Circuiti a parametri distribuiti

Alberto Tibaldi
4 ottobre 2009
Indice
1 Linee di trasmissione 2
1.1 Concetti fondamentali . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . 2
1.1.1 Equazioni dei telegrafisti e loro soluzione . . . . . . . . 2
1.1.2 Equazioni delle linee nel dominio della frequenza . . . . 10
1.1.3 Propagazione dello stato elettrico . . . . . . . . . . . . 15
1.1.4 Carta di Smith . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . 20
1.1.5 Casi particolari di andamento di ζ(z) . . . . . . . . . . 27
1.1.6 Discontinuit`a delle linee di trasmissione . . . . . . . . . 31
1.1.7 Analisi grafica di |V | . . . . . . . . . . . . . . . . . . . 37
1.1.8 Rapporto di Onda Stazionaria (ROS) . . . . . . . . . . 39
1.1.9 Caratterizzazione dei circuiti mediante potenze . . . . 40
1.1.10 Partitore di potenza . . . . . . . . . . . . . . . . . . . 43
1.1.11 Potenza in ingresso di un circuito . . . . . . . . . . . . 45
1.2 Linee di trasmissione con perdite . . . . . . . . . . . . . . . . 47
1.2.1 Interpretazione della soluzione . . . . . . . . . . . . . . 50
1.2.2 Coefficiente di riflessione con perdite . . . . . . . . . . 51
1.3 Circuiti di adattamento . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . 59
1.3.1 Adattatori di Uniformit`a . . . . . . . . . . . . . . . . . 60
1.3.2 Adattatori Energetici . . . . . . . . . . . . . . . . . . . 62
1.3.3 Problemi nella realizzazione di adattatori energetici . . 63
1.3.4 Adattatori energetici a L rovesciato . . . . . . . . . . . 64
1.3.5 Trasformatore
λ
4
. . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . 65
1.4 Linee di trasmissione nel dominio del tempo . . . . . . . . . . 67
1.4.1 Carico resistivo generico . . . . . . . . . . . . . . . . . 71
1.4.2 Diagramma a traliccio . . . . . . . . . . . . . . . . . . 74
1.5 Matrice di Scattering . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . 75
1.5.1 Calcolo dei parametri scattering . . . . . . . . . . . . . 78
1.5.2 Uso della matrice scattering . . . . . . . . . . . . . . . 81
1
Capitolo 1
Linee di trasmissione
Parlando di propagazione elettromagnetica, una classe di dispositivi in grado
di ottenere una propagazione di tipo “guidata” di energia elettromagnetica
`e quella delle cosiddette “linee di trasmissione”. Studiare le linee di trasmis-
sione esclusivamente sotto il punto di vista dell’utilit`a pratica, trascurando
gli aspetti teorici, `e tuttavia abbastanza limitante: la potenza dei model-
li matematici introdotti a partire dallo studio di questo tipo di strutture
`e enorme: mediante questi si `e infatti in grado di risolvere diversi proble-
mi di elettromagnetismo in forma chiusa in modo intuitivo e semplice, una
volta acquisita una buona padronanza degli strumenti che verranno esposti.
La teoria che verr`a tuttavia introdotta in questo capitolo sar`a introdotta
e affrontata in maniera scorrelata rispetto ai problemi classici dell’elettro-
magnetismo, basati sulla risoluzione delle equazioni di Maxwell, introducen-
do dunque sostanzialmente i modelli matematici delle linee di trasmissione
semplicemente come un’estensione naturale delle nozioni di Elettrotecnica,
introdotte alcune ipotesi aggiuntive.
1.1 Concetti fondamentali
1.1.1 Equazioni dei telegrafisti e loro soluzione
I modelli matematici su cui si baser`a l’estensione dell’Elettrotecnica che si
intende introdurre in questo capitolo sono sostanzialmente costituiti da una
coppia di equazioni, note come “Equazioni dei telegrafisti”. Verr`a introdotta
ora una dimostrazione qualitativa in grado di motivarne le necessit`a.
Nell’Elettrotecnica tradizionale che si `e abituati a studiare, si modellizza
una classe di circuiti elettrici molto vasta; come l’ingegneria insegna, tut-
tavia, un modello altri non `e che una “brutta copia” della realt`a: talvolta
2
sembra avvicinarsi ad essa e descriverla in maniera appropriata, altre volte
commette errori grossolani. I modelli tradizionali impiegati per lo studio
dei circuiti elettrici, tra i vari limiti, ne presenta uno molto importante per
lo studio dei campi elettromagnetici: il fatto che vengano completamente
trascurate le dimensioni spaziali dei componenti del circuito. I modelli di
questo tipo sono i cosiddetti “modelli a parametri concentrati”: dal momen-
to che si suppone che la lunghezza d’onda dei segnali eccitanti il sistema sia
sufficientemente grande rispetto alle dimensioni fisiche del sistema, si pu`o
dire che, considerando le dimensioni fisiche del sistema “nulle”, non si com-
metta un grosso errore. Nel caso (purtroppo molto frequente quando si parla
di radiofrequenza ed elettromagnetismo in genere) in cui le lunghezze d’on-
da del circuito siano dello stesso ordine di grandezza delle dimensioni fisiche
del circuito, l’approssimazione introdotta dal modello non `e pi` u accettabile,
dunque risulta necessaria l’introduzione di modelli pi` u fini, e al contempo
molto pi` u complicati, detti “modelli a parametri distribuiti”; quello che ci si
accinge a studiare, nella fattispecie, `e uno di questi modelli.
Generalmente, una linea di trasmissione viene modellizzata mediante il
seguente simbolo:
Ogni qual volta si avr`a a che fare con dispositivi o entit`a modellizzabili
mediante linee di trasmissione, si avr`a a che fare con questo tipo di simbolo.
Si ricordi di definire un orientamento per l’asse z, rappresentante la direzione
di propagazione spaziale delle grandezze nel circuito a parametri distribuiti.
Di questa linea, sul dominio spaziale, si considera uno spezzone compreso tra
un certo punto z e un punto z + ∆z, dunque di lunghezza complessiva ∆z.
Sui terminali di ingresso e uscita della linea `e possibile definire una coppia
di grandezze note dall’Elettrotecnica come “tensione” e “corrente”:
Si considerano dunque v(z, t), i(z, t), v(z+∆z, t), i(z+∆z, t), consideran-
do dunque, come in ogni buon modello a parametri distribuiti, sia le dimen-
sioni spaziali (z) sia le dimensioni temporali, gi`a normalmente considerate
nell’ambito di modelli elettrotecnici (t).
Volendo introdurre un modello riconducibile a quello noto dall’elettrotec-
nica, `e possibile fare le seguenti osservazioni:
• Il filo avr`a una certa resistenza per unit`a di lunghezza, R: non essendo
di fatto ideale la linea, tra un morsetto e un altro vi sar`a una resistenza
parassita;
[R] =

m
3
• Il filo percorso da corrente genera campo magnetico; questo fatto si
modellizza mediante l’introduzione di un’induttanza per unit`a di lunghez-
za, L;
[L] =
H
m
• Si ha a che fare con strutture di tipo bifilare, come suggerisce il simbolo
utilizzato; due fili, affacciati l’uno sull’altro, percorsi da corrente, gen-
erano un effetto capacitivo modellizzabile mediante una capacit`a per
unit`a di lunghezza, C;
[C] =
F
m
• La linea, non ideale, ha effetti di perdite: di fatto l’isolante separante i
due fili della struttura bifilare potrebbe avere perdite, causate ad esem-
pio dall’effetto Joule; ci`o si pu`o modellare mediante una conduttanza
per unit`a di lunghezza che unisce i due fili, G;
[G] =
S
m
Dal momento che la linea di trasmissione considerata ha una lunghez-
za spaziale pari a ∆z, ciascuna grandezza appena introdotta dovr`a essere
moltiplicata per ∆z, in modo da poter determinare equazioni in grado di
modellare questo tipo di sistema.
Il circuito equivalente risultante da queste considerazioni sar`a il seguente:
Dal momento che questo circuito `e puramente elettrotecnico, dunque sem-
plicemente risolubile mediante le leggi di Kirchhoff, se ne scrive l’equazione
alla maglia:
v(z, t) = R · ∆z · i(z, t) + L · ∆z ·
∂i(z, t)
∂t
+v(z +∆z, t)
Dunque, l’equazione al nodo:
i(z, t) = G · ∆z · v(z +∆z, t) + C · ∆z ·

∂t
v(z +∆z, t) +i(z +∆z, t)
Utilizzando l’analisi non-standard, si pu`o dividere entrambe le equazioni
per ∆z, dunque calcolare il limite per z → 0; ci`o sostanzialmente coincide,
mancando di formalismo, con la derivata parziale rispetto alla dimensione
4
spaziale z; a questo punto dunque `e possibile ottenere le espressioni note
come “Equazioni dei telegrafisti”:


∂z
v(z, t) = R · i(z, t) + L

∂t
i(z, t)


∂z
i(z, t) = G · v(z, t) + C

∂t
v(z, t)
Le equazioni appena presentate sono equazioni alle derivate parziali, e in
quanto tali esse richiedono il fatto che vengano introdotte condizioni iniziali e
condizioni al contorno, al fine di essere risolte. Si consideri ancora il circuito
equivalente della linea di trasmissione:
Per z = l, si ha che:
v(l, t) = Z
L
· i(l, t) = v
l
(t) = Z
L
· i
l
(t)
Si noti che `e stata applicata la legge di Ohm: ci`o `e possibile dal momento
che ci si ritrova in una sezione fissa. Considerando dunque un solo punto
della linea, `e possibile utilizzare la suddetta legge dal momento che si limita
solo ad esso la visione del circuito: date dimensioni spaziali nulle, diventa
possibile definire tensioni e correnti.
Per semplicit`a, si stabilisce che, all’istante t = 0, si abbiano condizioni
iniziali cos`ı definite:
v(z, 0) = v
0
; i(z, 0) = i
0
Si consideri dunque di avere una linea ideale, ossia priva di perdite e
resistenze interne provocanti cadute di tensione:
R = 0 G →∞
Sostituendo, si pu`o vedere facilmente che le equazioni differenziali si
ridurranno a:

∂v(z, t)
∂z
+ L
∂i(z, t)
∂t
= 0
∂i(z, t)
∂z
+ C
∂v(z, t)
∂t
= 0
Si prendono queste equazioni e si derivano rispettivamente nella variabile
z e nella variabile t parzialmente, ottenendo qualcosa di questa forma:
5


2
v(z, t)
∂z
2
+ L

2
i(z, t)
∂t∂z
= 0

2
i(z, t)
∂z∂t
+ C

2
v(z, t)
∂t
2
= 0
Le derivate parziali miste, per il teorema di Schwartz, sono uguali tra
loro; si pu`o dunque ricavare, sostituendo la seconda equazione nella prima,
la seguente unica equazione:

2
v(z, t)
∂z
2
−L · C ·

2
v(z, t)
∂t
2
= 0
Questa equazione, per gli intenditori di Fisica Matematica, altri non `e che
un’equazione d’onda, ossia un’equazione differenziale alle derivate parziali
nota e risolubile in forma chiusa mediante alcuni artifici analitici. Dal mo-
mento che a questa equazione `e possibile associare alcune grandezze, quale
la velocit`a di fase della medesima. La velocit`a di fase altri non `e che la ve-
locit`a che un osservatore deve avere per vedere la fase costante al variare del
tempo t. Dalla forma canonica nella quale si pu`o solitamente vedere nei testi
l’equazione d’onda, si sa che:

2
v(z, t)
∂z
2

1
v
2
f
·

2
v(z, t)
∂t
2
= 0
Da qui:
v
f
=
1

L · C
L’equazione d’onda `e un’equazione differenziale iperbolica; per risolverla,
`e necessario far uso di un cambio di variabili, noto come “di d’Alembert”:

ξ = z −v
f
· t
η = z +v
f
· t
Invertendole:
z =
1
2
(ξ + η)
t =
1
2 · v
f
(η −ξ)
Utilizzando la regola di derivazione delle funzioni composte, si ottiene
(considerando v(z, t) = v, al fine di alleggerire la notazione):
6
∂v
∂z
=
∂v
∂ξ
·
∂ξ
∂z
+
∂v
∂η
·
∂η
∂z
=
∂v
∂ξ
+
∂v
∂η
∂v
∂t
=
∂v
∂ξ
·
∂ξ
∂t
+
∂v
∂η
·
∂η
∂t
= −v
f

∂v
∂ξ

∂v
∂η

Si deriva a questo punto una seconda volta, ottenendo dunque:

2
v
∂z
2
=

∂ξ

∂v
∂ξ
+
∂v
∂η

+

∂η

∂v
∂ξ
+
∂v
∂η

=
=

2
v
∂ξ
2
+ 2 ·

2
v
∂ξ∂η
+

2
v
∂η
2

2
v
∂z
2
= v
f
·
¸

∂η

∂v
∂η

∂v
∂ξ

· v
f


∂ξ

∂v
∂η

∂v
∂ξ

· v
f

=
= v
2
f


2
v
∂η
2
−2

2
v
∂ξ∂η
+

2
v
∂ξ
2

Si ricorda che a questo punto, l’equazione risultante, a partire dalla quale
`e stato effettuato il cambio di variabili di d’Alembert, `e:

2
v(z, t)
∂z
2
−L · C ·

2
v(z, t)
∂t
2
= 0
Sostituendo in essa le espressioni operative appena ricavate, si pu`o vedere
che i termini delle derivate seconde pure si annullano (il termine L · C come
gi`a detto `e legato alla velocit`a di fase al quadrato, ricavata nelle operazioni
di derivazione); ci`o che si ottiene, a meno di costanti moltiplicative, dunque,
`e:

2
v
∂ξ∂η
= 0
Ci`o significa, utilizzando la definizione di derivata mista, che la funzione di
tensione, derivata dapprima rispetto alla variabile ξ, dunque derivata rispetto
alla variabile η in seguito, deve essere nulla:

∂η

∂v
∂ξ

= 0
Cosa si pu`o dire a questo punto? Beh, dal momento che la derivata
parziale calcolata rispetto a η deve essere nulla, la derivata parziale rispetto
a ξ deve essere una funzione costante rispetto alla variabile η (poich`e la
7
derivata di funzioni costanti `e ovviamente nulla); nel caso pi` u generale, essa
sar`a dunque una funzione della sola variabile ξ:
∂v
∂ξ
= f(ξ)
Integrando rispetto alla variabile ξ l’espressione, si ottiene un’espressione
operativa della tensione v(ξ, η):
v(ξ, η) =

f(ξ)dξ +f
2
(η) = f
1
(ξ) +f
2
(η)
Infatti, dal momento che il processo di integrazione indefinita `e valido a
meno di una funzione costante rispetto alla variabile ξ, questa funzione, f
2
,
sar`a libera di variare quantomeno nella variabile η, altra variabile che per-
mette di determinare il comportamento del sistema in questione. Tornando
alle variabili originali, si pu`o vedere che la funzione della tensione al variare
delle variabili spaziale z e temporale t `e sostanzialmente decomponibile nella
somma di due funzioni dipendenti dalle medesime variabili (e dalle carat-
teristiche del modello a parametri distribuiti, ossia l’induttanza per unit`a di
lunghezza L e la capacit`a per unit`a di lunghezza C, sotto forma di velocit`a
di fase):
v(z, t) = v
+
(z −v
f
· t) +v

(z +v
f
· t)
Dove per v
+
si intende la funzione f
1
, nota anche come “onda progressi-
va”, e per v

si intende la funzione f
2
, nota anche come “onda regressiva”. I
nomi appena attribuiti sono riconducibili al seguente significato fisico: il ter-
mine v
+
si propaga nello spazio nello stesso verso del crescere della variabile
spaziale z, mentre v

, al contrario, si propaga nel verso opposto rispetto a
quello che fa incrementare la variabile spaziale z.
Si pu`o dimostrare, in maniera del tutto analoga alla precedente (par-
tendo dal sistema di equazioni differenziali alle derivate parziali, ricavando
tuttavia un’equazione funzionale alle correnti anzich`e alle tensioni), che esiste
un risultato analogo al precedente, ossia una decomposizione in componente
progressiva e regressiva della funzione di corrente:
i(z, t) = i
+
(z, t) +i

(z, t)
Esiste un forte legame tra v
+
e i
+
, come anche tra v

e i

: le due soluzioni
delle equazioni differenziali sono tra loro legate, in maniera piuttosto semplice
e intuitiva. A tal fine si consideri nuovamente il cambio di variabili prece-
dentemente proposto, e le equazioni del primo ordine contenenti tuttavia la
sola componente progressiva di propagazione:
8
v(z, t) = v
+
(z, t)
ξ = z −v
f
· t
Derivando rispetto alla variabile z, si ottiene:
∂v
∂z
=
∂v
+
∂z
=
∂v
+
∂ξ
·
∂ξ
∂z
=
∂v
+
∂ξ
Questo, dal momento che ξ derivato rispetto a z vale 1. Per l’altra
equazione, coinvolgente le correnti si pu`o fare un ragionamento analogo:
∂i
∂t
=
∂i
+
∂t
=
∂i
+
∂ξ
·
∂ξ
∂t
=
∂i
+
∂ξ
Sostituendo nell’equazione dei telegrafisti, si ottiene:
∂v
∂z
+ L
∂i
∂t
=
∂v
+
∂ξ
+ L
∂i
+
∂ξ
= 0
Dunque:

∂ξ

v
+
−L · v
f
· i
+

= 0
Perch`e la derivata sia nulla, l’argomento della suddetta deve essere costante:
v
+
= c + L · v
f
· i
+
Ma come `e ben noto:
v
f
=
1

L · C
Dunque:
v
+
=

L
C
· i
+
Dove `e ben noto, facendo l’analisi dimensionale, che:
¸

L
C
¸
= Ω
Come dimostrato, le grandezze in questione sono tra loro dipendenti, e
con un legame molto semplice tra loro. Dal momento che dimensionalmente il
9
legame `e un’impedenza, si definisce la “impedenza caratteristica della linea”,
Z

, come:
Z

L
C
Rifacendo lo stesso ragionamento per quanto concerne v

e i

, si ottiene
un risultato quasi analogo:
v

= −Z

· i

Riassumendo, dunque:

v
+
= Z

· i
+
v

= −Z

· i

Si noti che quella appena introdotta non `e la legge di Ohm: se dimen-
sionalmente parlando la ricorda molto, non bisogna essere comunque tratti
in inganno, dal momento che queste non sono equazioni coinvolgenti tensioni
o correnti totali, bens`ı equazioni delle linee di trasmissione: non si trat-
ta delle leggi classiche note dall’Elettrotecnica, dal momento che, in queste
equazioni, si considera un modello a parametri distribuiti, comprendente una
dipendenza dalla dimensione spaziale z.
1.1.2 Equazioni delle linee nel dominio della frequenza
L’approccio appena introdotto `e senza dubbio interessante, come si vedr`a in
seguito per alcuni approfondimenti, dal momento che permette di introdurre
diversi metodi di analisi per sistemi che lavorano con segnali a frequenze
molto elevate. Generalmente tuttavia studiare e risolvere nel dominio del
tempo equazioni alle derivate parziali `e assai difficile (o nella maggior parte
dei casi del tutto impossibile); un approccio classicamente utilizzato nelle
scienze dell’Ingegneria `e basato sull’uso della trasformata di Fourier. Con-
siderando dunque di aver a che fare con segnali monocromatici (ad una sola
croma, ossia segnali puramente sinusoidali con una certa pulsazione ω), si
considerano, delle equazioni precedentemente introdotte, i fasori ( Ph ):

∂v(z, t)
∂z
+ L
∂i(z, t)
∂t
= 0
∂i(z, t)
∂z
+ C
∂v(z, t)
∂t
= 0
Ph
=⇒

dV (z, ω)
dz
+jωL · I(z, ω) = 0
dI(z, ω)
dz
+jωC · V (z, ω) = 0
10
Alcune osservazioni: dal momento che il segnale `e monocromatico, ossia
`e composto da una sinusoide ad una singola frequenza, le derivate parziali
diventano derivate in senso classico, poich`e si elimina di fatto la dipendenza
da altre variabili: il passaggio a fasori, per segnali monocromatici, permette
di non considerare la dipendenza dalla frequenza, esattamente come noto
dall’Elettrotecnica. Al posto della tensione sulla linea v(z, t) si considerer`a
il fasore ad essa associato, V (z, ω), come analogamente per la corrente sulla
linea i(z, t) e il suo fasore I(z, ω).
Procedendo in modo analogo a come fatto precedente, si sostituisce un’e-
quazione nell’altra, ottenendo la seguente equazione:
d
2
V (z, ω)
dz
2
+jωL · (−jωC) · V (z, ω) = 0
Sviluppando:
d
2
V (z, ω)
dz
2
+ ω
2
LC · V (z, ω) = 0
Si definisce a questo punto la costante di propagazione k del segnale come:
k ω ·

L · C
Effettuando un’analisi dimensionale, si pu`o facilmente verificare che:
[k] = m
−1
In altre parole, k appartiene ad un dominio spaziale reciproco; questo
tipo di interpretazione per lo studio delle linee di trasmissione, in ingegneria
utilizzate come semplice mezzo computazionale per l’analisi di circuiti, non `e
particolarmente significativa, dal momento che in questo capitolo non si sta
attribuendo alcun significato fisico alle nozioni: tutto ci`o che si sta facendo,
si vuol ricordare, `e una semplice introduzione a un insieme di strumenti di
analisi di sistemi elettromagnetici.
Una volta introdotta k, l’equazione si riconduce alla seguente:
d
2
V (z, ω)
dz
2
+k
2
· V (z, ω) = 0
Questa equazione `e ben nota dall’Analisi Matematica: essa `e sostanzial-
mente una banale equazione differenziale ordinaria a coefficienti costanti,
nella variabile V (z, ω), con coefficiente k. La variabile `e dunque il fasore as-
sociato alla tensione sulla linea di trasmissione. Come `e ben noto dall’Analisi
Matematica, questo tipo di equazioni ha soluzioni di tipo esponenziale; dal
11
momento che il determinante del polinomio caratteristico `e tuttavia negati-
vo, appariranno termini complessi agli esponenti; la soluzione dell’equazione
differenziale sar`a dunque:
V (z) = V
+
0
e
−jkz
+V

0
e
jkz
Il primo termine `e il cosiddetto “termine progressivo”, il secondo il “ter-
mine regressivo”: il primo termine quantifica l’andamento della fase del fa-
sore di tensione come calante al crescere della variabile spaziale z, il secondo
come crescente. Una piccola nota: `e stato indicato con V (z) e non come
V (z, ω) il fasore: dal momento che, come gi`a detto, il segnale `e monocro-
matico, la dipendenza dalla pulsazione `e assolutamente superflua; con seg-
nali non monocromatici `e possibile utilizzare una sovrapposizione degli effetti
calcolante il contributo risultante da tutte le somme dei contributi dei vari
segnali monocromatici, anche se generalmente si intende utilizzare approcci
di tipo diverso, in seguito introdotti.
Procedendo alla stessa maniera, `e possibile ricavare un’equazione analoga
per quanto riguarda il fasore di corrente:
I(z) = I
+
0
e
−jkz
+I

0
e
jkz
Sono state introdotte, ma non discusse, quattro costanti: V
+
0
, V

0
, I
+
0
,
I

0
; esse non sono tra di loro indipendenti. Generalmente, come gi`a detto,
per quanto riguarda i fasori, `e possibile distinguere termini progressivi e
regressivi. Si possono definire la tensione e la corrente progressive V
+
(z) e
I
+
(z) come:
V
+
(z) = V
+
0
e
−jkz
I
+
(z) = I
+
0
e
−jkz
Riprendendo una delle equazioni del primo ordine, si pu`o sostituire e
ricavare ci`o:
dV (z, ω)
dz
+jωL · I(z, ω) = 0
Considerando solo le componenti progressive, si pu`o ottenere qualcosa di
questo genere:
I
+
(z) = −
1
jωL
dV
+
(z)
dz
= −
1
jωL
V
+
0
· (−jk) · e
−jkz
=
k
ωL
V
+
(z)
Ma, dal momento che:
k ω ·

L · C
12
Si ottiene:
I
+
(z) = V
+
(z) ·
ω

L · C
ωL
=

C
L
V
+
0
In altre parole, si pu`o dire che:
I
+
0
=

C
L
V
+
0
= Y

V
+
0
Il termine Y

`e detto “ammettenza caratteristica della linea di trasmis-
sione”:
Y

C
L
Allo stesso modo, sostituendo le tensioni regressive, si pu`o ricavare una
relazione del tutto analoga:
I

0
= −Y

· V

0
Il segno negativo deriva dal fatto che, derivando l’esponenziale, non si
apporta la correzione di segno che invece precedentemente era presente.
Si vuole a questo punto tornare nel dominio del tempo, antitrasforman-
do le funzioni ricavate e dunque ottenendo l’andamento nel tempo delle
equazioni delle linee di trasmissione; dal momento che si stanno considerando
fasori di segnali monocromatici a pulsazione ω, per ricavare la funzione nel
dominio del tempo sar`a necessario usare l’espressione di antitrasformazione:
a(z, t) = Re
¸
A(z) · e
jωt
¸
Dunque, applicandola a tensioni e relativi fasori:
v
+
(z, t) = Re
¸
V
+
0
· e
−jkz
· e
jωt
¸
Si noti tuttavia che, nel caso pi` u generale:
V
+
0
∈ C −→V
+
0
=

V
+
0

· e
j∠V
+
0
Ossia, essendo generalmente il coefficiente complesso, esso sar`a composto
da un modulo e da una fase. Considerando solo la parte reale, si pu`o estrarre
il modulo in quanto reale; dal momento che il conto risultante sarebbe:
v
+
(z, t) = Re
¸

V
+
0

cos

ωt −kz +∠V
+
0

+j sin

ωt −kz +∠V
+
0
¸
13
Si ottiene, definitivamente:
v
+
(z, t) =

V
+
0

· cos

ωt −kz +∠V
+
0

Si ricordi a questo punto la definizione di velocit`a di fase v
f
, come quella
velocit`a tale per cui un osservatore in moto alla suddetta velocit`a possa
vedere la fase costante; considerando l’argomento della funzione sinusoidale,
calcolandone il differenziale e ponendolo uguale a zero, si pu`o vedere che:
ωdt −kdz = 0 =⇒
ω
k
=
dz
dt
= v
f
Questo, utilizzando alcuni trucchi di Analisi non-standard.
Si noti che v
+
(z, t) `e una funzione di due variabili; ci`o che si pu`o fare,
quindi, `e studiarla considerando una variabile alla volta. Dal momento che la
funzione ha un andamento sinusoidale per entrambe le variabili, mantenendo
costante una variabile `e possibile determinare una periodicit`a sia di tipo
temporale sia di tipo spaziale:
• Se z `e costante, si ha che:
T =

ω
Dove T `e il periodo temporale della funzione;
• Se t `e costante, si ha che:
λ =

k
Dove λ `e la lunghezza d’onda della funzione, ossia il suo “periodo
spaziale”.
Una piccola nota: se si calcola il prodotto tra la frequenza f del segnale
e la lunghezza d’onda λ, si ottiene:
f · λ =
ω
0

·

k
0
=
ω
0
k
0
=
1

L · C
= v
f
Dualmente, si pu`o dire che:
T · v
f
= λ
14
Come si pu`o comprendere questa affermazione? Beh, si potrebbe provare
a descrivere le formule nel seguente modo: un’onda percorre una distanza
pari alla sua lunghezza d’onda in un tempo pari ad un periodo temporale.
Si introduce a questo punto un’importante definizione: quella di onda
stazionaria. Per onda stazionaria si intende un’onda in cui l’ampiezza massi-
ma della componente progressiva `e uguale all’ampiezza massima della com-
ponente regressiva (che tuttavia non `e stata trattata nei dettagli, per quanto
i procedimenti per ricavare le espressioni siano del tutto analoghi a quelli per
l’onda progressiva); in altre parole:

V
+
0

=

V

0

Si avrebbero alcune semplificazioni nella trattazione, dovute a questo tipo
di ipotesi; infatti:
v(z, t) =

V
+
0

cos

ω
t
−kz +∠V
+
0

+

V
+
0

cos

ω
t
−kz +∠V

0

Utilizzando la trigonometria:
v(z, t) = 2 ·

V
+
0

cos

ω
t
+
∠V
+
0
+∠V

0
2

cos

kz +
∠V
+
0
−∠V

0
2

1.1.3 Propagazione dello stato elettrico
Si vuole considerare uno stadio successivo, una nuova nozione: come gi`a
detto, nel modello a parametri distribuiti introdotto, detto “linea di trasmis-
sione”, non essendo trascurabili le dimensioni spaziali, in ciascuna posizione
si avr`a una tensione e corrente differente. Data una linea di trasmissione, e in
essa note tensione e/o corrente in un punto, esiste un metodo per determinare
le suddette grandezze in un altro punto? Si pu`o in altre parole determinare,
a partire dalla caratterizzazione di un certo punto di riferimento, la caratter-
izzazione in termini di stato elettrico (tensione e corrente) in un altro punto
della linea? La risposta `e s`ı, per quanto non banale. Si consideri il seguente
schema:
Conoscendo lo stato elettrico su z = 0, `e possibile calcolare la tensione e
la corrente in una z generica, z = l ?
Dalle condizioni iniziali, si sa che:
V (0) = V
0
; I(0) = I
0
Si conosce inoltre, grazie ai precedenti studi effettuati sul modello, la
soluzione delle equazioni delle linee di trasmissione:
15
V (z) = V
+
0
e
−jkz
+V

0
e
jkz
In z = 0, ossia sull’origine dell’asse spaziale z (considerando z = 0 come
origine per semplificare i calcoli), si pu`o dunque dire che:
V (z = 0) = V
+
0
+V

0
= V
0
I(z = 0) = I
+
0
+I

0
= I
0
Dai risultati precedentemente ottenuti, si pu`o dire che:
I(0) = Y

V
+
0
−Y

V

0
V (0) = Z

I
+
0
−Z

I

0
Dove per Z

si intende l’impedenza caratteristica della linea di trasmis-
sione:
Z

=
1
Y

Da questo punto, `e possibile dimostrare il fatto che:

V
+
0
=
1
2
(V
0
+Z

I
0
)
V

0
=
1
2
(V
0
−Z

I
0
)
Dunque:
V (z) =
1
2
(V
0
+Z

I
0
)e
−jkz
+
1
2
(V
0
−Z

I
0
)e
jkz
A questo punto `e necessario sviluppare questa espressione, e osservare che
si pu`o ottenere, mediante la formula di Eulero, la seguente espressione:
V (z) = V
0
cos(kz) −jZ

I
0
sin(kz)
Allo stesso modo si pu`o ricavare, per quanto riguarda le correnti totali,
la seguente espressione:
I(z) = I
0
cos(kz) −jV
0
Y

sin(kz)
Le espressioni appena ricavate sono le generiche tensioni e correnti totali
nella sezione corrispondente ad un certo valore della variabile z, a partire
16
da una sezione di riferimento nota (utilizzata come origine del sistema di
riferimento relativo alla variabile spaziale z).
La prima soluzione (quella con gli esponenziali complessi) `e detta “soluzione
viaggiante”, mentre quella appena ricavata “soluzione stazionaria”.
Considerando la soluzione stazionaria, basata sull’uso di z = 0 come
riferimento, si vuole definire un concetto di impedenza per ciascun punto
spaziale della linea di trasmissione. Si definisce dunque l’impedenza locale
Z(z) per ciascuna generica coordinata spaziale z come:
Z(z)
V (z)
I(z)
=
V
0
cos(kz) −jZ

I
0
sin(kz)
I
0
cos(kz) −jY

V
0
sin(kz)
Si noti un fatto: il termine
V
0
I
0
= Z(0) Z
0
rappresenta l’impedenza locale nella sezione di riferimento, ossia sull’o-
rigine z = 0. Ci`o `e interessante, dal momento che `e possibile esprimere
la generica impedenza locale per ciascun valore di z riferendosi a questa
definizione:
Z(z) =
Z
0
−jZ

I
0
tan(kz)
1 −jY

V
0
tan(kz)
=
Z
0
−j tan(kz)
1 −jZ
0
tan(kz)
Questo ultimo passaggio `e stato ottenuto dividendo prima per il coseno
di kz, dunque per I
0
. Questo artificio algebrico `e fondamentale, al fine di
definire una grandezza molto importante, su cui si fonda l’analisi dei sistemi
a radiofrequenza: l’impedenza normalizzata locale ζ(z):
ζ(z)
Z(z)
Z

=
Z
0
Z

−j tan(kz)
1 −j
Z
0
Z

tan(kz)
=
ζ
0
−j tan(kz)
1 −jζ
0
tan(kz)
Queste espressioni non torneranno molto utili, dal momento che alla fine,
come si vedr`a in seguito, `e possibile risolvere i problemi di vario tipo non
tanto in termini di impedenza, quanto in termini di un’altra grandezza: il
coefficiente di riflessione (che presto verr`a definito).
Si consideri una linea di trasmissione di lunghezza l:
Si sa che:
Z

=

L
C
k = ω

L · C
Per ciascuna sezione vi saranno diversi valori di tensione e di corrente;
supponendo che l’origine del sistema di riferimento sia posta sul carico, si
17
potrebbe utilizzare, localmente, la legge di Ohm, dal momento che a sezione
costante si considera un solo punto del circuito; si pu`o dunque dire che:
V (0) = Z
L
· I(0)
In base alle espressioni precedentemente ricavate:
V (z) = V
+
0
e
−jkz
+V

0
e
jkz
Per z = 0, gli esponenziali diventano “1 ”, dunque:
V
+
(0) +V

(0) = V
+
0
+V

0
= Z
L
(I
+
0
+I

0
) = Z
L
(V
+
0
Y

−V

0
Y
i
nfty)
Da qui, si possono raccogliere i termini in V
+
0
e in V

0
, ottenendo:
V
+
0
(1 −Z
L
Y

) = V

0
(1 +Z
L
Y

)
Come gi`a precedentemente detto, V

0
indica la quantit`a di tensione che,
sul punto z = 0, viene “riflessa”, ossia si muove in direzione opposta rispetto
al crescere della coordinata spaziale z; V
+
0
, dualmente, `e legata all’onda
progressiva, ossia a quella porzione di onda che avanza secondo il verso di
crescita di z. Ci`o che si utilizza comunemente, per l’analisi di circuiti a
parametri distribuiti, `e il “coefficiente di riflessione di tensione sul carico”:
V
Γ
L

V

0
V
+
0
=
Z
L
Y

−1
Z
L
Y

+ 1
=
Z
L
−Z

Z
L
+Z

Il fatto che il coefficiente di riflessione riguardi il carico, e che al contempo
si considerino le V
±
0
, `e dovuto all’ipotesi di considerare sul carico l’origine del
sistema di riferimento. Si noti un fatto: in questo momento si sta parlando
di riferimento posto sul carico fisico; in seguito si dovr`a porre una distinzione
tra il carico fisico del circuito e il carico utilizzato per l’analisi.
La definizione appena proposta si pu`o generalizzare, introducendo il con-
cetto di impedenza normalizzata locale, per qualsiasi posizione z della linea
di trasmissione:
V
Γ
L
(z)
V

(z)
V
+
(z)
=
Z(z) −Z

Z(z) +Z

=
ζ(z) −1
ζ(z) + 1
Questo ultimo risultato sar`a interessante in seguito, dal momento che
permette di collegare il concetto di impedenza normalizzata rispetto all’im-
pedenza caratteristica della linea con quello di coefficiente di riflessione.
Si sappia che esiste un duale al coefficiente di riflessione di tensione sul
carico, ossia il coefficiente di riflessione di corrente sul carico:
18
I
Γ(z)
I

(z)
I
+
(z)
Esiste un legame tra coefficiente di riflessione di tensione e di corrente:
V
Γ(z) =
V

(z)
V
+
(z)
=
−Z

I

(z)
Z

I
+
(z)
= −
I
Γ(z)
Semplicemente, ciascun coefficiente di riflessione di corrente, in una gener-
ica sezione spaziale z, `e l’opposto del coefficiente di riflessione di tensione
sulla medesima. Da qui si considerer`a una convenzione: dal momento che si
`e soliti lavorare soprattutto con le tensioni, si considerer`a, quando si parler`a
(senza specificare maggiormente) di coefficiente di riflessione, quello relativo
alle tensioni; si considerer`a in tal senso la seguente semplificazione:
V
Γ(z) = Γ(z)
Alla luce di ci`o, cerchiamo di introdurre qualche esempio e qualche rifles-
sione sulle nozioni appena introdotte, al fine di fissare i concetti. Cos’`e l’im-
pedenza caratteristica della linea, Z

? Beh, si immagini che Z
L
= Z

, ossia
che il carico abbia lo stesso valore di impedenza dell’impedenza caratteristica.
In tal caso, Γ
L
= 0, ossia non si avrebbe riflessione sul carico:
Z
L
= Z

=⇒Γ
L
= 0 =⇒V

0
= 0
Ossia la porzione di onda riflessa sarebbe nulla, il che implicherebbe au-
tomaticamente che la tensione totale sul carico sarebbe coincidente con la
tensione progressiva sul medesimo: non si avrebbe alcun fenomeno di rifles-
sione sul carico. Questo fatto `e modellizzabile in un altro senso: se la linea di
trasmissione fosse di lunghezza infinita, l’onda progressiva continuerebbe ad
avanzare, senza mai riflettersi, dal momento che non si avrebbe alcun punto
in cui possa avvenire una riflessione. Questa condizione `e detta “di adatta-
mento”, dal momento che la componente riflessa `e nulla. L’adattamento `e
fondamentale per un circuito, sotto diversi punti di vista, dal momento che
permette di migliorare le prestazioni del sistema elettromagnetico. In segui-
to verranno introdotte metodologie per il progetto di circuiti di adattamento
per un generico circuito.
Quella di “carico adattato” `e una delle condizioni notevoli di carico. Es-
istono altre due condizioni di carico importanti da conoscere: carico in corto
circuito e carico in circuito aperto.
• Nel caso di carico in corto circuito, si ha qualcosa di questo genere:
19
Z
L
= 0 =⇒V
L
= 0
Essendo la tensione sul carico nulla, si pu`o dire che:
V
L
= V
+
L
+V

L
= 0 =⇒V

L
= −V
+
L
Il rapporto delle due tensioni (progressiva e regressiva), dunque, dar`a:
Γ
L
= −1
• Nel caso di carico in circuito aperto, si pu`o fare un ragionamento del
tutto uguale, ma con le correnti anzich`e con le tensioni:
Y
L
= 0 =⇒I
L
= 0
Per lo stesso motivo:
I

