ANALISI WATCHMEN

Una recensione tratta dal blog: www.angolodifox.blogspot.com di Federico Foglietta
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E’ INIZIATO TUTTO PER GIOCO.

Per gioco e con la voglia di dire la mia sulle cose che leggo e che mi appassionano da una vita. Quella che avete in mano è la prima, e spero non ultima, analisi tratta dal mio blog personale www.angolodifox.blogspot.com

A Mattia. Il suo arrivo ha acceso una luce nel significato del mero esistere. Federico Foglietta

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ANALISI
PREFAZIONE

- Watchmen

Ci sono capolavori in ambito fumettistico che quando vengono concepiti tracciano una via che difficilmente verrà ignorata. Uno di questi capolavori è senza ombra di dubbio Watchmen, opera monumentale edita dalla DC Comics in dodici capitoli usciti tra il 1986 e il 1987. Scritto da Alan Moore e illustrato da Dave Gibbons, Watchmen a tutt’oggi rimane l’unico romanzo grafico ad essere citato nella lista di Time Magazine dei “100 migliori romanzi in lingua inglese dal 1923 ad oggi”. Per chi scrive, parlare e cercare di analizzare un’opera talmente piena di rimandi, di citazioni, di riferimenti all’iconografia, alla storia e all’arte, è veramente complicato. Cercare di spiegare tutto il mosaico ad orologeria che è la trama e la struttura di Watchmen è a dir poco ostico. Inevitabilmente, nell’analisi divisa in 15 paragrafi che spero leggerete, dimenticherò e lascerò per strada tanti particolari che sicuramente mi saranno sfuggiti alla lettura. Watchmen possiede una solida trama emozionante dal primo al dodicesimo capitolo ma la sua forza maggiore risiede nella caratterizzazione dei personaggi e nella loro umanità. Watchmen è uno strumento in mano ad Alan Moore che lo utilizza per abbattere definitivamente la figura del mito del superuomo. Con una narrazione che tocca la perfezione e un disegno perfettamente sincronizzato al clima e al pathos della trama, Watchmen è la destrutturazione dell’supereroe e la completa distruzione dell’eroe senza macchia che si immola per la libertà. Fin dalla sua prima uscita, questa miniserie ha ricevuto diversi premi e riconoscimenti anche fuori da ambiti fumettistici e recentemente è uscito anche un adattamento su pellicola nel quale Moore ha rifiutato di venire citato nei credits. Immergendomi in una dettagliata e sicuramente non completa analisi di Watchmen dovrò necessariamente parlare della sua trama e della sua conclusione e quindi segnalo, a chi volesse intraprenderne la lettura, di fermarsi qui e riprendere a leggere le mie personali analisi solo dopo aver terminato il libro. Lo scrittore e sciamano Alan Moore, personaggio decisamente particolare, è considerato il miglior sceneggiatore di comics vivente e ha posto la sua firma in calce ad altri indussi capolavori come V for Vendetta e From Hell. Però Moore è uno scrittore atipico e non si è limitato solo a sceneggiare fumetti ma ha sperimentato molteplici campi artistici.

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- Watchmen

Per avere un’idea e cercare di capire, almeno in parte, il suo punto di vista direttamente da You Tube si può reperire il documentario The Mindscape of Alan Moore del 2003. Alan Moore è lo scrittore di comics supremo, Watchmen è e rimarrà, il suo più grande capolavoro indiscusso.

CAPITOLO I A mezzanotte, tutti gli agenti
Watchmen ha inizio come il più classico dei racconti gialli. Tutto comincia con un omicidio. Alan Moore sviluppa la trama attraverso gli occhi di Rorschach, uno dei personaggi più riusciti dell’intera graphic novel. Con l’unico vigilante ancora in attività, iniziamo a conoscere il mondo e l’ambientazione di Watchmen e ci vengono introdotti, pagina dopo pagina, tutti i protagonisti dell’intera opera. Attraverso didascalie piene di espressioni forti e in prima persona, Rorschach analizza la scena del crimine, la stessa dove è stato appena assassinato il Comico, Edward Blake, eroe e uomo scomodo al servizio del governo e spietato stupratore con atteggiamenti volutamente nazisti. Rorschach è sicuro, la morte di Blake sarà la prima di una lunga strage di eroi. Il nostro vigilante dalla maschera a macchie mutevoli come la sua psiche, inizia a contattare gli altri possibili bersagli del killer e così facendo ci vengono presentati uno ad uno tutto i personaggi della vicenda. Alan Moore, con pochissime tavole riesce ad indicarci subito con che tipo di personaggi avremo a che fare. Gli eroi senza macchia non fanno parte del mondo di Watchmen, qui abbiamo solo eroi disillusi, imprigionati nei loro ricordi, non più in contatto con la nostra realtà ma soprattutto messi fuori legge dal Decreto Keene. Citazione capitolo I “A mezzanotte, tutti gli agenti e la combriccola dei superumani escono e arrestano chiunque ne sappia più di loro”. Bob Dylan, Desolation Row, Highway 61 Revisted, 1965. Struttura dell’opera Watchmen è composto da un insieme di dodici capitoli, pubblicati in albi mensili le cui copertine sono parte integrante della trama stessa e costituiscono la prima vignetta di ciascun capitolo.

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Da segnalare che alla fine di ogni albo, fatta eccezione dell’ultimo, sono presenti sempre dei documenti fittizi presi direttamente dal mondo di Watchmen che arricchiscono la lettura e contribuiscono alla comprensione degli eventi passati e futuri di tutta la vicenda delle maschere e della loro situazione ambientale. Ambientazione Il luogo principale dove si svolge la vicenda è la città di New York, però con delle sottili differenze. La città è più oscura e malata ma è impreziosita da elementi tecnologici più avanzati rispetto alla nostra realtà. Il periodo di riferimento dei fatti narrati in Watchmen è la metà degli anni Ottanta dove è ancora pesante nel clima politico statunitense la contrapposizione con l’Unione Sovietica e quindi ci troviamo in piena guerra fredda. Questa situazione politica sarà pienamente sfruttata da Moore per conferire alla trama un’atmosfera pesante ed opprimente. Se da un lato legare la vicenda a fatti che ormai sono accaduti più di trent’anni fa può sembrare un errore, dall’altro l’ambientazione realistica, nonostante si parli di superuomini, è perfetta sotto ogni punto di vista e determina un realismo della storia narrata tanto crudo quanto shockante quando leggeremo la fine del dodicesimo capitolo. Da segnalare che il mondo di Watchmen differisce dal nostro non solo per la presenza dei superumani ma anche da piccole differenze che nel corso degli anni hanno avuto sempre più importanza. Gli episodi più significativi in tal senso sono senza dubbio la vittoria statunitense della guerra del Vietnam e la conferma a più mandati presidenziali del Presidente Nixon.

CAPITOLO II Amici assenti
Capitolo dedicato interamente al personaggio del Comico e ai suoi funerali. Attraverso una complicata e affascinante trama composta da tanti flashback che ci proiettano tra passato e presente, tutti i protagonisti di Watchmen rivivono gli episodi vissuti in compagnia del Comico. Un personaggio odiato da quasi tutti e con troppi segreti nascosti. In questo capitolo iniziamo ad avere squarci di quello che sarà l’atmosfera di tutta la vicenda.

