sia pronome. presentano gli stessi fenomeni di elisione e troncamento di uno articolo (vedi capitolo 9. Esempi: completezza. Ti cerca qualcuno. Può anche avere un valore dimostrativo (= questo). -i. • Taluno (-a. tutti composti con uno. Si troverà qualche rimedio. solo singolare e in genere riferito a persona. ecc. vedi § 3): 2) POCO. Si amano l'un l'altro (uso «reciproco»). Invece tale aggettivo indica la qualità e modalità (Ho avuto una tale paura!) ed è soprattutto usato per anticipare una proposizione consecutiva: Avevo una tale paura che non riuscivo a connettere. qualcun'altra. -e) e si impiegano sia come aggettivi. gli altri. -e) si usano soprattutto al plurale. NOTA • Qualcuno. assumendo un valore indefinito-relativo (da confrontare con quello di chi relativo. Qualcosa è andato storto. Qualunque domanda abbia posto. troppo indicano la quantità indeterminata e si dispongono come in una scala ascendente e culminante in tutto. gli va data una risposta. anch'esso solo singolare. Qualsiasi sforzo ora è inutile. taluno. certo è un aggettivo qualificativo (= sicuro). precedendo anche l'articolo e il dimostrativo: Tutto il giorno. Tutti gli amici. • Un tale (una tale) è pronome con valore affine a qualcuno (È venuto un tale).dell'uso come pronome: È venuto uno. OGNUNO. -i. tanto. Al plurale alcuni (-e) è di uso generale come sostantivo e aggettivo: 3) ALTRO • Altro (o-. • Alcuno (-a..

è solo aggettivo. niente. qualsivoglia (invariabili): non frequenti per qualsiasi. INDEFINITI DI USO MENO COMUNE Oltre agli indefiniti che abbiamo visto ne esistono altri.) è il pronome e • non so chi.): antiquato. ma si rinnova continuamente ed è accaduto che aggettivi qualificativi (come certo) o brevi frasi (quale si sia -»• quale sia-si -» qualsiasi) assumessero funzione pronominale o determinativa. masch. • qualsisia. per ciascuno. più lettera. 5 Q • Nessuno (femm. Nessun ostacolo mi spaventa. Ma l'elemento negativo che apre la frase spesso è l'avverbio non. e pron.E-H I—I P«H 5) INDEFINITI NEGATIVI . Al fatto assistettero numerosi (= molti) testimoni. mia idea. 6. Esempunto. 132 . con concordanza al ma. invariabile = un altro. precede il verbo. Non obietta nulla. Ha addotto non so La frase negativa ha inizio di norma con la paro.gettivi indefiniti. • checché. in ogni caso. nessuno. checchessia (invariabili con valore neutro) = qualunque cosa. Avvertiamo. • niuno (-a. nulla (invariabili. ap.): antiquato per alcuno (in frase negativa). -a. • veruno (-o. ma io mantengo la Nessuno potrà ostacolarmi. Con non o un altro elemento negativo all'inizio della frase sono pure possibili (e il senso rimane invariato) alcuno. uno. la che esprime la negatività e questa. indica un certo numero o quantità.: L'ha già detto non so chi. lo affiancano con valore no funzionare come tali (Non so chi sia venuto). È questo. solo sing. col valore all'inarca di qualcuno.possono anche assumere la funzione di pronomi o agrio. tale. -i. Pronome o aggettivo negativo allora seguono il verbo. numeroso: sono aggettivi qualificativi. solo sing.): antiquato per ciascuno. ecc. • ciascheduno (-a. solo sing.LA FRASE NEGATIVA « qualcheduno: non frequente per qualcuno. = alcuni. il caso di diverso. in ogni caso. un schile). la sottoclasse degli indefiniti non solo è la più numerosa. ma tendono ad essere usati anche come indefiniti: Quel libro contiene diversi ( = parecchi) errori. Tale parola può essere. adoperati poco frequentemente: • alquanto (-a. Nessuno mi ha mai mosso alcuna obiezione. nella lingua di oggi. Nulla è perduto.): antiquato per nessuno. Non mi spaventa nessun ostacolo. Non mi fermerà niente. solo sing. ma ancor oggi del linguaggio commerciale. ma «neutro» (= nessuna cosa) niente e. alcunché: Non vedo alcun ostacolo. Tra i pronomi e gli aggettivi determinativi. al plur. -e): al sing.che scuse.• altri: sing. in tutto o in parte caduti in disuso o. • cadauno (-o.. senza che il senso dell'enunciato cambi (le due negazioni si rafforzano a vicenda): Non potrà ostacolarmi nessuno. Non obiettò alcunché. Niente mi fermerà. sing. non so che: sono brevi frasi e possoaggettivo negativo. agg. vario. nulla: pio: Altri potrà muovere obiezioni. peraltro. che la generalizzazione di questo uso non è raccomandabile.

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due. • Sono invariabili. IO 15 . e inoltre il 20. ecc. quadrilione (= 1000 trilioni).. . e sono infiniti. cassintegrati a zero ore). • Alcuni numerali cardinali si usano con valore indeterminato o iperbolico in varie espressioni: Te lo dico in due parole.15. quarto. vaglia. terzo. ecc. le cifre dette arabe. Sono da intendere sempre come sostantivi nelle operazioni aritmetiche e. il ventisette del mese. possono sostantivarsi: Ho preso otto. il 100. ma vanno sempre in cifre i giorni e gli anni delle date) e inoltre. I NUMERALI.. il 1000. che in composizione diventa -mila (duemila. i Mille. Sono quattro gatti ( = pochissimi).. da soli. dopo 1.). che hanno il plurale. . tremila. • Come tutti gli aggettivi. • Le cifre elevatissime e astronomiche: in tutte le indicazioni di natura finanziaria basta miliardo (per es. il due di coppe. base di tutta la numerazione.. in matematica. più in generale. Chiamiamo cardinali (cioè fondamentali) uno. in atti amministrativi e finanziari (versamenti.).mille. ecc. un numero di zeri pari all'esponente. CARATTERISTICHE DEI NUMERALI CARDINALI I numerali cardinali si rappresentano ordinariamente per mezzo di un apposito sistema di segni. ecc. diecimila lire). i numeri naturali. I «numerali» non costituiscono una parte del discorso a sé: si tratta di particolari aggettivi.000 miliardi). si trascrivono in lettere nel corpo di un testo non specialistico (purché non troppo lunghi. la Uno. infatti. • Hanno nomi individuali i primi dieci. assegni. tre. Il deficit di bilancio è stato di 110. Per alcuni casi in cui si pospongono al sostantivo vedi § 3. 134 . un tempo anche = 1000 miliardi). Siamo rimasti in tre. che rappresentano la categoria più rigida e nello stesso tempo più ampia della lingua. I NUMERALI CARDINALI CHE COSA SONO I NUMERALI . sono composti in modi vari e particolari i numeri da 11 a 19 e i numeri delle decine (da 50 a 90). NOTE • Zero è un sostantivo (Io zero. irrazionali. Ma: un milione e duecentomila lire.milione e miliardo. il milione e il miliardo. insieme con tutte le altre specie di numeri che i matematici hanno creato (negativi. Per trascrivere queste espressioni si impiega. a conferma dell'indicazione in cifre. IO 12 . Per numeri elevatissimi le scienze esatte preferiscono usare le potenze di 10: IO9 ( = un miliardo). che ha le stesse forme dell'articolo indeterminativo. quattro. tranne: • uno. sono collegati al sostantivo dalla preposizione di: un milione di lire. • Si collocano davanti al sostantivo (ire fratelli. e chiamiamo ordinali (perché indicano l'ordine o posto di qualcuno o qualcosa in una serie) primo. trilione (= 1000 miliardi). Di uso raro bilione (= miliardo. secondo. due milioni di lire. Ci aiuta in cento modi. I numerali 1. non possono essere che solo e sempre quelli.). Gli altri si ottengono per semplice giustapposizione (ventitré = venti + tre). uno zero). . Vediamone alcune peculiari caratteristiche. impiegato anche come aggettivo invariabile (il punto zero.

la Nona di Beethoven.). possono sostantivarsi: un secondo (= minuto secondo). parte seconda.).. Luigi XIV. quarte.. classe prima. Gli altri si formano di norma col suffisso -esimo (undicesimo.2. • Come tutti gli aggettivi. A tale valore va riportato l'impiego dell'ordinale sostantivato per indicare il denominatore nelle frazioni (1/4 = un quarto. Si scrivono in lettere. I NUMERALI ORDINALI FORMAZIONE DEGLI ORDINALI I primi dieci numerali ordinali hanno nomi individuali (indipendenti dai corrispondenti ordinali primo e secondo. • Si declinano allo stesso modo degli aggettivi qualificativi: quarto. quarti. • Acquistano valore partitivo in alcuni usi. . dodicesimo. ti aspetto al quarto. ma alla parte di una certa quantità. Ad es. oppure si rappresentano con le cifre romane o con le cifre arabe seguite da o. un decimo di secondo. una) due tre quattro cinque sei sette otto nove dieci undici dodici tredici quattordici quindici sedici diciassette diciotto diciannove venti ventuno ventidue ventitré ventisei ventotto trenta quaranta cinquanta I II III IV V VI VII Vili IX X XI XII XIII XIV XV XVI XVII XVIII XIX XX XXI XXII XXIII XXVI XXVIII XXX XL L 135 . ecc. PROSPETTO DEI NUMERALI ORDINALI E CARDINALI cifra araba nome del numero cardinale cifra romana nome del numero ordinale primo secondo terzo quarto quinto sesto settimo ottavo nono decimo undicesimo dodicesimo tredicesimo quattordicesimo quindicesimo sedicesimo diciassettesimo diciottesimo diciannovesimo ventesimo ventunesimo ventiduesimo ventitreesimo ventiseiesimo ventottesimo trentesimo quarantesimo cinquantesimo 1 2 3 4 5 6 7 8 9 10 11 12 13 14 15 16 17 18 19 20 21 22 23 26 28 30 40 50 uno (un. 3/4 = tre quarti) e in varie espressioni derivate (un terzo dell'anno. un quarto di vino. papi. principi (Federico II. quarta = IV = 4" CARATTERISTICHE DEGLI ORDINALI • Si collocano davanti al sostantivo (il primo incontro. tranne che con nomi di sovrani.). la quarta corsa). quando non si riferiscono all'ordine in una serie. quarto. con radice comune ad essi terzo. Giovanni XXIII) e in varie indicazioni del tipo: capitolo primo. ecc. viaggiamo in prima. a in esponente: quarto = IV = 4°. quarta. sessantesima nella frase // minuto è la sessantesima parte dell'ora. atto terzo. innesta la terza.

diciassettesimo e decimosettimo. in alternativa a centootto).100.000 LX LXX LXXX XC C CI GII CVIII ex CXI CLXXX CC M MI MII MVIII MC MM X C |X| |X|I ]X|C ixxi NOTE • II prospetto fornisce i modelli anche per i numerali composti che possono suscitare qualche dubbio (ventuno. ma diventa invariabile nei composti: centouno caratteri.000.000.200. la scelta è invece affidata al gusto personale. ormai codificato così) Le mille e una notte. vigesimo (o ventesimo) primo. ecc. Un tempo si preferiva concordare uno.000 1. e nota per es.000. cento e due. oppure Luigi XVI come Luigi sedicesimo o decimosesto. ecc. 3. decimonono. Da solo è variabile.000. centodue. e poi nei composti: vigesimo.000.000 1. Anche. mettendo il sostantivo al singolare (cento e una lettera). Possiamo dunque leggere Giovanni XXIII come ventitreesimo.000 2. il giorno del mese e l'ora propriamente ci riferiamo al posto occupato in u- 136 . • Uno nei composti subisce facoltativamente il troncamento: ventuno problemi o ventun problemi. Tra secolo tredicesimo e decimoterzo.. ecc. Talora però sono ammissibili anche soluzioni un po' diverse (in particolare negli ordinali composti. La congiunzione è invece obbligatoria dopo milione e miliardo (un milione e centomila). ecc. più rare. quadragesimo. ecc. centotto. sussiste (perché è un titolo. decimoterzo.000 2. .000 100. Si tratta di forme alquanto paludate.). ALCUNE PARTICOLARITÀ DEI CARDINALI E DEGLI ORDINALI IL CARDINALE AL POSTO DELL'ORDINALE Nell'indicare l'anno.000.000. ventotto. con elisione. al posto di centouno.001 1.000 1. trigesimo..cifra araba nome del numero cardinale sessanta settanta ottanta novanta cento centouno centodue centootto centodieci centoundici centottanta duecento mille milleuno milledue milleotto milkcento duemila diecimila centomila un milione un milione e uno un milione e centomila due milioni un miliardo un miliardo e duecentomila due miliardi cifra romana nome del numero ordinale sessantesimo settantesimo ottantesimo novantesimo centesimo centounesimo centoduesimo centoottesimo centodecimo centoundicesimo centottantesimo duecentesimo millesimo milleunesimo milleduesimo milleottesimo millecentesimo duemillesimo diecimillesimo centomillesimo milionesimo milionesimo primo milionesimo centomillesimo duemilionesimo miliardesimo miliardesimo duecentomillesimo duemiliardesimo 60 70 80 90 100 101 102 108 110 111 180 200 1000 1001 1002 1008 1100 2000 10. ma è di gran lunga preferibile la prima soluzione. centootto. per le decine. centouno lettere.000. a volte preferite con nomi di papi o sovrani e per i secoli. ecc. • Per gli ordinali da 11° a 19° esistono anche forme latineggianti: decimoprimo (e undecimo). • Sono antiquate le forme cento e uno. ventesimo terzo o vigesimo terzo.000 1.. decimosecondo (e duodecimo).

quintuplice: formato di 2. anni di età. la formula uno. il secolo XIII. . quartina. ventenne. sono le ore sette (o sono le sette). L'indicazione «avanti Cristo» si da per qualsiasi data anteriore all'mizio della nostra èra. secondario. quadruplice. da quaternario in avanti indicano versi di 4. trentina. A partire dal secolo XIII si presenta l'alternativa col numerale cardinale abbreviato: il Duecento (= secolo XIII). ecc. sestina. centennio. ecc. terzetto.na serie e potremmo aspettarci il numerale ordinale. 4. . a pagina 40) e. ecc. il volo 148 per Roma). il Trecento (= secolo XIV). quadruplo. con capitolo. alternanti con tutt'e due. si pubblica) due volte al mese. -e). ecc. undicenne. trimestrale. ai quali è utile dare una rapida scorsa. per numeri superiori si usano tutt'e tre. decuplo. C.. novantina. quintetto. L'uso è in via di espansione. migliaio (plur. parti. 3. ambedue (invariabile). secondo. ecc. ecc. paragrafo.. sestuplo. • Sostantivi collettivi (e approssimativi) in -aio: centinaio.. 3. C. decennale: che dura (o ricorre ogni) 2. • Sostantivi in -etto: duetto (anche duo).deriva dal latino bis. cinquina è la combinazione più fortunata del gioco del lotto (che si vale anche di ambo. ecc. ESPRESSIONE DEI SECOLI • Aggettivi quasi-moltiplicativi in -plice: duplice. trisettimanale: che ricorre.. DERIVATI DAI NUMERALI I numerali forniscono la base a molti derivati. terno. un signore sulla cinquantina. novenario: quasi sinonimi di primo..1. non si tratta di altre categorie di numerali. centinaia. ecc. . triennale. ambo (invariabile. • Bisettimanale. migliaia) 4. facoltativamente. quartina. anche: il I secolo a. sestetto: specializzati soprattutto per composizioni e complessi musicali.: che dura (o ricorre ogni) 2 mesi. bimensile: che ricorre (per es. il secolo II d. i primi 4 si usano con significati diversi (in geologia. cinquina.. novantenne: che ha 10. . bimestrale. quintuplo. 6 versi. 3. quinquennio. la vettura 4.. quaternario. • Centenario. quadrimestre. ecc. decennio. dai 70 in su anche: settuagenario. ventennio. (l'espresso 927. e diventa necessario con i numeri. .. ecc. AGGETTIVI AGGETTIVI E SOSTANTIVI PER IL TEMPO E L'ETÀ • Biennio. quarantina. C. per gli altri bastano gli esempi: una decina di esercizi. millenario. capitolo 15 in alternativa a capìtolo quindicesimo). anni (hi.. decina. 11. mesi. • Aggettivi (anche sostantivati) in -ario: primario. il Novecento (= secolo XX).. l'Ottocento (= secolo XIX). «due volte»).. trimestre. bicentenario. quartetto. quadriennio. riga (per es. ecc. 1 137 . quinario. il '300. invece si usa il cardinale. ottuagenario. • Aggettivi moltiplicativi: doppio. ecc. ma semplicemente di gruppi di aggettivi qualificativi e di sostantivi. settenario. Così pure si impiega il cardinale con pagina (per es. si pubblica 2. ecc. triplice. il secolo XX. sillabe. senario. spesso elevati. triplo.. sestina la metrica indica strofe di 3. C. SOSTANTIVI I secoli si indicano con l'ordinale: il secolo I a. • Aggettivi collettivi: entrambi (femm. dozzina (= circa o esattamente 12). • Decenne. posposto al sostantivo: l'anno 1990 (o il 1990). ottonario. anche: il '200. semestre: periodo di 2. 4. • Bimestre.). in economia. millennio: periodo di 2. per il resto una data senz'altra indicazione è sempre da intendere come d. nonagenario. 3. tutt'e quattro.). triennio. ecc. il secolo ventesimo o il ventesimo secolo. il giorno 12 giugno (o il 12 giugno). Appartengono ad aree semantiche diverse: con terzina. ventina. anni. una dozzina di uova. . 5. antiquato con questo valore).. favorito dalla sua scioltezza (la camera 22. voli.. 3 volte alla settimana.. bimillenario. Il «dopo Cristo» è riservato al periodo iniziale dell'era e ad ogni caso in cui possano crearsi equivoci. che contrassegnano treni. • Sostantivi in -ina: terzina.. • Biennale. terziario. quaterna). ecc.

le due e venti. ma anche per ricordare quella di lino specìfico avvenimento. ecc. sono le due. Inoltre le cifre /.VALORE DISTRIBUTIVO S Non esistono in italiano aggettivi specifici con valore distributivo. infine. Il nostro — ideato in India intorno al 500 d. o 72. le sei pomeridiane (p. ecc. le ventiquattro..m. Si ricorre agli avverbi latini bis e ter (= «due volte». DUBBI LINGUISTICI Sistema numerico e sistema di cifre. e trasmesso all'Europa dagli Arabi dopo il Mille — si vale delle cifre che rappresentano le prime nove unità e dello zero. o tutte queste formule con '87 invece di 7987. tre volte.m.6. foglio 120 ter. Molte altre combinazioni sono esemplificate nel prospetto dei numerali. Il nostro sistema numerico è il medesimo della lingua latina: il «decimale». le sei antime- 1 = 50 C = 100 D = 500 M = 1000. le due e quaranta (oppure le tre meno venti).7987. o. Le date L'uso delle date si ritrova nei più diversi contesti ed è regolato da norme diverse. • due volte. all'ordinale per il denominatore: un quarto. X. Solo in un contesto che non ammetta equivoci // '48 potrà indicare una data di altro secolo. corrispondono a un sistema che ignora lo zero e attribuisce a determinati simboli un valore fisso: I = 1 V= 5 X= 10 18 (=10 + 5 + 1 + 1 + 1) è XVIII ridiane (abbreviato a. Le ore Per l'indicazione dell'ora prendete norma da questi esempi: è mezzogiorno (oppure sono le dodici). è mezzanotte (oppure sono le dodici).7987. e assegna ad ogni cifra un valore distinto a seconda della posizione. la mezza. 1 2 251 (=100 + 100 + 50 + 1) è CCLI 1627 (= 1000 + 500 + 700 + + 10 + 10 + 5 + 1 + 1) è MDCXXVII. Diversi sono i sistemi grafici. È formazione moderna tris. le due e un quarto. ecc. un documento ecc.. né avverbi distributivi. sono le due e mezza (oppure e mezzo). o 12. Il linguaggio burocratico-amministrativo si rifa all'intero ciclo delle 24 ore e privilegia i minuti: le due e quindici. Per le altre si ricorre al numerale cardinale per il numeratore. FRAZIONI L'unico aggettivo specifico esprimente una frazione è mezzo: 112. tre alla volta.10) è XC 7900 (= 7000 + 1000-100) è MCM. 138 . — nel '15. usata nel poker e al ristorante: iris d'ossi. Le cifre romane Non si deve confondere il sistema numerico con i sistemi di simboli inventati per registrare i numeri. // 7848.12 giugno 1987. C di norma si prepongono a una cifra più alta con valore sottrattivo: 4 (=5-1) è IV 90 (=100. li si scompone in addendi. due terzi. le quattordici e quarantacinque. il '68 valgono: nel 1915.2). si hanno a disposizione i seguenti modi: . Per apporre la data su una lettera.W.. a due a due. oppure: due per volta.1). le zero e trenta.. che noi seguitiamo ad usare per gli ordinali. le due e tre quarti (oppure le tre meno un quarto). «tre volte») assegnando loro valori vari: treno bis. Invece le cifre romane. C. e i simboli vengono ripetuti e giustapposti quante volte è necessario: 3 (= 1 + 1 + 1) è III 6 ( = 5 + )) è VI Dal latino ante meridiem. Dal latino post meridiem. dal '45. per riferirsi ad un periodo storico. è l'una. tris di minestre. dal 1945. I concetti distributivi si esprimono con: • due alla volta.. il 1968. per es. il quarto. Per notare i vari numeri. .

. ecc. il 1895? E inoltre perché. all'anno 7900 come a un anno del secolo XX e si festeggiò l'avvento del «nuovo secolo» la notte fra il 31 dicembre del 1899 e il 1° gennaio del 1900.. Perché «20°» se queste cifre cominciano con un 79-? E così pure. è evidente che il secolo I dovrà includere anche l'anno 700. il XIX.. E quindi un anno 720 apparterrà al secolo II. (eventualmente. saluteremo il Terzo Millennio a mezzanotte e un minuto secondo del 1° gennaio del 2000. per es. 4 10 20. sono formule sintetìche di origine anglosassone con cui si intende il decennio 1930-1939. 1968. al secolo IV il 315. 3. E allora il secolo II comincerà col 707 e includerà il 200. gli anni Sessanta (anche: gli anni '30. Inoltre. un dato secolo. il 1860. in un dato contesto.. se per fare un secolo occorrono cento anni. . anche di un secolo precedente). per es. Con un anno di anticipo. se vogliamo essere esatti. e così via. del secolo ventesimo. il 350. I secoli 1915. Il primo anno dell'era cristiana è l'anno 1. Noi. 1945. gli anni '60). 1989 sono date del nostro secolo. per es.. un anno 250 al III. ecc. perché appartengono. Questo inoppugnabile ragionamento non ha mai impedito agli uomini di pensare. .. il 380 e al secolo XIX il 1812. che apre il secolo I. il decennio 79601969. il secolo XIX dal 7807 al 7900.— gli anni Trenta. e inoltre chiarire che non è esistito un «anno zero». va dall'anno 1801 all'anno 1900 compreso? Per spiegare queste apparenti incongruenze basta rifarsi all'inizio della nostra èra. il secolo III andrà dal 207 al 300. Al secolo I apparterranno dunque ancora gli anni 2. a Dio piacendo.

ecc. «parola»: la parola per eccellenza. am-a am-iamo am-i. am-o ci diee che sono ornato 140 . Il verbo: caratteristiche generali 1. detta coniugazione. è molto più ricca di quella delle altre parti variabili del discorso. ma il sostantivo è un costituente altrettanto essenziale dell'enunciato.16. in una parola un «processo» collocato nella dimensione temporale. am-avo. am-ai. Questa ricchezza di forme dipende dalla quantità di informazioni che ciascuna forma (o voce) verbale trasmette. DEFINIZIONE E TRATTI FONDAMENTALI DEFINIZIONE Abbiamo già definito il verbo. confrontandolo col sostantivo (vedi capitolo 6. ecc. § 3). uno stato o modo di essere. Il termine deriva dal latino verbum. la voce verbale in opposizione a la persona è la prima la persona è singolare il modo è l'indicativo il tempo è il presente la diàtesi e attiva am-i. «opponendosi» alle altre. RICCHEZZA DELLA CONIUGAZIONE La flessione del verbo. am-erei. Per esempio. come la parte del discorso che esprime un'azione fatta o subita.

. essa) ama. 3a pers. è intessuta di azioni e di sentimenti.. Ora i verbi sono quattro e l'idea balza evidente. peraltro. il modo. insieme col sostantivo) della frase. La nostra vita è qualcosa di dinamico. è la parola per eccellenza. sempre un po' carichi di affettività. Le considereremo brevemente una per una in questo paragrafo e nei seguenti. uoi. o scrive un articolista: Legittimo auspicio pressoché della totalità dei cittadini è una perequazione per legge dei carichi tributari in proporzione all'effettivo reddito individuale. egli. Per il resto il messaggio è affidato esclusivamente a sostantivi. la diàtesi. che significa «parola».coniugazione attiva e tutta la passiva. (tu) amasti. § 3). (noi) amommo. ha dato al suo pensiero quella forma artificiosa per mascherarne la banalità. che trovano in primo luogo proprio nei verbi lo strumento appropriato di espressione. tu. o con una terza persona (o cosa): e sono quindi tre nel singolare (la pers. io. che coprono la metà della nel capitolo 6. 141 . esse). deriva dal latino verbum. Come si è già rilevato (vedi capitolo 12. come i pronomi personali. e a privilegiare i sostantivi. perché la terminazione la caratterizza inconfondibilmente: (io) amo. LE PERSONE DEL VERBO Come abbiamo visto analizzando il contenuto informativo di una singola voce verbale (am-o) in opposizione a tutte le altre nel quadro del «sistema verbale». Questa. la «copula» è. sì. no. avverbi. (io) amai. a am-. In questa frase compare una sola forma verbale. essa) e tre nel plurale (noi. (tu) ami. ma soprattutto ha cercato di contraffare la prosa scientifica. (noi) amiamo. § 4 e abbiamo visto come sia con. Certo è un'idea semplice. il tempo. come si è visto. ecc. si dicono veniente chiamare in ogni caso terminazione composte (o analitiche). am-i) oppu. 2a pers. 1) l'aggiunta al tema verbale (per es. La varietà delle forme è ottenuta per mezzo di -i.(da amare: amato) e le forme di uno dei due verbi re di suffissi flessionali e desinenze (am-av-o. sono amato. la forma verbale è di per sé sufficiente a individuare senza possibilità di equivoco la persona. ogni volta che è possibile. (egli. ausiliari. essi. ecc. il cardine (in genere. L'oratore voleva dire (e certo il concetto gli si è formato in testa così): Quasi tutti i cittadini chiedono leggi che facciano pagare le tasse in base a quanto uno guadagna davvero. ecc. FORME VERBALI «SEMPLICI» E «COMPOSTE» LINGUA VIVA II verbo nella frase «Verbo». Ma il discorso quotidiano. essere o avere: ho amato. 2. In realtà possiamo però osservare che nella lingua contemporanea il verbo tende a perdere il suo ruolo privilegiato.). am-av-i): abbiamo già studiato questo meccanismo Queste voci verbali. o l'articolista.. aggettivi. da 2) La composizione mediante il participio passato amare) di desinenze personali (am-o. -OTO. sono in relazione con chi parla. Le persone del verbo. essa) amò.sola si Queste voci verbali costituite di una parola dicono semplici (oppure sindue diversi procedimenti: tetiche o organiche). è pienamente legittimata a trascurare la varietà dei verbi.tutto il segmento che viene aggiunto al tema (-o. si stabilirà il rapporto espresso dal segno = (vale a dire dalla «copula» è). il verbo è variabile in rapporto alle seguenti categorie grammaticali: la persona. o con chi ascolta. Forse l'oratore. -avi. (egli. tra i quali. cioè dei termini esattamente definiti. ma non per questo meno giusta. Dice per esempio un oratore.

e modi e tempi verbali si intrecciano nel sistema qui di seguito schematizzato. Non puoi fare tardi. che io amassi. il passato (io amai). gerundio. muta secondo la persona. impiegato in un modo finito. che io (tu) avessi amato. Insomma. l'espressione infittitivi significa «non definiti» in rapporto alla persona. Farai tardi. quelle «finite». Infatti i modi infinitivi funzionano nella frase anche come «nomi». L'infinito. amando. cosicché l'imperativo ha un tempo solo. condizionale. Inoltre la lingua può esprimere per mezzo del tempo verbale anche un rapporto tra due diversi momenti. Sono sette e si distribuiscono in due gruppi nettamente distinti: • modi finiti: indicativo. Analogamente. Per ora ci limitiamo a questa succinta definizione dei modi finiti: • indicativo modo della realtà obiettiva: Voi mi amate • congiuntivo modo della soggettività: Spero che mi amiate • condizionale modo dell'azione subordinata a una condizione: Mi amereste. ciò che verrà. imperativo. in un modo infinitivo. il presente (io amo). D'altra parte il comando diretto non può attuarsi che nel presente. Nell'espressione «modi finiti» l'attributo finiti deve essere inteso nel senso di «definiti» in rapporto alla persona: (io) amo. il participio e il gerundio si dicono anche nomi verbali o forme nominali del verbo. come vedremo subito. se mi conosceste • imperativo modo del comando: Amatemi! che io ami. «in assoluto». che tu amassi. e cioè un tempo «relativo» (curò amato è distinto da amerò). Non posso fare tardi. Solo nei tempi del congiuntivo tre oppure due voci verbali coincidono formalmente: CARATTERIZZAZIONE DEI MODI FINITI Approfondiremo il valore di tutti i singoli modi più avanti. L'espressione della persona è propria delle forme verbali più numerose e più tipiche. participio. (tu) ami. essa) ama. • modi infinitivi: infinito. ciò che precede. QUADRO COMPLESSIVO DEI MODI E DEI TEMPI Nella prima serie di frasi il verbo fare. il futuro (io amerò). E così via. Di queste distinzioni ci occuperemo più avanti (vedi capitolo 22). privi dell'indicazione della persona: amare. Quanto si è detto qui basti a spiegare perché l'indicativo si articola in più di tre tempi e così pure il congiuntivo (sebbene sia privo del futuro). come pure l'«aspetto» dell'azione (amavo è distinto da amai). E l'asse temporale è tripartito: c'è il momento attuale. il punto dell'asse temporale in cui si attua il processo espresso dal verbo. resta invariato. Non può fare tardi. I MODI E I TEMPI VERBALI MODI «FINITI» E «INFINITIVI» I modi verbali esprimono una modalità generale del processo verbale. congiuntivo. Farà tardi. che egli ami. egli) abbia amato. nella seconda serie lo stesso verbo. ecc. Farò tardi. (egli. 142 . 3. che io (tu. amato. cioè come sostantivi o come aggettivi (vedi capitolo 23)...O 05 03 In tal modo l'uso del pronome diventa facoltativo e viene limitato agli enunciati in cui la persona deve ricevere un particolare rilievo. La differenza balza evidente se confrontiamo le frasi: I TEMPI VERBALI Col tempo si individua anzitutto. che tu ami. ciascun modo ha un determinato numero di tempi.

rappresenta una terza diàtesi. mentre il verbo assume la diàtesi passiva: 11 cacciatore insegue La preda Dagli esempi dati nel quadro risulta anche quali. • intransitivo: quando il processo verbale è in sé compiuto. vi. che. Io diffido di tutti. si in quella che. mi bagno. le diàtesi (di un verbo transitivo) sono due: attiva e passiuo. II cacciatore insegue la preda. cioè passa. ma conviene valersi di un termine più specifico: diàtesi (da una parola greca che vale «disposizione»). la preda è inseguita dal cacciatore Da tutto ciò emerge chiaramente che possono coniugarsi al passivo soltanto i verbi transitivi. Ma le forme dell'attivo possono venire impiegate. sono le voci verbali «semplici» e quali le «composte». in quanto sono i soli a poter avere un oggetto. mi lagno (vedi capitolo 20. ci. ma subisce l'azione) e del soggetto un complemento (di agente o causa efficiente). nell'attivo. ti. dal verbo transitivo e dal complemento oggetto può essere trasformata capovolgendo il rapporto tra i suoi elementi sintattici fondamentali. LA DIÀTESI RIFLESSIVA Sotto l'aspetto della forma. VERBI TRANSITIVI E INTRANSITIVI . capovolta la frase. e cioè facendo dell'oggetto il soggetto (un soggetto che non compie. 143 4. ma va sinteticamente chiarito già ora. oppure viene determinato da un complemento indiretto. il riflesL'attivo (io orno) e il passivo (io sono amato) sivo: mi lavo. o «coniugazione». diviene il soggetto. Un verbo può essere transitivo o intransitivo: • transitivo: quando l'azione «transita». Io corro nello stadio. vengono designati anche con i termini «genere» § 1). § 2).o «forma» verbale. LA DIÀTESI (L'ATTIVO E IL PASSIVO). La frase costituita dal soggetto. in unione con le partìcelle mi. di norma introdotto da una preposizione: 10 corro. si esercita su un complemento diretto (oggetto). non introdotto da preposizione: Io amo la vita. VERBI TRANSITIVI E INTRANSITIVI L'esistenza o meno in un verbo di due diàtesi attiva e passino — dipende da un fatto d'ordine sintattico che approfondiremo in seguito (vedi capitolo 28. sotto l'aspetto della funzione e del signiATTIVO E PASSIVO ficato.

Essi costituiscono un fenomeno linguistico di così ampia portata. al tempo e alla diàtesi) non si sviluppa in base a un modello unico.O M OS 5. cambia la vocale precedente. ma a tre. -i-. scelto tra quelli più comuni e formalmente più chiari (in questo volume amare per la I. sentire e finire per la III). Al paradigma. o «modello di coniugazione». -e-. detta «vocale tematica»: -a-. esiste dunque un numero considerevole di verbi irregolari. LE TRE CONIUGAZIONI. 144 . L'appartenenza di un verbo a una determinata coniugazione si ricava dalla terminazione dell'infinito: La differenza fra le tre coniugazioni risulta evidente quando osserviamo che. L'italiano presenta cioè tre distinte coniugazioni. La vocale tematica distintiva compare in molte (non in tutte!) le forme di ciascuna coniugazione e determina una buona parte delle differenze tra una coniugazione e l'altra. si propone un verbo modello. VERBI REGOLARI E IRREGOLARI TRE CONIUGAZIONI PERCHÉ TRE CONIUGAZIONI LA VOCALE TEMATICA La coniugazione (vale a dire il complesso delle voci verbali che variano in rapporto alla persona. offerto da questi verbi si conformano tutti gli altri della I coniugazione tranne 4. che lo tratteremo a parte (vedi capitolo 21). mentre le terminazioni degli infiniti hanno tutte in comune la desinenza -re. Accanto ai regolari. per ciascuna delle tre coniugazioni. temere per la II. Per esempio: I coniugazione (in -a-): am-a-te tem-e-te am-a-vo tem-e-vo am-a-i tem-e-i am-a-ssi tem-e-ssi II coniugazione (in -e-): III coniugazione (in -i-): -are: I coniugazione o coniugazione m -a-: esempi I ara-are lod-are and-are lem-ère cèd-ere ved-ére sent-i-te sent-i-vo sent-i-i sent-i-ssi VERBI REGOLARI E IRREGOLARI -ere: II coniugazione o coniugazione m -e-: -ire: III coniugazione o coniugazione in -i-: sent-ire fin-ire ven-ire Nelle grammatiche. che cioè presentano poche o molte divergenze rispetto ai paradigmi base. tutti meno una ventina della III e soltanto un gruppo nettamente minoritario di verbi della II. al modo.

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di tutti i verbi. il trovarsi: Dio è. C'è una novità. Inoltre assolve la funzione di «copula». ESSERE E AVERE FUNZIONE DEGLI AUSILIARI Essere e avere sono i due verbi ausiliari che hanno la funzione di cooperare (in latino auxilior = «io aiuto») con i participi passati alla formazione delle voci composte. non ricollegabile a nessuna delle tre coniugazioni. prima che degli altri verbi. 147 . «tenere»: Ho un gatto. II babbo era in casa. degli ausiliari e della loro coniugazione proprio perché essi entrano nella formazione di una larga parte dei tempi di tutti gli altri verbi. è privo del passivo. Ci occupiamo. l'esserci. intransitivo. Avere è propriamente un verbo della II coniugazione. è il verbo che indica l'esistenza. e precisamente: • essere. in io ho amato. § 4). I verbi ausiliari ESSERE E AVERE COME AUSILIARI 1. Per esempio. SIGNIFICATO AUTONOMO Come ausiliari. cioè di elemento verbale di unione nel predicato nominale: II sole è un astro (vedi capitolo 26. Gli ausiliari possiedono anche ciascuno un proprio significato autonomo. la voce ho di avere ha un valore analogo a quello della terminazione -ai nel passato remoto io amai. * avere. tuttavia presenta moltissime anomalie rispetto al paradigma dì questa e inoltre. essere e avere perdono il loro valore intrinseco e diventano «strumenti grammaticali». Ho in pugno la situazione. CONIUGAZIONE DEGLI AUSILIARI II verbo essere ha una flessione sua propria. passato prossimo di amare. 2. associati al participio passato. unico fra tutti i verbi transitivi. attive e passive. significa «possedere». transitivo.17.

esse) sarò sarai sarà saremo sarete saranno avrò avrai avrà avremo avrete avranno CONGIUNTIVO Presente che io che tu che egli. essa) (noi) (voi) (essi.essere avere INDICATIVO Presente (io) (tu) (egli. essa) (noi) (voi) (essi. esse) sia sia sia siamo siate siano abbia abbia abbia abbiamo abbiate abbiano 148 . essa) (noi) (voi) (essi. ebbero Futuro (semplice) (io) (tu) (egli. esse) fui fosti fu fummo foste furono ebbi avesti ebbe avemmo aveste . esse) ero eri era eravamo eravate èrano avevo avevi aveva avevamo avevate avevano Passato remoto (io) (tu) (egli. essa che (noi) che (voi) che (essi. esse) sono sei è siamo siete sono ho hai ha abbiamo avete hanno Imperfetto (io) (tu) (egli. essa) (noi) (voi) (essi.

essa) (noi) (voi) (essi. essa) (noi) (voi) (essi. essa (noi) (voi) (essi. esse) sarò sarai sarà saremo sarete saranno stato stato stato stati stati stati (-a) (-a) (-a) (-e) (-e) (-e) avrò avrai avrà avremo avrete avranno avuto avuto avuto avuto avuto avuto Passato che che che che che che io tu egli.essere Passato prossimo avere (io) (tu) (egli. esse) fui fosti fu fummo foste furono stato stato stato stati stati stati (-a) (-a) (-a) (-e) (-e) (-e) ebbi avesti ebbe avemmo aveste ebbero avuto avuto avuto avuto avuto avuto Futuro anteriore (io) (tu) (egli. esse) ero eri era stato stato stato eravamo stati eravate stati erano stati (-a) (-a) (-a) (-e) (-e) (-e) avevo avevi aveva avevamo avevate avevano avuto avuto avuto avuto avuto avuto Trapassato remoto (io) (tu) (egli. essa) (noi) (voi) (essi. essa) (noi) (voi) (essi. esse) sia sia sia siamo siate siano stato stato stato stati stati stati (-a) (-a) (-a) (-e) (-e) (-e) abbia abbia abbia abbiamo abbiate abbiano avuto avuto avuto avuto avuto avuto 149 . esse) sono sei è siamo siete sono stato stato stato stati stati stati (-a) (-a) (-a) (-e) (-e) (-e) ho hai ha avuto avuto avuto abbiamo avuto avete avuto avuto hanno Trapassato prossimo (io) (tu) (egli.

essente) avente Passato stato avuto Nel consultare i «paradigmi» delle coniugazioni tenete presente che: • i pronomi personali sono posti tra parentesi perché di norma non sono necessari per individuare una voce verbale. p. ecc. • dopo il participio — per es.) plur. ma una voce del congiuntivo non è necessariamente preceduta da che. 150 . p. p. (-e) = state. essa) che (noi) che (voi) che (essi. li trovate però fuori parentesi in alcune forme del congiuntivo. al pronome e alla forma verbale.essere CONGIUNTIVO (segue) Imperfetto che io che tu che (egli. esse) sarei saresti sarebbe saremmo sareste sarebbero avrei avresti avrebbe avremmo avreste avrebbero IMPERATIVO (2a (3a (la (2° (3a p.) sing. in sono stato. sing. esse) avere fossi fossi fosse fossimo foste fossero avessi avessi avesse avessimo aveste avessero CONDIZIONALE Presente (io) (tu) (egli.) plur. • il participio presente di essere è riportato tra parentesi perché è di uso raro.) plur. p. potete trovare tra parentesi la forma abbreviata del femminile: (-a) = siate. uguali tra loro. essa) (noi) (voi) (essi. è premessa la congiunzione che: essa serve a caratte- rizzare meglio le voci di questo modo verbale.) sii sia siamo siate siano abbi abbia abbiamo abbiate abbiano P \RTICIPIO Presen te (ente. • nel congiuntivo.

sono schematizzate nella tabella a pagina seguente. esse) GERUNDIO sarei saresti sarebbe saremmo sareste sarebbero Presente stato stato stato stati stati stati (-a) (-a) (-a) (-e) (-e) (-e) avrei avresti avrebbe avremmo avreste avrebbero avuto avuto avuto avuto avuto avuto essendo Passato essendo stato avendo avendo avuto INFINITO Presente essere Passato essere stato avere avuto avere 3. 151 .essere Trapassato avere che che che che che che io tu (egli. essa) (noi) (voi) (essi. essa) (noi) (voi) (essi. in unione col participio passato di essi. USO DEGLI AUSILIARI QUADRO DEGLI USI FONDAMENTALI Le funzioni svolte dai due verbi ausiliari nella formazione dei tempi composti degli altri verbi. esse) fossi fossi fosse fossimo foste fossero stato stato stato stati stati stati (-a) (•a) (-a) (-e) (-e) (-e) avessi avessi avesse avessimo aveste avessero avuto avuto avuto avuto avuto avuto Passato (io) (tu) (egli.

altri ora con l'uno. Invece tra i verbi in- essere.(Per i verbi di forma riflessiva — che vogliono transitivi (privi del passivo) alcuni formano i tempi composti dell'attivo con avere. essere il passivo. Non esistono regole semplici e sicure per stabilire la scelta dell'ausiliare con i verbi transitivi e non di rado è necessario accertare l'uso sul vocabolario. L'AUSILIARE CON GLI INTRANSITIVI La situazione è netta e chiara per i verbi transitivi: avere serve a formare i tempi composti dell'attivo. altri con sempre essere — vedi capitolo 20). ora con l'altro. Quelle che seguono sono alcune indicazioni pratiche di massima: 152 .

per tutti i verbi intransitivi. che. 153 . non dimenticate il vocabolario. Quando avete dei dubbi nella scelta. vi fornisce la sua opinione.COME USARE IL VOCABOLARIO Per scegliere l'ausiliare L'impiego dell'ausiliare (essere o avere) con i verbi intransitivi non è sempre facile.

ha portato un dono ....... ecc. è arrivata .. cioè non concorda nel genere e nel numero col soggetto: (col verbo avere) (con un verbo transitivo) (con un verbo intransitivo) Luigi ha avuto freddo Maria ha avuto freddo Tutti hanno avuto freddo Tutte hanno avuto freddo . hanno sofferto . è rappresentato da un pronome personale àtono (mi. concordando nel genere e nel numero col soggetto: (col verbo essere) (con un verbo transitivo al passivo) (con un verbo intransitivo all'attivo) Luigi è stato male Maria è stata male Tutti sono stati male Tutte sono state male CONCORDANZA CON L'OGGETTO . troviamo ha portata una torta.ha sofferto ....) ed è facoltativa.. non è frequente. sono arrivati . si può verificare la concordanza con l'oggetto. Questa scelta...... ti.. ha portato dei dolci... hanno portato un dono . ha sofferto .. sono arrivate Quando l'ausiliare è avere e il verbo è transitivo. è lodato . ha portato delle paste. ma diventa sostanzialmente obbligatoria quando l'oggetto.. in linea generale. anziché Luigi ha portato una torta..4. sono lodati . lo.. Cioè... il participio varia.. quando l'oggetto è il relativo che: Luigi lo ha portato (il dono) Luigi la ha portata (la torta) Luigi li ha portati (i doni) Luigi le ha portate (le paste) II dono che Luigi ha portato La torta che Luigi ha portato I doni che Luigi ha portato Le paste che Luigi ha portato oppure: portata oppure: portati oppure: portate 154 . hanno sofferto Quando l'ausiliare è essere (e quindi nelle forme composte dell'attivo di una parte dei verbi intransitivi e nel passivo dei transitivi). sono lodate . LA CONCORDANZA DEL PARTICIPIO NELLE FORME COMPOSTE PO I paradigmi di essere e di avere ci offrono il modello del diverso comportamento del participio passato nelle forme composte di tutti i verbi a seconda dell'ausiliare impiegato. hanno portato un dono . è lodata ... ha portati dei dolci.. premesso. CONCORDANZA COL SOGGETTO: CON AVERE E CON ESSERE Quando l'ausiliare è avere (e quindi nelle forme composte dell'attivo di tutti i verbi transitivi e di parte degli intransitivi). il participio resta invariato.. ha portato un dono .. è arrivato . ma frequente. ha portate delle paste.

§ 4. Devo partire subito NOTE • L'ausiliare è avere quando l'infinito è essere o è Non posso fare di più. di regola. chiesto dal verbo all'infinito (a seconda dei casi. con i verbi servili.medicina. • Con i verbi «fraseologici» (sapere. Non sono potuto rimanere Ho voluto aiutarti. partire subito 155 . Non posso rimanere passivo: Ho voluto essere presente. Voglio il tuo bene).Son dovuto correre in farmacia a comprare una nire usati anche da soli. perato.l'enfasi cade sul verbo servile stesso: finire una particolare modalità del processo espresso da un altro verbo all'infinito. avere o essere): Ho dovuto dargli una spiegazione. ma quello ri. l'ausiliare è sempre.5. finito in funzione di oggetto: Devo dargli una spiegazione. ma anche: Ho dovuto correre. potere e volere sono detti ser.avere: Ha saputo curarti. L'AUSILIARE CON I VERBI «SERVILI» Non ho potuto fare di più. perché altrimenti ma il loro impiego più frequente si ha con un in.non sarei arrivato in tempo. è ammesso quando vili o «modali». Possono ve. che sono anch'essi seguiti dalè quello dei verbi transitivi (avere). Voglio venire con te. con un verbo all'infiniI tre verbi dovere. ecc. come transitivi (Ti deb.l'infinito. bo una cena.: Ora. l'ausiliare non vedi capitolo 34. L'uso dell'ausiliare avere. perché in genere servono a de. Ha saputo intervenire in tempo. Ha dovuto essere oVoglio aiutarti.to che richiederebbe essere. § 1). Non posso tutto. Sono voluto venire da te. preferire. Son dovuto Per venire e andare in funzione di ausiliari vedi capitolo 19.

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e due colonne per i tempi composti: la prima per i verbi modello che usano l'ausiliare avere (gli stessi ornare. temete. cipio. CONFRONTI TRA LE CONIUGAZIONI E ANALISI DELLE FORME La disposizione delle forme nei prospetti agevola il confronto fra le tre coniugazioni e consente di rilevare divergenze e parallelismi. nel prospetto dei paradigmi. Tuttavia. esiste una differenziazione. mentre il singolo verbo fornisce il proprio participio passato: ho amato . II coniugazione: temere... avere o essere (vedi capitolo 17. avete sentito .. nelle forme composte. LE TRE CONIUGAZIONI: PREMESSA AI PROSPETTI DELLE FORME Nei tempi composti la flessione in effetti è unica. sento . vedete alternarsi tre colonne (I coniugazione: amare.... A questo scopo è diretta anche la separazione di ogni forma in due segmenti: tema + terminazione. temo . am ero.. ho temuto ..: am o.. perché le forme che mutano sono soltanto quelle del verbo ausiliare.: am avo = am av o.. sono diverse tra loro solo nei l'altro ausiliare. Per es. temere. 157 .. Per es. ecc. III coniugazione: sentire) per i tempi semplici. 1. ma dal diverso ausiliare impiegato. am avo. La coniugazione attiva Perciò. § 3). All'interno delle terminazioni più complesse sarà poi facile procedere a distinguere: tema + suffisso fissionale + desinenza personale. sentite . ma anche nelle differenze che tempi semplici: ciò comporta sulla concordanza o meno del partiamo . avete amato. partire).18. avete temuto... amate. sentire) FORME SEMPLICI E FORME COMPOSTE e la seconda per quelli che usano essere (con i modelli entrare.. cadere. di cui ora vedremo La diversità non sta solo nell'uso dell'uno o delle forme all'attivo. am ero = am er o. ho sentito . in modo uguale per le tre coniugazioni. Le tre coniugazioni regolari... dipendente non dall'appartenenza del verbo all'una o all'altra coniugazione.

essa) (noi) (voi) (essi. esse) Imperfetto am am am am am àm o i a iamo ate ano tem tem tem tem tem tem o i e iamo ete ono (io) (tu) (egli. esse) Passato remoto am am am am am am avo avi ava avamo avate àvano tem tem tem tem tem tem evo evi èva evamo evate évano sent sent sent sent sent sent ivo ivi iva ivamo ivate ivano (io) (tu) (egli. esse) Futuro (semplice) am am am am am am ai asti o amino aste àrono tem tem tem tem tem tem éi -ètti esti è -ètte emmo este érono -èttero sent 11 sent isti sent i sent immo sent iste sent irono (io) (tu) (egli. essa) (noi) (voi) (essi.2. sent sent sent sent sent sent o fin i fin e fin iamo fin ite fin ono fin isco isci isce iamo ite ìscono (io) (tu) (egli. CONIUGAZIONE ATTIVA DEI VERBI REGOLARI I INDICATIVO Presente II . essa) (noi) (voi) (essi. esse) am ero am erai am era am eremo am erete am eranno tem tem tem tem tem tem ero erai era eremo erete eranno sent sent sent sent sent sent irò irai irà iremo irete iranno 158 . essa) (noi) (voi) (essi.

essa) (noi) (voi) (essi. essa) (noi) (voi) (essi. esse) ebbi avesti ebbe avemmo aveste ebbero amato amato amato amato amato amato temuto temuto temuto temuto temuto temuto sentito sentito sentito sentito sentito sentito fui fosti fu fummo foste furono entrato entrato entrato entrati entrati entrati -a -a -a -e -e -e caduto caduto caduto caduti caduti caduti -a -a -a -e -e -e partito partito partito partiti partiti partiti -a -a -a -e -e -e Futuro anteriore (io) (tu) (egli. esse) ho hai ha abbiamo avete hanno amato amato amato amato amato amato temuto temuto temuto temuto temuto temuto sentito sentito sentito sentito sentito sentito sono sei è siamo siete sono entrato entrato entrato entrati entrati entrati -a -a -a -e -e -e caduto caduto caduto caduti caduti caduti -a -a -a -e -e -e partito partito partito partiti partiti partiti -a -a -a -e -e -e Trapassato prossimo (io) (tu) (egli.Verbi transitivi I II HI Verbi intransitivi I II III Passato prossimo (io) (tu) (egli. essa) (noi) (voi) (essi. esse) avrò avrai avrà avremo avrete avranno amato amato amato amato amato amato temuto temuto temuto temuto temuto temuto sentito sentito sentito sentito sentito sentito sarò sarai sarà saremo sarete saranno entrato entrato entrato entrati entrati entrati -a -a •a -e -e -e caduto caduto caduto caduti caduti caduti -a -a -a -e -e -e partito -a partito -a partito -a partiti -e partiti -e partiti -e 159 . essa) (noi) (voi) (essi. esse) avevo avevi aveva avevamo avevate avevano amato amato amato amato amato amato temuto temuto temuto temuto temuto temuto sentito sentito sentito sentito sentito sentito ero eri era eravamo eravate èrano entrato entrato entrato entrati entrati entrati -a -a -a -e -e -e caduto caduto caduto caduti caduti caduti -a -a -a -e -e -e partito partito partito partiti partiti partiti -a -a -a -e -e -e Trapassato remoto (io) (tu) (egli.

esse) am am am am am àm i i i iamo iate ino tem tem tem tem tem tem a a a iamo iate ano sent sent sent sent sent sent a a a iamo iate ano fin fin fin fin fin fin isca isca isca iamo iate ìscano am am am am am am assi assi asse àssimo aste àssero tem tem tem tem tem tem essi essi esse éssimo este ossero sent sent sent sent sent sent issi issi isse ìssimo iste isserò CONDIZIONALE Presente (io) (tu) (egli.) sing. p.) plur. p. esse) Imperfetto che io che tu ' che (egli.) plur. essa) che (noi) che (voi) che (essi. essa) (noi) (voi) (essi.I II III i a z 0 O o H jf i" i" g c 5' (0 che egli. essa che (noi) che (voi) che (essi. p.) plur. esse) am am am am am am erei eresti erebbe eremmo ereste erèbbero tem tem tem tem tem tem erei eresti erebbe eremmo ereste erèbbero sent sent sent sent sent sent irei iresti irebbe iremmo ireste irebbero IMPERATIVO (2a (3a (1° (2a (3a p. p.) am am am am àm a i iamo ate ino tem tem tem tem tem i a iamo ete ano sent sent sent sent sent i fin a fin iamo fin ite fin ano fin isci isca iamo ite ìscano PARTICIPIO Presente am ante Passato am ato tem uto tem ente sent ente sent ito 160 . sing.

-e am re Passato avere amato tem ere sent ire temuto sentito essere entrato -a ceduto -a partito -a -i. esse) avessero amato amato amato amato amato amato. esse) avrei avresti avrebbe avremmo avreste avrebbero amato amato amato amato amato amato temuto temuto temuto temuto temuto temuto sentito sentito sentito sentito sentito sentito sarei saresti sarebbe saremmo sareste sarebbero entrato entrato entrato entrati entrati entrati -a caduto -a partito -a -a caduto -a partito -a -a caduto -a partito -a -e caduti -e partiti -e -e caduti -e partiti -e -e caduti -e partiti -e GERUNDIO Presente am ando tem endo sent endo Passato avendo amato temuto sentito essendo entrato -a ceduto -a partito -a -i. -e -i. essa che (noi) che (voi) che (essi. -e 161 . esse) Trapassato abbia abbia abbia abbiamo abbiate abbiano amato amato amato amato amato amato temuto temuto temuto temuto temuto temuto sentito sentito sentito sentito sentito sentito sia sia sia siamo siate siano entrato entrato entrato entrati entrati entrati -a -a -a -e -e -e caduto caduto caduto caduti caduti caduti -a -a -a -e -e -e partito partito partito partiti partiti partiti •a -a -a -e -e -e che io avessi che tu avessi che (egli. -e -i. essa) (noi) (voi) (essi.Verbi transitivi Ve rbi intransitivi I II III I II III Passato che io che tu che egli. -e INFINITO Presente -i. -e -i. temuto temuto temuto temuto temuto temuto sentito sentito sentito sentito sentito sentito fossi fossi fosse fossimo foste fossero entrato entrato entrato entrati entrati entrati -a caduto -a partito -a -a caduto -a partito -a -a caduto -a partito -a -e caduti -e partiti -e -e caduti -e partiti -e -e caduti -e partiti -e Passato (io) (tu) (egli. essa) avesse che (noi) avessimo aveste che (voi) che (essi.

che io. temete. temuto. sentito. la 2" singolare dell'imperativo. tema. 4. senti. 2a. sentito) dei verbi transitivi è. tutte le persone dell'indicativo e del congiuntivo presenti. sia da altri fenomeni. PARTICOLARITÀ DELLA I CONIUGAZIONE REGOLARE 162 . temessi. la la. che pure non ammettono il passivo. OSSERVAZIONI COMUNI ALLE TRE CONIUGAZIONI • Come si è già rilevato (vedi capitolo 16. che io. Le altre persone si identificano con le corrispondenti persone del congiuntivo presente. con qualsiasi verbo. tu avessi amato. nel suo significato originario. caduto. singolare e plurale: • Le forme a cui si deve prestare maggiore attenzione. una forma passiva (amato = che è amato). egli ami. dipendenti sia dalla terminazione del tema. 2a e 3a persona singolare e nel congiuntivo imperfetto e trapassato la la e la 2a persona singolare: • II participio passato (amato. ama.3. per formare anche tempi dell'attivo. temuto. tu. amate. che io. 3a singolare e 3a plurale del congiuntivo presente. senta'. nel congiuntivo presente e passato hanno forma unica la la. tu amassi. partito). sentite. sentito. • L'imperativo (il quale logicamente non ha una la persona singolare) possiede forme propriamente autonome solo per la 2a persona. che io. temuto. ma lo formano anche i verbi intransitivi (entrato. § 2). Viene quindi riportato nei paradigmi dell'attivo. tu. nel confronto tra una coniugazione e l'altra sono: la 3" persona plurale dell'indicativo presente. all'interno della stessa coniugazione. egli abbia amato. e. ed inoltre esso serve. sentissi. temi. Passiamo ora alle particolarità delle singole coniugazioni regolari.

. vedé- 5. crédere. temere. tacére.quando nella coniugazione l'accento si sposta. e i verbi della II coniugazione si dividono perciò in piani e sdruccioli: DUE TIPI DI FORME NEL PASSATO REMOTO Per tre persone del passato remoto c'è scelta 163 . sonate. Quindi: suòno. ma: soniamo. però. dovére. La vocale tematica -e. ecc. frèmere. rìdere. véndere. suonano. pùngere.. strìngere. nella la pers. suòni. ecc. godere. cadére. l'uso corrente tende a distinguere tra verbo e verbo e a uniformare la coniugazione (cioè o usiamo sempre il dittongo o non lo usiamo mai): Rilevate che con nuotare e vuotare si ottiene la distinzione da notare ( = osservare) e votare ( — esprimere il voto). ecc. dell'indicativo presente. ecc.dell'infinito può essere accentata o non accentata. sonavo. sapere. In realtà oggi. sonerò. hanno nella sillaba tonica il dittongo -uo-: io suono. PARTICOLARITÀ DELLA II CONIUGAZIONE REGOLARE INFINITI PIANI E SDRUCCIOLI re. suona. Secondo la regola. nàscere. questo dittongo (detto «mobile») passa a -o.IL DITTONGO MOBILE Alcuni verbi.

3a pers. vestire. battè. proibire. 3a pers. punire. quindi: da batt-ere: battei. che i verbi coniugati in tutto e per tutto regolarmente sul modello di temere sono una minoranza: battere. finire. divertire.: agire. costruire. avvertire.) e nell'imperativo (2a e 3a pers. servire. mentire. sing. tradire. VERBI IN -CERE. coprire. più in generale. come fiorire e chiarire). guarire. patire. finisci la maggioranza dei verbi della III con. poterono. ma parecchi di uso comune: aprire. fuggire. come: aborrire. sentire. ubbidire.sono dette incoative perché traggono origine da verbi latini incoativi ( = indicanti l'azione incipiente). preferire. gemere. assorbire. e 3" plur. languire. -scere è regolare. ma riteniamo opportuno riportare il presente indicativo e congiuntivo di tre verbi modello: torcere torco torci torce torciamo torcete torcono torca torca torca torciamo torciate torcano si coniugano come sento. piangere piango pianga piangi pianga piange oianga piangiamo piangiamo piangete piangiate piangono piangano méscere mesco mesci mesce mesciamo mescete mescono mesca mesca mesca mesciamo mesciate mescano si coniuga come finisco. temei temè temerono temetti temette temettero 6. dormire. PARTICOLARITÀ DELLA III CONIUGAZIONE REGOLARE DUE SERIE DI FORME IN ALCUNI TEMPI La prima serie di forme è letteraria e meno usata. muggire. batterono da poi-ere: potei. e 3a plur. pulire. cedere. ripetere. pentirsi. premere. NOTA Si noti anche il participio mesciuto (e altri in -iuta nei verbi irregolari). pascere. senti non molti verbi. usano o alternano entrambe le forme alcuni verbi. favorire. tessere.. in italiano però non esiste alcuna differenza di significato tra forme del tipo sento e del tipo finisco. offrire. nutrire. unire (inoltre tutti quelli derivati da sostantivi e aggettivi. soffrire. vendere. impedire. sparire. subire.fra due tipi di forme: la pers. mescere. cucire. stridere. perire. rapire. sing. ricevere.inserito fra il tema e la desinenza: sent-o sent-i sent-e sènt-ono fin-isc-o fin-isc-i fin-isc-e fin-ìsc-ono [per gli altri tempi vedi il quadro del paradigma] La coniugazione dei verbi in -cere. convenire. fremere. mietere.) il paradigma della III coniugazione ha due serie di forme. -gere. Peraltro si tenga presente che moltissimi verbi della II coniugazione formano il passato remoto diversamente (vedi capitolo 21. potè. 3a pers. seguire. fornire. inghiottire. -GERE. per es. • Le forme con l'«infisso» -isc. capire. istruire. applaudire. ferire. 2a. -SCERE Nell'indicativo e congiuntivo presente (la. sing. § 1-4-5) e. una regolare ed una con -iso. sing. partire. bollire. fendere. Diventa però obbligatoria quando il tema del verbo finisce in -t. plur. e pochi altri. 164 .

incontri e. ci viene in aiuto in caso di dubbio — ancora una volta — il vocabolario. quale sia il suo timbro. T La terminazione del participio presente e -ente: aderente.(ag-isco. per macinare e adulare) possiamo trovarci nel dubbio. 165 . arrecare). ag-isci. fuggente. pregare. mentre alcuni lo formano con la terminazione da cuc'm'~ cucw' cucl> cuce' cuciamo' cucite> cuciono cucia cuclam cuciate -iente: dormiente. -GIRE Quasi tutti i verbi in -ciré. nutriente. aperto o chiuso. > ' > cùciano &mV™ col fonema palatale). del presente e in tutte le altre voci accentate sulla radice? Per i due verbi citati non abbiamo incertezze: io applico. e il dizionario fornisce quasi sempre questa indicazione. partente. vedere.oppure -o-. vedo. accenti. non essendo accentata. io arreco. fuggano (con alternanza fonema palatale/velare). ubbidiente. applicare. Se ci interessa pronunciare correttamente cerco. Ma in qualche caso (ad es. quando la vocale della radice è -e. g + a. VERBI IN -CIRÉ. fuggì. -gire hanno le forme con f S8'ire: fuggo. non ci rivela. bollente. Per es. ecc. piano. offro e ogni altra forma accentata sulla radice. dove va l'accento nella 1* pers. seguente.) e quindi non si verificanc . pronuncia L'infinito di un verbo della I e III coniugazione. fugga. fuggiate. o. § 2). e anche di un verbo piano della II. fugge. fuggiamo.PARTICIPIO PRESENTE . in cercare. ecc. sdrucciolo. di fatto non è mai usato. ecc. fuggono. Però il participio presente di molti Notate soltanto: verbi della III con. non ha un timbro caratterizzato1 (vedi capitolo 2. Dato poi un verbo che all'infinito sia formato di più di tre sillabe (per es.jsc. fuggite. da u COME USARE IL VOCABOLARIO Verbi. fuggiamo. . prego. offrire la vocale della prima sillaba.

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variabile nel genere e nel numero in concordanza col soggetto. sii benedetto. perché il comando in genere riguarda un'azione da fare. mentre il participio passato (amato) nel suo valore originario è sì passivo (ed è l'unica forma passiva non composta). 167 . Si osservi soltanto che: • l'imperativo passivo (di uso limitato. ecc. viene registrato nei paradigmi dell'attivo (vedi capitolo 18. ma. sarò stato amato. per il suo valore particolare e l'uso esteso anche a parte della coniugazione attiva. La coniugazione è naturalmente unica per tutti i verbi.19. PREMESSA AI PROSPETTI DELLE FORME Come si è detto. la 2a singolare: sii amato. i sono stato amato. Le forme risultano composte da tre elementi quando il tempo dell'ausiliare è già di per sé composto: Ad ogni tempo dell'attivo ne corrisponde uno al passivo. i verbi transitivi sono coniugati nel passivo mediante forme composte dall'ausiliare essere e dal participio passato. La coniugazione passiva 1. essere stato amato. le altre non sono che voci del congiuntivo presente. § 3). • non esiste un participio presente passivo («essente amato» è una forma puramente teorica). non da subire) ha una sola voce autonoma. sarei stato amato.

essa) (noi) (voi) (essi. esse) Imperfetto sono sei è siamo siete sono amato amato amato amati amati amati -a -a -a -e -e -e temuto temuto temuto temuti temuti temuti -a -a -a -e -e -e sentito sentito sentito sentiti sentiti sentiti -a -a -a -e -e -e (io) (tu) (egli. esse) Futuro (semplice) fui fosti fu fummo foste furono amato amato amato amati amati amati -a -a -a -e -e -e temuto temuto temuto temuti temuti temuti -a -a -a -e -e -e sentito sentito sentito sentiti sentiti sentiti -a -a -a -e -e -e ' (io) (tu) (egli.2. LE FORME DELLA CONIUGAZIONE PASSIVA I II III i INDICATIVO Presente (io) (tu) (egli. essa) (noi) (voi) (essi. esse) Passato remoto ero eri era eravamo eravate erano amato amato amato amati amati amati -a -a -a -e -e -e temuto temuto temuto temuti temuti temuti -a -a -a -e -e -e sentito sentito sentito sentiti sentiti sentiti -a -a -a -e -e -e (io) (tu) (egli. essa) (noi) (voi) (essi. essa) (noi) (voi) (essi. esse) sarò sarai sarà saremo sarete saranno amato amato amato amati amati amati -a -a -a -e -e -e temuto temuto temuto temuti temuti temuti -a -a -a -e -e -e sentito sentito sentito sentiti sentiti sentiti -a -a -a -e -e -e 168 .

essa) (noi) (voi) (essi. esse) sarò sarai sarà saremo sarete saranno stato stato stato stati stati stati -a -a -a -e -e -e amato amato amato amati amati amati -a -a -a -e -e -e temuto temuto temuto temuti temuti temuti -a -a -a -e -e -e sentito sentito sentito sentiti sentiti sentiti -a -a -a -e -e -e 169 . essa) (noi) (voi) (essi. essa) (noi) (voi) (essi. esse) Trapassato remoto ero eri era eravamo eravate erano stato -a stato -a stato -a stati -e stati -e stati -e amato amato amato amati amati amati -a -a -a -e -e -e temuto temuto temuto temuti temuti temuti -a -a -a -e -e -e sentito sentito sentito sentiti sentiti sentiti -a -a -a -e -e -e (io) (tu) (egli. esse) Trapassato prossimo sono sei è siamo siete sono stato -a stato -a stato -a stati -e stati -e stati -e amato amato amato amati amati amati -a -a -a -e -e -e temuto temuto temuto temuti temuti temuti -a -a -a -e -e -e sentito sentito sentito sentiti sentiti sentiti -a -a -a -e -e -e (io) (tu) (egli. essa) (noi) (voi) (essi.I Passato prossimo II III (io) (tu) (egli. esse) Futuro anteriore fui fosti fu fummo foste furono stato stato stato stati stati stati -a -a -a -e -e -e amato amato amato amati amati amati -a -a -a -e -e -e temuto -a temuto -a temuto -a temuti -e temuti -e temuti -e sentito sentito sentito sentiti sentiti sentiti -a -a -a -e -e -e (io) (tu) (egli.

p. sing.) sing.) plur. p.) plur.) plur. p. esse) fossi fossi fosse fossimo foste fossero amato amato amato amati amati amati -a -a -a -e -e -e temuto temuto temuto temuti temuti temuti -a -a -a -e -e -e sentito sentito sentito sentiti sentiti sentiti -a -a -a -e -e -e CONDIZIONALE Presente (io) (tu) (egli. esse) sarei saresti sarebbe saremmo sareste sarebbero amato amato amato amati amati amati -a -a -a -e -e -e temuto temuto temuto temuti temuti temuti -a -a -a -e -e -e sentito sentito sentito sentiti sentiti sentiti -a -a -a -e -e -e IMPERATIVO (2a (3a (la (2a (3a p. esse) sia sia sia siamo siate siano amato amato amato amati amati amati -a -a -a -e -e -e temuto temuto temuto temuti temuti temuti -a -a -a -e -e -e sentito sentito sentito sentiti sentiti sentiti -a -a -a -e -e -e Imperfetto che io che tu che (egli.I II m CONGIUNTIVO Presente che che che che che che io tu egli. essa (noi) (voi) (essi. essa) (noi) (voi) (essi.) sii sia siamo siate siano amato amato amati amati amati -a -a -e -e -e temuto temuto temuti temuti temuti -a -a -e -e -e sentito sentito sentiti sentiti sentiti -a -a -e -e -e PARTICIPIO Presente manca Passato registrato sotto la voce corrispondente dell'attivo 170 . p. essa) che (noi) che (voi) che (essi.

-i. esse) fossi fossi fosse fossimo foste fossero stato stato stato stati stati stati -a -a -a -e -e -e amato amato amato amati amati amati -a -a -a -e -e -e temuto temuto temuto temuti temuti temuti -a -a -a -e -e -e sentito sentito sentito sentiti sentiti sentiti -a -a -a -e -e -e Passato (io) (tu) (egli. -i. essa) (noi) (voi) (essi. -i.I II III Passato che io che tu che egli. -e 171 . -i. -e amato -a. -e sentito -a. -e Passato essendo stato -a. -e temuto -a. -e sentito -a. esse) sarei saresti sarebbe saremmo sareste sarebbero stato stato stato stati stati stati -a -a -a -e -e -e amato amato amato amati amati amati -a -a -a -e -e -e temuto temuto temuto temuti temuti temuti -a -a -a -e -e -e sentito sentito sentito sentiti sentiti sentiti -a -a -a -e -e -e GERUNDIO Presente essendo amato -a. -e sentito -a. -i. -e Passato essere stato -a. -i. -i. -e INFINITO Presente essere amato -a. -i. -e temuto -a. -i. -i. -e amato -a. -i. esse) sia sia sia siamo siate siano stato stato stato stati stati stati -a -a -a -e -e -e amato amato amato amati amati amati -a -a -a -e -e -e temuto temuto temuto temuti temuti temuti -a -a -a -e -e -e sentito sentito sentito sentiti sentiti sentiti -a -a -a -e -e -e Trapassato che io che tu che (egli. -e temuto -a. essa che (noi) che (voi) che (essi. essa) che (noi) che (voi) che (essi. -e sentito -a. -i. -i. -e temuto -a. -i.

PASSIVO E INDICAZIONE DELLO «STATO» Dalle voci passive del verbo (ausiliare essere + participio passato) vanno tenute distinte le espressioni in cui una voce del verbo essere. degli appunti personali. se seguirete le mie istruzioni. . dice la guida: «Entro un'ora raggiungeremo la vetta.»'? E così quando scriviamo una lettera.\ cosa Sl *ara determinato momento). con i suoi diversi valori sintattici (vedi capitolo 23 e 37). un diario. è stata chiusa per mesi. sarà chiusa. Ti amo. Passiamo ora a un diverso registro espressivo e sfogliamo la 172 . l'azione ha quasi sempre il suo ben individuato soggetto agente: io. ti bacio: quanti miliardi di volte saranno state pronunciate o scritte queste espressioni! Certo determinati contesti potranno richiedere anche in casi del genere il passivo. poco frequentemente. s'intende. tu. Giorgio. A deciAere del valore sarà — in genere senza possibili(stato) «Come difficile da aprire questa finestra!» «Sì. .3. il participio passato) il passivo è raro: effettuate la verifica su testi di poeti classici o di poeti del Novecento. Quando parliamo. se le mie istruzioni saranno seguite da voi. loro. Una comitiva procede verso la mèta. ti desidero. senza dubbio. r. di un'azione precedente (la porta fu chiusa in un <Passivo) "Sf 9che £acf f' D.. è seguita dal participio passato impiegato come aggettivo. è stata chiusa. Si vedano gli esempi offerti dal seguente schema: Nella seconda frase è chiusa significa si trova tà di equivoci — il contesto: chiusa: si indica cioè uno «stato» che è l'effetto . \ 0 . . la lingua d'uso non ricorre con frequenza al passivo. E nel linguaggio della poesia (a parte. in funzione di «copula» del predicato nominale. ecc.» LINGUA VIVA Usare molto o poco il passivo? A ogni forma attiva di un verbo transitivo corrisponde una forma passiva. ma.» Ve lo immaginate dire: «Entro un'ora la vetta sarà raggiunta. trattato?» «È stata chiusa una finestra al l m dl s m La stessa differenza si potrà avere in altri tempi: P« °P > con m certo fu chiusa.. che (in quanto aggettivo verbale per eccellenza) rappresenta un caso a sé ed è onnipresente. Qual è l'estensione di impiego della diàtesi passiva? A parte il caso del participio passato. Formalmente le due frasi sono identiche. ti aspetto.

.. e non vogliamo che vi scandalizziate. dunque. può indicare anche lo «stato»: la porta si trova chiusa). che io venissi amato. è stato smarrito). venivo amato. verrei cimato venire amato. della Costituzione. «/ signori viaggiatori sono invitati a portarsi sul marciapiede 5». la legge provvede a che siano assolti i loro compiti... L'uso è abbastanza esteso per ragioni di varietà va perduto. esso avanza e guadagna terreno nel parlato.. per parte vostra — nel dubbio — scegliete l'att/Vo! 4. Ma il peggio vi aspetta quando. Là dove vengono proclamati i princìpi fondamentali della vita democratica. «/ signori viaggiatori sono informati che il volo per Roma è stato soppresso». gli accertamenti sono regolati da leggi speciali. sembra offrire maggiori garanzie di precisione e di rigore. nel futuro anteriore. giudiziaria. dalla prosa. per formare il passivo.. «È severamente vietata la balneazione».. nella vita quotidiana. I VERBI VENIRE E ANDARE IN FUNZIONE DI AUSILIARI VENIRE In sostituzione di essere. cadete nelle immense paludi delle leggi. E così... L'Italia ripudia la guerra come strumento di offesa alla libertà degli altri popoli. amministrativa.. come si è visto. dei regolamenti. ecco spuntare e moltipllcarsi le forme passive: .. «// treno 666 è atteso con 30 minuti di ritardo». Dunque la prosa legislativa. Ma. La sostituzione di venire ad essere è ammessa solo nei tempi che all'attivo sono semplici (quindi non nel passato prossimo.nostra Costituzione. 173 ... dei decreti. Siete abituati a messaggi del genere. ecc. Solo. e suona inoltre più autorevole e più perentorio. a tratti ancora nobile. ma con aggiunta la notazione della necessità (= dover essere): Questa pagina va riscritta = Questa pagina deve essere riscritta. dalla lingua scritta. può fungere da ausiliare il verbo venire: (al fine di evitare ripetizioni di forme di essere) e di precisione: infatti la forma con venire indica inconfondibilmente il passivo (La porta viene chiusa) di fronte al potenzialmente ambiguo La porta è chiusa (che. Tutti i cittadini hanno pari dignità sociale. verrò cimato che io venga amato. Perché? Perché il passivo potenzia e garantisce l'impersonalità della comunicazione. è andato smarrito ( = è perduto.). venendo amato. è prescritto un esame di stato. Qui i passivi la fanno da padroni. Nella generalità dei casi andare + participio ha sì un valore passivo. burocratica in genere privilegia il passivo.. non è richiesto preavviso. sentiamo squillare le voci attive: La Repubblica riconosce e garantisce i diritti inviolabili dell'uomo. negli articoli più specificamente giuridici e precettivi. Si trova solo in espressioni come: vengo amato.. venni amato. ANDARE Molto più ristretto è l'impiego come ausiliare del verbo andare..

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come ausiliare. anziché esercitarsi su un oggetto esterno. LA FORMA RIFLESSIVA Ha sacrificato tempo e Si è sacrificato per la propria famiglia denaro RIFLESSIVI DIRETTI E INDIRETTI FORMAZIONE DEL RIFLESSIVO Con un verbo transitivo l'azione. Noi va l'auto.te. Egli si è procurato un motorino. Tu la. vi l'auto.. premesso alla voce verbale. Voi lavate l'au. Ma l'uso della forma riflessiva presenta un'estensione molto maggiore. vi. ti. Il verbo riflessivo può avere un proprio oggetto esterno. 175 . ci.Egli (essa) si lava. Chiamiamo forma riflessiva del verbo quella che impiega il pronome àtono personale o riflessivo. o posposto nei modi infinitivi e nell'imperativo (lavarsi. Tu ti lavi. smarrirsi. o diretti. Egli (essa) la. si non significano più «me stesso». Il riflessivo e l'impersonale 1. togliere il pronome. può «riflettersi» sul soggetto: si ha cioè identità fra soggetto e oggetto e per l'oggetto si usano nelle le e 2e persone i pronomi personali àtoni (mi. se mai.Tu ti sei guardato nelnorama lo specchio Quelli visti fin qui sono i riflessivi tipici. ti. Si confrontino le frasi: Io lavo l'auto. ma bensì «a me stesso». § 4-5). rallegrarsi. ci. come accontentarsi. Essi (esse) lavano no. lavatosi. RIFLESSIVI PRONOMINALI Abbiamo infine un buon numero di verbi. lo speciale pronome riflessivo si.20. di essere. nelle 3e persone. «te stesso». addormentarsi. l'auto. ecc. ecc.Io mi lavo. Esso presenta tuttavia certe caratteristiche proprie. ottenendo una frase di tono meno enfatico. Per esempio: Io mi lavo le mani. vi) con valore riflessivo e. Si confrontino ad esempio: Io mi sono lavato Io ho lavato l'auto Tu hai guardato il pa. rattristarsi. ecc. Tu ti compri un maglione. Il valore intensificante si trova anche con verbi intransitivi in locuzioni con la particella ne (Me ne sono andato via subito). spaventarsi. Talora il riflessivo indiretto assume un valore intensificante. «a te stesso». e allora i pronomi mi. in primo luogo l'uso costante. Voi vi laval'auto. Noi laviamo ci laviamo. che corrispondono esattamente alla definizione: l'azione si riflette sul soggetto. Il riflessivo non è propriamente una terza diàtesi (in aggiunta all'attivo e al passivo). perché quelle che usiamo sono le voci dell'attivo. Nella frase Io mi mangio un pollo intero non potremmo sostituire mi con «a me stesso». ingannarsi. potremmo. addolorarsi. annoiarsi. Essi (esse) si lavaIn questi casi il riflessivo viene chiamato indito. lavati: vedi capitolo 12. retto (o «apparente»).

crcpare e crcparsi. In tutte queste frasi potremmo sostituire alla particella si un pronome indefinito. sia plurale — serve annon è: io (soggetto) accontento me stesso (ogget. lagnarsi. con qualsiasi verbo (transitivo o intransitivo) e nella sola 3a persona singolare (si + singolare). di là. vergognarsi. e non di rado è preferita nell'uso al riflessiva. ma sentire. di là. ecc. fra loro (non fra sé!).= Fu presa una grave deche i termini «assoluti». astenersi. anziché l'azione riflessa. nel riflessivo le forme verbali sono quelle dell'attivo.Si vendono libri a metà = Sono venduti libri a de più alcun verbo transitivo (o questo è di uso prezzo metà prezzo. perché. o da altri pronomi (Si a. adirarsi. Uno vede bene. IL SI «PASSIVANTE» addolorare. mi trovo. Qui la gente spende troppo. e quindi i riflessivi della I coniugazione seguono il paradigma di cimare. Per esempio: detto «passivante» (= che rende passivo il vaaccorgersi.). Si lodano liare (sempre essere) e la forma assunta dall'imperativo e dalle voci dei modi infinitivi. Si parte alle sette. Si vede bene. 176 . essi sono infatti impiegati esclusivaIn questa funzione il pronome riflessivo si viene mente nella forma riflessiva. IL SI IMPERSONALE (O INDETERMINATO) NOTA • Ad alcuni transitivi attivi corrisponde un riflessivo pronominale di significato pressoché uguale: dimenticare e dimenticarsi.passiva. «mediali»). o un pronome personale. CONIUGAZIONE DEL RIFLESSIVO Come si è già detto. La forma riflessiva viene ad equivalere a tento. l'uso dell'ausiCi lodiamo fra noi. quelli della II di temere. in sintesi. Noi partiamo alle sette. ecc.che.Tuttavia conviene esaminare. impadronirsi. Il si ha quindi la funzione di un soggetto indeterminato. 3. PARTICOLARITÀ DELLA FORMA RIFLESSIVA ESPRESSIONE DELLA RECIPROCITÀ Con i pronomi àtoni plurali (ci. pentirsi. ingegnarsi. cisione cisione A parecchi riflessivi pronominali non corrispon. ammalarsi. ma con valore intransitivo — riflessivi passivo stesso: pronominali. sposare e sposarsi. a caratterizzarli. ecc. è essenzialmente la presenza del pronome (si usano an. o mediante la preposizione fra: levare la posizione del pronome. si) la forma riflessiva del verbo può esprimere. oppure anche un sostantivo di significato generico: Così alcuni raccontano.Si prese una grave de. 2. ma non corrispondono più alla II pronome riflessivo si — con valore e con condefinizione del riflessivo diretto: io mi accontento cordanza sia singolare.o 03 M co co che hanno come base un transitivo (accontentare. soprattutto per rimano l'un l'altro). il riflessivo assume valore impersonale: (con verbi transitivi) Così si racconta. con verbi transitivi.lore del verbo attivo). meravigliarsi. ar. oppure «gli uni amano gli altri»: azione reciproca). Chiamiamo questi verbi — sempre di forma un passivo. rifiutare e rifiutarsi. ad esprimere l'azione to). decidere e decidersi. Vi lodate fra voi. ma: io sono. Si confrontino le frasi: Si amano troppo: sono degli egoisti (= «amano se stessi»: azione riflessa) Si amano molto: nulla li dividerà (= «l'uno ama l'altro». «medi». Qui si spende troppo (con verbi intransitivi) Non si scherza con me! Qui si vive allegramente. arrampicarsi.coniugazione di un riflessivo. rarissimo). rendersi. l'azione reciproca. divento con. ecc. tutta la mano vicendevolmente). quelli della III di Il valore reciproco si deduce dal contesto. rimango. ecc. Infine. vi. spesso è anche sottolineato da un avverbio (Si a. C'è anche qualche coppia intransitivo/riflessivo: sedere e sedersi.

) plur. p.) sing. -ci. -ti. -i.) mi rallegrerei. -vi Passato essersi -mi. ecc. ecc. che io Passato mi fossi rallegrato -a.INDICATIVO Presente Passato prossimo (io) (tu) (egli. -vi rallegrato -a. sing. -ti. che io CONDIZIONALE Presente mi rallegrassi. (io) Trapassato remoto mi ero rallegrato -a. (io) Futuro anteriore mi fui rallegrato -a. rallegrati si rallegri rallegriamoci rallegratevi si rallegrino (io) GERUNDIO mi sarei rallegrato Presente -a. -ti -ci. -ci. Passato remoto (io) mi rallegrai. esse) Imperfetto mi ti si ci vi si rallegro rallegri rallegra rallegriamo rallegrate rallegrano (io) (tu) (egli. ecc. -i. -vi Passato essendosi -mi. p. -mi. ecc. ecc. (io) IMPERATIVO (2a (3a (la (2a (3° p. -ci. essa) (noi) (voi) (essi. che io Imperfetto mi rallegri. ecc. Futuro (semplice) (io) CONGIUNTIVO Presente mi rallegrerò. (io) Passato mi sarò rallegrato -a.) plur. ecc. rallegrandosi. essa) (noi) (voi) (essi. p. -mi. ecc. che io Trapassato mi sia rallegrato -a. -vi rallegrato -a. -ci. ecc. p. -ti.) plur. -ti. esse) mi ti si ci vi si sono rallegrato sei rallegrato è rallegrato siamo rallegrati siete rallegrati sono rallegrati -a -a -a -e -e -e Trapassato prossimo (io) mi rallegravo. ecc. -e PARTICIPIO Presente rallegratesi Passato rallegratosi rallegratisi -mi. -e 177 . ecc. -vi INFINITO Presente rallegrarsi. ecc.

oltreché nei modi infinitivi. Egli si è voluto sacrificare. o prevalentemente. Egli ha voluto sacrificarsi.NOTA • Con i verbi servili (dovere. potere. vokre) l'ausiliare è essere se il pronome atono è premesso al verbo servile stesso. 178 . impiegati soltanto. nella 3 persona singolare. COME USARE IL VOCABOLARIO 4. Però certe idee verbali non sono riferibili a una persona determinata:a si hanno così i verbi impersonali (tutti intransitivi). mentre è avere se si aggiunge all'infinito. I VERBI IMPERSONALI Caratteristica fondamentale delle forme verbali finite è il riferimento a una persona. che funge da soggetto.

è accaduto. ALTRI IMPERSONALI Esempi dell'uso personale di tali verbi (limitato. rincrescere. ecc. alle 3e persone): Questo accade una volta tanto. ecc. Sono capitato in un bel guaio. per tutti questi impersonali. piovere. nei modi infinitivi: piovere. è nuvoloso. L'uso impersonale si verifica quando questi verbi introducono un infinito o una proposizione col che dichiarativo (i quali in effetti vengono a rappresentare il soggetto del verbo stesso: vedi capitolo 34. è ora. avvenire. non corrispondono verbi di forma attiva. ùrgere. nevicare. Mi è capitato un guaio. è + aggettivo o sostantivo.. • verbi indicanti un «giudizio»: convenire. è buio. affittansi villini.sciare beggiante. è opportuno. L'ausiliare è più spesso essere (quindi è piovuto. ecc. piov.. grandmare. ecc. è stato detto (che. fa caldo. è importato. Mi spiace che ecc. • verbi di «necessità»: bisognare. I cannoni tuonavano. succedere. piovuto. lagnarsi. alcuni di questi verbi ricevono un soggetto e quindi si coniugano anche nella 3a persona plurale (eccezionalmente nelle altre): L'oratore tuonò contro gli sperperi. è uso. DUBBI LINGUISTICI Cercasi. portare. è piaciuto. ecc. è necessario. è bene.Bisogna decidere subito. Bisogna che decidiate subito. lampeggiare. im- Hanno pure valore impersonale varie locuzioni. sembrare.). ecc. Talora. è tempo. cercasi. soprattutto in senso figurato. Accadono cose strane. è facile. Mi piace molto ve. LOCUZIONI IMPERSONALI Altri gruppi di verbi intransitivi (riuniti intorno a pochi significati fondamentali) sono usati sia personalmente. parere. ecc. perché qui si è «passivante» e quindi occorre concordare: se mai. con alcuni. Riflessivi senza la particella pronominale A verbi riflessivi pronominali come accorgersi. al. è bello.).VERBI «METEOROLOGICI» Gli impersonali più tipici sono quelli relativi a fenomeni meteorologici: albeggiare. fa freddo. è noto. è brutto. pioveva. Mi sono capitati dei guai. è freddo. se affittasi villino è ammissibile.). ma accorgersi. vergognarsi. Ci sei piovuto addosso senza preavviso. che sia piovuto. che piova. sia impersonalmente: • verbi di «accadimento»: accadere. di significato equivalente agli impersonali del secondo gruppo. alzassi = si alzò. comprasi.. è sempre essere. L'ausiliare. è male. affittasi Nell'italiano antico il pronome àtono.. è scorretto *affittasi villini. annottare. ecc. capitare. Sul vocabolario non trovate il lemma accorgerà. fu richiesto (che). nei riflessivi. piacere. piovigginare. 179 . ma si trova anche avere (vedi capitolo 17. §3). piovendo. diluviare. tuonare. § 1): La coniugazione è ridotta a: piove. come è o fa + aggettivo. vendesi. Naturalmente. occorrere. spiacere. veniva non di rado posposto anche a voci finite dell'indicativo o del congiuntivo (dicesi = sì dice. indicanti condizioni meteorologiche e simili.: è caldo. non veniate. L'uso sussiste ancor oggi nelle comunicazioni telegrafiche e negli annunci economici (e così si risparmia sul loro prezzo): affittasi. Narra il cronista che piovvero sassi.