L
= −I
+
L
Il coefficiente di riflessione di corrente sar`a dunque pari a:
I
Γ
L
= −1
Ma dal momento che il coefficiente di riflessione di tensione `e pari
all’opposto a quello di corrente:
Γ
L
= −
I
Γ
L
= 1
1.1.4 Carta di Smith
Come gi`a visto, esistono delle relazioni tra impedenza normalizzata e coeffi-
ciente di riflessione:
Γ =
ζ −1
ζ + 1
←→ζ =
1 +Γ
1 −Γ
Le relazioni tra ζ e Γ appena presentate sono trasformazioni conformi,
note anche come “Trasformazioni di M¨obius”: si tratta di un particolare tipo
di mappe conformi, ossia di diffeomorfismi locali positivi; in altre parole, si
20
tratta di funzioni tra due variet`a differenziabili, tali da avere alcune propri-
et`a particolari, nella fattispecie quelle di essere differenziabili, invertibili, e
con l’inversa differenziabile, quantomeno in intorno aperti sufficientemente
piccoli. La jacobiana del diffeomorfismo deve avere nella fattispecie determi-
nante positivo, al fine di garantire la positivit`a dell’applicazione. Oltre alle
caratteristiche di regolarit`a appena introdotte, affinch`e la mappa sia con-
forme, `e necessario che l’applicazione candidata ad essere una mappa con-
forme preservi gli angoli. Le trasformazioni di M¨obius sono una particolare
classe di funzioni appartenenti a queste mappe conformi: si tratta di funzioni
del tipo:
T(z) =
az +b
cz +d
, olomorfe in C \

z = −
d
c

, a, b, c, d ∈ C
Senza perdersi estremamente nei formalismi, si noti un fatto piuttosto in-
teressante per quanto riguarda le funzioni introdotte all’inizio della sezione:
esse sono, evidentemente, delle mappe conformi; ci`o significa che tutte le
caratteristiche di regolarit`a e di preservazione degli angoli, per queste fun-
zioni sono garantite: passando da un dominio all’altro, si ha la garanzia di
preservare gli angoli. Si supponga a questo punto di considerare una generi-
ca retta come una degenerazione di una circonferenza il cui raggio tende ad
essere molto grande (“infinito”); ci`o che si pu`o dimostrare `e che, per ζ tali
per cui
Re {ζ} > 0
(cosa che identifica carichi passivi, dal momento che se la parte reale
di un’impedenza `e positiva il carico assorbe potenza, non ne produce), si
avranno, nel dominio di Γ, valori appartenenti esclusivamente al cerchio di
raggio unitario. Nella fattispecie, ogni retta verticale appartenente all’in-
sieme suddetto si trasformer`a in una circonferenza interamente contenuta
nel raggio di cerchio unitario, passando dal dominio ζ al dominio Γ. Cias-
cuna delle circonferenze sar`a inoltre tangente a Γ = 1, punto di singolarit`a
della trasformazione conforme. In maniera duale, tutte le rette orizzontali
passeranno per Γ = 1, ma avranno il centro su di una retta parallela all’asse
immaginario del dominio Γ e passante per Γ = 1. Dal momento che le mappe
conformi preservano gli angoli, si avr`a il seguente fatto: gli angoli di inciden-
za dei due tipi di circonferenze (dunque nel dominio Γ) sono pari a 90

, come
lo erano d’altra parte nel dominio ζ.
Una volta terminata questa lunga introduzione, la domanda a cui si vuole
rispondere `e: cos’`e la famigerata carta di Smith? Essa semplicemente `e una
rappresentazione del piano complesso Γ, limitata al cerchio di raggio unitario,
21
dotato delle pi` u significative circonferenze rappresentanti le suddette trasfor-
mazioni conformi delle rette verticali ed orizzontali, considerando di trattare
sempre esclusivamente il semipiano positivo di ζ come dominio di partenza
per la trasformazione. Graficamente, dunque, la carta di Smith realizza la
trasformazione
Γ =
ζ −1
ζ + 1
Il centro della carta di Smith indica Γ = 0; le circonferenze indicanti le
rette verticali sono (come `e ovvio che sia) i luoghi di punti rappresentanti i val-
ori delle funzioni a parte reale costante, o in termini elettrotecnici delle sole
componenti resistive dell’impedenza. Le circonferenze associaete alle rette
orizzontali sono indicatrici della sola parte immaginaria di ζ, dunque delle
sole componenti reattive. Sia per le componenti resistive sia per quelle reat-
tive, si considerano esclusivamente valori normalizzati rispetto all’impedenza
caratteristica della linea considerata.
Per Γ = 0, ossia per Re {ζ} = 1, Im{ζ} = 0, cosa si ha? Beh, semplice-
mente, l’impedenza di adattamento, ossia quel valore di impedenza tale per
cui la linea sia modellizzabile mediante una linea di lunghezza infinita, ossia
dove non si hanno componenti riflesse! Per |Γ| = 1 si ha la situazione duale:
la sola parte immaginaria! Si considera di avere una linea che non contiene
alcuna componente resistiva, ma solo componenti reattive
1
. Nella fattispecie,
se Γ = 1 si ha ζ = +j, se Γ = −1 si ha che ζ = −j.
Una volta ultimata la teoria, si affrontano le questioni pratiche: come si
pu`o utilizzare, in ambito ingegneristico, la carta di Smith? Si spiegheranno
man mano costrutti e tecniche particolari, per adesso si vuole introdurre
quelle basi indispensabili per poter studiare tecniche pi` u avanzate. Il primo
passo da apprendere `e leggere, sulla carta di Smith, il valore del coefficiente
di riflessione Γ associato a un’impedenza generica di forma
Z = R +jX
Al fine di determinare il coefficiente di riflessione `e necessario seguire i
seguenti passi:
1. Normalizzare l’impedenza dividendo il suo valore per Z

, ossia per il
valore dell’impedenza caratteristica della linea.
1
Si pu`o pensare d’altra parte a |Γ| = 1 come al confine tra comportamento passivo e
attivo, dal momento che, se il coefficiente di riflessione fosse maggiore di 1, si “rifletterebbe
pi` u di quanto `e stato trasmesso”, cosa assolutamente impossibile in un sistema passivo
senza violare i principi della Termodinamica
22
2. Individuare sulla carta di Smith il punto associato al valore dell’im-
pedenza normalizzata ζ ottenuta in seguito al processo di normal-
izzazione, ricordando le spiegazioni precedentemente fornite: l’inter-
sezione tra le due circonferenze indicher`a il valore di un certo coeffi-
ciente di riflessione, associato al valore di impedenza di partenza.
A cosa serve tutto ci`o? Beh, si riveda a questo punto la definizione di
coefficiente di riflessione in una certa sezione:
Γ(z) =
V

(z)
V
+
(z)
=
V

0
e
jkz
V
+
0
e
−jkz
Ma, si ricorda:
V

0
V
+
0
= Γ(0) = Γ
0
Ossia `e pari al coefficiente di riflessione sulla sezione di riferimento. Per
questo, si pu`o dire che:
Γ(z) = Γ
0
e
j2kz
Cosa `e stato appena scoperto? Beh, nel caso di linea ideale, ossia senza
considerare effetti di perdite, si sa che:
|Γ(z)| = |Γ
0
|
Ossia, il modulo del coefficiente di riflessione `e uguale in qualsiasi sezione,
da momento che al variare della posizione spaziale, se non si ha a che fare con
linee con perdite, non si ha variazione del modulo, ma solo della fase, come
suggerisce l’espressione coinvolgente il coefficiente di riflessione in z = 0 e un
esponenziale complesso. Si ricorda che:
0 ≤ |Γ(z)| ≤ 1
Si `e detto che, disegnando un punto (calcolandolo mediante intersezione
delle circonferenze) sulla carta di Smith, esso rappresenta il coefficiente di
riflessione (cosa significhi esattamente ci`o verr`a chiarito in seguito). Come
si pu`o determinare il valore (inteso come modulo e fase, poich`e si parla di
numeri complessi) del coefficiente di riflessione, Γ? Beh, esso avr`a certamente
una forma del tipo:
Γ = |Γ| e
j∠Γ
23
Dal momento che la carta di Smith rappresenta una porzione del piano
complesso Γ, sar`a sufficiente studiare, mediante alcune scale, modulo e fase
del valore che `e stato rappresentato:
• Per il modulo, nella fattispecie, sar`a sufficiente riportare la lunghezza
del segmento congiungente centro della carta di Smith e punto in ques-
tione, sulla scala “REFL Coeff. E or I”, nella parte sinistra rispetto al
centro della suddetta scala (poich`e la parte destra `e un’altra scala, non
importante per ora); il valore riportato su questa scala sar`a il valore
del modulo del coefficiente di riflessione.
• Per la fase, `e sufficiente prolungare il segmento, fino a trovare l’in-
tersezione con la scala solitamente indicata come “Angle of Reflection
Coefficient in degrees”, per dunque leggere su di essa il valore della
fase.
Esempio pratico
Dato il seguente circuito:
Dati (senza specificarne il valore) Z

, k, Z
L
, l, determinare il valore
dell’impedenza vista dal generatore, Z
A
.
A partire dalle nozioni gi`a introdotte, una strada potrebbe essere la
seguente:
1. Data Z
L
, si calcola l’impedenza normalizzata al punto B come:
ζ
B
=
Z
L
Z

2. Si disegna ζ
B
sulla carta di Smith, quindi si determina il valore del
coefficiente di riflessione Γ
B
;
3. Si calcolano analiticamente modulo e fase di Γ
A
, nel seguente modo: si
sa che
Γ
B
= Γ
A
e
j2kz
Invertendo:
Γ
A
= Γ
B
e
−j2kz
Dal momento che la linea di trasmissione in questione `e lunga l, sem-
plicemente:
24
Γ
A
= Γ
B
e
−j2kl
4. Dalla carta di Smith, usando le scale precedentemente introdotte, si
ricava ζ
A
da Γ
A
;
5. Si calcola Z
A
come
Z
A
= ζ
A
· Z

Questo procedimento `e molto analitico; funziona, `e abbastanza preciso (a
meno delle imprecisioni causate dalla carta di Smith, strumento comodo ma
assolutamente non preciso), ma `e ancora abbastanza difficile. Si pu`o fare di
meglio? La risposta `e s`ı, mediante le altre scale della carta di Smith, non
ancora introdotte.
Per ora si ipotizza di aver a che fare con linee senza perdite, dunque si
ipotizza che

A
| = |Γ
B
|
Se si traccia sulla carta di Smith una circonferenza di raggio Γ
B
centrata
in Γ(z) = 0, si avr`a, come fase, un valore pari a:
∠Γ
A
= ∠Γ
B
−2 ·

λ
· l
Dal momento che:
Γ
A
= |Γ
B
| e
j∠Γ
B
e
−j2kl
= |Γ
B
| e
j∠Γ
A
La cosa interessante `e il fatto che sulla carta di Smith esistono due scale,
tarate in termini della cosiddetta “lunghezza elettrica”, indicata di solito
come:
l
λ
Questa scala deriva da un’interpretazione particolare della fase del coef-
ficiente di riflessione; essa, come si vedr`a meglio, `e periodica di 0,1, infatti:
2 ·

λ
· l = 2π se l =
λ
2
A cosa serve questa scala? Essa permette di “saltare” il passaggio analiti-
co, effettuando l’operazione di “spostamento” della fase del coefficiente di ri-
flessione; in altre parole, si pu`o determinare, data l’impedenza normalizzata
ζ
B
, la corrispondente posizione elettrica:
25
ζ
B
−→
l
λ

B
All’impedenza normalizzata nel punto B dunque `e associato un certo
rapporto tra lunghezza e lunghezza d’onda, quella chiamata “posizione elet-
trica”; la cosa interessante, sotto il punto di vista della comodit`a, `e il fatto
che:
l
λ

A
=
l
λ

B
+
l
AB
λ
Dove l
AB
`e la lunghezza della linea; si tratta di una lunghezza spaziale,
dunque
[l
AB
] = m
Per quanto riguarda λ, essa `e la lunghezza d’onda del segnale che si
intende trasmettere, con numero d’onda (costante di propagazione) k; i due
sono legati dalla seguente relazione:
k =

λ
←→λ =

k
Come accennato, in realt`a non si ha una sola scala riguardante le lunghezze
elettriche (Wavelenghts): le scale sono due, e si riferiscono a due diverse situ-
azioni, ossia la “crescita di fase” e l’“abbassamento di fase”. Le due scale sono
chiamate “Wavelenghts toward load” e “Wavelenghts toward generator”. Il
significato di queste due interpretazioni `e il seguente: ci si posiziona su di un
certo punto fisico (spaziale) del circuito, e si considera come il “generatore”.
Questo punto non deve per forza coincidere con il generatore fisico, dal mo-
mento che potrebbe capitare di dover calcolare un’impedenza di carico, ma
per far ci`o ci si potrebbe voler posizionare, per partire, proprio sulla posizione
spaziale (e quindi elettrica) del carico; di fatto esso diventerebbe, secondo la
carta di Smith, il generatore, dal momento che effettuare un’operazione del
genere `e concettualmente simile al calcolo di un’impedenza Th´evenin (o Nor-
ton che sia); il generatore che fa fede `e quello che si usa come “prova” per il
calcolo dell’impedenza, non quello fisico del circuito; muoversi “verso il cari-
co” o “verso il generatore” considera come riferimento il carico dell’ipotetico
“generatore di prova” e come “generatore” quello di prova, non per forza
quello fisico. Fatta questa dovuta premessa, esistono due casistiche, come
gi`a detto:
• Se si “va” dal generatore (di prova) verso il suo carico, la fase del
coefficiente di riflessione aumenta:
26
Γ
B
= Γ
A
e
j2kl
Dunque, al fine di calcolare il coefficiente muovendosi in questo mo-
do, guardando la scala di fase, essa crescer`a, e sar`a necessario usare
come scala “Wavelenghts toward load”, in senso antiorario (i sensi sono
comunque indicati sulla carta di Smith, di solito).
• Se dal carico ci si muove verso il generatore, si dovr`a usare (in senso
orario) la scala “Wavelenghts toward generator”: la fase ora andr`a
come:
Γ
A
= Γ
B
e
−j2kl
Dunque, all’aumentare di l, essa tender`a a decrescere.
Per ulteriori conferme, si osservi la carta di Smith e si verifichino le
affermazioni scritte.
Una nota aggiuntiva: finora `e stato considerato esclusivamente il coeffi-
ciente di riflessione di tensione; volendo trattare il coefficiente di riflessione
di corrente, `e necessario utilizzare una trasformazione del tipo:
I
Γ =
y −1
y + 1
Oppure fare un’osservazione pi` u interessante: si sa che
V
Γ = −
I
Γ
Cosa si vuole dire con ci`o? Beh, data una generica impedenza normaliz-
zata ζ, per calcolare semplicemente la corrispondente ammettenza in modo
banalmente grafico, con la carta di Smith, `e sufficiente indicare ζ sulla carta
di Smith, dunque considerare il punto simmetrico rispetto all’origine della
carta, ed esso rappresenter`a il reciproco di ζ, ossia la sua ammettenza. In
termini di lunghezza elettrica, ottenere da un’impedenza la sua ammettenza
coincide con il ruotare di un semiperiodo il punto, ossia di 0,25 lunghezze
elettriche.
1.1.5 Casi particolari di andamento di ζ(z)
Una volta appresi i rudimenti dell’uso della carta di Smith, si pu`o fare un
“passo indietro”: studiare analiticamente l’andamento di alcuni particolari
casi di impedenze, per alcune linee di trasmissione “notevoli”. Associando
27
alla lettura della trattazione una carta di Smith `e possibile fissare ancor
meglio i concetti, e semplificare i calcoli.
Si sa che:
ζ(z) =
ζ
0
−j tan(kz)
1 −jζ
0
tan(kz)
A partire da qui, si considereranno quattro casistiche:
• Linea chiusa su di un corto circuito;
• Linea chiusa su di un circuito aperto;
• Linea adattata;
• Linea con lunghezza elettrica pari a
λ
4
.
Linea chiusa su di un corto circuito
Si consideri il seguente circuito:
Si ha ζ
0
= 0 (si considera il riferimento sul carico chiuso in corto circuito),
dunque, dalla formula precedentemente introdotta, si ha che:
ζ(z) = −j tan(z)
Annullando ζ
0
; si pu`o dunque dire che:
ζ
A
= j tan(kl)
Quello che si sta facendo `e considerare, come al solito, una linea di trasmis-
sione ideale, senza perdite; dato ζ
0
= 0, sulla carta di Smith il punto cor-
rispondente sar`a l’estremo sinistro, il punto sulla circonferenza pi` u esterna,
pi` u a sinistra. Dal momento che la linea di trasmissione `e ideale, senza
perdite, il coefficiente di riflessione `e costante, o meglio lo `e solo il suo mod-
ulo, mentre invece varia la sua fase al variare della sezione z considerata. A
partire dalla sezione di linea z = 0 ci si muove sulla scala Wavelenght To-
ward Generator (che verr`a spesso pi` u rapidamente ripreso come T.G.), e ci`o
che di fatto capiter`a sar`a avere un’impedenza puramente reattiva, puramente
immaginaria:
ζ
A
= ±jX
Cosa significa ci`o? Beh, molto semplice: se si intende realizzare un
componente puramente reattivo mediante una linea di trasmissione, `e suffi-
ciente operare sulla lunghezza della linea in modo da controllare il parametro
28
“lunghezza elettrica”; modificando dunque la lunghezza della linea, si pu`o
“far vedere” al generatore una certa impedenza puramente reattiva, una certa
reattanza, il cui valore dipende dalla lunghezza della linea.
Analiticamente, cosa capita? Beh, la funzione y = tan(x) `e la seguente:
Considerando ora la funzione
ζ = j tan(kz)
Ci`o che cambia `e il fatto che la variabile considerata `e z, e che si ha un
fattore di riscalamento, ottenendo dunque, come argomento della tangente:
kz =

λ
· z
Sul semipiano superiore del grafico, il comportamento della linea `e in-
duttivo (L), su quello inferiore capacitivo (C); gli asintoti sono presenti nelle
posizioni
±K
λ
4
, K ∈ {dispari}
Per questi punti, ζ → ∞; questo, circuitalmente, significa avere a che
fare con un’impedenza infinita, dunque con un circuito aperto. Se K `e pari,
ζ = 0, dunque si ha a che fare con un corto circuito.
Linea chiusa su circuito aperto
Si consideri il seguente circuito:
In questo caso, si pu`o calcolare l’espressione semplificata dell’andamento
dell’impedenza, considerando il fatto che il carico ha un’impedenza infinita,
come un limite:
ζ(z)
2
= lim
ζ
0
→∞
ζ(z) = −j cot(kz)
In questo caso, si pu`o dire che:
ζ
A
= −j cot(kl), k =

λ
Si pu`o dunque disegnare, a questo punto, l’andamento grafico delle fun-
zioni: a partire da y = cot(x), la funzione sar`a la seguente:
Dualmente a prima, per z = 0 si ha ζ
0
→∞(ovvio, dal momento che ci si
trova nel punto simmetrico rispetto a prima, sulla carta di Smith, rispetto al
caso precedente, poich`e un corto circuito per la carta di Smith coincide con
un circuito aperto, in seguito ad una rotazione di
λ
4
); sapendo che le regole sui
29
semipiani sono sempre le stesse (ovviamente, dal momento che si parla sempre
di andamenti di un’impedenza in funzione di una sezione spaziale), si pu`o
determinare quando la linea assume comportamento capacitivo o induttivo.
Trattandosi come prima di un caso in cui |Γ| = 1, comunque, a seconda
della lunghezza della linea si potr`a sempre ottenere un elemento puramente
reattivo di valore variabile con la lunghezza della linea, secondo i grafici
appena presentati.
Linea adattata
Nel caso in cui il carico coincida con l’impedenza caratteristica della linea di
trasmissione, ossia
Z
L
= Z

Si ha qualcosa di molto semplice da studiare:
ζ
0
=
Z
L
Z

= 1
Quello che si verifica `e un fenomeno molto interessante: riprendendo
l’equazione quantificante il contributo regressivo della tensione, si vede che:
V

0
=
I
0
2
(Z
u
−Z

) = 0 ←→Γ = 0
Il coefficiente di riflessione `e nullo, dunque la componente regressiva del-
l’onda `e allo stesso modo nulla; ci`o coincide col dire, di fatto, che ogni sezione
della linea di trasmissione ha la stessa impedenza: il fatto che ci sia una
differenza di impedenza tra quella caratteristica e quella di carico fa infatti
nascere una discontinuit`a, che l’onda non pu`o affrontare se non dividendosi in
due “ramificazioni”: una progressiva, ossia quella che continua ad avanzare,
e una regressiva, che non potr`a infrangersi sul carico, e “torner`a indietro”.
Questi, di fatto, sono tre modi per dire la stessa cosa.
Se il formalismo non bastasse, si potrebbe utilizzare, al fine di rendere
meglio comprensibile questo fatto, la carta di Smith: posizionando il punto
ζ = 1, si ottiene semplicemente Γ = 0, cosa che `e banalmente gi`a stata
dimostrata; il fatto che il modulo del vettore sulla carta di Smith sia nullo,
permette di comprendere semplicemente il fatto che, qualsiasi sia la lunghezza
della linea, se l’impedenza di carico adatta la linea, l’impedenza d’ingresso
non cambier`a. Il caso di linea adattata `e per questo molto importante, e
spesso si cercheranno tecniche e metodi per realizzarlo in circuiti di vario
tipo.
30
Linea di lunghezza
λ
4
Prima di incominciare la trattazione, si ricorda che
λ
4
`e il semiperiodo della
scala delle lunghezze elettriche (Wavelenghts T.G. / T.L.); come mai la cosa
`e cos`ı interessante? Beh, ripartendo dalla formula di partenza:
ζ(z) =
ζ
0
−j tan(kz)
1 −jζ
0
tan(kz)
, k =

λ
Se l =
λ
4
, k = π, si ha una forma indeterminata; risolvendo il limite,
mediante il teorema di De l’Hopital, si pu`o ricavare facilmente che:
ζ
A
=
1
ζ
0
Dunque:
Z
A
= ζ
A
· Z

=
Z
2

Z
L
Questa cosa si pu`o verificare anche sulla carta di Smith: considerando al
solito la circonferenza centrata in Γ = 0 con |Γ| costante, data la periodicit`a
delle scale precedentemente illustrata, si troverebbe esattamente il reciproco
dell’impedenza di carico, ζ
L
; cambiando il segno del coefficiente di riflessione,
infatti, a partire da
V
Γ si ottiene
I
Γ, dunque a partire da ζ
L
si ricava y
L
.
Questo tipo di configurazione della linea di trasmissione viene anche det-
to “trasformatore
λ
4
”, dal momento che trasforma un’impedenza nella sua
ammettenza (si parla ovviamente di grandezze normalizzate); si suol dunque
dire che ci`o si comporti come un “invertitore di impedenza normalizzata”.
Questi quattro esempi di configurazione delle linee di trasmissione sono
stati presentati per un motivo ben preciso: far rendere ben noto il fatto che
elementi capacitivi ed induttivi possono essere facilmente realizzati mediante
linee di trasmissione. L’utilit`a della cosa verr`a illustrata in seguito, parlando
di adattamento.
1.1.6 Discontinuit`a delle linee di trasmissione
Le linee di trasmissione possono presentare, in termini di elementi concentrati
e non, tre tipi di discontinuit`a: discontinuit`a serie, parallelo e di impedenza.
Queste tre verranno ora trattate nel dettaglio, studiando tecniche per la loro
risoluzione.
31
Discontinuit`a serie
Una discontinuit`a di tipo serie `e una discontinuit`a realizzata mediante l’in-
troduzione, in un certo punto di una linea di trasmissione, un elemento
concentrato “in serie”:
Questo tipo di discontinuit`a `e molto raro e difficile da trovare, dal mo-
mento che solitamente le tecniche su cui si basa la trattazione degli elementi
elettromagnetici (adattamento o altro) utilizzate si basano su configurazioni
in parallelo o basate sull’introduzione di discontinuit`a di impedenza carat-
teristica; per introdurre un elemento in serie a parametri concentrati, infatti,
si dovrebbe “aprire” la linea, e collegare i capi dell’apertura ai morsetti del-
l’elemento, cosa abbastanza brutta da realizzare. Ignorando questi aspetti,
si vede rapidamente come risolvere il circuito.
Al fine di risolvere una discontinuit`a `e necessario determinare una grandez-
za che si mantiene costante prima e dopo la medesima; in questo modo,
calcolando il “percorso” che si deve fare per raggiungere il valore, dunque
eguagliando le espressioni “prima” e “dopo” la discontinuit`a, si pu`o usare
questa grandezza per “legare” le diverse espressioni. Nel caso di discontinu-
it`a di tipo serie, la grandezza che rimane costante `e, ovviamente, la corrente.
Data dunque una discontinuit`a nel punto A, si pu`o dire che:
I
A
+ = I
A

Ossia, la corrente nell’intorno spaziale positivo (appena dopo) di A e in
quello negativo (appena prima) `e la stessa.
Discontinuit`a parallelo
Nel caso in questione non c’`e molto da aggiungere:
Come nel caso di discontinuit`a di tipo “serie” la grandezza che si con-
servava era la corrente, ora nel caso di discontinuit`a di tipo “parallelo”
quella grandezza `e la tensione. Quello che si pu`o dire, ripetendo lo stesso
ragionamento di prima, `e:
V
A
+ = V
A

Discontinuit`a di impedenza
Quando si ha a che fare con due tratti di linea di trasmissione tra loro collegati
e con impedenze caratteristiche differenti, Z
∞1
= Z
∞2
, avviene ci`o:
32
In questo caso, sia la tensione sia la corrente si manterranno costanti in
seguito alla discontinuit`a, tuttavia cambier`a l’impedenza di normalizzazione
delle varie grandezze. Ci`o che si pu`o dire, dunque `e che

V
A
− = V
A
+
I
A
− = I
A
+
Un circuito comunque complicato con discontinuit`a di tipo concentrato
(ossia in cui `e presente un elemento concentrato in serie o in parallelo), o con
un “brusco” cambio di impedenza caratteristica, si pu`o risolvere riconducen-
dosi a questi tre casi. Si sappia tuttavia che esistono anche discontinuit`a di
tipo distribuito, che per`o per ora non verranno trattate (ad esempio, una
linea bifilare con i fili non paralleli tra loro, dal momento che la differente
distanza tra i vari punti provoca diversi parametri L e C, dipendenti a loro
volta dalla posizione in cui ci si trova). Per ora, sar`a sufficiente la trat-
tazione di questi tipi di discontinuit`a, poich`e permette di risolvere gi`a molte
delle problematiche dell’Elettromagnetismo ingegneristico.
Esempio teorico
Si propone a questo punto un esempio di esercizio, che verr`a risolto integral-
mente, al fine di fornire le linee guida per operare su circuiti a parametri
distribuiti.
Si consideri il seguente circuito:
Come si pu`o risolvere questo circuito, cos`ı particolare? Beh, il segreto
`e semplicemente quello di separare i vari tratti del circuito, per riunirli al
momento opportuno. Si cercher`a dunque, a partire da questo esempio, di
studiare un metodo generale per procedere in circuiti di questo tipo, eviden-
ziando i punti principali. Qualitativamente parlando, ci`o che si dovr`a fare `e
determinare le due impedenze viste nel punto B, ossia quelle relative al ramo
C e al ramo D; queste verranno poi combinate, in modo da trovare l’im-
pedenza vista dentro B; a questo punto, si pu`o risolvere la linea, trattando
l’impedenza risultante come una normale impedenza a parametri concentrati:
Spesso viene utile lavorare con le ammettenze: dal momento che le due
impedenze oltre il punto B sono tra di loro in parallelo, sostituire alla som-
ma armonica una semplice somma (di ammettenze, anzich`e di impedenze),
permette di semplificare notevolmente i conti.
Si noti un fatto ulteriore: se le impedenze caratteristiche dei rami fossero
diverse, converrebbe lavorare con le impedenze de-normalizzate; a questo
punto, si ri-normalizzerebbe per la linea AB; nel caso pi` u generale, dunque,
si pu`o dire che:
33
Y
B
= y
B
+
C
· Y
∞C
+y
B
+
D
· Y
∞D
Questo, per quanto riguarda il calcolo dell’impedenza. L’altra possibile
richiesta, molto importante, `e il calcolo della tensione (o della corrente) al-
l’ingresso della linea. Risolvere un problema del genere `e assolutamente pos-
sibile, ma un poco meno banale. Per risolvere problemi di questo tipo `e
fondamentale imparare a destreggiarsi con tre formule fondamentali, e ac-
quisire la capacit`a di “muovere le tensioni a granchio”, dal carico verso il
punto interessante. Le tre formule, gi`a viste in precedenza (o comunque
molto semplicemente ricavabili) sono le seguenti:

V (z) = V
+
(z) +V

(z) = V
+
(z) [1 +Γ(z)]
Questa formula permette di esprimere la tensione totale in una sezione,
in termini di quella progressiva; serve generalmente quando si vuol
passare da tensione totale a tensione progressiva (e coefficiente di ri-
flessione). Questa formula `e fondamentale poich`e quella che si pu`o
“trasportare”, mediante la carta di Smith, `e la tensione progressiva; si
ricordi dunque di utilizzare questa, per casistiche di questo tipo.

V
+
(z) =
V (z)
1 +Γ(z)
Si tratta semplicemente dell’inversa della formula precedente, anch’essa
utilissima: ogni qual volta si deve risolvere una discontinuit`a parallelo
o di impedenze, lavorare con le tensioni progressive `e impossibile, dal
momento che le grandezze che si conservano sono quelle totali; ricon-
vertire dunque la tensione progressiva in tensione totale pu`o essere utile
in casistiche di questo tipo.

V
+
(z) = V
+
0
e
−jkz
Questa `e la semplice tensione progressiva in forma “viaggiante”: si
tratta della formula in grado di esprimere la variazione della tensione
al variare della posizione spaziale z (sezione) considerata. Questa `e la
formula (in alternativa realizzabile mediante la carta di Smith) utiliz-
zabile per “trasportare” la tensione progressiva, ossia per calcolare, a
partire dalla tensione su di un punto della linea, quella su di un altro
punto.
34
Date queste spiegazioni, si proporr`a ora una soluzione del seguente es-
ercizio: data la tensione V
C
, ossia la tensione sul carico Z
C
, si prover`a a
“trasportarla” fino all’ingresso del circuito, ossia sul punto A. Ci`o che si dovr`a
fare, in pratica, `e studiare la propagazione verso A della tensione progressiva.
Si scriver`a:
V
C
= V
+
C
[1 +Γ
C
]
Utilizzando a questo punto la soluzione viaggiante, si pu`o esprimere V
C
come “spostata” a V
B
+
C
, mediante una lunghezza di linea pari a l
BC
:
V
C
= V
B
+
C
e
−jkl
BC
[1 +Γ
C
]
Giunti a V
B
+
C
, vi `e la discontinuit`a, che bisogna risolvere; come gi`a detto,
le discontinuit`a vanno risolte utilizzando le tensioni totali; per questo, bisogna
dire che V
B
+ = V
B
−; si dovr`a dunque ricavare V
B
+ a partire da V
+
B
+
:
V
+
B
+
=
V
B
+
1 +Γ
B
+
V
+
B

=
V
B

1 +Γ
B

Dunque:
V
+
B
+
=
V
+
B

[1 +Γ
B
−]
1 +Γ
B
+
Dunque:
V
C
= V
+
B

1 +Γ
B

1 +Γ
B
+
e
−jkl
BC
[1 +Γ
C
]
Ma a questo punto si pu`o trasportare V
+
B

fino ad A, e calcolare la tensione
totale, mediante le seguenti formule:
V
+
B

= V
+
A
+
e
−jkl
AB
V
+
A
+
= V
+
A
=
V
A
1 +Γ
A
Da qui, si pu`o ricavare:
V
C
=
V
A
1 +Γ
A
e
−jkl
AB
1 +Γ
B

1 +Γ
B
+
e
−jkl
BC
[1 +Γ
C
]
35
Ordinando i termini, si pu`o ricavare l’espressione del rapporto tra tensione
sul punto C e quella in ingresso (su A), come:
V
C
V
A
=
1 +Γ
C
1 +Γ
A
·
1 +Γ
B

1 +Γ
B
+
e
−jk(l
AB
+l
BC
)
Infine, una volta ottenuto ci`o, si potrebbe aggiungere un altro pezzo: la
linea potrebbe essere eccitata da un generico generatore di tensione E; al
fine di determinare dunque la tensione V
A
come funzione di E, potrebbe
essere ancora necessario effettuare un partitore di tensione. Il circuito elet-
tromagnetico `e stato tuttavia riportato ad un banale circuito a parametri
concentrati, dunque saranno sufficienti, per questo passaggio, le nozioni di
Elettrotecnica:
Semplicemente, si potrebbe dire che:
V
A
= E ·
Z
A
Z
g
+Z
a
Ma dunque che:
V
C
= E ·
Z
A
Z
g
+Z
a
·
1 +Γ
C
1 +Γ
A
·
1 +Γ
B

1 +Γ
B
+
e
−jk(l
AB
+l
BC
)
Terminata quest’ultima nota, si vuole terminare anche questo esempio
teorico, riassumendo il modo di pensare che si intende far acquisire.
1. V (z) = V
+
(z)[1 + Γ(z)] serve per predisporre il trasporto di una ten-
sione totale, esprimendola come componente progressiva e coefficiente
di riflessione;
2. Dopo l’applicazione della formula 1 si pu`o utilizzare
V
+
(z) = V
+
0
e
−jkz
Dunque utilizzare la soluzione viaggiante per “trasportare” la compo-
nente progressiva;
3. L’ultima formula risolve i problemi di discontinuit`a, permettendo di
eliminarle semplicemente mediante il calcolo di coefficienti di riflessione
(calcolabili mediante la carta di Smith, in maniera del tutto grafica);
4. Con un equivalente Thvenin o con i partitori di tensione si pu`o ultimare
la caratterizzazione del circuito.
Conoscendo i valori delle varie impedenze, tutti questi ragionamenti sono
esportabili anche per le correnti, mediante equivalenti di tipo Norton.
36
1.1.7 Analisi grafica di |V |
Una volta terminata l’esposizione del metodo da seguire per risolvere questi
primi problemi, mediante l’esempio precedente, ci si pone una nuova doman-
da: esiste un qualche modo per determinare l’andamento della tensione totale
(componenti progressiva e regressiva assieme) su di una linea di trasmissione?
In alternativa, `e quantomeno possibile ricavare qualche informazione su di
essa?
Siamo interessati soprattutto ad un’informazione: il modulo della ten-
sione totale su ciascun punto della linea: |V (z)|.
Come ben noto, una buona partenza `e la formula che descrive la tensione
totale in termini di tensione progressiva e coefficiente di riflessione:
V (z) = V
+
(z)[1 +Γ(z)]
Un’idea, a questo punto, pu`o essere quella di normalizzare la tensione
totale per il termine progressivo, e calcolarne il modulo:

V (z)
V
+
(z)

= |1 +Γ(z)|
Il termine destro ha un particolare nome: esso viene infatti indicato come
“coefficiente di trasmissione” T(z), e si definisce come:
T(z) 1 +Γ(z)
Una domanda interessante potrebbe essere: cos’`e, sulla carta di Smith,
il coefficiente di trasmissione? Data una generica impedenza normalizzata
ζ(z), riportata (secondo i soliti metodi) sulla carta di Smith, modulo e fase
del punto in cui `e riportata rappresentano il coefficiente di riflessione; il co-
efficiente di trasmissione `e il vettore congiungente l’estremo sinistro della
carta di Smith al vettore Γ
1
, ossia al punto in cui `e stata si `e posizionata
l’impedenza. Questo fatto si pu`o empiricamente vedere con la regola del par-
allelogramma applicata su vettori liberi: traslando il risultato della somma
col parallelogramma sul punto Γ = −1, si ottiene il vettore 1 +Γ, o T(z).
Sono stati segnati due punti, sulla carta di Smith appena disegnata: un
cerchio e una croce. Il cerchio rappresenta il massimo modulo di tensione
totale presente sulla linea, dunque il punto per cui

V (z)
V
+
(z)

max
= 1 + |Γ|
Dualmente, la “croce” rappresenta il minimo di tensione totale, ossia quel
punto tale per cui la tensione vale:
37

V (z)
V
+
(z)

min
= 1 −|Γ|
Ci`o che si pu`o a questo punto fare `e proporre un’analisi grafica dell’anda-
mento qualitativo per il modulo della tensione lungo la linea, ossia al variare
della sezione z considerata volta per volta. Questo andamento sar`a circa di
questo tipo:
Si parte dal valore di modulo presente sulla sezione A della linea di
trasmissione, e ci si muove avanti, con z tarata in termini di lunghezza elet-
trica. Il disegno, come si pu`o vedere, `e dotato di una certa periodicit`a: tra
due massimi, o tra due minimi, vi `e una distanza pari a
λ
2
, mentre tra un
massimo e un minimo una distanza pari a
λ
4
. Generalmente, questo grafico
non `e sinusoidale: il massimo, di solito, `e ben pi` u pronunciato del minimo.
Al fine di identificare e quantificare sulla carta di Smith il vettore “1 +
Γ”, vi `e una scala: “Transmission Coefficient E or I”. Riportando su di
essa la lunghezza del vettore `e possibile ricavare il modulo del coefficiente di
trasmissione; per la fase, analogamente al coefficiente di riflessione, vi `e una
scala adeguata: “Angle of Transmission Coefficient in Degrees”.
A cosa serve dunque questo andamento qualitativo? Semplice: a fornire
anche solo un’idea preliminare dell’andamento della tensione totale sulle varie
sezioni z della linea di trasmissione. Una volta ottenuto questo risultato, la
carta di Smith permetter`a di ottenere un risultato pi` u quantitativo, al variare
di z sulla scala delle lunghezze elettriche. Ogni valore di |T(z)| permetter`a
di quantificare e dimensionare il diagramma, sempre al variare di z.
Il diagramma appena introdotto `e comunemente detto “diagramma d’on-
da stazionario”.
Esiste un diagramma d’onda stazionario anche per quanto concerne il
modulo dell corrente; si sa infatti che:
I(z) = I
+
(z)[1 +
I
Γ(z)] −→

I(z)
I
+
(z)

=

1 +
I
Γ(z)

Senza perdere molto tempo, si potrebbero ripetere tutte le stesse consid-
erazioni precedentemente fatte, introducendo sulla carta di Smith anzich`e le
impedenze normalizzate le ammettenze normalizzate. Il risultato fondamen-
talmente interessante, passando da coefficienti di trasmissione di tensione a
coefficienti di trasmissione di corrente, `e il ribaltamento dei massimi/minimi:
quello che per il coefficiente di tensione era il massimo ora sar`a il minimo,
e viceversa. Ci`o `e banalmente intuibile ricordando che il coefficiente di rif-
lessione di un’impedenza `e l’opposto di quello legato all’ammettenza relativa
alla suddetta.
38
1.1.8 Rapporto di Onda Stazionaria (ROS)
Si introduce a questo punto la definizione di una grandezza: il ROS (S)
(Rapporto di Onda Stazionaria), come il rapporto tra il massimo e il minimo
della tensione totale sulla linea:
S
V
max
V
min
=
1 + |Γ|
1 −|Γ|
Osservando cosa capita al modulo della tensione (o della corrente) si vede
che essa `e una grandezza oscillante tra un massimo V
max
e un minimo V
min
.
Il ROS, o SWR (Standing Wave Ratio) quantifica l’oscillazione del sistema
elettromagnetico, ossia il ripple, al variare della sezione z considerata, della
tensione totale V (z). Si pu`o facilmente vedere che:
1 < S < ∞
Se Γ = 0 (caso di linea adattata) si ha S = 1; ci`o significher`a che la ten-
sione (e/o di corrente) saranno costanti in ogni punto della linea di trasmis-
sione. Dualmente, se |Γ| = 1, il carico sar`a puramente reattivo, dunque le
oscillazioni saranno molto elevate (simili al modulo di un seno).
Il ROS `e dunque collegato all’oscillazione della tensione nel diagramma
d’onda stazionario: pi` u la tensione oscilla al variare della sezione z consider-
ata, pi` u lontana sar`a dall’essere costante; per questo, si pu`o dire che il ROS
quantifichi l’adattamento di una linea di trasmissione: pi` u il ROS `e alto,
meno la linea `e adattata.
Come si pu`o quantificare il ROS? Esistono sostanzialmente due tecniche,
entrambe coinvolgenti la carta di Smith (a meno che non si vogliano utilizzare
le espressioni analitiche di Γ):
1. Riportare il modulo di Γ, |Γ|, sulla scala SWR;
2. Tracciare la circonferenza per cui |Γ| `e costante; il punto di intersezione
con l’asse reale positivo sar`a la misura del ROS.
Questo ultimo punto non `e banale, e richiede spiegazioni. Riprendendo
la definizione di ROS, si sa che:
S =
V
max
V
min
=
1 + |Γ|
1 −|Γ|
Definendo a questo punto Z(z) come:
Z(z)
V (z)
I(z)
39
Cosa corretta, dal momento che si utilizza localmente la legge di Ohm, si
pu`o dire che:
Z(z) =
V
+
(z)[1 +
V
Γ]
I
+
(z)[1 +
I
Γ]
Considerando il massimo valore di questa impedenza, si ottiene:
max {Z(z)} = R
max
=
V
+
max
[1 + |Γ|]
I
+
min
[1 −|Γ|]
Il rapporto `e reale dal momento che sia il massimo di tensione sia il
minimo di corrente si trovano sull’asse reale della carta. Dal momento che,
inoltre
I
+
= Y