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Alan Moore getta le basi anche per gli sviluppi futuri utilizzando i ricordi dei protagonisti, uno su tutti il Dottor Manhattan, azzurro personaggio troppo vicino ad essere un Dio e uno degli attori principali di tutta la vicenda. Il Comico sapeva dell’esistenza di un progetto, forse per questo motivo è stato brutalmente ucciso. Un progetto orchestrato da qualcuno che nel corso degli anni sta pianificando qualcosa che non prevede la presenza degli eroi in maschera anche se risultano essere fuori legge dal discusso Decreto Keene. Citazione capitolo II “E sono sveglio mentre l’alba si avvicina, anche se il cuore mi fa male. Dovrei fare un brindisi agli amici assenti invece che a questi comici”. Elvis Costello, The Comedians, Goodbye Cruel World, 1984. Memoria Il titolo Watchmen prende spunto dalla frase “quis custodiet ipsos custodes” di Giovenale (VI Satira, “Contro le donne”, 60-127 d.C, circa) che in inglese è molto simile a “Who watches the watchmen?” frase che appare come graffito nelle strade di New York dopo l’approvazione del discusso Decreto Keene che sancì la fine degli eroi mascherati. Esattamente come Giovenale, che nella civiltà romana attraverso i suoi versetti mostrava i vizi della società in cui viveva, così Alan Moore con Watchmen analizza ed estremizza i vizi e le contraddizioni degli eroi in maschera, mettendone sotto i riflettori i tanti problemi personali e i traballanti rapporti con la società moderna. La memoria è uno dei passi fondamentali di tutto Watchmen. Questa è utilizzata da Moore sia per idealizzare il passato ma anche per brutalizzare la figura del supereroe di turno. In questo capitolo infatti, attraverso l’uso continuo dei flashback, conosciamo come il Comico abbia cercato di violentare la prima Spettro di seta sua compagna di squadra nei Minutemen, e non abbia per nulla esitato ad uccidere una donna incinta dopo un diverbio in una bettola vietnamita. Il Comico Edward Blake, il Comico, è un personaggio chiave di tutto Watchmen. Anche se viene ucciso all’inizio del primo capitolo, nel corso della trama viene riproposto alla nostra attenzione attraverso l’uso dei tanti flashback. Blake è l’eroe più conosciuto di tutto il mondo di Watchmen, creato da Moore con la chiara ispirazione a

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Capitan America, il Comico è tutto quello che non rappresenta il personaggio con lo scudo che indossa i colori della bandiera americana. Eroe di guerra del secondo conflitto mondiale, il Comico diventa con il passare del tempo agente governativo e partecipa alla guerra del Vietnam. Indossando anche lui i colori della bandiera statunitense, il Comico rappresenta l’America più corrotta e meschina, è l’agente perfetto per svolgere il lavoro sporco per il governo degli Stati Uniti. La forza di Watchmen è la caratterizzazione dei propri personaggi. Alan Moore, attraverso un’analisi psicologica minuziosa, riesce a conferire a tutti i protagonisti una profondità stupefacente, riuscendo a rendere ogni figura credibile e fin troppo realistica. I nostri protagonisti non sono più eroi, sono solo persone tragicamente umane. Dimenticatevi gli eroi perfetti e spensierati degli anni sessanta. Qui ci sono solo manie, ossessioni, persecuzioni personali, disincanto e tanti, troppi, scheletri nell’armadio. Del resto, siamo negli anni ottanta in clima di Guerra Fredda. E’ arrivata l’ora di crescere.

CAPITOLO III Il giudice di tutta la terra
Le cose iniziano a precipitare. Protagonista indiscusso del terzo capitolo è il Dottor Manhattan. Un serie di eventi mettono in discussione il rapporto di coppia tra il nostro azzurro eroe e Laurie Juspeczyk, la seconda Spettro di Seta. Tutto sembra ricondursi dall’evoluzione del dottore ormai incapace di gestire la sua umanità e i suoi poteri illimitati dal carattere onnipotente. Chi è il Dottor Manhattan? Un semplice uomo dai grandi poteri o a tutti gli effetti è ormai diventato una divinità? La situazione si aggrava dopo che un giornalista svela in diretta tv che il Dottor Manhattan è la causa di diversi tumori che hanno colpito persone che nel tempo hanno vissuto a stretto contatto con lo stesso dottore. Tra questi c’è anche la sua prima compagna, Janey Slater. Lo stress, i riflettori dei media e le accuse infamanti convincono il Dottor Manhattan ad auto-esiliarsi su Marte lontano da tutto e tutti. Alla fine il secondo eroe è stato tolto dalla scena. Una scena che si fa quanto mai pericolosa dato che il Dottor Manhattan era l’arma suprema degli Stati Uniti per tenere sotto scacco l’Unione Sovietica.

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Citazione capitolo III “Forse il giudice di tutta la Terra non praticherà la giustizia?” Genesi 18, 25 Dottor Manhattan Ma chi è il Dottor Manhattan? Alan Moore attraverso l’utilizzo di questo magistrale personaggio analizza come si può trasformare un uomo che detiene poteri divini. Il Dottor Manhattan vive in mezzo agli uomini ma non li percepisce più come tali, ha perso la cognizione del tempo e dello spazio. Per lui non esistono più le regole della natura, è ormai oltre a tutto questo, è una divinità dai poteri illimitati. La sua psiche tutta via, conserva ancora tracce di umanità, ma questa è sempre più labile e sempre meno appariscente e deviata. Nell’economia della trama il Dottor Manhattan è fondamentale. Infatti nel corso degli anni la sua presenza è stata l’arma principale per gli Stati Uniti per vincere la guerra del Vietnam e, soprattutto la sua presenza garantisce la supremazia del Presidente Nixon contro il blocco sovietico, garantendo una fase di stallo tra le due superpotenze. Appena il dottore si auto-esilia su Marte la situazione precipita. Gli Stati Uniti perdono l’arma suprema, l’Unione Sovietica invade l’Afghanistan e la guerra nucleare è alle porte. Dottor Manhattan e Determinismo L’utilizzo e lo sviluppo della psiche del Dottor Manhattan avvicina il personaggio verso la filosofia del Determinismo e all’analogia con l’orologiaio. Uno dei dogmi fondamentali del cristianesimo sostiene che Dio è onnisciente e onnipotente, e che ogni azione umana è preordinata da lui stesso. Il corrispettivo teologico determinista sembra escludere l’esistenza del libero arbitrio. Infatti, il determinismo esclude qualsiasi forma di casualità nelle cose ed individua una spiegazione di tipo fisico per tutti i fenomeni, riconducendola alla catena delle relazioni causa-effetto. In Watchmen, per rafforzare questo concetto Alan Moore ci descrive che Jon Osterman, prima di diventare il Dottor Manhattan e quindi una sorta di divinità, è cresciuto facendo l’orologiaio. Il Dottor Manhattan non percepisce nulla sopra di lui, nessuna intelligenza superiore che può superare la sua entità onnisciente. Il simbolo dell’orologio ritorna ossessivo all’interno delle tavole disegnate in molte scene di Watchmen.