Al si impersonale si aggiunge. Ma ecco altre frasi: Noi si va via Noi ci si ferma qui Noi si credeva che si fosse d'accordo. letta appena la prima novella. Il motivo. abbiamo: Si è dovuto vergognare. «Tu» al posto di «si» Un altro modo per sostituire il si impersonale consiste nell'usare la 2a pers. «Il corteo. Ma il resto degli Italiani. F. . sing. Il pronome si viene invece effettivamente a mancare. in genere rifiutano questa scelta stilistica. sing. è come cascar dalle nuvole. -avamo.: «Se ora apri il Decamerone. la useremo con cautela. attento e partecipe. dice.Quando però il riflessivo. passerà di qui e il traffico diventerà caotico.. dicono.. ma. con qualsiasi verbo riflessivo. Chi lo dice? Nessuno di preciso: in un enunciato come questo non potremmo inserire davanti a dice il pronome egli.. al posto dell'impersonale non è estranea nemmeno al parlato. come se avesse davanti. è introdotto da un verbo modale. Qui la 3" pers. è un possibile attentato. la cui identificazione può risultare eventualmente dal contesto o dalla situazione. quando esso è introdotto. nella lingua corrente. all'infinito. sia per evitare equivoci. premesso alla voce del verbo dovere. il 4212 dell'ACI). il pronome riflessivo c'è. La 2" pers. in alternativa con: Ha dovuto vergognarsi. plur. mentre diventa più esteso con la 3" pers.. in -/amo. qui si sta bene. sing. sostituisce quasi sempre le forme attive del verbo. ma fa un riferimento generico.» «Lo stile ha aria più di discorso che di dialogo. De Sanctis. Piomba all'improvviso il capufficio: Si lavora o ci si diverte? Cioè: voi lavorate o vi divertite? Fino a questo punto tutto è chiaro. sia per non cadere nell'affettazione.. Ma.» Invece di: Se ora si apre. un agente della stradale. si sente meno. plur.. all'infinito. L'uso è limitato nel singolare al verbo dire. senti meno il poeta che il critico. non si terrà.: La manifestazione. sentite come troppo ampie e pesanti. 180 . scrivendo. In Toscana questo uso dell'impersonale accompagnato dal pronome di 1" pers. il suo lettore. il semplice di- ce torna più naturale di si dice. il pronome personale noi. Parla uno di tre o quattro amici seduti al tavolo di un bar: Rimaniamo ancora. da cui sono desunti gli esempi. da fare o da lasciare.. Li fecero arrendere senza condizioni. anche nella prima formulazione. perché il parlante non si riferisce a una persona precisa (un amico. si vale spesso di questo tipo di espressione. passerà di qui» // corteo. ecc. dice. «Noi si va via» II si impersonale indica un soggetto indeterminato. insinuano. eliminando ogni indeterminatezza. Ma. e così la lingua letteraria. dell'attivo equivale all'impersonale col si: si dice. Per esempio: Non farli accorgere dell'inganno. Cioè: noi stiamo bene.

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volere.21. Per esempio. oppure rappresentare innovazioni dell'italiano. e del resto un repertorio di verbi irregolari si consulta. alcuni altri — in uno o due o più tempi e talora in quasi tutti — non si adattano al sistema.sostituisce -d-. il passato remoto di chied-ere (tema chied-) è chies-i. in alcuni casi esse sono dovute a un principio di eufonia (hanno un «suono migliore»). p. Tuttavia sarebbe bene dargli almeno una scorsa. ma anche. dare e dire. e poi andare e venire. più che studiarlo. Anzitutto va osservato che un'irregolarità (spesso la sola) di molti verbi della II coniugazione riguarda la formazione del passato remoto. sing. ma solo tre. plur. il passato remoto forte si trova in tre della I e in parec- 182 . quelle accentate sul tema. ma coinvolge anche verbi di uso comunissimo (i servili dovere. Verbi irregolari e difettivi I PASSATI REMOTI «FORTI» 1. sono regolari. p. come risulta dal seguente prospetto: forme forti dal tema chies1" 2a 3a la 2a 3a p. ecc. ed essenzialmente. chies-i p.). chies-e p. Le anomalie rispetto ai paradigmi regolari possono continuare anomalie già proprie dei verbi latini da cui derivano. conosc-ere: conobbi. p. e/o altri elementi: fond-ere: fus-i. mentre le altre tre. da una modificazione del tema. rompere: ruppi. sapere e vedere. in cui -s. in altri casi danno luogo a forme più snelle o più nettamente caratterizzate. In altri verbi è coinvolta nel cambiamento anche la vocale del tema. sing. Chiamiamo forti quei passati remoti che non sono contraddistinti solo dalle terminazioni (come invece accade per il regolare tem-ei. e allora vi forniamo alcuni orientamenti per comprendere che cosa accade. plur. prendere e mettere. L'anomalia riguarda però non tutte le persone del passato remoto. CHE COSA SONO I VERBI IRREGOLARI GLI IRREGOLARI: PERCHÉ E COME Mentre i paradigmi regolari offrono gli schemi a cui si conforma la coniugazione della maggioranza dei verbi. Richiederebbe moltissimo spazio una spiegazione per ogni anomalia di ciascun verbo. Il fenomeno dei verbi «irregolari» in italiano non è marginale. sing. Proprio l'uso costante e ininterrotto ha fatto sì che questi verbi si siano sottratti ai processi di normalizzazione e mantengano molte forme peculiari. accentate sulla terminazione. da tem-ere). fare e stare. o lem-etti.plur. potere. chiès-ero forme deboli regolari dal tema chied- chied-esti (come tempesti) chied-emmo (come tem-emmo) chied-este (come tem-este) Oltre che in molti irregolari della II coniugazione. ma presentano quelle forme che chiamiamo irregolari o «anòmale».

per-. quanto cociamo. • II repertorio comprende i verbi semplici (primitivi. cong. di verbi in -gliere.: vada = che io vada. da cogliere: colgo. e la la e 3a plur. e anche -ie. *cad-e-rei). ecc.chi della III. per es. facper fare (imperf. ALTRE ANOMALIE TIPICHE al paradigma regolare. imper. ecc. quando le anomalie investono la quasi totalità dei tempi. 2) quelli che hanno queste e altre irregolarità oppure altre irregolarità.con e. • Formazione di alcuni tempi da un tema ampliato. regolari in tondo) sono quelle usate meno comunemente..). radicali). per es. vengono distinti in due gruppi: 1) quelli che hanno irregolarità solo nel passato remoto (forte) e nel participio passato. còlgono. da chiedere: chiesto). segnala che si dice tanto cucciamo. in dolere. de-. Talora. and-remo. che si coniugano.). • L'indicazione ecc. § 4). dell'indicativo pres. • Fenomeno del dittongo mobile (vedi capitolo 18. ciò significa che quel tempo non è usato. implica che la coniugazione continua sulla base dell'unica forma o delle due (irregolari o regolari) riportate. che è quello del verbo latino originario. includere. a loro'volta. morire. • Per ogni verbo sono riportati di norma solo i tempi in tutto o in parte irregolari (in neretto). perché la prima è comune alla la. nel colonnino a destra si citano i verbi derivati. passato fac-essi. vengono citati anche i pochi tempi regolari. sedere. and-rete. ecc. -kre. • Sincope (= caduta) di una vocale nelle terminazioni del futuro e del condizionale presente: da cadere: cad-rò.alternante con -o-. fac-evo. Per es. AVVERTENZE PER LA CONSULTAZIONE DEL REPERTORIO DEI VERBI IRREGOLARI • I verbi irregolari sono suddivisi per coniugazione (I. come il verbo base (i composti sono riportati per esteso o con la sola indicazione del prefisso: con-. sono uguali alle corrispondenti persone del congiuntivo presente. III). che egli vada. 3.: va. cioè -uo. precludere (tutti formati sulla base -eludere). IRREGOLARI DELLA I CONIUGAZIONE 183 . Per es. —. II. ecc. Gli irregolari della II. che tu vada. e nella 3a plur. s'intende che tutti gli altri tempi si coniugano conformemente • Quando trovate l'indicazione di un tempo o modo verbale seguito da lineetta. • Dell'imperativo si riportano soltanto le 2e persone (per es. and-ranno. il lemma è costituito in tal caso dal primo di essi in ordine alfabetico o talora dal più comune: per esempio accludere per concludere. • Modificazione del tema nella l persona sing. in c(u)ociamo. andate). per es. Al passato remoto forte si associa quasi sempre un participio passato pure formato irregolarmente (per es. si dedurranno: and-rà. composti con prefisso. escindere. perché la 3a sing. 2a e 3a persona sing. salvo indicazione diversa. per es. a 2. da andrò andrai ecc. • Una lettera tra parentesi. • Le forme poste tra parentesi (irregolari in corsivo. Di alcuni verbi composti non è in uso il verbo base. cad-rei (anziché *cad-e-rò. • Nel congiuntivo presente le forme riportate sono 4.

assuefai ecc. consti.) la coniug. dessi. faccio (fo). stai. / pass. farai. pres). rare-. disfare (mo anche regol.E OSSERVAZIONI dare ind. stessero / cond. / imper. constare (consto. fai. facessero / cond. facessi. facevi. facciate. dando. pres. stesse. darai. diedi (detti). faceste. lume-. ridai. diate. pres. da. contrastare. darei. steste. steste. fa. ecc. sovrastare. / cong. stette. disfo. deste. dai). farò. faccia. rida. stessi. rista. facciamo. fai). ecc. facessimo. deste. ero stato. stessimo. do. faresti. facciano / impf. / pass. sta. costare. facesse. stando. stiate. state / part. sono invece regol. ecc. facessi. ristai. fut. sopra-. davo.. sto. fa (fa'. ecc. pres. facendo. stia. stiamo. stavi.(latino fàcere) e molte secondo i paradigmi della II coniug. pres. ecc. restare. starò. diede (dette). starei. state. ecc. stessi. dal tema fac. ri-stare (risto. farei. facemmo. ri-dare (rido. prestare. starai. da (da'. fatto / ger.). / pass. diano / impf. / imper. staresti. sostare. demmo. ecc. dai. pres. stai). Quasi tutte le forme irreg. desti. stiano / impf. dia. dessimo. stra-. diedero (dettero) / fut. stesti. ri-. .). ecc. sopraf-. / cong. faceste. facevo. davi. COMPOSTI fare assue-fare (assuefaccio. facente. dante. ind. di stare coincide con quella di essere. feci. stettero / fut. ecc. facesti. stare ind. soddisfare (ma anche regol. e cong. fecero / fut. fate / part.). stato / ger. pres. / cong. diamo. Nei tempi composti (sono stato. diamo. / imper. fece. disfa. ecc. dessero / cond. fanno / impf. stanno / impf. dìsfano). ecc. dato / ger. contraf-. stiamo. fate. stetti. daresti. ecc. stante. danno / impf. pres.). stemmo. date / pari. date. sta (sta'. facciamo. darò. sotto-. stavo. ecc. ind.

rac-. im-primere. ri-.PASSATO REMOTO PARTICIPIO PASSATO COMPOSTI E OSSERVAZIONI accòrgersi af-flìggere al-lùdere an-nèttere ap-pèndere mi accorsi ti accorgesti afflissi affliggesti allusi alludesti annettéi annettesti appesi appendesti accorto(si) afflitto alluso annesso appeso in-fliggere de-ludere. re-cingere de-primere. Invece pèndere è regolare. de-. pre-. prò-. ri-conoscere ot-tundere Di di-vergere non si conóscere con-tùndere con-vèrgere conobbi conoscesti contusi contundesti conversi convergesti i conosciuto contuso converso usano il pass. ri-solvere de-sumere. 185 . àrdere a-spèrgere assidersi as-sòlvere as-sùmere assùrgere attìngere chièdere chiùdere cìngere com-prìmere arsi ardesti aspersi aspergesti mi assisi ti assidesti assolsi assolvesti assunsi assumesti assursi assurgesti attinsi attingesti chiesi chiedesti chiusi chiudesti cinsi cingesti compressi comprimesti arso asperso assiso(si) assolto assunto assurto attinto chiesto chiuso cinto compresso Senza rapporto con tìngere ri-chiedere dis-chiudere. dis-conoscere. rin-. socac-cingersi. cèdere. vili-pendere. s-pendere. Invece prèmere è dis-solvere. ec-. ac-cedere. riandi-pendere. e il pari. op-primere. e-ludere. rias-sumere ri-ardere cospergere regolare. il-ludere con-nettere. disil-ludere. re-. re-primere. in-. scon-. es-primere. con-cèdere concessi / concedei concedetti / concedesti concesso suc-cedere (pari. Sono invece regol. anche succeduto). ricon-. pro-pendere (anche: propendéi. sos-pendere. rem. pre-sumere. pass. sop-primere. propenso).

trasac-crescere. croci-. scon-. sud- créscere de-cìdere de-vòlvere di-fèndere crebbi crescesti decisi decidesti devolvei / devolvetti devolvesti difesi difendesti cresciuto deciso devoluto difeso dipìngere di-rìgere dis-cùtere dis-tìnguere divìdere eccèllere elìdere e-mèrgere èrgere es-ìgere e-sìstere dipinsi dipingesti diressi dirigesti discussi discutesti distinsi distinguesti divisi dividesti eccelsi eccellesti elisi elidesti emersi emergesti ersi ergesti esigei / esigetti esigesti esistei / esistetti esistesti dipinto diretto discusso distinto diviso eccelso eliso emerso erto esatto esistito col-lidere im-mergere. regolare. rincoin-cidere. per-vadere af-figgere. in-. genu-flettersi. rie-mergere.. de-. per-sistere. s-. in-fingersi de-flettere. ri-. per riflettere vedi questa voce. de-. es-pèllere es-plòdere e-vàdere fìggere espulsi espellesti esplosi esplodesti evasi evadesti fissi figgesti espulso esploso evaso fisso fìngere finsi fingesti finto flesso flèttere flettéi / flessi nettasti 186 . con-. tra-. con pari fitto: con-figgere. pre-. in-sistere. in-. in-cutere: incutei ecc. uc-cidere e-volvere of-fendere. in-. soc-. dis-. con-sistere. som-mergere trans-igere as-sistere. ri-. sus-sistere re-pellere im-plodere in-vadere. re-cidere. incusso es-tinguere con-dividere. Senza rapporto con fèndere. de-sistere. ri-dipingere e-rigere es-cutere. pre-. oc-. re-sistere. per-.PASSATO REMOTO PARTICIPIO PASSATO COMPOSTI E OSSERVAZIONI córrere corsi corresti corso ae-correre. in-cidere. rin-.

ri-. ri-. di-. riam-. per-. prò-. com-.PASSATO REMOTO PARTICIPIO PASSATO COMPOSTI E OSSERVAZIONI fóndere fràngere frìggere fùngere giùngere indùlgere intrìdere intrudere lèdere lèggere méttere fusi fondesti fransi frangesti frissi friggesti funsi fungesti giunsi giungesti indulsi indulgesti intrisi intridesti intrusi intrudesti lesi ledesti lessi leggesti misi mettesti fuso franto fritto funto giunto indulto intriso intruso leso letto messo con-fondere. sdis-suadere com-piangere. som-. e-. s-. in-. prò-. s-. in-. mano-. ri-mordere e-mungere com-muovere. s-porgere. sof-friggere de-fungere ag-giungere.è preferibile: movevo (muovevo). ri-. Comunem. prò-. sof-. rieam-mettere. impers. ri-. im-. mo. fram-. scora-. trasin-frangere. ecc. ri- ap-prendere. rag-. Se atono. ri-frangere (pari. anche rifratto) ri-friggere. con-. com-. dif-.: piovve. ef-. sog- e-leggere. o-. moverò (muoverò). solo disperso). rim- s-piovere. ri-nascere ascondere (mo pari: mòrdere mùngere muòvere morsi mordesti munsi mungesti mossi movesti morso munto mosso nàscere nascóndere pèrdere per-suadére piàngere piòvere pòrgere predilìgere prèndere nacqui nascesti nascosi nascondesti persi / perdei / perdetti perdesti persuasi persuadesti piansi piangesti piovvi piovesti porsi porgesti predilessi prediligesti presi prendesti nato nascosto perso / perduto persuaso pianto piovuto porto prediletto preso ascoso) dis-perdere (ma pari. ri-. trasde-mordere. ri-. sor- 187 .

de-. sor-reggere ar-rendersi ar-ridere. di-. a-scendere. sotto-.: ristretto) ri-stringere di-struggere sórgere spàndere spàrgere spìngere strìngere sorsi sorgesti spandéi / spanderti / spansi spandesti sparsi spargesti spinsi spingesti strinsi stringesti sorto . e-rodere cor-rompere. condì-. ri-. pre-. spanto sparso spinto stretto strùggere strussi struggesti strutto 188 . ecc. de-. ir-. prò-.PASSATO REMOTO PARTICIPIO PASSATO COMPOSTI E OSSERVAZIONI protèggere pùngere ràdere redìgere redìmere règgere rèndere rìdere riflèttere rifùlgere rispóndere ródere rompere scéndere scindere protessi proteggesti punsi pungesti rasi radesti redassi redigesti redensi redimesti ressi reggesti resi rendesti risi ridesti riflettéi riflettesti rifulsi rifulgesti risposi rispondesti rosi rodesti ruppi rompesti scesi scendesti scissi scindesti protetto punto raso redatto redento retto reso riso riflesso / riflettuto rifulso risposto roso rotto sceso scisso cor-rispondere cor-rodere. prescindere (ma senza pari. tra- scòrgere scrìvere s-cuòtere scorsi scorgesti scrissi scrivesti scossi scotesti scorto scritto scosso a-scrivere. ris-cuotere. rie-spandere (ma pari. cor-reggere.). Se atono. proaccondi-. sco. è regol. ri-.è preferibile: scotevo (scuotevo). ir-. soco-stringere. in-sorgere. co-.: espanso) co-spargere re-spingere. pass. sores-pungere. re-stringere {pari. inter-. trare-scindere. scolerò (scuoterò). traper-cuotere. e-.

ri-. pres. in-. condurrò. bevete / pari. ri-. beve. bevo. cogliamo. stra-. cadrai. cocente. de-tergere at-tingere. bevve. in-. pres. còlgono / pass. / fui berrò. cadrei. se-. es-. conducente. sat-torcere. ecc. c(u)ociamo. cogliete. ind. berrai. pres. / imper. cadde. ecc. pres. conduci. condùcano / cond. Molte forme dal tema bev-. beva. pres. conduce. colsi. conducevo. conducesti. con-. c(u)ocete. scon-. condurresti. beviamo. conducendo. s-. cogliete / pari. c(u)ociate. beviate. / cond. ecc. Molte forme dal tema -due(latino dùcere). c(u)ociamo. bévano / cond. ind. ecc. coin-. ind. / cond. cogliente. pres. condotto / ger. bevvi. conducete. dis-. bévono / impf. conduciamo. beviamo. cogliate. ad-durre. cuòciano / impf. ecc. / imper. sottinas-tergere. condùcono / impf. cuòciono / impf. / cong. s-. pres. vedi compire (III coniugazione) ind. de-. ecc. conducete / pari. / cong. pres. cadére cògliere ac-cadere. conduciamo. conduca. / fut. ri-. colga. c(u)ocerei. berrei. coglie. ecc. cadresti. c(u)ocerò. in-. es-. bevuto / ger. còlgano / imper. intro-.PASSATO REMOTO PARTICIPIO PASSATO COMPOSTI E OSSERVAZIONI tèndere tèrgere tìngere tòrcere transìgere ùngere vìncere vòlgere tesi tendesti tersi tergesti tinsi tingesti torsi torcesti transigei / transigetti transigesti unsi ungesti vinsi vincesti volsi volgesti teso terso tinto torto transatto unto vinto volto at-tendere. in-. / pass. bevente. È regolare imbévere. cogliesti. prò-. colse. pass. cogli. condurrai. berresti. cossi. cotto (cociuto) / ger. bevi. sac-cogliere. rav-. bevi. / cong. ecc. cuoci. ecc. condurrei. s• av-vincere. c(u)ocevo. tra- 2) Verbi con formazione irregolare di più voci COMPOSTI E OSSERVAZIONI bere ind. c(u)ocendo. capo-. rac- compiere con-durre cuocere ri-cuocere. cuoce. c(u)ocessi. cuocio. bevete. pre-. de-. conduci. cadrò. ri-. condusse. ecc. ecc. in-. conduciate. / fut. ecc. ri-. condussi. stra- 189 . colgo. dis-. c(u)ocesti. ecc. prò-. ecc. / fut. / pass. bevendo. bevesti. ecc. conducevi. bevevo. / pass. ecc. / cong. cuccia. cogliamo. tra-. conav-volgere. ecc. còlto. conduco. cogli. con-. / pari. caddi. cosse. cadesti.

pose. giaci. ind. potete. rimani. ecc. ecc. ecc. parrò. duoli. possono / impf. / fut. paiono / impf. piacete. ponete / part. dobbiamo. n(u)ocerò. poniamo. / cong. / fut. giaccia. prò-. / cond. ecc. ponevo. potesti. nuoci. ind. ecc. potrò. piacciono / pass. dolessi. / pass. rimanete. dorrai. ind. potessi. / imper. / pass. / cond. ponesti. pres. nacque. dolga. ecc. / cong. ecc. deva (debba). devi. posto / ger. parve. rimaniamo. / fut. nuoci. n(u)ociuto / ger. póngano / impf. pres. paresti. dovrai. dovrò. ecc. / cond. / cong. n(u)ociate. poniamo. / cong. giacque. ecc. ecc. ecc. de-. dolgo. dolse. paiamo. doliate (doglìate). godrei. rimaniate. ponga. parvente. rimarrai. potére rimanere per-manere 190 . pres. — . giacesti. pres. rimarresti. ecc. ecc. possiamo. dolevo. ponete. sup-. giacciano / pari.(lai. doluto / ger. pres. — / pari. duoli. porrei. pres. parevo. Nelle 1' e 2' pers. dolesti. pone. dovére giacere sog-giacere godere nuòcere parere piacere com-piacere. dolgono / impf. pre-. rimarrò. ecc. dovevo. dovano (debbano) / impf. / cond. potuto / ger. rimanevo. n(u)ocendo. ecc. ponente. ecc. / fut. / pass. poni. dovresti. nacqui. rimanesti. / cong. dovei e dovetti. n(u)ocete / pari. n(u)ociamo. dorresti. potendo. rimasto / ger. ecc. pres. rimanendo. ecc. poni. ecc. paiano / impf. giacete. giac(c)iamo. fut. devo (debbo). doliamo (dogliamo). ecc. pres. parendo. n(u)ocente. dis-. ponendo. giaccio. pari. / imper. dolgano / impf. possano / impf. pare. potevo. / pass. rimasi. ecc. porresti. piaci. possiamo. ind. puoi. piaccio. / fut. — / part. / imper. duole. doliamo (dogliamo). dobbiate. dovuto / ger. / cong. dis-. pres. ecc. posi. rimase. / pass. parrai. ecc. potente. rimane. ecc. / cond. potrei. ecc. piacesti. piac(c)iate. giac(c)iate. pres. godrai. n(u)ocevo. godrò. / cond. dovrei. giaciuto. paia. rimanga. dorrei. giacciono / pass. pres. pres. dolete / pari. / imper. / cong. nuoce. / cond. ind. ind. pass. rimanete / part. poniate. dovessi. ecc. piace. dobbiamo. — / pari. dolete. paiate. ecc. ecc. pres. paio. porrò. solo riflessivo (dolersi). giac(c)iamo. pònere). rimarrei. / imper. porrai. / pass. piacque. parvi. ind. / cong. rimango. potrai. rimani. possa. può. parete. n(u)occia. giace. pres. dovendo. / fui. paressi. pres. piac(c)iamo. pongo. Molte forme dal tema pon. n(u)occio. piacqui. deve. rimanessi. pres. rimaniamo. ecc. n(u)ocessi. ponessi. / imper. n(u)ocesti. devono (debbono) / impf. ecc. ecc. rimanente. pos-. dolsi. piaccia. ecc. dolente. pres. ind. giacqui. potresti. paiamo. rimàngano / impf. potei. / cond. / imper. ecc. pres. piac(c)iamo. / cong. posso. godresti. n(u)ociamo. ecc. dorrò. ecc. ecc. parrei. dovete. parresti. / pass. n(u)òcciano / impf. rimangono / impf. n(u)ocete. ind. possiate. op-. / fut. s- porre ante-porre. n(u)òcciono / impf. ecc. ecc. ecc. parso / ger. póngono / impf.5 o o w 05 05 05 05 COMPOSTI E OSSERVAZIONI dolere ind. n(u)ocerei. dolendo. piacciano.

sapessi. tolse. sciogliete. sedei o sedetti. / fut. ecc. con-. / imper. siedi. ecc. svelto. spegnendo (spengendo). ind. pro- sedére pos-sedere. sapiente. sedente. siedono (seggono) I impf. sappiate. toglie. spegnesti (spengesti). svèllono (svelgono) / pass. tacete. ecc. scioglierò. sciòlgano / impf. spegniate (spengiate). tenne. tenete / part. intrat-. sedete / part. spegnere (spèngere) svèllere tacére di-veliere sot-tacere tenére appar-tenere. 191 . ecc. pres. / pass. toglierò (terrò). / imper. saprai. pres. ind. ecc. ri-. ecc. quasi soltanto in Toscana. taccio. / part. sciogliesti. scegliessi. sciolgo. pres. sappiano / impf. saprei.. pres. svello (svelgo). / cond. ecc. siede. / pass. / cond. ecc. —. ri-togliere. spento / ger. teniamo.. togliente. scegliesti. scegliendo. sedessi. sceglierei. tacciono / pass.. saprò. tengo. sappia. pres. taci. togliessi. ecc. tolsi. / imper. pres. / pass. spenga. scelga. ecc. / cond. trat- tògliere dis-togliere. sono regolari presiedere e risiedere. ecc. pres. toglievo. scegliamo. sciogliessi. ecc. ecc. seppe. sappiate / pari. toglierei (terrei). pres. pres. sieda (segga). / cond. / fut. ind. sappi. sceglie. ecc. / fut. togli. sceglierò. ecc. scioglievo. sciolsi. sediamo. tacque. pres. sappiamo. spengo. sedete. spegnete (spengete) / pari. seppi. / fut. scelto / ger. scegliamo. / cong. tolto / ger. / pass. pres. sciogliendo. pres. terresti. / cond. sa. / cong. tacqui. scelsi. saputo / ger. spensi. / imper. as-tenersi. svellesti. scélgano / impf.COMPOSTI E OSSERVAZIONI sapere ind. taciate. scelgo. / cond. / imper. ecc. inoltre soprassedere (ma senza le forme in -eggo e simili)'. ecc. de-. tacesti. tolgo. tiene. / fut. sciogliamo. togliendo. tenente. sceglievo. sanno / impf. spegne (spenge). s(i)ederei. taccia. pres. teniamo. sciolse. tenevo. sapendo. sciogliendo. / fut. spegni (spengi). togliamo. / pass. sapete. ecc. spegnerò (spengerò). tòlgano / impf. pres. ecc. tenessi. togliete / part. sos-. spèngano / impf. spegniamo (spengiamo). tenendo. tenete. spegnessi (spengessi). seduto / ger. so. sciogliete / part. sciogliate. scegliate. / cong. terrai. siedi. ecc. / cond. scioglie. tace. / fut. ecc. ind. / cong. tenga. taciamo. —. spengi. spegnevo (spengevo). spense. tolga. sciolto / ger. ecc. scioglierei. sciogli. sediate. ecc. scegliete / part. ecc. ecc. s(i)ederò. scelse. ecc. / cong. / imper. pres. ecc. avelli. ecc. togli. spegniamo (spengiamo). tieni. ecc. leniate. / cong. svelsi. ind. sedevo. scegli. tegliate. taciamo. ot-. / imper. tieni. togliamo. sciogliamo. ind. ecc. togliesti. scegliete. spèngono / impf. ecc. sciogli. ind. tacciano. sappiamo. tenuto / ger. ri-sapere scégliere pre-scegliere. ecc. svelse. tenesti. sciòlgono / impf. spegnete (spengete). sciolga. ecc. spegni (spengi). tengono / impf. / pass. scegli. scegliendo. togliete. ind. sapesti. ecc. ecc. terrei. spegnerei (spengerei). tengano / impf. / cong. tòlgono / impf. sai. ri-. ecc. sedendo. spenge. sapresti. / cong. sediamo. man-. sapevo. siedano (seggano) / impf. spèngere. siedo (seggo). pres. scélgono / impf. ecc. ecc. tra- sciògliere di-sciogliere. / pass. terrò. tenni. pres.

valente. appariamo. / pass. traiate. vali. pass. apparite. appaiano / pari. / cong. ind. vorrai. ecc. compivo. IRREGOLARI DELLA III CONIUGAZIONE COMPOSTI ap-parire ind. compite / pari. aprii. at-. sopravri-volere vìvere volére 5. riempire/riempiere (ma part. ri-valersi vedére intra-. ecc. apparvi. tra-. ecc. vuoi. appariate. pass. ecc. vogliamo. valendo. pres. vuole. valete. traggo. apparve. / cond. prò-. vogliate / part. visto. apristi. ecc. valiamo. ecc. ecc. ecc. ecc. vali. pres. ecc. vorresti. / imper. ind. vivrai. / cond.COMPOSTI trarre ind. ecc. E OSSERVAZIONI com-panre. dis-. pass. vedono (veggono) / pass. compi. apparii ecc. trarrei. trarrò. ecc. voluto / ger. compirò. vogliamo. pres. valessi. / cong. / fut. ind. valevo. appaia. vogli. / pari. ecc. scom-parire. varresti. pres. apparso.: empito. traevo. / cong. stra-. / imper. valgano / impf. regol. e apersi. / pass. pres. varrei. / cong. volevo.. vedo (veggo). ind. riempito). vedrò. pres. voglio. / fut. compiamo. compii. ecc. vedrai. vedano (veggano) / conii. tragga. trae. trai. appariamo. appare (apparisce). vediate. pre-. compirei. valére equi-valere. pass. pres. base anche per adempire/adémpiere. compissi. pres.. traggono / impf. ecc. varrai. tratto / ger. / fut. appaiono (appariscono) / pass. vidi. volessi. traendo. compiendo. ecc.). valiamo. volete. empire/empiere. compiamo. vivesti. anche pre-vedere (ma fut. invece s-parire e tras-parire preferiscono le forme regolari (sparisco. compite. volle. E OSSERVAZIONI as-trarre. sparii ecc. riap-panre. trarresti. vedrei. vedesti. pres. / fut. ora della III (e varianti qui omesse). ecc. ecc. traggano / impf. traete / pari. aprire compire 192 . pres. valse.). vivrò. con forme ora della II. traiamo. valso / ger. vissuto. ri-. valete / pari. / fut. / pass. trasse. / cong. pres. vivendo. volli. ecc. / cond. rav-vedersi con-vivere. compi. vogliano / impf. ecc. e regol.: prevedere. / imper. valiate. trarrai. vide. apparente. vedresti. volente. compio. prov-vedere. volesti. Le forme regolari dal tema tra-. vorrei. ri-aprire Paradigma comune a compire e a compiere (// coniug. volendo. / cong. vale. e cond. valgono / impf. ecc. ecc. trai. traiamo. / fui. vissi. voglia.). traente. / pari. varrò. compiono / impf. / cond. vogliate. compiente. vedi. / pari. ecc. ind. appaio (apparisco). Vedi parere della li coniug. vivresti. / cond. compiano / impf. ecc. / imper. / pass. visse. ecc. aperse.. compiuto / ger. traessi. veda (vegga\ vediamo. vedente. ind. apparisti. valgo. compia. traesti. aperto. prevederci. compiate. valga. ecc. vogliono / impf. appari (apparisci). ecc. vorrò. de-. valesti. traete. con-. valsi. pres. ecc. ecc. trassi. compie. vivrei. ecc.

dicessi. / imper. s-venire (mo generalm. ri-. offrii. direi. e regol. pres. udiamo. part. s-copnre. coperse. verrei. ecc. venite. dica. dicesti. escono / cong. coprii. vengono / impf. muoiono / fut. ecc. preferire (tutti senza rapporto con ferire). ecc. muoio. pass. verrò. sofferto. vengo. ecc. e udrei. dicente. av-venire. costruii. infersi. venne. venisti. dite / part. udirò. le regol. / pari. disse. dis-. dite. ecc. salgo. muoiano / cond. venuto / ger. ind.). ind. offerse. e morrei. le forme irreg. dice. esci. esca. e copersi. pre-morire morire ind. pres. udendo. diresti ecc. ri-costruire bene-dire. morto. ecc. di-. pres. e regol. / fut. udente (udiente). morente. e regol. pres. detto / ger. verrai. ecc. rin-venire (ma anche: rinvenirò. / pari. udisti. escano / imper. ind. venissi. / pass. venendo. in-ferire pro-ferire. udii. prò-. dico. in-. ecc. morite. deferire. costrussi. / cong. ri-salire. / part. sepolto (seppellito) ind. inferto e inferito. muori. venni. diciate. ecc. pres. udrai. costruito (costrutto). ode. salite. regol. moriresti. morirai. / cong. ind. viene. ind. offristi. venite / part. morirei. moriamo. invece sono regol. ecc. ecc. udiamo. per-. usciamo. trasalisco ecc. soffrii. udite. ecc. sale. offerto. pass. ecc. dirò. dissi. pre-. costruisti. e udrò. di inferire nel significato di «infliggere». muori. / fut. morite / part. / pass. udito / ger. offersi. ecc. muoia. ind. / pass. e antiq. usciate. / part. muore. pres. / imper. Le forme in prevaknza dal tema die. saliate. / cong. pass. veniamo. pre-. / part. rinvenirci). pres. uscite. ecc.(latino dkere). contrad-. ecc. diciamo. ecc. ecc. pass. inferisti. morresti. pres. pass. / imper. morirò. soffersi. veniate. odi. dicendo. sofferse. odano / impf. venga. udirei. inferii. ecc. pass. pres. sov-. inferse. / cond. ecc. soffristi. ind. pres. esci. sali. oda. svenirci) ri-udire uscire venire 193 . uscite. dirai. ecc. moriamo. ecc.COMPOSTI E OSSERVAZIONI coprire costruire dire ind. copristi. udiresti. male-. pres. dicano / impf. udissi. udirai. coperto. vieni. veniamo. esco. udresti. udiate. odo. salgono / cong. e morrò. ri-coprire. ecc. ind. udivo. offrire salire as-salire (ma anche regol. assalisco ecc. pass. dicono / impf. pass. costrusse. dici. pass. / cond. / cong.: svenirò. ecc. ecc. diciamo. veniente. pass. regol. dì (di'). dicevo. esce. moriate. saliamo. con-. tra-salire (più frequente regol.) seppellire soffrire udire part. odono / impf. pass. conferire. ecc. verresti. ecc. salga. pres. morrai. / fut. vengano / impf. di «dedurre». saliamo. ecc. ecc. / cond. usciamo. vieni. venivo. salgano. ecc.

ma tali da poter provocare qualche incertezza.NOTA • Per ritrovare. accingersi accondiscendere addurre appartenere ascondere assistere assuefare astenersi astrarre benedire coincidere collidere comparire concludere condiscendere connettere consistere contraddire contraffare cospergere dedurre deludere deprimere desistere desumere dipendere disfare disilludere dissolvere dissuadere distruggere divellere divergere eludere erigere escludere escutere esprimere estinguere evolvere genuflettersi illudere immergere implodere imprimere incidere includere incutere indurre infliggere insistere vedi cingere scendere condurre tenere nascondere esistere fare tenere trarre dire decidere elidere apparire accludere scendere annettere esistere dire fare aspergere condurre alludere comprimere esistere assumere appendere fare alludere assolvere persuadere struggere svellere convergere alludere dirigere accludere discutere comprimere distinguere devolvere flettere alludere emergere esplodere comprimere decidere accludere discutere condurre affliggere esistere intrattenere introdurre invadere maledire offendere opprimere ottundere percuotere permanere persistere pervadere possedere precludere presumere produrre proferire propendere provvedere ravvedersi recidere repellere reprimere resistere riconnettere ridurre rinvenire riscuotere risolvere scomparire sconfiggere sconnettere sedurre soddisfare sommergere sopprimere sopraffare soprassedere sospendere sostenere sparire spendere succedere supporre sussistere svenire tradurre transigere trasparire tumefare uccidere vilipendere vedi tenere condurre evadere dire difendere comprimere contundere scuotere rimanere esistere evadere sedere accludere assumere condurre inferire appendere vedere vedere decidere espellere comprimere esistere annettere condurre venire scuotere assolvere apparire figgere annettere condurre fare emergere comprimere fare sedere appendere tenere apparire appendere concedere porre esistere venire condurre esigere apparire fare decidere appendere 194 . valetevi del seguente repertorio. i verbi composti la cui base non è un verbo autonomo in uso (per es. concludere da -elùdere: vedi § 2). nei prospetti degli irregolari. che include anche alcuni composti sulla base di verbi semplici in uso.

ma con evoluzioni. piacetti. Più precisamente: il cong. al posto di dessi e stessi le forme dassi e stassi. i quali derivano sìa le coniugazioni regolari. tacetti. analogicamente. Un caso simile si da con i passati remoti della 2" coniugazione. che propriamente consiste nel mescolare un sistema (quello del dialetto stesso) con un altro (quello dell'italiano standard). vedetti. per esempio. sono frequenti. mentre le formazioni mediante i suffissi -e/ o -etti (temei. LE ALTRE LINGUE. temetti) sono poche. vidi. anche in Toscana. che possono non coincidere con quelle registrate dalla lingua. spagnolo. nascetti. ma ciascuna secondo le proprie leggi. L'italiano conserva per lo più i perfetti latini. feci. 195 . risi. dunque. con determinate anomalie. I DIALETTI La coniugazione dei verbi irregolari Tutte le altre lingue romanze (francese. e inoltre detti (accolto però anche nella lingua) e facetti al posto di resi. i passati «forti». per i verbi dare e sfare.) hanno verbi irregolari in modo analogo all'italiano. se per «regolare» intendiamo «conforme a un modello». Ad esempio. nacqui. sul paradigma regolare della 1a coniugazione (amassi): in sostanza. Osserviamo. modificazioni e innovazioni tra loro indipendenti. Perché le consideriamo errate? Perché la lingua. la tabella sotto. È naturale che l'abitudine ad esprimersi in dialetto ingeneri abbastanza spesso l'«errore». che mostra il paradigma dell'indicativo presente di andare in italiano. Ogni dialetto. per i dialetti. Invece nei dialetti centrali e meridionali la terminazione «debole» -etti si è estesa: e quindi troviamo rendetti. Lo stesso si dica. tacqui. sia le forme irregolari dalla stessa base latina. ridetti. diedi. sono proprio loro le forme «regolari». all'interno dell'italiano.L'ITALIANO. rappresenta un sistema ed ha una propria flessione verbale. in alcuni dialetti e nel sardo. piacqui. ecc. ha rifiutato i procedimenti analogici e ha continuato direttamente le forme latine. da cui dessi e stessi. italiano deriva dal piuccheperfetto latino (amaw'ssem -» amassem -> amassi)] ora il piuccheperfetto dei latini dare e sfare è dedissem e stetissem. Sono forme modellate. imperf.

solevo. fervono. soglio. si addicevano. si addica. ecc. essere in piena attività brillare opporsi dare prurito essere solito essere urgente riferirsi essere in vigore si addice. lucévano. consunse. VERBI DIFETTIVI Alcuni verbi si usano soltanto in poche forme. ferveva. solete. sogliate. solessi. splèndere. sing. ecc. suole. consunto ferve. Per es. si addicano. discèrnere. ecc. passato remoto si userà: fui solito. ùrgono. mancano) delle altre (la tabella in basso elenca i più comuni in uso). ecc. fervevano. dirìmere.. si addicessero consunsi. per il pass. pross. ecc.EH EH 6. varie forme di rièdere (= ritornare). rece (= vomita). ecc. sogliamo. delìnquere. ecc. urgendo tutte le 3e p. rilucesti. al posto di so/ere per l'ind.. vertendo tutte le 3e p. consumerò. infinito significato sole forme usate (addirsi) (consùmere) fervere essere conveniente consumare essere ardente. urgente. di competere diremo: ho potuto competere. sing. incombere. e plur. vigendo 196 . NOTA PQ eà • I verbi equivalenti indicati nella seconda colonna del prospetto servono anche a suggerire la sostituzione delle forme mancanti.. dei tempi tranne il passato: vige. fervente. dei tempi semplici tranne il passato: prude. vertente. essere intenso. ostano tutte le 3e p. Per es. sogliono. vigente. cale ( = importa). fosti solito. Si usano in tutte le forme semplici ri-lùcere e tra-lùcere (passato: rilussi. vìgono. suoli.. sogliamo. dei tempi semplici tranne il passato: urge. alcune forme di tàngere (= toccare). lùcono. Altri sono di uso raro o si trovano solo nell'italiano antico e in poesia: aggrada ( = è gradito. secèrnere. Alcuni verbi della II coniugazione mancano poi del participio passato e di tutti i tempi composti: compètere. ecc. luceva. si addicono. prùdono. lice (= è lecito). solendo tutte le 3e p. si addiceva. mentre sono difettivi (cioè «difettano». sing. soccómbere. vèrtano. varie voci di fallare ( = sbagliare). piace). dei tempi semplici: verte. e plur. Oppure si ricorre a un verbo modale. fervendo (làcere) ostare prùdere solere ùrgere vèrtere (vìgere) luce. e plur...) osto. soglia. e plur. si addicesse. sògliano. sing.

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§ 3). della certezza. IL MODO INDICATIVO. in precedenza. che riguardano in prevalenza le proposizioni dipendenti. 198 . ecc. normale. • II presente si usa. narratori e giornalisti per riferire con maggiore vivacità un fatto avvenuto in un passato lontano o recente: I Mille erano raccolti a Quarto: Garibaldi rompe gli indugi e ordina la partenza. anzitutto. IL MODO INDICATIVO L'indicativo è il modo della realtà. in proposizioni sia indipendenti. gerundio) e abbiamo dato una concisa definizione dei modi finiti. congiuntivo. oppure come ripetuto o. imperativo) e infinitivi (infinito. Così pure abbiamo accennato al fatto che i tempi possono indicare un determinato punto dell'asse temporale (valore «assoluto»). participio. Rispetto agli altri modi finiti è il modo usuale. «non marcato». (vedi capitolo 16. sia dipendenti. • II presente storico o narrativo è spesso usato da storici. iterativo (La mattina mi alzo presto). La Juve batte l'Inter o 7 due grandi si incontrano (titoli sul giornale di oggi. in alternativa a un tempo 1 II discorso sui tempi «relativi». oppure corrispondere a una realtà invariabile (II ferro è un metallo) o a una verità sempre valida. sarà però completato nell'ambito della sintassi del periodo. dopo tanto tempo. ogni processo che si svolge nel presente. USI PARTICOLARI Abbiamo già distinto. L'INDICATIVO PRESENTE MODI E TEMPI L'indicativo presente esprime. i modi verbali in finiti (indicativo. Ti vedo con piacere. ma i fatti sono di ieri). nel momento in cui si parla o scrive: Oggi sono soddisfatto. con termine più tecnico. condizionale. ti scrivo. Ora studieremo più dettagliatamente il valore di ciascun modo e tempo 1 .22. oppure stabilire una relazione con un altro tempo («valore relativo»). Valore e uso dei modi e dei tempi: modi finiti L'INDICATIVO PRESENTE 1. dell'obiettività. Inoltre il processo espresso dal presente può configurarsi come durativo ed avere avuto inizio anche nel passato (Abito a Roma da due anni). Finalmente. come nei proverbi e nelle sentenze (Si vive una volta sola).

ma la differenza tra i due tempi va approfondita. Si vedano gli esempi qui sotto. Manzoni scrisse la prima stesura dei Promessi Sposi tra il 1821 e il 1823. nel 1492. Per l'impiego nel periodo ipotetico vedi capitolo 36. sia con valore assoluto (in proposizioni indipendenti): Mentre tutti ascoltavano in silenzio. ora il passato remoto. Eugenio Montale nacque nel 1896 e morì nel 1981. al presente «storico»: Per esprimere. e anche: Tutti ascoltavano in sili denuncio. TRAPASSATO PROSSIMO II trapassato prossimo e il remoto sono tempi esclusivamente «relativi». ora si sceglie il passato prossimo. La rivoluzione industriale in due secoli si è estesa a tutto il globo. Questi termini alludono certamente a un passato più vicino o più lontano. ma in altri. La rivoluzione industriale ebbe inizio in Inghilterra nel secolo XVIII. XY (uno scrittore tuttora vivente) è nato nel 1950. I TEMPI DEL PASSATO PASSATO PROSSIMO E PASSATO REMOTO USI PARTICOLARI • L'imperfetto «storico» o «cronistico» può sostituire il passato remoto. In alcuni casi è possibile usare solo il passato prossimo (Ho appena sentito bussare. • Soprattutto nel parlato l'imperfetto sostituisce talora il condizionale o l'indicativo presenti: Volevo un chilo di pesche (= Vorrei. Il passato prossimo indica non soltanto un'azione avvenuta un momento o poco fa. nelle citazioni di passi o detti di autori: L'IMPERFETTO L'imperfetto indica un processo nel passato co- Leonardo dice che la sapienza è figliola dell'espe. La politica di Lorenzo il Magnifico garantì a lungo l'equilibrio degli stati italiani: ma. con riferimento a fasi del passato uguali o simili. contemporaneo a un altro processo pure presente.passato. Due auto si sono scontrate alle 16 in Viale Dante. i cui effetti durano tuttora o che è sentita in relazione col presente. ma non identico. Il mese scorso lo vidi una volta sola.me il passato prossimo e il passato remoto. Manzoni ha scrìtto il romanzo più ammirevole della nostra letteratura. Il passato remoto indica invece un'azione passata. Un giorno o l'altro io pe in una risata. e Gino proruppe in una risata. Quanto maggiori erano le difficoltà. o § 3. Questa mattina mi sono alzato tardi). 199 . Era l'inizio dell'autunno e cadevano le prime foglie. tanto più si mostrava • In valore relativo il presente esprime un processo risoluto. ma anche qualsiasi azione. in valore assoluto. Desidero). Ai miei tempi non usava comportarsi così. Interveniva prontamente la polizia e gli infortunati venivano subito ricoverati al Policlinico. ma si rienza'. Gino prorupParto stasera. «La noia — scrive il Leopardi — è il più differenzia da questi perché esprime l'«aspetto» sublime dei sentimenti umani». senza più un rapporto diretto col presente. il Magnifico moriva. della durata e della ripetizione. pur lontana nel tempo. ma che viene considerata come conclusa. 2. con riferimento a un futuro molto vicino oppure per affermare meglio la volontà di agire: spesso. non necessariamente molto lontana nel tempo. Il trapassato prossimo indica un processo anteriore a un altro prò- In tutto questo mese non l'ho mai visto. un processo nel passato l'italiano dispone di due tempi: passato prossimo e passato remoto. con valore relativo (indica l'azione contemporanea ad altra azione passata). Si trova sia. con un effetto simile. lenzio. più • II presente al posto del futuro è comune nel parlato. Vado e torno.

la Lombardia e il Veneto (ma la tendenza è pure avvertibile nelle altre regioni e. espresso col passato remoto. soprattutto quando questa presenta mezzi espressivi più riccamente articolati. LE ALTRE LINGUE. ebbi amato. ogni processo che ci si aspetta che accada (o non accada): Domani partiremo per le vacanze. amai. Non cederò mai alla violenza. lasciò l'aula). la situazione è diversa. • Perdendo il riferimento a un tempo futuro. I DIALETTI «L'ho visto a Roma tanto tempo fa. Nel passare alla lingua. sia del passato prossimo (e quindi amavi = sia «ho amato». E nel Sud: La ricchezza dell'italiano (condivisa da altre lingue romanze) nei tempi dell'indicativo che esprimono l'azione nel passato . Dunque sentiremo nel Nord: L'ho visto a Roma tanto tempo fa. passata conclusa. perché tende a essere sostituito dal passato remoto): Non appena ebbe finito il compito. D'altra parte l'in- Dormisti bene stanotte? Mangiasti di tuo gusto? Questa mattina piovve a dirotto. l'uso locale deve essere abbandonato e il parlante deve approfittare delle risorse che la lingua gli mette a disposizione. È diversa ed anche molto singolare.» «Dormisti bene stanotte?» glese e il tedesco dispongono di un solo tempo per l'imperfetto e il passato remoto: noi traduciamo volta per volta l'inglese / loved e il tedesco ich liebte. in parte. come qualsiasi lingua. La pace non sarà sempre assicurata solo dall'equilibrio del terrore. e negli italiani regionali che li riflettono. Il latino ha un sistema meno articolato. a seconda del contesto. Ieri sera vedesti lo sceneggiato? Ogni dialetto possiede una propria struttura e gode di una piena legittimità. TRAPASSATO REMOTO 3. perché il perfetto copre l'area sia del nostro passato remoto. Lo incontrai un momento fa. USI PARTICOLARI • II futuro può sostituire l'imperativo (vedi § 6). II futuro semplice indica ogni azione che ci si propone di fare (o non fare). intervenni alla cerimonia. lo ho visitato la Spagna nel 1984. detto piuccheperfetto. atte a differenziare l'azione passata durativa. avevo amato. passata in rapporto al presente. anche nel Centro) — ignora o trascura il passato remoto e generalizza l'uso del passato prossimo. ta- L'ITALIANO. sia «amai»). Quanto abbiamo detto sulla ricchezza dell'italiano riguarda la lingua letteraria. lasciò l'aula (anche: Non appena finì il compito. e c'è un solo trapassato. soprattutto nei riguardi della distinzione fra passato remoto e passato prossimo. ho amato. il Mezzogiorno — e in modo sistematico la Sicilia e parte della Calabria — trascura il passato prossimo e privilegia il passato remoto. e si usa tanto in proposizione dipendente quanto indipendente: Dato che avevo ricevuto l'invito. Nei dialetti. I TEMPI DEL FUTURO FUTURO SEMPLICE II trapassato remoto indica un processo anteriore a un altro processo. è usato solo in valore relativo (non spesso. con amavo o con amai. Avevo ricevuto l'invito e sono intervenuto atta cerimonia. 200 . Disponiamo infatti di cinque forme. L'Italia settentrionale — segnatamente il Piemonte. Tutto all'opposto.è davvero eccezionale. «relativa» ad altre azioni passate: amavo. Ma ciò vale quando si parla il dialetto.O O cesso passato (espresso col passato prossimo o remoto o con l'imperfetto).

IN PROPOSIZIONI DIPENDENTI II congiuntivo è perciò il modo di molte proposizioni dipendenti. • il passato indica l'anteriorità rispetto al presente: Spero che egli abbia vinto. il dubbio nel passato: Saranno state le dieci (= Erano circa le dieci). IL MODO CONGIUNTIVO E I SUOI TEMPI VALORE FONDAMENTALE DEL CONGIUNTIVO • il trapassato indica l'anteriorità rispetto al passato: Speravo che egli avesse vìnto. • il presente (da solo o introdotto da che) e- Nelle proposizioni indipendenti — con un uso piuttosto limitato. ma futura rispetto a un dato momento del passato. per esempio. Non è di impiego molto frequente. Talora. è un modo «marcato». Non si è presentato: avrà avuto un contrattempo (= forse ha avuto un contrattempo). il dubbio: Peserò un quintale (= Secondarne pesa un quintale). Ora prendiamo solo nota rapidamente del valore relativo dei vari tempi: • il presente indica. l'approssimazione. Speravo che egli guarisse.. l'approssimazione. esprime la supposizione. Per esempio troviamo il congiuntivo in: • una parte delle dichiarative • alcune indirette interrogative Speriamo che il tempo migliori Non so cosa abbiano detto • tutte le finali • alcune temporali • tutte le concessive • due dei tre tipi di condizionale II futuro anteriore. indica un'azione futura che sarà compiuta al momento del verificarsi di un'altra azione pure futura: Potrete affrontare questo compito solo quando avrete accumulato una larga esperienza. eppure perderà la partita (= Forse sbaglio. usato prevalentemente come tempo relativo. IN PROPOSIZIONI INDIPENDENTI II congiuntivo. ma non raro. Sbaglierò. partiremmo VALORE RELATIVO DEI SINGOLI TEMPI Considereremo tutti questi usi studiando la sintassi del periodo. il dubbio. rispetto all'indicativo. ma subordinatamente a un altro processo. possiamo trovarlo. troverete tutto pronto. è un «presente-futuro»): Spero che tu mi senta (ora). eppure. Si batteva affinchè trionfasse la libertà Ci fermeremo prima che scoppi un temporale Sebbene sia tardi. Credo che essi mentissero. la possibilità. le quali indicano appunto un'azione o uno stato considerati non obiettivamente in se stessi. rispetto ad altra azione presente. in una biografia: Montale pubblicò le sue più importanti raccolte di poesie nel 1928 e nel 1939: riceverà però il premio Nobel solo nel 1975. soprattutto quando l'intervallo fra le due azioni è breve. in valore assoluto e perdendo il riferimento a un momento futuro.lora esprime la supposizione. 4. Sarà mezzogiorno (= È all'inarca mezzogiorno). • l'imperfetto indica la contemporaneità-successione rispetto al passato e anche l'anteriorità rispetto al presente: Speravo che tu mi sentissi. • Col futuro detto «retrospettivo» o «storico» si esprime un'azione passata rispetto alla situazione di chi parla. mi trattengo ancora Se il tempo migliorasse. È di uso prevalentemente letterario.. la contemporaneità e anche la successione (per il suo valore. l'incertezza. Spero che egli guarisca (in un momento successivo). è il modo della soggettività. FUTURO ANTERIORE un'intenzione.). quello della proposizione reggente. perché. • In valore relativo il futuro semplice si può trovare in correlazione con un altro futuro semplice. e in genere in enunciati esclamativi o interrogativi — i vari tempi del congiuntivo hanno i seguenti valori: 201 . Con esso il processo verbale viene caratterizzato in maniera che risultino espressi una volontà. un desiderio. spesso gli si preferisce il futuro semplice: Quando arriverete.

e la 1" pers. l'esortazione nel presente-futuro: Che tu possa essere felice! Campino cent'anni! • il presente e il passato (introdotti da che) esprimono il dubbio e l'ipotesi rispettivamente nel presente e nel passato: • l'imperfetto esprime il desiderio di qualcosa che si teme non possa realizzarsi o che è impossibile si realizzi. ecc. potendo. abbia. plur. E il congiuntivo. ma ci era bastato l'uso del congiuntivo sia per manifestare con chiarezza 11 nostro stato d'animo. E non soltanto nel parlato.. poi. a marcare la distinzione. dove il congiuntivo si differenzia in modo netto dall'indicativo (è. Di questo tipo di proposizioni ci occuperemo specificamente nella sintassi. Però l'uso tende. che ha un suo valore preciso. anche in questo secondo caso. ha. per es. La causa determinante è una consuetudine regionale. Ma.. II dialetto. ci eravamo domandati: «Che sia pronto?» Non era stato necessario che esprimessimo la nostra incertezza e la nostra impazienza dicendo per esempio: «Non abbiamo una sicura certezza circa l'arrivo della minestra entro cinque minuti». sale I sia. solo una vocale di desinenza (amo / che io ami). nella macchina della coniugazione. salga). II congiuntivo dunque serve. è identica (amiamo / che amiamo). quando dipende da un verbo di dubbio 0 supposizione. ma hanno voluto adeguarsi al parlato. ma la norma fondamentale è molto semplice: quando dipende da un verbo di certezza. Ripetiamolo con parole nostre: il congiuntivo è una marcia in più. un Per/so che erano stati. Chi ha preparato la cena dalla cucina avverte: «È pronto!» Noi. la dichiarativa ha l'indicativo (Affermo che è vero). Nulla da eccepire (abbiamo visto. Provate a chiedere a un automobilista se. nelle proposizioni dichiarative. non costa nulla. ecc. a parità di prezzo. e il trapassato il rammarico per qualcosa che non si è realizzato (da soli o introdotti da se o da magari): Che manchi la benzina? Non arriva: che abbia avuto un incidente? Se vincessi! Arrivasse primo! Magari azzeccassimo un tredici! Avessi vent'anni di meno! Fosse ancora qui mio padre! Se mi aveste dato ascolto! Fossi stato presente! LINGUA VIVA II congiuntivo: usarlo molto o poco. cioè quella struttura in sé perfetta che è ciascun dialetto. nelle coniugazioni regolari c'è. Senonché.. di Fenoglio. che scemare». e il modo congiuntivo «marca» l'azione in modo netto rispetto all'indicativo. debba. Un noto linguista rileva. deplorando.sprime il desiderio. che aspettavamo con un buon appetito. o magari non usarlo? Modo congiuntivo: riflettiamo sul termine «modo». e parecchio. l'augurio. può arricchire la lingua. quando cospira a impoverirla. Nei dialetti del Sud e di parte del Centro (compresa Roma). nella lingua contemporanea. Diciamolo con parole del Leopardi: «Credo che il tesoro della lingua si debba piuttosto accrescere. I loro sistemi verbali ne fanno a meno. che inglese e tedesco ignorano la distinzione tra imperfetto e passato remoto). Col «modo» il verbo segnala una determinata modalità con cui l'azione o 10 stato vengono concepiti dal parlante. va combattuto. Ma la spiegazione certo non basta: è caratteristica del linguaggio istituire opposizioni valide e permanenti con i mezzi più economici: anche ad opporre singolare e plurale basta l'alternanza o/i (amico I amici). un Credo che fu la prima volta di Vittorini. un Pare che la concord/a ha regnato di Sciascia. preferisce una vettura a quattro o a cinque marce. 1 motivi di questa tendenza? A parte alcuni verbi irregolari. II regresso dell'uso del congiuntivo si manifesta più accentuato proprio là dove dovrebbe ricorrere più spesso. a farne spesso a meno. il congiuntivo presente è scomparso. 202 . deve. va al congiuntivo (Credo che sia vero). Questi scrittori non ignorano certo la grammatica. nel parlato tende a imporsi l'indicativo.

Per il condizionale passato in valore relativo vedi capitolo 33. o in dipendenti già di per sé al condizionale (Penso che sarebbe bello). Premere il pulsante. Volterete a destra e poi prenderete la prima strada a sinistra. ma gli affari mi trattengono qui. non sicura: Imparerete a memoria i primi dieci versi della poesia. a quanto risulta finora e si spera. ALTRI VALORI Circolare! Scattare! Tenere la destra. Non entri! Non entriamo! Non entrate! Non entrino! 203 . Siamo seri. e la la e 3a plur. IL MODO IMPERATIVO VALORE E USO II condizionale è. • una grande varietà di frasi ellittiche (vedi capitolo 27. si esprime nella 2a pers. non è tipico di certe categorie di proposizioni dipendenti. Come si è già visto. I valori più usuali del condizionale presente e passato — possibilità condizionata e irrealtà compaiono nella reggente del periodo ipotetico (vedi capitolo 36. per esempio: L'imperativo è il modo del comando diretto (e anche dell'invito. Vogliano scusarci. L'ESPRESSIONE DEL DIVIETO Preferirei un altro incarico (= Preferisco. Il condizionale passato può esprimere questi stessi valori nel passato: Gli dissi che avrei preferito un altro incarico. l'irrealtà. con non + infinito e nelle altre con non seguito dalle forme dell'imperativo: Non entrare! Non eccedere mai. prego! ecc. o divieto. che esprime un comando attenuato: II condizionale presente può inoltre indicare un desiderio o un'intenzione espressi con cautela o riguardo. § 3). IL MODO CONDIZIONALE VALORE E USO FONDAMENTALI 6. Mantenere la distanza di sicurezza.5. FORME SOSTITUTIVE DELL'IMPERATIVO Se facesse bel tempo. dell'esortazione. possiede forme autonome solo per le 2e persone. sing. Se avesse fatto bel tempo. danni alle persone). Non volermene. § 7): Attenti! Tutti qui! Un momento! Un espresso. ma anche al di fuori del periodo ipotetico: Sostituiscono talora l'imperativo: • l'infinito. in un comando o un'esortazione rivolti indeterminatamente: Vorrei essere con voi. l'incertezza. un modo «marcato» rispetto all'indicativo: esprime la possibilità condizionata. Sarei intervenuto volentieri: purtroppo non ho potuto. ma si trova in proposizioni indipendenti (Sarebbe bello!). sono impiegate le forme del congiuntivo presente: Guarda qui! Sii serio. come il congiuntivo. mentre per la 3a sing. partiremmo. della preghiera) e quindi si trova soltanto in proposizioni indipendenti. Non ci sarebbero stati danni alle persone. II comando negativo. • il futuro semplice. se è possibile. A differenza del congiuntivo. Guardate qui! Si accomodi. saremmo partiti. oppure una circostanza descritta come supposta. un altro incarico) Non ci sarebbero danni alle persone (= Non ci sono. § 6.

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i modi infinitivi sono tre (infinito.) e venire accompagnato da un aggettivo (i pieni poteri. In quanto sostantivo. direttamente o introdotto da preposizioni o congiunzioni (di. i miei doveri). senza. Costrutti perifrastici 1. Mi propongo di vivere diversamente. per. ecc. il dovere. pur in funzione di sostantivi. il potere. come caratteristiche comuni. il promuovere le attività economiche (mentre. avremo: la promozione delle attività economiche). Desidero vivere onestamente. dando luogo a una molteplicità di costrutti (proposizioni implicite infinitive): il potere. esperto nel mentire. nella sua indeterminatezza. se. col corrispondente sostantivo astratto promozione. e preferibilmente. i poteri. 206 . ecc. il sapere. Questo non è vivere. Gli infiniti. § 1-2). L'INFINITO I MODI INFINITIVI Come sappiamo. ecc. a. tanto che li chiamiamo anche. può essere attualizzato dall'articolo e introdotto dalla preposizione o dalla preposizione articolata: Nell'uso più comune ed esteso l'infinito è impiegato senza articolo. «nomi verbali» o «forme nominali del verbo». prima di. Studieremo questi costrutti nella sintassi (vedi capitolo 34. L'INFINITO NELLE PROPOSIZIONI DIPENDENTI IMPLICITE L'infinito è un sostantivo verbale.) e assolve nel periodo varie funzioni connesse alla sua qualità di «sostantivo». Vediamo ora più da vicino il valore e l'uso di ciascuno di essi. Valore e uso dei modi e dei tempi: forme nominali del verbo. VALORE DELL'INFINITO Però solo in un numero limitatissimo di verbi l'infinito può divenire in tutto e per tutto un sostantivo (l'essere. Lavoro per vivere. l'assenza dell'indicazione della persona e la somiglianzà al «nome» (sostantivo o aggettivo). il vedere. ecc. l'esistere. l'attitudine ad apprendere. conservano la caratteristica di forme verbali (una «valenza verbale») e pertanto possono avere un oggetto: per es. il volere) e quindi formare il plurale (gli esseri. il desiderio di sapere. fino a un certo punto. participio e gerundio) e hanno. Vivere onestamente è il mio scopo. che esprime il processo (l'azione o lo stato) nella sua generalità e.23.

occorre distinguere tra participio presente e participio passato.Molti problemi. ma anche lo stato concomitante) può fungere. Di norma. può essere sostantivato (l'amante. vivente ancora Augusto. amato. ma. oppure finito (in genere il passato remoto). Per trovare una conferma al suo valore di aggettivo. interessanti l'intera collettività. possiamo confrontare l'uso di un participio e di un aggettivo di significato equivalente: si dice amante di ogni lusso come avido (o desideroso. amati. indica non solo l'azione anteriore. Lo abbiamo visto (capitolo 22. che interessano l'intera collettività. ma già qui dobbiamo fissare il rapporto del participio con la proposizione reg207 2. IL PARTICIPIO IL PARTICIPIO COME AGGETTIVO II participio è l'aggettivo verbale. Quegli alunni sono ben preparati. E introdotto dall'av. Per quanto riguarda la conservazione della valenza verbale. ecc. ecc. Avanzavamo con cautela.. Allora non volevo studiare. sono stati trascurati.). può dar luogo a proposizioni dipendenti implicite. forma il plurale (amante. Posso aver sbagliato. presentando dal gerundio o da una proposizione circostanziale: un'azione come qualcosa di ^improvviso e imme. E precisamente l'infinito presente indica la contemporaneità (o anche la successione) rispetto al tempo della reggente.. Inoltre il participio passato. l'infinito è il verbo di una proposizione (implicita) dipendente. Per esempio: Molti problemi. bramoso) di ogni lusso (e non: amante ogni lusso). una riflessione. Le studieremo nella sintassi..: Cosa dire? Come fare? Dove andare? Sbagliare io? Poter azzeccare il risultato! Aver avuto un po' più di fortuna! II participio presente è sì una forma verbale. Mi propongo di studiare sempre in futuro. amantissimo. IL PARTICIPIO PRESENTE Gli usi dell'infinito in proposizione indipendente sono pochi e poco frequenti. Si pentirà di averci ingannati.). § 6) nell'espressione del divieto e talora del comando.. per esprimere un dubbio. sono rari e prevalentemente letterari. Credevamo di aver fatto bene. a parte poche eccezioni che vedremo subito. Gli usi in cui il participio presente conserva caratteristiche verbali. esso: concorda col sostantivo o il pronome cui si riferisce. Inoltre si trova: • in frasi interrogative ed esclamative. nella quasi totalità dei suoi usi. Gino è insistente. i valori dei suoi due tempi (presente e passato) sono relativi al tempo del verbo della proposizione reggente. In quanto aggettivo. come il participio presente. vivendo ancora Augusto (oppure: quando viveverbio ecco o dalla preposizione a: va ancora Augusto). sviluppando pienamente la propria valenza verbale. più amato. ricevette alcune prerogative imperiali. . per quanto riguarda il tempo. fungendo da attributo o da elemento del predicato nominale: Detesto una persona insistente.I TEMPI Dato che. riceve i gradi di comparazione (più amante. lo sgomento. da aggettivo: Sono alunni ben preparati. il femminile (amata.. ecc. Saprò studiare. amata) e.. il participio presente • in una narrazione per sostituire un modo viene sostituito da una proposizione relativa. L'INFINITO IN PROPOSIZIONI INDIPENDENTI -o). all'improvviso ecco coprirsi una voragine.Tiberio. la sorpresa. l'amato. diato (infinito «narrativo»). al passato (che termina in . un desiderio. . e l'infinito passato l'anteriorità: Desidero studiare. ed esprime un'azione concomitante a quella della proposizione reggente. si comporta esattamente come un qualsiasi aggettivo. Ho esaminato degli alunni ben preparati. Sarà punito per averci ingannati. amate). Lo rimproverammo aspramente: e lui a difendersi e a negare le sue colpe. IL PARTICIPIO PASSATO II participio passato (che. in frasi come queste. Tiberio.

e allora il participio — come participio assoluto. • A parte i costrutti col gerundio «assoluto».. NOTE • I costrutti col gerundio «congiunto»... .. mi è venuta in mente (= io ho ricordato) la mia infanzia. essendo andato) all'attivo e. si distinguono due tipi di costrutti.diversi costrutti del participio «congiunto» e del participio «assoluto». Ma tali nessi possono anche mancare.. tutti parteciparono alla gita Arrivate in cima al colle. nei verbi transitivi. cioè «sciolto» — concorda con un elemento della proposizione stessa: Scritta la lettera. infatti è invariabile (solo nelle forme composte può mutare l'elemento costituito dal participio passato) e non funge mai da attributo o da predicato.. In questi esempi sussistono dei nessi grammaticali o logici tra la reggente e il costrutto participiale. sciolto dal rapporto grammaticale con la reggente. -» Lo studente. 3. . io ora faccio una passeggiata Morto Augusto. Come i participi. . . non diede spiegazioni Lo studente. sono molto comuni. Leggendo quella notizia.) premendo questo pulsante. PARTICIPIO PASSATO «CONGIUNTO» o s Nel participio «congiunto» il soggetto implicito nel participio si identifica con un elemento (in genere il soggetto) della proposizione reggente. -> Lo studente. poiché l'aula era vuota.. essendo stato amato). GERUNDIO «ASSOLUTO» La proposizione implicita può «sciogliersi» dal rapporto grammaticale con la reggente... e lo stacco risultare più netto: Considerate le condizioni del tempo. La messa in moto sì ottiene ( = noi otteniamo. in cui. la connessione del gerundio col soggetto della reggente è obbligatoria: cioè deve esserci un soggetto della reggente cui il gerundio si riferisce.. L'appetito vien mangiando. Più in generale. pur essendo arrivato. Le poche eccezioni si riscontrano quando c'è un verbo o una locuzione impersonale (con un soggetto «logico» cui il gerundio sia riferibile): Sbagliando si impara. essendo l'aula vuota. l'impero precipitò nel caos. GERUNDIO «CONGIUNTO» II gerundio può riferirsi.). è «congiunto» e con il quale concorda grammaticalmente: Visto dall'alto del colle. specie all'attivo (. rimase in piedi. essendo occupati da altri tutti i posti. analogamente a quanto accade col participio passato. al quale. ecc. il panorama è stupendo Indotti dal tempo magnìfico. interpellato.. pur essendo arrivato in ritardo. salutò il professore Lo studente. dando luogo a proposizioni dipendenti implicite. Il gerundio ha sempre valenza verbale. le ragazze ammirarono il panorama.. PARTICIPIO PASSATO «ASSOLUTO» ratteristiche del tutto particolari. al passivo (essendo amato. il babbo la spedì subito Finiti i compiti. IL GERUNDIO IL «SISTEMA» DEL GERUNDIO II gerundio possiede un sistema completo di forme: presente (per la contemporaneità e anche la successione: amando. rispose. ma con ca- . molti problemi si risolveranno Morto Nerone. quando si collega a un elemento della stessa proposizione implicita: Lo studente. essendo stato interpellato. Invece la lingua contemporanea tende a evitare il gerundio «assoluto» e a sostituirlo con proposizioni esplicite: Lo studente.. entrando in classe. si allontanò Lo studente. essendo l'aula vuota. essere «congiunto» al soggetto della proposizione reggente: Lo studente.. II gerundio è invece «assoluto».. può essere assimilato a un aggettivo. essendo stato interpellato. entrando in classe... andando) e passato (per l'anteriorità: avendo amato.o M fa gente nei due. non conviene partire Una volta avviate le trattative. appunto. . il gerundio può essere sostituito da un costrutto col participio: Lo studente. gli succedette Tiberio.

lo abbiamo visto. col che tutta la situazione cambierebbe. Quanto a Essendo Giovanni molto bisognoso. mentre attraversavamo la strada. Sta per piovere • la durata dell'azione (aspetto «durativo»). Per esempio: Essendo molto bisognoso. la previsione dell'azione (aspetto «ingressivo»). si ricorre a costrutti diversi. Diremo dunque: lo ho visto costui. La luce viene affievolendosi • l'indicazione della necessità. Una cosa va fatta bene o non va fatta per nulla. con andare oppure venire + gerundio: La sua salute va migliorando. 4. frequente e piuttosto libero nell'italiano antico. non certo a rinunciare a questa forma nominale del verbo. Di questo costrutto ci occuperemo nella sintassi (vedi capitolo 34. Ho lasciato entrare aria nella stanza. I costrutti perifrastici denotano: • l'inizio. con vari tipi di proposizioni dipendenti esplicite. La sostituzione con altri costrutti è sempre possibile: per esempio col participio passato «congiunto». Lo abbiamo visto attraversando la strada può significare soltanto: Noi. che formano un tutto unico (qualcosa di analogo accade con i verbi «servili»: vedi capitolo 17. Ho fatto revisionare tutto l'impianto. con andare + participio passato: Le istruzioni vanno seguite alla lettera. Per esempio. Diventerebbe uno sproposito se volessimo intendere che chi attraversava la strada era lui. che è molto bisognoso. Anche in certi casi in cui l'uso del gerundio sarebbe a rigore difendibile. al passivo. abbiamo aiutato Giovanni. che è oggetto di ho w'sto. § 5). ma solo l'assenza di una virgola davanti a uscendo ci impedisce di riferirlo al soggetto della reggente (io). oppure: . Ma si consideri. Ciò peraltro deve indurci ad usarlo con cautela. col participio passato «assoluto». Ciò premesso. Uno stretto nesso è infine quello del costrutto formato dai verbi «causativi» fare e lasciare + infinito: Ho fatto venire l'idraulico. con stare + per + infinito: Sto per uscire. Sta piovendo 209 J . ma altre volte la trappola è più insidiosa. nella lingua contemporanea subisce varie restrizioni e spesso da luogo ad incertezze. dato che è molto bisognoso. Non è ammissibile. § 2). in lo ho visto costui nascondere qualcosa sotto la giacca uscendo dal Museo. l'errore da evitare. Cosa stai facendo? Stavo giocando. ma anche soggetto logico dell'infinito nascondere. d'altra parte. Sta per arrivare.. il gerundio uscendo è riferito a costui. al di fuori del costrutto del gerundio «assoluto» e di qualche eccezione vista nel testo. perché il gerundio viene riferito a Giovanni. Si dirà: Abbiamo aiutato Giovanni. In questo caso era difficile sbagliare. con stare + gerundio: • lo svolgimento progressivo o il compimento graduale dell'azione (aspetto «progressivo»). ma goffo e pesante (e ciò basta per preferire altri costrutti). ho avuto un sussulto] Correndo sono inciampato. mentre usciva dal Museo. ma crea complicazioni o ambiguità. I COSTRUTTI PERIFRASTICI Alcune modalità e alcuni «aspetti» (cioè modalità relative alla durata o allo svolgimento dell'azione) del verbo si esprimono perifrasticamente. complemento oggetto della proposizione reggente.DUBBI LINGUISTICI Usare molto o poco il gerundio? Come usarlo? L'impiego del gerundio.. Quindi è grammaticalmente a posto. non è scorretto. è il riferimento a un elemento che non sia il soggetto della proposizione reggente. nascondere qualcosa sotto la giacca. lo abbiamo aiutato. cioè con l'intervento di un altro verbo in funzione simile a quella di un ausiliare. Si hanno così dei costrutti perifrastici. che il gerundio presente ci fornisce il mezzo più semplice ed agile per esprimere l'azione concomitante: Vedendola.

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il sì. là. il giorno dopo. il poi. abbastanza soldi. comunque qui. fortemente. è di gran lunga il più comune (e notiamo che il termine deriva dal latino adverbium. parallelamente agli aggettivi qualificativi. ecc. In genere equivalgono a un comple- 212 . ecc. Moderate la velocità soprattutto nelle curve) e talora un'intera proposizione: per es. Il primo di questi tre impieghi. ecc. perché sì. l'oggi. ancora. davvero • determinativi La sua pronta risposta ci rassicurò L'avverbio ha il significato e il valore di un complemento «circostanziale» di modo. tanto. il no. non. un implicito «io dico che». • Alcuni avverbi (non quelli in -mente) possono essere usati come sostantivi o come aggettivi (e. abbastanza denaro. il mak. qualificandolo o determinandolo. troppo come. ma. 2. negazione. il quando. no. forse con prontezza in questo luogo per gradi a quell'epoca. prima poco. GLI AVVERBI QUALIFICATIVI DEFINIZIONE Gli avverbi qualificativi. col verbo. ecc. È veramente bella. la casa accanto. rimangono invariati): Chiamiamo avverbio la parte invariabile del discorso che modifica. quando. dubbio cosi. davanti ora. semmai. QUADRO COMPLESSIVO DEFINIZIONE E VALORE to della frase stessa. un verbo. il domani. esprimono una qualità o modalità. come aggettivi. «che è accanto al verbo»). L'avverbio 1.24. La amo veramente troppo. di tempo. CLASSIFICAZIONE DEGLI AVVERBI In base al significato e al valore suddividiamo gli avverbi in: qualifìcativi veramente. Si può dire che l'avverbio stia al verbo come l'aggettivo sta al sostantivo. nella frase Francamente questa moto mi sembra troppo cara l'avverbio francamente non modifica alcun singolo elemen- di modo di luogo di tempo di quantità interrogativi e relativi di affermazione. Confrontate: La sua pronta risposta fu Rispose prontamente Rispondendo prontamente ci rassicurò il bene. le case accanto. un aggettivo o un altro avverbio: La amo veramente. di luogo. ed è quasi sempre possibile sostituire l'avverbio con un complemento: prontamente qui gradualmente allora NOTE • L'avverbio può modificare anche un complemento (per es.

soltanto. da naturale. abile. pian piano. ecc. celermente. male (avverbi di buono. in fondo. a casacmodo: cio. carponi. ecc. ecc. Stringimi for.mento di modo e rispondono alla domanda: «come?». certo. passo passo. per esempio.. dagio. LE LOCUZIONI AVVERBIALI Parecchi avverbi. di volata. Hai visto giusto. sui due piedi. o risultano da composizione. leggermente. la •e cade. anzitutto. sulla parola. celere si ottengono: naturalmente. a poco a poco. • altre formazioni: per l'appunto. la base della formazione è data da espressioni come sancta mente = «con mente (intenzione. a parte. violentemente. assieme.• preposizione + un sostantivo d'uso generale: tretutto. che significa «con la mente». o sono formati in altro • preposizione + un sostantivo usato esclusivamente in quella tal locuzione: a bizzeffe. «in che modo?». penzoloni. ecc. particolare.. Per es. invano. purtroppo. sul bocconi. di cui abbiamo già visto degli esempi. volentieri. soprattutto. a gogò. (in questo caso la locuzione avverbiale può essere anche interpretata come un vero e proprio AGGETTIVI IN FUNZIONE DI AVVERBI complemento). negli aggettivi della la classe. Ce ne sono moltissime e di vari tipi (anche composte da più di due parole): • Sono formati col suffisso -oni alcuni avverbi indicanti una posizione o movimento del corpo: • preposizione + aggettivo: di continuo. cattivo).straforo. te. ecc. particolarmente. a iosa. può trovarsi lontano dal sostantivo e dopo il verbo — basta operare una sostituzione dal maschile al femminile o dal singolare al plurale. sono composti da preposizione + aggettivo (come invano) o da preposizione + sostantivo (come sottovoce). notevole. in breve. davvero. § 4). (a) tentoni. di nascosto. usato come predicativo (vedi capitolo 27. di nuovo. alla bell'e meglio. sodo. alla chetichella. parimenti. di sicuro. Spesso i due elementi non si saldano in una parola sola. aggettivi o sostantivi ripetuti: sotto Va piano/ Le prove parlano chiaro. dopotutto. ecc.. mente (caso ablativo di mens). proprio. a. ecc. a mano a mano. da capo. per forza. basso. a garganella. 213 . a lungo. insieme. • Da quasi tutti gli aggettivi qualificativi si ottiene un avverbio mediante il suffisso -mente (aggiunto. di bene. al femLui parla chiaro minile). notevolmente. viceversa. Alcuni aggettivi di uso molto comune assumono funzione avverbiale al maschile singolare: • avverbi. TIPI DI FORMAZIONE NOTA Vediamo come si formano. a caso. alla carlona. • II suffisso -mente continua una parola latina. abilmente. prevalentemente. in genere. NOTE • Per distinguere un aggettivo in funzione di avverbio da un aggettivo vero e proprio — anche quando. solo. ecc. l'aggettivo concorda col sostantivo (o il pronome): avverbio Lei parla chiaro Essi parlano chiaro Esse parlano chiaro aggettivo // liquido sgorga chiaro L'acqua sgorga chiara I liquidi sgorgano chiari Le acque sgorgano chiare • Se l'aggettivo termina in vocale + -le o + -re. Per esempio: da Ubero: lìbera + mente: liberamente da felice: felice + mente: felicemente Anche da participi aggettivati: apparentemente. ecc. Si notino inoltre: benevolmente. volontà) santa». • Continuano direttamente avverbi latini. serio.sotto. altrimenti. a stecchetto. ol. sottovoce. che chiamiamo locuzione avverbiale. L'avverbio resta invariato. ma rimangono tuttavia uniti in un'espressione fissa. Così ancora: alto.

.. per certo all'istante ogni anno (rispondere) di sì nalmente diligente. in forma. LINGUA VIVA Scegliere o sostituire l'avverbio Spesso la lingua offre la scelta tra due o tre possibilità: avverbio in -menfe. Oltre alle scelte che abbiamo indicato sopra. per caso in effetti in alto di certo.. 214 .. Tra i determinativi. in maniera.) o con altri complementi. spesso fastidiosa e «cacofonica».. ogni avverbio o ogni piccolo gruppo di avverbi ha una sua storia e un suo valore particolare. il significato e l'uso.COME USARE IL VOCABOLARIO Funzione e uso dell'avverbio La suddivisione interna degli avverbi ha uno scopo eminentemente pratico. come mostrano gli esempi nel riquadro a destra. e simili!).. inoltre... le locuzioni avverbiali. Il vocabolario registra. ancora una volta. ora semanticamente più o meno differenziati). esiste poi sem- pre la possibilità di sostituire l'avverbio con un complemento di modo (in modo.. poi.. locuzione avverbiale (ora con significato identico. al vocabolario e agli esempi che esso fornisce. Quegli esercenti cercano continuamente ogni espediente. Di questa molteplicità di mezzi espressivi noi dobbiamo approfittare per ridurre la frequenza. Ma per tutto ciò la grammatica non basta: ricorrete dunque. Quel che importa è accertare la funzione fondamentale (perché parecchie parole che trovate classificate nel testo come avverbi ricompariranno come preposizioni o come congiunzioni). degli avverbi in -menfe (pensate alla goffaggine di frasi come È uno studente ecceziopropriamente nuovamente solitamente casualmente effettivamente altamente certamente immediatamente annualmente affermativamente proprio — — — — alto certo — — — di nuovo di solito a caso. aggettivo corrispondente usato come avverbio.

costì. parecchio.. niente. grandemente. troppo. ecc. un po'. talmente). presto. ivi. adesso. poi. § 2). dopodomani. allora. Sono avverbi di luogo. alquanto. Questi tre gruppi di avverbi sì trovano in corrispondenza rispettivamente con i pronomi personali e dimostrativi io. lo trovi). lì. sono in primo luogo degli aggettivi e pronomi indefiniti (vedi capitolo 14. là. presto. DETERMINATIVI DI QUANTITÀ In risposta (come i qualificativi) alla domanda «come?»: così (= in questo modo). sempre. intanto. dopo. sempre. Dappertutto e dovunque hanno il medesimo significato (= in ogni luogo: Lo trovi dappertutto.) è originariamente voce del verbo fare. sotto. GLI AVVERBI DETERMINATIVI FORMAZIONE ecc. quello. § 6). molto. vi. un poco. • di forma varia (in genere derivati dal latino): lì. in alto. Proprio come codesto. oggi. affatto. DETERMINATIVI DI LUOGO In risposta alla domanda «dove?» (stato in luogo e moto a luogo: vedi capitolo 31. or ora.. sono: • aggettivi (in qualche caso sostantivi) usati avverbialmente: vicino. poco. DETERMINATIVI DI TEMPO Gli avverbi determinativi. ieri. ecc. per di qua. attorno. meno. affatto (nel suo significato proprio: «del tutto»). Verranno perfino loro. giù. presso. vicino. Sono anche. tanto. tardi. ormai. costà. finora. Lo trovi dovunque). quivi. perfino (persine). di fronte. piuttosto. ne (vedi capitolo 12. di più. inoltre. dappertutto. dentro. stamani. in ogni modo. sopra.. per ora. Sono d'uso letterario testé. fuori. ecc. dietro. molto). ancora. Questi ultimi sono spesso sostituiti da comunque (Sarò presente comunque. ancora. dovunque. ecc. • composti: dappertutto. talora. questo / tu. intorno. stamani. abbastanza.3. frattanto. molto. pure. appena (che è anche di tempo). fino (sino). anche le particelle pronominali ci. ieri. • locuzioni avverbiali (spesso del tipo preposizione + avverbio): di qui. ecc. DETERMINATIVI DI MODO Rispondono alla domanda «quando?» e ad altre domande in rapporto ai complementi di tempo (vedi capitolo 31. Con significati più specifici: prima. che esprimono l'aggiunta e l'intensificazione e hanno la peculiarità di poter modificare anche il sostantivo e il pronome: Lo pensa anche mio padre. davanti. presso. il valore è di quantità (= tanto. via. lassù. per di lì. quando. ma il valore originario di dovunque è di congiunzione (Dovunque tu vada. ecc. domani. per di là. ecc. in tutti i modi. 215 . da allora. ecc. or ora. In risposta alla domanda «quanto?». più. da dove. di fuori. nulla. come. in ogni caso. per di qui. altrettanto. in cui fa (come in due anni fa. almeno. ecc. via. subito. a parte pochissimi in -mente (grandemente. Molti di questi avverbi si impiegano anche come preposizioni o in locuzioni preposizionali (vedi capitolo 25. sarò presente). inoltre. § 1): qui. di qua.. § 5) usati avverbialmente: poco. almeno. già. Comunque non dargli peso) il cui valore originario è di congiunzione (Comunque vadano le cose. sono di uso limitato costì e costò. ora. Vediamoli ora distinti secondo il significato e la funzione. mai. per niente. § 4-5): ora. contro. Con un aggettivo o un altro avverbio in frasi come È cosi-bello. spesso. DETERMINATIVI «AGGIUNTIVI» Per il moto da luogo e per luogo si usano le locuzioni: di qui. sopra. di lì. talmente. qua. tanto. tardi. altrove. Harino valori più specifici: su. di là. sì. cui si preferisce poco fa. nel loro significato fondamentale. quassù. codesto / egli. dianzi. lontano. Di diversa formazione: assai.

integrati e anche (spesso in modo goffo) sostituiti in vari modi: sì sì. a frasi come: Mica verrò!. ma non insolubile). neppure. sto bene No si usa nella seconda parte. viene anche usato da solo e prima del verbo: Mai cederò. 216 . ellittica. L'avverbio negativo fondamentale è non. Sì talora sta al posto di così (uso letterario) e di bensì. in correlazione con ma (È un problema difficile sì. NO certo. Costituiscono da sole vo o il pronome: un enunciato autosufficiente o un elemento indiNemmeno il professore è convinto. interrogativo relativo congiunzione Come stai? Ti chiedo come stai Come ti ho detto. DETERMINATIVI DELLA NEGAZIONE La frase negativa è caratterizzata dalla presenza di un pronome o aggettivo negativo (nessuno. I tre avverbi nemmeno. Mai cedere al male! «Cederai?» «Mai!». nulla) o dell'avverbio negativo (o anche da entrambi. da dove?.sono esattamente l'opposto di anche. Non verrà neppure lui). No. si rafforzano a vicenda. Non lo credo affatto.): in funzione di avv. Non ne ho voglia.(composti con la congiunzione né) per significato la. soprattutto nel parlato. naturalmente. posposto: Sì o no possono essere rafforzati. ogni altro elemento negativo: Io non verrò. ma sono fuori esercizio. servono a collegare una proposizione dipendente alla reggente. che precede sempre il verbo e. § 5). appunto. okay. se c'è. «del tutto». ecc. temporali. possono determinare anche il sostantipiù sintetico una risposta. no no. come abbiamo già visto: capitolo 14. Parli Sì. verrà (e. anche: Non è convinto Ad esempio: nemmeno il professore. Neppure lui pendente di una frase. perché due elementi negativi. esatto. di un'alternativa: Non so se verranno o no ( = non verranno). privi di valore negativo. Non ho visto nulla. pure e. sono relativi o passano alla funzione di congiunzioni subordinanti (modali. affatto. cotiva. «Ne hai voglia?» «Punto» (= no). Non ne ho punto voglia. Non lo credo. da quando?. sissignore. e ciò porta. che forniscono nel modo me questi. Se invece. di tempo: quando?. punto sono avverbi o complementi di quantità (= «una briciola». Di per sé mica. ecc. preposto al verbo. come tale. Non cedere mai al male! Mai ha finito per assumere valore di avverbio negativo e. in un periodo complesso. Nel linguaggio burocratico e commerciale è frequente o meno al posto di o no. non. precisamente. neanche Sì e no di norma non determinano un'altra paro. niente. perfetto. affatto. purtroppo non lo parlo. di quantità: quanto? causale e finale: perché? Sono immediatamente riconoscibili nella loro funzione di avverbi interrogativi in quanto aprono una proposizione interrogativa diretta (cioè indipendente e chiusa dal punto interrogativo) o esclamativa. punto.o t—H AVVERBI INTERROGATIVI PQ di modo: come? di luogo: dove?. l'altra negativa). ma sono «particelle assertive» (l'una afferma. Sì. nossignore. nella stessa proposizione. no davvero. LE PARTICELLE ASSERTIVE Si. sì Io non cederò mai. Non viene spesso rafforzato da una parola posposta al verbo: Io non verrò mica. «Lo credi?» «Affatto» (= no). no certo. sicuro. ecc. ma acquistano tale valore a causa del loro frequente impiego in frasi negative. e mai (o dal letterario giammai). La negazione con riferimento al tempo è data da inglese? No. «un solo punto»). Come serve anche a introdurre una comparazione (un secondo termine di paragone: Sono forte come te) o un'immagine (Sorse come una nube). certo.