V
+
Si ha che
max {Z(z)} = R
max
=
1 + |Γ|
Y

[1 −|Γ|]
= Z

·
1 + |Γ|
1 −|Γ|
Normalizzando dunque per Z

, si trova il massimo valore dell’impedenza
(resistenza, dal momento che si parla di valori reali) normalizzata:
max ζ(z) =
1 + |Γ|
1 −|Γ|
= S
1.1.9 Caratterizzazione dei circuiti mediante potenze
Quello che si sta facendo in questa sezione `e introdurre e studiare diversi modi
per caratterizzare circuiti a parametri distribuiti, ossia in cui vi `e dipendenza
sia dal tempo t sia dalla variabile spaziale z. Finora, `e stata sostanzialmente
considerata un’estensione della normale analisi in termini di stato elettrico:
tensione e corrente.
Quello che non `e stato ancora fatto `e introdurre un’analisi di tipo energeti-
co, ossia definizioni legate a concetti di tipo energetico (energie o potenze).
Ci`o che si far`a a questo punto `e costruire un metodo di analisi per circuiti
elettromagnetici, a partire da una funzione di potenza istantanea, p(z, t),
dipendente sia dal tempo t sia dalla sezione spaziale z considerata.
Si definisce dunque p(z, t) come prodotto delle due grandezze caratteriz-
zanti lo stato elettrico:
p(z, t) v(z, t) · i(z, t)
40
Passando dunque al dominio dei fasori, si ottiene:
Ph{p(z, t)} = P(z) +jQ(z) =
1
1
V (z) · I

(z)
Questa `e la potenza complessa, ossia la somma dei contributi di potenza
attiva e potenze immaginarie; a partire da qua, si pu`o definire il concetto di
potenza attiva come parte reale di questa espressione:
P(z) =
1
2
Re {V · I

}
Fino a qua, abbiamo solo recuperato alcune nozioni di elettrotecnica, ap-
plicabili tranquillamente a sezioni della linea di trasmissione. Volendo esten-
derle, per ottenere risultati importanti in termini di circuiti a parametri dis-
tribuiti, utilizzando la scomposizione in componenti progressive e regressive
di tensione e corrente, si pu`o dire che:
Dove, nel caso pi` u generale:
Z

=

R +jωL
G +jωC
k =

(R +jωL) (G +jωC)
Si `e visto che:

V (z) = V
+
(z) +V

(z)
I(z) = I
+
(z) +I

(z)
Da qui, sostituendo nell’espressione generale di potenza attiva, si pu`o
ottenere:
P(z) =
1
2
Re
¸
V
+
(z) +V

(z)

· Y

V
+∗
(z) −V
−∗
(z)
¸
=
Si ricordano a questo punto alcune propriet`a dei numeri complessi; dato
un generico numero complesso w:
w · w

= |w|
2
; w −w

= (a +jb) −(a −jb) = 2jb
Da qui:
=
1
2
Re

V
+
(z)

2

V

(z)

2
+V
+∗
(z) · V

(z) −V
+
(z) · V
−∗
(z)

· Y


¸
=
=
1
2
Re

V
+
(z)

2

V

(z)

2
+ 2jIm
¸
V
+∗
(z) · V

(z)
¸

· Y


¸
=
41
Supponendo che Z

∈ R:
=
1
2
Y

V
+
(z)

2

V

(z)

2

=
1
2
Y

V
+
(z)

2

1 −|Γ(z)|
2

A questo punto, si vogliono introdurre alcune osservazioni riguardo la
dimostrazione appena effettuata e i risultati appena ottenuti.
1. Se la linea `e priva di perdite, si ha la conservazione della potenza totale
su ciascuna sezione; infatti:

V
+
(z)

2
=

V
+
0
e
−jkz

2
=

V
+
0

2
|Γ(z)|
2
=

Γ
+
0
e
2jkz

2
=

Γ
+
0

2
Dal momento che la linea `e ideale, i due termini sono costanti per ogni
z, dal momento che al variare di z si hanno solo variazioni di fase; si
pu`o dunque dire che la potenza sia costante in ogni punto della linea.
2. I modi V
+
e V

sono disaccoppiati in potenza. Dalla formula ottenuta,
infatti, si pu`o banalmente vedere che:
P(z) =
1
2
Y

V
+
(z)

2

1
2

V

(z)

2
= P
+
(z) −P

(z)
Il termine P
+
(z) `e detto “potenza progressiva”, o “incidente”; P

(z)
`e detto “potenza regressiva”, o “riflessa”.
La potenza attiva (ossia quella totale, netta, transitante, reale) `e da-
ta dalla differenza tra le due potenze: la potenza incidente meno la
potenza riflessa.
Al fine di meglio comprendere il significato di tutto ci`o, si propongono
alcuni casi particolari di studio dell’andamento delle varie potenze; mediante
casi particolari sar`a possibile comprendere meglio il discorso appena fatto.
1. Z
L
= Z

: caso di carico adattato
In questo caso, si ha che:
V

(z) = 0 −→Γ(z) = 0 −→P(z) =
1
2
Y

V
+
(z)

2
= P
+
(z)
Se il carico `e adattato alla linea, esso assorbe tutta la potenza attiva,
dunque non ne riflette.
42
2. Carico puramente rettivo: Z
L
= ±jX
L
Si vede che il coefficiente di riflessione Γ
L
in modulo varr`a:
Γ
L
=
jX
L
−Z

jX
L
+Z

In modulo quadro:

L
|
2
=
X
2
L
+Z
2

X
2
L
+Z
2

= 1
Da qui:
P(z) = 0 −→P
+
(z) = P

(z)
Il carico riflette tutta la potenza che gli viene mandata, senza assor-
birne! Induttori e condensatori, dunque, riflettono solo la potenza,
senza assorbirne. Questo risultato teorico `e molto interessante poich`e,
frequentemente, pu`o facilitare l’analisi dei circuiti.
3. Carico passivo: Re {Z
L
} ≥ 0
Si pu`o vedere, come gi`a noto, che |Γ
L
| < 1; da qui, si avr`a che la
potenza riflessa dovr`a per forza essere minore di quella incidente:
P

(z) < P
+
(z)
1.1.10 Partitore di potenza
Stub parallelo
Sono finora state introdotte caratterizzazioni dei fondamentali circuiti a parametri
distribuiti su linee di trasmissione ideali (senza perdite) e senza discontinu-
it`a. Si caratterizza a questo punto, sotto il punto di vista della potenza, il
circuito “stub parallelo”:
Si consideri privo di perdite ciascun tratto di linea di trasmissione; si
vogliono, a questo punto, trarre conclusioni a partire da osservazioni sulla
topologia del circuito.
Una prima osservazione potrebbe essere la seguente:
P
A
= P
B

43
Dal momento che la linea `e senza perdite, il tratto di linea AB ha, in ogni
punto, lo stesso valore di potenza totale. Per lo stesso motivo, si pu`o dire
che:
P
B
+
C
= P
C
P
B
+
D
= P
D
Sul punto B
+
tuttavia si avranno due apporti di potenza: nel circuito stub
infatti la tensione `e costante sui rami, ma la potenza no, dal momento che
le correnti sui due rami sono diversi. Tra i due rami vi sar`a una ripartizione
della potenza presente sul punto B

, ripartizione che, in questa sottosezione,
si intende quantificare.
Si sa che:
P
B
− = P
B
+
C
+P
B
+
D
Dal momento che nel punto B

ci sar`a, come potenza risultante, la somma
delle due potenze degli altri rami: la potenza si conserva, dal momento che
da un lato non vi son perdite, dall’altro non vi sono fonti di energia. Le
potenze sui due rami possono essere scritte come:
P
B
+
C
=
1
2
Re {V
B
+
C
· I
B
+
C
∗} =
1
2
G
B
+
C
|V
B
+
C
|
2
P
B
+
D
=
1
2
Re {V
B
+
D
· I
B
+
D
∗} =
1
2
G
B
+
D
|V
B
+
D
|
2
Ma, come gi`a detto, nello stub le due tensioni sono uguali. Quello che si
pu`o fare, dunque, al fine di quantificare la ripartizione di potenza tra i rami,
`e esprimere il rapporto delle potenze tra i due rami come:
P
B
+
C
P
B
+
D
=
G
B
+
C
G
B
+
D
=
1
α
= ξ
Riprendendo l’espressione della potenza su B

, si pu`o vedere che:
P
B
− = P
B
+
C
+P
B
+
D
= P
B
+
D
(1 + ξ)
Dal momento che
P
B
+
C
= ξ · P
B
+
D
Si pu`o dunque quantificare, mediante il partitore di potenza, la ripar-
tizione della potenza nei due rami:
44
P
B
+
D
= P
B
− ·
1
1 + ξ
P
B
+
C
= P
B
− ·
ξ
1 + ξ
Discontinuit`a di impedenza
Si vuole studiare ancora un caso particolare di risoluzione di circuiti mediante
l’uso di concetti energetici: la risoluzione delle discontinuit`a di impedenza.
Si sa che:

V
A
− = V
A
+
I
A
− = I
A
+
Utilizzando la definizione di potenza, si pu`o scrivere che:

P
A
− =
1
2
Re
¸
V
A
− · I

A

¸
=

V
+
A

2Z
∞1

1 −|Γ
A
−|
2

P
A
+ =
1
2
Re
¸
V
A
+ · I

A
+
¸
=

V
+
A
+

2Z
∞2

1 −|Γ
A
+|
2

Si pu`o verificare che le due espressioni sono equivalenti, dal momento che
le potenze totali coincidono:
P
A
− = P
A
+
1.1.11 Potenza in ingresso di un circuito
Si consideri un generico circuito a radiofrequenza:
Questo circuito pu`o essere interamente caratterizzato in termini della
potenza entrante nel punto A mediante la definizione di potenza attiva:
P
A
=
1
2
Re {V
A
· I

A
} =
1
2
R
A
|I
A
|
2
=
1
2
G
A
|V
A
|
2
S `e un generico blocco che pu`o contenere al suo interno qualsiasi elemento
circuitale, caratterizzabile mediante alcune notazioni che verranno introdotte
in seguito.
L’interesse attuale `e quello di caratterizzare un circuito sotto il punto
di vista della potenza, effettuando sostanzialmente un confronto rispetto al
caso ottimale di trasmissione della potenza: la potenza disponibile, ossia la
potenza erogabile da un generatore nel caso il circuito sia adattato, caricato
su di un’impedenza pari al complesso coniugato della sua.
Si ricordano, dall’Elettrotecnica, le definizioni fondamentali:
45
P
disp

|E|
2
4R
g
[E in valore efficace]
P
disp

|E|
2
8R
g
[E in valore di picco]
Generalmente, P
A
< P
disp
: al pi` u le due potenze possono equivalersi,
nel caso che il circuito sia adattato. Esistono, come si vedr`a, circuiti in
grado di adattare il circuito al generatore (adattatori energetici); per ora,
l’interesse della trattazione `e quello di completare una caratterizzazione delle
linee di trasmissione nel dominio della frequenza, dunque si ignoreranno altri
elementi.
L’elemento mancante alla trattazione sull’analisi mediante potenze delle
linee di trasmissione `e il cosiddetto “coefficiente di Kurokawa”:
K
Γ
A

Z
A
−Z

g
Z
A
+Z
g
Si pu`o dimostrare, a partire da questa definizione, che:
P
A
= P
disp
·

1 −

K
Γ
A

2

In questo modo `e possibile ricavare la potenza presente sulla linea in caso
di disadattamento energetico.
Esiste un modo per leggere anche sulla carta di Smith il coefficiente di
Kurokawa (o “Gamma di Kurokawa”), mediante alcuni artifici: scrivendo
K
Γ
A
come:
K
Γ
A
=
R
A
+jX
A
−(R
g
+jX
g
)

R
A
+jX
A
+R
G
+jX
G
=
Z

−R
g
Z

+R
g
Dove
Z

Z
A
+jX
g
Si pu`o normalizzare numeratore e denominatore per la resistenza di carico
R
g
, ottenendo:
K
Γ
A
=
ζ

−1
ζ

+ 1
A questo punto, introducendo questo valore di impedenza normalizzata
sulla carta di Smith, quello che si legger`a sar`a il coefficiente di Kurokawa.
46
1.2 Linee di trasmissione con perdite
Finora sono state considerate generiche linee di trasmissione, introducendo
un metodo per la loro analisi, non tenendo tuttavia conto di un elemento: le
non idealit`a della linea. Di tutto il modello matematico introdotto sono stati
considerati solo due elementi: L e C, ossia gli elementi induttivi e capacitivi
per unit`a di lunghezza. G e L, di fatto, sono stati ignorati, finora, nella
trattazione.
Al fine di perfezionare il modello, si riscrivono le equazioni delle linee nel
dominio della frequenza:


dV (z)
dz
= (G +jωL) · I(z)

dI(z)
dz
= (R +jωC) · V (z)
La cosa pi` u semplice da fare a questo punto `e ridefinire L e C come
quantit`a complesse, L
C
e C
C
, in questo modo:

L
C

R

+ L
C
C

G

+ C
In questo modo, la soluzione matematica delle equazioni differenziali sar`a
esattamente identica alla precedente; questa sostituzione `e stata costruita ad-
hoc in modo da riportare il problema differenziale a uno gi`a risolto, in modo
dunque da evitare di ripetere passaggi del tutto superflui. Le equazioni, a
questo punto, divengono:


dV (z)
dz
= jωL
C
· I(z)

dI(z)
dz
= jωC
C
· V (z)
La soluzione delle equazioni differenziali, come precedentemente fatto,
sar`a:

V (z) = V
+
0
e
−jkz
+V

0
e
jkz
I(z) = I
+
0
e
−jkz
+I

0
e
jkz
Dove per`o k e Z

assumono valori differenti:
47
k = ±ω

L
C
· C
C
Z

=

L
C
C
C
Lo studio della costante di propagazione della linea, k, non `e banale:
l’espressione di k appena trovata si ricava durante lo studio della soluzione
delle equazioni differenziali, ma `e tutto liscio e semplice come prima? No: ci
sono alcune considerazioni aggiuntive da fare. Riprendendo e sostituendo le
sostituzioni di L
C
e C
C
, si pu`o riscrivere per esteso k come:
k = ±

−(R +jωL) (G +jωC)
Come si pu`o vedere (si poteva in realt`a anche da L
C
e da C
C
, i due fattori
hanno fase compresa tra −
π
2
e 0: R ≥ 0, ω ≥ 0, dunque non `e possibile
andare n`e sopra n`e sotto il limite appena annunciato. Un discorso analogo
si pu`o fare per C
C
.
All’interno della radice, il prodotto dar`a luogo alla somma delle possibili
fasi; sommando dunque gli estremi di fase, si avrebbe:
ϕ
min
= −
π
2

π
2
= −π
ϕ
max
= 0 + 0 = 0
Il radicando ha dunque fase compresa tra −π e 0, ω ∈ R; si pu`o dunque
dire, per ora, che:
−π ≤ ∠(L
C
· C
C
) ≤ 0
Fatte queste osservazioni, si introduce un piccolo trucco: svolgendo i conti
all’interno della radice, con un piccolo accorgimento, si pu`o verificare che:
k =

−(RG +jωRC +jωLG −ω
2
LC)
Si introduce a questo punto una definizione fondamentale: la linea si dice
“con piccole perdite” se:
R
ω
L
G
ω
C
Questa condizione verr`a meglio discussa in seguito.
Raccogliendo all’interno della parentesi, trascurando dunque i termini
puramente resistivi, si pu`o dire che l’espressione riportata `e equivalente a:
k ω

L · C ·

1 −

j
R
ωL
+j
G
ωC

48
Linearizzando a questo punto l’espressione mediante l’uso del polinomio
di Taylor di primo ordine, nella fattispecie in questo modo:

1 +x 1 +
1
2!
x −
1
3!
x
2
+...
Si otterr`a:
k ∼ ω

L · C ·
¸
1 −
1
2

j
R
ωL
+j
G
ωC

=
= ω

L · C
¸
1 −j
1
2

R
ωL
+
G
ωC

= β −jα
Il risultato appena ottenuto `e stato quello di approssimare l’intera radice
a un valore complesso:
±k = ±(β −jα)
Dove
β ≥ 0, α ≥ 0
Cosa sono α e β ? Beh, se ne osservi una scrittura pratica:

β = ω

L · C
Si tratta di quello che, nelle linee senza perdite, `e stato sempre indicato
semplicemente come k. Prima k era reale, ora `e complesso; β, dei
due termini, `e quello che rappresenta la costante di propagazione della
linea nel vero senso della parola: essendo il termine che provoca la
variazione di fase della tensione e della corrente sulla linea, `e il termine
che rappresenta la propagazione spaziale.
• α `e detto “coefficiente di attenuazione” e indica quanto la linea, data
l’ipotesi di piccole perdite, attenua il modo di propagazione.
Altra osservazione: k, interpretato come numero complesso, dove `e situato
nel piano complesso? Beh, si sa che:
±k = ±(β −jα)
Si pu`o fare un’osservazione: riconducendosi alla linea ideale, si pu`o vedere
come si comportava il vecchio k, e trarre delle conclusioni. Se i termini
resistivi, R e C tendono a 0, la radice tende a ridursi a:
49
lim
R,G→0
k = ω

L · C = β
Ossia, si ha un valore in cui Re {k} > 0. Dal momento che
±k = ±(β −jα)
Se Re {k} > 0, Im{k} < 0.
k = β −jα
−k = −β +jα
Tra breve si vedr`a che tutto ci`o `e coerente con i modelli gi`a visti.
Per quanto riguarda l’impedenza caratteristica Z

di una linea con perdite,
si potrebbe fare un discorso del tutto analogo, e ricavare dunque allo stesso
modo:
Z

L
C

1 −j
R
2ωL
+j
G
2ωC

= R
0
−j
1

R −GR
2

= R

−jX

Dove R

`e la resistenza caratteristica della linea, e X

la reattanza
caratteristica.
1.2.1 Interpretazione della soluzione
Mediante la discussione `e stato visto che, a meno di alcune modifiche con-
cernenti le costanti k e Z

, la soluzione analitica dell’equazione differenziale
`e analoga a quella precedentemente usata. Si sa dunque che:
V (z) = V
+
0
e
−jkz
+V

0
e
jkz
Dove per`o, questa volta:
k = β −jα
Sostituendo k in V (z) si ottiene l’espressione della tensione totale sulla
linea:
V (z) =

V
+
0

e
−j(β−jα)z
e
j∠V
+
0
+

V

0

e
j(β−jα)z
e
j∠V

0
Per esteso:
50
V (z) =

V
+
0

e
−jβz
e
−αz
e
j∠V
+
0
+

V

0

e
jβz
e
−jαz
e
j∠V

0
Dove il primo termine rappresenta l’onda progressiva, il secondo l’onda
regressiva.
Come si vedr`a in seguito parlando di propagazione guidata, il modo di
propagazione nello spazio che si utilizza nelle linee di trasmissione `e un TEM
(Trasverso Elettrico e Magnetico), dunque la direzione di propagazione sar`a
quella di ˆz (versore in direzione dell’asse z); gli andamenti saranno dunque i
seguenti, all’aumentare di z:
• |V
+
(z)| =

V
+
0

e
−αz
:
Il modulo dell’onda progressiva tende ad attenuarsi con andamento
esponenziale legato al parametro α; questo ragionamento `e assoluta-
mente sensato e intuibile: aumentando la lunghezza z percorsa dall’on-
da, le perdite aumentano, dunque il modulo della tensione progressiva
tende ad abbassarsi a causa dei fattori di perdita.
• |V

(z)| =

V

0

e
αz
:
Questa truffaldina espressione potrebbe trarre in inganno, ma in realt`a
non c’`e nulla di anormale: vi sarebbe, a prima lettura, una crescita
esponenziale della tensione regressiva all’aumentare della distanza z.
Si ricordi tuttavia un fatto: la tensione regressiva non si muove nella
direzione crescente di ˆz, bens`ı verso −ˆz (ossia nella stessa direzione, ma
verso opposto rispetto a ˆz); andando “indietro”, si ha un’attenuazione
del modulo anche per quanto riguarda la componente regressiva. Ci`o `e
ovvio, dal momento che non sarebbe possibile in alcun modo “generare
segnale” dal nulla.
Altro modo per verificare questo fatto `e utilizzare il calcolo della veloc-
it`a di fase:
v
f
= −
ω
Re {k}
La direzione di propagazione `e −ˆz, dunque come previsto tutto ci`o che
`e stato detto `e formalmente corretto.
1.2.2 Coefficiente di riflessione con perdite
Riprendendo la definizione di coefficiente di riflessione, la si vuole estendere,
come gi`a fatto per altre grandezze, per il caso di linee con perdite; come `e ben
51
noto, il coefficiente di riflessione `e definito come rapporto tra la componente
regressiva e quella progressiva dell’onda (in tal caso, si intende tensioni; tutti
i concetti sono estensibili per i coefficienti di riflessione di corrente):
Γ(z) =
V

(z)
V
+
(z)
=
V

0
V
+
0
e
j2kz
= Γ
0
· e
j2βz
· e
2αz
Cosa capita dunque? Beh, si consideri semplicemente il modulo del
coefficiente di riflessione:
|Γ(z)| = |Γ
0
| · e
2αz
Il modulo del coefficiente di riflessione, come si poteva immaginare, non `e
pi` u costante al variare della sezione z considerata. Questo significa che molte
delle congetture precedentemente introdotte, ideate sulla carta di Smith, non
sono pi` u valide; sulla carta di Smith, infatti, quello che si verificher`a sar`a la
variazione del coefficiente di riflessione secondo una spirale logaritmica, il cui
polo `e situato su Γ = 0. Il ROS inoltre perde di significato: dal momento
che esso diventa di fatto funzione di z, non essendo pi` u costante su tutta la
linea, non ha pi` u senso utilizzarlo; in altre parole:
S =
1 + |Γ(z)|
1 −|Γ(z)|
= S(z)
Dal momento che il valore del modulo del coefficiente di riflessione non
`e pi` u costante su ciascun punto della linea di trasmissione, sarebbe neces-
sario calcolare un ROS per qualsiasi valore di z, ma ci`o non avrebbe senso,
dal momento che esso `e un parametro che deve indicare l’andamento delle
oscillazioni di tensione al variare della sezione della linea.
Si vuole a questo punto quantificare l’andamento della tensione totale con
Γ(z) sulla linea:
V (z) = V
+
(z) [1 +Γ(z)] = V
+
0
e
−jβt
e
−αz

1 +Γ
0
e
j2βz
e
2αz

Di tutto ci`o si consideri il modulo:
|V (z)| =

V
+
0

e
−αz

1 +Γ
0
e
2jβz
e
2αz

Si possono notare due contributi: un primo, in cui si vede che si ha
un andamento decrescente; questo `e l’andamento di una sorta di inviluppo
dell’intera tensione totale; si parla di inviluppo a causa della presenza del
secondo termine, in cui si han oscillazioni di ampiezza sempre maggiore,
dettate dalla variazione di |Γ(z)|:
52
Si consideri a questo punto un’analisi pi` u dettagliata delle linee di trasmis-
sione con piccole perdite: si aveva precedentemente presentato alcune for-
mule, esprimenti k e Z

nel nuovo modello:
k =

−(RG +jωRC +jωLG −ω
2
LC)
Z

=

jωL

1 +
R
jωL

jωC

1 +
G
jωC

Cosa capita dunque? Nel caso di piccole perdite si ha che:

R jωL
G jωC
Si pu`o dunque trovare che:
Z

L
C
Cosa significa tutto ci`o? Beh, si pu`o ancora normalizzare le impedenze e
lavorare sulla carta di Smith, ma in modo un po’ diverso rispetto a prima;
il modulo del coefficiente di riflessione infatti non `e pi` u costante, dunque
bisogner`a, come si vedr`a in seguito, tenere conto di alcuni accorgimenti.
Vi `e un altro modo di lavorare: utilizzando le definizioni sulle potenze,
osservando nella fattispecie come esse si propagano dall’ingresso verso l’us-
cita, `e possibile introdurre metodi di calcolo analitici per studiare i circuiti
elettromagnetici.
Sulla base delle funzioni V
+
(z) e Γ(z), si pu`o dire che:
P(z) =
1
2
Re {V (z)Y


V

(z)} =
|V
+
(z)|
2
2Z

1 −|Γ(z)|
2

Come detto precedentemente Y

nel caso di piccole perdite, si pu`o ap-
prossimare al suo valore reale (ossia a quello senza perdite); la relazione
sembra dunque molto bella e funzionale da utilizzare, ma di fatto non lo `e:
|Γ(z)| non `e infatti pi` u costante al variare della sezione z che si considera,
dunque bisogner`a tenere conto in qualche modo dei termini attenuativi.
Si consideri il seguente generico circuito:
Cosa sicura, deducibile da ci`o che `e stato detto finora, `e il fatto che
P
A
= P
B
53
Data dunque la potenza nel punto A, P
A
, come si pu`o determinare il
rapporto tra P
A
e P
B
?
Il primo passo `e quello di esplicitare P
A
e P
B
in funzione di V
+
e Γ:
P
B
=

V
+
B

2
2Z

1 −|Γ
B
|
2

P
A
=

V
+
A

2
2Z

1 −|Γ
A
|
2

Si cerchi a questo punto di stabilire una qualche relazione tra

V
+
B

e

V
+
A

:
V
+
B
= V
+
A
e
−jkz
= V
+
A
e
−jβz
e
−αz
Dunque:

V
+
B
V
+
A

= e
−αz
−→

V
+
B
V
+
A

2
= e
−2αz
Da ci`o, ci pu`o concludere che il rapporto tra la potenza nel punto B e
quella nel punto A `e quantificabile come:
P
B
P
A
=
1 −|Γ
B
|
2
1 −|Γ
A
|
2
· e
−2αl
L’espressione dipende sostanzialmente da due fattori, dipendenti da due
differenti cause, due tipi di situazioni:
• Il primo termine quantifica l’attenuazione dovuta al disadattamento
della linea; esso viene detto “attenuazione di disadattamento”, A
d
:
A
d

1 −|Γ
B
|
2
1 −|Γ
A
|
2
• Il secondo termine `e indipendentemente da come o cosa si carichi sulla
linea, dal momento che riguarda solo le sue caratteristiche fisiche, ossia
le entit`a delle perdite dovute ai vari fenomeni dissipativi. Esso viene
detto “attenuazione nominale” della linea, A
n
:
A
n
e
−2αl
54
L’espressione competa dell’attenuazione effettiva viene spesso rappresen-
tata in decibel (dB); poich`e si tratta di decibel di potenza, si considera il
fatto che la potenza `e una grandezza quadratica e dunque il logaritmo andr`a
moltiplicato per fattore 10:
10 log
10
P
B
P
A
= 10 log
10

1 −|Γ
B
|
2

−10 log
10

1 −|Γ
A
|
2

+ 10 log
10

e
−2αl

Si consideri a questo punto il terzo termine; per le propriet`a dei logaritmi,
esso pu`o essere riscritto come:
10 log
10

e
−2αl

= −20αl · log
10
(e)
Si noti che:
20 log
10
(e) 8, 686
In letteratura, spesso si definisce un termine α
dB
come:
α
dB
α · 8, 686
Si noti assolutamente che α
dB
non `e assolutamente α valutato in decibel;
esso `e una grandezza che contiene informazioni, in decibel (p.u.l. , ossia per
unit`a di lunghezza) riguardo l’attenuazione nominale.
Si pu`o dire che:
P
B
P
A

dB
= 10 log
10

1 −|Γ
B
|
2

−10 log
10

1 −|Γ
A
|
2

−α
dB
· l
Esempio pratico
Si vuole a questo punto considerare un rapido esempio pratico, al fine di
fissare le nozioni appena apprese.
Dato il seguente circuito:
Dove
E = 100 V Z

= 75 Ω Z
L
= (200 −j150) Ω
l
λ
= 10, 135 α
dB
= 3 dB Z
g
= 50 Ω
Si chiede di calcolare la potenza sul carico Z
L
Per risolvere, dalla carta di Smith si pu`o leggere che:
55

B
| = 0, 62
Si pu`o dunque ricavare facilmente che:
Γ
B
= Γ
A
· e
j2βl
e
2αl
−→|Γ
A
| = |Γ
B
| e
−2αl
A questo punto si hanno due vie per procedere:
1. Utilizzare α · l, definito come:
α · l =
α
dB
· l
8, 686
= 0, 345 · l
Dunque:
e
−2αl
= 0, 501
Questo ultimo conto si pu`o effettuare mediante un calcolatore.
Si ha dunque in totale che:

A
| = 0, 62 · 0, 501 = 0, 31
2. Altro metodo di risoluzione `e basato sul passaggio in decibel dei coef-
ficienti di riflessione:
20 log
10

A
| = 20 log
10

B
| −2α
dB
· l = −4, 15 −6 = −10, 15 dB = 0, 31
Determinato |Γ
A
|, si pu`o procedere in due modi:
1. Metodo circuitale: si ricava, da ci`o che `e stato precedentemente fatto,
Z
A
, dunque si risolve il semplice circuito equivalente:
P
A
=
1
2
Z
A
|I|
2
I =
E
Z
g
+Z
A
Bisognerebbe per`o calcolare la Z
A
di ingresso, cosa che potrebbe essere
noiosa (non difficile).
56
2. Un metodo alternativo di procedere potrebbe essere basato sull’uso del
coefficiente di riflessione di Kurokawa
K
Γ
A
; si pu`o infatti dire, in un
generico circuito, che:
P
A
= P
disp

1 −

K
Γ
A

2

Dove, si ricorda:
K
Γ
A
=
Z

−R

g
Z

+R
g
Dalla carta di Smith, si pu`o leggere facilmente che:
l
λ

B
= 0, 281
l
λ

LINEA
= 20 · 0, 5 + 0, 135
La linea `e infatti lunga 10,135 lunghezze elettriche. Dal momento che
per`o i 20 giri non possono essere “cancellati”, dal momento che la linea `e
con perdite e ogni tragitto percorso fa perdere modulo, sar`a necessario
tenere conto di tutto. Quello che si pu`o fare solo per un istante `e
trascurare comunque le perdite, e fare:
l
λ

A
=
l
λ

B
+
l
λ

LINEA SENZA PERDITE
= 0, 281 + 0, 135 = 0, 416
Che senso ha questa operazione? Molto semplice: se da un lato si
ha attenuazione del modulo, dall’altro si ha comunque propagazione
dello stato elettrico. Quello che si pu`o fare fingendo di ignorare le
perdite `e trovare la “posizione finale” sulla carta di Smith in termini
di lunghezze elettriche del coefficiente di riflessione, in modo comunque
da tenere conto dei fenomeni propagativi dello stato elettrico. Questo
si pu`o fare tenendo conto della sola fase relativa al punto con 0,416
(lunghezze elettriche), riportando tuttavia per questo valore di fase
la lunghezza di |Γ
A
|, precedentemente calcolata, che tiene conto delle
perdite del circuito. In questo modo `e possibile tenere conto dell’anda-
mento “a spirale” del coefficiente di riflessione lungo il circuito, senza
dover tuttavia tracciare il valore per ogni singola sezione z.
Si procede a questo punto con i calcoli del primo e del secondo metodo,
proponendo alla fine un confronto. Dalla lettura sulla carta di Smith, si
ricava:
57
ζ
A
= 0, 65 −j0, 4
Denormalizzando:
Z
A
= ζ
A
· Z

= (48, 75 −j30) Ω
Lavorando con la calcolatrice o con la carta di Smith (in tal caso si
suggerisce di calcolare Y
A
+
g
, si calcol:
I =
E
Z
a
+Z
g
= E · Y
A
+
g
= 0, 927 +j0, 282
Usando le formule della potenza:
P
A
=
1
2
|I|
2
· R
A
= 22, 88 W
Per quanto riguarda il metodo passando per il coefficiente di Kurokawa,
si deve determinare ζ

come:
Z

= Z
A
+jX
g
ζ

=
Z

R
g
Riportando sulla carta di Smith il valore di ζ

, si pu`o ottenere
K
Γ
A
. Dal
momento che:
P
B
= P
A
·
1 −|Γ
B
|
2
1 −|Γ
A
|
2
· e
−2αl
= 0, 681 · 0, 501 · P
A
= 0, 341 · P
A
E
10 log
10

1 −|Γ
B
|
2

= −2, 1
10 log
10

1 −|Γ
A
|
2

= −0, 44
Si ha che:
P
B
P
A
= −3 −2, 1 −0, 44 = −4, 66 dB = 0, 342
Il risultato ottenuto `e uguale al precedente!
P
B
= 23 · 0, 342 = 7, 866 W
58
1.3 Circuiti di adattamento
Solitamente, collegare la linea di trasmissione direttamente al carico e al
generatore non `e una buona idea. Come gi`a detto, esistono due tipi di
fenomenologie che “disturbano”, “limitano” la propagazione dello stato elet-
trico, nella fattispecie della potenza: A
d
, ossia l’attenuazione di disadatta-
mento, e A
n
, ossia l’attenuazione nominale.
Si cerchi di capire un po’ meglio cosa capita, di fatto, nei circuiti elettro-
magnetici:
• Se il coefficiente di riflessione non `e nullo, cosa che capita ogni volta che
il carico non `e adattato alla linea, Z
L
= Z

; per questo, in casistiche
come questa sar`a presente una componente regressiva di potenza nella
linea di trasmissione.
• Se il generatore non ha come carico un’impedenza pari al complesso
coniugato dell’impedenza di uscita, ossia se
Z
L,g
= Z

g
(dove Z
L,g
`e l’impedenza vista all’ingresso della linea di trasmissione),
la potenza emessa dal generatore sar`a inferiore alla potenza disponibile,
ossia alla massima potenza che `e in grado di emettere.
Cosa si pu`o porre rimedio a tutto ci`o? L’idea `e utilizzare due blocchi
circuitali all’interno del circuito elettromagnetico, in questa maniera:
Questi due circuiti sono quelli indicati come A.E. (adattatore energeti-
co), e A.U. (adattatore di uniformit`a): si tratta di due elementi in grado di
ottenere i seguenti risultati (rispettivamente)
Z
A
= Z

g
Z
C
= Z

Introduciamo dunque singolarmente, sfruttando una delle ben note leggi
dell’elettronica: gli elementi circuitali sono “miopi”, dal momento che non
vedono nulla al di fuori dei propri morsetti; `e sempre valido dunque il prin-
cipio di equivalenza, come in elettrotecnica, cosa che pu`o permettere di “far
vedere” qualcosa nei morsetti, in modo da ottimizzare le prestazioni della
rete elettromagnetica.
59
1.3.1 Adattatori di Uniformit`a
Cosa dovrebbe fare un adattatore di uniformit`a? Beh, si sa che, sulla carta
di Smith, introducendo una certa impedenza normalizzata ζ si pu`o leggere il
valore di un certo coefficiente di riflessione ad essa associato. Dal momento
che l’adattamento di uniformit`a ha lo scopo di annullare il coefficiente di
riflessione, il circuito di adattamento dovr`a in qualche modo riportare al
centro della carta di Smth questo punto: a seconda di quale impedenza di
carico vede la linea, sulla carta si possono effettuare costruzioni geometriche
di diverso tipo che permettono di “far vedere” alla linea ζ = 1, ossia di
far comportare la linea come adattata al suo carico. Introducendo dunque
il circuito ricavato dalle costruzioni sulla carta di Smith si pu`o effettuare
l’adattamento del carico alla linea di trasmissione.
Prima di trattare gli adattatori di uniformit`a, `e buona cosa introdurre
alcune nozioni che torneranno molto utili anche in ambito di adattatori
energetici.
Di solito i circuiti di adattamento si realizzano a frequenza fissa, ossia
funzionano solo per una certa frequenza dei segnali (monocromatici) in in-
gresso. Esistono sostanzialmente due tipi di componenti per la realizzazione
di questi circuiti:
• Componenti a parametri concentrati: facili da trovare, ma con una
grossa limitazione: ad alte frequenze (quali le radiofrequenze, che si `e
soliti usare in termini di Campi Elettromagnetici), presentano parametri
parassiti molto elevati, dunque non possono essere utilizzati.
• Componenti a parametri distribuiti: normalmente gli adattatori a ra-
diofrequenza si realizzano mediante circuiti a parametri distribuiti, os-
sia con linee di trasmissione (chiuse in circuito aperto o in corto cir-
cuito) in modo da simulare il comportamento di induttanze o capacit`a.
Per realizzare gli adattatori esistono diverse topologie, alcune delle quali
saranno studiate in maniera particolarmente approfondita.
• Circuito a “L dritto”:
Si introduce un’impedenza Z
S
(di solito realizzata mediante uno stub)
prima della linea di trasmissione;
• Disegno a “L rovesciato”:
Configurazione duale alla precedente: prima si introduce la linea di
trasmissione, quindi lo stub Z
S
.
60
• Circuito a “T”:
Si usano due tratti di linea di trasmissione, quindi introduce in mezzo
a essi un’impedenza in parallelo.
• Circuito a Π:
Duale al precedente, con due impedenze in parallelo e un tratto di linea
di trasmissione tra esse.
Nota: tutti questi circuiti usano un’impedenza in parallelo. Nei conti si
usa pressoch`e sempre l’ammettenza, al fine di poter utilizzare una somma
algebrica anzich`e una somma armonica al momento di fare i calcoli in modo
pi` u semplice. Queste topologie sono utilizzabili sia in ambito di adattatori di
uniformit`a sia di adattatori energetici. Gli ultimi due sono adattatori molto
versatili, dal momento che presentano tre gradi di libert`a su cui operare;
questo fatto comunque li rende molto complicati da utilizzare, dunque per
ora non verranno trattati.
Come si pu`o realizzare il progetto di un adattatore di uniformit`a? Come
gi`a accennato, dato un punto arbitrario della carta di Smith, l’obiettivo `e
quello di ideare una costruzione geometrica in grado di riportarlo fino al
centro della suddetta, ossia Γ = 0, o ζ = 1.
Si parta dallo schema di adattamento a L dritto (l’unico che verr`a usato
in ambito di adattatori di uniformit`a); si dovr`a operare variando la lunghez-
za dei tratti di linea, ipotizzando di non avere fenomeni di perdite (quindi
considerando sostanzialmente solo tratti corti di linea). Data questa ipotesi,
a partire dal punto iniziale della carta di Smith (ricavato mediante l’intro-
duzione del valore dell’impedenza normalizzata di carico della linea), ci si
pu`o muovere fino a incrociare la circonferenza Re {ζ} = 1 (si pu`o notare geo-
metricamente che questa intersezione esiste sempre). Risolto questo punto, `e
gi`a stato fissato uno dei parametri: la lunghezza l della linea di trasmissione.
Volendo a questo punto muoversi verso il centro della carta di Smith sulla
circonferenza-luogo di punti delle impedenze a parte reale unitaria, si dovr`a
introdurre lo stub y
S
, ossia l’ammettenza (o, meglio, suscettanza, dal momen-
to che la parte reale dell’ammettenza `e gi`a stata dimensionata). Scegliendo
la lunghezza idonea dello stub sulla carta di Smith, si pu`o realizzare una
suscettanza induttiva o capacitiva a scelta, dunque considerare il progetto
terminato.
In matematichese, quali saranno i passi da seguire:
1. y
B
= y
L
; y
L
= a +jb.
2. y
A
+ = 1 +jb (passaggio ottenuto mediante la linea A
+
B).
61
3. y
S
= y
A
− −y
A
+ (su y