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La più visibile e sicuramente la più importante ossessione dell’orologio compare nella copertina di tutti e dodici albi e scandisce un inesorabile conto alla rovescia che nell’ultimo capitolo toccherà la mezzanotte. Il meccanismo è in funzione e i tasselli stanno andando al loro posto. La fine è vicina.

CAPITOLO IV L’orologiaio
Grande capitolo introspettivo sul Dottor Manhattan ed eccezionale sceneggiatura non a caso costruita ad orologeria. In questo importante capitolo veniamo a conoscenza delle origini del Dottor Manhattan. Con una impeccabile sceneggiatura costruita in più piani temporali il Dr. Manhattan rivive la sua storia, il suo passato. Ma cosa è veramente il passato per un Dio? Osterman vive il tempo in modo distaccato, senza segreti. Lui sa cosa succederà, sa che nulla è dato dal caso e tutto è, e sempre sarà. Vive il presente e il futuro semplicemente perché deve accadere. Figlio di un orologiaio e prossimo a diventarlo, fu spinto dal padre a diventare uno scienziato. Nel mondo della scienza incontra il suo primo amore Janey Slater, una delle persone che lo accuserà di causare il cancro ha chi gli vive accanto. Intrappolato all’interno di un laboratorio Jon Osterman diviene vittima di un incidente che disintegra letteralmente il suo corpo. Con il tempo Jon rinasce, resuscita e si crea un nuovo corpo. Dalla ceneri dell’uomo che era, il Dr. Manhattan risulta essere qualcosa di diverso, dai poteri illimitati, un quasi Dio. I mass-media non tardano a battezzarlo come il primo grande eroe americano della nuova era. Citazione capitolo IV “La conquista dell’energia atomica ha cambiato tutto tranne il nostro modo i pensare … La soluzione a questo problema risiede nel cuore dell’umanità. Se solo lo avessi saputo, avrei fatto l’orologiaio” Albert Einstein. Simbolismo Tutto Watchmen è costruito attorno a moltissimi riferimenti all’iconografia, alla storia e all’arte.

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A questo punto della lettura è doveroso segnalare i continui riferimenti alle simbologie dello “Smiley” (la faccina sorridente di colore giallo in questo caso macchiata di sangue) e ancora all’orologio. Lo Smiley è l’icona sicuramente di visualizzazione più immediata dato che è il simbolo principe di Watchmen. Questa viene sia mostrata esplicitamente, in mezzo alla pozza di sangue del Comico nel primo capitolo, sia implicitamente in tante scene all’interno di svariati capitoli chiave di tutta la vicenda. La stessa icona viene anche suggerita in modo implicito nella cover del undicesimo capitolo. Come già accennato nel capitolo precedente, l’orologio e il tempo sono parte integrante di tutta la storia. I riferimenti al tempo e agli ingranaggi sono fondamentali per comprendere appieno la filosofia del Dr. Manhattan e il suo collegamento al determinismo. E’ per colpa di un orologio dimenticato che ha origine il Dr. Manhattan. In tante immagini sono presenti riferimenti ad orologi che segnano le 23:55. Lo stesso Smiley citato in precedenza presenta una macchia di sangue simile ad una lancetta impostata sul 55° minuto del quadrante. Dio In questo capitolo si trovano vari parallelismi con il Nuovo Testamento. Esiste però una differenza sostanziale, l’uomo attraverso la sua meschinità e con un’abile manipolazione è riuscito rendere schiavo il suo Dio, a controllarlo per i suoi scopi di predominio sull’avversario. Con il tempo, il Dr. Manhattan si libererà del peso della propria umanità e così facendo diventerà qualcosa di diverso. Finisce quindi per isolarsi e si rifugia lontano, sul pianeta Marte, abbandonando l’umanità a se stessa. Se il Dr. Manhattan non percepisce nulla sopra di lui, può esistere veramente un altro Dio? “Forse il mondo non viene creato. Forse niente lo è. Semplicemente è, è stato, sarà… un orologio senza orologiaio” (Watchmen, cap. IV, pag. 28, vignetta 1).

CAPITOLO V Agghiacciante simmetria
Quinto e fondamentale capitolo di questo affresco sempre più intricato e sempre più coinvolgente.

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Dopo il capitolo introspettivo dedicato al Dr. Manhattan, la situazione si evolve velocemente e si complica notevolmente per i nostri protagonisti sempre più invischiati in un progetto ancora sconosciuto. L’indagine sull’omicidio del Comico porta Rorschach a sospettare di Moloch, un vecchio criminale che negli anni passati aveva già dato del filo da torcere agli eroi in maschera. Figura centrale di questo e del prossimo capitolo, Rorschach ci viene descritto come un uomo che vive nella sua maschera, tanto da confondere il proprio volto con quello del vigilante che rappresenta. L’indagine che sta seguendo diventa la sua ossessione e lo porta a cadere in una trappola della polizia allertata da una soffiata. Rorschach alla fine verrà arrestato e gli verrà tolta la sua maschera, la sua unica identità, e quindi sconfitto. Contemporaneamente, viene sventato un attentato alla vita di Adrian Veidt, meglio noto come Ozymandias, l’uomo più intelligente del mondo che è diventato milionario grazie allo sfruttamento della sua immagine di eroe. Il Comico è morto, il Dr. Manhattan si è esiliato su Marte, Rorschach è stato arrestato e Ozymandias è uscito indenne da un tentativo di omicidio. Ormai è chiaro, le maschere devono essere tolte di mezzo. Ma per quale oscuro motivo? Citazione capitolo V “Tigre! Tigre! Divampante fulgore Nelle foreste della notte, Quale fu l’immortale mano o l’occhio ch’ebbe la forza di formare la tua agghiacciante simmetria?” William Blake, The Tyger, 1794 ca., trad. it. di Giuseppe Ungaretti. Simmetrie eccezionali Un capitolo dalla struttura e dalla composizione sbalorditive. Parlerò diffusamente nei prossimi capitoli del lavoro minuzioso e certosino dell’ottimo disegnatore Dave Gibbons, in questa sede mi limito a segnalare che le tavole di questo capitolo sono impostate in modo perfettamente speculare dalla prima all’ultima. Infatti, ad esempio, la prima pagina del capitolo si apre con l’inquadratura di un’insegna luminosa e poi a seguire, di un vicolo sotto l’appartamento di Moloch e si chiude con il primo piano di una finestra.

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L’ultima tavola, pagina 28, è impostata in modo speculare, vale a dire che nella prima vignetta è riportato il primo piano della finestra, poi troviamo le inquadrature del vicolo e alla fine la stessa immagine dell’insegna luminosa con la quale si è aperto il capitolo. La simmetria della costruzione della tavola continua magistralmente anche nelle altre pagine, infatti pagina 2 è speculare con pagina 27, pagina 3 con la 26 e via dicendo. A tutto questo si deve aggiungere che risultano speculari le ambientazioni dove si svolgono le varie scene e perfino i protagonisti vengo fatti comparire nelle tavole simmetriche. Le simmetrie non si limitano solo alla struttura della tavola e all’ambientazione ma continuano in modo allusivo con vari elementi disseminati qua e là. Impossibile citarli tutti, ma uno dei tanti è un poster dei Grateful Dead dell’album “Aoxomoxoa”, parola palindroma. C’è chi sostiene che Moore per Agghiacciante simmetria abbia fatto riferimento al libro di Northrop Frye “Ferful Simmetry” del 1947. Grazie al lavoro di Frye, le opere di William Blake vennero rivalutate grazie alla rivelazione del sistema nascosto nella loro costruzione e la presunta pazzia dell’autore inglese venne rivista e corretta. Come riporta la citazione finale, il V capitolo e la sua costruzione perfettamente simmetrica è un omaggio all’opera letteraria di William Blake.