. molto. forte. Il secondo termine di paragone si esprime come con gli aggettivi: più (meno) velocemente di. GRADI DI COMPARAZIONE SPECIALI Ricordiamo infine tre parole che. ad alcuni avverbi e congiunzioni e al pronome personale àtono (al quale si unisce) per richiamare l'attenzione. § 4): positivo bene male comparativo meglio peggio maggiormente più meno superlativo assoluto ottimamente.. Hanno inoltre forme di questo tipo adagio e i pochi avverbi determinativi provvisti di gradi di comparazione (vicino. presto. altrimenti si esprime col comparativo seguito da una determinazione: più velocemente di tutti. malissimo. si possono includere nella categoria dell'avverbio: cioè. 217 . Avremo dunque: più adagio. benissimo. grandemente. etc. piccolo nel capitolo 11. pochissimo. vicinissimo. grande.. superlativo assoluto chiarissimo.) presentano le forme: comparativo più chiaro. che si premette al sostantivo. ecc. ecc. chiaro. eventualmente. almeno per comodità. in prevalenza in frasi ellittiche ed esclamative: Ecco le mie proposte.DETERMINATIVI DEL DUBBIO II determinativo del dubbio e dell'incertezza è forse. più vicino. Ecco fatto! Ecco qua! Eccomi! Eccolo! Ecco che protestano! Gli avverbi bene. cattivo. Si osservi che il superlativo relativo per gli avverbi esiste solo nel costrutto del tipo il più velocemente possibile. poco hanno gradi di comparazione «speciali» (si confrontino i corrispondenti aggettivi buono.. e il determinativo dell'approssimazione è quasi. che rappresenta un'intera brevissima proposizione ( = ciò è) e fornisce un'equivalenza ( = vale a dire) o una precisazione ( = precisamente. Per esempio: Parla più chiaro! Ha parlato chiarissimo. pressappoco. tardi. Ho meno soldi di prima. NOTA • Più e meno fungono anche da aggettivi invariabili: Ho più fortuna di te. spesso). al verbo. lontano. magari. e per quasi: circa. ecc. ECCO Gli avverbi rappresentati da un aggettivo (piano. molto male massimamente moltissimo minimamente. GRADI DI COMPARAZIONE DELL'AVVERBIO FORMAZIONI REGOLARI grandemente molto poco Gli avverbi qualificativi in -mente formano il comparativo e il superlativo assoluto in parallelo con i gradi degli aggettivi corrispondenti e in dipendenza da essi (vedi tabella sotto). male. che deriva dal latino et cetera = «e le altre cose» ed ha appunto tale significato. eccetera (abbreviabile in ecc. Con valore simile a forse e sfumature diverse si usano inoltre probabilmente. ECCETERA. CIOÈ. più velocemente che poteva. e precisamente). indicare l'imminenza di qualcosa. all'incirca. adagissimo. ecc. ecco. molto poco 4. molto bene pessimamente. ecc.).

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La preposizione è la parte invariabile del discorso che «è preposta» a un elemento della frase (sostantivo. • locuzioni preposizionali: fuori di. Mangio per vivere. ecc. dentro. da.25. Confido in te. 219 . La preposizione. Sono varianti della stessa preposizione e la scelta avviene per motivi di eufonia: primo fra tutti. LE PREPOSIZIONI PROPRIE DEFINIZIONE sono assegnabili a tipi diversi. che si citano tradizionalmente in questo ordine: di a da in con su per fra tra Le preposizioni sono numerose. verbo all'infinito. ecc. § 2). l'interiezione 1. in corrispondenza alla molteplicità e varietà dei rapporti che intercorrono tra gli elementi della proposizione. eccetto. QUADRO COMPLESSIVO LE PREPOSIZIONI PROPRIE FONDAMENTALI Tra le preposizioni proprie ne consideriamo come fondamentali nove. particolarmente in relazione ai complementi. Mi batto contro tutti. ecc. Se non c'è da evitare una successione disarmonica di suoni. Penso al futuro. e le loro specifiche funzioni vengono illustrate nell'ambito della sintassi. cosicché le distinguiamo in: • preposizioni proprie: fondamentali: di. a. a causa di.) e assolve il compito di stabilirne un determinato rapporto con altri elementi: // padre di Giovanni. ecc. tra fratelli. specifiche: durante. la scelta è libera. pronome. presso. Qui dobbiamo soltanto vedere quante e quali siano. ecc. accanto a. la congiunzione. entro. • preposizioni improprie: contro. LA PREPOSIZIONE: QUADRO COMPLESSIVO. e II valore di fra e tra è identico. Le preposizioni sono dunque tipici «strumenti grammaticali» o «elementi funzionali» (vedi capitolo 6.

su formano. eccetto. dentro. In quanto «strumenti grammaticali». mercé. oltre. § 8. § 5). in unione con l'articolo determinativo. Ne diamo l'elenco (e troverete poi l'indicazione dei loro valori — in genere piuttosto specifici — nella sintassi. con un unico valore specifico (o talora due o tre). Inoltre. lungo. salvo. ma s'intende che alcune. rasente. salvo. ma. ma esse possono assolvere anche un'altra funzione. e sono impiegate tutte. Tuttavia ciascuna di esse ha uno o due valori base originari. come si è già visto (capitolo 9. hanno anche valori affatto diversi (per es. avanti. come proclitiche. di. meno. con. sotto. con raggruppamenti connessi alle diverse funzioni (illustrate nei capitoli 30. in. le preposizioni articolate. fuorché. verso. 2. tranne su. circa. 31 e 32): attraverso. mediante. data la loro origine. entro. esclusivamente come preposizioni. da. sopra. tranne. presso. lungo. che è bene fissare fin d'ora: LE PREPOSIZIONI PROPRIE SPECIFICHE Altre preposizioni sono usate anch'esse solo come preposizionil. LE PREPOSIZIONI IMPROPRIE E LE LOCUZIONI PREPOSIZIONALI LE PREPOSIZIONI IMPROPRIE II termine «improprie» non significa che le preposizioni così definite siano «non propriamente preposizioni»: la loro funzione è identica a quella delle altre. per lo più di avverbi. dietro.Queste nove preposizioni sono caratterizzate dal fatto di essere tutte monosillabiche e di appoggiarsi. Le funzioni di quasi tutte le preposizioni proprie fondamentali sono molteplici: scorrete — per averne un'idea — il capitolo 32. come aggettivi). malgrado. a. durante. secondo. nonostante. alla parola che segue (vedi capitolo 4. capitoli 31 e 32): contro. 1 220 . senza. dopo. Eccone l'elenco. § 1). a differenza di quelle fondamentali.

in mezzo a. a causa di. accanto a. lontano da. vicino a.) è facoltativo o circoscritto. e inoltre anche la preposizione propria su. oltreché dalle preposizioni (proprie e improprie) esaminate fin qui. a. con) con cui la locuzione preposizionale si conclude la caratterizza come tale e la differenzia dall'avverbio (o dalla locuzione avverbiale): 221 .DISTINGUERE TRA PREPOSIZIONE E AVVERBIO È importante saper distinguere quando le preposizioni «improprie». contro di. ecc. prima di. a. tra di voi). al di là di.. dietro il banco con dietro al banco. Inoltre. fra e tra. si può trovare. DISTINGUERE TRA LOCUZIONE PREPOSIZIONALE E AVVERBIO II riconoscimento della funzione sintattica delle locuzioni preposizionali non presenta difficoltà: la preposizione (di. intorno a. ecc. da. assolvono. ecc. davanti a un pronome personale. costituite da un avverbio o da una locuzione avverbiale seguiti da una delle preposizioni fondamentali di. • (locuzione avverbiale + preposizione): al di qua di. sono stabiliti anche dalle locuzioni preposizionali (o «prepositive»). tra di. la funzione di preposizioni e quando invece assolvono la funzione di avverbi. una locuzione preposizionale (su di me. Confrontate le seguenti coppie di esempi: LE LOCUZIONI PREPOSIZIONALI I rapporti fra gli elementi della proposizione. qui ne forniamo solo qualche esempio: • (avverbio + preposizione): fuori di. giù da. invece di. e ciò è normale con le preposizioni improprie (contro di te. per mezzo di. Le locuzioni preposizionali sono molte e indicheremo le loro funzioni specifiche nei capitoli della sintassi. In questi casi però l'uso delle locuzioni preposizionali (su di. con. dentro a. come accade più frequentemente. per esempio. ecc. NOTA • Anche con le preposizioni proprie su. di fronte a. dopo di lei). anziché la semplice preposizione. davanti a. fino da. fino a. dentro la casa alterna con dentro alla casa. al di fuori di. da. insieme con.

le congiunzioni possono essere: 222 . Ti amo. allorché. esprimono una causa. Partì. ecc. né (= e non): Amo la lettura e la musica.due soggetti. esprimono una conseguenza. una antitesi): ma. o. un rapporto di «subordinazione». per essere più precisi. però. due attributi. Mi dia spaghetti al sugo o al ragù. difatti. esisto. quando. oI I— tsa ^ & H^ La congiunzione si definisce come la parte invariabile del discorso che «congiunge» due parti dell'enunciato (due elementi della stessa proposizione o due proposizioni).) esercitano la loro funzione solo nell'ambito del periodo (occorrono due proposizioni) e stabiliscono un rapporto gerarchico. perciò. Parlo o devo tacere? un avverbio: o piuttosto. o anche). altresì. pertanto. nondimeno. quindi. subordinata): • disgiuntive (distaccano due elementi o pongono un'alternativa): o (può essere rinforzato da Ti ho ascoltato e ti approvo. ecc. Lo farò. È vero o falso? Le congiunzioni subordinanti (perché. • dichiarative (senza stabilire una subordinazione. È bello. Parlo liberamente perché sono un uomo libero. ecc.) congiungono. Se penso. Andiamo in treno oppure prendiamo la macchina? • avversative (esprimono un'opposizione. È onesto ma sfortunato. • composte (formate di due o più parole unite insieme): oppure. congiungono di norma solo proposizioni): dunque. anzi. senonché. ovvero. nonostante che. ecc.. ma devi aspettare. Qui ci limiteremo a un elenco ordinato delle congiunzioni più comuni. eppure. come. se. Piove. suddivise fondamentalmente secondo la funzione — lo si è già visto — in coordinanti e subordinanti. Risulta chiaro da quanto detto che con la congiunzione (come con la preposizione) ci inoltriamo nel dominio della sintassi. ecc. È una definizione generica e. cioè con o senza virgola). ma. — ponendole sullo stesso piano: Le congiunzioni coordinanti si distinguono in: • copulative (congiungono due elementi): e. Non è abile né furbo. • conclusive (senza stabilire una subordinazione. occorre distinguere tra congiunzioni «coordinanti» e «subordinanti». ma. invero. dato che. Dammi un giornale o una rivista. né. congiungono di norma solo proposizioni): infatti. Inoltre le congiunzioni coordinanti possono congiungere due proposizioni anch'esse omogenee tra loro (per es. o. due complementi. ecc. ma belli. però non le fai valere. due proposizioni indipendenti): È abile e furbo. parole che hanno la medesima funzione sintattica . LA CONGIUNZIONE: QUADRO COMPLESSIVO DEFINIZIONE • semplici (formate di una sola parola): e. siccome. piuttosto. peraltro (queste ultime prevalentemente congiungono due proposizioni. e l'argomento non può venire approfondito se non in quella sede. tra una proposizione (reggente) e un'altra (dipendente. tuttavia. tuttavia usciamo. né fece avere sue notizie se. pure. Hai mille ragioni. nella proposizione. finché. anzi splendido. infatti.oI p— IS1 3. però. ossia: Penso. FORMA DELLE CONGIUNZIONI Quanto alla forma. ebbene. dunque sono. LE CONGIUNZIONI COORDINANTI VARI TIPI DI CONGIUNZIONI COORDINANTI Le congiunzioni che chiamiamo coordinanti (e. oppure. • locuzioni congiuntive (formate da due o più parole distinte): atteso che. anzi ti adoro. così che.. e si usano anche come avverbi): Poveri ma belli (o Poveri. CONGIUNZIONI COORDINANTI E SUBORDINANTI ^ o o O 4.

ecc. laddove.. cosicché.. La correlazione sia... posto che. ecc. quanto. La correlazione diviene il costrutto usuale con le congiunzioni né e sia: Non è né carne né pesce. ecc. poiché. onde. Infatti è una parte del discorso che non ha un rapporto organico con la frase che precede o in cui 223 . spenderò troppo). prima che. sebbene.. bell'e andato.. POLISINDETO. ecc. Né lo ammetto ora. perché.. ma rompe la simmetria e vi si perde il valore originario di sia (voce del verbo essere).. ecc. finché. ora (= dunque. o in montagna. avversative: mentre. ora. a quanto. eccettuative. chi.. brevemente. ecc... visto che. condizionali: se. affidabile. ecc.. e bell'e fatto. ecc. finali: affinchè. allorché. L'INTERIEZIONE CARATTERISTICHE DELL'INTERIEZIONE Mentre tutte le parti del discorso considerate fin qui si ripresenteranno nella sintassi. ma anche. lo amo)... ASINDETO. ma nondimeno. qualora. e ha un particolare valore rafforzativo.. serio e affidabile)'. ma però (le ultime tre sono locuzioni francamente pleonastiche. ecc. ma tuttavia. o alle tórme. chi... • Gli avverbi di tempo oro e allora possono assumere il valore di congiunzioni conclusive: Volete i motivi. mentre. Sia Fabio. serio. ai cui relativi capitoli si rinvia: dichiarativa: che causali: perché. consecutive: che. ecc.. quantunque. Scegli il mare o la montagna o le tórme? Nella coordinazione copulativa. di come. CORRELAZIONE Finora abbiamo visto esempi di una congiunzione che coordina due termini. in quanto costituenti indispensabili della frase. ebbene) sono parecchi... vinse. Allora come la mettiamo? • Le congiunzioni e e ma spesso precedono altre congiunzioni coordinanti: e anzi. ecc. • Soprattutto nel parlato. costrutti «marcati» rispetto a Sembra bravo. tranne che. eccoci qui.. tanto.. che. Quel libro tratta argomenti sociali. sia Anna sono partiti. economici'. alcune congiunzioni (e. ecc.. pronomi. Venne. per indicare il regolare corrispondersi all'inizio di due parti della frase delle stesse parole (congiunzioni. così da. Sia può trovarsi in correlazione anche con o (Sia bello o brutto. locali: dove.. piuttosto che. come. dunque) talora aprono l'enunciato. e dunque. tutti e tre. dato che.) o di parole diverse in rapporto reciproco: ora. dovunque comparative e modali: come. nonostante che. lo collegano a qualcosa di pensato o di implicito. e infatti. purché. né lo ammetterò mai. anziché esclusive. Viene pagato sia che lavori. giudicative: senza che.. dell'interiezione ci occupiamo. che è di uso comune. che lo avvicina per funzione a un avverbio. vide. sia che non lavori. Le congiunzioni che si ripetono vengono dette in correlazione tra loro (O al mare. cioè si dovrebbe fare a meno dell'una o dell'altra congiunzione). 5.. dopo che.. ma. temporali: quando. LE CONGIUNZIONI SUBORDINANTI Riportiamo qui di seguito una scelta esemplificativa di congiunzioni (e locuzioni congiuntive) subordinanti secondo l'ordine col quale vengono trattate nelle loro specifiche funzioni dalla sintassi del periodo.NOTE • Nelle espressioni tutti e due. 6. . in modo che. Ma le congiunzioni copulative e disgiuntive possono collegare anche più di due termini e possono venire ripetute nel costrutto detto polisindeto (= con molti legami): Sembra bravo e serio e affidabile (o Sembra e bravo e serio e affidabile. non solo. solo qui. Il termine «correlazione» si usa anche in un senso più ampio. o hanno un valore puramente affettivo: E tu cosa dici? Ma non lo sapevi? Dunque. così. così che. si può avere l'asindeto (costrutto «senza legami»): Sembra bravo. all'opposto del polisindeto. concessive: benché.

ohimè (queste ultime formate col pronome me). con guai. Altre interiezioni traggono origine dal linguaggio dei fumetti. possono rappresentare un'interiezione propria. ahi. ecc. senza rapporto logico col resto dell'enunciato. orsù. dello sport. yuk. non fonema: l'unico fonema è quello vocalico): bau. perbacco. dello spettacolo e hanno vita più o meno breve nella lingua: gulp. di un'emozione. espediente grafico. ma costituite di due o tre fonemi. ecc. puh'. pure monosillabiche. avverbi. come intercalari: addio. un richiamo o un'esortazione. ole. aùf. uf. bah. la sorpresa o la delusione. càspita. le interiezioni che chiamiamo proprie (cioè «vere e proprie») sono a stento considerabili come parole articolate e si avvicinano piuttosto al grido istintivo. ahó. Assegnare con precisione questo o quel valore alle singole interiezioni sarebbe azzardato: ciascuna può averli quasi tutti. o da sole (per salutare. INTERIEZIONI PROPRIE valore ancor più specifico: dai. ecc. Si impiegano come le interiezioni proprie. INTERIEZIONI «IMPROPRIE» ah. perdinci. o risultano da due parole o dalla deformazione a scopo eufemistico di parole. patatràc. esprimere meraviglia. oh. ahimè. salve. ecco.). di una volizione. accipicchia. viva. uào. con le quali si vogliono riprodurre gridi di animali e suoni. ehm. ohibò. ecc. pluf. pss. ehi. Tutte le vocali. suvvia. evvia. bum. Un po' più specializzate sono altre interiezioni. che viene contraddistinta con una h (lettera. st. 224 . miao.55 O si inserisce. mah. ohe. tic-tac. tanto che di norma viene separata da una virgola o da un punto esclamativo. da sole. uh Segnali immediati di una sensazione. ehilà.) o. esortare. anche consonantici (dove comunque h è sempre solo segno grafico): Per interiezioni improprie intendiamo quelle che originariamente furono parole (sostantivi. ecc. beh. ohi. forme verbali. bè. Alcune delle interiezioni citate si avvicinano alle onomatopee. brr. din-don. ih. bang. splash. le interiezioni «proprie» esprimono volta per volta la gioia o il dolore. ciao. naturali o artificiali: EH 55 In particolare. eh.

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vogliamo scoprire i meccanismi mediante i quali le parole o.SINTASSI 26. corrisponde anch'esso a una sola proposizione. Oggi l'aereo delle otto per Eoma. può corrispondere a un enunciato autosufficiente: è. «sintassi del periodo»). da sola. chiamiamo senz'altro periodo. per brevità. ed una sola. molto frequentemente. ci occuperemo in seguito (in quella che viene detta. e • ha come elemento individuante una. Del periodo complesso. più spesso. assolvendo distinte funzioni. il più comodo per molte categorie di utenti. del tutto o parzialmente autonoma. LA SINTASSI DELLA PROPOSIZIONE CHE COSA INTENDIAMO PER PROPOSIZIONE Nella morfologia abbiamo studiato le singole parole sotto l'aspetto della loro forma e. COME INDIVIDUARE E DELIMITARE LA PROPOSIZIONE Una singola proposizione. «sintassi della proposizione»). in quanto «parti del discorso». due o più proposizioni si connettono insieme in un «periodo complesso». voce verbale (il «predicato»).dato un periodo -. appunto. parte in ritardo a causa di un nuovo sciopero dei controllori di volo. 227 . Soggetto e predicato 1. Fin da adesso. La proposizione è il tipo di struttura che analizziamo per primo (in quella che è detta. che. Il secondo esempio. perché la voce verbale è unica. La proposizione si definisce come la sequenza di parole. appunto. si organizzano in strutture di diversa ampiezza. Peraltro. Gli altri elementi (in primo luogo il «soggetto») che si aggregano al predicato per costituire la proposizione possono essere più o meno numerosi: L'aereo parte. Ora. che: • rappresenta una unità logica.dobbiamo saperlo scomporre in tanti segmenti quante sono le proposizioni. con lo studio della sintassi. determinati gruppi di parole. le proposizioni e i periodi. come nei due esempi visti. pur presentando ben ventotto parole contro le tre del primo. le abbiamo considerate come isolate (per quanto possibile) le une dalle altre. possiede cioè un senso complessivo compiuto. un periodo (un «periodo semplice»). però -. La proposizione e i suoi elementi.

§ 1-3). una proposizione» è sempre pienamente valido. Dimenticate le precedenti esperienze. § 1-3) e alla presenza di subordinate «implicite» (vedi capitolo 23. Negli esempi di periodi che seguono. sapere. volere. ecc. Quindi. Senza ancora addentrarci nella sintassi del periodo.Il procedimento non presenta difficoltà e consiste essenzialmente nel contare le forme verbali («un verbo. nella proposizione. UNA PROPOSIZIONE» individuate rispettivamente dai predicati sorprende. base di un'unica proposizione: II criterio semplice e pratico «un verbo. Gli invitati arrivarono puntuali rappresentano altrettante singole proposizioni. le barrette servono a indicare il limite fra una proposizione e l'altra: ECCEZIONI ALLA NORMA «UN VERBO. gli enunciati II suo esitare ci sorprende. che sono connesse ai diversi tipi di rapporto fra le proposizioni «esplicite» (quelle col verbo finito) stabiliti dalle congiunzioni (vedi capitolo 25. che del resto già conosciamo: • nell'infinito sostantivato e nel participio aggettivato o sostantivato prevalgono le caratteristiche del sostantivo o dell'aggettivo ed essi esplicano. considereremo un certo numero di possibilità.) seguita da un infinito come una voce verbale unitaria. tali funzioni. ma lo applicheremo tenendo conto di alcune particolarità. e rappresentano quindi una proposizione unica enunciati come i seguenti: Egli sta per gettare la spugna. arrivarono'. § 4) formano una unità. Che cosa va dicendo il tuo amico? Ho fatto vedere il compito al professore. • consideriamo la voce di un verbo «servile» o «fraseologico» (potere. 228 . una proposizione»!) e nel raggruppare con ciascuna di esse gli altri elementi legati dal senso. Io devo partire. Tu non sai prendere una decisione. dimenticate. per esempio. • così pure i costrutti verbali «perifrastici» (vedi capitolo 23. dovere.

oppure da una voce del verbo essere in funzione di «copula». tra predicato verbale e nominale): Paolo.2. questo mio caro amico.) impiegata come articolo partitivo non introduce un sintagma preposizionale. per il mio caro amico Paolo per te. Quanto all'articolo. amico. più spesso. il bene. NOTA arriva. ma più spesso sono costituiti da due o più parole. servire a qualcosa. oltrepassiamo i limiti della sintassi della proposizione. sarà felice. Qui non usare sebbene. o. ELEMENTI DELLA PROPOSIZIONE Abbiamo parlato. nella sintassi del perìodo. la cantante più celebre. I tipi di sintagmi su cui operiamo sono fondamentalmente tre: il sintagma nominale. un amico veramente caro. con un termine più agile. il nostro bene. oppure un aggettivo. noi non abbiamo più di fronte delle parole isolate e statiche. Il termine funzione allude a una capacità che si realizza e. Dobbiamo precisare e approfondire questi concetti. del pane sono sintagmi nominali. cui si aggiungono l'articolo. il sintagma verbale. un altro sostantivo che precisa il primo. un infinito. nessun altro. alla preposizione. FUNZIONI SINTATTICHE. egli. ecc. individuandole nelle loro funzioni sintattiche. ma' cogliamo la dinami- 229 . un avverbio. intorno al sapere storico NOTA • La preposizione articolata del (della. SINTAGMA PREPOSIZIONALE II sintagma preposizionale è dato da una preposizione (propria o impropria. uno o più aggettivi (qualificativi e determinativi). In frasi come Sono venuti degli amici. per lo più in frasi rientranti nell'ambito di un discorso sulla lingua: Con è una preposizione. Avere o svolgere una funzione significa assolvere un compito. è arrivato. determinati gruppi di parole) che la costituiscono. soggetto. sono bravi ragazzi. saranno felici IL CONCETTO DI FUNZIONE • La funzione del sostantivo può anche essere assolta da un'intera proposizione infinitiva o da alcuni tipi di proposizioni subordinate esplicite. ha il suo nucleo in un sostantivo. o unità sintattica. vale a dire quali funzioni svolgono le parole (o. un esperto. un caro amico.) talora si identificano con singole parole. Quando però diciamo. cui si aggiunge un sostantivo o un aggettivo (secondo la distinzione. Compra del pane i gruppi degli amici. Al posto del sostantivo possiamo trovare ogni altra parte del discorso in grado di sostituirlo. di un amico. costoro. di distinte «funzioni)) che questi assolvono e di distìnti «elementi» della proposizione. il sintagma preposizionale. Ecco alcuni esempi di sintagmi nominali. ecc. o da una locuzione preposizionale) seguita da un sintagma nominale: di Paolo. un vecchio e caro amico. Gli elementi che distingueremo nella proposizione (predicato. una cantante. sono stati invitati è un ragazzo. di diversa composizione e complessità: II nucleo del sintagma verbale può essere rappresentato da un'unica voce verbale (semplice o composta). SINTAGMA VERBALE II sintagma nominale è un sostantivo da solo o. alla congiunzione e all'interiezione. il sapere. in particolare un pronome. un esperto molto competente. SINTAGMA NOMINALE quindi possono rappresentare un sintagma nominale. con ciò. nel paragrafo precedente. il mio caro amico Paolo. per esempio. che «questa parola ha nella proposizione la funzione di soggetto». l'amico. diciamo qualcosa di più che: «serve da soggetto». e quindi ne parleremo in seguito. SINTAGMI. contro nessun altro. ma ciò accade di rado. di «parole o determinati gruppi di parole» che si organizzano nella proposizione. un participio sostantivati. che vedremo fra breve. sono anch'essi sostantivabili e La sintassi studia come funziona la proposizione. un amico. ecc. ecc. sintagma. riunite in un gruppo sintattico. come abbiamo visto ora. egli stesso. Paolo. il sapere storico. ma. un amico.

ma in rapporto gli uni con gli altri. interrogativi. GLI ELEMENTI DELLA PROPOSIZIONE • il soggetto è un sintagma nominale. nelle pagine che seguono. cioè o una voce verbale o una voce di essere. Infatti la logica distingue tra enunciati affermativi. In base alla loro funzione possiamo distinguere sei elementi. ecc. // limpido fiume scorre II fiume Serchio scorre II Serchio scorre limpido II Serchio scorre in Toscana COME ORIENTARE LA NOSTRA RICERCA • il predicato è ciò che viene predicato del soggetto. partirà. negativi. in tutti questi tipi di enunciati. sorge il sole. ordinare. ma.ca del discorso. o chiesto. esclamativi.). ricercheremo anzitutto: • la sua specifica funzione sintattica. è costituito. Allora provate a sostituire. a prima vista. considerate «predicare» come un sinonimo di «dire». negare. o ordinato. DEFINIZIONE DELLE FUNZIONI Soggetto e predicato. alquanto astruse. unita a un sostantivo o a un aggettivo (vedi § 4): Individuare e classificare gli elementi che costituiscono la proposizione significa stabilire quali funzioni essi esercitano nella proposizione stessa. due essenziali e quattro accessori: Paolo parte. per mezzo del predicato. o esclamato enfaticamente». si trovano in funzione l'uno dell'altro e quindi le funzioni sintattiche che assolvono si definiscono reciprocamente: • il soggetto è ciò (essere animato o cosa) di cui. chiedere. Paolo è leale. Si stabilisce una fitta rete di relazioni. Inoltre. parole o sintagmi non assolvono la loro funzione ciascuno per conto proprio. Paolo è un amico. ma anche inutilmente prolisse. o meglio come un verbo che possieda tutti insieme i significati di «affermare. (con soggetti coordinati) Paolo e Giovanna partiranno egli partirà. aggettivo sostantivato. SOGGETTO E PREDICATO COME SONO COSTITUITI Cominciamo con lo stabilire da che cosa i due elementi essenziali della proposizione sono costituiti: Queste definizioni sono semplicissime. nelle definizioni. esclamare». 3. Per comprenderle a fondo occorre una breve riflessione. tanto il soggetto quanto il predicato esplicano sempre le medesime 230 . piene di nozioni superflue. nel quadro della proposizione. cioè. In tal modo si ottengono definizioni più trasparenti. da solo o variamente determinato: Paolo parte. lussivi (= con cui si da un ordine). «viene predicato» con «viene affermato. QUALCHE PRECISAZIONE Per ciascuno degli elementi della proposizione. il nostro amico. • da quale parte del discorso. viene predicato qualcosa. cosicché la funzione di un elemento va connessa con la funzione di un altro all'interno di quel sistema che è l'enunciato. o più ampio sintagma. Anzitutto dovete prescindere da significati di «predicare» che qui non devono interferire (come «fare la predica»). un sostantivo (o ogni parola atta a sostituire il sostantivo: pronome. o negato. Paolo. ma. come si è visto. egli stesso ci ha informati • il predicato è un sintagma verbale. col valore di «copula».

leale.) ad esprimere da soli ciò che si predica del soggetto (un'azione fatta o subita. chi parla e chi ascolta. o uno stato. Decolla l'aereo? Decolla una buona volta. LA «COPULA» Nel predicato nominale l'elemento verbale è ridotto al minimo: è il verbo essere non nel suo significato «pieno» (di «esistere»). un amico. si preferisce indicarli più precisamente come la parte o l'elemento nominale del predicato. esprime un «processo». oppure si trova in un dato stato. cioè un'azione fatta o subita. Mettendo in rapporto con i vari tipi di «processi» il soggetto. Piero non cambierà mai. 231 . Piero è litigioso. Stabilisce un semplice nesso. oppure la subisce (quando il verbo è passivo. Già negli esempi di predicati riportati in precedenza si sarà notato che se ne affiancavano di due tipi diversi: L'ELEMENTO NOMINALE 4. fornisce tutte le informazioni proprie di qualsiasi voce verbale (di verbo intransitivo). Piero viene espulso dall'arbitro. Peraltro la copula. potremo precisare che il soggetto è l'essere animato o la cosa che compie l'azione. modo di essere: Egli sperava Noi saremo aiutati da voi Egli era fiducioso Voi sarete i nostri alleati Piero gioca. quella parte del discorso che. ecc. parte. Ma. in quanto elemento della proposizione e precisamente in quanto soggetto. la parola Piero esercita sempre la medesima funzione sintattica: è ciò di cui «viene predicato» qualcosa. «ciò che viene predicato»: Aggiungiamo: L'aereo decolla. come sappiamo. ta la cena? quanto al predicato dobbiamo invece distinguere tra predicato verbale e predicato nominale. per evitare equivoci. Chiamiamo predicato verbale il predicato rappresentato da qualsiasi verbo tranne essere in funzione di «copula». Che la cena sia pronta per le sette! DUE TIPI DI DEDICATO • il tempo: La cena è pronta. È facile constatare che nelle frasi della prima colonna sono i verbi (scorre. che di volta in volta fa o subisce un'azione o si trova o non si trova in una data condizione. e cioè: • la persona e il numero: (Io) sono pronto. (Tu) sei pronto. un sostantivo o un aggettivo rappresentano la parte essenziale del predicato stesso. quasi come il simbolo matematico = . ecc. il soggetto. Tuttavia. Quando sarà pronII soggetto è una categoria sintattica unitaria. Siamo così riapprodati alla nostra prima definizione. Tutte queste distinzioni interessano certamente. pur non avendo un significato proprio. da un sostantivo o da un sintagma nominale (limpido. che presenta il vantaggio di essere nello stesso tempo del tutto esauriente e molto più rigorosa. Piero riceve un'ammonizione. nella realtà dei fatti. i nostri alleati). ma anche con certi verbi attivi). Paolo è un amico Piero è litigioso Nel predicato nominale. aereo mio! Come decolla rapidamente questo aereo! Consideriamo poi il predicato nei suoi possibili significati: è un verbo. dunque.. sono il predicato.funzioni: «ciò di cui si predica qualcosa». oltre allo stesso Piero. ecc. Piero diventa triste Ecco dunque Piero. Chiamiamo invece predicato nominale il predicato costituito da una voce del verbo essere in funzione di «copula» e da un sostantivo (o sintagma nominale) o da un aggettivo. ma divenuto semplice strumento grammaticale. (Voi) siete pronti • il modo: La cena è pronta. una condizione. PREDICATO VERBALE E PREDICATO NOMINALE II fiume scorre Paolo parte Piero viene espulso II fiume è limpido Paolo è leale. mentre nelle frasi dell'altra colonna la voce verbale appartiene sempre al verbo essere e ciò che si predica è indicato da un aggettivo.). L'aereo non decolla ancora. condizione. un modo di essere. un «legamento» (è questo il significato di «copula») tra il soggetto e il sostantivo o l'aggettivo che viene predicato del soggetto.

ecc. II babbo partirà. prevale il singolare: Gli toccherà sicuramente l'argento o il bronzo (ma anche: Gli toccheranno sicuramente l'argento o il bronzo). nella frase. C'è un tale. un più ampio sintagma nominale e ogni parola atta a sostituire il sostantivo (vedi § 2). naturalmente. Questo anello è d'oro. PARTICOLARITÀ • Quando due o più soggetti sono costituiti da persone verbali diverse: la la persona prevale sulla 2a e la 3a: Noi e voi purtroppo non andiamo d'accordo. di rado da solo. essere fatto. • Quando un soggetto rappresentato da un sostantivo generico al singolare è determinato da una specificazione al plurale. sono interdipendenti e questa interdipendenza si esprime an- 232 . (con due o più soggetti coordinati) II babbo e la mamma partiranno. Io e i Fabbri ci incontreremo a Rimini. Quando la congiunzione è o. 5. soprattutto se viene posta una netta alternativa. possiamo avere. possiamo trovare la concordanza al plurale (detta «a senso»): La maggior parte degli intervenuti aspettavano in silenzio (ma più comunemente: La maggior parte degli intervenuti aspettava in silenzio). come elemento nominale del predicato. § 3. § 5). I miei genitori partiranno. la 2a persona prevale sulla 3a: Tu. Ci sono nuovi arrivi Consideriamo essere un predicato verbale anche quando è accompagnato.NOTA • Al posto del sostantivo. da un sintagma preposizionale o da un avverbio (cioè da complementi: vedi capitolo 27. Tu partirai. (nel numero) // babbo partirà. • Quando due o più soggetti singolari sono coordinati dalla congiunzione né. il verbo essere può comparire col significato «pieno» di esistere. Per esempio: Mia sorella è in giardino. CONCORDANZA SOGGETTO-PREDICATO Soggetto e predicato. spesso nella locuzione esserci. Marco e Anna formate un bel terzetto. anziché da un elemento nominale. In questi casi essere è un predicato verbale: Dio è (nel senso di: «esiste»). • Con due o più soggetti singolari considerati come un tutto unico possiamo trovare la concordanza al singolare: La folla e la confusione ci dissuase dall'entrare (ma più comunemente: La folla e la confusione ci dissuasero dall'entrare). Per la concordanza dell'aggettivo in funzione di elemento del predicato vedi capitolo 10. come trovarsi. IL VERBO ESSERE COME PREDICATO VERBALE Oltre che nella funzione di «copula» del predicato nominale. I libri sono qui In tutti questi casi il verbo essere potrebbe essere sostituito da altri verbi o espressioni. che nella concordanza grammaticale del predicato col soggetto: (nella persona) Io partirò. la concordanza nel numero è sostanzialmente libera: Non ci saranno né il professore né il supplente (e anche: Non ci sarà né il professare né il supplente).

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il termine che in genere usiamo per designare tale rapporto. l'apposizione. cioè del soggetto o del predicato. Per ciascun elemento accessorio dobbiamo dunque accertare anche a quale o a quali elementi esso può aggiungersi. Soggetto e predicato sono gli elementi che danno vita alla proposizione e la «fondano». e inoltre si trovano in rapporto l'uno con l'altro. Pertanto. COME ORIENTARE LA NOSTRA RICERCA due elementi essenziali. Elementi accessori della proposizione. l'aggettivo in funzione attributi- 234 . però non si aggiungono alla proposizione nel suo assieme. Come si è fatto per gli elementi «essenziali» (soggetto e predicato). predicativo. Possiamo anche dire che l'elemento accessorio amplia un dato sintagma. L'ATTRIBUTO DEFINIZIONE E DISTINZIONI L'attributo è l'aggettivo che accompagna direttamente un sostantivo (o altra parte del discorso che sostituisca il sostantivo). oppure di un altro elemento pur esso accessorio. apposizione. secondo una distinzione di cui ci siamo già occupati nella morfologia (vedi capitolo 10. cioè ne costituisce un ampliamento o espansione. tenendo presente che si potrà trattare di uno dei 2. di ciascuno definiremo la specifica funzione sintattica e indicheremo da quale parte del discorso o da quale sintagma è costituito. «determinare». § 1). non stabiliremo solo qual è la loro funzione e da quale parola o sintagma sono rappresentati. ma anche quale altro elemento della proposizione essi determinano: è questo. L'analisi logica 1. il predicativo e il complemento. qualificandolo o determinandolo. ma a un altro determinato elemento di essa. fornendo il senso basilare.27. Ma ci interesseremo anche a un altro problema. complemento. Cioè. nello studiare l'attributo. Invece gli elementi accessori si aggiungano al «modello» già predisposto e ne completano il senso. GLI ELEMENTI ACCESSORI QUALI SONO Abbiamo già detto quali sono gli elementi «accessori» della proposizione: attributo.

non: il non intervento.Può fungere da apposizione semplice un numeche. e.).va può essere: • qualificativo: alto. ingegnere. complemento diretto o indiretto) e amplia sintagmi distinti.. un'antica torre di Bologna Vediamo i merli dell'antica torre determina il soggetto. vale a dire aggiunto immediatamente. ecc. (indefinito) molto. La sua funzione risulta analoga a quella dell'aggettivo attributivo. signore. quell'antica torre. coordinati tra loro o semplicemente allineati. buono. dimenticato. amplia il sintagma verbale determina l'apposizione. 235 . L'APPOSIZIONE DEFINIZIONE E DETERMINAZIONI L'attributo. • determinativo: (possessivo) mio. meno. la ruota davanti (ma sarà preferibile: la ruota anteriore). dottore. aggettivo sostantivato. QUALI ALTRI ELEMENTI DETERMINA Sono proprie solo della lingua colloquiale espressioni come: un tipo così. abbastanza coraggio. il giorno prima. amplia un sintagma nominale determina l'elemento nominale del predicato. tutte queste vostre torri antiche e famose L'AVVERBIO COME ATTRIBUTO Piuttosto di rado. imperatore. il punto di non ritorno. ecc. determina sostantivi che hanno funzioni sintattiche diverse (soggetto. l'avverbio negativo ro limitato di sostantivi: re. ecc.. la gente bene. ecc. un participio aggettivato: allettante. Per esempio: L'antica torre sorge sul colle Quell'edificio è un'antica torre Guarda la Garisenda. conte. amplia un sintagma nominale determina un complemento indiretto. (dimostrativo) questo. naturalmente. apposizione. anche. il negozio qui sotto. mentre la sua funzione rimane la stessa. come l'attributo. elemento del predicato nominale. 3. a un altro sostantivo (o a un pronome. amplia un sintagma preposizionale L'apposizione è un sostantivo o un sintagma nominale «apposto». la famosa torre medioevale. una giornata no. predicativo. presidente. in una grande varietà di combinazioni: la torre alta e slanciata. l'apposizione determinerà sostantivi che hanno funzioni diverse: • di soggetto: L'imperatore Nerone era crudele • di elemento del predicato: II primo persecutore dei Cristiani fu l'imperatore Nerone • di complemento: Una congiura eliminò l'imperatore Nerone Tacito parla dell'imperatore Nerone. tutte queste torri. an. PIÙ ATTRIBUTI INSIEME Gli attributi che accompagnano un sostantivo possono essere più di uno. in qualche espressione. più. può fungere da attributo un certo numero di avverbi determinativi: la porta accanto. simpatico.

oppure anche prima del soggetto): condo sostantivo sta al posto di un sintagma preposizionale (il carro per le merci). Qualche altro esempio: re Edoardo. mentre l'elemento che lo determina — un altro sostantivo in libera funzione appositiva — è il secondo: il carro merci. /mme. riflessivo o passivo l'aggettivo può assumere una funzione Si tratta di locuzioni molto rapide e snelle (ma predicativa. parere. anche con qualsiasi altro verbo intransitivo. rimanere. rilevata dalla posizione (in evidenza. restare. l'ingegner Rossi. il corso pilota. 236 . posposta e spesso introdotta dai due punti. considerare. apparire. la parola paura. vanto della nostra squadra. se-il senso lo vuole. il pesce spada. diventa un amico). sono: • verbi intransitivi o riflessivi che indicano un particolare modo di essere: stare. un imperatore tirannico e crudele.dopo il verbo. rivelarsi. nel genere: Alberto e Sergio. forza. il fiume Arno. le auto sfrecciavano davanti a noi). II picsizione esplicita o implicita (l'idea che è anche co si stagliava alto nel cielo. (verbi «appellativi»). Francesco viene considerato da tutti un bravo ragazzo. («elettivi»). concorda nel numero con il sostantivo o i sostantivi che essa determina e. PARTICOLARITÀ • L'apposizione. • L'apposizione. • al passivo chiamare. l'idea forza. l'inquinamento e gli abusi edilizi (Anche: Illustrerò le cause del dissesto ecologico: l'inquinamento e gli abusi edilizi). cugino. («effettivi»). l'auto bomba.. il caso limite. ecc. IL PREDICATIVO DEFINIZIONE. farsi. II predicativo. ALTRI USI DEL PREDICATIVO A parte l'impiego con i verbi «copulativi». giudicare. regione. termine. con la differenza che si aggiunge non alla «copula». i nostri campioni (ma anche: Alberto e Sergio. In Giappone molti pesci sono mangiati crudi. ecc./Verone. la sala macchine. sembrare. ecc. è un aggettivo o un sostantivo (o sintagma nominale) che ha la peculiarità di determinare nello stesso tempo il predicato e il soggetto. ecc. Nerone. ma a un particolare predicato verbale (diventa buono.Le auto sfrecciavano rapide davanti a noi (anche: vo (il fanciullo prodigioso). Altri esempi: 4. ecc. nominare. l'auto convertita in bomba). credere. Carla. in cui il nucleo è costituito dal primo sostantivo. creare. USO CON I VERBI COPULATIVI § co o co H O Nerone. ecc. il fanciullo prodigio. Nell'apposizione complessa il sostantivo che funge da apposizione è determinato da altri elementi: uno o più attributi. divenire. parola. E ancora: // problema sembra complicato. prendere. rendere. perché essi rappresentano insieme un vanto). o «complemento predicativo». detti verbi «copulativi» (in quanto si usano in modo simile alla «copula»). proclamare. ecc. o di un aggetti. dire. o di una intera propo.Rapide. («estimativi»). un complemento. diventare. la parola chiave. ecc. la razza padrona. Esempio: • Dal sintagma in cui l'apposizione semplice precede il sostantivo determinato (del tipo l'imperatore Nerone) va tenuto distinto un diverso tipo di sintagma. la scuola guida.. è un amico). . stimare. mamma Lucia.§ co O O OH mamma. Nel 1978 Pertini fu eletto presidente della Repubblica. se è un sostantivo mobile. la nostra campionessa.. in esse il se. l'ultimo imperatore della dinastia Claudia. eleggere. La sua funzione è simile a quella dell'elemento nominale del predicato nominale (è buono. può assumere un valore esplicativo-dichiarativo: Illustrerò le cause del dissesto ecologico. anche preposto: L'imperatore romano Nerone. delle quali sarà bene non abusare!). ecc. fare. ecc. I verbi che possono venire determinati dal predicativo. ritenere. imperatore tristemente famoso per la sua crudeltà.

). ecc. Io apro le finestre della stanza Io apro le finestre vicine alla libreria • Quello che abbiamo illustrato qui è il predicativo del soggetto. il complemento di tempo rappresentato da la sera nella frase // nonno la sera guarda sempre la tivù). l'oggetto (II bambino mangia la mela). ma sarebbe una complicazione inutile. può determinare qualsiasi elemento della proposizione (compreso un altro complemento) e ampliare qualsiasi tipo di sintagma. per. come: Garibaldi allora apparve come il salvatore (in alternativa a: Garibaldi allora apparve il salvatore). ecc. di termine. C'è un complemento diretto per eccellenza.). QUALI ELEMENTI DETERMINA II complemento. § 2). a un sintagma preposizionale {fortemente — con forza. Ora fissiamo una distinzione che riguarda la loro forma.. COMPLEMENTI DIRETTI E INDIRETTI 5.Quasi sempre questo tipo di predicativo può essere sostituito da un avverbio. e tale funzione complessiva si frantuma in una molteplicità di funzioni specifiche (assolte dai complementi oggetto. attributo del complemento [oggetto] le finestre (e pertanto fa parte. Nell'ambito della sintassi potremmo chiamare l'avverbio «complemento avverbiale». un pronome. un elemento della proposizione. da. sempre con un verbo non copulativo e un sostantivo come predicativo: Egli agì da gentiluomo.). trattando il complemento oggetto. lo schema di base della proposizione. ecc. cioè il modo in cui sono costituiti. che a sua volta determina il predicato il complemento [di termine] alla libreria determina vicine. da una locuzione avverbiale o da un complemento: Le auto sfrecciavano rapidamente (o con rapidità). o da una locuzione prepositiva). qui = in questo luogo. di luogo. di tempo. corrispondono cioè a un sintagma preposizionale (vedi capitolo 26.. possiamo dire soltanto che il complemento è ogni elemento «accessorio» della proposizione che non sia uno di quelli già esaminati (attributo. ma è formalmente diretto anche qualche altro complemento (per es. • complementi indiretti: molto più numerosi. sempre considerato nella sua generalità. IL COMPLEMENTO DEFINIZIONE Dei diversi tipi di complementi ci occuperemo in seguito. ecc. sono costituiti da un sostantivo (o da un aggettivo sostantivato. apposizione.) introdotto da una preposizione (propria o impropria. il complemento [di specificazione] della stanza determina un altro complemento [oggetto]. un pronome. di luogo.) introdotto direttamente nella proposizione. Esso ha la funzione di «completare». troveremo anche un predicativo dell'oggetto. In qualche caso la preposizione è obbligatoria. X è intervenuto al dibattito come presidente della Commissione. 237 . così com'è. equivalente di norma a un complemento indiretto. ecc. predicativo). Qualche esempio: Io apro le finestre il complemento [oggetto] determina il predicato il complemento [di specificazione] determina il soggetto (e pertanto fa parte del sintagma nominale in funzione di soggetto) Le finestre della stanza sono aperte La parte del discorso avverbio costituisce da sola. le finestre. nei modi più vari. di causa. NOTE • II predicativo è talora introdotto da o. Sotto tale aspetto si dividono in: • complementi diretti: sono costituiti da un sostantivo (o da un aggettivo sostantivato. Seguiteremo perciò a indicarlo col suo nome. di qualità. L'on. L'AVVERBIO COME COMPLEMENTO Parlandone in generale. rimanendo inteso che la sua funzione è quella di un complemento (di modo. mediatamente. di specificazione. gradualmente = per gradi. e fonte di qualche confusione. del sintagma nominale in funzione di oggetto). da definire volta per volta.

L'ANALISI LOGICA CHE COSA È L'ANALISI LOGICA L'indagine che è stata condotta finora sulla proposizione e che continuerà. per quanto riguarda i singoli complementi. 238 . Il punto di saturazione va individuato col gusto. con a capo l'onorevole X. che viene detta sin- tattica o. Tutti quelli che troverete illustrati nei capitoli che seguono. Ma se formuliamo la domanda così: «quanti complementi possiamo trovare in una data proposizione?». L'analisi logica si può eseguire mentalmente o oralmente. in una specie di evasione dalle proprie responsabilità private. più brevi. Bisogna saper valutare quando una proposizione sta diventando pletorica e l'enunciato richiede una diversa articolazione (cioè un maggior numero di verbi!). In primo luogo. sia ad un auspicabile adeguamento dell'azione dei vari governi ad un sempre più puntuale e funzionale sfruttamento. più comunemente. In chimica una soluzione è satura quando un componente. l'eleganza. si configura come una analisi. soggetto e predicato.LINGUA VIVA Quanti complementi in una proposizione? Nel testo si è spiegato che la funzione del complemento si frantuma in una molteplicità di funzioni specifiche. nella ricerca o invenzione di errori e cambiamenti al di fuori di sé. il secondo. ma. logica. riscontrabile segnatamente negli interventi della rappresentanza del nostro paese. aggiunto al di là di un dato limite. uomini e idee. non è possibile indicare parametri. se si persegue la chiarezza. nei prossimi capitoli. Tuttavia si tratta di enunciati in cui è stato largamente superato il livello di saturazione e che sono francamente inammissibili: esempi. la quale a rigore non presenta. magari. lògos). in base a un'accurata programmazione. a preferenza di un rinnovamento e di un cambiamento. Ecco due esempi del pericolo da scongiurare. Alla domanda: «quanti sono i complementi?» si risponderà: molti. la risposta è ben diversa. quindi. in quanto concerne la struttura del «discorso» (in greco. possiamo effettuarla per iscritto. E il limite. di tutte le risorse energetiche disponibili in una prospettiva planetaria. Nella lingua. nel coinvolgimento di altre responsabilità e nell'indicazione di fughe in avanti senza consistenza e senza convinzione. da non seguirei 6. C'è poi un forte divario tra le frasi che formiamo parlando. nella concatenazione di complementi. è la constatazione del rifugiarsi di ogni parte politica. Ma anche la lingua letteraria deve guardarsi dalla «saturazione» della frase: i complementi non devono essere troppi. tratto da una rivista: / delegati delle nazioni dell'Europa occidentale alla conferenza di Ginevra del gennaio scorso. degli errori di sintassi: insomma è corretta. per meglio verificare se abbiamo correttamente ed esaurientemente interpretato un testo sotto l'aspetto sintattico. registrando in forma chiara e succinta il succo delle nostre osservazioni. invece. il primo «fabbricato». l'efficacia e. anche nessuno: abbiamo già visto esempi di proposizioni con i soli costituenti essenziali. non viene più assorbito. al contrario. per ogni sostanza e soluzione. e quelle che elaboriamo a tavolino. hanno affrontato l'annosa questione dell'utilizzazione per scopi pacifici dell'energia nucleare nel più vasto quadro della problematica relativa sia ai rapporti tra i paesi a economia di mercato e i paesi del socialismo reale e tra le nazioni industrialmente avanzate e le aree in via di sviluppo. Una delle esperienze negative maturate vivendo la vita politica di oggi con la crisi coinvolgente Istituzioni e partiti. con sano realismo e un'inesauribile ricchezza di concrete proposte di ampio respiro. In entrambi gli esempi c'è un'un/'ca proposizione. è esattamente quantificabile.

quando gli elementi sono molti. oppure nel costruire un «albero» ramificato. di specificazione I Altri metodi per effettuare l'analisi sintattica consistono nell'impiegare «moduli» di dimensioni crescenti. come nella colonna a destra.COME PROCEDERE Nell'ambito della sintassi della proposizione. Otteniamo una formulazione più snella se. una volta delimitate (se ci troviamo di fronte a un periodo complesso) le singole proposizioni. nella colonna centrale. Il modo di operare più semplice consiste nel trascrivere uno sotto l'altro gli elementi della proposizione e nel registrare accanto a ognuno le indicazioni necessarie: così si è fatto nell'esempio qui sotto. le costruzioni che si ottengono risultano alquanto macchinose. e inoltre l'effetto complessivo raggiunto nella pagina a stampa è difficilmente riproducibile quando si scrive a mano. • indichiamo quali sono le loro funzioni sintattiche. procediamo per ognuna di esse in questo modo: • isoliamo le singole parole o quei gruppi di parole che vanno considerati unitariamente. un esempio chiaro sostituisce molte pagine di regole soggetto attributo del soggetto predicato verbale attributo del complemento oggetto complemento oggetto (determina il predicato) complemento di specificazione (determina l'oggetto) soggetto 1 attributo ] predicato verbale-* attributo complemento oggetto 1^ compi. ma. anziché esprimerli con parole. cioè a quali elementi della proposizione corrispondono. Si pongono così in più chiara evidenza i rapporti fra gli elementi della proposizione. Facciamo a titolo d'esempio l'analisi logica della seguente proposizione: Un esempio chiaro sostituisce molte pagine di regole. evidenziarne i rapporti tra i diversi elementi con graffe e frecce. • segnaliamo i rapporti che intercorrono tra i diversi elementi. 239 .

cioè: (il) motore (è) brillante. perché la forma verbale contiene già in sé l'indicazione della persona. nel salutare. che compiamo mentalmente. e quindi del soggetto: in Arrivo subito. per il suo significato. in particolare. Così si racconta) la particella si non po- dicato in battute della conversazione. centro della proposizione. 240 . freni un po' scarsi». Senza questa integrazione. peraltro. prego. cioè privo. ecc. che la proposizione fondata su soggetto e predicato rappresenta solo un «modello». Ma ciò non accade sempre: esistono enunciati privi del soggetto o del predicato o. coordinate tra loro o legate da un rapporto di subordinazione. per esempio. come titolo di un libro. della proposizione precedente. • In un periodo formato da due o più proposizioni. l'enunciato sarebbe privo di senso. Quanto alle frasi col si impersonale (Si arrivò tardi. Inoltre è opportuno distinguere varie configurazioni tra loro distinte. voi. • Un solo sostantivo o sintagma nominale (il solo soggetto. ciao. Li chiamiamo ellittici (dal greco élkipsis. ma ha la funzione di segnalare che il soggetto è «indeterminato» (= qualcuno. in risposta a «Prendi la bicicletta o la moto?». può rimanere inespresso solo quando — come accade spesso. una parola «olofrastica»): in primo luogo gli avverbi assertivi sì^e no e poi grazie. • Nel predicato nominale la copula. di riferimento a un soggetto agente: piove. uno «schema» di riferimento. talora. se proprio vogliamo inserirlo nel nostro «modello») è quello che troviamo come insegna di un negozio. la moto» Nella frase «Io. soggetto e predicato. • II soggetto manca. sia il preIn e saccheggiarono Roma il soggetto propriamente non si può considerare sottinteso: è il medesimo. (ma i) freni (sono) un po' scarsi. buongiorno. noi integriamo mentalmente l'elemento sottinteso. Talora.è immediatamente ricavabile dal contesto o dalla situazione: «Tu prendi la bicicletta o la moto?» «Io. per definizione. e inoltre quando — nel rispondere. tuona. di entrambi. ma è espresso mediante le diverse terminazioni verbali. SIA IL PREDICATO I barbari invasero l'Italia e saccheggiarono Roma. MANCA IL SOGGETTO trebbe essere considerata come soggetto. «La moto» (= io prendo la moto). aventi lo stesso soggetto. GLI ENUNCIATI ELLITTICI Nell'analizzare una proposizione ci aspetteremmo di trovarvi in ogni caso i due elementi essenziali. MANCANO SIA IL SOGGETTO. quindi. di un capitolo. Arriverà tardi propriamente il soggetto non manca. Quando arriverai?. di un articolo di giornale. Accade che manchino sia il soggetto. questo di norma viene espresso una volta sola: «Come va la tua nuova auto?» «Motore brillante. costituisce un semplice legame e il contenuto del messaggio è affidato a un sostantivo o a un aggettivo.7. MANCA IL PREDICATO • II predicato verbale. col verbo impersonale. ecc. perché fa parte della voce verbale riflessiva. ma dobbiamo riconoscere anche all'enunciato ellittico una piena funzionalità e legittimità. nella conversazione . la moto» il verbo (prendo) è veramente sottinteso. la voce del verbo essere può mancare. impieghiamo una parola che «rappresenta da sola una frase» (con termine tecnico. i barbari. Questa è inoltre la norma negli enunciati lussivi (con l'imperativo o il congiuntivo esortativo): Vieni! Non andate! Si accomodino. come indicazione stradale. in quella che viene detta «frase nominale pura»: • Anzitutto rappresenta quasi la norma che i pronomi personali come soggetti non vengano espressi (vedi capitolo 16. la gente). noi. Teniamo presente. che significa «omissione») e diciamo che un dato elemento essenziale è sottinteso o implicito. § 2). E questo pure il caso delle interiezioni e delle esclamazioni. come si è visto.

.

vedremo le eccezioni nel § 3. nel modo più sicuro. ti. mi. il più importante e frequente dei complementi. oppure precisiamo oggetto diretto (esiste infatti qualche. I complementi oggetto. te. o semplicemente og- LA COLLOCAZIONE COME SEGNALE SINTATTICO Formalmente. in che cosa si compie direttamente l'azione?» (formulata con «chi. occupandoci delle particolarità. II complemento oggetto. IL COMPLEMENTO OGGETTO DEFINIZIONE E TERMINOLOGIA getto. ecc. Per il resto è la collocazione nella frase a costituire il segnale della funzione sintattica. § 4) — il concetto di verbo transitivo. sia pur raro. A parte i pronomi personali àtoni (sempre premessi) e il pronome relativo (che necessariamente apre la proposizione) il complemento oggetto di norma è obbligatoriamente posposto al predicato verbale. rovesciando la frase. Anziché complemento oggetto. rappresenta ciò in cui si compie direttamente l'azione del verbo transitivo: II tiratore colpisce il bersaglio. che cosa subisce l'azione». Ma la verifica della funzione di oggetto di un elemento della frase si effettua. Scavo una buca. in quanto non è introdotto da alcuna preposizione.28. § 3). cui la funzione dell'oggetto è strettamente connessa. ecc. nulla differenzia l'oggetto dal soggetto. 242 . complemento senza preposizione che non è oggetto). rendendo passivo il verbo: // bersaglio è colpito dal tiratore. La domanda sintattica «chi? che cosa?» — perché serva a individuare l'oggetto — va precisata così: «in chi.). tranne quando è rappresentato da un pronome personale (me.. non sempre funziona: vedi § 3). Ho incontrato un amico. anche con la precisazione «con un verbo all'attivo». diciamo anche complemento diretto. di agente e di termine 1. Prima di passare alle particolarità del complemento oggetto. L'oggetto è divenuto il soggetto del predicato al passivo (ci siamo già occupati di questo «rovesciamento» della frase: vedi capitolo 16. dobbiamo però approfondire più di quanto si è fatto nella morfologia (vedi capitolo 16.

un oggetto diretto: Io vivo la mia vita.). che esprimono uno stato o condizione o un'azione che si esaurisce nel verbo stesso (ad es. come si dice. Si confrontino le seguenti coppie di frasi: verbo transitivo Hai tradito la mia fiducia Condividiamo la vostra opinione Abbandonate il vostro progetto Incontrai una pattuglia Intrattiene gli studenti Ribadisco questa idea verbo intransitivo Hai abusato della mia fiducia Aderiamo alla vostra opinione Desistete dal vostro progetto Incappai in una pattuglia Conversa con gli studenti Insisto su questa idea VERBI ORA TRANSITIVI. la struttura è altrettanto aperta. osserviamo che la frase col verbo transitivo rappresenta una struttura aperta: il predicato richiede il completamento con un complemento diretto (Io mangio. Ritorneremo sull'argomento tra poco (vedi § 3). come sappiamo. però. correre. VERBI TRANSITIVI E INTRANSITIVI UNA FUNZIONE. STRUTTURA DELLA FRASE CON VERBI TRANSITIVI E INTRANSITIVI Quasi tutti i verbi anche più caratteristicamente transitivi (che cioè d'ordinario hanno un loro oggetto. più che di una proprietà. assolutamente: Io mangio sempre di gusto. di una funzione: diremo quindi che in una data frase quel dato vero ha una funzione transitiva (cioè ha un oggetto diretto). limitatamente a-certe parole. vivere. insistere). ORA INTRANSITIVI (CON UN DATO COMPLEMENTO) Ancor più spesso il significato del verbo si specializza a seconda che venga usato transitivamente ovvero. giovare. Però la transitività o l'intransitività in genere non è una proprietà intrinseca e permanente di un dato verbo. Anche con certi verbi intransitivi. Parecchi verbi assumono valori diversi se sono usati transitivamente oppure come intransitivi assoluti (= non determinati da un complemento): funzione transitiva Mi cuocio una frittata Cambio macchina L'autista fuma una sigaretta II contatto dell'aria scurisce l'argento funzione intransitiva La frittata cuoce sul fornello II tempo cambia II radiatore fuma Al contatto dell'aria l'argento scurisce Per approfondire. da un altro punto di vista. oppure un'azione che trova il suo compimento in un complemento indiretto (ad es. Si tratta. in funzione intransitiva. la torta.terminato da un sintagma preposizionale: 2. VERBI TRANSITIVI USATI ASSOLUTAMENTE INTRANSITIVI CON UN OGGETTO Infine alcuni verbi tra i più tipicamente intransitivi possono avere. la foglia. II nostro gatto è ammalato e non mangia. in cui l'azione «transita».. PIÙ CHE UNA PROPRIETÀ funzione transitiva Assisto un malato Non aspiro il fumo della sigaretta Gli partecipai le mie preoccupazioni Spero di rimediare un panino Dispongo i libri sul tavolo So bene la lezione Conto i miei errori funzione intransitiva Assisto a uno spettacolo Non aspiro alla gloria Partecipai al banchetto Rimedierò a tutti i danni Io disporrò del vostro futuro Questo arrosto sa di fumo Conto su di te I verbi si dividono. in transitivi. cioè passa direttamente su un oggetto. come mangiare: Io mangio la mela) possono venire usati in funzione intransitiva o.. la funzione transitiva e intransitiva e le caratteristiche del complemento oggetto. -> la mela. uscire). e intransitivi. abbondare. senonché il completamento è dato da un complemento indiretto. oppure una funzione intransitiva. ecc. sia de- I complementi indiretti della colonna di destra completano la frase allo stesso modo -dei comple- 243 .

244 . che fornisce sull'argomento indicazioni esaurienti. ecc. analizzando un testo. o «circostanziali».aderire so più comune è dato da verbo transitivo + oggetto. rilevereuna data preposiziomo il costrutto che essi formano col verbo e li ne (e quindi un dato terremo distinti dai complementi più propriamencomplemento indiretto) te accessori.menti oggetti della colonna di sinistra: essi sono Diremo. Quello più semplice e al tempo stes. mentre per i verbi intransitivi e riflessivi dobbiamo stabilire volta per volta come (cioè con quale preposizione) si costruiscono. uso «assoluto». cioè di «costrutto verbale».). perché ciascuno rientra nello schema di un dato complemento (di specificazione. ecc. ma.) ricorrete — in caso d'incertezza — al vocabolario. indifferentemente. che: dei «quasi-oggetti». IL «COSTRUTTO» Per esempio: Abbiamo parlato di «costrutto». di termine. la preposizione a (complemento di termine) COME USARE IL VOCABOLARIO Verbi in funzione diversa Circa le possibilità di impiego dei singoli verbi (funzione transitiva e/o intransitiva. La sintassi non li tratta separatamente.

Ecco pochissimi esempi tra gli innumerevoli a disposizione.. In realtà nell'uso corrente contemporaneo iniziare è frequentissimo tanto come transitivo quanto come intransitivo e va soppiantando cominciare e incominciare (che possiedono già originariamente entrambe le funzioni: Domani comincerò un nuovo lavoro. Dialettale (meridionale) *Sa// quella valigia (per: Porta su. ma riportano anche l'uso intransitivo (Le ricerche iniziarono all'alba) alternante col riflessivo (Le ricerche si iniziarono) o la locuzione avere inizio (Le ricerche ebbero inizio). e di qui si allarga sempre più nella lingua: Ha cresciuto con molto amore quella creatura (per: ha allevato). Rimanere è sempre intransitivo.. LE ALTRE LINGUE. Ma. Così si comportano parecchi altri verbi latini. letteralmente «Mario invidia a tutti». Comunemente a verbi transitivi italiani corrispondono verbi transitivi in latino. Vediamo qualche caso caratteristico. I vocabolari oggi danno ancora la precedenza alla funzione transitiva. di asso/vere intransitivo. ma nell'analogia col costrutto. Un ultimo esempio: assolvere è transitivo. regolare. inglese.) è nettamente dialettale (settentrionale). francese. L'origine del costrutto non va cercata nel dialetto. ecc. Fa sa//re). laddove use/re non lo è mai: // a sorti un couteau = Egli ha estratto un coltello. transitivi in italiano. erroneo. In francese sortir è intransitivo come il corrispondente italiano «uscire»: A/ous sommes sort/s de l'hiver = Siamo usciti dall'inverno. e i grammatici ne riprovavano l'uso come intransitivo. col complemento di termine: *asso/vere all'incarico. col valore di «uccidere»: A torto m'hanno morto lo mio figliuolo (NOVELLINO). all'impegno. oppure ora transitiva ora intransitiva. dai dialetti. è in generale ben consolidato. A mensa hanno cresciuto le razioni). l'uso divergente tende a penetrare nella lingua). Morire è sempre intransitivo. attendere a. I vocabolari fino a cinquant'anni fa registravano il verbo iniziare solo come transitivo (Essi iniziarono le ricerche). ecc. perché non esistono una «transitività» e una «intransitività» in astratto. inoltre esso viene a inquadrarsi in un sistema completo con il sostantivo inizio e il contrario fine: piere. La fortuna del verbo iniziare sembra dovuta al fatto che il parlante lo sente come più elegante. corrispondono intransitivi. universalmente valide per determinate azioni verbali. L'inflazione non crescerà più) e l'uso transitivo si trova limitato a poche locuzioni (/ negozianti crescono i prezzi. La funzione transitiva risulta più estesa nei dialetti e nelle parlate regionali del Mezzogiorno. Ma le eccezioni non mancano. eseguire» (Ho assolto i miei doveri). Salire è intransitivo. Di questo uso non mancano del resto esempi nella lingua letteraria.L'ITALIANO. sia nei dialetti le divergenze da tale norma sono abbastanza frequenti (e talora. si va estendendo l'uso. e l'uso transitivo è circoscritto a frasi come sa//re le scale. La lingua è in perenne trasformazione e anche lo «status» sintattico di un verbo può mutare nel tempo. Però sia nell'italiano antico. sia di «com- 245 . Verbi transitivi e intransitivi nelle lingue straniere Passiamo a un confronto con altre lingue. e. nel secondo significato. al compito assunto. Crescere è intransitivo (// grano cresce bene. *Ho rimasto una rata da pagare (anziché: Mi è rimasta. I DIALETTI Verbi transitivi e intransitivi: uso nella lingua e usi regionali Nella lingua contemporanea l'uso di un verbo in funzione transitiva o intransitiva. salire una china. II nuovo lavoro comincerà domani). Ma può essere anche transitivo. nel senso sia di «dichiarare innocente» (Hanno assolto l'imputato). Ma nell'italiano dei primi secoli (e anche in vernacoli toscani di oggi) talora viene impiegato transitivamente. In latino invidère («invidiare») è intransitivo: Marius ìnvidet omnibus. di verbi vicini per senso: dedicarsi a. a intransitivi.

Per esempio: 3. L'oggetto introdotto dalla preposizione a Ritorniamo ai dialetti italiani. Cioè. considerare. ma viene introdotto dalla preposizione a. NOTA • Questo particolare tipo di oggetto spesso può essere sostituito con un altro. ecc. a subire l'azione. oppure con un avverbio: Ha corso i cento metri -» Ha corso nei cento metri. all'intransitivo (e impersonale) piacere dell'italiano corrisponde il verbo transitivo fo like. Il costrutto diventa. introducono il predicativo del soggetto (chiamare. in: // gallo cantò all'alba il verbo è intransitivo) Ancora: combattere una buona battaglia. nell'ambito dei dialetti del Mezzogiorno. Guardo il mare. e che chiamiamo oggetto «interno». lo spagnolo e il portoghese. vale questa norma per quanto riguarda l'oggetto. al passivo. in un numero limitato di espressioni. Incontro un amico) e con altri verbi l'oggetto corrisponde al risultato dell'azione (Scavo una buca. *Ha fatto entrare al postino. sputare veleno. II motore consuma benzina). Con molti verbi. vivere una vita onesta. ma anche una propria sintassi e. sudar sangue. «ringraziare».In tedesco La ringrazio si dice: Ich danke Ihnen. L'OGGETTO «INTERNO» Ha corso i cento metri (Invece in: Ha corso con un buon tempo con impegno. Con certi verbi. Egli ha preso uno schiaffo. di significato concreto. ecc. una percezione o un movimento. oltre all'oggetto. non costituisce un complemento «diretto». chiara e sostanzialmente unitaria. Vivere una vita onesta -» Vivere onestamente. quando sono usati all'attivo possono avere. si può trovare invece. Un ultimo esempio con l'inglese: Mi piace il caffè si traduce: / like coffee. un predicativo dell'oggetto (un altro sostantivo oppure un aggettivo). rendere. anziché l'oggetto. È corso via il verbo è intransitivo) Ha cantato vittoria (Invece in: Virgilio troppo presto cantò Enea l'oggetto è esterno. letteralmente «io ringrazio a Lei». come è ovvio. con verbi indicanti un'attività non materiale. PARTICOLARITÀ DEL COMPLEMENTO OGGETTO OGGETTO «ESTERNO» E SUE VARIETÀ Quella del complemento oggetto è una funzione precisa. una norma che esiste anche in due lingue neolatine. Infine notiamo che ci sono verbi con cui — «logicamente» — è il soggetto. coincidendo in tal modo (solo nella forma!) col complemento di termine. PREDICATIVO DELL'OGGETTO Tutti gli oggetti di cui abbiamo dato esempi fin qui hanno in comune la caratteristica di essere «esterni» rispetto al processo indicato dal predicato verbale. per es.: Io subisco un'offesa. Brucio la legna. Il predicativo si riferisce nello stesso tempo al verbo e al sostantivo rappresentante l'oggetto: Molti considerano Francesco [oggetto] un bravo ragazzo [pred. assolutamente erroneo quando dal dialetto passa nella lingua: ^Cercavo proprio a voi. c'è veramente un soggetto che agisce e un oggetto che subisce Fazione (Mangio la mela. Se però si riflette sul significato di ciascun verbo. § 4). per il resto prevalentemente o sempre intransitivi. Ogni dialetto possiede non soltanto un proprio sistema fonologico e una propria morfologia. l'oggetto viene a rappresentare il compimento o punto d'arrivo dell'azione (Amo mia madre. perché il verbo danken. Dipingo un quadro). dell'oggetto] 246 . è intransitivo e si costruisce col complemento di termine. Invece.: vedi capitolo 27. Tu hai ricevuto un premio. quando l'oggetto è costituito da persona. si scopriranno innumerevoli differenze. eleggere. diverso complemento. ecc. II gruppo di verbi che. In tutti quelli meridionali. un oggetto che rappresenta il contenuto stesso dell'azione. dormire il sonno del giusto.

È introdotto dalla preposizione da: -lo Quando l'agente è inanimato (// cambio è azionato da una leva). dal punto di vista sintattico. determina direttamente un aggettivo. il quale in effetti. si preferisce designarlo come complemento di causa efficiente. mentre il sostantivo premesso. l'oggetto premesso viene ripreso dal pronome àtono (la. Come si vede. i capelli al vento.. Spesso il male di vivere [oggetto] ho incontrato. Anche la lingua d'uso può sentire l'esigenza di porre in risalto. ci è passata davanti in scooter ( = con i capelli al vento). la prendo io = Quanto alla valigia. all'inizio dell'enunciato. nel parlato contemporaneo un costrutto simile. è celebre il passo Aell'Adelchi manzoniano: II riconoscimento del complemento di agente (e causa efficiente) è semplice e non da luogo a 247 . Nella proposizione che ne risulta quello che era l'oggetto diviene il soggetto e quello che era il soggetto diviene complemento di agente. equivale a un complemento di qualità: con le trecce morbide sparse. in quella che viene detta «costruzione inversa». che l'aveva desunto dal greco («accusativo alla greca») — tipicamente poetico. II giornale vado a comprarlo subito. Si tratta di un costrutto — ricalcato sul latino.). dell'oggetto] Pietro Fabbri [oggetto] Hanno reso felici [pred. la prendo io. indicante in genere una caratteristica fisica. anche il predicativo dell'oggetto talora è introdotto da una preposizione (come. NOTA • Non diversamente dal predicativo del soggetto. rappresenta una breve frase ellittica o una specie di complemento di argomento: La valigia.. A tale proposito. l'eterna sigaretta fra le labbra. Si è già ricordata più volte la possibilità di trasformare la frase con verbo transitivo e un complemento oggetto mutando il verbo da attivo in passivo. scrutò il malcapitato ( = con l'eterna sigaretta. dove il complemento diretto le trecce morbide. Due esempi. dell'oggetto] i loro genitori [oggetto]. per. insieme con l'aggettivo sparsa. giace la pia [Ermengarda]. Ma è abbastanza frequente anche nella prosa e. L'OGGETTO PREMESSO: LA «COSTRUZIONE INVERSA» Come si è visto (§ 1). Sparsa le trecce morbide j sull'affannoso petto / . cui potremmo far seguire una virgola. -lo).): Scelsero come guida un uomo esperto. con un complemento diretto «di relazione» liberamente aggiunto a un sostantivo: Maria. ecc. Si hanno allora enunciati come: 4. COME SI RICONOSCE IL COMPLEMENTO DIRETTO DI RELAZIONE L'oggetto determina esclusivamente il predicato.Hanno eletto deputato [pred. ma la struttura della frase non muta. dal Foscolo e da Montale: A egrege cose il forte animo [oggetto] accendono / l'urne de' forti. Però nella lingua letteraria talora — quando non sono possibili equivoci (grazie alla forma verbale o al fatto che il soggetto è animato e l'oggetto inanimato) — il complemento oggetto viene premesso.. fino a un certo punto. Troviamo però un costrutto in cui un complemento. l'oggetto di norma ha una posizione fissa nella frase: dopo il verbo (a parte i pronomi personali atoni e il relativo). l'oggetto. il complemento che esprime da chi o che cosa è compiuta l'azione del verbo al passivo. diviene il vero e proprio oggetto nella frase.. L'investigatore. a. IL COMPLEMENTO DI AGENTE DEFINIZIONE E DISTINZIONI La valigia la prendo io. da.

conformemente alle istruzioni. ma da un certo numero di verbi transitivi. soprattutto. Gli devo riconoscenza). giovare (ad es. rivolgere. trasformiamo la frase in attiva. ecc. SOSTANTIVI. ti. succedere (ad es. atto. • la fedeltà alle istituzioni. credere. sottrarre. leggere. Cede il posto a un anziano) • togliere. Ogni verbo transitivo può avere un oggetto. sacrificarsi. nocivo. AVVERBI II complemento di termine può inoltre determinare molti aggettivi. sorridere (ad es. per favore. La preposizione non compare però davanti ai pronomi personali atoni mi. ad opera dì. ordinare. ecc. insegnare. proibire. cedere (ad es. a un posto). ecc. contrario. o transitivi usati intransitivamente. favorevole. k. piacere. ci. idoneo. Risponde alla domanda «da chi? da che cosa?». tacere. ma. concorrere (ad es. constatiamo che la frase è passiva e se. inadatto. verifichìamo che quello che era l'agente diviene il soggetto. I lavori sono stati intrapresi ad opera del Ministero dei Beni culturali. vietare. nascondere (ad es. come dare («tipicamente transitivo» nel senso che di rado è usato assolutamente o intransitivamente) e ci proponiamo di formare frasi col solo oggetto. badare. soprassedere. al male). Ho dato un bacio a Marta. Il complemento di termine è introdotto sempre e soltanto dalla preposizione a. l'assistente alla regia. o riflessivi: • aderire. consacrare. procurare.: Da parte del pubblico ministero furono avanzate alcune obiezióni'. concedere. 5. la sfida al potere. // moto giova alla salute).dubbi. narrare. § 4 e capitolo 14. ecc. preferire (una cosa a un'altra). negare. affine. Dammi il sale. Per es. slmilmente agli altri. spiegare. pronto. a una manifestazione). preparare. appartenere.. mostrare. confidare. acqua al vino). mancare. rapire • dire. ai propri guai). dipende frequentemente un «oggetto indiretto». tirare (ad es. Daranno una festa. Egli darà lavoro a molti operai. i quali rappresentano quello che chiamiamo complemento di termine. inetto. • assistere (ad es. utile. rinunciare. pensare (ad es. oltre a un oggetto diretto. Sono proprie del linguaggio burocratico-amministrativo locuzioni preposizionali come da parte di. L'elenco che segue fornisce semplicemente un'indicazione sulle diverse aree semantiche cui essi appartengono: • donare. promettere. Tiberio succedette ad Augusto. alle spese. mescolare (ad es. Mi nascondi la verità) • dedicare. annuire. assegnare. CON AGGETTIVI. restituire • portare. vi. uguale. mandare. fedele. per opera di. si (e talora al relativo cui). avverso. // bimbo sorride alla mamma). dannoso. sostantivi e avverbi: • devoto. chiedere. L'azione si esercita sull'oggetto diretto. certo ne otteniamo senza difficoltà: Date il buon esempio. ostile. ma trova l'ultima conclusione e il suo termine in un altro essere o cosa. IL COMPLEMENTO DI TERMINE CHE COS'È IL COMPLEMENTO DI TERMINE CON VERBI INTRANSITIVI Se prendiamo un verbo tipicamente transitivo. ripetere. indicare. O EH CON VERBI TRANSITIVI I verbi transitivi che. prestare. offrire. simile. senza oggetto) parecchi verbi intransitivi. § 3). propenso. giovevole. Questo strumento da un buon suono. nuocere. rendere. Cosa mi succede!). attenersi. come dare. si costruiscono nella stessa frase con l'oggetto e col termine sono molti. ai tordi). aventi di per se stessi valore anche di complementi di termine (vedi capitolo 12. seguendo la direzione opposta a quella indicata prima. grato. ecc. Do un calcio alla palla. Tuttavia quelle che ci vengono in mente più numerose sono frasi in cui al sintagma dare + oggetto si aggiunge un terzo elemento: Si costruiscono poi col complemento di termine (e. attentare. gli. ubbidire. ecc. rassegnarsi. ecc. NOTA OH o o s • La preposizione da non ammette quasi alternative. ecc. ovviamente. ecc. 248 . cedere (ad es. partecipare. • arrendersi. Non dare noia!. dovere (ad es.

§ 1) i pronomi mi. Invece in frasi come Ti mangi un pollo interni o Mi tengo tutto (vedi capitolo 20. sempre con pronomi personali atoni. Per esempio: Come mi risolvi questo problema? Te lo risolvo in quattro e quattr'otto. anche al di fuori dell'uso dei riflessivi. . ecc. non corrispondono esattamente a a me. ecc. Il lo- ro valore è intensificante. ti. corrispondendo a quello che in latino è detto dativo etico. Il dativo etico si trova.«DATIVO ETICO» Nel riflessivo «apparente» del tipo Io mi lavo le mani il pronome personale atono rappresenta un vero e proprio complemento di termine. éthos) e si avvicina al complemento di vantaggio. carico di affettività (in greco. a te.

paterna). attesa). ma diventa normale se il possessore è vo). a seconda del contesto. paura. • Con molte specificazioni qualificative o determinative il complemento equivale a un attributo. rappresentato da un pronome personale: la casa di lui = la sua casa. II timore degli avversati è evidente. e ne approfittiamo (specificazione soggettiva: gli avversati temono) impiegati dello stato = impiegati statali 250 . introdotto La sostituzione con un attributo è possibile solo sempre dalla preposizione di. determina in primo in determinati casi (la casa del padre = la casa luogo il sostantivo (e inoltre il verbo e l'aggetti. odio. Cioè. CON SOSTANTIVI: DIVERSI VALORI II rapporto di specificazione è quello più semplice e frequente tra sostantivi. desiderio.29. il complemento che lo specifica può acquistare due valori: soggettivo (è quello più comune) o oggettivo. di cui specifica — cioè qualifica. è estremamente vario. precisa — il valore. oppure: «il timore che noi. o altri. gli occhiali del nonno Il complemento di specificazione. determina. la casa del padre. può significare: «i/ timore che gli avversati hanno». abbiamo degli avversati». IL COMPLEMENTO DI SPECIFICAZIONE omaggio di fiori rete delle strade vini di Francia giornale di Roma = omaggio floreale = rete stradale = vini francesi = giornale romano • Una delle specificazioni più frequenti è quella di appartenenza: il quaderno di Marta. amore. il sintagma il timore degli avversati. Gli altri complementi (1) 1. col quale spesso possiamo anche sostituirlo: legge di natura = legge naturale • Quando il sostantivo determinato indica un sentimento o un comportamento (per es. ma basterà segnalare solo alcune particolarità più notevoli.

esprime molte altre funzioni: alcune prossime alla specificazione stessa. di denominazione. pochi. pentirsi. Tra mento.: di fumo).. ecc. di loro. innamorarsi. formato. quello) e da numerali sostantivati.). La preposizione di. costituito. ecc. se sentiti come participi passati. disporre. su cui torneremo più avanti. ecc. vergognarsi. IL COMPLEMENTO DI DENOMINAZIONE 251 . tempo.'. caratteristica anzitutto del complemento di specificazione. di argomento.: vedi oltre). IL COMPLEMENTO PARTITIVO una parte dei cittadini una serie di sventure un mazzo di rose NOTE una grande quantità di risorse una dozzina di rose due etti di burro • Alla specificazione partitiva risale come origine (ma non ne ha più la funzione) l'articolo partitivo (vedi capitolo 9. persuadere. ecc.Il timore degli avversati. § 1). § 3). • È di specificazione il valore più frequente della particella pronominale ne (= di lui. lieto.gli iscritti. • II complemento di specificazione assume un valore partitivo (da distinguere dal «complemento partitivo» vero e proprio: vedi § 2). ecc. Degli iscritti solo pochi furono ammessi alle prove. pauroso. Il complemento partitivo è introdotto dalla preposizione di e anche (se al plurale) dalla preposizione fra (tra). convincere. vedi capitolo 12. goloso.. causa. In molti casi la erano troppo difficili determinazione ha un valore particolare (argo. invidioso. dimenticarsi. geloso.sti hanno trovato soluzione? Tre delle domande struisce con la preposizione di. stupirsi. contento. desideroso. 3. (Si noti che composto. meravigliarsi. abbondanza. dispiacersi. rallegrarsi. ecc. accontentarsi. molti.). • (aggettivi) avido. formato. ed altre del tutto diverse (causa. qualcuno. ci trattiene (specificazione oggettiva: noi temiamo gli avversati). Chi di noi CON VERBI E CON AGGETTIVI potrebbe affermarlo? Quanti dei problemi propoUn gran numero di verbi e di aggettivi si co. quanti). Sono meno forte di te (vedi capitolo 11. disperare.oppure: Uno fra i presenti è responsabile. ricordarsi. occuparsi. quando indica il tutto o l'insieme di cui si prende una parte o una o più unità: vo. accorgersi.). felice. interrogativi e relativi (chi. nessuno. § 6). ciascuno. e le vedremo subito (complemento partiti- • Rientra nel complemento partitivo il secondo termine di paragone con il superlativo relativo: Luigi è il più forte di (oppure: fra) tutti noi (vedi capitolo 11. incaricare. ridere. dimostrativi (questo. sapere (per es. così agguerriti. ecc. valersi. • (verbi transitivi) avvertire (uno di una cosa). composto.. costituito. ecc. capace. Uno dei presenti è responsabile. lo distinguiamo come complemento partitivo dalla semplice «specificazione partitiva». • Un caso particolare di specificazione è costituito dal secondo termine di paragone del comparativo: Sono più forte di te. Quando l'insieme di cui si prende una parte o una o più unità dipende da: pronomi indefiniti (tino. § 2). quale. Pos. beffarsi. degno. di lei. possono costruirsi anche con da). 2. siamo invece considerarla semplicemente «di specificazione» con verbi e aggettivi come: NOTA • (verbi intransitivi e riflessivi) abusare.

dell'Illirico. di denominazione). ragionare. discutere. § 3). l'ufficio competente non si è ancora pronunciato. 5. ecc. in dipendenza da verbi come parlare. dell'Alvernia.la provincia (romana) di Sicilia. Ho acquistato una rivista di archeologia. di denominazione) Questo libro tratta di botanica • nome generico (= apposizione semplice) + Scrivimi sui tuoi programmi.'Si devono inoltre distinguere: . ecc. il titolo di cavaliere. Per esempio. NOTA . In opera di divulgazione si tratta invece di un compi. di Palermo. Che cosa sai sul suo nome specifico conto? Terrà una conferenza sul disarmo. Parlammo bene di te. invece per le attuali regioni italiane si usa l'apposizione: la regione Sicilia. il canale di Suez. ecc. in dipendenza da un sostantivo di significato generico. e da sostantivi di significato corALTERNARSI DI DUE SINTAGMI DISTINTI rispondente. introdotti dalla preposizione circa e dalle locuzioni intorno a. il comune di Ariccia. Quanto alle modalità di pagamento. • È un complemento di denominazione anche quello che troviamo in espressioni idiomatiche come: Quella buona lana di tuo fratello. il regno di Svezia. la repubblica d'Irlanda. la regione Lazio. trattare. Diavolo d'uomo! • In espressioni come Leggo un libro d'arte. ecc. ecc. il soprannome di Africano.). scrivere. dubitare. È 252 . di specificazione. i giorni di lunedì e sabato.la regione della Catalogna. il cognome di Eossi oppure il cognome Rossi). l'isola d'Elba. È introdotto dalle preposizioni di Rilevate l'alternanza fra questi due sintagmi: o su: • nome generico + di + nome specìfico Discutevamo di politica. IL COMPLEMENTO DI MATERIA Determina un sostantivo e ìndica la materia (il materiale. Talora sono ammessi entrambi (il nome di Giovanni oppure il nome Giovanni. 4. piazza Cavour (vedi capitolo 27. ecc. IL COMPLEMENTO DI ARGOMENTO Specifica l'argomento che viene trattato o di cui ci si occupa. ecc. indica. il sintagma con l'apposizione è obbligatorio con alcuni nomi geografici: il fiume Tevere.Lago Maggiore. (compi. Mare del Nord. la virtù della prudenza. • con alcuni altri: il mese di marzo. ecc. di denominazione). il monte Falterona. Mare Tirreno. (= propriamente compi. di qualità (vedi § 6). ( = compi.o o Introdotto dalla preposizione di. ( = compi. NOTE Rientrano nel complemento di argomento anche i sintagmi. Lago Trasimeno. ma più spesso si può usare solo l'uno o l'altro. Quel traditore di lago. lina denominazione specifica: • con molti nomi «appellativi geografici»: la città di Roma. . di specificazione). quanto a e simili: Si emaneranno disposizioni circa la compilazione dei moduli. perché prendono nome da una città. Oceano Atlantico e invece: Logo di Como. . Golfo di Tarante (propriamente compi. la sostanza) di cui una cosa è fatta. il nome di Aldo. ecc. riguardo a. propri in particolare del linguaggio burocratico-amministrativo. la provincia di Aosta. il torrente Elsa. il complemento va considerato semplicemente di specificazione.

con: di: un uomo di alta statura. fisica o. fornire. una cravatta a pallini Si registrano come complementi di abbondanza o privazione quelli introdotti dalla preposizione di in dipendenza da verbi (transitivi e intransitivi) e da aggettivi raccolti intorno ai significati fondamentali di «abbondare» e del suo contrario «privare». carico. nutrire. è introdotto dalla preposizione di. un professore di manica larga. mancanza.. La preposizione in (/cuori in avorio. fragori di forte intensità un abito a strìsce.: abbondare. IL COMPLEMENTO DI ABBONDANZA E PRIVAZIONE 6. di buon carattere. viene quasi a coincidere con i complementi di unione e di modo). abbisognare. ricchezza. La città era deserta di abitanti. aver bisogno.: abbondanza. in senso figurato: faccia di bronzo. un picco dal profilo inconfondibile. Lo caricò di improperi. tigre di carta. un cervo dalle lunghe corna. anche morale. miniera d'oro. di carattere. provvisto. coperta di lana. colmare. ecc. difettare. Non ci priveranno mai della libertà. e anche in lega di rame e stagno i complementi sono semplicemente di specificazione. (aggettivi) abbondante. privo. una semplice specificazione (quantitativa). Qualche esempio: Questa regione abbonda di cereali. IL COMPLEMENTO DI QUALITÀ Determina un sostantivo e ne indica una qualità o caratteristica.) vanno considerati semplicemente come complementi di specificazione. privare. «note». privazione. dotato. piuttosto che un complemento di qualità. NOTA • Si tenga ben presente il preciso concetto di «materia che costituisce interamente una data cosa»: solo in tal caso abbiamo un complemento di materia. rivestire. e simili. Nei costrutti che ne risultano il complemento indica ciò di cui c'è abbondanza. per esempio. di polso. disfarsi. a: da: un uomo dal carattere impossibile. anni di piombo. caricare. un oggetto di pregio. riempire. ricco. armare. da. bisogno. legatura in pelle) pone l'accento sull'atto della lavorazione e non sempre è sostituibile a di (mai. pieno. carico. dotare. arricchire. dalle preposizioni a. 253 . NOTA • I complementi che dipendono dai sostantivi corrispondenti per significato ai verbi e agli aggettivi citati (ad es. • In espressioni come bambino di due anni. vuoto. In mazzo di carte. circondare. mancare. una statua di pregevole fattura. coda di paglia. un berretto col fiocco (introdotto da con. ecc. se si tratta di persona. una moto di grossa cilindrata. o anche da in: anello d'oro. di nobili sentimenti. abbiamo. NOTE • Attenzione a non confondere il complemento di qualità (uomo di alta statura) col complemento di limitazione (uomo alto di statura): vedi § 8. statua di legno. ecc. fornito. Mancavamo di tutto. spogliare. 7. pezzo da novanta con: una ragazza con gli occhi azzurri. È ricco solo di debiti. ecc. appartamento di cento metri quadrati. vaso di plastica. spoglio. ecc. bomba da dieci megatoni. negli usi figurati). meno spesso. colmo.introdotto dalla preposizione di. ornare. mancante. Nella sua conformazione più tipica. bisognoso. coprire. ecc.

essere superiore. superiore a tutti per ingegno. 254 . per. È introdotto. (+ agg. in. bruno di carnagione. Vediamo. commerciante in legname • Occorre fare attenzione a distinguere il di che introduce il complemento di limitazione dal di del complemento di abbondanza (vedi § 7: ricco di mezzi. NOTE Precisa. nella sua configurazione più tipica.: di peso). + di + sost: Giorgio è buono di carattere qualità: sost. da un aggettivo. e inoltre anche dalle preposizioni a. • La distinzione tra il complemento di limitazione e il complemento di qualità è ben netta. pronto di parola. dottore in lettere. sbagliare (anche con in). perché risulta dalla struttura stessa dei sintagmi: limitazione: agg. lesto di mano. + di + sost. IL COMPLEMENTO DI LIMITAZIONE per: diversi per indole. superare. prima. cambiare. esempi in dipendenza da aggettivi e sostantivi: di: alto di statura. Verbi che si costruiscono con un di chiaramente limitativo sono per esempio: aumentare (ad es. coraggioso a chiacchiere in: esperto in enigmistica. privo di denaro) e dal di modale (arrirò di corso) e causale (muoio di fame). vivace di ingegno a: bravo a parole. delimita. dalla preposizione dì. per i quali vedi capitolo 30. più raramente da un sostantivo. distinguersi. Con in (e talora con per) limitativo: eccellere.8. circoscrive la validità di quanto è espresso dal predicato.): Giorgio è di buon carattere. limita.