A
si vuole avere “1” come ammettenza); dunque:
y
S
= 1 −(1 +jb) = −jb
−jb `e il valore della reattanza che dovr`a essere realizzata mediante lo
stub.
SI noti: nella circonferenza di raggio unitario, al fine di realizzare lo stub,
ci si muove sostanzialmente sempre in direzione del generatore, ossia T.G.
1.3.2 Adattatori Energetici
Nell’adattatore di uniformit`a l’obiettivo finale era ottenere Γ = 0, ossia elim-
inare qualsiasi contributo di riflessione; l’adattatore energetico si pu`o consid-
erare come una generalizzazione delle costruzioni utilizzate, con un obiettivo
finale diverso: adattare un’impedenza in modo da farla vedere come pari a
Z

g
, dove per`o Z
g
, impedenza di generatore, pu`o assumere un valore qualsiasi.
Per realizzare ci`o con un adattatore a L dritto si procede nel seguente
modo: si individuano y
L
e y
g
sulla carta di Smith; y

g
sar`a semplicemente
(come si pu`o vedere facilmente) il simmetrico rispetto all’asse delle ascisse di
y
g
.
Dalla definizione di numero complesso e di suo complesso coniugato si sa
che, dato z definibile come:
z = Re {z} +jIm{z}
z

= Re {z} −jIm{z}
Un primo obiettivo dunque `e, dal momento che il primo grado di libert`a
da soddisfare riguarda la lunghezza del tratto di linea (a partire dal carico
infatti, negli adattatori a L dritto, prima si “incontra” la linea, “poi” lo stub),
raggiungere, con il tratto di linea pi` u corto possibile (al fine di non incappare
in fenomeni di perdite), l’intersezione con la circonferenza Re
¸
y

g
¸
costante.
Si sa che, a partire da una circonferenza |Γ| costante, modificando la
lunghezza della linea si pu`o modificare la fase del coefficiente di riflessione,
∠Γ, dunque l’impedenza della linea. Noi desideriamo tuttavia che la linea sia
tale da ottenere, a partire da ζ
L
(o y
L
che sia), l’intersezione con la circon-
ferenza Re
¸
y

g
¸
= costante. Giunti a questa intersezione, si sar`a “all’ingresso
della linea”, A
+
, e si avr`a un’ammettenza pari a:
y
A
+ = a
A
+ −jb
A
+ = Re
¸
y

g
¸
−jb
A
+
62
La parte reale `e stata aggiustata, quella immaginaria ancora no. Come
prima, al fine di ottenere l’impedenza finale, sar`a necessario introdurre uno
stub nel circuito. Si desidera che, in y
A
−, si possa vedere y

g
; si pu`o osservare
dunque banalmente che:
y
A
− = y
A
+ +y
S
Dove
y
A
+ = Re
¸
y

g
¸
−jb
A
+
Dunque:
y
S
= jb
S
La condizione da soddisfare `e:
y

g
= y
A
+ +y
S
−→y
S
= y

g
−y
A
+
Determinato y
s
, il progetto si pu`o considerare quasi terminato; per con-
cludere, a questo punto, `e sufficiente determinare la lunghezza dello stub
parallelo.
1.3.3 Problemi nella realizzazione di adattatori ener-
getici
Realizzare un adattatore energetico non `e banale; oltre ad essere una versione
“generalizzata” dell’adattatore di uniformit`a, vi pu`o essere un problema di
realizzazione, non risolubile con i metodi analizzati in dettaglio finora. L’a-
dattatore di uniformit`a `e infatti sempre realizzabile dal momento che il punto
“di arrivo” `e l’origine, e la circonferenza su cui “ci si muove” `e Re {ζ} = 1.
Volendo generalizzare per una qualsiasi circonferenza, pu`o accadere un
fatto assai sgradevole: la generica circonferenza a Re
¸
y

g
¸
costante e quel-
la |Γ
L
| costante potrebbero non aver intersezione: una delle due potrebbe
infatti essere troppo grande o troppo piccola per intersecare l’altra, dunque
il progetto sarebbe irrealizzabile. Questo tipo di casistica pu`o capitare fre-
quentemente, almeno quanto la casistica “fortunata”, dunque i metodi da noi
finora introdotti sono incompleti. Per questo motivo, `e necessario trovare una
strada in grado di portare a una soluzione di un qualche tipo per ogni ca-
sistica, anche per quelle meno fortunate, in modo da completare il range di
problemi che potrebbe esser necessario affrontare, al livello proposto dalla
trattazione.
63
1.3.4 Adattatori energetici a L rovesciato
Come dice il saggio, se Maometto non va dalla montagna, allora `e la mon-
tagna che va da Maometto
2
. Questo detto popolare potrebbe tornare utile
per comprendere ci`o che si `e in procinto di introdurre, ossia l’adattatore a L
rovesciato, del tutto duale a quello a L dritta.
Si osservi cosa capita dal punto di vista del carico: se, a partire da esso
si introduce prima la reattanza (o meglio suscettanza) y
S
, dunque solo dopo
una linea di trasmissione si ottiene, sulla carta di Smith, una costruzione
geometrica del tutto duale a quella appena trattata.
Questa volta, invece che cercar di portare y
B
(ossia il carico, y
L
) verso y
A
(ossia y

g
, il complesso coniugato dell’impedenza di uscita del generatore), si
fa “il contrario”: non potendo ovviamente modificare le caratteristiche del
generatore, si dovr`a partire poco dopo: la costruzione geometrica sulla carta
di Smith far`a in modo da ottenere, di fatto questo risultato. Si considera la
circonferenza |Γ
g
∗| costante e si interseca con quella Re {y
L
} costante. L’in-
tersezione trovata sar`a y
B
−: se Maometto (l’impedenza di carico) non si `e
spostato, abbiamo avvicinato a lui la montagna (l’impedenza di generatore);
la linea di trasmissione tra le due `e il percorso che le collega. Una linea di
trasmissione si pu`o pensare come un’entit`a in grado di modificare la resisten-
za vista da un capo a un altro, fermo restando che il modulo del coefficiente
di riflessione `e costante. La differenza tra i due circuiti (L dritto o rovesci-
ato) sta nel fatto che, in un certo senso, prima si voleva fare in modo che
“l’ingresso veda il carico che vuole”, ora che “il carico veda l’ingresso che
vuole” (dal momento che prima la linea era collegata direttamente al carico,
ora direttamente all’ingresso ma non al carico).
Il risultato finale `e il seguente:
y
B
− = y
S
+y
B
+
Dal momento che si vuole fare in modo che il carico veda un certo ingresso,
si dovr`a fare s`ı da avere, ricavati gli altri parametri, y
S
tale per cui:
y
S
= y
B
− −y
B
+
Dove y
B
+ +y
L
; dunque:
y
S
= y
B
− −y
L
I due tipi di circuito hanno un grosso vantaggio: si pu`o geometricamente
dimostrare che dove un metodo non converge, l’altro lo fa. Si avesse dunque
2
Chiediamo scusa ai musulmani che, di questi tempi, potrebbero offendersi.
64
sfortuna nel scegliere un tipo di adattamento, `e sufficiente utilizzare l’al-
tro per avere la garanzia che funzioni, avendo cos`ı possibilit`a di arrivare al
termine del progetto.
1.3.5 Trasformatore
λ
4
Esiste un altro tipo di adattatore (di uniformit`a soprattutto), molto semplice
ma comunque utilizzato: il trasformatore λ/4 (o adattatore λ/4): si tratta
di un adattatore in cui si sceglie di introdurre semplicemente una linea di
trasmissione con lunghezza pari a λ/4:
L’unico grado di libert`a presente in questo tipo di adattamento `e la scelta
dell’impedenza caratteristica del tratto di linea introdotto nel circuito. Trat-
tandosi di solito di un adattatore di uniformit`a, il suo scopo `e quello di
adattare il carico alla linea; ci`o significa che, all’ingresso dell’adattatore, non
si vorrebbe avere onde regressive, e dunque che:
Γ
A
− = 0
Dalla teoria precedentemente introdotta, si sa che:
Z
A
− = Z
∞2
·
R
L
+jZ
∞2
tan(βl)
Z
∞2
+jR
L
tan(βl)
Si considera una linea senza perdite, dunque k = β.
Dal momento che la linea di trasmissione ha una lunghezza l pari a λ/4,
si avr`a:
βl =

λ
·
λ
4
=
π
2
Si consideri dunque il limite dell’espressione per βl →
π
2
:
lim
βl→
π
2
[Z
A
−(βl)] =
Z
2
∞2
R
L
Dal momento che ci`o che ci interessa `e il fatto che Z
A
− sia “adattata”,
si vuole che essa valga Z
∞1
: in questo modo il carico risulterebbe essere
adattato alla linea di trasmissione. Dunque:
Z
∞1
=
Z
2
∞2
R
L
⇐⇒Z
∞2
=

Z
∞1
· R
L
Cosa `e stato ottenuto? Beh, dato l = λ/4, l’impedenza caratteristica della
linea di trasmissione deve essere pari alla media geometrica della resistenza
di carico e dell’impedenza caratteristica della linea. Questo tipo di adattatori
65
per come sono stati appena descritti, sono validi solo per impedenze di carico
puramente resistive. Nel caso le impedenze fossero reattive, si pu`o fare la
seguente costruzione: si indica l’impedenza normalizzata di carico ζ
B
come:
ζ
B
=
R
L
Z
∞2
Questa pu`o essere, sulla carta, o maggiore o minore di 1, ma reale (dal
momento che come detto si adattano per ora solo carichi puramente resis-
tivi). Introducendo una linea di trasmissione con lunghezza elettrica pari a
λ/4, semplicemente, per come `e fatta la carta di Smith, si otterr`a il simmet-
rico rispetto all’origine del punto. Ci`o in matematichese si traduce come il
reciproco dell’impedenza di carico:
ζ
A
+ =
1
ζ
B
=
Z
∞2
R
L
Per passare da ζ
A
+ a ζ
A
− si deve risolvere una discontinuit`a di impedenza,
dunque de-normalizzare e ri-normalizzare per le impedenze caratteristiche
prima Z
∞2
poi Z
∞1
. Quindi:
ζ
A
− = ζ
A
+ ·
Z
∞2
Z
∞1
=
Z
2
∞2
R
L
· Z
∞1
Per avere la condizione di adattamento di uniforit`a, si impone che ζ
A
− =
1; quindi:
ζ
A
− = 1 =
Z
2
∞2
R
L
· Z
∞1
−→Z
∞2
=

R
L
· Z
∞1
Abbiamo ritrovato la stessa condizione di prima, passando anche per la
carta di Smith!
Se ζ
L
`e dell’altro segno, non cambia assolutamente niente rispetto a ora.
Dal punto di vista della costruzione grafica questo tipo di adattatore `e ba-
nale da realizzare: basta “ribaltare” rispetto all’origine l’impedenza. Esso `e
molto utile anceh in ambito di guide d’onda: data ad esempio una guida d’on-
da rettangolare con una porzione riempita di un materiale dielettrico, essa si
pu`o modellare con una linea di trasmissione con discontinuit`a di impedenza.
Con ci`o, si pu`o effettuare un adattamento proprio mediante l’adattatore λ/4.
Finora sono state discusse solo impedenze reali (ossia sostanzialmente
resistenze); con generiche impedenze, cambia molto? La risposta `e no: questo
adattatore `e assolutamente realizzabile, se si tiene conto di un semplice fatto:
al tratto di linea l = λ/4, si potrebbe semplicemente aggiungere un altro
pezzetto di linea, tale da portare sull’asse reale l’impedenza, ruotando sulla
66
circonferenza |Γ| costante. Si pu`o dunque dire che esso sia un “adattatore
λ/4 abbondanti”.
Perch`e, a parte il contesto delle guide d’onda, questo adattatore potrebbe
risultare utile? Beh, tutti gli adattatori finora studiati funzionano, ma solo su
segnali a una certa frequenza di lavoro. Per realizzare un adattatore a banda
larga si pu`o mettere in cascata un certo numero di celle λ/4, dal momento
che esse sono le pi` u facili da gestire; stabilendo un certo numero n di celle da
utilizzare e la topologia secondo la quale esse vanno disposte si pu`o combinare
l’effetto sulle varie frequenze delle varie celle, dunque allargare la banda degli
adattatori rendendoli validi per segnali anche non monocromatici.
1.4 Linee di trasmissione nel dominio del tem-
po
Finora `e stato considerato lo studio delle linee di trasmissione in un contesto
particolare, sotto alcuni punti di vista “semplificato”: il dominio della fre-
quenza. Spesso, tuttavia, uno studio di questo genere non `e assolutamente
sufficiente o idoneo: finch`e si parla di segnali armonici, la cui dipendenza dal
tempo `e ben nota, lo studio finora effettuato `e pi` u che sufficiente; quando si
deve studiare la propagazione di segnali non monocromatici, o con una dipen-
denza temporale arbitraria (ad esempio in Compatibilit`a Elettromagnetica o
nello studio di integrit`a del segnale), un’analisi nel dominio del tempo diviene
obbligatoria.
Esistono diversi tipi di approcci atti a risolvere questo tipo di studio: uno
`e “sistemistico”, dal momento che consiste nello schematizzare il sistema in-
gresso+linea considerandolo LTI (Lineare Tempo Invariante), dunque risolu-
bile mediante l’uso della funzione di risposta all’impulso della linea convoluta
al segnale in ingresso. Questo metodo, basato sullo scomporre il segnale non
armonico in una somma di segnali armonici, `e utile per lo studio di linee
adattate; l’approccio che si considerer`a tuttavia nella trattazione non sar`a di
questo tipo: quella che si cercher`a sar`a una soluzione pi` u generale, che per`o
porti a un metodo di analisi semplificato.
Si ricomincia a questo punto da capo, dal modello matematico della linea
di trasmissione (anche se pi` u rapidamente rispetto a prima), proponendo
per`o l’analisi nel dominio del tempo anzich`e in quello della frequenza.
Si consideri il solito schema circuitale e le sue equazioni alla maglia:

∂z
v(z, t) + L

∂t
i(z, t) = 0
67

∂z
i(z, t) + C

∂t
v(z, t) = 0
Risolvendo questo sistema, ci si pu`o ricondurre, come noto, a una generica
equazione differenziale iperbolica, del tipo:
∇ϕ(r, t) −
1
c
2

2
ϕ(r, t)
∂t
2
= 0
Considerando tuttavia, anzich`e l’intero vettore r, la sola componente
longitudinale z. Utilizzando la sostituzione di D’Alembert:

ξ = z −v
f
· t
η = z +v
f
· t
Si pu`o ottenere:
v(z, t) = v
+
(z −v
f
· t) +v

(z +v
f
· t)
i(z, t) = i
+
(z −v
f
· t) +i

(z +v
f
· t)
Questo, nel caso di linea senza perdite; il circuito considerato, infatti, ha
R = 0, G = 0.
E se si volesse considerare anche una soluzione con perdite? Questa `e
decisamente pi` u difficile da ottenere, a meno che non si decida di partire da
qualcosa di gi`a noto; si sa che:
V (z) = V
+
0
e
−jkz
+V

0
e
jkz
k ∈ C
Si vuole antitrasformare questa funzione nel dominio del tempo. Prima
di far ci`o, tuttavia, si intende ricordare che finora sono stati solo considerati
segnali armonici monocromatici, dunque considerando un solo valore di pul-
sazione ω, costante; pi` u generalmente, dunque, l’equazione prima enunciata
sarebbe, considerando segnali qualunque:
V (z, ω) = V
+
(ω)e
−jkz
+V

(ω)e
jkz
Utilizzando la definizione di antitrasformata di Fourier, si ottiene:
v(z, t) =
1

+∞
−∞
V (z)e
−jωt
dω =
1

+∞
−∞

V
+
(ω)e
−jkz
+V

(ω)e
jkz

e
jωt
dω =
Raccogliendo agli esponenti il termine jω:
68
=
1

+∞
−∞

V
+
(ω)e

(
t−z·
k
ω
)
+V

(ω)e

(
t+z·
k
ω
)

dω =
Ricordando, dalla definizione di velocit`a di fase, che:
v
f
=
ω
k
Si ottiene:
=
1

+∞
−∞
¸
V
+
(ω)e

t−
z
v
f

+V

(ω)e

t+
z
v
f
¸

Antitrasformando V
+
(ω) come v
+
(t) e V

(ω) come v

(t), considerando
le propriet`a dell’antitrasformata del prodotto per esponenziale, si ottiene:
v(z, t) = v
+

t −
z
v
f

+v

t +
z
v
f

Applicando opportune condizioni al contorno, si pu`o risolvere a questo
punto qualsiasi problema.
Per quanto riguarda la corrente, `e possibile effettuare ragionamenti analoghi:
i(z, t) = v(z, t) · Y

= i
+

t −
z
v
f

+i

t +
z
v
f

Terminata a questo punto la teoria, si passi alla sua applicazioni in vesti
pratiche: tutte le cose finora dette sono assolutamente vere, ma complicate
da utilizzare al fine di risolvere problemi pratici.
Essendo i problemi di questo genere molto difficili, in questa trattazione
se ne considereranno di estremamente semplici, considerando solo equivalen-
ti Th´evenin del generatore, linee di trasmissione e carichi (prevalentemente
resistivi); come segnali, si considereranno o gradini o onde quadre o porte
(nel tempo).
Si considerano a questo punto tre particolari casi di studio di linee nel
dominio del tempo, prima di passare al caso pi` u generale che si affronter`a: il
carico resistivo generico.
Carico adattato
Dato un circuito di questo genere:
Si consideri l’origine delle coordinate spaziali z sul carico; perch`e valga la
condizione di carico adattato, si deve avere che:
69
v(0, t) = Z

i(0, t)
Considerare z = 0 sul carico semplificher`a i conti: riscrivendo infatti le
equazioni prima ricavate per z = 0, si ha:
v(0, t) = v
+
(−v
f
· t) +v

(v
f
· t) = Z

i
+
(−v
f
· t) −i

(v
f
· t)

Per avere
v
+
(−v
f
· t) +v

(v
f
· t) = v
+
(−v
f
· t) −v

(v
f
· t)
Serve che
v

(v
f
· t) = 0
In tal caso, si avr`a:
v(0, t) = v
+
(−v
f
· t)
Ossia, come nel caso in frequenza, si avr`a solo propagazione di componenti
progressive.
Corto circuito
Dato il seguente circuito
v(0, t) = 0
Da qui, si deve avere che:
v(0, t) = v
+
(−v
f
· t) +v

(v
f
· t) = 0
Dunque
v
+
(−v
f
· t) = −v

(v
f
· t)
Semplicemente, la componente regressiva sar`a dunque il simmetrico rispet-
to all’origine della componente progressiva, nel dominio dello spazio.
70
Circuito aperto
Dato il seguente circuito:
Questa volta, dualmente a prima, si ha:
i(0, t) = 0
Ci`o che si far`a, dunque, sar`a:
i(0, t) = i
+
(−v
f
· t) +i

(v
f
· t) = 0
Da qui:
i
+
(−v
f
· t) = −i

(v
f
· t)
Si tenga tuttavia conto, parlando di tensioni, che:
v
+
(−v
f
· t) = Z

· i
+
(−v
f
· t)
v

(−v
f
· t) = −Z

· i

(−v
f
· t)
Dunque:
v
+
(−v
f
· t) = v

(v
f
· t)
La componente regressiva dell’onda sar`a semplicemente il simmetrico,
rispetto all’asse delle tensioni, della componente progressiva (in termini di
propagazione di tensione); questo `e dovuto alla relazione di impedenza tra
tensioni e correnti regressive, proporzionalmente dipendenti per la Z

, ma a
meno di un cambio di segno.
1.4.1 Carico resistivo generico
Si consideri a questo punto il caso pi` u generale, ossia la presenza di un
generico carico resistivo. Dato dunque il seguente circuito:
Si vuole scrivere l’espressione completa della tensione sul punto B, cer-
cando dunque di calcolare, nel dominio della frequenza, l’espressione di V
B
funzione di E (dove E = F{e(t)}). A questo punto, si anti-trasforma
l’espressione trovata, ottenendo l’analisi nel dominio del tempo.
Tutta l’analisi in frequenza si basa sulle solite “tre formule magiche”;
utilizzandole, come si d`a per scontato si sappia fare, si ottiene:
V
B
E
= V
+
B
[1 +Γ
B
] = V
+
A
+
e
−jkl
[1 +Γ
B
] =
V
A
+
1 +Γ
A
e
−jkl
[1 +Γ
B
]
71
Ma Γ
A
− = Γ
A
+, V
A
− = V
A
+; dunque:
=
V
A

1 +Γ
A
e
−jkl
[1 +Γ
B
] =
Z
A
Z
A
+R
g
·
1 +Γ
B
1 +Γ
A
e
−jkl
Si ricorda, dalle formule precedentemente apprese, che
Z
A
= Z

·
1 +Γ
A
1 −Γ
A
R
g
= Z

·
1 +Γ
g
1 −Γ
g
Dove Γ
g
`e:
Γ
g
=
R
g
−Z

R
g
+Z

= Γ
A

Si pu`o dunque riscrivere il partitore tra Z
A
e R
g
in termini di coefficienti
di riflessione, ottenendo dunque:
Z
A
Z
A
+R
g
=
Z

·
1+Γ
A
1−Γ
A
Z

·
1+Γ
A
1−Γ
A
+Z

·
1+Γ
g
1−Γ
g
=
(1 +Γ
A
) · (1 +Γ
g
)
(1 +Γ
A
) · (1 −Γ
g
) + (1 +Γ
A
) · (1 +Γ
g
)
=
=
(1 +Γ
A
) · (1 +Γ
g
)
2(1 −Γ
A
Γ
g
)
Sostituendo ci`o all’equazione precedente, si ottiene:
V
B
E
=
(1 +Γ
A
) · (1 +Γ
g
)
2(1 −Γ
A
Γ
g
)
·
1 +Γ
B
1 +Γ
A
e
−jkl
Semplificando e ricordando che
Γ
A
= Γ
B
e
−j2kl
Si ottiene:
V
B
E
=
1 −Γ
g
2
·
1
1 −Γ
g
Γ
B
e
−j2kl
· (1 +Γ
B
)e
−jkl
I migliori osservatori noteranno a questo punto facilmente la corrispon-
denza tra il termine centrale e la somma di una serie geometrica:
1
1 −Γ
g
Γ
B
e
−j2kl
=

¸
i=0

Γ
g
Γ
B
e
−j2kl

i
72
l `e la lunghezza del tratto di linea di trasmissione; dal momento che
la velocit`a di fase v
f
`e indicatore della velocit`a spaziale di propagazione
dell’onda sulla linea, si pu`o definire un “tempo di transito” sulla linea, τ,
come il tempo impiegato dal segnale per attraversare la linea da un capo
all’altro:
τ =
l
v
f
Dal momento che si ha:
k · l =
ω
v
f
· l = ωτ
Si pu`o riscrivere l’equazione come:
V
B
E
=
1 −Γ
g
2
· (1 +Γ
B
)e
−jωτ
·

¸
i=0

Γ
g
Γ
B
e
−j2ωτ

i
Cosa significa tutto ci`o?
All’istante t = t
0
, il segnale progressivo di tensione (qui indicato mediante
una porta con “+” al suo interno) avanza, sull’asse delle z, dal punto z = 0 (il
generatore) verso z = l (il carico); all’istante t = τ, l’impulso ha percorso la
lunghezza l, dunque si trova in prossimit`a del carico: qui viene riflesso, dando
luogo all’onda progressiva, ossia al rettangolo con “-” all’interno. Questo
fatto continuer`a a ripetersi fino a quando vi sar`a segnale nella linea. Ciascuna
i-esima iterazione del procedimento descritto `e contenuta nella sommatoria:
ogni volta che si tocca una o l’altra parte, si avr`a un fenomeno di riflessione
del segnale.
Ci si concentri a questo punto su v
B
(t), ossia sull’andamento della ten-
sione totale nel punto B al variare del tempo t. Si pu`o dire che vi siano due
contributi costituenti la tensione totale del punto: la componente progressi-
va, incidente sul carico, e quella regressiva, emessa dal carico a causa del suo
disadattamento rispetto alla linea. Affinch`e la formula della serie geometrica
converga, dunque, `e necessario soddisfare due condizioni:
• Il carico deve essere passivo: carichi attivi o puramente reattivi possono
provocare un argomento del denominatore minore di zero, dunque o
una singolarit`a o una formula non compatibile con la somma della serie
geometrica;
• Resistenza equivalente di generatore puramente reale, ossia priva di
componente reattiva.
73
A questo punto `e possibile sviluppare la tensione su B, nel dominio della
frequenza, come:
V
B
(ω) = E(ω)
1 −Γ
g
2
(1 +Γ
B
)
¸
e
−jωτ

g
Γ
B
e
−j3ωτ
+ (Γ
g
Γ
B
)
2
e
−j5ωτ
+...
¸
Nel dominio del tempo, si potr`a antitrasformare l’espressione, ottenendo:
v
B
(t) =
1 −Γ
g
2
(1 +Γ
B
) {e(t −τ) +Γ
g
Γ
B
e(t −3τ) +...} =
=
1 −Γ
g
2
(1 +Γ
B
)

¸
n=0

g
Γ
B
)
n
e [t −(2n + 1) τ]
Ci`o significa che, alla n-esima iterazione, il segnale avr`a percorso 2n +
1 volte il tratto AB, subito n + 1 riflessioni sul carico e n riflessioni sul
generatore.
1.4.2 Diagramma a traliccio
Finora `e stata proposta un’analisi formale delle linee di trasmissione nel do-
minio del tempo. Un approccio semplice e pi` u intuitivo per analizzare le
linee di trasmissione nel dominio del tempo `e il diagramma a traliccio: si
tratta di un diagramma con le ascisse rappresentanti coordinate spaziali, le
ordinate (positive verso il basso) istanti temporali. In sostanza, il diagramma
a traliccio permette di rappresentare il transitorio del segnale sulla linea di
trasmissione ancor prima di aver determinato la sua risposta in frequenza.
Dato per esempio un segnale a porta rettangolare di ampiezza unitaria
e larghezza temporale T, causale, dato τ =
l
v
f
, un esempio di diagramma a
traliccio potrebbe essere il seguente:
• Se τ <
T
2
, si ha un fenomeno di riverbero: i supporti dei segnali si
sovrappongono;
• Se τ >
T
2
, i supporti nel tempo dei segnali sono disgiunti, dunque si
hanno “echi multipli”.
Una volta disegnato il diagramma a traliccio, si studia l’ampiezza dell’im-
pulso di partenza, che verr`a chiamato v
0
(t). Al fine di calcolarlo, `e necessario
fare la seguente supposizione: al momento della partenza, il segnale “non
sa” cosa ha davanti, quanto sia lunga la linea, dal momento che, nel dominio
del tempo, si pu`o dire che, al momento della partenza, “l’impulso non vede
74
il carico”. Non vedendo il carico, sostanzialmente si pu`o modellare l’impe-
denza vista dal segnale in partenza come quella di adattamento, supponendo
che, come casistica, si abbia qualcosa di equivalente alla linea di lunghezza
infinita. L’impedenza vista dal generatore, dunque, sar`a Z

+R
g
:
Quindi:
v
0
(t) = v
A
(t) = e(t) ·
Z

Z

+R
g
A ogni incidenza su carico o generatore, v
0
(t) “torner`a” indietro, molti-
plicato per il coefficiente di riflessione (Γ
B
per riflessioni sul carico, Γ
g
per
riflessioni sul generatore); seguendo il disegno precedente, per t = 0 si avr`a
v
0
(t); v
B
(t) sar`a uguale a v
0
(t − τ), dal momento che il segnale progressivo
impiega un tempo pari a τ per arrivare il carico. La linea `e senza perdite,
dunque il segnale v
0
(t) arriva “intatto” al carico. Al carico per`o la tensione
totale `e data, oltre che dalla componente incidente, dall’aggiunta di una com-
ponente riflessa, che all’istante τ partir`a da B per andare verso A. Essa altri
non sar`a che Γ
B
v
0
(t − τ), ossia il segnale di partenza moltiplicato per il co-
efficiente di riflessione sul carico, all’istante t = τ. Al generatore vi sar`a
a questo punto un’ulteriore riflessione, e cos`ı via fino a quando la tensione
viaggiante sulla linea non diverr`a trascurabile.
Si noti che la formula intuitiva proposta per il calcolo del segnale ha una
sua motivazione pi` u “profonda” dietro: si era precedentemente detto, nella
formula generale per il calcolo del rapporto tra V
B
e E, che:
V
B
E
=
1 −Γ
g
2
· (1 +Γ
B
)e
−jωτ
·

¸
i=0

Γ
g
Γ
B
e
−j2ωτ

i
Si vede che:
1 −Γ
g
2
=
1
2

1 −
R
g
−Z

R
g
+Z

=
1
2
2Z

R
g
+Z

=
Z

R
g
+Z

Il metodo appena proposto e illustrato `e del tutto analogo, se non nella
maggiore semplicit`a, al calcolo esplicito della funzione
V
B
E
nel dominio della
frequenza, per poi effettuare l’antitrasformazione.
1.5 Matrice di Scattering
Trattando lo studio e la caratterizzazione di dispositivi classici, a parametri
concentrati, nei corsi di Elettrotecnica si definisce la matrice Z delle im-
pedenze calcolate a vuoto, o la sua duale Y per le ammettenze calcolate a
vuoto.
75
Trattando lo studio di generici dispositivi a microonde, queste definizioni
non sono pi` u funzionali: dal momento che a parametri concentrati si trascura
la dipendenza dello stato elettrico dalle sezioni considerate, tensioni e correnti
sono grandezze ben definite solo in ciascuna sezione, ma non su tutta la linea.
Studiare elementi del tipo:

V
1
= Z
1,1
I
1
+Z
1,2
I
2
V
2
= Z
2,1
I
1
+Z
2,2
I
2
−→Z =

Z
1,1
Z
1,2
Z
2,1
Z
2,2

Era possibile, dal momento che V
1
, V
2
, I
1
, I
2
erano grandezze ben definite
in ciascun punto del circuito a parametri concentrati.
A parametri distribuiti si aggiunge qualche problematica: a seconda della
sezione z di linea si pu`o avere una tensione diversa. Oltre a esserci dipen-
denza dalla sezione si ha dipendenza dalla frequenza del segnale, dalle varie
lunghezze elettriche e quant’altro.
Al fine di mantenere almeno il “modus operandi” delle vecchie rappre-
sentazioni, `e necessario considerare due aspetti:
1. Servono grandezze “ben definite” su ciascuna sezione z del dispositivo
a microonde, ossia grandezze in grado di definire nel modo pi` u semplice
lo stato elettrico del dispositivo.
2. Serve una condizione di carico in grado di annullare una delle precedenti
grandezze alla volta, al fine di permetterci di determinare i parametri
della rappresentazione che si sta per definire.
Per quanto riguarda il primo punto, la base idonea sulla quale si speci-
ficher`a e caratterizzer`a lo stato elettrico del dispositivo a microonde `e quella
delle tensioni progressiva (V
+
) e regressiva (V

): classificare in termini di
coefficienti di riflessione un dispositivo a microonde `e. senza dubbio, la scelta
migliore effettuabile.
Parlare di coefficiente di riflessione pu`o farci intuire cosa si deve fare:
volendo calcolare i parametri, recuperando le idee di Elettrotecnica, si dovrebbe
annullare una grandezza per volta (come gi`a detto). Ci`o che per`o noi sappi-
amo `e che, in una linea con carico adattato, la componente regressiva del seg-
nale, ossia quella riflessa, viene annullata: se il carico della linea `e adattato a
essa, esso non riflette segnale. Al fine di definire dunque la rappresentazione
di un generico N-porta, in realt`a, non si usano esattamente V
+
e V

: si
definiscono, per ciascuna i-esima porta, le grandezze a
i
e b
i
, come:
a
i

V
+
i

Z
Ri
b
i

V

i

Z
Ri
76
Esse sono dette “onde di potenza” (power waves). Z
Ri
`e detta “impeden-
za di riferimento” della i-esima porta, e ha il seguente significato: ciascuna
porta del dispositivo a microonde si pu`o pensare come un tratto di linea di
trasmissione, che permette al dispositivo di essere utilizzato (una sorta di
“terminale” del dispositivo). Questo tratto di linea avr`a una propria impe-
denza caratteristica, che non sar`a necessariamente coincidente con quella del
dispositivo. Le condizioni di adattamento, come si vedr`a, sono riferite alla
porta, non al dispositivo in questione.
Come mai il nome “onde di potenza”? Beh, esse sono strettamente
imparentate con la potenza netta transitante su ciascuna i-esima porta;
infatti:
P
i
=

V
+
i

2
2Z
Ri
·

1 −|Γ
i
|
2

=

V
+
i

2
2Z
Ri

V

i

2
2Z
Ri
=
=
1
2

|a
i
|
2
−|b
i
|
2

A partire dalla conoscenza del modulo quadro di a
i
e b
i
`e dunque molto
semplice calcolare la potenza sulla porta.
Si definisce a questo punto la rappresentazione finora introdotta, ossia la
matrice di diffusione (matrice di scattering, o matrice scattering) su di un
generico 2-porte (doppio bipolo); ci`o sar`a poi estensibile in modo banale (o
quasi) agli N-porte.
Si consideri la seguente rappresentazione:

b
1
= S
1,1
a
1
+S
1,2
a
2
b
2
= S
2,1
a
1
+S
2,2
a
2
Alcune note: per ogni i-esima porta si definisce un asse z
i
, con conven-
zione “entrante verso il dispositivo”; rispetto a esso si definiranno le onde di
potenza progressiva (a
i
) e regressiva (b
i
), in grado di caratterizzare lo stato
elettrico della porta. I vari coefficienti S
i,j
sono i parametri scattering, che
saranno alla base della nostra rappresentazione mediante l’omonima matrice,
S, definita come:
S =

S
1,1
S
1,2
S
2,1
S
2,2

Date queste nozioni, la matrice scattering deve essere nota, dal punto di
vista “pratico”, sotto due aspetti:
• Saper calcolare i parametri scattering S
i,j
;
77
• Saper usare la matrice scattering per calcolare e determinare lo stato
elettrico del dispositivo che essa caratterizza.
1.5.1 Calcolo dei parametri scattering
Al momento del calcolo dei parametri scattering, `e necessario effettuare un
ragionamento particolare, che in principio potrebbe spiazzare chi ha poca
esperienza nell’ambito dei circuiti elettromagnetici: si “cambiano le carte in
tavola” rispetto a ci`o che `e stato appena detto riguardo i sistemi di riferimen-
to. Ci`o che si deve fare `e calcolare i parametri S
i,j
, annullando una grandezza
per volta (a
1
e a
2
).
Si vede dunque come procedere in generale, per poi introdurre alcuni
“trucchetti” che permetteranno di ridurre il numero di parametri da calcolare
in un circuito.
Si consideri il calcolo di S
1,1
e S
2,1
, dunque l’annullamento di a
2
. Al
fine di annullare a
2
, `e necessario adattare la porta 2 del dispositivo alla sua
impedenza di riferimento. Caricata dunque la porta 2 con Z
R2
, si studia il
circuito come se fosse un normalissimo circuito elettromagnetico, a parametri
distribuiti: si definisce per tutto il circuito un unico asse spaziale z (si noti
che prima per ogni porta si definiva un asse di direzione entrante verso la
porta; ora, l’asse `e unico ed `e entrante nel verso della porta di cui si intendono
calcolare i parametri; nel caso del calcolo dei parametri per la porta 1 dunque,
si adatta la porta 2), quindi si calcolano i parametri S nel seguente modo:
partendo dall’equazione con a
2
= 0, si ha:

b
1
= S
1,1
a
1
b
2
= S
2,1
a
1
Da qui:
S
1,1
=
b
1
a
1

a
2
=0
S
2,1
=
b
2
a
1

a
2
=0
Nella pratica come si calcolano? Beh, riprendendo le definizioni di a
i
e
b
i
, si ha:
S
1,1
=
b
1
a
1

a
2
=0
=
v

1

Z
R1
·

Z
R1
v
+
1
=
v

1
v
+
1
= Γ
1
78
Il calcolo di S
1,1
semplicemente si pu`o ricondurre al calcolo del coefficiente
di riflessione sulla porta 1. Si noti che, banalmente, adattando la porta 1, si
pu`o ottenere qualcosa di completamente analogo in questo senso:
S
2,2
=
b
2
a
2

a
1
=0
= Γ
1
Sono stati dunque liquidati due parametri. Come si fa, per quanto riguar-
da gli altri parametri? Le cose si fanno leggermente pi` u complicate, come ora
si vedr`a. Il calcolo si dovr`a ricondurre al calcolo di parametri di un normale
circuito a parametri distribuiti, come si pu`o vedere:
S
2,1
=
b
2
a
1

a
2
=0
=
v
+
2

Z
R2
·

Z
R1
v
+
1
=
v
+
2
v
+
1
·


Z
R1

Z
R2
Anzich`e un coefficiente di riflessione, sar`a necessario calcolare il rapporto
della tensione uscente dalla porta 2 e di quella entrante nella porta 1. Ci`o si
pu`o semplicemente fare esprimendo v
+
2
in funzione di v
+
1
, utilizzando le solite
“tre formule magiche”, al fine di trasportare tensioni progressive e risolvere
le discontinuit`a.
Si noti che, rispetto alla convenzione utilizzata per il calcolo dei parametri
S, ossia un unico asse z entrante nella porta i dalla quale si calcolano i
parametri, a
i
e b
j
saranno onde progressive, a
j
e b
i
regressive.
Fatto questo ragionamento, si risolva l’ultimo punto: S
1,2
. Dall’equazione,
si avr`a che:
S
1,2
=
b
1
a
2

a
1
=0
=
v
+
1

Z
R1
·

Z
R2
v
+
2
=
v
+
1
v
+
2
·


Z
R2

Z
R1
Dualmente a prima, si “parte” dalla porta 2 e, con le “tre formule magiche”,
si ricava la tensione progressiva v
+
1
rispetto a z e funzione di v
+
2
.
Piccola nota: come gi`a scritto e disegnato (ma repetita iuvant!), al mo-
mento del calcolo dei parametri scattering si abbandona la convenzione stan-
dard del circuito, adottando un singolo asse spaziale z di riferimento per
qualsiasi punto del dispositivo. Le tensioni v

e v
+
andranno considerate
progressive rispetto a questa convenzione, non pi` u rispetto alla precedente.
Data porta 2 adattata, dunque:
a
1
=
v
+
1

Z
R1
b
1
=
v

1

Z
R1
a
2
=
v

2

Z
R2
b
2
=
v
+
2

Z
R2
Queste distinzioni tra le convenzioni vanno tenute ben presenti.
79
Piccola nota aggiuntiva: se Z
ri
= Z