CAPITOLO VI Anche l’abisso guarda
Capitolo introspettivo dedicato a Rorschach e sulla sua tormentata psiche. In quello che è forse il capitolo più emotivamente coinvolgente per il lettore, Alan Moore ci fornisce ancora una volta una lezione di sceneggiatura e narrazione. Iniziamo un viaggio allucinato e violento nella psiche di Walter Kovacs, Rorschach, arrestato ed incastrato da qualcuno che lo vuole fuori gioco. In carcere Walter si ritrova in cura dal dott. Malcom, psichiatra che cerca di migliorare la sua fama studiando l’unico eroe ancora in attività nonostante il Decreto Keene. Viene sottoposto al test di Rorschach e dove noi vediamo una farfalla, Walter vede un cane dalla testa spaccata a metà. Figlio di una prostituta da quattro soldi e di un mancato aborto, Kovacs, ha sempre vissuto un’infanzia di soprusi e violenza.

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Il mancato amore materno coincide con l’essere sempre disprezzato e con la consapevolezza di essere sempre da solo contro tutto il mondo. La vita in carcere per uno come Kovacs è dura. Ma per Rorschach è facile, perché con l’esperienza della sua carriera da vigilante è rinato libero per riportare moralità in un mondo moralmente vuoto e corrotto. Rorschach infatti è nato dalla tragedia. Una bambina ammazzata e data in pasto ai cani ha scatenato dentro di lui la rabbia e l’inferno da dove nessun colpevole uscirà vivo. “Guardo il cielo attraverso il fumo gravido di grasso umano e Dio non c’era. Il buio freddo e soffocante si estende per ogni dove e siamo soli. Viviamo le nostre vite perché ci manca di meglio. Il motivo si fabbrica dopo. Nasciamo dall’oblio; alleviamo dei figli come noi legati all’inferno, e poi torniamo nell’oblio. Non c’è altro. L’esistenza è casuale. Non ha schema tranne quella che gli diamo noi dopo averla fissata troppo a lungo…” “…Questo mondo senza direzione non è stato forgiato da vaghe forze metafisiche. Non è stato Dio ha uccidere i bambini. Non li ha macellati il fato. Né il destino li ha dati in pasto hai cani. Siamo noi. Solo noi…” “…il vuoto respira pesante sul mio cuore, trasformando in ghiaccio le sue illusioni, facendole a pezzi. Rinasco libero di disegnare la moralità su questo mondo moralmente vuoto. Sono Rorschach.” (Watchmen, capitolo VI, pag. 26). Citazione capitolo VI “Non combattere contro i mostri o diventerai tu stesso un mostro. E se guardi a lungo nell’abisso, anche l’abisso guarderà dentro di te” Friedrich Wilhelm Nietzsche. Struttura delle tavole Come accennato nel capitolo precedente la parte grafica di Watchmen è affidata a Dave Gibbons, ottimo disegnatore inglese che ha messo al servizio di Alan Moore tutte le sue straordinarie doti di storytelling. Come forse si sarà capito, Watchmen possiede molteplici livelli di lettura, molti dei quali sono resi visibili grazie alla perizia e alla cura maniacale dei dettagli che Gibbons immette nei propri disegni. Tutta l’opera nel suo complesso è impostata con l’uso di una rigida griglia basata sullo schema di nove vignette per pagina. Spesso questa griglia viene ritoccata, specialmente nell’ultimo capitolo, ma rimarrà sempre e comunque rettangolare e con le illustrazioni che non usciranno mai dai margini.

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Gibbons ha realizzato ed ideato anche il design dei personaggi basandosi solo su appunti generici di Alan Moore. Lo stesso Moore chiarisce che molti dei simboli presenti in Watchmen sono inventati da Gibbons, compreso lo Smiley macchiato di sangue. Nella stesura delle tavole l’illustratore inglese si è notevolmente divertito ad infarcire i suoi disegni con dettagli, con simboli e di altri motivi visivi che fanno riferimento a fatti rilevanti della storia narrata.

CAPITOLO VII Fratello dei draghi
Capitolo introspettivo dedicato a Dan Dreiberg, il secondo Gufo Notturno. In questo episodio si intravede una sorta di rinascita della speranza dopo tante pagine di lutti e tragedie. Dan Dreiberg, uomo ricco e facoltoso, non si sente più vivo da quanto il famigerato Decreto Keene ha messo fuori legge tutti gli eroi in maschera. Personaggio creato sulla falsa riga di Batman, il Gufo Notturno, vive la propria esistenza pensando solo al passato e a ciò che era. Dreiberg si limita a sopravvivere giorno dopo giorno e reprime dentro di sè tutto il pessimismo verso una carriera da eroe nata dal desiderio di volare imitando gli uccelli rapaci. Ci penserà Laurie Juspeczyk, la seconda Spettro di Seta, ha risvegliare in Dan la sua passione e la voglia di tornare a solcare i cieli con la sua navicella. E’ sufficiente un piccolo salvataggio di persone da un edificio in fiamme per far eliminare ogni dubbio sulla missione del Gufo Notturno. Dan è nato per questa vita, non sa fare altro. Il mondo ha bisogno degli eroi in maschera e del loro sacrificio. Ma quale sarà il prezzo da pagare? Per ora, la missione del Gufo e di Spettro di Seta è quella di liberare Rorschach e scoprire chi è il misterioso killer delle maschere. Citazione capitolo VII “Sono divenuto fratello dei draghi e compagno dei gufi. La mia pelle si è annerita, mi si stacca e le mie ossa bruciano dall’arsura” Giobbe, 30, 29-30. Watchmen e la metafora Alan Moore è sempre stato affascinato dalle potenzialità della narrazione e ha cercato in molte circostanze di sperimentare nuove