.

in concorrenza con altre preposizioni e locuzioni agli altri due. Rimani con noi? È sceso dal treno con le valigie. assieme a) e in compagnia di: Ho preso il caffè insieme con Paolo e Anna. confinare. Quando si tratta di persona. può configurarsi come concomitanza o relazione più indeterminata. scambiare (una cosa con un'altra). assieme con.hanno in comune la preposizione con. allearsi (anche: a). di modo (vedi § 2) e di qualità (vedi capitolo 29. L'Italia firmò la pace con gli Alleati nel 1943. congratularsi (con uno di una cosa). talora in concorrenza con contro) adirarsi. È uscito col vestito in disordine si collocano al limite tra i complementi di unione. IL COMPLEMENTO DI COMPAGNIA E UNIONE (O SOCIATIVO) Indica l'essere animato o la cosa a cui si accompagna o si associa un'azione o una circostanza. § 6). amoreggiare. litigare.. parlare (con uno di una cosa). stizzirsi. discutere. Per mezzo del con sociativo si costruiscono parecchi verbi (e i sostantivi e gli aggettivi corrispondenti): 1.. arrabbiarsi. Gli altri complementi (2) I tre complementi che illustriamo qui di seguito di compagnia. combattere. Io dormo con la finestra aperta. combaciare. Il vero e proprio complemento di compagnia può essere anche introdotto dalle locuzioni insieme con (meno comuni o meno corrette: insieme a. di mezzo . ecc. (con significato ostile. È di norma introdotto dalla preposizione con: Passeggiavo con un amico. e il rapporto. di modo.30. accordarsi. cambiare. quando il complemento è invece rappresentato da cosa si preferisce chiamarlo di unione. impegnarsi. avercela. concordare. ecc. oltre che come unione. abbiamo il vero e proprio complemento di compagnia. ecc. NOTA • Sintagmi come Un berretto col fiocco. pressoché unica ad introdurre il complemento di compagnia. 256 .

ma si tratta anche qui di predicativi. Spesso può essere sostituito da un avverbio qualificativo. È per natura ( — naturalmente) indolente. la modalità. lo introducono di. Lavora di gomiti! La porta è chiusa a chiave. Indica il modo. IL COMPLEMENTO DI MEZZO O STRUMENTO (O STRUMENTALE) con: Studio con diligenza ( = diligentemente). in. arrivare in auto. Vive come un pascià e simili. pollo allo spiedo. Lo dico a ragion veduta. mulino a vento Ti pagherò in contanti. Te lo riferisco in due parole. § 4) o dell'oggetto (capitolo 28. in: Assistemmo in silenzio. ma troviamo con pari frequenza anche di. in dollari. e il loro valore è in effetti vicino a quello di un complemento di modo. Dipinge a olio. IL COMPLEMENTO DI MODO O MANIERA Vive da eremita. a. ecc. barca a vela. Viaggiare. ecc. Giocare a carte. e quindi la loro trasformazione nel plurale: Egli agisce da galantuomo / Essi agiscono da galantuomini. • Hanno un valore modale anche i sintagmi introdotti dalla preposizione da in Agisce da galantuomo. o di limitazione. la maniera in cui si svolge il processo espresso dal predicato. in locuzioni avverbiali: a malincuore. si tratta del secondo termine di paragone col comparativo di uguaglianza (vedi capitolo 11. Indica lo strumento. Qui la funzione modale si avvicina. al bigliardo. le preposizioni specifiche mediante e attraverso e varie locuzioni preposizionali. Lavora molto in fretta. Lo trattano da cane. in: per: Ti avvertirò per telefono. illuminazione al neon. Ragiona col cervello!. Ha raggiunto quella posizione col lavoro indefesso di: a: Vive di espedienti. § 1). per: Lo dico per scherzo. Fa tutto di testa sua. infatti. Ci accolse con grande entusiasmo di: Arrivarono di corsa. al pallone. attraverso: Potrete pagare mediante comode rate mensili. Mando il pacchetto per via aerea mediante. Ci intendemmo a gesti. Determina anche sostantivi: motore a scoppio. a seconda dei casi. tra cui per mezzo di. Esempi: con: Estraggo un chiodo con le tenaglie. alla funzione finale. Invece in frasi come È stato assunto come apprendista. a mio agio. Esempi: 3. alla buona. Lui impara tutto a memoria. preferita quando il mezzo è rappresentato da una persona. È facile rilevare. Agì in buona fede. in. all'italiana.2. È alto come me. a. Oltre la preposizione con. il mezzo materiale o morale e anche la persona mediante i quali si produce l'azione espressa dal predicato. per. Lo hanno assunto come apprendista il sintagma come apprendista è un predicativo del soggetto (vedi capitolo 27. in treno. La preposizione fondamentale è con. È facile confondere a modale con a strumentale: motore a scoppio (vedi § 3). più esattamente. il loro duplice riferimento al soggetto (o all'oggetto) e al verbo. Ti rivedo con piacere. Eaggiunsero lo scopo attraverso dure lotte 257 . Ma. NOTE • Alla domanda sintattica «come?» rispondono anche i sintagmi contenuti nelle frasi È vestito come un pezzente. § 3). per. o causale. partire. con sostantivi: pasta al sugo. Firmi con la biro. Lavoravano di buona voglia a: Avanzava a passi lenti. in aereo I sintagmi dell'ultimo gruppo di esempi si possono interpretare anche come complementi di stato in luogo.

La lotta per i diritti civili sarà continuata. abbiamo il complemento di vantaggio (e svantaggio). godere. o cagione di. congratularsi. 258 Quando il fine si configura più precisamente come un vantaggio che si vuole procurare.per mezzo di: Siamo riusciti finalmente ad avvicinare il ministro per mezzo di un amico. felicitarsi. e può inoltre determinare sostantivi e aggettivi. determina anche sostantivi e aggettivi. DI FINE 4. camera da letto. occhiali da vista. un danno (a seconda del significato del predicato). per via dì. Esempi: per: È stato premiato per il suo impegno. ad opera di. l'obiettivo in vista del quale si svolge il processo espresso dal predicato. ecc. ecc. 5. a. con mìnor frequenza. scusare. IL COMPLEMENTO DI CAUSA II complemento di fine indica il fine. . ecc. la ragione. che è una sottospecie del complemento di fine. scoppiare.: di febbre). Soffriamo delle tue traversie A quelle parole mi venne da ridere Era pallido dall'emozione con: Con questo caldo non riesco a lavorare a causa di: A causa dei lavori di restauro. Dico questo a tuo merito in: Diedero una festa in nostro onore. Esempi: per: Si battono per la realizzazione dei loro ideali. e inoltre. di: Le tue parole mi saranno di sprone a: Quella legge opera a difesa dei più deboli. ringraziare (uno di una cosa). a danno di. a motivo di. macchina da scrivere. carta da lettere. barca da diporto. La preposizione è per (talora a): Ti sei sacrificato per noi. È un attrezzo indicato per molti usi da: Determina sostantivi in moltissime espressioni: materiali da costruzione. a. Altri verbi costruiti con di causale: bruciare (per es. il Museo è chiuso a motivo di: A motivo delle agitazioni in corso non possiamo assumere impegni. per opera di. Hai operato a tuo danno. in. Agirono così per necessità'. di.. con e le locuzioni a causa di. Lo introducono le preposizioni per o da. Altre locuzioni (alcune proprie del linguaggio burocratico-commerciale): a mezzo di. grazie a. Lo introducono anzitutto per e poi di. il motivo del processo espresso dal predicato. oppure come uno svantaggio. Ha avuto una promozione per meriti speciali. Hanno dato la vita per la libertà. IL COMPLEMENTO DI FINE E DI VANTAGGIO I complementi che seguono — di causa e di fine (e vantaggio) -. compensare. a vantaggio di. ben noto per i suoi trionfi sportivi di: a: da: Sono quasi morto di spavento. lo scopo. Ecco Luca. ecc. a forza di.hanno in comune (usata però in concorrenza con altre) la preposizione per. cane da guardia. a mezzo. vendicarsi. Cosa mi prometti in cambio? DI VANTAGGIO Indica la causa. Al posto di per si usano anche locuzioni preposizionali più specifiche: a favore di. da.

Questo comporta anche che l'uso delle preposizioni e la forma dei sintagmi mutino spesso nel tempo. imponendo la preposizione a in tutti questi costrutti. nei costrutti con verbi. braciole a scottadito. In la camera da letto e la stanza di soggiorno l'informazione fornita dal complemento è analoga. da. sostantivi e aggettivi ciascuna si piega ad esigenze diverse e i ruoli si incrociano e si scambiano. alla Carbonara] maccheroni alla chitarra. In effetti. Ma al sugo. delle «locuzioni» fisse. Mentre alcuni tipi di sintagmi scompaiono o diventano rari. Anche la più nota fabbrica italiana di macchine dattilografiche insistette per decenni a propagandare macchine per scrivere (per è difatti la preposizione più specificamente deputata ad esprimere il fine. tutte a introdurre via via complementi diversi. in passato. mentre «si scrive con la biro». alla cacciatora. al ragù. delle espressioni già pronte. secondo le tradizioni della cittadina di Amatrice: si tratta di un complemento di modo e la preposizione a è impiegata come nelle espressioni atl'italiana. soppiantato da biglietto da visita. dunque. ci stupisce che. Possono diventare la spia di un'epoca. per esempio quello formato con la preposizione «a» per indicare — nel quadro del complemento di modo — le preparazioni gastronomiche: pasfa al sugo. per. I grammatici puristi. in. anche se ogni preposizione ha un proprio valore fondamentale. In realtà come ogni parola ha la sua storia. è dell'Ottocento. col pesto. causa. alla greca. risotto allo zafferano. ha trionfato la macchina da scrivere. in entrambi i casi sarebbe corretto: col sugo. per spaghetti alla matriciana. In apparenza. Eppure l'uso ha vinto.LINGUA VIVA Complementi e «locuzioni» Quando studiano i complementi di modo. cioè alla maniera. alla griglia. carne ai ferri. ma in molte occasioni ci fornisce e ci impone dei blocchi. altri guadagnano terreno. ma nei due sintagmi le preposizioni da e di non sono affatto intercambiabili. o meglio all'amatriciana. così ha una storia ogni locuzione: la forma che essa ha assunto si è cioè determinata nel corso dello svolgimento della lingua. e senza dubbio. ancora: si «dipinge a olio». che l'ha resa quale è e quel che significa. con. per esempio. La lingua non procede accostando una data preposizione. si battevano per salvare le locuzioni considerate più appropriate e corrette. ecc. indicano ciò con cui si è condita la pasta. pollo alla diavola. Biglietto di visita. mezzo. al pesto. col ragù. ci vediamo invece turbinare sempre intorno le preposizioni di. nonostante tutto. alla moltitudine delle «parole piene». ma poi non compare più. al pesto. può sopravvivere qua e là nei primi decenni del Novecento. domina il capriccio. alle vongole. mentre è facile individuare e distinguere queste funzioni logiche e ci aspetteremmo dunque. il mezzo per insaporirla. «logicamente». tortellini alla panna. al ragù. ecc. all'inglese. sul piano linguistico? Sì. Va tutto bene. 259 . si tratta di apparecchiature che servono per scrivere): eppure. e così via. con una sua funzione. alla matriciana. a. ovvero — se vogliamo intenderla così — ciò che la accompagna. fine. che ad ogni funzione corrisponda un determinato strumento grammaticale. per esempio.

in. con. Osserviamo soltanto che molte locuzioni specifiche sono proprie della lingua giuridica. il punto di partenza di un evento o di una circostanza: precede. La causa è quanto costituisce il motivo. Il complemento di causa può essere introdotto anche dalla locuzione a causa di. amministrativa. è «a monte». Ci si deve valere di rado o spesso di questi mezzi sostitutivi? Dipende dai gusti. E questo non solo per ben interpretare la frase italiana. ma sovente la semplice preposizione da un costrutto assai più agile e stilisticamente preferibile. Si può sostituire da di agente con da parte di. si oppongono par (causale) e pour (finale). e sono legittimate dal fatto che si mira alla precisione e si vogliono evitare fraintendimenti. la preposizione per assolve una pluralità di funzioni sintattiche.DUBBI LINGUISTICI Usare la preposizione generica o specifica? Come potete riscontrare in quasi tutti i paragrafi dedicati ai vari complementi. ma in modo particolarmente netto si oppongono due valori che essa può esprimere: da una parte la causa. oppure per + infinito): Si batterono per / loro ideali = per realizzare i loro ideali. 260 . ciò che si vuoi ottenere. perché ebbero alti ideali. la cosa o persona. per. di di argomento con intorno a. La preposizione per causale e finale Come abbiamo visto. con di mezzo con per mezzo dì. con di compagnia con insieme con. perché + congiuntivo. Al posto del complemento di fine (e del complemento. burocratica. oppure sostituito o amplificato da una proposizione causale (con le congiunzioni poiché. per esempio. strettamente simile. dato che. e in inglese. in vista della quale si opera. spesso. In francese. dall'altra il fine (e il vantaggio). through e for. ma anche per individuare l'espressione esattamente corrispondente in una lingua diversa. In altre lingue il per causale e il per di fine o di vantaggio si rendono difatti in modo diverso. la base. che hanno ciascuna molti valori) ammette come alternativa delle preposizioni o locuzioni preposizionali «specifiche». Naturalmente il diverso valore si chiarisce soltanto col contesto. perché ebbero ideali che apprezziamo e condividiamo. una preposizione «generica» (vale a dire una delle preposizioni proprie fondamentali di. La distinzione che abbiamo approfondito non è puramente teorica: accertare la funzione ci serve infatti per cogliere esattamente il senso. perché i loro ideali trionfassero. attraverso il senso complessivo della frase. a. da. perché + indicativo): Li ammiriamo per / loro ideali = a causa dei loro ideali. di vantaggio) potremo mettere una proposizione finale (introdotta da affinchè. ecc. Il fine è invece quanto ci si propone.

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poiché i punti di riferimento nello spazio possono essere molteplici. Essi presentano una grande varietà. Vivo a Roma •< moto a luogo moto da luogo moto per luogo dove? ( = in direzione di. Gli altri complementi (3) 1. di arrivo e di passaggio: domanda sintattica preposizioni fondamentali esempi stato in luogo dove? ( = in.31. a Vivo in Italia. nel moto di traslazione. I COMPLEMENTI DI LUOGO FONDAMENTALI E LE LORO PARTICOLARITÀ I complementi di luogo collocano nello spazio un'azione. connessi alla semplice opposizione stato ~ moto e all'individuazione. dentro a quale luogo?) in. una cosa. _ Vado a Roma da dove? per dove? (= attraverso quale luogo?) da per Vengo da Roma Passo per Roma 262 . Cominciamo dai quattro complementi di luogo fondamentali. un essere animato. fino a quale luogo?) Vado in Italia. dei punti di partenza.

Per andare a Roma è passato da Orte. del sostantivo o foli'aggettivo determinati dal complemento: luogo. sebbene assolvano funzioni «logicamente» distinte. è introdotto da per o da verso. ecc. Ciò vale anche per gli avverbi dove (Dove stai? Dove vai?). a letto. i complementi di stato in luogo e di moto a luogo. Mi dirigo verso la costa.. la distinzione della funzione dipende esclusivamente dal significato del verbo. La distinzione anche formale tra i due complementi è invece operata da altre lingue. sono formalmente uguali. ma la mèta o la direzione. più o meno le stesse che si usano senza articolo: vedi capitolo 9. venendo introdotti dalle medesime preposizioni (in. II volo per Cagliari.) e a quelli di alcune isole (per esempio: a Copri. a — sono le medesime per introdurre ambedue i complementi. di prigione. a). • In unione con nomi di persona. L'ITALIANO. qua. a teatro. lo introducono le preposizioni attraverso e talora da: Viaggerò attraverso la Francia.). come il latino. Fa le vacanze a Capri. qui. a scuola. § 4). a Sumatra. MOTO DA LUOGO Domiciliato a Tivoli La preposizione da non ha quasi alternative: moto: Entro nel parco. di lontano. ai nomi di città (per esempio: a Roma. a Cuba. là. MOTO PER LUOGO Oltre per. ad esempio: Soggiornerò dai miei parenti. e anche da lingue straniere moderne. ad esempio: Porto per Roma. assimilabile a uno stato). a Barcellona. Vogliamo incamminarci verso casa? stato: Sto in campagna.STATO IN LUOGO E MOTO A LUOGO Le preposizioni fondamentali — in. Arrivo al capolinea. fo. • Quando il moto a luogo indica non il punto di arrivo. I DIALETTI Stato in luogo e moto a luogo Come si è visto. ma con casi diversi. into per il moto. In inglese troviamo: in. ecc. ecc. LE ALTRE LINGUE. Passeggia in giardino (moto circoscritto. a Parigi. at per lo stato. la direzione: S/e leben in der Stadt Vivono in città S/e fahren nach der Stadt Vanno in città Inoltre la distinzione è estesa 263 . sia di moto a luogo — è generalmente da. la preposizione di: uscire di casa. alla finestra. ecc. che possiede un sistema. Per esempio: / ivas af thè station Ero alla stazione I am going fo thè station Vado alla stazione Invece l'avverbio where vale come l'italiano dove tanto per lo stato quanto per il moto: Where are you? Dove sei? Where are you going? Dove vai? Il tedesco. Risiedo in un palazzo nuovo. mentre nach esprime solo il moto. Di conseguenza. L'arParto dalla stazione alle 6. che rimane riservata a determinate locuzioni (per esempio: a caso. impiega la preposizione in tanto per lo stato quanto per il moto. Ci troviamo da te. la preposizione usata per introdurre il complemento — sia di stato in Solo in qualche espressione troviamo anche. Una sosta in montagna. Scendi subito da quelrivo a Venezia. di casi nominali. sia pur ridotto. Vado dal dottore. lì. con un valore prossimo a quello di «presso». Diretto a Venezia l'albero! NOTE • La preposizione in è di uso più generale rispetto ad o. o soltanto.

all'avverbio: dove «stato» è ivo. divide. dans (= in) valgono indifferentemente per lo stato e il moto: Je suis a la gare Sono alla stazione Je vais a la gare Vado alla stazione Così pure gli avverbi où. ecc. astratto. Non nutrire odio verso i nemici II complemento di origine e provenienza dipende da verbi come derivare. sono poi i complementi di allontanamento tananza. Occorre assicurare la libertà dal bisogno. dividersi. I COMPLEMENTI DI ALLONTANAMENTO E DI ORIGINE LUOGO FIGURATO re. dove «moto» è invece wohin [= vohìn].verso l'interno o l'esterno. II complemento di allontanamento si presenta In vari casi il luogo può anche essere «figuin dipendenza da verbi come allontanare. imbattersi. 3. hanno i medesimi doppi valori di dove. la stessa preposizione serve per entrambi). damentalmente alle nozioni di stato in luogo. Sono Ubero da pregiudizi. Talora la preposizione è di: È originario dell'America Latina. en. sperare. (moto da): Esco da un incubo. moto a luogo (spesso. e da sostantivi e aggettivi di significato affine: Allontana da te questo sospetto. ecc. Sei forse uscito di senno? (moto per): Cosa ti gira per la testa? È passato attraverso molte avventure. Più che di un luogo. persistere. 264 . provenire. con riferimento alla posizione verso l'alto o il basso. Da cosa nasce cosa. ecc. come si rileverà dagli esempi. dedurre. bensì mentale. È di buona famiglia. e da sostantivi e aggettivi affini: Da quale lingua deriva l'italiano? Discende da illustri antenati. nascere. IL LUOGO «FIGURATO». qui. Ciascun complemento specifico si riconduce fone di orìgine e provenienza. Sono a riposo Sei incorso in un errore. ORIGINE In tutti i complementi di luogo che abbiamo visto il luogo può anche essere non materiale e concreto. o Strettamente connessi al complemento di moto da luogo. «figurato». si tratterà allora di una «situazione». 2. ora di moto) si costruiscono parecchi verbi: consistere. separare. ecc. Inoltre con la preposizione in (da interpretare ora in funzione di siato. Leonardo da Vinci. Per esempio: (stato): (moto a): Vivo nell'ansia. ecc. In francese a. sorgere. lei. e introdotti anch'essi dalla preposizio. È all'oscuro di tutto. I COMPLEMENTI DI LUOGO SPECIFICI Una ricca varietà di altre preposizioni e di locuzioni preposizionali indica tutta una serie di localizzazioni nello spazio più specifiche. La situazione illustrata per l'italiano è invece comune alle altre lingue neolatine. discendere. apprendere.rato». moto per luogo. o alla vicinanza o lonne da. ALLONTANAMENTO moto da luogo. ecc. liberare.

E ancora: • in mezzo a. Assicurazione contro il furto). a fianco di. fuori gioco. al di qua di • fino (sino) a. verso. Cosa c'è dietro la sua reticenza? Locuzioni: dietro di. intorno a. Cammina davanti a me. fuori tiro. Va' sul marciapiede Su è di uso estesissimo e spesso. per es. Mi sono tirato fuori dai guai II semplice fuori solo in determinate espressioni: fuori porta. giù per. II chiosco sorge davanti alla chiesa. contare.su // libro è sul tavolo. ma più letterario. fuori di. poggiare. da dentro. giù da. • contro. fuori sede. Giungemmo dentro il cortile. Vive sempre fra quattro mura. lungo. fino in. fondarsi. vicino a. al di sotto di dentro Il libro è sopra il tavolo. al di là di. al di sopra di sotto. Va' sotto la tettoia. E fra la vita e la morte. Si costruiscono con su parecchi verbi: insistere. Non trema davanti a nulla Prendi il vicolo dietro la chiesa. al di fuori di davanti a dietro Fermati fuori dal garage. oltre. Montò su tutte le furie. ecc. È dentro l'imbroglio Locuzioni: dentro di. raserete. Abitano dentro le mura. rappresentati in genere da sostantivi che indicano il tempo stesso o una 265 . al didentro di. Marciarono su Parigi. a. che non è frequente in senso strettamente locale (La catasta è contro il muro) e più spesso indica opposizione (Si batterono contro la dittatura. presso. attorno a. I COMPLEMENTI DI TEMPO FONDAMENTALI Spesso nei complementi di tempo riscontriamo analogie — nelle suddivisioni e nell'uso delle preposizioni — con i complementi di luogo. basarsi. fino da • presso. nei pressi di. dopo. perché la mente tende ad organizzare la dimensione temporale sul modello di quella spaziale. addosso a. sopra. Egli è al di sopra di ogni sospetto II gatto è sotto il tavolo. accanto a. di qua da.). lontano da. dentro a. nel mezzo di • di là da. dietro a (frequente nel valore figurato). entro. sotto a. equivale a in. su per il sentiero). Esci fuori di lì. Locuzioni: su di (con i pronomi pers. I sospetti caddero su di lui. fra (tra) Cesena si trova tra Forlì e Rimini. Procedevo dietro la guida. ai piedi di. Con lo stesso valore di dentro.: L'albergo è sul lungomare. Tra le determinazioni di tempo due sono fondamentali: i complementi di tempo determinato e di tempo continuato. ecc. con valore reciproco: Discutono sempre fra loro. senza che si avverta la nozione di «in posizione più elevata». 4. specie in valore figurato. È sotto interrogatorio Locuzioni: sotto di. su per (per es. fuori da.

Viene introdotto dalla preposizione per. Rimarrà in carica per sette anni Ti abbiamo aspettato due ore. • In non poche espressioni (Scrìsse il suo capolavoro in vecchiaia. la continuità del processo verbale (è analogo al complemento di moto per luogo). Verso l'alba ho avuto un sogno angodi: D'estate qui fa molto caldo.scioso. anno. a. Sono sotto: rincasati a notte fonda Vieni a trovarmi sulle sei. oppure si presenta senza preposizione. di. COMPLEMENTO DI TEMPO CONTINUATO COMPLEMENTO DI TEMPO DETERMINATO Il complemento di tempo continuato indica la durata. Cesare nacque intorno al 100 a. Chiamami alle sei. la primavera). intorno a. I COMPLEMENTI DI TEMPO SPECIFICI Oltre ai due fondamentali esistono parecchi altri complementi di tempo più specifici. la data completa si esprime sempre senza preposizione: La prima esplosione atomica avvenne il 14 luglio 1945. Non ci dia compiti sotto le feste (= «in no sta nel suo covo prossimità delle feste» e anche «durante»). Naturalmente l'approssimazione può essere resa anche mediante un avverbio: Vieni a trovarmi alle sei circa. indicanti cioè circostanze di tempo particolari. La civetta di gior. ecc. Riceve il martedì e il giovedì. Vive già nel futuro. Egli prega tutti i giorni. due. La penicillina fu sintetizzata nel 1946. Rimarrà in carica sette anni II complemento di tempo determinato colloca un'azione o una circostanza in un punto o in un tratto preciso dell'asse temporale (è analogo al complemento di stato in luogo). ecc. Morirono tutti in guerra. limite. in rapporto alle nozioni di anteriorità. Vediamoli partendo dalle diverse domande cui rispondono. NOTE • In alcuni casi c'è scelta fra tutt'e quattro i sintagmi (La prìmula fiorisce in primavera. di primavera. per più di: Ho aspettato oltre due ore. 266 .sua parte (ore.. verso.). C. IL TEMPO «APPROSSIMATO» Quando il tempo determinato (e talora il continuato) viene indicato in modo approssimativo. La preposizione oltre equivale a più di. posteriorità. 5. Gli parlerò al suo ritorno) il complemento è al limite tra il tempo determinato e lo stato in luogo figurato. Viene introdotto dalle preposizioni in. oppure ne sono possibili tre. senza preposizione: La domenica vado sempre alla partita. a primavera. giorno. Nell'estate del prossimo anno andrò in America Con la preposizione durante si insiste maggiormente sulla contemporaneità e sulla concomitanza: Durante la cena non ha fatto che piangere ( — per tutta la durata della cena). uno solo. Per es. a: Mi alzai all'alba. come complemento diretto «circostanziale»: in: Le primule fioriscono in marzo'. si usano le preposizioni su. l'estensione. oppure si presenta senza preposizione: Ti abbiamo aspettato per due ore.

Ad esso possiamo poi associare i complementi che esprimono la distanza. Notate la prep.Dopo quale momento. in due minuti prima. la quantità. Lavorerò fino a giugno ESPRESSIONE DELL'ETÀ L'espressione dell'età è riconducibile al complemento di tempo determinato. A vent'anni la vita è bella. Da Natale non penso ad altro. Per quando? Entro quanto tempo? Da quando? Fino a quando? // lavoro sarà pronto per Pasqua. avanti nell'espressione avanti Cristo (a. STIMA. profondità). Arrivammo due minuti dopo la chiusura Propriamente. Finirò il lavoro nel termine fissato. PREZZO) Presenta una certa affinità con le determinazioni di luogo (e anche di tempo) il complemento di estensione. La fisica dopo Galileo fu una scienza nuova Ritornerò prima di sera. 267 . Arrivammo due minuti prima della chiusura Arrivammo due minuti dopa. Le tecniche sono progredite fino dal Medioevo. di chi? Quanto tempo prima? Quanto tempo dopo? Dopo la mezzanotte il portone è chiuso. di che cosa. Fra quanto tempo? // babbo ritornerà fra tre mesi. Oppure si pospone la locuzione or sono. fino al). con connotazione approssimativa. Si sposò a ventiquattro anni. Lo stesso complemento. di quantità e prima un avverbio. espresso con la preposizione a: 6. Quanto tempo fa? È accaduto un mese fa.. I COMPLEMENTI DI ESTENSIONE E DI QUANTITÀ (DISTANZA. larghezza. Vecchio di ottant'anni vedremo piuttosto un complemento di specificazione. con una parola sola. C. non mediante una preposizione. Lo stesso vale per dopo. Dopo il temporale il cielo si schiarì.. Devi rincasare entro le dieci. MISURA. Tra poco tutto sarà pronto Diverso il valore in fra il 1970 e il 1980 (= da. Duemila anni or sono qui vivevano gli Etruschi Questo complemento si esprime. Nelle espressioni Ragazza di diciotto anni. due minuti è un compi... il cui carattere verbale è ancor più trasparente. dopo che cosa. e in due minuti prima della chiusura il compi. Svegliami prima delle sei. che indica l'estendersi di qualche cosa nelle diverse dimensióni (lunghezza. di tempo è solo prima della chiusura. dopo chi? Prima di quale momento. si esprime mediante la preposizione su: È un signore sulla sessantina. la valutazione (stima o prezzo) o. eccezionalmente. Arrivammo due minuti prima. ma posponendo al sostantivo la voce verbale grammaticalizzata fa (da fare): un giorno fa = fa (è trascorso) un giorno da che.) e in altre. la misura o il peso.

tanto. distributivo). • valutazione (stima e prezzo).Caratteristica comune a questo gruppo di complementi è che essi vengono tutti espressi. C'è una figura per ogni pagina. affittare. • misura o peso. in dipendenza dagli aggettivi lungo. Tu sei lontano le mille miglia dalla verità! Per il resto si esprime con la preposizione a: Siamo a due ore dal rifugio. senza preposizione: Marciare per tre. Costa mille lire ( = compi. Supera di 10 chili il peso forma. L'ho pagato diecimila lire. divisione. NOTA • Naturalmente nella frase Pesa due chili di belle arance al signore.) è normale il costrutto con la preposizione per: II deserto si estendeva per cento chilometri. di quantità) al metro (o il metro = compi. senza preposizione: La medicina va presa ogni due ore. II rifugio è ancora distante due ore di marcia. • La valutazione approssimativa viene resa con la preposizione su: Vale sulle mille lire. Si presentarono a due a due. Ci fermammo a pochi metri dalla vetta. distributivo). Guadagna centomila lire a (o per) ogni viaggio. di un'indicazione di quantità. La medicina va presa due volte al giorno.: di La pezza misurava 10 metri. COMPLEMENTO DI QUANTITÀ • Con i verbi di stima (in particolare quando si tratta di stima morale) e di prezzo la determinazione più comune è costituita dagli avverbi di quantità: stimare (valere. di un complemento che ne raccoglie diversi. di misura) all'ora (o l'ora = compi. Con altri verbi la misura o il peso sono espressi con la preposizione di: due per tre. dove pesare è impiegato transitivamente. come abbiamo detto. il dieci per cento. vendere (comprare. sei diviso per due (o più comunemente sei diviso due). di un numerale. Lo introducono le preposizioni a o per. NOTE II complemento di estensione. in dipendenza da distare e dagli aggettivi distante e lontano. in espressioni caratterizzate in genere dalla presenza di un pronome o aggettivo indefinito. In dipendenza da verbi (estendersi. COMPLEMENTO DI ESTENSIONE Stimano quel fabbricato (= oggetto) un miliardo (= compi. prevalentemente. tutti transitivi (vendere. alto. di valutazione). indicazione percentuale.) molto. Sono alto un metro e settanta. valere. Con altri verbi. due chili è complemento oggetto. Con questo complemento si esprimono: • moltiplicazione. ecc. in dipendenza rispettivamente dai verbi misurare e pesare (usati intransitivamente). prezzo unitario. pagare. è espresso senza preposizione: Quell'autostrada è larga 30 metri. • determinazioni temporali (in risposta alle domande: ogni quanto tempo? quante volte in un dato tempo?): L'orologio ritarda di 5 minuti. Si tratta. ecc. e talora è anche espresso senza preposizione: Roma dista da Milano 600 km. ecc. per molto. IL COMPLEMENTO DISTRIBUTIVO Indica vari tipi di rapporti di distribuzione e di proporzione. profondo. senza preposizione: 7. e cioè: • distanza. Ho comprato questo quadro per una sciocchezza.) a molto. comprare. Vola a 1000 km ( = compi. pagare. Entrarono uno per uno. altri intransitivi) stimare. largo. 268 . costare. valutare. innalzarsi. Questo quadro non vale un soldo. Mi costa un patrimonio. ecc. Queste arance pesano in tutto due chili.. ecc. con sintagmi diretti «circostanziali». senza preposizione. ecc. poco. Presero due libri per ciascuno. II pozzo era profondo cento braccia. in dipendenza dai verbi (alcuni transitivi. acquistare) il complemento è invece introdotto dalle preposizioni a o per: Vendono le arance a mille lire.

.

Però in frasi simili. in luogo di. richiesta a causa del precedente complemento di termine). NOTE È impossibile riuscire senza la perseveranza. Quadro riepilogativo della sintassi della proposizione Sono riuniti in questo capitolo complementi il cui riconoscimento è facile.32. eccetto. Parteciparono le squadre al completo. Lo introducono le preposizioni o locuzioni. • Con riferimento a persona troviamo il possessivo: in vece mia. eec. ma in diverso contesto. ecc. Al posto del nostro professore abbiamo trovato un supplente. Ripassate tutto il capitolo. tranne. Mi ha dato un disco in cambio di quei libri. al posto di. eccetto gli ultimi due paragrafi. meno. È introdotto dalle locuzioni invece di. tranne pochissimi. 2. perché quattro (di esclusione. tua. 270 . IL COMPLEMENTO DI ESCLUSIONE Indica l'essere animato o la cosa che si esclude oppure si eccettua dal processo del predicato o dalla condizione espressa da un sostantivo o da un aggettivo. riservate a questa funzione: senza. È affettuoso senza smancerie. Gli altri complementi (4). tuo. giudicativo) sono introdotti ciascuno da preposizioni particolari e altri due (della colpa e della pena) sono caratterizzati da pochi. Hanno dato il premio a tutti fuorché a me (notate la preposizione o. fuorché. al posto mio. all'infuori di: Ho preso l'impermeabile di Giorgio invece del mio. specifici predicati.. per introduce un predicativo: Lo presero per ( = come) loro difensore. salvo. concessivo. in cambio di: 1. Bellezza senza difetti. • Anche la preposizione semplice per assume questa funzione in frasi come: Lo scambiarono per un ispettore. Lo presero per un altro. di sostituzione. Tutto è perduto fuorché l'onore. Ci occuperemo inoltre di due costituenti dell'enunciato che — ad essere esatti — non sono complementi: il vocativo e l'esclamazione. IL COMPLEMENTO DI SOSTITUZIONE Indica l'essere animato o la cosa che vengono sostituiti o scambiati con altri.

reo di peculato) va considerato semplicemente come un complemento di specificazione. una prima e una dopo. vieni un po' qui. ovvero una «causa non impediente». di un'opinione. castigare con l'interdizione multare di o per. è caratte5. È introdotto dalla preposizione di in dipendenza dai verbi accusare. la multa che si infligge. il vizio che si attribuisce a una persona. imputazione. il delitto. ad onta di.lato ad altri elementi. in accusa di furto. cui ci si rivolge. I COMPLEMENTI rizzato dal punto esclamativo. Tu. Secondo me a. Può avere questo valore anche la preposizione semplice con: Con ( = nonostante) tutti questi bei propositi non hai combinato nulla. di una valutazione. una cosa personificata) che si chiama. reo.. Patrizia! Tesoro! Dio mio! Caro! Tu! Patrizia. perché non è correil mio parere il calcolo è sbagliato.. multare. ma in genere si ricorre all'espressione: infliggere una multa di. la preposizione secondo. ti rivedo! Caro ingegnere. In altre parole designa l'opposto di una causa. da un nome appellativo di norma senza articolo. un'astrare sbagliato In base alle statistiche la popolazione mondiale è zione. ma costituisce. Incolpano me di tutto. ma anche le preposizioni a e per e le locuzioni in base a. colpevole). 4. che è del tutto autonomo o Per me avete ragione. mi rivolgo a voi. anche da un più ampio sintagma nominale. in dipendenza dai verbi: condannare. amici ed amiche. Malgrado la pioggia non rinunciamo alla gita.. altrimenti. sono la più bella del reame? Cittadini. incolpare. tacciare: È accusato di malversazione. all'ergastolo. La saluto cordialmente. il complemento che ne dipende (per es. Lo introducono le preposizioni o locuzioni nonostante. a giudizio di. A suo avviso dovremmo ave. imputare. Possiamo considerarlo una variante del comple6. cui si da un ordine. Lo tacciano di estrema avarizia. torna subito qui! Tesoro.. Senta. vuole scherzare? Specchio delle mie brame. un vete ragione brevissimo enunciato. II vocativo va chiamato semplicemente così. il castigo. buona sera- . Secondo ti non «completa» una frase. NOTA • Riguardo ai sostantivi e agli aggettivi connessi per significato ai verbi citati (cioè accusa. posposto o inserito in un altro.3. Il vocativo è la persona (o la divinità. Col verbo processare la preposizione è per: processare uno per furto. punire. IL COMPLEMENTO CONCESSIVO Indica l'essere o cosa nonostante i quali si svolge il processo indicato dal predicato. IL COMPLEMENTO GIUDICATIVO Indica il punto di riferimento (persona o cosa) di un giudizio. a due anni di galera punire con vent'anni di galera. Signore e signori. Ciascuno presenta un proprio costrutto: condannare a morte. Dio. si invoca.. Lo introduce. lei. a malgrado di.: piuttosto che «complemento di vocazione»: infatSecondo il mio orologio sono le tre esatte. castigare. a dispetto di: Nonostante molti ostacoli ha ottenuto il suo scopo. lo isoDELLA COLPA E DELLA PENA lano dal contesto la virgola o due virgole. col fuoco.viene preposto. Esempi: COMPLEMENTO DELLA COLPA II complemento della colpa indica la colpa. da un aggettivo. COMPLEMENTO DELLA PENA II complemento della pena indica la pena. ecc. malgrado. da solo. IL VOCATIVO mento di modo. con precisione. È in rapido aumento. sei stato davvero gentile. da un pronome allocutivo. Se è isolato. rappresentato da un nome proprio. aiutami! Patria mia.

): co co < H Quanta strada ho fatto! «Hai trovato delle occasioni?» «Molte!» • Sono esclamazioni anche tutte le interiezioni (vedi capitolo 25. risponde all'esigenza espressiva di isolare una data parola (qualsiasi «parte del discorso») caricandola di affettività (gioia. ma una proposizione esclamativa. L'ESCLAMAZIONE Anche l'esclamazione non è un complemento. Però il concetto di esclamazione è più ampio: oltre che a chiamare. ecc. § 7). Tuttavia distinguiamo dall'esclamazione l'interiezione. o è immediatamente sottintendibile. (A.). quando è presente. RIEPILOGO: LE FUNZIONI DELLE PREPOSIZIONI PROPRIE FONDAMENTALI Dopo aver studiato i vari complementi secondo l'ordine delle funzioni che esplicano nella frase. predicato. che va identificata con l'interiezione oh. aggettivo relativo-interrogativo + sostantivo e simili: Me infelice! Che gioia! Che betta notìzia! Quanta abbondanza! Quale successo! Bel successo! NOTE oI t— tS3 I— I o CLH o « OH co 7. ripercorriamo la mappa della. ecc.o o o Solo nella lingua letteraria di tono elevato il vocativo talora è introdotto dalla particella o. Mi beffo di tutti Luigi è più (meno) alto di te Uno dei presenti è responsabile Luigi è il più alto di tutti noi La città di Roma Discutevamo di politica Un anello d'oro Un uomo di nobili sentimenti Questa regione abbonda (è povera) di cereali Un giovane vivace d'ingegno Arrivarono di corsa Vive di espedienti Sono quasi morto di spavento Le tue parole mi saranno di sprone Quando sei uscito di casa? 272 . L'intonazione particolare che l'enunciato assume è resa graficamente dal punto esclamativo: • In enunciati più ampi. perché questa è una «parte del discorso» impiegata esclusivamente in tale funzione (e. i— i CO 8.) sono al tempo stesso delle esclamazioni. scritta — in questa funzione — senza -h: Oh chi vedo! O padre Cristo/oro. che hanno la proprietà di esprimere una molteplicità di funzioni diverse. almeno l'interiezione «propria». per nulla diversa — se non nell'intonazione — da una normale proposizione assertiva. sdegno. di paragone) denominazione argomento materia qualità abbondanza e privazione limitazione modo o maniera mezzo o strumento causa fine luogo: moto da Legge di natura'. FOSCOLO) Vittoria! Balle! Stupendo! Circolare! Bene! Troviamo anche due o tre parole. specificazione comparativo (2° terni. I primi esempi di vocativi del paragrafo precedente (Patrizia! Tesoro! ecc. sintassi della proposizione partendo dalle singole preposizioni proprie fondamentali. ma un breve enunciato ellittico (vedi capitolo 27. (U. § 6). con un significato genericissimo. di paragone) partitivo superlativo (2° terni. &. quasi inafferrabile). ammirazione. e sintatticamente analizzarle (soggetto. io vi esorto alle istorie. sorpresa. MANZONI) O Italiani. una forma verbale. nelle frequenti formule pronome personale + aggettivo. abbiamo non più un'esclamazione.

origine tempo determinato quantità: misura colpa È di buona famiglia D'estate qui fa molto caldo L'orologio ritarda di cinque minuti È accusato di malversazione predicativo termine qualità limitazione modo o maniera mezzo o strumento causa fine luogo: stato moto a tempo determinato età quantità: distanza prezzo distributivo giudicativo pena Lo elessero a loro rappresentante Do un bacio a Marta. occhiali da sole Soggiornò dai suoi parenti Vado dal dottore Vengo da Roma Passo da Roma Allontana da te questo sospetto Discende da illustri antenati Dal Natale scorso non penso ad altro materia limitazione modo o maniera mezzo o strumento fine Labori in avorio Dottore in lettere. Furono mossi a pietà Mi alzai all'alba Si sposò a diciotto anni Siamo a due ore dal rifugio Vendono le arance a mille lire Entrarono a due a due A mio avviso siete matti L'hanno condannato a due anni predicativo agente (e causa efficiente) qualità causa fine luogo: stato moto a moto da moto per allontanamento origine tempo specifico Fungeva da segretario L'errore è stato commesso da te Un uomo dal carattere impossibile Era pallido dall'emozione Cane da guardia. Sono a riposo Vado a Roma. II moto giova alla salute Un abito a strìsce Bravo a parole Avanzava a passi lenti. Pasta al sugo La porta è chiusa a chiave. Lo supero in abilità Assistemmo in silenzio Te lo riferisco in due parole Diedero una festa in nostro onore 273 . Motore a scoppio A quelle parole mi venne da ridere Votarono una legge a difesa dei più deboli Vivo a Roma.

Sei incorso in un errore Le primule fioriscono in marzo Finirò il lavoro nel termine fissato qualità compagnia (e unione) modo o maniera mezzo o strumento causa concessivo pena Una ragazza con gli occhi azzurri Passeggiavo con un amico Studio con diligenza Estraggo un chiodo con le tenaglie Con questo caldo non riesco a lavorare Con tutti questi bei propositi non combini nulla Lo punirono con l'ergastolo argomento luogo specifico tempo approssimato quantità approssimata Scrivimi sui tuoi programmi II libro è sul tavolo.) luogo specifico tempo specifico Uno fra i presenti è responsabile Luigi è il più forte fra tutti noi Viiie sempre fra quattro mura II babbo ritornerà fra due mesi . Vivo nell'ansia Vado in Italia. Va' sul marciapiede Telefona sulle sei Vale sulle mille lire predicativo limitazione modo o maniera mezzo o strumento causa fine Si vantaggio luogo: moto a moto per tempo continuato tempo specifico estensione quantità: prezzo distributivo sostituzione giudicativo colpa battono Lo hanno preso per difensore Supera tutti per ingegno Lo dico per scherzo Ti avviserò per telefono Agirono così per necessità per la libertà Ti sei sacrificato per noi Parto per Roma Passerò per Firenze Ti abbiamo aspettato per due ore Sarò pronto per Pasqua II deserto si estende per un ampio spazio Ho comprato il quadro per una sciocchezza C'è una figura per ogni pagina Lo scambiarono per un ispettore Per me questa è una follia L'hanno processato per furto partitivo superlativo (2° term.luogo: stato moto a tempo determinato tempo specifico Vivo In Italia. di par.

» è limitato in vari casi a quelle più comuni. in qualità di .(•) come • • • • • • • • • • • • • • • • • (•) da parte di • • • • circa. intorno a 275 . quelli con altre preposizioni o locuzioni e quelli diretti. fra locuzioni preposizionali tra soggetto elemento del predicato nominale attributo apposizione predicativo complemento: oggetto di relazione d'agente di termine di specificazione 2° termine di paragone col comparativo partitivo 2° termine di paragone col superlativo relativo di denominazione d'argomento di materia di qualità di abbondanza e privazione • • • • • (•) (•) (•) (•) (•) come. L'elenco. ecc. funzione sintattica preposizione «zero» preposizioni proprie fondamentali di a da in con su per altre preposizioni proprie. QUADRO SINOTTICO DELLE FUNZIONI SINTATTICHE II quadro sinottico riunisce i complementi e gli altri elementi della proposizione e riporta. Il segno tra parentesi indica uso secondario o circoscritto. nell'ultima colonna. preposizioni improprie. delle «altre preposizioni. oltre i sintagmi preposizionali con le preposizioni proprie fondamentali.9.

stima. eccetto. prezzo) distributivo di esclusione di sostituzione concessivo giudicativo • a favore di. fino da. • • secondo. ecc. ecc. in base a 276 . ecc. sotto • dopo. a danno di C) • • (•) verso (•) • (•) • attraverso • • sopra. fra locuzioni preposizionali tra • quanto a • insieme con di limitazione di compagnia di modo o maniera di mezzo o strumento di causa di fine • • • • • • • • • • • • • • • • mediante. • • (•) • • • • • • • • • • • • durante • verso. prima di. 9 nonostante. preposizioni improprie. contro. attraverso • a causa di • • • • • • • • • • (•) • (•) • di vantaggio e svantaggio di luogo: stato moto a moto da moto per specifico di allontanamento di origine di tempo: determinato continuato approssimato specifico d'età di estensione di quantità (distanza. tranne. dietro. fino a. dentro. malgrado. fuori di. per mezzo di. ecc. entro. fuorché. sotto. • (•) • • invece di.funzione sintattica preposizione «zero» preposizioni proprie fondamentali di a da in con su per • • • altre preposizioni proprie. davanti a. al posto di. (•) • • • • • • • • • C) • • • senza. ecc. misura.

preposizioni improprie. fra locuzioni preposizionali tra della colpa della pena vocativo esclamazione (•) • • • • (•) o .funzione sintattica preposizione «zero» preposizioni proprie fondamentali di • a da in con su per (•) altre preposizioni proprie.

«Forse pioverà. al fine di isolare la proposizione stessa. FRASI «GIUSTAPPOSTE» scaturiscono solo dal senso complessivo: «Vieni con noi? Rimani qui?». oltreché con altri mezzi. le congiunzioni. Metto l'impermeabile. che costituisce un organismo autonomo e corrisponde da sola a un «periodo semplice». Mi riparerà». «periodo». di singole proposizioni e i rapporti tra una proposizione e l'altra 278 . La subordinazione collega due o più proposizioni stabilendo una gerarchla sintattica. due o più proposizioni. semplicemente. e «sotto» (in latino sub) questa so- II periodo è una struttura organizzata. quando chi scrive vuole riprodurre il discorso quotidiano — l'enunciato consiste nel semplice accostamento. Sintassi del periodo: il periodo e la sua struttura 1. La coordinazione. «ordina insieme» nel periodo. cioè collega ponendole sullo stesso piano.33. in quello che chiamiamo «periodo complesso» o senz'altro. Possiamo difatti esprimere un pensiero completo mediante un'unica proposizione. Peraltro nel suo livello più elementare — non infrequente nel parlato e anche nella lingua letteraria. «Te lo prometto: ti aiuterò». COORDINAZIONE E SUBORDINAZIONE Già all'inizio della sintassi della proposizione. in quanto il periodo trova il suo centro in una proposizione «principale». ma non dipendono l'una dall'altra. il discorso riunisce insieme due o più proposizioni. ci si è occupati brevemente dell'unità sintattica d'ordine superiore rappresentata dal periodo (vedi capitolo 26. COORDINAZIONE E SUBORDINAZIONE Rispetto alla «giustapposizione». § 1). ma. più spesso. realizzata mediante le congiunzioni coordinanti. o «giustapposizione». è tuttavia molto più usuale un'organizzazione dell'enunciato in cui i rapporti fra una proposizione e l'altra ricevono evidenza grazie a quegli strumenti grammaticali che servono appunto a «legare insieme». Le proposizioni coordinate sono dunque collegate tra loro. Questa organizzazione dell'enunciato nel periodo procede per due vie diverse: la coordinazione e la subordinazione.

relativa) (coord. (periodo ipotetico) Franco è il più veloce. (prop. meglio ti sistemi. participio — (subordinazione implicita). Guardò in giro. copulativa) È nebbioso. causale) (coord. (coord. concessiva) Non mangio più. la subordinazione viene realizzata mediante le congiunzioni subordinanti. Come vedremo meglio tra breve.no «ordinate» le altre proposizioni. (prop. consecutiva) Ti assicuro che siamo pronti. Vediamo. È nebbioso. che è il più veloce. indifferentemente. disgiuntiva) Sebbene sia nebbioso. avversativa) Vieni con noi o rimani qui? (coord. 2) mediante la coordinazione.to come centrocampista. infinitiva) Non so quanti abbiano aderito. Vieni con noi? Rimani qui? Entrò nel bar. sia la subordinazione. alcuni esempi di enunciati in cui lo stesso pensiero viene espresso: 1) con frasi semplicemente «giustapposte». Salutò gli amici. (prop. Franco è il più veloce. (prop. e il predicato della proposizione dipendente è una forma verbale finita (subordinazione esplicita). partiamo. (prop. (prop. dichiarativa) È tardi. Non mangio più: infatti sono già Non mangio più perché sono già sazio. Rincasiamo. NOTA • Con termini equivalenti derivati dal greco. oppure per mezzo delle forme nominali del verbo — infinito. interrogativa indiretta) Se arrivi prima. È tardi. nella tabella in basso. 3) mediante la subordinazione (noterete che in qualche caso sono possibili sia la coordinazione. tuttavia partiamo. Sono già sazio. Quanti hanno aderito? Non so. in altri solo una delle due). è stato quindi} è stato scelto come centro. (coord. e (oppure Franco. Te lo assicuro: siamo pronti. la coor- dinazione è anche detta paratesi e la subordinazione è anche detta ipotassi. Prima arrivi. «subordinate» o «secondarie»). dichiarativa) Ti prometto di aiutarti. campista. gerundio. guardò in giro e salutò gli amici. le «dipendenti» (dette anche. copulativa o conclusiva) 279 . conclusiva) È tanto tardi che rincasiamo. quindi rincasiamo. frasi giustapposte coordinazione subordinazione Entrò nel bar. È stato scelto come centrocampista. Partiamo lo stesso. Te lo prometto: ti aiuterò. (coord. o determinati pronomi o avverbi. sazio. ti sistemi meglio. (prop.

la coordinazione perviene a rendere un numero relativamente limitato di rapporti tra le proposizioni nell'ambito del periodo. ma non mi sono formato un giudizio. la subordinazione è molto più ricca e articolata. con molte congiunzioni. ma tradendo lo spirito.. indipendente. il condizionale. Come vedremo subito. Oltreché fra proposizioni indipendenti. e rappresenta l'ossatura fondamentale della sintassi del periodo. l'imperativo): coordinazione copulativa disgiuntiva avversativa dichiarativa conclusiva Non stai mai attento e non mi ascolti. LA COORDINAZIONE La coordinazione fra due o più proposizioni avviene. il congiuntivo. può stabilirsi fra proposizioni dipendenti. come si è già detto.. vado al cinema.2. Per i vari tipi di coordinazione. Per esempio: Coricati. 3. per mezzo delle congiunzioni coordinanti (e le si veda elencate nel capitolo 25.. Stessi attento una volta e mi ascoltassi! Rimango a casa. quindi sono parallele. la congiunzione subordinante perché potrebbe anche venire ripetuta all'inizio della seconda: . o faccio una passeggiata? Ho visto quello sceneggiato. Dalla principale dipendono una o più proposizioni «dipendenti» (o «subordinate»): Leggo questo libro prop. prop. LA «REGGENTE» DIPENDENTI DI DIVERSO GRADO Con la subordinazione il centro del periodo è costituito da una proposizione principale indipendente. appartenenti a uno qualsiasi dei tipi che vedremo nei prossimi paragrafi. Rispettando la lettera. Vorrei e forse potrei. dipendente prop. § 4). indipendente. la coordinazione. LA SUBORDINAZIONE: DIPENDENTI DI DIVERSO GRADO.). I teoremi della geometria sono inoppugnabili: infatti discendono necessariamente da postulati. perché è tardi e domani devi alzarti alle sei (sono coordinate tra loro da e due proposizioni causali. hai ignorato i miei precetti (sono coordinate da ma due proposizioni dipendenti implicite espresse mediante il gerundio).. in determinati casi. Considerata nel suo insieme. Queste due rette non si toccano. principale perché è utile prop. dipendente leggo questo libro 280 . diamo alcuni esempi in cui essa ha luogo tra proposizioni indipendenti e i modi verbali sono quelli ad esse propri (e cioè fondamentalmente l'indicativo e. Sta' attento e ascoltami!. principale perché mi piace prop. dipendente Sebbene non mi piaccia. e perché.

indipendente. perché esprime un comando diretto e quindi può trovarsi solo in una proposizione indipendente): Non ti lascio perché ti amo. per individuare la funzione di una data proposizione dipendente. In un periodo dalla complessa architettura si potranno avere anche dipendenti di 3° grado (dipendenti da una dipendente di 2° grado). non l'imperativo. ma da cui a sua volta dipende un'altra proposizione. il centro del periodo stesso. principale reggente direttamente rispetto a B. che è anche principale: quindi è una dipendente di 1° grado • reggente. Non deludermi perché non ti amerei . appunto la reggente (principale o dipendente che sia): Leggo questo libro prop. indipendente. che dipende dalla dipendente B e solo mediatamente dalla principale.esplicite: verbo in un modo finito (indicativo. rispetto a C che mi saranno utili • prop. dipendente. Definiamo come «reggente» qualsiasi proposizione — indipendente o dipendente — da cui ne dipenda un'altra. quel che ci interessa è definire il suo rapporto di subordinazione da un'altra proposizione. dalla reggente A. Per cogliere la struttura complessiva del periodo. chiamiamo la proposizione C. più. principale perché mi da nozioni prop. Farò di tutto perché tu mi ami. dipendente di 2° grado. dipendente.Una proposizione dipendente può tuttavia non dipendere direttamente dalla principale. mediatamente rispetto a C perché mi da nozioni • prop. dipendente (dalla dipendente B) Chiamiamo la proposizione B. dipendente (direttamente dalla principale) che mi saranno utili prop. direttamente dalla reggente B. di 4° grado. rispetto a questa viene detta reggente: è la reggente della proposizione C (che mi saranno utili). CONCETTO DI «PROPOSIZIONE REGGENTE» La proposizione B (perché mi da nozioni). ma da un'altra proposizione dipendente: Leggo questo libro prop. ecc. condizionale. dipendente di 1° grado. CARATTERISTICHE FONDAMENTALI DELLE PROPOSIZIONI DIPENDENTI DIPENDENTI ESPLICITE E IMPLICITE Sotto l'aspetto della forma le proposizioni dipendenti — come si è già accennato — si dividono in due categorie: congiuntivo. dipendente di 2° grado rispetto alla principale A 4. dovremo ovviamente stabilire quale è la proposizione indipendente-principale. che dipende direttamente dalla principale. 281 . che è una dipendente. ma.

ecc. Appena comprata la bicicletta. trattando delle diverse proposizioni. Non solo. affinchè. nel caso dell'infinito. Comprata la bicicletta. Le proposizioni dipendenti implicite. perché. participio. baderò alla marca. Inoltre molte proposizioni dipendenti sono caratterizzate anche da un modo «marcato» rispetto all'indicativo (in genere. ma esiste un'evidente analogia tra le funzioni dei diversi elementi della proposizione (soggetto. chi. perché il fatto stesso che la forma verbale sia infinitiva (infinito. ecc. DIFFERENZA FONDAMENTALE TRA DIPENDENTI ESPLICITE E IMPLICITE (esplicita) Credo che pioverà (implicita) Credo di essermi sbagliato • circostanziali: Per esprimere molte funzioni sintattiche di subordinazione esiste l'alternativa tra proposizioni dipendenti esplicite e implicite di valore uguale o simile. il quale. quale.. che è stato preparato da mia madre.). poiché gli diedero via libera. Mentre l'esplicita può avere qualsiasi soggetto. atterrò A questa norma non mancano le eccezioni: le vedremo via via. spenderò parecchio. sarei finalmente felice. oggetto. gerundio) indica la loro funzione: (causale esplicita) // pilota. quando. atterrò (causale implicita) II pilota. vedendo libera la pista. per la loro fun- . complementi indiretti. Comprando la bicicletta. Amato da te. gerundio): Soffro per averti amata troppo. dal congiuntivo). non vedo i tuoi difetti. un esempio con la proposizione finale: (esplicita) Te lo dirò quando ci vedremo (implicita) Ne parleremo vedendoci • relative: (solo esplicita): II pranzo.) e le funzioni delle proposizioni nel periodo. Amandoti troppo. ecc. Possiamo fondamentalmente suddividerle in: • completive: Ho deciso di procurarmi una bicicletta nuova. se. sarà squisito COMPLETIVE (esplicita) Ho lavorato molto perché aveste tutto il necessario (implicita) Ho lavorato molto per procurarvi tutto il necessario 282 Le dipendenti completive (dette anche «sostantive») corrispondono in generale. dove. sono spesso collegate alla reggente senza alcun particolare segnale. Pur comprando una semplice bicicletta. nel classificare le proposizioni dipendenti. • una congiunzione subordinante (che.). la proverò subito. 5. nelle dipendenti implicite manca l'indicazione del soggetto (questo è — appunto — «implicito».implicite: verbo in un modo infinitivo (infinito. la proverò. quando. I VARI TIPI DI PROPOSIZIONI DIPENDENTI CRITERI PER CLASSIFICARE LE «DIPENDENTI» Desidero procurarmi una bicicletta nuova. e questa analogia ci serve da guida. come vedremo subito. STRUMENTI DELLA SUBORDINAZIONE Esiste però una fondamentale limitazione all'impiego della dipendente implicita. da preposizioni: La varietà delle proposizioni dipendenti (esplicite e implicite) è comparabile con quella degli elementi della singola proposizione. perché la forma verbale è finita ed esprime la persona. La funzione specifica della dipendente implicita può peraltro venire indicata o precisata da congiunzioni e. sottinteso) e dunque esso deve coincidere di norma col soggetto della reggente: Gli strumenti grammaticali che servono a collegare la dipendente esplicita alla reggente e a definire il rapporto di subordinazione sono: • un pronome o aggettivo o un avverbio interrogativo o relativo (che. participio. invece.

partirebbe. l'indicativo. coesistono — quelle di forma esplicita e quelle di forma implicita caratterizzate dalla medesima funzione sintattica. sia come un presente. e precisamente quelle che esprimono una volontà. NOTE II tempo di una proposizione dipendente — in linea di principio — non ha un valore «proprio» o «assoluto». raramente. sia al congiuntivo). determinano un sostantivo della reggente. e. § 3 e capitolo 22). che è il bene più prezioso (reggente + proposizione relativa) con Hanno ottenuto la libertà.zione. Altre invece. il condizionale. NOTE • Naturalmente la sostituzione di una proposizione dipendente con un complemento in modo da ottenere un enunciato equivalente. ecc. il periodo Lottarono per essere Uberi (reggente + proposizione circostanziale finale) con la frase Lottarono per la libertà (unica proposizione con un complemento di fine).II passato prossimo — che fonde insieme le caratteristiche di un tempo presente e passato — può valere. Di tutto ciò ci occuperemo studiando i vari tipi di dipendenti. imperniata su un suo predicato. nel periodo Desidero che tu sia felice potremmo sostituire che tu sia felice (proposizione completiva) con la tua felicità (un complemento oggetto).. l'incertezza. So che non potresti essere più gentile. priva o povera di determinazioni. un desiderio. nella loro formulazione più tipica. successivo o anteriore) al momento dell'azione della reggente (vedi capitolo 16. sia come un passato: Ho saputo che parte oppure partiva. può arricchirsi di molte determinazioni e possedere quindi un contenuto che non potrebbe essere concentrato in un unico sintagma nominale. Per esempio. hanno il congiuntivo. Lo schema a pagina seguente precisa meglio questa «regola»: si osservi. Non potresti essere più gentile corrispondono le dipendenti (dichiarative) So che sei gentile. Per esempio. alle proposizioni indipendenti Sei gentile. Ho creduto che parta oppure partisse. I TEMPI E LA «CONCORDANZA DEI TEMPI» Le proposizioni relative. MODI E TEMPI DELLE PROPOSIZIONI DIPENDENTI I MODI CIRCOSTANZIALI Le proposizioni circostanziali (o anche «avverbiali») aggiungono alla reggente una circostanza particolare. .a un presente (e così pure a un futuro o a un imperativo) nella proposizione reggente corrispondono determinati tempi nella dipendente (sia all'indicativo. Tale rapporto è regolato da quella che chiamiamo «concordanza dei tempi». RELATIVE Tra le proposizioni dipendenti. colloquialmente. hanno. al pari delle indipendenti. ma è ((relativo» (cioè contemporaneo. Il predicato della reggente. per esprimere la possibilità condizionata. • Nell'illustrare le varie specie di dipendenti completive e circostanziali tratteremo insieme — quando.a un passato remoto (e così pure a un imperfetto o a un trapassato) nella proposizione reggente corrispondono altri determinati tempi nella dipendente (all'indicativo o al congiuntivo). desidero. partiva). Spesso tale complemento potrebbe sostituire la proposizione: si confronti ad es. o talora. che può essere fornito tanto da un oggetto quanto da un particolare tipo di proposizione: appunto la dipendente completiva. come spesso accade. quelle cioè che indicano fatti certi e reali. come si vede confrontando Hanno ottenuto la libertà. per quanto riguarda la concordanza della dipendente. di fine. il bene più prezioso (unica proposizione con un'apposizione). La norma fondamentale (ma tutt'altro che rigida) della concordanza dei tempi è che: . ecc. è possibile solo quando si tratta di una proposizione breve. richiede infatti un completamento. 6. alcune. a un soggetto o a un oggetto e sono quindi necessarie a «completare» il senso della proposizione reggente.). La proposizione dipendente. 283 . in particolare. assolvendo una funzione analoga a quella dell''aggettivo o dell'apposizione. corrispondente a un complemento indiretto (di tempo. l'uso del condizionale passato per esprimere la successione rispetto a un tempo passato: seppi che sarebbe partito (anche. ecc. .

• II condizionale, anche presente, vale, agli effetti della concordanza al congiuntivo, come un tempo passato: Vorrei che tu partissi, ecc. • Alcuni dei rapporti indicati nel prospetto rimangono sempre ben saldi: al posto di Spero che parta e Speravo che partisse non saranno mai ammissibili *Spero che partisse e *Speravo che parta. Ma in vari casi il tempo della dipendente è considerato in un valore non più relativo, ma «proprio», oppure esprime la durata, oppure è determinato dalla funzione sintattica di un certo tipo di dipendente. Avremo allora, per esempio: - non solo So che è partito, ma anche: che partì, che partiva, che era partito', - non solo Credo che sia partito, ma anche: che partisse, che fosse partito; — Sapevo che la salute è preziosa, Non ignoravo quanto la salute sia preziosa (perché la dipendente esprime un concetto sempre valido, in passato come ora); - È più robusto che se fosse di ferro (in una prop. comparativa); — Non so se verrebbe, se lo invitassimo (in un periodo ipotetico); ecc.

7. LE PROPOSIZIONI INCIDENTALI
VARI TIPI DI «INCISO»

Chiamiamo «inciso» ogni sequenza di parole, inserita in una proposizione o in un periodo, che isoliamo dal resto dell'enunciato mediante due brevi pause (e nella pagina scritta con le virgole, le lineette, le parentesi). Sotto l'aspetto sintattico occorre però distinguere. Per esempio nelle frasi: Ti offro, amico mio, una buona opportunità; Gioititi, presidente del consiglio, migliorò le leggi elettorali; Io, almeno, la penso così; Tu, per prudenza, non ti pronunci l'inciso è, rispettivamente, un vocativo, un'apposizione, un avverbio, un complemento di causa, cioè (negli ultimi tre casi) un elemento di una data proposizione. Nel periodo La situazione, come ho già detto, è soddisfacente ciò che si inserisce come inciso all'interno di u-

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na proposizione principale è una proposizione dipendente modale, collegata alla principale dalla congiunzione come.
PROPOSIZIONI INCIDENTALI VERE E PROPRIE

Se, invece, l'enunciato che abbiamo visto sopra viene formulato così: La situazione — l'ho già detto — è soddisfacente, manca un legame sintattico fra l'inciso e l'altra proposizione: abbiamo cioè quella.che chiamiamo proposizione incidentale o «parentetica». Sussiste solo un nesso logico col resto dell'enunciato, e l'incidentale rappresenta un breve periodo a sé stante.

2) le proposizioni dipendenti, indicando di ciascuna: • la funzione (non genericamente - - per es. «completiva» o «circostanziale» —, ma specificamente: «infinitiva soggettiva», «infinitiva aggettiva», «dichiarativa aggettiva», «interrogativa indiretta», «causale», «finale», ecc.); • il grado di dipendenza, cioè se dipende direttamente dalla principale o da un'altra proposizione dipendente (in altre parole, qual è la sua reggente). Ricordiamo, inoltre, che — nel periodo — possono avvicendarsi e intrecciarsi la subordinazione e la coordinazione: le proposizioni principali e le dipendenti di qualsiasi specie possono infatti essere due o più tra loro coordinate. Proponiamo in basso, a titolo di esempio, l'analisi logica del seguente periodo:

8. L'ANALISI LOGICA DEL PERIODO
Mentre nell'analisi logica della proposizione (vedi capitolo 27, § 6) analizziamo i singoli elementi della proposizione stessa, nell'analisi logica del periodo isoliamo e analizziamo intere proposizioni, per individuare: 1) la proposizione principale;

Quando ci accorgemmo che il traffico si faceva troppo intenso — era domenica — e non saremmo arrivati in tempo, per fare più presto prendemmo una strada alternativa, che però era non meno intasata. Nell'esemplificazione proposta l'analisi è molto minuziosa; naturalmente si può mettere per iscritto solo l'essenziale, tralasciando quanto è facilmente intuibile e ricorrendo, per indicare i rapporti di dipendenza, a frecce.

A) Quando ci accorgemmo B) che il traffico si faceva troppo intenso

proposizione temporale; dipendente di 1° grado: dalla principale F; a sua volta è reggente di B e D prop. dichiarativa (oggettiva); dipendente di 2° grado (direttamente dalla temporale A, che è la sua «reggente») prop. incidentale prop. dichiarativa (oggettiva); coordinata a B e dipendente da A prop. finale (implicita); dipendente di 1° grado: dalla principale F prop. principale, reggente direttamente A, E, G prop. relativa; dipendente di 1° grado (determina l'oggetto strada della principale F)

C) — era domenica D) e non saremmo arrivati in tempo, E) per fare più presto F) prendemmo una strada alternativa G) che però era non meno intasata.

285

34. Le proposizioni dipendenti completive: infinitive, dichiarative, interrogative indirette

Le proposizioni dipendenti «completive» si

suddividono in tre gruppi:
• costrutti infìnitivi Conviene studiare; Desidero vincere • proposizioni dichiarative Conviene che tu studi; So che vincerai • interrogative indirette È incerto chi vincerà; Non so chi vincerà

1. COSTRUTTI INFÌNITIVI (SOGGETTIVI E OGGETTIVI)
IN FUNZIONE DI SOGGETTO

Un infinito, da solo o variamente determinato (da un complemento oggetto, da un altro complemento, da un avverbio), può fungere da soggetto:

La funzione comune a tutte queste proposizioni è quella che abbiamo già vista (capitolo 33, § 5): L'infinito «soggettivo» si ha, in particolare, con «completano» la reggente, la quale ne richiede la molti verbi e locuzioni impersonali (vedi capitolo presenza in quanto fungono da soggetto o da og- 20, § 4): getto. Pertanto, per ogni gruppo, faremo distinzio- Bisogna distinguere l'utile dal superfluo; Non mi ne tra quelle che sono in funzione di soggetto occorre spendere altro tempo; È bello osare; È («soggettive») e quelle, più numerose, che sono proibito sporgersi; È mio uso non fare credito. in funzione di oggetto («aggettive»). Però, formalmente, una soggettiva non è diversa da un'og- Con altri verbi e locuzioni impersonali è introgettiva, così come nella proposizione nulla diffe- dotto dalla preposizione di: renzia il soggetto dall'oggetto (a parte, ma non Gli capitò di fare speculazioni sbagliate; Non mi sempre, la collocazione).

Lavorare stanca; Lavorare bene da piacere; Lavorare con impegno è un obbligo per tutti.

287

importa di avere perso; Ci sembra di avere visto giusto; È tempo di pensare al futuro.
NOTA

aspettare, sperare, temere, sognare, immaginare, fingere cessare, finire, smettere, tralasciare, terminare; ecc. A questi verbi, tutti transitivi, se ne aggiungono degli intransitivi e dei riflessivi (costruiti con di anche nell'ambito della proposizione):
contentarsi, dimenticarsi, disperare, dubitare, meravigliarsi, pentirsi, preoccuparsi, rallegrarsi, ricordarsi, soffrire, stupirsi, vantarsi, vergognarsi, ecc. A + INFINITO

O
O

• Con alcuni impersonali si trovano sia l'infinito diretto sia l'infinito introdotto da di: Gli piace contemplare la natura oppure Gli piace di...; Mi preme molto accontentarvi oppure Mi preme molto di...
IN FUNZIONE DI OGGETTO: INFINITO DIRETTO

I verbi che si costruiscono con l'infinito in funzione di oggetto sono molti. Sono però seguiti direttamente dall'infinito solo: • i tre verbi «servili» dovere, potere e volere (i quali formano con l'infinito un nesso così saldo da essere considerato un predicato unitario (vedi capitolo 17, § 5 e capitolo 26, § 1): Io devo uscire; Io sono dovuto uscire; Tu devi studiare; Tu hai dovuto studiare • i verbi detti «fraseologici» (appunto perché formano una sola «frase» con l'infinito che li accompagna, senza tuttavia stabilire un nesso altrettanto saldo quanto i servili): solere, essere solito; sapere (nel senso di potere, essere capace di); desiderare, preferire, amare, odiare, gradire, favorire; osare, ardire e pochi altri. Per esempio: Non sono solito ripetermi; Non tutti sanno resistere alle tentazioni; Desidero darvi l'esempio (anche: desidero di...); Favorisca accomodarsi
DI + INFINITO

Con altri verbi intransitivi (molti determinati, nella proposizione, dal complemento di termine) e con qualche transitivo l'infinito viene introdotto dalla preposizione a, che è più caratterizzante della preposizione di:
abituarsi, acconsentire, affrettarsi, aspirare, azzardarsi, divertirsi, limitarsi, ostinarsi, propendere, provvedere, rassegnarsi, rinunciare, sbrigarsi cominciare, iniziare, continuare, esitare, imparare, mettersi, prepararsi, seguitare andare, venire, correre, riuscire, tornare; ecc.

Per esempio: Non rinunceremo a difendere i nostri diritti; Ho imparato a contare solo su me stesso; Alberto è andato a impostare la lettera.
Con qualche verbo si possono trovare sia a + infinito, sia di + infinito, ora con lo stesso significato, ora con qualche differenza: Bada a non spendere troppo Pensa a procurarti il bighetto Bada di prendere con te il necessario Penso a non partire oggi

Sono molto più numerosi i verbi che si costruiscono con l'infinito, sempre in funzione di oggetto, introdotto dalla preposizione di. Quanto al significato, sono verbi che indicano un'asserzione, un pensiero, un impegno, una volontà, un'aspettativa, una cessazione, ecc.: dire, affermare, dichiarare, narrare, raccontare, rispondere, negare pensare, capire, credere, meditare, riconoscere, ritenere, sapere ( = conoscere) giurare, promettere, ammettere decidere, pretendere, progettare, proporsi, stabilire, accettare, cercare, tentare

Provò a [= tentò di] ri- Provò [= dimostrò] di solvere il problema essere innocente
DA + INFINITO, IN + INFINITO

Alcuni verbi che, nell'ambito della proposizione, sono determinati dalle preposizioni da o in (complementi di allontanamento e di stato in luogo figurato) mantengono tale costrutto con l'infinito.

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Per esempio: Mi astenni dall'interferire; Guardati dall'affermare il falso; Insistette nel (anche: a) pretendere un compenso; ecc.
NOTA

La mamma ha fatto riparare il termosifone all'idraulico; II guardiano ha lasciato segare le sbarre al detenuto. • verbi di comando, preghiera, divieto, ecc. + di + infinito: comandare, ordinare, imporre; pregare, chiedere, proporre, consigliare, suggerire, raccomandare, supplicare; impedire, proibire, vietare; concedere, permettere, augurare, ringraziare, accusare, incaricare; ecc. La persona cui si da un ordine, si rivolge una preghiera, ecc. (cioè l'oggetto o il complemento di termine della reggente) è il soggetto implicito dell'infinito: Ho pregato i miei conoscenti di non farmi visite; II comandante ordinò ai suoi di ritirarsi. In vari casi esistono entrambe le possibilità (identità e diversità di soggetto):

• In altri costrutti con le preposizioni a, da, in + infinito e in tutti quelli in cui l'infinito è introdotto da altre preposizioni (con, su, per, senza, ecc.), l'infinitiva non ha più una funzione «completiva», ma indica una determinata circostanza rispetto al processo della reggente. Pertanto troveremo questi costrutti nei capitoli dedicati alle proposizioni dipendenti «circostanziali» (temporali, finali, ecc.).

2. PARTICOLARITÀ DEI COSTRUTTI INFINITIVI
COSTRUTTI INFINITIVI CON SOGGETTO DIVERSO DALLA REGGENTE

Chiedo di entrare (il soggetto della reggente è anche soggetto dell'infinito); Ti chiedo di aspettare (il soggetto dell'infinito è il complemento di termine della reggente) • con alcuni verbi lo stesso tipo di costrutto si ha con a + infinito o da + infinito: condannare, convincere, costringere, incitare, indurre, insegnare, invitare, obbligare, persuadere, sfidare, ecc.; diffidare, dissuadere, esimere, ecc. Per esempio: Ti invito a restituirmi quel libro; Gino mi ha insegnato a usare il paracadute ascensionale; Lo dissuasi dal tentare quell'impresa pericolosa.

Come si è già rilevato (capitolo 33, § 4), nella proposizione implicita di norma il soggetto sottinteso è lo stesso della reggente. Però un certo numero di verbi si costruisce con un infinito (diretto o introdotto da preposizione) il cui soggetto corrisponde a un complemento (oggetto o di termine) della reggente: • verbi di percezione + infinito: vedere, guardare, sentire, udire, ascoltare e pochi altri: Vedo sorgere il sole; Ti ho sentito tossire; Lo ho ascoltato sostenere con vigore le sue ragioni • verbi causativi (fare, lasciare) + infinito (e il nesso, in effetti, rappresenta un predicato unico): La mamma ha fatto venire l'idraulico; II guardiano ha lasciato evadere il detenuto. Quando il verbo dipendente è transitivo, può essere espresso il solo oggetto e rimanere indeterminato il soggetto logico: La mamma ha fatto riparare il termosifone; II guardiano ha lasciato segare le sbarre. Se poi è presente, oltre l'oggetto, anche il soggetto logico dell'infinitiva, questo si esprime col complemento di termine:

L'INFINITO COME PREDICATO E COME APPOSIZIONE

In tutti i costrutti che abbiamo considerato l'infinito (diretto o introdotto da preposizione) ha la funzione di soggetto o, più spesso, di oggetto. La proposizione infinitiva peraltro può anche fungere — senza che cambi la sua forma — da elemento del predicato nominale oppure da apposizione: Partire è un po' morire (qui il 2° infinito è l'elemento del predicato nominale) Proprio questo, esservi utile, è il mio scopo (qui l'infinito è apposizione del soggetto)

Desidero solo questo, di esservi utile (qui l'infinito è apposizione dell'oggetto).
289

L'INFINITO IN DIPENDENZA DA SOSTANTIVI E AGGETTIVI

L'infinito, introdotto dalla preposizione di, può determinare, oltreché un verbo, anche un sostantivo o un aggettivo, e precisamente quelli che, nell'ambito della proposizione, reggono un complemento di specificazione:
Q S5 W
OH
k—i

• il medesimo della Ho stabilito che partirò reggente: domani (= Ho stabilito di partire domani) Ho stabilito che voi • un altro: partirete domani Quindi, se il soggetto della reggente e quello della dipendente si identificano, spesso esiste l'alternativa tra i due costrutti (e la scelta della dichiarativa implica in genere una certa sottolineatura del fatto enunciato). Se il soggetto è diverso, di norma la proposizione dichiarativa è l'unico costrutto possibile.
USO DEI MODI

Mi è venuto il desiderio di acquistare un computer, Tu non sei capace di conservare un segreto. Con altre preposizioni (e in parallelo con altri complementi): Ottenemmo l'assenso ad affiggere il manifesto; L'astensione dal mangiare carne era un precetto pitagorico.
OGGETTIVA ALLA LATINA

Q

Per quanto riguarda i modi verbali, la norma vuole che si usi: • l'indicativo in dipendenza dai verbi di certezza (per l'indicazione della possibilità condizionata, il condizionale) Affermo che è vero (Affermo che potrebbe venire)

In un costrutto che ricalca l'accusammo con l'infinito latino, il soggetto dell'infinito non corrisponde a un elemento della proposizione reggente, ma risulta del tutto autonomo. Tale costrutto non è raro nell'italiano antico e talora compare anche oggi nella prosa letteraria o nel linguaggio burocratico:

• sia l'indicativo, sia (preferibilmente) il La Commissione accertò essere ormai acquisita la congiuntivo quando fattibilità dell'opera e potersi quindi procedere alla fase esecutiva (= accertò che è ormai acquisi- la reggente è negativa ta... e che si può...). • obbligatoriamente il congiuntivo in dipendenza da verbi esprimenti la supposizione, 3. LE PROPOSIZIONI DICHIARATIVE il dubbio, l'esortazione
FUNZIONE DELLE DICHIARATIVE

Non affermo che è vero Non affermo che sia vero Credo che sia vero; Suppongo che sia vero; Dubito che sia vero.

VARIETÀ DELLE DICHIARATIVE

Parallelamente alla maggior parte dei costrutti infinitivi visti nei paragrafi precedenti esistono - con funzione analoga — delle proposizioni esplicite, introdotte dalla congiunzione che. Le chiamiamo proposizioni «dichiarative». Ribadiamo un concetto già enunciato più volte: nelle proposizioni implicite all'infinito il soggetto non è espresso, ma viene dedotto (è di norma il soggetto stesso della reggente; rimane indeterminato se il predicato della reggente è impersonale; in determinati casi corrisponde all'oggetto o a un complemento della reggente). Invece nelle proposizioni dichiarative, che hanno il verbo finito e quindi coniugato in una data persona, il soggetto può essere:

Per considerare le diverse funzioni (di soggetto, oggetto, ecc.) e i diversi tipi di dichiarative, basta che ripetiamo il percorso fatto per i costrutti infinitivi. In tal modo rileveremo anche quei casi in cui non esiste l'alternativa tra proposizione infinitiva e dichiarativa.
DICHIARATIVE IN FUNZIONE SOGGETTIVA

Si confrontino:

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È bello che abbiate osato È certo che verranno Mi sembra che sbagliate (ma non: *Mi sembra che io sbagli) È tempo che pensiamo al futuro

È bello osare Sono certi di venire Mi sembra di sbagliare È tempo di pensare al futuro

NOTE

• La dichiarativa può trovarsi anche in funzione di predicato (Lo verità è che non 'avete studiato abbastanza) e di apposizione (La verità è questa, che non avete studiato abbastanza). • Analogamente all'infinitiva, anche la dichiarativa può dipendere da un sostantivo o da un aggettivo: La notizia che un terremoto aveva colpito la regione fu data dal telegiornale Siamo certi che i soccorsi saranno immediati. In particolare la dichiarativa determina frequentemente il sostantivo fatto (il quale potrà essere in funzione di soggetto, oggetto, ecc.): Mi sconvolge il fatto che accadano tali sciagure; Deploro il fatto che molti rimangano insensibili. • È di uso prevalentemente letterario la dichiarativa paratattica, in cui la dichiarativa si lega alla reggente senza la congiunzione che. Occorre però che il verbo della dichiarativa sia al congiuntivo, poiché, in assenza della congiunzione, ciò rappresenta l'unica «spia» del rapporto di dipendenza fra le due proposizioni: Penso sia meglio così; Mi sembrò non avessero capito nulla. • Talora come, piuttosto che un valore interrogativomodale ( = in qual modo), assume un valore semplicemente dichiarativo (= che): Ci spiegò come, dopo tante sventure, l'Italia venne (opp. venisse) invasa da altri barbari.