, oltre ad avere adattamento della
porta del dispositivo si ha adattamento dell’intero circuito elettromagnetico
(o parte di esso), cosa che potrebbe ulteriormente semplificare i calcoli.
Finora sono stati forniti i metodi basilari per calcolare i parametri scat-
tering di un dispositivo elettromagnetico, senza per`o tener conto di alcuni
fatti, di alcune propriet`a della matrice scattering che permettono, dati cir-
cuiti particolari, di ridurre il numero di parametri S da dover calcolare. Si
analizzano dunque queste propriet`a.
1. Dato un dispositivo senza perdite, la matrice scattering `e unitaria,
ossia:
S
T∗
· S = 1
Dimostrazione: partendo dall’ipotesi di avere un dispositivo passivo,
dunque in grado di dissipare potenza, si sa che:
P
DISS
=
1
2

|a|
2
−|b|
2

=
1
2

a
T∗
· a −b
T∗
· b

=
1
2

a
T∗
· a −a
T∗
· S
T∗
· S · a

=
=
1
2
a
T∗

1 −·S
T∗
· S

· a
Imponendo che P
DISS
= 0, si ottiene che:
S
T∗
· S = 1
2. Dato un dispositivo “simmetrico”, ossia tale per cui “guardando” nei
due ingressi si ha lo stesso circuito, la porta 1 e la porta 2 sono
assolutamente uguali; in questo caso, si pu`o dimostrare che:
S
1,1
= S
2,2
3. Se il dispositivo `e reciproco, ossia se `e composto di soli componenti
reciproci (se non sono presenti elementi quali ferriti o simili), si ha che:
S
i,j
= S
j,i
i = j
Esempi di componenti non reciproci sono le ferriti o i circolatori; i
circuiti analizzati in questa trattazione sono per ora reciproci, dunque
questa condizione `e “regalata”, per ora.
80
1.5.2 Uso della matrice scattering
Si consideri a questo punto, in un esempio teorico, la caratterizzazione delle
grandezze in un circuito dotato di dispositivi caratterizzati mediante la ma-
trice di scattering. Dato dunque il seguente circuito:
Cosa si potrebbe dire delle grandezze di questo circuito, a partire dalle
nozioni a noi note sulla matrice scattering?
Prima osservazione interessante deriva dalla prima propriet`a:
S
T∗
· S = 1
La matrice scattering, per dispositivi senza perdite, `e unitaria. Usando
parte della dimostrazione della propriet`a, si pu`o ricavare l’espressione della
potenza disponibile per un N-porte:
P
disp
=
1
2
a
T∗

1 −S
T∗
· S

· a
Considerando l’ipotesi che S
T∗
· S = 1, si pu`o dire che:
|S
1,1
|
2
+ |S
2,1
|
2
= 1
|S
1,2
|
2
+ |S
2,2
|
2
= 1
|S
1,1
|
2
+ |S
1,2
|
2
= 1
|S
2,1
|
2
+ |S
2,2
|
2
= 1
Tutto ci`o serve per dire in modo carino che nel nostro dispositivo non si
disspa potenza, dunque:
P
C
= P
D
Tornerebbe utile a questo punto determinare Γ
C
: nelle analisi da effet-
tuare su di un circuito siamo infatti abituati a caratterizzarlo in termini di
coefficienti di riflessione. Utilizzando la definizione, si sa che:
Γ
C
=
V

C
V
+
C
=
b
1
a
1
Molta attenzione: Γ
C
non `e uno dei parametri scattering! I parametri
di S infatti vengono calcolati in particolari condizioni di carico, e solo in
esse sono validi! Ci`o che si pu`o fare `e tuttavia, a partire dalla definizione di
81
matrice scattering, determinare per un generico carico della porta il rapporto
b
1
a
1
.
Si sa che:

b
1
= S
1,1
a
1
+S
1,2
a
2
b
2
= S
2,1
a
1
+S
2,2
a
2
Ricordando inoltre che Γ
D
`e esprimibile come:
Γ
D
=
a
2
b
2
Ricordando che, per le convenzioni, a
2
`e regressiva, b −2 progressiva, dal
momento che a
2
= Γ
D
b
2
, sostituendo nel sistema di equazioni si trova:

b
1
= S
1,1
a
1
+S
1,2
Γ
D
b
2
b
2
= S
2,1
a
1
+S
2,2
Γ
D
b
2
Dalla seconda, si pu`o ricavare:
b
2
(1 −S
2,2
Γ
D
) = S
2,1
a
1
=⇒b
2
=
S
2,1
1 −S
2,2
Γ
D
a
1
Sostituendo nella prima:
b
1
= S
1,1
a
1
+S
1,2
Γ
D
·
S
2,1
a
1
1 −S
2,2
Γ
D
Quindi:
Γ
C
=
b
1
a
1
= S
1,1
+
S
1,2
S
2,1
Γ
D
1 −S
2,2
Γ
D
Si noti che questa formula `e semplicemente un’estensione di quella cal-
colata per la determinazione del parametro scattering S
1,1
: se infatti ora si
imponesse la condizione di adattamento della porta 2, il coefficiente di rif-
lessione Γ
D
si annullerebbe, dunque si ricaverebbe esattamente il parametro
scattering.
Una nota conclusiva riguardo questa formula: essa, come si vede dal
denominatore, `e rappresentabile come la somma di una serie geometrica;
infatti:
Γ
C
=
b
1
a
1
= S
1,1
+
S
1,2
S
2,1
Γ
D
1 −S
2,2
Γ
D
= S
1,1
+S
1,2
S
2,1
Γ
D
·

¸
i=0
(S
2,2
Γ
D
)
i
82
Γ
C
indica il rapporto tra la componente regressiva (b
1
) e quella progressiva
(a
2
); il fatto di poter indicare mediante questa rappresentazione l’andamento
delle riflessioni si pu`o pensare nel seguente modo:
Γ
C
= S
1,1
a
1
+S
2,1
a
1
Γ
B
S
1,2
+S
2,1
a
1
Γ
B
S
2,2
Γ
B
S
1,2
+...
Come si spiega ci`o? Si hanno, per un segnale progressivo incidente, nu-
merosi contributi riflessi: uno `e dato dall’ingresso del dispositivo, un altro
dal carico, un altro dalla doppia riflessione tra carico e porta di uscita del
dispositivo, e cos`ı via all’infinito, fino a contare tutti i contributi della legge
ricavata.
83

Indice
1 Linee di trasmissione 1.1 Concetti fondamentali . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . 1.1.1 Equazioni dei telegrafisti e loro soluzione . . . . . . 1.1.2 Equazioni delle linee nel dominio della frequenza . . 1.1.3 Propagazione dello stato elettrico . . . . . . . . . . 1.1.4 Carta di Smith . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . 1.1.5 Casi particolari di andamento di ζ(z) . . . . . . . . 1.1.6 Discontinuit` delle linee di trasmissione . . . . . . . a 1.1.7 Analisi grafica di |V | . . . . . . . . . . . . . . . . . 1.1.8 Rapporto di Onda Stazionaria (ROS) . . . . . . . . 1.1.9 Caratterizzazione dei circuiti mediante potenze . . 1.1.10 Partitore di potenza . . . . . . . . . . . . . . . . . 1.1.11 Potenza in ingresso di un circuito . . . . . . . . . . 1.2 Linee di trasmissione con perdite . . . . . . . . . . . . . . 1.2.1 Interpretazione della soluzione . . . . . . . . . . . . 1.2.2 Coefficiente di riflessione con perdite . . . . . . . . 1.3 Circuiti di adattamento . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . 1.3.1 Adattatori di Uniformit` . . . . . . . . . . . . . . . a 1.3.2 Adattatori Energetici . . . . . . . . . . . . . . . . . 1.3.3 Problemi nella realizzazione di adattatori energetici 1.3.4 Adattatori energetici a L rovesciato . . . . . . . . . 1.3.5 Trasformatore λ . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . 4 1.4 Linee di trasmissione nel dominio del tempo . . . . . . . . 1.4.1 Carico resistivo generico . . . . . . . . . . . . . . . 1.4.2 Diagramma a traliccio . . . . . . . . . . . . . . . . 1.5 Matrice di Scattering . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . 1.5.1 Calcolo dei parametri scattering . . . . . . . . . . . 1.5.2 Uso della matrice scattering . . . . . . . . . . . . . 2 2 2 10 15 20 27 31 37 39 40 43 45 47 50 51 59 60 62 63 64 65 67 71 74 75 78 81

. . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . .

. . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . .

1

Capitolo 1 Linee di trasmissione
Parlando di propagazione elettromagnetica, una classe di dispositivi in grado di ottenere una propagazione di tipo “guidata” di energia elettromagnetica ` quella delle cosiddette “linee di trasmissione”. Studiare le linee di trasmise sione esclusivamente sotto il punto di vista dell’utilit` pratica, trascurando a gli aspetti teorici, ` tuttavia abbastanza limitante: la potenza dei modele li matematici introdotti a partire dallo studio di questo tipo di strutture ` enorme: mediante questi si ` infatti in grado di risolvere diversi problee e mi di elettromagnetismo in forma chiusa in modo intuitivo e semplice, una volta acquisita una buona padronanza degli strumenti che verranno esposti. La teoria che verr` tuttavia introdotta in questo capitolo sar` introdotta a a e affrontata in maniera scorrelata rispetto ai problemi classici dell’elettromagnetismo, basati sulla risoluzione delle equazioni di Maxwell, introducendo dunque sostanzialmente i modelli matematici delle linee di trasmissione semplicemente come un’estensione naturale delle nozioni di Elettrotecnica, introdotte alcune ipotesi aggiuntive.

1.1
1.1.1

Concetti fondamentali
Equazioni dei telegrafisti e loro soluzione

I modelli matematici su cui si baser` l’estensione dell’Elettrotecnica che si a intende introdurre in questo capitolo sono sostanzialmente costituiti da una coppia di equazioni, note come “Equazioni dei telegrafisti”. Verr` introdotta a ora una dimostrazione qualitativa in grado di motivarne le necessit`. a Nell’Elettrotecnica tradizionale che si ` abituati a studiare, si modellizza e una classe di circuiti elettrici molto vasta; come l’ingegneria insegna, tuttavia, un modello altri non ` che una “brutta copia” della realt`: talvolta e a

2

sembra avvicinarsi ad essa e descriverla in maniera appropriata, altre volte commette errori grossolani. I modelli tradizionali impiegati per lo studio dei circuiti elettrici, tra i vari limiti, ne presenta uno molto importante per lo studio dei campi elettromagnetici: il fatto che vengano completamente trascurate le dimensioni spaziali dei componenti del circuito. I modelli di questo tipo sono i cosiddetti “modelli a parametri concentrati”: dal momento che si suppone che la lunghezza d’onda dei segnali eccitanti il sistema sia sufficientemente grande rispetto alle dimensioni fisiche del sistema, si pu` o dire che, considerando le dimensioni fisiche del sistema “nulle”, non si commetta un grosso errore. Nel caso (purtroppo molto frequente quando si parla di radiofrequenza ed elettromagnetismo in genere) in cui le lunghezze d’onda del circuito siano dello stesso ordine di grandezza delle dimensioni fisiche del circuito, l’approssimazione introdotta dal modello non ` pi` accettabile, e u dunque risulta necessaria l’introduzione di modelli pi` fini, e al contempo u molto pi` complicati, detti “modelli a parametri distribuiti”; quello che ci si u accinge a studiare, nella fattispecie, ` uno di questi modelli. e Generalmente, una linea di trasmissione viene modellizzata mediante il seguente simbolo: Ogni qual volta si avr` a che fare con dispositivi o entit` modellizzabili a a mediante linee di trasmissione, si avr` a che fare con questo tipo di simbolo. a Si ricordi di definire un orientamento per l’asse z, rappresentante la direzione di propagazione spaziale delle grandezze nel circuito a parametri distribuiti. Di questa linea, sul dominio spaziale, si considera uno spezzone compreso tra un certo punto z e un punto z + ∆z, dunque di lunghezza complessiva ∆z. Sui terminali di ingresso e uscita della linea ` possibile definire una coppia e di grandezze note dall’Elettrotecnica come “tensione” e “corrente”: Si considerano dunque v(z, t), i(z, t), v(z +∆z, t), i(z +∆z, t), considerando dunque, come in ogni buon modello a parametri distribuiti, sia le dimensioni spaziali (z) sia le dimensioni temporali, gi` normalmente considerate a nell’ambito di modelli elettrotecnici (t). Volendo introdurre un modello riconducibile a quello noto dall’elettrotecnica, ` possibile fare le seguenti osservazioni: e • Il filo avr` una certa resistenza per unit` di lunghezza, R: non essendo a a di fatto ideale la linea, tra un morsetto e un altro vi sar` una resistenza a parassita; [R] = Ω m

3

non ideale. ha effetti di perdite: di fatto l’isolante separante i due fili della struttura bifilare potrebbe avere perdite. t) + i(z + ∆z. t) + C · ∆z · Utilizzando l’analisi non-standard. t) = R · ∆z · i(z. [L] = H m • Si ha a che fare con strutture di tipo bifilare. G. ci` si pu` modellare mediante una conduttanza o o per unit` di lunghezza che unisce i due fili. dunque calcolare il limite per z → 0.• Il filo percorso da corrente genera campo magnetico. ciascuna grandezza appena introdotta dovr` essere a moltiplicata per ∆z. t) + v(z + ∆z. L. due fili. come suggerisce il simbolo utilizzato. a [C] = F m • La linea. ci` sostanzialmente coincide. se ne scrive l’equazione alla maglia: v(z. si pu` dividere entrambe le equazioni o per ∆z. C. con la derivata parziale rispetto alla dimensione 4 . t) = G · ∆z · v(z + ∆z. percorsi da corrente. generano un effetto capacitivo modellizzabile mediante una capacit` per a unit` di lunghezza. causate ad esempio dall’effetto Joule. t) + L · ∆z · Dunque. dunque seme plicemente risolubile mediante le leggi di Kirchhoff. t) ∂t ∂i(z. affacciati l’uno sull’altro. o mancando di formalismo. l’equazione al nodo: ∂ v(z + ∆z. questo fatto si modellizza mediante l’introduzione di un’induttanza per unit` di lungheza za. Il circuito equivalente risultante da queste considerazioni sar` il seguente: a Dal momento che questo circuito ` puramente elettrotecnico. a [G] = S m Dal momento che la linea di trasmissione considerata ha una lunghezza spaziale pari a ∆z. t) ∂t i(z. in modo da poter determinare equazioni in grado di modellare questo tipo di sistema.

0) = v0 . al fine di essere risolte. t)  ∂v(z. si pu` vedere facilmente che le equazioni differenziali si o ridurranno a:  ∂i(z. Per semplicit`. t) + L i(z. t) = ZL · i(l. si abbiano condizioni a iniziali cos` definite: ı v(z. t) = G · v(z. t) ∂z ∂t Le equazioni appena presentate sono equazioni alle derivate parziali. all’istante t = 0. t) + C v(z. Si consideri ancora il circuito equivalente della linea di trasmissione: Per z = l. t) ∂v(z. i(z. t) = vl (t) = ZL · il (t) Si noti che ` stata applicata la legge di Ohm: ci` ` possibile dal momento e oe che ci si ritrova in una sezione fissa. ossia priva di perdite e resistenze interne provocanti cadute di tensione: R=0 G→∞ Sostituendo. ottenendo qualcosa di questa forma: 5 . si stabilisce che. t) = R · i(z. t) ∂z ∂t ∂ ∂ i(z. e in quanto tali esse richiedono il fatto che vengano introdotte condizioni iniziali e condizioni al contorno. 0) = i0 Si consideri dunque di avere una linea ideale. ` possibile utilizzare la suddetta legge dal momento che si limita e solo ad esso la visione del circuito: date dimensioni spaziali nulle. a questo punto dunque ` possibile ottenere le espressioni note e come “Equazioni dei telegrafisti”: − − ∂ ∂ v(z.spaziale z. t)   +C =0 ∂z ∂t Si prendono queste equazioni e si derivano rispettivamente nella variabile z e nella variabile t parzialmente. si ha che: v(l. Considerando dunque un solo punto della linea. t)  +L =0  ∂z ∂t  ∂i(z. diventa possibile definire tensioni e correnti.

sono uguali tra loro. t) ∂ 2 v(z. noto come “di d’Alembert”: e vf = √ ξ = z − vf · t Invertendole: z= t= 1 (ξ + η) 2 η = z + vf · t Utilizzando la regola di derivazione delle funzioni composte. al fine di alleggerire la notazione): 6 1 (η − ξ) 2 · vf . t)  ∂ v(z. t)   +C =0 ∂z∂t ∂t2 Le derivate parziali miste. 2 ∂ 2 i(z. Dalla forma canonica nella quale si pu` solitamente vedere nei testi o l’equazione d’onda. t) 1 ∂ 2 v(z. t)  +L =0  ∂z 2 ∂t∂z  ∂ 2 i(z. t) ∂ 2 v(z. si sa che: ∂ 2 v(z. si pu` dunque ricavare. si ottiene (considerando v(z. quale e la velocit` di fase della medesima. t) −L·C· =0 ∂z 2 ∂t2 Questa equazione. per risolverla. altri non ` che e un’equazione d’onda. t) − 2· =0 ∂z 2 vf ∂t2 Da qui: 1 L·C L’equazione d’onda ` un’equazione differenziale iperbolica. Dal momento che a questa equazione ` possibile associare alcune grandezze. sostituendo la seconda equazione nella prima. per il teorema di Schwartz. e ` necessario far uso di un cambio di variabili. ossia un’equazione differenziale alle derivate parziali nota e risolubile in forma chiusa mediante alcuni artifici analitici. per gli intenditori di Fisica Matematica. La velocit` di fase altri non ` che la vea a e locit` che un osservatore deve avere per vedere la fase costante al variare del a tempo t. o la seguente unica equazione: ∂ 2 v(z. t) = v.

l’equazione risultante. che la funzione di o tensione. si pu` vedere o che i termini delle derivate seconde pure si annullano (il termine L · C come gi` detto ` legato alla velocit` di fase al quadrato. t) ∂ 2 v(z. dal momento che la derivata o parziale calcolata rispetto a η deve essere nulla. derivata dapprima rispetto alla variabile ξ. `: e e ∂ 2 v(z. dunque derivata rispetto alla variabile η in seguito. t) −L·C· =0 ∂z 2 ∂t2 Sostituendo in essa le espressioni operative appena ricavate. ricavata nelle operazioni a e a di derivazione). dunque. utilizzando la definizione di derivata mista.∂v ∂v ∂ξ ∂v ∂η ∂v ∂v = · + · = + ∂z ∂ξ ∂z ∂η ∂z ∂ξ ∂η ∂v ∂v ∂ξ ∂v ∂η = · + · = −vf ∂t ∂ξ ∂t ∂η ∂t ∂v ∂v − ∂ξ ∂η Si deriva a questo punto una seconda volta. deve essere nulla: ∂ ∂η ∂v ∂ξ =0 Cosa si pu` dire a questo punto? Beh. a partire dalla quale ` stato effettuato il cambio di variabili di d’Alembert. ci` che si ottiene. la derivata parziale rispetto a ξ deve essere una funzione costante rispetto alla variabile η (poich` la e 7 . o `: e ∂ 2v =0 ∂ξ∂η Ci` significa. a meno di costanti moltiplicative. ottenendo dunque: ∂ 2v ∂ = 2 ∂z ∂ξ = ∂ 2v ∂ = vf · 2 ∂z ∂η ∂v ∂v + ∂ξ ∂η + ∂ ∂η ∂v ∂v + ∂ξ ∂η = ∂ 2v ∂ 2v ∂ 2v +2· + 2 ∂ξ 2 ∂ξ∂η ∂η · vf − ∂ ∂ξ ∂v ∂v − ∂η ∂ξ · vf = ∂v ∂v − ∂η ∂ξ 2 = vf ∂ 2v ∂ 2v ∂ 2v −2 + 2 ∂η 2 ∂ξ∂η ∂ξ Si ricorda che a questo punto.

in maniera piuttosto semplice e intuitiva. dal momento che il processo di integrazione indefinita ` valido a e meno di una funzione costante rispetto alla variabile ξ. nota anche come “onda regressiva”. si ottiene un’espressione operativa della tensione v(ξ. nel caso pi` generale. t) = v + (z − vf · t) + v − (z + vf · t) Dove per v + si intende la funzione f1 . t) = i+ (z. e per v − si intende la funzione f2 . Tornando alle variabili originali. ricavando tuttavia un’equazione funzionale alle correnti anzich` alle tensioni). ossia una decomposizione in componente progressiva e regressiva della funzione di corrente: i(z. sotto forma di velocit` a a a di fase): v(z. che esiste e un risultato analogo al precedente. mentre v − . altra variabile che pera mette di determinare il comportamento del sistema in questione. al contrario. questa funzione. η): v(ξ. Si pu` dimostrare. essa e u sar` dunque una funzione della sola variabile ξ: a ∂v = f (ξ) ∂ξ Integrando rispetto alla variabile ξ l’espressione. in maniera del tutto analoga alla precedente (paro tendo dal sistema di equazioni differenziali alle derivate parziali. ossia l’induttanza per unit` di a lunghezza L e la capacit` per unit` di lunghezza C. A tal fine si consideri nuovamente il cambio di variabili precedentemente proposto. I nomi appena attribuiti sono riconducibili al seguente significato fisico: il termine v + si propaga nello spazio nello stesso verso del crescere della variabile spaziale z. η) = f (ξ)dξ + f2 (η) = f1 (ξ) + f2 (η) Infatti. t) Esiste un forte legame tra v + e i+ . f2 . nota anche come “onda progressiva”. e le equazioni del primo ordine contenenti tuttavia la sola componente progressiva di propagazione: 8 . t) + i− (z. si propaga nel verso opposto rispetto a quello che fa incrementare la variabile spaziale z.derivata di funzioni costanti ` ovviamente nulla). si pu` vedere che la funzione della tensione al variare o delle variabili spaziale z e temporale t ` sostanzialmente decomponibile nella e somma di due funzioni dipendenti dalle medesime variabili (e dalle caratteristiche del modello a parametri distribuiti. come anche tra v − e i− : le due soluzioni delle equazioni differenziali sono tra loro legate. sar` libera di variare quantomeno nella variabile η.

t) = v + (z. le grandezze in questione sono tra loro dipendenti. Dal momento che dimensionalmente il 9 . e con un legame molto semplice tra loro. Per l’altra equazione. dal momento che ξ derivato rispetto a z vale 1. si ottiene: ∂v ∂v + ∂v + ∂ξ ∂v + = = · = ∂z ∂z ∂ξ ∂z ∂ξ Questo. l’argomento della suddetta deve essere costante: e v + = c + L · vf · i+ Ma come ` ben noto: e vf = √ Dunque: v+ = 1 L·C L + ·i C Dove ` ben noto. t) ξ = z − vf · t Derivando rispetto alla variabile z.v(z. coinvolgente le correnti si pu` fare un ragionamento analogo: o ∂i ∂i+ ∂i+ ∂ξ ∂i+ = = · = ∂t ∂t ∂ξ ∂t ∂ξ Sostituendo nell’equazione dei telegrafisti. facendo l’analisi dimensionale. che: e L =Ω C Come dimostrato. si ottiene: ∂v ∂i ∂v + ∂i+ +L = +L =0 ∂z ∂t ∂ξ ∂ξ Dunque: ∂ v + − L · vf · i+ = 0 ∂ξ Perch` la derivata sia nulla.

dunque: v + = Z∞ · i+ v − = −Z∞ · i− Si noti che quella appena introdotta non ` la legge di Ohm: se dimene sionalmente parlando la ricorda molto. come: L C Rifacendo lo stesso ragionamento per quanto concerne v − e i− . t)  ∂v(z. i fasori ( Ph ):   ∂i(z. si ottiene un risultato quasi analogo: Z∞ v − = −Z∞ · i− Riassumendo. Cone siderando dunque di aver a che fare con segnali monocromatici (ad una sola croma. ω)   +L =0 + jωL · I(z. ω) = 0   Ph ∂z ∂t dz =⇒  ∂i(z. bens` equazioni delle linee di trasmissione: non si tratı ta delle leggi classiche note dall’Elettrotecnica. come si vedr` in e a seguito per alcuni approfondimenti. 1. ω) ∂v(z. ossia segnali puramente sinusoidali con una certa pulsazione ω).1. t)  dV (z. t)     +C =0 + jωC · V (z. si considerano. Generalmente tuttavia studiare e risolvere nel dominio del tempo equazioni alle derivate parziali ` assai difficile (o nella maggior parte e dei casi del tutto impossibile). ω) = 0 ∂z ∂t dz 10 . dal momento che.2 Equazioni delle linee nel dominio della frequenza L’approccio appena introdotto ` senza dubbio interessante. dal momento che queste non sono equazioni coinvolgenti tensioni o correnti totali. e Z∞ . non bisogna essere comunque tratti in inganno. si considera un modello a parametri distribuiti.legame ` un’impedenza. si definisce la “impedenza caratteristica della linea”. comprendente una dipendenza dalla dimensione spaziale z. t)  dI(z. un approccio classicamente utilizzato nelle scienze dell’Ingegneria ` basato sull’uso della trasformata di Fourier. dal momento che permette di introdurre diversi metodi di analisi per sistemi che lavorano con segnali a frequenze molto elevate. delle equazioni precedentemente introdotte. in queste equazioni.

dal 11 . si pu` facilmente verificare che: o [k] = m−1 In altre parole. questo tipo di interpretazione per lo studio delle linee di trasmissione. ossia e ` composto da una sinusoide ad una singola frequenza. ω) + ω 2 LC · V (z. Al posto della tensione sulla linea v(z. ω).Alcune osservazioni: dal momento che il segnale ` monocromatico. ` una semplice introduzione a un insieme di strumenti di e analisi di sistemi elettromagnetici. Procedendo in modo analogo a come fatto precedente. ω) = 0 2 dz Questa equazione ` ben nota dall’Analisi Matematica: essa ` sostanziale e mente una banale equazione differenziale ordinaria a coefficienti costanti. con coefficiente k. in ingegneria utilizzate come semplice mezzo computazionale per l’analisi di circuiti. poich` si elimina di fatto la dipendenza e da altre variabili: il passaggio a fasori. non ` e particolarmente significativa. ω) = 0 dz 2 Si definisce a questo punto la costante di propagazione k del segnale come: k ω· √ L·C Effettuando un’analisi dimensionale. le derivate parziali e diventano derivate in senso classico. o si vuol ricordare. ω). dal momento che in questo capitolo non si sta attribuendo alcun significato fisico alle nozioni: tutto ci` che si sta facendo. k appartiene ad un dominio spaziale reciproco. ω) + k 2 · V (z. nella variabile V (z. Una volta introdotta k. ω). permette di non considerare la dipendenza dalla frequenza. ω) = 0 dz 2 Sviluppando: d2 V (z. l’equazione si riconduce alla seguente: d2 V (z. si sostituisce un’equazione nell’altra. V (z. La variabile ` dunque il fasore ase sociato alla tensione sulla linea di trasmissione. ω) + jωL · (−jωC) · V (z. Come ` ben noto dall’Analisi e Matematica. t) e il suo fasore I(z. esattamente come noto dall’Elettrotecnica. t) si considerer` a il fasore ad essa associato. come analogamente per la corrente sulla linea i(z. ottenendo la seguente equazione: d2 V (z. questo tipo di equazioni ha soluzioni di tipo esponenziale. per segnali monocromatici.

quattro costanti: V0+ . a per quanto riguarda i fasori. il secondo il “tere mine regressivo”: il primo termine quantifica l’andamento della fase del fasore di tensione come calante al crescere della variabile spaziale z. con sege nali non monocromatici ` possibile utilizzare una sovrapposizione degli effetti e calcolante il contributo risultante da tutte le somme dei contributi dei vari segnali monocromatici. come gi` detto. dal momento che: k ω· √ L·C 12 . Procedendo alla stessa maniera. ω) = 0 dz Considerando solo le componenti progressive. Si possono definire la tensione e la corrente progressive V + (z) e I + (z) come: − I0 . ` possibile ricavare un’equazione analoga e per quanto riguarda il fasore di corrente: + − I(z) = I0 e−jkz + I0 ejkz + Sono state introdotte. si pu` sostituire e o ricavare ci`: o dV (z. la dipendenza dalla pulsazione ` assolutamente superflua. ω) + jωL · I(z. come gi` detto. I0 . ω) il fasore: dal momento che. si pu` ottenere qualcosa di o questo genere: 1 dV + (z) 1 k + I (z) = − =− V0+ · (−jk) · e−jkz = V (z) jωL dz jωL ωL + Ma. V0− . V + (z) = V0+ e−jkz + I + (z) = I0 e−jkz Riprendendo una delle equazioni del primo ordine. il secondo come crescente. Una piccola nota: ` stato indicato con V (z) e non come e V (z.momento che il determinante del polinomio caratteristico ` tuttavia negatie vo. anche se generalmente si intende utilizzare approcci di tipo diverso. ` possibile distinguere termini progressivi e e regressivi. il segnale ` monocroa e matico. la soluzione dell’equazione differenziale sar` dunque: a V (z) = V0+ e−jkz + V0− ejkz Il primo termine ` il cosiddetto “termine progressivo”. ma non discusse. appariranno termini complessi agli esponenti. esse non sono tra di loro indipendenti. Generalmente. in seguito introdotti.

essendo generalmente il coefficiente complesso.Si ottiene: √ ω L·C I (z) = V (z) · = ωL In altre parole. si pu` ricavare una o relazione del tutto analoga: Y∞ − I0 = −Y∞ · V0− Il segno negativo deriva dal fatto che. esso sar` composto a da un modulo e da una fase. t) = Re V0+ · e−jkz · ejωt Si noti tuttavia che. applicandola a tensioni e relativi fasori: v + (z. si pu` estrarre o il modulo in quanto reale. dal momento che si stanno considerando fasori di segnali monocromatici a pulsazione ω. Si vuole a questo punto tornare nel dominio del tempo. nel caso pi` generale: u V0+ ∈ C −→ V0+ = V0+ · ej∠V0 + Ossia. Considerando solo la parte reale. si pu` dire che: o + + + I0 = C + V L 0 Il termine Y∞ sione”: C + V0 = Y∞ V0+ L ` detto “ammettenza caratteristica della linea di trasmise C L Allo stesso modo. sostituendo le tensioni regressive. antitrasformando le funzioni ricavate e dunque ottenendo l’andamento nel tempo delle equazioni delle linee di trasmissione. t) = Re A(z) · ejωt Dunque. t) = Re V0+ cos ωt − kz + ∠V0+ + j sin ωt − kz + ∠V0+ 13 . derivando l’esponenziale. dal momento che il conto risultante sarebbe: v + (z. per ricavare la funzione nel dominio del tempo sar` necessario usare l’espressione di antitrasformazione: a a(z. non si apporta la correzione di segno che invece precedentemente era presente.

si ha che: e T = 2π ω Dove T ` il periodo temporale della funzione. ` studiarla considerando una variabile alla volta. t) = V0+ · cos ωt − kz + ∠V0+ Si ricordi a questo punto la definizione di velocit` di fase vf . si pu` dire che: o f ·λ= T · vf = λ 14 . t) ` una funzione di due variabili. si ha che: e λ= 2π k Dove λ ` la lunghezza d’onda della funzione. e o o quindi. come quella a velocit` tale per cui un osservatore in moto alla suddetta velocit` possa a a vedere la fase costante. Dal momento che la e funzione ha un andamento sinusoidale per entrambe le variabili. ossia il suo “periodo e spaziale”. Si noti che v + (z. calcolandone il differenziale e ponendolo uguale a zero. mantenendo costante una variabile ` possibile determinare una periodicit` sia di tipo e a temporale sia di tipo spaziale: ωdt − kdz = 0 =⇒ • Se z ` costante. ci` che si pu` fare. utilizzando alcuni trucchi di Analisi non-standard. considerando l’argomento della funzione sinusoidale. e • Se t ` costante. si pu` vedere che: o ω dz = = vf k dt Questo. si ottiene: ω0 2π ω0 1 · = =√ = vf 2π k0 k0 L·C Dualmente.Si ottiene. Una piccola nota: se si calcola il prodotto tra la frequenza f del segnale e la lunghezza d’onda λ. definitivamente: v + (z.

Come si pu` comprendere questa affermazione? Beh. o a partire dalla caratterizzazione di un certo punto di riferimento. Data una linea di trasmissione. z = l ? Dalle condizioni iniziali.3 Propagazione dello stato elettrico Si vuole considerare uno stadio successivo. e in a essa note tensione e/o corrente in un punto.1. nel modello a parametri distribuiti introdotto. Si introduce a questo punto un’importante definizione: quella di onda stazionaria. in ciascuna posizione si avr` una tensione e corrente differente. grazie ai precedenti studi effettuati sul modello. infatti: v(z. la soluzione delle equazioni delle linee di trasmissione: 15 . detto “linea di trasmissione”. Per onda stazionaria si intende un’onda in cui l’ampiezza massima della componente progressiva ` uguale all’ampiezza massima della come ponente regressiva (che tuttavia non ` stata trattata nei dettagli. t) = 2 · V0+ cos ωt + ∠V0+ + ∠V0− 2 ∠V0+ − ∠V0− 2 cos kz + 1. ` possibile calcolare la tensione e e la corrente in una z generica. si potrebbe provare o a descrivere le formule nel seguente modo: un’onda percorre una distanza pari alla sua lunghezza d’onda in un tempo pari ad un periodo temporale. la caratterizzazione in termini di stato elettrico (tensione e corrente) in un altro punto della linea? La risposta ` s` per quanto non banale. dovute a questo tipo di ipotesi. I(0) = I0 Si conosce inoltre. non essendo trascurabili le dimensioni spaziali. una nuova nozione: come gi` a detto. per quanto e i procedimenti per ricavare le espressioni siano del tutto analoghi a quelli per l’onda progressiva). esiste un metodo per determinare le suddette grandezze in un altro punto? Si pu` in altre parole determinare. schema: Conoscendo lo stato elettrico su z = 0. in altre parole: V0+ = V0− Si avrebbero alcune semplificazioni nella trattazione. si sa che: V (0) = V0 . t) = V0+ cos ωt − kz + ∠V0+ + V0+ cos ωt − kz + ∠V0− Utilizzando la trigonometria: v(z. Si consideri il seguente e ı.

si pu` dunque dire che: o V (z = 0) = V0+ + V0− = V0 + − I(z = 0) = I0 + I0 = I0 Dai risultati precedentemente ottenuti.V (z) = V0+ e−jkz + V0− ejkz In z = 0. per quanto riguarda le correnti totali. e osservare che e si pu` ottenere. a partire 16 . ` possibile dimostrare il fatto che: e   V + = 1 (V0 + Z∞ I0 )  0 2  − 1  V = (V − Z I ) 0 ∞ 0 0 2 Dunque: Z∞ = 1 1 V (z) = (V0 + Z∞ I0 )e−jkz + (V0 − Z∞ I0 )ejkz 2 2 A questo punto ` necessario sviluppare questa espressione. mediante la formula di Eulero. si pu` dire che: o I(0) = Y∞ V0+ − Y∞ V0− + − V (0) = Z∞ I0 − Z∞ I0 Dove per Z∞ si intende l’impedenza caratteristica della linea di trasmissione: 1 Y∞ Da questo punto. ossia sull’origine dell’asse spaziale z (considerando z = 0 come origine per semplificare i calcoli). o la seguente espressione: I(z) = I0 cos(kz) − jV0 Y∞ sin(kz) Le espressioni appena ricavate sono le generiche tensioni e correnti totali nella sezione corrispondente ad un certo valore della variabile z. la seguente espressione: o V (z) = V0 cos(kz) − jZ∞ I0 sin(kz) Allo stesso modo si pu` ricavare.

Si definisce dunque l’impedenza locale Z(z) per ciascuna generica coordinata spaziale z come: Z(z) V (z) V0 cos(kz) − jZ∞ I0 sin(kz) = I(z) I0 cos(kz) − jY∞ V0 sin(kz) Si noti un fatto: il termine V0 = Z(0) Z0 I0 rappresenta l’impedenza locale nella sezione di riferimento. dal momento che alla fine. si vuole definire un concetto di impedenza per ciascun punto spaziale della linea di trasmissione. Considerando la soluzione stazionaria. ` possibile risolvere i problemi di vario tipo non a e tanto in termini di impedenza. come si vedr` in seguito. a Si consideri una linea di trasmissione di lunghezza l: Si sa che: √ L k =ω L·C C Per ciascuna sezione vi saranno diversi valori di tensione e di corrente. basata sull’uso di z = 0 come riferimento. quanto in termini di un’altra grandezza: il coefficiente di riflessione (che presto verr` definito). dal momento che ` possibile esprimere o e e la generica impedenza locale per ciascun valore di z riferendosi a questa definizione: Z(z) = Z0 − jZ∞ I0 tan(kz) Z0 − j tan(kz) = 1 − jY∞ V0 tan(kz) 1 − jZ0 tan(kz) Questo ultimo passaggio ` stato ottenuto dividendo prima per il coseno e di kz. Questo artificio algebrico ` fondamentale. ossia sull’origine z = 0. su cui si fonda l’analisi dei sistemi a radiofrequenza: l’impedenza normalizzata locale ζ(z): ζ(z) Z0 − j tan(kz) Z(z) ζ0 − j tan(kz) Z∞ = = Z0 Z∞ 1 − jζ0 tan(kz) 1 − j Z∞ tan(kz) Queste espressioni non torneranno molto utili. dunque per I0 . si Z∞ = 17 . mentre quella appena ricavata “soluzione stazionaria”. al fine di e definire una grandezza molto importante.da una sezione di riferimento nota (utilizzata come origine del sistema di riferimento relativo alla variabile spaziale z). La prima soluzione (quella con gli esponenziali complessi) ` detta “soluzione e viaggiante”. Ci` ` interessante. supponendo che l’origine del sistema di riferimento sia posta sul carico.

viene “riflessa”. dal momento che a sezione costante si considera un solo punto del circuito. localmente. ` dovuto all’ipotesi di considerare sul carico l’origine del e sistema di riferimento. si possono raccogliere i termini in V0+ e in V0− . la legge di Ohm. per l’analisi di circuiti a o parametri distribuiti. La definizione appena proposta si pu` generalizzare. dunque: + − V + (0) + V − (0) = V0+ + V0− = ZL (I0 + I0 ) = ZL (V0+ Y∞ − V0− Yi nf ty) Da qui. ` il “coefficiente di riflessione di tensione sul carico”: e V ΓL V0− ZL Y∞ − 1 ZL − Z∞ = + = ZL Y∞ + 1 Z L + Z∞ V0 Il fatto che il coefficiente di riflessione riguardi il carico. gli esponenziali diventano “1 ”. V0+ . ` legata all’onda e progressiva. Si sappia che esiste un duale al coefficiente di riflessione di tensione sul carico. Si noti un fatto: in questo momento si sta parlando di riferimento posto sul carico fisico. e che al contempo si considerino le V0± . ossia si muove in direzione opposta rispetto al crescere della coordinata spaziale z. dal momento che a permette di collegare il concetto di impedenza normalizzata rispetto all’impedenza caratteristica della linea con quello di coefficiente di riflessione. ossia a quella porzione di onda che avanza secondo il verso di crescita di z. introducendo il cono cetto di impedenza normalizzata locale. in seguito si dovr` porre una distinzione a tra il carico fisico del circuito e il carico utilizzato per l’analisi. si pu` dunque dire che: o V (0) = ZL · I(0) In base alle espressioni precedentemente ricavate: V (z) = V0+ e−jkz + V0− ejkz Per z = 0. ottenendo: V0+ (1 − ZL Y∞ ) = V0− (1 + ZL Y∞ ) Come gi` precedentemente detto. dualmente. per qualsiasi posizione z della linea di trasmissione: V ΓL (z) Questo ultimo risultato sar` interessante in seguito. Ci` che si utilizza comunemente.potrebbe utilizzare. V0− indica la quantit` di tensione che. ossia il coefficiente di riflessione di corrente sul carico: 18 V − (z) Z(z) − Z∞ ζ(z) − 1 = = + (z) V Z(z) + Z∞ ζ(z) + 1 . a a sul punto z = 0.