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strade senza mai fermarsi dopo nessun possibile traguardo raggiunto. Come già scritto, Watchmen possiede una moltitudine di chiavi di lettura, e le sue pagine sono piene di rimandi e inside jokes e risulta veramente impossibile citarle tutte. Una di queste chiavi è la metafora della storia del fumetto americano con la quale Moore ha voluto giocare e divertirsi. Le date presenti in Watchmen hanno collegamenti diretti con la storia editoriale americana. Infatti, nel preciso background di Watchmen, il primo gruppo di vigilanti ufficiale chiamato Minutemen compie il suo esordio nel 1939, anno in cui nacquero i primi fumetti di supereroi. Sono di quel periodo, chiamato Golden Age, gli esordi editoriali dei vari Superman, Batman, Wonder Woman e Flash che ancora oggi fanno parte del nostro immaginario collettivo. Da notare, che oltre alla succitata data corrispondono a quel preciso periodo anche le tematiche semplici e ingenue che caratterizzano i componenti dei Minutemen. Gli esordi della seconda squadra di Watchmen, i Crimebusters, risalgono al 1966, in piena Silver Age. In questo periodo il fumetto supereroistico ebbe la sua seconda e definitiva esplosione grazie agli eroi della Marvel creati da Stan Lee e Jack Kirby. Gli eroi di Lee e Kirby si imposero all’attenzione del pubblico grazie al famoso motto “supereroi con superproblemi”. Infatti, se prima dell’avvento dell’Uomo Ragno gli eroi dei comics erano invincibili e senza macchia ora questi personaggi sono decisamente più umani. Uno dei molti pregi degli eroi della Marvel è quello di avere avuto la grande capacità di inserire nelle loro pagine tematiche vicine alla stretta attualità del periodo, come per esempio la corsa alla conquista dello spazio e il timore verso le radiazioni. Alan Moore richiama questa paura verso il nucleare e delle sue possibili conseguenze, creando il personaggio del Dr. Manhattan e insinuando il dubbio che la sua presenza possa causare il cancro alle persone che gli stanno accanto. Una ulteriore metafora la si riscontra nell’emanazione del Decreto Keene vissuto direttamente dai personaggi principali di Watchmen. Anche se le date non corrispondono, Alan Moore cita l’avvento del Comics Code che decretò la fine dei fumetti editi dalla EC Comics. La EC Comics nei primi anni ’50 era la vera dominatrice del mercato grazie all’avvento dei fumetti di fantascienza e horror. L’ascesa di questa casa editrice fu bloccata dal discutibile volume “Seduction of the innocent” dello psicologo Fredric Wertham del 1954. In sintesi, la tesi principale del libro era che alla lettura di fumetti (di per sé già diseducativa in quanto esterni alla tradizione letteraria delle istituzioni formative) che al loro interno rappresentano una esibizione di modelli comportamentali non conformi alla società, www.angolodifox.blogspot.com

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dovesse necessariamente corrispondere l’insorgere di atteggiamenti psicopatologici. Un saggio pieno di assurdità e tesi scritte in pieno clima di caccia alle streghe che ebbe come risultato immediato l’avvento del Comics Code che edulcorò totalmente i comics a tal punto da far cessare completamente le pubblicazioni della EC Comics. In omaggio a questa gloriosa e infausta casa editrice, Moore inserisce all’interno delle pagine di Watchmen, attraverso un abile espediente narrativo “I racconti del Vascello Nero”, un fumetto scritto da Joe Orlando edito proprio dalla EC Comics.

CAPITOLO VIII Vecchi fantasmi
E’ il momento dell’azione. Gufo notturno e Spettro di seta decidono di andare a liberare Rorschach dalla prigione in cui è rinchiuso. Ma come abbiamo già visto, Kovacs non ha bisogno di essere salvato. Infatti grazie alla sua lucida follia riesce brillantemente a tenere testa ai suoi aguzzini che, grazie ad una evasione di massa, cercano in tutti i modi di farlo fuori. Rorschach, senza batter ciglio, mette fuori gioco definitivamente i suoi nemici e si dimostra al contempo un abile stratega anticipando brillantemente le mosse degli avversari e riuscendo ad evadere di prigione quasi da solo. Una volta di più, comprendiamo che l’azione di squadra è importante, ma Rorschach avrà sempre un’indole solitaria e priva di qualsiasi emozione. Il capitolo prosegue con episodi fondamentali per la trama nel suo complesso. Il primo è sicuramente il ritorno del Dr. Manhattan sulla Terra. Il dottore è tornato per prelevare e portare sul pianeta Marte Laurie, Spettro di seta, che dovrà cercare di convincerlo a salvare il mondo. Il secondo episodio invece ha tragici risvolti. Hollis Mason, il primo Gufo Notturno, viene ucciso nella notte di Halloween da dei teppisti che si sono introdotti in casa e, in preda a droghe e all’isterismo collettivo, lo uccidono con una statuetta. Ironia della sorte, l’arma del delitto è un premio, un riconoscimento al primo Gufo Notturno come ringraziamento della sua carriera di eroe in maschera. Un tragico scherzo del destino. Citazione capitolo VIII “Ad Halloween antichi fantasmi si fanno attorno. Ad Alcuni parlano; per altri restan muti.” Hallowe’en, Eleanor Farjeon.

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Racconti del Vascello Nero Nelle infinite chiavi di lettura presenti in Watchmen ne esiste una che è a prima vista completamente slegata dalla trama principale. A partire dal terzo fino ad arrivare all’undicesimo capitolo, Alan Moore inserisce un fumetto nel fumetto che viene letto da un ragazzo di colore sempre seduto vicino ad una edicola, crocevia di tanti personaggi secondari della nostra storia. Questo fumetto, dal titolo I racconti del Vascello Nero, narra i tentativi di un naufrago di ritornare a casa per avvisare i suoi concittadini dell’imminente arrivo del Vascello Nero, una nave pirata fantasma la cui ciurma è un orda sanguinaria. In sintesi, la traversata del naufrago è costellata di sventure. La costruzione di una zattera di fortuna con i corpi dei compagni morti, un attacco di squali attirati dalla sua imbarcazione, il cibarsi di carne cruda e avariata ma, soprattutto, la paranoia dell’avvicinarsi del Vascello Nero alla sua casa, porterà il nostro naufrago alla pura follia. Pur di salvare la sua famiglia delle mani dei pirati, uccide brutalmente una coppia di suoi concittadini che crede essere complici degli assassini e, una volta giunto davanti alla sua casa, uccide selvaggiamente un vigilante notturno che ne piantona la porta. Solo dopo la morte del guardiano, il naufrago si rende conto che in realtà quell’uomo altri non è che sua moglie. E dopo questo terribile omicidio, l’uomo si rende conto che in realtà non c’è mai stato nessun attacco alla sua città e la paura del vascello ha finito per trasformalo in un pirata assassino. Così scappa via, arrivando fino alla spiaggia dove trova il Vascello Nero che lo attende e il naufrago alla fine chiederà di essere preso a bordo. Sul perché Moore abbia inserito questo racconto in Watchmen, è oggetto di diverse versioni e pareri spesso contrastanti. Dal canto mio, mi limito a segnalare che fu Gibbons a suggerire il tema dei pirati e che Moore accettò con grande entusiasmo dato che è sempre stato un grande estimatore di Brecht. Infatti, I racconti del Vascello Nero si ispira a “Seeräuberjenny” (Jenny dei pirati) tratta da L’opera da tre soldi dello stesso Brecht. Questo vero e proprio metafumetto, deve essere inteso come metafora e compendio dell’intera trama principale di Watchmen. Infatti, solo dopo la lettura del capitolo finale riusciremo a cogliere appieno la sua funzione descrittiva dei vari personaggi e della complessa trama. I racconti del Vascello Nero è una metafora che funziona egregiamente per tutti i protagonisti, da Rorschach al Dr. Manhattan fino ad arrivare ad Ozymandias, l’uomo più intelligente del mondo.