DICHIARATIVE IN FUNZIONE OGGETTIVA

Tra i verbi «servili» e «fraseologici» solo volere, desiderare, preferire, gradire ammettono la dichiarativa (e solo con soggetto diverso): Voglio che mi ascoltiate; Desidero che il tempo cambi. In corrispondenza del costrutto di + infinito, la dichiarativa è possibile in dipendenza da molti dei verbi elencati nel § 2 (ma non, per es., del gruppo cessare, finire, ecc., e in vari casi solo con soggetto diverso); si confrontino ad es.: Dichiarò che era pronto Dichiarò di essere pronto Dichiarò che tutto era pronto Prometto che vi appog- Prometto di appoggiargerò vi Prometto che avrete il mio appoggio Sperava che lo soccor- Sperava di essere socressero córso II comandante ordinò II comandante ordinò che i suoi si ritirassero ai suoi di ritirarsi
Invece solo pochi dei verbi che si costruiscono con a, da, in + infinito ammettono anche la dichiarativa. Per es.: Ho imparato che posso contare solo su me stesso.

4. L'INTERROGAZIONE DIRETTA

Per esaminare le proposizioni interrogative «indirette», il terzo gruppo delle proposizioni dipendenti completive, dobbiamo avere idee chiare sulla forma che assumono le proposizioni interrogative indipendenti, o «dirette». Queste sono sempre caratterizzate, anzitutto, da una parCon i verbi di percezione non solo è ammessa anche ticolare intonazione ascendente, resa per iscritto la dichiarativa, ma esiste una terza possibilità, offerta dal punto interrogativo, e inoltre si distinguodalla proposizione relativa: no in: • semplici introdotte da un pronome o aggettivo interrogativo (chi? che? che cosa? cosa? quaIl causativo fare ammette solo l'infinito, mentre la- le? quanto?) o da un avverbio interrogativo (cosciare si costruisce anche col che: II guardiano ha la- me? dove? quando? quanto? perché? ecc.). L'interrogazione verte su un «nucleo» determinato delsciato che il detenuto evadesse.
Vedo sorgere il sole = Vedo che sorge il sole = Vedo il sole che (pron. relat.) sorge.

291

Dove mai potrei rifugiarmi? (= Non potrei rifugiarmi in nessun luogo). non: Io ho forse torto? (= enunciato negativo: Io non ho torto) Io non ho forse ragione? Non ho ragione? (= enunciato affermativo: Io ho ragione). di norma rimangono invariate: Chi ha bussato alla porta? Dove troveremo un aiuto? Ti chiedo chi ha bussato alla porta Ci domandiamo dove troveremo un aiuto I modi verbali delle interrogative dirette sono. l'indicativo. provare. Nelle proposizioni interrogative indirette non sussiste l'intonazione interrogativa (e quindi scompare il punto interrogativo): la loro caratterizzazione e la connessione con la reggente si realizzano nei modi che seguono. chiedendo Chi ha bussato alla porta? io so già che hanno bussato e mi informo sulla persona che è stata a farlo. o ridursi all'avverbio negativo no: Scegli la scaloppa o il filetto? Ti decidi o no? • retoriche: infine la domanda può essere rivolta non per ottenere un'informazione. vedere. dichiarare. ignorare. passando dalla forma diretta all'indiretta.. Per es. il dubbio: domandare. incerto. «disgiuntiva» l'interrogativa che pone un'alternativa e il cui secondo termine viene introdotto dalla congiunzione o (ovvero. il condizionale per indicare la possibilità eventuale: Chi lo crederebbe?. quando è «di frase». pensare. interrogare. ma per esprimere un convincimento. non sapere. anziché venire posta direttamente. problema. dubitare. LE PROPOSIZIONI INTERROGATIVE INDIRETTE CARATTERISTICHE DI TUTTE LE INTERROGATIVE INDIRETTE Quando. tentare. I MODI VERBALI quelli propri delle proposizioni indipendenti: di norma. sapere. Inoltre sostantivi e aggettivi connessi per significato a questi verbi: domanda. per il resto non si differenziano da un enunciato assertivo. chiedere. INTRODOTTE DA PRONOMI. narrare. Nelle interrogative di questo tipo (dette «di frase») l'unico segnale dell'interrogazione è l'intonazione (e corrispondentemente il punto interrogativo). ecc. questa particolare interrogativa è perciò detta «retorica». AVVERBI Le interrogative introdotte da pronomi. ecc. Chi l'avrebbe creduto! Non potresti rispondere? Troviamo inoltre usati. I verbi da cui le interrogative indirette dipendono sono tutti quelli che esprimono il desiderio di sapere e ricercare. richiesta. supporre. Più frequente nella lingua letteraria e tipica soprattutto dell'oratoria forense e politica. viene caratterizzata. Molto spesso. con opposto valore. cercare. costituisce una interrogativa indiretta. l'interrogazione è messa alla dipendenza di un'altra proposizione. OH S O g • semplici in cui la richiesta di informazione investe l'intera frase: Hanno bussato alla porta? Non so esattamente se hanno bussato e mi informo sul fatto. tentativo. tutti 292 . da forse oppure da forse non. meglio. Soltanto vi è comune — ma non obbligatoria — la posizione del soggetto dopo il predicato: Carla verrà con noi? oppure Verrà con noi Carla? • disgiuntive: chiamiamo «doppia» o. l'infinito e il congiuntivo: Che fare? Dove andare? Come potergli credere? Credergli? Che sia vero? Che abbia detto la verità? 5. Altri esempi (con interrogative introdotte da pronomi e avverbi): Chi lo nega? (= Nessuno lo nega). indovinare. indecìso.la proposizione. dubbio. ovviamente con l'eccezione dell'imperativo. l'incertezza. AGGETTIVI. talora anche i verbi di asserzione: dire. aggettivi e avverbi interrogativi. oppure): Hanno bussato alla porta o è stato un altro rumore? Hanno bussato alla porta o quale altro rumore è stato? La seconda parte dell'alternativa può essere ellittica (senza predicato). informarsi'. con accentuazione del dubbio e in un numero limitato di espressioni.

spontaneo o artificioso che sia.Nulla esclude tuttavia che possano presentarsi ta. se non ho forse ravo: Cerchiamo di scoprire se gli Etruschi siano gione. prive nella forma diretta di qualsiasi indicatore (tranne l'intonazione).congiuntivo): glio.Vi domando se ho forse torto. viene usato frequentemente. come nella forma diretta. Anche il condi. Penso se fidarmi di lui. se ti piace).. e cioè di norma l'indicativo. il congiuntivo. giunti in Italia dall'Oriente. oppure da o se: Ti chiedo se hanno bussato alla porta o è stato un altro rumore Ti chiedo se hanno bussato alla porta o se è stato un altro rumore. il secondo termine è introdotto. Peraltro. in genere hanno forma diretta.).. Il congiuntivo è possibile al posto dell'indicativo. il quale accentua l'espressione dell'incertezza o del dubbio: Si ignora quando e da dove gli Etruschi siano giunti in Italia (ma anche: . sono giunti.. Sussistono i modi verbali dell'interrogativa diret. da o. Le interrogative in cui la domanda verte sull'intera frase. INDIRETTE «DISGIUNTIVE» INDIRETTE «DI FRASE» L'interrogativa indiretta disgiuntiva è introdotta anch'essa da se. se io non abbia torto. Al posto dell'indicativo è possibile il congiunti. premesso al primo termine. in quanto vogliono esprimere. e talora è preferibile. § 3).in forma indiretta (all'indicativo o anche al zionale o l'infinito: Non so se si potrebbe dir me.. nella forma indiretta (dove l'intonazione viene meno) sono introdotte dalla congiunzione se: Hanno bussato alla porta? Carla verrà con noi? La domanda è: il denaro basterà? Ti chiedo se hanno bussato alla porta Indovina se Carla verrà con noi La domanda è se il denaro basterà INDIRETTE «RETORICHE» Le interrogative retoriche. ma con un valore del tutto diverso (vedi capitolo 36. 293 . Siamo incerti dove andare. al posto dell'indicativo. ecc. NOTA • La congiunzione se che introduce l'interrogativa indiretta è la stessa tipica delle proposizioni condizionali (Prendilo. un moto concitato dell'animo.Anche col verbo al condizionale o all'infinito: Non so chi gli crederebbe. se io non abbia ragione.

in questo caso. che tante volte abbiamo indicato come lo strumento fondamentale per risolvere dubbi grammaticali e ricevere un suggerimento. più che indicazioni esplicite. In genere però.COME USARE IL VOCABOLARIO I costrutti verbali II vocabolario. 294 . potrà aiutarci anche nella scelta dei costrutti verbali. troveremo esempi su cui basarci.

.

Come accade nella proposizione per i complementi indiretti.temporali — locali . gerundio). perché) e locuzioni congiuntive (per es. il complemento di causa: per la sua digeribilità [compi. il motivo. come spesso accade. nel periodo.concessive .comparative e modali . introdotto o meno da congiunzioni o preposizioni. congiuntivo). nella proposizione.esclusive . • quali congiunzioni (per es. causale] 296 . si presenta anche in forma implicita. L'ordine che adottiamo in questo e nel seguente capitolo è: . e in quale modo verbale (infinito. dato che) la introducono quando si presenta in forma esplicita. • se essa. PROPOSIZIONI CAUSALI Spiegano la causa. una molteplicità di funzioni specifiche. aggiungono alla reggente una determinata circostanza. Le proposizioni dipendenti circostanziali (1) COME ORIENTARE LA NOSTRA RICERCA 1. si distingue. condizionale. come si è già detto.condizionali (e comparativo-ipotetiche e concessivo-ipotetiche) . Le proposizioni circostanziali. di causa] perche e facilmente digeribile [prop.consecutive .causali . la ragione di quanto è enunciato nella reggente.giudicative 2.35. Confrontate. proprie dei vari tipi di circostanziali (esplicite ed implicite). participio.avversative . • quali modi verbali vi sono impiegati (indicativo.finali . QUADRO COMPLESSIVO MOLTI TIPI DI CIRCOSTANZIALI Per ciascun tipo di dipendente circostanziale le domande che ci poniamo sono: • quale funzione assolve in rapporto alla reggente.

NOTE • È facile distinguere perché causale. per il fatto che. ecc. Si usa preferibilmente il congiuntivo quando lina causa viene negata (e. specie nel parlato. coraggio. le viene contrapposta — all'indicativo — la causa reale): Lasciarono l'albergo non perché il trattamento fosse pessimo. lo scopo. il complemento di fine e di vantaggio: per la realizzazione affinchè si realizzassero dei loro ideali i loro ideali [complemento di fine] [proposizione finale] FINALI ESPLICITE Sono introdotte dalla congiunzione perché e di uso prevalentemente letterario -. onde. schiacciati dall'evidenza delle prove. siccome. Il perché che introduce l'interrogativa indiretta è caratterizzato da un determinato verbo nella proposizione reggente (vedi capitolo 34.affinchè. attesoché. PROPOSIZIONI FINALI Indicano la circostanza costituente il fine. • Non di rado. allo scopo che.• gerundio (presente o passato) o participio passato (il cui valore causale può essere sottoliLa congiunzione fondamentale delle causali e. talora dal semplice che. MODI VERBALI II modo verbale normale è l'indicativo. Comuni anche poiché. ecc. allora. Gli indiziati. Locuzioni equivalenti: dato gli indiziati che. • Anche il semplice che (da non confondere con che) può assumere un valore causale: Su. ma perché avevano finito i soldi. era pessimo. secondo loro. giacché. sia che la causa venga addotta come obiettivamente reale. in quanto. e inoltre dalle locuzioni o che.: flato che non c'erano novità. § 5). confessarono Altri. Alla finale corrisponde. La soggettività o opinabilità della causa addotta può venire espressa anche mediante il modo condizionale: Lasciarono l'albergo perché il trattamento sarebbe stato pessimo. letterarie che. sempre al congiuntivo (vedi § 3).neato da in quanto): splicite è perché. furono rilasciati. il giudice arrestò dacché. in modo che. antiquate Avendo acquisito prove sicure. che ce l'hai fatta. così ieri non ti ho telefonato. in genere. proprio per questo. NOTA • Ha lo stesso valore del gerundio (causale o strumentale) col + infinito: Tu col tergiversare perdi molte occasioni. l'obiettivo in vista del quale si svolge il processo della reggente. come. acciocché. ecc. Il modo è sempre il congiuntivo (presente e imperfetto): Lavoro sodo perché tutto sia pronto per la data stabilita Lavorai sodo perché tutto fosse pronto entro la data stabilita Che cosa devo fare perché tu capisca quanto mi manchi? CAUSALI IMPLICITE Possono prendere due forme: • per + infinito (in genere passato): È stato assolto per non aver commesso il fatto 297 . alla causale corrispondono nella reggente gli elementi correlativi così. nella proposizione. sia che risulti dal contesto come soggettiva: Lasciarono l'albergo perché il trattamento era pessimo Lasciarono l'albergo perché il trattamento.. dal momento che. da perché finale. ecc. visto che. CAUSALI ESPLICITE 3. in quanto ritenuti estranei al delitto. di norma all'indicativo.

PROPOSIZIONI CONSECUTIVE • per + infinito. in dipendenza dagli aggettivi solo.. di modo che: La situazione è grave. tanto. relativa: È il solo che ignora tutto (oppure: . 298 . il dovere. ecc. allo scopo di. tanto che non può venire a scuola. • da + infinito (col correlativo nella reggente). costringere. Il periodo assume questa struttura: È così tardi. talché. 4. + o + infinito Tuttavia è preferibile considerare le proposizioni dipendenti che troviamo in tali costrutti come «completive» (vedi capitolo 34). indurre.di ciò. siffatto. con un valore particolare finale-concessivo (= allo scopo. a tal punto. esso costituisce la norma con la consecutiva ed è rappresentato dagli avverbi e locuzioni così. alla quale si trovano sempre pò. sì da. tanto. • Un senso fondamentalmente finale è presente anche in costrutti come: • ordinare. NOTE • Da + infinito determina verbi. talmente. CONSECUTIVE IMPLICITE A difendere i confini rimasero solo poche truppe. sostantivi e aggettivi per indicare il fine. è l'indicativo. col riflessivo. onde + infinito: lemento correlativo nella reggente è facoltativo. in dipendenza dall'avverbio Esprimono una conseguenza.). • Inoltre anche: a. con una prop. + di + infinito • aspirare. pregare. Non sono domande da fare (o da farsi). cosicché non sono ammessi ulteriori indugi Mario è ammalato. di): Pur di vincere. primo. ultimo e simili: È il solo a ignorare tutto (nel senso di: il solo in tali condizioni che ignora tutto). la necessità. unico. consigliare.È un ragazzo troppo onesto per essere sospettato sposte. non esita a barare. consigliare.•-H FINALI IMPLICITE co O O • per + infinito (di norma presente) È la forma più comunemente assunta dalla finale quando il soggetto è il medesimo della reggente o è indeterminato: Io lavoro sodo per preparare tutto entro la data stabilita.. azzardarsi. la consecutiva è introdotta da cosicché. che non posso più aspettare È stato tanto generoso. concedere. un effetto. In alternativa. si ha con a + infinito: È facile a dirsi. Bisogna lavorare sodo per raggiungere uno scopo. così da. Quegli uomini coraggiosi si batterono per garantirci la libertà. o dagli aggettivi tale. • a + infinito. una troppo: conclusione di quanto enunciato nella proposizione reggente. perseguito a qualsiasi costo. in modo da + infinito (senza correlativo nella reggente): La situazione è tale da non ammettere ulteriori indugi Quello scienziato ha compiuto scoperte fondamentali. che gli serberò eterna riconoscenza La situazione è tale che non sono ammessi ulteriori indugi. ecc.. concedere. sicché. • pur di + infinito. ecc. in modo da. Mentre. ecc. Quando nella reggente manca l'elemento correlativo. pregare.. per altri tipi di dipendenti.che ignori. come si vede dagli esempi. + che + congiuntivo • ordinare. Vi preparo da mangiare. così che. in quanto assolvono la funzione di un sostantivo in funzione di oggetto: Ordinò che essi avanzassero (o: Ordinò a loro di avanzare) = Ordinò la loro avanzata. Il condizionale esprime una conseguenza possibile o supposta: La notte è tanto buia che non si distinguerebbe un gatto bianco da un gatto nero. la possibilità: Ho da chiederti una cosa. Lo stesso valore. Il modo. È un apparecchio facile da usare. al fine di. sì da meritare il premio Nobel. tanto che. un e. CONSECUTIVE ESPLICITE Vengono introdotte dalla congiunzione che.

al tempo che (o in cui).). legge i fumetti (confronta il complemento di tempo continuato: Gianni. di tempo determinato: Al suono del campanello tutti si precipitano fuori) anche con: come. anteriorità. nel momento che (o in cui). mentre il professore spiega. gerundio presente: Nel leggere i classici. Partirono per la spedizione prima che fossero stati fatti preparativi adeguati prima di + infinito: Prima di rispondere. durante la spiegazione. ecc. allorché. Assume un valore particolare. quand'ecco egli intervenne (= Proprio quando tutto sembrava perduto. anteriorità dell'azione della reggente rispetto alla temporale prima che + congiuntivo: Ravvediti. mentre (per la contemporaneità nella durata): Gianni. di centro dell'enunciato (al posto della principale). tutti si precipitano fuori (confronta il compi. raramente. prima che sia troppo tardi. PROPOSIZIONI TEMPORALI Esprimono una circostanza posta in relazione temporale col processo della reggente. pensaci'. perché il rapporto di tempo può specificarsi in molti modi (contemporaneità. con sfumatura di eventualità. il congiuntivo: Quando tutti siano disposti. allorquando. posteriorità. legge i fumetti). con un valore misto temporale-causale: A sentirlo parlare notammo il suo accento straniero.5. Il modo è l'indicativo. Vi riscontriamo una varietà analoga a quella dei complementi di tempo. prestate attenzione al loro stile Leggendo i classici. potremo cominciare. Dovrò partire prima di aver saputo l'esito 299 . ecc. nell'istante in cui. egli intervenne) implicite nel + infinito presente. la temporale introdotta da quand'ecco: Tutto sembrava perduto. prestate attenzione al loro stile a + infinito presente. esplicite contemporaneità tra azione della reggente e della temporale quando: Quando suona il campanello.

assumono due valori distinti: più .Mangiarono fino a non poterne testo. dacché + indicativo: Da quando siamo al mare il tempo stato bello implicite dopo (dopo di) + inf. oppure: Gli comunicherò la notizia non appena arriverà punto di partenza nel tempo da quando. fin quando. non influente sul senso dell'enunciato) + indicativo: Gli comunicherò la notizia appena arriverà. a seconda del con. dovete seguitare ad allenarvi. appena. una volta ottenuta) la qualificazione. non si allenarono più (non) appena + part. passato.esplicite posteriorità dell'azione della reggente rispetto alla temporale dopo che. fino a quando + fino a + infinito: indicativo (talora congiuntivo). gerundio passato: Dopo aver ottenuto (o: avendo ottenuto. sarà informato punto di arrivo nel tempo finché. Una volta che avete ottenuto (oppure: che abbiate ottenuto) la qualificazione. part. passato (solo o con una volta). queste congiunzioni.per tutto il tempo che: Rimaniamo al mare finché durerà il bel tempo . tutte le volte che + indicativo: II naso di Pinocchio si allungava ogni volta che mentiva azione ripetuta azione graduale . oppure non appena (con non pleonastico. una volta che + indicativo (con riferimento al futuro anche congiuntivo): Dopo che ebbero ottenuto la qualificazione.fino al momento che: Rimaniamo al mare finché il babbo verrà a prenderci Nel secondo significato finché viene spesso rafforzato da non pleonastico: Rimarremo al mare finché il babbo non verrà (o venga) a prenderci ogni volta che. passato: Appena (o non appena) arrivato. cioè superfluo. dopoché. non si allenarono più. ottenuta.

dove è sostituibile con: nel luogo nel quale (con il quale pronome relativo): Nel luogo nel quale c'è concardia. donde. Nell'esempio dato qui sopra.: Non so in quale luogo mi trovo (con quale aggettivo interrogativo). Dovunque sei stato. § 5) e a dove si può sostituire in quale luogo. . hai avuto successo. • introdotte dalla congiunzione generalizzante dovunque + congiuntivo o indicativo: Dove c'è concardia. ad es. di dove. PROPOSIZIONI LOCALI Le determinazioni locali. Invece nella frase Non so dove mi trovo. le istituzioni sono salde. sarai ben accetto'. trovano espressione fondamentalmente per mezzo di complementi (vedi capitolo 31). tutte esplicite: • introdotte dalla congiunzione relativa dove (e da dove. in tutta la loro varietà. per dove) + indicativo (talora congiuntivo): Non si confonda dove relativo con dove interrogativo.6. la proposizione dove mi trovo è una interrogativa indiretta (vedi capitolo 34. Alla molteplicità dei complementi di luogo corrisponde un numero esiguo di proposizioni locali. Dovunque tu vada.

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come volevasi dimostrare. Le proposizioni dipendenti circostanziali (2) 1. La ricompensa non è quale mi aspettavo. NOTE COMPARATIVA DI UGUAGLIANZA La comparativa di uguaglianza è introdotta dalla congiunzione come o dai pronomi (o aggettivi. Ti ho dato quanto ti spettava. parleremo non più di una comparativa. PROPOSIZIONI COMPARATIVE E MODALI La comparazione. esprimente. 303 . rappresentano appunto un «secondo termine» di paragone e possono essere di maggioranza. minoranza e uguaglianza.. Quando la congiunzione è come e quando la comparazione è del tutto implicita. il problema non era difficile. La ricompensa non è tale quale mi aspettavo (oppure: . come si vede. cioè.36. la possibilità trova espressione nel condizionale: La ricompensa non è tale quale mi sarei aspettato. o avverbi) relativi quanto. oltre che fra due termini della stessa proposizione (Paolo è più veloce dì Marco). Il modo. può essere stabilita fra due intere proposizioni (Marco è più veloce di quanto pensavamo).. quale me la aspettavo). Le proposizioni comparative. per le quali si veda il capitolo 34. quasi tutte esplicite. è l'indicativo. PROPOSIZIONE MODALE Spesso l'elemento correlativo manca: È proprio bravo come dicevano. ma di una proposizione modale. Come ti avevo detto. • Si tenga distinto come comparativo e modale da come avverbio nelle interrogative dirette (Come stai?) e indirette (Ti chiedo come stai). Non è tanto docile come sembra. in corrispondenza ad elementi correlativi nella reggente: È proprio così bravo come dicevano'. quale. la modalità o la corrispondenza dell'azione: L'angolo è retto. Ti ho dato tanto quanto ti spettava.

con sfumature un po' diverse. Hanno inoltre valore concessivo le proposizioni introdotte dai pronomi. • Spesso alla dipendente concessiva corrisponde nella proposizione reggente un elemento correlativo (una congiunzione coordinante o un avverbio): tuttavia. Si chiamano concessive in quanto si «concede». Più che mangiare. quantunque. maggiormente). ancorché. Queste comparative sono introdotte dalla congiunzione che o dalle locuzioni di come. si esprime con piuttosto che. è l'indicativo o il congiuntivo (talora il condizionale): Lavora più di quel che il contratto prevede (oppure: preveda) Questo fuoribordo è meno veloce di quanto garantiva (oppure: garantisse) il costruttore. Per il valore modale (e strumentale) del gerundio vedi capitolo 37. seppure. nonostante. Non di rado nella comparativa di maggioranza e minoranza si inserisce un «non» pleonastico: Lavora più di quel che il contratto non preveda. Quando la reggente è una dipendente al congiuntivo. il professore ci scuserà. per ( + aggettivo) che. comunque. di quello che. sebbene. nondimeno. 304 . dovunque. anche il modo verbale della comparativa può essere il congiuntivo: Preferisco che si stabilisca da noi piuttosto che vada in albergo. da quanto nella dipendente: Si è comportato molto diversamente da come lasciava prevedere il suo carattere. dobbiamo vagliarla crìticamente. Il modo. pure. all'inizio urta contro la diffidenza Comunque ci venga prospettata un'ipotesi di soluzione. Alla concessiva corrisponde nella proposizione il complemento concessivo: COMPARATIVE DI MAGGIORANZA E MINORANZA Con le comparative di maggioranza e minoranza la proposizione reggente contiene un elemento comparativo: per la maggioranza più (meglio. altrimenti nella reggente e delle locuzioni da come. il quale però non basta a impedire quanto viene espresso dalla reggente. Il modo è sempre il congiuntivo: Sebbene la situazione fosse grave.: Sebbene l'ora sia avanzata. Sempre al congiuntivo: Chiunque avanzi un'ipotesi troppo ardita. piuttosto di. cioè si ammette. tenteremo ugualmente la scalata. nonostante molti ostacoli [compi. nonostante che. malgrado che. concesso che. spilluzzica. concessivo] benché ci siano molti ostacoli [prop. • La preferenza per un'azione. di quanto. Nonostante che molti dissentano. checché. Per es. che viene anteposta a un'altra o la esclude. l'esistenza di un ostacolo. qualunque.tsi e» O O • Nei costrutti aggettivo + come + verbo essere e altri simili la congiunzione come assume un valore modale-causale: Indulgente com'è (= dato che è così indulgente). ammesso che. Per gravi che siano le difficoltà. malgrado per quanto. conservava la calma. § 8. ugualmente. più che + infinito: Sopporterà qualsiasi conseguenza piuttosto che tradire i suoi. concessiva] CONCESSIVE ESPLICITE Le concessive di forma esplicita sono introdotte dalle congiunzioni e locuzioni: benché. PROPOSIZIONI CONCESSIVE Esprimono la circostanza nonostante la quale si svolge il processo indicato dalla proposizione reggente. aggettivi e avverbi relativi generalizzanti chiunque. da quello che. per la minoranza meno (peggio). io mantengo la mia opinione. NOTA ALTRE COMPARATIVE E MODALI • La diversità del modo dell'azione è espressa per mezzo degli avverbi diversamente. lo stesso. 2. le supereremo.

dell'irrealtà. quantunque.CONCESSIVE IMPLICITE SECONDO TIPO: DELLA POSSIBILITÀ Le concessive di forma implicita assumono le seguenti forme: pur. si trova usato l'indicativo imperfetto anche nell'apodosi: Se mi avvisavano. qualcosa che non potrebbe mai realizzarsi o essersi realizzato. il corso della storia sarebbe cambiato Se mi avvisavano ( — avessero avvisato). che chiamiamo periodo ipotetico. Se spiovesse. producendo dei «tipi misti»: Se Alberto venisse. sarei intervenuto alla riunione. continuarono a battersi. Se hai agito così. affrontò l'impresa. Quando l'azione è riferita al presente-futuro. con costrutto ellittico + aggettivo o complemento): Pur conoscendo le difficoltà. benché. l'ipotesi è prospettata come qualcosa assolutamente al di fuori della realtà. PROPOSIZIONI CONDIZIONALI: IL PERIODO IPOTETICO Le proposizioni condizionali (o «suppositive». avremmo ottenuto la qualificazione NOTE • II tipo della realtà e della possibilità possono incrociarsi. Benché circondati da forze soverchianti. o «ipotetiche») esprimono una condizione da cui dipende l'effettuarsi di quanto è enunciato dalla reggente. Soltanto il contesto e la situazione consentono dunque di distinguere. forma con la proposizione reggente una unità logica e sintattica. per quanto + participio passato (o anche. usciremmo subito. anche + gerundio pur. ora tutto sarebbe più facile Se avessimo vinto quella partita. gli consegneresti per favore quel libro? Se mi aiuti. • Nella protasi del tipo dell'irrealtà l'indicativo imperfetto può sostituire il congiuntivo trapassato della protasi: Se Cesare sopravviveva (= fosse sopravvissuto) alla congiura. l'ipotesi. anche. introdotta dalla congiunzione se. gli consegnerai quel libro Se Alberto viene. con riferimento al presente. e si usano pertanto — sia nella protasi. continuarono a battersi. La condizionale fondamentale. porta con te la chitarra. 305 . I modi usati sono il congiuntivo trapassato nella protasi e il condizionale presente o passato nell'apodosi: Se avessimo vinto quella partita. certamente non approverebbe la tua condotta. TERZO TIPO: DELL'IRREALTÀ 3. espressa dalla proposizione condizionale) e l'apòdosi (la conseguenza. forse chiederà quel libro. e cioè il congiuntivo imperfetto e il condizionale presente: Se tuo padre fosse ancora vivo. i modi e tempi impiegati sono gli stessi del secondo tipo. Nel periodo ipotetico di secondo tipo. • Soprattutto nel parlato. quando l'ipotesi irreale è riferita al passato (e quindi siamo certi che non si è realizzata). PRIMO TIPO: DELLA REALTÀ Nel periodo ipotetico della realtà (o obiettività). Nel periodo ipotetico si distinguono la pròtasi (la premessa. ancorché. sia nell'apodosi — tutti i tempi dell'indicativo (nell'apodosi anche l'imperativo): Se Alberto viene. il terzo tipo dal secondo. l'ipotesi è presentata come un dato di fatto. della possibilità. intervenivo alla riunione. potrebbe chiedere quel libro. Invece. espressa dalla reggente): protasi apodosi Nel periodo ipotetico di terzo tipo. ti approvo Se proprio lo ritieni opportuno. si può avere solo il terzo tipo. l'ipotesi è avanzata come un'eventualità possibile. Pur in condizioni di inferiorità. I modi impiegati sono il congiuntivo imperfetto nella protasi e il condizionale presente nell'apodosi: Se Alberto venisse. te ne sarò grato II periodo ipotetico si scinde in tre tipi: della realtà.

in quanto «completiva». In inglese si oppongono whether (= se dubitativo) e if (= se condizionale. I will teli him. a parte ciò. e poi a dover mettere qualcosa per iscritto — e con le virgole giuste! — potremmo essere proprio noi. per esempio: a) Dimmi se questo libro ti piace (interrogativa: se questo libro ti piace è l'oggetto di dimmi. la distinzione esiste. non è decisiva. per- 306 . si dice anche: Kommf er. b) Dimmelo. Quindi: Non so se i/erra = i don't know whether he i/vi// come. che — ripetiamolo ancora — è una proposizione «completiva». per esempio. cioè la condizionale (la pròtasi) viene espressa senza congiunzione e prende la forma di una proposizione interrogativa diretta. perché. la condizionale (la pròtasi) è separata dalla reggente mediante la virgola. equivale a: nei caso di una tua valutazione positiva di questo libro). in francese la congiunzione si vale tanto per la condizionale quanto per l'interrogativa indiretta). come sappiamo. Nelle altre lingue La distinzione tra i due valori di se non ha un fine solo teorico. informarsi. come pure in latino. come domandare. glielo dirò. glielo dirò = If he comes. l'interrogativa no. Mezzi di verifica Anzitutto.. ma è necessaria nel passare dall'italiano a molte lingue straniere. se ti sembra necessario. b) di circostanza condizionale nella protasi del periodo ipotetico. la proposizione se questo iibro ti piace indica il verificarsi di una data circostanza. Tutto ciò vale per la pagina che troviamo scritta. Le altre lingue romanze procedono come l'italiano (e. La verifica tuttavia. DUBBI LINGUISTICI Se ipotetico e se interrogativo La congiunzione se assume due valori distinti nell'introdurre la protasi di un periodo ipotetico e una proposizione interrogativa indiretta. equivale a: ia tua opinione su questo iibro). dubitare. e cioè. Peraltro. Come distinguere le due funzioni? che questi verbi possono anche rappresentare l'apodosi di un periodo ipotetico: Mi informerò. Ricorriamo allora ad altri mezzi di verifica: 1) La proposizione interrogativa dipende da gruppi ben individuabili di verbi (vedi capitolo 34. ecc. cercare. anche gli argomenti del tuo antagonista non possono essere trascurati (= Da una parte le tue ragioni sono valide. werde ich es ihm sagen = Se viene. e. 2) II periodo reggente + interrogativa indiretta può essere sostituito dal costrutto reggente: interrogativa diretta: Ti domando se sei contento -» Ti domando: «Sei contento?» A rigore però anche l'ipotesi potrebbe essere trasformata in una domanda. ma d'altra parte gli argomenti. § 2).: Mi informerò se ci hanno convocati. ma noi non ci occupiamo solo della lingua scritta. chiarendo quale è esattamente la funzione della dipendente: a) di sostantivo (oggetto o soggetto) nell'interrogativa. so werde ich es ihm sagen. • Non di rado nel periodo ipotetico di primo tipo il valore condizionale di se si attenua e ne risulta una correlazione i cui due termini sono la protasi e l'apodosi: Se le tue ragioni sono valide. -io. ma in inglese e in tedesco.• Talora la condizionale è implicita: se + participio passato: Se ben cotti. di per sé. se questo libro ti piace (condizionale: dimmi ha già un suo oggetto. anche se in parte l'uso di if si estende all'area dell'interrogazione e del dubbio).). è in funzione di oggetto o di soggetto e. oltre che Wenn er kommt. Allo stesso modo abbiamo in tedesco ob (= se dubitativo) e wenn (= se condizionale). non si separano mai l'oggetto o il soggetto dal predicato. 3) II sistema più sicuro di verifica è perciò di approfondire la struttura del periodo.. certi funghi velenosi diventano commestibili. Se viene.

un po' di vino a pasto fa bene. (anche: o che. Che fosse colpevole o no. sopporta da uomo le avversità Si comportano come se fossero loro i padroni di casa 1 La precisazione «subordinate» è necessaria perché esistono anche delle proposizioni coordinate avversative: vedi capitolo 33. o.. Purché omologato. sia che tu dissenta. In forma implicita: purché + participio a patto di.. introdotta da: come se. nel caso che. laddove i pregi non mancano. Hanno pure un valore avversativo le proposizioni implicite all'infinito (corrispondenti al complemento di sostituzione) introdotte da invece di. quasi che.. a condizione che.. Il modo è l'indicativo: Sia che tu approvi. qualsiasi motore è ammesso alla gara A patto di non eccedere. Sono introdotte da una congiunzione che normalmente ha valore temporale. quasi. PROPOSIZIONI « CONDIZIONALI-DISGIUNTIVE » 5. informatemi. a condizione di + infinito: Anche se è simpatico. anziché: Quando una ipotesi e una comparazione si fondono insieme. PROPOSIZIONI « CONCESSIVO-IPOTETICHE » Hanno un valore condizionale-limitativo le proposizioni dipendenti introdotte dalle congiunzioni e locuzioni: purché. qualora.. posto che. mentre le difficoltà • sono notevoli Avete giudicato troppo severamente quest'opera. che se. sia che. ne risulta una proposizione comparativo-ipotetica.. o no) prospetta una duplice eventualità. mentre. 307 . La congiunzione è anche se... ESCLUSIVE E GIUDICATIVE PROPOSIZIONI SUBORDINATE AVVERSATIVE ' La correlazione disgiuntiva sia che.. come. PROPOSIZIONI AVVERSATIVE. venne incriminato.. Il modo è sempre il congiuntivo: Le proposizioni concessivo-ipotetiche risultano dalla fusione della funzione concessiva con la condizionale. non glielo permetterei L'Impero Romano sarebbe crollato anche se i barbari non lo avessero invaso. sia il congiuntivo. secondo le norme del periodo ipotetico: Purché si moderi la velocità. e da un'altra con originario valore locale. a patto che. o che. farò quello che ho detto. PROPOSIZIONI « COMPARATIVO-IPOTETICHE » Tu prendi la cosa alla leggera.4.. questa strada non è pericolosa Qualora si verificassero (oppure: verifichino) ritardi. Il modo è sempre il congiuntivo: Indicano una circostanza contrapposta all'enunciato della reggente. sempre che.. Il modo è sempre il congiuntivo (di norma imperfetto o trapassato): Invece di lamentarti e sospirare. sempreché.. § 2. farò quello che ho detto... quasi avesse (oppure: abbia) dei diritti su di noi Oggi fa più caldo che se fossimo ai tropici. che. Che tu approvi o dissenta. il modo può essere sia l'indicativo. laddove (di uso letterario). non gli posso permettere questo Anche se me lo chiedesse in ginocchio. oppure.. ALTRE PROPOSIZIONI CONDIZIONALI PROPOSIZIONI « CONDIZIONALI-LIMITATIVE » Si vuole imporre. col secondo termine ellittico: che.

il punto di riferimento. Ha compiuto il lavoro senza chiedere l'aiuto di nessuno Farò tutto. fuorché. Sono introdotte dalle locuzioni: a quel che. non ne azzecca mai una Per quanto risulta dagli accertamenti. PROPOSIZIONI ESCLUSIVE E ECCETTUATIVE Implicite senza + infinito tranne che. § 4) e indicano la base di valutazione. tranne che l'ultimo problema. A quel che sembra. col congiuntivo). a quanto. era troppo astruso Verrò domani a meno che non sia trattenuto da impegni. tranne che tradire la tua fiducia.Anziché aspettare ancora. nella misura in cui. PROPOSIZIONI GIUDICATIVE Esplicite senza che + congiuntivo tranne che. 308 .+ infinito: Corrispondono al complemento di esclusione (vedi capitolo 32. anche una limitazione rispetto all'enunciato della reggente. Esprimono dunque ciò che si esclude o per cui si fa eccezione rispetto al processo della reggente. ecc. Il modo è l'indicativo: Ha compiuto il lavoro senza che nessuno lo aiutasse Abbiamo eseguito il compito. salvo che + indicativo o congiuntivo a meno che (non) + congiuntivo: Corrispondono al complemento giudicativo (vedi capitolo 32. tutto è in regola. per quanto (da non confondere con per quanto concessivo. organizziamoci e prendiamo noi l'iniziativa. § 1).

.

Distinguiamo infatti: 1) la relativa «propria». § 1-3). chi — è già stata ampiamente illustrata nella morfologia (vedi capitolo 14. Proposizioni relative. E precisamente: quale quanto qualunque. cui. che. cosicché le proposizioni che essi introducono sono già state registrate sotto altri tipi di proposizioni dipendenti. funzioni che possono essere diverse. indubbiamente onesto e capace) Oltre a il quale. che. Discorso indiretto. LE PROPOSIZIONI RELATIVE: QUADRO GENERALE RELATIVE «PROPRIE» E «CIRCOSTANZIALI» 2) la relativa in funzione di una data proposizione circostanziale: Cerco un deputato che mi appoggi in quella pratica ( = Cerco un deputato perché mi appoggi in quella pratica: valore finale). dopo le completive e le circostanziali.37. ma presentano valori particolari. Qui dobbiamo invece approfondire le loro funzioni nel periodo. § 1) proposizioni concessive (vedi capitolo 36. chi esistono altri pronomi relativi. La forma delle proposizioni relative — ci riferiamo in primo luogo a quelle introdotte dai pronomi il quale. PRONOMI E AVVERBI RELATIVI SPECIFICI Le relative rappresentano il terzo gruppo delle proposizioni dipendenti. Riepilogo della sintassi del periodo 1. con una funzione comparabile a quella assolta nella proposizione dall'attributo o dall'apposizione: Apprezzo quel deputato. chiunque proposizioni comparative (vedi capitolo 36. che è indubbiamente onesto e capace (= Apprezzo quel deputato. § 1) 310 . cui. § 2) Lo stesso si dica per gli avverbi relativi: come quanto proposizioni comparative (vedi capitolo 36.

. inoltre. la relativa può arricchirsi di determinazioni in misura ben maggiore MODI VERBALI di un semplice aggettivo.varvi molto. il tentennante re di Sardegna ( = possibilità il condizionale: apposizione). § 6) proposizioni temporali (vedi capitolo 35.). che erano fiorite 2) Raccogliemmo le rose che erano fiorite.. come nominale.: negli esempi visti..): Chi più ha. oggetto. LE RELATIVE PROPRIE La funzione della relativa propria (detta anche «aggettiva» o «attributiva») è. per esempio: 3) Raccogliemmo quelle rose. LE RELATIVE CIRCOSTANZIALI di seguenti: 1) Raccogliemmo le rose. la differenza sussiste: e viene espressa mediante una breve pausa (resa dalla virgola) nel caso della relativa accessoria. § 3) assolve sempre una funzione necessaria. tennato per quasi vent'anni tra reazione e riforme (= prop. sostantivo o sintagma II modo della relativa propria è di norma. AL CONGIUNTIVO Ciò risulta particolarmente evidente nelle relative al congiuntivo. ecc. Ma naturalmente. A precisare il valore accessorio o necessario della relativa intervengono spesso altri elementi. proposizioni relative proprie possono indicare una qualificazione accessoria oppure una determinazione necessaria. Infatti questa relativa non corrisponde a un attributo. più desidera (= La persona che più ha. la relativa limitativa ha il congiuntivo: Gli studenti che siano interessati all'iniziativa RELATIVE ACCESSORIE E RELATIVE LIMITATIVE possono rivolgersi alla segreteria (oltre che: . Ma anche nelle formulazioni 1) e 2). § 2) 4) Raccogliemmo solo le rose che erano già fiorite... facendo perno su un proprio predicato. relativa).. le sono interessati. analoga alla funzione dell'attributo o dell'apposizione. mentre la relativa limitativa vien fatta seguire senza pausa (e quindi senza virgola) alla reggente. che come re di Sardegna aveva ten. Nel periodo 2) si afferma invece che l'azione del raccogliere rose si limitò a quelle che erano fiorite. restrittivo. in cui rileviamo valori diversi: • valore di proposizione finale: Dobbiamo trovare una chiave che apra questo sportello (= .). § 5) proposizioni concessive (vedi capitolo 36. Confrontate ad es. . ma a un sostantivo (in funzione di soggetto. Nel periodo 1) la relativa descrive semplicemente una caratteristica delle rose che raccogliemmo (erano fiorite): è dunque accessoria. La relativa introdotta dal pronome chi ( = colui il quale: vedi capitolo 14. in cui le due relative formalmente sono del tutto identiche. ha sempre un valore limitativo. un valore limitativo. per esempio non saranno state colte le rose in boccio. Si confrontino i due perio3. mentre. ed è parte integrante e necessaria del periodo stesso. che erano tutte fiorite La proposizione relativa può anche assolvere una funzione non più genericamente attributiva.. l'indicativo. cioè. venendo ad equivalere a determinate proposizioni circostanziali.. abdicò nel 1848 Vi consiglio dei libri la cui lettura dovrebbe gioCarlo Alberto. come abbiamo detto. 2.dove dovunque quando comunque proposizioni locali (vedi capitolo 35. ma specifica.che Esattamente come gli elementi attributivi. abdicò nel 1848. La relativa del periodo 2) ha. Non di rado. per indicare la Carlo Alberto. per aprire questo sportello) 311 .

• valore di proposizione consecutiva: Non espose nessun argomento che ci convincesse (= ... argomento tale da convincerci).

DISCORSO DIRETTO E INDIRETTO

Usiamo un discorso diretto quando ci rivolgiamo a un interlocutore o quando, nel monologo o nella riflessione, ci rivolgiamo a noi stessi. E le Spesso, peraltro, non è possibile distinguere tra varie frasi che formiamo parlando o scrivendo una funzione specificamente finale o consecutiva saranno delle asserzioni (affermazioni o negazioe basterà dire che si tratta di una relativa con ni), o delle domande, o dei comandi, o delle evalore consecutivo-finale; sclamazioni. E, questa, la forma usuale della conversazione, del dialogo di un'opera teatrale, della • valore di proposizione condizionale (protasi sceneggiatura di un film, delle parti dialogiche di del periodo ipotetico): un'opera narrativa. Ma il discorso mio, dell'in/ volonterosi, che siano disposti a qualche sacri- terlocutore o di altri può anche essere riportato, ficio, saranno di grande aiuto (= ..., se sono di- reso «indiretto», col subordinarlo a verbi di «dire», «domandare», ecc. sposti ...). Chi presti la propria opera avrà la soddisfazione di aver fatto il suo dovere (= Se uno presta la discorso diretto discorso indiretto sua opera...).
ALL'INDICATIVO

«Sono felice»

Anche in alcune relative all'indicativo possia- «Dove vai?» mo rilevare un determinato valore specifico, sia «Raggiungimi!» deducibile dal contesto, sia posto in evidenza da altri elementi (nella reggente o nella relativa stessa): Dai verbi di «dire» o «esortare» dipenderà, a seconda dei casi, una proposizione infinitiva o di• valore di proposizione causale: chiarativa, dal verbo di «domandare» un'inter/ fuggiaschi, che erano allo stremo, dovettero con- rogativa indiretta. Modi e tempi sono regolati segnarsi agli inseguitori dalle norme che conosciamo; la diversa prospetti(= ..., poiché erano allo stremo, ...) va adottata (il mutamento del soggetto) comporta poi, come è ovvio, cambiamenti nelle persone • valore di proposizione concessiva: verbali, nella scelta di pronomi e avverbi, ecc. Luciano, che pure è intelligente, non sa farsi vale- Dopo i tre esempi dati sopra, in cui il discorso indiretto è costituito da una sola, brevissima re; ovvero: Luciano, che è intelligente, tuttavia non sa farsi proposizione, vediamone uno più ampio: valere ( = Luciano, sebbene sia intelligente, non sa farsi discorso diretto discorso indiretto valere).
« Sono felice perché ho ri- Mi disse che era felice solto i miei problemi ed o- perché aveva risolto i suoi ra farò un viaggio che ho problemi ed ora avrebbe progettato da tempo e che fatto un viaggio che aveva mi porterà fino in Spa- progettato da tempo e che gna. Verrai anche tu? Ac- lo avrebbe portato fino in compagnami!» Spagna. Mi chiese se sarei andato (o: andavo) anch'io e mi esortò ad accompagnarlo (o: mi disse che lo accompagnassi)

Mi disse di essere felice (o: che era felice) Mi domandò dove andavo Mi raccomandò di raggiungerlo (o: che lo raggiungessi)

4. IL DISCORSO INDIRETTO
II discorso indiretto non rappresenta una categoria sintattica a sé (come, per es., la proposizione dichiarativa, causale, relativa, ecc.). Vi ritroviamo cioè proposizioni dipendenti e fenomeni sintattici già studiati; tuttavia esso richiede alcune brevi considerazioni.

VARIETÀ DI SOLUZIONI PER IL DISCORSO INDIRETTO

bo di «dire» viene inserito parenteticamente, oppure rimane sottinteso. Per esempio:

Come ci si accorge subito, non appena il discorso indiretto si amplia, risulta appesantito dai molti tempi verbali composti, dai condizionali per l'indicazione del futuro, dai congiuntivi che corrispondono all'imperativo. Perciò spesso si preferisce adottare altre soluzioni, e cioè: • si riporta il discorso diretto così com'è:

Era felice — disse — perché aveva risolto i suoi problemi ed ora avrebbe fatto un viaggio che aveva progettato da tempo e che lo avrebbe portato fino in Spagna. Sarei andato anch'io? Lo accompagnassi (o: Avrei dovuto accompagnarlo; Dovevo accompagnarlo).
Quello riportato qui sopra è un possibile modello di stile indiretto libero, ma non mancano altre varianti, anche più sciolte e più svelte, per es. col presente narrativo:

Mi disse: «Sono felice perché...»
• si ricorre allo «stile indiretto libero», che fonde insieme caratteristiche del discorso indiretto e del diretto ed appare molto più agile, soprattutto nella resa delle proposizioni interrogative (che rimangono dirette) e dell'imperativo. Il ver-

È felice — mi confida — perché ha risolto i suoi problemi e ora farà un viaggio in Spagna che ha progettato da tempo; mi chiede se vado anch'io e mi invita ad accompagnarlo.

5. RICAPITOLAZIONE DELLA SINTASSI DEL PERIODO: PROPOSIZIONI ESPLICITE
I vari tipi di proposizioni dipendenti sono stati considerati fin qui secondo l'ordine delle loro funzioni, e i «quadri di riferimento» dei relativi capitoli offrono, per gruppi di proposizioni, delle chiare sintesi. Inoltre, per quanto riguarda le proposizioni esplicite (cioè col verbo finito), trovate qui di seguito un repertorio in cui sono registrati in ordine alfabetico gli elementi che le introducono: in prevalenza congiunzioni (come perché) e locuzioni congiuntive (come per il fatto che) e poi pronomi e aggettivi (come quale; solo per questi è indicata tra parentesi la categoria grammaticale). Quanto alla locuzione, va cercata sotto la prima parola che la compone, ad esempio per il fatto che sotto per, non sotto fatto. La seconda colonna del repertorio indica la funzione o le funzioni sintattiche e la terza colonna rinvia al capitolo e al paragrafo del testo in cui tali funzioni sono trattate e, spesso, vengono dati esempi.
acciocché finale finale condizionale finale temporale temporale temporale temporale eccettuativa concessiva concessivoipotetica 35 § 3 ancorché a patto che appena a quanto a quel che benché che (pron. agg.) (pron. agg.) (cong.) (cong.) concessiva condizionale temporale giudicativa giudicativa concessiva interrogativa (dir. e) indir. relativa dichiarativa soggettiva dichiarativa oggettiva 36 § 2 36 § 4 35 § 5 36 § 5 36 § 5 36 § 2 34 § 5 37 § 1-3 34 § 3 34 § 3

a che
a condizione che affinchè allorché allorquando al tempo che a mano a mano che a meno che ammesso che anche se

35 § 3
36 § 4 35 § 3 35 § 5 35 § 5 35 § 5 35 § 5 36 § 5 36 § 2 36 § 4

313

(cong.) (cong.) (cong.) (cong.)

causale finale consecutiva comparativa di magg. o min. causale concessiva interrogativa (dir. e) indir. comparativoipotetica interrogativa (dir. e) indir. relativa

35 § 2 35 § 3 35 §4 36 §1 35 §1 36 § 2 34 §5 36 §4 34 §5 37 § 1-3 36 §2 34 §5 35 § 2 35 § 5 36 §1 36 §4 36 §4

di quello che

comparativa causale comparativa interrogativa (dir. e) indir, locale consecutiva comparativa comparativa interrogativa (dir. e) indir. locale locale temporale temporale interrogativa (dir. e) indir. locale temporale temporale temporale causale relativa
finale

36 §1 35 §2 36 §1 34 §5 35 §6 35 §4 36 §1 36 §1 34 §5 35 5 6
w 5 v

dato che
di come di dove

che
checché che cosa (pron.)
che se

di modo che di quanto di quello che donde

chi (pron.)

dovunque dopo che dopoché dove

35 §6 35 §5 35 §5 34 §5 35 §6 35 §5 35 § 5 35 § 5 35 § 2 37 § 1-3 35 § 3 35 § 2 36 §5 36 § 2 35 § 5 35 §5 36 §5 36 §4 36 §5 35 §5 35 §5 36 § 2 36 §4 35 §6 35 § 3

chiunque (pron.) come

concessiva interrogativa (dir. e) indir. causale temporale comparativa e modale comparativoipotetica comparativoipotetica concessiva concessiva consecutiva consecutiva relativa causale temporale comparativa interrogativa (dir. e) indir. locale causale temporale comparativa

finché
fino a quando fin quando giacché il quale (pron.) in modo che in quanto

come se comunque

36 § 2 36 § 2 35 §4 36 §4 37 § 1-3 35 § 2 _ 35 § 5 36 §1 34 §5

'•

causale avversativa concessiva temporale temporale avversativa condizionale giudicativa temporale temporale concessiva condizionale temporale
finale

concesso che cosicché così che cui (pron.) dacché

laddove malgrado (che) man mano che mentre nel caso che nella misura in cui nel momento che non appena

da come da dove

35 §6 35 §2 35 § 5 36 §1

nonostante (che)

dal momento che da quando da quanto

o che... o che
ogni volta che onde

314

per... che perché per dove

concessiva causale finale interrogativa (dir. e) indir. locale causale concessiva giudicativa comparativa causale condizionale temporale condizionale
interrogativa

36 § 2 35 §2 35 §3 34 §5 35 §6 35 §2 36 § 2 36 §5 36 §1 35 §2 36 § 4 35 §5 36 §4 34 §5 36 §1 36 § 2 35 § 5 34 §5 36 §1

quantunque quasi

concessiva comparativoipotetica comparativoipotetica esclusiva interrogativa indiretta condizionale concessiva condizionale esclusiva concessiva condizionale consecutiva causale consecutiva consecutiva eccettuativa temporale temporale causale

36 § 2 36 § 4 36 § 4 36 § 5 34 § 5 36 § 3 36 § 2 36 § 4 36 § 5 36 § 2 36 § 4 35 § 4 35 § 2 35 § 4 35 § 4 36 § 5 35 § 5 35 § 5 35 § 2

quasi che
salvo che

per il fatto che per quanto piuttosto che poiché posto che prima che purché quale (pron. agg.)

se

sebbene sempreché senza che seppure sia che... sia che sicché siccome talché tanto che tranne che

(dir. e) indir. comparativa
qualunque (pron. agg.) concessiva quando quanto (pron. agg. avv.)

temporale interrogativa (dir. e) indir. comparativa

tutte le volte che una volta che visto che

6. RICAPITOLAZIONE: COSTRUTTI CON L'INFINITO
Diamo ora un quadro delle proposizioni dipendenti implicite all'infinito, procedendo anche in questo caso secondo gli elementi che le introducono. Dato che questi, rispetto alle dipendenti esplicite, sono meno numerosi e in prevalenza si tratta delle preposizioni fondamentali, non ricorriamo all'ordine alfabetico e, per ogni tipo di proposizione, forniamo un esempio.

Infinito diretto (cioè non introdotto da preposizione) • completiva in funzione di soggetto • completiva in funzione di oggetto • completiva in funzione di predicato Mi conviene aspettare Preferisco aspettare; Vedo sorgere il sole Vivere è pensare
34 § 1 34§ 1-2 34 § 2

315

Infinito introdotto da preposizioni fondamentali

di

• completiva in funzione di soggetto • completiva in funzione di oggetto • completiva in dipend. da sost. o agg. • completiva in funzione di oggetto • • consecutiva • temporale-causale finale

Non gli importa di aspettare Ti prometto di aiutarti; Ti ordino di partire // desiderio di sapere; Avido di sapere Ho imparato a nuotare; Ti insegnerò a nuotare Rimaniamo noi qui a proteggervi È il solo a ignorare tutto A sentirlo, rimasi stupito Mi astenni dall'interferire Vi preparo da mangiare È così sciocco da non accettare Insistette nel pretendere un compenso Nel salire le scale inciampai Col tergiversare perdi molte occasioni Ha fallito per aver troppo osato Si batterono per conquistare la libertà È troppo astuto per cascarci

34 § 1 34 § 1-2 34 § 2 34 § 1-2 35 § 3 35 § 4 35 § 5 34 § 1 35 § 3 35 § 4 34 § 2 35 § 5 35 § 2 35 § 2 35 § 3 35 § 4

a

da

• completiva • finale, ecc. • consecutiva • completiva • temporale (contemporaneità)

in

con • causale o strumentale per • (inf. passato) causale • (inf. presente) finale • (inf. pres. e pass.) consecutiva

Infinito introdotto da altre preposizioni, da congiunzioni, pronomi, avverbi

• pronomi e avverbi interrogativi: interrogativa indiretta • se: interrogativa indiretta di frase e disgiuntiva • al fine di, in modo da, ecc.: • • • • • • pur di: finale-concessivo prima di: temporale dopo: temporale fino a: temporale piuttosto di, che: comparativa a patto di: condizionale finale

Non so chi chiamare; Non so dove andare Mi chiedo se rimanere; Non so se rimanere o andarmene 77 comune ha preso provvedimenti al fine di migliorare il traffico Pur di vincere, non esita a barare "Prima di rispondere pensaci Dopo averci pensato, rispondi Mangiarono fino a scoppiare Morirà piuttosto di tradire i suoi A patto di non rimetterci, parteciperò all'affare Invece di lamentarti, sii uomo! Ascoltò senza fiatare Forò tutto fuorché tradire

34 § 5 34 § 5 35 § 3 36 35 35 35 36 36 §2 §5 §5 §5 §1 §4

• invece di, anziché: avversativa • senza: eccettuativa • fuorché, tranne che: eccettuativa

36 § 5 36 § 5 36 § 5

7. RICAPITOLAZIONE: DIPENDENTI IMPLICITE COL PARTICIPIO
Della forma che assumono le proposizioni implicite col participio abbiamo già parlato nella morfologia (vedi capitolo 23), dove si è pure rilevato che il participio presente viene quasi sempre usato come aggettivo. Quanto al participio passato, riepiloghiamone ora le specifiche funzioni sintattiche.

che fu raggiunto l'alto mare; oppure: Dopo che raggiungemmo l'alto mare). Il valore temporale può essere rilevato e ulteriormente specificato dalle congiunzioni o locuzioni una volta, appena, non appena: Una volta preso il potere, non lo mollano più; (Non) appena conquistato il potere, abolirono la libertà.
NOTA

Spesso — quando manchino congiunzioni a precisare il senso — il valore causale e temporale si fondono. • Condizionale (vedi capitolo 36, § 3)

FUNZIONE ATTRIBUTIVA

Riferito a qualsiasi elemento della proposizione reggente (soggetto, oggetto, complemento indiretto, ecc.), il participio passato può avere una funzione semplicemente attributiva, equivalendo in tal modo a una proposizione relativa: Sono questi i libri lasciati qui da Maria ( = che sono stati lasciati..:, il riferimento è al soggetto); Guarda i libri lasciati qui da Maria (il riferimento è all'oggetto); ecc.

Bevuto con moderazione, il vino fa bene (= Se viene bevuto con moderazione) II valore condizionale può essere posto in evidenza dalle congiunzioni se o purché: Se bevuto con moderazione...; Purché bevuto con moderazione,... • Concessivo (vedi capitolo 36, § 2) II valore specificamente concessivo deve essere rilevato da una congiunzione (benché, sebbene, anche, pur), o anche da un apposito avverbio nella reggente: Benché provato dalle avversità, il saggio non si scoraggia Provato dalle avversità, il saggio tuttavia non si scoraggia.

FUNZIONE CIRCOSTANZIALE

Più spesso il participio — sia «congiunto» a un elemento della reggente, in genere il soggetto, sia usato «assolutamente» — assume una funzione circostanziale, e cioè la proposizione implicita col participio equivale a una data proposizione circostanziale esplicita. Il participio può essere inserito direttamente nel periodo o, meno frequentemente, essere introdotto da una congiunzione. Ricordiamo i valori specifici, già rilevati nei capitoli precedenti: • Causale (vedi capitolo 35, § 2) Io sono venuto qui invitato da te (= perché sono stato invitato da te) Occupati da altri tutti i posti, dovemmo arrangiarci ( = dato che tutti i posti erano stati occupati da altri) Introdotto dalla locuzione in quanto: Queste apparecchiature inquinanti vanno distrutte, in quanto vietate dalla legge. • Temporale (vedi capitolo 35, § 5) Giunti al largo, fermammo il motore ( = Quando giungemmo al largo) Raggiunto l'alto mare, fermammo il motore (= Dopo

8. RICAPITOLAZIONE: DIPENDENTI IMPLICITE COL GERUNDIO
II gerundio, presente e passato, ha sempre funzione circostanziale, impiegato sia come gerundio «congiunto», riferito al soggetto della reggente, sia come gerundio «assoluto» (per questa distinzione vedi capitolo 23, § 3). Le funzioni specifiche sono già state ricordate nei precedenti capitoli; le passiamo di nuovo in rassegna nello schema a pagina seguente.
NOTA

A parte il valore concessivo, rilevato dalla congiunzione, gli altri valori si deducono esclusivamente dal significato del verbo e dal contesto, e i confini tra l'uno e l'altro non risultano sempre netti: il valore potrà dunque essere, per esempio, temporale-causale, modalestrumentale, ecc.

317

gerundio presente • causale (risponde alla domanda: «perche?») • temporale (risponde alla domanda: «quando?») • modale (risponde alla domanda: «in quale modo?») • strumentale (risponde alla domanda: «con quale mezzo?») • concessivo (risponde alla domanda: «nonostante che cosa?») • condizionale (risponde alla d o m a n d a : «a quale condizione?»)

gerundio passato 35 § 2

Arrivando in ritardo, sconvolgi i nosiri piani (= Poiché arrivi in ritardo, ...)

Essendo arrivato in ritardo, sconvolgi i nostri piani (= Poiché sei arrivato in ritardo,...) 35 § 5

Passando per il centro, ho incontrato Gino (= Mentre passavo per il centra, ...)

Avendo raggiunto la mèta, ora sosteremo (= Dopo che abbiamo raggiunto la mèta, ...) 36 § 1

I soldati marciavano cantando

36 § 1 Risolveremo questo problema applicando il teorema di Pitagora È introdotto da pur o anche, che ne precisano il valore Pur comprendendo le tue ragioni, non Pur avendo accumulato molto denaro, posso accontentarti (= Sebbene io l'avaro non è soddisfatto (= Sebbene comprenda le tue ragioni,...) abbia accumulato molto denaro,...) 36 § 2

36 § 3 Potendo, ti accontenterò (= Se potrò, ...); Presentandosi l'occasione, verrò a trovarvi (= Se si presenterà Toccasione, ...)

I

SEMANTICA

38. Il lessico e il significato

FUNZIONE E LIMITI DEL VOCABOLARIO

1. CARATTERISTICHE DELLO STUDIO DEL LESSICO

L'OGGETTO DELLA SEMANTICA

Occupandoci di fonologia, di morfologia e di sintassi, ci siamo mossi entro campi di ricerca esattamente definiti e abbiamo considerato volta per volta un numero relativamente ristretto di fenomeni, esaurendo, in certa misura, ciascun argomento. Infatti i fonemi dell'italiano non sono più di una trentina e, per riconoscerli, è sufficiente l'individuazione di pochi «tratti distintivi», e la morfologia e la sintassi descrivono una serie ricca e varia, ma non inesauribile, di strutture, sulle quali si modella qualsiasi comunicazione linguistica. Invece l'oggetto che la semantica si propone di studiare, il lessico di una lingua, e cioè l'insieme delle parole che la costituiscono considerate sotto l'aspetto del loro significato, è un universo sterminato e mutevole, in cui risulta anche molto più difficile scoprire delle costanti e delle strutture.

Del resto il libro che consultiamo per risolvere i nostri dubbi sul significato delle parole che ci accade di usare, di udire o di leggere non è la «grammatica», ma il vocabolario, compilato proprio al fine di raccogliere l'intero lessico di una lingua e di fornire, mediante definizioni ed esempi, il significato e il valore di tutte le parole. Il vocabolario è dunque un indispensabile strumento di consultazione e di lavoro. Esso però, anche se cerca di stabilire una rete di rapporti fra le diverse parole, le considera essenzialmente una per una, e inoltre si affida necessariamente, per le esigenze della consultazione, a un ordinamento del tutto estrinseco, quello alfabetico.
IL COMPITO DELLA SEMANTICA

Per uno studio scientifico del lessico sono quindi necessari gli strumenti approntati dalla semantica, la quale: • ci fornisce la chiave per capire che cosa precisamente dobbiamo intendere per «significato»; • ci da un indirizzo per scoprire un ordine, un sistema, delle strutture entro l'universo del lessico.

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si usa — almeno quando la chiarezza dell'esposizione lo esige — il termine specifico lessema. DI QUALI LESSEMI SI OCCUPA LA SEMANTICA Abbiamo detto che il lessico di una lingua è un universo multiforme e che esso è presentato dal vocabolario senza un ordinamento intrinseco. si assume per convenzione. che hanno una forma sola. CHE COSA SIGNIFICA «SIGNIFICATO»? Di ogni lessema il vocabolario ci offre il significato (o spesso. (= aggettivo). ma 8. § 2): e cioè i sostantivi. con termine più tecnico. per designare l'unito autonoma contraddistinta da un proprio significato. l'aggettivo e il pronome il maschile singolare. preposizioni. in genere con un'abbreviazione: sost. Che cosa intendiamo esattamente con ciò? Vale a dire. ha. E il vocabolario registra dei lessemi. come sappiamo. 3. quanto alle parole variabili. un enunciato della lingua italiana. le «parole piene» (vedi capitolo 6.» Le parole che vi si distinguono sono 11 e nessuna viene ripetuta nella medesima forma. parole che servono a dare forma all'enunciato: il loro significato si risolve in un natore. strade rispettivamente il singolare e il plurale dello stesso sostantivo. in linea di massima. per il sostantivo la forma del singolare. perché quanto concerne il loro valore e la loro funzione viene svolto ed esaurito dalla morfologia e dalla sintassi. sono dunque non 11. ovviamente non pongono problemi. i verbi e gli aggettivi ed avverbi qualificativi. vedo sono tre voci dello stesso verbo e strada. il vocabolario si propone di abbracciare il lessico della lingua nella sua totalità. siste nello sfruttare un criterio che conosciamo già dalla morfologia: la classificazione delle parole in parti del discorso. lemmi. nell'espressione di una funzione. Ora. come lemma. quelli posti in evidenza dal neretto o in altro modo all'inizio di ciascuna delle sue «voci».). vedi. qual è il significato di «significato»? UN ESPERIMENTO Supponiamo che uno straniero abbia una conoscenza approssimativa dell'italiano . Gli sembra. La semantica. nell'indicazione dei rapporti tra le «parole piene». Infatti vi riconosce alcuni tipici «strumenti grammaticali» (un. più significati).precisamente una discreta informazione grammaticale. agg. (= sostantivo). le parole invariabili. se guardiamo al solo significato. per l'articolo. prep. dobbiamo introdurre alcuni termini specifici e delimitare più esattamente l'ambito della semantica. La semantica si occupa di lessemi. come vedremo. Tutto ciò ci è ben chiaro dalla morfologia e dalla nozione di parti variabili del discorso. Registra quindi lessemi appartenenti a tutte le parti del discorso. DISTINZIONE TRA «PAROLA» E «LESSEMA» Considerate l'enunciato costituito da queste due battute di dialogo: «Riesci a vedere? Vedi la strada?» «Non vedo strade né sentieri. ecc. IL CONCETTO DI «LESSEMA» Prima di entrare nel vivo dell'argomento. per l'individuazione dei lessemi. Invece oggetto della semantica sono essenzialmente i lessemi cui corrisponde un significato vero e proprio. Ed è infatti questa la prima indicazione che anche il vocabolario da per ogni lessema. i lessemi 8. Un primo mezzo per introdurre un ordine reale con- 320 . o s.. ecc. Nel dialogo qui sopra le parole distinte sono 11. per. Al fine di evitare equivoci derivanti dall'ambiguità del termine «parola». (= preposizione). e per il verbo l'infinito presente. Le parole diverse. altre parole che rispondono alle norme della fonologia italiana e infine una struttura complessiva che lascia ipotizzare la presenza di un soggetto. congiunzioni e aggettivi e avverbi determinativi) sono. perché le forme diverse che un lessema può assumere di norma non coinvolgono il significato in quanto tale. né più né meno. ma notiamo subito che vedere. o. ma una scarsa esperienza del lessico — e si trovi a leggere questo enunciato: Un ferie vonto ha scusso per lotta la natte i romi del piro. Nel vocabolario. Le altre parti del discorso (articoli.2. ne prescinde.

nel secondo si limita a determinare la funzione e il valore. Anche per noi. più brevemente. ecc. parlanti italiano. di un'equivalenza. intuendo anche subito che il gioco verbale è consistito semplicemente nel mutare le vocali toniche di alcune parole della frase: Un forte vento ha scosso per tutta la notte i rami del pero. nella morfologia e nella sintassi noi vediamo funzionare la lingua in conformità a leggi sue proprie. quell'enunciato è privo di senso. Ora. le stesse di cui si occupa la semantica. COME USARE IL VOCABOLARIO Ciascun /essema con le sue caratteristiche II vocabolario registra tutti i lessemi della lingua: sia le «parole piene» (sostantivi. Nel primo caso il vocabolario provvede a precisare il «significato» (o più significati) per mezzo di una definizione (nel caso di oggetti concreti anche di una dettagliata descrizione) oppure. Cosicché l'intero enunciato. aggettivi e avverbi qualificativi). con la sfera dell'esperienza umana. pur essendo formulato all'apparenza in modo conforme alle strutture della lingua. verbi. Con la semantica si aprono le finestre: scopriamo il rapporto che il sistema della lingua stabilisce con ciò che è al di fuori della lingua stessa. con la differenza che arriviamo a tale conclusione all'istante. non sono parole della lingua italiana. ecc. esso raggiunge il fine della comunicazione in quanto ad ogni parola è inerente un significato. non hanno in italiano alcun significato.di un predicato. IL RAPPORTO TRA LA LINGUA E LA REALTÀ Un enunciato — questo lo sappiamo già — consiste in una catena di fonemi raggruppati in segmenti (le parole) ed è costruito su modelli che fissano la forma delle parole e le relazioni reciproche tra le parole. preposizioni. interiezioni). un sostantivo vonto. con la realtà. Solo replicate delusioni gli faranno concludere che si tratta di uno scherzo. Qui ciascuna parola è una parola dell'italiano ed è presente col suo significato nella mente di quanti appartengono alla nostra comunità linguistica. la analizziamo all'interno di un mondo per così dire chiuso e autonomo. perché le sequenze di suoni f+e + r + t + e. Lo straniero addebiterà alla propria ignoranza il fatto di non capirci nulla e cercherà diligentemente su un vocabolario un aggettivo ferie. E l'organizzazio- ne di quelle parole in una frase da un senso pienamente soddisfacente. congiunzioni. Nella fonologia. comunica un'informazione precisa. dando un condensato di argomenti più organicamente e diffusamente svolti dalla morfologia e dalla sintassi. 321 . sia gli «strumenti grammaticali» (articoli. è privo di senso e non ha nessun rapporto con la realtà. pronomi. v + o + n + t + o. ecc. avverbi determinativi.

Cercando poi di rendere valida la corrispondenza per tutti i sostantivi. designa. Ogni cosa. dolce. fiume: Aldo Rossi. Per esprimermi. nella sfera della realtà extralinguistica. i verbi. Napoli. drastico. un'azione. designato. e anche per un abete o un pino. da questa serie di corrispondenze. o abbiamo solo i dubbi provocati dai limiti delle nostre esperienze e conoscenze. ecc. Anzitutto. si tratta di una latifoglia. indicato (senza che dobbiamo più specificare: un oggetto concreto o astratto. preciserò che assegno a «cosa» il valore più ampio e generale. buono. Se non comprendo una parola. usata da noi o da altri. i nomi propri. avrebbe insomma una propria «etichetta». lungo la strada la segnaletica mi indica con cartelli che sto raggiungendo Napoli. sia la macchinosità di una lunga definizione che abbracci tutte le possibili «cose» (come abbiamo fatto prima). Napoleone. per evitare sia l'indeterminatezza della parola «cosa». In realtà la concezione della parola come etichetta o contrassegno può giustificarsi solo per una categoria particolare di parole. il Tevere designano inequivocabilmente un singolo personaggio storico. da intendere nel suo valore originario di participio: «quel che viene significato». la semantica si avvale di una terminologia specifica più pertinente: APPROFONDIAMO IL PROBLEMA Eppure la situazione che ci proponiamo di descrivere e di spiegare non è affatto così semplice. in modo da comprendere un oggetto concreto. di «gettoni». Sappiamo di norma quel che una data parola italiana. di «contrassegni». ecc. che varco il Tevere. porterà al bavero un cartellino col suo nome. o un'astrazione. indica. REFERENTE IN PRIMA APPROSSIMAZIONE Abbiamo detto: il rapporto fra la lingua e ciò che è al di fuori della lingua. 322 . se partecipa a un convegno. SIGNIFICATO. Vediamo di uscire da queste difficoltà. la realtà extralinguistica. così intesa. idea. significa. pensare. cioè a tutto ciò cui. posso riferirmi mediante il lessema.). SIGNIFICANTE. Ma. modificandole e collegandole secondo le norme della morfologia e della sintassi. la Campania. una serie di «etichette». gli aggettivi e avverbi qualificativi. come l'albero dell'illustrazione precedente. a quale oggetto o a quali oggetti verrà applicata l'«etichetta»? Per quanto mi suggerisce il disegno. regione. non dovrei fare altro che allineare. e anche per una pianta dal tronco basso e flessibile o ramificato alla base? Ora. Potrò servirmi di quell'etichetta per tutte le latifoglie. oppure una qualità o modalità. vivere. città. e a una prima riflessione ci sembra naturale stabilire un rapporto semplice e diretto. Aldo Rossi (quel solo Aldo Rossi che In particolare. cioè tutti i nomi «comuni» o «appellativi». Qual è precisamente questo rapporto? Certo nella vita pratica non abbiamo dubbi. persona vivente. ricaviamo che il segno linguistico o significante (la parola in quanto compie l'azione di significare) viene a opporsi a «significato». chiedo: «Che coso vuoi dire? Che cosa significa?». e anzi cadremmo nell'assurdo. Viene pure a opporsi a referente. oppure un'azione o uno stato. io e i miei interlocutori conosciamo o abbiamo presente ora). che entro in Campania. le difficoltà aumenterebbero. non appena passiamo a considerare i nomi non propri. se tentassimo di procedere così con i lessemi bellezza. l'albero è pur sempre un oggetto concreto.4. animato o inanimato.

se tutti nello stesso momento lo concordassimo.IL «TRIANGOLO SEMANTICO» Ora disponiamo di una terminologia più adeguata e calzante. ma passa per una stazione intermedia. con uno o più dati o frammenti della realtà. di tradizione storica e culturale. Altrimenti si tratterà di una coincidenza casuale. Ma molti altri aspetti della realtà vengono interpretati ed organizzati in modo diverso in dipendenza dai diversi tipi di società. Dunque. e gli è connesso con un legame inscindibile. nulla ci vieterebbe di chiamare cane Yalbero e albero il cane. non è motivato o necessario. di mentalità. come quello rappresentato nella figura a pie di pagina. il significato. nella loro essenza. sono scelte arbitrarie e. le parole). Al significante corrisponde direttamente. prima di tutto. 2) Viene a cadere — o conserva solo un valore pratico — la distinzione fra «astratto» e «concreto». Anche quei sostantivi. un concetto presente nella mente del parlante. o cane il gatto e gatto il cane. ma non corrisponde ad esso per nessun motivo o per nessuna necessità. a sua volta. Per definire tale rapporto la semantica propone un diagramma triangolare. La sequenza dei 6 fonemi a + l + b + e + r + o designa in italiano quell'organismo vegetale che tutti conosciamo. La prova immediata di ciò scaturisce dal confronto di una lingua con tutte le altre: per designare lo stesso referente si impiegano — questa è la norma — sequenze diverse di fonemi. da una lingua a un'altra. dunque. Che cosa ci insegna questo «triangolo semantico»? 1) II rapporto fra il lessema o significante e la realtà non è diretto. noi italiani conveniamo che l'albero si chiami proprio così e analogamente che un certo animale si chiami cane e un altro gatto. 323 . verbi e aggettivi che chiamiamo concreti in quanto riguardano ciò che colpisce i nostri sensi. Ma. con un rapporto biunivoco uniforme tra significato e referente (cambiano solo. LA «ARBITRARIETÀ» DEL SEGNO LINGUISTICO II rapporto fra lessema e referente rimarrà alla base di ogni nostra considerazione nell'ambito della semantica. da lingua a lingua. cioè dal fatto che queste lingue hanno un'origine comune. Nei casi in cui esiste uguaglianza o somiglianzà nelle parole di due o più lingue. e queste diversità si riflettono chiaramente nelle lingue naturali. ma a rappresentazioni che astraggono determinati caratteri comuni da molte entità individuali. 5. ma resta ancora nel vago il rapporto fra il significante e il significato. i quali possono anche fornire semplicemente lo spunto a rappresentazioni del tutto immaginarie. i significanti. va posto in rilievo un carattere peculiare e primario di tale rapporto: si tratta — fondamentalmente — di un rapporto arbitrario. È questo significato a trovarsi in relazione. 3) A molti dati della realtà corrispondono per tutti gli uomini le stesse rappresentazioni e gli stessi significati. oppure che una parola è passata. essa può dipendere solo da una causa storica. ma queste. Il segno linguistico. non si riferiscono a entità individuali. che è una rappresentazione mentale. fra la lingua e la realtà extralinguistica. ma arbitrario e convenzionale. e così via. come «prestito».

come in ogni 324 . spesso usate esse stesse anche in funzione di sostantivi. voci onomatopeiche (cioè simili alle onomatopee) quelle parole che. ma i suoni linguistici sono in grado di riprodurli solo approssimativamente e con esiti spesso alquanto diversi da lingua a lingua.). muggito. tic. cu- Chiamiamo non onomatopee. anche se il rapporto non è sempre di stretta necessità: infatti gridi e rumori offrono sì uno spunto. CASI IN CUI IL SEGNO LINGUISTICO È «MOTIVATO» LE ONOMATOPEE cù. muggire. oppure alla base di sostantivi e verbi (cuculo.). Sono interiezioni (come miao. LE VOCI ONOMATOPEICHE Una ristretta area del lessico fa eccezione alla norma della «arbitrarietà» del segno linguistico: si tratta delle onomatopee. hanno un rapporto con impressioni acustiche e sfruttano certi fonemi o gruppi di fonemi a scopo imitativo. eccì.Nell'illustrazione qui sopra il confronto viene proposto mediante un referente (l'albero) cui corrispondono in un certo numero di lingue significanti (parole) di forma diversissima. in vario modo e diversa misura. e nello spagnolo quiqueriqui [= kikeriki]. In italiano. chicchirichì. ecc. Per esempio l'italiano chicchirichì ritorna quasi uguale nel tedesco kikeriki. ma. e ciò anche nell'ambito di lingue geneticamente connesse tra loro: infatti quelle sottolineate in colore sono tutte lingue della «famiglia» indoeuropea (solo per l'italiano. be. belare. ecc. Come è evidente. miagolare. bau. lo spagnolo e il francese è riconoscibile la comune base fornita dal latino arbor). cioè di quelle parole con cui si vuole riprodurre il grido di un animale oppure un suono o rumore naturale o artificiale. più genericamente. ma in francese gli corrisponde coquerico [ = kokericò] e in inglese cocka-doodle-doo [= kokedudldù]. mu. 6. queste parole sono «motivate» dal referente. bum.

sia pure con varianti. non al referente. non indovinerebbe che cosa significa to whisper. sbuffare. canile. bisbigliare. una larga parte del lessico di una lingua è costituito di parole formate con vari procedimenti sulla base di altre parole: alber-atura sulla base di albero. ecc. 325 . Una loro estensione universale e quindi un carattere di «necessità» sono però propri soltanto di mamma e papa.lingua. Qui i suoni articolati forniscono appena un suggerimento. «trasparenti». che. trillo. Basta risalire ai lessemi di base per trovarsi di fronte a lessemi non più trasparenti. ecc. ma è parziale e relativa. senza portare ad un esito necessario e universalmente accettato. sussurrare. Un italiano. compaiono con lo stesso significato in moltissime lingue. pappa. in rapporto arbitrario con i loro referenti. Ma si tratta di una motivazione relativa ad un'altra parola. squillare. nanna. portalettere di portare e lettera. balbettare. PAROLE DERIVATE E COMPOSTE VOCI INFANTILI Presentano una certa affinità con le onomatopee le voci infantili: mamma. ma «opachi». Qui non riscontriamo propriamente un rapporto suono-significato. senza venirne informato. Esse vengono assunte dalla comunità dei parlanti come parole e si fissano in determinati valori. chiacchierare'. bebé. ma contengono pur sempre una buona dose di arbitrarietà e di imprevedibilità. La parola derivata o composta trova evidentemente una motivazione nella parola (o nelle parole) sulla cui base è formata. perché li colleghiamo a albero. per così dire. ecc. più facili a pronunciarsi. le voci onomatopeiche sono abbastanza numerose: darla. starnutire. trillare. né un inglese che cosa significa bisbigliare. esercitando ancora inconsciamente gli organi della fonazione. Alberatura. Si tratta senza dubbio di parole tutt'e tre fortemente espressive. ciarlare. in-conscio di conscio. starnuto. all'italiano bisbigliare corrisponde in francese chuchoter [= susoté] e in inglese (to) whisper [= uispafr)]. Alludiamo alla vastissima categoria delle parole derivate e composte. cane. non motivati. Come vedremo nel capitolo 40. tintinnare. dada. gargarismo. ecc. ma le voci sono ricavate dalle sillabe In un numero molto maggiore di parole una motivazione esiste. sono. papa. babbo. Tanto è vero che uno stesso referente può essere reso in più lingue sempre con voci onomatopeiche. ecc. can-ile di cane. ma queste assumono in ciascuna una fisionomia diversa. che il bambino articola d'istinto nei primi mesi di vita. Per esempio. balbettìo. non assoluta. schioccare. pipì.

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e ónoma. pensare alle parole come «etichette» dette cose è fuorviante. l'alone si riduce e si annulla. Solo nella frase. centrari. ed anzi. sostantivo/verbo). Si pronunciano e si scrivono allo stesso modo. GLI OMÒNIMI (E OMÒGRAFI. «nome»). oppure tra. 1. ma per mascherarlo). Omònimi. = adatto] [sost. che studieremo in questo capitolo: • l'omonimìa: due o più parole distinte per significato hanno la stessa forma (dal greco homós. § 4). né da una nostra incapacità. convergono verso il medesimo referente (da syn. ma di significato diverso. e sèma. la corrispondenza tra un lessema e un unico referente manca. • la sinonimìa: due o più parole sono uguali o simili per significato. • la polisemìa: una stessa parola può significare due o più cose. di norma. avere due o più referenti (da polys. entro un contesto dato. per esempio nei linguaggi scientifici. i cui termini vengono una volta per tutte esattamente definiti. Ma. di per sé non ostacola minimamente la funzione del comunicare. che. la corrispondenza può valere solo per i nomi propri. Essa può essere ricondotta ad alcuni fenomeni linguistici facilmente individuabili. sinònimi. sostantivi di genere diverso (è il caso di boa). cioè presentano la medesima serie di fonemi (con termine tecnico: sono omòfone) e si scrivono con la medesima sequenza di lettere (sono omògrafe): (l')amo (10) amo amare amare (11) porto (10) porto (11) sale (egli) sale (/') atto atto il boa la boa [sostantivo] [voce verbale] [voce verbale] [aggettivo femm. L'ambiguità lessicale è una caratteristica intrinseca del segno linguistico. In qualsiasi frase la distinta 327 . La polisemìa Come si è detto (capitolo 38. o più esattamente. «segno»).] [sostantivo] [voce verbale] [sostantivo] [voce verbale] [sostantivo] [aggett. PARÒNIMI) OMÒNIMI Chiamiamo omònimi due parole identiche nella forma. OMÒFONI. Questa «ambiguità» non dipende da una nostra intenzione (tranne quando usiamo il linguaggio non per esprimere il nostro pensiero.39. un serpente] [sost. = galleggiante] In tutti questi esempi l'omonimìa si verifica tra parole appartenenti a categorie grammaticali distinte (per es. e inoltre per categorie particolari e circoscritte di parole. e ónoma). plur. «molto». «uguale». le parole presentano un alone più o meno ampio di «ambiguità». «insieme».

ma pronunciate in modo uguale sono omòfone. Gli omòfoni in italiano sono rari. due azioni abituali designati nella nostra accezione eccezione lingua da omonimi. Si tratta però. ma anche a chiarire se si tratta di due lessemi autonomi (e pertanto di due paronimi). Essi costituiscono coppie di lessemi formalmente identici: il canto il canto la bugia la bugia la parata la parata decollare decollare matto matto [il cantare] [= angolo] [= menzogna] [ = candeliere] [nel calcio] [militare] [= decapitare] [con l'aeroplano] [pazzo] [scacco matto] Naturalmente l'omografia scompare se per chiarezza. ha provveduto ad elimi. o: l'ancora ancóra [avverbio] il mento io mento i principi i princìpi la ròsa rósa [partic. 328 . haijai. si possono citare le coppie cieco/ceco (= della Cecoslovacchia). so. piaciuta molto. due animali domestici. le potrà risultare ambiguo: per es. Non esistono due utensi. La lingua.esoterico essoterico nare quelle omonimie che avrebbero potuto costicollisione collusione tuire effettivamente un inciampo. A rigore appartengono ai paronimi tutte le «copSolo un contesto più ampio chiarirà se chi parla ha assistito a una partita di calcio o a una sfilata di pie minime» che abbiamo preso in considerazione nella fonologia: caro ~ co/o.] Ma possono essere omonimi — anzi sono questi gli omonimi più caratteristici — anche due sostantivi dello stesso genere. d'altra parte le coppie del tipo ròsa/rósa diventano veri omònimi per chi non avverte la distinzione tra vocale aperta e chiusa. PARÒNIMI Quando due parole. ma si pronunciano diversamente sono dette omògrafi. in casi come questi. e non di due diverse grafie della stessa parola (vedi la Scheda 47). Rientrano in questa categoria le parole differenziate unicamente dall'accento tonico o dal diverso timbro (aperto o chiuso) Qui la somiglianzà può imbarazzarci e si rischia — è proprio il caso di usare questa espressione — di prendere fischi per fiaschi. Quella parata mi è chiamiamo parònimi (par. rafa ~ patata. Ma il numero delle coppie ma.dal greco para. Due parole scritte in modo diverso. /m/a.raro.funzione sintattica o il diverso genere elimina immediatamente ogni equivoco: Mi ha preso all'amo II porto è lontano L'amo appassionatamente Ti ci porto io in macchina delle vocali e. indichiamo l'accento. patruppe. come negli esempi dati sopra. In caso di dubbio sarà il vocabolario a fornirci non solo il significato dei due termini. se nel corso della ecologo etologo sua storia ne sono sorte. mira ~ mora. invece le parole che si scrivono allo stesso modo. diverse per significato e oriCon omonimi di questo tipo talora un enunciato breve gine. dunque. paràfrasi perìfrasi causale casuale OMÒGRAFI E OMÒFONI Gli omònimi si pronunciano e si scrivono allo stesso modo. o due verbi. de/o/celo (= nascondo). o due aggettivi. ad esempio: li d'uso comune. di parole d'uso comune e la differenziazione Di per sé.marsi su questa «somiglianzà». due piante utili. sono costituite quasi dagli stessi fonemi. «quasi»). l'omonimia potrebbe essere realizzata da un unico fonema rientra nella norfonte di ambiguità. cosicché il parlante non è portato a sofferdi veri omonimi in italiano è relativamente scar. inoltre due omonimi appartengono sempre a La paronimìa richiama invece la nostra attenziocampi semantici lontani e in genere uno dei due ne quando incontriamo parole simili di uso più è di uso poco frequente. che vale «presso». hannojanno.

canzonatura. dicendo che hanno lo stesso significato. gli aggettivi diverso. gli avverbi ora. attualmente. ma soprattutto si manifesta per mezzo di lessemi connotativi. significare. Ma in linguistica li impieghiamo per due modi nettamente distinti di designare un referente: . distinto. • la stratificazione diacronica delle parole. scannare. a indicare. I SINONIMI. e su di essi ci soffermeremo: • la «connotazione» affettiva. sopprìmere. i verbi uccidere. burla. esiste quasi sempre. uccidere. pranzo. I colori della connotazione sono i più diversi. DENOTAZIONE E CONNOTAZIONE LA SINONIMIA E LE SUE CAUSE I verbi denotare e connotare equivalgono entrambi. L'affettività — cioè i sentimenti. • l'impiego di distinti «registri» linguistici (questo fattore si combina spesso con la connotazione). le propensioni. adesso. ma più spesso si affiancano. Riprendiamo un momento in esame le coppie di esempi citati. anche coinvolgendo in tale sentimento l'interlocutore: Un grosso micio faceva le fusa sulle sue ginocchia. . designare. Una differenza. mangiata. bel micio. scherzo. Potremmo anche rispondere che opera in questa direzione l'intrinseca natura del linguaggio.DENOTAZIONE E CONNOTAZIONE 2. Quali fattori determinano questa (provvidenziale) antieconomicità dello strumento linguistico? Molti. • il ricorso all'«eufemismo». tra due o più sinonimi. e dobbiamo sapere coglierla. presentemente. di favorevole propensione. come sinonimi.si connota scegliendo un lessema ricco di affettività. 329 . ammazzare. dissimile. Nessun dubbio che i lessemi gatto e micio abbiano in comune il referente. approssimativamente. massacrare. entrambe adeguate allo scopo. Qualche esempio tra gli innumerevoli a disposizione: i sostantivi beffa. accoppare. Rivolgendoci a un bimbo: Vedi il micio? Rivolgendoci al gatto stesso: Vieni qui. emotivamente neutro: gatto. disuguale. massacrare. oppure di esitare nello scegliere fra una parola e un'altra. Tuttavia alcuni fattori specifici sono facilmente individuabili. che denota questo animale domestico e può venire impiegata in qualsiasi occasione e contesto: // gatto è un felino. A me piacciono i gatti. Ma il significato muta: gatto è la parola d'uso normale. differente. generalmente risulterebbe inadeguato: i sinonimi veri e propri. perché infinitamente vari sono gli affetti e i sentimenti che ammano il parlante. i quali possono trovarsi isolati nell'universo del lessico. alle parole puramente denotative. e magari di usarle entrambe per ribadire un dato concetto. Precisare di più. tale da rispecchiare e da suscitare un'emozione: micio. è ben chiaro senza bisogno di dimostrazioni. abbattere. intrepido. è la parola che usiamo esprimendo un sentimento di affezione. baia. Ci accade continuamente di ascoltare o di leggere una parola cui ne sostituiamo mentalmente un'altra che ci è più familiare e che consideriamo equivalente. Caccia via quel gatto! Invece micio è connotativo. assassinare. trucidare. Che la lingua sia prodiga.si denota usando un lessema che vuoi essere obiettivo. le intenzioni del parlante — penetra per molte vie nell'organismo della lingua (per esempio determinando particolari costrutti «marcati»). coraggioso. puramente descrittivo. Abbiamo definito i sinonimi come lessemi che «convergono verso il medesimo referente». celia. • gli usi locali e regionali. Date da mangiare al gatto. che alimenti un'esuberante vegetazione lessicale e che non segua un criterio di «economicità» (un referente: un lessema). nel senso di parole con significati esattamente sovrapponigli sono l'eccezione. di simpatia.