In tal caso. Ese istono altre due condizioni di carico importanti da conoscere: carico in corto circuito e carico in circuito aperto. Z∞ ? Beh. ossia non si avrebbe riflessione sul carico: ZL = Z∞ =⇒ ΓL = 0 =⇒ V0− = 0 Ossia la porzione di onda riflessa sarebbe nulla. si immagini che ZL = Z∞ . sotto diversi punti di vista. • Nel caso di carico in corto circuito. Quella di “carico adattato” ` una delle condizioni notevoli di carico. dal momento che non si avrebbe alcun punto in cui possa avvenire una riflessione. si considerer` in tal senso la seguente semplificazione: a V Γ(z) = Γ(z) Alla luce di ci`. ` l’opposto del coefficiente di riflessione di tensione e sulla medesima.I Γ(z) I − (z) I + (z) Esiste un legame tra coefficiente di riflessione di tensione e di corrente: V Γ(z) = V − (z) −Z∞ I − (z) = = −I Γ(z) V + (z) Z∞ I + (z) Semplicemente. si considerer`. cerchiamo di introdurre qualche esempio e qualche rifleso sione sulle nozioni appena introdotte. quando si parler` e a a (senza specificare maggiormente) di coefficiente di riflessione. dal momento che permette di migliorare le prestazioni del sistema elettromagnetico. al fine di fissare i concetti. dal momento che la componente riflessa ` nulla. In seguito verranno introdotte metodologie per il progetto di circuiti di adattamento per un generico circuito. ossia che il carico abbia lo stesso valore di impedenza dell’impedenza caratteristica. Questa condizione ` detta “di adattae mento”. Cos’` l’ime pedenza caratteristica della linea. l’onda progressiva continuerebbe ad avanzare. Questo fatto ` modellizzabile in un altro senso: se la linea di e trasmissione fosse di lunghezza infinita. il che implicherebbe automaticamente che la tensione totale sul carico sarebbe coincidente con la tensione progressiva sul medesimo: non si avrebbe alcun fenomeno di riflessione sul carico. L’adattamento ` e e fondamentale per un circuito. ΓL = 0. ciascun coefficiente di riflessione di corrente. in una generica sezione spaziale z. senza mai riflettersi. si ha qualcosa di questo genere: 19 . Da qui si considerer` una convenzione: dal momento che si a ` soliti lavorare soprattutto con le tensioni. quello relativo alle tensioni.

dar`: a ΓL = −1 • Nel caso di carico in circuito aperto. note anche come “Trasformazioni di M¨bius”: si tratta di un particolare tipo o di mappe conformi. esistono delle relazioni tra impedenza normalizzata e coeffia ciente di riflessione: Γ= ζ −1 1+Γ ←→ ζ = ζ +1 1−Γ Le relazioni tra ζ e Γ appena presentate sono trasformazioni conformi. si pu` fare un ragionamento del o tutto uguale. si pu` dire che: o + − − + VL = VL + VL = 0 =⇒ VL = −VL Il rapporto delle due tensioni (progressiva e regressiva).ZL = 0 =⇒ VL = 0 Essendo la tensione sul carico nulla.4 Carta di Smith Come gi` visto. in altre parole. si 20 .1. ossia di diffeomorfismi locali positivi. ma con le correnti anzich` con le tensioni: e YL = 0 =⇒ IL = 0 Per lo stesso motivo: − + IL = −IL Il coefficiente di riflessione di corrente sar` dunque pari a: a I ΓL = −1 Ma dal momento che il coefficiente di riflessione di tensione ` pari e all’opposto a quello di corrente: ΓL = − I ΓL = 1 1. dunque.

b. 21 . Nella fattispecie. ogni retta verticale appartenente all’insieme suddetto si trasformer` in una circonferenza interamente contenuta a nel raggio di cerchio unitario. si avr` il seguente fatto: gli angoli di incidena za dei due tipi di circonferenze (dunque nel dominio Γ) sono pari a 90◦ . Si supponga a questo punto di considerare una generica retta come una degenerazione di una circonferenza il cui raggio tende ad essere molto grande (“infinito”). evidentemente. nel dominio di Γ. per ζ tali o o e per cui Re {ζ} > 0 (cosa che identifica carichi passivi. La jacobiana del diffeomorfismo deve avere nella fattispecie determinante positivo. dal momento che se la parte reale di un’impedenza ` positiva il carico assorbe potenza. tali da avere alcune propria et` particolari. punto di singolarit` a a della trasformazione conforme. tutte le rette orizzontali passeranno per Γ = 1. delle mappe conformi. Oltre alle a caratteristiche di regolarit` appena introdotte. Dal momento che le mappe conformi preservano gli angoli. si e avranno.tratta di funzioni tra due variet` differenziabili. ci` significa che tutte le o caratteristiche di regolarit` e di preservazione degli angoli. quantomeno in intorno aperti sufficientemente piccoli. ci` che si pu` dimostrare ` che. e a con l’inversa differenziabile. Una volta terminata questa lunga introduzione. In maniera duale. non ne produce). come lo erano d’altra parte nel dominio ζ. al fine di garantire la positivit` dell’applicazione. valori appartenenti esclusivamente al cerchio di raggio unitario. olomorfe in C \ z = − cz + d c . per queste funa zioni sono garantite: passando da un dominio all’altro. ` necessario che l’applicazione candidata ad essere una mappa cone forme preservi gli angoli. d ∈ C Senza perdersi estremamente nei formalismi. si noti un fatto piuttosto interessante per quanto riguarda le funzioni introdotte all’inizio della sezione: esse sono. si ha la garanzia di preservare gli angoli. passando dal dominio ζ al dominio Γ. a. invertibili. Ciascuna delle circonferenze sar` inoltre tangente a Γ = 1. affinch` la mappa sia cona e forme. Le trasformazioni di M¨bius sono una particolare o classe di funzioni appartenenti a queste mappe conformi: si tratta di funzioni del tipo: T (z) = az + b d . nella fattispecie quelle di essere differenziabili. la domanda a cui si vuole rispondere `: cos’` la famigerata carta di Smith? Essa semplicemente ` una e e e rappresentazione del piano complesso Γ. c. ma avranno il centro su di una retta parallela all’asse immaginario del dominio Γ e passante per Γ = 1. limitata al cerchio di raggio unitario.

Le circonferenze associaete alle rette orizzontali sono indicatrici della sola parte immaginaria di ζ. si considerano esclusivamente valori normalizzati rispetto all’impedenza caratteristica della linea considerata. per adesso si vuole introdurre quelle basi indispensabili per poter studiare tecniche pi` avanzate. Si pu` pensare d’altra parte a |Γ| = 1 come al confine tra comportamento passivo e o attivo. Per Γ = 0. si affrontano le questioni pratiche: come si pu` utilizzare. si “rifletterebbe pi` di quanto ` stato trasmesso”.dotato delle pi` significative circonferenze rappresentanti le suddette trasforu mazioni conformi delle rette verticali ed orizzontali. cosa si ha? Beh. ossia per il valore dell’impedenza caratteristica della linea. il valore del coefficiente e di riflessione Γ associato a un’impedenza generica di forma Z = R + jX Al fine di determinare il coefficiente di riflessione ` necessario seguire i e seguenti passi: 1. dal momento che. cosa assolutamente impossibile in un sistema passivo u e senza violare i principi della Termodinamica 1 22 . Sia per le componenti resistive sia per quelle reattive. Graficamente. ma solo componenti reattive1 . Il primo u passo da apprendere ` leggere. ossia quel valore di impedenza tale per cui la linea sia modellizzabile mediante una linea di lunghezza infinita. se il coefficiente di riflessione fosse maggiore di 1. se Γ = 1 si ha ζ = +j. le circonferenze indicanti le rette verticali sono (come ` ovvio che sia) i luoghi di punti rappresentanti i vale ori delle funzioni a parte reale costante. in ambito ingegneristico. la carta di Smith? Si spiegheranno o man mano costrutti e tecniche particolari. ossia dove non si hanno componenti riflesse! Per |Γ| = 1 si ha la situazione duale: la sola parte immaginaria! Si considera di avere una linea che non contiene alcuna componente resistiva. se Γ = −1 si ha che ζ = −j. considerando di trattare sempre esclusivamente il semipiano positivo di ζ come dominio di partenza per la trasformazione. Normalizzare l’impedenza dividendo il suo valore per Z∞ . sulla carta di Smith. Im {ζ} = 0. o in termini elettrotecnici delle sole componenti resistive dell’impedenza. dunque. dunque delle sole componenti reattive. l’impedenza di adattamento. Nella fattispecie. semplicemente. Una volta ultimata la teoria. la carta di Smith realizza la trasformazione Γ= ζ −1 ζ +1 Il centro della carta di Smith indica Γ = 0. ossia per Re {ζ} = 1.

Γ? Beh. ricordando le spiegazioni precedentemente fornite: l’intersezione tra le due circonferenze indicher` il valore di un certo coeffia ciente di riflessione. ossia senza e considerare effetti di perdite. poich` si parla di o e numeri complessi) del coefficiente di riflessione. esso rappresenta il coefficiente di riflessione (cosa significhi esattamente ci` verr` chiarito in seguito).2. associato al valore di impedenza di partenza. non si ha variazione del modulo. si pu` dire che: o Γ(z) = Γ0 ej2kz Cosa ` stato appena scoperto? Beh. come suggerisce l’espressione coinvolgente il coefficiente di riflessione in z = 0 e un esponenziale complesso. Per e questo. se non si ha a che fare con linee con perdite. e da momento che al variare della posizione spaziale. disegnando un punto (calcolandolo mediante intersezione e delle circonferenze) sulla carta di Smith. Individuare sulla carta di Smith il punto associato al valore dell’impedenza normalizzata ζ ottenuta in seguito al processo di normalizzazione. esso avr` certamente a una forma del tipo: Γ = |Γ| ej∠Γ 23 V − (z) V0− ejkz = + −jkz V + (z) V0 e . Si ricorda che: 0 ≤ |Γ(z)| ≤ 1 Si ` detto che. A cosa serve tutto ci`? Beh. ma solo della fase. si riveda a questo punto la definizione di o coefficiente di riflessione in una certa sezione: Γ(z) = Ma. si ricorda: V0− = Γ(0) = Γ0 V0+ Ossia ` pari al coefficiente di riflessione sulla sezione di riferimento. nel caso di linea ideale. il modulo del coefficiente di riflessione ` uguale in qualsiasi sezione. si sa che: |Γ(z)| = |Γ0 | Ossia. Come o a si pu` determinare il valore (inteso come modulo e fase.

nel seguente modo: si sa che ΓB = ΓA ej2kz Invertendo: ΓA = ΓB e−j2kz Dal momento che la linea di trasmissione in questione ` lunga l.Dal momento che la carta di Smith rappresenta una porzione del piano complesso Γ. quindi si determina il valore del coefficiente di riflessione ΓB . seme plicemente: 24 . 3. A partire dalle nozioni gi` introdotte. l. sulla scala “REFL Coeff. modulo e fase a del valore che ` stato rappresentato: e • Per il modulo. Data ZL . il valore riportato su questa scala sar` il valore a del modulo del coefficiente di riflessione. ZL . nella parte sinistra rispetto al centro della suddetta scala (poich` la parte destra ` un’altra scala. determinare il valore dell’impedenza vista dal generatore. E or I”. nella fattispecie. ZA . sar` sufficiente riportare la lunghezza a del segmento congiungente centro della carta di Smith e punto in questione. Si disegna ζB sulla carta di Smith. non e e importante per ora). Esempio pratico Dato il seguente circuito: Dati (senza specificarne il valore) Z∞ . k. ` sufficiente prolungare il segmento. Si calcolano analiticamente modulo e fase di ΓA . si calcola l’impedenza normalizzata al punto B come: ζB = ZL Z∞ 2. fino a trovare l’ine tersezione con la scala solitamente indicata come “Angle of Reflection Coefficient in degrees”. • Per la fase. una strada potrebbe essere la a seguente: 1. per dunque leggere su di essa il valore della fase. mediante alcune scale. sar` sufficiente studiare.

Si pu` fare di e o meglio? La risposta ` s` mediante le altre scale della carta di Smith. effettuando l’operazione di “spostamento” della fase del coefficiente di riflessione. funziona. come si vedr` meglio. e tarate in termini della cosiddetta “lunghezza elettrica”. si pu` determinare. un valore pari a: a ∠ΓA = ∠ΓB − 2 · Dal momento che: ΓA = |ΓB | ej∠ΓB e−j2kl = |ΓB | ej∠ΓA 2π ·l λ La cosa interessante ` il fatto che sulla carta di Smith esistono due scale. si avr`. si ricava ζA da ΓA . ancora introdotte. ` periodica di 0.ΓA = ΓB e−j2kl 4. ` abbastanza preciso (a e e meno delle imprecisioni causate dalla carta di Smith. infatti: a e 2π λ · l = 2π se l = λ 2 A cosa serve questa scala? Essa permette di “saltare” il passaggio analitico. 5. in altre parole. indicata di solito come: l λ Questa scala deriva da un’interpretazione particolare della fase del coefficiente di riflessione. data l’impedenza normalizzata o ζB . la corrispondente posizione elettrica: 2· 25 . essa. usando le scale precedentemente introdotte. come fase. dunque si ipotizza che |ΓA | = |ΓB | Se si traccia sulla carta di Smith una circonferenza di raggio ΓB centrata in Γ(z) = 0. Si calcola ZA come Z A = ζ A · Z∞ Questo procedimento ` molto analitico. strumento comodo ma assolutamente non preciso). non e ı. Dalla carta di Smith. Per ora si ipotizza di aver a che fare con linee senza perdite. ma ` ancora abbastanza difficile.1.

` il fatto a e che: l λ = A l λ + B lAB λ Dove lAB ` la lunghezza della linea. esistono due casistiche. non per forza quello fisico. si tratta di una lunghezza spaziale. in realt` non si ha una sola scala riguardante le lunghezze a elettriche (Wavelenghts): le scale sono due. non quello fisico del circuito. dal momento che potrebbe capitare di dover calcolare un’impedenza di carico. con numero d’onda (costante di propagazione) k. proprio sulla posizione o spaziale (e quindi elettrica) del carico. essa ` la lunghezza d’onda del segnale che si e intende trasmettere. la fase del coefficiente di riflessione aumenta: 26 . e si considera come il “generatore”. il generatore. per partire. di fatto esso diventerebbe. Le due scale sono chiamate “Wavelenghts toward load” e “Wavelenghts toward generator”. sotto il punto di vista della comodit`. quella chiamata “posizione elettrica”. Questo punto non deve per forza coincidere con il generatore fisico.ζB −→ l λ B All’impedenza normalizzata nel punto B dunque ` associato un certo e rapporto tra lunghezza e lunghezza d’onda. Il significato di queste due interpretazioni ` il seguente: ci si posiziona su di un e certo punto fisico (spaziale) del circuito. ossia la “crescita di fase” e l’“abbassamento di fase”. la cosa interessante. e dunque [lAB ] = m Per quanto riguarda λ. e si riferiscono a due diverse situazioni. i due sono legati dalla seguente relazione: 2π 2π ←→ λ = λ k Come accennato. il generatore che fa fede ` quello che si usa come “prova” per il e calcolo dell’impedenza. muoversi “verso il carico” o “verso il generatore” considera come riferimento il carico dell’ipotetico “generatore di prova” e come “generatore” quello di prova. secondo la carta di Smith. Fatta questa dovuta premessa. come gi` detto: a k= • Se si “va” dal generatore (di prova) verso il suo carico. dal momento che effettuare un’operazione del genere ` concettualmente simile al calcolo di un’impedenza Th´venin (o Nore e ton che sia). ma per far ci` ci si potrebbe voler posizionare.

a Per ulteriori conferme. ` sufficiente indicare ζ sulla carta e di Smith. ed esso rappresenter` il reciproco di ζ. al fine di calcolare il coefficiente muovendosi in questo modo.25 lunghezze elettriche. all’aumentare di l. data una generica impedenza normalizo zata ζ. si dovr` usare (in senso a orario) la scala “Wavelenghts toward generator”: la fase ora andr` a come: ΓA = ΓB e−j2kl Dunque. essa tender` a decrescere. guardando la scala di fase. con la carta di Smith. ` necessario utilizzare una trasformazione del tipo: e I Γ= y−1 y+1 Oppure fare un’osservazione pi` interessante: si sa che u V Γ = −I Γ Cosa si vuole dire con ci`? Beh. dunque considerare il punto simmetrico rispetto all’origine della carta.5 Casi particolari di andamento di ζ(z) Una volta appresi i rudimenti dell’uso della carta di Smith. • Se dal carico ci si muove verso il generatore.ΓB = ΓA ej2kl Dunque. di solito). e sar` necessario usare a a come scala “Wavelenghts toward load”. Una nota aggiuntiva: finora ` stato considerato esclusivamente il coeffie ciente di riflessione di tensione. ossia la sua ammettenza. Associando 27 . ossia di 0. In a termini di lunghezza elettrica. ottenere da un’impedenza la sua ammettenza coincide con il ruotare di un semiperiodo il punto. volendo trattare il coefficiente di riflessione di corrente. si osservi la carta di Smith e si verifichino le affermazioni scritte. in senso antiorario (i sensi sono comunque indicati sulla carta di Smith.1. per alcune linee di trasmissione “notevoli”. si pu` fare un o “passo indietro”: studiare analiticamente l’andamento di alcuni particolari casi di impedenze. 1. per calcolare semplicemente la corrispondente ammettenza in modo banalmente grafico. essa crescer`.

A partire dalla sezione di linea z = 0 ci si muove sulla scala Wavelenght Toward Generator (che verr` spesso pi` rapidamente ripreso come T. molto semplice: se si intende realizzare un o componente puramente reattivo mediante una linea di trasmissione. e semplificare i calcoli. come al solito. mentre invece varia la sua fase al variare della sezione z considerata. si considereranno quattro casistiche: • Linea chiusa su di un corto circuito.G. puramente a a immaginaria: ζA = ±jX Cosa significa ci`? Beh. dato ζ0 = 0. una linea di trasmise sione ideale. il coefficiente di riflessione ` costante. • Linea con lunghezza elettrica pari a λ . si ha che: ζ(z) = −j tan(z) Annullando ζ0 . • Linea adattata. 4 Linea chiusa su di un corto circuito Si consideri il seguente circuito: Si ha ζ0 = 0 (si considera il riferimento sul carico chiuso in corto circuito). si pu` dunque dire che: o ζA = j tan(kl) Quello che si sta facendo ` considerare.). a u pi` a sinistra. il punto sulla circonferenza pi` esterna. o meglio lo ` solo il suo mode e ulo. dunque. senza perdite. sulla carta di Smith il punto corrispondente sar` l’estremo sinistro. senza u e perdite. Dal momento che la linea di trasmissione ` ideale. ` suffie ciente operare sulla lunghezza della linea in modo da controllare il parametro 28 . dalla formula precedentemente introdotta. Si sa che: ζ(z) = ζ0 − j tan(kz) 1 − jζ0 tan(kz) A partire da qui.alla lettura della trattazione una carta di Smith ` possibile fissare ancor e meglio i concetti. e ci` a u o che di fatto capiter` sar` avere un’impedenza puramente reattiva. • Linea chiusa su di un circuito aperto.

sulla carta di Smith. e ζ = 0. il cui valore dipende dalla lunghezza della linea. circuitalmente. l’andamento grafico delle funo zioni: a partire da y = cot(x). come argomento della tangente: 2π ·z λ Sul semipiano superiore del grafico. dunque si ha a che fare con un corto circuito. una certa reattanza. come un limite: ζ(z)2 = lim ζ(z) = −j cot(kz) ζ0 →∞ In questo caso. dal momento che ci si trova nel punto simmetrico rispetto a prima. si pu` calcolare l’espressione semplificata dell’andamento o dell’impedenza. Linea chiusa su circuito aperto Si consideri il seguente circuito: In questo caso.“lunghezza elettrica”. ζ → ∞. a questo punto. Se K ` pari. modificando dunque la lunghezza della linea. si pu` dire che: o 2π λ Si pu` dunque disegnare. si pu` o “far vedere” al generatore una certa impedenza puramente reattiva. cosa capita? Beh. la funzione y = tan(x) ` la seguente: e Considerando ora la funzione ζ = j tan(kz) Ci` che cambia ` il fatto che la variabile considerata ` z. dunque con un circuito aperto. rispetto al caso precedente. ottenendo dunque. gli asintoti sono presenti nelle posizioni kz = λ ±K . per z = 0 si ha ζ0 → ∞ (ovvio. in seguito ad una rotazione di λ ). considerando il fatto che il carico ha un’impedenza infinita. Analiticamente. e che si ha un o e e fattore di riscalamento. questo. K ∈ {dispari} 4 Per questi punti. poich` un corto circuito per la carta di Smith coincide con e un circuito aperto. k= 29 . significa avere a che fare con un’impedenza infinita. su quello inferiore capacitivo (C). la funzione sar` la seguente: a Dualmente a prima. il comportamento della linea ` ine duttivo (L). sapendo che le regole sui 4 ζA = −j cot(kl).

si potrebbe utilizzare. se l’impedenza di carico adatta la linea. che non potr` infrangersi sul carico. V0− = 30 . l’impedenza d’ingresso non cambier`. Linea adattata Nel caso in cui il carico coincida con l’impedenza caratteristica della linea di trasmissione. qualsiasi sia la lunghezza della linea. si pu` o determinare quando la linea assume comportamento capacitivo o induttivo. al fine di rendere meglio comprensibile questo fatto. di fatto. a a Questi. secondo i grafici appena presentati. la carta di Smith: posizionando il punto ζ = 1. ossia ZL = Z ∞ Si ha qualcosa di molto semplice da studiare: ZL =1 Z∞ Quello che si verifica ` un fenomeno molto interessante: riprendendo e l’equazione quantificante il contributo regressivo della tensione. si vede che: ζ0 = I0 (Zu − Z∞ ) = 0 ←→ Γ = 0 2 Il coefficiente di riflessione ` nullo. dunque la componente regressiva dele l’onda ` allo stesso modo nulla. e a e spesso si cercheranno tecniche e metodi per realizzarlo in circuiti di vario tipo. ci` coincide col dire. permette di comprendere semplicemente il fatto che. che ogni sezione e o della linea di trasmissione ha la stessa impedenza: il fatto che ci sia una differenza di impedenza tra quella caratteristica e quella di carico fa infatti nascere una discontinuit`. e una regressiva. Il caso di linea adattata ` per questo molto importante. sono tre modi per dire la stessa cosa. il fatto che il modulo del vettore sulla carta di Smith sia nullo. Trattandosi come prima di un caso in cui |Γ| = 1. a seconda della lunghezza della linea si potr` sempre ottenere un elemento puramente a reattivo di valore variabile con la lunghezza della linea. che l’onda non pu` affrontare se non dividendosi in a o due “ramificazioni”: una progressiva. e “torner` indietro”. cosa che ` banalmente gi` stata e a dimostrata. comunque. ossia quella che continua ad avanzare.semipiani sono sempre le stesse (ovviamente. si ottiene semplicemente Γ = 0. Se il formalismo non bastasse. dal momento che si parla sempre di andamenti di un’impedenza in funzione di una sezione spaziale). di fatto.

L’utilit` della cosa verr` illustrata in seguito. si ha una forma indeterminata.G. parlando a a di adattamento.L. k = π. 4 mediante il teorema di De l’Hopital. dunque a partire da ζL si ricava yL . come mai la cosa ` cos` interessante? Beh. ζL .). studiando tecniche per la loro risoluzione. si troverebbe esattamente il reciproco dell’impedenza di carico. risolvendo il limite. si pu` ricavare facilmente che: o ζA = Dunque: 2 Z∞ ZL Questa cosa si pu` verificare anche sulla carta di Smith: considerando al o solito la circonferenza centrata in Γ = 0 con |Γ| costante. a partire da V Γ si ottiene I Γ. infatti. dal momento che trasforma un’impedenza nella sua 4 ammettenza (si parla ovviamente di grandezze normalizzate). si suol dunque dire che ci` si comporti come un “invertitore di impedenza normalizzata”. a a Queste tre verranno ora trattate nel dettaglio. 1 − jζ0 tan(kz) k= 2π λ Se l = λ .Linea di lunghezza λ 4 Prima di incominciare la trattazione. si ricorda che λ ` il semiperiodo della e 4 scala delle lunghezze elettriche (Wavelenghts T. 31 . tre tipi di discontinuit`: discontinuit` serie. parallelo e di impedenza. / T. data la periodicit` a delle scale precedentemente illustrata. Questo tipo di configurazione della linea di trasmissione viene anche detto “trasformatore λ ”. cambiando il segno del coefficiente di riflessione. 1 ζ0 Z A = ζ A · Z∞ = 1. o Questi quattro esempi di configurazione delle linee di trasmissione sono stati presentati per un motivo ben preciso: far rendere ben noto il fatto che elementi capacitivi ed induttivi possono essere facilmente realizzati mediante linee di trasmissione. ripartendo dalla formula di partenza: e ı ζ(z) = ζ0 − j tan(kz) .1. in termini di elementi concentrati e non.6 Discontinuit` delle linee di trasmissione a Le linee di trasmissione possono presentare.

per introdurre un elemento in serie a parametri concentrati. ripetendo lo stesso e o ragionamento di prima. la corrente. `: e V A+ = V A− Discontinuit` di impedenza a Quando si ha a che fare con due tratti di linea di trasmissione tra loro collegati e con impedenze caratteristiche differenti. ora nel caso di discontinuit` di tipo “parallelo” a quella grandezza ` la tensione. Ignorando questi aspetti. Nel caso di discontinuit` di tipo serie. dal moae mento che solitamente le tecniche su cui si basa la trattazione degli elementi elettromagnetici (adattamento o altro) utilizzate si basano su configurazioni in parallelo o basate sull’introduzione di discontinuit` di impedenza carata teristica. si dovrebbe “aprire” la linea. si vede rapidamente come risolvere il circuito. dunque eguagliando le espressioni “prima” e “dopo” la discontinuit`. si pu` dire che: a o I A+ = I A− Ossia. Z∞1 = Z∞2 . e collegare i capi dell’apertura ai morsetti dell’elemento. infatti. ovviamente. cosa abbastanza brutta da realizzare. la corrente nell’intorno spaziale positivo (appena dopo) di A e in quello negativo (appena prima) ` la stessa. e Discontinuit` parallelo a Nel caso in questione non c’` molto da aggiungere: e Come nel caso di discontinuit` di tipo “serie” la grandezza che si cona servava era la corrente. in un certo punto di una linea di trasmissione.Discontinuit` serie a Una discontinuit` di tipo serie ` una discontinuit` realizzata mediante l’ina e a troduzione. a e Data dunque una discontinuit` nel punto A. in questo modo. calcolando il “percorso” che si deve fare per raggiungere il valore. la grandezza che rimane costante `. un elemento concentrato “in serie”: Questo tipo di discontinuit` ` molto raro e difficile da trovare. si pu` usare a o questa grandezza per “legare” le diverse espressioni. Al fine di risolvere una discontinuit` ` necessario determinare una grandezae za che si mantiene costante prima e dopo la medesima. avviene ci`: o 32 . Quello che si pu` dire.

Ci` che si pu` dire. al fine di fornire le linee guida per operare su circuiti a parametri distribuiti. si pu` risolvere la linea. o con e un “brusco” cambio di impedenza caratteristica. a questo punto. dunque. a questo punto. il segreto o ı ` semplicemente quello di separare i vari tratti del circuito.In questo caso. Si consideri il seguente circuito: Come si pu` risolvere questo circuito. Si noti un fatto ulteriore: se le impedenze caratteristiche dei rami fossero diverse. Si cercher` dunque. trattando o l’impedenza risultante come una normale impedenza a parametri concentrati: Spesso viene utile lavorare con le ammettenze: dal momento che le due impedenze oltre il punto B sono tra di loro in parallelo. evidenziando i punti principali. ossia quelle relative al ramo C e al ramo D. queste verranno poi combinate. ci` che si dovr` fare ` o a e determinare le due impedenze viste nel punto B. si ri-normalizzerebbe per la linea AB. nel caso pi` generale. dal momento che la differente distanza tra i vari punti provoca diversi parametri L e C. di a studiare un metodo generale per procedere in circuiti di questo tipo. e permette di semplificare notevolmente i conti. dipendenti a loro volta dalla posizione in cui ci si trova). anzich` di impedenze). Esempio teorico Si propone a questo punto un esempio di esercizio. si pu` risolvere riconduceno dosi a questi tre casi. in modo da trovare l’impedenza vista dentro B. sar` sufficiente la trata tazione di questi tipi di discontinuit`. Per ora. dunque ` che o o e V A− = V A + I A− = I A+ Un circuito comunque complicato con discontinuit` di tipo concentrato a (ossia in cui ` presente un elemento concentrato in serie o in parallelo). Qualitativamente parlando. una o linea bifilare con i fili non paralleli tra loro. che per` per ora non verranno trattate (ad esempio. tuttavia cambier` l’impedenza di normalizzazione a a delle varie grandezze. poich` permette di risolvere gi` molte a e a delle problematiche dell’Elettromagnetismo ingegneristico. che verr` risolto integrala mente. per riunirli al e momento opportuno. converrebbe lavorare con le impedenze de-normalizzate. cos` particolare? Beh. u si pu` dire che: o 33 . Si sappia tuttavia che esistono anche discontinuit` di a tipo distribuito. sostituire alla somma armonica una semplice somma (di ammettenze. a partire da questo esempio. sia la tensione sia la corrente si manterranno costanti in seguito alla discontinuit`.

a partire dalla tensione su di un punto della linea. per quanto riguarda il calcolo dell’impedenza. ` la tensione progressiva. riconvertire dunque la tensione progressiva in tensione totale pu` essere utile o in casistiche di questo tipo. • V + (z) = V (z) 1 + Γ(z) Si tratta semplicemente dell’inversa della formula precedente. serve generalmente quando si vuol passare da tensione totale a tensione progressiva (e coefficiente di riflessione). dal carico verso il a punto interessante. ` il calcolo della tensione (o della corrente) ale l’ingresso della linea. mediante la carta di Smith. molto importante. si e ricordi dunque di utilizzare questa. Risolvere un problema del genere ` assolutamente pose sibile. per casistiche di questo tipo. Questa ` la e formula (in alternativa realizzabile mediante la carta di Smith) utilizzabile per “trasportare” la tensione progressiva. Per risolvere problemi di questo tipo ` e fondamentale imparare a destreggiarsi con tre formule fondamentali. in termini di quella progressiva. lavorare con le tensioni progressive ` impossibile. ma un poco meno banale. anch’essa utilissima: ogni qual volta si deve risolvere una discontinuit` parallelo a o di impedenze. dal e momento che le grandezze che si conservano sono quelle totali. quella su di un altro punto. L’altra possibile richiesta. Le tre formule. ossia per calcolare. gi` viste in precedenza (o comunque a molto semplicemente ricavabili) sono le seguenti: • V (z) = V + (z) + V − (z) = V + (z) [1 + Γ(z)] Questa formula permette di esprimere la tensione totale in una sezione. e acquisire la capacit` di “muovere le tensioni a granchio”. 34 .YB = yB + C · Y∞C + yB + D · Y∞D Questo. Questa formula ` fondamentale poich` quella che si pu` e e o “trasportare”. • V + (z) = V0+ e−jkz Questa ` la semplice tensione progressiva in forma “viaggiante”: si e tratta della formula in grado di esprimere la variazione della tensione al variare della posizione spaziale z (sezione) considerata.

Ci` che si dovr` o a fare. e a a le discontinuit` vanno risolte utilizzando le tensioni totali. si proporr` ora una soluzione del seguente esa ercizio: data la tensione VC . mediante le seguenti formule: + + VB − = VA+ e−jklAB + + VA + = VA = VA 1 + ΓA Da qui. si pu` esprimere VC o come “spostata” a VB + C . e calcolare la tensione o totale. ossia la tensione sul carico ZC . mediante una lunghezza di linea pari a lBC : VC = VB + C e−jklBC [1 + ΓC ] Giunti a VB + C . e Si scriver`: a + VC = VC [1 + ΓC ] Utilizzando a questo punto la soluzione viaggiante. vi ` la discontinuit`. che bisogna risolvere. ` studiare la propagazione verso A della tensione progressiva. bisogna a + dire che VB + = VB − . si prover` a a “trasportarla” fino all’ingresso del circuito. in pratica.Date queste spiegazioni. come gi` detto. ossia sul punto A. si pu` ricavare: o VC = VA −jklAB 1 + ΓB − −jklBC e e [1 + ΓC ] 1 + ΓA 1 + ΓB + 35 . si dovr` dunque ricavare VB + a partire da VB + : a + VB + = VB + 1 + ΓB + VB − 1 + ΓB − + VB − = Dunque: + VB + = + VB − [1 + ΓB − ] 1 + ΓB + Dunque: + VC = VB − 1 + ΓB − −jklBC e [1 + ΓC ] 1 + ΓB + + Ma a questo punto si pu` trasportare VB − fino ad A. per questo.

una volta ottenuto ci`. si vuole terminare anche questo esempio teorico. 3. per questo passaggio. come: VC 1 + ΓC 1 + ΓB − −jk(lAB +lBC ) = · e VA 1 + ΓA 1 + ΓB + Infine. 36 ZA Zg + Za .Ordinando i termini. permettendo di a eliminarle semplicemente mediante il calcolo di coefficienti di riflessione (calcolabili mediante la carta di Smith. VC = E · 1. si potrebbe dire che: VA = E · Ma dunque che: ZA 1 + ΓC 1 + ΓB − −jk(lAB +lBC ) · · e Zg + Za 1 + Γ A 1 + Γ B + Terminata quest’ultima nota. in maniera del tutto grafica). dunque saranno sufficienti. Con un equivalente Thvenin o con i partitori di tensione si pu` ultimare o la caratterizzazione del circuito. si potrebbe aggiungere un altro pezzo: la o linea potrebbe essere eccitata da un generico generatore di tensione E. L’ultima formula risolve i problemi di discontinuit`. 4. esprimendola come componente progressiva e coefficiente di riflessione. si pu` ricavare l’espressione del rapporto tra tensione o sul punto C e quella in ingresso (su A). tutti questi ragionamenti sono esportabili anche per le correnti. Il circuito elettromagnetico ` stato tuttavia riportato ad un banale circuito a parametri e concentrati. mediante equivalenti di tipo Norton. Conoscendo i valori delle varie impedenze. riassumendo il modo di pensare che si intende far acquisire. le nozioni di Elettrotecnica: Semplicemente. 2. Dopo l’applicazione della formula 1 si pu` utilizzare o V + (z) = V0+ e−jkz Dunque utilizzare la soluzione viaggiante per “trasportare” la componente progressiva. al fine di determinare dunque la tensione VA come funzione di E. V (z) = V + (z)[1 + Γ(z)] serve per predisporre il trasporto di una tensione totale. potrebbe essere ancora necessario effettuare un partitore di tensione.

dunque il punto per cui V (z) V + (z) = 1 + |Γ| max Dualmente. si ottiene il vettore 1 + Γ. Il cerchio rappresenta il massimo modulo di tensione totale presente sulla linea.7 Una volta terminata l’esposizione del metodo da seguire per risolvere questi primi problemi. mediante l’esempio precedente. la “croce” rappresenta il minimo di tensione totale. Sono stati segnati due punti. il coe efficiente di trasmissione ` il vettore congiungente l’estremo sinistro della e carta di Smith al vettore Γ1 . ` quantomeno possibile ricavare qualche informazione su di e essa? Siamo interessati soprattutto ad un’informazione: il modulo della tensione totale su ciascun punto della linea: |V (z)|. e si definisce come: T (z) 1 + Γ(z) Analisi grafica di |V | Una domanda interessante potrebbe essere: cos’`. pu` essere quella di normalizzare la tensione o totale per il termine progressivo. una buona partenza ` la formula che descrive la tensione e totale in termini di tensione progressiva e coefficiente di riflessione: V (z) = V + (z)[1 + Γ(z)] Un’idea. Questo fatto si pu` empiricamente vedere con la regola del paro allelogramma applicata su vettori liberi: traslando il risultato della somma col parallelogramma sul punto Γ = −1. e il coefficiente di trasmissione? Data una generica impedenza normalizzata ζ(z). e calcolarne il modulo: V (z) = |1 + Γ(z)| V + (z) Il termine destro ha un particolare nome: esso viene infatti indicato come “coefficiente di trasmissione” T (z). sulla carta di Smith. sulla carta di Smith appena disegnata: un cerchio e una croce. ci si pone una nuova domanda: esiste un qualche modo per determinare l’andamento della tensione totale (componenti progressiva e regressiva assieme) su di una linea di trasmissione? In alternativa. a questo punto.1. riportata (secondo i soliti metodi) sulla carta di Smith. ossia al punto in cui ` stata si ` posizionata e e l’impedenza. modulo e fase del punto in cui ` riportata rappresentano il coefficiente di riflessione.1. Come ben noto. ossia quel punto tale per cui la tensione vale: 37 . o T (z).

e e u Al fine di identificare e quantificare sulla carta di Smith il vettore “1 + Γ”. Ci` ` banalmente intuibile ricordando che il coefficiente di rifoe lessione di un’impedenza ` l’opposto di quello legato all’ammettenza relativa e alla suddetta. Una volta ottenuto questo risultato. 38 . si potrebbero ripetere tutte le stesse considerazioni precedentemente fatte. ` il ribaltamento dei massimi/minimi: e quello che per il coefficiente di tensione era il massimo ora sar` il minimo. Generalmente. A cosa serve dunque questo andamento qualitativo? Semplice: a fornire anche solo un’idea preliminare dell’andamento della tensione totale sulle varie sezioni z della linea di trasmissione. ossia al variare della sezione z considerata volta per volta. a e viceversa. mentre tra un e 2 massimo e un minimo una distanza pari a λ . vi ` una scala: “Transmission Coefficient E or I”. e ci si muove avanti. vi ` una distanza pari a λ . la carta di Smith permetter` di ottenere un risultato pi` quantitativo. si sa infatti che: I(z) = I + (z)[1 +I Γ(z)] −→ I(z) = 1 +I Γ(z) I + (z) Senza perdere molto tempo. Ogni valore di |T (z)| permetter` a di quantificare e dimensionare il diagramma. analogamente al coefficiente di riflessione. Il diagramma appena introdotto ` comunemente detto “diagramma d’one da stazionario”. questo grafico 4 non ` sinusoidale: il massimo. per la fase. Il disegno. Questo andamento sar` circa di a questo tipo: Si parte dal valore di modulo presente sulla sezione A della linea di trasmissione. Il risultato fondamentalmente interessante. Esiste un diagramma d’onda stazionario anche per quanto concerne il modulo dell corrente. come si pu` vedere. passando da coefficienti di trasmissione di tensione a coefficienti di trasmissione di corrente. di solito. introducendo sulla carta di Smith anzich` le e impedenze normalizzate le ammettenze normalizzate. con z tarata in termini di lunghezza elettrica. o tra due minimi. ` dotato di una certa periodicit`: tra o e a due massimi. vi ` una e scala adeguata: “Angle of Transmission Coefficient in Degrees”. Riportando su di e essa la lunghezza del vettore ` possibile ricavare il modulo del coefficiente di e trasmissione. al variare a u di z sulla scala delle lunghezze elettriche.V (z) V + (z) min = 1 − |Γ| Ci` che si pu` a questo punto fare ` proporre un’analisi grafica dell’andao o e mento qualitativo per il modulo della tensione lungo la linea. ` ben pi` pronunciato del minimo. sempre al variare di z.

il punto di intersezione e con l’asse reale positivo sar` la misura del ROS. ossia il ripple. sulla scala SWR. se |Γ| = 1. Dualmente. il carico sar` puramente reattivo. per questo. si sa che: S= Vmax 1 + |Γ| = Vmin 1 − |Γ| V (z) I(z) 39 Definendo a questo punto Z(z) come: Z(z) . ci` significher` che la teno a sione (e/o di corrente) saranno costanti in ogni punto della linea di trasmissione. Si pu` facilmente vedere che: o 1<S<∞ Se Γ = 0 (caso di linea adattata) si ha S = 1. al variare della sezione z considerata. Tracciare la circonferenza per cui |Γ| ` costante.8 Rapporto di Onda Stazionaria (ROS) Si introduce a questo punto la definizione di una grandezza: il ROS (S) (Rapporto di Onda Stazionaria). della tensione totale V (z). e Il ROS. |Γ|.1.1. come il rapporto tra il massimo e il minimo della tensione totale sulla linea: S Vmax 1 + |Γ| = Vmin 1 − |Γ| Osservando cosa capita al modulo della tensione (o della corrente) si vede che essa ` una grandezza oscillante tra un massimo Vmax e un minimo Vmin . 2. si pu` dire che il ROS u a o quantifichi l’adattamento di una linea di trasmissione: pi` il ROS ` alto. dunque le a oscillazioni saranno molto elevate (simili al modulo di un seno). u e meno la linea ` adattata. e Come si pu` quantificare il ROS? Esistono sostanzialmente due tecniche. Riprendendo e la definizione di ROS. Riportare il modulo di Γ. e richiede spiegazioni. pi` lontana sar` dall’essere costante. o entrambe coinvolgenti la carta di Smith (a meno che non si vogliano utilizzare le espressioni analitiche di Γ): 1. Il ROS ` dunque collegato all’oscillazione della tensione nel diagramma e d’onda stazionario: pi` la tensione oscilla al variare della sezione z consideru ata. o SWR (Standing Wave Ratio) quantifica l’oscillazione del sistema elettromagnetico. a Questo ultimo punto non ` banale.