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CAPITOLO IV

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L’oscurità del mero esistere
Capitolo interamente dedicato al colloquio su Marte tra Spettro di Seta e il Dr. Manhattan. Un capitolo all’apparenza introspettivo ma che nasconde tra le sue pagine risvolti della storia inquietanti e inimmaginabili. Tutta la sceneggiatura si basa sul presupposto che il Dr. Manhattan vede il futuro, anzi come definisce lui stesso “Il tempo è simultaneo, un gioiello dalla struttura intricata che gli umani insistono a percepire una faccia alla volta, quando la forma complessiva è visibile in ogni lato” (Watchmen, cap. IX, pag. 6). Che senso ha intraprendere un faccia a faccia con Jon se lui è già a conoscenza di come si svolgerà e di come andrà a finire? Perché Laurie deve cercare di convincerlo di salvare l’umanità se lui già vede, anche se in modo stranamente disturbato, quello che accadrà sulla Terra? Solo e semplicemente perché tutto ciò avverrà e deve accadere. Laurie e Jon dunque si trovano su Marte e devono discutere del destino della Terra. Lo fanno all’interno di una struttura di vetro ad ingranaggi (ritroviamo ancora la simbologia dell’orologio) creata dallo stesso Jon durante la sua permanenza sul pianeta rosso. Con dialoghi magistrali e una sceneggiatura impeccabile, il confronto si sofferma sul tempo e le sue particolarità che sfuggono a noi umani. Non esiste presente, passato e futuro, semplicemente accade. Per il Dr. Manhattan, l’uomo non può competere con un universo infinito che in ogni caso vede il nostro destino come un semplice episodio nel normale flusso del tempo. Solo un miracolo, un evento unico, può attirare l’attenzione di Jon, e questo miracolo si chiama vita. La vita di Laurie in particolare. Il miracolo esiste nella sua stessa esistenza perché è stata generata in un rapporto di amore e odio tra sua madre, la prima Silk Spectre, e il suo vero padre, il Comico. Un rapporto di amore tra queste due persone che solo una volta è degenerato in violenza. “… Fino a quando tua madre ama un uomo che ha tutte le ragioni per odiare e da quell’unione fra milioni bambini potenziali in competizione sei stata tu, e solo tu, ad emergere.” (Watchmen, cap. IX, pag. 27). Laurie cosi scopre di essere la figlia del Comico e tutte le sue convinzioni si frantumano esattamente come si frantuma la struttura in vetro costruita dal Dr. Manhattan. Così Jon cambia idea, e decide di non far perdere la speranza alla persone che gli stanno vicino.

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Citazione capitolo IX “Da quel che possiamo capire, il solo scopo dell’esistenza umana è accendere una luce di significato nell’oscurità del mero esistere.” Memorie, Sogni, Riflessioni, C. G. Jung. Elogio trama A livello di sceneggiatura, questo capitolo è forse il più riuscito e perfetto di tutta la serie. Il sesto capitolo (Anche l’abisso guarda) è quello che tocca maggiormente l’emotività del lettore e il quinto (Agghiacciante simmetria) risulta essere quello dalla struttura più maniacale. Il nono capitolo è di una semplicità perfetta. In esso, attraverso le parole di due personaggi, Moore riesce a toccare tutti i temi presenti in Watchmen e a fornire uno squarcio di futuro prossimo di visione apocalittica. Anche questo capitolo è una metafora, un puzzle che assembla gli elementi in modo corretto e frantuma tutte le convinzioni fin qui ottenute e percepite. Jon vede e percepisce il nostro futuro, vede che tornerà sulla Terra e che le strade sono piene di cadaveri. Ma in tutto questo percepisce anche una interferenza che oscura la sua visione e gli impedisce di vederlo con chiarezza. L’impulso di una esplosione nucleare potrebbe provocare quell’effetto. In questo capitolo Moore riesce a relegare un inno alla vita di una intensità stupefacente e lo fa nel modo più semplice possibile. Un dialogo tra due persone che un tempo erano amanti. Come già scritto, Moore è sempre stato affascinato dalla potenzialità della scrittura, e in questo capitolo sfoggia una prosa impeccabile capace di toccare con estrema facilità temi profondamente esistenziali e filosofici.

CAPITOLO X Due cavalieri si avvicinano
In questo capitolo ci viene rivelato finalmente chi ha orchestrato tutto, pianificato gli omicidi delle maschere e fatto degenerare la situazione al limite della guerra. Scopriamo tutto grazie a Rorschach e al Gufo Notturno che, unendo le forze come ai vecchi tempi, riescono a risalire al mandante. Quello che scoprono non li rallegra, perché dietro a tutto si nasconde Adrian Veidt, Ozymandias, l’uomo più intelligente del mondo. Uno di loro.

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Rorschach e il Gufo comprendono che questa missione può essere la loro ultima avventura insieme e prima di partire per l’Antartide, dove si trova la fortezza di Ozymandias, Kovacs consegna il suo diario ad una redazione giornalistica. In quelle pagine Rorschach ha appuntato tutto quello che è stata la sua indagine su Veidt e gli omicidi. Contemporaneamente, Veidt è a conoscenza della visita che riceverà da parte dei suoi vecchi compagni. Egli supervisiona tutto il mondo e grazie al suo prodigioso intelletto è preparato per ogni evento, controllato o accidentale che sia. Oltre a tutto questo il capitolo indugia anche sulla situazione mondiale al limite della guerra nucleare. Il Dr. Manhattan ha visto un futuro catastrofico, il Presidente Nixon riunisce i propri collaboratori per prepararsi ad un imminente attacco nucleare sovietico. Le pedine sono tutte al loro posto. La fine è vicina. Citazione capitolo X “Fuori in lontananza un gatto selvatico miagolava, due cavalieri si avvicinavano e il vento iniziò a ululare.” Bob Dylan Eredità Ormai giunti quasi al termine di Watchmen bisogna parlare delle influenze che questa grande storia ha apportato al mondo del fumetto. Watchmen, assieme a Dark Knight Returns di Miller, cambiò radicalmente l’approccio di centinaia di autori e il loro modo di caratterizzare i proprio personaggi. Infatti dopo Watchmen abbiamo visto un gran numero di personaggi in costume che diventavano semplicemente umani e in preda a tutte le loro, spesso patetiche, ossessioni. Dopo Watchmen gli eroi in maschera vengono brutalmente privati della loro innocenza e vengono proiettati spesso in situazioni che in passato non si erano mai viste. Watchmen ha letteralmente cambiato un mondo di carta e fantasia generalmente immutabile e monotono. La cruda realtà e i problemi psicologici dei personaggi da ora in poi macchieranno per sempre le sgargianti tutine colorate degli eroi. I loro colori, dopo Watchmen, saranno sempre più sbiaditi.