1) cieco ~ non vedente ti o gestì sono tabù. Non si pensi a un'evoluzione lineare nel senso della liberazione — a livello linguistico — dai tabù sessuali. Analogamente la lingua dispone di termini vo adottato e del linguaggio speciale in cui il meno crudi per cadavere e funerale. è uno dei molti sinonimi di uccidere. alimentando. o rischiosi.di sviluppo gerci emotivamente nel profondo.I DIVERSI «REGISTRI» LINGUISTICI tuazione. del contesto. to di evitare giudizi schematici e riduttivi su realtà Molti tabù linguistici sono legati a tipi arcaici diverse dalla nostra (5-6). Massacrare connota. ragazza-squillo. nel rifiuto di designazioni di società e sono un ricordo del passato. l'uccisione di molte persone. La tendenza si è invertita intorno a venti-trent'anni fa. ci ha lasciati. anche sinonimi eufemistici per cancro. semi diversi a seconda del «registro» espressiecc. dal classicheggiante e burocratico meretrice agli scherzosi lucciola. Confrontate ad es. Un'altra sfera del lessico in cui l'interdizione è stata quasi sempre imperante ruota intorno al sesso e a quanto. e così via. La mangiata è un pranzo copioso anche se non raffinato. sorti per buona parte con fini eufemistici. Rimane peraltro in ogni caso nell'uso una folla di sinonimi. per chi non abbia il senso del limite e del buon gusto. Un esempio: si conta almeno una ventina di sinonimi di prostituta. Uno stesso referente è sovente designato da lesè mancato. ALTRI FATTORI DELLA SINONIMÌA L'EUFEMISMO La mentalità primitiva (e non essa sola!) stabilisce una relazione magica tra certe azioni e comportamenti umani e il mondo esterno. e alla parola ritenuta tabù si affiancano o si sostituiscono altre In questi casi il sorgere di sinonimi trova spiegazioni parole (o delle perifrasi) di buon augurio.2) sordo ~ audioleso vono venire opportunamente ritualizzati. § 2). Se in certi campì l'interdizione linguistica oggi appare in ritirata. può venirgli collegato. o di una sola. intorno a certi conmunque non appaganti (7-8). ecc. coinvolgendo parole che a noi appaiono del tutto innocenti. La superstizione si estende al linguaggio e inter. C'è un'altalena di rigore e di permissivismo dai Greci e dai Romani fino all'Ottocento. per. «dire paquanti soffrono di difetti fisici (esempi 1-3). in cui l'interdizione linguistica collegata al sesso raggiunge il suo apice. del registro espressivo sceglieremo tra è deceduto. È ad esempio un'interdizione senza età quella che circonda la morte e la malattia. bella di notte. anche indirettamente. nell'intenrole benauguranti»). già citati. è passato a miglior vita. ma alcuprofessionali tradizionali. ecc. è spirato. con la caduta di molte interdizioni e. considerate degradanti o coni sussistono. sottoponendola a un giudizio di inorridita condanna. o comunque tali da coinvol. se compiuta con barbara ferocia. Alcuni at. Rispetto a coraggioso il connotativo intrepido vale più o meno quanto un superlativo (coraggiosissimo). il pullulare dei sinonimi. «eufevarie: nel sentimento di riguardo e solidarietà per mistiche» (dal verbo greco euphemèin. cetti. ma è più ricercato e un po' letterario. cui si pensa in sostanza con soddisfazione (con la strippata e l'abbuffata invece andremmo oltre. oppure de. cioè sono vietati. 3. di tutte. L'identificazio. verso l'eccesso unito alla volgarità). tubercolosi. Non sempre diremo che qualcuno è morto.s I—I o C» h—I II confronto tra i termini delle altre coppie citate ci porterebbe a scoprire nel lessema connotativo note affettive volta per volta diverse.7) spazzino ~ operatore ecologico ne fra la parola e la cosa rende il significante 8) infermiere ~ paramedico non meno temibile del referente. a seconda della si. ne guadagna dei nuovi.5) selvaggio (o primitivo) ~ etnologico dice l'uso di parole che si riferiscono ad eventi •6) (paese) arretrato (o sottosviluppato) ~ in via funesti. i termini delle seguenti coppie di sinonimi: 330 . è scomparso.3) minorato ~ portatore di handicap ché siano stornate conseguenze letali o influssi 4) drogato ~ tossicodipendente negativi. ed esistono discorso può inquadrarsi (vedi capitolo 43. tutti contraddistinti da una propria connotazione particolare rispetto al verbo denotativo.

ma comune). leone. Si considerino le seguenti coppie di parole: stesso lessema. alla tivù o in pellicceria — ha imparato a riconoscere altri fra questi felini. Quel che io chiamo stelo. dei sinonimi. sotto l'aspetto zoologico. Il mal di testa o emicrania. pardo. gambo o fusto di una pianta per il botanico è il caule. ma l'uso burocratico lo costringerà a rispon- dere su un formulario al quesito «nome del coniuge». ecc. pantera. gattopardo. Basta che pensiate agli usi figurati: c'è ad esempio una panfera rosa. un bulbo. non marcato). la mia metà (scherzoso). ozelòt. Consultate il vocabolario o un'opera di zoologia. puma. ozelòt e servalo per gattopardo: ecco qui. la mia sposa (registro elevato.Un esempio. che uno è amico del giaguaro. linee. quella che mi sembra una radice in qualche caso sarà invece un rizoma. un'abrasione o escoriazione. e ha senso dire. parlando di Bianca. ma di varianti (o allòtropi) dello gatto. 7: imagine. Ugo dirà o scriverà: mia moglie (il termine usuale. una laringite. DUBBI LINGUISTICI Quando si tratta di sinonimi e quando no. in cui possiamo vedere senz'altro delle coppie di sinonimi. lagrima. in questi casi però si è determinata una qualche specializzazione nel significato. Quanto alla panfera non è. la mia consorte (anch'esso scherzoso. servalo. più forte in 11) e 12). al cinema. classificandole come sinonimi. e quindi i lessemi relativi non sono tra loro sinonimi. Passiamo a un altro gruppo esemplificativo di parole: na tigre. se non un leopardo asiatico e inoltre il leopardo e la panfera sono affini al giaguaro. ma non un «leopardo rosa». Anche nelle coppie da 9) a 12) la differenza dipende solo da fenomeni fonetici o dall'alternarsi dì suffissi equivalenti (10: tenacia/tenacità). «Varianti» e termini «specifici» Prima di accomunare due o più parole. e verificherete che nella maggioranza dei casi i referenti corrispondono a specie animali diverse. 6. la mia compagna (tra lo scanzonato e l'impegnato. poetica o letteraria (5. il mal di gola. dove abbiamo dei lessemi semanticamente del tutto autonomi. ironicamente. la semantica li tiene ben distinti. con perfetta equivalenza di significato in alcuni casi. ghepardo. 2) alcool a/co/ 3) soprintendente 4) stamanì sovrintendente stamane 5) immagine 6) lacrima imagine lagrima 7) cambiamento 8) palude cangiamento padule 10) tenacia 9) sudicio sue/do tenacità 11) coltura 12) soprano cultura sovrano 1) abbrivio abbrivo Nelle coppie da 1) a 8) non si tratta propriamente di sinonimi. mentre forse altri referenti rimangono nel vago. onza. cangiamento) o regionale (8: padule). Ugo e Bianca sono sposati. occorre documentarsi sul loro esatto significato e operare le dovute distinzioni. il parlante vuoi far intendere che non ammette discriminazioni fra unioni legittimate da un'autorità e unioni libere). giaguaro. ognuno di noi sa bene cos'è un leone. onza per giaguaro. u- 331 . tigre. almeno nella lingua d'oggi). Con qualche eccezione: pardo è un altro nome per leopardo. il raffreddore. Oltre all'amico gatto. La differenza è semplicemente di grafìa ed è dovuta a particolari fenomeni fonetici. Non dirà certo mai il mio (o lo mia) coniugè. leopardo. mentre in altri una delle due parole è antiquata. ma termini specifici. dunque. ma non che è «amico della pantera» o «del leopardo». una rinite. un leopardo e — allo zoo. Ma. Coppie o gruppi di sinonimi sono normali nel passaggio dalla lingua colloquiale a uno qualsiasi dei linguaggi speciali di cui si valgono le scienze. in quanto lessemi. la mia signora (alquanto pretenzioso. Così la zoologia. la sbucciatura diventano per il medico una cefalea. questo sinonimo sarà ammissibile solo in determinati contesti). uno stolone. lieve nelle coppie 9) e 10).

Così i parlanti si trovano a disporre di coppie o gruppi di sinonimi per lo stesso referente: destro ~ sinistro pari ~ dispari positivo ~ negativo presente ~ assente uguale ~ diverso generale ~ particolare Con non minore nettezza si oppongono caratteristiche concernenti la posizione nello spazio o valutazioni quantitative: alto basso superiore ~ inferiore interno ~ esterno vicino ~ lontano largo ~ stretto pesante ~ leggero acquaio lavandino lavello lavatoio sedia seggiola zuppa di pesce brodetto (sull'Adriatico) cacciucco (toscano) Anche in dipendenza da giudizi in parte o in tutto soggettivi si verificano opposizioni «polari» fondamentali: idraulico fontaniere lattoniere moscone (sull'Adriatico) stagnino spigola branzino (settentr. Il cervello umano non è certo un calcolatore elettronico. nello svolgimento storico di una lingua accade che un termine scompaia dall'uso. più che di due poli.M < OS STRATIFICAZIONE DIACRONICA: LE PAROLE ANTIQUATE 4.) ragno (toscano) caldo umido dolce chiaro ~ ~ ~ ~ freddo secco amaro scuro buono bello ricco sano ~ ~ ~ ~ cattivo brutto povero malato pattino (sul Tirreno) agnello abbacchio (centrale) Esistono poi opposizioni meno nette e meno istintive. di una regione. troviamo in 332 . (= antiquato) o are. costumare non potrebbero essere usate oggi se non con una connotazione umoristica o per colorire una rievocazione storica. Anzi proprio l'intensificarsi di traffici e contatti e l'azione dei mezzi d'informazione di massa hanno tratto certi regionalismi dall'isolamento. dei lessemi tra loro contrari. (= arcaico). e troviamo. All'estremo opposto si colloca la «contrarietà» o «polarità». tali da escludersi a vicenda e da potersi definire solo reciprocamente: La presenza di un certo numero di sinonimi è dovuta al persistere di tradizioni linguistiche locali. anche in relazione a diversi significati particolari. Soprattutto i termini locali della «cultura materiale» hanno resistito al processo di uniformazione in atto nell'Italia unita. e a un aggettivo possono opporsene due o più. per designare un dato referente. di un gruppo di regioni. e. proprie di una città. dalle origini ad oggi. AGGETTIVI s HH La durata nel tempo dei singoli lessemi è più o meno lunga. donzella. Ma in realtà i termini non coesistono in un medesimo «stadio» della lingua. oppure. corrispondentemente. Esistono caratteristiche antitetiche. che proceda solo secondo il sistema binario e una successione di sì e di no. I CONTRARI Considerando il fenomeno della sinonimìa abbiamo visto un lessema associato a un altro o ad altri a motivo dell'identità o della somiglianzà di significato. oppure dal simbolo molto trasparente fREGIONALISMI I contrari si possono osservare nel modo più chiaro nella categoria grammaticale degli aggettivi. Sono quei lessemi che il vocabolario registra facendoli precedere dalla sigla ant. del tutto o in un dato significato. assicurando loro una più ampia circolazione. Parole come farsetto. Tuttavia è vasto il ruolo giocato nel linguaggio dalle opposizioni e i contrari ne offrono un esempio perfetto. sia sostituito da un altro: O farsetto panciotto gilè fellone traditore donzella fanciulla ragazza arra pegno costumare solere esser solito Queste coppie o gruppi di lessemi si possono chiamare sinonimi solo se consideriamo l'italiano sull'asse diacronico (vedi Introduzione. fellone. § 6).

§ 2). Non si tratta di eccezioni. §6): in-: giusto ~ ingiusto. Ma la lingua. pezzo di carta. da un «campo semantico» all'altro (vedi capitolo 40. in musica è un brano che si suona. a parte parole di significato molto specifico e i termini che le varie scienze si sforzano di definire rigorosamente e di impiegare con un valore costante. per la creazione di contrari. METAFORA E METONÌMÌA Come si vede. La polisemìa è il fenomeno opposto: uno stesso lessema assume due o più significati ed ha quindi diversi referenti nella realtà extralinguistica. nell'espressione un pezzo grosso connota una persona. proprio le parole di uso comune. nella loro generalità.opposizione delle costellazioni di sinonimi: [avverbi] sopra ~ soMo òene ~ mafe davanti prima sempre • presto ~ ~ ~ ~ dieiro fortemente dopo giustamente mai normalmente tardi ugualmente ~ ~ ~ ~ debolmente ingiustamente anormalmente diversamente 5. ecc. i passaggi semantici che portano un lessema verso nuovi referenti avvengono in molte direzioni e con trasformazioni più o meno radicali del significato originario. nel suo significato «proprio» (cioè individuato come fondamentale e originario) «una parte di materia solida staccata da un tutto» (pezzo di pane. morale ~ amorale Con la sinonimìa abbiamo visto affollarsi intorno a uno stesso referente due o più lessemi. negli scacchi è uno degli elementi con cui si gioca. Preciseremo allora che molti 333 . mediante appositi prefissi. nell'espressione ti aspettavo da un pezzo indica un periodo di tempo (con lo spostamento dalla dimensione spaziale alla temporale). Ciò accade in primo luogo per l'impiego della parola in contesti diversi e per la sua estensione da una sfera dell'esperienza all'altra. utilizza largamente. e spesso molti. il meccanismo della derivazione (vedi capitolo 40. puro ~ impuro dis-: continuo ~ discontinuo. possiedono più di un significato. ma nel linguaggio giornalistico un pezzo è un articolo. Anzi. Per esempio. con radici diverse. simile ~ dissimile s-: contento ~ scontento. Il concetto di «estensione» che abbiamo usato rimane però alquanto nel vago. leale ~ sleale a-: normale ~ anormale. il sostantivo pezzo denota. pezzo di strada). in artiglieria è un cannone. LA POLISEMÌA: UNA PAROLA E PIÙ SIGNIFICATI L'ESTENSIONE DEL SIGNIFICATO In tutte le opposizioni viste fin qui due (o più) termini sono lessemi autonomi.

le lingue stra. il secondo accade per determinati significati di lessemi per il redal latino. «raggiungere la pienez. registrano la serie non ha più.credito: all'origine di questo c'è il banco. mantico.Per esempio. l'organo che ci serve ad articolare le parole. fetto della polisemia) e la presenza di due lessemi auuna città. naturalmenLE «ACCEZIONI» te. figurati. con la quale si stabilisce un rapporto di somiglianzà tra due aspetti della realtà.sa? Ecco una metafora e un plausibile passaggio seguo».ovviamente recente. in un'accezione che oggi ma fornito di più significati. e solo una pianta) assume il significato metaforico di «pro. § 2-3): • la metafora. ecc. traslato. tra due referenti. che spesso portano.significati molto diversi dello stesso lessema (per efne che le è propria. che possono essere ricondotte a due fenomeni basilari (di cui ci occuperemo anche nel capitolo 42. Come. nel tempo. e il vocabolario.to) anche «città». No. senza alcun SIGNIFICATO PROPRIO E FIGURATO. ficò in passato (con qualche esempio fino all'OttocenI vocabolari.do autori dei secoli passati (sono «antiquate»). è intuibile un rapporto tra borico nel suo significato proprio e banco (o banca) come istituto di za». la borsa come istituto finanziario trae origine dal cognome di una famiglia fiamminga del Cinquecento presso la cui casa si riunivano i mercanti: si tratta dunque di lessemi distinti. una civiltà. collegare a terra. azioni. Il parlanfiorire (connesso nel suo significato proprio ai fiorì di te. così quivalenti. • la metonìmìa. è gli altri. il tavolo del tivo ripetuto tante volte in questo volume: lingua. nel lemma dedicato ad ogni lesse. il cambiavalute. la significato che ha in la lingua italiana. a risultati e sistemazioni differenti. oppure. un'iniziativa: ecco che il verbo tonomi formalmente identici (due omonimi). successivo alla scoperta e all'utiti non sempre è semplice e vi intervengono ne. titoli. Talora non è facile stabilire la linea di demarcazione tra due Un esempio per la metafora: come una pianta fiorisce ed è rigogliosa e più bella in primavera o nella stagio. Un solo esempio: terra signipiù trasparente. A confronto col significato proprio.«borsa valori»: non è una specie di contenitore di deniere. almeno nei particolari. come una grossa borsa della spele che la mente umana le ha associato come «conti.naro. «essere in rigoglio». i significati • Significati antiquati. derivati il primo dal greco. rapporto se non casuale. in vocabolari diversi. i quali d'altra parte possono acquisignificato ad un altro). «borgo». molte padi un lessema che nascono da tali procedimenti role scompaiono dall'uso e le incontriamo solo leggensono detti metaforici o traslati (sono termini e. Individuare e delimitare i vari significa.lizzazione dell'elettricità. e alludono al «trasferimento» da un sto ancora in uso. NOTE • Distinguere tra polisemìa e omonimìa. con la quale il rapporto che stabiliamo è di vicinanza o contiguità.la ricerca etimologica da un responso sicuro. mentre il valore che acquista in espressiodi quelle che con termine tecnico si dicono acce. li registrerà sotto due lemmi (borsa1. Dalla banca spostiamoci in borsa. con un termine sirne via vìa dei nuovi. figurato. cessariamente valutazioni soggettive. 334 . cioè di «suolo zioni. così diciamo che fiorisce un'arte. può prendere un abbaglio. riflettendoci su. Può servirci da esempio per la metonimia un sostan.s co < H—I mutamenti semantici si verificano a motivo di associazioni mentali analogiche.ni come preso di terra. Così pure possono differire i criteri con cui le diverse accezioni vengono introdotte: semplicemente con un numero d'ordine oppure con appropriate spiegazioni o con le indicazioni: (significato) per estensione. sperare». cioè anzitutto il significato proprio e poi o corpo conduttore a potenziale prossimo allo zero». è sorto semplicemente dall'oggetto materia. ecc. borsa2).

.

il lessico non è costituito affatto da elementi isolati. bàratro. «FAMIGLIE» DI PAROLE UNA FITTA RETE DI RELAZIONI «FAMIGLIE» DI PAROLE COLLEGATE DALLA DERIVAZIONE Certe parole. Tuttavia questa condizione di «isolamento» rappresenta pur sempre l'eccezione. molti lessemi (omonimi. tra le parole di una lingua esiste una fittissima rete di relazioni. è connesso ad altri perché è la base da cui altri derivano. spesso di prestiti da altre lingue.il solo significato (nei «campi semantici»). Ora studiarne altri due tipi di rapporti. vedendo come due. basalto. narghilè. nartece. Anzi. ànanas.il significato e la forma insieme (nelle «famiglie» di parole). Un lessema. Di questa rete abbiamo già scoperto molti fili. esegèsi. gómena. otarda. Si tratta per lo più di lessemi molto specifici. appaiono isolate: Considerata sotto l'aspetto del lessico. di termini scientifici. . zizzania. che ci consentiranno di effettuare raggruppamenti di parole in base a: . della morfologia e della sintassi. formalmente. o per entrambi i motivi. o è derivato da un altro. nella generalità dei casi.lo si è già detto — non appare caratterizzata da quel sistema saldamente organizzato con cui ci si presenta nello studio della fonologia. narvalo. sinonimi. più. la lingua . contrari) si associano oppure si oppongono tra loro. Nonostante ciò. Il lessico come sistema e la formazione delle parole 1. lurco. Per esempio: 336 .40. spinterogeno. Gli esempi potrebbero essere moltiplicati.

337 . insieme con la composizione. ma è chiaro che non si tratta di parole derivate direttamente. ecc.I gruppi di parole che abbiamo visto. strettamente collegate tra loro nella forma. Per le altre parole non abbiamo difficoltà a stabilire un rapporto di significato e anche a intuire un qualche nesso formale. e dal significato. ALTRE «FAMIGLIE» DI PAROLE Se ora. prendiamo le mosse dal verbo vedere. Quanto ai modi in cui si attua la derivazione. visibile. ci sono giunti così dal latino. e innumerevoli altri. ce ne occuperemo. anziché dal verbo valere. mediante la derivazione. I lessemi visione. nella seconda parte di questo capitolo. vista. o sono formati su base latina. e solo al livello del latino (attraverso la ricerca etimologica) si può stabilire un nesso preciso con vedere (in latino vidère). formano altrettante «famiglie» di parole. ci troviamo di fronte a u- Solo veduta e vedibile sono derivati da vedere.

. o in altre parole per stabilire delle suddivisioni nella sterminata mappa della realtà extralinguistica variano naturalmente da ricercatore a ricercatore. basalto. Tale con. Anche questi raggruppamenti rappresentano del. le singome i lessemi della stessa famiglia: essi appaiono «mo. e precisamente un frutto esotico (insieme col mango. ha introdotto il concetto di «campo». «trasparenti» (vedi capitolo 38. altre concernono l'universalità dei parlanti.La semantica. ecc. la papaia. alla professione. Sono altrettanti «campi» ma di estensione molto ridotta — i gruppi di sinonimi e di contrari e le famiglie di parole (non tutte però). e così via. e poi alle azioni che compiamo per procurarcelo. Nel § 1 abbiamo citato dei lessemi «formalmente isolati» (ànanas. i rapporti scoperti o chiariti dalla ricerca etimologica e i vasti raggruppamenti di parole cui essa conduce sono utilissimi per ricostruire il significato originario dei vari lessemi e per penetrare nel segreto laboratorio dell'universo lessicale della lingua. con la differenza che u. VARIETÀ DELLE RICERCHE 2. appunto. un singolo lessema non abbia preso una propria strada che l'ha portato lontano). Il campo semanticol riunisce gruppi di parole che si trovano.). Comunque. il kiwi. una molteplicità di associazioni. Sono. le aiuole. § 6). come gli appezzamenti. acidulo.) e pensiamo al suo sapore e al suo profumo. vittoria a vincere. an338 .). Fissiamo l'attenzione sul primo: immediatamente lo classifichiamo come un frutto.. se molte associazioni sono soggettive.le piante di un campo coltivato. ecc.mente. ecc. Ciò accade per molti altri gruppi di parole: sapevolezza si estende a parte dei lessemi collegati da vincoli più remoti (come visione a vedere. IL «CAMPO SEMANTICO» LE ASSOCIAZIONI MENTALI E L'INDIVIDUAZIONE DI «CAMPI» I criteri per individuare e per analizzare i campi semantici. naturalmente. osare e audacia). fragrante. alle esperienze. che definiremo con gli aggettivi dolce. te tra loro dalla derivazione diretta. All'estremo opposto formano «campi» vastissimi le terminologie proprie delle varie scienze. ha coscienza del rapporto che stringe insie. bàratro. Insomma. che peraltro variano da individuo a individuo in relazione agli interessi. di un tivati». Ma. col loro significato. area o sfera semantica o concettuale). di un orto. ecc. nello stesso «campo». in alternativa.lazioni. Ma non è questo il solo procedimento con cui noi associamo più parole tra loro. e quindi a maggior ragione le altre — suscitano nella nostra mente. alla situazione. attraverso determinati passaggi semantici. ma in questo caso il «campo» viene a identificarsi con un intero lessico speciale. tutte le parole — anche quelle isolate e in posizione marginale nella galassia del lessico. com1 Sono pure usate le espressioni compo linguistico e compo associativi) (e inoltre.giardino. terreno privilegiato della ricerca campi semantici di estensione intermedia.che sono contigue e che si delimitano vicendevoltamente.rimento in questa intricata e mutevole rete di rena parte di esse (o talora tutte) non sono collega. presentarlo. per usare e utile. Il parlante. piuttosto. quando si tratta di parole derivate diret.che dal senso (a parte i casi in cui. al fine di trovare dei punti di rifele «famiglie» di parole. umano a uomo.. mentre viene meno in altri casi (per es. sbucciarlo. Le parole di una stessa «famiglia» sono accomunate da una base lessicale e.

3. così anche lo studio diretto e sistematico delle «nomenclature» di per sé non è certo raccomandabile. proprio/improprio. LA «FORMAZIONE» DELLE PAROLE 339 . Come. l'interazione dei lessemi che li compongono diviene un affascinante capitolo della storia della civiltà. di determinati gruppi di merci. La lingua imporrebbe al parlante un piamo. mondo. dei colori. degli strumenti di lavoro. moralelamorale). In altri casi. come sapsùbito. ma la maggior parte ha come base la parola indicante l'attività esercitata (o il suo oggetto. il latino. o al parlante non risulta. forte. buono. e più generalmente — poiché alla base di ulteriori formazioni può esserci qualsiasi parola. E una buona maggioranza delle parole della lingua è rappresentata da parole «derivate». una professione. per arricchire e migliorare il proprio lessico individuale. sarebbe un progetto insano quello di leggere un vocabolario dall'A alla Z. ecc. dent-ista. i giochi. secco/umido. delle attrezzature (industriali. Quando poi dai termini della cultura materiale si passa alla vita morale. sarto. ma ad organizzarle e a dirigerle secondo un ordine e verso un sistema. casa. lo studio dei campi semantici è alla base delle «nomenclature» che — variamente inserite nel testo o raccolte in appendice — troviamo in alcuni vocabolari (ed esistono anche specifici dizionari di nomenclatura): vi sono riuniti e opportunamente suddivisi tutti i termini relativi ad alcuni dei temi già citati e ad altri quali gli organi dei sensi. all'organizzazione della vita sociale e politica. DERIVAZIONE E COMPOSIZIONE La formazione delle parole si realizza con due diversi procedimenti: la derivazione e la composizione. mentre in altre l'assenza della qualità viene denotata da un elemento preposto all'aggettivo (deciso/indeciso. sol-e. gli organigrammi). e dalla desinenza: uom-o. per esempio. l'elemento che non è scomponibile in italiano lo è invece nella lingua d'origine. NOTA • Potremmo designare molte parole «primitive» anche come radicali. ecc. non ulteriormente scomponibile. donna. creasse lessemi autonomi. per §4). i sostantivi che denotano chi svolge un lavoro. e anche non primitive.patti e in cui effettivamente i diversi lessemi si delimitano e si definiscono a vicenda: per esempio quelli delle relazioni di parentela. cas-a. l'indagine sui campi semantici e sull'evoluzione. Con fini meno ambiziosi. inferm-iere. ai concetti religiosi e filosofici. medico. l'abitazione. Questo può A molti referenti corrisponde un significante che essere posposto alla parola. Pertanto. eccessivo ed inutile sforzo mnemonico. sole. ecc. Consideriamo. Esse però ci forniscono un modello e una guida perché ci abituiamo — pensando o leggendo — a non lasciare sempre sciolte le briglie alle nostre associazioni mentali. se. i mezzi di trasporto. pastore — sono parole primitive. «formate» sulla loro base. tess-itore. o più esattamente al è una unità lessicale «primitiva» (o «primaria»). LE «NOMENCLATURE» NEI VOCABOLARI tutti i possibili referenti. anche non primitiva — parleremo di «base». correre. ecc. aut-ista. e quindi non è una radice. ci serviamo dell'espressione «parola primitiva». Ancora: si è visto che tra le coppie di aggettivi «contrari» alcune sono costituite di lessemi tra loro indipendenti (caldojfreddo. oper-aio. delle professioni. le industrie. avere. suo tema. esistono anche suffissi flessionali: vedi capitolo 6. divengono come il centro da cui si irradiano altre parole. La «formazione» delle parole è dunque un potente strumento che la lingua impiega per arricchire il lessico e renderlo atto a soddisfare le più svariate esigenze espressive. bare-aiolo. derivata da altri lessemi: uomo. un'attività. navali). Alcuni — come maestro. rivolti a finalità eminentemente pratiche. luna. guerra. Invece molte parole primitive. in quanto costituite unicamente da una radice. delle gerarchle (i gradi militari. o affisso. nello studiare la «formazione» delle parole. bellolbrutto). e allora lo chiamiamo suffisso1: -aio nel senso che non è. av-ere. però. o un suo aspetto) ed è formata mediante apposite terminazioni: fior-aio. la diffusione. PAROLE «PRIMITIVE» E «DERIVATE» Nella derivazione alla parola base viene applicato un elemento formativo. 1 Si potrà precisare: suffisso formativo (perché.

. legn-ame. ecc. pubblicit-ario • aggettivi etnici (cioè relativi agli abitanti di uno stato. germanico.). Analogamente. è già stata trattata nel capitolo 24. consideriamo gli ag- 4. che presenta una molto minore varietà. Più esattamente. • Produttività. centro-camp-ista è formato da un sostantivo composto e da un suffisso. Per produttività di un suffisso intendiamo però. città. -ere. guerr-esco • aggettivi indicanti appartenenza o provenienza: mont-ano. NOTE • Ad una stessa base possono aggiungersi più suffissi. regione. -aio (in fior-aio). ma l'unico vitale è -ista (barista. riguarda la consapevolezza che il parlante ha della connessione tra parola derivata e parola base. abbond-anza. LA DERIVAZIONE MEDIANTE SUFFISSI La derivazione mediante suffissi è il procedimento formativo più importante e i suffissi impiegati nella formazione di sostantivi sono parec340 . Per es. aggettivi. -tare. da solo. -ista. e lo chiamiamo dunque prefisso: s. -iere. il meccanismo consiste nell'applicare un suffisso a una parola già derivata. da un aggettivo («deaggettivale»). ciascuno dei quali. soci-al-izz-azione. bergam-asco. Se. turnista. verbi. -izzare. -ino. chi segue un dato credo. le parole derivate possono essere a loro volta sostantivi. armon-izzare. anche se a rigore -o è la desinenza e l'elemento propriamente suffissale è solo -oi-. -ismo. cui si è già accennato (vedi § 1). cose): besti-ame. da un verbo («deverbale»). avverbi. Oppure precede la parola. -ista. per es.. • Due procedimenti formativi possono coesistere: per es. Nella composizione si saldano invece insieme due parole. bell-ezza • sostantivi collettivi (indicano un gruppo di più persone. -oso). soci-al-izzare'. chie decine. -istico. Ciascun suffisso ha un valore più o meno specifico e assegna la parola derivata a una determinata categoria: • sostantivi generici di agente (designano chi compie un'azione): cacci-a-tore. -zione.): franc-ese. la sua capacità di generare tuttora nuove parole. • verbi indicanti genericamente un'azione oppure un'azione intensiva o continuativa: amoreggiare. Si danno quindi diverse possibilità: sostantivo ottenuto da un sostantivo («denominale»). ha un proprio significato: portafiori da porta(re) e fiore. in modo più pertinente. aggettivi.): oper-aio.in fior-aiOj da fiore. e così via: da socio. i suffissi indicanti una professione sono parecchi (-aio. vi includiamo la desinenza della parola: per es. • Citando i suffissi. -tore). La formazione degli avverbi. tassista. nev-icare • verbi causativi: sant-ificare. da socializzare. aggettivo ottenuto da un sostantivo. due lessemi. verbi. ecc. soci-ale. trattorista. af-fior-amento è formato con un prefisso e un suffisso. manzon-iano. giardin-iere. • Motivazione. NOTE • Le parole base possono essere sostantivi. anim-ista. marxista • sostantivi di azione e astratti: oper-azione. Alcuni suffissi sono molto produttivi e servono a formare decine o centinaia di parole (-ezza. mentre sono meno numerosi i suffissi che formano verbi. rett-ificare. raramente avverbi. borghes-ia • aggettivi indicanti genericamente una qualità: accìdent-ak. Un'altra importante distinzione. ecc. esiste un solo suffisso attualmente molto produttivo. difen-sore • sostantivi di agente specifici (designano chi esercita una professione. da sociale. e così via. per i verbi.in s-fiorìre. animali.

mentre audace. astratti (da agg. Serve da base il tema di un verbo. fischiare. possibilità cambi-a-mento. domanda. celibato attuazione. di luoghi. meccanismo animista. dimora). ecc. ricev-i-mento. compagnia cassiere. vorace. Il procedimento è tuttora vitale (per es. capace. debolezza. balordaggine. inviare. lavorìo. aranciata consolato. ecc. cittadinanza risata. verace. mostrare. cacciare. luoghi.gettivi audace. annata. plebaglia mugnaio. stringere). scrittoio 341 . verifica sono formazioni recenti. velocista brevità. vettovaglia. sfacciataggine messaggio. procace. con passaggio talora a significati concreti (per es. invio. collare bestiame. astratti (da aggettivi) astratti. ecc. certezza. granaio. da verbi I con. comodità.-mento -io -ismo -ista -ita -itore: -tore -mento -oio valore astratti spregiativi di azione collettivi. mormorio animismo. Il valore è quello di un nome d'azione. verificazione). vigliaccheria. spregiativi astratti (spec. fiore -» fior-ire. lavatoio. brodaglia. femminista. brontolio. chiaro -» chiar-ire. • Riguardo ai verbi si tenga presente che possono essere ottenuti da sostantivi o aggettivi anche senza suffisso. marxismo. corriere. spregiativi di professioni. SUFFISSI NOMINALI suffisso -aggine -aggio -aglia -aio -ale. mediante la semplice desinenza: bagno -» bagn-are. ricchezza allegria. partenza furberia. giardiniere. operaio. traffico (da arrestare. accusa. testata. trafficare). in italiano. collettivi di professioni. cui viene semplicemente aggiunta la desinenza -o. che hanno soppiantato gratificazione. audax deriva dal tema del verbo audeo. fischio. informazione. razionalizzazione accoglienza. sazietà bellezza. lavaggio. Ma che ci troviamo davanti a un suffisso e di quale qualità si tratti risulta immediatamente solo per ver-ace e viv-ace. mostra.) astratti. quasi sempre della la coniugazione. • Un tipo particolare di derivati è costituito dai sostantivi deverbali a «suffisso zero». ecc. III con. femminismo. guadagnare. Segue una rassegna dei suffissi più frequenti. ma. formicaio. stringa (da accusare. convenienza. astratti (da verbi) astratti (da verbi II. di oggetti esempi asinaggine. In questi due aggettivi la formazione è «motivata». capace. candeliere armeggio. che noi colleghiamo a vero e vivo. «osare». di cariche. caccia. gratifica. kquace. ecc.) astratti. felicità. magistrato. altare. suddivisi secondo le parti del discorso cui si aggiungono. barista. ossame abbondanza. domandare. pilotaggio boscaglia. concreti collettivi. guadagno. ecc. marxista. di agente. sono parole formate sì con un suffisso. autonome quasi come parole «primitive». latterìa ovvietà. ecc. Solo in latino troveranno una motivazione: per es. -are -ame -mento -amento: -anza -ata -ato -azione -enza -crìa -età -ezza -ìa -iere -imento: . cortesia. speranza. ecc. ecc. pollame. appartamento abbeveratoio. conoscenza. precarietà. ducato. legname. ditale. è evidente che sono accomunati dalla terminazione -ace e che indicano tutti una certa qualità posseduta in misura rilevante. borghesia. collettivi. mescolanza. telefonata. riparo. in impiego. efficace. attcrraggio. in -io) astratti (da aggettivi) astratti. giornale. di azione prolungata astratti. oppure -o: arresto. vivace. professione. biancherìa. calamaio bracciale.

verace.suffisso valore esempi Per i seguenti. funzion-ario. basterà un esempio: carn-agione. amic-izia. vivace perlaceo. cas-ereccio. fredd-ura. turistico. popolare. spirituale qualità (in abbondanza) affettuoso. sbalorditivo. unghiuto Un esempio per i meno produttivi: bisl-acco. invisibile. siciliano possibilità dell'azione credibile. romanesco. settembrino. contad-ino. estivo qualità (in abbondanza) amoroso. appartenenza casuale. ast-igiano. pall-ido. sanguin-olento. piovoso qualità. etnico cristiano. capacità. dent-ato. distintivo. nav-iglio. austr-iaco. fiorentino. can-ile. appartenenza patrimoniale. fruttuoso. filiak. invendibile qualità attenuata arsiccio. comasco. cad-uta. selvatico. àgile. rivoluzionario bergamasco. -iale -iano -ìbile -iccio -ico -igno -ile -ino -ìstico -ivo -oso -uale -uoso -uto amabile. tufaceo accidentale. etnico. africano. enn-esimo. cartaceo. malaticcio. violaceo. prismatico guerresco. rossiccio appartenenza. parm-ense. becch-ime. appartenenza milanese. lodevole ( = do lodare) qualità. meno produttivi. fon-ema. animoso. guard-ingo. fatale. loquace. guerr-iero. confrontabile. montuoso. settoriale apparten.. corp-ulento. pubblicitario. ris-aia. etnico civico. triestino qualità artistico. assiomatico. ecc. giudiziario. sentimentale montano. ferrigno. liber-tà. sai-ita. infingardo familiare. difen-sore. atomico. rimed-io. panciuto. dormit-orio. fangh-iglia. serv-itù. asprigno qualità civile. -àbile -ace -aceo -ale -ano -ardo -are -ario -asco -àtico -esco -ese -évole possibilità dell'azione qualità rassomiglianza. giuridico. rett-itudine. insid-ia. partecipazione etnico appartenenza qualità. secolare agrario. trecentesco etnico. cristian-esimo. gioven-tù. appartenenza appartenenza. dòcile. cortese possibilità dell'azione durevole ( = che può durare). germanico somiglianzà benigno. provenienza. provenienza. furbesco. ùtile appartenenza. monegasco acquatico. missilistico possibilità. edilizio. borghese. dantesco.. opin-ione. coraggioso. etnico qualità (spregiativo) qualità. ecc. kantiano. cultuale. codardo. campan-aro. mangiat-oia. bare-aiolo. portuale. fìssile. affidabile audace. rimas-uglio. romano bugiardo. napoletano. appartenenza apparten. madr-ina. materia qualità. alter-igia. etnico pecorino. manzoniano. mostruoso qualità (in abbondanza) baffuto. servile. testardo. nerume. attitudinale. francese. nasuto. consumistico. salutare. 342 . spagn-olo. cagliar-itano. repubblicano. estr-aneo. conoscitivo.

grande. mentre alcuni coincidono esattamente con quei quattro punti di riferimento. accrescitivi-peggiorativi. -one si hanno anche alterati maschili da basi femminili: villino. quantificare 5. e. una trentina (vedi prospetto a pagina seguente). potenziare nevicare. I NOMI «ALTERATI» Una categoria particolare di sostantivi e aggetti. zoppicare santificare. cas-ona. distribuiti in due opposi.(-ci-) eufonica tra il tema e il suffisso -ino (e talora 343 . indietreggiare olezzare. gratificare. anziché essere determinato da aggettivi qualisiddetti nomi alterati. -ona s'inserisce una -e. umanizzare. da un aggettivo un aggettivo (bello -» bellino).fissi. ecc. computerizzare abbreviare. profetizzare. • Nelle basi terminanti in -one. giudizi di valore che si possono fondamentalmente ricondurre a quattro. battezzare armonizzare.II lessema base viene dunque connotato mediante sufvi derivati mediante suffissi è costituita dai co. cas-uccia. rettificare fruttificare. dannino.I nomi alterati hanno poi la particolarità di rizioni: manere sempre nella categoria della parola base: da un sostantivo deriva un sostantivo (casa ->• casino). NOTE • Con i suffissi -ino. ramificarsi codificare.suffisso -eggiare -ezzare -izzare -iare -icare -ificare valore la semplice azione oppure un'azione intensiva o continuativa la semplice azione azione intensiva causativo intensivo valori vari esempi amoreggiare. essi sono usati per esprimere dei piccola. centralizzare. -elio. alleviare. i suffissi alterativi sono molti di più. altri oscillano tra due (diminutivi-vezzeggiativi. brutta. diminutivi-spregiativi. VARIETÀ DEI SUFFISSI ALTERATIVI Se i tipi dei nomi alterati sono essenzialmente quattro. stradello. guerreggiare. cas-accia = casa forte affettività. Contraddistinti da una ficativi: cas-ina. graziosa.). faccione.

gir-onzolare. cant-erellare. Alcuni prefissi esistono anche come parole a sé: le preposizioni a. città -» cittadina. cavalietto. giovin-c-ello. pinolo. 344 . cosona. sotto. ecc. di. cavalluccio. person-c-ina. con. trem-olare. tagli-uzzare. NOMI ALTERATI «LESSICALIZZATI» Per esempio cas-ella e cas-ello non sono usati nel senso di «piccola casa». cavalletta hanno (o hanno anche) valori autonomi. Citiamo questi suffissi mediante un esempio: rub-acchiare. meno numerosi dei suffissi. mentre cavoli-ino. LA DERIVAZIONE MEDIANTE PREFISSI I prefìssi. Così pure. cant-icchiare. 6. piagn-ucolare. parl-ottare. ma rimane nell'ambito della parola base (e perciò il vocabolario registra casi/io. • In pochi casi il tema del sostantivo si modifica: cone —> cagnetta.•one. diventa un lessema autonomo (e il vocabolario lo registra come tale). sotto casa). buffone. in. o talora frequentativo. sia verbi. Si notino anche: camion-c-ino. sbevazzare. forchetta. Talora però un nome alterato esce dall'orbita del nome da cui deriva. per assumere un proprio significato: si «lessicalizza». fra. palto-nc-ino. le parole cavallone. pullman -» pulmino. bracciolo. cannuccia. uomo -» ornane. forcone. mirino. possono essere considerati cumulativamente. perché gli stessi prefissi in genere servono a formare sia sostantivi. -elio): cannon-c-ìno. per. oltre. cavallaccio sono il diminutivo. quasi sempre derivati dal Di norma il nome alterato non costituisce un lessema a sé. sia aggettivi. il vezzeggiativo e il peggiorativo di cavallo. ecc. Altri esempi: borsello. fischi-ettare. I verbi derivati hanno un valore diminutivo (o più esattamente attenuativo). mangiucchiare. Altri sono esclusivamente elementi formativi. • Ai suffissi alterativi nominali sono connessi alcuni suffissi verbali. o peggiorativo. tra e gli avverbi contro. belletto. ma con altri valori che poco o nulla hanno a che fare con casa.

345 .. ecc. alcuni prefissi si modificano per effetto del «raddoppiamento sintattico». con + rodere -> cor-rodere. pre-. con quest'ultimo. dis-. a + atto -* a-d-atto.euecc. • In. NOTE • Davanti a determinati fonemi iniziali del verbo base. archi-.di moto e in. e allora è facile la confusione con un altro prefisso greco.( = è un'innovazione dell'italiano il prefisso s-.privativo (dal greco). ecc.privativo. prò-.negativo è in concorrenza con altri prefissi negativi (a-. «di nuovo». ana-. bi-. in + porre -» im-porre. fonica (a-n-alfabeta. In. a-n-archia). • Si faccia attenzione a non confondere a.latino. s-. ecc. come ante-. in anagrafe. che troviamo per es.: cantra + dire -» contra-d-dire.negativo. derivano dal greco a.). in. per fenomeni di assimilazione. ana-gramma.negativo derivano entrambi dal latino. an. ma hanno origine e significato del tutto diversi (sono cioè «omonimi»). ana-tomia. s'inserisce -n. arci-. anti-) e da ciò talora risultano coppie con differenziazione semantica più o meno pronunciata: immorale («che offende la morale») ~ amorale («che ignora la morale»). an-agogico. davanti a vocale.(dal latino ad: avvicinamento) con a. «su». inutile («non utile») ~ disutile («dannoso»).

risultano da: • sostantivo + verbo: manomettere. • tema verbale + tema verbale: andirivieni (andi. ecc. mezzofine. • a differenza di quanto accade nella derivazio• avverbio + sostantivo. entrambi i componenti sono malcontento. parapetto.AGGETTIVI le può essere molto lontano dalla semplice somGli aggettivi composti risultano da: ma dei componenti. palcoscenico. Tra le parole composte troviamo in prevalenza sostantivi. barcamenarsi. che presentano caratteristiche in parte diverse dalle parole composte viste fin qui. galantuomo. ciascuno con un suo significato. fuoribordo. cavatappi.col primo determinato dal secondo. ecc. manovrare. grattacielo. francobollo. • la parola che risulta dalla composizione è un nuovo lessema. ecc.7. ecc.col secondo rappresentante un'apposizione del primo: arcobaleno. SOSTANTIVI I sostantivi composti risultano da: • sostantivo + sostantiva. passaporto. I vari tipi di parole composte si distinguono in base ai diversi componenti e alle diverse combinazioni. maledire. capricorno. mativi». attingono largamente alle lingue classiche. PAROLE COMPOSTE SCIENTIFICHE I linguaggi scientifici e tecnici. ecc. messinscena. acquedotto. mezzanotte. controindicato.. cosiffatto. ecc. camposanto. grancassa. chiaroscuro. capogiro. che sono pochi (in gran parte derivati dal latino o formazioni antiche).aggettivo + sostantivo. è il tipo più produttivo e popolare: affittacamere. Il tema verbale corrisponde all'imperativo e il sostantivo può essere singolare o plurale. ecc. ferragosto. con un proprio significato. malaria. grillotalpa. gattopardo. bassorilievo. la prima delle quali determina la seconda (vedi schema a pagina seguente). lunedì. il qua. verbi. dormiveglia. • avverbio + aggettivo: benvenuto. controne (in cui suffissi e prefissi sono «elementi forpotere.. cassaforte. caposaldo. rompicapo. giravolta.. . attaccabriga.. soprattutto al greco. e precisamente: ..col primo che funge da complemento del secondo: terremoto (= «moto della terra»). • avverbio + verbo: benedire. Da notare anche: sostantivo + preposizione + sostantivo: saltimbanco. grigioverde. ecc. verderame. . bagnasciuga. circondare. non parole). lessemi. capobanda. cassapanca. piantagrane. malsicuro. avverbi). e più in generale la lingua letteraria. benpensante. meno numerosi gli aggettivi e i verbi. . capostazione. rossocrociato. fuoruscito. terrò/erma. • aggettivo + aggettivo: agrodolce. Per cogliere il meccanismo della composizione si tenga presente che: • tema verbale + sostantivo. Tra i modi per ottenere composti scientifici prevale la combinazione di due basi (costituite da temi di sostantivi. per formare parole composte. 346 . . perdigiorno. ecc. giocoforza. cavolfiore. LE PAROLE COMPOSTE La composizione è un procedimento meno comune della derivazione e solo pochi tipi di composti sono largamente produttivi. lavapiatti. ecc. ecc. che funge da complemento: nerofumo (= «il nero del fumo»). portafoglio. ecc. capovolgere. alto/orno. biancospino. VERBI I verbi composti. acquavite. saltimbocca. tiremmolla. madrepatria. sempreverde.sostantivo + aggettivo: acquaforte. contrinformazione..è forma antica per va'). aggettivi.

fisiocrazia. comando monarca. cronometrista. che vive biografia. endogamia. dal tema di philéo. endòcrino. democrazia. monarchia da sé. biologia. allopatia. che mangia aerofagia. -fago -filìa. di sé autonomo. bibliografia. autopsia. biofisico. emofilia.Più di rado è la prima parola ad essere determinata dalla seconda. catarifrangente testa cefalòpodi. idròfilo (vedi § 8) filogenesi. catàlisi. «sapienza» (= amore della sapienza). NOTA • Oltre a composti omogenei. catatonico. 2) esogamia. antropòfago amore. nevralgia. burocrazia colore monocromia. filosofia. francofilia. fisionomia. filogenetico fisiologia. antropomorfo che comanda. euforico. endògeno 1) dentro. eutanasia mangiare. ecologo. che funge da complemento. nostalgia altro. gerontocrazia. per es. alloglotto. indietro anàbasi. microcefak governo aristocrazia. «amare» e da sophìa. esògeno bene. -filofilofisio- valore esempi dolore cefalalgia. cromolitografia tempo cronologia. cefalalgia. cromosòma. eufonia. bibliofilia. autobiografia. fisioterapista 347 . pitecantropo. -cromocronodemoecoendoesoeu-fagìa. che ama. diverso allòfono. con basi entrambe greche. automobile (vedi §8) libro bibliofilia. demografia. policromia. se ne hanno con una base greca e l'altra latina (come endovenoso). BASI LESSICALI PIÙ COMUNI NEI COMPOSTI SCIENTIFICI DAL GRECO base -algìa alloana-antropo-arca. filo- ecc. cronometro. termosifone. cronistoria popolo democrazia. antropofagia. demoscapico casa. allòtropo sopra. anagramma uomo filantropo. idrocefalo. aerobio giù catalessi. anafilattico. buono eufemismo. oppure con una greca e l'altra italiana (o da altra lingua moderna). 2) fuori 1) esofago. antropologia. Per esempio: filosofia. filologo. ambiente ecologia. esoterico. burocrazia. interesse. gerarchla. biblioteca vita. patriarca. anagrafe. economia. stirpe natura so/o. biodegradabile. -archìa autobiblio-biocata-cefalo-crazìa -cromìa. bibliòmane. democratico. filologia. ecosistema dentro endocranico.

ecònomo. -nomo omeoomoortopan-. idroponica. che misura geometria. fotosintesi. macromelia. autografo. eterònomo legge. piròmane. paradigma. ipogèo terra 1) sacro. patògeno geologia. logomachia (vedi § 8) macrocosmo. interesse. pantopara-patìa. metalinguaggio. termosifone taglio. monocròmo. microcefalo. schizofrenia nascita filogenesi. sinclinale. telepatia. geroglifico. -grafo-iatrìa. antropomorfo. geografia. autònomo. allomorfo. misògino. tonsill-ec-tomia. paràlisi pietra litografia. analogia. termòmetro. pedogenesi piròscafo. paradosso. cleptomane. protozòo. filologo. esògeno. ortodosso panorama. megalòpoli. omeotermo uguale omofono. zoomorfo. protostoria anima psicodramma. macrodonte (vedi § 8) grande. grafologia. 2) geriatra. gerocamio scrittura. neòfita. psicofarmaco. omogeneo. -latra idro-lisi -lito-logìa. trigonometria. idrofugo. patologico pedagogo. monoteiunico. termonucleare. polìgamo. metafisica. fotosfera (vedi § 8) mente frenologia. psicopatico insieme con simpatia. ortografia. televisione (vedi § 8) calore termologia. archeologia. misoneismo. zoologo. diàlisi. amperòmetro microbiologia. sincronismo. lungo follia. pediatra. flebòtomo animale zoologia. idrofobo. panteismo. simpatia. psichiatria.astrologia. metatarso misura. che di. ma. logografo. -fonofotofreno-. antipatico. -mane meta-metrìa. pirotecnico fuoco città acròpoli. pediatra fanciullo suolo pedologìa. oligofrenia. omòlogo. megafono. telefono. metròpoli. -metro micromisomono-morfoneo-nomìa. laparotomia. telefonia. -frenìa -genesi -geno -geogero-grafìa. -patico. pantomima tutto parabola. microscopio (vedi § 8) piccolo odio misoginia. zootecnico. grafomania. ecc. patoped-. omònimo retto ortografia. poligrafo pediatria. polivalente molto primo protòtipo. sincronociclotrone lontano telecinesi. che taglia anatomia. fotografia. fotogenesi. claustrofobla. che scrive calligrafia. misoneista monòlogo. idrofobia. tico. 2) vecchio 1) gerocrazia. folle cleptomania. litosfera. frenastenico. elettrolisi. paranoico (vedi § 8) presso. ortopedico. che cura acqua idrofobìa. ortopedia. patògeno. psichiatra cura. -tòmico -zoo- valore odio. pedagogia. pedipedopiro-poli poliprotopsicosinteletermo-tomìa.cardiopatia. ortoepia. protoplasma. necròpoli. polifonia. monàlito discorso. teriomorfo nuovo neolitico. idrògeno. che odia esempi agorafobia. solo smo (vedi § 8) forma morfologia. psicologia. geocentrico. metapsichica. litologia. piroclastico. pantografo. pedagogista. ontogenesi che genera endògeno. xeno/beo cacofonia. protozòo 348 . interessa papirologo. idrogeno. neologismo. -fobo -fonìa. monògamo. patologia. che segue una legge simile omeomorfo. ce. omeopatia. melomane oltre. osteopatia. poliglotta. fonologia (vedi § 8) suono luce fotogenesi. neoantropo (vedi § 8) autonomia. economia. monòtono. antipatia.base -fobìa. cardiopalato di. ecc. geometria. -logo macro-manìa-. ecc. termometro. idrocarburo scomposizione anàlisi. malattia. tendòpoli polìgono. sentimento.

filodiffusione. ecc. eurovisione filarmonica. E le parole così ottenute. Prefissoidi e suffissoidi sono tratti dal greco (in qualche caso li abbiamo già visti come basi di parole composte scientifiche1). decibèl emiciclo. -cida. o sono formazioni nuove. aero-.NOTE • Nel prospetto le basi sono precedute o seguite. equipollente. o anche precedute e seguite. autobotte. aeroporto. metà uguale Europa che ama (vedi § 7) filo suono (vedi § 7) esempi aeroplano. in italiano. cicloturismo. ceno-. cioè elementi simili a un prefisso (per es. in cenobita da koinós («comune»). decagrammo. autobiografia. equivalente euromereato. «di sé» (in autonomo. per esempio. auto-. il cui numero cresce costantemente. autocontrollo. 349 . aeroplano l)da sé (vedi § 7). PREFISSOIDI E SUFFISSOIDI Un meccanismo di formazione delle parole che sta a metà fra la derivazione e la composizione si ha per mezzo di quelli che vengono chiamati prefissole!! e suffissoidi. decàmetro decigrammo. autoporto ciclomotore. Per esempio. in cenozoico da kainós («nuovo»). autorimessa. decaedro. -dromo). o dal latino. ecc. ciclo-) o a un suffisso (per es. 8. quella che formalmente in italiano si presenta come un'unica base. filovia. base che nei composti scientifici. equidistante. «a motore» (in autobotte. fonovaligia 1 Per esempio auto-. eurodollaro. filoviario fonoassorbente. aerostazione automobile. in cenotafio è da kenós («vuoto»). ecc. • A causa della resa imperfetta. emisferico equiangolo. Invece in altre lingue europee l'ortografia greca originaria in complesso viene rispettata più scrupolosamente. autonoleggio. cinecassetta. ciclocross cinemascope. o in entrambe le posizioni. cinematografo dieci decima parte mezzo. cinepresa. ei = i. emiplegia.).). emicrania. cinedecadeciemiequieurofilofilofono- valore aria. sia quello di «proprio dell'automobile». dal trattino a seconda che siano impiegate come primo o come secondo elemento dei composti. ecc. di alcuni fonemi o gruppi di fonemi greci (y = i. filocinese. la base -poli di metropoli è da pòlis («città»). autopattuglia. oi = e. a motore cerchio. ciclostile. ecc. filonazista filobus. ha il significato «da sé».) si producono alcuni casi di «omonimìa». cinerama. decimetro. Ecco. autonoleggio. ai = e. autocontrollo. autocombustione. filodrammatico. decilitro. fonogramma. cineromanzo decàlogo. mentre come prefissoide ha sia questo stesso valore (in autodifesa. -bus. sono proprie anche o prevalentemente della lingua d'uso comune. la base poli. autotrazione.di poligono da polys («molto»). la resa dei termini citati in inglese: poligono = polygon / metropoli = metropolis'. cenotafio = cenotaph / cenobita = coenobite / cenozoico = cainozoic. PREFISSOIDI prefissoide aeroautociclocinema-. fonorivelatore. eurodeputato. autodifesa. aerodinamico] aeromodello. 2) dell'automobile.). Hanno un valore più preciso dei prefissi e dei suffissi e d'altra parte si usano più liberamente ed estesamente delle basi delle parole scientifiche.

discoteca. minibus. cineteca. supremo iperacidità. superstrada teletelefono. centrifugo fugge discorso. macrostruttura. minigolf. ipertiroideo. pentametro. -logo -òide -teca -via -voro NOTA valore esempi mezzo pubblico òmnibus. teleutente SUFFISSOIDI suffìssoide -bus -cida -cidio -colo -dromo -fero -ficio -forme -fugo -logìa. filovia. cravattificio. maxiprocesso. monopezzo motoa motore motocicletta. superconduttore. onnipresente. viticolo luogo di gare autòdromo. macroscopico. megalomane micropiccolo microcircuito. paramilitare. neopositivismo onniogni. onnivoro • I confini tra prefissoteli e suffissoidi da una parte e lessemi-basi di parole composte scientifiche dall'altra non sono sempre esattamente precisabili: molto dipende dal valore e dall'uso dei composti ottenuti. microvolt. megalopoli. microfilm. onnivoro parapresso (vedi § 7) parastatale. funivia. che febbrìfugo. megafono.prefìssotele valore esempi fotofotografia (vedi § 7) fotocronaca. imbutiforme che mette in fuga. televisione telecomunicazioni. sia nel prospetto delle basi greche. (vedi § 7) simile a deposito. motofurgone. pastificio. paratifo pentacinque pentagono. cremlinologo. fotomodella. (vedi § 7) telecronaca. onnicomprensivo. multiforme. colorificio. fiammifero. iperteso. telecamera. alla coltivazione agricolo. ipotensione macrogrande (vedi § 7) macroevoluzione. ecc. frigorifero. suffissoide biblioteca. vinicolo. prefissoide.grande megaciclo. neodeputato. microchirurgia minipiccolissimo minigonna. insettìvoro. minibus monosolo (vedi § 7) monocolore. metà semiasse. superperito. semidio. ippòdromo. pluriclasse. callìfugo. megalo. semicerchio. paramedico. inferiore ipoalimentazione. maxicappotto. telecomando. suicida. via che mangia politologo. neocolonialismo. regicidio. macrobiotica maxigrandissimo maxigonna. ipernutrizione. fotolibro. salumificio che ha forma di uniforme. ipoglicemia. filiforme. pseudovalore semimezzo. paninoteca ferrovia. pseudoconcetto. semifinale. schizoide. fotocopia. ecc. monotype. microonda. insetticida uccisione omicidio. velòdromo. ipodermico. tutto onnisciente. Perciò troverete registrati alcuni elementi formativi (segnalati dal rinvio) sia qui. pseudoletterato. multimiliardario. motocompressore. multinazionale neonuovo (vedi § 7) neocapitalismo. telecopia. genocidio relat. sciovia carnìvoro. paranoide. monocoltura. cerealicolo. suicidio. semiprofessionista supersuperiore supercolosso. plurivalente pseudofalso pseudonimo. fruttifero luogo di lavorazione opificio. fotomontaggio ipereccessivo. multilaterale. monofase. telemessaggio. maxitestimone mega-. 350 . scuolabus uccisore omicida. erbìvoro. aeròdromo che porta calorifero. pluridecorato. telefoto. vermìfugo. aerobus. vaticanologo androide. àutobus. minibar. ipermercato iposotto. infanticida. pentavalente pluripiù di uno pluriaggravato. motocross multicomposto di molti multicolore. pentapartito.

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Questa discendenza segue peraltro due linee diverse: ci sono parole di tradizione popolare e ininterrotta e parole di origine dotta. nei secoli VI-XI che videro il passaggio dal latino. alle lingue neolatine in via di formazione. Perciò le parole adoperate da quanti parlavano quel «vol- Le parole «ereditate» furono soggette ai fenomeni fonetici che caratterizzarono il passaggio dal latino classico al latino volgare e. e di conseguenza subirono alcune modificazioni. Sebbene al livello del lessico le lingue siano aperte a un più rapido rinnovamento e pronte ad accogliere elementi estranei. TRASFORMAZIONI PER EFFETTO DI FENOMENI FONETICI DAL LATINO ALL'ITALIANO Nell'Alto Medioevo. una rilevante omogeneità. mentre il linguaggio delle lettere. della filosofìa. La formazione storica del lessico italiano e l'etimologia 1. «ereditate» le parole che non si cessò mai di impiegare. Ci limitiamo. Noi chiamiamo «di tradizione ininterrotta o popolare». all'italiano. L'ORIGINE LATINA: PAROLE «EREDITATE» Come nelle strutture morfo-sintattiche. della scienza non rispondeva più ad alcuna esigenza vitale. Sarebbe superfluo fornirne un'esemplificazione: costituiscono la maggioranza di quelle che ancor oggi abbiamo più spesso sulle labbra. gare» che diventerà l'italiano erano le parole legate alle necessità dell'esistenza e del lavoro quotidiano. o più precisamente dal latino parlato o «volgare». ad affetti e credenze semplici. alle relazioni familiari. a pochi esempi. per la sua derivazione dal latino. da questo. nella tabella che segue. una larghissima maggioranza dei lessemi della nostra lingua presenta. o.41. più brevemente. così nel lessico l'italiano continua il latino. 352 . gli orizzonti della vita associata si erano ristretti. In tal modo si continuò solo il nucleo fondamentale del lessico latino.

tela. le parole dotte si sono sottratte ai mutamenti fonetici subiti dalle parole di tradizione popolare e riproducono intatta. avere. in determinati casi.> -zz. ma è dotta la loro origine. tenet pilus. la desinenza) la struttura delle parole latine: amare. Tutti costoro. stella. anche come lingua parlata. Il fenomeno s'intensifica dopo il risveglio della cultura promosso da Carlomagno e ancora più quando. 2.> -ssincope di vocale o sillaba atona Ma non tutti i fonemi o i gruppi di fonemi del latino subirono alterazioni. centum. perdere. amore. amor. lieve. si trasforma in». ecc. i. scrìbere fructus. fumo. bibere au > o ù tonica > o -b. la forma originaria. in determinate sedi e occasioni. Il latino è ora patrimonio di una ristretta cerchia di ecclesiastici. (in latino: amare. tiene pelo. L'ORIGINE LATINA: PAROLE DI PROVENIENZA DOTTA IL LATINO SOPRAVVIVE COME LINGUA SCRITTA come unica lingua scritta e in una certa misura. Nei secoli dell'Alto Medioevo il latino. audit bucca. pectus. duole coda. herba. vita. in quanto non rimasero in uso ininterrottamente. e infine col risorgere della cultura antica nell'umanesimo.> -v-ct. 353 . o con lievi modifiche. tela. ecc. amicus. perdere. taurus. toro. sol. levis. si valgono nella vita quotidiana del «volgare» della regione in cui risiedono.> pi-di. placet medius. bene. otto piano.> -ttpl. pratum. petto. i pochi confronti che seguono. vivo. piscis. per presentare il materiale di confronto nel modo meno complicato. ma le ricavarono dai libri e le misero di nuovo in circolazione i «dotti». nel Duecento. Qui si da il nominativo. furca faba. novus. ormai inutile in una società economicamente e culturalmente impoverita? Esso non «muore».italiano latino fenomeno fonetico è tonica > ie i tonica > e o tonica > uo pietra. verde. secco cuore. sponsa. bere petra. oggi mese. radius. di notai. gallo. pesce. sposa. dolet cauda. luna. nuovo. prato. IMMISSIONE DI PAROLE LATINE NEL LESSICO ITALIANO Che cosa avviene del rimanente. è. fumus.opp. ricco lessico del latino. o più semplicemente parole dotte. Le parole latine che entrano per questa via nel lessico italiano si chiamano parole di provenienza (o origine) dotta. Bastano. scrivere frutto. plenus. cantare. siccus cor. Sul termine «dotte» non si deve equivocare: spesso sono parole oggi di uso comunissimo. di grammatici. sopravvive — non solo in Italia. Nella colonna del «fenomeno fonetico» il simbolo > significa «diviene. ecc. stella. cioè la forma registrata dai vocabolari latini. coloro che le leggevano nei testi latini. vìridis. si aprono le prime università e si ha la rinascita della vita cittadina. vivus). amico. -ggi•ns. hodie mensis. di giudici. piace mezzo. bene. octo planus. forca fava. raggio. sole. erba. cantare. pieno. ode bocca. = e breve. e quindi molte parole italiane riproducono fedelmente (a parte. Prese dai libri. a dimostrarlo. sia pur maneggiato rozzamente per quanto riguarda la morfologia e la sintassi. vita. i breve. ma in tutta l'Europa occidentale - 1 Sostantivi e aggettivi italiani continuano di norma la forma obliqua latina (ricavabile dall'accusativo). croce. prehensus domina. come non muore la stessa lingua latina. gallus. crux. luna. cento. preso donna. habére. Sono dunque «bilingui» e naturalmente portati ad usare anche nel parlato questo e quello tra i termini latini che conoscono. ben inteso.

per es. ma una di tradizione popolare (e con mutamenti fonetici). l'altra di origine dotta (e. «pesare con la mente»). Più spesso si ha una netta differenza di significato. la quale però è una formazione «dotta». come tra aia e area o tra pesare (che continua nel suo senso proprio il latino pensare) e pensare (che sviluppa un senso traslato del lessema. intatta o quasi rispetto al latino): Raramente le due parole delle coppie hanno un valore identico o molto vicino (come nel caso di cerchio e circolo o di moggio e modio). un aggettivo o un verbo —. Talora poi a una parola «ereditata» si collega un'altra parola — ad un sostantivo.. 354 . nella forma.In molti casi coesistono in italiano coppie di parole («doppioni») derivate entrambe dalla medesima parola latina.

schietto. maresciallo. aria. il latino. dunque. gondola. ma moltissime altre parole presenti oggi nelle terminologie delle varie scienze non sono creazioni nuove. l'Italia subì varie incursioni e invasioni di Germani. scuola. mandorlo. La terminologia scientifica. spola. Chiamiamo prestiti le parole. stinco. prete. Gran Bretagna. Le parole germaniche (in prevalenza longobarde) che entrarono nel lessico in via di formazione dell'italiano in parte sostituirono termini di uso comune (come guerra. cefalo. nel Medioevo. (matematica) aritmetica. bambagia. Altre parole penetrarono poi in italiano.L'APPORTO DEL GÉECO II latino contribuì anche a formare i lessici speciali delle scienze. staffa. falò. papa. è stato più determinante l'apporto del greco. una minoranza di conquistatori che assorbe la cultura del paese soggetto e poco alla volta ne adotta la lingua. attraverso le complesse vicende storiche che hanno interessato il nostro paese. teoria. Tale traccia. In questo campo. mentre è ben avvertibile nel lessico. non senza tuttavia lasciare. Essi sono stati via via introdotti dai ricercatori ora in Italia. tregua (istituzioni e cariche) castaido. in parte si affiancarono a termini preesistenti (come bosco. strozza (aggettivi) bianco. Molte parole greche erano state infatti assimilate dal latino e sono giunte a noi attraverso di esso: L'ELEMENTO GERMANICO anfora. psiche. NOTA • La presenza dell'elemento greco è cospicua nel nostro lessico anche a prescindere dalla terminologia scientifica. Basti qualche esempio. teorema (astronomia) eclissi. nell'italiano. sedano. chiesa. Vediamo qualche altro tra i principali «germanismi». è internazionale. ecc. bruno. trappola (parti del corpo) anca. nervo. camera. finché i Longobardi stabilirono il loro dominio per due secoli (dalla seconda metà del VI secolo alla seconda metà dell'VIII) su quasi due terzi del paese. però. guardia. per buona parte su base greca (e latina). poligamia. stanga. Queste sono parole di origine dotta. elmo. è praticamente nulla per quanto riguarda le strutture morfo-sintattiche. I Germani in Italia rappresentano quello che i linguisti chiamano un «superstrato». guidrigildo). in parte ancora si affermarono perché designavano oggetti o strumenti nuovi o esprimevano nuove nozioni (è il caso di fiasco. palla. tema (antropologia cultur. con un vantaggio che è superfluo sottolineare per gli scambi d'informazioni tra studiosi e per il progresso stesso del sapere. olivo. dal greco bizantino: duca. stomaco. colpo. sintassi. che soppianta il latino bellum). nocca. faringe. § 7). nella lingua così come nelle istituzioni e nei costumi. derivate da altre lingue. e si sono poi diffusi in tutti i paesi. orfano. ricco. ma molte altre di tradizione ininterrotta dimostrano quanto i grecismi si fossero radicati nella lingua parlata: Crollate le difese dell'Impero Romano. ecc. ecc. tra i tanti che potrebbero essere proposti: 3. monaco. sghembo. tonno. ma preesistevano in greco. braccio. molo. I «PRESTITI» La copiosa sorgente che ha formato e poi ha continuamente alimentato il lessico italiano è. stamberga. filosofo. bottega. bega. maniscalco (casa. zio. colla. che conviverà con selva e foresta. flebite (filosofia) dogma. simbiosi. panca. delfino. àrgano. una traccia più o meno profonda. Ci siamo già occupati dei composti scientifici per i quali si impiegano basi greche (vedi capitolo 40. che assommano ad alcune centinaia. vescovo. grigio. parallasse (fisica) atomo. Ma altri rivoli.) etnico. Olanda. sillogismo (linguistica) fonetica. arredi. carta. canestro. Germania. ecc. suddivisi per campi semantici o categorie grammaticali: (vita militare) banda. faida. cattedra. androne. strale. sono confluiti nella corrente principale. 355 . energia. Gli innumerevoli termini scientifici di origine greca non sono propriamente «prestiti» del greco all'italiano. balena. battesimo. plasma (medicina) anatomia. lesto. snello ciliegio. che hanno contribuito a formare il lessico che noi usiamo. galassia. sfera. sala. di base latina). spranga. ora in Francia. gamba. calce. poeta. strumenti) balcone. schiena. gramo. basilico.

dama PRESTITI DA ALTRE LINGUE A parte l'inglese. spaccare. assise. del portoghese.pattinare. che. cifra. guerriglia. azzurro. piuttosto. I termini francesi antichi e provenzali penetrati in Italia in numero abbastanza considerevole. risorsa. piroga. uragano. banale.betico esemplificativo: minatori in Sicilia per due secoli (tra il IX e abbordare. tallero. strofinare. marciare.. tariffa. dei Francesi. da lingue dell'Africa e del Vicino Oriente 356 . limone. alambicco. guardare. quintale (vita di società) baciamano. etichetta. ecc. altre lingue hanno dato un contributo modesto al lessico italiano. tara. tuffare.arabismi» è dovuta. pistola. borace. cotoletta. di cui ci occuperemo nel prossimo paragrafo. ecc. sfarzo. I guerrieri di Carlomagno erano già quasi completamente romanizzati: più che dei Franchi. zero. regìa. convoglio. brindisi. repubbliche marinare con l'Oriente e al prestigio furgone. baia. risacca. la maggior parte dei numerosi bicicletta. corsetto. ambulanza. nadir. L'influsso che possiamo chiamare francese antico si protrae nei secoli seguenti. per es. turbina. e appartengono a svariati campi semantici: (vita militare e marineria) casco. sciarada. desinerò. Ricordiamo per es. ma per il tramite dello spagnolo. sussiego (termini più generali) accudire. Tuttavia. nella medicina. messere. scirocco. OS O EH CO W Z O H. cavaliere. pensiero. gettare. penetrati in genere in italiano non direttamente. da altre lingue germaniche droga. vigogna. mais. cacao. comitato. zenit. co w o <1 o I— H In secoli più vicini a noi penetrarono poi in italiano altri «germanismi»: dal tedesco. corsiero (arredi. verso la fine del secolo Vili. mangiare. sci. dogana. diedero un nuovo assetto al Paese. ecc. quando la Spagna esercitava il suo dominio diretto o indiretto su varie parti del Paese. zafferano. bisogno. anche per effetto del costituirsi in Francia di due lingue letterarie — francese e provenzale — in anticipo sull'italiano. mestiere. canoa. fiordo. appello. cremisi. scarlatto. tabacco. zucchero. manovra. nella chimica). patata. preghiera. tappa. cretino. fermaglio. gómena. che nel Medioevo perpetuò marrone. albicocco. lingotto. vampiro. blu. scudiere. dolina e poi un certo numero di «esotismi» da lingue extra-europee.1 IS] Il flusso dei prestiti dal francese continuò anche in seguito. saga. carciofo. cotone. soda. gioiello (termini di carattere più generale) cominciare. cannibale. brillantina. fondaco. timbro. russare. melanzana. chiazzare. la calata in Italia dei Franchi. battuti i Longobardi. ascensore. giullare. tolda (commercio) azienda. l'XI). vesti) cuscino. (vita militare) bandiera. rotta. disinvoltura. viaggio. soprattutto nel periodo — tra il Settecento e gli inizi del Novecento — in cui la linL'INFLUSSO ARABO gua francese esercitò un netto predominio cultuL'Italia nell'Alto Medioevo fu esposta anche alle rale in tutta l'Europa. parata. impegno. cassero. lignaggio. cioccolata. giardino. Così gli arabismi si possono assegnare quasi tutti a due campi semantici nettamente individuati: (marineria e commercio) arsenale. ohbarda. scherzare. arancio. schiera. (scienze) algebra. steppa. demanio. del francese o dell'inglese.. equipaggio. Provengono da lingue delle popolazioni autoctone dell'America caimano. PRESTITI DALLO SPAGNOLO Gli «spagnolismi» penetrarono nell'italiano soprattutto fra il Cinquecento e il Seicento. recluta. della cultura araba. avventura. passaggio. ecc. complimento. amaca. ostaggio. brio. amalgama.ingaggiare. dispaccio. Dei numerosi altri «franinvasioni dal mare: gli Arabi compirono molte cesismi» ci limitiamo a riportare un elenco alfaincursioni e scorrerie e si insediarono come do. ammiraglio. cobalto. PRESTITI DAL FRANCESE L'ultima ripercussione di quel movimento di popoli che va sotto il nome di «invasioni barbariche» fu. ai contatti delle trollare. soprattutto tra il Mille e l'inizio della nostra civiltà letteraria. con«. puntiglio. pacchetto. riguardano alcuni campi privilegiati: (vita politica e cavalieresca) reame. blocco. torba. grandioso.Vi (verbi) buttare. ecc. duna. flotta. prola tradizione scientifica greca (nell'astronomia. macabro. tartina. da lingue slave.. magazzino.

Ciò vale a maggior ragione per i calchi linguistici. tedesco. oltreché dall'italiano e dallo spagnolo). La capacità di assimilare elementi eterogenei è inoltre indice di vitalità in una lingua. ma rappresenta il mezzo principale per assicurare l'arricchimento del lessico e il suo adeguamento a sempre nuove esigenze. si trova per quanto riguarda il lessico a metà strada fra una lingua germanica e una lingua neolatina (giacché i prestiti gli giunsero in prevalenza dal latino e dal francese. Solo il linguista accerterà la provenienza straniera di questi lessemi. ecc. cioè le parole formate. l'India e il Giappone sono infine rappresentati da giungla. oppure per i nuovi valori assunti da determinati lessemi sull'esempio di un uso straniero (per es. con materiale lessi- cale italiano. tulipano.. pagoda. nirvana. grattacielo «ricalcano» rispettivamente Eisenbahn. bonzo. interview e skyscraper. ma. 357 . orango. sorbetto. ecc. considerato nel suo assieme. 4. iberiche. vertice come «incontro ad alto livello» sulla base dell'inglese summit). galliche. turbante. il fenomeno non solo è comune a tutte le lingue. si sono per così dire «naturalizzati». ma integrò nel suo lessico voci etrusche. caffè. intervista. LE PAROLE STRANIERE «PRESTITI» E «CALCHI»: LA LORO ASSIMILAZIONE E L'ARRICCHIMENTO DEL LESSICO Tutti i prestiti che abbiamo citato fin qui hanno in comune una caratteristica: si sono adattati alle norme della fonologia italiana. inglesi). ferrovia. mentre il parlante non ne avverte affatto l'originaria estraneità. Tra le lingue moderne il più vorace assimilatore è stato l'inglese: lingua germanica nelle sue strutture morfo-sintattiche. samurai. integrandosi nella compagine del lessico. sul modello di parole straniere (per es. scimpanzè. osche. ecc. ragià. veranda.banana. Il latino non attinse solo larghissimamente al greco. Non tutti i prestiti o i calchi sono necessari e indovinati.

fedayìn. nadir) e pochi altri (come caos e gas). snob. software. freezer. paillard. routine. restau. che ciascuno saprà allargare a piacere: (alimentazione) self-service. roulotte. tram. ing tanto che parecchi francesismi già ampiamente (professioni) baby sitter. judo. II fenomeno oggi dominante è invece l'afflusso degli anglicismi. stock. élite. trust. gli sport e i giochi. laser. tour operator. alpcnstock. Prima dell'Ottocento i prestiti che presentano una fisionomia anomala sono rarissimi: i nomi dei punti cardinali (nord. kulak. test. ma investono tutto il lessico. cameraman. footing. trend. stand. set. samovar. week-end. humour. meeting. i prestiti dall'inglese. check-up. ketchup (abbigliamento) bikini. (arti) blues. best-seller. mister. master. habitat. 358 . trolley. spleen. leasing.DAL «PRESTITO» ALLA «PAROLA STRANIERA» L'ALLUVIONE DELL'INGLESE Quanto si è detto vale finché i prestiti vengono assimilati e integrati nel sistema del lessico originario. tabloid. suspense. handirant. wadi.craft tativamente modeste e di termini di uso circo. ticket. ovest). hostess. soubrette. ma rimangono intatte: per es. cartoon. steward. blitz. gap. yacht. dopdecenni del Novecento. machete. slip. chance. film. bit (moda) haute couture. ecc. basic. claque work (altri) chic. sommariamente individuati. poster. tunnel. Fino a qualche decennio fa gli anglicismi non superavano per numero i francesismi e. statu quo. rum. Oggi le parole inglesi d'uso più o meno comune si avvicinano probabilmente alle due migliaia e non sono facilmente inquadrabili in determinati campi semantici. conservano intatta la loro forma: leader. le parole greche logos.cap. mannequin (oggi: pubblici. team. pathos. flirt. intellighentsia. design. container. sport. ecc. shock. l'abbigliamento. tà. l'arabo teli. taxi (cinema e tivù) star. garage. teen-ager. shaker.(organizzazione aziendale) manager. muezzin. quasar molti termini lasciati intatti: (informatica) computer. lo spagnolo camarilla. oinochòe e le latine (ma spesso si tratta di latino medioevale o di forme flesse): memorandum. mantilla. ferry-boat. body. foyer. leva del cambio. mass media. il russo zar. tight. il giapponese mikado. nell'Ottocento. pick-up L'ONDATA DEL FRANCESE (trasporti) jumbo. qualche termine arabo (àzimut. black-out. summa. fasi food. chiffon. goal. lager. poi l'onda di piena passa. virus. Il flusso diventa alluvione dopo la II Guerra Mondiale. designer. whisky. sit-in. deficit. polis. sexy. quark. gag La corrente scorre sovrabbondante fino ai primi (sport e giochi) bowling. input. sud. scoop (trasporti) hangar. in vari campi semantici. referendum. hoverIn tutti questi casi si tratta di immissioni quanti. cicche. forme adattate: per es. record. iter. smoking. harakiri. numerosi. indossatrice). sponsor. bridge. cricket. full. radar. tennis. kamikaze. e quindi molte parole straniere vengono ricevute e utilizzate nella loro forma originaria. golf. fixing (scienze) transistor. show. gin. come la politica e l'economia. poker. gulag. koinè. ikebana. Ai prestiti adattati e ai calchi. bunker. fellah.E ancora: big. i mezzi di trasporto. paella. ecc. senza adattamenti. plaid. scritto. hamburger. si affiancano. est. Ben più consistente è stato l'apporto del marketing francese. chauffeur. Ciò si verifica in prestiti delle più diverse provenienze. pure (commercio e finanza) supermarket. come si vede dagli esempi. boom. toast. perestroika. stress. réclame. diffusi hanno ceduto il posto a parole diverse o a press agent. brioche. shorts (oggetti d'uso) boiler. È quanto è accaduto per l'italiano fino a un certo punto della sua evoluzione. ecc. Qui se ne da un'esemplificazione solo indicativa e pertanto limitatissima. Fin dall'inizio. slogan. pedicure (editoria e giornalismo) offset. continuum. riguardavano in prevalenza settori definiti. smog. Anche il greco e il latino forniscono parole che non vengono adattate all'italiano in quanto parole «dotte» o «scientifiche». grippe. karaté. autista. executive. toreador. tranne rare eccezioni. net(teatro) matinée. terminal. con gruppi. marron glacé columnist. comfort. ecc. zenit. derby. ristorante. Il processo di «naturalizzazione» dei prestiti s'indebolisce nell'Ottocento e nel Novecento. panzer. monitor. Così il tedesco ci da edelweiss. (gastronomia) menu. Weltanschauung. partner. influenza. décolleté. agenda. camper. clergyman. gaffe. golpe. privacy. walkie-talkie.

come abbiamo visto anche attraverso molti esempi (nei § 1-2 di questo capitolo). Non sempre il rapporto fra una parola italiana e la sua base latina è semplice da fissare. Come un organismo. si manifestano forme di resistenza. Come sappiamo. ma semplicemente ricostruire l'origine e la storia delle parole che compongono il lessico di una lingua. il quale invece. L'affermarsi degli «anglicismi» è un fenomeno di dimensioni planetarie. La ricerca etimologica fu posta su basi scientifiche solo nell'Ottocento. Ma pensare ciò significa porsi al di fuori della realtà. a differenza del cinese. nella vita economica e finanziaria. è arbitrario (vedi capitolo 38.CAUSE. anche a livello ufficiale. Da noi l'opposizione al fenomeno è frenata dall'increscioso ricordo delle ingenuità del «purismo» ottocentesco. ma. nei tempi lunghi. Secondo alcuni ci troveremmo oggi in una fase di incipiente bilinguismo. in tutti i continenti. il più alto numero di parlanti. senza la necessità di imposizioni dall'alto. CONSEGUENZE. § 5). come sappiamo. è la lingua che domina incontrastata nelle relazioni internazionali. Dovremo però almeno fare distinzione tra le parole inglesi che sono entrate nell'uso come «prestiti di necessità». che condannava indiscriminatamente qualsiasi neologismo. all'adozione dell'inglese. del conformismo. ma occorre distinguere tra le parole di tradizione ininterrotta (come piano) e quelle di origine dotta (come placido). e quale l'atteggiamento da assumere? La causa è fondamentalmente una sola: l'inglese è la lingua di massimo prestigio nel mondo. stanare a tana. L'ETIMOLOGIA Quali sono le cause e le prevedibili conseguenze del fenomeno. come il mare o un grande fiume. Questa pretesa riflette l'antica concezione di un rapporto di necessità tra significanti e referenti. nel senso di un nesso originario tra la parola e la cosa. ha in se stessa potenti mezzi di autoregolamentazione. l'ètimo — di una parola ci farebbe scoprire il suo «vero» significato. dopo il cinese. quale è l'italiano. dell'esibizione. come si è determinato il significato specifico. invenzioni o idee nuove. è diffusa. nel francese o nel giapponese che nell'italiano. per esempio. Gli anglicismi tenderanno a ridursi di numero e a rientrare in settori circoscritti man mano che il loro abuso non verrà più sentito dai parlanti come una forma di promozione sociale. l'etimologia — o. NOTA • Basi latine «ricostruite». e non vuole affatto pervenire a una «verità». il lessico di tradizione ininterrotta continua non il latino classico. cioè per la maggioranza delle parole derivate o composte: qui di norma si tratta soltanto di collegare. Però. l'etimologia di gran parte delle parole italiane ci porta alla lingua latina. non meno massiccio. Conta. quale esatto valore vi assolve il prefisso. e molte altre che rappresentano un «lusso superfluo» e sono il prodotto della moda. per es. Tutto ciò. come lingua materna o come «seconda lingua». La ricerca etimologica vera e propria riguarda quindi essenzialmente le parole primitive (vedi capitolo 40. ma il 359 . preludente. più esattamente. § 3). E. non basta stabilire un rapporto di «derivazione» (piano da planus. tagliaborse a tagliare e a borsa. Il termine etimologia deriva dall'aggettivo greco étymos. PROSPETTIVE 5. calzolaio a calza. conferisce all'inglese e al suo lessico una forza di penetrazione irresistibile. cioè. e poi di stabilire a quale momento della storia della lingua risale la formazione. è la lingua delle pubblicazioni scientifiche più accreditate e dei settori di punta della produzione e della ricerca (come la fisica atomica e l'informatica).. per designare apparecchiature. qua e là. a difenderne il patrimonio. grazie al metodo storico comparativo. una lingua di cultura e di antica tradizione. la quale in effetti raccoglie tutti i fili dello studio del lessico. coloro che la parlano e che sono consapevoli dei valori di civiltà che essa esprime intervengono a un certo punto. L'ORIGINE DAL LATINO Poiché il nucleo fondamentale del nostro lessico continua quello del latino. LA RICERCA ETIMOLOGICA Lungo tutta la trattazione della semantica abbiamo fatto riferimento più volte alla «ricerca etimologica». che significa «vero». nel traffico aereo. più ancora che il rango di superpotenza degli Stati Uniti. La ricerca si conclude rapidamente per molte parole. e dalle storture del nazionalismo nella prima metà del Novecento. placido da placidus).