t) · i(z. ossia definizioni legate a concetti di tipo energetico (energie o potenze). ` stata sostanzialmente e considerata un’estensione della normale analisi in termini di stato elettrico: tensione e corrente. p(z. si trova il massimo valore dell’impedenza (resistenza. si ottiene: max {Z(z)} = Rmax + Vmax [1 + |Γ|] = + Imin [1 − |Γ|] Il rapporto ` reale dal momento che sia il massimo di tensione sia il e minimo di corrente si trovano sull’asse reale della carta. inoltre I + = Y∞ V + Si ha che max {Z(z)} = Rmax = 1 + |Γ| 1 + |Γ| = Z∞ · Y∞ [1 − |Γ|] 1 − |Γ| Normalizzando dunque per Z∞ .Cosa corretta. dipendente sia dal tempo t sia dalla sezione spaziale z considerata. Si definisce dunque p(z. Dal momento che. dal momento che si utilizza localmente la legge di Ohm. a partire da una funzione di potenza istantanea. Ci` che si far` a questo punto ` costruire un metodo di analisi per circuiti o a e elettromagnetici. Finora. t) v(z. t) come prodotto delle due grandezze caratterizzanti lo stato elettrico: p(z. Quello che non ` stato ancora fatto ` introdurre un’analisi di tipo energetie e co. t).1. si pu` dire che: o Z(z) = V + (z)[1 +V Γ] I + (z)[1 +I Γ] Considerando il massimo valore di questa impedenza. dal momento che si parla di valori reali) normalizzata: max ζ(z) = 1 + |Γ| =S 1 − |Γ| 1.9 Caratterizzazione dei circuiti mediante potenze Quello che si sta facendo in questa sezione ` introdurre e studiare diversi modi e per caratterizzare circuiti a parametri distribuiti. ossia in cui vi ` dipendenza e sia dal tempo t sia dalla variabile spaziale z. t) 40 .

sostituendo nell’espressione generale di potenza attiva. si pu` dire che: o Dove. si ottiene: 1 Ph {p(z. dato a un generico numero complesso w: w · w∗ = |w|2 . per ottenere risultati importanti in termini di circuiti a parametri distribuiti. abbiamo solo recuperato alcune nozioni di elettrotecnica. nel caso pi` generale: u Z∞ = Si ` visto che: e V (z) = V + (z) + V − (z) I(z) = I + (z) + I − (z) Da qui. applicabili tranquillamente a sezioni della linea di trasmissione. a partire da qua. Da qui: 1 = Re 2 ∗ V + (z) − V − (z) + V +∗ (z) · V − (z) − V + (z) · V −∗ (z) · Y∞ = 2 2 R + jωL G + jωC k= (R + jωL) (G + jωC) w − w∗ = (a + jb) − (a − jb) = 2jb 1 = Re 2 V + (z) − V − (z) + 2jIm V +∗ (z) · V − (z) 41 2 2 ∗ · Y∞ = . si pu` definire il concetto di o potenza attiva come parte reale di questa espressione: 1 P (z) = Re {V · I ∗ } 2 Fino a qua. utilizzando la scomposizione in componenti progressive e regressive di tensione e corrente. t)} = P (z) + jQ(z) = V (z) · I ∗ (z) 1 Questa ` la potenza complessa. Volendo estenderle. si pu` o ottenere: 1 ∗ P (z) = Re V + (z) + V − (z) · Y∞ V +∗ (z) − V −∗ (z) = 2 Si ricordano a questo punto alcune propriet` dei numeri complessi. ossia la somma dei contributi di potenza e attiva e potenze immaginarie.Passando dunque al dominio dei fasori.

infatti. o “riflessa”. infatti: V + (z) 2 = V0+ e−jkz 2 2 = V0+ 2 2 |Γ(z)|2 = Γ+ e2jkz 0 = Γ+ 0 Dal momento che la linea ` ideale. reale) ` dae ta dalla differenza tra le due potenze: la potenza incidente meno la potenza riflessa. ZL = Z∞ : caso di carico adattato In questo caso. dal momento che al variare di z si hanno solo variazioni di fase. Se la linea ` priva di perdite. mediante casi particolari sar` possibile comprendere meglio il discorso appena fatto. I modi V + e V − sono disaccoppiati in potenza. 1. o “incidente”. P − (z) e ` detto “potenza regressiva”. si pu` banalmente vedere che: o 1 1 2 P (z) = Y∞ V + (z) − V − (z) 2 2 2 = P + (z) − P − (z) Il termine P + (z) ` detto “potenza progressiva”. si ha che: 1 V − (z) = 0 −→ Γ(z) = 0 −→ P (z) = Y∞ V + (z) 2 2 = P + (z) Se il carico ` adattato alla linea. Al fine di meglio comprendere il significato di tutto ci`. 42 . netta. a 1.Supponendo che Z∞ ∈ R: 1 1 2 2 2 = Y∞ V + (z) − V − (z) = Y∞ V + (z) 1 − |Γ(z)|2 2 2 A questo punto. si ha la conservazione della potenza totale e su ciascuna sezione. i due termini sono costanti per ogni e z. transitante. si pu` dunque dire che la potenza sia costante in ogni punto della linea. e dunque non ne riflette. e La potenza attiva (ossia quella totale. si propongono o alcuni casi particolari di studio dell’andamento delle varie potenze. Dalla formula ottenuta. si vogliono introdurre alcune osservazioni riguardo la dimostrazione appena effettuata e i risultati appena ottenuti. o 2. esso assorbe tutta la potenza attiva.

Carico passivo: Re {ZL } ≥ 0 Si pu` vedere. senza assorbirne! Induttori e condensatori. Carico puramente rettivo: ZL = ±jXL Si vede che il coefficiente di riflessione ΓL in modulo varr`: a ΓL = In modulo quadro: |ΓL |2 = Da qui: P (z) = 0 −→ P + (z) = P − (z) Il carico riflette tutta la potenza che gli viene mandata. dunque. Si caratterizza a questo punto. Una prima osservazione potrebbe essere la seguente: PA = PB − 43 . da qui.2. senza assorbirne. si avr` che la o a a potenza riflessa dovr` per forza essere minore di quella incidente: a P − (z) < P + (z) 1. trarre conclusioni a partire da osservazioni sulla topologia del circuito. sotto il punto di vista della potenza. il a circuito “stub parallelo”: Si consideri privo di perdite ciascun tratto di linea di trasmissione. Questo risultato teorico ` molto interessante poich`. si vogliono. a questo punto. pu` facilitare l’analisi dei circuiti.1. e e frequentemente. riflettono solo la potenza. che |ΓL | < 1.10 Partitore di potenza Stub parallelo Sono finora state introdotte caratterizzazioni dei fondamentali circuiti a parametri distribuiti su linee di trasmissione ideali (senza perdite) e senza discontinuit`. o 2 2 X L + Z∞ =1 2 2 X L + Z∞ jXL − Z∞ jXL + Z∞ 3. come gi` noto.

come gi` detto. la somma a delle due potenze degli altri rami: la potenza si conserva. in ogni e punto. dall’altro non vi sono fonti di energia. Le potenze sui due rami possono essere scritte come: 1 1 PB + C = Re {VB + C · IB + C ∗ } = GB + C |VB + C |2 2 2 1 1 PB + D = Re {VB + D · IB + D∗ } = GB + D |VB + D |2 2 2 Ma. Quello che si a pu` fare. mediante il partitore di potenza. ripartizione che. dal momento che e le correnti sui due rami sono diversi. si intende quantificare. dunque. si pu` dire o che: PB + C = PC PB + D = PD Sul punto B + tuttavia si avranno due apporti di potenza: nel circuito stub infatti la tensione ` costante sui rami. come potenza risultante. o ` esprimere il rapporto delle potenze tra i due rami come: e PB + C GB + C 1 = = =ξ PB + D GB + D α Riprendendo l’espressione della potenza su B − . ma la potenza no. Per lo stesso motivo.Dal momento che la linea ` senza perdite. dal momento che da un lato non vi son perdite. nello stub le due tensioni sono uguali. al fine di quantificare la ripartizione di potenza tra i rami. Tra i due rami vi sar` una ripartizione a − della potenza presente sul punto B . il tratto di linea AB ha. si pu` vedere che: o PB − = PB + C + PB + D = PB + D (1 + ξ) Dal momento che PB + C = ξ · PB + D Si pu` dunque quantificare. in questa sottosezione. Si sa che: PB − = PB + C + PB + D Dal momento che nel punto B − ci sar`. lo stesso valore di potenza totale. la riparo tizione della potenza nei due rami: 44 .

effettuando sostanzialmente un confronto rispetto al caso ottimale di trasmissione della potenza: la potenza disponibile.PB + D = PB − · 1 1+ξ PB + C = PB − · ξ 1+ξ Discontinuit` di impedenza a Si vuole studiare ancora un caso particolare di risoluzione di circuiti mediante l’uso di concetti energetici: la risoluzione delle discontinuit` di impedenza. L’interesse attuale ` quello di caratterizzare un circuito sotto il punto e di vista della potenza. caricato su di un’impedenza pari al complesso coniugato della sua. le definizioni fondamentali: 45 . Si ricordano. caratterizzabile mediante alcune notazioni che verranno introdotte in seguito. a Si sa che: V A− = V A + I A− = I A+ Utilizzando la definizione di potenza.1.11 Potenza in ingresso di un circuito Si consideri un generico circuito a radiofrequenza: Questo circuito pu` essere interamente caratterizzato in termini della o potenza entrante nel punto A mediante la definizione di potenza attiva: 1 1 1 ∗ PA = Re {VA · IA } = RA |IA |2 = GA |VA |2 2 2 2 S ` un generico blocco che pu` contenere al suo interno qualsiasi elemento e o circuitale. ossia la potenza erogabile da un generatore nel caso il circuito sia adattato. dall’Elettrotecnica. dal momento che o le potenze totali coincidono: 1. si pu` scrivere che: o  V+  −  P − = 1 Re V − · I ∗  A = A 1 − |ΓA− |2 A  A− 2 2Z∞1 +    PA+ = 1 Re VA+ · I ∗ + = VA+ 1 − |ΓA+ |2  A 2 2Z∞2 P A− = P A+ Si pu` verificare che le due espressioni sono equivalenti.

Pdisp Pdisp

|E|2 [E in valore efficace] 4Rg |E|2 [E in valore di picco] 8Rg

Generalmente, PA < Pdisp : al pi` le due potenze possono equivalersi, u nel caso che il circuito sia adattato. Esistono, come si vedr`, circuiti in a grado di adattare il circuito al generatore (adattatori energetici); per ora, l’interesse della trattazione ` quello di completare una caratterizzazione delle e linee di trasmissione nel dominio della frequenza, dunque si ignoreranno altri elementi. L’elemento mancante alla trattazione sull’analisi mediante potenze delle linee di trasmissione ` il cosiddetto “coefficiente di Kurokawa”: e
K

ΓA

∗ ZA − Zg ZA + Zg

Si pu` dimostrare, a partire da questa definizione, che: o PA = Pdisp · 1 −
K

ΓA

2

In questo modo ` possibile ricavare la potenza presente sulla linea in caso e di disadattamento energetico. Esiste un modo per leggere anche sulla carta di Smith il coefficiente di Kurokawa (o “Gamma di Kurokawa”), mediante alcuni artifici: scrivendo K ΓA come:
K

ΓA =

RA + jXA − (Rg + jXg )∗ Z − Rg = RA + jXA + RG + jXG Z + Rg

Dove Z ZA + jXg

Si pu` normalizzare numeratore e denominatore per la resistenza di carico o Rg , ottenendo:
K

ΓA =

ζ −1 ζ +1

A questo punto, introducendo questo valore di impedenza normalizzata sulla carta di Smith, quello che si legger` sar` il coefficiente di Kurokawa. a a

46

1.2

Linee di trasmissione con perdite

Finora sono state considerate generiche linee di trasmissione, introducendo un metodo per la loro analisi, non tenendo tuttavia conto di un elemento: le non idealit` della linea. Di tutto il modello matematico introdotto sono stati a considerati solo due elementi: L e C, ossia gli elementi induttivi e capacitivi per unit` di lunghezza. G e L, di fatto, sono stati ignorati, finora, nella a trattazione. Al fine di perfezionare il modello, si riscrivono le equazioni delle linee nel dominio della frequenza:   dV (z)  − = (G + jωL) · I(z)  dz  dI(z)  −  = (R + jωC) · V (z) dz La cosa pi` semplice da fare a questo punto ` ridefinire L e C come u e quantit` complesse, LC e CC , in questo modo: a  R  L  C +L  jω In questo modo, la soluzione matematica delle equazioni differenziali sar` a esattamente identica alla precedente; questa sostituzione ` stata costruita ade hoc in modo da riportare il problema differenziale a uno gi` risolto, in modo a dunque da evitare di ripetere passaggi del tutto superflui. Le equazioni, a questo punto, divengono:   dV (z)  − = jωLC · I(z)  dz  dI(z)  −  = jωCC · V (z) dz La soluzione delle equazioni differenziali, come precedentemente fatto, sar`: a V (z) = V0+ e−jkz + V0− ejkz
+ − I(z) = I0 e−jkz + I0 ejkz

  C  C

G +C jω

Dove per` k e Z∞ assumono valori differenti: o

47

LC CC Lo studio della costante di propagazione della linea, k, non ` banale: e l’espressione di k appena trovata si ricava durante lo studio della soluzione delle equazioni differenziali, ma ` tutto liscio e semplice come prima? No: ci e sono alcune considerazioni aggiuntive da fare. Riprendendo e sostituendo le sostituzioni di LC e CC , si pu` riscrivere per esteso k come: o k = ±ω LC · CC Z∞ = Come si pu` vedere (si poteva in realt` anche da LC e da CC , i due fattori o a hanno fase compresa tra − π e 0: R ≥ 0, ω ≥ 0, dunque non ` possibile e 2 andare n` sopra n` sotto il limite appena annunciato. Un discorso analogo e e si pu` fare per CC . o All’interno della radice, il prodotto dar` luogo alla somma delle possibili a fasi; sommando dunque gli estremi di fase, si avrebbe: ϕmin = − π π − = −π 2 2 k=± − (R + jωL) (G + jωC)

ϕmax = 0 + 0 = 0 Il radicando ha dunque fase compresa tra −π e 0, ω ∈ R; si pu` dunque o dire, per ora, che: −π ≤ ∠ (LC · CC ) ≤ 0

Fatte queste osservazioni, si introduce un piccolo trucco: svolgendo i conti all’interno della radice, con un piccolo accorgimento, si pu` verificare che: o k= − (RG + jωRC + jωLG − ω 2 LC)

Si introduce a questo punto una definizione fondamentale: la linea si dice “con piccole perdite” se: R G L C ω ω Questa condizione verr` meglio discussa in seguito. a Raccogliendo all’interno della parentesi, trascurando dunque i termini puramente resistivi, si pu` dire che l’espressione riportata ` equivalente a: o e k √ ω L·C· 1− j 48 R G +j ωL ωC

Linearizzando a questo punto l’espressione mediante l’uso del polinomio di Taylor di primo ordine, nella fattispecie in questo modo: √ Si otterr`: a √ 1 k ∼ω L·C· 1− 2 √ 1 =ω L·C 1−j 2 j R G +j ωL ωC = 1+x 1+ 1 1 x − x2 + ... 2! 3!

R G + ωL ωC

= β − jα

Il risultato appena ottenuto ` stato quello di approssimare l’intera radice e a un valore complesso: ±k = ± (β − jα) Dove β ≥ 0, • α≥0

Cosa sono α e β ? Beh, se ne osservi una scrittura pratica: √ β =ω L·C Si tratta di quello che, nelle linee senza perdite, ` stato sempre indicato e semplicemente come k. Prima k era reale, ora ` complesso; β, dei e due termini, ` quello che rappresenta la costante di propagazione della e linea nel vero senso della parola: essendo il termine che provoca la variazione di fase della tensione e della corrente sulla linea, ` il termine e che rappresenta la propagazione spaziale. • α ` detto “coefficiente di attenuazione” e indica quanto la linea, data e l’ipotesi di piccole perdite, attenua il modo di propagazione. Altra osservazione: k, interpretato come numero complesso, dove ` situato e nel piano complesso? Beh, si sa che: ±k = ± (β − jα) Si pu` fare un’osservazione: riconducendosi alla linea ideale, si pu` vedere o o come si comportava il vecchio k, e trarre delle conclusioni. Se i termini resistivi, R e C tendono a 0, la radice tende a ridursi a: 49

e ricavare dunque allo stesso modo: L C R G +j 2ωL 2ωC 1 2 R − GR∞ = R∞ − jX∞ 2β Z∞ 1−j = R0 − j Dove R∞ ` la resistenza caratteristica della linea. si potrebbe fare un discorso del tutto analogo.1 Interpretazione della soluzione Mediante la discussione ` stato visto che. ±k = ± (β − jα) k = β − jα −k = −β + jα Tra breve si vedr` che tutto ci` ` coerente con i modelli gi` visti. Im {k} < 0. si ha un valore in cui Re {k} > 0. Dal momento che Se Re {k} > 0. a meno di alcune modifiche cone cernenti le costanti k e Z∞ .G→0 √ lim k = ω L · C = β Ossia. questa volta: o k = β − jα Sostituendo k in V (z) si ottiene l’espressione della tensione totale sulla linea: V (z) = V0+ e−j(β−jα)z ej∠V0 + V0− ej(β−jα)z ej∠V0 Per esteso: + − 50 .R. a oe a Per quanto riguarda l’impedenza caratteristica Z∞ di una linea con perdite. e X∞ la reattanza e caratteristica. 1. Si sa dunque che: e V (z) = V0+ e−jkz + V0− ejkz Dove per`.2. la soluzione analitica dell’equazione differenziale ` analoga a quella precedentemente usata.

dunque il modulo della tensione progressiva tende ad abbassarsi a causa dei fattori di perdita. il secondo l’onda regressiva. ma z ı z verso opposto rispetto a ˆ). come ` ben a e 51 . andando “indietro”. • |V − (z)| = V0− eαz : Questa truffaldina espressione potrebbe trarre in inganno. dunque come previsto tutto ci` che e z o ` stato detto ` formalmente corretto. Come si vedr` in seguito parlando di propagazione guidata. come gi` fatto per altre grandezze. una crescita e esponenziale della tensione regressiva all’aumentare della distanza z.V (z) = V0+ e−jβz e−αz ej∠V0 + V0− ejβz e−jαz ej∠V0 + − Dove il primo termine rappresenta l’onda progressiva.2. il modo di a propagazione nello spazio che si utilizza nelle linee di trasmissione ` un TEM e (Trasverso Elettrico e Magnetico). questo ragionamento ` assolutae mente sensato e intuibile: aumentando la lunghezza z percorsa dall’onda. per il caso di linee con perdite. ma in realt` a non c’` nulla di anormale: vi sarebbe. la si vuole estendere. le perdite aumentano. Si ricordi tuttavia un fatto: la tensione regressiva non si muove nella direzione crescente di ˆ. bens` verso −ˆ (ossia nella stessa direzione. a prima lettura. Altro modo per verificare questo fatto ` utilizzare il calcolo della veloce it` di fase: a vf = − ω Re {k} La direzione di propagazione ` −ˆ. e e 1. si ha un’attenuazione z del modulo anche per quanto riguarda la componente regressiva. dal momento che non sarebbe possibile in alcun modo “generare segnale” dal nulla.2 Coefficiente di riflessione con perdite Riprendendo la definizione di coefficiente di riflessione. gli andamenti saranno dunque i z seguenti. all’aumentare di z: • |V + (z)| = V0+ e−αz : Il modulo dell’onda progressiva tende ad attenuarsi con andamento esponenziale legato al parametro α. dunque la direzione di propagazione sar` a quella di ˆ (versore in direzione dell’asse z). Ci` ` oe ovvio.

ma ci` non avrebbe senso. il coefficiente di riflessione ` definito come rapporto tra la componente e regressiva e quella progressiva dell’onda (in tal caso. infatti. come si poteva immaginare. si intende tensioni. non ` e pi` costante al variare della sezione z considerata. Il ROS inoltre perde di significato: dal momento e che esso diventa di fatto funzione di z. non sono pi` valide.noto. in cui un andamento decrescente. Questo significa che molte u delle congetture precedentemente introdotte. o dal momento che esso ` un parametro che deve indicare l’andamento delle e oscillazioni di tensione al variare della sezione della linea. tutti i concetti sono estensibili per i coefficienti di riflessione di corrente): Γ(z) = V − (z) V− = 0+ ej2kz = Γ0 · ej2βz · e2αz V + (z) V0 Beh. si consideri semplicemente il modulo del |Γ(z)| = |Γ0 | · e2αz Il modulo del coefficiente di riflessione. sarebbe necese u sario calcolare un ROS per qualsiasi valore di z. non essendo pi` costante su tutta la u linea. Si vuole a questo punto quantificare l’andamento della tensione totale con Γ(z) sulla linea: V (z) = V + (z) [1 + Γ(z)] = V0+ e−jβt e−αz 1 + Γ0 ej2βz e2αz Di tutto ci` si consideri il modulo: o |V (z)| = V0+ e−αz 1 + Γ0 e2jβz e2αz Si possono notare due contributi: un primo. in altre parole: u S= 1 + |Γ(z)| = S(z) 1 − |Γ(z)| Cosa capita dunque? coefficiente di riflessione: Dal momento che il valore del modulo del coefficiente di riflessione non ` pi` costante su ciascun punto della linea di trasmissione. questo ` l’andamento di una e dell’intera tensione totale. . si parla di inviluppo a causa secondo termine. in cui si han oscillazioni di ampiezza dettate dalla variazione di |Γ(z)|: 52 si vede che si ha sorta di inviluppo della presenza del sempre maggiore. quello che si verificher` sar` la u a a variazione del coefficiente di riflessione secondo una spirale logaritmica. il cui polo ` situato su Γ = 0. non ha pi` senso utilizzarlo. ideate sulla carta di Smith. sulla carta di Smith.

esprimenti k e Z∞ nel nuovo modello: k= − (RG + jωRC + jωLG − ω 2 LC) jωL 1 + Z∞ = jωC 1 + R jωL G jωC Cosa capita dunque? Nel caso di piccole perdite si ha che: R G Si pu` dunque trovare che: o L C Cosa significa tutto ci`? Beh. tenere conto di alcuni accorgimenti. ma in modo un po’ diverso rispetto a prima. e osservando nella fattispecie come esse si propagano dall’ingresso verso l’uscita. ` il fatto che o e e PA = PB 53 2 jωL jωC . a Si consideri il seguente generico circuito: Cosa sicura. la relazione sembra dunque molto bella e funzionale da utilizzare. si pu` apo prossimare al suo valore reale (ossia a quello senza perdite). ma di fatto non lo `: e |Γ(z)| non ` infatti pi` costante al variare della sezione z che si considera. dunque e u bisogner`. il modulo del coefficiente di riflessione infatti non ` pi` costante. ` possibile introdurre metodi di calcolo analitici per studiare i circuiti e elettromagnetici. e u dunque bisogner` tenere conto in qualche modo dei termini attenuativi. si pu` ancora normalizzare le impedenze e o o lavorare sulla carta di Smith. si pu` dire che: o Z∞ 1 |V + (z)| ∗ P (z) = Re {V (z)Y∞ V ∗ (z)} = 1 − |Γ(z)|2 2 2Z∞ Come detto precedentemente Y∞ nel caso di piccole perdite. a a Vi ` un altro modo di lavorare: utilizzando le definizioni sulle potenze. Sulla base delle funzioni V + (z) e Γ(z). come si vedr` in seguito.Si consideri a questo punto un’analisi pi` dettagliata delle linee di trasmisu sione con piccole perdite: si aveva precedentemente presentato alcune formule. deducibile da ci` che ` stato detto finora.

ci pu` concludere che il rapporto tra la potenza nel punto B e o o quella nel punto A ` quantificabile come: e PB 1 − |ΓB |2 −2αl = ·e PA 1 − |ΓA |2 L’espressione dipende sostanzialmente da due fattori.Data dunque la potenza nel punto A. dipendenti da due differenti cause. dal momento che riguarda solo le sue caratteristiche fisiche. An : An e−2αl 54 . ossia le entit` delle perdite dovute ai vari fenomeni dissipativi. Ad : Ad 1 − |ΓB |2 1 − |ΓA |2 • Il secondo termine ` indipendentemente da come o cosa si carichi sulla e linea. Esso viene a detto “attenuazione nominale” della linea. PA . come si pu` determinare il o rapporto tra PA e PB ? Il primo passo ` quello di esplicitare PA e PB in funzione di V + e Γ: e V+ PB = B 1 − |ΓB |2 2Z∞ + VA PA = 1 − |ΓA |2 2Z∞ 2 2 + + Si cerchi a questo punto di stabilire una qualche relazione tra VB e VA : + + + VB = VA e−jkz = VA e−jβz e−αz Dunque: + VB V+ = e−αz −→ B + + VA VA 2 = e−2αz Da ci`. esso viene detto “attenuazione di disadattamento”. due tipi di situazioni: • Il primo termine quantifica l’attenuazione dovuta al disadattamento della linea.

dalla carta di Smith si pu` leggere che: o 55 . a Si pu` dire che: o PB PA = 10 log10 1 − |ΓB |2 − 10 log10 1 − |ΓA |2 − αdB · l dB Esempio pratico Si vuole a questo punto considerare un rapido esempio pratico. ossia per e unit` di lunghezza) riguardo l’attenuazione nominale.l. per le propriet` dei logaritmi. e esso ` una grandezza che contiene informazioni. a esso pu` essere riscritto come: o 10 log10 e−2αl = −20αl · log10 (e) Si noti che: 20 log10 (e) 8. in decibel (p.L’espressione competa dell’attenuazione effettiva viene spesso rappresentata in decibel (dB). si considera il e fatto che la potenza ` una grandezza quadratica e dunque il logaritmo andr` e a moltiplicato per fattore 10: PB = 10 log10 1 − |ΓB |2 − 10 log10 1 − |ΓA |2 + 10 log10 e−2αl PA 10 log10 Si consideri a questo punto il terzo termine. . al fine di fissare le nozioni appena apprese. poich` si tratta di decibel di potenza. 686 Si noti assolutamente che αdB non ` assolutamente α valutato in decibel.u. 135 αdB = 3 dB Zg = 50 Ω λ Si chiede di calcolare la potenza sul carico ZL Per risolvere. spesso si definisce un termine αdB come: αdB α · 8. 686 In letteratura. Dato il seguente circuito: Dove E = 100 V Z∞ = 75 Ω ZL = (200 − j150) Ω l = 10.

501 Questo ultimo conto si pu` effettuare mediante un calcolatore. 15 dB = 0. 345 · l 8. definito come: α·l = Dunque: e−2αl = 0. 62 · 0. si pu` procedere in due modi: o 1. 62 Si pu` dunque ricavare facilmente che: o ΓB = ΓA · ej2βl e2αl −→ |ΓA | = |ΓB | e−2αl A questo punto si hanno due vie per procedere: 1. dunque si risolve il semplice circuito equivalente: 1 PA = ZA |I|2 2 I= E Z g + ZA Bisognerebbe per` calcolare la ZA di ingresso. 31 Determinato |ΓA |. 31 2. cosa che potrebbe essere o noiosa (non difficile). o Si ha dunque in totale che: |ΓA | = 0. 15 − 6 = −10. 686 20 log10 |ΓA | = 20 log10 |ΓB | − 2αdB · l = −4. Utilizzare α · l. 501 = 0. o e ZA . Metodo circuitale: si ricava. 56 . Altro metodo di risoluzione ` basato sul passaggio in decibel dei coefe ficienti di riflessione: αdB · l = 0.|ΓB | = 0. da ci` che ` stato precedentemente fatto.

Quello che si pu` fare fingendo di ignorare le o perdite ` trovare la “posizione finale” sulla carta di Smith in termini e di lunghezze elettriche del coefficiente di riflessione. 5 + 0.135 lunghezze elettriche. 135 = 0. Si procede a questo punto con i calcoli del primo e del secondo metodo. Dal momento che e per` i 20 giri non possono essere “cancellati”. si pu` leggere facilmente che: o l λ = 0.416 o (lunghezze elettriche). proponendo alla fine un confronto. 281 + 0. riportando tuttavia per questo valore di fase la lunghezza di |ΓA |. dall’altro si ha comunque propagazione dello stato elettrico. 281 B l λ LINEA = 20 · 0. che: PA = Pdisp 1 − Dove. Questo si pu` fare tenendo conto della sola fase relativa al punto con 0.2. In questo modo ` possibile tenere conto dell’andae mento “a spirale” del coefficiente di riflessione lungo il circuito. precedentemente calcolata. Un metodo alternativo di procedere potrebbe essere basato sull’uso del coefficiente di riflessione di Kurokawa K ΓA . si ricava: 57 . in un o generico circuito. si ricorda: K K ΓA 2 ΓA = ∗ Z − Rg Z + Rg Dalla carta di Smith. dal momento che la linea ` o e con perdite e ogni tragitto percorso fa perdere modulo. 135 La linea ` infatti lunga 10. sar` necessario a tenere conto di tutto. 416 LINEA SENZA PERDITE Che senso ha questa operazione? Molto semplice: se da un lato si ha attenuazione del modulo. che tiene conto delle perdite del circuito. in modo comunque da tenere conto dei fenomeni propagativi dello stato elettrico. Dalla lettura sulla carta di Smith. senza dover tuttavia tracciare il valore per ogni singola sezione z. e fare: l λ = A l λ + B l λ = 0. Quello che si pu` fare solo per un istante ` o e trascurare comunque le perdite. si pu` infatti dire.

si deve determinare ζ come: PA = Z = ZA + jXg ζ = Z Rg K Riportando sulla carta di Smith il valore di ζ . 342 PA Il risultato ottenuto ` uguale al precedente! e PB = 23 · 0.Denormalizzando: ζA = 0. 44 Si ha che: PB = −3 − 2. 866 W 58 . 681 · 0. si pu` ottenere o momento che: ΓA . si calcol: I= E = E · YA+ g = 0. 1 10 log10 1 − |ΓA |2 = −0. 342 = 7. 44 = −4. 75 − j30) Ω Lavorando con la calcolatrice o con la carta di Smith (in tal caso si suggerisce di calcolare YA+ g . 1 − 0. 927 + j0. 88 W 2 Per quanto riguarda il metodo passando per il coefficiente di Kurokawa. 501 · PA = 0. 341 · PA 1 − |ΓA |2 E 10 log10 1 − |ΓB |2 = −2. Dal 1 − |ΓB |2 −2αl PB = PA · ·e = 0. 282 Za + Zg Usando le formule della potenza: 1 2 |I| · RA = 22. 4 ZA = ζA · Z∞ = (48. 66 dB = 0. 65 − j0.

di fatto. Come gi` detto. in modo da ottimizzare le prestazioni della rete elettromagnetica. e A. collegare la linea di trasmissione direttamente al carico e al generatore non ` una buona idea.U.g ` l’impedenza vista all’ingresso della linea di trasmissione). a ossia alla massima potenza che ` in grado di emettere. ossia l’attenuazione nominale. “limitano” la propagazione dello stato elettrico. e An . cosa che capita ogni volta che e il carico non ` adattato alla linea. nei circuiti elettromagnetici: • Se il coefficiente di riflessione non ` nullo. sfruttando una delle ben note leggi dell’elettronica: gli elementi circuitali sono “miopi”.1. 59 . e Cosa si pu` porre rimedio a tutto ci`? L’idea ` utilizzare due blocchi o o e circuitali all’interno del circuito elettromagnetico. nella fattispecie della potenza: Ad . esistono due tipi di e a fenomenologie che “disturbano”. ` sempre valido dunque il prine cipio di equivalenza. ZL = Z∞ . e la potenza emessa dal generatore sar` inferiore alla potenza disponibile. per questo. dal momento che non vedono nulla al di fuori dei propri morsetti. (adattatore energetico).3 Circuiti di adattamento Solitamente. (adattatore di uniformit`): si tratta di due elementi in grado di a ottenere i seguenti risultati (rispettivamente) ∗ ZA = Zg ZC = Z ∞ Introduciamo dunque singolarmente.E. in casistiche e come questa sar` presente una componente regressiva di potenza nella a linea di trasmissione. Si cerchi di capire un po’ meglio cosa capita. in questa maniera: Questi due circuiti sono quelli indicati come A.g = Zg (dove ZL. cosa che pu` permettere di “far o vedere” qualcosa nei morsetti. • Se il generatore non ha come carico un’impedenza pari al complesso coniugato dell’impedenza di uscita. ossia se ∗ ZL. come in elettrotecnica. ossia l’attenuazione di disadattamento.

il circuito di adattamento dovr` in qualche modo riportare al a centro della carta di Smth questo punto: a seconda di quale impedenza di carico vede la linea. dunque non possono essere utilizzati. alcune delle quali saranno studiate in maniera particolarmente approfondita. • Disegno a “L rovesciato”: Configurazione duale alla precedente: prima si introduce la linea di trasmissione. che si ` e soliti usare in termini di Campi Elettromagnetici). Esistono sostanzialmente due tipi di componenti per la realizzazione di questi circuiti: • Componenti a parametri concentrati: facili da trovare. • Circuito a “L dritto”: Si introduce un’impedenza ZS (di solito realizzata mediante uno stub) prima della linea di trasmissione. ossia di far comportare la linea come adattata al suo carico. si sa che. ma con una grossa limitazione: ad alte frequenze (quali le radiofrequenze. 60 . quindi lo stub ZS . Introducendo dunque il circuito ricavato dalle costruzioni sulla carta di Smith si pu` effettuare o l’adattamento del carico alla linea di trasmissione. ossia con linee di trasmissione (chiuse in circuito aperto o in corto circuito) in modo da simulare il comportamento di induttanze o capacit`. ossia funzionano solo per una certa frequenza dei segnali (monocromatici) in ingresso. Dal momento che l’adattamento di uniformit` ha lo scopo di annullare il coefficiente di a riflessione. • Componenti a parametri distribuiti: normalmente gli adattatori a radiofrequenza si realizzano mediante circuiti a parametri distribuiti. a Per realizzare gli adattatori esistono diverse topologie. sulla carta si possono effettuare costruzioni geometriche di diverso tipo che permettono di “far vedere” alla linea ζ = 1.3. introducendo una certa impedenza normalizzata ζ si pu` leggere il o valore di un certo coefficiente di riflessione ad essa associato.1 Adattatori di Uniformit` a Cosa dovrebbe fare un adattatore di uniformit`? Beh.1. sulla carta a di Smith. Prima di trattare gli adattatori di uniformit`. presentano parametri parassiti molto elevati. ` buona cosa introdurre a e alcune nozioni che torneranno molto utili anche in ambito di adattatori energetici. Di solito i circuiti di adattamento si realizzano a frequenza fissa.