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CAPITOLO XI

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O voi potenti, ammirate la mia opera
Capitolo delle rivelazioni e delle spiegazioni. Rorschach e il Gufo fanno irruzione nella fortezza di Ozymandias e finalmente ci viene rivelato l’intricato piano dell’uomo più intelligente del mondo. Dettaglio dopo dettaglio ci viene rivelato tutto il piano. Ed è un capolavoro. Per porre fine ad una guerra nucleare ed a una situazione in stallo ormai da decenni è stato necessario mettere a tacere personaggi scomodi come il Comico, esiliare il Dr. Manhattan e far arrestare Rorschach. Ma l’obbiettivo finale è un altro: distruggere mezza New York provocando un evento talmente catastrofico da far cessare ogni ostilità per difendersi da un nemico comune. Nulla può fermare Ozymandias, i due eroi assistono impotenti alla realizzazione del suo piano diabolico e alla più grande distruzione che il mondo civile abbia mai conosciuto. Il capitolo si chiude con gli abitanti di New York e la loro piccola esistenza quotidiana, che ci è stata narrata fino alla loro tragica conclusione attraverso la magica prosa di Moore. Le loro vite vengono consumate da una luce bianca accecante. Del resto, le grandi imprese si ottengono con gradi sacrifici. Citazione capitolo XI “Mi chiamo Ozymandias, re dei re: O voi potenti, ammirate la mia opera, e disperate!” Ozymandias, Percy Bysshe Shelley. Ozymandias Adrian Veidt è sempre stato un uomo con una intelligenza sopra la media. La sua esistenza di uomo ricco è stata sempre influenzata da Alessandro il Macedone, morto a trentatrè anni dopo aver conquistato gran parte del modo civile e istituito il massimo luogo d’insegnamento e di conoscenza del mondo antico. Magistrale personaggio, Veidt si identifica come fiero idealista e portatore della giusta conoscenza che trae ispirazione dai grandi del passato. Altra grande influenza del suo ego è il faraone Ramses II. Da questa mitologia Veidt adotta il nome greco di battaglia, Ozymandias. Veidt con il suo piano decennale e una costante preparazione cerca di risolvere il problema della guerra in modo definitivo.

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Ha alzato la contrapposizione tra le due superpotenze mondiali fino al limite della guerra e ha deliberatamente provocato la distruzione di New York allo solo scopo di far unire la razza umana in uno scopo comune, contro un’invasione aliena da un’altra dimensione. Ha deliberatamente massacrato milioni di persone solo per salvarne moltissime altre. Un problema irrisolvibile si può trattare solo usando una soluzione non convenzionale. Alessandro il Macedone l’aveva compreso più di duemila anni fa a Gordio. Il nodo di Gordio Quella del nodo di Gordio è una citazione ricorrente tra le pagine di Watchmen. Veidt né è affascinato a tal punto da esporre nelle sue stanze un dipinto che ne ritrae l’episodio storico. Oltre alla trama principale, la citazione del nodo gordiano la troviamo in altre sfumature più o meno visibili. Mi limito a segnalare che Moore e Gibbons hanno costellato la loro storia con questa citazione fin dalle prime pagine della miniserie. Infatti, le serrature delle porte sono dell’abitazione di Dreiberg e riportano il nome “Gordian Knot Lock” e spesso vengono scassinate, la banda di teppisti che uccide il primo Gufo Notturno sono chiamati “I Nodi” e la conversazione tra il Dr. Manhattan e Laurie si svolge con la vista delle montagne Nodus Gordii del pianeta Marte.

CAPITOLO XII Un mondo più forte d’amore
Capitolo finale crudo ma estremamente reale nei contenuti. Già dalla copertina capiamo cosa ci aspetta. Gibbons nelle prime pagine disegna ben sei splash page per documentare la distruzione di New York. Vediamo i principali comprimari di Watchmen morti per colpa del teletrasporto nella Grande Mela della creatura di Ozymandias. Nel massacro si riconoscono lo psichiatra che aveva in cura Rorschach, il ragazzo che leggeva il fumetto sui pirati, la banda di teppisti cha ha ucciso il primo Gufo notturno e il proprietario dell’edicola crocevia di tante storie parallele. E’ visibile, in forma di graffito, anche l’ombra di due amanti che si baciano. Un esplicito rimando ad Hiroshima. Capitolo finale pieno di spunti e riflessioni. La cosa più importate è che la soluzione finale, non è un bene, ma solo un male minore.

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Come già capitato ad Alessandro il Macedone, per risolvere una situazione di stallo si deve operare con situazioni non convenzionali. Adrian Veidt, l’uomo più intelligente del mondo, ha compreso che per scongiurare il conflitto nucleare bisognava provocare una situazione indotta che valicasse le contrapposizioni tra le due superpotenze. Attraverso la sua infinita potenzialità e intelligenza è riuscito a far credere al mondo intero che l’umanità potesse essere minacciata da creature di un’altra dimensione. Vista la minaccia superiore, la contrapposizione tra i due blocchi termina di colpo, la minaccia della guerra nucleare è scongiurata e Veidt, grazie al culto per la Storia, è riuscito a salvare il mondo. Tutto grazie alla menzogna. Gli altri eroi, Dr. Manhattan compreso, non possono far altro che accettare questa incredibile situazione. Ozymandias ha massacrato tre milioni di persone ma alla fine ha salvato tutto il pianeta dall’olocausto nucleare. E’ riuscito ad ottenere un più forte mondo d’amore. Solo Rorschach non accetta che Veidt paghi per le sue colpe. Il Dr. Manhattan è costretto a fermarlo ed ucciderlo per evitare che riveli al mondo tutta la verità e che il sacrificio di New York diventi inutile. Citazione capitolo XII “E sarà un mondo più forte, un mondo più forte d’amore, in cui morire” John Cale. Eroi e scelte Come già scritto Watchmen è la destrutturazione definitiva del supereroe. Alan Moore attraverso la sua narrazione disintegra il mito dell’eroe in maschera senza macchia. In Watchmen non esistono eroi impavidi che si sacrificano per la giustizia, ma ci sono maschere che sono tremendamente umane, con tutte le loro debolezze e schizofrenie. Al di là della scelta e delle situazioni fantascientifiche adottate da Moore, Watchmen è da intendere come una metafora anche in questo caso. Cosa accade veramente quando un uomo con un potere assoluto deve fare delle scelte? Per Veidt non è facile macchiarsi di una strage simile. Egli cerca reprimere la sua emotività attraverso l’utilizzo della pura ragione. Cerca di concepire le sue azioni come le uniche adatte per scongiurare il conflitto nucleare, e alla fine ha avuto ragione.

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Tutto il mondo ora è in pace grazie a lui, e come Alessandro il Macedone ora potrà creare la sua utopia. Gli altri eroi in maschera hanno capito che l’unica soluzione per mantenere la pace è mettere tutta la situazione sotto silenzio. Nascondere a tutti che la pace si è ottenuta attraverso una strage apocalittica. Alla fine Ozymandias, con l’utilizzo del suo intelletto ha avuto ragione. Il Mito della Storia, il culto dei grandi del passato ha salvato il mondo e portato una nuova era di utopia.