L'ETIMOLOGIA È UNA SCIENZA STORICA Quello illustrato finora è solo un primo grado dell'indagine: dall'italiano si è risaliti al latino (e cioè in sostanza a una fase anteriore della medesima realtà linguistica). rinnovarsi e trasformarsi di generazione in generazione e di età in età. quando si tratta di lingue romanze. provengono: alcune parole di base mediterranea — come cala. sociali. dal latino classico al latino volgare. oppure successivi ed anche recenti o recentissimi — da altre lingue: il greco. e un discreto numero di dialettismi. Le stesse forze che sono attive nell'estendere e mutare il significato delle parole nell'ambito di una lingua (le abbiamo considerate a proposito della polisemia. Da altre due fonti. 360 . initiare. operano a maggior ragione nel passaggio da una fase linguistica all'altra: dall'indoeuropeo al latino. ma presupposte e «ricostruite» dai linguisti (in genere sulla base di più lingue romanze comparate tra loro). il francese.(vedi gr. proprie del latino volgare. ramazza. *cuminitiare. nox soave lat. russo noe') *swad. birichino. quando si tratta di lingue indoeuropee di altri gruppi. da questo all'italiano. ingl. scugnizzo. cocciuto. rathas. mentre di un certo numero di lessemi l'origine rimane ignota. ted. lingue germaniche e slave. Nacht. hedys. alle sempre nuove circostanze ambientali. Rad) *leuk. vedi capitolo 39. L'etimologista procede poi allo stesso modo per le altre lingue cui l'italiano ha attinto. mozzarella. ecc. d'altra parte il lessico latino include anche dei prestiti (se n'è già parlato). spesso l'etimologia porta ancora una volta al latino e.(vedi gr. perché ci avventureremmo in una preistoria troppo remota.) a consentirci di «ricostruire» delle forme più antiche.o o latino parlato (o «volgare»). tight) *nokwt. cafone. Hanno una base solo indiretta nei lessemi latini altus. cacciare. Spingendoci oltre il latino non troviamo più una documentazione scritta.(vedi ted. di norma.). che rappresentano il riaffiorare nell'italiano di un arcaico sostrato pre-latino e pre-indoeuropeo. UN SECONDO STADIO DELLA RICERCA Di comparazioni come quelle presentate ora (in forma sintetica e semplificata) se ne istituiscono molte centinaia. Così se l'italiano padre continua il latino pater. che assegniamo all'indoeuropeo (da concepire peraltro più come un complesso di dialetti affini che come lina lingua unitaria e da collocare cronologicamente verso il III millennio a. può rimanere il medesimo. cioè di parole immesse nella lingua dai vari dialetti. non può più essere soddisfatta. a un certo punto. il lavoro descritto fin qui non rappresenta che la preparazione allo studio del lessico nel suo continuarsi. rota luce lat. *captiare. Ora è evidente che la ricerca etimologica si estenderà anche ai lessici delle lingue d'origine. che modificò o formò variamente molte parole. lo spagnolo. sweet) Al di fuori della derivazione dal latino. l'inglese In effetti la prima molla che ci spinge ad interessarci all'ètimo di una parola è una forma di curiosità. ma è solo la comparazione con le altre lingue indoeuropee (greco. ecc. ma l'evoluzione semantica adatta il significato. l'inglese. il germanico dell'età delle invasioni. e. questo a sua volta è l'erede dell'indoeuropeo *pater e si confronta col greco patèr. leukós. il russo. E attraverso lo studio di queste trasformazioni l'etimologia raggiunge il suo obiettivo di scienza eminentemente storica. buzzurro. «bianco». e derivano dalle formazioni. DA ALTRE LINGUE father. Ma l'etimologia si propone molto di più. a una base indoeuropea. in grado di fornire un impareggiabile contributo alla ricostruzione delle vicende umane. che facciamo precedere da quell'asterisco con cui si contrassegnano le parole non attestate da documenti. ecc. ingl. vicine o lontane. meno copiose ma da non trascurare. individuando e studiando i prestiti — risalenti ad antiche stratificazioni. «dolce». captare. C. cominciare. il sanscrito pila. culturali. sanscrito. ma precluso alla linguistica per l'assenza di qualsiasi documentazione anche indiretta. In primo luogo al latino. il tedesco. Anzi. come abbacchio. in un passato in parte ricostruibile sui dati archeologici. § 5). oppure a lingue diverse. suavis *reth. *altiare.(vedi sanscr. La nostra curiosità. ecc. calanco. lux notte lat. Consideriamo tre verbi di uso comune: alzare. E ancora: ruota lat. con determinati cambiamenti nella forma. Il lessema. i precedenti paragrafi di questo capitolo ci indicano la strada che segue la ricerca etimologica. Oltre l'indoeuropeo la ricerca non può procedere. pala («formazione rocciosa») —.

sontuoso tavolozza modello medico lucidare ostacolare documento.L'ITALIANO. la differenza è minima e riguarda esclusivamente le terminazioni: causa cause incredulo incredule nodosità nodosità e una serie parallela in cui invece il rapporto non è solo di significato. I DIALETTI I lessici delle lingue europee ravvicinati dall'apporto del latino II fenomeno dell'arricchimento del lessico ereditario mediante l'apporto diretto del latino fu comune a tutte le lingue romanze. l'elenco include anche qualche parola di origine non latina. ma pur sempre di diffusione generale nei paesi europei: visif II confronto può essere esteso a lingue europee non neolatine. come l'inglese. LE ALTRE LINGUE. tuttavia la divaricazione tra le due lingue è tale da rendere appena intuibile la comune origine. la comune base latina originaria) ha dunque avuto l'effetto di ravvicinare sul piano lessicale i diversi idiomi del continente ed è indubbio che da ciò risulti facilitato. ma manca un'esatta corrispondenza di significato. ma per via dotta. spaventoso lussuoso. tratte dalle medesime basi. nelle diverse lingue. ecc. per chi ne parla nativamente l'uno. Occorre dunque guardarsi dai tranelli tesi dai vocaboli detti scherzosamente «falsi amici»: essi hanno — in due o più lingue una forma simile. 361 . ma anche di forma grazie alla comune origine dotta dal latino: altitudine aìtitude lezione lesson profondità profundity (oltre a dopiti) Iraternizzare to fraternize lunare ìunar attestare to testiiy inglese italiano inglese italiano fo affront agony apparent barracks cafeteria digit editar energetic evidence factory offendere (raram. Ecco una serie dì coppie di parole che non hanno in comune se non il significato (solo per fratei \olbrother l'analisi comparativa potrebbe indicare l'uguale origine indoeuropea): Le varie coppie derivano per via popolare dalle medesime parole latine. Consideriamo la seguente serie di parole italiane e francesi: nudità nudità paterno paterne/ VISIVO I «falsi amici» L'accoglimento di molte parole latine nelle lingue europee (oltreché naturalmente. Invece nelle coppie seguenti. Esso ha avuto l'effetto importantissimo dì ravvicinarle. l'apprendimento degli altri. molti lessemi hanno vissuto ciascuno una propria storia e il loro significato si è specializzato in direzioni diverse. Scorriamo una breve scelta di tipici «falsi amici» inglesi. per quanto riguarda le lingue romanze. affrontare) angoscia (più spesso di agonia) evidente caserma tavola calda cifra direttore (di giornali o rivista) energico prova (più spesso di evidenza) fabbrica faggot fascina inconsistent indignity lavatory lurid luxurious palette paragon physician to polish to prevent record contraddittorio (più spesso di inconsistente) oltraggio gabinetto fosco. disco. e un etimo comune. Tuttavia.

ma sufficiente. Zanichelli). 362 . Dizionario della lingua italiana. i dizionari etimologici forniscono naturalmente più esatti particolari. Dizionario etimologico. Confrontiamo ad esempio le informazioni fornite in tre casi particolari dai due diversi strumenti bibliografici (Devoto-Oli.COME USARE IL VOCABOLARIO L'etimologia nei vocabolari I vocabolari generali dedicano all'etimologia (all'inizio o alla fine del lemma) un cenno sintetico. Le Monnier e Cortelazzo-Zolli.

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ma rilevare che la lingua come complesso di fonemi. Possiamo comprendere sotto il nome di stile il complesso di scelte che il parlante opera sia come individuo. senza però avere contatti diretti con quanti parlano l'italiano. astrattamente concepita. e che noi la vediamo concretamente realizzata solo negli atti linguistici che compiono parlando e scrivendo tutti coloro che appartengono a una data comunità. alle strutture. che disponga di una grammatica e di un vocabolario e li studi a fondo. Eppure uno straniero. sia come membro di un gruppo familiare. le strutture morfologiche e sintattiche. Nel termine francese parole non esiste l'ambiguità che troviamo in parola dell'italiano. che vale anche «singola parola». come 1 Leggi: parai. alle forme. affinchè questa lingua viva e diventi un effettivo strumento di espressione e comunicazione. Il termine francese parole («parola») viene generalmente impiegato nella sua forma originale. quando uno parla. in generale. ciò che invece — in francese — è mot. C'è un salto fra la lingua. dello strutturalismo. sintagmi. «singolo lessema». come abitante di una data regione. attraverso una serie di scelte. LO «STILE» All'inizio del nostro studio (vedi Introduzione. difficilmente riuscirà ad articolare una frase che sia accettata come genuino e corretto italiano. Ma anche le singole lingue non sono realtà facilmente afferrabili.STILISTICA 42. e la seconda della grammatica generativa. Stilistica e retorica momenti contrapposti: 1. Qui però non ci interessa inquadrarle in determinate teorie. Ai fonemi. perché si oppone chiaramente a langue («lingua»). e l'atto linguistico che si realizza. deve aggiungersi qualcos'altro. Certo una buona grammatica e un ricco vocabolario descrivono esaurientemente di una data lingua — mettiamo l'italiano — i suoni. 365 . lessemi. § 1) abbiamo visto che il linguaggio è una facoltà umana che si concretizza nelle singole lingue. il lessico. forme. Perciò la linguistica distingue nettamente due lingua <->• parole1 competenza <-> esecuzione La prima delle due opposizioni è propria di Saussure e. è in sostanza anch'essa — sia pure in senso diverso dal linguaggio — un'astrazione. ai lessemi che costituiscono una lingua.

o retorica. la convenienza. LE CLASSIFICAZIONI DELLA RETORICA ANTICA Nell'ambito della terza parte della retorica. non sono affatto costruzioni artificiose ed anzi appaiono continuamente operanti all'interno della realtà stessa della lingua. come esercitante una data professione. LE «FIGURE RETORICHE» 2. soprattutto nell'evoluzione dei significati delle parole e quindi nella formazione e nella trasformazione del lessico. LA RETORICA Un buon punto di partenza per avvicinare i problemi dello stile è rappresentato da quella «arte del dire». sterà dare un cenno. e inoltre esse vengono raggruppate in vari modi. In particolare si distingue tra: 1) le «figure di parola» (dette anche traslati o tropi). e designare come stilistica il livello dello studio della lingua che si occupa di tutto ciò. • l'elocuzione (su cui torneremo fra breve). e quindi la stilistica diviene un aspetto della crìtica letteraria e della linguistica testuale. • l'azione.. Sull'impostazione complessiva della teoria retorica. Essa si divide in cinque parti: • l'invenzione. Non è un caso se i teorici greci e poi i romani condussero con metodo e con successo questo studio: essi infatti operavano in funzione di un sistema educativo rivolto essenzialmente alla formazione dell'oratore e dovevano dunque individuare i mezzi che consentissero a chi parlava davanti a una giuria o a un'assemblea di persuadere con la parola l'uditorio. • la memoria. riconducendole a quelle che chiamiamo «figure retoriche». Il nostro discorso si limiterà a definire alcuni concetti fondamentali e a fornire quegli schiarimenti che aiuteranno chi legge queste pagine ad orientarsi nella lettura e nello studio dell'antologia italiani. di conseguenza. dei classici. e che d'altra parte esse. l'elocuzione. Il discorso «ornato» presenta. uno scarto. le quali tengono conto di molti altri fattori e possono essere condotte secondo le prospettive e con i metodi più diversi (e non rientrano specificamente tra gli obiettivi fissati da questo libro). ecc. concernenti il significato della singola parola (ed oggi. cioè il reperimento degli argomenti con cui convincere l'uditorio. l'ornato. o almeno le più importanti. nell'età romantica. almeno in Italia) combattuta dalle correnti di pensiero che. nel giudicare l'opera d'arte. in primo luogo la poesia. Nei teorici antichi la classificazione delle figure retoriche è minuziosa e non di rado pedantesca. vengono indicate le caratteristiche formali considerate necessarie per rendere pienamente efficace il discorso: la proprietà. e poi (fino alla metà del Novecento. la retorica negli ultimi decenni ha visto riprese in considerazione. la tecnica per memorizzare il discorso preparato. Avvertiamo però subito che non si potrà dedicare a questo àmbito della linguistica lo spazio assegnato alla fonologia. rispetto al linguaggio d'uso quotidiano. rivalutate e aggiornate molte delle sue costruzioni e delle sue categorie. delle storie della letteratura e delle opere di critica letteraria. dei commenti ai classici. l'armonia. Caduta in discredito nell'Ottocento. il modo di pronunciare convenientemente il discorso. assolutizzano la creatività individuale. ba366 . 2) le «figure di pensiero». che fu elaborata dai Greci. di cui si analizzano le modalità. che coinvolgono un'intera frase o un intero enunciato (vengono anche dette «figure logiche» o «sintattiche»). dominata da criteri prettamente didattici. argomentazione vera e propria.tó o C/3 H H ^ H H CO appartenente a un dato ceto. la chiarezza. conclusione)'. alla sintassi e alla semantica. anche perché il concetto di «stile» si collega immediatamente a ciò che caratterizza formalmente l'opera di uno scrittore. Ciò che importa sottolineare subito è che le «figure retoriche» non riguardano solo il discorso oratorio. si preferisce definirle come «figure semantiche»). narrazione. ma ogni forma di espressione letteraria. • la disposizione cioè l'organizzazione degli argomenti nel discorso (secondo un ordine preciso: esordio o introduzione. È la teoria dell'ornato il settore della retorica più ricco di spunti fecondi e di classificazioni accolte e rielaborate dalla stilistica contemporanea. alla morfologia.

nell'altra è la brevità della vita delle generazioni e degli individui. su tre «figure» fondamentali. 1 367 . l'analogia per somiglianzà costituisce la molla anche della metafora. si equivalgono). trasferita a una dimensione matematica. cioè una o più caratteristiche che fanno germogliare l'analogia. 3. e la suddivisione ha solo un valore orientativo. nel mondo umano e nel mondo vegetale.. e: uomini : vita = foglie : selva. fiorente le nutre al tempo di primavera. X. l'irruenza. D'ANNUNZIO La tua irrequietudine mi fa pensare agli uccelli di passo che urtano i fari nelle sere tempestose. sia alcuni termini introdotti dalla stilistica contemporanea) 1 . Il rapporto può però essere stabilito anche più liberamente. le foglie. due rappresentazioni si associano. così le stirpi degli uomini: nasce una. Alla radice della tradizione letteraria dell'Occidente. che. Come stirpi di foglie. ecc. così le stirpi degli uomini.. di pecore o capre. Più esattamente. come nei due esempi che seguono: / pioppi nudi e senza movimento parevan candelabri alti d'argento. o con altri mezzi. I due termini. 485-487 e VI. Ne citiamo una delle tante in cui il termine di confronto è il leone e un'altra più elaborata e suggestiva sul tema della vita umana: 4. così. per altre ci si limiterà a una sintetica caratterizzazione in un repertorio alfabetico (vedi § 5). l'altra [dilegua2. la similitudine.. segnaleremo gli ètimi solo quando aiutano effettivamente a fissare il valore del termine. altro non è se non la «proporzione»: A : B = C:D. (E. IL PROCESSO ANALOGICO: METAFORA E METONÌMÌA LA METAFORA Come un leone piomba fra greggi incustodite. Riconduciamo queste due similitudini allo schema della proporzione: Diomede : nemici = leone : gregge. o paragone: i tre termini. che include sia le altre figure più importanti della retorica antica.). il processo si fonda sulla analogia. quale. alcune ne getta il vento a terra. praticamente. IL PROCESSO ANALOGICO: LA SIMILITUDINE IL PROCESSO ANALOGICO ASPETTI FORMALI DELLA SIMILITUDINE II processo mentale che conduce alla similitudine e alla metafora nasce dall'individuazione di una somiglianzà tra ciò che stiamo considerando e un altro e diverso oggetto della nostra esperienza. sia pur brevemente. la potenza distruttiva. così si lanciava sui Traci Diomede. 146-149 (trad. di R. Qui noi ci soffermeremo.. la metàfora e la metonimia. i poemi omerici contengono centinaia di mirabili similitudini. 2 Iliade. feroce. La terminologia retorica è in prevalenza di origine greca. Un'idea ne richiama un'altra. mediante un verbo come sembrare o parere. e salta fra quelle. nella prima delle similitudini citate tale caratteristica è la forza. (G. Calzecchi Onesti). tale. hanno in comune un terzo termine implicito. altre la [selva Senza una differenza di fondo rispetto alla similitudine. oppure sono sufficienti i semplici come o quale davanti al primo termine.In realtà una medesima figura spesso si presenta alternativamente come «di parola» o «di pensiero». Formalmente i due termini della similitudine sono introdotti da elementi correlativi (come. ciò che si confronta e ciò con cui si istituisce il confronto. che si può definire come una «similitudine abbreviata». MONTALE» LA SIMILITUDINE II rapporto analogico trova la sua espressione più esplicita e meglio riconoscibile nella similitudine (o comparazione.

anziché illuminarlo: conto atta rovescia. • I provvedimenti adottati sono LA METONIMIA per l'industria siderurgica come il Nella similitudine e nella metafora l'associazione suicidio per un essere umano. come si è già visto (capitolo 39. § 5). il collo della bottiglia. in cui la parola che viene sostituita ad un'altra la include o viceversa è inclusa in essa.la parte per il tutto: E da lontano le gonfiate vele [= la nave]/uide fuggir del suo signor crudeLA PRESENZA DELLA METAFORA le (L. possono estendersi a più parole dello stesso enunciato e sono attinte ai più diversi campi semantici l . Si possono ad es. Esse interessano in ugual misura le categorie grammaticali del sostantivo. è sintetizzabile così: Diomede era come un leone. Sostennero l'urto del nemico [= dei nemici]. nella poesia e nelle varie forme di prosa letteraria e poi ancora nel linguaggio giornalistico. Lasciamo da parte eroi greci e leoni. ancora una similitudine.la specie per il genere o il singolare per il plurale: Procacciar col lavoro pane [= cibo] per sé e per gli altri (A. Il rapporto metafora • I provvedimenti adottati sono il di vicinanza o contiguità genera invece la figura suicidio dell'industria siderurgica. ma. In altri tipi di metonimie troviamo: . abbassare la guardia. al momento del loro sorgere. sparare a zero. Impieghiamo. dico: Diomede era un vero leone.la metonimia si presenta in molti aspetti diversi. ad es. A metà strada fra le metafore create volta per volta con novità di associazioni e felicità di scelta e le metafore non più avvertite come tali. gli stereotipi che vengono continuamente e stancamente ripetuti. alquanto remoti da noi nel tempo e nello spazio. l'industria siderurgica produrrannon «marcata» no effetti negativi. con termine tecnico. sportivo. la punta dell'iceberg. il polmone verde. ecc. uso una metafora. della metonimia (in greco: «trasferimento di sioppure: Denunciamo il suicidio gnificato»). . Ma se. brancolare nel buio. si collocano poi (le ricordiamo anche per mettere in guardia contro il loro abuso) le metafore «spente».l'astratto per il concreto: Saranno accolte le richieste dell'utenza [= degli utenti]. negli esercizi di questo capitolo. NELLA LINGUA QUOTIDIANA Mentre non poche delle «figure» registrate nel § 5 sono ormai desuete e difficilmente le troveremo in testi contemporanei. ecc. . 368 . cioè se identifico il guerriero alla belva o se sostituisco a «Diomede» o a «guerriero» la parola «leone». ARIOSTO). assumere: so questi provvedimenti. Sussiste il processo analogico. tali da minacciarne la sopravvivenza. le iridi] azzurri.Il confronto tra l'eroe Diomede e il leone. la radice quadrata. Il concetto di «vicinanza» è ampio e della siderurgia. ma vengono saltati i passaggi intermedi. il volano dell'economia. . attinente a un argomento economico di attualità: esposizione • / provvedimenti adottati dalobiettiva. attuato attraver. . le metafore hanno contribuito e seguitano a contribuire all'estensione e alla trasformazione dei significati e al rinnovamento del 1 Troverete una larga varietà di esempi di metafore. il braccio di ferro. e noi facciamo continuamente uso di quelle 'che. pubblicitario e nella stessa lingua d'uso quotidiana. i denti del pettine. delle catàcrèsi: il braccio di mare. oggi come ieri. tanto da aver perso ogni vivacità e da banalizzare il discorso. MANZONI). e analizziamo il processo analogico su una frase del tutto prosastica.il genere per la specie: parcheggiare la macchina [= l'automobile]. . ridotta ai minimi termini.il tutto per la parte: ha gli occhi [propriam. del verbo. furono metafore ed oggi non sono più sentite come tali (sono.il concreto per l'astratto: Ha avuto un travaso di bile [ = di rabbia].).. Le metonimie di questo gruppo. Non solo. di idee è fondata sulla somiglianzà. similitudine lessico. che dominano incontrastate. le metafore sorgono da associazioni di idee così istintive e frequenti. invece. dell'aggettivo. come pure di similitudini. prendono anche il nome specifico di sinèddochi. oppure: // leone dei guerrieri greci faceva strage dei nemici.

Ad es. estremi rimedi. che è l'inizio di una celebre ballata del poeta duecentesco Guido Cavalcanti (Perch'io no spero di tornar giammai. due versi che hanno il segmento terminale (dall'ultimo accento in avanti) non uguale. contando che il pubblico non se n'accorga.. Le parole amore e cuore sono in rima (-ore/ore). perché si vendicano dette leggiere [= lievi] o//ese. a una poesia. ALTRE «FIGURE RETORICHE» Allegorìa: una serie di metafore collegate tra loro. .. delle gravi non possono. A mali estremi.. in crescendo: È un reato imprigionare un cittadino ro- 5. MANZONI) Assonanza: in poesia. che offre un'immagine della disposizione incrociata. Saba comincia così una sua poesia: Perch'io non spero di tornar giammai j fra gli amici a Trieste.. / per me si va tra la perduta gente.. talora con effetto imitativo: Di me medesmo meco mi vergogno (F. DE AMICIS) al posto di «Al primo che tocca Nelli do. LEOPARDI). l'allegoria è frequente in opere medioevali e nei poeti «simbolisti» dell'Ottocento e del Novecento. muggire armenti (G.). Al soffiar delle raffiche sonanti.. § 5). Ovidio è il terzo e l'ultimo è Lucano (DANTE). concetti di significato o valore opposto: Si ha a notare che li uomini si debbono o vezzeggiare o spegnere. o assonarli. commette un plagio. vedo le mura e gli archi.» Anàfora: ripetizione di una o più parole all'inizio di versi o frasi successive: Per me si va ne la città dolente. le parole amore e sole sono assonanti (-orej-ole). un Tartufo (personaggio di una commedia di Molière. Il termine deriva dal nome della lettera greca X (chi. § 5) e come risulta da alcuni degli esempi dati sopra — la metonimia non è solo un procedimento letterario. eco. (A. frase. CA). reminiscenza o. [Lucia] pianse segretamente. si usano anche i termini gradazione. ripetizione dello stesso fonema all'inizio e anche all'interno di due o più parole. (DANTE) Anàstrofe: vedi iperbato. immagini.. Climax (in greco = scala. / ballatetta. per «un ipocrita»). a un personaggio del passato. Anche l'inverso: l'Urbinate (= Raffaello).l'autore per l'opera: Leggi Dante! [ = le opere di Dante. Apax (abbreviato dal greco hdpax legómenon. diretta in genere a riprodurre la lingua colloquiale: // primo che tocca Netti gli do uno scapaccione che gli faccio far tre giravolte! (E.la causa per l'effetto: le sudate carte [= lo studio indefesso] (G. ma opera frequentemente sul lessico della lingua. in Toscana. Antonomàsia: sostituzione del nome proprio di una persona o luogo celebre a un nome comune: un Creso (per «un riccone»). (G. Addio. di elementi gradualmente più forti e vibrati. allora parliamo di allusione. come nella rima (vedi capitolo 44.. di «citazione». Antìtesi: accostamento di due parole. imita un altro. soggetto + predicato / predicato + soggetto): Odi greggi belar. .. autore o tradizione letteraria. il nostro ics). in un enunciato. Chiasme: al contrario che nel parallelismo (vedi) due elementi dell'enunciato si succedono con ordine invertito (per es. Allitterazione: soprattutto in poesia (come elemento aggiuntivo rispetto al ritmo e alla rima: vedi capitolo 44). § 5). più esattamente. Apòstrofe: discorso rivolto in tono commosso a persona assente. amplificazione): è il succedersi. LEOPARDI). a cose o luoghi personificati: O patria mia. nella sua integrità o modificata.. verso di un dato autore. Sul prezzo detta benzina ha preso posizione l'Avvocato (= Giovanni Agnelli). vale un perù (= moltissimo). Al pari della metafora — come si è detto (vedi capitolo 39. ma solo simile. si dicono in assonanza. MACHIAVELLI) 369 . Della «citazione» abusano i titolisti dei giornali e i pubblicitari (vedi capitolo 43. / l'aulente fieno sul torcon m'arreco. (N. LEOPARDI). Circonlocuzione: vedi perìfrasi.. Se invece riprende. a un'opera intera un senso che è diverso da quello letterale e che il lettore può intendere solo disponendo di una «chiave interpretativa». Citazione: se chi scrive. PASCOLI) Anacoluto: violazione intenzionale della norma sintattica. la Divina Commedia]. Sono allegorie le favole di animali (II lupo e l'agnello = il sopraffattore e l'innocente perseguitato) e le parabole evangeliche. I per me si va ne l'etterno dolore.il contenente per il contenuto: bere un bicchiere [= del vino]. U. così da conferire a un passo. un'espressione. monti sorgenti dall'acque. volendo che sia colta la sua intenzione di ricollegarsi a lui.. PETRAR. «detto una volta sola»): parola o espressione che ricorre una sola volta in una data opera. (G.

§ 4. ecc. Don Abbondio [. / il palpito lontano / d'una trebbiatrice. con vari mezzi espressivi (ripetizioni. Enumerazione (anche: accumulazione): una lunga se. per es. CROCE) Parallelismo: il simmetrico succedersi. in ogni tempo nati. disgiunzione): inversione. sostantivo + aggettivo. per es. è un delitto frustarlo. Ipàllage: scambio del normale rapporto tra due parole. Tutti portiamo della vita il peso. I in ogni luogo. ma para. (E. CARDUCCI). PASCOLI) Paronomàsia (anche: bisticcio. Ipèrbole: è l'esagerazione. Comune nella lingua gl'immortali beato. Ironia (in greco eironèia = finzione): consiste nell'assegnare a una parola. ghiaccio bollente. con un'intenzione maliziosa che l'interlocutore o il lettore coglieranno facilmente: [La città di Lecco] aveva l'onore di alloggiare un comandante. si gonfia. di due o più «membri» (sintagmi o proposizioni) aventi un ordine uniforme. selva selvaggia. [= molto grande]. il riferimento a un sostantivo di un attributo che logicamente si riferisce a un altro sostantivo della frase: le mura dell'alta Roma [= le alte mura di Roma] (VIRGILIO). in ZONI) poesia. la logica e il buon senso: La libertà al singolare esiste soltanto nelle libertà al plurale. è preferito agli equi. Eufemismo: ne abbiamo trattato nel capitolo 39. non è felice appresso / chi per te sparga con la vita il sangue! una spesa indifferente. Gioco di parole: vedi paronomàsia. MANZONI). / fratte di tamerice. in poesia: O belle agli occhi miei tende latine! (T. o sintagmi. smisurato. Elvira. MAN. (C. s'incurva. oh lui felice. possedere una stabile guarnigione di soldati spagnoli. nel caso più comune. (G. § 3. cosicché la fine del verso se. (U. caricati di emotività da chi parla o scrive. a cui tu schiuda / il sorrìso d'amori d'uso: Non è bello agire così. Comunissima nella lìngua d'uso: gigantesco. (G. Poi cominciò con tono afflitto e lasso / a lamentarsi si soavemente / che avrebbe di pietà spezzato un sasso (L.o I—I « o mano. il divino del pian silenzio verde [= il divino silenzio del verde piano] (G.. i due elementi antitetici sono generalmente un sostantivo e un aggettipropende. LEOPARDI) Onomatopèa: ne abbiamo trattato nel capitolo 38.] non era nato con un cuor di leone Ad esempio: O Elvira. un'espressione o un intero discorso un significato opposto a quello letterale. Enfasi: termine generico per indicare la forma degli enunciati che. Ipotipòsi: termine generico per indicare una rappresentazione al vivo di persone o avvenimenti. oh sovra / [= era un vile] (A. un attributo dal sostantivo. un'antitesi (vedi) molto stridente. o un oggetto dal predicato. e il vantaggio di Enjambement (= àzàbamà. o una prepo. (G. ecc. certissimo. PASCOLI). silenzio eloquente. gioco di parole): accostamento di parole foneticamente simili (cioè dì parònimi) o anche uguali (cioè di omònimi) per ottenere effetti diversi (sorpresa.talora invece sottolineato) negando il suo contrario: sizione dal sostantivo.che insegnavano la modestia alle fanciulle.): /' fui per ritornar più volte volto (DANTE). FLAIANO) Endìadi (in greco hèn dia dyòin = una cosa per mezzo di due): sostituzione a un sintagma unitario (per es. «marcati». ciclopico. ALVARO). in sostanza una metafora che punta in direzione dell'eccesso: Non potremo mai misurare l'abisso [= il profondo sconforto] della necessità e della povertà. SABA) inconsueta e tale da contraddire. questo termine francese. ecc. ecc. mastodontico. ecc. in un enunciato. in genere per asindeto: Ossìmoro (in greco oxymoron = acutamente folle): (L'onda) palpita. D'ANNUNZIO) vo: tacito tumulto (G. rie di elementi (o sostantivi. inversioni. a prima vista. soggetto + specificazione: Siepi di melograno. (B. concardia discorde. sostantivo + specificazione) di due elementi coordinati: Beviamo nelle coppe e nell'oro [ = in coppe d'oro] (VIRGILIO). letteralmente «scavalcamelo». valenti italiani spezzatura o marcatura): quando.§6. TASSO). il senso oltrepassa il limite di un verso e si prolunga nel successivo. si parla piuttosto di dittologia ( = ripetizione) sinonimica: a passi tardi e lenti (P. dell'ordine normale delle parole o delle proposizioni. un vortice di vertici. Quando gli elementi coordinati sono sinonimi. Ipèrbato (anche: anàstrofe. Non è una novità. o verbi. comicità..) coordinati.. All'opposto Vanticlimax è in calando: Certo. 370 . è quasi un parricidio ucciderlo (CICERONE). fortemente rilevata. Paradosso: un pensiero originale espresso in forma Interrogazione retorica: ne abbiamo trattato nel capitolo 34. s'alluma. rilievo di un'antitesi. amore amaro. anzi probabile. (A.) vengono sottolineati. colossale. allusioni. o similitudini. PETRARCA). sale. è un secolo che ti aspetto [= da molto tempo]. ARIOSTO). metafore.Litòte: esprime un giudizio (che risulta attenuato.

per insistere su un concet.. (C. le grandi caldaie dove si coagula il latte. TRARCA). al quale però. [. speranze. paragone. dallo sdegno o dal disprezzo.. Prosopopea (in greco = il rendere persona): una personificazione d'ampio respiro. in una scuola poetica. ma intenzionalmente. che ogni volta che m'ha detto qualche cosa sinceramente.parlare e vedrai lacrimare] (DANTE). riguardo. descrizione. PETRARCA). MONTALE). Personificazione: forma di metafora con cui si fa agire una cosa inanimata: Virtù contro furore prenderà l'armi (F. PE. io non ho mai. Zèugma: consiste nella sua forma più caratteristica nel riferire un verbo non solo a un termine cui si addice.. Le possibilità sono molte. plur. il tema dei rovesci di fortuna. Sinèddoche: una forma di metonimia (vedi il questo capitolo). ALVARO) Sarcasmo: una forma esasperata d'ironia (vedi). MANZONI) to. in effetti. le grandi caldaie nere sulla bianca neve. VERGA). oppure a un personaggio del passato: ad es. che per ogni piaggia / fece l'erbe sanguigne. per non parlare dei suoi debiti. Da non confondere con la reticenza. 371 .] Tutti intorno coi neri cappelli. II telegramma lo raggiunse nel pomeriggio. ma anche ad un altro che ne richiederebbe uno Ripetizione (anche: iterazione. LEOPARDI). Stilema: un procedimento stilistico (un dato sintagma. Comunissima nella lingua d'uso: // lago ha restituito il relitto. tinte dolci (L. visiva e auditiva): Io venni in loco d'ogni luce muto (DANTE). CAPUANA)... mossa dall'ira. stereotipo): ogni motivo (argomentazione. la descrizione di un paesaggio notturno. ameni inganni / della mia prima età (G. (A. si allude chiaramente: Cesare taccio. la verde erba.panino e una birra. Frequente anche nella lingua d'uso: Ha grosse difficoltà in ditta. fredde luci parlano (E. sintattico o lessicale: A me non me ne importa che si maritino (G. — si lascia in sospeso un discorso. in confidenza. il Bisogno in un'ode del Parini. Sono topoi ad es. la descrizione del paese di Cuccagna. Reticenza: si verifica quando — per commozione. Ho mangiato un ria. per es.».: Non vedrete mai che Dio faccia un miracolo. ecc. ecc. Un luogo dove ci si sta bene. le Leggi nel Critone di Piatone. l'enumerazione di cose impossibili. Pleonasmo: ogni elemento che in un enunciato sia superfluo sotto l'aspetto grammaticale. // bel paese / che Appennin parte e il mar circonda e l'Alpe [= l'Italia] (F. (F. — ripete due o più volte la stessa parola o parole della stessa radice. (P. ecc. praeterire) un argomento. PETRARCA). Preterizione: consiste nell'ostentare di voler omettere (in lat. O speranze. duplicazione): si da diverso: Parlare e lacrimar vedrai insieme [= udrai quando uno scrittore — non per distrazione o sciatte. il capoluogo siciliano [= Palermo].» «Brava! come quando. anche una figura retorica) che ricorre frequentemente in uno scrittore o in una scuola o tradizione letteraria. in un'epoca... il poeta greco Simonide nel canto All'Italia del Leopardi. timore. con vesti di lana nera. tema poetico) che ritorna con frequenza e con certi caratteri fissi in un autore. topoi (in greco = luogo. Topos. Sugli spiazzi le caldaie fumano al fuoco. anche: luogo comune. in cui lo scrittore fa agire e da la parola a un'astrazione.Perìfrasi (anche: circonlocuzione): sostituzione a una parola di una breve descrizione: Quei che volentier perdona [ = Dio] (DANTE). SEGNERI). Quella parete ha resistito ad ogni tentativo degli scalatori. un'immagine. 4 di Sinestesìa (in greco = percezione contemporanea): una forma di metafora in cui si verifica lo scambio tra una percezione sensoriale e un'altra (ad es. la squadra partenopea [= il Napoli]. quando senza miracolo può ottenere ciò che col miracolo si vorrebbe. ecc. nella pagina scritta viene segnalata dai puntini di sospensione: «Lei sa bene.

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il mesopotamiprosa e addirittura preesiste. PROSA E POESIA «La lirica — scrisse il Leopardi — si può chiamare la cima. attestata già nella spetto sia all'uso comune sia alla prosa lettera. civile.POESIA EPICA mo prosa. pico. in forma orale. Generi letterali. il colmo. Essa corrisponde alla manifestazione immediata dell'intuizione poetica ed è la forma d'arte meno soggetta a determinazioni storiche. in tre generi fondamentali: lirico. rimanendo fondamentalmente la stessa dalle manifestazioni preletterarie fino al presente. linguaggi «speciali». mentre si riferisce ai contenuti la classificazione in: lirica d'amore. In molte tradizioni letterarie la poesia precede la idealizzato (nel III millennio a. religiosa. 373 . dalla poesia. I GENERI LETTERARI Un'altra teoria in cui l'insegnamento della retorica è oggi almeno in parte rivalutato riguarda la suddivisione delle opere letterarie in «generi». la sommità della poesia. drammatico.il Cantare del Cid spagnolo. fortemente «marcata» ri. alle origini della letteracomparsa della scrittura. Un primo spartiacque divide quella che chiamia. C. e. I generi letterali sono «istituti» sorti storicamente. tradi.tura greca l'Iliade e l'Odissea attribuite ad Omezionalmente. ma rappresentarono e rappresentano dei precisi modelli di riferimento. soprattutto mediante l'elemento del ritmo sentata dal poema eroico. Essa si suddivide. la quale è la sommità del discorso umano». più prossima alla lingua d'uso quotidiano. l'epica è rappreria. l'Edda scandinava. alla co Poema di Gilgames. «funzioni» del linguaggio POESIA LIRICA 1. che si evolvono e si rinnovano nel tempo e rimangono subordinati alla creatività del singolo artista. nel Medioevo la francese Chanson de Roland. ecc.tradizione orale di molti popoli. Le varietà formali sono innumerevoli (ne vedremo alcune occupandoci di metrica.43. giocosa.ro.Nella sua forma originaria. . patriottica. nel capitolo 44). che narra le gesta di eroi appartenenti al mito o a un passato storico (vedi capitolo 44).

LA PROSA Nella poesia drammatica (che. se vogliamo. come genere vitale. Manzoni). solo quando l'autore. IL ROMANZO ALTRI GENERI POETICI Nell'ambito dell'espressione prosastica ebbero origine già nell'antichità la prosa oratoria. dia in prosa. oltre al dramma e alla comme. Ariosto). tale da drammatizzarla riproducendo al prossimo al parlato e nell'età moderna adotta la vivo il gioco dialettico. il poema satirico (il Giorno del Parini).) per svilupparsi in seguito. e con i roma. di un Tucidide. autobiografici. il saggio. POESIA DRAMMATICA di animali (Esopo. la farsa. la satira (Grazio.5 w z w o ecc. l'Orlando innamorato del Boiardo. nel corso del V secolo a. Anche la commedia è all'o. se vuoi rispondere ai requisiti di un . A cominciare dal Seicento-Settecento esso diviene invece la forma di prosa dominante: se l'epica è il genere narrativo poetico. cioè «dimostrative». vi imprime un sigillo personale. Dell'importanza dell'oratoria nella vita pubblica e nell'insegnamento presso i Greci e i Romani si è già detto (vedi capitolo 42. Oppure si iscrivono nel genere didascalico (cioè «diretto a insegnare». Altri generi poetici possono essere ricondotti a uno dei tre fondamentali ora illustrati: per esempio.fllosofica. Si distingueva tra orazioni giudiziarie (le arringhe pronunciate in tribunale). le sceneggiature cinematografiche. C. Fedro. è il dialogo. le Metamorfosi. ma di lettori: ne sono gli attuali eredi il pamphlet. il melodramma. Lope de Ve. all'epica il poema eroicomico (la Batracomiomachia omerica. a Machiavelli e poi rado con pari altezza di risultati (in Galileo.sofia e di scienza assumono la forma del trattato. ecc. § 2). Euripide. ma fu radicalmente ri. fino ad oggi. nel a Goldoni). di rigine un genere poetico (Aristofane). orazioni politiche (i discorsi davanti alle assemblee) e orazioni epidittiche. si esaurisce nel Settecento. Se.opere di questo genere assumono valore d'arte ga. mentre in Italia. per l'Italia. oltre a perseguire fini di riprevalentemente in prosa (e allora preferiamo cerca. giallorosa. fantascientifici.ma caratteristica conferita da Piatone alla prosa ni Plauto e Terenzio si vale di un linguaggio filosofica. l'epopea quale viene sentita e realizzata nell'età moderna e contemporanea. di formazione. alla fine del Settecento e all'inizio dell'Ottocento (Al. ritorna il poema mitologico con l'Adone del Marino. fieri. di un Galileo. la prosa storica e la prosa filosofico-scientifica. polizieschi. Trilussa) e — a metà fra poesia didascalica e lirica — l'epigramma e il sonetto. televisive. Queste ultime erano orazioni fittizie. radiofoniche. Il romanzo. epistolari. storicamente. l'articolo. riapparirà di prosa (pensiamo. scientifica. SCIENTIFICA neca). di un Piatone. tra il Quattrocento e il Seicento. rosa. Avremo parlare di dramma). ma già con un Tacito.PROSA STORICA. la lettera aperta. picareschi. destinate a un pubblico non di ascoltatori. ecc. La tragedia fu un genere eminentemente poetico presso i Greci e i Romani (Eschilo. in Italia. nel Rinascimento e ancora. In una produzione vastissima e multiforme si distingueranno: romanzi di avventure. L'epica. si sviluppa il poema cavalieresco (il Morgante del Pulci. Manifestazioni attuali del genere Leopardi). la favola 374 Nell'antichità il romanzo occupò una posizione marginale (non ebbe neppure una designazione specifica e il termine è di origine medioevale).E intuitivo che cosa s'intende per prosa storica. si fissa in Grecia. la Secchia rapita del Tassoni) e alla poesia drammatica la sacra rappresentazione. storici. In fasi di più matura civiltà l'epica detta «riflessa» da opere come l'Eneide di Virgilio o il poema mitologico di Ovidio. Si avvertirà peraltro che formata nel Seicento (Shakespeare. se proprio vogliamo assegnarla a un «genere».) l'azione rappresentata attraverso il dialogo dei personaggi si sostituisce alla narrazione. gialli. l'Orlando furioso dell'Ariosto). e poi romanzi «fiume». Sofocle. Foscolo. FILOSOFICA. erotici. nelle due forme della tragedia e della commedia.). il poema allegorico (la Divina Commedia di Dante. Una forun altro scrittore greco. nasce il poema epico-religioso del Tasso (la Gerusalemme liberata). mentre usualmente le opere di filodrammatico sono. è un poema didascalico-allegorico). ma il termine e la stessa categoria sono piuttosto vaghi): il poema didascalico. Menandro. il romanzo è il genere narrativo prosastico per eccellenza o.allora le opere di un Erodoto.

un ampio respiro. al racconto e — quando la narrazione coglie soltanto un episodio.) o i diversi timbri di strumenti musicali. degli appartenenti a una comunità linguistica considerati nella loro collocazione entro la società. • uno stile medio. Altrimenti si passa al romanzo breve. col suo evidente schematismo. o temperato. entro una qualsiasi attività specifica. o grave. infine. si considerava adeguato uno dei tre stili: per esempio alla commedia e alla satira lo stile umile e all'epopea e alla tragedia. di sottocodici. • uno stile alto. Utile per comprendere molte peculiarità di opere antiche. risulta di scarsa efficacia per approfondire le differenze tra le forme della comunicazione verbale. SPESSO LINGUAGGIO SPECIALE = LESSICO SPECIALE II termine registro richiama la varia estensione della voce umana nel canto (registro di tenore. deve possedere una notevole estensione. per formulare e per interpretare perfettamente determinati messaggi linguistici. ecc. ma anche nell'ambito del parlato le scelte mutano nel registro familiare. che per tanti riguardi precorre del resto lo stesso romanzo moderno. 2. che. perché la lingua scritta. lo stile sublime. Si distinsero: • uno stile basso. o umile. medioevali e rinascimentali. un aspetto della realtà — alla novella. baritono. ci si riferisce ai linguaggi detti «speciali» (dove speciali si oppone alla lingua comune in quanto genere. SOTTOCODICI Quanto. adotta registri espressi- Prima di soffermarci su alcuni linguaggi speciali. il sarcastico. in un registro genericamente colloquiale e in quel registro più sorvegliato e vicino alla lingua scritta che è rappresentato dalla lingua d'uso propria di determinati momenti della vita di relazione (la conversazione impegnata. nei prossimi paragrafi accenneremo ad alcuni dei più nettamente caratterizzati. o all'argomento e ai personaggi della singola opera nel quadro di un dato genere. REGISTRI. l'ironico. composte quando gli autori l'avevano ben presente. REGISTRI ESPRESSIVI Quando si passa ad analizzare le forme della comunicazione. pur attraverso adattamenti e reinterpretazioni. un momento. osserveremo che le peculiarità di tali linguag- 375 . la vita pubblica. STILI. la vita scolastica. pur in assenza di ogni intento d'arte. entro una professione. o tenue. rimase salda nell'antichità. LINGUAGGI «SPECIALI» O «SETTORIALI» Si collega alla teoria dei generi letterari la precettistica dei «tre stili». parlata e scritta. I linguaggi speciali individuabili sono numerosi. si connette alla concezione della lingua come codice (vedi Introduzione. soprattutto quando non ci si voglia limitare alle espressioni specificamente letterarie. la teoria dei tre stili. ma occorre anche possedere delle informazioni aggiuntive. o sublime. è il termine più comprensivo e può adattarsi indifferentemente ai registri espressivi. Inoltre ad alcune di quelle che abbiamo visto come «figure retoriche» corrispondono — sempre nel quadro della lingua d'uso comune — registri specifici come lo scherzoso. di linguaggi. ai linguaggi speciali.). impone sempre una stilizzazione. Così il medesimo parlante. l'iperbolico. non basta conoscere il «codice lingua». Parlando di sottocodici intendiamo sottolineare che. § 5).modello che si è venuto via via configurando. al termine sottocodice. agli stili e ai generi della retorica. Anzitutto ci esprimiamo diversamente quando parliamo e quando scriviamo. Ad ogni genere. ecc. nel Medioevo e fino al Settecento. Anche per la novella gli esempi antichi sono di scarso rilievo e la prima grande raccolta di novelle è il Decameron del Boccaccio. per comunicare il medesimo messaggio. SOTTOCODICI I TRE STILI vi differenti a seconda della situazione in cui si trova. o «settoriali» (cioè riguardanti un dato settore della comunità linguistica). col massimo scarto rispetto alla lingua d'uso. avere una «chiave interpretativa» in più. LINGUAGGI. Perciò la linguistica contemporanea introduce altre categorie più comprensive e più duttili e parla di registri espressivi. unità superiore).

grazie ai romanzi e ai film polizieschi. il citrato. di stabilire un confine con la società «adulta». estremunzione tutt'e tre per «interrogazione». l'impiego di particolari metafore. di una differenziazione anche sul piano linguistico dalla società civile. giuridico. sentita come un mondo diverso ed ostile): «In casanza d'un bel mecca / che in buiosa ha già stanziato j stanzia un treppo / scarpinato da le zampe de' pulimme» (Questa filastrocca richiede. da scuola a scuola. storia. nel tempo. la pasticca. registrati negli 376 . Indubbiamente la sostituzione. tutti sappiamo che la madama è la polizia. per esempio. piuttosto. il ricorso ad intercalari tipici generano enunciati almeno in parte «criptici» e rispondono all'esigenza. ecc. la dritta l'informazione passata dall'infame ai tutori dell'ordine. senza motivo apparente. perché il messaggio è stato reso intenzionalmente oscuro («crittico» o «criptico». che si compiace dell'uso esclusivo di certi termini ed espressioni. cambia soprattutto. la ghiaia. la neve. sintattici — ne abbiamo spesso indicati certuni come propri del registro colloquiale. con termine apposito. o del linguaggio burocratico. e sarebbe anche difficile. e invero — a proposito di fatti fonologici. tutti i livelli della lingua. e filone. è largamente noto. la farina. come ad es. geometra. in effetti. in particolare. di neoformazioni. il gergo militare. la coordinazione. ìtalo.) riguardano. cambia a seconda delle classi di età. in una stessa città. politico. bollo rispettivamente per «cattedra». la macuba. anche il modello linguistico e di affermare una propria.O M ELI c/2 O 3 t=> O gi (come pure dei registri. l'infamità la delazione o il tradimento. § 5). GERGO GIOVANILE E STUDENTESCO Diamo un esempio dal gergo della malavita. che è di volta in volta l'erba. Qualche termine è penetrato nella lingua o comun- Ad alcune caratteristiche del tipico gergo si avvicina. la streppa. dal greco kryptikós. que. I GERGHI Tra i linguaggi speciali i modelli più fortemente marcati sono offerti da quelli che. di voci dialettali. cosicché un testo gergale può risultare del tutto incomprensibile al profano. di parole anche di uso comune. in linea di principio. se termini come catafalco. tendenti. si realizza un gergo: il gergo di certe categorie artigianali. «pagella». ecc. ma occorre saperlo «decrittare». che è il gergo più tipico e nasce dal preciso intento di occultare agli estranei il senso delle comunicazioni linguistiche (oltreché dalla volontà. ma esiste una solidarietà di gruppo. il linguaggio studentesco. la droga. chiamiamo gerghi. Il lessico gergale della malavita è costituito di parole della lingua deformate o usate metaforicamente. tanto che non di rado sarebbe più appropriato parlare di lessici speciali anziché di linguaggi speciali. una traduzione: «Nella casa di un bel tipo che in prigione ha soggiornato sta un gruppo che è scappato dalle grinfie dei poliziotti»). Si tratta però. (Un esempio fra tanti: la lingua parlata privilegia. insieme con altri modelli di comportamento. ovviamente. di linguaggi settoriali. il balordo un delinquente allo sbaraglio. la naftalina. All'interno del mondo giovanile esso cambia da regione a regione. Occorrerebbe verificare. la nufia. «campanello». storione per indicare i professori di filosofia. il linguaggio giovanile e. IL GERGO DELLA MALAVITA Anche quando manca l'intenzione di creare uno strumento di comunicazione «criptico». da città a città e magari. Nel gergo le divergenze rispetto al lessico della lingua sono innumerevoli e concernono anche le parole più comuni. morfologici. mentre molti costrutti subordinativi appartengono esclusivamente alla lingua letteraria). e vertenza. in determinati casi. Ma il lessico speciale della malavita è ricchissimo. molto sentita dai giovani. più o meno consapevole. matematica. con tutto un pullulare di sinonimi intorno a particolari referenti. italiano. salasso. nell'organizzare l'enunciato. ecc. Probabilmente è superfluo dare esempi di gergo studentesco. Tuttavia ciò che più comunemente e decisamente differenzia tra loro i diversi sottocodici è un insieme di scelte d'ordine lessicale. provvisoria identità attraverso un mezzo espressivo fortemente marcato rispetto alla lingua d'uso. chiamino. burocratico. «oscuro»). a degenerare in gergo (vedi § 5). con estrema rapidità. ALTRI GERGHI 3. di rifiutare. Non si tratta più di «decodificare» un messaggio sulla base del codice lingua (vedi Introduzione.

centrìpeto. Le difficoltà che incontriamo nella comprensione del linguaggio scientifico dipendono dunque non a parte quel linguaggio o quei linguaggi che ritanto dall'astrusità del lessico.anni Settanta. alla scienza delle religioni. o applicate. al fermio. per la filosofia. Ciò varrà. centrifugo. e dalla rigida con. tentano di formalizzare i loro enunLa scienza mira alla chiarezza e conta sulla co. Contrariamente a quanto spesso si pensa. nell'esistenza di una persona. e poi alla sociologia. dall'idrogeno e dall'ossigeno all'uranio. alla psimunicabilità del sapere. come la zoologia. ecc. come vettore. moto. Del resto. attrito. abbiamo già visto alcuni II profano. Quanto alle scienze eminentemente descrittive. neutrone. i termini impiegati attenuano. CONTINUO ARRICCHIMENTO E VARIETÀ DEI LESSICI SCIENTIFICI Quanto sopra vale in linea di principio. Ma ci sono altri linguaggi speciali. AMMINISTRATIVO mini specificamente tecnici. anzi alla sola meccanica) ai termini corpo. per divenire presto un ricordo che svanisce senza residui. velocità. autori.. buona parte del lessico di base delle scienze esatte è tratto dalla lingua comune. come la medicina e molte tecnologie. per la storiografia e per la sostituito).tutti dobbiamo fare i conti ogni giorno: i linguaggi del commercio. la botanica. corrispondentemente. di fronte a un enunciato scientifico. poste al Ma il punto di partenza nella formazione del lin. la quantità dei referenti può divenire MOTIVI DELLA DIFFICOLTÀ sterminata e. § 7). energia. al californio. inerzia. scienze umane. diverse. ad ogni termine. Con i linguaggi speciali visti fin qui il singolo ecc. della pubblicità. La coesistenza di scuole di pensiero sono esclusivamente denotativi (vedi capitolo 39..scientifico già rilevati (il rigore. l'univocità dei che. pressione. anche a quelle che. 377 . ecc. parlante ha un rapporto saltuario e superficiale.ciati. linguistica. volvente. ecc. ecc. baricentro. artistica. atto a speciale. I LINGUAGGI SCIENTIFICI gia. la geolo4. dei procedimenti impiegati (capitolo 40. quanto dalla ne. Il gergo giovanile è una realtà. troviamo nunciati predilige le strutture semplici e tra le che ciascuna di esse possiede un proprio lessico parti del discorso privilegia il sostantivo. oggi hanno ancora corso e se una frase come «Domani bigio di prepo perché il prof ci vuole smollare uno stogo di compitino in classe». critica letteraria. occupa una breve stagione. l'intervento della personalità dei singoli § 2) e di ciascuno si da una definizione univoca. l'economicità della terminologia) si un «linguaggio formalizzato». pe5. in modo che sia favorita la costruzione di significati. è ancora comprensibile. mesone. così la fisica atomica (mentre atomo è parola già greca) ha coniato per le particelle subatomiche i neologismi neutrino. con cui gio. IL LINGUAGGIO COMMERCIALE. le neoformazioni si moltipllcano. cinetico. all'etnologia. ecc. di fronte a una minoranza di terPUBBLICITARIO. a maggior ragioil modello di riferimento non venga corretto o ne. come l'economia e la guaggio delle scienze è completamente diverso.guardano la sua condizione o la sua attività processità di conoscere l'esatto significato assegnato fessionale. dalla compattezza del messag.. forza. massa. al plutonio.confine tra i due settori. quasi inafferrabile. Così la chimica creò tra la fine del Settecento e i nostri giorni la terminologia degli elementi. fuggevole. ma una realtà mutevole. fotone. Naturalmente il progresso scientifico conduce continuamente ad acquisizioni nuove e gli oggetti e i fenomeni via via scoperti ricevono apposite denominazioni. può provare la stessa impressione che gli da un Se dalle scienze della natura ci spostiamo alle messaggio «criptico»: ci capisce poco o nulla. che è degli inizi degli anni Ottanta. musicale. privo di ogni ridondanza. positrone. so. dell'anicatenazione logica del discorso. Nell'organizzare gli e. Basti pensare (limitiamo l'esemplificazione alla fisica classica.cologia. l'oggetto stesso della ricerca orientano universalmente accettata e immutabile (almeno necessariamente questi linguaggi in direzione del finché non si giunga a una svolta nella ricerca e versante letterario. ma che i tratti distintivi del linguaggio convertirsi in simbolo nelle formule matemati.più o meno nettamente caratterizzati.

il climax..... di pas. modello famiglia.. che. ma perché l'attenzione del destinatario non può essere trattenuta a lungo e l'ideale è rappresentato da uno slogan di due o tre parole che gli s'imprima nella memoria. ma altrettanto spesso superflui o identici ad altri già in commercio. assonanza.. ecc. dunque.gismi. di atte.. ed anche i procedimenti della poesìa (rima. biolavante). e il linguaggio della pubblicità ha saputo adattare a nuove esigenze le norme dell'« argomentazione» e della «elocuzione»..do nello spazio di un attimo l'immaginazione.) al posto di semplici preposizioni e congiunzioni. in forza di. ecc..). per quanto riguarda. la concorrenza. le formazioni mediante per lo più risponde a tali esigenze. nella misura in cui. in particolare nella corrisponden. con mol. che hanno elaborato quello che fra tutti i linguaggi speciali è il più vario e pittoresco. Convincere. i forestierismi. più che di convincere pazienteIL LINGUAGGIO COMMERCIALE mente col ragionamento. i costrutti nominali preferiti ai verbi. l'antitesi. Senza alcuna sistematicità (che richiederebbe un discorso molto ampio). fulminante. precisio.l'iperbole.. con il compito di convincere il maggior numero possibile di persone ad acquistare prodotti spesso utili e originali.. oltreché dall'abuso di un lessico speciale sovrabbondante di latinismi bislacchi e di sinonimi pretenziosi.. ma la consue.... la rap- 378 . prova pulitivi del linguaggio scientifico: chiarezza.. mentre il messaggio della pubbli- II largo impiego di formule fisse. allitterazione). Dì sociare quelli della banca. di cortesia.. l'aggettivo in funzione avverbiale (corre gione.di composto. ci fareste cosa grata se.. Agli stereotipi si aggiungono però qui altri tratti. la «parola macedonia» o «parola valigia» risposta a. di sorprendere.. Diventano allora protagonisti operatori specializzati. distintamente Vi salutiamo). vediamone i tratti distintivi salienti.).ra gli arcaismi. quanto la metafora. i pubblicitari.va (esame finestra.zia).digestimola).consapevole o inconscia.. tutta una serie di formule fisse.. già considerati a proposito del linguaggio commerciale.. che si possono ricondurre a un denominatore comune: l'intento di una differenziazione non necessaria dalla lingua d'uso. la predilezione per i sostantivi astratti (l'utenza. taloza. L'effettivo contenuto dei messaggi vane. siamo essere mascherata. Abbiamo già sentito parlare di questa funzione del linguaggio: le tecniche per raggiungere il fine furono studiate e approntate dall'antica retorica.). i tecnicismi in genere. perché l'esagerazione deve piuttosto nuazione... inquadrano e in certo modo formaliz. che trova la sua radice in un'affermazione -. sagacemente rivisitate. i neolotudine impone. della stampa quotidiana e periodica. che diviene esclusivo o prevalente quando il mezzo di comunicazione è la radio o il quotidiano. non possiamo esimerci dal rilevare che. Ogni volta che è possibile la pubblicità si vale del mezzo visivo. gli enunciati risultanti dal succedersi di blocchi di parole e sintagmi prefabbricati (stereòtipi). e infine un tipo particolarissimo te varianti. i medesimi obiet.prefissoidi (superconcentrato. da determinate scelte anche d'ordine morfo-sintattico: le locuzioni prepositive e congiuntive ampie e goffamente solenni (a motivo di. la citazione allusiva. sia pure con fini diversi. brevità. prerogativa del linguaggio pubblicizano la comunicazione: formule di apertura (in tario. figure retoriche di effetto più sicuro (non tanto per quanto inoltre attiene a. Con una differenza: l'oratore disponeva di un'ora o due o di un centinaio di pagine. IL LINGUAGGIO DELLA PUBBLICITÀ IL LINGUAGGIO AMMINISTRATIVO ministrazione. della finanza e di vari qui appropriate e caratteristiche scelte di lessemi settori delle attività produttive) ha interesse a e di sintagmi: il sostantivo in funzione attributiporsi.si aggiungono poi. I mezzi sono rappresentati.). comprate sicuro)... ma normalmente l'immagine è accompagnata da un messaggio verbale. lieti di informarvi. a. l'anafora. facendo riferimento (ottenuta amalgamando due lessemi: ultimoda.. sono caratteristici anche di quello che chiamiamo linguaggio amministrativo o burocratico. Alle più svariate invenzioni verbali sposta. colpenII linguaggio commerciale (cui si potranno as. non solo perché ogni secondo di trasmissione o ogni rigo di stampa ha un costo elevato. a riscontro di. benevola o burbanzosa — di autorità. circonlocutorie (ci pregiamo. . Si tratterà allora.. Lo scenario cambia radicalmente quando il mondo della produzione e della distribuzione si rivolge al pubblico. della politica.cità dev'essere rapido.. con la 'parola. le saggio (in relazione poi alla Vostra richiesta. di chiusura (Nell'attesa di una sollecita ri.

Ma anche gli articoli redazionali raggiungono in genere un buon livello ed eventualmente. Al fine di mantenere vivo l'interesse dei lettori. affine a quello dei pubblicitari (si tratta infatti di colpire e di attrarre il pubblico. va considerato innaturale? I fisici. e magari un «centrese» o un «centrosinistrese». in agguato. gli economisti. occupa un posto a sé il linguaggio giornalistico sportivo. «giornalese»). neologismi. per variare i loro resoconti. un modo di dire. Le formazioni col suffisso -ese. Anche i titolisti. ma ci raggiunge anche attraverso molti altri canali). un verso celebre. quando il termine sorse. per motivi intuibili. Semmai. impiegato per ottenere una connotazione spregiativa. il rischio dell'involuzione verso un linguaggio innaturalmente specialistico si fa subito manifesto: ecco. per sottolineare la degenerazione in gergo di alcuni linguaggi settoriali. potrà sempre individuare i referen- Sarebbe facilmente individuabile anche un «destrese». anzi. invenzioni verbali di ogni genere. soprattutto negli anni Settanta. che si avvalgono di lessici tutti intessuti di tecnicismi e. hanno un loro proprio linguaggio. cioè i collaboratori di quotidiani e riviste incaricati di redigere e collocare nella pagina i titoli dei diversi articoli. con una spiccata predilezione per la «citazione» (cioè il titolo dell'articolo riecheggia. il titolo d'un libro o di un film. in politica. per designare il linguaggio sciatto. Peraltro. comunicando tra loro. i biologi. a seconda dell'argomento trattato (e la stampa d'informazione li affronta un po' tutti). Perché un linguaggio gergale. «politichese». le circonlocuzioni ampollose. sono inquadrabili volta per volta entro altri linguaggi speciali.) rispetto ai sostantivi concreti.) che ripetono invariabilmente sempre gli stessi schemi. 6. nella prosa che leggiamo sui quotidiani e i settimanali. 1 379 . ecc. IL LINGUAGGIO DELLA POLITICA IL LINGUAGGIO GIORNALISTICO Va però subito osservato che proprio il linguaggio giornalistico è quello che è meno lecito svalutare come gergo e che. hanno dovuto escogitare soluzioni variamente ingegnose e. dando vita a una prosa composita e immaginosa che è senza dubbio un linguaggio speciale. il match di boxe. nelle «veline». si trovano ad affrontare il problema di riferire avvenimenti (la partita di calcio.presentanza. In realtà nei quotidiani compaiono (soprattutto nella «terza pagina») le firme dei nostri scrittori più autorevoli e anche ad alcuni tra i giornalisti di professione spetta la qualifica di scrittori: è ovvio che la loro prosa va giudicata col metro della critica letteraria. il «politichese». IL LINGUAGGIO GIORNALISTICO E IL «POLITICHESE» Già circa un secolo fa. nei notiziari radio-televisivi. «criptici» per il profano. in genere spiritosamente. I cronisti e i commentatori sportivi impiegano il lessico — nettamente caratterizzato — proprio di ciascuno sport e poi Se dalla lingua dei giornali ci spostiamo a quella della politica (che in parte è veicolata dalla stampa stessa. La fortuna del termine sinistrese è dovuta semplicemente alla molto maggior diffusione e influenza della pubblicistica di sinistra. il «sinistrese»1. ecc. ecc. nei comunicati di agenzia. pur che ne abbia il tempo e la capacità. hanno avuto successo — in inglese come in italiano — in anni recenti ed oggi impieghiamo comunemente i termini «burocratese». immediatamente riconoscibile. il «sindacalese». fu creato il neologismo journalese (— genalìs. ecc.). i medici. approssimativo e zeppo di frasi fatte considerato caratteristico della stampa quotidiana. «sindacalese». ecc. li coloriscono con metafore. Non di rado gli esiti cui perviene per queste vie il linguaggio amministrative-burocratico sono risibili e tali da meritargli l'appellativo non onorifico di «burocratese». è difficile circoscrivere come linguaggio speciale. in Gran Bretagna. ecc. formulano enunciati obiettivamente oscuri. dialettismi. usano così il linguaggio per un'esigenza intrinseca alle discipline di cui si occupano e non intendono celare alcun segreto (quanto al profano. per incrementare le vendite) e si valgono ampiamente di vari espedienti retorici. l'urtante sciatteria e l'affliggente abuso di stereotipi si riscontrano. la corsa automobilistica.

LE «FUNZIONI» DEL LINGUAGGIO Nei paragrafi precedenti abbiamo considerato molte modalità diverse dell'uso del linguaggio. Anziché coltivare la virtù della trasparenza. Di norma la lingua d'uso è «referenziale»: «Per svitare questo bullone occorre una chiave n. Il «politichese» è uno degli inconvenienti della democrazia. giuridico. di esternare i propri sentimenti e le proprie emozioni (la funzione è anche detta «emotiva»): qui sulla denotazione prevale nettamente la connotazione (vedi capitolo 39. Il messaggio vuole ottenere un dato comportamento: «Svita quel bullone!» «Che il pranzo sia pronto per le otto!». e questa funzione è anche detta «imperativa». elaborata dal linguista di origine russa Roman Jakobson. in democrazia. nel «flusso di coscienza». è. «sforzarsi». con goffe figure retoriche. ben inteso — che il linguaggio della politica elabori un lessico suo proprio. in numero di sei. Nella funzione espressiva il messaggio è centrato sull'emittente. purtroppo senza il concorso professionale dei pubblicitari. eliminati. nel monologo intcriore. nella funzione conativa. questo linguaggio si fa dunque volta per volta elusivo o allusivo. Ma non è il caso di disperare. La situazione è del tutto diversa nelle due funzioni che abbiamo collocato sulla sinistra e sulla destra dello schema. Questa teoria è ancorata alla concezione del linguaggio come codice e. § 5) e grazie al contesto. a costringere. reticente o ammiccante. cosa di tutti. nelle linee generali. Le «funzioni» individuate. dovete rifarvi allo schema che avete già visto nell'Introduzione (§ 5) e che qui ripetiamo nella sua forma più semplice: 380 . non può essere richiesto al cittadino uno sforzo interpretativo per comprendere quello che l'esponente o il commentatore politico dicono o scrivono. 2) Nella funzione referenziale emittente e ricevente sono coinvolti in eguai misura e sullo stesso piano. cioè di distinti fini assegnati dal parlante agli enunciati. una teoria che. per comprenderla. a condizionare il destinatario. «II pranzo sarà pronto per le otto». E d'altra parte ottengono o si sforzano di ottenere enunciati strettamente referenziali i linguaggi scientifici e il linguaggio legislativo. 12». amministrativo. ma di poter essere denunciati. L'imperativo e il congiuntivo esortativo sono i modi verbali caratteristici della funzione conativa. Questa funzione viene anche detta «cognitiva»: i messaggi così prodotti contengono informazioni. si distribuiscono così in relazione allo schema: 2) espressiva 3) conativa 1)referenziale 4) fatica 5) metalinguistica 6) poetica 1) La funzione di gran lunga preminente è quella referenziale: con il termine si allude al fatto che l'emittente e il ricevente si riportano ai referenti della realtà extralinguistica (vedi capitolo 38. anche se non risolve ogni problema. partecipi delle abitudini del linguaggio burocratico. Deve essere trasparente nei fatti e nelle parole. Il fine del comunicare è subordinato a un altro fine che si pone il parlante: di esprìmersi. che mirano appunto a convincere. § 2). Ma la politica. lezioso o tedioso: un gergo rivolto ai soli «addetti ai lavori». Il termine deriva dal verbo latino conor. presenta il vantaggio di fondarsi su un principio unitario: la teoria. Qui non dovrebbero esistere «profani». che individua un certo numero di «funzioni» del linguaggio. ma rientrano in larga misura in essa il discorso oratorio e il linguaggio della pubblicità. cerchi di agghindarsi. Nella forma più tipica la funzione espressiva si manifesta nel monologo. 3) All'estremo opposto. il messaggio punta decisamente sul destinatario. e più in generale tutto ciò che riguarda la vita della comunità.ti dei termini tecnici e ricostruire la trama del discorso). Accade invece — non sempre né ad opera di tutti. corretti. mantenendoci prevalentemente su un piano descrittivo. portano a una conoscenza. e la comunicazione si realizza sulla base del codice (vedi Introduzione. § 4). Per 1!'interpretaziune dei fatti e per un approfondimento teorico è utile conoscere. i quali hanno la caratteristica di essere non solo meno numerosi e meno gravi dei vizi degli altri regimi. 7.

dove sono del pari coinvolti emittente e ricevente. abbiamo visto che a questa o a quella funzione del linguaggio corrispondono determinate espressioni e. e nemmeno soltanto di esprimersi emotivamente.. «parlare».. ma mutano il rapporto col codice e la natura del messaggio. Va però osservato. nella funzione fatica. La funzione fatica: il termine deriva dal verbo latino fari. ma queste per me sono nere». si avvicendano e cooperano tra loro più funzioni. all'emittente. In effetti il linguaggio. «Dunque. rafforzare il contatto fra emittente e ricevente. guardi che si tratta del colore testa di moro». Cioè. di fare pervenire ai riceventi una determinata comunicazione.4) Con le altre tre funzioni ritorniamo al centro dello schema. Per esempio: «Hai detto "eccezione" o "accezione"? E che cosa vuoi dire "accezione"?» Oppure queste battute di dialogo in un negozio: «lo cercavo delle scarpe marrone scuro. qui registriamo un parlare per parlare. (interrompendo l'interlocutore. o chiediamo precisazioni su quanto dice l'interlocutore. e non per confermare quanto dice. «No. molte formule di saluto. 381 . ecc. «Senti un po'».». oppure di convincerli. come nella funzione referenziale. Sono quindi di carattere «metalinguistico» le argomentazioni di qualsiasi libro di linguistica e i lemmi dei vocabolari. Anche mediante qualche esempio. ma dello stesso codice. frequentissimi nella conversazione quotidiana: «Lei mi capisce». conclusivamente. determinati linguaggi speciali o sottocodici. anche ripetuto nel corso della comunicazione) «Pronto?».. 6) Infine nella funzione poetica — da intendere non limitata alla «poesia» governata dal ritmo. 5) Nella funzione metalinguistica l'oggetto della comunicazione è il linguaggio: tra emittente e ricevente il contatto viene stabilito non a proposito di referenti esterni.». (al telefono. Ma la funzione viene esercitata frequentemente anche nell'ambito della lingua d'uso. o magari lo correggiamo. in vari casi. quando raggiunga valori d'arte — la comunicazione è centrata sul messaggio in quanto tale. per far sì che la comunicazione nel suo insieme avvenga senza equivoci o incertezze: quindi tutte le volte che determiniamo l'esatto significato di una parola che usiamo.. in questo caso l'artista. Si tratta di brevi enunciati o di incisi. che di norma in ogni manifestazione linguistica — letteraria e non letteraria — sono presenti insieme. eppure le espressioni che nascono da questa funzione hanno un fine preciso: di stabilire. ma estesa all'opera letteraria in generale. o almeno non preme in modo esclusivo. non comunica nulla. e poi in genere le interiezioni. ma egli intende operare in modo personale sul codice. «Senta!». apparentemente fine a se stesso. ma per rassicurarlo che lo stiamo seguendo) «Sì. ristabilire. non preme. in modo che sia garantito il miglior funzionamento della comunicazione vera e propria. nel quadro di quella complessiva funzione del comunicare che è propria del linguaggio nel suo assieme.

I .

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ELEMENTI ESTERNI DEL LINGUAGGIO POETICO Approfondire ulteriormente l'argomento significherebbe inoltrarsi nel territorio dell'estetica. METRICA Al linguaggio della poesia finora abbiamo appena accennato. Sarà invece utile fermarci sui caratteri esterni del linguaggio poetico. A una lingua d'uso. fra tutte le manifestazioni in cui può presentarsi il linguaggio. Montale. si innalza la poesia. tutt'al più. è a dir poco riduttiva. Parlare di una «funzione poetica» (anche se non risolve ogni problema e se qui il termine «poetico» è impiegato estensivamente. Il linguaggio della poesia. Elementi di metrica 1. e che sono essenzialmente due: • un elemento ritmico. Leopardi. fino a includere ogni produzione letteraria artisticamente valida) è certo più pertinente: fin dalle origini. VERSIFICAZIONE. quelli che lo distinguono formalmente dagli altri linguaggi e dalle altre forme di espressione letteraria. • determinate scelte stilistiche. riferita a ciò che ci hanno lasciato per esempio Dante. si oppose un linguaggio poetico. sì. 384 . e ancora oggi.44. quando non esisteva ancora la scrittura e una lingua al suo interno era scarsamente differenziata. sia alla prosa letteraria. più intensa. che è «fortemente differenziato» rispetto sia alla lingua comune. al di là dei nostri scopi. la parola umana al massimo della sua espressività. elevata e personale. i gruppi umani sentirono l'esigenza che il linguaggio. in particolari occasioni. Possiamo considerarlo uno dei tanti linguaggi speciali'! Stando alla lettera. ma ci accorgiamo subito che la formula. POESIA. fosse usato per un fine diverso e in una forma diversa. indifferenziata. in particolare lessicali. rilevando.

mettiamo: La notte che ci nasconde le cose. di scarsa utilità. VERSIFICAZIONE E METRICA La disciplina che studia la versificazione. LA SILLABA ELEMENTI ESSENZIALI DEL VERSO L'unità metrica del verso italiano è la sillaba. in greco «misura»). l'ottonario di 8. si vitupera (L. 385 . nell'altro una di meno (10). Nella poesia greca e latina la base di tali schemi è data dal succedersi di sillabe misurate secondo la durata o quantità (è una poesia quantitativa). ma l'ultima parola potrà essere anche sdrucciola. GLI ELEMENTI DEL VERSO. Ciò che rimane costante è un organizzarsi del discorso in sequenze di parole (versi) in cui si ripetono o si avvicendano determinati schemi. mentre una teorizzazione di carattere generale risulterebbe. è la metrica (da métron. cioè accentata sulla penultima sillaba. (vedi § 3). che include la prosodia (la parte della metrica più specificamente interessata alla divisione del verso in sillabe. è rappresentato dalla rima. ARIOSTO) 1 2 3 4 5 6 7 8 9 10 11 12 1 Negli esempi che diamo tali accenti ritmici vengono sempre indicati col segno dell'accento 'acuto ( ' ). nella sua generalità vuole essere libera da ogni norma fissa. come. Occupiamoci anzitutto di due elementi essenziali: il numero delle sillabe e l'accento ritmico. Invece la poesia contemporanea. come il verso di Dante citato sopra. SDRUCCIOLI. ma lo si attua volta per volta con procedimenti che vanno analizzati direttamente sui testi dei singoli autori. oltreché complessa. in certe posizioni. Nel primo caso le sillabe saranno una di più (12).L'elemento ritmico si realizza in modi diversi a seconda delle lingue e delle epoche. pur rifacendosi non di rado almeno ad alcuni dei modelli della tradizione. nel Duecento. Questo è il caso più frequente. TRONCHI Un endecasillabo è un verso composto di 11 sillabe quando termina con una parola piana. e i versi prendono nome dal numero delle sillabe che li compongono: il quinario è un verso di 5 sìllabe. agli accenti e ai fenomeni connessi). l'endecasillabo di 11. uno dei quali cade sempre sulla penultima sillaba (nei versi piani). accessorio. fino agli inizi del Novecento. ma il verso rimane pur sempre endecasillabo: L'uom che se stesso loda. Un terzo elemento. 2. Ciò non implica affatto che nel verso libero si prescinda dall'elemento del ritmo. costituita da un complesso di norme in vigore dalle origini della nostra letteratura. nella poesia italiana dal numero delle sillabe e dal ricorrere. Le pagine che seguono sono dedicate a una sintetica illustrazione della metrica italiana tradizionale o «regolare». oppure tronca. Notiamo però (prendendo come esempio l'endecasillabo) che non è un endecasillabo una qualsiasi sequenza di 11 sillabe. cioè la forma esterna del linguaggio poetico. di accenti ritmici (è una poesia sillabico-accentuativa). 1 2 3 4 5 6 7 8 9 10 11 Per ottenere un verso è dunque necessario un secondo requisito: la presenza di determinati accenti ritmici 1 . È invece un endecasillabo: La notte che le còse ci nascónde (DANTE). COMPUTO DELLE SILLABE: VERSI PIANI. o aperte. anche se per caso cadono sulle vocali e. ecc.

. perché ricorre continuamente. La dieresi è l'inverso della sinèresi: talora in poesia un dittongo viene computato come due sillabe. crea). mentre il secondo (sdrucciolo) ne ha 8 e il terzo (tronco) 6: . Occorre tenere conto di quattro fenomeni o «figure»: la sinèresi. conteremmo 12 sillabe).E come tigre ferita raggi (G. la dièresi. sono tutti dei settenari. CARDUCCI). perché l'elisione è un fenomeno fonetico che si verifica anche in prosa ed è contrassegnato 1 Termini tratti dal greco: sinèresi e dièresi da verbi che significano rispettivamente «riunire» e «dividere». tuo. 386 . 1 2 3 4 5 6 78 9 10 11 (Se si trattasse di prosa. appartenenti a due sillabe distinte (per es.. conteremmo 12 sillabe). la sillaba finale dell'una e la sillaba iniziale dell'altra si considerano come una sola sillaba metrica: Talor m'assido in solitària parte (G. 1 2 3 4 5 6 PARTICOLARITÀ DELLA DIVISIONE IN SILLABE Per la divisione in sillabe ci si rifa alle norme che abbiamo enunciato nella fonologia (vedi capitolo 3. tu-o. tratti dal Cinque maggio del Manzoni. la sinalèfe o elisione (il fenomeno più importante. Il fenomeno è indicato (non costantemente) dall'apposito segno della dieresi (due puntini sulla prima delle due vocali): Così la diva visìon gli disse (V. come se si trattasse di un dittongo (quindi mio. La sinalèfe o elisione è il fenomeno più importante. vi-a.orma di pie mortale 1 2 3 4 5 6 7 la sua cruènta pólvere 1 2 3 4 5 6 7 8 a calpestar verrà. cre-a) possono contrarsi in una sillaba sola. fi-ni-i. in mi-o. ma si deve considerare più appropriato il termine specifico sinalèfe.. Quando una parola termina in vocale ed è seguita da una parola che comincia anch'essa per vocale. 1 2 3 4 5 6 7 8 9 10 Analogamente i tre versi seguenti. 1 2 3 4 5 6 7 8 9 1 0 1 1 (Se si trattasse di prosa. Non sempre però c'è esatta corrispondenza tra questo tipo di divisione e quello adottato in poesia per le sillabe considerate come elementi del verso («sillabe ritmiche»). § 4). sinalèfe e dialèfe da verbi che significano «fondere insieme» e «separare».. Per effetto della sinèresi due vocali in iato. ma ha in effetti 7 sillabe solo il primo (piano). Ad esempio: Della mente di Dio candida figlia (V. sul quale dovete concentrare l'attenzione) e la dialèfe1. Il termine elisione è quello più comunemente usato. LEOPARDI). fi-nii. conteremmo 10 sillabe). via. 1 2 3 4 5 6 7 8 9 10 11 (Se si trattasse di prosa. MONTI). MONTI).

l'inverso della sinalefe. non . 387 . 5. ma anche pronunciata. il male I che hai / il cuòre j mi prème.. ecc. vita). 10 sillabe). in genere di forme più varie. PALAZZESCHI). deviazioni dalla norma) poetiche. nel verso dantesco Nel mezzo del cammìn di nostra vita.*assid'in. In ogni verso (a parte il trisillabo) gli accenti ritmici sono almeno due. i quali possono avere da 3 a 11 sillabe e si distinguono in parisillabi (quelli composti di 4. e talora agli accenti considerati «principali» se ne aggiungono dei «secondari». Altri mezzi per adattare l'enunciato allo schema del verso. I VARI TIPI DI VERSI Passeremo ora rapidamente in rassegna tutti i tipi di versi. di -> d'. 6.. quando in un verso c'è la sinalefe. Ora. il fenomeno. su 7 parole. che presentano schemi ritmici più rigidi... 3 sono atone (nel. 3. vita) sono anche gli accenti ritmici del verso e le sillabe che recano tali accenti — la 6a e la 10a — configurano uno degli schemi dell'endecasillabo. la sinalefe non ha luogo. gli accenti di due di esse (cammìn. assido in.dall'apostrofo (vedi capitolo 4. • Trisillabo . Normalmente compare in combinazione con versi maggiori. 8. medesmo al posto di medesimo) e l'epèntesi (ad es. la vocale finale viene non solo scritta... Talora. Si osservi inoltre che. 1 2 3 4 5 6 7 8 9 10 11 NOTA • Inoltre nella versificazione i fenomeni fonetici dell'elisione e del troncamento ricorrono più frequentemente che non in prosa. eccezionalmente. L'ACCENTO RITMICO E I VARI TIPI DI VERSI L'ACCENTO RITMICO L'accento tònico di alcune parole del verso imprime al verso stesso il suo particolare ritmo. 9.. § 2: lo -» I'. cammìn.. agevolemente al posto di agevolmente)...2 3 4 5 6 7 8 9 10 11 corrisponderebbero testi non versificati senza l'elisione di questo in quest' e il troncamento di suono in suon.. 11 sillabe). (A. spirto al posto di spirito. è detto dialèfe: O anima cortese mantovana (DANTE). de/lo -» dell'. Per esempio a questi due endecasillabi del Leopardi: Sempre caro mi fu quest'ermo colle 1 2 3 4 5 6 7 8 9 10 11 Viene il vento recando il suon dell'ora 1 . eccezionalmente da solo: . sono la sincope (ad es.). nòstra. cioè altre «licenze» (= libertà. Per esempio. fungendo da accento ritmico. 7. di) e 4 hanno ciascuna un proprio accento tonico (mèzzo. e imparisillabi (di 3. cioè nel verso citato del Leopardi si legge: .- Accento ritmico sulla 2a sillaba.2. del.

Accenti sulla la (talora come accento secondario) e sulla 3a. Quasi soltanto in combinazione con altri versi, in particolare con l'ottonario: Su voghiamo, / navighiamo, / navighiamo infino a Brìndisi (F. REDI).

Accenti sulla la e 4a, oppure 2a e 4a: Sótto quel tiglio — Cosi vuoi Dio (G. PRATI). Senario Accenti sulla 2a e 5a: L'Italia s'è désta (G. MAMELI).

Settenario

È, dopo l'endecasillabo, il verso più largamente usato e più vario. Un accento posa sulla 6a, un altro su una delle prime quattro sillabe. La varietà del settenario è accresciuta da possibili accenti secondari. Esempi: Ligure ardita pròle — Beatissimi vói O miseri o codardi — Te salutava allóra (G. LEOPARDI). • Ottonario Ha due accenti principali, sulla 3a e la 7a e inoltre, in genere, due secondari, sulla la e 5a: Bèlle róse porporine (G. CHIABRERA). Novenario Ha tre accenti, sulla 2a, 5a e 8a (oltre a varianti poco comuni): Ma quanta dolcézza mi giùnge (G. PASCOLI). Decasillabo Ha tre accenti, sulla 3a, 6a e 9a: S'ode a dèstra uno squillo di trómba (A. MANZONI).
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Endecasillabo

Presenta tre schemi fondamentali: con due accenti principali, sulla 6a e 10", oppure con tre, sulla 4a, 8a e 10a o sulla 4a, T, 10a:

Erano i capei d'oro a l'aura sparsi (P. PETRARCA) Mi ritrovai per una sélva oscura (DANTE) Per me si va ne l'ettérno dolóre (DANTE).
Gli schemi fondamentali non danno però ancora un'idea completa delle molteplici possibilità di variazione dell''endecasillabo, che è il verso più importante e, al tempo stesso, più duttile e flessibile della poesia italiana. Occorre tenere conto anche di accenti secondari (per es., con lo schema 6a-10a, sulla la, 2a, 3" o 4a) e del fatto che la cesura (una breve pausa alla fine della parola che reca il primo accento ritmico) divide l'endecasillabo in due emistichi (= mezzi versi), con molte possibili combinazioni. NOTE Esistono anche versi con più di 11 sillabe, ma sono versi «doppi», cioè composti di due versi più brevi separati da una «cesura». Sono: il dodecasillabo (= senario + senario), il verso martelliano (prende nome da un poeta del Settecento; = settenario + settenario); il doppio quinario (distinto dal decasillabo). Sono versi doppi, variamente composti, anche molti versi della cosiddetta «poesia barbara», elaborati soprattutto ad opera del Carducci — per riprodurre la cadenza dei versi latini. Per esempio l'esametro latino viene reso con le combinazioni settenario '+ novenario o settenario + ottonario (e altre), e il pentametro con settenario + settenario, quinario + settenario, ecc.

4. LA STROFA
Nella maggior parte delle manifestazioni della poesia tradizionale due o più versi si raggruppano in un «periodo ritmico», la strofa (o strofe, al plurale in ogni caso strofe). Talora una strofa corrisponde, da sola, a un componimento poetico, ma d'ordinario più strofe (metricamente uguali, oppure diverse) formano la ballata, la canzone, l'ode, il sonetto, il poema, ecc. A seconda del numero dei versi le strofe vengono denominate: - distico (2 versi) - terzina (3 versi) - quartina (4 versi) - sestina (6 versi) - ottava (8 versi) Vedremo nel § 6 alcuni esempi di queste strofe, come pure di altre più ampie, quando considereremo i principali tipi di componimenti poetici.

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5. LA RIMA
Se consideriamo i versi riuniti nella strofa, notiamo che in genere ai due elementi del ritmo che già conosciamo — numero delle sillabe e accenti ritmici — se ne aggiunge un terzo, la rima, che lega insieme due o più versi, contigui o no. Sono in rima i versi che hanno identico il segmento finale, a partire dall'ultimo accento ritmico (di norma coincidente con l'accento tonico dell'ultima parola). Saranno dunque in rima, per esempio, versi terminanti con le parole: piane sdrucciole tronche

... amóre ... cuòre ...furóre

... tènere ...cénere ... degènere

...saltò ... imprecò ...falò

Nell'ambito della strofa le rime possono corrispondersi in vario modo. Distinguiamo1: • la rima baciata (AABB...):

A A B B

O cavallina, cavallina storna, che portavi colui che non ritorna; tu capivi il suo cenno ed il suo detto! Egli ha lasciato un figlio giovinetto; (endecasillabi — G. PASCOLI)

• la rima alternata (ABAB):

A B A B

Ogni oggetto ch'altrui2 piace per me lieto più non è: ho perduta la mia pace, son io stesso in odio a me. (ottonari — P. ROLLI)

• la rima incrociata (ABBA):

A B B A

È Repubblica il suolo, ove divine leggi son base a umane leggi, e scudo; ove null'uomo impunemente crudo3 all'uom può farsi, e ognuno ha il suo confine.
(endecasillabi — V. ALFIERI)

Della rima incatenata diremo a proposito della terzina dantesca, ed esamineremo alcuni esempi di combinazioni più complesse occupandoci della ballata, della canzone, dell'ode (vedi § 6).