• Circuito a Π: Duale al precedente. quindi introduce in mezzo a essi un’impedenza in parallelo. yB = yL . si dovr` operare variando la lungheza a za dei tratti di linea. Queste topologie sono utilizzabili sia in ambito di adattatori di u uniformit` sia di adattatori energetici. yA+ = 1 + jb (passaggio ottenuto mediante la linea A+ B). quali saranno i passi da seguire: 1. In matematichese. a partire dal punto iniziale della carta di Smith (ricavato mediante l’introduzione del valore dell’impedenza normalizzata di carico della linea). ` e gi` stato fissato uno dei parametri: la lunghezza l della linea di trasmissione. Come si pu` realizzare il progetto di un adattatore di uniformit`? Come o a gi` accennato. 2. dal momento che la parte reale dell’ammettenza ` gi` stata dimensionata). dato un punto arbitrario della carta di Smith. l’obiettivo ` a e quello di ideare una costruzione geometrica in grado di riportarlo fino al centro della suddetta. Si parta dallo schema di adattamento a L dritto (l’unico che verr` usato a in ambito di adattatori di uniformit`). yL = a + jb. dunque per ora non verranno trattati. ci si pu` muovere fino a incrociare la circonferenza Re {ζ} = 1 (si pu` notare geoo o metricamente che questa intersezione esiste sempre). o ζ = 1. dunque considerare il progetto terminato. Nota: tutti questi circuiti usano un’impedenza in parallelo. dal momento che presentano tre gradi di libert` su cui operare. a Volendo a questo punto muoversi verso il centro della carta di Smith sulla circonferenza-luogo di punti delle impedenze a parte reale unitaria. Scegliendo e a la lunghezza idonea dello stub sulla carta di Smith. Nei conti si usa pressoch` sempre l’ammettenza. ipotizzando di non avere fenomeni di perdite (quindi considerando sostanzialmente solo tratti corti di linea).• Circuito a “T”: Si usano due tratti di linea di trasmissione. 61 . con due impedenze in parallelo e un tratto di linea di trasmissione tra esse. Risolto questo punto. ossia Γ = 0. suscettanza. ossia l’ammettenza (o. meglio. al fine di poter utilizzare una somma e algebrica anzich` una somma armonica al momento di fare i calcoli in modo e pi` semplice. si dovr` a introdurre lo stub yS . Data questa ipotesi. a questo fatto comunque li rende molto complicati da utilizzare. Gli ultimi due sono adattatori molto a versatili. si pu` realizzare una o suscettanza induttiva o capacitiva a scelta.

l’intersezione con la circon∗ ferenza Re yg = costante. Noi desideriamo tuttavia che la linea sia tale da ottenere. yS = yA− − yA+ (su yA si vuole avere “1” come ammettenza). SI noti: nella circonferenza di raggio unitario. a partire da una circonferenza |Γ| costante. al fine di realizzare lo stub.3. ossia T. Si sa che. A+ . ci si muove sostanzialmente sempre in direzione del generatore. yg sar` semplicemente a (come si pu` vedere facilmente) il simmetrico rispetto all’asse delle ascisse di o yg . “poi” lo stub). negli adattatori a L dritto. dove per` Zg . Giunti a questa intersezione. 1. raggiungere. l’intersezione con la circonferenza Re yg costante. modificando la lunghezza della linea si pu` modificare la fase del coefficiente di riflessione. a partire da ζL (o yL che sia). l’adattatore energetico si pu` consido erare come una generalizzazione delle costruzioni utilizzate. o o Per realizzare ci` con un adattatore a L dritto si procede nel seguente o ∗ modo: si individuano yL e yg sulla carta di Smith. con un obiettivo finale diverso: adattare un’impedenza in modo da farla vedere come pari a ∗ Zg . o ∠Γ. dunque: yS = 1 − (1 + jb) = −jb −jb ` il valore della reattanza che dovr` essere realizzata mediante lo e a stub. ossia elima inare qualsiasi contributo di riflessione. e si avr` un’ammettenza pari a: a ∗ yA+ = aA+ − jbA+ = Re yg − jbA+ 62 .− 3. Dalla definizione di numero complesso e di suo complesso coniugato si sa che. pu` assumere un valore qualsiasi. prima si “incontra” la linea. dal momento che il primo grado di libert` e a da soddisfare riguarda la lunghezza del tratto di linea (a partire dal carico infatti. si sar` “all’ingresso a della linea”. dato z definibile come: z = Re {z} + jIm {z} z ∗ = Re {z} − jIm {z} Un primo obiettivo dunque `. con il tratto di linea pi` corto possibile (al fine di non incappare u ∗ in fenomeni di perdite). dunque l’impedenza della linea. impedenza di generatore.2 Adattatori Energetici Nell’adattatore di uniformit` l’obiettivo finale era ottenere Γ = 0.G.

al livello proposto dalla trattazione. in yA− . dunque il progetto sarebbe irrealizzabile.3 Problemi nella realizzazione di adattatori energetici Realizzare un adattatore energetico non ` banale. si possa vedere yg . vi pu` essere un problema di a o realizzazione. anche per quelle meno fortunate. 63 . e la circonferenza su cui “ci si muove” ` Re {ζ} = 1. L’adattatore di uniformit` ` infatti sempre realizzabile dal momento che il punto ae “di arrivo” ` l’origine. ` sufficiente determinare la lunghezza dello stub e parallelo. pu` accadere un o ∗ fatto assai sgradevole: la generica circonferenza a Re yg costante e quella |ΓL | costante potrebbero non aver intersezione: una delle due potrebbe infatti essere troppo grande o troppo piccola per intersecare l’altra. il progetto si pu` considerare quasi terminato. al fine di ottenere l’impedenza finale. si pu` osservare o dunque banalmente che: yA− = yA+ + yS Dove ∗ yA+ = Re yg − jbA+ Dunque: yS = jbS La condizione da soddisfare `: e ∗ ∗ yg = yA+ + yS −→ yS = yg − yA+ Determinato ys . oltre ad essere una versione e “generalizzata” dell’adattatore di uniformit`. sar` necessario introdurre uno a ∗ stub nel circuito.La parte reale ` stata aggiustata. Come e prima. Si desidera che. in modo da completare il range di problemi che potrebbe esser necessario affrontare. almeno quanto la casistica “fortunata”. ` necessario trovare una e strada in grado di portare a una soluzione di un qualche tipo per ogni casistica. Questo tipo di casistica pu` capitare freo quentemente. a questo punto. quella immaginaria ancora no. non risolubile con i metodi analizzati in dettaglio finora. per cono cludere. Per questo motivo.3. 1. dunque i metodi da noi finora introdotti sono incompleti. e e Volendo generalizzare per una qualsiasi circonferenza.

ricavati gli altri parametri. se Maometto non va dalla montagna. Si avesse dunque 2 Chiediamo scusa ai musulmani che. ora che “il carico veda l’ingresso che vuole” (dal momento che prima la linea era collegata direttamente al carico. ossia l’adattatore a L o e rovesciato. si dovr` partire poco dopo: la costruzione geometrica sulla carta a di Smith far` in modo da ottenere. Questo detto popolare potrebbe tornare utile per comprendere ci` che si ` in procinto di introdurre. del tutto duale a quello a L dritta.3. si dovr` fare s` da avere. potrebbero offendersi. La differenza tra i due circuiti (L dritto o rovescie ato) sta nel fatto che. allora ` la mone 2 tagna che va da Maometto . Si osservi cosa capita dal punto di vista del carico: se. una costruzione geometrica del tutto duale a quella appena trattata. Questa volta. dunque: yS = yB − − yL I due tipi di circuito hanno un grosso vantaggio: si pu` geometricamente o dimostrare che dove un metodo non converge. yS tale per cui: a ı yS = yB − − yB + Dove yB + + yL . fermo restando che il modulo del coefficiente di riflessione ` costante. ora direttamente all’ingresso ma non al carico). di questi tempi. prima si voleva fare in modo che “l’ingresso veda il carico che vuole”. a partire da esso si introduce prima la reattanza (o meglio suscettanza) yS . Il risultato finale ` il seguente: e yB − = yS + yB + Dal momento che si vuole fare in modo che il carico veda un certo ingresso. invece che cercar di portare yB (ossia il carico. L’intersezione trovata sar` yB − : se Maometto (l’impedenza di carico) non si ` a e spostato.1. abbiamo avvicinato a lui la montagna (l’impedenza di generatore). Una linea di e trasmissione si pu` pensare come un’entit` in grado di modificare la resisteno a za vista da un capo a un altro. yL ) verso yA ∗ (ossia yg . l’altro lo fa. si fa “il contrario”: non potendo ovviamente modificare le caratteristiche del generatore. sulla carta di Smith. in un certo senso. il complesso coniugato dell’impedenza di uscita del generatore). 64 . dunque solo dopo una linea di trasmissione si ottiene. Si considera la a circonferenza |Γg∗ | costante e si interseca con quella Re {yL } costante. di fatto questo risultato.4 Adattatori energetici a L rovesciato Come dice il saggio. la linea di trasmissione tra le due ` il percorso che le collega.

Questo tipo di adattatori 65 .sfortuna nel scegliere un tipo di adattamento. molto semplice a ma comunque utilizzato: il trasformatore λ/4 (o adattatore λ/4): si tratta di un adattatore in cui si sceglie di introdurre semplicemente una linea di trasmissione con lunghezza pari a λ/4: L’unico grado di libert` presente in questo tipo di adattamento ` la scelta a e dell’impedenza caratteristica del tratto di linea introdotto nel circuito. avendo cos` possibilit` di arrivare al ı a termine del progetto. all’ingresso dell’adattatore. non o si vorrebbe avere onde regressive. Dunque: Z∞1 = 2 Z∞2 ⇐⇒ Z∞2 = RL Z∞1 · RL Cosa ` stato ottenuto? Beh. ci` significa che. o e si vuole che essa valga Z∞1 : in questo modo il carico risulterebbe essere adattato alla linea di trasmissione. il suo scopo ` quello di a e adattare il carico alla linea. dunque k = β. e dunque che: Γ A− = 0 Dalla teoria precedentemente introdotta. dato l = λ/4. si avr`: a 2π λ π · = λ 4 2 Si consideri dunque il limite dell’espressione per βl → π : 2 βl = βl→ 2 limπ [ZA− (βl)] = 2 Z∞2 RL Dal momento che ci` che ci interessa ` il fatto che ZA− sia “adattata”.5 Trasformatore λ 4 Esiste un altro tipo di adattatore (di uniformit` soprattutto). 1. l’impedenza caratteristica della e linea di trasmissione deve essere pari alla media geometrica della resistenza di carico e dell’impedenza caratteristica della linea.3. Trattandosi di solito di un adattatore di uniformit`. Dal momento che la linea di trasmissione ha una lunghezza l pari a λ/4. si sa che: ZA− = Z∞2 · RL + jZ∞2 tan(βl) Z∞2 + jRL tan(βl) Si considera una linea senza perdite. ` sufficiente utilizzare l’ale tro per avere la garanzia che funzioni.

passando anche per la carta di Smith! Se ζL ` dell’altro segno. o o Finora sono state discusse solo impedenze reali (ossia sostanzialmente resistenze). sono validi solo per impedenze di carico puramente resistive. Quindi: 2 Z∞2 Z∞2 = Z∞1 RL · Z∞1 Per avere la condizione di adattamento di uniforit`. si pu` effettuare un adattamento proprio mediante l’adattatore λ/4. si pu` fare la o seguente costruzione: si indica l’impedenza normalizzata di carico ζB come: ζB = RL Z∞2 Questa pu` essere. Ci` in matematichese si traduce come il o reciproco dell’impedenza di carico: ζ A+ = 1 Z∞2 = ζB RL Per passare da ζA+ a ζA− si deve risolvere una discontinuit` di impedenza. Introducendo una linea di trasmissione con lunghezza elettrica pari a λ/4. essa si pu` modellare con una linea di trasmissione con discontinuit` di impedenza. per come ` fatta la carta di Smith. non cambia assolutamente niente rispetto a ora. e Dal punto di vista della costruzione grafica questo tipo di adattatore ` bae nale da realizzare: basta “ribaltare” rispetto all’origine l’impedenza. se si tiene conto di un semplice fatto: e al tratto di linea l = λ/4.per come sono stati appena descritti. a dunque de-normalizzare e ri-normalizzare per le impedenze caratteristiche prima Z∞2 poi Z∞1 . ma reale (dal o momento che come detto si adattano per ora solo carichi puramente resistivi). quindi: ζ A− = ζ A+ · 2 Z∞2 −→ Z∞2 = RL · Z∞1 RL · Z∞1 Abbiamo ritrovato la stessa condizione di prima. tale da portare sull’asse reale l’impedenza. si potrebbe semplicemente aggiungere un altro pezzetto di linea. ruotando sulla ζA − = 1 = 66 . o maggiore o minore di 1. si impone che ζA− = a 1. con generiche impedenze. sulla carta. Nel caso le impedenze fossero reattive. o a Con ci`. semplicemente. cambia molto? La risposta ` no: questo e adattatore ` assolutamente realizzabile. Esso ` e molto utile anceh in ambito di guide d’onda: data ad esempio una guida d’onda rettangolare con una porzione riempita di un materiale dielettrico. si otterr` il simmete a rico rispetto all’origine del punto.

quando si e e u deve studiare la propagazione di segnali non monocromatici. Si pu` dunque dire che esso sia un “adattatore o λ/4 abbondanti”. t) + L i(z. o e Si consideri il solito schema circuitale e le sue equazioni alla maglia: ∂ ∂ v(z. Esistono diversi tipi di approcci atti a risolvere questo tipo di studio: uno ` “sistemistico”.circonferenza |Γ| costante. Questo metodo. Si ricomincia a questo punto da capo. a parte il contesto delle guide d’onda. t) = 0 ∂z ∂t 67 . tutti gli adattatori finora studiati funzionano. dunque allargare la banda degli adattatori rendendoli validi per segnali anche non monocromatici. dal modello matematico della linea di trasmissione (anche se pi` rapidamente rispetto a prima). dal momento o che esse sono le pi` facili da gestire. ma solo su segnali a una certa frequenza di lavoro. proponendo u per` l’analisi nel dominio del tempo anzich` in quello della frequenza. un’analisi nel dominio del tempo diviene a obbligatoria. lo studio finora effettuato ` pi` che sufficiente. stabilendo un certo numero n di celle da u utilizzare e la topologia secondo la quale esse vanno disposte si pu` combinare o l’effetto sulle varie frequenze delle varie celle. Perch`. che per` a a u o porti a un metodo di analisi semplificato. l’approccio che si considerer` tuttavia nella trattazione non sar` di a a questo tipo: quella che si cercher` sar` una soluzione pi` generale. dal momento che consiste nello schematizzare il sistema ine gresso+linea considerandolo LTI (Lineare Tempo Invariante). basato sullo scomporre il segnale non armonico in una somma di segnali armonici. Spesso. questo adattatore potrebbe e risultare utile? Beh. dunque risolubile mediante l’uso della funzione di risposta all’impulso della linea convoluta al segnale in ingresso. la cui dipendenza dal e tempo ` ben nota. sotto alcuni punti di vista “semplificato”: il dominio della frequenza.4 Linee di trasmissione nel dominio del tempo Finora ` stato considerato lo studio delle linee di trasmissione in un contesto e particolare. Per realizzare un adattatore a banda larga si pu` mettere in cascata un certo numero di celle λ/4. tuttavia. uno studio di questo genere non ` assolutamente e sufficiente o idoneo: finch` si parla di segnali armonici. ` utile per lo studio di linee e adattate. o con una dipendenza temporale arbitraria (ad esempio in Compatibilit` Elettromagnetica o a nello studio di integrit` del segnale). 1.

a una generica o equazione differenziale iperbolica. infatti. nel caso di linea senza perdite. t) = 2π +∞ V (z)e −∞ −jωt 1 dω = 2π +∞ −∞ V + (ω)e−jkz + V − (ω)ejkz ejωt dω = Raccogliendo agli esponenti il termine jω: 68 . costante. il circuito considerato. t) = 0 ∂z ∂t Risolvendo questo sistema. anzich` l’intero vettore r. si sa che: a V (z) = V0+ e−jkz + V0− ejkz k∈C η = z + vf · t Si vuole antitrasformare questa funzione nel dominio del tempo. E se si volesse considerare anche una soluzione con perdite? Questa ` e decisamente pi` difficile da ottenere. la sola componente e longitudinale z. ha R = 0. pi` generalmente. considerando segnali qualunque: V (z.∂ ∂ i(z. ci si pu` ricondurre. Utilizzando la sostituzione di D’Alembert: ϕ(r. ω) = V + (ω)e−jkz + V − (ω)ejkz Utilizzando la definizione di antitrasformata di Fourier. t) = i+ (z − vf · t) + i− (z + vf · t) Questo. si ottiene: 1 v(z. t) + C v(z. del tipo: 1 ∂ 2 ϕ(r. a meno che non si decida di partire da u qualcosa di gi` noto. tuttavia. dunque. dunque considerando un solo valore di pulsazione ω. Prima di far ci`. come noto. t) − ξ = z − vf · t Si pu` ottenere: o v(z. t) =0 c2 ∂t2 Considerando tuttavia. t) = v + (z − vf · t) + v − (z + vf · t) i(z. G = 0. si intende ricordare che finora sono stati solo considerati o segnali armonici monocromatici. l’equazione prima enunciata u sarebbe.

si passi alla sua applicazioni in vesti pratiche: tutte le cose finora dette sono assolutamente vere. prima di passare al caso pi` generale che si affronter`: il u a carico resistivo generico. linee di trasmissione e carichi (prevalentemente e resistivi). Per quanto riguarda la corrente. si deve avere che: 69 . che: a vf = Si ottiene: 1 = 2π +∞ ω k V + (ω)e −∞ jω t− vz f + V − (ω)e jω t+ vz f dω Antitrasformando V + (ω) come v + (t) e V − (ω) come v − (t). t) · Y∞ = i+ t − z vf + i− t + z vf Terminata a questo punto la teoria. si pu` risolvere a questo o punto qualsiasi problema. Si considerano a questo punto tre particolari casi di studio di linee nel dominio del tempo. t) = v + t − z vf + v− t + z vf Applicando opportune condizioni al contorno. Carico adattato Dato un circuito di questo genere: Si consideri l’origine delle coordinate spaziali z sul carico. t) = v(z. come segnali. in questa trattazione se ne considereranno di estremamente semplici. si considereranno o gradini o onde quadre o porte (nel tempo). ` possibile effettuare ragionamenti analoghi: e i(z.= 1 2π +∞ −∞ V + (ω)ejω(t−z· ω ) + V − (ω)ejω(t+z· ω ) dω = k k Ricordando. perch` valga la e condizione di carico adattato. si ottiene: a v(z. Essendo i problemi di questo genere molto difficili. considerando le propriet` dell’antitrasformata del prodotto per esponenziale. dalla definizione di velocit` di fase. considerando solo equivalenti Th´venin del generatore. ma complicate da utilizzare al fine di risolvere problemi pratici.

nel dominio dello spazio. si avr`: a v(0.v(0. la componente regressiva sar` dunque il simmetrico rispeta to all’origine della componente progressiva. t) = 0 Da qui. t) = v + (−vf · t) + v − (vf · t) = Z∞ i+ (−vf · t) − i− (vf · t) Per avere v + (−vf · t) + v − (vf · t) = v + (−vf · t) − v − (vf · t) Serve che v − (vf · t) = 0 In tal caso. 70 . t) = v + (−vf · t) + v − (vf · t) = 0 Dunque v + (−vf · t) = −v − (vf · t) Semplicemente. t) Considerare z = 0 sul carico semplificher` i conti: riscrivendo infatti le a equazioni prima ricavate per z = 0. come nel caso in frequenza. si deve avere che: v(0. si ha: v(0. t) = Z∞ i(0. si avr` solo propagazione di componenti a progressive. t) = v + (−vf · t) Ossia. Corto circuito Dato il seguente circuito v(0.

come si d` per scontato si sappia fare. t) = 0 Ci` che si far`. A questo punto. che: v + (−vf · t) = Z∞ · i+ (−vf · t) v − (−vf · t) = −Z∞ · i− (−vf · t) v + (−vf · t) = v − (vf · t) Dunque: La componente regressiva dell’onda sar` semplicemente il simmetrico.1 Carico resistivo generico Si consideri a questo punto il caso pi` generale. a rispetto all’asse delle tensioni. sar`: o a a i(0. dualmente a prima. Dato dunque il seguente circuito: Si vuole scrivere l’espressione completa della tensione sul punto B. dunque. ottenendo l’analisi nel dominio del tempo. nel dominio della frequenza. si ha: i(0. cercando dunque di calcolare. l’espressione di VB funzione di E (dove E = F {e(t)}). t) = i+ (−vf · t) + i− (vf · t) = 0 i+ (−vf · t) = −i− (vf · t) Da qui: Si tenga tuttavia conto.4.Circuito aperto Dato il seguente circuito: Questa volta. della componente progressiva (in termini di propagazione di tensione). si ottiene: a VB VA+ −jkl + + = VB [1 + ΓB ] = VA+ e−jkl [1 + ΓB ] = e [1 + ΓB ] E 1 + ΓA 71 . si anti-trasforma l’espressione trovata. ma a meno di un cambio di segno. parlando di tensioni. ossia la presenza di un u generico carico resistivo. utilizzandole. Tutta l’analisi in frequenza si basa sulle solite “tre formule magiche”. questo ` dovuto alla relazione di impedenza tra e tensioni e correnti regressive. proporzionalmente dipendenti per la Z∞ . 1.

dunque: = VA− −jkl ZA 1 + ΓB −jkl e [1 + ΓB ] = · e 1 + ΓA ZA + Rg 1 + ΓA 1 + ΓA 1 − ΓA 1 + Γg 1 − Γg Si ricorda. si ottiene: o VB (1 + ΓA ) · (1 + Γg ) 1 + ΓB −jkl = · e E 2(1 − ΓA Γg ) 1 + ΓA ΓA = ΓB e−j2kl Si ottiene: VB 1 − Γg 1 = · · (1 + ΓB )e−jkl −j2kl E 2 1 − Γg ΓB e (1 + ΓA ) · (1 + Γg ) 2(1 − ΓA Γg ) Semplificando e ricordando che I migliori osservatori noteranno a questo punto facilmente la corrispondenza tra il termine centrale e la somma di una serie geometrica: 1 = 1 − Γg ΓB e−j2kl ∞ i=0 Γg ΓB e−j2kl i 72 . VA− = VA+ . dalle formule precedentemente apprese.Ma ΓA− = ΓA+ . ottenendo dunque: Z∞ · 1+ΓA ZA 1−ΓA = 1+ΓA ZA + R g Z∞ · 1−ΓA + Z∞ · = (1 + ΓA ) · (1 + Γg ) = (1 + ΓA ) · (1 − Γg ) + (1 + ΓA ) · (1 + Γg ) 1+Γg 1−Γg = Sostituendo ci` all’equazione precedente. che ZA = Z∞ · R g = Z∞ · Dove Γg `: e Γg = Rg − Z ∞ = Γ A− R g + Z∞ Si pu` dunque riscrivere il partitore tra ZA e Rg in termini di coefficienti o di riflessione.

all’istante t = τ . si avr` un fenomeno di riflessione a del segnale. incidente sul carico. ossia priva di componente reattiva. sull’asse delle z. dunque si trova in prossimit` del carico: qui viene riflesso. dal punto z = 0 (il generatore) verso z = l (il carico). l’impulso ha percorso la lunghezza l. dunque o una singolarit` o una formula non compatibile con la somma della serie a geometrica. ` necessario soddisfare due condizioni: e • Il carico deve essere passivo: carichi attivi o puramente reattivi possono provocare un argomento del denominatore minore di zero. o come il tempo impiegato dal segnale per attraversare la linea da un capo all’altro: τ= Dal momento che si ha: k·l = ω · l = ωτ vf ∞ i=0 l vf Si pu` riscrivere l’equazione come: o VB 1 − Γg = · (1 + ΓB )e−jωτ · E 2 Γg ΓB e−j2ωτ i Cosa significa tutto ci`? o All’istante t = t0 . τ . ossia sull’andamento della tensione totale nel punto B al variare del tempo t.l ` la lunghezza del tratto di linea di trasmissione. Ci si concentri a questo punto su vB (t). e quella regressiva. Ciascuna a a i-esima iterazione del procedimento descritto ` contenuta nella sommatoria: e ogni volta che si tocca una o l’altra parte. dal momento che e la velocit` di fase vf ` indicatore della velocit` spaziale di propagazione a e a dell’onda sulla linea. • Resistenza equivalente di generatore puramente reale. 73 . si pu` definire un “tempo di transito” sulla linea. dunque. Affinch` la formula della serie geometrica e converga. il segnale progressivo di tensione (qui indicato mediante una porta con “+” al suo interno) avanza. ossia al rettangolo con “-” all’interno. emessa dal carico a causa del suo disadattamento rispetto alla linea. Questo fatto continuer` a ripetersi fino a quando vi sar` segnale nella linea. Si pu` dire che vi siano due o contributi costituenti la tensione totale del punto: la componente progressiva. dando a luogo all’onda progressiva.

Un approccio semplice e pi` intuitivo per analizzare le u linee di trasmissione nel dominio del tempo ` il diagramma a traliccio: si e tratta di un diagramma con le ascisse rappresentanti coordinate spaziali. Al fine di calcolarlo. il segnale “non sa” cosa ha davanti.4. “l’impulso non vede o 74 . un esempio di diagramma a traliccio potrebbe essere il seguente: • Se τ < T .. le ordinate (positive verso il basso) istanti temporali. 2 VB (ω) = E(ω) Nel dominio del tempo. 1. dal momento che.} = 2 ∞ 1 − Γg = (1 + ΓB ) (Γg ΓB )n e [t − (2n + 1) τ ] 2 n=0 Ci` significa che.. il segnale avr` percorso 2n + o a 1 volte il tratto AB. nel dominio del tempo. In sostanza. come: 1 − Γg (1 + ΓB ) e−jωτ + Γg ΓB e−j3ωτ + (Γg ΓB )2 e−j5ωτ + .. il diagramma a traliccio permette di rappresentare il transitorio del segnale sulla linea di trasmissione ancor prima di aver determinato la sua risposta in frequenza. Una volta disegnato il diagramma a traliccio.. dato τ = vlf . al momento della partenza. si studia l’ampiezza dell’impulso di partenza. alla n-esima iterazione. subito n + 1 riflessioni sul carico e n riflessioni sul generatore. si potr` antitrasformare l’espressione. ` necessario a e fare la seguente supposizione: al momento della partenza.2 Diagramma a traliccio Finora ` stata proposta un’analisi formale delle linee di trasmissione nel doe minio del tempo. si pu` dire che. quanto sia lunga la linea. i supporti nel tempo dei segnali sono disgiunti. nel dominio della e frequenza. causale. che verr` chiamato v0 (t). Dato per esempio un segnale a porta rettangolare di ampiezza unitaria e larghezza temporale T . si ha un fenomeno di riverbero: i supporti dei segnali si 2 sovrappongono. • Se τ > T .A questo punto ` possibile sviluppare la tensione su B. dunque si 2 hanno “echi multipli”. ottenendo: a vB (t) = 1 − Γg (1 + ΓB ) {e(t − τ ) + Γg ΓB e(t − 3τ ) + .

vB (t) sar` uguale a v0 (t − τ ). La linea ` senza perdite. v0 (t) “torner`” indietro. Γg per riflessioni sul generatore). si abbia qualcosa di equivalente alla linea di lunghezza infinita. dunque. dal momento che il segnale progressivo a impiega un tempo pari a τ per arrivare il carico. a Si noti che la formula intuitiva proposta per il calcolo del segnale ha una sua motivazione pi` “profonda” dietro: si era precedentemente detto. come casistica. se non nella e maggiore semplicit`. che: v0 (t) = vA (t) = e(t) · VB 1 − Γg = · (1 + ΓB )e−jωτ · E 2 Si vede che: 1 − Γg 1 R g − Z∞ 1 2Z∞ Z∞ = 1− = = 2 2 Rg + Z ∞ 2 R g + Z∞ R g + Z∞ Il metodo appena proposto e illustrato ` del tutto analogo. nella u formula generale per il calcolo del rapporto tra VB e E. Al generatore vi sar` a a questo punto un’ulteriore riflessione. L’impedenza vista dal generatore. moltia plicato per il coefficiente di riflessione (ΓB per riflessioni sul carico. nei corsi di Elettrotecnica si definisce la matrice Z delle impedenze calcolate a vuoto. ossia il segnale di partenza moltiplicato per il coa efficiente di riflessione sul carico. 75 . ∞ i=0 Γg ΓB e−j2ωτ i 1. e dunque il segnale v0 (t) arriva “intatto” al carico. Al carico per` la tensione o totale ` data. a parametri concentrati.il carico”. per poi effettuare l’antitrasformazione. dall’aggiunta di una come ponente riflessa. per t = 0 si avr` a v0 (t). sostanzialmente si pu` modellare l’impeo denza vista dal segnale in partenza come quella di adattamento. Essa altri a non sar` che ΓB v0 (t − τ ). Non vedendo il carico. seguendo il disegno precedente. oltre che dalla componente incidente. e cos` via fino a quando la tensione ı viaggiante sulla linea non diverr` trascurabile. o la sua duale Y per le ammettenze calcolate a vuoto. sar` Z∞ + Rg : a Quindi: Z∞ Z∞ + R g A ogni incidenza su carico o generatore.5 Matrice di Scattering Trattando lo studio e la caratterizzazione di dispositivi classici. all’istante t = τ . supponendo che. che all’istante τ partir` da B per andare verso A. al calcolo esplicito della funzione VB nel dominio della a E frequenza.

ma non su tutta la linea. Studiare elementi del tipo: V1 = Z1. I2 erano grandezze ben definite in ciascun punto del circuito a parametri concentrati. per ciascuna i-esima porta. Serve una condizione di carico in grado di annullare una delle precedenti grandezze alla volta. esso non riflette segnale. la scelta e migliore effettuabile. dalle varie lunghezze elettriche e quant’altro. I1 . in una linea con carico adattato.1 I1 + Z1. Al fine di mantenere almeno il “modus operandi” delle vecchie rappresentazioni. la base idonea sulla quale si specificher` e caratterizzer` lo stato elettrico del dispositivo a microonde ` quella a a e + − delle tensioni progressiva (V ) e regressiva (V ): classificare in termini di coefficienti di riflessione un dispositivo a microonde `.1 Z1. in realt`. si dovrebbe annullare una grandezza per volta (come gi` detto). Parlare di coefficiente di riflessione pu` farci intuire cosa si deve fare: o volendo calcolare i parametri. Oltre a esserci dipeno denza dalla sezione si ha dipendenza dalla frequenza del segnale. viene annullata: se il carico della linea ` adattato a e essa.2 I2 V2 = Z2. recuperando le idee di Elettrotecnica. le grandezze ai e bi . ossia quella riflessa. dal momento che V1 . Servono grandezze “ben definite” su ciascuna sezione z del dispositivo a microonde.1 I1 + Z2.2 I2 −→ Z = Z1. ossia grandezze in grado di definire nel modo pi` semplice u lo stato elettrico del dispositivo. Per quanto riguarda il primo punto. la componente regressiva del sege nale. Ci` che per` noi sappia o o amo ` che. senza dubbio. V2 . A parametri distribuiti si aggiunge qualche problematica: a seconda della sezione z di linea si pu` avere una tensione diversa.2 Era possibile. 2. non si usano esattamente V + e V − : si a definiscono. tensioni e correnti sono grandezze ben definite solo in ciascuna sezione.Trattando lo studio di generici dispositivi a microonde. al fine di permetterci di determinare i parametri della rappresentazione che si sta per definire. Al fine di definire dunque la rappresentazione di un generico N -porta. come: ai V+ √i ZRi 76 bi V− √i ZRi . queste definizioni non sono pi` funzionali: dal momento che a parametri concentrati si trascura u la dipendenza dello stato elettrico dalle sezioni considerate.2 Z2. ` necessario considerare due aspetti: e 1.1 Z2.

rispetto a esso si definiranno le onde di potenza progressiva (ai ) e regressiva (bi ). non al dispositivo in questione. in grado di caratterizzare lo stato elettrico della porta.2 a2 Alcune note: per ogni i-esima porta si definisce un asse zi . che saranno alla base della nostra rappresentazione mediante l’omonima matrice.j . ZRi ` detta “impedene za di riferimento” della i-esima porta.1 a1 + S1.1 S2.1 a1 + S2. e ha il seguente significato: ciascuna porta del dispositivo a microonde si pu` pensare come un tratto di linea di o trasmissione.2 a2 b2 = S2. Come mai il nome “onde di potenza”? Beh. esse sono strettamente imparentate con la potenza netta transitante su ciascuna i-esima porta. Si definisce a questo punto la rappresentazione finora introdotta.j sono i parametri scattering. sono riferite alla a porta. ci` sar` poi estensibile in modo banale (o o a quasi) agli N -porte. 77 . Le condizioni di adattamento. che non sar` necessariamente coincidente con quella del a dispositivo. sotto due aspetti: • Saper calcolare i parametri scattering Si. Questo tratto di linea avr` una propria impea denza caratteristica.2 S2. dal punto di vista “pratico”.2 2 2 2 Date queste nozioni. con convenzione “entrante verso il dispositivo”. definita come: S= S1. I vari coefficienti Si.Esse sono dette “onde di potenza” (power waves). Si consideri la seguente rappresentazione: = b1 = S1. che permette al dispositivo di essere utilizzato (una sorta di “terminale” del dispositivo). o matrice scattering) su di un generico 2-porte (doppio bipolo).1 S1. ossia la matrice di diffusione (matrice di scattering. S. la matrice scattering deve essere nota. infatti: Vi+ Vi+ Vi− 2 Pi = · 1 − |Γi | = − = 2ZRi 2ZRi 2ZRi 1 |ai |2 − |bi |2 2 A partire dalla conoscenza del modulo quadro di ai e bi ` dunque molto e semplice calcolare la potenza sulla porta. come si vedr`.

ora. si ha: √ − b1 v1 ZR1 v− S1. riprendendo le definizioni di ai e bi .1 = b1 a1 b2 a1 a2 =0 a2 =0 Nella pratica come si calcolano? Beh. Al fine di annullare a2 . ` necessario adattare la porta 2 del dispositivo alla sua e impedenza di riferimento.1 . Caricata dunque la porta 2 con ZR2 . Si vede dunque come procedere in generale. si adatta la porta 2). si studia il circuito come se fosse un normalissimo circuito elettromagnetico. ` necessario effettuare un e ragionamento particolare.1 = =√ · + = 1 = Γ1 + a1 a2 =0 v1 v1 ZR1 78 .1 Calcolo dei parametri scattering Al momento del calcolo dei parametri scattering.1 a1 Da qui: S1. annullando una grandezza o e per volta (a1 e a2 ).5. 1. nel caso del calcolo dei parametri per la porta 1 dunque. l’asse ` unico ed ` entrante nel verso della porta di cui si intendono e e calcolare i parametri. che in principio potrebbe spiazzare chi ha poca esperienza nell’ambito dei circuiti elettromagnetici: si “cambiano le carte in tavola” rispetto a ci` che ` stato appena detto riguardo i sistemi di riferimeno e to. a parametri distribuiti: si definisce per tutto il circuito un unico asse spaziale z (si noti che prima per ogni porta si definiva un asse di direzione entrante verso la porta.• Saper usare la matrice scattering per calcolare e determinare lo stato elettrico del dispositivo che essa caratterizza.j . Si consideri il calcolo di S1.1 a1 b2 = S2. Ci` che si deve fare ` calcolare i parametri Si.1 = S2. si ha: b1 = S1.1 e S2. per poi introdurre alcuni “trucchetti” che permetteranno di ridurre il numero di parametri da calcolare in un circuito. dunque l’annullamento di a2 . quindi si calcolano i parametri S nel seguente modo: partendo dall’equazione con a2 = 0.

al moa mento del calcolo dei parametri scattering si abbandona la convenzione standard del circuito.2 b1 = a2 √ + v1 ZR2 v+ =√ · + = 1 · + v2 v2 ZR1 √ Z √ R2 ZR1 a1 =0 Dualmente a prima. si avr` che: a S1. si pu` ottenere qualcosa di completamente analogo in questo senso: o S2. Fatto questo ragionamento.2 = b2 a2 = Γ1 a1 =0 Sono stati dunque liquidati due parametri.Il calcolo di S1. Si noti che. sar` necessario calcolare il rapporto e a della tensione uscente dalla porta 2 e di quella entrante nella porta 1. per quanto riguarda gli altri parametri? Le cose si fanno leggermente pi` complicate. banalmente. dunque: v+ v− v− v+ a1 = √ 1 b1 = √ 1 a2 = √ 2 b2 = √ 2 ZR1 ZR1 ZR2 ZR2 Queste distinzioni tra le convenzioni vanno tenute ben presenti.2 . Ci` si o + + pu` semplicemente fare esprimendo v2 in funzione di v1 . ossia un unico asse z entrante nella porta i dalla quale si calcolano i parametri. u Data porta 2 adattata. utilizzando le solite o “tre formule magiche”. Dall’equazione. Le tensioni v − e v + andranno considerate progressive rispetto a questa convenzione. Piccola nota: come gi` scritto e disegnato (ma repetita iuvant!).1 semplicemente si pu` ricondurre al calcolo del coefficiente o di riflessione sulla porta 1. + + si ricava la tensione progressiva v1 rispetto a z e funzione di v2 . al fine di trasportare tensioni progressive e risolvere le discontinuit`. si “parte” dalla porta 2 e. si risolva l’ultimo punto: S1. come si pu` vedere: o S2. a Si noti che.1 b2 = a1 √ + v2 ZR1 v+ =√ · + = 2 · + v1 v1 ZR2 √ Z √ R1 ZR2 a2 =0 Anzich` un coefficiente di riflessione. rispetto alla convenzione utilizzata per il calcolo dei parametri S. adottando un singolo asse spaziale z di riferimento per qualsiasi punto del dispositivo. Il calcolo si dovr` ricondurre al calcolo di parametri di un normale a a circuito a parametri distribuiti. ai e bj saranno onde progressive. 79 . aj e bi regressive. non pi` rispetto alla precedente. come ora u si vedr`. adattando la porta 1. con le “tre formule magiche”. Come si fa.

di alcune propriet` della matrice scattering che permettono. si ottiene che: ST ∗ · S = 1 2. Dato un dispositivo senza perdite.2 3. a 1. si sa che: 1 1 T∗ 1 T∗ |a|2 − |b|2 = a · a − bT ∗ · b = a · a − aT ∗ · S T ∗ · S · a = 2 2 2 1 = aT ∗ 1 − ·S T ∗ · S · a 2 Imponendo che PDISS = 0. ossia tale per cui “guardando” nei due ingressi si ha lo stesso circuito. senza per` tener conto di alcuni o fatti. la porta 1 e la porta 2 sono assolutamente uguali. Si analizzano dunque queste propriet`. Se il dispositivo ` reciproco. ossia se ` composto di soli componenti e e reciproci (se non sono presenti elementi quali ferriti o simili). in questo caso.1 = S2. si pu` dimostrare che: o S1. si ha che: Si. Dato un dispositivo “simmetrico”.i i=j PDISS = Esempi di componenti non reciproci sono le ferriti o i circolatori. per ora. e ossia: ST ∗ · S = 1 Dimostrazione: partendo dall’ipotesi di avere un dispositivo passivo. oltre ad avere adattamento della porta del dispositivo si ha adattamento dell’intero circuito elettromagnetico (o parte di esso). dunque questa condizione ` “regalata”.Piccola nota aggiuntiva: se Zri = Z∞ .j = Sj. e 80 . cosa che potrebbe ulteriormente semplificare i calcoli. dati cira cuiti particolari. i circuiti analizzati in questa trattazione sono per ora reciproci. Finora sono stati forniti i metodi basilari per calcolare i parametri scattering di un dispositivo elettromagnetico. dunque in grado di dissipare potenza. di ridurre il numero di parametri S da dover calcolare. la matrice scattering ` unitaria.

1 |2 + |S2.1 |2 + |S2.5. Usando e parte della dimostrazione della propriet`. Dato dunque il seguente circuito: Cosa si potrebbe dire delle grandezze di questo circuito.2 Uso della matrice scattering Si consideri a questo punto. per dispositivi senza perdite. dunque: PC = PD Tornerebbe utile a questo punto determinare ΓC : nelle analisi da effettuare su di un circuito siamo infatti abituati a caratterizzarlo in termini di coefficienti di riflessione. e solo in esse sono validi! Ci` che si pu` fare ` tuttavia.2 |2 = 1 Tutto ci` serve per dire in modo carino che nel nostro dispositivo non si o disspa potenza.2 |2 = 1 |S2. ` unitaria. Utilizzando la definizione. si pu` ricavare l’espressione della a o potenza disponibile per un N -porte: 1 Pdisp = aT ∗ 1 − S T ∗ · S · a 2 Considerando l’ipotesi che S T ∗ · S = 1. a partire dalla definizione di o o e 81 . si sa che: ΓC = − VC b1 + = a1 VC Molta attenzione: ΓC non ` uno dei parametri scattering! I parametri e di S infatti vengono calcolati in particolari condizioni di carico. in un esempio teorico.1 |2 + |S1. la caratterizzazione delle grandezze in un circuito dotato di dispositivi caratterizzati mediante la matrice di scattering.1 |2 = 1 |S1.1. si pu` dire che: o |S1.2 |2 + |S2. a partire dalle nozioni a noi note sulla matrice scattering? Prima osservazione interessante deriva dalla prima propriet`: a ST ∗ · S = 1 La matrice scattering.2 |2 = 1 |S1.

si pu` ricavare: o b2 (1 − S2.1 a1 + S2. b − 2 progressiva.2 S2.2 ΓD )i .2 ΓD 82 ∞ i=0 b1 S1.2 S2.2 ΓD ) = S2. come si vede dal denominatore. per le convenzioni.1 a1 1 − S2.2 ΓD b2 b2 = S2.2 a2 Ricordando inoltre che ΓD ` esprimibile come: e a2 b2 Ricordando che.2 a2 b2 = S2.1 + a1 1 − S2.1 : se infatti ora si imponesse la condizione di adattamento della porta 2.1 ΓD · a1 1 − S2.2 ΓD (S2.1 a1 =⇒ b2 = Sostituendo nella prima: b1 = S1.1 + S1. e infatti: b1 S1. dunque si ricaverebbe esattamente il parametro scattering. sostituendo nel sistema di equazioni si trova: ΓD = b1 = S1. ` rappresentabile come la somma di una serie geometrica.1 a1 + S1. il coefficiente di riflessione ΓD si annullerebbe.2 ΓD b2 Dalla seconda.2 ΓD Si noti che questa formula ` semplicemente un’estensione di quella cale colata per la determinazione del parametro scattering S1.1 a1 + S1.matrice scattering.1 a1 + S2.1 + = S1. a1 Si sa che: b1 = S1.2 ΓD S2. dal e momento che a2 = ΓD b2 . determinare per un generico carico della porta il rapporto b1 . Una nota conclusiva riguardo questa formula: essa.1 a1 + S1.2 S2.1 ΓD ΓC = = S1.2 ΓD · Quindi: ΓC = S2. a2 ` regressiva.1 ΓD = S1.1 a1 1 − S2.

Come si spiega ci`? Si hanno.1 a1 + S2..2 + S2.ΓC indica il rapporto tra la componente regressiva (b1 ) e quella progressiva (a2 ).1 a1 ΓB S2.2 ΓB S1. e cos` via all’infinito.. 83 . il fatto di poter indicare mediante questa rappresentazione l’andamento delle riflessioni si pu` pensare nel seguente modo: o ΓC = S1. fino a contare tutti i contributi della legge ı ricavata. un altro e dal carico. per un segnale progressivo incidente. un altro dalla doppia riflessione tra carico e porta di uscita del dispositivo.1 a1 ΓB S1.2 + . nuo merosi contributi riflessi: uno ` dato dall’ingresso del dispositivo.

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