IL FILM
In genere non sono particolarmente attratto dagli adattamenti. Che questi siano fumettistici o cinematografici poco importa, tante sono state le mie delusioni in passato. Se una storia funziona a parole scritte non è detta che la stessa abbia l’identico risultato anche su pellicola o all’interno di tavole disegnate. Semplicemente perché ogni mezzo di comunicazione ha le sue caratteristiche che per forza di cose si differenziano da tutti gli altri. A sostegno del mio pensiero personale ci sono anche le parole di Alan Moore, il quale si è sempre detto contrario a qualsiasi adattamento cinematografico delle sue storie. Lo scrittore e sciamano inglese infatti, ha sempre rifiutato di comparire nei credits di questi film e, già come capitato per From Hell e V for Vendetta, anche in Watchmen il suo nome non compare tra gli autori. Il regista Zack Snyder è riuscito, dopo anni di progetti rimandati, ha portare su pellicola Watchmen e tutta la sua potenzialità narrativa intraducibile al cinema. Nonostante le quasi tre ore di durata, il film ha perso tanto in termini di storia, spessore dei personaggi e livelli di lettura. In ogni caso Snyder dirige egregiamente il film cercando di rimanere il più fedele possibile al materiale originale e riuscendo in maniera accettabile a rendere la complessità della trama. Al contrario di tanti blockbuster hollywoodiani del genere, Watchmen fa passare in secondo piano le scene d’azione e focalizza la propria attenzione sui personaggi, sulle loro vicende umane e sulle loro nevrosi quotidiane. Snyder cerca il più possibile di avvicinarsi alla filosofia della miniserie, a tratti riuscendoci, ma stravolgendo il finale in maniera non soddisfacente. Da estimatore della miniserie di Moore e Gibbons, il film mi ha fornito sensazioni contrastanti.

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Durante la sua visione si avvertono la mancanza di passaggi fondamentali per la costruzione della psicologia e la caratterizzazione dei personaggi. Nella miniserie esistono infatti passaggi narrativi di fondamentale importanza come ad esempio le origini del Dr. Manhattan (L’orologiaio) dove il tempo della narrazione è scandito da Jon stesso. Nel film le scene sono identiche ma quello che cambia invece è il modo di narrare e tutta la situazione risulta lenta e soporifera. Lo stesso ragionamento vale per il discorso tra il Dr. Manhattan e Laurie sul pianeta Marte (L’oscurità del mero esistere). Quello che nel fumetto è uno splendido inno alla vita in un dialogo tra due persone un tempo amanti, nel film non ha lo stesso pathos e la stessa energia dirompente. Ma l’episodio più disturbante sono forse le origini di Rorschach (Anche l’abisso guarda) dove nel film vengono riviste e corrette in maniera troppo veloce e a tratti superficialmente. Sicuramente uno dei punti di forza del film è la colonna sonora. Come abbiamo visto Alan Moore ha inserito moltissimi riferimenti musicali nella sua storia, e nel film questi riferimenti vengono inseriti ottimamente in punti cardine della trama. Una segnalazione in tal senso merita l’eccellente episodio del funerale del Comico accompagnato da The sound of Silence di Simon & Garfakel. Merita un elogio grandissimo anche l’inizio del film con il montaggio sul passato delle maschere accompagnata dalla bellissima Times they are a-changin di Bob Dylan. Gli attori scritturati per recitare i ruoli principali, salvo rare eccezioni, fornisco un’ottima interpretazione dei personaggi. Senza dubbio il più dirompente di tutti è Rorschach (Jackie Earle Haley) che buca lo schermo con la sua personalità e l’ottimo personaggio che incarna. Purtroppo non ho trovato adeguato Matthew Goode nel ruolo di Ozymandias. Credo che il personaggio cardine di tutto Watchmen avrebbe richiesto la presenza di un attore più carismatico del pur bravo Matthew. Ozymandias è il sapere storico incarnato, è l’uomo che si erge sopra tutto e tutti grazie alla sua intelligenza. Goode riesce a farsi odiare solo grazie alla sua supponenza e alla sua faccia da schiaffi. Il film di Watchmen è un’opera indubbiamente coraggiosa. Produrre e dirigere un lavoro che inevitabilmente verrà paragonato al più bel fumetto finora scritto non è semplice e non certo una sfida che tutti vogliono accettare. Snyder, da vero appassionato della storia di Moore e Gibbons, ha cercato di emulare e di rendere il suo film il più fedele possibile alla storia disegnata.

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Alan Moore per scrivere Watchmen, ha attinto a piene mani da quello che è il linguaggio dei comics, ha utilizzato le specifiche tecniche di comunicazione che sono intraducibili con un altro medium. E’ essenzialmente questa la differenza tra i due prodotti. Anche se Snyder ha letteralmente ripreso le inquadrature utilizzate da Gibbons, il risultato che ha ottenuto non è uguale. Il pathos che si respira tra le pagine della miniserie non riesce a trasparire sulla pellicola. Il film, nonostante tutto, non è certo brutto e si lascia vedere abbastanza bene ma alla fine non convince fino in fondo. Sicuramente verrà apprezzato molto di più da chi non ha letto la miniserie da cui è tratto. La forza della narrazione di Alan Moore e la maestria di rappresentazione di Dave Gibbons sono più efficaci di qualunque altro linguaggio.

POSTFAZIONE
Bob Dylan, Elvis Costello, Giovenale, memoria, Genesi, Determinismo, simbologia, metafora, Albert Einstein, iconografia, storia, arte, Nuovo testamento, Dio, William Blake, letteratura inglese, Friedrich Wilhelm Nietzsche, censura, Eleanor Farjeon, Bertolt Brecht, C. G. Jung, filosofia, Percy Bysshe Shelley, mitologia, Alessandro il Macedone, nodo gordiano, John Cale. Queste sono dunque le citazioni e le dotte fonti di ispirazione che hanno portato Alan Moore a scrivere il più bel fumetto di sempre. Nonostante questo elenco, la storia di Watchmen scorre via fluida e avvincente non risultando mai pesante o di difficile comprensione. Moore è stato capace di narrare una vicenda composta da mille facce di lettura. Come già detto in precedenza, Watchmen si presta a tanti risvolti di comprensione impossibili da cogliere nella sua totale interezza. L’impatto di Watchmen sul mondo del fumetto è stato devastante, come devastante è stata la demolizione dell’eroe tra le sue pagine. Le maschere alla fine sono solo delle persone. Persone che spesso si identificano solo ed esclusivamente con una maschera. Persone che hanno problemi esattamente come noi comuni mortali. Watchmen ha demolito per sempre il mito dell’eroe, ha destabilizzato un idea e cancellato ogni fantasia positiva. Un vero e proprio crepuscolo dell’eroe.

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Watchmen ci affascina perché i suoi personaggi ci fanno ricordare quando da piccoli sognavamo di essere degli eroi ma ci illustra spietatamente quello che realmente saremo diventati se il sogno si sarebbe avverato. Il mondo reale è diventato troppo ambiguo e complesso per i vecchi ideali del supereroe classico. Non può più esistere il classico eroe che si eleva sopra la massa e difende i deboli e gli oppressi. Anche gli eroi fanno parte della società moderna e quindi vengono anche loro infettati dal suo marcio. Capolavori dello stesso livello di Watchmen probabilmente se ne leggono veramente pochi nell’arco di una vita, ma questi rimangono inevitabilmente impressi nella Storia. Opere come Watchmen, nate dal cuore ed elaborate dalla mente con lucida critica, devono essere presenti in ogni libreria di ogni appassionato di letteratura. Un brindisi agli amici assenti.

Federico Foglietta www.angolodifox.blogspot.com

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