Gli schemi delle strofe si rappresentano con le lettere maiuscole (ABCD...) e si indicano con la stessa lettera i versi in rima (AABB...). Se in una strofa si combinano versi di misura differente, quelli minori si indicano con le minuscole (abcd...; quindi, per es.: ABaC...). Di quali versi si tratti vien detto esplicitamente (per es.: endecasillabi e settenarì), oppure mediante numeri in basso (per es.: AuButyCu). 2 ch'altrui: che ad altri. 3 null'uomo: nessun uomo; crudo: crudele, spietato.

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6. I PRINCIPALI METRI
Negli otto secoli della storia letteraria italiana sono stati elaborati moltissimi «metri»: cioè, i vari versi sono stati riuniti in strofe e le strofe in componimenti poetici nei modi più diversi. Qui non possiamo esaminare se non quelli che hanno avuto la più ampia e la più durevole fortuna.
LA BALLATA

La ballata è un componimento di antica origine popolare, che si accompagnava al canto e alla danza. E introdotta da una «ripresa» (o ritornello), cui seguono una o più strofe, dette «stanze», ciascuna composta di 2 «piedi» e di una «volta» 1 . Eccone un esempio molto semplice di uno scrittore del Trecento, Franco Sacchetti:

Si noti: la volta deve avere tanti versi quanti la ripresa, e il suo ultimo verso deve rimare con l'ultimo della ripresa stessa. A parte queste caratteristiche fisse, la ballata si presenta in una molteplicità di varianti: la ripresa può avere da 1 a 4 versi (con rime variamente combinate) ed è pure variabile il numero dei versi dei piedi. Nell'esempio che abbiamo visto tutti i versi sono endecasillabi, ma agli endecasillabi possono alternarsi altri versi, per lo più i settenari. Fiorita tra il Duecento e il Quattrocento, la ballata fu rinnovata nel secondo Ottocento e all'inizio del Novecento dal Carducci, dal Pascoli, da D'Annunzio. Nella prima metà dell'Ottocento fu invece in voga (Berchet, Manzoni, Prati, ecc.) la ballata romantica, o «romanza», senza rapporto con la ballata antica, ma derivata da modelli inglesi e tedeschi, peraltro anch'essi di origine popolare. La strofa è di 6-8 versi dal ritmo molto pronunciato (decasillabo, ottonario, dodecasillabo), con rime variamente distribuite. Un esempio dal Conte di Carmagnola del Manzoni (decasillabi): A Tutti fatti a sembianza d'un Solo, B figli tutti d'un solo Riscatto, A in qual ora, in qual parte del suolo C trascorriamo quest'aura vital, B siam fratelli, siam stretti ad un patto: D maledetto colui che l'infrange, D che s'innalza sul fiacco che piange, C che contrista uno spirto immortai!3

Così detta perché, con la «volta», la ballata «si volge», torna alla «ripresa»; vale a dire, viene ripetuto il «ritornello». (v. 1) pastorelle: pastorelle; (v. 3) séte: siete; (v. 4) adduce: produce; (v. 5) no': voi; (v. 6) luce: risplende; (v. 8) angiolelle: angiolette. 3 (v. 3) in qual... suolo: in qualunque momento, in qualunque terra; (v. 7) fiacco: debole, vinto; (v. 8) spirto: spirito.
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LA CANZONE

La canzone presenta delle affinità con la ballata, ma — staccata dal ballo e in parte dal canto divenne la forma più elaborata ed illustre della poesia lirica con i poeti del Duecento e poi con Dante, Petrarca e i petrarchisti. Consiste di una serie di strofe, dette «stanze», metricamente uguali (ma con rime indipendenti), miste di endecasillabi e di settenari. La struttura della stanza è fissata per ogni canzone dall'autore, ma presenta in genere questa fisionomia: una «fronte» di 2 piedi metricamente uguali e una «coda» o «sìrima» 1 unitaria (o talora divisa in due «volte»); la coda è collegata alla fronte dalla «chiave» o «concatenazione», cioè da un verso che rima con l'ultimo della fronte, e si conclude con un distico a rima baciata. Ecco un esempio dal Petrarca:

Da' be' rami scendea (dolce ne la memoria) una pioggia di fior sovra 'I suo grembo; et ella si sedea umile in tanta gloria, coverta già de l'amoroso nembo; qual fior cadea sul lembo, qual su le trecce bionde, ch'oro forbito e perle eran quel dì a vederle; qual si posava in terra, e qual su l'onde; qual con un vago errore girando parea dir: «Qui regna Amore»2.
Di solito la canzone si chiude con una strofa più breve delle stanze e di struttura metrica diversa, detta «commiato» o «congedo». Nella canzone Chiare, fresche e dolci acque del Petrarca, da cui è tratta la stanza riportata sopra, il commiato è: Se tu avessi ornamenti quant'hai voglia, potresti arditamente uscir del bosco, e gir in fra la gente3. A partire dal Cinquecento la canzone assunse forme meno rigide. Nell'Ottocento le canzoni del Leopardi non hanno più in comune con quelle delle origini se non la misura dei versi (endecasillabi e settenari), che rimati o no — si avvicendano ormai liberamente nella strofa e anche le strofe non sempre ripetono uno schema uniforme. Come componimento lirico, nel Seicento e nel Settecento prevalsero l'ode e poi la canzonetta, che si rifanno a modelli latini e greci (Catullo, Grazio, Pindaro, Anacreonte) o francesi. Le strofe sono più brevi e i versi preferiti, oltre l'endecasillabo, sono il settenario, l'ottonario, ecc., spesso sdruccioli o tronchi. Come esempio vediamo una strofa di una delle Odi del Parini, // messaggio, composta di 5 settenari, alternativamente sdruccioli liberi e piani rimati, e di un endecasillabo (schema: ababaC)4: a b a b a C Quando novelle a chiedere manda l'inclita Nice del pie che me costrìngere suole al letto infelice, sento repente l'intimo petto agitarsi del bel nome al suon.s

1 Sìrima o sirma è parola derivata dal greco che vale «strascico»; è quindi un sinonimo di «coda», nel senso di «parte della stanza che viene dopo». 2 (v. 1) Da' be': dai bei; (v. 6) coverta... de I': coperta dall'; (v. 7) qual..., qual...: un..., un altro...; lembo: della veste; (v. 11) errore: movimento errabondo; (v. 12) parea: pareva. 3 (v. 1) tu: la canzone stessa; (v. 3) gir in fra: andare fra. 4 Negli schemi metrici si indicano con lettere uguali anche i versi sdruccioli in corrispondenza, ancorché non in rima. s (v. 3) pie: il piede infermo; (v. 5) repente: improvvisamente.

392

IL SONETTO

Sorto probabilmente come «stanza» isolata di canzone, il sonetto è, nella sua brevità, il componimento poetico che ebbe maggior fortuna nella nostra storia letteraria, dalle origini al Novecento. Si compone di due quartine e di due terzine di endecasillabi: in tutto 14 versi, con varie possibili combinazioni di rime sia nelle quartine (ABBA, ABBA; ABAB, ABAB, ecc.), sia nelle terzine (CDC, CDC; CDE, CDE; ecc.). Un esempio del Foscolo: A B A B A B A B C D E D E C Solcata ho fronte, occhi incavati intenti, crin fulvo, emunte guance, ardito aspetto; labbri tumidi, arguti, al riso lenti, capo chino, bel collo, irsuto petto; membra esatte; vestir semplice eletto; ratti i passi, il pensier, gli atti, gli accenti; prodigo, sobrio; umano, ispido, schietto; avverso al mondo, avversi a me gli eventi. Mesto i più giorni e solo; ognor pensoso; alle speranze incredulo e al timore, il pudor mi fa vile; e prode l'ira: cauta in me parla la ragion; ma il core, ricco di vizj e di virtù, delira. Morte, tu mi darai fama e riposo.l

LA TERZINA

La terzina (o «terza rima») è il metro della Divina Commedia dantesca, dei Trionfi del Petrarca, delle Satire dell'Ariosto, di vari poemi di Vincenzo Monti, dei Poemetti del Pascoli e in genere della poesia didascalica e allegorica. Il componimento in «terza rima» è costituito da una serie di terzine di endecasillabi a rima incatenata: cioè nella prima terzina il 1° verso rima col 3°, mentre il 2° fornisce la rima al 1° e al 3° della seconda terzina, e così via: ABA, BCB, CDC,...: A B A B C B Per me si va ne la città dolente, per me si va ne l'etterno dolore, per me si va tra la perduta gente. Giustizia mosse il mio alto fattore; fecemi la divina podestate, la somma sapienza e 'I primo amore.

C

Dinanzi a me non fuor cose create2 (DANTE)

II componimento (nella Divina Commedia il «canto») si chiude con un verso che rima col 2° dell'ultima terzina: Y Z Y Z
1 2

La terra lagrimosa diede vento, che balenò una luce vermiglia la qual mi vinse ciascun sentimento; e caddi come l'uom che 'I sonno piglia.

(v. 1) intenti: fissi; (v. 5) esatte: proporzionate. (v. 4) fattore: creatore, Dio; (v. 7) fuor: furono.

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L'OTTAVA

L'ottava (o «ottava rima») è il metro per eccellenza della poesia narrativa, in particolare dei poemi epico-cavaliereschi (del Pulci, del Boiardo, dell'Ariosto, del Tasso); è una strofa di 8 endecasillabi, i primi 6 a rima alternata, gli ultimi 2 a rima baciata: A B A B A B C C Farmi non sol gran mal, ma che l'uom faccia cantra natura, e sia di Dio ribello, che s'induce a percuotere la faccia di bella donna, o romperle un capello; ma chi le da veneno, o chi le caccia l'alma del corpo con laccio o coltello, ch'uomo sia quel non crederò in eterno, ma in vista umana un spirto de l'inferno.1 (L. ARIOSTO)

IL VERSO SCIOLTO

Nel Cinquecento si cominciò a usare il verso, in prevalenza l'endecasillabo, libero — «sciolto» — dal vincolo della rima e del periodo strofico. L'endecasillabo sciolto è stato largamente impiegato per le traduzioni dei poemi classici (à&ll'Eneide nella versione del Caro all'Iliade del Monti e all'Odissea del Pindemonte), per opere sceniche (tragedie e commedie) e per poemi, poemetti, carmi (esempi più illustri: il Giorno del Parini e i Sepolcri e le Grazie del Foscolo).

7. IL LESSICO POETICO
Oltre che per il ritmo inerente ai versi, la poesia si contraddistingue per una serie di scelte stilistiche che in parte non sono estranee alla prosa, ma nei testi poetici ricorrono con maggiore frequenza e si presentano in modo più tipico. In particolare vi ritroviamo, impiegati intenzionalmente o nati spontaneamente dalla fantasia dell'artista, quei mezzi espressivi che abbiamo studiato come «figure retoriche»: dalla metafora e dalla metonimia all'anafora, all'antitesi, al parallelismo, all'iperbato, ecc. (e buona parte degli esempi dati nel capitolo 42, § 4 e 5 sono tratti, appunto, da opere di poesia). Nella tradizione poetica italiana, già dalle prime origini nel Duecento e poi, nel Trecento, soprattutto ad opera del Petrarca, si è inoltre costituito un repertorio piuttosto vasto di parole (sostantivi, aggettivi, verbi, avverbi, ed anche qualche pronome, preposizione, ecc.), che sono patrimonio esclusivo del linguaggio della poesia. Vediamone alcuni esempi, suddivisi in distinte categorie. • Varianti di parole (presenti anche nella lingua d'uso), risultanti da «sincope», da «apòcope» o da altri fenomeni fonetici:

(v. 1) faccia: agisca; (v. 2) di Dio ribello: ribelle a Dio; v. 5) veneno: veleno; (v. 6) l'alma del: l'anima via dal; (v. 8) spirto: spirito.

1

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• Varianti arcaiche (talora latineggianti) conservate solo nel lessico poetico: acciaro aitare alma beltade cangiare core duolo feruta fiso = inimico = acciaio, spada = aiutare = anima = beltà, bellezza = cambiare = cuore = dolore = ferita fisso, intento = nemico lagrima lito loco pvra palagio periglio picciolo rege veglio virtude = = = = = = = = = = lacrima lido, spiaggia luogo opera palazzo pericolo piccolo re vecchio virtù

• Latinismi, cioè parole «dotte», ricalcanti esattamente la forma latina, non entrati nella lingua d'uso o scomparsi da essa: angue almo atro aura cerebro delubro diro egro gaudio = = = = = = = = = serpente che da vita, nobile scuro, nero aria, brezza cervelk tempio crudele infermo gioia imo
ire lasso

= profondo, basso
= andare = stonco

negletto nullo òmero procella sùbito (agg.) teda

= = = = = =

trascurato nessuno spalla tempesta improvviso fiaccola

• Altri arcaismi: avello brando
desìo ermo

= tomba = speda
= desiderio = solitario

obliare origliere possa
scolta

= dimenticare = cuscino = forza
= sentinella

fiata = gire guatare guiderdone magione
mercé

= = = =

volta andare guardare compenso dimora, casa

sembiante = aspetto speme, spene = speranza tapino = meschino
tòsco vanni = veleno = ali uopo (è d'— ) = occorre

= grazia, pietà

• Parole presenti anche nel lessico prosastico, ma usate in poesia anche in una accezione arcaica, uscita dall'uso:
albergo (nel senso di) sede orbo (nel senso di) prròo

commettere (nel senso di) affidare

oste

(nel senso di) esercito

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I METRICA crine crudo eleggere fornire garzone mirare molle (nel senso di) capelli (nel senso di) crudele (nel senso di) scegliere (nel senso di) compiere (nel senso di) giovinetto (nel senso di) guardare (nel senso di) bagnato padiglione pedone polo scemo sermone stupido (nel senso di) tenda (nel senso di) fante (nel senso di) cielo (nel senso di) privo (nel senso di) lingua. rimase in uso fino a tutto l'Ottocento (non lo rifiutarono nemmeno i poeti romantici) e ai primi del Novecento. proprio lui giù lontano meno con me ne = ci. 396 . utilizzato a seconda degli autori con maggiore o minore frequenza. avverbi determinativi: anco appo desso giuso lungi meco = = = = = = anche presso che (pron. pronomi. linguaggio (nel senso di) stupito reo. a noi ornai = pria = seco = suso = teco = ver = ormai prima con sé su con te verso cui (nel senso di) però (nel senso di) perciò manco = Questo vero e proprio lessico «speciale». mentre con esso ha rotto. la poesia contemporanea (il cui lessico peraltro. rio (agg. si distingue dalla lingua comune e dalla prosa. ma per altre vie).) esso.) (nel senso di) malvagio • Preposizioni. come ogni lessico poetico. congiunzioni. nel modo più completo.

.

di un mollusco — noi registriamo continuamente quanto 398 . per un obbligo scolastico — si mette a scrivere. cioè colui o coloro a cui lo scritto è destinato. raggiungendo l'obiettivo di una prosa che abbia anche i pregi della precisione e della varietà. tanto più se guidato. quando scrivete. ma ci consentono di disporre senza sforzo. lì sul vostro tavolo. svolgete un'attività che necessariamente si inquadra in una determinata forma letteraria. Lo scrivere non è un atto naturale e quasi istintivo come il parlare. che approfondirete rileggendo alcune parti dell'Introduzione (come i § 5 e 7) e della Stilistica (capitoli 42 e 43). Distinguiamo ora i diversi elementi ed aspetti di questa preparazione remota. al momento opportuno. SCRIVERE: UN PROBLEMA PER TUTTI. gli elenchi di costrutti. condotto ad ogni livello di analisi. • La conoscenza della teoria della comunicazione linguistica. orientato. un proprio linguaggio. quel determinato «pubblico» con cui stabilite (o simulate di stabilire) la comunicazione.APPENDICE Avviamento alla composizione 1. si instaura tra voi. dunque. Riflettete. ma diventi un esercizio naturale. è accaduto — lo hanno candidamente confessato . di sviluppare quelle attitudini e di allargare quelle conoscenze. con le proprie norme. Anche le regole apparentemente più aride.a molti grandi scrittori. nell'atto di esprimerci per iscritto. «mirato» mediante le fondamentali nozioni dì semantica. anche redigendo un semplice «componimento» scolastico. • Lo studio teorico della nostra lingua. Ancor più intuitivo è l'apporto dello studio del lessico. o magari spesso. LA PREPARAZIONE INDIRETTA Lo studio della stilistica ci aiuta a comprendere meglio. Esistono mezzi per superare quello sgomento. divertente. e in modo più particolare quelle scritte con un intento letterario. una nostra riserva di attitudini e di conoscenze. Non accade solo a un giovane studente. «fare il tema») non rappresenti un dovere penoso. per far sì che l'attività dello scrivere (nel vostro caso. certi tediosi esercizi di applicazione non solo garantiscono quel primo requisito essenziale che dovrà possedere tutto ciò che scriviamo — la correttezza —. In quanto esseri animati — al pari di un gatto. di un pesce. di una molteplicità di strumenti espressivi su cui operare le nostre scelte. vi da una sensazione di sgomento. appagante? Prima di tutto dobbiamo acquisire la consapevolezza che. sul rapporto che. accade anche a chi ha scritto e magari pubblicato migliaia di pagine. Quindi non stupitevi e non preoccupatevi se qualche volta. analizzare e valutare tutte le comunicazioni verbali che ci pervengono: orali e scritte. in particolare. la pagina bianca. E riflettete inoltre sul fatto che. Poi viene il momento in cui ognuno di noi — per suo gusto.. anche proprio in vista dell'attività della scrittura. • L'osservazione della realtà esterna. in prevalenza. per dovere professionale. varie possibilità di «registri». E si tratterà. si mette in moto un meccanismo tale da impegnare la nostra intera personalità e che quindi deve intervenire ed essere messa a profitto una preparazione indiretta e remota. Remittente». e il «ricevente».

riguardanti singoli momenti dell'attività del comporre: la descrizione di cose. in una società. diremmo. con esempi concreti. pronti a indicarci il libro giusto. i quadri. e tuttavia in modo da stabilire poco alla volta un'abitudine e da immagazzinare nella memoria un materiale schedato e catalogato. di caratterologia potrà aiutarvi? Indubbiamente vi fornirà distinzioni. termini scientifici. Sui passi e sui libri che diano garanzia di arricchirvi la lettura procederà in modo tale che sia assicurata l'assimilazione effettiva di quanto è utile: nella memoria devono stamparsi non proprio periodi o frasi. la pagina esemplare. a seconda dei vostri gusti e interessi. Sarà un po' difficile che queste condizioni si realizzino. anche con rinnovata consultazione del testo). il commento di passi particolarmente significativi. già elaborate e codificate. se non ne vale la pena.è il messaggio scritto a costituire lo strumento privilegiato che ci fornisce modelli e suggerimenti circostanziati per il momento in cui ci metteremo a scrivere noi. facciamolo intensamente e soprattutto cerchiamo di trovare — prima mentalmente. il riassunto (più sintetico. i fumetti. le conseguenze. né molto frequentemente (lo farà più spesso solo lo scrittore o il cronista di professione). per risparmiare tempo e fatica e ci proponiamo che la nostra memoria non sia costretta a trattenere nulla. classificazioni. o più analitico. essenziale. alle tecniche che lo scrittore ha impiegato. luoghi. Sempre? Evidentemente no. è sempre vissuto. lo spettacolo televisivo. ad opere intere. nell'approfondire la conoscenza del patrimonio lessicale. sul fondamento di questa esperienza. cercarne l'origine. persone. attraverso i mezzi più diversi. la società fa pervenire al singolo un flusso continuo e multiforme di informazioni. la parafrasi (di testi poetici o della prosa degli autori più antichi). a libro chiuso. con un largo predominio della comunicazione visiva.. vivacità e vigore rappresentativo. Quello che avete seguito fin qui è più che altro un promemoria. il capitolo più interessante. • La lettura. ed è in grado di rappresentare mediante il linguaggio le sue esperienze visive (e di ogni altro tipo). subentra il vocabolario.del mondo fuori di noi ci riguarda. quando meditiamo su noi stessi. ma tracce profonde dei diversi modi in cui si realizza l'espressione letteraria. ma solo esprimere voi stessi (e. la rappresentazione scenica. della scelta delle letture cui dedicare questo sforzo di attenzione e di assimilazione. • L'osservazione del nostro mondo interiore. di leggere (sono anche state predisposte delle tecniche apposite per questo tipo di lettura. leggere. Le condizioni ideali sarebbero rappresentate da una ricca biblioteca e da uno o più esperti a disposizione. e cioè l'introspezione: riflettere su sensazioni. che riunisce ordinatamente consigli che certamente avevate già ricevuto e anche seguito. solo in determinate occasioni.. Questo tipo di lettura non riguarda direttamente il nostro intento di prepararci a scrivere. 399 . di psicanalisi. non ininterrottamente. persone e la traduzione in parole dei risultati dell'osservazione: s'intende. oltre che ai contenuti. Procediamo così. Partendo dall'antologia. Ma l'uomo vive. e oggi. Che cosa e come? Cominciamo dal come. né devono venire troppo rigidamente imbrigliate. che è stata compilata da competenti con criteri di scelta appropriati e che vi sarà utile soprattutto quando è un'opera che vi insegna a distinguere funzioni letterarie. passerete poi. Nell'osservazione e nell'introspezione stabiliamo un rapporto diretto e immediato con la realtà fuori e dentro di noi. e poi bisogna anche lasciar correre l'immaginazione: anche fantasticare è una preparazione a scrivere. le illustrazioni. Vargomentazione. poi anche per iscritto — le parole più appropriate per descrivere i vari aspetti della nostra vita affettiva. guidare. alla forma che ha conferito al suo pensiero. C'è un modo rapido. E si pone allora subito il problema del «cosa leggere». Ma — e non occorre darne dimostrazione —. Ma. Ora vediamo di stringere più da vicino l'argomento e passiamo a suggerimenti più precisi e più tecnici. luoghi. la spontaneità. però voi non dovete redigere un trattato. il dialogo. stati d'animo. le cause. utilitaristicamente. soprattutto. otteniamo alla fine un'informazione sommaria. animali. l'apprendimento a memoria sono altrettanti procedimenti di indubbia utilità. «generi». i sentimenti degli altri). anzi. Ma. così. e la sincerità. avete un terzo e fondamentale strumento di lavoro. senza di che non potremmo reagire agli stimoli dell'ambiente e sopravvivere. dagli autori e dai brani che vi hanno più fortemente impressionati. l'immediatezza sono essenziali. affinare l'osservazione di oggetti. in mezzo ad altri uomini. stili e vi guida lungo diversi «percorsi» di lettura. le fotografie. Su ciò. A ciò servirà la lettura lenta. timori. speranze. per prepararvi a scrivere. ci preparano anche a scrivere: il film. Quindi. Un libro di psicologia. sentimenti. gli sviluppi. la narrazione. cogliendo qua e là parole o brevi frasi. sentimenti. ma ognuno arriva ad elaborare per proprio conto un suo metodo senza difficoltà): lo sguardo scorre velocemente la pagina o la colonna a stampa. Tutte queste forme di comunicazione contribuiscono a formare il nostro bagaglio culturale e quindi. che la mente nello spazio di decimi di secondo collega tra loro. l'antologia. torneremo più avanti. indirettamente. più che mai. quanto ci basta per l'esigenza del momento oppure per stabilire se quel testo merita di essere approfondito. Si tratta di controllare. che ci sarà utilissimo per descrivere e per narrare con precisione. escludendo quasi d'istinto tutto ciò che nel messaggio è «ridondante». come nello studio delle strutture della lingua la vostra fonte di informazioni è la grammatica e. La lettura espressiva ad alta voce. meditata e attenta. «esplorativo». In più l'uomo è mosso da tutta una serie di interessi e di curiosità.

sulla cui parete esterna trovasi un foro reniforme. . La parte essenziale dell'organo dell'udito si situa nella spessezza della base del cranio entro la rupe dell'osso temporale. il cavalietto. (da un trattato di anatomia) II vulcano è una frattura o fessura molto profonda del suolo attraverso la quale fuoriesce il magma sotto forma di lava fluida accompagnata da emanazioni gasose.l'alabastro. la pentola a pressione. a seconda che si formino sui fondali oceanici o sulle piattaforme continentali. la stilografica.. la lima. . In queste due descrizioni — dell'organo dell'udito e del vulcano — il linguaggio ci si presenta. nella sua funzione «referenziale» (vedi capitolo 43. di uno di quei «linguaggi speciali» che ogni scienza ha elaborato per i propri fini. misurare. . generalmente a forma di cono. LA DESCRIZIONE: DESCRIVERE UN OGGETTO o Descrivere un dato della realtà. ESERCITAZIONI • Ecco alcune proposte di possibili descrizioni: 1) [Per tutti] . Per estensione viene detto vulcano l'apparato montuoso esterno. ecc. (da un'enciclopedia scientifica) ria. ecc.l'esposimetro. 2) [Per l'appassionato di alpinismo.. precisione e chiarezza su uno o più «referenti» osservati con assoluta obiettività. anche se poi ci si accorge subito che non è facile competere con l'obiettivo della macchina fotografica e inoltre che occorre distinguere tra diversi tipi di descrizioni.. un vulcano è costituito dal bacino o serbatoio magmatico posto a profondità variabile nella crosta terrestre. sboccano nel vestibolo le due estremità di tre canalini di forma semicircolare. un'operazione semplice. !n alto.. un mobile in una mostra d'antiquariato. pesare è. 3) Anziché una cosa che avete sempre sotto gli occhi o vedete di frequente. anche se ne disponete. Sarebbe assurdo assumere come modelli. ecc.. la lente. per il collezionista di francobolli. il basalto. ecc. che si forma in seguito alla solidificazione della lava. il semaforo. ecc. larga appena pochi millimetri e di forma sferoidale. il trapano.2. . . rispetto ad altre. ecc. ecc.oggetti sulla mia scrivania: la matita. uno orizzontale e due verticali. accurata ricerca — cercare di descrivere l'organo della vista. ovvero un geologo o un geografo. L'esercizio di descrizione di «cose» va condotto su oggetti d'uso comune e su elementi della realtà quotidiana che ci circonda e potrà estendersi. la carta murale. il cancello. a quelle sfere in cui — per l'attività che svolge.la sartia. le due descrizioni proposte e — senza essere un anatomista o un medico. il casello autostradale. oppure senza avere compiuto prima un'apposita. il fenomeno delle maree.in garage o nello sgabuzzino degli attrezzi: il martello. il frigorifero (senza avventurarvi in dettagli tecnici!). lo specchietto retrovisore...guardandomi attorno in una stanza: la libreria. § 7): chi scrive ci informa con ordine. di una terminologia. opera una serie di distinzioni e introduce. il flash. un segnale stradale. Cominciamo con due esempi. di minerali. un oggetto che vediamo e magari possiamo toccare.a scuola: la lavagna. di fotografia. il più delle volte si presentano come una successione di coni disposti lungo una frattura e sono dislocati in corrispondenza di zone orogenetiche. il caminetto. ecc. nel modo più tipico. il filtro. un manifesto studentesco (prescindendo dal contenuto). tranne che per le caratteristiche formali. il paraurti. la biro. la quarzite. la poltrona del nonno. ecc. il moschettone. oltreché della mate400 . la rosa del deserto. uno sport che pratica. occorre che l'abbiate programmata e vi siate impressi nella mente tutte le caratteristiche dell'oggetto (ma scartate. ecc. il lume da tavolo. Questo risulta di una piccola cavità centrale chiamata vestibolo. di vela. In questa è scavato un sistema di ricettacoli.in strada: il portone. il boma. un candelabro. il portamatite. Ciò vale per tutti gli oggetti la cui effettiva conoscenza richiede una preparazione specifica e quindi la padronanza. Gli apparati vulcanici possono essere sottomarini o subaerei. la descrizione potrà anche riguardare un oggetto visto una volta sola in una data occasione: uno strumento di pietra o un vaso di terracotta in un museo archeologico. il busto del personaggio illustre.. il labirinto osseo. ecc. lo spinnaker. Perché la descrizione riesca.la piccozza. ecc.. il temperalapis. che guarda nella cosiddetta cavità del timpano ed è chiuso dalla base della staffa. la chiglia. il pezzo più raro della collezione. i canali semicircolari.. ecc. il rampone. la vanga.. . semmai. . l'aiuto di riproduzioni fotografiche. un timone di carro in un museo della civiltà contadina.. . la conformazione del terreno carsico.in auto: il cruscotto. ecc. . definendoli. dal condotto o camino vulcanico. (qui ognuno integrerà l'elenco secondo i suoi gusti)] . ecc. detto finestra ovale. un hobby che coltiva — ciascuno ha acquistato una propria particolare competenza.in cucina: la caffettiera. un'arma o uno stendardo in un museo medioevale. il lampadario. ecc.l'album. il soprammobile più prezioso. che falserebbero i risultati di un esperimento diretto a mettere alla prova e controllare la vostra memoria visiva). Schematicamente. che collega il serbatoio con l'apertura in superficie (cratere).. vari termini scientifici. . i muscoli del braccio.

di persone.l'ha donato.arriveremo. .. so e talora. ha procurato al venditore)....si verzicheranno.. .. chi ce che una vanga si distingue da una zappa e da una pa. a chi non lo sia.con una caratterizzazione personale.. .ché volevamo essere al massimo obiettivi). ..ecco che....) — la funzione — il descrizioni abbiamo impiegato. di una biro. colleghiamo all'oggetto descritto un nogiardinaggio. — un rischio da evitare è la monotona ripetizione di due verbi generici che ci si offrono in innumerevoli casi come la soluzione più facile.sorge. ...rappresenta. quando lo conoscevamo. ma non certo più pertinente ed elegante: essere (e esserci) e avere. un ordine. di un trapano.. di un martello un passo oltre e... riducendo o eliminando alcuni particola.consisteva in. coerente dei vari particolari. un evento lieto o triste che associamo ad la. questi oggetti.esso).Carteggiava. Si era radunata.. proprio per que. E. ecc. . Per esempio: • Un altro uso che possiamo fare di descrizioni già le dimensioni dell'oggetto — la forma esterna — le elaborate consiste in un procedimento di transcodiparti che lo compongono — il materiale (o i materiaficazione. In • Essere esaurienti -significa dire tutto (o quasi tut. pratici di descrizione. Immaginate di dover fornire — senza l'au.... proprio del tipo che avete sto. o infine concludiamo con una riflessione sulla sua utilità (o inutilità). cercando di renderla funzionamento (se è un meccanismo) — i colori — i precisa e aderente alla realtà descritta. potrete in....gli oggetti di cui si occupa).. qualche termine Non temete di cadere nella banalità in determinati tecnico.. 401 .. che è un termine un po' astruso per indicali) di cui è fatto — (eventualmente il modo in cui è re un'operazione abbastanza semplice.. la lingua d'upregi estetici. Ora supposponiate con le parole più appropriate anche ciò che è niamo che vi incarichino di elaborare testi pubblicitaintuitivo e scontato (e non di rado. assumendo come base le descrizioni obiettiro di descrizioni molto analitiche.. un oro. dovete essere... in un dato oggetto. Preparate questi testi. . implica una successione ragionata e sione. preminentemente «referenziale».trodurre degli elementi di varietà: CONSIGLI E TRACCE .. Nelle nostre stato fatto.. passare ad un particolare «sottocodice» ri e dando più forte rilievo ad altri... I due prospetti che seguono vi forniscono alcuni esempi di sostituzioni. potrete operare ve già redatte (un buon pubblicitario conosce a fondo delle scelte.si è dimostrato.. pur mantenendoci nell'ambito della o di una lavagna. ma diventa reale se voi.. vivono. descritto. la provenienza.. condivide le. che vi porterà a impiegare i mezzi ebiettiva.. Nelle descrizioni — di oggetti. ecc.. se vogliamo raggiunge. meno facile da esprimere).si trovano. un bonsài.. . e ciò. oppure se possedete un samovàr. qui facciamo un oggetto a chi non l'ha mai visto (è un presupposto teorico quando si tratta di una matita..della lingua. ecc. ... esaurienti. . ..appartiene a.si apre. Abita. dopo avere elaborato un certo nume.tal modo la nostra descrizione — se sappiamo trovare to) quel che c'è da dire. dovete «transcodificare» il messaggio.. sul lavoro che è costato. per esempio co• Oltreché precisi... vorrete far intendere.ri per il lancio di una penna. sul profitto che amico che. stro ricordo (quando lo abbiamo acquistato.. anche se il fine deve rimanere una descrizione o. del bozzetto.spressivi caratteristici del linguaggio della pubblicità. con relativi slogan: • D'altra parte.la nota giusta — si avvierà sulla strada dell'impresre la chiarezza. . oppure inseriamo un'osservazione (sulla sua logio digitale e il destinatario della descrizione è un provenienza.. dell'arroto di costume. essere È in questa città da molti anni L'auto è di mio zio In quanto tempo saremo sulla vetta? Giorgio non è delle nostre idee II suo pranzo era una zuppa di cavoli Con noi è stato sempre cortese Dante era per i Bianchi La sua partenza per noi è una sciagura Quelle località sono nell'interno Essi sono da tempo in gravi ristrettezze In fondo al corso c'è una piazza C'era una folla strabocchevole Nella piazza c'è un monumento Se ci saranno le condizioni adatte. entro certi limiti. . ecc. li ha solo sentiti nominare).... silio di foto o disegni — l'esatta rappresentazione di colpisce per primo l'osservatore. evitando metafore e altri artifici retorici (perparticolari: questo tipo di esercitazione esige che e. di un esposimetro. .minciando dal particolare che.con un ordine espositivo diverso.

. (G. Godrete di. .. grandi. .. come. DESCRIVERE UNA PERSONA: IL RITRATTO FISICO La descrizione di cose vale soprattutto come esercizio preparatorio. I suoi capelli erano neri. Ha conseguito (o ha ottenuto.. aveva quell'attitudine timida e ruvida che danno la miseria e l'isolamento. ... appena annodati con dello spago. per citarne uno... e del Principe di Salina.. un attimo.soffro di.. il pelame color di miele del principe..] I cenci sovrapposti in forma di vesti rendevano grottesca quella che avrebbe dovuto essere la delicata bellezza muliebre. comporta (o presenta. denunziavano essi l'origine tedesca di sua madre. o non fossero sembrati stupidi per una triste e continua rassegnazione. a tavola. e una certa grossolana avvenenza di lineamenti che rendeva attraente il suo sorriso. Le sue membra schiacciate da pesi enormi. (G. [. e nei suoi occhi chiarissimi si riflesse. una città... se non fossero stati offuscati dall'ombrosa timidezza della miseria. intanto si alzava: l'urto del suo peso da gigante faceva tremare l'impiantito. TOMASI DI LAMPEDUSA. Avrete molte facilitazioni Ha sempre lo stesso vestito Ormai non si hanno più speranze Ha una spiccata personalità Ho avuto questa notizia proprio ora Questo argomento ha grande importanza Aveva freddo anche in piena estate Purtroppo ho i reumatismi Ha avuto una bella batosta! La statua ha in mano un ramo di palma Avvertivo.. vestita miseramente. 3.... . nutrono.. // Gattopardo) 402 . di un aspetto della realtà circostante (un paesaggio. se gli stenti e le fatiche non ne avessero alterato profondamente non solo le sembianze gentili della donna. le presentazioni di Nedda.. Insomma. la fanciulla che da il titolo a una novella del Verga. la Corte sciattona delle Due Sicilie.. Gli alberghi erano pieni zeppi con Gli alberghi hanno registrato il tutto esaurito. di una persona nelle sue caratteristiche interiori (il «ritratto morale»).) — possono o assumere un posto di rilievo in un dato contesto o rappresentare anche il centro stesso di un vostro «componimento».. tiene. Per il «ritratto fisico» partiamo da due esempi. [. Ha subito. ma direi anche la forma umana... Nedda) Lui... senza esser robuste. altri tipi di descrizione — di una persona nei suoi tratti esteriori (il «ritratto fisico»)..) Comprò. non sostituite Era freddo con È stato registrato un tempo polare. Ma non si deve esagerare: dal difetto della genericità non cadiamo nel vizio del «precisionismo» e nell'insidia degli stereotipi pretenziosi e ingombranti.. la sua testa sfiorava (nelle case abitate dai comuni mortali) il rosone inferiore dei lampadari. l'orgoglio di questa effimera conferma del proprio signoreggiare su uomini e fabbricati.. arruffati. il protagonista del Gattopardo di Giuseppe Tornasi di Lampedusa.. registrare. folti.. Gli occhi avea neri. [.) Dimostra.] Non che fosse grasso: era soltanto immenso e fortissimo.. il Principe. Possiede... Ho ricevuto.riveste. trenta anni prima. e fra villa Salina e la bottega di un orefice era un frequente andirivieni per la riparazione di forchette e cucchiai che la sua contenuta ira. Forse sarebbe stata bella. VERGA.. quali li avrebbe invidiati una regina a quella povera figliuola raggomitolata sull'ultimo gradino della scala umana.. o sviluppate violentemente da sforzi penosi erano diventate grossolane. aveva denti bianchi come avorio. . gli faceva spesso piegare in cerchio. Indossa. un interno. Per fortuna non ci sono stati incidenti con Non si sono registrati incidenti..o HH HH CO avere £S3 O PH S O una sensazione curosa Questa soluzione ha parecchi svantaggi Ebbe questi terreni per pochissimo Ha avuto il successo che meritava Ha specifiche attitudini per. C'erano dieci sotto zero con La colonnina di mercurio ha registrato —10.. le sue dita sapevano accartocciare come carta velina le monete da un ducato.. un edificio.... Sentiva. Era una ragazza bruna.... di quella principessa Carolina la cui alterigia aveva congelato... ecc.] I raggi del sole calante ma ancora alto di quel pomeriggio di maggio accendevano il colorito roseo. nuotanti in un fluido azzurrino...

Ma questo elenco ce lo costruiamo noi. per poi comporli insieme. dovreste raccoglierne altri. tanto da lasciare un'impressione duratura nella vostra mente (saranno abbozzi più sintetici. come un regista e uno sceneggiatore. costituiscono un campione troppo ristretto. ecc. visti e osservati in più occasioni alla tivù: di un presentatore. CONSIGLI E TRACCE^ • Come impostare la descrizione dei tratti fisici di una persona? Non si può certo perseguire l'esaustività. • I molteplici elementi della descrizione di Nedda sono tutti unificati e vivificati da un tema dominante. o di associazioni che frequentate. è robustissimo. o le ha collegate a un particolare biografico (l'origine tedesca della madre). mentre la narrativa contemporanea più di rado «mette in scena» un personaggio e in genere preferisce presentarlo immediatamente in azione: solo poco alla volta — attraverso i suoi atti e le sue parole. traccerete per esercizio. che ne ha stravolto i lineamenti. di un uomo politico (preferibilmente non di un attore o di un'attrice. per iscritto. anzi un gigante. l'autore. che l'autore ha operato una scelta. e l'ordine delle osservazioni appare molto più libero. Invero. il colorito roseo. istruirli su atteggiamenti e movenze. mentre l'autore ha presentato le caratteristiche del Principe per così dire in azione (. e le reazioni e i rilievi di altri personaggi — il lettore se ne formerà un'immagine compiuta. alla partita. . Recensendo accuratamente le informazioni che ci vengono. alla fine ci accorgiamo di sapere parecchio su di lui: è altissimo. a posteriori. in cui le escursioni sul carattere della persona mancheranno. . passando attraverso la fronte. o dell'ambiente scolastico. Procederete un po'. un criterio di ordinamento ci si offrirebbe subito: una valutazione complessiva sull'aspetto.). senza bisogno di dimostrazione. privandola di quella femminilità che. i gesti abituali. e le molte altre che voi stessi potrete fare sul materiale che avrete raccolto. né fissare un ordine preciso come nel caso della descrizione di oggetti. due esempi soli.. è evidente. si passa al corpo nel suo assieme.. l'andatura. in altre condizioni. per la strada e. sembrerà il verbale di dichiarazioni rese alla polizia per ricostruire l'identikit di un ricercato.ma poi anche di chi abbiate incontrato poche volte o una volta sola al bar. ha occhi chiarissimi. la corporatura.. ancorché insigni.. in un quadro per quanto possibile esauriente. Come puro e semplice esercizio. o le ha precisate attraverso un aneddoto (l'intervento dell'orefice). lo stato di miseria e di abbandono della fanciulla. gli occhi.. o le ha ritratte di scorcio (7 raggi del sole calante. e quindi della vostra cerchia familiare. che. variando l'impostazione e le tecniche. più che date. o scelte fra i vostri amici. la figura. che vedete volta per volta calati in personaggi diversi). ecc. denti. In questa ricerca (nel corso della quale sceglierete materiali anche per il «ritratto morale») tenete presente che le descrizioni dettagliate di personaggi sono frequenti nelle opere dell'Ottocento. in un negozio. poi tutta la persona. dirigerne il trucco. gli atteggiamenti. con una forza prodigiosa nelle mani. vi serviranno come altrettante tracce e linee-guida per i ritratti che. nella descrizione di una persona non può non intervenire. dei polsi. le vie sono molte altre. e il ritratto fisico — attraverso insistite notazioni (come il Verga) o rapidi accenni (come in Tornasi) — diventa anche un ritratto morale. ESERCITAZIONI • Queste osservazioni. una descrizione di questo genere potreste anche tentarla. Ritratti di chi? La risposta è intuitiva: . i capelli (più esattamente il pelame: vediamo anche la peluria della nuca. scorrendo la vostra antologia e i romanzi e le raccolte di novelle di cui disponete. in astratto. occhi. Quindi. ma. si conclude con l'abbigliamento (i «cenci»).faceva tremare l'impiantito.). anche condotta con perizia e in buon italiano. vi abbia colpito. • Per quanto impostata obiettivamente e intessuta di dati e di fatti. se non volete affidarvi troppo all'intuizione). ma. • La descrizione del Principe di Salina ci insegna poi alcune raffinatezze tecniche nella presentazione dei tratti fisici di un personaggio. La via da seguire è un'altra. Il lavoro di selezione è stato più drastico nel ritratto del Principe di Salina di Tornasi.ESERCITAZIONE • Naturalmente. Perciò spesso nella vostra ricerca dovrete cogliere accenni e spunti sparsi qua e là. sarebbe felicemente sbocciata. se vogliono tradurre fedelmente in immagini un'opera narrativa. devono avere prima idee chiare su come scegliere gli attori. anzitutto. meditata e precisamente orientata.anzitutto di persone che avete ogni giorno o molto spesso sotto gli occhi. con i suoi giudizi e i suoi sentimenti. dalla punta dei capelli alla punta dei piedi. come base di discussione. di una presentatrice. le orecchie. alla veste e all'aspetto si esaminano particolari del volto (capelli. nonostante l'abbondanza dei particolari. suggerite. e infine le vesti. per qualsiasi motivo. in questo lavoro. anzi.. • II profilo della Nedda verghiana è piuttosto analitico e l'ordine dei tratti rilevati corrisponde approssimativamente allo schema (teorico e astratto) che abbiamo citato prima: dopo un cenno al colorito. la statura. delle mani) co/or di miele.e infine — perché no? — di personaggi pubblici. sorriso). Vediamo di fissare alcune indicazioni che emergono dai due passi proposti. 403 ..

(A.. volizioni. Questa nuda elencazione in parte potrà valere come traccia.». Don Ferrante. in parte possono essere le stesse persone di cui avete tracciato il ritratto fisico. Inevitabilmente. tutte opere delle più riputate. Occorre proporre qualche esempio sintomatico del loro comportamento. bisogna scegliere un autore.4. dare rilievo a quegli aspetti che vi hanno colpito e che potranno interessare anche altri. il profilo (che prescinde da qualsiasi caratterizzazione fisica) di un personaggio minore dei Promessi sposi. confermandole o confutandole. interessi. Già in esso avevate inserito alcune osservazioni o valutazioni sul carattere. la signora moglie fosse la padrona. Siccome però que' sistemi. ma non porta a un ritratto che si lasci leggere. XXVII) CONSIGLI E TRACCE cora che nel ritratto fisico) mediante una o più ideebase. di congiunzioni. sviluppatele. in varie materie. de' circoli massimi. / promessi sposi. di una determinata formazione. Nell'astrologia era tenuto. riportare. delle dodici case del cielo. ma seguirla punto per punto significherebbe scrivere un trattato di psicologia o un romanzo fiume.. dove aveva una raccolta di libri considerabile. alla buon'ora. insomma concentrare l'attenzione su pochi aspetti significativi fondamentali. e. E se. e con ragione. pensieri. Che. pregiudizi. perché non ne possedeva soltanto quelle nozioni generiche. in tutte le cose di casa.. ordinato. pregato. MANZONI. per quanto sian belli. nel tracciare il profilo di una persona. de' gradi lucidi e tenebrosi. per più che un dilettante. dalla lettura di Diogene Laerzio. coerente («X è buono.. per quanto esauriente.. così don Ferrante aveva scelto Aristotele. sogni.. • Come rappresentare il carattere e la fisionomia spirituale e morale di una persona? Noi parliamo di un «mondo spirituale». cap. passioni. Uomo di studio. mettere in azione una o più volte i personaggi stessi. e sotto i condizionamenti dell'epoca. Un semplice elenco di qualità. e n'andava di continuo imparando di più. organizzatele. era perché ci aveva il suo genio. in ognuna delle quali era più o meno versato. de' principi insomma più certi e più reconditi della scienza. opinioni di altri. sospettoso. non è né antico né moderno: è il filosofo. e cioè proprio di un universo di cognizioni. anche in questo sapeva dir di no.. poco meno di trecento volumi: tutta roba scelta. perché in un romanzo il mondo spirituale dei protagonisti viene presentato a più riprese e soprattutto si delinca attraverso i loro atti e le loro parole. DESCRIVERE UNA PERSONA: IL RITRATTO MORALE Qui riportiamo un esempio solo. illusioni. magari facendo pronunciare loro qualche battuta.») potrà costituire una miniera di informazioni sul conto di X e di Y. no. a voler esser filosofo. le prestava a un'Decorrenza l'ufizio della penna. talora un po' bislacco. e quel vocabolario comune. di una determinata attività. con qualche soprassalto di generosità. approfonditele. della famiglia. il quale. chiarendo anche il vostro rapporto con la persona. «Y è malvagio. Non basta. [. introdurre un breve episodio. [. E non a caso si tratta di un personaggio minore. aperto. (A proposito di tutto ciò il passo del Manzoni fornisce già da solo parecchie indicazioni utili). simpatico. i motivi per cui vi interessa. del rimanente. non gli piaceva né di comandare né d'ubbidire. della società.] Don Ferrante passava di grand'ore nel suo studio. non si può adottarli tutti. ESERCITAZIONE • Quanto ai soggetti su cui condurrete le esercitazioni. di transiti e di rivoluzioni. dovete enucleare alcuni elementi essenziali. e come dalla cattedra. quando non fosse persuaso di ciò che lei voleva fargli scrivere. cercare di cogliere il centro vitale di una personalità. infido. l'occasione che vi ha indotto a fissare per iscritto le vostre considerazioni.. ma sapeva parlare a proposito. d'aspetti. come diceva lui. desideri. d'influssi. Darete unità al vostro discorso (più an- 404 . sulla base di una data situazione umana. fornendo in tal modo a chi vi leggerà una chiave interpretativa. ma lui servo. e d'esaltazione e di deiezione.] Della filosofia antica aveva imparato quanto poteva bastare.

enormi rettangoli di case. pensando agli innumerevoli sostantivi e aggettivi di cui la lingua dispone per indicare specifiche qualità positive e negative. senza fretta. a una quindicina d'anni dalla fine della Seconda Guerra Mondiale. Prendete le mosse da concetti generici (bontà e buono. e i rumori della città imbestialiti. assunto in sostanza come sinonimo di «luogo») è quella più allettante. accuratamente ricostruite. cotte dal sole. malvagità e malvagio. terrazze. Il giardino tagliava il pendio nettamente. il primo rapido passaggio mostra l'aspetto di una pacifica città di provincia. indifferenza e indifferente.del muro che sosteneva il terrapieno. PIOVENE. borghese. L'aria portava sempre un'impressione di colore. passato il ponte sull'Isar. e statue auliche biancheggianti tra le aiuole dei giardinetti. supporre un mondo dove la meticolosità limitata degli orizzonti familiari e cittadini può avere la certezza e il peso delle piramidi. dietro il monumento al re Massimiliano II. il protagonista del romanzo. dopo brevi sobborghi nascosti nel buio e viali ordinati. La strada correva sotto di noi tra cumuli di tetti. verso la cena. ricca. ritagliare altri esempi nel corso delle vostre letture. col caldo sole ancora forte. (C. virtù e vizi. e nella noiosa mediocrità del benessere. Tuttavia qualche suggerimento. Giovanni Dorigo. 2 1 ESERCITAZIONE • Nel riquadro precedente vi è stata semplicemente indicata una linea di ricerca: seguitela. con una ringhiera ornata di statue di pietra tenera. contro il cielo di calce. La vista della pianura era fin troppo seducente. (G. antenne. pulita. le facciate del principio del secolo. accentuava il verde intenso e marino che si diffonde spesso nei cieli veneti fra il tramonto e la notte. linda. ecc. non tanto perché disponiate di punti di riferimento nel vostro lavoro (i tipi di descrizioni possibili sono innumerevoli). A quest'ora della sera. opera di un grazioso scalpello del settecento. ad esse si confondevano le fronde di alcuni fichi abbarbicati tra le pietre 405 . dove soltanto qua e là. La città visitata dall'autore è Monaco di Baviera. chiusa in amabili consuetudini di parentela e di professioni. per orientare le vostre scelte quando vi eserciterete. bucati. Lo doppia notte dei tigli) Periferia industriale Era estate. più frequente. Siamo tentati di dirvi soltanto: guardatevi attorno e scrivete. DESCRIVERE UN PAESAGGIO Riportiamo tre esempi. inclinazioni e particolarità. gli uomini ben intabarrati e avvolti nelle sciarpe hanno i gesti prosperosi e sicuri che fanno intravedere la tranquillità delle abitudini. raccogliete altri termini prossimi ma più precisi e per ciascuno cercate o elaborate frasi esemplificative. uomini in canottiera e donne in sottoveste apparivano e sparivano di continuo dai riquadri delle finestre. simmetriche ai due lati. i ragazzi biondi. erano le gru dei cantieri che a grandi unghiate portavano avanti la città sbattendo ovunque nuovi stabilimenti. peschi e altri alberi da frutto. vedo sfilare. muri di cinta attorno a prati che fino a primavera avevano raccolto greggi e pastori avviati ai pascoli alpini. L'aria correva elettrica per i suoni delle radio a pieno volume. che accentuava i tramonti. coltivato di viti. della Maximilianstrasse. o qualche finestra vuota mostra ancora i segni della distruzione2. Poche automobili silenziose passano per la via. ARPINO. qualche squarcio nero. 5. quanto per esortarvi a individuare. Lo gazzetta nera) Città straniera di notte La città non è lontana: nell'aria della notte inaspettatamente mite. dall'altra contro le ragnatele azzurre nebbiose che velavano le montagne. ciliegi. Campagna veneta La villa era costruita a metà di un pendio che scendeva verso la pianura aperta. fuggendo polverosa da una parte verso le colline oltre il Po. mentre tutti si avviano. la gente calma sui marciapiedi.). isolare. (G. nei campi già appartenenti a Dorigo ' e ora d'altro padrone. fichi. può tornare utile. Una nuvola d'ira) La descrizione dei più diversi tipi di paesaggio (nel senso più ampio del termine. La mente si inquietava di quei colori evasivi e li lasciava stanca come dopo un lungo pensiero. le fanciulle accompagnate dalla madre. LEVI. forse più facile. Più in alto.

• Le notazioni potranno essere telegrafiche. più da taccuino che da diario («Piovuto sempre. Ancora una volta. 21 settembre [1938] — Non dobbiamo lagnarci se una persona a noi carissima ci presenta a volte atteggiamenti odiosi 6. indicare tracce attendibili. gite. Troppi compiti. di un territorio. cioè quello che osservate passeggiando. ma che vi hanno lasciato nella memoria un'immagine ben determinata. escursioni — luoghi che avete visto anche una volta sola (città. o dall'auto. si tratterà di una serie di impressioni. ci limitiamo perciò a un paio di consigli di carattere tecnico. Se il diario è tenuto su un'agenda. Eppure. IL DIARIO Descrizione di impressioni. drammi. • Sia nel primo. (Tenete presente il passo di Arpino). Vi sarà facile trovare esempi nell'Antologia e in biblioteca. In forma di diario o cronaca sono state redatte molte opere narrative. nel modo più naturale. • Descrivete un paesaggio in movimento. ma ovviamente non ne farete un elenco. Qui sotto riportiamo due esempi. sono molti luoghi diversi che sfilano davanti a voi e quel susseguirsi di immagini dovete non solo tradurlo in parole. sociali. un'anima. (Tenete presente il passo di Piovene). sentimenti. Ma nulla vi vieta di tornare più tardi su quegli appunti per precisarli. Il lettore dovrà formarsi un quadro preciso e nello stesso tempo dovrà essere posto in grado di partecipare del vostro stato d'animo. è vostro (o è quello che attribuite ad altri. in sé e per sé.CONSIGLI E TRACCE o isi CO H-1 HH o PH S O • Descrivete luoghi a voi familiari. cui però cercherete di dare un centro. Ognuno di questi luoghi vi è noto in tutti i dettagli. Non costringetevi a scrivere quando non avete nulla da dire (non siete a scuola). che poco alla volta interpretiamo. un significato (nel secondo caso. • Descrivete — saranno ricordi di viaggi. villaggi. Più che di una descrizione particolareggiata. ecologici. Motivo? Allegra e basta»). ecc. stati d'animo. passioni. traduciamo in parole. diremmo impossibile. e poi trattiene dal farlo quasi il timore di violare la libertà interiore del prossimo. senza che la spontaneità venga sacrificata. racconti. marine. la visione si allarga. a questo genere di scrittura: tenere un diario. cui pure l'intuizione o la fantasia assegnano un ruolo. Qui è più difficile 406 . immagini rapidamente apparse per un attimo. e poi ci sono diari e memorie autobiografiche accuratamente predisposti per la pubblicazione dai loro autori. ma interpretarlo. confusa. poi soffermandovi su pochi particolari accuratamente prescelti. organizziamo in un discorso. memorie. DESCRIVERE I SENTIMENTI. che avete abitualmente davanti a voi e cui vi lega un determinato sentimento. dare suggerimenti è difficile. Potete certamente riflettere sugli innumerevoli esempi della resa del mondo interiore che trovate in romanzi. propri e di altri: veramente al termine «descrizione» sarebbe opportuno sostituire «trascrizione». che possono essere utili. incerta. non destinati dagli autori alla pubblicazione. epistolari. sia nel secondo caso potranno essere solo i luoghi stessi. annotate anche le vostre reazioni a quei fatti. ma poi mettete da parte esempi e modelli e lasciate che la penna registri ciò che dal di dentro di voi stessi le viene dettato. le condizioni meteorologiche) prima con una visione d'assieme. • Nel diario autore e destinatario («emittente» e «ricevente») si identificano: scrivete per voi stessi. se genuino. l'oggetto della descrizione. che mai. molto diversi tra loro ma entrambi più strettamente pertinenti perché tratti da diari veri e propri che. CONSIGLI E TRACCE • Non ogni giorno accade — fuori o dentro di noi — qualcosa di memorabile. ma quei luoghi voi potete popolarli di figure umane: figure familiari. è improbabile che non ci sia qualcuno o qualcuna che non abbia un suo diario. dal treno. figure quasi evanescenti. alla sua complessa realtà presente. E. elaborarli. e riflettete sul passo di Carlo Levi). furono dati alle stampe dopo la loro scomparsa. individuate in alcune loro precise caratteristiche (nel primo caso).). spesso vaga. Anche il vostro discorso potrà ampliarsi dal particolare paesistico alla storia passata di un quartiere. collegandosi a fenomeni e problemi economici. ecc. svilupparli. accanto a fogli scritti fittamente. l'ora del giorno. dall'aereo. il pensare che forse un altro leggerà quelle righe potrebbe stimolarvi ad esercitare un controllo più attento sullo stile. Però allegra. alle sue prospettive. per confrontare la vostra esperienza con quella di altri. di una città. cercherete di ricreare un'atmosfera (se è il caso anche fissando la stagione. • II diario registra spesso semplici fatti. Il sentimento. anche se non l'avete mai espresso esplicitamente. C'è una voce interiore. percorsi fissi. montagne. tra quanti scorrono queste pagine. ma sempre sulla base di vostre esperienze interiori) e deve trovare da solo la via per manifestarsi. ma solo lasciato intravedere. altri rimangano pure bianchi. più o meno segreto. Esiste però un mezzo per esercitarsi. che.

aprendo per esempio il tema così: «È passato qualche mese e di assemblee in seguito se ne sono tenute altre. sarà mattino e ricomincerà l'inaudita scoperta. cioè l'imperfetto e i trapassati. ecc. ristrettezze economiche non sorprendenti. Lavoro da solo e poi mi distraggo. che hanno coinvolto voi soli. Dalla chiesa di Palmata una distesa di colli. ma un passatempo. Ma lei capisce che il suo tentativo di commuovermi con un cibo cucinato come usava lei quand'eravamo piccoli. nelle considerazioni che seguono. pianura. 4 marzo [1947] — Un amico per te non è più un modo di stare insieme sintetico. • il tempo (il presente) in cui voi la narrate. è fallito. se l'assemblea di cui parlate è avvenuta questa mattina. 2 settembre [1962] — Desinare da mamma che alla frutta dice: «T'ha ricordato nulla l'arrosto?». (A..». la variante del cinema.. Potete anche — sia che ciò risponda alla realtà dei fatti. comunque. ed è questa la scelta consigliabile. secondo le norme che conoscete dallo studio della morfologia e della sintassi).che ci tirano i nervi o. 5 marzo — È notte. Nel pomeriggio passeggiata fino a Palmata. per le impressioni che vi ha lasciato.. potete anchejendere esplicita. tema: «Un'assemblea studentesca molto movimentata». stanchezza nervosa. Pensate però che non state redigendo un articolo di cronaca col dovere della rigorosa fedeltà ai fatti. 5 gennaio — Mattina greve. Provi la gioia che adesso andrai a letto. Certo. riguardante il «tempo» non più nel senso (o solo nel senso) di tempo verbale. di vivere. forse più interessanti e produttive. o voi ed altri. Quest'ultimo punto ci introduce a un'altra importante considerazione (e a un'altra scelta). Diario di campagna) 7. ci fanno soffrire. IL TEMPO DELLA NARRAZIONE II tempo (per ora usiamo il termine nel senso specifico di «tempo verbale») nella narrazione è usualmente il passato remoto. È bello andare a dormire. o solo altri — è un'operazione più complessa che descrivere. I fatti risulteranno più suggestivamente filtrati dalla memoria.. Cos'è? Non credo più al lavoro in comune. // mestiere di vivere) 3 gennaio [1961] — Piove di nuovo. ma di «tempo della narrazione». e facile. al solito. Il vostro lavoro di «narratori» — sia che lo svolgiate per vostro gusto. di cui parleremo in seguito). ed è ancora attuale per le sue conseguenze. il titolo di un possibile. LA NARRAZIONE Narrare — narrare fatti realmente accaduti o immaginati. è possibile (occuperebbero troppo spazio) e in fondo neppure utile (ne trovate quanti volete nella vostra antologia). vicini o lontani nel tempo. Una narrazione ampia impostata sul passato prossimo. monti e nebbia che si dileguano rossastri. ma non dimenticherò facilmente quella dei primi di novembre». con un'operazione mentale. l'apertura alle cose. se volete. Cominciamo da alcune scelte preliminari rispetto al vero e proprio piano di lavoro. Senza dubbio voi potete narrare una vicenda passata attenendovi strettamente a quell'unica dimensione temporale. Poiché qui premettere dei testi narrativi di autori non 407 .. 4 gennaio — Tensione. i ritratti fisici e morali di persone possono essere inseriti con profitto in un testo narrativo (come pure il dialogo. ma spesso è necessario. Giro del podere.. (C. PAVESE. che. e il procedimento vi consentirà di rendere più credibile il distacco con cui valutate i fatti stessi nei giudizi e nei commenti che inserirete nel narrato. Un improvviso temporale mi scioglie. in cui un elemento di finzione non solo è ammesso. vi sembrerà innaturale scrivere: «Mario prese la parola. Quanto alle esercitazioni che avrete fatto fin qui per imparare a descrivere. (Naturalmente al passato remoto si avvicenderanno altri tre tempi passati. e poi avanti col tempo narrativo. risulta molto più monotona e impacciata e preclude varie possibilità di variazioni stilistiche. Tutti allora decisero. Passeggio per Lucca con Rina. ma una ben più ampia possibilità di sviluppi viene offerta dalla compresenza di due piani temporali: • il tempo del fatto narrato (il giorno in cui l'assemblea si svolse o in cui voi l'avete collocata). Quindi allontanate nel tempo l'avvenimento. sparirai e in un attimo sarà domani. Al tempo che credevo agli amici. BENEDETTI. ma elaborate un testo almeno tendenzialmente letterario. ma tesorizzare avidamente queste nostre ire e amarezze: ci serviranno per lenire il dolore il giorno che quella persona ci verrà in qualche modo a mancare. sia che derivi da un vostro artificio — creare una distanza maggiore tra il presente e l'evento narrato. non erano fini a se stesse: vedrete che le descrizioni di cose e di luoghi. o ieri o poco tempo fa. e che ammettono un numero molto più alto di variabili. È il mezzo più rapido di fare il mattino. Fatico la prima ora poi il vento pulisce il cielo ed io mi sento forte. Fu un errore. terremo come punto di riferimento. Resto incerto poi rispondo: «Ah! sì». non lavoravo. perché ci si sveglierà. Non dobbiamo lagnarci. sia che si tratti di un obbligo scolastico (e molti dei temi che vi vengono assegnati sono narrativi) — comporta una serie di scelte e un'organizzazione del testo che vanno meditate molto più a fondo che nelle descrizioni. di per sé giustificato dalla vicinanza nel tempo dei fatti narrati..

i vostri sentimenti. la osserva dall'esterno. da impiegare per sottolineare la vivacità e rapidità dell'azione. lo stesso che. discorsi. ma degli argomenti da svolgere. da una «scaletta». come semplice spettatore (interessato. e l'«io narrante». Voi all'assemblea avete partecipato (o lo presupponete). (Ma si avverta: non sarà necessariamente un atto unitario preliminare. e lo rileverete. realtà. attivo. non ci riesce. 408 . Lei è sempre stata così. a farli entrare in azione. per es. e vi assegnerete questa par- LO SCHEMA DELLA NARRAZIONE Avete operato le vostre scelte circa i tempi e i piani narrativi. anche se la vostra parte è stata modesta. o. rappresenta un traguardo. all'alba». episodi siete ancora voi a guidare la macchina del racconto e non vi preoccupate se a nessuno sfugge che c'è un regista. per un momento cruciale: «Queste parole furono la goccia che fa traboccare il vaso. e possiamo sommariamente individuare tre diverse possibilità (diciamo «sommariamente» perché in effetti esistono poi molte varianti. in cui piano narrativo e piano autobiografico tendono a fondersi insieme.»). naturalmente non del tema. che inserirà nel modo più semplice e diretto. In ogni caso. devono essere meno frequenti e più discreti. perché. partendo da uno schema. o te («Io allora fui molto deciso. delle cose da dire. Però nel presentare fatti. che coinvolge più personaggi. compiaciuto. la narrazione si svolge dal vostro punto di vista: agiscono altri (in «terza persona»). le vostre idee. Annamaria. ma siete voi ad osservarli. con la sua aria di sfida. Tutto passa esplicitamente al vaglio dell'onnipotente narratore. e così pure le osservazioni. perché non ci sono mai scelte obbligate quando si scrive: potrete sempre svolgere quel tema facendo passeggiare sulla riva un'altra persona). al «futuro storico» o «retrospettivo» (vedi capitolo 22. è chiaro che sarà questa la scelta più logica (peraltro non obbligatoria. • con il ricorso. È qualcosa di grande una ragazza che si batte per le sue idee. Riguardano il rapporto fra il narratore e l'evento narrato. perché essi non stridano col resto dell'esposizione formalmente obiettiva. Allora vi si pone il problema di far scaturire le conclusioni solo dai fatti stessi. non potete rinunciare a comunicare la vostra interpretazione dei fatti. richiede un lungo tirocinio. che acquista un sapore autobiografico. Allora il preside cerca di arrivare al microfono. irruente. da una traccia. combinazioni. le proprie considerazioni. chi leggerà il tema non saprà se eravate o no presenti a quell'assemblea. che è quello dato. Tempi diversi dal passato remoto si possono inoltre avere: • con la sostituzione al passato remoto del presente «narrativo». in un angolo della sala (una circostanza da sottolineare subito). Posto il tema « Una passeggiata solitària lungo la riva del mare. in prima persona. si mette a urlare anche lui». è meravigliosa». notate però che essi rappresentano l'unica parte del testo dove il vostro intervento è esplicito e scoperto. ma hanno un valore permanente: «Poi parlò. verità. dalle dichiarazioni di questo e di quel personaggio. a meno che non intendiate stendere una nuda cronaca. Tutti si misero a urlare.. risoluta. su un personaggio in azione. eletto nostro rappresentante. incroci). Ora dovete sviluppare la narrazione. La scelta di questo piano narrativo è la più ardua. I PIANI NARRATIVI Passiamo a un altro ordine di scelte.». per un'informazione che viene anticipata. e quasi senza stacco tra piano della narrazione e piano soggettivo. ma sono ancora più decisive per orientare tutta la struttura del racconto e darle un'impronta. cioè il «ritrovamento». contrariato. a queste scelte potrete arrivare nel corso della stesura della «minuta». Per ora è forse opportuno che vi limitiate a cercarne esempi da analizzare negli autori. sorregge tutta la struttura del racconto. dal loro urto dialettico. che in parte interferiscono con quelle sul tempo narrativo. per elaborarli occorre più maestria che quando si adotta la prima soluzione. Inoltre inserite i vostri commenti. che non si riferiscono solo al momento della narrazione. anche nell'azione. Ma anche col nostro tema sull'assemblea. 3) II narratore si astiene in modo assoluto dall'intervenire direttamente e fa solo agire e parlare i suoi personaggi: obiettività. sgomento: altrettanti toni da stabilire). due giorni dopo farà il bravo bambino e cederà su tutta la linea». 1) II narratore interviene. Ma. la soluzione della «prima persona» è probabilmente quella che vi consente di sviluppare la narrazione nel modo più naturale. 2) II narratore non interviene mai direttamente nell'azione. o di comprimario. e quindi. «Se non fosse stato per me se ne sarebbero viste delle belle.. a riferire i loro gesti e le loro parole.1S1 <JÌ O PH ^ O p—I Naturalmente ogni vostro intervento attuale nella narrazione — un commento più o meno fitto e insistente — va nel tempo verbale presente (o nel passato prossimo che gli si raccorda).. passivo. Con quale ruolo? Risulterà dal racconto stesso: di protagonista.. È il momento che gli antichi retori chiamavano inventio. § 3): «II più violento fu Gianni. apportando poi le necessarie correzioni a quanto già scritto).

E potrà anche intrecciarsi. ecc. penzolando pericolosamente. gli mancava la sua claque. e anche una varietà che otterrete inserendo nella trama narrativa altri e diversi elementi: • Descrizione di cose e di luoghi. un breve. La sede dell'assemblea è un luogo chiuso. l'arrivo della battagliera delegazione di un'altra scuola. Nel corso di un'assemblea gli studenti che intervengono nel dibattito in genere sono numerosi.).. Il primo sarà dunque un processo di selezione. un temporale che scoppia e la pioggia che batte contro le vetrate proprio al culmine del dibattito. ad es. Il vostro tema po- trà chiudersi con un fatto che contenga in se stesso una «morale» della storia. il climax del tumulto) si arriva alla conclusione. fra i tanti possibili: non dite. Sfruttate profili di amici. per caratterizzare i protagonisti e. ecc. diversi per i loro caratteri e per le idee che esprimono. dato il tema proposto. introducete il dato in un momento dello svolgimento dell'azione. si concluse con una mozione accuratamente predisposta da un gruppo e poi modificata nel corso dei lavori. per creare un diversivo: il severo busto bronzeo di un padre della patria. gli argomenti affrontati da un'assemblea spesso sono molti e ancor più spesso sono trattati in modo confuso: sarete voi.».. tutto all'opposto. così come del fattore che ha acceso le passioni: e lo farete scaturire dal dibattito stesso.»). oppure introdurrete una causa scatenante esterna (un divieto dell'autorità scolastica. «I presenti erano circa quattrocento». ci fu una serie di interventi. dando rilievo a un argomento solo. Al resto dei presenti assegnerete la parte del «coro». che per fortuna. mentre voi discutete accanitamente i vostri problemi). Così pure.. estraendo da essi pochi tratti peculiari. gli studenti che affluiscono verso la scuola sotto un cielo plumbeo. quattro «attori». accaduto o facilmente immaginabile. o. di sfuggita. perché ai momenti in cui l'attenzione si concentra sui protagonisti avvicenderete delle «scene di massa».). • Ritratti fisici e morali. ma basta cercare e troverete ciò che può aggiungere una nota di colore o offrire l'occasione per rilevare un contrasto. quelli che meglio si adattano alla situazione. così: «Giorgio era furibondo perché tanti che gli avevano assicurato di intervenire non si vedevano. • II discorso diretto. Attraverso fasi ed episodi più o meno numerosi (la preparazione. pedestremente. professori già elaborati in precedenza.. al ministero. un attrezzo ginnico sul quale compiono evoluzioni. un problema scolastico di carattere generale. stipati in quella specie di cripta che è la sede abituale delle nostre assemblee»). Sono quasi indispensabili. a portare chiarezza. senza dimenticarvene. non sarà tragica. (E qui. il dato sul numero dei presenti potrebbe essere pertinente. ma tutt'al più tragicomica. un consiglio. e scegliere tre. un segretario. una palestra.. su cui conta quando prende la parola. ma non interessa i lettori del vostro tema. quasi separato dal resto dell'universo: una soluzione sarebbe accentuare questo aspetto. Sarà la vivacità dello stile. anzi diremmo che è un'informazione che va data. oppure l'interpretazione da dare la sottolineerete voi con considerazioni conclusive. quello che ha fatto sì che l'assemblea fosse «molto movimentata» (ricordate il titolo del tema!). 409 .. s'intende senza riferire tutto il discorso. magari sommariamente verbalizzati. "Siamo quattro gatti". il narratore. al provveditorato. oppure si stabilirà un nesso col mondo esterno (all'inizio. ma anche qui dovete sfrondare. ma che se ne affaccino troppe alla vostra mente. un cortile — sembrerebbe non offrire molti spunti. qualche figura tra la folla. Di quella famosa assemblea esiste senza dubbio perfino una documentazione scritta: fu indetta con un dettagliato ordine del giorno ciclostilato. l'avvio del dibattito. ebbe un presidente. coerenti con altre osservazioni e giudizi sparsi nel corpo del tema e anche col tono complessivo che avrete dato alla narrazione. In realtà saremo stati almeno quattrocento. rapidissimamente. tutte più o meno simili. ad assicurare questo risultato. se proprio fu un'assemblea speciale. Ebbene. Sono tutti elementi da trascurare. alcuni studenti mediocremente interessati al dibattito. serrato scambio di battute (su ciò confrontate anche il § 8). un dato numero di partecipanti. il pepe che ci metterete.Poiché il nostro tema ha per oggetto un fatto concreto. Dobbiamo ammettere che il fatto in sé (come molti altri fatti che potranno essere oggetto di vostri temi) ha un interesse modesto. dice. ma citandone poche frasi significative. «Secondo Annamaria si doveva. O quasi tutti: perché. la splendida giornata di sole che trionfa fuori. il pericolo nella fase della inventio non è che le idee vi manchino. tra due antagonisti. vi si presentarono proposte anche scritte. Lo scenario della vostra narrazione — un'aula magna. gli interventi centrali. un argomento schiettamente politico). per esempio. Voi invece vi proponete di scrivere due o tre pagine che interessino. Mentre alcune tesi emerse nel corso del dibattito saranno state riassunte da voi («Giorgio sostenne che. forse esiste una relazione ufficiale in presidenza (e. in una o due occasioni date direttamente la parola a un oratore. pensiamo vi sia chiaro che tutto ciò potrà riguardare un futuro storico delle assemblee studentesche. sul cui sfondo si agita chi di voi le diceva più grosse. compagni. piacciano. un rappresentante dei docenti. Naturalmente spetta a voi l'individuazione di questo argomento (una questione interna alla vostra scuola. ELEMENTI NON NARRATIVI Di assemblee studentesche «movimentate» se ne sono tenute e se ne tengono tante. avvincano l'attenzione.

e che possono essere diversissime. Anzitutto. • Andamenti abbastanza simili possono avere temi come: «Finalmente ho partecipato a un comizio elettorale: è stata un'esperienza interessante e non è mancato un momento di suspense» oppure «Una seduta del nostro Consiglio comunale un po' fuori dell'ordinario». e poi lasciate solamente quanto non intralcia la narrazione. la vostra risposta probabilmente è «sì». durante la stesura della «minuta». . ma posti in relazione 410 . Quindi in chiave più o meno accentuatamente comica. non statici. Come si è arrivati alla decisione dell'acquisto. ecc. un errore nel giudicare una persona. Il termine errore è abbastanza generico per lasciarvi ampia libertà di scelta: un errore di valutazione in una scelta importante per la vostra vita. dramma'. visite. ma nascere da una necessità interna. . Non esponete subito il motivo del contendere.«Quella sera il telegiornale riferì: "II traffico caotico ha messo in difficoltà milioni di famiglie che rientravano dal week-end". o anche una colpa vera e propria da voi commessa. — «Il giorno in cui entrò in casa nostra il computer». Notate: bisticcio. e sono queste (incontri. un'insistita caratterizzazione dei personaggi in azione: dovrebbero essere questi i punti essenziali dello svolgimento. e ne sfrutterete alcune. Da eseguire solo se il fatto è accaduto (o se un amico cui è accaduto vi da informazioni esaurienti. Le diverse reazioni: il nonno assolutamente deciso a non premere mai un tasto. seguite per qualche giorno la cronaca cittadina raccogliendo spunti e rielaborandoli poi liberamente). cui ci si è riferiti tante volte. inutile concludere moraleggiando. ecc. Ne valeva la pena per un concerto rock?». Narrate ordinatamente i tre momenti indicati dal titolo. • Ognuno dei titoli che seguono comporta invece determinati sviluppi differenti. «appiccicati» come ornamenti posticci. Il tema non è: «Come vedete il problema della terza età» (o un altro problema di emarginazione). in futuro». . Oltre a brevi. nonostante tutto.«Fate parte del gruppo che si è costituito nella nostra scuola per promuovere un rapporto attivo con gli anziani del quartiere (o un'altra categoria esposta ai rischi dell'emarginazione). che dapprima lo lasci solo intravedere. ma l'arricchisce e la ravviva. uscite dal generico e dal banale collegando le riflessioni ai fatti specifici che avete narrato. i vantaggi che ci si ripromettevano. non litigio. Concentrate l'attenzione su due o tre episodi. Tra quei milioni di famiglie c'era anche la mia». Conclusioni: quelle che avete effettivamente tratto. Dopo l'individuazione dell'unico argomento da • II tema «Un'assemblea studentesca molto movimentata». con l'esposizione di uno o due motivi piuttosto futili (un esempio tra mille: il regolamento condominiale vieta di tenere in casa animali. che probabilmente sarà d'ordinaria amministrazione. . gli esperimenti fatti quando l'aggeggio è arrivato. ESERCITAZIONI E TRACCE con la situazione. naturalmente inserendo riflessioni e conclusioni anche sul problema in sé. per il nostro tema dovete avere realmente delle esperienze in proposito. È anche un'occasione per darci i ritratti dei vostri familiari. dentro. riferite le vostre esperienze». quale interesse susciti potrà risultare da dialoghi tra i giovani che fanno la fila. chi l'ha consigliato. il babbo talora perplesso ma agguerritissimo perché ha studiato vari manuali. una gran confusione. raccogliendo volta per volta un gruppo distinto di suggerimenti e fissando un motivo centrale diverso. non si arrivò né alla carta legale né alle coltellate. potreste anche svolgerlo. oltre al resto. nel fidarvi troppo o nel diffidare senza motivo.. vivaci dialoghi.« Tre ore di fila per il biglietto. Poi il momento magico in cui il famoso complesso comincia a suonare. Ancora. vertenza. mentre il commendatore dell'attico è intransigente su questo problema). per creare i motivi d'interesse. si lascia ancora guardare. l'itinerario preciso. motivate questo sì nella parte conclusiva. colloqui. non essere prolissi. ma aprite con un dialogo. andate ad assistere a una seduta. poi la ressa all'entrata e.o [SI HH I— I C/3 O O O Proprio tutto questo materiale in un solo tema narrativo? Assolutamente no. Ricordatevi qualche volta del paesaggio. il fratello minore entusiasta. Per interessare bisogna. che è un tema di riflessione (che tutti potrebbero svolgere). Vi abbiamo semplicemente elencato varie possibilità. il battibecco fra gli equipaggi di due auto ferme nell'ingorgo (riferito attraverso un dialogo). Possibilmente un finale ad effetto.) che dovete riferire. ecc. scene di massa. cioè un'accesa discussione. in quella fase potete anche sovrabbondare. in prevalenza..«Un bisticcio tra vicini (oppure: fra condòmini)». ma abbiate cura di caratterizzare anche singoli gruppi di persone e singole persone.« Un errore che non si ripeterà.. La conclusione quasi d'obbligo è una serie di riflessioni sul traffico automobilistico o sul week-end e i «ponti». . Introducete qualche dialogo. non una cronistoria di tutto il vostro week-end. ma voi avete un cane e la vecchia signora del pianterreno cinque gatti. altrettante scenette con personaggi diversi: il signore che da in escandescenze. ecc. e possibilmente in due o tre modi diversi. inoltre concentrerete in un sol giorno episodi succedutisi magari in più giorni). Ne valeva la pena? Se avete fatto tre ore di fila. che. Inoltre gli inserti descrittivi o dialogati non dovrebbero venire aggiunti alla fine. (Per farvi un'idea dello scenario e dei personaggi. di quale concerto sì tratti.

avete comprato questo e quello). . . potremo essere così sinceri come nel diario? Se non ve la sentite... molto succinta (e dovreste ampliarla).. siete aumentati di statura...ha compiuto (o commesso). . del verbo più adatto a trasmettere un'immagine concreta..«L'anno sta per chiudersi... .comunicarono.Ha contratto... .. . radere la barba... fare Fece un piano diabolico Facemmo un errore madornale Non ha fatto mai azioni scorrette Ha fatto molti debiti II lavoro è stato fatto con diligenza Fa un mestiere pericoloso Fecero tante pressioni che... ..... imbarcare acqua.. Pronunciò (o tenne)..hanno procurato.. Fornitemi. . ... Esercitarono.impartire.. scrivere un romanzo... va condotta ovviamente anche quando si racconta. . affibbiarono (o appiopparono). patir la fame. imporre un nome....produssero.. che richiede anzitutto un lavoro di selezione: non par- lerete delle cose che accadono necessariamente anno dopo anno (la promozione... ..... facendo un bilancio della nostra vita di carattere per così dire pubblico.. dite in che modo vi siete resi conto che si trattava di un errore.ha donato. Esercita . tratteggiate le persone.. con quali prospettive lo eviterete in futuro. ecc.. propinare un veleno.. Formuleremo. Faremo due ipotesi Facemmo ancora pochi passi Un'altra volta fate più attenzione Le sue parole fecero un forte effetto Fece un discorso chilometrico Quando farete l'esame? Architettò.concedono.attribuiscono. di cui si è parlato a proposito della descrizione.. scattare una foto.. presentare un ricorso... ma di alcuni fatti centrali. riferite sulle vostre reazioni. rilasciare la ricevuta. dell'aggettivo calzante. infondere coraggio. ad alcuni verbi generici. Percorremmo... stipulare un contratto. E ancora altri sostituti specifici di fare: comporre una canzone. emettere un responso. dare Mi hanno dato un incarico interessante E così gli diedero quel soprannome Mi danno colpe che non ho Ci diedero la notizia a bruciapelo Non danno più l'autorizzazione Questo libro me l'ha dato lo zio Datemi le prove? Vuole dare lezioni a tutti Mi hanno dato molti fastidi Ti hanno dato un ferrovecchio Hanno dato tutto per quel figlio ..... ... Tema di introspezione.... con quali mezzi.hanno venduto (o rifilato).. Chi tiene un diario si troverà avvantaggiato.. Fate il vostro bilancio personale: attivo e passivo». Limitiamo l'esemplificazione. poi ricavatene una versione riveduta e corretta! Quella ricerca continua del termine appropriato.... . ecc... dipingere un quadro.. fissare un appuntamento.....sosterrete. Commettemmo.. narrate con precisione il fatto.. .. fissare il prezzo. 411 .. prima eseguite il tema a vostro uso.trattare.è stato eseguito..hanno affidato. E ancora augurare la buona notte.. Hanno sacrificato. infliggere un castigo. e perché. giocare uno scherzo. determinanti. vantaggiosamente sostituibili con verbi specifici.. disputare una partita. ..prestate.. somministrare una medkina. porgere gli auguri. ma.

.....funziona........ Siete pervenuti. Valgono peraltro le stesse avvertenze date a proposito di essere e di avere: la sostituzione dei verbi generici non deve rappresentare un'ossessione.... Per tutti i verbi generici individuate altre possibili sostituzioni. né essere applicata meccanicamente... 412 . Assunse. ottenere un diploma.. Infine i verbi generici danno luogo a molte locuzioni fisse. Si affrettarono. si avviarono. .... sopraggiunsero.... . Si diresse.. prendere.... Hanno catturato. andare. • Formate frasi complete sulla base degli usi segnalati qui più brevemente in sostituzione di fare.. anche con oggetti diversi da quelli indicati... hanno rubato (o sottratto) Conquistarono (o occuparono).. Afferrai. accorse. Procede. Preleveranno...porta (o conduce)... che non possiamo alterare: il gatto fa le fusa (non le esegue... me l'hanno preso Presero la posizione dopo lunghi sforzi Hanno preso l'evaso Accetti.. ... intascare il premio.provengono (o dipendono). .ingerisce. Si è trasferito. Poi vanno evitate le sostituzioni goffe e pesanti: va già bene // procuratore andò subito sul luogo dell'incidente'. trarre origine.. Hanno contratto. .. effettua. Ci sono registri espressivi in cui la scelta del verbo generico è più coerente: in molti contesti Hai fatto i compiti? o Devo fare il tema andranno benissimo. emette o produce!) ESERCITAZIONI • Per tutti i verbi citati formate altre frasi sul modello di quelle proposte.... venire Andò via promettendoci di tornare presto Andarono in fretta verso .......acquistare.... anche si recò. ecc. Riesce. ricevere uno stipendio. ma rifiutate il burocratico si portò. . Finalmente andarono verso...... Gli è venuto un infarto Andò deciso verso. Assunse. impugnare l'arma.prendere Prendi una sigaretta? Devo prendere un cappotto nuovo Presi subito la cima Prenderanno campioni del terreno Prese con decisione il comando Prese un atteggiamento antipatico Hanno preso tutti l'influenza Non prende niente da due giorni Non l'ho più... Gironzolavano.... . Viene bene quel tuo lavoro? Poi vennero anche loro È venuto qui da poco tempo Si accomiatò (o si congedò).. E ancora cogliere l'occasione..... .. allarmandoci Dove va questo viottolo? Va avanti quel tuo lavoro? Questi difetti vengono da. dare.. fornendo gli esempi relativi.. Ci piombò addosso. emigrò (o si stabilì).. In seguito andò in Brasile Questo apparecchio non va Andavano qua e là senza meta Siete venuti a una conclusione? Venne all'improvviso. È stato colpito da. . inforcare la bicicletta.

nelle altre il narratore impiega una volta dire e una rispondere e poi ricorre ad altri cinque verbi (apostrofò. LISA. FERRANTE (notando lo stupore. i più comuni: dire (5 volte) e rispondere (3 volte).. gesti e atteggiamenti. «Perdio!» disse. «O qualcosa avrebbe lo stesso senso?» «No. . mentì. Mauro non rispose. IL DIALOGO • Un'opera scenica (tragedia. I calzoni gli scivolavano lungo i fianchi magri. già! Contenendosi: Anche. Chi debbo annunciare? FERRANTE.» disse Enne 2. Se Mauro si fosse dato la pena di provare.. «Grazie. Pedretti. commenti all'interno della trama dialogica. le battute. come ha detto? FERRANTE (senz'imbarazzo. «Non è per questo?» Selva disse. Ah. dramma. No.). — È andata qui vicino e ora torna. variamente inserite. senza bisogno di un verbo che la introduca. LISA. e Mara. sì. 413 . Non è per questo che lavoriamo?» «È per questo. LISA (lo guarda stupita. supplicò. — Ha detto. movimenti sulla scena. Non possiamo desiderare che un uomo sia felice? Io desidero che tu sia felice. per carità! Sono un po' distratto. una e due) II dialogo inserito in un'opera narrativa (romanzo. VITTORINI.» «Grazie. fu molto soddisfatta della sua furberia. «Bisogna che gli uomini siano felici. ... scusi. osservazioni.Nemmeno. e ogni poco era costretto a tirarseli su. — le disse. Guardava ardentemente uomo e donna. Va bene. Sissignore. novella. Che cosa? — Niente. sceneggiatura..Mamma non vuole che tu venga quando sono sola.» disse Enne 2. Ho messo il paletto.» la vecchia Selva disse. .) richiede una serie di accorgimenti per mettere in grado chi legge di distinguere tra i diversi interlocutori e per introdurre opportunamente. racconto. e un momento dopo ne era già pentita. Uomini e no) Mauro era seduto sullo scalino della casa di fronte. Ah. Dice anche la signora? FERRANTE (con foga). Vedi che puoi farmi entrare. «Non possiamo de1 Ce ne interessiamo qui solo in rapporto alla sua inserzione nel piano narrativo. scusi. e le battute senza verbo «di dire» sono più della metà. era seria. ecc. uso del monologo.Lasciami entrare.. .. Per esempio: LISA (dando passo sulla soglia a Ferrante). Sono tutti in casa? LISA.Vieni fuori. Che senso avrebbe il nostro lavoro se gli uomini non potessero essere felici? Parla tu. . Il nome.» «Ma.E io entro lo stesso. La signora. . e senza monotonia. . — Aveva risposto così senza pensarci. — Sicché prima di buio non torna. Credo che sia in casa. di per sé il dialogo richiederebbe un discorso molto più ampio (caratterizzazione dei personaggi attraverso il loro modo di esprimersi. l'ingegner Pedretti. un corno.» «Niente al mondo avrebbe un senso. giacché il narratore può inserirsi quando vuole — con precisazioni. . (L.E perché? . Vado ad annunziarla. Ecco. (E. E sempre guardava uomo e donna.» rispose Berta. Con l'avvocato.» rispose Enne 2. nel testo scritto. «Non possiamo desiderare questo per un uomo che ci è caro? Un uomo è felice quando ha una compagna. entri qua. Devo guardare a Vinicio.» rispose di nuovo Berta. ecc. con stizza).È andata a